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PSICOLOGIA GENERALE

1. (1) LA PSICOLOGIA SCIENTIFICA. SVILUPPO STORICO E METODI DI RICERCA


Psicologia: studio scientifico1 del comportamento2 degli individui e dei loro processi mentali3.
Psicologo: esamina cosa fa l’individuo e come l’individuo si comporta nel farlo, considerando
ciascun fenomeno comportamentale calato nell’ambiente sociale e culturale in cui è prodotto.
Non è possibile capire le azioni degli esseri umani senza capirne anche i processi mentali.
La psicologia si divide in settori di competenza (ambiti):
Psicologia clinica: psicoterapeuta, disturbi (ansia, depressione, disturbo della
personalità ).
Psicologia cognitiva, sperimentale, evolutiva, scolastica, del lavoro, di comunità , della
salute, neuropsicologia, psicometria, psicologia sociale, psicologia dello sport…
Psicologia generale: processi cognitivi e personalità . Indaga quali sono le
caratteristiche di funzionamento di questi processi.
Sociologo: studia il comportamento sociale dei gruppi e delle istituzioni.
Antropologo: si focalizza sul più ampio contesto del comportamento nelle diverse culture.

SVILUPPO STORICO
La psicologia nasce in un ambito specifico e prima di diventare una disciplina scientifica c’è
voluto molto tempo, perché per molti anni non è stata riconosciuta come tale.
Lo studio della psiche inizia nell’antichità (es. Platone, Aristotele, Ippocrate). Accanto alla
filosofia, i filosofi si pongono delle domande rispetto a come gli esseri umani percepiscono la
realtà .
 Socrate: con il dialogo socratico interrogava le persone invitandole a ragionare.
 Platone: è il primo a cercare di spiegare che cos’è il pensiero. Il pensiero può spiegare
ogni cosa, la scienza non ha valore, la mente equivale all’intelletto.
o Ha teorizzato la netta separazione tra psyché (mente – principio di vita) e soma
(corpo – materia inanimata).
 Aristotele: è stato uno dei primi ad occuparsi delle emozioni. L’uomo è oggetto di
studio naturale, studia le leggi del pensiero, tra cui l’associazione.
o Secondo Aristotele il cuore è il principio della nutrizione, del movimento, della
sensazione e del principio della psiche. Si sofferma sui processi percettivi e sulla
memoria.
o Al contrario di Platone, ritiene che l’anima sia inscindibile dal corpo e che la sua
essenza consista in quelle capacità che consentono all’organismo di
sopravvivere.
 Ippocrate: prospettiva biologica, osservazioni sul cervello.
1
Scientifico: le conclusioni a cui la psicologia approda sono basate su prove raccolte in accordo con i principi del
metodo scientifico, che utilizza informazioni raccolte in maniera oggettiva, in modo da formulare conclusioni a
partire da evidenze basate sui fatti.
2
Comportamento: l’insieme delle azioni attraverso cui gli organismi rispondono agli stimoli interni e
interagiscono con il loro ambiente. Il comportamento è azione.
3
Processi mentali: meccanismi di funzione della mente.
1
o Teoria dei quattro umori: flegma, bile nera, bile gialla, sangue. Associa ad
ognuno di queste caratteristiche sia fisiche che caratteriali, per cui personalità
differenti. Ippocrate riconosce che non siamo tutti uguali e che abbiamo
comportamenti differenti, e si domanda il perché di questo.
Dal Medioevo al Rinascimento comincia a prevalere un pensiero cristiano, in cui i problemi
mentali dovevano necessariamente essere legati all’anima, per cui venivano indagati dai
teologi, e quindi la psicologia si trova in un momento di stallo.
Con il Rinascimento ritorna una visione più scientifica:
 Cartesio: dualismo, consegna il corpo allo studio naturale, vieta lo studio del pensiero
alla scienza, consegnandolo alla filosofia. Distingue res cogitans e res extensa (la mente
e il corpo), che secondo lui erano unite nell’uomo attraverso la ghiandola pineale,
situata nel cervello. Distingue le idee innate da quelle che derivano dai sensi.
 Locke: empirismo, cioè l’esperienza è l’unica fonte di conoscenza. Il comportamento
può essere compreso e si struttura sulla base dell’esperienza individuale (non esistono
idee innate). L’uomo può conoscere il mondo solo attraverso l’esperienza. La mente è
un’attività , non un’entità da indagare. L’intelletto può essere studiato scientificamente.
Distingue i processi dell’anima e l’essenza, distinzione grazie a cui nascerà la psicologia
scientifica.
1879, Lipsia, Wundt – Nascita della psicologia come scienza (nasce un laboratorio di
psicologia sperimentale).
 Wundt: la psicologia deve essere trattata come una scienza (come la matematica, la
fisica e la medicina). Introduce l’introspezione sistematica4: tecnica per capire
attraverso l’auto-osservazione cosa accade quando l’uomo prova delle sensazioni, dei
sentimenti, quando percepisce delle immagini. Si chiede quali siano i processi che si
attivano nella mente. Quindi si basa su un’esperienza diretta o immediata (non
mediata).
o Secondo Wundt, l’introspezione come metodo scientifico richiedeva il controllo
accurato dello stimolo in grado di produrre l’evento mentale, oggetto
d’osservazione; e l’elaborazione e la stesura di un resoconto, subito dopo
l’osservazione dell’evento.
o Stabilì delle linee guida per garantire la validità scientifica dell’introspezione:
1. L’osservazione, se possibile, doveva avere la possibilità di stabilire
quando attivare il processo.
2. Doveva essere in una condizione di “sforzo attentivo”.
3. Doveva essere possibile ripetere diverse volte la medesima
osservazione.
4. La condizione sperimentale doveva prendere in considerazione
variazioni in termini di intensità e di qualità della stimolazione.
 Titchener: allievo di Wundt. Dà origine allo strutturalismo5 (corrente), che analizza la
struttura della mente. Non importa come funziona, ma come è strutturato.
o Per comprendere la mente:
1. Scoprirne la struttura, scomponendola nei suoi elementi primari.
2. Evidenziare come si combinano tali elementi.
3. Comprendere perché si configurano determinate combinazioni.
4
Introspezione: metodo d’indagine storicamente usato per rilevare l’esperienza immediata. Consiste nell’analisi
o nell’osservazione diretta della propria interiorità (stati affettivi, ragionamenti, prodotti del pensiero…).
5
Approccio psicologico fondato sull’elementarismo e sull’introspezione come metodo.
2
o Secondo lui, l’esperienza cosciente è costituita da percezioni, idee, emozioni o
sentimenti, a cui corrispondono tre componenti fondamentali: sensazioni,
immagini e stati affettivi, che sono gli elementi semplici su cui si strutturano
percezioni, idee e emozioni.
 James: nello stesso periodo fonda un laboratorio di psicologia negli Stati Uniti.
Appartiene alla corrente del funzionalismo6, interessato invece al funzionamento della
mente. In che modo un organismo vivente si adatta al suo ambiente.
 Darwin: influenza molto in questo periodo allo studio della dimensione psicologica.
Mette l’uomo nel campo delle scienze naturali. Ha studiato a lungo le emozioni,
partendo dal comportamento animale e nell’età evolutiva.
 Pavlov: introduce la teoria del condizionamento classico attraverso un esperimento
con un cane. Un’esposizione ripetuta a determinati stimoli, può produrre un
cambiamento nel comportamento, e quindi un apprendimento.
 1856-1939 – Freud e la scoperta dell’inconscio (interpretazione dei sogni, psicanalisi,
teoria psicosessuale, teoria dell’es e superio).
o Rappresenta la vita mentale dell’essere umano con l’immagine dell’iceberg,
distinguendo conscio (di cui abbiamo consapevolezza) e inconscio (di cui non
sempre abbiamo consapevolezza). La rimozione è il processo mentale
inconsapevole attraverso il quale pensieri o impulsi sono allontanati dalla
coscienza. Secondo Freud pensieri, emozioni e azioni sono tutti motivati.
 1912 – Psicologia della Gestalt7: fa riferimento a una configurazione unitaria e
organizzata, che differisce dalla somma delle sue singole parti.
o Enfatizza tre aspetti fondamentali per spiegare i fatti psicologici:
1. La natura degli eventi psicologici: non si possono comprendere e
spiegare le proprietà di un evento o di un atto complesso limitandosi a
sommare o a combinare le proprietà delle sue parti elementari (contro
l’elementarismo).
2. Isomorfismo: l’organizzazione degli eventi psicologici rispecchia o è
riconducibile alle proprietà strutturali degli eventi neurofisiologici
corrispondenti.
3. Auto distribuzione dinamica di processi.
 1878-1958 – Watson e il comportamentismo8. Ciò che può essere studiato è il
comportamento, cioè ciò che può essere osservato direttamente. Si allontana dalle
speculazioni più filosofiche riguardo la mente (rifiuta il metodo dell’introspezione,
poiché l’unica psicologia scientifica possibile era quella basata sull’indagine).
 Skinner: neocomportamentismo9: il condizionamento operante. Come l’essere
umano apprende: impariamo attraverso associazioni tra stimolo, risposta e rinforzo.
(Gabbie problema: apprendimento attraverso prove ed errori). L’apprendimento
avviene attraverso un rinforzo (qualcosa che aumenta la probabilità che un
comportamento venga ripetuto, un premio) o una punizione (conseguenza di un’azione
che diminuisce le probabilità che l’animale la attui).

6
Funzionalismo: approccio psicologico che interpreta i fenomeni psichici come funzioni mediante le quali
l’organismo si adatta all’ambiente fisico e sociale.
7
Psicologia della Gestalt: movimento psicologico in base al quale la totalità è quantitativamente diversa dalla
somma delle singole parti che la compongono.
8
Comportamentismo: orientamento psicologico basato sull’assunto che il comportamento esplicito è l’unica
unità di analisi scientificamente studiabile della psicologia, in quanto direttamente osservabile.
9
Neocomportamentismo: orientamento sviluppatosi dal comportamentismo, caratterizzato da dibattiti teorici
sui processi comportamentali; alcuni dei suoi esponenti superarono lo schema S-R, a favore di un approccio
aperto ai processi interni all’organismo, non direttamente osservabili.
3
 1928-2012 – Neisser e il cognitivismo10 (approccio psicologico che si focalizza su come
la mente umana elabora e processa l’informazione, rappresenta la mente umana come
un computer).
1956: congresso sul cognitivismo presso il MIT.

METODO DI RICERCA
Grazie alle informazioni raccolte sui fenomeni, gli psicologi creano delle teorie 11, che
diventano il contesto fondamentale in cui formulare le domande che guidano la ricerca.
Le teorie psicologiche sono caratterizzate da un’ottica deterministica: tutti gli eventi fisici,
mentali o comportamentali sono il risultato di specifici fattori causali.
Il comportamento e i processi mentali seguono degli schemi regolari, che possono essere
scoperti e rivelati attraverso la ricerca.
Scopi della ricerca scientifica:
 Scoprire regolarità , cioè osservare i comportamenti, i fenomeni. In psicologia,
comprende la descrizione del comportamento e la scoperta di relazioni sistematiche
tra i vari aspetti del comportamento.
 Sviluppare teorie che permettono di comprendere quel fenomeno. Una teoria
scientifica è un insieme di asserzioni che collega tra loro vare leggi.
Metodo sperimentale: per produrre delle teorie bisogna basarsi su osservazioni oggettive,
per cui che possono essere misurate con strumenti scientifici. Sono condotti all’interno di un
laboratorio, in cui il ricercatore ha un controllo su tutte le variabili considerate. Grazie
all’esperimento è possibile individuare delle relazioni causa-effetto. Permette di pervenire alla
formulazione di leggi scientifiche sulle relazioni causali tra variabili 12.
 Osservare13 il fenomeno.
 Sviluppare un’ipotesi14.
 Verifica dell’ipotesi attraverso un esperimento.
10
Cognitivismo: approccio psicologico che ha come obiettivo lo studio dei processi attraverso i quali il sistema
cognitivo acquisisce, elabora, archivia e recupera le informazioni.
11
Teoria: insieme organizzato di proposizioni che spiegano un fenomeno o un insieme di fenomeni.
12
Variabile: qualsiasi caratteristica che può assumere diversi valori quantitativi o qualitativi.
Variabile indipendente: caratteristica manipolata dallo sperimentatore. È lo stimolo che si suppone provochi
cambiamenti di stato nella variabile dipendente.
Variabile dipendente: caratteristica di cui lo sperimentatore studia gli effetti che ha su di essa la manipolazione
della variabile indipendente (muta a causa della variabile indipendente).
Variabili confondenti: variabili terze che influenzano l’esperimento. Modificano il comportamento dei
partecipanti in maniera non prevista, compromettendo la corretta interpretazione dei dati. Possono essere
schivate tramite l’assegnazione casuale ai gruppi sperimentali e di controllo.
Gruppo sperimentale: i partecipanti sono sottoposti a trattamento.
Gruppo di controllo: i partecipanti non sono sottoposti a trattamento.
Campionamento casuale: procedura di selezione del campione che garantisce a ogni membro della
popolazione studiata la stessa probabilità di partecipare all’esperimento.
13
Osservazione naturalistica: metodo di ricerca che si avvale del rilevamento di dati in un contesto naturale e
senza l’interferenza più o meno diretta dello sperimentatore. Descrive il comportamento in maniera precisa e
attendibile, ma non c’è alcuna forma di manipolazione da parte dello sperimentatore, non è possibile né fare
interferenze causa-effetto, né generalizzare i dati osservati.
Osservazione clinica: metodo d’indagine che comporta l’interazione dell’osservatore con la persona osservata.
14
Ipotesi: affermazione provvisoria e verificabile sulla relazione tra fenomeni.
4
 Sviluppare una teoria che spiega quel fenomeno. Comunicazione dei risultati.
 Enunciazione di una legge.
Nel metodo sperimentale, il tentativo di acquisire conoscenze si deve basare su osservazioni
oggettive, cioè tutte le osservazioni ottenute attraverso uno strumento di misura. Se
un’osservazione è oggettiva significa che è anche replicabile, nel senso che può essere ripetuta
da altre persone, in altri luoghi, o in altri tempi, ottenendo risultati sostanzialmente identici.
Studi correlazionali: hanno lo scopo di scoprire se esistono relazioni tra due o più variabili. Il
risultato può essere una correlazione positiva, negativa o assente. Sono studi esplorativi,
perché permettono di conoscere il fenomeno, di vedere innanzitutto se esiste un’associazione
tra le due variabili. Le ricerche correlazionali non permettono di fornire risposte certe circa i
rapporti causali, perché correlazione e causalità non sono la stessa cosa, ma misurano
l’associazione tra le due variabili15.

I METODI DELLA PSICOLOGIA


1. OSSERVAZIONE
Osservazione naturalistica: metodo di ricerca che si avvale del rilevamento di dati in un
contesto naturale e senza l’interferenza più o meno diretta dello sperimentatore. Permette ai
ricercatori di scoprire l’estensione di un fenomeno o di farsi un’idea rispetto a quali possano
essere le variabili e le relazioni più significative. Descrive il comportamento in maniera
attendibile, non c’è alcuna forma di manipolazione da parte dello sperimentatore, non è
possibile fare inferenze causa-effetto né generalizzare i dati osservati. La presenza del
ricercatore può modulare fortemente il comportamento dei partecipanti.
Le forme più primitive e rudimentali di osservazione naturalistica possono essere
ricondotte alla redazione delle biografie di bambini che venivano scritte dai loro
genitori con lo scopo primario di illustrare i diversi momenti che contraddistinguevano
la loro crescita (es. Darwin).
Osservazione clinica: metodo di indagine che comporta l’interazione dell’osservatore con la
persona osservata. (Utilizzata soprattutto a scopi diagnostici e psicoterapeutici).
2. METODO SPERIMENTALE
Metodo sperimentale: permette di pervenire alla formulazione di leggi scientifiche sulle
relazioni causali tra variabili. Quando usa il metodo sperimentale, il ricercatore manipola una
o più variabili indipendenti e ne studia gli effetti su una o più variabili dipendenti. Le
conclusioni sono accurate quando non risultano influenzate da bias (distorsioni) attribuibili al
ricercatore, ai soggetti sperimentali o alla procedura di ricerca.
I metodi sperimentali sono normalmente condotti all’interno dei laboratori e si caratterizzano
per il fatto che il ricercatore ha un controllo su tutte le variabili considerate nel disegno
sperimentale della propria ricerca. L’esperimento permette di individuare l’esistenza di nessi
causa-effetto tra le variabili oggetto di studio.
Standardizzazione: uso di procedure uniformi in ogni fase del lavoro sperimentale e per ogni
partecipante. Implica anche uniformità nell’attribuzione dei punteggi e nella valutazione dei
dati.
15
La correlazione può essere positiva, o negativa. La direzione e la forza di una correlazione vengono espresse dal
coefficiente di correlazione (-1 o +1). Il valore 0 corrisponde all’assenza di correlazione.
5
Operazionalizzazione: strategia con cui si standardizzano i significati dei concetti. Gli
scienziati, infatti, devono tradurre le loro teorie in concetti che abbiano un significato univoco.
Definizione operazionale: formulazione di un concetto scientifico nei termini delle
procedure utilizzate per determinarlo. In un esperimento, a ogni variabile deve essere data
una definizione operazionale.
Setting sperimentale: è il contesto in cui si svolge l’esperimento, comprensivo delle
procedure e degli strumenti usati per condurlo.

DISTORSIONI che possono inficiare una ricerca e relativi rimedi proposti dal metodo
scientifico:
Effetto dell’aspettativa (effetto Rosenthal): distorsione dei risultati, dovuto all’attesa che lo
sperimentatore e/o i soggetti sperimentali hanno in merito ai risultati stessi.
Effetto placebo: si verifica quando i partecipanti a un esperimento modificano le loro
risposte in assenza di qualsiasi tipo di trattamento sperimentale.

PROCEDURE DI CONTROLLO:
Procedure di controllo: sono finalizzate a tenere costanti tutte le variabili e condizioni,
tranne quelle collegate con l’ipotesi che deve essere testata.
Controllo a singolo cieco: i partecipanti non sono a conoscenza delle condizioni sperimentali
in cui si trovano.
Controllo a doppio cieco: anche lo sperimentatore non è a conoscenza delle condizioni
sperimentali.
Controllo placebo: condizione sperimentale in cui non è somministrato il trattamento o non
vi è una manipolazione della variabile indipendente.

