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PSICOLOGIA SOCIALE: CHE COS’E’?

E’ lo studio – scientifico - di come i pensieri, i


sentimenti, i comportamenti delle persone
sono INFLUENZATI dalle altre persone, presenti
fisicamente o mentalmente
Programma del corso

 1. Introduzione all’oggetto d’indagine  6. Le relazioni interpersonali;


della psicologia sociale e metodologia amore e simpatia, altruismo e
della ricerca psicosociale aggressività
 2. La percezione degli altri e i  7. Dinamiche di gruppo:
processi d’attribuzione; ragionamento interazione all’interno dei gruppi
sociale: euristiche ed errori;
impressioni sui gruppi: gli stereotipi  8. Identità sociale e relazioni
intergruppo
 3. Gli schemi di sé
 9. L’influenza sociale, le norme, i
 4. Formazione e modificazione degli rapporti fra maggioranza e
atteggiamenti minoranza
 5. Relazione atteggiamento-  10. Il pregiudizio e la riduzione del
comportamento pregiudizio
1. INTRODUZIONE ALL’OGGETTO D’INDAGINE DELLA
PSICOLOGIA SOCIALE E METODOLOGIA DELLA RICERCA
PSICOSOCIALE

In questo primo modulo verrà descritto in dettaglio il


programma del corso e il tipo di verifiche e di esame
richiesto. Sarà inoltre definito il campo d'indagine della
Psicologia Sociale. Oltre ad alcuni cenni storici, saranno
fornite alcune definizioni concettuali utili per la comprensione
degli oggetti di indagine tipici della disciplina.
Inoltre ci si soffermerà sui metodi utilizzati nella disciplina per
l’indagine empirica.
2. LA PERCEZIONE DEGLI ALTRI E I PROCESSI
D’ATTRIBUZIONE

Lo scopo di questo modulo è cercare di capire attraverso quali


processi le persone si formano una conoscenza di se stessi,
degli altri e delle situazioni in cui si trovano. I processi di cui si
è occupata in particolare la Social Cognition di stampo
statunitense sono relativi a come ci formiamo un'impressione
delle altre persone, a come le categorizziamo, a come arriviamo
ad attribuire delle cause alle nostre altrui azioni. Ci occupiamo
quindi di quella parte della psicologia sociale che si è focalizzata
su come viene elaborata l’informazione che si riferisce ad
oggetti sociali (le altre persone e i loro comportamenti, le
categorie e i gruppi ... ). Si tratta di un approccio che privilegia
spiegazioni che sono a livello intraindividuale, cioè relative a
processi psicologici di base che si ipotizza caratterizzino tutti gli
individui.
3. GLI SCHEMI DI SE’

Cercheremo di esaminare come è stato concettualizzato il Sé


nella psicologia sociale e quali sono le sue caratteristiche.
Come elaboriamo ed organizziamo le informazioni che si
riferiscono a noi stessi? Quanto siamo “obiettivi” nel
percepirci e valutarci?
4. FORMAZIONE E MISURA DEGLI
ATTEGGIAMENTI

In questo modulo verrà affrontato il concetto di


atteggiamento, come è nato e si è sviluppato all'interno della
Psicologia Sociale per poi essere ampiamente utilizzato anche
in altri settori. Un atteggiamento è una tendenza sistematica
e consolidata a valutare in modo favorevole o contrario
oggetti dell'ambiente sociale come gruppi, ideologie, fatti e
personaggi politici, ecc. Verrà esaminato come e perché le
persone si formano e a volte condividono i propri
atteggiamenti.
5. RELAZIONE ATTEGGIAMENTO-COMPORTAMENTO

Una delle ragioni per cui si studiano gli atteggiamenti è nella


speranza di prevedere il comportamento delle persone e
magari influenzarlo cambiandone gli atteggiamenti. Vedremo
le risposte che hanno trovato gli psicologi sociali su quanto
siano difficili entrambi gli obiettivi. Un’attenzione particolare
sarà data ai meccanismi sottostanti alla persuasione, a come
cerchiamo con dei messaggi comunicativi (per esempio con la
pubblicità...) di persuadere gli altri.
6. LE RELAZIONI INTERPERSONALI; AMORE E
SIMPATIA, ALTRUISMO E AGGRESSIVITÀ

