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Direttore responsabile: Maria Castelli - Registrazione Tribunale di Como numero 3/2018 del 1/3/2018

Redazione: Casa Parrocchiale - 22029 Uggiate Trevano - p.zza della Repubblica, 1


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Uggiate e Ronago
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di Uggiate e Ronago
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di Uggiate e Ronago

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Tempo per...
Possa la via crescere con voi,
possa il vento essere alle vostre spalle,
possa il sole scaldare il vostro viso
e possa Dio tenervi nel palmo della sua mano.
Prendetevi tempo per amare
perché questo è il privilegio che Dio vi dà;
prendetevi tempo per essere amabili
perché questo è il cammino della gioia;
prendetevi tempo per ridere
perché il sorriso è la musica dell’anima;
prendetevi tempo per amare Dio
e le persone che Dio vi affida tutti i giorni attorno a voi
con molta tenerezza
perché la vita è troppo corta per essere egoisti!

don Luigi Verdi


Intro
ATTENDERE SENZA PRETESA
Virtù oggi in disuso, la pazienza dovrebbe invece essere una delle no-
stre principali caratteristiche. Siamo ormai troppo abituati a quell’at-
teggiamento interiore che ci spinge a volere “tutto e subito”. E se tut-
to ciò che vogliamo non si realizza subito, apriti cielo!
Eppure basterebbe guardare a noi stessi: quanto ci mettiamo a cam-
biare un modo di fare o di pensare? Anni, decenni … forse non riuscire-
mo a cambiare mai; quanta pazienza devono avere gli altri con noi! E
noi, invece, cadiamo continuamente nella tentazione dei tempi brevi,
anzi brevissimi. Tutto quello che c’è attorno a noi deve uniformarsi im-
mediatamente alla nostra volontà.
Sarà per l’allontanamento dalla terra, dai ritmi delle stagioni, dall’at-
tesa che il grano maturi, ma l’impazienza sta diventando la caratte-
ristica del mondo occidentale. Dare il tempo giusto alle cose e alle
persone per crescere, per sviluppare le proprie potenzialità in modo
armonico, per servire allo scopo per il quale sono state fatte … tutto
inutile.

4 - Intro
E così ci ritroviamo a mangiare polli che in realtà sono pulcini, fragole
a dicembre e formaggi che non sanno di nulla. E così vorremmo che i
giovani ragionassero come se avessero l’esperienza dei vecchi e che i
vecchi si muovessero come se fossero giovani. E così … roviniamo la
nostra vita e quella degli altri, perché siamo sempre in attesa di qual-
cosa di immediato che non potrà mai venire. Pretendiamo le riforme
(dello Stato, della Chiesa, della bocciofila) in tempi brevissimi, preten-
diamo che i figli adolescenti capiscano subito e subito si adeguino alle
nostre direttive, pretendiamo che i genitori si adeguino in pochi mi-
nuti all’evoluzione dei figli e della società, pretendiamo che gli anziani
capiscano in un istante (e lo approvino!) il mondo in cui vivono oggi,
così diverso da quello di ieri.
L’impazienza si accompagna proprio egregiamente alla pretesa. Pre-
tendere (dagli altri, ovviamente, da noi stessi un po’ meno) è uno degli
atteggiamenti più deleteri che possano esistere, perché non permette
di rispettare l’altro, i suoi tempi, il suo modo d’essere.
Pazienza con tutti, dunque. Almeno quanta ne abbiamo con noi stes-
si. E quanta ne ha Dio verso le sue creature.
don Sandro, parroco

Attendere senza pretesa - 5


La parola del Papa
LA PACE, GARANZIA DI SVILUPPO
E DI REALIZZAZIONE CRISTIANA

Lo scorso 20 luglio il Papa France-


sco ha espresso approvazione per
la richiesta di un “cessate-il-fuoco”
globale, contenuta nella risoluzio-
ne adottata qualche giorno prima
dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu
per affrontare le devastanti conse-
guenze del virus Covid-19, in par-
ticolare per quelle zone già teatro
di conflitti: “È lodevole la richiesta
di un cessate-il-fuoco globale e
immediato, che permetterebbe la
pace e la sicurezza indispensabili per
fornire l’assistenza umanitaria così
urgentemente necessaria. Auspico
che tale decisione venga attuata
effettivamente e tempestivamente
per il bene di tante persone che rio rivolto “a tutti, singoli e popoli”,
stanno soffrendo. Possa questa di un’esistenza “colma di gioia e di
Risoluzione del Consiglio di speranza”. Francesco parte da una
Sicurezza diventare un primo passo premessa: la fraternità, che si co-
coraggioso per un futuro di pace”. mincia a imparare in famiglia, è
La presa di posizione del Papa non è “fondamento e via per la pace”.
stata una novità, infatti Francesco è Non solo le persone, ma anche le na-
da sempre molto sensibile al tema zioni - spiega Francesco ricordando
della pace mondiale. Nei suoi mes- l’enciclica “Populorum progressio” di
saggi per la Giornata Mondiale della Papa Paolo VI - devono incontrarsi
Pace, pubblicati ogni anno, emerge “in uno spirito di fraternità”. Riferen-
infatti il nitido profilo di un denso dosi al magistero di Giovanni Paolo
magistero. II, il Pontefice sottolinea che la pace
Il primo messaggio di Papa France- è “un bene indivisibile”: “è di tutti o
sco per la Giornata Mondiale della di nessuno”. Ma servono “politiche
Pace, nel 2014, si apre con l’augu- efficaci che promuovano il prin-

6 - La Parola del Papa


cipio della fraternità, assicurando in umanità, privati della libertà e
alle persone di accedere ai capita- della dignità, ma di avere il corag-
li, ai servizi, alle risorse educative, gio di toccare la carne sofferente di
sanitarie, tecnologiche”. Francesco Cristo”.
esorta inoltre a riscoprire la frater- Il messaggio di Papa Francesco per
nità nell’economia, a ripensare i la Giornata Mondiale della Pace del
“modelli di sviluppo” e a cambiare 2016 è un invito a vincere le varie
“gli stili di vita”. Con la fraternità, espressioni di indifferenza. “La pri-
prosegue il Pontefice, si “spegne la ma forma di indifferenza nella so-
guerra” se ciascuno riconosce nell’al- cietà umana – spiega il Pontefice – è
tro “un fratello di cui prendersi cura”. quella verso Dio”. Da questa scatu-
La fraternità, osserva infine il Papa, risce anche “l’indifferenza verso il
aiuta anche “a custodire e a coltivare prossimo e il creato”. “Quasi senza
la natura”. accorgercene, siamo diventati in-
Nel messaggio per la Giornata Mon- capaci di provare compassione per
diale della Pace del 2015, Papa Fran- gli altri, per i loro drammi, non ci
cesco si sofferma sull’“abominevole interessa curarci di loro, come se
fenomeno” della “piaga dello sfrut- ciò che accade ad essi fosse una
tamento dell’uomo da parte dell’uo- responsabilità estranea a noi, che
mo”. Ancora oggi, ricorda il Santo non ci compete”. E in una società
Padre, “milioni di persone vengo- così lacerata dove dilagano inerzia
no private della libertà e costrette e disimpegno, la pace è minaccia-
a vivere in condizioni assimilabili a ta “dall’indifferenza globalizzata”.
quelle della schiavitù”. Il pensiero L’indifferenza nei confronti dell’am-
del Pontefice è rivolto in particolare biente naturale, sottolinea il Papa,
ai tanti lavoratori e lavoratrici, anche favorisce inoltre “la deforestazione,
minori, “asserviti in diversi settori”, l’inquinamento e le catastrofi natu-
ai molti migranti privati della libertà rali che sradicano intere comunità
“nel loro drammatico tragitto”, alle dal loro ambiente di vita, costringen-
persone “costrette a prostituirsi”. Il dole alla precarietà e all’insicurezza”
Papa esorta infine a “globalizzare la e crea “nuove povertà”. Nello spiri-
fraternità”. E lancia “un pressante to del Giubileo della Misericordia,
appello a tutti gli uomini e le don- annunciato da Papa Francesco il 13
ne di buona volontà, e a tutti coloro marzo 2015, ciascuno “è chiamato
che, da vicino o da lontano, anche a riconoscere come l’indifferenza
ai più alti livelli delle istituzioni, si manifesta nella propria vita e ad
sono testimoni della piaga della adottare un impegno concreto per
schiavitù contemporanea, di non contribuire a migliorare la realtà in
rendersi complici di questo male, di cui vive, a partire dalla propria fa-
non voltare lo sguardo di fronte alle miglia, dal vicinato o dall’ambiente
sofferenze dei loro fratelli e sorelle di lavoro”.

La Parola del Papa - 7


Il cinquantesimo messaggio per la lasciare le loro terre a causa di discri-
Giornata Mondiale della Pace del minazioni, persecuzioni, povertà e
2017 è incentrato sulla nonviolen- degrado ambientale”. “Offrire a ri-
za. “Che siano la carità e la nonvio- chiedenti asilo, rifugiati, migranti
lenza – scrive Francesco - a guidare e vittime di tratta una possibilità di
il modo in cui ci trattiamo gli uni gli trovare quella pace che stanno cer-
altri nei rapporti interpersonali, in cando – scrive Francesco - richiede
quelli sociali e in quelli internaziona- una strategia che combini quat-
li”. Il mondo, ricorda il Santo Padre, tro azioni: accogliere, proteggere,
è sempre più frantumato: “oggi pur- promuovere e integrare”. Osser-
troppo siamo alle prese con una vando i migranti e i rifugiati con uno
terribile guerra mondiale a pezzi”. sguardo contemplativo alimentato
La violenza, sottolinea il Pontefice, dalla fede, sottolinea infine il Santo
“non è la cura per il nostro mondo Padre, si scopre che “non arrivano a
frantumato”: essere veri discepoli mani vuote”: “Portano un carico di
di Gesù “oggi significa aderire an- coraggio, capacità, energie e aspi-
che alla sua proposta di nonvio- razioni, oltre ai tesori delle loro
lenza”. La nonviolenza praticata culture native, e in questo modo
con decisione e coerenza, ricorda arricchiscono la vita delle nazioni
Francesco, ha portato a risultati che li accolgono”.
impressionanti: “i successi ottenuti Il messaggio per la Giornata Mon-
dal Mahatma Gandhi e Khan Ab- diale della Pace del 2019, è dedicato
dul Ghaffar Khan nella liberazione alla “sfida della buona politica”. “La
dell’India, e da Martin Luther King buona politica è al servizio della
Jr contro la discriminazione razzia- pace; essa rispetta e promuove i
le non saranno mai dimenticati”. diritti umani fondamentali, che
“Gesù stesso – osserva infine il sono ugualmente doveri reciproci,
Papa - ci offre un ‘manuale’ di que- affinché tra le generazioni presen-
sta strategia di costruzione della ti e quelle future si tessa un lega-
pace nel cosiddetto Discorso della me di fiducia e di riconoscenza”.
montagna”: le otto Beatitudini (cfr “Quando l’esercizio del potere po-
Mt 5,3-10) tracciano “il profilo del- litico mira unicamente a salvaguar-
la persona che possiamo definire dare gli interessi di taluni individui
beata, buona e autentica”. privilegiati l’avvenire è compromes-
Nel messaggio per la Giornata Mon- so e i giovani possono essere ten-
diale della Pace del 2018, Papa Fran- tati dalla sfiducia. Quando, invece,
cesco esorta ad abbracciare tutti la politica si traduce, in concreto,
coloro “che fuggono dalla guerra nell’incoraggiamento dei giovani
e dalla fame o che sono costretti a talenti e delle vocazioni che chiedo-

8 - La Parola del Papa


no di realizzarsi, la pace si diffonde il presente e la memoria, tra le espe-
nelle coscienze e sui volti”. Diventa rienze e le speranze”. Il Papa esorta
una fiducia dinamica, che vuol dire anche a essere artigiani di pace: “Il
“io mi fido di te e credo con te nella mondo - spiega il Santo Padre -
possibilità di lavorare insieme per il non ha bisogno di parole vuote ma
bene comune”. “La politica, osser- di testimoni convinti, di artigiani di
va infine Francesco, “è per la pace pace aperti al dialogo senza esclu-
se si esprime, dunque, nel ricono- sioni né manipolazioni”. “Il cammi-
scimento dei carismi e delle capa- no della riconciliazione - sottolinea
cità di ogni persona”. infine il Papa - richiede pazienza e
Infine, nel messaggio per la Giornata fiducia. Non si ottiene la pace se
Mondiale della Pace del 2020, Fran- non la si spera”.
cesco indica nella pace “un bene Dunque, cuori colmi di fraternità,
prezioso” e una meta verso la quale vite liberate dalla schiavitù, sguar-
tendere nonostante gli ostacoli e le di capaci di vincere l’indifferenza,
prove. “La speranza – scrive il Papa semi di nonviolenza per promuove-
- è la virtù che ci mette in cammino, re la pace, mani tese verso migranti
ci dà le ali per andare avanti, perfi- e rifugiati, passi ispirati dalla buona
no quando gli ostacoli sembrano politica e cammini di dialogo e di ri-
insormontabili”. Il recente Sinodo conciliazione. Pur intrecciandosi con
sull’Amazzonia, ricorda il Pontefice, la realtà di una società deformata da
ci spinge “a rivolgere, in modo rin- vari vizi, lo sguardo del Papa è sem-
novato, l’appello per una relazione pre legato alla speranza cristiana, al
pacifica tra le comunità e la terra, tra volto di Gesù.

La Parola del Papa - 9


IL VESCOVO OSCAR: “NON VI SARA’ PIU’ NOTTE”
“Preferite la luce. Non siamo fatti per
le tenebre. Finché uomini e donne vi-
vranno nelle tenebre della solitudine,
del degrado, dell’ingiustizia, senza
una fissa dimora, significa che la luce
non ha ancora invaso le nostre scelte,
che la buona notizia dell’amore non ci
ha ancora contagiati”: sono parole del
nostro Vescovo Oscar Cantoni, tratte
dal “Discorso alla città”, la tradiziona-
le riflessione proposta per il patrono
della Diocesi, Sant’Abbondio, alle au-
torità civili e al popolo di Dio.
Un discorso articolato, dal titolo:
“Città di Como, rialzati e riparti!”, ma
che non vale solo per il capoluogo.
Bensì, contiene una molteplicità di
spunti anche per noi, i nostri paesi, le
nostre comunità, le nostre famiglie.
Anche noi abbiamo vissuto e viviamo
un momento storico di “sofferenza,
inquietudine e paura, unite ad un senso di incertezza e di provvisorietà
“, come l’ha definito il Vescovo. E proprio da quest’analisi di un’e-
sperienza vissuta e non ancora finita, ha preso il via il discorso di Pa-
dre Oscar che si è soffermato sulla “fragilità alla base della nostra
umanità “. Abbiamo creduto di essere intoccabili, veri padroni di noi
stessi e del mondo – ha argomentato – e invece il virus ci ha messi
in discussione.
“Dobbiamo tornare a Dio per costruire relazioni umane più fraterne,
fondate sul rispetto di ciascuno, riconoscendo la dignità e l’onore che
compete a ciascun essere umano in quanto tutti siamo figli di Dio”, ha
rimarcato, ripetendo “nessuno si salva da solo” e declinandolo con
“compassione”, che significa “patire con”, in un cammino di vicinan-
za, di riconciliazione, di servizio.
Il servizio delle comunità cristiane durante il periodo dell’isolamen-

10 - Il vescovo Oscar
to è stato appunto ripercorso dal vescovo Oscar che ha definito la
parrocchia come “comunione di comunità e comunità di famiglie” e
che deve proseguire nella crescita della fede e della carità, della vita
evangelica e dell’aiuto reciproco, vie trovate quando tutto sembra-
va essersi fermato, il lavoro, i contatti, le Messe, il catechismo, il ca-
lendario parrocchiale.
Ma “una luce splende nella notte del mondo“: è fatta dalle persone
che si prendono cura degli altri e quanti esempi ci hanno dato, a ri-
schio della propria vita, ha detto il Vescovo ed ora si tratta di “ripar-
tire con fiducia”. Un altro capitolo, questo, è il capitolo della risposta
del Signore proclamata da Padre Oscar: “Non abbiate paura, abbiate
fede in me. Io, il Signore, non vi ho dimenticati”.
E ripartire scegliendo la luce. “È emerso un grande desiderio di vita
nuova, rinnovata, di valori riscoperti e condivisi – ha concluso il Vesco-
vo – È giunto il tempo di rimettere al centro quel tesoro che riponiamo
nel nostro cuore: l’amore di Dio e dei fratelli”.
Anzi, ha concluso citando il libro dell’Apocalisse: “Non vi sarà più
notte, non avranno più bisogno di luce di lampada, né di luce di sole,
perché il Signore Dio li illuminerà”.

