Sei sulla pagina 1di 64

Le Campane

di Uggiate e Ronago
Direttore responsabile: Maria Castelli
Registrazione Tribunale di Como numero 3/2018 del 1/3/2018
Stampato da: Tecnografica srl - via degli Artigiani, 4 - 22074 Lomazzo (CO)
Redazione: Casa Parrocchiale - 22029 Uggiate Trevano - p.zza della Repubblica, 1
Foto copertina: “FIGLIO PRODIGO” di Ivan Rupnik -
Santuario Nazionale di San Giovanni Paolo II - Whasington

Comunità Pastorale di
Uggiate e Ronago
Segreteria Parrocchiale Caritas
da lunedì a Venerdì Orari apertura
ore 9.00 - 11.00 lunedì 9.30 - 11.30
tel. 031/94.87.21 venerdì 9.30 - 11.30

Le Campane
di Uggiate e Ronago
è anche sfogliabile online all’indirizzo:
www.oratorio-uggiate.it
Indirizzo e-mail della Redazione:
campane.uggiate_ronago@yahoo.it
Per ricevere via e-mail
l’Agenda della Settimana scrivi a:
vocechebussa@gmail.com
PREGHIERA DEL SINODO
Testimoni e annunciatori della Misericordia di Dio

Sii benedetto, Signore nostro Dio, che ci chiami a testimoniare,


mediante il Sinodo diocesano, la nostra fede in te
e a proclamare il tuo amore misericordioso,
sempre vivo e ardente verso tutti.
Sia il Sinodo della tua Chiesa di Como un impegno
che coinvolga tutti i battezzati, membri del popolo di Dio,
chiamati a trasmettere oggi la gioia di essere discepoli di Cristo,
volto della Misericordia del Padre.
Sia il Sinodo una prova che manifesti il grado di maturità
della nostra Chiesa, mediante l’ascolto docile della tua Parola,
insieme al confronto leale e al dialogo costruttivo tra di noi,
in vista di scelte coraggiose che lo Spirito Santo susciterà,
a promozione di una cultura della Misericordia.
Sia il Sinodo un segno che confermi la possibilità
di diventare santi nell’oggi di questo mondo
e insieme permetta ai cristiani di diffondere il buon profumo di Cristo,
al ritmo della fantasia della Misericordia,
dimensione centrale e permanente della vita cristiana.
Maria, madre di misericordia,
che nel cenacolo di Gerusalemme
ha animato i primi discepoli di Cristo,
in attesa della forza illuminante dello Spirito Santo,
ci sia di esempio, di consolazione e di aiuto.
I santi padri vescovi, fondatori della Chiesa di Como, Felice e Abbondio
e tutti gli altri nostri santi e beati, intercedano per noi la Santissima Trinità Misericordia.
Santissima Trinità, misericordia infinita, io confido e spero in Te.
Amen.
Intro

SINODO DIOCESANO
In occasione della festa di Sant’Abbondio, patrono della nostra diocesi di Como, lo scorso
anno monsignor Oscar Cantoni ha annunciato l’undicesimo Sinodo diocesano, che avrà per
tema la misericordia, che «è l’architrave che sorregge la vita della Chiesa e sempre più, deve
diventare lo stile della Chiesa». Così il nostro Vescovo ha fatto sue le parole di papa France-
sco per l’indizione dell’Anno Giubilare della Misericordia. Con la parola ‘sinodo’ s’intende
un’assemblea ecclesiale in cui si riuniscono laici e sacerdoti sotto la presidenza del vescovo
diocesano con lo scopo di individuare il cammino per la Chiesa in vista delle nuove sfide
che attendono le comunità cristiane. Il Sinodo si prepara in questi mesi a entrare nel vivo
dopo che una commissione preparatoria, istituita dal Vescovo, ha presentato quello che si
chiama “strumento di lavoro” per il discernimento. In ognuna delle nostre Comunità, come
ricordato anche nell’ultimo Consiglio Pastorale, siamo chiamati a riflettere e suggerire pro-
poste che possono diventare motivo di crescita per la nostra fede. Il tempo di preparazione
del Sinodo è particolarmente prezioso per il suo buon esito. In questo primo momento si
cerca di favorire, in un clima di preghiera e di ascolto dello Spirito, il senso della Chiesa, la
presa di coscienza dei problemi e la raccolta di proposte, attraverso le consultazioni, prima
con gli Orientamenti Pastorali, poi le con le domande per le comunità cristiane, i gruppi, i
singoli, le famiglie, le associazioni e i movimenti. 
Ci sentiamo pertanto tutti chiamati a dare il nostro contributo nelle modalità che ci saranno
indicate di volta in volta consapevoli che lo Spirito Santo si serve spesso delle persone più
semplici e più umili per fare progredire la Sua Chiesa verso le mete che ci attendono. Il
clima di preghiera e di offerta di sé al Signore sono il modo migliore per procedere in
questa sfida ardua e allo stesso tempo affascinante; senza dimenticare che lo scopo ultimo
del Sinodo è quello di testimoniare e trasmettere la fede e la vita di grazia, soprattutto alle
nuove generazioni, spesso disorientate e lontane dalla Chiesa e dalla vita sacramentale.
Nella lotta tra il bene e il male, che sempre insidia la vita dell’uomo è necessario ricordare,
come ci ha suggerito il nostro Vescovo in una memorabile omelia del 28 aprile scorso, che
il bene sempre trionferà anche se in apparenza sembra il contrario.
Buon cammino e buon Sinodo a tutti.

don Sandro, parroco

4 - Intro
VIVIAMO IL SINODO NELLA NOSTRA COMUNITÀ
Il tema che il Sinodo Diocesano propone ‘Testimoni e annunciatori della misericordia di Dio’ si
suddivide in cinque grandi aree: comunità cristiana, famiglia, giovani, poveri, presbiteri. Tutto
il popolo di Dio è interpellato a riflettere sul dono della misericordia declinato in ognuno degli
ambiti di consultazione. Come vivere, di conseguenza, all’interno della nostra Comunità Pasto-
rale la proposta? Il Consiglio Pastorale ha elaborato una pista di lavoro, consapevole che “il Si-
nodo è un’occasione per sperimentare forme di partecipazione e di confronto il più ampie pos-
sibile. Occorre, pertanto, non limitarsi a proporre la consultazione negli ambiti tradizionali dove
la partecipazione rischia di essere limitata, ma portare l’esperienza sinodale anche all’interno
di quei luoghi dove si sperimenta il quotidiano delle relazioni: gruppi, forme di aggregazione
provvisorie e occasionali, altre forme di coinvolgimento che si attivano per sentire il parere di
quelle persone che non hanno incarichi ministeriali nella comunità, ma di cui fanno parte.”

Il primo passo è quello di far conoscere cos’è il Sinodo attraverso alcuni strumenti: il nostro
bollettino, l’Agenda della Settimana, la Voce che Bussa, la Preghiera dei Fedeli domenicale,
durante gli incontri con i genitori che frequentano il Catechismo e altre riunioni. A partire,
poi, dal mese di ottobre si vorrebbe coinvolgere il maggior numero di persone intorno ai temi
sopra descritti, “lanciando” l’argomento e le relative domande attraverso la messa domenica-
le e l’invito a serate che sviluppino ciascun argomento: misericordia e poveri, misericordia e
comunità cristiana, misericordia e famiglia, misericordia e giovani, misericordia e presbiteri.
Per raggiungere il maggior numero di persone si propone che gli incontri si svolgano presso
famiglie disponibili e in luoghi differenti rispetto alle consuete strutture parrocchiali. “Questi
gruppi siano luoghi in cui ciascuno può ascoltare ed essere ascoltato in un clima di fraternità,
con l’attenzione non solo alla qualità della riflessione che si sviluppa, ma anche all’intensità
dell’esperienza di comunione che si realizza.”

Durante gli incontri, si leggeranno e commenteranno di volta in volta le schede relative alle aree
tematiche per raccogliere gli interventi come risposta alle domande. Inoltre, per chi volesse
dare una risposta personale più articolata, ci sarà la possibilità di far pervenire il proprio con-
tributo in una cassettina in chiesa o inviando il testo via mail all’indirizzo della Parrocchia. “Non
si abbia la pretesa di rispondere immediatamente alle domande, ma si viva un’esperienza
profonda di ascolto, di confronto e di discernimento … Sarà importante vivere la condivisione
in un dialogo sereno, rispettoso e sincero e, infine, giungere alla formulazione di una risposta
alle domande che sia espressione del cammino comune percorso, che possa rappresentare un
consiglio per individuare ciò che lo Spirito indica oggi alla nostra Chiesa.”

XI Sinodo Diocesano - 5
VESCOVO OSCAR: OMELIA 28 APRILE 2018
PROCESSIONE PENITENZIALE PER IL SANTUARIO DI GALLIVAGGIO IN PERICOLO

Sono giorni difficili, quelli che stiamo vivendo, di grande preoccupazione e ango-
scia. Forti sono i disagi che sperimentiamo. I paesi sopra Gallivaggio sono isolati
e in questo momento le comunità cristiane pregano con noi, a Campodolcino. C’è
il rischio che una grossa frana precipiti addosso al nostro santuario di Gallivaggio,
distruggendolo rovinosamente. Il santuario della Madonna di Gallivaggio è il cuore
della Valchiavenna e avvertire che questo santuario corre un pericolo serio di so-
pravvivenza turba fortemente l’animo di ciascun abitante della Valle.
Siamo grati alle autorità pubbliche e alle varie forze dell’ordine, ai geologi, a vari
tecnici, come anche la Protezione civile e i Vigili del fuoco, per il coinvolgimento attivo
e responsabile che fin da subito hanno dimostrato, anche andando incontro a forti
rischi. Tuttavia osiamo sperare che una mano misteriosa e potente guidi la discesa
dei massi, lasciando incolume il santuario e ciò che di prezioso esso racchiude.
Questa è l’Ora della Madre. Ella non si tira mai indietro di fronte ai suoi figli che le
chiedono protezione, aiuto e difesa. E’ il momento di credere che Maria, madre del-
la Misericordia, sappia accogliere le invocazioni dei suoi figli, che in Lei confidano,
ci conforti con la sua tenerezza e custodisca questo nostro santuario, rifugio abituale
dei nostri avi, nei tempi più difficili della loro storia. La caduta dei massi, però, può
assumere anche un valore altamente simbolico, che può essere letto e interpretato
alla luce della fede.
È la lotta dello spirito del male, che si manifesta nel mondo in svariate forme,
mediante l’odio, l’egoismo, l’orgoglio, lo sfruttamento degli altri, le varie forme di
povertà, le dipendenze, e che cerca di soffocare le innumerevoli manifestazioni del
bene, che pure sono presenti e attive nella storia di oggi, anche se sembrano deboli,
fragili e spesso perdenti.
È come se il Maligno avesse dichiarato guerra a Dio e ai suoi amici e tentasse in
tutti i modi di annullare e distruggere i tanti segni di bontà, di verità, di amore e
di bellezza, presenti nel mondo e nella Chiesa oggi. L’azione del Maligno è tesa a
distruggere innanzitutto l’unità della famiglia, che è il cardine vitale della società;
tenta di sminuire la forza dell’amore e del perdono, generando guerre fratricide,
attentati alla vita, seminando discordia e svalutando la dignità delle singole persone.
Ancora, il maligno tenta di allontanare i giovani da Dio con l’inganno, insinuando
loro che la vita non è degna di essere vissuta come dono e come servizio, mentre è
il proprio tornaconto e l’effimero ciò che immediatamente giova. Il maligno ancora

6 - XI Sinodo Diocesano
tenta di provocare la divisione tra i fratelli anche all’interno della Chiesa, generando il
discredito contro il Papa e i vescovi e la sfiducia nei confronti dei sacerdoti. Vuol far cre-
dere che Dio non esiste o è divenuto insignificante agli occhi del mondo di oggi, il quale
può avvalersi dei mezzi della tecnica e della scienza e può fare facilmente a meno di lui.
Si tratta di una lotta cosmica, già descritta nel libro dell’Apocalisse, che però ci anticipa
la certezza del prevalere delle forze del bene, della tenerezza dell’amore, della fedel-
tà di Dio che salva l’uomo e lo redime dal peccato, dall’orgoglio, dalla violenza, dalla
tristezza, dall’isolamento, dalla morte. Tutto questo, però, a condizione che l’uomo af-
fermi il suo desiderio di affidarsi a Cristo risorto, Signore del mondo e della storia, e di
lasciarsi salvare dalla sua morte redentrice. E’ lo scopo ultimo del nostro pellegrinaggio
di questa sera. E’ l’invito che vi rivolgo nel nome del Signore: tornare a Dio e credere
nel suo amore e nella sua fedeltà. Come nei grandi momenti di difficoltà, presenti da
sempre lungo la storia della Chiesa, Maria non ci lascia soli. Ella prega per noi, prega
con noi, perché crediamo nella presenza di Dio nella nostra vita e ci lasciamo salvare
dal suo infinito amore.
Maria, madre di Gesù, volto della Misericordia, interceda presso la SS Trinità Miseri-
cordia, che l’ha voluta presente in questa Valle quale segno del Suo amore infinito per
tutte le sue creature, ci sostenga in questo momento di prova e di angoscia, ci sia di
consolazione e di aiuto. Amen.

