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PSICOLOGIA DELLA PERSONALITA’

Prof.ssa Di Blas
diblali@units.it
6 CFU
Giovedì 9.00/11.00 testing psicologico e 11.00/13.00 lezione A (4.10, 15.11, 29.11); B (11.11, 22.11)
Esame scritto: 5 domande specifiche di cui ne scelgo 3; altre 4 più generiche e teoriche di cui scelgo 2; altre 2 di
comparazione tra le conoscenze teoriche di cui ne scelgo solo 1). Somma 32, minimo richiesto 16 (aggiunge 2 più
frequenza altri 2) -attenti al linguaggio-. Un’ora di esame.

Articoli: Andersen “And IF THEN theory of personality: Significant others..”


Bleidorn “The behavioural genetics of personality development in adulthood…”
Caspi “Personality development: Stability and change”
Cervone “Personality architecture…”
Dweck “From needs to goals…”
Di Blas “Che cos’è la personalità”
Leary “Motivational and emotional aspects of the self”
Mc Adams “The psychology of the stories”
Che cos’è la personalità?

Come costrutto teorico: non la cogliamo direttamente, astratta. Non ne esiste una definizione universalmente
condivisa. Alcuni pongono l’accento sull’esperienza, altri sul comportamento, altri ancora sull’inconscio o sulla psiche.
La personalità è un concetto mentale, astratto.
Legata alla visione della natura umana (meccanicistica -base genetica che mi porta a determinati comportamenti- o
contestualista -non dare peso al contesto ma calare l’individuo nello spazio e tempo-, per esempio), privilegia lo studio
di fenomeni come comportamenti osservabili, rappresentazioni personali e vissuto, processi mentali consapevoli e non,
lo studio integrato della personalità è complesso ma è il fine ultimo.
Sorta di coerenza nella persona, elementi di continuità nel tempo e lo spazio che contraddistinguono l’individuo.
La maggior parte delle teorie della personalità tratta di cinque classi di eventi: tendenze di base (origine biologica,
abilità intellettive, bisogni fisiologici e tratti), caratteristiche adattive (interazione individuo-ambiente, azioni,
competenze, credenze, obbiettivi, valori…), concetto di sé (come la persona si vede), condizioni ambientali (influenza
l’individuo dall’esterno, persone vicine, macro e micro ambienti) e biografia (narrato personale).

Questioni dominanti e trasversali alle teorie


 Aspetti stabili o strutture di personalità
 Aspetti dinamici o processi o meccanismi di funzionamento (intrapersonali e interpersonali)
 Ruolo della genetica
 Ruolo dell’ambiente
 Ruolo del tempo (stabilità e cambiamento, passato/presente e futuro)
 Personality consistency
 Leggi generali e leggi idiografiche

1. LE TEORIE DEI TRATTI E DELLE DISPOSIZIONI


LE STRUTTURE DELLA PERSONALITA’: Modelli tassonomici o di classificazione dei tratti disposizionali

Il costrutto di personalità si articola intorno a queste idee principali:


 La personalità è definita come un insieme di tratti o disposizioni -contraddistinti da qualità naturali dette
tratti- (STRUTTURE)  i tratti si manifestano attraverso comportamenti, cognizioni, emozioni. Hanno base
biologica (GENETICA). Coerenti e stabili attraverso contesti (AMBIENTE) e tempo (storicismo lineare).
 Si privilegiano aspetti stabili e strutturali della personalità rispetto alle componenti dinamiche
 Privilegio leggi generali
 Consistency intra-individuale= consistency inter-individuale (COERENZA)

TRATTI= Strutture di personalità, qualità distintive. Ne sono pertanto gli elementi portanti e sono pensati come
(pre)disposizioni non c’è predeterminazione, a manifestare alcuni comportamenti (cognizioni ed emozioni) in modo
più regolare di altri: il comportamento dipende dai tratti. Ciò non significa che non siamo liberi di agire!!
TEORIE DEI TRATTI: IL MODELLO BASE E LO STUDIO DELLE COSTANTI COMPORTAMENTALI
Tratto (elemento latente) comportamento (azioni, pensieri, emozioni)
Tratto  effetto su cognizione/affetto comportamento (prevale la mediazione)
Costante comportamentale comportamenti che tendiamo a manifestare con maggior regolarità.
Il nostro comportamento dipende dai tratti, ma le nostre abitudini sono indicatore dei tratti che ci
contraddistinguono. Le regolarità comportamentali dipendono e svelano i tratti della personalità. È quindi attraverso i
comportamenti che analizzeremo i tratti fondamentali. Al contrario, un comportamento specifico potrebbe essere
solo occasionale.
TEORIE DEI TRATTI: CLASSIFICAZIONE DELLE COSTANTI COMPORTAMENTALI
Tratti come costrutti psicologici e categorie sovraordinate di un sistema che organizza comportamenti (cognizioni,
affetti) osservabili: le tassonomie (desumo rapidamente l’appartenenza di un comportamento a questa o quella
categoria).
 Assunzione (categorie che emergono da un’indagine between people rivelano categorie valide within
people la distinzione between people e within è complessa e verrà ripresa)
 Obiettivo (classificazione sistematica delle differenze individuali, indagando come in generale ci si comporta,
si sente, al di là del contesto e del tempo)
 Metodi (osservazione, questionari, produzione libera, self-report, peer report, TR)
 Tecniche di analisi (valutazione psicometrica, riduzione dati via ACP e AFC -validazione interna-, correlati
esterni e sperimentali -validazione esterna-)

