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Aronson Wilson Akert: PSICOLOGIA SOCIALE

Capitolo 1 - Che cos la psicologia sociale

La psicologia sociale lo studio scientifico dellinfluenza sociale, ovvero dei modi attraverso cui i pensieri, i sentimenti e i comportamenti delle persone vengono influenzati dalla presenza reale o immaginaria degli altri. Linfluenza sociale assume forme sia dirette (come la pubblicit) che indirette (a livello di cultura).

1.1 Il potere dellinterpretazione sociale

La psicologia sociale si differenzia dallantropologia e dalla sociologia in quanto si interessa non alle situazioni sociali in senso oggettivo, ma al modo in cui le persone vengono influenzate dalla loro interpretazione, o costruzione, dellambiente sociale. E importante quindi capire come una persona percepisce o interpreta tale ambiente, piuttosto che comprenderlo oggettivamente.

Le origini di questa interpretazione sono oggetto di attenzione particolare, ovvero i fattori che determinano i pensieri e i comportamenti delle persone.

Un altro tratto caratteristico della psicologia sociale quello di essere una scienza sperimentale, che sottopone a prova empirica le proprie ipotesi. Essa non si basa n sulla cosiddetta saggezza popolare o sul buon senso, n sulle opinioni o intuizioni di filosofi, romanzieri, politici, giornalisti o altro. Anche se buona parte della psicologia contemporanea basata sul pensiero analitico dei filosofi, la psicologia sociale cerca di approcciare anche le domande analizzate dalla filosofia in modo scientifico.

1.2 La psicologia sociale e la psicologia della personalit

Anche la psicologia della personalit si occupa dello studio degli individui e della ragioni che sottostanno alle loro azioni. Essa per si concentra sulle differenze individuali, trascurando quella che una delle fonti principali del comportamento umano: linfluenza sociale. Molto spesso nei rapporti interpersonali si tende proprio a sopravvalutare la componente della personalit individuale, nel valutare il comportamento di una persona.

1.3 La psicologia sociale e le scienze sociali

Il comportamento sociale viene studiato da diverse scienze, quali la sociologia, leconomia e le scienze politiche. La psicologia sociale per se ne differenzia in quanto il suo oggetto di studio, pi che le classi sociali, le strutture e le istituzioni, lindividuo nel contesto della situazione sociale. Inoltre, lo scopo della psicologia sociale di identificare le propriet universali della natura umana che, indipendentemente dalle classi o strutture sociali, rendono ciascuno di noi sensibile allinfluenza sociale. Per questo motivo si promuove la ricerca interculturale.

2. Il potere dellinfluenza sociale

Lerrore per cui si tende ad interpretare il comportamento delle persone in termini di personalit, trascurando linfluenza sociale, detto errore fondamentale di attribuzione.

2.1 Sottostimare il potere dellinfluenza sociale

Perch si tende a sottostimare linfluenza sociale? Principalmente per due motivi:


Il senso di falsa sicurezza: se un comportamento deviante pu essere attribuito ad una personalit tarata, ne deriva la sensazione che a noi non potr mai capitare; La tendenza a semplificare situazioni che sono complesse, che spesso ci impedisce di comprendere a fondo un comportamento.

E invece importante capire che aspetti della situazione sociale che possono sembrare anche poco importanti, producono effetti macroscopici sui comportamenti delle persone, a volte fino ad annullare linfluenza della personalit individuale.

2.2 La soggettivit della situazione sociale

Per il comportamentismo si poteva spiegare ogni comportamento umano in termini di analisi delle ricompense e punizioni riservate dallambiente al soggetto, senza nessun riguardo per concetti come cognizione, pensiero o sentimento. Questo approccio si rivelato troppo semplicistico, in quanto

non si pu comprendere un comportamento limitandosi alle propriet fisiche di una situazione, ma si deve capire come le persone costruiscono il mondo che le circonda.

La psicologia della gestalt ha posto i fondamenti dello studio dellinterpretazione individuale della situazione sociale. Questa teoria si concentra sulla fenomenologia del soggetto della percezione, ovvero sul modo in cui gli oggetti si presentano alla persone, piuttosto che sui singoli elementi dello stimolo oggettivo.

Importanti in questo senso furono gli studi di Kurt Lewin, ebreo tedesco emigrato in USA negli anni 30. Lewin applic i principi della gestalt alla percezione sociale.

Le costruzioni sociali soggettive possono essere semplici, ma anche molto complesse.

3. Da dove arrivano i costrutti: le motivazioni umane fondamentali

In ogni determinato momento, i pensieri e comportamenti umani sono sottesi da una moltitudine di motivazioni sovrapposte. Dopo anni di studi, gli psicologi sociali hanno individuato due motivazioni fondamentali:

il bisogno di essere accurati; il bisogno di giustificare i nostri pensieri e le nostre azioni (essere a posto con la coscienza);

Spesso queste motivazioni ci spingono nella stessa direzione, altre volte entrano in conflitto fra loro, producendo conseguenze non sempre positive.

3.1 Lapproccio basato sullautostima: il desiderio di star bene con s stessi

Molte persone hanno bisogno di mantenere unalta stima di s, di vedersi come individui rispettabili, competenti e affidabili. Ci porta spesso a dare una visione distorta del mondo per potersi sentire bene con s stessi.

Unaltra esigenza fondamentale quella di giustificare il comportamento precedente. In determinate condizioni ci spinge a commettere azioni che potrebbero apparire sorprendenti o paradossali, ovvero preferire le persone e le cose per cui si sofferto, piuttosto che quelle associate con il benessere e il piacere.

3.2 Lapproccio della cognizione sociale: il bisogno di essere accurati

Gli esseri umani hanno sorprendenti facolt logiche e cognitive, che usano per costruirsi una propria visione del mondo. Lo studio del modo in cui gli esseri umani concepiscono il mondo detto approccio cognitivo alla psicologia sociale, o cognizione sociale.

Il compito per non sempre facile o immediato, perch spesso il problema la non conoscenza di tutti gli elementi necessari a giudicare una data situazione. Ogni giorno prendiamo tantissime decisioni, anche se non disponiamo di dati sufficienti.

Inoltre, spesso le nostre aspettative sul mondo sociale vanno in conflitto con la percezione che abbiamo di esso, e a volte lo modificano. Questo meccanismo alla base del fenomeno cosiddetto della profezia che si autoadempie (vedi esperimento sui test di intelligenza nelle scuole).

3.3 Altre motivazioni

Naturalmente, oltre alle motivazioni sopra evidenziate, possono esserci molti altri fattori che influenzano la nostra visione del mondo: istinti biologici, paura, promessa di ricompense, ecc. Unaltra motivazione significativa il bisogno di controllo sul proprio ambiente.

4. La psicologia sociale e i problemi sociali

Lo scopo degli studi della psicologia sociale, oltre a quello di investigare sulle ragioni profonde del comportamento umano, si pu trovare anche nel dare un contributo alla soluzione di problemi reali, quali la riduzione dellostilit e del pregiudizio, il diffondersi dellaltruismo e della generosit, ecc. La capacit di comprendere e spiegare il complesso comportamento sociale contiene in s una sfida al suo cambiamento.

PARTE PRIMA COMPRENDERE NOI STESSI E IL MONDO SOCIALE

Capitolo 2 - La cognizione sociale

Si devono innanzitutto distinguere due tipi di cognizione sociale:

un tipo di pensiero veloce e automatico, che interviene quando agiamo senza pensare, ovvero senza riflettere coscientemente un pensiero controllato, deliberato, che interviene quando dobbiamo prendere decisioni importanti riguardanti la nostra vita.

Spesso questi due tipi di pensiero operano insieme con ottimi risultati.

1. Il pilota automatico: pensare senza sforzi

Spesso le persone si adattano molto rapidamente alle situazioni nuove, valutando intuitivamente gli altri, le situazioni e gli sviluppi futuri. Questo avviene grazie ad una sorta di analisi automatica dellambiente, basata sulle nostre precedenti esperienze e conoscenze del mondo. E una modalit che avviene in maniera non conscia, non intenzionale e senza sforzo, e viene detta pensiero automatico.

1.1 Le persone come teorici quotidiani: il pensiero automatico senza schemi

Il pensiero automatico ci aiuta a comprendere situazioni nuove collegandole alle nostre esperienze precedenti. Per fare questo utilizziamo degli schemi, ovvero strutture mentali che organizzano la nostra conoscenza del mondo sociale. Tali strutture influenzano profondamente le informazioni che registriamo, su cui riflettiamo e che successivamente ricordiamo.

Quando vengono applicati ai membri di un gruppo sociale, al genere o alletnia, gli schemi vengono definititi come stereotipi. Numerosi esperimenti hanno dimostrato che gli stereotipi influiscono in maniera notevole anche sulle percezioni, portando a comportamenti distorti ed errati. Ci accade quando le persone utilizzano il pensiero automatico, anche se consciamente non si riconoscono nei pregiudizi incarnati dagli stereotipi.

Gli schemi, anche se ci possono portare ad una visione distorta del mondo, in realt sono fondamentali per poter affrontare le situazioni nuove, riducendo lambiguit interpretativa e permettendoci di selezionare le informazioni che ci vengono dal mondo esterno. Il problema si pone quando ci si aggrappa eccessivamente a schemi che non sono rappresentazioni accurate del mondo.

Gli schemi inoltre fungono da guide della memoria: la memoria umana ricostruttiva, e le persone riempiono gli spazi vuoti con le informazioni coerenti con i propri schemi.

La scelta dello schema da applicare alle diverse situazioni dipende dallaccessibilit. Esistono due tipi di accessibilit:

in base allesperienza passata: questi schemi sono sempre accessibili in base ad un evento contingente che ha fissato uno schema in memoria: in questo caso laccessibilit pu essere temporanea, e indotta.

Il priming appunto il fenomeno per cui esperienze recenti aumentano laccessibilit di uno schema.

Il priming un ottimo esempio di pensiero automatico, in quanto le persone non sono consapevoli del fatto che stanno applicando concetti o schemi cui capitato di pensare poco prima. La cosa funziona anche tramite messaggi subliminali.

Gli schemi sono caratterizzati da una notevole persistenza, tanto che possono sopravvivere anche quando non sono sostenuti pi da nessuna evidenza. Quando incontriamo informazioni nuove, o vediamo confutate quelle acquisite, non rivediamo i nostri schemi. A volte invece si verifica il fenomeno della profezia che si autoadempie: a) le persone hanno delle aspettative rispetto ad un altro individuo b) ci influenza il modo di agire nei suoi confronti

c) queste attese influenzano la risposta dellindividuo, che adotta comportamenti coerenti con le attese, facendo in modo che queste diventino vere.

Questo fenomeno pu comportare serie conseguenze, soprattutto per chi vittima di aspettative negative.

La cultura in cui siamo cresciuti una fonte fondamentale per i nostri schemi, e influenza notevolmente ci che notiamo e memorizziamo del mondo.

1.2 Strategie e scorciatoie mentali

Unaltra forma di pensiero automatico quella di applicare regole specifiche e scorciatoie mentali quando pensiamo al mondo sociale.

Quando gli schemi che abbiamo non sono adeguati, o quando ne abbiamo troppi che potrebbero andare bene e siamo nellincertezza, spesso impieghiamo la scorciatoia delleuristica del giudizio. In molti casi queste euristiche funzionano e portano ad ottimi risultati, in altri sono inadeguate o male impiegate, portando a giudizi errati.

Leuristica della disponibilit: si riferisce ai giudizi fondati sulla facilit con cui riportiamo alla mente esempi che riguardano la situazione in esame. Il problema che spesso ci che ricordiamo non caratteristico del quadro generale, e ci porta a conclusioni errate.

Leuristica della rappresentativit: per categorizzare qualcosa di nuovo, le persone giudicano quanto sia simile al caso tipico. Questo tipo di euristica viene utilizzato spesso anche quando avremmo a disposizione informazioni medie di base che contraddicono le conclusioni raggiunte, portando a conclusioni errate.

Leuristica dellancoraggio e dellaccomodamento: una strategia con cui le persone utilizzano un numero o un valore come punto di partenza e quindi precisano la loro risposta rispetto ad esso. Spesso per i valori da cui si parte sono frutto di esperienze personali atipiche, e perci non sono affatto rappresentative del reale. Quando si generalizza partendo da un campione di informazioni per arrivare alla sua totalit, viene messo in atto un processo chiamato campionamento tendenzioso.

1.3 La pervasivit del pensiero automatico

Il nostro pensiero pu diventare automatico quanto le nostre azioni. Lelaborazione automatica si verifica senza che ce ne accorgiamo, e da qui deriva la difficolt nel definirla. E per essenziale per poter categorizzare il mondo con velocit ed efficacia, e poter utilizzare il pensiero conscio per fini pi importanti. Questa strategia implica per un prezzo da pagare, che sta nel rischio di categorizzare una persona o un oggetto in maniera erronea.

2. La cognizione sociale controllata

Il pensiero controllato conscio, intenzionale, volontario e richiede energia mentale. Uno degli scopi del pensiero controllato porre freni e bilanciamenti al pensiero automatico. Tuttavia, proprio perch il pensiero controllato richiede energia e motivazione, spesso lasciamo che sia il pensiero automatico a gestire le cose (come molto spesso guardando la pubblicit in TV). Questo naturalmente a meno che non siamo particolarmente motivati ad analizzare un messaggio ed abbiamo le energie necessarie. Anche le conseguenze coinvolte nel giudizio sono importanti nellattivare o meno il pensiero controllato.

2.1 Credere automaticamente e non credere controllato

Alcune teorie sostengono che le persone sono programmate per credere automaticamente a tutto ci che vedono o sentono. Ci fa parte di un meccanismo fondamentale per la vita sociale. Tuttavia, a volte, ci che vediamo e sentiamo non vero. Laccettazione iniziale si verifica inconsapevolmente e senza impegno o intenzionalit. Il giudizio e la non accettazione sono invece frutto dellelaborazione controllata, sempre che le persone abbiano lenergia e la motivazione per attivarla. Se ci non avviene, si pu arrivare ad accettare delle falsit.

2.2 Annullamento mentale del passato: il pensiero controfattuale

Le persone si impegnano spesso nel pensiero controfattuale, ovvero ragionare su cosa sarebbe potuto succedere se le cose fossero andate diversamente. La facilit con cui si riesce ad annullare il passato, pensando ad esiti alternativi, pu produrre un impatto notevole sulle spiegazioni che ci diamo del passato e sulle emozioni collegate. Pi facile annullare mentalmente un esito, e pi forte la reazione emotiva ad esso. E alcuni generi di esiti sembrano facili da evitare o modificare, non tanto perch lo siano realmente, quanto per la facilit con cui li possiamo annullare mentalmente.

3. Per un ritratto del giudizio umano

Le abilit cognitive del pensiero umano possono portare a grandi risultati culturali e intellettuali, ma anche a compiere errori fondamentali. Come si spiega?

E tuttora in corso un dibattito su quale dei due tipi di pensiero (automatico o controllato) sia pi importante per il nostro funzionamento. Ci che chiaro che entrambi sono estremamente utili. Forse la migliore metafora del pensiero umano quella secondo cui le persone sono scienziati imperfetti, che cercano di scoprire la natura del mondo sociale in maniera logica, ma che non ci riescono alla perfezione. Possiamo ancora migliorare.

3.1 Come insegnare le abilit di ragionamento

Viste le conseguenze spiacevoli, e a volte tragiche, del ragionamento umano, ci si deve porre il problema di come rimediare, insegnando alle persone come migliorare le proprie inferenze.

Uno dei possibili metodi quello di spingere le persone a considerare con maggiore modestia le loro capacit di ragionamento: spesso infatti ci sentiamo infallibili.

Un'altra possibilit quella di insegnare alle persone alcuni dei principi statistici e metodologici fondamentali relativi al ragionamento corretto, nella speranza che poi li applichino nella loro vita quotidiana.

Capitolo 3 La percezione sociale: come arriviamo a comprendere gli altri

Studiare il comportamento degli altri ci aiuta a comprendere il nostro mondo sociale. Lo studio della percezione sociale riguarda i modi in cui creiamo impressioni e formuliamo giudizi nei confronti degli altri.

1. Il comportamento non verbale

Spesso possiamo comunicare senza parlare. La comunicazione non verbale si riferisce alle espressioni del volto, al tono della voce, ai gesti, alle posizioni e i movimenti del corpo, all'uso del tatto e allo sguardo.

Le funzioni della comunicazione non verbale, secondo Argyle, sono:

esprimere emozioni comunicare atteggiamenti comunicare i propri tratti di personalit facilitare la comunicazione verbale

La comunicazione non verbale a volte conferma e rafforza quella verbale, altre volte la contraddice.

1.1 Esprimere le emozioni con il viso

Darwin fu il primo a studiare l'espressione dei sentimenti nell'uomo e negli animali. Egli ipotizz che alcune emozioni primarie vengono espresse attraverso il volto nello stesso modo in tutte le culture. Era un'ipotesi funzionale all'evoluzionismo, secondo la quale anche questa capacit di comunicare aveva assunto un valore di sopravvivenza.

Anche studi pi recenti, tuttavia, confermano che, almeno per sei emozioni (rabbia, felicit, sorpresa, paura, disgusto e tristezza), le espressioni facciali sono le stesse in tutte le culture umane.

Il compito di decodificare le espressioni facciali non sempre agevole, per tre motivi principali:

le persone spesso manifestano emozioni miste

vi sono delle occasioni in cui gli individui non vogliono mostrare le proprie emozioni (anche se questo, come diversi esperimenti hanno mostrato, pu portare a conseguenze negative dal punto di vista cognitivo e fisiologico la terza ragione ha a che fare con la cultura

1.2 La cultura e i canali della comunicazione non verbale

Esistono alcune regole di esibizione, proprie di ciascuna cultura, che controllano quali tipi di espressione emotiva vadano mostrati. Le regole culturali che reggono l'espressione non verbale in oriente sono notevolmente diverse da quelle occidentali.

Altre modalit di espressione non verbale normate dalla cultura sono quelle relative allo sguardo, o allo spazio personale, o ancora ai gesti e ai cosiddetti emblemi (gesti che dispongono di definizioni chiare e comprensibili, ad es. l'OK)

1.3 La comunicazione verbale mediante pi canali

La vita quotidiana si compone di interazioni sociali svolte utilizzando pi canali di comunicazione non verbale. Alcuni esperimenti hanno dimostrato che le informazioni non verbali sono spesso ridondanti e favoriscono l'interpretazione degli interlocutori. Si anche notato che alcune persone (in particolare gli estroversi) sono molto abili nel decodificare gli indizi non verbali, mentre altre (di solito gli introversi) sono carenti.

