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STORIA DELLA PSICOLOGIA PAOLO REBAUDO

Storia della psicologia

Paolo Rebaudo

Origini della psicologia scientifica Il secolo XIX il secolo nel quale si realizza un salto qualitativo nelle conoscenze medico-biologiche e in cui si determina un rapido sviluppo negli studi anatomici, fisiologici e fisiopatologici del sistema nervoso, si scoprono le leggi che regolano lattivit nervosa, si viene a identificare una stretta relazione tra funzionamento di aree circoscritte del cervello e attivit elementari dellorganismo, si localizzano i centri del linguaggio: si va progressivamente facendo strada la convinzione che anche i processi psichici si possono studiare allo stesso modo delle altre attivit dellorganismo. In questo clima di fiducia nasce la psicologia scientifica, fondata sul metodo sperimentale, a opera di un gruppo di studiosi tedeschi, fisici o flsiologi: E. Weber, E. Hering e G. Fechner, iniziatori della psicofisica. Questi scienziati, che non a caso vantavano unottima preparazione in campo medico o fisico, focalizzarono le loro ricerche sullo studio della sensazione, arrivando a notevoli scoperte riguardanti la natura del suono, della luce (come viene percepita dallocchio umano) e sul funzionamento fisico dellapparato visivo e uditivo. Ma il punto che pu essere considerato di maggior interesse tra quelli toccati dalle loro ricerche riguarda lindividuazione di un metodo scientifico per la misurazione delle sensazioni, metodo basato sulla correlazione tra le propriet fisiche degli stimoli e la percezione che luomo ha degli stimoli stessi. Questi sviluppi posero le basi della psicologia come scienza.

W M. Wundt e lo Strutturalismo A Wilhelm Wundt (1832-1920) attribuito il merito di aver fondato la psicologia come scienza autonoma. A Lipsia fond nel

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1879 il primo laboratorio di psicologia sperimentale: la novit era forse pi nel nome che nella sostanza perch continuarono essere studiati tutti quei problemi che si affrontavano gi all'interno dei laborator di fisiologia. Wundt e i suoi allievi si occuparono principalmente di psicofisiologia dei sensi, in particolare della vista e dell'udito.I risultati delle sue ricerche trovarono compendio nella pubblicazione del suo testo fondamentale, Fondamenti di psicologia fisiologicache pu essere considerato il primo testo sistematico di psicologia moderna. Edward B. Titchener pu esser considerato l'allievo pi geniale di Wundt: tradusse la sua opera in inglese permettendone la diffusione in ambito anglo americano e continu il suo lavoro sperimentale. L'oggetto di studio della psicologia, secondo Wundt, l'esperienza umana immediata, diversamente dallesperienza mediata oggetto di studio delle scienze naturali in cui si prescinde dal soggetto che ne fa esperienza. L'esperienza immediata un complesso di fatti psichici, i quali, attraverso processi di analisi e di astrazione possono essere scomposti in elementi psichici che non sono ulteriormente scomponibili e sono assolutamente semplici.Poich l'esperienza immediata costituita sia dal contenuto dell'esperienza stessa, sia dal soggetto che esperisce, allora gli elementi psichici sono costituiti sia da elementi di sensazione, sia dal sentimento che accompagna tale sensazione. Ad esempio, l'esperienza di mangiare un gelato pu essere analizzata da un versante oggettivo considerando, una certa sensazione di freddo, di gusto, un certo odore, ecc. e sul versante soggettivo esaminando i sentimenti che si accompagnano a tali sensazioni. Dopo il momento di analisi avverr il momento della descrizione di come questi elementi si combinano e si susseguono. La somma di tutti i processi mentali che sono presenti in un soggetto in un dato momento e in un dato luogo rappresenta la coscienza,

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mentre il termine mente viene riservato a tutti i processi mentali che si presentano nella vita di un individuo. Per cui, quando si sostiene che l'oggetto di studio principale per gli strutturalisti la coscienza, implicitamente si afferma che lo scopo della psicologia descrivere i contenuti elementari presenti nella coscienza e le leggi che regolano il loro combinarsi o succedersi.La teoria di Wundt stato spesso accusata di eccessivo elementismo, a volte anche di esser una forma di atomismo o di chimica mentale perch avrebbe ridotto la vita psichica a composti di elementi separati (come gli atomi in una molecola).In effetti, Wundt riteneva che il momento dell'analisi fosse particolarmente adatto a trattare sperimentalmente alcuni fenomeni come le sensazioni, ma che non fosse adatto per indagare fenomeni psichici complessi, come ad esempio il linguaggio o la formazione dei concetti. Metodo Come lo studio delle scienze naturali prevede un momento di ispezione vale a dire di osservazione e di analisi dei contenti del mondo esterno, cos la scienza psicologica prevede l'utilizzo dell'introspezione, vale a dire un momento di osservazione e di analisi dei contenuti di coscienza. L'introspezione nella psicologia scientifica differisce profondamente dal processo introspettivo del romanziere o di una qualsiasi persona. Le persone che partecipavano a questi esperimenti erano allenate a seguire due regole fondamentali: l'elementismo ed a evitare di incorrere nell'errore dello stimolo. Seguire un criterio elementistico significa che, di fronte ad un'esperienza, il soggetto deve essere in grado di scomporla in elementi irriducibili in modo tale che siano rilevabili anche da un qualsiasi altro soggetto. Con il controllo dell'errore dello stimolo, sostenuto prevalentemente da Titchener,

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si voleva evitare di attribuire ai dati dell'esperienza significati o valori derivati dalla cultura (ad esempio, di fronte ad un libro lo psicologo introspezionista descriver i colori e la loro intensit, il peso, la sensazione tattile ecc. ma non riferir che si tratta di un libro perch questo significherebbe non riuscire a distinguere la propria esperienza immediata dagli influssi linguistici e culturali). Le ricerche di Ebbinghaus sulla memoria sono un esempio dello studio dei processi psichici superiori agli inizi della psicologia sperimentale. 1. il super apprendimento ottenuto in forza delle continue ripetizioni migliora le prestazioni ma fino ad un certo limite che appare invalicabile; 2. nel materiale appreso si verifica una curva dell'oblio che inizialmente rapida e poi decresce pi lentamente; 3. i primi e gli ultimi elementi di una lista si ricordano pi facilmente rispetto al materiale che sta nel mezzo; 4. l'apprendimento massivo, concentrato in breve tempo, meno efficace di quello che si distribuisce in un tempo pi disteso. Sono fenomeni che forse sono noti a tutti, ma il merito di Ebbinghaus fu quello di quantificarli, ad esempio, il ricordo del materiale memorizzato dopo 20 minuti era sceso al 60%, dopo 2 giorni era sceso al 30 %. La riflessologia russa La riflessologia si svilupp in Russia a partire dalla fine dell'Ottocento con Seenov, Bechterev e Pavlov. Gli studi di

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fisiologia dell'epoca si concentravano sull'arco riflesso per spiegare i processi semplici: stimolo - centro nervoso - reazione. Seenov distinse un riflesso spinale per i meccanismi semplici e un riflesso cerebrale per quelli complessi. La psicologia ha il ruolo di studiare l'analisi dei contenuti dell'attivit psichica. La corrente riflessologica vera e propria inizia con Bechterev, il cui intento era di fondare una psicologia oggettiva e sperimentale, priva di riferimenti spiritualistici e introspettivi. L'oggetto di indagine erano i riflessi. La concezione sistematica pi importante delle basi fisiologiche del comportamento fu elaborata da Ivan Pavlov (1849-1936). Dopo la fondazione del primo laboratorio di psicologia sperimentale a Lipsia nel 1879, in molti paesi erano nati numerosi altri laboratori basati sul modello wundtiano. Fu proprio in seguito alla grande influenza dellopera wundtiana che, anche in Russia, venne fondato nel 1886, ad opera di Bechterev, il primo laboratorio di psicologia sperimentale allUniversit di Kazan, mentre nel 1912 fu istituito a Mosca il primo Istituto di psicologia. Secondo la riflessologia i processi psichici sono dinque riducibili a riflessi, cio a processi puramente fisiologici ed elementari. La scienza psicologica, secondo Secenov, rientra nel campo di ricerca della fisiologia: essa, infatti, consente di spiegare il comportamento secondo ununit di analisi, un meccanismo semplice rappresentato dal concetto di riflesso: ad uno stimolo dellambiente (S) corrisponde una reazione motoria dellanimale (R). Questa reazione motoria mediata dallattivit di un centro nervoso localizzato nel midollo spinale. Larco riflesso spinale poteva spiegare i processi comportamentali elementari, involontari, automatici, come il ritrarre la zampa da uno stimolo doloroso. Secenov suppose che per spiegare i processi

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comportamentali pi complessi intervenisse lattivit di centri nervosi superiori, localizzati nel cervello. Sia nei processi semplici che in quelli complessi, il meccanismo di base era comunque lo stesso: stimolo-centro nervoso-reazione. Se molte azioni volontarie possono quindi essere trasformate in automatiche, possibile spiegare come anche le attivit umane superiori possano essere ridotte ad attivit involontarie umane superiori analizzabili con il principio del riflesso. Il ruolo della psicologia consiste, invece, nellanalisi dei contenuti dellattivit psichica. I contenuti vengono acquisiti, sempre secondo il meccanismo dei riflessi, durante lo sviluppo ontogenetico e sono quindi legati allambiente in cui lindividuo cresce. La lingua che un uomo parla, i ricordi, le emozioni sono tutti processi psichici derivati dal rapporto individuo-ambiente, ma il meccanismo di interazione con lambiente e di acquisizione dei contenuti e delle conoscenze basato sui riflessi, oggetto di ricerca della fisiologia. In questo modo Secenov spiega anche le attivit mentali superiori: il soggetto pu ritenere che i propri pensieri siano causa delle proprie azioni, perch i primi precedono gli ultimi, ma la situazione sensoriale esterna che determina le reazioni cerebrali chiamate pensieri. La scoperta del meccanismo dellinibizione centrale dei riflessi, portava Secenov ad aderire ad una visione meccanicistica e organicistica del comportamento umano, senza approfondire nella propria indagine quei riflessi che lui stesso chiam acquisiti, che comportano quindi una considerazione delle influenze ambientali nella condotta umana.

Ivan Petrovich Pavlov (1849-1936)

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La concezione pi importante delle basi fisiologiche del comportamento stata elaborata da Ivan Petrovich Pavlov (che ebbe fra l'altro il premio Nobel nel 1904). Con la scoperta dei riflessi condizionati Pavlov individua uno dei meccanismi essenziali della psicologia del comportamento. Mettere del cibo nella bocca di un cane provocava un aumento immediato del flusso salivare. Pavlov riteneva che questa reazione stimolorisposta fosse dovuta ad un riflesso, una sequenza automatica innata del sistema nervoso del cane. Dopo qualche settimana, invece, fu possibile osservare che i cani cominciavano a produrre saliva anche quando udivano o vedevano ci che abitualmente precedeva il cibo. Pavlov cominci a studiare sistematicamente tale riflesso condizionato o appreso, la relazione stimolo-risposta acquisita con lesperienza. Questa reazione dellanimale in assenza dello stimolo relativo venne denominata riflesso condizionato. Il comportamento linsieme dei processi riflessi che regolano linterazione individuo-ambiente e il riflesso condizionato ne costituisce la parte fondamentale. In un primo stadio i processi sono elementari, sono riflessi incondizionati, risposte innate agli stimoli, le quali se sono organizzate tra di loro rappresentano gli istinti. In un secondo stadio, proprio degli animali superiori e delluomo, i processi sono pi complessi, sono riflessi condizionati, risposte acquisite. Sono i riflessi condizionati che consentono allanimale di reagire in modo pi plastico e adattativo allambiente. Lanimale non compie solo le reazioni riflesse in presenza diretta degli stimoli, ma pu apprendere a reagire, in modo anticipato, ad altri stimoli che segnalano gli stimoli a cui lanimale dovrebbe reagire successivamente. Il cibo lo stimolo incondizionato (SI) e la salivazione la risposta incondizionata (RI). Se alla presentazione del cibo si fa precedere il suono di una campanella, gradualmente

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il flusso di saliva del cane comincia a presentarsi al suono e in seguito anche prima della presentazione del cibo. La campanella rappresenta per Pavlov uno stimolo condizionato o appreso (SC) e laumento di salivazione al suono della campanella una risposta condizionata (RC). In questo modo, il condizionamento pavloviano, o classico, comporta tipicamente laccoppiamento ripetuto di uno stimolo condizionato (SC) e di uno stimolo incondizionato (SI), condiziona lo stimolo condizionato (SC) ed evoca una risposta condizionata (RC) simile alla risposta incondizionata (RI). Nella prima fase, detta di acquisizione, il cane non addestrato aumenta gradualmente la risposta salivare (RC) con ripetuti accoppiamenti della campana e del cibo (SC+SI). La RI evocata dallo SC spariva gradualmente: questa sparizione viene chiamata da Pavlov estinzione. Nella seconda fase, lanimale veniva fatto uscire dal laboratorio e seguiva un breve periodo di riposo. La terza fase consiste in un ulteriore addestramento di estinzione in cui lo SC veniva presentato da solo. Invece della RC debole osservata alla fine della seconda fase, con la ripresa dello SC nella terza fase si notavano anche delle RC molto forti. Questo effetto viene definito recupero spontaneo, un parziale ristabilimento dellapprendimento dellapprendimento dopo un periodo di riposo, caratteristico delle risposte condizionate che hanno subito un processo di estinzione. Se viene presentato nuovamente un rinforzo (SC+SI) lanimale solitamente riapprende rapidamente (riacquisizione). Pavlov scopr che era possibile variare la velocit di apprendimento manipolando alcuni fattori (ad esempio la quantit di cibo presentato e lintensit del suono). La variabile pi importante era per la relazione temporale tra SC e SI: - quando lo SC precede leggermente lo SI il condizionamento si instaura pi rapidamente (condizionamento in avanti); - quando la presentazione

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simultanea il condizionamento peggiora (condizionamento simultaneo); infine quando lo SC segue lo SI si verifica la condizione peggiore di condizionamento (condizionamento allindietro).

Il funzionalismo in psicologia I concetti di fondo del funzionalismo sono esposti nei Principi di psicologia del 1890 da William James in cui per la prima volta in modo esplicito veniva fatto riferimento alla rilevanza per la psicologia delle teorie evoluzionistiche di Darwin e di Spencer. Unaltro riferimento culturale la filosofia pragmatistica di Mead, Moore e Dewey, elaborata soprattutto nellambito della nuova Universit di Chicago. Il pragmatismo l'indirizzo filosofico contemporaneo, , per il quale la funzione fondamentale dell'intelletto di consentire una conoscenza obiettiva della realt non separabile dalla funzione di consentire un'efficace azione su di essa. Al concetto tradizionale di verit teoretica come criterio di scelta tra diverse dottrine il pragmatismo sostituisce dunque la pratica utilit. Facendo esplicito riferimento alle concezioni di Darwin - soprattutto a quelle espresse nelle opere Lorigine delluomo e Lespressione delle emozioni - gli psicologi funzionalisti considerano lorganismo umano come lultimo stadio del processo evolutivo. In questa prospettiva, i processi mentali aiutano lorganismo a sopravvivere, sono utili nel suo adattarsi allambiente circostante. Linterrogativo principale per la psicologia diventa allora non tanto cosa sono i processi mentali, quanto a cosa servono i processi mentali. Laccento viene posto sulle operazioni dellintero organismo biologico, umano ma anche animale, e non sui contenuti della mente umana isolata dal corpo.

