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A. XLVII - n. 3 - maggio - giugno 2013 - Sped. A.P. - D.L. 24/12/2003, n.353, conv. in L. 27/02/2004 n.46 - Firenze Aut. n.

1800/1967

DOMENICANI

Unattenzione particolare al nostro carisma (p. 91).

Predicazione oggi e i suoi luoghi (p.108).

PREDICAZIONE

EDITORIALE

DOMENICANI
bimestrale dinformazione della Provincia Romana di S.Caterina da Siena Anno XLVII n. 3 maggio-giugno 2013 c/c postale n. 41482894 int. Convento S. Domenico Padri Domenicani 09127 Cagliari Italia Autorizzazione del Tribunale di Firenze del 4 gennaio 1967 - n. 1800 Direttore P. Eugenio Zabatta o.p. Responsabile P. Fausto Sbaffoni o.p. Direzione e Redazione: piazza S. Domenico, n. 5 09127 CAGLIARI

Anno XLVII - maggio - giugno 2013 - n. 3.


Liconografia della B. Vergine Maria, con il Bimbo divino in braccio, che danno la corona del S. Rosario a san Domenico e a santa Caterina tanto varia quanto diffusa. Linventiva geniale dei nostri artisti propone sempre un particolare personale che ci rende pi gradita la loro opera che trasmette un loro proprio messaggio di fede, ma concordemente anche quello tradizionale che riconosce san Domenico il primo predicatore del Rosario.

sommario

91 Editoriale. Unattenzione al nostro carisma. P. Eugenio Zabatta op. 94 La generazione che cerca il Signore. P. R. Carballo. 98 Il Papa e il nostro Centenario. (lettera di Pp Benedetto XV). 103 Meravigliosa somiglianza e parentela. N. N. 105 Pensare la fede. P. Eugenio Zabatta op. 108 La predicazione oggi e i suoi luoghi. Edoardo Mattei ld. 112 LArca di San Domenico. P. Manolo Puppini op. 116 INFORMAZIONI I Capitoli del 2013, Un nuovo santo domenicano, Fine Settimana vocazionale, Le Fraternite laiche domenicane. 127 In memoria: P. M. Aquilanti, P. A. Ballicu. 130 La nostra Biblioteca (Pubblicazioni). 132 Celebrazione dellunit .

SOMMARIO

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e.mail zabatta.eugenio@tiscali.it
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CON APPROVAZIONE ECCLES. E DELLORDINE

Tel. 055-2656453 cell. 339 18 22 685

Sped. Abb. Postale D.L. 24/12/2003, n.353, conv. in L. 27/02/2004 n.46


copertina: FIRENZE. S. Jacopo in Polverosa. Madonna del Rosario e Bimbo tra i Santi Domenico e Caterina di Jacopo Vignali (1592-1644).

editoriale

Unattenzione particolare al nostro carisma


Negli ultimi giorni di fine maggio si sono intensificati tra noi i lavori di preparazione ai Capitoli, particolarmente con le relazioni dei vari ufficiali e promotori di Provincia. Come sempre un istintivo movimento ha coinvolto tutti, ognuno per la propria parte, coscienti di fare, con i Capitoli, un nuovo passo in avanti, decisivo per il nostro futuro. Anche questo numero di Domenicani intende metterci in sintonia con lintento comune e si augura di contribuire a raggiungerlo. Attenti come siamo al segno dei tempi non ci sfugge la coincidenza, che pensiamo non casuale ma provvidenziale, che sia la celebrazione del Capitolo Generale come quella del Capitolo Provinciale elettivo avvengano nellAnno della Fede: auguriamo che lo stesso slancio e il particolare fervore che ci sono raccomandati in questo anno, si estendano agli ambienti capitolari e invadano coloro che sono chiamati a intervenire e dare il loro personale contributo. Fraternamente auguriamo a questi confratelli, scelti per un lavoro cos importante, il dono del discernimento nelle decisioni e quello del consiglio giusto nelle scelte da fare: che siano liberi da pregiudizi e sospinti dalla speranza. A seguito degli articoli che abbiamo selezionato per questo fascicolo, auguriamo ai partecipanti ai Capitoli, Generale e Provinciale, unattenzione particolare al nostro carisma, cio alla predicazione ai lontani. Anche se qualcuno di loro pensasse che la missione ad gentes ha ormai segnato il passo e non incide pi, cio non ha pi quella carica sovversiva, in grado di sconvolgere la cultura (cf Evangelii Nuntiandi di Paolo VI, 19), non certo finita, tanto meno per noi Domenicani, la predicazione in quanto tale. Certamente le forme e i metodi di predicazione vanno rinnovati, meglio impostati e adattati ai nuovi destinatari, in tempi nuovi. Per noi rimane il guai a me se non predicassi il Vangelo. Rimane lassillo della salvezza delle anime da ottenere proprio con il mezzo della predicazione. Essendo la predicazione il nostro carisma non c Capitolo che non ne abbia parlato, ma il bisogno di trattarne anche questa volta si fa pi urgente perch la Chiesa ha, con lAnno del-

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la fede, evidenziato la necessit della nuova evangelizzazione. Lasciare le nostre case religiose e prediligere il ritorno in mezzo ai lontani (poveri, non-cristiani) corrisponde al nostro carisma originario. Larticolo a pagina 20 ci pone degli interrogativi a proposito e offre dei suggerimenti da seguire per non rimanere indietro, per non cedere un primato che ci appartiene. Ugualmente larticolo a pagina 15 ripensa misticamente il nostro ufficio di predicatori in analogia a quello di Maria, Madre di Dio. Non dimentichiamo la chiara volont di S. Domenico di recarsi a predicare il Cristo fra i Cumani, gente violenta dellEuropa dellest. Quella volont, pi volte espressa dal nostro Fondatore, diventa, per noi domenicani, una lezione altrettanto chiara, riguardo al tipo di predicazione che dobbiamo fare. La predicazione domenicana, infatti, non solo devessere dottrinale, ma deve volgersi soprattutto ai lontani, ad gentes. Le Costituzioni dellOrdine si premurano di specificare come devessere la nostra predicazione e a chi devessere rivolta: il servizio della parola posto tra le esigenze fondamentali del nostro esistere nella Chiesa. La predicazione domenicana vi si legge - sia sempre caratterizzata dallo spirito evangelico e sempre accompagnata da solida dottrina. Sullesempio di S. Domenico, che fu pieno di sollecitudine per la salvezza di tutti gli uomini e popoli, ricordino i frati dessere inviati a tutti gli uomini, popoli e nazioni, credenti e non credenti, e specialmente ai poveri (n. 98). in questo orizzonte cos circolare che il domenicano deve saper portare la sua parola soprattutto a coloro che sono lontani dalla fede, sa-

pere riconoscere lopera dello Spirito presente in mezzo al popolo di Dio e riscoprire i molti tesori nascosti nelle varie culture che aprono nuove vie alla Verit (99). Questo linguaggio, da sempre usuale per i frati predicatori, perch in esso espresso il loro carisma, la Chiesa lo vive oggi pi intensamente per il dialogo interreligioso che sta incrementando con forza. Il nostro impegno nella predicazione, perci devessere allavanguardia in questo nuovo orientamento che sta caratterizzando lapertura della Chiesa: una nuova metodologia in una nuova atmosfera psicologica con le altre Religioni. Tra laltro si nota che per diffondere la verit evangelica e affermarla nellopinione pubblica dobbiamo saper far ricorso assiduo e diligente anche ai molteplici mezzi di comunicazione sociale (104). Oltre alle suore, anche ai laici delle nostre fraternite domenicane, che sono parte integrante della famiglia domenicana, viene raccomandata, dalla loro Regola, la stessa apertura verso i lontani, essendo essi partecipi con i frati e le suore dellapostolato dellOrdine (n. 9). Come ogni domenicano devono rendersi capaci di predicare la Parola di Dio (perch) rientra nella loro vocazione domenicana promuovere lunit dei cristiani e il dialogo con i non cristiani e non credenti (n. 12). Sono sempre attuali le raccomandazioni del Capitolo generale di Cracovia (2005) per il quale : Il dialogo diventato una delle priorit dellOrdine. Per noi, infatti, il dialogo interreligioso non pu pi essere visto come un optional aggiuntivo della nostra missione . E sempre citando gli Atti di Cracovia leggiamo: Il capitolo raccomanda

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che vi sia una particolare attenzione al riguardo sin dagli anni della formazione iniziale, menzionando in particolare limportanza della preparazione dei frati a un ministero pi esplicitamente globale, la volont di dialogo con quelli di altra fede o di nessuna (Crac. 269) e unordinazione, proposta dai precedenti Capitoli e ora inserita nelle Costituzioni, raccomanda che i frati siano sempre pronti al colloquio e ad ogni opportunit di vero dialogo (Ib. 357; LCO 111). Mai il dialogo e la necessit di ascoltare e accogliere laltro/a nella sua diversit, sono stati cos urgenti il nostro compito quello di sfidare coloro che vorrebbero dividere il nostro mondo in fazioni opposte (IDI, 436, p. 247). E il frutto di questo lavoro che molti tra noi gi stanno facendo da anni la fondazione della Chiesa tra le genti e la conferma della fede nel popolo cristiano (LCO, 98). Siamo certi che se i nostri confratelli

capitolari faranno riferimento allidentit della nostra famiglia, come a sorgente a cui dobbiamo attingere, allora non mancher quello scatto in avanti che desideriamo, n il nuovo fervore di cui abbiamo bisogno per perseverare nella nostra vocazione. Il ritorno alla testimonianza dei primi frati ci fa vedere che fu la passione per la salvezza degli uomini e delle donne del loro tempo a sviluppare in loro il senso della misericordia e la qualit della compassione di Domenico. La nostra tradizione spirituale ci mostra anche come il dialogo con Dio animasse la vocazione apostolica delle prime generazioni. Questa realt della vita spirituale, della contemplazione, della celebrazione liturgica e dellintercessione certamente il punto dappoggio pi sicuro per darci laudacia di inventare nuovi modi dincontro e di predicazione nel mondo doggi.(Atti del Capitolo Generale di Bogot, 2007, n. 59).
P. Eugenio Zabatta o.p.

La direzione lieta di augurare a tutti i gentili lettori di Domenicani un lieto e rigenerante periodo estivo di ferie per un meritato riposo del corpo e dello spirito. Mentre tiene a ringraziare di cuore coloro che hanno gi provveduto a dare il loro aiuto per la stampa di questa nostra rivista di famiglia, la stessa direzione incoraggia tutti a non mancare ad aderire a questo appello con generosit. Grazie! Si ricorda il numero di ccp : 41482894 intestato a: Convento S. Domenico, Padri Domenicani, 09127 Cagliari.

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UN AUGURIO E UN APPELLO

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LA GENERAZIONE CHE CERCA IL SIGNORE


(cf. Sal. 24)
Noi consacrati dobbiamo acquisire la coscienza della grande testimonianza di fede che trabocca dalla nostra identit di cercatori del Signore, con tutto ci che comporta questa ricerca: preghiera costante, fedelt al dono ricevuto, vigilanza amorosa, obbedienza filiale e gioiosa alla volont del Signore, purificazione dalle false immagini di Dio.

