CAP 1 LE TEORIE PSICOLOGICHE
1.1 Psicologia e filosofia
La psicologia moderna, intesa come disciplina scientifica, si costituita intorno alla met dell'800.
Psicologia, secondo la sua etimologia greca, significadiscorso sull'anima e designa una disciplina
che mira ad una interpretazione empiricamente fondata delle funzioni mentali. Il suo compito
quello di valutare in modo esatto le funzioni mentali umane dipendenti da un'entit immateriale
quale l'anima. Prima di allora si usava il termine fisiologia, che oggi indica altro.
La psicologia punta a studiare, secondo un metodo comune alle scienze naturali, un campo ad esse
apparentemente inaccessibile, da sempre ritenuto appannaggio delle discipline filosofiche e
religiose: le funzioni mentali ed il comportamento umano.
Gi prima si erano consolidate le teorie sullo psichismo risalenti ad Aristotele ed Ippocrate.
Queste avevano una base di tipo razionalistico o analogico e mancavano quindi di supporto
empirico.
Si definisce razionalistica una teoria esplicativa che si basa sulla sola coerenza logica interna
dell'assunto che ne alla base. Quindi non ha bisogno di verifiche empiriche (ad esempio: la
matematica). Analogica invece quella che tenta di spiegare i meccanismi causali dei fenomeni
attraverso similitudini o analogie.
Una spiegazione scientifica invece una teoria che viene controllata in modo empirico e che
spesso porta a risultati anti-intuitivi, a spiegazioni non desumibili attraverso l'esperienza del
fenomeno.
Le antiche psicologie non erano quindi realmente scientifiche poich non portavano ad una
conoscenza autentica n producevano dimostrazioni valide.
Il primo vero antesignano della psicologia scientifica comunque Cartesio. Egli eredit dai filosofi
precedenti la concezione del dualismo, ovvero che l'uomo costituito da due entit:
corpo (res extensa) come una macchina, visto come oggetto fisico, sottoposto alle leggi naturali;
anima (res cogitans) entit spirituale che opera secondo il libero arbitrio e non pu essere
studiata secondo il metodo della scienza.
Il punto innovativo non consisteva nel dualismo, ma nel fatto che per spiegare una grandissima
parte delle condotte umane egli fece ricorso a delle teorie che escludevano l'intervento dell'anima
o del libero arbitrio.
Nel suo libro Trait sur l'homme sostenne che la maggior parte di comportamenti umani sono
spiegabili in termini meccanicistici, senza che facciano ricorso all'intervento dell'anima. In definitiva,
una serie di condotte osservabili anche negli animali erano spiegabili come risultato della macchina
corporea e, soltanto quelli che ci distinguono dagli animali, come risultanti dell'intervento
dell'anima (il pensare). Questa visione detta dualismo interazionista, perch lentit spirituale
interagisce con quella materiale.
La fondazione ottocentesca della psicologia vede una duplice ed ibrida origine: biologica e
filosofica e questo successe perch prima di Cartesio cerano due grandi orientamenti, uno
speculativo/filosofico ed uno medico/biologico. Entrambi indagavano la natura umana da
angolazioni diverse. Questa duplicit si vede sia nelladozione del metodo dindagine (che viene
dalla biologia) , sia nella sua delimitazione (la psiche autonoma rispetto al soma).
Fechner (1801-1887) fu uno dei primi ricercatori accademici ad intraprendere ricerche sperimentali
nel campo di questa nuova disciplina. E rappresenta appieno questa dualit, con l'intento di
fornire un'evidenza empirica ed una misura matematica dell'anima umana.
Nel 1860 Fechner aveva pubblicato Elementi di psicofisica, che ebbe il pregio di proporre per la
prima volta l'uso di metodologie oggettive per studiare le funzioni della mente, tramite i loro
correlati fisiologici. Egli, in particolare, sosteneva l'ipotesi che il rapporto percezione-sensazione
(corpo-mente) potesse essere descritto e previsto attraverso formule matematiche. La nascita
ufficiale della psicologia per datata nel 1879 in coincidenza della creazione a Lipsia del primo
laboratorio di ricerca psicologica, da parte di Wilhelm Wundt.
A fine 800, William James fond il primo laboratorio psicologico ad Harvard ed ottenne la prima
cattedra di psicologia negli Stati Uniti.
1.2 Correnti della psicologia fra Ottocento e Novecento.
La caratteristica della psicologia scientifica consiste nel fatto che essa non si riassume in un
approccio unitario o universalmente accettato. Esistono nella psicologia diversi livelli di analisi dei
fenomeni, diverse metodologie di studio e diverse logiche di interpretazione dei processi.
La psicologia costituisce una disciplina ponte tra le scienze naturali e le scienze sociali. Questo si
spiega solo con la complessit del comportamento umano, che non pu essere compreso solo
fermandosi ad un unico punto di osservazione. Qualsiasi comportamento, ad esempio quello
alimentare, pu essere quindi spiegato solo congiungendo pi scienze: aspetti culturali del cibo,
neurofisiologia, aspetti medici dei disturbi dellalimentazione; e poi ci sono aspetti legati
allapprendimento, allantropologia culturale
1.3 Psicologia fisiologica
Il filosofo J. Stuart Mill, nell800, segn una netta rottura con le concezioni precedenti di impronta
dualistica (mente-corpo), sostenendo che la mente non un'entit autonoma ma solo una
funzione a base somatica, e quindi che meccanica e completamente interpretabile secondo gli
stessi processi che spiegano le altre funzioni del corpo. Quindi, la mente non qualcosa di
distinguibile n tantomeno studiabile separatamente dal corpo, perche non altro che una qualit
funzionale di esso. Ogni aspetto del sentire e della condotta umana quindi studiabile e
comprensibile a partire dall'analisi del funzionamento del corpo o del sistema nervoso.
In questa visione un pioniere fu, nello stesso secolo, Muller, con la dottrina dell impulso nervoso
specifico: ogni nervo porta uninformazione specifica, indipendentemente dallo stimolo ricevuto.
Ad esempio, un nervo ottico non reagisce certo al calore! Il che voleva dire che cerano aree
corticali specifiche anchesse
1.4 L'introspezionismo e l'associazionismo
Il fondatore del primo laboratorio scientifico di psicologia fu Wilhelm Wundt, anche fautore di un
particolare metodo di studio basato sull'introspezione sistematizzata.
Questa metodica si fondava sull'auto-osservazione e sulla descrizione minuziosa e sistematica del
vissuto del soggetto. Il protocollo di una auto-osservazione introspettiva si fonda su una serie
molto particolareggiata di passaggi esplorativi e definizioni per descrivere i vissuti. Se ogni
particella dell'esperienza viene focalizzata e le parole non sono usate in modo arbitrario, si
dovrebbero ottenere descrizioni esattamente ripetibili e paragonabili tra loro, oggettive e non
soggettive.
Naturalmente l'oggettivit dell'uomo che si fa misura di s stesso solo parziale, poich lo stesso
individuo osservatore ed osservato allo stesso tempo. Perci il metodo si presta a contraffazioni
(distorsioni volontarie) e ad altre indotte dalle aspettative personali (distorsioni involontarie).
Si partiva comunque dal presupposto che questo fosse lunico metodo per esplorare direttamente
luomo e che la sistematizzazione del metodo lo avrebbe reso uno strumento attendibile e molto
valido.
I difetti radicali del metodo (che portarono al suo abbandono) sono la dimostrata soggettivit dei
dati ottenuti (anche le persone meglio addestrate dimostravano sempre delle differenze
idiosincratiche, cio dipendenti dalle caratteristiche dellosservatore), l'inapplicabilit per gran parte
dei soggetti (ad es.: bambini). Il metodo introspettivo era utilizzabile con difficolt, richiedeva un
grande dispendio addestrativo e formativo e forniva dati imprecisi e non ripetibili. Funzionava
essenzialmente solo per lo scienziato stesso.
L'introspezione sistematica si presentava comunque congrua alla visione strutturalista di Wundt,
che si interessava alla interrelazione delle varie parti del sistema nervoso e delle loro modalit di
operare congiuntamente. Era il tentativo di discernere pi precisamente possibile, le componenti
elementari di un processo (associazionismo wundtiano).
D'altra parte, c'e da considerare che alcuni tipi di dati, relativi al vissuto del soggetto, non sono
ottenibili altro che con l'utilizzo di una tecnica introspettiva.
E recentemente in Psicologia Cognitiva si ripreso ad usare questo metodo. Se vogliamo sapere
che strada mentale abbiamo seguito per raggiungere una decisione, questo metodo ci consente di
seguirne tutte le fasi. Il resoconto del soggetto sar certo pi completo dellosservazione esterna,
indiretta, del soggetto stesso.
1.5 La psicologia della forma e il costruttivismo
Questa scuola di psicologia di matrice tedesca ha avuto un'importante ruolo nella ricerca e nelle
teorie scientifiche fin dalla sua nascita, nel 1911, grazie a Wertheimer, Kler, Kofka e Lewin.
La psicologia della forma o della Gestalt in posizione antitetica rispetto all'associazionismo di
Wundt e indaga il funzionamento della mente attraverso lo studio del fenomeno e del vissuto, non
con opera di analisi, ma con sintesi della globalit dell'esperienza.
I gestaltisti hanno cercato di comprendere l'esperienza nella sua interezza, indagando le leggi
dorganizzazione della struttura nel suo insieme, rinnegando la vecchia modalit della
parcellizzazione e del frazionamento e sostenendo che l'insieme (la struttura psichica ed ogni
fenomeno che da essa precede) un qualcosa che va al di l della semplice somma delle sue
minute parti, e che lo studio che si limiti all'analisi di queste ultime parti nulla o poco ci pu dire
sull'architettura dell'edificio psichico. Una canzone, insomma, molto pi della somma delle
singole note.
I contributi maggiori di questa scuola sono legati allo studio della percezione visiva ed uditiva
nonch in Psicologia dei gruppi e Sociale. E, tuttora, si usa in Psicologia Cognitivista. Il suo limite
quello di studiare il fenomeno psichico in modo soggettivo, facendo ricorso diretto alla
fenomenologia.
Kurt koffka. Da: principi di psicologia della forma.
Compito della nostra psicologia sar lo studio del comportamento nella sua relazione causale
con il campo psicofisico. Il comportamento ha sempre luogo in un ambiente. Esiste un
ambiente geografico ed uno relazionale. Questo ci porta a distinguere tra stimoli distanti
(geografico) e stimoli prossimi. Anche se solo i secondi sono in connessione diretta col
campo psicofisico e quindi col comportamento...questi adattivo sia rispetto al geografico
che al comportamentale. Gestalt vuole indicare un'entit concreta e individuale che esiste
come qualcosa di individuale. Uno dei suoi attributi la forma. Una gestalt il prodotto
dell'organizzazione e l'organizzazione produce la gestalt.
1.6 La psicologia dinamica od ermeneutica
Sigmund Freud (1856-1939) il solo esempio di fondazione di una teoria generale, la psicologia
dinamica, da parte di una persona e non di una scuola. Questo modello teorico deriva dalla
sistemazione teorica di precedenti sue esperienze cliniche.
Freud ebbe l'intuizione di postulare un'unit di base del complesso mente-corpo in senso
bidirezionale (la mente agisce sul corpo e viceversa), insieme ad una pluralit di livelli della
funzione mentale (un livello inconscio, un preconscio e un conscio).
Il modello si chiama psicodinamico perche fa riferimento ad una relazione mobile, dinamica fra
queste istanze psichiche o parti funzionali della mente. In un secondo momento, Freud ha
riformulato la teoria psicodinamica postulando l'esistenza di altre tre istanze psichiche dette Id, Ego
e Super Ego. Ci che rende discusso il modello freudiano il fatto che esso postula l'esistenza di
un'entit o livello che per definizione non direttamente osservabile (l'inconscio o Id). Per cui
conferme e smentite a questa teoria vengono dall'assenza o presenza di certi particolari fenomeni
come sogni, lapsus o atti mancati. Viene anche detta psicologia del profondo.
L'inconscio non , per Freud, direttamente osservabile n manipolabile, ma individuabile solo
indirettamente o per via interpretativa.
Il metodo della ricerca psicoanalitica quello dell'osservazione sistematizzata dei fenomeni psichici
e comportamentali, colti come prodotti di dinamiche profonde, mentre la tecnica di comprensione
degli stessi fenomeni ermeneutica o interpretativa.
Presupposto delle interpretazioni il determinismo (nessun aspetto della condotta o del vissuto di
un individuo dovuto al caso, ma ad una causa o un fattore preciso). Questa logica deriva dalla
modalit ebraica di interpretazione del Pentateuco.
Sigmund Freud. Da: La coscienza e l'incoscienza.
La coscienza non la base della vita psichica ma una qualit di questa,che pu coesistere
come mancare. Un fatto psichico quindi pu benissimo non essere cosciente. Una
rappresentazione ad esempio non lo e si pu dire che un elemento psichico sparisce
rapidamente dalla coscienza. Una rappresentazione cosciente in un dato momento ma
dopo magari non lo pi. Quando sono latenti perch un'altra forza gli si oppone. In
questo stato le chiamiamo rimozioni e contro di esse opera una resistenza. Esistono quindi i
fatti psichici latenti (precoscienti) ma suscettibili di diventare coscienti e quelli rimossi
(incoscienti)...che non giungeranno alla coscienza.
1.7 Comportamentismo
Il comportamentismo una prospettiva della ricerca psicologica che esclude a priori dal campo di
studio ogni fattore che non sia oggettivo e misurabile.
Non viene considerato quale oggetto di studio qualsiasi fattore che sia intermedio fra S (stimolo)
ed R (risposta), ovvero non vengono considerati i vissuti ed i processi elaborativi mentali, in quanto
la costruzione di una psicologia oggettiva esclude l'esame di ogni ipotesi non direttamente
verificabile. Quindi, niente soggettivit e contenuti della coscienza.
Su questa base, il comportamentismo stato identificato come la psicologia del paradigma S-R,
laddove la psicologia scienza solo se limita allo studio del comportamento.
Il suo fondatore Watson. La sua prospettiva di ricerca non si limita al comportamento motorio o
muscolare, ma a tutte le modificazioni oggettivabili della condotta verbale ed i sintomi
psicopatologici.
Un enunciato importante del comportamentismo il concetto di modellamento e plasmabilit
delle differenze individuali (non innate, ma dipendenti totalmente dall'apprendimento e dal
condizionamento). Questa visione per ambigua. Prefigura, infatti, che ogni uomo sia
modificabile dallesterno, contro la sua volont, ad esempio in una dittatura. Inoltre, questo
modello stato accusato di essere troppo meccanicista, riduttivo; anche se ha influenzato molto le
ricerche di psicolinguistica, le tecniche dapprendimento e la persuasione in pubblicit. E oggi
sappiamo che tra S ed R ci sono molti fattori intermedi.
Watson. Da: La psicologia come la vede un comportamentista.
E una branca puramente oggettiva e sperimentale, delle scienze umane. Il suo scopo la
predizione ed il controllo del comportamento. Lintrospezione non ne parte essenziale. Il
comportamento non che una delle sue parti dindagine, tuttavia centrale rispetto alla
coscienza. Il problema che la ricerca psicologica, cos come impostata, non si presta a
delle verifiche sperimentali. Il comportamento degli uomini e degli animali deve essere
studiato allo stesso modo, senza ricorrere alla coscienza, che riguarda pi i filosofi che gli
psicologi.
1.8 Cognitivismo
Una impostazione che dista molto sia dal comportamentismo che dallassociazionismo, stata
etichettata come cognitivismo.
Pi che una scuola unitaria o una specifica teoria, un approccio metodologico allo studio della
psiche.
Questo approccio ha un alto grado di astrazione e tende a privilegiare lo studio delle capacit degli
individui di acquisire, ricordare e fare uso concreto della conoscenza per guidare le proprie azioni.
Si tratta di studiare le inferenze tratte dai comportamenti osservabili e cos facendo di studiare la
mente. Si usa quindi un modello cibernetico, cio si studia la mente umana studiando le macchine,
i calcolatori, nello specifico dei programmi di simulazione. Solo che i software forniscono risultati
contraddittori e incompleti, perch poggiano solo su un piano logico, mentre luomo influenzato
da fattori affettivi anche quando risolve un problema logico. Ma le correnti sono molte.
Alcuni cognitivisti (Neisser, Hull e Tolman) seguono un paradigma che si avvicina a quello
comportamentista (S-R), ma che interpone tra i due elementi quello intermedio dell'elaborazione
mentale (O). Il modello che segue quindi S-O-R, definito anche modello dell'elaborazione
dell'informazione.
Una parte dei cognitivisti stata influenzata da Chomsky e dalle sue teorie sullinnatismo
linguistico. Idee che avevano un antecedente in quelle di Piaget e che hanno contribuito a far
nascere la Psicolinguistica.
Nesser. Da: La psicologia cognitivista.
Cognitivo indica tutti quei processi che comportano trasformazioni, elaborazioni,
riduzioni, immagazzinamenti, recuperi ed altri impieghi dellinput sensoriale. E vale anche
per allucinazioni e immaginazioni. In realt ci occupiamo, col termine cognitivo, di tutto
quello che un essere umano pu fare. E ci che facciamo immagazzinare, ad esempio,
molte informazioni sulle nostre esperienze passate. Si tratta quindi di scoprire i processi
cognitivi umani cos come si scopre come stato programmato un computer, quali
procedure usa. I programmi hanno molto a che vedere con le strutture cognitive, perch
immagazzinano, riformulano, elaborano, organizzano informazioni.
Piaget. Da: La nascita dellintelligenza nel fanciullo.
Lintelligenza una forma di adattamento. E questultimo conservazione e sopravvivenza.
Ma ladattamento ha pi stati e gradi e comunque implica una variazione dellorganismo
(che un ciclo di processi chimici, fisici, senso-motori) rispetto allambiente, favorevole
rispetto alla conservazione del primo. 2.1 Gli assunti galileiani.
Gli assunti scientifici della psicologia non si discostano da quelli della biologia o della fisica e sono
quelli galileiani. Il primo che gli eventi non sono mai fortuiti ma necessariamente legati da un
rapporto deterministico di causa-effetto. Da qui (e solo in questo modo) si pu risalire a delle leggi.
Il secondo assunto lempirismo: non basta un esame astratto per capire le cose, ci vogliono
osservazione e verifica concreta e quindi le teorie nascono dallosservazione empirica e non sono
dimostrate finch non sono convalidate empiricamente. Terzo assunto, linvarianza. A parit di tutte
le condizioni il risultato finale delle combinazioni degli stessi fattori deve essere dunque sempre lo
stesso fenomeno. E una regola logica, che sta alla base delle leggi e consente di prevedere i
fenomeni psichici. Ma la capacit di predire solo parziale. Molti fattori e processi non sono ancora
conosciuti o studiati e inoltre il grado di complessit dei fenomeni psichici umani enorme.
Quarto assunto, loperazionalit (definizione operativa dei concetti). Ogni teoria e ogni concetto
astratto devono essere messi per forza alla prova e dimostrati in modo empirico e concreto.
Definizione operativa vuol dire questo, una specificazione concreta, operazione per operazione, di
come un concetto pu essere osservato e misurato (es.: nel caso dellattenzione, osservare la
direzione dello sguardo, misurarne lintensit). E importante che le definizioni operative siano
valide, cio misurino una cosa sola e non altro. Ma ogni definizione alla fine sempre criticabile
sotto questo profilo, per la sua parzialit e incompletezza. Una definizione completa in effetti
impossibile, perch nessuna definizione mai monofattoriale a livello di cause.
2.2 Strategie e disegni di ricerca
Possiamo stabilire una tassonomia (cio una scala gerarchica) delle strategie di ricerca.
Secondo Hendricks, la prima dimensione quella del metodo di ricerca, che pu essere
sperimentale, correlazionale o descrittivo (gli ultimi due sono posti pi in basso rispetto al primo).
La seconda dimensione quella della tecnica di raccolta dati, che pu essere oggettiva
(osservazione esterna) o soggettiva (auto-resoconto).
La terza dimensione quella dellambiente, che pu essere in laboratorio o sul campo. Lincrocio di
questi 3 elementi crea 12 possibilit diverse (date dallincrocio delle tre dimensioni, delle due
possibilit sul campo/in laboratorio, dalle due possibilit dellauto resoconto e della descrizione
esterna).
Vediamo ora i tre metodi della ricerca.
1)SPERIMENTALE
Si chiama disegno sperimentale se stiamo mettendo alla prova unipotesi, la testiamo, ne
manipoliamo i fattori. Si tratta di mettere alla prova la probabilit che la nostra teoria sia quella
giusta con una manipolazione controllata delle variabili in gioco.
Chiamiamo allora variabile indipendente quel fattore che manipolato nellesperimento e che
secondo la nostra teoria la causa di un fenomeno. Chiamiamo invece variabile dipendente
leffetto che osserviamo e che riteniamo dovuto alla v. indipendente. Esempio: studiando la
memoria, sottoponiamo una serie di parole senza senso, proposte in ordine diverso ogni volta, ma
con lo stesso volume e intonazione, a soggetti diversi. Oppure variamo questi fattori in modo
casuale (ore diverse, ritmi diversi), bilanciandoli per. Naturalmente in tutte queste variazioni
andremo a variare solo quelle caratteristiche che possono influenzare lesito (variabili attive), non di
tutte quelle possibili (es.: colore dei capelli dei soggetti). Ci sono anche le variabili campionate o
spurie: sono sempre attive ma il loro influsso non chiaro (es.: affaticamento, et) e cos per
bilanciarne leffetto si costruisce un campione di soggetti molto vasto, in modo che nessuna
singola variabile abbia statisticamente la possibilit di prevalere. Se poi manteniamo costanti tutti i
fattori evitiamo le variabili spurie e potremo osservare meglio le variazioni della variabile
dipendente dovuta solo alla variabile indipendente.
Lesperimento sempre uno studio controllato, perch tutte le variabili spurie sono state messe
sotto controllo e perch mette a confronto una situazione in cui la VI presente con una in cui la
VI assente (situazione di controllo).
Dal punto di vista logico, ogni verifica sperimentale sempre una dimostrazione indiretta (= non
dimostra che la teoria vera, ma che falsa lipotesi nulla, che nel nostro caso : affermare che la
posizione delle parole nella serie non incide). Ed sempre probabilistica, perch la relazione causa-
effetto VI-VD che propongo , in fondo, una delle tante possibili, anzi potrebbe essere una alla
quale non ho mai pensato. Non posso nemmeno provarle e scartarle una a una, ci vorrebbe una
vita. Come posso escludere che la causa sia qualcosa che per ora non conosco? Inoltre, lerrore
sempre possibile e anche se ripeto la prova molte volte il risultato pu sempre essere influenzato
da fattori casuali. Ecco perch la dimostrazione indiretta economicamente conveniente.
Per convenzione, si considera dimostrata una relazione quando la probabilit statistica che i
risultati siano casuali uguale o inferiore al 5% di tutte le possibilit. Si usano le statistiche
inferenziali per ottenere questo.
Con le premesse fatte sopra, questo metodo si applica soprattutto in laboratorio e con modalit
oggettive. Altri per usano strumenti autodescrittivi. Sicch alla fine sono possibili 4 varianti:
sperimentale - autodescrittivo in lab. e sul campo / sperimentale oggettivo in lab. e sul campo.
I limiti del metodo sperimentale.
Quali sono i limiti di questo metodo? Alcune situazioni non si possono ricreare in laboratorio:
la psicologia della gelosia, del suicidio, del crimine passionale, della formazione del sintomo
nevrotico, ecc. Invece si pu legittimamente ricorrere a situazioni avvenute in natura: nel
caso dei fanciulli-lupo ad es., per confermare le teorie sulla socializzazione; oppure nelle
lesioni al cervello procurate da traumi. Questo metodo si applica quindi a pochi casi, ma d
risultati molto importanti.
Oggettivo e soggettivo.
Alle limitazioni di affidabilit si rimedia con la fissazione delle norme di osservazione, con
lutilizzo di pi osservatori per lo stesso evento, variando gli attributi dellevento. Queste
modalit, che possiamo definire osservazione standardizzata, intervalutativa e differenziale,
per quanto migliorano non possono ampliare il campo dellosservabile oltre i limiti del
percepibile.
Due limiti restano intatti: le dinamiche inconsce non sono osservabili e la non coincidenza tra
soggettivo/oggettivo. La prima si risolve con la psicanalisi, la seconda richiede un
cambiamento di metodica e di strumento di rilevazione. Infatti, le variazioni soggettive non
sono rilevabili se non con metodi oggettivi, come nel caso degli indici psicofisiologici
rilevabili attraverso il poligrafo. In questo caso, lattivazione emozionale misurabile solo
attraverso una macchina, laddove osservazione esterna e auto-resoconto non
funzionerebbero. Altro esempio: lastronauta al decollo impassibile, ma ha un netto
aumento del battito cardiaco.
[Link] Il metodo descrittivo lo strumento basilare per la costruzione di ipotesi e si usa
in quei casi per i quali non disponiamo di informazioni migliori, oltre che in quelli che non sono
studiabili n in laboratorio n col correlazionale (es.: losservazione etologica). Si tratta di prendere
informazioni dalle variabili rilevanti ed a partire da queste costruire una teoria ipotetica sulla loro
relazione causa-effetto. Un esempio di osservazione etologica.
Gli psicologi della Scuola di Lorenz hanno studiato la reazione dei bambini/e allavvicinarsi di
unestranea che quindi gli parlava e li toccava, assegnando un punteggio ad ogni reazione.
Consiste nel prendere info sulle variabili rilevanti e da qui costruire una teoria ipotetica su
causa-effetto. Il massimo punteggio era assegnato a ride-tocca lestraneo ed il minimo a
si aggrappa alla nurse-piange.
Il problema che losservatore spesso interferisce con ci che osserva, il che distorce alle volte (es.:
uno studio sulla condotta antisociale. Losservatore per forza presente) ed alle volte no (studio
sulla condotta alimentare degli animali. Un osservatore inattivo non influisce). Losservatore
dovrebbe essere sempre invisibile e se non ci riesce dovrebbe rendersi familiare agli osservati,
quanto meno. Un modo per rendere meno importante linterferenza allora quella dell
osservazione partecipante. Losservatore si inserisce in un gruppo e nella situazione che studier e
si fa accettare; conoscendone cos le regole di comunicazione non le influenzer in modo
distorcente.
I fattori di distorsione nellosservazione.
I fattori di distorsione (bias) sono in parte a carico dellosservatore e in parte dellosservato.
Esiste lequazione personale dellosservatore, che ha un suo stile cognitivo e caratteristiche
psicofisiche sue (che peraltro variano da momento a momento e da persona a persona), per
le quali la sua attendibilit non al 100%; pu sopravvalutare o vedere ci che si aspetta di
trovare (ed il contrario); pu scambiare la sua interpretazione dei fatti per osservazione; ha
difficolt ad essere continuamente attento a ci che osserva. Losservato invece pu reagire
in modo persecutorio al fatto di sentirsi osservato, alterando il suo comportamento; la
tendenza ad assumere comportamenti consoni a ci che losservatore si aspetta (e che gli
trasmette inconsapevolmente).
Per ovviare a questi problemi si possono:
- mettere pi osservatori e incrociarne i risultati;
- usare osservatori diversi dai ricercatori che hanno sviluppato le ipotesi e che anzi le
ignorano;
- distinguere vari livelli dosservazione (descrivere la mimica-usare termini prestabiliti e
tecnici, propri della psicologia);
- usare mezzi strumentali (video, audio);
- usare tavole prefissate di categorie descrittive;
- usare lo specchio unidirezionale;
- campionamento temporale (sequenze di osservazione di durata prefissata);
- lasciare losservatore sullo sfondo;
- far familiarizzare osservatore ed osservato.
In definitiva, losservatore va formato alloggettivit, ad osservare senza giudicare, quindi a
setting specifici di stampo psicanalitico.
Un altro modo per ridurre linterferenza la tecnica del protocollo quotidiano, cio prendere nota
degli avvenimenti a posteriori, facendo una selezione tra quelli significativi e non, con un resoconto
o diario. Il campionamento pu essere fatto su base temporale (tutte le variazioni osservabili ad
intervalli predeterminati) o tematica (tutti gli eventi di un certo tipo) o su base mista. Ma questo
attenua solo la distorsione. Allora si pu usare una telecamera nascosta o un microfono, ma poi
bisognerebbe comunque selezionare quali parti delle registrazioni usare e quali no.
Esiste infine la possibilit dellintrospezione sistematica, nel quale losservatore utilizza tecniche
rigorose per descrivere quello che avviene dentro di s. Ma, come osserva Bergson, lo studio dei
fenomeni psicologici impossibile: luomo cerca di studiare dentro di s mentre cerca di
distanziarsi da s. Ma lunica via per lo studio del vissuto. Naturalmente funziona solo per gli
eventi di superficie e non per linconscio.
3. CORRELAZIONALE si colloca in posizione intermedia tra gli altri due. Qui le variabili non sono
manipolate ma si osservano due o pi variabili per capire se tra loro c o no una correlazione. Alle
volte tuttavia pur essendoci una relazione, non lo in senso causale (es.: relazione tra tempo
passato a vedere spettacoli violenti in tv e condotte aggressive, chi influenza laltro?; oppure lo
studio della Baumrind sul rapporto tra condotta scolastica e stile educativo dei genitori. La studiosa
parla di stile autoritario, stile permissivo e stile autorevole (democratico). Sono questi ultimi
genitori a produrre i figli con la condotta migliore. Dunque lo stile che fa la condotta? No. E se
fossero i bambini pi adattati a suscitare uno stile autorevole e quelli no a suscitarne uno
autoritario? E se fosse il livello socio-culturale della famiglia a creare lo stile e la condotta?). Quindi
possiamo solo ottenere dei dati, con questo metodo, senza dimostrare una causa-effetto. Dove si
user, allora? In astronomia, dove non si possono fare studi di laboratorio; e nella psicologia (studi
sugli effetti delle torture, segregazione, traumi emotivi); negli studi epidemiologici (inevitabilmente
troppo lunghi e complessi, sul rapporto tra stile di vita/educazione/reddito ecc e fattori
costituzionali/insorgenza malattie e disturbi psichici).
2.3 Le statistiche descrittive
A differenza delle statistiche inferenziali, che ricercano la possibilit di inferenze, quelle descrittive
sono le misure numeriche sintetiche di un fenomeno o un fattore (e delle sue caratteristiche di
distribuzione).
Per prima cosa necessario che il fenomeno sia misurabile in quantit o numeri. Se descritto solo
qualitativamente, lunica statistica utilizzabile quella della frequenza, cio il numero di volte che
quella qualit o giudizio compare in una serie di osservazioni.
Se queste qualit sono misurabili per ordine di intensit, la misura di tipo ordinale (es.: la scala di
durezza delle pietre in mineralogia). Se la quantit di energia che separa ogni intervallo di un punto
ha una sua grandezza costante e non esiste un livello zero del fenomeno, la misura ad intervallo
regolare (es.: termometro/test di intelligenza). Se c un punto zero assoluto una scala di rapporti
(es.: misurare la velocit).
Tra le statistiche descrittive ci sono quelle che descrivono la tendenza centrale nella distribuzione di
un fattore: si tratta della media, della mediana e della moda. La media corrisponde al baricentro
della distribuzione dei punteggi o punteggio medio (si fa il totale dei punteggi e si divide per il
numero delle misurazioni, ma la distribuzione finale pu essere molto diversa: si pu avere valori
vicini alla media ottenuta, o collocarsi ai valori estremi). La mediana il punteggio che si trova
esattamente a met della distribuzione (es.: su 7 4, su 8 tra 4 e 5). La moda il punteggio che
ricorre pi spesso (se ogni punteggio ricorre una volta sola non c moda).
Media e mediana ci dicono poco della variabilit, per. La variabilit o dispersione la distanza
relativa dei dati fra di loro1 e rispetto alla media: due insiemi di dati possono avere la stessa media
ma diversa variabilit (vedi esempio a pag 27). Una prima misura della variabilit lescursione tra
punteggio minimo e massimo di una serie, detta misura di delta (in pratica, la differenza tra il
valore massimo meno quello minimo). Una misura pi raffinata la deviazione standard dalla
media: media della distanza di ogni singolo punteggio rispetto al valore medio di tutti i punteggi.
I risultati numerici possono essere tradotti graficamente in un istogramma di frequenza. Si tratta di
un diagramma a barre (vedi esempio pagg 28-29) inserito in un diagramma cartesiano. Nel grafico
media, moda e mediana possono dare valori diversi e questo visibile perch quando invece i
valori si avvicinano tra loro, la curva della distribuzione a campana (curva di Gauss): vuol
1 Cio proprio vedendoli uno dopo laltro: la distanza tra ognuno ed il suo successivo e
precedente. dire che nessun fattore riuscito ad orientare gli altri, che la distribuzione casuale. Se
invece sto sommando due curve della stessa misurazione (es.: statura media maschile e femminile)
otterr, fondendole, una curva sempre gaussiana ma bimodale, cio a gobba di cammello. Anche
qui la distribuzione casuale, ma ci sono due mode.
Unaltra statistica descrittiva il coefficiente di correlazione. Descrive matematicamente se esiste
una relazione tra due fattori (es.: rapporto tra numero di ore di studio e voto allesame). Se
crescendo la prima cresce la seconda, la correlazione (r) positiva. Se aumenta il primo di 1 e idem
fanno i voti, la correlazione perfetta (correlazione positiva, lineare e pari a 1). Se scende il primo
di 1 e idem fanno i voti negativa, lineare e pari a -1. Se correlo due fattori non relazionabili (es.:
peso corporeo e voti) la correlazione pari a r = 0. I segni + o indicano la direzione della
correlazione, la cifra indica la forza e i valori vanno da +1 a -1.
Per alle volte variando un fattore, laltro non cresce proporzionalmente ma di pi: avremo una
correlazione positiva accelerata. Questo ci suggerisce che ogni studio va fatto su un campione
molto ampio, perch cos come pu essere accelerata, la correlazione pu anche rallentare e
fermarsi se aumentiamo ulteriormente il numero dei campioni. Se ci fossimo fermati ad un
campione ristretto ne avremmo ricavato pertanto una conclusione del tutto parziale ed erronea.
I risultati sperimentali ed osservativi possono essere di norma espressi con le statistiche descrittive.
2.4 Statistiche inferenziali
Linferenza al centro di ogni singolo studio chiamata ipotesi di ricerca (es.: nello sperimentale, che
la variabile indipendente abbia effetto su quella dipendente; nel correlazionale che tra due variabili
ci sia una correlazione, positiva o negativa, ripetibile e regolare). Le statistiche inferenziali sono
procedure di calcolo, applicabili a entrambi gli studi, che ci dicono il grado di probabilit che le
relazioni fra i punteggi delle variabili in esame siano in realt dovuti al caso.
E se la probabilit che tutto sia dovuto al caso alta, allora lipotesi di partenza sbagliata. Al
contrario, diremo che lipotesi statisticamente significativa (in questo caso, la probabilit che sia
dovuto al caso deve essere inferiore al 5%).
Nella significativit entrano in gioco: la dimensione delleffetto osservato, la numerosit dei
soggetti e la variabilit dei dati allinterno di un gruppo.
La dimensione delleffetto osservato viene ricavata con le statistiche descrittive. A parit di tutti gli
altri aspetti, pi grande la modificazione della variabile dipendente (oppure: pi alta la
correlazione tra due fattori) nel gruppo osservato, rispetto a quello di controllo, e pi alta la
significativit statistica (es.: se un farmaco risolve un sintomo nel 90% dei casi, la probabilit che ci
sia dovuto al caso bassa).
La numerosit dei soggetti questa: per avere un risultato statisticamente significativo devo
disporre di un numero sufficiente di osservazioni (es.: se faccio una prova su pochi soggetti pi
alta la probabilit di ottenere un risultato per caso).
La variabilit dei dati allinterno di un gruppo (sperimentale e di controllo). A parit di dimensione e
numerosit, maggiore la variabile dei punteggi internamente al singolo gruppo e maggiore la
probabilit che sia dovuto al caso.
2.5 Lerrore nella ricerca
Lerrore laumento della variabilit nella misura di un fenomeno, rispetto alle sue dimensioni reali.
E sempre possibile, anche nelle misurazioni pi precise e pi aumenta il numero delle misurazioni,
pi possibile che i dati si discostino dalle misure vere. Ci dipende dalla sensibilit dello
strumento di misura (es.: certe bilance elettroniche lo sono se la persona respira, si muove, c o no
umidit nellaria), se lo strumento valido (cio se misura ci che dice di misurare), se
attendibile (d misure ripetibili), se sensibile (d risultati diversi se il fenomeno muta).
Oltre gli errori di misurazione (v. sopra), per, ci sono anche gli errori dovuti alle aspettative dei
ricercatori (che vogliono veder confermata la loro teoria e/o possono inconsapevolmente
influenzare losservato, comunicandogli ci che si aspettano) o alla generalizzazione di dati ottenuti
da un campione non rappresentativo.
Per evitare gli errori dovuti alle aspettative dei ricercatori si ricorre alluso di protocolli
standardizzati di istruzioni (stesso tempo, stesse parole ecc) e si usano come osservatori persone
diverse dai ricercatori. Il ricercatore per pu essere ingannato.
Infatti, pu sempre verificarsi un effetto placebo! Ossia, quando il soggetto che assume una
medicina si sente meglio per il solo fatto di sapere di prenderla. E necessario quindi che persino i
soggetti non sappiano quale stimolo stato loro somministrato! Quando poi sono ciechi sia
losservatore che losservato abbiamo un esperimento in doppio cieco. Il problema che farlo, oltre
che molto laborioso, spesso deontologicamente inaccettabile o impossibile (es.: non posso non
curare una malattia/non posso evitare che una persona si accorga di essere sottoposta ad una
psicoterapia).
Una soluzione avere sempre due gruppi di osservazione, uno quello sperimentale cui
somministriamo un farmaco e laltro quello di controllo, cui stiamo somministrando appunto un
placebo (o una pseudo-psicoterapia) e che ci serve per confrontare i risultati. Quindi ho un gruppo
che viene curato davvero e uno no. Alternando la situazione tra i gruppi, nessuno sapr quando
riceve il farmaco e quando il placebo.
Per quanto attiene alla generalizzazione dei risultati ottenuti, questa accettabile solo se il
campione esaminato talmente grande da essere rappresentativo della popolazione intera (es.: in
un sondaggio non bisogna accettare tutte le telefonate che si ricevono o si fanno, ma bisogna
costruire un campione statistico che riproduca esattamente la composizione della popolazione
intera). Con un buon campionamento, intervistando 1.500 persone si pu avere un risultato valido
per un elettorato di circa 40.000.000 di persone, con un errore del 2%. Ma nelle ricerche
psicologiche non si pu raggiungere un campione cos rappresentativo. Alla fine, si fanno spesso
su studenti, di razza bianca, di area urbana. Quindi non sempre hanno validit generale.
2.6 Etica e ricerca.
Per valutare leffetto della psicoterapia bisognerebbe sottoporre un gruppo a della vera
psicoterapia ed un altro ad una fallata, inattiva. Ovviamente impossibile: finiremmo col non curare
chi ne a bisogno e useremmo linganno. Allora meglio alternare i gruppi (v. sopra), oppure
verificare modificazioni parziali del trattamento, oppure scomponendo il trattamento in fasi (prima,
durante e dopo ecc) e confrontando serie parallele di studi clinici.
Nella psicologia sociale si sostiene che linganno indispensabile (es.: per vedere le reazioni di
fronte ad un furto o alla possibilit di farlo). Inoltre, esso insito nei test di personalit, nel senso
che il soggetto pu fornire le risposte che sa ci si attende da lui, se la domanda scopre troppo
chiaramente il suo fine. E chiaro che non possiamo esporre irragionevolmente i soggetti a danni,
dolore sia fisico che morale. E non possiamo fare ricerca senza un consenso informato, il che
restringe di fatto le ricerche sulla psicologia dei primi anni di vita, a studi solo osservativi.
2.7 La ricerca con gli animali.
Si tratta di evitare sofferenze inutili o di ridurre i patimenti al minimo, perch quel minimo
consentir di ridurne tanti altri sia alluomo che agli animali. E quindi: niente affollamento, vietato
operare solo a fine dimostrativo o senza anestetici, ridurre le sofferenze. Anche perch amplificare
la sofferenza amplifica lo stress e falsa i risultati. Si tratterebbe quindi di un errore anche
metodologico, dovuto alla distorsione della reazione dellanimale stesso.
Ci sono anche delle limitazioni metodologiche, con gli animali. Non possono usare il linguaggio,
lauto-resoconto, esprimere il loro vissuto. Potremmo usare allora delle estrapolazioni, per analogia
ed estensione, ma sarebbe poco attendibile e non dimostrativo. Inoltre potremmo umanizzare i
risultati (antropomorfizzazione). Quindi la ricerca psicologica sugli animali privilegia losservazione
etologica o indici psicofisiologici misurabili (battito, respirazione ecc). Su mammiferi superiori
(canidi) possiamo studiare invece anche la comunicazione non verbale (mimica, postura, gestualit
ecc).
Tuttavia il modello della mente animale non comparabile con quella umana.
CAP 3 IL METODO PSICOMETRICO ED I TEST MENTALI
3.1 Lassessment
La diagnosi (assessment) una valutazione che deriva logicamente dalla presenza di sintomi
significativi. Procede per deduzioni ed un'operazione messa in atto non solo dal medico o dallo
psicologo, ma comunemente nella vita di tutti i giorni. Per farla bisogna conoscere pochi elementi, i
sintomi appunto. Questo ci consente di fare scelte rapide, con pochi dati.
Limite fondamentale delle diagnosi quotidiane che spesso le valutazioni sono incomplete ed
approssimative, talora del tutto scorrette. L'errore diagnostico avviene a causa della dipendenza dei
giudizi dalla propria esperienza passata. Ma la nostra esperienza inevitabilmente limitata e ancor
pi limitata la capacita di elaborare i nostri ricordi. La nostra mente tende ad operare il confronto
con una sola esperienza o con una sola classe di esperienze omogenee, che si costituisce quale
criterio assoluto, ma irrazionale, della procedura di valutazione per analogia. Non ci confrontiamo
con tutte le esperienze, ma con una.
Altra fonte di errori di giudizio la tendenza a prevedere quello che ci fa pi piacere (wishfull
thinking: distorsione legata alle attese): i giudizi della vita quotidiana sono soggettivi e
marcatamente distorti da meccanismi di tipo affettivo. Ecco perch in diagnostica clinica diventano
importanti i test psicometrici e le valutazioni sistematiche: riducono lerrore, fondando le proprie
conclusioni su osservazioni precise, significative, oggettive e ripetibili.
3.2 I parametri di un test
Psicometrico indica che un test una misura di un fattore psichico.
La logica di un test psicometrico analoga ad un sondaggio di opinione. E' fondamentale basarsi
su domande adeguate allo scopo, non domande dirette ed esplicite (perche tutti i soggetti reticenti
ed insinceri non daranno risposte valide).
Devono porsi domande indirette e mascherate. Il test deve basarsi su una teoria di relazione causa-
effetto fra la presenza di un determinato fattore o caratteristica e le risposte (es.: chi risponde cos
ad una certa domanda sul cinema, sui rapporti di lavoro, dovrebbe votare cos).
Poich si tratta di una teoria, deve aver gi avuto una verifica empirica. In questo caso, un test
validato. Al contrario, sar uno studio pilota che necessita di verifiche preliminari.
Le domande in ogni caso devono essere numerose ed articolate, per rispecchiare le differenze
inevitabili tra i vari soggetti.
Un test , sempre, un'esplorazione breve e localizzata, guidata da un'ipotesi teorica. Questa ipotesi
deve essere forte per consentirci di far fruttare il poco tempo a disposizione. Tuttavia, anche vero
che improbabile che con poche domande si possa costruire un test valido! Le poche domande
potrebbero convergere su un solo aspetto della personalit dellesaminato e fuorviarci, come
poche domande ad un esame possono essere sul solo argomento che si conosce
Quindi devono esserci almeno 20-30 voci. Inoltre, il campione deve essere cos vasto da evitare un
errore di rappresentativit (intervistare solo quelli che la pensano allo stesso modo), e per fare
questo si ricorre alla teoria della probabilit (se aumento man mano il numero dei lanci di una
moneta, le probabilit che esca sempre e solo testa o croce sono zero).
Applicando tutte queste regole vedremo che differenze anche minime non sono casuali.
3.3 Come si costruisce un test
Un buon test deve essere standardizzato: le domande devono essere sempre le stesse per tutti, il
modo di porgerle deve essere uniforme ed il giudizio sulle risposte deve essere unico e prestabilito.
Vanno fissate regole standard per attribuire i punteggi. Come abbiamo gi visto, un fattore
distribuito in modo casuale tende a iscriversi in una curva di Gauss, nel cui punto centrale si
sovrappongono media, mediana e moda.
Se il test ben tarato (cio se i punteggi che produce sono proporzionali allintensit del fattore
misurato), questi punteggi devono avere una distribuzione gaussiana, per il motivo che nella
popolazione ogni fattore misurabile tende a distribuirsi in modo casuale.
Se dovessimo vedere che il maggior numero di punteggi al limite inferiore della scala, vorrebbe
dire che il test troppo difficile, se nella parte alta che troppo facile. In entrambi i casi la
distribuzione asimmetrica e indica che il test va tarato di nuovo.
Nei test otteniamo dei punteggi grezzi, che dobbiamo confrontare con i punteggi standard, cio
quelli che pongono il punteggio in una scala. Li traduciamo quindi in centili (posizione su una scala
di 100: 1 la posizione pi bassa, 100 la pi alta)
Le qualit docimologiche metriche fondamentali che dobbiamo pretendere da uno strumento
psicodiagnostico sono:
- attendibilit (affidabilit/stabilit): la misura ricavata con il test deve essere ripetibile; il punteggio
prodotto deve essere sempre costante quando si ripete la prova sullo stesso soggetto. Per
verificarla si usa il test/retest. Vale a dire, ripetere il test sugli stessi soggetti e verificare il
punteggio. Minime variazioni sono possibili. Certo, ripetendolo a breve distanza di tempo il
soggetto ci familiarizza; a grande distanza va meglio ma pu modificarsi il fattore psicologico da
misurare. La cosa migliore dividere il test in due (split-half) parti uguali. I due punteggi devono
essere identici ed evolversi in parallelo.
- validit: la capacit di un test di misurare quello che dice di voler misurare e non qualche altra
cosa. Il problema che i segni esaminati in un test per valutare indirettamente qualcosa (es.:
lansia) possono indicare sia ci che vogliamo misurare che unaltra cosase misuro lattenzione
per verificare lansia, una scarsa attenzione pu anche essere dovuta al soggetto assonnato!
La validit teorica di un test deriva dal basarsi su una buona teoria, ma deve per essere sempre
verificata empiricamente. Le procedure di verifica sono due:
- validazione di criterio: applicazione del test ad un gruppo di individui che sappiamo gi avere
quelle caratteristiche e ad un gruppo che sappiamo che non le ha. Il test valido quello che d
punteggi alti per il gruppo che ha il fattore psichico da valutare e bassi per l'altro.
- misura della validit concorrente: applicazione di una batteria di test diversi, ma che misurano lo
stesso fattore. Un test valido mostra punteggi simile o uguali agli altri.
3.4 Procedure di diagnosi
La diagnosi un giudizio di probabilit che si fonda sullanalisi di un campione rappresentativo di
informazioni. Il campione pu essere raccolto in modi diversi:
- intervista libera (o non strutturata): basata su una serie di domande personalizzate, atte a creare
un'atmosfera positiva nel rapporto. Pu modificare le domande a seconda di quello che il soggetto
dice di s, via via. L'intervistatore, in questo caso, deve essere esperto e attento a non urtare la
sensibilit del paziente e non deve fare un esame disordinato. E comunque sempre fondamentale
non cercare la conferma ad unipotesi prestabilita ed ascoltare le risposte pi che fare domande.
- intervista strutturata: basata su un questionario o sulla base di uno schema rigido. D la
possibilit di avere un confronto oggettivo, perci appropriata nelle ricerche scientifiche, o per
studi interessati a soggetti diversi o al confronto degli stessi soggetti prima e dopo un dato
trattamento. Questo tipo di intervista pu essere condotta anche da persone con scarsa esperienza.
Alcune ricerche ne hanno dimostrato lattendibilit, limitatamente per al voler compiere una
prima scrematura. - questionario: viene sottoposto al soggetto, che risponde s/no. Quindi a riposta
chiusa, al massimo con cinque gradazioni che vanno da daccordo a non sono daccordo. Il
vantaggio che il lavoro si semplifica per tutti, lo svantaggio che le differenze individuali si
riducono alle cinque gradazioni. Per avere pi sfumature, dobbiamo usare la risposta aperta.
Essendo risposte libere, non consentono lattribuzione di un punteggio, ma solo di valutare il livello
di astrazione, di complessit, ecc. Quindi poca oggettivit. per questo che si usano quasi sempre
quelli a risposta chiusa.
3.5 I test di personalit quantitativi.
I test pi diffusi in psicologia sono gli inventari di personalit, che spaziano in numerosi aspetti
della personalit sia normale che patologica.
Quello pi frequentemente utilizzato il MMPI (Minnesota Multiphasic Personality Inventory), nato
nel 1943. Esiste in tre forme: standard (502 domande), ridotta (350 domande) e abbreviata
(170 domande). La forma pi utilizzata quella ridotta. Misura isteria, depressione,psicopatia, ecc.
Questo tipo di inventario comprende 3 scale di controllo e 11 scale cliniche, che permettono
rispettivamente di capire la sincerit del soggetto nella risposta e se ha risposto in modo casuale o
contraddittorio. Punteggi alti indicano questo ed invalidano il test.
Mettendo a confronto i risultati delle scale, si ricava un profilo di personalit. Punteggi oltre il 70
indicano solo che c un disturbo, che sar poi specificato dalla relativa sotto-scala (es.:
depressione). Incrociando i risultati di scale diverse si articola la diagnosi (es.: depressione grave
con rischio di suicidio).
Un altro test il 16 PF di Cattell. Comprende 108 voci e fornisce un profilo di personalit che non fa
alcun riferimento alla presenza/assenza di disturbi. Il profilo ottenuto con tale test dato da un
punteggio di 16 scale relative a fattori bipolari (introversione/estroversione, aggressivit/inerzia...)
per un totale di 32 fattori. Ogni scala va da 1 (massima introversione) a 10 (massima estroversione).
Si ottiene cos un vero profilo di personalit e non soltanto lindicazione di eventuali disturbi
presenti. Quindi si usa come test attitudinale nella selezione del personale.
Il CPI (California Personality Inventory) costituirebbe il test di elezione per tutte le ricerche non di
tipo clinico. Lavora infatti sul tipo caratteriale o di condotta del soggetto. I motivi della sua scarsa
diffusione sono la notevole lunghezza, l'indisponibilit di adeguate tarature a livello europeo ed
italiano nella sua traduzione dall'inglese e il difetto di non essere un test bivalente clinico e
descrittivo come il MMPI.
3.6 I test di personalit qualitativi
Oltre ai test oggettivi, esistono test soggettivi o proiettivi. Con questi il soggetto viene confrontato
con stimoli poco strutturati, ambigui od incompleti e sollecitato ad esprimere cosa prova di fronte
ad essi. Se lo stimolo ambiguo e di per s non definibile in modo univoco, quello che il soggetto
vi pu cogliere nell'organizzarlo percettivamente un'attribuzione di contenuti e di significati che
derivano dall'inconscio del soggetto stesso (cio una proiezione di aspetti nascosti e profondi della
sua personalit). Questi tipi di test non sono definibili come psicometrici, in quanto non danno
punteggi o misure oggettive, ma danno solo una risposta soggettiva da valutare ed interpretare.
Il pi diffuso tra i test proiettivi il test di Rorschach, costituito da 10 tavole di cartone, recanti
macchie di inchiostro. L'origine storica di questo test si ritrova nel gioco ottocentesco del Blotto,
basato sull'interpretazione libera di macchie d'inchiostro di vari colori.
Venne utilizzato prima da Ebbinghaus, poi da Binet ed infine ripreso da Rorschach, prima
utilizzando il Blotto, poi aggiungendo altre macchie, con l'intento di studiare i disturbi percettivi ed
appercettivi di soggetti che presentano allucinazioni. Il problema fondamentale che
l'interpretazione delle risposte implica un elevato grado di esperienza, ma fondamentalmente
non esiste un sistema unico e standardizzato di analisi. Tra laltro, bisogna valutare anche la loro
frequenza relativa (sono risposte banali,o rare?). Difficilmente una valutazione diagnostica ricavata
con tale test pertanto sovrapponibile ad un'altra (pur recante le stesse risposte). Daltronde, lo
stesso Rorschach diceva che il suo test, per quanto esprima aspetti profondi dello psichismo, non
aveva niente a che vedere con la teoria psicanalitica, quanto piuttosto con la Gestalt. Secondo molti
studiosi questo reattivo non attendibile.
Altro test diffuso, anch'esso ambiguo, ma pi strutturato del Rorschach, il TAT (Test di
Appercezione Tematica). Composto da una ventina di tavole che contengono disegni
rappresentanti coppie di persone o cose. Qualche porzione di disegno sempre vaga ed ambigua
(espressione del viso, il luogo in cui ci si trova). Di questo test esistono varianti, sia per bambini,
che per persone appartenenti a diverse etnie e culture. Al soggetto si chiede di spiegare cosa stia
succedendo nel disegno, di raccontare una storia.
Il test si chiama tematico, quindi, perch, seppur in modo ambiguo e mal definito, queste tavole
possiedono una traccia tematica; appercettivo perche la risposta si proiettiva, ma ha origine da
una percezione che si organizza a partire dal disegno della tavola.
Dato che le figure sono ben delineate (nonostante la loro incompletezza) gli stimoli hanno origine
dal preconscio, pi che dall'inconscio. Le risposte al TAT sono quindi meno profonde ma pi
attendibili e sono analizzabili non solo da un punto di vista qualitativo, ma anche traducibili in
punteggi.
In definitiva, si finisce con lusare insieme il Rorschach ed il TAT, cos da compensarli.
3.7 I test di personalit comportamentali
In genere, il modo pi pratico per predire come sar il comportamento di un soggetto in un certo
tipo di prestazione e metterlo alla prova in prestazioni analoghe. La predizione della condotta viene
quindi valutata studiandone la condotta in una situazione controllata e su scala ridotta: un esempio
lesame di guida, che non copre certo tutte le possibili situazioni che si incontreranno.
I test comportamentali, comunque, non si basano su un campione di casi riguardanti il
comportamento che si vuole predire, ma su un campione comportamentale diverso, ma ad esso
correlato, analogo. E il test comportamentale indiretto (es.: per misurare lintelligenza, vedo come
si comporta il soggetto nel portare un oggetto ingombrante in un labirinto, quanto prefigura il
percorso).
I test servono anche, per, a formulare delle diagnosi cliniche, a capire qual il disturbo di un
soggetto. Se mostro ad un potenziale violentatore una scena di stupro, posso verificare se ci gli
causa unerezione.
In certi casi i test comportamentali esigerebbero un'osservazione lunga e diretta, impossibile da
fare. In questi casi consigliato al soggetto di tenere un diario dettagliato auto-osservativo.
I problemi fondamentali che emergono sono l'attendibilit e la validit: come possiamo esser certi
della sincerit e completezza del diario? Inoltre, la tecnica del resoconto adeguata soltanto per le
cose di cui il soggetto ha coscienza. Infine, c il rischio che gli eventi che hanno maggior risonanza
emotiva per il soggetto abbiano molto pi spazio, nel resoconto, di altrifinendo con lesser letti
come pi frequenti, pi intensi, pi lunghi.
Questa tecnica presenta quindi numerose limitazioni; il suo uso in psicologia piuttosto ristretto e
comunque si presenta come elemento aggiuntivo ad una batteria di test e prove psicodiagnostiche
diverse. 3.8 I test di rendimento e la misura dell'intelligenza
Il problema della misura dell'intelligenza ha sempre destato grande curiosit. Questa misura serve a
vedere quali bambini avranno problemi di apprendimento, chi i pi dotati da seguire, quali fattori
ambientali influiscono sullintelligenza. Si possono migliorare la pedagogia, le politiche scolastiche,
le selezioni di leva, ecc. Tuttavia, i risultati che si ottengono non sono senza difetti: non misurano
tutti gli aspetti dellintelligenza.
Il punto di partenza che esistono molti tipi di intelligenza, che richiedono test diversi. Stando nel
razionale (dove ad ogni problema ammessa una sola soluzione corretta), lintelligenza concreta
richiede test specifici, quella astratta altri ancora. E, oltre queste, c lintelligenza creativa, che
ammette invece una pluralit di soluzioni corrette.
Riguardo ai tipi di intelligenza, Wertheimer ha distinto il pensiero convergente (che analizza
problemi logico-matematici) dal pensiero divergente (compiti creativi).
Conseguentemente, dobbiamo distinguere tra lintelligenza vera del soggetto (tutti gli aspetti della
sua intelligenza) e quella psicometrica (quella parte specifica misurata da quel tipo di test).
I primi test di intelligenza furono ideati da Simon e Binet nel 1904, per individuare i bambini con
problemi dello sviluppo intellettivo, per poterli inserire precocemente in classi con pedagogia
differenziale. Questa prima versione del test aveva 54 voci e attribuiva alle risposte un punteggio
diverso a seconda dell et.
Attraverso test che comprendessero prove diverse, che fossero campioni indicativi delle abilit
richieste nell'apprendimento scolastico, formularono una serie di test che potevano essere
differenziati a seconda dell'et dei soggetti. Quindi ci si aspettava che i risultati fossero in linea con
let, alle aspettative per quellet.
Questo tipo di test fornisce punteggi comparativi di intelligenza fra et mentale ed et cronologica.
In questo senso il bambino pu essere indietro, pari o avanti nello sviluppo, rispetto alla sua et.
Dopo la pubert, per, non si assiste pi ad una trasformazione per fasi della struttura
dell'intelligenza. Anche le prove pi difficili dello Stanford-Binet (erede attuale del Simon-Binet)
risultano troppo semplici per la maggioranza dei soggetti adulti e let mentale di 20 e quella di 40
sono la stessa cosa. Quindi si genera leffetto tetto: tutti hanno punteggi alti, il test diventato
troppo facile.
Per costruire test di intelligenza per gli adulti, come il WAIS (Wechsler Adult Intelligence Scale)
sono stati ripresi i tipi di compiti del test di Binet ed stata costruita circa la stessa batteria di
prove. Con gli adulti per la forma del test uguale per tutti e per qualunque et, mentre le
domande hanno una difficolt progressiva. Le persone di intelligenza media arrivano fino a met
scala (50, cio QI=100).