DISEGNI DI RICERCA:
Disegno di ricerca: procedura scientifica che consente un’interpretazione non ambigua dei
risultati, escludendo a priori le interpretazioni alternative derivate dall’influenza di possibili
variabili confondenti.
Disegno tra soggetti: disegno sperimentale in cui i partecipanti sono assegnati casualmente
alla condizione sperimentale16 e alla condizione di controllo17.
Assegnazione casuale: strategia che attribuisce a ogni partecipante la stessa probabilità di
trovarsi nella condizione sperimentale o in quella di controllo.
Campionamento18 casuale: procedura di selezione del campione che garantisce a ogni
membro della popolazione studiata la stessa probabilità di partecipare all’esperimento.

16
Gruppo sperimentale: i partecipanti sono sottoposti a trattamento.
17
Gruppo di controllo: i partecipanti non sono sottoposti a trattamento.
18
Campione: gruppo di soggetti estratto da una popolazione attraverso procedure che permettano la
generalizzabilità dei risultati all’intera popolazione.
6
Disegno entro i soggetti: disegno sperimentale che utilizza ogni partecipante come controllo
di se stesso.
Quasi esperimento: disegno in cui non è possibile tenere sotto controllo tutte le variabili
confondenti.
3. METODO CORRELAZIONALE
Metodo correlazionale: metodo di ricerca volto a indagare il grado di associazione tra
variabili.
Correlazione lineare positiva: all’aumentare dei punteggi relativi ad una variabile,
aumentano i punteggi relativi all’altra variabile.
Correlazione lineare negativa: all’aumentare dei punteggi relativi a una variabile
corrisponde la diminuzione dei punteggi relativi all’altra variabile.
Le correlazioni che sono prossime allo zero indicano la presenza di una correlazione debole o
assente tra i punteggi delle due misure.
La correlazione non implica causalità : un’elevata correlazione indica soltanto che le due serie
di dati sono associate in modo sistematico; questo non implica che una variabile sia causa
dell’altra.
4. METODI DESCRITTIVI – CASE STUDY
Metodi descrittivi: descrivono aspetti specifici dei processi psicologici, che non possono
essere studiati senza l’osservazione del comportamento. Il ricercatore si focalizza sugli aspetti
peculiari dei processi cognitivi degli individui (non si può fare causa-effetto).
Case study (studio di un caso): metodo di ricerca che concentra tutte le misurazioni su
un singolo individuo o piccolo gruppo. Capire perché si è verificato un certo fenomeno
basandosi su un singolo caso.
Phineas P. Cage: studio dei processi emotivi e decisionali.
Genie: studio del linguaggio.
Solomon Shereshevsky: immagini mentali e elaborazione visiva.
5. RICERCHE D’ARCHIVIO
Esistono ricerche che si basano su dati raccolti in archivi, biblioteche o sul web.
6. INCHIESTA
Metodo dell’inchiesta: considerato un metodo non sperimentale, si utilizzano tecniche
specifiche per creare domande e codificare le risposte.
Campione rappresentativo: piccolo gruppo di persone che riflette le caratteristiche
della popolazione generale. Sono ottenuti selezionando casualmente dalla popolazione
generale le persone da includere.
Popolazione: intero gruppo di individui appartenenti a una particolare categoria.
LA MISURAZIONE IN PSICOLOGIA
SCALE DI MISURAZIONE (secondo Stevens, 1951):

7
 Scale nominali: raggruppano oggetti o eventi in categorie.
 Scale ordinali: i numeri attribuiti agli oggetti o eventi sono considerati simboli distinti,
in grado non solo di indicare se due oggetti o eventi sono uguali o meno, ma anche di
dar conto della direzione in cui si configura la diversità , sulla base di una dimensione
data.
 Scala a intervalli: comporta la fissazione di uno zero arbitrario e la suddivisione dei
valori che la compongono in intervalli uguali tra loro.
 Scala a rapporti: è una scala ordinale in cui lo zero è assoluto, e quindi indica l’origine
del continuo misurativo.
ATTENDIBILITÀ E VALIDITÀ
Attendibilità: misura la ripetibilità del risultato; un risultato è attendibile se, a partire da
condizioni simili, si ripeterà in tempi differenti. Si riferisce alla coerenza o stabilità dei dati
comportamentali risultanti dalla somministrazione dei test psicologici o dalla ricerca
sperimentale.
Validità: livello di precisione con cui un test o uno strumento utilizzato in una ricerca misura
la variabile psicologica che si intende misurare.
 Validità interna: grado in cui si ha ragione di ritenere che esista una relazione di
causa-effetto tra la variabile indipendente e la variabile dipendente.
 Validità esterna: livello di generalizzabilità dei risultati di una ricerca ad altri soggetti
e ad altre situazioni.
 Validità di costrutto: accuratezza con cui i risultati di una ricerca sono conformi alla
teoria che ne è alla base.
 Validità statistica: probabilità che la relazione tra variabili sia significativa e non
ottenuta per puro caso.
Test ed esperimenti possono essere attendibili senza essere validi.
MISURE SELF-REPORT
Misure self-report: risposte verbali, sia scritte sia orali, dei partecipanti a domande poste dai
ricercatori. Si utilizzano se i ricercatori sono interessati a ottenere i dati relativi a esperienze
che non possono osservare direttamente.
 Questionari: serie di domande scritte che variano nel contenuto da domande fattuali a
domande sul comportamento passato e presente a domande relative a abitudini o stati
affettivi.
o Domande aperte: permettono al soggetto interpellato di rispondere con parole
proprie, liberamente.
o Domande chiuse: presentano un numero prefissato di alternative, tra cui
l’intervistato deve scegliere.
 Interviste: colloquio tra un ricercatore e un individuo, finalizzato alla raccolta di
informazioni dettagliate. L’intervista è interattiva (a differenza del questionario).
Attendibilità e validità non sono garantite.

2. (3) SENSAZIONE E PERCEZIONE


Trattato sulle sensazioni (Etienne Bonnot de Condillac): non è possibile generare idee in
assenza di sensazioni.
8
Non è possibile immaginare un organismo privo di sensi: sensazione e percezione non solo
forniscono i materiali grezzi per i nostri processi cognitivi, non si limitano a registrare gli
stimoli sensoriali. Infatti, i materiali raccolti vengono elaborati in tempo reale da processi
cognitivi molto complessi, che generano, a partire dalle conoscenze precedenti,
interpretazioni del mondo sulla base di stimoli esterni.
Realismo ingenuo: il mondo si presenta a noi come esso è e vi è una coincidenza fra la realtà
fisica e realtà percettiva (fenomenica).
 Assenza fenomenica in presenza di oggetti fisici.
 Presenza fenomenica in assenza di oggetti fisici.
 Discrepanza tra oggetti fenomenici e oggetti fisici.
Realismo critico: la psicologia scientifica afferma che il mondo percettivo non è la copia
diretta dell’ambiente, ma il risultato di una serie di mediazioni e di attività svolte
dall’organismo. Per il realista critico la percezione è una costruzione attiva alla quale
contribuiscono sia l’ambiente fisico che il sistema percettivo.
Il mondo ci fornisce in modo continuativo un numero elevato di stimoli sensoriali da integrare
in modo coerente nelle nostre percezioni; gli stimoli sensoriali sono ambigui e non
contengono informazioni sufficienti a spiegare le nostre percezioni.
Attenzione selettiva: processo che ci consente di selezionare una parte dello stimolo
sensoriale per un’elaborazione accurata, a scapito di altri aspetti dello stimolo che
trascureremo.
Percezione: processo di individuazione di oggetti ed eventi nell’ambiente, volto ad attribuire
loro un senso, a comprenderli, a riconoscerli, a categorizzarli e a prepararsi a reagire ad essi.
Percetto: ciò che è percepito, è il risultato fenomenico di cui viene fatta esperienza
tramite il processo della percezione.
Sensazione: impressione soggettiva, immediata e semplice che corrisponde a una data
intensità dello stimolo fisico. È il processo attraverso cui la stimolazione dei recettori
sensoriali produce impulsi neuronali che riproducono le esperienze vissute dentro e fuori dal
corpo.
Organizzazione percettiva: integrazione da parte del cervello dei segnali raccolti dagli
organi recettori grazie alla conoscenza pregressa del mondo per formare una
rappresentazione interna di uno stimolo esterno.
Processi di identificazione e riconoscimento: processi che consentono di attribuire
significato ai percetti.
Trasduzione: processo con cui una forma ambientale di energia viene convertita in una
forma di energia che il nostro cervello può utilizzare (dalla sensazione alla percezione).
Durante la sensazione, gli stimoli attivano i recettori sensoriali che codificano i dati ricevuti in
informazioni neurali che vengono passate al cervello; nella percezione il cervello organizza ed
interpreta questa informazione.
Secondo la neurofisiologia, la percezione si basa sull’integrazione delle attività svolte da
milioni di neuroni localizzati in aree diverse dalla corteccia cerebrale.
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STIMOLI E PROCESSI
Stimolo distale (distante dall’osservatore): stimolo percettivo che corrisponde all’oggetto
fisico reale.
Stimolo prossimale (vicino all’osservatore, immagine sulla retina): stimolo percettivo che
arriva ai nostri organi di senso.
Percetto: rappresentazione cosciente e incarnata dello stimolo distale.
Ciò che aspiriamo a percepire è lo stimolo distale, l’oggetto reale presente nell’ambiente,
mentre lo stimolo da cui ottenere le informazioni è lo stimolo prossimale, cioè l’immagine
sulla retina. Quindi, i processi di elaborazione sono volti a determinare lo stimolo distale a
partire dalle informazioni contenute in quello prossimale.
Processi bottom-up (dal basso verso l’alto): processi guidati dalle informazioni sensoriali
provenienti dal mondo fisico. Avviene quando la rappresentazione percettiva deriva dalla
disponibilità di informazioni presenti a partire dall’input sensoriale. Consistono nel recepire i
messaggi sensoriali dall’ambiente e inviarli al cervello affinché siano elaborati in modo da
individuare le informazioni rilevanti. Questo processo è ancorato alla realtà empirica ed è
correlato all’informazione sensoriale e alla trasformazione di caratteristiche fisiche e concrete
degli stimoli in rappresentazioni astratte. È basato sui dati in quanto il punto di partenza per
l’identificazione è l’evidenza sensoriale che si rileva dal contesto.
Processi top-down (dall’alto verso il basso): processi guidati dalle conoscenze, dalle
credenze, dalle aspettative e dagli obiettivi; ricercano ed estraggono attivamente le
informazioni sensoriali. Avviene quando la rappresentazione percettiva è influenzata da una
conoscenza precedente dell’individuo o d altri aspetti più complessi del funzionamento
mentale. In molti casi le informazioni relative all’ambiente di cui siamo già in possesso
possono contribuire a realizzare un’identificazione percettiva, così come le aspettative. I
processi dall’alto verso il basso coinvolgono nella percezione del mondo le esperienze passate,
la conoscenza, le motivazioni e il background culturale. Attraverso questo processo, le
funzioni mentali più complesse influenzano il modo in cui riconosciamo gli oggetti e
comprendiamo gli eventi.
Ripristino fonemico: processo che avviene quando le persone utilizzano i processi top-down
per completare con i fonemi mancanti le parole interrotte (in situazioni di forte rumore o
interruzione di suono). Le persone si accorgono raramente della presenza di interruzioni nel
segnale acustico che stanno ricevendo.

CONOSCENZA SENSORIALE DEL MONDO (Dal basso verso l’alto)


Psicologia della percezione (Stadler, Seeger, Raeithel): distinguono sensazione e percezione:
Sensazione: il vissuto di un semplice contenuto della coscienza. Le sensazioni possono essere
comunicate agli altri e essere comprese; quando due sono posti di fronte al medesimo stimolo
nelle medesime condizioni, probabilmente le loro sensazioni saranno simili.

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Percezione: l’interpretazione di un complesso di sensazioni che rappresentano un
determinato oggetto. La percezione risulta costituita da una sensazione più un’oggettivazione.
 La sensazione riguarda l’aspetto sintattico dell’assimilazione di una determinata
informazione che proviene dalla coscienza, mentre la percezione quello semantico.
Psicofisica: studio della relazione tra gli stimoli fisici e il comportamento o le esperienze
mentali evocate dagli stimoli.
Lo studio delle soglie differenziali si dedica a comprendere quanto deve cambiare uno stimolo
prima che diventi apprezzabilmente diverso.
Soglia assoluta: quantità minima di energia fisica necessaria per produrre
un’esperienza sensoriale rilevata nel 50% dei casi.
Abituazione sensoriale: responsività diminuita di un sistema sensoriale sottoposto a una
stimolazione prolungata. I sistemi sensoriali sono infatti più sensibili alla presenza di
cambiamenti in un dato ambiente sensoriale che a contesti che rimangono immutati.
Le misurazioni della soglia possono essere influenzate da distorsioni di giudizio (bias):
tendenze sistematiche dell’osservatore a rispondere in un modo particolare per cause non
inerenti alle caratteristiche sensoriali dello stimolo.
Teoria della detezione del segnale (TDS): approccio sistematico al problema delle
distorsioni di giudizio che permette a uno sperimentatore di identificare e distinguere i ruoli
degli stimoli sensoriali e del criterio individuale nei processi di formulazione di giudizio circa
l’assenza o la presenza di un determinato stimolo. Individua due processi nella rilevazione
sensoriale:
1. un iniziale processo sensoriale, che riflette la sensibilità dell’osservatore nella sua
finezza discriminativa degli stimoli.
2. un successivo processo decisionale che è legato agli errori di giudizio
dell’osservatore.
La teoria della detenzione del segnale consente di analizzare in modo separato i processi
sensoriali e le distorsioni di giudizio. Permette allo sperimentatore di separare gli stimoli
sensoriali dai criteri di giudizio individuali identificando le componenti che concorrono nel
determinare la risposta finale.
Soglia differenziale: la più piccola differenza fisica tra due stimoli che può essere
riconosciuta come differenza minima rilevabile nel 50% dei casi. Aumenta con la
grandezza dello stimolo.
Differenza minima rilevabile: unità quantitativa che misura la grandezza della differenza
psicologica tra due date sensazioni.
Legge di Weber: la differenza minima rilevabile tra due stimoli è una frazione costante
dell’intensità dello stimolo standard. Quindi, più è elevata l’intensità dello stimolo standard,
più deve essere elevato l’incremento necessario per ottenere una differenza minima
rilevabile.
ORGANIZZAZIONE PERCETTIVA (Dal basso verso l’alto)
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Processi di organizzazione percettiva: processi di integrazione delle informazioni
sensoriali che permettono una percezione coerente.
Tali processi sono stati descritti per la prima volta dalla teoria della Gestalt: la percezione è
governata da leggi che ne regolano l’organizzazione.

ARTICOLAZIONE FIGURA-SFONDO
Figura: regione percepita come oggetto saliente, posta in primo piano.
Sfondo: regione in secondo piano dalla quale emergono le figure.
Uno dei principali compiti svolti dai processi percettivi è quello di decidere, all’interno di una
data scena, quale elemento sia da considerare come figura e quale come sfondo.
Rubin, articolazione figura-sfondo: processo percettivo universale e costante, poiché non c’è
figura senza sfondo.
 Forma: la figura ha forma, mentre lo sfondo è amorfo e indifferenziato.
 Contorno: il contorno appartiene alla figura e non allo sfondo.
 Estensione: la figura ha un’estensione definita, mentre lo sfondo continua dietro alla
figura in modo indeterminato.
 Evidenza: la figura appare in maniera più evidente rispetto allo sfondo.
 Distinzione: la figura è un “oggetto”, mentre lo sfondo è indistinto.
Alla base dell’articolazione figura-sfondo vi sono diversi fattori (a parità di altre condizioni):
 Inclusione: diventa figura la regione inclusa.
 Convessità: diventa figura la regione convessa rispetto a quella concava.
 Area relativa: diventa figura la regione di area minore.
 Orientamento: diventa figura la regione i cui assi sono orientati secondo le direzioni
principali dello spazio percettivo.
Figure reversibili: si creano in assenza di questi fattori; si ha un’inversione fra la figura e lo
sfondo. Sono configurazioni instabili e ambigue, nelle quali figura e sfondo si alternano
regolarmente. Non è possibile percepire nello stesso momento entrambi gli elementi come
figura, poiché il contorno appartiene, di volta in volta, soltanto a uno di essi.
Effetto Kanizsa: i contorni della figura non sono fisicamente presenti, pur essendo
percettivamente colti. Sono contorni anomali e illusori e sono determinati dalla distribuzione
e organizzazione degli elementi dello stimolo.

PRINCIPI DI RAGGRUPPAMENTO PERCETTIVO


Psicologia della Gestalt: approccio teorico secondo cui i fenomeni psicologici possono essere
compresi solo se percepiti all’interno di un’organizzazione, come un tutto unitario, e non se
sono scomposti in singoli elementi di base (il tutto è diverso dalla somma delle parti).

