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Comunità Pastorale

Uggiate
e Ronago

c
NOVEMBRE 2019

le ampane
di Uggiate e Ronago
Direttore responsabile: Maria Castelli - Registrazione Tribunale di Como numero 3/2018 del 1/3/2018

Redazione: Casa Parrocchiale - 22029 Uggiate Trevano - p.zza della Repubblica, 1


Stampato da: Tecnografica srl - via degli Artigiani, 4 - 22074 Lomazzo (CO)

Comunità Pastorale di
Uggiate e Ronago
Segreteria Parrocchiale Caritas
da lunedì a Venerdì Orari apertura
ore 9.00 - 11.00 lunedì 9.30 - 11.30
tel. 031/94.87.21 venerdì 9.30 - 11.30
Le Campane
di Uggiate e Ronago
è anche sfogliabile online all’indirizzo:
www.oratorio-uggiate.it
Indirizzo e-mail della Redazione:
Le Campane
di Uggiate e Ronago

campane.uggiate_ronago@yahoo.it
Per ricevere via e-mail
l’Agenda della Settimana scrivi a:
vocechebussa@gmail.com
Verrà un’alba
Verrà un’alba
in cui saranno l’umiltà e la mitezza
ad accogliere
e la semplicità a rassicurare.
Verrà un’alba
in cui riserbo, prudenza,
dignità, semplicità e dolcezza
mi avvicineranno al prossimo.
Verrà un’alba
in cui come il sole posa sulla montagna
e la montagna sul mare,
la pace si poserà sul cuore
e gli occhi sulla speranza.

Verrà un’alba
in cui finirà davvero la notte,
e si potrà spegnere la lampada fumigante
perché si sarà accesa la luce di un giorno nuovo.

don Luigi Verdi


Intro
LIBERI DI SCEGLIERE
Se avessi detto… Se avessi fatto… Se avessi avuto… Se fossi stato…
La nostra vita è costellata di “se”.
Ipotesi che avrebbero cambiato la nostra storia, foriere di rimpianti e
di pentimenti. Ma anche alibi, spesso. Alibi che ci permettono di non
incolparci troppo per gli insuccessi o i fallimenti della nostra vita, alibi
che fungono da consolazione indulgente davanti a errori che hanno
condizionato negativamente la nostra esistenza e, a causa nostra,
quella degli altri. È terribile, la condizione dell’uomo. Perchè prevede
la libertà. Tranne poche situazioni che non scegliamo noi (l’essere nati
in un determinato luogo, in un certo tempo, in un famiglia ben preci-
sa…) in tutte le altre dobbiamo pronunciarci, dobbiamo stare di qua
o di là.
Anche la non-scelta è, in realtà, una scelta. Anche il vile sceglie. Di es-
sere vile, appunto. Non è sempre facile assistere alle conseguenze che
le nostre scelte hanno su noi stessi e sugli altri. Soprattutto quando le
conseguenze sono dolorose. Viene spontaneo, allora, cercare giusti-
ficazioni, addossare le colpe a qualcuno, a qualcosa, al fato, a Dio, al
diavolo. Difficile assumersi le proprie responsabilità. Più facile lamen-
tarsi, recitare la parte della vittima. Oppure arrabbiarsi contro tutto e
contro tutti, fare fuoco e fiamme. E pensare che , qualche volta, baste-
rebbe ammettere di aver sbagliato, basterebbe chiedere scusa, senza
“se” e senza “ma”. Basterebbe ammettere le proprie responsabilità.
Dice il proverbio che “con i se non si fa la storia”. Certo, è bello lavorare
di fantasia e sognare una vita diversa, immaginare che cosa avremmo
fatto se avessimo vinto al superenalotto o se fossimo stati figli di qual-
che miliardario. Ma la realtà è quella che viviamo e va apprezzata per
quello che è, con la consapevolezza che essa è frutto anche delle no-
stre scelte piccole e grandi, oltre che di ciò che non abbiamo scelto e
della grazia di Dio. Inutile, quindi, piangere, lamentarsi, rimpiangere.
Bisogna imparare dagli errori commessi e, con un po’ di fede, costru-
ire sempre qualcosa di migliore, per noi, per la Chiesa e per il mondo.
Mettendoci in prima linea…
don Sandro, parroco

4 - Intro
NUOVA SEDE CENTRO CARITAS
UGGIATE TREVANO

Dall’11 ottobre 2019


il Centro Caritas sarà in via Mons. Tam 1
a Uggiate T.

Orari: lunedì e venerdì - 9.30/11.30


La parola del Papa
NUOVE VIE PER L’EVANGELIZZAZIONE
Trovare nuove vie per l’evangelizzazione damentale importanza per il nostro
di quella porzione del popolo di Dio spesso pianeta”.
dimenticata e senza la prospettiva di un L’anno scorso, ai partecipanti alla con-
futuro sereno. ferenza internazionale in occasione del
Domenica 6 ottobre Papa Francesco ha terzo anniversario dell’enciclica “Lau-
aperto il Sinodo per l’Amazzonia, che si dato si’” così si è rivolto: “Vi ringrazio di
concluderà il 27 ottobre. Un evento ec- esservi riuniti per “ascoltare col cuore”
cezionale per richiamare l’attenzione di le grida sempre più angoscianti della
credenti e non credenti sulla drammatica terra e dei suoi poveri in cerca di aiuto
situazione che si è creata in Amazzonia, e responsabilità, e per testimoniare la
la quale nel 2019, ad esempio, è stata grande urgenza di accogliere l’appello
devastata da un numero molto elevato dell’Enciclica ad un cambiamento, ad
di incendi, quasi il doppio di quelli del una conversione ecologica. La vostra è
2018! Papa Francesco ha invitato perciò la testimonianza per l’impegno non dif-
i vescovi di tutte le diocesi del mondo a feribile ad agire concretamente per sal-
venire a Roma per discutere dell’Amaz- vare la Terra e la vita su di essa, partendo
zonia e della sua gente. Il Sinodo è uffi- dall’assunto che “ogni cosa è connessa”,
cialmente intitolato “Amazzonia: Nuovi concetto-guida dell’Enciclica, alla base
Cammini per la Chiesa e per una Ecolo- dell’ecologia integrale.
gia Integrale”. Anche in questa prospettiva possiamo
Dalla sua elezione, avvenuta il 13 marzo leggere la chiamata che Francesco d’As-
2013, il Santo Padre Francesco ha sem- sisi ricevette dal Signore nella chieset-
pre mostrato preoccupazione per l’A- ta di San Damiano: “Va’, ripara la mia
mazzonia e i suoi popoli. Già a luglio dello casa, che, come vedi, è tutta in rovi-
stesso anno, in occasione del suo primo na”. Oggi, anche la “casa comune” che
viaggio internazionale, toccando il suolo è il nostro pianeta ha urgente bisogno
brasiliano, il Papa ha voluto esprimere il di essere riparato e assicurato per un
suo affetto per questa regione. futuro sostenibile. Negli ultimi decen-
Il Papa ha convocato il Sinodo il 15 ot- ni, la comunità scientifica ha elaborato
tobre, 2017, indicando che l’obiettivo in tal senso valutazioni sempre più ac-
principale è quello di “trovare nuove vie curate. «Il ritmo di consumo, di spreco e
per l’evangelizzazione di quella porzio- di alterazione dell’ambiente ha superato
ne del popolo di Dio, in particolare le le possibilità del pianeta, in maniera tale
persone indigene, spesso dimentica- che lo stile di vita attuale, essendo inso-
te e senza la prospettiva di un futuro stenibile, può sfociare solamente in ca-
sereno, anche a causa della crisi della tastrofi, come di fatto sta già avvenendo
foresta amazzonica, polmone di fon- periodicamente in diverse regioni» (Enc.
6 - La Parola del Papa
Laudato si’, 161). C’è il pericolo reale di Preghiera per il Creato e le iniziative ad
lasciare alle generazioni future macerie, essa connesse, iniziate in seno alla Chie-
deserti e sporcizia. Auspico pertanto sa Ortodossa, si vanno diffondendo nelle
che questa preoccupazione per lo sta- comunità cristiane in ogni parte del mon-
to della nostra casa comune si traduca do”.
in un’azione organica e concertata di “San Francesco d’Assisi continui ad ispi-
ecologia integrale. Infatti, «l’attenua- rarci e a guidarci in questo cammino, e
zione degli effetti dell’attuale squilibrio «le nostre lotte e la nostra preoccupa-
dipende da ciò che facciamo ora» (ibid.). zione per questo pianeta non ci tolgano
L’umanità ha le conoscenze e i mezzi per la gioia della speranza» (ibid., 244). In
collaborare a tale scopo e, con responsa- fondo, il fondamento della nostra spe-
bilità, “coltivare e custodire” la Terra in ranza riposa sulla fede nella potenza del
maniera responsabile”. nostro Padre celeste. Egli, «che ci chiama
“Tutte queste azioni presuppongo- alla dedizione generosa e a dare tutto,
no una trasformazione a un livello più ci offre le forze e la luce di cui abbiamo
profondo, cioè un cambiamento dei bisogno per andare avanti. Nel cuore di
cuori, un cambiamento delle coscien- questo mondo rimane sempre presen-
ze. Come ebbe a dire San Giovanni Pao- te il Signore della vita che ci ama tanto.
lo II: «Occorre […] stimolare e sostenere Egli non ci abbandona, non ci lascia soli,
la conversione ecologica» (Catechesi, 17 perché si è unito definitivamente con la
gennaio 2001). E in questo le religioni, in nostra terra, e il suo amore ci conduce
particolare le Chiese cristiane, hanno un sempre a trovare nuove strade. A Lui sia
ruolo-chiave da giocare. La Giornata di lode!» (ibid., 245)”.

La Parola del Papa - 7


FORME NUOVE DI PARROCCHIA
Comunità Pastorale: un cammino che non finisce mai. Per Ug-
giate Trevano – Ronago è incominciato dieci anni fa e, a indicare
qual è la missione e quali sono le priorità di questa nuova forma di
parrocchia, interviene il “Vademecum per le Comunità Pastorali”,
curato dal Coordinamento Pastorale della Diocesi di Como e pub-
blicato nell’agosto scorso.

È uno strumento di riflessione e di lavoro che, certo, suggerisce


organizzazione, connotati e metodi, ma soprattutto mette in ev-
idenza la corresponsabilità di presbiteri e di laici nella comunità
pastorale definita come “La Chiesa stessa che vive in mezzo alle
case dei suoi figli e delle sue figlie”. E anche come “Comunità di
comunità”, fatta di relazioni tra le persone, impegnata per il reale
inserimento del Vangelo nel popolo di Dio e nei bisogni della sto-
ria.

Il Vademecum è corposo e articolato in diversi capitoli. Nel pri-


mo capitolo, tra le indicazioni più innovative, spicca la “famiglia
di famiglie”, vita in comune tra famiglie, ma anche con sacerdoti,
consacrati e seminaristi. Come funziona: in case canoniche della
Diocesi o in altre strutture, si costituisce una comunità, composta
da più famiglie, sposi e figli: coabitano, mettono in comune i beni
e prestano servizi alla parrocchia, ai giovani, ai poveri, all’orato-
rio, alla Caritas e così via. “Si studi la possibilità di vita in piccole
comunità di famiglie con sacerdoti, consacrati e anche seminar-
isti, animati dal desiderio di vivere e testimoniare la Chiesa come
comunione e come famiglia di Dio”, aggiunge la proposizione.

Al Consiglio Pastorale della Comunità sono dedicate molteplici in-


dicazioni, sulla composizione, le nomine, il funzionamento, la du-
rata, i compiti, ma il Vademecum suggerisce di costituire un grup-
po ministeriale, composto da laici (ad esempio, un responsabile,
un animatore liturgico, della carità, della catechesi, dei giovani,
dell’amministrazione...) che sia di riferimento in ogni parrocchia
e che abbia un legame con il Consiglio Pastorale della comunità.
“Per quanto riguarda la gestione amministrativa delle strutture

8 - Sinodo
parrocchiali – sottolinea il Vademecum –
come oratori, teatri, scuole dell’infanzia,
si cerchino soluzioni con delega per la loro
amministrazione a laici competenti”.

Per la Liturgia, il Vademecum orienta a


definire “nel Consiglio Pastorale unitario i
fondamentali momenti celebrativi da man-
tenere nelle parrocchie, battesimi, matri-
moni, funerali e quelli da vivere come intera
comunità in un’unica chiesa. Per esempio:
il Triduo Pasquale e la Cresima. Il numero
delle celebrazioni eucaristiche va ripensato
e “si dia il tempo necessario perché il cele-
brante possa trattenersi con la comunità”.
Ancora: “Si preparino le preghiere dei fedeli
perché facciano riferimento alla realtà” e “si
studi come favorire la partecipazione alla
Messa delle famiglie con i figli piccoli”.

Gruppi di laici appositamente formati pos-


sono guidare le celebrazioni in assenza
del sacerdote e “ogni comunità preveda la
possibilità di tener aperte le chiese in orari
concordati ed accessibili, in modo da per-
mettere l’accesso dei fedeli per la preghiera
personale e pensare momenti comunitari di
preghiera anche animati da laici”.

1^ puntata - continua sul prossimo numero

Forme nuove di Parrocchia - 9


Riflessioni
LA GIORNATA INTERNAZIONALE DEL SORRISO
Venerdì 4 ottobre, oltre che essere la festa del patrono d’Italia, San
Francesco, si è celebrata anche la Giornata Mondiale del Sorriso. Que-
sta ricorrenza è stata istituita nel 1999 dall’americano Harvey Ball,
l’inventore della celebre faccina sorridente che chiamiamo “smile” e
che tutti, almeno una volta, abbiamo utilizzato nelle chat o su qualche
social.
Vent’anni fa, probabilmente, Ball non immaginava che la giornata del
sorriso si sarebbe diffusa in tutto il resto del mondo e che sarebbe sta-
ta l’occasione per organizzare incontri e momenti di aggregazione in
diverse città.
Quella che, a prima vista, potrebbe sembrare una ricorrenza un po’
bislacca e superflua, ci invita in realtà a riflettere sull’importanza che
questo semplice gesto può avere nella nostra vita. Numerosi studi
medici sono concordi nell’elencare i benefici che il nostro organismo
può ricavare dalla risata: si riduce il rischio di problemi cardiovascolari,
si allontana la depressione, diminuiscono ansia, stress e tensioni, si ri-
lassa la muscolatura, s’incoraggia la creatività e si aumenta la propria
efficienza lavorativa.
Oltre a tutti questi vantaggi individuali, ci sono poi gli aspetti relazio-
nali: regalare un sorriso non aiuta solo noi stessi, ma anche chi ci sta
attorno, a vivere meglio la propria giornata, tollerando con più facilità
le inevitabili fatiche che s’incontrano lungo la strada e garantendo una
maggiore dose di energie da cui attingere per superare le difficoltà.
Anche sdrammatizzare e saper ridere di se stessi è un’arma in più che
consente di affrontare più serenamente la propria vita.
Ciascuno di noi può tranquillamente costatare come il nostro umore
cambi se, in un qualsiasi luogo frequentato abitualmente (come, per
esempio, un negozio) veniamo accolti da un caldo sorriso o da una
faccia imbronciata. L’aspetto sorprendente è come il sorriso e la risa-
ta siano assolutamente contagiosi: basta pertanto iniziare noi stessi a
praticarli per indurre anche chi ci sta attorno a farlo.
Un atto di gentilezza può davvero cambiare le nostre giornate, non
solo ovviamente nella giornata appositamente dedicata, ma in ogni
momento dell’anno!

