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Parabole Sufi

Bayazid e l'egoista
Un giorno un uomo and da Bayazid, il grande mistico del IX secolo, per
rimproverarlo. Gli disse di aver digiunato, pregato e fatto tante altre cose
ancora per trent'anni, senza trovare la gioia di cui Bayazid parlava. Bayazid gli
rispose che, anche se avesse continuato cos per altri trecento anni, non
l'avree trovata in ogni caso.
!"om'# possiile$!, chiese il candidato all'illuminazione.
!%erch& la tua vanit' ti ostacola!, rispose Bayazid.
!Indicami un rimedio!, chiese l'uomo.
!Un rimedio ci saree, ma non puoi prenderlo!.
!(immelo egualmente!.
)llora Bayazid disse* !+a' dal ariere e fatti radere la tua veneraile ara.
,ogliti tutti i vestiti e cingiti i fianchi con una corda. -iempi un sacchetto di
noci, appendilo al collo e mettiti sulla piazza del mercato gridando* !Una noce
a ogni monello che mi dar' un colpo alla nuca!. Infine, presentati a corte
affinch& i giudici possano vederti!.
!.a non posso fare tutto ci/ ,i prego, dammi 0ualche altra cosa che possa
avere lo stesso effetto!.
!1uesto # il primo e unico passo!, disse Bayazid.
!,i avevo gi' detto che non l'avresti fatto. %ertanto, non puoi essere curato!.
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3ella sua )lchimia della felicit', 4l5Ghazzali vuole sottolineare, con 0uesta
paraola, il concetto che ha sempre sostenuto e cio#* per 0uanto si possa
essere sinceri, sia ai propri occhi che a 0uelli altrui, nella ricerca della verit',
in realt' si pu essere motivati dalla vanit' o dall'egoismo, caratteristiche che
sono di totale ostacolo all'apprendimento.
L'uomo che camminava sull'acqua
Un giorno un derviscio dalla mentalit' convenzionale, prodotto di un'austera
scuola religiosa, stava passeggiando lungo un corso d'ac0ua, completamente
assorto in prolemi teologici e morali, perch& 0uella era la forma che
l'insegnamento sufi aveva assunto nella comunit' cui apparteneva. %er lui la
religione emotiva corrispondeva alla ricerca della +erit' 6uprema.
)ll'improvviso il filo dei suoi pensieri fu interrotto da un forte grido* 0ualcuno
stava ripetendo l'invocazione derviscia. !3on serve a niente!, si disse, !perch&
0uell'uomo pronuncia male le sillae. )nzich& salmodiare 7) 8U, dice U 7)
8U ...!.
Il derviscio ritenne allora che fosse suo dovere 5 lui che aveva studiato con
tanto zelo 5 correggere 0uel poveretto che sicuramente non aveva avuto
l'opportunit' di essere guidato nel modo giusto, e che proailmente faceva
solo del suo meglio per entrare in armonia con l'idea sottesa nei suoni.
3oleggiata una arca, rem in direzione dell'isola donde semrava provenire la
voce.
In una capanna di canne scorse, seduto per terra, un uomo vestito da
derviscio che si dondolava al ritmo della ripetizione della formula iniziatica.
!)mico mio!, gli disse, !la tua pronuncia # sagliata. .i income dirtelo perch&
# meritevole dare consigli e altrettanto meritevole accettarli. 4cco come devi
pronunciare!. 4 glielo spieg.
!Grazie!, disse l'altro con umilt'.
Il primo derviscio risal in arca, molto soddisfatto di aver compiuto una uona
azione. (opo tutto, non # detto che colui che riesce a ripetere correttamente
la formula sacra possiede anche il potere di camminare sulle ac0ue$ Il
derviscio non aveva mai visto nessuno compiere un simile prodigio, ma aveva
sempre sperato, per 0ualche ragione, di riuscirci prima o poi.
(alla capanna non arrivava pi9 alcun suono: tuttavia, era convinto che la
lezione aveva dato i suoi frutti.
;u allora che ud un U 7) pronunciato con esitazione* il derviscio dell'isola si
era messo nuovamente a pronunciare la formula a modo suo ...
.entre il primo derviscio era assorto nelle sue riflessioni, meditando sulla
perversit' degli uomini e sulla loro cocciutaggine nel perseverare nell'errore, i
suoi occhi scorsero uno strano spettacolo* il derviscio della capanna aveva
lasciato la sua isola e stava venendo verso di lui camminando sulla superficie
dell'ac0ua ...
6tupefatto, smise di remare. <'altro lo raggiunse e si rivolse a lui con 0ueste
parole* !;ratello, perdonami se ti importuno, ma sono venuto a pregarti di
insegnarmi ancora una volta il modo corretto di ripetere l'invocazione, perch&
ho difficolt' a ricordarlo!.
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3elle lingue europee # possiile riprodurre solo una gamma dei significati di
0uesto racconto: le versioni arae usano in genere parole aventi lo stesso
suono ma significati
diversi =omonimi>, per indicare che si tratta di un artificio concepito per
portare la coscienza a un livello pi9 profondo, a prescindere dalla loro morale
superficiale.
1uesta storia figura nella letteratura popolare orientale. <a si ritrova anche
nei manoscritti dervisci, alcuni dei 0uali sono molto antichi. 1uesta versione
proviene dall'?rdine )saaseen ='4ssenziale', '?riginale'> del +icino e .edio
?riente.
L'acqua del paradiso
3el corso della loro vita da nomadi, 8arith il Beduino e sua moglie 3afsa
erano soliti piantare la loro logora tenda dove potevano trovare 0ualche palma
da dattero, 0ualche ramoscello rinsecchito per il loro cammello, o uno stagno
di ac0ua salmastra.
4rano anni che facevano 0uesta vita e ogni giorno 8arith compiva gli stessi
gesti* con la trappola prendeva i topi del deserto per via della loro pelle, e con
le fire di palma intrecciava corde che vendeva alle carovane di passaggio.
Un giorno, tuttavia, una nuova sorgente sgorg dalle saie del deserto.
8arith si port l'ac0ua alle lara e gli semr l'ac0ua del paradiso.
1uell'ac0ua, che noi avremmo trovato terriilmente salata, era infatti molto
meno torida di 0uella che era aituato a ere. !(evo assolutamente farla
assaggiare a 0ualcuno che sappia apprezzarla!, si disse 8arith.
6i incammin 0uindi sulla strada per la citt' di Bagdad e per il palazzo di
8arun 4l5-ashid, fermandosi solo per sgranocchiare 0ualche dattero. %ortava
con s& due otri pieni d'ac0ua* uno per s& e l'altro per il califfo.
)lcuni giorni dopo raggiunse Bagdad e and direttamente a palazzo. <e guardie
ascoltarono la sua storia e, non potendo fare altrimenti 5 era 0uesta l'usanza 5
lo ammisero all'udienza pulica tenuta dal califfo.
!"omandante dei credenti!, disse 8arith, !sono un povero eduino e conosco
tutte le ac0ue del deserto, ench& sappia en poco di altre cose. 8o appena
scoperto 0uest')c0ua del %aradiso e ho suito pensato di portarvela perch&, in
verit', # un regalo degno di voi!.
8arun il 6incero assaggi l'ac0ua e, dato che capiva i suoi sudditi, ordin alle
guardie di far accomodare il eduino e di trattenerlo finch& non avree fatto
conoscere la sua decisione. %oi chiam il capitano delle guardie e gli disse*
!"i che per noi # niente, per lui # tutto. )l calar della notte conducetelo fuori
dal palazzo. 3on lasciate che veda il possente ,igri: scortatelo fino alla sua
tenda senza permettergli mai di ere ac0ua dolce. %oi dategli mille monete
d'oro con i miei ringraziamenti per i suoi servigi. (itegli che lo nomino
guardiano dell')c0ua del %aradiso e che dovr' offrirne da ere a mio nome a
tutti i viaggiatori!.
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1uesto racconto s'intitola anche* !<a storia dei due mondi!. -isale ad )u 4l5
)tahiyya, della tri9 degli )niu, contemporaneo di 8arun 4l5-ashid e fondatore
dei dervisci .as@hara, 'Gaudenti', in ?ccidente sono conosciuti col nome di
'.ascara' e hanno adepti in 6pagna, ;rancia e in altri paesi.
4l5)tahiyya # stato chiamato !il padre della poesia araa sacra!. .or n&ll'ABA.
Il cibo del paradiso
7unus, figlio di )damo, un giorno decise non solo di 'mettere la sua vita nelle
mani del destino, ma di cercare come e perch& il sostentamento dell'uomo
viene assicurato.
!6ono un uomo!, si disse, !e come tale ricevo ogni giorno una parte dei eni di
0uesto mondo. 1uesta parte mi arriva grazie ai miei sforzi personali, uniti agli
sforzi degli altri. 6emplificando 0uesto processo scoprir per 0uali vie
l'umanit' riceve la sua sussistenza, e imparer 0ualcosa sul come e il perch&.
)dotter 0uindi la via religiosa, che esorta l'uomo a rimettersi a (io
?nnipotente affinch& supplisca ai suoi isogni. )nzich& vivere in 0uesto mondo
di confusione, dove il cio e tutto il resto semrano pervenirci attraverso la
societ', mi affider direttamente al potere che governa tutte le cose. Il
mendicante dipende da intermediari* uomini e donne caritatevoli che sono essi
stessi in alia di impulsi secondari e fanno la carit' perch& sono stati educati a
farlo. 3on accetter simili contriuti indiretti!.
"on 0ueste considerazioni si mise in viaggio, affidandosi alle forze invisiili
con la stessa risolutezza con la 0uale si era affidato alle forze visiili 0uando
era stato un maestro di scuola.
7unus si addorment, convinto che )llah avree provveduto completamente
ai suoi isogni, cos come provvedeva ai isogni degli uccelli e degli animali
selvatici.
)ll'ala fu svegliato da un coro di uccelli: il figlio di )damo non si mosse,
aspettando che apparisse la sua colazione. 6eene avesse fiducia nella forza
invisiile e fosse sicuro di poterla percepire 0uando 0uesta avree cominciato
ad agire nel campo in cui
si era impegnato, en presto si rese conto che la sola riflessione speculativa
non lo avree affatto aiutato in 0uell'insolito campo.
-imase 0uindi disteso sulla riva del fiume e pass tutto il giorno a osservare la
natura, scrutando i pesci nell'ac0ua e recitando le sue preghiere. (i tanto in
tanto passavano di CC, accompagnati da servitori sontuosamente vestiti, ricchi
e potenti personaggi in sella a splendidi destrieri i cui campanelli suonavano
imperiosamente per sgomrare la strada al loro passaggio. )lla vista del suo
veneraile turante gli indirizzavano cenni di saluto. Gruppi di pellegrini si
fermavano per masticare pane raffermo e formaggio stagionato, cosa che non
faceva altro che stuzzicare il suo appetito per il pasto pi9 frugale.
!D solo una prova: presto andr' tutto ene!, pens 7unus mentre recitava la
0uinta preghiera della giornata e sprofondava in contemplazione, come gli era
stato insegnato da un derviscio che aveva raggiunto percezioni superiori.
%ass un'altra notte.
"in0ue ore dopo l'ala del secondo giorno, mentre era seduto sulla riva
osservando i giochi di luce del sole sulle ac0ue del possente ,igri, il suo
sguardo fu attratto da 0ualcosa che galleggiava tra le canne. 6i trattava di un
pacchetto avvolto in foglie e annodato con fire di palma. 7unus, figlio di
)damo, entr in ac0ua e s'impadron dello strano pacchetto.
%esava circa tre 0uarti di lira. 1uando snod le fire, un delizioso profumo
gli stuzzic le narici* si trovava di fronte a un pezzo di haiEa di Bagdad.
1uesto dolce, fatto con pasta di mandorle, ac0ua di rose, miele, noci e altri
preliati ingredienti, era al tempo stesso amito per il suo sapore e
considerato un alimento molto nutriente. <e incantevoli donne degli harem lo
sgranocchiavano per il suo sapore, i guerrieri lo portavano in guerra per il suo
potere nutritivo, e inoltre veniva usato per curare centinaia di mali.
!<a mia convinzione # ora giustificata/!, esclam 7unus. !.ettiamola alla
prova. 6e ogni giorno la stessa 0uantit' di halEa arriver' fino a me attraverso
l'ac0ua, conoscer i mezzi ordinati dalla provvidenza per assicurare il mio
sostentamento, e non mi rester' altro che usare tutte le risorse della mia
intelligenza per cercarne la fonte!.
3ei tre giorni seguenti, esattamente alla stessa ora, un pacchetto di halEa
arriv nelle sue mani, portato dalle ac0ue del fiume.
7unus decise che si trattava di una scoperta di primaria importanza.
6emplificate le condizioni della vostra vita, e la 3atura continuer' ad agire,
pi9 o meno allo stesso modo. "i costituiva una scoperta in s&, che egli si
sentiva 0uasi in dovere di condividere con il resto del mondo. 3on # forse
detto* !1uando sai, devi insegnare!$ ,uttavia, si accorse di non sapere* stava
solo sperimentando. 4ra ovvio che la tappa successiva consisteva nel seguire il
tragitto dell'halEa, risalendo il corso del fiume fino alla sorgente. 4gli avree,
0uindi, non solo conosciuto l'origine dell'halEa, ma anche i mezzi con i 0uali
0uell'alimento era stato cos chiaramente destinato per il suo consumo privato.
%er giorni e giorni 7unus risal il corso del fiume. ?gni giorno, con la stessa
regolarit' ma in tempi proporzionatamente anticipati, il dolce appariva sulla
superficie dell'ac0ua, ed egli se ne ciava. )lla fine, 7unus si accorse che il
fiume, anzich& restringersi come era da aspettarsi, si era invece molto
allargato. In mezzo a una grande distesa d'ac0ua apparve un'isola fertile sulla
0uale si ergeva un magnifico castello fortificato. 7unus decise di essere giunto
alla fonte stessa del cio del paradiso. .entre si stava chiedendo 0uale
saree stata la sua prossima mossa, vide davanti a s& un derviscio alto,
lacero, con i capelli scompigliati alla maniera degli eremiti e avvolto in un
mantello a toppe multicolori.
!%ace a t#, Ba', %adre/!, gli disse. !Isc0, 8u/!, gli grid l'eremita. !"he stai
facendo 0ui$!. !8o intrapreso una ricerca sacra!, spieg il figlio di )damo, !e
0uesta ricerca esige che io raggiunga 0uel castello laggi9. 8ai forse 0ualche
idea su come possa arrivarci$!.
!%oich&, come semra, non sai nulla del castello, seene ti interessi in modo
particolare, t# ne parler! , rispose l'eremita. !In 0uella fortezza, rinchiusa e
in esilio, vive la figlia di un re. D vero che # circondata da molte elle ancelle,
ma # pur sempre tenuta fra 0ueste mura con la forza. 3on pu fuggire perch&
l'uomo che l'ha rapita e rinchiusa 5 dal momento che lei si rifiutava di sposarlo
5 ha eretto tutt'intorno al castello arriere insormontaili e arcane, invisiili
all'occhio ordinario. (ovrai superarle, se vuoi entrare nel castello e
raggiungere il tuo scopo!.
!%uoi aiutarmi$!.
!6to partendo per un pellegrinaggio speciale. 4cco tuttavia una parola, un
esercizio, il Fazifa, che ti permetter', se ne sei degno, di invocare i poteri
invisiili dei enevoli Ginn, 0ueste creature di fuoco che sono le uniche capaci
di comattere le forze magiche che fanno di 0uesto castello una cittadella
inespugnaile. "he la pace sia con t#/!. 4 dopo aver emesso ripetutamente
degli strani suoni, l'eremita si mise in cammino muovendosi con una destrezza
e un'agilit' sorprendenti per un uomo dall'apparenza tanto veneraile.
7unus rimase seduto per molti giorni a recitare il suo Fazifa e ad aspettare
l'arrivo dell'halEa. %oi una sera, mentre stava osservando il sole che,
tramontando, illuminava una delle torri del castello, vide uno strano
spettacolo. In cima alla torre c'era una giovane donna di una ellezza
aagliante, soprannaturale, che, naturalmente, non poteva essere altro che la
principessa. <a giovane rimase un attimo a guardare il sole, poi lasci cadere,
fra le onde che si infrangevano ai piedi delle mura, un pacchetto di halEa. 4ra
dun0ue 0uella la fonte diretta dei favori di cui egli aveva goduto.
!D la fonte del cio del paradiso/!, esclam 7unus. ?ra si trovava 0uasi sulla
soglia della verit'. %rima o poi, il comandante dei Ginn, che egli invocava con
il suo Fazifa derviscio, saree venuto e gli avree permesso di raggiungere
il castello, la principessa e la verit'.
3on aveva ancora terminato 0uei pensieri, che si sent trasportato nei cieli
verso ci che gli semr un reame etereo pieno di case di una stupefacente
ellezza. 4ntr in una di esse e vide un essere che, pur somigliando a un
uomo, non era un uomo. Il suo aspetto era tanto giovanile 0uanto saggio: il
suo viso non aveva et', !6ono il comandante dei Ginn!, disse l'apparizione, !e
ti ho fatto venire 0ui in risposta alle tue suppliche e perch& hai ripetuto i 3omi
6ulimi che ti ha trasmesso il Grande (erviscio, "he posso fare per t#$!.
!?h, potente comandante di tutti i Ginn!, disse 7unus, tremando, !sono un
'cercatore di verit'', e so di poterla trovare solo nel castello incantato vicino al
0uale mi trovavo 0uando mi hai chiamato 0ui. ,i supplico di darmi il potere di
entrare in 0uel castello e di parlare con la principessa che vi # rinchiusa!.
!4 cos sia/!, esclam il comandante dei Ginn. !.a sappi prima che un uomo
ottiene risposte alle sue domande solo in funzione della sua capacit' di
comprendere e del suo livello di preparazione!.
!<a verit' # la verit'!, disse 7unus, !e la scoprir, 0ualun0ue essa sia.
"oncedimi 0uesto favore!.
7unus ritorn rapidamente nel nostro mondo sotto una forma smaterializzata
=per la magia dei Ginn>, e accompagnato da un piccolo gruppo di servitori Ginn
incaricati dal loro comandante di usare i loro poteri speciali per aiutare
0uell'essere umano nella sua ricerca. 7unus stringeva tra le mani uno speciale
specchio di pietra che doveva puntare verso il castello per evidenziarne le
difese nascoste, come gli era stato raccomandato dal capo dei Ginn.
Grazie a 0uella pietra, il figlio di )damo pot& rendersi presto conto che il
castello era protetto da una fila di giganti invisiili ma terrificanti, pronti a
colpire chiun0ue tentasse di avvicinarlo. I Ginn 0ualificati per 0uesto compito
li eliminarono. %oi vide una specie di tela, o di rete invisiile, che avvolgeva
l'intero edificio, che a sua volta fu distrutta dai Ginn che sapevano velare e
che conoscevano l'arte di rompere la rete. Infine, c'era una massa invisiile,
simile alla roccia, che occupava lo spazio tra il castello e la riva del fiume.
1uesta fu demolita grazie ai poteri dei Ginn, i 0uali, dopo essersi accomiatati,
volarono via verso la loro dimora, veloci come il fulmine.
7unus si accorse allora che un ponte era emerso, come per incanto, dal letto
del fiume, e ci gli permise di penetrare nella cinta del castello senza
agnarsi. )lla porta, un soldato lo condusse immediatamente dalla principessa,
che era ancora pi9 ella di 0uando gli era apparsa la prima volta.
!,i siamo riconoscenti per i tuoi servigi* hai distrutto le difese che mi
rinchiudevano per sempre in 0uesta prigione!, disse la donna. !?rmai posso
tornare da mio padre, ma prima voglio ricompensarti per i tuoi sforzi. %arla:
dimmi ci che desideri e ti sar' dato!.
!?h, %erla Incomparaile!, disse 7unus, !cerco una cosa sola, la verit'. 4
poich& chi la detiene ha il dovere di condividerla con coloro che possono
eneficiarne, scongiuro +ostra )ltezza di darmi la verit', che # il mio unico
isogno!.
!%arla, e la verit', nella misura in cui # possiile darla, sar' lieramente tua!.
!.olto ene, +ostra )ltezza. "ome e per 0uale decreto il cio del paradiso 5
0uesto meraviglioso halEa che tutti i giorni mi avete mandato 5 mi # stato
destinato$!.
!7unus, figlio di )damo!, esclam la principessa, !0uesto halEa, come lo
chiami tu, lo utto ogni giorno perch&, in realt', # il residuo dei prodotti
cosmetici con i 0uali mi ungo dopo il mio agno 0uotidiano di latte d'asina!.
!8o finalmente imparato che la comprensione di un uomo # in funzione della
sua capacit' di comprendere!, disse 7unus. !"i che per voi sono gli scarti
della vostra pulizia 0uotidiana, per me # il cio del paradiso!
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6olo pochi racconti sufi, secondo 8al0avi =autore de !II cio del paradiso!>,
possono essere letti da chiun0ue, in 0ualsiasi momento, e avere un effetto
costruttivo sulla 'coscienza inferiore'. !%er 0uasi tutti gli altri!, egli dice,
!l'effetto dipende dal luogo, dal momento e dal modo in cui vengono
studiati. <a maggior parte della gente vi trova, di conseguenza, ci che si
aspetta di trovarvi* un intrattenimento, un motivo di perplessit',
un'allegoria!.
7unus, figlio di )damo, era siriano. .or nel CGHI. )veva grandi poteri di
guarigione, oltre a essere un inventore.
L'anfitrione e gli ospiti
Il maestro # come l'anfitrione nella sua casa. I suoi ospiti sono coloro che
cercano di studiare la +ia e che non sono mai stati in una casa. 4ssi hanno
solo una vaga idea di ci che pu essere una casa, eppure la casa esiste.
1uando gli ospiti entrano in casa e scoprono il salotto e chiedono* !"he
cos'#$!, viene loro risposto* !D il luogo dove ci si siede!. )llora si siedono sulle
sedie, ma sono solo vagamente coscienti della funzione della sedia.
<'anfitrione li intrattiene, ma essi continuano a porre domande, talvolta
irrilevanti. (a uon anfitrione non li iasima per 0uesto: per esempio, 0uando
vogliono sapere dove e 0uando mangeranno. 3on sanno che nessuno # solo e
che in 0uel preciso momento altri sono impegnati a cucinare, e che esiste
un'altra stanza dove si sederanno per mangiare. 6ono perplessi perch& non
possono vedere ne il pasto ne i preparativi del pasto, e forse sono anche
duiosi e talvolta a disagio.
Il uon anfitrione, che conosce i prolemi degli ospiti, fa del suo meglio per
metterli a loro agio affinch& siano in grado di gustare il cio 0uando arriver'.
)ll'inizio, gli ospiti non sono in condizione di avvicinarsi al cio.
)lcuni ospiti sono pi9 svelti degli altri a capire e ad afferrare i rapporti tra i
vari elementi della casa. 6ono loro che possono comunicare ci che sanno agli
amici pi9 lenti. In 0uel frangente, l'anfitrione da a ogni ospite la risposta che
corrisponde alla sua capacit' di percepire l'unit' e la funzione della casa.
3on # sufficiente che una casa esista, che sia pronta per ricevere ospiti e che
l'anfitrione sia presente. 1ualcuno deve esercitare attivamente la funzione di
anfitrione, affinch& gli estranei, che sono gli ospiti e di cui l'anfitrione si
assume la responsailit', possano aituarsi alla casa. )ll'inizio, molti di loro
non sono coscienti di essere ospiti o, pi9 precisamente, di ci che significhi la
situazione di ospite* ci che possono dare e ci che possono ricevere da
0uesta situazione.
<'ospite di esperienza, che ha studiato le case e l'ospitalit', a lungo andare si
trova a suo agio nella condizione di ospite, e inoltre # in grado di capire
meglio tutto ci che si riferisce alle case e ai vari aspetti della vita nelle case.
;inch& # impegnato a capire che cos'# una casa o a cercare di ricordarsi le
regole dell'etichetta, la sua attenzione # troppo presa da 0uesti fattori per
essere in grado di osservare, per esempio, la ellezza, il valore o la funzione
dell'arredamento.
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6i dice che 0uesta venerata paraola, tratta dagli insegnamenti di 3izamudin
)Elia =XI+ secolo>, dovree funzionare su diversi piani. 6i riferisce
all'ordinamento delle diverse funzioni della mente, che pu permettere a una
certa percezione superiore di svilupparsi.
<a paraola # anche destinata a indicare, in una forma facile da tener
presente, le necessit' di un gruppo sufi, l'interazione dei diversi individui che
lo compongono e il modo in cui possono completarsi reciprocamente.
I dervisci danno molta importanza alla necessit' preliminare di un
assestamento dei vari fattori, prima che l'individuo possa eneficiare degli
sforzi del gruppo.
D una delle storie sufi sulle 0uali c'# un 'emargo'. 3on pu essere studiata in
isolamento, e ovun0ue lo studente la trovi scritta, deve leggere
immediatamente la storia successiva.
3on appare in nessun testo classico, ma la si pu rintracciare nelle raccolte di
annotazioni che i dervisci portano con s& e alle 0uali si riferiscono di tanto in
tanto, nel 0uadro di un programma concertato di studi.
1uesta versione proviene da un manoscritto, secondo cui fu raccontata dal
maestro )mir56ayed Julal 6o@hari, che mor nel CKHC.
L'uomo che si fermava alle apparenze
(opo molte vicissitudini, un 'cercatore di verit'' trov finalmente un illuminato
che aveva il dono di percepire ci che # inaccessiile alla maggior parte degli
uomini.
!%ermettimi di seguirti!, gli disse il cercatore, !affinch& possa imparare
osservando ci che hai ac0uisito!.
!3on sarai in grado di sopportarlo!, rispose il saggio, !perch& non avrai la
pazienza di rimanere in contatto, diligentemente, con la trama degli eventi.
)nzich& imparare, cercherai di agire in funzione delle apparenze!.
Il cercatore promise che si saree sforzato di esercitare la pazienza e di
imparare dagli eventi senza reagire secondo i propri pregiudizi. !)ccetto!,
disse allora il saggio, !ma a condizione che tu non faccia nessuna domanda nei
riguardi di 0ualsiasi evento, finch& non sia io a darti una spiegazione!.
Il cercatore si affrett a promettere e si misero in cammino.
4rano appena saliti sull'imarcazione che li avree portati sull'altra riva di un
ampio fiume che il saggio fece di nascosto un uco sul fondo della arca.
"reando in tal modo una falla, ripag, almeno in apparenza, i servigi del
arcaiolo con un atto distruttivo.
Il cercatore non riusc a trattenersi* !.a potreero esserci degli annegati: la
arca affonder' e andr' perduta/ D 0uesto il modo di comportarsi di un uomo
uono$!.
!3on ti avevo detto che saresti stato incapace di non saltare alle conclusioni a
tutti i costi$!, disse il saggio, tran0uillamente.
!)vevo gi' dimenticato la condizione!, riconoe il cercatore, chiedendo
perdono per la sua dimenticanza. ,uttavia, era molto sconcertato.
%roseguirono il loro viaggio e en presto entrarono in un paese, dove furono
en accolti e ricevuti dal re, che li invit a una attuta di caccia. Il giovane
figlio del re stava cavalcando davanti al saggio. 3on appena il gruppetto
rimase isolato dal resto dei partecipanti da una siepe, il saggio disse al
cercatore* !6velto/ 6eguimi pi9 presto che puoi/!. )fferr la caviglia del
giovane principe e gliela storse: poi, dopo averlo adagiato a terra in mezzo al
osco lanci il suo cavallo a riglie sciolte oltre i confini del regno.
Il cercatore era sopraffatto dallo stupore e da un senso di colpa all'idea di
essere stato complice di un simile crimine. ,orcendosi le mani, esclam* !Un
re ci ha concesso la sua amicizia, ci ha affidato suo figlio, il principe
ereditario, e noi lo aiamo trattato in modo aominevole/ "he
comportamento # 0uesto$ D indegno del pi9 vile degli uomini/!. Il saggio si
rivolse al cercatore con 0ueste parole* !)mico, io faccio ci che devo fare. ,u
sei 0ui come osservatore, e 0uesta situazione # gi' un raro privilegio. 6ei
giunto a 0uesto stadio, ma non semra che tu sia capace di trame profitto
perch& giudichi tutto partendo da un rigido atteggiamento di pregiudizio.
)ncora una volta, ti ricordo la tua promessa!.
!-iconosco che non sarei 0ui se non fosse per la mia promessa, e che sono
legato a essa. ,i prego 0uindi di volermi perdonare ancora una volta. .i #
molto difficile aandonare 0uest'aitudine di procedere in ase a
supposizioni. 6e ti pongo ancora una sola domanda, cacciami via!. 4
proseguirono il loro viaggio.
Giunti alle porte di una grande e prospera citt', i viaggiatori chiesero un po' di
cio, ma nessuno volle dar loro il ench& minimo pezzo di pane. In 0uel posto
la carit' era sconosciuta e i sacri doveri dell'ospitalit' erano stati dimenticati.
"ontro di loro furono addirittura aizzati dei cani feroci.
1uando eero raggiunto la periferia della citt', affamati, indeoliti e assetati,
il compagno del cercatore gli disse* !;ermiamoci un po' 0ui, vicino a 0uesto
muro in rovina, perch& doiamo ricostruirlo!.
<avorarono per ore, mescolando il fango, la paglia e l'ac0ua, finch& il muro
non fu ricostruito.
Il cercatore era talmente esausto che dimentic ogni ritegno* !"hi ci pagher'
per 0uesto lavoro$ %er due volte aiamo ripagato il ene con il male. ?ra
ripaghiamo il male con il ene. 6ono sfinito e non sono in condizione di
proseguire/!.
!3on temere!, disse il saggio, !e ricordati che hai detto che se mi avessi posto
ancora una sola domanda, avrei dovuto congedarti. <e nostre strade si
dividono 0ui perch& ho molto da fare.
!%rima di lasciarti ti sveler il senso di alcune mie azioni, affinch& un giorno tu
possa, forse, intraprendere di nuovo un simile viaggio.
!<a arca che ho danneggiato # affondata. 8o evitato 0uindi che venisse
confiscata da un tiranno che re0uisiva tutte .le imarcazioni in previsione di
una guerra che stava preparando. Il giovane al 0uale ho stolto la caviglia
ormai non potr' pi9 usurpare il trono, 0uando sar' grande, e neanche
ereditarlo, perch& la legge di 0uel paese prevede che solo chi # privo di
infermit' pu guidare la nazione. In 0uesta citt' dell'odio vivono due giovani
orfani: 0uando saranno grandi, il muro croller' di nuovo e porter' alla luce il
tesoro che vi # nascosto, e che costituisce il loro patrimonio. 6aranno
aastanza forti per impossessarsene e riformare l'intera citt', perch& 0uesto
# il loro destino.
!?ra va' in pace. 6ei congedato!.
2 2 2
3el medioevo, i monaci che attingevano alle Gesta -omanorum e usavano
0uesto materiale per fini di edificazione morale, hanno raccontato
ripetutamente 0uesta storia, presentandola come appartenente alla tradizione
cristiana.
6i dice anche che sia all'origine dell'4remita di %amell. 6econdo %ope, la
versione originale era in spagnolo, e seene ci fosse il sospetto che si
trattasse di un racconto orientale, per molto tempo nessuno in ?ccidente
semra averlo collegato con la tradizione sufi o aver notato che appare
inizialmente nel "orano, nella sura CA* !<a caverna. 1uesta versione # stata
raccontata da Lan5;ishan Jhan.
Il re e il bambino povero
(a solo, l'uomo non pu arrivare al termine del viaggio interiore. 3on dovreste
tentare di intraprendere da soli la +ia. <a guida # indispensaile. "olui che
chiamiamo il re # la guida, e colui che chiamiamo il amino povero # il
cercatore.
6i racconta che il re .ahmud un giorno si ritrov separato dal suo esercito. Il
re stava cavalcando a uona andatura 0uando vide un amino sulla riva di un
fiume. Il fanciullo aveva lanciato la sua rete nell'ac0ua e semrava molto
triste.
!Bamino mio!, disse il re, !perch& sei infelice$ 3on ho mai visto nessuno in
uno stato simile!.
!.aest'!, rispose il ragazzo, !siamo sette fratelli e non aiamo padre.
+iviamo con nostra madre in povert' e senza sostegno. Io vengo 0ui ogni
giorno con la mia rete sperando di pescare 0ualche pesce per la cena. 6e non
prendo niente di giorno, di sera non c'# niente da mangiare!.
!Bamino mio!, disse il re, !vuoi che ti aiuti nel tuo lavoro$!. Il amino
accett e il re .ahmud gett la rete. ) contatto della mano regale, la rete si
riemp di cento pesci.
2 2 2
"oloro che hanno studiato poco pensano spesso che i sistemi metafisici
neghino ogni valore alle cose 'di 0uesto mondo!, oppure, al contrario,
promettano grande aondanza di enefici materiali.
3el sufismo, invece, le 'cose uone! che si ottengono non sono sempre
metaforiche, ne inevitailmente letterali. 1uesta paraola del grande )ttar,
tratta dal suo %arlamento degli uccelli, viene usata sia in senso letterale che in
senso simolico. 6econdo i dervisci, una persona pu ac0uisire eni materiali
seguendo la +ia sufi, se ci # vantaggioso sia alla +ia sia a se stessa. )llo
stesso modo, il cercatore ac0uisir' capacit' trascendenti nella misura in cui
sar' in grado di utilizzarle correttamente.
La natura del discepolato
Irahim JhaEEas racconta come, gi' in giovane et', decise di seguire
l'insegnamento di un certo maestro. 4gli cerc 0uel saggio, lo trov e gli
chiese di diventare suo discepolo. Il maestro rispose* !3on sei ancora pronto!.
+isto che il giovane insisteva, il saggio gli disse* !.olto ene, ti insegner
0ualcosa. 6to partendo per il pellegrinaggio alla .ecca. +ieni con me!.
Il discepolo era al colmo della gioia. !(ato che siamo ormai compagni di
viaggio!, disse il maestro, !# necessario che uno comandi e l'altro uidisca.
6cegli il tuo ruolo!.
!"omanda e io uidir!, disse il discepolo.
!Io potr comandare se tu saprai uidire!, disse il maestro.
Il viaggio ee inizio. Una notte, mentre si stavano riposando nel deserto
dell'8eMaz, cominci a piovere. Il maestro si alz e stese una coperta sopra il
discepolo per proteggerlo dalla pioggia.
!.a tu stai facendo ci che io dovrei fare per t#!, protest il discepolo.
!Io ti ordino di lasciarmi protegger'!, disse il saggio.
1uando si fece giorno, il giovane disse al maestro* !?ggi # un nuovo giorno.
<ascia che sia io il capo, e uidiscimi!. Il maestro acconsent.
!+ado a raccogliere dei ramoscelli per accendere il fuoco!, decise il giovane.
!3on se ne parla proprio: andr io a raccoglierli!, disse il saggio.
!,i ordino di restare 0ui mentre vado a raccoglierli io/!, protest Irahim.
!3iente affatto!, replic il maestro, !perch& non # conforme alle esigenze del
discepolato che il discepolo si permetta di farsi servire dal maestro!.
"os facendo, il maestro non perdeva mai un'occasione per mostrare al suo
allievo, con esempi pratici, che cosa significava veramente il discepolato.
Giunti alle porte della "itt' 6anta si separarono. 1uando, pi9 tardi, il giovane
incontr il saggio, non pot& sostenere il suo sguardo. !"i che hai imparato!,
disse l'anziano, !fa parte della natura del discepolato!.
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Irahim JhaEEas =II ,essitore di fire di palma> definisce cos la via sufi*
!<asciate che gli altri facciano ci che deve essere fatto per voi. ;ate per voi
stessi ci che dovete fare per voi stessi!.
1uesta storia sottolinea la differenza tra ci che l'aspirante discepolo pensa
che dea essere la sua relazione con un maestro insegnante, e la realt' di
0uesta relazione.
JhaEEas fu uno dei grandi maestri antichi e 0uesto viaggio viene citato nella
-ivelazione di ci che # velato, di 8uMEiri, il pi9 antico compendio di sufismo
esistente in lingua persiana.
Il baule antico di Nuri Bey
3uri Bey era un alanese giudizioso e rispettato che aveva sposato una donna
molto pi9 giovane di lui.
Una sera in cui era rincasato prima del solito, un fedele servitore and da lui e
gli disse*
!<a vostra sposa, nostra padrona, si comporta in modo sospetto. D nei suoi
appartamenti con un enorme aule, che apparteneva a vostra nonna,
aastanza grande da farci entrare un uomo. 3on dovree contenere altro
che 0ualche vecchio ricamo, ma credo che ora potree esserci molto di pi9.
!+ostra moglie non mi permette di guardarci dentro, io che sono il vostro pi9
vecchio servitore!.
3uri entr nella stanza della moglie e la vide seduta sconsolatamente accanto
al aule di legno massiccio.
!+olete mostrarmi il contenuto di 0uesto aule$!.
!%er via dei sospetti di un domestico o perch& non avete fiducia in me$!.
!3on saree pi9 semplice aprirlo senza tante storie e mettere fine alle voci
che corrono$!.
!3on credo che sia possiile!.
!D chiuso a chiave$!.
!(ov'# la chiave$!.
<a donna gliela mostr. !;ate uscire il servo e ve la dar!.
(opo che il servo fu congedato, la donna consegn la chiave e si ritir,
visiilmente scossa.
3uri Bey riflette a lungo. %oi chiam 0uattro giardinieri della sua tenuta e tutti
insieme, al calar della notte, trasportarono il aule, senza aprirlo, ai confini
della propriet' e lo sotterrarono.
In seguito, non si parl mai pi9 di 0uesta faccenda.
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1uesta storia provocante, di cui si dice con insistenza che nasconda un
significato interiore al di l' di 0uello morale evidente, appartiene al repertorio
dei dervisci erranti =0alandar>, il cui santo patrono # 7usuf dell')ndalusia,
vissuto nel XIII secolo.
Una volta 0uesti dervisci erano numerosi in ,urchia. 1uesto racconto, in una
versione ampliata, si # insinuato nelle Istanul 3ights di 8.G. (Eight
=pulicato negli 6tati Uniti nel CNCG e nel CNBB>.
Il derviscio e la principessa
"'era una volta la figlia di un re che era ella come la luna e che tutti
ammiravano.
Un giorno, un derviscio, mentre si stava accingendo a mangiare un pezzo di
pane, la vide e ne fu talmente commosso che il pane gli cadde di mano.
1uando la principessa gli pass davanti gli sorrise. 1uel sorriso lo sconvolse: il
pane cadde nella polvere e lui perse 0uasi i sensi.
-imase in estasi per sette anni, durante i 0uali visse per le strade, dormendo
insieme ai cani. <a principessa ne era talmente esasperata che i suoi servi
decisero di ucciderlo.
)llora lo fece chiamare e gli disse* !Io e t# non possiamo unirci. I miei schiavi
vogliono ucciderti. 1uindi # meglio che tu sparisca/!.
!(al primo istante in cui ti ho vista!, rispose il pover'uomo, !la vita non ha pi9
alcun valore per me. 4ssi mi uccideranno senza ragione. .a, ti prego,
rispondimi, visto che sarai la causa della mia morte. 8o una sola domanda da
farti* perch& mi hai sorriso$!.
!6ciocco/!, disse la principessa. !1uando ho visto a che punto ti rendevi
ridicolo, ho sorriso per piet' e per nessun'altra ragione!. 4 la principessa
scomparve.
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3el suo %arlamento degli uccelli, )ttar parla del malinteso delle emozioni
soggettive, che spingono gli uomini a confondere certe esperienze =!il sorriso
della principessa!> con dei favori speciali =!l'ammirazione!>, mentre possono
essere precisamente il contrario =!la piet'!>.
%oich& 0uesto tipo di letteratura ha le sue proprie convenzioni, molti si sono
ingannati e hanno confuso gli scritti sufi classici con una cosa diversa da ci
che sono in realt'* descrizioni tecniche di stati psicologici.
Accrescere il bisogno
Il tiranno che regnava sul ,ur@estan stava una sera ascoltando un derviscio
raccontare delle storie, 0uando gli venne in mente di interrogarlo a proposito
di Jhidr.
!Jhidr arriva in risposta a un isogno!, disse il derviscio. !)fferra il lemo del
suo mantello 0uando appare, e la conoscenza sar' tua!.
!%u succedere a chicchessia$!, chiese il re. !) chiun0ue ne # capace!, rispose
il derviscio. !"hi potree esserne pi9 'capace' di me$!, pens il re, che fece
proclamare dai suoi araldi* !"olmer di ricchezze colui che mi presenter' a
Jhidr l'invisiile, il grande protettore degli uomini!.
Udendo 0uesta notizia, un vecchio di nome Ba@htiar Ba', che viveva in
miseria, ee un'idea e disse a sua moglie* !8o un piano e presto saremo
ricchi. %oco dopo dovr morire, ma ci non ha importanza perch& la nostra
fortuna assicurer' la tua sussistenza!.
Ba@htiar si present al re e annunci che avree trovato Jhidr entro 0uaranta
giorni, se il monarca gli avesse dato mille monete d'oro. !6e troverai Jhidr!,
rispose il re, !riceverai una somma dieci volte superiore, altrimenti sarai
giustiziato all'istante, come monito per coloro che si prendono gioco dei re!.
Ba@htiar accett le condizioni. ,orn a casa e diede l'oro a sua moglie. "on
0uella somma il suo avvenire era assicurato. ,rascorse i 0uaranta giorni che
gli rimanevano da vivere, in contemplazione, preparandosi per l'altra vita.
)l 0uarantesimo giorno si present al re e disse* !.aest', la vostra avidit' vi
ha portato a pensare che il denaro potesse costringere Jhidr a manifestarsi.
.a # stato detto che Jhidr non appare in risposta a un desiderio scaturito
dall'avidit'!.
Il re era furiondo. !.aledetto, pagherai con la tua vita/ "hi sei per prenderti
gioco delle aspirazioni di un re$!.
!<a leggenda afferma che ogni uomo pu incontrare Jhidr, ma dice anche che
rincontro # fruttuoso solo se le sue intenzioni sono pure. 6i dice che Jhidr pu
apparire a un uomo nella misura e per il tempo in cui 0uesti merita il suo
intervento. 6u ci, ne voi ne io possiamo esercitare il ench& minimo
controllo!.
!Basta con 0ueste dis0uisizioni/!, esclam il re. !3on ti prolungheranno certo
la vita/ 3on mi resta che chiedere consiglio ai miei ministri 0ui presenti sul
modo migliore di giustiziarti!. 6i rivolse al primo visir e gli chiese* !"ome deve
morire 0uest'uomo$!.
!;atelo arrostire vivo!, disse il primo visir, !perch& serva da monito!.
%arlando in ordine di precedenza, il secondo visir propose a sua volta* !;atelo
s0uartare!. !%rovvedete ai suoi isogni essenziali nella vita, anzich&
costringerlo a truffare per sovvenire ai isogni della sua famiglia!, disse il
terzo visir.