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1. Principio della vicinanza o prossimità: a parità di altre condizioni, si unificano gli
elementi vicini.
2. Principio della somiglianza o similarità: a parità di altre condizioni, si unificano gli
elementi che presentano delle caratteristiche simili.
3. Principio della buona direzione: a parità di altre condizioni, si unificano gli elementi
che presentano continuità di direzione.
4. Principio della chiusura: a parità di altre condizioni, si unificano gli elementi che
tendono a chiudersi tra loro. Tendiamo a completare le figure e dare ad esse un
contorno semplice e completo.
5. Principio del destino comune (della buona continuazione): a parità di altre
condizioni, si unificano gli elementi che condividono la medesima direzione di
movimento. Tendiamo a percepire linee il più possibile continue.
6. Principio della pregnanza (della buona forma): la forma che si costituisce è buona
quanto più le sue caratteristiche sono regolari, simmetriche, coesive, omogenee,
equilibrate, semplici, concise. Una buona forma si impone maggiormente nella nostra
percezione.
Integrazione spaziale e temporale: errore nell’estensione dei confini, perché per avere un’idea
esaustiva di ciò che ci circonda è necessario combinare le informazioni relative alle fissazioni
oculari di differenti collocazioni spaziali attraverso l’integrazione spaziale, e di differenti
momenti nel tempo attraverso l’integrazione temporale.
Percezione del movimento: richiede la capacità di combinare informazioni provenienti da
differenti osservazioni visive. Più un oggetto si ingrandisce più si sta avvicinando e viceversa.
Percezione della profondità :
 Indizi binoculari: indizi di profondità che implicano confronti tra le informazioni visive
fornite dai due occhi.
o Disparità retinica: scarto tra posizioni orizzontali retiniche di immagini
corrispondenti nei due occhi. Fornisce informazioni circa la profondità in
quanto il grado di disparità dipende dalla distanza relativa tra l’oggetto e
l’individuo.
o Convergenza: informazione binoculare relativa alla profondità , in base alla
quale gli occhi si girano verso l’interno per osservare uno stimolo vicino.
 Indizi di movimento:
o Movimento di parallasse: informazione di profondità determinata dalla velocità
e dalla direzione del movimento relativo degli oggetti nell’immagine retinica.
 Indizi monoculari (pittorici): informazioni di profondità ottenute da un occhio soltanto.
o Occlusione: si ha quando un oggetto opaco si sovrappone parzialmente a un
altro oggetto. Le informazioni di profondità fornite dall’occlusione indicano che
l’oggetto nascosto è più lontano dell’altro.
o Dimensione relativa: implica la relazione dimensione/distanza, per la quale
oggetti della stessa dimensione collocati a distanze differenti proiettano
immagine di dimensione differente sulla retina (l’oggetto più vicino proietta
immagini più grandi, mentre quello più lontano proietta immagini più piccole.
o Prospettiva lineare: dipende anch’essa dalla relazione dimensione/distanza;
quando linee parallele si allontanano dall’osservatore, convergono verso un
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punto sull’orizzonte sull’immagine retinica. Il sistema di interpretazione visiva
di linee convergenti determina l’illusione di Ponzio, per cui la linea orizzontale
superiore, pur essendo uguale alla linea inferiore, è interpretata visivamente
come più lunga.
o Gradienti di trama: la densità della trama aumenta quanto più la superficie si
allontana.
 Il nostro sistema visivo utilizza questi indizi in modo automatico, senza esserne
consapevole, per compiere i complessi calcoli che permettono di avere una percezione
della profondità in uno spazio tridimensionale.

COSTANZE PERCETTIVE
Costanza percettiva: capacità di percepire il mondo come invariante, costante e stabile al di
là dei cambiamenti nella stimolazione dei propri recettori sensoriali. Si percepiscono le
proprietà dello stimolo distale, che sono solitamente costanti, piuttosto che le proprietà di
quello prossimale.
Costanza di grandezza: capacità di percepire le dimensioni effettive di un oggetto al di
là delle variazioni di grandezza della sua immagine retinica (es. illusione della stanza di
Ames).
Costanza di forma: capacità di percepire la forma effettiva di un oggetto anche quando
l’oggetto è inclinato verso l’osservatore, modificando così la forma dell’immagine
retinica in modo sostanzialmente differente da quella dell’oggetto fisico.
Costanza di luminosità: tendenza a percepire il bianco, il grigio o il nero degli oggetti
come costanti al di là delle variazioni di illuminazione.

QUANDO CIÒ CHE SI SA GUIDA CIÒ CHE SI PERCEPISCE (Dall’alto verso il basso)
Illusione percettiva: processo in base al quale si percepisce uno stimolo in modo non
corretto.
Fenomeno dei contorni illusori: esempio di come la percezione completi le parti mancanti per
ottenere un’interpretazione degli stimoli comprensibile.
Processo di raggruppamento percettivo: più elementi sono presenti nel contesto, più diventa
difficile percepire un elemento separatamente dagli altri. È più facile operare trasformazioni
sul gruppo che sul singolo elemento.
Affordance: fenomeno in base al quale le caratteristiche degli oggetti ne suggeriscono l’uso in
un determinato modo. Percepire un’affordance implica conoscere il significato di un ambiente,
oggetto o evento rispetto alle capacità di azione dell’individuo.

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3. (4) ATTENZIONE E COSCIENZA
Coscienza e attenzione sono due dimensioni psicologiche fondamentali per l’uso di numerose
capacità psichiche, dalla percezione all’apprendimento alle emozioni.

ATTENZIONE
Attenzione: l’insieme dei dispositivi e meccanismi che consentono di concentrare e
focalizzare le proprie risorse mentali su alcune informazioni, definendo ciò di cui siamo
consapevoli in un dato momento.
Valorizzazione: consente di selezionare determinate informazioni da sottoporre a
ulteriori elaborazioni.
Inibizione: permette di trascurare altre informazioni considerate irrilevanti.
Le nostre capacità di elaborare le informazioni non sono in grado di attribuire significato a
tutti gli stimoli che ci troviamo di fronte.
Attenzione selettiva: processo di selezione di informazioni sulla base della loro marcatura e
salienza.
L’attenzione è basata sugli oggetti: procede selezionando gli oggetti piuttosto che le
coordinate spaziali.
Quando l’attenzione è diretta verso un oggetto, tutte le parti dell’oggetto sono
selezionate simultaneamente per essere elaborate.
Fuoco dell’attenzione: processo che concentra le risorse attentive su uno specifico stimolo
dell’ambiente.
Il fuoco attentivo presenta una relazione inversa con l’efficienza di elaborazione delle
informazioni: tanto più è ristretta l’area dell’attenzione, tanto maggiore è l’efficienza
cognitiva e viceversa.
In ogni momento siamo circondati da un vasto numero di stimoli: le cose su cui ci
focalizziamo, assieme alle memorie che queste evocano, determinano in larga misura che cosa
si trova nella coscienza.
Broadbent: le persone hanno bisogno dell’attenzione cosciente per identificare
immagini, suoni e altri percetti nell’ambiente. L’elaborazione degli stimoli a cui non si
presta attenzione, infatti, fallisce prima del momento in cui le persone riescono a
identificare gli stimoli stessi.
Effetto cocktail party: le persone sono molto sensibili a percepire il proprio nome tra le
informazioni a cui non stanno prestando attenzione (per esempio in una stanza
rumorosa). Questo effetto contraddice la teoria di Broadbent.
Attenzione divisa: processo in cui l’attenzione è distribuita tra diversi stimoli, come
nell’esecuzione simultanea di due compiti. In questi casi la selezione dell’informazione è meno
accurata.

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Duncan: l’attenzione è l’esito di una competizione tra diversi stimoli che può
verificarsi in ogni fase del processo di elaborazione delle informazioni. La salienza
degli attributi è rilevata attraverso processi che operano dal basso verso l’alto.
La competizione è un meccanismo che può operare a partire da stimoli provenienti da
ogni modalità sensoriale. La competizione tra stimoli può subire distorsioni (bias) a
causa dell’intervento di diversi sistemi cognitivi.

COSCIENZA
Coscienza: consapevolezza degli stimoli esterni e interni da parte del soggetto. È uno stato
più che un processo e di solito di accompagna a una manifestazione fenomenologica.
Le operazioni mentali si svolgono di consuetudine in modo inconscio. Solo grazie
all’intervento dei processi attentivi le rappresentazioni prodotte dall’elaborazione
dell’informazione possono diventare consce.
Conoscenze dichiarative (o proposizionali): concernono le proposizioni che stabiliscono una
relazione fra due o più idee (o eventi) e riguardano i contenuti della vita quotidiana.
Conoscenze procedurali: concernono le procedure con le quali si svolgono i compiti della
vita quotidiana, e che si basano sull’esercizio e sull’esecuzione di un determinato compito. La
coscienza può essere operante nella prima fase dell’apprendimento, con l’esercizio queste
attività diventano immediate e automatiche.
Elaborazione automatica: opera in modo molto rapido, non richiede risorse attentive
e avviene senza l’intervento della coscienza. Di conseguenza, diversi processi
automatici possono svolgersi in parallelo (nello stesso momento) e sembrano avvenire
senza il controllo del soggetto.
Elaborazione controllata: è lenta, richiede l’intervento delle risorse attentive ed è
consapevole. Il soggetto esercita un controllo diretto e continuo su quello che sta
facendo; di conseguenza, questa elaborazione non consente di svolgere nessun altro
compito nel medesimo tempo (esecuzione in serie).
In realtà , non esiste un processo totalmente automatico, poiché è sempre richiesta una
certa quantità di risorse cognitive per il suo svolgimento. Qualsiasi processo
automatico può tornare a essere controllato in caso di necessità sotto la supervisione
volontaria, intenzionale e consapevole del soggetto.
James: definisce la psicologia come “la descrizione e la spiegazione degli stati di coscienza in
quanto tali”.
Il nostro stato abituale di coscienza include percezioni, pensieri, sensazioni, immagini,
desideri di un dato momento, tutta l’attività mentale sulla quale stiamo focalizzando la nostra
attenzione.
 Dall’esperienza privilegiata di osservarsi “dall’interno” deriva un senso di sé.
Processi inconsci: la coscienza si fonda e si radica sui processi inconsci. I contenuti della
coscienza costituiscono l’esito funzionale dei processi nervosi elaborati in modo inconscio, di
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conseguenza non siamo consapevoli dei processi ma solo dei risultati finali di questi processi.
Si distinguono inconscio cognitivo e inconscio emotivo, entrambi costituiti dai processi mentali
di elaborazione degli stimoli, che si concludono in atti di conoscenza o di risposta emotiva. La
coscienza concerne gli esiti di tali processi, cioè i contenuti delle conoscenze e delle emozioni.

FUNZIONI DELLA COSCIENZA


Perché abbiamo bisogno della coscienza? Che cosa aggiunge all’esperienza umana?
Prospettiva biologica: la coscienza si è evoluta perché aiutava gli individui a dare un senso alle
informazioni che provenivano dall’ambiente e a utilizzare queste informazioni nella
pianificazione delle azioni più appropriate ed efficaci. Abbiamo a che fare con un sovraccarico
di informazioni sensoriali: la coscienza aiuta l’adattamento all’ambiente, dando un senso a
questa confusione in tre modi:
1. Funzione restrittiva: riduce il flusso di stimoli in ingresso, limitando quello che
notiamo e quello su cui ci focalizziamo.
2. Immagazzinamento selettivo: la coscienza permette di immagazzinare in modo
selettivo (affidare alla memoria) informazioni che volete analizzare, interpretare e
mettere in atto nel futuro; consente di classificare eventi ed esperienze come rilevanti
o irrilevanti per i bisogni personali, selezionandone alcuni e ignorandone altri.
3. Pianificazione: la coscienza ha la funzione di farvi fermare, pensare e considerare le
diverse alternative, basandovi sulle conoscenze passate e immaginando le varie
conseguenze. La funzione di pianificazione rende capaci di sopprimere desideri molto
forti quando questi siano in contrasto con la morale, l’etica o le questioni pratiche,
perché offre una prospettiva temporale ampia in cui collocare azioni potenziali e una
modalità per rispondere in modo appropriato e flessibile alle continue domande poste
dalla vita.
Studiare le funzioni della coscienza:
 Dimostrare come le risposte delle persone cambino quando non è consentito il
funzionamento normale ai processi consci.
 Determinare quali tra i diversi compiti affrontati ogni giorno richieda l’intervento dei
processi consci.

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SONNO E SOGNI
SONNO
Ritmo circadiano: i livelli di attivazione, il metabolismo, il battito cardiaco, la temperatura
corporea, il fluire e rifluire dell’attività ormonale si sincronizzano sul ticchettio dell’orologio
interno. In gran parte queste attività raggiungono il loro picco durante il giorno e toccano il
punto più basso di notte, durante il sonno. Le circostanze che portano a un allontanamento tra
l’orologio interno e il ciclo del sonno influenzano il modo in cui ci si sente e si agisce. I ritmi
circadiani sono fortemente influenzati anche dall’esposizione alla luce.
Ciclo del sonno: circa un terzo del ritmo circadiano è dedicato al sonno. La maggior parte di
quello che si conosce sul sonno riguarda l’attività elettrica delle onde cerebrali, che viene
misurata grazie all’elettroencefalogramma (EGG).
 Veglia: onde da 14 cicli al secondo (cps).
 Sonnolenza: da 8 a 12 cps, rilassamento, le onde cerebrali rallentano, si entra nel ciclo
del sonno.
 Fase 1: dai 7 ai 3 cps.
 Fase 2: caratterizzata dai fusi del sonno, piccole scariche di attività elettriche dai 12 ai
16 cps.
 Fasi 3 e 4: si entra in uno stato di sonno profondo, le onde rallentano fino a 1 o 2 cps e
nello stesso tempo rallentano anche la respirazione e il battito cardiaco.
 Sonno REM (rapid eye movements, movimenti oculari rapidi): l’attività elettrica
cerebrale aumenta, iniziano i sogni vividi, inizialmente chiamato sonno paradosso.
Le prime quattro fai del sonno (il sonno non-REM), coprono circa 90 minuti, mentre il sonno
REM 10 minuti. Quindi un ciclo completo dura circa 100 minuti e si ripete nella notte dalle 4
alle 6 volte. Al passare di ogni ciclo diminuisce il tempo speso nella fase di sonno profondo e
aumenta quello trascorso in fase REM.
La lunghezza del sonno è influenzata dai ritmi circadiani: l’ora in cui si va a dormire, infatti,
incide sulla durata del sonno. Una quantità adeguata di sonno REM e non-REM è possibile solo
quando l’ora in cui si va a dormire e quella in cui ci si alza sono costanti lungo tutta la
settimana. In questo modo è possibile che il tempo trascorso a letto corrisponda con la fase di
sonno del ritmo circadiano.
Funzioni del sonno:
 Esistono una base evoluzionistica e un bisogno biologico di dormire.
 Funzioni del sonno non-REM: risparmio energetico e riposo. Inoltre, permette di
riparare i danni alle cellule neuronali causati da sostanze prodotte dal cervello durante
stato di veglia.
 Funzioni del sonno REM: durante l’infanzia è necessaria per lo sviluppo normale del
sistema visivo, motorio e di altri sistemi sensoriali. Nell’adulto ha funzioni
nell’apprendimento e nella memoria. Il sonno REM fornisce al cervello un contesto in
cui solidificare il raggiungimento di nuovi apprendimenti.
 La deprivazione di sonno ha una serie di effetti negativi sulle prestazioni cognitive,
come difficoltà di attenzione e problemi con la memoria di lavoro. Essa danneggia,
inoltre, l’abilità delle persone di cimentarsi in compiti di tipo motorio.
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SOGNI
I sogni avvengono principalmente durante la fase REM del sonno, ma in piccola parte anche in
quella non-REM. I sogni associati ai periodi non-REM hanno una probabilità minore di
contenere storie ad alto coinvolgimento emotivo, sono più simili al pensiero diurno e
contengono meno immagini sensoriali.
Sigmund Freud: fece dell’interpretazione dei sogni la base della psicoanalisi. Sosteneva che
tutti i sogni fossero l’appagamento in modo nascosto e simbolico di desideri altrimenti
proibiti.
Le due opposte forze dinamiche che operano in un sogno sono quindi il desiderio e la
censura (difesa contro il desiderio).
La censura trasforma il contenuto latente (significato nascosto di un sogno,
rappresenta la verità integrale, socialmente o personalmente inaccettabile) in
contenuto manifesto (ciò che appare al sognatore, la versione accettabile della storia)
dopo un processo di distorsione chiamato lavoro onirico.
L’interpretazione dei sogni richiede un lavoro di disvelamento a ritroso, dal contenuto
manifesto a quello latente.
Al contrario della teoria di Freud, che rivolge l’interpretazione dei sogni al passato, verso le
esperienze dell’infanzia e i desideri repressi, in molte altre culture si crede che i sogni
rappresentino una visione sul futuro.
Teorie contemporanee sul contenuto dei sogni:
Modello attivazione-sintesi: sostiene che non ci siano legami logici, significati intrinseci
o andamenti coerenti in questi improvvisi e casuali picchi di segnali elettrici.
Ricerca contemporanea: contraddice il modello precedente. Supporta la teoria che una
delle funzioni del sonno sia mettere assieme le recenti esperienze di un individuo con i
suoi obiettivi, desideri e problemi.
Il contenuto dei sogni mostra una buona continuità con le preoccupazioni del
sognatore al risveglio.

STATI DI COSCIENZA ALTERATI


IPNOSI
Ipnosi: stato di consapevolezza alternativo, caratterizzato dalla speciale abilità che hanno
alcune persone di rispondere alle suggestioni con cambiamenti di percezione, memoria,
motivazione e senso di controllo di sé.
Nello stato ipnotico i partecipanti mostrano un’accresciuta responsività ai suggerimenti
dell’ipnotizzatore; essi spesso sentono che il loro comportamento ha luogo senza alcuna
intenzione o sforzo consapevole.
L’ipnosi ha inizio con l’induzione ipnotica: un insieme di attività preliminari che minimizzano
le distrazioni esterne e incoraggiano i partecipanti a concentrarsi esclusivamente sugli stimoli
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suggeriti e a credere che stiano per entrare in uno speciale stato di coscienza. La procedura di
induzione utilizza suggestioni che portano al profondo rilassamento.
Ipnotizzabilità: grado di responsività dell’individuo alla suggestione ipnotica.
Analgesia ipnotica: potenziale dell’ipnosi nel controllo del dolore. La mente può amplificare
gli stimoli dolorifici attraverso l’anticipazione e la paura: è possibile diminuire questo effetto
psicologico grazie all’ipnosi.
MEDITAZIONE
Meditazione: forma di alterazione della coscienza utile per migliorare la conoscenza di sé e il
benessere attraverso il raggiungimento di uno stato di profonda tranquillità .
Meditazione concentrativa: l’individuo si focalizza e regola il respiro, assume
determinate posizioni corporee, minimizza le stimolazioni esterne, genera specifiche
immagini mentali, libera la mente da tutti i pensieri.
Meditazione mindfulness: l’individuo impara a lasciare che ricordi e pensieri gli
attraversino la mente senza reagire a essi in alcun modo.
La meditazione influenza gli schemi di attività cerebrale e, a lungo termine, può avere un
effetto benefico sul cervello stesso.
SOSTANZE PSICOATTIVE
Le sostanze psicotrope che hanno un impatto sullo stato psicologico nell’individuo
costituiscono un aspetto critico del trattamento di alcuni disturbi mentali. Molte sostanze
psicoattive, infatti, hanno un utilizzo medico.
Sostanze psicoattive: sono composti chimici che influenzano i processi mentali e il
comportamento modificando temporaneamente lo stato di coscienza. Una volta giunte al
cervello, si legano ai recettori sinaptici, bloccando o stimolando determinate reazioni. In
questo modo alterano profondamente il sistema di comunicazione cerebrale, con effetti sulla
percezione, la memoria, l’umore e il comportamento.
Assuefazione: provocata dall’uso continuato di sostanze, per cui la loro efficacia
nell’organismo diminuisce a causa di un’accresciuta resistenza cellulare o per un aumento dei
processi metabolici di attivazione.
Tolleranza: sono necessarie dosi sempre maggiori per ottenere lo stesso effetto.
Dipendenza fisiologica: esito dell’assuefazione e della tolleranza, è un processo nel quale il
corpo si adatta e diventa dipendente dalla sostanza, in parte a causa dell’impoverimento dei
neurotrasmettitori dovuto alla frequente presenza di droga nell’organismo. L’individuo ha
bisogno della sostanza e soffre di crisi di astinenza quando questa non è presente.
Dipendenza psicologica: si ha quando un individuo trova l’uso di una droga così piacevole e
desiderabile da arrivare alla smania.
Il risultato di una tossicodipendenza è che lo stile di vita della persona diviene totalmente
centrato sull’uso della droga, al punto che la capacità di funzionamento dell’individuo stesso
risulta limitata o compromessa.

