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INTRODUZIONE
Linee di pensiero delle diverse tradizioni su cosa sia la valutazione della personalità:
1. Clinica / Psicoterapeuti: la valutazione della personalità non comprende solo la
descrizione dei tratti ma anche la comprensione del loro significato, implica la capacità
di immergersi nel mondo interno si un’altra persona.
2. Descrittiva / Ricercatori Psichiatrici: descriverla e classificarla secondo le
indicazione del DSM dando maggior rilievo ai sintomi quindi agli aspetti
comportamentali.
3. Psicometria / Psicologi accademici: significa eseguire una misurazione psicometria,
con l’obiettivo di identificare le principali variabili e dimensioni che differenziano gli
individui.

La SWAP-200
La SWAP-200 tenta di integrare i dati della clinica con quelli della ricerca mantenendo la
ricchezza e la complessità delle descrizioni cliniche senza rinunciare ai benefici del rigore
psicometrico. Permette di formulare diagnosi di disturbo della personalità affidabili
quantificando le caratteristiche di personalità clinicamente rilevanti.
Mantiene una certa continuità con la classificazione del DSM-IV fornendo però descrizioni della
personalità più ricche e dettagliate, indicando aspetti della vita mentale del soggetto e facendo
una diagnosi di tipo qualitativo in modo tale che i clinici possano stimare la gravità del
disturbo.

1. INTRODUZIONE AL PENSIERO DI WESTEN


Westen riformula i concetti della psicoanalisi mettendo in relazione la storia e il significato del
singolo costrutto con i suoi indicatori clinici e fenomenici.

La riformulazione del concetto di narcisismo


Western differenzia 4 linee evolutive di fenomeni che sono considerati narcisistici:
1. Egocentrismo: un essere intrappolati nel proprio punto di vista che influenza
percezione, affettività e comunicazione.
2. Investimento emotivo di sé e degli altri: inteso come la dotazione affettiva della
rappresentazione di un obiettivo tale che la divergenza tra realtà e stato-obiettivo
determina effetti negativi e viceversa.
3. Concetto di sé: rappresentazione generalizzata che una persona ha di se stessa.
4. Autostima: valutazione affettiva che una persona ha di se stessa. Le fluttuazioni
dell’autostima sono dovute alla discrepanza tra la rappresentazione del sé e la
rappresentazione ideale del sé corrispondente.

Nei soggetti sani le correlazioni dei fenomeni delle 4 linee è bassa, mentre aumenta nei
soggetti con disturbo della personalità. Æ secondo Western è possibile definire il narcisismo
come una preoccupazione affettivo - cognitiva per il sé , il narcisismo è visto come un
continuum e le persone possono essere collocate su una curva a campana.

Motivazioni, inconscio, difese e transfert


Westen sottolinea come gli psicoanalisti abbiano postulato l’esistenza di sistemi motivazionali
senza specificare quali siano le condizioni attivanti di tali sistemi e si oppone alla riduzione
delle motivazioni umane a 1 o pochi sistemi fondamentali.
Un modello valido della motivazione umana dovrebbe:
• Preservare gli aspetti importanti e durevoli della teoria motivazionale di Freud.
• Riconoscere che molte motivazioni sono interpersonali.
• Tenere conto della prospettiva evoluzionistica.
• Integrare i dati clinici con quelli sperimentali.

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Æ Westen ritiene che gli stati pulsionali determinano l’esperienza di uno o più affetti che
portano il soggetto ad agire secondo il principio della ricerca del piacere e dell’evitamento del
dispiacere. I processi cognitivi messi in moto da questo principio determinano altri affetti che
rinforzano positivamente o negativamente i processi cognitivi che li hanno determinati.
“gli affetti possono essere definiti come meccanismi per la ritenzione selettiva di risposte
comportamentali e mentali, incluse le difese, le formazioni di compromesso e le strategie
consce di coping”.
Westen, analizzando i dati empirici, dimostra che le motivazioni inconsce sono maggiormente
predittive del comportamento dell’individuo. E dimostra anche che molte motivazioni possono
essere inconsce in virtù del fatto che, una volta che le ha sperimentate + volte, l’individuo le
automatizza.
Gli stati affettivi sono associati a rappresentazioni cognitive per mezzo dell’interazione tra
propensioni biologiche utili per l’ambiente in cui si vive Æ il meccanismo di regolazione
affettiva è funzionale all’adattamento dell’individuo all’ambiente. Questo fa abbandonare il
concetto di ES come unica struttura motivante, infatti le motivazioni (essendo conscie,
preconscie, e inconsce) possono essere determinate tanto dall’IO quanto dall’ES.
Le difese si configurano come uno sforzo motivato inconscio teso a minimizzare le emozioni
dolorose o a massimizzare quelle piacevoli.
Riguardo al transfert W. Ritiene che il paziente non prova un solo transfert, ma molti transfert
e tali reazioni sono la conseguenza dell’attivazione di reti neurali stimolate da:
1. le caratteristiche del terapeuta.
2. l’attivazione cronica dell’analizzando di alcune di queste reti che sono espressione della
personalità o della patologia della persona.
Æ molti ma non tutti i pattern relazionali della vita della persona si manifestano nella relazione
con il terapeuta.