1.4 Differenze di genere nella comunicazione non verbale

In generale gli studi hanno dimostrato che le donne sono pi brave nel decodificare la comunicazione non verbale, ma non sempre: se l'interlocutore mente, pi facilmente smascherato da un uomo rispetto ad una donna. Questo deriva, secondo alcuni, dal ruolo sociale delle donne, che sono portate a mostrare (e ci si aspetta da loro) maggiore sensibilit, gentilezza e disponibilit. Ci porta alla sottovalutazione della capacit di mentire e alla differenza nel comportamento non verbale.

2. Le teorie implicite di personalit: come si riempiono gli spazi vuoti

Uno degli schemi fondamentali usati dalle persone per farsi delle impressioni sugli altri la cosiddetta teoria implicita di personalit, che composta dalle idee su quali tratti di personalit si accordano fra loro (ad es. gentile-generoso, tirchia-irritabile, ecc.)

2.1 La cultura e le teorie implicite di personalit

Le teorie implicite di personalit si formano lungo un certo arco di tempo e si basano sulle nostre esperienze, ma anche sulla nostra cultura. La cosiddetta personalit artistica, ad esempio, tipicamente occidentale, mentre non esiste in oriente. Anche la lingua interviene nel definire termini che individuano una certa personalit, producendo teorie implicite che influenzano notevolmente le impressioni che ci creiamo a vicenda.

3. L'attribuzione causale: le risposte ai nostri perch

Sulla base del comportamento non verbale possiamo azzardare ipotesi sulla personalit di una persona, dopodich riempiamo i vuoti con le nostre teorie implicite. Ma questi mezzi non garantiscono affatto l'accuratezza delle nostre valutazioni. Se vogliamo andare oltre, dobbiamo inferire la vera natura delle persone e i motivi delle loro azioni. La teoria dell'attribuzione studia il modo in cui rispondiamo a questa esigenza.

3.1 La natura del processo di attribuzione

La teoria di Heider raffigura le persone come scienziati sociali che cercano di comprendere il comportamento degli altri assemblando varie informazioni fino ad arrivare ad una spiegazione ragionevole.

Quando cerchiamo di decidere il perch di un determinato comportamento, possiamo compiere:


un'attribuzione interna (relativa alla personalit, agli atteggiamenti, al carattere dell'altro) un'attribuzione esterna (relativa alla situazione in cui l'altro si trova)

Ovviamente la valutazione che diamo di un certo comportamento molto influenzata dal tipo di attribuzione.

Heider ha anche evidenziato che in genere la preferenza viene data alle attribuzioni interne: ci concentriamo sulle persone, piuttosto che sulle situazioni, molto spesso difficili da osservare e descrivere.

3.2 Il modello della covariazione: attribuzioni interne vs. esterne

Kelley ha suggerito che la decisione sulle attribuzioni deriva anche da un'analisi del comportamento degli altri in diverse situazioni temporali e spaziali. In particolare si fa attenzione a tre tipi di informazioni:

consenso: come si comportano altre persone rispetto al medesimo stimolo specificit: come si comporta l'attore rispetto ad altri stimoli coerenza: quante volte si ripete lo stesso comportamento rispetto al medesimo stimolo.

Quando le tre fonti di informazione si combinano in pattern caratteristici, le persone effettuano l'attribuzione. Ad es. se consenso e specificit sono bassi, ma la coerenza alta, l'attribuzione pi spesso interna. Se tutte e tre sono alte, l'attribuzione sar pi facilmente esterna. Se la coerenza bassa, c' maggiore ambiguit, e perci si tende a pensare che qualcosa di insolito o contingente abbia provocato il comportamento.

Studi successivi hanno dimostrato che le informazioni di consenso sono meno importanti rispetto a quelle di specificit e coerenza.

3.3 Il bias di corrispondenza: le persone come psicologi della personalit

Lo schema pi diffuso sul comportamento umano quello secondo cui sono le caratteristiche personali degli individui ad indurli a comportarsi in un certo modo, e non le situazioni in cui si trovano. Questa tendenza chiamata errore fondamentale di attribuzione.

Non sempre un errore compiere un'attribuzione interna. Tuttavia numerosi studi dimostrano che le situazioni sociali producono un forte impatto sul comportamento, che le persone di solito tendono a sottovalutare.

Una delle ragioni per cui si compie l'errore fondamentale di attribuzione il fatto che di solito disponiamo di pi informazioni sulla persona piuttosto che sulla situazione in cui si trova. Inoltre le informazioni situazionali spesso sono di difficile interpretazione. Ci che vediamo e sentiamo l'individuo che ci si trova davanti, ed proprio questa salienza percettiva uno dei fattori che ci fa attribuire a lui la causa dei comportamenti che osserviamo. In questo processo entra anche l'influenza dell'euristica dell'ancoraggio e accomodamento, che ci spinge a formulare i nostri giudizi a partire da un punto di riferimento ben visibile e concreto.

Il processo di attribuzione di solito si struttura in due fasi: dapprima le persone operano un'attribuzione interna, quindi cercano di aggiustare l'attribuzione considerando la situazione in cui si trova l'altro. Questo secondo stadio per, comportando un tipo di pensiero meno automatico e pi controllato, richiede maggior sforzo e attenzione, per cui in determinate circostanze (stress, stanchezza, distrazione) le persone lo saltano a pi pari, mantenendo l'attribuzione interna anche se sbagliata.

In genere siamo consapevoli che anche le altre persone tendono a dare motivazioni interne ai nostri comportamenti. Siamo anche per convinti che le nostre azioni suscitino molta pi attenzione di quanto in realt avvenga. Questo fenomeno viene definito effetto riflettore. La conseguenza che spesso le persone si sentono in imbarazzo o difficolt molto pi di quanto la situazione richiederebbe. In realt, gli altri ci giudicano meno severamente di quanto crediamo, in quanto provano empatia per noi. Ma tale empatia viene da noi sottovalutata. Cos, sebbene siamo noi, e non i fattori situazionali, a risultare salienti per gli osservatori, anche vero che non siamo cos salienti come crediamo (e temiamo).

3.4 La differenza tra attore e osservatore

L'errore fondamentale di attribuzione non si applica alle attribuzioni che compiamo su noi stessi nella stessa misura in cui applicabile alle altre persone. Per spiegare il nostro comportamento, spesso ci affidiamo ad attribuzioni situazionali. Questo naturalmente provoca divergenze di valutazione con le altre persone. E' questa la differenza tra attore e osservatore.

Una delle spiegazioni si rif alla salienza percettiva: le attribuzioni vengono guidate da ci che vediamo e sentiamo: l'attore per l'osservatore, la situazione per l'attore.

Inoltre, gli attori dispongono ovviamente di maggiori informazioni situazionali su s stessi rispetto agli osservatori, soprattutto in termini di coerenza e specificit.

3.5 Le attribuzioni a proprio favore

Quando l'autostima minacciata, si compiono delle attribuzioni a proprio favore, ovvero si attribuiscono i successi al proprio valore personale, e i fallimenti a fattori situazionali. Le persone infatti tendono il pi possibile a mantenere la propria autostima, anche a costo di distorcere la realt modificando una cognizione. Un'altra possibile ragione si basa sull'esigenza di presentarsi bene agli altri. Esistono poi le attribuzioni difensive, che si verificano quando entra in gioco la consapevolezza di poter essere oggetto di eventi tragici o luttuosi. Una forma di attribuzione difensiva l'ottimismo irrealistico: le persone tendono a pensare ad un futuro luminoso pi probabile per loro rispetto agli altri.

Un altro modo per affrontare gli aspetti spiacevoli dell'esperienza umana credere che certe cose a noi non potranno mai capitare a noi, ma solo a persone malvagie. Questa viene definita credenza in un mondo giusto, e a volte produce conseguenze tragiche (vedi le vittime di stupro).

4. La cultura e le attribuzioni

Sono stati effettuati diversi studi per stabilire se i biases attribuzionali siano tipici di determinate culture oppure si possano considerare universali. In fondo la cultura pu essere considerato il fattore situazionale di base, quello che ci condiziona fin dalla nascita.

4.1 cultura e bias di corrispondenza

Gli studi hanno dimostrato che le persone appartenenti a culture individualiste (ad es. USA e occidente in genere) sembrano preferire le attribuzioni disposizionali, mentre gli appartenenti a culture che pongono in risalto l'appartenenza di gruppo e l'interdipendenza (soprattutto orientali) tendono a fare attribuzioni situazionali.

In realt anche i membri di culture collettiviste fanno attribuzioni disposizionali, ma sono maggiormente predisposti a considerare i fattori situazionali. Essi quindi sono in grado con pi probabilit di combattere l'errore fondamentale di attribuzione, che comunque presente universalmente.

4.2 La cultura e altri biases attribuzionali Per ci che riguarda la differenza attore/osservatore, l'appartenenza culturale non sembra influire pi di tanto. Verso s stessi, tutti tendono a fare attribuzioni situazionali, mentre verso gli altri le tendenze divergono.

I fattori culturali influiscono notevolmente invece nelle autovalutazioni, per cui il successo nelle culture collettiviste viene spesso attribuito al gruppo, e il fallimento ai singoli, all'opposto che nelle culture occidentali individualiste.

La credenza nel mondo giusto, dato che tende a giustificare le iniquit economiche e sociali, sono notevolmente pi diffuse nelle culture in cui esistono grandi divari tra ricchezza e povert.

5. Qual' la precisione delle nostre attribuzioni e impressioni?

La capacit di comprendere il comportamento degli altri fondamentale soprattutto per essere preparati al futuro.

In realt vi sono molte circostanze in cui non riusciamo ad essere precisi, soprattutto se le paragoniamo al grado di accuratezza che pensiamo di avere.

L'errore fondamentale di attribuzione la prima causa di problemi. E' importante quindi considerare il grande potere delle situazioni, che a volte sono in grado di travolgere le disposizioni delle persone.

Anche l'uso degli schemi, come le teorie implicite di personalit, fonte di errori. Questo perch le teorie spesso sono frutto di stereotipi.

E' fondamentale quindi saper reagire a tutti questi condizionamenti.

Capitolo 4 La conoscenza di s: come arriviamo a comprendere noi stessi

1. La natura del s

Il s composto in primo luogo dai nostri pensieri e credenze su noi stessi (concetto di s). In secondo luogo, il s anche un attivo elaboratore di informazioni (consapevolezza o coscienza). Questi due processi psicologici si combinano insieme per creare un senso coerente di identit.

Possiamo avere diversi S che si sviluppano in risposta alle diverse situazioni sociali.

Il senso del S praticamente assente negli animali, eccetto che nelle scimmie superiori. Nei bambini si sviluppa intorno ai due anni, anche se per avere una definizione complessa e poliedrica del s si deve raggiungere l'et adulta.

1.1 Le funzioni del s

Il s svolge essenzialmente due funzioni:

organizzativa: esistono degli schemi del s, delle strutture mentali che ci aiutano ad organizzare la conoscenza di noi stessi; esecutiva: il s regola il comportamento, le scelte e i progetti futuri delle persone. Ad esempio il s ha il compito di progettare a lungo termine, e di esercitare il controllo sulle azioni. Questo tipo di autoregolazione impiega molte energie mentali. Questo spiega perch, ad esempio, spesso non riusciamo ad autocontrollarci in situazioni di stress.

1.2 Differenze culturali nella definizione di s

Nelle culture occidentali, molti hanno una visione di s indipendente, che esalta l'individualismo. In quelle orientali pi frequente la visione di s interdipendente, che esalta l'associazione con le altre persone.

Naturalmente esistono eccezioni in entrambi i casi, che probabilmente aumenteranno con il crescere dei contatti fra le culture. Ma per ora le differenze del concetto di s sono importanti, e a volte comportano notevoli conseguenze sulla comunicazione.

1.3 Differenze di genere nella definizione di s

Al di l degli stereotipi, le donne sono pi interdipendenti relazionali, ovvero si focalizzano sulle relazioni intime, mentre gli uomini hanno una maggiore interdipendenza collettiva, ovvero si concentrano sulla loro appartenenza a grandi gruppi.

2. Conoscere noi stessi attraverso l'introspezione

L'introspezione consiste nel guardarsi dentro ed esaminare quelle informazioni che solo noi abbiamo circa i nostri pensieri, sentimenti e motivazioni.

2.1 Focalizzarsi sul s: la teoria della consapevolezza di s

L'introspezione compare in alcune circostanze, ma non un'attivit cognitiva frequente. I nostri pensieri si concentrano di pi sugli eventi, le persone e le conversazioni della vita quotidiana.

Secondo la teoria della consapevolezza di s, quando ci focalizziamo su noi stessi valutiamo e confrontiamo il nostro comportamento presente rispetto ai valori e alle regole interne. Diventiamo osservatori giudicanti di noi stessi.

Non sempre l'autofocalizzazione un procedimento piacevole: se possiamo cambiare il nostro comportamento per conformarlo ai nostri principi interni, allora va bene. Ma se sentiamo di non poterlo fare, allora la cosa risulter sgradevole, e ci spinger a non compiere l'autoesame. Molti comportamenti autodistruttivi come l'alcolismo, i disturbi alimentari e il suicidio sono forme di fuga da se stessi. Ma anche molte forme di espressione religiosa e spiritualit sono mezzi efficaci per evitare l'attenzione su di s.

2.2 Giudicare il perch ci sentiamo come ci sentiamo: dire di pi di quanto sappiamo

Molti dei nostri processi mentali di base avvengono al di fuori della coscienza. Noi siamo coscienti dei risultati finali, ma non dei processi cognitivi che hanno portato a quei risultati. Ci nonostante, l'introspezione ci pu convincere della nostra capacit di saper spiegare le nostre sensazioni.

Le persone infatti possiedono molte teorie su cosa influenza il loro comportamento e i sentimenti (teorie causali), e le usano per spiegarsi perch si sentono in un certo modo. Queste teorie molto spesso vengono dalla cultura in cui siamo cresciuti, e volte non sono corrette, per cui possono portare a conclusioni errate sulle cause del nostro comportamento.

2.3 Le conseguenze del riflettere sulle ragioni

Non solo difficile capire le nostre ragioni tramite l'introspezione, ma a volte potrebbe essere anche negativo. Molto spesso le persone, credendo di aver compreso le ragioni di determinati sentimenti o azioni, tendono a cambiare il proprio comportamento basandosi su queste ragioni, anche se sono fondamentalmente errate.

3. Conoscere noi stessi attraverso l'osservazione dei nostri comportamenti Un altro modo di conoscere se stessi quella di osservare i propri comportamenti. Secondo la teoria dell'autopercezione di Bem, quando i nostri sentimenti sono ambigui e incerti, li inferiamo osservando i nostri comportamenti e la situazione in cui ci troviamo. E il modo in cui lo facciamo riflette i principi della teoria dell'attribuzione.

3.1 La motivazione intrinseca vs. estrinseca

Indurre qualcuno ad un certo comportamento con l'uso di ricompense pu portare talvolta a conseguenze inattese. Chi segue una certa attivit con interesse ha di solito una motivazione intrinseca a farlo, non dipendente da ricompense o sollecitazioni. Se si aggiungono queste ultime (motivazioni estrinseche), l'attivit perde le sue caratteristiche di spontaneit per trasformarsi in qualcos'altro (un lavoro, ad es.). In queste condizioni gli individui perdono interesse per l'attivit stessa. Questo si chiama effetto di sovragiustificazione: le persone sopravvalutano l'influenza delle cause esterne sul loro comportamento, e sottostimano il loro interesse intrinseco.

Per evitare questo effetto una possibile soluzione quella di dare ricompense non semplicemente per il fatto di svolgere un'attivit (ricompensa contingente al compito), ma per il fatto di averla

svolta bene (ricompensa contingente alla prestazione), possibilmente per senza provocare stress da valutazione.

3.2 Comprendere le nostre emozioni: la teoria bifattoriale delle emozioni

Secondo la teoria delle emozioni di Schachter, inferiamo le nostre emozioni osservando il nostro comportamento interno, ovvero il grado di eccitazione fisiologica che avvertiamo. Prima avvertiamo l'eccitazione, poi dobbiamo cercarne una spiegazione adeguata, traendo informazioni dalla situazione in cui ci troviamo.

Una delle implicazioni di questa teoria che le emozioni delle persone sono in arte arbitrarie, perch dipendono da quella che sembra la spiegazione pi plausibile della propria eccitazione.

3.3 Trovare la causa sbagliata: l'attribuzione errata di eccitazione

Numerosi studi hanno dimostrato che, anche nella vita quotidiana, spesso si verifica l'attribuzione errata di eccitazione.

3.4 L'interpretazione del mondo sociale: le teorie delle emozioni come valutazioni cognitive

Le nostre emozioni non sono determinate soltanto dalla spiegazione che attribuiamo alla nostra eccitazione, ma anche dall'interpretazione della situazione compiuta in assenza di eccitazione. La teoria delle emozioni come valutazioni cognitive sostiene che le nostre emozioni derivano anche dal fatto che valutiamo un certo evento come positivo o negativo per noi stessi. La differenza tra questa teoria e quella di Schachter riguarda il ruolo dell'eccitazione. Nella teoria delle valutazioni cognitive, sono queste ultime a determinare l'eccitazione, mentre nella prima l'eccitazione l'evento scatenante.

Entrambe le teorie comunque concordano sul fatto che impariamo a conoscerci mediante l'osservazione degli eventi, incluso il nostro comportamento, e il tentativo di spiegarli.

4. Usare le altre persone per conoscere noi stessi

Il concetto di s non si sviluppa in un contesto solitario, ma modellato dalle persone che ci circondano. Il contatto sociale fondamentale.

4.1 Conoscere noi stessi attraverso il confronto sociale

La teoria del confronto sociale di Festinger verte su due importanti questioni:

quando procediamo al confronto sociale: evidentemente quando ci mancano dati oggettivi con cui poterci misurare e siamo in una situazione di incertezza; con chi scegliamo di farlo: in un prima fase con chiunque, in seguito ci si confronta con chi simile a noi in una dimensione o attributo considerato importante.

Ci confrontiamo socialmente verso l'alto solo per stabilire il criterio d'eccellenza. Ci confrontiamo invece verso il basso quando abbiamo il bisogno di sostenere il nostro Io.