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4. (5) APPRENDIMENTO ED ESPERIENZA
Apprendimento: processo continuo, basato sull’esperienza, che si traduce in un
cambiamento relativamente stabile e duraturo nel comportamento o nel comportamento
potenziale.
Processo basato sull’esperienza: l’esperienza include una fase di raccolta di
informazioni (valutazione e rielaborazione di esse) e una fase di azione (volta a
produrre risposte in grado di modificare l’ambiente). L’apprendimento consiste in
risposte che sono influenzate dalle informazioni contenute nella memoria. I
cambiamenti duraturi nel comportamento richiedono una certa pratica che si può
mettere in atto solo a seguito di un processo di maturazione già avvenuto.
Cambiamento nel comportamento o nel comportamento potenziale: l’apprendimento è
facilmente riscontrabile quando si è in grado di osservarne i risultati (cambiamento a
livello delle prestazioni), oppure osservando i cambiamenti all’interno del cervello:
durante i fenomeni di abituazione e sensibilizzazione, i collegamenti sinaptici si
modificano, si rafforzano e si indeboliscono. La maggior parte delle strutture cerebrali
è in grado di apprendere dall’esperienza, dal momento che le proprietà delle loro
sinapsi possono essere modificate dall’esperienza.
Distinzione tra apprendimento e prestazione: differenza tra quello che si è
appreso, le potenzialità che abbiamo e quello che è realmente messo in atto
tramite il comportamento osservabile.
Cambiamento relativamente stabile e duraturo: per essere appreso, un cambiamento
nel comportamento deve mantenersi relativamente costante nelle diverse circostanze.
Il cambiamento è considerato come permanente: se impariamo a svolgere un’attività e
poi smettiamo di svolgerla, nel momento in cui la riprendiamo sarà più semplice e
veloce il raggiungimento del livello che si aveva raggiunto precedentemente.
Processo continuo: l’apprendimento è intrinseco nell’esperienza degli esseri umani,
che sono nella condizione di apprendere sempre e in ogni situazione (apprendimento
continuo). L’apprendimento è selettivo, cioè si basa sulla ricerca di conferme di
apprendimenti precedenti (conservazione) oppure è orientato all’acquisizione di nuove
prospettive e competenze (innovazione).
Abituazione: diminuzione della risposta comportamentale in seguito alla ripetuta
presentazione dello stimolo. Aiuta a focalizzare la propria attenzione su eventi nuovi presenti
nell’ambiente, perché permette di contenere lo sforzo comportamentale impiegato per
rispondere più volte a stimoli già incontrati.
Sensibilizzazione: aumento della risposta comportamentale in seguito alla presentazione
ripetuta dello stimolo. È più probabile quando gli stimoli sono intensi o fastidiosi (es. dolore).

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APPRENDIMENTO ASSOCIATIVO
CONDIZIONAMENTO CLASSICO
Condizionamento classico: forma base di apprendimento in cui uno stimolo o evento
predice il verificarsi di un secondo stimolo o evento: il corpo impara a produrre una risposta
fisiologica quando un evento situazionale è associato ad un altro evento. Si ha quando uno
stimolo neutro evoca una risposta dopo essere stato associato ad uno stimolo che suscita di
per sé una risposta spontanea.
Pavlov: esperimento sulla salivazione dei cani. I cani iniziavano a salivare prima di essere
nutriti. L’apprendimento è l’esito dell’associazione fra due eventi.
Riflesso: risposta attivata da stimoli specifici biologicamente rilevanti per l’organismo.
Stimolo incondizionato (SI): stimolo che attiva una risposta senza necessità di
apprendimento.
Risposta incondizionata (RI): comportamento attivato da uno stimolo incondizionato.
Stimolo condizionato (SC): stimolo in grado di attivare una risposta dopo che è associato a
uno stimolo incondizionato.
Risposta condizionata (RC): comportamento attivato da uno stimolo condizionato.
La biologia fornisce le connessioni SI-RI, mentre l’apprendimento prodotto dal
condizionamento classico crea le connessioni SC-RC. Lo stimolo condizionato attraverso
l’associazione acquisisce la capacità di influenzare il comportamento che era limitata
originariamente allo stimolo incondizionato.
Processi di condizionamento:
1. Acquisizione: processo attraverso cui la RC è inizialmente attivata e aumenta
gradualmente di frequenza in seguito a prove ripetute.
La contiguità temporale (timing) è fondamentale: SC e SI devono essere presentati in
tempi abbastanza vicini per essere percepiti dall’organismo come associati.
Condizionamento ritardato: SC scompare prima di SI e rimane fino a che
quest’ultimo non è presentato.
Condizionamento di traccia: lo SC è discontinuo oppure scompare prima che
compaia lo SI
Condizionamento simultaneo: SC e SI sono presentati nello stesso momento.
Condizionamento retrogrado: lo SC è presentato dopo lo SI.
[traccia: memoria che si assume l’organismo preservi dello SC, che non è più
presente quando compare lo SI.
2. Estinzione: fenomeno che provoca la scomparsa di RC in presenza di SC. Dunque le
risposte condizionate non sono necessariamente un aspetto permanente del repertorio
comportamentale dell’organismo.
3. Recupero spontaneo: parziale ricomparsa della RC dopo un periodo di riposo, senza
ulteriori esposizioni a SI.

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Risparmio: veloce riapprendimento, per cui è necessario molto meno tempo per
acquisire nuovamente una risposta rispetto ad acquisirla per la prima volta. Quindi,
l’estinzione determina solo un indebolimento della prestazione, non cancella
l’apprendimento originale.
Generalizzazione dello stimolo: estensione della risposta agli stimoli che non sono mai stati
associati con l’originale SI. La RC ha luogo anche se lo SC è leggermente diverso da quello
iniziale usato durante l’acquisizione.
È possibile individuare un gradiente di generalizzazione misurando la forza della risposta a
una serie di stimoli. In natura raramente gli stimoli significativi si presentano ogni volta nella
stessa modalità , infatti la generalizzazione dello stimolo produce un margine di flessibilità che
estende la portata dell’apprendimento oltre la specifica esperienza di partenza.
Discriminazione dello stimolo: processo attraverso il quale un organismo impara a
rispondere in modo diverso a stimoli che sono distinti dallo SC per qualche dimensione. Con il
proseguire degli esercizi di discriminazione, le risposte agli stimoli differenti si indeboliscono.
È un processo fondamentale, indispensabile per l’attività della categorizzazione mentale.
I processi di generalizzazione e discriminazione devono trovare un equilibrio.
Affinché il processo di acquisizione avvenga:
 SC e SI devono essere temporalmente contigui: devono presentarsi ravvicinati nel
tempo.
 SC deve essere un predittore affidabile dell’occorrenza dello SI.
 Lo stimolo deve essere informativo rispetto all’ambiente.
Salienza dello stimolo: uno stimolo tende ad essere notato più rapidamente quanto più
intenso e quanto più si mostra in contrasto con altri stimoli.
COMPORTAMENTISMO
John B. Watson: principale esponente del comportamentismo.
Il comportamentismo enfatizzava il ruolo dell’ambiente. Predisponendo un ambiente in
maniera adeguata si possono forgiare tutti i comportamenti desiderati in un individuo.
L’apprendimento è la continua creazione di associazioni tra stimoli dell’ambiente e risposte
dell’individuo.
Watson: esperimento su un bambino (Albert): il condizionamento poteva essere applicato
anche agli uomini e non solo agli animali. Voleva dimostrare che una reazione emotivamente
complessa poteva essere condizionata usando le tecniche di Pavlov e dimostrare che le
risposte emotive, come la paura e l’ansia, potevano essere prodotte dal condizionamento
classico e non era necessariamente il prodotto di processi inconsci.
APPROFONDIMENTO CLINICO
Condizionamento classico vicario: si verifica quando impariamo a rispondere a uno stimolo
neutro osservando le reazioni emotive di un’altra persona. Questo tipo di apprendimento si
ripercuote sulle nostre emozioni in molte situazioni.

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CONDIZIONAMENTO OPERANTE
Legge dell’effetto: una risposta seguita da esiti soddisfacenti diventa più probabile, mentre
una risposta seguita da conseguenze spiacevoli diventa meno probabile. (I comportamenti cui
fa seguito un soddisfacente stato delle cose tendono a essere ripetuti e quelli che producono
uno stato spiacevole delle cose hanno una probabilità minore di ripetersi).
L’apprendimento avviene tramite una connessione stimolo-risposta (S-R), cioè
dall’associazione tra lo stimolo fornito dalla situazione e la risposta che si impara a
dare. L’apprendimento di queste connessioni avviene gradualmente e in modo
automatico, attraverso un meccanismo di prove ed errori.
Legge dell’esercizio: l’apprendimento è graduale e migliora con la ripetizione delle prove.
Comportamenti più spesso esercitati hanno maggiori probabilità di essere impiegati in
condizioni simili.
Legge del trasferimento: una risposta acquisita in una situazione verrà effettuata in altre
situazioni nella misura in cui queste ultime sono simili alla prima.
Skinner: il comportamento operante (CO) indica ciò che succede quando un organismo mette
in atto un comportamento in grado di produrre un impatto sull’ambiente.
Analisi sperimentale del comportamento: secondo Skinner le conseguenze ambientali
esercitano un forte effetto sul comportamento. Iniziò un programma di ricerca il cui scopo era
scoprire il modo in cui varie condizioni ambientali influenzano la probabilità che una data
risposta si verifichi. Il compito di un’analisi sperimentale è scoprire tutte le variabili di cui la
probabilità di risposta è una funzione.
Condizionamento operante: procedura attraverso cui si manipolano le conseguenze del
comportamento di un organismo al fine di valutarne l’effetto sul comportamento successivo.
Un comportamento viene fatto seguire sistematicamente da uno stimolo avente valore di
rinforzo o di punizione, modificando la probabilità che quel comportamento venga messo in
atto successivamente.
Comportamento operante: qualunque tipo di comportamento messo in atto dall’organismo
in grado di produrre effetti osservabili sull’ambiente. (Comportamenti in cui è richiesto ad un
organismo di fare qualcosa, risolvere un problema, o manipolare in qualche modo gli elementi
del proprio ambiente.
Rinforzo: qualunque stimolo che, quando somministrato in modo contingente a una risposta,
aumenta la probabilità che quella risposta si verifichi. Si genera grazie a un’associazione
ripetuta tra una risposta e il cambiamento che essa produce nell’ambiente.
Rinforzo positivo: un comportamento è seguito dalla presentazione di uno stimolo
appetitivo, aumentando così la probabilità di quel comportamento.

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Rinforzo negativo: un comportamento è seguito dalla rimozione di uno stimolo
aversivo, aumentando così la probabilità di quel comportamento. Si applica in due tipi
di circostanze:
Condizionamento operante di fuga: gli organismi imparano che una risposta
permetterà loro di scappare da uno stimolo aversivo.
Condizionamento operante di evitamento: gli organismi imparano le risposte
che consentono loro di evitare gli stimoli spiacevoli prima ancora che appaiano.
Stimoli:
 Neutrali.
 Appetitivi: piacevoli. Quando un comportamento è seguito da uno stimolo piacevole
si parla di rinforzo positivo.
 Aversivi: spiacevoli, che si vogliono evitare. Quando un comportamento è seguito
dalla rimozione di uno stimolo spiacevole si parla di rinforzo negativo.
Proprietà dei rinforzi:
 Rinforzi primari: rinforzi le cui proprietà sono biologicamente determinate.
 Rinforzi condizionati: stimoli altrimenti neutri che si associano ai rinforzi primari.
Teoricamente ogni stimolo può diventare un rinforzo condizionato se lo si associa a un
rinforzo primario. Gli sperimentatori considerano i rinforzi condizionati più efficaci e facili
da usare rispetto ai rinforzi primari, perché i rinforzi primari immediatamente disponibili
in una situazione sperimentali sono pochi, mentre i rinforzi condizionati possono essere
dispensati con rapidità e sono facilmente replicabili; inoltre, l’effetto rinforzante dei
rinforzi condizionati è più immediato perché dipende solo dalla percezione di averli
ricevuti e non da processi biologici come nel caso dei rinforzi primari.
Teoria della deprivazione della risposta: se a un individuo viene impedito di mettere in atto
un determinato comportamento al livello desiderato, tale comportamento diventa
desiderabile e, di conseguenza, funziona da rinforzo.
Non si può presupporre che la medesima attività funga da rinforzo per ogni animale in
qualunque situazione. Ogni attività può funzionare come rinforzo.
Per distinguere tra rinforzo positivo e rinforzo negativo, è bene ricordare che entrambi
aumentano la probabilità del verificarsi della risposta che li precede, ma il rinforzo positivo
aumenta la probabilità facendo seguire la risposta da uno stimolo piacevole; quello negativo fa
la stessa cosa ma al contrario, attraverso la rimozione, la riduzione o l’evitamento preventivo di
uno stimolo spiacevole.
Come avviene nel condizionamento classico, anche nel condizionamento operante, se si
rimuove il rinforzo avviene l’estinzione della risposta operante, così come avviene anche il
recupero spontaneo.
Stimolo punitivo: qualunque stimolo che, somministrato in modo contingente a una risposta,
diminuisce la probabilità che quella risposta si verifichi nuovamente.
Punizione: erogazione di uno stimolo punitivo dopo una risposta.

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Punizione positiva: un comportamento è seguito dalla somministrazione di uno
stimolo spiacevole: così la probabilità di quel comportamento diminuisce. (Esempio:
dare la multa per eccesso di velocità , spruzzare acqua su un cane che abbaia, urlare
quando si commette un errore).
Punizione negativa: un comportamento è seguito dalla rimozione di uno stimolo
piacevole: così la probabilità di quel comportamento diminuisce. (Esempio: privare un
adolescente del motorino, togliere la TV ai bambini, revocare la tessera delle
biblioteche a chi non paga la multa).
La punizione, per definizione, riduce la probabilità che una risposta si verifichi nuovamente; il
rinforzo, per definizione, aumenta la probabilità che la risposta si riproponga.
Attraverso l’associazione con rinforzi e punizioni, alcuni stimoli che precedono una
particolare risposta creano il contesto per quel comportamento.
Stimoli discriminativi: stimoli che agiscono come predittori di rinforzi, segnalando quando
particolari comportamenti produrranno un rinforzo positivo.
Si hanno risultati migliori quando il rinforzo è contingente alla risposta, cioè quando viene
fornito solo dopo che è stato attuato il comportamento richiesto.
Contingenza a tre termini: sequenza composta da stimolo discriminativo, comportamento e
conseguenza. Skinner sostenne che questa sequenza potesse spiegare la maggior parte
dell’agire umano.
Schemi di rinforzo: programmi di somministrazione dei rinforzi.
 Schema a rapporto fisso (RF): il rinforzo è somministrato alla prima risposta eseguita
dopo un determinato numero di risposte. Allungare eccessivamente il rapporto, senza
avere allenato prima l’animale a produrre così tante risposte, può portare
all’estinzione.
o Esempio: pagare 10 caffè e averne uno gratis.
 Scherma a rapporto variabile (RV): il rinforzo è somministrato in seguito alla prima
risposta fornita dopo un numero variabile di risposte la cui media è prestabilita. Gli
schemi a rapporto variabile producono in assoluto il tasso di risposta più alto e la più
forte resistenza all’estinzione, soprattutto quando il rapporto è alto.
o Esempio: slot machine o pesca alla mosca: il rinforzo positivo si ha dopo un
numero indefinito di lanci.
 Schema a intervallo fisso (IF): il rinforzo è somministrato in seguito alla prima
risposta fornita dopo un intervallo di tempo costante e prestabilito.
o Esempio: il cinema scontato il mercoledì.
 Schema a intervallo variabile (IV): il rinforzo è somministrato in seguito alla prima
risposta fornita dopo un intervallo di tempo variabile, la cui media è prestabilita.
Genera un tasso di risposta moderato ma costante. L’estinzione è graduale e più lenta
di quanto avviene all’interno di uno schema IF.
o Esempio: controllare le risposte su Facebook.