.entre stavano delierando, un vecchio saggio era entrato nella sala delle
udienze. 3on appena il terzo visir ee finito di parlare, il nuovo venuto disse*
!?gnuno esprime l'opinione che corrisponde ai propri pregiudizi nascosti e
permanenti!.
!"he cosa intendi$!, chiese il re.
!Intendo dire che il primo visir ha esordito nella vita come panettiere. 4gli
parla 0uindi usando i termini del proprio mestiere e propone di arrostirlo. Il
secondo visir # stato a suo tempo macellaio, e parla di s0uartare. Il terzo
visir, che # un esperto di politica, comprende ci che # all'origine della
0uestione che state diattendo.
!3otate due cose. %rimo, che Jhidr appare e serve ognuno in funzione della
sua capacit' di approfittare della sua venuta. 6econdo, che 0uest'uomo di
nome Ba@htiar 5 che chiamer Ba' a causa del suo sacrificio 5 # stato spinto
dalla disperazione a fare ci che ha fatto. 4gli ha accresciuto il suo isogno e,
di conseguenza, mi ha costretto ad apparirvi!.
.entre lo guardavano, il vecchio saggio svan sotto i loro occhi. Il re fece del
suo meglio per seguire le direttive di Jhidr. "oncesse una rendita vitalizia a
Ba@htiar, mentre il primo e il secondo visir furono destituiti dalle loro funzioni.
Ba@htiar Ba' e sua moglie, riconoscenti, restituirono le mille monete d'oro al
tesoro reale.
"ome il re pot& incontrare nuovamente Jhidr e ci che accadde tra loro, si
trova racchiuso nella storia della storia della storia del .ondo Invisiile.
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6i dice che Ba@htiar Ba' fu un saggio sufi che visse una vita modesta e
ordinaria nel Jhorassan fino agli eventi riportati in 0uesta storia. )ttriuita
anche ad altri sceicchi sufi, la storia illustra il concetto di interazione tra le
aspirazioni umane e un altro piano dell'esistenza. Jhidr # il legame tra 0ueste
due sfere.
Il titolo # ispirato alla famosa poesia di Lalaludin -umi*
!II isogno crea nuovi organi di percezione.
Uomo, accresci dun0ue il tuo isogno,
per poter accrescere la tua percezione!.
1uesta versione proviene dalla occa di un maestro derviscio dell')fghanistan.
L'iniziazione di Malik inar
(opo aver studiato per anni i grandi prolemi filosofici, .ali@ (inar sent che
era arrivato il momento di partire alla ricerca della conoscenza.
!)ndr alla ricerca del .aestro 3ascosto, di cui si dice anche che # nel pi9
profondo di se stessi!, si disse.
<asci la sua casa portando con s& solo 0ualche dattero come provvista, e
sulla strada polverosa incontr un derviscio che camminava lentamente. (inar
lo affianc e proseguirono insieme in silenzio. ;inalmente il derviscio parl*
!"hi sei, e dove vai$!.
!6ono (inar e ho intrapreso un viaggio alla ricerca del .aestro 3ascosto!.
!Io sono 4l5.ali@ 4l5;atih e camminer insieme a t#!, disse il derviscio.
!%uoi aiutarmi a trovare il maestro$!, chiese (inar. !%osso aiutarti, puoi
aiutarmi$!, chiese 4l5;atih in 0uel modo irritante che caratterizza i dervisci di
tutti i tempi. !6i dice che il .aestro 3ascosto # dentro se stessi. ,rovarlo
dipende dall'uso che si fa dell'esperienza. 6i tratta di 0ualcosa che un
compagno pu trasmettere solo parzialmente!.
1ualche tempo dopo si imatterono in un alero che oscillava e scricchiolava.
Il derviscio si ferm, rimase un attimo in silenzio, poi si volt verso (inar*
!1uest'alero ci sta dicendo* '"'# 0ualcosa che mi ferisce: fermatevi un attimo
e toglietemelo dal tronco, affinch& io possa finalmente riposarmi/'!.
!3on ho tempo!, replic (inar, !e, comun0ue,come pu un alero parlare$!. 4
ripresero il cammino. )vevano gi' fatto un ei po' di strada, 0uando il
derviscio disse a (inar* !1uando eravamo vicini a 0uell'alero mi # parso di
sentire odore di miele. %u darsi che delle api selvatiche aiano costruito il
loro alveare dentro il tronco!.
!6e # cos!, esclam (inar, !affrettiamoci a tornare l per raccogliere il miele.
1uello che non mangeremo potremo venderlo per il viaggio!.
!"ome vuoi!, disse il derviscio. 1uando giunsero in vista dell'alero, tuttavia,
videro un gruppo di viaggiatori occupati a raccogliere un'enorme 0uantit' di
miele. !"he fortuna aiamo avuto/!, esultavano. !1ui c'# aastanza miele da
nutrire una citt' intera. 4ravamo poveri pellegrini, ma ora possiamo diventare
mercanti/ Il nostro avvenire # assicurato!.
(inar e ;atih ripresero 0uindi la loro strada. )rrivati ai piedi di una montagna,
sentirono un ronzio che semrava provenire dal suo fianco. Il derviscio incoll
l'orecchio al suolo. !"i sono milioni di formiche che stanno costruendo la loro
dimora. 1uesto ronzio # il loro grido di aiuto. "i stanno dicendo, nel loro
linguaggio* ')iutateci/ )iutateci/ 6tiamo scavando, ma ci siamo imattuti in
certe strane rocce che ci sarrano la strada. )iutateci a dissotterrarle/'. +uoi
che ci fermiamo per aiutarle o preferisci continuare senza indugio$!.
!;ratello!, riatt& (inar, !le formiche e le pietre non ci riguardano. <a ricerca
del maestro # il mio unico scopo!.
!.olto ene, fratello!, disse il derviscio, !eppure si dice che tutto # collegato.
;orse c'# una relazione tra 0uesto fatto e noi!.
(inar non prest attenzione a ci che il vecchio mormorava e 0uindi
proseguirono il loro cammino.
1uando i due viaggiatori si fermarono per la notte, (inar si accorse di aver
perso il coltello. !<o avr lasciato cadere vicino al formicaio!, disse. Il giorno
dopo tornarono 0uindi sui loro passi. )rrivati ai piedi della montagna non
trovarono traccia del coltello di (inar. In compenso, videro delle persone
sporche di fango che si stavano riposando accanto a un mucchio di monete
d'oro. !D un tesoro nascosto che aiamo appena dissotterrato!, dissero.
!6tavamo percorrendo 0uesta strada, 0uando un vecchio derviscio dall'aspetto
fragile ci ha interpellato in 0uesti termini* '6cavate 0ui e troverete ci che #
pietra per alcuni e oro per altri!.
(inar maledisse la sua sorte. !6e solo ci fossimo fermati!, frign, !tu e io
saremmo diventati ricchi ieri sera, o derviscio/!.
Gli altri osservarono* !II derviscio che ti accompagna, straniero, somiglia
stranamente a 0uello che aiamo visto ieri sera!.
!I dervisci si somigliano tutti!, disse ;atih. (inar e ;atih proseguirono il loro
viaggio e 0ualche giorno dopo giunsero sulla riva di un fiume. Il derviscio si
ferm, ed entrami sedettero aspettando il traghettatore. )ll'improvviso videro
un pesce emergere ripetutamente dall'ac0ua, facendo smorfie nella loro
direzione.
!1uesto pesce!, disse il derviscio, !ci manda un messaggio. (ice* '8o
inghiotti to un sasso. %rendetemi e datemi dell'era da mangiare, in modo che
possa rigettare e lierarmi. +iaggiatori, aiate piet', vi prego/'!.
In 0uel preciso momento apparve il traghetto, e (inar, impaziente di
proseguire, vi spinse sopra il derviscio. Il arcaiolo fu troppo felice di ricevere
una moneta di rame 5 era tutto ci che potevano dargli 5 e 0uella notte ;atih e
(inar dormirono comodamente sulla riva opposta, nella casa da t# che
un'anima caritatevole aveva costruito in 0uel luogo per i viaggiatori.
<a mattina seguente, mentre stavano sorseggiando il loro t#, furono raggiunti
dal arcaiolo. <a notte precedente era stata la pi9 fortunata di tutta la sua
vita, disse loro: i pellegrini gli avevano portato fortuna. 4gli aci le mani del
veneraile derviscio e chiese la sua enedizione. !<a meriti tutta, figlio mio!,
disse ;atih.
Il arcaiolo era diventato ricco, ed ecco che cos'era accaduto. <a sera prima
stava tornando a casa alla solita ora, 0uando aveva visto i due uomini
sull'altra riva e aveva deciso, malgrado la loro apparente povert', di fare un
viaggio supplementare per la Bara@a, la enedizione conferita a chi aiuta il
viaggiatore. %i9 tardi, mentre si apprestava a ormeggiare la arca, aveva visto
un pesce uttarsi sulla riva.
6emrava che cercasse di ingoiare un filo d'era. (opo che il arcaiolo gli
ee infilato l'era in occa, il pesce aveva vomitato un sasso e si era lasciato
scivolare in ac0ua. Il sasso era un enorme diamante senza difetto, di
un'incomparaile luce e di inestimaile valore.
!6ei un demonio/!, grid furioso (inar al derviscio. !"onoscevi l'esistenza di
0uesti tr& tesori grazie a un potere di percezione nascosto, e non mi hai detto
nulla al momento/ D 0uesto il comportamento di un vero compagno$ <a mia
sfortuna era gi' sufficiente, ma senza di t# non avrei neanche saputo nulla
delle possiilit' nascoste negli aleri, nei formicai e nei pesci, e chiss' dove
altro ancora/!.
3on appena ee pronunciato 0ueste parole, sent come un possente vento
spazzargli l'anima. In 0uel momento seppe che la verit' era esattamente
l'opposto di ci che aveva detto.
Il derviscio, il cui nome significa -e +ittorioso, gli tocc leggermente la spalla
e sorrise* !?ra, fratello, saprai di poter imparare attraverso l'esperienza. Io
sono colui che # agli ordini del .aestro 3ascosto!.
1uando (inar os rialzare la testa, vide il suo maestro proseguire con un
piccolo gruppo di viaggiatori che stavano discutendo dei pericoli che li
attendevano lungo la strada. ?ggi, il nome di .ali@ (inar figura tra 0uelli dei
pi9 grandi dervisci, come compagno ed esempio, come l'Uomo che # )rrivato.
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.ali@ (inar fu uno degli antichi maestri "lassici. Il -e +ittorioso della storia #
un'incarnazione delle !funzioni superiori della mente!, che -umi chiama !lo
6pirito Umano! e che l'uomo deve coltivare prima di poter agire in modo
illuminato.
1uesta versione # attriuita a 4mir 4l5)rifin.
!oloro che raggiungono l'obiettivo
<'Imam 4l5Ghazzali riporta un episodio della vita di Isa in .aryam che # stato
conservato dalla tradizione.
Un giorno Isa vide un gruppetto di persone dall'aspetto infelice sedute su un
muretto sul ciglio della strada.
!"he cos'# che vi affligge$!, chiese loro.
!D la paura dell'inferno che ci ha messo in 0uesto stato!, risposero.
4gli prosegu per la sua strada e en presto incontr un altro gruppo di
persone dall'aria sconsolata, ognuna delle 0uali era ripiegata nella propria
tristezza. !"he cos'# che vi affligge$!, chiese loro. !D il desiderio del paradiso
che ci ha resi cos!, risposero.
4gli prosegu il suo cammino finch& pass davanti a un terzo gruppo di persone
che semravano aver sofferto molto, ma i cui volti splendevano di gioia.
Isa chiese loro* !1ual # il motivo del vostro stato$!.
-isposero* !<o spirito di +erit'. )iamo visto la -ealt' e 0uesto ci ha resi
dimentichi degli oiettivi inferiori!.
)llora Isa disse* !6ono 0ueste le persone che raggiungono l'oiettivo. 3el
Giorno del Giudizio, saranno loro che si troveranno in presenza di (io!.
2 2 2
"oloro che credono che il progresso spirituale dipende dalla fissazione sui soli
temi della ricompensa e della punizione sono rimasti spesso sorpresi da 0uesta
tradizione sufi relativa a Ges9.
%er i 6ufi, un'eccessiva fissazione sull'idea del guadagno o della perdita pu
essere proficua solo per alcuni e, in ogni caso, rappresenta solo un aspetto
delle esperienze accessiili all'uomo. "oloro che hanno studiato i metodi e gli
effetti del condizionamento e dell'indottrinamento, si troveranno sicuramente
d'accordo con loro.
I seguaci formalisti della maggior parte delle religioni, naturalmente, non
ammettono che le alternative semplicistiche =uono5cattivo, tensione5
distensione, ricompensa5punizione> siano, in realt', solo elementi di un
sistema pi9 vasto di autorealizzazione.
La bottega delle lampade
In una notte senza luna, due uomini si incontrarono in una strada deserta.
!6ono alla ricerca di una ottega che deve trovarsi da 0ueste parti e che si
chiama la 'Bottega delle lampade'!, disse il primo uomo. !Io aito 0ui vicino e
posso indicarti la strada!, disse il secondo uomo.
!(ovrei poterla trovare da solo. .i sono state date tutte le indicazioni
necessario e le ho annotate!, riprese il primo.
!.a allora, perch& me ne parli$!.
!Giusto per parlare!.
!1uindi, ci che cerchi # un po' di compagnia e non delle indicazioni/!.
!6uppongo di s!.
!.a per t# saree pi9 semplice seguire le indicazioni pi9 precise di un
aitante del luogo, ora che sei giunto fin 0ui, soprattutto perch& d'ora in poi la
strada diventa pi9 difficile!.
!8o fiducia in ci che mi # gi' stato detto e che mi ha permesso di arrivare fin
0ui. 3on sono sicuro di potermi fidare di 0ualcosa o di 0ualcun altro!.
!"os, ench& una volta tu aia gi' dato fiducia a 0ualcuno che ti ha dato le
informazioni iniziali, non ti # stato insegnato un modo per sapere di chi
fidarti!.
!D proprio cos!.
!8ai 0ualche altro scopo$!.
!3o, solo 0uello di trovare la 'Bottega delle lampade'!.
!%osso chiederti perch& sei alla ricerca di una ottega di lampade$!.
!%erch& so, da fonte sicura, che vi si possono trovare certi apparecchi che
permettono di leggere al uio!.
!D esatto. .a ci vuole una condizione preliminare e un'informazione
indispensaile. .i chiedo se tu ci aia minimamente pensato!.
!1uale condizione$ 1uale informazione$!.
!<a condizione per poter leggere con una lampada # di saper gi' leggere!.
!3on puoi provarlo/!.
!3o di certo, in una notte uia come 0uesta!.
!4 0ual # 'l'informazione'$!.
!4ccola* la 'Bottega delle lampade' # ancora dove # sempre stata, ma le
lampade sono state trasferite altrove!.
!3on so che cosa sia una 'lampada' , ma mi semra ovvio che la 'Bottega delle
lampade' sia il luogo indicato per trovare un oggetto simile. D per 0uesto
motivo che, dopo tutto, viene chiamata 'Bottega delle lampade'/!.
!'Bottega delle lampade si pu procurare delle lampade', come pure 'un luogo
in cui una volta ci si poteva procurare delle lampade, ma dove ora non ce ne
sono pi9'!.
!3on puoi provarlo/!.
!.olta gente potree prenderti per un idiota!. !.a c'# molta gente che
potree dire che tu sei un idiota, anche se forse non lo sei. %roailmente hai
un secondo fine, come per esempio mandarmi a comprare lampade in un altro
negozio, gestito da uno dei tuoi amici. ? forse, in fin dei conti, non vuoi che io
possegga una lampada!.
!Io sono peggiore di 0uanto tu creda. )nzich& prometter' delle 'Botteghe di
lampade', e di lasciarti 0uindi supporre che vi troveresti la risposta ai tuoi
prolemi, cercherei anzitutto di scoprire se sai leggere o no. "ercherei di
scoprire se ti trovi in prossimit' di una ottega simile, oppure se per t# c'# la
possiilit' di ottenere una lampada in 0ualche altro modo!.
I due uomini si guardarono un attimo, con tristezza. %oi ognuno se ne and
per la sua strada
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<o sceicco %ir 6hattari, autore di 0uesta storia, mor in India nel CGKB. <a sua
toma si trova a .eerut.
Gli veniva attriui to il potere di avere contatti telepatici con i maestri 'passati,
presenti e futuri' e di dar loro il mezzo per proiettare il loro messaggio
attraverso storie asate sulla vita 0uotidiana, di cui era uno specialista.
Il candelabro di ferro
"'era una volta una povera vedova che un giorno, dalla finestra della sua casa,
vide un umile derviscio che camminava in strada. 6emrava stanco, al limite
delle forze e con il mantello a toppe tutto impolverato. 4ra chiaro che aveva
isogno di aiuto.
<a vecchia si precipit per strada e gli disse* !3oile derviscio, so che sei uno
degli eletti, ma ci sono sicuramente dei momenti in cui anche una persona
insignificante come me pu essere utile ai 'cercatori'. +ieni a riposare da me,
perch& non # forse detto che '"hiun0ue aiuti gli amici sar' a sua volta aiutato,
e chiun0ue ostacoli i loro disegni vedr' i propri disegni ostacolati, pur non
sapendo mai ne 0uando ne come$!.
!,i ringrazio, rava donna!, disse il derviscio, entrando nella sua casetta dove,
nel giro di pochi giorni, si rimise completamente. ?ra, la donna aveva un
figlio, di nome )dullah, che nella vita aveva avuto poche opportuni t' di
progredire* aveva passato la maggior parte della sua esistenza a spaccar legna
da vendere al mercato del paese. 3on avendo 0uindi potuto allargare il campo
delle sue esperienze, non era in grado di aiutare se stesso e sua madre. !;iglio
mio!, disse il derviscio, !io sono un uomo di conoscenza, per 0uanto possa
semrarti sprovveduto. +ieni con me: diventa mio compagno e condivideremo
delle grandi opportuni t', sempre che tua madre acconsenta!.
<a madre era fin troppo felice di permettere a suo figlio di viaggiare in
compagnia del saggio, cos i due si misero in viaggio.
(opo aver attraversato numerosi paesi e affrontato insieme molti disagi, il
derviscio disse* !)dullah, eccoci al termine del nostro viaggio. ?ra celerer
certi riti. 6e saranno accolti favorevolmente, la terra si aprir' e ci riveler' ci
che # concesso solo a pochi uomini vedere* un tesoro nascosto in 0uesti luoghi
molti anni fa. 8ai paura$!.
)dullah acconsent e giur di rimanere impavido, 0ualun0ue cosa fosse
successa.
)llora il derviscio esegui strani movimenti ed emise molti suoni: )dullah si
un a lui e la terra si apr.
!)scoltami ene, )dullah!, disse allora il derviscio, !prestami tutta la tua
attenzione. 6cenderai nella caverna che si # aperta ai nostri piedi. Il tuo
compito consister' nell'impadronirti di un candelaro di ferro. %rima di
trovarlo, scorgerai dei tesori che raramente # stato concesso agli uomini
vedere. Ignorali, perch& l'unico scopo della tua ricerca # il candelaro di ferro.
)ppena l'avrai trovato, portalo 0ui!.
)dullah scese nella grotta del tesoro, ed effettivamente vi trov tanti gioielli
sfavillanti, tanto vasellame d'oro, tanti tesori stupefacenti, che non c'erano
parole per descriverli. (imenticando le parole del derviscio, si riemp le
raccia del favoloso ottino.
;inalmente, vide il candelaro. %ens che tanto valeva portarlo al derviscio e
che, comun0ue, poteva nascondere oro a sufficienza nelle sue ampie maniche.
%reso il candelaro, risal la scala che lo riportava in superficie, ma 0uando fu
alla luce del giorno si accorse di trovarsi vicino alla casetta di sua madre.
1uanto al derviscio, era scomparso.
3on appena )dullah cerc di mostrare l'oro e i gioielli a sua madre, essi
semrarono fondersi e svanirono. 3on gli rimase che il candelaro. )dullah lo
guard con attenzione* aveva dodici raccia. )ccese una candela e all'istante
gli semr di vedere apparire una sagoma che semrava 0uella di un derviscio.
<'apparizione volteggi per un attimo, pos una moneta sul pavimento e
scomparve.
)llora )dullah accese tutte le candele. (odici dervisci si materializzarono,
danzarono per un'ora e, prima di svanire, gli lanciarono dodici monete.
1uando si furono ripresi dallo stupore, )dullah e sua madre si resero conto di
poter vivere agiatamente col ricavato del candelaro, avendo scoperto di poter
ottenere ogni giorno, dalla 'danza dei dervisci', dodici monete d'argento.
,uttavia, non pass molto tempo prima che )dullah riprendesse a sognare le
incalcolaili ricchezze che aveva intravisto nella caverna sotterranea, e cos
decise di vedere se poteva avere un'altra opportunit' per trovare una vera
ricchezza per se stesso.
4gli cerc, cerc e cerc ancora, ma non riusc a ritrovare l'ingresso della
caverna. ?rmai il desiderio di essere ricco era diventato un'ossessione che non
lo aandonava pi9. 6i mise 0uindi a viaggiare per il mondo, finch& un giorno
arriv davanti a un palazzo dove viveva il povero derviscio che sua madre
aveva visto arcollare vicino alla sua casa.
%oich& erano mesi e mesi che cercava, )dullah fu felice di essere condotto
davanti al derviscio, che era vestito in modo regale e circondato da una
schiera di discepoli.
!?h, ingrato/!, disse il derviscio, !ora ti mostrer ci che il candelaro pu
fare veramente!. %rese un astone e colp il candelaro* ogni raccio si
trasform in un tesoro pi9 grande di 0uello che il giovane aveva potuto vedere
nella caverna. Il derviscio fece portare via l'oro, l'argento e i gioielli, affinch&
fossero distriuiti fra gente meritevole, ed ecco che di nuovo riapparve il
candelaro, pronto per servire ancora.
Il derviscio si rivolse al giovane* !+isto che non sei affidaile nel fare le cose
correttamente, e dato che hai tradito la fiducia che avevo riposto in t#, devi
lasciarmi. ,uttavia, dato che hai riportato il candelaro, puoi portarti via un
cammello e un carico d'oro!.
)dullah pass la notte al palazzo, e all'ala riusc a nascondere il candelaro
nella sella del cammello. 3on appena arrivato a casa, accese le candele e colp
il candelaro col astone. ,uttavia, non aveva ancora imparato il procedimento
magico* anzich& tenere il astone con la mano destra, si serv della sinistra. I
dodici dervisci apparvero immediatamente, presero l'oro e i gioielli, sellarono
il cammello, afferrarono il candelaro e sparirono.
<a situazione di )dullah era peggiore di prima perch& serava sempre il
ricordo della sua inettitudi ne, della sua ingratitudine, del suo furto e del fatto
che la ricchezza era stata a portata di mano. .a non ee mai pi9 altre
opportunit', e la sua mente non fu mai pi9 completamente tran0uilla.
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1uesto racconto # stato concepito in una scuola sufi come 'esercizio di
sviluppo', destinato a un certo numero di allievi considerati troppo prosaici.
)llude velatamente ad alcuni eserciti dervisci e illustra come coloro che usano
tecniche mistiche senza aver superato certe tendenze personali, possano
nuocere a se stessi o lavorare inutilmente.
Il cane e l'asino
Un uomo che aveva trovato il modo di capire il significato dei suoni emessi
dagli animali, un giorno stava camminando per le strade di un villaggio.
+ide un asino che aveva appena finito di ragliare e, accanto a lui, un cane che
aaiava con accanimento.
)vvicinandosi, colse il significato della loro conversazione.
!1uanto mi seccano tutte le tue chiacchiere sull'era e sui pascoli, 0uando
invece vorrei sentir parlare di conigli e di ossa/!, si lamentava il cane.
Il nostro uomo non riusc a trattenersi* !4ppure!, oiett, !esiste un nesso tra
le due cose* la funzione del fieno # paragonaile a 0uella della carne!.
I due animali si allearono suito contro di lui. .entre il cane aaiava
ferocemente per coprire le sue parole, l'asino, con un ei calcio sferrato con le
zampe posteriori, lo stese a terra, privo di sensi.
%oi ripresero la loro discussione.
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1uesta storia, che ricorda un racconto di -umi, # una favola tratta dalla
celere raccolta di .aMnun 1alandar. .aMnun vagaond per 0uarant'anni, nel
corso del XIII secolo, raccontando storie 5 insegnamento sulle piazze dei
mercati.
)lcuni asserivano che era completamente pazzo =# ci che significa il suo
nome, .aMnun>: altri, invece, che era uno dei 'trasformati', coloro che hanno
sviluppato la percezione della relazione esistente tra i vari elementi che l'uomo
ordinario considera separati.
II cane" il bastone e il #ufi
Un uomo vestito da 6ufi stava un giorno camminando per la strada 0uando,
trovatesi di fronte a un cane, lo colp duramente col suo astone. Guaendo di
dolore, il cane corse dal grande saggio )u56aid.
6i gett ai suoi piedi e, mostrandogli la zampa ferita, chiese giustizia per il
crudele trattamento che il 6ufi gli aveva riservato. Il saggio li fece comparire
insieme. !"he sventato/!, disse al 6ufi. !"ome hai potuto trattare cos una
povera estia$ Guarda che hai fatto/!.
!3on # colpa mia!, si difese il 6ufi, !# tutta colpa del cane. 3on l'ho colpito per
capriccio, ma perch& aveva sporcato il mio vestito!.
Il cane, tuttavia, persistette nella sua denuncia. )llora l'incomparaile saggio
si rivolse al cane* !)nzich& aspettare il compenso finale, permettimi di
compensare la tua pena!.
Il cane rispose* !?h, grande saggio/ +edendo un uomo che indossava la veste
sufi, ho concluso ovviamente che non potesse farmi alcun male. 6e avesse
indossato aiti ordinari, l'avrei sicuramente evitato. Il mio vero errore # stato
di supporre di potermi fidare dell'aspetto esteriore di un uomo di verit'. 6e
volete che egli venga punito, toglietegli il vestito degli eletti, privatelo del
manto dei giusti..,!.
Il cane stesso occupava un certo rango sulla +ia. D sagliato credere che uri
uomo dea essere, necessariamente migliore di un cane.
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1uesto racconto # pi9 conosciuto nella versione di -umi <'elefante nella casa
uia, che si trova nel .athnaEi. Il maestro di -umi, 8a@im 6anai, riporta
0uesta versione pi9 antica nel primo liro del suo classico sufi, il Giardino
cintato della verit'. 6anai mor nel l OI. <e due storie sviluppano lo stesso
argomento, che i maestri sufi usano tradizionalmente da secoli.
La carrozza
"i sono tre scienze nello studio dell'uomo. <a prima # la scienza della
conoscenza ordinaria. <a seconda # la scienza degli stati Ulteriori insoliti,
spesso chiamati estatici. <a terza, che # la pi9 importante, # la scienza della
vera realt', di ci che si trova al di l' delle prime due.
6olo la conoscenza ulteriore reale porta con s& la conoscenza della scienza
della vera realt'. <e altre due, ognuna nella sua forma particolare, sono un
riflesso della terza, senza la 0uale sono pressoch& inutili.
Immaginatevi un cocchiere, seduto su una carrozza trainata da un cavallo che
egli guida. <'intelletto # la 'carrozza', la forma esteriore all'interno della 0uale
stailiamo dove crediamo di essere e ci che doiamo fare. <a carrozza
permette al cavallo e all'uomo di agire. D ci che chiamiamo tash@il, cio# la
forma esteriore o la formulazione. Il cavallo 5 che costituisce la forza motrice 5
# l'energia che viene chiamata 'stato emotivo' o 0ualsiasi altra forza, ed #
necessaria per trainare la carrozza. 3ell'esempio che aiamo usato, l'uomo #
colui che percepisce, meglio degli altri elementi, i fini e le possiilit' della
situazione, e che permette alla carrozza di muoversi in una determinata
direzione e di raggiungere l'oiettivo.
D vero che ognuno di 0uesti tre elementi pu compiere certe funzioni
indipendentemente dagli altri due. .a la funzione cominata che chiamiamo
'movimento della carrozza', non pu compiersi finch& i tre elementi non sono
collegati nel modo giusto.
6olo 'l'uomo', l'Io reale, conosce i rapporti fra i tre elementi e il isogno che
hanno l'uno dell'altro.
%er i 6ufi, il Grande <avoro # la conoscenza della cominazione dei tre
elementi. "on troppi uomini, con un cavallo poco adatto, con una carrozza
troppo leggera o troppo pesante, non si avr' alcun risultato.
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1uesto frammento # tratto da un 0uaderno derviscio in persiano. 3elle scuole
sufi, da (amasco a (elhi, 0uesta storia pu essere rintracciata sotto molte
forme.
Il cavaliere e il serpente
"'# un proverio che, dice* !l' opposizione dell'uomo di conoscenza #
preferiile all' approvazione dell'imecille!.
Io, 6alim )dali, attesto che ci # vero tanto nelle sfere superiori 0uanto in
0uelle dei livelli inferiori dell'esistenza. 1uesta verit' # evidenziata nella
tradizione dei saggi, che hanno trasmesso il racconto del cavaliere e del
serpente.
Un cavaliere vide dall'alto del suo cavallo un serpente velenoso infilarsi nella
gola di un uomo addormentato, e si rese conto che se 0uell'uomo avesse
continuato a dormire, il veleno lo avree sicuramente ucciso.
(i conseguenza prese a frustare il dormiente finch& non si svegli. 3on avendo
tempo da perdere lo trascin a forza sotto un alero, ai piedi del 0uale c'erano
delle mele marce: lo costrinse a mangiarle, poi lo olig a ere lunghi sorsi
di ac0ua del ruscello.
.entre cercava continuamente di divincolarsi, l'uomo gridava al cavaliere*
!"he ti ho fatto, nemico dell'umanit', per maltrattarmi cos$!.
)l calar della notte, finalmente, l'uomo, esausto, stramazz a terra e vomit le
mele, l'ac0ua e il serpente. 1uando vide ci che era uscito dal suo corpo, cap
0uanto era accaduto e implor il perdono del cavaliere.
1uesta # la nostra condizione. 1uando leggerete 0uesto, non confondete la
storia con l'allegoria, ne l'allegoria con la storia. "oloro che hanno ricevuto la
conoscenza hanno in camio delle responsailit'. "oloro che non l'hanno
ricevuta non ne hanno, indipendentemente da 0uello che pensano.
<'uomo che era stato salvato disse al cavaliere* !6e mi avessi avvertito, avrei
accettato di uon grado il tuo trattamento!.
!6e ti avessi avvertito!, rispose il cavaliere, !non mi avresti creduto, oppure
saresti rimasto paralizzato dalla paura o saresti fuggito, oppure, ancora, ti
saresti riaddormentato per cercare l'olio. 4 non ci saree stato pi9 tempo!.
6pronando il suo cavallo, il misterioso cavaliere si allontan al galoppo.
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6alim )dali =CHII5CHGO> attir sui 6ufi delle calunnie 0uasi senza precedenti
da parte degli intellettuali, per aver affermato che un maestro sufi sa cos'#
che non va in un uomo e che pu essere costretto ad agire in fretta 5 e in
modo paradossale 5 per salvarlo, esponendosi cosi alla collera di coloro che
non conoscono il suo scopo.
)dali cita 0uesta storia di -umi. )ncora oggi, ci sono proailmente poche
persone pronte a riconoscere la verit' delle affermazioni contenute in 0uesto
racconto. 4ppure, 0uesto principio # stato accettato, sotto 0uesta o altre
forme, da tutti i 6ufi. "ommentando 0uesto punto, il maestro 8aidar Gul dice
semplicemente* !"'# un limite oltre il 0uale # malsano che l'umanit' dissimuli
la verit' per non offendere coloro che hanno una mentalit' ristretta!.
L'uomo che andava facilmente in collera
Un uomo che si arraiava facilmente si rese conto, dopo molti anni, a che
punto 0uesta tendenza gli aveva reso la vita difficile.
Un giorno sent parlare di un derviscio di grande conoscenza, dal 0uale si rec
per chiedere consiglio.
!+a' all'incrocio che ti indicher!, disse il derviscio. !+edrai un alero
inaridito* siediti sotto l'alero e offri dell'ac0ua a tutti coloro che passeranno!.
<'uomo fece ci che gli era stato detto. %assarono molti giorni, ed egli si
guadagn una reputazione di asceta che si imponeva una severa disciplina di
carit' e autocontrollo, sotto la guida di un uomo di vera conoscenza.
Un giorno, un passante frettoloso volt la testa dall'altra parte 0uando gli fu
offerta l'ac0ua, e prosegu per la sua strada. <'uomo che si arraiava
facilmente gli grid a pi9 riprese* !+ieni, ricamia il mio saluto/ %rendi un po'
di 0uest'ac0ua che do a tutti i visitatori/!.
.a non ottenne risposta.
6convolto da 0uel comportamento, il nostro uomo dimentic completamente la
sua disciplina. Imracci il fucile, che era appeso all'alero inaridito, prese di
mira 0uel passante indifferente e premette il grilletto* l'altro cadde a terra
stecchito.
3el momento stesso in cui la pallottola attravers il suo corpo, alcuni fiori
socciarono gioiosamente sull'alero inaridito, come per miracolo.
"olui che era stato appena ucciso era un assassino che si stava accingendo a
commettere il peggiore di tutti i crimini della sua gi' lunga carriera di
criminale.
"i sono due tipi di consiglieri. I primi dicono che isogna agire in ase a certi
principi prestailiti da seguire meccanicamente. I secondi sono gli uomini di
conoscenza. "oloro che incontrano l'uomo di conoscenza gli chiederanno
consigli moralistici e lo prenderanno per un moralista. .a egli # al servizio
della +erit', non dei pii desideri.
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6i dice che il maestro derviscio di 0uesta storia sia 3aMmudin Jura, uno dei
pi9 grandi santi sufi. ;ond l'?rdine dei Juravi =i ';ratelli .aggiori'> che
somiglia molto all'ordine fondato successivamente da san ;rancesco. "ome il
santo di )ssisi, 3aMmudin aveva la reputazione di esercitare uno strano potere
sugli animali.
3aMmudin era tra le migliaio di persone che furono massacrate durante la
distruzione della citt' di JhEarizm, in )sia "entrale, nel CBBC. 6i dice che il
Gran .ogol, Genghis Jhan, che conosceva la sua reputazione, si offr di
risparmiarlo se si fosse arreso. .a 3aMmudin Jura si un ai difensori della
citt' e in seguito fu identificato tra le vittime. )vendo previsto la catastrofe,
3aMmudin aveva mandato tutti i suoi discepoli in un luogo sicuro, prima
dell'arrivo delle orde mongole.
!olpite qui
(hun53un l'egiziano illustr in una paraola il modo in cui estraeva la
conoscenza racchiusa nei geroglifici.
"'era una statua, di origine ignota, che sull'indice puntato portava la seguente
iscrizione* !"olpite 0ui e troverete un tesoro!. %er generazioni e generazioni la
gente aveva martellato sul punto dove c'era l'iscrizione, ma la statua era di
pietra dura e i colpi la segnavano solo superficialmente, mentre il senso
dell'iscrizione rimaneva un enigma.
Un giorno, a mezzogiorno in punto, (hun53un, assorto nella contemplazione
della statua, not che l'omra del dito teso, omra che era passata
inosservata per secoli, tracciava una riga sul pavimento sottostante.
(opo aver contrassegnato il punto preciso, si procur gli attrezzi necessari e,
facendo leva con uno scalpello, sollev una lastra del pavimento. <'apertura
dava accesso a un sotterraneo che conteneva strani oggetti lavorati
finemente: osservandoli, riusc a capire la scienza usata per la loro esecuzione
5 scienza perduta da molto tempo 5 e a impossessarsi di 0uei tesori e di altri,
pi9 convenzionali, che si trovavano nel sotterraneo
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!ome la conoscenza fu acquisita
"'era una volta un uomo che decise che aveva isogno della conoscenza. %art
alla sua ricerca e prese la strada che portava alla dimora di un uomo di
conoscenza.
1uando arriv gli disse* !6ufi, tu sei un uomo saggio/ (ammi una parte della
tua conoscenza, affinch& io possa farla fruttificare e diventare un uomo di
valore, perch& sento di essere una nullit'!.
!%osso darti la conoscenza in camio di 0ualcosa di cui io stesso ho isogno.
%ortami un piccolo tappeto, affinch& possa darlo a 0ualcuno che sar' poi in
grado di continuare il nostro santo lavoro!.
<'uomo s'incammin, 0uindi, e en presto vide la ottega di un mercante di
tappeti* !(ammi un piccolo tappeto!, gli disse, !perch& devo darlo a un 6ufi
che mi dar' la conoscenza. 4gli ha isogno del tappeto perch& deve darlo a
0ualcuno che sar' poi in grado di continuare il nostro santo lavoro!.
( mercante rispose* !,u mi stai descrivendo lo stadio in cui ti trovi e il lavoro
del 6ufi, come pure i isogni di colui che deve usare il tappeto. 4 io, in tutto
0uesto$ 8o isogno di filo per tessere tappeti/ %ortamene un po' e ti aiuter!.
<'uomo part 0uindi alla ricerca di 0ualcuno che avree potuto procurargli del
filo. 1uando arriv alla capanna dove viveva una filatrice, le disse* !;ilatrice,
dammi del filo. 3e ho isogno per darlo al faricante di tappeti, che me ne
dar' uno che dar a un 6ufi che lo dar' a un uomo che deve proseguire il
nostro santo lavoro. In camio otterr la conoscenza, oggetto dei miei
desideri!.
<a donna rispose immediatamente* !,u hai isogno di filo, e io$ <asciami in
pace con tutte 0ueste chiacchiere su di t#, il tuo 6ufi, il tuo mercante di
tappeti e l'uomo che deve avere il tappeto. 4 io, in tutto 0uesto$ 8o isogno di
pelo di capra per fare il filo. %ortamene un po' e avrai il tuo filo!.
<'uomo si allontan: strada facendo incontr un pastore e gli comunic i suoi
isogni. !4 io, in tutto 0uesto$!, gli rispose il capraio. !,u hai isogno di pelo
di capra per comprare la conoscenza: io ho isogno di capre per darti il pelo.
%ortami una capra e ti aiuter!.
<'uomo si mise dun0ue alla ricerca di un mercante di capre. 1uando ne ee
trovato uno gli confid le sue difficolt'. <'altro esclam* !"he ne so io della
conoscenza, del filo o dei tappeti$ ,utto 0uello che so #! che semra che
ognuno si preoccupi solo dei propri interessi personali. %arliamo piuttosto dei
miei isogni/ 6e puoi soddisfarli, allora potremo parlare di capre e tu potrai
pensare a piacimento alla conoscenza!.
!4 0uali sono i tuoi isogni$!.
!8o isogno di un recinto per tenere le mie capre di notte, in modo da evitare
che vadano in giro e si perdano nella campagna. ,rovamene uno e vedremo
allora se posso darti una capra o due!.
<'uomo se ne and dun0ue alla ricerca di un recinto. ;in per trovare la
ottega di un falegname, che gli disse* !6, posso costruire un recinto per
l'uomo che ne ha isogno. 1uanto al resto, avresti potuto risparmiarmi i
dettagli* i tappeti, la conoscenza e altre cose del genere, non m'interessano
proprio/ .a ho un desiderio ed # nel tuo interesse aiutarmi a realizzarlo,
altrimenti non vedo perch& dovrei aiutarti per il tuo recinto/!.
!4 0ual # 0uesto desiderio$!.
!(esidero sposarmi, ma semra che nessuna voglia sposare me. +edi se puoi
trovarmi una sposa, dopo di che parleremo dei tuoi prolemi!.
<'uomo se ne and, dun0ue, e dopo faticose ricerche trov una donna che gli
disse* !6, conosco una giovane che non ha altro desiderio che 0uello di
sposare proprio un falegname come 0uello che mi hai descritto. Infatti, ha
pensato a lui per tutta la vita. D un vero miracolo che 0uest'uomo esista e che
lei possa sentirne parlare da t# e da me. 4 io che ci guadagno in tutto 0uesto$
?gnuno desidera ci che desidera e la gente semra aver isogno di certe
cose, o desiderare certi oggetti, o immaginare di aver isogno d'aiuto e anche
chiederlo veramente, ma nessuno ha ancora detto una parola sui miei isogni!.
!4 0uali sono i tuoi isogni$!, chiese l'uomo.
!+oglio una cosa sola, che ho desiderato per tutta la vita. )iutami a ottenerla
e ti dar tutto ci che ho. <a cosa che desidero, visto che ho avuto tutto il
resto, # ... la conoscenza!. !.a non si pu avere la conoscenza senza un
tappeto/!, protest l'uomo.
!3on so che cosa sia la conoscenza, ma sono sicura che non # un tappeto!.
!3o!, insistette l'uomo, che capiva di dover essere paziente, !ma se aiamo
una giovane per il falegname, potremo ottenere un recinto per le capre: con il
recinto potremo avere pelo di capra per la filatrice: col pelo di capra potremo
avere del filo, e col filo il tappeto. "on il tappeto potremo ottenere la
conoscenza!.
!.i semra un mucchio di assurdit'. %er 0uanto mi riguarda, non mi dar
tanta pena/!.
.algrado le sue suppliche, la donna lo mand via.
,utte 0ueste difficolt', e la confusione in cui lo misero, lo fecero inizialmente
0uasi disperare del genere umano. 6i chiedeva se saree stato capace di
usare la conoscenza 0uando l'avesse ottenuta e si chiedeva anche perch& tutta
0uella gente pensava solo ai propri interessi. 4 pian piano cominci a pensare
solo al tappeto.
Un giorno, mentre errava senza meta per le strade di un orgo, parlando a se
stesso, un mercante lo sent e si avvicin per cogliere meglio il senso delle sue
parole.
!"'# isogno di un tappeto!, diceva, !per darlo a un uomo, affinch& possa
eseguire il nostro santo lavoro!. Il mercante vide suito che c'era 0ualcosa di
speciale in 0uel vagaondo e si rivolse a lui dicendo* !(erviscio errante, non
capisco nulla delle tue litanie, ma provo un profondo rispetto per 0uelli come
t# che si sono inoltrati sulla +ia della +erit'. ,i prego, aiutami se vuoi, perch&
so che la gente della via sufi ha una funzione speciale nella societ'!.
Il vagaondo alz gli occhi, e leggendo la sofferenza sul volto del mercante gli
disse: !6offro e ho sofferto. D evidente che tu hai dei prolemi, ma io non ho
nulla: non posso nemmeno procurarmi un po' di filo 0uando ne ho isogno. .a
chiedimi 0uello che vuoi e far di tutto per aiutarti!.
!6appi, uomo fortunato!, rispose il mercante, !che ho un'unica figlia di grande
ellezza. D stata colta da una forma di malinconia. +ieni a trovarla: forse sarai
capace di guarirla!.
<a sofferenza dell'uomo era cos acuta e la sua speranza cos forte, che il
vagaondo lo segu al capezzale della figlia.
