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FONDAMENTI DI PSICOLOGIA SOCIALE MANNETTI Cap. 1 DEFINIZIONE ED ORIENTAMENTO TEORICO Che cos la psicologia sociale?

Psicologia sociale unetichetta che indica studiosi ed attivit, riconducibile a 2 linee di sviluppo principali che risalgono al 1908. Proprio in quellanno vennero pubblicati 2 volumi di psicologia sociale che in dicano in modo vero le differenze tuttora esistenti tra psicologia sociale psicologica di cui McDougall era lesponente, e psicologia sociale sociologica di cui Ross era lesponente. McDougall diceva che per spiegare come la societ influenza lessere umano necessario studiare la base originaria della mente e per questo utilizzava il concetto di istinto, intendendolo come disposizione innata che induce lindividuo a percepire e rispondere agli oggetti in modo specifico e a provare limpulso verso tali azioni. In seguito questo concetto venne sostituito, da altri psicologi sociali, con quello di atteggiamento, inteso come predisposizione appresa che sul comportamento la stessa influenza dellistinto. Quindi la psicologia sociale psicologica pur non negando lesistenza di fattori sociali e culturali che influenzano i processi sociali psicologici fondamentali, centra lattenzione sui processi stessi considera i fattori sociali in termini di forze che intervengono per influenzare/distorcere i processi psicologici considerati comunque come processi intraindividuali. Lunit di analisi della psicologia sociale psicologica lindividuo. Ross focalizza la sua attenzione sui comportamenti di aggregati di persone in quanto le persone sono tutte trasportate da correnti sociali. Esempio considerava le mode come prodotti della mente di quellirrazionale unanimit di interessi, sentimenti, opinioni che risulta dalla suggestione e dallimitazione. La psicologia sociale sociologica pur essendosi lasciata alle spalle linteresse per gli aspetti irrazionali del comportamento tuttora considera gli altri episodi di interazione e il gruppo come propria unit di analisi. Unaltra differenza tra i 2 livelli di sviluppo esiste a livello delle definizioni della disciplina: 1) Psicologia sociale psicologica - Allport (definizione tuttora condivisa) = tentativo di spiegare come il pensiero, i sentimenti e i comportamenti delle persone sono influenzati dalla presenza, reale, immaginata, implicata di altre persone. 2) Psicologia sociale sociologica Non vi una definizione famosa e condivisa, ma si pu dire che (Hewitt) gli psicologi sociali sociologici guardano al mondo sociale in quanto tale, trattando la struttura sociale, la cultura i ruoli i gruppi, le organizzazioni e i comportamenti collettivi non semplicemente come ambienti allinterno dei quali vive lindividuo ma anche come realt di s. Il loro scopo finale capire come la vita sociale sia possibile, come funzioni e come cambi nel tempo. Tutti e 2 gli approcci sono nati negli Stati Uniti in modo indipendente, la psicologia sociale psicologica quella che si sviluppata maggiormente e costituisce tuttora la prospettiva dominante, non ha senso discutere quale sia lapproccio migliore. RADICI STORICHE Le radici della psicologia sociale vanno ricercate nelle radici della filosofia e quindi nel pensiero di autori come Platone, Aristotele, Comte, ect. Fino ad un secolo fa infetti i temi della psicologia sociale erano trattati dai filosofi che spiegavano la natura sociale delluomo in base a concettualizzazioni semplici ed unitarie che fanno ancora parte del nostro lessico quotidiano. Questo perch tali teorie sono ingenue che la gente comune
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utilizza per dare un senso alla propria vita quotidiana. Tra queste teorie (unitarie) troviamo: Il principio di utilit presente gi nellantica Grecia con Epicuro ed Aristippo i quali avevano sostenuto che luomo ricerca il piacere e sceglie le condotte che gli consentono di massimizzarlo; tale idea stata successivamente sostenuta da Hobbes e Adam Smith (edonismo), ma stato Jeremy Bentham (1789) a mettere in relazione ledonismo che egli chiamava principio di utilit con la psicologia sociale. Bentham sosteneva che luomo agisce esclusivamente per ottenere piacere ed evitare il dolore. Quando lindividuo sceglie una linea dazione applica il calcolo edonistico che consiste nello stimare il piacere che pu derivare da diverse condotte alternative a disposizione e sceglierebbe la condotta che gli garantisce il massimo piacere La ricerca del potere presente nel pensiero di Thomas Hobbes (che in un certo senso era anche edonista) sostiene che per ottenere il piacere luomo deve ottenere prima di tutto il potere sugli altri. Il desiderio di avere sempre pi potere lunica motivazione umana che cessa solo con la morte e la vita sociale resa possibile perch luomo si sottomette al potere comune (che lui chiamava Leviatano) dello stato attraverso una forma di contratto sociale. Egli infatti sosteneva che se un assioma della geometria euclidea risultasse contrario allesercizio del potere di un uomo, questi non si limiterebbe a metterlo in discussione, ma cercherebbe, per quanto in suo potere, di sopprimerlo, distruggendo tutti i libri nei quali esso esposto. Simpatia imitazione e suggestione: Per i sostenitori di tale concezione luomo dominato dalla motivazione allamore e allaffiliazione nei confronti di altri esseri umani, motivazione che avrebbe la sua origine nella relazione madre-bambino. Su questo fronte si collocano 3 spiegazioni basate su principi unitari che sono: La simpatia: Venne utilizzata per spiegare la natura sociale delluomo da Ribot, Smith e Spencer, sostenevano che la simpatia pu spiegare le relazioni entro lambito familiare e ne distinguevano 2 forme: a) Simpatia Immediata: Tipo di risposta riflessa che si prova quando sperimentano le stesse emozioni che sta vivendo la persona verso la quale proviamo simpatia; b) Simpatia intellettualizzata: Richiede una riflessione ed quella che si prova quando ci congratuliamo per un successo o facciamo le condoglianze per un lutto, pur non sperimentando direttamente n la soddisfazione n il dolore che sente la persona verso la quale proviamo simpatia. Ribot distinse 3 forme di simpatia: a) Automatica: Risposta condizionata; b) Riflessiva: Lindividuo consapevole di provare simpatia; c) E un sentimento pi ampio di lealt, tolleranza e amore per gli altri esseri umani. Per Mc Dougall la simpatia attiverebbe gli istinti; Murphy condusse delle indagini empiriche ispirate alla simpatia, osservando 5000 episodi di comportamento in una scuola materna: atti di simpatia erano frequenti in bambini (sebbene gli atti aggressivi fossero pi numerosi di quelli basati sulla simpatia) che si sentivano psicologicamente sicuri e provenivano da particolari ambienti culturali e che avevano avuto esperienze simili a quelle dei bambini verso i quali mostravano simpatia. Imitazione: Per Tarde la societ e imitazione, questultima uno stato ipnotico e onirico nel quale la mente della persona dominata dalle immagini del modello imitato. Dato che la tendenza allimitazione innata ci che richiede una spiegazione linnovazione che deriverebbe dal conflitto che si crea quando vengono imitati modelli diversi.
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Suggestione: In essa vi una maggiore importanza data alla componente cognitiva del fenomeno. Per MC Dougall si pu parlare di suggestione quando una persona accetta le affermazioni di unaltra in assenza di ragioni logicamente valide, ritenendo che ci sia possibile in quanto nella persona si attiverebbe listinto di sottomissione. Tra le diverse affermazioni fornite per questo comportamento irrazionale troviamo: Dissociazione e coscienza: (Sidis) E necessario distinguere una suggestione una suggestionabilit anormale caratterizzata dallipnotismo e caratterizzata da profonda dissociazione della coscienza, da una suggestionabilit normale che comporta in misura pi limitata una certa separazione tra la coscienza, che esercita il controllo e il s automatico, riflesso e subconscio. Questa teoria esercit un enorme influenza tant che venne utilizzata da Le Bon per spiegare il comportamento della folla e fu diffusamente applicata al comportamento sociale contribuendo a creare una sorta di matrimonio tra psicologia anormale e psicologia sociale. Identificazione: (Freud) La suggestione sarebbe mediata dal processo di identificazione affettiva del suggestionato con il suggestionatore. Processo razionale di re-interpretazione: (Asch) Ci che un osservatore chiama suggestione, dal punto di vista del soggetto influenzato pu essere, nella maggior parte dei casi, considerato un processo pienamente razionale di re-interpretazione cognitiva del materiale stimolo. Molte teorie della psicologia sociale contemporanea derivano da intuizioni e concetti gi utilizzati in passato; mentre la psicologia sociale come disciplina moderna nata e si sviluppata nel contesto nordamericano, subito dopo la prima guerra mondiale. Secondo Allport la nuova disciplina doveva rispondere a tale domanda com possibile difendere i valori della libert e dei diritti individuali di crescente pressione sociale e di irregimentazione? Si riferiva allaffermazione del comunismo in Russia, allascesa al potere di Hitler e Mussolini e alla persecuzione degli Ebrei, ma anche al contesto nordamericano (ad esempio del morale delle truppe che partecipavano alla seconda guerra mondiale). Per rispondere a tale domanda gli psicologi sociali di dedicarono allo studio della leadership, della propaganda, del pregiudizio, della comunicazione, delle relazioni interetniche e dei conflitti di valore. Principali orientamenti teorici. Anche se la psicologia sociale come disciplina ha avuto una storia relativamente breve, stata caratterizzata da diversi orientamenti teorici e quello cognitivo stato lapproccio dominante. Il comportamentismo, ha dominato la psicologia americana durante la prima met dell900 e si sviluppato a partire dalle ricerche sullapprendimento negli animali. Questo orientamento focalizza la sua attenzione sui comportamenti manifesti e sul rapporto di essi con eventi ambientali. Da esso nascono diversi concetti: Pavlov ha mutato il concetto da comportamentismo a condizionamento classico e proposto quello di condizionamento operante. Egli aveva che la risposta di salivazione del cane, naturalmente prodotta dalla vista del cibo, pu essere indotta anche dalla presentazione di uno stimolo diverso, ad esempio il suono di un campanello che sia stato preventivamente associato, per un certo numero di volte al cibo precedendola: il cane a seguito di questo processo saliva, in modo del tutto involontario e automatico, anche al semplice suono del campanello. Una risposta vecchia, come la salivazione viene dunque attivata da uno stimolo nuovo come il suono del campanello, cosa che
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ovviamente rende meno rigido loperare delle risposte disponibili per dotazione naturale. Il condizionamento operante, studiato in particolare da Skinner, riguarda invece una diversa situazione nella quale viene creata una risposta nuova lesempio tipico quello del piccione in gabbia che riceve un chicco di grano (stimolo) tutte le volte che becca un punto preciso della gabbia (risposta): se lo stimolo valutato positivamente dallorganismo, la particolare risposta verr, con grande probabilit, ripetuta fino a consolidarsi, mentre le risposte diverse (beccare altri punti della gabbia) verranno progressivamente eliminate. Si dice in questo caso che il comportamento stato rinforzato positivamente, ovvero stato seguito da un premio. Viceversa, se il comportamento fosse seguito da una punizione, ad esempio una scossa elettrica (rinforzo negativo), il particolare comportamento tenderebbe a scomparire dal repertorio comportamentale dellanimale. Facendo riferimento alla psicologia sociale e trasferendo tali principi ad essa secondo i comportamentisti, (Homans, Watson, Skinner) il comportamento umano pu essere spiegato facendo riferimento ai premi e alle punizioni presenti nellambiente in cui lindividuo inserito senza ricorrere a concetti non direttamente osservabili (quali pensieri, coscienza, emozioni, ect). Questidea stata poi sviluppata attraverso la teoria dellapprendimento da un modello di Bandura, secondo cui lapprendimento di determinati comportamenti pu avvenire anche in assenza di rinforzi direttamente ricevuti dal soggetto semplicemente sulla base dellosservazione dei rinforzi che ricevono gli altri (anche quello di condotte aggressive che ricevono ricompense). I neocomportamentisti hanno modificato le posizioni originarie del comportamentismo radicale secondo cui il comportamento umano troppo complesso per potere essere spiegato in termini di associazioni stimolo-risposta e che anche concetti non direttamente osservabili (come pensieri ed emozioni): si passa ad ipotizzare lattivit mentale del soggetto almeno per consentire la spiegazione della relazione tra stimolorisposta: il nuovo modello quindi S (stimolo) O (organismo) R (riposta). Questa evoluzione ha in parte aperto la strada al cognitivismo; tra quelli che hanno fornito un contributo in tale direzione non va dimenticato Tolman: sosteneva che bisognava studiare unit di analisi molari, cio episodi di comportamento che costituiscono unit significative; la classificazione di tali episodi sarebbe possibile considerando il movente dellazione, lo scopo dellepisodio e la struttura di esso (i mezzi messi in atto per raggiungere tale scopo); tutto ci porterebbe alla formazione di una mappa cognitiva dei modi per raggiungere lo scopo che il motivo pone (il significato viene perso se si cerca di scomporre lepisodio come faceva il comportamentismo classico. Al comportamento riconducibile la teoria dello scambio che ritiene che le persone facciano calcoli razionali sul profitto che pu derivare dalle loro relazioni interpersonali, in strutture sociali preesistenti che condizionano il controllo delle risorse che sono distribuite in modo asimmetrico tra gli individui (riedizione moderna del principio di utilit e del calcolo edonistico) creandosi una reciproca dipendenza di aspettative. Gli scambi non sono del tutto volontari e liberi. Il merito di questo orientamento teorico quello di sottolineare che lambiente un fattore fondamentale nella condotta umana; il suo limite che non riconosce il carattere spesso intenzionale della condotta umana e la possibilit delluomo di controllare e supervisionare la condotta.
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La prospettiva cognitiva sviluppata in parallelo con il comportamentismo, divenuta dominante negli anni 60 focalizza la sua attenzione sul contributo attivo dellorganismo come: gli stati interni dellorganismo, infatti, selezionano gli stimoli ai quali si presta attenzione e di quelli che vengono ignorati e selezionano, inoltre, le risposte fornite. Questa prospettiva caratterizzata da 2 fasi, il cui passaggio, da una allaltra, segnato dal modello dellinferenza corrispondente che vuole descrivere il processo cognitivo utilizzato da un osservatore ingenuo per inferire gli stati interni di una persona sulla base del comportamento dalla persona stessa esibito. La prima fase caratterizzata da una serie di contributi teorici dinamici(processi caldi), che studiano le relazioni di coerenza ed equilibrio fra elementi del sistema cognitivo e i cambiamenti che tali relazioni inducono nel sistema stesso o linfluenza di bisogni e scopi personali sui processi cognitivi. Gli autori che fanno parte di questo primo periodo sono quelli influenzati dalla Gestalt (Koffha, Kohler, Wertheimer) presero questo nome in quanto cercavano di spiegare com possibile che le persone, poste di fronte ad una serie di stimoli separati (ad esempio 3 punti neri su un foglio), possano arrivare a vedere una configurazione dotata di un significato (il triangolo) anzich 3 punti neri. I gestaldisti sostengono che la percezione segue le leggi della buona forma e del buon andamento e le erosone tendono ad organizzare il campo percettivo in unit coerenti e complete. Questi principi furono estesi anche alla percezione interpersonale. E opportuno ricordare anche che lidea che luomo e i suoi processi cognitivi svolgono un ruolo attivo nella percezione della realt esterna unidea che risale al pensiero occidentale sia in ambito filosofico (Kant: senza la facolt dei sensi non ci sarebbe dato nessun oggetto e, senza la comprensione nessun oggetto sarebbe pensato) sia in ambito letterario (Shakespeare: non c niente che buono o cattivo, ma il pensiero che lo rende tale). Per Lewin ci che conta il modo in cui il soggetto percepisce la realt e il suo posto in essa (non la realt esterna come per i comportamentismi). La sua teoria ha come concetto fondamentale il campo psicologico (detto anche spazio di vita) di un individuo che linsieme di tutti i fattori psicologicamente presenti in un dato momento e in grado di influenzare la condotta dellindividuo stesso. Il campo si articola in 2 regioni principali: la persona e lambiente, differenziate al loro interno, e la sua struttura dipende dagli scopi e dai bisogni dellindividuo anche in presenza dello stesso ambiente esterno (es. un paesaggio fisico sar percepito diversamente da un soldato in trincea e da un turista). Il campo psicologico individuale analizza le forze che attraggono la persona stessa verso aree che rappresentano scopi o la respingono da aree che rappresentano cose che vuole evitare. Per Bruner la percezione e lattivit cognitiva in genere sono influenzate da fattori costrittivi interni, scopi, bisogni e paure (es: stima di grandezza di monete -> i bambini poveri vedevano le monete pi grandi. Questo perch la percezione di oggetti fisici fortemente influenzata dai bisogni e dagli scopi del soggetto che percepisce). La seconda fase inizia convenzionalmente nel 1965 e viene indicata con il termine di social cognition (cognizione o cognitivismo sociale). Rispetto alla prima fase presenta punti di discontinuit: 1) Abbandono di studi e fattori motivazionali: Percezione interpersonale o la spiegazione degli eventi e delle azioni altrui, che preiscrivono come la persona dovrebbe elaborare le
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informazioni piuttosto che descrivere come realmente la gente ragiona nella vita quotidiana 2) Prendono posto ai processi cognitivi caldi (motivazionali) i processi cognitivi freddi: Che descrivono come la gente ragiona nella vita quotidiana (il legame tra i processi cognitivi e comportamentali resta spesso ambiguo e scarsamente sostenuto da evidenza empirica. 3) Lo studio dei gruppi sociali e la loro influenza che esercitano sulle condotte individuali (ricerche precedenti: conflitto tra gruppi, studi di leadership, influenza dei gruppi di riferimento) viene abbandonato o ridotto lo studio di gruppi che esistono solo in quanto rappresentazioni mentali di individui singoli senza che si verifichi mai alcuna interazione faccia a faccia. Tutto ci avviene a causa dellinfluenza esercitata sulla psicologia sociale dagli sviluppi della psicologia cognitiva, che con lavvento del computer, vede luomo come elaboratore di informazioni logico-razionali: operazioni che si susseguono linearmente e possono essere presentati mediante un diagramma di flusso, cos come si fa per i programmi del calcolatore. Per fornire unevidenza empirica a sostegno di tutto ci, viene adottato uno schema di ricerca in cui le informazioni con determinate caratteristiche vengono presentate ai partecipanti (input) e si osservano le risposte che questi danno (output); se le risposte corrispondono a le previste sulla base del modello di processo cognitivo si inferisce che i partecipanti hanno effettivamente applicato il processo cognitivo ipotizzato (input output come connessione S R). Nonostante le numerose critiche a tale orientamento, quello cognitivo sociale e tuttora lorientamento teorico dominante, anche se nei contributi contemporanei sono sempre pi frequenti sia il riconoscimento nel ruolo dei fattori affettivi e motivazionali, sia quello dei fattori culturali e societari. Linterazionismo simbolico ha le sue basi nel pensiero di filosofi pragmatisti che sostengono che la verit di unidea dipende dalle conseguenze pratiche di essa: unidea vera se funziona. Per questo orientamento (paradosso) da un lato vero che solo gli individui agiscono, e quindi, la societ, la cultura, i gruppi, le istituzioni, dipendono dalle azioni individuali; dallaltro gli individui sono in grado di agire solo in quanto nascono in una societ che esiste prima di loro e dalla quale essi traggono strumenti necessari per la loro condotta: linguaggio, cultura, struttura sociale, gruppi. Questo paradosso allorigine della contrapposizione di 2 tesi opposte: Tesi del nominalismo sociale: per essa esistono solo gli individui e le azioni, e la societ solo il nome dato alla somma di tali azioni (tesi dominante in psicologia). Tesi del realismo sociale: Per essa lindividuo il ricettacolo passivo delle forze sociali, e le realt sociali si impongono agli individui i quali ne diventano meri strumenti. Mead il fondatore dellinterazionismo simbolico e fornisce una spiegazione della relazione tra individuo e societ che consente di superare la sterile contrapposizione tra nominalismo e realismo. Egli considerava inadeguate le spiegazioni della mente e della condotta prevalenti ai suoi tempi, in quanto riteneva che la condotta umana fosse troppo complessa ed organizzata per essere spiegata in base agli istinti e non riteneva possibile comprenderla senza tenere conto degli eventi mentali come sostenevano i comportamentisti. Egli riteneva che mente e corpo sono necessariamente connessi e la mente individuale ha origine dalla societ (teoria della mente). Tutto ci trae origine dal fatto che gli uomini sono dotati del linguaggio, capacit che li distingue dalle altre
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specie animali; la capacit di usare simboli significativi consente di assumere il ruolo dellaltro rendendo possibile comunicazione e cooperazione che a loro volta danno origine alla mente. La capacit di usare simboli e di comunicare attraverso questi con le altre persone alla base di una seconda caratteristica peculiare degli esseri umani e cio la coscienza di s: gli esseri umani sono capaci di osservare se stessi come oggetti e di agire nei confronti di se stessi cos come agiscono nei confronti degli altri. Secondo Mead per capire il comportamento umano necessario capire il ruolo svolto da S che non unentit tangibile o una struttura della mente ma piuttosto un processo. Mead ha usato i pronomi Io e me per indicare 2 fasi del processo attraverso il quale il S viene creato e ricreato. LIo indica lo stato nel quale lindividuo agisce in una determinata situazione e il me lo stato nel quale lindividuo immagina se stesso agire nella stessa situazione. Mead vede il S come il prodotto dellinterazione sociale e ne analizzalo sviluppo distinguendo in 2 fasi: Nella prima fase il bambino gioca assumendo ruoli diversi e impara cos a considerare se stesso e il proprio comportamento dal punto di vista di altri particolari; nella seconda fase il bambino pi grande partecipa a giochi organizzati con regole: questo tipo di giochi prepara il bambino a rispondere alle reazioni contemporanee ed intricate di molti altri. Per partecipare a tali giochi bisogna per assumere il ruolo dellaltro generalizzato, anticipando le reazioni di tutti gli altri partecipanti alla propria risposta. Nelladulto guardare alla propria condotta dal punto di vista dellaltro generalizzato vuol dire valutarla dal punto di vista della societ pi in generale. Il controllo sociale, quindi, un processo di auto-controllo. Gli interazionisti non negano il ruolo dei fattori personali e culturali ma danno maggiore importanza al fatto che la condotta prende forma mentre gli individui interagiscono. A tale proposito Giddens introduce il concetto di duplicit della struttura sociale, in quanto le strutture sociali sono da un lato costruite dallattivit umana, ma dallaltro allo stesso tempo sono il vero e proprio medium di tale costruzione (es. la lingua madre: esisteva prima della nostra nascita e noi abbiamo imparato a conoscere il significato convenzionale dei suoi vocaboli e le sue regole; tuttavia essa esiste perch noi continuiamo ad usarla riproducendo le sue regole. Tale riproduzione pu contenere degli errori e delle innovazioni o modificazioni. Le lingue quindi si riproducono, ma anche si modificano grazie alluso che di esse fanno le persone. Stesso processo si verifica per le istituzioni sociali quali scuola, famiglia, lesercito, le bande giovanili. Tutto ci avviene inconsapevolmente. Gli interazionisti ritengono che lunit di analisi non vada scomposta perch perde il suo significato e propongono di prendere in considerazione come unit di analisi latto, ovvero una frazione del flusso continuo della condotta umana, caratterizzata dal fatto di avere un punto dinizio ed un punto di fine sufficientemente definiti e di essere legata ad uno scopo identificabile. Esempio flusso di condotta -> da quando mi sono svegliata fino alle 10,00 gli atti sono: mi son lavata, ho fatto colazione, ho messo in ordine a casa, mi sono messa a studiare. Per gli interazionisti la condotta umana avviene allinterno di situazioni precise (non in base alla cultura di appartenenza), per questo secondo loro, lindividuo possiede una definizione della situazione, cio unidea della struttura della situazione (non un elenco rigido delle azioni che in essa si svolgono) che implica il riconoscimento del ruolo
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dei fattori soggettivi nella condotta. Ci si pu anche trovare in situazioni in cui questa definizione non condivisa, in questi casi la definizione il prodotto dellinterazione e i partecipanti negoziano la definizione della situazione. Linterazionismo simbolico rimane, nonostante le sue idee sono state accolte e rielaborate allinterno della psicologia sociale maggioritaria, un orientamento minoritario allinterno di tale disciplina. Letnometodologia studia i metodi con i quali le persone danno senso a ci che fanno nella vita quotidiana. Ed proprio questa attivit di creazione di senso che crea e mantiene lordine sociale (per questo studio della conversazione = occasione privilegiata di costruzione del significato). Letnometodologia presenta 2 concetti: a) Riflessivit: Termine preso dalla grammatica, un verbo riflessivo quando soggetto ed oggetto sono uguali (es. nella conversazione, ogni frase che un parlante dice allaltro rivolta anche a stesso). b) Indicalit: Termine preso dalla linguistica, enunciati che possono assumere significati diversive pronunciati da diverse persone e o in occasioni diverse. In questo approccio si riferisce al fatto che ogni condotta si colloca in un contesto costituito da altre azioni: ciascuna condotte d significato al contesto e trae significato da esso (es. il bambino della scuola materna sa che dire parolacce con gli amici ha un diverso significato dal dirle con la maestra o con i propri genitori. Anche nei rendiconti si dicono le cose che si ritengono utili nello spiegare la propria condotta). Secondo questi approcci la struttura della vita quotidiana non deve essere oggetto di riflessione perch lindividuo ha un atteggiamento naturale verso di essa, ma se si vuole rendere le persone consapevoli delle proprie attivit di produzione di significato bisogna disturbare tale atteggiamento con delle fratture: modificando lattivit comune in modo da violare le aspettative e il tentativo di normalizzare la situazione sono frustranti e problematici. Garfinkel nel suo esempio di introduzione di queste fratture: conversare con qualcuno chiedendo ostinatamente spiegazioni per ogni frase anche la pi ovvia. Porter a delle reazioni che mettono in evidenza alcune assunzioni implicite che sostengono le conversazioni quotidiane: chi parla si aspetta di essere capito e se ci non si verifica che parla non ritiene sia suo dovere chiarire continuamente le proprie affermazioni ma ritiene che sia lascoltatore a giustificarsi per la mancata comprensione. Nel secondo esperimento si chiedeva a degli studenti di comportarsi da estranei, per 15 60 minuti, a casa loro. -> Trasformazione ambiente familiare in ambiente privo di senso. Gli alunni si comportano da veri e propri estranei e notavano dei dettagli mai notati in situazioni normali: ci dimostra che il modo in cui guardiamo una situazione influenza ci che vediamo. Le famiglie che si arrabbiano reagiscono come se fosse stata violata una norma di gruppo. Lapproccio drammaturgico si basa sulluso di una metafora per arrivare alla comprensione del significato della vita sociale. E una vera e propria teoria innovativa della condotta sociale e Goffman lautore pi brillante e famoso. Lapproccio drammaturgico richiede di interpretare ogni evento sociale come una rappresentazione teatrale che si svolge su un palcoscenico e di fronte ad un pubblico, secondo un copione che prevede, pi o meno rigidamente parti differenti (ruoli) affidate ad attori diversi (De Grada 1999). Il significato di ogni evento sociale va ricercato nellinterazione, per cui lunit di analisi lepisodio (unit di analisi molare nella quale le interazioni dei partecipanti sono inquadrate in uno schema unitario costituito da uno scopo da perseguire o da una compito da svolgere).