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Non sufficiente fare le cose per Dio, buttarsi in una grande quantit di cose religiose o sacre per potersi dire persone credenti e rendere ragione della speranza che in noi (1 Pt 3,15). Anche se quelli che incontriamo o a cui ci avviciniamo di frequente si sentono attratti dalle cose che facciamo, ci non vuol dire che le nostre opere interpellino, provochino, avvicinino a Dio, perch tra le altre cose sappiamo bene che ci sono molte associazioni o movimenti che, a volte, possono offrire ottimi servizi. I consacrati di oggi sono chiamati a un discernimento dei problemi interni per mettersi in gioco, con le loro forze attuali e anche con il desiderio, che rimane forte, di ci che essenziale: Cristo. Questo essenziale deve mobilitare tutte le energie. Incontrare Cristo, coltivare una stretta amicizia con lui, parlare di lui e farlo conoscere: qui che si gioca lidentit dei religiosi e non nei ruoli o nelle funzioni a cui la societ potrebbe attribuire valore(1) Gli uomini e le donne che si avvicinano devono scoprire in noi il nostro essere in Dio, il nostro essere credenti,

attraverso relazioni semplici, spontanee, intime, gratuite, rispettose, di uguaglianza; devono poter sentire tutta la vicinanza e laccoglienza, e non lautosufficienza; devono poter accogliere attraverso una comunicazione aperta alla ricerca dellaccoglienza reciproca, una modalit autentica di relazione che parla al cuore anche mediante uno stile di vita diverso. Oggi siamo chiamati a dire con il nostro essere: Dio ha rotto il suo silenzio. Dio ha parlato, Dio c. Questo fatto come tale salvezza: Dio ci conosce, Dio ci ama, entrato nella sua storia. Ges la sua Parola, il Dio con noi, il Dio che ci mostra che ci ama, che soffre con noi fino alla morte e risorge(2). Tenendo presente sullo sfondo quanto abbiamo detto, il consacrato che vive la fede, dono dello Spirito, consapevole di essere mistero a se stesso, vive sulla soglia del limite e dellinfinito, dove si scopre creatura alla presenza del Totalmente Altro che ha il volto del Padre di Ges Cristo e riconosce questa dimensione negli altri; cura il silenzio, la dimensione contemplativa che permette alla persona di osservare la realt

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Il cristiano vive in continuo ascolto di Dio, delle persone che incontra, nella storia, in atteggiamento di obbedienza, di preghiera.

da unaltra prospettiva, dalla cima, apparentemente estatico e immobile, ma fondamentalmente capace di accogliere realt nuove, vive, per giungere contemporaneamente al cuore di se stessi e della realt (3). - Vive in continuo ascolto di Dio, delle persone che incontra, nella storia, in atteggiamento di obbedienza; - Non naviga da solitario, non vive da scapolo, ma si sente parte di un circuito, fa spazio allaltro e struttura il tempo per curare le relazioni ad intra e ad extra: accoglie e trasmette la fede in comunione, lavorando in rete nel proprio ambiente secondo il comandamento nuovo dellamore, custodisce il bene comune; rimane sempre in relazione con tutti gli uomini e le donne del suo tempo, a partire dai fratelli e dalle sorelle della comunit o fraternit, accoglie laltro senza condizioni;

- rafforza con il tempo il senso di appartenenza alla propria comunit con cui condivide la sua vita umana e spirituale; - percepisce la sua vita come un dono di Dio e matura la consapevolezza che lesistenza vissuta nello Spirito potenzia lumanit e libera le persone; - assume uno stile di vita sobrio, vive con il poco che riceve, fonda la sua vita nellessenzialit, non cerca il benessere a qualsiasi costo, non accumula per s, condivide ci che possiede, crede nella Provvidenza; - vive il servizio nella gratuit e nella logica del dono e della restituzione; - si pone e comprende se stesso in modo unificato e non frammentario; - capace di una progettualit che permette lo sviluppo integrale di se stesso e degli altri nella libert; - acquisisce la capacit di discerni-

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mento evangelico, strumento che consolida lacquisizione di un metodo auto formativo; - portatore di pace e di giustizia; sente la bellezza e la custodisce, diffonde speranza. Come ben sappiamo, credere suppone, anzitutto, accogliere un dono di cui siamo gratificati senza merito nostro: il dono della fede. Il Signore le apr il cuore per aderire alle parole di Paolo, affermano gli Atti degli Apostoli parlando di Lidia (At 16,14). Francesco di Assisi, come molti altri, lo riconosce cos anchegli nel suo testamento: Il Signore mi diede una fede tale (). Il Signore mi diede e continua a darmi una fede tanto grande (4,6). Come per Francesco, cos anche per noi, tutto

grazia (PF 12), anche la fede. Perci, come abbiamo detto, la fede tende sempre ad agire e a trasformare la persona dal di dentro, mira alla conversione della mente e del cuore. La fede, tuttavia, anche un impegno personale per conservarla e farla crescere. Per questo, Benedetto XVI ha proposto che durante questo Anno della fede facciamo memoria del dono prezioso della fede (PF 8). Gi il santo vescovo di Ippona in una delle sue omelie sulla redditio symboli, cio sulla consegna del Credo dice: Voi lo avete ricevuto (il Credo), ma lo dovete tenere sempre presente nella mente e nel cuore, lo dovete ripetere stando a letto, ripensarlo nelle piazze e non dimenticarlo durante i pasti; e anche quando dormite con il corpo, dovete ve-

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MONASTERO S. MARIA DEL SASSO (Bibbiena). Il Coro delle claustrali. Il consacrato che vive la fede, dono dello Spirito, () cura il silenzio, la dimensione contemplativa che permette alla persona di osservare la realt da unaltra prospettiva, dalla cima, apparentemente estatico e immobile, ma fondamentalmente capace di accogliere realt nuove, vive, per giungere contemporaneamente al cuore di se stessi e della realt.

gliare in esso con il cuore (Sermo 215). La Chiesa primitiva chiedeva che si imparasse a memoria il Credo, per conservare la fede e ricordare la propria condizione di credenti. Questo ricordare, ripassare nel cuore, non si limita al passato, ma fa s che la fede entri nel presente, qualificando la propria vita, e si apra al futuro sviluppandosi e crescendo, come cresce il chicco di senape (Mt 13,31). In questo modo il contenuto del Credo, sintesi della nostra fede, diventa storia, si fa vita e si apre alle mirabilia Dei, alle opere meravigliose di Dio, che il Signore continua a compiere in noi. La fede pertanto una grazia che dobbiamo accogliere con vera e profonda gratitudine e una responsabilit che ci porti a prenderne coscienza per rianimarla, purificarla, confermarla e confessarla(4). La fede, se non vogliamo che si spenga, e perdere cos la nostra condizione di essere sale e luce nel nostro mondo (cf Mt 5,13-16), deve essere continuamente riscoperta (cf PF 4) e vissuta con gioia, in modo tale da poterla confessare individualmente e comunitariamente, interiormente ed esteriormente, e celebrarla nella liturgia e nella nostra vita quotidiana (cf PF 8,9). La fede che mi stata data, mi stata anche affidata perch la conservi e la faccia crescere Con il cuore infatti si crede e con la bocca si fa la professione di fede (Rom 10,10). Accoglienza e responsabilit sono inseparabili! Penso che lAnno della fede costituisca unoccasione favorevole perch la vita consacrata e ognuno di noi accolga questo dono con rinnovata gratitudine e allo stesso tempo lo assuma con vera responsabilit. Dallaltra parte, sento che il Signore dice oggi ai consacrati, come ieri ai suoi discepoli: Coraggio, sono

io, perch dubitate? (cf Mt 14,31), e come disse per mezzo del profeta Aggeo al popolo dIsraele in momenti per esso molto difficili, lo ripete oggi anche a noi: Coraggio, e al lavoro, perch io sono con voi (Ag 2,4). Sento come rivolte in prima persona a noi consacrati le parole della lettera agli Ebrei: Manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza, perch degno di fede colui che ha promesso (Eb 10,23). Le difficolt non mancano nella vita consacrata. Ne facciamo esperienza ogni giorno. Ma noi, come scrive sempre la Lettera agli Ebrei non siamo di quelli che cedono (), ma uomini di fede (Eb 10,39), e dalla nostra povert gridiamo, sicuri di essere ascoltati: Signore, credo, ma aumenta la mia fede. La fede sar lunica risorsa per rifare nuova la vita consacrata. Qualunque altra cosa ci allontaner dalla realt, dal centro vitale della nostra vita, e anche ci diminuir. La fede lunica cosa che render possibile che la vita consacrata sia oggi ci che stata in passato catalizzatrice della presenza divina e voce profetica in mezzo al nostro mondo (5). (R. Carballo, ofm in Testimoni, 5/2013, pp. 43-44).
JEAN-CLAUDE LAVIGNE, Perch abbiano la vita in abbondanza, Qiqajon, Magnano 2011,34. BENEDETTO XVI, Meditazione, XIII Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, 8 ottobre 2012. L. LEUZZI-F. MONTUSCHI , Aiutare i giovani a progettare la vita, OCD, Roma, 2009, 40. PAOLO VI, Exhort., Petrum et Paulum Apostolos (1957). JOAN CHITTISTER, Le otto montagne della vita consacrata. Spiritualit per oggi.

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Frontespizio di un fascicolo pubblicato per il settimo centenario dellOrdine. La lettera pubblicata nelle pagine seguenti anche riportata nel numero speciale de Il Rosario - Memorie Domenicane, Anno XXXIII (1916) pp. 7-12.

DOCUMENTI
Che cosa scriver per noi, al prossimo ottavo centenario dellapprovazione dellOrdine, il Papa attuale, SS Francesco I? Pensiamo di far cosa gradita riportare, quale documento storico, la lettera apostolica che in occasione del settimo centenario Papa Benedetto XV inviava al P. Maestro generale, L. Theissling.

IL PAPA E IL NOSTRO CENTENARIO


Lettera del Santo Padre BENEDETTO XV al Rev. P. M. Fra Ludovico Theissling, Maestro dellOrdine Domenicano, nellimminente VII Centenario della legittima conferma dellOrdine. E stata pubblicata negli Acta Apostolicae Sedis, fasc. di novembre 1916.
Diletto Figlio, salute e apostolica benedizione. Nel Congresso dei Terziari Domenicani, tenuto tre anni sono in Firenze, presenti Noi con pi vescovi, e Noi caldamente approvando ed esortando fu stabilito che, nella prossima solennit delluscente 700 anno dalla legittima conferma dellOrdine Domenicano, una riunione consimile e molto pi solenne, fosse tenuta in Bologna. Certo allora eravamo ben lungi dal congetturare ci che Dio aveva disposto circa lumile Nostra persona in un giorno non lontano: ma Ci parve dessere mossi da certi peculiari motivi a festeggiare lIstituto e la memoria del glorioso Patriarca, essendo Noi, i tutori e custodi delle sacre sue spoglie e, venerando nella nostra Casata gentilizia un seguace della sua Regola, sortito ad ampliare il numero dei beati. Ora, poi che per arcano volere di Dio avvenuto che, al sopraggiungere di questa secolare solennit, non siamo pi collocati nella Sede di S. Petronio, ma sulla stessa Cattedra del Principe degli Apostoli, conviene che Noi si abbia riguardo ai meriti immortali verso la S. Chiesa, oltre che alla Nostra privata parentela e che si dia allinclito Ordine una particolare testimonianza di apostolica affezione. Gi le laudi della illustre famiglia Domenicana pu dirsi siano state celebrate, come per ispirazione divina dal Nostro antecessore Onorio III; il quale, dopo aver sanzionato lOrdine fondato nove anni innanzi, merc la sua costituzione emanata il XXII dicembre MCCXXVI, lo stesso giorno volle dar nuove lettere apostoliche al Padre e legislatore in questi termini: Noi, sincerati che i frati del tuo Ordine diverran-

