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SOLUZIONE DEI

PROBLEMI E
CREATIVITÀ
La Psicologia della Gestalt

• Gli psicologi della Gestalt usano raramente il termine problem


solving e preferiscono parlare di “pensiero produttivo”.

• I Iproblemi studiati sono quelli per la cui soluzione occorre


vedere una nuova struttura cognitiva: si tratta di un
meccanismo di ristrutturazione degli elementi cognitivi in una
nuova totalità dotata di significato.

• Köhler (1921) condusse le prime ricerche sul comportamento


delle scimmie antropoidi in aperta polemica con le ricerche
sull’apprendimento di Thorndyke.
Thorndyke: apprendimento
per prove ed errori

Situazione sperimentale tipica


gabbia-problema
L’animale poteva effettuare una serie di
tentativi alla cieca, fino a trovare
casualmente l’uscita.

L’apprendimento procedeva gradualmente


per prove ed errori finché
il ripetuto esito positivo rendeva stabile
l’associazione tra
il comportamento ed il risultato:
legge dell’effetto.
Köhler:
apprendimento per intuizione
Situazione sperimentale tipica:
gli elementi necessari alla
soluzione del problema erano
presenti e visibili all’animale: la
soluzione è raggiunta quando si
coglie il nesso funzionale
che li connette.

Dai suoi esperimenti sono stati evidenziati


fenomeni psicologicamente rilevanti, come
l’impiego di strumenti e l’aggiramento: esempi
tipici di comportamento intelligente
Köhler non nega un apprendimento per prove ed
errori, ma riconosce l’importanza del momento in cui
l’animale ristruttura la situazione e percepisce
improvvisamente un oggetto esterno come soluzione
ad un suo problema (Einsicht). I tentativi diventano,
da quel momento, “produttivi” fino al raggiungimento
dell’obiettivo.
Paradigmi di ricerca e insight

L’insight indica il momento in cui la situazione si riorganizza


e diventa trasparente, quando cioè i suoi tratti essenziali
vengono colti chiaramente e direttamente (Kanizsa).
Esso non è la causa che porta alla ristrutturazione, ma la
conseguenza. Per effetto della ristrutturazione, la situazione
diventa trasparente e l’insight accompagna, ma non
produce la soluzione (Kanizsa).

L’insight, quindi, è
un concetto fenomenologico,
mentre la ristrutturazione è
il concetto esplicativo del fenomeno.
Wertheimer

La situazione problemica (che può portare ad una soluzione


erronea) nasce quando gli elementi di una struttura si
organizzano in maniera diversa da quella richiesta per
poter raggiungere con successo l’obiettivo.

L’attività di ristrutturazione è un modo nuovo di porre in


relazione le singole parti del campo cognitivo.
Esempio: area del parallelogramma
L’area del rettangolo si calcola moltiplicando
la base per l’altezza.
h
b

Adessso calcolate l’area di un parallelogramma.


A B

D C
I bambini riuscivano a risolvere il problema quando vedevano la figura
come un rettangolo storto o sbilenco. A B

D C
Il momento cruciale del processo risolutivo è
l’attimo in cui si passa dalla incomprensione alla
comprensione di una situazione data.

Questi sono i momenti in cui il pensiero


“lavora davvero produttivamente”.
Duncker

Attenzione a ciò che accade nell’arco di tempo tra la presentazione


del problema e il momento in cui il soggetto giunge alla soluzione.

Individuazione di metodi euristici per raggiungere la soluzione:


procedimenti di carattere generale caratterizzati dal tentativo di
variare intelligentemente elementi della situazione, in vista
dell’obiettivo.

Il grado di difficoltà del problema dipende dalla maggiore o minore


disponibilità degli elementi della situazione e dal grado di resistenza
che essi offrono alle trasformazioni necessarie affinché il problema
assuma una forma produttiva.

Fenomeno della fissità funzionale, ovvero la difficoltà a vedere un


oggetto con funzione diversa da quella normalmente svolta: la
fissità è un ostacolo alla ristrutturazione.
Esempio: problema delle candele

Soluzione: le tre scatole vengono fissate alla porta con una


puntina per fungere da sostegno alle candele
Discussioni teoriche sui concetti
di insight e fissità

Riformulazione del concetto di insight in


prospettiva cognitivista.