4.2 Conoscere noi stessi attraverso gli occhi degli altri

Spesso le altre persone osservano la nostra personalit e le nostre emozioni in modo diverso da noi. E a volte sono in grado di fare valutazioni migliori. Questo perch spesso gli individui possono non voler riconoscere i propri tratti negativi, e quindi formulano previsioni errate sul proprio comportamento. Inoltre gran parte del nostro pensiero riguardo al mondo opera in maniera automatica e inconscia, per cui gli altri sono in grado di valutarlo meglio rispetto a noi stessi.

5. La gestione delle impressioni Dopo essere giunti a conoscere noi stessi, la natura sociale ci spinge a impiegare questa conoscenza per presentarci agli altri. E possiamo presentarci per quello che siamo o per quello che vogliamo che gli altri credano che siamo. In quest'ultimo caso ricorriamo alla gestione delle impressioni, ovvero alla preparazione pi o meno consapevole di una presentazione del S.

Una delle strategie di presentazione l'ingraziamento, ovvero quando lusinghiamo, lodiamo e ci rendiamo graditi ad una persona, di solito di status sociale superiore.

Un'altra strategia quella del self-handicapping. In questo caso le persone creano degli ostacoli e delle scuse verso se stesse per giustificare le ragioni del proprio fallimento. A volte questa strategia porta a delle autolimitazioni che possono impedire di portare a termine il compito.

Le diverse culture impiegano diversamente la gestione delle impressioni. Nelle culture orientali, legate all'interdipendenza, evitare l'imbarazzo pubblico ha un ruolo fondamentale. Ma anche in occidente si ricorre spesso a gestioni esagerate, pur di influenzare la percezione che di noi hanno gli altri.

Capitolo 5 Il bisogno di giustificare le nostre azioni

Una delle pi potenti cause che determinano il comportamento umano deriva dal nostro bisogno di preservare un'immagine di s stabile e positiva. Abbiamo bisogno di credere di essere persone ragionevoli e rispettabili che prendono le giuste decisioni e non si comportano in maniera immorale. Ma non sempre facile conservare questa credenza.

1. La teoria della dissonanza cognitiva

Alla sensazione di malessere provocata da informazioni che risultino discrepanti con il concetto di noi stessi come esseri ragionevoli e intelligenti si dato il nome di dissonanza cognitiva.

La dissonanza cognitiva spinge l'individuo a cercare di attenuare il malessere che essa stessa ha creato, come la fame o la sete. Ogni individuo dispone di tre modi fondamentali per ridurre la dissonanza:

1. cambiare il comportamento fino a farlo accordare con la cognizione dissonante 2. cercare di giustificare il proprio comportamento modificando una delle cognizioni 3. cercare di giustificare il comportamento mediante l'aggiunta di nuove cognizioni

1.2 Comportamento razionale e comportamento razionalizzante

Il bisogno di preservare la stima di s produce un pensiero che non sempre razionale, ma piuttosto razionalizzante. Le persone che sono impegnate a ridurre la dissonanza sono cos prese dal convincersi di avere sempre ragione che spesso si comportano in maniera irrazionale e inadeguata.

Gli argomenti insulsi a favore della nostra posizione, cos come gli argomenti validi a favore di quella degli altri, generano dissonanza, e quindi in preferibilmente vengono ignorati. In generale gli esseri umani non elaborano le informazioni in maniera non condizionata. Piuttosto le distorcono per adattarle alle loro nozioni preconcette.

1.3 Decisioni, decisioni e ancora decisioni

Ogni volta che prendiamo una decisione importante (ovvero impegnativa, difficile da modificare, che pu provocare danni ad altre persone) avvertiamo dissonanza. Questo fenomeno viene chiamato dissonanza postdecisionale.

Per ridurre la dissonanza, gli individui modificano le loro sensazioni rispetto agli oggetti scelti, divaricandoli mentalmente in modo da potersi sentire bene in merito alla scelta operata. In altre parole, cambiamo il modo in cui ci sentiamo rispetto alle alternative scelte (sopravvalutandole) o non scelte (sminuendole).

Pi la decisione importante, maggiore la dissonanza. E quanto pi permanente e irrevocabile la decisione, tanto pi forte il bisogno di ridurre la dissonanza. Per questo i venditori hanno sviluppato tecniche che creano nel cliente l'illusione della irrevocabilit (ad es. la tecnica del colpo basso), aumentando cos la probabilit di acquisto.

Spesso le nostre decisioni implicano questioni etiche. E la riduzione della dissonanza conseguente ad una grave decisione morale pu influenzare le persone a comportarsi in maniera pi o meno etica nel futuro.

Chi compie un'azione che va contro i propri principi morali, a seguito di questa decisione si trover a considerare meno grave quell'azione, nel tentativo di ridurre la dissonanza. Se invece lo stesso

individuo resiste alla tentazione, in seguito giudicher in maniera pi rigorosa la gravit di quella stessa azione. In pratica l'esito non sar semplicemente una razionalizzazione del comportamento, ma un vero e proprio cambiamento del sistema di valori. E ci avviene anche se le persone hanno un atteggiamento di partenza identico verso l'azione immorale.

1.4 La giustificazione degli sforzi

La maggior parte di noi compie numerosi sforzi per ottenere qualcosa che desidera realmente. A posteriori, possiamo accorgerci che il traguardo raggiunto non giustifica gli sforzi fatti. A questo punto, per ridurre la dissonanza, ci sono due possibilit:

rivedere il proprio concetto di s: in realt non accade quasi mai ripensare a ci che si raggiunto e trovarne nonostante tutto i lati positivi (anche se non esistono!)

Questo meccanismo fa s che, pi faticoso e doloroso raggiungere un certo risultato, pi quel risultato ci apparir in modo positivo, anche al di l delle sue qualit intrinseche.

1.5 La psicologia della giustificazione insufficiente

Vi sono delle situazioni in cui la maggior parte delle persone pensa che vi siano buone ragioni per non essere sinceri. Una di queste la necessit di essere gentili, ovvero di non ferire la sensibilit delle persone a cui teniamo. Questa una valida giustificazione esterna.

In casi invece in cui la giustificazione esterna poco importante o difficile da trovare, le persone cercano di trovare una giustificazione interna, avvicinando tra loro le due cognizioni del comportamento e dell'atteggiamento. In pratica finiscono per convincersi della bugia che dicono. Questo fenomeno viene chiamato counterattitudinal advocacy.

La cosa interessante di questo meccanismo che si presenta anche per atteggiamenti che riguardano questioni importanti.

1.6 Counterattitudinal advocacy, relazioni etniche e prevenzione dell'AIDS

In alcuni esperimenti condotti negli USA, il meccanismo della counterattitudinal advocacy stato usato, con risultati positivi, per modificare gli atteggiamenti degli studenti universitari verso i rapporti interetnici e la prevenzione dell'AIDS. Alcuni studenti vennero messi nelle condizioni di proporre messaggi favorevoli a questi atteggiamenti, rivolti ai loro compagni. La situazione di ipocrisia che si venne a creare fece s che, per ridurre la dissonanza, questi studenti cominciarono a mettere in pratica ci che avevano comunicato nei messaggi.

Tutte le societ si reggono in parte sul concetto di pena o della sua minaccia. Ogni membro della societ si trova continuamente in situazioni in cui minacciato di essere punito dai tutori dell'ordine se non rispetta le regole. Tuttavia, l'efficacia di una pena pesante non ha valore preventivo, ma solo legata alla presenza di una continua vigilanza.

In realt, proprio a causa dei meccanismi sopra evidenziati, la presenza di una pena pesante una forte giustificazione esterna che pu paradossalmente aiutare a ridurre la dissonanza dovuta ad un comportamento fuori dalle regole. La presenza di una pena pi lieve invece produce minore riduzione della dissonanza, e porta il soggetto a crearsi una giustificazione interna al comportamento corretto, che lo aiuter a interiorizzare quel comportamento. Ci fondamentale per aiutare ad es. i bambini a costruirsi un modello di valori permanente.

Questo meccanismo, che dall'autogiustificazione porta all'autopersuasione, stato reso evidente in numerosi esperimenti, che hanno coinvolto anche bambini molto piccoli.

L'autopersuasione ha tra l'altro effetti permanenti, a differenza dei tentativi diretti di persuasione che fanno uso di pressioni e convincimenti esterni. Questo proprio perch fa leva su motivazioni interne.

In conclusione, una ricompensa o una punizione pesante sono modi efficaci di fornire giustificazione esterna ad un'azione. Di conseguenza, rappresentano una strategia efficace per far s che una persona faccia una cosa in una determinata situazione, limitata nel tempo. Ma se vogliamo che quella persona sviluppi un atteggiamento radicato, minore sar la ricompensa o la pena, maggiore sar il cambiamento di atteggiamento e perci la permanenza dell'effetto. Le pene o le ricompense severe incoraggiano la condiscendenza, ma impediscono la reale modifica dell'atteggiamento.

1.7 Le conseguenze negative delle azioni buone o cattive

Cosa succede quando facciamo un favore a qualcuno? La teoria della dissonanza prevede che tenderemo a gradirla di pi dopo che le abbiamo fatto un favore.

La stessa cosa succede quando trattiamo male qualcuno: tenderemo a considerarlo meno di quanto vale in realt.

Questo meccanismo capace di produrre tragiche conseguenze. Per esempio spiega come in guerra i soldati possano riuscire a compiere atti orribili e crudeli: svalutando le proprie vittime a livello di non umani, di esseri inferiori. La dissonanza creata dal compiere violenza contro civili indifesi viene compensata da questa distorsione. E il fenomeno in grado di riprodursi a catena, per cui le atrocit che le persone sono disposte a commettere si accresceranno sempre pi attraverso una catena infinita di violenze seguite da autogiustificazione, a cui fanno seguito violenze maggiori e una disumanizzazione ancora pi intensa.

1.8 Cultura e dissonanza

Nelle societ meno individualiste, il comportamento di riduzione della dissonanza meno importante rispetto a quello che favorisce l'armonia del gruppo. Alcuni studi hanno per dimostrato che l'atteggiamento di riduzione della dissonanza in queste societ assume un carattere comunitario: ovvero, gli individui adeguano i loro giudizi con quelli degli altri che hanno un valore all'interno del gruppo di riferimento.

2. Nuove linee di ricerca sulla giustificazione di s

Ci che in realt scatena il cambiamento di atteggiamento e la distorsione cognitiva che pu verificarsi nel processo di riduzione della dissonanza il bisogno di preservare la propria immagine. In tempi recenti gli psicologi sociali hanno analizzato in maggiore profondit e in contesti nuovi la premessa fondamentale di questo bisogno.

2.1 La teoria della discrepanza del s

In accordo con la teoria della discrepanza del s (Higgins), gli individui avvertono la motivazione a preservare un senso di coerenza tra le loro varie credenze e percezioni rispetto al concetto di s.

In particolare, tali criteri trovano migliore riflesso nelle credenze che abbiamo sul genere di persona che aspiriamo ad essere il s ideale e il tipo di persona che crediamo di dover essere il s imperativo. Paragonare il nostro s reale con il s ideale e imperativo ci fornisce un importante strumento di valutazione del s.

Quando ci rendiamo conto che non siamo riusciti a rispettare i nostri criteri, mettiamo in campo strategie che ci permettano di rimediare al disagio psicologico e di riportare l'armonia tra le nostre credenze su noi stessi, ovvero tra il s reale e le nostre aspirazioni.

Quando le persone avvertono una discrepanza tra il proprio s ideale e quello reale, tendono a sviluppare emozioni negative collegate alla depressione. Se invece la discrepanza tra s reale e imperativo, si genera un pattern di emozioni che comprende paura, preoccupazione e altre legate all'ansia.

2.2 La teoria del mantenimento dell'immagine di s

Non solo il nostro stesso comportamento, ma anche quello degli altri pu minacciare il nostro concetto di s, secondo modi che possono influire pesantemente sulle relazioni interpersonali.

Secondo la teoria del mantenimento della valutazione di s (Tesser), esistono tre importanti indici di dissonanza nelle relazioni interpersonali:

come svolgiamo un compito rispetto ad un'altra persona il livello di vicinanza ad essa quanto pertinente il compito rispetto alla definizione di noi stessi

Questa dissonanza si pu ridurre con diversi tipi di strategie:


allontanarci dalla persona che ci ha superato modificare il grado di pertinenza del compito alla nostra definizione di s cercare di modificare il confronto tra la nostra performance e quella dell'altro (diventare pi bravi)

La teoria ci indica che se le persone non giudicano il compito particolarmente rilevante per loro stesse, desidereranno che i loro amici abbiano successo, per poter brillare di luce riflessa. Ma se invece il compito rilevante per la propria autostima, si tender a mettere i bastoni fra le ruote anche agli amici.

Studi hanno dimostrato che ci accade frequentemente, anche all'interno dei rapporti famigliari (padri-figli, fratelli, ecc.)

2.3 La teoria dell'affermazione del s

Spesso accade che le consuete strategie di riduzione della dissonanza non funzionano, e il tentativo di allontanare le minacce dal proprio concetto di s non va a buon fine, in quanto le minacce sono troppo forti e difficili.

In questi casi, la teoria dell'affermazione del s afferma che le persone riducono la dissonanza affermano la competenza in un settore diverso. Cercheranno cio di richiamare qualche aspetto non pertinente del concetto di s che tengono in gran conto, per potersi sentire a posto nonostante qualche azione insulsa o immorale appena compiuta.

3. Il ruolo delle credenze negative su s stessi

La ricerca che si focalizzata sull'autostima ha rilevato che, in alcuni casi, i soggetti con un concetto di s negativo non seguono i comportamenti di giustificazione del s che caratterizzano le persone con un'alta autostima.

Vi sarebbe quindi una tendenza a preservare le credenze su noi stessi, anche quando queste sono negative. Questo quanto afferma la teoria della verifica del s (Swann). Come per la teoria della dissonanza, questa teoria afferma che quando la visione di noi stessi viene confutata, ne segue confusione e stordimento. Inoltre, l'interazione con persone che hanno una visione di noi diversa dalla nostra pu risultare fonte di imbarazzo. Quindi, quando soggetti con una visione di s negativa ricevono un feedback positivo, si trovano di fronte a due bisogni opposti: sentirsi a posto con s stessi credendo nel feedback positivo, oppure preservare una visione stabile e coerente di s stessi ed evitare l'imbarazzo di essere smascherati. In generale risulta vincente quest'ultima tendenza.

4. La dissonanza: imparare dai nostri errori

La tendenza a giustificare il nostro comportamento, anche se ci serve a difendere la nostra stabilit e a mantenere l'autostima, pu produrre conseguenze disastrose. Facilmente infatti cadiamo nella

trappola della razionalizzazione, perdendoci in un labirinto di distorsioni che ci impediscono di vedere la realt.

Se le persone non imparassero dai loro sbagli, non riuscirebbero a superare la ristrettezza delle loro menti, a crescere e cambiare. E il processo di conservazione del s spesso non solo impedisce di considerare sbagliate le proprie azioni, ma addirittura consente di ridefinirle come eroiche, con tragiche conseguenze.

PARTE SECONDA INFLUENZA SOCIALE

Capitolo 6 Gli atteggiamenti

Un atteggiamento un giudizio permanente su persone, oggetti e idee. E' costituito da tre componenti:

1. affettiva (le reazioni emotive) 2. cognitiva (pensieri e credenze) 3. comportamentale (azioni e comportamenti osservabili)

1.1 Le diverse origini degli atteggiamenti

Ogni atteggiamento pu essere pi o meno incentrato su ciascuna delle componenti che lo formano. Se la base dellatteggiamento una valutazione delle ricompense e dei vantaggi che loggetto comporta, allora si parla di atteggiamento a base cognitiva. Un atteggiamento invece fondato pi sulle emozioni e sui valori viene detto atteggiamento a base emotiva. In questo caso la fonte dellatteggiamento, pi che sullanalisi logica dei fatti, sono i valori delle persone, ovvero le loro credenze religiose o morali. Unaltra fonte di atteggiamenti a base emotiva il condizionamento, che pu essere classico (stimolo neutro ripetuto insieme ad uno stimolo primario, che con il tempo si sostituisce allo stimolo primario) oppure operante o strumentale (meccanismo conferma-punizione). Tentare di modificare questi atteggiamenti difficile, in quanto chiamano in causa i valori e non sono retti dalla logica e dallanalisi razionale.

Un atteggiamento infine pu anche essere a base comportamentale: secondo la teoria dellautopercezione, in determinate circostanze le persone non sanno quali sono le loro emozioni finch non vedono come si comportano. Naturalmente ci si verifica solo quando latteggiamento iniziale debole o ambiguo, e in mancanza di altre spiegazioni plausibili al comportamento.

1.2 Atteggiamenti impliciti ed espliciti

Latteggiamento pu esistere a due livelli:


espliciti: sono gli atteggiamenti di cui siamo coscienti, e che esprimiamo anche pubblicamente impliciti: sono valutazioni involontarie, incontrollabili e a volte inconsce.

Le persone a volte possono avere atteggiamenti impliciti che almeno parzialmente contraddicono quelli espliciti. La ricerca in questo campo appena agli inizi.

2. Il cambiamento di atteggiamento

Latteggiamento spesso si modifica in risposta ad uninfluenza sociale. La comunicazione pubblicitaria ad esempio si basa proprio sullidea che il nostro atteggiamento verso i prodotti possa essere influenzato.

2.1 Cambiare gli atteggiamenti modificando il comportamento: una rivisitazione della teoria della dissonanza cognitiva.

Secondo la teoria della dissonanza cognitiva, le persone modificano il proprio comportamento se vedono che questo incoerente rispetto ai loro atteggiamenti, e non riescono a trovare una spiegazione esterna. Il fenomeno della counterattitudinal advocacy ci ha fatto capire che quando si tiene un comportamento pubblico in conflitto con i propri atteggiamenti privati, senza o con scarsa giustificazione esterna, ne segue un cambiamento proprio di questi atteggiamenti, nella direzione dellaffermazione fatta pubblicamente.

Le tecniche di dissonanza sono per difficili da applicare su larga scala. Si ricorre quindi alla comunicazione persuasiva.

2.2 La comunicazione persuasiva e il cambiamento di atteggiamento

Studi importanti sulla comunicazione persuasiva vennero effettuati dalla scuola di Yale negli anni 40-50. Essi focalizzarono lattenzione su tre fattori: - la fonte della comunicazione (in che misura chi parla sembra esperto o attraente) - la comunicazione stessa (la qualit del ragionamento, la presenza di entrambi i punti di vista) - la natura del pubblico (quali appelli funzionano con pubblici avversi o amici)

Le informazioni raccolte hanno permesso di individuare linfluenza di ciascuno di questi fattori, ma non hanno evidenziato la preminenza di uno rispetto agli altri.