Quoziente intellettivo, nel Binet, vuol dire quoziente tra et mentale e cronologica, moltiplicato per
100 (es.: ec= 8 anni, em =8 anni, quindi quoziente 1 che per 100 fa appunto QI=100). Nel Wais
invece vuol dire quoziente tra prestazioni del soggetto e prestazioni medie della popolazione,
moltiplicate per 100.
La normalit si colloca tra 85 e 115, cio entro una deviazione standard dalla media. Il limite del
Wais che non discrimina al di sotto di 40 (mette insieme idioti profondi ed ebeti) e sopra i 145
(mette insieme super dotati e geni). il punto che le domande capaci di discriminare gli estremi
sono poche ed il test quindi grossolano. Il valore massimo comunque 160. Esistono comunque
dei test specifici per le due fasce estreme, che vengono applicati solo dopo che in un primo tempo
stato applicato il Wais.
Tuttavia, va detto che sia il Binet che il Wais lavorano sullintelligenza razionale e non misurano
quella creativa, sicch persone geniali ma disordinate finiscono con lavere punteggi bassiinvece
chi non geniale ma preciso risulta con un QI alto. Si osservato, insomma, che la
scolarizzazione ha un peso eccessivo nei risultati. Ci sono troppe prove di tipo scolastico; e
daltronde Binet e Simon pensarono il test proprio per lambito della scuola. Proprio questo ha
spinto a creare dei test culture-free. Mettono cio alla prova le capacit di osservazione, cognitive,
di memoria, ma in modo diverso. Ad esempio si servono di simboli grafici, come nelle Matrici
Progressive di Raven. Sono 5 serie di 12 matrici da completare. Le serie sono di difficolt crescente
e danno una misura dellintelligenza non distorta dal livello di scolarizzazione. E un test rapido,
semplice, che giocando sulla grafica supera le barriere linguistiche, perfetto quindi anche per
culture isolate e primitive. Non risolve il problema dei soggetti molto intelligenti, ma risolve quello
dei soggetti ritardati. Ovviamente non ha risultati sovrapponibili con Binet e Wais e le sue 60 voci,
rispetto alle 400 degli altri due, lo rendono meno attendibile, con maggiori possibilit derrore nel
misurare il QI (dei tre il pi attendibile, quindi con meno errori di misura, il Wais).
Oltre lintelligenza psicometrica e quella vera, esistono dunque anche il QI vero (esatta misura
dellintelligenza psicometrica) e QI registrato col test (e che dipende dallattendibilit o stabilit del
test utilizzato).
Descrizione delle scale di Wechsler.
La scala Binet, cos come revisionata nel 1937 da Terman e Merrill, serve oggi solo per i
bambini fino a 6 anni. La scala pi usata oggi quella di Wechsler (Wais), che ha
definitivamente abbandonato la nozione di QI e di et mentale e che consente di avere da
ogni profilo un punteggio ponderato, quindi di ottenere un profilo del soggetto. Questo
profilo utilissimo per lelaborazione statistica ed anche questo un vantaggio del Wais
rispetto a Stenford. Unaltra differenza tra la prima e la seconda che il Wais possiede gli
stessi item per tutti (ragionamento, cultura generale, comprensione), ma graduati per
difficolt crescente. Il Wais oggi copre tutte le et della vita.
Ogni scala costituita da 6 reattivi verbali e da 5/6 di esecuzione manuale. Nella scala
verbale solo nella prova aritmetica si d un limite di tempo. Nelle altre non c, ma il tempo
impiegato viene valutato diversamente.
Prove verbali.
Definizione di vocaboli (che vuol dire formulare?) .Lesperienza dimostra come la definizione,
una volta acquisita, non si dimentica. Inoltre, il vocabolario dipende fortemente
dallambiente familiare e non suscettibile di grandi miglioramenti con lapprendimento
scolastico. Probabilmente giocano anche latteggiamento difensivo del soggetto e il suo
funzionamento psichico. Punteggi bassi nelle prove facili sono tipici dei depressi e degli
psicotici; punteggi elevati degli ossessivi e paranoidi.
Cultura generale (quante ali ha un uccello?). Un certo numero di conoscenze sono da
attendersi in chiunque, anche se ha avuto un percorso di apprendimento disturbato.
Linsuccesso in queste prove pertanto da attribuire a disturbo
nevrotico/psicotico/organico. Punteggi bassi sono frequenti nei depressi, alti in chi
intellettualizza.
Comprensione (perch le auto hanno i pneumatici?). Si esamina la capacit di giudizio o
esame di realt, che sono al confine tra intellettivo ed affettivo, quindi molto importanti. E
unarea che si sovrappone comunque con la Cultura Generale.
Analogie (in cosa sono uguali arance e banane?). Si esamina la formazione dei concetti e
lappartenenza di un oggetto ad una classe. I depressi hanno punteggi bassi.
Memoria di cifre (lesaminatore dice un numero al secondo, la serie va ripetuta in avanti ed
allindietro). Si verifica lattenzione spontanea, cio la capacit di non essere disturbato da
pensieri, emozioni, ecc. E un test che deteriora molto con let.
Ragionamento aritmetico (quante ore ci vorranno per fare 240 km a 30 km/h?). Richiede
concentrazione. I depressi la falliscono.
Prove di performance.
Riordinamento di figura (vedi pag 57). Verifica la capacit di progettare o anticipare una
situazione, cio quella pi tipica della mente umana. Le figure proposte vanno disposte in un
ordine logico. Gli psicopatici hanno spesso punteggi alti in questa prova e bassi nella
comprensione. Completamento di figura. Riguarda la concentrazione applicata ad
unimmagine, capacit di analisi e di selezionare gli elementi importanti da quelli ovvi. Gli
ossessivi hanno punteggi bassi e cavillano sui particolari. I diffidenti hanno punteggi alti.
Disegno con i cubi. Funzione visivo-motoria, anzi esamina il modo in cui integriamo
continuamente queste due funzioni, nellapprendimento. Deteriora con let. I depressi
raramente superano la prova. Ricostruzione di figura. Anche qui si tratta della funzione
visivo-motoria, per qui si tratta di oggetti non geometrici. Bisogna prima identificare la
figura e dopo procedere ed ognuno ha il suo modo di farlo, che indicativo della
personalit. Gli ansiosi hanno punteggi bassi.
Associazione di simboli e numeri. Riguarda attenzione, attivit visiva, motoria,
apprendimento. Deteriora con let.
3.8 Studi differenziali e intelligenza
Il tentativo di capire se l'intelligenza sia una capacita innata e trasmessa geneticamente o
determinata dall'apprendimento e dall'ambiente di vita ha prodotto numerose ricerche fra gemelli
omozigoti e gemelli dizigoti allevati nella stessa famiglia o nello stesso tipo di ambiente.
Il risultato stato una forte incidenza dei fattori ambientali sullo sviluppo delle capacit cognitive.
Le differenze di intelligenza per gruppi diversi, registrate con i test, non sono giustificabili in termini
biologici. Questo non vuol dire per che non esistano differenze biologiche ereditarie all'interno
dei gruppi. Infatti, se evidente che le differenze di QI fra gruppi etnici sono quantitativamente
modeste, vero il contrario per le differenze dentro ai gruppi.
Il fattore che incide in modo casuale sulla intelligenza psicometrica un fattore composito
(ereditario ed ambientale) ad alta incidenza.
Per misurare l'intelligenza dei bambini bisogna usare leprove piagetiane. Sono test complessi ed
originali, non standardizzati, ma adattati alla situazione cognitiva del singolo. Queste ci dicono in
quale fase dello sviluppo cognitivo si trova il bambino nel momento del test.
Nella generalit dei casi, l'influsso modellatore dell'ambiente pu risultare un fattore decisivo. Con
l'et, come dimostrato con il WAIS, il rendimento ad alcuni test si riduce, in altri resta stabile o
aumenta.
Si parla quindi di due componenti dell'intelligenza che prescindono dal contenuto. Una
corrisponde alla capacit adattiva di fronte a stimoli nuovi ed all'efficienza nell'apprendimento ed
autocorrezione. L'altra corrisponde all'uso ottimale di strategie e del patrimonio di esperienze e di
conoscenze (esperienza catalizzata).
Il diverso progresso di queste componenti sembra favorire attivit di tipo diverso. Lehman ha
tentato una verifica indiretta di questa relazione. Il diverso andamento delle due componenti
dell'intelligenza permette di mantenere lo stesso livello di prestazioni per la maggior parte delle
persone fino all'et di circa 70 anni.
3.9 I test attitudinali e la selezione lavorativa.
Lo strumento chiave il colloquio. Il selezionatore deve avere chiaro cosa cerca lazienda, quale
mansione, quali competenze. Avendo un programma di lavoro prestabilito ci si pu focalizzare nel
breve tempo a disposizione ed il risultato sar ordinato e confrontabile. Infatti, il tempo sar poco e
molte impressioni andranno perse se lintervistatore non stabilisse in anticipo quali aspetti sono da
approfondire e quali no. Seguire una logica render il colloquio organico e connesso.
Il primo punto lesame del cv: ordine, errori, chiarezza, organizzazione, esperienze, pause nel
lavoro, aggiornamenti, profilo atteso, formazione, attitudini, se ha qualit interessanti per lazienda
(il che ci rivela le sue motivazioni verso quel lavoro).
Il colloquio pu essere di due tipi, di selezione e di invito. Nel primo, che va dai 5 ai 20 minuti, si
verificano elementi verbali, non verbali e paraverbali. Si segnano Skill e Annotazioni, poi
Osservazioni e lAncora, quel particolare della persona che ce la fa ricordare. Nel colloquio
lintervistatore vuole scremare la rosa, lintervistato far capire che quello giusto. Il primo cerca la
personalit profonda del soggetto, il secondo di capire dove vuole andare a parare il primo.
Il selezionatore segue un protocollo: preparazione, accoglienza, apertura, presentazione, domande,
dare informazioni, congedo, stesura profilo.
Nei primi 5 minuti dellintervista normale che lintervistato non sia a proprio agio e dia risposte
sbagliate, lintervistatore deve quindi astenersi dal giudicarlo in quella fase, cos come dallimporre
lunghe attese, avere alterigia; anzi occorre cordialit per far aprire con sincerit il candidato. Poi il
selezionatore rompe il ghiaccio (apertura), ad esempio chiedendo se stato facile trovare
parcheggio, per creare un clima favorevole. Poi fa la Job Description (presentazione) di s e
dellazienda, in due parole; senza dire troppo, perch un candidato scaltro potrebbe approfittarne.
Quindi fa domande sugli skill, sulle competenze e vede le reazioni dellintervistato per costruire una
sua mappatura e vedere le sue reazioni. Quindi d informazioni: sul ruolo ricercato, requisiti,
condizioni offerte, come prosegue liter di selezione. Congedo: qui si dice cosa accadr dopo
lintervista e pu scattare la domanda sulla porta poich il candidato ha abbassato le difese, la
controprova di quanto detto prima. E una domanda semplice che serve a far luce su un dubbio.
Stesura profilo: almeno 5 minuti. Il selezionatore legger la scheda dopo un giorno (tempo di
sedimentazione).
1. Lintervista pu essere libera, strutturata e semi-strutturata. Vediamo la Strutturata. Essa pu
essere unIntervista Situazionale, una Behaviour Description Interview oppure una Comprehensive
Structured Interview. Sono tutte e tre molto strutturate e quindi lintervistatore ha poche possibilit
di manovra. Le domande (chiuse) sono le stesse per tutti i candidati, le risposte sono valutate con
una griglia.
2. Il numero di intervistati e intervistatori pu variare. Uno a uno il caso pi comune, ma
richiede un grosso sforzo allintervistatore perch riceve una mole enorme di dati. Si pu ovviare
con un panel di due o pi intervistatori, che si confronteranno tra loro. Lintervista di gruppo
prevede pi candidati insieme e li valuta nelle abilit sociali: leadership, dialogo, contatto. Il
contesto relazionale, di condivisione del progetto. I candidati sono chiamati a discutere tra loro di
qualcosa, a trovare un accordo tra loro da posizioni diverse e contrastanti. Qui si vedono la
variabilit (adattabilit al cambiamento), larea intellettuale (flessibilit, problem solving, approccio
creativo), larea manageriale (rapidit decisionale, capacit organizzativa, rischio), area relazionale
(stile comunicativo, gestione conflitti, capacit dintegrare punti di vista diversi). E veloce ed ha
costi modesti. I candidati pi interessanti sono richiamati, ma prima si fanno i test attitudinali e si
applica un giudizio sui candidati. Qui, molti errori sono possibili: cristallizzazione del giudizio
basata su stereotipi personali; illazione pregiudiziale (attribuire le caratteristiche di una classe ad un
singolo); slittamento (valutare i candidati sempre pi favorevolmente o sfavorevolmente); errore
sistematico (sopravvalutare o sottovalutare); tendenza centrale (neutralit eccessiva per incapacit
di formulare giudizi); proiezione (trasferire il proprio modo di pensare sugli altri); effetto alone
(esprimere un giudizio complessivo a partire da un particolare che ci ha impressionato).
3. La modalit di conduzione dellintervista: amichevole, professionale, stress interview.
I test adatti alla selezione attitudinale. Ci sono quelli a rendimento specifico (ad es.: inventari a
risposta multipla che esplorano il problem solving per aree specifiche dintelligenza. Sono test di
cultura generale e test attitudinali specifici; molto usati nelle universit, esercito. Sono a risposta
multipla) ed i test di personalit (ad es.: 16 PF di Cattell, adattati ad avere come parametro di
confronto il profilo medio professionale che si cerca).
3.10 Studi di popolazione
Vediamo le ricerche sullintelligenza. Il tentativo di capire se l'intelligenza sia una capacit innata e
trasmessa geneticamente, o determinata dall'apprendimento e dall'ambiente di vita, ha prodotto
numerose ricerche fra gemelli omozigoti e gemelli dizigoti allevati nella stessa famiglia o in
famiglie diverse; nello stesso ambiente o ambienti diversi.
Il risultato stato una forte incidenza dei fattori ambientali sullo sviluppo delle capacit cognitive,
perch dividendo i gemelli in famiglie diverse la differenza di QI era notevole, pur se le famiglie si
assomigliavano!
Studi (Wais, Raven) sulle etnie hanno affermato che effettivamente i bianchi (quindi, di razza
caucasica) hanno un QI medio pi alto dei neri (91 contro 104). Per sono studi USA degli anni 50
e 60, in cui i neri avevano condizioni socio-economiche svantaggiate (analfabetismo,
disoccupazione, povert); inoltre, altri gruppi caucasici (latino-americani, italo-americani) hanno
avuto medie di QI pi basse dei bianchi americani e questo perch anche questi gruppi erano
svantaggiati, allepoca. Altri studi su bianchi e neri hanno confrontato il QI di soggetti di razza
diversa ma nati nello stesso ambiente e allevati in pari maniera: i QI sono perfettamente
sovrapponibili.
Quindi, le differenze di intelligenza per gruppi diversi, registrate con i test, non sono giustificabili in
termini biologici. Questo non vuol dire per che non esistano differenze biologiche ereditarie
all'interno dei gruppi. Infatti, se evidente che le differenze di QI fra gruppi etnici sono
quantitativamente modeste, vero il contrario per le differenze dentro ai gruppi.
Il fattore che incide in modo casuale sulla intelligenza psicometrica pertanto un fattore
composito (ereditario ed ambientale) ad alta incidenza e questo si vede bene se confrontiamo il QI
in diversi stadi dello sviluppo. Se prevalesse lambiente, le differenze di QI dovrebbero essere
crescere con laumento dellet (esperienza), se prevalesse lereditariet dovrebbero emergere
invece subito e mantenersi invariate anche in ambienti eterogenei. I test dicono che gi a 6-7 anni
le differenze di ambiente si riflettono sul QI. Il problema per che non abbiamo test per misurare
il QI prima di quellet, per cui non possiamo sapere se sotto i 6 prevale lambiente o leredit.
Questo ci consente per di dire che lavvio alla scuola andrebbe anticipato e che linsegnamento
andrebbe adattato allambiente di provenienza.
Per misurare l'intelligenza dei bambini con meno di 6-7 anni bisogna usare altri test, le prove
piagetiane. Sono test complessi ed originali, non standardizzati, ma adattati alla situazione
cognitiva del singolo. Queste ci dicono in quale fase dello sviluppo cognitivo si trova il bambino nel
momento del test. Non producono un QI ma dicono se il bambino in ritardo o pari rispetto allo
sviluppo della media della popolazione della sua et.
Sotto i 2 anni dobbiamo usare le scale di Gesell. Anche qui non possiamo misurare nessun QI e non
nemmeno possibile un confronto con Piaget o valutare linfluenza dellambiente. Per i segni di
ritardo psicomotorio evidente emergono, se ci sono.
Di sicuro sappiamo che presenteranno segni di ritardo i bambini posti in orfanotrofio o ricoverati
per mesi in ospedale (ospitalismo: sindrome da ritardo dello sviluppo cognitivo, del linguaggio ecc
da ipostimolazione).
In conclusione non possiamo decidere se decisiva la causa genetica o quella ambientale.
Possiamo per dire che la componente genetica una potenzialit che pu essere o no espressa
dallambiente. E che basta avere potenzialit medie per risolvere le principali sfide della vita. Quindi
un genio pi del necessario poi ci sono i casi di geni che sono emersi anche se lambiente li
ipostimolava (Verdi), ma in generale anche loro hanno bisogno, per emergere, dellinflusso
dellambiente. Con l'et, poi, come dimostrato con il WAIS, il rendimento ad alcuni test si riduce, in
altri resta stabile o aumenta. Questo che succede dai 40 in poi - dimostra lenorme importanza
delle esperienze. Memorizzazione, recupero, elaborazione dei segnali, capacit di attenzione
decadono.
Si parla, anche, di due diverse funzioni cognitive misurabili ai test. Una corrisponde alla capacit
adattiva di fronte a stimoli nuovi ed all'efficienza nell'apprendimento ed autocorrezione
(intelligenza fluida: serve al matematico, al musicista, al ricercatore). L'altra corrisponde all'uso
ottimale di strategie e del patrimoni di esperienze e di conoscenze (intelligenza catalizzata:
letterato, storico, insegnante).
La fluida cresce fino ai 25 anni, stabile fino ai 60 e poi decade, se non allenata: quindi le
performance variano a livello individuale, e peggiorano se lambiente familiare non stimolante
(come nella maggioranza dei casi), il che a sua volta peggiora il decadimento naturale. La
cristallizzata cresce molto fino ai 20 anni e poi ancora, ma pi lentamente.
Il diverso progresso di queste componenti sembra fare s che professioni diverse diano il meglio ad
et diverse, consentendo per a tutti di mantenere lo stesso livello di prestazioni fino ai 70-75 anni.
Lehman nel 1962 ha verificato questa relazione.
Le prestazioni intellettive degli anziani, comunque, dipendono fortemente dallambiente e da
quanto si tengono allenati. In caso contrario, assistiamo ad un declino evidente gi dai 40-50 anni!
Si determina una rigidit di risposta agli stimoli, una tendenza ad economizzare le energie; che
tuttavia possono essere bloccate rimettendo il cervello in allenamento.
3.11 Test comportamentali e psicologia animale
Per studiare gli animali a livello cognitivo possiamo solo usare le tecniche di osservazione, che si
applicano a comportamenti tipici dellanimale, cui vengono aggiunte delle difficolt. Ad esempio,
possiamo fare dei test strumentali, complicando la costruzione del nido (spostando i materiali ecc).
Oppure facciamo la prova del labirinto e vediamo se lanimale rigido o si adatta intelligentemente
alla novit, modificando il suo comportamento. Ci sono differenze marcate tra le specie (un cane
molto flessibile, riconosce situazioni e luoghi, interpreta i messaggi affettivi ma conserva
comunque altre condotte stereotipate e incongrue) e questo si spiega col fatto che gli animali non
apprendono dallesperienza, ma dallistinto; non hanno una dimensione storica n una percezione
di s, non elaborano dal passato (ci sono differenze tra le specie, in questo: il mammifero, ad es. il
cane, coglie meglio i segnali affettivi, si orienta, riconosce i luoghi; anfibi, rettili e uccelli no). In
questo senso, le differenze tra le specie sono assai marcate; invece, nella stessa specie, le differenze
tra individui sono minime, perch gli animali non sanno usare la comunicazione tra loro.
Tra i mammiferi, poi, spiccano le scimmie, che costruire strumenti ad hoc per raccogliere le banane
e sanno imparare 400 parole del linguaggio dei segni pi il passato ed il futuro! Per ci mettono 6-
10 anni e quello il massimo che imparano poi, non sanno insegnare ai figli ci che imparano, n
personalizzarlo.
CAP. 4. I METODI DIAGNOSTICI NELLA PRATICA CLINICA
4.1 Introduzione (diagnosi e relazione col paziente)
Nella storia della psicologia il metodo clinico stato introdotto successivamente a quello
sperimentale, sorto in un primo momento come strumento polemico contro la psicologia
accademica e visto come atomistico, statico, meccanico. I clinici volevano vedere il comportamento
nella sua globalit. Oggi le posizioni si sono avvicinate.
Il colloquio clinico una tecnica di osservazione e di studio del funzionamento psichico umano. Gli
scopi sono: raccogliere informazioni (colloquio diagnostico) e motivare ed informare (colloquio
terapeutico e di orientamento). Il colloquio clinico trova comunque applicazioni in molti altri settori
(giudice/testimoni; giornalista/intervista; medico/anamnesi, ecc).
I vari tipi di colloquio clinico presentano problemi comuni:
- eventuale suggestione indotta dalla formulazione delle domande;
- intervento della personalit dell'esaminatore, che suscita emozioni e motivazioni particolari
dell'esaminato;
- fedelt e completezza della testimonianza del soggetto;
- contenimento, entro limiti tollerabili, della distorsione interpretativa, quando l'esaminatore opera
la sintesi conclusiva sul materiale raccolto.
Lo psicologo e lo psichiatra utilizzano il colloquio clinico in occasioni diverse.
In campo medico-legale il problema e valutare la motivazione e la dinamica psichica che ha
condotto all'atto antisociale, la capacit di autodeterminarsi e la pericolosit sociale.
Nel campo di selezione e orientamento professionale l'indagine e diretta sia a valutare attitudini
specifiche dell'esaminato che a delineare la struttura base della personalit.
Nel campo pi strettamente clinico, oltre al rilievo delle anomalie comportamentali, necessario
per rintracciare le forze ed i meccanismi genetici che lo sottendono. In ogni caso, l'obiettivo di base
delineare la struttura della personalit del soggetto esaminato.
Il colloquio non comunque la sola fonte dalla quale attingere (memoriale del soggetto), tuttavia
presenta la caratteristica insostituibile di permettere una conoscenza diretta della dinamica
interpersonale. Infatti, il colloquio gi di per s una situazione psico-sociale, diadica.
L'esaminatore deve tenere presente che la sua personalit (e non solo quella dell'esaminato)
sempre coinvolta in questa situazione e la condiziona anche quando neutro.
4.2 La tecnica dellintervista
Alle volte losservatore partecipe. Nemmeno lui pu pretendere da s stesso di essere passivo,
distaccato impossibile. Ogni persona, poi, si forma attraverso la stratificazione di numerosi ruoli
psicosociali: impossibile anche pensare di scoprirli tutti in un colloquio e lintervistatore proprio
per questo non deve generalizzare lintervistato, ma valutare con riserva e salvo verifiche
successive.
4.3 Fonti di distorsione dellintervista (del colloquio clinico)
Il concetto di ruolo rappresenta bene il processo di adattamento personale, di cui il colloquio lo
strumento rivelatore. Possono esistere in uno stesso individuo ruoli opposti: un ruolo di capo nei
confronti degli altri ed uno sottomesso nei confronti di genitori o maestri. Alcuni sono latenti. La
designazione del ruolo fornisce un'indicazione allo schema societario, nel cui ambito il rapporto e
la conversazione si svolgeranno. L'adulto che non abbia acquistato sufficiente sicurezza ed
autonomia assume spesso un ruolo conforme alle aspettative degli altri. La facilit con cui avviene il
passaggio da un ruolo all'altro ed il numero di ruoli compresi nel repertorio di un individuo sono
infatti variabili.
Alcuni autori, come Horney e Fromm, hanno sottolineato la diversa disposizione degli individui a
mutare di ruolo, a conformarsi alle attese dei membri dei diversi gruppi. Horney ha introdotto il
concetto di uomo compiacente, Fromm quello di orientamento commerciale (come
disposizione a giocare i ruoli pi richiesti sul mercato).
Comunque, anche in una persona che non si adatti passivamente alle richieste dell'ambiente, si
possono distinguere numerosi ruoli, e tra questi, ruoli dominanti, marginali od occasionali,
prescritti, subiti o di libera scelta. Inoltre, non solo il loro numero, ma anche il grado di
identificazione col ruolo sono variabili: l'individuo pu conformarsi ad un certo numero di ruoli solo
superficialmente e rimanere legato affettivamente solo ad alcuni di essi.
Queste considerazioni sulla molteplicit dei ruoli di un individuo devono indurci a rivolgere
l'attenzione alla prospettiva particolare in cui e visto il rapporto con l'esaminatore. E' necessario
individuare di volta in volta il ruolo in cui viene collocato lo psicologo (o psichiatra) e quello
complementare in cui si trova l'esaminato.
Spesso il ruolo in cui viene collocato l'esaminatore non dipende soltanto dai suoi tratti personali,
ma da condizioni estrinseche che danno al colloquio una cornice ed un significato particolare.
Una indagine di Kammerer sottolinea la relazione tra medico ed accusato in occasione della perizia
psichiatrica. Il rapporto forzato con gli agenti repressivi e i pregiudizi creati dagli altri detenuti
risvegliano i ruoli che il soggetto ritiene pi adatti per la propria salvaguardia. Il perito pu essere
visto dall'accusato fondamentalmente sotto 4 punti di vista:
1) in quanto designato e pagato dal Tribunale, considerato parte integrante dell'apparato
giudiziario, visto come un aspetto delle istanze repressive della societ, n neutro n comprensivo.
2) il perito il pi delle volte un psichiatra. Agli occhi dell'accusato quindi l'agente di un tab
sociale, la follia. Teme di essere considerato pazzo.
3) in quanto appartenente, nella maggior parte dei casi, ad una classe sociale superiore, il perito
pu apparire nella veste del borghese sprezzante e comunque estraneo. La distanza e
l'antagonismo di classe possono contribuire a caratterizzare un nuovo ruolo del perito.
4) il perito, in quanto medico, pu essere dissociato dagli agenti punitivi ed essere visto nella luce
del mediatore segreto, del protettore o del salvatore.
Tutti questi aspetti contribuiscono a rendere lesaminato evasivo, compiacente, implorante,
aggressivo
Naturalmente, anche le caratteristiche personali del perito contribuiscono alla configurazione del
rapporto interpersonale e a rendere il colloquio pi o meno valido. Pu sentirsi in imbarazzo,
compiaciuto della sua autorit, solidarizzare con lesaminato.
Nella selezione professionale lesaminatore pu essere visto come lagente del potere padronale
che discrimina ingiustificatamente. Come il portatore di una prova angosciosa per la propria
autostima o come il suo protettore, portatore di istanze verso la propriet. Lesaminato potr
essere in imbarazzo, concitato, irrequieto, ingraziante, deferente (pu essere apprezzato o ritenuto
servile), scontroso-risentito (critica la procedura: il valore di un uomo si vede sul lavoro, non qui!
Faccio gi questo lavoro da anni!). Lo psicologo pu essere visto come portatore delle istanze alla
conformazione della societ, protettore paterno che si assume la responsabilit delle scelte, dotato
di poteri taumaturgici che protegge dalle cadute, lautorit che assolve, quasi un confessore E'
chiaro dunque, che gli atteggiamenti dell'esaminato durante il colloquio, non devono per
nemmeno essere generalizzati dall'esaminatore. Possono essere solo atteggiamenti occasionali,
che dipendono da pregiudizi nei confronti del colloquio fatto in certe condizioni. Lo psicologo
accorto cercher verifiche alle sue impressioni derivate dal colloquio ed eviter di lasciarsi
trascinare in controreazioni emotive.
Tutto questo vale nei casi in cui lesaminato va al colloquio non di sua libera scelta.
4.4 Il piano dindagine (Dati informativi del colloquio)
Lo psicologo deve quindi conoscere tutto quello che pu distorcere un colloquio, dai ruoli reciproci
al resto. Un colloquio pu essere infatti improntato 1) ad aggressivit 2) sottomissione 3) evasivit.
E' possibile considerare il colloquio clinico come una forma di interazione nel corso della quale
avviene uno scambio di informazioni tra gli interagenti. Tali informazioni si possono raggruppare
nelle 3 categorie di contenuto, contesto ed espressioni non verbali.
1) CONTENUTO: riguarda le espressioni verbali e le azioni del soggetto che costituiscono una fonte
di informazione talmente ovvia da essere spesso sottovalutata. Le dichiarazioni verbali danno
informazioni implicite in merito a diversi aspetti delle esperienze dell'intervistato. Il contenuto si
verifica con lesplorazione biografica, che resta spesso parziale: ci vorrebbero molte sedute.
Bisogna esplorare: famiglia dorigine, eventi base dellinfanzia,salute, prime relazioni extrafamiliari
(mutevoli o costanti?), esperienze in rapporto alleducazione scolastica, relazioni sociali,
professione, tempo libero, livello socio-economico raggiunto. Luso di termini equivoci come
nervoso, timido,emotivo, indipendente: va richiesta spiegazione. Il materiale raccolto durante il
colloquio deve essere poi sottoposto ad un esame critico, valutando la verosimiglianza, la coerenza
o l'eventuale contraddittoriet dei fatti.
2) CONTESTO: l'altra rilevante fonte di informazione, in cui si pone i comportamento del
soggetto. Il colloquio clinico, come forma di interazione diadica, si configura come un particolare
contesto in cui diversi e specifici sono i ruoli svolti dall'intervistatore e dal soggetto.
Complessivamente questi elementi concorrono alla formazione di un'opinione sul soggetto.
3) ESPRESSIONI NON VERBALI: il comportamento non verbale (CNV) fornisce informazioni piu
precise, quando non sia possibile utilizzare le parole, se chi parla cerca intenzionalmente di
ingannarci, o se ha bloccato o represso le informazioni che ci servono. Nell'ambito del colloquio
clinico il canale verbale mantiene un ruolo determinante, ma alle volte il paziente non sa esprimersi
col verbale. I diversi segnali inerenti il comportamento spaziale sono importanti perch c una
relazione tra i ruoli e la configurazione spaziale. La vicinanza fisica indica il grado di intimit e alla
dominanza. L'orientazione costituisce l'elemento di informazione circa gli atteggiamenti
interpersonali; langolo con cui le persone si situano nello spazio e sembra che indichi i rapporti
di collaborazione, intimit o gerarchia. Anche la postura importante, in quanto fornisce
informazioni circa rapporti interpersonali, lo status sociale, gli stati emotivi, in special modo lungo
la dimensione tensione-rilassamento. La postura meno controllabile del volto o del tono di voce.
Nell'intera gamma del CNV il movimento, cio il comportamento motorio della persona, ha una
sua espressivit complessiva. Fra i vari movimenti, alcuni risultano particolarmente espressivi, quali i
gesti delle mani ed i cenni del capo. Per quanto riguarda i gesti delle mani, essi sono altamente
espressivi. Alcuni sono segnali detti emblematici, ovvero emessi intenzionalmente ed aventi un
significato specifico che pu essere tradotto direttamente in parole. Essi possono ripetere o
sostituire il contenuto della comunicazione verbale, possono essere utilizzati quando essa
ostacolata.
I gesti illustratori sono invece rappresentati da tutti quei movimenti che la maggior parte degli
individui realizza nel corso della comunicazione verbale e che illustrano ci che si va dicendo. Sono
usati come punteggiatura, per ampliare o contemplare il discorso, variano a seconda del retroterra
culturale dellindividuo.
Altri segnali sono indicatori dello stato emotivo della persona che li emette (scuotere un pugno in
segno di rabbia). Esistono infine alcuni gesti non intenzionali che le persone usano
sistematicamente, detti gesti di adattamento, che rappresentano un modo di soddisfare e
controllare bisogni, motivazioni ed emozioni concernenti le particolari situazioni in cui il soggetto
viene a trovarsi.
Con i cenni del capo ci troviamo a che fare con i segnali non verbali pi veloci. Non vanno
sottovalutati. Ad es. una serie veloce di cenni del capo indica che si vuole prendere la parola. Le
espressioni del volto sono rivelatrici di emozione, sentimenti, atteggiamenti. Il volto pu essere
assunto come la sede primaria dell'espressione delle emozioni. Per Ekman e Friesen: de
intensifichiamo, aumentiamo lintensit, esprimiamo indifferenza oppure mascheriamo lemozione
dissimulando o simulandone unaltra.
Lo sguardo parte integrante dell'espressione globale del volto ed e altamente espressivo. Svolge
un ruolo importante nell'instaurare relazioni e nel comunicare atteggiamenti interpersonali ed e
strettamente collegato con la comunicazione verbale. Nel colloquio clinico fonte di tensione.
Anche tutti gli elementi che costituiscono l'aspetto esteriore sono fonte di trasmissione di
informazioni: il volto, la conformazione fisica, l'abbigliamento, il trucco, l'acconciatura... concorrono
complessivamente a fornire un'ampia gamma di informazioni.
Anche lo studio di aspetti non linguistici del comportamento verbale rappresenta un'area di ricerca
particolarmente interessante. Ci sono aspetti non linguistici del comportamento verbale definiti
paralinguistici: variazione della voce, del ritmo, continuit delleloquio ecc. Le indagini hanno
riscontrato una relazione stretta tra stato emozionale dell'interlocutore e manifestazioni
paralinguistiche. Una persona ansiosa parla pi in fretta e a voce alta, una depressa lentamente ed
a voce bassa.
Il CNV pu essere visto come un linguaggio di relazione, basato su sensazioni e mezzo primario
per la segnalazione di mutamenti di qualit nello svolgimento della relazione interpersonale. Le
comunicazioni non verbali possono sostenere o smentire la comunicazione verbale.
Ekman sostiene che anche il CNV avrebbe uno speciale valore simbolico, che esprime, in un
elementare linguaggio del corpo, atteggiamenti forse inconsci circa l'immagine di s e del corpo.
Alcuni studiosi ritengono infatti che gli atteggiamenti e le sensazioni basilari verso il corpo,
formatesi nelle prime relazioni del bambino con i genitori (l'atteggiamento dei genitori assunto
verso il corpo del bambino e le sue funzioni, si riflette nella visione che il bambino si forma del
proprio corpo), possano essere evidenziati durante la vita da certi tipi di movimenti e di posture.
Ricerche sulla formazione dei giudizi e valutazione della personalit.
Le ricerche di Asch e Bruner dimostrano che lintroduzione di un singolo elemento nel campo
dellosservatore modifica limpressione dellintera personalit; che alcuni tratti emergono
come centrali e altri come periferici; che il significato dei singoli tratti condizionato
dallinsieme dei tratti. Nellesperimento di Asch veniva letta una serie di aggettivi relativi
adunipotetica persona, variati solo dalla presenza della parola caldo o freddo. Venivano
poi fornite 18 coppie di termini antonimi (buono-cattivo, ecc) per definire questa persona. La
variazione di 1 solo tratto (caldo/freddo) modificava lintera personalit, facendo inferire la
presenza di altri tratti. Lo stesso rischio corre lesaminatore. Va per detto che non tutti i
termini degli antonimi subiscono questo effetto (bellezza, onest non ne risentono), mentre
alcuni tratti (centrali) sono in grado di influenzare gli altri (caldo/freddo, ad es) e altri no
(periferici: cortese/brusco, ad es).
Se per modifico il contesto in cui inserisco dei termini centrali cio cambio la serie delle
parole intorno essi non fanno pi necessariamente lo stesso effetto!
4.5 Lerrore diagnostico e la catamnesi (Fonti di errore nel colloquio clinico)
Locchio clinico non funziona.
In genere associamo un viso ovale alla tristezza ed alla seriet ed uno tondo alla gioia ed
allallegria (vedi pag. 81), come hanno dimostrato Canestrari e Galli. Brunswik e Reiter lo
avevano gi dimostrato (vedi pag 82) usando figure schematiche di visi. Contorno, lunghezza
della bocca e occhi erano costanti; distanza degli occhi, lunghezza del naso e posizione della
bocca variavano, fino ad ottenere 189 figure diverse che venivano valutate in relazione a 7
fattori: umore, et, carattere, piacevolezza, bellezza, energia, intelligenza. Questo dimostra
che valutiamo le persone sulla base di elementi esteriori che per non hanno nessun
rapporto, ad es., col QI reale! Le ricerche di Argyle hanno dimostrato che un viso con occhiali
percepito come intelligente, ma questo funziona solo come prima impressione. Se il
soggetto con occhiali esaminato in un video che dura 5 minuti, limpressione finale sar
diversa perch si sono percepiti pi elementi per la valutazione. Farn e Campione hanno
svolto una ricerca sul fattore barba e sul fattore occhiali, che venivano variati sullo stesso
viso in 4 modalit finali, che provocavano impressioni incredibilmente diverse tra loro negli
osservatori.
I dati raccolti durante il colloquio clinico vanno elaborati ed organizzati in una rappresentazione
coerente ed unificata, poich i singoli tratti di una persona interagiscono reciprocamente e creano
un contesto. Non si tratta semplicemente di sommarli, perch ogni tratto influenza gli altri.
Questi aspetti dell'interazione dinamica dei tratti hanno trovato riscontro in alcune ricerche di Asch
(in cui si rilevato che l'esaminatore, sulla base di alcune caratteristiche rilevate, portato ad
attribuire al soggetto, spesso senza fondamento, numerose altre qualit) e di Bruner, Saphiro e
Tagiuri (che sottolineano che il riscontro di un tratto ci induce ad ammettere l'esistenza di
numerosi altri tratti di cui non abbiamo verifica diretta). Se impettito, sar una persona seriosa
ecc. A questo punto scatta una rigidit della percezione: per mantenere la coerenza cognitiva
meglio non modificare in parte la nostra opinione, se corriamo il rischio di modificarla tutta. Si
finisce allora per ignorare alcuni dati, sottovalutarli, porli in dubbio.
Nella fase iniziale del colloquio, si rischia di legarsi ad una sola ipotesi diagnostica: si realizza una
cristallizzazione precoce del giudizio, partendo da un solo dato (fede politica, ecc). La presunzione
di poter giudicare a colpo d'occhio rischia di rendere sterile il colloquio, perche l'impostazione
prevenuta, porta l'esaminatore a ricercare soltanto i sintomi che la confermano. Talvolta
sufficiente la conoscenza di scarni elementi autobiografici (prima di aver visto il paziente!) perche si
formi un pregiudizio. Nel colloquio, l'attitudine dell'esaminatore diverr direttiva ( vengono
esplorate solo alcune zone e presi in considerazione solo alcuni aspetti).
C unaltra possibilit, che l'esaminatore compia frequenti implicazioni: rilevato un tratto, ritenga
che un certo altro numero di tratti debbano necessariamente accompagnarsi ad esso. Ogni sistema
di implicazioni soggettivo.
Un ulteriore fattore di distorsione si fonda sull'attribuzione di caratteristiche presunte: si tende per
esempio, ad attribuire caratteristiche positive a qualcuno che ci ispira simpatia ed a ritenere che chi
ci sta antipatico ci detesti.
Altra fonte di errore costituita dal meccanismo della proiezione: proiezione attributiva (
somiglianza presunta, tendenza a presumere che gli altri siano somiglianti a noi), la proiezione
classica ( attribuzione agli altri di caratteristiche a noi indesiderabili ed inaccettabili) e
la proiezione razionalizzata ( il giudice consapevole di attribuire pensieri, sentimenti e
caratteristiche al soggetto, ma non dei motivi per cui lo fa).
Altri problemi nascono a causa degli stereotipi, che risultano poi quasi sempre errati,
eccessivamente rigidi ed onnicomprensivi, e raggruppano le persone secondo classi non
appropriate.
Se formulare una diagnosi = dare una definizione socialmente condivisa dell'identit personale di
un soggetto, il giudizio finale ha come effetto risultante l'etichettamento del soggetto. Pu perci
influenzarne definitivamente il destino, creando un'etichetta verbale che crea un fenomeno di
determinazione verbale (Zimbardo) in base a cui un paziente viene stigmatizzato, sulla base di
giudizi soggettivi.
Detto ci, al posto delle definizioni statiche della personalit, che aiutano questi errori, stato
introdotto il concetto di stile comportamentale, che elastico e non identifica modello e persona.
Per Rogers abbiamo paura di capire unaltra persona, perch ci potrebbe cambiarci.
4.6 Il metodo interpretativo psicoanalitico: le origini
Le vicende della nascita della psicoanalisi sono legate al periodo in cui Freud si iscrisse alla facolt
di medicina dell'universit di Vienna (1873). Il clima accademico era fortemente influenzato dalla
teoria evoluzionistica di Darwin. Freud crebbe a stretto contatto con le teorie che spiegavano tutti i
fenomeni , anche psichici, attraverso il linguaggio della fisica, oltre all'impostazione fondata sulla
ricerca empirica e sull'osservazione sistematica.
Si dedic quindi inizialmente alla neurologia. Ma col tempo si accorse che molti dei suoi pazienti
presentavano per un verso disturbi anche organici (cecit, paresi temporanee), mentre non
rivelavano alcuna alterazione di organi o tessuti. Si trattava di malati affetti da isteria; i loro disturbi
erano chiamati funzionali, proprio perch dimostravano alterazioni delle funzioni, senza che si
potesse individuare una corrispondente lesione strutturale.
Isterici e nevrotici in genere, a quel tempo, erano ritenuti portatori di comportamenti teatrali, frutto
di simulazione. Freud si rese intuitivamente conto che l'isteria era in realt una vera e propria
malattia, priva per di una base organica. Cominci allora ad affrontare lo studio dei fenomeni
mentali da un punto di vista specificamente psichico.
Nel 1885 si reco a Parigi dove operava Charcot, un neurologo che in quegli anni si era indirizzato
verso lo studio dell'isteria e che applicava il metodo dell'ipnosi.
L'impiego dell'ipnosi si fondava sul concetto che questi malati fossero, in realt, sani, perche sano
era il loro organismo, ma che fossero malati solo perche credevano di esserlo, quindi se si fossero
persuasi che non lo erano, avrebbero dovuto guarire. Lipnosi serviva a persuaderli.
Freud vide che listeria non era caratteristica delle donne, ma si manifestava anche negli uomini,
seppur meno; e che i disturbi isterici sembravano determinati da meccanismi analoghi a quelli
dell'ipnosi stessa. Infatti mediante l'ipnosi era possibile provocare artificialmente in un individuo
sano le stesse manifestazioni che spontaneamente si producevano nei malati.
Charcot riteneva infatti che l'isteria fosse un'ipnosi spontanea, mentre l'ipnosi un'isteria artificiale.
Se per l'ipnosi agiva soltanto per via psichica, la conseguenza era anche che i disturbi isterici
dovevano essere considerati psicogeni, cio di origine esclusivamente psichica!
Freud tuttavia si accorse anche che con il metodo ipnotico si verificavano inconvenienti: non tutti i
soggetti erano ipnotizzabili, in altri i sintomi tornavano, si creava uno stato di dipendenza nei
confronti del medico il che rendeva la cura interminabile. Cap che lipnosi non serviva a curare, ma
ad esplorare.
Part dal caso di Anna O., per andare ad elaborare sia una nuova teoria dei disturbi isterici, sia un
metodo terapeutico. Questo metodo era detto metodo catartico, cio di purificazione, liberazione
delle emozioni, scarica emotiva. Trovammo infatti, che i singoli sintomi isterici scomparivano
subito ed in modo definitivo, quando si era riusciti a ridestare con piena chiarezza il ricordo
dell'evento determinante, risvegliando insieme anche l'affetto che l'aveva accompagnato.
Freud per si rese conto che i suoi pazienti isterici non raggiungevano lo stato di ipnosi profonda
che sarebbe stato necessario ed alcuni anzi erano refrattari a qualunque ipnosi. Ci voleva un altro
metodo.
Formul allora l'ipotesi che il paziente sapeva tutto quanto aveva importanza patogena, e decise di
utilizzare quella che chiam tecnica della concentrazione: invitare il paziente a stendersi su un
divano, chiudere gli occhi e concentrare la sua attenzione su di un sintomo particolare, cercando di
ricordare la prima occasione in cui era insorto. Se non si ottenevano risultati, Freud soleva premere
sulla fronte del paziente assicurandolo che qualche pensiero gli sarebbe venuto in mente. Se non
accadeva nulla, dopo alcuni tentativi il paziente riusciva a ricordare qualcosa, magari commentando
che gi al primo tentativo gli era venuto in mente, ma riteneva non fosse ci che il medico volesse
sapere...
Cos, cominci a stimolare, sollecitare e domandare ai pazienti di parlare, senza censura, anche di
cose banali. I materiali psichici emergevano, anche senza ipnosi! Per interveniva troppo e cap
allora che doveva intervenire il meno possibile e lasciarli parlare. Questo intervenire divenne
simbolico di una resistenza da superare per lemersione delle rappresentazioni. Perch una
resistenza? Freud rispose che erano tutte rappresentazioni vergognose, rimprovero, colpa. E che
agiva una forza di rimozione.
Ad un certo punto si manifesto una netta divergenza tra Breuer e Freude in merito all'eziologia
dell'isteria. La diversit nacque nell'interrogarsi sul perche il fatto traumatico venisse dimenticato.
Breuer riteneva che l'episodio fosse stato vissuto dal soggetto durante un particolare stato di
assenza (lo stato ipnoide). Freud riteneva invece che l'oblio del fatto traumatico fosse dovuto al suo
carattere spiacevole, penoso e doloroso e che lipnosi non servisse a liberarle, tanto pi che come
essa finiva lIo tornava a difendersi dai contenuti emersi e annullava i successi ottenuti. Si trattava
invece di scardinare questo meccanismo di difesa e cos Freud si orient sempre pi verso il
metodo delle libere associazioni.
Un'ultima ed importante ragione dell'abbandono della tecnica ipnotica va ricercata
nell'impressione, maturata in Freud, che lo stato di ipnosi nascondesse certi fenomeni di cui
cominciava pian piano a vedere l'importanza (il transfert) e che potevano essere alleati della
terapia.
La psicoterapia suggestiva sfrutta le componenti magiche del rapporto interpersonale
medico-paziente. Il secondo dipendente, sottomesso; il primo ha influenza sul secondo; gli
comunica unidea; laltro accetta. C una profonda relazione emotiva, tipo genitore-
bambino (autoritaria/paterna o permissiva/materna). Il terapeuta deve essere molto
convinto, consapevole, flessibile, deve conoscere a fondo il paziente. La suggestione diretta
assertiva o negativa, la prima funziona meglio. Occorre che il terapeuta deve ripetere le
formule suggestive con tono fermo e il paziente deve stare concentrato. Quella indiretta,
invece, per quei pazienti che sono in stato di difesa psichica molto intensa.
In genere, la suggestiva si usa in caso di turbe lievi o molto forti, crisi. E totalmente
controindicata in caso di psicosi.
Altra cosa lipnositerapia. una particolare strutturazione della relazione suggestiva volta
ad ottenere ulteriori approfondimenti ed intensificazioni del rapporto emotivo terapeuta-
paziente. Tutti i metodi di ipnosi sono volti ad un restringimento del campo della coscienza e
dellattenzione, delimitandola al rapporto col terapeuta. Lo stato di trance vissuto come un
momento di grande quiete mentale e fisica. C lipnositerapia suggestiva diretta e quella di
sostegno.
Lipnositerapia suggestiva diretta pi efficace della suggestione semplice: serve per le
sindromi somatiche senza isteria e per le situazioni di emergenza. Lipnositerapia di
sostegno modifica i rapporti di forza delle istanze psichiche in conflitto ottenuto mediante
un rafforzamento delle istanze rimuoventi. Questa tecnica fatta di rilassamento,
rassicurazione, desensibilizzazione alle situazioni stressanti, apprendimento di atteggiamenti
adattivi, decondizionamento delle reazioni abnormi. Si pratica ipnosi ma senza analisi. Si usa
nelle nevrosi croniche e gravi o per sbloccare situazioni di grande resistenza. La loro scarsa
profondit dazione non li rende adatti a guarigioni permanenti.
4.7 Il metodo interpretativo-psicoanalitico: la teoria e la tecnica
Il progressivo sviluppo della tecnica di Freud si concret nel metodo delle libere associazioni, che
segn approssimativamente il momento di nascita della psicoanalisi (1892-1898).
Nella teoria della tecnica psicoanalitica, si da il nome di regola fondamentale a quel
comportamento cui dovrebbe conformarsi il paziente. L'analista invita il paziente a comunicare
tutto quanto gli passa per la mente: pensieri, sensazioni, fantasie, accadimenti, sogni, senza
esercitare alcuna selezione o critica e senza omettere alcun elemento anche se ritenuto sgradevole,
banale, imbarazzante, irrilevante, fuori posto, assurdo, sciocco o privo di senso.
Il termine originale tedesco impiegato da Freud significa precisamente idee improvvise, che
vengono in mente senza sforzo o concentrazione.
La tecnica delle libere associazioni contiene 3 presupposti fondamentali:
1) tutte le linee di pensiero tendono a condurre a ci che significativo;
2) le esigenze terapeutiche del paziente porteranno a le sue associazioni nella direzione di ci che
significativo;
3) le difficolt nell'osservare la regola fondamentale sono rivelatrici dell'emergere di resistenze e
difese (indice di processi difensivi inconsci).
Le associazioni, poi, in realt, libere non sono. L'analista invita il paziente a riflettere su se stesso,
quindi il paziente associa anche in risposta agli interventi dell'analista e delle proprie
autoriflessioni.
Le libere associazioni hanno portato Freud alla scoperta dell'inconscio, che ha caratteristiche
specifiche:
1) SPOSTAMENTO: trasferimento dell'importanza emotiva di un determinato contenuto mentale ad
un altro.
2) ASSENZA DI CONTRADDIZIONE MUTUA E CONDENSAZIONE: nell'inconscio possono coesistere
contemporaneamente una tendenza mentale (amore) e quella completamente opposta (odio),
senza che esse vengano vissute come contraddittorie.
3) ASSENZA DI NEGAZIONE: l'inconscio ignora il possibile no all'appagamento di un desiderio.
4) SOSTITUZIONE DELLA REALTA' ESTERNA CON LA REALTA' PSICHICA, identit tra un desiderio e
lazione corrispondente
5) ASSENZA DI SPAZIO: scomparsa delle categorie spaziali.
6) FUNZIONAMENTO IN BASE AL SOLO PRINCIPIO DEL PIACERE: viene ricercata la soddisfazione
immediata dei desideri.
Freud ha distinto i processi psichici primari ( modi di funzionamento psichico caratteristici
dell'inconscio, per es. il sogno), dai processi psichici secondari ( caratteristici del pensiero
cosciente, razionale), ritenuti da Freud ontogeneticamente e filogeneticamente posteriori ai
processi primari.
Nella prima teorizzazione freudiana dell'apparato psichico, si distinguono 3 diverse modalit di
funzionamento dei processi psichici che costituiscono il PUNTO DI VISTA TOPICO.
1) Sistema psichico inconscio: costituito dai contenuti mentali che non sono presenti in
permanenza alla coscienza o alla consapevolezza del soggetto. Essi esercitano una
pressione permanente, volta a contenere l'accesso alla coscienza, ma incontrano forze contrarie
che glielo impediscono. Riescono quindi ad esprimersi soltanto attraverso dei derivati (sintomi,
sogni, fantasie, lapsus). Il sistema inconscio retto dalle leggi dei processi psichici primari.
2) Sistema psichico preconscio: rappresentato dai contenuti mentali che, pur non essendo
immediatamente presenti alla coscienza, possono essere tuttavia resi consapevoli dal soggetto
stesso, senza resistenze.
3) Sistema psichico conscio: rappresentato dall'insieme dei contenuti psichici accompagnati dalla
piena consapevolezza del soggetto.
Il sistema preconscio quello conscio sono retti dalle leggi dei processi psichici secondari,
linconscio da quelli primari.
Questa prima teorizzazione freudiana viene chiamata punto di vista topico: punto di vista perche
uno dei diversi modi in cui Freud considera teoricamente la psiche, topico perche utilizza una
metafora spaziale nel descrivere la psiche come distinta in pi luoghi psichici.
Il PUNTO DI VISTA DINAMICO, invece, considera la psiche dalla prospettiva delle varie forze che in
essa si esprimono e dei conflitti fra loro esistenti. Osserviamo come nellinconscio si trovino i
contenuti rimossi, appunto, dinamici. Oltre la rimozione ci sono altri meccanismi di difesa dellIo:
proiezione, negazione,formazione reattiva, scissione ecc.
Il PUNTO DI VISTA ECONOMICO concerne invece l'intensit, la quantit delle forze psichiche in
gioco. In base a questo si parla di continuum tra normale e patologico, perch tra loro non c
differenza di qualit ma di quantit di energia spostata.
Il PUNTO DI VISTA STRUTTURALE, elaborato da Freud solo dopo il 1920, rappresenta la struttura
dell'apparato psichico come composta da 3 istanze: Es, Io e Super-io.
ES: completamente inconscio, il serbatoio di tutte le pulsioni (sessuali, aggressive, auto
conservative). Ci sono contenuti ereditari, acquisiti, rimossi.
IO: il mediatore tra le rivendicazioni dell'Es, gli imperativi del Super-io e le esigenze della realt
esterna. Deve mediare i conflitti tra Es e realt e tra Es e Super-io. Svolge inoltre funzioni relative al
pensiero vigile (attenzione, percezione, giudizio, memoria) e funzioni difensive in gran parte
inconsce.
SUPER-IO: in buona parte inconscio, svolge un ruolo simile a quello di un giudice o di un censore
nei confronti dell'Io. Le funzioni che Freud gli attribuisce sono la coscienza morale, l'auto-
osservazione, la formazione di ideali. E' costituito da quanto abbiamo acquisito da quando siamo
nati e il substrato dell'educazione familiare (richieste e divieti genitoriali).
Freud ritiene inoltre, che in ogni uomo operino due pulsioni: una pulsione di morte (Tanathos -auto
ed etero - distruzione) ed una pulsione di vita (Eros - libido ed autoconservazione). L'eterna lotta
fra le due pulsioni costituisce la fonte pi profonda dell'ambivalenza, dell'angoscia e del
sentimento di colpa.
Quando le due pulsioni operano insieme ma predomina la pulsione di morte, si producono
sadismo e masochismo. Quando predomina la pulsione di vita, l'aggressivita si pone al servizio
delle forze della vita e diventa egosintonica (a servizio dell'Io).
Freud dichiar che l'obiettivo di conoscere l'inconscio si pu ottenere anche attraverso altri due
metodi: l'interpretazione dei sogni e quella degli atti mancati.
I sogni sono la forma che l'attivit psichica assume durante lo stato di sonno. Sono allucinazioni
che si hanno durante il sonno, ma a differenza di quelle che si hanno nelle malattie mentali, sono
fenomeni psichici normali. Ci che si ricorda del sogno il contenuto onirico manifesto. La
forza motrice del sogno invece il contenuto onirico latente, costituito da desideri, tendenze e
pensieri inconsci.
Il processo che produce la trasformazione del contenuto latente nel contenuto manifesto il lavoro
onirico. Il fattore responsabile della deformazione da latente a manifesto la censura onirica,
funzione psichica che tende ad impedire ai pensieri inconsci l'accesso alla coscienza. Essa
rappresenta l'aspetto notturno della rimozione, per quanto allentata. Se nel sogno gli elementi
rimossi affiorano tuttavia con minore difficolt, dovuto al fatto che la censura onirica meno
severa della rimozione diurna, poich in tale stato le tendenze rimosse sono sentite come meno
pericolose, in quanto possono essere soddisfatte solo in forma allucinatoria..
Le OPERAZIONI PSICHICHE INCONSCE che si attivano nel lavoro onirico sono:
1) Drammatizzazione: processo per cui nel sogno i pensieri vengono trasformati in immagini,
soprattutto visive.
2) Condensazione: pi pensieri latenti sono rappresentati da un unico elemento del sogno
manifesto. E una delle cause delle tante interpretazioni che ogni sogno ha (sovradeterminazione).
3) Dispersione: l'opposto della condensazione. Fa si che ad una persona, oggetto o situazione del
contenuto latente corrispondano pi elementi del contenuto manifesto, i quali, in tal modo,
rappresentano diverse caratteristiche dell'unico elemento latente.
4) Spostamento: tendenza a trasferire l'accento, l'intensit, l'importanza emotiva di determinati
elementi del sogno ad altri elementi, in modo da eludere la censura e superarne gli ostacoli. Il
risultato che nel sogno manifesto viene accentuato qualcosa che nel sogno latente ha solo valore
secondario, mentre all'elemento latente pi significativo viene attribuito , nella scena del sogno, un
ruolo secondario. Inoltre, i toni emotivi si invertono: la gioia diventa dolore ecc. e per questo
bisogna fare molta attenzione a ci che per il paziente privo di significato.
5) Simbolizzazione: quando un elemento rimosso del contenuto onirico latente viene rappresentato
da qualche altro elemento concreto nel sogno manifesto, quest'ultimo un simbolo. L'elemento
rimosso simbolizzato. una forma di spostamento.
6) Elaborazione secondaria: processo di rimaneggiamento del sogno per cui si tende ad eliminare
le apparenti assurdit, contraddizioni, incoerenze, per presentarlo in forma il pi possibile logica,
coerente e comprensibile. Freud ritiene che inizi gi mentre si sta sognando e che intensifichi la sua
azione quando ci si avvicina allo stato di veglia e soprattutto quando si racconta il sogno.
Per quanto riguarda il materiale con cui viene costruito il sogno, occorre distinguere tra materiale
attuale, o relativamente recente, e materiale infantile. La scena manifesta fatta di ricordi passati,
frammenti di eventi reali, resti diurni (residui dellattivit allo stato di veglia). Poi ci sono anche gli
stimoli sensoriali (fame, sete, digestione, bisogno di urinare), ma non sono fattori che danno
origine al sogno. Entrambi vengono stravolti dal sogno che li traduce in qualcos'altro.
Il sogno, alla fine, viene determinato essenzialmente dai desideri del soggetto e ne costituisce una
realizzazione, allucinatoria e deformata. Il desiderio di dormire, desideri inappagati duranti la
veglia, desideri recenti, ma rimossi, cio respinti dall'inconscio, desideri infantili di tipo sessuale.
Freud ritiene che i desideri infantili rimossi, elementi costitutivi e indistruttibili dell'inconscio,
innescano sempre il processo di formazione di un sogno; molto meno i desideri recenti, che
svolgono la stessa funzione dei resti diurni e degli stimoli sensoriali.
