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INTRODUZIONE ALLA PSICOLOGIA SOCIALE

INTRODUZIONE
Storia della psicologia sociale
Perch studiare la storia della psicologia sociale?
I temi della psicologia sociale sono vicini a quelli di altre discipline quali la sociologia, altre tipologie di psicologie e alletologia (per quanto riguarda gli aspetti genetici). Anche i suoi strumenti e metodologie sono gli stessi di queste discipline; si pu quindi affermare che la psicologia sociale dia dei contributi nuovi e si ponga attraverso nuovi punti nei confronti di temi gi trattati da altri campi di studio. Allinterno della psicologia sociale possibile individuare due tendenze principali: una sociologica e una psicologica. La psicologia sociale sociologica privilegia lelemento sociale a dispetto di quello individuale; essa si rif alla scuola anglosassone e i suoi autori principali sono Mead, Goffmann, French, Moskovici. La psicologia sociale psicologica invece si rivolge maggiormente allelemento individuale, influenzata in questo dalla tradizione filosofica europea. I suoi principali esponenti sono Lewin (della scuola della Gestalt), Festinger, Allport, Asch.

La tradizione del pensiero sociopsicologico


Gi nella filosofia classica ci sono riferimenti alluomo come essere sociale, in particolare in Platone (che influenzer la corrente sociologica) e in Aristotele (che ispirer la corrente psicologica). Infatti Platone era convinto che fossero le strutture sociale a creare luomo, mentre per Aristotele il comportamento sociale nasce allinterno delluomo. Tuttavia, anche se possiamo riconoscere nella psicologia sociale queste due concezioni differenti, entrambe si pongono gli stessi quesiti: 1. Le persone sono individui singoli o sono simili tra loro? 2. Lindividuo esiste in funzione della societ o questultima che determinata dallindividuo? 3. Il rapporto tra individuo e societ ha una reale esistenza o lespressione di unideologia (in senso marxista, come mistificazione della realt sulla base dei bisogni della classe che detiene i mezzi di produzione) latente? 4. Gli esseri umani sono fondamentalmente buoni (non hanno bisogno di essere educati) o egoisti (ne hanno bisogno)? 5. Lindividuo libero o condizionato dalla natura? Alla nascita della psicologia sociale come disciplina scientifica moderna, allinizio del XX secolo, contribuiscono altre due discipline: la sociologia e la teoria evoluzionistica. La sociologia nasce con Comte, ma Durkheim a dare un contributo decisivo allo sviluppo della psicologia sociale, con la sua concezione della societ come eventi indipendenti dalla volont individuale e con la teoria delle rappresentazioni collettive. Questa teoria, ripresa da Moskovici con il nome di teoria delle rappresentazioni sociali, afferma che le rappresentazioni sociali sono modi di vedere la realt, condivisi da un gruppo pi o meno grande di persone, che si concretizzano nella realt e diventano la realt stessa (ad esempio il pensiero di Freud). La psicologia sociale stata influenzata dallevoluzionismo in quanto ha introdotto questa impostazione, generalizzandola in campo sociale; inoltre ha ricevuto influssi anche dalla sociobiologia (lo studio del comportamento sociale degli animali).

Gli inizi della moderna psicologia sociale


Le due scuole che anticipano la moderna psicologia sociale nascono ai primi del Novecento e sono rispettivamente la Volkerpsychologye (psicologia del popolo) e la psicologia delle folle. La Volkerpsychologye si sviluppa in Germania e i suoi esponenti principali sono Lazarus e Wundt (riconosciuto come fondatore della moderna psicologia sperimentale). Questa riflessione sui fenomeni sociali profondamente influenzata dalla cultura e dalla filosofia tedesca (idealismo, romanticismo). La sua tesi fondamentale consiste nel fatto che la comunit culturale (nazionale e popolare) la base dellassociazione umana, e il linguaggio lo strumento principale attraverso il quale i membri della comunit costruiscono la propria identit di gruppo. Il popolo ha uno spirito unificatore che consiste nellidea di s che si manifesta nella lingua; facile riconoscere linflusso che una simile concezione ha avuto sullagire politico. Wundt sostiene che la Volkerpsychologye lequivalente della psicologia individuale sperimentale. La psicologia delle folle si sviluppa in Francia e in Italia e i suoi esponenti principali sono Tarde e Le Bon. Questa disciplina ha ricevuto forti influenze dalla medicina (epidemiologia) e dalle tecniche di suggestione ipnotica, infatti Tarde e Le Bon si rendono conto che alcuni fenomeni di massa sono simili al diffondersi del contagio batterico, in particolare quelli irrazionali. Questi studiosi hanno una concezione latina della folla, vale a dire che la considerano irruenta, irrazionale e incontrollata; tale rappresentazione negativa della folla rester a lungo nella psicologia sociale e anche in Freud. La psicologia delle folle sviluppa le sue teorie in questo modo anche perch inserita in un clima culturale e sociale rivoluzionario, con attivit politiche nuove e anche violente (come movimenti socialisti).

La moderna psicologia sociale


La moderna psicologia sociale nasce allinizio del Novecento, con i primi esperimenti scientifici e i primi manuali. I due rami di cui composta la portano ad occuparsi da una parte (come disciplina psicologica) dellindividuo e dei processi individuali, e dallaltra (come disciplina sociale) del contesto sociale in cui sono inseriti i processi individuali. Il fondatore della psicologia sociale pu essere considerato lamericano Allport, il quale fa corrispondere lorientamento individualistico con il metodo sperimentale e con lapproccio comportamentista (che storicamente stato il primo approccio della psicologia). Linteresse focalizzato solo sul comportamento manifesto, ci che accade allinterno della mente non pu essere osservato e di conseguenza non pu essere studiato. Il comportamento sociale quindi esaminato solo in risposta ad uno stimolo. Anche se le radici della psicologia sociale sono europee, gi con Allport comincia a essere pi importante il contributo della scuola americana, tanto che questa disciplina verr ben presto monopolizzata dagli statunitensi. Negli anni 30 e 40 iniziano gli studi sugli atteggiamenti e sui cambiamenti degli atteggiamenti; in questo modo, oltre a studiare i meccanismi che governavano questi fenomeni, si cercava anche il modo di indurli e di realizzare quindi linfluenza sociale (ad esempio nella pubblicit). Negli anni 70 la psicologia sociale entra in crisi, perch il metodo sperimentale aveva preso il sopravvento sui contenuti. A questo punto si cambia lindirizzo di studio e si passa al cognitivismo. Il principale autore di questo cambiamento Lewin, uomo di grande cultura ma anche di azione. Egli non si occupava solo dello studio, ma voleva avere anche un riscontro pratico, in modo da essere utile alla societ e migliorarla. Il suo metodo (detto anche lewiniano) prender il nome di ricerca-azione, e si basa sul fatto che chi studia deve mettere in pratica le sue teorie e verificarle sul campo, ed eventualmente modificarle (ad esempio, studiare i conflitti per eliminarli). Lewin fonda il Centro di dinamica di gruppo, in cui i vengono studiati i gruppi e in cui i gruppi vengono usati anche come strumento di psicologia clinica (metodo del T-group). Il cognitivismo (social cognition) pone come oggetto di studio il processo cognitivo (il modo in cui il soggetto elabora le informazioni) al posto del comportamento manifesto; prima di questultimo si deve fare riferimento alla rappresentazione cognitiva che lo precede. Linglese Tajfel e il francese Moskovici fondano nel 1966 lAssociazione Europea di Psicologia Sociale Sperimentale, in ritardo rispetto alla scuola americana in quanto i fondi economici sono minori e nel periodo tra le due guerre i regimi totalitari non erano favorevoli a questa disciplina. Solo nel 1992 tutti i Paesi dellUnione Europea sono hanno avuto la possibilit di partecipare (anche per questioni politiche). Tajfel e Moskovici hanno voluto differenziarsi dagli americani sottolineando la dimensione sociale del comportamento individuale. Lesperienza e il comportamento dellindividuo prescindono dalla dimensione sociale. I principali studi di Tajfel si indirizzano sui gruppi e sugli atteggiamenti, mentre Moskovici si concentra sulle ricerche sulle minoranze e sulle influenze di queste ultime. La psicologia sociale evoluzionista risente dellinflusso delle teorie biologiche. Secondo questi psicologi non si pu parlare di natura umana, perch si tratta di un postulato non verificabile, inoltre essi si chiedono in che modo il contesto sociale (ruoli sociali, cultura) possano spiegare il comportamento individuale. Negli anni 60 questo modello cambia anche grazie ai biologi evoluzionisti, quando inizia il movimento della sociobiologia (Wison), che spiega il comportamento sociale animale ed umano alla luce di principi evoluzionisti e biologici. Da qui nasce la psicologia evoluzionista, che approfondisce i meccanismi psicologici e in particolare ladattabilit e la flessibilit di questi meccanismi e critica alcuni assunti della sociobiologia. Il comportamento sociale rimane la rigida ? nellevoluzione e nei fattori genetici. Gli psicologi evoluzionisti usano il principio della selezione naturale: gli individui che generano prole vitale (capace di riprodursi) sono quelli che hanno maggiore fitness (idoneit), quindi vengono selezionati i gruppi umani con maggiore idoneit (non solo capacit di riprodursi, ma anche comportamenti che portano bene sociale a s, al proprio gruppo e alla propria specie). Cos gli psicologi conciliano il principio di adattamento di adattamento e della selezione della specie con il comportamento altruistico (pro-sociale). Hamilton nel 1964 introduce la teoria dellidoneit complessiva, in cui tenta di spiegare insieme i concetti di selezione della specie e del comportamento altruistico; si chiede anche perch i legami di parentela sono alla base di tutte le forme di alleanza tra gli animali sociali (perch un individuo tende ad aiutare un parente o un suo simile piuttosto che un estraneo?) e il motivo per cui questi ultimi sono cos importanti in tutte le societ umane. La spiegazione nelle teorie evoluzionistiche-biologiche. 4

La psicologia sociale evoluzionistica


Introduzione
La moderna psicologia evoluzionistica si propone di studiare il comportamento umano collegando la funzione originaria del comportamento ai meccanismi psicologici attuali, dei quali la flessibilit delle risposte una componente centrale, sulla base del principio della selezione naturale. Questo tipo di approccio stato usato per spiegare comportamenti noti e per avanzare teorie nuove.

Selezione naturale e comportamento


Il concetto della selezione naturale stato elaborato compiutamente per la prima volta da Darwin e Wallace, che affermarono che alcune variazioni individuali ereditarie vantaggiose hanno maggiori probabilit di trasmettersi alla discendenza in quanto permettono una maggiore idoneit (adattamenti fisici e comportamentali) rispetto a un determinato ambiente. Allinizio Darwin si interess allevoluzione delle caratteristiche fisiche, ma in seguito linteresse si spost sullevoluzione del comportamento, sia animale che umano. I comportamenti sono analizzati sulla base del contributo che hanno fornito alla sopravvivenza e alla riproduzione della specie.

Aiutare il prossimo: il problema del comportamento altruistico


Il comportamento altruistico sembra contraddire la teoria evoluzionistica, perch si tratta di un comportamento in cui un soggetto favorisce lidoneit di un altro soggetto a spese della propria. Gli psicologi sociali hanno cercato di studiare le condizioni in cui si manifesta il comportamento altruistico, definendolo in questo modo come disponibilit di arrecare benefici quando sia possibile agire diversamente. La contraddizione risolta ragionando in termini di specie, infatti se si agisce in modo altruistico verso i membri della propria specie o gruppo si arreca ad esso un vantaggio superiore allo svantaggio verso il singolo individuo. Ma questa spiegazione cade se si considera che possa esistere un solo individuo egoista nel gruppo, perch esso potrebbe uccidere i suoi rivali, riprodursi e far aumentare nelle generazioni successive gli individui egoisti che alla fine diventerebbero la maggioranza. La moderna psicologia evoluzionistica spiega questo problema perch si concentra sui geni piuttosto che sui comportamenti, ritenendoli i veri pacchetti che vengono trasmessi. In questo modo i geni dovrebbero trasmettersi a spese degli altri geni, ma esistono anche dei modi in cui potrebbero evolversi dei geni che aiutano altri individui. Ad esempio, aiutare i parenti (come figli, fratelli, cugini) implica la conservazione di geni condivisi dal soggetto, per cui la solidariet verso i parenti direttamente proporzionale al grado di parentela. Laiuto verso i parenti pi prossimi chiamato idoneit complessiva e pu spiegare il motivo per cui i legami di parentela sono diffusi in tutte le societ umane. Nei piccoli gruppi nei quali ogni individuo pi o meno strettamente imparentato con gli altri, aiutare gli altri membri sarebbe sempre vantaggioso, e questo comportamento si sarebbe trasmesso con levoluzione anche in gruppi in cui difficile trovare legami stretti di parentela. Ma a questo punto necessario discriminare tra coloro che appartengono al gruppo e coloro che non appartengono, e il criterio appunto quello della parentela. Se un individuo non appartiene al gruppo probabile che sia odiato e perseguitato, a causa della forte identificazione con il proprio gruppo e degli stereotipi negativi verso i membri degli altri gruppi. Esistono delle condizioni in cui si verifica il comportamento altruistico anche in assenza di parentela; questo comportamento detto altruismo reciproco. In questo caso laiuto verso il prossimo si verificherebbe verso coloro i quali avrebbero potuto contraccambiarlo, e levoluzione porterebbe verso una selezione in cui i costi dellaiuto dovrebbero essere i pi bassi possibile e i vantaggi i pi alti possibile, e dove sarebbe possibile identificare ed escludere gli individui che non avrebbero contraccambiato. In questo modo pi probabile che sia aiutato un parente o un conoscente piuttosto che un estraneo.

Cooperazione e competizione
La cooperazione e la competizione sono entrambi comportamenti fondamentali per comprendere le interazioni sociali e levoluzione; infatti la competizione insita nel concetto stesso di evoluzione (per poter prevalere sugli altri e trasmettere in questo modo i propri geni), ma anche la cooperazione lo (per poter ottenere dei vantaggi reciproci e a favore della specie). Ad esempio, i genitori collaborano per il vantaggio reciproco, infatti entrambi sono necessari per la sopravvivenza della prole e hanno con essa il medesimo grado di parentela (cooperazione). Tuttavia allo stesso tempo, se uno di loro ha lopportunit di accrescere la propria idoneit accoppiandosi di nascosto con un altro partner, lo far (competizione).

Selezione sessuale e investimento genitoriale


La selezione sessuale (che una forma di selezione naturale) avviene sotto forma di competizione tra i maschi e di scelta da parte delle femmine a causa dello squilibrio nel contributo (investimento) genitoriale fornito dai due sessi nellallevamento della prole. In genere questo investimento molto maggiore nella femmina, per cui essa sceglie con attenzione il partner, preferendo quelli con alta idoneit. Il maschio invece ha un investimento ridotto e pu in teoria ricominciare molto pi agevolmente; in pratica tuttavia tra essi c grande competizione per essere scelti dalle femmine e lasciare una prole pi numerosa possibile. Quando il maschio e la femmina sono necessari per la sopravvivenza della specie, linvestimento genitoriale si avvicina e la competizione tra i maschi diminuisce. Nei casi limite in cui linvestimento genitoriale maggiore per il maschio che per la femmina si assiste ad un capovolgimento delle differenze sessuali tipiche dei due sessi. Quando la paternit incerta, vengono adottate strategie per salvaguardarla, come la sorveglianza sulle femmine da parte dei maschi.

Il comportamento riproduttivo umano


Nella maggior parte delle societ le relazioni sono a lungo termine ed entrambi i genitori si prendono cura del bambino, assumendo la forma del matrimonio monogamo. Tuttavia queste relazioni non sono le sole: la maggiore taglia degli uomini porta a pensare un comportamento poliginico nel passato, e nei casi in cui le condizioni economiche sono povere si assiste a casi di poliandria (condivisione di ununica moglie con pi fratelli). Una spiegazione di questa variabilit pu essere trovata nel fatto che gli uomini cercheranno una maggiore variabilit sessuale mentre le donne tenderanno ad essere monogame. La scelta da parte delle femmine limita le attivit sessuali degli uomini. La maggiore tendenza alla promiscuit da parte degli uomini si riflette anche sui criteri di scelta dei partner, infatti gli uomini tenderanno a scegliere donne giovani e attraenti fisicamente (caratteristiche collegate alla salute e al potenziale riproduttivo). Allo stesso modo, la tendenza alla monogamia delle donne si riflette nei loro criteri, che privilegiano lo status del maschio e i privilegi che in grado di offrire (che garantiscono maggiore probabilit di sopravvivenza alla prole).

La competizione fra i membri dello stesso sesso e lomicidio


I maschi, a causa della competizione, avrebbero minori aspettative di vita rispetto alle femmine; infatti la competizione porta a comportamenti aggressivi verso gli altri maschi e rischiosi per s stessi. Questo si riflette sul fatto che i giovani maschi hanno stili di vita pi a rischio e comportamenti pi aggressivi e che gli omicidi sono pi diffusi tra i giovani maschi che hanno poco da perdere.

Il tradimento e la gelosia
Il tradimento la condizione di un uomo che alleva il figlio di un altro uomo. Naturalmente nessun uomo desidera questa situazione, per cui ladulterio punito severamente. La gelosia conseguente si manifesta nelluomo come desiderio delluomo di restringere la possibilit della partner di avere altre relazioni per garantire la propria paternit, mentre nella donna si manifesta come desiderio di conservare le risorse garantite dalluomo. Infatti il maggior disagio per gli uomini nasce dalla prospettiva di un tradimento sessuale, mentre per le donne dalla prospettiva di un tradimento sentimentale.

Levoluzione della flessibilit


Naturalmente, le teorie presentate finora sono principi molto generali e dipendono strettamente dalle condizioni ambientali, che possono mutare anche di molto i comportamenti. Questo garantisce la flessibilit necessaria allevoluzione.

Riepilogo e conclusioni
La teoria evoluzionistica si propone di elaborare una concezione coerente della natura umana sulla base di principi generali e della flessibilit di comportamento. In pratica si ricercano degli attributi generici e si studiano le circostanze in cui questi attributi variano nello specifico, verificando le ipotesi particolari derivate da questa concezione. La psicologia evoluzionistica pu ampliare anche le fonti dei dati usati nelle indagini sociopsicologiche, con studi interculturali e ricerche in archivi storici, criminologici e antropologici.

La psicologia sociale dello sviluppo


Introduzione
La psicologia sociale tende a sottovalutare la dimensione evolutiva, mentre la psicologia evolutiva tende a sottovalutare la dimensione sociale. Per ovviare a queste mancanze nata la psicologia sociale dello sviluppo, che si propone di indagare il corso evolutivo e i contesti del comportamento sociale. Esamineremo sotto questa prospettiva quattro campi dindagine: la natura della socializzazione, lo sviluppo delle relazione e lo sviluppo allinterno delle relazioni, lo sviluppo del linguaggio e lo sviluppo della conoscenza sociale.

La natura della socializzazione


La socializzazione il processo attraverso il quale le persone acquistano le regole di comportamento e i sistemi di credenze e atteggiamenti che permettono di operare efficacemente come membri di una societ. Le prime teorie riguardo alla socializzazione la giudicavano come un processo unidirezionale, da una parte rappresentando il bambino come un ricettore passivo degli impulsi provenienti dallesterno e dallaltra intendendolo come un soggetto con propri istinti e bisogni, scarsamente interessato e influenzabile dallambiente. Con lo sviluppo delle tecniche di osservazione (in particolare con luso del videoregistratore) si fatta strada la concezione della socializzazione come un rapporto reciproco tra neonato e adulto (teoria della mutualit). Questa teoria rivendica un ruolo attivo da parte del bambino e linterdipendenza tra bambino e genitore nelle loro transazioni sociali. Il bambino nasce con capacit percettive gi sviluppate e tende a prestare attenzione agli stimoli esterni; daltra parte i genitori sono sempre propensi a interagire con il bambino. In questo modo si verificano attivit sociali che implicano sincronia e cooperazione da parte del genitore, che costruisce il contesto delle interazioni e che manifesta cos la sua posizione di predominanza nel rapporto. Ma anche il bambino ha risorse importanti in questo campo, perch pu influenzare linterazione ad esempio distogliendo lo sguardo. Le interazioni diventano via via sempre pi elaborate fino al momento in cui riflettono il turn-taking (cambiamento da un parlante allaltro) tipico della conversazione. In questo modo notiamo che la socializzazione primaria pu progredire solo perch si tratta in gran parte di unattivit congiunta, che vede il neonato come attivo attore sociale. Questi risultati sono importanti per la psicologia sociale perch la socializzazione primaria la fonte da cui si svilupperanno tutte le successive forma di interazione e perch aiuta a studiare linfluenza sociale, intendendola come un processo di negoziazione piuttosto che come un processo unidirezionale.

Lo sviluppo delle relazioni


Una delle prime relazioni che si verificano nel neonato quella dellattaccamento. Lattaccamento un legame affettivo specifico e durevole che si forma tra due persone; i comuni comportamenti con cui si manifesta sono tutti osservabili nei neonati. Il neonato tende a sviluppare lattaccamento verso gli adulti (i genitori in particolare) perch questi ultimi sono in grado di soddisfare i suoi bisogni primari. Questo ragionamento alla base della teoria della pulsione secondaria, che afferma che siccome la madre soddisfa i bisogni primari, anche la sua vicinanza diventa un bisogno (una pulsione secondaria). Questa teoria sembra plausibile ma solleva alcuni problemi, come il fatto che i bambini manifestano attaccamento anche verso figure che non adempiono ai loro bisogni primari. La teoria pi autorevole sullattaccamento afferma che esso nasce come risposta al bisogno di massimizzare le probabilit di sopravvivenza del bambino, in modo che ladulto sia presente e pronto a rispondere alle richieste del neonato. In questo modo questa teoria sostiene linnatismo del fenomeno dellattaccamento. Esistono tre tipi fondamentali di attaccamento: il tipo A, o ansioso-evitante (rappresentato da neonati che non si preoccupano se la madre scompare e ha poco interesse nel ricongiungimento. Se lallontanamento sistematico e la reazione sempre uguale, questo tipo di reazione diventer il modo normale del bambino e delladulto di reagire a simili stimoli), il tipo B, con attaccamento sicuro (il neonato cerca di mantenere a tutti i costi il contatto con la madre, esplora con fiducia lambiente se presente la madre, angosciato se la madre se ne va e la accoglie con gioia quando ritorna) e il tipo C, o ansioso-ambivalente (il bambino angosciato se la madre scompare, ma mostra rabbia nel ricongiungimento; si tratta del tipo che mostra maggiore indifferenza). Degli studi hanno evidenziato come i bambini di tipo B abbiano una migliore evoluzione sociale, ad esempio con migliori risultati scolastici. Queste conclusioni dimostrano come sia indispensabile fornire una base sicura per lo sviluppo successivo. Lo studio dellattaccamento riguarda anche lo psicologo sociale per almeno tre ragioni. La prima che si tratta di una relazione bidimensionale, in cui anche ladulto ha un ruolo importante; per questo alcuni sostengono che i comportamenti degli adulti dovrebbero basarsi anche in funzione di questa nuova relazione. La seconda afferma che le prime forme di attaccamento forniscano dei modelli operativi delle operazioni sociali e influenzino pertanto il modo in cui una persona affronta le relazioni nuove (infatti si ritrovano anche negli adulti comportamenti che riflettono la classificazione dei tipi di attaccamenti neonatali). La terza allarga la visuale della seconda e sostiene che le forme di attaccamento infantili possono influenzare latteggiamento degli individui verso la societ in generale.