Disturbo borderline e relazioni oggettuali


Per misurare empiricamente le relazioni oggettuali e le cognizioni sociali W. Si è avvalso di una
serie di strumenti applicabili soprattutto al TAT e si è focalizzato sulla valutazione di 4
dimensioni relazionali:
1. Complessità delle relazioni degli altri: valuta la misura in cui il soggetto differenzia le
prospettive di sé e degli altri vedendoli come esseri psicologici con motivazioni
complesse.
2. Tono affettivo dei paradigmi relazionali: qualità affettiva del mondo oggettuale e delle
aspettative interpersonali in un continuum da benevolo a malevolo.
3. Capacità di investimento emotivo nelle relazioni e negli standard morali: orientamento
interpersonale basato sul bisogno-gratificazione/investimento di valori e ideali.
4. Comprensione della casualità sociale: tendenza ad attribuire in modo complesso e
logico le cause dei comportamenti, pensieri ed emozioni.
Dai risultati delle ricerche W. Trae le seguenti conclusioni: pagg. 14/15

Il sé, l’identità e il disturbo d’identità


W. ritiene che in ognuno di noi sono presenti molte rappresentazioni del sé associate a diversi
stati affettivi spesso contraddittori, e differenzia il costrutto dell’identità dal quello del sé,
affermando che l’identità è un ampliamento del sé.

Il linguaggio del discorso psicoanalitico


Nel tentativo di massimizzare gli aspetti positivi dell’attività diagnostica riducendo al minimo gli
inconvenienti presentati dagli attuali sistemi di diagnosi, W. Propone una diagnosi funzionale
che si propone di valutare come l’individuo funzioni a livello motivazionale, cognitivo, affettivo
e comportamentale in determinate circostanze considerate rilevanti per l’adattamento
psicologico.
2. DIAGNOSI DELLA PERSONALITÀ E FORMULAZIONE DEL CASO
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In questo capitolo W. Sostiene che:
• Uno dei problemi dell’attuale sistema diagnostico è che esso separa il processo di
formulazione del caso da quello della diagnosi.
• I giudizi dei clinici, una volta quantificati, possono essere tradotti in diagnosi di
personalità valide sul piano clinico e su quello empirico.

I problemi della diagnosi


Spesso con l’utilizzo del DSM-IV non si riesce a rappresentare adeguamente un paziente. I
problemi e i limiti individuati riguardo a tale sistema sono:
1. Etichettamento: questo problema riguarda più i clinici e la loro formazione piuttosto che
la diagnosi in sé Æ è opportuno seguire corsi di formazione che insegnino a
comprendere i pazienti invece di categorizzarli.
2. E allora?: che tipo di informazioni ci da la diagnosi sul paziente e sul possibile
trattamento, è su questi quesiti che si dovrebbero concentrare i clinici.
3. Comorbidità: la nozione di comorbidità può essere un artefatto causato da una
distinzione artificiale tra un asse considerato originalmente + episodico e biogenetico e
l’altro inteso come + cronico e psicogenetico.
4. Patologie nevrotiche: l’asse II non riesce a classificare un’ampia percentuale di
patologie nevrotiche.

I vantaggi della diagnosi


1. Aiuta i clinici a comunicare.
2. Aiuta la comunicazione con i pazienti. Generalmente non comunichiamo la diagnosi ma
possiamo fare una breve formulazione narrativa che descrive cosa abbiamo visto e cosa
potrebbe essere utile fare. In alcuni casi può anche essere utile comunicare la diagnosi,
come ad esempio nel caso dei pazienti con DPTS che in questo modo possono
comprendere che i loro sintomi sono reazioni tipiche.
3. La formulazione della diagnosi è fondamentale per alcuni disturbi come la schizofrenia o
il disturbo bipolare, per i quali le decisioni in merito al trattamento dipendono da una
valutazione diagnostica accurata.
4. La diagnosi è utile nel campo della ricerca che produce conoscenze importanti per la
clinica.
5. L’ultimo pregio è che è impossibile farne a meno.
La valutazione funzionale della personalità
Nella valutazione della personalità, uno dei metodi per rendere + significativa la diagnosi è fare
una diagnosi funzionale, il che significa valutare sia le aree patologiche sia quelle sane della
personalità.
4 domande possono guidarci nella valutazione della personalità:
I – QUALI SONO I DESIDERI, LE Paure; desideri; attribuzioni di valori;
PAURE E LE COSE A CUI IL conflitti tra i precedenti; consapevolezza
SOGGETTO DA VALORE E IN QUALE delle motivazioni dominanti, formazioni di
Motivazioni
MISURA QUESTE MOTIVAZIONI compromesso.
SONO CONSCE E COMPATIBILI TRA
LORO?
II – QUALI SONO LE RISORSE Funzioni cognitive; esperienze affettive;
Risorse
PSICOLOGICHE DI CUI DISPONE regolazione affettiva; risorse
psicologiche
L’INDIVIDUO? comportamentali.
III – IN CHE MODO L’INDIVIDUO Struttura cognitiva delle rappresentazioni
FA ESPERIENZA DEL SÉ E DEGLI Esperienza di sé e di sé e degli altri; tono affettivo degli
ALTRI E IN QUALE MISURA PUÒ dell’altro e schemi relazionali; capacità di investire
INSTAURARE RELAZIONI INTIME? capacità emotivamente nelle relazioni e in valori e
relazionali standard morali; comprensione della
casualità sociale; preoccupazioni
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interpersonali dominanti; gestione degli
impulsi aggressivi; abilità sociali e comp.
interpersonale; struttura del sé
IV- COME SI SVILUPPANO QUESTI Livello di sviluppo; temperamento;
Sviluppo
PROCESSI? principali esperienze di sviluppo.