Modellamento (shaping): processo attraverso cui si rinforza ogni risposta che in modo
progressivo si avvicina e infine ricalca il comportamento desiderato. Consiste nel definire che
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cosa costituisce un progresso verso il risultato desiderato e nell’utilizzare un rinforzo
differenziale per perfezionare ogni passaggio lungo il percorso. Viene utilizzato per sviluppare
un comportamento che non fa parte del repertorio di un individuo (es. con persone con deficit
intellettivi o disabilità psichica o bambini autistici).
Condizionamento classico e condizionamento operante, sono le modalità fondamentali
attraverso cui si è espresso l’approccio dell’apprendimento associativo: teoria
meccanicistica in base alla quale l’apprendimento è misurato come variazione delle risposte
comportamentali dopo la situazione di stimolazione. L’organismo è essenzialmente passivo
nel processo di apprendimento.
Teoria meccanicistica: la contiguità temporale e spaziale e la contingenza nella
connessione fra stimoli e risposte agiscono in modo automatico e di necessità .
In questo quadro teorico, l’apprendimento è misurato come variazione delle risposte
comportamentali dopo la situazione di stimolazione, e l’organismo è essenzialmente
passivo nel processo di apprendimento.
IMPRINTING E APPRENDIMENTO
Imprinting: apprendimento precoce da parte di animali appena nati che dimostrano una
reazione di inseguimento verso il primo oggetto mobile che vedono o sentono (di norma la
madre).
Secondo Lorenz, è una forma di apprendimento innato che funziona soltanto in un
periodo critico, breve e circoscritto che corrisponde alle prime fasi dello sviluppo del
neonato. La costruzione di questo legame sociale sarebbe guidata da meccanismi
predisposti geneticamente.
In realtà , l’imprinting non è circoscrivibile ad un vero e proprio periodo critico
(periodo sensibile: periodo in cui le influenze ambientali sono più efficaci per
l’apprendimento di conoscenze e di abilità )
APPRENDIMENTO COGNITIVO
Apprendimento cognitivo: secondo la psicologia cognitiva, alcune forme di apprendimento
devono essere spiegate in termini di cambiamenti relativi ai processi mentali, piuttosto che di
cambiamenti comportamentali.
Apprendimento per insight: apprendimento attraverso una riorganizzazione della
propria percezione dei problemi in una data situazione (Kӧhler, esperimento
scimpanzé). Si tratta di un processo più mentale che comportamentale. In questo caso
l’apprendimento è l’esito di un processo attivo e intelligente, che si manifesta nella
capacità di collegare insieme in modo unitario elementi distribuiti nell’ambiente che
fino ad allora erano stati considerati in modo isolato. L’individuo utilizza informazioni
acquisite in precedenza, ma le utilizza in modo nuovo. Questo dimostra l’esistenza di
una rappresentazione interna dell’ambiente circostante e non un semplice legame
stimolo-risposta.
Fissità funzionale: atteggiamento mentale per il quale un individuo, nell’ambito della
soluzione di un problema, incontra difficoltà ad attribuire o a riconoscere tipi di
relazione tra oggetti diversi da quelli consueti ai quali è abituato. L’insight è
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particolarmente importante nel risolvere problemi nuovi, per i quali le strategie
mutuate dall’esperienza si rivelano spesso insufficienti.
Mappa cognitiva: per Tolman, una rappresentazione mentale dello spazio fisico. Essa genera
un’immagine mentale che un organismo usa per muoversi all’interno di un ambiente
familiare.
Apprendimento latente: apprendimento in assenza di rinforzo. L’apprendimento ha
luogo nella fase di esplorazione, mentre il comportamento appreso si manifesta a
seguito del rinforzo.
APPRENDIMENTO OSSERVATIVO
A partire dagli anni 50’ si pone l’accetto sulle relazioni interpersonali e sugli aspetti sociali
delle situazioni di apprendimento.
Bandura: gli individui regolano i propri comportamenti in base alle osservazioni delle
conseguenze delle proprie azioni, costatando quali ottengono successo e quali invece
falliscono.
Bob doll experiment.
Apprendimento osservativo: l’apprendimento si verifica guardando le azioni degli altri.
Implica processi di attenzione per la messa a fuoco del modello osservato e processi
motivazionali legati ai vantaggi che l’individuo si aspetta. Tendiamo a imparare dalle persone
simili a noi, di successo o degne di ammirazione.
APPRENDIMENTO SITUATO, SIMULAZIONE ED ESPERIENZA
Apprendimento situato: apprendimento legato a una specifica situazione e immerso in un
dato contesto immediato.
Il contesto va considerato come la matrice dei significati: l’insieme delle condizioni che
rendono intellegibili i contenuti delle attività proposte, in grado di attribuire versatilità
alle conoscenze, di volta in volta, apprese.
L’apprendimento situato garantisce un’esperienza interattiva e aperta dotata di
ricchezza discorsiva e argomentativa, caratterizzata da una densa complessità di
situazioni, da un’architetture potenzialmente robusta di inferenza, nonché da un
impegno rilevante nell’anticipazione delle scelte e delle mosse da compiere, passaggio
dopo passaggio.
L’apprendimento situato è apprendimento contingente: legato a determinate
circostanze (contesti) che pongono in modo inevitabile vincoli e opportunità .
L’apprendimento contingente, accanto a forme esplicite e formali, comporta ampie
zone di apprendimento latente. Risultato del percorso di apprendimento latente è
l’acquisizione di una mole rilevante di conoscenze tacite (conosciamo molto di più di
quello che riusciamo a dire), è una conoscenza individuale implicita, non facile da
codificare, trasmettere e condividere con altri.

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Promuove anche importanti percorsi di apprendimento riflessivo: imparare
dall’esperienza significa stabilire una connessione all’indietro (relativa al passato) e in
avanti (relativa al futuro).

5. (6) LA MEMORIA
Memoria: capacità di codificare, immagazzinare e recuperare le informazioni.
A livello biologico è la capacità di conservare nel breve, medio e lungo termine.
A livello psicologico è la funzione cognitiva deputata a ricevere, ritenere e recuperare
sotto forma di ricordo le informazioni apprese attraverso l’esperienza.
Schacter e Addis: la memoria non registra, ma ricorda.
Museo di Luvre, Torri Gemelle: la memoria non è imparziale.
Il cervello umano è in grado di memorizzare mediamente l’equivalente di 100 miliardi di bit
di informazione: quantità minima di informazione che serve a discernere tra due possibili
alternative (unità binarie).
Funzioni della memoria:
 Ricordare eventi specifici o informazioni.
 Consentire un accesso consapevole agli eventi passati personali e collettivi.
 Garantisce senza sforzo una percezione di continuità in relazione alle proprie
esperienze.
TIPI DI MEMORIA
 Memoria esplicita: memoria che richiede uno sforzo consapevole per codificare e
recuperare le informazioni. Apprendere l’associazione tra parole ed esperienze
comporta l’attivazione di processi mnestici espliciti.
o Memoria dichiarativa: tipo di memoria che concerne la conservazione delle
conoscenze su fatti o eventi. È una forma esplicita di memoria.
 Memoria implicita: memoria in cui la codifica o il recupero delle informazioni
avvengono senza che ce ne rendiamo conto.
o Memoria procedurale: tipo di memoria che riguarda l’acquisizione, il
mantenimento e l’uso delle abilità e delle procedure con cui fare le cose. È una
forma implicita di memoria.
 Metodo KC (Knowledge Compilation method): implica l’applicazione di
processi inferenziali per l’elaborazione di conoscenze. Questo metodo
rende complicato condividere la propria conoscenza procedurale con
altre persone.
PROCESSI MNESTICI

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1. Codifica: fase iniziale dell’elaborazione delle informazioni, che porta a una
rappresentazione nella memoria (acquisizione di informazioni). È un processo con cui
trasformiamo ciò che percepiamo, pensiamo o sentiamo in un ricordo duraturo.
La codifica richiede di costruire rappresentazioni mentali di informazioni relative al
mondo esterno: rappresentazione interna che sta per un oggetto (o evento) e
trasmette informazioni a esso congruenti. Conservano le caratteristiche salienti delle
esperienze passate in modo da poterne rievocare il ricordo. Le rappresentazioni
mentali aiutano il pensiero umano, facilitando il ragionamento e guidando il
comportamento.
 Codifica elaborativa: collegare le informazioni nuove a quelle già esistenti nella
nostra memoria. (Profondità della codifica: quanto più profondamente viene
elaborato uno stimolo in ingresso, tanto più è probabile che la traccia mnestica che
si sia formata sia durativa).
 Codifica visiva: immagazzinare nuove informazioni trasformandole in immagini
mentali. Può migliorare la memoria in maniera sostanziale. Nel creare un’immagine
mentale si mette in relazione l’informazione in ingresso con quella già detenuta.
Quando si usano le immagini visive per codificare le parole si hanno due diversi
segnaposto mentali (uno visivo e uno verbale).
 Codifica organizzativa: classificare una serie di item in categorie sulla base delle
relazioni esistenti tra essi.
Se l’informazione è codificata correttamente, sarà immagazzinata per un certo periodo
di tempo. Questa funzione di deposito richiede cambiamenti a breve e lungo termine
nelle strutture cerebrali. Attraverso le tecniche di neuroimaging, i ricercatori stanno
tentando di localizzare le strutture cerebrali che sono responsabili
dell’immagazzinamento di informazioni vecchie e nuove.
2. Immagazzinamento o ritenzione: conservazione nel tempo del materiale codificato
(mantenimento di informazioni). Ciò che viene acquisito e codificato si stabilizza nella
memoria e può essere conservato nella memoria per un intervallo di tempo variabile. I
processi di ritenzione intervengono tra la fase di codifica e quella di recupero e hanno
un effetto sul ricordo.
 Reiterazione di mantenimento: ripetere, ma senza pensarci, consente il
mantenimento dell’informazione nella memoria a breve termine.
 Reiterazione elaborativa: permette di creare delle connessioni all’interno del
nostro magazzino di memoria, consentendoci di conservare meglio e più a lungo
l’informazione.
3. Recupero: reperimento, in un tempo successivo, delle informazioni immagazzinate
(estrazione di informazioni).
SISTEMI DI MEMORIA
La memoria non è un sistema unitario, ma complesso e costituito da varie sottocomponenti
tra loro interconnesse, ognuna con una propria specifica funzione e basi neuroanatomiche
differenti.
Vengono identificati sistemi di memoria distinti sulla base del tempo di permanenza delle
informazioni:

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 Memoria sensoriale (iconica).
 Memoria a breve termine o primaria (MBT) o memoria di lavoro (ML).
 Memoria a lungo termine o secondaria (MLT).
MEMORIA SENSORIALE
Memoria sensoriale: è la prima fase della memoria, che permette l’acquisizione delle
informazioni trattenendone una replica esatta per pochi millesimi di secondo.
Memoria iconica: sistema di memoria relativa al dominio visivo che permette di
immagazzinare una grande quantità di informazioni per un lasso di tempo molto breve.
L’elaborazione dell’informazione avviene a livello sensoriale coinvolgendo componenti
relativamente periferiche rispetto agli altri tipi di memoria, ovvero gli organi di senso e le
cortecce primarie, prime stazioni di elaborazione corticale degli stimoli.
 Decadono in tempi molto brevi (1 secondo).
 Capacità inferiore rispetto ai magazzini a breve termine.
 Assenza di connotazione semantica (cioè non assegnano significati precisi alle
informazioni raccolte).
 Iconica e ecoica.
Sperling: esperimento nella procedura di recupero totale e parziale.
Immagine eidetica (memoria fotografica): ricordare i dettagli di un’immagine, per un
periodo di tempo considerevolmente più lungo della memoria iconica.
MEMORIA A BREVE TERMINE
Memoria a breve termine (MBT): tipo di memoria che consente di focalizzare le proprie
risorse cognitive su un limitato numero di rappresentazioni mentali. È un deposito in cui le
informazioni vengono mantenute per più di qualche secondo, ma per meno di un minuto (se
un’informazione non viene reiterata viene rapidamente scartata dalla MBT, in quanto essa
impedisce alla mente di conservare informazioni che vengono ritenute banali e inutili).
 Capacità limitata tra 5 e 9 elementi.
 Breve durata (15-20 secondi in assenza di ripetizione).
La MBT non è solo un magazzino temporaneo dove transitano le informazioni prima di
passare alla MLT, ma è uno spazio di elaborazione temporaneo che ci aiuta a eseguire compiti
cognitivi quali apprendimento, ragionamento e comprensione del linguaggio.
Span di memoria (Miller): capacità di ricordare correttamente, almeno il 50% delle volte, una
serie di stimoli. Equivale all’incirca a sette raggruppamenti familiari di item.
La codifica delle informazioni nella MBT può essere rafforzata attraverso due processi:
 Rehearsal: mantenimento per ripetizione
 Chunking: creazione di unità di informazione (processo di riconfigurazione di
elementi tramite il raggruppamento sulla base di caratteristiche di somiglianza o di
altri principi di organizzazione, a partire da informazioni già presenti nella memoria a
lungo termine).

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 Effetto posizione seriale: le parole all’inizio della lista hanno un effetto primacy,
mentre quelle alla fine un effetto recency. Entrambe per cui vengono ricordate meglio
che le parole in mezzo alla lista.
Memoria di lavoro: tipo di memoria che concerne il presente; ha la funzione di connettere il
passato con il presente e di integrare il presente con i ricordi precedenti. Quando la MBT è
abbinata ad altri processi mentali agisce in modo più simile a un “blocco per appunti mentale”
o come una memoria di lavoro. Le risorse della memoria di lavoro permettono di compiere le
operazioni mentali per effettuare una ricerca adeguata degli oggetti e fornisce la fluidità
istantanea di pensiero e di azione.
Baddeley e Hitch: primi a testare sperimentalmente come la memoria di lavoro viene usata
nell’esecuzione di compiti cognitivi, attraverso la tecnica del doppio compito. La memoria di
lavoro è comporta da 4 compartimenti:
 Circuito fonologico: consente di ricordare e manipolare le informazioni acustiche
basate sulla produzione verbale.
 Taccuino visuo-spaziale: consente di ricordare e manipolare le informazioni visive e
spaziali.
 Sistema esecutivo centrale: responsabile del controllo dell’attenzione e della
coordinazione di informazioni provenienti dal circuito fonologico e dal taccuino visuo-
spaziale. Questo controllo avviene attraverso l’inibizione dei contenuti irrilevanti, lo
spostamento dell’attenzione e l’aggiornamento della memoria in funzione degli
obiettivi.
 Buffer episodico: è un sistema di immagazzinamento con capacità limitata che è
controllato dall’esecutivo centrale. Permette di recuperare le informazioni dalla
memoria a lungo termine e di combinarle con le informazioni della situazione attuale.
Le persone con una maggiore capacità di memoria di lavoro sono in grado di utilizzare
maggiormente le risorse dell’esecutivo centrale: sono in grado di mantenere la propria
attenzione fortemente focalizzata sui compiti più impegnativi.
La memoria di lavoro contribuisce a mantenere il vostro presente psicologico. Consente di
creare un contesto dove inserire nuovi eventi e di collegare insieme episodi indipendenti
all’interno di una storia continua. Vi consente di aggiornare continuamente le vostre
rappresentazioni relative a una situazione in mutamento e di ricordare l’argomento di una
conversazione. Tutto ciò è vero perché la memoria di lavoro funziona come un canale per il
passaggio di informazioni che vanno e vengono dalla memoria a lungo termine.
MEMORIA A LUNGO TERMINE
Memoria a lungo termine (MLT): magazzino di tutte le conoscenze che ogni persona ha di sé
e del mondo, acquisite dalla memoria sensoriale e da quella a breve termine. È implicata nella
ritenzione duratura e stabile dell’informazione, è depositato quello che l’individuo sa e sa fare.
 Conserva una sorprendente varietà di informazioni, che sono così diverse l’una
dall’altra per contenuto e caratteristiche da far supporre che esistano numerosi sistemi
di memoria a lungo termine.
 Caratterizzata dalla quasi totale mancanza di limiti, sia in termini di quantità che di
durata temporale.
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Componenti della memoria a lungo termine:
 Memoria implicita: è una memoria inconscia. Sono immagazzinate le conoscenze
acquisite alle quali non si accede consapevolmente. Le risposte sono acquisite
lentamente e si attivano in modo automatico.
o Memoria procedurale: ricordi di come si fanno le cose. Acquisizione graduale
di abilità come risultato della pratica. Il ricordo viene trasformato direttamente
in azione. Le conoscenze sullo svolgimento di particolari attività sono
conservate nel cervelletto.
o Effetto priming: fenomeno che si verifica quando uno stimolo precedente
influenza la risposta a uno stimolo successivo, anche se non vi è una
correlazione diretta tra i due stimoli. Attivazione inconscia di determinate
rappresentazioni mentali, prima di compiere l’attività collegata. Non è
necessario avere piena consapevolezza di uno stimolo sensoriale perché questo
abbia effetti sull’elaborazione delle informazioni consce.
o Plagiarismo inconscio: avviene quando un ricordo non riconosciuto come tale
viene scambiato per un’idea completamente nuova e utilizzato come una
produzione originale.
 Memoria esplicita:
o Memoria dichiarativa: ricordi di fatti ed eventi.
 Memoria episodica: tipo di memoria che consente di conservare gli
eventi specifici di cui un individuo ha fatto personalmente esperienza.
Ricordi di particolari esperienze personali. Riguarda eventi specifici, fatti
di cui conosciamo il luogo e il momento ed esperienze ed eventi della
propria vita. La quantità e la qualità delle informazioni contenute nella
memoria episodica dipendono in maniera significativa dallo stato
emotivo che caratterizza le esperienze vissute.
 Memoria semantica: conoscenze generali dell’individuo, nozioni e fatti
appresi non legati ad un evento particolare. Tipo di memoria generale
categoriale che organizza le conoscenze che una persona possiede circa
le parole e gli altri simboli, i significati e i referenti concettuali, nonché le
relazioni fra loro esistenti. Richiede un certo numero di ripetizioni prima
che una determinata informazione venga ricordata. È disgiunta dal
contesto in cui apprendiamo l’informazione ed è altamente organizzata.
o Memoria autobiografica: raccoglie i ricordi relativi al nostro passato ed è di
grande importanza perché contribuisce a definire la nostra identità .
o Memoria prospettica: ricordare di eseguire determinate azioni che ci
prefiggiamo di compiere nel futuro. È preposta a definire gli schemi di
comportamento, a mantenerli a un livello consapevole al fine di pianificarli
correttamente e tradurli in azioni concrete al momento opportuno.
 Basata sul tempo: implica il ricordare di eseguire un’azione in un
momento specifico.
 Basata sull’evento: implica il ricordo di eseguire un’azione in una certa
circostanza.
L’età non influisce sulle prestazioni nei compiti basati sull’evento, mentre
influisce negativamente nei compiti basati sul tempo.