Lo sviluppo del linguaggio


Linnatismo stato considerato importante anche nello studio del linguaggio dopo i lavori del linguista Noam Chomsky, che afferma che le strutture grammaticali sono troppo complesse perch il bambino possa apprenderle avendo come unico riferimento i modelli frammentari e impoveriti del linguaggio quotidiano. Queste teorie rimangono le favorite dai linguisti, anche se alcune prove sembravano indebolirle. Gli psicologi sociali dello sviluppo, invece, si concentrarono anche sulle esperienze sociali del bambino piuttosto che sulle sole capacit innate, esaminando in particolare i seguenti aspetti. Reciprocit: il turn-taking con la madre che si verifica prima ancora che il neonato sia in grado di parlare pu essere un precursore delle abilit essenziali per prendere parte alla conversazione. Supporto per lacquisizione del linguaggio: i genitori hanno una parte attiva nel controllare lattenzione del bambino, presentandogli stimoli anche verbali che favoriscono lapprendimento della denominazione di parole nuove in riferimento agli oggetti o alle attivit che sono attualmente al centro dellattivit condivisa. Linput linguistico: Chomsky affermava che i bambini sono esposti a stimoli linguistici poveri, tipici della normale conversazione. In realt il linguaggio diretto ai bambini diverso, molto pi semplice, lento e ripetitivo e quindi pi comprensibile (parentese); inoltre gli adulti sono disponibili a correggere e aiutare i bambini nel loro processo di apprendimento. Altri affermano invece che questi aspetti non sono sufficienti: il turn-taking pre-verbale solo lontanamente simile a quello tipico della conversazione; nessuna prova conferma il fatto che il sostegno dei genitori sia essenziale allo sviluppo del linguaggio; infine il parentese molto spesso anchesso incompleto e grammaticalmente scorretto. In ogni caso non si ancora trovato nessun bambino che abbia appreso il linguaggio senza interagire con altri parlanti, per cui il contributo sociale bidirezionale senza dubbio fondamentale. Ma i bambini non devono solo apprendere il linguaggio, devono anche imparare ad usarlo, sviluppando una competenza comunicativa adatta ai vari contesti sociali. Lo psicologo sociale dello sviluppo si interessa a queste tematiche perch tutti gli aspetti finora trattati sono rilevanti per lo sviluppo dei processi della comunicazione adulta.

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Lo sviluppo della conoscenza sociale


Per poter vivere nella societ non sono sufficienti le abilit finora esaminate; necessario anche capire cosa sono le persone come esseri psicologici e come strutturano le relazioni sociali. Le ricerche su questo argomento sono state suddivise in due filoni principali: quello dellinterazione e della comprensione sociale e quello della comprensione del mondo sociale. Interazione e comprensione sociale. Queste ricerche considerano i contesti sociali dello sviluppo cognitivo. Seguendo gli studi dello psicologo svizzero Piaget, gli psicologi evolutivi si sono concentrati soprattutto sulle conquiste a livello cognitivo del singolo bambino, tralasciando lesperienza sociale nello sviluppo sociale. Il bambino era considerato come un piccolo scienziato che doveva affrontare e risolvere da solo problemi logici e matematici. In realt, studi ulteriori sugli stessi esperimenti condotti da Piaget ma eseguiti da parte di due o pi bambini contemporaneamente mostrarono che si ottenevano risultati migliori, anche dal punto di vista delle spiegazioni (risolvendo cos il problema dellimitazione). Anche due bambini che nel pre-test non erano stati in grado di risolvere il problema, una volta in coppia avevano maggiori probabilit di successo. Questi risultati positivi furono replicati anche in esperimenti con bambini pi grandi e con adolescenti. Per spiegare queste conclusioni sono state avanzate delle teorie circa la natura dei processi implicati nellinterazione sociale, come il conflitto sociocognitivo, i processi intrapsicologici attivati durante lesecuzione dei compiti, limportanza di confermare la risposta corretta e il ruolo dei tutori pi evoluti nel guidare lapprendimento del bambino. La comprensione del mondo sociale. Queste ricerche si concentrano sui contenuti sociali della cognizione. Uno dei primi temi quello della comprensione delle persone, essenziale per le relazioni sociali. Realizzare che le persone sono tutte diverse tra loro, oltre che a livello fisico anche a livello psicologico, implica complessi meccanismi cognitivi sia a livello intrapsicologico sia interpsicologico. Come conferma di questo, le descrizioni delle persone diventano sempre pi orientate verso le loro propriet interne e psicologiche con laumentare dellet dei bambini, dimostrando che le loro abilit cognitive si sono sviluppate. Tuttavia altre ricerche dimostrano che la complessit dei fenomeni psicologici umani cominci ad essere intuita ad unet molto precoce, in forte dipendenza dalla partecipazione a situazioni sociali. Il contenuto sociale della cognizione quindi inseparabile dal contesto sociale, perch solo negli ambienti sociali possibile accedere a questo corpo di conoscenze. La comprensione della societ. Oltre alla comprensione delle persone necessario comprendere le strutture sociali che esse creano e i meccanismi sociali che si utilizzano in queste strutture (di cui il bambino pu avere conoscenza diretta, come la famiglia, la scuola, i negozi, o indiretta, come il governo, il paese, il sistema economico). Alcuni autori neopiagetiani sostengono che questa comprensione avviene per stadi successivi in relazione allet e allo sviluppo cognitivo complessivo (anche se vero anche il contrario). Altri invece si concentrano sul grado dellesperienza sociale nella comprensione dei fenomeni sociali; ad esempio una variabile che pu modificare la concezione della societ lappartenenza a una certa nazione piuttosto che a unaltra. Anche la categorizzazione nazionale ed etinca viene appresa ad unet molto precoce, sulla base di caratteristiche percettive molto evidenti (come il colore della pelle o il linguaggio) che generano stereotipi verso loutgroup anche pi forti di quelli degli adulti. Lo psicologo sociale interessato allo sviluppo delle comprensione sociale sulla base dellesperienza sociale perch per comprendere ladulto necessario conoscere anche il modo in cui egli si sviluppato.

Riepilogo e conclusioni
Tutte queste ricerche evidenziano come il bambino sia immerso dalla nascita in un mondo sociale che influenza fortemente il suo sviluppo sulla base di scambi reciproci in sincronia e negoziazione. In secondo luogo, la partecipazione al mondo sociale passa dalla percezione e dalla gratificazione dei bisogni a relazioni selettive ed emotivamente significative. In terzo luogo, la partecipazione al mondo sociale presuppone la padronanza del linguaggio, che anchessa unattivit sociale. In quarto luogo, la partecipazione al mondo sociale permette di apprendere insieme agli altri e dagli altri. In ogni caso, il processo di apprendimento dura tutta la vita e quindi la dimensione evolutiva deve essere sempre considerata in ogni campo della psicologia sociale.

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La metodologia della psicologia sociale


Introduzione
I metodi sono le procedure applicate dai ricercatori per raccogliere quelle informazioni che li aiutano a rispondere alle domande poste dalla ricerca. La metodologia il termine utilizzato per designare tutti gli aspetti dellapplicazione di questi metodi. Le ipotesi che stanno a monte dei metodi di norma sono delle teorie sul fenomeno in esame, che pu sorgere dallosservazione degli eventi del mondo reale, dalle teorie preesistenti o da risultati contradditori di ricerche precedenti. La teoria spiega il fenomeno in questione nel senso che cerca di individuare le relazioni tra un certo stato di cose e un altro. necessario ora introdurre tre concetti importanti. Il termine costrutto usato per indicare i concetti astratti di una teoria, il termine variabile usato per indicare una rappresentazione misurabile di un costrutto, il termine ipotesi usato per indicare una previsione che, una volta verificata, pu confermare o meno la teoria sulla quale si basa. I metodi sono gli strumenti attraverso i quali i ricercatori verificano le loro ipotesi. Esistono tre tipi ricerca: descrittiva, correlazionale e sperimentale. La ricerca descrittiva. Questo tipo di ricerca si propone di fornire al ricercatore una descrizione precisa del fenomeno in questione, senza fornire spiegazioni sulla causa del fenomeno. La ricerca correlazionale. La ricerca correlazionale si propone di descrivere in che misura le variazioni di un certo comportamento sono sistematicamente collegate alle variazioni di altri fattori. Anche questo tipo di ricerca non pu fornire spiegazioni causali certe sul fenomeno. La ricerca sperimentale. Questo lunico tipo di ricerca che pu fornire una spiegazione causale, perch modifica deliberatamene una variabile per osservare la variazioni su unaltra. Questi tipi di ricerca sono molto generali e devono essere usati appropriatamente in base alle esigenze della teoria (descrittive, causali, ecc.). Nella psicologia sociale psicologica molto comune la spiegazione, che si basa sulla formulazione di proposizioni teoriche circa la relazione tra i costrutti e la realizzazione di indagini empiriche nelle quali siano raccolti i dati concernenti queste relazioni.

La scelta delle strategie di ricerca


Le strategie di ricerca differiscono secondo tre dimensioni: la rappresentativit dei dati raccolti, il realismo del contesto in cui i dati sono raccolti e il grado di controllo su tale contesto. Il rilevamento su campione. La ricerca su campione (che utilizza cio interviste o questionari) ha come obiettivo quello di verificare una ricerca di tipo descrittivo o correlazionale e non si occupa del contesto in cui essa avviene. Il principale problema di questo tipo di rilevamento quello della rappresentativit del campione. La soluzione ideale sarebbe quella di interpellare tutta la popolazione in questione, ma non sempre possibile, per cui si costretti a scegliere una parte (campione) di tale popolazione da interpellare per la ricerca. La procedura di campionamento pu essere probabilistico o non probabilistico. Nel campione casuale semplice (la forma pi semplice di campionamento probabilistico) ogni membro della popolazione ha la stessa possibilit di essere scelto e tutte le possibili combinazioni del numero di membri desiderato hanno la stessa possibilit di essere scelte. Nel campione proporzionale (la forma pi tipica di campionamento non probabilistico) lobiettivo quello di scegliere un campione che rifletta gli attributi fondamentali della popolazione. Questo tipo di campionamento pi semplice da organizzare, anche se meno accurato del campionamento probabilistico. Gli esperimenti e i quasi-esperimenti. Gli esperimenti hanno come obiettivo la spiegazione causale. Gli esperimenti sono studi nei quali il ricercatore esamina gli effetti di una classe di variabili (variabili indipendenti) su unaltra classe di variabili (variabili dipendenti). In questo caso le dimensioni importanti sono il realismo del contesto e il grado di controllo sul contesto. Gli esperimenti veri e propri sono infatti condotti in laboratorio e il ricercatore pu assegnare i soggetti a caso alle varie condizioni dellesperimento, mentre i quasi-esperimenti sono spesso condotti sul campo e il ricercatore non pu controllare chi esposto alla variabile indipendente. Il principale vantaggio dellesperimento che garantisce la scoperta di un rapporto causale tra variabile indipendente e dipendente, mentre il suo svantaggio dato dallartificialit del 12

contesto. Per il quasi-esperimento valgono le considerazioni inverse, inoltre talvolta il quasi-esperimento lunico modo in cui possibile condurre uno studio sociale su un certo argomento. Spesso i migliori risultati si ottengono combinando le due tecniche e cercando un compromesso tra ci che ottimale e ci che praticabile. Le caratteristiche cruciali dellesperimento sociopsicologico. Le caratteristiche cruciali dellesperimento sociopsicologico sono lo scenario sperimentale, la variabile indipendente e la variabile dipendente. Lo scenario sperimentale il contesto in cui si presenta la ricerca; negli esperimenti in laboratorio deve essere il pi convincente possibile per coinvolgere il pi possibile i soggetti nella ricerca. La variabile indipendente quella manipolata deliberatamente dal ricercatore mantenendo costanti tutti gli altri aspetti dello scenario sperimentale. Ladeguatezza di un esperimento dipende spesso dallefficacia (il livello in cui i cambiamenti nella variabile indipendente colgono le qualit essenziali di quella variabile che, a livello teorico, si suppone abbia uninfluenza causale sul comportamento e limportanza del cambiamento introdotto) delle manipolazioni sulla variabile indipendente. La variabile dipendente quella i cui cambiamenti sistematici dipendono dallinfluenza della variabile indipendente. Una questione importante sapere fino a che punto una variabile dipendente misura la variabile teorica soggiacente. importante anche raccogliere informazioni sul controllo della manipolazione, che una valutazione dellefficacia della variabile indipendente. Il controllo della manipolazione misura le percezioni dei soggetti delle caratteristiche dello scenario sperimentale che sono rilevanti per la manipolazione in questione, aiutando a interpretare i risultati, soprattutto quando la variabile indipendente non ha avuto gli effetti previsti su quella dipendente. Bisogna considerare anche la spiegazione degli scopi dellesperimento ai soggetti, soprattutto quando questi ultimi sono stati ingannati sul vero scopo dellesperimento. Esaminiamo ora i vari tipi di disegni sperimentali. Il primo tipo di disegno sperimentale detto studio di un caso con una sola misurazione. In questo caso si introduce o si modifica una variabile indipendente e si misurano le conseguenze sulla variabile dipendente. Questo non pu essere considerato un esperimento, perch non c niente con cui paragonare i risultati. I requisiti minimi per poter parlare di un disegno sperimentale autentico sono rappresentate nel disegno del gruppo di controllo solo al post-test. In questo caso ci sono due gruppi, uno dei quali sottoposto alla variabile indipendente (gruppo sperimentale) mentre laltro non viene manipolato (gruppo di controllo). I soggetti sono inoltre assegnati in modo casuale ai due gruppi, in modo da evitare il pi possibile distorsioni. Losservazione compiuta sul gruppo sperimentale pu essere confrontata a quella compiuta sul gruppo di controllo, che si pone quindi come utile termine di paragone. Un altro tipo di disegno sperimentale detto esperimento fattoriale, in cui due o pi variabili indipendenti sono manipolate nellambito dello stesso disegno in modo da rappresentare tutte le combinazioni possibili. In questo modo il ricercatore pu esaminare gli effetti separati e congiunti di due o pi variabili indipendenti. Gli effetti separati di ciascuna variabile indipendente sono detti effetti principali, mentre se gli effetti congiunti di due variabili indipendenti sono diversi dalla somma dei loro due effetti principali, la combinazione detta effetto di interazione. Il ricercatore pu trovarsi di fronte a vari ostacoli che minano la validit della ricerca sperimentale. La validit la misura in cui lecito trarre inferenze dai propri risultati. Ne esistono tre tipi: la validit interna, la validit di costrutto e la validit esterna. Validit interna. Si riferisce al fatto che la relazione tra variabili indipendenti e dipendenti sia effettivamente una relazione causale e si ottiene con un valido disegno sperimentale. Validit di costrutto. Si riferisce al fatto che le variabili indipendenti e dipendenti colgano effettivamente le variabili (o costrutti) che dovrebbero rappresentare. Le variabili dipendenti possono essere ostacolate nella loro validit di costrutto da tre fattori: la desiderabilit sociale (desiderio di essere valutati positivamente), le caratteristiche della richiesta (che possono instradare i soggetti verso risposte che essi ritengono essere quelle che il ricercatore si aspetta) e le aspettative del ricercatore (che possono far confermare lipotesi anche se non vera). Validit esterna. Si riferisce alla possibilit di generalizzare le conclusioni al di l delle circostanze specifiche dellesperimento, come il fatto che i soggetti siano volontari o meno.

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Tecniche di raccolta dei dati


Le misure dei dati devono essere fedeli e valide. La fedelt si riferisce la stabilit delle misure e non deve quindi dipendere dal momento della misurazione o da chi la effettua. La validit si riferisce invece al grado in cui la variabile misurata coglie realmente il costrutto sottostante. Losservazione pu essere una buona tecnica se si desidera raccogliere informazioni sul comportamento sociale. Lo scopo dellosservazione quello di evidenziare quelle azioni potenzialmente significative per la ricerca e registrare nel tempo la loro comparsa. Esistono vari tipi di osservazione pi o meno formali, in relazione al fenomeno che si desidera osservare (ad esempio, per osservare un gruppo specifico talvolta necessario entrarne a far parte, mentre per osservare il comportamento dei pedoni che si incrociano per strada sufficiente nascondersi ai piani alti di un edificio evitando di farsi notare). importante anche considerare il fatto che i soggetti siano o meno consapevoli di essere osservati. Il tipo pi formale di osservazione quello che prevede un insieme di categorie per classificare il comportamento sociale. I vantaggi dellosservazione sono il fatto di non essere intrusivi e il fatto che non portano distorsioni rilevanti derivanti dalla consapevolezza dei soggetti di essere osservati. Il resoconto personale viene utilizzato quando si vogliono misurare variabili non osservabili direttamente come atteggiamenti, convinzioni o comportamenti. In questi casi le domande vengono poste direttamente al soggetto. Questo tipo di misurazione di solito pi rapida, economica e facile da utilizzare rispetto allosservazione. Esistono due tipi di raccolta di questi dati: il questionario e lintervista. Con il questionario si sottopongono al soggetto una serie di domande con istruzioni sul modo di registrarle, mentre lintervista consiste nel porre di persona le domande ai soggetti. Le domande devono essere attendibili e valide, evitando ambiguit (causate dallincapacit del ricercatore di porsi obiettivi specifici per ogni domanda. Uno svantaggio del resoconto personale il fatto che si tratta di una tecnica abbastanza intrusiva, che pu portare a modificare le risposte degli intervistati a causa della desiderabilit sociale o di altri fattori motivazionali. Le tecniche dellosservazione e del resoconto personale possono essere usate in congiunzione, per ottenere una maggiore attendibilit; inoltre la scelta di una o dellaltra dipende anche dalla loro applicabilit.

Problemi della sperimentazione


Alcuni studiosi sono critici riguardo alla validit dellesperimento e hanno avanzato alcune critiche. Il primo problema riguarda il fatto che quasi impossibile considerare una variabile indipendentemente da tutte le altre; esistono cio dei fattori intervenienti che possono falsare i risultati. Un altro problema dipende dalla cultura da cui provengono i soggetti; i fenomeni spiegati possono cio avere origine nelle convenzioni culturali e non essere causati dalla variabile indipendente. Infine, le leggi psicosociali non si applicano al mondo oggettivo, ma a quello sociale, in cui gli oggetti di studio sono le persone che cercano a loro volta di dare un significato alle loro azioni. La psicologia sociale non pu quindi distinguersi nettamente da ci che studia, in quanto le teorie possono essere comprese e applicate anche dai profani, che modificheranno il loro comportamento facendo perdere di validit alla teoria.

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LA COSTRUZIONE DEL MONDO SOCIALE


I concetti e gli approcci fondamentali della social cognition
Introduzione
La nostra concezione del mondo sociale si basa sostanzialmente su tre elementi: i cosiddetti fatti oggettivi o dati, le teorie relative a questi dati e le teorie concernenti i giudizi. In questo modo notiamo come le persone non si limitino a ricevere le informazioni dal mondo esterno, ma le elaborano, divenendo gli artefici del loro mondo sociale.

Lambito della social cognition


La social cognition riguarda sia le percezioni che le persone hanno di se stesse e degli altri sia le teorie ingenue che costruiscono per giustificare tali percezioni. Esaminiamo ora la cognizione. Essa linsieme di attivit attraverso le quali le persone elaborano le informazioni alle quali sono esposte, cio lattivit del conoscere: lacquisizione, lorganizzazione e luso della conoscenza. I suoi strumenti sono la percezione, la memoria, i processi di elaborazione del pensiero, il linguaggio, e cos via, che interagiscono e si compenetrano tra loro. Essa agisce su oggetti, cio su tutto quello che esterno allorganismo e che pu colpire i sensi.

Categorizzazione e schemi
La categorizzazione. La categorizzazione un processo di semplificazione per lelaborazione delle informazioni troppo complicate o troppo numerose, in quanto gli individui possono trattenere solo una parte degli stimoli che percepiscono. Essa lavora con categorie (o concetti), che sono raggruppamenti di due o pi oggetti distinti trattati allo stesso modo sulla base di caratteristiche comuni. I primi studi affermavano che i confini tra le varie categorie erano chiari e facili da stabilire e che le categorie erano arbitrarie, frutto della cultura o del linguaggio. Ben presto ci si rese conto che questa teoria non poteva essere applicata efficacemente alle categorie naturali e quindi si pass ad un concetto di categoria probabilistico, in cui la probabilit di appartenere ad una categoria piuttosto che ad unaltra dipende dal grado di somiglianza con il prototipo della categoria. Dato che gli oggetti possono avere elementi di similarit con pi categorie, essi possono appartenere a pi di una categoria e i confini tra di esse sono quindi sfuocati. Altri mettono in discussione il modello dei prototipi e avanzano lipotesi degli esemplari, in base alla quale un concetto composto da tracce mnestiche di esempi specifici della categoria. In questo caso lastrazione del prototipo avviene durante la rievocazione degli esemplari piuttosto che durante la codifica. Alcuni ricercatori affermano invece che certi concetti (come quelli naturali) siano formati da caratteristiche probabilistiche come il prototipo e da un nucleo di condizioni necessarie e sufficienti. Le categorie sociali in particolare contengono un nucleo e un prototipo (stereotipo). Le caratteristiche che servono a raggruppare gli oggetti possono essere di vari tipi e in genere riflettono le teorie ingenue per le quali un sistema mentale raggruppa le categorie. Gli schemi. Gli schemi sono le generalizzazioni che i soggetti compiono riguardo gli oggetti a partire dalle loro caratteristiche o propriet, generalizzazioni che possono influenzare i processi di selezione, integrazione e organizzazione delle informazioni sugli oggetti. Gli schemi cognitivi organizzano le rappresentazioni delle persone su un aspetto dellambiente gerarchico che include un livello subordinato, un livello di base e un livello superordinato. Gli schemi sono fortemente legati al processo di inferenza; infatti gli schemi hanno sempre un valore di default, inoltre possono essere messi in relazione tra loro ed possibile inferire un livello pi elevato da un livello inferiore.

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Il sociale nella social cognition


La cognizione pu essere considerata come sociale da tre punti di vista: si occupa di pensieri rivolti a fenomeni sociali, ha unorigine sociale perch creata o rafforzata attraverso linterazione sociale ed socialmente condivisa perch comune a diversi membri di una societ o di un gruppo. Il contenuto della social cognition. Sono stati studiati molti oggetti sociali, come il s, gli altri, persone immaginarie, le relazioni interpersonali, i gruppi. Esaminiamo in particolare gli stereotipi. Tajfel sostiene che gli stereotipi possono essere considerati un caso particolare di categorizzazione, che comportano unaccentuazione delle somiglianze allinterno dei gruppi e delle differenze tra i gruppi. Lorigine sociale della social cognition. Molti esperimenti hanno dimostrato lorigine sociale degli stereotipi in quanto lambiente e la cultura di riferimento producono effetti vistosi ad esempio sul concetto di s. Cognizioni sociali condivise. La vita sociale ha come conseguenza uninevitabile condivisione di informazioni da parte di gruppi o di intere societ, fermo restando che le persone non condividono esattamente gli stessi costrutti di conoscenza. Un tipo particolare di cognizioni condivise sono le rappresentazioni sociali, che Moscovici definisce come concetti, asserti e spiegazioni che nascono nella vita di tutti i giorni, nel corso delle comunicazioni interpersonali possono essere considerati la versione contemporanea del senso comune. Il loro oggetto pu essere di qualunque natura, limportante che siano conoscenze condivise. Esse hanno due scopi principali: aiutare lindividuo a controllare e a attribuire un significato al mondo e facilitare la comunicazione. Per realizzare queste funzioni si adottano due processi fondamentali: lancoraggio e loggettivazione. Lancoraggio consiste nel fissare le idee nuove allinterno del sistema preesistente, mentre loggettivazione serve a rendere concreto lastratto. Loggettivazione si realizza a sua volta attraverso due processi: la personificazione (associare le teorie o le idee ad una particolare persona che le rappresenta) e la figurazione (associare le teorie o le idee ad una particolare immagine o metafora che le esemplifica). Le rappresentazioni sociali sono i principali agenti organizzativi per il contenuto del pensiero individuale.