Dalla diagnosi funzionale alla diagnosi descrittiva


Il Q-Sort è una procedura di misurazione che può essere utile sia per scopi clinici che di ricerca
in quanto è in grado di tradurre giudizi clinici in resoconti narrativi quantificati.
Le affermazioni che compongono la SWAP-200 sono stampate su 200 schede, il compito
dell’osservatore è quello di ordinare le schede in 8 pile, numerate da 0 a 7, che indicano il
grado in cui ciascuna affermazione è descrittiva del paziente. Gli item della pila 7 sono quelli
che meglio lo descrivono.

PREGI DEL Q-SORT


1. si tratta di una procedura che fornisce un ritratto dettagliato della patologia e degli
elementi della personalità del paziente.
2. traduce affermazioni clinicamente significative in item quantificabili rispetto ai quali più
osservatori possono essere d’accordo.
3. Fornisce un quadro sia degli aspetti sani della personalità sia di quelli patologici.
4. Fornisce un quadro diagnostico più chiaro dei pazienti che hanno una patologia della
personalità, ma non un disturbo della personalità sull’asse II.
5. Non fornisce una diagnosi del paziente in termini di presenza/assenza di pochi sintomi
ma u ampio profilo di attributi che vanno da quelli estremamente calzanti per il pz a
quelli che lo sono moderatamente.
6. è utile per la ricerca sugli esiti della psicoterapia
7. la diagnosi con il Q-Sort può essere tradotta in una diagnosi descrittiva della personalità
attraverso un processo di confronto con dei prototipi

3. REVISIONE DELL’ASSE II. PARTE I: IL METODO


Problemi principali dell’asse II:
• Le categorie e i criteri non hanno base empirica.
• La comorbidità è troppo elevata
• Le variabili continue (criteri diagnostici) vengono trattate come variabili dicotomiche
(presente/assente)
• Manca della capacità di pesare i criteri che differiscono per importanza diagnostica.
• Non considera i punti di forza della personalità.
• Non individua la gamma di patologie che richiedono un trattamento ma che non sono
presenti nelle 10 categorie dei disturbi della personalità attualmente incluse nell’asse II.
• Si affida in un modo arbitrario a un approccio categoriale.
• Le categorie e i criteri del DSM non sono clinicamente utili, dicono poco sul tipo di
terapia da avviare.
• Gli strumenti che valutano i disturbi della personalità non soddisfano i criteri di validità
che normalmente ci aspettiamo di trovare nella ricerca sulla personalità.

I problemi degli strumenti attualmente in uso

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Molti strumenti sono self-report, ma è difficile indagare sui disturbi della personalità con
metodi diretti poiché i pazienti con tali disturbi mancano di insight e comprensione del sé. I
questionari diretti sono maggiormente significativi per fare diagnosi sull’asse I, mentre gli
strumenti per la diagnosi in asse II non rispecchiano la procedura clinica. I clinici infatti si
basano soprattutto sulle inferenze che traggono dalle descrizioni che i pazienti fanno della loro
vita e delle loro relazioni e dal comportamento che gli stessi hanno nei confronti
dell’intervistatore nella stanza di consultazione.

Lo sviluppo della SWAP-200


IL Q-SORT
Il metodo Q-Sort è uno dei + usati nello studio della personalità normale. Consiste in una serie
di affermazioni che descrivono aspetti differenti della personalità e del funzionamento
psicologico. Le affermazioni sono stampate su schede separate e un clinico le ordina in base al
grado con cui descrivono il paziente. Quindi si basa sui giudizi di un osservatore clinico e non
su un metodo self-report.

Le affermazioni che compongono la SWAP-200 sono stampate su 200 schede, il compito


dell’osservatore è quello di ordinare le schede in 8 pile, numerate da 0 a 7, che indicano il
grado in cui ciascuna affermazione è descrittiva del paziente. Gli item della pila 7 sono quelli
che meglio lo descrivono. In ogni categoria si deve assegnare un numero prefissato di
affermazioni Æ distribuzione fissa. Queste affermazioni sono scritte secondo un vocabolario
standard con un linguaggio chiaro e privo di ambiguità.

