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Il fare delluomo come comportamento.

Quando John Broadus Watson, diede lavvio al comportamentismo, suscito molte speranze in coloro che erano interessati ad allargare il campo degli studi psicologici dal semplice ambito della mente allintero quadro, sopratutto sociale, dellagire umano. Costituitasi come scienza dellesperienza diretta e immediata che il soggetto umano fa nel mondo, la psicologia di Wundt intendeva lesperienza come processo di conoscenza che, partendo dal dato sensoriale e passando attraverso la percezione che rende coscienti le sensazioni, perviene infine a costituire la rappresentazione che luomo ha delle cose. Lo studio si concentrava fondamentalmente sullattivit mentale. I contenuti mentali erano indagati mediante il metodo dellintrospezione. Opponendosi a tale visione, Watson afferma che la psicologia deve studiare ci che luomo fa: con questo apriva una prospettiva ben pi ampia, anche soprattutto sul piano sociale. Ma, identificando il fare con il semplice comportamento manifesto, direttamente tangibile e osservabile, egli produce un vero rivolgimento della psicologia, in cui eliminato ogni riferimento allattivit mentale. Cosi inteso, il comportamento diviene un evento in s, e non lespressione di qualche fonte attiva che ne allorigine: pu essere quindi analizzato nei canoni del metodo delle scienze fisico - naturali, pu essere oggettivamente descritto e se ne possono ricercare le cause, a esso esterne, che lo attivano come avviene per ogni altro fenomeno fisico. Inserito nel quadro concettuale di Watson, cio come una risposta che lorganismo da uno stimolo esterno (donde lespressione teoria S-R) esso viene a perdere le sue due fondamentali caratteristiche umane: 1) Il senso del fare come attivit che modifica il contesto fisico e/o sociale. 2) Il senso della fonte attiva che gli sta dietro: cio il soggetto con i suoi desideri, i suoi propositi, il suo corpo.

La Teoria S-R.

La polemica di Watson indirizzata allintrospezionismo come metodo, ma ci che viene rifiutato loggetto dellintrospezione: la mente, la conoscienza e tutto quanto riferito allesperienza interna. La psicologia, come la vede il comportamentista: dal punto di vita teorico, il suo obiettivo la previsione e il controllo del comportamento. Per nessuna ragione introspezione fa parte dei metodi da essa impiegati. Il comportamentista, nel suo sforzo teso a pervenire a un quadro unitario del comportamento animale, non traccia alcuna linea di demarcazione tra luomo e lanimale. Il comportamento delluomo, con tutte le sue complessit e perfezionamenti, solo una parte dello schema totale dindagine. Sembra che finalmente sia arrivato il momento in cui la psicologia debba disfarsi di ogni riferimento alla conoscenza, non venire pi frustata dalla preoccupazione di porre gli stati mentali come oggetto di osservazione. Progressivamente, Watson negher ogni realt alla coscienza e agli stati mentali che occorre ignorare, egli dice, come qualcosa dindefinibile e di magico cosi come il chimico ignora lalchimia. Il soggetto della teoria S-R un organismo indifferenziato che si muove in un conteso anchesso indifferenziato cosi come lorganismo pu essere un uomo o un animale. Per questo motivo il behaviorismo non traccia alcuna linea di demarcazione tra luomo e lanimale e per questo stesso motivo una grandissima parte degli esperimenti condotti dai behavioristi sono stai effettuati su animali e poi generalizzate per spiegare comportamenti umani. Lottica behaviorista ambientalistica perch nella formazione dei comportamenti e delle abitudini. Questa indifferenza per le strutture psicobiologi che fanno si che la teoria S-R sia anche periferalista, tale cio da descrivere e analizzare levento psichico nei termini di comportamenti e abitudini.

Il processo di apprendimento divenuto centrale del comportamentismo, e per spiegarlo si sono utilizzati modelli meccanstici tali da escludere ogni intervento mentale. Dapprima il modello piuttosto semplificato per tentativi ed errori; poi modelli basati sul condizionamento classico pavloviano per associazione in cui la ripetuta associazione di uno stimolo capace di produrre una risposta adeguata (per esempio la carne che fa produrre la saliva alla bocca del cane) a uno stimolo di per se neutro fa si che anche questo secondo stimolo produca la reazione voluta. Infine modelli pi raffinati di condizionamento operante messi a punto dal pi rigoroso dei Behavioristi, Burrhus F. Skinner sulla base dellantico assunto utilitaristico secondo il quale sia lanimale, sia luomo tendono essenzialmente a ricercare il piacere e a fuggire il dolore. In tale ottica se le risposte a una stessa situazione ricorrono pi frequentemente quando procurano una situazione di piacere (e viceversa), allora si possono variamente rinforzare i comportamenti che si desidera fare apprendere con un opportuno gioco di premi (per esempio un animale pu imparare a premere una leva se da qui gli deriva il cibo), e viceversa cercare di farli disimparare mediante rinforzi negativi o punizioni. Lottica basata sul condizionamento operante penetrata profondamente nel pensiero psicologico essendo pi naturale e meno artificiosa di quella del condizionamento classico. Infatti, lorganismo non viene condizionato da meccanismi esterni ma dal suo comportamento.