Cinque concezioni della persona come social cognizer


La persona profana pu essere considerata come sociale cognizer sotto cinque approcci diversi: il soggetto razionale, lo scienziato ingenuo, lelaboratore di dati, leconomizzatore di risorse cognitive e lattore sociale. Il soggetto razionale. Dato che gli stimoli sono spesso incoerenti tra loro, nasce una tensione psicologica (stress) che lindividuo tenta di ridurre ricercando la coerenza. Lincoerenza chiamata anche squilibrio cognitivo (Heider), asimmetria (Newcombe) o dissonanza cognitiva (Festinger). La dissonanza cognitiva si verifica se due stimoli hanno come conseguenze affermazioni opposte. La dissonanza la fonte del cambiamento, perch si cerca di modificare lo stato negativo cambiando latteggiamento o il comportamento (per questo usata nella pubblicit). Il bisogno pi importante cognitivo ed di coerenza e stabilit. Lo scienziato ingenuo. Lattore sociale cerca di capire il comportamento altrui e formula giudizi, ma in modo ingenuo. In questo modo nascono pregiudizi, idee preconcette, si pensa che la personalit sia formata da tratti stabili con confini netti, quando in realt la personalit deve trasformarsi e adattarsi per essere equilibrata. Ash comp delle ulteriori ricerche da cui emerse che le persone sono in grado di creare unimmagine coerente socialmente condivisa di qualcuno a partire da singole unit di informazione, che alcuni tratti sono centrali perch sono capaci di ancorare le scale della percezione e che la percezione guidata dai primi elementi di informazione disponibili (primacy). Queste ricerche dimostrano che a partire da pochi dati le persone formano una rappresentazione complessiva di unaltra persona che corrisponde a una categoria e che i giudizi sono prodotti allistante. Le informazioni che compaiono allinizio sono invece le pi importanti perch le persone non hanno altre informazioni su cui basarsi. In altre parole, Ash sostiene che le persone elaborano le informazioni a partire dalle loro teorie piuttosto che da unanalisi dettagliata dei dati. Lelaboratore di dati. Lattore sociale elabora le informazioni come un computer per costruire sistemi coerenti e costruisce degli script (copioni) di comportamento che lo indirizzano nelle varie situazioni. Si tratta per di un modello normativo poco realistico. Anderson ribatte alle conclusioni di Ash affermando che leffetto di primacy dipende dal calo di attenzione dei soggetti, inoltre la somma finale non il frutto di una teoria ma della somma delle valutazioni ponderate dei diversi tratti (che possono ricevere valutazioni positive o negative) attraverso la media, la somma o altri calcoli. In altre parole, Anderson vede il social cognizer come un elaboratore di dati, che esamina i fatti oggettivamente e senza preconcetti. 16

Leconomizzatore di risorse cognitive. Lattore sociale, in quanto soggetto conoscitivo, commette degli errori (bias o tendenza a deformare il giudizio) frutto delleconomizzazione e della costruzione di euristiche (modalit di ragionamento veloci ed economiche, che portano a risparmiare le risorse cognitive disponibili). Una di queste euristiche quella della disponibilit, cio si tende a recuperare la prima informazione disponibile in memoria (che non di solito la pi importante) e costruire su di essa un giudizio complessivo. Unaltra quella di notare pi facilmente ci che unico dallo sfondo; unaltra ancora quella della riluttanza ad esaminare i fatti; una terza che le persone tendono a basarsi sulle proprie aspettative. Lattore sociale. Si tratta di un soggetto che dispone di molteplici strategie cognitive e sceglie dopo unattenta valutazione sulla base dei propri scopi, motivazioni e bisogni. In altri termini, quando ha risorse sufficienti, lindividuo elabora strategie efficaci. Le risorse cognitive, le motivazioni e gli scopi sono fondamentali per questa prospettiva. Ci non toglie che gli stereotipi, quando sono applicati, possono far risparmiare energia cognitiva. Inoltre la stessa motivazione pu fornire risorse cognitive.

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Lelaborazione delle informazioni di natura sociale: effetti sui giudizi e sulle decisioni
Introduzione: i fattori cognitivi e sociali nella social cognition
I processi cognitivi hanno grande importanza nella ricerca sociopsicologica, infatti essi garantiscono alle persone la possibilit di modificare il proprio comportamento a seconda di come percepiscono e interpretano una situazione, limitando limportanza dei vincoli biologici innati e dellinconscio. Anche laspetto sociale rilevante nellelaborazione delle informazioni, perch la cognizione sociale un processo autenticamente sociale, in cui i fattori sociali possono influenzare il pensiero logico. Inoltre molti attributi propri dellecologia sociale (come i tratti della personalit) non sono direttamente osservabili, ma vanno inferiti da indizi comportamentali che sono utilizzati per costruire la percezione di questi tratti; questa costruzione convenzionale ed frutto dellinterazione sociale.

Gli stadi cognitivi di elaborazione delle informazioni sociali


I processi cognitivi possono essere scomposti in una sequenza logica in cui gli stadi successivi presuppongono necessariamente quelli precedenti (mentre linfluenza contraria solo possibile). Questi stadi sono: la percezione, la categorizzazione, lorganizzazione, la rievocazione, le inferenze e i giudizi e decisioni. La percezione. Le prime teorie sulla percezione (Gestalt) affermavano che gli stimoli esterni erano organizzati da principi innati, mentre sviluppi pi recenti affermano che la percezione spesso determinata da eventi esterni. In realt le due posizioni non sono in contraddizione, perch sia i principi interni che quelli esterni e socioculturali possono guidare la percezione. La categorizzazione. Mentre la percezione guidata dallo stimolo, la categorizzazione sottolinea linfluenza delle conoscenze precedenti, perch una volta categorizzato, lo stimolo si arricchisce delle informazioni relative alla categoria a cui appartiene. Ma ogni persona pu avere categorie diverse per lo stesso stimolo, per cui esso pu avere interpretazioni diverse a seconda della persona (e quindi della categoria) che lo percepisce (priming). Questo fenomeno si pu spiegare in termini di reti associative, in cui i concetti sono rappresentati da nodi e la distanza tra i nodi indica la differenza tra di essi. In questo modo il priming pu essere visto come un processo di diffusione dellattivazione da un nodo fonte ai nodi adiacenti della rete, e la forza delleffetto dovrebbe diminuire allaumentare della distanza dellattivazione. importante anche il momento (timing) in cui avviene lattivazione della categoria, in quanto lo stimolo pu essere inserito in una categoria preesistente ma anche in una categoria attivata solo dopo la presentazione dello stimolo, modificando la categorizzazione (e i giudizi) precedenti. Infine, la consapevolezza dellattivazione non rappresenta una precondizione ma pu in realt interferire con leffetto di attivazione stesso. Lorganizzazione. Le informazioni vengono organizzate di solito in categorie, di cui una molto importante la persona; infatti i ricordi vengono organizzati in funzione del tipo di persona piuttosto che in funzione del tipo di comportamento o di altre categorie. Se per le informazioni relative a una persona sono numerose e casuali, una strategia pi efficiente ed economica quella di organizzarle in base a scopi o tratti distintivi (informazioni categoriali). Anche lo scopo dellelaborazione e le istruzioni relative al compito influenzano lorganizzazione delle informazioni, ad esempio lapprendimento incidentale (che forma una rappresentazione mnemonica coerente) migliore di quello intenzionale. Inoltre le informazioni incoerenti sono ricordate con pi facilit rispetto a quelle coerenti; questo avviene perch necessario attribuire ad esse un significato e quindi dedicare loro uno sforzo cognitivo ulteriore. Tuttavia questo fenomeno scompare quando le informazioni sono riferite a gruppi e non a individui, perch pi facile che vi siano comportamenti incoerenti tra i membri di un gruppo piuttosto che allinterno di individui.

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La rievocazione. Daltra parte, anche linformazione coerente ricordata con facilit, perch pu essere derivata da una struttura di conoscenza significativa, soprattutto quando i giudizi e le decisioni implicano lutilizzazione di processi ricostruttivi. Tuttavia queste inferenze possono essere tendenziose perch inquinate dagli stereotipi relativi alle categorie di appartenenza degli stimoli, anche se le osservazioni li contraddicono. In altre parole, le informazioni che confermano gli stereotipi saranno ricordate con maggiore facilit rispetto a quelle incongruenti. Gli stimoli incongruenti sono di solito rievocati con maggiore facilit quando la rievocazione guidata dallo stimolo, perch beneficiano di una maggiore elaborazione. Gli stimoli congruenti sono invece rievocati con maggiore facilit quando la rievocazione guidata dalla categoria (schema), perch si adattano naturalmente alla categoria stessa. Infine, la rievocazione pi facile quando vi sono le stesse condizioni in cui linformazione stata appresa e codificata (principio della specificit della codifica), come ad esempio la stessa situazione o lo stesso umore. Le inferenze. Linferenza simile alla rievocazione, con la differenza che linferenza ha natura creativa. Alcune ricerche hanno evidenziato come sia pi facile confermare un tratto negativo attraverso osservazioni ripetute o linduzione piuttosto che uno positivo; ad esempio ci si aspetta che una persona onesta dia prova della sua onest ma che difficilmente mostri un comportamento negativo, mentre il tratto della disonest compatibile con una pi ampia gamma di comportamenti, negativi, neutri e positivi. In questo modo linformazione negativa indica chiaramente la presenza di tratti negativi, mentre quella positiva si verifica sia con tratti negativi che positivi. Nel campo delle abilit invece questa situazione si inverte. Un altro schema inferenziale si basa sulle analogie storiche: a parit di condizioni, se si rievoca dei dettagli simili a quelli di avvenimenti simili gi accaduti, si tender ad agire come in passato. Giudizi e decisioni. I giudizi sono il ridotto di una serie causale che va dalla memoria ai giudizi stessi; per economizzare le risorse cognitive spesso gli individui utilizzano delle strategie dette euristiche che per in certe condizioni portano allelaborazione di giudizi sistematicamente tendenziosi. Nei casi in cui necessario produrre dei giudizi di frequenza e disponibilit si usa la cosiddetta euristica delle disponibilit, che si basa su elaborazioni statistiche della probabilit che si verifichi un certo evento. Tuttavia questa euristica pu portare a risultati distorti se si verificano delle distorsioni nel campione delle informazioni memorizzate. Unaltra euristica quella della rappresentativit, che si basa sulla somiglianza semantica dei dati piuttosto che sulle probabilit su basi statistiche. Leuristica dellancoraggio e accomodamento sostiene che i giudizi quantitativi si avvicinano ad unancora (riferimento) iniziale, perch il processo di accomodamento (la ricerca in memoria dei dati pertinenti) spesso incompleto. La relazione tra memoria e giudizio non quindi semplice da spiegare; una correlazione dei giudizi con linformazione stimolo si pu postulare solo per quei giudizi che non possono basarsi su giudizi preformati, cio gi pronti in memoria che non devono essere costruiti a partire da informazioni grezze memorizzate. Ma anche per i giudizi basati sulla memoria il predittore migliore non sempre la quantit di informazioni rievocabili. Una versione raffinata delleuristica della disponibilit afferma che i giudizi riflettono la facilit di rievocazione piuttosto che lesito della rievocazione stessa. Questa tecnica simile a quella delleuristica della simulazione, che afferma che la facilit con cui possibile immaginare o simulare mentalmente dei possibili eventi o risultati spesso cruciale per i giudizi. I giudizi possono essere caratterizzati da effetti di assimilazione (se la posizione di uno stimolo su una dimensione relativa ad un attributo si avvicina alla posizione di uno stimolo presente nel contesto) o di contrasto (se invece si allontana). Leventualit che si abbia assimilazione oppure contrasto dipende dal fatto che lo stimolo contestuale sia incluso nella medesima categoria dello stimolo che si sta valutando oppure ne sia escluso perch appartenente a una categoria di confronto.

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La verifica e la falsificazione delle ipotesi sociali


La verifica delle ipotesi sociali concerne la valutazione e la risoluzione di problemi che riguardano le concezioni dei gruppi sociali. Stereotipi e correlazioni illusorie. Gli stereotipi sono percezioni soggettive di una correlazione tra determinati attributi e lappartenenza a un gruppo. stato dimostrato che gli stereotipi influenzano lelaborazione delle informazioni in tutti gli stadi (giudizio, rievocazione, codificazione, organizzazione, attenzione e percezione). La correlazione illusoria si verifica quando lo stereotipo prevale sulleffettiva correlazione esistente tra una serie di osservazioni stimolo, cio la memoria sociale tende a utilizzare le informazioni congruenti con le aspettative. Questi errori sistematici a livello di percezione, codifica e rievocazione delle osservazioni rilevanti aiutano a spiegare la persistenza di molti stereotipi sociali nonostante le prove che li contraddicono, perch le aspettative sono pi forti delle prove che le contraddicono. Se le prove sono inconfutabili, pur di salvaguardare lo stereotipo spesso si crea una sottocategoria nella quale si inseriranno solo i casi eclatanti. I processi mediante i quali le ipotesi si avverano. Anche il modo in cui avviene la verifica delle ipotesi sociali durante linterazione pu favorire la trasformazione delle ipotesi in realt. Ad esempio, il modo unilaterale in cui viene posta una domanda pu influenzare la risposta, cos come il fatto che il partner dellinterazione fornisca effettivamente delle risposte che confermino (in modo esplicito o implicito) le domande unilaterali. Questa tendenza pu essere riscontrata anche quando esistono prove che le contraddicono.

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Ladattamento cognitivo allambiente sociale


La distribuzione dellinformazione stimolo. Ladeguamento alle probabilit (compiere la stessa azione in modi diversi in relazione alle probabilit con cui si verifica la condizione ottimale), che pu sembrare un grave giudizio tendenzioso, in realt consiste in un comportamento adattivo, perch sacrifica alcune prove allo scopo di apprendimento. Anche la correlazione illusoria unillusione cognitiva provocata da una distribuzione obliqua degli stimoli (come ad esempio il discredito della minoranza, che si verifica perch lelaborazione si basa sulle dimensioni del campione: pi grande il campione, migliore lapprendimento). Linguaggio e comunicazione. Molte conoscenze sociali sono incorporate nel lessico e nelle regole del linguaggio, che rappresenta un deposito esterno indipendente dalle rappresentazioni presenti nei singoli individui. Ad esempio, dal punto di vista lessicale, la scelta delle parole per descrivere le persone e il loro comportamento ha numerose implicazioni per le inferenze cognitive e le attribuzioni implicite (come il fatto che i verbi di azione implicano una causa al soggetto mentre quelli di stato implicano una causa alloggetto). Anche alcuni aggettivi, che potrebbero essere usati per descrivere il medesimo comportamento nella stessa situazione, in realt trasmettono attribuzione pi globale e di portata pi ampia rispetto ai loro corrispondenti, influenzando enormemente la formazione e il cambiamento degli stereotipi sociali. Inoltre gli aggettivi trasmettono informazioni molto astratte e generali, mentre i verbi implicano informazioni meno stabili, pi dipendenti dal contesto e dalla volont. Anche il fatto di usare un linguaggio pi o meno astratto per parlare del proprio gruppo serve a rafforzare e a mantenere il favoritismo nei suoi confronti. La regolazione cognitiva-affettiva. Le emozioni hanno un ruolo importante nella cognizione. Ad esempio, il principio della congruenza dellumore consiste nel fatto che le persone sono facilitate nella codifica di informazioni positive se anche lumore positivo e viceversa. Questo fenomeno si pu spiegare in termini di reti associative: dato che gli stati di umore positivo sono rappresentati vicino a ricordi positivi, lattivazione degli stimoli relativi ai nodi positivi si trasmette soprattutto agli altri ricordi positivi, indebolendo o bloccando i ricordi incongruenti (negativi). Questo meccanismo potrebbe portare ad un effetto di perpetuazione (con circoli viziosi o virtuosi), ma esistono dei processi cognitivi che contrastano o correggono le influenze troppo vistose dellumore, come il fatto che i soggetti cercheranno consapevolmente di mutare il proprio umore da negativo a positivo anche in presenza di stimoli negativi (correzione dellumore). Gli stati di umore positivo portano ad uno stile cognitivo pi creativo, mentre quelli negativi ad uno stato di maggiore disciplina cognitiva e di elaborazione pi sistematica, quindi i soggetti di umore positivo possono essere influenzati sia da argomenti forti che deboli (mentre i soggetti di umore negativo sono pi difficili da convincere). La spiegazione di questo fenomeno si basa sul significato del compito: se il compito richiede attenzione e un esame minuzioso, sono favoriti gli stati di umore negativo; se invece lo stesso compito strutturato in termini di divertimento, pi probabile che sia facilitato dagli stati affettivi piacevoli.

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Teoria e ricerca sullattribuzione causale


Introduzione
Lattribuzione causale il modo in cui le persone attribuiscono cause a determinati effetti, in particolare ad eventi sociali come il comportamento proprio e altrui.

Le teorie dellattribuzione causale


Lanalisi ingenua dellazione. Heider ha sviluppato il concetto della persona profana come scienziato ingenuo, che collega il comportamento osservabile a cause non osservabili, distinguendole in personali (interne) o ambientali (esterne). La teoria dellinferenza corrispondente. Linferenza corrispondente si riferisce al giudizio del soggetto percipiente secondo cui il comportamento dellattore causato o corrispondente ad un tratto particolare della personalit. Questo processo si pu dividere in due fasi: lattribuzione di unintenzione (se lattore aveva intenzione di compiere quellazione, compatibilmente con le conseguenze e le capacit) e lattribuzione di disposizioni (se le conseguenze prodotte non sono socialmente accettabili pi facile compiere inferenze significative). I processi di inferenza possono portare a giudizi tendenziosi, che possono essere motivazionali (se il soggetto percipiente partecipa anchegli allazione) o cognitivi (errore fondamentale di attribuzione). I limiti della teoria dellinferenza causale sono tre: essa applicabile solo ad azioni (che presuppongono scelta); anche il comportamento che conferma le aspettative pu essere informativo (come il comportamento che conferma gli stereotipi) e la maggioranza delle ricerche generate dalla teoria non ha misurato le attribuzioni causali. Le ricerche attuali hanno trovato tre stadi attraverso cui sono compiute le attribuzioni di tratti: lidentificazione delle implicazioni di un comportamento per i tratti, lattribuzione del tratto identificato allattore e il processo di correzione per adattare lattribuzione del tratto a seconda delle circostanze esterne.

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La covariazione e la configurazione
Kelley ha proposto la teoria della covariazione e configurazione. Nel primo caso, il soggetto percipiente riceve informazioni da pi fonti e pu percepire la covariazione tra un effetto osservato e le sue possibili cause. Nel secondo caso, il soggetto percipiente si trova di fronte ad una sola osservazione e deve considerare la configurazione delle possibili cause delleffetto osservato. La covariazione. Quando linformazione proviene da pi fonti, il soggetto attribuisce la causa a quella condizione che presenta quanto leffetto presente e assente quando leffetto assente. Esistono tre modi possibili di esaminare le variazioni negli effetti: nelle varie persone (consenso), nel tempo e nella modalit (coerenza) e negli stimoli (specificit). Leffetto attribuito ai fattori (consenso, coerenza o specificit) con i quali covaria. Ci sono tre critiche a questo principio: la covariazione non sinonimo di causalit (ci possono essere delle relazioni spurie), le informazioni di covarianza fornite ai soggetti durante gli esperimenti sono poco realistiche e non ci sono prove che le persone siano guidate dal principio di attribuzione quando compiono le attribuzioni. Una delle ricerche moderne pi convincenti quella del modello del focus sulle condizioni normali, che afferma che si sceglie come causa la condizione necessaria che anomala rispetto allo sfondo rappresentato dallevento in oggetto. Pi in particolare, la persona bersaglio identificata come anormale in condizioni di basso consenso, lo stimolo con informazioni ad alta specificit e le attuali circostanze con informazioni di bassa coerenza. La configurazione. Spesso non possibile disporre di molte osservazioni quando si compiono la maggior parte delle attivit quotidiane. In questi casi, in cui si hanno dati incompleti, si fanno attribuzioni sulla base di schemi causali, cio credenze, preconcezioni o persino teorie, elaborate sulla base dellesperienza concreta, che riguardano il modo in cui certi tipi di cause interagiscono nel produrre certi tipi di effetto. Uno di questi schemi detto delle cause multisufficienti (MSC), che prevede che diverse cause producano lo stesso effetto. Questo schema collegato al principio della diminuzione (il ruolo di una certa causa nel produrre leffetto diminuito se sono presenti altre eventuali cause plausibili) e a quello delladdizione (il ruolo di una certa causa nel produrre leffetto aumentato se sono presenti altre eventuali cause che la inibiscono). Questultimo principio si applica anche al pi complesso schema delle cause multiple necessarie (MNC) che prevede che alcune cause debbano operare congiuntamente per produrre leffetto desiderato. In generale, gli schemi causali possono aiutare losservatore a compiere attribuzioni quando linformazione incompleta, sono concezioni generali di causa ed effetto che sono applicabili in diverse aree di contenuto e consentono al soggetto di fare inferenze complesse in modo facile e veloce. Le critiche che sono state mosse agli schemi causali sono essenzialmente due: non stato dimostrato che essi esistano e la loro eccessiva astrattezza.

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Le domande fondamentali della ricerca sullattribuzione


Le domande fondamentali della ricerca sullattribuzione riguardano: la natura delle attribuzioni, le occasioni in cui si verificano, il modo in cui sono influenzate dai giudizi tendenziosi e il modo in cui sono compiute. La natura delle attribuzioni causali. Unimportante distinzione quella tra attribuzioni interne e attribuzioni esterne. Le prime osservazioni affermavano che doveva esistere una relazione inversamente proporzionale tra la causalit personale (interna) e situazionale (esterna); tuttavia oggi si ritiene che in certe situazioni le persone facciano ricorso a una combinazione di attribuzioni interne ed esterne. Un altro problema dato dalla difficolt di distinguere tra attribuzioni interne e attribuzioni esterne, infatti esse sono ampie ed eterogenee e gli stessi soggetti hanno difficolt a percepirle. Le spiegazioni causali non sono state le uniche ad essere studiate, ad esempio sono state avanzate le differenze tra cause (ci che provoca il cambiamento) e ragioni (ci per cui prodotto il cambiamento). Unaltra differenza quella tra scuse (con le quali si ammette di aver compiuto unazione sbagliata ma si nega la responsabilit) e le giustificazioni (con le quali si accetta la responsabilit ma si negano le conseguenze negative). Listigazione delle attribuzioni causali. Le attribuzioni causali spontanee si verificano con maggiore frequenza quando si cerca di spiegare risultati inattesi piuttosto che previsti e quando non si raggiunge un obiettivo. Ma esistono anche altri fattori che provocano le attribuzioni causali, come la perdita di controllo, lumore negativo o il contesto conversazionale (cio il contesto pu portare a spiegazioni diverse degli stessi avvenimenti). Errori e giudizi tendenziosi nel processo di attribuzione. I modelli finora considerati concepivano il soggetto percipiente come una persona abbastanza razionale. In realt spesso i soggetti commettono errori di attribuzione (biases), distorcendo sistematicamente una procedura che in caso contrario sarebbe corretta. I biases permettono di descrivere i fenomeni di attribuzioni causale meglio dei modelli normativi complessi. Uno dei biases pi conosciuti consiste nellerrore fondamentale di attribuzione, cio nel fatto che i soggetti percipienti attribuiscono unimportanza insufficiente alla situazione e tendono a sopravvalutare il ruolo della persona. Una spiegazione di questo bias si basa sul fatto che spesso il comportamento dellattore pi saliente della situazione. Unaltra spiegazione chiama in causa la diversa rapidit con cui sono dimenticate le cause situazionale (prima) rispetto a quelle disposizionali (dopo); unaltra ancora i fattori culturali. Anche gli aspetti linguistici dellattribuzione possono spiegare questo bias, ad esempio le cause disposizionali sono descritte con un linguaggio astratto. Un altro errore frequente concerne le divergenze tra attore e osservatore: gli attori tendono ad attribuire il proprio comportamento a fattori situazionali, mentre gli osservatori spiegano le stesse azioni nei termini di caratteristiche disposizionali. Esistono tre spiegazioni di questo fenomeno. La prima afferma che le differenze di attribuzione hanno origine nella maggiore quantit di informazioni posseduta dagli attori o da coloro che compiono le autovalutazioni. La seconda si basa sul focus di attenzione, cio sul fatto che la prospettiva visiva influenzi linterpretazione del comportamento (gli attori che osservano s stessi si concentrano sulle attribuzioni disposizionali, mentre gli osservatori imputano le sue azioni a fattori situazionali). Anche gli effetti di salienza sono importanti: gli osservatori tendono a spiegare i comportamenti di un individuo saliente con fattori disposizionali e quelli di un individuo meno saliente con fattori situazionali. Una ulteriore spiegazione chiama in causa elementi linguistici: gli attori tendono ad evitare riferimenti a s stessi oppure termini astratti che descrivevano attributi disposizionali, mentre gli osservatori usavano pi termini astratti e disposizionali. Le divergenze tra attore e osservatore si notano anche nella valutazione del tempo necessario per completare vari compiti, infatti i soggetti sottovalutano i propri tempi di completamento al contrario degli osservatori. Un altro bias riguarda i giudizi tendenziosi a favore del s, che consistono nellattribuire i successi personali a disposizioni interne e gli insuccessi a cause situazionali. Questo bias stato spiegato in modo cognitivo e motivazionale, ma ora impossibile stabilire quale delle due prospettive sia la pi valida. Un bias simile a questo quello dei giudizi tendenziosi a favore del proprio gruppo, che hanno la funzione di proteggere gli stereotipi del proprio e dellaltro gruppo. I fattori linguistici possono spiegare almeno in parte questo bias: lazione positiva del proprio gruppo codificata in termini pi astratti, mentre lazione negativa del proprio gruppo in termini meno astratti.

