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Cos’è la Psicologia

Il termine Psicologia è formato da due parole di origine greca: psiche, che significa “anima”
e logos ovvero “discorso”. Il significato moderno attribuito a psiche è “mente” e quello di logos è
“scienza”: letteralmente la Psicologia altro non è che “la scienza della mente”.
La Psicologia è, dunque, la scienza che studia i comportamenti, la personalità, la mente e i
processi mentali sottostanti (emozione, percezione, intelligenza, pensiero, memoria, apprendimento,
etc) che ci permettono di interagire e di adattarci al mondo circostante.
Entrando nel dettaglio, la mente si riferisce alla nostra personale esperienza interiore,
all’incessante flusso di coscienza fatto di percezioni, pensieri, ricordi ed emozioni. Il
comportamento designa, invece, le azioni osservabili degli esseri umani. La Psicologia si propone di
indagare cosa permette alla mente di funzionare con tanta efficacia nel mondo, consentendoci di
portare a termine operazioni banali come allacciarsi le scarpe, eccezionali come mandare gli
astronauti nello spazio, o perfino sublimi come dipingere capolavori. Ma anche comprendere perché
talvolta la mente funziona in maniera inefficiente, inducendoci a commettere errori di ragionamento
e di giudizio, cadere in inganni percettivi oppure essere preda di vuoti di memoria.
Nelle sue indagini, lo Psicologo non si basa su esperienze personali che, proprio poiché
soggettive, risulterebbero incomplete, unilaterali e poco significative, ma si trova piuttosto a
ricorrere a un metodo scientifico, che gli permette di giungere a conclusioni generalizzabili. La
Psicologia, infatti, procede per ipotesi e per successive verifiche: la ricerca su un determinato
fenomeno prende avvio dalla raccolta sistematica di evidenze empiriche (fondate sull’esperienza)
che confermino o meno l’ipotesi e che potranno essere accertate anche da studi successivi
giungendo ai medesimi esiti.

Prima della Psicologia

I tratti della natura umana sono presenti alla nascita oppure si sviluppano attraverso
l’esperienza? Questo è il primo quesito a cui la Psicologia cerca di fornire risposte. Si tratta di una
domanda che ha origini antiche e che rientra nell’eterno dibattito sulla questione natura-cultura. Una
parentesi storica che fonda le sue radici nella Filosofia.
Il filosofo greco Platone (428-348 a.C.) riteneva che si ereditassero carattere e intelligenza e
che certe idee fossero innate. Secondo Aristotele (384-322 a.C.), invece, non vi sarebbe nulla nella
mente che non sia stato mutuato dal mondo esterno attraverso i sensi. Nel diciassettesimo secolo i
filosofi europei riaccesero il dibattito. John Locke sosteneva che la mente fosse “un foglio bianco
su cui l’esperienza scrive”. René Descartes (Cartesio, secondo l’uso italiano) non concordava,
ritenendo che alcune idee fossero innate. Nel 1859 la visione di Descartes venne suffragata da un
curioso naturalista, Charles Darwin, autore del celebre saggio On the Origin of Species (Sull’origine
della specie) che si sofferma sull’analisi del processo evolutivo della selezione naturale. Fra le tante
variazioni causali la natura seleziona i tratti che, in un particolare ambiente, rendono un organismo
più capace di sopravvivere e di riprodursi. Il principio della selezione naturale di Darwin è ancora
valido, oltre 150 anni dopo la sua formulazione.