XI Sinodo Diocesano - 7
IL LOGO DEL SINODO
Il logo, nella sua essenzialità, vuole esprimere il
significato del Sinodo della Diocesi di Como e co-
municarne il tema “Testimoni e annunciatori della
misericordia di Dio”.
Il logo è in movimento. L’idea di “Chiesa in cammi-
no” identifica infatti l’essenza stessa di un Sinodo.
Ecco così la strada con le curve e gli andamenti
propri della vita e della storia. Su questa strada di
santità cammina il popolo di Dio e, in particolare,
quella sua porzione che sono i cristiani della Dio-
cesi di Como, rappresentati nella forma stilizzata
del nostro lago blu. La seconda persona stilizzata a
destra, va anche a creare una S rossa ben visibile
al centro del logo che sta per l’iniziale della parola
“Sinodo”.
I corpi dei fedeli, slanciati verso l’Alto in segno
di lode e di ringraziamento, sono anche slanciati
come dono l’uno verso l’altro. Intrecciati tra loro a
modo di abbraccio comunicano che la relazione
è il luogo della Misericordia di Dio. L’esperienza
stessa del cammino diventa occasione di relazione
e di comunione. L’abbraccio rappresenta infatti
anche il farsi prossimi gli uni gli altri e il sostenersi
e aiutarsi reciprocamente nel rialzarsi.
Questa relazione, rappresentata significativamen-
te al centro del logo, diventa fiamma e roveto,
luogo dell’Amore misericordioso di Dio. La fiam-
ma che questo abbraccio viene a creare, ricorda
così anche l’esperienza ecclesiale della Penteco-
ste, con il dono dello Spirito di amore e di unità.

8 - XI Sinodo Diocesano
La parola del Papa
LA CHIAMATA ALLA SANTITÀ
E DUE SUOI SOTTILI NEMICI
Nello scorso numero del bollettino è stata presentata la
terza Esortazione Apostolica di Papa Francesco dal tito-
lo «Gaudete et exsultate», ed è stata speditamente
illustrata seguendo i suoi capitoli. Questo articolo inten-
de approfondire alcune tematiche, riprendendo i primi
due capitoli della esortazione.
Il messaggio principale del primo capitolo è quello di
illustrare come la chiamata alla santità riguardi ogni cri-
stiano, e che in particolare ci possono essere molti “san-
ti della porta accanto”. Già si è ricordato che «nessuno
si salva da solo, come individuo isolato, ma Dio
ci attrae tenendo conto della complessa trama di
relazioni interpersonali che si stabiliscono nella
comunità umana: Dio ha voluto entrare in una
dinamica popolare, nella dinamica di un popolo».
Inoltre è possibile, come dice il Concilio Vaticano II,
«Ognuno per la sua via», «Dunque, non è il caso
di scoraggiarsi quando si contemplano modelli di san-
tità che appaiono irraggiungibili. Ci sono testimonianze
che sono utili per stimolarci e motivarci, ma non perché
cerchiamo di copiarle, in quanto ciò potrebbe perfino
allontanarci dalla via unica e specifica che il Signore
ha in serbo per noi. Quello che conta è che ciascun
credente discerna la propria strada e faccia emer-
gere il meglio di sé, quanto di così personale Dio
ha posto in lui (cfr 1 Cor 12,7) e non che si esaurisca
cercando di imitare qualcosa che non è stato pensato
per lui. Tutti siamo chiamati a essere testimoni, però
esistono molte forme esistenziali di testimonianza».
Il Papa così conclude: «Non avere paura della san-
tità. Non ti toglierà forze, vita e gioia. Tutto il
contrario, perché arriverai a essere quello che
il Padre ha pensato quando ti ha creato e sarai

10 - La parola del Papa


fedele al tuo stesso essere. Dipendere da Lui ci
libera dalle schiavitù e ci porta a riconoscere la
nostra dignità».
Nel secondo capitolo il Papa introduce invece due sottili
«nemici» della santità, esortando i credenti a non
appiattirsi su sterili riti (i «neo pelagiani») o al
contrario su vacue astrazioni (i «neo gnostici»).
Lo gnosticismo attuale concepisce infatti «una mente
senza incarnazione, incapace di toccare la carne soffe-
rente di Cristo negli altri, ingessata in un’enciclopedia di
astrazioni. Alla fine, disincarnando il mistero, «preferi-
sce» «un Dio senza Cristo, un Cristo senza Chiesa,
una Chiesa senza popolo». Il Papa è molto chiaro
e dice che «in definitiva, si tratta di una vanitosa
superficialità: molto movimento alla superficie
della mente, però non si muove né si commuo-
ve la profondità del pensiero». Il neo pelagiane-
simo riguarda invece quei cristiani che «si impegnano
nel seguire un’altra strada: quella della giustificazione
mediante le proprie forze». Si manifesta in molti atteg-
giamenti apparentemente diversi tra loro: l’ossessione
per la legge, il fascino di esibire conquiste sociali
e politiche, l’ostentazione nella cura della liturgia,
della dottrina e del prestigio della Chiesa, la va-
nagloria legata alla gestione di faccende pratiche,
l’attrazione per le dinamiche di auto-aiuto e di
realizzazione autoreferenziale. In questo alcuni cri-
stiani spendono le loro energie e il loro tempo, invece
di lasciarsi condurre dallo Spirito sulla via dell’amore,
invece di appassionarsi per comunicare la bellezza
e la gioia del Vangelo e di cercare i lontani nelle
immense moltitudini assetate di Cristo.
Dopo queste sollecitazioni e ammonimenti, nei Capitoli
successivi, che verranno illustrati in un terzo e finale ar-
ticolo, il Papa passa a spiegare le caratteristiche vere e
proprie della sanità nel Mondo attuale.

La parola del Papa - 11


Santi
del nostro tempo
SERVA DI DIO SUOR BENIGNA CONSOLATA FERRERO
UNA MISTICA A COMO
“Siamo persone come tutte le altre, ma non viviamo proprio come gli altri.
Siamo figlie dello stesso Padre, tuttavia proveniamo ciascuna da una famiglia diversa.
Non abbiamo marito né figli, eppure il nostro cuore è pieno d’amore.
Non possediamo nemmeno uno spillo, ma siamo ricche del Bene più grande.
Dipendiamo in tutto e per tutto, però non siamo condizionate da nulla.
Abbiamo accantonato ogni carriera, eppure siamo pienamente realizzate.
Viviamo per sempre dietro una grata, ma voliamo libere negli spazi infiniti.
... ma, insomma, chi siamo?
Siamo monache di clausura, donne che Dio ha scelto e chiamato a vivere un amore
più grande, una libertà più vera, una gioia più piena nel dono di tutto il nostro essere
a Lui, Amore senza limiti.”

Questa è la poetica presentazione che le suore del Monastero della Visitazione


fanno di se stesse sul sito della loro congregazione. Anche a Como esiste un
monastero di questo ordine e risale al 1819. Tra le sue mura visse negli anni
che vanno dal 1907 al 1916 suor Benigna, una mistica umile e devota che si
pose sulla scia di importanti sante mistiche e, oggi si ritiene, ebbe una certa
influenza nella formazione spirituale di suor Faustina Kowalska.
Maria Consolata Ferrero nacque a Torino il 6 agosto 1885 da un’agiata e reli-
giosa famiglia. La sua educazione, sin dalla prima infanzia, fu incentrata sullo
studio e l’applicazione delle Virtù cristiane e dal 1898 fu posta sotto la guida
illuminata e amorevole di Luigi Boccardo, rettore del Seminario Diocesano di
Torino. Con lui Maria poté approfondire e comprendere la vocazione che stava
crescendo in lei e che la portò a scegliere la vita claustrale nell’ordine della
Visitazione, fondato da San Francesco di Sales.
Maria entrò ventiduenne nel monastero di Como, il 30 dicembre 1907, bru-
ciando letteralmente le tappe dell’iniziazione religiosa: il 5 novembre 1908
compì la Vestizione, prendendo il nome di suor Benigna Consolata. Il 23 no-
vembre 1909 celebrò la prima professione e il 28 novembre 1912 i voti solenni.
Come professano tutt’oggi le visitandine, suor Benigna visse i suoi brevi ma
intensi nove anni di clausura sentendosi unita spiritualmente a tutti i fratelli,

12 - Santi del nostro tempo


raccogliendo nella preghiera tutto l’amore e il dolo-
re del mondo per unirlo a quello di Cristo e offrirlo
al Padre. Pian piano raggiunse uno stato mistico
elevato, immergendosi nella confidente amicizia
con Gesù tanto da arrivare a definirsi la “segretaria
del Sacro Cuore”.
Il messaggio spirituale di suor Benigna è un inno
all’amore di Dio e del prossimo, una vera e propria
teologia di Dio Amore: Amore eterno che ci ha cre-
ato, Amore misericordioso che ci salva. Allo stesso
tempo la sua è una spiritualità intrisa di praticità e
applicata al vivere di ogni giorno.
La giovane suor Benigna morì a soli trentuno anni
l’1 settembre 1916 e fu sepolta nella chiesa dell’Or-
dine. La sua tomba è costantemente visitata da fe-
deli che ne implorano l’intercessione.
Il processo per la sua beatificazione, fu aperto l’1
dicembre 1925 e ora è presso la Congregazione Va-
ticana competente.

Suor Benigna Consolata Ferrero - 13


Riflessioni
IL SILENZIO
Durante le vacanze estive, sono stato per qualche giorno a visitare la città di Napoli,
bella e luminosa come me la ricordavo, e piena di colori e di frastuono.
Città di stridenti e profondi contrasti: si passa in un attimo dai vicoli stretti e oscuri alle
ampie piazze su cui si affacciano palazzi nobiliari e splendide chiese barocche. Miseria
e nobiltà vanno ancora a braccetto, come aveva ben stigmatizzato il titolo di una famo-
sa commedia di Eduardo De Filippo.
In un caldo pomeriggio di luglio, abbandonati i vicoli vocianti, mi sono recato all’an-
tico Convento di Santa Chiara, al cui interno è conservato uno straordinario chiostro
maiolicato, miracolosamente risparmiato dai bombardamenti della seconda guerra
mondiale, che avevano invece distrutto l’annessa chiesa francescana.
Ed è stato lì, in quell’oasi di pace e di frescura, che ho percepito quasi fisicamente il
significato più profondo del silenzio, la sua capacità di trasmettere serenità e raccogli-
mento.
Nella nostra epoca, caratterizzata dal flusso incessante e spasmodico di parole (spesso
spese per non comunicare nulla o, peggio ancora, usate per insultare e denigrare gli
altri), il silenzio ci appare come un momento inutile, un vuoto di tempo insopportabile
e incomprensibile. Ne abbiamo quasi paura, lo rifuggiamo come se fosse una sospen-
sione della vita, non ne capiamo la forza rigeneratrice.
Abituati ai ritmi frenetici e all’abbondanza di notizie che ci inondano quotidianamente,
ci lasciamo vincere dalla tentazione di reagire istintivamente, di affermare subito la
nostra opinione, assumendo posizioni nette e inequivocabili, in senso metaforico di
“marcare” con determinazione il nostro territorio. Così facendo, non regaliamo a noi
stessi il giusto e fecondo tempo della riflessione, considerando come un fastidio le
ragioni degli altri. Diventiamo inutilmente aggressivi e rischiamo di non avere contatti
realmente e autenticamente comunicativi.
Ha scritto recentemente padre Enzo Bianchi, tra le molte riflessioni contenute nel suo
ultimo libro “La vita e i giorni”, che “lasciare la presa permette di discernere ciò che è
essenziale per una vita sensata”.
Si potrebbe dire, parafrasando la sua felice espressione, che riscoprire le pause, il
silenzio, l’antico “otium” dei latini ci permetterebbe di vivere con maggior saggezza e
con maggiore libertà i vari passaggi della nostra vita.

Maurizio R.

14 -Riflessioni
GIORNATA MONDIALE CONTRO LA SCHIAVITÙ:
UNA PIAGA ANCORA DA DEBELLARE
Lunedì 30 luglio è stata celebrata, da parte delle Nazioni Unite, la Giornata Mondiale
contro la tratta di esseri umani. Sentir parlare di schiavitù nel 2018 potrebbe sembrare
ormai fuori luogo: questo termine ci richiama alla mente una triste condizione tipica
dell’antichità o dei secoli successivi alla scoperta del nuovo mondo, quando navi cariche
di “merci umane” viaggiavano dall’Africa verso l’America.
Eppure, ancora oggi nel XXI secolo, secondo Save the Children sono circa 40 milioni gli
esseri umani ridotti in varie forme di schiavitù e, tra questi, un quarto (ossia 10 milioni)
è rappresentato da minori al di sotto dei 16 anni d’età. Il timore, in realtà, è che le cifre
del fenomeno possano anche essere più elevate: chi subisce, infatti, è in tali condizioni
di sottomissione, paura, debolezza che difficilmente è in grado di denunciare l’abuso di
cui è vittima. I flussi migratori costituiscono ovviamente terreno fertile affinché, già prima
o durante il viaggio, ma soprattutto all’arrivo nei paesi di destinazione, soggetti indifesi
finiscano nelle mani di esseri senza scrupoli, che organizzano attività ignobili per scopo
di lucro.
Leggere l’elenco dei giri d’affari in cui finiscono soprattutto donne e minori dovrebbe
far gelare il sangue nelle vene a chiunque abbia un minimo di sensibilità umana: lavoro
nero, adozioni illegali, traffico d’organi, spaccio di droga, prostituzione, accattonaggio e
delinquenza forzata. Sensibilità che, evidentemente, non è assolutamente presente in
coloro che architettano e mettono in atto queste forme di sfruttamento.
Il fenomeno è di portata mondiale, non accenna a diminuire e colpisce anche le strade
delle nostre città. In occasione della giornata del 30 luglio, si sono avuti diversi appelli
importanti, come quelli di Papa Francesco e del Presidente della Repubblica, Sergio
Mattarella, che ci hanno ricordato come quest’odioso crimine contro la dignità umana
sia tuttora una piaga da sconfiggere ed eliminare definitivamente dalla faccia del piane-
ta.
Vincere questa battaglia certamente richiederà la cooperazione tra i governi di tutto il
mondo e non sarà facile, considerando l’instabilità tuttora presente in molte aree geo-
grafiche. Come ci ha ricordato Papa Francesco, però, ciascuno di noi non deve girare la
faccia dall’altra parte, ma denunciare fenomeni di sfruttamento che possono accadere
anche a due passi da noi: il rispetto per la vita umana e la sua dignità ci impongono
d’indignarci profondamente per ogni forma di schiavitù.

Luca B.