Riguardo alla funzione del sogno, Freud afferma che esso un custode del sonno; un
compromesso tra il desiderio di dormire e le tendenze rimosse. Viceversa, i sogni di angoscia e
quelli che determinano il risveglio (incubi) indicano che venuta meno la loro funzione specifica;
accade quando il mascheramento dei desideri inconsci insufficiente, oppure questi ultimi
irrompono troppo violentemente nella coscienza. Normalmente comunque, il sogno non
produce risveglio e permette di liquidare, parzialmente e momentaneamente, le tendenze rimosse,
agendo come una valvola di sicurezza contro un'eccessiva pressione. Il sogno dunque custode
del sonno e della salute mentale.
L'interpretazione dei sogni viene condotta mediante la combinazione di due tecniche distinte:
l'analisi simbolica e le libere associazioni. La sola analisi dei simboli insufficiente, poich non
sempre un simbolo sta per qualcosaltro e solo il complessivo contesto del sogno pu far decidere
per la traduzione corretta del caso specifico.
Anche le libere associazioni non bastano da sole a comprendere i sogni, poich non si riesce
comunque a tornare dal simbolo al simbolizzato. Di conseguenza, solo con la combinazione delle
due tecniche si pu raggiungere il significato inconscio dei sogni e la seconda appare centrale.
La migliore utilizzazione terapeutica e tecnica del sogno avviene quando il suo ricordo emerge
spontaneamente, in modo inatteso, nel corso di altri pensieri. 1900 L'interpretazione dei sogni
(Freud). Prima grande opera e anche la pi importante per il successivo sviluppo della psicoanalisi.
4.8 Il lapsus e gli atti mancati
La tecnica dell'interpretazione dei sogni non l'unico strumento di cui lo psicoanalista si serve
durante la seduta.
Tra gli elementi vi sono anche tutti quegli incidenti, o microdisfunzioni, a cui pu andare incontro
l'attivit psichica nella Psicopatologia della vita quotidiana (1901). Si tratta di tutti quegli atti
mancati, ossia dei lapsus verbali, di lettura o di scrittura, delle dimenticanze di nomi, parole, fatti,
propositi, progetti, errori di linguaggio e di memoria, smarrimento e rottura di oggetti, piccoli
infortuni. Freud ha mostrato come i metodi dell'indagine psicoanalitica consentano di scorgere
dietro ognuno di essi un significato ed un'intenzione.
Un atto mancato pi complesso il lapsus verbale, la sostituzione della parola che si intendeva
pronunciare con un'altra in parte o del tutto estranea al senso del discorso. Con la psicoanalisi si
scoperto che il lapsus un compromesso tra l'intenzione manifesta e l'intenzione latente. In questo
caso l'intenzione estranea sceglie il lapsus invece della comunicazione diretta poich tale
intenzione viene rifiutata dall'Io cosciente.
Nel lapsus ci sono la condensazione di parole, spostamenti, rappresentazione dellintero tramite
una parte, per analogia, attraverso lopposto ed il simbolo. Un lapsus pu cumulare diversi motivi
inconsci e Freud ha dimostrato che distrazione, disattenzione, stanchezza sono solo condizioni che
possono facilitare l'insorgere dell'atto mancato, non produrlo. Per questo sono necessari i processi
inconsci. E, come nel sogno, gli atti mancati ci difendono da tendenze inconsce spiacevoli.
L'atto mancato ha un carattere sporadico; quando perde il suo carattere di sporadicit, per
diventare comportamento sistematico, l'atto mancato diventa un sintomo nevrotico.
Psicoterapia di coppia, di gruppo e brevi.
Esistono psicopatologie di coppia fondate sul rapporto collusivo dei suoi membri. Ci sono
due terapeuti, uno ciascuno. Si comincia mettendo in luce le discordanze tra quanto detto al
terapeuta e effettivo agire. In genere linversione dei ruoli maschile-femminile, attivo-
passivo, proiettati reciprocamente sulla base di un accordo di fondo e che partono dai ruoli
assunti dalle figure genitoriali nei confronti dei pazienti. Tipo: la donna tende a indurre nel
partner il ruolo che aveva avuto la madre, pur affermando di vederci il padre.
Quella di gruppo (il cui pi autorevole rappresentante Moreno) mette in luce il fatto che il
rapporto centrale non terapeuta-paziente, ma il paziente ed il suo universo, un mondo di
relazioni, strutture e valori che sono lambiente socio-culturale in cui la persona inserita. Si
costituisce un gruppo di 8-10 membri. Il vantaggio quello che nel gruppo ognuno rivive i
propri impulsi senza paura, senza inibizioni ma spontaneamente. Non solo il terapeuta a
liberare le pulsioni del gruppo, esso stesso che partecipa allanalisi, adottando i criteri pi
giusti. Ci non rapido. Prima si ragiona sullIo, poi sul Noi, gli altri come Specchio,la
liberazione emotiva con annesso contagio psichico e la fase finale in cui il terapeuta diventa
uno stesso dei suoi membri. Quello che va evitato sono i sottogruppi, i silenzi, la
focalizzazione dellaggressivit su un membro solo.
Le brevi: hanno dato adito a giudizi assai contrastanti. Per alcuni inutile una terapia
lunghissima, in cui il terapeuta sia passivo. Sifneos faceva notare che anche il paziente deve
essere adatto, capace di insight e cambiamento. Linterpretazione del terapeuta deve essere
tempestiva e per il paziente deve essere unesperienza che gli insegni una tecnica da
riutilizzare. Di media sono 20-30 sedute, ma deve essere fissato un limite a priori? Si lavora
comunque sul presente del paziente e quasi esclusivamente sulle interpretazioni dei
transfert.
4.9 il significato dei sintomi e l'interpretazione
I sogni e gli atti mancati hanno un aspetto in comune con il sintomo nevrotico: presentano la
caratteristica di essere formazioni di compromesso, ossia manifestazioni attraverso le quali si
esprimono contemporaneamente desideri rimossi ed istanze difensive. Il che vuol dire che anche i
sintomi nevrotici hanno unintenzione ed un significato nascosti
Il processo di formazione del sintomo molto simile a quello che si osserva nel lavoro onirico.
Anche qui un desiderio inconscio alla ricerca di un appagamento, ma incontra l'ostacolo dell'Io
che se ne difende, perche lo avverte come un pericolo. I desideri inconsci raggiungono cos
soltanto una forma di soddisfacimento sostitutivo e mascherato.
Nasce da qui il concetto di utile primario del sintomo nevrotico: Freud ritiene che esso consista
nell'abolizione o nella diminuzione dell'angoscia, della paura o del senso di colpa che verranno
avvertiti se i desideri rimossi irromperanno nella coscienza.
L'utile secondario, invece, ha la funzione, una volta formatosi il sintomo, di far scoprire all'Io una
serie di vantaggi secondari che possono portare il nevrotico a rimanere legato alla propria malattia.
I vantaggi secondari (o esterni) derivano dai riflessi sociali della malattia. Possono consistere nel
ricevere attenzioni, cure e premure, dall'essere esonerati da impegni o responsabilit una forma
autopunitiva che nel contempo messaggio daccusa, richiesta damore ecc. L'utile secondario,
quindi, consolida e stabilizza il sintomo, accentuando le resistenze all'azione terapeutica. Si
preferisce infatti non chiarire i veri termini del conflitto.
Attraverso il meccanismo transferale, i conflitti originari che avevano contribuito all'insorgere della
nevrosi, tendono ad essere riproposti nella relazione viva con l'analista, sotto i suoi occhi. Oggi
come oggi obiettivo dellanalisi non pi la rievocazione di ricordi, ma la modificazione strutturale
del paziente.
Si attua quindi la situazione definita da Freud nevrosi da transfert.
Freud distingue due tipi di transfert: positivo ( il paziente trasferisce sull'analisi sentimenti teneri)
e negativo ( il paziente proietta sentimenti ostili). Per quanto riguarda il transfert, esso e ritenuto
un fenomeno che non viene creato dalla situazione analitica, ma che semplicemente questa lo porti
alla luce.
Il transfert una manifestazione della coazione a ripetere, una forma di rapporto che il nevrotico
instaura con tutte le persone ed in tutte le attivit della sua vita. La sua interpretazione il
principale strumento terapeutico, oggi.
Quando l'analista formula un'interpretazione di transfert, il paziente diventa in un primo momento
consapevole del fatto che i suoi impulsi sono diretti verso l'analista, ma in un secondo momento si
rende conto che egli ha proiettato l'oggetto interno sull'oggetto reale esterno (l'analista). Diviene
cos in grado di distinguere il fantastico dal reale. Per farlo, paradossalmente, lanalista deve
nascondere il pi possibile la realt di s stesso.
Mentre nella sua vita quotidiana il paziente trova in genere persone che pi o meno, si prestano
inconsapevolmente ad assumere i ruoli a loro attribuiti proiettivamente, in analisi i suoi processi di
transfert non trovano complicit dell'analista che, per comprendere ed interpretare il transfert del
paziente, usa il suo controtransfert, cio la sua risposta interiore al transfert, quello che
prova, qualcosa che per cos dire una creazione del paziente, quindi. In questa fase lanalista deve
evitare che entrino in gioco i suoi stessi transfer irrisolti, perch il contro transfer nasce sia dalla sua
sensibilit che dal suo contatto con i processi inconsci che dentro di lui si originano a contatto col
paziente
Perci deve porsi nella condizione di attenzione liberamente fluttuante, un po associa
liberamente, emozionalmente, ed un po razionale e per comprendere ed interpretare la natura
dei sentimenti trasferiti su di lui dal paziente, deve avere grande conoscenza del proprio inconscio.
Il setting
E il realizzarsi di determinate condizioni esterne, necessarie perch il processo analitico
possa mettersi in moto. Quindi parliamo della situazione ambientale: caratteristiche della
stanza di analisi, posizione del paziente, distanza e posizione dellanalista, orari delle sedute,
modalit di pagamento. I cambiamenti vanno programmati. Nessun rapporto fuori
dallanalisi e, per lanalista, fornire solo valutazioni interpretative. Quindi lanalista interviene
il meno possibile e fa in modo che la realt esterna anche entri poco in gioco. Il setting
anche il modo in cui due persone stanno insieme, in un legame di conoscenza.
4.10 Lo studio clinico evolutivo.
Il metodo psicanalitico, quindi, lavora sul presente in evoluzione, mentre il transfert attualizza
esperienze psichiche del passato. Lanalisi permette di rintracciare le radici dei sintomi ed il loro
processo evolutivo. Rendendo consapevoli questi meccanismi, aumenta il grado di libert del
paziente.
Due autori hanno avuto visioni diverse da Freud, Adler con la psicologia individuale e Jung con
quella analitica. Adler attenua la attenzione sulle pulsioni libidiche e d peso alle relazioni sociali. Il
sentimento della comunit influenza molto Adler (che era socialista), facendogli dire che innato. Il
determinismo freudiano viene mitigato dallautorealizzazione. Quindi va ad agire sulla pulsione di
dominio, favorendo una liberazione di risorse dellIo.
Jung coniuga determinismo e finalismo: vuole rimuovere gli ostacoli delautorealizzazione. Non
scava per scoprire lId, ma per mettere in luce il vero S del soggetto! La personalit il risultato di
una storia personale, di una collettiva e di una istanza che opera in ognuno per auto realizzarsi. Per
Jung la libido una cosa diversa da Freud: energia psichica non sessualizzata. Nellinconscio c
sia il rimosso di ognuno, sia linconscio collettivo. Si tratta di una base ereditaria comune a tutti.
La psicanalisi sociale una corrente detta anche neo-freudiana, molto eterogenea. Ci sono Horney,
Fromm, Sullivan. Danno tutti per molta importanza alla dimensione culturale, sociale e
interpersonale, opponendosi al naturalismo freudiano. La Horney dice che i conflitti in esordio di
sviluppo non sono dovuti a fattori pulsionali, ma a comportamenti dei genitori verso il bambino. Il
complesso edipico diventa, insomma, meno importante. Aggiunge che lordinamento maschile
della societ influenza lo sviluppo della donna.
Fromm: lindividuo intimamente connesso con la natura e lo sviluppo della personalit frutto
della totalit delle qualit psichiche ereditarie. Ladattamento come compromesso tra bisogni
interni e richieste esterne.
Sullivan recupera limportanza delle relazioni interpersonali. Il totale di queste relazioni crea la
personalit.
La psicologia umanistica (esistenziale) parte da una pi vasta concezione filosofica da Sartre,
Merleau-Ponty, Jaspers, Laing, Biswanger. Ogni uomo ha diritto a realizzare il proprio progetto di
vita, rimuovendo le limitazioni opposte da altri, che distorcono la personalit: e questo d un forte
ruolo alla volont. Biswanger distinge unesistenza propria da una impropria, inautentica. Distingue
tra personalit proiettate al futuro (persona realizzata), al passato (rimpianto, malinconia), al solo
presente (maniacale). Laing: ruolo dellesperienza nellalienazione psicologica e nella schizofrenia,
che basata sullinsicurezza.
Rogers: il S ha 3 livelli. Quello reale (emozioni, bisogni), quello percepito (in contatto col
precedente attraverso la percezione), quello ideale (immagine del s). Questi livelli devono essere
congruenti, concordanti nella personalit. Ma nello sviluppo determinante il riconoscimento
positivo e quindi il bambino cerca quello degli altri. Ma se esso viene dato in modo incondizionato
una cosa, se condizionato (ti voglio bene se) unaltra! I sentimenti negativi saranno celati
sempre.
CAP. 5. PSICOFISIOLOGIA DELLE SENSAZIONI
5.1 Realt oggettiva e sensazione
Nessun organismo vivente coglie la realt esterna nella sua interezza, in modo esatto o
corrispondente. Cogliamo solo una parte dei segnali, altri li escludiamo perch non riusciamo a
percepire (selezione sensoriale) che una parte della realt ambientale. Ad esempio le frequenze
troppo basse o gli ultrasuoni non li sentiamo proprio. Si parla di stimolo distale (energia di
stimolazione in partenza dallambiente esterno) e stimolo prossimale (quanta ne avvertiamo come
stimolo, una selezione specie-specifica, infatti varia da specie a specie). Tutto questo dipende
dallarchitettura dei recettori: alcuni stimoli fisici non sono tradotti perch non abbiamo recettori,
ma non per questo non esistono (es.:magnetismo, elettricit. Oppure: visione notturna e percezione
dei colori tra uomini e gatti). Altri animali leggono gli ultrasuoni o le cariche elettriche, altri no,
quindi ognuno legge in modo diverso. Allinterno della stessa specie gli stimoli sono percepiti allo
stesso modo, magari con qualche differenza di sensibilit e di soglia.
Per sensazione intendiamo gli effetti immediati, elementari e semplici del contatto tra i recettori
sensoriali con i segnali del mondo esterno che siano in grado di suscitare una risposta.
Per percezione intendiamo lorganizzazione dei dati sensoriali in unesperienza complessa, un
processo di elaborazione.
Il primo ha pi a che vedere con la fisica, il secondo con la psicologia.
Non tutte le specie usano gli stessi canali di contatto: noi privilegiamo la vista e ludito (cio sensi
distali, che consentono una visione globale), ma alcuni animali, pur avendo una vista anche
migliore di noi, privilegiano altri canali (ad es.: il cane sceglie lolfatto, cio un senso prossimale che
richiede un contatto diretto).
5.2 I processi di recezione sensoriale.
Stimolo: ogni tipo di energia o evento fisico in grado di suscitare una risposta a livello di recettore.
Ad es. la luce uno stimolo solo in quanto in grado di suscitare una reazione visiva nella retina. I
raggi X o i raggi gamma invece non sono stimoli, non li sentiamo.
La psicofisiologia della sensazione (psicofisica) studia il rapporto tra stimoli fisici distali e la
reazione che ne viene. La soglia assoluta la quantit minima di energia capace di produrre una
risposta sensoriale. E il confine estremo delle nostre capacit sensoriali. Questo confine per in
parte soggettivo, d cio risposte irregolari, sfumate, fluttuanti tra persona e persona. Come si
spiega? Con la Teoria di detenzione del segnale. Un neurone invia segnali al cervello anche quando
non ne riceve, tanto che la retina invia al cervello anche al buio (rumore di fondo). Cogliere un
segnale esterno di dimensioni assai ridotte dipende dal distinguerlo dal rumore di fondo e poich il
rumore di fondo ha delle oscillazioni ecco che anche la soglia assoluta non fissa! La sensibilit
allo stimolo data dalla formula: Sa=Rm-Rm+S dove Sa Soglia Assoluta, Rm Rumore di Fondo
Medio, S per Stimolo fisico.
Quando per anzianit, intossicazioni ecc i neuroni hanno un rumore di fondo maggiore,
trasmettono conseguentemente meno il segnale sensoriale alla corteccia (udito negli anziani).
Poi c la soglia differenziale: minima differenza tra due stimoli che pu essere colta e si misura ad
es. sottoponendo dei pesi leggermente diversi tra loro e chiedendo se si avverte una differenza. Ma
la differenza percepita solo in rapporto allo stimolo: se aggiungo l11^ candela ad altre 10
la noto, se la aggiungo ad altre 500 no! La soglia infatti una misura fissa dello stimolo: si misura
con la legge di Weber: I=KI dove I la Soglia, K la costante ed I lintensit dello stimolo
standard.
La frazione di Weber la percentuale di differenza minima avvertibile: la avvertiamo in modo
costante per i valori intermedi di energia associata allo stimolo, mentre risulta ridotta in modo
costante per i valori estremi. Essa aumenta su base logaritmica.
Il nostro senso con la maggior discriminante il tatto, mentre lolfatto ed il gusto hanno la soglia
pi elevata. Per ogni senso ci sono tante soglie misurabili, ad es. per ludito posso misurare
intensit, tonalit, timbro ecc.
Si scoperto che alcuni sensi vedono la loro soglia migliorare con lesercizio (olfatto e gusto), altri
no. in effetti un cieco li migliora quando costretto ad esaltarli e quando non ha linterferenza
degli altri sensi
Di pi, ognuno di noi percepisce in modo diverso la sensazione di grandezza dello stimolo (es.:
intensit della luce, se fioca la minima variazione non percepita, se intensa una forte
variazione non percepita).
5.3 Meccanismi generali di trasmissione e codificazione sensoriale.
I recettori sono specifici e trasmettono solo un tipo di segnale: legge dellenergia nervosa specifica.
La sensazione non dipende dal tipo di energia ma da quale organo sensoriale viene stimolato. Lo
stimolo varia la polarit bio-elettrica e la sua risposta si chiama potenziale di azione. Viaggia fino
allassone e da qui raggiunge le aree di proiezione sensoriale della corteccia cerebrale, facendo 15-
20 metri al secondo. Nel neonato questa trasmissione pi lenta. Se ci accade in un adulto ci
che si percepisce non pi aderente alla realt fisica del segnale (un tono diventa pi acuto ecc).
Il segnale non arriva per solo alla corteccia, ma anche ad altre aree e qui pu essere memorizzato,
confrontato con certi ricordi, acquisire una connotazione affettiva. Poi c anche la sinestesia
(concomitanza di elaborazione sensoriale), per cui cogliamo qualit sensoriali particolari (le note
sono blu, ecc).
Come possibile, infine, che riusciamo a cogliere cos tante sfumature di uno stimolo? Ogni cellula
nervosa specifica per una caratteristica dello stimolo (timbro, sfumatura,localizzazione nello
spazio, orientamento, colore rosso o blu). Non cambia il segnale ma solo la zona di proiezione
corticale. Poi tutto linsieme puntiforme dei dati corticali viene ricomposto topograficamente.
La percezione subliminale.
Vuol dire sotto il limen, la soglia definita come quantit minima di energia stimolante che
losservatore avverte il 50% delle volte. Esaminiamo qui come stimoli troppo deboli, confusi
o rapidi possano influenzare il comportamento. Il primo vero esperimento fu al cinema nel
1956. Alcuni studi hanno insistito sul senso verbale o simbolico degli stimoli, altri nella
capacit di evocare le parole, mentre Poetzl ha studiato la capacit di suscitare sogni. Si
parlato di difesa percettiva, cio della soglia di riconoscimento degli stimoli subliminali tab
rispetto a quelli neutri. Agendo quindi sotto la soglia della consapevolezza. Ma non tutti gli
studi hanno confermato lesistenza della percezione subliminale. Ecco le critiche che sono
venute:
1. Accusa di paradosso logico: se la difesa percettiva realmente percettiva, come pu colui
che percepisce difendersi da uno stimolo senza averlo percepito? (Howie)
2. Ipotesi degli indizi parziali: i metodi di segnalazione della psicofisica sono insufficienti, in
particolare rispetto a presenza-assenza di stimolo, espongono al rischio di falsi negativi
3. Ipotesi della soppressione volontaria della risposta: i soggetti riconoscono le parole tab e
quelle no, ma sarebbero riluttanti a dirlo.
4. Ipotesi della frequenza lessicale: la difesa percettiva spiegata con la differenza nelluso di
parole tab e non
5. Ipotesi dellaspettativa: oppure dellaspettativa del soggetto rispetto allo stimolo. 6.
Ipotesi delle caratteristiche esigenziali: i soggetti, per fare buona impressione, cercano di
cogliere da quel che involontariamente dice lo sperimentatore, il senso dellesperimento.
La maggior parte delle ricerche parte dal modello di attenzione selettiva di Dixon: uno
stimolo subliminale attiverebbe i termini concettuali associati, ma nessun meccanismo di
controllo degli stessi (che fatto dal collegamento con eventi noti e passati ad esempio),
perch non si presenterebbe legato a nessuna esperienza fenomenica. Quindi non ci sarebbe
nessuna cernita e passerebbe ogni informazione.
5.4 Meccanismi della visione: locchio
Vista e udito saggiano le propriet fisiche del mondo legate ad un irradiamento di energia.
Limmagine passa attraverso liride (tipo un diaframma) e viene proiettata sottosopra e messa a
fuoco sui recettori retinici che tappezzano il fondo del globo oculare. Liride si apre di pi con poca
luce e molto con poca, variando da 1 a 7 mm. Facendolo si deforma e cambia raggio di curvatura,
pi globosa da vicino e pi sottile nella messa a fuoco da lontano (dai 6-8 metri a infinito la messa
a fuoco identica). Col passare degli anni diventa sempre meno elastica e cos il punto di messa a
fuoco si allontana sempre pi e occorrono delle lenti. In pi, mettiamo a fuoco solo al centro per
davvero, ma locchio si sposta continuamente e recupera. Insomma, limmagine rovesciata,
frazionata e sfarfallante! In pi i due nervi ottici si incrociano e si scambiano fibre, mentre su ogni
met corteccia si proietta met dellocchio omolaterale e met dellaltro (effetto di parallasse: i
nostri occhi sono come due macchine fotografiche, ognuno registra met campo visivo. Solo che le
immagini sono sfalsate perch ogni occhio vede la stessa cosa lungo un asse parallelo a quello
dellaltro occhio ma sfalsato di qualche cm. Leffetto si vede sugli oggetti vicini, non su quelli
lontani)! Questo caos risolto dai meccanismi di organizzazione percettiva della corteccia, che
trasformano questi problemi in una visione unitaria tridimensionale e dotata di profondit.
Ogni volta che unonda luminosa di intensit adeguata (che superi la soglia assoluta) e di
lunghezza donda appropriata (nella gamma visibile) colpisce la retina, questa reagisce con una
piccola scarica elettrica (potenziale dazione). Poi per alcuni millisecondi cambia polarit e diventa
refrattario. Quelli che gli stanno intorno lo sostituiscono. Larrivo di un successivo segnale forte
vince la refrattariet in minor tempo, ma se troppo forte (se si guarda il sole direttamente), la
refrattariet diventa persistente, si abbagliati; e se persiste ancora c un danno permanente.
Idem per ludito, solo che di fronte a suoni forti tendiamo ad alzare il volume, danneggiandoci.
5.5 Meccanismi della visione:neurofisiologia.
Il segnale che arriva alle cellule della corteccia visiva occipitale determinano una risposta sensoriale
diversa a seconda delle cellule attivate. Le cellule sono di 3 tipi: semplici, complesse, ipercomplesse.
Queste cellule ricostruiscono il segnale proveniente dallesterno. Le cellule rispondono solo a
stimoli precisi: ad esempio, se il movimento dello sguardo dal basso in alto e non il contrario ecc.
Altri due fenomeni importanti sono la costanza di brillantezza e di colore. Nel primo caso, se
guardiamo la neve ci sembra sempre bianca, ma se la fotografiamo vediamo riflessi azzurri o
rossastri che non abbiamo percepito: la retina che ci ha nascosto queste variazioni per
semplificarci la visione. Il secondo quando entriamo in galleria non vediamo pi nulla e anche i
colori appaiono meno nitidi: successo che la luce dentro troppo fioca per superare la
refrattariet. Inoltre, i recettori detti coni, quelli sensibili al colore, con scarsa luce si trovano sotto la
soglia di attivazione, e si attivano invece i bastoncelli, pi sensibili alla luce ma non al colore!
Ladattamento alla luce implica minuti di tempo per realizzarsi, quello uditivo secondi, olfattivo
quasi istantaneo. 5.6 Meccanismi delludito: lorecchio.
C lorecchio esterno (padiglione auricolare e condotto uditivo, di 25 mm), medio ed interno.
Lorecchio esterno incanala i suoni verso la membrana timpanica. Da qui comincia il medio, una
piccola cavit scavata nellosso temporale che da una parte ha il timpano e dallaltra due finestre
ossee, la ovale e la rotonda, chiuse da due membrane simil-timpaniche. Una catena di ossicini
(martello, incudine e staffa) collega timpano e finestra ovale, trasferendo su questultima le
vibrazioni in modo potenziato. E dietro la finestra ovale che stanno i neuroni uditivi, nellorecchio
interno o labirinto. Qui c lapparato vestibolare (sacculo, utriculo e canali semicircolari), che invece
serve al controllo dellequilibrio.
Lorgano delludito si trova allinterno di una parte del labirinto, detta coclea. ()
La tuba di Eustachio collega invece lorecchio medio alla gola, facendo entrare aria che eguaglia la
pressione atmosferica sul timpano, cosicch non si deformi troppo verso linterno. Sempre per
proteggere il timpano dalle oscillazioni brutali la fanno due muscoli che agiscono sugli ossicini:
tensore del timpano e stapedio. In caso di necessit si contraggono e cos alla membrana della
finestra ovale arrivano meno vibrazioni e noi proviamo ottundimento.
5.7 Meccanismi delludito: neurofisiologia.
Cos un stimolo, per lorecchio? Unoscillazione entro certi limiti di frequenza, che fa oscillare la
membrana timpanica e trasmette unonda sonora a tono puro. La frequenza si traduce in tono e
resta stabile indipendentemente dalla distanza. Lampiezza equivale allintensit sonora e cala alla
distanza ed a seconda del mezzo attraverso cui si propaga.
Il rumore bianco la presenza contemporanea di tutte le frequenze udibili. Onde sonore sotto o
sopra certe frequenze non sono udibili dalluomo e qui vale la legge di Weber.
La capacit uditiva si misura in decibel, che corrisponde grosso modo alla soglia differenziale dell
intensit: alla soglia assoluta di intensit per una frequenza si attribuisce il valore di 0 db, quindi 80
db vuol dire che quel suono si trova 80 gradini pi su della minima differenza percepibili (la soglia).
Poich la soglia differenziale costante solo nei valori centrali ed ad esempio bassa alle medie
frequenze, i Decibel non possono essere una misura metrica.
Wellek ha detto che gli attributi dei suoni non sono solo frequenza e ampiezza ma anche
localizzazione spaziale, durata temporale, volume e sonorit, timbro, altezza, vocalit (somiglianza
ai suoni umani). ()
5.8 Meccanismi delle sensazioni olfattive, gustativa e tattile.
Olfatto. E il meno studiato. E nelle cellule pluriciliate poste nellepitelio nella cavit nasale
superiore, detta regine olfattoria, dove non passa laria respiratoria. Non si sa come le sostanze
odorose nellaria eccitino le cellule, forse tramite enzimi che portano lo stimolo. Questo
spiegherebbe lefficienza degli enzimi rispetto alla temperatura, perch laria viene riscaldata prima
di arrivare a loro e attivarli. Soglia di sensibilit: una sensazione generica di odore. Soglia specifica
dellodore: quando riconosciamo la sostanza odorosa. Noi abbiamo un odorato a livello di animali
iper specializzati nel suo uso, ma poich utilizziamo scarsamente lodorato nel relazionarci col
mondo, lo alleniamo poco e lo sottoutilizziamo. E quindi riconosciamo anche pochi odori! Cain ha
dimostrando che addestrando le persone si migliora molto nel riconoscimento.
Gusto. Consente, con lolfatto, di saggiare le qualit chimiche del mondo. Le cellule recettoriali
sono raggruppate in gruppi di 40-50 (bottoni gustativi), collocate sulle papille, sulle guance, sulla
faringe. Esistono recettori per il dolce sulla punta della lingua, salato bordo anteriore, aspro
bordo posteriore, amaro sul dorso. La proiezione sulla neocorteccia. Il sapore per viene
percepito anche attraverso lodore, il tatto e quindi questa il gusto poco efficiente se non
integrato.
Tatto. Saggia le propriet fisiche o meccaniche di superficie. Qui parliamo di sensibilit al tatto,
escludendo il senso termico, dolorifico, cutaneo. I recettori del tatto (corpuscoli di Meissner) sono
su tutta la cute, particolarmente sulla punta della lingua, polpastrelli, viso, labbra. E la stessa
disposizione di vibrisse e tentacoli. Gli stimoli vicini alla soglia fanno solletico, quelli ritmici prurito.
La soglia assoluta del tatto bassa, quella differenziale intermedia a occhio e orecchio. Il tatto
consente di avere dati sulla posizione e situazione del proprio corpo.
5.9 Meccanismi sensoriali negli animali.
Nella maggior parte degli animali la fisiologia dei recettori sensoriali corrisponde ad una
specializzazione duso che non si ritrova nella specie umana. Quindi aquile e falchi hanno una
maggiore densit retinica maggiore della nostra, ma anche la capacit di ingrandire limmagine
lavorando sulla lunghezza focale!
Di pi: la specializzazione porta a trasformare anatomicamente lorgano. Lo zoccolo viene
dallunghia, il becco dalle rime labiali. I pipistrelli vedono attraverso lemissione di ultrasuoni
tramite cui ricostruiscono una mappa sonora dellambiente. Possono emetterli e udirli,
analizzandone lassorbimento, la riflessione, la distorsione
Altri animali non hanno amplificato i sensi pre-esistenti, ma ne hanno creati di nuovi. Anticipano ad
esempio i cambiamenti di pressione atmosferica. Se ne sa poco. Si sa che i pescecani percepiscono
le variazioni di elettricit, tramite ci evitano gli attacchi delle lamprede. Oppure i camaleonti, che
hanno una pigmentazione fotocromatica mimetizzante. Invece tra uomo e mammiferi superiori non
ci sono differenze, se non nelluso degli stessi sensi (ampiezza finestra sensoriale, preferenza per i
canali prossimali). Poi gli erbivori, ad esempio, non fondono le due immagini, la posizione degli
assi visivi divergente. Molti animali non hanno la visione a colori, ma nessuna ha la curva di
risposta umana, cio non rispondono a certi colori o solo alle lunghezze donda maggiori. La
grandezza apparente degli oggetti negli equini e bovini diversa: ci vedono pi grandi di quanto
siamo. Lorgano delludito spesso pi fine e possono anche angolare il padiglione, quindi sentono
meglio. Ma il loro udito davvero migliore perch i cani ad esempio percepiscono suoni inudibili
per noi. Tuttavia, nonostante ci, di fronte alla musica un cane reagisce bene per certi valori (ritmo,
cadenza) ma non per altri (armonia, timbro). Non organizza cio uno stimolo complesso.
Lolfatto sviluppatissimo in alcuni casi, ma anche il senso pi usato; la vista agisce solo in
seconda battuta.
CAP. 6. LEGGI DELLA PERCEZIONE
6.1 Percezione come sintesi automatica.
Nell'osservare quello che ci circonda, tendiamo ad integrare le parti scure e chiare degli stimoli
visivi e ad organizzarle in forme dotate di significato (distinguiamo ad esempio la penna dalla
scrivania su cui si trova).
Ma la percezione, essendo soggettiva, a volte pu indurre in errore, perche si creano alcune
configurazioni percettive illusorie e noi percepiamo un'organizzazione degli stimoli difforme
rispetto alla realt. Unillusione classica quella della grandezza della luna allorizzonte, dovuta al
confronto che automaticamente facciamo tra lei e ci che le molto vicino, cio le case, gli alberi
(grandezza relativa). Anche il cubo di Necker lo dimostra (vedi pag. 144): sembra sporgente o
rientrante, perch limmagine sostiene entrambe le tesi
Gli studiosi associazionisti (Wundt, Fechner) credevano che la percezione finale degli stimoli fosse
spiegabile con la semplice somma di sensazioni elementari (linee, punti, caratteristiche fisiche dello
stimolo, ecc). Secondo questo modello teorico (sensismo), la pi piccola unit percettiva
costituita dalla sensazione elementare, quindi stimolo prossimale e distale coincidono. Oggi la
psicofisiologia conferma il nesso tra sensazione e percezione: ad una sensazione specifica
(es.:orientamento spaziale dello stimolo) corrisponde lattivazione di un neuroni specifici. Ma molti
altri processi psichici non sono spiegabili in questo modo.
In seguito alcuni studiosi respinsero completamente la concezione elementaristica della percezione
come semplice somma delle parti e sostennero che ci che percepiamo in realt il risultato di una
interazione e di una riorganizzazione globale delle varie parti.
Questi psicologi (Koler, Koffka, Lewin, Wetheimer) costituivano la Scuola psicologica della Gestalt
( forma). In base al loro metodo sono stati perfettamente spiegati alcuni fenomeni bizzarri ed
individuate leggi di organizzazione figurale di ogni tipo di percezione.
6.2 Leggi di organizzazione: figura e sfondo.
Per poter percepire una figura , bisogna che una parte del campo sia distinta e separabile dal resto
del campo stesso, per colore, densit, trama.
Legge 1: legge della sovrapposizione: le forme che si trovano collocate sopra ad altre ci appaiono
come figure su uno sfondo. Se mancano indizi di profondit, questo criterio non funziona. E' il caso
della figura ambigua (es.: un vaso o due profili umani?); non essendoci sovrapposizione, il
cervello non riesce a decidere quale sia la percezione corretta e passa quindi da una soluzione
all'altra.
In altri casi la figura c fisicamente ma a livello percettivo assente (es.:quercia con visi).
Legge 2: legge di organizzazione percettiva della figura data dall'area occupata: la zona distinta e/o
delimitabile che occupa l'estensione minore tende ad essere accolta come figura, mentre quella
dotata di maggiore estensione verr colta percettivamente come sfondo (es.: 4 diagonali nel
cerchio: sono croci finch langolo tra loro non diventa di 45).
La situazione si modifica se uno dei due settori assume caratteristiche grafiche o cromatiche pi
ricche, mentre l'altro rimane bianco. In tal caso tende ad essere percepito come sfondo lo spazio
bianco e come figura lo spazio ricco di particolari o colorato. Anche l'orientamento importante: a
parit di tutte le altre condizioni, le parti orientate sulla verticale e sull'orizzontale del punto di
osservazione tendono ad essere percepite come figure (es.: se nel cerchio le bisettrici si trovano
sulla verticale e orizzontale, vedremo come figura le parti larghe e non quelle strette). Legge 3:
legge di costituzione eidetica: organizzazione percettiva sulla base di un destino comune (es.: la
tigre immobile nel canneto non si distingue, se si muove s perch le sue strisce si muovono tutte
insieme con lei). Questa legge ha carattere universale, poich la usano anche gli animali.
Legge 4: le aree delimitate da un contorno e chiuse tendono ad essere percepite come figure.
Kanizsa ha dimostrato che chiudiamo per anche le figure incomplete, che non esistono (vedi pag.
148). Ci dovuto ad una economia di analisi dei dati sensoriali. Questa illusione talmente
potente che il triangolo inesistente sembra pi bianco del bianco che gli sta intorno! Il punto che
la maggior parte dei dati sensoriali sono inadeguati, perch arrivano distorti, invertiti, oscillanti,
variabili in nitidezza.
La tendenza del nostro sistema nervoso centrale quella di organizzare le afferenze sensoriali nel
modo pi economico e semplice, secondo leggi di omogeneit, continuit, chiusura, destino
comune, buona forma, ecc.
6.3 La logica della percezione (le leggi)
1. Legge della semplicit o della buona forma. Gli stimoli vengono organizzati percettivamente
nella forma pi semplice e coerente possibile (vedi pag. 149).
2. Legge del raggruppamento per somiglianza: in un insieme di elementi disposti
disordinatamente, quelli che si assomigliano tendono ad essere percepiti come una forma e
vengono a staccarsi dagli altri, che diventano lo sfondo. L'emergere percettivo della forma pi
forte, se alla somiglianza si sommano altri fattori di organizzazione (simmetria, vicinanza,
continuit, orientamento e contrasto cromatico) (Kohler).
Quando l'ambiente sensoriale totalmente omogeneo e non esiste alcun punto che si distingua
dall'altro, si ha un campo vuoto (Ganzfeld per i gestaltisti). Dopo qualche secondo, per le leggi
della percezione, il Ganzfeld si organizza da s ed il soggetto inizia a percepire la terza dimensione,
(vedi pag. 152, figg 6.11-6.12), ancorandosi alla simmetria, la chiusura, la vicinanza ecc. Qui entra il
gioco il vantaggio mnestico della salienza, cio ci sono stimoli che si imparano prima in quanto si
fanno notare, risaltano percettivamente.
[Link] legge della buona continuazione. Vediamo gli stimoli pi semplici e meno discontinui (vedi.
pag 152, fig. 6.10). E dobbiamo sforzarci per vedere qualcosaltro, se c. Per cui, a parit di
condizioni come unit percettiva si impone quella che offre il minor numero di cambiamenti o
interruzioni.
Esperimenti sulla deprivazione sensoriale
Bexton e Scott fecero addormentare dei soggetti con degli schermi traslucidi sugli occhi e
dei manicotti di cartone sulle braccia e mani. I tempi di addormentamento furono variabili,
ma tutti denunciarono un disagio crescente e noia. La deprivazione sensoriale visiva e tattile
provocava decadimento della reattivit intellettuale: pensiero disorganico, allucinazioni
visive e uditive.
Esperimenti compiuti da Canestrari hanno dimostrato che i soggetti hanno spostamenti della
strutturazione dalla globalit allanaliticit. Shurley ha immesso i suoi soggetti in una piscina
ed ha osservato che, privati anche della gravitazione, avevano allucinazioni violente e stati di
ansia o euforia. Ne consegue che lattivit percettiva fondamentale per larmonia psichica.
Farn ha quindi osservato che per il regolare funzionamento del SNC ci vuole un
bombardamento di stimoli in stato di veglia. In mancanza di ci si provoca nella persona uno
stato non dissimile dal sonno, che appunto la condizione di quellallucinazione che il
sogno.
6.4 Lo sviluppo della percezione.
Le leggi della percezione sono anche dette autoctone, perch innate e non apprese. Per c una
progressione evolutiva, infatti un neonato non operano le stesse leggi di un adulto. Ovviamente si
sono fatti studi indiretti, cio vedendo quando interrompeva la sua attivit per concentrarsi su uno
stimolo e quindi misurando il tempo di fissazione visiva dello stimolo (se usa tempi diversi per
due stimoli vuol dire che li percepisce come diversi). Si cos visto che sono subito in gradi di
discriminare colori diversi e forme diverse (fissano pi la figura umana che altre forme) ed anche la
profondit e le differenze tonali dei suoni. Pi tardi arriva la costanza percettiva, cio pu ad es.
indicare una statua dicendo bambola. Levoluzione percettiva comunque assai rapida.
6.5 La tridimensionalit.
La percezione di movimento si collega direttamente alla percezione della distanza e/o della
profondit di un oggetto visivo. Un oggetto appare muoversi verso di noi, per esempio, se la sua
immagine proiettata sulla retina diventa pi grande.
In un esperimento, (vedi pag 154) in mancanza di riferimenti, il cervello organizza secondo l'unico
dato che varia: la grandezza dell'oggetto proiettato sulla retina, e percepisce deduttivamente un
altro oggetto a distanza fissa (poich mancano indizi di un suo movimento) come se mutasse di
dimensione (poich la sua immagine proiettata sulla retina muta apparentemente di grandezza nel
corso dellesperimento).
Perch? Perch non ci sono indizi di profondit. Quindi percepiamo loggetto di grandezza
variabile ma fisso. Se ci fossero gli indizi la grandezza sarebbe costante e si sposterebbe avanti e
indietro.
Gli indizi di profondit si distinguono in fisiologici e pittorici/psicologici. Gli indizi fisiologici
rispecchiano i meccanismi di cattura del segnale visivo da parte dei recettori sensoriali. Essi sono:
messa a fuoco ed effetto di parallasse.
Gli indizi di profondit pittorici (quelli che consentono di riprodurre in un disegno bidimensionale
l'effetto percettivo della profondit) o psicologici (rispecchiano il funzionamento mentale di
organizzazione dei dati sensibili) sono:
- grandezza relativa: a parit di tutte le altre condizioni, l'oggetto pi grande viene percepito come
pi vicino. La grandezza percepita origina da un confronto fra la grandezza dell'oggetto e altri
elementi. Se per il campo vuoto limmagine pi grande non sembra avvicinarsi ma dilatarsi.
- luminosit: l'oggetto pi luminoso appare come pi vicino.
- prospettiva aerea e lineare: gli oggetti pi nitidi e brillanti sono percepiti come pi vicini.
Gli indizi fisiologici sono assai meno forti di quelli psicologici e, in caso di contrasto, i secondi
prevalgono nettamente sui primi.
6.5 I fenomeni stereocinetici e le illusioni di movimento
Che le leggi della percezioni siano fattori autoctoni dimostrato dal fatto che anche i bambini
piccoli percepiscono la realt nel rispetto di questo tipo di leggi.
Altra prova che queste leggi spesso ci fanno percepire le cose in netto contrasto con l'esperienza
e con la logica. In alcuni casi vediamo la presenza di oggetti inesistenti, oppure distorciamo le
qualit reali delloggetto. Le illusioni di movimento, queste ultime cio, sono moltissime e
generalmente di due tipi: ci che bidimensionale diventa tridimensionale oppure ci che fisso
appare in movimento. Ad esempio, il movimento stroboscopico (es.: accendendo due lampadine
poste non lontane, in rapida alternanza, invece di percepire due punti luminosi, se ne percepisce
uno solo che si sposta) oppure il cinema. Conta molto la cadenza della proiezione, quella perfetta
18 fotogrammi al secondo.
Daltronde, usiamo lo stesso meccanismo di percezione del movimento anche nella realt
quotidiana, fondiamo immagini diverse in punti diversi del mosaico retinico!
Un altro aspetto importante la costanza di forma. Se un oggetto si sposta nello spazio, proietta
sulla retina unimmagine che cambia dimensione con la distanza. Per questa dimensione ci appare
costante, perch la contestualizziamo con lambiente e gli altri oggetti. Sono costanti i rapporti dei
singoli elementi tra loro. Talora, la percezione di movimento nasce da un movimento reale, ma
colto in modo illusorio. E' il fenomeno del trapezio rotante di Ames: se una figura a forma di
trapezio irregolare viene fatta ruotare sull'asse verticale, ad una distanza di alcuni metri non la
vedremo ruotare, ma oscillare a destra e a sinistra ( finestra di Ames). Il meccanismo di questa
illusione, secondo Canestrari e Farn, deriva dalla compresenza e congruenza di forti e coerenti
indizi di profondit. ()
Linterpretazione di Canestrari del trapezio rotante.
Ogni volta che si fanno ruotare stimoli aventi indizi sulla loro dislocazione spaziale non si
percepisce il movimento rotatorio ma oscillatorio in cui parte dello stimolo appare pi vicina
allosservatore e parte pi lontana. Le ragioni per cui ci accade ci permette di prevedere che
ogni indizio in grado di darci impressione di profondit anche in grado la percezione
illusoria del movimento oscillatorio. Inoltre questi studi legano gli indizi pittorici a quelli
legati al movimento, infatti la distanza a cambiare le cose. Osservando il fenomeno dalla
distanza sbagliata, da troppo vicino, esso sparisce. Si tratta dellentrata in gioco della
parallasse di movimento: il cambiamento di posizione di un oggetto che risulta dal
cambiamento di posizione dellosservatore.
I fenomeni stereocinetici consistono invece nella creazione della percezione illusoria di
tridimensionalit di figure piane poste in movimento (vedi pag. 158), oppure nella induzione
percettiva di un movimento relativo fisicamente inesistente in due figure poste in moto rotatorio.
Accadono per lo stesso motivo dei fenomeni stroboscopici: la sintesi percettiva operata dal sistema
corticale.
6.6 Le illusioni percettive ottico-geometriche
Questo tipo di illusioni consiste nella percezione distorta dei rapporti spaziali e geometrici fra gli
oggetti. La grandezza percettiva infatti non data dalla grandezza reale dell'oggetto, n dalla
grandezza dell'immagine proiettata sulla retina, ma dalla sua distanza apparente da noi! (es.: la
camera di Ames, vedi pag. 160) ed collegata al rapporto tra loggetto e il contesto di riferimento.
Se un oggetto si allontana diventa pi piccolo, ma mantiene invece una grandezza costante, per il
nostro SNC, perch opera il confronto con gli oggetti intorno. Infatti, nella camera di Ames, la
regolarit apparente della camera (che invece distorta) fa da riferimento al SNC e ci dimostra
che la nostra esperienza passata (il bambino devessere pi basso) non influisce affatto sulla
percezione. E che le proporzioni dellambiente influiscono sugli oggetti contenuti. Possiamo quindi
dire che, se lambiente non distorto, ci che vediamo ci che fenomenologicamente ? No!
Questo accade perch anche ogni parte di un oggetto diventa un micro-schema di riferimento per
la percezione del resto. Sono possibili molte discrepanze!
Un esempio di ci sono le illusioni ottico-geometriche (es.: una figura circolare ha la stessa
luminosit, ma appare diversa a seconda dello sfondo su cui posta, se chiaro o scuro; oppure la
disparit illusoria della grandezza di due segmenti della stessa lunghezza che si concludono con
linee a punta convergenti o divergenti ( illusione di Muller-Lyer).
6.8 La percezione uditiva e la musica.
Il fattore Tempo contribuisce, nel caso dei suoni, allorientamento spaziale, a localizzare il suono ma
anche per il ritmo, la melodia. Nel caso della musica la percezione segue le stesse regole dettate
dalla Gestalt per la percezione visiva: costanza della forma, di grandezza, di colore
(tonale),simmetria. Anche qui abbiamo delle illusioni uditive. Ci sfruttato volutamente in alcune
elaborazioni elettroniche. Ma nella musica ci sono molti attributi non presenti nel singolo elemento
sensoriale (intensit/altezza, densit/volume, brillanza, melodia, armonia, ritmo; timbro, dato
dallarmonica del singolo strumento, che modifica la qualit del suono).
Mentre il linguaggio verbale pu usare una serie limitata di convenzioni lessicali, la musica pu
usarne molti di pi, pi ricca e libera. Ci per non vuol dire che non ci siano dei codici espressivi,
cio delle modalit di stile precise (drammatico, comico, folk ecc) e questo implica lesclusione di
alcuni strumenti e timbri.
Le filastrocche infantili hanno un po tutte le stesse caratteristiche in aree geografiche lontanissime,
questo vuol dire che obbediscono a dei criteri di percezione musicale identici. Esistono infatti
modalit di comunicazione adatte solo ai bambini piccoli, con una disposizione di note e ritmi
adatta a loro.
Infine, come per le disparit di parallasse, anche le orecchie hanno qualcosa di simile. Se il suono
viene da destra, lorecchio di sinistra percepir un suono di intensit minore, lo avvertir con un
leggero ritardo temporale e leggermente alterato dalla risonanza dovuta alla presenza intermedia
del cranio. I neuroni per operano unanalisi finissima del suono e ricompongono tutto.
6.9 Psicologia comparata della percezione.
Anche gli animali hanno delle illusioni percettive. Le figure di Kanizsa sono visibili anche ai gatti ed
alle api. Levidenziazione della figura sullo sfondo viene osservata in specie diverse. Non entrano in
gioco meccanismo cognitivi di alto livello, negli animali, quindi la spiegazione del perch
mammiferi evoluti come noi e meno evoluti hanno le stesse reazioni sembra essere che il risultato
della pressione evolutiva ha portato a selezionare la risposta percettiva ottimale per sopravvivere e
adattarsi. Sia per predare che per fuggire necessario distinguere loggetto dallo sfondo, ad
esempio. E quindi il sistema percettivo unico, indipendentemente dal tipo di sistema cerebrale,
sia ad encefalo che a strutture a plesso gangliare.
CAP. 7. IL PENSIERO RAZIONALE E IRRAZIONALE
7.1 Le funzioni mentali adattative
Le funzioni mentali superiori sono le abilit o funzioni che la specie umana presenta in modo
nettamente distinto, per livello o qualit, rispetto ad ogni altra specie. Queste funzioni, che negli
animali sono quasi inesistenti, sono il linguaggio e l'intelligenza.
Tuttavia, se consideriamo una definizione non troppo restrittiva di tali funzioni, vediamo che
nessuna forma di vita del tutto priva della capacit di modificare il proprio comportamento in
seguito a variazioni o stimoli dell'ambiente, n di un qualche sistema di comunicazione
intenzionale ed emissione articolata di segnali comprensibili da altri individui della stessa specie o
di una specie diversacio di forme di linguaggio.
La struttura mentale che sta alla base di queste forme di plasticit della condotta (o di sistemi di
comunicazione negli animali) si rivela per sempre e comunque profondamente distinta da quella
umana e con precise e fondamentali limitazioni.
Molti animali presentano certe capacita di manipolazione ed articolazione della condotta, che a
prima vista sembrano fornire una prova di grande intelligenza e di comportamento volontario e
finalizzato. Tutto questo per dipende dal fatto che sono situazioni di routine, in cui si sono ben
adattati (costruzione nidi, caccia, migrazione).
Se per si introduce una variazione ambientale che richiede un processo adattivo della condotta
complessa, propria dell'animale, in genere l'animale non sembra tenerne conto e prosegue nel suo
comportamento complesso di sempre, che risulta quindi stereotipato e non adattabile ( rivela che
tale condotta e messa in atto senza consapevolezza dei fini). Fare un paragone tra le modalit di
adattamento e comunicazione degli animali e quelle dei bambini piccoli molto sbagliato.
Alcuni comportamenti istintivi e non adattabili, non intelligenti, li ritroviamo in modo del tutto
saltuario e residuale anche nell'uomo. Come regola generale, possiamo dire che l'uomo e una
specie assai poco specializzata, quindi intrinsecamente pi adattabile ad ambienti molto
diversificati.
7.2 Definire l'intelligenza
La definizione di intelligenza comprende una serie di capacit che sono:
- possesso di una buona disposizione a memorizzare ed apprendere;
- abilit nel risolvere problemi;
- attitudine a capire in fretta;
- arguzia;
- elasticit degli schemi mentali.
Lintelligenza per una capacita ben distinta da ciascuna di queste parti prese singolarmente,
poich una sola di queste caratteristiche, anche se posseduta in alto grado, non segnale
automatico di intelligenza ( pu essere posseduta anche da soggetti di intelligenza modesta o
visibilmente deficitaria). In realt sono tutti indizi.
Molti psicologi, invece di dare dell'intelligenza una definizione astratta, preferiscono definizioni di
tipo empirico e funzionale, legate a verifiche materiali e alla traduzione di tali verifiche in punteggi
e misure oggettive.
Stern, afferma che l'intelligenza la capacita generale di adattare il proprio pensiero e condotta di
fronte a condizioni e situazioni nuove. L'intelligenza viene quindi proposta come misura della
plasticit degli schemi logici e comportamentali, come misura della creativit e compliance
ideativa.
Claparde, afferma che l'intelligenza la capacit di risolvere, con l'aiuto del pensiero, problemi
nuovi. Wertheimer, Kohler, Neisser sottolineano che l'intelligenza permette di ristrutturare i dati
di un problema o di una percezione e che quindi il comportamento intelligente non e soltanto di
tipo logico, ma anche sintetico, intuitivo e creativo ( per intelligenza creativa si intende la
capacit di immaginare un'alternativa, non banale, nella percezione od uso di qualcosa. Questa
richiede la capacita di cogliere le propriet fondamentali di una percezione, di avere quindi una
visione di sintesi delle propriet di un oggetto o di un evento. Al contrario, lintelligenza astratta sa
esaminare scomponendolo un problema, isolandone i fattori con lanalisi logica. In genere non
coesistono tutte e due nella stessa persona).
Il comportamento intelligente (nel senso di invenzione di una nuova strategia) si oppone alla
tendenza innata del pensiero ad affrontare i problemi nuovi utilizzando in modo privilegiato e
meccanico gli schemi di soluzione che si sono dimostrati efficaci nel passato. L'avere nel patrimonio
cognitivo un ragionamento che in passato si dimostrato valido rende molto pi difficile infatti
scoprirne uno diverso. Se un docente insegna un certo modo di risolvere un problema ai suoi allievi
e poi cambia un elemento del metodo, vedr che per loro una cosa automatica diverr
improvvisamente difficile (es.: Wetheimer e larea del parallelepipedo, vedi pag 171). Wertheimer
distingue allora due tipi generali di pensiero: uno di tipo riproduttivo, l'altro di tipo creativo (o
produttivo).
Si pu insegnare la creativit?
Lesperienza rappresenta spesso un problema per risolvere i problemi. Due dei problemi
pi frequenti nella nostra capacit di risolvere un problema sono la fissit funzionale e il set
mentale.
La fissit funzionale: ne parla Duncker, dimostrando che lirrigidimento del pensiero si
supera con una riorganizzazione radicale (nel caso del suo esperimento con le candele e le
scatole, vedi pag 173) dello spazio. Ci pu essere ottenuto sia vedendo se il soggetto ci
arriva da solo, sia insegnandoli un nuovo metodo, facendolo cio deconcentrare dalla
precedente procedura e lasciandogli scegliere il suo modo di risolverlo, privilegiando ad
esempio una sequenza temporale di azioni oppure spaziale. A volte metodologicamente
infatti vale la pena di ricominciare da capo il percorso di soluzione, piuttosto che andare
avanti per forza! Infatti, se il tempo dedicato alla soluzione troppo lungo e lattenzione
troppo intensa, il campo si irrigidisce e non si lascia riorganizzare. Quindi non bisogna
restare troppo legati ad un dato approccio.
Il set mentale dimostra la stessa cosa: una volta imparato a risolvere dei problemi simili, se ci
viene presentato un problema pi facile si user la stessa procedura.
Il set tuttavia molto importante nellorganizzazione percettiva! Garantisce risposte adatte a
certi stimoli. () Ed alcuni hanno obiettato che esso ha molto senso: economizza le energie,
rende pi veloce la situazione. Maier sottoline ai suoi soggetti che era necessario variare il
tipo di attacco per risolvere il problema e ci bast per migliorarne il rendimento. Questo
dimostr che si pu insegnare a qualcuno a sgombrare il terreno, ma non si pu insegnargli
un modello di soluzione per forza.
Cattel ha invece distinto due tipi di intelligenza: una componente fluida ( che corrisponde alla
disponibilit adattiva e modificativa di schemi logici) e una cristallizzata ( che corrisponde alla
disponibilit e facilita d'uso ottimale di schemi incamerati).
Riguardo alla formazione del pensiero creativo, una teoria di tipo olistico (Wertheimer, Duncker e
Mooney) spiega il comportamento creativo e l'atto di rivolgimento del pensiero ad esso
soggiacente come frutto del rapporto fra le esperienze vissute, gli avvenimenti ed una produttivit
generale. Secondo questo schema, esisterebbero diversi tipi di creativit.
I teorici associazionisti ritengono la creativit derivante da una serie di condizionamenti. Il soggetto
creativo godrebbe di un patrimonio di associazioni pi ricco e pi stabile e potrebbe disporre
quindi di una serie di collegamenti o catene associative molto pi ricca ed adattabile.
Il gruppo di ricerca strutturalista ha invece concepito la strada verso l'innovazione creatrice come
un processo di assimilazione e rimaneggiamento della struttura logica, costituito da 4 tappe:
la sensibilit alle dinamiche centrali del problema, la fluidit ideativa, la flessibilit nella
manipolazione delle immagini mentali e l'originalit.
A partire da questo Torrance ha definito 16 modalit per favorire lo sviluppo creativo. Il mondo
scolastico in genere non favorisce lo sviluppo di personalit creative, viste come elementi di
disturbo. Si parte dallintrospezione, ascolto, osservazione.
7.3 Il pensiero logico
Il pensiero logico (o pensiero razionale o pensiero operatorio) coincide con l'abilita di effettuare
operazioni mentali astratte.
La logica pu essere studiata in modo del tutto astratto, in modo estraneo alla psicologia, come
disciplina che esamina le categorie e le relazioni fra categorie concettuali (in matematica ad es.),
senza fare ricorso a verifiche di tipo empirico.
Le leggi logiche sono fondate su assiomi indimostrabili ed irriducibili, tuttavia possono rientrare in
un discorso sull'uomo se vengono utilizzate come criterio di riferimento per valutare le tappe del
pensiero umano nel percorso che esso compie, a partire dal dato e dalla sua organizzazione. Ci
stato verificato empiricamente in 3 ambiti: ragionamento induttivo, deduttivo e soluzione di
problemi/assunzione di decisioni.
Nella logica deduttiva abbiamo a che fare con preposizioni concatenate tra loro in modo che le
conclusioni derivino dalle premesse, secondo uno schema sillogistico (due premesse, una primaria
ed una secondaria, ed una conclusione valida ma la conclusione potrebbe anche essere non
valida, se non segue le regole della logica; oppure valida ma non vera se una delle premesse
falsa; o anche, al contrario, vera ma non valida se la conclusione non tratta dalle premesse,
oppure falsa ma valida - vedi pag 176).
Una prima regola logica ci dice che necessario il modus ponens: se solo A implica B e poniamo A,
dobbiamo porre anche B. La seconda regola il modus tollens: se A implica B e B falso, anche A
falso.
In conclusione, un sillogismo valido da un punto di vista logico, anche se le premesse non sono
vere, infatti, esso funziona!
Nella logica induttiva invece le conclusioni non sono certe e necessarie, ma solo presumibilmente
corrette: le premesse non sono cos stringenti, in questo caso. Le conclusioni sono solo possibili. Il
processo la sola possibilit di collegare due fattori, riempiendo lassenza di elementi intermedi.
Per cui per sapere se il ragionamento induttivo funziona ci vuole la prova empirica.
