Sei sulla pagina 1di 8

I Test Psicologici

Evoluzione e caratteristiche dei Test:


Dai primi laboratori sperimentali del XIX secolo ai Test di Personalit
I primi psicologi sperimentali Idee di base sulle differenze individuali nei primi
laboratori sperimentali del XIX secolo (ad esempio quello di Wundt a Lipsia, 1979): Assenza o non rilevanza delle differenze individuali, viste come male necessario, ostacolo alla applicazione di leggi generali, spesso ignorate. Descrizioni generali del comportamento umano. Variabilit individuale vista come errore. Generalizzazioni approssimate. Approccio fortemente fisiologico (ripercussioni sui primi test psicologici). Standardizzazione delle procedure di somministrazione.

Francis Galton
D lavvio alla diffusione dei test psicologici. Grande interesse per lereditariet delluomo. Crea un laboratorio antropometrico, dal quale proviene il primo grande complesso di dati sulle differenze individuali nei processi psicologici semplici (percezione). Ritiene che i test di discriminazione sensoriale possano essere utilizzati come test di intelligenza (influenza teorie Locke). E pioniere nellapplicazione di scale di valutazione, questionari e nella tecnica delle libere associazioni. Elabora metodi statistici facilmente utilizzabili da tutti per lanalisi dei risultati (attivit proseguita da suoi allievi, tra cui Karl Pearson).

James McKeen Cattel


Occupa un posto importante nello sviluppo dei test psicologici. Tesi sulle differenze individuali nonostante resistenze Wundt. Questo suo interesse aumenta dopo l'incontro con Galton. In un articolo del 1890 viene usata per la prima volta l'espressione "test mentale" (studi in cui C. misura livello intellettuale di studenti tramite test di discriminazione sensoriale e tempo di reazione, come Galton. Presentano un grosso problema: discrepanza tra i risultati di uno stesso soggetto a test e valutazioni diverse. Trovare misure oggettive delle funzioni pi complesse era infatti visto come un compito disperato a quei tempi).

Alcuni psicologi europei si occupano dello stesso problema: Kraepelin (1895): tenta di studiare funzioni pi complesse, lavorando soprattutto nel campo dell'esame clinico di pazienti psichiatrici. Crea una serie di test per misurare i fattori essenziali per la caratterizzazione di un individuo (effetti dell'esercizio, memoria, suscettibilit alla fatica e alla distrazione). Ebbinghaus (1897): elabora test sul calcolo aritmetico, sulla memoria immediata, sul completamento di frasi. Ferrari: si interessa dell'applicazione di test a soggetti patologici. Elabora test di tipo fisiologico e percettivo.

Binet e Henri (1895): criticano gli approcci precedenti perch troppo concentrati su misurazioni di capacit sensoriali eccessivamente specializzate. Propongono una gamma di test estesa e varia, che misura moltissime funzioni, e all'interno della quale si possono trovare gli elementi che condurranno poi allo sviluppo della scala di intelligenza di Binet.

Binet insieme ai suoi collaboratori:


Dedica molti anni alla ricerca di mezzi per misurare l'intelligenza, tramite l'uso di svariati metodi. Quando, nel 1904, viene chiamato dal ministro della pubblica istruzione a far parte della commissione per lo studio della didattica dedicata ai bambini ritardati, predispone, la prima scala Binet-Simon (1905). Trenta prove in ordine crescente di difficolt che misurano capacit di giudizio, di comprensione e di ragionamento. Alto contenuto verbale. Strumento preliminare e sperimentale. Nel 1908 crea la seconda scala. Maggior numero di prove. Punteggio dei bambini esprimibile in termini di et mentale (che B. chiama livello mentale). Nel 1911 appare la terza revisione. Nessun cambiamento sostanziale. Scala estesa fino all'et adulta. Binet muore prematuramente durante lo stesso anno.

Vengono effettuate diverse revisioni: Stanford-Binet (Terman, Stanford University, 1916). Si parla per la prima volta di QI (rapporto tra et mentale e et cronologica). La versione pi recente oggi largamente utilizzata. Kuhlmann-Binet (1912). Estende la scala ai primi mesi di vita, ponendo le basi per lo sviluppo dei test di intelligenza prescolastici e infantili.