Attraverso le tecniche di riduzione di dati si organizzano comportamenti, emozioni, cognizioni in categorie più generali
che svelano così le differenze individuali più rilevanti mediante un approccio BETWEEN PEOPLE.
ACP: relazione di indicazione X; Y A TEORIE DEBOLI (o descrittive/esplorative dei dati, bottom up, la componente
classifica e riassume senza obiettivi esplicativi, nessuna assunzione, osserviamo il livello X e Y producendo il livello A
matematicamente. Es: “piango facilmente, non dormo, ansia…  stabilità/instabilità emotiva”)
AFC: relazione di dipendenza A X; Y TEORIE FORTI (assumono una disposizione latente, che descrive e spiega i
correlati o coerenze comportamentali. La “scatola” ha già un nome dal quale estraggo item. Es: “piango, mi svilisco,
ansia… se sono correlati lo sono perché sono indicatori di una stessa caratteristica, l’instabilità emotiva che ci
portiamo dalla struttura biologica”, abbiamo la tendenza ad agire in quel modo).
Ciò che spiega e viene spiegato deve essere nettamente separato. Eppure il tratto latente (nelle teorie forti) spiega il
comportamento, ma allo stesso tempo il tratto latente viene assunto teoricamente dal comportamento. Ciò che
spiega corrisponde con ciò che viene spiegato.
Le teorie deboli, al contrario, restano superficiali al riguardo.

(Tratti del) Temperamento= Nasce a causa della discordia tra approccio disposizionale e approccio biologico, poiché
alcuni comportamenti possono essere modificati nel tempo dal contesto ambientale. Quei fenomeni che
caratterizzano la natura emozionale di un individuo e che includono la sua suscettibilità alla stimolazione sensoriale, la
qualità del suo stato umorale prevalente, nonché le fluttuazioni e l’intensità del suo stato umorale; questi fenomeni
vengono considerati come dipendenti da elementi costituzionali e dunque in origine ampiamente ereditari. Sostrato
genetico e basato sull’emozionalità, attuati nel primo anno di vita. Base biologica sulla quale poi si svilupperanno i
tratti di personalità.

(Tratti della) Personalità= Nasce a causa della discordia tra approccio disposizionale e approccio biologico, poiché
alcuni comportamenti possono essere modificati nel tempo dal contesto ambientale. Si riferisce in modo più inclusivo
alle tendenze relativamente stabili e coerenti che le persone hanno di comportarsi, pensare e sentire. Relazione con
ambiente e esperienze.

Distinguiamo soprattutto per età, le tassonomie del temperamento caratterizzano un’età più giovanile, la personalità
invece verrà ad emergere più avanti. Solo nelle prime settimane di vita l’espressione comportamentale è direttamente
correlata al temperamento.

TEORIE DEI TRATTI: CATEGORIE TEMPERAMENTALI

Elementi di accordo tra teorie:


 Basi biologiche
 Stabilità temporale: il substrato temporale rimane costante, si modificano le espressioni comportamentali
 Legame diretto temperamento-comportamento solo nella prima infanzia, oppure in condizioni ambientali
nuove
 Componente affettiva
Elementi di disaccordo
 Quali e quante dimensioni
 Ereditarietà
 Centralità dell’emozionalità
L’ambiente agisce direttamente e/o in interazione sul temperamento: l’effetto sul comportamento può essere più o
meno intenso a seconda della matrice temperamentale. Es: stesso stress ambientale, ma l’impatto sulla persona
dipende dalla matrice temperamentale (in questo caso la stabilità emotiva).
Mediazione = l’effetto di una variabile passa attraverso un’altra variabile (matrice temperamentale ha effetto sulle
cognizioni che hanno effetto sul comportamento)
Interazione = attenzione su relazione tra VD e outcome. Differisce dall’associazione forte o debole, che influisce sul
margine d’errore.
Se la variabile modera è interazione.
Quando non c’è interazione gli effetti si sommano, con l’interazione ognuna spiega qualcosa al di là delle altre.
Plomin e Buss
Base biologica, ereditarietà, metodo dei gemelli.
MODELLO EASI.
Vi è un tratto alla base di un comportamento ricorrente solo se esso soddisfa 3 criteri principali:
 Utile alla sopravvivenza
 Presente dalla nascita
 Ascrivibile almeno in parte a fattori genetici
 Caratteristiche che differenziano le persone: EMOZIONALITA’ (intensità e facilità di attivazione delle emozioni
negative), SOCIEVOLEZZA (ricerca del contatto), ATTIVITA’ (rapidità, vigore, energia).
 Teoria forte dei tratti, corrispondenza con comportamento diretta. Se alcune qualità cambiano nel tempo,
queste restano relativamente stabili, se non per la maturazione biologica.
Thomas e Chess (BOTTOM UP)
 Progetto NYLS (con bambini), osservati dai 3 mesi all’età adulta. Intervistano per 30 anni i genitori, gli
insegnanti, somministrano test…
 Base biologica, non necessariamente genetica. Le differenze temperamentali vengono biologicamente
determinate nella primissima infanzia, ma alcuni fattori ambientali possono mantenere o attenuare queste
caratteristiche del temperamento. Per uno sviluppo armonico è necessaria compatibilità tra temperamento
del bambino e richieste parentali.
 Il come o stile del comportamento in 9 categorie: ritmicità delle funzioni biologiche, livello di attività,
approccio/evitamento, qualità predominante umore, soglia sensorio-percettiva, adattabilità, intensità
reazioni emotive, distraibilità, perseveranza. Ridotte poi a 4-7, tra cui: inibizione sociale, emozionalità
negativa, adattabilità, attività, perseveranza.

TEORIE DEI TRATTI: CATEGORIE TEMPORAMENTALI E DELLA PERSONALITA’ NELL’INFANZIA

Big Five: Hierachical Personality Inventory for childern (BOTTOM UP)


Non assume basi biologiche. Fondato sull’ipotesi di sedimentazione (l’uomo codifica attraverso il linguaggio tutte le
esperienze significative per la collettività). Primi studi anni ’40 ma fiorisce anni ‘80/’90. Partiamo così da un’analisi
psicolessicale per capire le differenze individuali proprio a partire dal linguaggio della personalità.
Tramite un dizionario si definiscono insiemi di aggettivi in macro-categorie che esprimono la personalità, vedendo
quali di questi sono correlati creiamo delle dimensioni psicolessicali.
 Estroversione (ottimismo, espressività, timidezza, energia)
 Benevolenza (egocentrismo, altruismo, ubbidienza, dominanza, irritabilità)
 Coscienziosità (ordine, concentrazione, perseveranza, motivazione)
 Stabilità emotiva (ansia, sicurezza)
 Immaginazione (creatività, intelletto)
Vengono denominate BIG FIVE, con in parallelo il FIVE FACTOR MODEL. Correlati esterni, continui attraverso il tempo,
basi biologiche.
Approccio etic-imposed, ed emic per dimensioni psicolessicali.

Rothbart (TOP DOWN)


Le differenze comportamentali dipendono da differenze di natura biologica, a base genetica ed ereditaria,
riconducibili a:
 REATTIVITA’ intesa come risposta biologica di attivazione ed eccitabilità che coinvolge il sistema
endocrino, neurovegetativo e nervoso centrale
 AUTO-REGOLAZIONE intesa come funzione di regolazione mediante approccio, ritiro, inibizione,
attacco e attenzione
Le differenze biologiche generano differenze legate a 3 macro-sistemi ciascuno dei quali rappresenta
differenze costituzionali nei livelli di reattività (affettiva e comportamentale) e di modulazione della
reattività: reattività negativa, positiva, sistema attentivo.
REATTIVITA’ NEGATIVA: sistema dell’ansia BIS, la cui attivazione genera stati affettivi negativi, inibizione del
comportamento, sensibilità alle minacce
REATTIVITA’ POSITIVA: sistema dell’approccio BAS, la cui attivazione genera affetto positivo, approccio
all’ambiente e alle novità, sensibilità alle ricompense
SISTEMA ATTENTIVO: effortful control (volontarietà del controllo), coinvolge controllo inibitorio
(sopprimere risposte inappropriate), direzione e mantenimento dell’attenzione, sensibilità a stimoli a bassa
intensità
SISTEMA TASSONOMICO UNITARIO NELL’INFANZIA

Estroversione e affettività positiva:


 Inibizione sociale (verso il nuovo)
 Timidezza (verso il conosciuto)
 Socievolezza
 Dominanza
 Energia- Livelli di attività
Nevroticismo e affettività negativa:
 Irritabilità e rabbia
 Ansia e paura
Coscienziosità e constraint:
 Attenzione e persistenza nel compito (vs impulsività cognitiva)
 Controllo inibitorio (vs impulsività comportamentale)
 Motivazione alla riuscita
Amabilità
 Antagonismo e aggressività
 Prosocialità (empatia e altruismo)