In seguito sono state elaborate alcune importanti teorie della comunicazione persuasiva: il modello della probabilit di elaborazione (Petty e Cacioppo) e il modello della persuasione euristicosistematico (Chaiken).

Entrambe le teorie affermano che, in determinate condizioni, i fatti esposti nella comunicazione e la loro forza logica sono importanti: questa la via centrale della persuasione. In altre condizioni, invece, le persone non sono motivate a cogliere i fatti, ma piuttosto gli aspetti superficiali del discorso, e le caratteristiche di chi lo pronuncia: questa la via periferica della persuasione.

In sostanza, se le persone sono interessate allargomento prestano attenzione ai ragionamenti, ed pi probabile che seguano la via centrale. E naturalmente, tanto pi una questione ha rilevanza personale, tanto pi le persone saranno disposte a seguire i ragionamenti. Quando invece la questione ha scarsa rilevanza per le persone, entra in gioco la via periferica, e fattori quali la lunghezza del discorso o il prestigio di chi parla.

Inoltre, ci sono persone che hanno una maggiore predisposizione al ragionamento rispetto agli altri (bisogni di cognizione), e che quindi indipendentemente da altre condizioni seguiranno la via centrale.

Naturalmente hanno la loro influenza anche altri fattori, quali la stanchezza, la distrazione, la complessit del discorso, tutte cose che favoriscono la via periferica.

La differenza tra le due vie della comunicazione persuasiva sta negli effetti: un cambiamento di atteggiamento provocato da unanalisi dei ragionamenti ha pi probabilit di mantenersi nel tempo rispetto ad uno provocato dai meccanismi periferici.

2.3 Le emozioni e il cambiamento di atteggiamento

Prima che le persone prendano in considerazione i nostri ragionamenti, dobbiamo ottenere la loro attenzione. E uno dei metodi pi sicuri quello di far leva sulle emozioni.

Occorre per saper dosare con cura il contenuto emotivo, per evitare che produca unattenuazione della capacit di ragionare sui contenuti della comunicazione. Se le persone si sentono terrorizzate, ad esempio, finiranno per negare la minaccia e non riusciranno a pensare razionalmente al problema. E importante quindi far seguire allimpatto emotivo uninformazione tempestiva che permetta di rassicurare linterlocutore.

Secondo il modello della persuasione euristico-sistematico, quando le persone adottano la via periferica della persuasione impiegano spesso una forma euristica, ovvero una regola semplice per stabilire il proprio atteggiamento, senza perdere tempo per lanalisi di ogni argomenti. Se ci sentiamo bene, dobbiamo avere un atteggiamento positivo, e viceversa. Il problema che spesso non sappiamo se quel sentirsi bene deriva effettivamente dalla situazione in cui ci troviamo o da qualcosaltro.

Diversi studi hanno dimostrato che un possibile approccio al problema del cambiamento degli atteggiamenti quello di controbattere gli atteggiamenti precostituiti con altri dello stesso tipo (a base cognitiva, affettiva o comportamentale).

Le persone di cultura occidentale fondano i loro atteggiamenti pi sulle preoccupazioni per lindividualit e il miglioramento di s, mentre quelle di cultura asiatica sono pi preoccupate per la loro posizione nel gruppo sociale o nella famiglia. E infatti le comunicazioni pubblicitarie vengono ritagliate appositamente in maniera diversa a seconda dei paesi in cui vengono trasmesse.

3. Come rendere le persone resistenti al cambiamento di atteggiamento

Esistono diverse strategie che ci permettono di resistere al bombardamento dei messaggi persuasivi.

3.1 Inoculazione dellatteggiamento

Un possibile approccio indurre le persone a soppesare gli argomenti a favore o contro il proprio atteggiamento prima che esso venga messo in discussione. E questo infatti il motivo per cui gli atteggiamenti fondati sullanalisi razionale sono pi difficili da smontare rispetto a quelli raggiunti per via periferica. Linoculazione dellatteggiamento consiste proprio nel somministrare alle persone una piccola dose di argomenti contrari al proprio atteggiamento.

3.2 Resistere alla pressione dei pari

La pressione proveniente dagli amici, soprattutto nelladolescenza, non collegata ad una serie di argomenti logici, ma piuttosto ai valori e alle emozioni, e gioca sulla paura di essere rifiutati e sul desiderio di libert e indipendenza.

Una possibile controstrategia quella di applicare la logica dellinoculazione a tecniche prevalentemente a base emotiva, ad es. con il role-playing in cui ci si esercita a sopportare e a resistere alle pressioni.

3.3 Leffetto boomerang dei tentativi di persuasione: la teoria della reattanza

Secondo la teoria della reattanza, le persone non amano sentire minacciata la loro libert di fare o pensare una cosa. Divieti troppo rigorosi possono produrre una reazione di ribellione e addirittura un aumento dellinteresse per lattivit proibita, oltre che rabbia e aggressivit contro lautore del divieto.

4. Quando gli atteggiamenti predicono il comportamento?

I pubblicitari fanno affidamento sul fatto che cambiare gli atteggiamenti delle persone li porter al comportamento desiderato (acquisto del prodotto). In realt, la relazione tra atteggiamenti e comportamento non cos immediata, cos come hanno dimostrato numerosi studi.

Gli atteggiamenti fanno realmente prevedere il comportamento, ma solo in determinate condizioni. Un fattore cruciale stabilire se il comportamento che cerchiamo di prevedere spontaneo oppure pianificato.

4.1 Prevedere i comportamenti spontanei

Il grado in cui gli atteggiamenti fanno prevedere i comportamenti spontanei deriva da un fattore gi conosciuto: laccessibilit. Se loggetto o evento associato con forza al nostro atteggiamento (accessibilit alta) reagiremo velocemente ad esso, mentre se laccessibilit bassa, la reazione avverr pi lentamente. Di conseguenza gli atteggiamenti altamente accessibili avranno maggiore probabilit di far prevedere i comportamenti spontanei.

4.2 Prevedere i comportamenti volontari

Se il comportamento non spontaneo ma volontario e pianificato, laccessibilit non pi un fattore decisivo. Secondo la teoria dellazione ragionata (Fishbein e Ajzen), in presenza di un tempo sufficiente per soppesare un comportamento futuro, il modo migliore per prevederlo considerare lintenzione di agire in un certo modo.

In primo luogo, solo la presenza di atteggiamenti specifici verso un comportamento possono permettere la previsione.

Oltre a questo, dobbiamo anche valutare le norme soggettive delle persone, ovvero le loro credenze su come le persone care giudicheranno un loro comportamento.

Infine, le intenzioni delle persone vengono influenzate dalla facilit con cui credono di poter seguire quel comportamento (controllo comportamentale percepito).

5. Il potere della pubblicit

La maggior parte delle persone ritiene che la pubblicit funzioni su tutti meno che su loro stessi. Questa convinzione stata smentita da molti studi: la pubblicit funziona, fa vendere di pi

5.1 Come funziona la pubblicit

Per progettare pubblicit efficaci, si dovrebbe considerare il tipo di atteggiamento che si vuole modificare. Se un atteggiamento a base emotiva, si devono contrastare emozioni con altre emozioni.

Se l'atteggiamento a base cognitiva, ci si dovr domandare quale rilevanza avr la questione per la vita quotidiana degli individui, e successivamente scegliere argomenti logici e fattuali.

Se l'atteggiamento a base cognitiva non ha rilevanza personale, pu essere utile l'intervento di personaggi famosi come testimonial. In ogni caso questo tipo di atteggiamento non avr permanenza nel tempo, a meno che in qualche modo si renda il prodotto di rilevanza personale. In altre parole, convincendo le persone che i loro problemi personali possono essere risolti dal prodotto.

Molte pubblicit tendono inoltre a portare gli atteggiamenti delle persone su base emotiva, associando al prodotto emozioni e valori importanti.

5.2 La pubblicit subliminale: una nuova forma di controllo della mente?

I messaggi subliminali sono parole o immagini che, pur non percepiti consciamente, possono influenzare il giudizio, gli atteggiamenti e i comportamenti delle persone. In USA sono stati proibiti dalla FCC dopo gli anni 50.

Sul fenomeno ci sono giudizi contraddittori, soprattutto dovuti al fatto che gli studi non hanno dimostrato nessuna relazioni tra messaggi subliminali e comportamento delle persone.

In realt, i messaggi subliminali non funzionano nella vita quotidiana, mentre producono qualche effetto negli esperimenti di laboratorio. In ogni caso tali effetti sono limitati nel tempo e non hanno un grande potenziale persuasivo.

5.3 Pubblicit, stereotipi culturali e comportamento sociale

In realt, la pubblicit che percepiamo consciamente molto pi potente di qualsiasi messaggio subliminale. Essa non si limita a influenzare il comportamento consumistico, ma veicolano stereotipi culturali mediante le parole e le immagini, collegando in maniera subdola un prodotto a un'immagine desiderata.

La pubblicit inoltre pu rafforzare e perpetuare modi stereotipati di guardare ai gruppi sociali, o ai ruoli sessuali.

La pubblicit non si limitano a riflettere gli stereotipi della cultura che le ha prodotte, ma contribuiscono in modo importante a modellarli. Essa pu dare un impulso importante al cosiddetto fenomeno della minaccia dello stereotipo. Questa indica la paura, sperimentata dai membri di un gruppo, che il loro comportamento possa confermare uno stereotipo culturale. Quest'ansia pu diminuire la prestazione del bersaglio di questo stereotipo. Studi hanno dimostrato che, quando le persone vedono pubblicit che presentano immagini stereotipiche o non stereotipiche, le loro prestazioni variano in maniera significativa, nella direzione dello stereotipo.

Capitolo 7 Il conformismo

1. Quando e perch insorge il conformismo

La societ americana si considera come costituita da individui indipendenti, che non si fanno condizionare, liberi da comportamenti conformisti.

In realt, vi sono numerosi episodi storici in cui accaduto che le persone abbiano seguito il conformismo in maniera estrema, di solito in senso negativo. Agli psicologi sociali, per, non interessa connotare in maniera positiva o negativa il conformismo, quanto piuttosto capire le ragioni del comportamento conformistico.

2. L'influenza sociale informazionale: il bisogno di sapere cosa giusto.

In molte situazioni ci sentiamo insicuri su cosa fare o pensare. Non abbiamo i dati sufficienti per fare una scelta precisa. Disponiamo per di una buona fonte di conoscenze: il comportamento degli altri. Se ci conformiamo a questo comportamento, non lo facciamo perch siamo degli smidollati senza fiducia in noi stessi, ma perch esso fonte di informazioni che ci aiutano a risolvere l'ambiguit della situazione. A ci si dato il nome di influenza sociale informazionale.

Una caratteristica fondamentale dell'influenza sociale informazionale che essa pu condurre alla accettazione privata, in cui gli individui arrivano a credere alla definizione della situazione che hanno appreso dagli altri.

Il meccanismo naturalmente si presta anche a condizionamenti, come dimostra l'espediente della claque.

2.1 L'importanza di essere accurati

Ulteriori studi svolti sul fenomeno della influenza sociale informazionale hanno portato alla conclusione che un fattore fondamentale l'importanza per l'individuo della decisione da prendere. Pi importante per noi la decisione, pi facilmente faremo affidamento sulle altre persone per avere informazioni.

Nella vita reale, il conformismo informazionale pu indurre un gruppo ad adottare anche una strategia rischiosa, con risultati a volte tragici.

2.2 Gli inconvenienti del conformismo informazionale

Una forma drammatica di influenza sociale informazionale si verifica in periodi di crisi, quando l'individuo di fronte ad una situazione pericolosa e spaventosa, alla quale non sa come reagire. Le persone possono non avere idea di quale sia la situazione reale e di cosa si debba fare. In queste situazioni la richiesta di informazioni forte nei confronti degli altri. E non detto che gli altri a cui ci rivolgiamo siano pi informati di noi.

La situazione aggravata dal fatto che, quando le persone cominciano a convincersi di una cosa, sono pronte a reinterpretare qualsiasi fatto che potrebbe smentirle in modo da adattarlo alla propria definizione.

Un esempio estremo di influenza sociale informazionale mal diretta la malattia psicogena di massa, ovvero l'insorgere di sintomi fisici simili in un gruppo di persone, senza una vera causa. Una persona o pi riferiscono dei sintomi fisici. Le persone attorno costruiscono una spiegazione apparentemente ragionevole della loro malattia. La nuova definizione si diffonde e sempre pi persone credono di avere gli stessi sintomi. Pi crescono i malati, pi i sintomi e la spiegazione diventano credibili, alimentando la psicosi.

L'aspetto pi interessante delle moderne malattie psicogene di massa il grande ruolo giocato dai mass media nella loro diffusione. Le informazioni vengono rapidamente ed efficacemente diffuse in tutti gli strati della popolazione.

2.3 In quali situazioni le persone si conformano all'influenza sociale informazionale?

L'ambiguit della situazione il primo fattore. Quanto pi siamo incerti, tanto pi faremo affidamento sugli altri. Quando la situazione una crisi. In questi casi non abbiamo il tempo per fermarci a pensare alla migliore azione da seguire, e quindi pi facile che ci affidiamo al comportamento altrui. Il problema che spesso anche gli altri sono nel panico. Quando gli altri sono degli esperti. Quanto pi una persona appare esperta o al corrente di una questione, tanto pi viene ritenuta affidabile come guida. Ma non sempre gli esperti sono fonti affidabili.

2.4 Come resistere all'influenza sociale informazionale

E' possibile resistere a forme illegittime o imprecise di influenza sociale informazionale. Anche in situazioni critiche, molti riescono ad attivare la propria razionalit ed arrivare alle informazioni corrette.

Occorre tener presente che la decisione se adottare o meno il conformismo influenza anche il nostro modo di definire la realt, fino a distorcerne i contorni per adattarla al comportamento conformista. Dobbiamo quindi sempre chiederci s e le reazioni degli altri a una determinata situazione siano pi

legittime delle nostre: se hanno pi conoscenze, se sono esperti, se ci sembra che imitarli vada contro il buonsenso o il nostro codice morale. E' importante insomma avere consapevolezza dell'esistenza dell'influenza sociale informazionale.

3. L'influenza sociale normativa: il bisogno di essere accettati

Esiste un'altra ragione, oltre al bisogno di informazioni, che ci spinge verso il conformismo solo per il desiderio di essere graditi e accettati dagli altri. Ci conformiamo cos alle norme sociali del gruppo che sono regole che descrivono i comportamenti, i valori e le credenze accettabili. Chi non segue le regole viene percepito come diverso, difficile e infine deviante. I membri devianti possono essere presi in giro, puniti e respinti dagli altri.

L'essere umano un animale sociale, che ha bisogno delle relazioni di gruppo. Ci conformiamo quindi per poter continuare a restare nel gruppo e trarre i benefici dell'appartenenza, secondo il principio dell'influenza sociale normativa.

3.1 Conformismo e approvazione sociale: gli studi di Asch

Asch negli anni 50 comp una famosa serie di esperimenti, in cui dimostr che non solo le persone si conformano alle decisioni degli altri quando la situazione ambigua, ma anche quando il giudizio supportato da dati precisi, se entra in gioco la paura di non essere aderenti alle regole del gruppo. Pur sapendo di compiere un'azione sbagliata, le persone la proseguono per non doversi sentire degli eccentrici o degli sciocchi.

A differenza dell'influenza sociale informazionale, in questo caso le persone presentano acquiescenza (public compliance) senza accettazione privata.

La cosa pi sorprendente che questo tipo di conformismo sembra presentarsi anche nei confronti di gruppi di perfetti sconosciuti, che non dovrebbero presentare alcuna importanza di relazione con l'individuo. Ma la pressione della disapprovazione sociale comunque forte.

3.2 Limportanza della responsabilit

Alcune ricerche mostrano che la responsabilit (cio la necessit di spiegare e giustificare il proprio comportamento) tende a far aumentare il conformismo. Altri studi per hanno ipotizzato che la responsabilit sia una potente variabile che pu rendere saliente qualsiasi scopo abbia una persona allinterno del gruppo. Se siamo motivati ad essere daccordo con il gruppo, la responsabilit aumenter il nostro conformismo. Ma se siamo invece motivati a raggiungere una soluzione precisa, la responsabilit avr meno possibilit di farci accettare le conclusioni approssimative del gruppo.

3.3 Le conseguenze della resistenza allinfluenza sociale normativa

Cosa accade se una persona rifiuta di seguire le richieste del gruppo e ne viola le norme? In un primo momento, i membri del gruppo cercheranno di ricondurre in riga lanticonformista con pressioni di vari genere. Se questa strategia non ha successo, probabilmente i membri del gruppo adotteranno un atteggiamento di esclusione del deviante. I gruppi hanno un grande talento nel ricondurre in riga i ribelli, il che spiega perch cerchiamo sempre di rispondere alle pressioni normative.

3.4 Linfluenza sociale normativa nella vita quotidiana

Linfluenza sociale normativa opera a diversi livelli nella vita quotidiana. Un esempio sono le mode, sia di abbigliamento che di oggetti ed attivit. Una forma pi preoccupante riguarda i tentativi delle donne di conformarsi alle definizioni culturali di bellezza fisica. Questi tentativi spesso portano a gravi disturbi alimentari, come lanoressia o la bulimia.

3.5 Linfluenza sociale e limmagine del corpo maschile

Esistono ancora pochi studi sullargomento, ma da questi emerge una modifica delle regole culturali, per cui gli uomini stanno cominciando ad avvertire la medesima pressione delle donne a raggiungere il corpo perfetto. I dati fanno pensare che linfluenza sociale informazionale e normativa possa operare anche sugli uomini, influenzandone la percezione che hanno del grado di attrazione del proprio corpo.

3.6 In quali casi le persone si conformano allinfluenza sociale normativa?

Secondo la teoria dellimpatto sociale (Latan) la probabilit con cui rispondiamo allinfluenza sociale proveniente dagli altri dipende da tre variabili:

la forza, ovvero il grado di importanza che il gruppo ha per noi limmediatezza, ovvero il grado di vicinanza del gruppo nel tempo e nello spazio, durante il tentativo di influenza il numero, cio la quantit di persone nel gruppo

La teoria prevede che il conformismo sar tanto pi presente quanto pi aumentano la forza e limmediatezza. Il numero invece agirebbe in maniera inversa: pi cresce la dimensione del gruppo, minore la sua influenza.