L’insight sembra richiedere almeno tre distinte


abilità nella soluzione dei problemi
Codifica selettiva

Quando si cerca di risolvere un nuovo problema si è


sopraffatti da molte informazioni inutili. L’insight ha
luogo quando ci si rende conto di quali sono le
informazioni da elaborare ulteriormente.
Combinazione selettiva

Spesso, quando dobbiamo risolvere un problema,


pur avendo tutti gli elementi della soluzione, non
riusciamo a individuarne i nessi reciproci e
funzionali. L’insight ha luogo quando riusciamo a
trovare un nuovo modo per combinarli.
Confronto selettivo

Quando risolviamo un problema usiamo spesso una


soluzione nella quale ci siamo imbattuti in passato.
L’insight ha luogo quando un confronto più
originale del solito porta ad una soluzione non
intravista prima.
Weisberg ed Alba (1981) ripresero il problema dei
nove punti di Maier: opinione diffusa era che questo
problema non fosse risolto facilmente a causa della
fissazione (tutti i tentativi vengono fatti all’interno
dell’area del quadrato dei punti). I due sperimentatori
contrariamente attribuirono la difficoltà del problema
alla mancata esperienza dei soggetti in questione.
Il problema dei nove punti

Collegare i nove punti con 4 segmenti di retta senza mai staccare


la matita da foglio e senza mai percorrere un tratto già percorso.
Secondo l’approccio gestaltista, infatti, una
volta rimossa la fissità, la soluzione emerge
tutta ad un tratto.

Weisber e Alba trovarono, invece, un alto


numero di insuccessi anche dopo che ai soggetti
veniva segnalato l’ostacolo
Serafini e Mosconi (1993)

Criticano questa argomentazione:


l’indicazione diretta non è il modo più efficace per
neutralizzare la fissazione, essendo un meccanismo
così ben strutturato che anche con precise
indicazioni non può essere superato. La fissazione è
debole nel momento in cui una persona ha meno
fiducia nel proprio metodo e cambia facilmente
direzione
Human information processing theory

La risoluzione di un problema è data


dall’interazione di 3 componenti essenziali:
Un sistema che elabora informazioni, in grado di ricevere, recuperare,
memorizzare informazioni ed elaborarle attraverso una ricerca
sequenziale procedendo un passo alla volta (step by step).
La percezione della situazione in termini di spazio del problema,
definito come sorta di visione generale relativa alla situazione iniziale
(stato dato) e alla situazione finale (stato meta) e i vari passaggi
interni.
L’ambiente del compito, cioè il modo in cui il problema viene
strutturato dallo sperimentatore. La struttura del compito influenza il
comportamento del solutore definendo le mosse lecite ed è
responsabile della rappresentazione che il soggetto si fa del problema.
L’essenza dell’attività cognitiva nella soluzione dei problemi
è la ricerca di tutti i possibili passaggi attraverso lo spazio
problemico (come la ristrutturazione per i gestaltisti).

La ricerca non è per prove ed errori, né intuitiva, ma avviene


attraverso una procedura euristica che riduca lo spazio
problematico ed che sia altamente economica.

Le euristiche sono espedienti che consentono di arrivare


rapidamente ad una soluzione; si contrappongono agli
algoritmi che considerano sistematicamente tutte le possibili
alternative.
Euristica dell’analisi mezzi-fini

Consiste nel confrontare lo stato attuale del


problema con lo stato meta: il cammino verso
la soluzione passa da uno stato di conoscenza
ad un altro nell’avvicinarsi graduale alla
soluzione

L’analogia

Si basa sulla capacità di riconoscimento delle


somiglianze tra problemi.
Paradigmi di ricerca:
simulazione e soluzione dei problemi

Newell, Simon e Shaw: creare programmi antropomorfi per


calcolatore, capaci di simulare le procedure usate dagli esseri
umani

Per individuare le strategie utilizzate dagli esseri umani per


risolvere i problemi veniva usata la tecnica della
verbalizzazione simultanea (riflessione parlata di Claparède).