I VANTAGGI DI UNA DISTRIBUZIONE FISSA


Uno dei vantaggi + importanti di tale procedura è che si minimizza l’errore di misura. Inoltre la
distribuzione fissa degli item della SWAP-200 assomiglia alla parte positiva di una curva
normale in cui solo pochi item vengono messi nella colonna 7.

SVILUPPO DEGLI ITEM DELLA SWAP-200


Gli item provengono da fonti diverse cmq si basano sul feedback di centinaia di clinici che
hanno usato questo strumento per descrivere i loro pazienti.

COSA SI PUÒ FARE CON IL Q-SORT


Creare descrizioni composite: permette ai ricercatori di combinare le descrizioni di diversi
pazienti in modo da ottenere una descrizione composita di un particolare tipo di pazienti. Solo
gli item collocati in un rango elevato da tutti i clinici avranno un rango elevato anche nella
descrizione composita, in questo modo possiamo ottenere una descrizione di prototipi che
comprendono una lista di caratteristiche psicologiche che tutti i clinici considerano importanti
per fare quel tipo di diagnosi.

Terminologia:
• Prototipo diagnostico: quando creiamo una descrizione composita della personalità di
pazienti ipotetici. Si crea un prototipo diagnostico per ogni disturbo della personalità.
• Descrizione composita: quando creiamo una descrizione composita della personalità di
pazienti reali appartenenti ad una data categoria diagnostica.
Il grado di somiglianza o sovrapposizione delle descrizioni della SWAP-200 di 2 pazienti
qualsiasi si misura con un coefficiente di correlazione, fra tre o + pazienti con il coefficiente
alpha che se alto indica che le descrizioni sono molto simili, viceversa se basso.
Esempio: se alpha è basso per un prototipo diagnostico vuol dire che i clinici hanno uno scarso
accordo su quello che costituisce tale disturbo e viceversa.
Æ il metodo Q-Sort può essere utile nell’affrontare alcuni dei dibattiti relativi alla questione se
certe diagnosi riflettono o no i disturbi reali.
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UN APPROCCIO ALTERNATIVO ALLA VALUTAZIONE DIAGNOSTICA
Quando chiediamo ai clinici di descrivere dei pazienti ipotetici prototipici e facciamo una media
delle descrizioni che ne derivano tale prototipo riflette la comprensione nucleare e consensuale
della categoria diagnostica in questione. Æ questo prototipo può servire come modello per
paragonarvi i singoli pazienti. Il grado di somiglianza è misurato dal coefficiente di
correlazione. Chiameremo punteggio di disturbo della personalità il coefficiente di correlazione
tra la descrizione della SWAP-200 di un paziente e il prototipo diagnostico corrispondente.
Il compito + importante per sviluppare un sistema di classificazione significativo dei disturbi di
personalità è quello di identificare i disturbi che si presentano i natura. Le procedure statistiche
designate per tale compito è l’analisi-Q che è già stata applicata con successo allo studio della
personalità normale.

Metodo
I soggetti di questa ricerca sono psicologi e psichiatri esperti.
Ci si è focalizzati sulle diagnosi di asse II. Passi:
1. individuare quali tipi di personalità i clinici stavano trattando fornendo agli stessi una
lista dei disturbi di personalità.
2. a 2/3 dei clinici abbiamo chiesto di descrivere tali pazienti con la SWAP-200.
3. all’altro terzo abbiamo chiesto di descrivere un paziente ipotetico prototipico.
4. abbiamo chisto ai clinici anche le descrizioni dei pazienti sani con funzionamento
elevato.

ANALISI STATISTICHE
Lo scopo dell’indagine è quello di valutare la validità della SWAP-200 per i disturbi della
personalità in 3 modi:
1. abbiamo analizzato se i disturbi dei pazienti reali assomigliavano al prototipo
diagnostico per quel disturbo della personalità.
2. abbiamo valutato le relazioni tra i punteggi di disturbo della personalità e le valutazioni
fatte dai clinici su una scala a 7 punti della misura in cui i pazienti soddisfacevano i
criteri di ogni disturbo della personalità. (ci si aspetta una correlazione elevata)
3. ci si concentra sulla capacità della SWAP-200 di predire il livello generale di
funzionamento dei pazienti così come è misurato dalla VGF. (anche qui ci si aspetta una
correlazione elevata)

RISULTATI
I clinici intervistati erano tutti esperti, i pazienti avevano i media 40 anni ed erano conosciuti
bene dai clinici che li avevano visti per almeno 34 sedute.
Sono stati creati 15 prototipi diagnostici e 15 descrizioni composite di pazienti reali. I
coefficienti di correlazione (alpha) dei prototipi e delle descrizioni composite sono stati >90
quindi molto affidabili.