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Gli episodi possono essere di 3 tipi: a) Episodi formali: Con regole rigide e precise da seguire e possono essere liturgici (cerimonie) o ludici (una partita di calcio; b) Episodi relativi ad attivit di routine: Le attivit sono regolate regole, ma non definito a priori il risultato al quale porteranno (manutenzione di una caldaia da riscaldamento); c) Intrattenimenti: Senza nessuna regola non sono predefinite n le attivit n il risultato (conversazione causale in un autobus o al bar). Nellapproccio drammaturgico si parla di area scenica: con scena visibile e non visibile degli spettatori; attori: recitano secondo il ruolo previsto dal copione, lasciano trasparire le loro caratteristiche personali ma si distaccano anche da esso; pubblico: persone che pu comprendere persone fisicamente presenti che partecipano allazione, ma anche osservatori casuali o, addirittura, persone non fisicamente presenti ma alle quali lazione simbolicamente diretta (gruppo di riferimento, altro generalizzato di Mead). Lapproccio discorsivo quello che si maggiormente affermato, innovativo per il suo carattere rivoluzionario ed apre una nuova tradizione di ricerca. Le sue innovazioni riguardano soprattutto la filosofia della coscienza, adottando la prospettiva del costruttivismo sociale nega lesistenza di una realt oggettiva, stabile e conosciuta dellindividuo (psicologia sociale cognivista = punto di riferimento negativo). I principali argomenti critici avanzati dallapproccio discorsivo riguardano la contestazione sulla scelta dellindividuo come unit di analisi (come nel cognitivismo) in quanto porta a considerare lattivit cognitiva dellindividuo come base della realt sociale, trascurando del tutto il contesto storico-culturale nellambito del quale lindividuo agisce. La psicologia sociale discorsiva, al contrario riconduce lattivit cognitiva alla natura sociale delluomo e della realt nella quale inserito. Il dialogo e la conversazione sono loggetto di studio privilegiato in questo approccio, in quanto essi rappresentano lattivit sociale osservabile nella vita quotidiana, anche quando la risposta dellaltro dialogante implicita o anticipata dal parlante stesso (come per gli interazionisti gli psicologi discorsivi utilizzano un approccio idiografico perch analizzano casi concreti di condotta discorsiva, considerati come eventi sociali e situati, con tutte le loro specificit). Lobiettivo principale di tale attivit di ricerca quello di falsificare le assunzioni del cognitivismo, sopratutto la tendenza di questultimo di considerare il contesto cui la persona inserita, focalizzando lattenzione sul modo in cui le cognizioni son prodotte, gestite orientate nellazione interpersonale, piuttosto che sul modo in cui esse funzionano in astratto. PROSPETTIVE TEORICHE ALTERNATIVE O COMPLEMENTARI? Gli orientamenti teorici propri della psicologia sociale si sono sviluppati in riferimento critico rispetto agli altri che li hanno preceduti (orientamento cognitivo -> comportamentismo; psicologia sociale discorsiva -> cognitivismo della social cognition). Gli orientamenti teorici della psicologia sociale sociologica si sono sviluppati in modo parallelo e del tutto indipendente rispetto alla psicologia sociale e costituiscono un insieme di approcci che condivide il riferimento allinterazionismo simbolico. Le prospettive minoritarie non sono alternative ed inconciliabili ma focalizzano la loro attenzione su aspetti diversi; non possibile valutare una teoria giusta/vera o sbagliata/falsa, ma esse possono essere combinate per avere un quadro completo della vita sociale delluomo.
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CAP 2 PROCESSI E STRATEGIE CON I QUALI DIAMO SENSO AL MONDO SOCIALE Gli psicologi sociali contemporanei ritengono che le persone si costruiscano una rappresentazione del mondo dotata di significato per evitare situazioni incerte ed avere una sensazione soggettiva di controllo. LUOMO COME PRODUTTORE ATTIVO DI CONOSCENZA SOCIALE: I contributi classici. La social cognition (conoscenza sociale) larea pi estesa della psicologia sociale il cui intenso sviluppo avvenuto alla fine degli anni 50, ed stata influenzata dalla psicologia cognitiva basata sulla metafora della mente come elaboratore di informazioni. Gli psicologi sociali si sono occupati fin dalle origini della disciplina, di come le persone si rappresentano e danno senso allambiente nel quale vivono (soprattutto quelli di orientamento gestaldista). Diversi autori hanno sottolineato il ruolo attivo e costruttivo della mente ponendo lattenzione sui processi percettivi non considerati come cognitivi. Esempio Bruner nella vita quotidiana: diciamo di aver visto una penna, un goal (immediatezza fenomenica); questi oggetti sono costruiti attribuendo, sulla base di schemi mentali (concetti), un significato alla configurazione di stimoli che raggiunge gli organi di senso. Esempio: Ad uno straniero con una cultura diversa dalla nostra questi termini occorre spiegarli dicendo anche ad esempio a cosa serve la penna. Per Bruner il processo percettivo inconscio ed automatico; secondo Asch e Ichheiser ci vuol dire che quelli che noi consideriamo fatti oggettivi sono in realt prodotti delle nostre manipolazioni interpretative delle quali non ci rendiamo conto. Naturalmente lattivit cognitiva di categorizzazione e interpretazione tanto pi inconsapevole quanto maggiore la coincidenza fra lo stimolo esterno e la categoria della quale il soggetto percipiente lo colloca. La percezione un processo costruttivo nel quale la mente si serve del materiale stimolo prodotto dai processi sensoriali, sia delle strutture cognitive che costituiscono la conoscenza pregressa (categorie, concetti); quindi qual lorigine sociale di categorie e schemi usati nel processo costruttivo di percezione? Questo tema viene affrontato dalautore classico della psicologia sociale, Sherif, nellesperimento delleffetto autocinetico, o della formazione di norme sociali. Per questo autore la percezione il risultato dellorganizzazione di fattori stimolo esterni ed interni che entrano in relazione in un dato momento e si influenzano a vicenda, forn un esempio particolarmente efficace di questo processo studiando la percezione di stimoli ambigui. Egli, inoltre, voleva dimostrare che i fattori interni possono avere un origine sociale e a tale scopo, decise di studiare la percezione di uno stimolo ambiguo da parte di soggetti che si trovano esposti ad esso in gruppo e dovevano dire ci che vedevano di fronte agli altri. Esperimento: Stimolo ambiguo: Punto luminoso allinterno di una stanza completamente buia. Prima fase -> Soggetto seduto, a distanza di 4 metri dal punto luminoso, veniva chiesto di quanti cm si spostava la luce che rimaneva ferma ma a causa di punti di riferimento causava lillusione ottica (effetto autocinetico). Il movimento variava da persona a persona, ma diventava stabile in ciascuna persona dopo un certo numero di prove. Seconda fase -> Successiva alla stabilizzazione della stima di movimento individuale, e realizzata alcuni giorni dopo la prima le persone venivano esposte al punto luminoso in gruppi di 3 e dovevano di nuovo valutare lentit dello spostamento percepito. Dopo un certo numero di prove i giudizi delle 3 persone tendevano a convergere verso una stima comune: emergeva una sorta di norma di gruppo.
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a. b. c. d.

Terza fase -> I soggetti dovevano di nuovo osservare individualmente il punto luminoso ed indicare lentit dello spostamento: le risposte individuali corrispondevano alla stima di gruppo e non alla stima individuale stabilitasi nella prima fase. Questo avviene perch il giudizio degli altri viene usato come fonte di ulteriore informazione in una situazione di stimoli sensoriali ambigui, e non dipende dalla tendenza a compiacere pubblicamente gli altri. Un altro importante contributo fu quello di Bartlett che studi i processi di memoria con procedure diverse da quelle classiche basate sulluso di stimoli privi di significato e parole senza senso, utilizzando metodi come la riproduzione ripetuta in cui ai soggetti veniva presentato un brano tratto da un racconto popolare di indiani nel nord America. Ciascun soggetto leggeva individualmente il brano 2 volte e lo riproduceva una prima volta dopo 15 minuti, mentre altre riproduzioni venivano raccolte in occasioni successive. Bartlett analizz i risultati in modo del tutto qualitativo, esaminando le trasformazioni che il brano subiva nelle diverse riproduzioni successive di ciascun soggetto ed estraendone le caratteristiche formali pi rilevanti. Le osservazioni rilevate da questi studi sono: Le riproduzioni accurate sono leccezione e non la regola; Le riproduzioni di uno stesso individuo hanno una struttura che persiste nel tempo; Nelle riproduzioni a lunga distanza sono presenti maggiori elaborazioni ed introduzioni di elementi estranei al brano originale; Il processo reale fortemente ed evidentemente costruttivo e c molto uso di inferenza; Tendono ad emergere dettagli che si adattano agli interessi preesistenti del soggetto; Nomi frasi ed eventi sono immediatamente modificati in modo da assumere le forme comuni nel contesto culturale al quale appartengono i partecipanti alla ricerca. Nelle riproduzione del brano oltre ad un processo di semplificazione e riduzione della lunghezza Bartlett riferisce che: I fantasmi potevano essere trasformati in una trib di indiani il cui nome era fantasmi; Tutti gli elementi sopranaturali venivano trascurati; I nomi propri venivano trasformati o dimenticati; In molti casi le ferite del giovane divenivano reali. Bartlett parla di uno sforzo per razionalizzare la storia per darle un significato. Il contributo di Bartlett importante perch ha evidenziato il carattere ricostruttivo della memoria ed ha fornito una prima indicazione relativa allorigine culturale degli schemi. IL CONTINUUM DELLO SFORZO COGNITIVO: 2 POLI O 2 VIE? Nel dibattito contemporaneo nel settore della conoscenza sociale si registra laffermazione dei cosiddetti modelli a due vie che sostengono che le persone nelle diverse situazioni nelle quali devono riconoscere e valutare oggetti sociali (es. formarsi unimpressione di un collega, scegliere cosa fare in un giorno di festa) possono applicare processi cognitivi di 2 tipi: Processi rapidi: che richiedono un ridotto sforzo cognitivo (vere e proprie scorciatoie cognitive); processi che richiedono uno sforzo elevato, caratterizzati da un esame accurato delle informazioni disponibili e da unattenta considerazione delle possibili interpretazioni alternative. Storicamente tale modello posticipa i modelli prescrittivi di processo cognitivo di tipo razionale (simili appunto ai programmi di un calcolatore) e anticipa la fase in cui i
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risultati delle indagini empiriche hanno evidenziato quanto siano frequenti errori e distorsioni. In altri termini, dalla metafora delluomo come conoscitore e scienziato (e statistico) ingenuo si e passati a quella delluomo come conoscitore avaro (cognitive miser), i modelli a 2 vie consentono di conciliare le 2 immagini sostenendo che luomo pu essere un buon esecutore di processi cognitivi razionali, ma non sempre nelle condizioni, sia interne che situazionali di applicarli. opportuno parlare di un continuum del quale i 2 tipi di processo rappresentano i 2 poli estremi e sul quale possono essere collocati i diversi episodi cognitivi. Ad un polo si collocano i processi dallalto verso il basso, processi che richiedono poco sforzo si verificano inconsapevolmente, si impongono schemi cognitivi preesistenti sullinformazione nuova; il processo parte dalle strutture cognitive del soggetto (alto, teoria) che danno senso agli elementi informativi e agli oggetti percepiti (basso, dati); allaltro polo ci sono i processi dal basso verso lalto, processi che richiedono notevoli sforzi per riflettere sullinformazione-stimolo e valutarla accuratamente; questi processi sono guidati dai dati in quanto lattivit cognitiva parte dallesame dellinformazione nuova (basso, dati) per arrivare a produrre una nuova struttura cognitiva (alto, teoria). Esempio modello azione: scelta di un film al cinema. Dallalto verso il basso: il film viene scelto in base al manifesto pubblicitario; Dal basso verso lalto: il film viene scelto in base ai nomi degli attori o regista o per informazioni ricevute da amici o recensioni. Nella vita quotidiana i diversi episodi cognitivi possono essere pi vicini ad un polo o ad un altro e ci dipende sia da fattori personali stabili (stile cognitivo) o temporanei (motivazione), sia da fattori situazionali (limiti di tempo, disturbi ambientali). I 2 poli hanno le stesse probabilit di riuscita. I processi a sforzo ridotto sono i pi utilizzati, anche perch sono assolutamente indispensabili per la realizzazione della normale condotta umana. Sono questi infatti i processi a cui dedica pi tempo la psicologia sociale (se non fossimo capaci di funzionare cognitivamente in modo veloce non potremmo agire). Lidea generale quella delluomo come pensatore flessibile, capace di adottare una gamma di strategie cognitive e in grado di operare sia in modo automatico che consapevole: di volta in volta il livello di impegno cognitivo e di consapevolezza, nonch la specifica strategia utilizzata dipendono dagli scopi e dalle condizioni affettive della persone in interazione con la situazione materiale e sociale nella quale essa si trova. CONCETTI, CATEGORIE E SCHEMI. Le rappresentazioni del mondo delle persone vengono costruite in base ai concetti, rappresentazioni mentali di una classe di elementi che si ritiene si associno grazie ad una similarit parziale e che include ci che sappiamo sulla classe (o categoria) e dei suoi membri. Es. il concetto di professore pu contenere una definizione generale, attributi che si ritengono tipici (persona con elevata cultura, con laurea) ed anche alcuni esempi di particolari professori che ciascuno di noi ha incontrato. I concetti sono sempre in parte rappresentazioni soggettive il cui grado di soggettivit dipende dal tipo di concetti presi in considerazione (oggetti materiali, categorie di persone o situazioni sociali). Persone diverse o la stessa persona in momenti diversi possono utilizzare concetti diversi per rappresentarsi la medesima realt esterna. il nostro concetto del mondo, applicate secondo gli scopi del momento a farci scegliere concetti e categorie che ci sembrano pi significativi per rappresentare un certo insieme di stimoli sensoriali (es. aula di psicologia durante una lezione possibile parlare di studenti e docente,
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persone attente o distratte, studenti giovani o anziani ect.). gli psicologi usano termini diversi per riferirsi ai concetti. Alcuni hanno un significato generale, applicabile a tutti i tipi di concetti, come rappresentazioni mentali, strutture di conoscenza e schemi. Tra gli psicologi sociali il termine pi comunemente usato quello di schema. FUNZIONI SVOLTE DAGLI SCHEMI Gli schemi sono indispensabili per dare un senso allenorme quantit di stimoli ed informazioni nella quale siamo continuamente immersi. Rendono possibili o facilitano diversi processi quali: Classificazione: La percezione stessa di un oggetto, una persona o un comportamento consiste proprio nel vedere un insieme di stimoli sensoriali come un esemplare di una determinata categoria. Ad esempio noi non vediamo un oggetto di forma sferica, con la superficie irregolare e di colore arancione, noi vediamo unarancia , indipendentemente dalle dimensioni, dallintensit del colore e da altre caratteristiche che possono differenziare i singoli elementi della categoria. La classificazione solitamente automatica, estremamente utile in quanto ci consente di trattare oggetti in parte diversi allo stesso modo (puliamo tutte le arance allo stesso modo) e ci permette di usare la conoscenza generale sulla categoria per dare un senso ai singoli esemplari (sappiamo che le arance sono succose e possono essere spremute). Andare oltre linformazione data: Dopo aver classificato la nostra arancia come sferica possiamo pensare che essa sia succosa, dolce, abbia la polpa gialla o rossa, pur senza aprirla o assaggiarla. Guidare lattenzione e linterpretazione: Il modo in cui classifichiamo un evento dirige la nostra attenzione sullinformazione rilevante per quella categoria di eventi. Es. linformazione rilevante sarebbe differente in caso di riunione di lavoro nella quale presente un dirigente ed alcuni suoi collaboratori o di una riunione di amici. Si tratta di una funzione che rende molto pi veloce ed efficiente la nostra attivit cognitiva. Comunicazione: E resa possibile dalla condivisione di concetti e schemi in una stessa cultura. Noi possiamo descrivere ci che abbiamo visto usando categorie di persone (es. madre, adulto, vigile..) e di azioni (es. camminare, mangiare, leggere), senza dover descrivere in dettaglio ci che abbiamo visto e molto spesso utilizzando concetti astratti che si riferiscono ad oggetti sociali astratti come giustizia, amicizia, amore. Gli schemi influenzano i processi di memoria sia nel momento dellarchiviazione che in quello del recupero materiale. Le aspettative legate agli schemi tendono a dirigere lattenzione pi sugli elementi congruenti o incongruenti con le aspettative stesse che sugli elementi neutri rispetto a tali aspettative. Es. se andiamo in un ristorante cinese con laspettativa dei cibi croccanti se quelli lo sono veramente vengono memorizzati come memorizzati come elementi congruenti, se non lo sono come incongruenti. Memorizziamo pi aspettative con elementi congruenti o incongruenti? a) Incongruenti: se si in grado di utilizzare processi cognitivi accurati ed impegnativi; b) Congruenti: Quando lutilizzo di tali processi non possibile. Gli schemi influenzano anche il recupero delle informazioni memorizzate creando delle aspettative, il modo in cui interpretiamo linformazione recuperata dalla memoria, che ci fanno ricordare cose che non abbiamo mai realmente osservato. Es una coppia si lascia per il tradimento di uno dei due: vengono reinterpretati i ritardi, i regali ect. Es. di fatti non visti: incidente di auto in tv, possiamo ipotizzare la velocit.

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Gli schemi producono falsi ricordi: gli schemi attivati in modo inconsapevole al momento della rievocazione possono portare alla costruzione di memorie e testimonianze che non si limitano a distorcere gli eventi, ma in alcuni casi li creano. Arrivati a questo punto possiamo di re che schemi sono gi elementi costruttivi di base del nostro pensiero. ATTIVAZIONE DEGLI SCHEMI Lattivazione di uno schema determinato da: Cominciamo con il dire che lattivazione di uno schema determinato in modo congiunto da aspetti dello stimolo, aspetti del contesto nel quale esso viene osservato e dalle caratteristiche dellosservatore. Aspetti dello stimolo: il loro ruolo ovvio, scontato, poco studiato e pone una limitazione alla gamma dei concetti o schemi applicabili. Es.: nella nostra cultura una persona con la gonna esclude o rende poco probabile luso del concetto di uomo. Gli aspetti del contesto e della persona sono gli aspetti pi studiati e pi rilevanti in quanto gli aspetti dello stimolo sono ambigui e contradditori. Il contesto che prende sia linsieme degli elementi contemporaneamente presenti in un dato momento sia ci che la persona ha pensato o percepito prima di trovarsi di fronte a quello specifico stimolo. Gli elementi presenti nel contesto nel quale viene osservato un dato stimolo possono influenzare la salienza delle diverse caratteristiche di esso. Ad es. una persona con un largo cappello rosso in mezzo a persone con cappelli ampi e variopinti rende il contesto meno saliente di quanto non lo possa rendere una persona con lo stesso cappello in mezzo ad un gruppo di persone tutte senza cappello. La diversa salienza delle diverse caratteristiche personali influenza sia il modo in cui percepiamo gli altri sia quello in cui descriviamo noi stessi. Es. in una classe dove i maschi sono in minoranza rispetto alle femmine, i maschi avranno maggiormente la possibilit di descriversi come maschi rispetto alle classi dove sono in maggioranza. Le attivit che una persona ha svolto prima di osservare un dato stimolo possono rendere pi accessibili particolari concetti o schemi che influenzano losservazione. Si usa il termine intraducibile di priming per indicare il fatto che una determinata esperienza fa venire in mente, rende appunto accessibile, un concetto. Questo fenomeno stato spesso utilizzato nellambito di indagini sperimentali. Persone nelle quali sono stati resi accessibili, mediante priming sperimentale, concetti come quello di persona aggressiva (facendo leggere tali termini) dovendo successivamente valutare una scena nella quale sono presenti comportamenti ambiguamente aggressivi, indicano tali comportamenti pi aggressivi rispetto a quanto fanno persone non esposte al trattamento di priming, per le quali il concetto di aggressivit non divenuto pi accessibile. Le caratteristiche dellosservatore influenzano laccessibilit degli schemi. Questultima pu essere cronica o situazionale. Per accessibilit cronica sintende che per una certa persona certi schemi possono essere pi accessibili rispetto ad altri; cio che le persone mostrano uno stile abbastanza costante nel valutare altre persone o situazioni. Le caratteristiche che utilizziamo per la descrizione di noi stessi sono cronicamente accessibili o influenzano la nostra valutazione sugli altri. Gli scopi influenzano laccessibilit degli schemi nel senso che se ci troviamo in una cucina che non conosciamo ed abbiamo fame, abbiamo elevata accessibilit del concettoun luogo dove si mangia cosa che non succederebbe ore pi tardi in cui potremmo avere accessibilit a concetti come bellezze architettoniche o prodotti tipici.
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STRUTTURA DEGLI SCHEMI E LORO RELAZIONI. Come i concetti siano organizzati nella nostra mente un problema che non ha ancora trovato una soluzione definitiva. Le principali teorie relative alla struttura di concetti e schemi cognitivi sono: Il punto di vista classico (originariamente proposto in ambito filosofico) sostiene che i concetti sono definiti da un insieme di attributi necessari e sufficienti. Es. la nostra rappresentazione mentale del concetto di professore dovrebbe contenere gli attributi necessari e sufficienti per definire un professore. Questo punto di vista risale ad Aristotele per questo fonte di molte critiche soprattutto per il fatto che per molte categorie risulta sufficiente definire gli attributi necessari e sufficienti. Concetto di gioco (game) (Wittgenstein): I concetti sono organizzati intorno ad attributi tipici che non li definiscono in modo rigido. Quanti pi sono gli elementi tipici posseduti tanto maggiore la probabilit che lelemento appartenga a quella categoria. Queste categorie cos hanno confini confusi (fuzzy). Es dal DSM IV, una diagnosi di nevrosi depressiva pu essere formulata se una persona: a) sperimenta uno stato danimo depresso per la maggior parte nellarco di 2 anni; b) presenta almeno 2 di una lista di sintomi (es. insonnia, mancanza dappetito, sensazione di affaticamento, bassa autostima ogni giorno per almeno 2 settimane).In base a tale definizione possono essere classificate nella categoria dei soggetti affetti da nevrosi depressiva 2 persone con sintomi, almeno in parte, diversi. Si dice a questo proposito che gli elementi di una categoria condividono una somiglianza di famiglia piuttosto che possedere gli stessi attributi definitori. Anche questa teoria risulta inadeguata perch per categorizzare occorre che le persone conoscano bene gli attributi tipici e le loro relazioni. Visione dei concetti basati sulla teoria: Ricerche recenti nel campo della psicologia cognitiva e della psicologia dello sviluppo hanno suggerito che molti concetti contengono elementi di conoscenza circa le relazioni causali e che questa conoscenza ha un ruolo nei processi di categorizzazione. La relazione tra un concetto ed un esempio di esso analoga a quella a quella fra teoria e dati. Nello studio delle relazioni fra concetti le teorie pi recenti sono quelle che ipotizzano lesistenza di reti associative rappresentate come frammenti di una vera rete: i nodi sono concetti, i fili sono i legami tra essi; la distanza tra 2 concetti minima se essi sono collegati direttamente e aumenta quando essi sono collegati solo attraverso altri concetti (quanto pi numerosi sono i concetti intermedi, tanto maggiore la distanza). Il concetto di aggressivit produrrebbe unattivazione di concetti connessi (violenza, uomini, armi, immigrati extracomunitari) che diventerebbero cos pi accessibili. Secondo alcuni autori i concetti interconnessi potrebbero anche esercitare uninfluenza di tipo inibitorio oltre che di attivazione. INCONVENIENTI CHE POSSONO DERIVARE DALLUSO DEGLI SCHEMI. Gli schemi sono uno strumento indispensabile per consentire lattivit cognitiva rapida e relativamente senza sforzo. Questa specifica modalit di funzionamento cognitivo, a sua volta, indispensabile per consentire lattivit alluomo, da un lato, di far fronte ad una quantit di informazioni potenzialmente enorme, e dallaltro, di agire. In alcuni casi questa modalit cognitiva basata sugli schemi pu portare alla formulazione di opinioni convinzioni, giudizi di altre persone, ricostruzione di eventi che sono fortemente inadeguate, e quindi potenzialmente dannose.
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Nella perseveranza degli schemi lattaccamento delle persone ai propri schemi mentali, tende a considerare questi schemi validi anche di fronte ad informazioni che li contraddicono, e cercano comunque di forzare gli stimoli percettivi nuovi in modo da adattarli a categorie preesistenti. Ne un esempio lesperimento di Bruner e Postman sulle carte anomale. Un mazzo di carte viene presentato per brevi periodi di tempo e si chiede ai soggetti di identificare una serie di carte da gioco. Alcune di queste carte presentano alcune anomalie come ad es. il 6 di picche era rosso ed il 4 di cuori era nero. Dopo la presentazione di ogni carta i soggetti dovevano dire che carta avevano visto. Venivano fatte pi presentazioni e dopo ogni presentazione il tempo di esposizione veniva aumentato. La prova terminava quando il soggetto identificava correttamente le carte in 2 presentazioni successive. I soggetti riuscivano ad identificare le carte anche durante esposizioni molto brevi e bastava un leggero aumento del tempo di esposizione per portare i soggetti al riconoscimento di tutte le carte. Le carte normali venivano di solito identificate correttamente, ma ci interessante il fatto che anche le carte anormali venivano riconosciute come normali, senza alcuna incertezza o perplessit. Il 4 di cuori nero veniva identificato come 4 di cuori e il 4 di picche rosso veniva identificato come 4 di picche questo dimostrare la perseveranza degli schemi preesistenti, senza che i soggetti si accorgessero minimamente del fatto che la carta non corrispondeva adeguatamente a nessuna delle 2 categorie. Solo ad una esposizione pi lunga i soggetti si rendevano conto che cera unanomalia nella carta: gli schemi influenzavano la percezione stessa. Era necessario aumentare notevolmente i tempio di esposizione per produrre nei soggetti uno stato di confusione che li portava a riconoscere in modo quasi improvviso lanomalia della carta. A tal proposito Kuhn disse che luomo comune (come anche il ricercatore) si rassegna a cambiare i propri schemi solo dopo una prolungata esposizione ad una realt esterna che non si adatta ad essi. Trasponendo questo fenomeno in una visione storica dei processi di conoscenza possiamo dire che le persone adottano verso gli schemi gli stessi meccanismi difensivi che Kuhn ha brillantemente illustrato con riferimento ai paradigmi dominanti. Secondo Kuhn, nei settori scientifici pi sviluppati in un certo periodo storico, tutta lattivit di ricerca empirica condotta nellambito di uno schema teorico dominante, un paradigma appunto che non viene messo in discussione. Lattivit scientifica che Kuhn chiama normale si presenta come un tentativo di forzare la natura entro le caselle prefabbricate e relativamente rigide fornite dal paradigma. utile ricordare che gli schemi hanno caratteristiche personali e soggettive. Il ragazzo pu rappresentarsi la scuola come un luogo dove adulti noiosi e severi spiegano cose difficili ma utili; un altro ragazzo pu rappresentarsela come un luogo dove sincontrano molti ragazzi della propria et anche se c sempre ladulto noioso che interroga e d voti. Questi 2 tipi di schemi influenzeranno le cose che destano pi attenzione (i vestiti dei compagni, le loro azioni, le spiegazioni del professore, ect), le cose che raccontano quando rientrano a casa e le cose che fanno quando sono a scuola. La profezia autoverificantesi un fenomeno dovuto allinfluenza che gli schemi esercitano sulla condotta. Esempi comuni di questo fenomeno possono essere il camminare su una strada ghiacciata e temere di cadere, camminando in modo contrario e rigido finendo veramente per scivolare, oppure quando affrontiamo un colloquio o un esame in preda allansia di sbagliare ed effettivamente finiamo per non ricordare un argomento sul quale eravamo veramente preparati.