3on appena la giovane lo vide, gli disse* !3on so chi sei, ma sento che
potresti aiutarmi. )d ogni modo, chi altro potree$ 6ono innamorata di un
falegname!, e pronunci il nome dell'uomo al 0uale il viaggiatore aveva
chiesto di costruire il recinto per le capre. !,ua figlia vuole sposare un
falegname che conosco ene e che # del tutto rispettaile!, disse al mercante,
che fu al colmo della gioia perch& aveva ritenuto che i discorsi fatti da sua
figlia riguardo al falegname fossero il sintomo, e non la causa, della sua
malattia. Infatti l'aveva creduta pazza.
Il viaggiatore tomo dal falegname, che costru il recinto per le capre. Il
mercante di capre gli regal alcune delle sue capre pi9 elle: egli le port al
pastore, che gli diede del pelo di capra che egli port alla filatrice, che gli
diede il filo. %oi egli lo port al faricante di tappeti, che gli regal un piccolo
tappeto.
1uesto tappeto egli lo port al 6ufi. 1uando entr dal saggio, 0uesti gli disse*
!?ra posso darti la conoscenza, perch& non avresti potuto portarmi 0uesto
tappeto se avessi lavorato per t# stesso anzich& per il tappeto!.
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<a 'dimensione nascosta' nella vita, la cui conoscenza permette al maestro sufi
di incitare il suo allievo a svilupparsi malgrado i suoi desideri 5 talvolta, anzi,
sfruttandoli 5 viene en evidenziata da 0uesta storia.
D tratta dalle tradizioni orali dei dervisci del Bada@hshan. 6otto 0uesta forma
di favola proviene da JhEaMa .ohammed Baa 6amasi, Grande .aestro
dell'?rdine dei .aestri =JhEaMagan>, il terzo della discendenza prima di
Bahaudin 3a0shand, morto nel CKOP.
Ba@r =morto nel GKP>.
L'uomo che aveva coscienza della morte
"'era una volta un derviscio che si imarc per una traversata. 1uando i
passeggeri salirono a ordo e lo notarono, come accade generalmente in
0uesti casi andarono da lui a turno per chiedergli consiglio. Il derviscio si
limit a dire a ognuno la stessa cosa* egli dava l'impressione di ripetere una di
0uelle formule sulle 0uali tutti i dervisci fissano talvolta la loro attenzione.
<a formula era* !"ercate di essere coscienti della morte, finch& non saprete
che cos'# la morte!. %ochi furono i viaggiatori che si sentirono particolarmente
attratti da 0uell'esortazione.
%oco dopo si scaten una terriile tempesta. I marinai e i passeggeri caddero
in ginocchio implorando (io di salvare la nave. %assavano dalle grida di
terrore, credendosi perduti, alla frenetica speranza che 0ualcuno saree
venuto a soccorrerli, il derviscio, invece, era calmo e pensieroso e non reagiva
affatto all'agitazione e alle scene di panico che si svolgevano intorno a lui.
)lla fine la urrasca si ac0uiet, il mare e il cielo si calmarono e i passeggeri
si resero allora conto di 0uanto il derviscio fosse rimasto sereno durante la
tempesta.
Uno di loro gli chiese* !3on ti sei reso conto che durante 0uella terriile
tempesta eravamo tutti a un passo dalla morte$!.
!)h, s/ certo!, rispose il derviscio. !6apevo che in mare era sempre cos/ .a
mi rendevo anche conto 5 e ci ho spesso riflettuto 0uand'ero a terra 5 che nel
normale corso degli eventi siamo ancora pi9 vicini alla morte!.
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1uesta storia # di Bayazid di Bistam =a sud del .ar "aspio>. Bayazid fu uno
dei pi9 grandi 6ufi dell'antichit' e mor verso la fine del IX secolo.
6uo nonno era zoroastriano: aveva studiato presso una scuola esoterica
dell'India. (ato che il suo maestro, )u5)l di 6ind, non conosceva
perfettamente i riti esteriori dell'Isiam, alcuni specialisti hanno concluso che
)u5)l fosse ind9 e che, di fatto, Bayazid avesse studiato i metodi mistici
indiani. 3essuna autorit' responsaile sufi concorda con 0uesto punto di vista.
,ra i seguaci di Bayazid vi sono i memri dell'?rdine Bistamia.
Il mercante e il derviscio cristiano
Un ricco mercante di ,ariz che si trovava in difficolt' si rec a Jonya per
incontrare l'uomo pi9 saggio della citt'. (opo aver chiesto consiglio ai capi
religiosi, ai giuristi e a molti altri ancora, sent parlare di -umi, dal 0uale si
fece accompagnare.
%ortava con s& un'offerta di cin0uanta monete d'oro. 1uando vide il .aulana
nella sala delle udienze, fu travolto dall'emozione. Lalaludin gli disse* !<e tue
cin0uanta monete sono accettate, ma ne hai perse duecento: # 0uesto il
motivo per cui sei 0ui. (io ti ha punito e ti sta mostrando 0ualcosa. ('ora in
poi tutto andr' ene per t#!.
Il mercante era stupefatto per ci che il .aulana sapeva.
-umi continu*
!8ai avuto molti prolemi perch& un giorno, ai confini occidentali del mondo
cristiano, hai visto un derviscio cristiano sdraiato a terra e hai sputato su di
lui. +a' a trovarlo, chiedigli perdono e portagli i nostri saluti!.
%oich& il mercante continuava a rimanere immoile, atterrito che il saggio
avesse letto nella sua mente, Lalaludin aggiunse* !+uoi che t# lo mostriamo
ora$!. 6fior con un dito una parete della stanza, e il mercante vide la piazza
del mercato di una citt' europea, dove si trovava il santo. Usc arcollando
dalla presenza del maestro, in uno stato di estrema confusione.
6i rec al pi9 presto dal saggio cristiano e lo trov in prosternazione. .entre
si avvicinava, il derviscio occidentale gli disse* !II nostro maestro Lalal ha
comunicato con me!.
Il mercante guard nella direzione indicata dal derviscio e vide, come su uno
schermo, Lalaludin che salmodiava* !6ia per il ruino che per il sassolino c'#
posto sulla 6ua collina, c'# posto per tutto!.
Il mercante ritorn da Lalal per portare i saluti del santo occidentale, e si
stail nella comunit' dei dervisci di Jonya.
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?ggigiorno, la ricerca accademica sta facendo lentamente emergere
l'importanza dell'influenza di -umi sul pensiero e sulla letteratura occidentale.
3on c'# duio che egli aia avuto numerosi discepoli occidentali: si ritrovano
le sue storie nelle fiae di )ndersen, nelle Gesta -omanorum =CKBP> e anche
nell'opera di 6ha@espeare. <a tradizione orientale riadisce con insistenza che
egli era in stretto contatto con pensatori e mistici occidentali. 1uesta versione
de !II mercante e il derviscio cristiano! # stata tradotta dal .una0i 4l5)rifin
=)tti degli adepti>, di )fia@i =opera completata nel CKOK>, che racconta la vita
dei primi dervisci .evlevi.
La diga
"'era una volta una vedova che viveva con i suoi cin0ue giovani figli su un
fazzoletto di terra irrigato, il cui magro raccolto dava loro lo stretto necessario
per vivere. Un tiranno aveva usurpato i loro diritti ostruendo, con una diga, il
canale che avree potuto portare l'aondanza alla famiglia. Il figlio
maggiore aveva cercato a pi9 riprese di rimuovere 0uell'ostacolo, ma la sua
sola forza non era sufficiente e i suoi fratelli erano ancora amini. Inoltre,
sapeva ene che il tiranno avree sempre potuto ricostruire la diga. I suoi
sforzi, 0uindi, erano pi9 eroici che efficaci.
Un giorno gli semr di vedere, come in una visione, suo padre: 0uesti gli
diede certe istruzioni che gli infusero un po' di speranza. %oco tempo dopo, il
tiranno, arraiato per l'atteggiamento indipendente del giovane, lo accus
pulicamente di fomentare disordini e ci suscit l'ostilit' della gente nei suoi
confronti.
Il giovane part dun0ue per una lontana citt', dove lavor per anni presso un
mercante. ,ramite mercanti itineranti mandava di tanto in tanto alla famiglia il
denaro che era riuscito a risparmiare. 6iccome non voleva che i suoi fratelli si
sentissero in deito e dato che era meglio che i mercanti non dessero
l'impressione di aiutare gente caduta in discredito, chiese loro di dare 0uel
denaro in camio di piccoli servigi che i suoi fratelli minori avreero potuto
rendere loro.
.olti anni dopo arriv il momento del ritorno del fratello maggiore. 1uando
giunse a casa e si present, solo uno dei fratelli lo riconoe, e a malapena,
tanto era invecchiato.
!.io fratello maggiore aveva i capelli neri!, disse il pi9 giovane.
!.a sono invecchiato, da allora!, rispose il maggiore.
!3oi non siamo mercanti!, disse un altro. !"ome pu un uomo che si veste e
parla cos, essere uno di noi$!.
Il maggiore gli spieg il perch&, ma non riusc a convincerlo del tutto.
!.i ricordo 0uando eravate tutti e 0uattro a mio carico e di come anelavate
all'ac0ua zampillante che era intrappolata nella diga!, disse il maggiore.
!3on ce lo ricordiamo!, risposero, perch& col tempo si erano dimenticati della
loro condizione.
!.a vi ho fatto avere delle somme di denaro che vi hanno permesso di vivere
dopo che siete rimasti completamente senz'ac0ua!, insistette il maggiore.
!3on ci ricordiamo d'aver ricevuto alcunch&/ 3on aiamo mai avuto altro
denaro, all'infuori di 0uello che ci siamo guadagnato per i servizi resi a
viaggiatori di passaggio!, risposero in coro.
!(escrivici nostra madre!, chiese uno dei fratelli, che voleva ancora delle
prove.
,uttavia, dato che la loro madre era morta da molti anni e che i loro ricordi si
erano siaditi, eero tutti da ridire sulla descrizione che ne fece il fratello
maggiore.
!Bene, supponiamo che tu sia veramente nostro fratello ... "he sei venuto a
dirci$!.
!"he il tiranno # morto: che i suoi soldati hanno disertato e sono andati via
per cercare altri padroni che li tengano occupati: che finalmente # arrivato il
momento per tutti noi di far rivivere 0uesta terra, di riportare la felicit' e la
fertilit'!.
!3on ricordo alcun tiranno!, disse il primo fratello.
!<a terra # sempre stata cos com'# oggi!, disse il secondo.
!%erch& dovremmo fare ci che tu dici$!, contest il terzo.
!.i piaceree aiutarti, ma non capisco ene di che parli!, disse il 0uarto.
!Inoltre!, disse il primo, !non ho isogno di ac0ua. Io raccolgo ramoscelli
secchi con i 0uali accendo il fuoco. I mercanti si fermano vicino al mio fuoco e
mi pagano per fare le loro commissioni!.
!<'ac0ua!, aggiunse il secondo, !serviree solo a far traoccare il piccolo
stagno dove allevo le mie carpe ornamentali. ) volte i mercanti si fermano per
ammirarle e mi danno un po' di soldi!.
!%er 0uanto mi riguarda!, disse il terzo fratello, !non mi dispiaceree avere
l'ac0ua, ma non so se potr' far rinverdire 0uesta terra!. Il 0uarto fratello non
disse nulla.
!.ettiamoci al lavoro!, propose il maggiore. !)spettiamo, piuttosto: pu darsi
che i mercanti ripassino di 0ui!, risposero gli altri.
!3on verranno di certo/!, disse il maggiore, !dato che ero io a mandarveli!.
4 continuavano a discutere all'infinito. In 0uella stagione i mercanti non
presero la strada che attraversava la loro terra. <a neve aveva loccato i
valichi di accesso, com'era fre0uente in 0uel periodo dell'anno.
%rima che tornasse la stagione delle carovane sulla +ia della 6eta, apparve un
secondo tiranno, peggiore del primo. 3on essendo ancora sicuro di s& nel suo
ruolo di usurpatore, si appropriava solo delle terre incolte. +ide la diga, e il
suo stato di aandono accree il suo desiderio: non solo se ne impadron,
ma decise anche, non appena saree stato aastanza potente per farlo, di
ridurre i cin0ue fratelli in schiavit9. 4rano tutti rousti, compreso il maggiore.
I fratelli stanno ancora discutendo ed # molto improaile che ora 0ualcosa
possa fermare il tiranno.
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1uesta storia, la cui origine risale a )u5)l .ohammed, figlio di 4l51asim 4l5
-udari, # molto conosciuta nella +ia dei .aestri, la ,ari0a5i5JhEaMagan.
"hiarisce le origini misteriose degli insegnamenti sufi, i 0uali provengono da
un luogo, pur dando l'impressione di provenire da un altro, in 0uanto la mente
umana non pu percepire =come i fratelli del racconto> la 'vera sorgente'.
-udari fa risalire la '"atena di ,rasmissione' del suo insegnamento agli
antichi 6ufi, e particolarmente a 6hili, Bayazid e 8amdun 1assar
$atima la filatrice e la tenda
"'era una volta una giovane donna di nome ;atima che viveva in una citt'
dell'4stremo ?riente. 4ra figlia di un ricco filatore. Un giorno suo padre le
disse* !+ieni, figlia mia, partiamo per un viaggio* ho degli affari da trattare
nelle isole del .are "entrale. ;orse troverai 0ualche ei giovanotto di uona
famiglia da sposare!.
%artirono e viaggiarono di isola in isola* il padre curava i suoi affari, mentre
;atima sognava il suo futuro marito. Un giorno, per, mentre veleggiavano
verso "reta, si alz una tempesta e la nave naufrag, ;atima si ritrov
svenuta su una spiaggia, non lontano da )lessandria: suo padre era morto e
lei era rimasta completamente priva di tutto.
(ella sua vita passata non le rimaneva che un vago ricordo, perch&
l'esperienza del naufragio e la sua permanenza in ac0ua l'avevano
completamente spossata.
.entre stava vagando sulla spiaggia, incontr una famiglia di tessitori. 4ra
gente povera, ma la condussero a casa loro e le insegnarono i rudimenti del
mestiere. "os, ;atima inizi una seconda vita e nel giro di un anno o due si
sent felice e riconciliata con la sua sorte. Un giorno, per, mentre stava
passeggiando sulla spiaggia, sarcarono dei trafficanti di schiavi e la portarono
via assieme ad altre giovani prigioniere.
Bench& si lamentasse molto della sua sorte, ;atima non suscit alcuna
compassione nei mercanti, che la portarono a Istanul per venderla come
schiava.
Il suo universo era crollato per la seconda volta. ?ra, in 0uel giorno c'erano
solo pochi compratori al mercato, tra cui un uomo che cercava degli schiavi
per il suo cantiere di aleri per navi. +edendo la tristezza della povera ;atima,
decise di comprarla, pensando di essere perlomeno in grado di offrirle una vita
migliore di 0uella che avree induia mente avuto con un altro padrone.
"ondusse ;atima a casa sua con l'intenzione di darla a sua moglie come
domestica. .a 0uando arriv a casa, scopr di aver perso tutti i suoi averi in
un carico che i pirati avevano depredato. 3on poteva 0uindi permettersi pi9 di
avere degli operai: di conseguenza, ;atima, lui e sua moglie rimasero soli a
lavorare duramente alla costruzione degli aleri.
%iena di riconoscenza per il suo salvatore, ;atima lavor cos tanto e cos ene
che egli decise di affrancarla. <ei divenne la sua fidata collaoratrice e in
0uella terza situazione di vita conoe una relativa felicit'.
Un giorno le disse* !;atima, voglio che tu vada a Giava, come mio agente, con
un carico di aleri. ;a' in modo di vendere tutto con profitto!. ;atima part, ma
mentre la nave si trovava al largo della costa cinese, si imatt& in un tifone e
naufrag. ;atima si ritrov ancora una volta uttata sulla spiaggia di una terra
straniera. (i nuovo pianse amaramente al pensiero che nella vita nulla si
svolgeva secondo le sue aspettative. ?gni volta che le cose semravano
andare ene, succedeva 0ualcosa che distruggeva tutte le sue speranze.
%er la terza volta grid* !"ome mai ogni volta che cerco di fare 0ualcosa
finisce male$ %erch& sono sempre perseguitata dalla sfortuna$!, ma non
ottenne risposta. 6i rialz e si diresse verso l'interno. ?ra, in "ina nessuno
aveva mai sentito parlare di ;atima e delle sue disgrazie, ma esisteva una
leggenda secondo la 0uale un giorno saree arrivata una straniera che
saree stata in grado di costruire una tenda per l'imperatore, e dato che
nessuno sapeva ancora costruire una tenda, tutti aspettavano col pi9 vivo
interesse la realizzazione di 0uella profezia.
%er essere sicuri di non perdere l'arrivo della straniera, gli imperatori che si
erano succeduti sul trono avevano preso l'aitudine di inviare, una volta
all'anno, degli araldi in tutte le citt' e i villaggi della "ina per chiedere che
tutte le donne straniere fossero condotte a corte.
;u precisamente lo stesso giorno in cui l'araldo era venuto a proclamare la
volont' reale, che ;atima entr sconvolta in una citt' della costa cinese. <a
gente le parl con l'aiuto di un interprete e le spieg che doveva recarsi suito
dall'imperatore.
'!6ignora!, disse l'imperatore, 0uando ;atima fu introdotta, !sapete faricare
una tenda$!. !%enso di s!, rispose ;atima.
"hiese di avere delle corde, ma non ce n'erano. )llora si ricord del tempo in
cui era stata filatrice. -accolse del lino, con il 0uale fece delle corde. %oi
chiese un telo resistente, ma i cinesi non ne avevano del tipo che le serviva.
)ttingendo all'esperienza maturata presso i tessitori di )lessandria, si mise a
tessere un telo da tenda. )veva inoltre isogno di pali per tenda, ma in "ina
non ce n'erano. ;atima si ricord allora di ci che aveva imparato dal
costruttore di aleri di Istanul, e faric ailmente dei solidi pali per tenda.
1uando furono pronti, frug nella sua memoria per ricordarsi di tutte le tende
che aveva visto durante i suoi viaggi* e fu cos che una tenda venne alla luce.
1uando 0uesta meraviglia fu presentata all'imperatore, egli si offr di esaudire
0ualsiasi desiderio ;atima volesse esprimere. ;atima scelse di stailirsi in
"ina, dove spos un ei principe e visse felice, circondata dai suoi figli, fino
alla fine dei suoi giorni.
;u grazie a tutte 0uelle avventure che ;atima cap finalmente che ci che al
momento le era semrata una spiacevole esperienza, aveva invece giocato un
ruolo essenziale nell'edificazione della sua felicit' definitiva.
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1uesta storia # en conosciuta nel folclore greco, dove aondano ancora oggi
i dervisci e le loro leggende. 1uesta versione # attriuita allo sceicco
.ohammed Lamaludin di )drianopoli, che fond l'?rdine Qamalia =l'?rdine della
'BellevE'> e che mor nel CHOI.
La parabola dei figli avidi
"'era una volta un contadino generoso e solerte, che aveva molti figli avidi e
pigri. In punto di morte rivel loro che avreero trovato un tesoro se
avesseno scavato in un determinato campo. 3on appena il vecchio ee
emesso l'ultimo respiro, i figli si precipitarono nel luogo indicato e si misero a
dissodare il campo da cima a fondo con una concentrazione e un'ansia che
crescevano man mano che procedevano.
3on avendo trovato la minima traccia del tesoro, si dissero che il padre, nella
sua generosit', aveva distriuito la sua fortuna da vivo, e aandonarono le
ricerche. In seguito, dato che la terra era ormai completamente dissodata e
pronta per la semina, pensarono che tanto valeva seminare il grano. Una volta
seminato, il raccolto fu aondante. +endettero il grano che avevano mietuto
ed eero un anno di prosperit'.
%oi si misero nuovamente a pensare al tesoro, alla possiilit' di essere arrivati
malta vicino all'oro nascosto dal loro padre. (ecisero 0uindi di dissodare
ancora il loro campo, ma invano.
"ol passare degli anni 6i aituarono al lavoro e al cicli stagionali che prima
non capivano, e ora si rendevano canto del perch& flora padre aveva scelto
0uel metodo per istruirli. "osi diventarono del contadini onesti e contenti, e
alla fine divennero aastanza nicchi da non provare pi9 il isogno di sognare
il tesoro nascosto.
"os avviene con l'insegnamento della comprensione del destino umano e del
significato della vita.
(i fronte all'impazienza, alla confusione e all'avidit' dei suoi allievi, il maestro
deve orientarli verso un'attivit' che sa essere costruttiva e enefica per loro,
ma la cui vera funzione e il cui vero scopo rimangono spesso celati a causa
della lana immaturit'.
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1uesta storia mette in rilievo che un individuo pu sviluppare certe capacit'
nonostantesi sforzi di svilupparne a/tre, ed eccezionalmente molto diffusa,
forse perch& e introdotta dalla seguente frase* !"oloro che la ripeteranno ne
guadagneranno pi9 di 0uanto pensino!.
1uesto racconto fu pulicato sia dal francescano -oger Bacon =che si riferiva
alla filosofia sufi e insegn a ?Rford, donde fu espulso per ordine del %apa>,
sia dal chimico settecentesco Boerhaave.
1uesta versione # attriuita al 6ufi 8asan di Basra, che visse pi9 di
milleduecento anni fa.
Il figlio del re
In un paese in cui tutti gli uomini erano simili a re, viveva una famiglia in una
grande e totale contentezza e in un amiente tale che nel linguaggio umano
non ci sono parole in grado di descriverlo, perch& nulla di ci che oggi si
conosce pu rappresentarlo. 1uesto paese di 6har0 semrava soddisfacente al
giovane principe (hat. .a un giorno i suoi genitori gli dissero* !;iglio
carissimo, devi sapere che nel nostro paese esiste un'usanza inderogaile
secondo cui ogni principe reale, al raggiungimento della giusta et', deve
partire per affrontare una prova. "i affinch& si prepari alla funzione regale e
raggiunga, di nome e di fatto 5 con la vigilanza e lo sforzo 5 un grado di virilit'
che non pu essere raggiunto in nessun altro modo. "os # stato dall'inizio e
cos sar' fino alla fine!.
Il principe (hat fece 0uindi i suoi preparativi in previsione del viaggio che
doveva intraprendere. <a famiglia gli forn i mezzi di sussistenza che era in
suo potere dargli* un alimento speciale di cui si saree nutrito durante il suo
esilio e che era inesauriile, pur essendo di volume molto ridotto. Inoltre, la
famiglia mise a sua disposizione alcune risorse di cui non # possiile precisare
la natura, che lo avreero protetto se avesse saputo usarle correttamente.
4gli avree dovuto viaggiare travestito fino al paese chiamato .isr. Gli
furono messe a disposizione guide per il viaggio e gli furono dati indumenti
adatti alla sua nuova condizione, che non somigliavano affatto a 0uelli di un
principe di sangue reale.
Il suo compito consisteva nel riportare da .isr un certo gioiello custodito da
un mostro terrificante.
1uando le sue guide lo lasciarono, (hat si ritrov solo. .a presto incontr un
altro viaggiatore che era stato mandato per compiere la stessa missione, e
insieme riuscirono a mantenere vivo il ricordo delle loro sulimi origini.
,uttavia, l'aria e il cio di 0uel paese fecero piomare entrami in una specie
di sonno. 4 (hat dimentic la sua missione. 4gli visse per anni nel paese di
.isr, guadagnandosi da vivere esercitando un umile mestiere, apparentemente
inconsapevole di ci che avree dovuto fare.
%er vie a loro familiari, ench& sconosciute agli altri esseri, gli aitanti di
6har0 vennero a sapere della disastrosa situazione in cui si trovava (hat, e
lavorarono insieme, a modo loro, per aiutarlo a lierarsi e permettergli di
continuare la sua missione. %er strane vie fu inviato un messaggio al giovane
principe* !6vegliati, perch& sei il figlio di un re, inviato a svolgere un compito
en preciso/ 4 da noi devi tornare!.
1uesto messaggio risvegli il principe, che alla fine riusc ad arrivare fino al
mostro. "on l'aiuto di certi suoni lo fece sprofondare in un sonno profondo, poi
s'impadron del gioiello inestimaile che il mostro custodiva.
)llora (hat, seguendo i suoni del messaggio che lo aveva risvegliato, si
cami e indoss i vestiti della sua terra natia: poi, guidato dal 6uono, ritorn
sui suoi passi fino al paese di 6har0.
In un tempo stranamente reve, (hat rivide di nuovo le sue antiche vesti e il
paese dei suoi padri, e giunse a casa. 1uesta volta, tuttavia, grazie alle sue
esperienze, fu in grado di vedere per la prima volta lo splendore reale di 0uel
reame. ?ra era sano e salvo, e allora cap che 0uello era il luogo vagamente
commemorato dagli aitanti di .isr col nome di 6alamat, che essi traducevano
con 'sottomissione', ma che significava 5 come ora si rendeva conto 5 'pace'.
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6i ritrova 0uasi lo stesso tema nell'!Inno dell')nima! del 3uovo ,estamento
apocrifo. )nche il filosofo In56ina =morto nel CIKA>, che l'?ccidente conosce
con il nome di )vicenna, lo ha trattato nella sua allegoria dell'4silio dell')nima
=!%oema dell')nima!>.
1uesta versione proviene dalla trascrizione che un derviscio errante fece di un
racconto attriuito ad )mir 6ultan, sceicco di Buchara, che insegn a Istanul
e mor nel CPBN.
La formica e la libellula
Una formica che aveva in mente un programma preciso stava guardando il
nettare di un fiore, 0uando una liellula scese in picchiata per attingere al
calice. 6i allontan volteggiando, per poi tornare di nuovo.
1uesta volta la formica le disse*
!,u vivi senza lavorare e non hai nessun programma. +isto che non hai ne uno
scopo reale ne uno relativo, 0ual # la caratteristica dominante della tua vita, e
dove ti porter'$!.
<a liellula rispose*
!6ono felice e ricerco il piacere. 1uesto mi asta, sia come esistenza sia come
oiettivo. Il mio scopo # di non avere scopi. ,u puoi fare tutti i progetti che
vuoi, ma non riuscirai a convincermi che c'# 0ualcosa di meglio. ,u segui il tuo
piano: io seguo il mio!.
<a formica pens*
!"i che per me # visiile, per lei # invisiile. <ei non sa che cosa succede alle
formiche, ma io so 0uello che succede alle liellule. "he segua il suo piano: io
seguir il mio!.
4 avendo messo in guardia la liellula nei limiti permessi dalle circostanze, la
formica prosegu per la sua strada. 1ualche tempo dopo, le loro strade si
incrociarono di nuovo.
<a formica aveva trovato il negozio di un macellaio e si era sistemata con
discrezione sotto il tagliere, nell'attesa di ci che avree potuto ricavarne.
<a liellula, che stava volteggiando al di sopra del tagliere, non appena vide
0uella carne rossa scese e and a poggiarvisi sopra. In 0uell'istante il coltello
del macellaio si aatt# e tranci la liellula in due.
Una met' del corpo cadde a terra ai piedi della formica, che si impadron del
cadavere e cominci a trascinarlo fino alla sua tana recitando tra s& e s&* !Il
suo piano fmisce 0ui: il mio, invece, continua. '"he segua il suo piano' si #
concluso, mentre 'io seguir il mio' comincia un nuovo ciclo. <'orgoglio
semrava importante, ma era una cosa transitoria. Una vita per mangiare che
finisce facendosi mangiare da 0ualcos'altro. 1uando ho fatto allusione a tutto
ci, l'unica cosa che le # venuta in mente # che ero una guastafeste!.
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6i ritrova 0uasi lo stesso racconto nel <iro divino di )itar, ench& l'uso che
ne viene fatto sia leggermente diverso da 0uello 'i 0uesta versione, raccontata
da un derviscio di Buchara vicino alla toma di Bahaudin 3aiM5shand,
sessant'anni fa, e trascritta in un 0uaderno sufi conservato nella Grande
.oschea di Lalalaad.
La fortuna in oro
"'era una volta un mercante che si chiamava )dul .ali@. 4ra stato
soprannominato l'uomo uono del Jhorassan perch& attingeva continuamente
alla sua enorme fortuna per fare elemosine e offrire anchetti agli indigenti.
Un giorno, tuttavia, si rese conto che non faceva altro che dare una parte di
ci che possedeva, e che il piacere che gli procurava la sua generosit'
superava di gran lunga lo sforzo reale del suo sacrificio: dopo tutto, egli
sacrificava solo una minima parte delle sue ricchezze. 3on appena 0uesto
pensiero gli ee sfiorato la mente, decise di dare tutto ci che aveva per il
ene dell'umanit'. 4 cos fece.
(opo essersi disfatto di tutti i suoi eni, e ormai rassegnato ad affrontare
tutto ci che la vita gli avree riservato, )dui .ali@ entr nella sua stanza
per meditare, come faceva ogni giorno per una ora. .entre era assorto nella
sua meditazione, vide una strana figura che semrava emergere dal
pavimento. Un uomo stava prendendo forma sotto i suoi occhi: indossava il
mantello a toppe dei misteriosi dervisci.
!?h. )dui .ali@, uomo generoso del Jhorassan/!, esord l'apparizione. !Io
sono il tuo vero essere, che ora ti # diventato 0uasi reale perch& hai fatto
0ualcosa di veramente generoso, in confronto al 0uale la tua passata ont' #
praticamente nulla. )ppunto per 0uesto, e perch& hai saputo separarti dalla
tua fortuna senza provare nessuna soddisfazione personale, io ti ricompenso
attingendo alla fonte reale di ogni ricompensa.
!In futuro ti apparir ogni giorno nello stesso modo. ,u mi colpirai e io mi
trasformer in oro. (a 0uesta immagine d'oro potrai attingere 0uanto vorrai.
3on temere di farmi male, perch& ci che avrai preso sar' suito rimpiazzato
dalla fonte stessa di tutti i doni!.
(etto ci, l'apparizione scomparve. Il mattino seguente, )dui .ali@ si trovava
in compagnia del suo amico Bay5)@al, 0uando lo spettro del derviscio cominci
a manifestarsi. )dui lo colp col suo astone e la figura cadde a terra,
trasformandosi in oro. )dui .ali@ ne prese una parte e ne diede un po' al suo
ospite.
?ra, Bay5)@al, che non conosceva i precedenti, si chiese come avree potuto
compiere anche lui un simile prodigio. 6apeva che i dervisci hanno strani
poteri e ne dedusse che, per ottenere l'oro, era sufficiente colpirli.
)llora organizz un anchetto e fece sapere m giro che tutti i dervisci erano
invitati e che avreero potuto mangiare a saziet'. 1uando i dervisci eero
mangiato a sufficienza, Bay5)@al impugn una spranga di ferro e si mise a
colpire tutti 0uelli che erano a portata di mano, finch& giac0uero a terra, feriti,
con le ossa rotte.
I dervisci che non erano stati colpiti, afferrarono Bay5)@al e lo trascinarono
davanti al giudice, spiegando in dettaglio l'accaduto e mostrando i dervisci
feriti come prova a carico.
Bay5)@al raccont ci che era successo a casa di )dui .ali@ ed espose le
ragioni che lo avevano spinto a cercare di riprodurre 0uel 'gioco di prestigio'.
)dui .ali@ fu chiamato a confronto, e mentre si stava recando in triunale, il
suo essere d'oro gli sugger ci che doveva dire.
!"ol permesso della corte!, disse )dui .ali@, !0uest'uomo mi semra matto,
oppure sta cercando di dissimulare una tendenza insana ad assalire la gente
senza motivo. D vero che lo conosco, ma la sua storia non corrisponde alle
esperienze che ho vissuto a casa mia!.
Bay5)@al fu 0uindi rinchiuso in un manicomio, dove rimase per 0ualche tempo
finch& non si fu calmato. I dervisci guarirono 0uasi suito con l'aiuto di una
scienza conosciuta solo a loro, e nessuno volle credere alla storia cos strana
dell'uomo che si trasformava in una statua d'oro, e per giunta tutti i giorni.
%er molti anni ancora e finch& non ee raggiunto i suoi antenati, )dui .ali@
continu a rompere la figura, che era poi se stesso, e a distriuire i tesori, che
erano se stesso, a coloro che non poteva aiutare in altro modo se non
materialmente.
2 2 2
3ella tradizione derviscio viene sottolineato che, mentre i preti presentano
spesso i loro edificanti insegnamenti morali sotto forma di paraole, i dervisci
nascondono pi9 profondamente i loro insegnamenti. "i perch& solo lo sforzo
di comprensione, o gli sforzi di un maestro incaricato dell'insegnamento,
possono creare l'effetto che contriuir' realmente a trasformare l'ascoltatore.
1uesto racconto, pi9 di ogni altro, tende verso la paraola. .a il derviscio che
lo raccontava nella piazza del mercato a %eshaEar, negli anni cin0uanta,
ammoniva cos il suo pulico* !3o! preoccupatevi della morale* concentratevi
sull'inizio della storia. D l che viene illustrato il metodo!.
La storia del fuoco
"'era una volta un uomo che contemplava l'operato della natura. ) forza di
concentrazione e di attenzione, fin per scoprire il modo di accendere il fuoco.
1uest'uomo si chiamava 3ur. (ecise di viaggiare di comunit' in comunit' per
condividere la sua scoperta con la gente.
3ur trasmise il segreto a molti gruppi. )lcuni trassero eneficio da 0uesta
conoscenza. )ltri, pensando che fosse pericoloso, lo cacciarono ancor prima di
aver avuto il tempo di capire il vantaggio che potevano trarre da 0uella
scoperta. )lla fine, mentre stava facendo una dimostrazione a una tri9, gli
indigeni furono colti dal panico* gli si uttarono addosso e lo uccisero, convinti
di avere a che fare con un demone.
%assarono i secoli. <a prima tri9 che aveva imparato ad accendere il fuoco
aveva affidato il segreto ai suoi sacerdoti, i 0uali vivevano nell'opulenza e
detenevano tutti i poteri, mentre il popolo rimaneva al freddo.
<a seconda tri9 fin per dimenticare l'arte di accendere il fuoco, e ne idolatr
gli strumenti. <a terza adorava un'immagine dello stesso 3ur* non era stato lui
a portare l'insegnamento$ <a 0uarta tri9 conserv, nelle sue leggende, la
storia della creazione del fuoco: alcuni vi prestavano fede, altri no. 6olo i
m#mri della 0uinta comunit' si servivano veramente del fuoco, che
permetteva loro di scaldarsi, di cuocere il loro cio e di faricare ogni tipo di
oggetto utile per vivere.
.olti, molti anni dopo, un saggio, accompagnato da un piccolo gruppo di
discepoli, stava percorrendo i territori occupati dalle cin0ue tri9. I discepoli si
stupivano della variet' di rituali che incontravano, e dissero all'unisono al loro
maestro* !.a 0ueste varie procedure si riferiscono, solo e soltanto, all'arte di
accendere il fuoco. (ovremmo rieducare 0uesta gente/!.
!4ene, rifaremo il nostro viaggio!, propose il maestro. !1uando sar'
terminato, coloro che saranno sopravvissuti conosceranno i veri prolemi e il
modo giusto per affrontarli!.
1uando arrivarono nel territorio della prima tri9 furono accolti con ospitalit'.
I sacerdoti invitarono i viaggiatori ad assistere alla loro cerimonia religiosa*
l'accensione del fuoco. 1uando eero finito, e dopo che la tri9 ee
manifestato la sua eccitazione davanti all'avvenimento, il maestro chiese*
!1ualcuno desidera chiedere la parola$!.
!In nome della +erit', mi sento costretto a dire 0ualcosa a 0uesta gente!,
disse il primo discepolo. !6e vuoi farlo, a tuo rischio e pericolo, ti do
l'autorizzazione!, disse il maestro.
Il discepolo si fece avanti e in presenza del capo tri9 e dei sacerdoti dichiar*
!Io posso compiere il miracolo che voi scamiate per una speciale
manifestazione della divinit'. 6e lo facessi, riconoscereste che siete stati in
errore per tutto 0uesto tempo$!.
!%rendete suito 0uell'uomo/!, urlarono i sacerdoti. ;u portato via e nessuno
lo rivide mai pi9. %oi i viaggiatori entrarono nel territorio seguente, dove la
seconda tri9 idolatrava gli utensili che servivano ad accendere il fuoco. (i
nuovo, un discepolo si fece avanti volontariamente per cercare di far ragionare
la comunit'.
(opo aver ricevuto l'autorizzazione del maestro, disse, davanti a tutta la tri9*
!"hiedo il permesso di parlarvi come esseri ragionevoli. +oi venerate
addirittura gli strumenti con i 0uali una cosa pu essere fatta, neanche la cosa
stessa. In tal modo impedite l'avvento della sua utilizzazione. Io conosco la
realt' che # alla ase di 0uesta cerimonia!.
I m#mri di 0uesta tri9, che erano pi9 ragionevoli di 0uella precedente,
risposero al discepolo* !"ome viaggiatore e straniero sei il envenuto tra noi:
per, in 0uanto tale, dato che non conosci nulla dei nostri costumi e della
nostra storia, non puoi capire ci che facciamo. ,i sagli, semplicemente.
;orse cerchi anche di toglierci la nostra religione o di modificarla. %ertanto,
rifiutiamo di ascoltarti!.
I viaggiatori proseguirono per la loro strada. )rrivati nelle terre della terza
tri9, trovarono, davanti a ogni casa, un idolo che rappresentava 3ur, lo
scopritore originale del fuoco. ;u la volta del terzo discepolo di rivolgersi ai
capi della tri9*
!1uest'idolo rappresenta un uomo, che a sua volta rappresenta una capacit', e
0uesta capacit' pu essere esercitata!.
!6ar' anche cos!, risposero gli adoratori di 3ur, !ma solo una minoranza pu
percepire il vero segreto!.
!6olo la minoranza che lo capir', non coloro che rifiutano di guardare in faccia
certe realt'!: disse il terzo discepolo.
!D pura eresia da parte di un uomo che non parla neanche correttamente la
nostra lingua e che, inoltre, non # un esponente della nostra religione!,
orottarono i sacerdoti. 3on gli fu 0uindi permesso di proseguire.
Il gruppo continu il suo viaggio e en presto arriv nel paese della 0uarta
tri9. Il 0uarto discepolo si rivolse a tutto il popolo.
!<a storia del fuoco # vera e io so come fare per accenderlo!, disse
semplicemente.
<a confusione si sparse per tutta la tri9, che si divise suito in diverse
fazioni. )lcuni dissero* !%otree essere vero, e in tal caso vogliamo sapere
come accendere il fuoco!. .a 0uando il maestro e i suoi adepti li
interrogarono, scoprirono che la maggior parte di essi voleva usare 0uell'ano a
proprio vantaggio, e non capiva che era destinata a favorire il progresso
dell'umanit'. <e leggende deformate erano penetrate cos profondamente nella
mente della maggioranza, che coloro i 0uali credevano di poter rappresentare
la verit' erano spesso s0uilirati che non sareero mai stati in grado di
accendere il fuoco neanche se fosse stato mostrato loro come fare.
Un'altra fazione affermava* !D evidente che 0ueste leggende non hanno alcun
fondamento. 1uest'uomo cerca solo di ingannarci per suo interesse
personale/!.
!%referiamo le leggende cos come sono!, proclamava un altro gruppo, !perch&
costituiscono il filo che ci lega. 6e le aandonassimo e scoprissimo in seguito
che 0uesta nuova interpretazione non # valida, che ne sar' della nostra
comunit'$!.
4 c'erano ancora molti altri punti di vista. Il piccolo gruppo continu il suo
viaggio fino al territorio della 0uinta comunit'. In 0uel luogo l'uso del fuoco
era una cosa ordinaria e i suoi m#mri avevano altri prolemi da affrontare.
Il maestro disse allora ai suoi discepoli* !(ovete imparare a insegnare, perch&
gli uomini non vogliono l'insegnamento. In primo luogo, dovrete insegnare loro
a imparare. 4 prima ancora, dovrete insegnare loro che c'# ancora 0ualcosa da
imparare. 4ssi credono di essere pronti a imparare, ma vogliono imparare solo
ci che immaginano di dover imparare, e non ci che devono prima imparare.
1uando avrete imparato tutto ci, sarete in grado di trovare i modi per
insegnare. <a conoscenza senza la particolare capacit' di insegnare # diversa
dalla conoscenza pi9 0uesta capacit'!.
6i dice che )hSned 4l5Bedavi, morto nel CBHG, alla domanda !"he cos'# un
araro$!, aia risposto come segue*
!Un araro # colui che ha una percezione talmente priva di sensiilit' da
credere di poter capire, attraverso il pensiero o l'emozione, ci che pu essere
percepito solo attraverso lo sviluppo e la costante applicazione dello sforzo di
raggiungere (io.
!Gli uomini deridono .os# e Ges9 perch& sono completamente insensiili,
oppure perch& si sono preclusi da s& la possiilit' di afferrare il senso reale
delle parole e delle azioni di entrami!.
6econdo la tradizione derviscio, 4l5Bedavi fu accusato dai mussulmani di
predicare il cristianesimo, ma ripudiato dai cristiani perch& si rifiutava di
accettare letteralmente dogmi cristiani promulgati in un'epoca tarda. ;ond
l'?rdine egiziano Bedavi.
Il giuramento
Un giorno, un uomo che aveva delle preoccupazioni giur di vendere la sua
casa e di dame il ricavato ai poveri, se i suoi prolemi avessero trovato una
soluzione.
1uando arriv il momento di adempiere al giuramento, non riusc ad arrendersi
all'idea di disfarsi di una somma cos importante. 4scogit 0uindi una
scappatoia.
.ise la casa in vendita per una moneta d'argento. %oich& la casa comprendeva
un gatto, fiss il prezzo dell'animale in diecimila monete d'argento.
1ualcuno compr la casa e il gatto. Il nostro uomo diede una moneta ai poveri
e intasc le altre diecimila.
6ono molti 0uelli che ragionano in 0uesto modo. (ecidono di seguire un
insegnamento, ma interpretano il loro rapporto con esso a proprio vantaggio.
;inch& non avranno superato 0uesta tendenza con un allenamento particolare,
non potranno imparare nulla.
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Il derviscio che raccontava 0uesta storia =lo sceicco 3asir 4l5(in 6hah> faceva
notare che l'espediente illustrato pu essere sia delierato che inconscio, nel
caso di menti contorte che ricorrono a simili sotterfugi.
<o sceicco, che veniva chiamato la '<ampada di (elhi', mor nel CAPG. <a sua
toma si trova a (elhi, in India.
1uesta versione, a lui attriuita, proviene dalla tradizione orale dell'?rdine
"hishti e viene usata per introdurre una tecnica psicologica concepita per
stailizzare la mente e renderla 0uindi incapace di illudersi con tali sotterfugi.
Il grammatico e il derviscio
In una notte senza luna un derviscio, passando vicino a un pozzo prosciugato,
sent un grido* una voce cavernosa chiedeva aiuto. !"hi c'# laggi9$!, chiese il
derviscio, sporgendosi.
!6ono un grammatico e, poich& non conosco la strada, sono caduto
inavvertitamente in 0uesto profondo pozzo dove mi trovo ora, praticamente
immoilizzato!, rispose la voce.