I test collettivi
I test collettivi si distinguono dai precedenti test individuali (Binet). Nascono da un'esigenza pratica: lo studio di strumenti psicologici di supporto alla selezione e all'amministrazione delle truppe americane che parteciperanno alla prima guerra mondiale (1917). A questo scopo vengono creati i primi test di intelligenza di gruppo: l'Army Alpha (per i casi normali) e l'Army Beta (per gli analfabeti e gli stranieri). Dopo la fine della guerra tali strumenti vengono pubblicati ed utilizzati per scopi civili (numerosi adattamenti). Questo rende possibile l'esame simultaneo di ampi gruppi, semplificando somministrazione e procedure. Iniziano cos ad essere utilizzati nelle scuole, nello studio di particolari gruppi di adulti (es. detenuti), e a radicarsi sempre di pi nell'opinione pubblica. Ci non si accompagna per ad un'evoluzione delle tecniche (spesso ancora molto grezze) altrettanto rapida, e si giunge cos all'uso talvolta indiscriminato dei test avvenuto durante il boom degli anni '20.

I test attitudinali
Presto si giunge alla conclusione che il termine test di intelligenza non adeguato a definire i particolari aspetti che questi test misurano.

Alcuni di questi test vengono definiti come test attitudinali e utilizzati per l'orientamento e la selezione scolastica e professionale. Si riscontrano ben presto variabilit individuali rilevanti all'interno di uno stesso test, che portano i clinici ad avvalersi di tali strumenti al fine di valutare la costituzione psicologica di un individuo. Il contemporaneo studio dei tratti di personalit fornisce nel frattempo gli strumenti per la creazione di tali test. L'avvento dell'analisi fattoriale nella costruzione dei test (Spearman, Kelly, Thurstone), porta dopo il 1945 allo sviluppo delle batterie attitudinali multiple per valutare i tratti individuali (es. per valutare come specializzare le truppe americane durante la seconda guerra mondiale).

I test di profitto standardizzati


All'inizio del XX secolo compaiono i primi test standardizzati per la valutazione scolastica, seguiti dalle batterie di test di profitto (Stanford Achievement Test, 1923). Sostituzione progressiva delle prove scritte a libera composizione con quelle nuove, di tipo oggettivo (anni '30). L'istituzione di centri a livello statale, regionale e federale per la regolazione delle procedure d'esame nelle scuole, porta nei decenni successivi ad affinare i test di profitto (approccio psicometrico; test di profitto sempre pi simili ai test d'intelligenza, sia per le tecniche utilizzate, sia per i contenuti).

I test di personalit
Levoluzione degli strumenti diagnostici fortemente legata a quella della psicologia. Essa, fino alla seconda met del 1800, non viene considerata come una scienza esatta, soprattutto a causa della metodologia utilizzata, considerata troppo speculativa. Con linversione di tale tendenza nasce lesigenza di caratterizzare la psicologia come disciplina specifica, tramite la definizione degli oggetti di studio, diversificati in base alle varie funzioni psichiche, e dei relativi metodi per trattarli. in questo scenario che il metodo dei test acquista importanza. Esso si trova per al centro di un conflitto dove, da una parte, ci sono i bisogni fondamentali cui la psicologia deve rispondere (scientificit, applicabilit degli strumenti nella risoluzione di problemi pratici, oggettivit), dallaltra, un certo scetticismo dovuto alla ricerca di un maggiore rigore metodologico e alla perplessit sullutilizzo dei numeri per descrivere una realt psicologica complessa. Il Test di personalit definito come uno strumento che misura le caratteristiche emotive, motivazionali, interpersonali e di atteggiamento di un individuo, distinte dalle sue abilit intellettive. (Anastasi, 1954) Nellevoluzione storica di questo strumento si possono individuare diverse tappe salienti: Kraepelin tenta per primo di misurare la personalit (test di libere associazioni, successivamente utilizzato in ambito clinico, ancora oggi strumento diagnostico). Galton e Cattel. Primi strumenti per discriminare capacit sensoriali e abilit psicofisiologiche. In seguito usati per la costruzione di test di personalit. Woodworth. Personal Data Sheet (questionario per individuare tendenze psiconevrotiche nelle reclute della prima guerra mondiale, prototipo dei questionari di personalit, modello per i successivi questionari di adattamento emotivo come il Personality Schedule di Thurstone).