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no i campioni della Fede e i veri luminari del mondo, confermiamo lOrdine stesso. Lo che quanto veracemente fosse detto, venne in modo aperto dimostrato dagli eventi avveratisi nel corso dei secoli fino a noi. Dappoich, quanto riguarda la loro opera e lo zelo per la Fede, moltissimo dal fatto che, nessuno ripuls mai con pi energia e costanza di essi gli oppugnatori della cristiana dottrina. Prima di tutti i settari Albigesi, de quali, divinamente ispirati a percuotere laudacia, con quanto valore la fiaccarono! Cos ai Catari, Patarini, Ussiti, Novatori ed agli altri eretici successivi, con quanto vigore e dottrina, merc linsegnamento, la predicazione e gli scritti resistettero! N scarseggiarono fra essi quei che confermarono col sangue la professione di fede: valga per tutti quel Pietro Martire, del qual figlio si gloria tanto la Chiesa Veronese. E chi non sa la premura onde sogliono comunemente rinvigorire e tutelare lintegrit della Fede e della vita cristiana? Per tacere delle altre opere salutevoli, istituite da essi a tal proposito, come la Congregazione del Santissimo Nome di Ges, laltra del Santissimo Sacramento e il TerzOrdine; indubitato che la S. Chiesa ebbe da Domenico e da suoi religiosi quel gran presidio contro leresie ed i vizi che va sotto il nome di Rosario Mariano. N meno solleciti e benemeriti si mostrarono nel dilatare il regno della S. Chiesa. Gi fino dagli albori dellOrdine sappiamo quanto giovarono le loro sacre missioni ai barbari dellAsia e dellAfrica superiore, moltissimo nella stessa Europa: in particolare poi riuscirono salutevoli ai Polacchi ed Ungheresi. E non appena fu scoperta lAmerica, i religiosi specialmente Spagnoli videro

schiudersi un nuovo immenso campo alla loro operosit apostolica. E in esso si adoperarono poi sempre in guisa, da cogliere non soltanto frutti copiosi a salute delle anime ma coprirsi eziandio di gloria non caduca. In quella bella serie di operai rifulgono i nomi di Lodovico Bertrando e di Bartolomeo di Las Casas. Il primo dei quali per isplendore di virt e copia di miracoli fece rivivere le insigni gesta degli Apostoli; il secondo col sottrarre glindigeni al dominio di Satana, e pi ancora col proteggerli dal servaggio e dalle onte dei malvagi, meritamente fu celebrato quale vindice dellumana dignit. Finalmente, ci che attesta anche meglio della Fede sincera e irreprensibile, nellencomio dellOrdine Domenicano di porsi la sua singolare costante devozione a questa Sede Apostolica. Imperocch, quando la pontificia potest fu impugnata dallorgogliosa ostinazione cesarea, non possiamo tacere che, e gli altri religiosi e questi prima di tutti, come fedelissimi al Pontefice, ebbero a soffrire insulti e villanie; ogni qualvolta poi erano da difendere e porre in luce i diritti del Romano Pontificato, i Domenicani tennero sempre il primo posto in quelle difese ed illustrazioni. Del resto, finch rester in benedizione la memoria di Caterina Senese, apparir in tutta la sua luce lunione singolare della famiglia Domenicana collApostolica Sede. Quanto poi alla luce recata da essi al mondo fino ai nostri tempi, anzitutto colla dottrina, crediamo fermamente che nessuno possa dubitarne. Sanno tutti con quanto impegno siensi dati in ogni tempo ad ottimi studi, merc i quali savvantaggiano oltremodo i veri progressi umani

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del retto vivere; n serve menzionare quei religiosi i quali, ricchi dingegno e di perizia de massimi negozi, si resero immortali coi loro gravissimi scritti. Qual pu esservi persona seriamente dotta, che non ammiri le opere dAlberto Magno, dAntonino, del Gaetano? Chi, dedito a studi severi, purch accoppi al desio dimparare lamore alla S. Chiesa, non pregier sommamente, non amer caldamente, non seguir col massimo affetto Tommaso dAquino, la cui dottrina, dono certo della divina provvidenza, rifulse nella Chiesa a conferma della verit e a confusione di tutti gli errori dei secoli futuri? N si loda tanto questOrdine per aver allevato lAngelico Dottore, quanto perch in appresso non s mai scostato dun apice dal magistero di lui. E inoltre a tanto fulgore di scienza conviene aggiungere laltro, anche pi divino, della santit.

PP. Benedetto XV nelludienza del 24 settembre 1915

Moltissimi, infatti, di questa religiosa famiglia, dalle sue origini fino ad oggi, gli uni pi insigni degli altri, la vita trascorsa nellinnocenza sollev al cielo; donde, come stelle lucenti, illuminano la via ai popoli cristiani ad ogni eccellenza di virt. Lo stesso Patriarca Domenico guida in certo qual modo la schiera, e dietro a lui con meravigliosa variet dastri minori rifulgono e lAquinate, e il Ferreri e, lordinatore dei canoni, e la Vergine Senese e colei che prima abbell dalta santit le regioni dellAmerica meridionale. Le quali cose chi ben consideri, non istupir se la Sede Apostolica, occupata santamente ben quattro di questi religiosi, ebbe sempre un gran concetto dellOrdine Domenicano. Da esso, infatti i Romani Pontefici ricercarono spesso i soggetti da innalzare alle altissime dignit, ed ai quali affidare gravissimi uffici. Ed ai quali affidare gravissimi uffici. Ed attribuirono in perpetuo a questOrdine certe mansioni particolari, costituite a tutela della Fede, come a commendarne lintegrit della Regola e della dottrina. Noi, poi, o Figlio diletto, ripensando a tutto questo, rendiamo grazie anzitutto a Dio autore e largitore di ogni bene, perch serba ed estende ancora per Sua benignit lIstituto del tuo gran Padre e legislatore, e lo supplichiamo fervidamente a volerlo favorire ed aiutare in egual modo per lavvenire. Perci teco e co tuoi confratelli, e con quanti accoglie cotesto triplice Ordine, Ci rallegriamo di gran cuore; esortandovi a mostrarvi sempre degni figli di s gran Padre ed eredi dei vostri antenati. A Te, poi, in particolare, poich hai iniziato il supremo Magistero dellOrdine sotto la celebrazione di questa fausta ricorrenza, pensiamo dover esserti fe-

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lice augurio: e facciamo voti che la tua carica cospicua decorra prosperamente e fruttuosamente per la Santa Chiesa. Affinch poi i secolari festeggiamenti, ricorrenti il XXII del prossimo Dicembre, sieno celebrati con frutto pi copioso ed allegrezza spirituale, Ci piace arricchirli del dono della indulgenza pontificia. Pertanto, a tutti coloro i quali visiteranno qualsiasi chiesa o pubblico oratorio del primo, secondo e terzo Ordine Domenicano, dovessi festeggiamenti si solennizzino per tre giorni o per uno soltanto, concediamo per una sola volta lindulgenza plenaria dei peccati, purch i fedeli soddisfacciano

alle consuete condizioni. Concediamo inoltre la facolt di celebrare la Messa del S. P. Domenico non solo il giorno della secolare solennit, ma anche gli altri due giorni delle triduane preghiere pubbliche, ove queste si effettuino. Auspice frattanto dei celesti favori, e pegno della Nostra paterna benevolenza, impartiamo con tutto laffetto a Te, Figlio dilettissimo, come a tutta la Famiglia domenicana, lApostolica benedizione. Dato in Roma a S. Pietro, il XXIX Ottobre MCMXVI, anno terzo del Nostro Pontificato. BENEDETTO PP. XV.

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Il Papa Benedetto XV e i Laici Domenicani


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In diverse occasioni Papa Benedetto XV parl a favore dellOrdine e del Laicato domenicano, nel quale anchegli aveva professato. Il 6 settembre 1919 eman un breve con cui invitava ad entrare nella Fraternita laica per seguire una via pi perfetta. Lo riportiamo pensando di far cosa gradita ai nostri laici! Scriveva: In mezzo ai gravi pericoli, che da ogni parte insidiano la fede e la morale del popolo cristiano, dovere Nostro di salvaguardare i fedeli, indicando loro quei mezzi di santit che Ci sembrano pi utili e opportuni per la loro difesa e per il loro progresso. Tra questi mezzi ravvisiamo essere uno dei pi cospicui, pi agevoli e pi sicuri il TerzOrdine Domenicano (Laicato), che il glorioso Patriarca di Guzman, conoscitore delle insidie del mondo non meno

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che dei salutari rimedi derivanti dalle divine dottrine del Vangelo, ebbe lispirazione distituire, affinch in questa sua figliolanza ogni classe di persone trovasse come appagare il desiderio di una vita pi perfetta. Esortiamo pertanto i fedeli di tutto il mondo a non trascurare leco, tuttora risonante della voce, tante volte secolare e sempre provvidenziale, del sapiente Fondatore; e per il Nostro ufficio di fautori della salute delle anime li invitiamo a raccogliersi sotto il sacro vessillo del TerzOrdine di San Domenico, adorno di tanti fiori di virt, ma illustrato in particolar modo dalle due preziose gemme di santit: Caterina da Siena e Rosa da Lima. Ed a tutti gli iscritti allo stesso Laicato, presenti e futuri, impartiamo di cuore lApostolica Benedizione, pegno della Nostra paterna benevolenza, caparra dei celesti favori e augurio di salvezza.

PREGHIAMO PER LORDINE In preparazione al Capitolo Generale e Provinciale.

MERAVIGLIOSA SOMIGLIANZA E PARENTELA


Il discepolo di Cristo, a somiglianza della Beatissima Vergine Maria, dona, d Cristo agli uomini; vero portatore di Cristo. La Vergine, Madre di Dio, rivest Cristo dellindumento delle membra, laraldo del vangelo lo riveste dellaereo corpo delle parole.

Domenico, devotissimo della Vergine, si infervor ancor di pi al suo culto proprio nella lotta contro gli albigesi, che negavano a Maria il privilegio della divina maternit. Fu allora forse che egli cominci a predicare le glorie di Maria compendiate nei misteri del Rosario, alternando la preghiera alla predicazione, s che la preghiera illuminava la verit predicata e questa, a sua volta, illustrava il mistero contemplato nella preghiera. La devozione del Padre Fondatore alla Vergine Maria fu ereditata dai figli. Tutta la storia dellOrdine testimonio eloquente di questo sentimento di amore filiale che i Frati Predicatori, in tutte le et, hanno nutrito verso la Regina degli Apostoli. Quando, al tempo del b. Giordano, i religiosi erano particolarmente tormentati dagli assalti del nemico infernale, si ricorse con fiducia alla Vergine e il beato, successore di san Domenico, ordin che si cantasse tutte le sere la Salve Regina dopo la Compieta. Immediatamente ritorn la calma. Il beato Giordano - ci dicono le Vitae

Fratrum - fu devotissimo della Vergine; e con lui si poterebbero ricordare tutti i grandi domenicani di ogni tempo: da san Tommaso a santa Caterina da Siena, da san Vincenzo Ferreri al Savonarola, da san Pietro da Verona ad Alano della Rupe, ecc; tutte le generazioni domenicane si sono trasmesse, come da padre in figlio, questa fiaccola, che amore ardente alla Vergine, zelo per la sua gloria e imitazione delle sue virt. Giustamente Teodorico dApolda, agiografo domenicano del sec. XIII, chiam lOrdine il giardino della Madonna: giardino, ove fioriscono fiori olezzanti per lei, ove Ella Regina. Tale devozione fior e certamente fiorir sempre nellOrdine domenicano anche perch intimamente connessa allideale domenicano. Tra lincarnazione del Verbo di Dio - ha detto Pio XII, parlando ai domenicani - e la predicazione v una stretta analogia, una meravigliosa somiglianza e parentela. Il discepolo di Cristo, a somiglianza della Beatissima Vergine Maria, dona, d Cristo agli uomini, portatore di Cristo.