Discorso alla città - 11


SANTI PIETRO E PAOLO TESTIMONI DI GESÙ
CHE BUSSANO AI NOSTRI CUORI
Lunedì 29 giugno, festa dei Santi Pietro e Paolo, la comunità di
Uggiate Trevano si è raccolta in preghiera in chiesa parrocchiale
per onorare solennemente i Santi Patroni, fratelli nel martirio e
annunciatori della Parola misericordiosa del Signore. Don Gerardo
Bernasconi, vicario dal 1986 al 1991, in occasione dei 44 anni di or-
dinazione sacerdotale, ha presieduto la Santa Messa solenne con
don Sandro, don Marco e don Sergio.
Le vite dei due Santi, rigenerate dall’incontro con Cristo, sono state
ripercorse brevemente da don Gerardo, che ha ricordato come tut-
to il Popolo di Dio sia loro debitore per il dono della fede: Pietro è
stato il primo a confessare che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio; Paolo
ha diffuso questo annuncio nel mondo greco-romano. La Provvi-
denza ha voluto che entrambi giungessero a Roma e in questo luo-
go versassero il loro sangue per la fede. La fede in Gesù Cristo li ha
resi fratelli e il martirio li ha fatti diventare una sola cosa. San Pietro
e San Paolo, così diversi tra loro, sono stati scelti dal Signore Gesù
e hanno risposto alla chiamata of-
frendo tutto di se stessi. In entrambi,
la grazia di Cristo ha compiuto grandi
cose, li ha trasformati. Sono diventati
amici e apostoli di Cristo. Perciò essi
continuano a parlare alla Chiesa e an-
cora oggi indicano la strada della sal-
vezza. “Entrambi” – ha sottolineato
don Gerardo – “dimostrano e dicono
a noi, oggi, che il Signore è sempre al
nostro fianco, cammina con noi, non
ci abbandona mai. Specialmente nel
momento della prova, Dio ci tende la
mano, viene in nostro aiuto e ci libe-
ra dalle minacce dei vincoli del male
e alleggerisce il peso dei nostri errori.
In un mondo in cui Cristo sembra es-
sere messo all’ultimo posto anche dai

12 - Santi Pietro e Paolo


cristiani, i Santi Pietro e Paolo sono un esempio da seguire, la loro
testimonianza forte insegna che a guidare la nostra vita è Dio. Solo
chi si apre alle novità del Vangelo impara a vivere profondamente
la propria umanità.”
La cerimonia religiosa, resa ancor più solenne dalla presenza della
nostra Corale, ha costituito un ritorno a celebrare la Santa Messa
in chiesa. Tornare a celebrare l’Eucarestia con tutta la comunità
cristiana nella festa dei Santi Patroni, come nella solennità del Cor-
pus Domini, è stato un dono grande e bello, da apprezzare dopo
il lungo tempo del lockdown. Ne ringraziamo Dio Padre perché,
anche se la luce dell’Eucarestia non si è mai spenta, la mancanza
fisica, visibile, della comunità dei credenti riunita intorno all’altare
del Signore pesava come un’ombra su questa luce.

Santi Pietro e Paolo - 13


MERCOLEDÌ DELLA FEDE:
SANTITÀ DI UN UOMO FELICE
“Padre Giuseppe Ambrosoli non è un uomo
del passato”: è una delle conclusioni a cui è
giunto don Ezio Bolis, teologo bergamasco,
che ha letto la “Positio”, cioè lo svolgimento
del processo canonico che ha portato sugli
altari il nostro medico – missionario, nato a
Ronago il 25 luglio 1923 e che ha terminato
di vivere in Uganda il 27 marzo 1987.
Nella chiesa parrocchiale di Uggiate Treva-
no, in collegamento streaming sulla “Vo-
cechebussa”, il sito Web della nostra Co-
munità, don Bolis ha ripercorso le strade di
padre Giuseppe, alla luce dei documenti e
delle testimonianze raccolte nella “Positio”:
era l’unico appuntamento, in questo anom-
alo 2020, dei “Mercoledì della fede”, il ciclo
che da alcuni anni viene proposto nelle nos-
tre chiese su temi religiosi, artistici e cultur-
ali. Un “supplemento d’anima”, in sintesi,
che attira interesse ed ha divulgato aspetti inediti della nostra
realtà e del mondo intero.
“La santità di un uomo felice”: è una delle espressioni di don Bo-
lis riferita a padre Ambrosoli, ormai beato: la cerimonia di beat-
ificazione si sarebbe dovuta svolgere a Kalongo, il 21 novembre
prossimo e naturalmente nella nostra Diocesi Comense e nella
nostra Comunità non sarebbero mancate celebrazioni concom-
itanti. Ma la pandemia ha fermato e rinviato anche questa so-
lennità.
Ma l’esempio di padre Ambrosoli, la devozione nella nostra ter-
ra, i ricordi rimangono vivi e continui, perché è il nostro primo
beato che insegna che cos’è la santità.
“Ha insegnato che si può seguire Gesù nella passione del pro-
prio lavoro e prendendosi cura della persona, difendendo la
vita”: è la tesi numero uno di don Bolis che ha messo in luce l’at-

14 - Mercoledì della fede


tività di medico – chirurgo, l’attenzione e la delicatezza uma-
na di padre Giuseppe. Ma ha anche rivelato un aspetto forse
poco noto: la sensibilità per la condizione femminile. Donne
trattate come scarti, umiliate, allontanate, soprattutto in caso
di sterilità, una maledizione in certe culture, furono la princi-
pale preoccupazione di padre Giuseppe che dedicò tante forze
alla vita nascente, ad alleviare le sofferenze delle madri e dei
bambini.
L’altra lezione di padre Giuseppe, illustrata da don Bolis, è la
semplicità. Cioè, “la lezione dell’essenziale che si traduce in
una vita austera, umile e sobria, giorno dopo giorno”.
E ancora: “Essere cristiano significa prendersi cura – ha prose-
guito – E prendersi cura è uno dei nomi della carità. Ma come?
Con professionalità, con lo studio, con la preparazione clinica,
scientifica e tecnica. Non voleva volontari intenzionati a fare
esperienza in missione. Voleva professionisti, non improvvisa-
tori, per quanto generosi”.
Ed è stato così tracciato il ritratto di un “santo della vita ordi-
naria”, poiché non basta fare. Ma occorre “fare bene il bene”.
Con la “fiducia in Dio”. E con gli occhi della fede, padre Am-
brosoli ha visto il volto di Cristo in ogni persona e se l’è presa a
cuore. Il cuore di un santo.

Santità di un uomo felice - 15


MADONNA DELLA CONSOLAZIONE: UNA VITA NUOVA
“Se ci si fida veramente del Padre, anche ciò che può apparire una perdita
definitiva in realtà apre ad una vita nuova, diversa e si ritrova come vita
eterna”: è uno dei punti centrali dell’omelia di monsignor Dante Lafran-
coni, vescovo emerito di Cremona che, anche quest’anno, non ha voluto
rinunciare alla festa della compatrona di Ronago, la Madonna della Con-
solazione. Da quasi 65 anni, il vescovo Dante è un amico fedele di Rona-
go: aveva quindici anni, giovanissimo seminarista, quando ha cominciato
a frequentare la parrocchia e a servire la comunità e la gente. Quest’anno,
ha compiuto 80 anni ed era atteso più del solito per pregare con lui e per
gli auguri di circostanza. È arrivato sotto un incombente nubifragio che
si scatenerà al termine della Messa decorata dall’organo e dalla Corale
dai livelli sempre più alti, da una coreografia di fiori bianchi, dai fedeli che
potevano stare tra le navate nel rispetto delle norme sanitarie e alcuni
sono rimasti sul sagrato. Una festa in tono minore: niente processione,
niente Filarmonica, niente pesca di beneficenza, ma i “Fooc e Fiamm”,
accantonati i fuochi d’artificio, hanno cucinato prelibati piatti da asporto,
tenendo saldo il filo della tradizione parrocchiale e della convivialità in
famiglia. E al pomeriggio, la preghiera mariana, l’esposizione del Santis-
simo e la benedizione davanti alla statua che rappresenta la storia e la
devozione di una comunità.

16 - Madonna della Consolazione


E il Vescovo Dante s’è ispirato alla Madonna per l’Omelia, alla luce del
Vangelo del giorno: “Chi ama la propria vita, la perderà”. E la sua riflessi-
one ha lasciato trasparire il riferimento all’attualità, al momento che sti-
amo attraversando, quando tante cose in cui abbiamo riposto progetti e
certezze vengono meno.
“Maria ha perso tutto, sogni, prospettive, sicurezze – ha detto monsignor
Lafranconi – ed ha accettato di aderire alla voce del Signore, anche quando
questo comportava la perdita della vita”.
Chissà se le è mai venuto il dubbio di aver sbagliato tutto, soprattutto
quando s’è trovata in ginocchio ai piedi della Croce: per questo, per ques-
to strazio, ho rinunciato anche a me stessa? potrebbe aver pensato. E
invece, proprio in quel momento di suprema sconfitta, ancora di più si è
fidata di Dio, ha ribadito il vescovo Dante: “Se aderisci con tutto il cuore al
disegno del Padre – ha sottolineato – se accetti di vivere nella fede anche le
situazioni più laceranti, lì trovi le radici della consolazione”.
Perché: “Chi ha motivo di fidarsi di Dio – ha concluso - condividendo la sof-
ferenza e la morte, condividerà anche la vita eterna. Condividerà anche la
Resurrezione”.

Una vita nuova - 17


Santi del nostro tempo
GESÙ IN MEZZO.
LA STRADA VERSO LA SANTITÀ PERCORSA DA DUE AMICI
Alberto e Carlo sono due ragazzi straordinariamente normali.
Due amici. Due santi.
Per la prima volta nella storia della Chiesa nel 2008 la diocesi
di Genova apre un processo di beatificazione per una coppia di
amici.
Carlo e Alberto sono vissuti poco più di vent’anni e hanno im-
prontato tutto la loro giovane vita alla ricerca di una comunione
profonda con il Dio-Amore. Sono morti a 40 giorni di distanza
l’uno dall’altro nell’assoluta certezza di andare finalmente in-
contro a Gesù. 

Alberto Michelotti nasce a Genova nel 1958. Dopo un’infan-


zia solitaria, diventa un giovane carismatico, brillante ed entu-
siasta. Entra nel movimento dei Focolari e partecipa ai gruppi
Gen con cui vive concretamente l’esperienza della fratellanza
spirituale. Studia ingegneria e si presta per molteplici attività
parrocchiali e caritative, sostenuto dall’irrinunciabile Comunio-
ne quotidiana. Nei Gen conosce un giovane di origine bologne-
se che è completamente diverso da lui per carattere, ma con il
quale sente da subito una profonda sintonia. 

Carlo Grisolia, nasce a Bologna nel 1960, è un ragazzo riflessivo


e introverso, ma animato da una forte fede e dal desiderio di
condividerla con i suoi amici. Dopo un diploma in Agraria nel
1980 parte per il servizio militare, arruolato nella Marina.
Il 1980 sarà l’anno decisivo per lui e per Alberto.

Amante della montagna il 18 agosto Alberto è impegnato nella


scalata del massiccio dell’Argentera ma nell’arrampicata perde
la presa di un rampone e precipita in un canale per 400 metri
sotto lo sguardo disperato e impotente del suo compagno di
scalata. Al suo funerale, però, non può partecipare il suo miglio-
re amico. Il 16 agosto, infatti, Carlo è rientrato dal militare per

18 - Santi del nostro tempo


accertamenti medici in seguito ad una serie di malesseri. La dia-
gnosi e gravissima: un cancro maligno e aggressivo lascia ben
poche speranze. Iniziano i quaranta giorni più importanti per
Carlo. Viene immediatamente ricoverato all’ospedale, ma gli
amici non lo lasciano un momento e in assenza di mail ed sms
gli inviano bigliettini e lettere che Carlo far appendere nella sua
camera di ospedale. In un messaggio che scrive ai suoi amici il
giovane afferma:

“Carissimi GEN,
di colpo Gesù mi da la possibilità di unirmi a voi in modo più stret-
to. E’ sempre un bel gioco quello di vivere l’Attimo Presente, per-
ché mi accorgo sempre di più che è l’unica realtà che si può vivere
in un ospedale, come dovunque, al di là della bella esperienza di
ieri in cui mi crogiuolerei, del vuoto di questa mattina in cui mi per-
derei, e la paura di domani in cui mi lascerei andare.
Vi saluto .... Teniamo Gesù in mezzo!”.

Nei giorni della malattia Carlo sente che Alberto gli è a fianco e
lo sostiene.
In seguito ad una grave emorragia che lo debilita completa-
mente, il ragazzo confida alla mamma: “E’ giunto il momento
del tuffo in Dio”. A chi lo assiste in ospedale, in quei giorni di
sofferenza, Carlo dice che sa dove sta andando. Sta andando
a incontrare il suo amico che è partito pochi giorni prima di lui
dalla montagna.
Carlo e Alberto hanno vissuto per incontrare Gesù. L’hanno fat-
to insieme. E hanno trovato la felicità.

Carlo e Alberto - 19
CIRCONDATI DA UNA MOLTITUDINE DI TESTIMONI
Un’uggiatese in primo piano sul sito Web della Diocesi “Sui
loro passi.it” che rivela come siamo “circondati da una mol-
titudine di testimoni” di Cristo e del Vangelo.

Adele Croci, nata a Uggiate nel 1946 in una famiglia conta-


dina e il marito Franco Gianola, nato a Premana nel 1943 da
una famiglia di commercianti, spiccano nella galleria di te-
stimoni nel nostro tempo. Sono stati colti dalla morte, im-
provvisamente e insieme, per la caduta dell’aereo sul quale
stavano sorvolando la Valsassina, i luoghi della loro vita ed
erano innamorati della vita, perché – dicevano – non c’è nul-
la di più bello. La nipote, Lara Croci, figlia di Claudio, fratello
di Adele, sottolinea che “tutta la loro esistenza è stata una
fiaccola di vita e d’amore. E splende tuttora, dall’Eternità”.
Adele, una zia speciale, prosegue: “Una donna come tante
donne, una mamma come tante mamme, una moglie come
tante mogli. È stata anche una brava nonna. Si è dedicata
alla sua famiglia e agli altri. Senza clamori, cercando di fare
bene”.
Infatti, sul sito Internet, il vescovo emerito Dante Lafranconi
ricorda Adele e Franco con queste parole: “L’armonia della
comunione coniugale richiede di coordinare costantemen-
te le note dell’esistenza mentre si attraversano insieme le
varie stagioni e le impreviste situazioni della propria storia
coniugale. Per tutta la vita, fino alla morte: come è stato per
Adele e Franco”. E don Tullio Salvetti, parroco ad Abbadia
Lariana dal 1982 al 1995: “I loro interessi si sono manifestati
immediatamente: la preparazione dei fidanzati al matrimo-
nio e la famiglia come rivelazione dell’amore di Dio. Con il
loro aiuto, abbiamo organizzato un corso di formazione per
le famiglie cristiane e abbiamo realizzato centri di ascolto in
varie famiglie di amici che radunavano i vicini per riflettere
sulla parola di Dio. La loro formazione specifica continuava
con i corsi dell’Azione Cattolica e della pastorale diocesana”.
Come riporta la pagina loro dedicata, si erano sposati il 27
marzo 1967 nel santuario di Somazzo e dopo qualche anno a

20 - Circondati da una moltitudine di testimoni


Torino per motivi di lavoro, si trasferirono ad Abbadia Laria-
na, dove trascorreranno tutta la loro vita. Genitori di tre figli,
partecipano alle attività della parrocchia, dell’Azione Catto-
lica e dell’Equipe Notre Dame, in cui affinano la loro vita spi-
rituale di coppia, fatta di dialogo e di approfondimento della
Parola di Dio. E vivono la loro fede soprattutto nel lavoro,
campo di applicazione degli insegnamenti provenienti dai
vari ambiti.
Il messaggio di Franco ai ragazzi che coinvolgeva: “Non ba-
sta lavorare, bisogna lavorare bene!”.
Adele lo ha accompagnato, dedicandosi ai figli e ai ragazzi
che affiancavano Franco, con dolcezza e capacità di ascolto.
La loro morte aveva suscitato grande cordoglio a Uggiate e
grande partecipazione di Uggiatesi al funerale. Resta la loro
vita, come simbolo, come traccia come amore di coppia che
si apre agli altri, nel cerchio di Dio.