7.4 Gli errori logici del pensiero quotidiano
Si visto che complicando di poco la logica dei sillogismi molte persone si sbagliano. Molti
pensano che se A vero anche B lo , o che se B lo anche A lo ; e viceversa se falso. Ci stato
dimostrato dalla prova di Wason (vedi pag. 178), per la quale la maggior parte delle persone cerca
la conferma di un dato e non verifica la sua falsificazione. Per dimostra anche che sono anche in
difficolt col maneggiare il pensiero astratto, quando cio non agganciato a qualcosa di concreto.
Tutta la nostra attivit mentale si fonda su questo ed anche il linguaggio si basa su concetti
concreti molto semplici.
Ragionamento.
La capacit di ragionare degli adulti pu essere influenzata dalla familiarit del materiale
sottoposto, dalla modalit di presentazione, dalle istruzioni dei problemi logici sottoposti.
Wason lo ha dimostrato con un esperimento. Sottoponeva 4 carte tolte da un mazzo. Ogni
carta aveva su un lato una lettera e sullaltro un numero. Veniva chiesto quale carta girare
per vedere se la regola vocale su un lato/numero pari sullaltro fosse vera o no (questa
regola si chiama implicazione materiale) (vedi pag 179). Quindi avrebbero dovuto voltare
quella con la vocale ma anche quelle col numero dispari, per verificare che anche i numeri
dispari non rispettassero la stessa regola (pure se non era stato detto), ma pochissimi lo
facevano! ()
Un altro esempio di condotta mentale intelligente consiste nella costruzione e verifica della validit
di unipotesi. Mentre per lo scienziato ragiona cercando conferme per esclusione, la tendenza
generale e spontanea della gente solo quella di cercare conferme allipotesi di partenza. E lo
stesso problema di sopra: le informazioni positive sono gestite e quelle negative no. Si diventa
come ciechi alle disconferme della regola. Questo dipende dallabitudine a cercare conferme
positive, dalla rigidit che ne deriva, per economizzare gli sforzi. Per il risultato routinario,
povero, anche se certo chiaro che non possiamo affrontare sempre i problemi come se fossero
delle novit. Perderemmo troppo in velocit. Se per la routine non funziona, allora necessario il
pensiero euristico, cio cercare soluzioni di nuovo tipo quando quelle consuete non portano a
risultati. ()
7.5 Lintelligenza alla prova: il problem-solving
La soluzione di problemi un tipo di condotta che deriva dal possesso dell'intelligenza e che
spesso oggetto di ricerche di laboratorio. In particolare, la costruzione di situazioni problematiche
e l'analisi dei passaggi intermedi verso la soluzione sono alla base di molte tecniche diagnostiche e
psicometriche dell'intelligenza. Le pi note sono le prove piagetiane, con le quali si pu definire
oltre che la qualit anche il livello evolutivo delle operazioni mentali. Esse sono un test su misura
per il soggetto che ne individua la fase di sviluppo cognitivo raggiunto.
Trovare una soluzione al problema significa trovare il percorso da seguire per passare dallo stato o
disposizione iniziale a quello finale.
Il primo e fondamentale passo sta nella capacita di generare mentalmente delle alternative. Per
poterlo fare bisogna capire come funzionano le cose nel problema che ci stato presentato,
ovvero prevedere che cosa dovrebbe succedere in seguito ad una particolare mossa.
La prefigurazione delle alternative future l'esplorazione dello spazio del problema. Una delle
maggiori difficolt che incontra la gente comune consiste proprio nell'incapacit di immaginare
correttamente lo spazio del problema e di figurarsi la rete delle alternative possibili.
I cognitivisti dicono che lo spazio del problema definito da queste tre componenti:
1) Stato iniziale: l'informazione incompleta con la quale si affronta il problema e che corrisponde
alle coordinate generali della situazione di partenza.
2) Mete o finalit insite nel problema: insieme di informazioni relative alla condizione che coincide
con la soluzione del problema stesso.
3) Set o insieme di operazioni: le manipolazioni dello stato iniziale, attraverso le quali le coordinate
che definiscono la situazione finiranno per avvicinarsi allo stato finale (o meta risolutoria del
problema).
In realt, quello che viene analizzato nei test di problem-solving solo un aspetto della condotta
intelligente, definibile anche stile cognitivo.
Perch non riusciamo a risolvere un problema.
Perch complesso o irrisolvibile, perch abbiamo un deficit intellettivo, perch qualcosa ci
fa ragionare in modo scorretto. Ad esempio, la legge della buona forma ci impedisce di
farlocome nel caso del problema dei 9 punti (vedi pag 183), dove determina una fissit
funzionale (la configurazione quadrata). Naturalmente pu entrare in gioco anche
linsicurezza del soggetto e la sua paura di sbagliare. Una strategia generalmente utilizzata per
risolvere un problema (che va quindi considerata come modello anche per i programmi di
simulazione) non quella irrealizzabile di seguire tutte le alternative, ma quella di prefigurarsi una
particolare alternativa gerarchicamente prioritaria e di metterla alla prova concretamente. Una
strategia molto elementare, che si attua quando il soggetto ha difficolt a capire qual lo spazio
del problema o non ha elementi sufficienti a decidere tra molteplici soluzioni, quella che procede
per tentativi, per prove ed errori.
La strategia che porter infine alla soluzione del problema otterr cos una conferma o rinforzo
(detto condizionamento operante) ed quella che verr premiata e memorizzata, cosi da essere
riprodotta per prima in seguito.
Altra possibilit procedere per analogia. Si cercano nel nuovo problema aspetti comuni ad altri
gi risolti. Questo modo si usa anche nei test.
Questo risponde ai cosiddetti programmi di evoluzione, che sono 3.
1. La selezione naturale/trasmissione dei caratteri pi adatti a garantire la sopravvivenza
2. Modificazioni adattative acquisite grazie ai processi di tipo associativo
3. Schemi neuronali complessi attraverso i quali si pu ristrutturare del tutto lapproccio ai
problemi. Variando la loro logica, varia anche lapproccio (es.: lanalogia).
7.6 La creativit.
E il risultato di un processo personale che conduce alla realizzazione di idee giudicate nuove ed
originali ed innovative da parte di una comunit di esperti o del pubblico. Quindi non sta tutto
nella dimensione individuale, occorre il consenso. Anche il concetto di tradizione, daltronde, per
essere individuato come tale, ha bisogno del consenso.
Lambito artistico quello per eccellenza usato per indagare la creativit. La spinta allinnovazione
qui imprensicindibile. Chi fa lartista ha delle capacit che le ricerche hanno dimostrato non esserci
nei non-artisti, in termini di discriminazione dei colori, luminosit, orecchio assoluto, abilit verbali.
Tuttavia, non basta essere un esperto per essere un innovatore. Si potrebbe anche restare
intrappolato nelle conoscenze che si hanno gi.
Quindi, volendo definire la creativit, va detto che essa un processo di elaborazione del pensiero
di tipo aperto e produttivo, piuttosto che chiuso e riproduttivo. Il pensiero creativo stato anche
definito pensiero laterale (De Bono) che si distingue da quello verticale. Esso apparentemente
illogico, perch segue una logica diversa, quella della percezione.
Il pensiero verticale logico, selettivo, quello laterale generativo; il verticale logico, sequenziale,
laltro esplorativo. I due si integrano.
Una delle tecniche che sviluppino il pensiero laterale quella della provocazione: si tratta di
costruire delle idee folli, assurde, illogiche, come punto di partenza per trovarne altre innovative e
logiche.
7.7 Le intelligenze non umane
La ragione considerata una prerogativa umana, ma oggi sappiamo che ad esempio il linguaggio
non il risultato della nostra potenza cognitiva, ma il frutto di una programmazione innata. Cos, si
studia lintelligenza animale. Oggi si ritiene che forse siano in grado di programmare le loro azioni.
Per fare questi studi bisogna conoscere la specie che si affronta, la storia dellanimale oggetto
dellesperimento.
Se un uomo viene allevato isolatamente dai suoi simili non sviluppa unintelligenza uguale agli altri.
Anzi, uguale a quella degli animali. E il contesto sociale che sviluppa le nostre abilit e
competenze. Altrimenti resta come lanimale, nelleterno presente, statico ed irriflessivo. Lanimale
comunica in modo rigido, mentre luomo, al di l che crediamo, parla per pensare: per questo che
siamo autocoscienti.
7.8 Lencefalizzazione: ontogenesi e filogenesi.
Per la teoria dellevoluzione le differenze tra uomo e animale sono solo quantitative. Ma se
guardiamo il linguaggio ci rendiamo conto che rappresenta una barriera incolmabile tra noi e loro.
Solo noi siamo capaci di una reale comunicazione. Ma cos la comunicazione e cosa il linguaggio?
La comunicazione un fenomeno generale, presente ad ogni livello del regno animale. I segnali
possono essere emessi con canali diversi: olfattivo, visivo, tattile,vocale. Ogni segnale appartiene ad
un codice ed necessario che emittente e ricevente usino lo stesso. Ovviamente i segnali possono
anche essere la danza delle api
La classificazione dei codici di comunicazione avviene sulla base di due fattori: larticolazione dei
segnali a un codice e la possibilit di modificare la quantit di informazione a seconda delle
circostanze. Un codice articolato quando ha due livelli: il primo dei segni (unit che trasmettono
significato), il secondo quello delle figure (non trasmettono). Il linguaggio umano ha tipicamente
entrambe i fattori: le parole che trasmettono ed i fonemi che non trasmettono. Il vantaggio di
questo sistema che le figure si possono convertire in segni e le possibilit di abbinare i segni
sono infinite.
Il secondo fattore importante, se le condizioni in cui vive la specie sono variabili.
Si parla anche di regole fonetiche e regole sintattiche. Sono due meccanismi moltiplicatori. Le
prime consentono appunto, partendo da sole 21 lettere, di comporre un numero infinito di parole.
Le seconde sono un meccanismo linguistico che ricombina i segni in preposizioni e proposizioni,
per cui partendo da un numero gi alto di parole si pu comporre un numero infinito di enunciati.
C poi una distinzione tra linguaggio e lingua. Il primo significa comunicare sulla base di una
struttura doppiamente articolata. La seconda una realizzazione particolare del linguaggio
generale. Nessuna delle due deve per essere necessariamente vocalica: possono essere gesti,
caratteri scritti, bit, ecc.
C poi il cervello umano, che ha delle particolarit sue. Innanzitutto, il cervello decisamente
grande, quindi abbiamo un indice di encefalizzazione pi alto. La grandezza dellorgano per di per
s non indica intelligenza, piuttosto la quota di cervello che gestisce le funzioni cognitive elevate,
cio la neocorteccia: ed infatti la quantit di neocorteccia che ci distingue dagli animali!
Altra specificit del nostro cervello la sua specializzazione: emisfero destro (ricezioni, spazio,
emozioni), emisfero sinistro (analisi, sequenze, lingua), che non completa alla nascita ma si
sviluppa mano mano. Questa specializzazione non c nei primati antropoidi.
A sua volta lencefalo suddivisibile in 4 lobi:
-parietale (integrazione e sensi)
-frontale (motorio)
-temporale (memoria)
-occipitale (visione).
I primi 3 sono pi sviluppati a scapito del quarto.
Le zone deputate al linguaggio sono larea di Broca (combina i fonemi in parole) e quella di
Wernicke (identificazione e selezione suoni verbali). Esse si sono evolute per ultime nella specie
umana.
I suoni per sono prodotti dalla bocca, lingua e faringe. Nella maggior parte dei vertebrati queste
aree sono principalmente usate per lapparato respiratorio ed alimentare, solo nelluomo hanno la
piena capacit articolatoria.
Si ritiene che il linguaggio si sia evoluto lentamente nellUomo (teoria gradualista), parallelamente
allo sviluppo morfologico, gradualmente; oppure che laumento della capacit cranica sia correlato
non tanto al potenziamento del linguaggio ma ad un generale miglioramento delle capacit
cognitive. Poi, ad un certo punto dello sviluppo, ci sarebbe stato solo nelluomo lemergere
improvviso e rapido del linguaggio su capacit cognitive gi evolute (teoria del salto linguistico).
Questo sviluppo segnerebbe il confine tra capacit cognitive primitive e moderne.
Nelle grandi scimmie antropomorfe la capacit cranica un terzo di quella umana. Se teniamo
conto del fatto che queste scimmie sono fisicamente grandi e che molta parte del SN serve solo a
gestire le attivit di base, allora la dimensione del cervello ovviamente proporzionata alle
dimensioni fisiche. E quindi quello che conta, pi che la dimensione in s, la quota utilizzata per le
funzioni cognitive alte come il linguaggio.
In pi, la nostra superficie neocorticale presenta comunque pi circonvoluzioni rispetto agli
scimpanz: se anche questi ultimi avessero il nostro cervello, noi avremmo comunque pi
neocorteccia. Le aree di Broca e Wernicke sono poi assenti negli scimpanz.
E poi noi umani abbiamo anche un apparato vocale sviluppato. Quello degli scimpanz simile al
nostro, ma ha forti differenze anatomiche che non aiutano larticolazione (no vocali a/i/u,
mandibola tale da non poter articolare le consonanti.
CAP. 8. NOZIONI DI PSICOLINGUISTICA
8.1 Strutture elementari e universali del linguaggio
Il linguaggio verbale si fonda sulla emissione di suoni. Nonostante esista la possibilit di produrre
un'infinita variet di suoni, i suoni utilizzati da tutte le lingue conosciute sono poco pi di 200 e la
maggior parte delle lingue utilizza circa 30 fonemi (27-29 in italiano). In realt i fonemi sono un p
pi numerosi, poich non coincidono con le lettere dell'alfabeto nelle loro varie combinazioni, ma
con le minime unit del linguaggio che distinguono un significato.
Da questa definizione deriva che sono fonemi anche le inflessioni (interrogativa, enfatica, ironica..)
ed alcune combinazioni di fonemi alfabetici (per es. il raddoppiamento, l'elisione, l'accorciamento).
I fonemi dell'italiano senza inflessioni dialettali - sono una quarantina. Anche integrando con le
varianti pi forti (napoletano e veneto) fa sempre una quarantina, perch si tratta di sostituzioni e
non di aggiunte.
Solo alcuni fonemi sono comuni a tutte le lingue ed hanno un carattere di universalit.
Una volta appresi, i fonemi tendono ad automatizzarsi e ad agire come filtro percettivo: il soggetto
si abitua in questo modo ad essi e non riesce a distinguere e riprodurre fonemi che appartengono
ad altre lingue. Ad esempio, i giapponesi non hanno la r
I morfemi sono le pi piccole unita linguistiche dotate di significato. E' un morfema sia una parola
intera che un elemento non autonomo che modifica il significato se viene prefisso o suffisso ad una
parola. Il primo tipo si chiama morfema libero, il secondo morfema legato.
Il lessico l'insieme dei morfemi e delle loro varianti che vengono utilizzati da una lingua o codice
linguistico. Ci sono lingue con un patrimonio lessicale di 4000 (swahili), fino alle lingue
anglosassoni con 800.000 parole.
Mezzi di comunicazione.
Che succede se non disponiamo di vista e udito per comunicare? Possiamo usare:
1. Il linguaggio possiamo trasmettere milioni di elementi informativi distinti. Pu essere
verbale o gestuale (sordomuti). Il secondo pi semplice almeno sulla carta, perch le sue
varianti (francese, italiana, britannica, nordamericana, latinoamericana) lo hanno reso pi
complesso.
2. La scrittura. Spesso pu inglobare un alto livello di immagini (geroglifici, pittogrammi) o
medio (ideogrammi)
3. Il disegno. E un veicolo limitato e specializzato. Si usa nella danza, nei diagrammi.
4. Limmagine. Una fotografia o il cinema possono essere poste in sequenza, accrescendo di
valore significativo.
5. Lespressione paraverbale. Riso, pianto, enfasi espressiva, comunicano. Anche la distanza
tra parlante e ascoltatore ci rientra: diffidenza o cordialit?
6. Azione. Alcune condotte (schiaffo, carezza ecc) sono informazioni i quali arricchiscono la
comunicazione.
Il lessico d'uso (composto dalle sole parole che ricorrono con maggiore frequenza) tuttavia molto
stabile nel confronto tra le diverse lingue ed oscilla tra i 5000 ed i 9000 elementi.
Il linguaggio non e un semplice sistema di segnalazione ma si fonda su di una relazione
convenzionale fra strutture fonematiche e designazione di significati (ovviamente fanno eccezione
le parole onomatopeiche, da bang a ninna nanna). Nel sistema di segnalazione vocale degli
animali, l'espressivit spesso di tipo onomatopeico, ma comprensibile a tutte le specie in quanto
usano un codice universale. In quanto privi di un codice di trasposizione convenzionale, i segnali
vocali degli animali non costituiscono un linguaggio in senso umano e, a differenza del linguaggio
umano, non subiscono varianti locali di gruppo e di uso. Alcuni animali, come gli insetti sociali e le
api, utilizzano invece dei sistemi di segnalazione complessa che non sono designativi ed appaiono
quasi del tutto convenzionali. Sono sistemi specie-specifici, ereditari e istintivi, non plasmati da
cultura e apprendimento, stabili, inconsapevoli, quindi non si tratta di linguaggio ma di
comunicazione.
8.2 Teorie semantiche e sviluppo del linguaggio.
La semantica la disciplina che si interessa del significato del linguaggio.
Ci sono diverse teorie all'interno della semantica che si interessano a capire come le persone
comprendono il significato.
Le teorie strutturali affermano che l'attribuzione di significato si attua sulla base di una struttura
associativa. I concetti ed i significati sarebbero immagazzinati in memoria a costituire una sorta di
lessico interno. Il modello a rete prevede che i concetti siano organizzati in modo gerarchico in
categorie sovra e sotto-ordinate (dotate di un diverso livello di generalizzazione) e che il
riconoscimento del significato avvenga attraverso un confronto mentale tra le caratteristiche del
segnale e gli attributi delle diverse categorie semantiche (Chomsky).
Un esempio di categorizzazione riguarda la classificazione tassonomica delle forme viventi. Se il
riconoscimento del significato avvenisse sulla base di questo modello strutturale, l'aggancio
sarebbe costituito da un confronto fra gli attributi strutturali del soggetto e gli attributi salienti che
qualificano la parola nella classificazione.
Una teoria alternativa e quella della creazione di prototipi. Secondo questo modello, la teoria
categoriale gerarchica o strutturale avrebbe validit limitata perch molto spesso le distinzioni tra
le cose in natura sono molto meno nette ed univoche rispetto alle richieste per validare le
categorizzazione del modello strutturale.
Alcune cose rientrerebbero facilmente nella categoria di appartenenza e verrebbero correttamente
identificate perch confrontate con il prototipo di una data categoria concettuale. Il prototipo
servirebbe quindi di criterio e la distanza fenomenica rispetto al prototipo da misura relativa di
identificazione semantica (facile riconoscere un cane lupo come cane, meno uno struzzo come
uccello: dipende da quanto sono distanti dai prototipi di partenza).
Le ricerche di psicolinguistica producono risultati compatibili con il modello proto tipico come
primo schema di acquisizione lessicale, in combinazione con uno schema categoriale di
acquisizione pi tardiva e strutturato su 3 soli livelli di gerarchia. Anche nel soggetto adulto con
uno sviluppo linguistico completo, si osserva una coesistenza dei due sistemi di identificazione e di
reperimento del significato.
Quanto pi l'oggetto si allontana dal prototipo, tanto pi si fa lungo il tempo di risposta, cosa
dovuto al lavoro di confronto sugli elementi delle categorie.
Sui rapporti fra pensiero e linguaggio.
Ci sono 5 ipotesi.
[Link] pensiero linguaggio (ipotesi comportamentista), cio un comportamento verbale
interiorizzato, attivit motoria appresa col condizionamento operante (il bambino emette
fonemi e viene approvato se sono simili a quelli adulti). Oppure emette suoni e ladulto gli
d da mangiare. Quei suoni sono un mand, cio la realizzazione verbale della richiesta.
Oppure diventa un tact, segno verbale per la palla. () Ma le prime parole sono il frutto di
un lungo lavoro di interazione con ladulto, fatto di processi cognitivi e condivisione sociale.
2. il pensiero dipende dal linguaggio (determinismo linguistico di Whorf). Il linguaggio come
stampo per la maniera di percepire e pensare. Relativismo linguistico: ci sono tanti modi di
pensare quante sono le lingue. Gli esquimesi hanno ad esempio 19 modi di dire Neve. Ma
ci sono tante varianti perch ho tante parole o il contrario?
3. il linguaggio dipende dal pensiero (cognitivismo di Piaget). Il linguaggio riflette, ma non
determina, lo sviluppo cognitivo, che ha un primato su quella linguistica. Il linguaggio
esprime la capacit simbolica. Entrambi dipendono dallintelligenza che anteriore al
linguaggio. [Link] e pensiero hanno evoluzioni indipendenti ma poi si integrano in
un processo reciproco (psicologia sovietica). In effetti ci si pu adattare a delle situazioni
senza usare il linguaggio , mentre si pu parlare con un minimo di attivit cognitiva. ()
5. linguaggio come processo cognitivo, cio pensiero (Bruner) oppure linguaggio e
pensiero sono costruiti socialmente (Schaffer). ()
8.3 Costruzioni linguistiche
I concetti e le parole non sussistono isolatamente in un linguaggio, ma sono combinati in modo
tale da formare delle frasi. Nessuna teoria spiega in che modo le persone riuniscano le parole a
formare frasi di senso compiuto.
Nelle frasi, il significato non deriva esclusivamente dalle parole che sono usate, ma anche dalla loro
collocazione. La disposizione delle stesse parole nella frase, cambiata, pu alterare il senso della
frase!
Le regole che servono a combinare gli elementi linguistici elementari costituiscono la sintassi. Sulla
base di sole 3 regole, le parole possono essere combinate in proposizioni e queste stesse possono
costituire delle frasi.
1) Le frasi consistono in una proposizione nominale pi una proposizione verbale.
2) La proposizione nominale consiste in un articolo pi un nome ed un aggettivo facoltativo.
3) Le proposizioni verbali consistono in un verbo pi una proposizione nominale.
La struttura sintattica del linguaggio chiaramente connessa con la capacit che l'uomo ha di
comprendere, memorizzare e generare un messaggio linguistico. Ricordare, fare pause
La qualit della produzione verbale e le sue anomalie sono infatti anche utilizzate a livello clinico
per valutare l'esistenza o meno delle lesioni cerebrali, come nelle afasie ( perdita della parola.
Non indica necessariamente la perdita, ma anche un disturbo delle capacita di parlare). Esistono 2
tipi di afasia:
- Afasia di Broca: incapacit di emettere parole in modo corretto (es.: sinonimi inappropriati). Detta
anche afasia motoria, in quanto dipendente da un danno alla corteccia cerebrale motoria.
- Afasia di Wernicke: fa s che i pazienti parlino in modo scorrevole, ma privo di senso (utilizzando
neologismi, parole alterate...). Comprende anche l'incapacit di intendere correttamente il
linguaggio, sia scritto che parlato. La lesione in questo caso nell'area verbale sensoriale od
anteriore e per questo anche detta afasia sensoriale.
La capacit linguistica connessa all'estensione delle aree corticali associative (ovvero le stesse
aree non specializzate che sono implicate anche nelle funzioni cognitive e nei processi di pensiero
in genere).
Esiste quindi una corrispondenza tra abilit linguistiche e sviluppo cerebrale e corticale di una
determinata specie vivente. Per la corrispondenza non n semplice n univoca. Infatti le scimmie
non hanno tanta capacit linguistica quanto il loro sviluppo cerebrale, mentre alcuni uccelli hanno
capacit di manipolazione verbale impensate per essere praticamente privi di neocorteccia
Ma nessun sistema di comunicazione animale possiede tuttavia le caratteristiche proprie del
linguaggio umano. La pi importante di esse la relazione arbitraria e convenzionale tra il segno
linguistico ed il significato indicato dal segno.
Il campo del significato di ogni segno varia da soggetto a soggetto ed in relazione all'uso. Quanto
pi l'uso di una parola si fa frequente, tanto pi sfocato e polivalente si fa il suo significato (un
attimo, oppure to get in inglese). In generale, la frequenza d'uso elevata sfuma la base del
significato e la rende pi ampia. In generale, la comunicazione verbale ridondante dal punto di
vista semantico, nel senso che contiene molti elementi che non innovano il significato, ma lo
confermano e ribadiscono. Questo fatto all'origine di due fenomeni: 1) la sovrabbondanza di
indicatori semantici, quindi la possibilit di decifrare il significato di un discorso anche togliendo ad
esso molti dei suoi componenti (es.: togliendo gli articoli)
2) la modulazione del registro linguistico sulla base della familiarit con l'interlocutore. In questo
caso, gran parte della ridondanza viene eliminata e le frasi divengono semplificate o addirittura
frammentarie. La costruzione sintattica diviene essenziale e poco dettagliata, la descrizione
completa avviene soltanto per le parti innovative. Il dialogo tra due persone che si conoscono
intimamente pu addirittura trasformarsi in una sorta di linguaggio privato.
Questi meccanismi sono all'opera non solo a livello individuale, ma anche a livello collettivo e
formano i meccanismi principali delle trasformazioni delle lingue e del costituirsi di dialetti.
8.4 Sviluppo del linguaggio: fase pre-linguistica
I bambini sviluppano la capacita di parlare secondo una sequenza ordinata di fasi, passando dalle
prime emissioni sonore spontanee e delle lallazioni, alla costruzione di frasi complete nell'arco di
pochissimi anni.
Ogni periodo dello sviluppo linguistico si differenzia in modo netto dagli altri, la sequenza
temporale delle diverse fasi fissa, le capacita di apprendimento o di assimilazione di uno stimolo
sono strettamente connesse alla fase in cui si trova il soggetto. Quindi, un sovraccarico di
stimolazione non permette un anticipo dello sviluppo linguistico, ma solo una maggiore
disponibilit strumentale di elementi compatibili con ogni fase dello sviluppo.
La prima fase di apprendimento e sviluppo detta pre-linguistica. Il neonato appare gi
chiaramente predisposto alla produzione e alla elaborazione di suoni contenuti nella voce umana.
La prima produzione vocale dei bambini avviene in forma di lallazioni. Si ritiene che siano
anticipazioni dei suoni adulti, ma alcuni suoni adulti sono del tutto assenti nei bambini. Queste
sarebbero allora una sorta di ginnastica vocale e di gioco, della capacit articolatorie pi elementari
del bambino piccolo. Secondo alcuni esse sono uguali in qualunque lingua.
Lesperienza linguistica dei bambini inizia addirittura negli ultimi due mesi intrauterini. A partire da
3-5 settimane di vita si cominciano a produrre suoni vocalici e verso il terzo mese associazioni
vocali-consonanti. Al 7-8 mese reagisce a tono alle richieste e pu dire s o no. Le femmine sono
pi precoci dei maschi, pronunciano la prima parola a 11-12 mesi invece che a 13-14.
8.5 Sviluppo del linguaggio: fase protolinguistica
Le prime parole usate dal bambino, invece, hanno uno scopo ed un intento comunicativo chiaro.
Per non c ancora una abilit comunicativa, infatti gli scambi verbali tra madre e bambino sono
unidirezionali. Il bambino per mostra di apprezzare e gli stimoli che riceve comunque lo aiutano.
La seconda fase dello sviluppo del linguaggio (proto linguistica) detta monoverbale ed inizia a
10-12 mesi (il bambino inizia a dire parole di due sillabe). Intorno ai 18 mesi molti bambini hanno
un vocabolario d'uso di circa 80 parole, a 2 anni di circa 300, mentre il numero delle parole che
capiscono e a cui reagiscono correttamente sia maggiore. Quindi non sembra proprio che
lapprendimento sia imitativo n che derivi dal condizionamento operante a rinforzo positivo.
Questa fase si chiama monoverbale, poich fino ai 2 anni circa, il bambino non costruisce frasi vere
e proprie, ma si esprime usando solo una parola per volta.
Le teorie sul relativismo linguistico
Questa teoria si basa sullassunto che i linguaggi influenzano e modellano i contenuti di
pensiero, per cui diverse forme di linguaggio determinano diverse forme di pensiero. Spesso
si osserva che due lingue (ad es:: inglese e indiano damerica) usano una quantit di parole
assolutamente diversa nellindicare la stessa cosa, cio le foglie o la neve. Per Whorf,
appunto, chi parla una lingua diversa pensa in modo diverso. Nellipotesi forte di questa
teoria il linguaggio determina direttamente le strutture di pensiero, le categorie linguistiche
fanno quindi le categorie concettuali. Quella debole invece assume che le categorie
linguistiche influenzino, per cui certe categorie concettuali sono pi facilmente adoperabili
dai membri di una comunit piuttosto che di unaltra.
I dati empirici sono a favore dellipotesi debole. Ad esempio nellInuit le concettualizzazioni
sulla neve sono assai numerose perch numerosi sono i vocaboli per descriverla. Ma alcuni
linguisti non sono daccordo e contestano il concetto stesso di vocabolo, parola. Infatti, esse
possono variare in modo assai diverso da lingua a lingua. Posso deformare (neve-nevischio),
comporre (agua-nieve), aggiungere prefissi (wet snow). Messa cos, come si fa a dire che
lInuit sia particolarmente ricco di descrittori autonomi per la neve?
Le prime 50 parole del vocabolario del bambino non sono comunque quelle pi utilizzate dai
genitori, ma una selezione di parole riferite alle cose che maggiormente lo interessano.
L'apprendimento del vocabolario non e quindi certamente imitativo e passivo, ma guidato
dall'uso.
Gli animali, a differenza degli umani invece, non si esprimono in una lingua come gli esseri umani,
ma tutti gli individui della stessa specie usano lo stesso codice di segnali. Una gran parte di questo
codice innata (presente in forma definitiva fin dall'inizio), un'altra appresa per imitazione. La
prima molto prevalente (infatti un cucciolo isolato dalla nascita dai suoi simili si esprime
comunque in modo comprensibile ai suoi congeneri, mentre un bambino isolato alla nascita
capace di esprimersi soltanto attraverso confuse grida e mugolii).
Un'altra caratteristica importante della fase monoverbale riguarda lo spazio semantico. Spesso il
bambino iper-estende il senso di una parola per designare molte altre cose, oltre a quella corretta
(es.: cane per designare tutti i piccoli e medi animali da compagnia). Talora invece ipo-estende il
senso delle parole (es.:poltrona non usato per indicare tutto il genere di poltrone, ma solo un
particolare rivestimento).
La terza fase detta del linguaggio telegrafico. Fra i 20 ed i 24 mesi (vale in tutto il mondo) i
bambini iniziano a combinare le parole in espressioni di due o tre elementi. Sono frasi prive di ogni
elemento accessorio (articoli, avverbi...). Nonostante capiscano frasi complesse si esprimono in
questo modo.
8.6 Sviluppo del linguaggio: il linguaggio infantile
La quarta fase quella di acquisizione grammaticale e sintattica. La sequenza di apprendimento dei
morfemi sembra seguire un ordine fisso, non connesso alla frequenza di ascolto ma al grado
crescente di complessit.
Tipicamente il bambino regolarizza i morfemi irregolari, nel senso che modifica il morfema nella
sua accezione regolare senza fare eccezioni (soddisfava invece che soddisfaceva). Questa iper-
regolarizzazione indica che il bambino ha appreso la regola e la logica di costruzione del morfema.
Slobin dice che ci sono 3 fasi: prima acquisisce la forma irregolare (cagnone) insieme a quelle
regolari (gattone), poi apprende la regola per costruire il morfema (radicale+one), infine applica
la regola con le sue eccezioni (cagn-one, gatt-one).
Successivamente i bambini imparano le trasformazioni di semplici frasi dichiarative in forma
negativa, interrogativa e composta. Fra i 2 ed i 6 anni il bambino presenta uno sviluppo semantico
che lo porta all'uso del linguaggio adulto con un'estensione del vocabolario mediamente di 10
parole al giorno. Intorno ai 6-7 anni, un bambino pu arrivare a possedere un lessico di circa
14.000 parole (se l'ambiente stimolante ed il bambino e intellettivamente molto dotato) e in
media ne possiede almeno uno di 3.000. Scolarizzare a 6 anni appare quindi tardivo.
8.7 Sviluppo del linguaggio: teorie psicolinguistiche
Come si sviluppa il linguaggio? La teoria dell'imitazione, ovvero dell'apprendimento passivo, si
dimostra inconsistente ed invalidata da molte osservazioni fenomenologiche. Il
bambino costruisce un lessico a partire dalle proprie esigenze di comunicazione, quindi non imita
ci che ascolta, ma seleziona gli elementi da riprodurre e da ordinare nel lessico d'uso. La
differenza tra lessico d'uso e lessico compreso e parlato dagli adulti un'ulteriore prova
dell'inconsistenza della teoria dell'imitazione.
La teoria del rinforzo (Skinner) afferma che i bambini imparano a parlare in modo appropriato
perche guidati e stimolati dalla reazione di rinforzo positivo da parte dei genitori. L'apprendimento
linguistico procederebbe in tal caso secondo le regole dell'associazione e della generalizzazione.
Numerose ricerche hanno evidenziato che, a parit di tutti gli altri fattori, i bambini ai quali i
genitori parlano molto pi della media, sembrano dominare l'uso del linguaggio pi in fretta, ma
non cambia ne l'ordine di sviluppo per fasi, ne la durata di ogni singola fase. Il condizionamento
operante non quindi la risposta.
Le teorie innatiste o maturative (Chomsky e Lieberman) propugnano l'esistenza di una disposizione
interna biologica dell'uomo verso l'acquisizione linguistica. Alcuni elementi a favore di queste
teorie sono l'esistenza di alcuni universali del linguaggio, aspetti universali dello sviluppo
linguistico presenti nella sequenza evolutiva di tutti gli esseri umani, indipendentemente
dall'ambiente di vita.
La teoria interazionista riconosce l'esistenza di componenti maturative ed innate nello sviluppo del
linguaggio, ma ritiene che queste ultime non siano le uniche e che lo sviluppo verbale sia il
prodotto di un'interazione fra componenti maturative e stimoli ambientali. In questo pesa il fatto
che in tutto il mondo gli adulti interagiscono allo stesso modo con i bambini piccoli (parole brevi e
ripetute, il baby talk), proprio perch le capacit linguistiche del bambino non sono le sue.
Linterazione con ladulto dunque decisiva, come dimostrano anche i bambini selvaggi.
8.8 Paleoetnografia e psicolinguistica
I linguaggi umani sono tra i 7000 ed i 9000. La diffusione delle lingue ci permette di tracciare i flussi
migratori dei popoli e le origini geografiche. Lugro-finnico indica che i ungheresi, finlandesi ed
estoni provengono dal confine tra Europa ed Asia. Le lingue amerinde si dividono in meridionali
(araucano: Argentina) e settentrionali (tolteco: Messico), diverse tra loro ma connesse entrambe alle
lingue primitive Inuit ed oceaniche, il che fa pensare che queste popolazioni vengano sia dallo
stretto di Bering sia da migrazione oceanica.
Le lingue camitiche (berbero, copto, egizio) hanno un punto dorigine comune etiopico-nubiano
intorno al 6000 a.c.
Ma possiamo anche vedere le relazioni tra le lingue. Quindi abbiamo gruppi di lingue ad origine
comune. Afro-equatoriali e sub-sahariane (Bant, Swahili), altaiche (turco, mongolo) amerinde,
asiatiche (giapponese, coreano), balcaniche (albanese, tracio), camitiche, celtiche (gallo,
gaelico), germanico (tedesco, gotico, danese, inglese), indoiraniche (sanscrito, curdo, iranico),
romanze (catalano, provenzale, francese, italiano, romeno, portoghese), Italia antica (osco, piceno,
messapico, etrusco).
La psicolinguistica dimostra che ci sono universali del linguaggio e la linguistica che esistono
regole di sviluppo nel tempo, costanti ed universali. Le lingue pi antiche hanno una maggiore
complessit strutturale (singolare, plurale, declinazioni) e un patrimonio lessicale ridotto; quelle
moderne hanno una semplificazione grammaticale e un patrimonio pi ampio (es.: dal sassone
allinglese).
Per quanto concerne gli studi sullorigine geografica del gruppi linguistici, troviamo che i gruppi
umani provengono da 3 aree: Corno dAfrica, vicino Oriente e Asia centro-medirionale. Ma non si
riesce ad andare pi indietro di quanto gli indizi della scrittura alfabetica o geroglifica o le incisioni
rupestri consentano, quindi massimo fino al 4000 a.c Al massimo si pu dire che lho sapiens non
ha cominciato a parlare un linguaggio in vocali e consonanti prima di 30.000 anni fa, ma sono
ipotesi.
8.9 Ricerche sul linguaggio negli animali
Gli animali possono comunicare tra loro attraverso segnali vocali, sebbene in modo stereotipato ed
elementare. Le ricerche hanno osservato la quantit di elementi di comunicazione distinti che, nelle
diverse specie, varia ampiamente, ma non scende mai al di sotto delle 15-20 unit di
comunicazione. Questi elementi non sono linguaggio vero e proprio, ma componenti di
comunicazione. La sola eccezione data dai sistemi di comunicazione ritmici degli insetti (api), un
sistema complesso che si avvicina al linguaggio, ma che non spontaneo, anzi innato e
stereotipato, insensibile allautoapprendimento. Questo vale per tutti gli animali.
Tuttavia noi vediamo che gli animali domestici sanno reagire in modo appropriato alle parole del
padrone e comunicano la loro gioia, tristezza, rabbia ecc. Se ci riescono loro, cosa possono fare i
gorilla, primati sub-umani?
Fino a circa quaranta anni fa, sono stati condotti studi e tentativi sull'insegnamento del linguaggio
agli scimpanz, sempre con risultati fallimentari: ci sono notevoli differenze anatomiche. Il loro
tratto vocale molto diverso da quello umano (struttura diversa delle corde vocali, diversa
collocazione dell'osso joide).
Dagli anni '70, alcuni ricercatori hanno per cercato di insegnare il linguaggio ai primati antropoidi,
utilizzando non il modo verbale, ma il linguaggio gestuale dei sordomuti o la manipolazione di
caratteri grafici da spostare su una lavagna. Un caso noto e quello dello scimpanz Washoe
(adottato dagli psicologi Gardner). Egli, raggiunti i 18 anni, dimostrava di conoscere circa 300
parole-segni e sembrava anche capace di usare combinazioni di 2-3 segni in modo variato e delle
generalizzazioni (associava aprire a bottiglia, porta).
Ma le fasi di sviluppo linguistico dei primati sono molto lente rispetto alle nostre. Inoltre per molti
ricercatori, non sanno usare il linguaggio in modo autonomo e creativo. I primati, cio, hanno
capacit sintattiche, cio sanno combinare i simboli appresi, tra loro, andando al di l del semplice
accostamento? In realt su questo evolvono pochissimo e praticamente ripetono quanto fa lo
sperimentatore. Non modificano lordine delle parole di una frase per variarne il significato.
I primati, dunque, sembrano dotati di capacit simboliche (apprendono i simboli), ma non
possiedono molto probabilmente capacit linguistiche e sintattiche. Non usano il linguaggio
verbale spontaneamente e non lo trasmettono ai figli.
CAP. 9. MEMORIA E OBLIO
9.1 Memoria come base dellagire
C un equivoco, credere che la memoria sia una sorta di spazio dove sono immagazzinati dei dati.
Una biblioteca, tipo. La memoria, piuttosto, designa in modo globale funzioni pertinenti allo
psichismo, tra cui sovra temporalit (riferimenti passati collegati a mete future), conservazione,
fissazione ed evocazione.
La memoria costantemente al lavoro nel guidare i nostri pensieri e le nostre azioni.
Continuamente nel nostro agire evochiamo e usiamo dati presenti nellesperienza, quindi nella
memoria. Lo psichismo si inscrive ogni momento nella temporalit: non esiste una singola azione o
condotta possibile in assenza di memoria.
I soggetti intelligenti hanno una buona memoria, anche se un certo numero fra essi pu avere delle
limitazioni o deficit parziali (per es. nella memoria dei volti, delle cifre o dei nomi). Questo significa
che esistono delle memorie multiple e che nessuno ha memoria di uguale efficacia in tutte le sue
articolazioni o piani organizzativi. Inoltre la febbre o la fatica la riducono e influisce la situazione
ambientale, la motivazione, il contesto sensoriale e la condizione emotiva ( la motivazione
importantissima per memorizzare).
Il fatto che la memoria sia costantemente all'opera non significa per che essa registri
integralmente ed in modo recuperabile tutte le sensazioni, percezioni od esperienze. Anzi, proprio
per sottrarci al bombardamento continuo di stimoli (dall'interno che dall'esterno) viene operata
una continua attenzione selettiva.
Da un lato, l'attenzione permette di annotare solo una parte del campo delle sensazioni e di
collocarle nel registro della memoria immediata o sensoriale, dall'altro il consolidamento delle
informazioni memorizzate in modo labile al fine di trasferirle nella memoria a lungo termine
richiede un procedimento di tipo attivo da parte nostra ( alla fine del quale resta in memoria solo
una traccia di ci che ci ha colpito o di ci che siamo riusciti a comprendere e codificare).
Le informazioni incamerate in memoria costituiscono un sapere che a differenza di una biblioteca
sono non solo recuperabili (senza limite di tempo) ma modificabili.
Il recupero, a sua volta, non pero incidentale od automatico, ma (salvo rare eccezioni) l'esito di
un percorso di ricostruzione e concatenamento di tracce, attraverso le stesse chiavi che hanno
portato sia all'immagazzinamento dell'informazione che alla sua elaborazione successiva in
memoria.
9.2 Acquisizione, codificazione, registrazione.
Dato che la memoria pervade ogni nostra azione ed agisce in molti modi, e impossibile elaborare
una teoria onnicomprensiva dei diversi aspetti del suo funzionamento. Si possono elaborare perci,
soltanto leggi che regolano le singole parti.
1) Processi di acquisizione e codificazione:
sono i processi che reggono il recepimento dello stimolo in forma di segnale e la sua traduzione in
una rappresentazione interna, registrabile in memoria. Della massa enorme di informazioni che
arrivano, vengono selezionate quelle salienti, che permettono di strutturare la singola esperienza e
di registrarla. Durante la fase di codificazione viene compiuto un lavoro di etichettatura sulla base
di un confronto per classi di caratteristiche (sensoriali, percettive, emozionali ecc).
La codificazione procede a partire da un'analisi dei dati in arrivo di tipo specificativo (processo di
estrazione di peculiarit o analisi top-down) o di tipo generalizzante/estrapolativo (analisi induttiva
o bottom-up). Questo processo di codificazione in genere rapido, quasi istantaneo, da sfuggire al
campo della coscienza. Un ulteriore processo di codificazione collega il nuovo segnale in arrivo con
altre informazioni gi incamerate. Questo processo pi lento del precedente e viene chiamato
elaborazione. L'acquisizione in memoria viene facilitata dal processo di elaborazione, cio dallo
stabilire nessi tra la nuova informazione e le informazioni gi incamerate.
2) Processi di ritenzione o immagazzinamento:
sono i processi di stabilizzazione nel tempo delle informazioni acquisite in memoria, in quanto
codificate ed elaborate. L'informazione tende ad essere presa ed il suo ricordo si fa labile quando
non pu essere immagazzinata secondo nessi logici o agganci che la connettano ad altre
informazioni gi in memoria, oppure quando non viene periodicamente organizzata e recuperata. Il
principale meccanismo di stabilizzazione in memoria, che permette di contrastare l'oblio, e quello
della ripetizione o dell'esercizio.
3) Processi di recupero:
sono processi che operano per far riemergere ed utilizzare l'informazione immagazzinata in
memoria. I due metodi pi utilizzati per mettere alla prova un ricordo sono il richiamo libero e il
riconoscimento. Richiamo significa riprodurre in modo attivo l'informazione immagazzinata in
memoria, ricostruire l'informazione. Riconoscimento significa rendersi conto di aver gi avuto
contatto con un determinato stimolo che ci viene proposto e quelli incamerati in memoria. Nelle
investigazioni di polizia, il richiamo utilizzato negli identikit, mentre il riconoscimento avviene con
il confronto con fotografie dei sospettati o nell'esame di pi persone somiglianti.
Entrambi i metodi utilizzano degli indizi, ma nel caso del richiamo questi sono meno specifici e
meno numerosi. Nel riconoscimento il compito pi facile perche corrisponde al confronto tra una
percezione attuale ed una memorizzata: entrambi gli schemi sono presenti alla coscienza.
Nel richiamo bisogna invece recuperare e ricostruire dal magazzino mnestico uno schema
percettivo che non presente nell'ambiente e strutturarlo in modo esauriente e completo.
Cosa distingue memoria e apprendimento?Lo studio dell'apprendimento fondato sulla fase di
acquisizione e sui suoi meccanismi, mentre quello della memoria comprende anche le altre due
fasi. Dimenticare una cosa pu dipendere dal fatto che vi abbiamo prestato scarsa attenzione
quando l'abbiamo sentita (difetto di acquisizione), che siamo stati impegnati in altre cose che si
sono sovrapposte a questa ed hanno ostacolato la sua registrazione (difetto di ritenzione) oppure
che non abbiamo usato una buona strategia per elaborare il ricordo (difetto di recupero).
Un aspetto di base nello studio della memoria concerne il concetto di codificazione dello stimolo.
La rappresentazione verbale non corrisponde esattamente al segnale, ma ne costituisce una
traduzione in un particolare codice. Codificare significa trasformare e tradurre
l'informazione in modo tale che la rappresentazione interna assuma un formato diverso. Si pu
utilizzare un codice visivo ( la memorizzazione privilegia la disposizione delle parole in paragrafi o
gruppi oppure si focalizzano le immagine degli oggetti richiamati dalle parole), un codice acustico
( leggendo il testo a voce alta convertiamo il codice di scrittura in un codice vocale) od un codice
semantico ( le parole vengono tradotte ed ordinate per il loro significato e ci che viene acquisito
non e il suono delle parole, ma il concetto da esse veicolato). Ci sono anche altri codici (motorio
ricordare un movimento tattile, gustativo, musicale, ecc).
9.3 Ricerche sulla memoria: associazionismo e costruttivismo.
In psicologia esistono vari approcci di studio della memoria. Ognuno di questi rappresenta una
pietra miliare o un contributo importante nel lavoro di ricerca psicologica, ma allo stesso tempo,
nessuno fra essi spiega compiutamente tutti gli aspetti della memoria.
1) Modello associazionistico (Ebbinghaus) Questa concezione deriva dalla filosofia empirista, in
particolare di Locke e Hume del XVIII secolo. Alla fine degli anni '50 Ebbinghaus studi la memoria
da un punto di vista associazionista in esperimenti di laboratorio.
Per tale approccio il meccanismo chiave dell'apprendimento e della memorizzazione consiste
nell'associazione per contiguit temporale (se la neve ed il colore bianco si manifestano
congiuntamente, si ricorda che la neve bianca). L'associazione un meccanismo assai elementare
che non necessita n di un intervento attivo da parte dell'individuo, n di risorse intellettive
particolari.
La contiguit di due stimoli creerebbe una strada facilitata per passare dal recepimento del primo
segnale alla memoria del secondo, cio nello stabilire una connessione sinaptica tra due cellule.
La forza dell'associazione dovuta alla frequenza con cui i diversi fenomeni si verificano in modo
congiunto e dalla forza e vivacit delle sensazioni suscitate ed evocate dal segnale.
Ebbinghaus, nei suoi esperimenti rigorosi, basati sulla memorizzazione di trigrammi (consonante-
vocale-consonante) senza senso, individu la curva dell'oblio: una volta memorizzata una serie di
trigrammi, la prima ripetizione presenta errori crescenti. A distanza di un giorno si ricorda il 30% di
e. Nei giorni e nelle settimane successive il calo di memoria aumenta, ma molto piu lento ( la
curva che ne deriva infatti asintotica, tende allo 0 ma non ci giunge mai).
Analoga, ma speculare la curva della ritenzione (indica la percentuale dei dati ricordati
esattamente sul totale di quelli appresi a memoria, in funzione del tempo trascorso): alla prima o
seconda ripetizione dell'elenco la memorizzazione molto modesta (non supera il 30%) ed
aumenta in modo sempre pi veloce con le successive ripetizioni.
La curva di ritenzione non uguale per tutte le forme di memoria. Il riconoscimento segue una
curva distinta: un volto memorizzato 10-20 anni prima (e mai pi rivisto) non sar descrivibile o
richiamabile alla memoria (la curva appunto prossima allo 0), ma sar di norma immediatamente
riconosciuto.
Ebbinghaus studi anche l'effetto del numero di ripetizioni sul tempo richiesto per il ri-
apprendimento. Quanto pi sono numerose nella fase di memorizzazione, tanto minore il tempo
necessario per riapprendere la lista dopo 24 ore. Dato che il tempo richiesto per riapprendere la
lista e una misura della memoria, si pu dire che la traccia mnestica ha una intensit variabile in
rapporto alle modalit di apprendimento.
Esiste inoltre un limite di saturazione nella fase di acquisizione della memoria: un ripetizione
prolungata oltre le 100-120 volte non conveniente. In ogni caso, una memorizzazione basata
sulla semplice ripetizione una memorizzazione molto dispendiosa.
Un problema fondamentale comunque risiede nel fatto che, in realt, queste leggi si applicano solo
per una memorizzazione passiva e meccanica di stimoli artificiali. Nella vita di tutti i giorni, gli
stimoli che trattiamo in memoria sono sempre dotati di significato e quindi sono possibili
elaborazioni secondarie in strutture, in direzioni o svolgimenti logici, in sequenze. Queste
combinazioni secondarie fra elementi singoli costituiscono delle associazioni non passive (o indotte
nell'osservatore dalla contiguit e contingenza spazio-temporale) ma attive.
Quindi, gli elementi costitutivi elementari del messaggio vengono ad integrarsi in una forma (o
gestalt) la quale costituisce sia una chiave di codificazione nella registrazione, che una chiave di
ricostruzione nel recupero.
2) Approccio strutturalista (Bartlett)
La posizione teorica strutturalista tratta il processo mnestico come prodotto di una strutturazione
od architettura, piuttosto che come semplice incameramento di elementi singolari. Questo tipo di
approccio teorico non considera la memorizzazione come un processo passivo di copia di uno
stimolo, ma come l'impiego di strategie attive per elaborare una costruzione che
rappresenta l'informazione in memoria. La costruzione integra lo stimolo nuovo con le tracce delle
esperienze passate del soggetto: in tal modo, ogni individuo registra e colloca in memoria un
evento a modo suo ed il ricordo non in quasi nessun caso una riproduzione esatta dello
stimolo, ma una peculiare ricostruzione di tipo attivo e soggettivo.
Le ricerche degli strutturalisti esplorano la memoria usando stimoli di tipo naturale (parole o
storie), non trigrammi senza senso, ma per la grande importanza conferita alle differenze
individuali, risulta molto complicato formulare leggi o principi generali sulla memoria.
I principali processi di trasformazione attiva del ricordo rispetto al dato di partenza sono:
1) omissione dei dettagli, con l'eliminazione selettiva di quelli che sono incoerenti con la
comprensione che il soggetto ha avuto nella storia.
2) razionalizzazione, in modo da rendere la storia pi lineare.
3) alterazioni di ordine (sequenza dei fatti) o di rilievo (di importanza degli elementi) o di accento
(espressivit degli elementi), in genere in rapporto alle esperienze passate del soggetto.
Oltre a questi fenomeni, si osservano anche delle distorsioni di tipo emozionale ed affettivo che
fanno s che, talvolta, la rievocazione sia del tutto inattendibile rispetto allo stimolo a cui stato
esposto il soggetto.
Come stato dimostrato da Musatti (1933) e dalla Loftus (1979), testimoni dello stesso fatto,
collocati nello stesso punto di osservazione, possono fornire, in perfetta buona fede e con piena
convinzione, dei resoconti incompatibili. Ci avviene sia perch molto forte il coinvolgimento
emotivo, sia perche la fase di registrazione dell'evento stata breve e caotica, ma anche a causa di
un interrogatorio mal condotto, in cui siano stati forniti suggerimenti che hanno indotto ad uno
pseudo-ricordo.
Un altro stimolo studiato da Bartlett sono certe figure geometriche. Bartlett osserv che per
ricordare meglio certe figure elementari i soggetti si servivano autonomamente di qualche
denominazione che le dotasse di senso (vedi pag 224) e che avevano inoltre grande importanza le
irregolarit o le anomalie.
L'approccio costruttivista ha quindi dimostrato come il processo di memorizzazione nella vita di
tutti i giorni non sia passivo e meccanicamente conforme alla realt fenomenica, ma ne rappresenti
piuttosto una traduzione ricostruttiva in un particolare codice.
3) Approccio all'elaborazione dell'informazione (information processing)
Questo approccio si accosta alla tradizione di Ebbinghaus nel fare ricorso ad esperimenti di
laboratorio molto ben formalizzati e misurabili. L'innovazione principale di questo tipo di approccio
consiste nello studio della memoria secondo uno schema di tipo cibernetico, che opera un'analogia
funzionale fra il cervello umano ed un calcolatore elettronico, per cui i limiti della memoria non
sono anatomici ma legati alla capienza ed alla velocit del cervello; le informazioni sono processate
in sequenza, una dopo laltra;
Capisaldi di questo approccio:
- la memoria pu essere descritta come l'esito del flusso di informazione attraverso un sistema, nel
passaggio tra l'ingresso dello stimolo e l'immagazzinamento cerebrale.
- il sistema suddiviso in stadi o sub-sistemi a seconda dei tipi di elaborazione del segnale.
- l'informazione nell'attraversare il sistema dall'ingresso all'uscita procede secondo una sequenza
fissa.
- ogni singolo stadio mnestico ha durata di tempo e capacit limitate nel trattenere linformazione.
- ogni stadio ha la sua codificazione specifica, quindi il passaggio da uno stadio all'altro si attua
solo attraverso una ricodificazione del segnale (es.: da sensoriale a breve termine).
- lo stesso processo elaborativo dell'informazione si applica per qualunque tipo di formato del
segnale (grafico, verbale, tattile, ecc). La metafora usata da questo approccio quella degli
schedari o magazzini, nei quali l'informazione viene depositata e registrata sulla base di una
gerarchia o ordine, esatto ed invariabile.
4) Approccio cognitivo (Neisser, 1976)
E' accostabile al modello costruttivista di Bartlett, in quanto non concepisce la memoria come una
funzione di tipo meccanico, con sequenze fisse, ma come un processo altamente individualizzato e
determinato dal contesto nel quale agisce.
L'approccio cognitivista quello predominante nella ricerca psicologica a partire dagli anni '70.
Presenta un ventaglio di opzioni metodologiche ed epistemologiche, non una scuola vera e
propria: per il rigore metodologico e l'oggettivismo, alcuni settori della ricerca cognitivista si
possono accostare alle ricerche dei comportamentisti, mentre altri settori, per l'interesse alle
situazioni naturali e per la ricchezza delle ipotesi, si avvicinano ai costruttivisti (Bartlett e Piaget).
Questo approccio studia la memoria su soggetti in situazioni quotidiane.
A partire da questa linea di ricerca, dagli anni '50 in poi, si e consolidata una teoria della memoria
di tipo unitario ed universalmente riconosciuta: la teoria delle 3 fasi, che concepisce la memoria
come un processo plurimodulare.
Tutte le informazioni che giungono successivamente o simultaneamente nel sistema giungono a
dei punti di controllo, dove hanno luogo delle elaborazioni del segnale che lo rendono pi o
meno adatto ad essere memorizzato. Questa concezione generale viene esaminata sotto 3 punti di
vista:
1) l'aspetto strutturale, che deve chiarire l'organizzazione interna delle articolazioni della memoria;
2) l'aspetto quantitativo, che considera i limiti di capacit di ogni singolo modulo;
3) l'aspetto funzionale, che esamina l'utilizzazione dei moduli.
Il principio generale di organizzazione della memoria contiene tre stoccaggi (o moduli mnestici),
tre tipi di controllo del trasferimento dei dati e svariate altre articolazioni. Il modulo 1 registra
molto, ma mantiene in maniera molto limitata ( memoria sensoriale).
Il modulo 2 trattiene i dati per un periodo maggiore, ma la sua capacita e limitata ( memoria
primaria o a breve termine).
Il modulo 3 trattiene i dati praticamente senza imiti di tempo, ma e riempito di contenuti pi
difficilmente accessibili ( memoria secondaria, semantica o a lungo termine).
9.4 Sviluppo della memoria nellarco di vita
La capacita mnestica non costante nel corso della vita.
La prima fase, che interessa il primo anno di vita, concerne la memoria motoria e si sviluppa
attraverso l'imitazione e la ripetizione ecoica. La memoria si organizza a partire dalle cose pi vicine
al bambino separandole e distinguendole.
La memorizzazione sembra limitarsi al riconoscimento di ci che si percepisce nel presente
immediato, senza la capacita di separare ci che avviene al presente da ci che e avvenuto in
precedenza: un oggetto che sparisce alla vista del lattante non genera in lui un'attesa di
ricomparsa, ma (a giudicare dalla sua condotta) cessa di esistere per lui.
La seconda fase concerne la memoria iconica e si ha durante il secondo e terzo anno di vita. (Dal
greco eikon = immagine.). La traccia mnestica costituita da un'immagine mentale. Compare la
capacit di memorizzare le cose e di effettuare dei collegamenti e delle manipolazioni, grazie alla
capacit emersa di formarsi un'immagine mentale delle cose percepite, per cui il ricordo non pi
legato alla cosa presente nel reale ma anche all'immagine di essa. Alcuni ricordi nati in questa fase
della vita possono perci lasciare tracce permanenti nelladulto: raro ( eventi particolarmente
salienti o drammatici). Pi frequente, ma comunque raro, un processo trascinata o secondaria,
cio una memorizzazione indiretta conseguente al mantenimento della traccia fino ad una fase
ulteriore della vita, per cui l'adulto pu avere in memoria alcuni eventi avvenuti nella prima infanzia
e appresi da familiari.
La terza fase, a partire dal quarto-quinto anno, quella della memoria semantica o linguistica.
(Semantica dal greco semanein = indicare, segnalare la traccia mnestica formata da un
concetto di tipo verbale). A partire da questa fase, la memoria ed il pensiero assumono sempre pi
la forma del linguaggio interiorizzato. Le tracce mnestiche sono analoghe a quelle della memoria
nell'adulto ( gli eventi sono codificati secondo le stesse leggi e le stesse gerarchie).
9.5 Memoria degli eventi e dei concetti.
La memoria non una funzione omogenea quanto a contenuto (pu servirsi di una sensazione, di
un'immagine mentale o di un concetto verbalizzabile) e si pu quindi parlare di memoria imitativo-
adesiva, di memoria iconica e di memoria semantica. Oltre che per contenuto, la memoria pu
essere anche suddivisa per profondit o per durata nel tempo.