Dopo la fine della guerra. Utilizzo di questi strumenti a scopi civili, non supportato per da adeguati strumenti teorici. Tra il 20 e il 40. Periodo di maggiore fioritura delluso del test, accompagnata dai primi sforzi per una definizione pi precisa dei costrutti. Esigenza supportata dal metodo statistico e da strumenti come lanalisi fattoriale, grande contributo degli studi di Pearson, Spearman, Kelley, Thurstone e Burt. Negli stessi anni. Diffondersi dei test proiettivi (influenza degli studi psicoanalitici). Anni successivi. Boom della diffusione del test di personalit ( data lapplicabilit in vari campi e la sempre maggiore richiesta). Rapidissima diffusione, uso indiscriminato. Seconda met anni 50. Disagio da parte dellopinione pubblica americana ( intrusione nel privato, test come strumento di potere politico). Esso si accentua tra il 60 e il 70. Nasce un movimento in seguito definito anti-test (pubblicazioni che criticano la scarsa consistenza dei test e l incompetenza di chi li utilizza per decidere la sorte degli utenti). Due tipi di reazioni da parte degli psicologi. 1) Elaborazione di norme etiche (1966, Standard of Educational and Psychological Tests, rispetto della persona e rigore scientifico). 2) Sforzo per costruire strumenti sempre pi precisi, a livello psicometrico e di utilizzo. Oggi i test vengono considerati come strumenti potenzialmente utili o, al contrario, pericolosi, a seconda delloggetto di studio e del modo in cui si utilizzano. Per quanto riguarda le tecniche proiettive, negli anni pi recenti si cercato di ottenere valide conferme empiriche, al fine di superare le critiche ad esse rivolte (esempio: lavoro di approfondimento sul Rorschach, molto apprezzato ma accusato di scarsa validit e attendibilit.)

Il tema della valutazione della personalit stato per molti anni al centro della dicotomia tra metodo psicometrico e approccio clinico (1954, Meehl, approfondita analisi della questione). Pare per evidente che la scienza psicometrica fornisca un importante strumento di supporto alla misurazione psicologica, e quindi alla valutazione clinica, pur non rappresentandone un sostituto (Korchin). Il test si configura quindi come un prezioso strumento per il diagnosta, che pu cos valutare lindividuo in rapporto alla norma, alla media, della popolazione, e indirizzare poi lintervento terapeutico nella direzione pi costruttiva. Viene utilizzato in ambito clinico quando fornisce informazioni utili sulla condizione del paziente (a livello qualitativo e quantitativo), ma anche per rilevare tratti di personalit, tenendo per sempre conto della sua non esaustivit. Inoltre il diagnosta ha il compito di integrare il testing allinterno della relazione emotiva instauratasi con il paziente, evitando che questi si trovi in una situazione di difficolt (emotivit scatenata dalla paura di sentirsi giudicati, pregiudizi a riguardo), alterando i risultati. Il tutto necessita di uno sforzo da parte del soggetto, agevolato dal comportamento dello psicologo (il pi possibile disponibile ed empatico). Nella scelta di uno strumento di valutazione da utilizzare, occorre sempre partire dal presupposto che nessun test pu fornire un quadro esaustivo della situazione psicologica di un individuo. Per effettuare una valutazione della costituzione psichica di un soggetto consigliabile lutilizzo di una batteria di test (di vario tipo), cos da cogliere aspetti diversificati. Gli strumenti utilizzati per la valutazione della personalit si posso catalogare in due grandi categorie: Misure autodescrittive (test obiettivi). Prevedono metodi applicativi, di risposta e di interpretazione, standardizzati. Occupano un posto di rilievo dal punto di vista

applicativo. Sono pi facilmente impiegabili. Il test di questo tipo pi famoso e utilizzato il MMPI. Tecniche proiettive. Prevedono unampia gamma di interpretazioni. Gli stimoli presentati sono scarsamente strutturati (ci riduce il processo di falsificazione delle risposte da parte del soggetto). Ne esistono di diversi tipi (es. associazioni con macchie dinchiostro: Rorschach). Il rapporto con il somministratore ha un ruolo fondamentale. Sono utilizzati soprattutto in ambito clinico, neuropsichiatrico, scolastico e forense. Il soggetto, tramite questo tipo di test, rivela i principi della sua struttura psicologica (aspetti strutturali e dinamici della personalit). (Rapaport)