Le persone solitamente cercano il contatto con gli altri o


preferiscono starsene da soli? E in quali circostanze fanno
l'una o l'altra cosa? Alle persone piace fare parte di un gruppo
o preferiscono comunque sentirsi unici e distinti dagli altri?
In questo modulo cerchiamo di indagare quali sono le ragioni
che ci spingono a cercare la compagnia degli altri, e quali
sono alcuni fattori che favoriscono la stabilirsi delle relazioni
interpresonali.
E cosa ci spinge ad aiutare gli altri, e chi scegliamo di aiutare?
Oppure, viceversa, verso chi siamo aggressivi e in quali
circostanze?
7. DINAMICHE DI GRUPPO: INTERAZIONE
ALL’INTERNO DEI GRUPPI

I gruppi sono fondamentali nell'esperienza umana. I gruppi si


trovano in qualsiasi ambito e sono determinanti per ottenere
una maggiore produttività nell'industria o nel sistema
educativo, una migliore qualità della vita nell'ambito familiare e
nelle attività del tempo libero e hanno un notevole effetto
anche sulla salute psicologica individuale.
Tuttavia, i gruppi possono avere effetti costruttivi. Gli
psicologici sociali hanno cercato risposte a domande quali:
eseguire un compito in presenza di altri crea ansia o ci ispira e
dà energia? Le persone si comportano al meglio delle loro
possibilità da soli o in gruppo?
Molto dell'efficacia dei gruppi dipende dalla nostra conoscenza
di alcuni aspetti delle dinamiche di gruppo e dalla nostra abilità
nel comportarci in modo efficace all'interno di un gruppo.
8. IDENTITÀ SOCIALE E RELAZIONI INTERGRUPPO

Ogni gruppo sociale si colloca in un ambiente più ampio da


cui è influenzato. In particolare assumono importanza i
rapporti che si instaurano fra i diversi gruppi e che possono
dare origine a fenomeni come stereotipi e pregiudizi.
La psicologia sociale si è ampiamente occupata di relazioni
intergruppo e delle dinamiche che si instaurano fra l’ingroup
(il proprio gruppo) e l’outgroup (l’altro o gli altri gruppi),
portando spesso a favoritismo verso il proprio gruppo e a
discriminazione verso gruppi diversi dal proprio.
9. L’INFLUENZA SOCIALE, LE NORME E I
RAPPORTI FRA MAGGIORANZA E MINORANZA

In questo modulo verrà affrontato il tema dell'influenza


sociale. Alcuni fra i più stupefacenti e forse più noti
esperimenti della psicologia sociale hanno mostrato la diffusa
tendenza delle persone a conformarsi al potere della
maggioranza, oppure ad obbedire passivamente ad ordini
anche ingiusti se provengono da una autorità.
Tuttavia, e forse per fortuna, anche le minoranze si sono
mostrate in grado di esercitare un certo grado di influenza,
forse quantitativamente minore ma qualitativamente diversa e
in grado di portare all'innovazione.
10. IL PREGIUDIZIO
E LA RIDUZIONE DEL PREGIUDIZIO

Un oggetto d’indagine quanto mai importante e attuale è il


pregiudizio. Le spiegazioni possono essere ricercate a livello
storico, economico e culturale e la psicologia sociale può
offrire un importante contributo nell’identificarne i fattori
cognitivi e quelli dovuti alle dinamiche di gruppo.
Recentemente sono stati proposti interessanti modelli che
possono dare importanti indicazioni per giungere ad una
riduzione del pregiudizio e dei conflitti intergruppo.
Qual è l'identità della

PSICOLOGIA SOCIALE?
IDENTITA' DI UNA DISCIPLINA

 oggetto
 teorie e modelli
 metodi
Specificità della Psicologia Sociale

 Molto interdisciplinare e legata a discipline affini (sociologia,


antropologia … le altre psicologie

 La sociologia studia gruppi, piccoli e grandi, nelle loro


dinamiche micro e macro

 La psicologia sociale studia individui normali in contesti


normali nelle loro relazioni con gli altri (come li percepiscono,
influenzano, si rapportano… ecc)
Psicologia Sociale 

  Sociologica (G.H. Mead, 1934)

  Psicologica

  (Psicoanalitica)
CENNI STORICI

 Platone  primato dello Stato sull'individuo,


che deve essere educato dall'autorità

 Aristotele  essere umano sociale per natura,


dall’individuo si sviluppano famiglia, tribù
e Stato
DUALISMI…

Individuo – sociale

Mente – corpo

Natura – cultura

Razionalità – irrazionalità
INIZI DELLA PSICOLOGIA SOCIALE:
1. VOELKERPSYCHOLOGIE

Wundt (1832-1920), la considera complemento della


psicologia individuale sperimentale.