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Scompare il tradizionale dualismo mente-corpo: per i funzionalisti i processi mentali sono direttamente espressi dal medesimo organismo che esprime i processi biologici (come la respirazione o la circolazione del sangue). La psicologia acquisisce una valenza biologica e l'oggetto della ricerca psicologica sono le attivit mentali relative allacquisizione, allimmagazzinamento, allorganizzazione e alla valutazione delle esperienze, e alla loro successiva utilizzazione nella guida del comportamento [Carr, 1930]. Ci che centrale in questa definizione il concetto, evoluzionistico, di comportamento adattivo. Il comportamento adattivo caratterizzato dalla presenza di tre componenti: uno stimolo motivante, interno o esterno, allorganismo; una situazione sensoriale;una risposta che modifichi la situazione. Ad esempio, un uomo affamato che si procura del cibo e mangia fino ad essere sazio pone in atto un comportamento adattivo. La fame la stimolazione motivante, il cibo una parte della situazione sensoriale, il mangiare la risposta che soddisfa la motivazione iniziale. Naturalmente, non tutti i comportamenti sono adattivi: se starnutisco mentre mi allontano da un incendio, il mio allontanarmi un comportamento adattivo, ma tale certo non il mio starnutire. I comportamenti non adattivi sono descrivibili esclusivamente nei termini oggettivi di stimolo e risposta. Grande importanza rivestono i processi mentali coscienti. La coscienza non sfugge alla legge delladattamento biologico, anzi, ne costituisce il massimo esempio: essa emerge quando il comportamento ostacolato da eventi problematici in ordine alla sopravvivenza dellorganismo, e, una volta svolto il proprio ruolo adattivo, tende a eclissarsi e a farsi sostituire dagli automatismi comportamentali. In altre parole, siamo acutamente coscienti nel momento in cui cominciamo a formarci una nuova abitudine che implica una nostra relazione

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adattiva con lambiente circostante o con gli oggetti in esso contenuti, e tendiamo a diventare meno coscienti con il progressivo consolidarsi dellabitudine stessa. Ad es. chi impara a suonare il pianoforte allinizio acutamente cosciente di tutti i movimenti delle proprie dita; mentre cessa di esserlo successivamente, dopo che si sono instaurate le appropriate coordinazioni sensomotorie. Oggetto della ricerca funzionalistica sono i processi mentali, ma ridefiniti in termini di funzioni: la sensazione e lemozione e le funzioni superiori, la motivazione, lapprendimento, il pensiero. Oggetto centrale della ricerca elementista wundtiana, la sensazione diventa, proprio in quanto elementare, oggetto molto marginale della ricerca funzionalistica. Tuttavia i funzionalisti riconoscono il valore adattivo dei processi sensoriali: in particolare, lorganismo assolve limportante funzione adattiva consistente nel localizzare gli oggetti nel suo spazio circostante e nel discriminare le loro dimensioni. Quanto allemozione, i funzionalisti ne sottolineano il carattere adattivo, di riadattamento organico automatico che aumenta lefficacia della risposta a situazioni particolari: per esempio, quando lorganismo ostacolato nella propria libert di movimento, pu manifestarsi lemozione collera, la quale, mediante una mobilitazione di energia - che si esprime fra laltro nellaccelerazione del battito cardiaco e della respirazione - aiuta lorganismo stesso a reagire pi efficacemente contro lostacolo. I funzionalisti, tuttavia, ammettono lesistenza di molte emozioni non direttamente funzionali o addirittura antifunzionali alla sopravvivenza dellorganismo. Nellapproccio funzionalista la percezione un processo mentale a s, non una somma di sensazioni elementari, come nellapproccio strutturalista. Dato il suo orientamento biologizzante la psicologia funzionalistica attribuisce grande importanza alla motivazione. Carr la definisce

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nei seguenti termini: qualsivoglia stimolo relativamente persistente - fame, sete, pulsione sessuale, dolore, ecc. - che domina il comportamento dellindividuo fino a quando questultimo non reagisce in modo tale da soddisfarlo. Ma loggetto principale della ricerca funzionalistica lapprendimento. Funzione adattiva per eccellenza, esso consiste nellacquisizione, da parte dellorganismo animale o umano, di appropriate modalit di risposta a situazioni problemi che presenti nellambiente dellorganismo stesso; modalit di risposta che hanno valore di sopravvivenza. Se questa caratterizzazione evoluzionistica del significato globale dellapprendimento costituisce una esclusiva dei funzionalisti, la loro spiegazione dei meccanismi interni dellapprendimento invece largamente debitrice nei confronti della tradizione psicologica associazionistica. In particolare, Carr eredita da Thorndike, associazionista e iniziatore della sperimentazione psicologica sullapprendimento animale, la famosa legge delleffetto, formulata nel 1905. Secondo questa legge: ogni atto che, in una data situazione, produce soddisfazione, finisce con lessere associato a quella situazione. Cos, quando la situazione si ripresenta, latto ad essa relativo ha maggiori probabilit di ripetersi rispetto al passato. Viceversa, ogni atto che in una data situazione produce insoddisfazione, finisce con lessere dissociato da quella situazione. Cosi, quando la situazione si ripresenta, latto ad essa relativo ha minori probabilit di ripetersi rispetto al passato. Anche riguardo il pensiero (inteso come flusso continuo, non sbriciolato in immagini mentali), i funzionalisti ne sottolineano gli aspetti adattivi o strumentali.

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I metodi del funzionalismo Il funzionalismo non considera lintrospezione come unico metodo psicologico. Da un lato le funzioni mentali - al contrario dei contenuti mentali, unico oggetto di studio degli strutturalisti non compaiono nellesperienza diretta; daltro lato, secondo la celebre definizione di William James la coscienza come un fiume che scorre, una ininterrotta corrente, e pertanto non pu essere colta mediante un metodo elementistico, statico e parcellizzante qual quello introspettivo wundtiano e titcheneriano. In generale, si pu parlare di eclettismo metodologico dei funzionalisti. Indubbiamente essi valorizzano la sperimentazione di laboratorio, soprattutto nel campo dellapprendimento ma essa intesa e praticata in modo assai meno sistematico e rigoroso, daltro lato essa accompagnata e spesso interamente sostituita dal metodo osservazionale puro, ritenuto particolarmente idoneo a cogliere le funzioni mentali nel loro contesto naturale. Precorrendo in parte il comportamentismo, i funzionalisti ricorrono talora allosservazione oggettivistica o comportamentale, quale integrazione allosservazione soggettivistica, che rimane il loro fondamentale criterio metodologico. Infine, i funzionalisti aprono la psicologia allo studio delle differenze individuali, dello sviluppo infantile, del comportamento animale.

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Psicologia della Gestalt Contesto storico-culturale La Teoria della Gestalt si inserisce all'interno della prospettiva filosofica di tipo fenomenologico, per la quale centrale l'esperienza immediata che si verifica in un soggetto nel momento in cui egli esamina un certo fenomeno. Non sono necessarie procedure sperimentali, analisi dei dati trattati perch il fenomeno c' o non c', rilevabile dal soggetto oppure no. Un'altra caratteristica della prospettiva fenomenologica l'accentuazione di aspetti innati rispetto agli aspetti acquisiti. Oggetto di studio e concetti chiave La psicologia della Gestalt si propose sulla scena psicologica in contrapposizione ai temi e ai metodi proposti dallo strutturalismo wundtiano. Wundt aveva cercato di rendere scientifica la psicologia prevedendo: la scomposizione di ogni fenomeno di coscienza nei suoi elementi irriducibili e l'utilizzazione del metodo sperimentale. I gestaltisti rifiutano completamente questa impostazione affermando che: la coscienza non scomponibile in elementi semplici e che il tutto pi della somma delle singole parti, intendendo cos sostenere che la globalit di un fenomeno non pu essere spiegata con la semplice unione di pi elementi; l'approccio fenomenologico richiede di osservare la realt in maniera diretta attribuendole quel valore che immediatamente e manifestamente essa ci presenta. Campi di interesse dei gestaltisti La percezione non una forma di registrazione passiva della realt, ma un processo attivo in cui chi osserva organizza o dati e

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attribuisce significato alla realt, lattribuzione di significato dipende sia da fattori della realt esterna (la disposizione e la forza degli elementi nel campo percettivo, vedi le leggi di organizzazione formale), sia da fattori legati al soggetto (la tendenza della mente ad organizzare, l'esperienza precedente, la cultura d'appartenenza ecc). Per questa ragione la realt fisica non corrisponde alla realt fenomenica, cos come viene esperita dal soggetto. Il comportamento inteso come risultato dell'interazione dinamica e dell'equilibrio di forze che si stabiliscono tra individuo e situazione. Secondo la Gestalt il comportamento non determinato esclusivamente da pulsioni (psicoanalisi, etologia), oppure da forze esterne (comportamentismo) oppure prefissato dalle caratteristiche della personalit, ma si configura come il prodotto di un'azione di forze che dipendono sia dall'individuo (bisogni, motivazioni), sia dal valore che le situazioni hanno per l'individuo (valenze). Il tentativo di descrivere quest'interazione di forze utilizzando termini derivati dalla fisica e dalla topologia spetta principalmente a K.Lewin. II pensiero e la soluzione di problemi sono caratterizzati da processi di strutturazione degli elementi presenti nel campo cognitivo. La Gestalt rifiuta decisamente la tesi comportamentista secondo cui l'apprendimento un risultato di associazioni e evidenzia come la possibilit di risolvere situazioni problemiche dipenda dalla capacit di riorganizzare elementi gi presenti in forma nuova e originale. Questo processo di ristrutturazione del campo cognitivo si accompagna al fenomeno dell'insight, momento in cui la soluzione appare immediatamente chiara al soggetto. I primi studi furono condotti da W. Koelher sulle scimmie antropoidi. II gruppo inteso come struttura sopraindvduale, vale a dire che un gruppo e le sue dinamiche possono essere descritti come una

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totalit all'interno della quale vige una tendenza allo stabilirsi di relazioni ottimali nell'azione reciproca di forze ed esigenze. Anche all'interno del gruppo vige la massima secondo cui la somma pi delle singole parti. I primi studi sui gruppi furono condotti da K. Lewin. IL CONCETTO DI GESTALT Gli antecedenti da cui deriva questo concetto sono gli studi di Christian von Ehrenfels sulle qualit formali, pubblicati nel 1890. Per Ehrenfels la melodia (o forma sonora) qualcosa di diverso dalla somma delle singole note su cui si basa: si possono cambiare i toni, ma la melodia non cambia. La meloda una forma. Sul fondamento di quattro segmenti si pu disegnare un quadrato, ma il quadrato qualcosa di pi e di diverso dall'insieme di quattro segmenti. La qualit Gestalt, cio la qualit propria del tutto, non riferibile alla presenza dei singoli elementi, ma dipende dalle relazioni che esistono tra di loro, dalla loro struttura, dalla particolare organizzazione in cui sono posti. Vale perci la regola secondo cui la totalit pi della somma delle singole parti. Max Wertheimer pubblic nel 1912 un famoso articolo sulla percezione del movimento in cui riprende questo concetto. Egli descriveva la percezione del movimento fenomenico o fenomeno phi Si tratta di un movimento apparente, illusorio, dato non da un reale stimolo luminoso in movimento nello spazio, ma da due o pi stimoli che si illuminano in modo alternato in un periodo compreso all'interno di una frazione di secondo. In questo modo si ha l'impressione di un unico stimolo luminoso che si sposta; se l'intervallo di tempo aumenta (maggiore di 2 decimi di secondo) si ha invece la percezione di due stimoli visivi immobili che si

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illuminano alternativamente (un esempio molto comune di questo fenomeno dato dalle illuminazioni natalizie o pubblicitarie). Wertheimer ne intu il significato ai fini di una teoria non elementistica della percezione: infatti nonostante gli stimoli siano gli stessi ed eccitino gli stessi recettori retinici, variando sperimentalmente l'intervallo di tempo tra i due stimoli, si ottengono delle percezioni diverse tanto che, nel caso del movimento apparente, la realt fisica non corrisponde alla realt fenomenica. In questo caso, come in altri casi, la realt oggettiva non corrisponde alla percezione soggettiva. Ne risulta che il dato primario della conoscenza non costituito dalle sensazioni elementari, ma dalla percezione che ci propone un mondo gi organizzato e strutturato. Wertheimer enuncia le principali leggi di organizzazione formale individuate: vicinanza, somiglianza, pregnanza, destino comune, continuit di direzione, chiusura, esperienza passata. IL CONCETTO DI CAMPO La teoria della Gestalt stata definita spesso anche come teoria del campo. Con questo termine si intende sottolineare come un risultato fenomenico pu essere descritto sottolineandone gli aspetti dinamici di distribuzione delle forze, di equilibrio, di interazione tra le parti, di processo unitario. Le leggi di unificazione formale sono leggi di campo che individuano delle precise regole di interazione tra le parti (in ambito percettivo). La ricerca delle leggi di campo, vale a dire dell'interazione delle forze e delle condizioni di equilibrio, si applica, per, ad ogni tipo di fenomeno all'interno di ambiti specifici, dall'apprendimento, alla memoria, alla risoluzione di problemi, alle interazioni sociali, ecc. In tutti questi casi l'attenzione rivolta agli aspetti dinamici: particolarmente interessante l'analisi svolta da Lewin sulla

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formazione della personalit cercando di descrivere le forze di campo in termini matematici e fisici. IL CONCETTO DI ISOMORFISMO Con il concetto di isomorfismo si intende sottolineare come tra il mondo fenomenico, studiato dalla psicologia, ed il mondo fisiologico, studiato dalla fisiologia vi sia un un'identit di leggi di strutturazione che regolano entrambi i mondi. Ci non significa che quanto accade sul piano fenomenico abbia nel cervello una specie di copia biologica. Significa, invece, che se il nostro mondo fenomenico possiede una sua forma, una struttura, una dinamica, si deve allora ricercare, a livello di sistema nervoso centrale, una forma, una struttura e una dinamica che le rispecchino. Il postulato dell'isomorfismo stato oggetto di molte critiche perch si tendeva a darne una visione molto biologizzante, vale a dire che si pensava che un certo dato percettivo dipendesse da una precisa collocazione negli emisferi cerebrali. In effetti non cos, tuttavia, la neurofisiologia ci restituisce dei dati secondo cui la percezione un fenomeno complesso che coinvolge in modo integrato pi aree della corteccia. ALTRI AMBITI DI INTERESSE NELLA TEORIA DELLA GESTALT Una visione limitante della teoria della Gestalt quella che restringe l'oggetto di studio ed il campo d'applicazione allo studio dei soli fenomeni percettivi. In realt, l'interesse dei seguaci di questa teoria si estese a tutti i processi cognitivi (con una particolare attenzione per i problemi posti dall'apprendimento e dall'elaborazione del pensiero), alla psicologia animale, alla

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psicologia sociale, alla dinamica della personalit. In tutti questi ambiti, il modello esplicativo fa ricorso ai concetti di Gestalt e di campo e ha prodotto ricerche ed elaborazioni che conservano una loro attualit.

RICERCHE SUL PENSIERO Durante la sua permanenza forzata alla Stazione per la ricerca sugli antropoidi dell'Accademia prussiana delle scienze, nelle Canarie, Kohler condusse una serie di esperimenti sull'intelligenza degli scimpanz. Questi primati erano posti in una situazione in cui dovevano affrontare un problema: ad esempio, afferrare una banana posta al di fuori della loro portata utilizzando degli strumenti. Kohler osserv che gli animali, posti in una gabbia, effettuavano una serie di prove per impossessarsi del frutto collocato al di fuori delle sbarre allungando le mani. Dopo vani tentativi, essi si bloccavano per poi giungere improvvisamente alla soluzione del problema adoperando delle canne che avevano a disposizione. Quando la banana era invece collocata all'interno ma troppo in alto impararono a sovrapporre pi cassette delle frutta a loro disposizione. Kohler adoper il termine di insight che significa intuire, nel senso vedere dentro, per definire quel fenomeno che accompagna il momento della soluzione del problema. Egli sottolinea, perci, che di fronte ad un problema vi un momento in cui la situazione improvvisamente si chiarifica permettendo di vedere immediatamente la soluzione: si ristrutturano le relazioni tra gli elementi presenti nel campo permettendo di cogliere nuovi rapporti e perci identificare la soluzione. La canna era presente anche precedentemente nel campo cognitivo della scimmia ed era considerato oggetto per battere o giocare; nel momento della

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soluzione del problema lo stesso oggetto assume la funzione di prolungamento della mano e utilizzato per afferrare il cibo. Wertheimer conia il termine di pensiero produttivo: il pensiero produttivo quando produce soluzioni non sulla base di associazioni, di prove ed errori, ma quando riconsidera il problema, ristrutturando tutti gli elementi presenti nel campo. Questa concezione deriva anche dal fatto che gestaltisti si sono occupati delle tematiche relative al problem solving pi che dell'apprendimento in genere, settore in cui pi evidente l'influenza delle esperienze acquisite. K. Lewin e la teoria del campo Lewin ha elaborato la teoria del campo, generalmente sintetizzata con la formula: C = f (P, A) in cui si mette in risalto che il comportamento (C) di un individuo una funzione regolata da fattori interdipendenti costituiti dalla sua personalit (P) e dall'ambiente (A) che lo circonda. Persona e ambiente sono considerati come un insieme interconnesso che va a formare lo spazio vitale di ogni soggetto. Lewin ha posto le basi teoriche dello studio dei comportamenti dellindividuo, in rapporto alla configurazione generale del suo spazio di vita o campo psicologico Riferimento fondamentale: Gestalt Theorie (teoria della forma: specialmente riguardo allinterdipendenza dei rapporti parte-tutto, nel comportamento e nellesperienza) Un membro del gruppo esiste nella psicologia degli altri membri non come singolo ma come appartenente al gruppo. Il gruppo una totalit che trascende la somma dei fenomeni psicologici dei singoli membri di un gruppo.

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Il campo psicologico dovuto non alle persone singole e al loro ambiente, ma alle interazioni fra la totalit dei fattori che costituiscono lo spazio vitale. Spazio vitale la situazione psicologica di una persona o di un gruppo, costituita da eventi interdipendenti (Pensieri, azioni, desideri, ); rappresentato da tutti i fenomeni che, in un dato momento sono rilevanti per lindividuo o per il gruppo Due sistemi di relazioni: relazioni interpersonali tra i singoli membri e relazioni di gruppo (o relazioni sociali) tra i singoli membri e il gruppo. Un gruppo possiede una propria dinamica: tende a modificare il sistema degli eventi psicologici (forze) che esso determina. Gli squilibri delle forze esistenti fanno del gruppo un sistema che evolve (dinamico) e attraverso fasi di sviluppo punta ad un adattamento che trasforma le relazioni interpersonali in relazioni sociali (massima maturit interna).