!,ieniti, amico, vado a prendere una scala e corda!, disse il derviscio.
!Un momento, prego!, rispose il grammatico. !<a tua sintassi e la tua
pronuncia sono difettose: ti prego di correggerle!.
!6e 0uesto # cos importante per t#, pi9 importante dell'essenziale!, grid il
derviscio, !allora # meglio che tu rimanga l dove sei finch& io non imparo a
parlare correttamente!.
4 prosegu per la sua strada.
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1uesta storia # stata raccontata da Qalaludin -umi. <a si pu trovare nel
.una0i 4l5)rifin, di )fla@i. %ulicato in Inghilterra nel CNGO con il titolo
<egends of th# 6ufis, 0uesto documento sui .evlevi e sulle loro presunte
azioni fu scritto nel XI+ secolo.
)lcune delle storie ivi contenute non sono altro che meravigliose favole,
mentre altre sono fatti storici. )ltre ancora appartengono a 0uella strana
categoria che i 6ufi chiamano !storie illustrative!* una serie di eventi
cominati per mettere in evidenza dei processi psicologici.
D per tale motivo che 0uesto tipo di racconto viene chiamato l'!)rte degli
scienziati dervisci!.
I ciechi e l'elefante
)l di l' di Ghor si estendeva una citt' i cui aitanti erano tutti ciechi. Un
giorno, un re arriv da 0uelle parti, accompagnato dalla sua corte e da un
intero esercito, e si accamparono nel deserto. ?ra, 0uesto monarca possedeva
un possente elefante, che utilizzava sia in attaglia sia per accrescere la
soggezione della gente.
Il popolo era ansioso di sapere come fosse l'elefante, e alcuni dei memri di
0uella comunit' di ciechi si precipitarono all'impazzata alla sua scoperta.
3on conoscendo ne la forma ne i contorni dell'elefante, cominciarono a tastarlo
alla cieca e a raccogliere informazioni toccando alcune sue parti.
?gnuno di loro credette di sapere 0ualcosa dell'elefante per averne toccato
una parte.
1uando tornarono dai loro concittadini, furono presto circondati da avidi
gruppi, tutti ansiosi, e a torto, di conoscere la verit' per occa di coloro che
erano essi stessi in errore.
%osero domande sulla forma e l'apparenza dell'elefante, e ascoltarono tutto ci
che veniva detto loro al riguardo. )lla domanda sulla natura dell'elefante, colui
che ne aveva toccato l'orecchio rispose* !6i tratta di una cosa grande, ruvida,
larga e lunga, come un tappeto!.
"olui che aveva toccato la prooscide disse* !6o io di che si tratta* somiglia a
un tuo dritto e vuoto, orriile e distruttivo!.
"olui che ne aveva toccato una zampa disse* !D possente e staile come un
pilastro!.
?gnuno di loro aveva toccato una delle tante parti dell'elefante. <a percezione
di ognuno era errata. 3essuno lo conosceva nella sua totalit'* la conoscenza
non appartiene ai ciechi. ,utti immaginavano 0ualcosa, e l'immagine che ne
avevano era sagliata.
<a creatura non sa nulla della divinit'. <e vie dell'intelletto ordinario non sono
la +ia della scienza divina.
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Il 'condizionamento', 0ui rappresentato dal vestito del derviscio, viene spesso
scamiato, a torto, dagli esoteristi e dalle menti religiose di tutte le fedi, per il
simolo del valore o dell'esperienza reale. 1uesto racconto, tratto dal <iro
divino di )ttar =Ilahi53amaT viene spesso usato dai dervisci della '+ia del
Biasimo', ed # attriuito a 8amdun il ,intore, che visse nel IX secolo>.
L'idiota e il cammello che brucava
Un idiota, guardando un cammello che rucava, gli disse* !.i semri storto.
%erch& sei cos$!.
!Giudicando in ase a un'impressione, stai attriuendo a un difetto ci che ha
modellato la mia forma!, replic il cammello. !Bada ene/ 3on prendere per
difetto la mia apparente deformit'. +attene di 0ui al pi9 presto/ Il mio aspetto
ha la sua ragion d'essere e adempie la sua funzione. <'arco ha isogno sia
della curvatura del legno sia della rettitudi ne della corda.
!;ila via, imecille/ Una percezione d'asino va di pari passo con una natura
d'asino!.
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.aulana .aMdud, meglio conosciuto sotto il nome di 8a@im 6anai di Ghazna,
l'Illuminato, il 6aggio "he +ivifica, ha scritto molto sull'inaffidailit' delle
impressioni soggettive e dei giudizi condizionati.
!3ello specchio deformante della vostra mente un angelo pu semrare avere
il viso di un demone!.
1uesta paraola # tratta dal !Giardino cintato della verit'! scritto intorno al
CCKI.
L'idiota nella grande citt%
"i sono vari tipi di 'risvegli', di cui uno solo # corretto. <'uomo #
addormentato, ma deve svegliarsi nel modo giusto. 1uesta # la storia di un
ignorante che non ee il giusto risveglio.
Un giorno l'idiota arriv in una grande citt', restando sconcertato dalla folla
che riempiva le strade.
,emendo che, se si fosse addormentato, non saree riuscito, al risveglio, a
ritrovare se stesso in mezzo a tutta 0uella gente, si leg una onaccia alla
caviglia, come segno di identificazione.
Un irone, che aveva capito il senso del suo gesto, aspett che si
addormentasse per sfilargli la orraccia e legarla alla propria gama. ) sua
volta, si mise a dormire sul pavimento del caravanserraglio.
<'idiota si svegli per primo, vide la orraccia e suito pens che 0uell'uomo
doveva essere lui. )llora gli si scagli contro, gridando* !6e tu sei me, allora,
per l'amor del ciclo, io chi sono, e dove sono$!.
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1uesto racconto, che si ritrova nella raccolta di facezie di .ullah 3asruddin ed
# diffuso in tutta l')sia "entrale, # tratto dal grande classico 6alaman e )sal,
opera di )dur5-ahman Qami, mistico del Rv secolo. 1uesti attravers l'?Rus
per stailirsi a 8erat, dove mor dopo essersi distinto come uno dei maggiori
scrittori della letteratura persiana.
Lami suscit il risentimento dei teologi a causa della sua schiettezza e,
soprattutto, per aver detto di non riconoscere altri maestri all'infuori del
proprio padre.
L'idiota" il saggio e la brocca
6i pu dire che l'uomo ordinario # un idiota* egli interpreta sempre
erroneamente ci che gli accade, ci che fa, o ci che U causato dagli altri. 4
lo fa in un modo talmente plausiile che, sia per lui sia per suoi simili, interi
aspetti della vita e del pensiero semrano logici e veri
Un giorno, un idiota di 0uesto tipo fu mandato da un saggio a prendere del
vino. ) tale scopo gli era stata affidata una rocca.
6trada facendo, per sua disattenzione, l'idiota ruppe la rocca urtando contro
una roccia.
1uando varc la soglia della casa del saggio, gli porse il manico della rocca
dicendo*
'Il tal del tali ti aveva mandato 0uesta rocca, ma un'orriile pietra me l'ha
ruata!.
(ivertito e desideroso di mettere la sua coerenza alla prova, il saggio gli
chiese*
!+isto che la rocca # stata ruata, perch& mi hai portato il manico$!.
!3on sono cos scemo come pensa la gente!, rispose l'idiota, !ho portato il
manico come prova di 0uanto mi # accaduto!.
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Uno dei temi ricorrenti tra i maestri dervisci # che l'uomo non sa generalmente
discernere una trama nascosta ne gli eventi, che saree l'unica a permettergli
di fare un uso completo della vita. "oloro che sanno vedere 0uesta trama
vengono chiamati saggi, mentre dell'uomo ordinario si dice che #
'addormentato'. <o si chiama anche 'idiota'.
1uesta storia, citata in inglese da Fileiforce "lar@e =(iEan5i58afiz>, # una
storia classica. "i che afferma # costruttivo* impregnandosi di 0uesta dottrina
attraverso caricature di 0uesto tipo, alcuni individui possono veramente
'sensiilizzarsi' al punto di percepire la trama nascosta.
1uesto rano # tratto 6i una raccolta derviscia attriuita a %ir5i5(o56ara,
'"olui che porta il mantello a toppe!. .or nel CHNI ed e sepolto a .azar5i5
6harif nel ,ur@estan.
Isa e gli increduli
.aulana Lalaludin -umi e altri riferiscono che Isa, figlio di .iriam, stava un
giorno camminando in un deserto nei dintorni di Gerusalemme con alcune
persone la ciii avidit' era ancora molto forte.
"ostoro supplicarono Isa di rivelare loro il 3ome 6egreto grazie al 0uale
resuscitava i morti. 4gli dis6e* !6e ye lo dico, ne auserete!.
.a essi insistettero* !6iamo pronti e degni di conoscere il 3ame 6egreto.
1uesta conoscenza rafforzen la nostra fede/!.
!3on vi rendete conto di cia che chiedete!, disse Isa. ,uttavia, rivel' ra la
%arola.
%oco dopo, Ic stesse persone stavano passeggiando in un luogo deserto,
0uando videro un mucchio di ossa iancastre* !%roviamo Ia %arola!, dissero
I'un l'altro, e cosI fecero.
3on appena la %arola fu pronunciata, le ossa si nivestirono di came: una estia
feroce e vorace iiprese corpo sotto i loro occi e li fece a pezzi. 5
"oloro che sono dotati di ragione capiranno. "ooro che ne hanno poca
potranno ac0uisirla attra versa lo studio di 0uesto racconto.
.5.
<'Isa di 0uesta storia # GesV, figlio di .aria. <o stesso concetto e contenuto
sia nell')pprendista stregone che nelle opere di -umi. <o si ritrova spesso in
molte leggende della tradizione orale dci dervisci che si riferiscono a GesW.
6econdo la tradizione, uno dci piX celeri 'trasmettitori' di 0uesta storia flu
uno dci primi ad assumere ii titolo di 6uftY Lair ='GeerY in latino>, figlio di
4l58ayyan, ilfondatore dell'alchimia cristiana.
Lair mortY' nd HNI. 6aeo di orsYgine, secondo gli autori occidentali fece
importanti scoperte nd campo della chi
Il lascito
Un uomo mor lontano da casa, e nella parte del suo testamento riservata ai
lasciti, aveva scritto* !"he i m#mri della comunit' dove sono situate le mie
terre prendano ci che vogliono per se stessi, e diano ci che vogliono ad )rif
l'Umile!.
?ra, a 0uel tempo )rif era solo un giovane la cui apparente autorit' era molto
inferiore a 0uella di chiun0ue altro nella comunit'. Gli altri si impadronirono
0uindi di tutto ci che desideravano dalle terre del lascito, riservando ad )rif
solo 0ualche agattella che nessuno voleva.
.olti anni dopo, )rif, che aveva guadagnato in forza e saggezza, si present
alla comunit' per rivendicare il suo patrimonio. !1uesti sono i eni che ti
aiamo riservato secondo i termini del testamento!, dissero gli anziani. 3on
avevano la sensazione d'aver usurpato alcunch&, dato che era stato detto loro
di prendere ci che volevano.
,uttavia, durante la discussione che segu, uno sconosciuto dall'aspetto
dignitoso e imponente si present e disse loro* !In realt', il testamento vi
chiedeva di dare ad )rif ci che volevate per voi stessi, perch& egli pu usarlo
nel modo migliore!.
3ell'attimo di illuminazione che segu 0uest'affermazione, gli anziani poterono
capire il vero senso della frase* !"he diano ci che vogliono ad )rif!.
<o sconosciuto prosegu* !6appiate che il testatore # morto senza poter
proteggere i suoi eni, e che se avesse scritto chiaramente che faceva di )rif il
suo erede, essi sareero stati usurpati dalla comunit', o comun0ue avree
creato dei dissensi. 4cco
perch& ve li affid, prevedendo che, se li aveste considerati come vostri, ne
avreste avuto cura. 4gli prese 0uindi la saggia decisione di far s che il tesoro
fosse conservato e trasmesso. ?ra # arrivato il momento di renderlo a colui
che sapr' usarlo nel modo giusto!.
4 fu cos che i eni furono restituiti, avendo gli anziani saputo vedere la
verit'.
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I 6ufi insegnano che la gente vuole per se stessa ci che dovree volere per
gli altri. 1uesto concetto viene evidenziato in 0uesta storia, che # di 6ayed
Ghaus )li 6hah, santo dell'?rdine 1adiri, morto nel CAAC. D sepolto a %anipat.
1uesto concetto non # raro, ench& nel folclore venga normalmente
interpretato in modo da illustrare come alla fine un lascito raggiunga sempre il
suo destinatario, anche
se 0uesti # stato a lungo nell'impossiilit' di rivendicare la sua eredit'.
In alcuni circoli dervisci 0uesta storia viene insegnata per illustrare
l'affermazione* !+oi avete molti doni che sono solo in affidamento: 0uando lo
capirete, potrete restituirli ai loro legittimi proprietari!.
Le limitazioni del dogma
Il gran sultano .ahmud, camminando un giorno per le strade di Ghazna, la sua
capitale, vide un povero facchino arcollare sotto il peso di un'enorme pietra
che portava sulle spalle. Il sultano, impietosito, in uno slancio di compassione
gli ordin imperiosamente* !.etti gi9 0uella pietra, facchino/!. <'uomo oed
immediatamente. %er anni 0uella pietra rimase in mezzo alla strada
ostacolando i passanti. Un giorno, finalmente, una delegazione di cittadini si
rec dal re per pregarlo di ordinare di rimuoverla.
.ahmud, per, dopo aver riflettuto a lungo ed essersi appellato alla sua
saggezza amministrativa, sent il dovere di rispondere* !"i che # stato fatto
per ordine non pu essere disfatto da un ordine della stessa natura* il popolo
potree pensare che gli ordini imperiali scaturiscano da capricci. "he la pietra
rimanga dov'#/!.
<a pietra rimase 0uindi dov'era finch& .ahmud visse, e anche dopo la sua
morte, per rispetto dei decreti reali, nessuno os rimuoverla. <a storia della
pietra si diffuse in tutto il paese e la gente, in ase alle proprie capacit',
l'interpret in tre modi diversi. "oloro che disapprovavano il governo vi
trovavano la prova della stupidit' di un'autorit'
che voleva a tutti i costi rimanere al potere. "oloro che riverivano il potere
provavano rispetto per gli ordini, anche se creavano loro delle difficolt'.
"oloro che capivano nel modo giusto erano in grado di afferrare la lezione che
il re aveva voluto impartire, indipendentemente da ci che le menti superficiali
potevano pensare. Infatti, permettendo che la pietra costituisse un ostacolo e
rendendo puliche le ragioni che lo spingevano a lasciarla ostruire la strada,
.ahmud trasmetteva il seguente messaggio, per coloro che potevano capirlo*
# necessario uidire al potere temporale, ma isogna anche rendersi conto
che coloro che governano asandosi su dogmi intoccaili non possono servire
gli uomini integralmente.
"oloro che seppero comprendere la lezione andarono a ingrossare le fila dei
'cercatori di verit'', e molti furono coloro che trovarono la via della verit'.
%ur senza la sottigliezza interpretativa che caratterizza tale versione, 0uesta
storia si ritrova nel celere classico )@hla05i5.uhsini =4tica enefica> di 8asan
Faiz Jashifi.
<a presente versione proviene dall'insegnamento dello sceicco sufi (aud di
1andahar, che mor nel CNGO. Illustra perfettamente come la gente giudichi le
azioni altrui da diversi livelli di comprensione, in funzione del proprio
condizionamento. Il metodo indiretto usato dal sultano .ahmud # un metodo
tipicamente sufi che pu riassumersi con 0uesta frase* !%arlate al muro,
affinch& la porta possa sentire!.
&imur Agha e il linguaggio degli animali
"'era una volta un turco, di nome ,imur )gha, che stava passando al setaccio
paesi e citt', villaggi e contrade, alla ricerca di 0ualcuno che potesse
insegnargli la lingua degli animali e degli uccelli. ?vun0ue si trovasse, non
tralasciava di cercare* sapeva che il grande 3aMmudin Jura aveva posseduto
0uesta capacit' e voleva entrare in contatto con uno dei suoi diretti discepoli,
per poter a sua volta eneficiare di 0uesta misteriosa scienza, la scienza di
6alomone.
?ra, avvenne che un giorno, proprio perch& aveva saputo coltivare le 0ualit'
della virilit' e della generosit', egli salv la vita a un vecchio derviscio
dall'aspetto fragile che era rimasto appeso alle funi rotte di un ponte di corda,
in montagna. !;iglio mio, sono Bahaudin il derviscio!, disse il vecchio, !e ho
letto nei tuoi pensieri. ('ora in poi conoscerai il linguaggio degli animali!.
,imur )gha promise di non confidare mai il segreto a nessuno e si affrett a
tornare alla sua fattoria.
Ben presto si present l'occasione di mettere in pratica il suo nuovo potere. Un
ue e un'asina stavano discutendo nel loro linguaggio* !Io devo tirare
l'aratro!, diceva il ue, !mentre tu non hai altro da fare che andare al
mercato. 6ei induiamente pi9 intelligente di me: consigliami, dun0ue,
perch& voglio uscire da 0uesta triste situazione!.
!,utto ci che devi fare!, rispose l'asina astutamente, !# sdraiarti a terra e
simulare un terriile mal di stomaco. Il contadino si prender' cura di t# perch&
sei un animale prezioso. ,i lascer' riposare e ti dar' del cio migliore!.
.a ,imur aveva naturalmente capito tutto e 0uando il ue si sdrai a terra
disse ad alta voce* !1uesta sera stessa porter 0uesto ue al macello, a meno
che non si senta meglio entro mezz'ora!. Immediatamente il ue si sent
meglio, persino molto meglio di prima/
<a cosa divert molto ,imur, che si mise a ridere. 6ua moglie 5 che era curiosa
e di indole piuttosto arcigna 5 gli chiese con insistenza il motivo della sua
allegria. -icordandosi della sua promessa, ,imur si rifiut di parlarne.
Il giorno dopo si recarono al mercato* la moglie era seduta sull'asina, mentre
il contadino camminava al suo fianco e l'asinello li seguiva trotterellando. Il
piccolo asino si mise a ragliare e ,imur cap che stava dicendo a sua madre*
!3on ce la faccio pi9 a camminare: fammi salire in groppa!. <a madre rispose,
nella lingua asinina* !6to portando la moglie del contadino, e noi siamo solo
animali: 0uesta # la nostra sorte: non c'# nulla che possa fare per t#, figlio
mio/!.
,imur fece immediatamente scendere sua moglie dall'asina per permettere
all'asinello di riposare. 6i fermarono sotto un alero. <a moglie era furiosa, ma
,imur disse solo* !"redo che sia ora di riposarci!.
<'asina pens* !1uest'uomo conosce la nostra lingua. .i avr' sentito parlare
con il ue ed ecco perch& lo ha minacciato di farlo macellare. %er a me non
ha fatto nulla, anzi, ha ripagato l'intrigo con la gentilezza!.
4mise un raglio che voleva dire* !Grazie, padrone!. ,imur si mise a ridere al
pensiero del segreto che aveva, ma la moglie era sempre pi9 arraiata.
!"redo che tu capisca 0ualcosa del linguaggio di 0uesti animali!, disse infine.
!"hi ha mai sentito dire di animali che parlano$!, chiese ,imur.
1uando furono rientrati a casa, ,imur prepar il giaciglio del ue con della
paglia fresca che aveva comprato, e il ue gli disse* !,ua moglie ti assilla/ (i
0uesto passo il tuo segreto sar' presto svelato. 6e solo t# ne rendessi conto,
pover'uomo, potresti insegnarle a comportarsi ene e ad evitarti dispiaceri
solo minacciandola di frustarla con una acchetta non pi9 grossa del tuo
mignolo!.
!4cco che 0uesto ue che ho minacciato di portare al macello si preoccupa del
mio enessere/!, pens ,imur.
"os and da sua moglie, prese una acchetta e le disse* !+uoi comportarti
ene$ +uoi smetterla di farmi domande anche 0uando non faccio altro che
ridere$!.
<a donna ne fu molto allarmata, perch& il marito non le aveva mai parlato in
0uel tono: e in seguito ,imur non corse mai pi9 il rischio di fare rivelazioni. 4
fu cos che gli fu risparmiata l'orriile sorte riservata a coloro che svelano
segreti a chi non # pronto a riceverli.
2 2 2
<e tradizioni popolari attriuiscono a ,imur )gha il potere di percepire un
senso nelle cose apparentemente pi9 insignificanti.
6i dice che 0uesta storia conferisca la Bara@a ='grava'> al narratore e
all'ascoltatore, donde la sua popolarit' nei Balcani e nel .edio ?riente.
3umerose storie sufi si nascondono sotto forma di favole.
3ella sua forma pi9 antica, 0uesta storia viene attriuita ad )u5isha@ "hishti,
che fu capo dei dervisci '"antatori', nel X secolo.
Maruf il calzolaio
"'era una volta un calzolaio di nome .aruf che viveva al "airo con sua moglie
;atima, una vera arpia. "ostei lo trattava cos duramente, rendendogli il male
per ogni sua uona azione, che .aruf cominci a considerarla come
l'incarnazione stessa dell'inspiegaile spirito di contraddizione universale.
6chiacciato da un sentimento di vera ingiustizia e in preda alla pi9 cupa
disperazione, .aruf si rifugi in un monastero in rovina nei dintorni della citt',
dove sprofond nella preghiera e nelle suppliche. !6ignore!, implorava senza
tregua, !ti supplico di indicarmi le vie della mia lierazione, affinch& io possa
andare il pi9 lontano possiile e trovare speranza e sicurezza!.
6tava pregando cos da molte ore, 0uando accadde un fenomeno stupefacente.
Un essere molto alto e dall'aspetto strano semr attraversare la parete di
fronte a lui alla maniera degli )dal, i 'trasformati', esseri umani che hanno
raggiunto poteri che superano di gran lunga 0uelli dell'uomo ordinario.
!6ono l')del5.a@an, il servitore di 0uesto luogo!, disse l'apparizione. !"he
vuoi da me$!. .aruf gli confid i suoi prolemi. Il 'trasformato' si caric .aruf
sulle spalle e insieme volarono nel ciclo per molte ore, a incrediile velocit'.
)llo spuntar dell'ala .aruf si ritrov in una lontana e magnifica citt' ai
confini con la "ina.
1ualcuno lo ferm per strada e gli chiese chi era. .aruf glielo disse e mentre
tentava di spiegare come fosse arrivato fin l, fu circondato da una torma di
zotici che cominciarono a tirargli astoni e sassi accusandolo di essere un
pazzo o un emerito imroglione.
6tavano ancora malmenando lo sfortunato calzolaio, 0uando arriv un
mercante a cavallo che li disperse. !+ergognatevi/!, disse. !Uno straniero # un
ospite, legato a noi dal sacro vincolo dell'ospitalit' e degno della nostra
protezione!. 1uell'uomo si chiamava )li.
)li spieg al suo amico come era passato dalla miseria alla ricchezza in 0uella
strana citt' di I@htiyar. I mercanti del luogo 5 cos semrava 5 erano
generalmente pi9 inclini di altre persone a prendere un uomo in parola. 6e
0uesti era povero, non gli davano molte possiilit' di riuscita nella vita, in
0uanto ritenevano che fosse povero perch& cos doveva essere. 6e, d'altro
canto, sentivano dire che era un uomo ricco, gli davano considerazione,
credito e onore.
)li aveva scoperto 0uesto fatto. (i conseguenza, si era recato da parecchi
ricchi mercanti della citt' e aveva chiesto loro un prestito affermando che
stava aspettando l'arrivo di una sua carovana. 3on appena ottenuto il prestito,
)li aveva moltiplicato il capitale commerciando nei grandi azar, ed era
riuscito sia a restituire il capitale iniziale sia ad arricchirsi. )li consigli .aruf
di fare altrettanto.
4 fu cosi che .aruf, rivestito dal suo amico di tutto punto, si rec da diversi
mercanti per farsi concedere un prestito. <'unica differenza era che, a causa
della sua natura caritatevole, .aruf donava il denaro ai mendicanti. <a sua
carovana, dopo mesi di attesa, non dava segni del suo arrivo. .aruf non
cominava affari, ma la sua carit' aumentava in 0uanto la gente faceva a gara
per prestare denaro a un uomo che lo spendeva suito in opere di carit'.
In tal modo la gente pensava di recuperare il denaro prestato 0uando la
carovana saree arrivata e, al tempo stesso, di eneficiare della enedizione
connessa agli atti di generosit'. ,uttavia, col passar del tempo, i mercanti
cominciarono ad avere dei dui e a chiedersi se .aruf, dopo tutto, non era un
impostore. )ndarono 0uindi a lamentarsi dal re della citt', il 0uale decise di
convocare il vecchio calzolaio.
Il re era molto incerto nei confronti di .aruf e alla fine decise di metterlo alla
prova. 4gli possedeva un gioiello di grande valore: lo avree regalato a .aruf
il mercante per vedere se sapeva riconoscerne il valore. 6e lo avesse
apprezzato, il re 5 che era un uomo avido 5 gli avree dato in sposa sua
figlia. In caso contrario, lo avree fatto uttare in prigione.
.aruf si present a corte e gli fu dato in mano il gioiello. !D per t#, uon
.aruf!, gli disse il re. !.a, dimmi, perch& non paghi i tuoi deiti$!.
!.aest', la mia carovana, che trasporta eni di inestimaile valore, non #
ancora arrivata. 1uanto a 0uesto gioiello, credo sia preferiile che +ostra
maest' lo tenga perch& # senza valore rispetto ai gioielli veramente preziosi
che viaggiano con la mia carovana!.
6opraffatto dall'avidit', il re conged .aruf e fece consegnare un messaggio al
rappresentante dei mercanti, ordinando loro di tacere. %oi decise di dare la
principessa in moglie al mercante, malgrado l'opposizione del Gran +isir, che
non si faceva scrupolo di dire che .aruf era un gran ugiardo. (ato che erano
anni che il visir chiedeva la mano della principessa, il re attriuiva i suoi
consigli al pregiudizio.
1uando seppe che il r# voleva concedergli la mano di sua figlia, .aruf rispose
semplicemente al visir* !( a sua maest' che, finch& la mia carovana carica di
inestimaili gioielli e di altre meraviglie non sar' arrivata, non potr
provvedere ai isogni di una sposa del rango di principessa. 6uggerisco, di
conseguenza, che il matrimonio venga rinviato!.
1uando gli fu riferita la risposta di .aruf, il re gli offr senza esitazione di
attingere al tesoro reale, in modo da poter scegliere ci di cui aveva isogno
per adottare un tenore di vita adeguato e offrire doni consoni al rango di un
genero del re.
Un matrimonio simile non si era mai visto, ne in 0uel paese ne altrove. 3on
solo furono donati ai poveri gioielli a manciate, ma tutti coloro che avevano
anche solo sentito parlare del matrimonio, ricevettero un sontuoso regalo. <e
celerazioni, di una magnificenza senza precedenti, durarono 0uaranta giorni.
1uando furono finalmente soli, .aruf disse alla giovane sposa* !8o gi' preso
cos tanto a tuo padre da sentirmi in 0ualche modo preoccupato!. )veva
isogno di spiegare il sordo malessere che lo pervadeva. !3on pensarci!, disse
la principessa, !0uando la tua carovana sar' giunta, andr' tutto ene!.
Intanto, il visir ricominci a sollecitare al re un attento esame della situazione
di .aruf. (ecisero di fare appello alla principessa, la 0uale accett di aiutarli a
chiarire il tutto al momento opportuno. 1uella notte, mentre riposavano tra le
raccia l'uno dell'altra, la principessa chiese al suo sposo di spiegarle il
mistero del mancato arrivo della carovana. %roprio in 0uel giorno, .aruf aveva
confermato al suo amico )li di possedere veramente una carovana
inestimaile. ,uttavia, ora decise di dire la verit'. !3on c'# nessuna
carovana!, confess, !e ench& il visir aia ragione, le sue parole sono solo
l'espressione della sua avidit'. 4d # altrettanto per avidit' che tuo padre mi ha
concesso la tua mano. 4 tu, perch& hai acconsentito a sposarmi$!.
!6ei mio marito!, rispose la principessa, !e non potr mai disonorarti. %rendi
0ueste cin0uantamila monete d'oro, lascia il paese, e non appena sarai al
sicuro mandami un messaggio: io ti raggiunger in tempo deito. 4 ora lascia
che mi occupi della situazione a corte!. ,ravestito da schiavo, .aruf fugg nel
cuore della notte.
Il giorno seguente, 0uando il re e il visir convocarono la principessa (unia e le
chiesero di fare il suo rapporto, la risposta fu* !%adre rispettato e onorato
visir, stavo per affrontare l'argomento con .aruf, mio sposo, la notte scorsa,
0uando # accaduta una cosa strana!. !"he cosa$!, esclamarono i due uomini
all'unisono.
!(ieci mamelucchi, vestiti sontuosamente, si sono presentati alla finestra del
palazzo, latori di una lettera del capo carovana di .aruf. <a lettera spiegava il
motivo del ritardo della carovana* era stata attaccata da una anda di eduini.
6u cin0uecento guardie, cin0uanta erano state uccise e duecento carichi di
cammelli erano stati se0uestrati!.
!4 che ha detto .aruf$!. !3on ha detto gran che. %er lui, duecento carichi di
cammelli e cin0uanta vite umane non sono nulla/ In ogni caso, # partito
immediatamente, e al galoppo, per andare incontro alla carovana e condurla
personalmente fino a noi!.
In tal modo la principessa guadagnava tempo. .aruf, dal canto suo, galopp
senza tregua e senza sapere dove andava, finch& si imatt& in un contadino
che stava arando un fazzoletto di terra. <o salut e il contadino gli disse, dal
profondo del cuore* !)ccetta di essere mio ospite, grande schiavo di sua
maest' reale. ,i porter del cio e mangeremo insieme!.
Il contadino si allontan rapidamente e .aruf, toccato dalla sua gentilezza e
desideroso a sua volta di aiutarlo, decise di continuare ad arare il campo.
)veva appena scavato 0ualche solco, 0uando l'aratro urt contro una pietra.
-imossa la pietra, si accorse che nascondeva dei gradini che scendevano
sottoterra. .aruf scese la scala e si ritrov in un'immensa sala piena di
innumerevoli tesori.
In una teca di cristallo rillava un anello. <o prese e se lo strofin sul vestito*
una strana apparizione si materializz all'istante e si rivolse a lui* !4ccomi,
sono tuo servitore, mio signore/!.
.aruf scopr che 0uesto Ginn si chiamava 'il padre della felicit'!, che era uno
dei pi9 potenti capi dei Ginn e che il tesoro era appartenuto al re 6haddad,
figlio di )ad. ( 'padre della felicit'! era ora lo schiavo di .aruf,
Il calzolaio ordin che il tesoro fosse riportato in superficie. %oi lo fece
caricare su cammelli, muli e cavalli che il Ginn aveva materializzato. Grazie al
potere di altri Ginn che erano al servizio del 'padre della felicit'!, vennero alla
luce anche molte altre merci preziose, e en presto la carovana fu pronta a
partire. 1uando il contadino tomo con un po' d'orzo e di legumi e vide .aruf in
mezzo a tutti 0uei tesori, credette di essere in presenza di un re. .aruf gli
diede un po' di oro e gli raccomand di chiedere in seguito una ricompensa
maggiore. )ccettando l'ospitalit' del contadino, si limit a mangiare i legumi e
l'orzo.
.aruf mand avanti i Ginn =che avevano assunto le semianze di uomini e di
animali> e 0uando 0uesti raggiunsero la citt' del r#, suo suocero, 0uesti si
arrai molto col visir per aver insinuato che .aruf era solo un miseraile.
1uando le giunse la notizia che una splendida carovana era alle porte del
palazzo e che apparteneva al suo sposo, la principessa non seppe che pensare.
6ospett che .aruf le avesse mentito per mettere alla prova la sua lealt'.
)li, l'amico di .aruf, dal canto suo suppose che 0uella straordinaria carovana
fosse opera della principessa, che aveva sicuramente concepito 0ualche
stratagemma per salvare la reputazione e la vita di suo marito. I mercanti che
avevano prestato denaro a .aruf e si erano meravigliati della generosit' con
la 0uale lo aveva suito prodigato, furono ancora pi9 stupefatti di fronte alla
0uantit' di oro, gioielli e regali di ogni sorta che ora stava distriuendo ai
poveri e ai isognosi.
Il visir, tuttavia, era ancora sospettoso. (isse al re che non si era mai visto a
memoria d'uomo un mercante comportarsi in 0uel modo, e gli propose di
tendergli una trappola. "on uno stratagemma lo attir in un giardino, dove lo
ineri talmente di vino e di musica che l'erezza sciolse la lingua di .aruf, il
0uale confess la verit'. Il visir prese 0uindi l'anello magico, senza che .aruf
opponesse la ench& minima resistenza. %oi fece apparire il Ginn e gli ordin
di far sparire .aruf nel luogo pi9 remoto del deserto. .entre lo insultava per
aver rivelato il prezioso segreto, il Ginn fu en felice di afferrare .aruf e di
lanciarlo nel deserto di 8adramut. %oi il visir ordin al Ginn di catturare il re,
suo padrone, e di lanciarlo nel deserto insieme a .aruf. %oi s'impadron del
potere e prov anche a sedurre la principessa.
1uest'ultima, tuttavia, 0uando il visir le si avvicin, s'impadron dell'anello che
0uesti portava al dito, lo strofin e ordin al Ginn di incatenare il ministro. 3el
giro di un'ora, il Ginn riport il re e .aruf a palazzo. Il visir fu condannato a
morte per alto tradimento e .aruf prese il suo posto come primo ministro.
(opodich& vissero tutti felici e contenti. )lla morte del re, .aruf gli succedette
sul trono. ?ra aveva un figlio. <a principessa conserv l'anello. %oi si ammal
e affid il amino e l'anello a .aruf. .or pregandolo di vegliare su entrami.
3on molto tempo dopo, mentre si trovava a letto, il re .aruf si svegli di
soprassalto. )l suo fianco vide una donna che non era altro che la sua prima
sposa, l'orrenda ;atima, che era stata trasportata l per magia. "ostei gli
spieg ci che le era accaduto.
(opo che .aruf era sparito, la donna si era pentita e si era messa a
mendicare. <a sua vita era diventata sempre pi9 dura e en presto si era
ritrovata nella miseria pi9 nera. Una notte, sdraiata a terra cercando di
dormire, aveva chiamato aiuto dal pi9 profondo della sua disperazione: un
Ginn le era apparso e le aveva raccontato le avventure di .aruf da 0uando
l'aveva lasciata. <a donna aveva chiesto di essere condotta a Uditiva e cos fu,
trasportata alla velocit' della luce.
?ra la donna era molto contrita e .aruf accett di riprenderla come moglie.
<'avvert, tuttavia, che ormai egli era un re e che possedeva un anello magico
il cui servitore era il grande Ginn 'padre della felicit'!. ;atima lo ringrazi
umilmente e prese il suo posto come regina. ,uttavia, odiava il piccolo
principe.
?ra, ogni sera, .aruf si sfilava l'anello magico dal dito. ;atima se ne accorse e
una notte penetr nella stanza del re per impossessarsene. Il fanciullo,
tuttavia, l'aveva seguita e 0uando la vide ruare l'anello, spaventato all'idea
che lei potesse usare 0uesto nuovo potere, sguain la spada e trafisse la
strega.
4 fu cos che ;atima la falsa trov la strada della toma nel luogo stesso della
sua maggior gloria. .aruf chiam 0uindi accanto a s& l'onesto contadino che
era stato lo strumento della sua salvezza e lo nomin primo ministro. 3e spos
la figlia e vissero tutti nella felicit' e nella prosperit'.
2 2 2
"ome molti altri racconti dervisci, 0uesto si trova anche nelle .ille e una
notte. "ontrariamente alla maggior parte delle allegorie sufi, non lo si trova
mai in forma poetica. 4 contrariamente anche alla maggior parte di 0ueste
allegorie, a eccezione del ciclo di .ulla 3asruddin, viene talvolta rappresentato
in forma teatrale nelle "hai@hana =case da t#>.
) differenza delle storie occidentali, 0uesto racconto non contiene alcuna
morale, ma mette in evidenza certe relazioni di causa5effetto che costituiscono
un tratto caratteristica di parte della letteratura sufi.
L'uomo il cui momento non era ancora arrivato
"'era una volta un ricco mercante che viveva a Bagdad. %ossedeva una
lussuosa casa, piccole e grandi tenute, e una flotta di navi che veleggiavano
verso le Indie cariche di preziose merci. 4gli aveva ac0uisito 0uesti eni in
parte con l'eredit', in parte grazie a sforzi compiuti al momento giusto e nel
luogo giusto e, infine, grazie alle direttive e ai enevoli consigli che il -e
d'?ccidente 5 titolo che all'epoca era dato al sultano di "ordoa 5 gli aveva
prodigato.
%oi la fortuna gir. Un crudele oppressore si impossess delle sue terre e delle
sue case. <e navi dirette in India incapparono nei tifoni e affondarono, mentre
una serie di disgrazie si aatt& sulla sua famiglia. )nche i suoi amici pi9
intimi semravano aver perso la capacit' di essere in armonia con lui,
nonostante i reciproci sforzi per rimanere in uoni rapporti.
Il mercante decise allora di recarsi in 6pagna per incontrare il suo vecchio
protettore, e si mise in viaggio attraverso il deserto occidentale. <ungo la
strada si imatt& in molte disgrazie. ( suo asino mor, poi fu catturato dai
anditi e cadde anche in schiavit9, dalla 0uale riusc a ruggire con grande
difficolt'. CC suo viso ruciato dal sole assunse presto l'aspetto del cuoio. Gli
aitanti dei villaggi lo cacciavano via rutalmente. 1ua e l', 0ualche derviscio
gli dava un occone di pane e 0ualche straccio per vestirsi. ,alvolta trovava
un po' d'ac0ua in fondo a uno stagno, ma il pi9 delle volte era salmastra.
;inalmente arriv alle porte del palazzo del -e d'?ccidente. )nche se non gli
fu facile ottenere il permesso di entrare. I soldati lo respinsero con le lance e
il ciamellano non ader alla sua richiesta di udienza. Gli venne offerto un
modesto impiego a corte affinch& potesse guadagnare aastanza da potersi
presentare vestito adeguatamente il giorno in cui avree chiesto al maestro
delle cerimonie di essere ammesso alla presenza del re.
)veva, tuttavia, la consapevolezza di essere vicino al re, e il ricordo dell'antica
ont' del sultano non lo aandonava mai. ,uttavia, dato che era vissuto cos
a lungo in miseria e nella disperazione, le sue maniere ne avevano risentito,
sicch& il maestro delle cerimonie decise di fargli seguire un corso di galateo e
di autocontrollo, prima di ammetterlo a corte.
Il mercante sopport tutto. Il giorno in cui fu condotto nella sala delle
udienze, erano esattamente tre anni da che aveva lasciato la citt' di Bagdad.
Il re lo riconoe immediatamente, si inform sulla sua salute e lo invit a
sedersi accanto a lui.
!.aest'!, disse il mercante, !ho molto sofferto in 0uesti ultimi anni. <e mie
terre sono state usurpate, il mio patrimonio # stato confiscato, le mie navi
sono affondate assieme a tutto il mio capitale. %er tre anni ho dovuto lottare
contro la fame, i andi ti, il deserto, e contro persone di cui non capivo la
lingua. 6ono venuto a rimettermi alla enevolenza di +ostra maest'!.
Il re si rivolse al ciamellano. !(agli cento pecore, nominalo pastore reale,
mandalo in cima alla montagna e lascia che se la cavi!. <eggermente deluso,
perch& si aspettava un po' pi9 di generosit' da parte del monarca, il mercante
si ritir, dopo i soliti convenevoli. 3on appena giunse al magro pascolo
affidategli, le pecore furono colte da una malattia e morirono una dopo l'altra.
"os ritorn a corte.
!"ome stanno le tue pecore$!, chiese il re. !.aest', appena giunte al pascolo
sono morte tutte/!.
Il re fece un gesto e decret* !"he vengano date a 0uest'uomo cin0uanta
pecore, e che se ne occupi fino a nuovo ordine/!.
"onfuso e turato, il pastore port il suo gregge sulla montagna. <e pecore
stavano cominciando a rucare l'era con appetito, 0uando due cani raiosi
apparvero all'improvviso e le inseguirono fino a un precipizio, dove trovarono
la morte.
Il mercante, molto afflitto, torn dal re per raccontargli ci che era successo.
!.olto ene!, disse il re, !ora puoi prendere venticin0ue pecore e continuare
come prima!.
Il mercante riguadagn il pascolo con le sue pecore. <a speranza aveva
disertato il suo cuore ed egli era pi9 turato che mai, perch& non sentiva
affatto la vocazione del pastore. )ppena arrivata in montagna, ogni pecora
partor due agnellini e ci fece 0uasi raddoppiare il suo gregge. %oi la cosa si
ripet& ancora una volta. Gli agnelli erano grassi, provvisti di un fitto vello e la
loro carne era saporita. Il mercante ne vendette alcuni e ne compr altri* si
accorse allora che le pecore, che 0uando aveva comprato erano magre e
deoli, crescevano sane e rouste, e somigliavano sempre pi9 alla
sorprendente nuova razza che stava allevando. 3el giro di tre anni pot&
tornare a corte, vestito sontuosamente, per rendere conto di 0uanto il gregge
avesse prosperato sotto la sua custodia. ;u immediatamente ammesso alla
presenza del re.
!6ei un uon pastore, ora$!, gli chiese il re.
!?h, s, maest'/ <a fortuna ha girato in mio favore in modo incomprensiile, e
devo dire che tutto si # svolto per il meglio, ench& non mi piaccia ancora
molto allevare pecore!.
!.olto ene!, disse il re. !<aggi9 si stende il regno di 6iviglia, che # sotto la
mia tutela. +a', e che si sappia che ti ho nominato re di 6iviglia/!. 4 gli sfior
la spalla con lo scettro cerimoniale. Il mercante non riusc a trattenersi* !.a
perch& non mi avete nominato r# 0uando sono venuto la prima volta$ +olevate
mettere alla prova la mia pazienza, che era gi' al limite della sopportazione$
?ppure volevate insegnarmi 0ualcosa$!.
Il re scoppi a ridere* !(iciamo semplicemente che se tu avessi preso
possesso del regno di 6iviglia il giorno in cui hai portato cento pecore in
montagna per perderle suito, oggi non rimarree neanche una sola pietra
della citt' di 6iviglia/!.
2 2 2
)dul51adir di Qilan nac0ue nell'XI secolo sulle rive meridionali del .ar "aspio.
D conosciuto con il nome di 6ayedna, '3ostro %rincipe', perch& discendeva da
8asan, nipote di .aometto, e ha dato il suo nome al potente ?rdine dei 1adiri.