Nella durata i livelli temporali sono 4 : memoria sensoriale, memoria a breve termine, memoria a
lungo termine, memoria permanente.
1) La memoria sensoriale corrisponde alla capacit di acquisizione e trasmissione del segnale
all'ingresso nel sistema. Essa coincide con la capacit dei recettori di essere modificati nel loro
specifico modo e quindi di registrare istantaneamente l'arrivo di un determinato stimolo (es.: nella
lettura veloce i diversi blocchi vengono memorizzati tramite memoria sensoriale e poi ricomposti).
Nel coma, sotto anestesia non funziona. Cos come frammentaria se ci sono molte interferenze.
2) La memoria a breve termine subentra dopo la memoria sensoriale ed una sorta di meccanismo
automatico di ridotta capienza e di breve durata. A questo livello le cose restano registrate senza
alcun particolare sforzo o moto di intenzione, ma non in modo durevole. La durata di questo
ricordo automatico ed incidentale non supera di norma i 15-30 secondi e riguarda oggetti
massimo di 9 elementi (es.: un numero di 11 cifre, no).
3) La memoria a lungo termine e la memoria permanente sono il risultato della registrazione stabile
di quanto transitato per la memoria a breve termine. Il meccanismo pi usuale messo in opera
consiste nella pura ripetizione mentale.
Un meccanismo che rende la traccia pi stabile (cio recuperabile anche a grande distanza di
tempo) ed agisce a livello pi profondo ed economico della ripetizione, consiste nella
ricodificazione della comunicazione in termini semantici o di significato: quello registrato non pi
lo stimolo in quanto tale, n la sua semplice traduzione acustico-verbale, ma una sorta di sintesi o
di canovaccio al quale sar poi pi agevole aggrapparsi in futuro per ricostruire l'evento, senza
processi volontari (se lo stimolo ha unalta intensit si stampa nella memoria). La ricodifica non
verbale, ma per immagine.
La memoria a lungo termine non presenta, in termini teorici, dei limiti, n alla dimensione n alla
sua durata nel tempo. Da un punto di vista pratico, tuttavia, esistono dei meccanismi che portano
al graduale oblio delle cose memorizzate. Il principale l'interferenza: il materiale appreso
successivamente pu inibire il recupero del materiale appreso per primo (interferenza retroattiva)
ed il materiale appreso per primo interferisce con quello appreso dopo (interferenza proattiva).
L'interferenza massima quando i materiali si assomigliano da un punto di vista percettivo o
concettuale, mentre minima nel caso contrario. All'interno di una serie di stimoli, quindi, si ricorda
pi facilmente quello che si distingue, che pi saliente rispetto agli altri ( effetto von Restoff)
(es.: la posizione della X qui, 6666666666666666X6666666666666).
Un corollario di questo stesso fenomeno il cosiddetto effetto di posizione, grazie al quale si
ricordano meglio il primo e l'ultimo elemento di una serie, rispetto a quelli centrali.
Infine, il materiale organizzato viene ricordato pi facilmente. Il riconoscimento degli odori.
Le memorizzazioni olfattive hanno la capacit unica di far rivivere i ricordi. Il richiamo in
memoria della sensazione olfattiva di qualcosa, tuttavia, complicato e laborioso. La
memorizzazione degli odori unesperienza primaria e primitiva, con una componente
affettiva molto forte che consente loro di essere molto stabili nel tempo. Cio di non
decrescere.
9.6 Il tempo, loblio e le deviazioni della memoria
Dimenticare una caratteristica inevitabilmente connessa alla memoria umana. La traccia vive una
trasformazione, dal momento in cui si deposita fino al processo di recupero (e ricodificazione). Non
esiste un solo ed uniforme tipo di oblio, ma 6 varianti di esso, che corrispondono a meccanismi
distinti.
La memoria si distingue dalla percezione per il fatto che non dipende dalla presenza fisica
dell'oggetto. Le rappresentazioni che le sono necessarie sono gi in partenza pi schematiche
rispetto alla percezione originaria, meno reali delloggetto percepito.
1) Dfaillance spontanea: se una rappresentazione mnestica non viene utilizzata per un certo lasso
di tempo, tende ad atrofizzarsi, ad impoverirsi gradualmente e si ha una defaillance spontanea (o
decadimento spontaneo) della traccia. In mancanza di una ripetizione, anche saltuaria, della
memorizzazione, il ricordo diviene sempre pi tenue ed instabile fino al limite di una sua pratica
irrecuperabilit. Non si raggiunge comunque la distruzione completa anche per i ricordi non
rievocati: ci dipende da ostacoli come il connotato affettivo o le caratteristiche personali.
2) Riproduzione erronea: al posto dell'immagine mentale dimenticata si utilizza un sostituto che,
nel migliore dei casi, somiglia a quello originale che stato perso (dislessia).
3) Oblio per interferenza: dipende dall'arrivo simultaneo o nella stessa fase di segnali procedenti da
canali adiacenti. L'interferenza produce un fenomeno di inibizione attiva che ha tre direzioni
temporali possibili (retroattiva, proattiva e trasferimento negativo).
Se, ad esempio, durante l'apprendimento di un compito, interviene uno stimolo molto forte (es.: un
colpo di pistola), ci che si stava apprendendo viene cancellato. Nei casi estremi, si perde anche la
memorizzazione di eventi precedenti (inibizione traumatica retroattiva: pu occupare lintero
passato della persona!).
4) Oblio per confusione: nasce dalla concentrazione attentiva troppo ristretta su una parte del
campo: pi ci concentriamo su una cosa, pi altre cose presenti nello stesso campo diventano
anodine e meritevoli di essere dimenticate. E' per questo motivo che una persona molto presa
emotivamente da una preoccupazione, da un'urgenza o interesse esclusivo, tende ad agire in
modo confuso e distratto (es.: un incidente stradale nato dalla distrazione).
5) Oblio motivato: descritto da Nietzsche con la frase L'ho fatto io, dice la mia memoria. Non
posso averlo fatto io, dice il mio amor proprio, e resta inflessibile. Alla fine a cedere la mia
memoria. Con questo tipo di oblio chiudiamo saldamente a chiave le umiliazioni, i fallimenti, i
comportamenti inadeguati o dei quali ci vergogniamo. Ciascuno di noi possiede una criptomnesia
di questo tipo. Nel modello psicodinamico freudiano corrisponde alla rimozione, ovvero
dell'inaccessibilit di alcuni ricordi alla coscienza come meccanismo di difesa contro vissuti di tipo
negativo.
6) L'oblio traumatico: pu essere sia cronico che acuto e deriva da ostacoli nella fase di
registrazione e di codificazione della traccia. Per una serie di traumi cranici ripetuti o di lesioni (es.:
pugilato, Alzheimer) cerebrali degenerative, si assiste alla carente memorizzazione di eventi recenti
ed alla persistenza di ricordi lontani (perche eliminata l'interferenza retroattiva creata da memorie
presenti). 9.7 L'addestramento mnestico
La memoria una funzione molto adattabile e pu quindi essere migliorata. Il fattore principale per
accrescere la memorizzazione relativo all'interesse e alla motivazione. Si possono infatti educare
ed accrescere la fissazione ed il richiamo.
La fissazione migliora attraverso lo sleeper-effect, cio la decantazione dellinformazione
acquisita. Questo consente di non creare subito delle interferenze (es.: il famoso riposo lultimo
giorno prima dellesame).
Il richiamo pu essere migliorato agganciando i ricordi a determinati eventi, riproponendo delle
situazioni funzionali ed emozionali analoghe a quelle esistenti al momento della codificazione
mnestica (es.: lipnosi). Prendere del tempo per rispondere, quindi, una buona cosa.
9.8 Orientamento spazio-temporale e memoria.
Lorientamento spazio-temporale dipende dallefficienza della memoria di lavoro e di quella a
lungo termine, perch nessuna azione umana possibile senza memoria di come labbiamo gi
fatta in tutto o in parte. La demenza senile colpisce proprio la codificazione ed il recupero dei dati:
e quindi ci si perde dentro casa o si pensa di essere stati abbandonati quando chi accanto si
assenta per cinque minuti. Ne deriva ansia e il sentirsi in un ambiente estraneo (la propria casa).
NellAlzheimer invece i malati hanno la perdita della:
- Memoria episodica (tutti gli avvenimenti della nostra vita) di tutto quello che hanno fatto in
passato, ma non di cose successe 5 minuti prima.
-La Memoria semantica (memoria del significato delle parole) viene invece colpita in unaltra fase,
daltronde in unaltra area del cervello.
- Memoria procedurale (come si fanno cose). La sua perdita rende difficili attivit quotidiane come
lavarsi, vestirsi, ma viene persa per ultima.
Lo stato di confusione spazio-temporale che ne deriva implica agnosia, perdita della capacit di
riconoscere ed usare gli oggetti (es.: il malato usa una tazza al posto di una scarpa).
Per contenere questi problemi e lansia relativa bisogna dare sicurezza al malato, aiutarlo a capire il
tempo, creargli una routine, adattare lambiente ai suoi bisogni (non spostare le cose e non
spostarlo tra pi case). Se non capisce cosa vuol dire alle cinque si pu usare una clessidra,
funziona! O ancorare unazione a qualcosaltro: quando la lavatrice ha finito il ciclo. Etichette e
disegni su scaffali e armadi aiuteranno il malato a trovare le cose senza far notare a tutti il suo
problema.
Il rapporto tra orientamento spazio-temporale e memoria, poi, lo cogliamo, nel coordinamento
motorio delle attivit sportive. Qui ci sono:
- Capacit di combinazione e accoppiamento dei movimenti: (collegare abilit motorie
automatizzate) in forma simultanea, successiva, alternata, simmetrica, incrociata e asincrona.
- Capacit di coordinamento spazio-temporale: modificare la posizione e il movimento dellintero
corpo nello spazio e nel tempo (es.: sport di combattimento).
- Capacit di differenziazione: realizzare parametri dinamici, temporali e spaziali sulla base della
percezione dettagliata del tempo, dello spazio e delle forze (es.: tiro al bersaglio).
- Capacit di equilibrio: mantenere il corpo in equilibrio e recuperare la posizione desiderata dopo
sollecitazioni e spostamenti.
- Capacit di reazione: reagire agli stimoli eseguendo azioni motorie adeguate. E poco allenabile.
- Capacit di ritmizzazione: rende organizzabili gli impegni muscolari di contrazione secondo un
ordine cronologico e ritmico.
CAP. 10. L'APPRENDIMENTO
10.1 Definizioni e livelli dapprendimento
L'apprendimento la modificazione pi o meno stabile (misurabile e permanente: modificazioni
transitorie, come quelle dovute alla fatica, non rientrano nel campo dell'apprendere) nel
comportamento concreto o potenziale di un soggetto che risulta da un'esperienza della persona
(non esiste apprendimento che non passi per un'elaborazione percettiva e cognitiva di uno stimolo
ricevuto nellesperienza. Quindi ci vuole uno stato di coscienza vigile e tale da consentire il
recepimento degli stimoli provenienti dall'ambiente e questo processo distinto dalla
maturazione).
Anche la maturazione biologica si accompagna alla modificazione permanente o stabile di schemi
ed aspetti di condotta, ma tutti questi cambiamenti costituiscono una modificazione invariante nei
diversi individui, presente in ogni soggetto sano ed e indipendente dalle esperienze e dalle
diversit ambientali. In altre parole, le modificazioni derivanti dalla maturit hanno carattere di
universalit. L'apprendimento, al contrario della maturazione, modellando l'espressione delle
potenzialit maturative ed introducendo delle innovazioni, tende ad aumentare le differenze tra gli
individui. Da qui deriva anche l'interesse per la determinazione del peso relativo delle esperienze e
delle predisposizioni innate.
Il moltiplicarsi delle esperienze inevitabilmente rende gli individui sempre pi diversificati fra loro.
Con gli anni e con l'invecchiamento sar quindi sempre pi difficile trovare due individui che
abbiano un comportamento uguale o simili.
Il processo dell'apprendimento implica l'acquisizione di una modalit di risposta nuova e
stabilmente diversa rispetto a prima (se imparo a nuotare, il mio comportamento rispetto allacqua
irrevocabilmente diverso da prima).
Questo non significa che le condotte acquisite o gli schemi logici incamerati non siano passibili di
ulteriori modificazioni, sia in senso accrescitivo che diminutivo. Anche le cose apprese, specie se
non vengono esercitate nella pratica e non vengono consolidate con la ripetizione, possono
perdersi. Valgono anche per l'apprendimento le 6 categorie e meccanismi dell'oblio.
La definizione di apprendimento data non richiede necessariamente la comprensione dei nessi tra i
fattori e le variabili in gioco: un comportamento pu modificarsi semplicemente perche abbiamo
appreso dall'esperienza che una certa risposta ad uno stimolo ci evita un danno o ci procura un
vantaggio (es.: un clacson suona e noi ci spostiamo senza nemmeno vedere).
L'apprendimento di tipo associativo per contingenza temporale rappresenta quindi la forma pi
elementare e basilare di apprendimento e costituisce una qualit adattiva primaria. I prototipi di
tale apprendimento sono il condizionamento rispondente (o pavloviano) ed il condizionamento
operante (o skinneriano).
L'apprendimento pu per anche richiedere una ristrutturazione cognitiva dei dati dell'esperienza,
pu cio fondarsi su un processo di livello pi elevato del precedente e nascere da un'osservazione
e comprensione di una relazione logica tra esperienze e concetti. L'apprendimento cognitivo
presente in tutte le specie superiori, ma molto pi sviluppato nell'uomo.
Nel caso dell'animale, il processo di comprensione dei rapporti fra fattori che costituiscono lo
snodo dell'apprendimento cognitivo, pu essere solo dedotto dall'osservazione dei cambiamenti
nella sua condotta: non tramite linguaggio.
Il livello qualitativo del processo di apprendimento per sempre difficilmente determinabile: un
animale sembra intelligente, ma sta solo usando un repertorio di comportamenti innati. Meglio
adottare il cosiddetto rasoio di Occam, ovvero interpretare una risposta
comportamentale appresa utilizzando sempre e comunque il pi basso livello funzionale cognitivo
compatibile con il suo prodursi.
10.2 Apprendimento condizionato rispondente
Questa forma elementare e primaria di apprendimento per associazione si dice rispondente perche
ad essere appresa non e un'azione involontaria, ma una risposta riflessa. Esso ci chiama
comunemente condizionamento pavloviano, poich il fisiologo russo Pavlov fu colui che
casualmente scopr e studi questa forma di apprendimento. Pavlov stava effettuando delle
ricerche sui riflessi secretivi dei cani, valutando e misurando la risposta riflessa automatica della
salivazione e della secrezione gastrica alla vista del cibo, quando si accorse che l'animale reagiva
con la secrezione salivare e gastrica anche di fronte a stimoli che erano stati associati
temporalmente alla comparsa della ciotola (es.: il suono di una campanella).
Dato che questi stimoli, in natura, non suscitano alcuna risposta riflessa iper-secretiva, il fatto che
dopo un certo numero di associazioni, il cane avesse l'acquolina in bocca come risposta al solo
suono di un campanello, era la prova che il suo comportamento si era modificato in modo
sistematico ed orientato: aveva appreso la relazione tra suon ed arrivo del cibo e reagiva di
conseguenza.
Lo stimolo che in natura evoca di norma una risposta riflessa si chiama stimolo incondizionato (SI),
mentre la risposta riflessa prodotta naturalmente si chiama risposta incondizionata (RI).
Lo stimolo che viene associato temporalmente a quello naturale si chiama stimolo condizionato
(SC), mentre la sua risposta appresa per associazione la risposta condizionata (RC) (es: se ci
insultano, quellinsulto un SC cui reagiamo con una RC anche in assenza degli SI originari un
altro insulto di molti anni prima). Pu anche (oppure no: il risultato uguale) entrare in gioco,
contestualmente, la comprensione: il cane capisce che arriver il cibo, io capisco che mi hanno
offeso.
La misura dellapprendimento data dalla comparsa di RC dopo SC e il numero di SC necessarie
per avere condizionamento variabile da specie a specie, ma la curva di apprendimento sale
moltissimo allinizio e poi non cresce che di pochissimo.
Perche si abbia condizionamento necessario sempre che SC preceda SI. L'anticipazione ottimale si
colloca tra il mezzo secondo e i 2 secondi, ma pu avere anche fino ad un massimo di 7 secondi.
Oltre, il condizionamento non si instaura.
La risposta condizionata ha una buona stabilit, ma se cessano per lungo tempo le associazioni fra
SC ed SI, si verifica un calo della forza del condizionamento, con conseguente estinzione.
Il meccanismo attivo nel condizionamento appare analogo a quello che consente, grazie alla
ripetizione, il passaggio di un segnale dalla memoria a breve termine a quella a lungo termine. Ci
che cambia il canale sensoriale, perche SC non in genere un segnale verbale, ma uno stimolo
acustico, tattile, olfattivo...
La ripresentazione dell'associazione determina un recupero rapido della risposta condizionata. Se
poi associamo allo SC un altro SC, avremo un condizionamento derivato (o di secondo ordine).
Grazie a questo tipo di condizionamento abbiamo la possibilit di far apprendere delle risposte in
associazione a stimoli di complessit maggiore (non il campanello ma una melodia).
Interessante il fenomeno della generalizzazione dello stimolo, grazie al quale la risposta
condizionata tende a comparire anche in presenza di stimoli simili allo stimolo condizionato
originale. L'analogia pu essere di tipo primario (se la somiglianza degli stimoli deriva dalle loro
caratteristiche fisiche) o secondario (se l'analogia deriva da un apprendimento di tipo simbolico,
emozionale, espressivo).
Pavlov spiegava il condizionamento operante come una sostituzione dello stimolo. Si creerebbero
cio delle connessioni neuronali associate allo SC che sostituirebbero quelle innate associate
allo SIovviamente cio presuppone che SC e SI siano cos affini da poter essere scambiati. Ma
questa affinit non stata quasi mai dimostrata! I dati pi recenti dimostrano che il
condizionamento non direttamente proporzionale al numero di associazioni effettuate o alla
distanza temporale tra SC ed SI, ma al valore informativo ed anticipatorio dello stimolo
condizionato.
Le ricerche di laboratorio sembrano convergere allora sul valore di segnale, cio su cosa fa
scattare la RC e cosa no. Se un animale, infatti, apprende una RC col campanello, un successivo
stimolo meno significativo (una lampadina che lampeggia) non muter la RC iniziale. E una teoria
pi potente delle altre, ma non spiega tutto.
Condizionamento classico come terapia.
Esiste lidea di usare il condizionamento per curare comportamenti patologici, come ad
esempio il bere per gli alcolisti. Si tratta di instaurare un controcondizionamento, che
inibisca la risposta patologica. linibizione reciproca di Wolpe. Lansia dei comportamenti
patologici si situa per a livelli diversi ed a uno superficiale sufficiente una
desensibilizzazione rassicurativa, lo stesso procedimento che usiamo con i bambini quando li
calmiamo e correggiamo sdrammatizzando. Una forma di desensibilizzazione avversativa
invece quella che si applica con gli alcolisti, quando si rende nauseante lassunzione di
alcolici con dei farmaci. In questo modo allo stimolo di bere viene associato uno shock che
porta ad allontanarsi dal bere. Si usa anche nellenuresi, bulimia e certe forme di
omosessualit. Esiste poi anche la desensibilizzazione sistemica, nella quale il paziente viene
condotto ad uno stato di rilasciamento muscolare che antagonizza la risposta ansiosa,
ottenuto mediante trance ipnotica, mediante azione sui gruppi muscolari (metodo di
Jacobson), sedativi. Si parte sempre dagli stimoli meno ansiosi, li si disattiva e si passa mano
mano ai pi ansiogeni. La gradualit essenziale per evitare che la terapia si
controproducente.
10.3 Apprendimento condizionato operante
Questa forma elementare di apprendimento si chiama cos, poich ad essere condizionate sono
operazioni ed atti complessi, o azioni dei muscoli involontari.
Abbiamo qui a che fare con condotte che possono anche essere del tutto nuove o modellate grazie
all'apprendimento, mentre nel condizionamento rispondente (o classico) sono riflessi gi presenti
in natura, non appresi ma condizionati.
I primi teorici di tale tipo di apprendimento sono stati Skinner e Thorndike. La tipica situazione di
ricerca utilizzava la cosiddetta gabbia di Skinner (o Skinner box), nella quale viene posto un
animale, in uno stato di alta attivazione motivazionale (affamato, in quanto a digiuno da molte ore,
quindi tendenzialmente attivo e spinto alla ricerca del cibo. Il cibo posto in uno sportellino la cui
apertura azionata da una leva posta all'interno della gabbia. Insieme ad essa possono anche
esserci altre leve non funzionanti. Dopo alcune volte che l'animale ha premuto la leva giusta, anche
per sbaglio, tender a dirigersi senza esitazione verso la leva che gli fornisce cibo. A questo punto
l'animale ha appreso questa particolare operazione, unoperazione condizionata.
Il cibo fornito come premio viene detto rinforzo positivo. Esiste anche il rinforzo negativo: se
vogliamo che l'animale non tocchi una data leva possiamo punirlo con una debole scossa elettrica.
Ovviamente ogni rinforzo deve arrivare subito.
Anche qui c il fenomeno dell'estinzione: se per un certo numero di volte si cessa di rinforzare
positivamente o negativamente il comportamento bersaglio (quello che vogliamo che l'animale
impari), il soggetto cessa di eseguirlo. Cos, trascorso un certo lasso di tempo senza rinforzo, il
soggetto si muover in modo apparentemente casuale, come prima di aver iniziato
l'apprendimento. L'oblio non per completo: se torniamo a fornire il rinforzo, il riapprendimento
estremamente veloce. Lo schema pi semplice di condizionamento operante quello basato sul
rinforzo positivo costante ogni volta che l'animale compie l'operazione desiderata, riceve un
premio. Questo si chiama rinforzo continuo. Questo ha per un'efficacia ridotta, poich nel
momento in cui il soggetto si sazia non pi motivato ad agire ulteriormente.
Questo metodo risulta comunque utile quando si deve addestrare un animale a modificare
gradualmente un certo comportamento. La prima volta viene premiato il comportamento che pi si
avvicina a quello desiderato, in seguito soltanto le esecuzioni che progrediscono nella corretta
maniera. Questo tipo di condizionamento detto modellamento (si usa nei circhi e per far
camminare i bambini).
Attraverso le tecniche di modellamento si potuto studiare il fenomeno della generalizzazione. Il
soggetto tende a rispondere con il comportamento bersaglio non solo di fronte allo stimolo esatto,
ma anche di fronte ad uno stimolo che assomiglia ad esso. Cio alle sue variazioni! Ed il limite di
variazioni assimilabile pari solo a quello della capacit di memorizzazioni, mentre si possono
memorizzare ed eseguire anche azioni che non fanno parte del nostro repertorio naturale (es.:
salto con lasta, nuoto vanno contro la sequenza motoria istintiva e sono apprendimenti
condizionati). In altri casi, invece, il condizionamento rende automatico, agile e scorrevole un
movimento talmente complesso che non sarebbe gestibile se il soggetto dovesse guidarne
volontariamente e consapevolmente ogni passaggio.
Se cessa l'esercizio si ha una tendenza all'estinzione del condizionamento ed una parallela minore
capacita di esecuzione: lanalfabetismo di ritorno (se per decenni non scrivo, non so pi farlo).
Oltre allo schema del rinforzo continuo, esiste anche quello del rinforzo intervallato: la risposta
corretta non viene sempre premiata. Questo tipo di schema mantiene pi elevata l'attenzione e la
motivazione del soggetto e quindi la risposta pi forte e l'apprendimento pi resistente
all'estinzione. E' necessario che il condizionamento intervallato sia coerente, cio che ad essere
premiato (o punito) sia sempre lo stesso comportamento. Altrimenti passiamo dalla confusione
fino allimpotenza nevrotica.
In conclusione, sul condizionamento operante bisogna tenere presente che:
1) l'apprendimento veloce e migliore se il rinforzo segue immediatamente l'azione motoria.
2) a parit di distanza temporale fra azione e rinforzo, pi valido ed attivo il rinforzo positivo di
quello negativo.
3) lo schema di rinforzo coerente, ma ad intervalli variabili, produce un apprendimento meno
veloce, ma pi stabile nel tempo rispetto a quello ad intervallo costante.
4)la forza del condizionamento maggiore se si alternano se sedute daddestramento con pause.
5) rinforzi incoerenti possono far cessare la manifestazione di un comportamento appreso.
A questi aspetti si collegano numerosi corollari; uno di questi la possibilit che un
condizionamento operante con rinforzo incoerente o conflittuale possa diventare una delle cause,
o la causa principale, di una nevrosi o psicosi. Ovviamente anche possibile operare in senso
inverso, ovvero usare delle tecniche di condizionamento per estinguere e trattare un
comportamento nevrotico condizionato. (Si usano dei rinforzi negativi associati alla condotta
sintomatologica e dei rinforzi positivi associati alla condotta normale).
Anche per questo tipo di condizionamento oggi si propende per la spiegazione generale del valore
di segnale. E il rinforzo, insomma, che segnala il valore positivo o negativo di unazione. Insomma,
pi che un condizionamento meccanico si tratterebbe di una associazione logicaseppur
elementare, tanto che pu derivare sia da prova/errore, sia non essere affatto compresa. In questo
senso, sono rinforzi anche il risolvere stesso un problema, un apprezzamento, un
voto. Condizionamento operante come terapia
Possiamo ottenere il superamento di risposte disadattate non solo attraverso la loro
estinzione, ma anche attraverso la gratificazione di risposte orientate ad un comportamento
alternativo. il ricondizionamento positivo, che si rif a Skinner, nelle modalit del rinforzo
positivo e dello shaping. Il rinforzo positivo: si fraziona la risposta desiderata in tante piccole
parti, attraverso levocazione graduale di ogni risposta orientata nella direzione prefissata.
Nello shaping invece si ricompensano tutte le risposte che si avvicinano a quella desiderata
ma senza evocarle, quanto aspettando che appaiano spontaneamente. Non si rinforza troppo
una risposta giusta, ma nemmeno troppo poco una risposta sbagliata. La gratificazione va
adattata ad ogni individuo. Si usa ad esempio nelle tecniche di propaganda: il
riconoscimento di carattere sociale diventa una gratificazione rinforzante per ogni aspetto
del comportamento che si avvicini a quello proposto. Una sottomodalit quella
dellestinzione, ripetere sistematicamente (ed in modo sempre non premiato) un
comportamento patologico. La combinazione dei due elementi indebolisce il
comportamento sgradito e funziona bene con i tic.
10.4 Apprendimento concettuale ed imitativo
Qual la relazione tra il lento procedere dell'apprendimento operante e la subitanea comprensione
che l'uomo, ma anche gli animali, mostrano nella soluzione dei problemi?
Kohler trov che questa modalit di comprensione immediata era una cosa del tutto
differente dal lento avvicinamento ad una soluzione per prove ed errori e corrispondeva ad una
ristrutturazione concettuale dei dati.
L'espressione tedesca per esprimere questo aha erlebnis (ah!ho trovato!, l'eureka di Archimede).
Essa corrisponde alla creazione di un'immagine mentale del tutto nuova dei rapporti tra i dati del
problema e delle loro reciproche relazioni presenti e future.
In un esperimento che fece Kohler nel Laboratorio di ricerca sui primati di Tenerife, fu appesa una
banana in cima ad una gabbia, cosi in alto da non poter essere presa neanche saltando. Nella
gabbia furono collocate anche alcune cassette di legno e tre scimpanz . Due iniziarono a saltare e
continuarono imperterriti. L'altro smise presto di saltare, prese le cassette, le sovrappose e colloc
sotto la banana; ci si arrampic e prese la banana.
Il soggetto non ha proceduto per prove/errori, ma ha trovato una soluzione attraverso la
costruzione di immagini mentali e la ristrutturazione del significato funzionale di un oggetto.
Nessun condizionamento! In un secondo esperimento, la stessa scimmia, posta nella gabbia con lo
sperimentatore, si era direttamente arrampicata su di lui per raggiungere la banana.
Un'importante caratteristica dell'apprendimento cognitivo sta quindi nel fatto che esso coincide
con una trasformazione del significato ed anche con l'acquisizione della capacit di trasferire il
concetto funzionale appreso ad altri oggetti o situazioni (come il corpo dello sperimentatore).
La capacit di questa forma di apprendimento varia da specie a specie, poich in rapporto con il
livello delle funzioni mentali superiori ed in particolare con la struttura dell'intelligenza.
Un esempio classico nellaggiramento della lastra di vetro per raggiungere il cibo: alcuni animali
non lo capiscono, altri s. Gli umani ci riescono gi ad 1 anno e laggiramento gli riesce ad un
livello di complessit molto pi alto degli animaliperfino nei concetti.
Un'altra modalit di apprendimento non associativo l'apprendimento osservativo. Si tratta
dell'apprendere qualcosa attraverso la riproduzione e l'imitazione. Questo tipo di apprendimento si
verifica solo a certe condizioni:
1) l'attenzione dell'osservatore deve essere focalizzata sul comportamento osservato, e si mantiene
anche senza premi e rinforzi.
2) l'osservatore deve essere capace di cogliere il comportamento osservato come modello valido
per s .
3) deve esistere la capacit di ricordare e richiamare il modello comportamentale anche a distanza
di tempo e quando si verificano le situazioni appropriate questo punto fondamentale
e distingue l' apprendimento per osservazione da una semplice riproduzione passiva. Infatti, per
ottenere un valido ricordo mnestico necessario e preliminare che il precetto sia stato organizzato
in modo coerente e ben codificato (in vari modi: iconico, cronologico, semantico ecc). La
riproduzione passiva produce invece una sorta di registrazione punto per punto senza alcuna
codificazione che dia un significato od una direzione sensata alla sequenza motoria da imitare.
L'organizzabilit del materiale costituisce poi un fattore potente di facilitazione nell'apprendimento
riproduttivo. L'apprendimento riproduttivo segue le stesse regole della memorizzazione a lungo
termine.
Apprendimento osservativo.
Questo tipo di apprendimento influenza il processo di identificazione. Nellesperimento di
Bandura veniva mostrata una bambola di gomma presa a calci da un adulto a dei bambini.
Andando poi a giocare, in molti colpivano la bambola che trovavano tra i giochi. In un altro
esperimento veniva mostrato un modello aggressivo ricompensato, lo stesso non
ricompensato, uno n punito n ricompensato e nessuna situazione, il primo fu il pi
emulato, anche se i bambini ne conoscevano il disvalore. Era la ricompensa a fare la
differenza! E se il modello era punito, veniva poco imitato. In ogni caso, anche chi non lo
replicava mostrava di aver perfettamente appreso il modello aggressivo in ogni sua fase.
Questo fa credere che il modello aggressivo venga appreso per identificazione, pi o meno
come si fa con i fratelli maggiori o i genitori. Questo apprendimento per pu essere anche
rivolto contro classi particolari (gli amici no, gli estranei s) oppure pu indicare come non
comportarsi, fornendo un modello negativo incarnato in una persona.
10.5 Apprendere ed apprendere.
Bisogna distinguere tra le modalit di apprendimento del fanciullo (orientato alle materie) e
delluomo (orientato ai problemi, a seconda di quelli che incontra). Secondo Adkins il nostro
comportamento si ancora allesperienza ed ha varie componenti: la pancia (istinto), il cuore
(emozionalit),la testa (la razionalit).
Ne deriva che lapprendimento deve sviluppare 4 stadi:
1) il momento dello stimolo. Presentazione provocatoria di un problema difficile, simile a quello
oggetto della lezione (pancia)
2) il momento evocativo. Discussione in aula per individuare gli elementi del problema che stato
presentato (cuore)
3) lindagine oggettiva. Consapevolezza concettuale del problema attraverso il confronto (testa).
4) il momento applicativo. Affrontare lesperienza concreta e definire il comportamento.
E un modello basato non sulla teoria ma sullesperienza.
10.6 Apprendimento e gioco.
Il gioco per il bambino anche un evento cognitivo e sviluppa la personalit. Oggi abbiamo la
didattica metacognitiva, sviluppata in Italia da Cornoldi. Quindi al bambino vanno offerte occasioni
di gioco da solo ed in compagnia, di vario tipo, al chiuso ed allaperto, con regole pi o meno
ampie. Metacognitivo vuol dire proporre e sviluppare abilit trasversali che abbiano una ricaduta
positiva nellintero processo evolutivo del discente. Linsegnante diventa modello e sostegno,
consigliere. Importante diventa la motivazione allapprendimento, stimolare i bambini, tenere alta
lattenzione.
Infatti, anche la prima capacit linguistica dipende da qualit che il bambino sviluppa
precocemente (esercitandosi da solo a parlare anche al buio poco prima di dormire),e questo va
aiutato. Ci interessiamo alle cose che sappiamo fare meglio. I bambini anche mettono energia in
ci che loro piace. Per conservarla, bisogna dare loro un inizio ed una fine, come nel caso dell
effetto Zeigarnik: un compito interrotto ha pi probabilit di essere ripreso, completato e ricordato
rispetto ad uno concluso normalmente. Ma questo avviene solo se il compito ha un inizio, una
struttura ed una fine. Un compito sciocco invece non viene ricordato, non fornisce un progresso,
una motivazione a finirlo. Imparare attraverso il gioco segue la stessa regola.
CAP. 11. LE CONDOTTE MOTIVATE
11.1 Definizioni
Motivazione: processo o stato interiore che spiega almeno in parte perch un soggetto intraprenda
o meno un'azione finalizzata al raggiungimento di un determinato obiettivo. La motivazione di un
soggetto pu essere studiata ed analizzata a diversi livelli. La condotta pu essere infatti motivata
da spinte di tipo elementare o basilare per la sopravvivenza dell'individuo (fame, sete: motivazioni
primarie, cio fisiologiche) oppure guidata da concetti o schemi mentali (ideologie, etica, modelli
sociali: motivazioni secondarie, cio psicologico-cognitive). Nell'essere umano, ma anche in gran
parte degli animali, tuttavia molto raro che una condotta sia il risultato esclusivo di una sola
spinta motivazionale: il pi delle volte essa l'esito di una concatenazione di motivazioni (motivo
innato, cognitivo o condizionato? Primario da solo o anche secondario?).
Il concetto di motivazione si rivolge alla spiegazione di tre aspetti generali della condotta:
1) tende a chiarire quale sia il meccanismo che stimola e fa scattare l'intrapresa di una determinata
condotta;
2) illustra la relazione funzionale, cio chiarisce l'origine della stimolazione attivante e la meta o
verso della condotta attivata;
3) serve ad interpretare le differenze individuali di reattivit.
I moventi o motivi attivanti di una condotta non vanno considerati come cause in senso stretto, in
quanto il movente iniziale e l'effetto dell'azione sono difficili da separare ed entrambi entrano nella
determinazione motivazionale di un comportamento.
Il procedere comportamentale dell'uomo regolato, in primo luogo, da fattori interiori ed in
secondo luogo, da fattori derivanti dall'esterno.
Da questo punto di vista, la motivazione pu essere definita come una modificazione temporanea
di uno stato costantemente attivato.
La relazione tra stimolo scatenante/motivante ed atto consumatorio essenzialmente indiretta ed
arbitraria: piuttosto raro ed improbabile che ad un determinato stimo segua come effetto certo e
determinato un dato comportamento. Esiste quindi una libert o contingenza essenziale nella
motivazione, che nasce dal particolare percorso che l'individuo segue nell'affrontare gli impulsi.
Lo studio della motivazione principalmente mirato al perch un individuo persegue una meta.
11.2 Teoria pulsionale biologica:lomeostasi
Alla base di questa teoria c'e il concetto di bisogno. I bisogni derivano dalle necessit biologiche
dell'organismo. Quando queste non vengono soddisfatte, si avverte un bisogno (es.: cibo) e viene
attivata una pulsione.
Corollario della teoria pulsionale biologica il concetto di attivazione: la condotta finalizzata
dipende dall'innesco di un meccanismo di tipo fisiologico che scatta solo quando i segnali di
bisogno superano uno specifico livello di soglia.
Dato che la pulsione viene vista qui come il prodotto soggettivo di un processo di tipo fisico, ne
deriva che ha dei correlati fisiologici che possono essere misurati. La teoria pulsionale biologica
una teoria che vanta quindi una grande semplicit. Il modello meccanicistico, tutto ci che
dobbiamo fare per spiegare il perche del comportamento sta nel solo studio fisiologico dei
recettori che hanno segnalato la condizione di bisogno.
Quindi basta provocare una deprivazione di un bisogno per studiare e misurare come reagisce la
persona (Skinner).
Un altro aspetto legato alla teoria pulsionale che se una motivazione dipende da un segnale di
bisogno, dobbiamo presumere che esista una sua soglia minima, al di sopra della quale si attiva il
bisogno e che la soddisfazione ottenuta grazie al comportamento motivato riesca a far discendere
il segnale al di sotto della soglia, inibendo quindi la motivazione.
Questo un modello semplice, di tipo circolare, che opera attraverso un meccanismo di controllo a
retroazione di tipo automatico, detto omeostasi. Il concetto di omeostasi fu introdotto dal fisiologo
Claude Bernard. Egli rilev questo meccanismo nel mantenimento della temperatura corporea e
della pressione sanguigna.
La finalit dell'omeostasi quella di preservare la stabilit dell'ambiente interno dell'organismo di
fronte a variazioni piuttosto estese dell'ambiente esterno. Ormoni, sonno/veglia,la disponibilit
delle funzioni mentali superiori sono tutte attivate in base allomeostasi. Le motivazioni primarie e
di tipo biologico (fame, sete, sonno...) sono spiegate come l'esito di uno scompenso in un processo
di tipo omeostastico, ma la definizione esatta del loro attivarsi ipotizzata in modo diverso.
Cannon e Hull partono dall'assunto che l'organismo reagisca automaticamente ad ogni
discostamento di certe condizioni interne rispetto al livello ottimale di funzionamento e che i
recettori che segnalano tale scostamento, inducendo cos il bisogno, siano collocati a livello
periferico. Il modello di Cannon e Hull, interessante per la sua semplicit, non confermato dalle
ricerche psicofisiologiche. Alcuni esempi che invalidano la teoria dell'omeostasi sono: la
denervazione o anche l'asportazione dello stomaco non influisce sulla fame, l'asportazione delle
gonadi non influisce sulla motivazione sessuale.
Lashley escluse che la motivazione potesse trarre origine da un unico specifico stimolo sensoriale
e la ritenne il risultato di una complessa integrazione di stimolazioni centripete e di stati funzionali
centrali, con un'elaborazione a livello ipotalamico.
Morgan stato il primo a formulare una teoria centrale delle motivazioni primarie, sostenendo
che la motivazione va considerata come un particolare stato di attivit di alcune strutture o centri
principali del mesencefalo e dell'ipotalamo.
Stellar ha proposto un modello multifattoriale integrativo delle motivazioni omeostatiche che
prevede che esista un rapporto diretto fra intensit della motivazione e livello di attivit di
particolari centri nervosi siti nell'ipotalamo.
I centri nervosi dellipotalamo responsabili della motivazione sono ormai stati individuati. Ad
esempio, la fame (nuclei ventrolaterali) e la saziet (nuclei ventromediali) sono nellipotalamo.
Questi nuclei integrano segnali sia endogeni (livelli di zuccheri nel sangue, dilatazione stomaco)
che esogeni (stimolazioni olfattive e visive), dapprima confrontati in memoria e con i
condizionamenti la complessit del processo spiega perch ognuno di noi reagisce in modo
diverso allo stesso stimolo. Lomeostasi per non spiega in che modo le pulsioni possono
indirizzare il comportamento animale ed umano. Se la mia temperatura si abbassa, cosa mi spiega
perch compro un maglione, piuttosto che fare del moto o accendere il fuoco?
A spiegarlo hanno provato la teoria pulsionale freudiana e la teoria pulsionale etologica.
11.3 Teoria freudiana delle pulsioni: listinto primario
La teoria freudiana della personalit una particolare teoria pulsionale, con una peculiare
sottolineatura della componente istintiva.
Secondo Freud gli uomini sono potentemente influenzati nel loro agire da due istinti o pulsioni di
base, la sopravvivenza/procreazione sessuale e la morte/distruttivit. Un sinonimo per la prima
libido. Per la seconda, destrudo. Questi due termini sono stati tradotti come pulsione di vita e
pulsione di morte, ma nell'originale tedesco erano instinkt per indicare le condotte che
corrispondono al passaggio all'atto della spinta motivazionale e trieb per indicare la pulsione o
spinta ad agire.
Tutti gli istinti (o pulsioni) hanno un'origine, uno scopo ed un oggetto. L'origine si ritrova
nell'attivit biologica del corpo, nella dinamica della increzione ormonale, nella responsivit dei
tessuti agli ormoni.
Questi meccanismi di base generano una condizione di tensione, attivano quindi una pulsione, o
spinta, creando uno stato funzionale che la persona avverte come sgradevole.
Lo scopo di ogni spinta istintiva sempre quello di riuscire a ridurre tale tensione. Gli individui
devono quindi trovare un bersaglio, un oggetto grazie al quale poterla ridurre, altrimenti insorgono
sofferenza, infelicit ed ansia.
Ma il fatto che gli uomini, avendo a che fare con regole etiche, sociali e morali, spesso non
possono dare libero ed immediato sfogo a quelle che sono le loro pulsioni istintive. Grazie alle
loro capacit cognitive, hanno per la possibilit di avere una prospettiva temporale allargata.
Questo ampliamento prospettico facilita la gestione, la riordina gerarchicamente.
Il primo e pi semplice meccanismo di difesa consiste nel vietare alle pulsioni un accesso diretto
alla coscienza, nel compartimentarle quindi in una dimensione inconscia. Tuttavia la pulsione,
seppur non presente alla coscienza perch rimossa, continua a sussistere e a determinare il corso
della condotta
Ora, Freud dice che gli uomini, non potendo disporre liberamente dell'oggetto appropriato,
soddisfano le proprie pulsioni con una sostituzione di oggetto (es.: succhiarsi il pollice sostituisce il
capezzolo).
Il trovare un oggetto sostitutivo per soddisfare le pulsioni istintive fa parte di un processo di
sublimazione. Freud ritiene sia un processo di fondamentale importanza sia per il mantenimento
del benessere dell'individuo che per la sopravvivenza e lo sviluppo della civilt.
Molto spesso non conosciamo lorigine della nostra pulsione e la applichiamo senza sapere perch,
magari manifestandola dietro motivazioni alte: un politico potrebbe non vedere che lo sfogo
della sua aggressivit, del desiderio di distruzione fisica degli avversari. La pulsione di base cos
negata, rimossa, sostituita. Insomma, la sublimazione spiega molte condotte normali.
Autori come Adler hanno per trovato semplicistico che tutto derivi da istinto alla morte e istinto
alla vita, cos hanno aggiunto la pulsione di dominio. Altri hanno escluso il ruolo dellinconscio,
affermando piuttosto che conta lIo e la sua capacit di elaborare i motivi dellagire. Quindi le
pulsioni primarie sono regolate da elaborazioni razionali.
Una motivazione pseudo-omeostatica
Spragg dimostr (vedi pag. 260) che, inducendo alla tossicodipendenza da morfina degli
scimpanz e privandoli successivamente del cibo, ma mettendoli di fronte alla possibilit di
scegliere tra cibo e droga, essi sceglievano la seconda. Questo dimostrava che il bisogno
appreso pi forte di uno biologico primario. Ma il risultato stato criticato, perch non si
trattava di ristabilire unomeostasi ma uneterostasi ed inoltre il comportamento non voleva
solo ristabilire un equilibrio, ma anche suscitare una specifica stimolazione.
11.4 Teoria pulsionale etologica: schemi dazione specie-specifici
Questa teoria ha come autore di riferimento Konrad Lorenz, che afferma che le pulsioni sono
strutturalmente specie-specifiche, cio istinti caratteristici di una singola specie, ma che, malgrado
ci, possono essere influenzate in misura variabile dall'esperienza e dall'apprendimento.
Questa teoria sostiene che ogni specie animale possiede un repertorio singolare e determinato di
pulsioni istintuali, in relazione alla struttura genetica della specie. L'ambiente, le esperienze e gli
apprendimenti non possono far emergere istinti che siano assenti sul piano genetico, ma agiscono
come modulatori ( fattori di inibizione o di esaltazione) della espressione degli istinti di base della
specie. Di fronte ad uno stimolo uguale (rumore improvviso) i gatti inarcano, i cani scodinzolano,
gli uomini soprassaltano.
Questi comportamenti si verificano per solo se esistono un adeguato livello di impulso ed uno
stimolo scatenante (es.: il cane scodinzola se vede un altro cane o il padrone).
Dato che la relazione tra stimolo e tipo di risposta invariante tra tutti gli individui della stessa
specie, gli etologi hanno dedotto che si tratta di una relazione innata. Essi hanno anche osservato
che, quando un certo comportamento motivato viene indotto ripetutamente ed in sequenza
ravvicinata, risulta sempre piu difficile sollecitarne la manifestazione (ci vogliono stimoli scatenanti
sempre pi forti perche esso continui a ripresentarsi, es.: una serie di rumori improvvisi). Manca
cio lenergia per alimentare lo stimolo di nuovo. Esempi di comportamento istintivo sono le
migrazioni periodiche o la costruzione di nidi degli uccelli, le condotte di corteggiamento o di
demarcazione del territorio.
Una caratteristica generale delle condotte istintive specie-specifiche, poi, che l'individuo
spinto a fare delle azioni talora molto complesse, senza consapevolezza dello scopo della sua
azione ( un'anatra che cova e che vede rotolare via una delle uova, tende a rincorrerla e a
ricondurla al suo posto. Ma se viene fatta rotolare una palla da tennis, va a prenderla. Se nel
frattempo le vengono sottratte le uova che stava covando, torner comunque al suo posto a
covare la palla da tennis, senza fare caso alla mancanza delle altre uova. Si trattava dunque di un
comportamento automatico, scattato al vedere rotolare qualcosa dello stesso colore e dimensione
di un uovo, in una fase di cova).
Nell'uomo sono presenti soltanto alcuni di questi comportamenti istintivi di questo tipo, ma si
tratta (nei soggetti normali) di sequenze motorie molto semplici (sobbalzo per un rumore
improvviso) o di spinte istintuali primarie (aggredire o accoppiarsi), che possono tuttavia essere
orientate, controllate e ritardate a seconda delle circostanze.
11.5 Imprinting
Anche se il comportamento istintivo specifico ed innato ( caratteristico di ogni data specie), lo
stimolo scatenante la sequenza comportamentale specie-specifica non necessariamente
immodificabile e pu essere sostituito.
Lo stimolo scatenante naturale pu anche essere reso inattivo ed il comportamento motivato
specie-specifico pu essere scatenato anche da uno stimolo diverso, non pi naturale ma appreso.
Questa sostituzione pero possibile soltanto in determinati e brevi periodi della vita dell'animale, i
cosiddetti periodi sensibili o critici. E' nel corso di questi periodi che si forma la prima
associazione fra lo stimolo e l'innesco del comportamento istintivo, associazione che poi rimarr
stabile ed immodificabile per tutta la vita. Questo speciale apprendimento permanente detto
Pragung o imprinting.
Imprinting esprime il concetto di modificazione indelebile. Mentre un apprendimento o un
condizionamento decadono con il tempo abbastanza in fretta e si ripristina a livello originale di
efficienza solo con una seconda esposizione allo stimolo, un imprinting si ottiene con la sola
esposizione allo stimolo attivo durante la fase sensibile e, se non viene contrastato
sistematicamente con un apprendimento in senso contrario, resta attivo tendenzialmente per tutta
la vita del soggetto.
L'esempio pi noto e quello degli anatroccoli di Lorenz (1967). Entro le prime 18 ore dalla schiusa
delle uova, si ha il periodo sensibile per la condotta di attaccamento e seguitamento. Essi tendono,
cio, a seguire una qualche figura percepita in movimento ed a creare un imprinting per essa per
tutta la vita futura. Lo stimolo naturale della mamma anatra fu sostituito da Lorenz stesso (uno
stimolo non naturale, ma appreso), tanto che poi non riconobbero la vera madre!
La durata di tale periodo critico estremamente variabile da specie a specie, varia da ore a mesi.
Per alcune condotte complesse (per es. il linguaggio verbale nell'uomo) sembra che il periodo
dell'imprinting possa poi essere di circa 18 mesi, dalle prime lallazioni fino al terzo anno di vita. Se
non viene a contatto con stimoli verbali nei primi 3 anni di vita, il bambino rester muto.
Come nel caso del bambino selvaggio dell'Aveyron, trovato alla fine del '700 a 10 anni; camminava
a quattro zampe, non aveva un uso articolato delle mani, non parlava n emetteva suoni vocali, ma
ululava e mugolava come i lupi. Nonostante la sua duttilit ed intelligenza, dopo 2 anni, tutto il suo
patrimonio linguistico non superava la dozzina di termini brevi.
Esisterebbe quindi un periodo sensibile per il linguaggio, uno per il disegno (3-7 anni), uno per la
manipolazione della melodia ed il ritmo musicale (4-10 anni), uno per l'elaborazione dei concetti
astratti-filosofici-matematici (10-15 anni), ecc. Un'altra particolarit dell'uomo e che questi
numerosi periodi sensibili non sono assoluti (come negli animali), ma costituiscono il periodo
ottimale di acquisizione di determinate classi di stimoli.
Sviluppare certe capacit di risposta dopo aver superato tali periodi resta in genere possibile,
anche se con una maggiore fatica e con risultati generalmente meno stabili. Invece nei cani
bisogna conoscere ed usare strettamente questi periodi: ad esempio, per addestrare i cani dei
ciechi, bisogna lavorarci tra i 5 ed i 12 mesi circa. Nelluomo, saperlo, ci aiuta in pedagogia a dare
gli insegnamenti giusti nellet giusta.
Ricerche sullimprinting
Gli animali usati da Lorenz erano normali anatroccoli. Erano in una vasca circolare intorno
alla quale correva una pista sulla quale venivano posti , mentre al centro della vasca era un
modello di anatra di legno, abbinata a degli altoparlanti che ne riproducevano il richiamo.
Lanatra di legno era esposta allimprinting per 10 minuti. Che i suoni ci fossero o meno, esso
avveniva comunque. Il momento migliore era tra la 13^ e la 16^ ora dalla nascita e lanatra
di legno dava risultati migliori quando si trovava dai 15 metri in su rispetto allanatroccolo.
11.6 Teoria fisiologica dell'attivazione o arousal
Secondo le diverse teorie pulsionali della motivazione, la pulsione (o istinto) e sempre un
movimento che soggiace ad una dinamica di tipo aversivo: la molla che fa scattare un
comportamento motivato nell'animale e nell'uomo sarebbe sempre il cercare di evitare una
situazione spiacevole, o la risposta innata ad una sensazione di bisogno.
Nelle teorie motivazionali dell'attivazione, al contrario, si dice che la piacevolezza e la spinta ad
agire dipendono dal livello di stimolazione e dal grado di attivazione dell'organismo.
Se per il livello di stimolazione troppo alto, lennesima diverr una cosa da evitare o una
punizione! Se invece troppo basso, sar un premio o un incentivo!
Il valore motivante delle stimolazione sar quindi in rapporto al livello di attivazione
dell'organismo, livello che, a sua volta, legato allo stimolo. Invece la carenza di stimoli dall'esterno
sembra indurre la concentrazione de soggetto sugli stimoli propiocettivi, ovvero provenienti
dall'interno del proprio corpo, facendo s che prevalgano e si impongano in una percezione persino
di tipo allucinatorio.
La sola ricerca di una stimolazione elevata costituisce insomma un potente meccanismo
motivazionale che si traduce in tutta una serie di condotte (guidare veloce, vedere un film
dazione...servono quindi a mantenere un certo stato dattivazione).
Lo stato di attivazione per pu non soltanto guidare o spingere il comportamento di un
soggetto, ma anche finire con il costituire un incentivo od una meta di per se. Negli animali esiste
un livello ottimale per ottenere la massima efficienza comportamentale.
La legge che pone in rapporto l'efficienza comportamentale ed i livello di attivazione la regola di
Yerkes. La misura del livello di attivazione e in primo luogo di tipo fisiologico: con l'attivazione
crescente si modificano sia la forma che la frequenza delle onde elettroencefalografiche, aumenta
la frequenza cardiaca, il tono muscolare, la sudorazione, la respirazione accelera, ecc...
Un livello molto alto di attivazione coincide con un vissuto soggettivo di tensione ed ansia. Un
livello molto basso corrisponde ad uno stato di rallentamento e sonnolenza. I limiti estremi dello
stato di attivazione sono l'abolizione della coscienza (sonno, coma) ed una condizione di panico e
di reattivit ansiosa incontrollabile. Un'attivazione elevata implica anche un'alta distraibilit (a quel
punto si reagisce anche a stimoli estranei), che tende a scompaginare l'esecuzione di un
comportamento complesso, a renderlo impreciso o a prolungarlo.
I compiti di routine, invece, resistono bene alla destrutturazione. Ce ne vuole per incepparli! Quindi
una prestazione atletica o intellettuale pu fallire se ci si allena troppo o non si riposa prima
dellesame. Poi ognuno di noi ha un suo livello di reattivit ansiosa, ci sono i timidi da mettere a
loro agio ad esempio.
11.7 Motivazioni cognitive ed etiche
Le motivazioni viste fin qui sono quelle elementari (fame, sete) o legati a fenomeni istintivi,
stereotipati. Questo insieme di motivazioni sono chiamate motivazioni primarie, perch sono
essenziali per la sopravvivenza dell'individuo e compaiono per prime nel corso dello sviluppo. Le
motivazioni secondarie si collocano a livello diverso, sia perch non sono essenziali per la
sopravvivenza, sia perch si rilevano soltanto negli animali pi evoluti filogeneticamente ed, infine,
perche nell'uomo compaiono pi tardivamente nel corso dello sviluppo.
Una delle motivazioni secondarie la motivazione al successo ( la spinta a compiere una
determinata azione legata al raggiungimento di un risultato, qualificabile in termini di successo).
Ad essere motivante, in questo caso, non e tanto il risultato in s, quanto il fatto che riteniamo di
averlo meritato, cio che attribuiamo il risultato al nostro impegno e merito.
Le teorie dell'attribuzione dicono che il livello di motivazione dipende dalle cause alle quali la
persona ritiene di dover attribuire il risultato raggiunto.
I teorici dell'attribuzione (Weiner, 1986) hanno identificato 4 principali cause alle quali le persone
attribuiscono la ragione del proprio successo o fallimento: abilit, forza, impegno profuso/sforzo,
difficolt del compito e fortuna.
1) Abilit: una storia di ripetuti successi nello stesso campo fa si che il soggetto attribuisca il
successo alla sua elevata capacit. La ripetizione induce l'idea che non possa essere casuale.
Ricevere molti elogi, specie se da una persona significativa, aumenta la motivazione.
2) Impegno/sforzo: se la persona si impegnata tanto, pu attribuire il successo all'impegno
profuso. In base a tale meccanismo, si nota che il livello di soddisfazione aumenta in proporzione
quasi lineare con la fatica ed il costo.
3) Difficolt: se la maggior parte delle persone riesce a fare la stessa cosa, il soggetto pu attribuire
il successo alla facilit del compito.
4) Fortuna: se la persona si accorge che l'abilit e l'impegno non influenzano il risultato, pu
attribuirlo al caso e decidere che il successo in quel compito una semplice questione di fortuna.
Il livello di motivazione pu mutare radicalmente, a seconda il giudizio attributivo che le persone
elaborano. Se non supero un esame e penso che ho studiato poco (sforzo) posso sentirmi in colpa
e riprovarci, se penso che non capisco la materia posso lasciare gli studi (abilit), se penso sia un
terno al lotto mi sento impotente (fortuna). Ne deriva che la fiducia che abbiamo nelle nostre
capacit influenza molto il nostro successo, cos come lalcolista che meno ricade nel bere quello
che pi ha fiducia nei suoi mezzi e che quindi pi si impegna ad evitare le ricadute. Questa
mancanza di fiducia implica vulnerabilit e aumenta la vulnerabilit al tempo stesso! Lesperienza
del successo degli altri pu essere molto importante per motivare. Aiuta anche il gruppo (alcolisti
anonimi), somministrare farmaci disturbanti, separare il soggetto dal suo ambiente portandolo in
comunit.
Un'altra motivazione secondaria quella affiliativa o di attaccamento. Essa corrisponde al senso di
piacere legato al contatto con un altro individuo e al dispiacere di esserne separato o di restare
solo. Esistono moltissimi tipi di attaccamento e di ricerca del contatto, anche tra animali.
Come si crea lattaccamento?
Per Freud l 'attaccamento del bambino nei confronti dei genitori nasce dalla sua dipendenza e dal
fatto che i genitori soddisfano le sue necessita biologiche. Quando il figlio cresce, diventando
indipendente biologicamente, il suo attaccamento nasce invece da un processo di identificazione
come modello comportamentale e guida interiorizzata.
La teoria freudiana presenta 2 aspetti comuni con altre teorie recenti:
1) l'attaccamento tra figlio e genitori dipende dalla soddisfazione di bisogni biologici elementari;
2) la causa dell'attaccamento, la sua base, cambia nel corso dello sviluppo dell'individuo.
I comportamentisti hanno parlato di riflessi condizionati alla Pavlov. L'attaccamento deriva, qui,
dalla soddisfazione di bisogni elementari. La differenza sta nel tipo di meccanismo invocato (ci si
attacca a voce, volto perch associati positivamente alla cessazione della fame). L'attaccamento
visto come impulso o istinto incondizionato, per questa teoria non spiega lattaccamento nelle
fasce det successive! Poi, le cure materne non sono solo nel cibo: c il tepore, la rassicurazione, la
protezione. Infatti le ricerche di Harlow dimostrano che una scimmia isolata dalla madre, che
prende il latte da una scimmia di ferro non sviluppa per lei alcun attaccamento: manca il resto. Ci
che vuole il contatto caldo e morbido con una scimmia di pezza. Cerca il contatto reciproco con
la madre.
Questo fenomeno, presente sia negli animali che nell'uomo, sembra discendere dal tipo di
equilibrio ormonale che caratterizza la fase della lattazione. Si pu parlare infatti di istinto
materno, come atteggiamento di propensione alla cura e al contatto con il bambino.
La motivazione dell attaccamento per legata anche ad un bisogno di sicurezza. Ricordando
infatti la teoria freudiana, sull'evoluzione dell'attaccamento, con l'avanzare dello sviluppo la base
della motivazione si modifica. Con lo sviluppo cambia il livello qualitativo del bisogno che alla
base della motivazione.