"Psicologia dei popoli". E' una psicologia sociale,


culturale, comparata e storica.
Sviluppo nazionale specifico: forma base delle associazioni
umane la comunità culturale.

Carenze metodologiche ma ampio respiro


INIZI DELLA PSICOLOGIA SOCIALE:
2. PSICOLOGIA DELLE FOLLE

 suggestione, ipnosi

 contagio mentale, che spiega l'irrazionalità e "anomia" delle


folle in agitazione
“La psicologia della folla”, LeBon 1895

 responsabilità ridotta nella "folla delinquente", l'individuo


diviene più primitivo, più infantile e quindi meno razionale e con
minor autocontrollo

IDEE  Mente della folla (già presente in Platone), di gruppo,


influenza sociale
PRIMI MANUALI (1908):

 McDougall
approccio individualistico alla PSICOLOGIA sociale, si
occupa di processi intra-individuali (istinti)

 Ross
ruolo del contesto sociale sui processi individuali nella
psicologia SOCIALE, si occupa dei progetti e delle correnti
che si creano fra gli uomini in seguito alla loro
associazione

 1898: primo esperimento di Triplett sull'influenza della


presenza altrui sulla rapidità e qualità di esecuzione di un
lavoro ("facilitazione sociale")
PROSPETTIVE TEORICHE

 Socioculturali

 Evoluzioniste

 Apprendimento sociale

 Social cognition
PROSPETTIVE SOCIOCULTURALI

Quali forze guidano il comportamento sociale?

 Norme entro gruppi culturali


 Differenze di classe sociale
 Nationalità/etnia
 Mode e tendenze

NORME SOCIALI: regolee d aspettative sul comportamento appropriato


ES: Tatuaggi e piercing vanno bene per adolescenti o musicisti rock ma
non per bancari
PROSPETTIVA EVOLUTIVA/SOCIOEVOLUTIVA

Quali forze guidano il comportamento sociale?

 Predisposizioni genetiche ereditate dai nostri antenati

ES: Tendenza ad avere paura davanti ad una faccia


arrabbiata o di una madre a proteggere i suoi bambini
PROSPETTIVA DELL’APPRENDIMENTO SOCIALE

Quali forze guidano il comportamento sociale?

 Condizionamento classico
 Condizionamento operante (abitudini od azioni
rinforzate-ricompensate da altri, come lodi)
 Imitazione di comportamenti altrui ricompensati

ES: Ci piacciono di più le persone che incontriamo mangiando del


buon cibo
Un ragazzo che dopo un comportamento violento viene lodato dai
suoi amici
PROSPETTIVA DELLA COGNIZIONE SOCIALE

Quali forze guidano il comportamento sociale?

 Ciò a cui prestiamo ATTENZIONE


 Come INTERPRETIAMO e GIUDICHIAMO le situazioni
sociali
 Cosa RECUPERIAMO dalla MEMORIA

ES: Le persone che usano semplici EURISTICHE (credere ad


una autorità, essere d’accordo con la maggioranza) vengono
più facilmente persuasi da un messaggio anche debole
Paradigmi teorici interni alla psicologia

 COMPORTAMENTISMO
 S-R, rinforzo, ricompensa, profitto,
focalizzazione sull’apprendimento

 NEO-COMPORTAMENTISMO
 S-O-R, variabili intervenienti, “scatola nera”

 COGNITIVISMO
 l’uomo come elaboratore delle informazioni

 SOCIAL COGNITION
 come viene elaborata l’informazione “sociale”
STORIA (USA)

La concezione individualista viene a coincidere con


l'orientamento metodologico della:

concezione sperimentale comportamentista

Allport (1924), primo psicologo sociale comportamentista


INDIVIDUALISMO

Individuo astratto: le caratteristiche psicologiche di base


dell’individuo (che siano bisogni, desideri, istinti, processi

cognitivi, ecc.) esistono indipendentemente da contesto

sociale e il “gruppo” è l’unione o il prodotto di tali facoltà


DEFINIZIONE di
Psicologia Sociale

“la scienza che studia il comportamento dell'individuo, nella


misura in cui tale comportamento stimola altri individui o ne
costituisce una reazione”

INDIVIDUALISMO
+
COMPORTAMENTISMO
+
METODO SPERIMENTALE
=
SCIENZA VALIDA
KURT LEWIN (1890-1947)