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La scuola storico-culturale Lv S. Vygotskij (1896-1934) Nel 1934, a soli trentotto anni, Vygotskij mor di tubercolosi e furono pubblicati postumi vari saggi di psicologia, neurologia e pedagogia, tra i quali Pensiero e linguaggio edita nel 1954. Lle opere di Vygotskij contengono una variet di contributi nei campi pi svariati: dalla psicologia alla pedagogia, dallestetica alla linguistica, dalla psicopatologia alla neuropsicologia. Il manifesto della scuola storico-culturale fu esposto ne La coscienza come problema della sociologia del comportamento, un saggio curato da Kornilov nel 1925. Vygotskij partiva dalla considerazione che le teorie riflessologiche russe (Bechterev e Pavlov), consideravano la psiche come un sistema di riflessi, si erano occupate esclusivamente dei processi psichici elementari (i riflessi condizionati) e per cercare un metodo basato sulla misurazione oggettiva avevano escluso lo studio dei processi psichici superiori, che avrebbe invece richiesto lintrospezione e lesperienza soggettiva. Questa posizione, secondo Vygotskij, comportava una rinuncia da parte della psicologia allindagine sulla specificit dei processi psichici umani, che si differenziavano da quelli animali per un elemento fondamentale: la presenza della coscienza. Per Vygotskij occorre individuare procedure oggettive anche sui processi psichici coscienti e la via metodologica per accedere alla coscienza indicata dallo studio delle risposte verbali dei soggetti. Secondo Vygotskij, le correnti psicologiche contemporanee evitano costantemente e intenzionalmente il problema della natura psicologica della coscienza, generando di conseguenza dei sistemi di psicologia scientifica corrotti da vizi organici. La prima formulazione sistematica dei concetti e metodi della

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teoria storico-culturale venne data negli Studi sulla storia del comportamento del 1930, opera scritta in collaborazione con Lurija. I problemi principali affrontati sono: il rapporto tra la psicologia degli animali e degli esseri umani; la psicologia dell uomo primitivo e delluomo occidentale; la psicologia dei bambini e degli adulti; la psicologia dei soggetti sani e malati. La prospettiva vygotskijana , quindi, evolutiva sia in senso filogenetico (animale-uomo) che ontogenetico (bambino-uomo). Lo studio evolutivo mostra che vi una continuit strutturale e funzionale e al tempo stesso coesistono una serie di momenti critici che distinguono nettamente i comportamenti. I processi fisiologici e comportamentali - come i riflessi condizionati possono essere comuni agli animali e alluomo, ma mentre per i primi costituiscono lunit fondamentale di comportamento, per il secondo sono solo i processi pi elementari e ne rappresentano processi meno tipici. Tra gli animali e luomo vi un salto qualitativo caratterizzato dallo sviluppo di processi psichici superiori che dipendono strettamente dal contesto storico-sociale in cui cresce un bambino. I processi psichici superiori conservano la stessa natura biologica dei processi psichici inferiori, ma rappresentano una nuova organizzazione funzionale generata da fattori sociali e culturali. Vygotskij assume lipotesi che la struttura fondamentale dei processi psichici sia la sequenza Stimolo-Risposta (S-R): essa alla base dei processi elementari, come gli istinti, seguiti dal livello dei riflessi acquisiti o condizionati. Nei processi psichici superiori, il livello delle funzioni intellettive tra lo stimolo e la risposta si inserisce uno strumento o stimolo-mezzo. Vygotskij cita lesempio dellasino di Buridano: davanti a due sacchi di fieno ugualmente pieni lasino non sa decidersi e muore di fame. Un uomo invece pu lanciare

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una moneta e scegliere in base al risultato del lancio. Per Vygotskij proprio la presenza di stimoli creati, accanto a quelli dati, che distingue la psicologia delluomo. Anche nei primati esistono i comportamenti mediati da strumenti, come ad esempio, gli scimpanz degli esperimenti di Khler che si servivano di bastoni o casse per raggiungere il cibo. Eppure per Vygotskij, il comportamento umano guidato quasi del tutto da comportamenti mediati da stimoli-mezzi, che sono, a differenza degli strumenti utilizzati dai primati, strumenti acquisiti dallambiente sociale e interiorizzati. I segni sono acquisiti nella storia psicologica individuale (sviluppo ontogenetico) attraverso il contesto sociale (la famiglia, la scuola, ecc.). Luomo, quindi, si avvale in modo caratteristico degli strumenti, degli stimoli-mezzi, intendendo con questi ultimi soprattutto il linguaggio verbale, come forma di comunicazione, basata su capacit genetiche della mente umana, ma acquisita grazie allambiente familiare e sociale in cui cresce il bambino. Oltre ad esaminare criticamente le teorie contemporanee sulla genesi dei processi del pensiero e del linguaggio, Vygotskij vi elabora una teoria che ancora oggi rappresenta un punto di riferimento fondamentale. Il pensiero e il linguaggio hanno due radici genetiche differenti. Sia negli animali che nel bambino piccolo vi sono forme pi o meno evolute di attivit intellettiva relative ad esempio alla soluzione di problemi e alladattamento allambiente. Queste attivit possono essere indipendenti dal linguaggio. Allo stesso tempo, il bambino pu usare forme primitive di linguaggio senza implicare processi intellettivi o di pensiero, ma per comunicare stati emotivi, richiamare lattenzione dei genitori, ecc. Intorno ai due anni circa il pensiero e il linguaggio cominciano ad interagire. Il linguaggio diventa strumento di comunicazione alle altre persone della propria

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attivit di pensiero e regolazione del proprio comportamento in base alle strategie e alle regole adottate dal bambino. Una distinzione importante, ripresa da vari membri della scuola storico-culturale e in particolare da Lurija, appunto quella tra linguaggio come strumento di comunicazione e linguaggio come strumento di regolazione del comportamento. Le due funzioni del linguaggio si sviluppano in tempi diversi, la funzione comunicativa si sviluppa intorno a 1 anno e mezzo-2 anni, la funzione regolativa intorno ai 4 anni. Un aspetto importante di questa teoria il concetto di interiorizzazione. In un primo stadio, il linguaggio espresso a voce alta quando si comunica con le altre persone, successivamente viene usato come strumento di regolazione delle proprie azioni. Prima dellinteriorizzazione della funzione regolativa, questa viene svolta per a voce alta, come si osserva soprattutto quando il bambino dovendo risolvere un problema difficile ricorda a se stesso a voce alta le operazioni che deve compiere. Linteriorizzazione quindi un processo graduale che si compie non prima dei 7 anni. Questa fase intermedia nelluso del linguaggio a voce alta viene denominata fase del linguaggio egocentrico. E sulle fasi d sviluppo che si centrano le critiche svolte da Vygotskij a Piaget. Per Vygotskij il linguaggio una funzione psichica complessa che si sviluppa nel bambino nellinterazione con lambiente sociale, una funzione interpsichica, che mette in rapporto cio una persona con laltra. Successivamente diviene una funzione intrapsichica, una funzione che permette di regolare dallinterno i propri processi cognitivi e il proprio comportamento. Per Piaget il percorso lopposto. Da funzione interna e propria del bambino, il linguaggio diviene gradualmente una funzione socializzata. Per la teoria storicoculturale, lo sviluppo di funzioni complesse come il linguaggio ha come condizione necessaria linterazione dellindividuo con

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lambiente sociale. La struttura del linguaggio innata, ma la concreta prestazione linguistica, la lingua che un individuo parla determinata dallambiente in cui lindividuo nasce e cresce. Quanto appreso in tale ambiente viene progressivamente interiorizzato e costituisce le regole, le strategie e i contenuti dellattivit psichica.

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Il comportamentismo J.B. Watson (1878-1958) Nel primo decennio del Novecento negli Stati Uniti fra gli psicologi si andava diffondendo un interesse nuovo per la psicologia animale e per le metodologie sperimentali. Va ricordato il contributo di Edward Thorndike che partiva dalla premessa che si dovessero studiare i comportamenti degli animali senza ricorrere a spiegazioni che facessero riferimento a fatti non verificabili sperimentalmente, ma collegandoli a ci che avveniva nell'ambiente. Nel 1913, con la pubblicazione da parte di John Watson dell'articolo La psicologia come la vede il comportamentista ebbe inizio ufficialmente il comportamentismo. Questo approccio si diffuse inizialmente in ambiente nord americano e si ispirava prevalentemente al pragmatismo, secondo il quale le idee ed i concetti hanno una loro validit soltanto se sono utilizzabili dall'individuo nel processo di adattamento all'ambiente. Caratteristica fondamentale di questa scuola l'adesione alla metodologia scientifica. Il ritenere irrilevanti i processi biologici per spiegare il comportamento e linsistere sullazione degli stimoli nel modulare le risposte hanno indotto i comportamentisti a diminuire il ruolo dei fattori innati e a considerare le caratteristiche dellindividuo determinate prevalentemente dallambiente, che modificherebbe i comportamenti attraverso processi di condizionamento. Il comportamentismo ebbe un rapido successo negli Stati Uniti e sino agli anni Cinquanta fu la scuola egemone nella psicologia anglosassone.

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Oggetto e metodo di studio Il comportamentismo sceglie come oggetto di studio il solo comportamento osservabile. Questo approccio non propone alcun riferimento ai processi mentali rifiutando lo studio della coscienza, in quanto si considera la mente come una scatola nera. Loggetto della psicologia deve invece essere il complesso delle manifestazioni esteriori di un individuo. Pi precisamente il comportamentismo interessato a stabilire rapporti tra gli stimoli recepiti dal soggetto e le sue risposte, senza prendere in considerazione ci che intercorre tra questi due elementi, sia che si tratti di processi mentali, sia che si tratti di processi fisiologici. Il rifiuto di considerare i dati della coscienza comporta che il metodo utilizzato deve essere rigorosamente scientifico, e, di conseguenza, si prevede di utilizzare l'osservazione sistematica o la sperimentazione (come nelle scienze naturali). Su queste basi possibile studiare sia il comportamento umano, sia quello animale, recuperando l'idea evoluzionistica di una continuit biologica tra organismo animale ed umano possibile trasferire i risultati delle ricerche, i metodi per la conoscenza ed il controllo del comportamento, dall'animale all'uomo. Il comportamentismo prende come modello le scienze fisiche e la metodologia preferita la sperimentazione in laboratorio di piccole dimensioni e con controllo delle variabili. Gli esperimenti consistono nell'esaminare i piccoli cambiamenti che intervengono nel comportamento osservabile e che sono riconducibili all'ambiente che fa da stimolo. Si cerca cio di interpretare un fenomeno stabilendo un rapporto causa/effetto, dove la causa corrisponde ad uno stimolo ambientale e l'effetto ad un comportamento/risposta del soggetto. L'apprendimento viene quantificato nel numero di

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prove necessario per risolvere un problema oppure nel numero di prove per unit di tempo. Storia Alcuni anni prima della pubblicazione dell'articolo di Watson, era stato diffuso negli Usa il resoconto dei metodi applicati dal fisiologo russo Ivan Pavlov per le procedure di condizionamento del comportamento negli animali. Nel condizionamento pavloviano, si studiava l'apprendimento di risposte condizionate da nuovi stimoli ambientali. Le reazioni erano di natura neurovegetativa (es. la salivazione) ed inizialmente si presentavano in presenza di uno stimolo non condizionato, vale a dire non appreso (ad esempio la salivazione in risposta al cibo). La salivazione in risposta al cibo non appresa, si tratta di una reazione riflessa, automatica. In seguito, uno stimolo neutro (es. un campanello) era presentato contemporaneamente, per pi volte ad uno stimolo incondizionato. Vale a dire che il cibo era presentato contemporaneamente al suono di una campanella o alla visione di una persona. Questo faceva s che l'animale associasse i due stimoli, finch rispondeva con la stessa reazione (la salivazione) anche allo stimolo che inizialmente era neutro. L'animale salivava al solo suono della campanella o alla presenza della persona. In questo caso,per, si trattava di una risposta appresa, condizionata. L'animale non reagisce solo nella situazione in cui gli organi sensoriali sono colpiti da uno stimolo specifico, ma reagisce anche a certi stimoli che segnalano la successiva presenza dello stimolo specifico. Pavlov individu altri fenomeni collegati al condizionamento: la generalizzazione e l'estinzione delle risposte che furono poi ripresi in ambito pi psicologico. La ricerca sul condizionamento fu di notevole importanza per Watson, perch si individuavano precise unit

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stimolo (che consentono di identificare con precisione le caratteristiche dell'ambiente) e precise unit risposta (che corrispondono ad un comportamento osservabile). Inoltre, si poteva giungere facilmente alla conclusione che, anche i comportamenti complessi tipici dell'essere umano, non fossero altro che il risultato di una concatenazione di condizionamenti. La posizione di Watson si caratterizz per un deciso ambientalismo e l'apprendimento e i metodi per impartirlo divennero, allora, uno degli ambiti di studio privilegiati. Tra la fine degli anni '20 e '30 venne introdotta una distinzione tra due forme di apprendimento. La prima, quella studiata da Pavlov e che non portava alla comparsa di comportamenti nuovi, fu definita apprendimento per condizionamento classico. La seconda forma di condizionamento prevedeva che, al presentarsi di una risposta fosse fornito all'animale un rinforzo positivo o negativo, un premio o un castigo. L'animale stabilizzava comportamento in funzione del rinforzo che derivava dalla sua azione. L'animale poteva quindi apprendere comportamenti nuovi che, all'inizio emergevano casualmente, in seguito entravano a far parte stabilmente del suo repertorio comportamentale. Se nel primo caso, per il processo di condizionamento, importante lo stimolo, nel secondo caso importante la risposta. Solo in conseguenza del rinforzo si stabilisce il condizionamento. Questa forma di condizionamento fu chiamata da Skinner condizionamento operante. Skinner introdusse il concetto di condizionamento operante a partire anche dagli studi di Edward Thorndike, che aveva osservato come l'organismo fosse comunque attivo nell'ambiente ed agisse in funzione di uno scopo. L'apprendimento di un comportamento per Thorndike segue due leggi: la legge dell'esercizio per cui l'apprendimento migliora con

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il numero della ripetizione e la legge dell'effetto, per cui l'apprendimento si sviluppava in funzione degli effetti ottenuti in conseguenza di una certa risposta dell'organismo. Skinner non solo riprende l'idea che l'organismo attivo e che il comportamento si modifica sulla base delle conseguenze che l'azione produce, ma utilizza anche gli strumenti per realizzare gli esperimenti. Famosa la Skinner box ovvero una scatola o gabbia in cui l'animale posto; solo in conseguenza ad un particolare movimento l'animale avr il rinforzo (cibo). Lo studio voleva verificare quanto tempo e quante prove erano necessarie per selezionare il comportamento desiderato e quali tipi di rinforzo si rivelavano pi efficaci. Generalizzando i risultati ottenuti dalle sue ricerche, giunse alla conclusione che l'ambiente agisce come rinforzo in relazione a determinate risposte emesse dall'individuo permettendo cos l'apprendimento di nuove forme di comportamento. Questi risultati furono ricondotti ad una serie di leggi dell'apprendimento ritenute comuni a tutte le et e le culture ed applicabili a tutti i tipi di comportamento: motorio, cognitivo, emotivo e sociale. Alcuni esempi di queste leggi universali sono: pi rapidamente si verifica il rinforzo dopo la risposta, pi esso efficace; ci vuole pi tempo ad estinguere un comportamento rinforzato solo saltuariamente rispetto ad uno che stato sottoposto ad un rinforzo contnuo. Negli esperimenti sul condizionamento la valutazione degli apprendimenti avveniva sulla base delle risposte emesse dall'animale. Ad esempio, in un contesto di condizionamento operante, si poteva affermare che vi era stato apprendimento se il piccione inizialmente beccava indifferentemente un pulsante o l'altro, dopo una serie di rinforzi beccava solo il pulsante a cui era associata l'uscita di becchime. L'acquisizione di una prestazione era la misura dell'avvenuto apprendimento. Questo rapporto prestazione/apprendimento, fu

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messa in crisi da Edward Tolman (l'opera principale di Tolman Purposive behavior in animals and men del 1932) da un esperimento su ci che venne definito apprendimento latente. Fu confrontata la prestazione tra tre gruppi sperimentali di topi che dovevano apprendere il percorso di un labirinto: 1. il primo gruppo di topi veniva rinforzato con il cibo, 2. il secondo gruppo non venne mai rinforzato, 3. il terzo gruppo venne rinforzato a partire dall'undicesimo giorno di prove. I risultati evidenziarono che il primo gruppo apprendeva il percorso in pochi giorni, il secondo gruppo neppure dopo venti giorni raggiungeva la prestazione desiderata, il terzo gruppo, dal dodicesimo giorno (il giorno successivo al primo rinforzo), raggiungeva subito le stesse prestazioni del primo gruppo. Tolman interpret questi dati ritenendo che gli animali del terzo gruppo avessero appreso il percorso anche in assenza di rinforzo e, che una volta che questo era stato fornito, si manifestava la prestazione corretta. Pertanto l'assenza della prestazione non significa necessariamente assenza di apprendimento, vi pu essere un apprendimento latente che in condizioni adeguate pu trovare modo di estrinsecarsi. Gli animali si sarebbero formati delle mappe cognitive, degli schemi del percorso che essi avrebbero utilizzato, appena rinforzati. II comportamento, perci, non dipende esclusivamente da associazioni tra semplici stimoli e risposte, ma l'animale orientato da uno scopo e da una cognizione, anche se Tolman descrive questi termini in modo oggettivo e non mentalistico. Lo scopo coincide con la ricerca della meta (in questo caso il cibo) e la cognizione corrisponde ad una serie di adattamenti all'oggetto (in questo caso i tentativi che