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Il processo di attribuzione causale. In realt non possibile osservare direttamente il fenomeno dellattribuzione causale, per cui sono state sviluppate metodologie indirette come lesame dei tempi di reazione. Se il tempo di reazione breve, significa che il processo alla base della comprensione del comportamento si verifica spontaneamente; se il tempo di reazione lungo significa che questo processo non si verifica e bisogna quindi recuperare linformazione rilevante e produrre linferenza prima di rispondere alla domanda. Gli esperimenti hanno dimostrato il fatto che il processo di attribuzione causale non automatico.

La applicazioni della teoria dellattribuzione


La teoria dellattribuzione stata utilizzata in svariati problemi di natura concreta. Spesso per la relazione tra i modelli attribuzionali esaminati finora e le ricerche applicate non diretta; i motivi di questo fatto sono tre: in primo luogo alcuni principi dellattribuzione sono cos diffusi che non sono pi associati ad un modello particolare e spesso rimangono impliciti. In secondo luogo non possibile estrapolare i risultati delle ricerche di base sullattribuzione per applicarli ai contesti applicati senza unanalisi pi approfondita. In terzo luogo, le ricerche applicate hanno prodotto idee che non compaiono nella teoria dellattribuzione e che hanno portato alladozione di prospettive leggermente diverse su alcuni concetti preesistenti. Attribuzioni e motivazione. Weiner ha elaborato la teoria della motivazione, che spiega le emozioni che si provano a seguito di un certo evento sulla base della causa che il soggetto attribuisce a quellevento. La teoria pu essere schematizzata in questo modo: evento, emozione, attribuzione causale, conseguenze psicologiche e comportamento. Particolarmente importante lanalisi dellattribuzione causale. Weiner propone un modello a tre dimensioni per classificare le cause: locus (interne o esterne), stabilit nel tempo e controllabilit. Queste dimensioni sono associate a stati emozionali distinti: il locus allorgoglio e allautostima, la stabilit alla fiducia e alla disperazione e la controllabilit alla vergogna e alla colpa. Questo modello stato sottoposto a tre critiche. La prima riguarda il fatto che le dimensioni siano effettivamente usate dalle persone; alcune ricerche hanno infatti ipotizzato lesistenza di altre dimensioni. La seconda riguarda la separatezza o meno delle dimensioni; a livello empirico sono correlate, ma non in modo rilevante. La terza riguarda linfluenza che i soggetti percipienti e le situazioni hanno nella collocazione delle cause specifiche allinterno delle dimensioni; stato scoperto che effettivamente i soggetti possono percepire le cause in modo diverso dagli psicologi. Gli ultimi sviluppi della teoria della motivazione hanno portato a modificarla in questo modo: evento, emozione, attribuzione causale, conseguenze psicologiche, emozione e comportamento.

Attribuzioni e psicologia clinica


Le credenze di un paziente sulle cause di un comportamento possono risultare disfunzionali; ad esempio lassenza di una causa comprensibile per un certo effetto pu portare ad unattribuzione erronea (pensiero allucinatorio). Trovare e spiegare la causa corretta un modo efficace per eliminare la causa sbagliata. Emerge quindi la distinzione tra diagnosi (determinare la natura del problema) e trattamento (intervenire per provocare un funzionamento pi adattivo). Nel campo delle attribuzioni esistono moltissimi studi sulla diagnosi, ma molto pochi sul trattamento. Uno dei primi studi sulla comprensione dei problemi di natura clinica fu compiuto sul fenomeno dellattribuzione erronea. Largomento pi ampiamente analizzato per quello dellimpotenza appresa. Limpotenza appresa (che pu avere tra le sue componenti deficit motivazionali, emozionali e cognitivi) si manifesta in risposta a risultati non contingenti o incontrollabili. Dato che questo modello di risposta simile ai modelli sulla depressione stato utilizzato per studiare anche questo fenomeno; tuttavia non ci sono prove causali che le attribuzioni provochino la depressione, anche se ci sono molte prove correlazionali. I dati suggeriscono piuttosto che le attribuzioni sono importanti per comprendere la depressione, e che possono essere cause che favoriscono il suo insorgere in presenza di altre fattori correlati come un evento della vita stressante. Il ruolo pi appropriato delle attribuzioni nella terapia quello di tecnica utilizzata nellambito di un intervento pi generale, dedicando attenzione alle attribuzioni del paziente.

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Le relazioni profonde
La maggior parte delle ricerche sullattribuzione del campo delle relazioni profonde ha avuto come soggetto il matrimonio e le relazioni tra i partner. Nei matrimoni infelici, a differenza di quelli felici, si ipotizza che le attribuzioni causali accentuino gli effetti dei comportamenti negativi del partner e minimizzino i comportamenti positivi. Queste attribuzioni tendono a mantenere linsoddisfazione. I partner soddisfatti invece tendono a compiere attribuzioni che tendono a migliorare la situazione, accentuando i comportamenti positivi e minimizzando quelli negativi. Anche le attribuzioni di responsabilit seguono questo modello. Ulteriori esperimenti hanno messo in luce come le attribuzioni provochino i cambiamenti di soddisfazione. Le attribuzioni sono inoltre collegate al comportamento dei partner, soprattutto di quelli negativi. Le critiche che si possono muovere a questi studi riguardano il fatto che necessario utilizzare misura autoredatte e i pochi temi relativi alle relazioni intime che sono stati analizzati (ad esempio non sono state studiate le attribuzioni che sono comunicate dai partner).

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Atteggiamenti: struttura, misurazione e funzioni


Introduzione
Gli atteggiamenti hanno grande importanza nella psicologia sociale, in quanto gli atteggiamenti possono modificare i comportamenti e, modificando gli atteggiamenti, possibile dirigere i comportamenti.

Il concetto di atteggiamento: definizioni e distinzioni teoriche


La prima definizione di atteggiamento afferma che latteggiamento una valutazione su un certo oggetto che si basa su una combinazione di tre reazioni concettualmente distinte: affettiva (riguardante le emozioni), cognitiva (riguardante credenze, opinioni e idee sulloggetto di atteggiamento) e conativa-comportamentale (concernente le intenzioni comportamentali o le tendenze dazione). La seconda definizione rifiuta le componenti cognitiva (che acquisisce autonomia e diventa la componente fondamentale delle credenze) e conativa-comportamentale (che sta alla base delle intenzioni comportamentali) per concentrarsi su quella affettiva, intesa come lunico indicatore rilevante della natura valutativa dellatteggiamento, e quindi usa i termini emozione e valutazione in modo intercambiabile. Gli esperimenti che sono stati fatti per confermare la prima ipotesi hanno dato risultati contrastanti, perch alcuni hanno evidenziato forti correlazioni tra le varie dimensioni, mentre altri non hanno dato questi risultati. Inoltre lo stesso oggetto in esame pu influenzare le dimensioni dellatteggiamento.

La misurazione degli atteggiamenti


Le tecniche di misurazione degli atteggiamenti si dividono in due grandi famiglie: le procedure dirette (in cui si chiedono direttamente le opinioni ai soggetti) e le procedure indirette (con cui si cerca di misurare gli atteggiamenti delle persone a loro insaputa). Le misure self-report. La pi semplice scala di valutazione di questo tipo quella composta da un solo item, con la quale i ricercatori pensano di poter misurare gli atteggiamenti. Il problema di questo metodo consiste nel fatto che le risposte (opinioni) possono essere inquinate da una grande variet di fattori estranei. Pi accurata la scala Likert, che consiste in un scala che stata creata in modo tale da avere una elevata coerenza interna. I difetti di questa scala si trovano nel fatto che non soddisfano pienamente i requisiti delle scale ad intervalli equivalenti, inoltre possono fornire punteggi ambigui. La tecnica del differenziale semantico pi generale rispetto alla scala Likert. Il differenziale semantico consiste nel valutare un oggetto servendosi di un certo numero di scale bipolari, ciascuna delle quali riporta aggettivi opposti pertinenti e i cui valori sono di norma compresi tra 3 e +3. Latteggiamento si ottiene sommando i punteggi ottenuti da ciascuna scala di valutazione. Il vantaggio di questa scala il fatto che pu essere applicata a molti atteggiamenti, ma questo in certi casi pu rivelarsi anche uno svantaggio perch la scala potrebbe essere troppo generica. Tutte queste scale partono dal presupposto che i soggetti siano motivati a comunicare i loro veri sentimenti, ma in realt molto spesso i risultati sono distorti perch la gente incline a fornire risposte accettabili socialmente piuttosto che risposte che riflettono i suoi veri atteggiamenti. Inoltre la stessa procedura di misurazione pu produrre lo sviluppo di atteggiamenti che in caso contrario non sarebbero stati formulati. Le misure indirette. Le misure indirette degli atteggiamenti, come ad esempio le misure fisiologiche (come il riflesso galvanico cutaneo e la dilatazione delle pupille), presentano il difetto di misurare solo il verificarsi di unemozione, non la sua direzione. Pi attendibile sembra essere lelettromiogramma facciale, che misura lattivazione di alcuni muscoli facciali in caso di emozioni positive. In ogni caso, le misure fisiologiche non sono molto utilizzate perch difficile applicarle al di fuori del laboratorio. Gli atteggiamenti che sottendono il comportamento manifesto possono essere studiati attraverso losservazione del comportamento (in cui i soggetti sono coscienti di essere osservati) e con le misure non reattive (in cui i soggetti non lo sono). Losservazione del comportamento rischia per di essere ambigua, perch i soggetti sono consapevoli di essere osservati, mentre le misure non reattive spesso sono di difficile applicazione. 27

Funzione degli atteggiamenti


Sono state scoperte e verificate a livello empirico quattro funzioni principali degli atteggiamenti, descritte dalle teorie funzionalistiche. La prima teoria quella di difesa dellego. Elaborata in chiave psicoanalitica da Katz, prevede che gli atteggiamenti siano meccanismi di difesa e di razionalizzazione (si spiega cio un comportamento per difendere se stessi e il proprio gruppo da sentimenti negativi rivolti verso il gruppo stesso) e di proiezione (si proiettano sugli altri i propri fallimenti). La seconda quella di autoaffermazione. Elaborata anche questa da Katz, afferma il fatto che gli atteggiamenti rivelano i concetti del s, cio le opinioni che i soggetti hanno di se stessi, quindi hanno funzione di espressione e manifestazione del s. La terza quella strumentale-adattiva. Detta anche utilitaristica, asserisce che gli atteggiamenti aiutano il soggetto a raggiungere gli scopi prefissati, evitando le situazioni sociali indesiderabili in modo da adattarsi alla societ (ad esempio indossando la maschera della somiglianza). La quarta quella di economica o di conoscenza. Le ricerche recenti attribuiscono unimportanza centrale a questa funzione, che afferma che gli atteggiamenti servono ad organizzare le strutture caotiche delle informazioni, categorizzando le nuove informazioni in entrata (ancoraggio) nelle categorie gi conosciute. Gli atteggiamenti hanno un importante ruolo nellelaborazione delle informazioni, che si sviluppa sotto tre aspetti. In primo luogo si cerca linformazione pertinente allatteggiamento in modo che lo confermi, in secondo luogo gli atteggiamenti influenzano il processo di codifica (percezione e giudizio), infine gli atteggiamenti influenzano anche il recupero delle informazioni in memoria. Festinger ha elaborato una teoria sullinfluenza degli atteggiamenti sullelaborazione delle informazioni, detta della dissonanza cognitiva. Le persone sono motivate a cercare informazioni conformi ai propri atteggiamenti evitando di considerare le altre per confermare la validit delle opinioni e degli atteggiamenti che gi si posseggono. In questo modo si mantiene lequilibrio e si rifiuta la dissonanza cognitiva. La dissonanza implica una scelta (e quindi la ristrutturazione cognitiva), che consiste nel mantenere gli atteggiamenti precedenti oppure cambiarli. Se non c la possibilit di decidere nasce lincapacit di adattamento e quindi lo stress. Esistono due tipi di stress: il distress (negativo, che deriva dallincapacit di decidere per mancanza di risorse) e leustress (positivo, quando c bisogno di stimoli e questi ultimi sono sufficienti). Dato che la dissonanza implica una scelta, questo un buon metodo per modificare il comportamento. In condizioni normali, per, si cerca di evitare la dissonanza perch provoca tensione e fastidio, quindi inconsapevolmente si ignorano le cognizioni che non sono consonanti con latteggiamento gi posseduto. Unaltra ipotesi quella dellesposizione selettiva. In questa ipotesi si cercano le condizioni in cui i soggetti cercano le informazioni dissonanti rispetto agli atteggiamenti. Una di queste condizioni si verifica quando il sistema cognitivo (cio gli atteggiamenti) abbastanza stabile da integrare anche le informazioni dissonanti oppure di rifiutarle con adeguate argomentazioni, mentre un altro caso quando latteggiamento poco importante o consolidato, e si pu quindi modificare rendendolo conforme a uninformazione non coerente. Tornando allinfluenza degli atteggiamenti nella percezione e valutazione delle informazioni pertinenti allatteggiamento stesso, Heider ha elaborato la teoria della coerenza cognitiva (che prevede unelaborazione selettiva, come quella della dissonanza cognitiva): ci si sforza di organizzare gli atteggiamenti in modo da evitare conflitti. Altre teorie affermano che gli atteggiamenti influenzano la percezione e il giudizio cognitivo. Gli atteggiamenti che possono essere simili a quelli che il soggetto gi possiede sono percepiti come molto pi simili di quanto non siano in realt, allo stesso modo degli atteggiamenti dissimili, che vengono considerati ingiusti e propagandistici. In questo modo emerge una tendenza alla polarizzazione: i simili sono percepiti come uguali, mentre i diversi come opposti. In ogni caso, questa teoria si applica solo a persone che possiedono atteggiamenti basati su strutture di conoscenza preesistenti. Gli atteggiamenti sono anche stati concepiti come schemi. Linformazione sociale non recepita e immagazzinata passivamente, ma codificata selettivamente e organizzata allinterno delle strutture cognitive della memoria (schemi). Gli schemi contengono e codificano gli stimoli, permettendo il recupero delle informazioni immagazzinate in memoria. Gli atteggiamenti possono essere anche concepiti come schemi, quindi elaborano attivamente e selettivamente le informazioni pertinenti in modo polarizzato: infatti si

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elaborano, si immagazzinano e si recuperano solo linformazione pertinente e quella contraddittoria, senza considerare quelle neutre (non pertinenti allatteggiamento in questione o al suo contrario). Per quanto riguarda il recupero delle informazioni presenti in memoria, stata avanzata lipotesi che sia pi facile recuperare ricordi che confermano gli atteggiamenti. Le verifiche empiriche hanno dato per risultati discordanti, anche con differenza individuali.

Atteggiamenti e comportamento
Talvolta i comportamenti non sono correlati agli atteggiamenti, tanto che per molto tempo non si credeva possibile prevedere il comportamento in base agli atteggiamenti. Negli anni 60 ci si rese conto che chiedersi se esista una correlazione tra atteggiamenti e comportamenti era una domanda troppo generica, per cui si inizi a studiare quando c correlazione, quali sono i fattori che la influenzano e attraverso quali processi gli atteggiamenti influenzano il comportamento. La corrispondenza tra misure dellatteggiamento e del comportamento. Talvolta i comportamenti non corrispondono agli atteggiamenti (i sentimenti alle opinioni). Fishbein e Ajzen affermano che gli atteggiamenti e il comportamento sono caratterizzati da quattro elementi: azione (comportamento manifesto), bersaglio, contesto e tempo. Sulla base di questi elementi si pu trovare una corrispondenza tra atteggiamenti e comportamento. Spesso le domande sugli atteggiamenti sono globali, quindi gli indici sono poco precisi, mentre gli indici dei comportamenti sono pi mirati perch contemplano i quattro elementi di cui sopra. Ad esempio, le componenti affettive degli atteggiamenti sono le pi importanti, ma sono globali, quindi nel comportamento si esprime solo una piccola parte. In questo modo, per poter riscontrare una relazione significativa tra atteggiamenti e comportamento, il grado di specificit deve essere simile (entrambi devono essere concettulizzati in modo specifico oppure generale). Altre ricerche hanno dimostrato che gli atteggiamenti e i comportamenti mostrano correlazioni pi elevate quando gli attributi o le funzioni degli atteggiamenti che sono salienti al momento della valutazione corrispondono agli attributi o le funzioni salienti al momento dellesecuzione. Anche pensare ad un atteggiamento speciale pu rafforzare o ridurre la corrispondenza tra atteggiamento e comportamento. stata formulata inoltre lipotesi che gli atteggiamenti e i comportamenti mostrano una forte corrispondenza se c una forte corrispondenza tra gli aspetti salienti di entrambi i concetti a livello cognitivo e affettivo. Caratteristiche particolari dellatteggiamento. Alcuni autori hanno ridotto gli atteggiamenti alla loro componente affettiva, ma questa una semplificazione eccessiva, in quanto ci sono circostanze in cui i sentimenti e le valutazioni che le persone esprimono nei riguardi di un particolare oggetto non corrispondono alle loro opinioni in proposito. Ad esempio, Rosemberg afferma che gli atteggiamenti con scarsa coerenza affettivo-cognitiva sono molto instabili in quanto il soggetto cercher di modificare una o entrambe le componenti (cognitiva o affettiva) per ristabilire lequilibrio. La coerenza cognitivo-affettiva correlata quindi al suo grado di stabilit e di resistenza al cambiamento. Gli atteggiamenti stabili e coerenti sono quelli che possono prevedere meglio i comportamenti. Altre ricerche hanno evidenziato che ununica risposta affettiva non sempre in grado di rappresentare in modo appropriato tutte le credenze riguardo ad un oggetto di atteggiamento, anche perch maggiori sono le esperienze riguardo ad un oggetto di atteggiamento, maggiore la complessit della struttura dellatteggiamento. In questi casi meglio considerare anche la componente cognitiva. La maggiore disponibilit di atteggiamenti che si basano sullesperienza diretta accresce di molto il loro potere predittivo sul comportamento. Nelle prime fasi dellesperienza con loggetto di atteggiamento, latteggiamento efficace nella previsione del comportamento; ma in seguito, con la maggiore esperienza con loggetto, la struttura dellatteggiamento diventa sempre pi complessa, fino a quando la sua componente affettiva non potr pi rappresentare la ricchezza e la variet dellatteggiamento rispetto alloggetto; entrano in gioco quindi la componente cognitiva e quella conativa. La prevedibilit del comportamento diminuisce, ma questa diminuzione pu essere compensata se si approfondisce lo studio della struttura dellatteggiamento, indagando anche le altre componenti. Gli atteggiamenti si possono formare attraverso due vie: la via centrale e la via periferica. Gli atteggiamenti che si formano per la via centrale si basano su informazioni attendibili e valide sulloggetto di atteggiamento, elaborate in modo completo, esaustivo e motivato. Se il soggetto non in grado di elaborare le informazioni rilevanti in modo esaustivo, gli atteggiamenti si formeranno attraverso la via periferica, cio affidandosi ad 29

indizi periferici. Gli atteggiamenti che si formano mediante la via centrale sono pi efficaci nel predire i comportamenti. Fattori di personalit. Considerando anche la personalit, se il soggetto ha poco autocontrollo, la corrispondenza tra atteggiamento e comportamento minore (maggiore?), in quanto il soggetto si lascia influenzare maggiormente dai fattori esterni (come le reazioni degli altri). Se il soggetto ha una certa autoconsapevolezza oggettiva, la corrispondenza maggiore perch si rivolge lattenzione su di s piuttosto che sullambiente. Un terzo fattore della personalit il bisogno di coerenza con s stessi: maggiore questa coerenza, maggiore la corrispondenza tra atteggiamento e comportamento. I modelli della relazione tra atteggiamento e comportamento. Altri fattori che influenzano la prevedibilit dellatteggiamento sono quelli situazionali, cio quelli che riguardano il contesto in cui si forma latteggiamento stesso. Ad esempio, nelle situazioni in cui il comportamento limitato nella sua espressione (ad esempio dalla presenza di una forte norma sociale), il comportamento un indice poco attendibile dellatteggiamento.

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La formazione degli atteggiamenti e le strategie di cambiamento


Introduzione
La modifica degli atteggiamenti ha un ruolo importante nella modifica dei comportamenti. Nella prima parte tratteremo la formazione degli atteggiamenti dal punto di vista dei principi dellapprendimento, nella seconda parte esamineremo gli effetti della comunicazione persuasiva sugli atteggiamenti e la terza parte riguarder le strategie di cambiamento degli atteggiamenti che si basano sulluso di incentivi.

Il ruolo del rinforzo nella formazione e nel cambiamento dellatteggiamento


Il condizionamento classico degli atteggiamenti. Tramite il condizionamento classico, uno stimolo neutro, inizialmente incapace di produrre una risposta particolare, acquisisce tale capacit attraverso associazioni ripetute con uno stimolo nuovo gi in grado provocare quella risposta. Gli atteggiamenti acquisiti tramite condizionamento classico possono influenzare il comportamento. I pareri sui processi di mediazione tra gli stimoli precedentemente neutri e quelli gi portatori di significato sono discordi. Alcuni sostengono che la mediazione non altro che un semplice processo di associazione, altri invece ritengono che le risposte dei soggetti durante gli esperimenti erano falsate perch i soggetti erano consapevoli della relazione sistematica e quindi rispondevano sulla base di quello che secondo loro lo sperimentatore voleva sentire. Ulteriori esperimenti hanno invece dimostrato che gli atteggiamenti sono colorati inconsapevolmente dal contesto in cui si sperimento un oggetto. Questo processo assai funzionale quando la relazione che esiste tra stimolo e contesto stabile. Il condizionamento operante degli atteggiamenti. Con il condizionamento operante lorganismo deve innanzitutto produrre una risposta (ad uno stimolo non condizionato) prima che possa essere rinforzata. In questo paradigma, la frequenza con cui si verifica una risposta specifica aumenta perch tale risposta seguita da conseguenza positive, oppure diminuisce perch seguita da conseguenze negative. La risposta che deve essere condizionata deve far parte del repertorio comportamentale dellorganismo. Alcuni sostengono che gli stimoli positivi prodotti dai ricercatori negli esperimenti in realt suggeriscano la posizione attitudinale dellintervistatore e creino un rapporto tra sperimentatore e intervistato, inducendo questultimo a conformarsi alla sua posizione attitudinale. Non sono ancora chiari i meccanismi attraverso i quali le procedure di condizionamento classico e operante formano gli atteggiamenti; inoltre i dati empirici disponibili non escludono che in certe condizioni il condizionamento degli atteggiamenti possa influenzare gli atteggiamenti senza la mediazione di processi cognitivi di ordine superiore.