Riflessioni - 15
FESTA DI SANT’ANTONIO IN VALMULINI,
TRA FEDE E TRADIZIONE
La fede della gente, quella gente comune che
cerca un legame tra terra e cielo anche attra-
verso la devozione popolare: è stata toccata
con mano e, soprattutto, con l’anima, durante
la Messa per la ricorrenza di Sant’Antonio, in
Val Mulini.
Inondata dalla luce di un tramonto infuocato,
la piccola chiesa, gremita, è apparsa ancora
più suggestiva e ancora più forte è sembrato il
suo richiamo a Dio, alle cose sacre e all’umani-
tà, alla testimonianza che rappresenta.
La chiesa dei Mulini, infatti, è stata voluta e
costruita dalla gente, settant’anni fa, quasi per
dare un’identità al territorio lungo la Faloppia
e tuttora racconta di preghiere e di sacrifici
antichi, della fibra religiosa ed umana di al-
lora, trasmesse fino ai giorni nostri. E proprio
sull’applicazione del Vangelo nella vita quo-
tidiana contemporanea si è soffermato Don Sandro nell’Omelia della Messa solenne,
animata dagli inni della Corale, dall’intensità delle preghiere, dalla musica del maestro
Andrea Schiavio e dalla struggente lirica di Hiroko Hito e la celebrazione si è conclusa con
la benedizione del pane, simbolo di tutti i doni del cielo e dei bisogni dell’uomo. Pane
che ciascun fedele si è portato a casa come qualcosa di buono e di sacro, qualcosa che fa
sentire il sapore della famiglia e della comunità.
Devozione e socialità, sapienza dei simboli, esperienze materiali e tensioni spirituali: tutto
questo è parte della festa di Sant’Antonio in Val Mulini. È il sant’Antonio da Padova, con-
siderato “l’intercessore dell’impossibile” e chissà quante Grazie sono state dispensate,
quanti cuori sono stati toccati, quanti piccoli miracoli si sono compiuti per l’intervento del
Santo venerato in Val Mulini.
Certamente, ha guardato propizio anche alla festicciola che si è svolta dopo la Messa e
non solo per le prelibatezze imbandite, ma per la passione di chi ha cucinato, preparato,
distribuito, gustato. La passione dello stare insieme e dell’offrire doni: anche la pesca
di beneficenza lo ha testimoniato. Una buona pesca, con tante belle sorprese, secondo
tradizione.

16 - Festa di S. Antonio
Festa di S. Antonio - 17
TUTTI STRETTI ATTORNO A DON GIANLUIGI
Le mani chiuse come una corolla attorno al bianco pane dell’Eucaristia e, a fare da
giardino, le foto di quattro chiese a indicare quattro realtà parrocchiali incontrate
nel cammino della vita: Olgiate Comasco, Cittiglio, Uggiate-Trevano, Camerlata.
Così don Gianluigi Vercellini ha voluto raffigurare, in una immagine ricordo, i suoi
cinquant’anni di vita sacerdotale donati al Signore e alla Chiesa. Le mani sono
le sue. Mani che hanno spezzato, benedetto, condiviso, consolato, accarezzato,
indicato e ancor più. Mani di sacerdote, baciate il 29 giugno 1968 dall’amore di
Dio Padre e dalla bontà della sua mamma Rosa, che da allora l’ha accompagnato
fedelmente con grande amore e dedizione.
Nella semplicità don Gianluigi ha condiviso così con noi, sua comunità per diciot-
to anni, la santa messa del 29 giugno scorso, in occasione della festa patronale
dei santi Pietro e Paolo, circondato dall’affetto dei confratelli sacerdoti e dalla
preghiera grata del popolo di Dio. Una celebrazione sobria, molto commovente,
abbellita dai canti della Corale e, in particolare, impreziosita dalle note e dalle vo-
calità di “Tu es Petrus” e “Tu sei sacerdote”. Nell’omelia parole riconoscenti, dette
con il cuore: ricordi di vita intrecciati con pensieri di gratitudine per un’infanzia
umile e per una fede cresciuta nel cortile di casa e in parrocchia, guidata dagli
insegnamenti solidi dei genitori e nutrita con l’esempio virtuoso di sacerdoti santi.
E poi le amate comunità, sempre affrancate al cuore, sempre rammentate nella
commozione. Comunità che raccontano relazioni, che dicono di incontri, di porte

18 - 50° don Gianluigi


aperte per accogliere il sacerdote amico e
fratello, di chiese profumate d’incenso e
di sussurri nell’intimità del confessionale,
di volti e di sguardi rimasti impressi come
sigillo di una vocazione e di un amore in
cui è sempre il Signore a scrivere la prima
e l’ultima parola.
È stato bello vedere don Gianluigi con-
tento, a tratti con gli occhi velati di no-
stalgia, circondato dai confratelli sacer-
doti che hanno condiviso con lui gli anni
del Seminario e il giorno dell’Ordinazi-
one, che sono stati suoi vicari in Parroc-
chia, che sono nati a Uggiate-Trevano o
che gli sono succeduti come arcipreti.
A lui l’augurio festoso di tutti noi. Gli ap-
plausi spontanei, che più volte si sono
levati dall’assemblea, e che poi sono
continuati in oratorio sono espressione
di un affetto grande per la sua persona
e di una profonda e schietta gratitudine
a Dio Padre per il dono della sua vita sa-
cerdotale.

50° don Gianluigi - 19


UN EURO PER UN SORRISO 2018
In una serata di splendida estate calda e gioiosa, s’è svolta la tradizionale manifestazione
“Un Euro per un Sorriso” che quest’anno ha donato una luce di speranza ai bambini e alle
bambine di Meki, in Etiopia, attraverso il Centro Aiuti per l’Etiopia che ha sede a Verbania.
Pubblichiamo la lettera di ringraziamento inviata dal Centro Aiuti.

“Care amiche e cari amici, esprimiamo sincera gratitudine a nome del presidente Roberto Ribattoni
e di tutti i volontari e collaboratori del Centro Aiuti per l’Etiopia Onlus per la generosità e la sensibilità
dimostrata sostenendo il progetto Emergenza fame. La siccità e la conseguente carestia alimentare
continuano ad attanagliare alcune zone dell’Etiopia. A cavallo tra il 2015 e il 2016 l’Etiopia è stata
colpita dalla peggiore siccità degli ultimi trent’anni. Le cause sono legate al fenomeno meteorologico
denominato El Nino, caratterizzato dal riscaldamento della superficie dell’oceano Pacifico, che conti-
nua a innalzarsi e a causare effetti profondi sulle condizioni climatiche mondiali, portando riduzione
delle precipitazioni, siccità in alcune regioni del mondo e inondazioni in altre. Anche se nel 2016 le
piogge sono tornate sul suolo etiope, in molti casi hanno creato più danni che benefici, perché i
violenti fenomeni hanno dilavato un terreno arido e provato, creando alluvioni e distruggendo interi
villaggi. L’Etiopia ha ancora bisogno del nostro aiuto. La manifestazione ‘Un Euro per un Sorriso’ che
si è tenuta domenica 8 luglio a Uggiate-Trevano ha permesso di raccogliere 2.300 euro! Donazione
che sarà destinata all’acquisto di derrate alimentari da consegnare alla popolazione e ai bambini.
Saranno distribuiti: granoturco, farina di ceci, zucchero, frumento, sale, olio. Alimenti fondamentali
per risolvere nell’immediato il problema della fame. Anche da parte di chi potrà aiutare. Grazie di
cuore!”.

20 - Un Euro per un sorriso


I MERCOLEDI DELLA FEDE
Anche quest’anno, le sere d’estate hanno trovato un’oasi di spiritualità, di pensiero e
di preghiera.
Infatti, sono stati riproposti “i mercoledì della fede” che all’origine erano stati deno-
minati “i mercoledì della fede, dell’arte e della cultura” non solo per i temi proposti,
ma anche per il luogo, le nostre chiese, scrigni di architettura, sculture, pitture, arredi
sacri realizzati nei secoli per rendere gloria a Dio, ma anche all’uomo e alla scintilla
d’eternità che ogni creatura ha dentro. E’ facile immaginare che quando i nostri prede-
cessori hanno dato il via ai templi locali, hanno certo pensato che la loro vita sarebbe
finita. Ma le loro opere sarebbero rimaste per sempre, testimonianza del Signore tra
gli uomini e degli uomini affidati al Signore. Per questo, hanno voluto chiese belle e
solide, ornate ed accoglienti.
“Mercoledì della fede”, dunque, per brevità. Ma il significato rimane ed è la valoriz-
zazione delle chiese della nostra Comunità anche come luoghi di cultura, attraverso
conferenze tenute da teologi e studiosi, per aprire il cuore e la mente, la conoscenza e
la sapienza insieme alle porte.
Quest’anno, il 18 luglio, don Alberto Pini, nella chiesa di Uggiate, ha parlato di don
Tonino Bello, “la Chiesa del grembiule”. Nella chiesa di Trevano, il 25 luglio, don Da-
niele Denti ha offerto una lettura meditata sulle parole di San Giovanni Paolo II, con
l’indimenticato “Aprite le porte a Cristo” e don Ezio Bolis, nella chiesa di Uggiate, ha
proposto “la dimensione francescana della spiritualità di Giovanni XXIII”, in coinciden-
za con il Perdono d’Assisi, la speciale indulgenza che può essere applicata ai defunti.
Ampie esposizioni e profonde riflessioni hanno delineato tre grandi figure della Chiesa
e dell’umanità che hanno ancora molto da dire ai nostri giorni.
A questi incontri ne sono succeduti altri, nel mese di settembre, successivamente alla
pubblicazione di questo articolo.

I mercoledì della fede - 21


SUI PASSI DI PIER GIORGIO FRASSATI
Il 26 maggio scorso, a chiusura del Percorso Biblico 2017-18, l’Azione Cattolica ha
organizzato un pellegrinaggio al Santuario di Oropa e a Pollone, piccolo centro che
nella casa materna di Pier Giorgio Frassati custodisce molti dei ricordi di questo
giovane, beatificato nel 1990 da Giovanni Paolo II.
Il pellegrinaggio ha offerto l’opportunità di conoscere la figura di questo giovane,
esempio concreto di un’armonica fusione di fede e quotidianità dell’esistenza, nella
quale l’adesione al Vangelo si traduce in una costante attenzione a chi si trova nel
bisogno. È stata toccante la testimonianza del parroco di Pollone nel ricordare le
tante attenzioni di Pier Giorgio alle molte situazioni di indigenza nella Torino dei
primi anni del secolo scorso.
La figura di Pier Giorgio Frassati è molto bella, di estrema attualità, nella quale la
vocazione di un laico cristiano si realizza in molteplici impegni, ecclesiali, associativi
e politici, in una società in grande fermento, indifferente e spesso ostile alla Chie-
sa. Una figura che costituisce un esempio illuminante anche per il nostro tempo,
soprattutto per quanto riguarda la capacità di incarnare la fede nella quotidianità
dell’esistenza e di superare quel solco tra fede e vita concreta che spesso impedisce
di offrire una testimonianza significativa alla nostra esperienza di fede.

22 - Conslusione Percorso Biblico


Breve biografia di PIERGIORGIO FRASSATI

1901 – Nasce a Torino il 6 aprile 1901. Abita a Torino, ma


appena può va nella villa materna a Pollone. Il padre è il
proprietario-editore de “La Stampa”, in seguito ambasciato-
re a Berlino, ma dimessosi dall’incarico il giorno stesso della
conquista del potere da parte del fascismo.

1916 - Per Giorgio consegue la licenza ginnasiale. Entra


nell’Azione Cattolica e partecipa a molte altre opere e iniziati-
ve cattoliche, come la “Lega Eucaristica” e la “San Vincenzo”.
Ama la montagna e fa lunghe escursioni.

1920 – Si iscrive alla Facoltà di Ingegneria. Partecipa atti-


vamente alla FUCI, la federazione degli universitari cattolici.
Rimane comunque legato alla Gioventù Cattolica che ritiene
indispensabile per la sua capacità di coinvolgere nella vita
della Chiesa tutte le categorie di giovani, anche le più umili.

1921 - E’ a Roma per la celebrazione di un anniversario della


Gioventù Cattolica. Si iscrive fin dalle origini al Partito Popo-
lare di Don Sturzo; è tra i fondatori di “Pensiero Popolare”,
periodico della sezione torinese di P.P.I..

1925 – Il 4 luglio muore di poliomielite fulminante.


La sua vita dedicata allo studio, alla pietà, alla carità, all’a-
postolato, diviene subito un esempio per le giovani genera-
zioni. Molti circoli della Gioventù Cattolica prendono il suo
nome. In nome della sua passione per la montagna sono
nati e continuano a nascere in Italia e in altre nazioni i “sen-
tieri Frassati”.

La sua tomba, custodita a Pollone fino al 1990, è ora nel


duomo di Torino.
1990, 20 maggio – Beatificazione in Piazza San Pietro.
Pier Giorgio Frassati è considerato patrono delle giornate
mondiali della Gioventù.