In realt, il conformismo cresce con laumentare del numero di persone del gruppo, ma solo fino a un certo punto. Dopo le quattro o cinque persone, laumento di dimensione non produce aumento di influenza.

I gruppi verso cui proviamo attrazione e con cui ci identifichiamo fortemente avranno maggiore influenza normativa. Una conseguenza di ci che pu essere pericoloso far assumere decisioni da gruppi particolarmente uniti, che sono pi interessati a mantenere la propria coesione piuttosto che a prendere la decisione pi logica.

Infine, linfluenza sociale normativa pi forte quando il gruppo unanime. Resistere a una simile influenza praticamente impossibile, a meno di trovare un alleato, unaltra persona che sia in disaccordo con il gruppo e fornisca un aiuto per andare controcorrente.

In una metanalisi di numerose repliche dellesperimento di Asch condotte in diciassette nazioni, i ricercatori hanno verificato che i valori culturali condizionano linfluenza sociale normativa. I soggetti delle culture collettiviste mostrarono un grado elevato di conformismo rispetto ai partecipanti delle culture individualiste. Linfluenza sociale normativa pi alta nelle culture collettiviste perch promuove larmonia e i legami affettivi allinterno del gruppo.

Ci sono prove che dimostrano che la tendenza al conformismo sta comunque diminuendo in tutte le culture.

Esistono individui che per personalit si conformano allinfluenza sociale pi di altri? Alcuni studi hanno riscontrato che gli individui con bassa autostima tendono ad essere pi conformisti, per la paura di essere rifiutati o puniti dal gruppo. Tuttavia, il comportamento cambia in maniera notevole a seconda delle situazioni, indipendentemente dalla personalit.

La differenza di genere importante per il comportamento conformista? Al di l del luogo comune che vuole le donne essere pi conformiste degli uomini, in realt le metanalisi hanno dimostrato che il sesso diverso ha scarsa importanza nel fenomeno dellinfluenza sociale.

3.7 Resistere allinfluenza sociale normativa

Il primo passo per resistere alle influenze inadeguate quello della consapevolezza. Il secondo quello dellazione: se vogliamo resistere alle pressioni e per temiamo le conseguenze di un comportamento anticonformista, dobbiamo cercare un altro individuo, o meglio ancora un gruppo, che la pensa come noi.

Latto stesso di conformarsi allinfluenza normativa ci permette inoltre, quasi sempre, di deviare occasionalmente senza conseguenze negative (fenomeno dei crediti idiosincratici).

3.8 Linfluenza della minoranza: quando i pochi influenzano i molti

Se fosse vero che lindividuo non pu mai produrre effetti sul gruppo, la societ non potrebbe mai cambiare, essendo costituita da automi che marciano compatti in monotona sincronia.

In realt lindividuo, o una minoranza, pu indurre un cambiamento della maggioranza. E questo il caso dellinfluenza della minoranza. Il fattore cruciale la coerenza: le persone che hanno opinioni minoritarie devono mantenerle inalterate nel tempo, e devono essere concordi tra loro. In questo caso probabile che la maggioranza prenda nota delle opinioni diverse, fino addirittura ad adottarle.

Le minoranze esercitano il loro potere tramite linfluenza sociale informazionale: essa introduce nel gruppo informazioni nuove e impreviste che lo costringono a riesaminare con maggiore attenzione la questione.

In altre parole, le maggioranze provocano acquiescenza tramite linfluenza normativa, mentre le minoranze inducono accettazione privata grazie allinfluenza informazionale.

4. Lutilizzo dellinfluenza sociale per promuovere un comportamento positivo

Esiste un modo per usare la tendenza al conformismo in modo da indurre un comportamento positivo nelle persone? E essenziale a questo scopo comprendere che esistono due tipi di norme sociali in una cultura:

le norme ingiuntive: hanno a che fare con ci che pensiamo che le altre persone approvino o meno: motivano il comportamento promettendo delle ricompense o delle pene per il comportamento normativo o non normativo le norme descrittive: riguardano la nostra percezione di come le persone si comportano nel mondo reale, indipendentemente dallapprovazione altrui.

Nelle diverse situazioni, le norme ingiuntive hanno maggiore capacit, rispetto a quelle descrittive, di produrre un comportamento desiderato. Ma queste norme non sono sempre salienti per noi. Per incoraggiare il comportamento positivo, ci deve essere qualcosa nella situazione che attrae lattenzione sulla norma pertinente, in modo da farci pensare ad essa.

5. Lobbedienza allautorit

Lobbedienza una norma sociale che ha valore in ogni cultura. Questa norma viene interiorizzata nellinfanzia, e in seguito ci porta ad obbedire alle regole e alle leggi anche se lautorit non presente fisicamente. Ma lobbedienza pu anche avere tragiche conseguenze, se ci viene ordinato di fare del male ad un altro essere umano.

Alcuni famosi studi condotti negli anni 70 (Milgram) hanno dimostrato che le persone, se sottoposte a forte influenza sociale, possono arrivare a compiere atti immorali.

5.1 Il ruolo dellinfluenza sociale normativa nellesperimento di Milgram

Se qualcuno ci vuole costringere a fare qualcosa, difficile dirgli di no, soprattutto se la persona occupa una posizione di autorit rispetto a noi. Ed ancora pi difficile resistere a una figura

autoritaria che insiste sulla nostra obbedienza. Tuttavia, se ci sono altri soggetti che si rifiutano di obbedire, il compito diventa molto pi agevole.

5.2 Il ruolo dellinfluenza sociale informazionale

Le condizioni dellesperimento di Milgram erano volutamente ambigue, confuse e sconvolgenti. In una tale situazione, evidente fu linfluenza sociale informazionale, che spinse i soggetti a continuare le loro azioni affidandosi alle indicazioni dellunico esperto (lo sperimentatore) presente al momento.

5.3 Altre cause di obbedienza

Sia linfluenza sociale normativa che quella informazionale erano presenti nellesperimento di Milgram, ma ci non spiega del tutto il comportamento disumano dei soggetti. Ci sono altri aspetti da considerare. In primo luogo, molto spesso le persone seguono una norma sociale sbagliata, innestando una sorta di pilota automatico. Anche quando cominciavano a percepire che la norma dellobbedienza allautorit era inadeguata, le persone trovavano difficile cambiare atteggiamento, per due ragioni:

lesperimento era molto rapido, e impediva ai soggetti di riflettere sulle loro azioni; lo sperimentatore chiedeva ai soggetti di infliggere scosse elettriche pi forti a piccole dosi; in questo modo, una volta cominciata lescalation, era difficile trovare un punto preciso in cui fermarsi. Ciascuna giustificazione poneva le basi per la scossa successiva.

E inoltre da sottolineare che alcune varianti dellesperimento di Milgram hanno dimostrato che il comportamento disumano dei soggetti non aveva niente a che fare con un presunto lato oscuro della natura umana pronto a scatenarsi, ma soltanto con una combinazione formidabili di pressioni sociali che possono portare persone compassionevoli a comportarsi in maniera disumana.

Capitolo 8 I processi di gruppo

I gruppi sociali sono definiti come un insieme di due o pi persone che interagiscono reciprocamente e sono interdipendenti, nel senso che sono spinti dai propri bisogni e obiettivi ad affidarsi l'un l'altro e a influenzare reciprocamente il comportamento.

1.1 Perch le persone si riuniscono in gruppi?

Entrare in relazione con gli altri soddisfa molti bisogni umani cos fondamentali da far pensare ad un senso innato di appartenenza ad un gruppo sociale. I gruppi sono un tassello importante della nostra identit, ci aiutano a definire chi siamo. Essi inoltre stabiliscono le norme sociali che definiscono i comportamenti accettabili.

1.2 La natura dei gruppi sociali

La maggior parte dei gruppi sociali tende ad avere non pi di venti membri, in modo da rendere possibile l'interazione diretta tra essi.

I gruppi tendono ad essere omogenei, ovvero i membri si assomigliano per et, sesso, credenze ed opinioni. Questo perch le persone sentono attrazione verso chi assomiglia loro, e inoltre le modalit con cui i gruppi operano tendono a favorire questa somiglianza. Come si gi detto a proposito del conformismo, infatti, le norme sociali dei gruppi a cui apparteniamo sono potenti determinanti del nostro comportamento. I gruppi possiedono inoltre dei ruoli ben definiti, le posizioni associate ad un determinato copione previsto, che specificano come si devono comportare le persone che le occupano.

Sia i ruoli che le norme facilitano l'interazione di gruppo, ma hanno anche lati negativi. I ruoli sono capaci di modellare il comportamento delle persone in modo notevole e impressionante. E naturalmente muoversi fuori dalle aspettative di ruolo pu creare grossi problemi. Vi sono precise aspettative in ogni cultura anche legate al sesso, un ruolo che non possiamo sceglierci. In altri casi invece possiamo scegliere le posizioni di ruolo, e a volte combattiamo per raggiungerle.

1.3 La coesione di gruppo

Con coesione di gruppo si intendono le qualit che uniscono insieme i membri di un gruppo e incoraggiano il reciproco gradimento. Se il gruppo si forma per ragioni sociali, la coesione ne favorisce la durata e la vitalit. Se il gruppo si forma per lavoro, le cose sono un po' pi complicate, a seconda se la coesione va a favore o meno del raggiungimento della prestazione.

2. I gruppi e il comportamento degli individui

2.1 La facilitazione sociale: quando la presenza degli altri ci d forza

Diversi studi hanno dimostrato che, quando un compito relativamente semplice, la prestazione viene migliorata dalla presenza degli altri. Quando invece il compito pi difficile, la prestazione peggiora. Sembra che questo tipo di risultati sia dovuto alla presenza di eccitazione psicologica quando siamo in presenza degli altri. L'eccitazione rende pi facile compiere un'azione semplice o gi appresa, mentre ostacola (a causa del nervosismo) lo svolgimento di un compito complesso o l'apprendimento di una cosa nuova.

Sono state avanzate tre teorie per spiegare il ruolo dell'eccitazione nella facilitazione sociale:

la presenza degli altri ci costringe ad essere pi attenti, ci induce in uno stato di attivazione maggiore, o vigilanza, che causa di una lieve forma di eccitazione la causa dell'eccitazione pu essere l'apprensione per la valutazione, una preoccupazione o nervosismo che si verificano quando sappiamo che qualcuno sta giudicando la nostra prestazione (l'eccitazione quindi sarebbe provocata solo in caso di valutazione) la presenza degli altri ci distrae, rendendo difficile la concentrazione su ci che stiamo facendo. E cercare di prestare attenzione a due cose contemporaneamente produce eccitazione. A differenza della prima teoria, questa attribuisce gli effetti della facilitazione sociale a qualunque fonte di distrazione, anche non sociale.

2.2 L'inerzia sociale: quando la presenza degli altri ci rilassa

Spesso, lavorando in gruppo, siamo cos concentrati a collaborare ad un progetto comune, che i nostri sforzi non possono essere distinti da quelli delle altre persone del nostro gruppo. Trovarsi con altre persone implica cio che possiamo mescolarci a quel gruppo e divenire meno visibili. Questo ci far sentire pi rilassati, Ma che effetto avr questa cosa sulla prestazione?

Gli studi hanno dimostrato che, per quanto riguarda i compiti semplici, gli individui inseriti in un gruppo riducono il proprio sforzo rispetto a quanto farebbero da soli. Questo fenomeno viene detto inerzia sociale.

Al contrario, quando si tratta di svolgere un compito difficile, il rilassamento dovuto alla mimetizzazione di gruppo favorisce la prestazione.

Per quanto riguarda il genere, si rilevato che gli uomini sono pi tendenti all'inerzia sociale rispetto alle donne, in quanto queste ultime sono pi attente ai risultati del gruppo, mentre i primi si concentrano maggiormente sulla propria prestazione e meno sul gruppo.

Per le stesse ragioni, si constatato che l'inerzia sociale maggiore nelle culture individualiste occidentali rispetto alle culture collettiviste orientali.

Da tutti questi risultati seguono importanti implicazioni per il modo migliore di organizzare i gruppi di lavoro, che tengano conto sia della semplicit o complessit del compito che della presenza o meno della valutazione delle prestazioni dei singoli.

2.3 La deindividuazione: perdersi nella folla

Trovarsi in un gruppo pu talvolta produrre anche deindividuazione, ovvero la sensazione di essere anonimi, che causa una riduzione del senso di individualit. Questo pu portare ad un allentamento dei limiti normalmente posti al comportamento, portando ad un aumento di azioni impulsive, inconsuete e devianti. In pratica, la deindividuazione pu portarci a compiere atti che non avremmo mai compiuto da soli (vedi gli stadi di calcio).

Alcuni studi hanno dimostrato che il semplice indossare uniformi o divise che ci fanno apparire uguali a tutti gli altri porta a farci sentire meno responsabili delle nostre azioni e pi aggressivi.

La deindividuazione ha maggiori probabilit di verificarsi quando gli individui avvertono di non essere responsabili delle loro azioni, quando cio hanno poche possibilit di essere sorpresi, e quando si trovano in uno stato di ridotta consapevolezza di s, e quindi pi vicini alle regole di gruppo e meno alle proprie regole morali. Il comportamento violento e crudele si manifesta sempre in queste condizioni. Naturalmente tutto dipende dal contesto e dalla situazione che possono o meno incoraggiare questo tipo di comportamenti negativi.

3. Le decisioni di gruppo: due (o pi) teste sono meglio di una?

Una delle funzioni principali dei gruppi quella di risolvere problemi e prendere decisioni. Molti ritengono che pi teste funzionino meglio di una sola. Molto spesso per non cos.

3.1 Le perdite di processo

La perdita di processo un qualsiasi aspetto di un'interazione di gruppo che impedisce la corretta soluzione di un problema. Pu verificarsi perch il gruppo non si rivolge al proprio membro pi competente, perch quest'ultimo in una posizione subordinata o perch egli stesso non riesce a liberarsi dalle pressioni conformistiche. La perdita inoltre pu essere causata da problemi comunicativi all'interno del gruppo.

Un'altra ragione per cui il gruppo produce risultati pi scadenti del singolo pu essere la mancata condivisione delle informazioni uniche. I gruppi spesso si concentrano sulle informazioni condivise da tutti, piuttosto che su quelle non condivise. Uno dei possibili rimedi quello di informare dell'esistenza di queste informazioni tutti i membri del gruppo, prima della discussione.

Basandosi su situazioni reali, Janis ha sviluppato un'importante teoria dei processi decisionali di gruppo, il Groupthink, ovvero un genere di pensiero in cui il mantenimento della coesione e della solidariet all'interno del gruppo ha maggiore importanza della considerazione realistica dei fatti.

Il groupthink si verifica con maggiore probabilit quando il gruppo altamente coeso, isolato dalle opinioni esterne e guidato da un leader forte.

In queste condizioni il gruppo comincia a pensare di essere invulnerabile e infallibile, gli individui non danno voce alle proprie opinioni contrarie, chi lo fa viene subito criticato e invitato a conformarsi. C' la completa unanimit apparente. Ma ovviamente in questo modo i processi decisionali diventano alquanto scadenti, e possono portare a conseguenze dannose.

Il ruolo del leader fondamentale per evitare il groupthink: egli infatti dovrebbe rimanere imparziale, sollecitare opinioni esterne, dividere il gruppo in sottogruppi, ecc.

3.2 La polarizzazione di gruppo, o l'estremizzazione

Si potrebbe pensare che, per quanto in alcuni casi i gruppi prendano decisioni sbagliate, le loro scelte siano meno rischiose di quelle fatte dai singoli. In realt alcuni studi hanno dimostrato che le decisioni di gruppo tendono a estremizzare quelle dei singoli, ma nella stessa direzione: se i membri tendono a prendere decisioni rischiose, il gruppo tender a prendere ancora pi rischi, e viceversa. Questo fenomeno si chiama polarizzazione di gruppo. La spiegazione sta nell'uso dell'argomentazione persuasiva che ogni membro del gruppo porta a sostegno della propria posizione, e che non fa altro che rafforzare la convinzione degli altri. Inoltre, secondo l'interpretazione del confronto sociale, i membri di un gruppo, una volta stabilito qual' l'atteggiamento generale, tendono ad adottare una posizione simile a quella degli altri, solo un po' pi estrema, in modo da presentarsi come persona adeguata ma all'avanguardia (...)

Si infine ipotizzato che alcune culture (come quella americana, fortemente individualista e capitalista) tendano ad avere una tendenza verso il rischio, mentre altre tendono a mantenere il valore culturale dominante della cautela e del conservatorismo. Diverse ricerche hanno confermato questa ipotesi, dimostrando che negli USA il rischio considerato un valore, mentre ad es, nei paesi africani la cautela ad essere valorizzata.

3.3 La leadership

Una delle teorie pi conosciute sulle caratteristiche della leadership la teoria della grande persona, secondo la quale alcuni tratti fondamentali della personalit fanno di un individuo un buon leader.

In realt la ricerca non ha dato grandi risultati in questo senso. I tratti di personalit possono essere importanti, ma altrettanto importanti sono i caratteri situazionali: essere la persona giusta al momento giusto nella situazione giusta.

Alcune recenti teorie sulla leadership si sono focalizzate su questi aspetti. La pi famosa la teoria della contingenza (Fiedler), in cui si ipotizza che vi siano due tipi di leader: il leader orientato al compito (che si interessa a che le cose vengano fatte) e il leader orientato alle relazioni (che si concentra sulle relazioni tra i membri del gruppo).

L'efficacia di un leader rispetto ad un altro per data soprattutto da fattori situazionali, legati alla dose di controllo e influenza che il leader esercita sul gruppo. I leader orientati al compito si rivelano pi efficaci in situazioni a controllo molto alto o molto basso, mentre i leader orientati alle relazioni si comportano bene in situazioni a controllo moderato.

Esistono pregiudizi relativi ai leader uomini e donne. La visione stereotipata dei ruoli sessuali influisce sulla valutazione dei leader donna da parte degli uomini, che rimane negativa rispetto a quella sui leader maschili. E la cosa naturalmente limita la capacit degli individui di compiere una prestazioni al massimo della loro abilit, danneggiando s stessi e l'organizzazione per cui lavorano. Il pregiudizio nei confronti delle donne sembra per essere in diminuzione.

4. Conflitto e cooperazione

Ci sono situazioni in cui le persone non hanno obiettivi in comune, ma incompatibili, e questo crea un conflitto, la cui scala pu andare dal personale all'internazionale.