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Rosenthal e Jacobson (1968) attraverso una ricerca hanno dimostrato che le aspettative che le persone hanno, possono dare forma alla realt. Questa ricerca fu stimolata dal fatto che la preoccupazione di quegli anni piuttosto diffusa era che gli insegnanti scolastici adottassero comportamenti differenziati nei confronti di alunni di gruppi etnici diversi. Per studiare ci somministrarono un test di intelligenza in una scuola elementare di San Francisco. In realt i punteggi vennero dati a caso ed indipendentemente dal punteggio ottenuto dagli alunni pi intelligenti. Gli insegnanti di formarono degli schemi nei confronti degli alunni risultati molto pi intelligenti degli altri dando loro in seguito al test compiti pi difficili rispetto agli altri alunni. Dopo 8 mesi il test fu ripetuto e i ragazzi indicati come i pi promettenti ebbero un incremento rispetto a quelli del gruppo di controllo. Le aspettative indotte degli insegnati avevano ottenuto degli effetti nella direzione attesa. Emerse inoltre che questo incremento era dovuto anche al fatto che gli insegnanti davano maggiore attenzione agli alunni promettenti. La profezia autovericantesi una strategia di verifica positiva la nostra tendenza a cercare di confermare la validit dei nostri schemi. Quando ci troviamo davanti ad una situazione o persona nuova vengono attivati degli schemi (es. situazione piacevole, che d ansia o paura, persona ricca, persona antipatica), molte volte anche grazie a scarne informazioni che ci vengono date da altri. Numerosi studi hanno confermato che noi tendiamo a cercare solo linformazione che serve a confermare gli schemi attivati. Cos se ci aspettiamo che la persona che dobbiamo incontrare sia antipatica, quando ci troveremo davanti a lei presteremo particolare attenzione a tutti i gesti che suscitano antipatia e presteremo poca attenzione ai suoi sorrisi o gesti positivi. Un altro fenomeno che pu essere prodotto dalla nostra tendenza ad usare una strategia di verifica positiva quello della correlazione illusoria. Loren e Jean Chapman (1969) studiarono questo fenomeno negli psicologi clinici attraverso il test del Rorschach, che consiste in una serie di tavole con macchie dinchiostro che vengono mostrate ad una persona che deve dire che cosa vede nelle macchie. Le risposte vengono poi sottoposte ad una codifica accurata sulla base della quale si fanno inferenze sulla personalit. Lassunzione di base che le persone con particolari caratteristiche di personalit tendano a vedere nelle macchie determinate figure ed oggetti. Chapman e Chapman hanno concentrato la loro attenzione sulla supposta relazione tra determinate risposte e lomosessualit. In letterature sono documentate solo 2 correlazioni: soggetti omosessuali vedono pi spesso degli eterosessuali, in una determinata tavola, figure mostruose e figure ambigue per met umane e per met animali. Tuttavia, sia soggetti ingenui che psicologi clinici professionisti credono nellesistenza di diverse correlazioni che appaiono intuitivamente convincenti, come una maggior frequenza di risposte che indicano abiti femminili, o figure umane di genere incerto. I 2 autori volevano vedere se delle persone, alle quali viene presentato un insieme di dati che non indica alcuna correlazione, tendano a vedere questo tipo di relazioni intuitivamente convincenti fra omosessualit e risposte al Rorschach. In alcuni casi le risposte corrispondevano effettivamente correlate con lomosessualit, in altri a quelle erroneamente associate allomosessualit e in altri ancora erano risposte di tipo neutro. Le descrizioni dei soggetti che avevano fornito le risposte al Rorschach in alcuni casi indicavano lorientamento sessuale della persona, mentre in alcuni altri non facevano alcun riferimento allorientamento sessuale. Ricerche di questo tipo ci mostrano drammaticamente che molto di ci che noi impariamo dallesperienza pu
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riflettere le nostre precedenti teorie sulla realt piuttosto che la reale natura della realt. Gli psicologi sociali discorsivi ritengono che il ruolo attivo e costruttivo non vada attribuito alla persona considerata come entit autonoma, ma agli individui in rapporto. Edwards e Potter portano lattenzione sulle pratiche discorsive mediante le quali vengono fornite supposte descrizioni oggettive dei fatti e argomentano, in modo efficace, che tali descrizioni sono negoziate fra i partecipanti alla conversazione, ciascuno dei quali presenta una versione dei fatti che serve a sostenere le proprie tesi e a favorire il raggiungimento dei propri scopi. LE EURISTICHE SCORCIATOIE COGNITIVE PER RISPARMIARE TEMPO E SFORZO. I problemi conoscitivi della vita quotidiana richiederebbero luso del ragionamento probabilistico. Se ho conosciuto uno studente di ingegneria piuttosto noioso, devo ritenere che tutti gli studenti di ingegneria siano piuttosto noiosi? Se un amico mi ha detto che le lezioni di psicobiologia siano interessanti devono per forza esserlo anche per me? Le ricerche condotte sul modo in cui le persone rispondono a questo tipo di quesiti indicano chiaramente che in molti casi non vengono usate le leggi probabilistiche ma strategie cognitive pi economiche. Secondo Simon (1957) il quale per primo ha sostenuto che le persone operano in termini di razionalit limitata (bounded rationality), in quanto non cercano la soluzione originale per un problema ma si accontentano di soluzioni abbastanza buone per i loro scopi. Successivamente Kahneman e Tversky hanno introdotto il termine euristiche per indicare queste strategie cognitive di tipo abbreviato ed hanno illustrato le principali euristiche che la gente comune usa al posto delle strategie basate sulle leggi della probabilit. Leuristica della rappresentativit: classificare sulla base della somiglianza col caso tipico. una strategia che viene messa in atto per rispondere a domande basandoci su quanto levento o il caso siano simili alla categoria. Ad es. gli insuccessi sentimentali di Andrea riflettono un periodo di sfortuna o indicano che egli ha problemi di personalit? Lo studente che appena venuto a chiedere la tesi sar uno studente che scrive bene in italiano? Rispondere alla prima domanda equivale in questo caso a valutare la probabilit che un evento (gli insuccessi personali) sia stato causato da un certo processo (influenza dei problemi di personalit di Andrea) e nel secondo caso a valutare a probabilit che un caso (lo studente che ha chiesto la tesi) appartenga ad una certa categoria (studenti che scrivono bene in italiano). Per decidere se gli insuccessi sentimentali di Andrea derivano dai suoi problemi di personalit, quindi, noi ci limiteremo a valutare quanto ci sappiamo delle sue vicende sentimentali ci appare simile a relazioni interpersonali tipiche di persone con disturbi di personalit. Questa euristica, detta della rappresentativit pu portare a giudizi errati perch ignora informazioni utili per formulare giudizi probabilistici corretti. Gli esempi pi noti di utilizzazione delleuristica della rappresentativit sono quelli forniti dalle ricerche che hanno evidenziato la tendenza delle persone ad ignorare le informazioni sui tassi base di frequenza, ovvero a non tenere conto delle probabilit a priori di ottenere un certo risultato. Alla domanda relativa agli insuccessi sentimentali di Andrea potremmo dire che gli insuccessi sentimentali solo nel 5% dei casi sono dovuti a disturbi di personalit. Se noi utilizzassimo questa informazione relativa alla ridotta frequenza di insuccessi sentimentali, ci sentiremo molto pi sicuri nel respingere la spiegazione in termini di personalit, in quanto la probabilit di questo tipo di causa molto bassa. Le ricerche condotte sui giudizi simili indicano che molto spesso noi non teniamo conto dei tassi
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base di frequenza. Kahneman eTversky (1973) hanno realizzato una ricerca nella quale venivano manipolate le informazioni sui tassi base di frequenza e si esaminava limpatto di tali informazioni sui giudizi espressi. Ai soggetti che partecipavano alla ricerca veniva detto che un gruppo di psicologi aveva intervistato un gruppo di 100 professionisti di successo e avevano compilato una schematica descrizione di ciascuno di essi. Per manipolare le informazioni sul tasso base a met dei soggetti veniva detto che nel gruppo erano presenti 70 ingegneri e 30 avvocati e allaltra met che nel gruppo cerano 30 ingegneri e 70 avvocati. Ai partecipanti venivano quindi presentate alcune brevi descrizioni dei professionisti e veniva detto loro che erano state estratte a caso dal gruppo di 100: i soggetti dovevano quindi indicare quale era la probabilit che ciascuna delle persone descritte fosse un ingegnere. I giudizi espressi dai partecipanti ai quali veniva detto che nella popolazione cerano 70 ingegneri e 30 avvocati non erano significativamente diversi da quelli espressi dai partecipanti con 70 avvocati e 30 ingegneri. Per rispondere alla domanda usando un ragionamento probabilistico, secondo il teorema di Bayes, sarebbe necessario tenere conto: a) della probabilit di trovare una persona che corrisponde alla descrizione stimolo tra gli ingegneri e della probabilit di trovarla tra gli avvocati; b) della frequenza di ingegneri ed avvocati nella popolazione (tasso base della frequenza). Le persone tengono conto del tasso base quando esso ha un significato ha un significato causale. Es. la percentuale di promossi o bocciati in un certo esame indica il grado di difficolt/di facilit dellesame. Si tratta di uninformazione dalla quale pu dipendere la stima della probabilit che uno studente ha di superare lesame. LEURISTICA DELLA DISPONIBILITA: Se mi viene in mente facilmente, vuol dire che frequente Leuristica della disponibilit quella che utilizziamo quando dobbiamo rispondere a domande del tipo: Qual la frequenza di attacchi di cuore fra le donne di circa 50 anni? Con quale frequenza mia figlia si comporta in modo aggressivo? Con quale frequenza si verificano incidenti di autobus in occasione di gite scolastiche? Tversky e Kahneman (1974) hanno suggerito che in queste occasioni noi cerchiamo di ricordare esempi del tipo di episodi dei quali dobbiamo valutare la frequenza: se gli esempi ci vengono in mente con facilit, concludiamo che la frequenza di quel tipo di eventi elevata, giudichiamo la frequenza sulla base della facilit di immaginare esempi, ovvero sulla disponibilit di essi. In molti casi si tratta di una strategia cognitiva utile ed adeguata in quanto di solito pi facile ricordare esempi di eventi che si verificano con frequenza. Tuttavia, in alcuni casi, la facilit con la quel un certo tipo di eventi ci vengono in mente non dipende dalla loro effettiva frequenza, ma da altri fattori (una ragazza di 25 anni, sia per le poche conoscenze che per le poche attenzioni rivolte alle cinquantenni portata a pensare che gli infarti sono rari nelle cinquantenni. In altri casi la facilit con la quale riusciamo ad immaginare esempi di un certo tipo di eventi influenzata dallazione dei mass-media; gli eventi che ricevono maggiore attenzione dai mass-media sono considerati pi frequenti. questo il caso degli incidenti aerei o anche degli incidenti di autobus in occasione di ite scolastiche. Gerdner ha compiuto una ricerca ha chiesto ad un campione di cittadini americani di stimare crimini violenti commessi in un anno negli Stati Uniti dividendoli in 2 gruppi: in un primo gruppo vi erano quelli che guardano per molte ore la tv e guardano fiction con
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molti episodi di violenza ed un secondo gruppo che aveva una bassa esposizione a tali programmi. I primi naturalmente sovrastimavano la reale frequenza di crimini violenti. Schwartz (1991) fece la sua ricerca per verificare se leuristica viene utilizzata per esprimere valutazioni sulle proprie caratteristiche personali e questa ricerca forn una sorprendente risposta affermativa. I partecipanti dovevano ricordare e scrivere episodi della loro vita passata nei quali si erano comportati in modo assertivo. Vennero divisi in 2 gruppi. Al primo gruppo veniva chiesto di ricordare 6 episodi, mentre al secondo 12; a tutti veniva poi chiesto di indicare su una scala a 7 punti quanto erano stati assertivi. Quelli del primo gruppo si ritenevano molto assertivi in quanto ricordavano con facilit gli episodi. Quelli del secondo poco assertivi perch non ricordavano facilmente 12 episodi. Questo risultato era stato gi previsto dal ricercatore nella sua divisione dei gruppi. LEURISTICA DELLANCORAGGIO E DELLAGGIUSTAMENTO: rimanere troppo vicini ad un punto di partenza arbitrario. Quando si tratta un argomento o una discussione la prima affermazione che viene fatta influenza notevolmente i giudizi successivi che non si spostano tanto da essa ancor di pi se tale giudizio espresso da una persona competente ed informata. Tuttavia in alcuni casi, la prima valutazione pu essere espressa da una persona che non ha alcuna informazione e tira semplicemente ad indovinar: rimanere troppo vicini al punto di ancoraggio in questi casi pu essere un grave errore. Le indagini condotte su questo tipo di strategia cognitiva hanno evidenziato, purtroppo che a volte noi ancoriamo i nostri giudizi a punti di partenza del tutto arbitrari che possono anche non avere alcuna relazione con largomento sul quale stiamo ragionando. Ricerca di Wilson: ha chiesto a degli studenti di partecipare a 2 studi apparentemente indipendenti. Nel primo che si diceva riguardasse la scrittura a mano, gli studenti dovevano trascrivere diverse parole e numeri, mentre nel secondo dovevano stimare la frequenza di una serie di possibili rischi per la salute ed, in particolare, indicare quanti degli attuali studenti della loro universit si sarebbero ammalati di cancro nei successivi 40 anni. I due studi erano in realt due fasi di ununica ricerca e nella prima fase met dei soggetti scriveva parole tipo sof, mentre laltra copiava numeri molto vicini alla cifra di 4-500. Le stime fornite nella seconda fase dai 2 gruppi di soggetti risultarono molto diverse: quelli che avevano copiato numeri prevedevano, in media, che ci sarebbero stati 3 145 casi di cancro, mentre quelli che avevano copiato parole prevedevano che ce ne sarebbero stati 1645. La strategia dellancoraggio e aggiustamento opera spesso anche nella percezione interpersonale. Un esempio di ricerca classico quello in cui si deve valutare latteggiamento di una persona che ha scritto un testo a favore o contro un determinato argomento sapendo che lo ha fatto su esplicita richiesta del ricercatore. Ad esempio si fa leggere un testo pro Castro scritto sotto pressione esterna e si chiede di valutare il vero atteggiamento di chi lo ha scritto. I risultati di ricerche che adottano questo paradigma mostrano con regolarit che allautore viene attribuito un atteggiamento vicino a quello espresso nel brano. In altre parole il brano opera come punto di ancoraggio e poi, sapendo che lautore stato spinto a scriverlo, si opera un aggiustamento attribuendo allautore un atteggiamento che va nella direzione del brano, ma di intensit minore. LEURISTICA DELLA SIMULAZIONE: Immaginare cosa sarebbe potuto accadere.
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Molti eventi ci spingono ad immaginare risultati diversi da quelli realmente verificatisi mettendo in atto cos un ragionamento controfatuale; ad esempio se mentre ci stiamo recando alla fermata dellautobus, lo vediamo passare senza riuscire a raggiungerlo molto probabile che ci vengano pensieri del tipo: se non mi fossi fermato a parlare con il collega se avessi usato lascensore ecc.. Anche Kaheman e Tversky (1982) hanno chiamato questo modo di ragionare euristica della simulazione e hanno utilizzato casi molto simili allesempio succitato. Due signori devono partire dallo stesso aeroporto il loro taxi rimane imbottigliato nel traffico e arrivano con 30 minuti di ritardo rispetto alla partenza dei loro voli. Un volo partito puntuale laltro 5 minuti prima che uno dei 2 signori arrivasse. Che dei 2 sar p contrariato? Usando il ragionamento controfatuale sar pi contrariato il signore che ha perso laereo per 5 minuti, in quanto pu pensare .se il taxi fosse andato pi veloce, se le operazioni di imbarco fossero durate qualche minuto in pi ect. Nel viaggio dellaltro signore arrivato con 30 minuti di ritardo dalla partenza difficile pensare a tutti cambiamenti che avrebbero consentito di recuperare 30 minuti. pi facile fare ragionamenti controfatuali. Molto spesso questo tipo di ragionamento aiuta a sentirsi meglio. Quando abbiamo appena superato un evento stressante un incidente automobilistico, un furto, pensare a come sarebbero potute andare peggio le cose ci solleva. Quindi il ragionamento controfatuale produce effetti emotivi diversi in funzione del tipo di confronto che esso induce. Immaginare svolgimenti positivi porta ad un peggioramento dello stato emotivo; immaginare svolgimenti negativi porta ad un miglioramento dello stato emotivo. Un esempio la ricerca di Medvec, Madey e Gilovich sulle reazioni emotive di atleti delle olimpiadi del 1992 che vinsero una medaglia dargento o una di bronzo. I ricercatori ipotizzavano che i vincitori delle medaglie dargento tendessero ad immaginare uno svolgimento pi positivo della gara che li avrebbe portati a vincere la medaglia doro (ragionamento controfatuale verso lalto) e che i vincitori delle medaglie di bronzo al contrario tendessero ad immaginare uno svolgimento meno positivo della gara che li avrebbe portati a non vincere nessuna medaglia (ragionamento controfatuale verso il basso). Questi ultimi risultavano pi felici dei vincitori delle medaglie dargento. Il diverso tipo di ragionamento controfatuale avrebbe potuto portare i vincitori di medaglie di bronzo ad essere pi felici dei vincitori di medaglie dargento. Dalle videoregistrazioni delle fasi finali delle gare e delle relative premiazioni sul podio come ipotizzato i vincitori delle medaglie di bronzo erano pi felici di quelle dei vincitori di quelle dargento. Unaltra importante funzione di questo ragionamento quella di aiutare la comprensione dei fattori che hanno causato lesito negativo e preparare per lazione futura (una persona coinvolta in un incidente per un sorpasso azzardato o per la mancanza di distanza di sicurezza, una volta individuati tali fattori star pi attenta in futuro. PROCESSI AUTOMATICI E PROCESSI CONTROLLATI: Reciproca esclusione o compresenza? Nei periodi di affermazione del cognitivismo lattenzione stata rivolta sui processi cognitivi controllati che richiedono una ricerca attiva e un esame critico degli elementi informativi. Nella seconda met degli anni settanta diversi autori hanno messo in evidenza i limiti di tale visione, sostenendo che le persone molto spesso non sono affatto consapevoli dei processi cognitivi che utilizzano nel formulare i propri giudizi e le proprie scelte. Prende cos il via un settore di ricerca, quello sui processi automatici, che recupera idee gi
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avanzate da autori classici, sullesistenza di influenze pre-consce o inconsapevoli di bisogni e valori sui processi di attenzione e percezione e sugli spostamenti entro lo spazio di vita. Prende via sempre negli anni 70 il settore della ricerca dei processi automatici (processi che si verificano al di fuori della consapevolezza, che si attivano senza lintenzione della persona e sfuggono al suo controllo e sono particolarmente efficienti) ed i processi controllati (processi che al contrario sarebbero processi meno efficienti in quanto richiedono sforzo e tempo, e possono essere disturbati da fattori personali quali incapacit, carico cognitivo, scarsa motivazione, e situazionali quali rumore pressione temporale, che vengono applicati intenzionalmente e consapevolmente dallindividuo che pu, quindi, controllarli. Dalla letteratura recente emerge che questi 2 tipi di processi interagiscono: si pensi allutilizzo della bici. Pedalare, parlare con un amico -> processo automatico. Ho deciso di pedalare la bici, posso decidere di fermarmi -> processo controllato. Tutto ci viene dimostrato da 2 ricerche: Wegner fece uno studio sulla soppressione dei pensieri indesiderati (esempio pensare al cibo se siamo a dieta). Per far si che avvenga questo dobbiamo ricercare i pensieri da evitare (attivit di vigilanza che segnala lapprossimarsi di pensieri indesiderati -> processo automatico) e cercare processi sostitutivi (processo controllato). La soppressione di facile riuscita se ci troviamo in normali condizioni; se stiamo stanchi molto probabilmente il processo controllato neanche si attiva. Ricerca di Wegner e Erber evitare di pensare alla ad esempio alla parola casa. Successivamente veniva detto a loro che dovevano indicare ci che veniva loro in mente leggendo le parole contenute in una lista stimolo. Alcune delle parole nella lista erano termini legati alla parola bersaglio (ad es. abitazione, tetto) mentre le altre non lo erano (collina, autobus). I partecipanti dovevano fornire loro le risposte per la prima met della lista in un tempo molto breve (3 secondi alta pressione temporale ) e successivamente in un tempo pi lungo (10 secondi bassa pressione temporale). La fase delle risposte a 3 secondi era destinata a creare una condizione di notevole limitazione della capacit cognitiva. Il risultato che si ottenne fu che in condizioni di ridotta capacit cognitiva indotta dalla alta pressione temporale (3 secondi) laccessibilit della parola che si voleva evitare tende paradossalmente ad aumentare. Gilbert utilizz questa relazione per spiegare esempi delleuristica dellancoraggio e aggiustamento. Sosteneva che le persone tendono inizialmente a ritenere vero tutto ci che vedono o sentono e solo successivamente ne controllano la veridicit ed eventualmente la rifiutano (utilizz dei punti di partenza arbitrari che vengono poi corretti insufficientemente) divise il processo in 3 fasi: La prima delle quali laccettazione (non richiede sforzo) le persone tendono a ritenere vero tutto ci che sentono o vedono. Le altre 2 successive (verifica ed eventuale rifiuto), richiedono sforzo e tempo verificano la veridicit ed eventualmente la rifiutano. Queste 2 fasi potrebbero non esserci in caso di ridotte risorse cognitive ed il meccanismo automatico sarebbe come tutti gli altri, efficiente ed utile visto che la maggior parte delle cose che vediamo sono reali. Questo dimostrato da una ricerca fatta da Gilbert, Tafarodi e Malone: fecero leggere ai partecipanti, su un computer dei rapporti su crimini e chiesero di indicare gli eventuali anni di reclusione (da 0 a 20) che dovevano essere inflitti ai colpevoli. Ai partecipanti veniva anche detto che i rapporti contenevano alcune informazioni false,
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inserite per errore in quanto in quanto si riferivano ad altri episodi e tali informazioni erano indicate in rosso. Nellesperimento veniva in realt utilizzati 2 tipi di rapporti: in uno le affermazioni false, scritte in rosso che facevano sembrare il crimine pi grave, mentre le altre facevano sembrare il crimine meno grave. Inoltre, a met dei partecipanti, mentre si leggevano i rapporti venivano proiettate stringhe di numeri e loro dovevano pigiare quando compariva il numero 5 (venivano messi in condizioni di affaticamento cognitivo). Invece laltra met doveva solo leggere i rapporti ed indicare gli anni di reclusione. Senza affaticamento gli anni di reclusione non differivano gli anni di reclusione non differivano da quelli in cui cerano affermazioni false di tipo attenuante non differivano significativamente da quelli inflitti da color che hanno letto i rapporti con le affermazioni aggravanti (in media assegnarono 6 7 anni di reclusione). Nella condizione di affaticamento cognitivo gli anni di reclusione inflitti da coloro che hanno letto i rapporti contenenti affermazioni false di tipo attenuante differiscono significativamente da quelli inflitti da coloro che hanno letto i rapporti con le affermazioni aggravanti (assegnando in media 6 11 annidi reclusione). Attualmente la relazione tra i processi automatici e controllati oggetto di un acceso dibattito perch vi la possibilit che esistano processi di controllo preventivi automatici e che nella vita quotidiana le persone abbiano la motivazione e la capacit cognitiva per attivare i processi controllati. ATTIVITA COGNITIVE CALDE: il ruolo dei fattori motivazionali ed affettivi. Nei primi anni 90 si verificato il riconoscimento dellinfluenza dei fattori motivazionali ed affettivi sui processi cognitivi. MOTIVAZIONI E SCOPI: Influenze direzionali. Festinger, allievo di Lewin, propose la prima teoria sullinfluenza dei fattori motivazionali sui processi cognitivi; tale teoria viene detta teoria della dissonanza cognitiva: se una persona indotta a comportarsi in modo contrario ai propri atteggiamenti (ad esempio fare un discorso a favore di una posizione nei confronti della quale si ha un atteggiamento negativo), e se questa persona indotta a credere di essersi comportata in tal modo per libera scelta, essa prover uno stato di tensione spiacevole dovuta alla dissonanza tra il proprio comportamento ed il proprio atteggiamento. Per porre fine a tale tensione spiacevole sar portata a modificare il proprio atteggiamento e pensare che non era poi cos contraria a ci che ha fatto. A proposito di ci ecco lesperimento di Festinger e Carlsmith (1959): i partecipanti affrontarono noiose prove motorie alla fine delle quali veniva chiesto di collaborare con lo sperimentatore; veniva chiesto di dire al soggetto successivo che le prove erano interessanti. Per questa bugia ad una met dei partecipanti veniva offerto un dollaro, insufficiente giustificazione interna per la menzogna, e allaltra met 20 dollari. Dopo di che venivano informati che lesperimento era finito, ma dovevano passare ad un estraneo alla ricerca che le avrebbe fatto delle domande anche sullesperimento. Chi aveva ricevuto un dollaro speriment una rilevante dissonanza cognitiva e quindi, al fine di dare una giustificazione della menzogna stessa, sarebbero giunti a negarla affermando di valutare effettivamente in modo positivo le prove motorie, manifestando cio un cambiamento marcato. I soggetti che avevano ricevuto 20 dollari, essendo alta la ricompensa per la menzogna detta, non mostrarono nessuna dissonanza. Questo esperimento ha per portato allapertura di un dibattito dovuto al fatto che molti studiosi sostenevano che tale cambiamento fosse dovuto solo a fattori cognitivi (e non motivazionali).