Sui passi di Pier Giorgio Frassati - 23


RONAGO:
FESTA DELLA MADONNA DELLA CONSOLAZIONE
“La Madonna interviene ed intercede per noi anche a nostra insaputa, anche al di là
della nostra presunzione di poter fare a meno di Lei. Perché Lei è madre, è la costante
presenza consolatoria nella nostra vita, nella nostra famiglia, nel mondo”: sono parole
di monsignor Dante Lafranconi, Vescovo emerito di Cremona e come un fratello
per i ronaghesi. Sono state pronunciate durante l’Omelia della Messa solenne
nella festa della Madonna della Consolazione.
Il Vescovo Dante ha preso spunto dal Vangelo del giorno, le nozze di Cana, per
riflettere sulla famiglia, sui rapporti familiari, sull’amore e sul bisogno di consola-
zione che tutti esprimiamo.
“Amare significa donare completamente se stessi e accogliere l’altro così com’è, accettan-
dolo e rendendosi disponibili a mettersi in gioco”, è uno dei messaggi del Vescovo emerito
che ha accennato “ all’atteggiamento di servizio” tenuto da Maria, fino ai piedi della
Croce. Ed ha approfondito il bene che la Madonna chiede a Dio per noi: non è il
bene materiale, ma è il conforto, è il perdono, è l’inattesa svolta in un affanno, in
uno smarrimento, in una ferita del cuore. È la speranza che si riaccende.
Monsignor Lafranconi ha presieduto la Messa solenne in una chiesa gremita, de-
corata da originali composizioni di fiori, dalla Cantoria della Comunità Pastorale
che ogni volta supera se stessa e dalle musiche del maestro Andrea Schiavio all’or-
gano, dai lettori, dai chierichetti e dai fabbricieri. E poi, nel pomeriggio, sulle note
della Filarmonica Santa Cecilia, ha presieduto la processione con la statua della
Madonna della Consolazione portata a spalla per le vie del paese infiocchettate
di bianco ed azzurro. Ed anche questo è opera di volontari e volontarie che, come
sempre, hanno rappresentato l’anima del paese, capace di mettersi al servizio
della parrocchia, della chiesa e della comunità degli uomini senza risparmio di
tempo e di energie.
Come ormai da decenni, la festa religiosa è stata accompagnata dalla sagra im-
bandita dai “Fooc e Fiamm”, andati oltre ogni aspettativa, in cucina e a tavola e
l’indice di gradimento dei commensali è salito oltre ogni previsione. A centinaia,
ogni sera, hanno gustato specialità gastronomiche a fin di bene: una parte del
ricavato sarà, infatti, destinato alla scuola dell’infanzia e una parte alla ristruttu-
razione della chiesa parrocchiale. La raccolta fondi è già in corso e permane l’ap-
pello a tutte le persone di buona volontà legate alla chiesa, parte di noi, monu-
mento a Dio e all’uomo. Un contributo in arte pasticcera è stato offerto da Marco
Lando con i suoi capolavori di torte che si chiameranno “torte della consolazione”

24 - Festa Madonna della Consolazione


e anche le condizioni meteorologiche ci hanno messo del loro: nonostante le
previsioni negative, lo spettacolo pirotecnico non ha trovato nuvole e pioggia e
anche il vento furioso del mattino della domenica s’è placato nel pomeriggio.
Come se volesse lasciar passare la Madonna, portata a spalla, con la Sua bene-
dizione tra le case, tra la gente.

Festa Madonna della Consolazione - 25


CONOSCERE IL PROGETTO D.A.R.E. 
PER UNA COMUNITÀ FRATERNA
Il progetto D.A.R.E. nato nell’ambito
della Caritas della Comunità Pastora-
le ha raggiunto il terzo anno di attivi-
tà. Si sente l’esigenza di soffermarsi
su quanto fin qui costruito, per un
bilancio e un “rilancio” che vorrebbe
coinvolgere i giovani, le realtà asso-
ciative, tutta la popolazione, nessu-
no escluso. Allo scopo di far meglio
conoscere l’iniziativa e le motivazioni
che la animano, raccogliere osser-
vazioni e suggerimenti, proporre
sinergie con altre realtà presenti sul
territorio e coinvolgere nuove forze,
si terrà un incontro presso la Sala
Coop “Palazzo la Meridiana” di Ug-
giate-Trevano, venerdì 14 settem-
bre alle ore 20,45. Sarà presente la
dott.ssa Luisa Arrigoni, che guiderà
un percorso di analisi delle fragilità e delle risorse presenti sul nostro tessuto sociale,
con il contributo e le testimonianze dei volontari impegnati  nel progetto. 
Inoltre, dopo l’esperienza positiva dell’anno scorso, anche quest’anno verrà proposta
la Giornata della Carità, domenica 14 ottobre; il programma prevede anche uno
spettacolo divertente per grandi e piccini nel pomeriggio alle ore 15,30 presso il salone
dell’oratorio di Uggiate.
Rivolgiamo un caldo invito a partecipare e a comunicare col passaparola questi appun-
tamenti a più persone possibili. Ci sembra un modo per contribuire alla costruzione di
una comunità sempre più fraterna.

26 - Progetto D.A.R.E.
14 OTTOBRE 2018: CANONIZZAZIONE DI DON FRANCESCO SPINELLI
Con immensa gioia e commozione lo scorso 19 maggio 2018, durante il Concistoro ordinario tenutosi a
Roma, Papa Francesco ha annunziato che il prossimo 14 ottobre 2018 proclamerà Santo don Francesco
Spinelli, Sacerdote diocesano e fondatore delle Suore Adoratrici del SS Sacramento.
Don Francesco è nato a Milano il 14 aprile 1853 ed è morto a Rivolta d’Adda (Cr) il 6 febbraio 1913.
Sacerdote bergamasco, nel 1882 ha fondato l’Istituto delle Suore Adoratrici del Santissimo Sacramento
con lo scopo di “Adorare Gesù Eucaristia ed attingere da esso la forza per servire i più poveri”.
La vita del beato Francesco Spinelli è stata segnata da un grande amore per Gesù Eucaristia e da un’ac-
cesa carità per i più poveri tra i poveri.
Altre caratteristiche sono state la compassione, il perdono, l’amore e la cura per i sacerdoti…
La fama della santità di don Francesco si è presto diffusa, tanto che, l’allora Vescovo di Cremona Gere-
mia Bonomelli, dopo aver letto il suo testamento spirituale, afferma con decisione: “Lo dicevo io che
era un santo. Eccone la prova”. Numerose sono anche le testimonianze relative alla santità di vita di don
Francesco.
È bello pensare a don Francesco come al “santo della porta accanto”, come colui che ha vissuto le vicen-
de ordinarie della vita in modo straordinario.
L’invito che questa canonizzazione offre oggi a ciascuno di noi, è quello di ravvivare il desiderio di Cielo
e, come scrive Papa Francesco nella sua esortazione apostolica “Gaudete et exsultate”, risuoni in tutti i
nostri cuori la chiamata alla santità cercando di incarnarla nel contesto attuale, con i suoi rischi, le sue
sfide e le sue opportunità, perché il Signore ha scelto ciascuno di noi “per essere santi e immacolati di
fronte a Lui nella carità”. (cf GE 2).
Non è facile riassumere in poche righe la vita e la spiritualità di don Francesco e non è altrettanto facile
esprimere la profonda commozione e stupore che abita i nostri cuori in questi mesi!...
In queste poche righe ne ho dato solo un brevissimo assaggio; chi desidera avere ulteriori informazioni
o restare aggiornato sulle proposte nell’anno della canonizzazione, visiti il nostro sito:
www.suoreadoratrici.it
Suor Mariagrazia Girola
Suora Adoratrice di Uggiate Trevano

San Francesco Spinelli - 27


Anagrafe
della Comunità Pastorale

Per sempre con Dio nel suo Regno


Paolo Bagini coniugato con Mariella Fasola
di anni 82 – Via Padre Ercole Fontana, 1 – Ronago (22 giugno 2018)
Nadir Casella
di anni 41 – Via Roccolo, 4 – Uggiate T. (3 luglio 2018)
Angela Fontana vedova di Gianmarco Valenti
di anni 76 – Via Sacro Monte – Uggiate T. (10 luglio 2018)
Maria Bianchi vedova di Pietro Lambrughi
di anni 90 – Via Milano, 40 – Ronago (14 luglio 2018)
Enrico Violetti coniugato con Carmela Damiano
di anni 81 – Via Ronago, 12 – Uggiate T. (23 luglio 2018)
Chiara “Nena” Bianchi vedova di Marino Frangi
di anni 93 – Casa Anziani – Uggiate T. (1 agosto 2018)
Carla Tettamanti vedova di Sergio Gandola
di anni 96 – via Asilo, 5 – Ronago (14 agosto 2018)
Anna Cusmà Piccione coniugata con Alessandro Zanotta
di anni 68 – via Belvedere,13 – Uggiate T. (15 agosto 2018)
Roma Auditore coniugata con Giuseppe Ghielmetti
di anni 80 – via Carlo Bernasconi,33 – Uggiate T. (19 agosto 2018)
Nadia Magaton coniugata con Piermario Bricola
di anni 69 – Via Matteotti, 43 – Uggiate Trevano (27 agosto 2018)

Uniti per sempre con la grazia del Matrimonio


Simone Pozzi e Silvia Dainese – Uggiate T. (8 giugno 2018)
Riccardo Bernasconi e Elisa Bruni – Ronago (9 giugno 2018)
Luca Brugnoni e Elena Ficara – Uggiate T. (22 giugno 2018)
Bianchi Emanuele e Francesca Taddei – Ronago (23 giugno 2018)
Mattia Testoni e Monica Bonetti – Uggiate T. (30 giugno 2018)
Francesco Novati e Nicole Sartori – Uggiate T. (4 agosto 2018)

28 - Anagrafe
Rinati in Cristo per il dono del Battesimo
Giuseppe Pellegrino di Francesco e Elisa Sberna – Uggiate T. (10 giugno 2018)
Simone Boatto di Germano e Laura Angelinetta – Uggiate T. (10 giugno 2018)
Mattia Maturo di Giovanni e Rossella Pellegrini – Uggiate T. (10 giugno 2018)
Lorenzo Marazzi di Marco e Elisabetta Margna – Uggiate T. (10 giugno 2018)
Melissa Parolo di Mauro e Alessia Giacomello – Uggiate T. (10 giugno 2018)
Geremia Tettamanti di Piergiuseppe e Michela Rizzotto – Uggiate T. (10 giugno 2018)
Matilda Calzolaio di Paolo e Alessia Svaldi – Uggiate T. (10 giugno 2018)
Liam James Kabamba di Noel e Francesca Dicorato – Uggiate T. (10 giugno 2018)

Davide Morgillo di Vincenzo e Daniela Iaderosa – Uggiate T. (17 giugno 2018)


Marta Morgillo di Vincenzo e Daniela Iaderosa – Uggiate T. (17 giugno 2018)
Annalisa Sole Silvestri di Massimiliano e Monica Bardella – Uggiate T. (17 giugno 2018)

Anagrafe - 29
Mia Bruni di Matteo e Melanie Oberlé – Ronago (8 luglio 2018)
Martina Santopolo di Antonio e Elisa Donadini – Ronago (8 luglio 2018)
Samia Romano di Mario e Micaela Ciarcià – Ronago (8 luglio 2018)

Viola Mia di Gianfranco e Ulriche Speinmeier - Mulini (28 luglio 2018)

30 - Anagrafe
Resoconto economico
Parrocchia di Uggiate T.
ENTRATE
Mese di maggio 2018
N.N. € 500; N.N. € 200; N.N. € 330; N.N. € 200; N.N. € 50; N.N. € 100; N.N. € 50; N.N. € 200; N.N. € 200; N.N.
€ 150; Pro bollettino parrocchiale € 40; Uso locali € 90; Cambio valuta € 85; Catechismi € 65; Offerte Prima
Comunione € 885; da Croce Rossa € 250; Uso locali Mulini € 310; Coscritti classe 1948 € 450; Banco vendita
torte € 550; Coscritti 1938 per restauri € 80; Coscritti 1968 € 100.

Mese di giugno 2018


N.N. € 200; N.N. € 60; N.N. € 420; N.N. € 250; N.N. € 100; N.N. € 150; N.N. € 100; N.N. € 200; Ammalati
€ 40; Uso locali € 140; Rimborso Progetto Giovani (1° semestre) € 1786; Libro fotografico Madonna Pellegrina
€ 500; Cambio valuta € 70; Festa Sant’Antonio – Mulini: buste, pane e torte € 1265; pesca di beneficenza € 892.

Nel mese di Giugno sono stati raccolti e versati al Fondo Rete Lavoro € 1000; alla Diocesi di Como € 1350 per
le offerte raccolte nella Settimana Santa (per Missioni Diocesane e Cristiani Terra Santa)

Mese di luglio 2018


N.N. € 100; N.N. € 50; N.N. € 700; N.N. € 150.

USCITE
Mese di maggio 2018
Assicurazione pullmino € 466; Architetto Brambilla (per progetto restauro conservativo Chiesa Uggiate) € 1068;
Ecodry x installazione deumidificatori chiesa parrocchiale € 5000; Perin Ponteggi € 3720; Addobbi floreali
€ 170; R. I. impianti (antincendio) € 713; Il Settimanale € 142: Fatture E-ON € 642; Cera per altare € 97; Carto-
leria € 15; Infostrada € 79; terza rata Comune Uggiate (rateizzazione ICI 2009-2010-2011) € 630,50.

Mese di giugno 2018


OR.ME € 1886; Francobolli € 89; D.B. per candele e incenso € 150; IMU € 2725; Periodici S. Paolo € 72;
Tecnografica per libri fotografici Madonna Pellegrina € 466; Salin per bollettini anno 2017 € 5033; quarta
rata Comune Uggiate (rateizzazione ICI 2009-2010-2011) € 630,50; Solidarietà parrocchiale € 200; SCF € 163;
Restauratrici (per interno cappella Madonna Rosario) € 11000; Enel € 1150; Copyland € 3107; Addobbi floreali
€ 129; Manutenzioni € 250.

Mese di luglio 2018


Fatture E-ON € 708; Tasse € 605; Candele € 950; Stema per manutenzione diffusori Somazzo e Trevano (anni
2019-2020-2021) € 2928; Arch. Brambilla € 1068; Tari € 101; Lavaggio tapparelle oratorio € 200; Fatture ENEL
€ 601; Rivista Il Timone € 54; Rivista Avvenire € 66; Periodici S. Paolo € 72; Fatture E-ON € 45; quinta rata Comu-
ne Uggiate (rateizzazione ICI 2009-2010-2011) € 630,50; a seminaristi e a don Jean Paul € 1200.