La Somministrazione di un Test
Come avviene e implicazioni etico-sociali ad essa legate
Preparazione preliminare Il requisito pi importante consiste nella preparazione
preliminare. essenziale imparare a memoria le istruzioni verbali. Un altro importante passo preliminare consiste nella preparazione del materiale; bene che i materiali siano posti su un tavolo vicino a quello di somministrazione, in modo da essere facilmente raggiunti dall'esaminatore senza per distrarre i soggetti. In genere l'esaminatore legge le istruzioni, pone attenzione al tempo a disposizione ed responsabile di tutto ci che riguarda il gruppo a cui viene somministrato il test. Gli assistenti distribuiscono i materiali del test, si accertano che i soggetti seguano le istruzioni, rispondano alle eventuali domande e impediscano le copiature. La standardizzazione delle procedure di somministrazione riguarda anche l'ambiente in cui esso viene somministrato. importante che la stanza sia priva di distrazioni, fornita di luce, silenziosa. Bisogna seguire la prassi standardizzata fin nei pi minuti dettagli, quando questa descritta nel manuale di istruzioni; annotare tutto quello che di insolito si registra nelle condizioni di somministrazione; tenere conto delle condizioni di somministrazione quando si interpretano i risultati del test stesso.

Condizioni

di

somministrazione

Rapporto esaminatore - soggetto Il termine rapporto si riferisce specificatamente ai


tentativi dell'esaminatore di suscitare nel soggetto interesse per il test, di ottenere la sua collaborazione e di assicurarsi che egli segua le istruzioni. Le tecniche particolari per l'instaurazione del rapporto variano leggermente a seconda della natura del test e dell'et e altre caratteristiche dei soggetti da esaminare (per esempio negativismo, tendenza a distrarsi, timidezza). Per i bambini un'idea potrebbe essere quella di presentare il test come un gioco. Problemi motivazionali particolari possono sorgere quando si sottopongono ai test individui con turbe emotive, prigionieri o delinquenti. importante tenere presente che qualunque test rappresenta una minaccia implicita al prestigio personale; perci bisogna rassicurare i soggetti fin dall'inizio che possono anche non essere in grado di completare tutte le prove. Al contrario degli scolari, difficile che gli adulti facciano del loro meglio per eseguire il test, pertanto importante spiegare e far comprendere all'adulto le finalit del test.

Ansia del test La relazione esistente tra la ansiet e il rendimento ai test non una relazione
lineare, in quanto una piccola quantit di ansiet benefica mentre una grossa quantit risulta dannosa. Gli individui poco ansiosi traggono beneficio da condizioni di somministrazione che

suscitano un po' di ansiet, mentre quelli molto ansiosi rendono di pi in condizioni di maggiore serenit. Esistono rassegne complete dei risultati di tutti gli studi riguardanti gli effetti di queste variabili sui punteggi ai test. Il comportamento dell'esaminatore prima e durante la somministrazione sembra inferire sui risultati dei test. Un altro modo in cui l'esaminatore pu, senza volere, influenzare le reazioni dell'esaminando riguarda le aspettative dell'esaminatore.