Molti conflitti si risolvono pacificamente, ma la tendenza a ricorrere all'aggressivit e alla violenza sembra essere in continua ascesa. E' fondamentale quindi studiare le cause e le soluzioni delle situazioni di conflitto.

4.1 Il dilemma sociale

Il dilemma sociale un conflitto in cui l'azione pi favorevole per un individuo, se scelta da pi persone, diventa nociva per tutti.

La psicologia sociale ha cercato di indagare sperimentalmente questa situazione di conflitto, ad es. con l'adozione del famoso dilemma del prigioniero, in cui la scelta si pone proprio in termini di favorire il proprio interesse o quello comune in una situazione di crisi, cosa che mette in gioco anche la fiducia reciproca. Gli studi sembrano dimostrare una prevalenza del comportamento egoistico e alla fine autodistruttivo, ma non in maniera drammatica. In realt anche il comportamento cooperativo ha le sue chance, soprattutto fra amici e partner, o tra appartenenti a culture collettiviste. In generale funzionale l'adozione di strategie comunicative che trasmettano all'altra parte la possibilit di stabilire una relazione di fiducia, cosa che probabilmente funzionerebbe anche nell'ambito delle relazioni internazionali.

4.2 L'uso delle minacce per risolvere i conflitti

Come alcuni studi hanno dimostrato, l'uso delle minacce, invero molto diffuso nella vita quotidiana, non sempre un modo efficace per ridurre un conflitto. La disponibilit di armi o di mezzi di coercizione da una o entrambe le parti molto spesso invece produce situazioni di stallo in cui tutti perdono qualcosa.

4.3 Gli effetti della comunicazione

La comunicazione risulta utile nel risolvere i conflitti quando viene utilizzata per stabilire fiducia, e non semplicemente per trasmettere le proprie minacce.

4.4 Negoziare e fare affari

A differenza che negli esperimenti di laboratorio, nelle situazioni della vita reale i conflitti offrono una grande variet di opzioni. Le persone possono giungere ad una soluzione tramite la negoziazione, ovvero un dialogo in cui si fanno offerte e controfferte fino a trovare una soluzione concordata.

Molto spesso le persone non comprendono che sono possibili soluzioni favorevoli ad entrambe le parti, e che necessario valutare quali siano gli aspetti importanti per l'una e l'altra parte in modo da valutare se possibile giungere a una di queste soluzioni (soluzioni integrative). In realt spesso intervengono fattori come la diffidenza reciproca e la tensione verso l'obiettivo, che impedisce una corretta valutazione delle motivazioni della controparte. E' questo il motivo per cui a volte si ricorre a mediatori neutrali.

Capitolo 9 L'attrazione interpersonale

1. Antecedenti dell'attrazione

Gli aspetti che precedono l'attrazione sono quelli che includono i momenti in cui due persone si incontrano per la prima volta, si piacciono reciprocamente, per giungere all'innamoramento che si sviluppa in una relazione intima.

1.1 La persona della porta accanto: l'effetto della prossimit

Uno degli aspetti pi semplici che determina l'attrazione la vicinanza, o prossimit. Le persone che vediamo e con le quali interagiamo pi spesso hanno maggiori probabilit di diventare nostri amici o compagni di vita.

L'effetto della prossimit si verifica a causa della familiarit, ovvero della semplice esposizione che abbiamo con le persone che ci sono vicine. Naturalmente perch si sviluppi una relazione necessario che queste persone siano a noi gradite. La familiarit produce comunque effetti potenti, fra cui quello di aumentare l'attrazione.

La comunicazione mediata da computer pu creare relazioni emotive molto intime, ma a volte troppo velocemente: senza l'interazione faccia a faccia possiamo crearci un'immagine idealizzata

dell'altro, senza contare che in questo tipo di relazione si pu mentire con molta pi facilit. Inoltre, le parole da sole non predicono l'attrazione.

1.2 La somiglianza

I ricercatori descrivono due situazioni in cui si creano relazioni:


a campi chiusi, in cui le persone sono costrette ad interagire tra di loro a campi aperti, in cui le persone sono libere di interagire o meno a seconda delle loro scelte.

A favorire il crearsi di relazioni, oltre alla prossimit, anche la somiglianza, ovvero quando i nostri atteggiamenti, valori, provenienze o personalit si accoppiano con quelli di un'altra persona. Gli studi dimostrano che se conosciamo le opinioni di un altro individuo su vari argomenti, e se queste sono simili alle nostre, saremo maggiormente attratti da lui. E questo vale sia per le relazioni di coppia sia per quelle amicali.

Proviamo attrazione anche per quelle persone dallo stile interpersonale e dalle capacit comunicative simili alle nostre.

Infine, la somiglianza agisce anche a livelli pi sottili: scegliamo di entrare in certi tipi di situazioni sociali dove sappiamo che troveremo altri simili a noi.

Perch la somiglianza cos importante per l'attrazione?


tendiamo a pensare che le persone simili a noi ci troveranno di loro gradimento, e quindi ci sono maggiori probabilit di iniziare una relazione le persone simili convalidano le nostre caratteristiche e credenze il disaccordo su questioni importanti crea inferenze negative tra gli individui, portando alla repulsione tra dissimili.

1.3 L'attrazione reciproca

Il fatto di piacersi reciprocamente uno degli aspetti primari dell'attrazione interpersonale, ed cos potente che pu anche ovviare all'assenza di somiglianza. L'aspetto pi importante che determina l'attrazione il fatto di ritenere che risultiamo graditi all'altro.

Le persone con stima di s moderata o positiva rispondono all'attrazione reciproca, mentre quelle che hanno un'autostima negativa rispondono in maniera diversa, non considerando il comportamento amichevole degli altri.

1.4 Gli effetti dell'attrazione fisica sulla piacevolezza

L'aspetto fisico superficiale un aspetto molto importante dell'attrazione. E questo vale sia per gli uomini che per le donne.

I modelli su cui valutiamo la bellezza fisica sono largamente influenzati dai media, e quindi hanno caratteristiche comuni ben definite. In particolare sembra che l'aspetto pi gradevole, soprattutto per le donne, sia legato a caratteristiche di tipo infantile, che evocano dolcezza e tenerezza.

Le metanalisi hanno dato prova di una concordanza interculturale su ci che costituisce la bellezza di un volto umano maschile o femminile. Addirittura si suppone che questi tratti siano stati determinati dall'evoluzione, e siano diventati innati. E sembra che i volti attraenti di entrambi i sessi siano quelli che pi si avvicinano alla media.

Recenti ricerche mostrano un effetto ancora pi sorprendente della familiarit: i soggetti tendono a preferire i volti che assomigliano al loro.

Ovviamente tutte queste variabili possono essere espressione della nostra soggiacente preferenza per ci che familiare e sicuro, rispetto a ci che non familiare e potenzialmente pericoloso.

I risultati di numerose ricerche mostrano che la bellezza un potente stereotipo: ipotizziamo che essere belli presupponga tutta una serie di altri elementi desiderabili. Le persone belle hanno successo, sono intelligenti, socialmente competenti, interessanti, brillanti, indipendenti e sexy. In particolare la competenza sociale molto collegata all'aspetto fisico, e questo in un certo senso anche vero, anche perch le persone belle in genere ricevono molta attenzione, la quale aiuta a sviluppare una buona competenza sociale (un caso quindi di profezia che si autoadempie).

1.5 I ricordi dell'attrazione iniziale

Alcuni esperimenti hanno cercato di evidenziare che cosa le persone ricordano di pi delle motivazioni delle proprie relazioni amorose o di amicizia. I risultati hanno mostrato che l'attrazione reciproca e la bellezza (sia fisica che legata alla personalit) vengono ricordate con maggior frequenza.

1.6 Le teorie dell'attrazione interpersonale: lo scambio sociale e l'equit

La teoria dello scambio sociale.

Ogni variabile finora esaminata tra quelle che determinano una relazione interpersonale pu essere vista in termini di profitti sociali, ovvero gli aspetti gratificanti e positivi della relazione stessa. Possiamo dire che quanto pi una persona ci procura profitti sociali, a costi minimi, tanto pi ci piacer. La teoria dello scambio sociale sostiene che il modo in cui le persone percepiscono la loro relazione dipende dalla valutazione dei profitti e dei costi, dalla percezione del tipo di relazione che meritano e dalla probabilit di riuscire ad avere una relazione migliore con qualcun'altro. E' il modello del mercato applicato alle relazioni interpersonali. Questa teoria ha ricevuto numerose conferme empiriche.

La teoria dell'equit

Una critica mossa da alcuni studiosi alla teoria dello scambio sociale che essa ignora una variabile essenziale: l'equit. Secondo la teoria dell'equit, le persone non cercano solo massimi profitti e costi bassi, ma anche la sua equit: i profitti e i costi che diamo in una relazione devono essere equivalenti ai profitti e ai costi dati dall'altra persona. Le relazioni eque sarebbero le pi felici e stabili, mentre in quelle non eque le persone si sentirebbero in una situazione di disagio che le spingerebbe a ristabilire l'equit.

2. Le relazioni profonde

Gli studi si sono limitati in genere ad analizzare gli stadi iniziali di una relazione, in quanto le fasi successive comportano aspetti che non sono facilmente misurabili scientificamente.

2.1 La definizione di amore

Per anni gli psicologi sociali hanno cercato di definire la natura dell'amore, come nasce e si sviluppa, ma hanno incontrato molte difficolt.

Una distinzione classica che si introduce quella tra compassione e passione. La compassione un sentimento di intimit e di affetto che per non comporta passione o eccitazione psicologica (relazioni di amicizia, o sessuali di lungo periodo). La passione invece presuppone un intenso desiderio nei confronti dell'altra persona.

Alcuni studiosi hanno proposto la teoria triangolare dell'amore, secondo cui l'amore composto da tre elementi basilari: l'intimit, la passione e l'impegno. Sternberg ha creato una scala per misurare questi aspetti, i quali possono combinarsi a vari livelli per formare diversi tipi di amore.

2.2 Il ruolo della cultura

La cultura svolge un ruolo fondamentale nello stabilire come le persone vedono la loro relazione amorosa e cosa si aspettano da essa. L'amore romantico un aspetto importante, a volte cruciale, del matrimonio all'interno delle societ individualistiche, mentre lo di meno nelle culture collettivistiche. In queste ultime, contano molto di pi le aspirazioni della famiglia e degli altri membri del gruppo, e i matrimoni vengono spesso combinati.

3. Le cause dell'amore

Alcuni principi che regolano l'attrazione iniziale possono essere applicati anche alla relazione amorosa, anche se in questa entrano in gioco altre variabili.

3.1 L'evoluzione e la sociobiologia

L'approccio sociobiologico all'amore basato sull'idea che l'evoluzione del comportamento umano avvenuta perch si massimizzato il successo riproduttivo. Esso sostiene che per i due sessi questo si traduce in differenti pattern comportamentali: i maschi si accoppiano spesso con molte femmine, mentre le femmine prestano maggiore attenzione alla scelta del maschio. Questo spiegherebbe le diverse strategie messe in atto dagli uomini e dalle donne nelle relazioni amorose.

Le donne quindi cercherebbero un uomo che possa provvedere alle risorse richieste e fornire il sostegno necessario per crescere la prole (aspetto economico-sociale). Gli uomini cercherebbero una donna che sia in grado di riprodurre la specie (aspetto fisico-salute).

Molti studi hanno confermato queste ipotesi, ma allo stesso tempo alla teoria sono state avanzate critiche, in quanto da una parte considerata troppo flessibile e in grado di spiegare qualsiasi cosa, dall'altra troppo semplicistica per spiegare il comportamento umano.

3.2 Stili di attaccamento e relazioni intime

Un'altra teoria sostiene che il comportamento che si esprime nelle relazioni adulte si basa sulle esperienze passate, come il rapporto genitori-figlio.

Sono stati identificati tre tipi di relazioni madre-bambino (stili di attaccamento):

attaccamento sicuro: il genitore risponde ai bisogni del bambino e manifesta emozioni positive; il bambino ha fiducia nella madre, non teme di essere abbandonato, si sente valorizzato e accettato. Attaccamento evitante: il genitore freddo e distaccato e respinge i tentativi del bambino di stabilire l'intimit, per cui questi alla fine tende a sopprimere questi tentativi. Attaccamento ansioso/ambivalente: il genitore ha un comportamento incoerente; in questo caso il bambino diventa ansioso, perch non riesce a prevedere il comportamento dei genitori.

Il particolare stile di attaccamento appreso da bambini viene, secondo la teoria, generalizzato a tutte le relazioni che si hanno nell'et adulta: una persona sicura svilupper relazioni mature e durature; quella che ha subito lo stile evitante sar meno capace di avere fiducia negli altri e di

stabilire relazioni; quella che ha appreso lo stile ansioso/ambivalente avr l'esigenza di stabilire una relazione con il partner ma avr paura che le sue attenzioni non vengano ricambiate.

Per quanto riguarda le relazioni tra persone influenzate da diversi stili di attaccamento, si sperimentato che le relazioni ansioso-evitante funzionano abbastanza bene, perch i due tipi sono sostanzialmente complementari. In particolare vanno bene le relazioni donna ansiosa-uomo evitante, perch i rispettivi ruoli si adattano bene agli stereotipi di genere presenti nella cultura.

Gli studi hanno tuttavia rilevato che gli stili di attaccamento possono anche variare, sia in relazione al tempo che al tipo di relazioni che le persone stabiliscono. Inoltre bisogna dire che spesso le valutazioni sono fatte a partire dai ricordi di infanzia delle persone, che spesso possono essere imprecisi.

3.3 Le relazioni a lungo termine e lo scambio sociale

Come si visto, gli studi sul campo hanno confermato in gran parte le conclusioni della teoria dello scambio sociale. Ma hanno anche evidenziato che occorre tener conto di un altro fattore importante: il livello di investimento personale. L'investimento dato da ci che l'individuo mette nella relazione, e che perder al momento della rottura della relazione stessa. E questo comprende sia fattori concreti come le risorse finanziarie e immobiliari che fattori intangibili come il tempo e l'energia emotiva. In generale, maggiori sono gli investimenti fatti in una relazione, minori sono le probabilit che finisca, anche se la soddisfazione bassa e le alternative sono allettanti. Questo approccio riesce a spiegare anche situazioni in cui si tenderebbe a pensare che le relazioni dovrebbero interrompersi, come nei casi delle donne maltrattate.

3.4 L'equit nelle relazioni a lungo termine

Nelle relazioni a lungo termine, la teoria dell'equit opera in maniera diversa rispetto a quelle occasionali. Si tratta pi di un dai e ricevi generico, piuttosto che di uno scambio equamente misurato. Nelle relazioni di scambio, che di solito si stabiliscono fra conoscenti, si tiene il conto dei costi e ci si sente svantaggiati quando si crede di dare un contributo maggiore alla relazione. Nelle relazioni di condivisione invece (tra amici, familiari e innamorati) le persone rispondono ai bisogni del partner senza guardare se otterranno in cambio qualcosa.

4. La fine delle relazioni intime

La fine di una relazione una delle esperienze pi dolorose della vita. Gli studiosi hanno cominciato ad occuparsi del tema, cercando di individuare quali sono le fasi in cui si sviluppa e le motivazioni che lo provocano.

Un modello che viene utilizzato quello dell'investimento sopra presentato. In termini di dialettiche relazionali invece, si trovato che spesso le relazioni finite sono esempi di attrazioni fatali, in cui le qualit che hanno dato inizio al rapporto sono spesso le stesse che ne causano la fine. In pratica le relazioni che iniziano con una forte dose di novit hanno bisogno di essere bilanciate da alcuni aspetti di prevedibilit, ovvero c' bisogno di un rapporto complementare.

Si trovato inoltre che il ruolo giocato al momento della decisione di interrompere la relazione (chi lascia, chi lasciato, decisione reciproca) l'unico fattore che permette di prevedere come i soggetti vivranno l'esperienza della rottura. Ovviamente chi sta pi male chi stato lasciato, mentre la decisione reciproca quella che permette maggiormente di evitare reazioni fisiche e psicologiche negative.

PARTE TERZA INTERAZIONE SOCIALE

Capitolo 10 Il comportamento prosociale

Il comportamento prosociale definibile come qualsiasi azione commessa allo scopo di arrecare beneficio ad un'altra persona. Un comportamento prosociale che non tiene conto del proprio interesse l'altruismo.

1. I motivi alla base del comportamento prosociale

Quali sono le motivazioni del comportamento prosociale? Le persone aiutano gli altri anche quando non hanno niente da guadagnarci, o solo quando hanno qualche ricompensa?

1.1 La psicologia evolutiva: istinti e geni

I biologi hanno utilizzato i principi sulla selezione genetica propri della teoria dell'evoluzione per spiegare alcuni comportamenti sociali, come l'aggressivit e l'altruismo, dando vita alla psicologia evolutiva.

Secondo il meccanismo evolutivo, il comportamento altruistico avrebbe dovuto estinguersi, in quanto meno favorevole alla riproduzione della specie rispetto a quello egoistico. Gli psicologi evoluzionisti hanno allora cercato di giustificare l'esistenza dell'altruismo in tre modi:

selezione parentale: le persone possono aumentare la probabilit di trasmissione dei propri geni non solo avendo figli, ma anche curando che i propri consanguinei abbiano una discendenza. Quindi sarebbe evoluzionisticamente positivo un comportamento altruista verso i consanguinei. Le verifiche sperimentali hanno confermato questa ipotesi: le persone in situazioni di pericolo danno la priorit alla salvezza dei propri parenti stretti. La norma della reciprocit: le persone aiutano gli altri con l'idea implicita che questo comportamento verr ricambiato. In ragione del suo valore di sopravvivenza, questa norma di reciproca assistenza potrebbe aver assunto base genetica. L'apprendimento delle norme sociali: abbiamo bisogno di apprendere dagli altri le regole e i costumi della nostra societ, per poter sopravvivere e vivere meglio. Una di queste regole proprio il valore dell'aiuto reciproco.

La psicologia evolutiva un approccio interessante, ma molti psicologi restano comunque scettici sul fatto che i comportamenti sociali possano essere fatti risalire alle nostre origini ancestrali e si siano propagati per via genetica.