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l'animale faceva percorrendo certi corridoi del labirinto e attribuendo ad essi maggiori possibilit di successo per raggiungere la meta). Il comportamentismo di Tolman anche definito intenzionale proprio per il ruolo centrale che in esso ha il concetto di scopo, di intenzione. Un cambiamento importante nella teoria dell'apprendimento sociale avvenne con Albert Bandura e John Walters che, negli anni '60, sostennero che si potevano apprendere comportamenti relativamente nuovi semplicemente osservando un modello senza che questo desse ricompense o rinforzi. Ad esempio, un bambino che vede lodare un suo compagno per un comportamento cercher di mettere in atto lo stesso comportamento. Bandura e Walters hanno chiamato questo processo rinforzo vicariante; essi ritenevano che in questo modo potesse essere spiegato un apprendimento che si forma senza un comportamento esplicito o, per dirla con le parole di Bandura, apprendimento senza tentativi. Era sorto cos un notevole interesse volto a scoprire quali caratteristiche dei modelli incoraggiassero l'imitazione come ad esempio, il calore umano, somiglianz con colui che osserva, il potere del modello ecc. L'apprendimento osservativo riesce a spiegare l'acquisizione di comportamenti complessi in tempi relativamente brevi. Il condizionamento operante pu proporre gradualmente comportamenti nuovi attraverso il modellamento delle risposte, ma non riesce a spiegare come un ragazzino riesca ad apprendere regole e comportamenti dopo aver osservato i suoi compagni giocare. Sia il condizionamento classico, sia il condizionamento operante hanno un approccio molecolare al problema dell'apprendimento (ogni apprendimento complesso puessere scompsto in sequenze lineari d apprendimenti semplici). Per la moderna teoria dell'apprendimento sociale

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invece l'apprendimento pu essere globale, cio possibile apprendere apprendimenti complessi nella loro interezza senza aver bisogno di ridurli in sottounit in quanto hanno un loro significato soltanto se considerati come unit. Diversamente dal comportamentismo precedente, in cui il soggetto era ritenuto passivo, la moderna teoria dell'apprendimento sociale lo ritiene un agente attivo nel proprio ambiente: una particolare caratteristica dell'ambiente eserciter un'influenza sul bambino solo nel caso egli presti attenzione ad essa, la codifichi, le consideri una guida utile per il futuro. Ad esempio, se un bambino osserva un atto d generosit nei confronti di un povero, perch si verifichi poi un'imitazione occorre che il bambino abbia una concezione di cosa significa essere povero e delle sue conseguenze, chi confronti il gesto con le sue idee di giustizia sociale e di onest, che abbia prestato attenzioni al gesto, che abbia notato gi lo stesso gesto in adulti per lui significativi, ecc. In un certo senso il soggetto crea il proprio ambiente. Il comportamentismo ha dominato la scena della psicologia per lungo tempo proponendosi come l'unica forma di psicologia scientifica. Il suo influsso nella cultura, soprattutto nord americana fu notevole, influenzando le metodologie d'apprendimento e proponendo una prospettiva di previsione e controllo del comportamento umano. Si contrappose fortemente sia alla Gestalt, sia alla psicoanalisi, sia alle teorie umanistiche. Gli elementi di criticit rilevati erano di tipo metodologico (i comportamentismi contestavano lo scarso rigore scientifico di questi approcci) e di contenuto (lo studio di aspetti legati alla soggettivit del singolo erano estranei alla loro impostazione, cos come risultavano inaccettabili i riferimenti a contenuti o processi mentali, perch non dimostrabili o osservabili direttamente).

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Dopo gli anni '60 la psicologia subisce una radicale trasformazione: gli sviluppi di altre discipline come la cibernetica, la linguistica, l'etologia, la teoria dei sistemi, faranno definitivamente abbandonare la prospettiva di uno studio meccanicistico del comportamento umano. Gran parte dei comportamentisti confluiranno all'interno del cognitivismo, modificando l'oggetto di studio (ora proprio la mente come scatola nera che indagata) ma mantenendo il rigore metodologico d'indagine (l'utilizzo della sperimentazione scientifica).

S. Freud Definizione e campo della psicoanalisi Il termine psicoanalisi compare per la prima volta nel 1896 in uno scritto di S. Freud (Lereditariet e letiologia della nevrosi) e designa un insieme di spunti osservativi e terapeutici rivolti alla conoscenza e al trattamento di determinati disturbi psichici. Sulla base dellosservazione dedicata ai fenomeni psicopatologici (isteria, nevrosi ossessiva, fobie, ecc.) la psicoanalisi freudiana diventata un modello teorico unitario, che unisce i fenomeni relativi ai quadri psicopatologici con quelli riconducibili ai processi psichici normali, estendendo, nel contempo il proprio interesse a diversi campi del sapere umano, quali la creazione artistica o lantropologia. La psicoanalisi pu essere intesa come: a) un metodo rivolto allindagine delle modalit in cui si svolgono, e si manifestano i processi psichici e basato sullassunto che la nostra vita psichica in ogni sua manifestazione sia caratterizzata da processi inconsci;

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b) una tecnica terapeutica che intende analizzare il tipo di difese e le resistenze che il soggetto instaura nei confronti dei propri desideri, pensieri e tendenze inconsci che sono alla base dei suoi disturbi; b) una teoria in cui confluiscono i risultati delle osservazioni sistematiche compiute in sede psicoterapeutica e quelli derivati dallimpiego del metodo psicoanalitico in altri campi (arte, religione, antropologia, etc). Secondo la psicoanalisi laccadere psichico soggetto alle leggi dellinconscio e questultimo non va pi considerato come una cieca forza biologica e istintuale, bens come un mondo dotato di senso, che si manifesta secondo una determinata logica e che traspare, allosservazione diretta e alla percezione cosciente, mediante un insieme di fenomeni che si esprimono in codice e che richiedono quindi una chiave interpretativa. Laspetto propriamente inconscio e le sue innumerevoli modalit espressive vengono perci inferiti da ci che direttamente osservabile e cio: intendibile nella verbalizzazione del soggetto, osservabile nei suoi atti, nelle sue manifestazioni mimiche, ecc. In particolare S. Freud, ha individuato, sin dallinizio, limportanza che riveste anche nella vita adulta il mondo rappresentativo e simbolico che si anima sin dalla primissima infanzia: la teoria della sessualit infantile e il modo in cui le prime relazioni oggettuali si innestano sui bisogni, le richieste e i desideri dellindividuo, a partire dalla situazione neonatale, viene collegato al processo di rimozione, meccanismo difensivo inconscio che allontana dalla coscienza o rende inaccessibili alla stessa pensieri, fantasie, desideri ritenuti spiacevoli e pericolosi. Il lavoro di costruzione rivela unampia concordanza con quello dellarcheologo che dissotterra una citt

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distrutta e sepolta. I due lavori sarebbero in verit identici se non fosse che lanalista opera in condizioni migliori, dispone di un materiale ausiliario pi cospicuo sia perch si occupa di qualcosa che ancora in vita e non di un oggetto distrutto sia, forse, per un altro motivo ancora. Ma proprio come larcheologo ricostruisce i muri delledificio dai ruderi che si sono conservati, determina il numero e la posizione delle colonne dalla cavit del terreno e ristabilisce le decorazioni e i dipinti murali di un tempio dai resti trovati tra le rovine, cos procede lanalista quando trae le sue conclusioni dai frammenti di ricordi, dalle associazioni e dalle altre manifestazioni dellanalizzato. Nella situazione analitica, il paziente o analizzando, tende a trasferire sullanalista tutti quegli stati emotivi, quegli affetti positivi e negativi che ha vissuto nella propria infanzia e che ancora sono attivi nella vita adulta condizionando anche in gran parte il comportamento del soggetto nelle relazioni che egli intrattiene nella sua vita quotidiana con gli altri. Questo fenomeno che costituisce una delle scoperte base di Freud il cosiddetto transfert e consiste appunto nel ripetersi e nel riattivarsi di antiche situazioni affettive infantili, cariche di significati e di valori per il soggetto, che trovano nella relazione analitica il terreno ideale per esprimersi. appunto attraverso lanalisi della situazione transferale che, non solo si pu recuperare ci che stato dimenticato, dallinteressato, ma si pu altres procedere alla liquidazione di quei sintomi (idee fisse, ansie, fobie per determinati oggetti o situazioni, ecc.) che avevano la funzione di rappresentare, sostituire altri elementi non accettabili dalla coscienza e quindi rimossi. Ci che accaduto sotto rimozione e ci che viene significato dallinconscio non , di norma, aggredibile in modo diretto: le resistenze che il soggetto inconsciamente attiva sono indici di meccanismi di difesa di natura diversa. E sono allora come dice Freud i frammenti di

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ricordi, le idee che emergono nel soggetto senza un legame apparentemente logico, i sogni, determinate azioni involontarie ma inconsciamente intenzionali, che costituiscono altrettante vie da esplorare e che fanno trapelare i significati e i conflitti ad essi sottesi. Lanalogia tra psicoanalisi e archeologia adottata da Freud consente la visualizzazione di un apparato psichico come veniva allora definito caratterizzato da una dinamica che pone in contraddizione affetti, pensieri e tendenze e che, in definitiva, indica come la nostra psiche non vada intesa come una realt unitaria, bens come un insieme di processi diversi e molto complessi. Ma lanalogia regge fino ad un certo punto, difatti: Abbiamo detto che lanalista precisa Freud lavora in condizioni pi favorevoli [dellarcheologo] perch dispone altres di un tipo di materiale che non ha corrispettivo negli scavi archeologici; tale , ad esempio, il ripetersi di reazioni che traggono da epoche remote e tutto ci che in merito a queste ripetizioni si evidenzia mediante il transfert. Inoltre c comunque da tenere presente che chi effettua uno scavo ha a che fare con oggetti distrutti di cui senza alcun dubbio pezzi grandi e importanti sono andati perduti a causa di forze meccaniche, incendi o saccheggi [...]. La faccenda diversa se si ha a che fare con loggetto psichico di cui lanalista vuol fare emergere la storia passata. Qui si verifica invariabilmente ci che per loggetto archeologico accaduto solo in circostanze eccezionali e fortunate [...]. Tutto lessenziale si preservato, persino ci che sembra completamente dimenticato ancora presente in qualche modo o in qualche parte, solo che sepolto, reso indisponibile allindividuo [ibidem]. Vanno qui fatte alcune considerazioni: esiste una indistruttibilit di ci che appartiene alla sfera inconscia, soprattutto se determinati elementi non hanno mai avuto la possibilit di entrare nella sfera della coscienza e di

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venire cos modificati, attenuati o liquidati; c la presenza attiva degli stessi elementi in questione che possono infiltrarsi nel mondo della coscienza senza che questa per cos dire se ne accorga, influenzandola nelle pi svariate maniere. Ci che appartiene al passato presente nascostamente, ci che per seguire il modello della stratificazione appartiene ad uno strato inferiore (ad esempio, un elemento associato ad un periodo della prima infanzia) pu servirsi di elementi pi recenti, collegati alla nostra esperienza psichica successiva, per riformulare le proprie richieste. Cos per terminare con lanalogia archeologica anche lanalista deve stabilire, insieme allanalizzando, lepoca a cui risalgono determinati ricordi, con tutta la loro, tinta emotiva, cos come talvolta resta da decidere se quel determinato elemento appartenga a quello strato o se sia giunto a quella profondit a causa di un perturbamento avvenuto in seguito. Si ha cos la possibilit di concettualizzare la realt psichica e di operare su di essa in una duplice prospettiva: in senso diacronico, tenendo cio presente levolversi della realt psichica stessa del soggetto nel tempo, con i suoi richiami al mondo dellinfanzia ancora presente nei pensieri e negli affetti delladulto; in senso sincronico, per cui la realt psichica si manifesta in modo tale da tenere compresenti i vari strati su cui costruita ed in cui ogni processo ed ogni evento che si produce e si modifica comporta una generale modificazione del campo dello psichismo e del senso presente in esso. La psicoanalisi sia una tecnica esplorativa, con scopi terapeutici, sia un modello interpretativo e teorico della vita psichica umana. Essa si presenta come una psicologia del profondo. La psicoanalisi tuttavia, sia sul piano della tecnica operativa sia su quello della teoria, pone laccento sulla dialettica, sullo scontroincontro, che regola il rapporto tra inconscio e coscienza, non eliminando quindi questultima dalla propria osservazione, ma

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interpretandola nel rapporto che essa difensivamente intrattiene con la sfera inconscia. Le origini e il senso della psicoanalisi Si tratta ora di individuare, per linee essenziali, il clima scientifico e culturale in cui nata la psicoanalisi: questo per meglio comprendere il significato della sua origine e della sua natura. La vicenda per cos dire la si pu far cominciare quando Freud si iscrive a medicina a Vienna nel 1873. Freud entra nel mondo accademico sulla spinta di un grande interesse per la dottrina di C. Darwin; il pensiero evoluzionistico darwiniano forniva una spiegazione dellorigine e dellevoluzione degli esseri viventi, basata fondamentalmente sulla possibilit adattiva della specie e sugli esiti della lotta per la sopravvivenza. Il riferimento di tipo biologico si voleva contrapporre ad ogni posizione dordine speculativo-metafisico e ad ogni spiegazione non derivata dallosservazione basata su metodi di ricerca appartenenti alle scienze naturali. Il metodo darwiniano sembrava quindi offrire agli studiosi un rigore scientifico al passo con le esigenze dei tempi. Occorre anticipare che, negli anni immediatamente successivi alla sua laurea, Freud si era andato convincendo che la pura fisiologia non era sufficiente a spiegare una serie di fenomeni psicologici normali e patologici che sembravano sfuggire allosservazione. Come la spinta allinnovazione della scienza fu determinata dalla fisica e dalla biologia a partire dai primi decenni dellOttocento, cosi, verso la fine del secolo scorso, la crisi delle scienze naturali diede lavvio a un generale ripensamento relativamente a quelli che erano ritenuti i punti saldi fino ad allora stabiliti. I modelli naturalistici che assegnavano regole immutabili alla base dello stabilirsi dei fenomeni di ogni ordine e grado non erano pi ritenuti sufficienti. In questo clima

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di revisione, la fisiologia e la neurofisiologia incominciavano ad apparire, per alcuni scienziati e ricercatori, insufficienti anche a spiegare i fenomeni psichici. A Vienna, uno dei centri dove pi si era consolidato il pensiero naturalistico, il gruppo accademico sembr ignorare per parecchio tempo gli scossoni che subivano gli ottimismi suscitati dalle scienze naturali. Freud, che, come si visto, aveva per qualche tempo aderito al pensiero fisicalistico, fu uno di quelli che cominciarono a dubitare delle certezze impiantate sulla riduzione della spiegazione di tutti i fenomeni, in ultima istanza, al discorso fisico. Lo studio dei processi psicopatologici, in particolare listeria in cui si manifestavano disturbi anche a livello organico senza che fosse rintracciabile alcuna alterazione a livello dei tessuti e degli organi corporei cominci a indirizzare lattenzione dello stesso Freud verso la possibilit di formulare un modello di spiegazione diverso da quello dei suoi maestri e della tradizione berlinese e viennese. Ora, ogni crisi del pensiero razionale e scientifico, genera spinte e fughe di tipo irrazionalistico: Quando la ragione dorme si legge su un quadro di Goya si svegliano i mostri. Le scelte di Freud non si indirizzarono mai in questo senso. Il problema era quello di trovare il modo di sostituire un impianto non pi ritenuto idoneo con un nuovo tipo di approccio centrato sullo studio del mondo psichico: si imponeva una nuova strategia sia dordine epistemologico basata quindi su assunti di base diversi sia di ordine metodologico, articolata con strumenti e modalit operative nuovi. Si trattava perci di non abbandonare unimpostazione di tipo razionale frutto di secoli di riflessione e di ricerca senza peraltro accogliere in modo acritico e passivo una formulazione accademica che era andata via via perdendo di senso. Larea in cui cominci a muoversi il primo Freud, fu quindi in particolare unaccettazione delle indicazioni ricavabili

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dalle scoperte scientifiche precedenti e del relativo richiamo al rigore nellosservazione e nei modelli di spiegazione; accettazione combinata con la trasposizione di tale rigore nello studio dei fenomeni psichici. Cos linsieme dei processi psicopatologici (isteria, nevrosi ossessive, fobie, psicosi, ecc.) divenne un terreno strategico, sia sul piano della riflessione teorica che della pratica clinica, per comprendere la fondamentale continuit esistente tra gli stessi fenomeni patologici e il comportamento normale. Lopera di Freud e il suo sviluppo La costante osservazione di alcuni disturbi quali ad esempio i fenomeni isterici and convincendo Freud che alla base di determinate alterazioni funzionali (cecit temporanee, anestesie parziali, convulsioni, ecc.) non era riscontrabile unalterazione organica e quindi si affacci in Freud lipotesi di unorigine ideogena dellisteria, vale a dire un processo causale di origine psichica, mentale e non somatica. Il passaggio di Freud da una posizione come quella dei neurofisiologi viennesi a un tipo di spiegazione che affrontava il problema della malattia mentale da un punto di vista prettamente psichico, fu facilitato da molteplici fattori. Alla fine dellOttocento si era verificata una crisi diffusa della scienza fisica e di quei modelli scientifici che si rifacevano al linguaggio fisico: gli accademici viennesi non sembrarono accorgersi tempestivamente di questo processo secondo il quale le certezze accumulate sulla conoscenza di particolari fenomeni sembravano dissolversi. Freud nel campo specifico della sua attivit, ebbe il sentore che la vita psichica non semplicemente riducibile a una serie di energie biologiche che la regolano, combinandosi e contrastandosi tra loro, ma che lo psichismo nasconde una maggiore complessit ordinantesi sulla dimensione affettivo-ideativa che si manifesta in modo simbolico. Questa