Luca B.

10 - La giornata internazionale del sorriso


NOSTALGIA D’INFINITO
Chissà quante volte Giacomo Leopardi avrà percorso il breve sentiero che
dal palazzo nobiliare della sua famiglia conduce verso “l’ermo colle”!
E chissà perché proprio quel giorno del 1819, nel suo ventunesimo anno d’età,
ha sentito l’impellente bisogno di fermarsi “sedendo e mirando”, cercando
di immaginare ciò che la siepe gli impediva di vedere al di là dell’orizzonte!
Quel viottolo e quella collina, denominata un po’ enfaticamente Monte Ta-
bor, a lui così familiari, dovettero improvvisamente trasfigurarsi ai suoi oc-
chi.
Un pensiero che si è affacciato leggendo la notizia che lo scorso mese di
settembre il Fondo Ambiente Italiano, dopo un’adeguata sistemazione,
ha inaugurato, alla presenza del Capo dello Stato, l’orto adiacente il colle
dell’Infinito nel duecentesimo anniversario della stesura di quella magnifica
lirica.
Qualche anno fa sono andato a Recanati a visitare la dimora ancora abi-
tata dai discendenti del poeta, diventata una casa-museo. Quei momenti
trascorsi tra le stanze che parlano di lui e che espongono i suoi oggetti e i
suoi scritti sono stati piacevolmente emozionanti. Vedere da vicino i volu-
mi della sterminata biblioteca paterna sui quali si era formato, accarezzare
con lo sguardo la sua calligrafia sui fogli ingialliti dal tempo, osservare gli
stessi colori e gli stessi profili delle dolci colline marchigiane, che anche lui
poteva ammirare dalle finestre del suo palazzo, ha costituito un’esperienza
indimenticabile.
Quell’immortale poesia che ci ha regalato rimane innanzitutto un affasci-
nante viaggio dentro sé stesso, un vedere lucido attraverso la fantasia; è il
superamento dello spazio fisico, l’abbandono totale dei sensi per ricercare
qualcosa di più alto. Si potrebbe dire che Giacomo Leopardi, nello scrivere
quegli endecasillabi sciolti, si sia messo in ascolto del rumore della sua ani-
ma e che ci inviti con i suoi versi a riscoprire che l’uomo non è soltanto un
essere biologico fatto di pura razionalità.
In un’epoca in cui la società sembra ossessionata dal mito della velocità nella
comunicazione e dal feticcio dell’apparenza, l’Infinito, scritto in quel lonta-
no 1819, ci parla ancora oggi e ci insegna che sarebbe salutare ogni tanto
fermarsi, ascoltarsi in silenzio. Trovare il tempo per sedersi a “mirare”, cioè
a pensare e osservare in profondità, riscoprendo quello stupore e quella no-
stalgia di Infinito che abbiamo dentro di noi.
Maurizio R.

Nostalgia d’infinito - 11
SUL LAVATOIO DI UGGIATE
E IL RICAMBIO GENERAZIONALE A SUA CUSTODIA
Chi transita per via Somazzo, in particolare di pomeriggio, avrà sicura-
mente notato il cambio di guardia al lavatoio pubblico - del Pressino - e
probabilmente più di qualcuno si sarà costruito un proprio quadretto pro-
vando a immaginare quante signore, rigorosamente loro per i tempi e lo
proveremo, potevano trovare posto tutte insieme a far bucato e, senza
affaticare la fantasia, individuarne i discorsi e i motivi delle risate. Impos-
sibile, invece, perfino soltanto immaginare quante lacrime siano cadute
su quei 31,74 metri di prea in beola e poi scivolate in fontana, specie du-
rante le due guerre. Troppi i lutti patiti.
Chi oggi le ha sostituite lo fa per ammazzare il tempo ma anche per altra
importante esigenza, sicuramente meno materiale ma altrettanto com-
prensibile, stare insieme. E, anche se inconsapevolmente, la loro posa
assomiglia a quella di soldati che montano di guardia a ciò che lo sviluppo
ha trasformato da esigenza pratica in monumento.
L’idea originaria di un lavatoio pubblico risale al 1838 ma fu accantona-
ta per altra necessità mentre Il primo vero progetto è del 1850. In paese
sono già presenti tre fontane, ma chi per incomodo o altro non vi accede
si reca al Riale che scende dalla Pauzella.

12 -Il lavatoio di Uggiate


E arriviamo al 1910 quando l’avvocato Renato Moris decide di finanziare, a pro-
prie spese, la costruzione del lavatoio pubblico. In archivio la documentazione
è completa e di chiara lettura.
Il 16 maggio 1910 con seduta pubblica il Consiglio Comunale delibera anzitutto
l’accettazione della donazione di Lire 9’000 del Signor avv.to Renato Moris per
la costruzione di un pubblico lavatoio e approvazione al relativo progetto, cui
segue in data 9 giugno l’accettazione della Giunta Provinciale di Como e in data
13 giugno la conferma del Prefetto. L’ultima nota formale riguarda la delibera
della Giunta Municipale, che è datata sabato 6 agosto 1910.
Il progetto viene affidato all’Ing. Francesco Somaini, il cui studio professionale
di Como curerà i rapporti anche con l’impresa di costruzioni edilizie e stradali
Roda Luigi fu Carlo di Como che, con un ribasso del 3% sul preventivo, si aggiu-
dicherà l’appalto. Interessante la ‘stipulazione di contratto’ datata 5 agosto a
firma Roda che: “dichiara che per tutto l’occorrente servizio di mano d’opera
e di trasporto materiale, si servirà esclusivamente di personale appartenente
al Comune di Uggiate”. Ferramenta, fabbro ferraio, fonderia metalli, legname
d’opera, falegname, marmista, imbiancatore, caradori, sono dieci le altre im-
prese anche locali che a supporto dell’impresa Roda, in un arco di tempo bre-
vissimo, portano a compimento l’imponente struttura. Tutti i dati registrati sul
prospetto delle spese sono importanti e qualcuno stupisce: per lo sbancamento
generale sono mossi 133 metri cubi di terra, mentre lo scavo per le fondazioni
e incanalamento delle acque sono mossi 189 metri cubi di terra e il tutto rigo-
rosamente a picc e pala. Troviamo, al proposito, la figura del garzone a venti
centesimi ora (in seguito cts h) il manovale a trenta cts h, il badilante a trenta-
cinque cts h e il muratore a quarantasei cts h.

E mentre al cantiere è tutto un andirivieni di carri trainati dai buoi che portano
il cimento, che scaricano e innalzano le otto colonne di ghisa ornate del singolo
peso di 1’275 Kg e dopo quindici giorni le quattro capriate in ferro completo e
poi ancora i mattoni pel rivestimento, e troviamo perfino il locale fabbro che tra
le ventidue forniture addebitate ha costruito e consegnato di fretta anche un
martello da muratore, il Comune di Uggiate dà corso a pubblica sottoscrizione
per sopperire alle spese occorrenti per l’inaugurazione che avrà luogo il giorno
6 novembre anno 1910.
A giudicare da quanto è contenuto, l’evento è da considerare ‘semplicemente
straordinario’. Intendiamoci bene: se semplici di persone altrettanto semplici,
ma straordinariamente partecipi. Il primo foglietto porta il timbro della Soc.
Cooperativa Uggiate per la fornitura di 372 candeline che saranno poste, una

Il lavatoio di Uggiate - 13
ogni dieci centimetri, sui lavelli in beola. C’è tutto, ma proprio tutto.
Perfino i costi sostenuti per tachare i cartelli (affiggere i manifesti) per
i baloncini e i cerini mocholi, ma troviamo anche diversi mezzi litri di
vino consumati dalla commissione durante i preparativi e veniamo così
a sapere che nel 1910 un litro di vino costa ai nostri ottanta centesimi.
Seguono centosedici firme tra persone in vista e semplici cittadini, che
donano quanto possono. La sottoscrizione dura pochi giorni e saranno
raccolte duecentonovantadue lire e novantacinque centesimi.
Siamo al 6 novembre 1910, giorno dell’inaugurazione, e stralciando
alcuni passaggi dal settimanale cattolico “La vita del popolo” del 12
novembre perfettamente conservato nell’archivio trascriviamo: “...tri-
pudio di popolo che vuol ringraziare ed onorare il suo benefattore. Il bi-
sogno sentitissimo di un pubblico lavatoio che meglio rispondesse alle
esigenze dell’igiene ora è stato soddisfatto per la munificenza e libera-
lità del nostro amatissimo Sindaco sig. avv. Renato Moris che solo ne
ha sostenuto la ingente spesa... Il disegno è opera e merito del nostro
illustre compaesano ing. Francesco Somaini. Dopo le funzioni vesper-
tine partirono coi vessilli dal palazzo comunale tutte le associazioni del
paese tra cui il Circolo di S. Antonio, il Mutuo Soccorso, la ginnastica
“Ignis Ardens” la società operaia di Mutuo Soccorso, la società sportiva
uggiatese e dietro ad esse una fiumana di popolo festante e in capo a
tutte il corpo musicale. In vettura messa a disposizione dalla famiglia
Moris, l’amatissimo Sig. Prevosto visibilmente commosso che al lava-
toio impartì la benedizione e dopo la quale il medico condotto Dott.
Fattorini indirizzò al sig. Sindaco un vibrato ringraziamento.
Ne seguì la festa con musica, corsa dei sacchi, giuoco della pignatta,
quindi ancora musica, fuochi d’artificio e alla luce delle candele romane
i ginnasti eseguirono ammiratissimi gruppi acrobatici. In diversi punti
all’interno del lavatoio si potevano consumare dolci e frutta di stagio-
ne, e ancora musica.”

E le signore? Volevano loro lavarsene le mani di tanta grazia? Certo che


no. Allora sotto con una nuova “pubblica sottoscrizione per le donne
di Uggiate per l’acquisto di una targa ricordo da applicare al lavatoio
donato dal Signor Renato Moris.” Al contrario delle precedenti, questa
sottoscrizione è tutta firmata in calce in ‘lapis azzurro’ quasi a testimo-

14 - Il lavatoio di Uggiate
niare che le signore si siano messe in coda per la firma in un solo giro e
contribuire al pensiero. Sono centossessantacinque le firme singole e due
di gruppi che lavorano in case di signori. Oltre a nomi ancora oggi comuni
ne troviamo alcuni meno frequenti come Adelina, Ambrosina, Assunta,
Amalia, Brigida, Carolina, Cesarina, Cherubina, Disolina, Emilia, Erminia,
Felicita, Natalina, Olga, Rachele, Romilda. Ma è davvero originale quella
signora che pur contribuendo firma: “State tutti bene, saluti e baci.”

Ragazzi, voi che forse inconsapevoli siete oggi come guardie al lavatoio
di pomeriggio, statene certi: il vostro compito è molto più importante di
quanto possiate immaginare perché siete i custodi di un bene comune co-
stato sudore e sul quale son cadute troppe lacrime, forse anche dei vostri
antenati dei quali portate voi i cognomi e qualcuno forse anche i nomi.
Abbiatene sempre il miglior rispetto e la massima cura.

Renato A.

Il lavatoio di Uggiate - 15
LE PREGHIERE A MARIA NELLA STORIA
LE PRIME INVOCAZIONI ALLA INTERCESSIONE DI MARIA

Fin dalla prima generazione di cristiani, constatiamo la devozione e


gli onori particolari tributati a Maria. L’Angelo dell’incarnazione la sa-
luta con il massimo rispetto chiamandola «piena di grazia» (Lc 1,28),
e la cugina Elisabetta fa altrettanto rivolgendole le parole «Madre del
mio Signore» (Lc 1,43). La Chiesa primitiva testimonia la grande im-
portanza della Vergine Maria per la religiosità cristiana. Per esempio,
nella professione di fede proclama Cristo Figlio di Dio «Nato dalla
Vergine Maria» (formula del Credo Battesimale, del secolo II, con-
tenuta nelle varie versioni apocrife del Nuovo Testamento, fra cui il
protovangelo di Giacomo, noto anche come «Vangelo di Maria»).
Un’analoga testimonianza la si trova nei monumenti funerari roma-
ni dei secoli II e III, come negli affreschi del cimitero Priscilliano, che
mostrano il profeta Isaia nell’atto di indicare la Madre di Dio seduta
con Gesù bambino in braccio. Infine, nella Tradizione apostolica di Ip-
polito, che influenzò notevolmente le liturgie orientali, la Chiesa pre-
senta il tema primitivo della Vergine addirittura nella prima parte del-
la Preghiera Eucaristica: «Mandato dal cielo nel seno della Vergine,
concepito nel suo grembo, si fece carne e si manifestò come Figlio [di
Dio], nato dallo Spirito e dalla Vergine». A Maria è quindi assegnato
un posto nella dottrina della Chiesa a motivo del suo totale coinvolgi-
mento nell’incarnazione del Figlio di Dio.
In tempi più recenti, l’associazione della Vergine al proprio Figlio
nell’economia della salvezza le conquisterà un posto accanto a lui nel
rendimento di grazie della Chiesa.
Sarà nominata prima degli apostoli nel Communicantes (Commemo-
razione dei Santi) del canone romano (Preghiera Eucaristica I) o dopo
i profeti nell’elencazione cronologica dell’Anafora orientale. Maria è
quindi posta al livello più alto della Chiesa celeste e diviene il primo
essere puramente umano del quale la Chiesa terrena, rappresentata
dall’assemblea eucaristica, esige la commemorazione.
Il secolo III porta alla ribalta la prima preghiera alla Vergine Madre di
Dio, conosciuta fino a quel momento, il Sub tuum praesidium, che
ne invoca l’aiuto nelle tribolazioni e nel peccato, sottolineandone la
divina maternità, la verginità, la santità e la potente intercessione
nei momenti difficili. È del secolo IV un’immagine della Madonna che

16 - Le preghiere a Maria nella storia


prega, e quindi intercede per noi, nel cimitero di Via Nomentana. Nasce
nello stesso periodo questa Preghiera alla Madre di Dio di ispirazione pa-
tristica: «Speranza di tutti i cristiani; pacificatrice dell’ira divina; dopo Dio,
solo rifugio, luce, forza, ricchezza, gloria di quanti vengono a te; colei che
assiste i suoi devoti in tutte le situazioni dell’anima e del corpo; colei la
cui intercessione presso Dio tutto può ed è a disposizione dei peccatori».