1.2 Lo scambio sociale: i costi e le ricompense dell'aiutare

La teoria dello scambio sociale, con le sue similitudini basate sulle leggi di mercato (benefici-costi), postula che il comportamento altruistico pu essere fondato sull'interesse individuale. Aiutare pu essere remunerativo in molti modi, ed un investimento nel futuro. Aiutando gli altri possiamo anche ottenere approvazione sociale e quindi maggior autostima. I costi naturalmente possono essere alti, legati al pericolo, al dolore, all'imbarazzo e al tempo che si perde. Fondamentalmente la teoria dello scambio sociale sostiene che, quando i costi superano i benefici, le persone non si comportano pi in modo altruistico. In altre parole, il vero altruismo non esisterebbe proprio.

1.3 Empatia e altruismo: la motivazione pura dell'aiuto

lo studioso Batson, pur ammettendo che le persone in molte situazioni aiutano gli altri per motivazioni egoistiche, sostiene che esiste anche l'altruismo puro, e che questo entra in gioco quando avvertiamo empatia per la persona bisognosa d'aiuto (ovvero avvertiamo parte della sofferenza che questa persona sta vivendo). Nel caso che non si stabilisca empatia, allora entra in campo lo scambio sociale. Naturalmente non semplice stabilire le motivazioni di un comportamento complesso qual' quello umano, e per giungere allo scopo Batson e i suoi colleghi hanno messo a punto particolari accorgimenti sperimentali.

2. Le determinanti personali del comportamento prosociale: perch alcune persone aiutano pi di altre?

2.1 Le differenze individuali: la personalit altruistica

Gli psicologi si sono interessati alle qualit che portano un individuo ad aiutare gli altri in varie situazioni: la personalit altruistica. In realt, com' noto, la personalit non l'unica determinante del comportamento. Bisogna considerare anche i fattori situazionali e le pressioni ambientali. Infatti le prove sul campo hanno dimostrato che individui che da un punto di vista personale avrebbero dovuto aiutare di pi si comportavano in maniera completamente diversa, e meno altruisticamente di altri, a seconda delle situazioni. La personalit quindi pare non essere un componente fondamentale dell'altruismo.

2.2 Differenze di genere nel comportamento prosociale

Secondo gli stereotipi di ruolo maschili e femminili, gli uomini dovrebbero essere pi in grado di compiere prestare aiuto in azioni eroiche e cavalleresche, mentre le donne in situazioni di volontariato o assistenza domiciliare. Ed in effetti gli studi hanno dimostrato che gli uomini sono nettamente la maggioranza tra le persone che si sono segnalate per aver aiutato sconosciuti.

2.3 Differenze culturali nel comportamento prosociale

Si potrebbe ipotizzare che gli individui appartenenti a culture collettiviste abbiano maggior probabilit di sviluppare un comportamento altruistico. In realt, le persone di ogni cultura aiutano con maggior frequenza i componenti del proprio ingroup, e meno quelli dell'outgroup. I fattori culturali influiscono sulla forza dei confini di demarcazione tra questi due gruppi. I membri di culture collettivistiche, in cui l'ingroup molto pi definito, hanno molte pi probabilit di aiutare i membri di quest'ultimo, ma meno di aiutare i membri dell'outgroup rispetto agli appartenenti alle culture individualiste.

2.4 Gli effetti dell'umore sul comportamento prosociale

Le ricerche hanno rivelato che l'umore, ovvero lo stato emotivo in cui ci troviamo, influenza in maniera importante la nostra disposizione ad aiutare gli altri. Questo perch:

quando siamo di buon umore, tendiamo a vedere di pi gli aspetti positivi degli altri aiutare un buon modo per aumentare le nostre sensazioni positive lo stato d'animo positivo accresce la quantit di attenzione prestata ai propri sentimenti, e quindi anche ai nostri valori, tra cui ci pu essere l'altruismo.

Anche un tipo di cattivo umore accresce l'altruismo: il senso di colpa. Aiutare riduce il sentimento di colpevolezza. Anche la tristezza pu essere determinante. Si tratta evidentemente di altri aspetti della teoria dello scambio sociale: aiutiamo per aiutarci.

3. Le determinanti situazionali del comportamento prosociale

Per comprendere a fondo il fenomeno del comportamento prosociale, abbiamo bisogno di considerare anche la situazione sociale in cui si trovano le persone.

3.1 Ambiente rurale vs. urbano

Le persone che abitano in piccole citt o ambienti rurali sono pi portate ad aiutare gli altri. Questo pu dipendere dal pi alto grado di socievolezza e fiducia reciproca rispetto agli ambienti urbani. Alcuni hanno anche ipotizzato che chi abita in citt sia sottoposto ad un bombardamento continuo di stimoli che lo spinge ad un comportamento pi introverso ed egoistico (ipotesi del sovraccarico urbano).

3.2 Il numero di testimoni: l'effetto testimone

Casi accaduti realmente in ambiente urbano e ricerche di laboratorio hanno dimostrato che, quando si tratta di ricevere aiuto, il numero dei testimoni non offre alcuna garanzia di rapida assistenza. Anzi, vero il contrario: maggiore il numero di testimoni che assistono ad un'emergenza, minore la probabilit che qualcuno di essi aiuter la vittima: l'effetto testimone.

La possibilit di avvertire un evento come un'emergenza dipende da molti fattori, anche contingenti, come la capacit di concentrarsi. Inoltre molto dipende dal fatto che gli altri intorno a noi interpretino ci che accade come un'emergenza. Se la situazione presenta aspetti ambigui, ci affidiamo all'influenza sociale informazionale, con tutti i vantaggi e i problemi che questo comporta. A volte si presenta il fenomeno dell'ignoranza collettiva, in cui nessuno sa cosa fare e gli individui sono portati a pensare che non vi sia una situazione di pericolo che invece presente.

E' poi presente il problema dell'assunzione di responsabilit: una volta stabilito che c' un'emergenza, dobbiamo essere in grado di capire che aiutare tocca a noi, e non a qualcun'altro. Quando ci sono molti testimoni, si verifica il fenomeno della diffusione di responsabilit, per cui nessuno percepisce una forte spinta ad intervenire. Ci accade soprattutto se non sappiamo se gli altri siano gi intervenuti.

Anche il fatto di sapere o meno quale tipo di aiuto dare importante: se non sappiamo come aiutare, pi probabile che non interverremo.

Infine, esistono molti altri fattori che possono farci scegliere di non intervenire: la mancanza di esperienza, il timore di sbagliare o di metterci in pericolo, ecc.

3.3 La natura delle relazioni: relazioni di condivisione vs. relazioni di scambio

Una grande quantit di ricerche si concentrata sull'aiuto tra estranei. Nella realt, molte situazioni di aiuto si verificano tra persone che si conoscono bene, come famigliari, amici, ecc. In questi casi si deve distinguere tra relazioni di scambio e relazioni di condivisione, cos come prima evidenziate. Le relazioni di scambio sono tipiche fra estranei o tra persone che non si conoscono bene. Le relazioni di condivisione invece sono caratterizzate dalla volont di aiutare gli altri.

Le ricompense per l'aiuto sono importanti anche nelle relazioni di condivisione, ma probabile che in questo caso non ci si aspetti un ritorno immediato, ma dilatato o spostato nel tempo. Si tratta di relazioni che implicano uno scambio a lungo termine. Altri studiosi hanno comunque evidenziato la natura fondamentalmente diversa delle relazioni di condivisione, rilevando che le persone sono meno interessate ai benefici che ricevono, e pi a soddisfare semplicemente i bisogni degli altri. Questo significa che le probabilit di aiutare un amico sono notevolmente superiori a quelle di aiutare un estraneo, anche in caso che non ci aspettiamo alcuna ricompensa.

C' solo un'importante eccezione a questa regola: quando un certo compito ha molta importanza per noi, potremmo essere portati ad aiutare di pi un estraneo a compierlo, in quanto vedere un amico riuscire meglio di noi in un campo che rappresenta molto per la nostra autostima ci crea qualche problema.

4. Come pu essere migliorato il comportamento prosociale?

Migliorare i fattori della personalit che aiutano il comportamento prosociale pu essere utile. Ma ancora pi importante abbattere le barriere che si frappongono tra chi aiuta e chi aiutato. Essere consapevoli dell'influenza degli altri in situazioni di emergenza pu aiutarci a superare l'indifferenza e la fuga dalle responsabilit. E naturalmente anche importante capire che l'aiuto non va imposto indipendentemente dal fatto che la persona lo voglia o no. Ricevere aiuto in certi casi pu essere dannoso per l'autostima. Si deve quindi dare sostegno, non cercare di dimostrare la nostra superiorit.

Negli ultimi anni si andato sviluppando un nuovo campo di ricerca, la psicologia positiva. Questa si pone come correttivo all'enfasi posta dalla psicologia clinica tradizionale sugli aspetti negativi della malattia mentale. In particolare si cerca di concentrarsi sul corretto funzionamento umano e su come aiutare la salute mentale.

Capitolo 11 Laggressivit

1. Che cos laggressivit

Si definisce azione aggressiva il comportamento intenzionale volto a provocare un dolore fisico o psicologico.

Unaltra utile distinzione quella tra:


aggressivit ostile: risultato della rabbia, lunico scopo infliggere dolore o danno aggressivit strumentale: lintenzione di far del male un mezzo per raggiungere uno scopo

1.1 Laggressivit innata o viene appresa?

Il dibattito ancora aperto sulla natura istintuale o appresa dellaggressivit. Freud teorizz la presenza di un istinto vitale (Eros) e di un istinto di morte (Thanatos) che provoca laggressivit. E questa energia negativa deve trovare sfogo, altrimenti si giunge alla malattia. Per Freud la societ fondamentale per aiutare lindividuo a sublimare listinto e volgere lenergia distruttiva verso un comportamento accettabile o utile.

1.2 Laggressivit istintuale, situazionale o opzionale?

Le ricerche sulle presunte origini istintuali dellaggressivit sono condotte in larga parte sugli animali. I risultati sono molto controversi, e comunque non sono ancora emerse prove decisive a favore di questa ipotesi. Sembra che laggressivit si sia evoluta e mantenuta in funzione del suo alto valore di sopravvivenza, ma contemporaneamente gli organismi hanno sviluppato meccanismi inibitori che permettono di sopprimere laggressivit quando un comportamento pi vantaggioso possibile. Quindi laggressivit sembra essere condizionata dallesperienza e dal contesto sociale.

1.3 Laggressivit nelle diverse culture

La situazione sociale, quando si tratta del comportamento degli esseri umani, assume un importanza maggiore. I pattern innati sono flessibili e suscettibili di infinite modificazioni. E questo dimostrato dalla diversit che le culture umane presentano nel loro grado di aggressivit.

E quindi evidente che il comportamento aggressivo pu essere modificato, e questo motivo fondamentale di interesse per gli psicologi sociali.

2. Le cause biochimiche e neuronali dellaggressivit e la loro influenza

Una struttura particolare del cervello, lamigdala, sembra essere in grado di controllare laggressivit sia negli esseri umani che negli animali. Anche qui per c una certa flessibilit: leffetto dello stimolo neuronale pu essere attenuato da fattori sociali. Alcune sostanze chimiche influenzano laggressivit. La serotonina, un neurotrasmettitore, sembra avere un effetto inibitorio. E naturalmente anche alcuni farmaci hanno effetti in questo senso. Ad es. il testosterone produce un aumento di aggressivit, sia tra gli uomini che tra le donne.

2.1 Aggressivit e genere

Se il livello di testosterone condiziona laggressivit, se ne deduce che le donne sono generalmente meno aggressive degli uomini. Le donne hanno comunque modi diversi di manifestare la propria aggressivit, e le differenze di genere si attenuano in presenza di provocazione.

La base biologica del comportamento meno aggressivo delle donne sembra essere confermato dalle ricerche, che hanno dimostrato che, nonostante i cambiamenti sociali avvenuti in tempi recenti nella condizione femminile, non si riscontrato un aumento corrispondente dei crimini violenti commessi da donne.

Queste differenze dovute al sesso sono praticamente universali. La cultura influisce, ma non cancella il divario.

2.2 Lalcol e laggressivit

Com noto, lalcol tende ad abbassare le inibizioni contro la manifestazione di comportamenti vietati dalla societ, tra cui laggressivit. Il legame noto agli studiosi: chi gi tendente alla violenza, lo diventer ancora di pi sotto leffetto dellalcol.

2.3 Gli effetti del dolore e del malessere sullaggressivit

E dimostrato che il dolore, o altre forme di malessere fisico come il caldo, lumidit, linquinamento, possono abbassare la soglia del comportamento aggressivo.

3. Le cause situazionali che portano allaggressivit

3.1 Frustrazione e aggressivit

Un individuo avverte frustrazione quando sente interrotto il cammino verso un obiettivo o una gratificazione che si aspetta. Questo spesso porta allaggressivit.

Vi sono diversi fattori che possono accentuare la frustrazione e aumentare la possibilit di una reazione aggressiva. Ad esempio, la vicinanza allo scopo o allobiettivo dei nostri desideri. Maggiore la vicinanza, maggiore la frustrazione e quindi pi probabile la reazione. Laggressivit aumenta anche quando la frustrazione inaspettata. Naturalmente la reazione aggressiva si verifica quando anche le condizioni situazionali sono favorevoli. Fattori importanti sono le caratteristiche di chi provoca la frustrazione, e la nostra capacit di reagire efficacemente Inoltre, se la frustrazione appare comprensibile, legittima o non intenzionale, non vi sar probabilmente reazione aggressiva.

Anche il livello di aspettativa importante: la frustrazione non causata dalla deprivazione, ma dalla deprivazione relativa, ovvero la sensazione di avere meno di quanto pensiamo di meritare.

3.2 Provocare direttamente e rispondere per le rime

Un altro fattore scatenante dellaggressivit il bisogno di rispondere a una provocazione rappresentata dal comportamento aggressivo di unaltra persona. Anche qui naturalmente conta lintenzionalit della provocazione, nonch le eventuali circostanze attenuanti , che per devono essere note al momento della provocazione.

3.3 Il ruolo degli oggetti aggressivi

La semplice presenza di uno stimolo aggressivo, un oggetto normalmente associato con laggressivit, pu aumentare la probabilit di un comportamento aggressivo. La diffusione delle armi quindi in grado di far aumentare il tasso di violenza. E questo stato dimostrato in numerose ricerche ed esperimenti.

3.4 Limitazione e laggressivit

Una causa fondamentale dellaggressivit la presenza di altre persone che si comportano in maniera aggressiva,. Questo vero soprattutto per i bambini, e specialmente quando avvertono che laggressivit viene compensata (ad esempio negli sport violenti).

E un fatto che una grande percentuale di genitori che maltrattano i loro bambini sono stati a loro volta maltrattati dai loro genitori (teoria dellapprendimento sociale). E non una questione genetica, come hanno dimostrato gli esperimenti di laboratorio.

3.5 Gli effetti della violenza nei media

Numerosi studi indicano che maggiore la quantit di violenza che gli individui vedono in televisione da bambini, maggiore la violenza che mostreranno una volta diventati adolescenti e adulti. Naturalmente la violenza in televisione ha un impatto ancora maggiore sui giovani che sono gi in qualche modo inclini al comportamento violento, ma anche per quelli meno aggressivi la prolungata esposizione pu portare ad un aumento significativo dellaggressivit.

Bisogna anche tenere conto che la quantit di violenza proposta dalla televisione tale che gli effetti rilevati potrebbero anche solo essere dovuti al fenomeno del priming.

Le stesse conseguenze sembrano essere provocate dai videogiochi violenti.

I bambini e i giovani in generale sono i pi sensibili e influenzabili, ma gli effetti della violenza dei media si riscontrano anche negli adulti.

Inoltre, sembra che lesposizione continua ad eventi violenti produca un effetto mitigante sulla nostra sensibilit, fino ad aumentare la soglia di tollerabilit della violenza nel mondo reale.

Esistono in conclusione quattro ragioni distinte per cui lesposizione alla violenza nei media aumenta laggressivit: 4.
1. Se lo fanno loro , posso farlo anchio: indebolimento delle inibizioni 2. Ma allora cos che si fa: imitazione 3. Forse sto avvertendo delle sensazioni di aggressivit: priming, interpretazione

errata delle proprie sensazioni


4. Un altro scontro brutale: cosa c sullaltro canale?: diminuzione del senso di

orrore e di commiserazione verso le vittime

3.6 La violenza aiuta a vendere?

Gli spettacoli violenti in televisione sembrano essere graditi dal pubblico. E quindi il messaggio per i pubblicitari e i produttori che la violenza aiuta a vendere.

E stato per dimostrato che le persone che guardano spettacoli violenti non ricordano facilmente le marche pubblicizzate durante il programma. Forse i pubblicitari dovrebbero rivedere le proprie strategie.

3.7 La pornografia e la violenza contro le donne

Negli USA negli ultimi quaranta anni i casi di stupro e violenza sulle donne sono quadruplicati. Una delle possibili spiegazioni risiede nei copioni sessuali che gli adolescenti apprendono quando crescono fino a raggiungere la maturit sessuale. Questi comportamenti, appresi implicitamente dalla nostra cultura, fanno pensare che il ruolo delle donne sia quello di resistere alle avance sessuali, e che quello delluomo sia di persistere.

Un altro dato che fa pensare che laumento degli stupri ha coinciso con la sempre maggiore disponibilit di materiale pornografico. Gli studi hanno per dimostrato che non esiste correlazione tra questo materiale e i crimini a sfondo sessuale. Esiste per a quanto pare un collegamento tra la pornografia violenta e una maggiore accettazione della violenza sessuale nei riguardi delle donne.

4. Come ridurre laggressivit

4.1 Punire laggressivit riduce il comportamento aggressivo?

La punizione, in caso di comportamento aggressivo, pu avere un effetto controproducente, essendo anchessa un atto di aggressivit. E questo dimostrato dai casi frequenti di bambini con genitori aggressivi e punitivi che diventano violenti da adulti. Come si gi visto in precedenza, inoltre, la punizione severa spesso aumenta lattrazione verso il comportamento proibito, mentre una punizione pi leggera spesso porta allautogiustificazione e ad abbandonare il comportamento stesso.

Per gli adulti il discorso si fa pi complesso. Quasi tutti i sistemi giudiziari comportano pene severe come deterrente contro i crimini violenti. Gli studi hanno per dimostrato che lefficacia della pena condizionata alla sua applicazione rapida e certa. E questo nel mondo reale non avviene quasi mai. E le statistiche confermano questa ipotesi: le pene severe non sembrano scoraggiare i crimini violenti, meno che mai la pena di morte.