• Teoria di campo
• Spazio di vita, Persona, Ambiente
• Tensioni, forze

 Principio dell‘ interdipendenza, con supremazia del tutto sulle


parti (approccio gestaltico)
 Un orientamento generale e metodologico, più che una teoria

- esperimenti sui gruppi


- lavoro nella vita quotidiana (RICERCA-AZIONE), importanza della
ricerca applicata a problemi sociali
LIVELLI DI SPIEGAZIONE in
psicologia sociale

 INTRAPERSONALE
 Processi psicologici che trattano le modalità con cui gli individui
organizzano la loro percezione, valutazione e comportamenti nella
realtà sociale
 INTERPERSONALE
 Dinamiche dei processi interindividuali fra persone considerate
individui in posizioni uguali come attori interscambiabili
 INTERGRUPPO
 Effetti della categorizzazione sociale, dell’appartenenza di
gruppo, di differenti posizioni sociali
 SOCIALE
credenze condivise, ideologie
(Doise, 1986; Hewstone, 1989)
PROSPETTIVA INTRA-INDIVIDUALE

 il sociale deriva dall'individuale

 studio dei processi di base

 il sociale come “scenario”


SOCIALE INDIFFERENZIATO

 gli individui sono particelle individuali non differenziate,


collegate le une alle altre secondo modalità inter-individuali che
seguono le leggi dei processi psicologici intra-individuali di base

 estensione dei concetti emersi da relazioni diadiche ai gruppi, ai


fenomeni sociali

 concezione ingenua e astorica della società


PROSPETTIVA INTER-INDIVIDUALE/INTERAZIONISTA

 dall'interazione derivano sia il sociale sia l'individuale

 studio dei comportamenti di gruppo

 il sociale è costitutivo e strutturante


SOCIALE ORGANIZZATO
(Amerio, 1982)

 la società non come aggregato ma articolata e stratificata in


gruppi organizzati e gerarchici

 comunicazione, potere ed ideologie

 metafora dell'uomo come “attore della vita quotidiana”


(Palmonari, 1987)

 importanza del contesto e dei processi storici


(Ugazio, 1998)
PSICOLOGIA SOCIALE COME
DISCIPLINA STORICA

Le teorie in Psicologia Sociale sono una


riflessione della storia contemporanea:
 le premesse teoriche si basano essenzialmente su
predisposizioni apprese.
Al cambiare del contesto culturale, cambiano le predisposizioni e le
premesse spesso sono invalidate
 la diffusione della conoscenza psicologica può modificare i
comportamenti su cui si basa quella conoscenza

CONCL. La conoscenza non può essere accumulata nell'usuale


senso scientifico per via dei limiti storici, i fatti non sono
stabili.
l’ ABC della psicologia

A Affect -> affetti, emozioni, sentimenti


(in parte anche le motivazioni)

B Behavior -> comportamento, componente


conativa, azioni, tendenze
all’azione

C Cognition -> cognizione, pensieri, opinioni,


credenze
I METODI
Definizioni

I metodi forniscono strumenti per tradurre le idee del


ricercatore in azioni e studiare il mondo in modo sistematico

 Metodi: procedure seguite dal ricercatore nella raccolta di


informazioni per rispondere ad una domanda/verificare
un'ipotesi.
Quale metodo? Dipende dal tipo di domande, dall'obiettivo
finale della ricerca

 Metodologia: sono i diversi aspetti dell'applicazione dei


metodi.
Un po’ di terminologia:

 COSTRUTTO: teorico, concetto astratto postulato da una


teoria

 VARIABILE: misurabile, adatta a rappresentare il costrutto


 (possibile avere più di una variabile per lo stesso costrutto)
VAR INDIPENDENTE influenza altri costrutti/variabili
VAR DIPENDENTE è influenzata da altre costrutti/variabili

 IPOTESI: relazioni fra costrutti formulate in base a una teoria

 TEORIA: insieme sistematico di concetti e postulati sulle


relazioni causali fra essi
Inoltre:

“Non c’è niente di più pratico di una buona teoria”


(Lewin, 1951)

. . . le ipotesi dovrebbero essere formulate per la loro


rilevanza rispetto a problemi sociali, più che per la loro
rilevanza teorica....
(Gergen, 1985)

Qual è lo scopo di una teoria?


Comprendere, controllare, prevedere
Capire la metodologia, perché?