Adele e Franco - 21
FILO SPINATO UGGIATESE
PER I CAMPI DI PRIGIONIA O PEGGIO
Il RISCHIO EVITATO
Si tratta di una vicenda occorsa durante il secondo conflitto mondiale tra
il 1944 e il 1945, che ha origine nei boschi fra la Ginestra e la Cattafame a
Uggiate Trevano, e la cui memoria è conservata agli Atti con tanto di spillo
arrugginito a unire la fitta corrispondenza che poteva anche passare inos-
servata ma, poiché il primo foglio è scritto in tedesco e porta il timbro del
Deutsche Kommando, la curiosità ha prevalso e ha invogliato a intrapren-
dere una ricerca storica.
I protagonisti sono da una parte il comando di presidio germanico di stan-
za a Varese, che con il suo ordine perentorio di requisire filo spinato da
destinare ai campi di prigionia, o peggio, ci fa ricordare che a quel tempo
non vivevamo in un Paese libero e per farcelo meglio comprendere si av-
vale della collaborazione del Commissario Prefettizio, del Podestà e del
Capo Provinciale di Como (che in realtà sembreranno più dei mediatori o
accomodatori); mentre dall’altra parte troviamo il destinatario dell’ordi-
nanza che non citeremo, il quale, fermo e per i tempi quasi spregiudicato,
riesce a trovare il modo di ‘tirarla alla lunga’ e non cedere l’ambita preda.
Probabilmente uno storico avrebbe in breve sciolto i dubbi sui motivi del
tira e molla che si evidenzia nella trattativa. Chi scrive invece, per non ca-
dere in errori grossolani, ha ritenuto necessario rileggere più volte gli in-
carti e approfondire ulteriormente, presso le fonti d’archivio locali, tastan-
do il polso del periodo storico oltre che a verificare gli sviluppi del conflitto
con le sue ripercussioni specie sul morale della popolazione e di tutti gli
altri: vincenti, perdenti e quelli in attesa di decidere.
Come ormai noto, l’estate del 1943 è contrassegnata dalla caduta del go-
verno Mussolini e il fuggi fuggi che ne consegue impegna tanti in una gara
a chi scappa più lontano. Vince il Re, che dopo l’armistizio firmato con ri-
luttanza il giorno 8 Settembre e una tappa a Pescara, si prende il posto più
in tema con la stagione estiva - che pur volge al termine - arrivando fino
a Brindisi, dove gli ampi ed eleganti saloni del porto ospitano già da tem-
po una nutrita accozzaglia di amici generali e multigraduati che per giorni
e giorni, senza sporgersi e badando bene a non farsi scorgere, con una
mano scostano solo quanto basta le tende per osservare ciò che accade
sotto mentre l’altra mano resta occupata a sostenere i calici di spumante

22 - Filo spinato uggiatese


in attesa degli eventi, in un ignobile teatrino sconosciuto ai più e recitato al
buio della storia, che non solo consentirà loro di farla franca ma li farà perfi-
no uscire con onore dal conflitto. Nel frattempo, in mancanza di semplici ma
chiare istruzioni, gran parte delle nostre truppe si riscoprirà sbandata e allo
sbaraglio. A sconvolgere però è la notizia che arriva da Cefalonia, in Grecia,
dove la divisione militare italiana Acqui che, onorando nuovi comandi tanto
attesi e finalmente giunti pur consapevole delle proprie minori forze e mezzi,
si oppone all’ordine di resa dei Tedeschi. Dapprima vedrà cadere in combatti-
mento 55 ufficiali veri ed oltre 3000 soldati e subito dopo 341 ufficiali, sempre
veri, e 4800 soldati, che saranno tutti fucilati per rappresaglia. Completerà
questa mattanza l’affondamento della nave, che trasportava in terraferma gli
altri 2000 militari italiani.
Per sostare a Uggiate Trevano, l’armistizio, con i tanti già espatriati e i tanti
che in seguito espatrieranno in Svizzera in un capitolo di storia a sé, e del qua-
le sono state raccolte moltissime testimonianze e dedicati libri, il giorno 11
novembre 1943 vedrà attraversare il confine uggiatese di Somazzo - Pignora
anche il già allora più popolare editore italiano: Arnoldo Mondadori, al quale
poco prima i Tedeschi avevano sequestrato lo stabilimento di Arona, utiliz-
zandolo per la stampa di propaganda.
L’anno decisivo sarà però il 1944, con lo sbarco alleato in Normandia, quando
amici e nemici comprenderanno tutti che il registro è cambiato e sarà soltanto
questione di tempo. Ma il 1944 sarà anche l’anno delle brutalità subite dalla
popolazione civile sulla quale persisto ostinatamente per interesse nelle ricer-
che archiviali.
Cominciano i nuovi padroni di casa, i Tedeschi, poiché con l’armistizio tali si
sentiranno. Lo fanno con un reparto scelto, le SS che il 24 marzo presso le Fos-
se Ardeatine per rappresaglia sparano nella nuca di 335 disgraziati, uno alla
volta. A maggio, invece, con la conquista alleata di Montecassino il grande
impegno dimostrato in battaglia dai Goumiers, reparti scelti maghrebini agli
ordini del generale francese Juin, sarà premiato con cinquanta ore di libero
arbitrio su persone e cose. Immaginiamo il peggio, ma consideriamo che è
niente in confronto a quanto realmente accaduto. Niente. Ai vari tentativi di
protesta degli stessi alleati Americani, Polacchi e altri, viene risposto che è
stato esercitato un diritto di antica usanza chiamato ‘bottino di guerra’. Sa-
lendo la penisola e scorrendo nei mesi, il 12 agosto a Sant’Anna di Stazzema,
in provincia di Lucca, vengono straziati 560 civili, i valorosi soldati partono si-
lenziosi di buon’ora, che sembra una processione. Davanti i repubblichini, che
conoscono la strada, e dietro le immancabili SS. Si divideranno in gruppi per

Filo spinato uggiatese - 23


non farsene sfuggire nemmeno uno; nelle case e tra i boschi, sui sentieri e nei
fienili ovunque il risultato sarà soltanto la morte. Tutti insieme si ritroveran-
no poi davanti alla chiesa, non per pentirsi bensì per completare lo scempio.
Abbiamo visitato questi luoghi che nulla hanno da spartire con l’orrore vissu-
to. Dal 29 settembre al 5 ottobre a Monte Sole, più conosciuto con il nome
di Marzabotto, in provincia di Bologna, la tragedia si ripete con la modalità
iniziale, che ricalca la precedente, ma qui i villaggi sono diversi e le persone
da stanare e straziare molte di più. Serviranno diversi giorni, un’interminabile
settimana di agonie che alla fine porterà a oltre 800 il numero ufficiale delle
vittime tra neonati, bambini, adulti, vecchi, suore e sacerdoti.
Qui da noi in paese intanto si ascoltano le notizie di radio Londra e viene presa
a prestito una bellissima preghiera nota a tutti i bambini. Viene rivoltata e tra-
dotta quel tanto che basta per adattarla alla nuova situazione senza dimenti-
care il destinatario: “O Signur d’amur acees, stanocc ghe`scià gl’ Inglees, o
Signur, bun Gesù, num Milan al vedum pù.”
È un simbolico e rassegnato ritornello che allude al passaggio dei bombardie-
ri inglesi che, in transito dalla Svizzera e sorvolando anche Uggiate Trevano,
sono diretti a Milano per colpire obiettivi strategici e far definitivamente crol-
lare il morale di tutti: vincenti, perdenti e quelli in attesa di decidere.
Alle 11.29 del 30 ottobre però accade l’impensabile: una bomba sgancia-
ta da un bombardiere americano colpisce l’androne delle scale della scuola
elementare di Gorla, quartiere di Milano, giusto a 60 chilometri da Uggiate
Trevano. Si tratta di un obiettivo non cercato e ancor di meno inevitabile, che
però genera una strage. Muoiono, infatti, 184 scolari e 19 adulti tra bidelli, in-
servienti e insegnanti di tutte le discipline, compresa la Direttrice Scolastica.
Questa bomba, a ben vedere, non lascia solo morte ma incarna un monito an-
nientatore della speranza in un futuro che tutti vincenti, perdenti e in attesa
di decidere sperano diverso e migliore. Con uniformi diverse gli uomini ancora
una volta hanno mostrato il proprio lato peggiore.
Chi ha avuto la pazienza di leggere fin qui non avrà sicuramente difficoltà a
comprendere il seguito.
Nel 1944, e già dal mese di settembre dell’anno precedente, vengono intensi-
ficati i controlli nei paesi di confine con le loro pertinenze. La competenza per
la nostra zona è affidata al distaccamento tedesco di Bizzarone, che risponde
al comando generale di Varese. Ed è appunto una pattuglia tedesca in perlu-
strazione a scorgere, tra i boschi della Cattafame e della Ginestra, ciò che la
guerra aveva reso in penuria e trasformato in primaria esigenza: filo di ferro
spinato. Qui ne scoprono talmente tanto da stendere un rapporto minuzioso
ai superiori, che sicuramente sarà stato ricompensato con un premio.
E Il 7 novembre 1944 il comando generale di Varese della Guardia Confinaria
tedesca scrive al Podestà: “A Somazzo trovasi, dietro la caserma dei Finan-

24 - Filo spinato uggiatese


zieri italiani, un bosco della stimata grandezza di 6 ettari e che è circondato
da un recinto di filo spinato. Il recinto è alto due metri e consiste di undici
fili in buono stato. Questo filo deve essere smontato immediatamente per
la consegna. Il filo cosi ottenuto deve essere avvolto strettamente su pezzi
di legno in lunghezza dai 50 ai 100 metri, oppure arrotolato in modo tale da
formare dei rotoli aventi in mezzo un foro per il quale può essere passato un
randello. I rotoli devono essere messi al riparo e al sicuro e il loro numero e il
posto di deposito devono essere notificati immediatamente.”

All’ordine tedesco segue una fitta corrispondenza interna con un rimpallo di


competenze tra i portavoce dell’ordine supremo, che impegnerebbe troppo e
inutile spazio, ma che evidenzia un comportamento a dir poco incomprensibile,
o forse fin troppo chiaro. Loro per primi hanno compreso che il registro è cam-
biato, il finale è evidente e misurabile solo in una questione di tempo.
La risposta del destinatario è meno leziosa di quella che, molto addolcita, si
preferisce trascrivere e inoltrata dal Commissario Prefettizio al comando gene-
rale tedesco di Varese.
18 Novembre 1944 - “Ho comunicato al destinatario quanto disposto dal
comando di Presidio germanico, relativamente alla rimozione del recinto
di filo spinato e posto nella località Ginestra, nei pressi della caserma della

Filo spinato uggiatese - 25


Guardia di Finanza. I proprietari mi pregano vivamente di far presente a co-
desto comando la difficoltà e gli inconvenienti che si frappongono all’esecu-
zione dell’ordine in questione. È necessario tener presente che la lunghezza
del filo da rimuoversi supera i 22 kilometri e che il filo stesso per essere ri-
mosso deve venir tagliato in misure inferiori ai cinque metri giacché è infisso
in sostegni di cemento dai quali non è possibile staccarlo diversamente che
tagliandolo. Per l’esecuzione di tutti i lavori è inoltre indispensabile poter di-
sporre di manodopera specializzata, cosa oltremodo difficile, se non impos-
sibile negli attuali momenti in cui non è dato nemmeno di poter disporre di
mano d’opera comune. Pertanto, in considerazione che il filo che si renderà
disponibile risulterebbe inservibile per i vostri scopi, si chiede voler rinuncia-
re alla rimozione.”
Alla risposta fa seguito un lungo silenzio fino al 9 febbraio 1945, quando il Com-
missario Prefettizio, questa volta inviandola al Comune di Uggiate Trevano,
trasmette la nuova ordinanza del comando generale. Questa è più sintetica e
ancor più inflessibile e viene introdotta in modo pilatesco dal commissario con
molti preamboli e con un “Vi prego …” che in tempi meno sospetti sarebbe
stata sicuramente evitato. Poco dopo quest’ultima comunicazione è seguito lo
sgombero definitivo ed il nuovo fuggi fuggi di tanti, compreso il distaccamento
germanico di Bizzarone e il comando generale tedesco di Varese. La guerra era
finita.
I sostegni di cemento e il filo di ferro, non tutto ma tanto, sono ancora lì e ben
visibili a svolgere il compito originario e, se qualcuno ne avesse curiosità, potrà
constatare che per staccare il filo sarebbe bastata una tenaglia con la quale sfi-
lare e togliere le ‘cambrette’ che fermavano il filo spinato ai sostegni in cemen-
to. Ma, per fortuna, la procedura non fu approfondita. Lo sviluppo degli eventi
fu repentino e superiore al resto. E il rischio evitato.
Renato A.

26 - Filo spinato uggiatese


Riflessioni
TRA ETICA E POLITICA
La vicenda del bonus da 600 euro (poi innalzato a 1.000), previsto dal Governo
per sostenere i lavoratori autonomi e le partite IVA in difficoltà a causa della
pandemia, e richiesto anche da cinque deputati è stata stigmatizzata da tutte
le forze politiche, senza distinzione.
L’indignazione popolare, immediatamente scatenatasi, verso i protagonisti di
questo caso ha trovato vasta eco sui quotidiani e nelle trasmissioni televisi-
ve. La richiesta del sostegno è apparsa all’opinione pubblica particolarmente
disdicevole nella situazione sanitaria ed economica così difficile che stiamo
attraversando. Mentre molti professionisti, commercianti, artigiani avevano
davvero necessità di ottenere un sostegno finanziario per le loro attività, c’era
chi chiedeva soldi allo Stato pur avendo un reddito di circa 12.000 euro mensili:
un vero e proprio scandalo! Il dibattito che ne è scaturito mi è sembrato però
troppo spesso inficiato da argomentazioni improprie.
Per esempio, l’affermazione di alcuni commentatori secondo cui il Decreto che
istituiva il bonus non contenesse limiti di reddito o non definisse alcune con-
dizioni specifiche per ottenerne l’erogazione (con la conseguenza che quindi
tutti vi potessero accedere facilmente), seppur veritiera, non pare del tutto
opportuna e rischia di prestarsi ad una malcelata e involontaria giustificazione.
Certo, il decreto poteva essere scritto meglio, con maggior perizia. Oltre alla
possibilità di usufruire di una norma di legge, dovrebbe esistere - come prere-
quisito - il dovere etico del cittadino (e a maggior ragione di coloro che rive-
stono una carica pubblica) di non approfittare di eventuali “vuoti” legislativi.
Diventa di stringente attualità, ancora una volta, la necessità di selezionare
una classe politica non solo capace e preparata, ma che abbia come fonda-
mentale qualità umana l’etica della responsabilità e come orizzonte non il pro-
prio tornaconto personale o elettorale immediato, ma una visione strategica
d’insieme che sappia pensare al bene comune del Paese.
Queste vicende, invece, rischiano di allontanare sempre di più i cittadini dalla
Politica, che, come diceva Papa Paolo VI, è “la più alta forma di Carità”, in-
generando sfiducia nello Stato e incoraggiando la pericolosa convinzione che
tutto sia permesso, anche a discapito di chi ne avrebbe veramente bisogno.
Diventa un po’ surreale e, francamente, fastidiosamente retorico allora voler
reintrodurre con pomposità le ore di Educazione Civica nei programmi scola-
stici se ai nostri giovani offriamo esempi così poco “onorevoli”. Troppo facile
delegare tutto alla scuola!
Maurizio R.

Riflessioni - 27
L’ESAME DI STATO AI TEMPI DEL CORONAVIRUS
Maturità 2020: una maturità anomala, diversa ma sempre una prova impor-
tante, la prima importante prova della vita, quella che ti resta nella mente,
nel cuore, nei sogni e a volte negli incubi degli anni a venire.
Il coronavirus ha obbligato il Ministero dell’Istruzione ad attendere l’evolver-
si dell’emergenza e a riorganizzare tempi, modi e tipologia di prove per l’E-
same di Stato 2020 con la pubblicazione delle linee guida definitive solo il 16
maggio. Un po’ tardi forse ma nel mentre, da quel 9 marzo in cui tutta l’Italia
è diventata zona rossa, la preparazione a distanza degli studenti delle Scuo-
le Secondarie era stata più o meno sistematicamente impostata e avviata:
lezioni a distanza, interrogazioni, verifiche. 
Tutto come se si fosse in classe? No di certo. Tre mesi davanti a un video-
schermo non equivalgono certo a tre mesi in classe.
Cosa è mancato? L’ entrare a scuola, il sentirsi parte di uno stesso spazio, di
uno stesso tempo, quel tempo a volte interminabile - durante le spiegazioni
- a volte tanto intenso che vorresti fermare nella memoria; sono mancati i
compagni, gli amici, gli intervalli, le file alle macchinette, le corse per pren-
dere il bus,  le  uscite didattiche primaverili programmate a inizio d’anno con
tanto entusiasmo, è mancato  quel mondo unico che è la  scuola che ci regala
la bellezza di relazioni spontanee e aiuta a crescere anche nella socialità.
Si sa che la presenza fisica ha implicazioni sensoriali e neuronali, stimola la
capacità di attivare i famosi neuroni a specchio, neuroconnessioni che atten-
gono ai processi di imitazione, di condivisione e di osmosi
sociale. Impariamo soprattutto quando siamo con gli altri e
non quando siamo isolati nel nostro cantuccio.
Ma qualcosa la didattica  a distanza l’ha saputo offrire. 
In primo luogo ha garantito momenti di serena normalità
in un tempo difficile, di ansia e di paura per il presente e il
futuro. Le voci dei ragazzi, i volti assonnati della prima ora
e quelli affamati dell’ultima hanno trasformato gli anonimi
computer in classi virtualmente reali. Non è stato facile per
nessuno: in primo luogo per i ragazzi costretti su una se-
dia per ore interminabili, con momenti di legittime pause
e spuntini a telecamera spenta, poi le famiglie che hanno
dovuto condividere o piuttosto dividersi spazi, dispositivi e
giga, spesso anche con l’ansia e la preoccupazione per il la-
voro, e infine noi docenti.