Dal secolo V al secolo XI

Il secolo V vede l’adozione dell’Inno Acatisto con la sua ricca serie di


espressioni che attestano la potente intercessione di Maria, mentre è
del secolo V-VI l’inserimento della prima parte dell’Ave Maria nella messa
dell’Annunciazione. L’Antifonario di San Gregorio Magno, del secolo VI,
riporta alcuni testi della tradizione greca, fra cui l’antifona: «Rallegrati, o
Vergine Maria, tu hai cancellato ogni eresia nel mondo intero», attribuita
al romano Vittorio il Cieco. Collegata a questa è l’antifona entrata ornai a
far parte dell’Ufficio della Madonna: «Rendimi degno di lodarti, o Santa
Vergine; concedimi la forza contro i tuoi nemici».
Il secolo VII introduce un inno, erroneamente attribuito a sant’Ambrogio,

Le preghiere a Maria nella storia - 17


che invita a pregare la Vergine: «Orsù preghiamo, o gente, la Vergine
Madre di Dio, perché ci ottenga pace e libertà».
In quello stesso periodo, un sermone sulla nascita di Maria contiene
l’antifona che sarà ripetuta nell’Ufficio della Vergine e al Benedictus
dell’Ufficio mariano del sabato: «Santa Maria, soccorri i miseri, aiuta
i deboli, conforta gli afflitti; prega per il popolo, intervieni per il clero
e intercedi per le donne devote». Sono dello stesso secolo la prima in-
vocazione della Litania di Maria che comprende la semplice supplica
«Santa Maria, prega per noi», nonché le prime preghiere rivolte a Ma-
ria da sant’Ildefonso di Toledo, che divennero poi parte dei libri liturgici
mozarabici.
Nel secolo IX, il riformatore liturgico Alcuino di York compila un Sacra-
mentario per la devozione privata, contenente due messe votive della
Vergine Maria che costituiscono un preludio all’Ufficio di Maria con pre-
ghiere alla stessa Vergine.
Il secolo X vede le successive preghiere alla Vergine espresse nelle in-
vocazioni litaniche e negli inni. Un esempio ne è la preghiera di Odo di
Cluny che di solito chiama la Vergine «Madre di misericordia». Quest’e-
spressione entrerà poi nelle Litanie lauretane e nel testo primitivo del
Salve Mater misericoridiae.
Nel secolo XI fanno la loro comparsa belle preghiere quali la Salve Regi-
na e l’Alma Redemptoris Mater, che invocano il potente aiuto di Maria.

Dal secolo XII al XVI

Nel secolo XII nasce l’antifona Ave, Regina coelorum, che celebra la glo-
ria della Regina del cielo che partorì il Cristo, luce del mondo. Il secolo
XIV vede la composizione dello Stabat Mater (Maria ai piedi della croce,
al suo posto), lo sconvolgente inno sulle sofferenze e sulla compassio-
ne della Vergine ai piedi della croce. In quello stesso periodo, l’Angelus
commemora il grande momento dell’incarnazione quando, con il «si»
di Maria, il Figlio di Dio si fece uomo nel suo grembo.
Nel secolo XV vede la luce la versione finale delle Litanie lauretane, le
Litanie della Madre di Cristo e sempre Vergine, nostro aiuto e Regina
degli angeli. È di quel tempo anche la forma definitiva del Rosario, nel
quale chiediamo alla Vergine di unire le nostre povere pene e le nostre
povere vittorie alle sue e di fonderle con le gioie, le sofferenze e le vit-

18 - Le preghiere a Maria nella storia


torie di suo Figlio. In
questo modo, le nostre
sofferenze non saranno
amare e le nostre vit-
torie potranno essere
sempre mirabili. Questo
stesso secolo vede an-
che l’apparizione della
commovente preghiera
popolare del Memorare,
«Ricordati….».
È del secolo XVI la ver-
sione definitiva dell’Ave
Maria. Molto probabil-
mente la prima parte,
tratta dal Vangelo, veni-
va impiegata come pre-
ghiera fin dal secolo I e,
come già detto, appar-
ve infine nell’Antifona
di ingresso della Messa,
intorno al secolo VI. Poi,
durante il secolo XII, iniziò a diffondersi tra i fedeli. La seconda par-
te, «Santa Maria…», formata da elementi preesistenti, fu unita alla
prima a iniziare dal secolo XV e fu usata dai fedeli poco dopo il 1500.
Le preghiere sopra menzionate sono solo alcune delle innumerevoli
orazioni composte in onore di Maria nei secoli. Erano e sono tuttora
le preghiere a Maria meglio conosciute e semiufficiali, rimaste fino a
oggi al primo posto fra le preghiera alla Madonna.

Andrea Schiavio

Le preghiere a Maria nella storia - 19


Santi del nostro tempo
DALLA BRIANZA CON FURORE, SPERANZA E IRONIA
BEATO CLEMENTE VISMARA
In questo ottobre missionario cono- essere missionario”.
sciamo la figura di un beato davvero Il 21 aprile 1920 Clemente arriva alla
affascinante: padre Clemente Visma- sede del Pime e il 26 maggio 1923 nel
ra, missionario in Birmania dal 1924 Duomo di Milano viene ordinato sa-
al 1988. cerdote. Ormai nulla più lo trattiene
Nato ad Agrate Brianza nel 1897, in in italia, la sua destinazione è la Bir-
una famiglia numerosa, Clemente mania. Il 27 ottobre 1924 raggiunge
perde precocemente i genitori Atti- con un altro sacerdote Monglin, un
lio e Stella. Accudito dai parenti e in piccolo villaggio nella giungla birma-
particolare da due zii preti, frequen- na, dove le condizioni della vita sono
ta il collegio Villoresi di Monza, fino durissime: povertà e carestia afflig-
al primo anno di liceo. Da subito Cle- gono i missionari e la loro gente. Il
mente prende l’abitudine di scrivere confratello di padre Clemente muore
e appuntare le proprie esperienze di e i suoi Superiori pensano seriamen-
vita. Questa attitudine ci permette te di chiudere la missione, ma la te-
di conoscere alcuni aspetti della sua nacia di padre Vismara supera ogni
giovinezza: per esempio, scopriamo difficoltà e in poco tempo il villaggio
che da giovane era un alunno disco- rifiorisce: centinaia di nuovi battez-
lo, leader in marachelle e scherzi e zati, la costruzione di una chiesa, di
che la disciplina scolastica non face- un ospedale e di molte case e anche
va proprio al caso suo. alcune suore venute per aiutare il
A sedici anni entra nel seminario ar- missionario con l’orfanotrofio. La sua
civescovile di Milano, ma anche in opera è così energica e sistematica
questo luogo di formazione non ri- che riesce a fondare altre missioni
nuncia a esprimere la propria esube- autonome in villaggi vicini.
ranza. Pochi anni dopo però scoppia In Italia giungono le sue lettere e i
la Prima Guerra Mondiale e anche i suoi reportage sono pubblicati da di-
seminaristi sono chiamati alle armi: verse riviste missionarie: la sua voce
nel 1916 viene arruolato nell’Ottan- si distingue per lo stile spigliato e iro-
tesimo Reggimento di Fanteria e nico. Ciò che lascia sbalorditi molti
combatte in prima linea in battaglie lettori è proprio questo: decenni e
importanti. L’esperienza bellica lo decenni di privazioni e isolamento
segna profondamente: “Fu proprio al dalla civiltà passati con la gioia di chi
fronte, in mezzo a tanta sofferenza e ha capito che ha fatto la giusta scelta
brutture, che maturai la decisione di di vita. In una lettera afferma che “La

20 - Santi del nostro tempo


Ping, un paesino in cui manca vera-
mente tutto. Un uomo normale si sco-
raggerebbe, ma padre Vismara ha una
sconfinata fiducia nella Provvidenza e
un’energia inesauribile. E nel 1958 apre
una scuola frequentata da 400 alunni,
di cui due terzi non cristiani. Nel 1957 si
concede una “vacanza” forzata in Italia
durante la quale non si riposa un mi-
nuto: oltre a curarsi da diversi malanni,
padre Clemente gira per le parrocchie,
incontra gruppi missionari, racconta la
sua esperienza, insomma fa il missiona-
rio anche ad Agrate!
Nel frattempo in Birmania s’instaura la
dittatura dell’esercito: molti missiona-
vita è fatta per esplodere per andare più ri vengono espulsi ma a padre Vismara
lontano. Se essa rimane costretta entro viene concesso di restare. Questa nuova
i suoi limiti non può fiorire, se la conser- stagione di avversità non mina la sere-
viamo solo per noi stessi ci soffoca. La nità e l’operosità di questo missionario,
vita è radiosa dal momento in cui si co- che continua imperterrito ad annun-
mincia donarla.” ciare la buona novella e ad aiutare i più
Durante la Seconda Guerra Mondia- bisognosi. Nel giugno del 1988 però il
le padre Clemente viene internato nel suo fisico cede: dopo un breve ricovero
campo di prigionia di Kalaw. Una volta il sacerdote chiede di essere trasporta-
liberato torna alla sua missione di Mon- to a Mong Ping dove muore il 15 giugno
glin, ma la trova occupata dai giappone- 1988. Al suo funerale partecipa una folla
si che avevano preso il potere in Birma- immensa di cristiani, musulmani e bud-
nia. Nel 1948 il paese afferma la propria disti birmani. Il 26 giugno 2011 in Piazza
indipendenza da ogni potenza stranie- Duomo a Milano viene celebrata la ce-
ra, ma è comunque lacerato da faide rimonia di beatificazione di padre Cle-
interne. Intanto padre Vismara si fa in mente Vismara, la cui memoria liturgica
quattro per mantenere in vita il suo vil- è fissata il 15 giugno.
laggio e sfamare i suoi orfani. Nel 1955 «Nel mondo vi è una sola tristezza, quel-
dopo trent’anni di duro lavoro e di totale la di non essere santi», ha scritto l’autore
sacrificio di sé il missionario si vede de- francese Léon Bloy. La vita avventurosa
stinato a una nuova missione: fondare e felice di questo missionario ne è forse
dal nulla una comunità Cristiana a Mong il migliore esempio.

Beato Clemente Vismara - 21


OTTOBRE MISSIONARIO 2019
Battezzati e inviati: è stato lo slogan per la Giornata Missionaria Mondiale 2019
e per il Mese Missionario Straordinario, fortemente voluto da Papa France-
sco: “Per rinnovare l’ardore e la passione, motore spirituale dell’attività aposto-
lica di innumerevoli santi e martiri missionari, ho accolto con molto favore la vo-
stra proposta, elaborata assieme alla Congregazione per l’Evangelizzazione dei
Popoli, di indire un tempo straordinario di preghiera e riflessione sulla missio ad
gentes. Chiederò a tutta la Chiesa di dedicare il mese di ottobre dell’anno 2019
a questa finalità, perché in quell’anno celebreremo il centenario della Lettera
Apostolica Maximum illud, del Papa Benedetto XV”. (Discorso del Santo Padre
ai partecipanti all’Assemblea delle Pontificie Opere Missionarie – 3 giugno 2017)
Un indirizzo, peraltro, confermato nel 1980 da san Giovanni Paolo II il quale sta-
bilì che «il mese di ottobre deve essere considerato, in tutti i Paesi, come il mese
della missione universale», precisando che «la penultima domenica è chiamata
Giornata Missionaria Mondiale e costituisce l’apice della festa della cattolicità
e della solidarietà universale». La novità allora di questo «ottobre straordina-
rio» consiste nel fatto che papa Francesco ha inteso celebrare il centenario della
promulgazione della lettera apostolica Maximum illud, con la quale Benedetto
XV desiderò dare nuovo slancio alla responsabilità missionaria di annunciare
il Vangelo. In quella missiva il Pontefice genovese – che stigmatizzò la prima
guerra mondiale definendola «l’inutile strage» – spiegò con chiarezza e lun-
gimiranza che la storia universale della salvezza non poteva assolutamente
essere richiamata a giustificazione delle chiusure nazionalistiche ed etnocen-
triche delle potenze coloniali del tempo. Sollecitato da una serie di note che i
missionari cattolici presenti in Cina agli inizi del XX secolo avevano inviato alla

22 - Ottobre missionario 2019


Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, Benedetto XV nella Maximum
illud, dichiarò che l’annuncio del Vangelo non doveva essere contaminato dagli
interessi economici e militari delle nazioni colonizzatrici. «La Chiesa di Dio è
universale, per nulla straniera presso nessun popolo» scrisse il Papa, esortando
anche a rifiutare qualsiasi forma di interesse, in quanto solo l’annuncio e la carità
del Signore Gesù costituiscono il fondamento della missione. Benedetto XV
diede così speciale impulso alla missio ad gentes, adoperandosi personalmente
per risvegliare, in particolare presso il clero, la consapevolezza del dovere
missionario.
Papa Francesco ha anche espresso la necessità di attualizzare la Maximum
illud per «superare la tentazione ricorrente che si nasconde dietro a ogni
introversione ecclesiale, a ogni chiusura autoreferenziale nei propri confini sicuri,
a ogni forma di pessimismo pastorale, ad ogni sterile nostalgia del passato,
per aprirci invece alla novità gioiosa del Vangelo. Anche in questi nostri tempi,
dilaniati dalle tragedie della guerra e insidiati dalla triste volontà di accentuare
le differenze e fomentare gli scontri, la Buona Notizia […] sia portata a tutti con
rinnovato ardore e infonda fiducia e speranza». È chiaro che quando si realizza-
no nel mondo situazioni di pace, di giustizia, di riconciliazione, quando vengo-
no rispettate l’integrità del Creato e il bene comune, tutte queste dimensioni
rimandano inevitabilmente al Regno di Dio, annunciato 2000 anni fa da Gesù
Cristo. D’altronde, al centro dell’attività missionaria, che peraltro è connaturale
alla Chiesa (senza missione non c’è Chiesa), si colloca proprio il Regno.
E sebbene, come leggiamo nell’enciclica di san Giovanni Paolo II  Redempto-
ris Missio, «non si possa disgiungere il Regno dalla Chiesa. Certo, questa non
è fine a se stessa, essendo ordinata al Regno di Dio, di cui è germe, segno e
strumento». Sta di fatto che questo Regno, che si manifesta nella presenza di
Cristo nella nostra storia, è un qualcosa di straordinariamente meraviglioso per
chi ha avuto il dono di farne l’esperienza. Un Regno di cui i nostri missionari e
missionarie – in quanto «battezzati e inviati», tema della Giornata 2019 – sono
testimoni nei cinque continenti.