D conosciuto per aver dato prova, gi' da amino, di possedere poteri
soprannaturali. 6tudi a Bagdad, dove dedic gran parte del suo tempo al
tentativo di istituire una scuola pulica gratuita. 6hahaudi n 6uhraEardi, uno
dei maggiori scrittori sufi, autore dei (oni della conoscenza profonda, fu suo
discepolo. ) entrami vengono attriuiti innumerevoli miracoli.
)dul51adir aveva molti discepoli, sia erei e cristiani sia mussulmani. .or
nel CCGG. .entre era sul letto di morte, apparve un misterioso arao latore di
una lettera nella 0uale era scritto* !1uesta # la lettera dell')mante alla sua
eneamata. ?gni uomo e ogni animale deve assaggiare la morte!. <a sua
toma si trova a Bagdad.
)dul51adir # venerato ovun0ue come un santo e in ?riente si trovano
numerose sue agiografie. 1ueste opere sono piene di racconti di miracoli e di
strane idee. Una di 0ueste opere, 8iyat5i58azrat =<a vita della presenza> inizia
cos*
!II suo aspetto era imponente. Un giorno, solo un discepolo os porgli una
domanda* '3on puoi darci il potere di migliorare 0uesta terra e la sorte di
coloro che la aitano$
4gli aggrott le sopracciglia e disse* 'far di meglio/ (ar 0uesto potere ai
vostri discendenti, perch& per il momento non si pu sperare di apportare un
tale miglioramento su una scala aastanza larga. Gli strumenti adatti non
esistono ancora. +oi sarete ricompensati, e i vostri discendenti saranno
ricompensati per i loro sforzi e le vostre aspirazioni!.
<o stesso concetto di cronologia viene evidenziato nel racconto !<'uomo il cui
momento non era ancora arrivato!.
'uando la morte venne a Bagdad
II discepolo di un 6ufi di Bagdad era seduto un giorno in un angolo di una
locanda, 0uando sorprese una conversazione tra due persone. ) sentirle
parlare, cap che una di loro era l')ngelo della .orte.
!8o molte visite da fare in 0uesta citt' nelle prossime tre settimane!, stava
dicendo l')ngelo al suo compagno.
,errorizzato, il discepolo si rannicchi nel suo angolino finch& i due non se ne
furono andati. %oi fece appello a tutta la sua intelligenza per trovare il modo di
scampare all'eventuale visita dell')ngelo, e alla fine decise di allontanarsi da
Bagdad affinch& la morte non potesse raggiungerlo. (opo aver fatto 0uesto
ragionamento, non gli restava che noleggiare il cavallo pi9 veloce e,
spronandolo giorno e notte, arrivare fino alla lontana 6amarcanda.
3el frattempo la .orte si incontr con il maestro sufi, col 0uale si intrattenne
a parlare di varie persone. !.a dov'# dun0ue 0uel vostro discepolo tal dei
tali$!, chiese la .orte.
!(ovree trovarsi da 0ualche parte in citt', immerso in contemplazione, forse
in un caravanserraglio!, rispose il maestro.
!D strano!, disse l')ngelo, !perch& # proprio nella mia lista ... )h, ecco,
guardate* devo prenderlo fra 0uattro settimane a 6amarcanda, e in nessun
altro luogo!.
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1uesta versione della !6toria della .orte! proviene dal 8i@ayat5i53a0shia
=!6torie concepite secondo un (isegno>.
<'autore di 0uesta storia, che # uno dei racconti popolari pi9 preferiti nel
.edio ?riente, # il grande 6ufi ;udail In )yad, un eR5andito che mor
all'inizio del iR secolo.
6econdo la tradizione sufi, confermata da documenti storici, 8arun 4l5-ashid,
califfo di Bagdad, volle concentrare nella sua corte 'la totalit' della
conoscenza'. 3umerosi 6ufi vissero sotto il suo patrocinio, ma nessuno di loro
accett di entrare a servizio di 0uel monarca onnipotente. Gli storici sufi
riportano la visita fatta da 8arun e dal suo visir a ;udail, alla .ecca.
!"omandante dei "redenti!, disse ;udail, !temo che il tuo avvenente volto
cadr' nel fuoco dell'inferno/!.
8arun chiese al saggio* !8ai mai conosciuto 0ualcuno pi9 distaccato di t#$!.
!6!, rispose ;udail, !tu/ Il tuo distacco # superiore al mio. Io posso
distaccarmi dall'amiente del mondo ordinario, ma tu ti sei distaccato da
0ualcosa di molto pi9 grande: ti sei distaccato da ci che # eterno/!.
;udail disse al califfo che il potere su se stessi era meglio di mille anni di
potere sugli altri.
La nascita di una tradizione
"'era una volta una citt' formata da due strade parallele. Un giorno un
derviscio attravers la prima strada: 0uando arriv nella seconda, la gente
not che aveva gli occhi pieni di lacrime. !1ualcuno # morto nell'altra strada/!,
si ud gridare. Ben presto tutti i amini dei dintorni si misero a gridare la
stessa cosa.
"i che era avvenuto, in realt', era che il derviscio aveva appena succiato
delle cipolle. <a notizia si diffuse en presto anche nella prima strada, e gli
adulti delle due strade erano talmente afflitti e impauriti =perch& ognuno
aveva dei parenti dall'altra parte> che non osavano approfondire la causa di
0uell'agitazione.
Un saggio cerc di ragionare con le persone delle due strade e chiese loro
perch& non si informavano gli uni con gli altri. ,roppo sconvolti per sapere ci
che volevano, alcuni dichiararono* !%er 0uanto ne sappiamo, c'# una
pestilenza micidiale nell'altra strada!.
1ueste voci si sparsero a loro volta come il vento, al punto che gli aitanti di
ciascuna delle due strade furono convinti che gli altri erano condannati a una
morte sicura.
1uando la calma si fu in 0ualche modo ristailita, le due comunit' non videro
altra soluzione, per scampare al pericolo, che l'esodo in massa. 4 fu cos che
le due met' della citt' si spopolarono.
6ono passati secoli, da allora, e la citt' # tuttora deserta. 3elle vicinanze sono
sorti due villaggi. ?gnuno ha la propria tradizione, che racconta come molto
tempo prima il villaggio era stato fondato da una colonia giunta da una citt'
condannata, grazie a un felice esodo che le aveva permesso di scampare a un
male sconosciuto.
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3el loro insegnamento psicologico, i 6ufi affermano che la trasmissione
ordinaria della conoscenza # soggetta a cos tante deformazioni, dovute alle
interpretazioni e alle deficienze della memoria, che non pu sostituirsi alla
percezione diretta dei fatti.
!<a nascita di una tradizione!, che illustra la soggettivit' del cervello umano, #
tratta dal liro5insegnamento )srar5i5JhiiEatia =6egreti dei -eclusi> dello
sceicco 1alandar 6hah dell'?rdine 6uhraEardi, morto nel CAKB. <a sua toma
si trova a <aore, nel %a@istan.
L'orco e il #ufi
Un maestro sufi viaggiava da solo in una regione montagnosa e desolata,
0uando improvvisamente si trov a faccia a faccia con un orco, un mostro
gigantesco che gli disse che lo avree annientato. !.olto ene: provaci se
vuoi!, disse il maestro, !ma io
posso sconfiggerti perch&, sotto molti aspetti, sono pi9 potente di 0uanto tu
possa immaginare!.
!6ciocchezze/!, rispose l'orco: !tu sei un maestro sufi: ti interessi delle cose
dello spirito: non puoi sconfiggere uno come me, che si serve della forza
ruta. 4 poi, sono trenta volte pi9 grande di t#/!,
!6e vuoi una prova di forza!, disse il 6ufi, !prendi 0uesta pietra e cerca di
estrame del li0uido!. -accolse un piccolo frammento di roccia e glielo diede.
.algrado tutti i suoi sforzi, l'orco non ci riusc. !D impossiile, non c'# ac0ua in
0uesta pietra. ;ammi vedere tu se ce n'#!. 3ella semioscurit' il maestro prese
la pietra e, tirando fuori un uovo dalla tasca, li schiacci uno contro l'altra
sopra la mano dell'orco. 1uesti ne fu molto impressionato, perch& la gente
rimane spesso impressionata da ci che non capisce, e sopravvaluta 0uesto
genere di cose molto pi9 di 0uanto dovree, nel proprio interesse.
!(evo riflettere su tutto ci!, disse l'orco, !vieni nella mia caverna, ti offro
ospitalit' per la notte!. Il 6ufi lo segu fino a un'enorme caverna, una vera
grotta di )ladino, all'interno della 0uale giacevano i agagli e i vestiti di
migliaia di viaggiatori uccisi. !6draiati 0ui, vicino a me, e dormi!, disse l'orco.
!"ercheremo di chiarire il tutto domattina!. (etto ci, si sdrai a terra e si
addorment immediatamente.
Il maestro, il cui istinto faceva prevedere l'imminenza di un tradimento, sent
improvvisamente di doversi alzare e nascondere a una certa distanza dall'orco.
4 cos fece, dopo aver sistemato il letto in modo da dare l'impressione di
esserci ancora.
6i era appena sistemato a deita distanza, 0uando l'orco si svegli. "on una
mano afferr un tronco d'alero e sferr sette formidaili colpi sulla forma
stesa sotto la coperta. %oi si sdrai di nuovo e si riaddorment. Il maestro
torn nel suo letto e lo chiam*
!4hi, orco/ <a tua caverna # confortevole, ma sono stato punto sette volte da
una zanzara. (ovresti fare 0ualcosa/!.
<'altro ne fu cos sconvolto che non os tentare una nuova aggressione. (opo
tutto, se un uomo colpito sette volte da un orco con un tronco d'alero e con
tutta la forza di cui era capace ...
Il mattino seguente, l'orco lanci al 6ufi un otre fatto con una intera pelle di
ue* !+a' a prendere l'ac0ua per la colazione, cos potremo preparare il t#/!.
)nzich& prendere l'otre =che avree comun0ue faticato a sollevare> il maestro
si diresse verso un vicino fiume e cominci a scavare un piccolo canale in
direzione della caverna. .a l'orco era sempre pi9 assetato* !%erch& non mi
porti l'ac0ua$ ...!.
!%azienza, amico mio. 6to scavando un canale permanente per portare l'ac0ua
dalla sorgente proprio fino all'ingresso della caverna, cos non dovrai mai pi9
portare l'otre!.
.a l'orco aveva troppa sete per aspettare. %rese l'otre e si diresse verso il
fiume per riempirlo lui stesso. 1uando il t# fu pronto, ne evve molti litri,
dopodich& le sue facolt' mentali cominciarono a funzionare un po' meglio. !6e
sei cos forte 5 e me lo hai provato 5 perch& non scavi 0uesto canale pi9 in
fretta, anzich& procedere centimetro per centimetro$!.
!%erch&!, rispose il maestro, !nulla che valga veramente la pena di essere
fatto pu essere fatto senza impiegare una minima 0uantit' di sforzo. ?gni
cosa richiede la propria 0uantit' di sforzo e io sto impiegando la minima
0uantit' necessaria per scavare il canale. Inoltre, so ene che sei una creatura
talmente aitudinaria che continuerai sempre a usare l'otre di pelle di ue!.
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6i sente spesso raccontare 0uesta storia nelle "hai@hana dell')sia "entrale.
6omiglia a certi racconti folcloristici dell'4uropa medievale. 1uesta versione #
tratta da un .aMmua =raccolta derviscio> che, secondo 0uanto scritto nel
frontespizio, # stata scritta originariamente da 8i@ayati nell'undicesimo secolo,
ma nella forma 0ui presentata risale apparentemente al X+I secolo.
(ane e gioielli
In un impeto di disinteressata generosit', un re decise un giorno di regalare
parte delle sue ricchezze. )l tempo stesso, tuttavia, voleva sapere che ne
saree stato dei suoi doni. %ertanto, fece chiamare un fornaio nel 0uale
aveva totale fiducia, e gli disse di cuocere due pagnotte* nella prima doveva
mettervi dei gioielli, mentre la seconda avree contenuto solo ac0ua e farina.
%oi gli chiese di dare le pagnotte all'uomo pi9 devoto e a 0uello meno devoto
che potesse trovare. Il giorno dopo, due uomini entrarono nel negozio. Uno era
vestito da derviscio e semrava molto devoto, pur essendo in realt' solo un
simulatore. <'altro rimase in silenzio e somigliava in tutto e per tutto a un
uomo per il 0uale il fornaio provava una grande avversione.
)llora il fornaio diede la pagnotta con i gioielli all'uomo che indossava il
mantello derviscio e la pagnotta ordinaria all'altro. 3on appena l'ee in
mano, il falso derviscio la tast e la soppes* la forma dei gioielli che le sue
dita sfioravano gli fece pensare che fossero grumi. 6oppes di nuovo il pane:
lo trov veramente troppo pesante. )llora lanci un'occhiata furtiva al fornaio,
ma vedendo che non era tipo col 0uale poter scherzare, si volt verso l'altro*
!3on ti andree di scamiare il tuo pane con il mio$ 6emri piuttosto
affamato: 0uesto # molto pi9 pesante!.
Il secondo uomo, disposto ad accettare 0ualsiasi cosa, acconsent volentieri
allo scamio. Il re che osservava la scena da una fessura della porta, fu
sorpreso, ma non percep le rispettive 0ualit' dei due uomini.
Il falso derviscio ee 0uindi il pane ordinario e il re ne concluse che il destino
era intervenuto per preservare il derviscio dall'opulenza. <'uomo uono trov i
gioielli e seppe fame uon uso, ma il re non fu in grado di interpretare
l'accaduto.
!8o fatto ci che mi era stato detto di fare!, disse il fornaio.
!3on si pu camiare il corso del destino!, disse il re. !6ono stato furo/!,
disse il falso derviscio.
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1uesta storia viene raccontata a Gazargah, santuario situato nell')fghanistan
?ccidentale, dove il grande maestro sufi )dullah )nsari fu sepolto nel CIAN.
Il 'primo livello' dell'insegnamento di 0uesta storia # che l'uomo pu ricevere
cose di grande valore per la sua vita futura, senza trarne necessariamente
eneficio.
Il pescatore e il genio
Un giorno, un pescatore solitario trov nella sua rete una ottiglia di rame con
un sigillo di piomo. Bench& semrasse esteriormente molto di versa da ci
che aitualmente egli trovava in mare, pens che potesse contenere 0ualcosa
di prezioso. Inoltre la pesca 0uel giorno non era stata uona e, al limite,
avree potuto venderla a un mercante di rame.
<a ottiglia non era molto grande e sul tappo vi era inciso uno strano simolo,
il 6igillo di 6alomone, -e e .aestro. )ll'interno era stato rinchiuso un terriile
genio. <a ottiglia era stata uttata in mare dallo stesso 6alomone per
proteggere gli uomini da 0uello spirito maligno, fino al giorno in cui saree
arrivato 0ualcuno che sapesse domarlo e assegnargli il suo vero ruolo di
servitore dell'umanit'.
Il pescatore, per, non ne sapeva nulla. ,utto ci che sapeva era che aveva
fra le mani un oggetto che poteva esaminare a piacere e da cui avree forse
potuto trarre profitto. Il rame era lucente. 6i trattava di un'opera d'arte.
!;orse contiene dei diamanti/!, pens.
(imenticando l'adagio* !<'uomo pu usare solo ci che ha imparato a usare!, il
pescatore tolse il tappo di piomo.
(opo aver girato e rigirato la ottiglia, che semrava vuota, la poggi sulla
saia e si mise a guardarla. ;u allora che not una sottile voluta di fumo che,
mentre diventava lentamente sempre pi9 spessa, prese a volteggiare per
assumere infine la forma e l'apparenza di un essere gigantesco e minaccioso,
che si rivolse a lui con voce tonante*
!6ono il capo dei Ginn che conoscono i segreti degli eventi miracolosi. 6ono
stato imprigionato per ordine di re 6alomone, contro il 0uale mi ero riellato:
e ora ti distrugger/!.
Il pescatore, terrorizzato, si utt sulla saia gridando* !+uoi distruggere
me, che ti ho reso la tua liert'$!.
!"erto che lo far!, disse il genio, !perch& # nella mia natura riellarmi e nel
mio potere distruggere, anche se sono stato ridotto all'immoilit' per molti
millenni!.
Il pescatore cap allora che, lungi dal trarre profitto da 0uell'infausta pesca,
saree stato proailmente annientato senza neanche sapere perch&.
)llora guard il sigillo apposto sul tappo e improvvisamente gli venne un'idea*
!D impossiile che tu sia uscito da 0uesta ottiglia!, disse, !# troppo piccola/!.
!"osa/ (uiti della parola del capo dei Ginn!, rugg l'apparizione. Il Ginn svan
di nuovo fino a ridiventare una sottile voluta di fumo e riguadagn la sua
prigione. )llora il pescatore afferr il tappo e richiuse la ottiglia.
%oi la rigett il pi9 lontano possiile nelle profondit' del mare.
%assarono molti anni ... fino al giorno in cui un altro pescatore, nipote del
primo, gett la sua rete nello stesso posto e ripesc la stessa ottiglia.
<a poggi sulla saia e mentre si accingeva ad aprirla, un pensiero gli
attravers la mente. 4ra il consiglio trasmessogli da suo padre, che a sua volta
l'aveva ricevuto dal suo* !<'uomo pu usare solo ci che ha imparato a usare!.
"os, 0uando il genio, scosso dal suo torpore dai movimenti della sua prigione
di metallo, disse attraverso le pareti di rame* !;iglio di )damo, chiun0ue tu
sia, stappa 0uesta ottiglia e lierami perch& sono il capo dei Ginn che
conoscono i segreti degli eventi miracolosi/!, il giovane pescatore, ricordandosi
dell'adagio ancestrale, prese la ottiglia, and a deporla con cura in una grotta
e si arrampic su una vicina scogliera, dove c'era la cella di un saggio.
(opo aver raccontato la storia al saggio, 0uesti gli disse* !II tuo adagio #
assolutamente vero e devi farlo tuo, ma prima devi imparare come fare!.
!.a che devo fare$!, chiese il giovane. !"'# sicuramente 0ualcosa che hai
voglia di fare!, disse l'eremita.
!"i che desidero fare # lierare il Ginn perch& mi dia la conoscenza
miracolosa ... o forse delle montagne d'oro, degli oceani di smeraldi e tutto ci
che i Ginn possono, donare agli uomini!.
!3aturalmente, non ti # neanche passato per la mente!, disse il saggio, !che il
Ginn potree non darti 0ueste cose, una volta lierato, oppure che potree
dartele e riprendersele perch& non hai i mezzi per custodirle, senza parlare di
ci che potree
accaderti se un giorno tu avessi veramente 0ueste cose, visto che 'l'uomo pu
usare solo ci che ha imparato a usare'!.
!)llora, che devo fare$!.
!"hiedi al Ginn un saggio di ci che pu offrirti. ,rova un modo per conservare
0uesto saggio e metterlo alla prova. "erca la conoscenza, non il possesso,
perch& i eni senza conoscenza non sono di alcuna utilit', e 0uesta # la causa
di tutti i nostri smarrimenti!.
?ra, il giovane, che era acuto e assennato, elaor un piano mentre tornava
alla grotta dove aveva lasciato il Ginn.
Buss piano sulla ottiglia e la voce del Ginn gli arriv appena percettiile, ma
pur sempre tremenda, attraverso le pareti di rame* !3el nome di 6alomone, il
%otente 5 che la pace sia con lui/ 5 lierami, figlio di )damo/!.
!3on credo che tu sia ci che pretendi di essere, e neanche che aia i poteri
di cui ti vanti!, rispose il giovane. !3on mi credi$ 3on sai che sono incapace di
dire ugie$!, rugg di nuovo il Ginn.
!3o, non lo so!. !)llora, come posso convincerti$!. !(andomi una
dimostrazione/ %uoi esercitare certi tuoi poteri attraverso le pareti della
ottiglia$!.
!6!, ammise il Ginn, !ma 0uesti poteri non mi permettono di lierarmi!.
!.olto ene: allora dammi la capacit' di risolvere il prolema che mi
preoccupa!.
Il Ginn esercit all'istante i suoi strani talenti e il pescatore comprese l'origine
dell'adagio trasmesso da suo nonno. +ide tutta la scena della lierazione del
Ginn dalla ottiglia, e vide anche come avree potuto trasmettere ad altri il
modo di ottenere tali capacit' dai Ginn. ,uttavia si rese conto che non avree
potuto fare di pi9. "os, il pescatore prese la ottiglia e, come suo nonno, la
riutt nell'oceano.
,rascorse il resto della sua vita non a pescare, ma a tentare di spiegare ai suoi
simili i pericoli corsi da 'colui che cerca di usare ci che non ha imparato a
usare'.
,uttavia, dato che furono pochi coloro che si imatterono nei Ginn nelle
ottiglie e che comun0ue non c'erano uomini saggi per consigliarli, i successori
del pescatore snaturarono 0uelli che chiamavano i suoi 'insegnamenti' e
trasformarono l'esperienza che aveva descritto in una parodia. %oi venne il
momento in cui fondarono una religione, nella 0uale gli adepti si riunivano in
templi riccamente decorati per ere in ottiglie di rame. +isto il profondo
rispetto che nutrivano per il comportamento del pescatore, si sforzavano di
imitarne le azioni e la condotta, in tutte le sue forme.
6ono passati molti secoli, da allora, e per 0ueste persone la ottiglia rimane
un mistero e un simolo sacro. 6i sforzano di amarsi reciprocamente solo
perch& amano il pescatore: e nel luogo in cui egli aveva costruito una semplice
capanna, si rivestono di aiti sfarzosi per celerare complicati rituali.
I discepoli del saggio vivono ancora, sconosciuti a 0uesta gente, come pure i
discendenti del pescatore. <a ottiglia di rame giace in fondo al mare, dove il
genio sonnecchia ancora.
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Una versione di 0uesta storia # en conosciuta ai lettori delle .ille e una
notte. L dervisci la usano nella forma che aiamo riportato. D interessante
notare che 'la conoscenza trasmessa da un genio' si dice che sia, in modo
analogo, all'origine del potere del leggendario mago +irgilio, che visse a 3apoli
nel .edioevo, e di Gererto, che divenne %apa 6ilvestro nel NNN.
Le porte del paradiso
"'era una volta un uomo uono che aveva passato tutta la sua vita a coltivare
le 0ualit' raccomandate a coloro che vogliono guadagnarsi il paradiso. 4gli era
molto generoso con i poveri, amava e serviva i suoi simili. -icordandosi della
necessit' di avere pazienza, aveva sopportato molte prove dolorose e
imprevediili, spesso per altruismo. )veva viaggiato alla ricerca della
conoscenza. <a sua umilt' e il suo comportamento erano talmente esemplari
che la sua reputazione di saggio e di uon cittadino si era diffusa ai 0uattro
angoli della terra.
4gli esercitava effettivamente tutte 0ueste 0ualit', ogni volta che se ne
ricordava. ,uttavia, aveva un difetto* la disattenzione. 1uesta tendenza non
era molto marcata in lui ed egli si diceva che, 'in confronto a tutte le sue
virt9, poteva tutt'al pi9 essere considerata un piccolo difetto. "'erano dei
poveri che trascurava di aiutare perch&, di tanto in tanto, era insensiile ai
loro isogni. )nche l'amore e il servizio venivano talvolta dimenticati, 0uando
sorgevano in lui 0uelli che considerava isogni personali o, perlomeno,
desideri.
4gli amava molto dormire, e 0uando era addormentato gli capitava di perdere
delle occasioni 5 occasioni di cercare la conoscenza o di assimilarla, di
praticare la vera umilt', di accrescere il numero delle sue uone azioni 5 e
0ueste occasioni passavano e non si ripresentavano pi9.
6ia le 0ualit' che aveva esercitato, sia la caratteristica della disattenzione,
lasciarono la loro impronta sulla sua essenza.
)lla fine egli mor. 1uando si ritrov nell'aldil', sulla strada che conduce alle
porte del Giardino "intato, l'uomo si ferm un istante per esaminare la sua
coscienza e concluse che aveva sufficienti proailit' di varcare le porte del
paradiso.
,uttavia, vide che le porte erano chiuse. ;u allora che una voce tuon* !6ta'
attento, perch& le porte si aprono solo una volta ogni cento anni!. )llora si
sedette per aspettare, tutto eccitato da 0uella prospettiva, ma non avendo pi9
occasione di esercitare le sue virt9 per il ene dell'umanit', si accorse che la
sua capacit' di attenzione era insufficiente. (opo aver vegliato per un tempo
che gli semr un secolo, la testa gli cominci a ciondolare sotto l'effetto del
sonno. <e sue pupille si chiusero per un istante.
4 fu proprio in 0uell'attimo fuggente che le porte si spalancarono. %rima
ancora che i suoi occhi si fossero completamente riaperti, le porte si richiusero
con un frastuono tale da risvegliare i morti.
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I dervisci prediligono 0uesta storia5insegnamento, talvolta chiamata !<a
paraola della disattenzione!. D un racconto popolare molto diffuso, le cui
origini sono andate perdute. )lcuni lo hanno attriuito ad 8adrat )li, il 1uarto
"aliffo. )ltri affermano che 0uesta storia # talmente importante da essere
stata trasmessa segretamente dal %rofeta stesso. 3on la si ritrova, comun0ue,
in nessuna delle tradizioni attriuite al %rofeta.
<a forma letteraria 0ui presentata # opera di un derviscio sconosciuto del X+II
secolo, )mil5Baa, il cui manoscritto insiste sul fatto che !il vero autore #
colui la cui opera # anonima, in modo che nulla possa interponi tra lo studente
e il materiale studiato!.
(rezioso ))) e senza valore
Un giorno un re fece chiamare uno dei suoi consiglieri e gli disse* !<a forza del
vero pensiero dipende dall'esame delle alternative. (immi, 0uale di 0ueste due
alternative # preferiile* aumentare la conoscenza dei miei sudditi o dare loro
pi9 cio$ In entrami i casi ne trarranno eneficio!.
Il 6ufi rispose* !.aest', non ha senso dare la conoscenza a coloro che non
sono in grado di riceverla, pi9 di 0uanto non aia senso dare cio a coloro
che non possono capire le vostre intenzioni. 1uindi non # giusto presumere
che !in entrami i casi ne trarranno eneficio!. 6e non possono digerire il cio,
oppure credono che voi glielo diate per corromperli o pensano di poterne
ottenere di pi9, avrete fallito. 6e non sono in grado di vedere che viene data
loro la conoscenza, o di riconoscerla in 0uanto tale, o anche di comprendere
perch& la conoscenza venga data loro, allora non ne trarranno eneficio.
Bisogna dun0ue affrontare la 0uestione per gradi. Il primo grado # costituito
dalla seguente riflessione* '<a persona pi9 preziosa non vale nulla e 0uella che
vale meno di tutti # preziosa!.
!(imostrami 0uesta verit', perch& non riesco a capirla!, disse il re.
)llora il 6ufi chiam a corte il capo dei dervisci dell')fghanistan e gli disse*
!6e tu potessi chiedere a un aitante di Jaul di fare 0ualcosa, che gli faresti
fare$!.
Il capo derviscio, che conosceva la corrispondenza ulteriore delle cose,
rispose* !6i da il caso che esista un uomo, al azar, che 5 se solo lo sapesse 5
potree accumulare una fortuna per s&, provocare al tempo stesso un grande
sviluppo in tutto il paese e far progredire la via, dando semplicemente una
lira di ciliege a un certo uomo che si trova nel isogno!.
Il re era molto incuriosito, perch& di solito i 6ufi non si dilungano su 0ueste
cose. !;allo venire 0ui e glielo faremo fare/!, esclam. "on un gesto, gli altri
lo zittirono. !3o!, disse il primo 6ufi, !ci pu funzionare solo se fatto
volontariamente!.
)llora andarono tutti e tre al azar di Jaul sotto mentite spoglie per non
influenzare la decisione di 0uell'uomo. %rivo del mantello e del turante, il
capo sufi non si distingueva dai comuni mortali. !Io giocher il ruolo
dell'elemento provocatore!, isigli, mentre stavano davanti al anco
fingendo di esaminare la frutta. 6i avvicin al fruttivendolo, lo salut e gli
disse* !"onosco un indigente. +uoi fargli la carit' di una lira di ciliege$!. Il
fruttivendolo scoppi a ridere* !8o avuto a che fare con molti imroglioni nella
mia vita, ma # la prima volta che 0ualcuno che vuole delle ciliege si aassa a
chiedermele come se fosse per carit'/!.
!+edete ci che intendevo dire$!, chiese il primo 6ufi al re. !<'uomo pi9
prezioso che aiamo ha appena dato il suggerimento pi9 prezioso, e ci che #
successo dimostra che egli # senza valore per l'uomo al 0uale si # rivolto!.
!4 che mi dite di '0uella persona che vale meno di tutti!, ma che # preziosa$!,
chiese il re. I due dervisci gli fecero cenno di seguirli.
6tavano per attraversare il fiume Jaul, 0uando i due 6ufi afferrarono
ruscamente il re e lo gettarono in ac0ua. ?ra, il sovrano non sapeva nuotare.
6tava per annegare, 0uando Ja@a (ivana 5 il cui nome significa Zio %azzo 5 un
povero vagaondo lunatico en conosciuto da tutti, si gett nel fiume e lo
riport a riva, sano e salvo. .olti passanti, tutti pi9 rousti di 0uel povero
diavolo, avevano visto il re diattersi nell'ac0ua, ma nessuno aveva mosso un
dito per aiutarlo.
3on appena il re si fu un po' ripreso, i due dervisci dissero all'unisono* !1uella
persona che vale meno di tutti # preziosa/!.
4 fu cos che il sovrano riprese il suo vecchio metodo tradizionale, che
consisteva nel dare ci che poteva 5 educazione o assistenza, sotto 0ualsiasi
forma 5 a coloro che, di tanto in tanto, venivano ritenuti degni di ricevere
aiuto.
2 2 2
Il 6ufi )dul58amid Jhan di 1andahar, che mor nel CNGB, era direttore della
Zecca di 6tato afgana. 4ra anche un derviscio anziano e uno studioso che
aveva una vasta conoscenza della tecnologia occidentale. ?ltre a 0uesta, gli
sono attriuite molte storie5insegnamento.
6i dice che il re della storia fosse 3adir 6hah, re dell')fghanistan, che il 6ufi
)dul58amid serv e che mor nel CNKK. Il concatenamento degli eventi,
tuttavia, # asato su
una storia precedente, che forse 0uesto re non aveva mai sentito raccontare
prima.
La principessa ribelle
"'era una volta un re che era convinto che gli insegnamenti ricevuti e le
credenze alle 0uali aderiva corrispondevano a verit'. 4ra un uomo giusto, per
molti aspetti, ma anche di vedute ristrette.
Un giorno disse alle sue tre figlie*
!,utto ci che possiedo #, o sar', vostro. 6iete venute al mondo grazie a me.
4 la mia volont' determina il vostro avvenire e, di conseguenza il vostro
destino!.
%ersuase della verit' di 0uelle parole, due giovani vi si sottomisero
docilmente.
<a terza, tuttavia, disse*
!Bench& il mio stato esiga che io uidisca alle leggi, non posso credere che il
mio destino dea essere sempre determinato dalle vostre opinioni!.
!6taremo a vedere!, disse il re.
4gli ordin che venisse rinchiusa in una cella, dove langu per molti anni,
durante i 0uali il monarca che le sue uidienti figlie attingevano
aondantemente alle ricchezze che le appartenevano diritto.
II re pensava*
!1uesta figlia giace in prigione non per sua volont', ma per Ia mia. "i prova
ampiamente, 0ualsiasi mente logica, che # la mia volont' e non la sua che
determina il suo destino!.
)lla notizia della sorte riservata alla principessa, i sudditi dicevano tra loro*
!)vr' fatto o detto 0ualcosa di molto grave perch& il monarca, nel 0uale non
riusciamo a trovare alcun difetto, tratti cosi il sangue del suo sangue. 3on
erano ancora arrivati al punto di sentire il isogno di contestare la presunzione
del re di avere sempre ragione.
(i tanto in tanto, il sovrano faceva visita alla giovane figlia che, nonostante
fosse pallida e indeolita dalla reclusione, si rifiutava ostinatamente di
camiare atteggiamento.
Infine, il re perse la pazienza*
!6e continui a restare nel mio reame, le tue insistenti sfide non faranno che
importunarmi ulteriormente e semreranno indeolire i miei diritti. %otrei
ucciderti, ma sono misericordioso. ,i mander 0uindi in esilio nel deserto che
circonda le mie terre. 1uesto deserto # aitato solo da estie selvagge e da
0ualche eccentrico esiliato incapace di vivere nella nostra societ' razionale. <i
ti renderai conto se potrai vivere separata dalla tua famiglia e, ammesso che
tu lo possa, se preferisci 0uella vita alla nostra!.
Il suo ondine fu eseguito all'istante e la principessa fu condotta ai confini del
reame e aandonata in una regione selvaggia che somigliava en poco
all'amiente protetto in cui era cresciuta. ,uttavia cap en presto che una
grotta poteva fungere da casa, che le noci e i frutti provenivano dagli aleri,
oltre che dai piatti d'oro, e che il calore era un dono del sole. 1uel deserto
aveva un proprio clima e un proprio modo di esistere. Impieg un po' di tempo
per organizzare la sua vita* impar a incanalare l'ac0ua dalle sorgenti, a
coltivare la terra e ad alimentare il fuoco.
!1ui c'# una vita in cui gli elementi si armonizzano e formano un tutto!, si
disse. !4ppure non uidiscono, ne individualmente ne collettivamente, agli
ordini di mio padre, il re!.
?ra, un giorno arriv un viaggiatore che si era smarrito. 4ra un uomo tanto
ricco 0uanto ingegnoso. +edendo la principessa in esilio, se ne innamor e la
condusse nel proprio paese, dove si sposarono.
1ualche tempo dopo, la coppia decise di ritornare nel deserto per edificare una
citt' grande e prosperosa, dove la loro saggezza, le loro risorse mentali e la
loro fede trovarono una giusta e totale espressione. Gli 'eccentrici' e altri
esiliati, molti dei 0uali passavano per pazzi, si armonizzarono completamente
e utilmente con 0uella vita ricca e varia.
6ia la citt' che le terre che la circondavano diventarono famose in tutto il
mondo, superando en presto in potenza e in ellezza 0uelle del padre della
principessa.
%er scelta unanime degli aitanti, la principessa e il suo sposo furono posti sul
trono di 0uel nuovo e ideale reame. Il re fini per decidersi a visitare 0uel luogo
strano e misterioso che era sorto nel deserto, e di cui aveva sentito dire che
era popolato, almeno in parte, da gente che sia lui che i suoi simili
disprezzavano.
4gli si fece avanti a testa assa verso il trono dove sedeva la giovane coppia,
e 0uando alz gli occhi per incontrare lo sguardo di coloro la cui reputazione di
giustizia, prosperit' e comprensione superava di gran lunga la sua, pot&
sentire ci che sua figlia
mormorava*
!+edete, padre, ogni uomo e ogni donna ha il proprio destino e la propria
scelta!.
2 2 2
6econdo un manoscritto sufi, il sultano 6alatino incontr il grande maestro
)hmed 4l5-ifai, fondatore dell'?rdine -ifai =i '(ervisci urlanti!> e gli pose
molte domande.
4l5-ifai gli raccont 0uesta storia, in risposta alla domanda* !"he motivi hai,
ammesso che ce ne siano, per supporre che l'imposizione dell'autorit' della
<egge sia insufficiente per mantenere la felicit' e la giustizia$!.
<'incontro ee luogo nel CCHP, ma 0uesta storia, che si ritrova anche in altre
tradizioni oltre a 0uella sufi, # stata da allora usata per illustrare la possiilit'
di un !diverso stato di coscienza nell'uomo!.
I quattro tesori magici
1uattro devoti dervisci di second'ordine si incontrarono e decisero di andare
per mari e per monti alla ricerca di oggetti che avreero permesso loro di
aiutare l'umanit'. )vevano studiato tutto ci che avevano potuto ed erano
giunti alla conclusione che solo una stretta collaorazione avree potuto
aiutarli a servire meglio i loro simili. (ecisero di incontrarsi di nuovo, dopo
trent'anni.
Il giorno stailito erano tutti presenti all'appuntamento. Il primo aveva
riportato un astone magico dall'4stremo 3ord. "hiun0ue lo avesse cavalcato
poteva istantaneamente raggiungere la sua destinazione. Il secondo aveva
riportato un cappuccio magico dall'4stremo ?ccidente. "hiun0ue lo avesse
calzato poteva immediatamente assumere le semianze di 0ualun0ue essere
vivente. Il terzo aveva trovato uno specchio magico nel corso dei suoi viaggi e
delle sue ricerche in 4stremo ?riente. +i si poteva scorgere 0ualsiasi punto del
mondo, a volont'.
Il 0uarto derviscio, che aveva percorso l'4stremo 6ud, aveva riportato una
coppa magica che guariva tutte le malattie.
"os e0uipaggiati, i dervisci guardarono nello 6pecchio per scoprire dove si
trovava l')c0ua della +ita, che avree permesso loro di vivere aastanza a
lungo per utilizzare 0uegli oggetti nel miglior modo possiile. +idero la ;onte
della +ita nello specchio, volarono fino a essa sul astone magico e evvero
della sua ac0ua.
%oi fecero un'invocazione per sapere chi aveva pi9 isogno dei loro servigi*
nello specchio apparve, come attraverso la neia, il volto di un uomo in punto
di morte. 6i trovava a molte miglia di distanza dal luogo dove i 0uattro si
trovavano.
I dervisci inforcarono immediatamente il loro astone magico e in un attere
d'occhio raggiunsero la casa del moriondo.
!6iamo dei famosi guaritori!, dissero all'uomo che apr loro la porta, !e
sappiamo che il tuo padrone # malato. ;acci entrare e lo aiuteremo!.
1uando il malato seppe della loro presenza, ordin di farli accomodare al suo
capezzale. ,uttavia, non appena li vide, il suo stato peggior: semrava in
preda alle convulsioni. I dervisci furono fatti uscire, mentre uno dei servitori
spiegava che il paziente era nemico dei dervisci e li odiava.
)llora i 0uattro si infilarono a turno il cappuccio magico, assumendo un
aspetto pi9 accettaile per il moriondo, e si presentarono di nuovo alla sua
porta, come altri guaritori. 3on appena l'uomo ee evuto la evanda
contenuta nella coppa magica, si sent meglio di 0uanto non si fosse mai
sentito in tutta la sua vita. 3ella sua esultanza, dato che era ricco, ricompens
i dervisci regalando loro una delle sue case, dove si trasferirono.
4ssendosi ormai stailiti in 0uella casa, ogni giorno ognuno andava per la sua
strada usando gli strumenti magici che avevano messo insieme per il ene
dell'umanit'.
Un giorno, tuttavia, mentre gli altri tre erano parati per i loro giri, vennero dei
soldati ad arrestare il derviscio dalla coppa guaritrice. Il re di 0uel paese
aveva sentito parlare dei risultati ottenuti da 0uel grande medico, e lo aveva
mandato a chiamare affinch& guarisse sua figlia, affetta da uno strano male. Il
derviscio venne condotto al capezzale della principessa e le dette delle
medicine che lei gi' prendeva, ma versate nella coppa. %er, dato che non
aveva potuto consultare lo specchio magico per la cura, il rimedio non
funzion.
%oich& la principessa non migliorava, il re diede l'ordine di giustiziare il
derviscio. Il guaritore supplic di lasciargli almeno il tempo di consultare i suoi
amici, ma il re era impaziente e pens che si trattava di uno stratagemma per
ruggire. 3on appena gli altri tre dervisci furono tornati a casa, guardarono
nello specchio magico per vedere dove era andato il loro compagno* vedendo
che era a un passo dalla morte, volarono in suo aiuto sul astone magico e
arrivarono giusto in tempo per salvarlo. .a non poterono guarire la
principessa perch& la coppa era sparita.
)llora i dervisci consultarono lo specchio magico e videro che la coppa era
stata gettata, per ordine del re, negli aissi dell'oceano pi9 profondo della
terra.
.algrado gli strumenti miracolosi di cui disponevano, impiegarono mille anni
per recuperare la coppa. (opo l'esperienza della principessa, i 0uattro dervisci
cominciarono a lavorare sempre in segreto e agendo ailmente in modo che le
azioni che compivano per il ene dell'umanit' semrassero avere facilmente
una spiegazione plausiile.
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1uesta leggenda somiglia a molti racconti orientali popolari che trattano di
strumenti magici.
)lcuni vi trovano una velata allusione all'affermazione secondo cui Ges9 non
mor sulla croce. )ltri pretendono che si riferisca alle 0uattro tecniche delle
maggiori scuole dervisce e alla loro fusione sotto l'egida dei 3a0shandi, in
India e nel Jhorassan.
<a spiegazione pi9 corrente presso i 6ufi # che il 'lavoro derviscio' # costituito
da 0uattro elementi che devono essere applicati insieme e in segreto
II racconto delle sabbie
3ato da remote montagne, un fiume solc molte regioni per raggiungere
finalmente le saie del deserto. %rov a superare 0uesto ostacolo cos come
aveva fatto con gli altri, ma si accorse che, man mano che scorreva nella
saia, le sue ac0ue sparivano.
4ra convinto, tuttavia, che era suo destino attraversare 0uel deserto, eppure
non ci riusciva ... ;u allora che una voce nascosta, proveniente dal deserto
stesso, mormor* !II vento attraversa il deserto: il fiume pu fare
altrettanto!.
Il fiume oiett che, seene si lanciasse contro la saia, l'unico risultato era
di essere assorito, mentre il vento poteva volare e, 0uindi, attraversare il
deserto.
!<anciandoti nel tuo solito modo, il deserto non ti permetter' di attraversarlo.
%otrai solo sparire o diventare una palude. (evi permettere al vento di
trasportarti fino a destinazione!. !.a com'# possiile$!.
!<asciandoti assorire dal vento!.
4ra un'idea inaccettaile per il fiume. In fin dei conti, non era mai stato
assorito prima d'ora. 3on voleva perdere la sua individualit'* una volta
persa, come essere sicuri di poterla ritrovare$
<a saia rispose* !II vento svolge 0uesta funzione* assore l'ac0ua, la
trasporta al di sopra del deserto, poi la lascia ricadere. "adendo sotto forma di
pioggia, l'ac0ua ridiventa fiume!.
!"ome posso sapere che # la verit'$!.
!D cos. 6e non ci credi, potrai solo diventare una palude, e anche per 0uesto
ci vorranno anni e anni: e, comun0ue, non sarai pi9 un fiume!.
!.a non posso rimanere lo stesso fiume$!.
!In entrami i casi non puoi rimanere lo stesso fiume!, rispose il mormorio, !la
parte essenziale di t# viene portata via e forma di nuovo un fiume. ?ggi porti
0uesto nome perch& non sai 0uale parte di t# # 0uella essenziale!.
1ueste parole risvegliarono certi echi nella memoria del fiume. 6i ricord
vagamente di uno stato in cui egli 5 o forse una parte di s&$ 5 era stato tra le
raccia del vento. 6i ricord anche 5 ma era veramente un ricordo$ 5 che
0uesta era la cosa giusta, e non necessariamente la cosa pi9 ovvia, da fare.