Implicazioni etico sociali


Il primo e pi essenziale principio che l'uso del test deve essere limitato a chi abbia un'adeguata qualificazione. Si deve tenere in considerazione che gli studenti che ai fini dimostrativi e didattici vengono sottoposti a test in classe, normalmente non sono ancora in grado di applicare nei confronti di altri gli stessi test o di interpretare i punteggi in modo appropriato. L'esaminatore preparato sceglie i test che siano adatti sia allo scopo per il quale egli li applica sia per la persona da esaminare. Inevitabilmente la complessit della psicologia, come scienza, stata seguita da una crescente specializzazione degli psicologi e in questo processo gli psicometristi si sono concentrati sempre di pi sui perfezionamenti tecnici della struttura dei test. Lo psicologo riconosce i limiti della sua competenza e delle sue tecniche per cui non offre servizi, n utilizza tecniche che non gli permettano di soddisfare gli standard professionali stabiliti nei diversi settori specifici. In genere la vendita dei test limitata a coloro che sono in grado di documentare un minimo di qualificazione personale. I cataloghi dei principali editori di test specificano quali requisiti debbono essere soddisfatti dagli acquirenti. Alcuni editori classificano i rispettivi test in rapporto alle qualifiche degli utilizzatori, offrendo cos test che vanno da quelli per la valutazione del profitto scolastico a quelli per il rendimento sul lavoro. Un problema che sorge nei casi dei test di personalit quello dell'intrusione nella sfera privata della persona. Ai fini dell'efficienza della prova pu essere necessario che il soggetto venga lasciato all'oscuro delle modalit specifiche con cui le sue risposte verranno interpretate ma comunque nessuno deve essere sottoposto al test con la frode. importantissimo infatti far comprendere chiaramente al soggetto quale utilizzazione verr fatta dei risultati da lui ottenuti. Quando i test vengono somministrati per conto di enti o aziende, i soggetti devono naturalmente essere informati esattamente sull'uso che verr fatto del loro punteggio. Se i test vengono somministrati a scopi di ricerca va mantenuto l'anonimato dei soggetti, spiegando loro fin dall'inizio con quali misure si intenda garantirlo. Tuttavia a volte l'anonimato non basta per proteggere la sfera privata. Quali che siano i fini dell'uso dei test, il problema della salvaguardia della sfera privata della persona implica due concetti fondamentali: la rilevanza delle informazioni richieste rispetto ai fini dichiarati del test, e il consenso consapevole del soggetto. Di solito i genitori hanno per legge i diritto di conoscere le informazioni circa il loro figlio ed anzi di solito auspicabile che essi ne siano a conoscenza.

I risultati dei test non vanno comunicati meccanicamente ma vanno accompagnati da spiegazioni. Indipendentemente dal modo in cui essi vengono comunicati, tuttavia, ci che conta che i risultati dei test vengano presentati in termini di livello generale e non sotto forma di punteggi numerici; si devono preferire descrizioni qualitative. In tutti i casi opportuno tenere conto delle caratteristiche della persona a cui si devono comunicare le informazioni. Infine c' anche il problema di come comunicare i risultati del test al soggetto stesso, sia esso un bambino o adulto. Innanzitutto, la comunicazione dei risultati va considerata come parte integrante del processo terapeutico e del rapporto con il soggetto. In secondo luogo, opportuno riferire i risultati del test sotto forma di risposta ai problemi specifici che l'esaminando solleva. Dal 1950 in poi si assistito all'aumento dell'interessamento dell'opinione pubblica in fatto di diritti delle minoranze. Gran parte della preoccupazione determinata dall'abbassamento dei punteggi ai test legato alle condizioni culturali che possono aver influito negativamente sullo sviluppo degli atteggiamenti, degli interessi e delle altre caratteristiche psicologiche degli appartenenti ai gruppi minoritari.

Elementi di maggiore criticit e riflessione


Condizioni di somministrazione Riteniamo che sia importante il modo in cui viene
somministrato un test, e che questo influisca sui risultati. Importante anche il rapporto che si instaura tra somministratore ed esaminato, che deve essere il pi possibile sereno e motivante. Le condizioni di somministrazione, sia tecniche che di rapporto, influiscono moltissimo sulle condizioni psicologiche di chi effettua il test. Questo pone un problema. I risultati di uno stesso soggetto a uno stesso test possono cambiare a seconda dei vari momenti e situazioni in cui questo viene somministrato e su questo influiscono anche le aspettative dello stesso soggetto e lo scopo per il quale il test viene fatto. Se ad esempio lo scopo occupare una posizione lavorativa il soggetto tender probabilmente a essere un po' meno sincero e a dare un'immagine di s il pi possibile coerente con le richieste.