28 - L’esame di Stato ...


Riprogrammare, scegliere i contenuti irrinunciabili, formarsi nell’uso di piat-
taforme digitali, seguire corsi di aggiornamento didattico e non. Un tempo
continuo di lezioni, interrogazioni, correzioni, consigli di classe per confron-
tarsi, capire, quanto meno sentirsi e vedersi tramite uno schermo per condi-
videre e decidere insieme da che parte andare e come procedere.
Eppure quei “Salve prof, come sta?” “Ciao ragazzi, tutto bene?”, seppur da
uno schermo, sono stati come la voce di un cuore che ascolta ed è presente,
l’essenziale che cerchi quando sembrano mancare altri punti di riferimento.
E l’Esame di Stato? Certamente i maturi 2020 non sono stati dei privilegiati,
anzi - proprio perché costretti a vivere gli ultimi e più importanti mesi di un
percorso durato 13 anni dentro un contesto inedito, condizionato dal limi-
te oggettivo dell’isolamento. Per loro - e per noi docenti - la prima grande
emozione è stata senza dubbio varcare l’ingresso della scuola dopo quattro
mesi di lontananza. Percorsi  obbligati nei corridoi, plexiglas, mascherine, di-
sinfettanti ovunque, se da un lato hanno garantito il ritorno in piena sicurez-
za dall’altro hanno condizionato senza dubbio le relazioni.  Ma l’emozione è
stata grande per tutti, studenti e docenti. Quanto alla prova - l’unica prevista
- il maxicolloquio, non è stata sicuramente una passeggiata. Certo, nessu-
na prova scritta, ma in compenso un orale articolato sulla discussione di un
elaborato di indirizzo,  l’analisi di un testo d’italiano, un percorso pluridisci-
plinare  e poi cittadinanza e alternanza (PCTO - secondo la nuova normativa
cioè Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento) esperienze
che i ragazzi hanno fatto nel triennio e che li hanno aiutati a capire meglio la
realtà del nostro tempo e la scelta del loro futuro.
Addirittura secondo alcuni  questa maxi prova orale sareb-
be stata una  prova di maturità con la  M Maiuscola. Perché?
Perché finalmente la prova è stata un colloquio vero e proprio
dove la palla è passata ai ragazzi che si sono misurati certa-
mente con le conoscenze e competenze acquisite e fatte pro-
prie, ma soprattutto con la capacità critica, argomentativa, di
riflessione, di esposizione orale, la capacità narrativa di rac-
contarsi e raccontare i loro percorsi, restituire i loro processi
di apprendimento e di crescita,  la loro progettualità persona-
le, sociale e civile.
E per molti ragazzi il colloquio è diventato anche il contesto di
riflessione oltre che sulla pandemia, sul proprio vissuto, sulla
propria esperienza personale, sul presente e sui progetti futuri
con uno sguardo  nuovo su se stessi ma  aperto al mondo. 
Prima importante prova di vita superata!

... ai tempi del Coronavirus - 29


Anagrafe
della Comunità Pastorale

Per sempre con Dio nel suo Regno

Virginio (Francesco) Bernasconi coniugato con Rita Moretti


di anni 84 – Uggiate T. (28 giugno 2020)

Michele Mastrovalerio coniugato con Elodia Anna Trapasso


di anni 82 – Uggiate T. (1 luglio 2020)

Jole Ravazzolo coniugata con Piercarlo Cocquio


di anni 83 – Uggiate T. (4 luglio 2020)

Marina (Irma) Mocchi vedova di Pietro Bernasconi


di anni 93 – Uggiate T. (11 luglio 2020)

Gianni Maffia coniugato con Irina Patsai


di anni 50 – Ronago (15 luglio 2020)

Carla Giuliano
di anni 83 – Uggiate T. (21 luglio 2020)

Carolina Marone vedova di Renato Minesso


di anni 84 – Uggiate T. (26 luglio 2020)

Zelia Cecchetto vedova di Mario Cattoni


di anni 89 – Uggiate T. (4 agosto 2020)

Giovanni Bernasconi vedovo di Anna Maria Giuliano


di anni 91 – Uggiate T. (6 agosto 2020)

Francesco Ficara coniugato con Paola Faraci


di anni 84 - Uggiate T. (15 agosto 2020)

Luigia Piscitello vedova di Giuseppe Vaneria


di anni 86 - Uggiate T. (30 agosto 2020)

30 - Anagrafe
Rinati in Cristo per il dono del Battesimo

Lucia Binaghi di Davide e Lia Sorle – Uggiate T. (28 giugno 2020)

Riccardo Gavioli di Adriano e Patrizia Riggi – Ronago (5 luglio 2020)

Anagrafe - 31
Simone Sardella di Giorgio e Elisa Bonazza – Uggiate T. (2 agosto 2020)

Leonor Frangi di Matteo e Stefania Ficara – Uggiate T. (29 agosto 2020)


Matilde Tobiano di Davide e Rossella Macrì – Uggiate T. (29 agosto 2020)

Andrea Villa di Giuseppe Luigi e Roberta Guffanti – Uggiate T. (5 settembre 2020)

32 - Anagrafe
Matteo Bissola di Andrea e Ilaria Secci – Uggiate T. (6 settembre 2020)
Andrea Caldarelli di Angelo e Jessica Alaimo – Uggiate T. (6 settembre 2020)
Alessio Pietrobon di Luca e Claudia Arrighi – Uggiate T. (6 settembre 2020)
Kevin Luigi Profumo di Vito e Sparago Veronica

Dalila Brogna di Francesco e Manuela Giunta – Uggiate T. (6 settembre 2020)


Alexander Belotti di Patrick e Valentina Taras – Uggiate T. (6 settembre 2020)
Mina Parolo di Mauro e Alessia Giacomello – Uggiate T. (6 settembre 2020)
Nichole Bellanca di Luca e Nadia Oliviero – Uggiate T. (6 settembre 2020)

Uniti per sempre con la grazia del Matrimonio

Alessio Donadini e Letizia Caspani – Uggiate T. (19 luglio 2020)


Federico Lamperti e Judy De Angelis – Uggiate T. (22 agosto 2020)
Emanuele Girola e Veronica Monti – Uggiate T. (29 agosto 2020)

Anagrafe - 33
Dal Mondo
LOCKDOWN: ISOLATI MA UNITI
Carissimi Gamiti e tutti amici del GAM,
durante il periodo di chiusura in cui si diceva “State a casa” per salva-
guardare la salute di tutti, siamo riuscite, attraverso mail e cellulari,
a tenere vivi i contatti tra di noi e con i nostri amici delle missioni.
Riportiamo la sintesi di alcuni messaggi così che tutti possiate avere
un’idea di come questo periodo sia stato vissuto nei vari angoli di
Africa a noi cari. Così il filo che ci lega a loro non si è spezzato ma si
è rafforzato, soprattutto attraverso la preghiera.

Suor Amelia ci ha scritto più volte. Avendole comunicato le iniziati-


ve parrocchiali per l’anniversario di padre Giuseppe Ambrosoli ha
risposto il 2 marzo: “Grazie per il programma in occasione dell’anni-
versario di P. Giuseppe. È vero: non avete potuto svolgerlo, ma avre-
te saputo offrire il tutto con la grande preghiera che il papa ha fatto
per tutto il mondo. Abbiamo proprio visto quell’uomo bianco, anzia-
no e stanco, concentrato. È stata proprio un po’ una Passione, ma ci
ha raccolti tutti nella sua preghiera che senz’altro il nostro buon Dio

34 - Dal Mondo
ha accettato... Anche noi siamo chiuse in casa, però abbiamo il cor-
tile, il prato e la campagna, il pollaio e una mucca perciò non ci stan-
chiamo fra quattro mura e ho tempo di ricordarvi nella preghiera.”

In maggio le abbiamo con tutto il cuore mandato gli auguri per il


compleanno, ne è seguita la risposta: “... Carissimi tutti, vi ringra-
zio per gli auguri graditissimi in occasione del mio compleanno. Vi
ringrazio a uno a uno. Ho gradito pure i bei fiori sia pur virtuali e la
vostra preghiera che vi ricambio con tutto il cuore... ”. Poi, in giu-
gno: “ Come va la vita con il coronavirus? Ho sentito che finalmente
potete partecipare alla Messa sul piazzale, con le dovute distanze: é
già bello, non é vero? Da parte mia vi assicuro che anche noi stiamo
bene, anche se siamo ancora chiuse. C’é una consorella che va a fare
le spese con mascherina e guanti e poi é tutto normale.”

A luglio “... Ho saputo che ora il lockdown è quasi terminato, speria-


mo bene e ringraziamo insieme il buon Dio! Ho ricevuto l’annuncio
di una vostra offerta in arrivo e, fin d’ora, voglio ringraziarvi tantis-
simo. Come la useremo? Senz’altro per i poveri che, in questo tem-
po, del Covid 19, stanno veramente aumentando! Che situazioni!
Comunque in questo tempo c’é stata sofferenza in tutto il mondo
e dobbiamo continuare a pregare perché il Signore di tutti, Padre di
ogni creatura, ci aiuti a credere in Lui, a pregarlo e ad accogliere le
sue grazie. Con la viva unione nella preghiera vicendevole vi saluto
con gli auguri più belli per ciascuno. Da parte mia vi assicuro che sto
bene. Ciaoooo!”

Isolati ma uniti - 35
DA KALONGO
Mese di marzo 2020

Cari amici, care amiche,


oggi, per la prima volta, sono i nostri amici di Kalongo a guardarci con
apprensione per ciò che sta accadendo qui in Italia. Preoccupati per noi,
per la nostra salute, per quella dei nostri familiari. Come solo gli afri-
cani sanno fare: con grande empatia e solidarietà. Ma anche con gran-
de calma. Consapevoli che le sfide più grandi si possono affrontare solo
con senso di responsabilità, lucidità e coraggio. E soprattutto fiducia.
Per questo noi continueremo a raccontarvi di Kalongo e a risponde-
re alle vostre domande. Perché il nostro comune impegno per Kalongo
può e deve essere portato avanti. Ancora più consapevoli che il diritto
alla salute è davvero il bene più prezioso per tutti noi. Sempre, ovunque.
Il 27 marzo sarà il trentatreesimo anniversario della morte di padre Giu-
seppe Ambrosoli. Nell’attesa di poter presto celebrare la sua beatificazione
teniamo lo sguardo fisso sulle orme di padre Giuseppe che mai si è lasciato
scoraggiare, mai ha indietreggiato, mai ha lasciato che la paura e lo scon-
forto avessero la meglio.
Restiamo a casa, ma ancora più vicini!
Giovanna, Alice, Ilaria, Fiorenzo, Laura e Livia

36 - da Kalongo
Mese di luglio 2020

“Carissimi amici,
le misure imposte dal governo ugandese per prevenire e contenere
il contagio da Covid 19 pare abbiano funzionato, l’epidemia sem-
bra essere sotto controllo, ma a quale prezzo? Per la maggior parte
dei pazienti, abituati a raggiungere l’ospedale di Kalongo in boda
boda (moto –taxi), il blocco dei trasporti pubblici si è trasformato
in un vero dramma.
Per questo i casi presenti sono più complessi e tragici perché le per-
sone che riescono a raggiungere l’ospedale arrivano spesso in gravi
condizioni. La stagione delle piogge, che sembra non essere mai
finita, è ricominciata e con essa la malaria e le polmoniti. Il fabbi-
sogno di sangue è un incubo che ci accompagna quotidianamente.
I bambini hanno ricominciato ad andarsene. Dopo viaggi dispera-
ti, arrivano in ospedale in condizioni irrecuperabili. Io la chiamo
la strage silenziosa e penso sempre a quanti bambini se ne vanno
silenziosamente, senza neppure riuscire ad arrivare in ospedale”.
Carmen Orlotti
medico chirurgo dell’ospedale di Kalongo

Il messaggio di Carmen colpisce al cuore, semplice e chiaro: l’emer-


genza coronavirus sta rendendo ancora più difficile l’accesso alla
salute alle comunità più povere. In primo luogo ai bambini, le pri-
me vittime indirette di questa pandemia. L’ospedale resta un pun-
to di riferimento essenziale per tutti loro e per le loro famiglie, per
questo ha bisogno di costante supporto.

da Kalongo - 37
PADRE PHILIP ZEMA
A marzo Padre Philip ci ha inviato una riflessione: “Coronavirus non é solo
malattia e morte. Stiamo attraversando un periodo strano, un terremoto
emozionale che ci fa tremare e rende fragili le nostre sicurezze. Colpisce i
nostri attaccamenti più forti: la salute, la vita, il lavoro, il denaro crea paura e
incertezza. Ci obbliga al cambiamento. Ebbene, cosa rimarrà quando tutto
questo sarà finito? Questa é una tua scelta. Il coronavirus
é anche un’occasione di rinascita e di guarigione. Quando
tutto sarà finito, ti auguro che tu abbia imparato qualcosa.
Ad apprezzare le piccole cose, che non osservavi più.
Ad accettare la solitudine che porta sempre grandi doni.
A conoscere un pochino di più te stesso, quelle parie pro-
fonde che avevi trascurato.
A ringraziare quelle persone che, come i medici, in questi
momenti, donano molto e spesso diamo per scontati.
A vivere il tempo con meno affanno, come la natura ci in-
segna. A comprendere il valore della libertà.
Ad apprezzare le passeggiate, gli amici, una pizza in com-
pagnia.
A respirare a pieni polmoni, seguendo il ritmo di madre
terra.
Ad essere un po’ più consapevole nei tuoi passi quotidiani.
A ritrovare l’essenza nel tutto.
Buona guarigione... un abbraccio. Ivan Nossa, scrittore”

Commenta padre Philip: Coronavirus ha danneggiato


tanti aspetti della società ma qualche volta, invece di fo-
calizzare l’attenzione sul negativo, bisogna pensare al po-
sitivo. È come la “felice colpa”.

19 aprile: “In questa solennità della Divina Misericordia la


mia preghiera é che il sangue e l’acqua che sgorgarono
dal Cuore di Gesù, come una fonte di Misericordia per noi,
vi inondino di benedizioni su benedizioni. ... Stamattina
mi sono sentito in comunione con voi, quando ho seguito
sulla pagina Facebook Voce che bussa(parrocchia Uggia-

38 - Padre Philip Zema


te/Ronago) la messa in diretta celebrata da don Sandro .”
9 maggio: ”Ciao R., grazie per ieri. Mi hai connesso alla Messa solenne per
la Festa di S: Vittore, compatrono di Ronago. Come il mondo é diventato
piccolo! Sono ritornato a Ronago ieri attraverso il servizio di Facebook. Wow!
Incredibile. Dato che le cose si stanno riprendendo in Italia, speriamo che il
Signore avrà misericordia di noi togliendo questa pandemia.”

19 giugno, festa del Sacro Cuore di Gesù: “Oggi é la nostra festa (della Fami-
glia Comboniana) che per la prima volta abbiamo celebrato
in due: messa concelebrata, io e il mio confratello, basta.”

21 giugno: il GAM ha mandato un’offerta a padre Philip.


Ecco la sua risposta: “Carissimi del Gam, siete bravi, anzi
molto generosi nel condividere il poco che avete anche nei
tempi più difficili per tutti quanti. Vi ringrazio veramente di
cuore. Non so come dire più di questo. Ma sapete ciò che
intendo. Durante questo tempo della pandemia sono riu-
scito ad aumentare il mio tempo per la preghiera personale
pregando per voi e per gli altri che si affidano alla mia pre-
ghiera, chiamando, qualche volta, ciascuno per nome. Do-
menica scorsa anche noi abbiamo riaperto la nostra chie-
sa. Solo circa venti persone hanno partecipato alla Messa.
Oggi erano il doppio. Sappiamo che non é soltanto dalle
ricerche scientifiche che trovano una soluzione al coronavi-
rus ma é soprattutto Dio, il Creatore del cielo e della terra,
che ha tutto nelle sue mani. Continuiamo ad affidarci alla
sua misericordia “.