Lo psicologo Maslow (1982) ha proposto un livello di crescita motivazionale che amplia e precisa il
discorso di Freud. Nel corso della vita si possono individuare 6 fasi successive, dalla pi elementare
alla pi complessa ed elevata:
1) Bisogni fisiologici: e la prima molla motivazionale a scattare dopo la nascita e l'individuo mira a
soddisfare di volta in volta il suo bisogno attuale.
2) Bisogni di sicurezza: si manifestano soltanto una volta appagati i bisogni fisiologici.
Corrispondono alla ricerca di contatto e protezione.
3) Bisogno d'amore e di appartenenza: desiderio di ricevere e di dare amore, che nasce solo dopo
aver soddisfatto i bisogni fisiologici e di sicurezza.
4) Bisogno di riconoscimento: esigenza di avere dal partner il riconoscimento di ci che si fa e del
risultato raggiunto.
5) Bisogno di realizzazione di s: corrisponde alla fase pi elevata dello sviluppo e della
comprensione di s stesso, raggiungibile solo dopo aver risposto alle esigenze delle fasi
precedenti.
6) Bisogno di trascendenza: bisogno di superare i propri limiti, cercando di entrare a far parte di un
mondo superiore, essere partecipe del divino.
Un bisogno insoddisfatto a livello basso (fame) concentra l'energia motivazionale a quella fase e
non lascia spazio alcuno per i diversi livelli superiori. I livelli pi alti si reggono sulla solida
soddisfazione dei pi bassi e non possono prescinderne. Se si fissa ad un livello pi basso, finch
non lo si soddisfa non ci sar spazio per i livelli superiori.
Maslow definisce la sua teoria come globale e dinamica: le fasi superiori comprendono sempre
anche quelle inferiori, in un disegno evolutivo di tipo globale, e perch in essa si ipotizzano delle
forze associate alle diverse fasi, il cui equilibrio, come nella psicologia del profondo di Freud, muta
continuamente in modo dinamico. Le motivazioni possono corrispondere peraltro a categorie o
classi di bisogni o istinti fondamentali, ben diversi da quelli proposti da Maslow: nella storia delle
idee ne sono stati proposti vari tipi:
Fichte: 4 classi di istinti di base:
- di autoconservazione
- di socievolezza
- di personalit
- di onore.
McDougall: 7 istinti:
- fuga
- difesa
- lotta
- curiosit
- cura della prole
- auto conservazione
- auto degradazione
Murray: 20 bisogni. A differenza di quelle proposte da Maslow, queste pulsioni non presentano ne
un'evoluzione, ne una gerarchia, ma sono compresenti nello stesso livello funzionale ed attivate a
seconda delle circostanze o degli eventi.
11.8 Motivazioni animali ed umane.
Le condotte animali sono identiche a quelle umane per diversi livelli motivazionali! Ad esempio
nelle motivazioni primarie e di attaccamento. Anche lomeostasi uguale, ma i sistemi di
modulazione e scatenamento sono assai diversi tra loro. Luomo ha fame ma non di qualsiasi cibo.
Ci sono di mezzo abitudini, norme rituali, regole di preparazione, orari, posticipazioni e inibizioni
per digiunolanimale si alimenta secondo bisogno e attitudini (erbivoro ecc), non diversificano
culturalmente ma peraltro si curano con certi cibi se avvertono carenze vitaminiche o metaboliche.
Per non hanno alcuna coscienza di ci che fanno. Lunico comportamento umano che assomiglia
sono le voglie in gravidanza, dipendenti da carenze di sostanze per laccrescimento fetale.
Anche nellattaccamento il parallelismo limitato. Ci sono differenze di contenuto, durata dei
periodi sensibili, rigidit negli stimoli scatenanti e negli schemi comportamentali. Per
lattaccamento costante, la scelta di qualcosa di morbido e caldo, il mantenimento del contatto
visivo, il piacere della manipolazione cutanea (carezze). Ma nelle motivazioni secondarie che le
differenze sono radicali. Ad esempio nelle motivazioni sociali. Solo gli animali gregari (canidi,
grandi felini, uccelli migratori) si nota il controllo dei rapporti di dominanza a fini riproduttivi: con
scontri rituali tra maschi per il diritto di accoppiamento. Invece negli uomini il piano del
riconoscimento sociale e dellautorealizzazione estraneo a quello riproduttivo e investe la sfera
culturale.
Infine, negli animali sembra assente la motivazione conoscitiva. Lunica eccezione la condotta
ludica, esplorativa fine a s stessa, di ambienti e cose. Per sono presenti solo in laboratorio, non in
natura. Nessun animale ha una spinta conoscitiva astratta.
CAP.12. LE EMOZIONI E GLI AFFETTI
12.1 Breve storia delle idee sulle emozioni
La motivazione corrisponde alla domanda perche facciamo o siamo spinti a fare qualcosa?;
l'emozione spiega come ci sentiamo dentro, cosa proviamo nell'agire o tendere a fare qualcosa?.
Se cerchiamo di capire, quindi, cosa prova un gatto nel trovare del pesce e mangiarselo, abbiamo
due strade: metterci nei suoi panni (impossibile) o studiare le sue reazioni (velocit, vibrisse, ecc),
che gi meglio e ci fa capire qualcosa.
L'emozione un evento soggettivo ed il suo studio scientifico quindi arduo, sia per la psicologia
comparata ( che compara il funzionamento mentale delle diverse specie animali tra loro e tra loro
e quello umano) che per quella umana, sia generica che differenziale ( che studia le differenze
individuali nel funzionamento mentale degli esseri umani, legate alle pi varie caratteristiche di et,
sesso, razza...).
Le emozioni sono come la componente soggettiva, la sensazione affettiva che accompagna la
condotta di un individuo e si contrappongono all'idea di razionalit. Nel passato e nella psicologia
prescientifica, l'emozione veniva considerata un fattore di perturbazione - ferino e animale,
inferiore e negativo - della condotta razionale dell'uomo, suo attributo caratteristico e nobilitante.
Negli antichi vi era l'idea che dietro la pressione delle passioni vi fossero dei Numi negativi che
volevano prendere l'uomo e che si impadronivano della sua anima razionale in modo incontrollato
ed inspiegabile.
Con Darwin (1872) si propone un significato opposto e rivoluzionario delle emozioni. Queste
rappresentano un meccanismo adattativo atto a favorire la sopravvivenza della specie: le emozioni
codeterminano il comportamento e la loro comunicazione produce effetti sia sul soggetto che
sull'ambiente. Con Freud diventano la parte in ombra dei nostri processi mentali ed il loro studio
rivela i significati profondi della condotta.
Gli effetti della felicit
Qual il rapporto fra funzioni somatiche ed emozioni? Isen ha studiato gli effetti della
felicit complimentandosi con degli studenti per il superamento di un test ed ha notato che
dopo, costoro pi degli altri che pure lo avevano superato, erano propensi ad aiutare un
collega in difficolt, quindi erano pi altruisti. Inoltre cambiava il comportamento cognitivo.
Donando dolciumi si aveva pi collaborazione, facendo regali in un grande magazzino si
avevano meno reclami, mostrando un film comico pi creativit nel problem solving.
Allo stesso modo anche il TAT influenzato dallo stato emotivo di chi lo fa. C dunque un
nesso tra stato emotivo e funzioni cognitive. E infatti quando si depressi vengono in mente
ricordi tristi che peggiorano la situazioneil che ci suggerisce che a queste persone vanno
indotti ricordi positivi, per migliorare lumore e la condotta.
12.2 Le basi psicofisiologiche dell'emozione
Sul modo in cui si articolano le emozioni, sul loro meccanismo di produzione, sono state proposte
numerose teorie.
1) Teoria di James-Lange (1884): in realt sono due teorie presentate autonomamente, ma
presentano marginali differenze. E' anche chiamata teoria viscerale o periferica delle emozioni, in
quanto ritiene che il sentimento dell'emozione non sia l'origine, ma piuttosto la conseguenza delle
modificazioni organiche periferiche ( non si trema perche si ha paura, ma si ha paura perche si
trema). Il vissuto emozionale sarebbe quindi una specie di interpretazione cognitiva, elementare ed
automatica, in risposta a variazioni di funzionamento del nostro SNP (simpatico e parasimpatico), a
loro volta risposte riflesse automatiche a stimoli provenienti dall'esterno. Questa teoria, molto
meccanica, si per sperimentalmente dimostrata falsa. 2) Teoria di Cannon (1927): con la teoria
centrale delle emozioni riteneva che l'origine delle emozioni fosse da rintracciare all'interno del
cervello. Riteneva quindi che la risposta emotiva fosse l'effetto di una stimolazione di certe zone
profonde del cervello, in particolare dei nuclei dell'ipotalamo.
Attraverso l'esperimento sui gatti (privati della corteccia cerebrale), si accorse che essi reagivano al
dolore con una rabbia (pseudorabbia) non normale, perche non mirata solo verso ci che gli sta
producendo lo stimolo, ma verso tutto. E cessava non appena cessava lo stimolo.
Il meccanismo che produce l'emozione parte quindi, certo, da stimolazioni periferiche e centripete,
ma scatta in modo automatico soltanto quando i segnali raggiungono certe parti profonde del
cervello. La mancanza della corteccia cerebrale impedisce ogni controllo su quanto avviene. La
sperimentazione ha confermato questa teoria.
La condotta emotiva ha quindi sicuramente a che fare con certi nodi anatomici cerebrali: solo con
l'interessamento di queste aree essa si pu verificare. Ha per una peculiarit: inizia e finisce con
l'inizio e la fine della stimolazione di queste specifiche zone cerebrali.
L'emozione vera, osservabile nel soggetto integro, non cos vera, dato che sorge
gradualmente e presenta uno strascico prima di spengersi del tutto
Quindi: tutta la sequenza comportamentale tipica delle diverse emozioni, si innesca ogni volta che
si stimolano le aree del cervello indicate da Cannon, ma il vissuto emotivo ha una sede ed
un'origine distinta da questa stimolazione. Questa origine stata collocata in strutture pi alte
del cervello, strutture-ponte tra i nuclei dell'ipotalamo e la corteccia cerebrale.
La sede fisiologica dell'organizzazione (e probabilmente anche del vissuto) delle emozioni e stata
collocata, da Papez nel 1937, nelle strutture del sistema limbico (nel circuito di Papez), detto anche
cervello viscerale. Esso ha una struttura abbastanza simile a quella della neo-corteccia e mette
questa in collegamento con l'ipotalamo e con le stimolazioni di provenienza viscerale, per cui il
segnale che attiva lemozione attraversa varie parti del cervello prima di giungere nelle parti
profonde del circuito. Ce ne vuole prima che lemozione diventi pensiero!
A livello fisiologico, l'emozione coincide con uno stato di attivazione funzionale dei neuroni.
Questo stato di attivazione non sembra diversificato da un tipo di emozioni all'altro. C sempre un
incremento dattivit bioelettrica.
Su questa base, nel 1970, Lindsley ha proposto una teoria generale dell'emozione, che si chiama
teoria dell'attivazione (teoria dell'arousal). Secondo questa teoria risulta difficile distinguere
l'attivazione emotiva dallo stato di attivazione che osserviamo quando opera una motivazione
biologica primaria (fame, sete). Siccome per evidente che ci deve essere una gran differenza tra
chi prova fame e chi golosit, la teoria di Lindsley ha carattere evidentemente troppo generale.
L'emozione non va intesa, comuque, come uno smarrimento della ragione, ma piuttosto come un
modo per arricchire ed articolare la nostra comprensione e percezione della realt. E' poi grazie alla
dimensione affettiva che il comportamento motivato viene sostenuto nel tempo e pu essere
integrato ed accettato a livello morale.
Emozione a met.
Maraon nel 1924 dimostr limportanza della valutazione critica del soggetto nel
determinare unemozione. Iniett adrenalina a delle persone rilassate. Essi avvertirono
tremori, agitazione, ma nessuna esperienza emotiva. Anzi, era unemozione fredda. Non
quindi sufficiente avere un certo stato fisiologico a livello periferico, per provare
unemozione!
Molti anni dopo Schacter e Singer (1962) obiettarono che per i pazienti sapevano che
sostanza sarebbe stata iniettata e quindi ci aveva falsato le aspettative. Che sarebbe
successo senza informarli e per di pi in un ambiente stimolante? Crearono cos due gruppi,
gli informati ed i disinformati. Nella met dei casi cera un sperimentatore che fingeva
effetti di euforia e allegria. Nellaltra met uno sperimentatore rabbioso, che finiva con lo
strappare i questionari e sbattere la porta. In ogni caso si not che erano sempre i pi
disinformati ad aderire allo stato danimo dello sperimentatore. La conclusione che noi
adattiamo il nostro stato emotivo alla situazione ambientale e particolarmente se non ci
aspettiamo nulla da essa.
12.3 Sviluppo e manifestazione delle emozioni
Nel 1924 Watson ritenne di identificare 3 emozioni gi presenti nel neonato: paura di fronte a
rumori improvvisi, ira se veniva tenuto fermo e amore se vedeva la mamma. La sua teoria, pero,
presentava un grave difetto metodologico: l'osservatore conosceva gi l'emozione che andava a
sottoporre al bambino; egli era quindi indotto a riconoscere il tipo di emozione in quella che si
aspettava da lui. Infatti, se invece osserviamo le reazioni di un bambino senza sapere a cosa sta
reagendo, non riusciamo pi a indovinare!
Bridges ha dimostrato che la manifestazione emotiva del neonato e del bambino fino a circa a 6
settimane di vita non altro che una semplice eccitazione indifferenziata. Ben presto si delineano
due tipi generali di eccitazione, uno positivo ed uno negativo, corrispondenti alla contentezza e al
disagio.
La causa di questo sviluppo graduale della capacita di esprimere emozioni duplice: percettiva e
cognitiva. Percettiva, perch le capacit di organizzazione percettiva degli stimoli del neonato sono
solo approssimative, quindi la sua conoscenza della realt esterna solo parziale. Cognitiva, perch
l'efficienza del sistema sensoriale nel raccogliere e discriminare i segnali esterni non molto buona.
La vista, per esempio, non buona. I neonati riescono a distinguere nitidamente soltanto oggetti
posti al massimo a 80-100 cm e peraltro senza sfondo e contesto ambientale, il che rende
incomprensibile percettivamente (perch non collocabile n rapportabile ad altro), anche ci che
otticamente nitido. Il neonato insomma non reagisce a stimoli esterni, ma quasi soltanto a stimoli
interni. Egli non ha una chiara percezione dei limiti del proprio corpo e pertanto tende a reagire
agli stimoli semplici sempre nello stesso modo. Questo , appunto, uno stato di attivazione e di
eccitazione indifferenziata.
Quindi, inizialmente la sua reazione globale ed indistinta, in seguito si diversifica gradualmente.
L'espressione delle emozioni, sia a livello gestuale, sia di mimica del volto, sarebbe, secondo gli
etologi, una sorta di movimento dell'intenzione, una fase anticipatoria rudimentale di una qualche
azione che l'individuo si appresta a compiere come reazione ad uno stimolo. E' un proposito od
intenzione che viene espresso dal corpo. Ad esempio, nellesprimere la rabbia scopriamo i denti,
come se ci stessimo preparando a mordere
Nel 1872 Darwin, nel libro L'espressione delle emozioni nell'uomo e negli animali, sosteneva che
la struttura delle espressioni doveva essere innata e connessa quindi all'appartenenza ad una data
specie, mentre la sua modulazione (miniaturizzarla, enfatizzarla) era un portato della trasmissione
culturale. Inoltre, Darwin sosteneva che le mimiche erano uguali anche in popolazioni diverse.
Il problema era che tutte le popolazioni (anche quelle analfabete) forse decifravano esattamente le
espressioni mimiche sottoposte, poich la maggior parte di loro erano comunque venute in
contatto con popolazioni di origine europea...
Ekman, allora, nel 1989, dette validit alle teorie precedenti, facendo lo stesso esperimento su una
trib illetterata ed isolata della Nuova Guinea, dimostrando che le 6 emozioni di base (felicit,
tristezza, ira, disgusto, sorpresa e paura) vengono espresse proprio come negli europei. Ekman
fotograf le espressioni degli indigeni e vide che gli europei le riconoscevano, cos come al
contrario gli indigeni riconoscevano quelle degli europei. Le 6 emozioni base, per, non sono
riconosciute tutte nella stessa misura percentuale (ad es.: lespressione di felicit fatta dallindigeno
riconosciuta come tale dal 92% degli europei, ma se esprime sorpresa scendiamo al 68%). Esiste
infatti in ogni mimica una componente di base universale, ma anche una componente acquisita e
culturalmente determinata (ecco perch non funzionava con la sorpresa).
Sono inoltre riconosciute meglio le emozioni che corrispondono ad una mimica pi marcata (come
ira, felicita e disgusto), perch offrono una mappa di segni pi ricca, danno pi informazioni.
La capacit di riconoscere correttamente le emozioni inoltre legata alla capacit di esprimerle in
modo adeguato: maggiore nei soggetti adulti e pi sviluppata nei soggetti sani, rispetto a quelli
che presentano disturbi mentali o comportamentali.
Le emozioni e la loro espressione.
Quali sono le emozioni primarie? Schlosberg nel 1952 studi questa faccenda col diagramma
delle emozioni. Ci sono due assi perpendicolari (vedi pag. 284): piacevolezza-spiacevolezza e
attenzione-rifiuto. Qualunque espressione facciale rientra nelle combinazione di questi
fattori.
Plutchick (1981) ha raffigurato in un cono capovolto le emozioni, per intensit e somiglianza
reciproca. Molte sono bipolari, ad es. lodio si contrappone allamore. Le emozioni primarie o
fondamentali sono 8 e lintensit decresce dal basso verso lalto. La somiglianza reciproca (ad
es.: tra allegro, felice ed entusiasta) visibile nella sezione del cono.
Altre ricerche hanno dimostrato che riconosciamo facilmente le espressioni facciali, meno
quelle corporee; pi facilmente quelle di individui della nostra stessa cultura; i soggetti
femminili riconoscono le emozioni pi dei maschi.
Uno studio sullimpassibilit orientale
Lespressione facciale suscita molte controversie. Molti autori dicono che essa non
spontanea, anzi, fa parte del linguaggio culturalmente appreso. Quindi gli studi comparativi
non sarebbero dimostrativi sufficientemente. Questo perch nelle ricerche si chiede di
replicare delle emozioni, ma non le si sta provando davvero! Infatti, dicono questi autori, se
osserviamo le espressioni spontanee delle persone in situazioni emozionanti, troviamo molte
differenze. Gli orientali per esempio usano un sorriso cortese anche in situazioni per noi
incomprensibili, per se mimano lira uguale alla nostra.
Quindi? Ekman ha dimostrato (comparando espressioni filmate e spontanee di entrambe i
gruppi) che la differenza esistente dovuta alle regole di esibizione (norme culturalmente
apprese) dei due gruppi. Lo ha fatto mettendo 25 americani e 25 giapponesi nella stessa
situazione: veniva mostrato loro un filmato disturbante, sia con altri che da soli, mentre si
registravano il tono muscolare, la frequenza cardiaca Poi era mostrato anche un filmato
neutro.
Le mimiche facciali erano registrate tramite un software detto FAST, che filmava e
scomponeva ogni mimica, traducendola in dati numerici.
Quello che si scoperto che limpassibilit orientale non si rivelata affatto se lasciati da
soli: le mimiche erano totalmente uguali a quelle degli europei. In gruppo invece avevano un
autocontrollo molto forte e quindi erano impassibili.
Un modello costruttivista delle emozioni
Averill ha proposto un modello esplicativo generale che integra aspetti psicologici,
psicosociali e biologici dellemozione. Nel suo diagramma (vedi pag. 289) la parte superiore
esprime il livello di analisi psicosociale (comportamenti e difese sociali), quella inferiore il
livello psicologico (norme e difese personali) e lasse mediano i processi relativi sia cognitivi
che fisiologici. Le relazioni create dai due livelli per non sono causali. Infatti, le norme
sociali non sono la causa delle reazioni psicologiche, ma vanno viste come il metro per
poterle valutare: lindividuo pu assorbire le norme sociali oppure temere giudizi
positivi/negativi. Naturalmente le esigenze sociali possono essere in contrasto con
lindividuo (andare in guerra) o contraddittorie. In questi casi lindividuo segue dei
comportamenti reattivi che Averill chiama difese sociali.
Nella met inferiore c il livello psicologico, dicevamo. Le norme personali sono linsieme
delle attese dalle quali dovrebbe essere modellato il comportamento ideale di ogni individuo
ed alcune sono cos coercitive che le chiamiamo passione. Se due attese sono incompatibili
tra loro ne deriva un conflitto psichico. I meccanismi di difesa psicologici consentono una
soluzione, ad esempio attraverso la trasformazione simbolica della risposta
Se un individuo ben adattato le norme personali sono il riflesso di quelle sociali. Per Averill
le emozioni sono ruoli sociali transitori e derivano sempre da una chiave socio-culturale.
Niente di darwiniano, quindi.
12.4 Fenomenologia delle emozioni
Le emozioni possono essere raggruppate e classificate a seconda della loro fonte. La suddivisione
pu articolarsi in emozioni somatiche (fondo emozionale di base, paura e angoscia), emozioni
situazionali (gioia, riso, collera, angustia, sorpresa), emozioni sociali e relazionali (amore, altruismo,
ostilit, odio), emozioni cognitive ed autoriflessive (interesse, speranza, senso religioso, colpa,
vergogna e autostima).
Per le emozioni somatiche:
- possiamo parlare dell' anima vegetativa descritta da Aristotele: essa ha come funzioni la
riproduzione e la nutrizione. Fra le funzioni degli esseri umani, nella misura in cui essi sino
conformati normalmente, la funzione pi profondamente ancorata nell'anima e nella sua natura e
quella di generare qualcosa che a loro assomigli. Questa definizione connette direttamente i
vissuti, sia pulsionali che specificamente emozionali, con la natura del corpo e la sua funzionalit.
L'anima vegetativa di Aristotele la componente spirituale indissolubilmente associata alla
funzionalit corporea, che non si pu esprimere indipendentemente da essa o che corrisponde alla
soggettivit.
- Altro esempio di emozione somatica il concetto di fondo emozionale. Tutti gli esseri umani
sono soggetti ad un umore che presenta variazioni continue ed innumerevoli, che variano da uno
stato di euforia ad uno di spossatezza psichica ed apatia. Lersch ha chiamato questo fondo
emozionale, o umore di base, timbro specifico del sentire della vita.
Fondo somatico e qualit dell'umore di base sono strettamente connessi tra loro. Da un lato gli
stati emozionali di base formano il corso continuo dell'umore (tendenzialmente vivace, ad es.),
dall'altro le attitudini che vengono adottate verso le esperienze ed il flusso degli eventi esterni
modificano questo fondo emozionale.
Da un punto di vista neurofisiologico, il fondo emozionale sembra dipendere dal tipo di equilibrio
esistente tra un'ampia serie di ormoni cerebrali.
Gli eventi esterni hanno la capacita di modificare l'equilibrio neuro-endocrino, ma la responsivit
agli eventi differenziata da individuo ad individuo in rapporto sia alla struttura dell'equilibrio
neuroendocrino, che all'influenza subentrante delle esperienze precedenti.
- Un'emozione schiettamente somatica la paura. Il riflesso di Moro, per il quale in caso di pericolo
il neonato si aggrappa in modo riflesso con le mani, esprime efficacemente il carattere automatico
e corporeo delle reazioni di paura e spavento. Anche ladulto ha reazioni simili, quando il polso si
ferma o c un brivido.
- L'ansia risponde sul piano psichico allo spavento, all'impotenza ed al trovarsi in una situazione
senza vie d'uscita (tachicardia, spasmi muscolari, tic+ sensazione di spavento impotente). Bench
costituisca un'emozione negativa, ci sono situazioni in cui l'uomo la ricerca intenzionalmente
(divertimenti pericolosi o sport estremi).
Le emozioni situazionali sono degli stati emotivi determinati o modificati da situazioni od eventi, di
cui costituiscono appunto le reazioni emotive.
- La gioia come evento soggettivo, e divisibile per direzione e per intensit. In quanto sentimento
di benessere e di soddisfazione, si collega ai successi di cui siamo stati partecipi. Pi passivi e
globali sono invece gli stati del buonumore e di soddisfazione che ci possono prendere quando la
natura ci procura un piacere particolarmente intenso. C anche il senso di ilarit. Per la
battuta, dice Freud, pu anche essere un modo per sfogare pulsioni rimosse. Lo humour invece
pi distaccato, cogliendo una relazione incongrua e nascosta.
- La collera o la rabbia costituiscono un'emozione situazionale, o di emergenza, nel senso che
insieme l'emergere di un accesso breve di follia, come anche una mobilitazione estrema di risorse
che permettono di resistere ad ostacoli apparentemente insormontabili. I moventi della collera
variano da una persona allaltra, cos come varia la soglia. Solitamente una frustrazione, lesioni
fisiche, insulti, minaccia di perdere qualcosa. Quindi connessa al potere, alla sensazione di
perdere le proprie libert e diritti. Ma anche ad un ridotto auto-controllo, che porta a reagire a
stimoli che non giustificano la reazione. Viene combattuta clinicamente con il rilassamento, il
distanziamento emotivo.
- La preoccupazione la reazione emozionale di fronte a situazioni o prospettive di dolore, perdita,
sofferenza o lutto. Ognuno elabora la propria strategia di fronte alla preoccupazione; c chi si
preoccupa anche solo per eventualit, c chi li sottostima rimuovendoli, chi fa delle compensazioni
per sfuggire, chi somatizza. La maggior parte cerca di realizzare quella che Freud ha definito
elaborazione del lutto ( il lavoro di elaborazione psichica per dominare e controllare la
sofferenza).
- L'emozione della sorpresa nasce dalla realizzazione di un evento inatteso e si mostra in rapporto
con la nostra capacit di avere un immagine del futuro ed un quadro di aspettative. Questo ci
serve per proteggerci.
Le emozioni sociali sono quelle che si sviluppano nel contesto delle relazioni interpersonali e di
gruppo, come aggressivit, altruismo, ostilit e amore.
- L'amore e un sentimento di legame al quale concorrono varie componenti psichiche, alcune
indispensabili, altre complementari. Si fonda sulla reciprocit, sulla fiducia e sull'accettazione
integrale reciproca. Si ignorano i particolari sgradevoli dellaltro. Nellinnamoramento in particolare
si perde il limite della realt e ci si avvicina allineffabile. Questa fase si trasforma in unaltra in cui si
crea una comunit di interessi, un compito.
- L'altruismo la ricerca del bene dellaltro nel nome del bene in s. La manifestazione pi chiara e
disinteressata si ha nei rapporti di amicizia.
- L'amicizia la capacita di mettersi nei panni dell'altro e, anche se ad un livello meno intenso
dell'amore, di andare oltre i propri interessi e propensioni, nel nome e nel bene dell'altro.
- L'altruismo corrisponde alla capacita di empatia, accettazione, comprendere.
- L'antipatia un'emozione che comprende vari contenuti negativi, ma senza ostilit aperta. Si nota
nel rifiuto, nella chiusura al contatto
- L'aggressivit si esprime su diversi piani (del pensiero, delle intenzioni, della condotta linguistica e
dell'azione). Pu nascere da problemi nella relazione tra individui (aver subito torti o ferite), ma
anche nella relazione tra gruppi ed etnie e pu condurre fino all'odio e al genocidio. Pu inoltre
essere deviata contro di se, con atti suicidiari o auto-lesionistici. Nasce da soglie personali diverse
(diverse per motivi ormonali? Diverse per meccanismi di elaborazione dellinformazione?) Le
dinamiche causali dell'aggressivit sono connesse anche ad una elaborazione cognitiva, ma questo
non consente di classificare l'aggressivit come un'emozione cognitiva.
Infatti, nel caso dell'aggressivit pu essere il pensiero che incita a provare un risentimento
emotivo, mentre nel caso delle emozioni cognitive vero il contrario, ovvero il tipo di emozione
che incita l'uomo ad orientare il proprio pensiero.
Fra queste emozioni cognitive possiamo indicare: interesse, speranza, religiosit, sentimenti morali
e rispetto di s. - Interesse: dipende dallimportanza attribuita, soggettivamente o oggettivamente,
ad uno stimolo. Nell'uso attuale questo concetto rientra in 3 categorie interpretative:
a livello di sensibilit comprende l'attitudine indagatoria ed esplorativa, la curiosit ed il desiderio
di conoscere;
a livello di interpretazione della realt comprende le preferenze, i gusti, le propensioni di scelta
ed adesione;
a livello di volizione comprende lo zelo, l'ambizione, la passione per un'attivit.
- La speranza rappresenta l'emozione cognitiva che rapporta l'essere umano alla dimensione del
tempo futuro. Essa rappresenta una relazione con la realt che ancora non . Si tratta in questo
senso di un'emozione utopica, che talvolta pu sfociare nell'illusione. Parte dallidea che si ha di s,
dallautostima, dai desideri e dalle mete. Essa ottimistica, fissa le attese ad un livello di probabilit
pi alto del vero. I depressi non hanno speranze.
- L'emozione religiosa attribuisce significati al mondo e alle relazioni che vanno al di l dei dati
raccoglibili con l'esplorazione diretta ed oggettiva. Nell'accezione di Jung, la religiosit lo spazio
dell'autonomia dell'animo umano, dell'individualit che si mantiene attraverso un'attribuzione di un
significato proprio e trascendente contrapposto all'uniformazione razionalistica. In questo senso, la
fede religiosa sinonimo di ricerca individuale e non segue un credo, in quanto il credo una sorta
di modello di massa a cui l'individuo si uniforma. Questa emozione pu essere contemplativa, pu
far avvertire il senso di legame, labbandono infantile, la tensione per lassoluto.
Due modi di teorizzare le emozioni
Esistono due gruppi di modelli teorici, quelli componenziali e quelli olistici.
Componenziali:le emozioni scomposte in elementi che non sono emozioni, ma dati
fisiologici, componenti apprese.
Olistici: le emozioni sono universali, innate e non scomponibili. Per cui le varianti personali
sono dovute al rapporto tra un meccanismo innato evoluzionistico e la modulazione dovuta
a fattori occasionali.
Vari studi sperimentali hanno dato ragione ad entrambe le teorie. Tanto pi che ogni cultura
produce varianti alle emozioni di base. ()
12.5 Il linguaggio del corpo
Le emozioni sono segnalate anche dal linguaggio del corpo. Ci sono pi tipi di messaggi.
I movimenti del corpo: gesticolare, posture, mimica, contrazione o distensione muscolare,
velocit o meno del movimento, ripetizioni di gesti
Fenomeni paralinguistici: riso, pianto, battito di ciglia, sbadiglio, silenzi, pause del discorso
Fenomeni fisici involontari/rilevabili a vista: sudare, tremare, arrossire, impallidire, eccitarsi
sessualmente, pelle doca, svenimento
Fenomeni fisici involontari/non rilevabili a vista: pressione sanguigna, battito, adrenalina, acidit
di stomaco
Prossemica (distanza rispetto agli altri)
Comunicazione attraverso lolfatto e il contatto diretto del corpo
Esempio: assisto ad uno spettacolo interessante, sono ben seduto, dritto, attento. Lo spettacolo mi
annoio: mi guardo intorno, mi muovo un po, mi addormento. Se sono interessato a chi mi sta
parlando lo guardo, sono attento. Se non lo sono, guardo lorologio o altrove. Non controlliamo
tutte le reazioni, infatti se sono in auto con un amico che guida come un pazzo, mi trover a
stringere la maniglia mentre chiacchiero amabilmente 12.6 Disturbi emozionali, diagnosi e
trattamento
La sensibilit emotiva, ovvero la capacit di reagire con partecipazione emotiva agli eventi ed alle
esperienze, pu trasformare gli eventi stessi e anche condurre a taluni disturbi psichici.
I due vertici dello squilibrio emozionale sono la sensibilit esacerbata o eretistica ( per cui il
soggetto si agita e viene scosso emotivamente anche per modeste o banali sollecitazioni) e
un'indifferenza affettiva o atimia ( per cui il soggetto torpido, affettivamente indifferente,
inerte e non reattivo).
I sentimenti e le emozioni, in quanto esperienza vissuta di una trasformazione di umore, hanno
anche nella normalit psichica la tendenza a trasformarsi in esplosioni affettive, sia in senso
positivo che negativo. Ma quando queste trasformazioni interiori sono esacerbate, prolungate nel
tempo, subentranti e cumulative che possiamo parlare di disturbi affettivi o emozionali.
Per carattere eretistico si intende il carattere iperattivo, sempre critico ed oppositivo, recriminatorio
e tendenzialmente violento. Questa struttura del carattere pu costituire un punto di partenza per
una evoluzione psicotica, sotto forma di paranoia di persecuzione.
Il carattere torpido invece presenta una marcata tendenza alla disforia, o allo stato di malessere
emotivo, e mostra un'elevata suscettibilit a vivere stati di ansia per sollecitazioni modeste, in
particolare per certi segni o sintomi corporei. E' la situazione dell'ipocondria.
Questo disturbo si chiama cosi in quanto l'ipocondrio (la zona addominale e tutta la parte situata
sotto le costole), il settore del corpo dove si concentrano la maggior parte delle attenzioni e delle
ansie di malattia. L'ipocondriaco pu manifestare, nelle sue manifestazioni e nella sua propria
esperienza affettiva, una vera e propria inaccessibilit e paralisi affettiva. Questa condizione di
perdita del contatto affettivo chiamata alessitimia o stupore emozionale ed presente oltre
che nell'ipocondria grave anche in un certo numero di psicosi.
Si tratta di una condizione che rende estremamente poco accessibile il paziente alla psicoterapia,
poich incapace di introspezione e di auto-esame. Lipocondriaco richiede continui controlli ed
esami medici per una malattia di cui certo e che nessuno sa trovare.
Il passaggio dallo stato eretistico a quello torpido ed ipotimico caratterizza quello che viene detto
comportamento cicloide ( condizione che si riscontra nel grado pi estremo di intensit nella
psicosi ciclica o psicosi maniaco-depressiva). Si parla di psicosi in quanto le trasformazioni della
reattivit emozionale e dell'umore sono imprevedibili, marcate e autogeniche.
La nevrosi isterica, fin dall'antichit, stata considerata come un disturbo dell'affettivit.
Dal punto di vista emozionale, si caratterizza per la labilit od instabilit dello stato emotivo, per la
teatralizzazione od esacerbazione delle reazioni affettive, per la tendenza alla conversione della
sofferenza emotiva in disturbi di tipo sintomatico.
Le forme di questa conversione sono per variate nel tempo, il che significa che i fattori culturali
hanno un peso enorme. Questa nevrosi si chiama isteria, perche gli antichi ritenevano che fosse
originata da una deformazione e spostamento di sede dell'utero. Ovviamente non vero, ma Freud
ha dimostrato che la maggior parte di pazienti donne dovuta allinibizione e distorsione della
pulsione libidica.
Un disturbo emozionale presente anche nella personalit sociopatica, definita dall'OMS come
disturbo della personalit accompagnato dal mancato rispetto degli obblighi sociali, insensibilit di
fronte all'altro, eccessiva aggressivit e disinteresse progettuale. Questo disturbo comprende in
effetti diverse categorie di problemi, che possono andare dalla condotta criminale nel rapporto con
la societ, alla ricerca crescente del conflitto.
Il fulcro di questo disturbo sta nella relativa o totale incapacit di controllare le emozioni negative
ed il passaggio all'atto aggressivo di emozioni di emergenza come la collera e l'ira. Le cause
ipotizzate sono molteplici e fanno riferimento sia a fattori biologici che comportamentali o
situazionali. Di fatto un disturbo che interessa quasi esclusivamente gli uomini, ed appare
correlato al tasso di ormoni testicolari in circolo, oltre che da schemi culturali che portano ad un
comportamento criminale.
CAP. 13. STATI DI COSCIENZA NORMALE ED ALTERATA
13.1 La natura della coscienza
La coscienza un fenomeno cos ovvio che forse impossibile definirla. William James ha definito
la coscienza come coincidente con il senso di identit personale, ovvero con la capacita di separare
ci che fa parte di s da ci che non ne fa parte (definizione piuttosto ampia, visto che esiste anche
in condizione di alterazione tipo lebbrezza da alcol o nel sonno).
Una funzione della propria coscienza cos concepita - la regolazione della propria relazione con
l'ambiente. E' infatti grazie alla coscienza che si compie un monitoraggio permanente degli effetti
del proprio agire, che si pu ordinare la propria attivit mentale, attendersi degli eventi dal futuro,
progettare e dirigere la propria volont.
La coscienza pu allora anche essere definita come l'aspetto soggettivo della capacit di pensare,
di elaborare gli stimoli e di indirizzare la condotta (definizione stavolta troppo restrittiva, cos sono
privi di coscienza bambini piccoli ed animali).
Oltre alla dimensione conscia e consapevole, la gran parte degli psicologi riconosce l'esistenza
anche di una parte inconscia della nostra psiche.
Esistono due modelli alternativi nella concezione di spazio inconscio e conscio, uno cognitivista ed
uno psicodinamico.
Per i cognitivisti, bisogna esaminare il flusso e lelaborazione dellinformazione, quindi l'inconscio
coincide con l'insieme di ricordi, conoscenze, processi di pensiero che sono stati assimilati e
registrati in precedenza ed influenzano la condotta ed il pensare attuali, ma che non sono
immediatamente e direttamente accessibili all'esame
consapevole del soggetto. Fanno quindi parte dell'inconscio sia le attivit automatiche di prima
assimilazione del segnale da parte degli organi di senso, sia tutte quelle attivit volontarie, ma
automatizzate attraverso l'apprendimento e l'esercizio (per es. camminare, parlare, scrivere...).
Questa seconda componente dell'inconscio chiamata conoscenza procedurale.
Se dirigiamo l'attenzione verso queste attivit inconsce ed automatiche, una parte di esse pu
essere portata alla coscienza (cercando per es. di analizzare i movimenti da fare con la lingua per
pronunciare le parole dell'alfabeto). Questa componente di inconscio che si riesce a far emergere
con l'auto-osservazione analitica viene detta coscienza dichiarativa.
Possiamo quindi dire che nello schema di tipo cognitivista abbiamo un modello della psiche in tre
stati o livelli funzionali, che assomiglia a quello freudiano. C
Linconscio (con la conoscenza procedurale ed il sistema sensorio)
Il preconscio (con la conoscenza dichiarativa)
Il conscio (con lattenzione)
Il modello psicodinamico freudiano ritiene che l'inconscio sia costituito in primo luogo dagli
impulsi primari, dagli istinti, dai desideri, riferibili soprattutto alla sfera della sessualit.
Altri autori (Junge e Adler) hanno per dato minore rilevanza agli impulsi sessuali o hanno
ipotizzato delle pulsioni inconsce collettive, che interessano l'individuo in quanto appartenente ad
un determinato gruppo etnico-culturale.
Le pulsioni lasciano delle tracce di s (ricordi, automatismi, tendenze all'azione) ed hanno un
effetto sul modo di essere e di agire, ma la consapevolezza della loro presenza solo parziale e per
essere raggiunta richiede un impegno dell'io ad esplorare un'area di confine che di norma gli
sfugge o viene colta solo confusamente.
La parte conscia costituisce sempre e comunque una frazione modesta della globalit dello
psichismo (metafore dell'iceberg la parte immersa non direttamente visibile, anche se ne
cogliamo gli effetti e la dimensione sulla base dei movimenti e della forma della parte emersa). Il
modello cognitivista si basa sulla teoria del flusso dell'informazione e sulla distinzione tra processi
di tipo automatizzato e di tipo intenzionale, mentre il modello freudiano potrebbe essere definito
come modello affettivo ( basato sulle emozioni). Le spinte primarie, le pulsioni, gli istinti sono
considerati da questa teoria la fonte autentica dei nostri comportamenti volontari e coscienti.
Il processo di scoperta dei contenuti inconsci e sempre incompleto, indiretto e soffre di un certo
grado di indeterminazione interpretativa.
Quando siamo desti, lucidi, la coscienza esercita un controllo rigoroso e l'investigazione delle zone
profonde risulta quasi impossibile. Tale analisi piu agevole se operiamo una qualche forma di
distanziamento emotivo e di distacco, oppure durante il sonno. Un'altra situazione propizia e quella
della regressione ( ritorno all'indietro. Il funzionamento mentale di un individuo arretra ad un
livello inferiore e precedente di sviluppo rispetto a quello normalmente in opera), ma la migliore
posizione quella di un osservatore esterno.
Durante il sonno o con l'assunzione di droghe, farmaci o durante una seduta psicoanalitica, si
hanno alcune delle condizioni favorevoli per una regressione e quindi per un accesso relativamente
pi agevole ai contenuti dell'inconscio.
Un osservatore esterno, se non coinvolto emotivamente, pu cogliere con relativa facilit la
presenza di meccanismi inconsci di fronte ai quali l'interessato risulta come cieco. E' questo il
motivo per cui un'auto-analisi risulta sempre monca ed incompleta.
13.2 Il cervello e la coscienza
Diverse teorie filosofiche hanno sostenuto che la mente, o anima razionale, fosse una qualit
dell'anima e, come tale, un'entit separata rispetto al corpo e che esistesse fra la mente ed il corpo
stesso un punto di contatto e di passaggio.
Questo punto stato individuato dai pi antichi nel cuore, in seguito nella ghiandola pineale.
Quest'ultima posizione filosofica, quella dualista, prevedeva l'esistenza di due entit distinte ed
autonome come la mente ed il corpo (maggior esponente Cartesio). In questo modo rese possibile
alla ricerca psicofisiologica di fare ricerca in modo molto libero, secondo gli stessi principi della
medicina e dellempirismo.
Secondo queste concezioni, esistevano anche due tipi di anime: un'anima vegetativa (che
sovrintende alle funzioni vitali) ed un'anima razionale (che permette di essere coscienti, di orientare
l'azione volontaria, di ragionare...). Mentre la prima risultava indissociabile dal corpo, nascendo e
morendo con esso, la seconda era immortale. Oggi come oggi, questa solo unopinione
indimostrabile. La coscienza, oggi, vista come un attributo funzionale, un particolare risvolto del
funzionamento dei neuroni della corteccia.
Esistono svariate tecniche di studio adatte a mostrare la relazione fisiologica fra coscienza ed
attivit neuronale:
- un consiste nel vedere che succede quando si stimolano elettricamente diverse aree della
corteccia cerebrale in un soggetto sveglio, al fine di curare un focolaio epilettogeno
chirurgicamente. Il paziente non anestetizzato e si vede come vengono evocate in lui precise
percezioni acustiche o visive. O meglio, noi stimoliamo la corteccia e lui vede e sente! Ci che vede
e sente fa emergere il ricordo di esperienze passate o addirittura le rivive.
- unaltra consiste nello studio del cervello diviso. L'encefalo si scompone in due emisferi,
anatomicamente uguali e simmetrici. Di norma, operano in modo associato perche sono congiunti
da certe strutture nervose intermedie, collocate nel setto interemisferico. In alcuni casi di
trattamento chirurgico dell'epilessia, per evitare che le scariche epilettogene originate in un
focolaio posto in un emisfero, si diffondano anche all'altro, il setto viene tagliato, lasciando cosi
piena autonomia funzionale ai due emisferi cerebrali. Si sono cosi ottenute importante informazioni
sulla specializzazione funzionale dei due emisferi. L'emisfero sinistro (nei soggetti a dominanza
destra), ad esempio, specializzato nel controllo e nella comprensione del linguaggio e della
scrittura, nell'esecuzione di ragionamenti astratti e nella risoluzione di problemi aritmetici.
Se i destri hanno come dominante lemisfero sinistro, non per sempre vero il contrario, anzi tra i
mancini c una percentuale che non ha alcun emisfero dominante! Il che vuol dire che alcuni di
loro sono mancini veri, altri falsi ed alcuni potenzialmente ambidestri.
L'emisfero non dominante (di norma il destro) risulta invece pi abile nei compiti di analisi e
ricostruzione spaziale, nel confronto globale e sintetico di stimoli visivi, nell'ideazione di tipo non
verbale e legata ad immagini, nell'assimilazione e raffronto degli stimoli musicali.
La specializzazione emisferica non e assoluta, ma relativa. Se per qualche ragione un emisfero cessa
di funzionare, l'altro pu subentrare gradualmente in tutte le sue funzioni, ma funziona solo nei
bambini.
E stato dimostrato che ogni singola met del cervello pu ricordare e riconoscere e comprendere
separatamente dallaltra met. Per alcuni esistono due coscienze, una per emisfero ed il fatto che
ognuno dei due sia specializzato evita un conflitto.
13.3 Coma, coscienza e morte
Il coma irreversibile la condizione che consente lespianto e la dichiarazione di morte. La
Commissione di Harvard (1968) che defin i rapporti tra coma, coscienza e morte parl per anche
di perdita permanente dellintelletto. E una strana espressione, che non coincide con la morte
dellintero cervello; infatti pu essere che il tronco encefalico e lSNC continuino a funzionare, ma la
coscienza irrimediabilmente perduta. E il caso dei pazienti in stato vegetativo persistente, che
certamente non si pu dire siano in coma.
La Commissione aggiunge allora che si riferisce solo a quei pazienti in coma che non abbiano
alcuna attivit nel SNC. Perch dice questo? Forse perch riteneva che le condizioni di individui il
cui intero cervello era morto potessero essere mantenute solo per 1-2 giorni? In fondo, se il tronco
encefalico integro, il corpo pu continuare a funzionare indefinitamente.
O forse perch nel 1968 il solo tipo di coma irreversibile noto era lassenza di ogni attivit
cerebrale riconoscibile? O perch questi pazienti, se gli togli il respiratore, cessano autonomamente
di farlo? Invece le persone in stato vegetativo respirano anche da sole, sicch per la Commissione
non potevano essere incluse senza rischiare di essere seppellite
Il fatto, appunto, che oggi sappiamo che le funzioni automatiche di alcuni pazienti possono essere
mantenute per mesi o anni e quindi restringere la definizione di morte a quelli il cui cervello ha
smesso di funzionare non basta pi.
Resta cos in piedi solo la questione dei pazienti che respirano ancora spontaneamente.
E proprio per questo che la definizione migliore, oggi come oggi, quella di perdita irreversibile
della coscienza. Quindi, se muore la persona (=coscienza, corteccia, emisferi) e non muore il corpo,
basta a dichiarare la morte?
Vogliamo davvero dire che essere umani caldi e che respirano sono morti? Una ridefinizione del
genere non possibile, visto che nemmeno quella attuale stata ancora assorbita dalla gente! Se
abbandonassimo il criterio attuale come giustificheremmo lespianto da persone vive?
Sicch oggi la diagnosi di coma fatta sia esaminando la reattivit agli stimoli (riflessi elementari,
esame del respiro e del battito) sia facendo un EEG.
Abbiamo 5 livelli di coma: dal Come leggero (transitorio, uno stordimento), fino a quello depass
(irreversibile). Nella legislazione italiana il solo per il quale si pu espiantare. Solo che siccome
alcune persone sono riemerse dal coma profondo e tutte hanno riferito esperienze di
manipolazioni, piacere, visioni luminose e distacco emotivo. La questione non pu essere chiusa
facilmente parlando di uneccitazione di alcuni neuroni prima del risveglio
Il caso Terri Schiavo ed il rapporto (confuso) fra scienza ed etica.
Nella valutazione se far vivere o meno la Schiavo, in come vegetativo permanente, entrano
in campo molti fattori. Si discusso del valore della vita, della sua definizione stessa, sulle
manipolazioni in vitro e sulleutanasia. Si parlato di libert di coscienza, ma ci sono casi in
cui la coscienza non pu essere un parametro di scelta, cos come nellomicidio o nello
stupro i giudici non hanno libert di coscienza. In questo modo un problema grave diventa
meno grave, se una scelta assoluta viene retrocessa a scelta relativa
Se pensiamo agli embrioni ci rendiamo conto della gran confusione che si fatta. Scienziati,
medici, biologi si sono accapigliati sulla liceit delle ricerche sulle staminali, sulla selezione
degli embrioni da impiantare, sullo status dellembrione. Il tutto con discorsi
scientificamente fondati.
In realt i biologi sanno benissimo che c una continuit fissata e programmata dalla natura
tra lovulo fecondato e la persona: non sono potenzialit, ma caratteristiche in atto. Ora,
letica ci assicura che non lecito manipolare la vita umana, come oggetto di ricerca, di
commercio, di brevetto, altrimenti potremmo eliminare gli handicappati, uccidere per
trapiantare organi, eliminare neonati. Come fanno allora certi scienziati a essere a favore
delle manipolazioni degli embrioni? In primo luogo fissano un criterio di discontinuit nello
sviluppo umano, dicendo che prima del 14 giorno non si fissano la differenziazione dei 3
strati cellulari e la strutturazione cefalo-caudale. Quindi, le cellule sono indistinte tra loro e
quindi su quelle cellule si pu fare ogni manipolazione. Ma si tratta di una convenzione, dire
14 giorno, cos come dire che non si pu abortire dopo il 3 mese una convenzione legale.
In entrambe i casi lidea quella che la vita umana legata alla sua funzionalit, alla capacit
di reagir agli stimoli il che equivale a distinguere tra chi una persona e chi no.
In questo contesto un giudice ha autorizzato a far morire di fame e di sete, cio a non
alimentare pi, Terri Schiavo, il 31 marzo 2005. Esperti hanno assicurato a questo giudice che
lumanit risiedeva solo nella corteccia cerebrale, per cui si poteva procedere
tranquillamente! Questi medici hanno commesso un errore, travalicando i confini della
medicina per entrare in quelli della filosofia e delletica. Non esistono criteri medici per dire
cosa la vita e cosa la morte. E se questo stato possibile, perch non uccidere un bambino
ritardato, che sappiamo gi che non sar mai normale?
13.4 L'attenzione e l'attivazione
L'attenzione, come la coscienza, un attributo dell'attivit mentale. E' una funzione mentale posta
a livello inconscio.
L'attenzione pu essere diretta volontariamente da parte del soggetto ed anche richiamata in
modo autonomo dalle caratteristiche dello stimolo, ma in entrambi i casi si tratta di un fenomeno
del quale siamo consapevoli. Essa ha due importanti effetti: mettere in evidenza alcune
informazioni ed escludere dalla coscienza tutte le altre.
Dato che la nostra capacita dia acquisire e memorizzare gli stimoli limitata, senza il filtro
dell'attenzione vivremmo in un mondo indecifrabile e confuso.
Un meccanismo semplice per orientare l'attenzione quello fisiologico, ottenuto orientando i
recettori sensoriali verso lo stimolo che ci interessa, ma vedere qualcosa con gli occhi non significa
sempre notarla o prestarvi attenzione.
Molto pi importante dell'orientamento dei recettori l'attenzione selettiva psicologica. Questa
funziona non solo per gli stimoli acustici, ma anche per quelli visivi. E cos che ci isoliamo dal
contesto, percependo solo quello che ci vogliamo, non tutto.
Nell'insieme, vigono quali facilitatori dell'attenzione selettiva psicologica gli stessi fattori gestaltici
di organizzazione e configurazione dello stimolo (gli stessi della percezione salienza, buona
forma, coerenza, destino comune, simmetria, contrasto tra figura e sfondo).
Ne deriva che gli stimoli con un buon rilievo percettivo destano pi facilmente l'attenzione e
vengono registrati con maggiore facilit. La selezione attentiva psicologica possibile solo se
esiste una marcata differenziazione di organizzazione fra i due stimoli, mentre il compito diventa
arduo se i due stimoli contemporanei sono percettivamente similiquindi due suoni simili ad
orecchio sx e dx, contemporaneamente, sono difficili da distinguere!
Per quanto riguarda lo stimolo che non viene seguito, cos, i soggetti sono in grado di dire in modo
generico quale fosse il tipo di messaggio non seguito (parole, musica, figura umana, paesaggio...),
ma non sono capaci di ricordare nulla nel dettaglio. Questo ricordo-ombra inoltre labile e
svanisce nello spazio di pochi secondi, perch il messaggio cui non si presta attenzione non viene
elaborato percettivamente e quindi non passa dalla memoria immediata a breve termine a quella a
lungo termine. Questa la cosiddetta teoria del filtro primario (Broadbent, 1981). Secondo questa
teoria, il filtro dell'attenzione blocca i segnali a livello di uscita dal recettore sensoriale nel percorso
verso il cervello. I segnali bloccati (quelli a cui non si presta attenzione) non raggiungono la
corteccia cerebrale e non vengono pertanto elaborati n registrati in memoria.
Contraddice questa teoria la constatazione che alcuni segnali particolari sono raccolti
percettivamente anche senza che ci si presti attenzione (es.: qualcuno grida il nostro nome nella
folla). Queste eccezioni indicano che il filtro non assoluto, ma solo attenuativo di modo che, se il
segnale saliente dal punto di vista percettivo o affettivo, esso pu comunque essere raccolto.
Una seconda teoria in grado di spiegare un numero maggiore di fenomeni, quindi pi convincente,
quella del filtro tardivo o terminale. Secondo questa teoria, tutti i segnali arrivano al cervello,
anche quelli ai quali non si presta attenzione, e vengono tutti elaborati, almeno parzialmente. Tale
elaborazione sarebbe inconscia ed automatica e l'informazione non verrebbe immagazzinata in
modo permanente in memoria.
Il filtro dell'attenzione, posto a livello corticale, si dirigerebbe allora verso i segnali prescelti per
operare su di essi una elaborazione consapevole e volontaria, che ne consentirebbe la stabile
memorizzazione (Norman, 1985).
Esiste un'ulteriore teoria, proposta da Neisser (1976) che respinge l'idea che esista un meccanismo
attivo di selezione attentiva e sostiene invece che il processo di focalizzazione dell'attenzione derivi
molto semplicemente dalla limitata disponibilit del sistema mentale ad elaborare
contemporaneamente i segnali.
La capacit di prestare attenzione a pi stimoli che giungono contemporaneamente entro il
sistema sarebbe quindi legata alla difficolt del compito, da un punto di vista cognitivo, e dalla
distribuzione delle risorse. Se faccio qualcosa di molto facile per me, posso anche distrarmi!
E il discorso dellattenzione divisa. Un primo fattore che la facilita l'automatizzazione esecutiva di
un compito che deriva dalla pratica.
Il secondo fattore il fatto che i segnali derivano da canali diversi tra loro (per es. agevole parlare
al telefono guardando la tv, mentre quasi impossibile parlare a telefono e ascoltare la radio).
Come riesce la gente, per, a farlo a lungo?
Dipende caratteristiche dello stimolo. Quando intenso ed ha un ritmo velocemente variabile, la
vigilanza maggiore, mentre si assopisce con stimoli di bassa intensit e un lento ritmo di
variazione (es.: se lo stimolo statico e teniamo lo sguardo a lungo fisso su di esso, oppure se esso
si muove sempre allo stesso modo, la vigilanza pu cedere nello spazio di pochi secondi, come si
verifica con le tecniche di ipnosie nei colpi di sonno in autostrada).
La vigilanza e la qualit della prestazione sono anche in rapporto alla condizione neuro-funzionale
del soggetto. In particolare, sono legate al suo livello di attivazione o eccitabilit. Se il livello di
attivazione molto basso (sedazione, alcol), il livello della prestazione basso. Se il livello di
attivazione molto alto (troppi caff), la qualit della prestazione sar scadente. Il livello ottimale di
prestazione e la vigilanza ottimale si registrano di norma con gradi intermedi di
attivazione. L'attenzione non va perci intesa come un semplice correlato funzionale dello stato di
vigilanza, ma piuttosto come un processo selettivo presente fin dalla nascita e che si perfeziona ed
incrementa nella sua capacita insieme al progredire delle abilita percettive e cognitive.
13.4 I ritmi biologici circadiani
Quando un soggetto ha rivolto l'attenzione verso lo stimolo o ha iniziato la prestazione, la qualit
della vigilanza e della prestazione dipendono da molti fattori. Fra questi bisogna considerare anche
l'ora del giorno in cui il soggetto agisce.
Influenzano in modo decisivo la prestazione alcuni ritmi di funzionamento dell'organismo a
cadenza quotidiana. Si tratta dei ritmi circadiani, che interessano numerosi parametri di
funzionamento fisiologico del corpo (pressione, tono muscolare, temperatura, resistenza alla
fatica).
Le funzioni corporee non si mantengono sempre allo stesso livello, ma mostrano marcate variazioni
periodiche con una cadenza di poco superiore alle 24 ore. Uno dei pi fondamentali ed evidenti
ritmi quello veglia/sonno. E come se il corpo avesse un orologio. Ma l'orologio interno od
esterno, ad es. ancorato ai ritmi notte/giorno?
Alcuni soggetti sono stati posti in ambienti privi di ogni variazione di tempo, isolati in ambienti
chiusi, a temperatura e luce costante, privi di orologi, e liberi di alimentarsi, lavorare e dormire. In
tutti i soggetti e stato osservato, dopo un intervallo di circa una settimana, uno slittamento dei
ritmi circadiani, come se la giornata funzionale e soggettiva si allungasse progressivamente
(esperimento di Montalbini: isolato in grotta per 10 mesi, pensava ne fossero passati 4).
Al ritorno nell'ambiente naturale, per, questa sfasatura fra i ritmi circadiani allungati si estingue
rapidamente e, nel giro di 3 giorni, tutti i ritmi tornano alla norma.
Una sfasatura dei ritmi circadiani si verifica ad esempio con i fusi orari. Il disturbo soggettivo di
adattamento (calo del tono muscolare, difficolt digestive, dissonnia) si avverte a partire da uno
scarto di oltre 5 fusi orari. Il tempo di adattamento resta sempre di 2-3 giorni.
I ritmi circadiani hanno quindi un orologio endogeno (perche la ritmicit si mantiene anche in
condizione di isolamento) ma sono, in condizioni naturali, adattati con precisione all'alternarsi della
notte e del giorno.
Il cosiddetto orologio interno non pare che abbia una sola localizzazione; pare che ce ne siano
almeno due: uno collocato nella formazione reticolare ascendente (rete di neuroni posta fra il
midollo allungato e la base del cervello), l'altro nel nucleo soprachiasmatico (gruppo di neuroni tra
encefalo e dietro il setto inter-emisferico).
La prima dei due funziona o lasciando passare tutta la corrente elettrica in arrivo o solo una parte e
questa seconda fase inizia quando dormiamo. Cos, in mancanza di stimoli dallesterno, il cervello
che resta attivo elabora stimoli interni, depositati in memoria, creando il sogno. Un altro ritmo di
oscillazione invece genera sia fasi di sonno di varia profondit che variazioni dello stato di allerta
durante la veglia. Il nucleo, invece, regola sia sonno/veglia che lattivit motoria che il
comportamento alimentare.
Oltre all'attivit di questi neuroni specializzati, esistono anche diversi meccanismi di auto-
regolazione di tipo chimico. Ad esempio quelli che smaltiscono lacido lattico; meccanismi di
questo tipo sono detti a retroazione perch regolano automaticamente il livello di funzionamento
di un organo in modo che la sua banda di variazione sia ristretta.