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La Vergine, Madre di Dio, Maria, rivest Cristo dellindumento delle membra, laraldo del vangelo lo riveste dellaereo corpo delle parole: tanto l che qui v la verit che ammaestra gli uomini, che gli uomini illumina e salva; la maniera diversa, ma la virt la medesima. Di certo questo medesimo onore, questa lode, questa dignit appartengono a voi con speciale titolo. Questa somiglianza di compiti mentre accresce la devozione dei Frati Predicatori verso la Vergine Santissima, li assicura del suo materno patrocinio. Sono certamente molti i pericoli per chi deve avvicinare ogni sorta di gente; molti e di ogni genere per chi deve costantemente vivere a contatto col male, con lerrore, con tante deviazioni della mente e del cuore umano. Per questo in un certo senso fu giusta la preoccupazione di quella donna soli-

taria, che, come raccontano le Vitae Fratrum, vedendo due domenicani giovani e belli - iuvens et pulchros - percorrere, soli, il mondo, pens che non si potessero mantenere puri. Ma non del tutto era giustificata la sua apprensione. Ad essa infatti apparve la beata Vergine, la quale le disse che il suo sospetto laveva offesa gravemente, giacch era lei che custodiva quei giovani domenicani, che percorrevano il mondo per la salvezza delle anime. Essi potevano andare sicuri per il mondo, perch erano sotto la sua speciale tutela. Tanta materna bont per i frati Predicatori motivo di grande serenit e gioiosa fiducia nelle lotte e nelle difficolt del ministero apostolico e nello stesso tempo impegno a crescere ogni giorno pi nellamore alla beata Vergine Maria e a far conoscere a tutti, sempre pi, le sue glorie.

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La predicazione e la vita domenicana


La predicazione non solo una funzione, un compito, una missione. Per la Famiglia Domenicana un modo di vita, uno stile di vita, la vita vere apostolica che Domenico volle per s e i suoi seguaci. Il nostro impegno come domenicani non solo avere una vita di predicazione, ma una vita che in se stessa sia predicazione, una vita che predichi. Domenico concep il suo progetto fondazionale in funzione della predicazione. Questo fu il propositum vitae che present ai papi Innocenzo III e Onorio III per lapprovazione in modo che tutti gli elementi della vita domenicana sono ispirati dal ministero della Parola e devono orientarsi a questo ministero. Questa ispirazione e questa orientazione ci permette di parlare della preghiera e liturgia domenicana, della contemplazione e dello studio domenicano, dellosservanza regolare domenicana, della professione domenicana dei consigli evangelici... La predicazione configura la nostra vita. Questo spiega la stretta relazione tra la vitalit della vita domenicana e la vitalit del ministero della Parola nellOrdine. Quando la missione evangelizzatrice viva, tutti gli elementi della nostra vita sono vivi: la preghiera, la contemplazione, lo studio, la vita fraterna. E quando tutti questi elementi sono vivi viva anche la missione evangelizzatrice. (Atti CG Roma 2010, proemio).

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PENSARE LA FEDE
La fede se non pensata nulla
(S. Agostino, De praedestinatione, 2,5: PL 44, 963). (cf Fides et ratio, n. 79).

Non possiamo credere che il Verbo di Dio si umanizzi solo per nutrire la religiosit segreta dei singoli, lasciando, per il resto, la realt umana immutata. Una fede che non diversificasse il credente dagli altri nelle sue convinzioni morali, nella sua attivit politica, nel suo modo di inseguire la giustizia terrestre - in una parola, una fede socialmente irrilevante non sarebbe pi la fede esaltata dagli Atti degli apostoli e dagli scritti di Paolo e di Giovanni. Ugualmente un consacrato ritrova il suo valore in misura della fiducia che sa riporre nel suo Signore. Nessun male potr separarlo dallamore di Cristo.

Nel pluralismo religioso, che ormai solido anche in Italia, tutti siamo chiamati a fare la nostra parte, a non rimanere solo spettatori. LItalia vive una sua dinamica pluralistica e i settori pi vivaci del mondo cattolico lo hanno capito da tempo. I numeri? In Italia vivono 400/500 mila evangelici di varie denominazioni, 100 mila ortodossi, 35 mila ebrei, circa 70 mila buddisti, almeno 400 mila testimoni di Geova e, anche se difficile dare una cifra esatta, si stimano almeno 600 mila i musulmani. Ormai un dato culturale e giuridico che nel nostro Paese il panorama religioso sia pi variegato di quanto non si pensa: accanto ai cattolici, in varie comunit italiane, militano molti stranieri di altra fede, destinati ad aumentare a motivo dei loro figli e i nipoti

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Nel 1882, commemorando il suo grande amico Dostojevski, Vladimir Solovev diceva: Non sottoporsi alla visibile signoria del male e non staccarsi per esso dallinvisibile bene, questo latto eroico della fede. In essa tutta la forza delluomo. Chi non capace di questo atto eroico, questi non far nulla e nulla dir allumanit. Gli uomini di azione vivono una vita altrui, ma non creano essi la vita. La vita la creano gli uomini di fede. Questi sono i cosiddetti sognatori, utopisti, pazzi: essi sono profeti, i migliori tra gli uomini e le guide dellumanit (Secondo discorso sopra Dostojevski).

che, via via nel tempo, acquistano la cittadinanza italiana. Inoltre ci sono italiani che, senza aderire ad altre confessioni di fede, non si dicono cattolici tout court e quindi, a parte il numero crescente dei non-cristiani, il problema si sposta sulla identit di fede, dove non tanto questione di numero ma di qualit. In questa invasione di altre religioni si pu intravedere chiaramente un movimento a danno o a distruzione delle radici cattoliche che tanto influsso hanno avuto nella civilt europea. Oggi in Italia sono emergenti radici protestanti, ebree, islamiche e in generale orientali. Come cristiani cattolici non possiamo rimanere passivi se con responsabilit riconosciamo per noi il comando di Ges di istruire e fare sue discepole tutte le genti (Mt.28,19). Un impegno di testimonianza, di difesa del nostro credo si fa pi ur-

gente oggi e va fatto in certo modo. maturata in noi la coscienza che non si difende la propria radice negando le altre, ma evidenziando i pregi della propria, nella consapevolezza che si deve convivere con le altre. La presenza massiccia di queste altre fedi non costituiscono solo un piccolo incidente di percorso! Va quindi provveduto, pena la fine. Il confronto inevitabile deve costituire per noi motivo di risveglio e di pungolo, una spinta a muoversi al largo, a riscoprire la soprannaturalit del cristianesimo che, per le sue origini divine, sa di essere la vera religione. Si tratta cio di qualit e quindi della maggiore conoscenza che dobbiamo acquisire e della pi profonda riflessione che dobbiamo saper fare sulla nostra fede cristiana. Non a caso il Papa, proprio nellenciclica sul rapporto tra fede e ragione, insisteva sul dovere di pensare, riflet-


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A PIENA PAGINA

Il chiostro uno dei luoghi in cui pi facilmente si fa sentire lo Spirito Santo, Soffio che porta la Parola e Silenzio che sta nel cuore di Essa (Paolo VI).

tere la propria fede, perch la fede se non pensata nulla (n. 79). questo pensare che, daltra parte, porta alla conoscenza indispensabile della propria fede, in profondit, per professarla e conduce al superamento dellignoranza che la radice di tutti i mali. Una conoscenza, si rileva ancora per un quadro completo, che si riferisce non solo alla propria fede, ma anche ad unordinata conoscenza delle altre fedi, dato che il problema ecumenico e interreligioso non periferico, ma centrale, direi strategico. Ancora una volta, e proprio per una penetrazione delle verit cristiane, ci di prezioso aiuto il Rosario. Questo, oltre a farci aderire alle verit, in un assenso libero e cosciente, ci avvantaggia, con la meditazione, a dire e a vivere tutto il condensato della nostra fede (cf. Ivi, n. 79). Disponendoci a dire il Rosario, dopo aver preso la nostra corona, da soli o insieme ad altri, in effetti ci muoviamo per adempiere ci che pi urgente ed essenziale per un vero cristiano: riportiamo la nostra mente ai quadri della vita di Cristo; mentre li pensiamo, li contempliamo, diciamo la nostra fede. Leggiamo: Chiunque crede pensa, e credendo pensa e pensando crede. Lo stesso credere nullaltro che pensare assentendo. Queste straordinarie parole di S. Agostino (PL 44,963) mentre ci dicono la profondit della sua intuizione di fede, ci mettono in evidenza la preziosit e la forza del nostro Rosario e lefficacia di questo sulle anime. Con il Rosario infatti assolviamo a ci che pi proprio del cristiano: riflettere e vivere la propria fede. Una fede che salva noi e salver il mondo. P. Eugenio Zabatta op.

LA CONOSCENZA DEI CONTENUTI DELLA FEDE

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Come si pu osservare, la conoscenza dei contenuti di fede essenziale per dare il proprio assenso, cio per aderire pienamente con lintelligenza e la volont a quanto viene proposto dalla Chiesa. La conoscenza della fede introduce alla totalit del mistero salvifico rivelato da Dio. Lassenso che viene prestato implica quindi che, quando si crede, si accetta liberamente tutto il mistero della fede, perch garante della sua verit Dio stesso che si rivela e permette di conoscere il suo mistero di amore [18]. Daltra parte, non possiamo dimenticare che nel nostro contesto culturale tante persone, pur non riconoscendo in s il dono della fede, sono comunque in una sincera ricerca del senso ultimo e della verit definitiva sulla loro esistenza e sul mondo. Questa ricerca un autentico preambolo alla fede, perch muove le persone sulla strada che conduce al mistero di Dio. La stessa ragione delluomo, infatti, porta insita lesigenza di ci che vale e permane sempre [19]. Tale esigenza costituisce un invito permanente, inscritto indelebilmente nel cuore umano, a mettersi in cammino per trovare Colui che non cercheremmo se non ci fosse gi venuto incontro [20]. Proprio a questo incontro la fede ci invita e ci apre in pienezza.

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Dall Enc. Porta Fidei

Siccome la gente non va pi in chiesa, come pu la Chiesa andare incontro alla gente? Nelle domeniche, del tempo di Pasqua, si sono svolti degli eventi di predicazione al popolo che mi hanno ricordato lantica forma di predicazione, quando appunto landare incontroalla gente era pi usuale. A questo riguardo lautore ci comunica la sua particolare esperienza fatta recentemente e con esempi vissuti la ripropone come necessaria. Cogliamone i richiami e pratichiamone i suggerimenti.

LA PREDICAZIONE OGGI e i suoi luoghi


La predicazione, nel passato, non aveva luoghi prestabiliti, ma avveniva l dove il popolo viveva e si incontrava. Questi luoghi vedevano nascere passioni e idee, confrontarsi opinioni e nemici, e in essi si concentravano tutti i sentimenti personali per costituirsi in comunione sociale: il successo personale diventava lorgoglio di tutti e la sofferenza individuale si espandeva in umiliazione comune. In queste piazze predicava San Domenico per combattere leresia catara e conquistare gli eretici allortodossia. A Viterbo, allangolo esterno sinistro della chiesa di Maria Nuova, ancora visibile il pulpito dal quale, nel 1267, predicava San Tommaso. Un pulpito esterno perch Tommaso si rivolgeva al popolo fuori dalla Chiesa, nella piazza. interessante notare come gi allora lo zelo missionario portasse la Chiesa, i Predicatori, a cercare fuori dalle sagrestie il popolo, a guardare oltre i propri recinti e steccati per andare in cerca delle pecore sperdute (forse i pastori sapevano ancora di pecora, come dice papa Francesco?). Se la predicazione era per il popolo, verso di lui bisognava andare e San Domenico non ha mai avuto paura per s e per i suoi frati impegnati nellevangelizzazione. A chi gli faceva notare che uscendo dai conventi i frati potevano cedere al piacere mondano, San Domenico, a sua volta, faceva notare che la predicazione ai lontani era ben superiore al rischio di un peccato assolvibile con il pentimento. I domenicani, dalle piazze alle regge, hanno predicato per secoli ma, improvvisamente, piazze e regge si sono svuotate e i predicatori sono rimasti soli. Le chiese sono vuote, le piazze sono diventate digitali, le regge occupate da ministri laici (quando non massoni) e frati e laici recriminano perch la gente non

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viene pi, rassegnandosi a un nobile declino con la consolazione dei fasti di un passato sempre pi remoto e pi incomprensibile alluomo doggi. Come mai non ci siamo accorti che la gente se ne andava? Che cosa stavamo guardando, cosa pensavamo? Che cosa ha offuscato i nostri occhi e annebbiato la vista? Abbiamo accettato lassenza di persone come una sconfitta e ci siamo ritirati nei conventi, nei salotti o nelle universit. Siamo diventati spesso autoreferenziali: ci alimentiamo di studi tomisti e cateriniani che interessano solo a noi e a pochi altri. Dobbiamo chiederci anche perch non siamo tornati a cercare il popolo.