Luglio, abbiamo fatto gli auguri di Compleanno a padre


Philip che ci ha risposto con simpatica gioiosa ironia:
“Oggi ho compiuto vent’anni tre volte. È un compleanno
storico. Sembra fantastico, come un trionfo. Non ho idea di
come io sia arrivato così lontano, ma sono incredibilmente
grato a Dio, l’Onnipotente creatore del cielo e della terra.
Grazie di cuore a voi tutti del GAM perché fate parte, al-
meno per la metà, di questi anni. Grazie di gioire per me e
grazie per le vostre preghiere. Continuiamo a essere uniti
nella preghiera. Un cordiale saluto a tutti.”

Padre Philip Zema- 39


Resoconto economico
Parrocchia di Uggiate T.
Mese di Giugno 2020
Entrate
Pro Bollettino parrocchiale € 110; N.N. € 1000; N.N. € 500; N.N. € 50; N.N. € 50;
N.N. € 50; N.N. € 50; N.N. € 100; N.N. € 150; N.N. € 30; N.N. € 150; N.N. € 100;
N.N. € 325; N.N. € 50; N.N. € 200; N.N. € 500; N.N. € 100; N.N. € 50; Festa S.
Antonio - Mulini (offerte e pane benedetto) € 565; Avanzo Lotteria S. Giuseppe
€ 4200; Banco vendita torte S. Pietro e Paolo € 905.

Uscite
Ditta Dan per montaggio sfere campane lavori campanile 2019, € 378; Ing. Mele
per relazione casa parrocchiale € 834; Eni gas € 639, Wind Tre € 38; Eni luce €
992; IMU € 578; Rivista il Timone € 22; Shalom per messalini € 147; Per lavo-
ri sistemazione microfoni e manutenzioni varie € 600; Puglisi saldo ponteggi
(cappella S- F. Saverio e laterali e lavoro esterno facciate) € 11660; Restauratrice
Fois € 5460; Copyland (noleggio fotocopiatrice) € 2374; Addobbi floreali € 55.

Mese di Luglio 2020


Entrate
Bollettini € 60; Messalini € 212; N.N. € 50; N.N. € 100; N.N. € 500; N.N. € 100;
N.N. € 50; N.N. € 100; N.N. € 200; N.N. € 20; N.N. € 100; N.N. € 70; N.N. € 100;
N.N. € 50; N.N. € 100; N.N. € 50; N.N. € 100; N.N. € 3000; Banco vendita torte
S. Anna € 545.

Uscite
Eni luce € 888; Ditta Orme € 4712; D.B. (pisside tempo COVID) € 207; Wind Tre
€ 39; Fumagalli Spurghi € 240; Cartoleria € 28; Acquisto Nuovo Messale € 76;
Lavori di posa catramina campanile 2019 € 1500; Piano sicurezza campanile €
1500; A don Bolis € 250.

Nel mese di giugno sono stati versati complessivamente € 3600 (Parrocchia Ug-
giate e Parrocchia Ronago) a favore del Fondo Solidarietà Diocesano Famiglia e
lavoro.
Nel mese di luglio sono stati versati € 500 per Emergenza Covid Missioni Diocesane
in Perù.

40 - Resoconto economico
LE LEGGENDE DI LISTZ
La forte spinta alla religiosità e il rapporto con gli obblighi e i divieti della religio-
ne cattolica, è una delle costanti della biografìa di Liszt. Già alla morte del padre,
nel 1827, e dopo una sfortunata e acerba vicenda amorosa che si era svolta pro-
prio in quel periodo, il giovane Liszt aveva espresso il desiderio di abbracciare i
voti, dissuaso allora solo dall'intervento della madre.
Lasciato il periodo raccolto e laborioso di Weimar (1843-1861), che aveva dato
luogo a tanti capolavori sinfonici, ora Liszt si sentiva pronto a intraprendere la
strada della composizione religiosa. E quale città meglio di Roma avrebbe faci-
litato questo compito? Nel 1865 riceve gli ordini minori e il titolo di abate; lascia
persino il suo appartamento e alloggia presso Monsignor Hohenlohe in Vatica-
no, nella speranza di trovare quella pace e quel raccoglimento che favoriranno la
composizione.

Le Deux Légendes, la prima dedicata a San Francesco d'Assisi e la seconda a San


Francesco da Paola, fanno riferimento a due momenti della vita dei due santi.
Ancora una volta è uno spunto narrativo a guidare la composizione e l'ascolto,
all'interno delle modalità sottolineate per gli altri pezzi. Scritte nel 1863 e dedi-
cate alla figlia Cosima (1). Il primo, San Francesco d'Assisi che predica agli uccelli,
trae ispirazione dal Capitolo 16 dei Fioretti di San Francesco, che racconta la pre-
dicazione del santo agli uccelli. Non si tratta di un vero e proprio miracolo quanto
di un momento della vita di Francesco, che sottolinea la sua particolare sensi-
bilità per la natura e per il Creato. Allontanatosi dalla strada che percorreva con
alcuni suoi confratelli, Francesco comincia a parlare agli uccelli che si dispongono
ordinatamente davanti a lui; dopo avergli spiegato di quali e quanti doni godono
grazie alla Provvidenza, li benedice e li esorta ad andare e quelli si dividono in
quattro gruppi, ciascuno rivolto verso un punto cardinale.
Il brano, fortemente onomatopeico come è facile intuire, è tutto giocato nella
parte acuta del pianoforte: figurazioni velocemente ripetute, brevi scale cromati-
che, intervalli di seconda ripetuti in tremoli, si susseguono a mimare il frullio delle
ali e il cinguettio di molti uccelli. Nella parte centrale le parole del santo, rappre-
sentate da un semplice tema che imita la prosodia di una frase parlata, zittiscono
gli uccelli alternativamente, in un gioco di silenzi e risposte, fino alla benedizione,
facilmente identificabile da una serie di ieratici accordi in mezzoforte che vanno
in crescendo fino al fortissimo. Il brano prosegue con lo sciamare degli uccelli,
reso di nuovo con gli artifici compositivi della prima parte.
Doppia è la suggestione alla base dell'ispirazione della seconda Leggenda, San
Francesco da Paola cammina sulle acque. Liszt infatti descrive prima minuziosa-
mente un quadro del pittore Edward Steinle, raffigurante questo miracolo e poi

La leggenda di Listz - 41
riporta un brano di Giuseppe Miscimarra, biografo del santo. Di vero e proprio
miracolo si tratta in questo secondo caso: Francesco, dovendo attraversare lo
stretto di Messina per recarsi in Sicilia ma non avendo con sé denaro, era stato
schernito dal rozzo barcaiolo che si era rifiutato di traghettare lui e i suoi due
compagni. Dopo essersi raccolto un momento in preghiera, il frate tornò tutto
allegro dai confratelli e li invitò a salire sul suo mantello, distendendolo sulle ac-
que e sollevandone un lembo come se fosse una piccola vela; arrivati sani e salvi
in Sicilia i tre frati furono caldamente festeggiati.
Il brano è interamente giocato sulla ripetizione del tema del santo, espresso all'i-
nizio della partitura, una doppia frase melodica piuttosto severa, a valori lunghi,
che potrebbe essere un tenore gregoriano. Se l'esposizione è molto semplice e
quasi sotto tono, nelle successive ripetizioni il tema prende forza e cresce sovra-
stando l'elemento onomatopeico che attraversa tutto il brano (le acque), rappre-
sentate da ottave spezzate, scale cromatiche o per terze che si rincorrono nella
parte grave della tastiera. La composizione si conclude con una pagina in tempo
Lento, a cui Liszt aggiunge l'indicazione "accentato assai con somma espressio-
ne"; il virtuosismo sembra placarsi in un composto riflettere per poi invece riap-
parire alle battute finali, che concludono la composizione su possenti accordi in
fortissimo.
Di queste leggende si trovano anche trascrizioni per organo.

(1) Cosima nacque a Como il 24 dicembre 1837 nell’Albergo dell'Angelo: è visibile ancora la targa
sull’edificio trasformato in banca. Venne battezzata in Cattedrale il giorno di Natale, Liszt tenne un
memorabile concerto il giorno 29 dicembre al Teatro Sociale.

La leggenda di Santa Elisabetta è senza dubbio l'opera religiosa più ambiziosa


di Liszt e rappresenta il primo esempio di rapporto tra musica e pittura inteso in
senso moderno. Il libretto di Otto Roquette (1824-1869), infatti, trae una profon-
da ispirazione da sei affreschi, realizzati da Moritz von Schwind (1854-1855) nel
castello di Wartburg, nei quali si narra la vita della Santa patrona d'Ungheria e
protettrice dei panettieri.
La Leggenda racconta la vita di Elisabetta, figlia di Andrea Re di Ungheria, che
nacque nel 1207 e visse i suoi primi anni nella fortezza d'Eisenach. Andata spo-
sa all'età di 14 anni al Langravio di Turingia Ludwig IV, manifestò l'intenzione di
dedicarsi ai poveri più che ai fasti della vita di corte. Vedova a soli 20 anni, scac-
ciata dalla sua terra dalla matrigna, la Langravia Sofia, si ritirò a Marbourg dove,
entrata nel Terzo Ordine francescano, fondò un ospedale e si consacrò alla cura
dei malati.
Strutturata in due parti, ciascuna di tre numeri, la partitura si basa su cinque idee
musicali principali. Il primo motivo è l'incipit di una antica melodia ungherese del

42 - Le leggende di Listz
XVI secolo, dal titolo Quasi stella matutina, scritta per la festa di Santa Eli-
sabetta del Portogallo e raccolta per Liszt dal compositore Mihly Mosonyi.
Questo tema è quello più frequentemente utilizzato e il più soggetto a ri-
visitazioni: lo si trova trattato contrappuntisticamente, trionfante e omo-
fono, sviluppato, travestito o utilizzato per frammenti. La seconda idea è
un canto ecclesiastico tratto da una raccolta ungherese del XVII secolo. La
terza proviene da un'aria di danza popolare trasmessa a Liszt dal violinista
Ede Reményi e che il compositore utilizzò per accentuare il carattere folclo-
rico di certi passaggi. Il quarto tema, una melodia sassone del XVIII secolo,
fu presentato a Liszt da A. W. Gottschalg come un canto di pellegrini tede-
schi del Medio Evo ed è utilizzato dal compositore come base degli interludi
orchestrali. Il quinto motivo, infine, consiste di tre semplici note che costi-
tuiscono l'incipit di molte melodie gregoriane.
Il compositore ricorda nella prefazione di avere utilizzato quest'ultima idea
anche nella Missa solemnis zur Einweihung der Basilika in Gran (fuga del
Gloria), nel coro finale della Dante-Symphonie. Lo stesso tema apparirà an-
che nella Via Crucis e nella Sonata in si minore. Liszt considera infatti que-
sto motivo come il simbolo della croce e lo utilizza molto spesso per dare
omogeneità a passaggi che hanno qualche relazione con il dolore o con la
croce stessa. Una sorta di marchio di riconoscimento della sofferenza, che
richiama il procedimento contrappuntistico utilizzato da Bach quando in-
tendeva sottolineare i momenti in cui faceva riferimento a Dio ponendo al
basso, come omaggio, le note dedotte dalla traslitterazione del suo nome.
Allo stesso modo Liszt, di fronte al dolore, ripropone ossessivamente le tre
note di quel tema che, scarne ed eloquenti, trasmettono a pieno il senso di
sofferenza e al tempo stesso di ammirato stupore che l'autore doveva pro-
vare al cospetto di un personaggio della statura di Santa Elisabetta.

Seguendo il link, troverete alcuni esempi musicali delle Leggende.

Andrea Schiavio

https://www.youtube.com/playlist?list=PLhlyechER07-dx_tyIj6FSYU0Rj1Y_cWj

Le leggende di Listz - 43
VENT’ANNI: INCONTRO TRA POPOLI
In quindas dì da luj de vint’ann fa’
gh’è capitaa un event ecceziunaal
che l’à muvimentaa la gent d’Ügià
par una nuvità internaziunaal:
vòtt Paees, ch’inn tra de luur luntan,
ànn faa l’acordi de tegniss par man.

Gh’eva ‘na sinfunia de culuur,


un vess cunteent par un quejcoss da bell
e cumè segn, par dagh püssée valuur,
sedas man piantavan un arburell,
che mò lè vignuu grand par dì che adèss
la vöja de la paas la gh’à da cress.

Vint’ann a l’è un gran bell anniversari:


gh’è migna virus che pó tirall via
e num farem quell che l’è necesari
par tegnill viiv, in prosa e in puesia,
parchè l’è ‘na fiamela che sa vöör
che resta sempar piza dent’al cöör.

Pepin da Roma, luj 2020

44 - Incontro tra popoli


Questa simpatica poesia, scritta dall’amico e poeta Giuseppe Bernasconi, meglio
conosciuto come Pepin da Roma, ha accompagnato la ricorrenza dei venti anni
dall’Incontro tra Popoli, manifestazione svoltasi a Uggiate-Trevano nel luglio
2000, quando una serie di eventi ha coinvolto numerose persone nell’accoglienza
e nell’ospitalità verso i rappresentanti di diversi popoli legati alla comunità uggia-
tese attraverso la Parrocchia, l’Amministrazione Comunale e alcune Associazioni,
tra cui il Comitato Locale della nostra Croce Rossa.
I partecipanti, accolti i primi di luglio dal parroco don Gianluigi Vercellini e dal sin-
daco Fortunato Turcato nella sala municipale, provenivano da Adelsdorf in Ger-
mania, paese gemellato con il nostro Comune, da Ona in Togo, dove la nostra CRI
ha da anni un dispensario, da Makaha alle Hawaii, luogo in cui vivono Gigi Cocquio
con la moglie Judy, dal Bangladesh, paese della missione di padre Quirico Mar-
tinelli, dall’India con l’allora seminarista Kiran Kakumanu, da Fiume in Croazia
con padre Mirko Vukoja e dalla Cambogia con la missionaria laica Paola Maiocchi.
Quindici giorni di incontri, spettacoli, preghiere, gite, passeggiate, momenti con-
viviali e di spiritualità hanno rinsaldato il vincolo d’amicizia già radicato nel tessuto
delle nostre realtà ed hanno consentito d’intrecciare nuove importanti relazioni
tra di noi. Molte famiglie hanno aperto la porta di casa per accogliere gli ospiti e
ogni giornata è stata vissuta in un clima di conoscenza reciproca. L’oratorio dei
Mulini e di Uggiate, la chiesa di Somazzo, la piazza della Chiesa sono stati luoghi
d’incontro privilegiati. Stare insieme ha consolidato la consapevolezza che le di-
stanze non allontanano e le differenze non dividono se ci si mette in ascolto gli
uni degli altri in uno scambio continuo di esperienze e di familiarità. In un paese
vestito a festa, con bandiere e striscioni, durante il saluto finale ogni popolo ha
sottoscritto un patto di amicizia e di mutuo aiuto, espresso nel motto “Siamo fiori
di un’unica collana, ognuno con il suo colore e il suo profumo, tutti uniti per dare
vita al cuore della terra”.
Ancora oggi, accanto alla sede municipale, si può ammirare un grande monumen-
to colorato, realizzato seguendo il logo ideato dall’uggiatese Giuseppe Papis. Da
vent’anni il monumento, su cui campeggia la scritta “Giubileo 2000: Incontro tra
Popoli,” testimonia la concretezza di un evento straordinario che ci ha coinvolti in
prima persona allargando i confini del nostro paese e dei nostri cuori.
A causa dell’emergenza Covid 19 i venti anni trascorsi sono stati ricordati con mol-
ta semplicità. Per tutti la memoria non è solo nostalgia ma è vita, impegno, testi-
monianza feconda. Sabato 11 luglio, nella chiesa parrocchiale di Uggiate è stata
celebrata alle ore 18 una santa messa di ringraziamento.
Il piccolo seme, gettato nel solco della nostra storia, continua a portare fiori e frut-
ti di splendente bellezza. Dio Padre, nel suo abbraccio che conforta e consola, li
unisce tutti in un’unica collana che ha donato colore e profumo al nostro grazie,
che è salito fino al Cielo dove alcuni nostri fratelli e sorelle hanno già fatto sereno
ritorno.