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Zanna e Cooper sostenevano che per dimostrare che tale cambiamento sia dovuto a fattori motivazionali bisogna dimostrare che il cambiamento si verifichi solo se son presenti 2 condizioni: a) la persona deve sperimentare uno stato di attivazione; b) la persona deve attribuire tale stato di conflitto tra il comportamento e il proprio atteggiamento. A tal fine Zanna e Cooper (1974) hanno effettuato un esperimento simile a quello della dissonanza cognitiva con una variante a tutti i partecipanti veniva data una pillola placebo. Solo la met dei partecipanti sapeva che si trattava di placebo e che non avrebbe prodotto alcun effetto (gruppo di controllo). Allaltra met veniva detto che la pillola avrebbe prodotto uno stato di tensione e disagio prodotti dal comportamento in contrasto con le loro idee, ma i partecipanti che ritenevano di aver ingerito una pillola capace di produrre uno stato di attivazione avrebbero spiegato la sensazione di tensione come dovuta alla pillola e non al proprio comportamento controattitudinale e, conseguentemente, non avrebbero modificato il loro atteggiamento. Questi furono proprio i risultati della ricerca, confermando che il cambiamento di atteggiamento era proprio indotto da fattori motivazionali. Secondo Claude Steele, i classici esperimenti della dissonanza cognitiva mettono i partecipanti in una condizione di minaccia della propria immagine. La messa in atto di comportamenti chiaramente in contraddizione con i propri atteggiamenti (comportamenti controattitudinali) li porterebbe infatti a farsi domande del tipo come si pu essere cos stupidi dal dire lopposto di ci che si sempre pensato? e lunico modo per riaffermare la propria immagine di s e il cambiamento di atteggiamento. Questo cambiamento non dovrebbe esserci se in un esperimento la riaffermazione positiva si s venisse soddisfatta in modo diverso. Dimostr ci con il suo esperimento: Fu fatto con studenti interessati alla politica e alleconomia e contrari ad aumenti delle tasse universitarie. Furono indotti a scrivere un testo delle tasse (a favore) e prima di fare ci dovevano rispondere ad un questionario che in un caso era di economia e nellaltro di politica. Questo questionario corrispondente ai propri interessi soddisf la motivazione allaffermazione di s senza cambiare il proprio atteggiamento. Come i fattori motivazionali influenzano i processi cognitivi? La ricerca suggerisce 2 meccanismi: 1) La motivazione stimola il recupero il recupero dalla memoria di contenuti utili a raggiungere le conclusioni desiderate. Es. se sento il bisogno di giustificare il mio comportamento con un collega, rievoco tutti gli episodi nei quali ho subito un torto da parte sua. 2) La motivazione stimola la creazione di teorie causali coerenti con la conclusione desiderata. Es. uno studente che ha scelto una facolt scientifica e cerca di prevedere come se la caver negli anni successivi, pu essere portato a sviluppare una teoria secondo la quale gli ottimi voti da lui stesso ottenuti in latino e greco essendo indicativi di buone capacit logiche, fanno prevedere buoni risultati anche negli esami universitari di analisi matematica o informatica. La creazione di queste teorie pi forte se si appena subito un fallimento e si ha pi bisogno di rinforzare la propria immagine. Questi processi cognitivi distorti vengono usati solo quando le persone sono in grado di giustificare le conclusioni alle quali giungono. Le motivazioni influenzano in modo direzionale i processi cognitivi: li fanno cio andare nella direzione desiderata dalla persona. Le motivazioni che non esercitano influenza direzionale ma determinano la quantit e la qualit dellattivit cognitiva sono: quella dellaccuratezza e quella della chiusura cognitiva (raggiungimento di una conoscenza
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certa e definita).; le prime richiedono strategie pi onerose, le seconde pi economiche. Le prime ricerche sulle motivazioni allaccuratezza furono fatte da Tetlock, secondo cui la percezione di dove rendere conto (come negli esperimenti) innesca un bisogno di accuratezza (accresce il timore di formulare giudizi non validi) che li porta a formulare giudizi complessi ed articolati. A proposito di ci Tetlock e Kim (1987) fecero un esperimento: i soggetti dovevano formulare dei giudizi di personalit di individui di cui avevano letto un questionario, la met di questi soggetti doveva poi discutere e giustificare il giudizio con i ricercatori; allaltra met veniva detto che i giudizi sarebbero rimasti anonimi. Sui primi venne stimolata la motivazione allaccuratezza (pi attributi, giudizi pi complessi, ect). Secondo Kruglansky (1996) la motivazione alla chiusura cognitiva corrisponde al desiderio di avere una risposta sicura ad una domanda e alla loro avversione per lambiguit, essa varia lungo un continuum: quando si ha un bisogno di chiusura elevata le persone sono impulsive, impazienti, non accettano altri punti di vista e danno giudizi insufficienti; quando si ha voglia di evitare la chiusura, le persone sono riluttanti, non danno giudizi, producono opinioni alternative rispetto a quella emergente. Questo tipo di motivazione pu essere indotta sia dal contesto che da caratteristiche disposizionali dellindividuo. Pu influenzare la vita cognitiva inducendo 2 tendenze: 1) Allurgenza -> tendenza ad afferrare la prima soluzione che consente di chiudere il processo cognitivo (es. scegliere il 1 vestito che capita); 2) Alla permanenza -> tendenza a non cambiare idee, opinioni precedenti. Attraverso queste tendenze vengono influenzati anche processi cognitivi di interazione tra i gruppi. In situazione di elevata motivazione alla chiusura si hanno degli effetti sia a livello individuale (riducono la ricerca di informazioni prima di prendere una decisione, meno ipotesi alternative che danno pi sicurezza nel prendere una decisione, sono pi influenzate, sono pi influenzate dalle prime informazioni, utilizzano di pi gli stereotipi, utilizzano un linguaggio pi astratto) che a livello di gruppo (pi desiderio di decisioni consensuali, maggiore pressione per ottenere luniformit, pi orientamento al compito rispetto a quello socio-emozionale, meno autorit, meno creativit di gruppo, pi stabilit delle norme). INFLUENZA DEGLI STATI AFFETTIVI SUI PROCESSI COGNITIVI. Anche per quanto riguarda linfluenza degli stati affettivi sui processi cognitivi bisogna distinguere effetti direzionali, che riguardano i contenuti, e effetti non direzionali, che riguardano le strategie cognitive utilizzate. Immedesimatevi in una situazione in cui eravate veramente felici. Rispondete ad una domanda che riguarda la vostra vita. Es. com stata la vostra adolescenza. Ricerche dimostrano che anche quando lo stato danimo indotto da simili procedure influenza i processi cognitivi e i giudizi espressi (stato danimo affettivo positivo = giudizi positivi; stato danimo affettivo negativo = giudizi negativi). Linfluenza dello stato danimo sui giudizi pu essere spiegata utilizzando 2 meccanismi: Lo stato danimo facilita il recupero di materiale memorizzato affettivamente: in una persona che si sente felice sarebbero attivati gli elementi cognitivi associati con tale stato affettivo. Gli oggetti sui quali esprimiamo valutazioni possono avere sia elementi positivi che negativi; se al momento della richiesta di valutazione abbiamo uno stato danimo positivo, saranno pi accessibili gli elementi positivi che porteranno a ritenere
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leffetto delleuristica della disponibilit, che sono pi frequenti; la stessa cosa succede se si ha uno stato danimo negativo, o la stessa cosa succede se dobbiamo giudicare noi stessi (tranne che per i depressi che hanno continuamente uno stato danimo negativo). Le persone utilizzano il proprio stato danimo come elemento informativo: se il nostra stato danimo positivo e stiamo gustando un dolce, siamo portati a ritenere che il dolce proprio buono (la stessa cosa pu succedere per la persona con cui stiamo parlando, la musica in sottofondo ect). Schwarz e Clore (1983) hanno studiato gli effetti dello stato danimo indotto da condizioni atmosferiche (bel tempo allegria; tempo cattivo tristezza) con una ricerca: contattavano studenti nel giorno di bel tempo e di cattivo tempo e le venivano fatte delle domande sulla loro felicit in generale e poi sullo stato danimo attuale. Quelli contattati nei giorni di sole erano pi felici rispetto a quelli contattati nei giorni di pioggia. Il modello di infusione delleffetto di Forgas (1995) presuppone che linfluenza degli stati affettivi minima o nulla nei casi in cui il giudizio viene espresso recuperando una valutazione gi formulata in passato. Es. se so che mi piace sciare, mangiare, leggere, dico che mi piacciono queste cose indipendentemente dallo stato danimo momentaneo), o quando il giudizio influenzato da motivazioni o scopi direzionali (che sovrastano lo stato danimo). Quando non si verifica nessuna delle 2 condizioni appena illustrate secondo quanto proposto da Forgas, i giudizi possono essere influenzati dalle condizioni affettive in modo diverso a seconda del tipo di processo cognitivo utilizzato. Forgas utilizza la distinzione largamente diffusa nella psicologia sociale cognitiva contemporanea tra processi euristici e processi sistematici, distinzione che corrisponde sostanzialmente ai 2 poli del continuum ai quali abbiamo fatto pi volte riferimento. Per molti autori non possibile chiarire il ruolo dei 2 meccanismi per questo dicono che questi possono agire congiuntamente. Stati affettivi come determinanti dalle strategie cognitive utilizzate. Anche gli stati danimo possono condizionare (come per le motivazioni e gli scopi) la strategia cognitiva utilizzata: quando lo stato danimo positivo vengono utilizzate le strategie euristiche, questo perch la situazione non presenta problemi e non dobbiamo esaminarla accuratamente, e non vogliamo rovinarci il buon umore. Quando invece lo stato danimo negativo utilizziamo strategie impegnative ed accurate.. questo perch ci sono problemi nella situazione in cui siamo e perch dobbiamo impegnarci su altro per non pensare al nostro cattivo umore. IL RUOLO DELLA CULTURA: da dove vengono schemi, motivi e scopi? Qual lorigine degli schemi, dei motivi e degli scopi? Per rispondere a tale domanda occorre verificare se esistono schemi mortivi e scopi che sono realmente usati universalmente e per i quali si pu sostenere che siano il risultato dellevoluzione della specie prodotta dalla selezione naturale. Nei casi in cui ci non pu essere dimostrato lorigine va ricercata a livello socio-culturale e a livello della storia personale dellindividuo. La dimensione di differenziazione transculturale pi produttiva quella relativa alla concezione della persona che viene distinta in 2 termini: 1) Individualismo: Nei paesi occidentali la visione della persona come entit indipendente e unica: la persona libera ed responsabile dei propri risultati sia positivi che negativi;
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2) Collettivismo: Nei paesi orientali la persona caratterizzata da legami di interdipendenza che la legano alla sua rete di relazioni sociali: le sue scelte devono tener conto dei suoi obblighi sociali ed meno responsabile delle azioni e dei risultati. La ricerca di Hofstede (1980) prese in esame dipendenti della IBM di 60 diversi paesi per sapere quali fattori li motivano a lavorare. Quelli del Nord America e dellAustralia rispondevano che era una sfida personale e una libert individuale; quelli del Guatemala o della Corea del Sud ritenevano quelle motivazioni poco importanti. Le differenza transculturali influenzano anche i processi di spiegazione della condotta degli altri. La distinzione tra individualismo e collettivismo sono un esempio sul fatto che schemi, motivazioni e scopi derivano in parte, dal contesto culturale quindi sono acquisiti nel corso della socializzazione; ma anche allinterno della propria cultura: ogni persona ha i propri schemi, motivazioni e scopi riconducibili allinterazione tra la propria esperienza ed il proprio contesto culturale. PARAGRAFO 7 Lutilizzo degli schemi, a volte, pu portare alla formazione di giudizi e convinzioni errate o dannose. La profezia autoverificantesi uno schema che influenza la nostra condotta, una strategia di verifica positiva perch vi una tendenza a confermare i nostri schemi (2 es. strada ghiacciata/paura di cadere; persona nuova/antipatica). La perseveranza sugli schemi la tendenza a confermare i nostri schemi anche quando ci sono informazioni che li contraddicono. CAP. 3 PERSONOLOGIA INGENUA: dare un senso agli altri e alle loro azioni Secondo linterazionismo simbolico il funzionamento della vita sociale reso possibile dalla capacit delle persone di dare n senso alla condotta degli altri: lo studio di tale attivit costituisce la personologia ingenua. Nella prima fase dello studio della personologia ingenua i ricercatori hanno studiato laccuratezza delle percezioni interpersonali (riguardanti sia i gruppi che i singoli individui) e, successivamente, le teorie implicite di personalit condivise dalla gente comune. Asch, con i suoi studi sulla formazione di impressioni integrate, ha introdotto una nuova procedura sperimentale che eliminava la necessit di misurare in modo oggettivo i tratti e le emozioni reali delle persone (studio sperimentale della formazione delle impressioni); mentre Heider focalizza la sua attenzione sullanalisi ingenua dellazione: logica che le persone adottano quando si formano impressioni di altre persone partendo dallosservazione del comportamento di esse. La logica e le regole che la gente comune sceglie per dare senso alla condotta propria ed altrui costituiscono la psicologia ingenua o di senso comune. Lattribuzione causale il processo psicologico mediante il quale le persone giungono ad individuare le cause di azioni ed eventi osservati (attraverso esse assegniamo agli oggetti, eventi e persone caratteristiche durevoli o caratteristiche durevoli e qualit ritenute tipiche di essi o caratteristiche disposizionali). Negli ultimi anni, anche in questo settore, si sono affermati modelli che prevedono lintervento di processi cognitivi sia automatici che controllati. In alcuni casi, tali modelli prevedono che i processi controllati seguano quelli automatici per introdurre correzioni e che ci sia possibile solo se la persona ha tempo e motivazione sufficiente. Altri modelli prevedono, invece, unattivit parallela e una reciproca interazione dei 2 tipi di processi. Vi una sequenza di 4 operazioni successive, che verrebbero realizzate quando dallosservazione dellazione di 1 persona arriviamo a formarci unimpressione integrata della persona stessa: identificazione dellatto (detta anche categorizzazione),
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a) b) a) b) c) -

1) 2)

inferenza di disposizioni stabile dellattore (detta anche caratterizzazione), aggiustamento sulla base dei fattori situazionali (detta correzione) e formazione dellimpressione integrata sulla base delle diverse disposizioni inferite. Gli stereotipi (strutture cognitive che contengono la nostra conoscenza, le nostre credenze e aspettative circa un gruppo sociale) influenzano la percezione delle altre persone in modo spesso automatico ed inconsapevole. Vengono misurati mediante liste di aggettivi dei quali viene valutata la tipicit per una specifica categoria. Lo stereotipo attivato automaticamente influenza anche il comportamento. Una volta attivati, gli stereotipi possono influenzare la formazione delle impressioni circa la personalit di altre persone e la spiegazione e valutazione della loro condotta sostanzialmente in 2 modi: Influenzano il significato che viene dato allinformazione disponibile; Inducendo una scarsa o nulla considerazione dellinformazione relativa al caso specifico. Gli stereotipi influenzano ladozione dei criteri di valutazione delle prestazioni. Come evitare luso di uno stereotipo gi attivato? Essere consapevole che tale attivazione si gi verificata; Avere a disposizione sufficienti risorse cognitive per dare inizio al processo controllato necessario per sostituire la risposta coerente con lo stereotipo; Essere sufficientemente motivata ad evitare la risposta coerente con lo stereotipo. Volendo evitare luso di uno stereotipo gi attivato, le persone possono usare diverse strategie q uali: La ricerca di informazione aggiuntiva, ovvero avere informazioni sulla categoria stereotipa; Sostituire direttamente la risposta stereotipata con una risposta di tipo egalitario; Correggere la risposta basata sullo stereotipo; Sopprimere i pensieri derivanti dallo stereotipo e sostituirli con altri. Nel dare un senso allazione degli altri noi siamo molto influenzati da indicatori non verbali, quali gesti, movimenti, espressioni del volto. Lo studio di questi elementi comunicativi stato trascurato dalla psicologia sociale cognitivista, mentre sviluppato da autori che si ispirano, da un lato, alla ricerca biologica: Darwin: le espressioni del volto veicolano gli stessi stati emotivi in tutte le culture; e, dallaltro, allantropologia: Hall, parla di 4 distanze o zone spaziali: Distanza intima -> caratterizza le relazioni damore o di lotta che consente sguardi ravvicinati; Distanza personale -> Usata per le discussioni private e consente lo studio dettagliato del volto; Distanza sociale -> Usata per la maggior parte delle conversazioni diadiche; Distanza pubblica -> Consente a terze persone di osservare ed ascoltare linterazione e richiede un uso esagerato dei gesti. Queste distinzioni consentono di effettuare confronti fra culture diverse e alla sociologia (Mead interazionismo simbolico, approccio drammaturgico). La capacit di esprimere i propri stati interni mediante segnali non verbali una caratteristica essenziale di ci che vuol dire essere umani. I segnali non verbali variano in modo significativo in funzione delle persone alle quali sono rivolti e del tipo di relazione esistente fra chi li emette e chi li riceve: I segnali non verbali emessi nei confronti di persone di status lavorativo superiore (es. i capi) o nei confronti di esperti sono diversi da quelli emessi verso i propri pari o verso inesperti; I segnali non verbali presenti in relazioni intime sono diversi da quelli di amicizie casuali e questi ultimi sono diversi da quelli di incontri con conosciuti;
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3) Segnali non verbali emessi da giudici variano in funzione dellet e del livello di istruzione dei giurati; 4) I segnali non verbali che comunicano calore affettivo da parte degli insegnanti variano in funzione della sofisticazione cognitiva e linguistica dei loro alibi. I segnali non verbali sono influenzati da considerazioni relative alla gestione delle impressioni in tutte le situazioni nelle quali limportanza di tali impressioni pi saliente. La capacit di controllare in modo appropriato i segnali non verbali si incrementa con let ed maggiore in condizioni di moderata motivazione. La semplice osservazione dellespressione (sbattere le palpebre, avere pupille dilatate, ect) del volto non sufficiente a riconoscere chi mente, anche perch persone diverse possono mentire con stile diverso. Esistono differenze individuali nella capacit di riconoscere ed interpretare segnali non verbali che possono essere misurate con appositi strumenti (il pons). Esistono differenze individuali nella capacit di comunicare informazioni circa i propri stati interni mediante segnali non verbali: lespressivit uno stile personale relativamente stabile e che essa correlata con lestroversione, la dominanza e limpulsivit. I segnali non verbali, che sono almeno in parte controllabili intenzionalmente, influenzano le impressioni che ci facciamo di altre persone. Finora nello studio della personologia ingenua non si tenuto conto del fatto che noi diamo un senso alle azioni degli altri e ci formiamo impressioni integrate di loro nel corso dellinterazione, cio in una situazione nella quale siamo consapevoli delle reciproche percezioni. Alcuni termini: 1)Approccio oggettivo -> Si fonda sullassunzione di poter ottenere una misura indipendente di una realt oggettiva; 2)Falso consenso -> Consiste nel ritenere che le proprie idee, i propri atteggiamenti, le proprie scelte siano relativamente pi diffuse e comuni di idee, atteggiamenti e scelte diverse dalle proprie; 3)Ignoranza pluralistica -> Un fenomeno opposto a quello del falso consenso, in quanto consiste nel ritenere che noi siamo gli unici che hanno pensato, fatto o desiderato (Allport). La maggior parte della nostra condotta sociale, come sottolineato dagli interazionisti simbolici, si basa sulle idee che noi abbiamo circa le probabili reazioni degli altri. La psicologia sociale si interessata allo studio del modo in cui le persone arrivano a formulare idee circa le altre persone, i loro sentimenti, le loro intenzioni e le loro disposizioni stabili. Questo settore dindagine stato identificato come percezione di persone, anche se in psicologia sociale il processo percettivo, anche di oggetti inanimati, sempre stato visto come un processo di costruzione di una rappresentazione mentale, piuttosto che come un rispecchiamento. Dal 1998 Gilbert ha esplicitamente proposto la nuova etichetta di personologia ingenua, per indicare i modi in cui le persone comuni arrivano a conoscere gli stati temporanei (emozioni, intenzioni e desideri) e disposizioni permanenti (credenze, tratti e abilit) delle altre persone. un settore molto articolato. Una prima differenziazione quella che colloca, da un lato, larea di indagine relativa al riconoscimento o identificazione delle emozioni negli altri, successivamente sviluppatasi come ricerca sulla comunicazione non verbale e caratterizzata dallevidente influenza dellapproccio etologico e, dallaltro, larea di
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indagine relativa al giudizio o percezione della personalit allinterno della quale si sono successivamente affermati approcci diversi dalle ricerche sullaccuratezza. La valutazione dellaccuratezza pu riguardare sia la conoscenza di interi gruppi o popolazioni (stime della diffusione di atteggiamenti, comportamenti, intenzioni in un dato gruppo o popolazione), sia la conoscenza di specifici individui (valutazione delle interazioni, degli atteggiamenti, delle disposizioni di ciascuno degli individui stimolo). Per studiare il livello di accuratezza (sia individuale che di gruppo) viene utilizzato il giudizio di frequenza, che si fonda sullassunzione di poter ottenere una misura indipendente di una realt oggettiva. ACURATEZZA DELLE STIME RELATIVE ALLE DISTRIBUZIONI DI CARATTERISTICHE DI GRUPPI O CATEGORIE DI PERSONE. Nisbert e Kunda (1985) hanno studiato laccuratezza con la quale un campione di studenti dellUniversit del Michigan era in grado di stimare le opinioni possedute dagli studenti della stessa universit relativamente ad una serie di temi molto diversi tra loro (gli hamburger di Mc Donald, il film Star Wars, ecc). ai partecipanti alla ricerca veniva richiesto sia di esprimere la propria personale opinione sui diversi temi, sia dimmaginare, per ciascun argomento, come si distribuivano le opinioni di 100 studenti della loro universit, su una scala a 5 livelli (1= non mi piace affatto; 2 = non mi piace; 3 = non mi piace n mi dispiace; 4 = mi piace; 5 = mi piace moltissimo). In pratica, i partecipanti dovevano dire quanti studenti avrebbero risposto usando ciascuna delle 5 possibili alternative di giudizio. Questa procedura di ricerca consente, con ununica operazione di raccolta dei dati, di ottenere sia le stime di come si distribuiscono le opinioni degli studenti sia le distribuzioni effettive, calcolabili dalle risposte circa le opinioni personali di ciascun partecipante. Successivamente i ricercatori hanno calcolato, per ciascun argomento, la correlazione tra la media delle opinioni personali e la media delle stime delle stime delle opinioni della popolazione ottenendo coefficienti di correlazione moderatamente positivi. Complessivamente, i giudizi erano piuttosto accurati in quanto le medie stimate differivano da quelle reali per circa1/2 punto. Tuttavia, laccuratezza si rivel maggiore per gli argomenti che gli studenti conoscevano meglio ed era probabilmente influenzata dal fatto che i valutatori conoscevano molto bene i soggetti dei quali dovevano stimare le opinioni, in quanto erano membri del proprio gruppo. Ryan, Park e Judd hanno realizzato lo stesso tipo di ricerca con strumenti di ingegneria e di economia e commercio, chiedendo ai partecipanti di stimare la distribuzione di caratteristiche disposizionali tra studenti di ingegneria e studenti di economia. La ricerca relativa alla conoscenza che le persone comuni hanno circa la distribuzione di opinioni, tratti e comportamenti in gruppi o categorie di altre persone, pur evidenziando una discreta accuratezza, maggiore nel caso di gruppi pi conosciuti, ha messo in luce la tendenza a commettere 2 caratteristici errori noti come falso consenso ed ignoranza pluralistica. Il falso consenso consiste nel ritenere che le proprie idee, i propri atteggiamenti, le proprie scelte, siano relativamente pi diffuse e comuni di idee, atteggiamenti e scelte diverse dalle proprie. Il falso consenso un fenomeno che consiste nella relativa sovrastima della diffusione di scelte, opinioni, comportamenti analoghi ai propri e nella relativa sottostima della diffusione di scelte, opinioni e comportamenti diversi dai propri. Si pu quindi parlare di falso consenso anche quando persone che acquistano un particolare prodotto, in realt acquistato dal 3% della popolazione, ritengono che esso sia acquistato dal 10% della popolazione.
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a) b) c)

d)

La tendenza a formulare stime viziate dalleffetto del falso consenso pu essere dovuta ad un insieme di diversi fattori quali: La propensione a formulare stime sulla base delle nostre opinioni e dei nostri comportamenti, quando non conosciamo nulla circa opinioni e comportamenti degli altri; Il fatto che conosciamo prevalentemente opinioni e comportamenti di persone simili a noi: il ricordare pi facilmente scelte simili alle nostre, ci porta, per effetto delleuristica della disponibilit, a considerarle pi frequenti; Il bisogno di convalidare le nostre scelte e le nostre azioni: ci sentiamo meglio se pensiamo che la maggior parte delle persone hanno scelto il nostro stesso telefonino (vuol dire che veramente il migliore) o hanno ottenuto come noi un voto basso in un esame (vuol dire che lesame era difficile). Particolari teorie che possiamo avere circa lorigine della nostra condotta in determinati settori o ad es. se riteniamo che il nostro ambiente di lavoro, noi non facciamo che reagire a fattori esterni, ci aspetteremo che tutti gli altri reagiscano in modo uguale a noi in determinate situazioni di lavoro e, viceversa, se riteniamo che la nostra condotta in casa sia dovuta alle nostre particolari caratteristiche di personalit, non ci aspetteremo che le nostre reazioni siano largamente siano largamente condivise. Lignoranza pluralistica, un fenomeno opposto a quello del falso consenso in quanto consiste nel ritenere che noi siamo gli unici che hanno pensato, fatto o desiderato una determinata cosa. Il termine stato introdotto da Allport per descrivere la situazione nella quale la maggior parte dei membri di un gruppo ritiene superata una determinata norma, ma ciascuno ritiene che tutti gli altri considerino ancora tale norma del tutto appropriata. Le condizioni tipiche per il verificarsi dellignoranza pluralistica sono quelle nelle quali il comportamento pubblico delle persone non riflette le loro convinzioni o sensazioni private. In pratica, in pubblico ci si adegua alla norma, ma in privato (lontani dal gruppo, in unaltra citt con altre persone) la norma non viene rispettata. In tali condizioni, leffetto dellignoranza pluralistica quello di favorire il conformismo nei riguardi di norme nelle quali nessuno crede pi. Matza (1964), studiando gruppi di giovani delinquenti scopr che ciascuno dei giovani durante le interviste individuali manifestava un certo disagio per la propria condotta antisociale, ma nessuno voleva far conoscere questo disagio agli altri, in quanto riteneva che sarebbe stato considerato come un segno di debolezza. In altri termini tutti i giovani ostentavano sicurezza e disprezzo per le norme legali, pur avendo privatamente paura delle conseguenze delle azioni da loro stessi commesse in violazione di tali norme. Lignoranza pluralistica in questo caso, resa possibile dal fatto che ciascuno dei giovani delinquenti ritiene che gli altri si comportino in modo coerente con la norma del gruppo per una convinzione interna, mentre si rende conto che il proprio comportamento esteriore determinato in notevole misura dalla paura di non essere pi accettato e/o non essere ridicolizzato dal gruppo dei pari. In pratica, lignoranza pluralistica si verifica quando noi, pur essendo consapevoli che la situazione esterna tale da condizionare la nostra condotta, non riteniamo possibile che essa agisca allo stesso modo sugli altri e riteniamo che gli altri agiscano spinti da una considerazione personale. ACCURATEZZA NELLA CONOSCENZA DI INTENZIONI, ATTEGGIAMENTI DISPOSIZIONI DI SINGOLI INDIVIDUI
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Quando parliamo di altre persone tendiamo ad usare in modo prevalente aggettivi che indicano le caratteristiche di personalit (tratti). Ci spiega perch le ricerche sullaccuratezza delle conoscenze che ci formiamo circa le altre persone siano prevalentemente focalizzate sullo studio di quanto accuratamente arriviamo a conoscere tali caratteristiche. Purtroppo tratti di personalit sono caratteristiche molto diverse dalla lunghezza e dal peso e le persone sono estremamente diverse dagli oggetti inanimati per cui non possono essere valutate con misure scientifiche ed oggettive. Questo ha fatto s che la personologia ingenua fosse oggetto di numerose critiche che portarono la ricerca sullaccuratezza su temi quali le teorie ingenue di personalit ed il modo in cui tali teorie favoriscono il prodursi di errori e distorsioni nella conoscenza di altre persone. TEORIE INGENUE DI PERSONALITA Nelle culture occidentali contemporanee, anche le persone ingenue tendono ad usare prevalentemente aggettivi indicanti tratti di personalit per descrivere le persone. Si tratta di unabitudine ragionevole se si assume che i comportamenti che esprimono tratti siano caratterizzati da una certa stabilit temporale (una persona intelligente lo oggi ma o sar anche domani) e da una certa consistenza transazionale (una persona intelligente dimostra tale caratteristica in attivit diverse). Le teorie ingenue di personalit, che la gente comune utilizza quotidianamente per produrre conoscenze (impressioni giudizi) circa le altre persone, non si limitano a sottovalutare la variabilit del comportamento delle persone prodotta da fattori situazionali, ma prevedono anche delle assunzioni circa la covariazione fra tratti. Es. se penso che Andrea sia una persona gentile, non solo mi aspetto che si comporti in modo coerente con questo tratto in situazioni anche molto diverse fra loro, ma penso anche che Andrea sia generoso e paziente. I tratti di personalit sembrano agire con schemi portandoci a vedere ci che ci aspettiamo. Le teorie implicite di personalit sono molto spesso teorie largamente condivise nellambito di uno stesso contesto storico e culturale. Es. lassunzione circa la stabilit dei comportamenti esprimenti tratti largamente condivisa nella cultura occidentale ed coerente con la definizione di persona dominante in tale cultura. A proposito di questo si pu citare la ricerca di Hoffman, Lau e Johnson (1986) che prende spunto dallosservazione che in culture diverse esistono etichette largamente condivise e ricche di significato usate per indicare tipi di persone. Nelle culture occidentali c un largo accordo sulle caratteristiche di una persona con temperamento artistico che viene vista come una persona non convenzionale dotata di forte temperamento, creativa. In altre parole, nelle culture occidentali le persone comuni sembrano possedere uno schema corrispondente a questo tipo di persona; in Cina, al contrario, parlare di questo tipo di persona non trasmette lintera costellazione di attributi che la definiscono nella nostra cultura. Nella stessa Cina esistono degli schemi corrispondenti ad altri tipi di personalit ad es. una persona shig una persona che d importanza alle cose concrete, affezionata alla propria famiglia, socialmente abile, e riservata. I 3 studiosi ipotizzarono che questi 2 schemi di personalit potessero influenzare la formazione di impressioni in soggetti appartenenti alle 2 culture. In una ricerca condotta su studenti inglesi e cinesi arrivarono a dire gli schemi di persona condivisi sono, in una certa misura, inscritti nella lingua. E RICERCHE SULLA FORMAZIONE DELLE IMPRESSIONI INTEGRATE E SULLATTRIBUZIONE CAUSALE: Lapproccio logico.