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Indizi di recupero: elementi contestuali che consentono il recupero dei ricordi
immagazzinati nella memoria a lungo termine.
Recupero: tecnica di richiamo della memoria in cui si deve riprodurre l’informazione a
cui si è stati esposti in precedenza.
Riconoscimento: tecnica di richiamo della memoria in cui bisogna realizzare se un
dato evento o stimolo è stato già esperito in passato.
Sia il recupero sia il riconoscimento richiedono una ricerca attraverso l’utilizzo di
indizi di recupero. Per il recupero è necessario che l’indizio consenta di recuperare
l’informazione. Per il riconoscimento l’indizio è costituito da una seria di opzioni a
scelta tra cui è presente quella corretta.
RICORDI
Ricordare: processo di inferenza attivo guidato dalle conoscenze generali e dalle intuizioni
che la persona ha del mondo, sia degli indizi presenti in quell’ambiente.
Le informazioni nella MLT possono essere catalogate in base a regole, immagini, categorie,
simboli, affinità , significato formale o significato personale.
Modello a rete: l’informazione nella MLT è organizzata come rete di idee collegate.
 Man mano che nuove informazioni vengono immagazzinate, quelle più vecchie
vengono spesso aggiornate, modificate, cancellate o riviste.
 I ricordi non sono stabili nel tempo, ma vengono continuamente riorganizzati e
aggiornati sulla base delle nuove informazioni acquisite.
 I ricordi mancanti, che sono molto comuni, possono essere creati ed elaborati per
mezzo della logica, del ragionamento o attraverso l’utilizzo di nuove informazioni.
Effetto delle informazioni errate: esposte a informazioni sbagliate le persone tendono ad
avere ricordi sbagliati. È un processo inconsapevole.
Specificità del contesto di codifica: principio in base al quale i ricordi si attivano più
rapidamente quando il contesto di recupero è coerente con quello di codifica.
Teoria dei livelli di elaborazione: teoria secondo cui quanto più è profondo il livello in cui
viene elaborata un’informazione, tanto più è probabile che sia recuperata dalla memoria.
Quindi, il modo in cui le informazioni impegnano la memoria, cioè i processi mentali utilizzati
per codificare le informazioni, producono un effetto sulla fase successiva di recupero.
Trasferimento di elaborazione appropriato: prospettiva secondo cui il ricordo è più nitido
quando il tipo di elaborazione compiuto nella fase di codifica si trasferisce ai processi di
elaborazione necessari per il recupero.
OBLIO
Oblio: perdita o impossibilità di recuperare informazioni. È la capacità di ignorare
informazioni irrilevanti.
 Impedisce il sovraccarico cognitivo.
 Permette di acquisire o modificare schemi mentali pre-esistenti.

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 Favorisce la plasticità comportamentale e il problem-solving.
Curva di Ebbinghaus: i ricordi non sbiadiscono ad un tasso costante con il passare del tempo:
la gran parte dell’oblio si ha subito dopo il verificarsi di un evento e man mano che il tempo
passa la discesa della curva dell’oblio rallenta. Non solo la memoria si erode con il passare del
tempo, ma anche la qualità dei ricordi.
Teoria del decadimento della traccia mnestica: i ricordi tenderebbero a sbiadirsi e
indebolirsi per il passare del tempo. Ci sono però ricordi che non sbiadiscono con il passare
del tempo, ma anzi si mantengono particolarmente vividi.
Teoria dell’interferenza: l’oblio è spiegabile in termini di interferenza o di azione
disturbante di altre informazioni, attività o esperienze.
Interferenza proattiva: le informazioni acquisite nel passato rendono difficile
l’acquisizione di nuove informazioni.
Interferenza retroattiva: l’acquisizione di nuove informazioni rende difficile il
ricordo di informazioni memorizzate in precedenza.
MEMORIA E AFFETTIVITÀ
Lo stato emotivo in cui si trova un individuo influenza i pensieri, le decisioni, la capacità di
affrontare e risolvere problemi e il comportamento.
Dipendenza dallo stato emotivo: il recupero delle informazioni è più facile quando lo
stato emotivo al momento del recupero è simile a quello provato al momento della
codifica.
Congruenza con lo stato emotivo: vengono ricordati meglio gli eventi con una
tonalità emotiva simile a quella in cui si trova l’individuo che ricorda.
TECNICHE MNESTICHE
Ripasso elaborativo: tecnica che consiste nell’elaborare altro materiale per arricchire la
codifica mentre si sta registrando e memorizzando un’informazione per la prima volta. Un
modo per fare questa operazione è inventare una relazione che associ gli elementi da
memorizzare in modo meno arbitrario. La memoria visiva può rafforzare le capacità di
ricordo in quanto fornisce allo stesso tempo dei codici di accesso per i ricordi verbali e visivi.
Mnemotechinche: strategie utilizzate per migliorare la memoria.
Metodo dei loci: ricordare l’ordine di una lista di nomi o oggetti associandoli con
sequenze di luoghi con cui si è familiari.
Metodo della parola-aggancio: associare gli elementi a una serie di indizi. Per ricordare
le informazioni arbitrarie bisogna codificarle in un particolare modo che consente di
agganciarsi a efficaci indizi di recupero.
Metamemoria: capacità di riflettere sul funzionamento dei propri processi mnestici e sulle
informazioni che si è certi di possedere. Riguarda quando e perché la sensazione di conoscere,
la soggettiva impressione che una data informazione sia immagazzinata nella memoria, possa
essere considerata attendibile.

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Memoria ricostruttiva: tipo di memoria che ricostruisce le informazioni basandosi su più
tipologie generali di conoscenza memorizzata.

4. (7) PENSIERO E DECISIONE


Cognizione: termine generale che si riferisce a tutte le forme di conoscenza; comprende sia i
contenuti sia i processi mentali.
Contenuti: quello che sapete, concetti, fatti, regole e ricordi.
Processi: il modo in cui questi contenuti mentali vengono elaborati.
Processo controllato: processo che richiede attenzione e molte risorse
cognitive; nella maggior parte dei casi non è possibile svolgere più processi
controllati contemporaneamente.
Processo automatico: processo che non richiede attenzione; spesso si possono
eseguire più processi automatici in contemporanea, senza avere interferenze.
Il settore della psicologia che si occupa dello studio della cognizione si chiama psicologia
cognitiva, la quale è supportata in modo interdisciplinare dalle scienze cognitive.
Pensiero: processo mentale, insieme di processi mentali, che consente agli esseri umani di
crearsi una certa raffigurazione del mondo, di dar luogo a concetti e di rielaborarli. Il pensiero
è quello che permette di entrare in contatto con il mondo esterno con il ragionamento, il
processo di scelta e la risoluzione del problema.

FORME DEL PENSIERO:


 Pensiero verbale: pensiero strutturato in forma verbale.
 Immagine mentale: rappresentazione analogica, nella mente, del mondo sia esterno
che interno.
 Pensiero astratto: pensiero formato da codici astratti (non provenienti dalle diverse
modalità sensoriali e propriocettive, innati) che consiste in proporzioni non costituite
né da parole né da immagini.
È formato da rappresentazioni che:
o Hanno parti costituenti che si combinano tra loro secondo le regole della logica.
o Sono composte da parti atomiche (concetti) innate corrispondenti a proprietà
del mondo.
o Sono composizionali poiché le proprietà semantiche di una rappresentazione
complessa dipendono dalle proprietà semantiche degli elementi atomici.
o Sono regolate secondo le condizioni di verità e le relazioni di implicazione.

CATEGORIE E CONCETTI

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Categorizzazione mentale: la nostra esperienza del mondo è un flusso incessante,
disomogeneo e casuale di sensazioni, movimenti, pensieri, emozioni e azioni. La mente umana
non è attrezzata né per governare i singoli pezzi a sé stanti (dispersione) né per controllare la
globalità dell’esperienza nel suo insieme (opacità ), ma procede a un livello intermedio nel
discernere, frazionare e raggruppare gli elementi che, a qualche titolo, sono fra loro associabili
(per somiglianza, contiguità ecc.). Siamo costretti a suddividere l’interezza dell’esperienza in
unità di informazione (chunk) più o meno grandi.
Categorie mentali: classi di entità relativamente omogenee al loro interno ed eterogenee
rispetto alle entità delle altre classi. Ogni categoria raggruppa entità che hanno alcune
proprietà simili in base a criteri definiti e sufficientemente espliciti (omogeneità interna) e
che, al contempo, presentano differenze discriminanti (specifiche) rispetto alle entità delle
altre categorie (eterogeneità esterna).
Concetto: la conoscenza che abbiamo di una categoria di oggetti o eventi. È caratterizzato da
un insieme di attributi, che costituiscono le unità di base con cui esso è costruito: ciascunn
attributo è necessario e tutti insieme sono congiuntamente sufficienti a individuare un
membro qualsiasi di una categoria concettuale.
Intensione: insieme degli attributi necessari ad un oggetto o evento perché esso faccia
parte di un concetto.
Estensione: comprende tutti gli oggetti o eventi che sono membri del concetto stesso.

TIPI DI RAGIONAMENTO
 Ragionamento deduttivo: forma di ragionamento che consiste nel trarre conclusioni
a partire da premesse, basandosi su regole logiche. La ricerca psicologica ha
dimostrato come nella mente umana sia presente un senso astratto e generale di logica
formale. Il ragionamento deduttivo della vita quotidiana, però , è influenzato sia dalle
conoscenze che abbiamo sul mondo, sia dalle risorse di rappresentazione che
possiamo dedicare a un particolare problema di ragionamento.
 Ragionamento induttivo: forma di ragionamento che consiste nell’inferire una
conclusione a partire da indizi basandosi su dati probabilistici.
o Soluzione di problemi per analogia: si stabilisce un’analogia tra le
caratteristiche della situazione contingente e quelle di una situazione
precedentemente affrontata. Il ragionamento induttivo permette l’accesso a
metodi testati e provati in passato, che risolvono velocemente i problemi con
cui quotidianamente si ha a che fare.
o Disposizione mentale: stato cognitivo preesistente; un’abitudine o un
atteggiamento che può migliorare la qualità e velocità della percezione e
dell’abilità di soluzione dei problemi entro determinate condizioni. La stessa
disposizione, tuttavia, potrebbe inibire o distorcere la qualità delle attività
mentali nel momento in cui le vecchie modalità di pensiero e di azione non
siano più adeguate alle nuove situazioni.

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o In ambito scientifico di norma si fa ricorso al ragionamento induttivo,
attraverso il quale, partendo da numerosi esempi simili e fra loro collegati, si
giunge a formulare generalizzazioni e leggi.
 Ragionamento abduttivo: forma di ragionamento che consiste nel passare a ritroso
dagli effetti alle cause, nel tentativo di spiegare qualcosa che è già accaduto. Si procede
per supposizioni, cercando di individuare una soluzione.
o È la forma di ragionamento più facile, ma non è sempre esente da rischi e da
spiegazioni erronee.
o È influenzato da processi di fissazione attentiva: concentrazione
dell’attenzione su aspetti parziali e limitati di quanto è detto o accaduto,
assumendo tali aspetti come se fossero la totalità del messaggio o dell’evento. È
una forma di fissità funzionale dell’attenzione e del pensiero, che induce a
concentrarsi sull’ipotesi di partenza e a cercare indizi e informazioni per
confermare tale interpretazione.

DECISION-MAKING E PROBLEM-SOLVING
Giudizio: processo attraverso cui si formano opinioni, si raggiungono conclusioni e si fanno
valutazioni critiche degli eventi e delle persone.
Presa di decisione: processo con cui si sceglie tra due o più alternative, accettando o
rifiutando le opzioni disponibili.
Decidere e risolvere problemi sono compiti cognitivi che presentano molte corrispondenze
poiché utilizzano gli stessi processi cognitivi: sono coinvolti gli stessi processi di memoria,
sono attivati gli stessi meccanismi attentivi per la ricerca e la selezione delle informazioni e
sono utilizzati gli stessi meccanismi inferenziali di ragionamento. Entrambe le attività
comprendono la combinazione delle informazioni contingenti con quelle immagazzinate in
memoria: lo scopo è giungere a una conclusione o trovare una soluzione.
Decisione: processo di scelta di un’opzione preferita tra una serie di alternative
possibili. Si seleziona uno tra i tanti possibili corsi di azione per fare la scelta migliore.
Problem solving (risoluzione di problemi): è un’elaborazione cognitiva volta a
trasformare una determinata Situazione in una meta da raggiungere, quando nessun
metodo scontato di soluzione è immediatamente disponibile. Si deve generare la
strategia più efficace per raggiungere l’obiettivo.
Problema: percezione della differenza tra il vostro stato attuale e uno
desiderato.
Spazio del problema: definizione formale di un problema, che comprende;
1. Stato iniziale: informazione incompleta o condizione di insoddisfazione
da cui si parte.
2. Insieme di operatori: passaggi che si devono compiere per muoversi dallo
stato iniziale a quello finale.
3. Stato finale: informazione o condizione che si vuole ottenere.

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APPROCCI ALLO STUDIO DELLA DECISIONE
 Normativo: insegna come dovremmo comportarci per prendere una decisione
ottimale, per cui una vera e propria teoria per come l’essere umano deve decidere per
prendere decisioni razionali (logica top-down).
o La buona decisione non è la decisione che ottiene un buon esito, ma la decisione
che aumenta la probabilità di ottenere un buon esito. Simmetricamente, una
cattiva decisione è una decisione che non aumenta o riduce la probabilità di
ottenere un buon esito. Una buona decisione è una decisione razionale.
o Valore atteso (VA): somma del prodotto della probabilità di un esito ed il
valore di quell’esito per ogni possibile esito di una data alternativa. Una scelta
razionale è quella che massimizza il valore atteso.
 Modello ideale di decisione razionale: l’essere umano segue delle norme
per valutare la massima decisione attesa, con attenta valutazione di
rischi e benefici, cosa che rende il decisore un massimizzatore.
 Le teorie normative non sono da abbattere: danno un contributo
importante perché la soggettività introduttiva attesa ha permesso il fatto
che l’uomo non valutasse il bene solo in funzione dell’outcome
monetario, ma in funzione anche di quello che è il suo interesse
individuale.
 Il prezzo di un bene (valore atteso) dipende solo dal bene in questione
ed è lo stesso per tutti, mentre la sua utilità può essere valutata in
maniera diversa da ogni individuo, perché dipende da circostanze
soggettive particolari: l’urgenza che si ha di un bene, la quantità di cui si
dispone ecc.
o Utilità attesa (UA): l’utilità attesa di un aumento della ricchezza (ossia dei beni
posseduti) cresce all’aumentare di questa, ma in modo inversamente
proporzionale alla quantità posseduta. È data dalla somma dei prodotti di
ciascun esito per la probabilità che l’esito si verifichi.
 La scelta razionale è la scelta che massimizza l’utilità attesa.
 Descrittivo: non si danno più delle regole logiche da seguire, delle norme come
nell’approccio normativo, ma si danno delle risposte in base a ciò che si osserva nella
realtà .
o Teoria della razionalità limitata (Simon): gli esseri umani possiedono una
razionalità limitata a causa della loro:
 Stupidity: limitate capacità di calcolo.
 Ignorance: impossibilità di conoscere tutte le alternative
possibili.
 Passion: emozioni.
 La visione della razionalità di tipo neoclassico, quella della teoria
dell'utilità attesa di von Neumann, Morgenstern, Savage e Friedman,
considera soltanto i vincoli esterni all’azione umana: i vincoli di risorse e
di informazione disponibili per il soggetto.
 Comprendendo anche gli aspetti psicologici del processo decisionale, la
teoria della razionalità sviluppata da Simon considera anche i vincoli

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interni: le limitazioni relative alle capacità di calcolo e alle capacità di
memoria degli individui.
 Spesso la scelta ottimale è quindi sostituita dall’opzione che più li
soddisfa in un certo momento (criterio di adeguatezza). Quindi
l’individuo non è più un massimizzatore ma un soddisfacentista:
decisore soddisfatto.
o Questa scuola critica la nozione di razionalità e dell’approccio neoclassico,
concentrando l’attenzione sui limiti computazionali, cognitivi e informativi
propri dell’agente economico.
o Questi autori hanno mostrato che, dati i loro limiti cognitivi, piuttosto che
essere dei perfetti ottimizzatori, gli agenti economici adottano regole pratiche
di comportamento (euristiche) che consentono loro di semplificare i propri
modelli decisionali.
 Euristiche: regole semplici ed efficienti che i decisori utilizzano per
prendere decisioni in condizioni di incertezza e/o di informazioni
incomplete. Si basano su esperienze passate e giudizi precedenti.
 Euristica della disponibilità: giudizio basato sull’informazione
disponibile prontamente in memoria. Porta a stimare la
probabilità di un determinato evento sulla base della facilità con
cui vengono alla mente esempi di quell’evento. È impossibile,
infatti, richiamare contemporaneamente tutte le informazioni che
abbiamo in memoria, per cui ci verranno in mente solo quelle
immediatamente disponibili. (È una scorciatoia che permette di
valutare un evento maggiormente disponibile nella nostra
memoria).
 Euristica della rappresentatività: strategia cognitiva che
assegna un oggetto a una categoria sulla base di poche
caratteristiche considerate rappresentative di quella categoria.
Tendenza a emettere un giudizio di probabilità comparando un
oggetto o un evento a un prototipo dell’oggetto o dell’evento.
Coerentemente con l’euristica della rappresentatività le persone
basano i loro giudizi su quanto la descrizione è rappresentativa
della classe sulla quale deve essere espresso il giudizio, ignorando
completamente le probabilità di base.
Fallacia della congiunzione: siamo portati a pensare che
due eventi insieme abbiano più probabilità di accadere
rispetto a quello che ha ciascuno singolarmente.
Regola di congiunzione: p(A e B) ≤ p(A).
 Euristica dell’ancoraggio: regola in base a cui i giudizi delle
persone sul valore di un qualche evento o esito evidenziano
aggiustamenti insufficienti, verso l’alto o verso il basso, rispetto a
un valore di partenza. Fenomeno per cui, dovendo fornire una
valutazione di un fenomeno, il soggetto utilizza un punto di
riferimento, detto ancora. Molto spesso l’ancora è costituita da un
evento noto: può essere un elemento familiare o proveniente da
una fonte autorevole o esperta. Successivamente, si procede
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all’accomodamento, ovvero si passa alla fase di analisi e di
integrazione di tutte le informazioni disponibili. In altre parole, si
tende ad essere influenzati dalle informazioni fornite
inizialmente, cioè dalle caratteristiche della situazione all’interno
della quale viene richiesto un giudizio.

 Biases: deviazioni sistematiche di giudizio derivati dalle euristiche


(errori di giudizio).
 Effetto del bias dovuto alla credenza: fenomeno di distorsione,
per cui le persone tendono a giudicare valide le conclusioni che
ritengono credibili e non valide quelle che, invece, giudicano non
credibili.