Che cosa ci ha trattenuto? Che cosa lo ha impedito? Le celle, le poltrone, le aule sono sicuramente pi comode e accoglienti dellandare a confrontarsi con i problemi reali della gente e accettare il rischio di sentirsi criticare, osteggiare e persino offendere. Stiamo abdicando al nostro carisma e alla nostra missione. Faccio alcuni esempi. Quanti frati sono disponibili a fare catechesi o predicazione nelle chiese o parrocchie tenute dallOrdine? Oppure quanti sono pronti a promuovere incontri aperti a tutti? La scusa pi comune : non viene nessuno oppure tutti oggi predicano, non c bisogno di me. >>>

Nella citt di Viterbo, allangolo esterno sinistro della chiesa di S. Maria Nuova, ancora visibile il pulpito dal quale, nel 1267, usava predicare S. Tommaso dAquino.

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In queste domeniche del Tempo di Pasqua, alcune piazze e luoghi pubblici (parchi, stazioni della metropolitana) di Roma sono stati testimoni di eventi particolari, di predicazione, direi. Canti, esperienze personali, lodi (o vespri di pomeriggio) e catechesi. Sospendendo ogni giudizio sui promotori o sulla forma, mi sembra che sia stato un modo eccellente di tornare fra la gente. Mi sono incuriosito e, in queste quattro o cinque domeniche, sono andato ad ascoltare in luoghi differenti coloro che hanno animato questa grande missione. Sicuramente si notava la poca preparazione di alcuni, qua e l qualche strafalcione o qualche concetto meritevole di maggiori spiegazioni. Forse poco, magari velleitario, ma questo poco sempre meglio di nulla. Certo non nelle corde dellOrdine una simile missione! Tanto pi

necessaria una forma di predicazione (dottrinale) in cui sia coinvolta la famiglia domenicana. Si pu iniziare con il chiederci quali siano le eresie di oggi e chi i nuovi eretici; dove la Verit attaccata. Ad esempio: quanti nubendi (o presunti tali) pensano, pur convivendo, di non essere nel peccato solo per il fatto che hanno lintenzione di sposarsi? E quanti sacerdoti concordano e incoraggiano questa posizione? Forse un itinerario formativo al matrimonio potrebbe aiutare i fidanzati a evitare questi errori di valutazione della morale. Inoltre le coppie in stato irregolare o difficile, come possono essere aiutate a vivere il loro rapporto con la Chiesa? Questi potrebbero essere alcuni temi pi urgenti che frati e laici possono affrontare insieme e disporre un percorso. Certo, sinizia da zero, il primo anno saranno presenti due per-

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ROMA. Sopra e nella pagina 111 due momenti della grande missione in piazza.

Il capitolo provinciale indica la predicazione itinerante quale uno dei compiti a cui siamo chiamati primariamente nel nostro territorio tenendo conto che, nella realt della nostra Provincia, la predicazione itinerante necessariamente legata a quella del Rosario (Atti Cap. Montecompatri (2005), n. 30).

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sone, il secondo tre ma, come si dice, il milione comincia dalle cinque lire. Talvolta penso che, in generale, stiamo assolvendo male il nostro carisma domenicano. Il carisma unispirazione dello Spirito per il bene della Chiesa e perci va seguto. I domenicani di Lille, da diversi anni, sono promotori di uniniziativa che oggi raccoglie decine e decine di migliaia di adesioni. Retraite dans la ville (http://www.retraitedanslaville. org) un modo di vivere un ritiro spirituale restando nella propria casa, tenendo dei colloqui e seguendo delle catechesi alternate fra internet e incontri in presenza. La diocesi di Padova, questanno ha pensato di replicare liniziativa di predicazione in piazza (http://www.

unattimodipace.it) coinvolgendo Gesuiti, Frati Minori Conventuali e laici. Risultato? 20.000 iscritti! E noi Domenicani, assenti! Ci siamo fatti sfuggire loccasione perch non ci abbiamo creduto, non ci sentivamo adeguati o peggio non ci andava di farlo? Le persone che vogliono ascoltare ci sono, le domande sono tante ma dove sono i predicatori? La domanda religiosa c, basta andarle incontro forse nelle piazze! Ora, come invocheranno colui nel quale non hanno creduto? Come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? Come ne sentiranno parlare senza qualcuno che lo annunci? (Rm 10, 14). (Edoardo Mattei della FLD di Roma).

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24 MAGGIO: TRASLAZIONE DEL SANTO PADRE DOMENICO

LARCA DI SAN DOMENICO TRA STORIA, ARTE E FEDE


Mercoled 22 maggio 2013 alle ore 18.30 nella chiesa di Santa Maria del Rosario in Prati (Roma), in occasione dei festeggiamenti per la Traslazione del Santo Padre Domenico, si tenuta una videoillustrazione storico-artistica dellArca di San Domenico. Fra Manolo M. Puppini O.P., autore della videoillustrazione, mediante lausilio di un videoproiettore, ha ricostruito le varie fasi costruttive di questopera cara ai domenicani di ogni epoca e di ogni luogo, facendo continui riferimenti alla storia, allarte e alla fede. La monumentale Arca marmorea che custodisce le ossa del santo fondatore dei frati predicatori, infatti, unopera di immenso valore artistico e devozionale. Laspetto attuale il risultato di numerosi interventi che si sono succeduti nel tempo, dal XIII al XVIII secolo, e che ne hanno modificato e arricchito la struttura originaria. Prima di parlare dellArca di San Domenico, fra Manolo ha narrato, infatti, le vicende che precedono la sua realizzazione. Bologna, convento di San Niccol delle Vigne, 5 agosto 1221: fra Domenico, dopo una vita totalmente votata al servizio di Dio e dei fratelli, gravemente malato. La febbre e la dissenteria non gli concedono alcuna tregua. I frati allora decidono di sottrarlo alla calura estiva cittadina e di portarlo nel monastero benedettino di Santa Maria del Monte, situato sul colle di San Benedetto (215 m s.l.m.), a sud di Bologna, distante circa 2 km dal convento. Essi sperano che il luogo pi elevato (di 140 m ca) e pi arieggiato possa, se non guarirlo, almeno alleviare le sue sofferenze. Dopo essere usciti dalla citt attraverso il serraglio (torresotto) di San Procolo e aver raggiunto la sommit del colle, le sue condizioni peggiorano invece di migliorare. La mattina seguente, il rettore di Santa Maria del Monte, ritenendo fra Domenico ormai prossimo alla morte, avverte i frati che qualora fosse morto l, non avrebbe permesso loro di portarlo via, ma lo avrebbe fatto seppellire nella propria chiesa. Fra Ventura da Verona riferisce lintenzione del rettore a fra Domenico il quale gli risponde di non voler essere seppellito in altro luogo che sotto i piedi dei suoi frati. Fra Domenico muore il 6 agosto 1221 nel convento di San Niccol delle Vigne in Bologna circondato dai suoi frati. Dopo le esequie solenni presiedute dal cardinale Ugolino dei Conti di Segni (futuro papa Gregorio IX), alle

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quali partecipano il patriarca di Aquileia, molti vescovi e abati, e una moltitudine di fedeli, viene sepolto nel coro della chiesa, sotto il pavimento. Nel 1228, in occasione dei lavori di ampliamento della chiesa e del con-

vento, divenuti ormai insufficienti a soddisfare le necessit di una comunit di frati numerosa e in continua crescita, lantica chiesa di San Nicol delle Vigne viene demolita. I lavori, per, sinterrompono per mancanza di fondi e il pavimento del coro sotto il quale sepolto fra Domenico rimane per cinque anni esposto alle intemperie. Per ingiunzione di Gregorio IX, che prima di diventare papa lo ha frequentato e ne ha apprezzato la devozione, lo zelo e le virt, la salma di fra Domenico viene riesumata allo scopo di darne una pi degna sepoltura. Loperazione avviene nella notte tra il luned 23 e il marted 24 maggio 1233 per la paura che dalla tomba esca cattivo odore e per evitare la ressa dei devoti. Aperta la cassa, ne esce un profumo meraviglioso e soave che tutti i presenti percepiscono. Il corpo di fra Domeni-

BOLOGNA. Il vero volto di S. Domenico.

BOLOGNA. Chiesa di San Domenico. La meravigliosa Arca elevata al santo fondatore dei Frati Predicatori.

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co viene traslato in una nuova cassa di cipresso dotata di serratura e in un sarcofago di marmo disadorno. Il 13 luglio 1233 Gregorio IX indce la causa di canonizzazione di fra Domenico e nomina i tre commissari apostolici che devono svolgere il processo a Bologna. Questi, terminate le indagini, nominano tre sottocommissari affinch svolgano lo stesso lavoro anche a Tolosa, luogo in cui fra Domenico ha vissuto ed operato a lungo. Dal mese di agosto al mese di dicembre 1233, dunque, si svolgono i processi di Bologna e di Tolosa. Con la bolla Fons sapientiae, datata 3 luglio 1234, Gregorio IX sancisce la canonizzazione di san Domenico, avvenuta a Rieti verosimilmente il 29 giugno o il 2 luglio 1234. Durante la seconda guerra mondiale, lArca di San Domenico viene smontata e il 17 aprile 1943 viene estratta la cassa di cipresso contenente

le reliquie. Dopo alcuni giorni di solenni celebrazioni (dal 2 al 6 maggio), il 6 maggio seguente viene trasferita in un luogo pi sicuro, una cella-rifugio profonda 5,20 m. scavata appositamente sotto il pavimento del presbiterio della sala del Capitolo. Il 15 settembre 1946 la cassa viene rimessa nel sarcofago (nel quale viene lasciato un documento che attesta il fatto) e lArca viene rimontata. I giorni 3-4 maggio (radiografie delle ossa a cassa chiusa) e 5 agosto 1943 (esame del cranio), e 13 aprile 1946 (esame del cranio), un gruppo di medici e professori universitari, tra i quali Gian Giuseppe Palmieri e Fabio Frassetto, svolgono unindagine sulle reliquie di san Domenico allo scopo di determinarne le fattezze. Nel settembre del 1946 Carlo Pini realizza il busto marmoreo del Vero Volto di San Domenico (p. 113). DellArca duecentesca in marmo di Carrara, il cui aspetto era molto diver-

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ROMA. Chiesa del S. Rosario. Sopra e pagina accanto: La videoillustrazione storico-artistica dellArca di San Domenico, guidata dal P. Manolo Puppini op.

so da quello attuale, rimane soltanto il sarcofago (1264-1267), opera di Nicola Pisano e aiuti (Arnolfo di Cambio, fra Guglielmo da Pisa O.P., Lapo, Donato), ornato di bassorilievi con le storie di san Domenico e del beato Reginaldo dOrleans. Nel Quattrocento, infatti, essa viene smontata e ricomposta in una nuova forma da Niccol dellArca (de Apulia), che proprio da questa sublime opera riceve nome e fama. Egli dota lArca, alla quale lavora dal 1469 al 1473, di un alto coperchio marmoreo coronato di statue: il Padre Eterno benedicente, due putti, la Piet con due angeli, i quattro evangelisti, san Francesco, san Domenico, San Floriano, SantAgricola, San Vitale, lAngelo ceroferaio sinistro. Niccol non riesce a realizzare tutte le statue previste, motivo per il quale ne viene affidato il completamento al giovane Michelangelo Buonarroti, che scolpisce il san Petronio, il san Procolo e lAngelo Ceroferaio destro (14941495), e, successivamente, a Girolamo

Fra Manolo M. Puppini O.P.