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Le critiche rivolte allapproccio oggettivo (quanto sono accurate le conoscenze che ci formiamo sopra le altre persone) hanno prodotto una svolta pi generale nel settore della personologia ingenua creando le condizioni per la nascita di un nuovo corso definito da Gilbert (1998) approccio logico (in che modo le persone comuni costruiscono conoscenze relative alle altre persone?) ed ha come punti di riferimento: 1) Le ricerche di Asch (1946) sulla formazione integrata di impressioni; 2) Le riflessioni teoriche di Heider (1958) sullosservazione del comportamento sulle impressioni. Salomon Asch (psicologo sociale, formato in Germania, influenzato dalla psicologia della Gestalt) era interessato a capire come le persone integrano elementi informativi separati per formare impressioni integrate di unaltra persona. Asch riteneva che le impressioni integrate di persone noi arriviamo a formare fossero un esempio molto efficace dellassunzione di base della psicologia della Gestalt e cio che la percezione di un oggetto intero qualcosa di diverso dalla semplice somma delle percezioni delle sue parti. Il contributo di Asch in questo specifico settore stato quello di introdurre una procedura di ricerca che esaminava la necessit di misurare in modo oggettivo i tratti e le emozioni reali delle persone. Gilbert, sostiene, per, che ci che ha influenzato di pi la ricerca oggettiva stata linvenzione di un metodo che consentiva di eliminare tutti i fattori che rendono le persone reali oggetti di giudizio cos complicati e fastidiosi. IL CONTRIBUTO DI FRITZ HEIDER Il contributo di Heider (1958) stato quello di aver spostato lattenzione sulla logica che le persone comuni adottano quando si formano impressioni di altre persone partendo dallosservazione del comportamento di esse. La logica e le regole che la gente comune sceglie per dar senso alla condotta propria ed altrui costituiscono quella che Heider chiama la psicologia ingenua o di senso comune, nellambito della quale egli assegn un ruolo centrale allanalisi ingenua dellazione. Secondo Heider la psicologia ingenua o di senso comune pu e deve essere oggetto di interesse anche da parte della psicologia scientifica. In questa prospettiva Heider si particolarmente interessato al processo psicologico, detto attribuzione causale, mediante la quale le persone giungono ad individuare le cause di azioni ed eventi osservati. Attraverso lattribuzione, infatti assegniamo agli oggetti, eventi e persone caratteristiche durevoli e qualit e ritenute tipiche di essi, le cosiddette caratteristiche disposizionali, che quindi possono riguardare sia persone sia aspetti dellambiente impersonale. Lanalisi ingenua, secondo Heider, parte dallosservazione che ogni azione produce un effetto o un risultato, che pu dipendere dallazione delle forze ambientali e delle forze personali, fra le quali esiste una relazione addittiva, nel senso che leffetto pu essere prodotto dalle sole forze ambientali, se le forze personali sono pari a 0, o dalle sole forze personali, se le forze ambientali sono nulle. Le forze personali possono essere distinte in 2 componenti fondamentali, il potere ed il tentare, legate da una relazione moltiplicativa, nel senso che quando una di esse assente le forze personali risultano pari a zero: se posso fare una cosa ma non tento di farla o, al contrario, se tento di fare una cosa che non posso fare, non produco alcun risultato in termini di forze personali. Il potere, per Heider, linsieme delle abilit e competenze della persona (intelligenza, forza, fiducia in se stessa, bellezza, ect.) ed anche ci che la persona stessa possiede (cosa che la persona pu utilizzare per mettere in atto lazione). Il tentare, rappresenta invece, la componente motivazionale delle forze personali ed in essa devono essere
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distinte lintenzione (ci che la persona intende fare) e lo sforzo (lenergia fisica e psicologica utilizzata per farlo). Tra le forze ambientali Heider considera sia ostacoli e/o difficolt logiche e/o materiali (difficolt del compito), sia fattori sociali. Egli introduce il concetto di possibilit per tenere conto del fatto che, nella vita quotidiana, le persone, pur avendo le capacit (potere personale) di compiere una determinata azione, spesso si trovano di fronte ad ostacoli simbolici (veti o proibizioni di persone pi potenti o norme e convinzioni proprie del gruppo di appartenenza). Tali ostacoli simbolici, di origine sociale, riducono o eliminano la possibilit che la persona compia lazione in questione. Va sottolineato che ostacoli e pressioni sociali tendono a configurarsi come doveri che non possono essere considerati n fonti interne, n fonti esterne di azione: essi infatti sono manifestazioni interne di ordine sociale o morale esterno, sono cio, per cos dire, forze ambientali internalizzate. Secondo Heider losservatore ingenuo considera le diverse componenti dellazione e su tale base affronta il problema della spiegazione causale della specifica azione osservata. Nel discorso di Heider frequente la distinzione fra causazione non personale (esterna, situazionale) e causazione personale e, nellambito di ciascuna, fra influenze causali stabili e influenze causali stabili accidentali, o almeno transitorie. Percepire come autenticamente personale la causazione non personale di un evento significa ridurre le cause necessarie a produrlo essenzialmente ad una soltanto, la persona stessa, mentre percepirla come non personale significa, allopposto considerare un numero sempre elevato di possibili fattori causali. Heider rileva che losservatore ingenuo sembra privilegiare le spiegazioni in termini di caratteristiche proprie delle persone coinvolte negli eventi stessi. Unattribuzione tanto pi accettabile, per chi la formula quanto essa appare coerente con i propri desideri, valori, con limmagine che egli si fa di se stesso, e con lo stato di cose che egli ritiene dovrebbe sussistere. Heider parla in proposito di egocentrismo nellattribuzione, concetto dal quale lautore fa derivare anche la tendenza a ritenere che il proprio modo di agire e pensare, in una determinata situazione, possa essere assunto come norma nei giudizi sulle azioni altrui. Fasi del processo di attribuzione: 1) Stabilire se lazione osservata riferita ad un fattore causale esterno o interno. Se si giunge a ritenere che la particolare azione del soggetto sotto osservazione ha una causazione esterna il processo pu dare informazioni sui rapporti di causa-effetto che legano certe caratteristiche ambientali a certe modalit di comportamento, attribuendo ad assicurare struttura e significato al mondo che circonda il soggetto che osserva. Se invece si giunge a ritenere che la particolare azione della persona bersaglio ha una causazione personale autentica o interattiva; 2) Si attua solo se formulata unattribuzione personale autentica, nella quale si identificano le caratteristiche personali che hanno determinato, o contribuito a determinare, lazione stessa. Una volta che tali caratteristiche siano identificate e ad esse sia stata assegnata una natura permanente, losservatore ha una solida base per comprendere e prevedere il comportamento della persona osservata e dare struttura e significato al mondo sociale, base fondamentale che egli potr utilizzare per orientare la propria condotta. IL MODELLO DELLINFERENZA CORRISPONDENTE SECONDO JONES E DAVIS Jones e Davis(1965) (riallacciandosi ad Heider) vedono nelle caratteristiche disposizionali degli altri gli elementi necessari per costruirsi una rappresentazione stabile e significativa del nostro mondo sociale. Secondo loro il processo attributivo consiste nel risalire dal comportamento osservabile e dai suoi effetti alle eventuali
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intenzioni dellattore e da queste, alle disposizioni personali che le sottendono: nellesperienza quotidiana tale processo ha luogo e si conclude anche sulla base di elementi di informazione spesso scarsi e labili. Il modello Jones e Davis prospetta attribuzione come un processo a 2 fasi: la prima delle quali rappresentata dallattribuzione allattore della causa dellazione, cio dal riconoscimento del carattere intenzionale dellazione osservata, mentre la seconda costituita dallinferenza delle caratteristiche disposizionali dellattore stesso. Per stabilire se unazione intenzionale o meno, secondo Jones e Davis bisogna essere certi che la persona bersaglio conosca i possibile effetti della sua azione e possegga le capacit, competenze, ecc. necessarie per dar luogo allazione e produrre gli effetti osservati dopo aver stabilito o assunto che lattore possiede la conoscenza e la capacit in merito allazione osservata, per decidere definitivamente sul carattere genuinamente intenzionale dellazione stessa necessario compiere un secondo passo, accertando o presupponendo che lattore, al momento dellazione, si trovava in condizioni di libera scelta o, almeno, riteneva di essere in tali condizioni. Ci in quanto unazione compiuta sotto costrizione non pu essere attribuita allintenzione dellattore e quindi risulta priva di valore informativo nei riguardi delle sue disposizioni personali. Unaltra condizione molto comune, atta a spingere losservatore a non proseguire nel processo di attribuzione, sarebbe quella di comportamenti dellattore che possono essere visti come semplici adeguamenti a prescrizioni di ruoli, o, comunque, a norme sociali: questi comportamenti non sono considerati utili per produrre un incremento nella conoscenza delle caratteristiche personali di un determinato attore. Il soggetto ingenuo di fronte a comportamenti in ruolo non riterrebbe necessario approfondire lanalisi in quanto le prescrizioni d ruolo fornirebbero in se stesse una ragione esplicativa sufficiente. Questo vuol dire che il processo di attribuzione viene innescato soprattutto da casi in cui lazione osservata si discosta dalle aspettative dellosservatore, come avviene in modo caratteristico per i comportamenti devianti dalle norme e convenzioni sociali. Stabilita lintenzionalit dellazione osservata, secondo Jones e Davis, si passerebbe ad una fase ulteriore del processo volta ad inferire, partendo dagli effetti dellazione stessa, le disposizioni caratteristiche dellattore. Il concetto di corrispondenza, da cui prende nome il modello si riferisce alla misura in cui latto e la caratteristica sottostante, o attribuito, sono descritti in modo simile allinferenza. Nel processo di inferenza corrispondente losservatore inizierebbe col confrontare gli effetti potenziali dellazione scelta dallattore con quelli delle altre azioni possibili, ma da lui non attuate, nella specifica situazione: questo allo scopo di isolare su effetti non comuni cio caratteristici solo dellazione scelta. Infatti gli effetti comuni, proprio perch aspecifici sono privi di significato ai fini dellattribuzione di una caratteristica distintiva dellattore e quindi verrebbero trascurati in base al principio di eliminazione. Al contrario, gli effetti non comuni specifici della specifica azione, offrirebbero la possibilit di inferire, dalla natura dellintenzione che gli effetti stessi espirmono, le disposizioni peculiari dellattore e quindi rappresenterebbero il materiale di base indispensabile per giungere alattribuzione propriamente detta: se le intenzioni inferibili sono pi di una, losservatore attribuirebbe fra esse quella socialmente pi probabile o desiderabile. La ricerca degli effetti non comuni pu, tuttavia, non risultare sufficiente per giungere ad una attribuzione in termini di disposizioni personali: va infatti tenuto presente, in parallelo, il principio della desiderabilit sociale. Losservatore ingenuo infatti ritiene che un effetto socialmente molto desiderabile abbia scarso peso ai fini dellindividuazione di caratteristiche
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personali dellattore osservato e tende a pensare che lattore perseguisse, fra gli effetti possibili, leffetto socialmente pi desiderabile. Tenendo conto della numerosit degli effetti non comuni (alta/bassa) e della desiderabilit sociale presunta di essi si hanno 4 diverse condizioni di inferenza: Se gli effetti in comune sono molti e desiderabilit di essi elevata, si configura una condizione di ambiguit banale; Se gli effetti non comuni sono sempre molto, ma la desiderabilit bassa si ha invece unambiguit interessante; Se gli effetti non comuni sono pochi o 1 solo, con desiderabilit elevata si chiarezza banale; Se, infine, gli effetti non comuni sono pochi ma con desiderabile bassa, si configura una condizione ottimale di alta corrispondenza. Quindi, una solida attribuzione a caratteristiche personali dellattore osservato pu aver luogo solo nel caso di basso numero di effetti non comuni (cio di motivi distinti ai quali pu essere riferita lazione) e di bassa desiderabilit di tali effetti (cio di scarsa condivisione dei motivi stessi nella cultura a cui lattore appartiene). Nella formulazione originale della teoria dellinferenza corrispondente sono presenti altri 2 concetti interessanti: Rilevanza edonica -> indica il significato che una determinata azione, o gli effetti di essa hanno in termini di sostegno o di attacco, pur non intenzionale, ai valori dellosservatore. Essa influenza decisamente il processo di inferenza, tendendo a rendere pi netto il legame azione-disposizione e ad estremizzare in senso positivo o negativo, a seconda della valenza, positiva o negativa, che lazione-effetto ha per losservatore, il giudizio sulle disposizioni personali del soggetto bersaglio. Personalismo -> implica quello di rilevanza edonica e si riferisce alla percezione da parte dellosservatore che lazione dellattore intenzionalmente volta a favorirlo o a danneggiarlo. ovvio che lazione con rilevanza edonica personale ha un effetto pi forte e diritto sulle conclusioni valutative circa lattore. LATTRIBUZIONE COME ANALISI INGENUA DELLA VARIANZA: Il modello ANOVA di Harold Kelley. Il modello ANOVA, uno dei pi generali, un esempio tipico di processo cognitivo dal basso verso lalto, ovvero un processo che parte dalle informazioni per arrivare ad inferire le cause, la cui assunzione generale che per conoscere il mondo e dare ad esso strutturazione significativa, procede induttivamente e come uno scienziato ingenuo: nelle condizioni ottimali il processo di attribuzione si configurerebbe come una specie di analisi mentale ingenua della varianza. Kelley prospetta la teoria dellattribuzione come riguardante i processi mediante i quali la persona interpreta gli eventi in chiave della causazione di essi da parte di caratteristiche relativamente stabili dellambiente pi in generale. Secondo Kelley nel processo di attribuzione vanno considerate 3 variabili: le persone (o attori), lazione delle quali viene o pu venire osservata; le entit-stimolo che caratterizzano la situazione di osservazione; i tempi e le modalit di interazione delle persone con le entit-stimolo (cio le occasioni nelle quali tale interazione si verifica). Il modello ANOVA esige la ripetizione delle osservazioni al fine di stabilire se, come e con quale regolarit le informazioni raccolte circa le 3 fonti di variazione covariano tra di loro. necessario osservare il comportamento della persona bersaglio e delle altre persone, di fronte allo stesso evento-stimolo e a stimoli diversi, in tempi diversi e con modalit di interazione
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diverse. Il ruolo di causa viene attribuito a quella condizione che risulta presente quando leffetto (in particolare azione) presente e che risulta assente quando leffetto assente, cio viene attribuito alla condizione con la quale esso covaria sistematicamente. Le informazioni indispensabili per procedere a stabilire tale covariazione sarebbero: 1) Il consenso, ovvero linformazione circa la tendenza, o meno, di altre persone a dare luogo alla stessa azione, nei confronti della particolare entit-stimolo; il consenso tanto pi alto quando pi la risposta dellattore nei confronti della particolare entit-stimolo risulta generalizzata ad attori diversi da quello osservato; 2) La consistenza, ovvero linformazione circa la tendenza, o meno, della persona osservata a dare luogo alla stessa azione/risposta nei confronti della particolare entit-stimolo anche in occasioni temporali diverse e con modalit di rapporto differenti; essa tanto pi alta quanto pi la risposta dellattore nei confronti della particolare entit-stimolo risulta generalizzata ad entit-stimolo diverse da quella osservata; 3) La specificit, ovvero linformazione circa la tendenza, o meno, dellazione/risposta osservata ad aver luogo solo nei confronti della particolare entit-stimolo diverse da quella in esame; la specificit tanto pi alta quanto meno la risposta dellattore si mostra generalizzata a tempi e modalit di rapporto diverse da quella osservata. Questi 3 elementi rappresentano i criteri soggettivi per il possesso di una valida conoscenza circa il mondo esterno: le informazioni raccolte vengono classificate dallosservatore secondo i 3 criteri stessi e la configurazione alla quale essi danno luogo con il loro grado di presenza determinerebbe quale locus causale risulta pi probabile nel caso particolare (locus esterno, allo stimolo e alle circostanze, locus interno alla persona-attore, locus interattivo attore/stimolo o attore/circostanze), nonch il grado di stabilit del locus medesimo. Specificit, consistenza e consenso sembrano comunque avere significato solo se visti nellinsieme e nei reciproci rapporti. In ogni caso, la covariazione che il soggettoosservatore cercherebbe e sulla quale baserebbe il processo di attribuzione, andrebbe intesa come covariazione percepita dallosservatore stesso, non necessariamente corrispondente a quella che, sul piano obiettivo, intercorre fra le informazioni disponibili. Considerando tutte le 8 possibili combinazioni delle 3 caratteristiche dellinformazione (specificit, consistenza, consenso), comunque possibile stabilire verso quale locus di attribuzione ciascuna di esse, sul piano logico, orienta. I modelli teorici dellattribuzione causale non descrivono effettivamente i processi cognitivi utilizzati dalle persone, ma piuttosto le regole logiche che spiegano la relazione tra una certa configurazione stimolo ed un certo tipo di risposta. Le ricerche stimolate da tali modelli, a loro volta, non dicono come le persone comuni applicano le regole logiche suggerite come modelli, ma evidenziano, piuttosto, la notevole frequenza con la quale le persone comuni non seguono tali regole e commettono errori o distorsioni. I tipi di distorsioni pi noti e studiati sono lerrore fondamentale e le distorsioni al servizio del s. LERRORE FONDAMENTALE. Secondo Ichheiser (1943) la tendenza ad interpretare il comportamento alla luce dei tratti dellattore piuttosto che alla luce delle caratteristiche della situazione doveva essere considerata una delle fonti fondamentali di errata comprensione della personalit. Questa tendenza la conseguenza inevitabile del sistema sociale ed ideologico del XIX secolo, basato sulla convinzione che il successo o linsuccesso sociale
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di ciascuno dipenda prevalentemente dalle sue personali capacit. La diffusione di questo errore e la sua apparente incorreggibilit deriva, secondo Ichheiser, dal fatto che i fattori situazionali sono scarsamente visibili per losservatore. Questa tendenza stata considerata di portata tanto ampia e generale da essere definita da Ross (1977) errore fondamentale, il cui paradigma per evidenziarlo quello dellaccordo forzato, relativo allattribuzione di atteggiamenti, in cui losservatore dovrebbe ben percepire lassenza di libert di scelta da parte dellattore e quindi astenersi dal fare inferenze circa gli atteggiamenti dello stesso. Anche in tali condizioni, per, stato pi volte verificato che gli osservatori procedono per inferenze. La spiegazione pi comunemente avanzata per spiegare lerrore fondamentale quella di tipo cognitivo-percettivo, secondo il quale la persona pi saliente dei fattori situazionali (Heider e Ichheiser). Una spiegazione di tipo cognitivo molto diversa quella implicita nel modello a 2 stadi di Quattrone (1982), secondo il quale gli osservatori adotterebbero uneuristica di ancoraggio ed aggiustamento. Questo modello non implica che lancoraggio si verifichi necessariamente in termini di attribuzione disposizionale ed possibile che si verifichino situazioni che inducano un ancoraggio sono caratteristiche situazionali. Lerrore fondamentale , quindi, una distorsione indotta prodotta dalluso di schemi culturali di riferimento relativi al concetto di persona. Esso sembra caratterizzare le attribuzioni fornite nei paesi occidentali e industrializzati, nei quali prevale una visione individualistica della persona, ma non quelle prodotte nei paesi nei quali prevale una visione collettivistica della persona, visione nella quale si enfatizza lappartenenza ai gruppi e linterdipendenza della persona stessa. DALLOSSERVAZIONE DEL COMPORTAMENTO ALLA FORMAZIONE DI IMPRESSIONI INTEGRATE La ricerca contemporanea sta cercando di scoprire cosa succede dentro la scatola nera che la nostra mente. La modalit tuttora prevalente di descrizione dei processi cognitivi quella di immaginare una sequenza di operazioni con determinate caratteristiche, che pu venire rappresentata mediante un diagramma di flusso analogo a quelli utilizzati per costruire programmi per calcolatori elettronici. Il nostro modello prevede una sequenza di 4 operazioni successive, che verrebbero realizzate quando dallosservazione dellazione di una persona arriviamo a formarci unimpressione integrata della persona stessa: Identificazione dellatto, detta anche categorizzazione (lattore cosha fatto?) La ricerca recente propone una spiegazione basata sullaccessibilit degli schemi e sostiene che le persone tendono ad identificare gli atti, e a dare loro un significato, in base agli schemi che usano pi di frequente, ovvero che hanno utilizzato di recente, ovvero che sono per loro cronicamente pi accessibili. Inferenza di disposizioni stabili dellattore, detta anche caratterizzazione (quali caratteristiche o disposizioni sono implicate da ci che lattore ha scritto o fatto?). Le inferenze che le persone comuni fanno non sono necessariamente il risultato di scelte mediate e che spesso e inferenze disposizionali sono non intenzionali, istantanee e inconsapevoli. Le persone fanno spontaneamente, e senza sforzo, inferenze relative a ci che per loro in una data situazione importante conoscere (la persona o la situazione) e, solo successivamente, considerano il ruolo che pu aver giocato laltro fattore. Aggiustamento sulla base dei fattori situazionali, detta correzione. Formazione dellimpressione integrata sulla base delle diverse disposizioni inferite.
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I processi cognitivi operanti nella formazione di impressioni di personalit integrate non sono ancora stati chiariti in modo soddisfacente, forse anche perch le impressioni di personalit sono allo stesso tempo i risultati cognitivi pi complessi e quelli pi frequentemente prodotti ed utilizzati dalle persone comuni nella loro vita quotidiana, spesso senza che le persone siano minimamente consapevoli del proprio ruolo attivo e costruttivo. PERCEZIONE DI MEMBRI DI GRUPPI STEREOTIPATI Stereotipi, pregiudizi e discriminazione hanno sempre caratterizzato la vita umana, e continuano a caratterizzarla, come testimoniano quotidianamente le notizie sulle guerre tra gruppi etnici diversi o quelle relative a episodi di discriminazione nei confronti di immigrati, anziani, donne. La psicologia sociale si interessata fin dalle sue origini a questo tema nel corso degli anni ha adottato approcci teorici diversi che hanno focalizzato lattenzione su aspetti diversi del fenomeno. Latteggiamento la tendenza psicologica che viene espressa valutando (negativamente) le persone che appartengono a gruppi percepiti dal nostro. Gli atteggiamenti si manifestano attraverso risposte valutative di tipo cognitivo, affettivo e comportamentale. Pertanto nel pregiudizio, in quanto atteggiamento, possono essere individuate credenze circa il gruppo bersaglio, che costituisco nolo stereotipo, reazioni di tipo affettivo e risposte di tipo comportamentale, ovvero le condotte di vera e propria discriminazione. Il termine stereotipo stato usato per prima volta da Lippman per il quale gli stereotipi erano immagini nelle nostre teste; per Allport sono credenze esagerate associate con una categoria. Oggi sono considerati come rappresentazioni mentali, strutture cognitive che contengono la nostra conoscenza, le nostre credenze e aspettative circa un gruppo sociale e vengono misurati mediante liste di aggettivi dei quali viene valutata per una specifica categoria. Seguendo Eagly e Chaiken consideriamo il pregiudizio come un particolare tipo di atteggiamento, cio la tendenza psicologica che viene espressa valutando (in modo di solito negativo) le persone che appartengono a gruppi percepiti come significativamente diversi dal nostro . Nel pregiudizio pertanto possono essere individuate credenze circa il gruppo bersaglio, che costituiscono lo stereotipo, reazioni di tipo affettivo e risposte di tipo comportamentale, cio le condotte di vera e propria discriminazione. Origine del termine Stereotipi, usato per la prima volta da Lippman stereotipi come immagini nelle nostre teste poi Allport: credenza esagerata associata con una categoria. Attualmente la definizione : Strutture cognitive che contengono la nostra conoscenza, le nostre credenze e aspettative circa un gruppo sociale. Quindi gli stereotipi sarebbero costituiti sia da conoscenze astratte circa la categoria (es. tutte le donne ) sia da alcuni esemplari di persone conosciute appartenenti alla categoria (es. le mie colleghe). La ricerca attuale impegnata nello studio di processi automatici e controllati coinvolti nellattivazione degli stereotipi e nella loro applicazione nei processi di formazione delle impressioni di persone, valutazione e spiegazione delle loro condotte. ATTIVAZIONE AUTOMATICA DEGLI STEREOTIPI Dalla seconda met degli anni 80 alcune ricerche hanno dimostrato lesistenza di processi automatici di attivazione di concetti o categorie. Patricia Devine: attivazione automatica dello stereotipo sugli afro americani.