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convinzione veniva corroborata dalle teorie di Charcot, un medico francese assai noto in quel tempo, che a Parigi conduceva ricerche nel campo dellipnosi applicata alla cura dellisteria. Freud frequent nel 1885, le lezioni di Charcot. Questultimo riteneva che listeria avesse una base psichica e che si originasse in rapporto a determinati traumi psichici che si tradurrebbero successivamente in manifestazioni sintomatiche a livello organico. Lipnosi, e cio una particolare tecnica suggestiva che pone il soggetto ipnotizzato in uno stato simile al sonno, permetteva di far scomparire i sintomi isterici, cosi come consentiva di farli ricomparire una volta assenti. Freud intraprese quindi luso dellipnosi per curare i soggetti afflitti da questi particolari disturbi (conversione somatica da trauma psichico). Ben presto tuttavia si rese conto che un tale metodo incideva semplicemente sul sintomo, senza interessare minimamente le probabili cause del sintomo stesso, cause peraltro associate a qualche esperienza traumatica psichica verificatasi nel passato del soggetto. Negli anni tra il 1886 e il 1894, Freud insieme a J. Breuer, un medico pi anziano di lui e assistente presso listituto di fisiologia di Brcke, adott una variante del metodo ipnotico, consistente sempre nel mettere in stato ipnotico il soggetto sofferente, ma invitandolo contemporaneamente a ricordare quelle particolari esperienze dolorose che venivano ipotizzate come la causa dei sintomi nevrotici. Questo metodo detto catartico, costitu il primo passo verso la futura tecnica psicoanalitica. In queste condizioni il soggetto riusciva a far riemergere particolari ricordi penosi e, verbalizzandoli, riusciva a rivivere determinate esperienze passate con una forte partecipazione emotiva. Lapplicazione del metodo catartico (catarsi = liberazione, scarica emotiva) consent a Breuer e Freud di giungere a due risultati molto importanti. Anzitutto alla rilevazione che i sintomi isterici

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sono i sostituti di processi psichici normali. Si stabil pertanto che il sintomo isterico si origina allorch di fronte a una determinata situazione traumatica non si verifica per ragioni soggettive ed oggettive una reazione affettiva ed emotiva adeguata e quindi gli effetti psichici di tale trauma, non venendo liquidati al momento opportuno, rimangono per cos dire incapsulati allinterno dellapparato psichico: il sintomo isterico quindi il sostituto di una reazione psichica normale non verificatasi e nel contempo, una reminiscenza del motivo che lha originata. Un altro aspetto messo in luce dal metodo catartico, e di grande portata sia teorica che operativa, era costituito dallemergere di un senso sconosciuto, di un collegamento simbolico e dinamico fra i sintomi e i ricordi traumatici rimossi i quali, riattivandosi nella coscienza, consentivano la scomparsa dei sintomi stessi. Il metodo catartico, che fu alla base della collaborazione tra Breuer e Freud, sfociata nella pubblicazione di Studi sullisteria (1895). I sintomi scomparivano per un certo periodo, per fare poi la loro ricomparsa una volta che la cura veniva sospesa e inoltre si verificava una forte dipendenza da parte dei pazienti nei confronti della figura del terapeuta. Sul piano teorico invece, i due autori si trovarono sempre pi in disaccordo. Freud comincia a convincersi che gli elementi psichici (rappresentazioni) allorigine dei disturbi, fossero patogeni in quanto il loro significato e i loro contenuti si contrapponevano alle tendenze dominanti della vita psichica, alla coscienza, s da indurre una difesa da parte del soggetto. Non pi una spiegazione di tipo organico quindi, bensi un riferimento ad una dinamica e a significati dello psichismo. Ma un altro punto venne a dividere i due autori in forma definitiva: Freud accert che lincompatibilit di determinati pensieri, tendenze, desideri, con la vita cosciente dipendeva dal fatto che essi erano fortemente associati a significati della vita

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sessuale, e in particolare con vissuti, ricordi e affetti riconducibili a esperienze originatesi nellinfanzia e ancora presenti nella vita delladulto. Breuer reag, come reag del resto in quel periodo la scienza ufficiale, negativamente: rifiut sia limpostazione di metodo di Freud, sia il riferimento alla sessualit infantile e alla teoria emergente della libido. Lo studio dei fenomeni nevrotici aveva condotto Freud sulla soglia di una nuova soluzione relativa alla spiegazione dei processi psichici. Esiste un mondo psichico sconosciuto alla dimensione cosciente: esso non solo si manifesta in maniera evidente nei sintomi della nevrosi, ma individuabile nella condotta psichica normale attraverso lanalisi dei sogni, dei lapsus e del motto di spirito. Questi ultimi fenomeni, che sono universali e appartengono alla normalit, risultano leffetto come il sintomo della condotta patologica di un compromesso tra tendenze perturbanti, non accettabili dalla coscienza del soggetto, e le forze rimoventi dellio, che ne vuole negare lesistenza. Prima del 1900, Freud formul la sua celebre concezione dellattivit onirica: il sogno lappagamento allucinatorio di un desiderio infantile. Lanalisi dei sogni, con il metodo delle cosiddette associazioni libere, divent il cardine dellinterpretazione psicoanalitica. Nel novembre del 1899 comparve Linterpretazione dei sogni, lopera pi celebre di Freud. In essa viene impostato il primo modello della psicoanalisi, al quale modello dedicato, in particolare, il settimo capitolo del volume; presentata la tecnica interpretativa tendente ad aggirare lostacolo, presentato dalle resistenze del soggetto ad accettare, a ricordare ci che opera in esso inconsciamente. Lanalisi dei sogni, unitamente a tutti quei pensieri, anche apparentemente sconnessi, che si affacciano alla mente del soggetto, i ricordi formatisi nella vita passata, costituiscono altrettanti anelli di una lunga catena che consente al soggetto

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stesso di riappropriarsi dei significati, dei valori e delle tendenze desideranti che gli appartengono. La rinuncia a ogni atteggiamento critico da parte del soggetto pur difficile a mettere in opera costituisce la base del metodo delle associazioni libere e consente lindividuazione di quelle lunghe e complesse serie di nessi la cui graduale scoperta indispensabile alla comprensione della vita psichica. Tutto ci che era stato considerato casuale e insignificante negli atti psichici degli uomini, diviene quindi per la psicoanalisi oggetto di attento studio. Il sogno era diventato un prezioso strumento per la conoscenza della vita psichica inconscia. La forza motrice che presiede alla formazione della scena onirica costituita da unaspirazione inconscia, veicolante desideri e tendenze rimossi durante la veglia, i quali, entrando in contatto con i resti diurni (i residui di pensieri, propositi, tendenze; agenti durante lo stato di veglia stessa), pone le condizioni per lappagamento dei desideri inconsci. Ci che il soggetto reputa, inconsapevolmente come vietato a se stesso, porta allanimarsi di questo processo di appagamento il quale si unisce alla funzione di preservare lo stato di sonno e di soddisfare quindi anche lesigenza di dormire. I pensieri onirici latenti che agiscono, per cos dire, al di sotto della scena manifesta (ci che il dormiente effettivamente vede mentre sogna) vengono trasformati in una diversa modalit espressiva (appunto in un susseguirsi di immagini e scene spesso strane e incomprensibili) dal lavoro onirico che presiede alla manipolazione dei pensieri rimossi e dei significati ad essi connessi. A questo processo di trasformazione concorre anche unistanza critica la censura che, in forma attenuata continua lopera di arginamento delle aspirazioni inconsce, opera svolta, allo stato di veglia, dalla rimozione. La scena onirica quindi nasconde in s una serie di significati non direttamente accettati

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da parte del dormiente. Il materiale onirico inoltre subisce, sin dal momento in cui si origina, una elaborazione secondaria, la quale ha lo scopo di rendere il sogno pi coerente e comprensibile; lelaborazione secondaria, inoltre, aumenta la propria incidenza man mano che ci si avvicina al risveglio ed opera decisamente quando ad esempio si racconta il sogno. Lanalisi dei sogni, la teoria dinamica della formazione del sogno e il metodo delle associazioni libere, vanno considerati quindi i capisaldi della tecnica interpretativa psicoanalitica. Essi si saldano alla teoria della sessualit infantile la quale, congiuntamente alla scoperta della dinamica della translazione e della sua funzione nel trattamento psicoanalitico, forma alcuni dei temi centrali della dottrina freudiana. Scrive Freud in una breve presentazione della sua dottrina: Fu un trionfo per larte interpretativa della psicoanalisi quando riusc a dimostrare che certi frequenti atti psichici delluomo normale, per i quali sino allora non si era presa in considerazione una spiegazione psicologica, sono da intendere allo stesso modo dei sintomi nevrotici, ovvero hanno un significato ignoto al soggetto ma facilmente rintracciabile mediante lanalisi. I fenomeni in questione, la dimenticanza temporanea di parole e nomi, per altro ben noti, le dimenticanze di propositi, i frequenti lapsus verbali di lettura e di scrittura, la perdita e lo smarrimento di oggettti, alcuni tipi di errori, atti di auto-lesione apparentemente accidentali, e infine movimenti che si eseguono dabitudine, senza intenzione e come giocando, melodie che si canticchiano soprappensiero e altro ancora, tutto ci fu sottratto alla spiegazione fisiologica, se mai questa era stata tentata, e dichiarato rigorosamente determinato, nonch riconosciuto come espressione di intenzioni rimosse della persona e come conseguenza dellinterferire di due intenzioni, unadelle quali precedentemente e permanentemente inconscia [Freud

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1922]. Il campo dellosservazione psicoanalitica si allarga cos enormemente, venendo ad abbracciare tutti gli accadimenti della vita psichica e del comportamento, in una concezione unitaria che, nel contempo, tendeva a colmare la distanza sostenuta dal pensiero psichiatrico tradizionale tra mondo psichico normale e patologico. Secondo tale concezione, inoltre, ogni atto, manifestazione, siano essi normali o patologici, sono il risultato del confluire di pi fattori che, unificandosi, danno luogo al fenomeno insorgente. La psicoanalisi pertanto non fa ricorso ad una teoria strettamente deterministica, bens rivendica, nel manifestarsi di un fenomeno, il concorso di pi cause e di pi fattori che vanno stabiliti contestualmente, di volta in volta; inoltre i processi che sottendono linsorgere dei fenomeni sono dotati di senso, si esprimono, per cos dire, come un linguaggio che va decifrato. La vicenda culturale e scientifica, iniziata con lapparizione dellInterpretazione dei sogni ha avuto un decorso ricco di implicazioni teoriche e operative. Il complesso edipico e la sua incidenza nella vita infantile e adulta, la teoria delle pulsioni libidiche e distruttive, le due successive concettualizzazioni dello psichismo (Conscio - Preconscio Inconscio/Es - Io - Super-io), il tema del narcisismo, il confronto tra principio del piacere e principio della realt, lestensione dellindagine psicoanalitica alla creazione artistica, alla religione, alle scienze sociali, ecc., sono altrettanti momenti significativi del pensiero freudiano, ripresi peraltro in innumerevoli lavori di altri studiosi ed operatori della psicoanalisi. Nel movimento psicoanalitico si sono verificate successivamente alcune scissioni: sono note quelle di C. G. Jung e di A. Adler, che fondarono rispettivamente due movimenti assai diversi per impostazione teorica e per soluzioni tecniche. Inoltre, nellarco di settantanni, a partire dalla comparsa dellInterpretazione dei sogni sono emersi,

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allinterno della psicoanalisi che si richiama a Freud, alcuni indirizzi con propri tratti caratteristici: si possono qui ricordare la cosiddetta scuola kleiniana (dal nome della psicoanalista di origine ungherese Melanie Klein), la corrente che si rif a W. Reich e la pi recente cole freudienne de Paris, fondata dallo psicoanalista francese J.Lacan. Il messaggio psicoanalitico Al di l degli aspetti che sono andati via via arricchendo il sapere psicoanalitico, rendendolo sempre pi complesso e problematico, occorre stabilire qual il significato fondamentale presente nella dottrina freudiana e, in questo senso, il richiamo a Freud va visto come un espediente metodologico volto a definire lasse portante del messaggio scientifico e culturale della psicoanalisi. La costruzione di un metodo esplorativo e di una teoria che mettessero in rilievo lincidenza, in ogni forma di atto psichico e di condotta, di una dimensione inconscia, ebbe luogo nel momento in cui si riproponevano e non per la prima volta nella storia del pensiero due tipi di soluzione contrapposti. Da un lato una scienza ufficiale in crisi, che si rivolgeva sempre di pi a una concezione naturalistica delluomo, ripetendo moduli esplicativi di tipo riduttivo; dallaltro, proprio in contrapposizione e in relazione a questa crisi, lemergere di soluzioni e di teorie di tipo metafisico o spiritualistico, come puntuale reazione ad unopprimente insistenza di concezioni naturalistiche svuotate da ogni fermento creativo ed innovativo. Freud individu la possibilit di rifiutare la soluzione spiritualistica e nel contempo di superare la crisi della ragione, mettendo in luce la connessione dialettica esistente tra ci che apparentemente non logico (il mondo della significazione inconscia) e il mondo della coscienza e della ragione. Veniva cos ribaltato il cogito cartesiano: la

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ragione, per essere veramente tale, doveva cessare di negare lesistenza al proprio interno di un insieme di fenomeni, di tendenze, di significati che fino allora non avevano avuto diritto di cittadinanza. Linconscio freudiano fin dalla sua prima concettualizzazione si pales come una dimensione dotata di una sottile logica e di senso. La psicoanalisi quindi trov difficolt di accoglimento sia da parte delle tendenze irrazionalistiche sia da parte del pensiero razionale di tipo tradizionale. Col termine ricostruzione Freud indicava quindi un lavoro di ricomposizione in cui il linguaggio dellinconscio, apparentemente sconnesso, si fa significativo e, nel contempo, con questo concetto si sostituiva quello di interpretazione usato sino ad allora. Lopportunit di questa modificazione concettuale e terminologica poggiava fondamentalmente sulla considerazione che nel lavoro interpretativo si pu verificare maggiormente il pericolo che linterprete possa confondere i propri problemi con quelli dellanalizzando. E noto infatti il meccanismo inconscio della proiezione messo in luce dalla dottrina psicoanalitica secondo il quale si tende ad espellere fuori di noi e ad attribuire agli altri una serie di tendenze, di affetti, di pensieri e di fantasie che ci appartengono: in questo senso che linterpretazione laddove lanalista non riesca a porsi al servizio del processo che si snoda nella relazione terapeutica calandosi, per cosi dire, in essa pu diventare la sede appunto diproiezioni nei confronti del soggetto. Allinizio della sua attivit psicoanalitica, Freud aveva ipotizzato, alla base delle nevrosi, la presenza di un trauma infantile specifico, connesso in particolare con unaggressione sessuale subita da parte degli adultie in particolare dai genitori. Questa ipotesi (teoria del trauma specifico) si dimostr ben presto decisamente erronea: nella maggior parte dei casi, i pazienti portavano delle fantasie, fornendo loro il carattere di un ricordo,

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che non corrispondevano ad alcuna realt se non a quella costituita da desideri e da vissuti infantili inconsci. La teoria del trauma specifico, inoltre, sembrava pi rispondere ad un bisogno iniziale di Freud legato per certi aspetti alla mentalita positivistica del tempo di individuare un elemento nascosto la cui scoperta non solo avrebbe tutto spiegato ma avrebbe condotto alleliminazione del quadro sintomatico.La psicoanalisi quindi, per trovare il rapporto tra logica dellinconscio e logica del pensiero cosciente, deve stabilire i collegamenti tra questi due piani strettamente intrecciati e lanalista deve mantenere, nel rapporto con lanalizzando, unmpostazione che gli consenta, da un lato di partecipare al mondo fantasmatico e delirante dellinconscio e, dallaltro, di decodificarlo continuamente, secondo le regole della comunicazione cosciente. Lanalista per effettuare il proprio lavoro deve anzitutto familiarizzarsi con la logica dei processi primari [inconsci], cogliendo tale logica nella propria personale attivit inconscia. Deve cio ascoltare il proprio inconscio e cercare di reagire con esso ai messaggi che gli vengono trasmessi dal paziente abbandonando quellesigenza di razionalit a cui, nelle comunicazioni interpersonali dei normali rapporti sociali, siamo costretti ad obbedire. O per dire meglio, mentre lanalista, nei suoi stessi rapporti col paziente, da un lato procede sul piano di comunicazione di tipo razionale, dallaltro intrattiene con lui un colloquio che si svolge invece fuori degli schemi della ragione [ ...]. Si giunge cos ad una conclusione strana. Il colloquio tra paziente ed analista, quando effettivamente attuata la situazione analitica, un colloquio delirante: un colloquio cio che si mantiene fuori degli schemi della logica ordinaria [ibidem]. Si pu aggiungere che proprio questa possibilit di penetrare e di compartecipare allapparente stranezza di ci che emerge nel comportamento e nella

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verbalizzazione del soggetto, che consente poi di procedere ad una decodificazione, a un livello diverso, dei vari significati in gioco. Ma questo tipo di razionalit non pi quella costruita sulla negazione rivolta alla presenza di significati inconsci, ma acquista un valore diverso, in quanto per cos dire consente una lettura e una comprensione della compresenza di due piani diversi e interconnessi. Questo ci dice che, se vero che la psicoanalisi pu essere uno strumento estremamente utile per meglio comprendere anche fenomeni di tipo sociale, artistico, antropologico, ecc. consentendo di individuare, ad esempio, sul piano negativo, lorigine della distruttivit e dellostilit o, su un piano pi generale, il senso dei legami affettivi, dei rapporti intersoggettivi e della produttivit umana pur vero che la psicoanalisi stessa richiede contemporaneamente un continuo esercizio nel disciplinare lattivit dellinterprete sui due piani sopra accennati, senza che questi si abbandoni alluno o allaltro (al delirio pieno o alla razionalizzazione difensiva e occultante). Rimane da osservare che il passaggio dallinterpretazione alla ricostruzione, non elimina laspetto interpretativo, il quale rimane comunque uno dei fattori pi significativi dellindagine psicoanalitica, sia presentandosi come uno dei particolari momenti intuitivi, che aprono improvvisi orizzonti di comprensione in situazioni molto complesse, sia conservando il valore di ipotesi di lavoro, in attesa di ulteriori verifiche. Intesa in queste due accezioni, linterpretazione recuperata allinterno del pi vasto e articolato lavoro ricostruttivo, che vede impegnati, sul piano terapeutico, lanalista e lanalizzando o, su un piano pi generale, lindagine psicoanalitica e il campo dei fenomeni studiati. in tale prospettiva che il concetto di ricostruzione nasconde lambizione di una obbiettivit che, lungi dallessere raggiunta e realizzata, va intesa come meta da perseguire e quindi

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come una sorta di ideale della ragione.Freud, a questo proposito, aveva osservato maliziosamente: Deuten, Das ist ein garstiges Wort! (Interpretare, che brutta parola!).