CATEGORIE DELLA PERSONALITA’

H. Eysenck

 Visione critica di un approccio prettamente correlazionale come quello dei BF e FFM (costellazioni di parole).
Critica insomma i Big Five. Contesta molto il modello dei Big FIVE e la sua utilità scientifica (solo un
raggruppamento di parole).
 Necessario lo sviluppo di una teoria causale e di un metodo d’indagine ipotetico-deduttivo. Non basta dire
che i tratti sono biologici, serve specificare a livello teorico quali comportamenti dipendono da quali strutture
fisiologiche e le ipotesi vanno verificate sperimentalmente
 Noi non ereditiamo il comportamento, ma le strutture biologiche che originano quei comportamenti. Alcuni
intermediari biologici come ormoni e neuroni traducono il potenziale genetico in costanti comportamentali
 Tre tratti di personalità fondamentali: PSICOTICISMO (adattamento sociale, aggressività; egocentrismo;
impulsività; antisocialità; mancanza di empatia), ESTROVERSIONE (socievolezza; attività; vitalità; assertività;
ricerca di sensazioni; dominanza), NEVROTICISMO (timidezza; vergogna; emotività; umoralità; bassa
autostima)  tratti fenotipici.
 Che prevede come la personalità debba essere studiata tenendo conto di FATTORI CAUSALI, TRATTI
FENOTIPICI, CONSEGUENZE COMPORTAMENTALI. Correla causalità e conseguenze del comportamento.
FATTORI CAUSALI determinanti genetiche, strutture fisiologiche
TRATTI FENOTIPICI modello PEN
CONSEGUENZE COMPORTAMENTALI rilevabili in contesti sociali, laboratorio
GENOTIPO il livello di una qualità individuale così come risulterebbe unicamente determinata dal nostro DNA
(patrimonio genetico). Osservabile tramite il comportamento.
FENOTIPO combinazione di genetica, ambiente, strumento di osservazione/misurazione
La teoria dell’attivazione differenziale (arousal)
Le persone hanno diversi livelli di attività corticale, vi è una relazione tra attività corticale e
ESTROVERSIONE/INTROVERSIONE: estroversi livelli minori di attività corticale, introversi maggiori.
Per affermare che l’Estroversione ha basi biologiche e fisiologiche, ma non completamente, è necessario trovare che
vi sono precise conseguenze comportamentali. Per innalzare i loro livelli di attività della corteccia gli estroversi
cercano stimolazioni vs gli introversi.

STABILITA’ DEI TRATTI

Malgrado l’ambiente, i tratti temperamentali dell’infanzia ci contraddistinguono da adulti.


Disposizioni temperamentali e disposizioni di personalità sono così diversi tra loro?
 No, a livello tassonomico le similitudini sono prevalenti
 No, personalità e temperamento hanno comparabili livelli di ereditarietà
 No, personalità e temperamento risentono entrambi dell’impatto dell’ambiente e delle esperienze
E allora i tratti disposizionali sono stabili attraverso il tempo, dall’infanzia all’età adulta? E come si indaga la stabilità
dei tratti nel tempo? E il loro cambiamento?

CONTINUITA’ DEI TRATTI

L’approccio è quantitativo e indaga diverse forme di continuità psicometrica attraverso il tempo, tra cui:
 Continuità differenziale o gerarchica: stabilità degli ordini di rango (test-retest)
 Continuità assoluta: andamento dei livelli medi nel tempo, ampio campione (studi trasversali e
longitudinali, gap maturazionali)
 Continuità individuale/ipsativa: stabilità di una singola variabile a livello individuale (RCI)
  continuità concettuale delle categorie disposizionali
Continuità differenziale: verifica la stabilità degli ordini di rango e si misura mediante coefficiente di correlazione (test-
retest). Meta-analisi di 152 studi longitudinali con oltre 3000 correlazioni test-restest (min=1 anno; max=53 anni;
media=6.7 con sd=7.5). Es: “Qual è la relazione tra età e stabilità dei tratti?” “A quale età si osserva il picco di
stabilità?” “Qual è il livello di questo picco? Sufficientemente elevato per dire che non si cambia più?”.
Continuità assoluta: verifica la stabilità dei livelli medi di una caratteristica individuale e si indaga mediante studi
trasversali e studi longitudinali. Es: “Qual è l’andamento dei livelli medi?” “Vi è un picco vs un livello minimo? A che
età?” “Vi sono gap maturazionali?”. Tendenza a preservare le costanti comportamentali negli adulti ma non nei
bambini.
Continuità individuale-ipsativa: verifica la stabilità del livello di una caratteristica individuale nel singolo individuo
attraverso il tempo e indaga se vi sia variazione o cambiamento affidabile da un tempo all’altro. Alcuni dimostrano
continuità, altri cambiano radicalmente.
C’è quindi instabilità dall’infanzia all’età adulta che ci porta a respingere l’idea di un sostrato biologico.
Si parla di continuità eterotipica ossia la ricerca degli stessi comportamenti da un periodo all’altro ma in forme
diverse, nonostante riconducibili allo stesso tratto.