Ottobre missionario 2019 - 23


DALLA DIOCESI: di Dio, come frutto del comune
Battesimo, valorizzi il compito di
NUOVA MISSIONE DIOCESANA annunciare il Vangelo».
IN MOZAMBICO La scelta del Mozambico va proprio
nella direzione di un incontro-con-
«Vogliamo quest’anno dar vita a una fronto con una Chiesa che ha fatto
nuova cooperazione missionaria in della ministerialità e del ruolo dei laici
Africa, precisamente in Mozambico, una delle sue caratteristiche. Con una
nella diocesi di Nacala». Per questo popolazione di quasi due milioni di
«invieremo “in avanscoperta”, nei abitanti (di cui il 28% cattolici), spar-
prossimi mesi, don Filippo Macchi» si su una superficie di 26mila kmq, la
che saluterà la parrocchia di Grosio Diocesi di Nacala può contare su soli
dove è vicario. L’annuncio è stato 11 preti diocesani e 24 tra religiosi e
dato, sabato 31 agosto, dal vescovo di fidei donum.
Como, mons. Oscar Cantoni, durante «Si tratta di una Chiesa rimasta
il Solenne Pontificale di S. Abbondio, viva proprio grazie alla presenza di
patrono della Diocesi. Non una data catechisti e laici. Durante gli anni
casuale quella scelta dal Vescovo. La della guerra civile (1981-1994) tutti i
comunicazione dell’apertura di una missionari furono costretti a lasciare
nuova missione diocesana in Africa è il Paese e a mantener viva la fiamma
contenuta infatti nel discorso “Sulla della fede sono rimasti i laici: persone
soglia di un nuovo anno pastorale: li- semplici ma con una grande fede»,
nee comuni per un cammino secondo spiega il direttore del Centro Missio-
lo Spirito”, che il Vescovo affida alla nario don Alberto Pini, che ha visitato
diocesi alla vigilia del nuovo anno pa- il Mozambico nel mese di agosto con
storale. don Filippo Macchi.
«Una urgenza molto viva nella «Per questo primo periodo – ha
nostra Chiesa è quella di non proseguito il Vescovo – don Filippo
confinare ai soli addetti ai lavori, o sarà ospite della diocesi di Pordenone
affidare a una commissione o ad un (presente con due fidei donum nel-
semplice documento, la dimensione la diocesi di Nacala ndr) in attesa di
missionaria della vita cristiana. È costituire un gruppo di volontari che
urgente l’esigenza di educare tutti, vivano e operino insieme: una cop-
sacerdoti e laici, fermentando pia di sposi, o singoli, ma anche per-
processi di rinnovamento. La stessa sone consacrate, disposti a lavorare
diminuzione numerica del clero in équipe negli spazi parrocchiali che
può essere interpretata come una verranno loro assegnati. Sarà una pre-
opportunità perché tutto il popolo senza che si aggiunge a quella anima-

24 - Nuova missione diocesana in Mozambico


ta dai nostri tre missionari in Perù (don racconta don Alberto Pini. «Prima però –
Savio Castelli, don Roberto Seregni, don aggiunge – don Filippo andrà in Portogal-
Ivan Manzoni). Mi auguro che la nuova lo, ospite dei Missionari Comboniani, per
missione possa diventare nel tempo una imparare la lingua. La partenza è prevista
nuova occasione rigeneratrice a vantag- per la fine di ottobre e il corso sarà diviso
gio della nostra Chiesa, un luogo di con- in due moduli (il secondo a inizio 2020).
fronto e di stimolo per smuovere le acque Successivamente partirà per il Mozambi-
stagnanti del nostro ambiente, dove non co dove, per tre mesi, sarà accompagna-
si può più dare per scontato il cristiane- to in un centro per la formazione, sempre
simo e dove non ci si può più acconten- gestito dai Comboniani, in un percorso di
tare della facile espressione: “abbiamo inculturazione. Solo allora potrà iniziare il
sempre fatto così!”, oppure: “per questi suo ministero in parrocchia».
compiti ci sono i sacerdoti”!» “Sono felice e fiero perché per il Vescovo
La partenza di don Filippo per l’Africa, e per tante persone nella diocesi la nuo-
precisano dal Centro Missionario, non va missione è qualcosa di prezioso e im-
avverrà prima della prossima primavera. portante”, racconta don Filippo. Perché
«Durante la visita in Mozambico abbiamo partire per l’Africa quando la missione è
fatto visita ai sacerdoti fidei donum di anche qui? “A tutte le persone che mi di-
Pordenone con cui don Filippo inizierà cono questa cosa (e sono tante!) rispondo
la sua avventura missionaria in quella con un’ altra domanda: cosa può far cre-
che sarà, almeno temporaneamente, scere me e la nostra diocesi? Certamente
una sorta di missione interdiocesana», il bisogno di preti c’è qui come in Mozam-
bico, ma non credo serva fare a gara a
chi ha più bisogno. Sono convinto però
che vivere questa esperienza missiona-
ria oltre il nostro tradizionale orizzon-
te farà crescere me come prete e, alla
fine, anche la nostra Diocesi. Sarà un
segno importante che ci aiuterà a vive-
re la missione qui e a far crescere veri
cristiani nelle nostre comunità”. 

Don Filippo Macchi (a destra) con pa-


dre Giorgio Giboli (al centro) e don Al-
berto Pini durante il viaggio in Mozam-
bico di agosto.

Nuova missione diocesana in Mozambico- 25


RITORNO E RICORDI
Ieri, con il mio amico “bastone” che ogni tanto mi accompagna, dal Faturela
sono andato verso l’Oratorio e la nostra Chiesa.
Un passo dopo l’altro, senza fretta.
Un pensiero dopo un altro, in silenzio.
Un ricordo dopo un altro, nel cuore.
Era una giornata piena sole e di una grande gioia: quella di sentirmi a casa ac-
compagnato dal suono dei passi, cullato da mille pensieri e coccolato da dolci
ricordi.
Ritornare a “casa” è rivivere tutti questi sentimenti.
Ritornare sui posti che ho conosciuto da bambino e da giovane, è sentirmi par-
te in maniera speciale della vita delle persone che mi hanno voluto bene il cui
spirito è vivo nel mio cuore ed è la mia guida.
Ritornare a sentire il profumo della terra, il suono delle campane, ascoltare e
condividere una lingua familiare, gustare ancora il sapore di un cibo fatto in
casa con attenzione e amore, sentire il calore degli abbracci della mia famiglia
e di tanti amici, ascoltare la storia di ogni persona che incontro, apprezzare gli
orti fertili curati con amore… mi dà una forza incredibile e una commozione
profonda.
Queste, poche, forse confuse parole,
sono per dire grazie per farmi sentire a
“casa”anche se da quasi cinquant’anni
ho lasciato il nostro paese.
Anche se lontano fisicamente ogni
giorno il mio cuore è rimasto qui e se
sono riuscito, anche poco, a piantare
qualche seme di speranza e amore in
qualche parte del mondo, è perché ho
imparato dallo spirito dei nostri paesi di
Uggiate e di Ronago ad aprire il cuore a
chi incontriamo nella nostra vita.

Vi ringrazio e chiedo la vostra benedi-


zione.
Con grande amicizia
Aloha
Gigi, insieme a mia moglie Judy

26 - Ritorno e ricordi
DAL GRANDE CUORE DEL TOGO
Saluto Mamma Enrica e tutti gli amici e benefattori di Uggiate,
poche righe per dire che grande gioia abbiamo avuto per la visita di Enrica
presso di noi in Togo. Purtroppo non abbiamo avuto abbastanza tempo
per stare insieme perché proprio in quei momenti eravamo nel pieno della
conclusione del Capitolo della nostra famiglia religiosa.
Durante questo Capitolo abbiamo avuto dei cambiamenti nel Consiglio
Generale in cui la Segretaria, l’Economa e la seconda Assistente sono sta-
te sostituite. In chiusura del Capitolo, quattro suore hanno fatto la loro
professione perpetua. In totale le Soeurs di “Notre Dame de Nazareth”
sono centotre, con tre novizie e una postulante. Ringraziamo Dio Padre
per tutte queste cose.
Nell’orfanotrofio di Kpedomé sono ospitati centotretaquattro bambini.
Per il funzionamento di questo centro dobbiamo ringraziare l’Associa-
zione “Amici di Don Emanuele” di Cremona per le numerose adozioni a
distanza e l’Associazione “Incontro tra Popoli” di Uggiate-Trevano per il
sostegno che riceviamo ogni anno a favore dell’infermiere/medico, che
visita regolarmente i bambini, e dell’autista, che si occupa dei trasporti e
degli spostamenti.
Nel centro di Tohoun vi sono sessantacinque bambini, alcuni con gravi di-
sabilità.
Nel nuovo centro di alfabetizzazione di Kovie ve ne sono quarantasei.
Questo centro è una nuova costruzione e, al suo interno, ci sono la scuola
di cucito e confezione e la scuola di batik.
Nelle diverse scuole di tissage e cucito sono impegnate quarantaquattro
ragazze.
Enrica è stata anche a Ona, il villaggio sul Plateau dove la Croce Rossa di
Uggiate-Trevano venticinque anni fa ha inaugurato un dispensario medico
sanitario, che ancora oggi funziona. Anche in questo villaggio non manca
la vicinanza di Uggiate con il sostegno totale della Scuola Materna e de-
gli insegnanti della Scuola Primaria e Secondaria, grazie alla Croce Rossa,
e con l’aiuto alle famiglie nel bisogno da parte della Cooperativa Nuova
Umanità.

Un caro saluto a tutti voi,


uniti nella preghiera
Suor Martha Herma

Dal grande cuore del Togo - 27


GLI APPUNTI DI VIAGGIO DI ENRICA
Le mie esperienze in terra d’Africa, nello specifico in Togo, sono
sempre state per me uno stimolo nel volerle rivivere. La decisio-
ne di intraprendere quest’ultimo viaggio per l’ottava volta è stata
molto sofferta; prima di tutto per i costi, che non sono indifferen-
ti, poi per le “paure” che un viaggio del genere può procurare. Alla
fine ha vinto il desiderio di rivedere le persone e i luoghi ormai
famigliari, di staccare dalla mia quotidianità e immergermi anco-
ra una volta in un’esperienza che ha segnato la mia esistenza. Di
questo devo ringraziare i miei figli che per i miei settantacinque
anni mi hanno fatto questo “regalone” con una spesa non indiffe-
rente per loro. Dopo aver contattato l’Associazione “Amici di Don
Emanuele”, mi sono aggregata a Palmirina, Chiara, Anna e con
loro mi sono concessa questa nuova esperienza dal 31 luglio al 22
agosto di quest’anno.
Le giornate sono trascorse in questo modo: quasi tutte le mattine
erano dedicate alla visita all’orfanotrofio di Kpedomé. I bambini
non erano tutti presenti perché durante le vacanze estive alcuni di
loro sono stati ospitati da parenti. Allo scorrere del portone d’in-
gresso i bambini ci correvano incontro felici e i più piccoli deside-
ravano soltanto essere presi in braccio e coccolati un po’. Oltre il
primo cortile era possibile vedere un gran fermento di “maman”
indaffarate con secchi e bacinelle a fare il bagnetto ai bambini
piccolissimi, altre facevano il bucato, altre ancora si occupavano
della cucina. Insomma, c’è sempre un gran da fare.
Quello che mi è mancato è stata la compagnia di Suor Martha,
impegnata con le suore nel Capitolo per il rinnovo del Consiglio.
Abbiamo avuto poco tempo per stare insieme e condividere idee,
proposte, consigli… Per questo ci sarà un’altra occasione. Ho ap-
prezzato molto la vicinanza di padre Richard e di padre Justin, che
non hanno fatto mancare la loro compagnia discreta.
Non posso chiudere questi miei appunti senza ricordare il sorri-
so dei bambini che si incontravano lungo la strada. Quest’anno al
loro “Yowo, Yowo” (uomo bianco) rispondevo “Ameibo” (uomo
nero) e tutto si concludeva con una risata generale.
Enrica

28 - Gli appunti di viaggio di Enrica


APERTO PER FERIE
Questo è il cartello che avremmo potuto appendere sulle vetrine della Bottega
dell’Urlo della Terra durante lo scorso mese di agosto, quando il nostro impegno
è continuato ad altre latitudini e più precisamente in Rwanda - dove l’Associa-
zione Variopinto opera ormai da 25 anni - per tutti noi volontari, valore aggiunto
del “nostro” fare commercio equo – solidale,
Un percorso che per noi assume i volti di Francoise, Juditte, Grace… che abbia-
mo incontrato e che, sommerse dai colorati sacchetti di panettoni che stanno
cucendo per il Natale 2019, sorridono felici e orgogliose della loro autonomia,
dopo aver sperimentato la solitudine dell’abbandono e la durezza della vita,
pronte ad accogliere presso l’atelier altre ragazze che come loro provengono
dal Centro Nyampinga per ragazze sole e/o abbandonate che la Caritas della
Diocesi di Butare gestisce in collaborazione con l’Associazione. E, con loro, Ma-
rie Rose e Beata che a Mugombwa, a circa venti kilometri di distanza in una zona
rurale e di foresta, stanno cucendo i sacchetti per i pandoro, dopo aver trascorso
diversi anni presso il Centro per ragazzi/e disabili della parrocchia sostenuto da
Variopinto. Anche per loro, segnate dalla fatica del vivere e impossibilitate al
lavoro dei campi, un’opportunità preziosa di vita, così come per Emmanuel, che
grazie alla produzione dei biglietti augurali in foglia di banano riesce a mantene-
re la sua famiglia, nonostante una grave disabilità o Eric che, orfano di entrambi
i genitori, grazie alle sue capacità creative è riuscito a formarsi una sua famiglia.
Tante sono state le persone che abbiamo incontrato e i prodotti ritirati, grazie
a tutti coloro che acquistando in Bottega permettono a tanti amici e amiche
rwandesi e nel resto del mondo, una vita dignitosa. E in un tempo in cui sem-
brano prevalere i perversi meccanismi di un modello economico e sociale che
spesso antepone il profitto e la tutela di presunti interessi nazionali ai diritti fon-
damentali degli esseri umani, “esserci” per ricordare a tutti che anche attraver-
so l’acquisto di un prodotto si promuovono percorsi di giustizia, legalità, riscatto
e inclusione sociale, in Italia come in tante altre parti del mondo, è oggi più che
mai significativo.
Basterebbe questo per dire che dobbiamo andare avanti, che non possiamo
fermarci, nonostante le fatiche e gli oneri richiesti dalla gestione di un’attività
commerciale - se pur non a scopo di lucro - in tempi non facili dal punto di vista
economico e non solo.
Ma i sorrisi e il calore dei tanti bambini che abbiamo incontrato nelle dodi-
ci scuole materne co-gestite da Variopinto insieme alla Diocesi di Butare o al
Settore (Comune) di Tumba, che ora usufruiscono del materiale didattico che

30 - Aperto per ferie


abbiamo raccolto anche presso L’Urlo, non può esimerci dal continuare la
“nostra avventura”, così come la commozione che abbiamo letto negli oc-
chi delle direttrici e delle insegnanti, quando hanno saputo che Variopinto
ha potuto reperire i fondi per l’acquisto dei banchi che, a partire dal nuovo
anno scolastico nel gennaio 2020, sostituiranno le stuoie sulle quali i piccoli
alunni trascorrono la loro mattinata alla scuola materna.
Un sostegno prezioso, reso possibile anche dalla generosità di quanti fre-
quentano l’Urlo e che hanno voluto inserire - in questa come in altre oc-
casioni - nel loro paniere, oltre alla spesa, anche un surplus di solidarietà,
aiutando tutti noi a sognare un mondo diverso e migliore.
Siamo certi che, di rientro in Italia, la fantasia e la creatività non ci manche-
ranno per cercare nuove strade da percorrere, spalancando i nostri occhi e
cuori al mondo, così come vecchi e nuovi amici che ci accompagneranno nel
cammino che da Uggiate, insieme a Variopinto, ci ha portato fino in Rwan-
da.