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I risultati hanno confermato le ipotesi base, cio che il modo in cui interpretiamo i comportamenti di unaltra persona pu essere influenzato da uno stereotipo che viene attivato senza che ce ne rendiamo conto. Bargh hanno dimostrato che lo stereotipo pu essere attivato anche dalla semplice presentazione subliminale (sotto soglia) di una fotografia del volto e tale attivazione pu indurre le persone a comportarsi in modo pi ostile. La ricerca di Devine dimostra come lo stereotipo attivato in modo automatico possa influenzare i processi cognitivi. La ricerca di Bargh mostra come tale attivazione possa tradursi nel comportamento. Ci che ancora pi grave che pu essere innescata una spirale di reazioni sempre pi negative nellambito di una relazione in quanto le nostre azioni indotte dallo stereotipo possono influenzare anche il comportamento della persona con la quale stiamo interagendo. (profezia autoverificantesi) Tali ricerche sembrano sostenere linevitabilit dellattivazione e dellapplicazione degli stereotipi, proprio perch essendo un innesco automatico, non consapevole e noi non possiamo essere considerati responsabili. Differenze individuali nellattivazione di stereotipi : E possibile che le persone che non concordano con lo stereotipo siano immuni dallattivazione automatica di esso ? Devine ha sostenuto che non esistono differenze individuali nella suscettibilit dellattivazione automatica degli stereotipi, tuttavia in condizioni di elaborazione accurata delle informazioni, si in grado di correggere le impressioni e i giudizi indotti dallo stereotipo (persone con pregiudizio basso) Alcuni hanno contestato i risultati avanzando critiche sulla validazione dei campioni di persone. In conclusione si pu dire che lattivazione dei pensieri negativi, automatici, pi probabile in persone con forti pregiudizi. Condizioni di sovraccarico cognitivo : Risulta bloccata lattivazione degli stereotipi ( lattivazione non sempre inevitabile) Lattivazione soddisfa alcune condizioni che definiscono i processi automatici, ma non quella che prevede che i processi automatici non richiedano sforzo e possano quindi funzionare anche in condizioni di sovraccarico cognitivo. APPLICAZIONE DEGLI STEREOTIPI NELLA VALUTAZIONE DELLE ALTRE PERSONE E DELLA LORO CONDOTTA : Gli stereotipi agiscono in due modi: a) influenzando il significato che viene dato allinformazione disponibile b) inducendo una scarsa o nulla considerazione relativa al caso specifico Ricordiamo che lattivazione di uno schema pu indurre una particolare interpretazione di un comportamento osservato. Ricerche confermano che di fronte ad un comportamento ambiguo di una persona appartenente ad un gruppo nei confronti del quale esiste uno stereotipo negativo, le persone tendono ad interpretare in modo negativo tale comportamento. Secondo HAMILTON i comportamenti concordanti con lo stereotipo vengono attribuiti a caratteristiche proprie del soggetto bersaglio e visti quindi come interni. I comportamenti contradditori rispetto allo stereotipo sono attribuiti a fattori situazionali esterni al soggetto bersaglio. In tal modo losservatore evita un confronto tra le proprie strutture stereotipate di conoscenza e i dati di evidenza che non le confermano.
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PETTIGREW : sostiene che un comportamento positivo da parte dei membri di un gruppo diverso dal proprio risulta inconsistente con un eventuale stereotipata percezione negativa del gruppo stesso. Gli stereotipi possono influenzare le valutazioni che noi formuliamo circa altre persone anche inducendoci ad adottare criteri diversi per valutare le prestazioni di persone appartenenti a diverse categorie. Quando esprimiamo una valutazione di tipo soggettivo possiamo inconsapevolmente utilizzare criteri comparativi differenti: Una A per un uomo che scrive di auto corrisponde ad una B per una donna che scrive sullo stesso tema. Limportanza di aspettative stereotipate di ruolo stata evidenziata anche in episodi di rilevanza giuridica (es. casi di stupro con donne considerate provocanti). Nelle situazioni di vita reale molto pi comune trovarsi a valutare persone delle quali abbiamo alcune informazioni specifiche e alle quali possiamo anche applicare le credenze che costituiscono lo stereotipo corrispondente alla categoria alla quale le persone bersaglio appartengono. In generale se disponibile una informazione specifica, linformazione dovrebbe neutralizzare linfluenza dello stereotipo. Krueger e Rothbart: hanno evidenziato che linformazione relativa al caso specifico, sembra imporsi allo stereotipo quando si tratta di una informazione di tipo forte e lo stereotipo debole. Coesistono due tipi di modelli : 1) seriale e 2) parallelo Prevedono che i processi Top Down si verifichino per primi in modo spesso automatico, portando a formarsi una prima impressione o giudizio basati solo sullo stereotipo. Con maggiori risorse cognitive o motivazioni particolari ci si impegna verso un successivo processo cognitivo che tenuto conto di informazioni sul caso specifico potrebbe correggere limpressione iniziale. (vedi ancoraggio e aggiustamento) Kunda e Thagard prevedono che i due tipi di informazione siano utilizzati contemporaneamente e che i due processi si influenzino a vicenda. E possibile impedire lattivazione degli stereotipi ? La controllabilit degli stereotipi si intreccia con il complesso tema delle relazioni tra processi automatici e controllati. Contributo di due ricercatori Devine e Monteith: I processi di controllo degli stereotipi possono verificarsi: 1) successivamente allattivazione (sostituendo la prima risposta con una pi accurata) 2) Nel corso dellattivazione ( interrompendo il processo automatico per uno controllato) 3) Prima dellattivazione (prevenendo lattivazione stessa) Per evitare luso di informazioni derivate da uno stereotipo automaticamente attivato la persona deve : essere consapevole che tale attivazione si verificata avere sufficienti risorse cognitive per iniziare il processo controllato essere motivata ad evitare la risposta coerente con lo stereotipo La motivazione ad evitare risposte stereotipate pu essere indotta da fattori situazionali. La motivazione a sostituire risposte stereotipate tuttavia pi elevata in persone con basso pregiudizio ( a prescindere da fattori situazionali) Per evitare luso di uno stereotipo gi attivato ci sono diverse strategie: ricerca di informazione aggiuntiva sostituire la risposta stereotipata con una di tipo egalitario quando la seconda chiaramente individuabile
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3) correggere la risposta basata sullo stereotipo. Solo se la persona consapevole della distorsione prodotta dallo stereotipo. 4) Sopprimere i pensieri destinati allo stereotipo e sostituirli con altri ( pu portare paradossalmente a maggiore accessibilit) Davine e Monteith hanno proposto un modello di autoregolazione per un controllo automatico degli stereotipi agendo sia come interruzione dellattivazione sia come inibizione completa. Pu succedere che il proprio comportamento stereotipato faccia apparire come persona con pregiudizio, priva di tatto. Oppure il comportamento in contrasto con i principi morali propri. Questa esperienza spiacevole pu dare luogo ad una forma di apprendimento : La prossima volta in situazioni simili ci si penser due volte prima di dare una risposta basata su uno stereotipo. La pratica, sostengono Devine e Monteith pu trasformarsi in una reazione naturale e rendere automatico il processo di inibizione. Persone con basso pregiudizio imparano meglio la lezione di cui sopra. Il modello afferma che la consapevolezza di una risposta discrepante, rispetto allo standard personale, attiverebbe il sistema di inibizione comportamentale. Il quale come azione retrospettiva porterebbe ad identificare gli elementi che in futuro potranno agire come indicatori di rischio di punizione. Il modello ipotizza un modello di controllo che, una volta consolidato, non richiederebbe sforzo ne risorse particolari e pu essere quindi pi facilmente applicabile in situazioni di vita quotidiana. LA COMUNICAZIONE NON VERBALE : Scambio dinamico di informazioni che si svolge prevalentemente faccia a faccia, mediante indicatori diversi dalle parole. Espressione, tono, gesti, posizione, movimenti, contatto sono i principali indicatori non verbali, per esprimere emozioni, atteggiamenti, esibire tratti di personalit ed alla fine facilitare la conversazione. Prospettiva evoluzionistica : E stato il primo contributo di Darvin secondo il quale le espressioni del volto veicolano gli stessi stati emotivi in tutte le culture, a causa della loro utilit alla sopravvivenza. Alcune ricerche sembrano confermare lesistenza di espressioni facciali ben definite per 6 emozioni base (rabbia, paura, felicit, tristezza, sorpresa, disgusto) universalmente riconosciute in culture molto diverse. Ricerche pi recenti hanno ridimensionato luniversalit della sola espressione del volto. Si dovrebbero aggiungere a questa infatti, anche gli elementi del contesto nel quale lespressione del volto si manifesta. Inoltre la stessa espressione pu essere suscettibile di diverse interpretazioni culturali. Radici Antropologiche e Sociologiche: Gli antropologi si interessano delle specificit delle singole culture e mettono a confronto le strutture, spesso molto diverse, evidenziabili nella comunicazione non verbale di individui di culture diverse. Efron : trov che luso dei gesti era fortemente influenzato dalla cultura e dalla lingua. E importante ricordare che luso dei gesti spesso specifico delle singole culture e dipende dal contesto, dalla persona che li esibisce e dal pubblico al quale essi sono diretti. Hall: e luso della distanza personale, Intima, 0.50 Personale 1.20 Sociale 1.20-3.60 Pubblica oltre 3.60 Tale distinzione consente di effettuare confronti fra culture diverse (nord sud Italia).
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Mead : stili della comunicazione non verbale. Linterazione sociale deve essere vista come una conversazione di gesti, nel corso della quale persone sulla base dellosservazione reciproca di atti esteriori possono capire, emozioni, sentimenti ecc. dellaltro. Goffman : ha sviluppato brillanti analisi di come gli elementi non verbali contribuiscono alla negazione dellidentit e della definizione della situazione nellinterazioni quotidiane. Influenza della Comunicazione non verbale nella personologia ingenua: 1) Esistono differenze individuali nella capacit di riconoscere la comunicazione non verbale e di interpretarla. Possono essere misurate con strumenti appositi. Il pi noto il PONS. Le donne sembrano essere pi accurate nel riconoscere le espressioni del volto, ma meno capaci per quelle ingannevoli. Pi c capacit di riconoscimento di segnali non verbale pi alta lefficacia professionale. 2) Esistono anche differenze individuali nella capacit di comunicare informazioni circa i propri stati interni tramite la comunicazione non verbale. La dimensione pi studiata lespressivit, cio la facilit con la quale i sentimenti delle persone possono essere letti. Lespressivit uno stile personale relativamente stabile correlata con lestroversione La Dominanza LImpulsivit. Lespressivit costituisce una abilit sociale. Le persone pi espressive : a) vengono percepite in modo pi positivo b) piacciono di pi e sono considerate pi attraenti c) catturano pi facilmente lattenzione. In che misura i segnali non verbali possono essere controllati A livello comune diffusa lidea dellincontrollabilit, tuttavia tale concezione non del tutto corretta. Leary le persone possono avere diversi livelli di consapevolezza circa le impressioni degli altri su di loro. Da una totale dimenticanza dellimpressione ad un livello di totale concentrazione dellimpressione. Tuttavia questo ultimo molto raro. Quelli intermedi invece sono molto comuni e influenzano la comunicazione non verbale in maniera inconsapevole. La letteratura evidenzia che i segnali non verbali sono influenzati da considerazioni relative alle gestioni delle impressioni in tutte le situazioni nelle quali limportanza di tali impressioni pi saliente. I segnali non verbali possono aiutare a scoprire chi mente ? La ricerca su questo tema non riuscita ad individuare il segnale non verbale perfetto per capire la menzogna. Ci sono segnali pi blandi ( palpebre, dilatazione pupille, tono voce elevato). Differenze poi per sorriso vero e finto. In conclusione la semplice osservazione del volto non sufficiente a riconoscere chi mente. Persone diverse possono mentire con stile diverso. Tuttavia utilizziamo tutti e in tutte le situazioni lo stesso schema per decidere se una persona mente o non. Questa scarsa capacit discriminativa una delle ragioni per le quali individuare chi mente supera di poco la percentuale di identificazioni attribuibili al caso. Gli indicatori della comunicazione non verbale influenzano le persone alle quali sono rivolti ? De Paulo e Friedman sostengono che tale influenza addirittura inevitabile. Due livelli di analisi : 1) Influenza reciproca del comportamento non verbale delle persone in co-presenza o in interazione. 2) Influenza del comportamento relativo al
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ruolo di mediatore che i segnali non verbale svolgono in molte situazioni nelle quali si influenzano le opinioni, prestazioni, comportamenti delle persone bersaglio. 1) si sostiene che limitazione reciproca e il contagio dei segnali di comunicazione non verbale siano il risultato di un adattamento filogenetico finalizzato alla comunicazione degli stati affettivi e motivazionali. Principio di reciprocit: a segnali non verbali si risponde con segnali non verbali piuttosto che con parole. I segnali non verbali comunicano pi facilmente informazioni di tipo socio emotivo alle quali pi facile rispondere in modo non verbale. La comunicazione non verbale crea meno imbarazzo perch pu essere negata. Nelle situazioni di vera e propria interazione possibile osservare una progressiva convergenza verso uno stile di comunicazione comune. La mancanza di coordinazione si osserva solo in caso di malattie, quali autismo e depressione. 2) ad esempio la trasmissione di aspettative nellinterazione con persone appartenenti a categorie sociali alle quali associato uno stereotipo negativo : Il trattamento riservato a queste categorie pu indurre anche in persone terze un comportamento negativo previsto dallo stereotipo IL FUTURO DELLA PERSONOLOGIA INGENUA In che misura possiamo ritenere che i processi e i principi evidenziati dagli studi classici ( approccio cognitivista) siano gli stessi utilizzati quando ci troviamo di fronte a delle persone vere ? I modelli dovrebbero essere cambiati passando da quello Cognitivista Intra Individuale a quelli che collocano la formazione di impressioni nellappropriato contesto Inter Personale. David Kenny ha proposto il modello di relazioni sociali, dove sostiene che la percezione di persone diversa dalla percezione di oggetti inanimati perch : La percezione di oggetti unidirezionale , quella delle persone reciproca. Le persone sanno che gli altri si fanno unidea di loro e cercano di influenzarla. Nella formazione di impressioni sugli altri limmagine di Se svolge un ruolo importante. Le persone sono mutevoli e cambiano comportamento in funzione della persona con la quale si trovano. E importante studiare le impressioni che persone che interagiscono fra loro si formano luna dellaltra. Esempio : 1) Percezione che ciascuno ha dellaltro 2) Percezione che ciascuno ha di se stesso 3) Metapercezione, come ciascuno ritiene di essere valutato dallaltro 4) La misura oggettive rispetto alla dimensione considerata, cio valutata da pi osservatori esterni Tali diverse misure di percezione consentono di rispondere ad una serie di interrogativi: A) In che misura le persone vedono gli altri come simili tra loro? (assimilazioni) B) In che misura persone diverse giudicano allo stesso modo una stessa persona ? (consenso) C) In che misura le persone vedono gli altri come simili a loro ? ( assunzione di similarit) D) In che misura le persone vedono gli altri in modo reciprocamente simile ? (reciprocit) E) In che misura le persone tendono a vedere gli altri in modo accurato corrispondente alle misure oggettive ? (accuratezza della percezione )

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CAP. 6 INFLUENZA SOCIALE 1. Dal cambiamento di atteggiamento all'influenza sociale Ci siamo occupati prevalentemente, se non esclusivamente, di processi psicologici (e/o pi precisamente di processi cognitivi) intra-individuali. Lo sviluppo ipertrofico dell'area della cosiddetta "conoscenza sociale" deriva dall'affermazione del cognitivismo e dall'imperialismo che tale orientamento ha finito per esercitare sull'intera disciplina. Approcci teorici diversi (interazionismo simbolico, approccio discorsivo) sostengono che l'interazione fra due o pi persone sia l'unico legittimo oggetto di studio della psicologia sociale, in quanto i processi interpersonali sono parte costitutiva dei cosiddetti processi psicologici individuali. Le persone si formano atteggiamenti e li modificano nel corso della loro vita quotidiana, che li vede inevitabilmente e continuamente immersi in un contesto di relazioni sociali, e si pu addirittura dire che formazione e cambiamento di atteggiamenti costituiscano un effetto collaterale dell'interazione sociale. Le principali spiegazioni teoriche relative alla formazione e al cambiamento di atteggiamenti, di fatto, ignorano il contesto interattivo nel quale il cosiddetto "soggetto bersaglio" collocato. Al contrario, i contributi teorici che si occupano di influenza sociale riconoscono esplicitamente gli aspetti interpersonali dei processi mediante i quali gli individui modificano i loro atteggiamenti. In questo capitolo si parler di influenza sociale nei gruppi, di acquiescenza nelle relazioni diadiche e di obbedienza all'autorit. Cosa si intende per effetto dell'influenza sociale? I ricercatori che si sono occupati di cambiamento di atteggiamenti hanno implicitamente assunto che le risposte fornite dai partecipanti alle loro ricerche indicassero il vero atteggiamento di tali persone. In realt, tale assunzione andrebbe sottoposta a verifica in quanto del tutto ragionevole immaginare che, se chiediamo a degli studenti di esprimere un'opinione su un determinato tema, dopo aver presentato loro un messaggio che prende chiaramente posizione sul tema stesso, questi possano fornire una risposta pubblica (che tale anche se fornita in un questionario anonimo che viene comunque consegnato allo sperimentatore) che differisce, in misura variabile, dalla loro opinione privata. In altre parole, le ricerche sul cambiamento di atteggiamenti trascurano il fatto che la situazione di ricerca una situazione di potenziale influenza sociale e che le risposte dei partecipanti possono essere influenzate da processi di influenza normativa (desiderio di essere accettati dal ricercatore) e informativa (il ricercatore un esperto e forse ha ragione). POSSIBILI CONSEGUENZE DELL'INFLUENZA SOCIALE Nail ha schematizzato le possibili conseguente dellinfluenza sociale, emerse da studi sul conformismo in cui i partecipanti possono: conformarsi pubblicamente e privatamente dando luogo ad una conversazione; conformarsi pubblicamente, ma non privatamente manifestando antiacquiescenza; conformarsi privatamente, ma non
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pubblicamente manifestando acquiescenza; non confermarsi n privatamente n pubblicamente, manifestando vera indipendenza. La classificazione di Nail (1986), come quelle di altri autori, richiama l'attenzione sul fatto che: sia il successo che l'insuccesso manifesti dell'influenza sociale possono assumere significati diversi. Il successo pu essere, infatti, sia dovuto ad un effettivo cambiamento di opinione o giudizio (conversione) sia dovuto ad una semplice acquiescenza opportunistica. L'insuccesso a sua volta pu derivare sia da una genuina indipendenza della persona bersaglio, che mantiene le sue personali convinzioni sia a livello pubblico che privato, sia da una forma di "reattanza", che spinge la persona a non manifestare pubblicamente un cambiamento di opinioni che , invece, avvenuto a livello privato. IL CONFORMISMO NEI GRUPPI I primi studi sui processi di influenza sociale nei gruppi rappresentano anche i primi e forse pi famosi esperimenti della psicologia sociale. Si tratta degli studi di Sherif (met anni 30) sull'emergenza delle norme in gruppi esposti a situazioni percettive ambigue, e di quelli di Asch (met anni 50) sul conformismo in giudizi percettivi non ambigui. Si tratta di studi che hanno aperto delle linee di ricerche e dato origine ad una riflessione che tuttora alla base della ricerca in questo settore. In questa sezione del capitolo ci occuperemo dei fenomeni di influenza sociale nei piccoli gruppi, mentre, nella seconda parte, ci concentreremo sull'influenza sociale in contesti di interazione diadica. LA FORMAZIONE DELLE NORME DI GRUPPO: Muzafer SHERIF Dallesperimento delleffetto auto cinetico di Sherif, in cui studi la percezione di uno stimolo ambiguo (un punto luminoso allinterno di una stanza completamente buia che, per effetto di un illusione ottica - effetto autocinetico sembra essere in movimento), emerse come il contatto con gli altri possa influenzare la nostra percezione della realt creando una specie di norma percettiva. Dagli studi successivi emerse, inoltre, che gli individui interiorizzano le norme e continuano ad utilizzarle nei propri giudizi individuali, anche quando, ad un anno di distanza dallinduzione della norma in situazione di gruppo. La convergenza verso una stima comune nella fase di gruppo non dipendeva da una tendenza a compiacere pubblicamente gli altri, ma piuttosto dal fatto che il giudizio degli altri veniva usato come fonte di ulteriore informazione in una situazione di stimoli sensoriali ambigui. In tali circostanze, infatti, le persone sarebbero portate a pensare che il gruppo deve avere ragione. Utilizzando leffetto auto cinetico anche Jacobs e Campbell hanno studiato leffetto della trasmissione delle norme. I risultati ottenuti dai loro studi furono che quando ci troviamo di fronte ad una realt che non sappiamo come interpretare o valutare, noi ci lasciamo influenzare dagli altri, specialmente se si mostrano sicuri di loro stesi, e tale influenza permane anche in assenza delle persone che ci hanno influenzato. Gran parte del processo di socializzazione si basa su un meccanismo di questo tipo: da bambini, di fronte a cose nuove che non capiamo, adottiamo le interpretazioni che gli adulti, in genere con notevoli sicurezza ci forniscono e, da adulti, continuiamo ad utilizzare le stesse norme, senza essere affatto consapevoli della loro origine interpersonale. IL CONFORMISMO IN CONDIZIONI NON AMBIGUE: Asch e linfluenza della maggioranza
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Asch voleva studiare la capacit degli individui di resistere allinfluenza di gruppo e voleva studiare le condizioni che inducono gli individui a restare indipendenti o a cedere alle pressioni di un gruppo quando queste vanno in senso contrario ai fatti. Cre, quindi, una situazione percettiva non ambigua, nella quale i partecipanti non potessero avere alcun ragionevole dubbio circa la risposta giusta da dare. Asch faceva accomodare i partecipanti attorno ad un tavolo, al quale erano gi seduti altri e soggetti (tutti complici dello sperimentatore) e mostrava loro un cartone con una linea detta standard e, successivamente, un secondo cartone con 3 linee di diversa lunghezza. I partecipanti dovevano indicare, uno alla volta e secondo un ordine fisso, quale delle 3 linee era di lunghezza uguale alla lunghezza standard. Non era difficile per i partecipanti individuare con sicurezza la risposta corretta e Asch si aspettava che i partecipanti non si sarebbero lasciati influenzare da giudizi errati anche da un numero considerevole di persone. Per verificare ci Asch assegn i posti in modo che il soggetto ingenuo dovesse fornire il proprio giudizio dopo quello di 5 complici dello sperimentatore, i quali dopo le prime due prove alle quali davano risposte esatte, cominciando a fornire sistematicamente risposte sbagliate seguendo uno schema prefissato dal ricercatore. I risultati dellesperimento furono alquanto diversi dalle aspettative di Asch. Presentiamo in dettaglio lanalisi e linterpretazione dei risultati. Secondo Asch la situazione sperimentale era caratterizzata da diversi aspetti ai quali tutti i partecipanti erano esposti come il fatto di esprimere pubblicamente il proprio giudizio percettivo di notevole ed indiscutibile chiarezza, o il fatto che fino a quando le valutazioni del partecipante ingenuo erano daccordo con i giudizi della maggioranza, o, ancora, che la situazione sperimentale era una situazione chiusa in quanto non poteva essere risolta riferendosi ad elementi interni (es. esperienza passata o differenze di atteggiamento), o che il soggetto era obbligato a prendere una decisione in quanto doveva dare una risposta pubblica. Anche se ogni partecipante aveva reazioni diverse, secondo Asch la situazione dilemmatica si sviluppa, per tutti i partecipanti, seguendo le stesse fasi: Percezione di una difficolt: Il soggetto ha la consapevolezza complessiva che ci sia qualcosa che non va bene. Tale consapevolezza dovuta al fatto che: si tratta di un giudizio percettivo su una questione di fatto, esiste 1 sola risposta esatta ect; Sforzo per ristabilire un equilibrio: Partecipanti sono perplessi e confusi e chiedono chiarimenti sul compito assegnato, cercano di spiegare il conflitto con un incomprensione delle istruzioni; Localizzazione delle difficolt: Giustificando il loro giudizio piuttosto che chiedere alla maggioranza di giustificare il suo; I soggetti fanno dei tentativi per giungere ad una soluzione: Formulano ipotetiche spiegazioni del fatto che loro vedano le cose diversamente dalla maggioranza senza mai sospettare che la maggioranza stia mentendo per questo il soggetto si concentra sui concetti di giudizio: chiede di rivedere i cartoni avvicinandosi; Dubbio sulle proprie capacit percettive: ( anche i pi sicuri cominciano a sentirsi scossi es. a me pare di non sbagliare, ma la ragione mi dice che devo avere torto perch non mi pare possibile che tante persone possano avere torto ed io soltanto ragione; In tutti si manifesta il desiderio di essere daccordo con il gruppo: e la preoccupazione di apparire strani e assurdi di fronte alla maggioranza es. nonostante tutto, avevo una segreta paura di non riuscire a capire che ero in errore, paura di dare spettacolo di me come inferiore.
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Vi sono quindi, 2 diverse reazioni nei confronti di una soluzione di contrasto con la maggioranza creata dalla procedura sperimentale: La reazione di indipendenza. di 2 tipi: Con fiducia -> il soggetto mantiene una forte fiducia in se stesso, fissa lo sguardo sullo sperimentatore e ottenuta irremovilit anche se sentono il disagio della situazione conflittuale (la loro indipendenza il risultato della forte fiducia in s stessi). Una volta dichiarato linganno provavano sollievo ed ammettevano la loro paura di essere in errore; Senza fiducia -> Il soggetto disposto ad ammettere che il suo giudizio era errato e quello della maggioranza corretto, ritengono di dover essere sinceri nel dire quello che vedono, per rispettare quella che credono sia la funzione dellesperimento. Alcuni di loro dichiarano di aver voluto rispondere con precisione ed altri di aver voluto essere coerenti con i loro giudizi. La reazione di sottomissione (o conformismo nei confronti della maggioranza) di 3 tipi: Sottomissione dovuta a deprivazione della percezione -> Si verifica raramente quando i soggetti sono consapevoli della pressione della maggioranza e dichiarando di aver sempre risposto sinceramente secondo quanto vedevano o, almeno di aver vissuto una grandeconfusione cognitiva; Sottomissione dovuta a deformazione del giudizio -> E quella che manifestano i soggetti che attribuiscono la divergenza di giudizio ad un proprio errore e non si sentono obbligati ad essere sinceri per essere fedeli al compito sperimentale. Essi sentono fortemente la pressione della maggioranza e la paura di apparire e la paura di apparire ridicoli; Sottomissione dovuta a deformazione dinamica -> I soggetti non si pongono il problema di essere o meno nel giusto, sono per dominati dal bisogno di non apparire diversi e di non essere esclusi dal gruppo (agiscono quindi con la consapevole di quello che fanno visto che sopprimono il loro giudizio). Riconoscono, una volta svelato linganno sperimentale, di non aver voluto contraddire la maggioranza e si biasimino per non avere avuto sufficiente coraggio. La sottomissione e lindipendenza possono essere comprese correttamente solo se si ricorda che le persone sono continuamente consapevoli di vivere in un modo che condividono con gli altri e di avere con tale mondo una reazione identica a quella degli altri. INFLUENZA SOCIALE INFORMATIVA E NORMATIVA Kelley si interess della funzione dei gruppi di riferimento, gruppi nei confronti dei quali le persone si orientano e i cui standard adottano per valutare se stessi ed il mondo ; sono gruppi ai quali le persone vorrebbero appartenere o essere simili. Questi gruppi hanno una funzione normativa, in quanto fissano i criteri che definiscono atteggiamenti, credenze e comportamenti appropriati e distribuiscono premi e punizioni in funzione delladeguamento o meno a tali standard, e una funzione di confronto sociale, in quanto fissano standard valutativi o punti di riferimento rispetto ai quali le persone possono valutare se stesse e gli altri. Secondo Festinger la conformit offre alla vita di gruppo diversi vantaggi come la facilitazione della comunicazione e dello scopo del gruppo, levitamento di esperienze di esclusione dellindividuo da parte degli altri membri del gruppo e la protezione del s e la facilitazione del processo di confronto social finalizzato al raggiungimento di una visione corretta della realt.