Incontro tra popoli - 45


Sturiell Sota ‘l Munt da la Pianta
del Pepin da Roma

INCUNVENIENT D’UNA SCÉES (Storia e personaggi inventati)


Ul Carletu Pelapom l’eva dré a pudà la scées che la vanzava de mèzz metar
sura ul sò cò e, in dal pensà a “L’Infinito” del Giacomo Leopardi, ‘l diseva tra
lüü e lüü: “Se inveci del giardin del quel antipatich del Giuanin Tandöla, da
l’oltra part ga fudess staa ul maar induè naufragà i mè discussiun cunt ul visin e
fà una nudada, chissà che gudüria!”.
Cumè sa diss? Gente trista, nominata e vista... Difati, cumè telecumandaa
da la scarogna, al riva puntüaal ul Giuanin a prutestà cunt una parlada quasi
milanesa: “L’oltra volta t’eet lassaa che una trentena de föj de la tua scées ai
nassan a setass giò in dal mè giardin, stragiand ul bell aspètt che mi gh’ù daa
cun tanta cüra!”.
“Ma dai, trenta föj? Saran istaa una quindasena - al pröva a scüsass ul Carletu -
... e da quej pussée piscininn. ‘L vöör dì che quand ù finìì, pasarù da la tua part a
catà sö quei balusett da föj che gh’ànn vöja de fà un pisuchin in dal tò giardin!”.
“Ohwei! Mi sun minga vün che ‘l sa lassa tö in giir da un pitòcch comè ti! - al
vusa fòrt ul Giuanin -
L’è una questiun d’edücaziun, che ti ta seet nanca induè l’è da cà... e de rispètt,
che ti ta seet nanca cussè ‘l vöör dì!”.
“Adasi, sciur Tandöla, a duprà certi paròll! Sum minga un laureaa cumè té, ma
ù lauraa püssée da te e forsi podi insegnatt un quicoss de quell che l’à scrivüü
ul Leopardi!”.
“Sent, caro ul mè Leo Pardi, cerca de fà isvèelt e cerca d’avé i riguardi de minga
vegnì tropp tardi a catà sö i tò föj!” E dopu questa racumandaziun, ul Giuanin
Tandöla l’à vultaa i spall e l’è naa via.
Ul Carletu l’à mitüü in tera i forbis da podadüra, l’à mitüü i man sü i fianch e
l’è restaa lì comè un Passero Solitario a pensà:

46 - I racconti Uruk
Sempar strambu l’è staa ‘l Giuanin Tandöla,
già fin dai temp che l’eva anmò fiulett:
a navum tütt e düü a l’istesa scööla,
mé strepenaa e lüü sempar bell nett.

La mia merenda l’eva la cazöla


possa d’almen trii dì, vuncia d’aspett;
lüü cunt i fett d’una buntà spagnöla
guarnida da magiostri mulisett.

Al ma guardava cumè a vulé dì:


“Mi sunt ul bell fiöö di culzett bianch;
sarù sempar un tocch sura de ti!”

E guarda te cumè le naa ul destin:


invece che de sura a l’è de fianch
e, par de più, ‘na rogna de visin.

Pö l’è naa innanz a finì ul lavuur. Zich-zach, zich-zach... al fava ‘nà i


forbis cunt indoss una rabia! Ma cumè prumess, l’è naa a mett a post ul
giardin del visin. Armaa da cavagnöö, vüna dré l’oltra, l’à metüü denta
cinquantott föj intreegh, trentasètt mezz föj e una desena de ramitt.
In dal turnà in dal sò giardin al pensava: “Questa, da sètt, lè la pegiuur
giurnada, piena de preputeent e rumpiball...”

I racconti Uruk - 47
dall’Oratorio
«CHE COSA FATE, O GIOVANI?»
Nel precedente numero de Le Campane avevo raccontato di come, durante i
mesi del grande coprifuoco, le nuove tecnologie avessero favorito la creazione di
reti di preghiera da remoto.

Esemplare da questo punto di vista è stato un evento tenutosi la sera del 10 mag-
gio 2020, quando alcuni giovani hanno voluto sfruttare le potenzialità di internet
per organizzare in modalità “virtuale” il momento di preghiera che da sei anni
propongono il giorno 10 di ogni mese presso il Santuario SS. Trinità Misericordia
di Maccio di Villaguardia: un’adorazione eucaristica animata dalle decine del Ro-
sario e da canti tipici della tradizione carismatica, in risposta a quella domanda
«Che cosa fate, o giovani?», che la Madonna pose a due ragazze impegnate a far
castagne in un bosco della Valle Spluga il 10 ottobre 1492.

Centro nevralgico delle comunicazioni è stato il santuario stesso, con la chiesa a


fungere non solo da ponte tra Terra e Cielo (tramite l’esposizione del Santissimo)
ma anche come vero e proprio “ripetitore” dei contenuti audiovisivi provenienti
dalle case dei singoli partecipanti, resi accessibili al mondo intero in tempo pres-
soché reale tramite il canale YouTube del santuario.

Tra i partecipanti si segnala il vescovo Oscar Cantoni (o meglio, il “padre” vesco-


vo, come egli ama farsi chiamare dai giovani), il quale ha seguito il momento di
preghiera dal proprio studio all’interno dell’Episcopio di Como.

48 - dall’Oratorio
Al termine della celebrazione, il vescovo si è rivolto direttamente ai giovani
animatori del momento di preghiera, ai quali ha rivolto parole di apprezza-
mento non solo verso la «bella tradizione» che il 10 di ogni mese ricorda l’ap-
parizione della Madonna al Santuario di Gallivaggio, ma anche nei confronti
dello stile dell’evento virtuale, definito dal vescovo come «prova generale»
per favorire l’espansione della partecipazione a questa «gioiosa iniziativa»
ad «altre persone, soprattutto giovani della nostra Diocesi». «E proprio con
finalità missionaria abbiamo voluto realizzare questo Rosario questa sera e
mi auguro che nei mesi prossimi altri ragazzi possano associarsi a voi» ha
precisato il vescovo, il quale ha invitato i partecipanti a inoltrare l’invito alla
partecipazione a più persone possibile e attraverso ogni mezzo di comuni-
cazione.

«Il nostro compito come cristiani è quello di annunciare le opere di Dio, e Dio
è amore e quindi questo amore significa che noi dobbiamo vivere la nostra
vita come dono, come servizio, come un modo per rispondere appunto
a questo amore di Dio attraverso uno stile che affascini, che inquieti, che
generi delle salutari domande. “Se loro sono così, perché non io?”. Ecco una
bella domanda che può nascere da parte dei giovani che vi guardano» - ha
aggiunto il vescovo - «perché s’impegnino a tradurre la fede nella loro vita».

Alessandro

dall’Oratorio - 49
SUMMERLIFE ESTATE 2020
Quest’anno il Grest della nostra comunità è stato un po’ diverso dal solito: tra
misurazione della temperatura, mascherine e distanziamento, abbiamo dovuto
adeguarci alle novità. Ciò che è rimasto sempre uguale, invece, sono stati l’en-
tusiasmo, la voglia di stare insieme, la disponibilità a creare qualcosa di bello e
significativo da parte dei ragazzi e dei loro educatori.
Dal 22 giugno al 6 luglio, 52 adolescenti e sette educatori hanno dato vita a Sum-
merlife, un percorso di divertimento e formazione con lo scopo di fare nuove
tutte le cose. Durante le tre settimane si sono succeduti tre temi fondamentali,
maturati nel periodo di isolamento fisico, che ha preceduto l’estate, che uniti alle
varie attività hanno reso l’esperienza dinamica e coinvolgente.

Guardare le cose già viste: quante volte camminiamo distratti per il nostro pae-
se classificandolo come noioso perché lo vediamo sempre uguale? Come prima
attività è stato allora proposto ai ragazzi di girare per Uggiate e trovare alcune
particolarità, come varie cose colorate, stessi oggetti ma di misura diversa, punti
panoramici, architetture particolari, alcuni luoghi significativi per loro…
Con la passeggiata per i boschi di Somazzo, poi, si è riscoperto il piacere di cam-
minare in luoghi conosciuti ma con la compagnia di tanti amici, che rendono il
percorso meno faticoso.
La settimana si è conclusa con la realizzazione di un colorato murales sulla parete
del campo di calcio dell’oratorio, con l’obiettivo di riqualificare uno spazio che
forse diamo per scontato, ma che ha bisogno di noi per continuare a vivere.

Osservare i particolari: durante la seconda settimana, il Grest si è spostato a Ro-


nago per disputare una divertente caccia fotografica al particolare. Sì, è vero, co-
nosciamo questo posto come le nostre tasche, ma vi è mai capitato di infilare una
mano in tasca e trovare qualcosa che avevate dimenticato di averci messo? Così,
tra un faretto scambiato per telecamera, un cartello “aspetta questo l’ho già vi-
sto… ma, dove?” e l’aiuto di una nonna che svela la passata presenza di un’osteria
con tanto di insegna dipinta su un muro scrostato, i ragazzi hanno passato un
pomeriggio alla riscoperta del piccolo paese. La camminata di mercoledì fino alla
chiesa alta di Drezzo ci ha permesso di riflettere su una canzone di Fedez che ci
sprona a guardare l’altro non solo superficialmente, ma nella sua interezza, con

50 - dall’Oratorio
tutti quei particolari che lo rendono unico.
Guardare le cose con l’aiuto di qualcuno: la caccia alla volpe che ha inaugu-
rato l’ultima settimana ha invitato i ragazzi a trovare nel bosco una persona
nascosta, insieme. A volte, infatti, abbiamo bisogno di qualcuno che ci stia
vicino e ci supporti nella ricerca di quella evidenza che si cela ai nostri occhi.
Mercoledì la passeggiata al Parco della Spina Verde è stata un bel momen-
to di condivisione che ci ha insegnato a conoscere il territorio con l’aiuto di
qualcuno che sa il percorso e, soprattutto per alcuni, grazie alle reminiscenze
di una lezione degli Alpini sulle trincee incontrate lungo la strada (ascoltata
a scuola negli anni precedenti). Infine, con il laboratorio di string-art i ragazzi
hanno realizzato delle bellissime tavolette disegnando con chiodi e gomitoli
la figura che più piaceva loro. Grazie alla tecnologia, usando Instagram, si
sono impegnati a imparare questa nuova tecnica e i risultati sono stati da
applausi.

Ecco alcune loro impressioni:

“Penso che il Grest sia una bella esperienza, un’occasione per stare compa-
gnia e vedere le cose da un’altra prospettiva.”
“Questo Grest, nonostante le restrizioni e le distanze, è stato una bella espe-
rienza per, come dice il logo, fare nuove tutte le cose. Dopo tanto tempo
chiusi in una piccola bolla, rivedere i propri amici e tutto ciò che ci circonda
fa capire quanto le persone, la natura e la compagnia siano essenziali per la
nostra adolescenza.”

dall’Oratorio - 51
“Il Grest quest’anno è stato “insolito” ma anche molto bello perché è stato un
punto di ritrovo con gli amici.”

“Penso che nonostante questa situazione difficile, il Grest sia stato una grande
riuscita, mi ha ridato quella voglia di mettermi in gioco che durante il periodo di
quarantena avevo un po’ perso. Le attività sono state tutte coinvolgenti e nono-
stante tutte le precauzioni da seguire sono riuscita a farmi nuovi amici. Summer-
life ha sicuramente portato un po’ di luce nei nostri cuori durante questo periodo
buio e posso dire con certezza che sarà un’esperienza che difficilmente dimenti-
cherò.”

“Quest’anno il Grest è stato un’esperienza molto diversa da quella degli scorsi


anni ma ugualmente bella. È stato interessante e utile per capire il mondo che ci
circonda dopo i tre mesi passati reclusi in casa e per ritrovare i cari compagni ed
educatori. Abbiamo fatto bellissime camminate e giochi in giro per i paesi e un
meraviglioso murales in oratorio a cui abbiamo partecipato con molto entusia-
smo. Non vedo l’ora di tornare a fare delle attività in oratorio!”

Insomma, tre settimane di amicizia per sfruttare le tante occasioni di FARE NUO-
VE TUTTE LE COSE.
Un sincero grazie a tutti coloro che hanno permesso a questa esperienza di na-
scere e crescere… alla prossima!

52 - dall’Oratorio
SUMMER LIFE 2020 - UN GREST DIFFICILE DA DIMENTICARE
La parola ai protagonisti

«Il grest di quest’anno è stato sicuramente diverso dagli altri anni.


Ciononostante, siamo riusciti comunque a divertirci insieme». Così Luca
Zaccaria, uno dei numerosi adolescenti che a causa delle limitazioni da CO-
VID ha dovuto mettere da parte l’idea di mettersi al servizio come anima-
tore del grest ma che ha comunque accettato la sfida a mettersi in gioco
per il “Summer life 2020”, la proposta estiva offerta agli adolescenti dei no-
stri oratori. Proposta giudicata positivamente anche da Denise Pili, la quale
pone l’enfasi sul fatto che «Dopo mesi di quarantena è stato bello potersi
ritrovare con i propri amici e gli educatori per passare divertenti pomeriggi
insieme».

Tra le varie attività che hanno caratterizzato il Summer Life 2020,


«l’esperienza del murales è stata una delle attività migliori: divertente,
istruttiva e diversa dalla quotidianità», prosegue Denise. Nella stessa dire-
zione vanno i commenti di Beatrice Frangi («un’attività simile non credo sia
da tutti i giorni») e Aurora Barile («attività coinvolgente e attuale, che non
avevo mai fatto»), con Emma Tamburriello che addirittura non ha dubbi: «La
mia attività preferita è stata quella del murales». «Un’esperienza davvero
unica che ha abbellito il nostro oratorio» commenta Caterina Maestri, alla
quale si unisce la voce di Luca, il quale definisce l’attività come «un’iniziativa
speciale a cui ognuno di noi ragazzi ha partecipato, aiutando ad abbellire gli
spazi dell’oratorio con impegno e collaborazione».

La realizzazione del murales è effettivamente stata un lavoro impegnativo,


con i ragazzi in un primo momento protagonisti nel trasformare una parete
grigia e triste come le settimane di isolamento domestico in un muro bian-

dall’Oratorio - 53
co bello pulito, a simboleggiare la volontà di cambiar pagina lasciandosi
alle spalle il grigiore dei mesi di reclusione. Parete bianca successivamen-
te verniciata con colori sfavillanti dagli adolescenti stessi, coadiuvati e su-
pervisionati da un professionista, un «artista che è stato bravo anche nello
spiegarci ciò che riguarda la street art in tutte le sue forme e a non soffer-
marsi solo sull’ambito tecnico», precisa Beatrice. Un lavoro affrontato dai
ragazzi non solo con entusiasmo e impegno, ma anche con un briciolo di
timore. Significativa in questo senso l’esperienza di Emma: «Devo dire che
all’inizio la paura di sbagliare era tanta, ma quando ho iniziato a colorare,
la felicità ha preso il sopravvento, mi sentivo una vera e propria artista!»
Ecco allora che quella parete, prima così smorta e ora ricca di colori sgar-
gianti, si è trasformata in un monumento alla speranza e alla volontà di
superare il grigiore di questi mesi, al non arrendersi di fronte alla paura e,
come spiegato da Denise, «a vedere le cose in modo più colorato, a non
abituarci troppo alla quotidianità di ciò che ci circonda». In questo contesto,
il murales diventa dunque un simbolo che racchiude molti aspetti legati alla
pandemia: l’importanza di non lasciarsi rubare la speranza dalle situazioni
avverse, dell’impegno a rimboccarsi le maniche facendo ognuno la propria
parte e, soprattutto, di chiedere al Signore occhi nuovi, per imparare a ve-
dere le cose di tutti i giorni da una prospettiva diversa. «Oltre a rivedere le
cose già viste con occhi nuovi, questo grest ci ha dato l’opportunità di fare
nuove esperienze, rendendo il nostro oratorio più colorato e allegro», spie-
ga in questo contesto Beatrice.

In conclusione, come ben sintetizzato dalle parole di Caterina, il Summer


Life 2020 ha quindi dimostrato che «nonostante il COVID, è rimasta la cer-
tezza che durante il grest si trascorrono giorni spensierati e felici in com-
pagnia». In altre parole, come spiegato da Beatrice, «un grest difficile da
dimenticare!».