Resoconto economico - 35
G.A.M.
gruppo appoggio missionario
gam.ronago@gmail .com

UNA FINESTRA SU KALONGO

Lo scorso mese di giugno ho avuto l’opportunità di andare per qualche giorno a Kalongo. È
stata un’esperienza bellissima ed emozionante. Ho potuto vedere e toccare con mano una
realtà di cui ho sempre sentito parlare fin da bambina: l’ospedale creato da padre Giuseppe
ma anche scoprire l’ambiente che lo circonda e il contesto sociale in cui è inserito con gli usi e
i costumi della popolazione locale. Ho conosciuto numerose persone che, con le loro opere e
il loro impegno, sostenute dalla Fondazione dott. Ambrosoli Memorial Hospital, consentono a
questa struttura di continuare ad essere un punto di riferimento importante e vitale per que-
sta zona dell’Uganda. Ho pensato così di raccontarvi Kalongo attraverso la loro esperienza e le
loro storie aprendo una finestra su un luogo a noi tanto caro e lo faccio prendendo lo spunto
dagli articoli scritti da uno dei miei compagni di viaggio, il giornalista Maurizio Cattaneo.
Giusy

36 - G.A.M.
Comincio con … FRANCESCA
Francesca Romano è una giovane specializzanda in pediatria all’Università di Torino. È
qui all’ospedale da più di un mese. Entra nei reparti in punta di piedi, ma ormai sa muo-
versi con decisione, prendere iniziative e compiere delle scelte da medico esperto. Parla
gentilmente con le mamme dei bambini ricoverati, se può in inglese, altrimenti con i
gesti o i disegni, per spiegare e rassicurarle. Lei racconta: “La cosa che mi ha colpito è la
malnutrizione dei bimbi; un conto è studiarla sui libri, ma vederla di persona è un’altra
cosa. Quando arrivano all’ospedale, sono apatici, hanno gli occhi fissi … Dopo le prime
cure tornano a sorridere, a muoversi e a giocare … Poi mi hanno colpito le mamme con
HIV. A volte arrivano con il loro ultimo nato senza rendersi conto della situazione e del
pericolo per il bambino. Quando un bambino esce dall’ospedale guarito, è una festa per
tutti. Certamente quando tornerò a Torino non sarò più quella di prima.”
Ci sono scelte, magari maturate per caso o fatte consapevolmente, che contribuiscono a
cambiare un destino o una vita.

G.A.M. - 37
« BEATI VOI!» - UNA MISSIONE IN FESTA
A Monaco di Baviera, la prima domenica
di luglio rappresenta tradizionalmente un
giorno di grande festa per la Missione Cat-
tolica Italiana. Motivo dei festeggiamenti:
la conclusione ufficiale dell’anno pasto-
rale, con conseguente interruzione delle
“attività ordinarie” di tutti i vari gruppi
che popolano la Missione fino ad inizio
ottobre. Anno pastorale che, oltre che a
scandire il tempo delle attività, ne deter-
mina anche i contenuti; durante l’anno,
infatti, nonostante le diverse composizio-
ni, i diversi momenti e luoghi di ritrovo e
i diversi carismi di ogni gruppo, tutte le
attività ruotano attorno ad un unico tema
pastorale trasversale a tutta la Missione
– per quest’anno: le Beatitudini. Come a
voler ribadire in maniera ancor più con-
creta il concetto paolino secondo cui molte
sono le membra, ma uno solo è il corpo!
(1Cor  12, 20). Ecco allora che il fulcro
della giornata non poteva che essere la
celebrazione della messa domenicale, il
tempo in cui si realizza l’unità non solo dei
cattolici che frequentano le quattro chiese
della città in cui viene celebrata la messa in italiano, bensì l’unità di tutti i cattolici del mondo.
In questo contesto, particolarmente significativo è stato il momento della preghiera dei fedeli,
durante il quale si è tenuta la tradizionale preghiera dei tutti gruppi attivi in Missione: i gruppi
di base dell’Azione Cattolica, il gruppo giovani, il gruppo delle giovani famiglie, il gruppo terza
età, il coro, e i gruppi di preghiera San Padre Pio e Rinnovamento nello Spirito. Durante le
varie intenzioni di preghiera, due o tre rappresentanti per ogni gruppo hanno portato all’altare
un rotolo contenente una determinata Beatitudine e un cartellone recante alcune immagini
significative delle attività svolte durante l’anno. I cartelloni sono stati affissi alle balaustre del
presbiterio, mentre i rotoli sono stati aperti dai piedi dell’altare fino al centro della navata, a
simboleggiare il legame che le Beatitudini hanno, durante l’anno, ulteriormente unito i vari
gruppi e, in generale, tutta la comunità.
38 - Beati voi
Al termine della celebrazione si è tenuto un semplice ma gustoso pranzo comunitario
presso la sede della Missione, che ha visto la partecipazione di circa centocinquanta per-
sone che, a causa della limitata capienza dei locali, si sono dovute sparpagliare in tre
diverse aule del pianterreno e del primo piano dell’edificio . Dopo il caffè e la grappa
bassanina alla ruta (quest’ultima riservata tuttavia ai soli “fedelissimi” di Padre Vincenzo),
la festa si è invece spostata nel salone della parrocchia di lingua tedesca di Sant’Andreas
(la stessa che mette a disposizione della Missione la chiesa nei pressi della sede). Qui,
a partire dalle ore 15:00 e per la durata complessiva di oltre tre ore, tutti i gruppi hanno
offerto a tutta la comunità un pomeriggio di divertimento in allegria, alternandosi in canti,
concerti, balli, bans, scenette e giochi per grandi e piccini, per meno giovani e per giovani.
Ed è proprio con lo slogan che ha accompagnato gli incontri di quest’anno del gruppo
giovani che vi voglio salutare, con l’augurio ad ognuno di voi di poter, un giorno, vivere le
Beatitudini anche nella vostra vita: Beato me. Beato te. BEATI NOI! Chiamati alla felicità
… qui e ora!

Alessandro

Beati voi - 39
NADIR E PADRE QUIRICO
In occasione del saluto a Nadir Casella, al
termine del rito funebre è stato letto uno scritto
commovente di padre Quirico. Il nostro missionario
in Bangladesh ha conosciuto Nadir la scorsa estate
e da allora ha stretto con lui e con i suoi genitori
una forte amicizia. Padre Quirico ha espresso il
desiderio di lasciare il suo affettuoso saluto a
Nadir sulle pagine del bollettino della comunità.

5 Luglio 2018

Carissimo Nadir,
grazie del tuo sorriso, della tua bontà, del
tuo coraggio... hai combattuto una grande
battaglia, sempre con fiducia, senza mai
arrenderti. Ora riposa in pace, nelle braccia
del Signore e della sua Mamma Maria e prega
per noi... specialmente per i tuoi genitori, che
ti hanno amato di un amore grande, senza
misura, senza confini... perché il Signore doni
loro forza e coraggio. Il tuo ricordo sia sempre
pieno di dolcezza e consolazione... di saperti
finalmente nella pace e nella gioia del Signore.

Carissima Renata e carissimo Luigi, siete stati meravigliosi, sempre accanto al vostro carissimo
Nadir, giorno e notte, con tanto amore e tanto dolore. La Mamma di Gesù, che conosce il
dolore per il figlio tanto amato e tanto sofferente, vi sarà sempre vicina. Un grande abbraccio,
forteforte, pieno di tanto affetto e di tante preghiere.

Padre Quirico
40 - Nadir e padre Quirico
LETTONIA IN MUSICA:
STORICA TRASFERTA EUROPEA PER LA FILARMONICA
Chissà se nel 1836 i primi musicanti della Filarmonica Santa Cecilia si sarebbero mai immaginati
di essere invitati a esibirsi in concerto a 2078 chilometri di distanza da Uggiate. Di certo, se
qualcuno li avesse avvisati che si sarebbero imbarcati su un aereo per la Lettonia, si sarebbero
quantomeno sentiti spaesati, se non addirittura presi in giro. Del resto, in quegli anni non
esistevano ancora né gli aeroplani né tanto meno uno stato con quel nome!
Eppure, ciò che per i fondatori era semplicemente inimmaginabile, la mattina di giovedì 31
giugno 2018 è diventato realtà. La Filarmonica Santa Cecilia (quasi) al completo si è imbarcata
su un aereo diretto in Lettonia, per partecipare a una serie di concerti e parate nell’ambito
dell’evento “Twinning = Winning” (“gemellaggio = vincente”) organizzato dai nostri “gemelli”
del paese di Rundale.
In particolare, due sono stati i
concerti offerti alla popolazione.
Il primo si è tenuto il venerdì sera
all’interno del teatro della Scuola di
Rundale, in coda a uno spettacolo
di danze popolari organizzato da un
gruppo di ballerini locali. Il secondo,
il sabato mattina, nel parco di una
tenuta che ospita la più grande
collezione di auto storiche dell’area
baltica. Durante i concerti abbiamo
suonato sia pezzi classici - come il
Nabucco di Verdi - che pezzi più recenti - come un “medley” (una selezione) delle canzoni
degli Abba. Sabato pomeriggio, inoltre, abbiamo suonato durante una parata in occasione
della festa annuale lettone, che si svolge nel famoso castello di Rundale: la gente era stupita di
vederci sfilare lungo le strade perché non aveva mai avuto la possibilità di ammirare dal vivo
una banda che suona marciando. È stata un’esperienza indimenticabile poter mostrare cos’è
la banda italiana a un popolo che non la conosceva, così come portare all’estero la nostra
musica già tanto apprezzata qui a Uggiate.
Naturalmente, oltre a esibirci in concerto, abbiamo anche avuto la possibilità di visitare alcuni
luoghi simboli della Lettonia, come per esempio il castello di Rundale, il castello di Bauska, e
il Giardino del destino. Quest’ultimo luogo è particolarmente caro ai Lettoni: donato allo Stato
in occasione del centenario della sua istituzione, esso simboleggia l’unità lettone e la storia
di tutta la nazione, storia fatta di un passato di dominazioni e lotte per l’indipendenza, di un
presente di gratitudine e senso del dovere e di un futuro pieno di speranza. La particolarità del

Lettonia in musica - 41
Giardino del destino è che è tuttora in costruzione e ognuno può donare alberi, terra, pietre o
lavoro per poterlo completare.
Il paesaggio si è presentato molto diverso da quello cui siamo abituati noi: pianure infinite di
prati e campi, nessuna traccia di colline o monti, paesi molto distanti gli uni dagli altri, sole che
sorge alle 4 del mattino e tramonta alle 23.30 di notte. Oltre a trovarsi in territori e ambienti
inusuali, andare in un paese così lontano comporta inevitabilmente di entrare in contatto con
una cultura molto distante dalla nostra. L’alimentazione, per esempio, si basa soprattutto su
grandi quantità di verdura (primi tra tutti i cetrioli, che abbiamo trovato a pranzo, a cena e anche
a colazione) che accompagnano carne e pesce, ma non prevede pasta o altri carboidrati che, al
contrario, in Italia consumiamo spesso. Per quanto riguarda le bevande, invece, non si può non
notare che la birra costa molto meno dell’acqua, dettaglio che (naturalmente) non è sfuggito
alla maggioranza dei musicanti. Anche la lingua, ovviamente, era una barriera: l’italiano, dolce
lingua neolatina, è totalmente estrane al lettone, dura lingua baltica. Ma nemmeno questo ci
ha fermati. Un po’ con l’inglese e un po’ col tedesco, siamo riusciti a cavarcela benissimo in
ogni situazione. Parlando di lingue straniere, non possiamo non menzionare gli amici tedeschi
di Adelsdorf e francesi di Ruaudin, invitati come noi a questo evento di scambio e conoscenza
intereuropea.
In conclusione, possiamo affermare che questa sia stata un’esperienza fantastica su più fronti.
Da una parte, ha permesso alla Filarmonica di stringere ancora di più i legami di amicizia
tra i musicanti: condividere un viaggio con chi ha la tua stessa passione porta ad avvicinarsi
molto e a rafforzare i rapporti che già si hanno. Dall’altra, questa esperienza ci ha permesso di
conoscere i nostri gemelli di Rundale e di gustare la preziosità e la ricchezza che i gemellaggi
portano con sé.
Francesca

42 - Lettonia in musica
SOLIDARIETÀ DEI POVERI, CENTO ANNI FA
Una prima prova di solidarietà locale rintracciata ci conduce al 1908 quando Messina è scossa
come un fuscello da un terremoto che accerterà almeno centomila morti. L’Europa, pur tra
timori, invidie e fittizie amicizie, sta assaporando un periodo di pace che favorisce lo sviluppo
intellettuale ed economico con riflessi positivi anche per la nostra Nazione. La provincia di
Como, sembra incredibile ma è documentato negli archivi, è tra le principali fornitrici in asso-
luto di braccia italiane alle esigenze dei cantieri di Francia, Germania, Austria e Svizzera ed è
innegabile ne consegua un pur modesto beneficio anche per la nostra pieve. Quasi ogni fami-
glia infatti conta uno, due ed anche più componenti che emigrano stagionalmente all’estero
mentre gli altri restano sui campi perché i contratti agrari sono chiari.
Agli inviti alla solidarietà del Prefetto, i nostri concittadini, capeggiati da Sindaci e Parroci, assi-
curano messe a ricordo e gesti concreti; umili e umilissimi, ma in tanti si prodigano, compreso
il circolo vinicolo di Uggiate fino agli scolari. La strada della solidarietà è tracciata.

Siamo ora al 13 gennaio 1915 ed è ancora un terremoto a scuotere l’Italia, questa volta nell’A-
bruzzo, conosciuto anche come il terremoto di Avezzano che causerà oltre trentamila morti.
Mentre l’Europa ha già maturato e sta consumando il suo frutto peggiore che è la prima guerra
mondiale, i nostri governanti, troppo poco neutralisti come testimonia la guerra di Libia del
1911-1912, non hanno ancora deciso con chi stare, le ricompense territoriali promesse dall’u-

Solidarietà dei poveri - 43


na e dall’altra parte fra i paesi belligeranti sono entrambe molto allettanti. Passeranno solo
tre mesi e anche noi entreremo nella fornace che però non cuocerà mattoni per costruire ma
brucerà le speranze di un’intera generazione. Non è difficile immaginare che sia stato anche
quanto premesso a condizionare negativamente le già magre disponibilità – materiali - dei
nostri che tuttavia rispondono anche a questa chiamata con la raccolta di fondi.