BASI GENETICHE DEL COMPORTAMENTO

Goodness of fit: compatiblità tra richieste ambientali e caratteristiche disposizionali. Vi è uno sviluppo armonioso in
caso di compatibilità e uno potenzialmente problematico se ci sia disequilibrio persona-ambiente.
Le rilevazioni vengono spesso fatte attraverso questionari, dividendo l’ambiente in due componenti: condiviso e non
condiviso.
Se le differenze individuali di base dipendono da disposizioni, allora è necessario trovare conferma che i tratti hanno
una base biologica, in particolare genetica. La genetica comportamentale cerca di stimare e comprendere fino a che
punto il genotipo determina le differenze nel fenotipo.
Esiste la genetica quantitativa e quella molecolare.
Genetica ed ambiente agiscono sull’individuo, non si può considerare l’uno senza l’altro.
Lo studio della genetica comportamentale contribuisce alla concettualizzazione dell’ambiente e alla comprensione del
suo ruolo nello sviluppo delle differenze individuali.
 I geni sono quegli elementi che determinino le caratteristiche manifeste (codificando sequenze di aminoacidi
e generando specifici enzimi e proteine).
 I geni possono avere forme alternative dette alleli o fattori
 Che hanno la capacità di controllare un carattere fenotipico (allelomorfismo)
 Un allele può essere dominante o recessivo
 Una combinazione di alleli è detta genotipo
 I geni sono collocati in luoghi o loci specifici all’interno di un cromosoma che a sua volta è collocato nel
nucleo della cellula
 L’uomo è un organismo diploide per cui ogni cromosoma è presente in doppia coppia
 Nell’uomo vi sono 23 coppie di cromosomi omologhi
 Ogni coppia di cromosomi omologhi contiene le stesse informazioni genetiche, cioè dettano in ogni punto lo
stesso carattere, ma non necessariamente lo stesso allele
 Da un gene con 2 alleli possono derivare 3 genotipi
 Se 2 cromosomi hanno 2 alleli identici, allora l’organismo è omozigote per quel carattere
Mendel e le 3 leggi fondamentali

legge della segregazione o della disgiunzione  2 elementi determinano una caratteristica individuale manifesta. In
un individuo i 2 elementi si separano durante la riproduzione. Ciascun individuo eredita un elemento paterno ed uno
materno.
 legge della dominanza  un elemento può essere dominante o recessivo. Se si combinano un elemento dominante
ed uno recessivo, il carattere manifesto dipenderà da quello veicolato dall’elemento dominante.
 legge dell’assortimento indipendente  ciascun elemento viene ereditato indipendentemente dall’altro (uno
madre ed uno padre).
Es: Malattia di Huntington.
È una malattia degenerativa ereditaria che si manifesta per lo più tra 40-50 anni, con disturbi del movimento,
cognitivi, e comportamentali.
Responsabile è un gene specifico (cromosoma 4), con allele dominante e genotipo Hh (eterozigote dominante).
Es: Fenilchetonuria.
Una malattia recessiva, degenerativa ereditaria, manifesta nella prima infanzia determinando importanti ritardi nello
sviluppo. Responsabile è un gene specifico (cromosoma 12), con allele recessivo e genotipo pp (omozigote recessivo).

Tratti complessi: le qualità individuali siano discrete (colore degli occhi) o siano continue (intelligenza), spesso
dipendono non da un singolo gene, ma più geni tratti POLIGENICI, vale a dire il risultato sommativo dell’espressione
di due o più geni che determinano un unico carattere fenotipico.
Come lavorare su dimensioni continue?
Es: Schizofrenia.
Il rischio è del 48% per gemelli identici, 17% per gemelli fraterni, 9% per fratelli e genitori/figli, 4% nipoti/nonni/zii.
Es: QI.
Il coefficiente di correlazione tra punteggi al QI è pari a .85 per gemelli identici, .60 per gemelli fraterni, .45 per fratelli
e genitori/figli, .15 tra cugini.
In generale i dati empirici dimostrano che il rischio di schizofrenia e correlazione tra profili QI aumentano in base al
grado di parentela.
 Le leggi di Mendel si applicano anche a tratti poligenici
 In particolare se con EFFETTI ADDITIVI, per cui non completamente dominanti o recessivi, ma contribuendo
ciascuno al fenotipo
 Allora si può dimostrare come: 1 gene con 2 alleli 3 genotipi e 3 fenotipi
2 geni con 2 alleli 9 genotipi e 5 fenotipi
3 geni con 2 alleli 27 genotipi e 7 fenotipi
vale a dire all’aumentare del numero di geni che contribuiscono al tratto, ci si approssima a una distribuzione
normale dei fenotipi.
Ma i geni interagiscono.