La Psicanalisi postfreudiana Dopo Freud c' stato un grande gruppo di pionieri che si sono formati intorno a Freud e che hanno seguito, ampliato e in alcuni casi contraddetto le teorie del maestro. Di questi bisogna citare Karl Abraham, che spost l'interesse sul preedipico e sulle prime fasi delle sviluppo libidico affettivo, Otto Rank, che abbin i temi dell'arte e della mitologia con la psicoanalisi, elaborando quel trauma della nascita che lo porter distante da Freud, Sandor Ferenczi coraggioso esploratore dell'inconscio che, attraverso luci ed ombre, riusc ad anticipare innovazioni e contraddizioni della psicoanalisi contemporanea, e infine Carl Gustav Jung, artefice della prima eresia e della prima importante scissione nel movimento psicoanalitico dopo Adler. Altri autori hanno caratterizzato la psicoanalisi in questo secolo. In primo luogo la Psicologia dell'Io, con Hartmann e Anna Freud, che incentr la sua attenzione sulle funzioni dell'Io, le sue difese e l'adattamento e la Scuola interpersonale di Sullivan e Fromm che piegarono ulteriormente la psicoanalisi verso le relazioni interpersonali a partire dalle patologie gravi e valorizzarono il contesto sociale. Inoltre Melanie Klein, Donald Winnicott e Wilfred Bion che, da punti di vista diversi, rivitalizzarono con i loro originali contributi teorici il pensiero psicoanalitico, fino agli altri teorici delle relazioni oggettuali e della psicologia del S. Melanie Klein

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Il nucleo centrale della teoria kleiniana la relazione: in particolare, nel pensiero della Klein la relazione con la madre riveste un ruolo centrale e determinante per lo sviluppo psichico del bambino. Pur non abbandonando l'impianto teorico freudiano, che poneva l'accento sul primato della pulsione, Melanie Klein introdusse, sulla base anche della propria esperienza diretta con i bambini, alcuni concetti che si distanziarono dalla teoria psicoanalitica classica in materia di sviluppo psichico. Una prima distinzione, rispetto alla psicanalisi freudiana, riguarda la metapsicologia: mentre per Freud le istanze psichiche esposte nella seconda topica (Es Io Super Io) hanno un valore metaforico, nella teoria kleiniana assumono un valore concreto. La formazione stessa delle istanze psichiche differente: mentre per Freud l'Io si forma in un secondo momento, nella Klein l'Io esiste gi dalla nascita, anche se in modo poco integrato. Proprio la presenza di questo Io primitivo rende possibile la relazione oggettuale. Nel descrivere l'Es, la Klein si pone in continuit con l'ultima formulazione del concetto di libido da parte di Freud descrivendolo caratterizzato dalle pulsioni di vita e di morte e da energie libidiche ed aggressive. Anche il complesso di Edipo e la conseguente formazione del Super-Io come istanza morale e giudicante sono anticipati rispetto alla teoria freudiana: per Freud l'Edipo avviene intorno ai 4-5 anni e permette l'interiorizzazione del Super Io paterno (istanza morale), mentre la Klein pone la nascita dell'Edipo tra i 6 e i 12 mesi, come frutto della posizione depressiva (ammissione del terzo nella relazione duale). Un secondo punto di distacco dalla teoria freudiana classica consiste nel fatto che in Freud tutto l'impianto dinamico poggia sul meccanismo della rimozione, mentre nella Klein fondamentale la triade scissione introiezione proiezione. Il

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bambino, infatti, fin dalla nascita vive la drammatica conflittualit tra pulsione di morte e pulsione di vita. L'angoscia provocata dalla pulsione di morte viene separata dalla pulsione di vita (scissione) e proiettata sull'oggetto (proiezione), mentre la pulsione di vita invece viene riferita a s (introiezione). Questa dinamica sta alla base dell'Io buono e dell'Io cattivo e porta a quella che la Klein chiama posizione schizoparanoide. Una terza differenza va posta sul piano evolutivo: la Klein consider troppo statico il termine fase che Freud aveva utilizzato per definire le tappe dello sviluppo psicosessuale (orale, anale e fallica). Inoltre, avendo costruito un sistema teorico nel quale sono centrali le relazioni con il mondo fantasmatico durante il primo anno di vita, la Klein prefer adottare il termine posizioni proprio per enfatizzare la qualit relazionale dello sviluppo della psiche. La relazione oggettuale Secondo la Klein, il mondo interno del bambino abitato dalle pulsioni di vita e di morte e popolato di oggetti: rappresentazioni interne sulle quali avviene l'investimento pulsionale. Tali rappresentazioni sono fantasmatiche, cio preesistenti e indipendenti dalla percezione del mondo esterno, e servono ad orientare le pulsioni istintuali. L'oggetto parziale. Nei primi giorni di vita il bambino vive in simbiosi con la madre e non distingue il proprio corpo dal suo. Le relazioni oggettuali a questo livello sono esclusivamente intrapsichiche. Il bambino percepisce il seno materno come parziale a s, cio come prolungamento di se stesso, e come parziale rispetto alla madre, un oggetto cio dotato di caratteristiche proprie ed onnipotenti. L'oggetto totale. Nel passaggio dalla fase schizoparanoide a quella depressiva gli

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oggetti da parziali diventeranno totali, cio separati e indipendenti dalla percezione che il bambino ha di s. La relazione oggettuale, quindi, l'interazione tra le pulsioni e gli oggetti parziali e totali. Avviene principalmente a livello fantasmatico e anche nella vita adulta la relazione con gli oggetti totali verr sempre condizionata dalla modalit con la quale si vissuta la relazione con gli oggetti parziali. Nella fase di sviluppo da 0 a 4-5 mesi, le relazioni oggettuali si fondano sui meccanismi di difesa della scissione e della identificazione proiettiva. Il seno viene interpretato come riassuntivo di tutte le esperienze gratificanti: alimentazione, calore, sensazioni tattili, saziet, benessere. Il neonato per vive l'angoscia della pulsione di morte, le malattie, la fame, il differimento della gratificazione. Poich per nei primi mesi il mondo interiore del bambino un tutto, il seno diventa contemporaneamente sia buono che cattivo, per cui non essendo in grado di integrare le due qualit dell'oggetto, il seno buono ed il seno cattivo vengono separati l'uno dall'altro come se si trattasse di due oggetti distinti (scissione). Il neonato, per, vive la relazione con l'oggetto come se l'interazione avvenisse dentro di s (fantasia inconscia), per cui si identifica con il seno buono e il seno cattivo percependo s stesso come S buono e S cattivo (identificazione). Il soggetto, in altri termini, vive una situazione tipica della schizofrenia in cui l'identit diffusa e vive il s e le relazioni come solo buone o solo cattive, senza la capacit di integrarne gli aspetti. Terrorizzato dalla pulsione di morte, il bambino teme che il seno cattivo perseguiti il S buono e allo stesso tempo teme che il proprio S cattivo possa aggredire e danneggiare il seno buono. Questa situazione fa nascere la angoscia di persecuzione di tipo paranoide, pi arcaica e radicale

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della angoscia di castrazione di Freud e comune tanto al maschio che alla femmina. Nella fase dello sviluppo da 5 a 12 mesi sono centrali i concetti di integrazione, elaborazione del lutto e riparazione. Il seno onnipotentemente buono e cattivo non viene pi scisso in due oggetti separati, come accadeva nella posizione schizoparanoide, ma viene sperimentato come oggetto totale, nel quale sono integrati, cio, sia gli elementi gratificanti che quelli frustranti (integrazione). Si passa cos da un mondo oggettuale totalmente fantasmatico ad una conciliazione delle percezioni interiori con gli attributi reali dell'oggetto. Il pensiero da onnipotente diventa ambivalente. Tale posizione coincide con il periodo dello svezzamento. Il bambino si scopre dipendente dalla madre per la soddisfazione dei propri bisogni, ma allo stesso tempo sperimenta l'impotenza perch non pu trattenerla sempre con s. Sviluppa cos un atteggiamento depressivo. Tale depressione, come gi aveva scritto Freud, la stessa che caratterizzer il lutto: il bambino interpreta lo svezzamento come perdita del seno buono, dal quale deve necessariamente separare la propria identit, se vuole sopravvivere, allo stesso modo in cui chi perde una persona cara deve disinvestire i legami libidici per reinvestirli in altri o in altro. La Klein colloca in questa fase la nascita del simbolo inteso come sostituto dell'oggetto sul quale il bambino pu scaricare le pulsioni libidiche ed aggressive senza temere di danneggiare il seno buono. In questa fase, quindi, il bambino inizia a percepire non solo che il seno altro da s ma anche che presente un terzo, ovvero il padre. Nella teoria kleiniana il ruolo del padre fortemente relativizzato. Il Super Io, infatti, nasce da questo riconoscimento della dualit e dell'indipendenza della madre da s e non dall'antagonismo con il padre. Anche la formazione stessa

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di questa istanza si configura come il portato della riparazione. Il bambino, che durante la fase schizoparanoide ha aggredito e tentato di distruggere il seno cattivo, riconosce ora che il seno buono coincide con quello cattivo, per cui viene sopraffatto dal senso di colpa che lo spinge a riparare l'oggetto che prima ha sciupato e danneggiato. Interiorizzando le norme che regolano la distruttivit interiore il bambino si assicura che l'oggetto amato non verr pi sciupato. Nasce cos il Super Io. Invidia e psicopatologia La Klein svilupp i concetti di invidia e gelosia negli ultimi anni della sua vita (Invidia e gratitudine, 1957), e in essi possibile leggere una sintesi originale del suo pensiero. Tali concetti le costarono non poche critiche nell'ambiente psicoanalitico. Innanzitutto va distinta l'invidia dalla gelosia: la gelosia si fonda sull'amore (pulsione di vita) che vorrebbe l'oggetto gratificante tutto per s e, conseguentemente, desiderer la distruzione di tutto ci che si frappone a questo possesso. L'invidia, invece, un portato della pulsione di morte: non potendo possedere le caratteristiche ambite dell'oggetto, il bambino ne desidera la distruzione. L'invidia, afferma la Klein, un'energia distruttiva la cui quantit biologicamente determinata. Nella fase schizoparanoide il seno ritenuto onnipotentemente buono (gratificazione) ma anche onnipotentemente malvagio (frustrazione). Quando l'oggetto nutre e sostiene i bisogni del bambino, il bambino prova gratitudine, quando invece si nega scatena il sentimento dell'invidia. L'armonizzazione dei due sentimenti alla base di un Io integrato e stabile. Bisogna ancora una volta sottolineare che, per la Klein, la relazione oggettuale, sana o patologica che sia, avviene a livello fantasmatico, cio indipendentemente dalle qualit reali della relazione con la figura

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materna. Se vero che un ambiente di deprivazione affettiva predispone alla patologia, non detto per che la patologia nasca da una reale madre incurante o malvagia. Donald Winnicott riprender questi concetti kleiniani sviluppando la teoria di reale deprivazione o ambivalenza da parte della madre come fattore determinante la patologia psichica. Dal conflitto tra la pulsione di vita e la pulsione di morte, dunque, dipende la sanit psichica o l'insorgenza della psicosi nel soggetto. Se prevalgono le esperienze di amore (gratitudine) il bambino svilupper un S integrato ed equilibrato. Se invece le angosce persecutorie e l'invidia non vengono controbilanciate da esperienze positive, il bambino svilupper una psicopatologia. Pi precisamente, se fallisce il passaggio dall'oggetto parziale all'oggetto totale, il bambino vivr in un mondo di oggetti scissi, terrorizzato dall'oggetto persecutorio, non sar capace di mentalizzare e svilupper quindi una psicosi. Se invece fallisce l'elaborazione del lutto e la riparazione durante la posizione depressiva il bambino potr sviluppare o una nevrosi o, se adotta la difesa maniacale e riattiva le dinamiche della posizione schizoparanoide, una psicosi. Erik Erikson Influenza della societ e della cultura sullo sviluppo degli stadi Ogni cvilt ha elaborato modi specifici per far fronte alle esigenze che lindividuo presenta nel corso della sua maturazione. Abbiamo cos diversi tipi di cure parentali, forme diverse di apprendimento e valori differenti, a cui lindividuo si adatta. Tutto ci incide sullinizio, la durata e lorganizzazione di ogni periodo di sviluppo. Nella nostra cultura il bambino va a scuola a cinque/sei anni e ladolescente inizia lattivit lavorativa

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relativamente tardi. Nella societ degli Yurok, indiani dAmerica, il periodo dedicato allapprendimento pi breve, e lingresso nella societ degli adulti pi precoce, tutto ci incide sullorganizzazione dei vari periodi psicosociali. Approccio psicosociale allo sviluppo Erik Erikson, pur accettando la suddivisione freudiana delle fasi psicosessuali, ritiene che sia necessario, per spiegare lo sviluppo, tener conto dei fattori culturali. Lindividuo nellarco della propria esistenza, attraversa distinti stadi di sviluppo, ognuno dei quali caratterizzato da una particolare qualit dellIo. A ognuna di queste qualit corrispondono dei problemi specifici che lindividuo affronta per sviluppare la propria personalit e integrarsi nella societ. Gli stadi psicosociali Fiducia e sfiducia (primo anno di vita): la soddisfazione dei bisogni del bambino sviluppa verso gli altri un sentimento di fiducia.Una mancata soddisfazione dei bisogni genera nel bambino un sentimento di sfiducia. Autonomia, vergogna e dubbio (2/3 anni): le energie del bambino sono rivolte al raggiungimento di abilit motorie, compreso il camminare, larrampicarsi e il controllo degli sfinteri. Spirito di iniziativa e senso di colpa (4/5 ani) il bambino riesce a organizzare le proprie attivit in vista di uno scopo, ci lo rende intraprendente e anche pi aggressivo. Questo comporta conflitti con gli adulti, i cui rimproveri possono colpevolizzarlo. Industriosit e senso di inferiorit (6/12 anni) Il confronto con i coetanei e la mancata conferma degli adulti generano in lui sentimenti di inferiorit, di fallimento, di incapacit.