E non sono ancora trascorsi sessanta giorni dalla nostra entrata in guerra, quel 24 maggio 1915
che, dati alla mano, il 15,6% della popolazione complessiva di Uggiate e di Trevano si trova, o si
avvierà a breve al fronte dove, inizialmente, lo squilibrio tra soldati e fucili è evidente e l’ordine
perentorio; chi segue nell’assalto raccolga il fucile del caduto che l’ha preceduto. Da noi nessu-
no sa questo ma tutti sono consapevoli che la terra resterà ancora a lungo la principale fonte
di sostentamento. La seconda fonte seguirà con gli sviluppi della guerra ma lasciamo sepolti i
dettagli con chi a casa ha patito sofferenze strazianti, mentre la terza sarà proprio la solidarietà.
Ci si rassegna alla nuova esigenza riorganizzando i compiti di ciascuno all’interno delle singole
famiglie perché le necessità belliche prevedono restrizioni e requisizioni da un lato e l’avvio nei
campi di donne, anziani e bambini dall’altro. È tale il bisogno di spazi che saranno sradicati
perfino i ceppi pur di far posto a maggiori semine. La nota è scritta e firmata dal Prefetto. Viene
nominato il Comitato di Assistenza Civile, il tempo di organizzarsi e subito, come può, procede.
I Sindaci con Don Pietro e Don Salvatore sono alla testa di una pacifica e nobile armata pronta a
privarsi anche del poco che ha, per dare e lo fa sul sagrato delle Chiese. L’elenco di quanto rac-
colto nella sola sottoscrizione del 12 dicembre 1915 induce a più riflessioni ma basta ed avanza
quella caritatevole; una lira - due lire - trenta centesimi- cinque lire - un paio pantofole -una
servietta – patate - una bottiglia - una scatola di biscotti - un fazzoletto – bottiglia - cinque luga-
neghini - un treppiedi - una chicchera e un piattino – bottiglia -un pezzo di tela - un fazzoletto
- due chicchere con piattini e due uova – bottiglia - il prevosto ci mette un gallo- ancora botti-
glie- il segretario Livio Carlo sembra rilanciare e offre un cappone. C’è perfino chi ha portato
l’orecchio di un maiale il cui controvalore sarà quindi quantificato in una lira e trentacinque
centesimi. Ma la lista va oltre, cosi come il desiderio di essere solidali con chi si è visto privare
di troppo e non riesce proprio più ad andare avanti. Con l’unica eccezione delle guide, civili e
spirituali, commuove riscontrare l’anonimato delle donazioni quasi fosse dimostrazione di un
unico sentimento espresso con la coperta del riserbo. È un compito difficile per i nostri tempi,
ma proviamo un momento a soffermarci e immaginare cosa possano provare, in particolare gli
occhi di bambini e di adolescenti, vedendo passare di mano in mano quel gallo, quel cappone,
allora moneta sonante e imprescindibile per il saldo a pagamento dei fitti, senza nemmeno
poterli accarezzare e tanto meno sognare nel piatto.

Per non annoiare troppo ci fermiamo al 1916 quando, fra le tante altre, è creata l’Assistenza
Civile Pro Lana e qui l’incarico è quasi tutto femminile. In Municipio si consulta la cartella cam-
44 - Solidarietà dei poveri
pione inviata dalla ditta Dal Brun di Schio in provincia di Vicenza e la scelta, che considera neces-
sariamente anche i costi, cade sulla lana numero 800, color grigio ferro, ritorto tre capi. L’acquisto
preso in considerazione riguarda dieci chilogrammi di una lana di buona qualità, come indicato
dal fornitore, che all’arrivo viene distribuita dopo meticolosa pesatura alle donne dei Paesi; tutte,
trasformandola con abile velocità in calze, guanti, ventriere, passamontagna ed altro da inviare
ai militari al fronte, e come leggeremo, è opportuno fare in fretta. Anche qui commuove scorrere
la lista di chi, quanto e in quante soluzioni riceve le grammature di lana. Sembra proprio un
concorso a premi. Una decina di queste signore primeggia per quantitativo ricevuto e prodotto
consegnato ma una breve scorsa anagrafica ne rivela il probabile motivo; l’età, forse riescono a
stare di meno nei campi. Si preparano quindi i pacchetti nei quali normalmente si aggiunge un
pezzo di pane, di tipo unico, in forma squadrata e non eccedente il peso di duecentocinquanta
grammi e qualche sigaro, ma non si può esagerare perché la censura non transige. Considerati i

tempi l’organizzazione è impeccabile, si indicano nome grado e battaglione ma la destinazione è


una ed unica per tutti, – zona di guerra - . Quando un pacco ritorna al municipio significa che il
soldato è stato fatto prigioniero o caduto in battaglia e sgomenta rilevare una nota dell’assessore
anziano di Trevano che dà priorità a un invio perché, scrive nella nota, il soldato è già due volte
che lo sollecita. Ma è probabile che il precedente sia andato distrutto come accade a tutta la cor-
rispondenza che i pochi addetti alla verifica non riescono ad ispezionare. Il pacco parte il giorno 8
di Marzo 1916 ma il soldato morirà in battaglia prima di riceverlo. Dentro ci sono una maglia, un
passamontagna, un paio di guanti e due paia di calze. E Dio solo sa quante lacrime.
Renato A.
Solidarietà dei poveri - 45
Notizie flash

MULINI: IL PORTONE DELLA CHIESA


Nello scorso mese di maggio è stato verniciato il portone della chiesa dei Mulini utilizzando
per il pagamento i proventi della Pesca di Beneficenza effettuata nel mese di giugno 2017, in
occasione della festa di sant’Antonio. Grazie alla generosità di molti è stato possibile ripulire il
portone e dare una nuova brillantezza all’ingresso della nostra chiesetta in valle, tanto cara e
tanto amata in tutta la Comunità Pastorale.

VENT’ANNI GEMELLAGGIO CON ADELSDORF


Nel mese di giugno è stato bello partecipare alla cerimonia organizzata dall’Amministrazione
Comunale di Uggiate-Trevano a sigillo dei vent’anni di gemellaggio tra il nostro Comune e
il Comune tedesco di Adelsdorf: una festa semplice e sobria, vissuta in un clima di amicizia
e simpatia. Dai discorsi ufficiali è emersa la positività di celebrare insieme un anniversario
importante in uno scambio reciproco di cordialità, emozioni e nel desiderio di proseguire il
cammino intrapreso con lo stesso entusiasmo che nel 1998 portò le nostre realtà a incontrarsi
e ad avviare un percorso di relazioni divenute via via sempre più solide e intense. È stato bello
anche accogliere gli amici di Adelsdorf nella nostra chiesa parrocchiale e celebrare con loro la
festa patronale dei Santi Pietro e Paolo.

FESTA DEL VOLONTARIATO


Sabato 9 e domenica 10 giugno s’è svolta la due giorni del primo Festival del Volontariato a
Uggiate-Trevano. Sabato alle ore 18.00 i volontari delle varie Associazioni si sono ritrovati in
Chiesa Parrocchiale per una messa di ringraziamento, nel ricordo affettuoso e riconoscente
per tutti i volontari che già riposano nella pace del Signore. Le magliette colorate, i vari stemmi
e labari, i tanti volontari presenti hanno formato un grande abbraccio attorno all’altare, mo-
strando quanto sia bella, articolata e vivace la nostra realtà associativa. Più tardi, alle 21.00 un
discreto pubblico ha assistito allo spettacolo in musica “Coltivazione del suono” realizzato dal
gruppo musicale comasco Orchestra Botanica Alchechengi, nato dalla collaborazione tra l’asso-
ciazione Nèp e il D.S.M. dell’ospedale Sant’Anna di Como. Il Festival è proseguito la domenica
con l’apprezzato pranzo conviviale nelle vie centrali del paese, organizzato dai volontari. La
giornata è stata allietata con musiche anni 60’-70’. Nel pomeriggio, la cerimonia di consegna
della Costituzione ai neodiciottenni ha concluso la festa.
46 - Notizie flash
FESTE D’ESTATE
Si rincorrono i rintocchi delle campane nei giorni d’estate a ricordare le tante piccole feste, che
scandiscono la vita dei nostri paesi. Feste nate tanti anni fa e che tornano ogni anno per devozione,
tradizione e per rinnovare il legame forte della fede con lo scorrere del tempo. Così, ci siamo ritrovati
a ricordare e a venerare santi tanto amati nella nostra Comunità: sant’Antonio ai Mulini, sant’Anna a
Trevano Superiore, san Rocco a Somazzo e a Trevano Inferiore. Ogni chiesa, vestita a festa, ci ha ac-
colti portando un po’ di refrigerio allo spirito nella calura estiva. Tante preghiere sono salite dai fedeli
per chiedere consolazione, domandare una grazia, invocare un aiuto, dire un semplice grazie. Tutte,
di sicuro, come il profumo dell’incenso, saliranno al Padre perché le accolga e le ascolti nella sua
infinita misericordia. Per ogni festa vissuta esprimiamo la nostra stima a quanti ogni anno dedicano
tempo e fatica perché ogni cosa sia organizzata al meglio e rechi gioia a ogni cuore.

GRAZIE, DIRIGENTE CLERICI


La fine dell’anno scolastico 2017/2018 è stata accompagnata dal saluto al Dirigente dell’Istituto Com-
prensivo di Uggiate-Trevano Emanuele Clerici. Per lui è, infatti, giunto il tempo della pensione e di
lasciare la scuola, che tanto ha amato negli anni di servizio. Molte sono state le attestazioni di stima
e di affetto ricevute in questo tempo. Anche la nostra Comunità Pastorale si unisce al coro di saluti
riconoscenti. Il bene seminato porterà frutto e i primi che ne godranno saranno proprio i bambini e i
ragazzi che l’8 giugno in una festa a sorpresa hanno cantato il loro ‘tante grazie, tante grazie, Dirigen-
te!’ alzando in alto sorrisi e cuori colorati e festosi. Al Dirigente Clerici l’augurio di un tempo sereno,
lieto e ricco di bellezza.

MOVIMENTI INTERNAZIONALI
Non spaventi il titolo e il lettore non sia indotto a pensare a chissà quale
movimento di spionaggio, tuttavia attraverso questa rubrica vogliamo se-
gnalare un discreto andirivieni internazionale avvenuto nei mesi di fine
primavera e inizio estate nella nostra Comunità. I fedeli avranno notato,
infatti, la presenza amica e gioiosa di suor Martha, proveniente dal Togo,
dei seminaristi Daryl (Filippine), Binh (Vietnam), Tito (Messico) e del sa-
cerdote africano don Jean Paul (Cameroun). Tutta questa ricchezza ha
donato una ventata appunto d’internazionalità alle nostre parrocchie e
ha portato un po’ di mondo in casa, un mondo di fratelli e sorelle che
con noi e per noi pregano il Signore e fanno della loro vita un’esistenza
offerta. A tutti e a ciascuno va il nostro grazie per l’amicizia, la simpatia e
il forte esempio.
Notizie flash - 47
GRAZIE, NADIA
La Comunità Pastorale di Uggiate e Ronago esprime vicinanza cristiana a don
Christian Bricola, al papà Piermario, al fratello Simone e ai familiari tutti ricor-
dando nella preghiera la cara signora Nadia. Ringrazia il Signore per il dono di
una persona gentile e garbata, discreta e attenta ai bisogni di tutti. La ricordiamo,
in particolare, in occasione delle tappe di preparazione al sacerdozio di don Chri-
stian, nel giorno lieto della sua Ordinazione e della Prima Messa nella Parrocchia
di Uggiate, e anche come cuoca ai campi estivi dell’Oratorio accanto all’insepa-
rabile marito.
Le tante cose belle che ha realizzato per la sua famiglia e per la nostra Comunità
rimangano come tesoro di grazia e come testimonianza di una fede vissuta nella
semplicità, seguendo sempre la volontà del Signore.

48 - Grazie, Nadia
Segnalibro
STRANIERI ALLE PORTE
Zygmunt Bauman
Laterza

È dall›inizio della modernità che alla porta dei popoli bussano


profughi in fuga. Per chi vive dietro quella porta i profughi sono
sempre stati stranieri. Solo che oggi è stato scatenato un vero
e proprio attacco di ‹panico morale›, il timore che un qualche
male minacci il benessere della società. Quei nomadi ricordano
quanto vulnerabile sia la nostra posizione nella società e fragile
il nostro benessere. Dovremmo soffermarci e intendere le pa-
role di papa Francesco: “Cancelliamo ciò che di Erode è rima-
sto anche nel nostro cuore; domandiamo al Signore la grazia di
piangere sulla nostra indifferenza, di piangere sulla crudeltà che
c’è nel mondo, in noi, e chiediamoci: chi ha pianto? Chi ha pian-
to oggi nel mondo?”. Ci rivelano, non richiesti, l’attuale stato del
mondo e il destino che abbiamo in comune. E allora, eleggiamo
gli stranieri a causa di tutti i nostri mali, attribuendo a loro il
senso di precarietà in cui viviamo, che di fatto lo abbiamo creato
noi eleggendo ad unico valore della vita il denaro e il potere.

SPACCATO IN DUE
Gianluca Firetti – Marco D’Agostino
San Paolo

Parlare del dolore è difficile e drammatico. Rischia la retorica.


E se fosse proprio chi soffre a condurre la riflessione? Allora la
prospettiva cambia. Spaccato in due è l’alfabeto di Gianluca,
un ragazzo di vent’anni che per due ha combattuto contro un
sarcoma osseo, coinvolgendo nella sua lotta amici e compagni
di scuola, trasformando, grazie alla fede, la sua e - soprattutto
la loro vita. Gianluca è morto il 30 gennaio 2015, pochi giorni
prima dell’uscita del suo libro, che ora resta per tutti come un
messaggio di speranza.
Segnalibro - 49
Detti e Proverbi

IL VANGELO IN DIALETTO COMASCO di Orazio Sala (Edizioni Famiglia Comasca) 


a cura del Pepin da Roma

Dare a Cesare quello ch’è di Cesare!... Volendo scherzarci sopra, prendendo lo spunto dalla
situazione politica italiana con l’attuale governo gialloverde, possiamo domandarci a quale
Cesare dobbiamo riferirci. Il “contratto” di governo ha fatto in modo che comandino due Ce-
sari, che hanno messo in mezzo un Cesarino. Ci troviam davanti ad una “trinità” eterogenea,
ad un triunvirato trivalente, ad una troica che sta trillando... tre personaggi ai quali auguriamo,
comunque, di operare per il bene del nostro Paese, senza affidarci al lancio di alcuna moneta
che dovrebbe avere tre facce. Continuiamo però a dare a Dio quel ch’è di Dio.