Aperto per ferie - 31


Resoconto economico
Parrocchia di Uggiate T.

Mese di Luglio 2019


Entrate
Cambio valuta € 75; N.N. € 100; N.N. € 150; N.N. € 3000; Ammalati € 55; Uso
locali € 100; Rimborso Assicurazione € 9950 (microfoni Somazzo)

Uscite
Copyland € 2981; Pusterla marmi lato Nord Chiesa Parrocchiale € 7590; Or.me.
(per lavori Campata S. Paolo) € 2750; Ditta Merlo Francesco € 7700; Eni luce
€ 711; D.B. € 1450; Manutenzione orologio campanile € 2000; Infostra-
da € 80; Tari Comune Uggiate € 58; Periodici € 87; D.B. per impianto au-
dio cortile oratorio € 3050; Dan per sostituzione isolatore campane € 10560;
D.B. per lavori microfoni Somazzo € 14382; Eni gas € 873; Tasse € 982

Mese di Agosto 2019


Entrate
N.N. € 50; N.N. € 200; N.N. € 1000; N.N. € 200 Ammalati € 15; Uso locali € 20

Uscite
A seminaristi (Roma) € 800; Eni luce € 1727; Arch. Brambilla € 5800 (compenso
e piano di sicurezza dei lavori della Campata S. Paolo) ; Cartoleria € 10; Tecno-
grafica per bollettino giugno € 1351; Manutenzione estintori VREI € 127; Addob-
bi floreali € 100; Periodici S. Paolo € 113; Il Settimanale € 131; Eni gas € 218;
Copyland € 99

Mese di Settembre 2019


Entrate
N.N. € 250; N.N. € 100; N.N. € 200; N.N. € 200; N.N. € 150; N.N. € 200; N.N.
€ 150; N.N. € 200; N.N. € 200; N.N. € 150; N.N. € 100; N.N. € 2500; N.N.
€ 200; N.N. € 500; N.N. € 100; N.N. € 50; N.N. € 100; N.N. € 100; Uso locali
€ 135; Cambio valuta € 120; Festa Madonna Addolorata Somazzo: Canestri
€ 4380; Pesca di beneficenza € 1076; Festa S. Michele Trevano: Canestri € 2780

32 - Resoconto economico
Uscite
Manutenzioni varie € 45; Avvenire € 154; Cocquio fattura per vendita terreno
Chiesa € 2953; Eni luce € 1317; Ass. Cattolica (secondo semestre) € 7852; Fran-
cobolli € 121; Infostrada € 79; Stop (derattizzazione) € 659; a don Jean Paul
€ 350; Eni gas € 302; Rivista Il Timone € 24; Periodici S. Paolo € 101; Foglietti La
Domenica € 338; Puglisi ponteggi € 8800; R.C.L. (verifiche protezione da scari-
che atmosferiche) € 366; Copyland € 2793

L’eterno riposo dona loro, o Signore,


e splenda ad essi la luce perpetua.
Riposino in pace.
Amen.

Parrocchia di Uggiate Trevano - 33


Anagrafe
della Comunità Pastorale
Per sempre con Dio nel suo Regno

Ersilia Bottinelli vedova di Enrico Fasola


di anni 100 – Ronago (5 settembre 2019)

Rita Poiana vedova di Giuseppe Bernasconi


di anni 75 – Uggiate T. (9 settembre 2019)

Paolina Fontana vedova di Pierino Catelli


di anni 105 – Uggiate T. (15 settembre 2019)

Luigi Cattoni coniugato con Rosalia Regazzoni


di anni 86 – Uggiate T. (19 settembre 2019)

Giuditta Roncoroni vedova di Lorenzo Donadini


di anni 88 – Uggiate T. (23 settembre 2019)

Luigi Oberti coniugato con Lina Depredati


di anni 85 – Uggiate T. (6 ottobre 2019)

Rizzarda Magaton vedova di Luigi Quadranti


di anni 96 – Uggiate T. (8 ottobre 2019)

Anna Gasparini vedova di Ernesto Cozzi


di anni 85 – Uggiate T. (12 ottobre 2019)

Gianni Bianchi coniugato con Letizia Croci


di anni 66 – Uggiate T. (13 ottobre 2019)

Antonio Provenzano coniugato con Elisa Ambrosi


di anni 65 – Ronago (15 ottobre 2019)

Uniti per sempre con la grazia del Matrimonio

Rocco Fagetti e Alessandra Turcatti – Uggiate T. (13 settembre 2019)

Davide Bernasconi e Chiara Bianchi – Uggiate T. (14 settembre 2019)

34 - Anagrafe
Rinati in Cristo per il dono del Battesimo

Gaia Nausica Angelinetta di Lorenzo e Antonella De Simone – Uggiate T. (1 settembre 2019)

Dante Curreli Realini di Sebastiano e Natalia Realini – Uggiate T. (8 settembre 2019)


Samuele Mattia Zampieri di David e Olga Maggioni – Uggiate T. (8 settembre 2019)
Nosihlé Maisenti di Yari e Diana Balzaretti – Uggiate T. (8 settembre 2019)
Margherita Brivio di Martina Brivio – Uggiate T. (8 settembre 2019)

Anagrafe - 35
Ginevra Rosanna Cattani di Carmelo Montalto e Chiara Cattani – Uggiate T. (8 settembre 2019)

Diana Bianchi di Emanuele e Francesca Taddei – Ronago (22 settembre 2019)


Christian Crepaldi di Andrea e Martina Rusconi – Ronago (22 settembre 2019)
Pablo Hernandez Vasquez di Pedro Antonio e Giada Samuelli – Ronago (22 settembre 2019)

Leonardo Zaffino di Mattia e Valeria Bottinelli – Uggiate T. (6 ottobre 2019)


Mya Montalto di Luca e Serena Conforti – Uggiate T. (6 ottobre 2019)
Beatrice Isolda di Massimiliano e Valentina Amato – Uggiate T. (6 ottobre 2019)
Tabitha Tano di Daniele e Flore Edvige Brou – Uggiate T. (6 ottobre 2019)

36 - Anagrafe
IN CAMMINO VERSO LE NOZZE
A settembre è iniziato il percorso di preparazione al Matrimonio Cristiano orga-
nizzato dalla Comunità Pastorale di Uggiate e Ronago. Don Sandro, insieme a
due coppie di sposi e ad alcuni relatori, ha guidato una decina di coppie di fidan-
zati che ha scelto di unire la loro vita in matrimonio.
Il corso è stato articolato in alcuni incontri ciascuno con una tematica che è stata
di volta in volta approfondita e discussa con l’aiuto di chi è intervenuto e lasciata
poi aperta alla possibilità di una confronto personale e di coppia.
Don Angelo ci ha coinvolto in una riflessione su ciò che permette a una relazione
di nascere, crescere e durare nel tempo, capace di rinnovarsi ogni giorno e diven-
tare feconda.
Don Sergio ci ha parlato di come la Luce e la tenebra esistano concretamente nel
mondo, e di come vivere nella Luce dell’amore sia una scelta che si compie ogni
giorno, nei piccoli gesti quotidiani.
Una coppia, che ha ricevuto il dono di un bimbo in affido, ha condiviso con il grup-
po la gioia dell’amore che dalla coppia, dalla famiglia, può espandersi ed allargar-
si all’esterno ad illuminare altre vite.
Don Marco ci ha condotti tra le pagine del Vangelo, invitandoci a trovare la Parola
che quel giorno racconterà la nostra unione.
Infine don Roberto ha spiegato con intelligenza e leggerezza come un rito può
avvicinarci al Cielo, raccontando gli aneddoti, ma anche i significati profondi che
nel rito del matrimonio si compiono.
Più che di incontri di un corso si potrebbe parlare di tappe di un per-corso, che ab-
biamo compiuto con interesse, curiosità, qualche paura e qualche domanda; nel
corso dell’anno, delle stagioni, della Liturgia, sempre affettuosamente accom-
pagnati da don Sandro, Vanessa e Dino, Elisabetta e Roberto, abbiamo potuto
avvicinarci con maggiore consapevolezza ad una delle scelte più importanti della
nostra vita.

Judy e Federico

Il fidanzamento è tempo di crescita, di responsabilità, di grazia e occasione per


riflettere e verificare la propria capacità di passare dall’innamoramento all’amo-
re, cioè al “sapersi fare dono sincero di sé” e di realizzare un “progressivo inseri-
mento in ciò che è specifico del matrimonio cristiano: realizzare la propria unione
sponsale come quella che Cristo ha con la Chiesa”. Vivere bene il periodo del fi-
danzamento, per prepararsi alla vita matrimoniale e familiare, è un dono da valo-
rizzare con calma, con serietà e con impegno. Questo tempo di riflessione, che la
nostra Comunità offre, si configura come “preparazione prossima”. Gli incontri si
svolgono mensilmente, di domenica, presso l’Oratorio di Uggiate T.

In cammino verso le nozze - 37


Festa degli anniversari
di Matrimonio
6 ottobre 2019

5/10/15/20 anni

25/30 anni
35/40/45 anni

50 anni e oltre

50 anni e oltre con la coppia dell’ultimo


matrimonio celebrato
UN EURO PER UN SORRISO “IL NOSTRO GRAZIE”
Varese 19.09.2019

Grazie al pomeriggio e alla serata del 16 luglio 2019 ad Uggiate, e alle tante As-
sociazioni che hanno collaborato all’iniziativa “Un euro per un sorriso”, quest’an-
no la nostra comunità (dieci bambini e quattro educatori) ha potuto beneficiare
di una settimana di mare e natura a Pontedassio (Imperia), un piccolo paesino
nell’entroterra ligure, che ci ospita per il secondo anno consecutivo.
È un luogo che permette ai bambini di vivere giornate di mare, che loro tanto de-
siderano e amano, intervallate da tanta natura che spesso serve a calmare i ritmi
frenetici che durante l’anno si hanno: le passeggiate nel verde e la condivisione
degli eventi di un piccolo paesino che ormai ci conosce e ci accoglie con calore,
sono elementi che hanno caratterizzato la nostra vacanza.

La grigliata con le famiglie del paese, le giornate di mare presso la spiaggia di


Andora, dove Fondazione Sacra Famiglia ci permette di stare in totale sicurezza
e tranquillità, la musica delle feste di paese, la pizza in spiaggia di fine vacanza, il
silenzio della “Casa Natura” (così si chiama il posto che ci ospita) sono alcuni dei
ricordi che rimangono nel cuore dei bimbi al rientro e che fanno loro chiedere
“quando ci possiamo tornare?”.

Quest’anno i nostri bimbi hanno fatto amicizia anche con alcuni bambini e ragaz-
zini del posto e il saluto di fine vacanza è stato ancora più faticoso, fatto di bigliet-
ti, lettere, regalini e anche qualche lacrima ma queste sono proprio le esperienze
normali che desideriamo offrire ai nostri piccoli ospiti e che pensiamo siano mo-
tore di riparazione post traumatica.
Un caloroso ringraziamento a tutti coloro che ci hanno consentito di realizzare
tutto ciò.
Dott.ssa Valeria Mazzucchelli
Fondazione Istituto Sacra Famiglia

40 - Un euro per un sorriso


AUGURI, DON ROBERTO
Domenica 15 settembre 2019: una bel-
la notizia si è sparsa nell’aria e subito è
volata sino a noi… Don Roberto Secchi è
stato nominato segretario del Vescovo
monsignor Oscar Cantoni. Succede a don
Roberto Bartesaghi, nominato in agosto
parroco di Como-Tavernola. Attualmente
è co-direttore dell’Ufficio Diocesano di pa-
storale familiare e assistente diocesano di
Azione Cattolica. In occasione degli ultimi
due Sinodi della Chiesa Cattolica, famiglia
e giovani, ha lavorato nella segreteria. A
don Roberto auguriamo buon cammino
per il nuovo impegno pastorale. E siccome
lo sentiamo parte dei nostri affetti più cari,
proviamo nel cuore tanta emozione per lui
e ringraziamo il Vescovo Oscar per averlo
scelto per un prezioso servizio nella nostra
Chiesa Diocesana. Al suo fianco don Ro-
berto troverà la nostra Francesca Merlo.
Anche per lei un pensiero affettuoso e col-
mo di gratitudine.