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Deutsch e Gerard parlano di teoria della dipendenza, secondo la quale i membri di un gruppo sono cognitivamente e socialmente dipendenti ciascuno dagli altri e dalle norme che il gruppo dipende. Tale dipendenza reciproca dei membri pu avere una duplice natura, nel senso che le persone possono essere influenzate dagli altri per 2 ordini di ragione: Perch desiderano ottenere da coloro che esercitano linfluenza conseguenze positive ed evitare influenze negative. Linfluenza normativa produce quasi esclusivamente cambiamenti finalizzati ad evitare il conflitto e quindi unacquiescenza conformistica. Perch utilizzano i comportamenti ed i giudizi di altre persone come fonti potenzialmente valide di informazioni sulla realt. Si parla di influenza informativa. In genere le persone bersaglio sono inconsapevoli dellinfluenza sociale informativa e non si rendono conto di subire alcuna pressione, mentre sono consapevoli di subire pressioni e vivono un conflitto nel caso di influenza sociale normativa. Le 2 forme di influenza sono presenti in diversa misura in tutte le situazioni di vita reale. LE REAZIONI NEI CONFRONTI DEI MEMBRI DEVIANTI: Lo studio di Stanley SCHACTER. Schacter studi come i membri si comportano nei confronti dei membri che non si conformano, ipotizzando che i membri della maggioranza avrebbero tentato con vari metodi di indurre i soggetti devianti a conformarsi e che avrebbero manifestato sentimenti di ostilit e rifiuto nei loro confronti. Dai suoi studi, 3 gruppi di 8-10 persone, con 3 infiltrati in ogni gruppo che prendevano 3 posizioni diverse: Il collaboratore nel ruolo di membro deviante doveva sostenere lungo tutta la discussione la necessit di dare il massimo della posizione; Il collaboratore nel ruolo di membro volubile doveva cominciare sostenendo una punizione severa, ma poi spostarsi verso la posizione della maggioranza, Il collaboratore nel ruolo di membro modale doveva assumere per tutta la durata della discussione la posizione sostenuta dal maggior numero di membri (posizione modale appunto). I membri dovevano infliggere una punizione ad un giovane delinquente. Quando si diceva che i gruppi avevano un numero alto e dovevano essere ridotti chi veniva indicato come da eliminare era il deviante. Emerse che il rifiuto sociale la manifestazione estrema e pi forte dellinfluenza negativa della maggioranza. La paura di questo rifiuto, soprattutto nelladolescenza, pu spingere i soggetti ad adottare condotte a rischio che il gruppo dei pari considera normali e positive: Quanto maggiore limportanza di questo gruppo per la persona, tanto maggiore sar il timore di esserne escluso e conseguentemente, la tendenza a conformarsi ha la maggioranza. FATTORI SITUAZIONALI CHE FAVORISCONO IL CONFORMISMO Secondo Asch i fattori situazionali che favoriscono il conformismo nei confronti della maggioranza sono: La numerosit della maggioranza che esercita linfluenza: le dimensioni del gruppo possono essere pi importanti in situazioni nelle quali si deve valutare una realt sociale chiara (nel caso di influenza normativa rafforzata dalla numerosit della maggioranza) che in situazioni nelle quali la realt sociale chiara ed ambigua (nel caso di influenza informativa influenzata dalla numerosit). Lunanimit della maggioranza: il conformismo nei confronti della maggioranza maggiore quando la discrepanza tra la risposta individuale e quella della maggioranza pi tollerabile per il soggetto bersaglio.
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Altri fattori hanno studiato i fattori situazionali che facilitano i gruppi reali: La coesione del gruppo: I gruppi possono differire in termini di attuazione reciproca dei membri tale attivazione tanto pi un gruppo si dice caratterizzato da alta coesione. In gruppi con elevata coesione si verifica un conformismo maggiore da quello riscontrato in gruppi con bassa coesione. La reazione positiva tra coesione e conformismo pu dipendere sia da fatto che le persone accettano pi facilmente linfluenza di persone che a loro piacciono, sia dal fatto che tutti noi tendiamo ad esercitare pi pressioni sulle persone che ci piacciono affinch condividano le nostre opinioni e giudizi; La rilevanza dellargomento: quanto pi largomento oggetto di conflitto rilevante per il gruppo, tanto maggiore sar la pressione che la maggioranza cercher di esercitare sul membro deviante. Il prestigio della maggioranza: linsieme delle qualificazioni della maggioranza influenza lefficacia della sua influenza (+ prestigio = + influenza). Il contesto culturale pu avere un ruolo importante nel favorire o meno il conformismo nei confronti della maggioranza. Milgram ha studiato il conformismo nei confronti della maggioranza in soggetti di culture diverse (studenti norvegesi e francesi: i primi mostrarono di cedere alle pressioni della maggioranza) arrivando a concludere che le diverse tradizioni culturali portano a differenze nel conformismo. Bond e Smith hanno confermato lesistenza di differenze culturali nella percentuale conformismo evidenziando che nelle culture collettiviste il conformismo non valutato negativamente, ma segno di tolleranza, autocontrollo e maturit. FATTORI PERSONALI CHE FAVORISCONO IL CONFORMISMO Le dimensioni di differenza interindividuale in grado di influenzare la tendenza a conformarsi sono: Lautoconsapevolezza pubblica o privata,: in condizioni di elevata autoconsapevolezza la tendenza a conformarsi al giudizio della maggioranza (consapevolezza su aspetti privati immagine influenzati da standard personali) sar ridotta, mentre in condizioni di autoconsapevolezza pubblica (preoccupati della valutazione altrui si influenzati dallo standard sociali di comportamento) questa tendenza sar accentuata. Le esigenze di rappresentazione: la preoccupazione per la reazione e sociale che potrebbe essere suscitata da un comportamento indipendente; nella cultura occidentale che valorizza lindipendenza dellindividuo, il conformismo non valutato molto positivamente e spesso la persona bersaglio elle pressioni di una maggioranza si trova a dover decidere qual il rischio minore. La scelta di cedere alla pressione della maggioranza pi probabile quando non sono presenti altri osservatori e quando si ritiene che tale condotta possa indicare intelligenza ed apertura mentale. Un ostinata resistenza alle pressione della maggioranza pi probabile quando sono presenti altre persone non coinvolte nel tentativo di influenza e quando latteggiamento della maggioranza suggerisce che il cedimento verr interpretato come un segnale di resa piuttosto che come una scelta intelligente. Il bisogni di individuazione: dichiararsi in disaccordo con la maggioranza pu servire per sentirsi diversi dagli altri e soddisfare il proprio bisogno di avere unidentit unica. Il desiderio di controllo: la teoria della reattanza dice che le persone quando sentono che viene minacciata la loro libert di dire ci che desiderano, sperimentano uno stato di attivazione motivazionale o reattanza che le spinge a tentare di ristabilire la libert minacciata. Il desiderio di mantenere il controllo sulle proprie scelte pu avere unidentit variabile da persona a persona e pu influenzare (come ha detto Burger) la tendenza delle
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persone a sottomettersi o meno alle pressioni della maggioranza: quando maggiore il bisogno di controllo personale, tanto minore sar il conformismo. LINFLUENZA DELLA MINORANZA Serge Moscovici ha proposto lapproccio funzionalista, che focalizza lattenzione sullinfluenza delle minoranze e sulla loro capacit di produrre innovazione. Nella prospettiva genetica linfluenza sociale vista come un conflitto tra maggioranza e minoranza che si pu risolvere con il prevalere della maggioranza, producendo conformit, o con il prevalere della minoranza, producendo innovazione. Le minoranze non sono numeriche, ma costituite da una o pi persone, che avendo preliminarmente preso consapevolezza di essere state segregate come minoranza per certe loro caratteristiche di condotta, su questa base di condotta strutturano forti convinzioni atte a produrre norme specifiche di condotta, punti di vista consensuali, scopi coerenti. Lentit dellinfluenza della maggioranza dipende prevalentemente dallo stile di comportamento e negoziazione che essa adotta. Questo stile pu essere: La consistenza: La capacit di mantenere un accordo unanime sulle proprie posizioni in situazioni diverse e momenti diversi; La capacit di apparire autonoma e indipendente nellaffermazione delle proprie posizioni; La flessibilit: La capacit di negoziare compromessi ragionevoli con la maggioranza; La minoranza pu essere consistente o inconsistente; la minoranza consistente ha caratteristiche disposizionali positive, come la sicurezza e la competenza, che ne facilitano linfluenza. Quanto pi la minoranza consistente, tanto pi la maggioranza che osserva tenderebbe ad attribuire il messaggio della minoranza alle caratteristiche dellentit stimolo e a ritenerlo veridico. Moscovici ha proposto un modello a 2 vie dellinfluenza sociale, in cui linfluenza della maggioranza sarebbe prodotta da un processo di comparazione (lindividuo confronta la propria risposta con quella della maggioranza e focalizza la propria attenzione sulle conseguenza che tale conflitto potrebbe produrre, provando sensazioni di disagio e tensione) e quella della minoranza da un processo di accertamento della validit delle tesi della minoranza (il membro di maggioranza si impegna cercare attivamente informazioni che gli consentono di arrivare a capire come la tesi della minoranza, opposta alla propria tesi maggioritaria, possa essere stata sviluppata sulla base di elementi della realt esterna). Linfluenza della maggioranza sarebbe atta a produrre prevalentemente un fenomeno di semplice acquiescenza pubblica, ha un effetto diretto o manifesto perch riguarda o i giudizi sulle propriet fisiche dello stimolo presentato o credenze direttamente riferite al tema in discussione, osservabile direttamente dopo lesposizione alla pressione della maggioranza e rilevabile per lo pi mediante misure pubbliche riferite direttamente allo stimolo o al tema in discussione. Mentre quella minoritaria sarebbe atta ad indurre un fenomeno di cambiamento delle convinzioni private, una vera e propria conversione che si manifesta a livello latente ed indiretto perch non riguarda necessariamente lo stimolo o il tema in discussione, si manifesta a distanza di tempo dallesposizione alla pressione della minoranza, rilevabile attraverso misure indirette ed spesso un effetto del quale il membro della maggioranza non consapevole. Linfluenza della maggioranza maggiore di quella della minoranza quando si usano misure di influenza di tipo pubblico; linfluenza della minoranza raramente rilevabile mediante misure di tipo pubblico, ma pi spesso rilevabile mediante misure di tipo
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privato sia dirette che indirette. Linfluenza della maggioranza non limitata allacquiescenza pubblica ma si manifesta anche a livello privato. Linfluenza della maggioranza risulta capace di produrre effetti pi evidenti non solo a livello pubblico, ma anche a livello privato; mentre la coerenza della minoranza esercita un indubbia azione favorevole allinfluenza. La Nemeth sostiene che linfluenza maggioritaria, stimolando una focalizzazione dellattenzione sulle temute conseguenze del dissenso con la maggioranza, favorirebbe un tipo di pensiero convergente, volto al reperimento rapido di ununica soluzione corretta e allaccettazione della posizione maggioritaria; mentre linfluenza minoritaria, che induce minore tensione e stress, faciliterebbe una pi libera riflessione sul tema e stimolerebbe un tipo di pensiero divergente che ricerca diverse possibili soluzioni. Il fatto che le 2 presenze siano qualitativamente diverse stato messo il discussione dalla teoria dellimpatto sociale di Latan (1981), che dice che lentit dellinfluenza che le persone esercitano in una data situazione dipende da: Numero delle persone: la relazione tra numero delle fonti dinfluenza ed entit dellimpatto positiva ma non lineare perch la prima persona esercitaun impatto maggiore rispetto alle successive. Limpatto di una maggioranza di 3 4 persone non differisce significativamente da quello di una maggioranza di 10 o pi persone; Forza delle fonti di influenza: dipende dallesperienza, dal loro status e dal potere; Vicinanza: intesa sia in termini fisici (influenzati pi da persone che ci sono, che da quelle assenti), sia in termini psicologici (influenzati maggiormente da persone che appartengono a gruppi ai quali riteniamo di appartenere). Tanford e Penrod dicono che, in termini di previsione dellimpatto, linfluenza della maggioranza e quella della minoranza sono prevedibili sulla base delle stesse variabili soprattutto sulla base del numero delle persone che esercitano linfluenza. Gli psicologi sociali non sono riusciti a studiare come questi diversi aspetti si combinano nelle pi banali situazioni quotidiane nelle quali ciascuno di noi bersaglio e fonte di influenza. Dallo studio di gruppi reali che interagiscono ragionevole attendersi che linfluenza sia un multidirezionale, che sostenuta da una combinazione variabile di motivazioni diverse (es. il bisogno di accuratezza) e che sia mediata da processi cognitivi collocabili su punti diversi del continuum dellattivit cognitiva, che lede ad un polo i processi cognitivi automatici ed inconsapevoli e allaltro i processi di elaborazione sistematica ed accurata. LA COMPIACENZA NELLE RELAZIONI DIADICHE Nellinfluenza delle relazioni diadiche lattenzione focalizzata, da un lato, sulla natura della relazione che esiste fra chi esercita linfluenza (agente influenzante) e chi viene influenzato (bersaglio) e, dallaltro, su fattori e specifiche strategie che favoriscono lacquiescenza del bersaglio I DIVERSI TIPI DI POTERE DELLAGENTE SECONDO FRENCHE E RAVEN Il verificarsi dellinfluenza sociale viene considerata come una manipolazione del potere dellagente influenzante sul bersaglio. French e Raven propongono di distinguere 6 diverse basi del potere sociale ovvero 6 tipi di risorse che lagente pu utilizzare per influenzare il bersaglio: Il potere di ricompensa: si basa sulla capacit dellagente dellinfluenza di fornire alla persona bersaglio premi, vantaggi o di aiutarla a raggiungere obiettivi considerati (la ricompensa pu essere il sorriso di un capo amico o la consegna di una forte somma di
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denaro). A volte questa ricompensa pu essere offerta instaurando una negoziazione (es. un amico agente influenzante ci promette un favore se noi facciamo qualcosa per lui); Il potere di coercizione: (o potere di funzione) possibilit dellagente influenzante di costringere la persona bersaglio ad accettare le proprie richieste usando la minaccia di punizioni (es. un genitore pu minacciare di non far uscire un figlio se prende brutti voti); Il potere dellesperienza: quello che hanno gli esperti dei consigli dei quali siamo abituati a fidarci (es. i consigli del medico); Il potere di riferimento: quello che hanno le persone che noi ammiriamo o alle quali noi vogliamo assomigliare. una forma di potere molto diffusa (es. i bambini pi piccoli tentano di imitare i fratelli pi grandi). Si pu parlare anche di potere di riferimento negativo per indicare che le persone evitano di comportarsi in modo simili a coloro che disprezzano e da quali si vogliono differenziare il pi possibile; Il potere legittimo: la consapevolezza del bersaglio che lagente dellinfluenza legittimato a dare ordini o prescrizioni. Si tratta di 1 forma di potere che lagente riceve da un gruppo pi ampio o che deriva dalle norme sociali (es. consente ad un insegnate di assegnare compiti e di valutare gli studenti); Il potere informativo: non dipende dal modo in cui la persona bersaglio percepisce lagente, ma esclusivamente dalle informazioni che lagente dellinfluenza trasmette; una forza di influenza interpersonale. Il potere di ricompensa, quello coercitivo e legittimo possono essere considerati come manifestazioni diverse dellinfluenza normativa; il potere dellesperienza, quello di riferimento e dellinformazione come manifestazioni dellinfluenza informativa. COME ACCRESCERE LA PROBABILITA DI OTTENERE LA COMPIACENZA DELLA PERSONA BERSAGLIO DELLINFLUENZA Il potere , quindi, distribuito in modo asimmetrico in una diade e che lagente possiede maggior potere del bersaglio. Lasimmetria non lunica condizione che favorisce lacquiescenza. Molto spesso noi ci lasciamo influenzare da altre persone che non hanno alcuna forma di potere nei nostri confronti. R. Cialdini ha deciso di partire dallosservazione sistematica dellattivit di persone che dipendono per la loro sopravvivenza, dalla capacit di indurre gli altri ad accettare le proprie richieste tra i quali: venditori, raccoglitori di fondi, pubblicitari, negoziatori e persone addette al reclutamento di nuovi seguaci per movimenti politici o religiosi. Ha individuato diverse strategie utilizzate dai professionisti della persuasione, ma anche dalle persone comuni: 1. Cercare di piacere agli altri -> quando vogliamo influenzare unaltra persona, una delle strategie a nostra disposizione quella di entrare nelle grazie di questa persona, di piacerle. La tecnica di ingraziamento pi efficace ladulazione, cio il lodare esageratamente le doti fisiche o intellettuali della persona nelle grazie della quale si vuole entrare. Esistono, anche, tecniche meno dirette o scoperte come mandare segnali non verbali e di tipo positivo (es. sorridere e annuire mentre laltro parla), fare piccoli favori e, in generale tutti i comportamenti che sono utili per indurre nella persona che vogliamo influenzare uno stato danimo positivo. 2. Mettere il piede nella porta -> una strategia persuasiva a 2 fasi che si basa sul bisogno delle persone di essere ed apparire coerenti e di rispettare gli impegni presi. Per es. in un primo momento la persona che ci vuole persuadere pu chiederci di assaggiare un nuovo formaggio e, quando lo abbiamo provato e magari abbiamo ammesso che buono, pu
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chiederci di acquistare una confezione. una strategia efficace che sfrutta il nostro bisogno di coerenza. Il colpo basso -> si articola in 2 fasi e sfrutta il bisogno di coerenza. Comuni gli esempi in campo commerciale: questa strategia consiste nelloffrire un prodotto ad un prezzo molto vantaggioso e, dopo che il cliente ha deciso di comprarlo, si fa finta di scoprire che purtroppo lofferta non si riferiva a quel prodotto ma ad altri. Far apparire difficile da ottenere -> si tratta di una strategia persuasiva basata sul principio generale secondo il quale le persone valutano pi positivamente un oggetto, se pensiamo che sia raro o difficile da ottenere. Es. prima, la tradizione voleva che le donne non mostrassero il loro interesse per un eventuale corteggiatore e lo facessero aspettare e sospirare, in tal modo avrebbero accresciutola propria desiderabilit. Dare limpressione che ci sia poco tempo -> questa strategia basata allo stesso modo dellaltra ed molto comune nel settore commerciale (es. la scritta ultimi giorni che accompagna annunci di eccezionali offerte promozionali o sconti pu permanere per mesi ma una certa percentuale di potenziali acquirenti si sente spinta a sfruttare il poco tempo rimasto per usufruire dellofferta vantaggiosa. Farsi sbattere la porta in faccia -> una strategia che sfrutta la tendenza delle persone a seguire una regola implicita di reciprocit nelle relazioni interpersonali. In tutte le culture esiste una potente norma sociale che impegna le persone a comportarsi con gli altri come gli altri si sono comportati con loro. Questa strategia linverso della strategia mettere il piede nella porta. Questo non tutto -> strategia che sfrutta la norma di reciprocit ed tipica dei venditori i quali , dopo aver completato la descrizione del prodotto e del suo prezzo, offrono un piccolo omaggio (es. acquisto una macchina da cucire e mi regalano un piatto). Il cliente potenziale vede lulteriore offerta come un piccolo dono e, seguendo la norma di reciprocit, tende a contraccambiare acquistando il prodotto offerto dal venditore. Fornire delle ragioni -> per ottenere che le persone bersaglio di influenza rispondano positivamente alle richieste degli agenti di influenza sia necessario che questi forniscano delle ragioni che le giustificano, in modo che lacquiescenza abbia un significato, appaia ragionevole (es. se ci troviamo in fila alla posta, o in banca o alla cassa di un supermercato ci chiede di potere passare avanti senza fornire una giustificazione per tale richiesta molto probabile che noi le rifiutiamo il favore); fornire delle ragioni utile solo se tali ragioni sono considerate giuste. Indipendentemente dalla strategia utilizzata dallagente dellinfluenza, la prima condizione che sembra favorire la compiacenza costituita dallo stato danimo positivo del bersaglio: pi facile che gli altri accettino le nostre richieste se sono di buon umore. Lo stato danimo positivo della persona bersaglio pu favorire la sua acquiescenza per i seguenti motivi: Stato danimo positivo stimola pensieri e ricordi positivi che possono stimolare un atteggiamento favorevole verso coloro che fanno delle richieste; Uno stato danimo positivo rende meno probabile unelaborazione sistematica e critica delle informazioni e quindi, delle richieste che gli altri ci fanno: ci aumenterebbe la probabilit di risposte positive. Non certamente un caso che la maggior parte dei messaggi pubblicitari tenda ad indurre uno stato danimo positivo nelle persone alle quali sono diretti. OBBEDIENZA ALLAUTORITA. LE RICERCHE DI STANLEY MILGRAM
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Milgram nei suoi esperimenti focalizza lattenzione sul potere che deriva dallautorit legittima; condusse almeno 21 diverse versioni del suo paradigma sperimentale, realizzando uno dei pi ampi ed integrati programmi di ricerca nella storia della psicologia sociale. Per spiegare lobbedienza dei partecipanti necessario tenere presenti alcune caratteristiche della situazione sperimentale nella quale essi sono stati posti: I soggetti partecipano ad un esperimento scientifico che ha finalit del tutto rispettabili e che si svolge in una prestigiosa universit. Questa caratteristica, da un lato, accresce il potere legittimo dello sperimentatore (lautorit) e dallaltro, accresce laffidabilit della definizione della situazione che egli fornisce ai partecipanti; I soggetti sono consapevoli di aver accettato liberamente di partecipare allo studio e sono indotti a credere che tale libert di scelta riguardi anche il soggetto nel ruolo di allievo vittima, che ha accettato di svolgere tale ruolo assegnato casualmente, conoscendo ne tutte le implicazioni; I soggetti si sentono impegnati a tenere fede allimpegno preso, per il quale sono anche stati pagati; I soggetti si trovano in una situazione ambigua nella quale esistono pochi standard per definire cosa uno psicologo pu fare e quali sono i diritti dei soggetti; La vittima sembra accettare di buon grado le punizioni in quanto protesta solo al raggiungimento dellintensit di 300 volt. Gli esperimenti di Milgram hanno, inoltre, messo in evidenza alcuni fattori situazionali e possono accentuare o ridurre la percentuale di obbedienza. Una prima verifica ha riguardato il ruolo di prestigio della sede universitaria che sponsorizza lesperimento (Yale) e quello dello sperimentatore. In un esperimento realizzato in una sede meno elegante e non collegabile alluniversit di Yale si riscontrata una lieve riduzione della percentuale di obbedienza che passata dal 65% al 48%, mentre una riduzione molto pi vistosa (10%) stata prodotta sostituendo lo sperimentatore (che si presentava come un ricercatore scientifico) con un complice che si presentava come una persona comune. Vi una progressiva riduzione delle percentuali di obbedienza al crescere della prossimit e della salienza della vittima; co-presenza fisica della vittima nella stessa stanza contribuisca a ridurre lobbedienza anche se questa continua ad essere presente in una percentuale di obbedienza: se questo non presente nella stanza nella quale si trova il partecipante e si limita ad impartire le istruzioni tramite telefono, la percentuale di obbedienza si riduce; nelle relazioni di ruolo di tipo gerarchico esiste una forte potenzialit di obbedienza in quanto la persona di status inferiore percepisce un annullamento della responsabilit personale per la propria condotta. Riconoscendo lautorit del proprio superiore, il subalterno si vedrebbe come una persona che agisce per conto di unaltra, collocandosi in uno stato di agente vedendosi, quindi, come un semplice strumento nelle mani del proprio superiore, o come un anello in una catena gerarchica che percepisce come legittima. Hamilton, parla di responsabilit di ruolo, riferendosi al fatto che lattribuzione della responsabilit per una determinata condotta avviene sulla base delle aspettative relative al ruolo dellattore. Milgram spiega lobbedienza allautorit come un processo razionale di accettazione della definizione della realt fornita dallautorit. Pochissimi studi hanno affrontato il problema del se le caratteristiche individuali possono moderare leffetto di diversi fattori situazionali o come variazioni nei fattori situazionali possono moderare la relazione tra caratteristiche individuali ed obbedienza.
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I pochi studi disponibili suggeriscono che le persone che obbediscono rispetto alle persone che non lo fanno sono caratterizzate da un elevato autoritarismo, cio da un atteggiamento di sottomissione acritica nei confronti delle autorit morali del proprio gruppo di appartenenza, ed in particolare, da un pi elevato autoritarismo di destra; tendono ad avere maggiore fiducia interpersonale, il che probabilmente le porta a fidarsi maggiormente di quanto lo sperimentatore dice circa il fatto che gli shock non provocano alcun danno permanente alle vittime; tendono ad avere un locus of control esterno. Si possono distinguere persone che riconoscono lautorit in modo critico ed aperto, identificandola sulla base di considerazioni razionali e concependola come relativa, non assoluta , e, persone che la riconoscono in modo acritico e chiuso, identificandola sulla base di considerazioni emotive, irrazionali e concependola come assoluta, data una volta per tutte. Secondo Rokeach (1960), il secondo modo di concepire lautorit caratteristico di persone con mentalit chiuse o dogmatiche.

CAP. 7 I GRUPPI. LA RELAZIONE TRA INDIVIDUI E GRUPPO: Il problema dei problemi per la psicologia sociale. Sia Mead che Allport si sono occupati di quello che il secondo definiva il problema dei problemi della psicologia sociale ovvero quello della relazione tra individuo e gruppo e tra individuo e societ, come pi spesso la definiscono gli interazionisti simbolici. Se si assume che i gruppi e la societ non siano altro che la somma di individui che la compongono (tesi nominalista di Tarde ed Allport), ha senso spiegare i fenomeni sociali sulla base dei processi psicologici individuali come prevalentemnete fa la psicologia sociale psicologica ed in particolare chi adotta lapproccio cognitivista tuttora dominante. Se al contrario si assume che i gruppi e la societ abbiano una realt autonoma rispetto a quella degli individui si mette in discussione la legittimit di uno studio psicologico dei processi sociali che vengono visti come determinati dai macro
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fattori sociali, mentre lindividuo viene prospettato come ricettacolo passivo delle forze sociali. Il superamento della contrapposizione tra queste 2 tesi rappresenta una condizione preliminare indispensabile per affermare la psicologia sociale dei gruppi. Asch dopo aver analizzato le 2 tesi contrapposte, ritiene che entrambe le tesi partano da 2 assunzioni valide che non possono essere abbandonate e cio che i processi psicologici avvengano ei singoli individui e ciascun individuo singolo inserito in un sistema di forze sociali (una struttura sociale) che non ha prodotto lui stesso da solo. Asch riconosce anche che lazione di gruppo produce particolari risultati che sarebbero facilmente comprensibili se si potesse affermare che i singoli partecipanti sono diretti da un unico centro organizzatore, parlando come facevano Le Bon e Mc Dougall di mente di gruppo. Tuttavia questa entit metafisica non esiste in quanto, come dice Asch non esiste in quanto come dice Asch tra un individuo e laltro ci sono degli intervalli e si deve poter vedere i fenomeni di gruppo sia come prodotto sia come condizione delle azioni dei singoli. La soluzione di tale paradosso va ricercata secondo Asch nel concetto di campo reciprocamente condiviso, sviluppato per spiegare il carattere speciale dellinterazione umana rispetto alle forme di interazione sociale tipiche delle specie animali, ovvero per spiegare che il fatto di maggiore importanza riguardanti le interazioni umane che esse sono avvenimenti rappresentati psicologicamente in ciascuno dei partecipanti. Questo rapporto fra fatti psichici in ciascuno dei partecipanti rende possibile la compartecipazione nelle azioni, nei sentimenti, nelle idee ed il reciproco riconoscimento. LE CARATTERISTICHE DISTINTIVE DEI GRUPPI SOCIALI ED I TIPI DI GRUPPO La Definizione pi condivisa tra le numerose avanzate quella di Levine e Moreland secondo cui il gruppo costituito da un insieme di persone che interagiscono regolarmente, hanno legami affettivi luno con laltro, condividono uno schema comune di riferimento e sono interdipendenti nella loro condotta. Linterdipendenza dei membri del gruppo va fatta risalire a Lewin (1948), autore che proprio per le sue ricerche sui piccoli gruppi considerato uno dei padri della psicologia sociale. Secondo Lewin non la somiglianza o la diversit che decide se 2 individui appartengono allo stesso gruppo o a 2 gruppi diversi, ma linterazione o altri gruppi di interdipendenza. Un gruppo definito al meglio come una totalit dinamica basata sullinterdipendenza invece che sulla somiglianza. Levine e Moreland tuttavia distinguono ci che costituisce un gruppo sociale da ci che non lo , sia un compito difficile e suggeriscono di adottare un approccio secondo il quale la gruppalit viene concepita come una qualit che tutti gli aggregati di persone hanno in una qualche misura. Si tratta insomma di considerare in che misura ciascun aggregato possieda le diverse caratteristiche distintive della gruppalit. Carlwright e Zander definiscono in quale misura un aggregato di persone un gruppo. Si deve verificare se in tale aggregato le persone interagiscono frequentemente fra loro, se si definiscono come membri di uno stesso gruppo e se sono definite dagli altri appartenenti a quel gruppo; se condividono norme su argomenti di interesse comune, se sono unite da un sistema di ruoli interconnessi; se si identificano reciprocamente a seguito i ideali e modelli simili, se trovano uno specifico contesto interattivo gratificante, se perseguono scopi comuni se hanno una comune percezione della loro identit ed infine se tendono a porsi e ad agire in modo unitario nei confronti dellambiente che li circonda.