VALIDITÀ
Abbiamo messo alla prova la validità della SWAP-200 in 3 modi diversi:
1. abbiamo esaminato le relazioni tra i prototipi diagnostici e le descrizioni composite di
pazienti reali.
2. abbiamo esaminato la relazione tra i punteggi di disturbo della personalità della SWAP-
200 e le valutazioni cliniche.
3. abbiamo correlato tutti i profili SWAP-200 dei pazienti con il prototipo diagnostico di un
paziente sano, ad alto funzionamento, così da ottenere un punteggio di disturbo della
personalità che riflettesse il livello di salute psicologica.
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I punteggi della SWAP possono essere utilizzati per fare diagnosi categoriale e dimensionale di
un singolo paziente, tramite il punteggio di disturbo della personalità, che misura la
somiglianza al prototipo diagnostico, si può valutare quanto il paziente assomiglia al prototipo.
I punteggi vengono rappresentati su un grafico simile a quello dell’MMPI, nel quale ogni punto
indica il livello di somiglianza al prototipo. I punteggi grezzi sono stati trasformati in punti T
con media 50 e deviazione standard 10, + il punteggio T supera 50 + è grande la somiglianza.
I nostri dati indicano che un punteggio di 60 è un cut-off appropriato per fare diagnosi di
disturbo della personalità usando le categorie dell’attuale asse II. Il picco è considerato la
diagnosi primaria nel caso in cui ne siano presenti molti.

Obiezioni
• le descrizioni sono state elaborate dai clinici, perciò i bias di questa categoria
potrebbero renderle inaffidabili. (ma prima di tutto tutti i clinici sono vittima di bias, e i
clinici utilizzati per la ricerca erano tutti molto esperti quindi l’errore, se c’è è minimale).
• gli elevati coefficienti di correlazione sono artefatti perché le descrizioni della SWAP
potrebbero basarsi sulle teorie dei clinici e non sulle caratteristiche reali dei pazienti. (
ciò è improbabile perché la SWAP contiene 200 affermazioni e non solo 6 o 7 criteri
come il DSM, quindi non si può trattare si una semplice amplificazione dell’asse II,
inoltre molte descrizioni non coincidono, quindi si presume che i clinici non stessero
facendo riferimento alle proprie teorie ma stessero effettivamente descrivendo i pazienti
reali).
• La SWAP è stata elaborata solo da due persone mentre il DSM da un’equipe molto +
sostanziosa (la ricerca è stata svolta con il massimo dell’accuratezza, includendo item
provenienti da varie fonti e + di 950 clinici l’hanno utilizzata confermandone la
comprensività).

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4. REVISIONE DELL’ASSE II. PARTE II: LA CLASSIFICAZIONE
Le revisioni dell’asse II del DSM hanno migliorato la tassonomia ma sono ancora
insoddisfacenti perché presentano una serie di limiti:
• Gli attuali strumenti di valutazione hanno una scarsa attendibilità e non rispecchiano le
procedure di valutazione utilizzate nella pratica clinica poiché i clinici basano le loro
diagnosi sui resoconti narrativi e sulle informazioni che derivano dall’osservazione
diretta dei pazienti, mentre gli strumenti di cui disponiamo si basano su domande
dirette. E le task force del DSM invece di aggiungere i criteri + adeguati hanno tolto
quelli che non possono essere valutati dalle domande dirette.
• Gli strumenti di cui disponiamo sono tropo legati all’attuale tassonomia e non sono
molto utili a sviluppare criteri nuovi. Utilizzando questo metodo si presuppone che le
categorie esistenti siano esatte.
• Le categorie attuali non comprendono molti aspetti del funzionamento della personalità.
• I criteri dell’asse II stanno diventando sempre più limitati poiché rifinendoli per
aumentare la coerenza interna viene ristretta la portata descrittiva dell’asse II. Questo
porta alla definizione di criteri che sono indici ridondanti dello stesso tratto e non
descrittori di una configurazione di personalità.

Lo studio
Si tratta di sviluppare un sistema di classificazione dei disturbi di personalità che sia:
- clinicamente utile e fedele ai dati dell’osservazione
- basato su solidi risultati empirici
abbiamo utilizzato lo stesso metodo del capitolo precedente, e per poter identificare, tra i
pazienti con disturbo della personalità, gruppi riscontrabili in natura, abbiamo utilizzato la
procedura dell’ ANALISI – Q. la tecnica identifica gruppi di variabili che sono molto simili tra
loro, ma non correlate a variabili di altri gruppi.