Variabilit individuale a causa di fattori emotivi Altro punto rilevante che diversi
soggetti, con differenti attitudini (maggiore o minore emotivit, tendenza all'ansia) nell'affrontare una situazione di "minaccia al prestigio personale" e quindi in ogni caso un frustrante, possono avere approcci molto diversi al test e questi fattori possono influire sull'attendibilit delle varie valutazioni. I risultati possono quindi variare in base a fattori emotivi.

Comunicazione e analisi dei risultati Elemento fondamentale la comunicazione dei


risultati. E davvero importante mettere a proprio agio una persona che ha compilato un test, attraverso spiegazioni e riflessioni. Questo momento la "resa dei conti" e il somministratore si trova davanti una persona a cui deve comunicare cose pi o meno accettabili o piacevoli. Nel farlo secondo noi importantissimo che egli non faccia trasparire (n verbalmente, n tramite il linguaggio del corpo) alcun tipo di giudizio, anche perch (e qui si pone un'altro punto di criticit importante) il test non viene mai somministrato per dare un giudizio o una valutazione definitiva di un individuo, ma per fare da supporto, da bussola, all'intervento terapeutico. Non perci pensabile di poter esprimere l'intera personalit di una individuo (ricca di una moltitudine di sfaccettature) sotto forma di una serie di numeri e punteggi. E importante che l'esaminatore

faccia trasparire che il test non un modo per valutare o giudicare ma per avere una maggiore conoscenza e preparazione per lintervento terapeutico.

Generalizzazione vs. differenze individuali Questione ampiamente affrontata sin


dagli albori della storia dei test. Non facile trovare un giusto mezzo che permetta al test di valutare gli individui in maniera generale, in relazione alla norma, tenendo per sempre conto delle differenze individuali. Secondo noi occorre sempre tenere a mente questo problema al fine di avere sempre una visione d'insieme che ci permetta di non "fidarsi" mai del tutto di ci che ci dice un test, e tantomeno di "affidarci" a lui, sperando che svolga il lavoro che a noi (futuri psicologi) compete. Bisogna inoltre sempre tenere in considerazione la possibilit di errore, mettendo in atto un lavoro di valutazione, riflessione e critica sui risultati ottenuti, tenendo in considerazione tutte le variabili in gioco. Solo questo livello di consapevolezza pu portare lo psicologo a non fare grossolani errori di valutazione rischiando di portare danni anche irreparabili al paziente.

Intrusione nella sfera privata E fondamentale che questa non avvenga e che sia tutelata
la protezione della privacy, sia prima che dopo il test. I soggetti devono sempre essere informati sugli scopi dei test a cui vengono sottoposti. Devono sentirsi tutelati e sicuri e percepire affidabilit e seriet per essere il pi possibile sereni nell'esecuzione del test.

Condizione culturale del soggetto Altro fattore individuale che influisce sui risultati ad
un test la condizione culturale della persona che si sottopone alla prova. Questo crea secondo noi un problema per quanto riguarda il confronto tra i risultati ottenuti da persone con provenienza o condizione attuale culturale diversa. Riteniamo sia opportuno chiedersi come comportarsi relativamente alla somministrazione di test alle minoranze culturali. E altres importante che il soggetto comprenda pienamente tutti gli item che gli vengono sottoposti. Una soluzione potrebbe essere fare test preliminari per capire le capacit e la cultura dei soggetti che si sottopongono al test.

Psicometria vs. approccio clinico La chiave di lettura pi costruttiva a nostro parere


quella in cui le due discipline si integrano, una a supporto dell'altra, dato che il metodo statistico pu fornire a quello clinico strumenti per misurare in maniera indicativa gli aspetti cu cui lavorare e quello clinico pu dare alla psicometria elementi fondamentali per progredire nello studio di metodologie sempre pi affinate e utili (unendo cos la parte pi oggettiva, meno contestabile, con la parte pi soggettivamente interpretabile). Per valutare al meglio la situazione psicologica di un individuo un buono strumento di supporto pu essere infatti l'utilizzo integrato di test appartenenti alle due grandi categorie: test obiettivi, pi scientifici e psicometrici e test proiettivi, con maggiore possibilit di interpretazione e maggiore spazio all'espressione delle caratteristiche individuali.