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Identit e dispersione (13/18 anni): il ragazzo deve raggiungere il senso della propria identit nel campo dei ruoli sessuali, occupazionali e sociali. Le difficolt che pu incontrare in tale compito provocano in lui insicurezza e confusione circa i propri ruoli. Intimit e isolamento (19/25 anni): il giovane-adulto deve sviluppare relazioni intime, per non soffrire di sentimenti di isolamento. Generativit e stagnazione (26/40 anni): ladulto ha bisogno che si abbia bisogno di lui, perci sente la necessit di generare in qualche senso, di mettere al mondo dei figli e di allevarli, di dimostrare a se stesso di essere capace di fare qualcosa di utile e significativo nel lavoro e in altre attivit creative. Integrit delllo e disperazione (40 anni in poi): lindividuo riflette su ci che stato capace di realizzare e giunge ad accettarsi per quello che . La persona sviluppa la propria identit nel corso dei vari stadi indicati da Erikson. Il modo in cui ogni stadio affrontato e risolto incide su quelli successivi. Ogni individuo, per raggiungere la maturit, deve sviluppare in misura sufficiente tutte le qualit delllo indicate dallo psicoanalista. Con i cambiamenti socioculturali e lallungamento del ciclo vitale, gli stadi riguardanti ladolescenza, let adulta e la vecchiaia si sono trasformati: hanno maggiore durata e alcuni compiti possono presentarsi pi tardi (per esempio, il generare i figli). Karl G. Jung Il primo contributo teorico importante dello psicologo svizzero alla scienza psichiatrica il concetto di complesso. Jung propone

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ai suoi pazienti di rispondere ad alcune parole stimolo con altre parole, le prime che vengono in mente. Sono misurati poi i tempi di reazione delle risposte che, se superano in modo significativo i tempi medi, segnalano problemi emotivi dovuti alla presenza di complessi. Per Jung i complessi sono un insieme di rappresentazioni, pensieri e ricordi legati assieme da una forte carica affettiva. La loro natura in parte conscia e in parte inconscia. Collegando insieme le parole in cui si presenta il fenomeno della risposta ritardata possibile individuare unidea comune che organizza il complesso. Per esempio, se una persona presenta dei difficili rapporti con il padre, le parole che in qualche modo sono da lui associate allidea paterna presentano il fenomeno descritto. In questo caso si pu ipotizzare la presenza di un complesso paterno in questa persona. Talora i complessi sono legati a segreti inconfessabili che turbano la vita emotiva della persona. Lavorando con pazienti psicotici, Jung rimane colpito dal la frequenza con cui nei loro deliri e nelle loro allucinazioni compaiono simboli universali. Questa scoperta gli fa presumere che esista una dimensione dellinconscio non individuata da Freud. Come il proprio maestro, Jung svolge unesplorazione degli strati pi profondi del proprio inconscio analizzando i propri sogni e le fantasie prodotte -in un particolare stato psichico chiamato dallo psichiatra immaginazione attiva. Jung scopre cos che esistono due dimensioni dellinconscio: linconscio personale e linconscio collettivo. La personalit consta di un certo numero di istanze e sistemi separati ma interagenti. I principali sono: l' Io (parte cosciente), l'Inconscio Personale e i suoi Complessi, l'Inconscio Collettivo e i suoi Archetipi, la Persona, l'Animus e l'Anima, l'Ombra. Linconscio personale costituito soprattutto dalle immagini, dalle idee e de pensieri che costituiscono i complessi. Linconscio collettivo

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costituito dagli archetipi che derivano dallesperienza collettiva della specie. Essi si esprimono mediante singole rappresentazioni c uno stesso motivo che, pur nelle loro variazioni individuali, continuano a derivare dal medesimo modello fondamentale. Gli archetipi (per Jung immagini primarie comuni a tutti gli uomini) sono ereditari, universali, come gli istinti per gli animali, e si esprimono attraverso immagini e simboli (per esempio le immagini relative al sole, allacqua. fuoco e alla terra nei loro caratteri simbolici) che si ritrovano in tutte le culture, miti, nelle leggende e nelle religioni. Tali simboli riguardano i temi fondamentali la vita (lamore, lodio, lesperienza del sacro, il bene e il male ecc.) e il senso attribuito dagli uomini. Gli archetipi influenzano profondamente la nostra vita psichica. Essi sono: ANIMA E ANIMUS l'archetipo femminile nell'uomo detto anima, quello maschile nella donna animus. OMBRA costituito dagli istinti animali ereditati dall'uomo nella sua evoluzione. Di conseguenza l'ombra simboleggia il lato animale della natura umana. PERSONA la persona una maschera che l'individuo porta per rispondere alle esigenze delle convenzioni sociali. E' la funzione assegnatagli dalla societ, cio il compito che essa attende da lui. Questa maschera spesso nasconde la vera natura dell'individuo. La persona la personalit pubblica, quegli aspetti che si palesano al mondo o che l'opinione pubblica attribuisce all'individuo, in opposizione alla personalit privata che esiste dietro alla facciata sociale. Per Jung nel sogno si riflettono tutte le attivit mentali delluomo. Il desiderio solo un aspetto del sogno che comprende anche progetti, ricordi, ricapitolazioni simboliche della vita del sognatore, avvertimenti dellinconscio e perfino intuizioni

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scientifiche. Il sogno pone al sognatore interrogativi che coinvolgono sia il passato sia il presente e, sotto forma di progetti possibili, anche il futuro. Ridurre il sogno alla soddisfazione di un desiderio , per Jung scambiare la parte per il tutto, come se di una casa si considerasse solo la facciata e non lintero edificio. Il criterio fondamentale che regola lattivit onirica il principio della compensazione. Limmaginazione onirica compensa, con le sue rappresentazioni simboliche, ci che il pensiero conscio non evidenzia sufficientemente. I tipi psicologici Jung elabora una descrizione della personalit nota come teoria dei tipi psicologici. I due caratteri pi generali della personalit sono lestroversione e lintroversione. Lestroverso rivolge la propria attenzione alla realt esterna. Lintroverso concentra invece il proprio interesse sui processi psichici interiori. Introversione ed estroversione coabitano nella stessa persona e un individuo pu m strare in certe fasi della sua vita una maggiore estroversione e in unaltra una maggiore introversione; nel primo caso la persona orienta la propria attenzione pi sui fatti e le persone del mondo esterno, nel secondo pi preso dai propri pensieri e sentimenti. Vi sono poi persone maggiormente caratterizzate dallintroversione o dallestroversione per tutta la vita. Psicolgogia umanistica La Psicologia Umanistica (che ha fra i suoi principali interpreti Maslow e la sua teoria dei bisogni e delle motivazioni e Rogers e la teoria dellautorealizzazione del S ), amplia il campo di osservazione dellessere umano introducendo una serie di

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atteggiamenti che la caratterizzano:1. attenzione alla persona, intesa come complesso unitario bio-psico-sociale; 2. interesse su aspetti diversi dell esperienza umana come la libert di scelta e la creativit; 3. valorizzazione della dimensione etica della persona ed interesse allo sviluppo delle potenzialit latenti;4. spostamento dell'interesse dall uomo malato alluomo sano e rovesciamento dei concetti di salute e di malattia. Il metodo della Psicologia Umanistica olistico (in biologia l'olismo la teoria secondo la quale l'organismo non la semplice somma delle parti che lo compongono, ma una totalit a essa superiore) e dinamico con una concezione della persona intesa come unit bio-psico-sociale: lobiettivo la comprensione del soggetto nella sua totalit individuale, lorganismo un agente attivo che entra in un complesso sistema di relazioni con il mondo, per cui non si pu comprenderne un singolo comportamento se non si conosce la sua storia personale, le sue aspirazioni, se non si colgono, cio, la sua visione del mondo e la sua struttura esistenziale. Limpianto teorico della Psicologia Umanistica produce degli apporti innovatori anche nella pratica clinica, introducendo un nuovo modo di fare psicoterapia in cui il ruolo del terapeuta non pi quello del tecnico-riparatore di una disfunzione, ma piuttosto una sorta di terapeuta-filosofo che guida il processo di riorganizzazione dell intera esistenza attraverso lindividuazione di un nuovo senso della vita e attraverso la costruzione di un progetto di vita pi autentico. Lo psicoterapeuta riconosce nel cliente non solo un essere umano al quale rapportarsi con rispetto ed empatia, ma anche una persona che pu essere per se stessa lo strumento migliore di esperienza e di crescita. Ancora oggi la Psicoterapia Umanistica fornisce unesperienza emozionale correttiva rispetto alle esperienze

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patogene del passato in direzione di pi positivi sviluppi futuri. Si tratta di una psicoterapia in cui la funzione del terapeuta quella di creare unatmosfera di empatia, dove trova spazio non tanto uninterpretazione quanto una chiarificazione in cui si lascia lavorare il cliente nel suo percorso di rivalutazione ed espressione di s. Per Abraham Maslow la malattia non che lesito dellimpoverimento e della frustrazione della natura umana. Dopo aver iniziato la propria carriera come psicologo sperimentale, si interess in seguito al problema della motivazione di cui propose un interpretazione olistico-dinamica. In Motivazione e Personalit (1974) elabor una classificazione gerarchica delle motivazioni (la piramide dei bisogni) che dai bisogni primari e fisiologici (cibo, acqua, impulsi sessuali ecc.) giunge a quelli superiori di ordine etico-cognitivo (appartenenza, stima, sicurezza, amore ecc.). Solo dopo aver appagato i bisogni elementari, lindividuo riesce ad esprimere esigenze di livello superiore, al culmine delle quali Maslow colloca il bisogno di autorealizzazione che corrisponde alla piena attivazione delle potenzialit umane, e come precisa lAutore al desiderio di divenire sempre pi ci che idiosincrasicamente si , al desiderio di divenire tutto ci che si capaci di diventare. Con il raggiungimento della vetta della piramide si ottiene unefficace percezione della realt, una spontaneit ed un accettazione di s e degli altri; si ottiene unautonomia rispetto al mondo culturale e sociale, si sviluppa un senso filosofico dellumorismo, si vivono esperienze emotivamente intense. La creativit, inoltre, rappresenta un peculiare elemento di chi raggiunge lautorealizzazione, essa riflette una spiccata sensibilit e apertura verso la realt. L autorealizzazione fondamentalmente un

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termine comprensivo di tutte le qualit umane nella direzione dellintegrazione e dellunit. Pur non praticando primariamente la psicoterapia, il pensiero di quest Autore ebbe in questo campo delle ripercussioni positive, in quanto si guard alla psicopatologia come ad una mancata e reiterata non soddisfazione dei bisogni emergenti nel corso dello sviluppo. Pertanto apr alla clinica una lettura pi ampia del disagio umano, visto non pi con atteggiamento oggettivistico o limitato allinterpretazione del sintomo, ma collocando, invece, questultimo nella storia evolutiva dellindividuo in rapporto con i propri bisogni. Carl Rogers La concezione di Carl Rogers sostenuta da una greandefiducia nelle possibilit dell uomo di riscattarsi dai condizionamenti della natura e della societ e perci di ambire alla realizzazione di tutte le potenzialit che abitano in lui. La pratica clinica costituisce la fonte principale da cui scaturisce la sua elaborazione sul funzionamento psichico delluomo permeata di ottimismo e di una visione organismica della natura umana che lo condusse a rifiutare lipotesi psicoanalitica del conflitto di natura sessuale. Ogni individuo vive in un mondo di esperienze di cui il centro e all interno del quale cerca la soddisfazione dei propri bisogni; dallinterazione con il mondo dell esperienza si costituisce il S, che unorganizzazione dinamica che consente di acquisire i valori ambientali che possono essere in accordo o in disaccordo con la tendenza del proprio organismo ad attualizzarsi secondo le proprie valutazioni. Quanto maggiore lincongruenza tra il proprio processo organismico di valutazione e i valori esterni introiettati (acquisiti interiormente), tanto maggiore sar l area conflittuale e la difficolt ad essere pienamente se stessi, mentre l individuo tanto pi sano, quanto pi il suo S dinamico e

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capace di sostituire il suo sistema di valutazioni in base al fluire dell esperienza. Il nome di Rogers rimane comunque legato ai Gruppi d Incontro e alla terapia centrata sul cliente, non direttiva. Interessante sottolineare l utilizzo del termine cliente in sostituzione di quello di paziente, ci ad indicare la condizione di parit in cui si svolge il dialogo terapeutico dove il terapeuta non si pone nel ruolo di esperto o di possessore di un sapere oggettivo in grado di stabilire ci che sano e ci che malato e dove il cliente non subisce uninterpretazione che gli giunge dall esterno o da un impianto teorico precostituito, ma esprime il suo stato di incongruenza, partendo dal quale solamente pu diventare davvero se stesso lungo le linee di sviluppo dei propri vissuti esperenziali, attivando le proprie capacit espressive e di autoguarigione. Tali lineamenti teorici presenti alla base dellapproccio psicoterapeutico determinarono conseguentemente anche un cambiamento nel setting: non pi il tavolo del medico, n il distaccato lettino psicoanalitico, ma un rapporti terapeuta/agevolatore e del paziente/cliente. Rogers individua alcune condizioni che consentono di condurre il paziente verso la strada del cambiamento attraverso un processo di facilitazione di lettura della realt e dei propri vissuti esperenziali che avviene grazie allatteggiamento umano ed empatico del terapeuta:congruenza personale: il terapeuta non interpreta alcun ruolo e rivela una congruenza tra limmagine cosciente di s e ci che sperimenta organismicamente; spontaneit e genuinit: sono caratteristiche fondamentali per instaurare un clima di fiducia reciproco che contribuisce a creare un rapporto terapeutico favorevole alla guarigione del cliente; accettazione incondizionata: il terapeuta accetta pienamente il cliente, non direttivo e non si impone su di lui e si astiene

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dallesprimere giudizi o di spingerlo al cambiamento; comprensione empatica: il terapeuta si mette nei panni dellaltro. Epistemologia genetica Jean Piaget (1896-1980) Nellopera di Piaget lo studio dello sviluppo psichico infantile si inquadra in una problematica pi ampia, in parte gi prospettata da Baldwin, relativa alla genesi della conoscenza umana e al rapporto tra la mente e il mondo esterno. Secondo lepistemologia genetica elaborata da Piaget la conquista delle modalit adulte di conoscere non immediata, ma procede per stadi successivi, ciascuno dei quali svolge un ruolo necessario e ineludibile per la progressiva ristrutturazione del loro funzionamento. Secondo la definizione di Piaget lepistemologia genetica si occupa della formazione e del significato della conoscenza e dei mezzi attraverso i quali la mente umana passa da un livello di conoscenza inferiore ad uno giudicato superiore. Non compito degli psicologi decidere quale conoscenza sia inferiore ma loro compito, piuttosto, spiegare come avviene il passaggio dalluna allaltra. La natura di questi passaggi, che sono storici, psicologici e talvolta anche biologici, un problema reale. Lipotesi fondamentale della epistemologia genetica che ci sia un parallelismo tra il progresso compiuto nellorganizzazione razionale e logica della conoscenza e i corrispettivi processi psicologici formativi. Con Piaget fu portata a compimento la scoperta di una mente infantile, intravvista e approssimativamente abbozzata gi negli ultimi decenni dellOttocento, ma mai indagata sistematicamente. Piaget comp una serie incredibile, per numero ed originalit, di ricerche su bambini, aprendo un varco definitivo per accedere al mondo

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cognitivo infantile, proprio negli stessi anni in cui la psicoanalisi si poneva il problema dellanalisi infantile per svelare direttamente il mondo psicodinamico infantile. Infine, con Piaget, lindagine sullo sviluppo psichico non pi la raccolta di aneddoti e la registrazione di fatti sporadici, ma diviene unimpresa sistematica, fondata su metodologie precise e su presupposti teorici rigorosi. Il metodo clinico Piaget us nelle sue ricerche metodi non propriamente sperimentali, bens metodi quasi-sperimentali e in particolare il metodo clinico. Piaget si oppose da una parte al metodo dei test e, dallaltra, a quello dellosservazione pura. I test (o reattivi) permettono, per Piaget, di accertare in molti bambini una serie di conoscenze e comportamenti rispetto a domande e compiti uguali per tutti; ma la procedura rigida, deve seguire certe tappe uguali per tutti, senza consentire di ampliare e aggiustare le domande e i compiti in modo da mettere in evidenza il reale percorso mentale e le effettive strategie mentali di ciascun bambino. Anche losservazione pura, per Piaget, non sufficiente per lo studio della mente del bambino, perch questi lasciato libero nei suoi comportamenti senza la possibilit di manipolarli per poter cogliere ci che lo psicologo avverte come retrostante a tali pensieri e comportamenti. Cos Piaget individu il metodo per eccellenza della psicologia infantile nel metodo clinico nel quale losservazione si lega alla sperimentazione. Lo sviluppo della mente Piaget ha studiato lo sviluppo della mente come un processo di continua riorganizzazione realizzatosi nellinterazione tra la mente e lambiente. La psicogenesi si delineava come una

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evoluzione - a partire dalla nascita del bambino - da strutture mentali semplici, fondate sullazione a strutture sempre pi complesse, fondate sul pensiero. Lungo questo sviluppo la mente assolve lo stesso ruolo delle altre strutture dellorganismo come sistema di adattamento allambiente, dapprima in forma subalterna alle strutture biologiche e poi sempre pi con una funzione egemone rispetto a queste. Ladattamento avviene attraverso due processi fondamentali, lassimilazione e laccomodamento. Lassimilazione permette allorganisrno di incorporare nelle sue strutture gli elementi dellambiente esterno; laccomodamento produce invece un cambiamento in tali strutture per gli effetti dellassimilazione. Tra assimilazione e accomodamento si realizza un equilibrio che consente la riorganizzazione delle strutture mentali e il loro sviluppo ontogenetico. Ladattamento un equilibrio tra lassimilazione e laccomodamento. Questa definizione si applica anche allintelligenza. Lintelligenza infatti assimilazione in quanto incorpora nei propri quadri tutto il dato dellesperienza. Sia che si tratti del pensiero che, grazie al giudizio, riconduce il nuovo al noto riducendo cos luniverso alle proprie nozioni, sia che si tratti dellintelligenza senso-motoria che pure struttura le cose percepite riconducendole ai propri schemi, in ogni caso ladattamento intellettuale comporta un elemento di assimilazione, ossia di strutturazione mediante lincorporazione della realt esteriore in forme dovute allattivit del soggetto. In breve, ladattamento intellettuale, come ogni altro addttamento, il costituirsi progressivo di un equilibrio fra un meccanismo assimilatore e un accomodamento complementare. Le principali categorie a cui ricorre lintelligenza per adattarsi al mondo esteriore lo spazio e il tempo, la causalit e la sostanza, la classificazione e il numero, ecc. corrispondono ciascuna a un