Auguri, don Roberto - 41


Calendario
e Orari Celebrazioni

Venerdì 1 novembre SOLENNITÀ DI TUTTI I SANTI

Ore 7.30 S. Messa a Uggiate


Ore 8.30 S. Messa a Trevano
Ore 9.00 S. Messa ai Mulini
Ore 10.00 S. Messa a Ronago
Ore 10.30 S. Messa a Uggiate
Ore 11.00 S. Messa in Casa Anziani

Ore 14.30 a Uggiate e a Ronago


VESPRI – BENEDIZIONE E PROCESSIONE AL CIMITERO

Ore 18.00 S. Messa vespertina a Uggiate

Sabato 2 novembre COMMEMORAZIONE DI TUTTI I DEFUNTI

Ore 9.00 S. Messa in chiesa a Uggiate


Ore 10.00 S. Messa al cimitero a Uggiate
Ore 15.00 S. Messa al cimitero di Ronago
Ore 17.00 S. Messa prefestiva in chiesa a Ronago
Ore 18.00 S. Messa prefestiva in chiesa a Uggiate

42 - Calendario celebrazioni
EVVIVA L’AIDO

Domenica 22 settembre 2019: una data attesa da tutti soci della sezione lo-
cale dell’Aido, per condividere con gioia ed emozione il quarantesimo anno
di vita. Sfilata in centro a Uggiate Trevano, messa in chiesa parrocchiale
e rinfresco con la partecipazione di Volontari, Cittadini, Sindaci e Ammi-
nistratori Comunali dei vari paesi intervenuti. Questi gli ingredienti della
giornata preparata nei minimi particolari con la commozione e la delicatez-
za di chi, facendo festa, sa di onorare la memoria di tante care persone e di
offrire una bella testimonianza del significato della parola dono. Nel corso
della storia del gruppo, trentanove sono stati i volontari che hanno donato
i loro organi dopo la morte. Auguri, allora, all’Aido: possa continuare l’im-
pegno a promuovere la cultura della donazione di organi, cellule e tessuti e
a diffondere il buon profumo della fraternità, intesa come valore supremo.

Evviva l’Aido - 43
Sturiell Sota ‘l Munt da la Pianta
del Pepin da Roma

UL SASETT DA GÈRA (storia e personaggi inventati)


Düü studentasc, de quej che gh’ànn migna tanta vöja de stüdià e che a quindas
ann fann fadiga a ciapà la licenza de terza media, inn setaa gio föra dal bar a
sciüscià una butiglia de bira e a vess cuntent d’avé schivaa ul cumpit in class de
matematica. Intaant che in dré a ghignà, vedan passà, pensieruus cumè al solit,
Virgiliu Giovenalis, un prufessuur in pensiun che insegnava storia e filosofia in un
liceo classich impurtant de Comm. L’è l’ucasiun bona par fà una martulada e vün
di düü al cata par tera un sasett da gèra, la tira adòss al prufessuur e la culpiss sura
‘na spala.
Ul prufessuur Virgiliu al sa volta, al ved i düü lizun che ridan e guardan in aria, al
capiss, al cata sü ul sasett, la mett sura ul palmu d’una man, (in de l’oltra man al
gh’ à un fiuur) al sa svisina ai studentasc e al diss:
- Oh, un sasett piatt: una spierla! Podi migna preteend che düü mostar de cultüra
cumè violtri sapian chi è che l’eva ul Giorgio Roberti, perché sum cunviint che fii già
tanta fadiga a savé se inn esistii Dante, Petrarca e Leopardi; dunca l’è giüst ignurà
un poeta che ‘l scriveva in dal dialett da Roma. Però vöri infilà in da la vosta crapa
un sò sunett che ‘l parla d’un sassett, d’una spierla, d’una “Breccola”, cumè la cia-
man i romani. La tradüziun del sunett del Giorgio Roberti, pü o men, l’è questa:

Cusè che l’è la spierla? L’è un tuchell


che ‘l s’è dis’ciapelaa da ‘na muntagna.
Chissà se l’eva insema a ‘na cumpagna,
chissà se incuntrarà un quej sò fredell.

La solta, la va a sbatt cuntra a ‘n mürell,


la gira, la sbrisiga, la sa bagna,
la sa süga, la pirla, la ristagna
(quand l’è straca) tra i pée d’un arburell.

44 - I racconti Uruk
Ul fiulett la dupéra par giügà,
l’omm faa la impasta, a volt, cunt ul cemeent
pa ‘l vegett l’è un quejcoss da regurdà.

Ma l’omm al düra quantu düra un fiuur;


la spierla, inveci, po vignì ul mumeent
che la vegn föra anmò e la torna a cuur.

T’ala chi la vosta spierla! Magari desmila ann fà l'eva sü a Sumazz e ul veent
o la piöva l’ànn purtada induè che l’ii truvada. Chi è che l’ha tirada? Citu tütt e
düü, eh! Chi l’à tirada la fada mööv. La pudeva restà in tera dees ann o a vess
purtada ai Valett da un tempuraal e restà là par vint secuj. Ma chi ‘l gh à bisogn
da mövess sii violtri: minga mööv ul brasc par tirà un sass, ma mööv ul cervell
par mett denta tütt i nuziun necessari par fa un quejcoss de bun ne la vita. E
sti ateent che, anca a scampà cent’ann, la vita l’è cumè un fiuur: la düra pooch.
Inveci de sta chì a lizunà... cumè un sass senza uduur, cerchii da profümà la
vostra esistenza. Va lassi ul vòst sass cumè “souvenir”, cumè un strüment par
una meditaziun. Adiu, bagaj, e... ad majora! - E ul prufessur l’à sigütaa a nà par
la sua strada, ciuè al cimiteri, par purtà ul fiuur a la sua dona che l’eva nada a
truvà ul Signuur trii mees prima.

I düü lizun inn restaa lì instüpdii, senza capì che i paroll in latin sunavan cumè
un paradoss. Chissà se ànn tegnüü la spierla. Ma piaas de creed che, forsi,
ànn faa un puu de meditaziun a ànn capii la leziun.

I racconti Uruk - 45
Sentieri di fede
ORATORIO DI SANT’AMBROGIO A CAMIGNOLO
In questo numero ci troviamo nel comune di Monteceneri. Il territorio odierno del
comune ricalca quello dell’antica valle Carvina, attraversata dal fiume Vedeggio.
Questa valle è abitata da più di due millenni, lo testimoniano dei ritrovamenti
archeologici, che fanno risalire i primi insediamenti umani al VI secolo a. C. Da
sempre questa valle veste un ruolo di passaggio, trovandosi sulla via di transito
che dalla Pianura Padana porta ai valichi delle Alpi Centrali. Per i Romani que-
sto luogo aveva un’importanza strategica militare e viaria, infatti è loro la prima
strada selciata. L’Imperatore Augusto (I sec a.C.) pose sul Monte Ceneri il confine
fra due mondi: a nord si trovava la Rezia Celtica e a sud la XI Regio Transpada-
na dell’Impero romano. A inizio del V secolo d.C., a causa della costante pressio-
ne dei barbari, l’imperatore Onorio fece costruire un sistema di fortificazioni po-
ste agli sbocchi meridionali delle valli alpine. Per la valle del Vedeggio si ha notizia
della presenza di 13 castelli. La morfologia della valle deve aver favorito il sorgere
di queste strutture fortificate; infatti, si trovano tutte su promontori rocciosi di-
fesi naturalmente da pareti a strapiombo, collegate visivamente tra loro e poste
nei punti strategici della valle. E su uno di questi promontori a sud di Camigno-
lo sorge una chiesetta antica, risalente al decimo secolo, attestata nel 1348. La
costruzione sacra, unita alla chiesa di San Pietro di Camignolo, era inclusa nelle
mura di un fortilizio (con depositi di armi, magazzini e locale di guardia) costrui-
to dai Rusca e poi distrutto dagli Svizzeri all’inizio del Cinquecento. Monumento
storico nazionale, l’Oratorio di Sant’Ambrogio è stato più volte restaurato lungo
i secoli. Grazie a ciò hanno potuto essere salvati i bellissimi dipinti contenuti al
suo interno: la Maiestas Domini, con a lato due grandi angeli e la litania degli
apostoli, curiosamente tredici, invece di dodici (probabilmente anche l’autore si
è messo tra loro). A destra dell’altare, sulla parete, da ammirare l’affresco più an-
tico, S. Ambrogio, vescovo di Milano, del tredicesimo secolo; a sinistra dell’altare
è raffigurata la Madonna con il Bambino, del XVI secolo, con S. Antonio e Santa
Caterina. Durante la terribile peste del Seicento, la chiesa venne trasformata in
lazzaretto. Luogo di grande devozione fino a metà del secolo scorso, oggi vi si ce-
lebra la Messa solo qualche volta all’anno. L’indagine archeologica effettuata nel
1977 ha permesso di definire la situazione originaria dell’edificio costruito tra il IX
e il X secolo, entro le mura della struttura fortificata i cui resti sono tuttora visibili.
Rispetto a ciò che si può osservare oggi, la piccola aula absidata presentava la
sola entrata settentrionale e le tre monofore nella parete meridionale; il tetto li-
gneo era a capanna. Nel periodo romanico (X-XII sec.) vennero aggiunte l’entrata
in facciata e le finestre nell’abside, mentre nel 1719 furono rialzate le pareti, rifat-
to il tetto in piode e modificata la facciata, innalzando il piccolo campanile a vela.
All’interno dell’oratorio si possono ammirare affreschi appartenenti a diverse
46 - Sentieri di fede
epoche. Al periodo tardo romanico (XIII sec.) risale il ciclo della Majestas Do-
mini dipinto nell’abside: tre registri in cui la vivacità dei colori e l’espressività
dei volti danno luogo a un tipico esempio di arte rustica romanica. Nel catino
absidale troviamo il Cristo Pantocratore entro la mandorla e attorniato dai
simboli dei quattro Evangelisti; nel registro centrale la teoria degli Apostoli
accompagnati da un angelo (il personaggio dipinto sopra il vano di destra
presenta le ali), mentre nel registro inferiore un tendaggio decorativo. Tra un
Apostolo e l’altro si possono osservare tracce nere: infatti, un tempo, le futu-
re mamme che temevano per la vita del nascituro effettuavano il rito dell’A-
postolare ponendo una candela di fianco a ogni Apostolo; quando l’ultima si
spegneva, davano al bambino il nome del relativo Santo. L’altro affresco tar-
do romanico è quello raffigurante Sant’Ambrogio, sulla parete meridionale
dell’oratorio: il Santo è rappresentato coi paramenti pontificali, incorniciato
dalla porta di una città; probabilmente si è voluto rievocare il momento della
presentazione del nuovo Vescovo alla città di Milano.
Sulla parete settentrionale troviamo l’affresco cinquecentesco raffigurante
la Madonna del Latte tra i Santi Antonio Abate e Caterina d’Alessandria e il
settecentesco San Rocco, strappato dal muro durante i restauri del 1919 e
quindi spostato nella chiesa Parrocchiale. Ora è stato riportato al suo luogo
d’origine. Sulla facciata si nota l’ormai sbiadito affresco settecentesco raffi-
gurante l’apparizione di Sant’Ambrogio a cavallo durante la battaglia di Pa-
rabiago, nel 1139.
Il panorama che si offre è ampio, ma decisamente deturpato dall’ampia zona
industriale di Mezzovico-Vira, con la rumorosa autostrada a passarla da nord
a sud e la ferrovia a lambirla. Consolatorio lo scorcio, verso nord (sulla de-
stra), che si offre sulla cima del Pizzo di Vogorno, sul Sassariente e sulla più
bella parete di roccia del Cantone: la Sud del Poncione d’Alnasca.

Per raggiungere l’oratorio di sant’ Ambrogio si percorre l’autostrada A2 in di-


rezione nord, fino a Riviera. Usciti dall’autostrada si continua sulla cantonale
in direzione Lugano, giunti a Camignolo si prende via Bella poi si continua
per via Mezza Campagna fino a incontrare sulla sinistra via Piazzèn. Si prose-
gue fino alla fine dove c’è un ampio parcheggio. L’oratorio di Sant’ Ambrogio
è appena sopra il parcheggio, a 5 min di cammino.
Sentieri di fede - 47
Notizie flash

MATRIMONIO:
SEME DA CUSTODIRE E FAR CRESCERE INSIEME
In preparazione alla festa degli Anniversari di Matrimonio giovedì 3 ottobre è
stata offerta alle coppie della nostra Comunità la possibilità di vivere un momen-
to di riflessione, ripercorrendo la propria storia personale alla luce della parabo-
la del granello di senape. L’incontro è stato guidato dalla testimonianza gioiosa
degli sposi Antonella e Claudio, una coppia di Bulgarograsso che vive la propria
esperienza quotidiana cercando di allargare le porte della famiglia alle novità del
Vangelo. È stata un’occasione importante per uscire dalla frenesia degli impe-
gni d’ogni giorno e fermarsi a riflettere tra coniugi nel tentativo di riconoscere il
segno di una Presenza che accompagna e dà significato alla promessa d’amore
espressa nel giorno del Matrimonio. Non molti erano i presenti. Per chi ha par-
tecipato la possibilità di una serata diversa, intensa e coinvolgente. Una serata
all’insegna della speranza e della fiducia.

VISITA VICARIALE
Nel mese di settembre la nostra Comunità Pastorale è stata chiamata a vivere la
Visita Vicariale. La Visita prevede da parte del Vicario Foraneo un incontro con
il parroco, un altro con il Consiglio Pastorale e una Celebrazione Eucaristica.
Inoltre viene richiesta la compilazione di un questionario con domande concer-
nenti quanto si attua nei vari settori pastorali, come la catechesi, la famiglia, le
missioni, la carità, i ragazzi e i giovani, la comunicazione e le proposte culturali.
L’elaborazione dei dati ottenuti permette di avere nel tempo un quadro reale e
una conoscenza più specifica delle varie realtà parrocchiali all’interno della Dio-
cesi. Per quanto riguarda la nostra comunità, d on Giovanni Corradini, parroco
della comunità di Faloppio e Vicario Foraneo del Vicariato di Olgiate e Uggia-
te, ha incontrato dapprima don Sandro, poi il Consiglio Pastorale aperto a tutti i
membri delle varie Commissioni e, infine, ha celebrato con noi l’Eucaristia saba-

48 - Notizie flash
to 21 settembre. L’incontro con il Consiglio Pastorale è stato un momento di
fede condivisa, un’occasione di riflessione, anche alla luce del questionario
redatto e consegnato al Vicario Foraneo, circa il cammino che si sta com-
piendo, le problematiche che s’incontrano quotidianamente ma anche la
bellezza di tanto bene che per grazia di Dio si realizza nella nostra comu-
nità in comunione con i sacerdoti e con il Vescovo.
Grati per questi momenti di confronto, che contribuiscono ad accrescere il
senso di responsabilità nella vita comunitaria in una Chiesa “in uscita”, come
chiede Papa Francesco, nella chiesa di Somazzo abbiamo affidato l’impegno
della Visita Vicariale allo sguardo amorevole di Maria, affinché vegli su cia-
scuno di noi e guidi sempre la nostra comunità verso scelte di comunione e
di attenzione verso tutti.