Genetica quantitativa: idea che i tratti quantitativi dipendono da tratti poligenici. Benché la maggior similitudine
fenotipica di tratti poligenici si associ al crescere del legame di parentela, di per sé tale legame non prova la base
genetica del tratto, poiché la somiglianza potrebbe dipendere dalla condivisione ambientale.
Tecnica indiretta che stima il grado di ereditarietà di un tratto attraverso il metodo dei gemelli.
Per questo, la genetica quantitativa tiene conto non solo della variabilità genetica ma anche ambientale, in particolare
stima il grado in cui le differenze individuali dipendano da differenze genetiche e ambientali (l’ereditarietà dei tratti è
multifattoriale).
La scomposizione delle fonti di variabilità within family, i livelli di somiglianza fenotipica tra membri di una famiglia
possono dipendere da genetica e ambiente (varianza fenotipica= G+E).
Possibili metodi di stima dell’impatto della genetica: si basano sui livelli di similitudine tra membri appartenenti alla
stessa famiglia per legami di sangue e non.
Es: Metodo dei gemelli cresciuti insieme vs separatamente (ambiente condiviso o non) somiglianza ma non
ascrivibile solo alla genetica, anche la crescita nel medesimo ambiente. Stimiamo l’indice di ereditarietà (< o > 1). I
gemelli monozigoti sono superiori a 0.50 per tratti temperamentali come socievolezza ed inferiori a 0.25 per gemelli
dizigotici. La genetica incide per il 40%. Da osservare però l’effetto di assimilazione per i monozigoti e quello di
contrasto per i dizigotici. Per evitare questi effetti si studiano gemelli separati alla nascita: i monozigoti continuano ad
assomigliarsi relativamente, gli altri poco o nulla. Addirittura negli adottati non si osserva somiglianza né con genitori
biologici che adottivi.
Es: Progetto NEAD (nonshared environment, 720 famiglie con 2 figli 10-18 anni, dati osservativi per 2 ore e
questionariali. Ci sono correlati comportamentali delle diverse percezioni dell’ambiente familiare, un negative
parenting si lega a comportamenti antisociali e depressione.
Genetica molecolare: stima specifici geni e profili genetici che sottendono manifestazioni fenotipiche delle differenze
individuali. Tecniche dirette per identificare specifici geni associati ai tratti.