Per ulteriori informazioni o per organizzare la videoillustrazione si prega di contattare fra Manolo alla sua e-mail: manolo.puppini@virgilio.it Convento S. Maria del Rosario via Germanico, 94 - 00192 Roma.

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Cortellini, che scolpisce il san Giovanni Battista (1536/1537). Nel 1532 Alfonso Lombardi realizza il gradino marmoreo ornato di bassorilievi sul quale poggia il sarcofago, attualmente posto tra laltare settecentesco e lo stesso sarcofago. Infine, nel XVIII secolo lArca viene dotata di un nuovo basamento e di un altare in stile neoclassico, disegnato da Mauro Tesi e scolpito da Alessandro Salvolini, impreziosito da un paliotto marmoreo disegnato da Carlo Bianconi e scolpito a Parma nella bottega del parigino Jean-Baptiste Boudard raffigurante il seppellimento di san Domenico (1766-1768).

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DALLORDINE E DALLA PROVINCIA

TUTTA LA FAMIGLIA DOMENICANA PARTECIPE


Al Capitolo Generale che celebrato a TRAGURIJ in Croazia, 22 luglio 08 agosto 2013

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informazioni

Al Capitolo Provinciale elettivo celebrato a Pistoia il 15 settembre 2013


Vi chiedo di iniziare a pregare per il buon andamento del Capitolo Generale dei Definitori che si terr a Troghir (Croazia) dal 22 luglio all8 agosto a cui parteciper come Definitore della nostra Provincia fra Luciano Cinelli e per il buon esito del Capitolo di Provincia che avr inizio il 15 settembre nel Convento di S. Domenico di Pistoia (il P. Provinciale). Linvito alla preghiera per il buon esito dei prossimi Capitoli, che indichiamo qui sopra, del P. Provinciale Daniele Cara, una preghiera continua e intensa che permette a tutti di essere utilmente presenti a questi eventi di capitale importanza per la vita dellOrdine e per la sua missione nella Chiesa e nel mondo.

Le sedi dei Capitoli: TROGIR in Croazia e PISTOIA in Italia.

Un nuovo santo domenicano Martire ( 1480)

Il 12 maggio 2013 il Santo Padre Francesco ka canonizzato quelli che sono passati nella Storia della Chiesa come gli 800 martiri di Otranto. Il 28 luglio 1480 i turchi volendo sbarcare in Puglia assediarono Otranto. Il convento dei domenicani dedicato a Santa Maria della Candelora, per la sua posizione appena fuori le mura della citt, fu il primo ad essere espugnato ed occupato dalle artiglierie turche. I frati si rifugiarono in citt. Il 12 agosto, i turchi, dopo 14 giorni di assedio e di bombardamento alle mura, riuscirono ad entrare nella citt e fecero strage di difensori e dinermi cittadini. I turchi, contrariamente alle usanze, entrarono anche nella Cattedrale dove si erano rifugiati larcivescovo, il clero, i religiosi e molti cittadini. Molti furono uccisi subito sul posto, altri il giorno dopo, 13 agosto, sul colle della Minerva dopo aver rifiutato di abiurare la fede in Cristo. Non si sa con precisione quanti caddero. La storia ci tramanda il numero di 800 martiri. Poche fonti forniscono i nomi degli uccisi. Questi nomi erano e dovevano restare noti solo a Dio perch il martirio fu inteso come impegno di una comunit in difesa della fede. Nellunica lista che ci tramanda i loro nomi e appare credibile, ai primi posti, riportato il nome di maestro Alessandro Longo , domenicano.

La postulazione generale dellOrdine.

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Con lui forse sono stati uccisi anche altri domenicani, ma non ci sono pervenuti i loro nomi. Del domenicano di cui si hanno, invece, notizie certe sono proprio di Fr Alessandro Longo. Nato ad Otranto verso il 1425, egli entr nellOrdine domenicano nel convento di Lecce o di Nard. Fu ordinato sacerdote a Bologna il 30 maggio 1450. Nel 1451 fu nominato maestro degli studenti nello studio generale di San Domenico di Napoli. Fu il fondatore, nel 1458, del convento di Otranto e nel 1474 ottenne dal maestro dellOrdine di poter dare labito domenicano e di ammettere alla professione frati e suore. E infine, nel 1475 fu assegnato definitivamente ad Otranto per consolidare il nascente convento da lui formato. LOrdine ha avuto per gli 800 martiri di Otranto una grande devozione! Nel 1574 furono collocati alcuni corpi di martiri di Otranto sotto laltare del Rosario nella chiesa domenicana di Santa Caterina a Formiello. Nel capitolo generale di Roma del 1629 il titolo di priore di Otranto fu conferito al socio del provinciale di Puglia. Nel 1694 il provinciale dei domenicani di Puglia chiese alla Congregazione dei Riti la facolt della celebrazione dellufficio e della messa dei Beati Martiri per tutti i conventi dellOrdine.

informazioni
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SANTALESSANDRO LONGO

VITA CONSACRATA

vocazioni

fine settimana vocazionale a Pratovecchio - 10-12 maggio 2013


Lquipe di pastorale vocazionale della nostra Provincia, ha inviato alla nostra redazione la relazione che volentieri riportiamo qui di seguito: Nel fine settimana dal 10 al 12 maggio ci siamo ritrovati nel monastero domenicano di Pratovecchio (Arezzo), ospiti delle nostre sorelle contemplative, per il terzo incontro vocazionale in questo anno della fede. Le giornate sono trascorse condividendo la preghiera della comunit monastica e con momenti specifici di riflessione, in particolare sulla figura di S. Tommaso dAquino e sulla preghiera del S. Padre Domenico. Il luogo ameno, la liturgia curata, i momenti di silenzio e meditazione, la fraternit tra noi e con le sorelle domenicane hanno reso ricchi e rigeneranti questi tre giorni. Un ringraziamento particolare alla comunit di Pratovecchio e ai confratelli fra Antonio Cocolicchio e fra Maurizio Carosi che in questi due anni hanno condiviso con me limpegno e la gioia di accompagnare i primi passi del discernimento vocazionale di diversi giovani. Un ringraziamento anche al Provinciale p. Daniele Cara, che ci ha sempre sostenuto con la sua presenza e il suo incoraggiamento. Affido anche alla vostra preghiera tutte le vocazioni domenicane, in particolare della nostra Provincia Romana di S. Caterina da Siena. (fra Simone Tommaso M. Bellomo). Siamo lieti di comunicare nello stesso tempo, ai nostri gentili lettori, la notizia della 42a edizione della Settimana per gli Istituti di vita consacrata, che si tenuta a Madrid dal 2 al 5 aprile, stata dedicata al tema centrale della ricerca di Dio. Licona scelta stata quella di S. Tommaso Apostolo che riconosce Ges risorto nelle sue piaghe.

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FIRENZE. Chiesa di San Marco.


Nuova professione nella Fraternita laica domenicana e restauro della facciata della chiesa.
Comunichiamo con gioia che, il giorno 20 Aprile 2013, la nostra consorella Caterina Di Trapani ha emesso la professione semplice nella chiesa di S. Marco a Firenze alla presenza del presidente della fraternita Beato Angelico Dr. Francesco Spada e allassistente P. Antonio Cocolicchio o.p. Presenti naturalmente anche i numerosi membri della Fraternita stessa con tanti familiari e amici. La consorella ha scelto il nome di Maria Maddalena ed stata accompagnata con particolare affetto e preghiera per questa circostanza cosi importante per la vita spirituale ed stata festeggiata da tutti i partecipanti al termine della Messa. Ci siamo trattenuti in cordiale armonia con un fraterno rinfresco, complimentandoci con la nuova consorella. Quel giorno corrispondeva alla festa liturgica della nostra santa consorella Agnese da Montepulciano (1268-1317), e ci ha costituito motivo di particolare gioia ed entusiasmo tra noi, sicuri della particolare intercessione della santa a nostro favore. In effetti questi incontri di preghiera e di cordialit sono graditi a tutti e diventano occasione per consolidare la nostra vita comunitaria, che deve caratterizzare la nostra appartenenza alla famiglia religiosa domenicana. Veramente quato buono e quanto soave che i fratelli vivano insieme. Cogliamo loccasione di partecipare a tutti con gioia, lavvenuta inaugura-

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zione dei lavori di restauro della facciata della nostra Chiesa di S. Marco (gioved 30 maggio 2013), che insieme alla Basilica di S. Maria Novella, sono le sedi delle nostre preghiere comunitarie e riunioni di fraternita. Dopo la presentazione dei lavori e la consegna delle targhe alle chiese fiorentine del F.E.C., da parte di HERITY International, levento stato solennizzato, presenti le Autorit religiose e civili, dal Concerto della Cappella musicale della Cattedrale di Firenze, Il Quartetto vocale Brunelleschi: Annamaria Vassalle (Soprano), Patrizia Scivoletto (Mezzosoprano), Cristiano Benedetti (Tenore), Gabriele Lombardi (Basso), Direttore (Michele Manganelli). Ha concluso la cerimonia il buffet servito nel Chiostro San Domenico del convento di S. Marco. Francesco Spada presidente della FLD B. Angelico.

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FIRENZE. S. Marco. Pagine 119 e 120, momenti della cerimonia della professione e dellinaugurazione del restauro della facciata della Chiesa.

POPOLI - PE. - Chiesa S. Domenico


La Fraternita festeggia S. Caterina da Siena

.Stiamo vivendo lanno della fede, tempo in cui siamo tutti chiamati ad un forte impegno per risvegliare in noi questa virt, oggi un po sopita, per poterne riscoprire la bellezza e la preziosit e quindi professarla e testimoniarla con grande gioia e convinzione. Per mantenere questo impegno occorrono volont e perseveranza, ma pu essere di aiuto, stimolo e guida anche lesempio della santa che ci sta particolarmente a cuore e che della fede ha fatto grande esperienza: S. Caterina da Siena, gloria dellOrdine domenicano, Dottore della Chiesa e Patrona dItalia e dEuropa. Grande la nostra ammirazione per

questa speciale santa e pertanto, con gioia ed esultanza, abbiamo celebrato, dal 26 al 29 aprile, la festa in suo onore, festa che stata guidata da Don Panfilo e da P. Simone Bellomo OP, che rivediamo ed ascoltiamo sempre volentieri. Durante il triduo, abbiamo meditato il S. Rosario, pregando particolarmente per le vocazioni e abbiamo partecipato alla S. Messa. Molto intensa la giornata della Festa che ci ha visto riunite alle 10 per le Lodi, e per una bella meditazione dettata dal P. Simone il quale ha commentato un brano riguardante il commovente transito di S. Caterina dal quale si evince la sua grande umilt, quella umilt

POPOLI (PE). Sopra e a p. 122: Gruppo di laiche domenicane posa con Don Panfilo e P. T. Bellomo op.