FESTE D’AUTUNNO
Proprio sul finire dell’estate e all’inizio dell’autunno, nella nostra Comunità
si vivono in modo intenso due feste tanto attese che puntano i riflettori su
alcune zone del nostro territorio: a Somazzo la festa di Maria Addolorata,
che si prolunga nell’antica tradizione del rione Madunina, e a Trevano Supe-
riore la festa di San Michele. Due ricorrenze intessute di gioia e di cristiana
consolazione perché traggono origine dalla preghiera delle generazioni del
passato, che nella semplicità ci hanno trasmesso l’amore e la devozione alla
Madre di Gesù e ai Santi Arcangeli. Come sempre, è stato bello vivere la no-
vena all’Addolorata salendo a piedi a Somazzo o recitando il Rosario la sera
ai piedi dell’immagine dipinta da Torildo Conconi recentemente restaurata.
E anche prepararsi alla domenica di san Michele attraverso la partecipazione
alle sante messe nella chiesa a lui dedicata. I segni esterni, curati nei minimi
particolari, hanno permesso di vivere in pienezza giornate di fede, serene
e ricche di significato. Grazie a chi ogni anno si dà da fare per mantenerle
intatte nella loro bellezza.

Notizie flash - 49
ANNO CATECHISTICO: SI RIPARTE
Con il mese di ottobre sono ripresi gli incontri di catechismo per i bambini e i
ragazzi della nostra Comunità. Per i bambini delle Elementari è stata celebrata
una santa Messa a Trevano, affidando alla potente protezione dell’arcangelo San
Michele il cammino di quest’anno pastorale; per i ragazzi delle Medie l’appunta-
mento davanti all’Eucaristia è stato presso il santuario di Somazzo, nel giorno in
cui la Chiesa ricorda gli Angeli Custodi. Mettere i nomi dei nostri giovani nel cuore
dei loro angeli è un gesto di cristiana sollecitudine e di attenzione verso la loro
crescita. Ringraziamo le tante persone che, con amore e in spirito di servizio, si
rendono disponibili per accompagnare i gruppi di catechismo e seguire il percor-
so della preparazione cristiana dei più piccoli.

TORTA DI SAN MICHELE


Tra le tradizioni di san Michele vi è la buona torta a base di marmellata di fichi,
che viene preparata in modo artigianale, confezionata e poi venduta a Trevano
Superiore. Il ricavato serve a sostenere le attività caritative svolte da suor Martha
Herma, negli orfanotrofi da lei coordinati in Togo. Quest’anno sono stati raccolti
euro 740. Grazie a chi prepara le torte con cura, mettendoci un pizzico d’amore,
e ai numerosi acquirenti.

BENTORNATI
È la bella espressione della lingua italiana che si usa per accogliere un amico che
torna. Questa volta il saluto festoso è rivolto a padre Kiran Kakumanu, che nel
mese di settembre è venuto ad Uggiate per una breve visita e per festeggiare i
cinquant’anni di matrimonio del nostro sacrestano Mario con la moglie Giuseppi-
na. E il saluto raggiunge anche i carissimi Gigi Cocquio e Judy, che si sono fermati
tra noi per alcune settimane tra settembre e ottobre. L’arrivo di amici, che giun-
gono da lontano, è sempre accolto con gioia ed entusiasmo. Oltre ai saluti e agli
abbracci ci si scambiano idee, pensieri, esperienze, riflessioni sulla vita. Chi poi
parte porta con sé un po’ del nostro affetto e chi rimane riceve un’onda di energia
e di serenità. Di queste amicizie feconde esprimiamo la nostra lode a Dio Padre.

50 - Notizie flash
UNA MISSIONE permessi di lavoro e i ricongiungimenti
familiari, negli anni ’70 e ’80 la missione
UN PO’ ANOMALA raggiunse persone di tutte le età. Il la-
voro di assistenza sociale, inizialmente
Quando nella Chiesa si parla di “missio- svolto dai sacerdoti, venne in questi
ni”, di solito si pensa a qualche angolo anni assunto dai Patronati e dalla Cari-
del pianeta con gravi problemi econo- tas locale, permettendo dunque ai mis-
mico-sociali. Come spiegare allora la sionari di concentrarsi sui servizi pasto-
presenza di una missione a Monaco di rali. Negli anni ‘90 e 2000 emerse poi
Baviera, metropoli che da anni occupa tra le famiglie di immigrati italiani una
i primi posti nelle classifiche delle città diffusa insoddisfazione nei confronti
più vivibili del mondo? della qualità dei percorsi di iniziazione
Per rispondere alla domanda occorre cristiana offerti dalle parrocchie di lin-
osservare come la realtà monacense gua tedesca. La missione decise dun-
que di avviare un servizio di catechi-
sia una cosiddetta “Missione Cattolica
smo in italiano per bambini e ragazzi,
Italiana”, ossia un’entità nata con lo
suddivisi secondo le classi dell’Azione
scopo di offrire agli immigrati italiani
Cattolica.
che vivono o sono di passaggio in cit-
Gli ultimi anni hanno invece visto una
tà la possibilità di esprimere la propria
drastica riduzione delle attività nelle
fede ed il proprio impegno cristiano
zone periferiche, sostanzialmente limi-
nella propria lingua e nella propria cul- tate alla celebrazione della messa do-
tura. Risulta pertanto chiaro come i menicale. Fenomeno dovuto sia a una
compiti di una missione di questo tipo diminuzione del numero di missionari
siano strettamente legati alla presenza sia ad alcune direttive della Diocesi di
di immigrati italiani sul territorio e alle Monaco-Frisinga mirate a un maggior
specifiche difficoltà che essi incontra- inserimento nelle parrocchie locali da
no, in un determinato periodo storico, parte dei membri delle comunità cat-
nell’inserirsi in un contesto culturale toliche di madrelingua non tedesca.
completamente diverso da quello di Nonostante nel 2014 la parola “Mis-
origine. sione” sia stata ufficialmente sostitui-
Negli anni ’50 e ’60, ad esempio, l’im- ta da quella di “Comunità” per meglio
pegno missionario fu perlopiù rivolto indicare il legame di appartenenza alla
alle migliaia di operai giunti in città con Chiesa locale, la collaborazione tra
un permesso di lavoro temporaneo (i missionari e laici continua tuttavia a
cosiddetti “Gastarbeiter”). Sforzo mis- garantire lo svolgimento di numerose
sionario che, grazie alla collaborazione attività in italiano presso la sede della
con i parroci tedeschi locali, culminò missione, contribuendo così a mante-
nell’avviamento di piccoli gruppi di in- nere vivo lo spirito originario di Missio-
contro in tutti i luoghi caratterizzati da ne Cattolica Italiana.
alte concentrazioni di italiani, dentro
e fuori città. Con la stabilizzazione dei Alessandro S.

Una missione un po’ anomala - 51


Segnalibro

LE ORE DEL GIORNO


Davide Caldirola
Ancora Edizioni

Il tempo scorre veloce, sta a noi scegliere se renderlo pie-


no di bellezza o sciuparlo. Don Davide Caldirola sacerdote
della Diocesi Ambrosiana, ha provato a pensare alle ore
del giorno che passano alla luce degli insegnamenti di
Gesù. Ne sono nate profonde meditazioni, che seguono
il naturale corso del tempo: mattina, giorno, sera, notte.
Ad ognuna, viene evocato un atteggiamento, un senti-
mento e un'attenzione che quel momento richiama. È un
libro adatto a persone di ogni età e cultura. Semplice nella
lettura e ricchissimo di meditazioni che aiutano il lettore a
"redimere" il tempo che vive, alla luce degli insegnamenti
che Gesù ci ha lasciato affinché ne seguiamo le orme.

L’EREMO DEL SILENZIO


Juri Nervo con Ilaria Nava
San Paolo

Juri Nervo da anni lavora nell’ambito del disagio: carceri,


scuole, ospedali, sono solo alcuni dei luoghi da lui abitati
che gli regalano l’occasione quotidiana di dare forma alla
sua ricerca spirituale. Negli ultimi anni ha seguito la sua
vocazione che ha trovato forma nelle ex carceri torinesi
“Le Nuove”, attraverso quello che egli ha voluto chiamare
L’eremo del silenzio. La sua esperienza umana e cristiana,
raccontata in questo libro, è un appello a tutte le donne e
uomini di buona volontà ad ascoltare il richiamo più pro-
fondo e a camminare per realizzare un’interiorità possibi-
le anche nei nostri confusi giorni.
52 - Segnalibro
RUT LA MIGRANTE
Fratel Michael Davide
San Paolo

Rut, la Moabita, è donna umile e tenace, capace di quo-


tidiana fedeltà nell’amicizia come nell’amore. Accetta le
sofferenze che la vita non le fa mancare, come la morte
del primo marito, ma non smette di cercare con coraggio
la gioia profonda di un secondo matrimonio, più auten-
tico e fecondo del primo. Colpisce per la delicata fedeltà
a Noemi, sua suocera, con la quale vive una condivisione
autentica, materiale e spirituale. La straniera Rut apre la
prospettiva di un’integrazione possibile, dove il migrante
laborioso diviene parte della sua nuova tribù e la arric-
chisce. Fratel Michael Davide conduce il lettore dentro
la comprensione di uno dei testi più brevi e più belli della
raccolta biblica.

Con questo numero inseriamo nella rubrica “Segnalibro” la presentazione di una rivista
missionaria. Se ci pensiamo bene, sentiamo sempre le stesse notizie. Vediamo sempre le
stesse facce. Che sia un telegiornale o una bacheca su Facebook finiamo per parlare sem-
pre delle stesse cose. Ma il mondo finisce davvero qui? Possiamo allora fare una scelta
diversa: ad esempio, abbonandoci a una rivista missionaria. In casa nostra entreranno
tante storie che ci aiuteranno a scoprire che davvero il mondo ha tante facce. Iniziare a
conoscerle è il primo passo per costruire un futuro migliore per tutti, permette di divenire
più consapevoli dei diritti umani, del dialogo tra fede e culture e del cammino di evange-
lizzazione della Chiesa.

MONDO E MISSIONE
Rivista del Pontificio Istituto Missioni Estere

Rivista mensile del PIME, nata nel 1872. In ogni numero


racconta la Chiesa e la società di Asia, Africa, America La-
tina e Oceania attraverso le storie dei missionari. Attual-
mente direttore di Mondo e Missione e del sito internet
mondoemissione.it è padre Mario Ghezzi, direttore del
Centro Missionario Pime di Milano. Mondo e Missione è
inviata in abbonamento postale: arriverà a casa vostra in
dieci numeri per ogni anno (durante l’estate vengono re-
alizzati i numeri doppi di giugno-luglio e agosto-settem-
bre). Abbonamento annuale € 28.00 (ci si può abbonare
anche on-line).
Segnalibro - 53
MONSIGNOR EGIDIO INDUNI,
DA UGGIATE TREVANO ALLA STORIA DELLA CHIESA
Nel mese di novembre del 1956, Uggiate Trevano e tutta la plaga, come veniva
chiamata allora la zona pastorale delle Prealpi, parteciparono ad esequie che
consegnavano al Signore una vita dedicata per intero alla spiritualità e alle opere
cattoliche.
Era il funerale di monsignor
Egidio Induni, nato a Uggiate
nel 1886 in una famiglia
numerosa e dignitosa che
generò, tra l’altro, anche
impresari di successo e diede
alla Chiesa Diocesana un figlio
il cui nome è scritto sui libri di
storia religiosa e civile.
Monsignor Induni, agli inizi
degli anni ‘30 del secolo
scorso, era infatti assistente
diocesano dell’Azione
Cattolica, in particolare della
Federazione Giovanile Maschile, dell’Unione Femminile, delle Donne Cattoliche
e della Gioventù Femminile dell’Azione Cattolica. Tra i suoi giovani, anche Mario
Martinelli, poi tra i Padri Costituenti, senatore e ministro, una luminosa figura di
cattolico impegnato a tradurre il Vangelo e la dottrina della Chiesa nella società,
nel mondo del lavoro e nella politica, non per sé, ma per la gente, soprattutto per
i poveri e gli oppressi. Ribelle per amore, Martinelli scrisse al Papa un telegramma
che non piacque al regime fascista, già in procinto di perseguitare e far chiudere
le sedi dell’Azione Cattolica, oppositrice della dittatura e di ogni prepotenza.
Martinelli fu arrestato e il regime fascista fece cadere le responsabilità anche su
Monsignor Induni, che ricevette l’ammonimento dalla prefettura e per due anni
fu ridotto al silenzio.

Egidio Induni era stato ordinato sacerdote nel 1911 e poiché si distingueva per
cultura e capacità educativa, per 12 anni fu professore al Seminario Filosofico
Ginnasiale, allora in Sant’Abbondio a Como. Quindi, fu mandato a Brienno come
parroco e nel 1932, viste le frizioni con il Fascio, fu mandato in Duomo come

54 - Mons. Egidio Induni


canonico. Poi, fu presidente dell’Ufficio Catechistico Diocesano e promotore
delle Cause Pie, fu nel Consiglio d’amministrazione dei Beni Ecclesiastici
e dal 1945 fu il delegato vescovile dell’Azione Cattolica Diocesana e delle
Acli. Nel 1944, fu annoverato tra i Camerieri segreti del Papa. Forse una
sola frase definisce la figura di Induni ed è quella pronunciata dai medici
che lo assistettero negli ultimi giorni della sua vita terrena, colpito da una
dolorosa malattia: “Adesso conosciamo chi sono i santi”, dissero i curanti,
raccogliendo l’ultimo respiro.
Ed erano appunto i giorni dei Santi quando Monsignor Induni spirò. Era il
3 novembre 1956 e migliaia furono le testimonianze delle sue virtù, dei
suoi insegnamenti, della sua totale dedizione al bene delle anime: sentiva
i problemi sociali, sindacali e politici, ma era convinto che senza una
preparazione spirituale, senza la fede, senza la preghiera, senza l’offerta
di sé, nulla può riuscire. Patì incomprensioni ed ostacoli, ma “con acuta
sensibilità e profonda paternità spirituale”, li affrontò, come scrissero
esponenti dell’Azione Cattolica dopo la sua morte, in un libretto che ripercorre
l’apostolato di Induni. Fu lui ad organizzare la “Peregrinatio Mariae” del 1949
– 1950, “le campagne del soprannaturale” e a lavorare con Armida Barelli,
co-fondatrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, a dare impulso alla
formazione dei laici per farli “fermento e lievito”, fu lui a girare per tutta la
Diocesi e chissà con quali sacrifici “perché in un mondo vecchio e stanco,
l’apostolo rinnovi”.
A Uggiate, una folla immensa “lo vegliò in preghiere e in lacrime” prima di
accompagnarlo alla tomba. E sulla pietra sepolcrale, cantarono il Magnificat
per lui.