54 - dall’Oratorio
DI NUOVO IN CAMPO TUTTI INSIEME
Dopo un lungo periodo di pausa, in cui si è sentita
la mancanza degli allenamenti che sono per allena-
tori e ragazzi un momento di aggregazione e spen-
sieratezza in cui condividere con impegno e gioia
una passione comune, è arrivato luglio e con esso la
ripresa degli allenamenti. Chiaramente è stato ne-
cessario garantire sicurezza alle famiglie seguendo
le norme del Covid e, di conseguenza, cambiando le
modalità dei nostri allenamenti.
È stato emozionante ritrovarci ancora in campo
tutti insieme, in primo luogo per riprendere l’attività
sportiva ma anche per salutare gli atleti che hanno
ormai raggiunto il limite d’età e che, quindi, hanno
concluso il loro percorso con l’US Mulini.
Nonostante siano ancora molte le incertezze su quella che sarà la prossima stagio-
ne sportiva, lo staff non si è perso d’animo iniziando a predisporre i primi progetti
per il futuro anno calcistico che inizierà a settembre, nella speranza che tutto possa
svolgersi nella piena sicurezza e normalità. Ci presenteremo alla nuova stagione
sportiva 2020/21 con cinque squadre: una under13, due under11, una under9 e una
under7 per un totale di circa cento atleti.
Oltre agli allenamenti, durante alcune serate nel mese di luglio, è stato possibile
aprire il servizio bar grazie alla proposta del comune di Uggiate Trevano, che ha or-
ganizzato il cinema all’aperto per bambini e adulti. Ciò ha permesso di incontrare le
famiglie dei nostri atleti, che hanno dimostrato anche in un momento così delicato
di sostenere economicamente la no-
stra Società Sportiva. In quelle serate
sembrava di rivivere i nostri tradi-
zionali tornei estivi, che speriamo di
tornare a organizzare al più presto.
Siamo contenti di questo finale di
stagione e fiduciosi per la nuova sta-
gione che ci attende. Auguriamo a
tutti una felice estate e rinnoviamo
l’appello, a chi lo volesse, a unirsi a
noi come aiuto nelle molte mansioni
necessarie a sostenere la nostra so-
cietà fondata sul volontariato.
CSI Mulini

CSI - 55
«GUSTATE E VEDETE COM’È BUONO IL SIGNORE»
Impressioni in vista dell’ordinazione sacerdotale di don Luca Giudici
La distribuzione di questo numero de “Le Campane” avviene in contemporanea con
l’ordinazione sacerdotale di due diaconi della nostra Diocesi: don Gianluca Salini di
Ardenno e don Luca Giudici di Parè.
Durante la novena dell’Assunta abbiamo raggiunto don Luca al Santuario della Ma-
donna di Chiesa Alta di Drezzo per scambiare quattro chiacchiere quando manca
poco più di un mese prima della sua ordinazione.

Chi conosce don Luca sa bene che non è un tipo da incontri formali e che, se lo si
vuole incontrare, bisogna andarlo a cercare nel suo habitat naturale: tra la gente.
Ne abbiamo conferma anche in quest’occasione, quando al termine della Messa
accoglie con il suo tipico sorriso alcune persone con cui si sofferma a parlare. Poi
ci vede, ci raggiunge e ... «Ciao! Scusatemi, ma mi sono fermato a parlare un
attimo con loro … Che caldo che faceva in chiesa! Che dite se durante l’intervista
ci beviamo una birretta? Magari potremmo anche prenderci un panino con la
salamella, però meglio farlo subito perché dopo ho un momento di preghiera qui
con i ragazzi e mi dispiacerebbe dovermi interrompere o arrivare tardi». Tipica
scena da don Luca.
Venticinque anni, una formazione da pasticcere, «talento che ho avuto occasione
di poter mettere al servizio dei miei compagni di quarantena durante i mesi del
lockdown in seminario» e due grandi passioni, «la montagna e la bicicletta», testi-
moniate da un’abbronzatura di quelle che non spariscono molto facilmente. Ma
il vero “sole” don Luca lo porta dentro, nel cuore. Lo si percepisce chiaramente
quando spiega come sta vivendo l’ultimo mese del suo cammino in preparazione
al sacerdozio: «Innanzitutto sono molto felice di essere riuscito a portare avanti
qualche attività di oratorio estivo, nonostante le restrizioni legate al COVID. Sono
però anche contento di aver a disposizione questo mese per rivedere con un po’ di
calma tutta una serie di amici e persone che ho incontrato durante il mio cammino».
Una vocazione semplice quella di don Luca, scoperta durante «un bel percorso di
fede in parrocchia e in oratorio a Parè, esperienza che mi ha riempito di gioia e
di riconoscenza nei confronti del Signore e opportunità che mi sarebbe piaciuto
poter regalare anche ad altri giovani». Un percorso ufficializzato con la richiesta
di ammissione agli ordini sacri, a suo tempo scherzosamente soprannominata
“Avvio al celibato” dallo stesso don Luca. Poi gli studi in seminario e le attività di
servizio in diverse zone della Diocesi: dapprima due anni a Manera, «esperienza
bella d’oratorio, con tanti ragazzi un po’ della mia età perché avevo 19 - 20 anni»;
in seguito, un biennio a Cagno, «dove ho avuto l’occasione di condividere
numerose esperienze di vita comunitaria, di preghiera e di scambio di opinioni

56 - Gustate e vedete
con Roberto, seminarista che avete avuto anche a Uggiate»; a seguire, nove
mesi a Maccio, «esperienza molto ricca, in cui ho potuto seguire da vicino
anche le attività del gruppo Caritas e il percorso per i fidanzati»; infine l’anno
di diaconato a Berbenno di Valtellina, «un bel banco di prova in preparazione
alla vita della parrocchia, il quale mi permette di arrivare all’ordinazione in
serenità».
In definitiva, «sette anni belli, vari, al termine dei quali rimangono il desiderio,
la volontà e la gioia di giocarsi fino in fondo su questa strada, che mi rendono
consapevole di arrivare all’ordinazione felice e riconoscente al Signore».
Talenti, passioni e riconoscenza che fanno da cornice alla tradizionale im-
maginetta preparata da don Luca a ricordo della sua ordinazione e correda-
ta dalla frase del Salmo 34 «Gustate e vedete com’è buono il Signore» (Sal
34,9). Si tratta di una foto scattata dall’interno di una tenda, «tradizionale
simbolo biblico della presenza tangibile di Dio nella vita di ognuno di noi»,
con l’uscio che si apre verso uno spettacolare paesaggio alpino, «a ricordarci
che l’Amore ci precede e ci insegna a gustare e vedere il buono e il bello che
ci circonda: non solo le mie adorate montagne, maestre di vita sotto molti
punti di vista, ma anche tutti quei luoghi, volti e incontri che mi hanno fatto
sentire che Dio è buono, è Amore».
E per il futuro? Dove e come si vede Don Luca tra un anno? «Per il dove, non
so. Per il come: tra i ragazzi, in oratorio; o almeno, lì mi piacerebbe essere, poi
si vedrà! Mi auguro solo di poter sempre portare il mio entusiasmo e la gioia di
stare insieme e di poter, attraverso di essi, far gustare e vedere a quanti più gio-
vani possibile quell’Amicizia con la “A” maiuscola e quel tesoro rappresentati da
Gesù, colui che dà quel qualcosa in più alla nostra vita». Un bell’augurio a cui
non possiamo far altro che associarci anche noi: buon cammino nel Signore,
don Luca!

don Luca Giudici - 57


Sentieri di fede

SAN REMIGIO, PICCOLO GIOIELLO ROMANICO IN VAL DI BLENIO


Dopo le vacanze riprendiamo il cammino sulla via Francisca del Lucomagno.
Questa via storica era percorsa dai pellegrini provenienti dalla Germania diretti
a Roma. Dal lago di Costanza passava per Coira; costeggiando le rive del fiume
Reno arrivava a Disentis, dove si trova un imponente monastero benedettino;
saliva poi al passo del Lucomagno, scendeva attraverso la valle di Blenio e
giungeva a Biasca, quindi a Bellinzona; risaliva il Monte Ceneri, proseguiva verso
Agno, entrava in Italia attraverso il valico di Ponte Tresa e raggiungeva Pavia,
dove si congiungeva sull’altra via storica: la via Francigena, e da qui proseguiva
per Roma.

Come i pellegrini di un tempo anche noi facciamo una sosta in val di Blenio dove,
a Corzonesco, in località Boscero, si trova la chiesa di San Remigio, interessante
testimonianza di uno stile romanico rurale che, secondo alcuni studiosi,
richiamerebbe un modello di “basilica rustica” diffusosi nell’arco prealpino
lombardo e piemontese intorno all’XI secolo. La chiesa è poggiata su un terreno
roccioso ed è composta di due edifici paralleli, costruiti in epoche diverse. La parte
meridionale, edificata attorno all’XI secolo, di dimensioni maggiori, è composta
di un’aula quadrangolare con abside semicircolare e campaniletto a vela. Nel XII
secolo, nella parte nord, fu aggiunta un’aula simile ma di dimensioni più piccole.
Nel XVII secolo l’aula minore fu suddivisa in due ambienti: una cappella dedicata
alla Madonna e una sacrestia. L’ingresso è posto sul lato nord e non sulla facciata.
La navata interna è coperta da un tavolato ligneo decorato con affreschi di
epoca tardo romanica, rinvenuti durante i restauri degli anni Quaranta. L’abside
maggiore è dominata dal Cristo Pantocratore con i simboli degli evangelisti e
gli apostoli. Sull’arco trionfale si trova l’affresco dell’Annunciazione, sul pilastro
di sinistra san Remigio (XV secolo). La chiesa per un certo periodo ricoprì il
ruolo di parrocchiale di Corzonesco. Nella sua estrema semplicità è un piccolo
gioiello romanico locale, il cui fascino e bellezza sono accresciuti dalla tranquillità
dell’ambiente in cui è inserita, quasi “nascosta”, tanto da rimandare intatta
l’immagine di un tempo passato in cui il fedele cercava un luogo dove trovare il
raccoglimento che lo facesse sentire più vicino Dio.

In Italia qualche anno fa l’inizio della scuola dopo le vacanze estive era fissato
nel primo giorno del mese di ottobre, giorno in cui si festeggiava la solennità
di Reims. È proprio da questa festività che è nata l’usanza di soprannominare
remigini gli alunni della prima elementare.
58 - Sentieri di fede
San Remigio nacque probabilmente a Leon intorno all’anno 437, fu eletto
arcivescovo di Reims all’età di ventidue anni. Riuscì a convertire Clodoevo I, re
dei Franchi, al Cristianesimo, con l’aiuto di Clotilde, la sposa di quest’ultimo.
Il re fu battezzato il 25 dicembre 496 nella cattedrale di Reims. La notte di
Natale del 496 Remigio disse a Clodoevo: “Piega il capo, adora ciò che hai
bruciato e brucia ciò che hai adorato!”. La leggenda vuole che lo Spirito
Santo portasse al Vescovo la santa ampolla contenente l’olio santo. Da allora
la cattedrale di Reims divenne il luogo per la consacrazione dei re di Francia.
Remigio morì a Reims il 13 gennaio dell’anno 532. Fu sepolto nella chiesa
di san Cristoforo, che divenne presto meta di pellegrinaggi, al punto che in
breve tempo si costruì una chiesa più grande a lui intitolata per ospitare il
suo corpo e la santa ampolla. La solenne traslazione avvenne il 1° ottobre,
che rimase così per secoli la data della memoria liturgica di san Remigio.
Attualmente la memoria liturgica è il 13 gennaio, anniversario della morte,
mentre rimane al 1° ottobre nella forma straordinaria del rito romano.

San Remigio - 59
Notizie flash
FESTA DI SANT’ANTONIO AI MULINI
Ai Mulini quest’anno la festa per Sant’Antonio è stata un po’ diversa dal solito: Santa
Messa solenne fuori, sul piazzale del Centro Civico, tutti “mascherati” e distanziati,
cantori e organista compresi! Nonostante non ci siano state la “Messa nel giorno gi-
usto”, la tradizionale pesca di beneficenza e le risate in compagnia “assembrati” nel
piccolo oratorio, non sono mancati i sorrisi di chi in valle e dai paesi vicini è affezionato
al nostro patrono. Circa novanta fedeli sono accorsi per fare un’offerta per il panino
benedetto, per dire una preghiera forse ancora più sentita dopo il lockdown, per ac-
cendere una candela nel silenzio della chiesina, sotto la bella statua del Santo addob-
bata a festa.

FESTA DI SANT’ANNA A TREVANO


Ogni anno, verso la fine del mese di luglio il colle di Trevano Superiore si veste a festa
e ravviva il suo fascino antico, in occasione della festa di Sant’Anna e in attesa della
ricorrenza di San Michele, che cade nel mese di settembre. Nei giorni di venerdì 24 e
sabato 25 luglio le sante messe serali hanno preparato alla solenne celebrazione do-
menicale. In particolare, il sabato sera è stato possibile partecipare alla messa sul sa-
grato in un clima di silenzio e raccoglimento con la serena cornice del paesaggio delle
colline moreniche ingentilito dalla luna, che faceva capolino nel cielo del tramonto. Le
figure di Sant’Anna e del suo sposo Gioacchino, genitori di Maria Santissima madre di
Gesù, hanno accompagnato le riflessioni, mettendo in evidenza come l’azione di Dio
passi attraverso l’umiltà e la povertà delle persone cui viene affidato il compito di ge-
nerare una nuova umanità. Tornando a casa, lasciati il colle di Trevano e la suggestiva
chiesa romanica, nel cuore è rimasto un sapore di cose belle, maturate nella fede dei
nostri anziani, dei nostri nonni. Sapore che è giunto sino a noi come linfa che ristora e
rallegra l’anima, in semplicità.

60 - Notizie flash
ROSARIO DI SAN ROCCO
Sera di Ferragosto. Il rione di Trevano Inferiore si anima di piccole luci,
colori di bandierine e voci oranti. C’è il rosario da recitare in onore di San
Rocco, il giorno dopo sarà la sua festa. Così accade ogni anno, secondo
una tradizione che affonda le radici chissà quando e chissà per desiderio
di chi. Le cronache locali dicono che quando vi era l’Osteria del Carletu e
della Olga, dopo la preghiera, si faceva gran festa intorno alla statua del
San Ruchet con tanto di luminarie a palloncino; si mangiava del buon cibo
e, accompagnati dal suono della fisarmonica, si danzava al chiaror delle
stelle. Il giorno dopo ci sarebbe stata la messa a Somazzo, dove la statua
del santo è ancor oggi collocata in una cappellina laterale. Quest’anno la
preghiera è stata ancora più intensa e sentita perché i fedeli si sono rac-
colti, rispettando le regole del distanziamento, per ringraziare San Roc-
co, protettore contro la peste e contro le pandemie, e al tempo stesso
per invocare la sua protezione. Proprio nel periodo della chiusura totale, i
residenti hanno esposto su balconi e facciate gli stendardi con l’effigie del
Santo rivolgendo a lui l’intercessione di allontanare il flagello del virus e
le sue conseguenze. La serata è stata molto familiare e la presenza di don
Sandro e don Marco, dei seminaristi Binh e Joel e del diacono Alex ha reso
ancor più intensa la preghiera.

SANTA MESSA DEL PRIMO SABATO DEL MESE


Con il primo sabato del mese di luglio è ripresa la celebrazione della santa
messa nel santuario di Drezzo, preceduta dalla recita del santo rosario.
Nel rispetto delle norme sanitarie non si effettua più la processione dalla
chiesa parrocchiale verso il colle, ma i pellegrini si trovano direttamente
in santuario, o al suo esterno, alle ore 7.10. La celebrazione eucaristica ha
come intenzione particolare la preghiera per le vocazioni e per i giovani.
È un’occasione per ritrovarsi e offrire insieme la propria piccola fatica di
alzarsi presto e di salire lungo la strada di ciottoli, pensando alla Vergine
Maria assunta in Cielo come esempio di fedeltà e di generosa accoglienza
della volontà del Signore.

APPUNTAMENTI IN STREAMING
Si ricorda che tutti i giovedì alle ore 10.30 è possibile seguire la recita del
santo rosario in diretta streaming audio per gli ospiti della Casa Anziani
e per gli anziani della comunità, sulla pagina facebook di vocechebussa.

Notizie flash - 61
GRAZIE
Abbiamo due ringraziamenti da fare a nome di tutti. Il primo grazie. Duran-
te il periodo della chiusura totale alcune persone, con molta riservatezza
e sensibilità, hanno realizzato un significativo numero di mascherine met-
tendole gratuitamente a disposizione a chi ne avesse bisogno. Con questo
gesto di attenzione hanno permesso di avere un prezioso dispositivo ne-
cessario per la sicurezza personale e della collettività. Il secondo grazie agli
ospiti e agli operatori del Centro Diurno Disabili che hanno fatto trovare
nella cassetta della posta delle nostre famiglie un biglietto di saluto e di
incoraggiamento, realizzato con carta riciclata. Un messaggio inaspettato
che ha rallegrato il cuore di tutti e ha donato un sorriso nel buio dell’emer-
genza sanitaria.

FIOCCO AZZURRO
La Redazione del Bollettino si unisce alla gioia di Moreno Baruffini, nostro
collaboratore per la pagina “La parola del Papa”, e della sua famiglia per la
nascita del piccolo Cesare. Gli auguri sono perché il loro piccolo possa cre-
scere sereno, benedetto dall’amore di Dio Padre, come ha affermato papa
Francesco “Abbiate cura che crescano con la luce, con la forza dello Spirito
Santo, mediante l’aiuto, l’insegnamento, gli esempi che voi darete a casa...
Questo è il messaggio. Non dimenticate: voi portate lo Spirito Santo den-
tro i bambini”. 