5. (10) MOTIVAZIONE ED EMOZIONI


MOTIVAZIONE
Le nostre azioni sono spiegate (motivate) da una serie di cause e sono orientate alla
realizzazione di specifici obiettivi, nonché alla soddisfazione di determinati bisogni (desideri,
esigenze).
Motivazione: spinta a compiere una certa attività al fine di realizzare un dato scopo in
relazione ai vincoli e alle opportunità ambientali.
 Bisogno: stato di carenza interna all’individuo che può stimolare il comportamento.
 Istinti: sequenze congenite, fisse e stereotipate di comportamenti specie-specifici su
base genetica in relazione a determinate sollecitazioni ambientali (tendenze
programmate essenziali per la sopravvivenza).
 Pulsioni: stati interni che insorgono in risposta a bisogni fisiologici (stati di tensione
che guidano il comportamento), prodotte dal bisogno. Per ridurre la tensione si deve
sopperire alle carenze e ristabilire l’equilibrio (omeostasi).
 Incentivi: stimoli esterni o premi che non sono legati a bisogni fisiologici.
 Il comportamento è l’esito di una combinazione di motivazioni interne ed esterne.
La motivazione è una tendenza ad agire, un fattore dinamico del comportamento umano
che attiva e dirige un individuo verso una meta spingendolo all’azione e al raggiungimento
di un determinato obiettivo.
Si riferisce ai fattori psicologici interni che determinano un comportamento teso
all’eliminazione di un disagio.
Si riferisce alla dinamica del comportamento, ossia alle modalità con cui le nostre azioni
vengono avviate, portate avanti, indirizzate e portate a termine.
Funzioni:

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 Legare la biologia al comportamento: gli stati interni di deprivazione innescano
risposte corporee che motivano ad agire per ristabilire l’equilibrio corporeo (bisogni
fisiologici).
 Spiegare la variabilità comportamentale: la psicologia ricorre a spiegazioni
motivazionali quando le variazioni nel comportamento delle persone in una situazione
stabile non possono essere ricondotte ad abilità , competenze, esperienze ecc.
 Inferire stati interni da comportamenti esterni: individuare una causa interna per
spiegare il comportamento manifestato da noi stessi e dagli altri.
 Attribuzione di responsabilità alle azioni: la responsabilità personale presuppone una
motivazione interna e la capacità di controllare le proprie azioni.
 Spiegare la perseveranza nei confronti delle avversità : ci ostiniamo a mettere in atto
determinati comportamenti quando potrebbe essere più facile desistere.
La motivazione umana non deriva da una realtà oggettiva legata al mondo esterno, ma da
interpretazioni soggettive. L’approccio cognitivo spiega perché gli esseri umani sono spesso
motivati dalle aspettative nei confronti degli eventi futuri.
Rotter: spiega l’importanza delle aspettative (Aspettativa: la misura in cui le persone credono
che i loro comportamenti producano ricompense in situazioni specifiche) nel motivare il
comportamento nella teoria dell’apprendimento sociale. Per Rotter la probabilità di attivare un
dato comportamento è determinata dall’aspettativa di realizzare un obiettivo che è relativo
all’attività , e dal valore personale dell’obiettivo. La discrepanza tra aspettative e realtà può
motivare un soggetto a sviluppare comportamenti correttivi.
Heider: sottolinea il ruolo delle aspettative relative alle fonti di motivazione esterne e interne.
Afferma che il risultato del comportamento può essere attribuito a fattori disposizionali
(scarso impegno) o a fattori situazionali. Queste attribuzioni influenzano il modo in cui vi
comportate.
 L’identificazione di una fonte di motivazione interna o esterna potrebbe dipendere, in
parte, dall’interpretazione soggettiva della realtà .
Tipi di motivazione:
 Motivazioni biologiche: basate su necessità biologiche che devono essere soddisfatte
per sopravvivere. Le motivazioni biologiche principali sono fame, sete, evitamento del
dolore, bisogno di aria, di sonno, di eliminazione delle sostanze di rifiuto e la
regolazione della temperatura corporea. Le motivazioni biologiche sono innate.
 Motivazioni alla ricerca di stimolazione: esprimono il bisogno umano di stimolazione
e di informazione. Alcuni esempi di questo tipo di motivazioni sono l’attività , la
curiosità , l’esplorazione, la manipolazione e il contatto fisico.
 Motivazioni apprese: basate su bisogni e obiettivi appresi. Possono contribuire a
spiegare molte attività umane, come presentarsi alle elezioni, tenere un blog o fare un
provino per una trasmissione televisiva che seleziona talenti.
Teoria motivazionale di Maslow: le motivazioni sono organizzate in modo gerarchico, da
quelle più semplici ed elementari (primarie) a quelle più complesse e sofisticate (secondarie).
Ha proposto una gerarchia di bisogni: i bisogni relativi a ogni livello gerarchico devono
essere soddisfatti prima che sia raggiunto il livello successivo:

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1. Bisogni fisiologici.
2. Bisogni di sicurezza e protezione.
3. Bisogni di appartenenza: necessità di appartenere, di affiliarsi a un gruppo, di amare e
di essere amati.
4. Bisogni di stima: grado di piacevolezza, competenza ed efficacia personale.
5. Autorealizzazione (bisogni di crescita): consapevolezza, accettazione, responsività
sociale, creatività , spontaneità e apertura nei confronti delle novità e delle sfide.
Tutte le motivazioni fondamentali hanno a che fare con una carenza, ossia vengono attivate da
una mancanza di bisogni fondamentali. Il bisogno di autorealizzazione non è basato su una
mancanza, ma è anzi una forza positiva e stimolante per la crescita personale.
Al centro della teoria di Maslow sta il bisogno di ogni individuo di sviluppare il più possibile il
proprio potenziale.
Motivazione sociale – motivazione al successo e all’autorealizzazione: desiderio di
corrispondere a uno standard di eccellenza interiorizzato. È diversa dal bisogno di potere
(desiderio di controllo e dominio sugli altri).
McClelland: esperimento bersaglio.

Teoria attribuzionale di Weiner:


Attribuzione causale: processo in cui si attribuisce un senso alle azioni e ai comportamenti
mediante l’individuazione di una causa più o meno probabile. Sono giudizi rispetto ai fattori
che sono alla base dei risultati. Ci sono tre dimensioni in base alle quali le attribuzioni
possono cambiare:
 Dimensione interna/esterna: riguarda il “locus”, se cioè si tratta di causa interna
all’individuo (per esempio l’abilità e l’impegno) o esterna (per esempio la difficoltà del
compito).
 Dimensione stabilità/instabilità: se si tratta di cause che durano nel tempo (per
esempio l’abilità ) o sono temporanee (uso di strategie, difficoltà del compito).
 Dimensione controllabilità: se si tratta di cause che possono essere modificate dalla
volontà individuale, come l’impegno nello studio, oppure sono incontrollabili come
l’umore dell’insegnante e la sfortuna.
Il modo in cui le persone interpretano i propri successi e fallimenti in relazione alle tre
dimensioni può influenzare la motivazione, il tono dell’umore e anche la capacità di
comportarsi in modo appropriato.
Motivazione intrinseca ed estrinseca:
 Motivazione intrinseca: quando si agisce senza che ci sia un evidente riconoscimento
esterno. Semplicemente si prova piacere nel fare un’attività , o la si considera come
un’opportunità di esplorare, imparare e realizzare il proprio potenziale.
o Teoria dell’autodeterminazione: l’essere umano come organismo attivo
tendenzialmente è alla ricerca di realizzare le proprie capacità . La teoria postula

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l’esistenza di tre bisogni psicologici fondamentali la cui soddisfazione è
essenziale al benessere dell’individuo su cui si regge la motivazione intrinseca:
 Competenza: bisogno di sentirsi efficace nelle interazioni con l’ambiente
sociale e nell’esprimere le proprie capacità . Porta gli individui ad
accrescere e conservare le proprie abilità . Senso di sicurezza e di
capacità di agire.
 Autonomia: sentirsi all’origine del proprio comportamento che è
sperimentato come espressione del sé.
 Relazione con gli altri: sentirsi integrati con gli altri per senso di
appartenenza a un gruppo o una comunità , per desiderio di occuparsi
degli altri o perché si sta bene in gruppo.
Ricerche hanno dimostrato che le performance migliori in termini di
apprendimento e di produttività sono connesse alla soddisfazione di questi tre
bisogni.
Regolazione: quando lo svolgimento di un’attività sia modellato dall’intenzione
e dalla motivazione dell’individuo piuttosto che da costrizioni esterne.
 Motivazione estrinseca: trae origine da fattori esterni, come uno stipendio, voti,
premi, debiti e approvazione. Le attività ritenute in genere “lavoro” hanno per lo più un
riconoscimento estrinseco.
Effetto della sovragiustificazione: le ricompense esterne possono minare la soddisfazione
intrinseca che deriva dall’attuazione di un comportamento.
Motivazione al lavoro e nelle organizzazioni:
 Teoria dell’equità: i lavoratori tendono a valutare la giustizia e l’equità nel posto di
lavoro attraverso processi di confronto sociale con altri lavoratori.
 Teoria dell’aspettativa: i lavoratori sono motivati quando si aspettano che i loro
sforzi e i comportamenti sul posto di lavoro determinino i risultati desiderati.
o Aspettativa: probabilità percepita che gli sforzi dei lavoratori producano
prestazioni di un certo livello.
o Strumentalità: percezione che la prestazione porterà a specifici risultati
(ricompense).
o Valenza: livello di gradimento percepito in relazione a particolari risultati.

EMOZIONI
Emozione: insieme di cambiamenti corporei e mentali che include attivazione fisiologica,
sentimenti, processi cognitivi, espressioni visibili e reazioni comportamentali specifiche
attivati in risposta a situazioni percepite come personalmente significative.
Un’emozione è la reazione ad uno stimolo (immaginario o reale) caratterizzata da
aspetti fisiologici e da aspetti cognitivi.
Il sentimento è più stabile e duraturo ed è caratterizzato da un oggetto ben definito
(sentimento verso qualcuno o qualcosa).
Funzioni:

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 Segnalano che un episodio rilevante è accaduto.
 Assegnano all’evento una valenza vantaggiosa o svantaggiosa per la persona.
 Attivano o inibiscono il comportamento di risposta.
 Motivano pattern caratteristici di funzionamenti finalizzati a risolvere situazioni
problematiche.
 Forniscono una guida per la riorganizzazione delle priorità degli obiettivi individuali.

Modello processuale – componenziale:


Scherer: emozione descritta come l’organizzazione momentanea di tutti i maggiori sistemi di
funzionamento dell’organismo in risposta alla valutazione di uno stimolo esterno o interno,
rilevante per l’organismo.
1. Componente cognitiva: il ciclo emozionale ha inizio con la valutazione cognitiva; la
persona valuta quanto le circostanze a cui è esposta abbiano una rilevanza personale
rispetto ai propri bisogni, valori sociali, piani e obiettivi contingenti.
2. Attivazione fisiologica: dimensione lungo la quale varia lo stato di attivazione
dell’organismo, dal sonno profondo allo stato di veglia, all’attenzione vigilante, per
giungere a livelli elevati di eccitazione.
3. Componente espressiva: i gesti, le posture e in particolare le espressioni facciali
possono essere considerati dei segnali che hanno lo scopo di comunicare agli altri
informazioni salienti sul nostro stato emotivo e preparano in maniera appropriata
all’azione.
4. Componente motivazionale o tendenza all’azione: se abbiamo paura scappiamo ed
evitiamo pericoli che potrebbero minacciare la nostra sopravvivenza; se siamo tristi
piangiamo.
5. Esperienza soggettiva: il risultato di tutti i cambiamenti avvenuti nelle quattro fasi
precedenti può dare luogo all’esperienza soggettiva dell’emozione, ossia a come
l’emozione viene percepita dalla persona.
Teoria periferica delle emozioni di James-Lange: la percezione di uno stimolo causa
un’attivazione autonoma che porta all’esperienza di una specifica emozione. Alcuni stimoli
scatenano l’attività del sistema nervoso autonomo, attività che a sua volta produce
un’esperienza emozionale nel cervello. James riteneva che ogni particolare esperienza
emozionale fosse associata a un quadro di “riverbero corporeo” e ipotizzava che senza il
pulsare del cuore e la contrazione dei muscoli, non ci sarebbe stata alcuna esperienza
emozionale.
Teoria centrale di Cannon-Bard: uno stimolo emotigeno produce due reazioni simultanee
(attivazione ed esperienza emotiva), le cui cause non sono collegate tra loro. Il vissuto
soggettivo relativo all’emozione e l’attivazione fisiologica sono contemporanei (confuta la
teoria di James-Lange). Ritenevano che alla vista dello stimolo si attivi il talamo nell’encefalo
che a sua volta stimola all’azione la corteccia cerebrale e l’ipotalamo (esperienza soggettiva e
risposta comportamentale). Quindi di fronte ad uno stimolo, l’attività cerebrale produrrà
simultaneamente l’attivazione fisiologica e l’esperienza soggettiva collegata all’emozione.
Teoria emotiva a due fattori (Schachter e Singer): l’esperienza emotiva è la diretta
conseguenza di due fattori, l’attivazione fisiologica (arousal: attivazione fisiologica a seguito
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di una stimolazione emotigena) e l’attribuzione causale. Entrambe le componenti sono
necessarie per il verificarsi dell’esperienza emotiva.
Teoria cognitivo-attivazionale (Lazarus): l’esperienza emotiva è l’esito dell’attivazione
fisiologica (arousal) e del processo di attribuzione causale. L’attribuzione causale spesso si
verifica senza un pensiero consapevole.
Teorie dell’appraisal (appraisal: processo di valutazione cognitiva dello stimolo): le
emozioni scaturiscono in seguito a un atto di conoscenza e di valutazione della situazione in
funzione dei propri interessi, scopi e significati.
L’emozione non può essere spiegata solo come una risposta somatosensoriale e
fisiologica del corpo a una stimolazione, ma è necessario prendere in considerazione
anche la cognizione.
Le emozioni sono strettamente intrecciate con i processi cognitivi, poiché la loro
attivazione implica l’elaborazione cognitiva della situazione. Le emozioni non
compaiono all’improvviso, senza alcuna ragione, come eventi imprevisti e casuali,
bensì sono l’esito di un’attività di conoscenza e di valutazione della situazione in
riferimento alle sue conseguenze per il benessere dell’individuo, alle sue aspettative e
ai suoi standard culturali.
Situazionalità dei significati: le emozioni cambiano quando cambiano i significati o i
valori attribuiti a una determinata situazione (emozioni modali).
Cognizione: processo di interpretazione cognitiva individuale rispetto al significato
dello stimolo e al significato attribuito all’attivazione fisiologica stessa.
L’individuo ha un ruolo attivo nel processo emozionale, il quale non accade
all’individuo, ma che l’individuo crea valutando la situazione. Attraverso la valutazione,
l’evento in esame acquista un significato e l’emozione diventa informativa per il
comportamento che verrà adottato dall’individuo.

Prospettiva evoluzionistica:
Darwin: osservò che uomini e animali sembrano condividere determinate espressioni facciali
e posturali, e inferì che queste espressioni fossero un mezzo con cui gli organismi comunicano
reciprocamente l’informazione sui propri stati interni.
La manifestazione delle emozioni umane (es. espressioni del volto) rappresentano
risposte di natura biologica, evolute e che sono state tramandate a livello filogenetico
per il loro valore adattivo.
Ekman e Friesen: ipotesi dell’universalità : le nostre espressioni facciali sono segno di
un’emozione e sono universalmente riconoscibili.
FACS (Facial Action Coding System): sistema descrittivo di codifica facciale, con il quale
vengono attribuiti dei significati alle più piccole contrazioni del volto percepibili.
L’obiettivo di tale strumento è quello di identificare e codificare ogni movimento che il

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volto umano può effettuare a partire dalla contrazione che ogni muscolo facciale,
singolarmente o in combinazione con altri muscoli, mette in atto.
Display rules (regole di esibizione): sono culturalmente determinate e sono il frutto di
determinati modelli comportamentali, sono strettamente legate all’interazione tra
l’individuo e il contesto culturale. Sono regole sociali di esibizione delle emozioni,
culturalmente apprese, che prescrivono il controllo e la modificazione delle espressioni
emozionali a seconda della circostanza sociale.
Espressioni vocali:
Caratteristiche paralinguistiche: insieme di proprietà acustiche della voce
umana (tono, intensità , velocità nel parlato), che veicolano informazioni sullo
stato emotivo dell’individuo.
Dialect theory delle emozioni: il grado di riconoscimento di alcune emozioni è più elevato,
per alcune emozioni rispetto ad altre, è maggiore quando l’attore (colui che esprime le
emozioni) e il decoder (colui che riconosce le emozioni espresse) appartengono alla stessa
cultura. Il riconoscimento è influenzato dal contesto (setting).

Emozioni secondarie o complesse: sono emozioni “derivate” che dipenderebbero


maggiormente dalla cultura e dall’apprendimento. Sono dette anche “complesse” perché
aggiungono una valutazione di se stessi in uno specifico contesto (es. vergogna, imbarazzo,
gelosia).
Ipotesi del feedback facciale: i movimenti muscolari del volto inviano al nostro cervello
informazioni priopercettive, motorie, cutanee e vascolari, le quali hanno la capacità di
influenzare in maniera significativa lo stato emozionale e il modo in cui viene manifestato a
livello comportamentale e fisiologico. Le esperienze emotive sono influenzate dalle
espressioni facciali.
Versione forte: esiste una corrispondenza biunivoca tra determinate configurazioni
facciali e specifiche categorie di risposte emozionali.
Versione debole: le informazioni fornite dai muscoli del volto influenzerebbero
solamente l’intensità dell’emozione, ma non la tipologia.

ALTI E BASSI EMOTIVI:


Impact bias: le persone si focalizzano su un particolare aspetto di un possibile evento futuro
e sopravvalutano il suo effetto. In realtà , la nostra reazione emozionale per quanto intensa al
momento dell’evento non rimane invariata nel tempo e viene dissipata abbastanza
rapidamente.
Cohen: gli stati affetti individuali e le caratteristiche di personalità possono influenzare il
sistema immunitario sino ad alterarne le capacità di combattere le malattie infettive.
Emozioni negative: tendenza all’azione e restringimento del campo di azione.

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Emozioni positive: promuovono pensiero e azione e favoriscono l’apertura del campo
di azione.