Indice di ereditarietà: indice di ereditarietà come proporzione della varianza fenotipica attribuibile alle differenze
genetiche tra gli individui.
L’indice generalmente utilizzato sovrastima la componente genetica e sottostima l’incisività dell’ambiente condiviso.
Alcuni fondamentali per interpretare l’indice di ereditarietà:
 L’ereditarietà si stima in base a dati correzionali: la significatività statistica rivela se la genetica conta e la
grandezza dell’effetto stima quanto conta
 H (indice) stima il peso della genetica sulle caratteristiche individuali WITHIN family, non BETWEEEN people:
differenze mediamente osservate tra gruppi di individui appartenenti a popolazioni diverse possono
dipendere interamente da condizioni ambientali (es. QI)
 I dati riguardano la popolazione non il singolo. Es: PKU colpisce 1 su 10 000 perciò ha scarso impatto sulla
variabilità delle abilità cognitive nella popolazione, mentre ha impatto fortissimo sul singolo
 H= .90 non significa che per il singolo il 90% della sua qualità fenotipica dipende da A e il resto da C ed E, ma
che la variabilità tra le persone per quella caratteristica dipende largamente dalla genetica
 Il 99.9% del DNA non varia da individuo a individuo: mutazioni anche minime avrebbero un impatto anche
dirompente
 Per il singolo conta sempre genetica ed ambiente
 H si riferisce a quanto si osserva, non ad un potenziale che dipende da genetica ed ambiente
 E nemmeno a ciò che dovremmo osservare non implica determinismo, ma un fattore rischio che da solo
non determina un comportamento manifesto
Basi genetiche delle differenze individuali fenotipiche
Dirette: ad esempio studi di genetica molecolare ha individuato relazioni tra specifici polimorfismi genetici ed
espressioni comportamentali.
 Gene recettore D4 spiega parte della variabilità nelle differenze individuali nel tratto Ricerca di Novità
 Gene trasportatore della seratonina 5-HTT spiega parte della variabilità nelle differenze individuali
fenotipiche del Nevroticismo
 Oltre 100 geni sembrano associati a condizioni depressive
 Oltre 500 all’intelligenza
 La quota di varianza spiegata è contenuta
Interazione tra genetica ed ambiente (GXE)
La genetica modera l’impatto dell’ambiente sulle differenze individuali fenotipiche: le differenze individuali nella
sensibilità a specifiche variabili ambientali è influenzata dal profilo genetico che può fungere da fattore protettivo.
L’ambiente modera l’impatto della genetica sulle differenze individuali, per cui un profilo genetico si attiva o meno in
risposta a specifiche variabili ambientali: G agisce con maggiore o minore intensità sulle differenze individuali in
funzione di variabili ambientali che possono fungere da fattore protettivo oppure rafforzare predisposizioni
individuali.
Se GxE coinvolge fattori ambientali non condivisi nel tempo, allora agisce rendendo le persone geneticamente simili
sempre meno simili tra loro (es adolescenza con relazioni coltivate all’esterno della famiglia). PROFILO GENETICO
MODERATORE. FATTORE AMBIENTALE MODERATORE.
Correlazione tra genetica ed ambiente
Individui geneticamente simili tra loro sono esposti a fattori ambientali simili che fittano il loro profilo genetico: cosi la
rGE rende le persone ancora più simili.
Individui geneticamente dissimili tra loro sono esposti a fattori ambientali differenti, in accordo con il proprio profilo
genetico: cosi la Rge rende le persone ancora più diverse.
Questa correlazione suggerisce anche che la genetica può agire sulle differenze fenotipiche sia direttamente sia
indirettamente attraverso l’ambiente: the nature of nurture.
Gemelli, il contributo di G rimane costante attraverso il tempo?
 Decremento significativo nei livelli stimati di H con l’aumentare dell’età: decremento costante per
Nevroticismo da .45 (20 anni) a .20 (80 anni). Andamento quadratico, a u rovesciata, per Estroversione che
cresce fino ai 30 anni (.50) e cala costantemente (.35 a 80). Stabilità di H invece per le abilità cognitive.
 Andamento in accordo con la teoria sociogenetica, secondo cui col tempo sulle differenze fenotipiche
agiscono: accumulo eventi non condivisi, GxE.
Qual è la stabilità di G ed E nei disegni longitudinali?
Indicatori quantitativi: rG indica il grado di stabilità di tipo gerarchico del fattore genetico sulle differenze fenotipiche,
rE indica il grado di stabilità di tipo gerarchico del fattore ambientale sulle differenze fenotipiche
I due indicatori non dipendono dalla stima dall’impatto di G e di E sulle differenze fenotipiche: piccole porzioni di H
potrebbero restare stabili nel tempo e ampie porzioni di E instabili, o viceversa.
 Scomponendo la varianza fenotipica in componente Ged E, i risultati generalmente mostrano che la
componente G rimane altamente stabile nel tempo mentre quella ambientale non altrettanto
 La stabilità dipende da G ed il cambiamento da E?
 Non proprio: l’età modera i livelli delle due correlazioni, essendo G un fattore non perfettamente stabile nella
giovinezza ed E un fattore progressivamente invece più stabile dalla giovinezza all’età adulta
 La stabilità del fattore genetico suggerisce possibile meccanismo legato a rGE dalla selezione di nicchie alla
loro preservazione (principio di continuità cumuativa)
 La stabilità crescente di E suggerisce possibile meccanismo GxE
Qual è il contributo delle componenti G ed E al cambiamento nei disegni longitudinali?
G ed E contribuiscono alla stabilità, contribuiscono al cambiamento nelle traiettorie di sviluppo individuali, soprattutto
di E non condiviso (teoria sociogenetica).