)llora il fiume innalz i suoi vapori verso le raccia accoglienti del vento.
1uesti, dolcemente e senza sforzo, li sollev e li port lontano, lasciandoli
ricadere delicatamente non appena raggiunsero la cima di una montagna
molto, molto lontana. 4d # proprio perch& aveva duitato, che il fiume pot&
ricordare e imprimere con pi9 forza nella sua mente i dettagli della sua
esperienza. !6, ora conosco la mia vera identit'!, si disse. Il fiume stava
imparando. .a le saie mormoravano* !3oi sappiamo, perch& lo vediamo
accadere giorno dopo giorno e perch& noi, le saie, ci estendiamo dal fiume
alla montagna!.
4cco perch& si dice che la via che permette al fiume della vita di proseguire il
suo viaggio # scritta nelle saie.
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1uesta ellissima storia si ritrova in molte lingue nella tradizione orale.
"ircola 0uasi sempre fra i dervisci e i loro allievi. D stata usata nella -osa
mistica del giardino del r#, di 6ir fairfaR "artEright =pulicato in Inghilterra
nel CANN>. 1uesta versione proviene da )Ead )fifi il tunisino, morto nel CAHI.
Il re che decise di essere generoso
Un re dell'Iran chiese un giorno a un derviscio* !-accontami una storia!.
!.aest'!, rispose il derviscio, !vi racconter la storia di un re arao, 8atim
,ai, l'uomo pi9 generoso di tutti i tempi, perch& se poteste assomigliargli, in
verit' sareste il pi9 grande re vivente!.
!%arla!, disse il re, !ma se non mi darai soddisfazione, ti verr' tagliata la testa
per aver calunniato la mia generosit'!. Il re rispose in 0uel tono perch& alla
corte di %ersia era consuetudine dire al monarca che possedeva gi' le migliori
0ualit' a un grado che nessun uomo al mondo aveva, o avree, mai
raggiunto.
!6tavo dun0ue dicendo!, disse il derviscio alla maniera dei dervisci, che non si
lasciano facilmente mettere in imarazzo, !che la generosit' di 8atim ,ai
superava, nei fatti e nelle intenzioni, 0uella di tutti gli altri uomini!. 4d ecco la
storia che il derviscio raccont.
Un altro re arao desiderava impadronirsi delle ricchezze, dei villaggi, delle
asi, dei cammelli e dei guerrieri di 8atim ,ai. 4 fu cos che un ei giorno
dichiar guerra ad 8atim. Gli mand un messaggero con il seguente
avvertimento* !)rrenditi, altrimenti ti sconfigger, invader le tue terre e ti
detronizzer!.
1uando l'avvertimento arriv alla corte di 8atim, i suoi consiglieri gli
suggerirono immediatamente di moilitare i suoi guerrieri per difendere il
trono. !6iamo sicuri!, dissero al sovrano, !che fra i tuoi sudditi non c'# un solo
uomo o una sola donna valida che non siano disposti a sacrificare la propria
vita per difendere il loro enamato re!.
.a 8atim, contrariamente a ci che si aspettava il popolo, disse* !3o/ )nzich&
mandarvi in attaglia e farvi versare sangue per me, ruggir. 6arei lontano
mille miglia dalla via della generosit', se dovessi essere la causa del sacrificio
della vita di un solo uomo o di una sola donna. 6e vi sottometterete
pacificamente, 0uel re si accontenter' di approfittare dei vostri servigi e di
riscuotere le imposte, e voi non suirete perdite materiali. 6e, al contrario,
opporrete resistenza, egli avr' il diritto, secondo la legge della guerra, di
considerare i vostri eni come ottino, e se sarete sconfitti, vi ritroverete in
miseria!.
"os dicendo, 8atim prese con s& solo un astone e and a rifugiarsi nelle
vicine montagne. 6i stail in una grotta e si immerse in contemplazione.
.et' dei suoi sudditi fu profondamente toccata dal fatto che 8atim avesse
sacrificato la sua fortuna e la sua posizione per il suo popolo. )ltri, tuttavia,
soprattutto tra coloro che cercavano di coprirsi di gloria sul campo di
attaglia, mormoravano* !"ome si fa a sapere se 0uest'uomo non #
semplicemente un codardo$!. )ltri, poco coraggiosi, lo accusavano*
!In fin dei conti, 8atim ha salvato la propria vita per aandonarci a un
destino incerto. ;orse diventeremo comun0ue schiavi di 0uesto re sconosciuto
che, dopotutto, # aastanza tirannico da dichiarare guerra ai suoi vicini!.
)ltri ancora, non sapendo che pensare, rimanevano in silenzio, in attesa di
saperne di pi9 per formarsi un'opinione. 4 fu cos che il tiranno, accompagnato
da un rutilante esercito, si impadron del reame di 8atim ,ai. 3on aument le
tasse e non cerc di usurpare pi9 di 0uanto 8atim stesso chiedeva al popolo
per proteggerlo e amministrare la giustizia. .a una cosa lo disturava, ed era
di sentir mormorare, sempre e dappertutto, che il nuovo reame di cui si era
impadronito era divenuto suo solo grazie a un atto di generosit' compiuto da
8atim ,ai.
!3on diventer mai il vero padrone di 0uesto paese!, si disse il tiranno,
!finch& non avr catturato 8atim ,ai in persona. ;inch& egli vivr', nel cuore di
alcuni ci sar' sempre una forma di lealt' nei suoi confronti, e non saranno mai
completamente miei sudditi, seene esteriormente si comportino come tali!.
;ece 0uindi emanare un decreto che garantiva una ricompensa di cin0uemila
monete d'oro a chi gli avree consegnato 8atim ,ai. 1uesti non sapeva nulla
di tutto ci, fino al giorno in cui, seduto davanti alla sua grotta, ud una
conversazione tra un oscaiolo e sua moglie.
!.ia cara sposa!, diceva il oscaiolo, !io sono vecchio, ormai, e tu sei molto
pi9 giovane di me. )iamo dei figli in tenera et' e, secondo l'ordine naturale
delle cose, doiamo aspettarci che io muoia prima di t# mentre i amini
sono ancora piccoli. 6e solo riuscissimo a trovare e catturare 8atim ,ai, per il
0uale il nuovo re offre una ricompensa di cin0uemila monete d'oro, il tuo
futuro saree assicurato!.
!+ergognati/!, esclam la moglie. !D meglio che tu muoia e che i amini e io
moriamo di fame, piuttosto che sporcarci le mani con il sangue dell'uomo pi9
generoso di tutti i tempi, che ha sacrificato ogni cosa per noi!.
!,utto ci # molto ello!, rispose il oscaiolo, !ma ognuno deve pensare ai
propri interessi/ In fin dei conti, io ho delle responsailit' e, comun0ue, ogni
giorno c'# sempre pi9 gente che crede che 8atim sia un codardo. D solo
0uestione di tempo, prima che si mettano tutti a cercarlo in tutti i possiili
nascondigli.
!<a convinzione della codardia di 8atim # attizzata dall'amore per l'oro. 6e
0ueste chiacchiere continuano, 8atim sar' vissuto invano/!.
In 0uel momento 8atim ,ai si alz e si present alla coppia, sorpresa. !6ono
8atim ,ai!, disse. !%ortatemi dal nuovo r# e chiedete la vostra ricompensa!.
Il vecchio prov vergogna e i suoi occhi si riempirono di lacrime. !3o, grande
8atim, non posso decidermi a fare una cosa simile/!.
.entre stavano discutendo, un gruppo di persone che era alla ricerca del re
fuggitivo si avvicin. !6e non lo fate voi!, disse 8atim, !mi consegner da solo
al r#: gli dir che mi avete nascosto e sarete giustiziati per tradimento!.
)vendo riconosciuto 8atim, il gruppo gli and incontro e lo cattur: disperato,
il oscaiolo li segu. )rrivati a corte, ognuno pretendeva di aver catturato
8atim. )llora, leggendo l'esitazione sul viso del suo successore, 8atim chiese il
permesso di parlare* !.aest', sappiate che # giusto che anche la mia
testimonianza venga ascoltata. 6ono stato catturato da 0uesto vecchio
oscaiolo, non da 0uesta marmaglia. (ategli la sua ricompensa e fate di me
ci che volete ...!.
Udendo tali parole, il vecchio si fece avanti e disse la verit' al re, raccontando
come 8atim si fosse offerto in sacrificio per assicurare il futuro della sua
famiglia. Il nuovo re fu talmente sconvolto da 0uel racconto che ordin al suo
esercito di ritirarsi, restitu il trono ad 8atim ,ai e ritorn nel suo paese.
1uando ee ascoltato 0uesta storia, il re dell'Iran, dimentico delle minacce
proferite contro il derviscio, dichiar* !4cco un eccellente racconto, o
derviscio, da cui sapremo trarre profitto. )d ogni modo, tu non puoi
approfittarne perch& hai rinunciato ad aspettarti alcunch& da 0uesta vita e non
possiedi niente. .a io sono il re. 4 sono ricco. I re arai, gente che mangia
lucertole ollite, non posso no competere con un persiano, 0uando si tratta di
vera generosit'. .i # venuta un'idea/ .ettiamoci al lavoro/!.
%ortando con s& il derviscio, il re dell'Iran convoc i migliori architetti in un
vasto luogo all'aperto e ordin loro di progettare e costruire un immenso
palazzo, al centro del 0uale ci saree stato un salone con 0uaranta finestre.
1uando il palazzo fu pronto, il re riun tutti i mezzi di trasporto disponiili e
fece riempire il palazzo di monete d'oro, operazione che richiese alcuni mesi.
%oi fece proclamare dai suoi araldi*
!Udite/ Udite/ Il -e dei -e, ;onte di Generosit', ha ordinato la costruzione di
un palazzo con 0uaranta finestre. Giorno dopo giorno, egli apparir' di persona
alle finestre di 0uesto palazzo per distriuire oro a tutti gli indigenti!.
(a 0uel momento, come c'era da aspettarsi, una folla di isognosi prese a
radunarsi tutti i giorni davanti al palazzo, e il re appariva a una delle finestre
e dava a ciascuno una moneta d'oro. Ben presto si accorse che un derviscio si
presentava tutti i giorni,
prendeva una moneta e si eclissava. )ll'inizio il re pens* !;orse dar' 0uell'oro
a un isognoso!. %oi, rivedendolo ancora, pens* !;orse sta applicando la
regola derviscia della carit' segreta e ridistriuisce l'oro con discrezione!. 4
ogni giorno, nel vedere il
derviscio, il re lo giustificava in cuor suo. ,uttavia, al 0uarantesimo giorno si
accorse che la sua pazienza aveva un limite. )fferrandogli la mano grid*
!.iseraile ingrato/ 3on dici neanche grazie/ 3on mi mostri nessun segno di
stima: non sorridi, non ti inchini, e ogni giorno ritorni/ 1uanto tempo durer'
ancora$ ,i stai forse arricchendo a spese della mia ont', oppure presti
0uest'oro con gli interessi$ In verit', il tuo comportamento # indegno di un
uomo che indossa il veneraile mantello a toppe/!.
3on appena ee pronunciato 0ueste parole, il derviscio gett a terra le
0uaranta monete d'oro che aveva ricevuto e disse al re* !6appiate, o re
dell'Iran, che la generosit' non pu esistere se non # preceduta da tre cose* la
prima # dare senza provare il sentimento di essere generosi: la seconda # la
pazienza: la terza, l'assenza di sospetti!.
.a il re non impar mai. )i suoi occhi, la generosit' era legata a ci che la
gente avree pensato di lui e a ci che egli provava nel sentirsi 'generoso'
2 2 2
1uesta storia tradizionale, conosciuta soprattutto dai lettori del classico urdu
<a storia dei 0uattro dervisci,2 illustra succintamente alcuni importanti
insegnamenti sufi. <'emulazione # inutile, se si # privi delle 0ualit'
fondamentali che devono essere alla ase di 0uest'emulazione. 3on si pu
praticare la generosit', se non si sviluppano parallelamente altre 0ualit'.
)lcuni sono incapaci di imparare, anche se vengono esposti agli insegnamenti,
rappresentati in 0uesto racconto dal primo e dal 'secondo derviscio.
#aggezza da vendere
Un uomo che si chiamava 6aifulmulu@ aveva dedicato met' della sua vita alla
ricerca della verit'. )veva letto praticamente tutti i liri che trattavano
dell'antica saggezza. )veva viaggiato in tutti i paesi, conosciuti e sconosciuti,
per udire ci che i maestri spirituali avevano da dire. %assava le giornate a
lavorare e le notti a contemplare i Grandi .isteri.
Un giorno sent parlare di un altro maestro ancora, il grande poeta )dullah
)nsari che viveva nella citt' di 8erat. 6i mise in viaggio per andare a trovare
il saggio e 0uando arriv a destinazione vide, con sua grande sorpresa, scritto
sulla porta, uno strano annuncio* !1ui si vende la conoscenza!.
!6i tratter' di un errore!, pens, !oppure di un delierato tentativo di
dissuadere i semplici curiosi, perch& non ho mai sentito dire che la conoscenza
possa essere comprata o venduta!, ed entr.
6eduto nel cortile interno, curvo sotto il peso degli anni, c'era )nsari in
persona intento a scrivere una poesia. !6ei venuto a comprare la
conoscenza$!, gli chiese. 6aifulmulu@ annu. )llora )nsari gli chiese di dargli
tutto il denaro che possedeva. 6aifulmulu@ vuot la sua orsa* la sua fortuna
ammontava a cento monete d'argento.
!%er 0uesta somma!, disse )nsari, !puoi avere tre consigli!.
!"he intendi dire$!, chiese 6aifulmulu@. !"ome pu un uomo umile come t#,
che si # votato alla saggezza, aver isogno di denaro$!.
!+iviamo nel mondo, circondati da realt' materiali!, disse il saggio, !e la
conoscenza che ho mi impone nuove e importanti responsailit'. (ato che
conosco certe cose che gli altri ignorano, devo, tra l'altro, spendere dei soldi
per essere di aiuto, laddove una parola gentile o l'esercizio della Bara@a non
sono appropriati!.
%rese il denaro e disse* !)scoltami ene. Il primo consiglio #* 'Una piccola
nue # segno di pericolo!.
!.a # 0uesta la conoscenza$!, si meravigli 6aifulmulu@. !3on mi pare che ci
mi insegni molto sulla natura della verit' suprema o sul ruolo dell'uomo nel
mondo!.
!6e devi interrompermi!, disse il saggio, !puoi riprendere il tuo denaro e
andartene. ) che serve conoscere il ruolo dell'uomo nel mondo, se 0uest'uomo
# morto$!.
6aifulmulu@ tac0ue e attese il consiglio successivo. !4d ecco il secondo
consigli!, continu )nsari* !6e puoi trovare nello stesso posto un uccello, un
gatto e un cane, prendili con t# e aine cura fino alla fine!.
!"he strano consiglio!, pens 6aifulmulu@, !ma forse contiene un recondito
significato metafisico che mi si paleser' se lo mediter a lungo!.
-imase 0uindi in silenzio finch& il saggio non ee elargito l'ultimo consiglio.
!1uando avrai fatto l'esperienza di certe cose che ti semreranno irrilevanti e
se avrai tenuto conto del consiglio precedente, allora, e solo allora, una porta
si aprir' per t#. 4ntra da 0uella porta!.
6aifulmulu@ avree voluto rimanere presso 0uello sconcertante saggio per
studiare, ma )nsari lo conged al0uanto ruscamente.
-iprese dun0ue i suoi pellegrinaggi e and nel Jashmir, dove studi con un
maestro. %oi si mise nuovamente a viaggiare attraverso l')sia "entrale, finch&
giunse sulla piazza del mercato di Buchara il giorno stesso in cui aveva luogo
una vendita all'asta. +ide un uomo che portava via un gatto, un uccello e un
cane che aveva appena comprato. !6e non mi fossi trattenuto cos a lungo nel
Jashmir!, pens 6aifulmulu@, !avrei potuto comprare 0uegli animali, che fanno
sicuramente pane del mio destino!.
%oi cominci a preoccuparsi perch&, anche se aveva visto l'uccello, il gatto e il
cane, non aveva ancora scorto la piccola nuvola. ,utto semrava andare
storto. <'unica cosa che lo confort fu rileggere uno dei suoi 0uaderni, in cui
aveva notato e dimenticato 0uesta sentenza di un anziano saggio* !Gli eventi
arrivano in se0uenza. <'uomo crede che tale se0uenza sia di un ceno tipo.
,alvolta, per, si tratta di un diverso tipo di se0uenza!.
)llora si rese conto che, seene i tre animali fossero stati venduti all'asta,
)nsari non gli aveva mai detto di comprarli a un'asta. 3on si era ricordato dei
termini esatti del secondo consiglio* !6e puoi trovare nello stesso luogo un
uccello, un gatto e un cane, prendili con t# e aine cura fino alla fine!. "os
si mise alla ricerca del compratore per sapere se gli animali erano ancora
!nello stesso luogo!.
(opo molte ricerche, fin per scoprire che l'uomo si chiamava )shi@i@huda e
che aveva comprato 0uegli animali solo per risparmiar loro la sofferenza di
rimanere confinati nella sala dell'asta, dove erano rinchiusi gi' da parecchie
settimane in attesa di un compratore. 6, erano ancora !nello stesso luogo! e
)shi@i@huda fu felice di poterli vendere a 6aifulmulu@.
1uesti si insedi a Buchara* con gli animali non gli era pi9 possiile continuare
il viaggio. Usciva tutti i giorni per lavorare in una filanda di lana e rientrava la
sera penando alle sue estie il cio che aveva comprato con il salario della
giornata. "os, passarono tre anni.
Un giorno, 0uando era ormai un maestro filatore e viveva con i suoi animali
come memro rispettato dalla comunit', mentre stava passeggiando nei
dintorni della citt' vide 0ualcosa che somigliava a una piccola nuvola fluttuare
all'orizzonte. 1uella nuvola era cos insolita che rinfresc improvvisamente la
sua memoria. 4 gli tomo in mente il primo, consiglio* !Una piccola nue #
segno di pericolo!.
6aifulmulu@ tomo immediatamente a casa, riun i suoi animali e fugg verso
occidente. 1uando arriv a Isfahan, era 0uasi senza soldi. 1ualche giorno dopo
seppe che la nuvola che aveva visto era una nue di polvere sollevata da
un'orda di con0uistatori che avevano saccheggiato Buchara e massacrato i suoi
aitanti.
)llora si ricord le parole di )nsari* !) che serve conoscere il ruolo dell'uomo
nel mondo, se 0uest'uomo # morto$!.
<a gente di Isfahan non amava particolarmente gli animali, e tantomeno i
filatori e gli stranieri, sicch& 6aifulmulu@ si ridusse en presto in miseria. 6i
utt a terra gridando* !?h, "atena dei 6anti/ ?h, Beati/ ?h, voi che siete
stati trasformati/ )iutatemi voi, perch& sono al punto in cui i miei soli sforzi
non mi sostengono pi9 e i miei animali soffrono la fame e la sete!.
.entre giaceva al suolo, tra la veglia e il sonno, in preda ai morsi della fame e
rassegnato a lasciarsi guidare dal destino, vide, chiara come un oggetto in
pieno giorno, l'immagine di un anello d'oro incastonato con una gemma dai
colori cangianti, che scintillava infuocata come il mare fosforescente dalle cui
profondit' emanano verdi agliori. Una voce, o ci che semrava essere una
voce, gli disse*
!1uesta # la corona d'oro dei tempi, il 6amir di +erit', l'anello stesso di r#
6alomone, il figlio di (avide 5 la pace sia sul suo nome 5 i cui segreti devono
essere custoditi!.
Guardandosi intorno, vide l'anello rotolare in una cavit' del terreno. Gli
semr di essere sulla riva di un ruscello, sotto un alero, vicino a una roccia
dalla forma strana. )ll'ala, sentendosi pi9 riposato e in grado di sopportare la
fame, 6aifulmulu@ si mise a vagare nei dintorni di Isfahan. 4, come se in
0ualche modo se l'aspettasse 0uasi senza poterne spiegare il motivo, scopr il
ruscello, l'alero e la roccia. 6otto la pietra
si nascondeva una cavit'. +i infil un ramoscello ed estrasse fanello che aveva
gi' visto nelle singolari circostanze appena descritte.
.entre lavava l'anello nel corso d'ac0ua, 6aifulmulu@ esclam* !6e #
veramente l'anello del Grande 6alomone 5 che il suo nome sia enedetto/ 5
concedi, spirito dell'anello, una degna fine alle mie difficolt'!.
)llora la terra fu come scossa e una voce tuon come un vortice nelle sue
orecchie* !3ei secoli dei secoli, uon 6aifulmulu@, ti auguriamo la pace. 6ei
l'erede del potere di 6alomone, figlio di (avid 5 che la pace sia con lui/ 5
maestro dei Ginn e degli uomini. Io sono lo schiavo dell'anello. 6ono ai tuoi
ordini, maestro 6aifulmulu@/!.
!"onduci 0ui i miei animali e porta loro del cio!, disse immediatamente
6aifulmulu@, senza dimenticarsi di aggiungere* !%er il Grande 3ome e in nome
di 6alomone, nostro .aestro, comandante dei Ginn e degli uomini, su di lui il
saluto/!.
)veva appena finito di pronunciare 0ueste parole, che gli animali apparvero
ognuno col suo cio preferito. )llora strofin l'anello e lo spirito dell'anello gli
parl ancora. 4ra come un ruggito per le sue orecchie* !?rdinami, e 0ualun0ue
sia il tuo desiderio, sar' esaudito, ad eccezione di ci che non pu essere
esaudito, maestro dell'anello!.
!(immi, nel nome di 6alomone 5 che la pace sia con lui/ 5 # 0uesta la fine, dal
momento che, per ordine del mio maestro, il JhEaMa )nsari di 8erat, devo
provvedere al enessere dei miei compagni fino alla fine$!.
!3o!, rispose lo spirito, !non # la fine!.
6aifulmulu@ rimase in 0uel luogo e chiese al Ginn di costruire una casetta e un
rifugio per i suoi animali, insieme ai 0uali viveva. ?gni giorno, il Ginn
provvedeva al loro sostentamento e i passanti si meravigliavano davanti alla
santit' di 6aif5Baa, '%adre 6aif, come chiamavano !colui che viveva di nulla,
circondato da animali selvaggi e domestici!.
6aif5Baa studiava gli appunti che aveva preso durante i suoi viaggi e
contemplava le sue esperienze. Il resto del tempo, osservava i tre animali e
studiava il loro comportamento. ?gnuno reagiva a modo suo ai suoi
incitamenti. 4gli incoraggiava le loro 0ualit' e scoraggiava i loro difetti, e non
si stancava mai di parlar loro del grande JhEaMa )nsari e dei tre consigli. (i
tanto in tanto passavano degli uomini devoti che spesso lo invitavano a
discutere con loro o a studiare le particolari +ie che seguivano. .a egli
rifiutava. !8o un compito da svolgere, datomi dal mio maestro!, rispondeva
semplicemente. Un giorno, ee la sorpresa di sentire il gatto parlargli con un
linguaggio che riusciva a comprendere* !.aestro!, disse il gatto, !tu hai un
compito e devi portarlo a termine. .a non ti sorprende che il momento, che tu
chiami 'la fine', non sia ancora arrivato$!.
!3o, in verit', non mi sorprende!, rispose 6aifBaa, !perch&, per 0uanto ne
so, potree durare ancora cent'anni!.
!D 0ui che sagli!, disse l'uccello, che si era unito alla conversazione, !perch&
non hai imparato ci che avresti potuto dai vari viaggiatori che sono passati di
0ui. 6iccome ti semravano tutti diversi 5 cos come noi animali ti semriamo
diversi l'uno dall'altro 5 non ti sei reso conto che sono stati tutti inviati dalla
stessa fonte del tuo insegnamento, dallo stesso JhEaMa )nsari, per vedere se
hai sviluppato aastanza percezione per seguirli!.
!6e cos fosse!, disse 6aif5Baa, !e non lo credo affatto, potete spiegarmi
com'# possiile che un semplice gatto e un minuscolo passerotto possano dirmi
ci che io, che pure ho eneficiato di interventi miracolosi, non sono in grado
di vedere$!.
!D semplice!, dissero entrami all'unisono. !,i sei talmente aituato a
guardare le cose in modo univoco, che i tuoi difetti sono visiili anche alla
mente pi9 ordinaria!.
1uelle parole preoccuparono 6aif5Baa. !"os, avrei potuto trovare da molto
tempo la porta di cui parla il terzo consiglio, se fossi stato correttamente
armonizzato$!. !6!, disse il cane, unendosi alla discussione. !<a porta si #
aperta una dozzina di volte nel corso di 0uesti ultimi anni, ma non l'hai vista.
3oi l'aiamo vista aprirsi, ma, essendo animali, non potevamo dirtelo!.
!)llora, come mai ora potete dirmelo$!.
!%uoi capire il nostro linguaggio perch& tu stesso sei da poco diventato un po'
pi9 umano. .a ti resta solo un'altra possiilit', perch& stai invecchiando!.
6aif5Baa pens inizialmente* !(eve essere un'allucinazione!. %oi si disse*
!3on hanno il diritto di parlarmi in 0uesto tono: sono il loro maestro e fonte
del loro sostentamento!. Infine, un'altra parte di s& si mise a pensare* !6e si
sagliano, non ha alcuna importanza. .a se hanno ragione, per me # terriile.
3on posso correre 0uesto rischio!. "os si mise in attesa della sua opportunit'.
%assarono i mesi. Un giorno, un derviscio errante piant la sua tenda davanti
alla porta di 6aif5Baa. 6trinse amicizia con gli animali e 6aif decise di
confidarsi con lui. !)llontanati/!, disse il derviscio seccamente: !tutte 0ueste
considerazioni sul maestro )nsari non mi interessano affatto, cos come non mi
interessano tutte le tue storie sulle tue nuvole, la tua ricerca, le tue
responsailit' nei confronti degli animali, e anche sul tuo anello magico.
<asciami in pace/ 6o di cosa dovresti parlare, ma non so di cosa stai
parlando!'.
(isperato, 6aif5Baa invoc lo spirito dell'anello, ma il Ginn si limit a
rispondere* !3on ti dir ci che non va detto. 6o ene, invece, che soffri della
Tmalattia chiamata 'pregiudizio nascosto permanente'. 1uesto pregiudizio
controlla i tuoi pensieri e ostacola il tuo progresso sulla +ia!.
6aif5Baa and allora dal derviscio, che era seduto sull'uscio della porta. !"he
devo fare, perch& mi sento responsaile dei miei animali e, per 0uanto mi
riguarda, sono confuso e non mi sento pi9 guidato dai tre consigli$!.
!8ai parlato con sincerit'!, disse il derviscio. !D un inizio. )ffidami i tuoi
animali e ti dar la risposta!.
!.a io non ti conosco: mi chiedi troppo/!, protest 6aif5Baa. !"ome puoi
chiedermi una cosa simile$ ,i rispetto, ma mi rimane un duio ...!.
!Ben detto/!, disse il derviscio. !<e tue parole non rivelano la tua
preoccupazione per il enessere dei tuoi animali, ens la tua mancanza di
percezione nei miei confronti. 6e ti affidi all'emozione o alla logica per
giudicarmi, non puoi eneficiare del mio aiuto. 6ei ancora avido, in un certo
senso, dato che rivendichi il tuo diritto di propriet' sui 'tuoi' animali. +attene,
com'# vero che mi chiamo (arEaza/!.
?ra '(arEaza' significa porta. "i diede molto da pensare a 6aif5Baa. 3on
poteva trattarsi della 'porta' preannunciata dallo sceicco )nsari$ !%otresti
essere la '%orta' che cerco, ma non ne sono sicuro!, disse al derviscio
(arEaza. !6parisci, tu e le tue speculazioni/!, gli url il derviscio. !3on vedi
che i primi due consigli si rivolgevano alla tua mente e che l'ultimo pu essere
colto solo dalla tua percezione$!.
6aif5Baa trascorse altri due anni nella confusione e nell'ansiet'. %oi,
improvvisamente, vide la verit'.
"hiam i suoi animali e li conged con 0ueste parole* !?ra siete lieri. 1uesta
# la fine!. .entre stava pronunciando 0ueste parole, vide che gli animali
avevano ormai una forma umana ed erano trasformati. )ccanto a lui c'era
(arEaza, ma le sue semianze erano ora 0uelle del grande JhEaMa )nsari in
persona. 6enza pronunciare una parola, )nsari apr una porta nell'alero che
innalzava i suoi rami sulla riva del ruscello e, nel varcare la soglia, 6aif5Baa
scopr un prodigioso sotterraneo dove erano incise, in lettere d'oro, le risposte
alle domande sulla vita e la morte, sulla natura della morte e la natura
dell'uomo, sulla conoscenza e l'ignoranza, che lo avevano tormentato per tutta
la vita.
!D l'attaccamento alle forme esteriori!, disse la voce di )nsari, !che ti ha
ostacolato in tutti 0uesti anni. In un certo senso, a causa di 0uesto
attaccamento, per t# # troppo tardi. ?ra puoi prendere l'unica parte di
saggezza che ti # ancora accessiile!.
2 2 2
1uesta storia evidenzia, tra l'altro, un tema prediletto dai 6ufi* la +erit'
!tenta di manifestarsi! nell'umanit': appare e riappare a ogni uomo sotto
spoglie difficili da penetrare e che, a prima vista, possono non avere alcun
rapporto l'una con l'altra.
6olo lo sviluppo di una !percezione speciale! permette all'uomo di seguire il
cammino di 0uesto processo invisiile.
La cura del sangue umano
Un giorno 0ualcuno chiese a .aulana Bahaudin 3a0shand*
!6i sente spesso raccontare che esseri ignoili o amini possano !essere
spiritualizzati da un semplice sguardo, o per vie indirette, al solo contatto con
un grande maestro. "om'# possiile$!.
Bahaudin rispose raccontando la seguente storia e facendo notare che il
metodo usato e0uivaleva alla via indiretta della spiritualizzazione.
)ll'apogeo dell'impero izantino, l'imperatore fu colpito da una grave malattia
per la 0uale nessun medico riusciva a trovare un rimedio. 4gli mand
amasciatori in tutti i paesi, con una dettagliata descrizione dei sintomi della
sua malattia. Uno di loro si present alla scuola del grande 4l5Ghazzali, un
6ufi di cui l'imperatore aveva solo sentito parlare come uno dei pi9 grandi
saggi d'?riente. 4l5Ghazzali chiese a uno dei suoi discepoli di partire per
"ostantinopoli.
1uando l'uomo, che si chiamava 4l5)rif, entr in citt', fu suito accompagnato
a corte e trattato con grande riguardo. <'imperatore lo supplic di guarirlo.
(opo aver chiesto 0uali rimedi erano gi' stati provati e 0uali erano 0uelli
previsti, lo sceicco 4l5)rif si mise a visitare il paziente.
1uando ee finito, chiese che venisse convocata l'assemlea plenaria di tutti
i memri della corte, in 0uanto voleva fare una dichiarazione riguardo alla
cura da seguire.
1uando tutti i noili dell'impero si furono riuniti, il 6ufi disse* !6ua .aest'
Imperiale faree ene a ricorrere alla fede!.
!<'imperatore ha fede!, rispose un prete, !ma ci non ha effetti terapeutici!.
!In tal caso!, disse il 6ufi, !sono costretto a dire che esiste un solo rimedio, su
0uesta terra, che possa salvarlo, ma preferisco non parlarne perch& # troppo
atroce!.
Il 6ufi fu talmente assillato, invogliato, minacciato e adulato, che alla fine
disse* !Un agno nel sangue di molte centinaia di amini di et' inferiore a
sette anni guarir' l'imperatore!.
1uando la confusione e l'orrore causati da 0ueste parole si furono un po'
dissipati, i consiglieri di stato decisero che valeva la pena tentare 0uel
rimedio. D vero che alcuni alzarono la voce per proclamare che nessuno poteva
arrogarsi il diritto di commettere un simile atto di ararie su richiesta di uno
straniero di duie origini, ma la maggioranza riteneva che era giusto correre
ogni rischio per preservare la vita di un simile Imperatore, che tutti
rispettavano e 0uasi idolatravano.
4ssi finirono per avere la meglio sulla riluttanza del monarca* !6ua .aest'
Imperiale!, gli dissero, !non ha il diritto di opporsi, perch& 0uesto rifiuto
priveree l'Impero di 0ualcosa di molto pi9 prezioso della vita di tutti i suoi
sudditi e, a maggior ragione, di 0uella di 0ualche amino!.
%ertanto, fu proclamato un editto secondo il 0uale tutti i amini dell'impero
aventi i re0uisiti di et' dovevano essere mandati a "ostantinopoli entro una
certa data, per essere sacrificati per la salute dell'Imperatore.
<a maggior parte delle madri dei amini condannati invoc la maledizione
divina sulla testa del sovrano, 0uel mostro che esigeva il sangue del loro
sangue per la propria salvezza. )ltre, al contrario: pregarono affinch&
l'imperatore guarisse prima del
giorno fissato per l'esecuzione dei loro amini, 1uanto all'imperatore, dopo
un po' di tempo cominci a sentire che non poteva autorizzare un'atrocit'
come 0uella del massacro dei amini per nessun motivo al mondo. 1uel
dilemma lo mise in un tale stato d'animo da essere tormentato giorno e notte,
finch& decise di emettere il seguente proclama: !%referisco morire, piuttosto
che veder morire degli innocenti!. 3on appena ee finito di pronunciare
0ueste parole, la sua malattia cominci a regredire e in poco tempo si ristail
completamente.
)lcuni, superficialmente, si affrettarono a dedurre che era stato ricompensato
per la sua uona azione. )ltri, altrettanto 6uperficiali, attriuirono il
miglioramento del suo stato all'immenso sollievo provato dalle madri dei
amini condannati, sollievo che avree influenzato la potenza divina.
1uando venne chiesto al 6ufi 4l5)rif in che modo il male era stato cancellato,
egli diede 0uesta risposta* !(ato che l'imperatore non aveva fede, isognava
disporre di una forza e0uivalente: e 0uesta fu prodotta dall'azione congiunta
della sua sincerit' e
dei desideri positivi di tutte le madri che si auguravano la guarigione prima
della data fissata per il massacro!.
)lcuni izantini assillavano il 6ufi con i loro sarcasmi* !D per decreto della
divina provvidenza e in risposta alle preghiere del nostro santo clero, che
l'imperatore # stato guarito prima di arrivare a provare la formula di 0uesto
sanguinario saraceno. 3on # forse vero che egli mirava a distruggere il fior
fiore della nostra giovent9, che altrimenti saree cresciuta e un giorno
avree comattuto 0uelli della sua razza$!.
1uando 0uesti commenti furono riportati a 4l5Ghazzali, egli disse* !Un
risultato pu essere ottenuto solo se si attiva un metodo concepito per agire
nel tempo assegnato per il raggiungimento dell'oiettivo!.
"os come il medico sufi aveva dovuto adattare i suoi metodi alla mentalit'
della gente che lo circondava, allo stesso modo un derviscio in grado di
spiritualizzare gli altri pu attivare le percezioni interiori di un amino o di un
essere ignoile percezioni che si esercitano nel campo della scienza della
+erit' 5 usando metodi che conosce e che gli
sono stati trasmessi a 0uesto scopo. 1uesta fu la spiegazione data dal 3ostro
.aestro Bahaudin.
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JhEaMa Bahaudin divenne capo dell'?rdine dei .aestri =JhEaMagan> dell')sia
"entrale, nel Rrv secolo. (al suo nome =3a0shand> 5 che significa
'(isegnatore' 5 deriva 0uello della 6cuola.
6i dice che Bahaudin aia riformato gli insegnamenti dei maestri. 4gli adatt
la pratica ai isogni dell'epoca e raccolse i frammenti della tradivano
attingendo alle sue radici.
4gli trascorse sette anni a corte, sette anni a occuparsi di animali e sette anni
a lavorare alla costruzione delle strade, prima di diventare un maestro
0ualificato per l'insegnamento. Il suo maestro fu il grande JhEaMa .ohamed
Ba' 6amasi.
I pellegrini arrivavano dall'estremo della "ina' attratti dalla reputazione del
suo centro di studi. I memri dell'?rdine, sparsi negli imperi turco e indiano,
come pure in 4uropa e in )frica, non avevano segni distintivi esteriori e di loro
si sa meno rispetto a 0uelli di tutti gli altri ordini.
Bahaudin veniva chiamato con il titolo 4l56hah. )lcuni dei pi9 grandi poeti
classici persiani erano dei 3a0shandi. ;ra i liri na0shandi pi9 importanti
citiamo Gli insegnamenti di 4l56hah, 6egreti della +ia 3a0shandi e Gocce
della sorgente di vita. 4sistono solo come manoscritti.
.aulana ='3ostro .aestro'> Bahaudin 3a0shand nac0ue a pochi "hilometri da
Buchara e fu sepolto nei dintorni, a 1asr5i5)rifin =la ';ortezza degli Gnostici'>.
1uesta storia, che egli raccont in risposta a una domanda, # tratta dal liro
"i che disse il 3ostro .aestro, chiamato anche Insegnamenti dello 6hah.
Le scarpe
(ue uomini devoti e meritevoli entrarono insieme in una moschea. Il primo si
tolse le scarpe e le lasci accuratamente una vicina all'altra, fuori della porta.
Il secondo si tolse le sue, le sistem suola contro suola e se le port appresso
dentro la moschea.
.a anche fuori dalla moschea c'erano uomini devoti e meritevoli, seduti
davanti alla porta. 6i misero a discutere per appurare 0uale dei due uomini
fosse il migliore. !(ovendo comun0ue entrare scalzi nelle moschee, non #
meglio lasciare le scarpe fuori$!, chiese 0ualcuno. !3on dovremmo ritenere!,
sugger un altro, !che colui che si # portato le scarpe nella moschea lo aia
fatto per ricordarsi meglio, grazie alla loro presenza, di essere nel dovuto
stato di umilt'$!.
1uando i due uomini uscirono dopo aver recitato le loro preghiere, furono
interrogati separatamente dai due gruppi.
Il primo dichiar* !8o lasciato le mie scarpe fuori per il solito motivo. 4 0uesto
motivo # il seguente* chiun0ue avesse voluto ruarle, avree avuto
l'opportunit' di resistere a 0uella tentazione e, 0uindi, di ac0uisire dei meriti!.
Gli ascoltatori furono molto impressionati dalla superiorit' di 0uell'uomo, per il
0uale i eni materiali avevano un valore cos scarso da aandonarli volentieri
a un destino incerto.
"ontemporaneamente, il secondo uomo stava spiegando* !8o portato le mie
scarpe nella moschea perch&, se le avessi lasciate fuori, avreero potuto
costituire una tentazione per un eventuale ladro. "hiun0ue avesse ceduto a
0uesta tentazione avree fatto di me il suo complice nel peccato!.
"oloro che lo circondavano furono molto impressionati da 0uesto pio
sentimento, e ammirarono la premura del saggio.
;u allora che un terzo uomo ivi presente, un uomo di saggezza, esclam*
!.entre voi due e i vostri partigiani stavate indulgendo nei vostri ammirevoli
sentimenti, condizionandovi reciprocamente con il gioco di ipotetici esempi,
alcune cose accadevano realmente!.
!1uali cose$!, chiese la folla.
!3essuno # stato tentato dalle scarpe. 3essuno non # stato tentato dalle
scarpe. <'ipotetico peccatore non si # fatto vedere. Invece, un altro uomo, che
non aveva scarpe da lasciare fuori o da portare dentro, # entrato nella
moschea. 3essuno ha notato il suo comportamento. 4gli era inconsapevole
dell'effetto che avree potuto produrre su coloro che lo vedevano o non lo
vedevano. ,uttavia, grazie alla sua vera sincerit', le sue preghiere nella
moschea oggi hanno aiutato nel modo pi9 diretto possiile tutti i potenziali
ladri che potreero ruare o non ruare le scarpe, oppure emendarsi
esponendosi alla tentazione.
!3on capite ancora che la semplice pratica di una condotta delierata, per
0uanto possa essere ottima nel proprio campo, # veramente una en pallida
cosa rispetto alla conoscenza del fatto che esistono dei veri uomini di
saggezza$!.
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1uesta storia, che viene spesso raccontata, appartiene agli insegnamenti
dell'?rdine Jhiluiati ='-eclusi'> fondato da ?rnar JhiiEati, morto nel CKNH. Il
punto che egli sottolinea # ricorrente presso i dervisci* coloro che hanno
sviluppato certe 0ualit' inferiori hanno un'influenza molto pi9 grande, sulla
societ', di coloro che cercano di asarsi solo sui principi morali. I primi
vengono chiamati 'I veri uomini d'azione', mentre i secondi '1uelli che non
sanno, ma giocano a sapere'.
!ome acchiappare le scimmie
"'era una volta una scimmia che era molto ghiotta di ciliege. Un giorno,
vedendone una particolarmente succosa, scese dall'alero per prenderla.
%urtroppo il frutto era contenuto in una ottiglia di vetro trasparente. (opo
alcuni tentativi, la scimmia cap che poteva afferrarlo solo infilando la mano
dentro la ottiglia, attraverso il collo. 4 cos fece. 1uando richiuse la mano
sulla ciliegia, si accorse di non poterla tirare fuori perch& il pugno chiuso per
prendere il frutto era pi9 grosso del diametro del collo.
?ra, tutto ci era stato previsto* la ciliegia nella ottiglia era, infatti, una
trappola preparata da un cacciatore di scimmie che conosceva ene il loro
modo di ragionare.
1uando sent i lamenti dell'animale, il cacciatore si avvicin. <a scimmia tent
di scappare, ma, avendo la mano imprigionata nella ottiglia, come pensava,
non pot& spostarsi aastanza rapidamente per sfuggirgli.
<a scimmia, per, aveva ancora in pugno la ciliegia o, perlomeno, cos
credeva. Il cacciatore acchiapp la scimmia e un attimo dopo le diede un colpo
secco sul gomito facendole mollare la presa.
<a scimmia si era lierata, ma era prigioniera. Il cacciatore si era servito della
ciliegia e della ottiglia, che erano ancora in suo possesso.
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6i tratta di uno dei numerosi racconti che appartengono alla tradizione e che
vengono chiamati, nel loro insieme, il <iro dell')nni (aria.
Il fiume )mu =o Lihun>, in )sia "entrale, # conosciuto dai cartografi moderni
sotto il nome di ?Rus. %er coloro che non vedono oltre il senso letterale, ')mu
(aria # un termine derviscio che indica sia alcuni materiali come 0uesto
racconto, sia un gruppo anonimo di maestri itineranti il cui centro si trova
vicino ad )shar nelle montagne dell'8indu Jush afgano.
1uesta versione # 0uella di JhEaMa )li -amitani, morto
nel CKIG.
Il sentiero di montagna
Un giorno un uomo intelligente, un erudito dalla mente acuta, arriv in un
villaggio. )l solo scopo di esercitare la sua mente e per il solo piacere dello
studio, desiderava confrontare i vari punti di vista che potevano essere
rappresentati in 0uel posto.