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La persuasione e il ruolo delle informazioni nella formazione e nel cambiamento dellatteggiamento


Le teorie cognitiviste si sono rivelate utili nella descrizione di come si formano e si modificano gli atteggiamenti in risposta a messaggi verbali complessi nei quali viene difesa una certa posizione con uno o pi argomenti a suo favore. Teorie dellelaborazione sistematica. Il paradigma dellelaborazione dellinformazione di McGuire composto da cinque processi: lattenzione, la comprensione, laccettazione, la ritenzione e il comportamento. Siccome devono verificarsi tutte queste fasi affinch la comunicazione abbia effetto persuasivo, questo spiega il motivo per cui difficile produrre un cambiamento di atteggiamento con le campagne di informazione. stato inoltre proposto un modello semplificato che prevede lunione delle prime due fasi nella ricezione e considera quindi solo la ricezione e laccettazione (modello a due fasi). Molte variabili individuali intervengono nel rapporto tra persuasione, ricezione ed accettazione. Ad esempio lintelligenza mostra un andamento curvilineo: gli individui molto intelligenti (nessuna accettazione) o estremamente stupidi (nessuna ricezione) dovrebbero essere i meno influenzabili, mentre gli individui di intelligenza media dovrebbero essere influenzati con maggiore facilit. Anche il contesto ha la sua importanza: la ricezione dovrebbe essere pi importante nella persuasione in caso di messaggi complessi e ben argomentati, mentre laccettazione dovrebbe essere pi rilevante nel caso di messaggi semplici sostenuti da pochi argomenti oppure nelle situazioni di conformismo semplice. Ma il modello di McGuire presenta il difetto di non avere conferme empiriche del suo presupposto centrale, secondo il quale il cambiamento degli atteggiamenti determinato dalla ricezione degli argomenti contenuti in un messaggio. Inoltre mancano i principi teorici che consentono di prevedere i fattori che influenzano laccettazione e di chiarire i processi di mediazione tra accettazione e cambiamento di atteggiamento. Il modello della risposta cognitiva sottolinea invece il ruolo di mediazione svolto dai pensieri, o risposte cognitive, che i soggetti producono (e quindi ripetono e apprendono) nel momento in cui ricevono e riflettono sui messaggi persuasivi. I messaggi risultano persuasivi se evocano pensieri favorevoli, non persuasivi se evocano pensieri sfavorevoli. La prima variabile ad essere analizzata in questo contesto fu la distrazione, che riduce la capacit dei soggetti di produrre risposte cognitive al messaggio. Se i pensieri evocati dal messaggio sono sfavorevoli, la distrazione dovrebbe rafforzare la persuasione, mentre se i pensieri sono favorevoli essa dovrebbe ostacolarla. I modelli della persuasione basati su due processi. I modelli presentati finora concordano nel far dipendere il cambiamento degli atteggiamenti dallelaborazione sistematica dei messaggi persuasivi, ma ci possono essere delle situazioni in cui non possibile elaborare in modo esaustivo i messaggi. Petty e Cacioppo hanno elaborato il modello della probabilit di elaborazione, in cui affermano che esistono due percorsi nella persuasione: quello centrale e quello indiretto. Nel primo i soggetti investono molta energia per elaborare le informazioni, vagliando cio i contenuti; in questo modo la persuasione pi duratura e anche latteggiamento risultante lo sar. Nel secondo il messaggio accettato in base ad aspetti periferici; entrano in gioco le euristiche (e quindi la possibilit di errori e pregiudizi), la persuasione meno duratura e latteggiamento cambia in modo solo contingente (cio solo sotto linfluenza di un certo stimolo). La probabilit dellelaborazione dipende dalla motivazione e dallabilit del soggetto. Il modello dellelaborazione sistematica vs quella basata su euristiche simile a quello delle probabilit di elaborazione. Lelaborazione sistematica identica al percorso centrale della persuasione di Petty e Cacioppo, mentre lelaborazione basata su euristiche entra in gioco quando il giudizio sul messaggio non legato al contenuto ma viene ricavato da euristiche cognitive (cio schemi o regole di decisione semplici). Questultima fonte di elaborazione una delle diverse strategie che formano la via indiretta della persuasione di Petty e Cacioppo. La moderata ripetizione di un argomento dovrebbe dare pi opportunit ai soggetti di elaborare un messaggio a livello cognitivo, quindi la ripetizione dovrebbe rafforzare il cambiamento degli atteggiamenti per i messaggi sostenuti da argomenti convincenti e ridurla per quelli deboli. Tuttavia leccessiva ripetizione pu portare a noia e persino rifiuto degli argomenti.

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La rilevanza personale di un argomento nei confronti di un soggetto il principale fattore motivazionale che pu spingere il soggetto a riflettere sugli argomenti contenuti nel messaggio. Solo in presenza di un coinvolgimento elevato le persone che ricevono un messaggio saranno motivate ad accertare la validit della posizione in esso contenuta, vagliando in modo critico gli argomenti presentati. Con un coinvolgimento minore si assume che il ricevente si serva di indizi secondari per valutare la validit del messaggio. Anche lumore importante nellelaborazione del contenuto di un messaggio: il buon umore porta ad unelaborazione semplificata, mentre il cattivo umore pu far adottare elaborazioni pi sistematiche, probabilmente perch i sentimenti negativi le informano che la situazione attuale problematica. Le persone che hanno un forte bisogno di cognizione formano atteggiamenti sulla base degli argomenti in misura maggiore rispetto alle persone che hanno un bisogno di cognizione meno forte. In realt, spesso lelaborazione centrale e periferica sono usate contemporaneamente, perch anche gli indizi periferici hanno la loro importanza se ad esempio gli argomenti contenuti nel messaggio sono ambigui. Finora lelaborazione delle informazioni finalizzata al cambiamento di atteggiamenti stata vista come unattivit relativamente oggettiva e priva di errori a causa del fatto che si riteneva che lelaborazione fosse basata sullaccuratezza, cio sulla motivazione a conservare gli atteggiamenti corretti. stata recentemente introdotta una teoria che sostiene che esistono delle motivazioni che spingono i soggetti a conservare le posizioni attitudinali preferite con giudizi tendenziosi. Una di queste motivazioni quella alla difesa, che porta alla conferma della validit di una particolare posizione attitudinale. Se questo tipo di elaborazione avviene con euristiche, si suppone che siano usate in maniera selettiva, cos da confermare le proprie posizioni attitudinali. Unaltra motivazione quella alla gestione delle impressioni, che nasce in situazioni sociali in cui si pu essere giudicati e si riferisce al desiderio di esprimere degli atteggiamenti socialmente accettabili. Queste ultime posizioni sono state integrate in altre importanti teorie come quella della dissonanza cognitiva (le persone sono motivate ad esporsi alle informazioni coerenti con latteggiamento ed evitare informazioni dissonanti con latteggiamento, in modo da stabilizzare un atteggiamento esistente per mantenere la coerenza) o nel modello di Deutsch e Gerard (i membri di un gruppo possono accettare le opinioni di altri membri perch credono che riflettano fedelmente la realt in situazioni che attivano una motivazione allaccuratezza, oppure perch pensano che accettare queste credenze possa aumentare il loro status nel gruppo in situazioni che attivano una motivazione alla gestione delle impressioni). Gli atteggiamenti che tendono a resistere pi a lungo nel tempo sono quelli raggiunti tramite lelaborazione sistematica, in quanto essa sviluppa unintensa attivit cognitiva che crea una fitta rete nella struttura della conoscenza.

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Il cambiamento di atteggiamenti prodotto da incentivi


I programmi basati su incentivi (o sanzioni) di solito producono effetti limitati, ma ci sono alcune condizioni in cui le modificazioni del comportamento provocate da incentivi possono produrre cambiamenti di atteggiamenti a livello generale. Effetti degli incentivi sul comportamento e sulle esperienze. Se si usano incentivi per convincere i soggetti ad adottare un comportamento dal quale si aspettano conseguenze irrealisticamente negative, una volta attuato il comportamento lesperienza potrebbe consentire di vederlo sotto una luce pi positiva. Il comportamento antiattitudinale e il cambiamento di atteggiamenti. Sembrerebbe che se le persone sono indotte ad adottare un comportamento dal quale si aspettano conseguenze negative e se queste conseguenze si verificano realmente, non si dovrebbe ottenere alcun cambiamento di atteggiamento. In realt i cambiamenti di atteggiamento sono possibili anche in questo caso se si considerano alcune importanti variabili. Lampiezza del cambiamento di atteggiamento dipender dalla libert di scelta, dalla grandezza dellincentivo offerto per il comportamento e dalle conseguenze pi o meno negative del comportamento. Se si ha una notevole libert di scelta e le conseguenze sono negative, il cambiamento di atteggiamento sar maggiore se lincentivo piccolo. Se la libert di scelta ridotta, il cambiamento sar maggiore se la ricompensa consistente. Se consideriamo la teoria della dissonanza cognitiva per spiegare questi risultati, otteniamo che il comportamento antiattitudinale produce dissonanza, che pu essere ridotta aumentando la coerenza tra i propri atteggiamenti e il comportamento. Dal momento che il comportamento antiattitudinale pu essere giustificato adducendo come motivazione la scarsa libert di scelta o un grosso incentivo, e che in virt di questo dovrebbe provocare una minore dissonanza rispetto al comportamento che non pu essere cos giustificato, la teoria della dissonanza coerente con i risultati di cui sopra. Unaltra teoria che stata proposta per spiegare questi risultati quella dellautopercezione, che sostiene che i soggetti inferiscono i propri atteggiamenti verso un particolare oggetto sulla base del comportamento che hanno tenuto in passato nei confronti di tale oggetto, salvo che il caso in cui esistano delle valide ragioni per svalutare il proprio comportamento come fonte di informazioni (come appunto grossi incentivi o scarsa libert di scelta). stato proposto che queste teorie possano essere non opposte, ma complementari, applicabili ciascuna in un settore specifico: la teoria dellautopercezione adatta per descrivere il cambiamento di atteggiamento che si verifica nei casi in cui il comportamento conforme allatteggiamento, mentre la teoria della dissonanza spiega meglio il cambiamento di atteggiamento nel contesto del comportamento antiattitudinale. Unulteriore teoria quella della gestione delle impressioni. In questa teoria fondamentale il riferimento al comportamento altrui, infatti esistono delle situazioni in cui il soggetto obbligato a comportarsi in un certo modo e deve quindi creare le identit sociali richieste da quella situazione. Molto spesso i soggetti hanno interesse a mostrarsi coerenti piuttosto che ad essere coerenti, influenzati anche dal fatto di essere ad alto monitoraggio (cio con grande attenzione al contesto e quindi con grande tendenza ad assumere comportamenti adeguati ad esso) oppure a basso monitoraggio (cio con grande coerenza con i propri atteggiamenti interni). In questi casi non importante risolvere la dissonanza quanto mostrarsi adeguati alle situazioni sociali del momento. Il cambiamento apparente negli atteggiamenti dei soggetti nella condizione con incentivo ridotto solo un espediente per simulare la coerenza tra comportamento e successiva espressione dellatteggiamento. In ogni caso non facile verificare queste ipotesi basate sullinganno, perch impossibile sapere cosa i soggetti pensino veramente. Il comportamento proattitudinale e il cambiamento di atteggiamento. stato dimostrato con ricerche che la prestazione in un compito intrinsecamente piacevole pu peggiorare quando si forniscono alle persone delle ricompense per eseguirlo, modificando quindi gli atteggiamenti preesistenti. Questi risultati sono stati interpretati nel quadro della teoria dellautopercezione. Se gli incentivi estrinseci sono sufficientemente salienti, lindividuo tender ad attribuire il proprio comportamento a tali incentivi, piuttosto che allinteresse intrinseco nei confronti del compito (ipotesi della sovragiustificazione). Dopo aver ricevuto una ricompensa per lesecuzione del compito, meno probabile che i soggetti giudichino questa attivit di per s interessante (cio hanno un atteggiamento meno positivo nei confronti del compito).

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Le strategie di cambiamento: valutazione della loro efficacia relativa


Influenzare il comportamento a mezzo di incentivi economici o sanzioni legali la strategia pi efficace tra quelle esaminate, ma presenta anche alcuni difetti. Il primo che solo i governi hanno la facolt di emanare leggi, e anche loro sono soggetti a limitazioni di potere (non possibile emanare leggi eccessivamente impopolari o che contrastino apertamente la democrazia). In secondo luogo, questa strategia pu essere applicata solo al comportamento controllabile. In terzo luogo, se si pone il comportamento sotto il controllo di un incentivo esterno, non solo sar necessario controllarlo continuamente, ma sar anche difficile, se non impossibile, ritornare al controllo interno. La persuasione presenta invece il vantaggio che il cambiamento di comportamento rimane sotto il controllo interno e non richiede supervisione. Inoltre, se ottenuto con strategie dirette, il cambiamento sar abbastanza duraturo. In conclusione, le due strategie non devono essere viste come concorrenti, ma devono essere integrate tra loro per ottenere i migliori risultati.

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EMOZIONE, COMUNICAZIONE E INTERAZIONE SOCIALE


Le emozioni
Introduzione
Le principali ricerche sulle emozioni si sono concentrate su molti temi, come la definizione del concetto, la causa, la funzione, la natura culturale o meno, linfluenza sulla cognizione e sul comportamento sociale. Alle emozioni legato anche il fenomeno dellaggressivit, come pure il comportamento prosociale. Esse hanno un ruolo importante nella formazione e nella gestione delle relazioni sociali, sia quelle profonde che quelle superficiali. Esse hanno infine unimportanza fondamentale nello studio delle dinamiche di gruppo e del comportamento collettivo.

Cos unemozione?
William James il primo autore che nomina le emozioni in un suo trattato (Che cos unemozione, del 1884); egli ritiene che le emozioni siano la percezione dei cambiamenti che avvengono a livello corporeo che derivano dalla percezione di un fatto eccitante. La teoria di James-Lange. Lange riprende la teoria di James con il modello della posizione periferica, concentrandosi sul sistema nervoso periferico per definire le emozioni. Secondo questa concezione unemozione provocata della consapevolezza, da parte della persona, di uno specifico modello di cambiamento a livello corporeo. Si pone il problema del rapporto tra emozioni e sensazioni, cio qual quella che causa laltra. James e Lange le consideravano intercambiabili. Lemozione come costrutto sociopsicologico. Nella teoria scientifica lemozione un costrutto ipotetico (cio non direttamente osservabile); essa viene inferita altre manifestazioni di tipo fisico. In questo modo si distingue tra emozione e sensazioni: le prime ora sono considerate solo come una delle componenti delle seconde. Le componenti delle emozioni sono cinque; le prime tre sono raggruppate insieme da una teoria detta delle tre componenti, e sono le sensazioni, la fisiologia e lespressione manifesta (comportamento). La quarta la tendenza allazione, cio la tendenza a agire verso loggetto che fonte di emozione dopo una valutazione dellevento scatenante dellemozione stessa. Alcuni sostengono che questa sia la componente principale dellemozione. La quinta componente la valutazione cognitiva dellemozione (appraisal), cio la sua elaborazione mentale, che strettamente dipendente dalle informazioni a disposizione. Per distinguere le emozioni dagli altri processi psicologici si usa il termine emozione per indicare un processo che provoca cambiamenti significativamente ampi e interrelati nei sottosistemi dellorganismo che avviene in risposta ad un evento scatenante che ha un significato fondamentale per lindividuo. In questo modo si nota che l'emozione (anche a livello psicologico) ha un inizio e una fine ed ha durata piuttosto breve. L'emozione considerata come processo diversa dallemotivit o dallumore, che sono stati molto pi prolungati e stabili. Quando si manifesta unemozione, i sottosistemi dellorganismo, normalmente impegnati a svolgere la loro funzione specifica, diventano sincronizzati durante il processo emozionale per consentire allorganismo di fronteggiare la situazione di emergenza creata dallevento scatenante (emozione come risposta ad una crisi).

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Perch proviamo le emozioni?


La sincronizzazione dei processi psicologici e fisiologici un processo che comporta notevoli costi (impedisce ad alcuni sottosistemi di eseguire la loro normale funzione e riduce le risorse dellorganismo). Per quale motivo esistono meccanismi cos costosi? Limportanza delle emozioni per levoluzione della specie. Le emozioni sono conseguenza della filogenesi (evoluzione), perch svolgono funzioni utili per lorganismo, come lorganizzazione del comportamento adattivo e la regolazione del comportamento sociale. Le emozioni come sistema di segnali sociali. La componente espressiva delle emozioni funge da segnale per la comunicazione tra gli uomini, permettendo di inferire le reazioni degli altri (e quindi di prevedere il loro comportamento) e di segnalare una particolare tendenza dazione. Le emozioni permettono la flessibilit di comportamento. Le emozioni sono specifiche perch allontanano lo stimolo dalla risposta. In questo senso esse hanno un significato molto adattivo, in quanto ci preparano alla reazione ad uno stimolo comportandosi come una pausa che si interpone tra loro; si tratta di un tempo di latenza che prepara il soggetto alla produzione della risposta pi adeguata. Lelaborazione dellinformazione. Lelaborazione delle informazioni non solo guidata da fattori razionali: anche le emozioni ci aiutano a selezionare gli aspetti rilevanti da quelli irrilevanti. Regolazione e controllo. La sensazione riflette tutto ci che accade nel processo di sincronizzazione dei diversi sottosistemi dellorganismo nel corso dellepisodio emozionale. Le nostre sensazioni servono quindi a riflettere e integrare tutte le componenti dellepisodio, come la valutazione o appraisal dellazione o la preparazione nei confronti di determinati comportamenti e i segnali espressivi che inviamo allambiente sociale. La componente emozionale delle sensazioni il sistema di feedback che ci serve per poter regolare e controllare le emozioni stesse.

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Cosa provoca le emozioni e come possibile distinguerle?


La maggioranza delle ricerche sulle emozioni hanno esaminato le situazioni che provocano le risposte emozionali (elicitazione) e qual lemozione specifica suscitata da un particolare tipo di situazione (differenziazione). Concetti filosofici. Il senso comune postula lesistenza di una chiara corrispondenza tra le situazioni elicitanti e i tipi di emozioni, ma in realt (come sostengono i filosofi) uno dei fattori decisivi per suscitare le emozioni e per differenziarle sia linterazione tra il tipo di situazione e il significato dellevento per la persona che sperimenta lemozione. La teoria dei due fattori di Schachter. Schachter non presume che i modelli fisiologici producano una particolare sensazione; egli sostiene invece che in condizioni normali la sensazione prodotta dallattivazione non specifica del sistema nervoso simpatico e dallinterpretazione cognitiva simultanea e particolare dellevento che la provoca, secondo linterpretazione fornita dallesperienza passata. Se lindividuo percepisce una attivazione del sistema nervoso periferico per la quale non ci siano n spiegazioni immediate n cognizioni appropriate probabile che provi unemozione. In questo caso si attiva un processo di ricerca di informazioni e autoattribuzione, cio si esamina attentamente lambiente fisico e sociale e sulla base di tutti gli indizi rilevanti si decide qual lemozione appropriata. Questo tipo di ricerca ormai un risultato consolidato in psicologia sociale: stato in questo modo dimostrato che lesperienza emozionale soggetta ad una molteplicit di fattori di influenza sociale e in certe condizioni pu essere anche manipolata. Le teorie dellappraisal. Lazarus sostiene che il significato di un evento che provoca unemozione stabilito attraverso un processo di valutazione (appraisal dellevento) sulla base di un insieme di criteri personali, seguito da una seconda valutazione (re-appraisal) che spesso modifica e corregge le prime impressioni e di conseguenza le emozioni risultanti. Esiste anche la distinzione tra appraisal primario e secondario: il primo riguarda la piacevolezza o meno dellevento e la possibilit che possa favorire la realizzazione di scopi personali, mentre il secondo determina la misura in cui la persona sar in grado di fronteggiare le conseguenze di un evento, con le competenze, le risorse e il potere di cui dispone. Questi due determinanti sono in relazione tra loro, e il risultato di questa transazione determiner la natura dellemozione. I vantaggi della teoria dellappraisal consistono nel fatto che possibile elaborare in modo dettagliato le dimensioni e i criteri dellappraisal stesso, in modo da poter prevedere che date certe condizioni il soggetto prover certe emozioni. Inoltre stato ipotizzato che lappraisal complesso di una certa situazione susciti una mescolanza di emozioni diverse invece di una singola emozione specifica (emotion blends). Le controversie attuali. Una di queste controversie riguarda il fatto che la componente cognitiva della teoria dellappraisal sembra essere eccessiva. Gli studiosi sono anche in disaccordo sul numero di emozioni (e quindi di criteri di appraisal) esistenti; infatti se vero che esistono delle emozioni di base comuni anche vero che molti criteri di appraisal sono appresi culturalmente e quindi possono variare.

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Esistono modelli di risposta specifici per i diversi tipi di emozione?


Le risposte alle emozioni possono essere di tre tipi: le espressioni motorie, i cambiamento a livello fisiologico e gli stati emotivi. Le espressioni motorie. La pi importante delle espressioni motorie quella facciale; le prove empiriche indicano che essa riflette, nella sua variet, la variet delle emozioni. stato anche dimostrato che le espressioni facciali che riflettono le emozioni primarie (prodotte da programmi motori neurali innati) sono molto simili nelle varie culture. Questo conferma lidea di Darwin secondo la quale lespressione facciale si evoluta a partire da abitudini utili un tempo, che in linea di principio dovrebbero essere le stesse in tutte le culture del mondo. Tuttavia anche la componente culturale importante: Wundt ha sottolineato che lespressione delle emozioni soggetta ad un controllo culturale e che molte culture sanzionano esplicitamente o implicitamente le espressioni che legittimo mostrare in circostanze particolari. Un altro fattore importante nel riconoscimento delle emozioni lespressione vocale, anche a livello universale, indipendentemente dalla lingua e dalle differenze culturali. Questo risultato ancora pi eclatante perch, dato che il linguaggio strettamente legato alla cultura, ci si aspetterebbe delle differenze rilevanti nella segnalazione vocale delle emozioni tra le diverse culture, cosa che invece non avviene. Unanalisi pi limitata hanno ricevuto i gesti e la postura, ma i dati sottolineano che comunque esistano atteggiamenti motori specifici delle singole emozioni, come stare eretti nel trionfo o chinati nella sconfitta. Nellinsieme, i dati empirici suggeriscono lesistenza di modelli specifici del volto e della voce (cos come dei gesti e della postura) per molte delle principali emozioni. I cambiamenti a livello fisiologico. A causa di ragioni etiche e pratiche quasi impossibile suscitare emozioni forti e realistiche in laboratorio in modo da poter misurare le variazioni fisiologiche, tuttavia i pochi esperimenti che sono stati condotti sembrano confermare lipotesi secondo la quale per ciascuna delle principali emozioni esistono dei meccanismi speciali allinterno del sistema nervoso centrale, che producono cambiamenti fisiologici appropriati per lazione nei diversi sottosistemi dellorganismo (ipotesi centralista). Le sensazioni interne. Le sensazioni interne sono probabilmente la componente pi importante delle emozioni; opportuno considerarle come il riflesso dei cambiamenti che si verificano in tutte le altre componenti. Le sensazioni interne sono state studiate esclusivamente attraverso etichette verbali. Wundt ha previsto un modello a tre dimensioni: piacevolezza-spiacevolezza, eccitazione-depressione e tensione-rilassamento. Ogni emozione si pu descrivere secondo queste tre dimensioni; in ogni caso la verifica empirica ha dimostrato solo le prime due, mentre la terza rientra nella seconda ed difficile da distinguere. Si tratta comunque di una semplificazione, perch le emozioni possono avere moltissime etichette (significati specifici che sono attribuibili ai segnali emotivi), che rappresentano la via principale per accedere agli stati emotivi e per prendere consapevolezza di cio che si prova (anche se lattribuzione pu non essere corretta). stata anche avanzata lipotesi che le emozioni siano una costruzione sociale, perch le etichette verbali delle sensazioni possono differire notevolmente tra culture diverse e questo (coerentemente con la teoria dellappraisal) dovrebbe dimostrare che le emozioni non possiedano una realt oggettiva, al di l di quella che creata dalla cultura o socialmente costruita. Tuttavia, le prove sperimentali dimostrano che esiste sicuramente un meccanismo emozionale di base comune alle varie culture. Questo porta ad affermare che la sensazione espressa dalletichetta verbale di unemozione pi probabile che sia influenzata dalla variazione socioculturale che dalle altre componenti dellemozione. Questo ha senso perch la sensazione interna rappresenta sia il contesto culturale che quello situazionale, nonch tutte le altre componenti del processo dellemozione.