I ritmi circadiani interessano anche la reazione del corpo alla somministrazione di farmaci. Alcuni
farmaci, per esempio, sono pi attivi se somministrati al mattino
(quando il livello di cortisolo nel sangue pi alto). Anche la resistenza a stress ed infezioni varia
con un ritmo circadiano (tant'e che opportuno eseguire interventi chirurgici la mattina). I ritmi
circadiani influenzano ampiamente la qualit delle prestazioni di un individuo, comprese quelle
cognitive: studiare, lavorare, lavorare, essere attenti.
Di regola, il massimo delle prestazioni si ha intorno alle 3-4 ore dopo il risveglio del mattino,
mentre il livello minimo si registra nel tardo pomeriggio e dopo cena. Anche se la maggioranza dei
soggetti ha un orologio di tipo mattutino, una consistente minoranza di individui (30%) ha un
picco di efficienza pi tardivo di circa 5 ore. Questo gruppo, con orologio interno pomeridiano ha
migliori prestazioni dopo le 14 e non registra un evidente calo delle qualit prestazionali nelle ore
serali.
Entrambi i gruppi presentano un'oscillazione nel livello delle prestazioni di tipo breve e con una
cadenza di 70-90 minuti.
E' opportuno che il ritmo circadiano non venga scompaginato con continui cambiamenti. Non si
pu stravolgere i turni di lavoro di una persona o non dargli opportuno riposo.
E' opportuno inoltre effettuare pause o cambiare tipo di attivit per circa 15 minuti ogni ora,
perch il rendimento ha sempre una leggera pausa proprio ogni ora. Le differenze di
apprendimento tra fascia mattutina e serale, considerevole.
13.5 Dormire e sognare
Per oltre un terzo della vita, in media, siamo isolati in vario grado dagli stimoli ambientali, siamo
posti in uno stato di coscienza alterata: per una media di 8 ore al giorno, dormiamo e sogniamo.
Questo peculiare stato di coscienza stato studiato solo a partire dagli anni '50, con l'utilizzo
dell'EEG (onde elettriche prodotte da neuroni corticali e subcorticali). Usando una crema fluida sul
cuoio capelluto si favorisce la trasmissione del segnale elettrico.
Studiando i tracciati dell'EEG sia nello stato di veglia che in quello di sonno, si sono potute
osservare diverse e ben riconoscibili fasi di funzionamento:
- Fase 0 (veglia rilassata): si ottiene in ambiente poco rumoroso e con le palpebre abbassate. Si
registrano le onde alfa, ad alta frequenza, molto irregolari e di modesta ampiezza. Ela fase zero del
sonno.
- Fase 1 (dormiveglia o fase ipnagogica): nella fase di addormentamento iniziale, o sogno leggero,
la frequenza e l'ampiezza delle onde si riduce e cominciano ad apparire alcuni gruppi di onde di
frequenza diversa.
-Fase 2 (sonno medio): si hanno onde miste a bassa intensit, onde particolari, fusi del sonno e
sporadiche onde a punta.
- Fase 3 (sonno sincronizzato): punte pi ampie e numerose. Il sonno profondo. Tracciato
irregolare.
- Fase 4 (sono profondo sincronizzato, a onde lente): la fase pi profonda del sogno; si hanno
onde lente ed ampie, piuttosto irregolari, chiamate onde delta.
In queste diverse fasi di approfondimento progressivo del sonno, il soggetto appare sempre pi
immobile e tranquillo, con gli occhi chiusi e ben fermi sotto le palpebre, con un respiro lento ed
regolare. Il tono muscolare progressivamente calante, il battito del cuore rallentato e regolare.
Nel passaggio dalla fase 1 alla fase 4 il soggetto appare quindi sempre pi inerte e risulta sempre
pi difficile svegliarlo, poich progressivamente meno reattivo rispetto agli stimoli esterni.
Dopo alcuni minuti trascorsi nella fase 4, tuttavia, si verificano delle subitanee e curiose
modificazioni. Il tracciato EEG diventa simile a quello della fase 1. Il soggetto non pi fermo, ma si
muove incessantemente con piccole mosse brusche e si agita. La faccia fa smorfie, le pupille
sembrano seguire qualcosa.
In questa fase il sonno profondo, ma al tempo stesso il soggetto reagisce agli stimoli esterni.
Questa fase anche detta sonno paradossale o REM (Rapid Eyes Movements), perch
assomiglia allo stato di veglia. Sulla base del profilo d'onda, viene anche chiamato sonno
desincronizzato (le altre sono sincronizzate). Nella fase REM i soggetti sognano nell'80% dei casi.
Nelle fasi non-REM o sonno leggero, viene invece riportato un sogno ben strutturato con una
media di circa il 20% dei casi, daltronde anche nelladdormentamento si vedono immagini fisse.
La fase REM coincide, quindi, in gran parte con il sogno. Il sogno, si sa, illogico, magico ma negli
incubi non riusciamo pi a fare cose semplicissime e banali, siamo paralizzati, le citt note sono
labirinti, tutto fantastico e sganciato dal reale.
Cosa che distingue il sogno dal delirio e dalle allucinazioni di un folle?
Se allucinazione significa avere una percezione di tipo totalmente illusorio, il vissuto del sogno
potrebbe apparire esattamente allucinatorio e le idee od interpretazioni collegate a tale vissuto
delle autentiche interpretazioni deliranti.
Le distinzioni sono nette e molteplici. Il sogno avviene innanzitutto in stato di addormentamento,
uno stato psico-fisiologico diverso da quello della veglia. La memorizzazione molto labile (ma ci
sono eccezioni). I pensieri deliranti e le percezioni allucinatorie sono invece persistenti.
Nei sogni, inoltre, persiste una sottile consapevolezza che ci che si vede non appartiene alla realt,
ma solo un sogno. A volte siamo ingannati, ma per un attimo; e non moriamo mai davvero
perch lidea ci impensabile, unansia troppo forte ci fa svegliare. Invece, nello schizofrenico
questa chiara distinzione tra ansia interna e stimoli esterni ansiogeni non esiste!
Lo scopo dei sogni molteplice. In alcuni esperimenti si notato come dopo pochi giorni di
privazione delle fasi oniriche, compare una grande spossatezza, con enormi difficolt di
concentrazione e di applicazione anche in compiti molto semplici. Se passano 4-5 giorni, il pensiero
del soggetto si fa sempre meno lucido e cominciano ad emergere sintomi di tipo patologico, come
allucinazioni o sogni deliranti. Andando ancora avanti si pu arrivare al collasso ed alla morte.
Il sonno ed il sogno difendono perci la nostra salute mentale e le capacit di avere un valido
contatto con il mondo esterno.
Anche tutti gli animali presentano una chiara alternanza quotidiana del tipo sonno/veglia e il sonno
paradossale, quindi forse sognano anche loro. Non sappiamo cosa, ma qualcosa di realistico. Infatti
muovono le zampe, arruffano il pelo ecc. Ogni specie dorme un numero diverso di ore (i gatti 18 su
24), ma se la durata del sonno molto grande, la sua profondit generalmente minore ed il
risveglio pu essere indotto da stimoli a bassa energia e in tempi rapidi (in effetti il gatto pi che
dormire sonnecchia, da questo punto di vista).
La maggior parte degli animali dorme relativamente pi a lungo in tenera et, e via via di meno
con la vecchiaia. Anche nell'uomo succede. La componente che si accorcia principalmente quella
della fase REM. Nel neonato di 8 ore al giorno, nelladulto 2 e nellanziano 1.
Con il progredire dell'et muta notevolmente anche il contenuto dei sogni. Fino a 7-8 anni i sogni
sono la semplice realizzazione di desideri, poco complessi, ripetono le esperienze della giornata.
Con lo sviluppo cognitivo la struttura dei sogni viene rivoluzionata, compaiono sempre pi spesso
elementi bizzarri oppure aspetti che hanno una connessione di tipo molto indiretto o simbolico
con le esperienze reali, magari anche vecchie di anni o di mesi. E come se lelaborazione delle
esperienze fosse pi lenta. Ognuno dorme per un tempo diverso: la media 8 ore. Queste
differenze sono misteriose, perch avvengono anche tra persone senza alcuna differenza tra loro.
Tuttavia, se addestrata, una persona pu dormire bene anche solo 5 ore per notte.
Quando si perdono le ore di sonno contro le proprie abitudini, il recupero necessario per non
avvertire uno stato di disagio o di affaticabilit inferiore al numero di ore
mancanti. Un'interpretazione generale sull'utilit del dormire sostiene che il sonno serve a ridurre
l'attivit dell'organismo, e insieme ad essa il consumo di energia, nei periodi durante i quali
l'attivit sarebbe meno vantaggiosa o l'ambiente meno favorevole. Il sonno sarebbe quindi un
meccanismo adattivo dell'organismo, in termini di risparmio di energie (vale anche per il letargo).
Una prima interpretazione del sogno invece che serva ad arginare il dilagare di meccanismi di
pensiero primitivi e psicotici e a migliorare e preservare il nostro contatto con la realt.
Una seconda interpretazione, data da Freud, che il sogno costituisca una condizione di minore
inibizione e di sfogo all'emergere di contenuti di pensiero non razionali e primordiali. Questi
contenuti di pensiero e queste pulsioni, inconsapevoli e rimossi durante lo stato di veglia, trovano
nel sogno uno spazio di azione inoffensivo, in cui il controllo dell'io razionale si fa meno stretto. In
realt il controllo dell'io non cessa del tutto neanche durante il sogno. Ecco perch non sogniamo
direttamente ci che vogliamo.
Quando la censura si allenta completamente, si ha l'incubo, un sogno emotivamente intollerabile
che di norma si interrompe con il risveglio improvviso.
Questo processo di censura e di trasformazione dei contenuti dell'inconscio stato chiamato da
Freud lavoro onirico o elaborazione secondaria. I contenuti del sogno latente (quello che si
esprimerebbe senza le censure dell'io) vengono trasformati ed elaborati fino a divenire quello che
il sogno manifesto.
Le regole trasformative di questi processi di elaborazione scoperti da Freud, sono varie e
numerose:
- spostamento: l'azione sognata come dettata dall'inconscio, ma la responsabilit o il subire
lazione spostato su un altro soggetto
- inversione: un evento accade a noi invece che al soggetto che vorremmo, che comunque
presente in altra parte del sogno
- fusione: un soggetto si presenta come tale, ma con le caratteristiche (timbro di voce, abito)
rimandanti ad un altro.
- trasposizione simbolica: ad esempio, invece dell'uccisione del soggetto antipatico, la nostra
vittoria su di lui avviene in modo diverso (es.: in una gara).
Questi processi possono sovrapporsi.
Nell'interpretazione dei sogni esistono quindi diversi piani di lettura:
1) interpretazione letterale: il sogno esprime direttamente i contenuti dell'inconscio, senza
modificazione.
2) interpretazione metaforica: il contenuto del sogno manifesto sta al posto di qualche altra cosa.
3) interpretazione simbolica: i contenuti dell'inconscio sono tradotti in un codice di simboli e
metafore di origine culturale.
Una finestra sul cervello che dorme
Nello stato di veglia LEEG di un gatto presenta: basso voltaggio, rapida attivit, ippocampo
con tracciato regolare (le onde theta) che compare quando si rivolge lattenzione ad un
oggetto particolare, i muscoli pi coinvolti sono quelli del collo e abbiamo movimenti
oculari. Pi lanimale si addormenta pi si rilascia, le theta si fanno irregolari.
Completamente addormentato: alto voltaggio, tono molto diminuito, temperatura e
pressione pi bassa e maggiore regolarit della respirazione.
In questa fase molto difficile da svegliare. Per hanno anche loro una fase REM. Qui
ricompare il ritmo theta nellippocampo, i muscoli perdono tono. Lo chiamiamo sonno
paradossale per la sua fusione di atonia muscolare (dovuta allinibizione dei neuroni motori
del ponte) e attivit cerebrale. Secondo alcuni questo serve ad evitare che lanimale si faccia
del male. Se quellinibizione non ci fosse, ha dimostrato Jouvet, lanimale reagisce ad
unazione allucinata.
Ma come possiamo essere sicuri che il sonno rem senza atonia sia un sonno rem (in gatti cui
stato lesionato il cervello per ottenere questo)? Per questi motivi:
1- lEEG resta inalterato 2- pupille chiuse
3- ippocampo ha ritmo theta
4- la temperatura del cervello sale durante il sonno rem
5- i gatti perdono la capacit di regolare la temperatura esterna.
Questi studi suggeriscono peraltro che ci sono modi diversi di inibire il moto e che questo
meccanismo si attiva anche nella veglia e negli esseri umani, il che spiegherebbe perch in
condizioni di pericolo, di eccitazione, abbiamo un attimo di ridotta attivit motoria, come se
fossimo paralizzati dalla paura Questi studi possono essere molto importanti per la
narcolessia (che passa direttamente da veglia a rem) e siccome questo in genere succede con
leccitazione (riso, sesso, sorpresa) forse allora hanno una soglia bassa di reazione tra
eccitazione ed inibizione motoria.
Per scoprire, infine, se un animale sogna davvero, Cohen propone un esperimento. Si prende
uno scimpanze, dandogli la possibilit di avere la compagnia di un altro come lui solo se
risponde bene ad un dato stimolo (risposta strumentale). Gli si insegna anche un gesto di
controllo, cio diverso dal primo. Poi si vede nel sonno la frequenza dei due gesti, il che
dimostrerebbe che lo simpanz sta sognando davvero e, una volta che si provvede poi a far
estinguere la risposta strumentale, vedendo cosa sogna dimostrammo che magari sta
soddisfacendo fantasmaticamente il suo bisogno. Per certe specie lestinzione di un
condizionamento porta alla sindrome da disimpegno: protesta ansiosa e depressione.
13.7 L'ipnosi e le alterazioni indotte della coscienza
Ipnosi: particolare stato di alterazione della coscienza durante la quale la persona sperimenta dei
cambiamenti di percezione, memoria e condotta come risposta alla suggestione indotta. Richiede
lassenso del soggetto, non si pu fare contro la sua volont. Nessuno sotto ipnosi pu fare cose
contrarie alle sue profonde intenzioni.
Esiste una grande variabilit nella suscettibilit ad essere ipnotizzati: il 10% dei soggetti entra nello
stato di trance ipnotica molto facilmente e con rapidit; un altro 10% totalmente refrattario,
quindi non ipnotizzabile.
L'ipnosi indotta facendo concentrare l'attenzione su uno stimolo, fermo o relativamente statico,
fornendo contemporaneamente suggerimenti ripetuti di lasciarsi andare, rilassarsi e prestare molta
attenzione a quanto verr detto dall'ipnotizzatore. Il tracciato EEG delle persone sotto ipnosi
somiglia a quello dello stato di veglia rilassata (fase 0 del sonno).
Utilizzando ingiunzioni suggestive, il soggetto ben ipnotizzato pu giungere ad avere allucinazioni
positive (percepire la presenza di oggetti o soggetti esistenti) o allucinazioni negative (non
percepire cose che in realt ci sono e che lo stanno stimolando dal punto di vista sensoriale). In
questo caso pu essere usata per non far avvertire fatica. Oppure per migliorare la resistenza alla
fatica. In pratica i segnali arrivano tutti, ma viene smorzata la reazione
Lipnosi agisce sullelaborazione corticale e sottocorticale dello stimolo.
L'ipnosi produce importanti effetti sulla memoria. Il pi noto l'amnesia post-ipnotica: ( dietro
ingiunzione apposita, il soggetto dopo l'ipnosi, non ricorder pi nulla di quanto successo durante
lo stato ipnotico, ma una contro-ingiunzione gli far recuperare i ricordi registrati prima).
Altro caso quello dell'ipermnesia ipnotica ( ricordi sbiaditi e non recuperabili facilmente
possono essere recuperati sotto ipnosi), col quale Freud faceva emergere esperienze lontane e
traumatiche dei suoi pazienti.
Infine si ha il fenomeno della suggestione ipnotica ( il soggetto a distanza di ore o giorni, compie
spontaneamente una determinata azione, che in realt gli era stata suggerita durante la seduta,
senza avere coscienza della costrizione).
Anche se in modo limitato, e possibile raggiungere una condizione di tipo ipnotico con l'auto-
concentrazione e con la restrizione auto-indotta del campo della coscienza, usando delle tecniche
di auto-ipnosi (per es. la meditazione Zen, lo yoga o le tecniche di training autogeno). Alcune
varianti sono utilizzate anche per la preparazione al parti e per ottimizzare le prestazioni
agonistico-sportive. I risultati sono per inferiori allipnosi vera e propria.
Analisi freudiana ed esegesi biblica
Ci sono analogie tra lo schema interpretativo freudiano e le scritture ebraiche (Torah). Ci
sono tre livelli interpretativi: uno letterale, uno metaforico-metonimico (la luce come
espressione della profanazione divina delle cose, segno della chiarezza.), uno simbolico (la
luce lanima del mondo). Gli studiosi della Torah sono andati oltre, lavorando
sulletimologia, sulle radici delle parole, sui significati numerici che hanno portato a livelli
prima inaccessibili (es.: la somma numerica di tutti i termini della Torah 613 cio il totale
dei precetti positivi e negativi). Questi 3 livelli sono: conscio, preconscio e inconscio. Esiste
quindi un rapporto stretto tra giudaismo e freudiani. Laffinit nel metodo danalisi.
13.8 Le droghe psicotrope
Si pu intervenire sullo stato di coscienza e ottenere delle modificazioni anche con l'assunzione di
sostanze chimiche. Non si intendono chiaramente soltanto farmaci, ma principalmente droghe e
alcol, ma anche caffeina, nicotina. O anche alcuni cibi o componenti alimentari (spezie ed estratti
vegetali), che in misura pi limitata possono modificare lo stato di coscienza o il tono dell'umore.
Le sostanze psicotrope producono effetti sullo psichismo gi a piccole dosi e sono ricercate ed
abusate per ottenere questi effetti. Tutte queste sostanze presentano lo stesso schema generale di
azioni per fasi. Nell'alcol, ad esempio, il primo a comparire l'effetto acuto, metabolico e
fisiologico. A piccole dosi l'alcol produce soltanto disinibizione ed euforia, ma con l'assunzione di
dosi elevate si ha obnubilamento mentale, difficolt a mantenere il coordinamento muscolare e
l'equilibrio, fino ad intontimento, sedazione e depressione.
Con dosi massicciamente alte, l'alcol pu avere anche effetti tossici con conseguenti vomito,
paralisi dei centri regolatori, collassi cardiocircolatori fino anche alla morte.
L'alcolismo cronico invece causa di super-lavoro di alcuni organi deputati al metabolismo e
favorisce pertanto dei disturbi (cirrosi epatica) che possono portare anche a demenza. Caratteristica
la Sindrome di Korsakoff, caratterizzata dalla perdita della capacita di memorizzare e dalla
tendenza a riempire le amnesie con discorsi inventati, sempre pi confabulati e confusi.
Un terzo aspetto dell'uso cronico di alcol la dipendenza sia fisica che psichica. Quando il soggetto
interrompe infatti l'assunzione, spesso avverte vari sintomi e disturbi che cessano e trovano sollievo
solo quando torna a bere. Talora questa dipendenza quasi esclusivamente psicologica, mentre in
altri casi quasi del tutto fisiologica, poich l'organismo si assuefatto ed ha bisogno della
sostanza (particolarmente quelle sostanze ad azione rapida, come cocaina ed eroina) in modo
ravvicinato e massiccio. Quasi in tutti i casi la dipendenza comunque mista, sia fisica che psichica.
Altro problema direttamente connesso alla dipendenza quello dei disturbi da astinenza. La
sospensione, dopo anni di abuso, del bere, crea una sindrome allucinatoria, caratterizzata da
tremori, panico ed scoordinamento muscolare, denominata delirium tremens. Ogni sostanza segue
questo schema: effetti acuti, cronici diretti ed indiretti, effetti di sospensione. I sintomi sono in
genere speculari a quelli precedenti di stimolo: lastinenza da caffeina d sonnolenza ecc).
Effetti e danni delle droghe
Gli effetti delle droghe sono diretti sia all'alterazione della coscienza (= dipendenza psicologica), sia
alla modificazione di alcune funzioni nervose (= dipendenza fisiologica). Esistono poi effetti legati
alla sospensione ed al cessare delle attivit farmacologiche del prodotto, che sono le sindromi da
astinenza; ed un insieme di effetti tossici che interessano sia il sistema nervoso che gli organi
preposti al metabolismo (come il fegato) o parti del corpo il cui trofismo dipende dalla buona
salute delle cellule nervose (muscoli).
Alcune sostanze inducono assuefazione anche solo dopo 2-3 volte. In compenso ci si pu
disassuefare altrettanto rapidamente, ma se si torna ad assumere la sostanza ci vogliono dosi
piccole perch quelle grandi possono essere mortali. Si spiegano cos molte morti per overdose.
OPPIACEI
Sostanza Modo duso Effetto mentale Danni
Euforico+sonno Indebolimento psicofisico
Oppio Scaldata e fumata
onirico e disturbi neurologici
Rischi di paralisi
Morfina (alcaloide Uso medico, come Analgesico potente e
intestinale e arresto del
estratto dalloppio) antidolorifico di lunga durata
respiro
Eroina (derivato Venduta in dosi diluite al Benessere e piacere
Rapida dipendenza
dalla morfina-base) 5-10%. Uso endovenoso brusco (flash)
COCAINA
Modo
Sostanza Effetto mentale Danni
duso
Cocaina (polvere Stimolante rapido,
Diluita
bianca ottenuta da euforizzante, inibitore di sonno Cardiotossico, depressione,
(15%) ed
raffinazione foglie di e fatica, senso di grande violenza e psicosi paranoidi
inalata
coca) chiarezza mentale
Crack (derivato della Flash rapido, iper-eccitazione, Disturbi cerebrali, respiratori
Fumata o
pasta base della senso di onnipotenza, e polmonari, gravi crisi di
inalata
cocaina) allucinazioni frequenti astinenza, tendenze suicidi
CANNABIS INDICA
Modo
Sostanza Effetto mentale Danni
duso
Marijuana (foglie e fiori Euforia, loquacit, Distacco dalla realt, apatia,
Fumata col
secchi) e hashish (resina acutizzazione sensoriale, disturbi della memoria, deficit
tabacco
dei fiori) lieve afrodisiaco immunitario
ANFETAMINICI
Sostanze di sintesi ad uso medico (raro), combattono sonno e fame, psicostimolanti.
Modo
Sostanza Effetto mentale Danni
duso
Ecstasy (capsule o Stimolante, rende Collasso cardiaco, dimagrimento,
Orale
compresse) instancabili delirio, dipendenza
ALLUCINOGENI
Sostanza Modo duso Effetto mentale Danni
Psicosi, panico suicidi ario od
LSD (fluida o Una goccia sullo Confusione mentale con
omicidi ario, evolve in
microcristalli) zucchero vivide allucinazioni
demenza
CAP. 14. AFFRONTARE I CONFLITTI
14.1 Fonti di frustrazione
Frustrazione lo stato in cui un organismo si trova quando la soddisfazione dei suoi bisogni viene
ostacolata. L'impedimento pu essere sia permanente che temporaneo. La frustrazione un
aspetto inevitabile dell'esistenza, nel senso che esiste un limite alla soddisfazione di impulsi e
bisogni ed il vissuto della frustrazione un fattore importante per una relazione corretta con la
realt.
La madre rappresenta, nella fase iniziale dell'esistenza, la fonte principale da cui proviene sia la
frustrazione che la soddisfazione dei bisogni. I primi bisogni vengono soddisfatti ed insieme
disciplinati dalla madre.
In certe condizioni (crescita in casa famiglia, rapporti con genitori severi ed anaffettivi...) la
somministrazione delle frustrazioni pu essere eccessiva, comportando delle reazioni di difesa
molto rigide e patogene da parte del bambino, reazioni che tenderanno ad evolvere in disturbi
mentali e del carattere e favoriranno, una volta adulto e genitore, una condotta genitoriale
inadeguata ed eccessivamente frustrante verso la prole.
Un'altra situazione apportatrice di eccessive frustrazioni anche quella di una madre iperprotettiva
ed ansiosa, che sottopone il figlio a sorveglianza e cure meticolose, a proibizioni eccessive, a
limitazioni severe della sua spontaneit e liberta di contatto con l'ambiente.
Anche genitori troppo remissivi ed acquiescenti ad ogni desiderio del bambino sono un'importante
fonte di frustrazione. Nel caso infatti di una dose troppo limitata di frustrazioni, il bambino tende a
permanere a lungo nello stato di egocentrismo e del narcisismo infantile, posizione irrealistica e
distorta, potente fonte di frustrazioni alle sue pretese esagerate.
Una delle prime occasioni di disciplina incontrate dal bambino piccolo, ovvero una delle prime
cause di frustrazione, coincide con l'educazione al controllo degli sfinteri. Il modo di attuare questa
disciplina sembra infatti avere conseguenze importanti nella formazione del carattere, anche se non
tutto. Leducazione al comportamento alimentare, il tipo di contatto stabilito col bambino.
Le cause di frustrazione sono molteplici e possono essere classificate come aventi origine
dall'ambiente fisico, dall'ambiente sociale oppure familiare e personale.
Cause di frustrazione derivanti dall'ambiente fisico: distanza della propria abitazione dai centri
urbani, affollamento abitativo, squallore degli alloggi. In genere ben tollerate in quanto anonime.
Frustrazioni derivanti dall'ambiente sociale: di carattere fisico nell'ambiente operaio, esclusione
dalla struttura decisionale...
Cause di frustrazione derivanti dall'ambiente familiare: l'adolescente reagisce in genere con una
risposta di proiezione, vivendo sul piano della consapevolezza soltanto il bisogno di autonomia.
Non percepisce quindi sul piano della coscienza il bisogno di protezione (che sente unicamente
come un ostacolo alla sua autonomia). Non essendo presente alla coscienza, l'ostacolo viene
proiettato all'esterno, ad esempio sui familiari, sostenendo che siano proprio questi a trattenerlo e
vincolarlo o limitarlo. Il che anche vero. Lindipendenza dello sposarsi ed andar via ripropone il
problema, specie se la partner scelta molto diversa dalle aspettative. Molti casi di frustrazione
derivano insomma da un conflitto tra i bisogni dello stesso individuo.
Cause ancor pi strettamente personali possono essere quelle inerenti a difetti fisici: questi
rappresentano spesso una causa di frustrazione, ostacoli al soddisfacimento di determinati bisogni
(efficienza fisica, piano estetico, ecc). Le cause personali possono essere inerenti anche a difetti
psichici: in caso per esempio, di soggetto ipodotato intellettivamente, subisce una frustrazione
soprattutto quando sia costretto ad uscire dall'ambiente protetto costituito dalla famiglia o da altre
istituzioni.
La frustrazione pu derivare anche dalla semplice dilazione del soddisfacimento di bisogni (es.:
bisogno sessuale). Spesso ci tollerato, altre volte no.
Infine la frustrazione pu derivare da un conflitto tra due tendenze inconciliabili (es.: un obiettivo
non pu essere raggiunto se non abbandonandone un altro (sacrificando quindi un'esigenza che
coesisteva con quella che il soggetto si decider a soddisfare). Molte delle reazioni possibili alla
frustrazione derivano proprio dalimpedimento o dalla dilazione del bisogno.
14.2 Le risposte adeguate e inadeguate.
La persistenza di una tensione psichica specificamente orientata dovuta ad un bisogno
insoddisfatto ha avuto dimostrazioni sperimentali. Questo fattore appare scontato per bisogni di
tipo fisiologico (fame, sete), ma anche bisogni di origine psico-genetica (un compito da svolgere),
definiti da Lewin quasi-bisogni, mobilizzano un'energia che non viene immediatamente
annullata.
La sperimentazione di Lewin avvenuta attraverso la tecnica di interruzione di compiti intrapresi.
Questa interruzione avveniva in fasi diverse del compito e con modi diversi (lo sperimentatore era
chiamato fuori da qualcuno oppure dava ordine di interrompere il compito). Alla fine i soggetti
venivano lasciati soli un quarto dora coi lavori finiti e quelli interrotti e controllati per vedere se si
mettevano a finirli. Se linterruzione era casuale, venivano sempre ripresi; nellaltro caso in 2/3 dei
casi. Comunque venivano ripresi i compiti interrotti allinizio o in prossimit della fine e la
motivazione era un bisogno intrinseco di farlo,
Una tendenza evocata (in tal caso, dato un compito) e successivamente impedita, quindi, continua
ad operare per un certo tempo: l'energia mobilizzata continua a cercare vie di scarico e modi di
utilizzazione, anche nel caso di bisogni non legati alle esigenze fisiologiche elementari. Se invece lo
stato di bisogno rimane, c frustrazione.
Questa pu essere adeguata o inadeguata a superare realmente l'ostacolo e a raggiungere il fine
(non significa avere una reazione normale o anormale). Inadeguata vuol dire patologica, che si
ripete sempre, in modo fisso, anche di fronte a frustrazioni lievi. Le adeguate invece:
- intensificare lo sforzo per raggiungere il fine (es.: studiare di pi per lesame, a patto che non
diventi per una fissazione, cio una reazione inadeguata);
- riorganizzare le strategie, impiegando i propri mezzi in modo diverso, assimilando e sfruttando
nuovi mezzi (es.: studiare in modo non meccanico, cambiare metodo);
- modificare il fine, sostituendolo con uno simile (se i precedenti due metodi non funzionano).
Secondo alcune ricerche, l'attivit sostitutiva ha la capacita di scaricare la tensione in maniera tanto
maggiore quanto pi grande la somiglianza con l'attivit che stata impedita.
La sostituzione dei fini, tuttavia, non ha sempre valore positivo e costruttivo. Spesso essa
rappresenta soltanto uno sfogo gratuito, parzialmente compensatorio della tensione accumulata.
Magari lo sfogo di una pulsione aggressiva repressa verso le persone andr a sfogarsi sugli oggetti.
Alle volte lo sfogo tramite unattivit sostituiva o oggetto che non ha niente a che vedere con
loriginale, ha poche analogie: una relazione simbolica, di cui spesso non conscio nemmeno chi
la attua!
Una sorgente pressoch inesauribile di sostituzione compensatoria rappresentata dalla fantasia.
Ci che proibito, limitato o di difficile accesso, pu essere posseduto nella fantasia o nel sogno.
Questa soddisfazione fantastica dei bisogni pu, entro certi limiti, costituire una valvola di sicurezza
e permettere di raggiungere un certo equilibrio. Le fantasie compensatorie (aggressive, erotiche)
non comportano ansia perch implicano trasgredire realmente un divieto. L'energia bloccata da un
intervento frustrante dell'ambiente pu infine trovare un'altra forma di
utilizzazione compensatoria nella sublimazione ( la sostituzione di obiettivi socialmente
riprovevoli o comunque inaccessibili, con scopi ed attivit socialmente utili ed accettate. Es.:
laggressivit sublimata nella boxe). Lesercito, la Giustizia, i partiti politici sono spazi in cui certe
personalit sfogano i loro bisogni distruttivi. In questa chiave il chirurgo sublimerebbe pulsioni
sadiche, i ricercatori scientifici lesplorazione infantile ecc. Altri studiosi ritengono questa lettura
riduzionista e basata su alcuni casi clinici particolari, anche perch crescendo le pulsioni si
modificano, si adattano.
In definitiva, il comportamento sublimato in stretto rapporto con le istituzioni sociali che
accolgono ed insieme modellano sulle proprie esigenze le tendenze individuali.
Un altro tipo di reazione consiste nello sviluppo di un comportamento opposto a quello che
inibito: formazione reattiva. Succede quando la prima tendenza bloccata da ansie e timori e sensi
di colpa (es.: un parente che trarrebbe vantaggio dalla morte di un ricco zio diventa zelante verso
di lui).
Alla frustrazione si pu reagire anche con l'aggressivit. Questa reazione (inadeguata), tende alla
distruzione, all'allontanamento o a mettere comunque in difficolt la persona o l'oggetto che
avvertito come causa della frustrazione. E inadeguata, perche non risolve il problema.
L'aggressivit pu essere aperta oppure larvata (mascherata).
L'aggressivit aperta in genere nel bambino. Solo con il tempo egli impara a reprimere, a
dilazionare i bisogni e quindi a non tradurre sempre con immediatezza tutti gli impulsi aggressivi
nella condotta. Riguardo alla condotta, ci possono essere ampie differenze a seconda dell'ambiente
familiare:
- Madre che sottopone il bambino ad una disciplina rigida e meticolosa: egli impara presto ad
essere ordinato, disciplinato e timoroso; apprende a reprimere l'aggressivit, per lo meno nei
rapporti interpersonali e nella sua forma pi manifesta. Laggressivit pu comunque avere altre vie
di sfogo compensatorio (pu aumentare nelle situazioni del gioco e della fantasia).
- Famiglia tollerante ed indulgente: il bambino mantiene pi a lungo l'atteggiamento opposto,
manifestando apertamente, qualora venga frustrato, gli impulsi aggressivi.
A prescindere dalle differenze, il bambino piccolo trasferisce gli impulsi aggressivi nel
comportamento verbale e motorio con maggiore immediatezza rispetto all'adulto socializzato. Ad
esempio alla nascita del fratellino pi piccolo, il bambino mostra con facilit impulsi aggressivi,
perche l'evento in lui causa di frustrazione.
Verso gli stessi genitori, il bambino normale pu inoltre manifestare comportamenti aggressivi. La
presenza del genitore, infatti, che al tempo stesso gratifica e produce frustrazioni, ha un significato
affettivo ambivalente. Coesistono quindi nei confronti dei genitori, impulsi di tenerezza ed impulsi
aggressivi.
Le differenze riguardo alla tendenza a manifestare reazioni aggressive possono sorgere anche in
rapporto all'ambiente socio-culturale (es.: rispetto alla gelosia ci sono aree geografiche dove il
delitto donore incoraggiato ed altre dove la reazione introiettata e limpulso aggressivo
mascherato).
In sintesi, si trova aggressivit aperta come reazione alla frustrazione:
1) nel bambino piccolo in cui gli impulsi si trasferiscono con immediatezza nel comportamento
2) nel fanciullo, in famiglie molto tolleranti in cui l'aggressivit aperta ampiamente permessa (per
cui esiste pi a lungo la fase dell'egocentrismo infantile) 3) nell'adulto normale nelle aree culturali
in cui corrisponde agli ideali e ai codici di comportamento di quelle societ
4) nell'adulto che abbia consolidato schemi di reazione aggressivi; una frustrazione anche lieve
scatena in modo automatico l'impulso e l'atto aggressivo
5) negli adulti ritardati mentali, ipodotati, oligofrenici o frenastenici. In questi soggetti non c'e
processo sufficiente di apprendimento delle norme che regolano il comportamento sociale. Essi
escono cosi dall'infanzia con un'insufficiente struttura normativa della condotta.
Accanto all'aggressivit aperta esiste l'aggressivit larvata. Forme mascherate sotto le quali pu
trasparire l'intenzione aggressiva, consapevole o meno, sono: le maldicenze, i sospetti ingiustificati,
le ironie, le satire, i frizzi e i motteggi, le frecciate nel discorso che tendono a mettere gli altri in
cattiva luce e ad abbassarne il prestigio sociale.
Pu anche strutturarsi un comportamento di chiusura affettiva verso il prossimo, per cui viene
trattato con cortesia ineccepibile ma con freddezza; altre volte l'impulso aggressivo pu fermarsi a
livello immaginativo. Altre ancora c una reazione di spostamento: limpulso scaricato in modo
indiretto verso altri oggetti o persone, non contro la persona o loggetto reale.
L'aggressivit pu essere anche rivolta alla stessa persona che stata vittima della frustrazione
(auto-aggressivit).
E quindi tra omicidio e suicidio non ci sono grandi differenze, se non per come direzionato
limpulso aggressivo. Nel suicidio per il soggetto trova che la causa di frustrazione sia non tanto
nellambiente esterno ma in una sua limitazione o difetto, per cui laggressione verso lesterno
inibita da regole di comportamento e sensi di colpa. Il fatto che poi si uccidano pi donne e
uccidano soprattutto uomini probabilmente dovuto a differenze educative, per cui gli uomini
tendono ad affermare pi s stessi negli ambienti esterni e le donne ad accettare ed essere
passive.
Lobbedienza distruttiva
Le ricerche di Milgram dimostrano che uomini in alto nella scala gerarchica possono indurre
facilmente altri individui ad atteggiamenti di acquiescenza verso di loro. Migra ha simulato
un evento reale. Ai soggetti veniva detto che lo scopo dellesperimento era verificare la
punizione sullapprendimento. Dovevano inviare scariche elettriche di intensit crescente ad
una persona tutte le volte che falliva nel suo compito. Ovviamente la corrente era disattivata
e la persona fingeva. Lo sperimentatore era a volte presente (per ricordare con distacco il suo
compito al soggetto), a volte assente; lambiente era a volte luniversit, a volte una ditta
privata; a volte cerano due autorit in contrasto, a volte no; a volte cera qualcuno in
contrasto, che si opponeva, tra i soggetti, a volte no; a volte il soggetto vedeva la persona-
vittima, a volte ci stava gomito a gomito.
La maggior parte dei soggetti ha completato lesperimento seppur con angoscia. Il desiderio
di ribellarsi non diventava aperto rifiuto, semmai si esprimevano dubbi. Pochi arrivavano
allaperta ribellione. Molti altri si sentivano del tutto deresponsabilizzati ed erano poco
empatici. Quelli che erano pi in difficolt erano coloro i quali erano a contatto diretto con la
vittima, il che conferma la visione degli etologi per la quale la sofferenza frenata nelluomo
dalla visione della vittima che sta per soccombere. Viceversa, il distanziamento fisico dalla
vittima spiega lassenza di meccanismi di controllo dellaggressivit distruttiva.
Per quel che riguarda i rapporti frustrazione-aggressivit, l'osservazione clinica e sperimentale ha
stabilito che:
1) la forza della reazione aggressiva in rapporto diretto con l'intensit della motivazione frustrata.
Questo rapporto spesso non evidente perch dipende dalla elaborazione soggettiva di chi la
subisce
2) la forza della reazione aggressiva cresce in funzione della prossimit dell'evento o dell'oggetto
desiderato, cio cresce se la frustrazione avviene nella fase che precede immediatamente la
soddisfazione del bisogno. C un sorta di consumazione che precede levento, nellattesa.
3) la forza della reazione aggressiva cresce col crescere dei comportamenti soggetti a frustrazione. I
reclusi ad esempio hanno reazioni violentissime per piccole frustrazioni.
4) indipendentemente dalla forza della motivazione frustrata, la reazione aggressiva meno
frequente ed intensa se la frustrazione non appare arbitraria.
Un altro aspetto, comunque fondamentale, la disposizione costituzionale o reattivit del
comportamento. Gi Ippocrate aveva parlato di temperamento collerico. Poi Pavlov anche
individua un tipo simile a quello ippocratico. Quindi, la costituzione importante.
Infine, variabile importantissima l'entit delle forze inibitorie condizionate anch'esse
dall'ambiente sociale e familiare, ma al tempo stesso legate alle caratteristiche costituzionali.
Il condizionamento socio-familiare il fattore che, inserendosi tra frustrazione e reazione, spiega
con le predisposizioni costituzionali - sia l'intensit della risposta aggressiva sia la sua frequenza in
rapporto ad altre possibili risposte. Infatti, la risposta aggressiva viene inibita con forza tanto
maggiore quanto pi forte la punizione normalmente somministrata (dolore fisico, timore
insuccesso, danneggiare loggetto amato).
Qualora l'aggressivit non possa essere rivolta direttamente contro l'agente frustrante, pu subire
un processo di spostamento. Questo favorito dalla somiglianza tra il nuovo bersaglio e la
primitiva sorgente di frustrazione (fenomeno esistente anche nel comportamento animale
Lorenz).
E stato poi osservato che spesso un gruppo umano sposta la propria aggressivit su un gruppo di
minoranza, sul quale sfoga frustrazioni di cui non capisce lorigine. In questo caso non si compie un
vero lavoro di indagine sulle cause della frustrazione.
Gli esperimenti di Bandura sullaggressivit imitativa indotta, nei bambini, dalla esposizione
di modelli violenti alla tv. (1973)
La diatriba sul ruolo della tv rispetto allaggressivit vecchia. Bandura alla Stanford compie
lesperimento di Bobo Doll per dimostrare che qualsiasi comportamento (violento e non)
provoca nello spettatore una reazione favorita o no dallambiente in cui si trova (a seconda
se esso inibisce o scatena). Vengono formati 3 gruppi di bambini. Il primo vede un adulto
che prende Bobo Doll a calci. Il secondo vede ladulto che gioca con le costruzioni, il terzo
non assistette a nulla. Dopo di questo, i tre gruppi furono irritati e frustrati e si osserv che il
primo gruppo, chiuso in una stanza con vari giocattoli, era quello che pi di tutti si sfogava a
parole e con atti su Bobo Doll. Quindi cera imitazione ed una predisposizione alla violenza
non imitativa.
Un altro esperimento venne fatto con una persona dal vero, una filmata ed una travestita da
personaggio dei fumetti scaricare la propria violenza su Bobo Doll: quello che fu pi imitata
fu la persona filmata.
Un altro ancora consisteva nel far vedere ai bambini un episodio di violenza premiata, uno
no, mentre un terzo gruppo non assisteva a nulla. Era il primo episodio ad essere pi
replicato.
14.3 Le reazioni patologiche
Un esempio di reazione disturbata o patologica alla frustrazione consiste nella regressione,
ovvero nel seguire schemi di condotta e di reazione tipici di una fase dello sviluppo precedente a
quella cronologicamente adeguata. La regressione pu riguardare solo un aspetto limitato del
comportamento, oppure pu coinvolgerlo in modo globale. Il comportamento regressivo pu
essere pi o meno durevole, in rapporto alla persistenza delle condizioni ambientali che l'hanno
provocato ed anche in rapporto ai parziali vantaggi che esso pu comportare. Nei bambini, una
reazione frequente (ad esempio alla nascita del fratellino) laggressivit verbale o motoria, oppure
identificandosi coi genitori e assumendo un atteggiamento protettivo verso il neonato.
Ma pu anche esserci regressione, con l'enuresi notturna. La ragione non sta in cause organiche,
ma psicologiche ed avviene in modo totalmente inconsapevole. Il bambino torna alla situazione
della prima infanzia, nella quale essere accudito e curato rappresentava anche una soddisfazione
dei bisogni di attenzione e cura. E inconsapevole.
Una situazione analoga (con effetti differenti) si pu avere anche quando il bambino (magari con
scarse esperienze di vita associativa) viene immesso nell'ambiente scolastico (dove non pi il
centro di interesse esclusivo degli adulti) e quando viene respinto dal gruppo dei coetanei
(potrebbe avvicinarsi a bambini pi piccoli o attaccarsi molto ai genitori).
Anche di fronte a bisogni sessuali, lindividuo adulto pu regredire (in caso di prigionia, delusioni,
insuccessi) con il ritorno alla masturbazione. Oppure la sposa/sposo che hanno difficolt nel
matrimonio e tornano in famiglia a fare il bambino vezzeggiato. Oppure la perdita dellamato fa
regredire infantilmente nel pianto/negare la realt, come il bambino piccolo.
Anche il fenomeno definito invalidismo una sorta di regressione. Esso consiste nell'assumere un
ruolo di persona ammalata o invalida, ad un grado non giustificabile delle condizioni biologiche
dell'organismo.
Uno studio sulla regressione sperimentalmente indotta
Gli studi di Barker, Dembo, Lewin sul controllo del gioco infantile in una situazione
sperimentale, in cui veniva impoverito, primitivizzato dai soggetti che avevano subito una
frustrazione e che quindi tornavano ad et inferiori. Infatti, lo sviluppo comporta una
ricchezza dei comportamenti e delle loro variet. A 30 bambini veniva data la possibilit di
giocare con certi giocattoli. Il giorno dopo, a quelli vecchi erano aggiunti giocattoli nuovi e
pi attraenti, che per dopo un tot venivano tolti e messi in un posto da dove per i bambini
li potevano vedere. I bambini tornavano quindi dal primo gruppo di giocattoli, per forza. La
qualit del gioco per decadeva, cos come le attivit evasive (parlare con lo sperimentatore,
volersene andare). Ma non tutti i bambini avevano questa reazione, ce lavevano soprattutto
quelli che nella prima fase del gioco avevano mostrato pi interesse e costruttivit.
Reazioni di regressione sono anche comuni negli anziani.
La regressione pu aversi non solo a livello pratico (aggressivit, lamentele continue, infantilismo:
lamentosit, pianto facile, gelosia verso le persone) ma anche immaginativo (immaginare situazioni
e soluzioni in modo infantile).
La razionalizzazione invece quel tipo di reazione inadeguata alla frustrazione, che si ha quando il
soggetto elabora un'interpretazione della realt frustrante, che per non reggerebbe ad un'analisi
imparziale. In questi casi il soggetto vuole dare una veste razionale alla rinuncia, rendendola
accettabile, oppure cerca di nascondere i veri motivi dell'insuccesso. Il motivo che determina la
frustrazione viene elaborato in modo da renderlo accettabile. L'obiettivo della tendenza frustrata
viene svalorizzato e visto in una luce meno allettante, per cui la rinuncia non pesa pi.
La razionalizzazione , poi, un fenomeno estremamente frequente anche tra le persone che
mantengono un adeguato senso della realt. Era difficile accettare, come diceva Copernico, che la
Terra fosse solo uno dei pianeti delluniverso: era frustrante! Idem quando Darwin disse che
deriviamo da specie inferiori: molti si rifiutarono proprio di parlarne!
In alcuni casi pero, oggetto della razionalizzazione pu diventare un settore vitale ed esteso
dellesperienza dell'individuo. In tal caso il comportamento diviene patologico e costituisce un
esempio di pensiero delirante; delirio che, quando assume un carattere sistematico, contrassegna il
disturbo mentale della paranoia. Con il termine di autismo, invece, si designa una reazione alla
frustrazione che consiste nel ritiro dell'individuo in s stesso, nell'esclusione dell'ambiente sociale e
della realt, che viene negata e sostituita con un'altra immaginata e costruita illusoriamente. Nelle
forme estreme produce un grave disadattamento.
A parte gli estremi patologici (il soggetto passa mesi a letto a fantasticare, non mangia quasi pi),
la reazione dell'autismo si presenta con facilit anche nel soggetto normale, come momentanea
soluzione per alleviare la tensione prodotta da frustrazioni e conflitti altrimenti intollerabili.
Permette al soggetto il mantenimento di un relativo equilibrio. E ovviamente non autismo il
lavoro dimmaginazione che facciamo per prevedere e proteggere le azioni future.
Si parla invece di autismo quando tale fantasticheria assume il carattere di soddisfazione illusoria,
persistente, dei bisogni in gioco, e quando venga scelta dal soggetto a preferenza di un'azione
concreta e reale, in tutte le occasioni in cui sarebbe necessario e possibile agire.
Si intende per repressione l'inibizione di un impulso, desiderio, sentimento, altrimenti inaccettabili
sul piano della coscienza morale.
Nella nostra societ sono soggetti a repressione soprattutto gli impulsi aggressivi, gli impulsi
sessuali e talvolta anche quelli amorosi. Chi costretto a reprimere fin dalla prima infanzia potr, in
et adulta, quando cio gli impulsi sono diventati leciti, ignorare ogni accenno alla sfera sessuale,
oppure avere emozioni di vero terrore verso di essa, ad esempio
La repressione un processo dinamico che impegna le energie psichiche dell'individuo: i contenuti
ideo-affettivi repressi non sono annullati una volta per tutte, ma tentano sempre di rientrare nel
campo della coscienza. Il loro riaffacciarsi alla coscienza pu verificarsi:
- quando si allenta il controllo della forze reprimenti (ad es.: nel sonno, fantasticherie)
- quando gli impulsi repressi acquistano nuovo vigore per situazioni inerenti all'organismo (es.:
impulsi sessuali in pubert)
- quando esperienze recenti nella vita quotidiana siano affini al materiale represso e quindi capaci
di richiamarlo per analogia.
Ma, anche in veglia, i lapsus possono essere rivelatori di contenuti temuti e repressi che tendono
ad inserirsi nel campo della coscienza. Listerismo comprende, tra le sue manifestazioni, una
discontinuit comportamentale che si inserisce in una continuit ben adattata allambiente, nella
quale si inserisce, a sua volta, un frammento comportamentale autonomo. Pu essere un tic, un
crampo e non priva il soggetto del rapporto con la realt. Per si pu arrivare a rotture pi forti,
fino allo sdoppiamento di personalit, seguito anche da totale amnesia. Secondo molti questa
intrusione dovuta ad una rimozione.
Anche il rituale degli ossessivi sarebbe una reazione difensiva ad una inibizione, incompleta, di un
bisogno temuto perch provocherebbe dolore e ansia. I rigidi binari lo tranquillizzano. La
repressione pu anche essere completa, con una inibizione profonda e fenomeni di afonia, paralisi,
anestesie, cecit, amnesie selettive, squilibri cardio-circolatori, ulcera, dermatosi. Per cui un impulso
lungamente represso potrebbe esprimersi cos.
14.4 Tolleranza alla frustrazione
La stessa situazione frustrante pu generare risposte molto diverse nei vari individui. Alcune
persone hanno una suscettibilit eccezionale e mostrano reazioni particolarmente violente e
durature, che compaiono rapidamente e con intensit sproporzionata all'importanza del bisogno
frustrato.
Altri sembrano invece tollerare un forte carico di rinunce, conflitti e dilazioni continue nella
soddisfazione dei bisogni, senza mostrare segni di grave turbamento.
Una tecnica sperimentale per misurare la capacita del soggetto a tollerare la frustrazione quella
dell'insuccesso indotto, in cui sono proposte prove di difficolt sempre maggiore, per
ore, culminanti in prove di impossibile soluzione. Le reazioni dei soggetti a questa pressione
serrata vanno dalla rivolta violenta alla rinuncia inerte. La capacita di riprendere una prova in cui il
soggetto ha fallito viene considerata un segno di tolleranza alla frustrazione. Con l'avanzare dell'et
i bambini sviluppano in genere una maggiore tolleranza alla frustrazione e riprendono con
maggiore frequenza le attivit in cui hanno sperimentato
l'insuccesso.
Tra gli adulti, quelli che presentano disturbi del comportamento, specie di tipo schizofrenico,
mostrano invece un'estrema vulnerabilit ed una bassa soglia di tolleranza.
La scarsa tolleranza pu riguardare solo alcune aree del comportamento, il che dimostra
limportanza degli apprendimenti e dellesperienza del soggetto. Se ne deduce che linfanzia il
tempo giusto per osservare la frustrazione ed i suoi effetti, perch le proibizioni sono quotidiane e
perch le reazioni del bambino hanno un effetto pi immediato. Poi, le frustrazioni subite dal
bambino si rifletteranno sulladulto che sar.
La proiezione consiste nellattribuzione a persone, gruppi, oggetti, simboli, sulla base di qualche
indizio e senza alcuna dimostrazione, di atteggiamenti/bisogni/emozioni/sentimenti da parte di un
soggetto che interpreta in chiave soggettiva la realt che lo circonda. Non un meccanismo
patologico, ma pu diventarlo se usata sistematicamente.
E assimilativa quando il soggetto che la usa fa condividere agli altri le proprie tendenze, cio
modella il mondo esterno a propria immagine e somiglianza (es.: chi teme laggressivit
sospettoso, chi cerca una relazione amorosa equivoca gli atteggiamenti altrui, il borioso vedr
deferenza ovunque). E chiaro quindi che la proiezione alla base dei rapporti umani in senso pi
generale.
La disconoscitiva invece: il soggetto rifiuta di riconoscere un suo bisogno (es.: un aggressivo in
conflitto con esigenze di moralit vede aggressivit ovunque, per giustificare il suo odio).
Lidentificazione quel processo per il quale un soggetto assume e fa proprio il
ruolo/atteggiamento/valori di persone/gruppi, reagendo alle vicende di questi come se fossero le
proprie. Si comincia a farlo in famiglia e pu essere un alleviante della frustrazione. Infatti,
identificandosi con la persona frustrante e ripetendo il suo comportamento verso altre persone,
anche solo nella fantasia, si trova un compenso alla mortificazione subita (es.: il fratello fa subire al
fratellino ci che lui ha subito dai genitori. Anche gli adulti lo fanno. Es.: nella gerarchia militare
lautorit frustrante presa a modello di comportamento a danno dei sottoposti). Questo schema
funziona anche al cinema ed a teatro: essi fanno slittare il pensiero critico verso un pensiero
oniroide, molto emotivo, che favorisce lidentificazione con lattore. Nel fare questo lo spettatore
supera la frustrazione di non appartenere a un certo ambiente, ad esempio.
14.5 Modelli di conflitto
Il conflitto pu essere definito come una situazione in cui forze di valore approssimativamente
uguale ma dirette in senso opposto agiscono simultaneamente sull'individuo, o come la reciproca
interferenza di reazioni incompatibili.
Ogni situazione conflittuale riportabile alla coesistenza di tendenze verso almeno due differenti
forme di comportamento.
Le tendenze possono essere positive (appetitive o attrazione, cio volte al raggiungimento di un
obiettivo) e negative (avversative o avversione, volte ad evitare eventi indesiderabili); da queste
possono generarsi 4 possibilit di conflitto (vedi schema pag 354):
1) conflitto fra due tendenze appetitive
2) conflitto fra una tendenza appetitiva ed una avversativa rivolte sullo stesso oggetto
3) conflitto tra due tendenze avversative 4) conflitto composto fra pi tendenze appetitive e pi
tendenze avversative.
I conflitti pi acuti si hanno quando due tendenze incompatibili hanno forza uguale.
Esaminiamo i quattro conflitti:
1) conflitto tra due tendenze appetitive: il soggetto si trova nello stesso tempo di fronte a due
obiettivi positivi, ma la natura della situazione tale per cui egli non pu raggiungere che uno dei
due. E' il genere di conflitto pi innocuo, per quanto va detto che due termini generatori di
conflitto non si equivalgono mai completamente. Nel conflitto attrazione/attrazione, una volta
scelta una delle due soluzioni e raggiunto il fine desiderato, il vettore opposto pu farsi talvolta pi
forte ed attraente. Le attivit o le situazioni tralasciate sembrano le migliori. In altri casi si ha
l'esaltazione dell'obiettivo scelto e la svalutazione di quello abbandonato (es.: ladolescente vuole
una vita indipendente ma vuole anche stare a casa).
2) conflitto tra una tendenza appetitiva ed una avversativa: in questo caso, una situazione od un
singolo oggetto hanno in s sia caratteristiche positive che negative e risvegliano
contemporaneamente tendenze di avvicinamento e di allontanamento. Se le due tendenze sono di
forza pressoch uguale, il soggetto rimarr come sospeso (es.: il bambino goloso, ma teme la
punizione). Sono in genere tutte le situazioni in cui il soddisfacimento di un desiderio e
condizionato al pagamento di un prezzo elevato, ad uno sforzo considerevole o al rischio di una
punizione.
3) conflitto tra due tendenze avversative: sono situazioni in cui due oggetti o situazioni sono
entrambi negativi e spiacevoli. Tale situazione conduce spesso alla ritirata, ammesso che questa sia
possibile. Se non possibile, possono aversi gravi disturbi del comportamento. E' il caso, in genere,
di scegliere il male minore (es.: il soldato teme la battaglia ma anche la corte marziale).
4)conflitto tra due tendenze che sono in s sia appetitive che avversative: in molte situazioni della
vita quotidiana, oggetti o situazioni possono non evocare soltanto attrazione o avversione, ma pi
di una di queste situazioni contemporaneamente (es.: mi viene proposto un altro lavoro, che ha
caratteristiche di attrazione/repulsione uguali a quello dellattuale. Si crea un conflitto)
In alcuni casi la scelta relativamente semplice e veloce, mentre nel caso di scelta tra due istanze
che suscitano avversione, si pu avere una vera e propria paralisi o blocco. Altre volte la scelta e
una sorta di compromesso fra ci che si desidera e ci che si e costretti a fare. In questa situazione
predomina la soluzione per cui il soggetto da una doppia risposta, prima di avvicinamento, poi di
allontanamento.
Meccanismi di difesa
Alcune delle reazioni alla frustrazione qui sopra descritte sono state chiamata da Freud
meccanismi di difesa poich servono ad evitare o ridurre lansia. Essi possono dare
momentaneo sollievo mentre si cercano soluzioni realistiche. Se invece provocano
autoinganni, negazione degli impulsi e mascheramento delle motivazioni, lesito
psicopatologico non pu essere evitato.
Meccanismo In funzione difensiva In funzione adattiva
Discriminazione: capacit di
Dissociazione: separa le idee Oggettivit: separa le idee dai
separare unidea da un
emotivamente legate tra loro o sentimenti per raggiungere,
sentimento, un sentimento
scinde certe idee dallemozione quando serve, un giudizio
da un sentimento, unidea
loro adeguata razionale
da unidea.
Razionalizzazione: offre una
Simbolizzazione mezzo-fine:
spiegazione apparentemente
capacit di analizzare Analisi logica: analizza con cura
plausibile di un certo
lesperienza, anticipare i gli aspetti causali delle
comportamento per nascondere
risultati, accettare scelte situazioni.
la natura dellimpulso
alternative.
sottostante
Concentrazione: capacit di
Attenzione selettiva:
Negazione: rifiuto di affrontare accantonare temporaneamente
capacit di finalizzare
pensieri o sentimenti pensieri dolorosi per dedicarsi al
lattenzione
compito intrapreso
Proiezione: attribuisce ad unaltra
Sensibilit: capacit di Empatia: capacit di mettersi nei
persona, in modo non realistico,
comprendere i sentimenti o panni degli altri e comprendere e
una propria tendenza
le idee inespressi di unaltra apprezzare il loro modo di
biasimevole, invece di
persona. sentire
riconoscerla come parte di s.
Inversione temporale: Regressione: ricorso ad un Gioiosit: capacit di utilizzare
capacit di recuperare comportamento inadeguato sentimenti e idee del passato per
sentimenti e idee allet per evitare responsabilit risolvere problemi e gioire della
appartenenti al passato o richieste altrui ed essere vita
autoindulgente
Sostituzione: capacit di trovare
Diversione degli impulsi: Spostamento: repressione vie alternative, socialmente
capacit di modificare temporanea e priva di successo accettabili e in grado di
lobiettivo o loggetto di un di impulsi inaccettabili, anche soddisfare il bisogno di
impulso verso un oggetto inadeguato espressione di certi impulsi
primitivi
Soppressione: esclusione
Limitazione degli impulsi: Repressione: inibisce totalmente temporanea della
capacit di controllare un sentimenti o idee. Il materiale consapevolezza di certi impulsi
impulso inibendone la represso si rivela solo in forma fino a che non si presentino le
manifestazione. simbolica (sogni) occasioni e gli oggetti
appropriati
14.6 Ricerche sperimentali
Alcuni studiosi hanno indagato la dinamica del conflitto in modo pi approfondito, con una
valutazione precisa della forza delle tendenze in conflitto.