 Comprendere la logica delle ricerche serve a valutare la


validità delle conclusioni a cui sono giunti gli psicologi sociali

 Serve inoltre a valutare quali ricerche vadano prese sul serio


quali no, anche fra quelle presentate come “serie” dai giornali

 Maggiore attenzione recente ai problemi etici

 Riflettere sui valori etici e i “pre-giudizi” di chi ha condotto la


ricerca
RICERCA DI BASE / RICERCA APPLICATA

 DI BASE: ipotesi relative ad una teoria:


verificare un modello, generalizzarlo
Il tema d'indagine è solo un'occasione

 APPLICATA: ipotesi relative ad un problema sociale:


bisogno di prendere decisioni in certe situazioni
Il tema d'indagine è centrale

ATTENZIONE: non necessariamente cambiano


le strategie di ricerca
TIPI (LIVELLI) DI RICERCA

 DESCRITTIVA: Obiettivo: osservare e registrare la frequenza


con cui si verifica un determinato fatto (non sappiamo e non ci
chiediamo perché)

 CORRELAZIONALE: Obiettivo: scoprire in che misura le


variazioni in un certo comportamento (una certa variabile)
sono sistematicamente collegate alle variazioni di altre
variabili. Si cercano relazioni (informazione spesso utile a
capire ma non decisiva)

 SPERIMENTALE: Obiettivo: fornire informazione causale.


Possiamo comprendere perché avvengono certi fenomeni. Il
ricercatore modifica deliberatamente alcuni aspetti
dell'ambiente in cui avvengono: le variazioni in A provocano
variazioni in B (risponde alla domanda perché).
STUDI CORRELAZIONALI

Il ricercatore sta cercando una relazione fra due (o più)


variabili che possono essere misurate ma che non possono
essere controllate

Quando una variabile ne causa un'altra, le due variabili


saranno inevitabilmente correlate, ma non è detto il
viceversa.
Scoprire che due variabili sono correlate non può mai fornire
(senza altre informazioni) la prova inequivocabile
dell'esistenza di una causalità.
Limiti studi correlazionali

In altri termini, non possiamo sapere qual è la variabile


INDIPENDENTE e quale la DIPENDENTE
(è il contatto che causa la simpatia o la simpatia che causa
il contatto?)

Tuttavia, ciò non esclude che possiamo PREVEDERE un


fenomeno dalla conoscenza di altre variabili.

Inoltre, conoscenza convergente da più studi correlazionali


che forniscono supporto a una data teoria può fornire una
ragionevole certezza su relazioni causali.
Metodi correlazionali

Metodi (correlazionali) alternativi alla sperimentazione


per indagare la causalità:

 - modelli di path analysis


(modelli di equazioni strutturali)

 - cross-lagged panel
(metodi longitudinali, si aggiunge la dimensione
temporale)

(Aronson et al., 1976)


STUDI/METODI SPERIMENTALI
(elementi costituitivi)

SCENARIO SPERIMENTALE
- con base logica e convincente: cover story

VARIABILE INDIPENDENTE
- manipolata deliberatamente dallo sperimentatore
cogliendo le qualità essenziali della variabile concettuale che
nel nostro modello teorico influenza il comportamento

 tutti gli altri aspetti dello scenario sono mantenuti costanti

- ad ogni cambiamento corrisponde una condizione


dell'esperimento  DISEGNO SPERIMENTALE)
DISEGNI SPERIMENTALI

Due requisiti fondamentali:

1. manipolare solo la VI, tenendo costante il resto

2. assegnare casualmente i partecipanti


STUDI/METODI SPERIMENTALI
(elementi costituitivi 2)

 RANDOMIZZAZIONE
Assegnazione casuale dei soggetti alle diverse condizioni sperimentali 
GRUPPI EQUIVALENTI

 MANIPOLAZIONE VARIABILE INDIPENDENTE


e controllo altre variabili/costanti altri aspetti

 MISURAZIONE VARIABILE DIPENDENTE


Comportamenti risultanti i cui cambiamenti dipendono dall'influenza della VI
Problemi: • Misura la variabile teorica che ipotizziamo?
• tipo/livello di misura

 FOLLOW-UP
- raccolta dati con questionario/intervista
(altre variabili d'interesse, tratti di personalità, manipulation check, ecc.)