SVILUPPO EMOTIVO E LEGAMI DI ATTACCAMENTO:


Il bambino sviluppa il proprio repertorio emotivo all’interno delle relazioni significative,
impara una seria di abilità legate alle emozioni sulla base dell’osservazione degli adulti di
riferimento e delle esperienze che condivide con loro. in questo modo il bambino impara ad
attribuire un significato sia alle sue emozioni sia al risultato del suo esprimerle.
Lorenz: fenomeno dell’imprinting.
Harlow: teoria dell’esistenza di una propensione affettiva primaria nell’uomo,
indipendentemente dalla soddisfazione del bisogno di nutrimento.
Bowlby: sistemi di attaccamento: legame che si viene a sviluppare tra il neonato e il
caregiver primario, i quali determinano l’organizzazione del comportamento e la
regolazione delle emozioni.
Mary Ainsworth: strange situation: metodologia osservativa standardizzata per
valutare l’equilibrio tra il sistema di attaccamento e il sistema di esplorazione e per
mettere in luce le differenze individuali nei modelli di attaccamento infantili. Permette
di osservare la capacità del bambino di utilizzare il genitore come “base sicura” per
esplorare l’ambiente e come rifugio al quale tornare per ricevere conforto e sicurezza
quando è spaventato o angosciato.
 Attaccamento sicuro: caratterizza i bambini che protestano al momento della
separazione e manifestano felicità alla ricomparsa del caregiver. Questo
permette loro di assumere un comportamento esplorativo dell’ambiente
contando sempre sulla sicurezza della figura di accudimento.
o Caregiver: rappresenta per il bambino sia la “base sicura” sia il “rifugio
sicuro” al quale fare riferimento. I caregivers dei bambini con
attaccamento sicuro manifestano uno stile di accudimento responsivo
rispetto ai bisogni di vicinanza ed esplorazione.
 Attaccamento insicuro-evitante: caratterizza quei bambini che evitano di
richiedere l’attenzione del caregiver e la vicinanza quando ne hanno bisogno.
o Caregiver: in questi casi tendono a percepire le richieste del bambino
come eccessive e le respingono, questo fa sì che il bambino reprima
l’ansia da separazione per ridurre la sofferenza.
 Attaccamento insicuro-resistente: caratterizza quei bambini che manifestano
comportamenti di protesta importanti al momento della separazione, che
continuano con il rifiuto di consolazione da parte del caregiver al momento di
ricongiungimento.
o Caregiver: assume atteggiamenti di risposta contraddittori ai bisogni del
bambino, non permettendo un’esplorazione autonoma da parte del
bambino. L’imprevedibilità del caregiver nel riconoscere e rispondere ai
bisogni del bambino, porta il bambino ad un’espressione esagerata delle
emozioni al fine di ottenere una risposta da parte del caregiver.
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 Attaccamento disorganizzato: caratterizzato dall’adozione di comportamenti
stereotipati, ambivalenti e da incoerenze comportamentali. Questo stile di
attaccamento è frequentemente presentato da quei bambini che hanno alle
spalle una storia di abusi fisici e di violenza.
Modelli operativi interni (MOI): gli adulti ricreano nei rapporti interpersonali le esperienze di
relazione avute nel corso della loro infanzia con le figure di attaccamento, e che sono state
interiorizzate sotto forma di modelli mentali. Dunque, secondo questo approccio l’adulto
rimetterà in essere i modelli di relazioni interiorizzati nella prima infanzia, determinandone il
suo comportamento e il suo modo di mettersi in relazione con gli altri.
I MOI rappresentano metaforicamente delle lenti, che filtrano all’individuo la visione di
sé, degli altri e dell’ambiente. Nella loro struttura includono sia componenti affettive
sia componenti cognitive. Essi agiscono al di fuori della consapevolezza, si attivano
automaticamente e sono relativamente stabili nel tempo.
Regolazione delle emozioni: processo in cui si attribuisce forma alla condotta emotiva a
fronte di un evento saliente, in modo da orientare la sua esperienza e manifestazione nel
senso più appropriato ed efficace rispetto alla situazione. Manifesta le capacità dell’individuo
di adattamento attivo alle situazioni e di sintonizzare le proprie aspettative e azioni con quelle
degli altri.
 Iperregolazione emotiva: controllo rigido e costante delle esperienze affettive
attraverso processi legati alla soppressione e alla coartazione delle emozioni.
 Iporegolazione emotiva: manifestazioni di impulsività , reattività immediata agli
stimoli emotigeni e labilità emotiva.
In riferimento alla risposta emotiva, la regolazione emotiva consiste nel saperla
modulare nelle sue diverse componenti.
 Possibilità di intervenire sugli aspetti fisiologici.
 Calibrazione delle espressioni emotive nelle loro diverse forme.
 Condivisione sociale delle emozioni: processo che, attraverso il parlare delle
proprie emozioni con altri, contribuisce alla definizione del loro significato e della
loro rilevanza personale e sociale, consente di ottenere sostegno, conforto e
consolazione, promuove la capacità di ristrutturare e riorganizzare gli eventi a
livello mentale, offre un supporto circa le soluzioni e i modi con cui far fronte a
situazioni complesse e difficili.
Intelligenza emotiva: abilità di percepire ed esprimere le emozioni, integrandole nel proprio
pensiero, comprendendo e ragionando sulle emozioni stesse, nonché regolandole in se stessi e
negli altri.
Salovey e Mayer: capacità di monitorare e dominare le emozioni proprie e altrui e di
usarle per guidare il pensiero e l’azione.
Goleman: l’intelligenza emotiva è la capacità di riconoscere i propri sentimenti e quelli
degli altri, per motivare noi stessi e per gestire bene le emozioni in noi stessi e nelle
nostre relazioni.
1. Consapevolezza di sé: capacità di riconoscere le proprie emozioni.
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2. Autoregolazione: capacità di controllare le proprie emozioni in un contesto preciso.
3. Motivazione: capacità di scoprire e guidare le proprie emozioni verso un fine
preciso.
4. Empatia: capacità di sentire e trasmettere a terzi emozioni entrando in contatt.
5. Competenze sociali: capacità di relazionare con altre persone cercando di capirne i
flussi emozionali.

6. (11) PERSONALITÀ
Personalità: il modello unico e individuale, costante nel tempo, di pensiero, emozioni e
comportamento di una persona. Caratteristiche individuali psicologiche di un individuo che
influenzano i suoi tipici pattern comportamentali nel corso del tempo e in situazioni differenti.
La personalità conferisce continuità alle esperienze del soggetto poiché costituisce la costanza
in ciò che si è, che si è stati e che si diventerà .
Deriva dalla parola latina persona, che indicava le maschere indossate dagli attori per
interpretare parti diverse. È un riferimento a modi di sentire e di agire che
accomunano gli individui.
Aspetti caratteristici:
Carattere: caratteristiche dell’individuo acquisite socio-culturalmente e derivabili
dalle influenze ambientali.
Temperamento: aspetti ereditari della personalità , una sorta di disposizione innata. Il
temperamento comprende diverse dimensioni come sensibilità , irritabilità , distraibilità
e umore tipico.
Tratti di personalità: qualità stabili che una persona mostra nella maggior parte delle
situazioni. I tratti influenzano il nostro stato di benessere psico-fisico e la qualità delle
relazioni di coppia e dei rapporti interpersonali nei contesti lavorativi. L’ereditarietà è
responsabile del 25-50% delle variazioni in diversi tratti di personalità .
Tipo di personalità: categoria composta da persone con diversi tratti in comune.
Concetto di sé: corrisponde all’immagine mentale della propria personalità . Comprende tutte
le idee, percezioni, esperienze e sensazioni su chi si è.

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TEORIE DELLA PERSONALITÀ
Teoria della personalità: insieme di concetti, ipotesi, idee e principi proposto per spiegare la
personalità .
 Teorie dei tratti: cercano di comprendere quali tratti compongono la personalità e
come essi si collegano al comportamento reale.
Tratti: caratteristiche o attributi duraturi che influenzano il comportamento in tutte le
situazioni.
o Gordon Allport: ha identificato diverse tipologie di tratti:
 Tratti comuni: caratteristiche riscontrabili un po’ in tutti i membri di
una stessa cultura. Indicano in che modo si assomigliano le persone di un
dato paese o di una certa cultura, o quali sono i tratti a cui si dà valore in
quella cultura.
 Tratti individuali: descrivono le qualità specifiche di una persona.
 Tratti centrali: costituiscono tutto l’edificio della personalità . L’essenza
di una persona può essere catturata da un numero sorprendentemente
piccolo di tratti.
 Tratti cardinali: quei tratti a cui possono essere ricondotte tutte le
attività dell’individuo.
 Tratti secondari: sono qualità personali più superficiali, come le
preferenze nei cibi, gli atteggiamenti, le opinioni politiche, i gusti
musicali ecc.
Secondo Allport, i tratti producono comportamenti coerenti, collegando e
uniformando le reazioni di una persona a una molteplicità di stimoli. I tratti
possono agire da variabili intervenienti, mettendo in relazione insiemi di
stimoli e risposte che, a prima vista, potrebbero sembrare avere poco a che
fare gli uni con gli altri.
o Modello dei big five (modello a cinque fattori): sistema descrittivo della
personalità che mappa le relazioni fra tratti comuni, concetti teorici e scale della
personalità : è chiamato in maniera informale.
 Estroversione: loquace, energico e assertivo / silenzioso, riservato e
timido.
 Piacevolezza: empatico, gentile e affettuoso / freddo, litigioso e duro.
 Coscienziosità: organizzato, responsabile e prudente / disattento,
frivolo e irresponsabile.
 Nevroticismo: stabile, calmo e soddisfatto / ansioso, instabile e volubile.
 Apertura mentale: creativo, intelligente e con la mente aperta /
semplice, superficiale e poco intelligente.
o Interazione tratto-situazione: sono le circostanze esterne a influenzare
l’espressione di un tratto di personalità . Per prevedere il comportamento di una
persona, infatti, è preferibile valutare sia i tratti di personalità che le circostanze
esterne.
 Paradosso della coerenza: le valutazioni della personalità sono
coerenti nel tempo e tra diversi osservatori, mentre le valutazioni dei

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comportamenti della stessa persona non sono coerenti nelle diverse
situazioni.
 Teorie psicodinamiche: teorie della personalità basata sull’assunto secondo cui la
personalità e il comportamento motivato sono formati da forze interiori. Si
concentrano sull’analisi delle dinamiche interne e analizzano in particolar modo gli
aspetti collegati alla gestione dei conflitti e il ruolo dell’inconscio.
o Teoria psicoanalitica (Freud): personalità come sistema dinamico governato
da tre strutture psichiche: Es, Io e Super-Io. Per Freud il comportamento implica
l’attività di tutte e tre le istanze.
 Es: struttura primitiva e inconscia della personalità che opera in modo
irrazionale, agendo d’impulso ed esigendo la gratificazione immediata,
senza considerare se quanto desiderato sia realisticamente possibile,
socialmente desiderabile o moralmente accettabile. È costituito da istinti
e bisogni biologici e innati. È irrazionale, impulsivo ed è caratterizzato da
contenuti inconsci. L’Es opera in base al principio del piacere, ossia cerca
di esprimere e soddisfare liberamente i bisogni.
 Io: aspetto della personalità coinvolto nelle attività di autoconservazione
e nel direzionare le pulsioni e le istanze istintuali verso sbocchi
appropriati. Ha il compito principale di fare da mediatore tra le richieste
dell’Es e le esigenze della realtà esterna. L’Io è guidato dal principio di
realtà. L’Io svolge una funzione di controllo consapevole della
personalità rimandando le azioni finché non è possibile o opportuno
metterle in pratica e dilazionando la soddisfazione dei bisogni.
Meccanismi di difesa dell’Io: operazioni psicologiche inconsce, modi di
pensare automatici che l’individuo mette in atto per difendersi dagli
impulsi dell’Es e del Super-Io. Hanno funzione di adattamento,
nascondono la realtà spiacevole e la rendono inoffensiva; rispondono al
fatto che non sempre abbiamo risorse comportamentali affettive
adeguate.
 Negazione: proteggersi da una realtà sgradevole, rifiutando di
percepirla.
 Spostamento: scaricare sentimenti accumulati, solitamente di
ostilità , su oggetti meno pericolosi di quelli che hanno attivato
l’emozione.
 Fantasia: gratificare desideri frustrati con realizzazioni
immaginarie.
 Identificazione: aumentare l’autostima identificandosi con
un’altra persona o istituzione, spesso con una reputazione
illustre.
 Isolamento: privare situazioni dolorose di carica emotiva o
separare atteggiamenti incompatibili in compartimenti stagni
(mantenere atteggiamenti conflittuali non considerandoli mai
simultaneamente o in reciproca relazione), detto anche
compartimentazione.

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 Proiezione: incolpare gli altri delle proprie difficoltà o attribuire
ad altri i propri desideri “proibiti”.
 Razionalizzazione: cercare di dimostrare che si ha un
comportamento “razionale” e giustificabile e, pertanto, degno
della propria e altrui approvazione.
 Formazione reattiva: evitare di esprimere desideri pericolosi
sostenendo atteggiamenti e tipi di comportamento opposti, usati
come “barriere”.
 Regressione: retrocedere a livelli dello sviluppo precedenti, che
richiedono risposte più infantili e solitamente un livello inferiore
di aspirazioni.
 Rimozione: impedire l’accesso alla coscienza a pensieri dolorosi
o pericolosi, mantenendoli nell’inconscio. È considerato il primo
dei meccanismi di difesa.
 Sublimazione: gratificare o eliminare desideri sessuali frustrati
con attività sostitutive e non sessuali socialmente accettate dalla
cultura d’appartenenza.
 Super-Io: istanza della personalità che rappresenta l’interiorizzazione
dei valori morali e sociali e le aspirazioni ideali. Agisce come un giudice o
“censore”. È costituito dall’insieme delle rappresentazioni interiorizzate
dalle norme e dai valori diffusi nel contesto culturale e sociale.
 Teorie dell’apprendimento (teorie cognitivo-sociali): evidenziano l’importanza
dell’ambiente esterno e degli effetti del condizionamento e dell’apprendimento.
Attribuiscono le differenze nella personalità a socializzazione, aspettative e processi
mentali.
 Teorie umanistiche: pongono l’accento sull’esperienza personale e soggettiva, nonché
sulla crescita personale. La visione umanistica attribuisce molta importanza
all’esperienza soggettiva immediata (percezioni individuali della realtà ) rispetto
all’apprendimento precedente. Per comprendere il comportamento dobbiamo capire
come una persona vede soggettivamente il mondo, ossia ciò che per lei è reale.
o Rogers: l’individuo sviluppa un concetto di sé, un modello mentale dei propri
comportamenti tipici e delle proprie qualità peculiari. Secondo Rogers, nel
corso dell’esistenza, ci sforziamo di rendere il nostro concetto di sé congruente
con le nostre reali esperienze di vita. Mostra la centralità del bisogno di
autorealizzazione: lo sforzo costante per la realizzazione del proprio
potenziale innato.
 Concetto di sé: modello mentale dei propri comportamenti tipici e delle
proprie qualità peculiari.
 Autorealizzazione: concetto della psicologia della personalità che si
riferisce al costante sforzo di realizzare il proprio potenziale e di
sviluppare talenti e capacità .
 Accettazione incondizionata (considerazione positiva incondizionata):
amore e accettazione totale di un individuo da parte di un altro, senza
porre condizioni.
o Maslow: pose l’autorealizzazione al vertice della gerarchia dei bisogni. Lo sforzo
per raggiungere l’autorealizzazione è una forza d’indirizzo costruttiva, che
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spinge ogni persona verso comportamenti generalmente positivi e verso il
miglioramento di sé.
 Teorie comportamentiste:
o Miller e Dollard: la personalità non è nulla di più e nulla di meno che un insieme
di modelli di comportamento appresi. La personalità viene quindi acquisita
attraverso il condizionamento classico e operante, l’apprendimento basato
sull’osservazione, il rinforzo, l’estinzione, la generalizzazione e la
discriminazione. I teorici dell’apprendimento sono interessati ai determinanti
situazionali (cause esterne) delle nostre azioni.
 Sono le abitudini (modelli comportamentali appresi) a costituire la
struttura della personalità . Per quanto riguarda la dinamica della
personalità , le abitudini sono governate da quattro fattori che governano
il processo di apprendimento:
1. Pulsione: spinta interna sufficientemente forte da spingere una
persona all’azione.
2. Stimoli: indizi provenienti dall’ambiente che guidano le
3. Risposte in modo che sia più probabile ricavarne una
4. Ricompensa (rinforzo positivo).

METODI DI STUDIO DELLA PERSONALITÀ


 Interviste: incontri vis à vis tenuti per raccogliere informazioni sulla storia personale,
i tratti della personalità , l’attuale stato psicologico di un individuo. È possibile
raccogliere anche informazioni non verbali.
 Inventario della personalità: questionario self-report usato per la valutazione della
personalità , che include una serie di item su pensieri, sentimenti e comportamenti
personali.
 Osservazione diretta: analisi della personalità attraverso la rilevazione diretta di
indici osservabili e scale di valutazione (lista dei tratti della personalità o aspetti del
comportamento in base ai quali una persona può essere valutata nel corso di
un’osservazione).
 Valutazione del comportamento: contando la frequenza di comportamenti specifici o
utilizzando scale di valutazione.
 Test situazionale: simulazione delle condizioni della vita reale che consente di
osservare direttamente le reazioni di una persona.
 Test proiettivi: metodo di valutazione della personalità in cui a un individuo è
presentato un insieme standardizzato di stimoli ambigui, astratti, e gli viene chiesto di
interpretarne il significato; si assume che le risposte dell’individuo ne rivelino
sentimenti, motivi e conflitti interiori. Tentano di individuare desideri, pensieri e
bisogni nascosti nel profondo o inconsci (problemi di validità e fedeltà ).
o Test di Rorschach o delle macchie di inchiostro: costituito da dieci tipiche
macchie d’inchiostro diverse per colore, sfumature, forma e complessità . Al
soggetto viene chiesto di riferire che cosa vede in ciascuna macchia.
L’esaminatore annota ogni risposta e il tempo impiegato dal soggetto a
rispondere e la frequenza della risposta (diffusa e convenzionale o originale e
unica).
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o Test di appercezione tematica (TAT) (Murray): costituito da 20 disegni che
ritraggono svariate scene e situazioni della vita quotidiana. Durante il test a una
persona viene mostrata un’immagine e le si chiede di raccontare una storia sulle
persone che vi figurano. L’analisi prende in considerazione i sentimenti delle
persone sul modo in cui interagiscono, sugli eventi che hanno condotto agli
episodi ritratti nelle immagini e sul modo in cui la storia finisce.

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