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Secondo i 2 autori queste caratteristiche sono presenti sia isolatamente che in associazione tra loro e possono essere presenti in misura diversa: quante pi caratteristiche sopra citate sono presenti tanto pi un aggregato di persone pu essere considerato un vero gruppo. De Grada sostiene pi sinteticamente che un insieme di persone caratterizzato da elevata gruppalit, ovvero si avvicina al prototipo del gruppo sociale se: Tali persone interagiscono in modo integrante e orientato al raggiungimento di uno scopo comune, questa caratteristica manipolabile in contesti sperimentali costituisce lunico criterio di gruppalit presente nei gruppi studiati nel laboratorio; Tali persone si percepiscono come membri di uno stesso gruppo, distinguendosi da coloro che non fanno parte del gruppo stesso; si tratta di una caratteristica che stata molto valorizzata dagli approcci cognitivisti allo studio dei gruppi tra i quali la teoria dellidentit sociale; Tali persone nutrono sentimenti positivi nei confronti degli altri membri dellinsieme e verso lattivit comune, ovvero se esiste quella valorizzazione affettiva del gruppo che Summer chiamava we feeling, sentimento tra noi; Tali persone sono consapevoli del fatto che linsieme costituisce un sentimento utile, se non indispensabile, per il raggiungimento di obiettivi comuni; Tali persone si identificano reciprocamente sviluppando unelevata influenzabilit reciproca; Linsieme presenta una divisione dei compiti fra i membri che assumono ruoli diversi (struttura organizzativa) caratterizzati da diversa importanza (struttura gerarchica); Linsieme condivide un sistema di norme implicito o esplicito (struttura normativa, ideologia e cultura del gruppo). Se proviamo a classificare, utilizzando i criteri appena elencati, gli insiemi di persone che incontriamo, o dei quali facciamo parte, nella vita quotidiana, ci rendiamo conto di avere di fronte non 2 categorie ben distinte,ma piuttosto un continuum che vede, ad un estremo, il piccolo gruppo che presenta in misura elevata tutte le caratteristiche distintive e un altro esempio, le categorie socio-demografiche (es. et, reddito appartenenza nazionale o regionale) o le situazioni collettive basate sulla vicinanza spaziale fra le persone (essere nella stessa fermata dellautobus, nello stesso aereo ecc.). La diversa definizione di gruppalit pu riferirsi a diverse realt fra loro diverse. Tra le diverse distinzioni 2 appaiono particolarmente rilevanti: La prima basata sulla numerosit del gruppo e contrappone i gruppi estesi da quelli ristretti. In questo caso si parla di collettivit organizzate o vere e proprie organizzazioni sociali quali: partiti politici, imprese sette religiose, sindacati e simili; mentre quando parliamo di piccoli gruppi si parla di piccole entit dove le persone si conoscono ed interagiscono frequentemente (es. classe scolastica, famiglia, gruppo di amici) mentre i gruppi estesi sono caratterizzati da unelevata unorganizzazione orizzontale ma anche verticistica i gruppi ristretti possono essere sia altamente strutturati, come nel caso della famiglia, che debolmente strutturati (come nel caso del gruppo di amici). La seconda definizione stata proposta originariamente da Cooley (1902) ed basata sugli scopi del gruppo e sulle caratteristiche delle relazioni fra i membri. Cooley parla di gruppi primari quando si riferisce a gruppi che svolgono una funzione fondamentale nella formazione della natura sociale e degli ideali degli individui. I gruppi primari hanno lo scopo di soddisfare i bisogni sociali dellindividuo. Si tratta di gruppi nei quali i
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ruoli sono poco differenziati e le relazioni, del tipo faccia a faccia, hanno carattere di intimit e si basano su una reciproca valutazione affettiva pi che razionale dove il sentimento del noi particolarmente forte e latmosfera ricca di calore e sostegno reciproco. I gruppi secondari si differenziano da quelli primari in quanto si propongono di raggiungere finalit specifiche e tendono a valorizzare i membri in base al contributo che essi forniscono al raggiungimento di tale finalit. Ciascun membro nel gruppo esprime solo una parte specifica delle sue competenze e attitudini. Come conseguenza le relazioni interpersonali nei gruppi secondari sono limitate a ci che i rispettivi ruoli prevedono ed al raggiungimento degli scopi nel gruppo. LE FUNZIONI PSICOLOGICHE DEI GRUPPI SOCIALI. Le funzioni del gruppo possono essere di 2 tipi: da un lato quali funzioni svolgano per la societ pi ampia (funzione sociale) e dallaltro quale funzione svolgono per i suoi membri (funzione psicologica). Per quanto concerne la funzione psicologica si adotter la classificazione proposta da De Grada basata su 5 categorie che tengono conto contemporaneamente di categorie di bisogni individuali e di caratteristiche del gruppo atte a soddisfarli: La prima categoria riguarda i bisogni che qualsiasi gruppo, in quanto situazione sociale, pu soddisfare. Fanno parte di questa categoria il bisogno di sicurezza e sostegno sociale ed il bisogno di dipendere dagli altri (sottomissione) e di dominare gli altri (dominanza); il bisogno di accrescimento di s o difesa dellautostima, il bisogno di riduzione dellincertezza; La seconda categoria quella dei bisogni che possono essere soddisfatti da gruppi composti da membri con determinate caratteristiche. Il caso specifico quello di membri del gruppo che per le loro caratteristiche (simpatia, tipo di attivit, interessi, reddito, abbigliamento) esercitano unattrazione. I membri restano nel gruppo e non i membri cercano di entrarvi, in quanto far parte del gruppo consente di soddisfare il bisogno di interagire con un tipo di persone che piacciono; La terza categoria quella dei bisogni che un gruppo pu soddisfare in quanto svolge determinate attivit, indipendentemente dagli scopi che persegue. Si tratta in questo caso di bisogni specifici quali il bisogno di collaborare ad attivit di gruppo, di esibire le proprie capacit organizzative. In questo caso la specifica attivit di gruppo attrae i membri in quanto atta a soddisfare un loro bisogno specifico; La quarta categoria quella dei bisogni che un gruppo soddisfa in quanto persegue determinati scopi. Gli scopi dellindividuo coincidono con quelli del gruppo e lesserne membro facilita il raggiungimento degli scopi desiderati (es. gruppo ambientalista che si impegna per difendere lambiente e contrastare linquinamento); La quinta categoria quella dei bisogni personali ed egoistici che possono essere soddisfatti strumentalizzando il gruppo. In questo caso il gruppo svolge una funzione psicologica per lindividuo, non per le sue caratteristiche specifiche ma perch tramite il gruppo lindividuo pu raggiungere i propri scopi personali (es. iscrizione ad un partito per avere vantaggi economici: appalti, assunzioni). LA STRUTTURA DEL GRUPPO Il termine struttura si riferisce a qualsiasi organismo composito, indica i rapporti non transitori di interdipendenza che intercorrono tra le parti componenti di esso e fra ciascuna parte e linsieme che le comprende. RUOLI E STATUS
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Ad eccezione dei gruppi di durata temporale molto limitata che si dedicano a dei compiti additivi molto semplici, in tutti i gruppi gli individui forniscono un apporto differenziato, ovvero in ogni gruppo vi una divisione dei compiti. In alcuni casi questa differenziazione imposta formalmente dallesterno (ruoli professionali = avvocato, medico, insegnante; ruoli familiari = marito moglie figli), in altri in modo informale si nel corso dellattivit di gruppo (in un gruppo di amici c quello che fa ridere, quello che risolve i problemi, quello che si lamenta sempre). Il concetto di ruolo pu anche essere descritto come una metafora teatrale secondo il quale il ruolo corrisponde ad una parte del copione di una rappresentazione teatrale. Ciascuno di noi interpreta in modo personale diversi ruoli nellambito di diversi gruppi (genitori, figli, pazienti, studenti, insegnanti). Un approccio significativo sul ruolo dei piccoli gruppi lo ha dato Bales (1985) affermando che lo scopo fondamentale dei piccoli gruppi sia quello di realizzare un determinato compito e che le interazioni che si realizzano nel gruppo siano orientate a tale scopo. Egli ritiene anche che nello svolgimento di questa attivit strumentale si possano creare delle tensioni e dei conflitti che potrebbero ostacolare lo svolgimento del compito. Per ridurre tali tensioni, secondo Bales, i membri di un gruppo svolgono anche unattivit di tipo relazionale che riguardano la manifestazione delle emozioni, in un gruppo quindi devono coesistere tutte e 2 questi aspetti socio-emozionali perch il gruppo possa funzionare. Il sistema di osservazione delle interazioni di gruppo prevede almeno quindi 12 categorie nelle quali deve essere classificato ogni singolo atto: 6 categorie rappresentano larea socioemozionale con valenza positiva: dimostra solidariet, allenta le tensioni, si dimostra daccordo; con valenza negativa: disapprova, dimostra tensione, mostra antagonismo; e 6 categorie rappresentano larea del compito in direzione attiva di risposta: d suggerimenti, esprime opinioni, fornisce orientamenti; in direzione passiva o di domanda: chiede orientamenti, chiede opinioni, chiede suggerimenti. Sebbene esista un generale accordo circa lutilit di una chiara differenziazione dei ruoli allinterno di un gruppo, lattenzione dei ricercatori si prevalentemente orientata sui conflitti che la differenziazione dei ruoli pu creare allinterno dei gruppi. Una prima fonte pu essere quello che si crea al momento dellassegnazione dei ruoli (es. gruppo-lavoro scolastico nel quale linsegnante assegna compiti diversi su una ricerca da svolgere). Il conflitto pu crearsi in quanto pu non essere gradito il ruolo assegnato in termini di prestigio o di impegno richiesto. Una seconda fonte di conflitto legata al ruolo costituita dalla possibilit che i diversi membri del gruppo abbiano aspettative non chiare circa il ruolo che deve assumere una persona: questultima sperimenter una spiacevole sensazione di ambiguit del ruolo assegnatole non sapendo come comportarsi. Le aspettative dei diversi membri possono essere in contrasto con i comportamenti previsti per un certo ruolo (dissenso sul ruolo) o circa la persona che deve assumere tale ruolo. piuttosto comune che le persone debbano fronteggiare il conflitto tra le i ruoli diversi che gli altri si aspettino che loro interpretino (es. ruolo di madre con i figli e ruolo di moglie con il marito e quello lavorativo o della famiglia dorigine). La differenziazione di ruoli nellambito dei gruppi che hanno una durata nel tempo si associa ad una differenziazione di status, che esprime la distribuzione del potere (considerazione, prestigio sociale) tra i membri del gruppo. Mentre nei gruppi formali i
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ruoli e lo status sono assegnati dallesterno, ovvero dalle norme che definiscono il gruppo stesso, nei gruppi informatisi pone il problema di spiegare come si arrivi ad una differenziazione di status (strutturazione verticale). Esistono 2 teorie che al momento spiegano tale differenziazione: La teoria delle aspettative che sostiene che tra i membri del gruppo si formano aspettative circa il contributo che i diversi membri danno al raggiungimento dello scopo del gruppo ed assegnano uno status pi elevato ai membri dai quali si aspettano un contributo maggiore. Le aspettative possono crearsi in base a caratteristiche personali che possono evidenziarsi nelle prime fasi dellinterazione o che i membri rendono visibili reciprocamente. In pratica, anche se le caratteristiche pi rilevanti per lo svolgimento di un compito (abilit, esperienza) sembrano avere il ruolo principale, anche alcune caratteristiche irrilevanti (razza, genere sessuale) sembrano avere un peso. Sebbene le assegnazioni di status che avvengono sulla base delle aspettative iniziali possono essere modificate in seguito allosservazione del reale contributo fornito dai diversi membri, difficile che le persone a cui stato assegnato uno status molto basso possano modificarlo. La teoria etologica sostiene che anche nei gruppi umani lassegnazione di status si basa sulla valutazione della forza dei membri del gruppo, che verrebbe stimata in base ad indicatori fisici quali lapparenza ed il portamento. In tal modo verrebbero facilmente assegnato le posizioni forti e deboli mentre i membri con caratteristiche meno estreme dovrebbero impegnarsi in competizioni per lo status, simili ai rituali tipici di molte specie di animali, basate su strategie indirette quali linterruzione del turno dellaltro durante una conversazione. Ridgeway ha per proposto una teoria integrativa nella quale, in condizioni normali, il sistema di status sarebbe il risultato di un processo cooperativo basato sulle aspettative circa il probabile contributo dei diversi membri. Solo in caso di discordanza fra lo status assegnato e quello preteso da un membro del gruppo si verificherebbero situazioni di competizione, lesito delle quali dipende sia da strategie comportamentali adottate dalla persona che reclama uno status pi elevato, sia dal sostegno che gli altri le forniscono. In generale lo status anche se incline al cambiamento mostra una notevole resistenza alla modifica sia perch le persone tendono a difenderlo sia perch le differenze di status possono influenzare i processi di attribuzione della responsabilit e dei meriti, finendo per confermare la legittimit della gerarchia stessa. LA LEADERSHIP Il leader colui che ha la maggior responsabilit ed iniziativa allinterno del gruppo e maggior potere dinfluenza sugli altri membri. Vari sono i tipi di leader tipo caporeparto, dirigente, comandante e molti altri e la sua assegnazione pu essere conseguita tramite elezione, nomina, usurpazione, emergenza spontanea. Quando si parla di processo con il quale i leader influenzano gli altri membri del gruppo si parla di leadership. I primi studi sulla leadership hanno cercato di individuare le caratteristiche di personalit che distinguono un leader dai suoi seguaci ed i leader efficaci da quelli non efficaci. In ogni caso i leader sembrano caratterizzati da unintelligenza pi elevata, maggior sicurezza, maggior dominanza ed orientamento al successo. Negli ultimi anni si studiata la leadership soprattutto nei contesti lavorativi, e direttamente connessi con questi studi si studiata la figura del leader carismatico caratterizzato da abilit rilevanti per il compito, espressivit emotiva, sicurezza
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determinazione, assenza di conflitti interiori e convinzione della correttezza delle proprie idee. Se lefficacia del leader solo parzialmente riconducibile alle sue caratteristiche di personalit, si pu pensare che essa dipenda dal modo in cui il leader svolge il proprio ruolo. Lippit e White ipotizzarono 3 stili di leadership studiando dei gruppi di ragazzi nellambito di associazioni che svolgevano attivit di doposcuola: Stile autoritario: il leader fornisce le direttive, stabilisce di volta in volta le tecniche ed i passi da compiere lasciando i membri nellincertezza circa la direzione di marcia futura dellattivit, attribuisce i compiti a ciascun membro, esprime critiche ed apprezzamenti di tipo personale sulle prestazioni dei singoli e rimane distaccato dallattivit di gruppo; Stile democratico: il leader lascia decidere al gruppo le direttive di azione, spiega nella prima riunione tutto il processo dellattivit ds svolgere, fornisce pareri tecnici lasciando al gruppo la possibilit di scegliere fra diverse alternative, lascia i membri liberi compiti e compagni di lavoro, esprime critiche ed apprezzamenti di tipo oggettivo e cerca di essere almeno in spirito parte del gruppo pur non svolgendo il lavoro; Stile permissivo: il leader lascia il gruppo libero di agire, limita al minimo il suo intervento. Sempre nellesperimento dove i ragazzi svolgevano i 3 diversi stili di leadership si osservava che: Nei gruppi con stile democratico si stabiliva una relazione amichevole leader-membri, una coesione elevata ed un buon orientamento al compito, lattivit diminuiva solo limitatamente in assenza del leader; Nei gruppi con stile permissivo latmosfera era piacevole, ma lorientamento al compito era scarsissimo e paradossalmente la produttivit aumentava quando il leader si allontanava; Nei gruppi con stile autoritario si evidenziava maggiore aggressivit tra i membri, i rapporti con il leader erano di sottomissione, la produttivit inizialmente pi elevata, subiva un crollo quando il leader si allontanava. I ricercatori decisero che la leadership democratica era superiore alle altre. Sia lapproccio in termini di caratteristiche di personalit che quello in termini di stili di comportamento del leader, trascura totalmente le caratteristiche della situazione nella quale il leader ed il gruppo si trovano ad operare, attribuendo esclusivamente al leader (alla sua personalit o al suo comportamento) la responsabilit del proprio successo o insuccesso. Fielder stato uno dei primi autori a sostenere tale interazione proponendo la teoria della contingenza. Tale teoria considera la distinzione in termini di stile di leadership come una caratteristica personale stabile: esisterebbero leader orientati al compito e leader orientati alle relazioni. Fielder ha messo a punto una scala per misurare lo stile di leadership, nella quale si chiede di valutare il collaboratore che piace meno: i leader che ottengono punteggi alti su questa scala (ovvero valutano in modo relativamente positivo il collaboratore che piace meno) sono considerati leader orientati alle relazioni, mentre quelli che ottengono punteggi bassi sono considerati leader orientati al compito. La maggior o minor efficacia di questi 2 stili dipenderebbe dal livello di controllo della situazione da parte dello stesso leader, controllo che a sua volta influenzato dalla qualit delle relazioni del leader con i membri del gruppo, dal potere che il leader ha nei confronti dei membri e della chiarezza del compito. La teoria della contingenza stata sottoposta a verifica empirica in contesti sia sperimentali che naturali con risultati generalmente positivi. In conclusione, la ricerca evidenzia che quando lo stile del leader
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non si adatta alle caratteristiche della situazione la produttivit si riduce ed il leader va incontro a malattie legate allo stress. La teoria della contingenza, pur avendo il merito di considerare linterazione tra le caratteristiche personali del leader e fattori situazionali, ha il limite di considerare la relazione tra leader e seguaci in modo statico ed unidirezionale. Altre teorie dette transazionali o dello scambio hanno considerato tale relazione come un processo bidirezionale nel quale la relazione fra leader e seguaci viene mantenuta mediante lo scambio di risorse valutate positivamente. Secondo questa teoria il leader per poter esercitare la sua influenza deve guadagnarsi una certa dose di credibilit e legittimazione. Uno dei mezzi che il leader ha a disposizione rappresentato dalladeguamento alle norme del gruppo. Secondo Hollander il leader pu acquisire crediti nei confronti degli altri membri del gruppo grazie anche a: a. La sua abilit nellaffrontare il compito del gruppo (siamo pi propensi a farci guidare da qualcuno che ci ha dato prova di elevate competenze nel settore nel quale siamo impegnati; b. Il suo impegno per gli scopi del gruppo; c. Il fatto di essere stato eletto dai membri stessi come guida del gruppo piuttosto che essere stato nominato dallesterno. LE NORME Tutti i gruppi umani che abbiano una durata sufficientemente lunga sviluppano delle norme che specificano in maniera pi o meno dettagliata determinate regole, concernenti il modo in cui gli individui dovrebbero comportarsi costituendo cos la base di aspettative reciproche tra i membri del gruppo. Secondo Sherif (1936) le norme sarebbero abitudini, tradizioni, standard di riferimento, regole, valori, mode, e tutti gli altri criteri che si sono standardizzati in conseguenza del contatto fra gli individui. Nei casi di gruppo di tipo secondario, che nascono allinterno di organizzazioni pi ampie, le norme sono di solito esplicite e codificate e regolano a priori la costituzione del gruppo. Nei gruppi informali al contrario le norme emergono dallinterazione come norme consensuali o volontarie. Le norme non codificate ed implicite diventano visibili quanto vengono violate: in tali situazioni vengono richieste scuse o giustificazioni, ovvero rendiconti della condotta finalizzati a riparare la relazione tra il membro deviante ed il resto del gruppo. Le norme svolgono importanti funzioni sia per il gruppo che per lindividuo. Secondo Cartwright e Zander le 4 funzioni fondamentali riguardano: Lavanzamento del gruppo verso lo scopo, che le norme favoriscono facilitando la coordinazione delle azioni dei membri; Il mantenimento dellesistenza del gruppo in quanto entit; in particolare tale funzione svolta dalle norme specifiche che riguardano la regolarit delle riunioni, ma anche da tutti quegli elementi della cultura del gruppo(stili di abbigliamento, abitudini comportamentali, forme di espressione linguistica) che contribuiscono a rafforzare lidentit del gruppo stesso e a differenziarlo dagli altri gruppi; La definizione dei rapporti con lambiente sociale circostante, nel senso di definire quali sono le entit sociali circostanti con le quali avere relazioni di cooperazione o di conflitto, quelle con cui avere relazioni e di quale tipo e cos via.

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La costruzione di una realt sociale condivisa. Questa funzione svolta principalmente in situazioni di ambiguit e di incertezza circa la realt esterna alla quale lindividuo non riesce a dare un significato ed alla quale non sa come rispondere appropriatamente. Non tutte le norme di gruppo hanno la stessa importanza e vengono rispettate con la stessa rigidit. Ci sono norme pi importanti per la vita e gli scopi del gruppo, che prescrivono in modo molto pi preciso il comportamento richiesto e fissano margini di variabilit accettabile molto ristretti. Inoltre il rispetto delle norme varia a seconda dello status del membro: pi elevato lo status pi le norme possono essere deviate. LE RETI DI COMUNICAZIONE Un altro aspetto della struttura dei gruppi quello che riguarda i canali di comunicazione disponibili. Nelle organizzazioni formali sono di solito disponibili solo canali di comunicazione verticali nel senso che ciascuno pu rivolgersi solo alla persona che si trova in una di posizione di status immediatamente superiore ed esiste scarsa comunicazione attraverso canali orizzontali (pari livello). LA COESIONE La coesione rappresenta certamente la caratteristica della struttura dei gruppi, soprattutto in quelli naturali quali gruppi militari, squadre sportive, anche se non si arrivati ad una definizione univoca e largamente consensuale di tale caratteristica. Nella ricerca empirica sono stati usati diversi indicatori di coesione del gruppo, tra i quali: la tendenza dei membri a star vicini fra loro, a prestarsi attenzione, a mostrare segni di affetto, a coordinare le proprie azioni, a partecipare affettivamente alla conversazione del gruppo, a parlare di temi personali, a sviluppare un gergo di gruppo. Quando la coesione non viene valutata attraverso losservazione dei succitati comportamenti si pu chiedere direttamente ai membri di valutarsi lun laltro o addirittura di descrivere i propri sentimenti personali nei confronti del gruppo. Altri fattori che favoriscono lo sviluppo della coesione indicano oltre alla semplice vicinanza fisica e al tempo trascorso insieme, un ruolo importante hanno le relazioni di attrazione reciproca tra i membri ed il fatto che il gruppo sia soddisfacente per essi. Altro fattore pu essere considerato il fatto che il gruppo abbia successo nel raggiungimento dei propri scopi. Inoltre come la storia insegna la coesione del gruppo la coesione interna sembra incrementata dalla presenza di una minaccia esterna rappresentata da elementi dellambiente fisico o da gruppi ostili. LEVOLUZIONE DEL GRUPPO I gruppi naturali hanno una durata generalmente lunga ed quindi importante il loro processo di evoluzione anche se gli psicologi sociali hanno prestato pi attenzione alla nascita e alle prime fasi dellevoluzione. Teoria di Tuckman e le sue fasi: Fase di formazione forming nella quale i membri stabiliscono le prime relazioni reciproche ed esiste ancora incertezza circa lopportunit di far parte di un gruppo; Fase di turbolenza storming, nella quale prevalgono il conflitto ed il disaccordo sullorganizzazione, il tentativo di ciascun membro di affermare i propri bisogni e influenzare gli altri; Fase di regolamentazione norming, nella quale si accresce linterdipendenza fra i membri, si rafforza la coesione e si definiscono ruoli e status; Fase di prestazione performing, nella quale i membri cooperano per il raggiungimento dello scopo;
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Fase fina di aggiornamento adjourning, nella quale dopo il completamento del compito, si attua un crescente disimpegno con riduzione dellinterdipendenza. Il modello a 5 fasi di Tuckman stato comunque criticato. Pi recentemente Levine e Moreland hanno proposto un modello teorico che tiene conto dei cambiamenti affettivi, cognitivi e e comportamentali che caratterizzano levoluzione dei gruppi. Secondo tale modello levoluzione della relazione fra individuo e gruppo segue una successione ordinata di 5 fasi: Fase di esplorazione (investigation) nella quale un gruppo cerca persone adatte ai propri scopi e i possibili membri si stanno guardando intorno alla ricerca di un gruppo che possa soddisfare i propri bisogni; ala fine di tale fase ci pu essere laccettazione/ingresso del nuovo membro di gruppo; Fase di socializzazione (socialization) il gruppo cerca di influenzare il pensiero ed il comportamento del nuovo membro in modo che possa fornire il massimo contributo al gruppo; Fase di mantenimento (maintenance) il gruppo cerca di assegnare ruoli specifici ai membri allo scopo di massimizzare il raggiungimento degli scopi di gruppo, mentre i membri cercano di ottenere ruoli che soddisfano maggiormente i loro bisogni personali; se la negoziazione fallisce sia il gruppo che i membri considereranno la relazione come meno interessante e il membro scivoler in una posizione di membro marginale; Fase di risocializzazione (resocialization) si cerca da entrambe le parti di ripristinare un impegno per la soddisfazione delle reciproche aspettative; se tale negoziazione ha successo, il membro ritorna in posizione di membro a pieno titolo, in caso contrario limpegno reciproco si riduce ulteriormente e lindividuo spinto a lasciare il gruppo; La fase di ricordo (remembrance) il gruppo elabora una versione consensuale circa il contributo fornito dallex membro e il membro ricorda i vantaggi che ha tratto dallappartenenza al gruppo. Nelle varie fasi linfluenza reciproca fra il gruppo ed i suoi membri si realizza mediante 3 processi: Valutazione (evaluation) della misura in cui il gruppo soddisfa i bisogni dellindividuo e lindividuo quelli del gruppo; Impegno (commitment) reciproco, da un lato il gruppo accetta il membro e i suoi bisogni e cerca di gratificarlo e dallaltro, il membro accetta scopi e valori del gruppo e si sforza per soddisfare le aspettative degli altri membri e per rimanere nel gruppo; Transizione di ruolo (role transition) sia in senso positivo di promozione ed avanzamento che in senso negativo di marginalizzazione ed esclusione.

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