- debriefing (effetti negativi, scoperto l'inganno, rassicurazioni, spiegazioni)


ESPERIMENTO CLASSICO:

(randomizzazione e controllo del cambiamento)

R O1 X O2

R O3 O4
------------------------->
tempo
ESPERIMENTO FATTORIALE

R X1Y1 O1
R X1Y2 O2
R X2Y1 O3
R X2Y2 O4
---------------------->
tempo

 effetti principali

 effetti di interazione
ATTENZIONE ALLE ASPETTATIVE
DELLO SPERIMENTATORE

Lo sperimentatore si aspetta certi risultati e in modi


inconsapevoli “indirizza” o “interpreta” le risposte dei
partecipanti.

Come ridurne l’effetto:

 non fare sapere le ipotesi allo sperimentatore

 non fargli sapere la condizione

 rendere l’esperimento automatico


STUDI QUASI-SPERIMENTALI

Manca il controllo su alcuni aspetti del setting sperimentale.


In particolare, ad esempio:

 Non c’è randomizzazione dei gruppi

 Non c’è pre-post

Questo non significa che non si possano validamente


condurre e a volte sono inevitabili (es. field-study,
esperimenti a scuola, ecc)
CRITICHE AI METODI SPERIMENTALI

• ambiente artificioso, trascurato il contesto socio-culturale in


cui avviene la manipolazione della variabile Y

• non è possibile manipolare una sola variabile


indipendentemente da tutte le altre. Persino le manipolazioni
minime possono provocare reazioni intermedie.
X  O1
X  Z  O1
Y

• l'esperimento è un efficace "espediente retorico" per


presentare le proprie teorie (Gergen, 1978)
VANTAGGI/SVANTAGGI
Correlazionale -Sperimentale

SPERIMENTALE CORRELAZIONALE

Vantaggi Vantaggi
 Elevato controllo  Contesto naturale
 Possibile elevata validità interna  Possibile indagare variabili non
manipolabili
Svantaggi  Basso costo
 Breve durata  Lunga durata
 Ambiente artificiale
Svantaggi
 Elevata attenzione dei partecipanti
 Consapevolezza dei partecipanti  Basata sui self-report
(demand characteristics) (desiderabilità sociale)
 Non verifica ipotesi causali
SPERIMENTALE O CORRELAZIONALE?

Problemi etici contro gli esperimenti in laboratorio perché fanno


subire ai soggetti una quantità inaccettabile di coercizione,
stress e inganno
Gli esperimenti sul campo e l'analisi correlazionale sono più
naturalistici. Nuovi metodi statistico-metodologici per la verifica
di ipotesi, anche causali

CRITICA: Nella ricerca condotta nel mondo, non stiamo verificando le


nostre ipotesi, ma verifichiamo la nostra abilità come "scopritori". Se
non funziona, probabilmente ci diciamo che non era sbagliata l'ipotesi
ma che poco saggiamente abbiamo scelto un setting naturale
sbagliato (McGuire, 1973)
Metodi/strategie di ricerca

 Studi sul campo/osservazione partecipante-sistematica, palese –


nascosta

 Interviste, diari, indagini (indagini su campione, misure self-report)

 Sperimentazione (di laboratorio, sul campo, simulazioni


sperimentali)

 Ricerca d’archivio

 Meta–analisi
(Gergen e Gergen)
RACCOLTA DATI

 Misurare:

tradurre una variabile concettuale (per esempio, aggressività,


distanza fisica e/o psicologica, ecc.) in una variabile
misurabile (un test di personalità, una scala, dei
comportamenti. Specificare i dati che il ricercatore vuole
registrare per rappresentare la variabile concettuale.

 OPERAZIONALIZZARE una variabile


TIPI DI MISURAZIONI:

 Osservazione: partecipante - sistematica

 Self-report per percezioni, conoscenze,


valutazioni, emozioni, ecc.

 Misure fisiologiche

 Prestazioni (RT reaction time, recall-recognition )


DIMENSIONI DELLE
STRATEGIE DI RICERCA/DELLE MISURE :

 INTRUSIVE - ESPLICITE: si introducono indebitamente nel


normale corso degli eventi (manipolando e controllando aspetti
dell'ambiente; sorgono problemi legati ai soggetti, quali:
- desiderabilità sociale

- demand characteristics
- compiacenza (es. verso le aspettative dello sperimentatore)
- desiderio di essere ben valutati
- reattanza

 NON INTRUSIVE - IMPLICITE: non disturbano il corso naturale


degli eventi
I metodi di ricerca sono "scientifici"
per loro natura?

 necessità di metodi capaci di rilevare la durata


relativa dei fenomeni sociali

 confronti cross-culturali

 adottare più strategie d'indagine per studiare lo


stesso problema

(Gergen, 1973)