Le categorie diagnostiche empiricamente derivate


I risultati suggeriscono che l’analisi – Q ha identificato categorie diagnostiche teoricamente e
clinicamente significative. Alcune sono simili a quelle attuali dell’asse II ma con differenze
massimizzate e comorbidità minimizzata. È emerso il disturbo disforico che non è contemplato
nel DSM.
• Disturbo Disforico Æ comprende il disturbo dipendente, evitante e borderline ed è
diviso nei sottotipi:
o Evitante (disturbo evitante di personalità)
o Depressivo ad alto funzionamento (disturbo depressivo di personalità)
o Con disregolazione emotiva (disturbo borderline di personalità)
o Dipendente – masochista (disturbo dipendente di personalità)
o Con esterirorizzazione dell’ostilità
• Disturbo antisociale-psicopatico
• Disturbo schizoide
• Disturbo paranoide
• Disturbo ossessivo
• Disturbo istrionico
• Disturbo narcisistico

DISTURBO ANTISOCIALE
DSM
A. Un quadro pervasivo di inosservanza e di violazione dei diritti degli altri, che si
manifesta fin dall´età di 15 anni, come indicato da tre (o più) dei seguenti elementi:

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1. incapacità di conformarsi alle norme sociali per ciò che concerne il
comportamento legale, come indicato dal ripetersi di condotte suscettibili di
arresto
2. disonestà, come indicato dal mentire, usare falsi nomi, o truffare gli altri
ripetutamente, per profitto o per piacere personale
3. impulsività o incapacità di pianificare
4. irritabilità e aggressività, come indicato da scontri o assalti fisici ripetuti
5. inosservanza spericolata della sicurezza propria e degli altri
6. irresponsabilità abituale, come indicato dalla ripetuta incapacità di sostenere una
attività lavorativa continuativa, o di far fronte ad obblighi finanziari
7. mancanza di rimorso, come indicato dall´essere indifferenti o dal razionalizzare
dopo avere danneggiato, maltrattato o derubato un altro
B. L´individuo ha almeno 18 anni.
C. Presenza di un Disturbo della Condotta con esordio prima dei 15 anni di età.
D. Il comportamento antisociale non si manifesta esclusivamente durante il decorso della
Schizofrenia o di un Episodio Maniacale.

Ai criteri già citati si aggiungono, nella


SWAP-200
9 Sfrutta gli altri, cerca di essere il numero 1, da pochissima importanza ai valori morali.
9 Tende ad essere arrabbiato od ostile
9 Tende a manipolare le emozioni degli altri per ottenere ciò che vuole
9 Ha poca empatia, sembra incapace di rispondere ai sentimenti e i bisogni degli altri a
meno che non coincidano con i propri
9 Tende a non preoccuparsi delle conseguenze delle proprie azioni.

La SWAP sottolinea la mancanza di empatia e il ricorso frequente ai meccanismi di difesa quali


la proiezione e l’esteriorizzazione. Sottolinea inoltre la tendenza a manipolare gli altri per i
propri scopi, il sentimento narcisistico di invulnerabilità e i frequenti tentativi di convincere gli
altri di voler cambiare senza però farlo veramente. Mancano di capacità di insight.

DISTURBO SCHIZOIDE
DSM

A. Una modalità pervasiva di distacco dalle relazioni sociali ed una gamma ristretta di
espressioni emotive, in contesti interpersonali, che iniziano nella prima età adulta e
sono presenti in una varietà di contesti, come indicato da quattro (o più) dei seguenti
elementi:
1. non desidera né prova piacere nelle relazioni strette, incluso il far parte di una
famiglia
2. quasi sempre sceglie attività solitarie
3. dimostra poco o nessun interesse per le esperienze sessuali con un’altra persona
4. prova piacere in poche o nessuna attività

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5. non ha amici stretti o confidenti, eccetto i parenti di primo grado
6. sembra indifferente alle lodi o alle critiche degli altri
7. mostra freddezza emotiva, distacco o affettività appiattita.
B. Non si manifesta esclusivamente durante il decorso della Schizofrenia, di un Disturbo
dell’Umore con Manifestazioni Psicotiche , di un altro Disturbo Psicotico , o di un
Disturbo Pervasivo dello Sviluppo e non è dovuto agli effetti fisiologici diretti di una
condizione medica generale.
Nota: Se i criteri risultano soddisfatti prima dell’esordio della Schizofrenia, aggiungere
"Premorboso", per es., "Disturbo Schizoide di Personalità (Premorboso)".

DISTURBO SCHIZOTIPICO
DSM

A. Una modalità pervasiva di relazioni sociali ed interpersonali deficitarie, evidenziate da


disagio acuto e ridotta capacità riguardanti le relazioni strette, e da distorsioni cognitive
e percettive ed eccentricità del comportamento, che compaiono nella prima età adulta,
e sono presenti in una varietà di contesti, come indicato da cinque (o più) dei seguenti
elementi:
1. idee di riferimento (escludendo i deliri di riferimento)
2. credenze strane o pensiero magico, che influenzano il comportamento, e sono in
contrasto con le norme sub-culturali (per es., superstizione, credere nella
chiaroveggenza, nella telepatia o nel "sesto senso"; nei bambini e adolescenti
fantasie e pensieri bizzarri)
3. esperienze percettive insolite, incluse illusioni corporee
4. pensiero e linguaggio strani (per es., vago, circostanziato, metaforico, iperbolato
o stereotipato)
5. sospettosità o ideazione paranoide
6. affettività inappropriata o coartata
7. comportamento o aspetto strani, eccentrici, o peculiari
8. nessun amico stretto o confidente, eccetto i parenti di primo grado
9. eccessiva ansia sociale, che non diminuisce con l’aumento della familiarità, e
tende ad essere associata con preoccupazioni paranoidi piuttosto che con un
giudizio negativo di sé.