È molto difficile misurare l’ambiente ma c’è l’opportunità di indagare l’impatto di G ed E nelle fasi salienti di
transazione nell’arco di vita.
Ancora sui meccanismi nelle teorie disposizionali
Basi genetiche e Ambiente Relazione diretta G → P
Interazione G x E → favorisce le differenze fenotipiche tra individui geneticamente simili
Interazione G x C → favorisce la similitudine tra individui geneticamente simili
rGE Niche picking (le persone scelgono ambienti complementari alla propria ereditarietà, componente della GxE) e
principio della continuità cumulativa, The nature of nurture.
Tratti e ambiente: relazioni e meccanismi di reciproca influenza
 intreccio statico
 persona può: stimolare reazioni ambientali (elicitazione), reagire alle stimolazioni ambientali (reazione), agire
sull’ambiente attraverso (azione) la selezione la costruzione
 ovvero l’ambiente: può stimolare reazioni individuali, reagire a stimoli/azioni individuali, agire sulla persona
attraverso la selezione e la costruzione
NB: La relazione tra P e A coinvolge non solo disposizioni personali, ma anche processi cognitivi affettivi e
motivazionali
Elicitazione: Le caratteristiche disposizionali elicitano risposte ambientali: i bambini con elevata impulsività
comportamentale possono elicitare risposte ambientali qualinei pari: rifuto, in particolare verso gli inefective
aggressors (= scarso controllo della loro aggressività + rifuto delle regole); negli adulti stili comportamentali ostili,
negativi verso i figli (scarso controllo, punitivi, incoerenti nell’uso della punizione / premio)
Le qualità ambientali elicitano risposte personali: stili genitoriali coercitivi o di scarso controllo contribuiscono a
sviluppo di comportamenti disadattivi, rifiuto dei pari contribuisce a sviluppo di comportamenti disadattivi
Elevata impulsività comportamentale combinata con stili genitoriali coercitivi aumenta probabilità di insorgenza di
problemi di tipo esternalizzante (P x A).
Reazione: dalle qualità disposizionali (P) possono dipendere le reazioni agli stimoli ambientali bambini impulsivi non
rispondono alla punizione, bambini inibiti rispondono alla punizione.
L’ambiente rinforza positivamente o negativamente (reazione dell’ambiente alla persona) qualità personali: si rinforza
l’ansia di un bambino verso il nuovo allontanandolo prontamente da nuovi contesti che lo agitano, in ambienti
degradati con pressioni sociali in direzioni disadattive: atteggiamenti positivi verso modelli devianti
Tendenza all’inibizione combinata con stili genitoriali punitivi aumenta il rischio di sviluppare problemi di tipo
internalizzante (P x A).
Selezione: dalle qualità disposizionali dipendono le caratteristiche dell’ambiente scelto bambini / adolescenti
aggressivi tendono a legarsi a pari difficili, l’adulto sceglie ambiente lavorativo, partner, amici. L’ambiente seleziona
persone compatibili e respinge persone incompatibili pari adattivi respingono bambini aggressivi (ma anche
particolarmente timidi), pari accolgono bambini parimente difficili.
Ragazzi con problematiche comportamentali ricercano pari simili (rGE), se accolti aumenta la probabilità di creare
spirale a rischio (P x A).
Costruzione: dalle qualità disposizionali dipendono le rappresentazioni dell’ambiente bambini aggressivi tendono a
interpretare come ostili azioni e intenzioni altrui, bambini esternalizzanti tendono a sovrastimare proprie competenze
sociali. Dalle rappresentazioni altrui dipendono le rappresentazioni personali (di sé anche in termini disposizionali)
l’adulto trasmette al bambino ciò che è bene/male (attraverso il dialogo quotidiano), l’altro trasmette al bambino chi
è e quanto vale (genitori, pari), l’altro trasmette teorie sul mondo (es. t. intelligenza).
Tendenze all’aggressività favoriscono rappresentazioni del mondo come ostile (rGE), se combinate con
rappresentazioni altrui del mondo come ostile mantengono e aumentano livelli di aggressività personale (P x A).
Ancora sull’ambiente: come definirlo?
L’ambiente da macro-ambiente micro-ambiente può essere definito in modo: oggettivocontesti definiti e accettati
in modo consensuale, “tassonomie” di ambienti oggettivi (rituali, divertimento, sport, confitto interpersonale),
soggettivo contesti definiti e percepiti anche affettivamente in modo individuale.
Offre risorse, esercita pressioni, agisce sulla persona attraverso diversi meccanismi, può essere potente tanto da
rappresentare “environtype”.
Ambiente oggettivo: possibili variabili (Evans, 2006)
Diversi studi mostrano come lo sviluppo
• cognitivo (capacità attentive, prestazioni in matematica o nella lettura)
• comportamentale ed emotivo caratterizzato p.es. da iperattività, aggressività
Sia legato a variabili ambientali oggettive come
• inquinamento (es. esposizione prenatale a inquinamento da piombo), anche acustico
• sovraffollamento
• qualità del quartiere, del vicinato
Condizioni economiche e sociali svantaggiate minore accesso a cure mediche (mortalità infantile, problemi di
crescita i cui effetti permangono nel tempo), minori stimolazioni cognitive (maggior abbandono scolastico), minori
aspettative di riuscita scolastica, maggiore stress, maggiore parenting negativo, esposizione a modelli devianti.

Tratti e ambiente: la questione della coerenza comportamentale nell’assessment dei tratti disposizionali
 coerenza come invarianza negli ordini di rango (r) attraverso i contesti:
 si esprime come elevazione del punteggio o profilo
 aggregazione tiene sotto controllo l’errore di misurazione e la variabilità cross-situazionale casuale (noise) e
permette di far emergere le differenze individuali globali
 C=P+A