Il General Problem Solver (GPS) di Newell e Simon (1963)


è il primo programma per calcolatori capace di riprodurre
soluzioni con metodi euristici
L’approccio teorico dell’HIP ha introdotto programmi per
computer come strumento d’indagine. Gli stessi
programmi potevano rappresentare modelli teorici per i
processi cognitivi: nuova metodologia di ricerca con la
simulazione mediante calcolatore.

Si provò a riprodurre su computer fenomeni gestaltici come


l’insight; è stata tradotta la versione naturale di un classico
insight problem (quello dei nove punti) in linguaggio di
programmazione (PROLOG).
Successivamente, tenendo conto delle informazioni
incluse nel programma e delle procedure seguite dal
calcolatore, è stata ritradotta la versione PROLOG in
linguaggio naturale. I risultati sembrarono indicare che
nel passaggio attraverso la versione in linguaggio di
programmazione erano state introdotte modifiche
psicologicamente rilevanti tali da produrre un vero e
proprio cambiamento del problema (facilitandone la
risoluzione).
Metacognizione e soluzione dei problemi
Metacognizione: consapevolezza e conoscenze che ciascuno
di noi ha del modo in cui operano i nostri processi cognitivi
Va messa in relazione alla funzione di monitoraggio prevista
nei programmi di simulazione come funzione di controllo
delle procedure e riorganizzazione delle informazioni.

L’ambito di maggior sviluppo riguarda lo studio della


memoria (Flavell, 1970), per poi trasferirsi ad altri processi
cognitivi (apprendimento, attenzione, ragionamento,
linguistica e soluzione dei problemi)

L’aspetto applicativo è centrale: sviluppo di programmi di


addestramento
Metcalfe (1986) ha utilizzato criteri metacognitivi per
distinguere problemi insight e problemi non-insight: messa a
confronto della “sensazione di conoscere”, ossia della
probabilità di risolvere il problema, nei due tipi di
compiti; i soggetti fornivano previsioni più accurate nei
compiti di memoria piuttosto che in quelli in cui la
soluzione è improvvisa.

Disconferma dell’ipotesi di Weissberg e Alba


sull’importanza dell’esperienza passata che prevedeva
l’assenza di differenze nelle previsioni di prestazioni tra i
due tipi di compiti: i dati sperimentali vanno invece in
direzione opposta.
Analogia e soluzione dei problemi

L’efficacia dell’analogia come euristica di soluzione dei


problemi è basata sul meccanismo di recupero
dell’esperienza passata; tale strategia tuttavia prevede
un meccanismo molto complesso la cui applicazione
non avviene in modo diretto.
Reed, Ernst e Banerji (1974)

Esperimento con due versioni analoghe del compito:


problema dei “missionari/cannibali” e “mogli/mariti
gelosi”.

La soluzione del problema presentato per secondo


dovrebbe essere facilitata una volta risolto il primo; i
risultati indicarono che l’uso dell’analogia è poco
efficace soprattutto quando la soluzione corretta da
ricordare consiste in una lunga serie di mosse e non si
fa esplicito riferimento alla somiglianza tra i problemi
presentati
Problema studiato da Duncker ripreso da
Gick e Holyoak e Holyoak e Koh

Un paziente con un tumore allo stomaco non operabile può essere curato con
i raggi X. Sfortunatamente, i raggi X che sono abbastanza potenti per
distruggere il tumore, distruggono anche il tessuto sano circostante,
compreso lo stomaco. In che modo le radiazioni possono essere usate per
distruggere il tumore senza ledere i tessuti sani che lo circondano?

Ad alcuni studenti universitari venne sottoposto dapprima un


problema analogo ma con una formulazione diversa: il racconto
descriveva l’attacco ad una fortezza da parte di un’armata che
prima di convergere sulla fortezza deve necessariamente essere
divisa.
Soluzione al problema del “tumore/dispersione-
convergenza radiazioni” di Duncker preceduto dalla
versione analoga “attacco alla fortezza/dispersione-
convergenza dell’armata”.