B. Non si manifesta esclusivamente durante il decorso della Schizofrenia,di un Disturbo


dell’Umore con Manifestazioni Psicotiche, o di un altro Disturbo Psicotico o di un
Disturbo Pervasivo dello Sviluppo.
Nota: Se i criteri risultano soddisfatti prima dell’esordio della Schizofrenia, aggiungere
"Premorboso", per es., "Disturbo Schizotipico di Personalità (Premorboso)".

Ai criteri già citati si aggiungono, nella

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SWAP-200
9 Il suo aspetto e i suoi modi di fare appaiono strani o particolari.
9 Tende ad essere inibito , non si concede l’espressione di desideri o impulsi.
9 Ha difficoltà a comprendere il comportamento altrui.
9 Sembra incapace di descrivere le persone che sono importanti per lui.
9 Ha poco insight psicologico riguardo alle proprie motivazioni e ai propri comportamenti.
9 Tende a pensare intermini concreti e a interpretare le cose in modo troppo letterale.
9 La sua percezione della realtà può deteriorarsi gravemente sotto stress.
9 I sui processi di ragionamento e le esperienze percettive sembrano strani e peculiari.
9 Tende a suscitare noia nelle altre persone.
9 Ha difficoltà a riconoscere ed esprimere la propria rabbia.

Questa analisi Q ha identificato una categoria un po’ diversa da quella del DSM, essa include
molti pazienti attualmente diagnosticati come schizoidi, evitanti o schizotipici (3 categorie
molto difficili da distinguere) Secondo Western infatti la schizotipia non è un disturbo della
personalità, ma una sindrome clinica definita da un singolo tratto (disturbo del pensiero di
grado lieve) che sarebbe meglio diagnosticare sull’asse I. tra le caratteristiche emerse con la
SWAP-200 risalta un deficit nella capacità di mentalizzare che porta questi soggetti ad avere
difficoltà nel comprendere il senso del comportamento altrui, come anche risulta deficitario
l’insight.

DISTURBO PARANOIDE
DSM
A. Diffidenza e sospettosità pervasive nei confronti degli altri (tanto che le loro intenzioni
vengono interpretate come malevole), che iniziano nella prima età adulta e sono
presenti in una varietà di contesti, come indicato da quattro (o più) dei seguenti
elementi:
1. sospetta, senza una base sufficiente, di essere sfruttato, danneggiato o
ingannato
2. dubita senza giustificazione della lealtà o affidabilità di amici o colleghi
3. è riluttante a confidarsi con gli altri a causa di un timore ingiustificato che le
informazioni possano essere usate contro di lui
4. scorge significati nascosti umilianti o minacciosi in rimproveri o altri eventi
benevoli
5. porta costantemente rancore, cioè, non perdona gli insulti, le ingiurie o le offese
6. percepisce attacchi al proprio ruolo o reputazione non evidenti agli altri, ed è
pronto a reagire con rabbia o contrattaccare
7. sospetta in modo ricorrente, senza giustificazione, della fedeltà del coniuge o del
partner sessuale.
B. Non si manifesta esclusivamente durante il decorso della Schizofrenia, di un Disturbo
dell’Umore con Manifestazioni Psicotiche, o di un altro Disturbo Psicotico, e non è
dovuto agli effetti fisiologici diretti di una condizione medica generale.
Nota: Se i criteri risultano soddisfatti prima dell’esordio della Schizofrenia, aggiungere
"Premorboso", per es., "Disturbo Paranoide di Personalità (Premorboso)".
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SWAP-200

Ai criteri sopra citati aggiunge che la personalità paranoide tende:


9 ad essere critico con le altre persone (ELEMENTI AGGRESSIVI)
9 a partecipare a scontri di potere
9 ad essere arrabbiato e ostile e ad essere oppositivo (ELEMENTI AGGRESSIVI)
9 a vedere alcune persone come totalmente cattive e non riesce a scorgerne gli aspetti
positivi (SCISSIONE)
9 a credersi + virtuoso degli altri
9 ad incolpare gli altri per i propri fallimenti (PROIEZIONE)
9 a vedere i suoi impulsi inaccettabili negli altri ma non in se stesso (PROIEZIONE)
9 le emozioni forti lo fanno diventare irrazionale
9 ad essere catastrofico, è portato a vedere i problemi come disastrosi e impossibili da
risolvere
9 tende a suscitare negli altri antipatia, reazioni estreme e sentimenti forti
9 a cadere in spirali emotive senza controllo che conducono a estrema ansia, tristezza,
rabbia ed eccitazione
9 ha difficoltà a comprendere il comportamento altrui
9 tende a voler controllare (ELEMENTI AGGRESSIVI)
9 i suoi processi percettivi o di ragionamento sono strani e peculiari, sono frequenti
inferenze arbitrarie e la visione di messaggi nascosti in contenuti ordinari.
9 La percezione della realtà può deteriorarsi gravemente sotto stress