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Come interagiscono le componenti dellemozione?


La catarsi. Alcune psicologi sostengono che lesposizione a emozioni violente possa implicare una interazione tra le componenti espressiva, fisiologica e di sensazione. Aumentando lespressione, si presume che la persona sia in grado di calmare lorganismo riducendo lattivazione e al tempo stesso modificando e attenuando le sensazioni interne. Il feedback propriocettivo. Questo meccanismo lopposto della catarsi, cio si presume che laumento dellattivit fisiologica o un comportamento fortemente espressivo amplifichino le sensazioni interne. Ad esempio, si ritiene che le espressioni facciali delle emozioni coerenti con un particolare stato interno rafforzino le sensazioni corrispondenti, mentre unespressione facciale incompatibile attenua le relative sensazioni. Questa la versione debole di questa teoria. La versione forte afferma che possono esistere delle solide connessioni tra le componenti legate alla reazione emozionale (dovute possibilmente a programmi neuromotori innati per le emozioni di base) che permettono di indurre artificialmente lemozione manipolando in maniera appropriata una delle componenti. La versione debole pu essere spiegata dallidea che la sensazione interna rifletta qualunque cosa accada nelle altre parti del corpo e nella mente, mentre ci non vero per la versione forte. Infatti, anche se sono stati effettuati degli esperimenti che hanno confermato questa ipotesi, la metodologia adottata stata molto criticata.

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La comunicazione interpersonale
Introduzione
Caratteristiche della comunicazione. La comunicazione un comportamento strategico mediante il quale le persone trasmettono un contenuto e propongono e negoziano le loro definizioni nella relazione. La comunicazione si differenzia dal semplice comportamento per due importanti caratteristiche. La prima consiste nel fatto che per poter codificare gli elementi di un messaggio, la persona che lo produce deve operare ad un certo livello di consapevolezza e quindi con un certo grado di intenzionalit, che pu essere pi o meno grande a seconda della situazione. In secondo luogo, la comunicazione un processo, cio un sistema che richiede pi attori in una serie di eventi in atto; il focus quindi sullinterazione piuttosto che sul discorso in s, sui simboli condivisi e sulla diade come unit di analisi di base. Lo studio della comunicazione si storicamente basato sulla dicotomia verbale - non verbale, ma in realt necessario concentrarsi su entrambi gli aspetti del fenomeno, in quanto sono in stretta relazione ed ognuno portatore di una parte di significato necessaria per comprendere pienamente il messaggio. Contatto visivo, distanza e affiliazione. Argyle e Dean hanno avanzato lipotesi che nella comunicazione importante il livello di intimit, che il risultato di una molteplicit di forze di avvicinamento (affiliazione) e di evitamento (controllo). I mezzi con cui si ottiene il livello di intimit desiderabile sono diversi, e comprendono la gestione della distanza, i sorrisi, gli argomenti pi o meno personali e soprattutto il contatto visivo. Questi mezzi sono in relazione inversamente proporzionale tra loro, cio se si aumenta ad esempio il contatto visivo si tende ad aumentare la distanza, proprio per mantenere stabile il livello di intimit desiderato.

Un approccio funzionale alla comunicazione


Con il termine funzione si indica la conseguenza inevitabile, naturale e ineliminabile del comportamento comunicativo. Ci occuperemo in particolare delle funzioni generali, cio quelle che non dipendono dal contesto. Le due principali funzioni della comunicazione sono la determinazione del controllo comunicativo in una relazione e del livello di messaggi di tipo affiliativi che la caratterizzano. Il controllo. Il controllo simile al potere, ma si distingue da esso perch attualizzato, mentre il potere si riferisce alla potenzialit di un individuo o di un gruppo di influenzare, controllare o costringere. Pi in specifico, il controllo la costellazione delle restrizioni che le persone impongono agli altri attraverso i propri discorsi e il modo in cui strutturano la conversazione, la quale a sua volta limita le opzioni disponibili per i partecipanti. La negoziazione del controllo spesso implicita (metacomunicazione), e passa sia per scelte linguistiche che per i comportamenti non verbali e le strutture conversazionali. Essa avviene in modo casuale nelle coppie in cui il livello di intimit basso, ma diventa sempre pi importante allaumentare del livello di intimit. Il controllo sembra essere il fattore pi rilevante negli incontri diadici di breve durata. Le mosse di controllo possono essere diverse, come parlare del proprio partner, usare forme di saluto formale e pronomi, fissare in modo prolungato e con una postura rilassata e gestendo in modo opportuno le interruzioni. Sembra che gli uomini utilizzino uno stile comunicativo con molto controllo, a differenza delle donne e dei parlanti di status basso. In ogni caso, le configurazioni di controllo possono cambiare molto da cultura a cultura. Gli stili comunicativi hanno una grande importanza per la percezione delle persone e la gestione delle impressioni; ad esempio, utilizzare un accento prestigioso un modo molto efficace per ottenere reazioni favorevoli. Le caratteristiche del linguaggio sono comunque frutto di una costruzione sociale, determinata da condizioni ambientali mutevoli come il clima sociale prevalente e lidentit di gruppo. Ad esempio, luso di specifiche variet di lingua a seconda delle situazioni e degli interlocutori (che nel caso limite sfocia nella diglossia) ha come effetto di ridurre il controllo sociale delle persone a cui sono rivolte, arrivando a cambiare perfino gli atteggiamenti.

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Laffiliazione. Laffiliazione simile allintimit, ma si distingue da questa perch si riferisce allespressione dellemozione negativa e positiva, mentre lintimit indica in primo luogo una conoscenza dellaltro di natura personale. Laffiliazione pu essere espressa con argomenti personali, con la vicinanza, con i sorrisi, con lo sguardo, toccandosi; in genere i comportamenti non verbali sono molto indicativi del grado di affiliazione. Un aspetto curioso che linizio delle relazioni sentimentali spesso caratterizzato dal conflitto, con la tendenza a screditare limmagine dellaltro; questa deviazione dalla norma rappresenterebbe laspetto di novit che rende linterazione speciale e quindi potrebbe portare al coinvolgimento romantico. La gestione dellaffiliazione simile a quella del controllo: se i livelli desiderati dai partner sono diversi, necessario raggiungere un compromesso per fare in modo che la relazione possa continuare. Questa negoziazione avviene in modo implicito e alla fine porta di solito al livello voluto dal partner meno affiliativo. Per aumentare il livello di affiliazione si possono usare comportamenti che tendono a favorire lintimit, ma se il partner non lo desidera pu accettare un comportamento diminuendo nel contempo il livello di affiliazione comunicato tramite un altro canale, in modo che la quantit complessiva di affiliazione resti inalterata. Quando si raggiunge un equilibrio la comunicazione sembra normale ed eventuali comportamenti atipici saranno interpretati come tentativi di riaprire il processo di negoziazione. Knapp ha elaborato un modello dello sviluppo e del deterioramento delle relazioni, tramite la comunicazione, che include dieci stadi. Gli stadi caratterizzati da un aumento di intimit sono linizio, la sperimentazione, il rafforzamento, lintegrazione e lunione. Naturalmente le relazioni possono interrompersi a ciascuno stadio del modello, che ha forma di una scala in cui ad ogni gradino la relazione pu essere stabilizzata. Per quanto riguarda il declino e la separazione, esistono altri cinque stadi corrispondenti a quelli dello sviluppo: la differenziazione, la delimitazione, la stasi, levitamento e la conclusione. Laspetto pi importante di questa teoria che ogni livello di affiliazione che caratterizza la relazione in qualsiasi momento dato associato ad una particolare strategia comunicativa. La strategia pi efficace per favorire il mantenimento e il cambiamento quella dellautorivelazione, che indica la propensione a fornire volontariamente informazioni sul proprio s che in condizioni normali non sarebbero accessibili in quel momento. Il suo ruolo di favorire linstaurarsi di una affiliazione positiva grazie allintervento della norma di reciprocit (cio la richiesta di unautorivelazione equivalente). Nelle prime fasi della relazione opportuna unautorivelazione di natura poco intima, mentre in seguito, con lo sviluppo della relazione, si pu approfondirne il contenuto. importante anche il fatto che le rivelazioni inaspettate sono colte in modo assai diverso da quelle riconducibili a qualche preesistente tendenza ad aprirsi agli altri, co come importante il contesto del presenta stato della relazione. Nella ricerca dellaffiliazione spesso le persone mentono sulle proprie aspirazioni, intenzioni e credenziali, non che sulle capacit, gli attributi e le potenzialit. Non tutte le bugie sono dettate da questi scopi, infatti esistono delle motivazioni sociali meno egoistiche come salvare gli ascoltatori dallimbarazzo o evitare il conflitto eccessivo. Le motivazioni alla menzogna con valenza positiva includono legoismo (mentire a proprio vantaggio), la benevolenza (mentire a vantaggio degli altri) e lutilit (mentire a favore di una relazione). Le strategie con valenza negativa sono lo sfruttamento (arrecare danni a unaltra persona a proprio vantaggio), la malevolenza (danneggiare gli altri per qualche scopo) e la retrocessione (danneggiare una relazione). Anche nelle relazioni diadiche, non sempre si comunica come individui provvisti di un temperamento e di una personalit unici, ma anche come rappresentanti indifferenziati di gruppi sociali. In questo caso si usa il linguaggio per trasmettere stereotipi negativi di altri gruppi importanti e le bugie o linganno sono scelte razionali per esaltare il proprio gruppo (comunicazione intergruppi). Se i rapporti tra i gruppi sono buoni, si cerca di raggiungere un adattamento linguistico reciproco, in caso contrario si cerca di denigrare laltro gruppo con la divergenza di linguaggio, la conferma comportamentale e la denigrazione verbale. Laffiliazione negativa ha quindi un ruolo importante nel sostenere lidentit di gruppo.

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Lobiettivo: la competenza comunicativa


La competenza comunicativa luso pragmaticamente appropriato della conoscenza sociale e dellabilit sociale nel contesto di una relazione. Si parla di relazione perch il livello di analisi primario quello delle persone che partecipano allinterazione; inoltre si possono formare dei giudizi non solo sui singoli individui, ma anche sullo stile comunicativo e le caratteristiche del linguaggio da loro utilizzato come coppia. La posizione inoltre pragmatica perch lattenzione rivolta a ci che le persone fanno effettivamente, nonch al modo in cui lo fanno. La competenza comunicativa insita nella relazione, non negli individui, che sono invece provvisti di abilit sociali (non esatto parlare di persone competenti o incompetenti). La competenza comunicativa indica ci che basta per preservare una relazione con una definizione desiderata, evitando le insidie e riparando i danni. Una relazione definita competente se gli individui coinvolti sono sufficientemente soddisfatti dalla definizione del controllo e dellaffiliazione da loro prodotta congiuntamente allo scopo di conservarla, oppure non sono soddisfatti, quando sono capaci e disposti a darsi da fare per ridefinirla o concluderla.

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Affiliazione, attrazione e relazioni profonde


Laffiliazione: il bisogno del contatto sociale
Le situazioni che favoriscono laffiliazione: quando le persone cercano la compagnia reciproca? Le persone preferiscono essere in compagnia nelle condizioni piacevoli e divertenti e in quelle minacciose, mentre tendono a restare sole nelle condizioni spiacevoli e in quelle che richiedono concentrazione. Le motivazioni dellaffiliazione: perch le persone cercano la compagnia reciproca? Le ragioni per cui si cerca la compagnia reciproca in condizioni di stress sono essenzialmente tre: il confronto sociale, la riduzione dellansia e la ricerca di informazioni. Nella situazione di confronto sociale, laffiliazione con altri soggetti che si trovano nella stessa situazione permette di confrontare le proprie risposte con quelle altrui e quindi di valutare lappropriatezza dei propri sentimenti. In questo modo, se i sentimenti sono incerti maggiore il desiderio di affiliazione. Nella situazione della riduzione dellansia, si cerca la compagnia delle altre persone per ricevere rassicurazione e sostegno emozionale, mentre nella situazione della ricerca di informazioni si cerca la compagnia di chi pi informato, che pu fornire indicazioni per valutare il pericolo insito nella minaccia. Queste tre motivazioni non si escludono a vicenda, anzi si possono integrare tra loro. Lo stress non conduce sempre allaffiliazione. La tendenza allaffiliazione pu essere ridotta invece che aumentata (in condizioni di stress) se lo stress imbarazzante. Anche la forte paura e il turbamento emozionale rappresentano un tipo di situazioni in cui le persone preferiscono restare sole, perch ritengono che parlare dei propri sentimenti con altri potrebbe accrescere le loro paure. Gli effetti dellaffiliazione. Coerentemente con le motivazioni, laffiliazione ha effetti benefici sullansia, tranne nei casi in cui la situazione imbarazzante. Anche il sostegno sociale contribuisce a ridurre lo stress; inoltre pu generare il cosiddetto effetto tampone per cui le persone che percepiscono sostegno sociale sono meno influenzate dagli eventi e dalle condizioni stressanti di quelle senza sostegno. Tuttavia, nei casi in cui il gruppo di appartenenza condivida le stesse paure, i soggetti si sentiranno ancora pi spaventati. La solitudine leffetto della mancanza di affiliazione e di contatti sociali. Essa si manifesta con sentimenti come disperazione, depressione, noia impaziente e autodisapprovazione. Esistono due forme fondamentali di solitudine: lisolamento emozionale (che deriva dalla mancanza di una relazione profonda) e lisolamento sociale (come conseguenza della mancanza di amici). La mancanza di affiliazione pu produrre anche delle gravi conseguenze sulla salute.

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Attrazione e sviluppo dellamicizia


Lambiente fisico. Il semplice fatto di trovarsi fisicamente vicini ad un altro individuo rafforzer la probabilit di diventare amici. Questo accade per molte ragioni: la facilit dei contatti, la maggiore quantit di informazioni sugli atteggiamenti e interessi in comune, leffetto della semplice esposizione (quantit di interazione) e lumore suscitato dallambiente (le condizioni ambientali avverse sembrano intensificare i sentimenti positivi e negativi nei confronti degli altri). Tuttavia la vicinanza pu anche diminuire lattrazione, rendendo evidenti le caratteristiche spiacevoli degli altri. La somiglianza di atteggiamenti. Esiste una legge dellattrazione che sostiene che lattrazione varia direttamente in rapporto alla proporzione di atteggiamenti simili. Due fattori influenzano questa relazione: il divario tra lintensit degli atteggiamenti dei soggetti e limportanza dellatteggiamento per lindividuo. La somiglianza di atteggiamenti importante perch si possono ricavare pi vantaggi parlando con persone con atteggiamenti simili, inoltre ascoltare qualcuno che esprime atteggiamenti simili evoca emozioni positive. Talvolta per i bisogni cognitivi sono pi salienti del valore emotivo della somiglianza degli atteggiamenti. La relazione di amicizia. Una condizione fondamentale per la relazione di amicizia che la simpatia sia reciproca, che pu generare linterdipendenza volontaria (la disponibilit di coordinare i propri comportamenti e considerare anche gli interessi dellaltro). Le regole pi importanti dellamicizia sono: offrire il proprio aiuto, rispettare la privacy, mantenere i segreti, mostrare fiducia, difendere laltro e non criticarlo in pubblico. La trasgressione di queste regole pu portare alla fine dellamicizia. Esistono delle differenze importanti tra amicizie maschili e femminili. Le donne tendono a avere rapporti pi intimi, mentre gli uomini cercano amici con interessi in comune e non danno la priorit ai sentimenti personali. Le amicizie strumentali sono preferite dagli uomini perch ricalcano la societ arcaica, in cui essi dovevano collaborare nella caccia e nella pesca per la sopravvivenza del gruppo. Le donne invece dovevano stabilire e mantenere una rete di relazioni finalizzata allaccudimento e alleducazione dei figli.

Lattrazione romantica
La relazione romantica differisce da quella dellamicizia innanzitutto per la forte attrazione sessuale che alimenta sentimenti di amore passionale, che include un intenso desiderio di unione con laltro e unalternanza di sentimenti di intensa felicit e disperazione. Lamore appassionato caratterizzato da due componenti: lattivazione fisiologica dovuta alle forti emozioni e letichettamento di questa attivazione come innamoramento. Molte ricerche hanno dimostrato che le emozioni negative possono alimentare la passione. Il fattore scatenante dellamore appassionato senza dubbio lattrazione sessuale, ma anche i fattori responsabili dello sviluppo dellamicizia giocano un ruolo importante. Lo stereotipo delle attrattive fisiche. Esiste uno stereotipo che prevede che le persone attraenti fisicamente abbiano anche molte altre caratteristiche positive. In realt questo stereotipo simile ad una profezia che si autoadempie, per cui non del tutto privo di fondamento. Differenze di genere nelle preferenze per le attrattive fisiche. Le attrattive fisiche hanno maggiore importanza per gli uomini che per le donne, perch levoluzione ha selezionato uomini che preferivano donne che con maggiore probabilit erano in grado di generare bambini sani. Pertanto gli uomini sarebbero diventati particolarmente ricettivi ai segnali di giovinezza, salute e valore riproduttivo. Le donne invece sono pi ricettive nei confronti dei segnali di status elevato perch questa dovrebbe essere una garanzia per la futura cura della prole da parte del compagno scelto. Lequit e la scelta del partner. stato riscontrato tuttavia che le persone tendono a formare relazioni con partner provvisti di attrattive approssimativamente simili alle proprie (ipotesi dellabbinamento). Se le attrattive sono diverse, i partner tenderanno a compensarle con altre risorse o tenderanno a migliorarle, cercando di rendersi pi attraenti o screditando gli avversari. Naturalmente necessario scoprire se il partner nutre interesse nei propri confronti; a questo scopo esistono diverse strategie come il confronto diretto, il ritiro, il tentativo di disorientare il partner, lautosvalutazione e il lavoro di rete.

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Le relazioni profonde: soddisfazione, impegno e scioglimento


Dopo linizio della relazione i partner aumentano il coinvolgimento reciproco, considerando gli interessi altrui e costruendo lintimit rivelando i propri desideri personali, ansie, fantasie ed emozioni. Se la comunicazione tra i partner aperta ed efficace, probabile che la coppia sia felice; viceversa le coppie con scarsa comunicazione sono di solito colme di conflitti e problemi e sono poco durature. Inoltre le coppie infelici tendono a considerare i problemi coniugali come emblematici della loro cattiva situazione e non come problemi a s stanti e si tende a giudicare il proprio comportamento pi positivo rispetto a quello dellaltro. La soddisfazione nelle relazioni. Le relazioni soddisfacenti sono quelle in cui i partner considerano equa la distribuzione tra input e risultati. Se non c equit si cerca in qualche modo di ristabilire lequilibrio. Tuttavia questa non una regola generale, infatti pi importante sentire che il partner ci ricompensa fornendo amore, status, informazioni e soddisfazione sessuale che percepire una perfetta equit nello scambio. La soddisfazione dipende anche dal risultato dei confronti con altri individui del proprio gruppo di riferimento (confronto referenziale): se si pensa di avere una migliore relazione rispetto ad altre persone simili dello stesso sesso, la soddisfazione coniugale maggiore. Limpegno. Limpegno indica la tendenza delle persone a mantenere una relazione. Limpegno dipende direttamente dalla soddisfazione: maggiore la soddisfazione, maggiore limpegno. Ma importante anche la qualit delle alternative alla relazione, come la vita da single, un lavoro interessante, dei buoni amici o la presenza di un altro partner. Quando si forma una relazione, si tende a ignorare le alternative, ma se la relazione peggiora esse possono favorirne la rottura (come la presenza di un partner esterno attraente). Infine, gli individui considerano anche una terza variabile, lentit dellinvestimento, che si riferisce a tutte le attivit comuni che sono parte integrante della relazione. I tre fattori sono rilevanti nella determinazione dellimpegno e nella previsione di rottura delle relazioni, ma non in modo indipendente, perch il cambiamento di uno pu provocare il cambiamento di un altro; inoltre il modello tiene scarsamente conto delle differenze individuali nella disponibilit ad impegnarsi. La conseguenza della rottura delle relazioni. La rottura di una relazione sempre un evento traumatico, perch costringe a cambiare il proprio modo di vita, costruire nuove relazioni, adattarsi ad uno status sociale pi basso (a volte) e affrontare una certa stigmatizzazione (verso il divorzio). Molto spesso inoltre si pu incorrere in problemi di salute. Il divorzio superato in modo meno doloroso dagli individui che avevano una relazione meno stretta, che avevano preso per primi liniziativa della separazione e che avevano una buona rete sociale. Anche le caratteristiche specifiche di personalit possono aiutare a fronteggiare questa situazione.

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Il comportamento prosociale
Introduzione
Esistono innumerevoli variabili che influenzano il comportamento prosociale, ma per definire un comportamento come prosociale devono verificarsi due condizioni: lintenzione di procurare un favore e la libert di scelta.

Esempi di comportamento prosociale


Molti comportamenti prosociali non sono disinteressati, ma possono tradursi in un vantaggio personale (come i grandi concerti rock a favore di qualche causa); tuttavia possibile che esistano delle persone veramente generose. Sono stati individuati cinque fattori che stanno alla base delle risposte altruiste, ordinati in base allimportanza: linnalzamento dellautostima, il senso del dovere morale, lempatia, la reciprocit e i riconoscimenti. I motivi che invece ostacolano le risposte altruistiche sono il tempo, lo stress, il pericolo e le perdite materiali (costi dellaiuto). Variabili allapparenza insignificanti (come la perdita di tempo) possono esercitare un effetto profondo sulle risposte altruistiche, ma nonostante ci esistono molti esempi di comportamenti altruistici come il volontariato e la donazione di sangue.

Perch le persone si aiutano a vicenda?


Esamineremo il fenomeno dellaltruismo nei seguenti livelli di analisi: sociobiologico, individualistico, dellinterdipendenza e dei sistemi sociali. La sociobiologia. Laltruismo pu favorire la possibilit di riprodursi per lindividuo (o per i suoi parenti) tramite due processi: la selezione parentale e la reciprocit. La selezione parentale si basa sul fatto che gli individui aiuteranno i parenti perch essi sono portatori di geni condivisi, mentre la reciprocit afferma che conveniente aiutare qualcuno se ci sono buone possibilit che il favore verr ricambiato. Lapproccio individualistico. Questo approccio sottolinea limportanza dellumore: lumore positivo favorisce il comportamento altruistico, mentre quello negativo lo ostacola. Tuttavia gli effetti dellumore positivo sono limitati nel tempo. Ci sono due spiegazioni per questo fenomeno: il modello dellattivazione dellemozione (che afferma che lumore attiva selettivamente i contenuti mnestici ad esso congruenti) e il modello dellumore come informazione (che utilizza lumore come elemento di informazione che viene integrato nel giudizio complessivo nellelaborazione semplifica sulla base di euristiche). In particolare, le sensazioni positive potrebbero informare il soggetto che lambiente in cui si trova sicuro, per cui laltruismo pu essere incoraggiato, mentre lumore positivo sarebbe legato a segnali di pericolo e quindi laltruismo sarebbe indebolito. Lapproccio interpersonale. possibile che le persone trasformino le relazioni di scambio (che hanno lo scopo di ottenere delle ricompense) in relazioni prosociali. Questo fatto pu avvenire pi facilmente nelle relazioni di condivisione (quando ci si preoccupa del benessere altrui) piuttosto che in quelle di scambio (quando ci si sforza di ottenere le ricompense massime), se non previsto uno scambio reciproco; inoltre leventuale stato di tristezza del destinatario induce empatia e aumenta laltruismo. Esiste quindi una correlazione positiva tra empatia (condivisione delle emozioni) e comportamento prosociale. Anche la comunanza di atteggiamenti e la difficolt nella fuga aiutano il comportamento prosociale. Inoltre bisogna considerare anche il riaddestramento attribuzionale, che si propongono di modificare il concetto di s della persona bersaglio; in altri termini, se si forniscono apprezzamenti per loperato alle persone si pu indurle a credere di essere altruiste e quindi spingerle a comportarsi di conseguenza.