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che , per noi tutte, motivo di profonda riflessione. Nel pomeriggio unadunanza straordinaria che ci ha dato lopportunit di ascoltare ancora P. Simone il quale, con maestria, ha tracciato, a grandi linee, la vita della Santa mettendone in risalto gli insegnamenti che ne derivano. Ci siamo quindi recate in chiesa, per il Rosario e per partecipare alla Messa solenne, concelebrata da P. Simone e da Don Panfilo, soddisfatte per la massiccia presenza della comunit. Molto toccante e nel contempo gioioso, il momento in cui, davanti allaltare ed alla presenza del nostro Assi-

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stente Don Panfilo e della Priora Paola Gagliardi, abbiamo rinnovato la nostra professione di Laiche domenicane. Belli e coinvolgenti i canti i dei ragazzi dellACR che hanno reso pi ricca e pi partecipata la liturgia. Lesempio di S. Caterina sia luce al nostro cammino spirituale e ci sproni, come laiche domenicane, a confessare la nostra fede e testimoniarla con la parola e con la vita nelle varie realt che ci circondano. Popoli, 8/5/2013. Emilia Lattanzio Segretaria FLD Popoli (PE).

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Tra le varie attivit della Fld di Popoli, per assolvere allimpegno della predicazione della parola di Dio, da sempre ha assunto limpegno di far parte e di sostenere lAssociazione locale del Rosario Perpetuo. Lattuale zelatrice una laica domenicana: Luigina Villa. Riferiamo questa notizia come invito ad altre fraternite a fare altrettanto. Unaltra iniziativa pi specifica che suggeriamo alle nostre fraternite pure quella di curare, dove possibile, un gruppo di ragazzi per formare il Rosario Vivente. Questa attenzione alla formazione spirituale dei ragazzi e giovani, con il Rosario, rimane attuale e propria dei domenicani.

VILLABASILICA - LU.
La Fraternita riunita con le suore domenicane
Loccasione per una bella e gioiosa riunione di tutta la Fraternita di Villabasilica con le Suore domenicane, Ancelle del Signore, stata la festa di Santa Caterina da Siena. stato invitato per la celebrazione della Messa il P. Eugenio Zabatta che ci conosce da molti anni. Ringraziamo, come sempre, pure il nostro caro parroco, che ci ha messo a disposizione la Basilica e la sala parrocchiale. Organizzatrici sono state soprattutto la priora, sig.ra Enrica Cardinotti, e lassistente Sr Delia, ma tutte le altre sorelle sono state disponibili specialmente per adornare la statua di S. Caterina e per fare quanto era utile: tutto ha contribuito alla buona riuscita e tutte siamo state contente. Il nostro cammino spirituale, nel carisma domenicano, a volte si manifesta piuttosto impegnativo, ma ci che ci incoraggia e sostiene la coscienza di avere raccolto, nella Fraternita in cui siamo entrate, uneredit preziosa da parte di tante persone che ormai ci hanno preceduto nella Casa del Padre, ma che hanno lasciato il ricordo della santit della loro vita. Alle comuni difficolt, che seguono al mancato clima sociale e religioso di una volta, si aggiungono le altrettante comuni difficolt che dipendono dallet che avanza e dalla forza che diminuisce. Ma non siamo, per questo scoraggiate! Il Signore lo sa e sostiene! Abbiamo colto, proprio dalla vita di S. Caterina, della quale il padre ci ha

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parlato durante la Messa, vari motivi di incoraggiamento e di serenit, nonostante tutto. Sar proprio la coscienza della nostra debolezza, a tenerci unite al Signore e a farci meritare di pi dinanzi a Lui che si serve di piccoli mezzi per fare grandi cose. Ci rimane particolarmente cara limmagine, ricordataci dal padre durante la Messa, che di noi propone S. Caterina: Dio il Fuoco e noi le faville. Unimmagine che dice da s come tutto possiamo in Colui che ci d forza e perci dobbiamo essere fidenti e abbandonate, come Caterina, alla divina Volont del Signore. Un p del suo fuoco arda e splenda anche nei nostri cuori spesso aridi. Vogliamo continuare con perseve-

ranza a fare la nostra parte. Nella nostra cittadina la presenza domenicana molto antica e ci sono state per secoli le suore domenicane che facevano pastorale e seguivano lasilo parrocchiale. Ora siamo rimaste noi con tutta la volont di assicurare la presenza e la spiritualit domenicana. stata questa, veramente, una giornata propizia in cui oltre al rinnovamento della nostra professione, tutte insieme, abbiamo rinnovato anche i nostri buoni propositi. Ringraziamo coloro che ci accompagnano! Grazie particolari alle suore domenicane, che per questa festa sono venute al completo, con la loro madre generale, Sara Magni. Ci ha fatto molto piacere. La segretaria della Fld.

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VILLABASILICA (LU). Basilica S. Maria Assunta. Nella bellissima basilica romanica, con meravigliose colonne monolitiche, dopo la S. Messa celebrata in onore di S. Caterina da Siena, la Fraternita laica domenicana e le suore Ancelle del Signore posano per una foto a ricordo dellincontro. (29 aprile 2013).

EMPOLI - FI. - SS. Annunziata


La Fraternita fa buoni tentativi di ripresa.
La fraternita di Empoli vanta una storia antica e ricca di notevoli esperienze caritative. Al presente piuttosto ridotta, ma proprio nel tentativo di favorire una ripresa, riferiamo la nostra storia a coloro che con la preghiera, con i consigli o altro vogliono darci una mano. In primo luogo ringraziamo le Suore domenicane del Conservatorio della S.ma Annunziata che da sempre ci hanno offerto non solo i loro spazi, ma anche la loro guida e collaborazione, come si dir presto. Ringraziamo anche il P. Eugenio Zabatta che ci ha seguito in questo ultimo anno, e contemporaneamente ringraziamo il P. Provinciale, P. Daniele, che ce lha mandato. Vari motivi, quale soprattutto il ritorno al Padre di molte persone della numerosa fraternita, hanno un p scoraggiato le consorelle ancora viventi. Varie iniziative di ripresa non sono mancate anche in questi ultimi anni e nonostante lo scarso successo siamo ancora intenzionate a riprendere le file e non essere tra le ultime che hanno colto la fiaccola senza poterla passare. Ci sono le domenicane, nostre care consorelle, e in questultimo periodo anche la loro presenza in mezzo a noi stata pi continua e fattiva. Speriamo che il nostro forte desiderio di assicurare una presenza domenicana laicale, efficiente, anche qui ad Empoli, sia benedetto e il Signore, per intercessione di S. Domenico, ci guidi e ci trovi impegnate nella preghiera e nelle opere di carit che hanno caratterizzato questa fraternita: un desiderio,

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il nostro, come potete capire, che si infervora solo ripensando alla gloriosa storia di essa. Forse dobbiamo riportarci al 1948 per la data di fondazione e la prima assistente stata Sr Gusmana Gori (2001) e con lei poi una certa Sr Rosaria; mentre i primi direttori sono stati P. Rosario Schembri e P. Vittorio Scoccimarro. La prima priora stata Lida Sgalambro che ci ha lasciato alcune notizie di quegli anni di fondazione. In alcuni periodi la Fraternita ha contato ben oltre quaranta persone e veramente generoso stato il contributo che da essa veniva dato per le missioni se leggiamo le lettere che i missionari hanno scritto per ringraziare dei numerosi containers che ricevevano, ripieni di stoffe. Per molti anni, fino al suo trasferimento a Siena - leggiamo nella crona-

ca ha seguito spiritualmente la Fraternita il P. Lorenzo Fatichi, poi finch ha potuto (2010) il P. Angelo Belloni. Nel frattempo, testardamente, la Fraternita ha assicurato la sua collaborazione alla Missione in Guatemala e si augura di poter continuare a dare una testimonianza damore, anche se piccola, riconoscente e grata per la ricchezza della grazia che, a sua volta, sicura di ricevere dal Signore, per intercessione della Madonna e di S. Domenico, solo per il fatto di appartenere ad una cos prestigiosa famiglia. Lattuale priora la Sig. Sandra Porciani e la segretaria Sig. Stefania Carretti. Per corrispondenza: Via Ippolito Nievo, 38 55083 EMPOLI (FI). Tel. 0571-944583. la priora Sandra Porciani.

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Apostolato del Laico Domenicano


Parlando dellimpegno dei laici allapostolato, il Concilio Vaticano II precisa che levangelizzazione o annuncio di Cristo fatto con la testimonianza di vita e con la parola (LG, 35). Naturalmente la Regola delle Fld tiene conto delle due forme con cui concretamente il laico effettua il compito o ufficio profetico, ma privilegia il secondo, cio quello della parola. Infatti i laici domenicani si contraddistinguono in modo peculiare nella Chiesa sia per la propria vita spirituale sia per il servizio di Dio e del Prossimo (Reg., 4), ma si specifica che scopo della formazione domenicana preparare dei veri adulti nella fede, che sianp cio atti ad accogliere, celebrare, annunciare la Parola di Dio; devono essere disponibili alle necessit dei loro contemporanei, ma pi lavorare al servizio della verit (Rerg., 11 e 5). E ancora: Ogni laico domenicano deve rendersi capace di predicare la Parola di Dio (Reg., 12). (). La comunit laicale domenicana o la fraternita il luogo adatto per nutrire e rendere matura la vocazione di ognuno per la parola: per la predicazione, cio per parlare di Dio (Reg., 15 e Direttorio nn. 20 e 23). (E. ZABATTA, Per una Via Migliore, pp. 53-54).

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IN MEMORIA DI

P. MARIANO AQUILANTI
sacerdote domenicano 1916-2013
Nato a La Quercia in provincia di Viterbo, l11 febbraio 1916, P. Mariano Aquilanti (Gino) ha concluso la sua lunga vita terrena il 24 maggio 2013. Il passaggio alla vera vita avvenuto dopo le 18,00 e in quel momento i suoi confratelli, che celebravano la festa della Traslazione del santo Padre Domenico, erano riuniti in preghiera. Una felice coincidenza per lui, stato detto! Infatti lintercessione di S. Domenico, a cui si aggiunge senza dubbio lintercessione di Maria Santissima, per la quale ha dimostrato sempre una particolare devozione, ci fa sperare che sia stato gi accolto nella gloria di Dio. In una lettera-documento (1958) in cui il P. Provinciale di allora, P. Reginaldo Bernini, lo postulava al Maestro dellOrdine, P. Michele Browne, a Maestro dei novizi nel Convento di San Domenico di Pistoia, leggiamo, tra laltro, lespressione pi esatta ed indovinata che sintetizza la sua personalit: religioso dotato di eccellenti e ottime qualit sia intellettuali che morali. Doti che egli ha saputo valorizzare e potenziare mettendole al servizio delle persone nei molteplici settori in cui ha operato con slancio e disponibilit. Gli ambiti della sua attivit apostolica sono stati soprattutto quelli dellinsegnamento e della pastorale. I suoi alunni lo ricordano affabile e nel contempo preciso e meticoloso, mentre spronava, incoraggiando con affetto, a tendere al pi perfetto. Esigeva naturalmente dagli altri quanto egli stesso aveva raggiunto in virt e sapienza di vita. Lo affermano ancor oggi i numerosi aspiranti del Collegio di Arezzo nel quale fu Rettore responsabile per oltre dieci anni (1945-55) e gli studenti dello Studium di Pistoia dove ha insegnato con competenza Teologia morale e infine lo affermano coloro che hanno avuto la fortuna e la gioia di seguire i suoi ricchi corsi di catechesi o teologia per laici che egli ha organizzato e guidato presso i conventi dove ha vissuto: Pistoia, Arezzo, Roma, Perugia. I grossi volumi delle sue dispense sono segno concreto della portata e profondit del suo insegnamento. Tutta questa attivit, a lui congeniale, di insegnamento e di formazione di vita che P. Mariano ha svolto particolarmente tra i ragazzi e i giovani, da lui guidati, formati e confortati, gli stata possibile perch oltre alle qualit mo-

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rali di cui ci lascia un fulgido esempio, si aggiungono le qualit intellettuali, come precisava il documento citato. Egli stato un vero Dottore in teologia, titolo che egli aveva ottenuto da giovane frequentando i corsi filosofici e teologici allAngelicum di Roma e ci fa capire la solida dottrina che sapeva comunicare. La sua stata una vita religiosa e sacerdotale, caratterizzata dal carisma domenicano, veramente intensa e feconda. I suoi interessi culturali e sociali, accompagnati dalla prolungata preghiera, che anche in questi ultimi anni di vita faceva nonostante il peso degli anni e i non lievi disturbi fisici,

e la sua affabilit con la giovialit che lha sempre caratterizzato, ci lasciano di lui limmagine del religioso ideale del quale volentieri e riconoscenti ci si ricorda. Luned 27 maggio, alle ore 11,30 a San Domenico di Fiesole, che lo ha accolto circa un anno fa per unassistenza pi adeguata, stata celebrata la S. Messa esequiale, presieduta dal P. Provinciale. Nella chiesa, accanto alla bara del P. Mariano cera anche quella del confratello P. Andrea Ballicu, da vario tempo malato, che il Signore ha chiamato accanto a s quasi contemporaneamente. Riposino in pace. (fr Eugenio Zabatta op).