Se non viene data esplicitamente l’indicazione di


legare il primo racconto alla soluzione del secondo,
non viene riconosciuta la somiglianza tra i due
problemi, nei termini di meta, risorse, vincoli e piano
di soluzione.
La teoria del doppio codice
Mosconi (1990, 1997): la soluzione di un problema è
strettamente connessa alla formazione del problema, poiché i
problemi sono prodotti dalla nostra mente (“risolvere un
problema corrisponde a disfare ciò che è stato fatto
producendolo”).
A tal proposito ha elaborato la teoria del doppio codice che
si occupa non solo di come si risolve un problema, ma anche
di quello che accade “a monte”, di come si genera un
problema nella mente.

Condizione necessaria per la nascita di un problema è la possibilità di


una doppia codifica (ambiguità) del messaggio che il soggetto percepisce.
L’interpretazione può avvenire secondo due codici:

 codice naturale, con più probabilità d’applicazione,


ma incompatibile con la soluzione

 codice legale, che è meno utilizzato, ma che porta


alla soluzione

Il passaggio dal codice naturale a quello legale è


l’atto decisivo della soluzione
Esempio di Mosconi e D’Urso, 1974

In tasca ho due monete italiane che


insieme fanno 70 lire, ma una non è da
20 lire. Che monete sono?

Il passaggio dal codice naturale


(norma della informatività della comunicazione)
al codice legale
(lettura letterale del problema)
rende il problema immediatamente risolvibile e
permette di scoprire che il problema non esiste,
se non nella nostra mente.
Mosconi fa una distinzione tra problema e compito: i compiti
sono situazioni in cui le difficoltà non derivano dalla
possibilità di doppia codifica del messaggio, ma dalla
difficoltà delle prestazioni richieste.

Altro criterio fenomenologico distintivo è l’esperienza


psicologica di errore. Infatti il “non solutore del problema” si
differenzia dal “non solutore del compito” poiché, quando gli
viene comunicata la soluzione, manifesta sorpresa o
disappunto, e dichiara di essere stato sviato dalla lettura del
problema (impressione d’errore).
Nel caso del non solutore del compito la causa viene
attribuita alla difficoltà del problema e si ha una sensazione di
insufficienza, non di non aver capito.
Creatività e soluzione dei problemi

Weisberg (1988): il concetto di creatività viene spiegato come


fenomeno di natura cumulativa, in contrapposizione al concetto
tradizionale di “genio” come lampo o intuizione provocata da
processi di pensiero straordinari.

Nell’approccio HIP è esplicita la tendenza a comprendere e spiegare


l’atto creativo secondo i “normali” processi di pensiero, escludendo
l’intuizione, la presa di coscienza e la creatività; i meccanismi di
scoperta scientifica sono casi speciali di meccanismi generali di
soluzione dei problemi (simulazioni di processi di scoperta scientifica:
BACON e la terza legge di Keplero; KEKADA e il ciclo dell’urea di
Krebs).

Secondo la Gestalt, il pensiero produttivo equivale al pensiero creativo;


occuparsi della soluzione di problemi significa occuparsi di creatività
Disputa tra Simon e Csikszentmihalyi

Secondo Simon, la soluzione di problemi richiede


attenzione e motivazione per sostenerla: non si distingue
la creatività dalla soluzione dei problemi.

Secondo gli psicologi che si occupano di personalità


creativa, l’attività creativa non va identificata con la
soluzione di problemi; essa è dovuta a capacità di
pensiero non ordinarie (Csikszentmihalyi).
Ci sono almeno 4 componenti non razionali
tipiche dell’atto creativo

 Interesse, energia psichica attratta dal dominio

 Motivazione intrinseca, energia psichica investita nel


problema

 Insoddisfazione, dello stato attuale di consapevolezza e


motivazione a cercare alternative

 Contesto sociale, riconoscimento della creatività di


un’idea.
Inoltre, il processo creativo consiste nel separare ciò che è
rilevante da ciò che non lo è, nello scegliere le
informazioni giuste secondo un modello concettuale mai
esistito prima.

Allo stesso modo, il progresso teorico scientifico (che


rappresenta un processo creativo) consiste nello
“scoprire” il problema, non nel risolverlo; la capacità di
porre nuove domande o vedere vecchi problemi da un
nuovo punto di vista richiede un’immaginazione creativa.