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aspetto della realt, cos come gli organi del corpo sono relativi ciascuno a un caratter speciale dellambiente; ma otre ad adattarsi alle cose, esse sono implicate le une alle altre, a tal punto che impossibile isolarle logicamente. Per Piaget lo sviluppo mentale del bambino si dispiega dallinfanzia alladolescenza in vari stadi. Nelle linee essenziali, le caratteristiche di questi stadi sono le seguenti. Nel periodo senso-motorio, il bambino sviluppa progressivamente le proprie modalit di interazione con lambiente. Passa dalluso esclusivo dei rifiessi (succhiare, piangere, ecc.) alle prime coordinazioni visuo-motorie. Nel primo mese di vita la percezione e il movimento sono funzioni scoordinate. Il bambino vede un oggetto, ma non sa afferrarlo. Successivamente, organizza le due funzioni separate, dapprima secondo una sequenza fissa e poi in modo sempre meno rigido per adattare le proprie azioni alle varie condizioni ambientali. II bambino apprende tra i 4 e gli 8 mesi che gli oggetti sono entit separate da lui e che questi oggetti continuano a esistere anche se scompaiono dal campo visivo: la permanenza delloggetto preceduta dalla permanenza della persona: il bambino verifica che la madre si allontana da lui, ma poi ritorna; unentit che scompare momentaneamente ma continua a esistere. Il bambino si forma cos delle immagini delle persone o degli oggetti che non percepisce direttamente. La mente pu allora operare mediante rappresentazioni interne che non necessitano di una corrispondenza immediata con oggetti e persone. Nello stadio preoperatorio, va dai 2 ai 7 anni circa. In una prima fase (fino ai 4 anni circa), denominata fase preconcettuale, il bambino sviluppa ulteriormente le rappresentazioni interne degli oggetti esterni. Ad esempio, comincia a classificare gli oggetti in

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categorie secondo alcune propriet (colore, grandezza, ecc.). La capacit di classificazione si sviluppa notevolmente dopo i 4 anni. Una caratteristica importante della fase preconcettuale il gioco simbolico. Il bambino usa nel gioco un oggetto (sedia) al posto di un altro oggetto (cavallo). Loggetto perde il suo significato reale e acquista quello prodotto dalla mente del bambino. Nella fase (dai 4 ai 7 anni), denominata fase del pensiero intuitivo, il bambino sviluppa le operazioni mentali di classificazione e seriazione degli oggetti. Pu raggruppare facilmente gli oggetti secondo le loro propriet fisiche (colore, grandezza, forma) o la loro classe di appartenenza (animali, piante, cose da mangiare, ecc.). Pu ordinare quegli stessi oggetti in una serie, dal pi grande al pi piccolo e viceversa. Nello stadio delle operazioni concrete (dai 7 agli 11 anni), [...] il bambino sa compiere operazioni mentali sugli oggetti usando i concetti di numero, peso, volume, ecc. sempre per riferendosi a oggetti concreti, persone o cose. Fondamentale lacquisizione in questo stadio del principio di conservazione. Nello stadio preoperatorio il bambino valuta le propriet fisiche degli oggetti secondo la loro apparenza. Egli ritiene, ad esempio, che il liquido contenuto in un recipiente stretto e lungo sia di pi di quello contenuto in un recipiente largo e basso, anche se ha visto che si tratta dello stesso liquido travasato da un recipiente allaltro. Nello stadio delle operazioni concrete il bambino riconosce invece che la quantit conservata indipendentemente dalla forma assunta. Nello stadio delle operazioni formali (dai 12 ai 15 anni) si completa lo sviluppo mentale del bambino. Egli pu compiere operazioni mentali indipendentemente dal riferimento a oggetti o persone concrete, usando concetti e simboli. Pu affrontare la soluzione di problemi scientifici, introducendo il metodo ipotetico-deduttivo

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(formula unipotesi, ne deduce le conseguenze sul piano teorico e sperimentale ed esegue lesperimento per verificare lipotesi). Cognitivismo La seconda met degli anni 50 vide non solo il fiorire di nuove impostazioni teoriche e procedure sperimentali per lo studio dei processi cognitivi, ma anche la diffusione di una prospettiva differente da quella dominante negli Stati Uniti, quella comportamentistica: la prospettiva della psicologia cognitiva o del cognitivismo. Tra il 1956 e il 1960 uscirono i seguenti libri o articoli fondamentali, relativi a tali ambiti disciplinari diversi: 1956: A study of thinking di J.S. Bruner e altri; 1956: articolo di G.A. Miller sulla memoria a breve termine (il magico numero sette); 1957: Syntactic structures di N. Chomsky; 1958: Perception and communication di D.E. Broadbent; 1958: The computer and the brain di J. von Neumann; 1958: articolo di A. Newell, J.C. Shaw e H.A. Simon sul problem solving; 1959: articolo di J.Y. Lettvin, H.R. Maturana, W.S. McCulloch e W.H. Pitts su che cosa dice locchio della rana al cervello della rana; 1960: saggio del filosofo H. Putnam su Minds and machines; 1960: Plans and the structure of behavior di G.A. Miller, K. Pribram e E. Galanter; 1960: articolo di G. Sperling sulla memoria iconica. Oltre allimpostazione interdisciplinare, la psicologia cognitiva era caratterizzata da altri aspetti che la differenziavano dal comportamentismo. In primo luogo, si interessava appunto dei processi cognitivi (la percezione, lattenzione, la memoria, il linguaggio, il pensiero, la creativit), che erano stati trascurati dai comportamentisti o considerati come dei prodotti dellapprendimento. A questi processi veniva riconosciuta sia unautonomia strutturale sia una interrelazione e interdipendenza reciproche. In Perception and communication

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(1958), lo psicologo inglese Donald E. Broadbent ipotizzava che linformazione fosse recepita (da strutture devolute allanalisi sensoriale), filtrata (in base al meccanismo dellattenzione divenuto noto come filtro di Broadbent) e trasmessa ad altre strutture per limmagazzinamento in memoria e altre codificazioni. Questa elaborazione si sarebbe verificata secondo una sequenza stadio per stadio. La mente era quindi concepita - e questa unaltra importante caratteristica della psicologia cognitiva - come un elaboratore di informazione che ha unorganizzazione prefissata di tipo sequenziale e una capacit limitata di elaborazione lungo i propri canali di trasmissione. L'articolo di George Miller del 1956, The magical number seven illustra bene gli interessi ed il linguaggio del cognitivismo. L'autore, in base a dati sperimentali, mostra che siamo in grado di elaborare circa sette pezzi di informazione contemporaneamente (7 2, a seconda del tipo di stimoli e del compito). L'analisi di Miller usa i termini dell'elaborazione di informazioni, dicendo che la capacit degli esseri umani come canali di trasmissione`e di circa 2.5 bit. Miller considerava poi alcune strategie cognitive con cui cerchiamo di superare questo nostro limite. Per esempio, raggruppando le lettere in parole siamo in grado di ricordarne un numero molto maggiore. Miller espresse queste strategie col termine ricodifica dell'informazione. Miller non propone una teoria per questi fatti, ma usa il linguaggio dell'informazione per sistematizzare i dati esistenti ed inquadrarli in una cornice teorica comune. Nel 1967 usc il libro dello psicologo statunitense Ulric Neisser, Psicologia cognitiva, riassuntivo dei risultati e le conclusioni dei primi dieci anni di ricerche. L'assunto di base che l'organismo nel corso dell'evoluzione si dotato di sistemi sempre pi economici e adeguati che consentono un'analisi diretta e immediata della

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realt. Donald E. Broadbent (Perception and Communication, 1958) ipotizza che l'informazione percettiva viene selezionata attraverso i meccanismi dell'attenzione e successivamente inviata ad altre strutture per essere memorizzata e sottoposta ad ulteriori elaborazioni. La psicologia cognitiva oggi una scienza fortemente multidisciplinare, che si avvale dei metodi, degli apparati teorici e dei dati empirici di numerose altre discipline, come la linguistica, le neuroscienze, le scienze sociali e della comunicazione, la biologia, l'intelligenza artificiale e l'informatica, la matematica, la filosofia e la fisica. Lanalogia tra mente e calcolatore era basata sulle nozioni di informazione, canale, sequenza di trasmissione ed elaborazione dellinformazione, strutture di entrata (input) e uscita (output) dellinformazione dallelaboratore, strutture di memoria. Per spiegare tale organizzazione si diffuse luso di diagrammi di flusso, formati da unit (scatole) aventi ciascuna compiti definiti (percezione, attenzione, ecc.) e da vie di comunicazione. Un altro aspetto importante del cognitivismo fu laccentuazione del carattere finalizzato dei processi mentali. Il comportamento veniva ora concepito come una serie di atti guidati dai processi cognitivi ai fini della soluzione di un problema, con continui aggiustamenti per garantire la migliore soluzione. La nozione di retroazione (feedback) sviluppata dalla cibernetica divenne centrale in questa coneezione del comportamento orientato verso una meta. Il libro Plans and the structure of behavior, apparso nel 1960, di Miller, Galanter e Pribram rappresent unautentica svolta nella rappresentazione del comportamento (termine che in effetti significava mente, ma era ancora conservato come retaggio del morente comportamentismo): il comportamento era visto come il prodotto di una elaborazione della informazione, quale compiuta da un calcolatore, per lo svolgimento di un piano utile

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alla soluzione di un problema. Il comportamento non era quindi lepifenomeno di un arco riflesso (input sensoriale-elaborazioneoutput motorio), ma il risultato di un processo di continua verifica retroattiva del piano di comportamento secondo lunit TOTE (test-operate-text-exit): latto finale (exit) non consegue direttamente ad un input sensoriale o a un comando motorio, ma il risultato di precedenti operazioni di verifica (test) delle condizioni ambientali, di esecuzioni (operate) intermedie e dinuove verifiche (test). Nel 1967 usc il libro dello psicologo statunitense Ulric Neisser Cognitive psychology, nel quale venivano sintetizzate le ricerche condotte nei dieci anni precedenti secondo la prospettiva che fu definitivamente chiamata cognitivistica. Il primo manuale universitario in cui si esponeva la psicologia secondo lorientamento cognitivistico fu quello di Peter H. Lindsay e Donald A. Norman, Human information processing, pubblicato nel 1972. Nel 1970 cominci la pubblicazione della rivista Cognitive Psychology e nel 1971 di Cognition, i periodici pi diffusi del cognitivismo. La letteratura sperimentale sui processi cognitivi crebbe a dismisura sostituendo le prospettive passate con la nuova prospettiva: ad esempio, nello studio della percezione limpostazione fenomenologica e gestaltista trovava un numero sempre minore di sostenitori, cos come accadeva per lo studio dellapprendimento e della memoria, precedentemente campo privilegiato di indagine del comportamentismo. La prospettiva cognitivistica si diffuse inoltre anche nel campo della psicologia sociale e della psicopatologia. comprensibile quindi che nei primi anni 70 si parlasse ormai di rivoluzione cognitivistica nella ricerca psicologica. Alla met degli anni 70 ebbe inizio unopera di revisione teorica e metodologica allinterno del cognitivismo che arriv fino ad una autocritica su quanto era stato acquisito negli

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ultimi dieci anni. Fu nuovamente Ulric Neisser, con il libro Cognition and reality. Principles and implications of cognitive psychology (1976), a riassumere gli aspetti problematici essenziali emersi nella letteratura psicologica cognitivistica. Era evidente - affermava Neisser - che il cognitivismo aveva apportato nuovi e importanti contributi alla comprensione dei processi cognitivi, ma allo stesso tempo era degenerato in una miriade di esperimenti e di modelli privi spesso di effettivo valore euristico. Si trattava di modelli generalmente relativi a situazioni di laboratorio e non estrapolabili a situazioni di concreto funzionamento della mente nella vita quotidiana; inoltre avevano un interesse pi teorico che applicativo. In buona parte erano gli stessi aspetti negativi che i cognitivisti avevano rimproverato al comportamentismo. La impostazione ecologica di Gibson aveva avuto una prima diffusione nella seconda met degli anni 60 e che sarebbe stata rilanciata nel 1979 con luscita del libro The ecological approach to visual perception. La concezione cognitivistica di una costruzione della realt esterna da parte della mente, secondo unorganizzazione sequenziale dellelaborazione dellinformazione, stadio per stadio, era criticata in base allassunto che lorganismo nel corso dellevoluzione si dotato di sistemi sempre pi economici e adeguati che consentono unanalisi diretta e immediata della realt. Se la metafora della mente come calcolatore aveva comportato che si pensasse alla mente come una macchina auto-dotata di sistemi di elaborazione dellinformazione e indipendente dallambiente, lapproccio ecologico ribadiva il carattere funzionale della mente, incorporata in un organismo a sua volta in continua interazione con lambiente esterno. Il richiamo alla validit ecologica degli esperimenti cognitivistici (essi devono poter simulare in laboratorio delle situazioni reali della vita quotidiana); la critica

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alla modellistica dei microprocessi e micromodelli allinfinito (le unit di elaborazione contenevano delle sotto-unit di elaborazione, e queste a loro volta delle altre sotto-unit, e cos via, come nelle bambole russe); lesigenza di introdurre nel flusso dellelaborazione dellinformazione processi relativamente trascurati, come la coscienza e la produzione di immagini; le innovazioni nel campo dellinformatica e della simulazione su calcolatore dei processi mentali; le nuove acquisizioni nel campo delle neuroscienze; tutti questi furono elementi fondamentali che attenuarono linteresse per il cognitivismo gi nei primi anni 80.

Scienza cognitiva Con lespressione scienza cognitiva si fa riferimento ad un ambito multidisciplinare di ricerca, consolidatosi intorno alla met degli anni settanta del secolo scorso, rivolto ad indagare la natura dei processi cognitivi avvalendosi dellapporto di psicologia, neuroscienze, linguistica, intelligenza artificiale, filosofia della mente. Lelemento unificante di queste discipline costituito dalla convinzione che i processi cognitivi possano essere spiegati attraverso modelli computazionali, cio modelli che descrivono la cognizione in termini di elaborazione della informazione. A partire dalla met degli anni ottanta, con l'emergere dei modelli connessionisti e poi delle ricerche sulla cognizione situata e sulla vita artificiale, si creata all'interno di questo programma di ricerca una netta divaricazione di indirizzi: un primo indirizzo, la scienza cognitiva classica, pur utilizzando anche i nuovi strumenti di ricerca, ha continuato a ritenere che la struttura portante dei processi mentali possa essere determinata da modelli che astraggono rispetto al substrato neurale che caratterizza gli

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organismi umani. Un secondo indirizzo, lascienza cognitiva post-classica), insistendo con molta pi determinazione sull'uso dei nuovi modelli, ha sostenuto che lo studio dei processi mentali non pu in alcun modo astrarre rispetto al substrato neurale che li esprime e al contesto ambientale in cui essi si collocano. Nel 1978 Miller vi include psicologia, filosofia, linguistica, antropologia, intelligenza artificiale (oggi si aggiungono anche le neuroscienze). L'analogia tra mente e computer e il vocabolario dell'informazione rimangono temi centrali, se possibile ancora di pi che nel cognitivismo. Herbert Simon definisce nel 1980 i compiti della scienza cognitiva come la spiegazione delle complesse capacit umane individuando i processi elementari di elaborazione dell'informazione e la loro organizzazione e connettendoli con i loro substrati neurali. La scienza cognitiva si occupa dei sistemi di elaborazione di informazione, indipendentemente dalla loro costituzione fisica (essere umano, calcolatore elettronico o altro). Il calcolatore potenzialmente equivalente alla mente stessa, vista come un software molto raffinato che gira su hardware organico. L'idea che tutti i sistemi intelligenti possono esser studiati dal punto di vista dell'elaborazione dell'informazione; le differenze di costituzione fisica sono irrilevanti. Questa idea si appoggia su due considerazioni: 1. nei calcolatori, il software indipendente dall'hardware; 2. l'intelligenza vista come una propriet dei programmi, del software e non dell'hardware. Una caratteristica sostanziale dei programmi per computer di essere descrivibili in termini delle loro funzioni. Non solo un programma ha una funzione, ma composto da sottoparti ognuna

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delle quali assolve una funzione. Si pu ragionare su queste funzioni anche senza sapere come raggiungono il loro scopo in concreto. Le stesse funzioni possono essere descritte in molti linguaggi di programmazione e girare su molti hardware diversi, ma rimangono sempre se stesse. Anche il cervello, in scienza cognitiva, rientra in questa cornice concettuale. Potenzialmente, pu contenere le stesse funzioni dei programmi per computer, anche se programmate diversamente.

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