%ertanto, si rec direttamente al caravanserraglio e chiese di vedere sia
l'uomo pi9 sincero del villaggio sia 0uello pi9 ugiardo. I presenti furono tutti
d'accordo nel designare Jazza come il pi9 ugiardo e -astgu come colui che
diceva sempre la verit'.
4gli and a trovarli a turno e pose loro la stessa, semplice domanda* !1ual' #
la strada migliore per arrivare al prossimo villaggio$!.
-astgu il +eridico rispose* !Il sentiero di montagna!.
)nche Jazza il Bugiardo rispose* !Il sentiero di montagna!.
Il viaggiatore, naturalmente, rimase molto perplesso. "os si mise a
interrogare altri aitanti di 0uel villaggio. )lcuni dissero* !Il fiume!: altri*
!)ttraverso i campi!: altri ancora* !Il sentiero di montagna!.
4gli prese 0uindi il sentiero di montagna. )lla 0uestione che si era proposto di
studiare in partenza si era aggiunto il prolema 5 relativo a 0uella comunit' 5
dei veritieri e dei ugiardi.
1uando arriv al prossimo villaggio raccont la sua storia nella casa da t# e
concluse con 0ueste parole* !4videntemente ho commesso un imperdonaile
errore di logica, chiedendo i nomi del +eridico e del Bugiardo alle persone
sagliate. 6ono giunto 0ui senza difficolt' attraverso il sentiero di montagna!.
Un saggio ivi presente prese la parola: !Bisogna ammettere che i logici
tendono a essere ciechi e devono sempre chiedere aiuto agli altri. .a non #
0uesto il punto. Il fatto # che, dal momento che il fiume # la strada pi9 facile,
il ugiardo ti ha suggerito di prendere il sentiero di montagna. <'uomo veridico
non era soltanto veridico* aveva notato che avevi un asino e ci facilitava il
viaggio. 6i da il caso che il ugiardo non si era accorto chi non avevi la arca,
altrimenti ti avree suggerito di prendere la strada del fiume!.
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!<a gente trova impossiile credere nella realt' delle capacit' e dei doni dei
6ufi. D proprio 0uesta gente che non sa che cos'# la vera fede. "rede a tante
cose che non sono vere, per aitudine o perch& sostenute da eminenti
personaggi.
!<a vera fede # un'altra cosa. "oloro che sono capaci di credere realmente
sono coloro che ne hanno avuto l'esperienza. Una voltaSatta l'esperienza [...Q
il semplice racconto
delle capacit' e dei doni non # di alcuna utilit'!.
1ueste parole, attriuite a 6ayed 6hah 1adiri, che mor nel CAOP, sono
talvolta citate come introduzione a !Il sentiero di montagna!.
Il serpente e il pavone
Un giorno, un giovane di nome )di il "alcolatore 5 perch& aveva studiato
matematica 5 decise di lasciare Buchara e di partire alla ricerca della
conoscenza superiore. Il suo maestro gli consigli di viaggiare verso sud e
disse* !"erca il significato del %avone e del 6erpente!. "i diede al giovane )di
materia di riflessione.
4gli attravers il Jhorassan e arriv finalmente in Ira0, dove, con sua grande
sorpresa, si imatt# in un pavone e in un serpente. )di intavol una
conversazione. !6tiamo discutendo dei nostri rispettivi meriti!, gli dissero. !D
precisamente ci che vorrei studiare!, disse )di. !"ontinuate, vi prego!.
!-itengo di essere il pi9 importante!, disse il pavone. !-appresento
l'aspirazione, lo slancio verso il cielo, la ellezza celestiale e, 0uindi, la
conoscenza delle realt' superiori. <a mia missione # di ricordare all'uomo,
attraverso la mimica, gli aspetti del suo essere che gli sono celati!.
!%er 0uanto mi riguarda!, disse il serpente con voce leggermente siilante,
!rappresento esattamente le stesse cose. "ome l'uomo, sono legato alla terra.
<o aiuto 0uindi a ricordarsi di se stesso. 6ono flessiile come lui 0uando
avanzo sul terreno serpeggiando. 4gli si dimentica spesso anche di 0uesto. %er
tradizione, sono il guardiano dei tesori sepolti nel pi9 profondo della terra!.
!.a sei repellente/!, esclam il pavone. !6ei sornione, dissimulatore e
pericoloso!.
!6tai elencando le mie caratteristiche umane!, replic il serpente, !mentre io
preferisco elencare le mie altre funzioni, come ho appena fatto. Insomma/
guardati* sei vanitoso, paffuto, e il tuo grido # stridulo. <e tue zampe sono
troppo grandi e anche le tue piume sono troppo sviluppate!.
) 0uesto punto )di li interruppe. !Grazie alla vostra discordia, ho potuto
capire che nessuno di voi ha completamente ragione. 4ppure, se si escludono
le vostre preoccupazioni personali, appare chiaro che insieme costituite un
messaggio per l'umanit'!.
)di spieg 0uindi ai due antagonisti 0uali erano le loro funzioni.
!<'uomo striscia al suolo come il serpente e potree innalzarsi nel cielo come
l'uccello, ma, avido come il serpente, non rinuncia al suo egoismo 0uando
cerca di elevarsi e diventa troppo orgoglioso come il pavone. 3el pavone
possiamo scorgere le potenzialit' dell'uomo, ma non ancora propriamente
realizzate, mentre nella lucentezza del serpente possiamo scorgere la
possiilit' della ellezza che, nel pavone, assume un aspetto sgargiante!.
;u allora che una +oce ulteriore parl ad )di* !3on # tutto. 1ueste due
creature sono dotate di vita* # il loro fattore determinante. <itigano perch&
ognuna si # accontentata del proprio modo di vita, pensando che costituisse la
realizzazione di uno status reale. ,uttavia, una custodisce dei tesori, ma non
pu attingervi. <'altra riflette la ellezza, che in se stessa # un tesoro, ma non
pu servirsene per trasformarsi. Bench& non aiano approfittato di ci che #
stato loro offerto, ne sono pur sempre un simolo, per coloro che sanno
vedere e sentire!.
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Il culto iracheno del 6erpente e del %avone, che rimane un mistero per gli
orientalisti, fu fondato sull'insegnamento di uno sceicco sufi. )di, figlio di
.usafir, nel XII secolo.
1uesta storia, divenuta leggendaria, mostra come i maestri dervisci hanno
modellato le loro 'scuole' intorno a diversi simoli, scelti come illustrazioni
delle loro dottrine.
In arao, 'pavone' significa anche 'ornamento', mentre 'serpente' # formato
dalla stessa radice di 'organismo' e 'vita. (onde il rito enigmatico dell')ngelo
%avone, praticato dagli 7evdi, in cui il serpente e il pavone simoleggiano
'l'Interiorit' e l'4steriorit'', formula sufi tradizionale.
1uesto rito esiste tuttora in .edio ?riente e ha degli adepti 5 nessuno dei
0uali conosciuto come iracheno 5 in Gran Bretagna e negli 6tati Uniti.
I servitori e la casa
"'era una volta un uomo saggio e enevolo che aveva una grande casa. 3el
corso della sua vita aveva dovuto spesso assentarsi per lunghi periodi, e ogni
volta aveva affidato la custodia della casa ai suoi servitori.
Una delle caratteristiche di 0uesti individui era la negligenza, e poich& talvolta
dimenticavano lo scopo della loro presenza in 0uella casa, svolgevano i loro
compiti in modo meccanico. ,alvolta ritenevano anche di dover procedere
diversamente da come era stato loro indicato al momento dell'assegnazione
dei compiti, in 0uanto la coscienza delle loro funzioni si era affievolita.
?ra, essendosi una volta il saggio assentato a lungo, nac0ue una nuova
generazione di servitori i 0uali credettero di essere i padroni della casa.
,uttavia, dato che erano limitati dall'amiente circostante, pensavano di
trovarsi in una situazione paradossale.
%er esempio, talvolta desideravano vendere la casa, ma non trovavano
ac0uirenti perch& non sapevano come procedere. 4 altre volte, 0uando
0ualcuno veniva per informarsi sulle condizioni di vendita e chiedeva di vedere
gli atti di propriet', i servitori lo ritenevano pazzo e non lo consideravano un
ac0uirente serio, perch& non sapevano che cos'era un atto.
Il paradosso si rivelava anche nel fatto che le provviste per la casa
continuavano ad apparire in modo 'misterioso': e 0uel rifornimento non
comaciava con le loro supposizioni di essere responsaili della gestione
dell'intera casa.
3egli appartamenti del padrone erano state lasciate delle istruzioni riguardo
all'amministrazione della casa, allo scopo di rinfrescare loro la memoria.
,uttavia, dopo la prima generazione, 0uesti appartamenti erano diventati una
specie di sacrario, al punto che era vietato a chiun0ue entrarvi.
%resto cominciarono a essere considerati come un mistero impenetraile.
)lcuni credevano persino che gli appartamenti non esistevano affatto, ench&
potessero vederne le porte di ingresso. %er loro, 0uelle porte erano
semplicemente elementi decorativi.
1uesta era la situazione dei servitori. 3on si presero mai completamente
carico della casa, ne rimasero fedeli ai loro impegni originali.
2 2 2
<a tradizione riporta che 0uesto racconto era molto usato dal martire sufi
.ansur 4l58allaM, che fu giustiziato nel NBB per aver detto, presumiilmente,
!Io sono la +erit'!.
8allaM ha lasciato una notevole raccolta di poesie mistiche. 3umerosi 6ufi
hanno costantemente sostenuto per mille anni, a rischio della propria vita, che
8allaM era un grande illuminato.
I sogni e il pane
(urante un lungo ed estenuante viaggio, tre uomini avevano stretto amicizia.
)vevano condiviso piaceri e difficolt' e messo in comune tutto ci che
possedevano.
(opo aver camminato per giorni e giorni, i tre viaggiatori si accorsero che non
rimaneva loro altro che un occone di pane e un sorso d'ac0ua in fondo alla
orraccia. "ominciarono a discutere per sapere a chi toccava consumare le
ultime provviste. 3on
riuscendo ad accordarsi, cercarono di dividere il pane e l'ac0ua, ma la
divisione si rivel impossiile.
.entre la notte stava calando, uno di loro sugger di andare a dormire: al
risveglio, colui che avree fatto il sogno pi9 significativo avree deciso sul
da farsi.
<a mattina seguente, i tre uomini si alzarono all'ala.
!4cco il sogno che ho fatto!, raccont il primo. 6ono stato trasportato in luoghi
cos meravigliosi e sereni che non ho parole per descriverli. 8o incontrato un
saggio che mi ha detto* 'Il cio # tuo di diritto, perch& la tua vita, passata e
futura, # meritevole e suscita, giustamente, ammirazione'!.
!"he strano/!, disse il secondo. !3el mio sogno ho visto svolgersi tutta la mia
vita passata e futura. In 0uest'ultima ho incontrato un uomo che conosceva
tutte le cose e che mi ha detto* '6ei tu che meriti di mangiare 0uesto pane,
perch& sei pi9 sapiente e
pi9 paziente dei tuoi amici. (evi essere en nutrito, perch& # tuo destino
guidare gli uomini'!.
Il terzo viaggiatore, a sua volta, disse* !3el mio sogno non ho visto nulla, non
ho udito nulla e non ho detto nulla, ma ho sentito una forza irresistiile che mi
ha spinto ad alzarmi, a prendere il pane e l'ac0ua e a consumarli all'istante. 4
cos ho fatto!.
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!I sogni e il pane! # uno dei numerosi racconti attriuiti a 6hah .ohammed
GEath 6hattari, che mor nel COGK. D l'autore del famoso trattato intitolato <e
cin0ue gemme, nel 0uale le vie che permettono all'uomo di raggiungere gli
stati superiori sono descritte con l'antica terminologia della magia e della
stregoneria. 1uesto maestro era ailitato a iniziare i suoi allievi in almeno
0uattordici ?rdini diversi, e l'imperatore indiano 8umayun lo teneva in grande
consideravano.
Bench& molti lo considerassero un santo, le autorit' religiose lo accusarono di
aver trasgredito, in alcuni suoi scritti, le sacre scritture e cercarono di farlo
condannare. )lla fine fu prosciolto dall'accusa di eresia in 0uanto le parole
pronunciate in uno stato particolare non potevano essere giudicate secondo gli
ordinari criteri scolastici. <a sua toma si trova a GEalior, meta di
pellegrinaggio sufi molto importante.
La storia del t*
In tempi assai remoti, il t# non era conosciuto fuori della "ina. +oci sulla sua
esistenza erano pervenute alle orecchie sia di saggi che di sciocchi di altri
paesi, e ognuno cercava di scoprire di che si trattava in funzione dei propri
desideri e dell'idea che se ne faceva.
Il re di InMa ='0ui'> mand i suoi amasciatori in "ina, e l'imperatore offr loro
del t#. ,uttavia, vedendo che anche i contadini ne evevano, 0uegli
amasciatori conclusero che non era una evanda degna del loro sovrano e,
inoltre, che l'imperatore stava cercando di ingannarli facendo passare una
sostanza 0ualsiasi per la evanda celestiale di cui avevano sentito parlare.
Il pi9 grande filosofo di )nMa ='l'> raccolse tutte le informazioni possiili sul t#
e concluse che si trattava di una sostanza che esisteva veramente, ma in
piccolissima 0uantit', e che era di natura diversa da tutto ci che si conosceva
fino a 0uel momento. 3on se ne parlava, infatti, come di un'era, di un
li0uido, talvolta verde, talvolta nero, talvolta amaro e talvolta dolce$
3ei paesi di Joshish e di Beinem, gli aitanti provarono per secoli tutte le
ere che poterono scoprire. .olti ne furono avvelenati e tutti restarono delusi.
Infatti, poich& nessuno aveva introdotto la pianta del t# nel loro paese, non
potevano trovarlo. Bevettero anche tutti i li0uidi che trovarono, ma senza
successo.
3el territorio di .azha ='settarismo'>, un piccolo sacchetto di t# veniva
portato in processione davanti al popolo, 0uando la gente affluiva nei luoghi di
culto. 3essuno pens mai di assaggiarlo, e a ragione* nessuno, infatti, sapeva
come prepararlo. ,utti erano convinti che il t# avesse di per s& una 0ualit'
magica. 1uando un saggio disse loro* !Ignoranti, versateci sopra dell'ac0ua
ollente/!, lo impiccarono e lo inchiodarono a un palo, visto che il suo
suggerimento comportava, per essi, la distruzione del loro t#. "i provava che
era un nemico della loro religione.
%rima di morire, il saggio aveva potuto trasmettere il suo segreto a poche
persone, che riuscirono a procurarsi del t# e a erne in segreto. 1uando
veniva chiesto loro che stessero facendo, rispondevano*
!D solo una medicina che prendiamo per una specifica malattia!.
4d era cos ovun0ue nel mondo. )lcuni avevano visto crescere il t#, ma non
l'avevano riconosciuto. )d altri era stato dato da ere, ma avevano pensato
che si trattasse di una evanda per gente ordinaria. )ltri ancora ne erano
entrati in possesso, ma lo avevano idolatrato. ;uori dalla "ina en pochi ne
evevano, e anche di nascosto.
%oi venne un uomo di conoscenza che disse, ai mercanti di t#, ai evitori di t#
e ad altri* !"olui che gusta, conosce. "olui che non gusta, non conosce.
)nzich& parlare di evanda celestiale, non dite nulla, ma offritelo nei vostri
anchetti. "oloro che lo ameranno ne chiederanno ancora. "oloro che non lo
ameranno dimostreranno la loro incapacit' di essere evitori di t#. "hiudete la
ottega delle chiacchiere e dei misteri. )prite la casa da t# dell'esperienza!.
(i tappa in tappa, il t# venne portato attraverso la +ia della 6eta. 4 ogni volta
che un mercante 5 la cui carovana trasportava pietre preziose, giada e seta 5
si fermava per riposare, preparava del t# e lo offriva alla gente che
incontrava, che conoscesse o no la fama del t#. D 0uesta l'origine delle
"hai@hana, le case da t# che furono aperte lungo la strada che da %echino va a
Buchara e a 6amarcanda. 4 coloro che lo gustarono, seppero.
)ll'inizio, si noti ene, furono solo i grandi e i sedicenti saggi a cercare la
evanda celestiale e anche a esclamare* !.a si tratta solo di foglie
essiccate/!:
oppure* !%erch& fai ollire l'ac0ua, straniero, 0uando tutto ci che ti chiedo #
la evanda celestiale$!: o anche* !"ome posso essere sicuro che si tratta di
t#$ %rovamelo. Inoltre, il colore di 0uesto li0uido non # dorato, ma ocra/!.
1uando la verit' fu conosciuta e il t# fu portato a tutti coloro che volevano
assaggiarlo, i ruoli si invertirono e gli unici a ripetere ci che avevano
proferito i grandi e i sedicenti saggi furono gli idioti integrali. 4 a tutt'oggi #
ancora cos.
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1uasi tutti i popoli hanno stailito un rapporto allegorico tra 0uesta o 0uella
evanda, e la ricerca della conoscenza superiore. Il caff#, la evanda sociale
pi9 recente, fu scoperto dallo sceicco derviscio )u 4l58asan 6hadhili a .oca,
in )raia.
Bench& i 6ufi aiano, tra l'altro, spesso e chiaramente affermato che le
'evande magiche' =il vino, l'ac0uavite, ecc.> sono solo analogie che si
riferiscono a un'esperienza en precisa, gli allievi che non vanno oltre il senso
letterale tendono a credere che l'origine di 0uesti miti risalga alla scoperta del
potere allucinogeno o ineriante di certe evande. 6econdo i dervisci, una
siffatta concezione riflette l'incapacit' del cercatore di capire che essi parlano
per analogia.
1uesto racconto # tratto dagli insegnamenti del maestro 7usuf 8amadani
=morto nel CCPI>, maestro del grande 7asavi del ,ur@estan.
Nella strada del profumieri
Uno spazzino, passando nella strada dei profumieri, cadde a terra svenuta. <a
gente prov a rianimarlo con soavi profumi, ma il suo stato peggior.
;inalmente, un vecchio spazzino che passava di l', in un atter d'occhio si
rese canto della situazione e mise sotto il naso del collega un po' di spazzatura
puzzolente. <a spazzina riprese conoscenza immediatamente ed esclam*
!1uesto si che # profumo/!.
(ovete prepararvi al momento di transizione, dove non ci sar' nulla di tutto
ci a cui siete aituati. (opo la morte, la vostra identit' dovr' rispondere a
stimoli di cui potete avere un'anticipazione su 0uesta terra.
-imanere attaccati alle poche case the vi sono familiari non potr' che rendervi
infelici, come accadde ala spazzina con il profumo nella strada dei profumieri.
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1uesta paraola parla da s&. 4l5Ghazzali la usa nella sua )lchimia della felicit'
=XI secolo> per illustrare l'insegnamento sufi secondo il 0uale solo alcuni
elementi dell'esistenza ordinaria hanno 0ualche affinit' con !l'altra
dimensione!.
Il sultano in esilio
6i racconta che un sultano d'4gi tto convoc un congresso di sapienti e, come
succede di solito, nac0ue suito una controversia. <'oggetto della disputa era il
+iaggio 3otturno del %rofeta .aometto* si dice, infatti, che in 0uell'occasione
il %rofeta fu trasportato dal suo letto fino alle sfere celesti. In 0uel lasso di
tempo egli vide il paradiso e l'inferno, parl con (io novantamila volte e visse
molte altre esperienze ancora, prima di essere riportato nella sua stanza, nel
letto ancora caldo. Una rocca d'ac0ua, caduta nel momento in cui egli aveva
spiccato il volo, non si era ancora completamente svuotata 0uando il %rofeta
ritorn nel suo letto.
)lcuni sostenevano che ci era possiile, a patto di ammettere l'esistenza di
un modo diverso di misurare il tempo. Il sultano, invece, sosteneva che era
impossiile.
I saggi affermarono 0uindi che nulla era impossiile per l'onnipotenza divina,
ma il re non era soddisfatto.
<a notizia della disputa fin per giungere allo sceicco sufi 6hahaudi n, che si
present immediatamente a corte. Il sultano accolse il maestro con la dovuta
umilt'. !Intendo procedere alla mia dimostrazione senza indugio!, disse
6hahaudin. !6appiate fin da ora che entrame le interpretazioni del +iaggio
sono sagliate, e che esistono fattori proanti che possono spiegare le
tradizioni senza dover ricorrere alla speculazione grossolana o all'insipida e
ignorante 'logicit''!.
"'erano 0uattro finestre nella sala delle udienze.
<o sceicco ordin che ne venisse aperta una e il sultano guard fuori. 6u una
montagna vicina, 0uesti vide un esercito d'invasori, miriadi di uomini che
scendevano verso il palazzo, e ne fu terriilmente spaventato.
!3on fateci caso, vi prego, non # nulla!, disse lo sceicco.
"hiuse la finestra, poi la riapr* fuori non c'era pi9 anima viva. 1uando apr la
seconda finestra, la citt' era in preda alle fiamme. Il sultano si mise a urlare
dal terrore.
!3on affliggetevi, sultano, non # nulla!, disse lo sceicco. "hiuse la finestra, poi
la riapr* dell'incendio non era rimasta la minima traccia.
)llora apr la terza finestra e videro che un'inondazione stava raggiungendo il
palazzo. %oi, ancora una volta, la visione spar.
1uando fu aperta la 0uarta finestra, al posto del solito deserto, ai loro occhi si
present un giardino paradisiaco e, come in precedenza, la scena svan, <o
sceicco ordin allora che venisse portata una acinella d'ac0ua e preg il
sultano di immergervi la testa per un attimo. 3on appena ee ottemperato, il
sultano si ritrov solo, su una spiaggia deserta, in un luogo che non
conosceva.
-endendosi conto di essere stato vittima della perfida magia dello sceicco, un
grande furore si impadron di lui e giur di vendicarsi. %oco dopo incontr dei
oscaioli, che gli chiesero chi fosse. .a, come spiegare ci che era accaduto$
"os disse di essere un naufrago. Gli diedero dei vestiti e gli indicarono la
strada per raggiungere la citt' pi9 vicina. 1uando fu in citt', un faro che lo
aveva visto aggirarsi senza meta, gli chiese a sua volta chi fosse. !6ono un
mercante naufrago, deitore ai oscaioli per la loro carit', e ormai senza
risorse!, rispose il sultano.
<'uomo gli disse che in 0uel paese c'era un'usanza* ogni nuovo venuto poteva
chiedere in moglie la prima donna che avree visto uscire dai agni pulici,
e costei saree stata costretta ad accettare. Il sultano si rec 0uindi ai agni
e vide una ella giovane che ne usciva. <e chiese se era gi' sposata, e lei
rispose di s. %ose la stessa domanda alla seconda, che era rutta, e poi anche
alla terza. <a 0uarta, che era veramente deliziosa, gli rispose che non era
sposata, ma che lo rifiutava ugualmente, essendo disgustata dal suo aspetto e
dai suoi miseri vestiti.
)ll'improvviso apparve un uomo, che gli disse* !6ono stato incaricato di
trovare 0ui un uomo vestito di stracci. ,i prego di seguirmi/!.
Il sultano segu il servitore, che lo condusse in una splendida dimora. <o fece
sedere in una sontuosa sala, dove aspett per ore e ore. )lla fine, 0uattro
elle e giovani donne dagli splendidi vestiti furono fatte entrare: precedevano
una 0uinta, ancora pi9 ella, che il sultano riconoe nella 0uarta ragazza che
aveva avvicinato davanti ai agni.
<a donna gli diede il envenuto e spieg di essersi affrettata a rincasare per
prepararsi a riceverlo, e che la sua alterigia era dovuta solo alle usanze di
0uel paese, che tutte le donne erano tenute a osservare per la strada.
%oi segu un magnifico anchetto, e splendidi vestiti furono portati e offerti al
sultano al suono di una delicata musica.
Il sultano trascorse sette anni con la sua nuova sposa \ il tempo di dilapidare
il suo patrimonio. )llora sua moglie gli disse che ormai doveva provvedere al
sostentamento suo e dei loro sette figli.
4ssendosi ricordato del primo amico che aveva incontrato entrando in citt',
decise di andare a trovare il faro per chiedergli consiglio. +isto che non
aveva ne mestiere ne esperienza, il faro gli consigli di andare nella piazza
del mercato e di offrire i suoi servigi come facchino. Bench& avesse portato
carichi enormi, il primo giorno guadagn appena un decimo del denaro
necessario per sfamare la sua famiglia.
Il giorno dopo, il sultano ritorn alla spiaggia, dove ritrov il punto preciso in
cui era approdato sette anni prima, e decise di recitare le sue preghiere. 6tava
cominciando a fare le sue aluzioni 0uando, improvvisamente, con un colpo di
scena incomprensiile, si ritrov nel palazzo, insieme alla acinella, allo
sceicco e ai cortigiani.
!6ette anni di esilio, demone/!, rugg il sultano.
!6ette anni, una famiglia, e costretto a fare il facchino/ 3on temi dun0ue (io
?nnipotente, per 0uello che hai fatto$!.
!.a # passato solo un attimo da 0uando avete messo la testa nell'ac0ua!,
rispose il maestro sufi.
I suoi cortigiani confermarono 0uesta affermazione. Il sultano non riusciva a
credere una parola di 0uella storia. 6tava per impartire l'ordine di decapitare
lo sceicco, 0uando 0uesti, percependo interiormente ci che stava per
accadere, ricorse al potere conferito da Ilm 4l5Ghaiat, la 6cienza
dell')ssenza* e di colpo si ritrov trasportato fisicamente a (amasco, a molti
giorni di distanza dal palazzo. (a 0uella citt' scrisse una lettera al re* !%er voi
sono passati sette anni, come avrete ormai capito, nell'istante in cui avete
messo la testa nell'ac0ua. "i avviene attraverso l'esercizio di alcune facolt' e
non ha un significato particolare, salvo costituire una semplice dimostrazione
di ci che pu accadere. 3on era il letto ancora caldo e la rocca mezza vuota,
come racconta la tradizione$
!"i che # importante non # che il fatto sia accaduto o no. ,utto pu accadere.
"i che # importante, tuttavia, # il significato dell'avvenimento. 3el vostro
caso non c'era alcun significato. 3el caso del %rofeta, l'evento aveva un
significato!.
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6i afferma che ogni rano del "orano ha sette significati, ognuno dei 0uali
corrisponde allo stato del lettore o dell'ascoltatore. 1uesta storia, come molte
altre storie sufi, sottolinea l'importanza del detto attriuito a .aometto*
!%arlate a ognuno in ase al suo livello 'i comprensione!. Il metodo sufi,
secondo Irahim JhaEEas, consiste nel !dimostrare il non conosciuto usando i
termini che la gente chiama il 'conosciuto'!. 1uesta versione proviene dal
manoscritto chiamato 8u53ama =II liro di 8u>, che appartiene alla raccolta
del 3aEa di 6ardhana. D datata CONG.
Il tempo" il luogo e le persone
Una volta, molto tempo fa, un re un giorno convoc un derviscio a corte e gli
disse* !<a +ia derviscia, attraverso un'ininterrotta catena di maestri che risale
fino ai primissimi giorni dell'uomo sulla terra, ha sempre fornito la luce che ha
costituito il principio dinamico dei valori, di cui la mia funzione, in 0uanto
monarca, non # che un pallido riflesso!.
!D vero!, rispose il derviscio.
!?ra!, prosegu il re, !dato che sono aastanza illuminato per conoscere i
fatti che ho appena enunciato, e dato inoltre che sono desideroso e impaziente
di conoscere le verit' che tu, nella tua superiore saggezza, puoi rendermi
accessiile, insegnami/!.
!D un ordine o una richiesta$!, chiese il derviscio.
!"hiamalo come ti pare!, disse il re, !perch& se funzioner' in 0uanto ordine,
imparer: se sar' efficace in 0uanto richiesta, imparer!.
4 aspett che il derviscio si decidesse a parlare.
%assarono parecchi minuti. ;inalmente, uscendo dalla sua contemplazione, il
derviscio alz la testa e disse* !(ovete aspettare il 'momento di
trasmissione'!.
Il re era perplesso* in fin dei conti, visto che voleva imparare, non aveva il
diritto di ricevere l'insegnamento, che si trattasse di gesti o di parole$ .a il
derviscio se ne and.
(a 0uel momento, il derviscio si rec a corte tutti i giorni. Gli affari di stato
venivano srigati regolarmente, il reame alternava momenti di gioia a
momenti di prove, i consiglieri elargivano i loro consigli, la ruota del cielo
girava...
!Il derviscio viene 0ui tutti i giorni!, pensava il re ogni volta che vedeva 0uella
figura avvolta nel mantello a toppe, !eppure non fa mai allusione alla nostra
conversazione a proposito dell'insegnamento. D vero che partecipa a 0uasi
tutte le attivit' di corte: parla, ride, mangia e dormir' anche. )spetta forse
0ualche segno$!. .a, per 0uanto si sforzasse, il monarca non riusciva a
sondare le profondit' di 0uel mistero.
)lla fine, 0uando la giusta onda dell'invisiile si infranse sulla riva del
possiile, a corte si intavol una conversazione durante la 0uale 0ualcuno
osserv* !(aud di 6ahil # il pi9 grande cantante del mondo!.
Il re, che generalmente era indifferente a 0uel genere di affermazioni, avvert
un forte desiderio di ascoltare 0uel cantante. !"he lo si faccia venire 0ui/!,
ordin.
Il maestro delle cerimonie venne suito mandato a casa di (aud, il 0uale,
come re dei cantanti, rispose semplicemente* !II vostro re non conosce affatto
le esigenze del canto. 6e vuoi vedermi solo per contemplare il mio volto,
verr, ma se vuoi sentirmi cantare, dovr' aspettare, come tutti, che io sia
dell'umore giusto per eseguire il mio canto. D la capacit' di sapere 0uando
cantare e 0uando non cantare, che ha fatto di me ci che sono. 1ualun0ue
asino che conoscesse 0uesto segreto saree un grande cantante!.
1uando 0ueste parole furono riferite al r#, 0uesti cominci a diattersi tra l'ira
e il desiderio, ed esclam* !3on c'# nessuno, 0ui, che possa costringere
0uell'uomo a cantare per me$ %erch&, se egli canta solo 0uando ne ha voglia,
io, da parte mia, voglio sentirlo ora che ne ho voglia!.
;u allora che il derviscio si fece avanti. !%avone del nostro tempo!, disse al r#,
!venite
con me a trovare 0uesto cantante!.
I cortigiani si dettero di gomito. )lcuni pensavano che il derviscio aveva
elaorato un piano strategico e ora contava sulla certezza di poter far cantare
l'Usignolo di 6ahil. 6e fosse riuscito, il r# l'avree sicuramente ricompensato.
In ogni caso, si guardavano ene dall'esprimere 0uesto giudizio ad alta voce,
temendo di essere chiamati in causa.
Il r# si alz in silenzio e ordin che gli fosse portato un aito logoro. (opo
averlo indossato, segu il derviscio per la strada.
( r# travestito e la sua guida arrivarono presto davanti alla casa del cantante.
1uando ussarono alla porta, (aud rispose, irritato* !?ggi non canto/
)ndatevene e lasciatemi in pace/!.
)llora il derviscio si sedette a terra e cominci a cantare. Inton l'aria
preferita di (aud e la cant dall'inizio alla fine senza fermarsi. Il r#, che non
era un grande intenditore, si sent profondamente commosso da 0uel canto* la
soave voce del derviscio attirava tutta la sua attenzione, e non si era accorto
che il saggio aveva cantato in modo delieratamente stonato allo scopo di
risvegliare nel cuore del r# dei cantanti il desiderio di correggerlo.
!,i prego, ti prego, canta ancora!, supplic il r#, !perch& non ho mai sentito
una melodia cos dolce ...!.
;u in 0uel preciso momento che (aud cominci a cantare. ;in dalle prime note
il derviscio e il r# rimasero impietriti, rapiti dalle note che sgorgavano perfette
dalla gola dell'Usignolo di 6ahil.
1uando (aud ee terminato, il r# gli fece consegnare un sontuoso regalo e
disse al derviscio* !Uomo di saggezza/ )mmiro l'ailit' con la 0uale hai
incitato l'Usignolo a cantare e vorrei che tu diventassi consigliere di corte!.
Il derviscio rispose semplicemente* !.aest', potete udire il canto che
desiderate sentire solo se c'# un cantante, se siete presente anche voi e se c'#
0ualcuno che funga da canale per consentire al canto di sgorgare. "i che vale
per i grandi cantanti e i r#, vale anche per i dervisci e i loro allievi* il
momento, il luogo, le persone e le tecniche!.
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Il conflitto tra i 6ufi e i comuni accademici viene messo molto in risalto dalla
teoria che le idee sufi possono essere studiate solo in conformit' con certi
principi, che comprendono il tempo, il luogo e le persone.
Gli eruditi esigono delle prove di ci che i 6ufi sostengono, imponendo al
tempo stesso le loro condizioni. 1uesta storia, come molte altre storie sufi,
illustra il fatto che i 6ufi chiedono solo di avere la possiilit' 5 come gli
accademici e gli scienziati 5 di riunire le condizioni necessario al loro
insegnamento.
1uesto racconto deriva dall'insegnamento del 6ayed Imam )l56hah, che mor
nel CAGI e la cui toma si trova a Gurdaspur, in India.
1uesto famoso maestro 3a0shandi era spesso assillato da aspiranti discepoli
di tutte le origini e confessioni, attratti dagli strani fenomeni 46% che gli
venivano continuamente attriuiti. 6i diceva che apparisse in sogno e desse
importanti informazioni: o che fosse stato visto contemporaneamente in molti
luoghi: o che 0ualsiasi cosa dicesse si rivelava enefica per i suoi interlocutori.
.a di fronte a lui non si scorgeva nulla di soprannaturale o di strano.
I tre anelli ingemmati
"'era una volta un uomo saggio e molto ricco che aveva un figlio. !;iglio mio!,
disse, !prendi 0uest'anello incastonato di pietre preziose. "onservalo come
prova della mia successione e trasmettilo alla tua posterit'. 6i tratta di un
anello di grande valore e ellezza, che ha anche il potere di aprire una certa
porta d'accesso alla ricchezza!.
1ualche anno dopo, il saggio ee un altro figlio. 1uando fu aastanza
grande, gli diede un anello con le stesse raccomandazioni.
<a stessa cosa si ripet& con il terzo e ultimo figlio. Il vecchio mor, e 0uando i
figli furono grandi rivendicarono a turno la loro priorit' in virt9 dell'anello che
possedevano. 3essuno poteva dire con certezza 0uale dei tre anelli fosse il pi9
prezioso.
?gnuno di loro ee i propri sostenitori e tutti proclamavano a gran voce che il
proprio anello era superiore agli altri in valore e ellezza.
,uttavia, stranamente, la !porta della ricchezza! rimaneva chiusa sia ai
detentori delle chiavi sia ai loro pi9 stretti sostenitori. 4rano tutti troppo
preoccupati della 0uestione della priorit', del possesso dell'anello, del suo
valore e del suo aspetto.
;urono pochi coloro che cercarono la porta del !tesoro del +ecchio 6aggio!.
Gli anelli avevano anche una capacit' magica. Bench& fossero chiavi, non era
necessario usarli direttamente per aprire la porta del tesoro* astava guardarli
senza argomentare oppure senza attaccarsi eccessivamente a una delle loro
0ualit'.
1uindi, coloro che li avevano guardati in 0uesto modo potevano dire dove si
trovava la stanza del tesoro, ed erano in grado di aprirla riproducendo
semplicemente i contorni dell'anello. 1uei tesori avevano ancora un'altra
propriet'* erano inesauriili.
3el frattempo, i partigiani di ognuno dei tre anelli ripetevano con varie
sfumature ci che il loro avo aveva detto riguardo ai meriti dell'anello.
I m#mri della prima comunit' credevano di aver gi' trovato il tesoro.
1uelli della seconda pensavano che si trattasse di un'allegoria.
I m#mri della terza comunit' trasferivano la possiilit' dell'apertura della
porta in un futuro lontano e vagamente immaginato.
2 2 2
1uesto racconto, che alcuni suppongono faccia allusione alle tre religioni 5
eraica, cristiana e islamica 55 si ritrova nelle Gesta -omanorum e nel
(ecamerone del Boccaccio, ma sotto forme leggermente diverse.
6i dice che la versione 0ui presentata fu data da uno dei maestri sufi
6uhraEardi in risposta a una domanda sui rispettivi meriti delle diverse
religioni. )lcuni commentatori vi hanno visto l'origine della ;avola della otte
di 6Eift.
Il racconto # conosciuto anche come la !(ichiarazione della guida del segreto
reale!.
&re consigli
Un giorno un uomo cattur un uccello. <'uccello gli disse: !3on posso esserti
utile finch& sono prigioniero. <ierami e ti dar tre preziosi consigli!.
<'uccello promise di dare il primo consiglio ancora nelle mani dell'uomo, il
secondo 0uando avree raggiunto il ramo di un alero e il terzo una volta
raggiunta la cima di una montagna. <'uomo accett e sollecit il primo
consiglio.
!6e perdi 0ualcosa!, disse l'uccello, !anche se ci tieni 0uanto la tua vita, non
rimpiangerlo!.
<'uomo lasci la presa e l'uccello and ad appollaiarsi su un ramo.
!3on credere mai a cose contrarie al uonsenso senza chiedere prove!, elarg
come secondo consiglio.
%oi l'uccello vol in cima alla montagna, dalla 0uale dichiar* !?h, sventurato/
Il mio corpo racchiude due enormi gioielli. 6e solo mi avessi ucciso, ora
sareero tuoi/!.
<'uomo si torment al pensiero di ci che aveva appena perso e chiese
all'uccello* !(ammi almeno il terzo consiglio/!.
!6ei proprio un idiota/!, rispose l'uccello. !6ei ancora 0ui a chiedermi altri
consigli, 0uando non ti sei nemmeno soffermato per un attimo sui primi due/
,i ho detto di non tormentarti per la perdita di 0ualcosa e di non prestare fede
a cose contrarie al uonsenso. 4d # proprio ci che stai facendo in 0uesto
momento/ ,i stai lasciando andare a credere in ridicole assurdit' e ti stai
tormentando perch& hai perso 0ualcosa/ 3on vedi che non sono aastanza
grande da contenere due enormi gioielli$ 6ei uno stupido/ %ertanto,
continuerai a essere prigioniero degli aituali limiti imposti a ogni uomo!.
2 2 2
In alcuni circoli dervisci 0uesto racconto viene considerato molto importante
perch& 'sensiilizza' la mente dello studente, preparandolo cosi a esperienze
che non possono essere provocate per vie ordinarie.
1uesta storia, che i 6ufi usano 0uotidianamente, si trova anche nel .athnaEi
di -umi e nel <iro divino di )ttar, che fu uno dei suoi maestri. 4ntrami
vissero nel XIII secolo.
I tre dervisci
"'erano una volta tre dervisci, che si chiamavano 7a@, (o e 6e, e venivano
rispettivamente dal 3ord, dall'?vest e dal 6ud. )vevano una cosa in comune*
erano tutti e tre in cerca della +erit' %rofonda e cercavano una +ia.
Il primo, 7a@5Baa, si sedeva in contemplazione finch& gli veniva il mal di
testa. Il secondo, (o5)gha, si teneva per ore sulla testa finch& i piedi gli
cominciavano a dolere. 1uanto al terzo, 6e51alandar, leggeva liri finch& il
naso non gli sanguinava.
)lla fine decisero di unire i loro sforzi* si ritirarono m un luogo appartato e
cominciarono a eseguire i loro esercizi all'unisono, sperando di concentrare
una 0uanti t' di sforzo sufficiente a provocare l'apparizione della +erit', che
chiamavano la +erit' %rofonda.
%erseverarono cos per 0uaranta giorni e 0uaranta notti. Infine, in un vortice
di fumo ianco, come se sorgesse dal suolo, apparve la testa di un vegliardo.
!6ei Jhidr, la misteriosa guida degli uomini$!, chiese il primo. !3o, si tratta
del 1utu, il %olo dell'Universo!, disse il secondo. !6ono convinto che # uno
degli )dal. i 'trasformati'!, sostenne il terzo.
!3on sono nessuno di loro!, rugg l'apparizione, !ma sono ci che voi credete
che io sia. ?ra, non desiderate tutti e tre la stessa cosa, ci che chiamate la
+erit' %rofonda$!.
!6i, maestro!, risposero in coro.
!3on avete mai sentito il detto* '4sistono tante vie 0uanti cuori umani$'!,
chiese il vegliardo. !"omun0ue, ecco 0uali sono le vostre vie* il primo
derviscio viagger' nel paese degli idioti: il secondo derviscio dovr' scoprire lo
6pecchio .agico: il terzo derviscio chieder' aiuto al Ginn del +ortice!. (etto
ci, l'apparizione svan.
I dervisci si misero suito a discutere, non solo perch& avreero voluto
saperne di pi9 prima di mettersi in viaggio, ma anche perch&, pur avendo gi'
seguito vie diverse, ognuno credeva che ci fosse una sola via* la propria,
naturalmente.
?ra, per, nessuno dei tre era sicuro che la propria via fosse aastanza
efficace, ench& avesse contriuito all'arrivo dell'apparizione, di cui non
conoscevano ancora il nome.
7a@5Baa fu il primo a lasciare la sua cella e, anzich& chiedere a tutti, come
aveva fatto in precedenza, dove trovare un uomo di conoscenza nei dintorni,
chiedeva a tutti coloro che incontrava se conoscevano il paese degli idioti.
(opo molti mesi, 0ualcuno gli dette finalmente l'informazione ed egli vi si
diresse. 1uando entr in 0uel paese, vide una donna che portava una porta
sulle spalle. !(onna, perch& fai 0uesto$!, chiese.
!%erch& 0uesta mattina, prima di andare al lavoro, mio marito mi ha detto*
'.oglie, la nostra casa contiene oggetti di valore/ "he nessuno varchi 0uesta
porta/'. 1uindi, 0uando sono uscita me la sono portata via, perch& nessuno
possa passarci. 4 ora, per favore, tu fa passare me'.
!+uoi che ti dica una cosa che ti permetter' di lierarti dalla necessit' di
sorreggere 0uesta porta sulle spalle$!, chiese il derviscio 7a@5Baa.
!3o di certo!, rispose la donna. !<'unica cosa che potresti fare per aiutarmi #
dirmi come alleggerire il peso di 0uesta porta!.
!1uesto non posso farlo!, disse il derviscio. 4 0uindi si separarono.
Un po' pi9 in l' vide un gruppetto di persone. 6i avvicin e vide che tremavano
di. paura davanti a un'enorme anguria che era cresciuta nel campo. !3on
aiamo mai visto un mostro simile prima d'ora!, gli dissero: !crescer'
sicuramente ancora e ci uccider' tutti. )iamo paura di toccarlo ...!.
!+olete che vi dia 0ualche spiegazione al riguardo$!.