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IN MEMORIA DI

P. ANDREA BALLICU
sacerdote domenicano 1934-2013
Alle ore 19,15 del 24 maggio, mentre la comunit di San Domenico di Fiesole stava celebrando solennemente la Traslazione del Santo Padre Domenico, si compiva per Padre Andrea la traslazione da questo mondo al Cielo. Nato a Serri in provincia di Nuoro il 18 agosto 1934 da Giuseppe e Marianna Puddu, battezzato con il nome di Elia. Nel 1953, accolto a San Domenico di Fiesole, inizia il corso di formazione che prosegue a Bologna e a Pistoia fino al 1963. Il 9 luglio del 1961, ordinato sacerdote. Nel 1964 lo troviamo a San Domenico di Fiesole per iniziare il ministero sacerdotale che svolger tra Fiesole e Livorno e pi lungamente a Siena dove parroco dal 1984 al 1998 e priore della Comunit dal 1987 al 1990.

In questi ultimi quattro anni ben sedici confratelli ci hanno preceduto nella Casa del Padre. Il nostro fraterno ricordo nella preghiera, a suffragio delle loro anime, ci torni in benedizione per continuare, con la loro intercessione, la missione che con fede e amore hanno svolto in mezzo a noi.

Chiesa di S. Domenico di Fiesole

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Nel 1998 P. Andrea viene trasferito a Sassari dove rimane fino al 2005 come vicario parrocchiale, poi di Superiore e assistente della Fraternita Laica Domenicana locale. Nel 2005 a Roma nel convento di Santa Maria sopra Minerva per assolvere al compito di economo di Provincia fino ai primi mesi del 2012, e quello, a lui particolarmente caro, di Rettore della Basilica di Santa Maria sopra Minerva dove, oltre gli esercizi di piet, la predicazione al popolo, il decoro della chiesa, costituisce e il coro polifonico e ne sostiene lattivit. Nel marzo del 2012 gli viene diagnosticato un tumore al pancreas gi in fase avanzata e con numerose metastasi. Amorevolmente seguito e aiutato dalla sorella Giuliana, ricoverato a Firenze-Careggi, riuscito a stare discretamente bene per oltre un anno, fino al maggio del 2013. Anche durante il periodo pi acuto della malattia, P. Andrea ha vissuto con quella serenit e tranquillit danimo che hanno caratterizzato tutta la sua esistenza. La Messa esequiale ha avuto luogo in san Domenico di Fiesole, presieduta dal Priore Provinciale, P. Daniele Cara, con la presenza di numerosi confratelli concelebranti. Oltre ai familiari era

presente un numero considerevole di amici e il coro polifonico della Minerva che ha voluto rendere omaggio ed esprimere gratitudine al suo patrocinatore venendo espressamente da Roma per animare la Celebrazione. Con la sua amabilit e giovialit, con il suo carattere calmo e affabile e con il suo perenne sorriso, P. Andrea stato capace di attrarre al Signore un innumerevole stuolo di persone. Con i giovani e i bambini ha poi toccato il vertice delle sue capacit di sensibilit e dedizione totale, s da lasciare nei cuori di quanti egli ha accostato, ha formato ed educato alla vita cristiana, un ricordo indelebile: quel ricordo, durante la Messa esequiale, ha fatto sgorgare, dal cuore dei presenti, testimonianze piene di affetto e di commozione! P. Andrea per la sua disponibilit, la sua umilt, la sua dolcezza, la sua profonda umanit, rester sempre un grande esempio per chi nellOrdine e nella Chiesa vuole servire il Signore nel ministero sacerdotale predicando, pi che con bei discorsi e altisonanti parole, con la testimonianza semplice di una vita spesa allinsegna della carit apostolica, del servizio disinteressato e della fraternit evangelica.

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LA NOSTRA BIBLIOTECA
La Provincia Romana di S. Caterina (Domenicani) edita due riviste di un certo rilievo scientifico: Memorie Domenicane e la Rivista di Ascetica e Mistica. Memorie Domenicane che ha sede a S. Maria Novella in Firenze, produce un volume allanno su temi legati alla storia e alla spiritualit di personaggi o di periodi storici legati al nostro Ordine e presenta tutti i requisiti per essere riconosciuta nell alveo delle riviste scientifiche. Vi collaborano frati domenicani ma anche molti laici, esperti nel ramo. Il Direttore della Rivista ha una buona ramificazione di rapporti con studiosi del mondo domenicano e del mondo accademico in particolare di Roma e di Firenze. In sinergia con la Rivista ha un ruolo importante, da un punto di vista culturale, la Biblioteca Domenicana di S. Maria Novella che in questi anni molto migliorata nella struttura e nei servizi. Tre giorni alla settimana aperta al pubblico (mart.-merc.-giov. dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18) e, fuori orario, per appuntamento, sempre visitabile. consultabile online: http://www. bibliotecadomenicana.eu. Grazie alle iniziative del Direttore della Rivista e della Biblioteca, fra Luciano Cinelli, sono stati organizzati in questi anni alcuni convegni internazionali di studi storici che hanno avuto un buon eco nel mondo scientifico, tra cui mi piace ricordarne uno su S. Antonino Pierozzi (1389-1459) La figura e lopera di un santo arcivescovo nellEuropa del Quattrocento tenutosi a Firenze dal 25 al 28 novembre 2009, e laltro su S. Caterina da Siena, Virgo digna coelo, con una sessione a Roma e una a Siena, in collaborazione col Pontificio Comitato di Scienze Storiche (fine ottobre 2011). In vista del Giubileo dellOrdine (2016) sono previsti dei congressi di studio a Roma e Firenze. Intanto stato pubblicato il volume di 700 pagine (24,5 x 17) su Antonino Pierozzi, la figura e lopera di un santo arcivescovo nellEuropa del quattrocento, (ed. Nerbini, FI, 2012). questa la raccolta degli atti del Convegno internazionale di studi storici, svoltosi a Firenze dal 25-28 novembre 2009, in occasione del 5500 anniversario della morte di Antonino Pierozzi. Direzione: Memorie Domenicane
c/o Biblioteca Domenicana - p.za S. Maria Novella, 18; opp. Biblioteca Domenicana: p.za Stazione, 4A-50123 FIRENZE.

pubblicazioni

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DIEGA GIUNTA (a cura di), Il servizio dottrinale di Caterina da Siena, Nerbini ed., Firenze 2011, p. 213 (22 euro). S. Caterina stata proclamata Dottore della Chiesa, da Paolo VI, il 4 ottobre 1970. Per ricordare quella data a quarantanni di distanza, il Centro Internazionale di Studi Cateriniani ha promosso una raccolta di studi che sono pubblicati a cura della professoressa Diega Giunta ne il Servizio dottrinale di Caterina da Siena, pubblicato dalleditore Nerbini nel 2012: Sette teologi domenicani affrontano nei loro contributi alcuni aspetti del pensiero cateriniano evidenziandone il valore sempre attuale per la riflessione del credente, la vita spirituale e limpegno nellapostolato. In appendice i documenti del dottorato (Paolo VI) e del suo XXV anniversario (Giovanni Paolo II e G. Cavallini). La lettura del volume offre al lettore appassionato di santa Caterina la possibilit di continuare ad approfondire il suo pensiero e la sua dottrina, rendendosi sempre pi conto che una vera maestra dumanit. Se Teresa dAvila sincentra in modo mirabile e originalissimo sulla mistica ascesa dellanima a Dio nellorazione, Caterina ha unautentica passione antropologica che traspare da ogni sua pagina e che anche questa raccolta di studi sottolinea.

TOMMASO DAQUINO, Credo. Commento al Simbolo degli Apostoli, Le frecce 31, Bologna 2012, p. 128 (10 euro). Un libro particolarmente attuale in questo Anno della fede. La prima cosa necessaria ad ogni cristiano la fede, senza di essa nessuno pu dirsi fedele cristiano. La fede, produce quattro beni: unisce luomo a Dio, ci introduce alla vita eterna, ci guida nella vita presente e, infine, il mezzo per vincere le tentazioni. Il titolo latino di questopera : Expositio in Symbolum Apostolorum. La traduzione stata condotta sul testo critiico messo a punto da Nicholas Ayo nel 1988. Introduzione di G. Carbone e traduzione di P. Lippini.

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Suggeriamo volentieri ai nostri gentili lettori, che spesso ci chiedono consiglio di quali libri leggere, i tre seguenti volumi. Non costano molto e adattissimi per familiarizzarci sempre pi con gli scritti di S. Tommaso dAquino e di S. Caterina da Siena:

TOMMASO DAQUINO, La preghiera cristiana. Il Padre Nostro, lAve Maria e altre preghiere. Le frecce 29, Bologna 2012, p. 128. (10 euro). Nellultimo anno della sua vita, nel 1273, a Napoli, san Tommaso dAquino ha commentato le due pi importanti preghiere cristiane. Questi testi sono stati per molti secoli un vero best seller: sono centinaia i manoscritti diffusi in tutta Europa che li contengono. Il commento di Tommaso a queste preghiere si distingue per il metodo, allo stesso tempo rigoroso e semplice commenta la S. Scrittura con la stessa S, Scrittura e poi anche per lefficacia del linguaggio lineare e di facile comprensione. Il volume si chiude con la traduzione di alcune preghiere che Tommaso ha scritto per varie necessit dellesistenza.

Celebrazione dellunit nella Parola accolta e donata


Nessun dubbio che quando ciascuno di noi stato mosso dalla convinzione pi profonda che volevamo dare la nostra vita alla predicazione nellOrdine, eravamo anche rallegrati dalla gioia di essere in grado di pregare con fratelli e sorelle. Insieme nellascolto della Parola di Dio, siamo diventati consapevoli che questa Parola gradualmente veniva a vivere nelle nostre proprie parole. Noi benediciamo e preghiamo Lui che incessantemente entra nel cuore dellumanit. Spesso preghiamo nel coro che si trova intorno ad uno spazio vuoto e aperto, aperto in modo specifico per ricevere Colui che viene. Non andiamo in coro solo per soddisfare un obbligo che ci siamo assunti; piuttosto ci riuniamo in coro per aspettare tutti insieme Colui che viene, per darGli il benvenuto e, soprattutto, per imparare a riconoscerLo Nel cuore della comunit, non c solo Cristo che viene ma anche il mondo. La celebrazione infatti il momento in cui lamore per il mondo viene nutrito nella fraternit. Di Domenico diciamo che parlava o di Dio o a Dio; parlava della gente a Dio o di Dio alla gente. Diciamo di lui che non cessava mai di intercedere per il mondo.
(Dalla lettera del MO, Roma 2012)

San Domenico di Guzman fondatore dellOrdine dei Predicatori (Domenicani).

DOMENICANI n. 3 / 2013
PROVINCIA ROMANA DI SANTA CATERINA

maggio - giugno 2013


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