Mons. Egidio Induni - 55


LA FOTO RITROVATA
Questa foto è stata ritrovata da una parrocchiana di Ronago nel “cassetto dei
ricordi”. Non è precisato l’anno, non è noto l’autore, ma sono ben riconoscibili
Padre Giuseppe Ambrosoli e Suor Amelia Ghielmetti. Le due Suore in piedi e i due
giovanotti non sono stati identificati.
Chiediamo a chiunque abbia notizie su questa foto di contattare la segreteria
parrocchiale, poiché si tratta di un documento prezioso, da condividere con tutti
e da inserire nell’Archivio della nostra Comunità. Un invito valido per qualunque
altro documento che contribuisca a far memoria di persone e fatti della nostra
Comunità. Chissà quanti sono conservati nei “cassetti dei ricordi” e che, se fossero
pubblicati, potrebbero suscitare pensieri di bene.

56 - La foto ritrovata
Pagina dei bambini
GIOCHI E DIVERTIMENTI D’AUTUNNO
PER BAMBINI DI TUTTE LE ETÀ

TRIS DI CASTAGNE
Un  lavoretto per l’autunno: creare un gioco
del tris, fatto di castagne e bastoncini raccolti
durante una passeggiata. Un lavoretto per i
bambini creativi che amano la natura. Un’idea di
gioco semplice da costruire da soli.
Occorrente: 4 bastoncini di legno di circa 25/30 cm
di lunghezza, 9 castagne, spago o rafia, tempera,
pennello.

Raccogliere 9 castagne e 4 bastoncini di legno di


circa 25 o 30 cm di lunghezza. Sistemare i 4 ba-
stoncini come nell’immagine, in modo da com-
porre una griglia con 9 celle. Le celle devono esse-
re abbastanza grandi da potere contenere le castagne. Con la rafia o lo spago, legare i
bastoncini tra di loro, avvolgendo più volte lo spago (o la rafia) nei punti d’intersezione.
Dipingere 4 castagne di rosso e 4 di giallo. Lasciare asciugare.
Finalmente si può giocare. Iniziano i rossi!

SIGNOR MELOGRANO Un frutto tipico dell’au-


tunno è il melograno! È buono e fa anche bene, ma
spesso si trasforma in un oggetto decorativo perché
è difficile da sbucciare. In attesa di aprirlo e sgranar-
lo, si può trasformare in “uno di casa”, ritagliando e
incollando con lo scotch naso, occhi, bocca e magari
qualche buffo copricapo.

Pagina dei bambini - 57


L’OPERA APOLOGETICA DEL PITTORE CARLO INNOCENZO CARLONI
Fois Mariachiara, restauratrice di Beni Culturali
Nella volta sopra la navata d’ingresso della chiesa parrocchiale dei santi Pietro
e Paolo di Uggiate si apre la Gloria di San Paolo, dipinta tra il 1733 e il 1737, da
Carlo Innocenzo Carloni, uno dei maggiori pittori del rococò europeo; l’artista
intelvese realizza un piccolo capolavoro di luminosità, moltiplicando la presenza
degli angeli che accompagnano il Santo verso il cielo, coerentemente con la tito-
lazione della chiesa.

Ma chi è l’artista che ha decorato gli interni della chiesa? Se ne era già accennato
qualche tempo fa, durante il cantiere pilota sulla Cappella dedicata alla Madonna
del Rosario, senza però delineare il profilo di questo artista, considerato il più
importante pittore barocco.
Carlo Innocenzo Carloni, nato a Scaria in Valle d’Intelvi (CO) nel 1686 e lì dece-

58 - Restauri chiesa Uggiate


duto nel 1775 (sepolto nel cimitero contadino, a fianco del fratello Diego),
proviene da una famiglia di artisti, i cui membri erano soprattutto costrutto-
ri, stuccatori e pittori, per lo più d’affreschi, artisti dunque per cui l’elemento
artigianale svolgeva un ruolo di primo piano. Meta dei loro sforzi non era l’o-
pera d’arte individuale, bensì il convergere armonioso delle diverse arti. Ecco
perché il pittore Carloni si dilettava un po’ per gusto e un po’ per esigenze
pratiche, a dipingere anche abbozzi e schizzi a olio, lavori caratterizzati da un
alto valore artistico, molto apprezzato soprattutto dai collezionisti.
La sua abilità si deve inoltre alla formazione avuta nella bottega di un con-
terraneo negli anni 1702-1706, quel Giulio Quaglio che tanto operò anche a
Bergamo (Chiesa di Sant’Agata, Domus Magna, Chiesa parrocchiale San Pa-
olo d’Argon, per citare alcuni suoi lavori) e che con il Carloni operò a Lubiana
(oggi capitale della Slovenia). Secondo le fonti, Carlo dalla Baviera viene a
Venezia e a Roma, per poi rendersi autonomo entro il 1710. Sempre grazie
alla famiglia, si trasferisce a Vienna, dove, sposatosi con una conterranea da
cui nasceranno otto figli (nessuno seguirà con successo le orme familiari), la-
vorerà alacremente: nella capitale austroungarica decora il castello del Bel-
vedere inferiore e del Belvedere superiore per poi trasferirsi a Linz. Nel 1717
si porta a Praga (Palazzo Gallas), mentre nel 1729 si trova nuovamente in
Germania, stavolta nella parte sudoccidentale del Wuttenberg, per decorare
i castelli di Ludwisburg e di Ansbach entro il 1735. L’ultima trasferta tedesca
avverrà nel 1750 per gli affreschi del castello del principe elettore Clemente
Augusto a Bruhl. Carlo I. Carloni acquistò larga fama soprattutto nei secoli
XVII e XVIII, in chiese e palazzi dell’Italia, dell’Austria, della Germania, della
Francia, della Svizzera e della Spagna, con esuberanza e grande abilità, no-
nostante una popolare definizione come freddo e facile pittore soprattut-
to nell'esecuzione delle tavole d’altare e con note veramente personali nei
grandi affreschi decorativi. Le sue opere si possono trovare ancora oggi a
Mantova, a Como, a Milano (affreschi nel palazzo Scotti) e nella stessa Scaria
(paese che lo vide alla luce) si ricorda la chiesa parrocchiale di Santa Maria
riccamente affrescata con un’ importante "Gloria della Vergine".
Già inclinato verso il gusto decorativo dalla tradizione e dall'attività non solo
familiari, ma tipiche degli intelvesi, il Carloni si distinse in un genere di pittura
briosa e vivace, che richiedeva più fantasia ed estro prospettico che accura-
tezza di disegno. Fin dall'inizio della sua carriera si trovò ad assolvere incom-

Restauri chiesa Uggiate - 59


benze importanti e di un carattere particolare: gli affreschi allegorici e celebrativi
per i principi e gli alti personaggi legati alla monarchia austriaca, compito che egli
seppe assolvere con particolare maestria superando di gran lunga, i limiti della
pura decorazione, ed in questo genere egli fu indubbiamente uno degli artisti più
vivi e più rappresentativi. Tuttavia il ripetersi di determinate composizioni, figu-
re e gruppi allegorici, l'importanza predominante del soggetto e del significato
sulla forma artistica, sono spesso un limite alle qualità del pittore. La rapidità ed
incisività di tocco, la raffinatezza tipicamente rococò della pennellata tagliente
caratterizzano invece i suoi bozzetti oggi sparsi nei musei e nelle collezioni pri-
vate di tutto il mondo, specie in Germania, in Inghilterra e negli Stati Uniti. Pur
conservando alcune caratteristiche di composizione, di prospettiva e di disegno
che rimangono in gran parte inalterate durante tutta la sua carriera, l'attività del
C. si può stilisticamente dividere in tre periodi. Nel primo, fino al 1730 circa, egli
è strettamente legato agli insegnamenti del Quaglio e del Trevisani e quindi a
caratteristiche stilistiche lombarde e bolognesi derivate dal primo, romane attra-
verso il secondo ed il soggiorno a Roma (dove egli frequentò certamente anche
la cerchia del Maratta e del Luti e si interessò alla pittura del Baciccia). Mentre
qui egli si muove ed agisce ancora entro una atmosfera tardo barocca che risen-
te a volte di una certa pesantezza, nel secondo periodo, che copre all'incirca i
vent'anni dal 1730 alla metà del secolo, egli entra in una fase rococò di gusto in-
ternazionale ricercato ed elegante; la sua pittura si fa più aerea e leggera, i colori
più vivaci, le forme dinamiche e frastagliate. E’ questo in linea di massima il suo
momento più felice. Nella terza fase, dopo la metà del secolo e fino alla morte,
le tinte si schiariscono, gli spazi atmosferici si allargano secondo le tendenze e il
gusto dell'epoca, ma il disegno è a volte un po' statico e con alcune durezze.
Il ciclo di affreschi restaurato nella scorsa stagione si riferisce proprio a quel se-
condo periodo fervido d’attività artistica del pittore. Le superfici decorate della
campata d’ingresso sono state riscoperte e valorizzate con una operazione ener-
gica e calibrata di rimozione degli strati di sporco depositati. Le architetture che
ripartiscono più di 400 metri quadrati di superficie, i vasi fioriti, le finte lastre di
marmo, numerosi elementi decorativi ripetuti assieme alle grandi scene aperte
della volta a botte e della controfacciata, riempiono gli spazi e l’aria, di colore e
di materia.
Due scene dedicate alla vita di san Paolo si possono ora ammirare nel loro pieno

60 - Restauri chiesa Uggiate


ed originario splendore, sulla parete di controfacciata, poco visibili forse per
la presenza importante dell’organo strumentale: la Conversione ed il Marti-
rio.

Restauri chiesa Uggiate - 61


Il degrado aveva appesantito ed appiattito la brillantezza e la freschezza del ma-
nufatto.
La causa principale del degrado è da attribuire all'impianto di riscaldamento ad
aria presente all'interno della chiesa. Lo strato di sporco accumulatosi negli anni,
unito a depositi più adesi, quali cataboliti animali e ridipinture, nonchè la pre-
senza di crepe, fessurazioni, vecchie stuccature a base di gesso e l'apposizione di
chiodi lungo tutto il perimetro della fascia sovrastante il cornicione, erano i segni
più tangibili di un degrado in atto. Lo stato di conservazione era ulteriormente
aggravato dal segno evidente di vecchie infiltrazioni di acqua piovana provenien-
ti sia dalle coperture che dalle finestre poste a nord e a sud della campata. In
corrispondenza di esse si osservava presenza di sali superficiali con conseguente
decoesione delle malte, indebolimento e perdita di coesione del colore, abrasioni
e cadute di pellicola pittorica. Il grande lavoro di pulitura delle superfici decora-
te, preceduto dai saggi e dallo studio della materia, ha svelato numerose infor-
mazioni circa la tecnica esecutiva dell’opera ed il suo stato di conservazione. Lo
strato di nero fumo depositatosi negli anni oltre a celare la brillantezza originaria
dei colori nascondeva le più piccole abrasioni e cadute di colore. Alcune tonalità,
principalmente rossi e blu tendevano a cedere leggermente al contatto.
A luce radente, a pulitura conclusa, si sono rivelate le numerose incisioni diret-
te del disegno preparatorio, oltre agli attacchi di giornata ed ai buchi riferibili al
posizionamento dei cartoni. Dallo studio di questi ultimi è stato possibile indivi-
duare ed ipotizzare la sequenza cronologica di lavorazione del pittore e del qua-
draturista. Non si hanno informazioni circa la troupe di persone impiegate con lui
ad affrescare estese superfici come in questo caso. Sicuramente si può pensare
che non fosse solo, ma che vi fossero una serie di collaboratori e/o garzoni ad-
detti alla preparazione e stesura degli intonaci, al posizionamento dei cosidetti
cartoni, alla preparazione dei colori ecc..
Molte opere ad affresco sono state da lui precedentemente disegnate e dipin-
te su bozzetti, secondo una studiata e precisa regola, che ci permette spesso di
farci un’idea del processo creativo dell’artista. Sarà stato così anche per la Gloria
di San Paolo della chiesa di Uggiate? E’ molto probabile, dal momento che non
sono state ritrovate modifiche nel disegno, se non piccole modifiche in fase pitto-
rica. La rappresentazione centrale progettata su carta è stata poi realizzata diret-
tamente sulla volta, a porzioni di giornate di lavoro, con incisioni dirette e decise,
ma soprattutto secondo un’elaborazione cromatica ben precisa. L’attenzione è

62 - Restauri chiesa Uggiate


posta sul gruppo di angeli che elevano il Santo al cielo, portando il libro e la
spada, dove il verde della veste ed il rosso del manto di san Paolo con tutti
i drappeggi azzurri e gialli degli angeli diventano l’accento cromatico domi-
nante, intorno al quale si raggruppano, verso il finestrone della controfac-
ciata, altri angeli e putti e testine alate, dai toni più leggeri, pastello, a volte
poche macchie di colore bastano ad accennare una figura. L’espressività co-
loristica e pittorica viene così elevata
dalla drammaticità dell’opera d’arte.
La tecnica pittorica, grazie alla sua
ottima tenuta dei colori all'acqua
non lascia dubbi sull'impiego di una
tecnica ad affresco con pochissime
riprese a secco. L'utilizzo di piccole e
decise pennellate scure, osservate in
modo particolare su alcune nuvole,
definiscono le forme accentuandone
i volumi. La fresca creatività del pit-
tore pima ancora della sua sagacia
realizzativa in grande formato sono
state riscontrate e documentate in
fase d’intervento da noi restaura-
trici, nella fortuna di essere a pochi
centimetri di distanza dalle opere.
Si è parlato spesso del Carloni come
del pittore barocco per eccellenza,
che ha saputo portare nei paesi d’ol-
tralpe il suo inconfondibile stile fatto
di gioia e di esuberanza rococò, due
fattori evidenziati in questo apparato decorativo con la forte ed elegante
presenza di ordinate pennellate in lamina d’oro.
Il risultato del restauro appaga ogni fatica fisica e cancella ogni dubbio
sull’impegno di proseguire con i lavori. Si è iniziato infatti da poche settima-
ne un nuovo lotto di lavori per la Cappella di San Francesco Saverio al fine
di “liberare” altre superfici e poter fruire nuovamente della bellezza e della
luminosità delle decorazioni.

Restauri chiesa Uggiate - 63


Affresco della volta, particolare durante la pulitura

Sotto, particolare arco di volta cappella laterale


con pennellate di lamina d’oro