La nascita della Psicologia scientifica

La Psicologia, come scienza distinta dalla Filosofia, nacque presso l’Università di Lipsia, in
Germania, grazie agli studi allora innovativi di Wilhelm Wundt. Questo autore è considerato
universalmente il Padre della Psicologia moderna per l’importante contributo dato alla costruzione
sistematica di una Psicologia sperimentale basata su esperienze dirette e su rigorose misure
matematiche. Il celebre Fisiologo tedesco fondò proprio nel 1879 il primo Laboratorio di Psicologia
sperimentale a Lipsia.
Oggetto di studio della Psicologia per Wundt è l’esperienza diretta o immediata così come si
presenta alla coscienza del soggetto. Compito del ricercatore è di individuare le strutture di base (gli
atomi) della mente, proprio come il chimico analizza le più piccole particelle della materia. Per tale
motivo il suo modo di procedere è passato alla storia con il nome di “chimica mentale”.
Non è un caso che la Psicologia abbia avuto origine in Germania: la sua ascesa fu
influenzata dal clima sociale, politico ed economico dominante all’epoca, così come dalle capacità e
abilità degli studiosi tedeschi. Il sistema universitario tedesco stesso era ben organizzato attorno a
un corpo docenti dalla consolidata tradizione accademica. Le università ricevevano cospicui
finanziamenti a sostegno dei ricercatori desiderosi di ampliare le indagini scientifiche verso nuovi
ambiti. Contrariamente a studiosi francesi e inglesi, che invece adottavano un approccio filosofico
(più tradizionale) allo studio della mente umana, i tedeschi erano maggiormente aperti alla
possibilità che la psiche potesse essere studiata anche scientificamente. È in un clima come quello
descritto che Wundt condusse le sue prime ricerche in campo psicologico.
Nel giro di breve tempo, la nuova scienza della Psicologia si organizzò in differenti rami, o
scuole di pensiero, ciascuno avviato da pensatori d’avanguardia. Non esiste, pertanto, un approccio
unitario o universalmente accettato. Esistono piuttosto sia diversi livelli di analisi, sia diverse
metodologie di studio ed altrettanto differenti logiche d’interpretazione dei fenomeni.
Strutturalismo e Funzionalismo

Due delle prime scuole di pensiero furono lo strutturalismo e il funzionalismo.


Un allievo di Wundt, Edward Bradford Titchener, si propose di scoprire la struttura della
mente (da qui il nome di “Strutturalismo”). Egli impegnò alcune persone in quella che definì
“introspezione autoriflessiva” (letteralmente “guardarsi dentro”): invitò gli individui protagonisti
dello studio a riferire elementi della loro esperienza mentre odoravano una rosa, ascoltavano un
metronomo oppure assaggiavano un cibo.
Quali erano le sensazioni immediate, le immagini che si formavano nella mente, le emozioni
provate? E in che modo ognuno di questi elementi si correlava agli altri? Purtroppo, l’introspezione
si dimostrò alquanto inaffidabile. Richiedeva persone intelligenti e inclini a verbalizzare; inoltre i
risultati variavano da persona a persona e da esperienza a esperienza. Anche osservatori ben
addestrati fornivano analisi introspettive contraddittorie riguardo alle proprie esperienze coscienti,
rendendo così difficile concordare sugli elementi alla base dell’esperienza conscia. A dire il vero,
alcuni autori dubitavano che di fatto fosse possibile identificare tali elementi mediante la mera
introspezione. Il metodo introspettivo giunse così al suo declino e così pure lo strutturalismo. La
scienza richiede, infatti, osservazioni replicabili.
Il metodo di Wundt e colleghi non ha, pertanto, superato la prova del tempo. Anche se lo
strutturalismo è stato abbandonato, il contributo di questi studiosi rimane importante: ha favorito la
nascita della Psicologia come scienza sperimentale, indipendente dalla Filosofia; ha formato
numerosi psicologi, alcuni dei quali hanno creato i propri laboratori e hanno continuato a
promuovere questa nuova disciplina.
La seconda grande corrente nella psicologia è stato il funzionalismo, per gran parte una
reazione allo strutturalismo di Wundt. Il filosofo e psicologo William James riteneva che sarebbe
stato più proficuo prendere in considerazione le funzioni evolute dei nostri pensieri e sentimenti.
Sentire gli odori è ciò che fa il naso; pensare è ciò che fa il cervello. Ma perché naso e cervello
fanno queste cose? Sotto l’influsso delle teorie evoluzionistiche di Charles Darwin, James teorizzò
che il pensiero, come l’odorato, si fosse sviluppato perché era adattativo, ossia contribuiva alla
sopravvivenza dei nostri antenati. La coscienza di sé svolge una funzione: essa ci permette di
valutare il nostro passato, di adattarci al nostro presente e di progettare il nostro futuro. In quanto
funzionalista, James incoraggiò l’esplorazione di emozioni basilari, ricordi, forza di volontà,
abitudini e del flusso di coscienza momento per momento. Secondo James il pensiero non è fine a
se stesso, ma la sua funzione è quella di generare comportamenti adeguati.
Diversamente da quanto accade per lo strutturalismo, non vi fu una corrente di pensiero che
sostituì il funzionalismo.