La teoria S-O-R e il neobehaviorismo.


Il comportamentismo, gi sin dagli anni quaranta, inizia a modificarsi, spinto dalla necessit di correggere sia la sua primitivit. Le modificazioni indotte dal neobehaviorismo, portano a un modello che si definir S-O-R, volendo con O rappresentare, lintervento pi attivo dellorganismo, cio una sua mediazione tra lo stimolo e la risposta. La mediazione comportamentisticamente pi ortodossa quella introdotta dallo studioso delluniversit di Yale, Clark Hull, che ha inserito tra S ed R una forza motivazionale (un drive) che spinge e guida lorganismo alla riduzione dei suoi bisogni primari (il cibo, benessere fisico ecc.), in prima istanza, e poi dei bisogni secondari che si sono formati sul piano sociale, personale ecc. Tali drives primari e secondari intervengono nella formazione delle abitudini. Una mediazione decisamente pi psicologica tra stimolo e razione quella introdotta da Edward Tolman con il concetto di purposive behavior, cio di un comportamento a cui ineriscono scopi e intenzioni (purposes). Il comportamento, non mosso solo da stimoli che spingono ma piuttosto da mete che attirano. Esempio: La persistenza della meta consente allorganismo di formarsi delle mappe cognitive del campo comportamentale, nelle quali questo come unita organizzata. questa unita (es. percorso di un labirinto) che viene impara dallorganismo (per es. il topo); e viene anche memorizzata. Un ulteriore elemento di mediazione quello portato da Donald Hebb partendo dalla neurofisiologia. Hebb studiava: il cervello e la mente erano definiti un black box dai behavioristi: cio una scatola nera inconoscibile. Ma ormai di questo black box si iniziavano a conoscere molte cose: tra laltro che esso costantemente in attivit anche al di la della stimolazione esterna e capace di auto attivazione spontanea. Su questa base si collocano le critiche che Hebb porta la concezione behaviorista. lenergia non nello stimolo dice Hebb, ma nel cervello costruito per essere attivo.

Lapprendimento sociale e i comportamenti aggressivi.

Gli psicologi sociali che hanno operato nellambito dellottica behaviorista si sono impegnati nel tentativo di allargare il concetto di stimolo e di risposta, sia di passare dalla sperimentazione sullanimale alla sperimentazione sulluomo. In tale clima una delle linee maggiori di ricerca, aperta dai primi studi di Dollard, Miller quella relativa al comportamento aggressivo attivato dalla frustrazione. Pi interessante la linea di studio che si aperta nellottica dellapprendimento sociale. Il social learning stato al centro della psicologia sociale, esso ha assunto importanza negli studi indirizzati allet della sviluppo, perche il mondo del bambino pi visibilmente impegnato di quello adulto in una multiformit di processi di apprendimento. Il tema dellapprendimento sociale ben si prestava a essere articolato con i modelli dellimitazione e con quelli basati sulla teoria del rinforzo. Limitazione era un concetto che esercitava un notevole fascino sulla psicologia sociale S-R, essa poteva avere un ruolo importante nella socializzazione concepita come un processo di adattamento al mondo degli adulti, cio di adeguamento a modelli. Daltro canto, se vero che il bambino imita il mondo adulto, altrettanto vero, che questa tendenza allimitazione viene rinforzata dal fatto che quanto pi lagire del bambino si conforma ai canoni dellagire delladulto, tanto pi sembra poter ottenere quei privilegi in cui gli adulti appunto godono. Entrambi i modelli hanno mostrato di funzionare negli esperimenti condotti da Bandura e Walters (1959) sullaggressione. In questi esperimenti ai bambini venivano mostrate proiezioni cinematografiche nelle quali i protagonisti (adulti) compivano azioni aggressive contro un pupazzo di celluloide, ricevendo per questo dei premi o delle punizioni. Dopo la proiezione del film si riscontro costantemente nei bambini un aumento dellaggressivit indipendentemente dal fatto che le scene aggressive a cui avevano assistito comportassero vantaggi o svantaggi per i protagonisti. I due parlano cosi di un rinforzo vicaricante, cio di un rinforzo che agisce non direttamente sullindividuo ma attraverso i modelli ai quale egli esposto. Tenuto conto delle molte situazioni sociali che possono agire come modelli nel corso della vita di relazione (e particolarmente nellet infantile e

adolescenziale), i dati di queste ricerche e di altre sviluppate da Albert Bandura sono di notevole interesse sul piano psicosociale. I lavori di Bandura, e altri condotti nella medesima linea, ci presentano un soggetto che dentro al sociale e non isolato in se stesso, e che attraverso il sociale pu modulare le se condotte. In altri termini, guarda allindividuo come a un essere attivo, dotato fin dalla nascita di un corredo di competenze di base che si strutturano nellambito de contesto sociale materiale, culturale e simbolico. Nelle pratiche di vita il soggetto non solo conosce ed apprende, ma anche agisce. Lattivit pratica non separata dellattivit mentale, e perci partecipa sia della conoscenza sia dellapprendimento, connettendo questultimo alle situazioni concrete: ai riconoscimenti e ai benefici che si possono ricevere, ai rifiuti, alle punizioni, e cosi via.