!3on fare l'idiota/ Uccidilo e ti ricompenseremo, ma non vogliamo sapere
niente al riguardo/!. )llora il derviscio tir fuori il coltello, si avvicin
all'anguria, ne tagli una fetta e si mise a mangiarla.
I presenti lanciarono urla di terrore e gli diedero una manciata di monete.
.entre se ne stava andando gli dissero* !3on tornare pi9, ?norevole
6terminatore di .ostri. 3on tornare per ucciderci allo stesso modo/!.
4 fu cos che impar, a poco a poco, che per sopravvivere nel paese degli idioti
isognava anche essere capaci di pensare e parlare come un idiota. (opo
0ualche anno riusc a riportare alcuni di 0uegli idioti alla ragione, e un giorno
ricevette la sua ricompensa* la "onoscenza %rofonda. ,uttavia, ench& nel
paese degli idioti fosse diventato un santo, gli aitanti si ricordarono di lui
solo come l'Uomo che 6ventr il .ostro +erde e Bevve il suo 6angue.
"ercarono di imitarlo per pervenire alla "onoscenza %rofonda, ma non ci
riuscirono mai.
3el frattempo, (o5)gha, il secondo derviscio, stava viaggiando in cerca della
"onoscenza %rofonda. )nzich& chiedere, ovun0ue andasse, 0uali erano i saggi
del luogo o i nuovi esercizi o le nuove posizioni, chiedeva semplicemente se
0ualcuno avesse mai sentito parlare dello 6pecchio .agico. .olte risposte lo
sviarono su false piste, ma alla fine cap dove poteva trovarsi* si trovava in un
pozzo, sospeso a un filo sottile 0uanto un capello. <o specchio stesso non era
che un frammento, perch& era composto da tutti i pensieri degli uomini e non
c'erano aastanza pensieri per comporre un intero specchio.
1uando ee sconfitto il demone che lo custodiva, (o5)gha guard nello
specchio e chiese la "onoscenza %rofonda, ottenendola all'istante. 6i stail in
0uel luogo e insegn felicemente per lunghi anni. I suoi discepoli, tuttavia,
non seppero mantenere lo stesso grado di concentrazione necessario per
rinnovare regolarmente lo specchio, che fin per svanire completamente.
4ppure, c'# ancora gente oggi che guarda negli specchi credendo che si tratti
dello 6pecchio .agico di (o5)gha il derviscio.
1uanto al terzo derviscio, 6e51alandar, cerc dappertutto il Ginn del +ortice.
1uesto Ginn era
conosciuto sotto molti altri nomi, cosa che il 1alandar ignorava, sicch& 0uesti
si ritrov spesso sulle tracce del Ginn mancandolo sempre per poco, in 0uanto
in certi luoghi non era considerato un Ginn, mentre in altri nessuno lo
associava a un vortice.
Infine, dopo molti anni, entr un giorno in un villaggio e chiese agli aitanti*
!1ualcuno di voi ha mai sentito parlare del Ginn del +ortice$!.
!3on ho mai sentito parlare del Ginn!, disse 0ualcuno, !ma 0uesto villaggio si
chiama +ortice!.
1alandar si gett a terra gridando* !3on lascer 0uesto posto finch& non mi
apparir' il Ginn del +ortice!.
Il Ginn, che era nascosto nelle vicinanze, si avvicin al derviscio vorticando e
gli disse* !(erviscio, non ci piace che gli stranieri si avvicinino al nostro
villaggio. 4cco perch& sono venuto fino a t#. "he cerchi$!.
!"erco la "onoscenza %rofonda, e un giorno mi # stato detto che tu potresti
darmi i mezzi per raggiungerla!.
!D vero, posso farlo!, disse il Ginn. !8ai sopportato molte prove. ,utto ci che
ti resta da fare # ripetere una certa formula, cantare un certo canto, compiere
una certa azione ed evitare di compierne un'altra. 6olo allora raggiungerai la
"onoscenza %rimaria!
II derviscio ringrazi il Ginn e cominci a mettere in atto il programma che gli
aveva fissato. %assarono mesi e anni, prima di riuscire a eseguire gli esercizi e
recitare le sue preghiere correttamente. <a gente andava da lui, lo osservava e
cercava di imitarlo, tanto era il suo zelo e la sua reputazione di uomo pio e
meritevole.
;inalmente, il derviscio raggiunse la "onoscenza %rofonda. <asci dietro di s&
un gruppo di devoti, che perpetuarono i suoi metodi. 3aturalmente, non
raggiunsero mai la "onoscenza %rofonda, dato che avevano cominciato laddove
si era concluso il ciclo di studi del derviscio.
4 adesso, ogni volta che gli adepti di 0uei tre dervisci si incontrano, si sente
sempre 0ualcuno dire* !+edete 0uesto specchio$ Guardatelo a lungo e finirete
per raggiungere la "onoscenza %rofonda!.
!6acrificate un'anguria!, risponde allora un altro, !e sarete aiutati come lo #
stato il derviscio 7a@5Baa!.
!D assurdo!, interviene sempre un terzo. !3on esiste altra via all'infuori di
0uella che consiste nel perseverare nello studio, nel praticare alcune posizioni,
nel dedicarsi alla preghiera e nel fare del ene!.
1uando eero raggiunto di fatto la "onoscenza %rofonda, i tre dervisci
scoprirono al tempo stesso la loro impotenza ad aiutare coloro che lasciavano
dietro di s&, cos come un uomo portato via dalla marea pu vedere un uomo
sulla riva inseguito da un leopardo, ed essere incapace di aiutarlo.
2 2 2
Il racconto delle avventure di 0uesti tr& uomini =i cui nomi significano
rispettivamente 'uno', 'due' e 'tr&'> viene talvolta interpretato come una satira
della religione convenzionale.
1uesto testo # il riassunto di una celere storta5insegnamento, !"i che
accadde ai tr&!, attriuita al maestro sufi .urad 6hami, capo dei.uradi, che
mor nel CHCN. I dervisci che raccontano 0uesta storia sostengono che
nasconde un messaggio inferiore molto pi9 importante, da un punto di vista
pratico, del suo significato apparente.
La parabola dei tre domini
<a vita umana, come la vita delle comunit', non # ci che semra. In realt' #
conforme a uno schema apparente per alcuni e nascosto per altri. Inoltre, ci
sono molti schemi che si svolgono contemporaneamente. Gli uomini, invece,
prendono un elemento appartenente a uno schema e cercano di saldarlo a un
altro, e immancailmente trovano ci che si aspettavano di trovare, ma non
ci che vi # in realt'.
"onsideriamo, per esempio, i seguenti tre elementi* il grano nei campi, l'ac0ua
nel fiume e il sale nella salina. 1uesta # la condizione naturale dell'uomo* un
essere che, mentre per certi aspetti # completo, per altri ha ulteriori funzioni e
capacit'.
?gnuno di 0uesti tre elementi # 0ui rappresentativo di sostanze in stato di
potenzialit', che possono rimanere tali oppure essere trasformate dalle
circostanze =e, nel caso dell'uomo, dallo sforzo>.
1uesta # la condizione del %rimo (ominio, o condizione dell'essere umano.
3el 6econdo (ominio, tuttavia, siamo in presenza di una fase in cui pu essere
fatto 0ualcosa di pi9. Il grano, grazie allo sforzo e alla conoscenza, viene
mietuto e macinato in farina. <'ac0ua viene raccolta e immagazzinata per un
ulteriore uso. Il sale viene estratto e raffinato. <'attivit' di 0uesto dominio #
diversa da 0uella del primo, che # 0uella della semplice crescita. 3el 6econdo
(ominio entra in gioco la conoscenza accumulata.
Il ,erzo (ominio nasce solo 0uando i tre ingredienti, nella giusta 0uantit' e
nelle giuste proporzioni, sono stati riuniti in un certo luogo, in un determinato
momento. Il sale, l'ac0ua e la farina vengono mescolati e lavorati per formare
una pasta. "on l'apporto del lievito si aggiunge un elemento vivo. Il forno
viene preparato per la cottura del pane.
<'intera operazione dipende sia dal 'tocco' che dalla conoscenza accumulata.
?gni elemento, 0ualun0ue esso sia, si comporter' in conformit' con la
situazione in cui si trova. 4 0uesta situazione # il (ominio in cui viene
proiettato.
6e l'oiettivo # il pane, perch& parlare dell'estrazione del sale$
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1uesta storia, la cui origine risale ai 6ufi 6armun, fa eco a ci che insegna 4l5
Ghazzali, e cio# che !l'ignorante non pu concepire le conoscenze del filosofo,
cos come 0uesti non pu farsi un'idea giusta della conoscenza dell'Illuminato!.
<a storia evidenzia inoltre ci che pensano i dervisci delle scuole filosofiche,
metafisiche e religiose tradizionaliste* esse continuano a !macinare farina! e
non possono progredire ulteriormente perch& manca loro la presenza di uomini
di percezione, che compaiono solo raramente.
I tre maestri e i mulattieri
4ra tale la reputazione di )dul51adir, che nella sua sala delle udienze
affluivano costantemente mistici di tutte le fedi. "'era un rispetto sia della pi9
punti gliosa etichetta che delle usanze tradizionali. I devoti visitatori si
sistemavano in ordine di precedenza, secondo, l'et', la fama di cui godeva il
proprio maestro e il rango che occupavano essi stessi in seno alle proprie
comunit'.
4ppure, si contendevano l'attenzione del 'sultano dei maestri!, )dul51adir. Il
suo comportamento era impeccaile e alle sue riunioni non si incontrava
nessuno che avesse un'intelligenza mediocre o fosse privo di istruzione.
Un giorno, tuttavia, i tre sceicchi del Jhorassan, dell'Ira0 e d'4gi tto si
recarono al (argah2 scortati da tre mulattieri analfaeti. Il loro viaggio alla
.ecca, dove erano stati in pellegrinaggio, era stato guastato dalla volgarit' e
dalle facezie di 0uei mulattieri. Giunti al (argah,. furono felici sia di lierarsi
della presenza dei loro compagni di viaggio, sia di incontrare il grande sceicco.
"ontrariamente all'usanza in vigore, lo sceicco venne loro incontro. 3essun
segno fu scamiato tra lui e i mulattieri. ,uttavia, pi9 tardi, 0uella notte,
mentre stavano tornando nei loro appartamenti, i tre sceicchi intravidero per
caso )dul51adir augurare la uona notte ai mulattieri. .entre 0uesti stavano
lasciando rispettosamente la sua stanza, )dul 1adir aci loro le mani. Gli
sceicchi erano stupe
fatti, e capirono 0uindi che 0uei tre uomini erano sceicchi dervisci nascosti.
6eguirono i mulattieri nel tentativo di intavolare una conversazione, ma il capo
mulattiere disse semplicemente* !,ornate alle vostre preghiere e ai vostri
orottii, sceicchi, al vostro sufismo e alla vostra ricerca della verit', che ci
hanno cos avvelenato durante 0uei trentasei giorni di viaggio/ 3oi siamo
semplici mulattieri e non vogliamo nulla di tutto ci!.
D 0uesta la differenza tra i 6ufi nascosti e 0uelli superficiali.
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<a LeEish 4ncyclopedia e gli esperti di mistica hassidica come .artin Buer,
hanno messo in evidenza le affinit' tra la scuola hassidica e 0uella dei 6ufi
spagnoli, per 0uanto riguarda sia la cronologia che la similitudine degli
insegnamenti.
1uesto racconto, attriui to al 6ufi )dul51adir di Qilan =CIHH5CCGG>, viene
talvolta attriuito anche ad 8asi -ai 4limelech =che mor nel CAIN>.
)dul51adir, come 4limelech, veniva chiamato '-e' e fond l'?rdine dei
(ervisci 1adiri.
I tre pesci
"'erano una volta tre pesci che vivevano in uno stagno* uno era intelligente,
un altro lo era a met' e il terzo era stupido. <a loro vita era 0uella di tutti i
pesci di 0uesto mondo, finch& un giorno arriv ...un uomo.
<'uomo portava una rete e il pesce intelligente lo vide attraverso l'ac0ua.
;acendo appello all'esperienza, alle storie che aveva sentito e alla propria
intelligenza, il pesce decise di passare all'azione.
!(ato che ci sono pochi posti dove nascondersi in 0uesto stagno, far finta di
essere morto!, pens. -accolte tutte le sue forze, alz fuori dall'ac0ua e
atterr ai piedi del pescatore, che si mostr piuttosto sorpreso. ,uttavia, visto
che il pesce tratteneva il respiro, l'uomo lo credette morto e lo riutt nello
stagno. )llora il nostro pesce si lasci scivolare in una piccola cavit' sotto la
riva.
Il secondo pesce, 0uello semintelligente, non aveva capito ene 0uanto era
accaduto. -aggiunse 0uindi il pesce intelligente per chiedergli spiegazioni. !D
semplice!, disse il pesce intelligente, !ho fatto finta di essere morto e cos mi
ha riuttato in ac0ua!.
Immediatamente, il pesce semintelligente alz fuori dall'ac0ua e cadde ai
piedi del pescatore.
!6trano!, pens il pescatore, !tutti 0uesti pesci che saltano fuori
dappertutto/!. .a il pesce semintelligente si era dimenticato di trattenere il
respiro, cos il pescatore si accorse che era vivo e lo mise nel suo secchio.
-iprese 0uindi a scrutare la superficie dell'ac0ua, ma lo spettacolo di 0uei
pesci che atterravano sulla riva, ai suoi piedi, lo aveva in 0ualche modo
turato, sicch& si dimentic di chiudere il secchio. 1uando il pesce
semintelligente se ne accorse, riusc faticosamente a scivolare fuori e a
riguadagnare lo stagno a piccoli salti. )nd a raggiungere il primo pesce e,
ansimando, si nascose accanto a lui.
?ra, il terzo pesce, 0uello 6tupido, non era naturalmente in grado di trarre
vantaggio dagli eventi, neanche dopo aver ascoltato il racconto del primo e del
secondo pesce. )llora riesaminarono ogni dettaglio con lui, sottolineando
l'importanza di non respirare 0uando si finge di essere morti.
!.olte grazie, adesso ho capito/!: disse il pesce stupido, e con 0uelle parole si
lanci fuori dall'ac0ua e and ad atterrare proprio accanto al pescatore. ?ra, il
pescatore, che aveva gi' perso due pesci, lo mise suito nel secchio senza
preoccuparsi di verificare se respirava o no. %oi lanci ancora ripetutamente la
sua rete nello stagno, ma i primi due pesci erano ormai al sicuro nella cavit'
sotto la riva. 4 0uesta volta il suo secchio era en chiuso.
Il pescatore fin per rinunciare. )pr il secchio, si accorse che il pesce stupido
non respirava, lo port a casa e lo diede da mangiare al gatto.
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6i racconta che 8ussein, nipote di .aometto, trasmise 0uesta storia5
insegnamento ai JhEaMagan =i '.aestri'> che nel Rrv secolo presero il nome di
3a0shandi. ,alvolta la storia si svolge in un 'mondo' chiamato Jaratas, il
%aese della %ietra 3era. 1uesta versione # 0uella di )dal =il 'trasformato'>
)fifi, che la ricevette dallo sceicco .ohammed )sghar, che mor nel CACK. <a
sua toma si trova a (elhi.
Le tre verit%
I 6ufi vengono chiamati 'cercatori di verit'!, e 0uesta +erit' # la conoscenza
della realt' oggettiva. Un tiranno avido e ignorante 5 un certo -udarigh,2
grande signore di .urcia 5 un giorno decise di impadronirsi di 0uesta verit'.
(ecise che la verit' era 0ualcosa che ?rnar 4l5)lazi di ,arragona saree stato
costretto a rivelargli.
?rnar fu 0uindi arrestato e condotto a corte. !8o decretato che le verit' che tu
conosci mi siano rivelate in termini che io possa comprendere, altrimenti
pagherai con la tua vita!, dichiar -udarigh.
?rnar rispose* !"hiedo se in 0uesta "orte cavalleresca venga osservata
l'usanza universale secondo cui una persona in stato di arresto che dica la
verit' in risposta a una domanda, venga rimessa in liert', se 0uesta verit'
non la incrimina!.
!6, # cos!, rispose il signore.
!"hiedo a tutti i presenti di esserne testimoni, sull'onore del nostro signore!,
disse ?rnar. !4 ora vi riveler non una, ma tre verit'!.
(ovremo anche appurare che 0uanto tu rivendichi come verit', lo sia di fatto!,
aggiunse -udarigh, !0uindi, dovrai dimostrarlo!.
!) un signore come voi!, disse ?rnar, !al 0uale possiamo rivelare non solo
una, ma en tre verit', possiamo anche rivelare delle verit' che sono esse
stesse delle prove!.
-udarigh fu molto lusingato da 0uel complimento.
!<a prima verit'!, disse il 6ufi, !# 0uesta* io sono colui che viene chiamato
?rnar il 6ufi, di ,arragona. <a seconda # che avete accettato di rilasciarmi, se
dico la verit'. <a terza # che desiderate conoscere 0uella verit' che
corrisponde al concetto che ne avete!.
<'effetto causato da 0uelle parole fu tale che il tiranno dovette rendere la
liert' al derviscio.
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1uesta storia serve da introduzione alle leggende dervisce orali, composte,
secondo la tradizione, da 4l5.utanai. 6econdo i narratori, egli decret che
0ueste leggende non dovessero essere trascritte prima di mille anni.
4l5.utanai, che fu uno dei pi9 grandi poeti arai, mor mille anni fa.
Una delle caratteristiche di 0uesta raccolta # che viene continuamente
revisionata, essendo ripetutamente raccontata in funzione dei 'tempi che
camiano!.
(erch+ gli uccelli d'argilla volarono via
Un giorno, 0uando era ancora amino, Ges9, figlio di .aria, era intento a
modellare degli uccelli con l'argilla. Gli altri amini della sua et', che non
sapevano fare altrettanto, si precipitarono dagli adulti a lamentarsi. !1uesto
lavoro non pu essere permesso il saato!, dissero gli adulti, perch& 0uel
giorno era saato.
)llora si recarono vicino allo stagno dove il figlio di .aria era seduto, e gli
chiesero dove fossero i suoi uccelli. %er tutta risposta, Ges9 indico con il dito
gli uccelli che aveva modellato, e 0uesti spiccarono il volo.
!D impossiile costruire uccelli che volano!, disse uno degli adulti, !e 0uindi
non c'# stata alcuna inosservanza del saato!.
!.i piaceree imparare 0uest'arte!, disse un altro.
!1uesta non # arte, # solo un'illusione!, decise un terzo.
1uindi, il saato non era stato violato e l'arte non poteva essere insegnata.
1uanto all'illusione, sia gli adulti che i amini si erano illusi, perch& non
sapevano a 0uale scopo gli uccelli erano stati modellati.
Il motivo per cui era vietato lavorare il saato era stato dimenticato. 1uegli
adulti avevano una conoscenza imperfetta di ci che # illusione e di ci che
non lo #. 4ssi ignoravano dove inizia l'arte e dove finisce l'azione. 4 fu cos
anche per l'allungamento dell'asse. 6i racconta, infatti, che Ges9, figlio di
.aria, si trovava un giorno nella ottega di Giuseppe il falegname. (al
momento che un'asse di legno si era rivelata troppo corta, Ges9 la tir, e ci si
accorse che in 0ualche modo si era allungata.
1uando 0uesto fatto venne raccontato, alcuni dissero* !D un miracolo: 0uesto
amino diventer' un santo!.
)ltri, al contrario, dissero* !3on ci crediamo: fallo di nuovo davanti a noi/!.
!3on pu essere vero: isogna escluderlo dai liri!, dichiar un terzo gruppo.
4ppure, seene i tre gruppi fossero animati da sentimenti diversi, ricevettero
la stessa risposta perch& nessuno di loro conosceva lo scopo e il significato
reale dell'affermazione* !4gli allung un'asse!.
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Gli autori sufi si riferiscono spesso a Ges9 come a un maestro della +ia.
Inoltre, in .edio ?riente esiste, nei suoi confronti, un vasto corpo di tradizioni
orali che aspetta di essere raccolto. 1uesto racconto si ritrova, sotto forme
leggermente diverse, in pi9 di una raccolta derviscio. %er i 6ufi, !figlio del
falegname!, come pure altri nomi di mestieri attriuiti ai personaggi dei
+angeli, sono termini iniziatici e non indicano necessariamente il mestiere di
colui al 0uale vengono dati.
L'uccello indiano
Un mercante teneva un uccello in gaia. (ovendo recarsi in India, paese
originario dell'uccello, gli chiese se desiderava che gli riportasse 0ualcosa da
0uel paese. <'uccello chiese di ottenere la sua liert', ma il mercante gliela
neg. )llora lo preg di recarsi in una certa giungla dell'India e di annunciare
la sua cattivit' a tutti gli uccelli che vivevano in liert'.
D ci che fece il mercante, ma aveva appena finito di parlare 0uando un
uccello selvatico, simile in tutto al suo, cadde esangue ai piedi del ramo sul
0uale era appollaiato.
Il mercante pens allora che doveva sicuramente trattarsi di un parente
prossimo dell'uccello in gaia, e fu addolorato di aver causato la sua morte.
1uando fu di ritorno, l'uccello gli chiese se portava uone notizie dall'India.
!)him#, no!, disse il mercante, !temo che le notizie siano rutte/ Uno dei tuoi
parenti prossimi # stramazzato ai miei piedi 0uando ho parlato della tua
cattivit'!.
)veva appena pronunciato 0ueste parole, 0uando l'uccello indiano stramazz a
sua volta nella gaia. T !<a notizia della morte del suo parente ha ucciso
anche lui!, pens il mercante. 4ra desolato: lo raccolse e and a poggiarlo sul
davanzale della finestra. )ll'istante, l'uccello tomo in vita e vol sul ramo pi9
vicino.
!?ra sai!, disse l'uccello al mercante, !che ci che per t# era una calamit', per
me era una uona notizia. 4 nota come il messaggio, cio# come comportarmi
per riac0uistare la mia liert', mi # stato trasmesso proprio da t#, mio
carceriere!. 4 vol via, finalmente liero.
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1uesta favola di -umi, come tante altre, evidenzia al cercatore sufi il ruolo
molto importante che assume nel sufismo l'apprendimento indiretto.
Gli imitatori e i sistemi concepiti per accordarsi con il pensiero convenzionale,
siano essi orientali o occidentali, preferiscono in genere mettere l'accento sul
'sistema' e sul 'programma', piuttosto che sulla totalit' dell'esperienza che
avviene in una scuola sufi.
L'uccello e l'uovo
"'era una volta un uccello che non poteva volare. "ome un pollo, si spostava
0ua e l' a piccoli passi, senza ignorare, naturalmente, che alcuni uccelli
volavano. Il caso volle che, per uno strano concorso di circostanze, il nostro
uccello dovesse covare l'uovo di un uccello che volava.
)l momento opportuno, in possesso della latente capacit' di volare che aveva
sempre avuto fin dall'inizio della sua esistenza nell'uovo, l'uccellino usci dal
guscio.
Un giorno chiese alla madre adottiva* !1uando voler$!.
!%ersisti nei tuoi tentativi di volare, come fanno gli altri!, rispose l'uccello che
non poteva volare. 6aree stato incapace di dargli lezioni di volo, e non
sapeva neanche come spingerlo fuori dal nido per dargli l'opportuni t' di
imparare.
D strano, in un certo senso, che l'uccellino non si rendesse conto di ci. <a sua
valutazione della situazione era falsata dal senso di gratitudine che provava
nei confronti dell'uccello che lo aveva covato.
!6enza il suo aiuto!, si diceva, !oggi sarei sicuramente ancora dentro l'uovo!.
,alvolta si diceva anche* !"hi ha saputo farmi nascere sapr' sicuramente
insegnarmi a volare. 6ar' induiamente 0uestione di tempo, oppure
dipender' dai miei soli sforzi o da 0ualche saggezza superiore ... 6, # cos/ Un
giorno sar improvvisamente trasportato allo stadio successivo da colui che mi
ha portato fin 0ui!.
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1uesto racconto appare sotto forme diverse in varie versioni de8')Earif el
.aarif =I doni della conoscenza profonda, Rii secolo> di 6hahaudin
6uhraEardi. "ontiene molti messaggi e si dice che pu essere decifrato
intuitivamente, in ase al livello di coscienza raggiunto dallo studente. )
livello di significato apparente contiene naturalmente diverse morali, alcune
delle 0uali evidenziano le asi stesse della civilt' contemporanea, come per
esempio* !6upporre che una cosa dipenda necessariamente da un'altra pu
essere assurdo e impedisce ulteriori progressi!, e* !II semplice fatto che
0ualcuno possa adempiere a una funzione particolare non implica che possa
necessariamente adempiere a un'altra!.
L'uomo generoso
"'era una volta a Buchara un uomo ricco e generoso. %oich& occupava un
rango molto alto nella gerarchia invisiile, era conosciuto con il nome di
'presidente del mondo'. ,uttavia, egli poneva una condizione alla sua
lieralit'. ?gni giorno dava dell'oro a una categoria di persone 5 i malati, le
vedove, ecc. 5 ma nulla doveva essere dato a chiun0ue aprisse la occa per
parlare.
3on tutti erano in grado di mantenere il silenzio.
Un giorno arriv il turno dei giuristi di ricevere la loro parte. Uno di loro non
pot& trattenersi e fece appello alla generosit' del donatore con una lunga
arringa. 3on ricevette nulla.
"i non ast a scoraggiarlo e il giorno seguente, che era destinato
all'assistenza degli invalidi, si un a loro fingendo di essersi fratturato gli arti.
Il presidente, tuttavia, lo riconoe e non gli diede nulla. Il giorno seguente, il
giurista si copr il volto, cami aspetto un'altra volta e si intrufol in un'altra
categoria. (i nuovo, fu riconosciuto e scacciato. 4gli prov ancora e ancora,
travestendosi persino da donna, ma invano.
)lla fine, il giurista and a trovare un ecchino al 0uale chiese di avvolgerlo in
un sudario* !1uando il presidente passer', creder' proailmente che si tratti
di un cadavere. %otree dare del denaro per il mio funerale e io lo divider
con t#!.
4 cos fece. 4 0uando il presidente lasci cadere sul sudario una moneta d'oro,
l'uomo l'afferr al volo per paura che il ecchino se ne appropriasse: poi disse
al enefattore* !.i hai negato la tua generosit', ma guarda come sono riuscito
a ottenerla/!.
!3on potrai avere nulla da me!, rispose l'uomo generoso, !finch& non sarai
morto. D 0uesto il senso della frase enigmatica* '<'uomo deve morire, prima di
morire'. Il dono viene dopo la 'morte', non prima. 4 anche 0uesta 'morte' #
impossiile senza aiuto!.
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1uesto racconto, tratto dal 1uarto <iro del .athnaEi di -umi, parla da s&.
I dervisci lo usano per sottolineare che, anche se l'uomo pu 'appropriarsi' di
certi doni con l'astuzia, la capacit' ='l'oro'> che un maestro come l'uomo
generoso di Buchara' si lascia estorcere di uon grado possiede un potere al di
l' del suo potere apparente. 6i tratta della 0ualit' inafferraile della Bara@a.
,iaggiatore" #tranezza e -uadagnatempo
,re dervisci si incontrarono un giorno su una strada deserta. Il primo si
chiamava +iaggiatore perch&, ovun0ue andava, prendeva sempre la strada pi9
lunga per rispetto della tradizione. Il secondo veniva chiamato 6tranezza
perch& nulla gli semrava strano, ench& la maggior parte delle cose che
faceva o a cui prestava attenzione semrassero strane agli altri. Il terzo si
chiamava Guadagnatempo perch& pensava sempre di poter risparmiare tempo,
anche se i metodi che adottava erano spesso i pi9 lenti.
I tre uomini diventarono compagni di viaggio. %oco tempo dopo il loro
incontro, tuttavia, si separarono perch& +iaggiatore aveva suito visto un
cartello che indicava un luogo di cui aveva sentito parlare, e aveva voluto
assolutamente imoccare 0uella direzione. )rriv in una citt' in rovina,
popolata solo da leoni. <a prospera citt' di cui gli erano state decantate le
meraviglie era stata distrutta secoli prima. I leoni lo divorarono in un sol
occone. Uno o due giorni dopo, Guadagnatempo decise di trovare una
scorciatoia e, nel tentativo di attraversare un campo, sprofond nelle saie
moili. )nche se 0ueste non erano delle pi9 pericolose, ci volevano mesi per
potersene lierare.
6tranezza si ritrov solo. Ben presto incontr un uomo che gli disse*
!(erviscio, non inoltrarti su 0uesta strada perch& pi9 in l' c'# un
caravanserraglio che di notte # occupato da tutti gli animali selvaggi della
giungla!.
!4 di giorno che fanno 0ueste estie$!, chiese 6tranezza.
!6uppongo che vadano a caccia/!, rispose l'altro. !Bene, allora dormir l di
giorno e veglier tutta la notte!, disse 6tranezza.
1uando fu giorno si avvicin al caravanserraglio ed effettivamente not che
sul terreno c'erano le impronte di numerosi animali. (orm aondantemente,
si svegli al crepuscolo e si nascose, fermamente deciso a scoprire il motivo
della presenza degli animali in 0uel posto.
3on pass molto tempo che arrivarono tutti, preceduti dal leone, il loro re. <o
salutarono a turno e gli confidarono segreti che conoscevano solo loro, ma che
il genere umano ignorava.
4 fu cos che, dal suo nascondiglio, il derviscio venne a sapere che nelle
vicinanze si trovava una caverna piena di gioielli* il ,esoro di Jaratash, la
favolosa %ietra 3era. 6ent anche raccontare come, in 0uello stesso
caravanserraglio, vivesse un topo che custodiva uno scrigno pieno di monete
d'oro* non poteva ne spenderle ne disfarsene, e ogni mattina, all'ala, tirava
fuori il tesoro dal suo nascondiglio. Un terzo animale spieg come la figlia di
un certo re avree potuto essere guarita da una forma di pazzia.
1uesta era la pi9 strana di tutte le storie che aveva mai sentito, e persino lui,
6tranezza, stentava a credervi. 3ella vicina valle, aveva precisato l'animale,
c'era un cane pastore che faceva la guardia a un immenso gregge, e la
principessa saree stata guarita solo dal pelo situato dietro alle sue orecchie.
.a, visto che su 0uesta terra nessun uomo conosceva ne il rimedio ne la
principessa che saree stata colpita da 0uel male, aveva aggiunto la estia,
la conoscenza di 0uel segreto non saree stata di alcuna utilit'.
%oco prima dell'ala gli animali si dispersero, e 6tranezza attese che apparisse
il topo. 4d, effettivamente, il topo avanz fino al centro della sala facendo
rotolare una moneta d'oro davanti a s&. 1uando ee tirato fuori tutto il suo
malloppo, si mise a contarlo.
)llora il derviscio usc dal nascondiglio e se ne impossess. %oi si diresse alla
caverna di Jaratash, dove scopr il tesoro. (i l and a cercare il cane, gli
strapp 0ualche pelo dietro le orecchie e riprese il suo viaggio.
<asciandosi guidare da strani segni che nessuno all'infuori di lui avree mai
notato, il derviscio 6tranezza si ritrov infine all'estremo confine dell'impero.
%enetr in uno strano e sconosciuto reame, dove la gente si aggirava per le
strade con l'aria preoccupata: chiese che cosa la stesse tormentando e gli
venne spiegato che la figlia del loro re era stata appena colpita da uno strano
male che nessuno poteva curare. 6tranezza si rec immediatamente a palazzo.
!6e guarirai mia figlia!, dichiar il re, !met' del mio reame sar' tua
immediatamente, e l'altra met' 0uando morir. 6e invece fallirai, ti far
impalare sul pi9 alto dei minareti!. 6tranezza accett 0uelle condizioni e
0uando gli fu presentata la principessa, le mise davanti i peli del cane pastore.
Immediatamente la principessa riac0uist la salute.
4 fu cos che 6tranezza divent principe reale e insegn i suoi metodi alle folle
che lo avvicinavano rispettosamente per imparare da lui.
Un giorno in cui, com'era sua aitudine, stava passeggiando sotto mentite
spoglie, si imatt& nel derviscio Guadagnatempo. 1uesti non lo riconoe
suito per il semplice motivo che era troppo intento a parlare e non poteva
sprecare un solo istante per riconoscere il suo vecchio amico. )llora 6tranezza
lo port con s& a palazzo e rimase in attesa delle sue domande.
!.a com'# successo tutto ci$!, chiese Guadagnatempo. !-accontami tutto, ma
fa' presto!. 6tranezza gli raccont la sua storia, ma not che Guadagnatempo,
nella sua impazienza, si lasciava sfuggire alcuni dettagli. In 0uattro e
0uattr'otto, Guadagnatempo aveva gi' preso la sua decisione* !Bisogna che ci
vada anch'io: devo sapere che hanno da dire 0uesti animali, affinch& possa
seguire il tuo stesso cammino!.
!3on t# lo consiglio!, disse 6tranezza. !(evi prima imparare a interessarti al
tempo e ai segni strani!. !D assurdo/!, tagli corto Guadagnatempo, che si
conged in un atter d'occhio dopo essersi concesso appena il tempo di farsi
prestare dal suo compagno derviscio cento monete d'oro per il viaggio.
1uando arriv al caravanserraglio si accorse che era gi' notte, ma essendo
poco disposto ad aspettare la mattina seguente per nascondersi dagli animali,
entr senza esitare nella grande sala dove, senza perdere tempo, il Icone e la
tigre si avventarono su di lui e lo fecero a pezzi.
1uanto a 6tranezza, egli visse felice per sempre.
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1uesto racconto si trova in un manoscritto derviscio, Jita5i5)mu5(aria =Il
liro dell')nni (aria>. Una nota del manoscritto indica che 0uesto racconto fa
forte delle storie5insegnamento di UEays 4l51arni, precursore dei (ervisci
UEaysi =i '6olitari'>.
<'impazienza 5 tema di 0uesta storia 5 ci priva della possiilit' di afferrare le
0ualit' essenziali di una situazione.
L'uomo dalla vita inspiegabile
"'era una volta un uomo di nome .oMud, che viveva in una citt' dove occupava
un posto di piccolo funzionario, e aveva tutte le proailit' di finire i suoi
giorni come Ispettore dei %esi e .isure.
Un giorno, mentre passeggiava nei giardini di un vecchio edificio vicino a casa
sua, Jhidr 5 la misteriosa guida dei sufi 5 gli apparve avvolto in un manto
verde scintillante e gli disse* !Uomo dal rillante avvenire/ <ascia il tuo lavoro.
,i do appuntamento fra tre giorni in riva al fiume!. %oi scomparve.
,utto trepidante, .oMud and dal suo superiore e gli annunci che doveva
partire. %resto la notizia si sparse in tutta la citt'. ,utti dicevano* !%overo
.oMud/ D diventato matto!. ,uttavia, dato che c'erano molti candidati al suo
posto, finirono en presto per dimenticarsi di lui.
Il giorno stailito, .oMud incontr Jhidr, che gli disse* !6trappati i vestiti e
uttati nel fiume. ;orse 0ualcuno ti salver'!. .oMud uid, chiedendosi se non
fosse diventato pazzo.
(ato che sapeva nuotare, non anneg, ma and alla deriva per un po' di
tempo, prima di essere tratto in salvo da un pescatore. .entre 0uesti lo
caricava sulla sua arca, gli grid* !Uomo insensato/ <a corrente # molto forte
da 0ueste parti. "he diavolo stavi cercando di fare$!. !In verit', non lo so!,
rispose .oMud.
!6ei pazzo/!, disse il pescatore: !ti ospiter egualmente nella mia capanna in
riva al fiume e poi vedremo che si pu fare per t#!.
1uando si rese conto che .oMud era raffinato nel parlare, si fece insegnare a
leggere e a scrivere. In camio, il pescatore provvide al sostentamento di
.oMud, che lo aiut nel suo lavoro. )lcuni mesi dopo, Jhidr apparve di nuovo,
0uesta volta ai piedi del letto di .oMud, e gli disse: !?ra alzati e lascia 0uesto
pescatore. 3on ti mancher' nulla!.
.oMud lasci immediatamente la capanna vestito da pescatore e cammin
senza meta finch& non giunse a una strada maestra. )llo spuntar dell'ala vide
un contadino sul dorso di un asino che andava al mercato. !"erchi lavoro$!, gli
chiese il contadino, !perch& ho isogno di un uomo che mi aiuti a portare
0ualche provvista!.
.oMud lo segu. <avor al servizio del contadino per 0uasi due anni, durante i
0uali impar molto sull'agricoltura, ma 0uasi nulla su altre cose.
Un pomeriggio, mentre stava confezionando delle alle di lana, Jhidr gli
apparve* !<ascia 0uesto lavoro, cammina fino alla citt' di .ossul e con i tuoi
risparmi stailisciti come mercante di pelli!. .oMud uid.
) .ossul divenne presto un apprezzato mercante di pelli, e passarono tre anni
durante i 0uali esercit il suo mestiere senza mai vedere Jhidr. )veva messo
da parte una considerevole somma di denaro e progettava gi' di comprare una
casa, 0uando Jhidr gli apparve dicendo* !(ammi il tuo denaro, lascia 0uesta
citt' e incamminati verso la lontana 6amarcanda, dove lavorerai per un
droghiere!. 4d # ci che .oMud fece.
%oco tempo dopo cominci a manifestare inconfondiili segni di illuminazione.
Guariva i malati e si prodigava in cure e in consigli, sia al negozio che durante
il tempo liero. <a sua conoscenza dei misteri aumentava di giorno in giorno.
)ndavano a trovarlo funzionari, filosofi, e molti altri ancora, e gli chiedevano*
!"on chi hai studiato$!. !D difficile dirlo!, rispondeva .oMud.
I suoi discepoli gli chiedevano* !"ome hai iniziato la tua carriera$!. !"ome
semplice funzionario!.
!4 hai aandonato il tuo lavoro per dedicarti all'automortificazione$ !. !3o, ho
semplicemente aandonato il mio lavoro!. Gli altri non capivano.
)lcuni lo avvicinavano perch& volevano scrivere la sua iografia. !"he hai fatto
nella vita$!, gli chiedevano. !.i sono uttato in un fiume, sono diventato
pescatore, poi ho lasciato la capanna nel ei mezzo di una notte. (opodich&
sono diventato contadino .entre stavo facendo delle alle di lana ho camiato
i miei programmi e sono partito per .ossul, dove sono diventato un mercante
di pelli. 8o messo da parte dei soldi che poi ho dato via. In seguito sono
andato a piedi a 6amarcanda, dove sono entrato a servizio di un droghiere, dal
0uale mi trovo tuttora!.
!.a 0uesto strano comportamento non spiega affatto le tue doti straordinarie
e la tua condotta esemplare!, dicevano i iografi. !D vero!, rispose .oMud.
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4 fu cos che per .oMud i iografi inventarono di sana pianta una storia
appassionante e prodigiosa, perch& tutti i santi devono avere un'agiografia che
deve essere conforme all'avidit' del pulico, e non alla realt' della vita. 4
nessuno ha il diritto di parlare direttamente di Jhidr. 4cco perch& 0uesta
storia non # vera. D la rappresentazione di una vita. D la vera vita di uno dei
pi9 grandi 6ufi. <o sceicco )li ;armadhi =morto nel CIHA> sottolineava
l'importanza di 0uesta storia, che illustra la credenza sufi secondo cui il
!mondo invisiile! interpenetra in tutti i tempi e in vari luoghi la realt'
ordinaria.
4gli dice che 0uanto consideriamo inspiegaile, in realt' # dovuto a 0uesto
intervento. Inoltre, la gente non riconosce la partecipazione di 0uel 'mondo' al
nostro perch& crede di conoscere la vera causa degli eventi. (i fatto, non la
conosce. D solo 0uando riesce a tener presente la possiilit' che un'altra
dimensione influenzi talvolta le esperienze ordinarie, che 0uesta dimensione
pu diventarle accessiile.
<o sceicco # il decimo sceicco e maestro insegnante dei JhEaMagan =i
'.aestri'>, che in seguito presero il nome di 3a0shandi.
1uesta versione # tratta da un manoscritto del Rvn secolo, di <ala )nEar,
8i@ayat5i5)dalan =6torie di trasformati>.
Lo zoppo e il cieco
Uno zoppo entr un giorno in un serraglio ='taverna'> e and a sedersi accanto
a un viaggiatore.
!3on arriver mai in tempo al anchetto del sultano!, sospir, !perch& la mia
infermit' mi impedisce di essere pi9 veloce!.
<'altro alz la testa* !)nch'io sono stato invitato, ma il mio stato # peggiore
del tuo. 6ono cieco. 3on posso vedere la strada, ench& anch'io sia stato
invitato!.
Un terzo uomo, che aveva sorpreso la loro conversazione, s'intromise dicendo*
!6e solo vi rendeste conto che voi due insieme avete i mezzi per raggiungere
la vostra destinazione/ Il cieco pu camminare con lo zoppo sulle spalle*
potete usare le game del cieco e gli occhi dello zoppo per dirigervi!.
4 fu cos che entrami poterono giungere al termine della strada, dove la festa
li attendeva.
,uttavia, per strada si erano fermati in un altro serraglio per riposarsi un po'.
)vevano spiegato la loro situazione ad altri due uomini che erano seduti l,
sconsolati* uno era sordo e l'altro muto. 4rano stati entrami invitati alla
festa. Il muto aveva sentito, ma si trovava nell'impossiilit' di trasmettere
l'invito al suo amico, il sordo. 1uesti poteva parlare, ma non aveva nulla da
dire.
3essuno dei due arriv mai al anchetto, perch& 0uesta volta non c'era un
terzo uomo per spiegare loro che c'era una difficolt', e tantomeno come
avreero potuto risolverla.
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6i racconta che il grande )dul51adir lasci un mantello a toppe sufi, con le
precise istruzioni di darlo a colui che avree ereditato il suo manto circa
seicento anni dopo la sua morte.
3el COGK, avendo 6ayed 6i@andar 6hah, 1adiri, ereditato 0uesta
responsailit', individu lo sceicco )hmed ;aru0i di 6irhind e lo invest del
manto.
1uesto maestro 3a0shandi era gi' stato iniziato in sedici ?rdini dervisci da
suo padre, il 0uale, dopo una lunga e pericolosa ricerca, aveva potuto
ricostituire la dispersa scienza tradizionale del sufismo.
6i crede che 6irhind fosse il luogo designato per la venuta del Gran .aestro, e
una successione di santi aveva atteso per generazioni la sua manifestazione.
) seguito dell'apparizione di ;aru0i e del riconoscimento della sua missione da
parte dei capi di tutti gli ?rdini dell'epoca, i 3a0shandi hanno cominciato a
iniziare dei discepoli in seno alle 0uattro maggiori +ie del sufismo* le +ie
"hishti, 1adiri, 6uhraEardi e 3a0shandi.
<a storia !<o zoppo e il cieco! # attriuita allo sceicco )hmed ;aru0i, che mor
nel CGCO. (ovree essere letta solo da chi ha ricevuto istruzioni precise al
riguardo, oppure da chi ha gi' studiato !I ciechi e l'elefante! di 8a@im 6anai.