I TASS DE PAGÀ A L’IMPERADUUR

I Farisei sa trövan tra de luur a végnuf scià, o massa de impustuur,


e cércan de pensà una dumanda a fà i baloss cun Mi? Sa po’ savè
par mett in di pastizz ul Nost Signuur perché a cèrcuff de imbrujàmm? Demm scià
Gesü. Quand l’ànn pensada, màndan un palacùn d’argeent, che vüj vedé
düü o trii di so discepuj cunt adree cusè gh’è sü!” Luur a ga ‘l portan là
i seguaci de l’Erode a dumandàcch: e Luu la guarda. Pö cun fà deciis
“Segunt a Ti, Maestar, che Ta seet al ga dumanda a luur: “ Chi l’è questchì?”
sempar sinceer, a Ta stee no a pensàcch “A l’è l’Imperaduur.” “Alura – al diss
a quell che dopu l’à pò dì la geent, sübit Gesü – se i robb a stan inscì,
Ta insègnat verament la vuluntà dacch a l’imperaduur quel che ga và.
di Diu, e che Ta sbàgliat mai nieent, Ma dopu pö cerchii de regurdass
segunt a Ti, a l’è un mestee de fà da dacch a Diu la Sua part,” Quii là
quell che la diss la nostra leeg, ciuè a sentì inscì, in restaa lì de sass,
de pagà i tass par ul imperaduur ànn ciapaa su 'l düü de cupp, inn naa
de Roma?”. Gesü al ga respund. “Perché e par un puu a l’ànn pü tapinaa.

50 - Detti e proverbi
Le nostre ricette
La RIZETA d’incöö l’è LA PEVERUNADA SEMPIA

Ingredient: peverun giald 2; peverun ross 2; peverun verd 2; oli extra vergin d’uliva 6 cügiaa; tumatis
“datterini” 500 gr, scigola bianca 1; saa q.b.; basilich q.b.

Primm facc: lavà e svuià i peverun


(via quel sciröö e tütt i sumenzitt!),
pö vann tajaa a listej, dopu a tuchitt
(sa po duprà un curtell o un curtelun).
Sa deev mett denta , pö, in d’una padela
i fees de la scigola a rusulà
cunt ul fööch bass, apena una fiamela...
Dent anche i peverun par faj sultà
par trii minütt. Dopu sa smorza ul fööch.
Adess cusè che ‘l fa ul bravu cööch?
Al taja i tumatis e... atenziun!
guarnii cunt ul basilich (una quej föja)
al fa un mes’ciott cun tüti i peverun
e ‘l va innanz inscì, cun bona vöja:
al ga fa fà a tüta la mistura
trenta minütt, al minim, da cutüra
sura al fööch cun la fiamela basa...
e, intant che ul temp al pasa,
al ga mett denta un para da cügiaa
d’acqua... e ul giööch l’è bel’e faa.
Vardii che bej culuur da mett in panza
cun quell cunturnu insema a la pitanza!
Comè al solit, va diss ul vost Pepin
de minga fa mancà un biceer de vin.

Le nostre ricette - 51
dall’Oratorio
GREST 2018: ALL’OPERA! TOCCA A TE
“Apri gli occhi, guardati intorno e ti
accorgerai che esiste un mondo che
è qui perché sei stato amato! Apri il
cuore e vai fino in fondo e scoprirai
che ciò che hai accanto aspetta te,
devi averne cura!” con questa esor-
tazione, contenuta nell’inno del Grest
2018, i ragazzi di elementari e medie
sono stati invitati a mettersi All’opera!
per custodire il creato di Dio.
Tre settimane intense, dal 12 al 30
giugno, in cui quasi 200 ragazzi e più
di cinquanta animatori si sono messi
in gioco per lasciare la loro impronta
nel tempo e nello spazio.
“L’universo è mio, alle mie mani l’hai affidato – continua l’inno – mani, testa e cuore serviran-
no per proteggere quello che abbiamo intorno” ed ecco i laboratori delle elementari a Ronago
e Uggiate, pensati per creare oggetti con materiali di riciclo: strumenti musicali, acchiappaso-
gni, quadretti … I ragazzi delle medie, invece, hanno seguito un percorso basato sui tre verbi
fondamentali di questo Grest: osservare, creare, raccontare.
Scrive Mons. Gervasoni, responsabile della Pastorale Giovanile Lombarda: “Il Grest sarà occa-
sione unica per scoprirci capaci di agire, di metterci al servizio dell’altro, oltre che di risignifica-
re il mondo: sarà esperienza privilegiata di come l’agire dell’uomo è autentico solo quando è
relazionale ovvero aperto a qualcun altro. La nostra disponibilità, il nostro metterci in gioco ci
permettono di scoprirci, insieme, capaci di Bene e di arricchire della nostra opera meravigliosa
le opere meravigliose di Dio.”
Per la prima settimana ci siamo sforzati di vedere le cose da un altro punto di vista: siamo
circondati dalla bellezza, ma a volte non ci accorgiamo di quello che ci sta davanti. E così,
attraverso una caccia al tesoro, abbiamo riscoperto che c’è un mondo meraviglioso al di là
di uno schermo, che ci sono posti nel nostro paese che non conosciamo o abbiamo dimen-
ticato; grazie all’aiuto della prof. Donadini, che ha tenuto una mini-lezione sull’orienteering,
abbiamo imparato a orientarci guardandoci intorno e cercando punti di riferimento naturali; il
52 - dall’Oratorio
prof. Conconi, infine, ci ha mostrato la potenza e
la meraviglia della natura attraverso alcuni brevi
video.
Durante la seconda settimana abbiamo imparato
a creare relazioni attraverso gli sport di squadra,
la musica con il Maestro Schiavio e una lingua
straniera, il giapponese, con Estella. Perché
creare presuppone un incontro e, quindi, una
relazione con qualcuno o qualcosa che non si
conosce e da cui si può imparare: l’esito di uno
scambio può essere imprevedibile!
La terza settimana è stata dedicata alla prepa-
razione della condivisione del percorso di Grest
durante la festa finale: in tutti noi c’è il desiderio
di offrire un racconto e un ricordo a chi non ha
vissuto la nostra stessa esperienza, per scambia-
re una parte di noi con l’altro. Abbiamo messo
in ordine il ricordo di ciò che abbiamo vissuto e
creato, per noi stessi, per avere una foto a colori
di quello che abbiamo realizzato e per offrire ciò
che siamo diventati alla nostra comunità, che ci è
sempre vicino pur non avendo condiviso quoti-
dianamente il nostro cammino di Grest.
Aiutati dal Vangelo, dai Salmi e dalle parole di
don Tonino Bello, quest’anno abbiamo accetta-
to di impegnarci ad accorgerci di ciò che Dio ha
creato per noi, non solo per goderne, ma soprat-
tutto per averne cura!

Un grazie speciale a tutti gli adulti che hanno la-


vorato dietro le quinte perché non ci mancasse
mai nulla: dalla pulizia degli spazi per un am-
biente accogliente, alla merenda che ridà ener-
gia, a un sorriso che scalda il cuore!

54 - dall’Oratorio
TORNEO DI CALCIO A 7 2018
Nel corso del mese di luglio ha avuto luogo il primo torneo di calcio a 7 organizzato dall’Oratorio di
Uggiate Trevano. La partecipazione era riservata ai ragazzi iscritti alle scuole medie dell’anno scolastico
appena trascorso, nati negli anni 2004, 2005 e 2006 e ha visto la partecipazione di quattro squadre:
Warriors, I Senzanome, Real-Colizzati e Animals.
Il torneo ha avuto inizio lunedì 23 luglio e nella prima fase le squadre si sono affrontate in un girone
unico all’italiana. Al termine dei sei incontri previsti in programma, conclusosi mercoledì 26 luglio, al
primo posto si sono classificati gli Animals con 9 punti seguiti dal Team Real-Colizzati con 6, i Warriors
con 3 ed infine i Senzanome con 0 punti. Gli incontri di questa prima fase hanno visto le squadre
confrontarsi in partite emozionanti con risultati che talvolta hanno stravolto i pronostici e si sono con-
traddistinti sin da subito per una buona affluenza di pubblico composto in prevalenza da genitori e
amici dei ragazzi.
Come in ogni torneo che si rispetti non sono mancate le polemiche arbitrali, ma sono subito rientrate
e gli incontri si sono sempre conclusi con gli applausi ai ragazzi e le strette di mano tra i partecipanti.
Il torneo è entrato nel vivo nella giornata di giovedì 26 luglio con lo svolgimento delle due semifina-
li che vedevano scontrarsi i Real-Colizzati contro i Warriors e Animals contro i Senzanome. La prima
partita è stata sicuramente la più emozionante ed il risultato finale di 5 a 4 a favore dei Real-Colizzati
sintetizza bene una sfida che è rimasta in bilico fino all’ultimo secondo. Più tranquilla, ma non meno
interessante, la seconda semifinale che ha visto prevalere più facilmente la squadra degli Animals sui
Senzanome per 3-1.
Venerdì 27 luglio si è così giunti alle finali che si sono svolte presso il centro sportivo dei Mulini. La
cornice di pubblico presente ha favorito una atmosfera degna di una finale di un torneo internazionale
e ha contribuito a rendere le sfide tra le squadre partecipanti ancora più avvincenti. Le emozioni non
sono mancate nella finale per il terzo posto disputata tra la i Warriors e i Senzanome che, dopo essersi
rincorsi per tutti i tempi regolamentarti, conclusosi sul 6 a 6, e supplementari, terminati 8 a 8, ha visto
prevalere i Warrios ai calci di rigore.
La finale per il primo posto tra i Real-Colizzati e Animals è stata molto combattuta, con i Real-Colizzati
che nel primo tempo si sono portati in vantaggio per 1 a 0 riuscendo a mantenere inviolata la propria
porta sino al termine della prima frazione di gioco. Nel secondo tempo la squadra guidata dal capitano
Frigerio ha raddoppiato e proprio quando la partita sembrava indirizzata verso un tranquillo 2 a 0, l’or-
goglio degli Animals ha consentito di accorciare le distanze con il goal del 2 a 1. Gli ultimi minuti dell’in-
contro sono stati molto accesi con gli Animals all’attacco nel tentativo di recuperare lo svantaggio e i
Real-Colizzati ad agire in contropiede. Il goal del 3 a 1 ha spento le residue speranze della squadra degli
Animals e il triplice fischio dell’arbitro Tito ha decretato la fine dell’incontro e il trionfo dei Real-Colizzati.
Le premiazioni sono il momento più bello del torneo, le quattro squadre partecipanti hanno ricevuto i
meritati trofei e gli applausi del numeroso pubblico presente. Assieme alle squadre è stata assegnata
anche la coppa per il capocannoniere del torneo che ha visto prevalere il giovanissimo Simone Garan-
tola con 12 reti. Si sono così spenti i riflettori sul torneo di calcio a 7 dell’oratorio di Uggiate-Trevano
ma il successo di questa edizione ha fatto si che la seconda edizione del torneo, preannunciata durante
le premiazioni, sarà certamente organizzata nell’estate del 2019 per la gioia di tutti i ragazzi e degli
organizzatori.
dall’ Oratorio - 55
CAMPO V ELEMENTARE E I MEDIA
Anche quest’anno, mentre a Uggiate-Trevano e a Ronago il sole spaccava le pietre, i ragazzi di
quinta elementare e di prima media si sono goduti il fresco della Valfurva, dove quasi ogni sera
una pioggia ristoratrice rinfrescava tutta la valle, rendendo il cielo terso e i prati verdissimi. 
Questo, fortunatamente, non ha impedito di fare una preghiera sotto le stelle una sera… E
che stelle! Un cielo così a Como ce lo sogniamo… E partendo da questo cielo stellato è stato
San Francesco a guidarci nelle riflessioni quotidiane, la prima delle quali sul “desiderare” (che
deriva dal latino de-sideris: assenza di stelle e richiama la nostalgia di qualcosa di grande). Si
è poi passati all’incontro col lebbroso in una catechesi guidata da Tito con una recita ricca di
effetti speciali (la marmellata spalmata sulle mani era la lebbra appunto), il senso del peccato
e l’importanza di lasciarsi amare da Dio, l’importanza di ringraziare tutti giorni per ciò che si
riceve: laudato sì, Signore mio! Un lodare che si faceva preghiera la mattina, la sera e prima
dei pasti…
Sarebbe una bella abitudine da portarsi a casa questa… E non per dovere, ma per imparare
a gustare la vita!
C’è poi da dire che considerando i pranzetti che i cuochi preparavano non era certo difficile
ringraziare: basta vedere l’assalto alla pentola ad ogni bis... Del resto la montagna, si sa, mette
fame. Ancora di più se hai alle spalle una giornata intera di cammino al passo del Don Sandro! 
Ma ne vale veramente la pena: i paesaggi che ci si schiudono davanti sono meravigliosi, se sei
disposto ad ascoltare ti parlano della grandezza e della maestosità del creato, ma anche della
sua serietà: Dio perdona l’uomo qualche volta, la montagna non perdona mai, si dice… Ma
per fortuna quando viene a piovere siamo già tutti dentro il rifugio Branca al caldo, degustando
un buon tè del cacciatore (solo per i più grandi chiaramente). Tempo un’ora e si riprende il
cammino per casa. Se dovessi dire le cose che hanno aiutato di più la condivisione di questi
giorni sono stati proprio il camminare insieme e il fatto che si era finalmente senza smartpho-
ne, libero quindi di stare con gli altri, libero di vivere il tuo presente, libero di annoiarti o di
cercare un modo sano di occupare il tempo...
Eh, anche se spesso non è facile vivere in quaranta in una casa, penso che si veda proprio una
bella trasformazione negli occhi di tutti, sembrano più vivi, più umani. Speriamo che ognuno si
porti con sé in famiglia qualcosa di questo campo e lo sappia custodire con forza, magari anche
a prezzo di qualche rinuncia…