Brown ha notato che quando un organismo motivato viene ripetutamente addestrato mediante il
rinforzo, ad avvicinarsi ad un certo spazio od oggetto, si stabilisce un gradiente per cui la forza
della tendenza varia in modo direttamente proporzionale al grado di vicinanza con l'obiettivo.
Esercitiamo cio una forza fisica maggiore quanto pi vicino lobiettivo: il gradiente spaziale.
Per non c solo quello spaziale, ma c anche il fatto che la tendenza appetitiva varia a seconda di
quanto lobiettivo ricercato assomiglia rispetto a quello proposto: il gradiente di generalizzazione.
Allo stesso modo esiste un gradiente per le tendenze avversative ed un gradiente per quelle
appetitive, ma il secondo ha un andamento meno rigido del primo: il timore del prezzo da pagare
si generalizza meno del desiderio di possedere loggetto. Questo stato dimostrato misurando
lenergia impiegata dai ratti per slanciarsi verso un obiettivo dato (per le appetitive) e misurando
lenergia impiegata invece per fuggire dalla meta, per evitare una scossa elettrica (per le
avversative). Landamento dei gradienti dipende da quella della fame o della scossa: se aumento
limpulso salgono, senn scendono.
Il potenziale di reazione invece l'intensit con la quale si esercitano l'attrazione/appetenza
(potenziale positivo) e la repulsione (potenziale negativo). Per fin qui non c nessun conflitto!
Questo nasce se i ratti si devono aspettare sia il cibo che la scossa. In questo caso partono guidati
dalla sola fame, ma come entrano nel campo del gradiente di avversione essi si equilibrano e i ratti
si fermano.
Questo pu creare uno stato nevrotico durevole. Si crea una penosa incertezza dellagire.
Si pu arrivare all'angoscia, che sorge appunto solo in situazioni di conflitto, quando il soggetto sia
simultaneamente conteso tra una tendenza appetitiva ed una avversativa. Gli obiettivi
contemporaneamente desiderati e temuti sono detti ambivalenti. La scelta di un loro sostituto
avviene con il massimo di probabilit al momento in cui le due tendenze cominciano a scontrarsi
ed equilibrarsi.
Pavlov studi questo stabilendo un riflesso condizionato alimentare in un cane, ma al posto del
campanello associ il cibo ad uno stimolo elettrico che venne man mano aumentato, fino a
provocare nei cani non condizionati reazioni di difesa. Invece, quelli condizionati salivavano e
muovevano la coda anche quando erano al limite dellustionela reazione di difesa era stata
sostituita da un riflesso condizionato. Se, dopo averlo instaurato, si applicava la scossa ad un altro
distretto fisico, tornava una forte reazione di difesa, persistente per mesiuna nevrosi sperimentale
indotta.
Esse si possono distinguere secondo il metodo con cui sono prodotte:
1) nevrosi sperimentali che seguono un condizionamento con differenziazione difficile dello
stimolo condizionato: condizionamento dei montoni di Liddel. Produce un suono (stimolo
condizionante), poi uno stimolo elettrico per avere un movimento della zampa anteriore (stimolo
assoluto), quindi una retrazione della zampa (risposta assoluta e poi condizionata) producendo
numerose turbe in parte degli animali. Esse erano dovute alluso di suoni diversi, di cui uno solo
rinforzato dallo stimolo elettrico. Le turbe erano diverse: i montoni perdevano la loro docilit,
piegavano le zampe prima dellesperimento, insonnia, si isolavano, riducevano lattivit sessuale,
aumento ritmo cardiaco.
2) nevrosi sperimentali provocate da un apprendimento reso alla fine impossibile o inadeguato,
con conseguente conflitto di motivazione: Massermann ha abituato un gatto a rispondere ad uno
stimolo luminoso o sonoro associato all'apertura di una scatola con un boccone di cibo. Per
arrivare al cibo il gatto era addestrato a premere una leva. Una volta acquisito il meccanismo, nel
momento in cui cerca di impossessarsi del cibo, l'animale stimolato da una scarica elettrica. Cos
ha due stimoli opposti: fame e paura. Si notano cambiamenti nel suo comportamento (si accuccia,
trema, si arruffa, dilata le pupille), segni di un intenso stato di ansia che scattano anche in presenza
di stimolo eccitatorio imprevisto (una porta che sbatte, una luce che si accende). Massermann le
chiama manifestazioni fobiche in quanto reazioni di terrore ed ipersensibilit agli stimoli.
A conclusione degli studi sulle nevrosi degli animali, i molteplici sintomi osservati dai ricercatori
sono cosi raggruppati:
1) Turbe generali del comportamento che riguardano:
- l'attivit generale, che pu essere aumentata o diminuita (agitazione, prostrazione);
- le attivit condizionali sperimentali (esse sono perturbate e la loro scomparsa indica nevrosi
animale);
- alcune attivit istintive (gli animali sporcano il loro giaciglio e non si curano del pelame);
- il comportamento alimentare (gli animali diventano anoressici o bulimici);
- la reattivit emotiva molto aumentata (sussulta al minimo rumore, sfugge allo sperimentatore); -
le condotte fobiche con uno spostamento delle reazioni nervose verso un oggetto diverso da
quello che ha originariamente determinato la crisi nevrogena;
- i riti ossessivi (es.: continuano a bere nei recipienti, anche al di fuori della situazione
sperimentale);
- i comportamenti allucinatori (es.:una scimmia mangia cibo immaginario).
2) Le turbe dei rapporti sociali, che comprendono:
- comportamento sessuale (la sua scomparsa o ipereccitabilit, omosessualit o masturbazione);
- cambiamenti di posizione gerarchica nel gruppo sociale (i soggetti nevrotici perdono il loro
rango: si sottomettono nella lotta, si alimentano per ultimi);
- alterazioni nei rapporti con il personale di laboratorio (lanimale impaurito, aggressivi con chi
avevano gi familiarizzato).
3) Manifestazioni viscerali e psicosomatiche
Alcuni animali rispondono con manifestazioni organiche. Gli uomini in modo psicosomatico.
Secondo gli autori pavloviani ed i comportamentisti le nevrosi sperimentali animali offrono un
modello anche per gli uomini. Tuttavia, chiaro che la reazione avversativa del ratto una reazione
generalizzata, non come la fobia delluomo che specifica verso qualcosa.
Infatti, esiste una generalizzazione primaria degli stimoli, che precede la differenziazione degli
oggetti percettivi e la costituzione di categorie concettuali, e una generalizzazione secondaria che
la segue ed fondata su analogie.
Solo che lanimale si ferma a quella primaria, non media tra oggetti ed eventi come fa luomo.
Inoltre, lanimale ha un repertorio ridotto di situazioni conflittuali. Tutto viscerogenetico: fame,
sete,evitare stimoli nocivi. Luomo invece, tramite la socializzazione, ha un repertorio pi ricco. Oltre
ai viscerogenetici noi abbiamo gli psicogenetici, perch il complesso degli oggetti che possono
creare situazioni appetitive tra loro e con luomo stesso, enorme!
Diversa anche la sintomatologia. E molto pi povero nellanimale, che ha reazioni motorie e
viscerali. Luomo ha invece, oltre il motorio ed il viscerale, il piano mentale: fuga dalla realt,
soddisfazioni illusorie di tipo fantastico, razionalizzazioni, sublimazioni, proiezioni
Infine, mentre nellanimale la situazione conflittuale insorge di colpo, quando sottoposto ad
esperimento, nelluomo essa il risultato di uno stillicidio iniziato da lontano e culminante in
nevrosi o patologia psicosomatica.
La dislocazione in un esperimento classico
La dislocazione in conflitto stata studiata con questo esperimento (vedi pag. 358). Tre
corridoi paralleli e sovrapposti, comunicanti attraverso delle finestrelle sul pavimento. Uno
ampio e bianco, uno pi stretto e grigio, il terzo ancora pi stretto e nero. I ratti vengono
abituati nel primo a raggiungere il cibo e ad evitare la scossa allestremit opposta e qui
vivono il conflitto appetitivo-avversativo.
14.7 I conflitti familiari e di ruolo
Per quanto riguarda la vita quotidiana dell'uomo inserito in una rete di relazioni, si nota che spesso
a suscitare il conflitto non un oggetto o un'attivit in particolare, ma un modello di
comportamento, un complesso di atteggiamenti e valori che si possono sintetizzare nel concetto di
ruolo.
Il conflitto nasce quando un individuo viene ad occupare, simultaneamente, due posizioni differenti
che prescrivono atteggiamenti diversi (conflitto tra ruoli), o quando le attese di persone o gruppi
diversi, relativi ad una stessa posizione, discordano nettamente(conflitto intra-ruolo). In entrambe i
casi il conflitto tra attese simultanee e contraddittorie.
I conflitti possono derivare anche dal fatto che l'evoluzione dell'individuo nell'arco della vita, esige
anche l'abbandono progressivo di certi ruoli e l'assunzione di nuovi. Questo trapasso pu essere
caratterizzato da fasi di incertezza, di ambiguit e di conflitto tra vecchio e nuovo.
L'adolescente colui che si trova tipicamente in una situazione di conflitto tra maturazione
biologica adulta e status adulto. E adulto o bambino? Inoltre c unambiguit fisica ed i professori
insegnano un sistema di valori diverso da quello della famiglia, il che facilita la sua rivolta.
La tensione sessuale sempre pi forte e non c un modello di cultura sessuale adatto agli
adolescenti che sia socialmente accettato.
I modelli di identificazione presentati dai genitori appartengono ad una generazione passata,
rifiutati da quella attuale, mentre il gruppo dei pari rischia di rifiutarlo se li accetta ed i genitori li
condannano se non si adeguano. Quale modello sceglier dunque?
Il conflitto tra ruoli e norme viene spesso vissuto dall'adolescente con l'assunzione di condotte
diverse, a seconda dei contesti in cui si trova.
Conflitto e conformismo
Sette persone in stanza con lo sperimentatore. Solo uno di loro alloscuro dellaccordo tra
gli altri e lo sperimentatore. Questi richiama lattenzione su un disegno (vedi pag. 362)
chiedendo a tutti quale sia la linea pi corta. Tutti dicono B. Lignaro tenuto per ultimo e
sar combattuto tra lessere parte del gruppo e dire ci che pensa in base allevidenza
percettiva. Lesperimento ideato da Asch. Circa i 30% delle persone sia adegua al giudizio
degli altri. Non pochi denunciano disturbi sensoriali o emotivi il che fa ben capire che tipo di
conflitto si sia instaurato.
Anche la donna posta in modo conflittuale per la coesistenza del ruolo domestico, tradizionale;
professionale, moderno, di autonomia e indipendenza. Ma qui il ruolo moderno non ancora ben
determinato e si crea conflitto.
Anche lo studente universitario vive dei conflitti. Ha scarse informazioni sulla scelta della facolt,
subisce linflusso della famiglia, rischia di identificarsi con le scelte del genitore; creando cos
sottomissioni o ribellioni inconsce (insuccessi nello studio) o aperte (abbandoni o velleitari
trasferimenti di facolt). Poi, alluniversit il tipo di studio del tutto diverso, senza controllo, dove
tutto converge nellesame. Lo studente deve separarsi dalla famiglia: lo vuole ma ne ha paura.
Vuole indipendenza ma economicamente indipendente. Il ruolo di studente presenta anche egli
stereotipi: goliardo, libero, imprevidente, grande amatore. Il che ha facile presa sugli studenti inibiti
sessualmente. Si crea poi il conflitto tra una cultura allavanguardia, quella insegnata, ed i valori
familiari. Correggere i pregiudizi familiari crea un certo senso di colpa.
Tutte queste cose messe insieme creano una serie di pressioni difficili da reggere. Da qui nasce
linsuccesso/disorientamento/autostima bassa/ crisi didentit personale.
Se una persona (uomo marginale) appartiene allo stesso tempo a due gruppi sociali diversi della
stessa categoria, gli si presenteranno in ogni situazione due tipi diversi di comportamento,
suggeriti da ognuno dei due gruppi, trovandosi in una permanente situazione di conflitto. Questa
situazione grave per due motivi: non si tratta di un conflitto casuale, ma costante; entrambi i
gruppi di cui fa parte hanno una grande influenza sulla formazione della personalit.
Quando una persona appartiene contemporaneamente a due gruppi che possiedono la stessa
funzione, non appartiene di fatto a nessun gruppo, si sente esclusa da essi e sviluppa sentimenti di
solitudine e frustrazione. Situazione propria dei figli degli immigrati, posti tra due culture
diverse, laddove il gruppo originario visto con condiscendenza nel nuovo Paese. Che far il
ragazzo? Fedelt agli antenati o il nuovo?
Le possibilit per uscire da questo conflitto sono:
1) un'intensa accentuazione e valorizzazione della cultura d'origine con il rifiuto di ogni nuovo
ruolo. Spesso c incapacit di adattarsi al nuovo ruolo.
2) l'assunzione di un ruolo intermedio che permette di conciliare le due culture.
3) un buon adattamento alla nuova cultura, che va di pari passo col rifiuto di quella di origine.
Ci sono anche ambiti professionali caratterizzati da una certa marginalit, perch i membri dei
gruppi professionali confinanti rivolgono loro richieste contraddittorie. E il caso del capo-squadra,
che il padrone vede come membro degli operai e gli operai come colluso coi padroni.
Un altro esempio la professione medica. Essa molto cambiata negli ultimi anni a causa di alcuni
fattori di trasformazione: i pazienti sono pi preparati e mettono in discussione lautorevolezza del
medico, si instaurata una burocratizzazione del rapporto medico-paziente, la scienza ufficiale si
scissa dalla medicina pratica. Si sono creati pertanto:
1. conflitto tra professione autonoma e ospedale, accusato di snaturare il medico, riducendolo ad
automa e togliendogli prestigio
2. conflitto verso il paziente. Essere taumaturgico non basta pi.
Sono entrati in conflitto modelli diversi e nessuno di loro considerato dai medici come lunico
legittimo. Questi modelli sono:
1. modello tradizionale, ancora vivo sotto forma di norme deontologiche e in parte
istituzionalizzate
2. modello derivante dai fattori di trasformazione combinati
3. modello che garantisce il massimo successo professionale ed economico
Ognuno di questi modelli in conflitto con laltro e le soluzioni sono di due tipi:
1. affermazione di valori religiosi e ideologici che assumono valore vicariante
2. carrierismo, burocratizzazione, conformismo, abbandono della professione.
A livello personale operano numerosi meccanismi che permettono di risolvere i conflitti:
A) Separazione cio :
1) Tentare di scindere nel tempo e nello spazio i due ruoli del conflitto (es.: il nobile scozzese che
ospita nel castello lassassino del fratello. Conflitto tra ospitalit e vendetta. Lo uccise quando usc
dalle sue terre).
2) Evitare la sovrapposizione dei ruoli (es.: chi fa parte di due gruppi con norme del tutto opposte.
La persona cambia completamente atteggiamento e rifiuta di avere un conflitto in atto)
3) L'Io, sede del conflitto, pu preparare i due ruoli, distaccandosi interiormente da uno di essi,
generalmente quello che d senso di colpa; pur attuandoli entrambi nella realt (il bambino che
attribuisce la colpa al diavolo invece che a s stesso, proiettando cos allesterno ed evitando il
conflitto).
Tutti questi esempi ricordano la rimozione, ma la faccenda diversa perch i ruoli rifiutati
rimangono coscienti. LIo non nega lazione, ma di esserne responsabileil che fa s che lIo perda
la sua unit. E quindi pu succedere che:
4) uno dei due ruoli viene rimosso, in genere quello meno importante. Pu aversi frustrazione.
B) Compromesso (soluzione pi diplomatica per uscire dal conflitto): 1) Rimandare l'azione ed
attendere che uno dei due gruppi o entrambi attenuino le loro esigenze.
2) Ristrutturare il ruolo stesso al fine di adattare questa nuova definizione ad uno dei due Gruppi
(es.: un uomo diviso tra i parenti che gli dicono di non bere e gli amici che spingono a bere.
Risolve bevendo birra, dicendo che non whisky e nemmeno priva di alcol)
3) Il mezzo pi diplomatico, ma anche pi difficile, consiste nell'usare un ruolo contro l'altro.
L'individuo indica ad entrambi i gruppi le esigenze incompatibili che gli vengono poste, spingendo
le due parti ad attenuare le loro esigenze. Richiede abilit.
C) Fuga (uscita dai ruoli e distacco da essi):
1) Fuga dal campo o dalla situazione globale. Ad esempio andare allestero o in un diverso
ambiente sociale, fino al suicidio.
2) Rifugiarsi nella malattia. Lorganismo si ammala ed evita la scelta.
Anche la societ sviluppa dei meccanismi istituzionalizzati per limitare le occasioni di
conflitto:
1) Separazione nel tempo ogni ruolo ha una sua strutturazione e una sola di esse entra in gioco
in ogni particolare situazione, mentre le altre restano latenti. Questo evita conflitti diretti.
2) La societ stabilisce una gerarchia dei gradi di obbligatoriet dei ruoli (alcuni possono essere
momentaneamente abbandonati a vantaggio di altri). Quindi un lutto giustifica lastensione dal
lavoro. Vale anche nel concetto di legittima difesa: difendere la propria vita vista come esigenza
gerarchicamente superiore.
3) la separazione dei ruoli. Alcuni non devono avere alcun legame con gli altri (es.: il medico non
deve lasciarsi influenzare da altri suoi ruoli).
Fin qui i conflitti tra due situazioni, ma in genere le spinte sono pi di due. Quindi gi difficile
essere consapevole di tutte queste spinte cos si finisce col minimizzare alcune spinte per rendere
pi economica la scelta e ridurre la complessit. Se gli elementi sulla base dei quali faremo una
scelta non sono in contraddizione tra loro parleremo di consonanza, se lo sono parliamo di
dissonanza. Festinger dice che lesistenza di cognizioni che non concordano induce il soggetto a
sforzarsi di farle concordare meglio. Questa riduzione della dissonanza sembra analoga al
meccanismo dellomeostasi nellorganismo. Esempio: il fumatore fuma nonostante sappia fa male.
Come si convincer a continuare? Dicendosi che gli piace cos tanto da valerne la pena; che le
probabilit di un danno alla salute non sono poi cos tante; che un vizio bisogna pure averlo; che
smettendo ingrasserebbe. E cos la dissonanza ridotta.
In un altro studio sulla dissonanza cognitiva, Festinger osserv i membri di una setta la cui
predizione della fine del mondo era stata chiaramente contraddetta. Nella delusione, serano
convinti che a salvare il mondo era stata la loro fede. Chi rimase credente per ne trasse spunto per
unattivit di proselitismo serrata: cercavano allesterno alla loro fede posta in dissonanza dai fatti.
In un altro studio Festinger dimostr che le persone arrivano a filtrare le informazioni in modo da
non creare motivi di dissonanza. Un uomo acquista unauto, ma resta torturato dallidea che forse
quella giusta era unaltra. Cos, cerca informazioni che confermino la sua scelta, ignorando le
altre naturalmente affrontare leventuale dissonanza molto pi produttivo di esperienza e di
crescita. Per pi facile a dirsi che a farsi.
Inoltre, spesso non sappiamo nemmeno di avere una dissonanza, perch le tendenze in conflitto
sono inconsce e non verbalizzate, perch emergono solo in fantasie o sogni che il soggetto non sa
interpretare, perch quando emergono creano ansia troppo intensa. 14.8 Aggressivit e conflitto.
Laggressivit esiste e se non emerge solo perch non ne abbiamo occasione. Lo stesso individuo
del tutto civile, in condizioni di carestia, soppressione delle libert, guerra, costrizioni di spazio,
scoperta di un tradimento, di un ricatto pu compiere qualsiasi gesto.
Negli animali, il topo fugge, ma se si trova in un vicolo cieco diventa aggressivo. Alcuni pesci, se
posti in spazi ristretti come lacquario, divorano i loro piccoli per preservare le condizioni di
sopravvivenza del gruppo adulto. Ci sono cani che gironzolano con indifferenza ma se li metti in un
recito si scatenano su chiunque si avvicini.
Probabilmente ci accade perch lanimale si trova impreparato alla nuova situazione o usa
listinto.
Luomo, poi, ha sempre avuto un equilibrio precario tra il desiderio di avere tutto ci che desidera e
il bisogno di socializzare. Ma perch proprio luomo ha questo problema? Perch il possesso
rappresenta una garanzia contro la propria vulnerabilit e mortalit. Significa essere forti e
difendere la propria vita dalle minacce. Tutta la storia dellumanit fatta di appropriazioni,
violenze, crimini
Ma allora che ci facciamo con leggi che condannano tutto questo? Perch luso indiscriminato di
questa tendenza pu portare la specie allautodistruzione. Abbiamo paura della morte, perch
sappiamo benissimo che lunica propriet che non possiamo difendere a oltranza la nostra vita.
La paura di ritrovarsi debole e chiedere aiuto lo spinge a rinforzarsi egoisticamente, ma anche a
fare leggi che difendano i deboli, perch prima o poi il debole siamo noi.
14.9 Il controllo territoriale
Esiste negli animali predatori ed anche nelluomo, con condotte specie-specifiche. Luomo ha il
doppio binario:coesione di gruppo per escludere dal gruppo gli altri. Ci differenziamo, per non
avere contatti che portino ansia e stress.
La morte biologica equivale ad un ricadere nellomogeneit per cui la personalit rappresenta
proprio la tendenza alla differenziazione. E come esiste la personalit individuale c anche quella
dei gruppi. Gli animali, ad esempio, in branco rifiutano gli estranei anche se della stessa specie,
sono cio conformisti e lo sono cos tanto che alcune scimmie aggrediscono violentemente gli
esemplari che portano i segni di malattie invalidanti.
Cos noi ci autodefiniamo gli uomini, come se costituissimo una specie biologica differente,
mentre gli altri diventano inferiori, trib indigene, Difendiamo una specificit etnica dagli estranei. E
cos come la natura crea il molteplice differenziato, noi ne creiamo un altro ma culturalmente.
Per superare le tensioni razziali si dovrebbe allora annacquare ogni identit comunitaria? No,
perch la tendenza ad raggrupparsi fa parte delluomo dalle origini. E qualcosa che ci qualifica, di
ineliminabile. E che non sappiamo gestire le barriere di gruppo.
Queste barriere passano anche attraverso la prossemica, cio lo studio delle forme di interazione. I
vari comparti sensoriali che abbiamo olfattivo, tattile, ecc si inseriscono in una territorialit che
diversa da una specie allaltra, determinando priorit nelle sequenze e negli schemi motori. Agisce
su un istinto primordiale. Il territorio in questo senso un estensione dellorganismo, delimitata da
quei comparti. Ma la prossemica ci spiega molte cose: ad esempio, possiamo seguire il contatto
(stare vicini) o non-contatto (stare a distanza). Specie animali diverse seguono regole diverse,
appunto. Gli uomini invece le seguono entrambe, a seconda del contesto. Di pi: in culture diverse
seguiamo regole diverse. Non siamo appiattiti come voleva lilluminismo, ma viviamo differenze in
merito alla propriet, confine ecc. Una porta aperta o chiusa, un silenzio, uno sguardo, un gesto
rivestono significati opposti. Se in occidente cerchiamo di coprire gli odori, in Oriente invece essi
hanno un ruolo socializzante fondamentale! Anche la densit demografica relativa: per un inglese
il livello massimo si raggiunge assai prima di un arabo, scatenando subito reazioni aggressive.
Poich noi occidentali seguiamo il non-contatto, la parola affollamento ha connotazioni sgradevoli.
La struttura stessa delle case cambia radicalmente, quindi, da occidente a oriente
I giapponesi amano dormire a stretto contatto gli uni con gli altri, un americano non lo farebbe
mai. Non che non esiste la privacy, che un concetto diverso. Il giapponese non si isola, ama
stare in gruppo, ma non metterebbe mai in comune la propria casa.
CAP. 15. NOZIONI DI PSICOLOGIA SOCIALE
15.1 Origini della psicologia sociale
Lo studio delle funzioni mentali punta alla comprensione dei meccanismi psichici attraverso
l'esame e l'analisi dei fenomeni a livello individuale. Per spesso studiamo gli individui e le reazioni
che osserviamo sono derivate da una sezione di realt, allindividuo isolato. Come ha fatto notare
Freud, la psicologia esplora pulsioni, istinti e motivazioni dellindividuo, ma non spiega ancora
come luomo pensa e reagisce in un modo che va contro ogni previsione e che dipende dal suo
inserimento nella societ umana. Per cui la psicologia sociale potrebbe spiegare i meccanismi che
originano dalla dinamica del gruppo e della folla. Mc Dougall nel 1908 aveva gi parlato di come
sullindividuo possano agire influenze dellambiente, ma non aveva elaborato una vera teoria
psicologica delle folle.
Schjelederup studi nel 1922 le strategie di beccata delle galline e vide che obbedivano ad una
gerarchia precisa. Contavano la bellezza delle galline, la forza, la salute, le relazioni col gallo. Il che
implica che una gallina di alto rango (gruppo alfa) pu beccare le altre (gruppo beta) senza che
reagiscano. Ci sono poi anche gruppi delta e theta, per individui malati o emarginati (struttura
gerarchica triangolare). Si creano alleanze e coalizioni temporanee. Anche nei cani e nei felini ci
sono strutture simili.
Attraverso lo studio di diverse specie animali (galline, scimpanz, gorilla della Tanzania) si sono
individuate delle regole e dei fenomeni di gruppo o sociali che hanno permesso di interpretare
alcuni dei fenomeni psicologico-sociali umani.
Levi-Moreno crea il Teatro di tutti con tutti, (psicodramma) una situazione in cui il pubblico
partecipa, senza trama prefissata, in cui i pazienti esprimono le loro reali tensioni e, per analizzare
le dinamiche delle relazioni di gruppo, idea uno schema di studio delle relazioni sociali, il
sociogramma. In esso ci sono i soggetti maschili e femminili, le relazioni amicali/ostili, il grado di
ascendenza/dipendenza.
Mayo invece studia i fattori sociali attivi nellintegrazione lavorativa in una grande impresa
industriale. Esamina la relazione tra illuminazione ambientale e produttivit, scoprendo che sia
laumento che la diminuzione facevano crescere la produttivit! Come mai? Fin quando non scopre
i gruppi informali. I lavoratori oggetto dindagine acquisivano un nuovo status ed era questo a fare
di loro dei gruppi informali che producevano di pi. Nasce cos la Psicologia dei Gruppi.
Intorno alla meta degli anni '30, Lewin (appartenente alla scuola della Gestalt) inizi a studiare
sistematicamente gli effetti dello stile di conduzione sull'atmosfera e sull'attivit di un gruppo.
- Lo stile di comando autocratico o monocratico comporta una distanza emotiva relativamente
grande tra i membri del gruppo di lavoro ed il leader, insieme alla tendenza a cercare un capro
espiatorio al quale attribuire la responsabilit dei dissensi e dei disfunzionamenti del gruppo.
- Lo stile democratico o partecipativo tende a favorire la creazione di sottogruppi che lavorano con
particolare alacrit e induce un'atmosfera rilassata e costruttiva. In queste condizioni si costituisce
un senso di appartenenza o identit di gruppo.
- Il gruppo liberale tende a perdersi in dibattiti permanenti, dimostrandosi incapace e paralizzato
nel lavoro, poich manca un leader.
Con questo tipo di ricerca ebbe inizio un campo importante della Psicologia sociale: lo studio della
dinamica di gruppo.
LA PERCEZIONE SOCIALE E LA CREAZIONE DI LEGAMI
Il concetto di percezione sociale si definisce come delimitazione reciproca del s e
dell'ambiente. Questo ambito di ricerca si interessa in particolare di chiarire i meccanismi che
determinano le impressioni ed i giudizi legati al contatto sociale.
Negli anni '50 Newcomb ha studiato in particolare il fenomeno della presa di coscienza, dal
momento che si riunisce un gruppo di persone sconosciute. La prima forza di attrazione sar
la rassomiglianza di et/religione/preferenze artistiche-tecniche/origine geografica),
fintanto che non si superano le 12-15 persone. Al di sopra, agisce come fattore di attrazione
possedere segni di prestigio sociale (es.: notoriet). In generale, il principio della somiglianza
rispetto alla percezione di s rimane valido, poich l'attrazione legata alla fama
interpretabile come somiglianza del nuovo venuto rispetto a ci che si desidererebbe essere
noi stessi.
La popolarit dei membri del gruppo segue 3 linee di tendenza (in ordine decrescente):
1) attrazione fisica che dipende strettamente dai modelli socio-culturali dell'epoca.
2) attrazione legata allo status sociale (es.: essere il comandante dellaereo, avere lultimo
smartphone o una certa auto)
3) attrazione legata alla struttura della personalit (allegria, gaiezza, disponibilit)
La gerarchia funzionale di questi tre fattori non comunque costante da una persona
all'altra, ma soprattutto di questa gerarchia pare esistere un'evoluzione intrapersonale
nell'arco della vita. Il terzo fattore tende a prevalere nellet adulta.
15.2 Le dimensioni sociali della psicologia
I principali metodi di indagine sono questi:
1. lanalisi situazionale. E la posizione istantanea dellinsieme dei fattori attivi (relazione, ambiente,
atmosfera affettiva). In particolare, la Psicologia del Lavoro analizza 8 elementi: ambiente fisico di
lavoro/attivit e loro contenuto/mezzi e strumenti/partecipazione decisionale/ esigenze personali e
di gruppo/carico di lavoro/finalit esplicite ed implicite/reddito
2. lanalisi di contenuto. Ci fa vedere la qualit delle relazioni interpersonali e sociali. Ad esempio, il
rango di due persone pu essere capito attraverso lo scambio verbale. Usa le statistiche e non
decisiva
3. losservazione sistematica. E campionata, standardizzata e predeterminata. Consente una buona
semplificazione dei dati, ma osserva solo una sintesi. Dipende molto dalla teoria che le sta alla base
e che indica quali dati tenere e quali no.
4. La misura degli atteggiamenti e delle opinioni. Usa scale quantitative attraverso scale e
questionari per misurare i cambiamenti dopinione e le reazioni. Misura: orientamento (attribuzione
di significati ad unattivit), grado (intensit), intensit (impegno manifesto), significato
(atteggiamento ed opinione soggettiva). Valgono le regole della psicometria. La selezione delle
voci delle essere numericamente e concettualmente valida.
5. La sociometria (Levi Moreno)
6. Linchiesta e la sperimentazione (in laboratorio ed in campo).
La dimostrazione scientifica delle teorie in Psicologia Sociale richiede la manipolazione controllata
delle variabili, cio lesperimento che pu essere condotto in laboratorio o sul campo. Nel secondo
caso il controllo delle variabili parassite aleatorio e quindi occorre cautela nellinterpretare il dato.
E, viceversa, solo una teoria forte si presta alle analisi in laboratorio. Solo cos infatti possiamo
concentrarci su poche variabili probanti. Siccome in Psicologia Sociale questo poco possibile, si
finisce con lusare un metodo combinato dei due appena esposti.
15.3 Ranghi e ruoli sociali
I ranghi sono necessari alla societ. Esistono da sempre e poi ognuno di noi nei fatti svolge un
ruolo diverso in un gruppo complesso. E poi ci sono le differenti condizioni individuali di capacit e
risorse.
Una societ di pari quindi possibile solo escludendo il passato e prevedendo una comunit di
eguali (tutti pescatori o cacciatori) e la soppressione dei diversi (malati, diversi).
Per molti millenni le distinzioni di rango sono state rigidamente determinate, perch la funzione
ed il ruolo venivano trasmessi ereditariamente, mentre in tempi recenti assistiamo ad una maggiore
permeabilit e flessibilit. Questa flessibilit si collega al progresso tecnico ma anche ad
una dinamica di tipo culturale che non ammette, o non legittima, n la fissit di rango priva di
verifiche, ne tantomeno l'ereditariet o trasmissione diretta di funzioni e ranghi ad esse
corrispondenti. In particolare, tutte queste regole sono diventate ben presto desuete perch nelle
societ industriali gli schemi di valore cui ancorare le distinzioni di rango sono diventati molteplici
e contraddittori (ranghi di chi ricco con ranghi di chi lha ottenuta in altri modi).
Non c dubbio, poi, che anche chi occupa ranghi del tutto particolari abbia visto trasformarsi la
sua posizione. Ad esempio, il Papa.
A livello micro sociale, poi, possiamo distinguere i ranghi di leader, membro della dirigenza,
subalterno, simpatizzante e seguace. A livello macrosociale separiamo la massa dalla minoranza ed
entrambe dai marginali. Cosa rende tale un leader? Il carisma.
Le funzioni del comando presuppongono due cose: che la maggior parte delle unit sociali del
gruppo abbiano ruoli fissi e che esistano rapporti latenti e profondi di dominanza e sottomissione.
Nelle situazioni di tipo aperto (come nel caso del leader informale), la posizione di comando ed il
rango di leader sono relativamente fluide e vengono mantenute solo se il portavoce riesce ad
essere abbastanza forte per rappresentare le istanze del gruppo.
Le funzioni di comando sono talvolta innate (funzione genitoriale), ma di norma non vengono
trasmesse che a breve termine ed in modo parziale. In generale, vengono assegnate pi a gruppi
che a singoli individui. Questi gruppi sono organizzati di solito secondo una gerarchia interna,
partecipano della funzione del comando per aree delimitate e possono avere uno scambio di
posizione o capacit di sostituire del tutto o in parte un leader.
I dirigenti subalterni (o quadri intermedi) hanno una funzione mista di trasmissione ed esecuzione
di comando. La loro numerosit si accresce nelle strutture complesse, a scapito del gruppo
dirigente.
I simpatizzanti (o seguaci) costituiscono la base attiva od impegnata di un gruppo organizzato. La
loro consistenza molto variabile e muta facilmente in rivolta o rifiuto del leader se le cose vanno
male o ci sono insuccessi.
Il concetto di massa al centro della ricerca psicologico-sociale dal XIX secolo,
soprattutto da parte della scuola francese. La massa eterogenea ed imprevedibile. Quando
facciamo parte della massa di una manifestazione sportiva, ad esempio, ci comportiamo in un
modo diverso da quando vi assistiamo da soli.
La distinzione tra massa e minoranza che la massa costituita per lo pi da conglomerati di
minoranze o da un insieme di gruppi accomunati per aspetti parziali; la minoranza definita come
un gruppo non assimilabile, non accomunabile alla massa per qualche sua caratteristica
determinante ed irriducibile (es.: i sostenitori della squadra ospite).
Marginali sono invece quei gruppi che non condividono le regole del gioco e si possono dividere
tra positivi (dissidenti, spiriti critici) e negativi (capri espiatori, protestatari, persone internate). I
marginali spesso innescano dei cambiamenti di lungo periodo, tuttavia.
La fusione di questi 6 livelli costituisce un tessuto sociale notevolmente complesso, caratterizzato,
secondo la teoria dei sistemi cibernetici, da 4 aspetti principali:
1) Complessit: gli effetti primari e secondari fra i partecipanti alla dinamica sociale producono
un'interazione a pi livelli fra conflitto e cooperazione.
2) Dinamica autonoma: l'interazione si auto-sostiene ed il funzionamento del sistema sociale viene
influenzato in minima parte da interventi o azioni provenienti dall'esterno.
3) Opacit: il sistema sociale difficilmente trasparente, cio difficile cogliere la relazione tra un
fattore e il modo in cui modifica il sistema.
4) Inerzia: difficile mobilitare un sistema sociale verso un obiettivo, come difficile frenarlo o
deviarne la traiettoria, una volta orientato verso uno scopo.
Ruolo e identit.
Il concetto di ruolo analogo a quello che lattore recita a teatro. E cos come quelli possono
essere accettati, rifiutati, vissuti in modo schematico o personalizzati con pi o meno libert.
Possono essere pi o meno simili a ci che siamo davvero, quindi pi o meno facili da
interpretare. A parte i ruoli fondamentali (maschile e femminile), ci sono quelli specifici
(madre, padre), quelli obbligatori (scolaro), facoltativi, manifesti (professore universitario),
nascosti (attivista politico), permanenti (italiano), temporanei (turista).
Nellinterpretazione rispondiamo alle attese che gli altri hanno verso di noi. Ed a quelle che
noi stessi abbiamo verso il nostro ruolo. Si crea pertanto un equilibrio tra queste due cose.
I ruoli definiscono funzioni, obblighi e spazi di libert dellattore. Vengono segnalati con
delle insegne convenzionali: il camice per il dottore, la pipa per la virilit ecc. i ruoli possono
ovviamente accavallarsi tra loro e il passaggio da uno allaltro pu avere effetti sconcertanti.
Se un bambino entra nel negozio dove la mamma fa la commessa, lui la vede come mamma
e lei non riuscir ad esserlo
Ci vuole tempo a sentire un ruolo come pare di s: allinizio si dice di fare lo psicologo, solo
dopo si dir di essere uno psicologo, passando cos da rivestimento a costituente
dellidentit. E quando si esce dal ruolo - magari per andare in pensione la perdita di ruolo
pu per questo diventare un problema. Un modo per risolvere questo problema quello di
valorizzare altri aspetti come gli hobby, il turismo. Oppure gli anziani andrebbero inseriti in
modo nuovo nella societ e valorizzati nella loro esperienza.
15.3 Sociosistemi e psicodinamica dei gruppi
I sistemi sociali sono strutture relazionali che adottano delle norme o sistemi normativi, e che
quindi restringono in qualche modo la libert individuale. Queste restrizioni hanno come
contropartita la definizione di limiti di sicurezza, la creazione di possibilit e di risorse che si
rendono disponibili per ogni singolo individuo e gli permettono di vivere in un modo che gli
sarebbe impossibile altrimenti.
La famiglia oggi assomma pi generazioni e va da quella allargata a quella monoparentale.
La famiglia composta da genitori e figli ha da sempre costituito un paradigma e un modello di base
per la maggior parte dei sistemi sociali. Ci sono delle eccezioni, come le famiglie case lunghe
delle Samoa o quelle poligamiche islamiche, quelle integrate in contesti collettivistici dove madri
diverse interscambiano i loro servizi ai figli, come nei kibbutz.
In molte famiglie, il figlio assume il ruolo di s ideale, sul quale vengono investite le speranze dei
genitori, in vista di ottenere ci che essi avrebbero desiderato per s e non hanno ottenuto dalla
vita.
In tali casi, lo stile educativo dei genitori e di norma speculare rispetto a quello da essi
sperimentato, cio uno stile educativo eteronomo guidato da un'esperienza e non costruito
autonomamente.
La famiglia, talora, assume le caratteristiche di ambiente protettivo, di area di compensazione e
rifugio, nel quale si e al riparo dalle pressioni e dagli stress provenienti dall'esterno. Quando questa
caratteristica diviene prevalente o patologica, si parla di famiglia paranoide, che funziona come una
sorta di fortezza minacciata dal mondo esterno.
Le famiglie sono organismi sociali caratterizzati da un'atmosfera affettiva di base ed il grado di
stabilita, oppure di dissolvimento latente, del nucleo familiare pu essere dedotto a partire
dall'esame di questa atmosfera dominante.
Un altro aspetto del clima familiare dato dalle regole delle quali ci si attende il rispetto. Ossia la
distinzione dei compiti, il rispetto delle esigenze dei singoli, lintensit della pressione educativa.
Nelle strutture educative e nelle istituzioni organizzate i punti focali sono due regole strutturali: la
divisione del lavoro e delle funzioni e la gerarchia dell'autorit (insegnante/allievi) e delle
competenze (esami).
Lesame della disposizione fisica dei soggetti pu aiutare. La disposizione frontale formale e
gerarchizzata (docente dominante e separato), quella a emiciclo informale e seminariale (esalta le
competenze dellallievo).
Questo un sociosistema, cos come lo sono quello lavorativo, produttivo e politico. Rispetto agli
ecosistemi ambientali, quelli umani sono pi complessi, perch entra in campo la capacit
delluomo di adattarsi allambiente. Si crea quindi un rapporto trasformativo uomo-ambiente, in cui
giochiamo tanti ruoli: cittadino, vicino di casa, lavoratore ecc. Se per cambia lambiente,
degradandosi ad esempio, cambia anche il sentimento di solidariet dei cittadini e si creano reti di
rapporti del tutto nuove, che possono condurre a ridisegnare lurbanistica, le reti comunicative. Per
fare questi studi bisogna studiare i gruppi.
L'ambito dell'analisi dinamica di un gruppo molto vasto. In primo luogo si studia la costellazione
del gruppo ( la dimensione o numerosit, che danneggiano la coesione; l'ineguaglianza tra i
componenti (ranghi ripartizione dei compiti), il territorio del gruppo (rapporto tra grandezza
gruppo e suo spazio vitale) e la sua permeabilit (accessibilit dei nuovi membri).
In secondo luogo si studia lo svolgimento o durata del gruppo, sia nella durata assoluta che nelle
trasformazioni nel tempo. Pi durano pi la loro azione stereotipata.
Il terzo aspetto quello delle motivazioni. La motivazione pu essere all'origine della costituzione
di un gruppo (naturale in una famiglia, oppure tra persone che non si conoscevano), pu essere
temporanea (gruppi di svago), oppure mirata (in questo caso si tende ad avere un pensiero di
gruppo, cio una visione relativamente impermeabile alle influenze esterne)
L'azione del gruppo si analizza a partire da tre criteri:
- modalit di partecipazione (disponibilit di ognuno ad assumersi responsabilit)
- mutuo accordo fra i membri (diffusione delle informazioni, ripartizione delle simpatia, gestione
delle contraddizioni)
- coesione (commisurata allesistenza di barriere interne, al grado di centralizzazione).
La situazione di gruppo pu diventare uno stimolo potente per modificare condotte stereotipate o
per trattare efficacemente inibizioni sociali e affettive. Il gruppo diventa cos un luogo di libert
dove la via a senso unico dellobbedienza si trasforma in unalleanza con diritti e doveri.
I procedimenti biotici sono lintroduzione nel lavoro del gruppo di situazioni di vita autentiche. Ad
esempio, vengono associate persone di professione e provenienza diversa che introducono nel
gruppo la discussione su casi clinici. Oppure ci si possono scambiare i ruoli (role-playing). Ad ogni
fase di azione fa sempre seguito una fase di ricapitolazione, nella quale ogni membro condivide
lautorit ed il potere, in modo da poter poi trasferire quanto appreso nella vita esterna. Questo
lavoro si fa attraverso sessioni plenarie, poi a piccoli gruppi, quindi individuale.
Per misurare le trasformazioni del gruppo si usano questi strumenti: flusso e direzione degli scambi
verbali, attivit e passivit dei membri, costruzione di unidentit di gruppo che agisce anche fuori
di esso. C infine una differenza tra eventuali conflitti interni del gruppo o con lesterno. Nel primo
caso ci sono scontri di ruolo, nel secondo la comunit coesa e si oppone alle spinte esterne.
Meccanismi di influenzamento sociale.
La capacit di influenzare le scelte e le opinioni degli altri dipende da una serie di fattori, in
primis l'interesse e la fiducia.
L'interesse sociale ha due origini fondamentali: il pericolo ed i bisogni.
Invece, tendiamo ad accordare fiducia a chi d una sensazione di calma e sicurezza, a chi
suscita ottimismo credibile e sembra saldo e stabile nei suoi atteggiamenti. L'attivismo e
l'iniziativa esagerata sono spesso controproducenti.
L'influenza sociale deve poi essere sostenuta dal prestigio. In un esperimento si pot vedere
che la stessa azione (imparare ad aprire una cassa di banane) veniva appresa da un gruppo di
scimmie se veniva mostrata dal membro di rango superiore piuttosto che da una di rango
inferiore.
L'importanza del prestigio molto netta anche per le influenze sociali umane.
Esistono tuttavia deviazioni tipiche o meccanismi di influenzamento sociale:
- effetto alone: sovraesposizione. Diffusione, quale propriet generale, di una qualit
percepita a partire da un solo aspetto. I politici la usano molto: molta propaganda, poche
azioni concrete e nel temporaneo pu funzionare. Si crea una confusione per cui la mole di
parole viene fatta scambiare per una mole di azioni.
- effetto bandwagon (effetto del successo): tendenza ad associarsi e ad accordarsi alle
opinioni di chi sta avendo successo, solo per il fatto che sta avendo successo. Esempio:
lenorme consenso dato a Mussolini dopo la conquista delle colonie.
- effetto underdog: tendenza a prediligere il candidato che sembra votato alla sconfitta,
quello che appare pi debole.
- effetto boomerang: far seguire il messaggio alla propaganda di un valore sociale o ad un
motivo molto diffuso nel pubblico. Funziona in pubblicit. Il prodotto associato al valore,
che viene usato per influenzare le scelte (es.: prestigio associato ad unautomobile).
- effetto ignoranza: consiste nella rimozione o nel sottacere gli aspetti sgradevoli e
pericolosi. Sminuire.
- effetto della porta chiusa: situazione di ultima possibilit che induce all'acquisto di cose
che non si era pensato di comprare (per es. nei supermercati, le cose di scarso interesse poste
vicino alle casse). Questa reazione di panico da porta chiusa somiglia al vissuto di angustia
o di mancanza di tempo che spinge a scelte repentine e poco elaborate, nel corso della crisi
di mezza et.
15.5 Psicologia delle masse
Il concetto di massa attrae linteresse scientifico fin da Le Bon (1895).In un primo tempo ha
prevalso un'accezione negativa legata al concetto di massa, poich con essa si intendeva una
situazione sociale che porta alla de-individualizzazione e alla riduzione della libert. In un secondo
tempo, la potenzialit di potere della massa stata riconosciuta con maggiore precisione e la
psicologia delle masse ha costituito un campo di studio autonomo.
Si capito che non solo la somma degli individui, ma che sviluppa dinamiche autonome.
Ovviamente la massa pu anche essere del tutto eterogenea, quando costituta da persone che
non hanno davvero niente in comune. Se per qualcosa in comune si trova, improvvisamente la
massa da inattiva diventa attiva. Se questo succede, esistono due tipi di massa, una esistente nel
passato e una nel presente.
Nel passato si sviluppavano delle masse dette di presenza, nel presente esistono anche quelle
mediali (per la diffusione dei mezzi di comunicazione di massa e di nuovi canali e strumenti per
costruire delle opinioni di massa). Le due cose possono combinarsi in masse mediali-presenti (es.:
annuncio della rivolta dato via radio e quindi sollevazione).
La moda un buon esempio di azione di massa. Luniformit tipicamente occidentale. Per esiste
anche la distanziazione. Es.: bambini, anziani e adulti hanno per abbigliamenti diversi, oltre che
specifici gruppi sociali (sacerdoti, soldati).
Nella moda femminile poi si assiste allaccentuazione. Cos, limmagine della donna stata
modificata nei secoli da fenomeni culturali.
Ovviamente le azioni di massa sono pi difficili da dirigere di quelle di gruppo. E quindi la
psicologia dinamica delle masse analizza proprio la manipolazione delle masse.
Esiste un pregiudizio diffuso che interpreta eventi di massa svalorizzati e negativi (es.: linciaggio),
come eventi prodotti da individui socialmente disprezzati (alcolizzati, tossici, devianti). In realt il
membro di una massa pu anche diventare preda di un comportamento che non necessariamente
gli abituale. Cio pu compiere azioni in contrasto col suo modo di essere.
Perdite e frustrazioni personali possono talora essere compensate da vissuti esistenziali emotivi,
che talora si ritrovano all'interno di una massa attiva.
Perche abbia luogo questo piacere nell'essere membro di una massa attiva:
- deve crearsi una situazione relazionale di massa attraverso la presenza sollecitatrice di un capo,
sia con la presenza di una massa antagonista (es.: stadio).
- i contatti fisici rinforzano l'effetto della massa presente favorendo un processo di fusione.
- le emozioni devono essere portate ad un acme eccitativo (cori, slogan).
- la determinazione cognitiva dell'obiettivo comune deve essere veicolata da formule semplici
(demagogiche) o simboli ( bandiere, stemmi) ben identificabili.
La massa potenzia le spinte alla sofferenza (masochistiche) e quelle aggressive (sadiche).
Il vantaggio dell'azione di massa, inoltre, porta l'individuo a concretizzare azioni altrimenti
irrealizzabili per lui da solo.
Oltre all'onnipotenza, l'azione di massa ha il vantaggio della deresponsabilizzazione, perch
l'individuo resta ampiamente anonimo ed protetto dalla massa di cui fa parte. Inoltre, si pu
creare un bersaglio sul quale vendicare la propria sofferenza (es.: nella corrida la massa si vendica
sul toro delle proprie ferite narcisistiche).
Il potenziale energetico della massa spesso spinge allautostimolazione in modo che i suoi bisogni
personali si traspongono nella massa (es.: violenza negli stadi).
Lazione si amplifica, con il cosiddetto effetto valanga, di fronte ad unincertezza o cedimento
dellavversario. Nellestasi le ferite vengono ricercate, il singolo capace di tutto, si diventa
instancabili. Anche le rielaborazioni che seguono la fine dellazione hanno conseguenze di massa.
Alcuni arriveranno a dire che cerano, pur di aumentare il loro prestigio. In seguito si raccoglieranno
tutti le informazioni diffuse dai media per preservare la memoria collettiva dellevento.
15.6 Meccanismi della persuasione.
Cos la persuasione? Non unopera di convincimento, non indurre a fare qualcosa contro la sua
volont, usando il ricatto, il senso di colpa, la corruzione. Si tratta invece di indurre un
cambiamento dellopinione altrui solo tramite un trasferimento di idee.
Le tecniche di persuasione nascono con la politica, nel V secolo ac, col filosofo Corace e la nascita
della retorica nelle dispute giudiziarie. Per altre scuole dellepoca non contavano invece gli
argomenti ma la capacit seduttiva delloratore. Poi arriva Socrate, che mette a punto il metodo
maieutico. Poi Platone, che condann la retorica dei sofisti, giudicata un mero esercizio formale, e
propose in sua vece la dialettica, che mirava allanalisi degli argomenti. Poi Aristotele, che ricerca
elementi dimostrativi e propone linduzione, introduce il sillogismo e limportanza degli esempi.
I continuatori dellopera dei filosofi greci ne hanno proseguito i precetti, fino allavvento della
psicologia. Combinando la psicologia sociale con le tecniche di comunicazione si sono avute
novit. Cos, si sono studiate le forme della comunicazione, dellemissione e della ricezione del
segnale.
Per si capito che non si pu convincere chi non vuole lasciarsi convincere, per cui le tecniche si
sono orientate pi sullorientare gli animi che a dirigere i messaggi stessi.
Una prima teoria, di stampo cognitivista, individua le varie componenti della comunicazione. Sono:
1. I soggetti della comunicazione: emittente e ricevente
2. Il canale di trasmissione
3. Il codice del messaggio
4. Il disturbo prodotto da motivi contingenti
5. La decodificazione
6. Informazione di ritorno inviata dal ricevente
Qui si inserisce la psicologia sistemica di Watzlawick, che enuncia gli assiomi della comunicazione
ed evidenzia il rapporto Contenuto/Relazione che viene scisso in due aspetti, uno verbale ed uno
non verbale. Sotto questo aspetto, pi che leffettivo contenuto del messaggio conta la sua parte
affettiva e quindi diventa importante il non verbale. Essa una comunicazione alternativa, pi o
meno consapevole, basata su:
1. Comportamento spaziale (gestualit, postura)
2. Segnali paralinguistici (intercalare, pause, toni, accidenti come colpi di tosse)
3. Mimica facciale.
Inoltre si pone laccento sulla punteggiatura, ossia la comunicazione vista come evento circolare in
cui ogni evento simultaneamente stimolo, risposta, rinforzo.
Ulteriori studi compiuti da Mc Guire a Yale sostengono che la persuasione ha 6 fasi:
1. Presentazione del messaggio
2. Attenzione che presta il ricevente
3. Comprensione dei contenuti secondo un codice di trasmissione adeguato (evitare linguaggi
specialistici)
4. Accettazione del messaggio
5. Memorizzazione
6. Comportamento conseguente.
Se una sola di questa fasi non si verifica appieno, niente persuasione. In pubblicit una tecnica
molto usata consiste nella ripetizione del messaggio. E leffetto di esposizione, che rende familiare
il messaggio. Ovviamente contano anche
1. La forza emittente. Autorevolezza di chi emette, professionalit e credibilit.
2. Struttura stessa del messaggio. Vividezza, colori, suoni
3. Ordine degli argomenti. Effetto primacy: in una serie di argomenti si ricorda meglio il primo.
Effetto recency:e lultimo.
Poi ci sono le scoperte di Cialdini. Esistono cio delle tecniche (il colpo basso, il piede nella porta, la
porta in faccia), che fanno leva su vantaggi iniziali che poi non vengono rispettati, sul senso di
reciprocit che ci porta a ricambiare ci che qualcuno ci offre.
C poi un altro effetto: lagenda setting. Questo fenomeno parte dallosservazione che i media non
influenza tanto gli atteggiamenti, quanto crea lordine di priorit nella massa. In questo modo si
presta pi attenzione alle notizie che riguardano un dato argomento. Cos si creano delle opinioni
stabili, senza influenzare le opinioni stesse.
Anche lesempio ha molto penso. Un peso imitativo.
Un ultimo peso sta nella semplicit. Brevit, come negli slogan, i motti di spirito. Frasi sintetiche,
orecchiabili, suggestive, che restano impresse nella mente. Particolarmente efficace il chiasma,
che ha una struttura a X (es.: meglio una fine con terrore, che un terrore senza fine).
E per tutti questi motivi che le classi dominanti o i ceti emergenti hanno sempre voluto avere il
monopolio del linguaggio, cos come nel periodo delle dittature.
Dice Le Bon: la folla sempre intellettualmente inferiore alluomo isolato, ha la spontaneit, la
ferocia, gli entusiasmi degli esseri primitivi, antepone listintivit al giudizio. Il leader deve usare un
linguaggio semplice, perch la follia restia ai meandri del ragionamento. Vuole affermazioni
concise, categoriche, sprovviste di prove e dimostrazioni. Vuole la ripetizione, usando sempre gli
stessi termini, che conduce al contagio della folla ed allora che lidea si diffonde tra la folla. Il
potere delle parole dipende poi dalle immagini che evoca.
Freud afferma che il leader deve giocare su un equilibrio di nevrosi e sublimazioni, dovute alle
proprie pulsioni, tra cui la libido, che consente di identificare il super-io delle persone nel capo.
Cos, il capo investito di forti cariche di libido narcisistica. E la realizzazione del proprio Io non
raggiunto, di un Io perfetto che ovviamente non abbiamo mai realizzato.
Per farsi amare dalle masse, Mussolini si riduceva poi continuamente a dare si s unimmagine
umile: muratore, agricoltore,sciatore
La fortuna di Mussolini e Hitler fu quella di incontrarsi con una massa incline alla sottomissione.
Massa che era delusa, frustrata, aveva paura della libert, aveva bisogno di un protettore magico,
finendo con lusare identificazione e narcisismo, come aveva detto Freud.
Mussolini usava unoratoria che soddisfaceva i dotti e non intimidiva gli umili; stimolava pi che
affascinare; usava asserzioni perentorie e slogan; dialogava chiedendo alla folla una risposta
perentoria su domande che poneva; usava frasi ad effetto, toni e pause. Usava poi un vero transfert
erotico con la folla, apparendo in un clima amoroso.
Ma gi dalla Prima Guerra Mondiale i governi si erano sentiti nella necessit di dotarsi di organismi
specifici che manipolassero le folle, le truppe, tramite conferenze, cinema teatro, serate musicali per
sostenere il morale dei soldati e rafforzare il senso civico dei cittadini.
In Italia si cre il culto di Mussolini tramite un processo di identit, tra il duce e il regime fascista.
15.7 Il controllo sociale
Nel XX secolo i mezzi di comunicazione hanno avuto uno sviluppo formidabile: stampa, radio,
cinema, tv. Questi strumenti che impatto hanno avuto dal punto di vista psicosociale? Si pensava
avrebbero legittimato forme di demagogia e invece no, sono diventati strumenti di legittimazione
dellordine sociale. Vengono prese in esame:
1. La qualit della fonte (credibilit, attrattiva e potere)
2. La qualit del messaggio (contenuto, struttura, reiterazione, ordine di presentazione degli
argomenti)
3. Caratteristiche del canale (giornale, radio, tv)
4. Caratteristiche del ricevente (et, sesso, stato sociale, stile di vita, grado culturale, livello di
autostima).
Lesposizione alla tv crea due effetti: diretti (quando lesposizione al messaggio induce a certi
comportamenti suicidi con effetto induzione o Werther; anche lesposizione alla pubblicit) e
indiretti (effetto a lungo termine dovuto al mostrare una realt fittizia).
I pi rilevanti tra questi secondi sono: 1. Lagenda setting. I media non riportano fatti puri, ma
assegnano loro una rilevanza come grado di esposizione al pubblico; ed una implicita valutazione
di merito. Cos si creano luoghi comuni sul problema del lavoro, la criminalit, gli immigrati
2. La cultivation theory. C una notevole differenza tra la realt e limmagine che ne danno i media,
con gravi conseguenze per chi riceve il messaggio.
3. Il knowledge gap. Nel processo di acculturazione la tv pu avere un impatto superiore al
processo scolastico. In questo caso i media non sono uno strumento di uguaglianza sociale, ma
accentuano piuttosto le disparit culturali. Funziona soprattutto con le persone di status culturale
pi basso che hanno minore capacit critica
4. La teoria della spirale del silenzio. Le persone manifestano le loro opinioni in misura
proporzionale in cui le percepiscono condivise dal gruppo di appartenenza. Le opinioni coerenti a
credenze, costumi, valori dominanti si autoalimentano in un processo circolare. La ragione la
paura dellisolamento sociale. Esprimere unopinione diversa da quella del corpo sociale significa
ridurre lidentificazione col gruppo, diventare un deviante e vedersi comminare delle sanzioni.
Col tempo la tv ha assunto un ruolo di semplice reportage mentre stampa e radio
approfondiscono. Sugli effetti di Internet non esistono ancora studi definitivi.
A livello pedagogico, infine, non si pu non notare che la tv ha assunto un ruolo sempre maggiore
negli ultimi decenni, con perdita di potere della tv e della religione. Per cui in assenza di alternative
la tv assolve una funzione di baby sitter, fornendo inoltre una visione stereotipata e fittizia della
realt, di cui i ragazzi adottano il linguaggio. Daltronde i mass media impongono una determinata
condotta alla quale i ragazzi si amalgamano pur di essere accettati nel gruppo.