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Studiare il comportamento prosociale nei sistemi sociali. Questo modello prevede che il comportamento altruistico sia influenzato da norme consensualmente condivise nelle diverse situazioni sociali. Una norma importante quella dellappropriatezza della ricompensa: se le persone valutano la propria ricompensa per qualche compito come equa, provano empatia e si comportano in maniera altruistica se il destino degli altri sembra ingiustamente negativo. Naturalmente, difficile comportarsi in maniera equa se le ricompense personali sono messe a repentaglio. Una motivazione genuinamente altruistica si osserva quindi solo quando sono soddisfatte le aspirazioni egoistiche relative allequit della propria posizione allinterno del sistema sociale. Quando i risultati sono inferiori alle aspettative personali circa limparzialit, prevarr un comportamento egoistico. Molte norme sociali tendono ad inibire il comportamento altruistico; una di queste riguarda il gruppo di appartenenza della vittima: se diverso dal proprio, laiuto offerto minore. Le persone che invece seguono il principio del bisogno, secondo il quale le persone bisognose devono essere aiutate, sono meno influenzate da questi fattori. Le istituzioni sociali (religione, famiglia, scuola, Stato) tendono a promuovere normativamente il comportamento prosociale, allargando il concetto di gruppo a una collettivit pi ampia possibile in quanto queste norme obbligano i soggetti ad aiutare le persone che dipendono da loro. Maggiore la responsabilit, maggiore il comportamento prosociale. I valori sono delle credenze relative a stati finali desiderabili che guidano le azioni verso questi stati. I valori prosociali si dividono in benevolenza (che riguarda il benessere delle persone pi vicine) e luniversalismo (che riguarda il benessere di tutte le persone). Il processo che traduce i valori in azioni si divide in cinque fasi: attenzione, motivazione, valutazione, difesa, comportamento.

Intervenire in situazioni di emergenza: in quali occasioni le persone aiutano il prossimo?


La disponibilit a prestare soccorso maggiore quando lo spettatore si trova da solo piuttosto che quando in compagnia; questo accade per tre motivi. Il primo che un singolo osservatore avverte che la responsabilit dellintervento ricade esclusivamente su di lui. Il secondo che se le circostanze sono ambigue, ogni spettatore esiter a intervenire per capire cosa sta succedendo e quindi rappresenter un modello di passivit per gli altri. Il terzo il timore della valutazione negativa da parte delle persone presenti.

Le conseguenze del riceve aiuto


Ricevere un aiuto pu provocare reazioni diverse in colui che viene soccorso. Se egli ritiene che le minacce al s abbiano il sopravvento, la sua risposta sar negativa (sentimenti sfavorevoli, valutazione negativa dellaiuto, scarsa propensione a ricambiarlo e tendenza a far da s in seguito). Se invece prevale il sostegno al s, il beneficiato mostra risposte pi positive. Inoltre gli indizi situazionali che sottolineano le implicazioni negative del riceve aiuto, come i commenti sprezzanti, costituiscono una grave minaccia per lautostima delle persone in stato di bisogno. Generalmente, il fatto di accettare un aiuto ritenuto pi minaccioso dalle persone con unautostima elevata piuttosto che bassa. Le persone che potrebbero cercare aiuto per risolvere un problema sono riluttanti a farlo perch temono di ricevere dei rifiuti. Alla fine, le risposte altruistiche che sono intrecciate in un reciproco dare ed avere possono produrre effetti pi desiderabili dellaiuto unilaterale che non offre possibilit di ricambiare. Il sostegno sociale. Il sostegno sociale riguarda la possibilit di dare e riceve aiuto che offerta dalle relazioni in presenza di eventi della vita stressanti e di grane quotidiane. Il sostegno sociale sembra fornire un certo grado di protezione quando si verificano degli eventi stressanti; inoltre esercita un effetto positivo sul benessere psicologico. Se laiuto offerto non corrisponde ai bisogni delle persone che lo ricevono, il sostegno sociale pu produrre anche effetti negativi. In ogni caso, se la relazione tra chi d aiuto e chi lo riceve reciproca, meno probabile osservare reazioni negative da parte del destinatario.

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Il comportamento aggressivo
Teorie dellaggressivit
Esistono tre teorie principali dellaggressivit: la prima concepisce laggressivit come istinto, la seconda afferma che si tratti di un comportamento appreso attraverso lesperienza e la terza si pone a met strada tra le due (ipotesi della frustrazione-aggressivit). Laggressivit come istinto. Freud afferma che laggressivit al servizio del principio fondamentale che regola tutti i comportamenti, cio quello del piacere (eros). In questo modo laggressivit diventa la reazione dellindividuo quando non pu ottenere il piacere. Successivamente Freud abbandona questa concezione e introduce la teoria dei due istinti: Eros (piacere) e Thanatos (morte). questultimo che costituisce la fonte dellaggressivit, perch spinge lindividuo verso la morte con unenergia distruttiva che egli cerca di allontanare da se stesso indirizzandola verso lesterno per evitare lautodistruzione (masochismo). Anche gli etologi (Lorenz) hanno concepito laggressivit in modo simile a Freud, quindi come funzionale alla conservazione della specie. Anche nelletologia esistono delle posizioni simili, ma esse accordano allaggressivit una funzione al servizio della specie (Lorenz). I limiti di queste teorie consistono nel fatto che la spiegazione deriva da un istinto non dimostrabile; inoltre si tratta di una teoria biologica che concepisce luomo come una caldaia che deve scaricare lenergia allesterno. Laggressivit come comportamento appreso. La seconda teoria afferma che laggressivit un comportamento acquisito socialmente e mantenuto attraverso le esperienze, la socializzazione e leducazione. La spiegazione consiste nel fatto che le relazioni interpersonali hanno sempre uno scopo. Se il soggetto non riesce a ottenerlo elabora strategie alternative per conseguirlo; una di queste laggressivit. Se laggressivit si dimostra efficace, si rinforza e si crea una tendenza a usare di nuovo questo comportamento in situazioni simili (condizionamento operante). Unaltra spiegazione di questa teoria quella del modellamento: se il soggetto nota che gli altri conseguono i loro obiettivi con laggressivit, cerca di imitarli in questo comportamento. Ad esempio la TV pu condizionare in questo modo sia a breve che a lungo termine i comportamenti degli spettatori. La violenza televisiva pu aumentare le tendenze aggressive a lungo termine se presentata come efficace, se presentata come comportamento normativo (priva di conseguenze per la vittima e giustificabile), se lo spettatore pu identificarsi con chi agisce e se lo spettatore in stato di eccitazione emozionale. Se lo stimolo di lunga durata, pu portare a cambiamenti degli atteggiamenti e del sistema cognitivo. Frustrazione e aggressivit. La terza teoria quella della frustrazione/aggressivit. Essa stata elaborata da alcuni studiosi di Yale che affermano che non possibile cercare concetti come listinto di morte o pulsioni innate, ma necessario elaborare concetti operativi, cio verificabili sperimentalmente. Uno di questi riguarda il fatto che un soggetto diventa aggressivo in risposta ad una frustrazione, cio quando si presenta un ostacolo che impedisce il raggiungimento del fine prefissato. Laggressivit non sempre diretta contro la fonte reale della frustrazione, ma pu anche rivolgersi verso un altro oggetto (spostamento). La critica principale che pu essere mossa a questa teoria consiste nella relazione causale troppo diretta tra la frustrazione e laggressivit, perch talvolta la frustrazione pu originare altre reazioni come depressione, tristezza, sofferenza, e cos via. Inoltre laggressivit pu avere anche altre cause oltre alla frustrazione. In definitiva, corretto considerare laggressivit come uno dei possibili comportamenti che possono essere originati dalla frustrazione, che a sua volta pu essere intesa come preparazione eventuale allaggressione. Per manifestare il comportamento aggressivo sono necessarie anche altre condizioni, come afferma Berkowitz con la teoria del segnale/stimolo: laggressivit nasce dalla frustrazione (attivazione emotiva o arousal, stress) e dagli stimoli ambientali appropriati (di condizionamento) che possano liberare la rabbia generata dalla frustrazione. Ad esempio, la presenza di armi da fuoco pu provocare un aumento dellaggressivit.

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Le variabili mediatrici dellaggressivit: dagli stati interni ai fattori socioculturali


Il ruolo dellattivazione dellaggressivit. Accanto alle frustrazioni, ci sono molte altre esperienze che possono innalzare il livello di attivazione negativa dellindividuo (gli stati interni), rendendo le risposte aggressive pi probabili, come il rumore, laffollamento, il calore (ma per queste ultime due necessario considerare attentamente anche altre variabili), le droghe, lalcol, e anche alcune notizie emozionanti. Queste affermazioni sono coerenti con la teoria del trasferimento dellattivazione, che postula che leccedenza di attivit dovuta ad una precedente situazione pu sommarsi allattivazione creata da una situazione nuova. Sono importanti le condizioni in cui pu manifestarsi il trasferimento; se lindividuo gi incline ad agire in modo aggressivo, lattivazione residua pu rendere le risposte aggressive pi probabili. Una seconda condizione data dal modo in cui gli individui interpretano lattivazione e le definizioni che ne danno; se lattivazione interpretata come frutto di una minaccia o di un insulto pi probabile che si verifichi un comportamento aggressivo. In queste teorie si considera lattivazione come precedente laggressivit. Lapproccio cognitivo neoassociazionista invece afferma che rabbia e aggressivit sono processi paralleli, perch gli eventi avversivi producono un effetto negativo o diretto e conducono direttamente allaggressivit; le esperienze emozionali sotto forma di rabbia e paura possono accompagnare o meno queste forme di comportamento. Il dolore fisico rappresenta il prototipo delle emozioni che scatenano unemozione negativa. La costruzione sociale dellaggressivit. Gli stessi comportamenti possono essere considerati aggressivi e sanzionabili negativamente da una certa societ, oppure corretti e anche sanzionabili positivamente da unaltra societ. importante quindi il contesto sociale in cui si verifica il comportamento; per questo necessario identificare i presupposti che ci consentono di identificare il comportamento come aggressivo. Uno di questi presupposti che lazione che lo ha prodotto sia vista come legittima oppure illegittima. Anche lintenzione di nuocere, il danno arrecato e la violazione delle norme sono criteri per identificare unazione aggressiva. I fattori che influenzano linterpretazione sono invece il contesto sociale-normativo e la diversa prospettiva con la quale si considera il comportamento in questione. Se si considera laggressivit nelle sue componenti del comportamento e della valutazione, si vede che il comportamento aggressivo implica una applicazione del potere coercitivo, che una particolare forma di influenza sociale. Con le minacce si mette in chiaro che si desidera qualcosa da qualcuno, e che se non far, subir una punizione. La scelta di un comportamento aggressivo avviene dopo una valutazione razionale degli altri comportamenti disponibili per raggiungere lo scopo. Le condizioni che possono influenzare il verificarsi della coercizione sono tre: il controllo degli altri, il ripristino della giustizia e laffermazione e protezione dellidentit. Bisogna considerare anche la natura e il processo di attribuzione causale per gli eventi spiacevoli e linfluenza che esercitano sulle reazioni emotive e comportamentali (eventualmente aggressive). Due aspetti sono importanti in queste attribuzioni causali: i fattori che determinano la responsabilit dellevento spiacevole e quelli che determinano la discrepanza tra ci che stato fatto e ci che avrebbe dovuto essere fatto in una certa situazione. Le norme come regolatori dellaggressivit. Una norma sociale condivisa da molte culture la norma di reciprocit. Se la gente pensa di essere vittima di una violenza, pu ritenersi giustificata se ricorre alla vendetta; inoltre sar certa che le altre persone approveranno il suo comportamento e lo considereranno giusto e appropriato. Per giustificare un comportamento aggressivo si possono chiamare in causa alcune circostanze attenuanti precedenti allaggressione oppure rivalutare le conseguenze sulla vittima, in modo tale che lazione sia considerata come inevitabile o necessaria. Tutto questo pu attenuare la collera della vittima. Il fatto di trovarsi in un gruppo pu portare a modifiche del comportamento individuale. Una teoria che spiega questo fenomeno quella della deindividualizzazione, che consiste in una diminuzione del controllo sul proprio comportamento, una minore attenzione per le norme, per lautopresentazione e le conseguenze del proprio comportamento. Una teoria opposta quella della norma emergente, che nega quella della deindividualizzazione affermando che i comportamenti estremi che si riscontrano nei gruppi si verificano perch emergono norme nuove, approvate da tutti gli interessati e condivise nelle specifiche situazioni. Queste norme possono implicare dei comportamenti aggressivi ai quali i soggetti si adegueranno per la loro maggiore rilevanza in quel momento.
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I GRUPPI SOCIALI
La prestazione del gruppo
Determinanti della produttivit
Il modo in cui una persona o un gruppo esegue un compito dipende da due fattori: le richieste del compito e le risorse umane. Le richieste del compito sono le risorse che occorrono per poter eseguire un compito, mentre le risorse umane includono tutte le conoscenze, le abilit, la perizia o gli strumenti adeguati in dotazione allindividuo o al gruppo che cerca di risolvere il problema. In altri termini, le richieste del compito specificano gli strumenti necessari, mentre le risorse umane determinano se lindividuo o il gruppo possiedono tali strumenti. Nellambito delle risorse umane, necessario distinguere ancora tra la produttivit potenziale (che segnala in che misura le risorse umane a disposizione sono sufficienti per fronteggiare le richieste del compito) e la produttivit effettiva (che consiste nelleffettiva prestazione). Spesso la produttivit potenziale e quella effettiva non sono corrispondenti in quanto si possono verificare delle perdite inerenti al processo che diminuiscono la produttivit effettiva rispetto a quella potenziale. Un tipo di perdita che si verifica nei gruppi consiste nel fatto che spesso si raggiunge un consenso sulla base delle decisioni della maggioranza, ma non detto che queste decisioni siano corrette. Per evitare questo processo basta incoraggiare la partecipazione attiva di tutti i membri del gruppo.

La prestazione nel compito in presenza di altri


La presenza di altre persone pu sia favorire (facilitazione sociale) che peggiorare (inibizione sociale) la prestazione individuale. Gli effetti di queste situazioni sono stati tradizionalmente studiati in due principali categorie di situazioni sociali: la presenza di un pubblico e lazione contemporanea. Nel primo caso il pubblico assiste passivamente alla prestazione individuale, mentre nella seconda si studiano gli effetti che ha la presenza di unaltra persona che esegue lo stesso compito. I risultati sono stati discordanti in entrambi i casi. Zajonc avanz lipotesi secondo la quale la presenza di altri migliora la prestazione in caso di compiti facili e ben appresi, ma pu peggiorarla se i compiti sono difficili e non ancora ben appresi. Egli spiega questo fenomeno affermando che la sola presenza del pubblico sufficiente per creare unattivazione delle risposte dominanti (quelle che si presentano per prime) nel soggetto. Siccome le risposte dominanti sono corrette nel caso di compiti facili ma sbagliate in quelli difficili, la presenza del pubblico amplifica questi effetti. Cottrell modifica questa teoria affermando che laumento di attivazione in presenza del pubblico non innato, ma deriva dallapprensione per la valutazione che il pubblico pu dare. questa apprensione che fa salire il livello di attivazione. Sanders propone unaltra spiegazione per laumento dellattivazione. Egli sostiene essa causata dalla distrazione provocata dal pubblico. Il conflitto tra distrazione e risposta crea una pulsione che ha gli stessi effetti sulla produzione delle risposte riscontrati da Zajonc. Manstead e Semin cambiano prospettiva, abbandonando la distinzione tra compiti facili e difficili (troppo generica) e avanzando quella tra compiti automatici e controllati. I compiti automatici, in condizioni normali, tendono ad essere contrassegnati da una prestazione subottimale, ma la presenza di un pubblico che pu esprimere giudizi induce i soggetti a prestare maggiore attenzione a questo tipo di compiti. Nei compiti controllati, che richiedono una pesante elaborazione cognitiva, la presenza del pubblico che giudica tende a deteriorare la prestazione perch impone ulteriori richieste di attenzione che lo distolgono dalle richieste del compito.

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La prestazione dei gruppi che interagiscono


Per poter affrontare questa analisi necessario classificare i compiti (secondo il modello di Steiner). La prima classificazione tra compiti unitari e divisibili. I compiti unitari sono quelli che possono essere svolti unicamente da una sola persona, mentre i compiti divisibili sono quelli che possono essere scomposti in sottocompiti che possono essere assegnati a persone diverse. La seconda distinzione quella tra compiti massimizzanti e ottimizzanti. I compiti massimizzanti sono quelli che richiedono di fare la maggior quantit possibile di qualcosa, oppure di farla il pi rapidamente possibile. I compiti ottimizzanti richiedono invece di produrre precisamente un dato risultato prescelto. La terza divisione si basa sul rapporto tra input individuali e prodotto del gruppo e implica cinque tipi di compiti: i compiti additivi (che consentono di sommare i contributi dei vari membri), i compiti compensativi (quanto la decisione rappresentata dalla media delle soluzioni dei singoli membri), i compiti disgiunti (quando il gruppo deve scegliere uno specifico giudizio nellinsieme delle valutazioni compiute dai singoli membri), i compiti disgiunti (quando i membri agiscono di comune accordo) e i compiti discrezionali (quando il gruppo ha facolt di decidere come vada svolto il compito). La forma di interdipendenza fra i membri del gruppo rispetto ai risultati determina tre situazioni tipiche. La prima la cooperazione pura, quando tutti i membri del gruppo condividono nella stessa misura il successo e il fallimento del gruppo, e quindi nellinteresse di tutti perseguire lo scopo collettivo. La seconda la competizione pura, quando i membri del gruppo lottano tra loro per ottenere dei risultati. La terza la mescolanza tra cooperazione e competizione (dilemma sociale), quando a livello personale i membri ottengono i risultati migliori se non perseguono lo scopo del gruppo, ma a livello di gruppo ottengono risultati migliori se si impegnano per raggiungere lo scopo del gruppo. Questo tipo di classificazione permette di distinguere un gran numero di compiti diversi, inoltre permette di avanzare previsioni sulle prestazioni del gruppo. Esamineremo sotto questo aspetto i compiti additivi, compensativi, disgiunti e disgiunti. Nei compiti additivi i contributi individuali si sommano; la prestazione del gruppo quindi migliora allaumentare delle persone che lo compongono. Tuttavia stato rilevato che esiste una relazione inversamente proporzionale tra il numero di persone che compongono il gruppo e la prestazione individuale (effetto Ringelmann). Questa perdita nella prestazione collettiva deriva da perdite di coordinazione e di motivazione (la tendenza che siano gli altri a compiere il lavoro, sulla base del fatto che il proprio contributo non identificabile e che si partecipa comunque al prodotto complessivo del gruppo). In questo modo, la produttivit effettiva il risultato della differenza tra produttivit potenziale e perdite di coordinazione e motivazione. Per evitare questa perdita, sufficiente far credere ai membri del gruppo che il loro contributo possa essere identificato e confrontato con quello degli altri. Nei compiti compensatori la media statistica di solito pi corretta delle valutazioni singole; questo avviene per soltanto se non disponibile alcuna informazione sulla competenza dei membri e se si suppone che i pregiudizi individuali generino errori che si annullano a vicenda. Nei compiti disgiunti la produttivit potenziale di un gruppo determinata dalle risorse del suo membro pi competente, tuttavia le perdita inerenti al processo possono impedire al gruppo di trovare la soluzione corretta. Questo si verifica quando il membro pi competente non mette a frutto le sue risorse, oppure quando altri membri del gruppo non approvano la soluzione da lui proposta. Questo avviene quando il membro pi esperto ha uno status basso oppure quando non sufficientemente sicuro di s da proporre la sua soluzione o da convincere gli altri membri del gruppo. In realt allinterno del gruppo si formano delle regole esplicite o implicite; le pi importanti sono la prevalenza della maggioranza, la prevalenza della verit e lequiprobabilit (quando esiste una forte incertezza allinterno del gruppo). Nei compiti congiunti e unitari la produttivit tende a ridursi allaumentare del numero dei membri del gruppo, perch il processo di gruppo si fonda sulla competenza del membro meno esperto. Tuttavia, nei compiti congiunti e divisibili la prestazione del gruppo pu superare la produttivit potenziale del membro meno esperto, se le abilit dei componenti del gruppo corrispondono alla difficolt degli specifici sottocompiti che sono stati loro assegnati.

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Per quanto riguarda la cooperazione, i membri si aiutano tra loro e il gruppo nellinsieme sar fortemente motivato a raggiungere lo scopo del gruppo. Nel caso della competizione i membri si ostacolano tra loro e il gruppo nellinsieme avr una minore probabilit di produrre un buon risultato di gruppo. Se esistono elementi sia competitivi che cooperativi si parla di una situazione a motivazione mista. Un esempio il dilemma sociale, in cui i membri del gruppo sono avvantaggiati dal punto di vista individuale se producono il meno possibile, ma come gruppo hanno maggiori vantaggi quando ciascuno contribuisce al compito di gruppo. stato provato che nei gruppi di grandi dimensioni le perdite di motivazione sono maggiori di quelle che si verificano nei gruppi piccoli, perch il comportamento dei singoli diventa meno identificabile. Anche leffetto free-rider (se si pensa che i propri sforzi non siano considerati indispensabili) e leffetto parassita (temere che gli altri membri approfittino del proprio operato) possono diminuire gli sforzi dei singoli.