56 - dall’Oratorio
dall’Oratorio - 57
CAMPO II E III MEDIA
Come da tradizione anche quest’anno si è svolto il nostro campo estivo per i ragazzi di seconda
e terza media. La località presso la quale abbiamo soggiornato è stata San Nicolò Valfurva.
Un piccolo paese che sorge in un’incantevole valle della Valtellina. Prima della partenza le
previsioni meteorologiche non erano molto favorevoli. Fortunatamente, escludendo qualche
piccola precipitazione serale, per tutta la durata del campo, le condizioni meteorologiche sono
state buone e hanno permesso ai ragazzi di vivere un’emozionante esperienza in comune.
Il tema proposto per questo campo è stato il viaggio. Ogni giorno i ragazzi, divisi in quattro
squadre, sono stati guidati dai rispettivi animatori nella riflessione. A ciascun ragazzo è stato
consegnato un libretto nel quale era raccontato il viaggio di Tobia. Un racconto che ci ha per-
messo di affrontare e discutere su alcune tematiche quali: i consigli, i propri angeli custodi,
migliorarsi nei momenti di difficoltà, comprendere i propri talenti e saper ringraziare.
Accanto ai momenti di riflessione, il campo ha permesso di svolgere numerose attività e, in

particolare, di effettuare due camminate: una in Val Zebrù e l’altra al Rifugio dei Forni. La
camminata in Val Zebrù ci ha visto dapprima percorrere un breve tratto di strada asfaltata e in
seguito affrontare il sentiero tra i boschi e i prati lungo la valle omonima. Va detto che, prima di
incamminarci, don Sandro ha suggerito a tutti i ragazzi di rimanere in silenzio per i primi dieci
minuti di cammino allo scopo di percepire il silenzio della Natura. L’escursione si è terminata
alla Baita dei Pastori dove, oltre al meraviglioso panorama, abbiamo potuto godere il meritato
riposo dopo le fatiche che la lunga strada ci ha fatto affrontare.
Nel corso della seconda camminata, al Rifugio dei Forni, abbiamo vissuto l’esperienza di at-
traversare i ponti tibetani per raggiungere il ghiacciaio dei Forni e da lì raggiungere il rifugio
Branca; dove dopo aver pranzato, abbiamo celebrato la Santa Messa.
Il campo è stato inoltre un’occasione per goderci tutti assieme le fasi finali del Campionato
58 - dall’Oratorio
del mondo di calcio. Diciamo subito che non è stato facile poter seguire le partite. Non
disponendo di un televisore abbiamo dovuto improvvisare, ma grazie ai potenti mezzi
tecnologici a nostra disposizione, alla buona volontà degli animatori più temerari e alla
disponibilità di don Sandro, i mondiali sono andati in onda anche al nostro campo per la
felicità di tutti i ragazzi e forse anche di qualche ragazza.
Verso la fine del campo sono venuti a trovarci don Sergio, don Marco e un gruppo di
seminaristi. Li abbiamo accolti nella chiesa del paese e don Sergio ci ha intrattenuto con
una riflessione seguita da un momento di “deserto”, un periodo di tempo di riflessione
personale in cui i ragazzi rimangono da soli a pensare. Accanto a questo momento di
riflessione, per chi lo desiderava, ci è stata data la possibilità di confessarci e in seguito
abbiamo concluso con la celebrazione della Santa Messa.
Il Campo è terminato con la caccia al tesoro, che si è svolta nel parco comunale di Santa
Caterina. Il giorno successivo, dopo aver sistemato e ripulito gli alloggi e gli spazi che ci
erano stati assegnati, abbiamo intrapreso il viaggio di ritorno verso casa.

dall’Oratorio - 59
LET’S GO: GIOVANI IN CAMMINO VERSO ROMA
Nel mese di agosto, abbiamo seguito con affetto e simpatia i nostri venti ragazzi e ragazze che,
accettando l’invito a mettersi in cammino verso Roma per incontrare il Papa con tanti altri gio-
vani italiani, si sono armati di zaino e buona volontà e si sono messi in gioco, sfidando la fatica
e il timore di non farcela. Li abbiamo seguiti un passo dopo l’altro cercando di immaginare
i loro pensieri, le difficoltà, le risate e le sorprese che sono inevitabili quando si va insieme,
all’avventura.
La nostra Diocesi ha raccolto duecento giovani, che insieme hanno effettuato il loro percor-
so lungo il sentiero Valtellina, circa 100 chilometri a piedi da Chiavenna a Tirano, affidandosi
alla protezione della Madonna. Sei sono state le tappe, dal 5 al 10 agosto, che hanno toccato
luoghi significativi, in cui è stato possibile ascoltare testimonianze di misericordia e di vange-
lo: suor Maria Laura Mainetti; l’esperienza della comunità che accoglie, affronta e previene
le fragilità del mondo giovanile Tremenda XXL; san Luigi Guanella; e poi ancora, la ricchezza
della vita delle comunità cristiane e dei vicariati; i momenti di preghiera, adorazione, lavori di
gruppo; il tempo per il sacramento della riconciliazione; fino all’incontro con il Vescovo Oscar,
il quale venerdì 10 agosto ha accolto i giovani al loro arrivo a Tirano.
«Let’s Go», questo il titolo del cammino, che si è concluso con l’arrivo a Roma per partecipare
la sera dell’11 agosto alla Veglia con il Papa e, il giorno dopo, alla Messa in San Pietro. Attrez-
zatura richiesta? «Zaino, sacco a pelo, scarpe comode e tanta voglia di mettersi in gioco per
interrogarsi e aprire il cuore», hanno detto dal Centro di Pastorale Giovanile.
«Let’s Go»! Come ha suggerito papa Francesco alla Veglia: “È stato bello e faticoso il cammino
per venire a Roma; pensate voi, quanta fatica, ma quanta bellezza! Ma altrettanto bello e impe-

60 - dall’Oratorio
gnativo sarà il cammino del ritorno alle vostre case, ai vostri paesi, alle vostre comunità. Percorretelo
con la fiducia e l’energia di Giovanni, il discepolo amato. Sì, il segreto è tutto lì, nell’essere e nel
sapere di essere amato, amata da Lui, Gesù, il Signore, ci ama! E ognuno di noi, tornando a casa,
metta questo nel cuore e nella mente: Gesù, il Signore, mi ama. Sono amato. Sono amata. Sentire la
tenerezza di Gesù che mi ama. Percorre con coraggio e con gioia il cammino verso casa, percorretelo
con la consapevolezza di essere amati da Gesù. Allora, con questo amore, la vita diventa una corsa
buona, senza ansia, senza paura, quella parola che ci distrugge. Senza ansia e senza paura. Una corsa
verso Gesù e verso i fratelli, col cuore pieno di amore, di fede e di gioia. Andate così!”
In attesa del racconto dal vivo dei protagonisti, certi di essere contagiati dal loro entusiasmo, pubbli-
chiamo qualche foto.

dall’Oratorio - 61
POVERTÀ, TOCCA A VOI GIOVANI
È il trionfo del razzismo, della xenofobia e non solo in Italia, ma anche in Polonia, in Ungheria,
in Croazia, in Austria.
“Se gli altri tacciono, se noi anziani e responsabili – tante volte corrotti – stiamo zitti, se il
mondo tace, vi domando: ‘Voi griderete?’ Per favore, decidetevi prima che gridino le pietre.” 
È con queste parole che papa Francesco sfidò i giovani presenti in Piazza San Pietro il 26 marzo,
per la Giornata Mondiale dei giovani. Quasi contemporaneamente a questo appello del Papa
rispondevano milioni di giovani e giovanissimi americani scendendo in piazza, con la scritta
“Never Again” (Mai più!), in ottocento città americane (a Washington erano ottocentomila!)
per dire ‘No alle armi’, armi che uccidono
negli USA migliaia di ragazzi. 
Noi italiani “anziani e responsabili” stiamo
in silenzio davanti alla follia degli armamen-
ti, delle guerre, del razzismo e della distru-
zione del Pianeta. Abbiamo assistito in silen-
zio alla corsa al nucleare, che è sempre più
intensa nonostante il Trattato per la Proibi-
zione delle armi nucleari (2017) che il go-
verno italiano non ha firmato. Queste armi
atomiche (“illegali, immorali e illogiche” se-
condo papa Francesco) stanno portando il mondo sull’orlo del baratro di una guerra nucleare. 
Ma non meno grave è la corsa alle armi convenzionali sempre più sofisticate che portano a
sempre nuove e spaventose guerre dalla Siria all’Afghanistan, dallo Yemen all’Ucraina, dalla
Somalia al Congo, dal Sud Sudan al Mali, dal Centrafrica alla Libia, dal Sudan alla Nigeria. È l’A-
frica oggi il continente più infestato da guerre e questo proprio per la sua ricchezza soprattutto
mineraria. La conseguenza di queste guerre sono i rifugiati che arrivano sulle nostre spiagge
chiedendo asilo e che noi respingiamo. 
Ora il portavoce del nuovo governo urla: “Basta ONG nel Mediterraneo per salvare i nau-
fraghi”, e nessun “vice-scafista deve attraccare nei porti italiani.” E vuole espellere dall’Italia
500.000 irregolari. È il trionfo del razzismo, della xenofobia e non solo in Italia, ma anche in
Polonia, in Ungheria, in Croazia, in Austria. E non solo a parole, ma con muri, con filo spinato
e barriere metalliche con lama di rasoio. Il vecchio continente ha perso la sua umanità! I nostri
nipoti diranno di noi quello che noi oggi diciamo dei nazisti. Vi consegniamo un mondo ma-
lato, ora tocca a voi giovani! Tocca a voi, giovani, gridare, urlare, protestare contro un sistema
economico-finanziario che impoverisce e affama così tante persone.

Alex Zanotelli, tratto dalla rivista mensile San Francesco


62 - Povertà, tocca a voi giovani
Sentieri di fede
IL SACRO MONTE DELL’ADDOLORATA DI BRISSAGO
Il nostro pellegrinaggio continua rimanendo in Svizzera, in direzione del lago Maggiore. Dopo
aver superato Locarno e Ascona, arriviamo a Brissago, amena località di lago. Giunti alla piazza
del municipio, dove c’è possibilità di parcheggio, troviamo via Gerusalemme che conduce
all’inizio della Via Crucis.
Attraversato l’atrio della prima cappella, che fa quasi da porta, si susseguono una dopo l’altra
in successione le stazioni della Via Crucis. Suggestiva è anche la salita attraverso il sentiero che
costeggia i mulini di un tempo, per poi giungere alla cappella “dei Giudei” o della flagellazione,
un piccolo edificio ottagonale con campaniletto e atrio e poi, a sorpresa, in mezzo alla valle
sopra a uno sperone roccioso si raggiunge il santuario circondato dal verde del bosco.
Le origini del Sacro Monte risalgono al 1709, quando il capomastro Girolamo Tirinanzi di
Cadogno sistemò un sentiero attraverso il vallone e costruì sullo sperone, allora denominato
Monte Capriccio (poi Monte Addolorato), un primo
tabernacolo in onore della Madonna Addolorata. L’oratorio
vero e proprio, santuario dell’Addolorata, edificato in due
fasi successive è dovuto alla generosità di Antonio Francesco
Branca, che grazie alla fortuna avuta nel commercio dapprima
a Livorno, poi a Mosca e San Pietroburgo, devolse somme
ingenti per la sua edificazione. Per la sua permanenza in
Russia, fu detto “Il moscovita”.  All’originaria chiesetta a
pianta quadrata con cupola furono aggiunte, grazie a Branca,
due nuove campate e la sagrestia. Venne inoltre costruita
una struttura a tre piani atta a ospitare l’abitazione per il
rettore e l’ospizio per i pellegrini. A pochi metri dalla chiesa,
al centro della stretta valletta, troviamo la  Cappella del
Calvario con tre crocefissi in legno. L’interno del Santuario
è riccamente decorato da stucchi in stile barocco e conserva
ulteriori affreschi (1775) di Giovanni Orelli: San Pietro e San
Paolo  sui piloni dell’arco trionfale e  San Giuseppe,  San
Carlo, San Domenico e Sant’Antonio Abate nelle vele. Degni
di nota sono l’altare maggiore in marmi policromi e ai lati gli
stemmi della famiglia Branca e la tomba del Branca. Si può
raggiungere il santuario anche in auto, ma la disponibilità di
parcheggio è scarsa, perciò si consiglia il percorso descritto
sopra della Via Crucis.
La chiesa è aperta ogni martedì e venerdì, da luglio a metà
ottobre, dalle ore 16.00 alle ore 18.00.
Sentieri di fede - 63
IL VERO VOLTO DEL TUO SMARTPHONE

17/27 OTTOBRE UGGIATE TREVANO, salone Oratorio


21 OTTOBRE UGGIATE TREVANO, piazza della Chiesa
28 OTTOBRE RONAGO, piazza della Chiesa

Iniziativa promossa da: Comunità

MERCOLEDÌ 17 OTTOBRE - ORE 20.45 Pastorale di Uggiate e Ronago

INAUGURAZIONE DELLA MOSTRA E SERATA DI APPROFONDIMENTO


Relatore: Rossano Breda, operatore Caritas diocesana

INFO E PRENOTAZIONI:
ORARIO VISITE: ogni giorno dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 14.30 alle 17.00 031/948721 (dalle 9.00 alle 11.00)
Visite guidate per gruppi (anche in orario serale) e scuole su prenotazione. santi.pietro.paolo@libero.it