VOLTI NUOVI ALLA DIOCESI DI COMO


Il 31 agosto, festa di Sant’Abbondio, patrono della nostra Diocesi nella cat-
tedrale di Como il Vescovo Oscar dopo la Santa Messa pontificale ha reso
noto le ultime nomine relative ad alcuni avvicendamenti di ruolo da parte
di sacerdoti e ministri di culto:
Monsignor Ivan Salvadori: Vicario generale
Don Fausto Sangiani: Pro Vicario generale e Moderatore di Curia (confer-
ma)
Don Alberto Pini: Vicario episcopale per la Pastorale
Don Marco Nogara: Vicario giudiziale e Cancellerie vescovile (conferma)
Don Alessandro Alberti: Rettore del Seminario
A tutti loro esprimiamo i nostri auguri per il nuovo incarico e vicinanza nella
preghiera, affidando il loro cammino alla Vergine Maria, Madre della Con-
solazione e Addolorata ai piedi della Croce.

Un augurio affettuoso dalla nostra comunità anche al nostro Vescovo in oc-


casione del compleanno: 70 candeline spente martedì 1 settembre.

62 - Notizie flash
AMICI SEMINARISTI sollecitava anche ad andare alla Messa
prima dell’orario fissato, almeno quin-
Negli ultimi giorni di agosto abbiamo dici minuti prima, o di fermarmi dopo
salutato con affetto e amicizia i semi- per pregare con fede il Signore. Lui mi
naristi del Collegio Internazionale Sede avrebbe illuminato. Intanto gli anni
Sapienziae di Roma, che sono stati passavano ed io avevo messo da parte
ospiti della nostra Comunità Pastora- i miei progetti per il futuro. Alle Supe-
le durante il periodo estivo: don Alex, riori un insegnante di religione indù si
Binh e Joel. Alex è partito per far ritor- fermò a parlare con me e all’improvvi-
no in India al termine dei suoi studi e so mi disse: ‘Tu sarai sacerdote!’. Non
in attesa di essere ordinato sacerdote, avevo confidato a nessuno questa mia
mentre Binh e Joelhanno raggiunto di volontà, nascosta nel cuore da quan-
nuovo Roma per proseguire nel cam- do ero ragazzo, e ciò fece affiorare di
mino di preparazione. Abbiamo pensa- nuovo in me la vocazione alla vita sa-
to di far cosa gradita facendo loro qual- cerdotale. Così, a diciotto anni, entrai
che domanda per conoscerli un po’ più nel Seminario Minore e a venti anni
da vicino. nel Seminario Maggiore per compie-
re gli studi di Filosofia e Teologia, che
Alex ha ventotto anni, è nativo del Ke- effettuai in Italia. Nell’ottobre 2018, a
rala, in India. Proviene da una famiglia Roma, fui ordinato diacono. La voca-
cattolica e fin da piccolo ha frequenta- zione, che all’inizio per me era stata
to la sua parrocchia seguendo il nonno, un’attrazione verso la vita consacrata,
da sempre attivo nella vita della comu- con il passare del tempo si è trasforma-
nità cristiana. Così racconta: “Con la ta in consapevolezza che vivere pie-
mamma andavo a messa e con il non- namente il proprio ministero è anche
no partecipavo anche alle riunioni dei fatica, impegno, responsabilità. L’ave-
gruppi parrocchiali di cui faceva parte. vo intuito già quando stavo con il mio
Andavo con lui a far visita alle famiglie parroco, durante le vacanze estive, nel
in cui vi era un ammalato, a pregare per periodo del Seminario Minore. In Italia,
una persona defunta. Già da piccolo ho compreso ancor più che seguire una
volevo diventare sacerdote, ero attrat- Parrocchia significa avere un ruolo pre-
to da questo tipo di servizio ai fratelli e ciso, importante, essere un punto di ri-
nel mio parroco vedevo una figura im- ferimento, e quanto la Grazia di Dio sia
portante. Alle Elementari le cose non necessaria per essere sacerdoti umili,
andavano bene, prendevo voti bassi e i secondo gli insegnamenti di Gesù. Nel-
compagni mi deridevano quando dice- la vostra Comunità Pastorale sono ri-
vo che da grande sarei diventato prete. masto impressionato per l’accoglienza
Ci soffrivo e la mamma mi suggeriva gentile e generosa che mi avete sempre
di essere prudente e di aspettare. Mi riservato. La prima volta sono venuto a

Amici seminaristi - 63
Pasqua dell’anno 2017, proprio quan- turo, invitandomi a guardare ad alcune
do c’è stato il grande evento della Ma- persone consacrate come ad esempi
donna di Fatima. Ho avuto modo, ogni di vita donata e a rivolgermi a loro per
volta in cui sono tornato, d’incontrare chiarire i miei dubbi e le mie domande
cristiani che amano la Parrocchia, che più profonde. Per un anno ho condiviso
s’impegnano in molteplici attività cari- la vita quotidiana del mio parroco: pre-
tative e di umile servizio, sia a Ronago gavo con lui, andavo a messa, lo segui-
che a Uggiate. E questo amore premu- vo nella ferialità degli impegni parroc-
roso si estende anche a chi viene accol- chiali. Al termine di quell’importante
to. Mi sono trovato come in famiglia. periodo presi la mia decisione, aiutato
Abitando in oratorio, e frequentando anche da alcune esperienze che avevo
le due parrocchie, ho avuto modo di condiviso con un gruppo di giovani che
vedere l’impegno di molti nella cura compivano come me un cammino di
per gli ambienti, nell’attenzione alla scelta vocazionale. Nella mia decisio-
carità, nel cercare di mantenere viva ne, come ho detto, è stato determi-
la comunità in un periodo così difficile nante l’esempio del mio parroco: un
come quello attuale. Ora torno alla mia vero pastore attento ai bambini, ai gio-
famiglia di origine, nella mia terra e, al vani, agli anziani e alle famiglie. Vede-
termine di un’esperienza pastorale, ri- vo in lui una persona contenta, felice di
ceverò il sacramento dell’Ordine. Sono servire il Signore nel gregge che gli era
grato al Signore per ogni cosa e sarete stato affidato. So che essere prete non
sempre presenti nella mia preghiera.” è facile. La preghiera e la partecipazio-
ne alla santa messa aiutano a superare
Binh ha ventotto anni, viene dal Vie- le difficoltà perché in ogni cosa possia-
tnam e precisamente dalla diocesi di mo scoprire la presenza e la bellezza di
Hanoi, nella capitale dello stato asiati- Gesù. Io sento dentro di me che la feli-
co. Gli mancano due anni per termina- cità è stare con Gesù. In questo periodo
re gli studi di Teologia. Di sé racconta: in Italia sono stato fortunato a incon-
“Ero un bambino e mi piaceva andare trare una comunità simpatica, bella e
in chiesa per fare il chierichetto e ser- generosa come la vostra. Questa è la
vire all’altare. Osservavo il mio parroco prima esperienza parrocchiale che ho
da vicino e sentivo un forte desiderio vissuto durante il periodo estivo. Ho
d’essere come lui. Mia zia suora, ve- imparato tanto da don Sandro. So che
dendomi così entusiasta, mi disse che tutti voi pregate per me e per i miei
se lo volevo potevo diventare anch’io amici. E io vi assicuro che non vi di-
un bravo sacerdote. Si rivolse anche a menticherò e continuerò a pregare per
mia sorella, sollecitandola a diventa- voi. Diventerò sacerdote, se Dio vorrà,
re suora nell’ordine delle Amanti della e sarò contento così come mia sorella il
Santa Croce. A 17 anni il mio direttore 17 agosto di quest’anno ha pronunciato
spirituale mi guidò con pazienza a di- i voti perpetui con il nome di suor Ma-
scernere quale sarebbe stato il mio fu- ria. La nostra zia suora ha tracciato il

64 - Amici seminaristi
cammino tanti anni fa e per noi è una avrei avuto un rifiuto. Avevo parlato
grande gioia.” anche con il Vescovo e con il Rettore
del Seminario. Al contrario di quanto
Joel ha ventisei anni e ha termina- avevo pensato, invece, fui chiamato
to il secondo anno di Teologia. Da a entrare in Seminario. La notizia
due anni è a Roma. Viene dal Kerala, mi stupì e mi rese molto contento.
come Alex. “Quando ero un bambino Dopo gli studi di Filosofia, il Vescovo
volevo diventare sacerdote. Facevo il mi comunicò che avrei proseguito il
chierichetto e mi piaceva. Un giorno mio percorso a Roma. Così partii, al-
il mio parroco mi disse che aveva una tri miei compagni vennero in Italia,
domanda da pormi: ‘Vuoi andare in uno in America. Se penso al motivo
Seminario e diventare sacerdote?’. per cui ho intrapreso questo cammi-
Rimasi senza parole. A quindici anni no, ritorno alla mia infanzia, quan-
andai a visitare il Seminario Minore do andavo a messa con la mamma
della mia Diocesi. Per me lì tutto era e il papà. Guardavo il sacerdote che
novità; dopo qualche giorno di cono- consacrava l’ostia, osservavo i para-
scenza dell’ambiente tornai a casa in menti sacri e vedevo in lui una per-
attesa di sapere se la mia domanda sona serena, sorridente, gioiosa. Io
d’ammissione fosse stata accettata. spesso mi rivolgo a Dio per sapere
Eravamo settantacinque candida- cosa vuole da me e mi affido a Lui,
ti e in cuor mio pensai che di sicuro chiedendogli di essere secondo il
cuore di Cristo Gesù. Non so che sa-
cerdote sarò. Vorrei essere un buon
parroco. Quella che sto vivendo at-
tualmente è la prima esperienza pa-
storale in una comunità. Per me tut-
to è interessante e mi rendo conto
della bellissima opportunità che mi
è stata offerta dal mio rettore. Don
Sandro è un bravo parroco, ha rap-
porti cordiali con i fedeli, è dinamico
e si fa prossimo a chi ha bisogno di
lui e della parola del Signore. Ispira-
to dalla preghiera all’Eucaristia, si fa
vicino a chi soffre, è solo, è anziano
o ammalato. Ho visto molte persone
venire a messa o cercare il parroco
perché sanno che stando con lui sen-
tono il gusto della vita cristiana. Io
posso solo dire grazie per quello che
sto provando. Vi porterò nel cuore.”

Amici seminaristi - 65
Segnalibro
FILO INFINITO
Paolo Rumiz
Edizioni Feltrinelli

Che cosa hanno fatto i monaci di Benedetto se non piantare pre-


sidi di preghiera e lavoro negli spazi più incolti d’Europa per poi
tessere tra loro una salda rete di fili?
Partendo da Norcia, colpita nel 2017 da un terribile terremoto,
l’autore inizia un pellegrinaggio presso le principali abazie d’Eu-
ropa al fine di rileggere ai nostri tempi, quali furono le radici sulle
quali i monaci benedettini posero le basi per lo sviluppo dei po-
poli europei. Valori che oggi, a causa di spinte populiste, vengo-
no rinnegati. Un libro intriso di fede e cultura, di convivenza e di
politica, di speranza e di testimonianza, il tutto presentato come
un filo d’oro e infinito della nostra storia.

IL SILENZIO SI FA PREGHIERA
Omaggio a Madre Anna Maria Canopi
Edizioni Paoline

Il libro raccoglie i ricordi di persone che hanno incontrato Ma-


dre Canopi. La vita di questa donna è stata immersa nella luce
di Dio, che ha potuto raggiungere il 21 marzo dello scorso anno.
‘Pensando a lei si può usare l’immagine di un grande albero dalle
radici ben affondate nella terra e svettante verso il cielo, con tan-
ti rami anch’essi protesi verso l’alto, nel quale migliaia di uccellini
possono trovare grande riposo. Ora che è immersa nel grande
silenzio dell’Amore, possiamo meglio intuire il dono di averla
conosciuta, di aver vissuto con lei, di essere state figlie’. Così si
sono espresse le consorelle del Monastero Mater Ecclesiae, da
lei fondato e diretto, sull’isola di San Giulio a Orta. Pochi giorni
prima del transito, madre Canopi soleva dire che la sua vita era
stata tutta un’offerta e indicava la fedeltà al Signore e alla voca-
zione da Lui donata come antidoto ai mali che attanagliano la
vita cristiana. E ciò che importava era l’essere trovati fedeli fino
all’ultima ora.

66 - Segnalibro
NON SIAMO SOLI
Matteo M. Zuppi
Emi

Pregare e credere non sono mai una questione privata. Possie-


dono sempre un respiro che abbraccia l’altro. Perché nessun
uomo è un’isola, come scrisse il poeta. Credere non è una scusa
per chiudersi nel proprio io, anzi diventa il modo con cui ancora
più fortemente spalancare il cuore al mondo. Il cardinale Zuppi
ci accompagna nell’avventura più bella: scoprire che credere in
Dio ci avvicina ancor di più all’umanità di cui facciamo parte, a
partire dagli esclusi.

90 GIORNI DE CAROGNA VIRUS: EFFETTI DEL LOCKDOWN


IN VERSI ROMANESCHI
Giuseppe Bernasconi

Il nostro Peppe, Pepin da Roma per gli amici di Uggiate e del


bollettino, durante il periodo del lockdown non è stato inattivo,
anzi! S’è dato da fare e, penna alla mano, ha scritto una sorta di
diario per “trascorrere il tempo in modo meno noioso possibi-
le”. In tal modo ha documentato fatti e stati d’animo, cronache,
curiosità e sensazioni così come li ha vissuti dalla postazione
del suo appartamento di Settebagni, a ovest della via Salaria,
nei tre mesi di chiusura totale. Il tutto scritto in versi romane-
schi, con tanto di traduzione in lingua italiana, in calce a ogni
singolo componimento. Chi vuole avventurarsi nella lettura può
acquistare il libro su Amazon e in tal modo trascorrerà qualche
piacevole ora in compagnia della scrittura arguta ed efficace del
nostro Pepin.

Segnalibro - 67
Pagina dei bambini
COMPLETA IL CRUCIPUZZLE
PER IL RITORNO A SCUOLA… ECCO UN MODO DIVERTENTE
PER RIPASSARE UN PO’ DI GEOGRAFIA ITALIANA

Cancella le parole elencate presenti nello schema in orizzontale, verticale


e diagonale. Le lettere che rimangono formeranno la frase chiave.

O N A I C C A R B G C E C I T A
I O M O C S V I C O I A D R A G
S T M A T E S E E V A R A N O O
E O A E T U F C V R O S O A N C
O S L T I M C I M A I N A V A C
O L A H R N O M T M R I A M I E
A A C M E O P I E A A E A G S L
L S A B A T I N I A L L S G U H
O R O M E R O I G G A M I E P L

ARNO LARIO RAM


BRACCIANO LECCO SABATINI
CAVA LUGANO SALSO
CECITA MAGGIORE STELLA
CHIUSI MALA TRASIMENO
CIMA MATESE VARANO
CIMINI MORO VARESE
COMO ORTA VETTA
GARDA PO VICO
ISEO PUSIANO

FRASE CHIAVE: (5 PAROLE)___________________________________


68 - Pagina dei bambini
CORAGGIO, SONO IO, NON ABBIATE PAURA

8 settembre 2020: una data da segnare sul taccuino degli eventi importanti di vita
parrocchiale. Il nostro amico diacono Daryl sarà ordinato sacerdote nella Diocesi di
Butuan, nel Sud delle Filippine, per l’imposizione delle mani del Vescovo locale Mon-
signor Cosme Damian. Daryl, come gli altri seminaristi ospiti della nostra Comunità
Pastorale durante l’estate, ha studiato a Roma presso il Collegio Ecclesiastico Inter-
nazionale Sedes Sapientiae, un seminario eretto dalla Santa Sede e destinato alla for-
mazione a Roma di candidati al sacerdozio provenienti da tutto il mondo. La direzione
del Collegio Ecclesiastico è affidata alla Prelatura dell'Opus Dei. Il Sedes Sapientiae
risponde a un desiderio di San Josemaría Escrivá de Balaguer, Fondatore dell’Opus
Dei, il quale, mosso dal suo ardente amore per la Chiesa e per il Romano Pontefice, già
molti anni or sono aveva studiato la possibilità di istituire accanto alla Sede di Pietro
un Collegio per la formazione dei candidati al sacerdozio. Questo “sogno” si è avvera-
to grazie al primo successore di San Josemaría, il Beato Álvaro del Portillo.
Al carissimo Daryl gli auguri più affettuosi da tutta la nostra comunità. A lui, che ama
tanto il canto e la musica e che molte volte ha accompagnato le nostre celebrazioni,
l’auspicio che la sua vita sia un inno di lode e un dono gioioso e fedele ai fratelli e alle
sorelle che saranno toccati dal suo amore, riflesso del bene supremo: l’amore di Dio
Padre.

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