La struttura del gruppo


La struttura del gruppo si riferisce sia agli elementi di differenziazione sia ai meccanismi integrativi. Gli elementi rappresentano persone e posizioni, mentre i meccanismi integrativi sono la comunicazione, lattrazione, lo status, il controllo e i ruoli. Sviluppo della struttura. Allinizio i ruoli allinterno del gruppo sono scarsamente differenziati e le relazioni sono strette e personali. In seguito si effettua una divisione del lavoro, i ruoli cambiano e diventano fissi, si crea un ordine gerarchico basato sullo status e i contatti diventano formali. Lo status. stato dimostrato che in contesto di laboratorio emergono due tipi di membri: alcuni si specializzano nel completamento del compito, mentre altri si specializzano nel comportamento socioemozionale. In ognuna di queste due tipologie si afferma un leader, cio un membro esperto rispettivamente nel compito e nella gestione delle relazioni. raro che la medesima persona svolga le stesse funzioni; questo avviene perch difficile che una sola persona abbia entrambe le competenze necessarie e perch il leader nel compito suscitano ostilit, mentre quelli socioemozionali suscitano simpatia. Le differenze di status allinterno di gruppi che non si conoscono iniziano perch i membri si rendono conto che tra loro possono esistere persone con competenze ed abilit superiori che facilitano il raggiungimento dello scopo. Queste abilit possono essere inferite da qualsiasi caratteristica delle persone che si reputi pertinente al raggiungimento dello scopo. Le persone maggiormente competenti godranno di uno status pi elevato. Le soluzioni proposte da queste persone prevalgono rispetto a quando i proponenti hanno status minore, siano esse corrette o errate. La leadership. Il leader colui che dirige il gruppo, mentre i seguaci seguono le sue indicazioni e si aspettano che guidi il gruppo verso un risultato collettivo. Fino al 1950 si credeva che lo status di leader fosse indipendente dai fattori situazionali e che fosse determinato solo dai tratti di personalit (intelligenza, istruzione, senso della responsabilit, ricchezza). Recentemente stato considerato invece il comportamento del leader allinterno del gruppo e da vari studi emerso che il leader colui che sa gestire i rapporti umani tra i membri del gruppo e che riesce a organizzare il lavoro del gruppo in vista dello raggiungimento dello scopo. Il gruppo necessita quindi di due stili di leadership, ciascuno con effetti specifici sulla produttivit del gruppo: i leader orientati al compito favoriscono la produttivit potenziale, mentre quelli socioemozionali minimizzano la produttivit irrealizzata. La teoria del comportamento stata integrata con la componente situazionale, cio considerando le situazioni specifiche: lo specifico stile di leadership e il controllo della situazione determinano congiuntamente lefficienza del leader. Lo stile di leadership indica in che misura il leader orientato verso la relazione o verso il compito, mentre il controllo situazionale il grado di fiducia e sicurezza che il leader nutre nella possibilit di riuscire a svolgere il compito. I leader orientati verso il compito ottengono un rendimento migliore quando possiedono un controllo alto o basso, mentre i leader orientati verso la relazione sono pi efficienti in situazioni di controllo moderato. La necessit di eleggere un leader emerge quando aumentano le dimensioni del gruppo, a causa di problemi di coordinazione e di motivazione dovuti al numero dei membri. Anche nei casi in cui il gruppo teme di non riuscire a portare a termine il compito e quando le ricompense non sono equamente distribuite si tende a nominare un leader. Quando il gruppo in grado di svolgere da solo il proprio compito e se le ricompense non sono ripartite in modo equo la leadership meno probabile. 53

Le norme. Le norme sono standard di condotta impliciti o espliciti che servono a regolare linterazione tra i membri. Le norme tendono a svilupparsi in modo da rappresentare una media dei giudizi individuali espressi a priori (convergenza). Inoltre le norme dei gruppi variano a seconda dellinformazione disponibile ai membri. pi facile osservare uno sviluppo di norme di produzione quando il rendimento maggiore piuttosto che una diminuzione di norme quando il rendimento diventa pi scadente, inoltre le norme cambiano con maggiore facilit dopo un successo che dopo un fallimento. Una volta stabilite, le norme intese a definire i livelli di produzione accettabili sono decisamente resistenti al cambiamento; tuttavia, se si adottano delle tecniche di persuasione, possibile attenuare in parte la resistenza dei gruppi al cambiamento delle norme e indurli ad accettare i nuovi standard. Le funzioni principali delle norme sono quattro: aiutare il gruppo a raggiungere i propri obiettivi, garantire la sopravvivenza del gruppo, creare e mantenere una struttura di riferimento reciprocamente condivisa che funge da realt sociale e definire le relazioni con lambiente sociale. Le reti di comunicazione. Le reti di comunicazione sono modelli di comunicazioni sistematici che possono influenzare la prestazione e la motivazione del gruppo. Per quanto riguarda le prestazioni, in compiti facili (in cui fondamentale la coordinazione), i gruppi centralizzati sono favoriti, mentre in compiti difficili inizialmente i gruppi completamente aperti sono i migliori (perch allinizio ci si concentra sulla soluzione del problema piuttosto che sullorganizzazione del gruppo), mentre i benefici di un gruppo centralizzato si potranno avvertire solo in seguito. Per quanto riguarda la motivazione del gruppo, nelle reti decentralizzate la soddisfazione generale maggiore, mentre nelle reti centralizzate la persona che occupa la posizione centrale giudica il compito pi piacevole rispetto ai membri marginali, in quanto egli dispone di maggior potere e quindi si sente pi appagato.

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Linfluenza sociale nei piccoli gruppi


Introduzione
Per influenza sociale si intende un cambiamento che si verifica nei giudizi, nelle opinioni e negli atteggiamenti di un individuo in seguito allesposizioni ai giudizi, alle opinioni e agli atteggiamenti di altri individui, includendo anche la comunicazione persuasiva e il cambiamento di atteggiamenti.

Conformismo o influenza della maggioranza


Se le persone sono poste di fronte ad uno stimolo ambiguo, tendono ad elaborare una struttura di riferimento interna sulla cui base valutano lo stimolo. Ma se si scontrano con le valutazioni prodotte da altri individui, essi abbandonano le proprie strutture per adeguarsi a quelle degli altri. Questo fenomeno si verifica anche quando lopinione degli altri (se sono unanimemente in maggioranza) palesemente sbagliata. Quando le persone devono esprimere un giudizio, si preoccupano essenzialmente di due aspetti: che il giudizio sia corretto e che gli altri si formino una buona impressione di loro. Per stabilire la correttezza del giudizio, gli individui si basano su due fonti di informazione: quella fornita dai propri sensi e ci che gli altri dicono. Se le due fonti sono in disaccordo, si crea uno stato di disagio, che spesso viene risolto adeguandosi alle decisioni degli altri (conformismo) piuttosto che ai propri sensi. Questo avviene perch lindividuo pensa che i giudizi degli altri siano pi attendibili dei propri (influenza dellinformazione) e perch pensa che adeguandosi allopinione generale sar pi facilmente accettato dal gruppo (influenza delle norme). Sembra che linfluenza delle norme sia superiore a quella dellinformazione; in ogni caso, il livello di conformismo direttamente proporzionale alla dipendenza di un individuo o di un gruppo dalle informazioni e/o dalle norme. Per quanto riguarda linfluenza delle norme, il rinforzo diretto delle risposte conformiste accresce il livello di uniformit, ma solo a livello pubblico. Passando al ruolo dellinfluenza dellinformazione, lentit di conformismo dimostrato dipende dallabilit con la quale i soggetti pensano di poter eseguire il compito di giudizio in rapporto agli altri, dalla loro fiducia in s stessi e dalla difficolt del compito. Anche lampiezza della maggioranza importante: aggiungendo altri membri alla maggioranza si otterr un conformismo maggiore, ma con incrementi sempre minori per ciascun membro che viene aggiunto. I membri della maggioranza devono comunque essere concepiti come giudici indipendenti. Nel caso dellinfluenza dellinformazione, il conformismo sia pubblico che interiore. Un ruolo opposto e molto importane quello del sostenitore sociale che si oppone alla maggioranza; in questo caso il conformismo scende di molto. Gli studi che hanno esaminato gli effetti congiunti delle norme e dellinformazione hanno rilevato come essi possano essere complementari senza manifestare alcun effetto di interazione, contribuendo al conformismo.

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Innovazione o influenza della minoranza


Linfluenza della minoranza va ricercata nel suo stile di comportamento. La minoranza deve enunciare una posizione ben definita e rimanervi fedele, opponendosi sempre alle pressioni della maggioranza. La componente pi importante in questo caso la coerenza con cui la minoranza difende la sua posizione, che pu essere di due tipi: la coerenza nel tempo (diacronica) e la coerenza allinterno della minoranza (sincronica). Infatti una minoranza coerente mette in moto una variet di processi intra ed interpersonali allinterno della maggioranza, che hanno come effetto ultimo linfluenza. Tuttavia importante anche il fatto che la minoranza sia disponibile a negoziare una forma di compromesso, anche se questa disponibilit pu ridurre la percezione della coerenza. La maggioranza interpreta la posizione della minoranza in termini di attribuzione alla persona (basso consenso e alta coerenza) percependola come sicura e fiduciosa, caratteristiche che possono portare ad uninfluenza. Questa influenza si verifica per solo se non esistono altre spiegazioni alternative negative per il comportamento della minoranza. Altri autori sostengono che lefficacia di una comunicazione persuasiva dipende pi delleventualit che sia compiuta unattribuzione allentit, cio alleventualit che il messaggio sia percepito riflettere una dichiarazione sulla realt effettiva, ma questa posizione deve comunque presupporre unattribuzione alla persona di fiducia. Leffetto suscitato da una minoranza coerente dipende anche dalla robustezza delle precedenti convinzioni dei membri della maggioranza e dalle loro vicendevoli attribuzioni di sicurezza e fiducia. Se essi sono incerti oppure poco legati tra di loro, una minoranza coerente che spinge verso una nuova posizione pu avere buoni effetti di influenza. A livello pubblico, le minoranze suscitano forti antipatie, mentre le opinioni delle maggioranze tendono ad essere condivise senza unadeguata analisi (acquiescenza). A livello pi profondo, la minoranza stimola un processo di validazione, cio unattivit cognitiva che mira a comprendere perch la minoranza rimanga coerente alla propria posizione. Lattenzione sar rivolta alloggetto, e quindi il membro della maggioranza pu cominciare ad osservare loggetto dal punto di visto della minoranza (anche inconsciamente) e si converta interiormente (o a livello latente) alla sua posizione. Le pressioni normative della maggioranza impediranno tuttavia che questo effetto si manifesti pubblicamente. Pertanto, le minoranze provocano conversione (senza acquiescenza), mentre le maggioranze provocano acquiescenza (senza conversione). Unaltra teoria prescinde dalla fonte (maggioranza o minoranza) e spiega linfluenza come prodotto della forza (potere, abilit), dellimmediatezza (prossimit spaziale e temporale) e delle dimensioni (numero) delle fonti di influenza. Per quanto riguarda questultima variabile, stato rilevato che leffetto aumenta conformemente ad una funzione esponenziale, in base alla quale ogni fonte di influenza che si aggiunge produce un impatti inferiore alla precedente. Le minoranze hanno quindi minore effetto delle maggioranze perch sono in numero limitato e perch allaumentare delle dimensioni del gruppo bersaglio limpatto esercitato dalla fonte su ciascun membro si riduce. Questa teoria sostiene che le variabili di base dellinfluenza (coerenza, estremismo, coinvolgimento e simili) siano le stesse sia per la maggioranza che per la minoranza, ma che siano correlate con lo status minoritario o maggioritario della fonte, le altre caratteristiche e/o il setting di influenza stesso. Altri autori sostengono che una qualsiasi posizione della minoranza, anche errata, provoca un pensiero divergente, inducendo a considerare una molteplicit di alternative, anche quelle non proposte dalla minoranza (pensiero concentrato sullargomento piuttosto che sulla posizione). La maggioranza invece produrrebbe un pensiero convergente e quindi una semplice imitazione. In definitiva, il cambiamento sociale dovuto pi allinfluenza di una minoranza attiva che a quella della maggioranza, che ci costringe ad assumere una prospettiva diversa e pi creativa.

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I processi decisionali nei gruppi


Nellambito delle decisioni prese allinterno dei gruppi spesso emergono posizioni pi estreme rispetto al semplice compromesso intorno alla media. Queste posizioni a volte sono pi rischiose, a volte pi prudenti. Questo fenomeno chiamato polarizzazione di gruppo, cio il rafforzamento di una posizione inizialmente dominante prodotto dalla discussione di gruppo. Una spiegazione di questo fenomeno quella del confronto normativo o sociale. Per valutare le proprie opinioni, le persone confrontano il proprio punto di vista con gli altri. Siccome le persone preferiscono avere unimmagine di s positiva e desiderano che anche gli altri abbiano una buona impressione di loro, questo processo di confronto subisce delle distorsioni che portano il soggetto a percepirsi come pi conforme alle norme. Ne deriva che quando si scopre, in una discussione di gruppo, che le opinioni degli altri si avvicinano maggiormente allalternativa prescelta, si assume una posizione pi estrema per differenziarsi dagli altri in senso positivo. Unaltra spiegazione quella dellinfluenza dellinformazione. Nella discussione di gruppo possono emergere numerosi argomenti, la maggior parte dei quali a favore della posizione gi prescelta dal gruppo. Alcuni di questi argomenti possono essere nuovi per alcuni membri, che ne rimangono influenzati e renderanno la loro reazione ancora pi estrema; si tratta di un processo di reciproca persuasione. Una terza teoria quella della categorizzazione del s. In ogni gruppo esiste un prototipo, cio una persona che differisce meno dai membri del proprio gruppo e pi dai membri degli altri gruppi. Questa persona il punto di riferimento normativo, e le sue argomentazioni saranno percepite come pi informative e persuasive, soprattutto in presenza di un outgroup molto diverso dallingroup. Un caso estremo della polarizzazione di gruppo il groupthink, che avviene quando allinterno di un gruppo la ricerca del consenso diventa unesigenza talmente impellente da manomettere la percezione della realt. Le condizioni che favoriscono questo processo sono la coesione del gruppo, lisolamento da altre fonti di informazione e la predilezione del leader per unopzione particolare.

Obbedire a ordini immorali: linfluenza sociale di unautorit


Per valutare linfluenza sociale dellautorit sono stati condotti degli esperimenti in cui la fonte di influenza gode di uno status elevato e impartisce ordini espliciti al soggetto affinch compia unazione che spontaneamente non compierebbe o troverebbe ripugnante. In queste situazioni, stato rilevato che una buona percentuale di soggetto obbedisce agli ordini dellautorit anche quando le azioni che deve compiere sembrano palesemente nocive per il complice dellesperimento (la vittima). Le variabili situazionali di questo esperimento sono state manipolate in vario modo. Allaumentare della vicinanza fisica ed emotiva della vittima diminuisce lobbedienza; risultati analoghi sono stati registrati al variare dellautorit e del controllo dello sperimentatore. Se lo sperimentatore cedeva il posto ad un sostituto, la percentuale di obbedienza scendeva di molto. Anche il comportamento dei pari importante: se essi si rifiutano di obbedire, lo faranno anche i soggetti, mentre se obbediscono, i soggetti ubbidiranno con loro. In queste situazioni evidente il ruolo svolto dai fattori interpersonali rispetto a quelli intrapersonali. Se si chiedesse a qualcuno di stimare il numero di soggetti che avrebbero obbedito allo sperimentatore, inevitabilmente si otterrebbe una stima delle percentuali di obbedienza molto pi bassa rispetto alla realt. Questo fatto si verifica a causa dellerrore fondamentale di attribuzione, cio alla tendenza a sovrastimare il ruolo dei fattori situazionali e a sottovalutare linfluenza dei fattori di personalit. I risultati degli esperimenti spiegati sopra si possono spiegare in quanto lautorit percepita come degna di fiducia, legittima e credibile. In secondo luogo, le persone giungono a commettere azioni che producono conseguenze pi gravi solo gradualmente. In terzo luogo entra in gioco lo spostamento dellagente (le persone si giustificano dicendo che eseguono solamente gli ordini).

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Le relazioni intergruppi
Introduzione
Le relazioni intergruppi sono azioni compiute da membri di un gruppo nei riguardi dei membri di un altro gruppo. Esse possono essere conflittuali oppure cooperative.

Concezioni popolari del conflitto intergruppi e del pregiudizio


Il pregiudizio come tipo di personalit. Il conflitto tra i gruppi si manifesta spesso nel pregiudizio, che un atteggiamento denigratorio nei confronti dei membri di un altro gruppo sociale. Le prime spiegazioni dellorigine del pregiudizio (Adorno) si basavano sulla personalit: se i genitori (che sono i principali agenti di socializzazione e quindi di formazione della personalit) fossero stati troppo severi, i figli avrebbero scaricato la loro aggressivit naturale non su di loro (oppure sulle figure autorevoli) per timore di una punizione, ma sui gruppi pi deboli ed emarginati. Questa teoria ha il difetto di trascurare i fattori socioculturali per concentrarsi troppo sulle differenze individuali; inoltre non riesce a spiegare il fatto che intere societ possono essere vittime dello stesso pregiudizio, che infine pu manifestarsi in tempi molto inferiori rispetto a quelli necessari al rinnovamento generazionale. La teoria del capro espiatorio: laggressione tra gruppi come risultato della frustrazione. Le tendenze aggressive verso le minoranze pi deboli e accessibili possono essere spiegate anche con la teoria della frustrazione: circostanze esterne sfavorevoli possono generare frustrazione, che a sua volta genera aggressivit che si scarica verso bersagli vulnerabili (il capro espiatorio) anche se essi non hanno colpe. Le critiche che sono state avanzate a questa teoria sono il fatto che livelli assoluti di frustrazione spesso sono meno efficaci nel provocare laggressivit del senso di deprivazione relativo; inoltre essa assume che il comportamento intergruppi sia guidato dalle emozioni piuttosto che dagli scopi. Comportamento interpersonale vs comportamento di gruppo. Il comportamento interpersonale (Tajfel) indica le azioni compiute da un individuo in quanto individuo unico, mentre il comportamento intergruppi allude alle azioni compiute dallindividuo in quanto membro di un gruppo. Questa separazione permette di spiegare luniformit di comportamento nelle situazioni in cui i gruppi sono psicologicamente salienti e quando sono a contatto con altri gruppi, senza contare il fatto che nelle situazioni di gruppo i comportamenti sono diversi anche qualitativamente. Ogni comportamento si situer quindi in un continuum le cui estremit sono rappresentate dal comportamento interpersonale e da quello intergruppi, in dipendenza da tre fattori: la consapevolezza dei confini tra le categorie, luniformit del comportamento e le percezioni stereotipate.

Il comportamento intergruppi come risposta a interessi di gruppo reali o immaginari


Se un gruppo ha interessi che coincidono con quelli di un altro gruppo, probabile che si instauri un comportamento cooperativo, perch se laltro gruppo ricambia latteggiamento pi probabile che il risultato sia positivo. Se invece gli interessi sono in conflitto, pi probabile che si sviluppi un comportamento competitivo, che pu accompagnarsi ad atteggiamenti preconcetti o anche a comportamenti apertamente ostili. Questa teoria stata confermata da un celebre esperimento di Sherif sui bambini dei campi estivi, dimostrando che le due teorie presentate prima sono insufficienti.

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La semplice appartenenza a un gruppo come fonte di discriminazione intergruppi


Tajfel e i suoi collaboratori dimostrarono che la semplice appartenenza ad un gruppo sufficiente per provocare un comportamento intergruppi, in particolare provocando giudizi tendenziosi e comportamenti discriminatori. Una prima spiegazione di questo fenomeno in quella che sottolinea il ruolo delle norme. In tutte le culture in cui sono stati condotti gli esperimenti la consapevolezza di essere membri di un gruppo evoca associazioni con squadre e giochi di squadra, che rendono estremamente saliente una norma competitiva e quindi il desiderio di vincere sullaltro gruppo. Uno dei punti deboli di questa teoria che non possibile prevedere in anticipo quale norma prevarr in una data cultura (infatti, oltre al desiderio di competizione, ce ne possono essere molte altre), inoltre le spiegazioni di tipo normativo sono troppo generali e quindi scarsamente predittive. Una spiegazione pi convincente quella in termini di processi di categorizzazione. Unesigenza imprescindibile per la comprensione, lorganizzazione e la strutturazione del mondo fisico e sociale quella della differenziazione categoriale. Anche categorie insignificanti per il comportamento in questione (come lappartenenza a un gruppo piuttosto che a un altro) sono sufficienti per far s che si verifichi la differenziazione categoriale, attuando comportamenti diversi per gruppi diversi. La categorizzazione non solo accentua le differenze tra i gruppi, ma rafforza anche il fatto che membri della stessa categoria siano considerati pi simili (di solito gli altri gruppi sono visti come pi omogenei del proprio). La teoria della categorizzazione non riesce per a spiegare il motivo per cui il proprio gruppo (e non laltro) favorito rispetto alloutgroup. Unaltra ipotesi quella dellinteresse personale indiretto: si tenderebbe a favorire i membri del proprio gruppo perch si pensa che essi ricambino il favore; questa teoria presuppone lesistenza di una reciprocit di gruppo. In ogni caso, le discriminazioni tra gruppi sono un fenomeno complesso, in cui entrano in gioco molte motivazioni diverse.

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Appartenenza a un gruppo e identit sociale


Il nostro senso di identit sociale strettamente legato alle nostre varie appartenenze ai gruppi; questo fenomeno pu avere delle implicazioni per il comportamento intergruppi, come il fatto tendiamo a vedere i gruppi a cui apparteniamo sotto una luce pi favorevole perch in questo modo possiamo avere di riflesso unopinione pi positiva anche di noi stessi. Le valutazioni del gruppo hanno carattere relativo, cio giudichiamo il valore e il prestigio del nostro gruppo confrontandolo con gli altri, anche distorcendo le informazioni (teoria dellidentit sociale). Anche in casi in cui i gruppi sono scarsamente differenziati di per s, laffermazione della propria specificit diventa fondamentale e si cerca di diversificare il pi possibile i gruppi. Esiste quindi un legame causale diretto tra discriminazione tra gruppi e autostima. Si pensa che questo legame si verifichi perch generalmente il rispetto di s preferito a una visione neutra o negativa, oppure perch unautostima precedentemente bassa, forse derivante dal fatto di appartenere a un gruppo sociale basso, provochi discriminazione tra gruppi allo scopo di elevarla a livelli normali. Tuttavia le prove empiriche hanno dato risultati contrastanti; lipotesi dellidentit sociale non pu essere quindi del tutto accettata. Il suo maggiore pregio quello di attribuire un significato ad una vasta gamma di fenomeni che hanno luogo nei contesti naturalistici. Sarebbe logico pensare che lidentificazione con il gruppo si accompagni a un favoritismo verso il proprio gruppo, ma in realt questa correlazione piuttosto instabile, forse a causa del fatto che i processi psicologici proposti dalla teoria dellidentit sociale non sono attivi in tutti i gruppi. Lappartenenza a un gruppo di status inferiore unesperienza negativa, sia in senso materiale che in senso psicologico. Lesito dei confronti disponibili sar ripetutamente negativo per i membri di questi gruppi. In questo stato di cose, una via duscita quella di abbandonare il gruppo, cercando di identificarsi in un gruppo dominante e di entrare in esso. Ma non sempre questo possibile; strategie alternative sono quelle di effettuare confronti solo con altri gruppi di status simile o inferiore, in modo che lesito sia pi favorevole; unaltra strategia quella di modificare i parametri del confronto o di inventarne di nuovi; la terza quella di sfidare direttamente la superiorit del gruppo dominante, rivendicando pubblicamente cambiamenti a livello economico e sociale. La scelta della strategia da adottare dipende dallatmosfera sociale dominante. Se essa non consente di immaginare modifiche allo status quo, pi probabile che la scelta cada sulle prime due opzioni; se essa concepita come instabile e illegittimo, potranno optare per la terza. Un altro fattore decisivo nel generare agitazione sociale quello della deprivazione relativa, cio la percezione di una discrepanza tra quello che si ha e quello che si pensa di meritare, spesso generata dal confronto con altri gruppi.

La riduzione del conflitto tra gruppi


Per ridurre i conflitti tra i gruppi utile proporre una cooperazione per raggiungere scopi superordinati; tuttavia questa strategia ha successo solo se gli scopi sono effettivamente raggiunti e se i ruoli dei due gruppi sono specifici e complementari. Un altro modo per ridurre i conflitti quello di ridefinire i membri di due gruppi come appartenenti ad ununica categoria superordinata, in modo che i membri delloutgroup siano ricategorizzati come membri del nuovo gruppo pi ampio, favorendo latteggiamento nei loro confronti. Anche incrociare due o pi categorie sociali ha un effetto benefico, perch i processi della differenziazione tra le categorie e dellassimilazione allinterno di ciascuna categoria si neutralizzano a vicenda. In questo caso importante per che le categorie abbiano rilevanza simile. Il contatto tra gruppi diminuisce il pregiudizio e lostilit tra i gruppi, ma solo con la cooperazione per raggiungere scopi comuni. Anche la misura in cui i soggetti interagiscono in qualit di singoli o di gruppo importante; ma se il cambiamento positivo dato da una situazione interpersonale, non detto che esso possa estendersi a tutto il gruppo. Per questo utile mantenere i confini originari fintanto che i due gruppi sono positivamente interdipendenti e capaci di collaborare in una situazione di uguaglianza. Questa strategia pu per anche amplificare i cambiamenti negativi (oltre che quelli positivi), inoltre le interazioni intergruppali possono essere pi ansiogene di quelle interpersonali, e lansia pu ostacolare la formazione di relazioni sociali armoniose. 60