4.2 Catarsi e aggressivit

E opinione comune che fare qualcosa di aggressivo riduca i propri sentimenti aggressivi. Si tratta di una semplificazione eccessiva del concetto di catarsi proprio della psicoanalisi.

In realt le ricerche smentiscono il luogo comune. N svolgere attivit sportive violente, n guardare spettacoli violenti, n compiere direttamente atti aggressivi ha leffetto di diminuire laggressivit. Anzi, pare che gli effetti siano esattamente opposti. Questo in quanto aver gi manifestato la nostra aggressivit rende pi facile ripetere lazione, che ci appare maggiormente legittimata. Inoltre, commettere un atto di aperta aggressivit verso una persona cambia i propri sentimenti verso di essa, aumentando quelli negativi, e aumentando la probabilit di ripetere il

comportamento violento in futuro. E il noto effetto della riduzione della dissonanza cognitiva, che produce conseguenze tragiche anche negli eventi bellici.

4.3 Gli effetti della guerra sullaggressivit generale

Quando una nazione in guerra, anche la popolazione non combattente diventa pi incline a commettere azioni aggressive. Le statistiche lo dimostrano. Si tratta in realt di un gigantesco effetto televisivo di violenza di massa, che produce indebolimento delle inibizioni, conduce allimitazione dellaggressivit, riduce la nostra sensibilit verso lorrore. E ci fa credere che i problemi complessi si possano risolvere con la violenza.

4.4 Come affrontare la rabbia

Se la violenza conduce allautogiustificazione, che a sua volta produce altra violenza, ci si chiede se non dovremmo reprimere i nostri sentimenti di rabbia. In realt, provare rabbia una cosa completamente normale, e non comporta necessariamente la manifestazione di comportamenti violenti. Si possono trovare modi di esprimerla in maniera non aggressiva, soprattutto comunicando i propri sentimenti alla controparte, e cercando di raggiungere una maggiore comprensione della situazione. Gli effetti positivi dellaprirsi non sono dovuti semplicemente allo sfogare i sentimenti, ma anche ad una consapevolezza di s che normalmente accompagna questa apertura.

Un modo efficace per ridurre laggressivit provata da unaltra persona intraprendere qualche azione volta a diminuire la rabbia e la frustrazione che ne sono state le cause. Se chi causa della frustrazione si assume le proprie responsabilit e chiede scusa, il comportamento aggressivo probabilmente non si manifester.

Anche il fenomeno dellimitazione pu essere sfruttato in senso positivo: se si mostrano ai bambini esempi di persone che reagiscono in maniera non aggressiva, educata e controllata, ci saranno maggiori probabilit che essi si comportino nella stessa maniera in situazioni di provocazione.

Nella maggior parte delle societ, sono le persone cui mancano adeguate capacit sociali a essere pi inclini alle soluzioni violente dei problemi interpersonali. Occorre quindi insegnare alle persone come comunicare la loro rabbia e le loro critiche in maniera costruttiva, come condurre negoziati e arrivare a compromessi, come tenere conto di pi dei bisogni e desideri altrui, ecc.

Dato che una delle pi potenti giustificazioni alla violenza la disumanizzazione delle vittime, uno dei mezzi fondamentali per combattere laggressivit cercare di sviluppare lempatia tra le persone.

Capitolo 12 Il pregiudizio: cause e rimedi

1. Un fenomeno sociale onnipresente

Potrebbe sembrare che solo i gruppi minoritari siano oggetto di pregiudizio da parte della maggioranza dominante. In realt il pregiudizio un fenomeno onnipresente, che riguarda tutti e pu intercorrere in entrambi i sensi, dal gruppo minoritario alla maggioranza e viceversa.

La nazionalit, l'identit etnica, il genere, le preferenze sessuali o la religione, ma anche l'aspetto fisico, possono causare etichettamento e discriminazione. La semplice antipatia nei confronti di un gruppo pu diventare qualcosa di molto peggio e condurre alla svalutazione degli altri come esseri umani, alla tortura, alla morte e al genocidio.

Chi vittima di pregiudizio in prima istanza soffre di una diminuzione dell'autostima, che fondamentale nel condizionare il comportamento e le aspirazioni. Chi ha bassa autostima ha alte probabilit di essere una persona infelice e delusa.

Il pregiudizio causa abbassamento dell'autostima ad es. negli afroamericani e nelle donne nella societ USA, anche se in tempi recenti le cose sembrano essere migliorate. Ma il problema del pregiudizio ancora ben lungi dall'essere risolto.

2. Definizione di pregiudizio, di stereotipo e di discriminazione

Il pregiudizio un atteggiamento, e come tale comprende le tre componenti affettiva, cognitiva e comportamentale.

2.1 Il pregiudizio: la componente affettiva

Il temine pregiudizio si riferisce alla struttura generale dell'atteggiamento e alla sua componente affettiva. Tecnicamente, esistono pregiudizi positivi e negativi, ma gli psicologi sociali usano il termine solamente per riferirsi ad atteggiamenti negativi. In particolare, il pregiudizio si definisce come un atteggiamento ostile o negativo nei confronti dei membri di un gruppo, basato solo sull'appartenenza a quel gruppo. I tratti individuali o i comportamenti del bersaglio del pregiudizio passano inosservati o vengono accantonati.

2.2 Gli stereotipi: la componente cognitiva

All'interno di una data cultura, esistono elementi normativi che presentano una certa similarit, anche perch le immagini relative vengono continuamente diffuse dai media. Lo stereotipo quindi una generalizzazione condotta su un gruppo di persone, in cui caratteristiche identiche vengono attribuite a tutti i membri del gruppo, senza tenere conto delle variazioni individuali. Gli stereotipi, una volta formati, sono molto resistenti al cambiamento.

Gli stereotipi rispondono al bisogno della nostra mente di semplificare il mondo. Concentriamo la nostra energia per costruire atteggiamenti accurati solo verso le cose che pi ci interessano, mentre semplifichiamo le credenze verso il resto.

Lo stereotipo pu quindi essere anche utile per affrontare gli eventi complessi fino a quando si basa sull'esperienza ed accurato. Non cos se lo usiamo per annullare le differenze all'interno di una classe di persone.

La stereotipizzazione particolarmente potente nelle differenze di genere. Ad esempio la credenza generale che vede le donne maggiormente portate alla cura degli altri (dei figli in particolare) e meno autoritarie. In questo caso la psicologia evoluzionista suggerisce che la realt molto vicina allo stereotipo culturale. In campo lavorativo ci si aspetta il successo pi dagli uomini che dalle donne, e in conseguenza di queste aspettative si giudicano pi severamente gli uomini se falliscono, mentre se le donne hanno successo, si spiega la cosa con fattori quali la fortuna o la costanza. E questo tipo di stereotipi agiscono anche nelle menti del gruppo stereotipato.

Per quanto riguarda l'aspetto comportamentale, la combinazione delle credenze stereotipate con una reazione emotiva negativa si traduce in comportamento scorretto o violento: la discriminazione (ovvero l'azione ingiustificata negativa o dannosa verso i membri di un gruppo semplicemente a causa dell'appartenenza a quel determinato gruppo).

Una particolare forma di discriminazione in opera negli USA quella contro gli omosessuali, che non sono protetti da leggi nazionali come le donne, le minoranze etniche o gli handicappati.

3. Le cause del pregiudizio

Gli psicologi evoluzionisti sostengono che tutti gli organismi tendono ad essere pi amichevoli nei confronti dei loro simili, e a mostrare paura e avversione verso i differenti. Ma il pregiudizio non si verifica solamente in base ad aspetti biologicamente ovvi dell'apparenza umana, ma anche tra persone che nutrono credenze diverse. C' sicuramente quindi anche un'influenza culturale sul formarsi dei pregiudizi. E questi si possono formare anche a partire da differenze insignificanti come il colore degli occhi, la lunghezza dei capelli e il modo di vestirsi (vedi l'esperimento Elliot).

3.1 Il modo in cui pensiamo: la cognizione sociale

Il pregiudizio si potrebbe definire come il lato oscuro della cognizione sociale umana. La tendenza a categorizzare e a raggruppare le informazioni per formare degli schemi e utilizzarli per interpretare le informazioni nuove, ad affidarsi ad euristiche potenzialmente inaccurate e a dipendere da processi erronei della memoria, sono aspetti cognitivi che possono portare agli stereotipi negativi e alla discriminazione.

Il primo gradino del pregiudizio la formazione dei gruppi, la categorizzazione delle persone secondo certe caratteristiche. In questo modo ordiniamo il mondo e ci prepariamo a rispondere agli stimoli nuovi. La categorizzazione quindi utile e necessaria e possiede implicazioni profonde.

Gli individui tendono a costituire un ingroup, ovvero un gruppo in cui si identificano e di cui si sentono membri. Gli altri fanno parte dell'outgroup.

Ma qual' il meccanismo che produce atteggiamenti positivi verso i membri dell'ingroup e negativi verso l'outgroup (che viene detto ingroup bias)? Una delle possibili spiegazioni, confermata peraltro sperimentalmente, che l'identificazione in un gruppo, e la credenza nella superiorit del proprio gruppo rispetto agli altri, produca un aumento dell'autostima.

Un'altra delle conseguenze della categorizzazione sociale la percezione dell'omogeneit dell'outgroup: i membri dell'ingroup tendono a percepire i membri dell'outgroup come pi omogenei di quanto siano in realt, e anche pi dell'ingroup stesso.

Cambiare i pregiudizi con argomentazioni logiche e razionali molto difficile. Questo perch, in primis, forte l'influenza della componente affettiva dell'atteggiamento, che come si sa non minimamente influenzata dalle spiegazioni logiche. Inoltre, l'atteggiamento tende a organizzare il modo in cui si elaborano le informazioni rilevanti rispetto all'oggetto dell'atteggiamento stesso. Pi specificamente, se abbiamo opinioni o schemi su certi gruppi, faremo pi attenzione alle informazioni coerenti con le nostre opinioni, le richiameremo spesso alla mente e le ricorderemo meglio rispetto alle informazioni che non sono coerenti. Questo ovviamente render sempre pi forte il nostro stereotipo.

Gli stereotipi riflettono le credenze culturali: in ogni cultura esistono descrizioni facilmente riconoscibili che riguardano i membri di un particolare gruppo. Anche se non ci crediamo, li conosciamo sicuramente. E paradossalmente, alcuni esperimenti hanno dimostrato che influenzano anche i nostri giudizi. Si tratta del fenomeno dell'attivazione del pregiudizio.

L'attivazione del pregiudizio agisce a livello automatico, precedendo l'elaborazione controllata dell'informazione. Se quindi siamo distratti, impegnati o poco attenti, lo stereotipo pu sfuggire al controllo e spingerci a dare valutazioni che vanno contro le nostre opinioni consce.

Il meccanismo del pregiudizio automatico per sembra agire in maniera molto diversa a seconda delle caratteristiche individuali.

Un altro modo in cui viene perpetuato il pensiero stereotipico il fenomeno della correlazione illusoria, ovvero il caso in cui, aspettandoci che due cose siano collegate, inganniamo noi stessi fino a credere che davvero lo siano, nonostante la realt mostri il contrario.

E' pi probabile che si verifichi correlazione illusoria quando gli eventi o le persone sono caratteristici e visibili, cio quando sono diversi dalla nostra quotidianit. I membri di un gruppo minoritario sono per definizione distinti, cos come individui che hanno una professione o capacit non corrispondente allo stereotipo.

E' possibile modificare le credenze stereotipiche? Sono state proposte tre teorie:

1. Il modello di contabilit, in cui ogni informazione che contraddice lo stereotipo porterebbe

alla sua modificazione 2. il modello di conversione, secondo cui lo stereotipo cambia a seguito di un'informazione particolarmente saliente e forte 3. il modello di sottotipizzazione, secondo cui si crea un nuovo sottotipo o sottocategoria di steteotipi che si adattano all'informazione discordante.

In realt si visto che gli stereotipi cambiano soprattutto in accordo con i modelli 1 e 3, mentre il modello di conversione non ha avuto conferme sperimentali.

3.2 I biases attribuzionali

Facciamo delle attribuzioni per comprendere il comportamento di una persona quanto di un gruppo. Come si legano queste attribuzioni al pregiudizio e alla discriminazione?

Il noto errore fondamentale di attribuzione una delle cause principali della persistenza degli stereotipi. Se l'errore viene rivolto ad un intero gruppo di persone o ad un outgroup, si trasforma in stereotipo (errore ultimo di attribuzione). Ogni informazione situazionale o sociale che possa spiegare il comportamento del gruppo viene sistematicamente ignorata o accantonata.

Negli USA presente un fenomeno (curva di Bell) secondo cui le prestazioni scolastiche di alcuni gruppi etnici risultano gerarchicamente classificate secondo l'ordine asiatici-angloamericaniafroamericani. Un fattore che chiaramente influenza questo fenomeno la minaccia dello stereotipo: gli afroamericani, in situazioni valutative, sentono l'apprensione di confermare con il loro comportamento lo stereotipo negativo dell'inferiorit intellettuale. Questo condiziona la loro prestazione, confermando alla fine lo stereotipo. Lo stesso meccanismo si verifica con gli stereotipi di genere.

Quando un membro dell'outgroup non si comporta come ci si aspetterebbe secondo lo stereotipo, paradossalmente si tende ad attribuire questo comportamento anomalo a fattori situazionali, mantenendo cos l'attribuzione disposizionale di gruppo intatta.

Le persone che non sono mai state oggetti di pregiudizio trovano difficile capire cosa significa essere bersagli. Essi cadono cos spesso nella trappola di biasimare la vittima, attribuendo i loro guai a mancanza di carattere e capacit. Tutto ci rientra nella visione del mondo giusto, secondo cui nel mondo alla fine opera un principio di giustizia per cui ognuno ha quello che si merita. Questo ci rassicura perch pensiamo che non ci capiter mai niente di brutto se ci

comportiamo in maniera corretta. E per rafforzare la nostra convinzione siamo anche disposti a distorcere i fatti e le ricostruzioni retrospettive.

3.3 La teoria del conflitto realistico

Ogni genere di problema inerente il fenomeno ingroup-outgroup viene in realt aggravato dalla reale competizione economica, politica o di stato. La teoria del conflitto realistico sostiene che un conflitto reale fra gruppi si instaura quando le risorse sono limitate. La competizione si genera dai sentimenti negativi sviluppati nei confronti del gruppo contro cui si compete, e da qui al pregiudizio e alla discriminazione il passo breve.

Quando le risorse scarseggiano, i membri dell'ingroup si sentono pi minacciati da quelli dell'outgroup, e quindi vi maggiore possibilit che si sviluppino pregiudizi, discriminazione e violenza. Le ricerche correlazionali condotte sui fenomeni violenti durante le situazioni di crisi confermano questa ipotesi.

In situazioni in cui non esiste un outgroup identificabile contro cui rivolgere le proprie rivendicazioni, si fa strada la possibilit che si crei un capro espiatorio. Il caso degli ebrei nella Germania nazista esemplare. Tuttavia non sempre cos facile separare il pregiudizio causato dalla competizione da quello dovuto al fenomeno del capro espiatorio.

In ogni caso gli individui, quando sono frustrati o infelici, tendono a mostrare pi aggressivit nei confronti dei gruppi che sono non graditi, visibili, e relativamente privi di potere. Le forme in cui si manifesta l'aggressivit dipendono da quanto permesso o approvato dall'ingroup in questione.

3.4 Le regole normative

Un comportamento sociale innocuo come il conformismo pu diventare particolarmente pericoloso quando entra in gioco il pregiudizio. Se viviamo in una societ in cui le informazioni stereotipiche abbondano e il comportamento discriminatorio la regola, la maggior parte di noi svilupper atteggiamenti ostili e pregiudizi. In questo caso si parla di razzismo o sessismo istituzionalizzato. Il conformismo normativo opera nel senso di indurre atteggiamenti pregiudiziali e comportamenti discriminatori nelle persone che vogliono conformarsi ed adattarsi alle posizioni prevalenti della maggioranza. E questa molto spesso la causa principale del pregiudizio.

In tempi recenti i cambiamenti normativi negli USA hanno fatto diminuire i comportamenti discriminatori. Ci non significa per che il pregiudizio sia stato eliminato: in realt molti mantengono i propri stereotipi, ma sono diventati pi attenti a non mostrarli in pubblico. Questo fenomeno viene chiamato pregiudizio moderno. La conseguenza che il razzismo e il sessismo devono essere studiati attraverso misure indirette e non intrusive. Recenti ricerche effettuate anche in Europa hanno dimostrato che il pregiudizio nascosto ha un'influenza importante sulle opinioni delle persone circa le politiche di immigrazione: non si parla di rimandare gli immigrati a casa loro, ma neanche ci si d da fare per migliorare le relazioni e i diritti civili degli stessi immigrati.

Nel caso del pregiudizio contro le donne, sono presenti le stesse forme latenti, che per in questo caso si traducono in atteggiamenti ambivalenti, che fanno parlare di sessismo ostile e sessismo benevolente. In ogni caso il sessismo, di qualunque valenza sia, serve a giustificare i ruoli sociali tradizionali e stereotipati delle donne.

4. Come si pu ridurre il pregiudizio?

Se il pregiudizio non si riesce a combattere su basi razionali, in quanto comporta anche aspetti emotivi e cognitivi, pu essere importante favorire le occasioni di contatto tra ingroup e outgroup. Ma il semplice contatto non sufficiente.

4.1 L'ipotesi del contatto

Diversi esperimenti sociali di integrazione che comportavano il contatto tra etnie diverse al fine di ridurre il pregiudizio reciproco non hanno dato i risultati sperati, specialmente tra i bambini. Sembra invece che il contatto abbia effetti positivi quando le persone hanno status uguale e perseguono gli stessi scopi.

4.2 Quando il contatto riduce il pregiudizio: le condizioni

Come hanno dimostrato diversi studi sperimentali, il contatto tra gruppi diversi, per avere un'utilit nella riduzione del pregiudizio, deve basarsi su alcune condizioni:

1. I due gruppi devono essere in situazione di interdipendenza, ovvero devono cooperare 2. 3. 4. 5.

per raggiungere uno scopo comune i membri del gruppo devono essere uguali in termini di status e di potere il contatto deve avvenire in condizioni amichevoli e informali, con contatti personali gli individui devono percepire i membri dell'outgroup come tipici del loro gruppo devono esserci regole sociali che promuovono e sostengono l'uguaglianza tra i gruppi

se tutte queste condizioni vengono rispettate, ci si pu attendere una riduzione dei pregiudizi, degli stereotipi e dei comportamenti discriminatori.