DISTURBO OSSESSIVO
DSM
A. Un quadro pervasivo di preoccupazione per l’ordine, perfezionismo, e controllo mentale
e interpersonale, a spese di flessibilità, apertura ed efficienza, che compare entro la
prima età adulta ed è presente in una varietà di contesti, come indicato da quattro (o
più) dei seguenti elementi:
1. attenzione per i dettagli, le regole, le liste, l’ordine, l’organizzazione o gli schemi,
al punto che va perduto lo scopo principale dell’attività
2. mostra un perfezionismo che interferisce con il completamento dei compiti (per
es., è incapace di completare un progetto perché non risultano soddisfatti i suoi
standard oltremodo rigidi)
3. eccessiva dedizione al lavoro e alla produttività, fino all’esclusione delle attività
di svago e delle amicizie
4. esageratamente coscienzioso, scrupoloso, inflessibile in tema di moralità, etica o
valori (non giustificato dall’appartenenza culturale o religiosa)
5. è incapace di gettare via oggetti consumati o di nessun valore, anche quando
non hanno alcun significato affettivo
6. è riluttante a delegare compiti o a lavorare con altri, a meno che non si
sottomettano esattamente al suo modo di fare le cose
7. adotta una modalità di spesa improntata all’avarizia, sia per sé che per gli altri;
il denaro è visto come qualcosa da accumulare in vista di catastrofi future
8. manifesta rigidità e testardaggine.

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Oltre ai criteri già citati si aggiungono nella:
SWAP-200
9 Sa esprimersi in modo articolato.
9 Sa usare i suoi talenti, capacità ed energie in modo produttivo ed efficace.
9 Ama le sfide e prova piacere nel realizzare le cose.
9 Riesce a trovare senso e soddisfazione nel perseguire obiettivi e ambizioni a lungo
termine.
9 Apprezza e sa rispondere all’umorismo suscitando simpatica negli altri.
9 Quando è necessario sa essere assertivo in modo efficace ed appropriato.
9 È capace di riconoscere punti di vista alternativi anche su argomenti che suscitano forti
emozioni.
9 Ha intuito psicologico.
9 Tende a vedersi come una persona logica e razionale, non influenzata dalle emozioni.
9 Tende a voler controllare.
9 Tende a pensare in termini astratti e intellettualizzanti anche su argomenti di rilievo
personale.
9 Tende ad essere inibito non riesce a riconoscere o esprimere impulsi e desideri.
9 Ha difficoltà a riconoscere ed esprimere la propria rabbia.
9 Tende ad essere competitivo.
9 Difficilmente si concede la possibilità di provare forti emozioni piacevoli.

I pazienti della SWAP-200 sembrano essere meno disturbati rispetto a quelli del DSM,
presentano infatti un sostanzioso numero di risorse psicologiche. La SWAP evidenzia inoltre
alcuni problemi legati all’emotività.

DISTURBO ISTRIONICO
DSM
A. Un quadro pervasivo di emotività eccessiva e di ricerca di attenzione, che compare
entro la prima età adulta ed è presente in una varietà di contesti, come indicato da
cinque (o più) dei seguenti elementi:
1. è a disagio in situazioni nelle quali non è al centro dell’attenzione
2. l’interazione con gli altri è spesso caratterizzata da comportamento
sessualmente seducente o provocante
3. manifesta un’espressione delle emozioni rapidamente mutevole e superficiale
4. costantemente utilizza l’aspetto fisico per attirare l’attenzione su di sé
5. lo stile dell’eloquio è eccessivamente impressionistico e privo di dettagli
6. mostra autodrammatizzazione, teatralità, ed espressione esagerata delle
emozioni
7. è suggestionabile, cioè, facilmente influenzato dagli altri e dalle circostanze
8. considera le relazioni più intime di quanto non siano realmente.

Oltre ai criteri già citati si aggiungono nella:


SWAP-200
9 Tende ad essere eccessivamente bisognoso o dipendente, richiede rassicurazioni o
approvazioni eccessive.
9 Fantastica di trovare l’amore perfetto e ideale.

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9 È incapace di calmarsi da solo quando è stressato.
9 Tende ad aver paura di essere rifiutato o abbandonato dalle persone che per lui sono
emotivamente significative.
9 È tendenzialmente ansioso.
9 Tende a scegliere partner sessuali o amorosi inappropriati.
9 Tende a sviluppare sintomi somatici in risposta a stress o conflitti.
9 Le emozioni forti tendono a farlo diventare irrazionale.
9 Ha paura della solitudine e fa tutto per non restare solo.

L’analisi Q ha identificato una categoria diagnostica istrionica molto modificata che include
molti item che attualmente fanno parte del disturbo borderline e del disturbo istrionico. Questo
fa riflettere sul fatto che molti pazienti diagnosticato come borderline sono qui meglio
classificabili nello spettro disforico con disregolazione emotiva o dipendente – masochista,
mentre altri come istrionici. La differenza tra i due sta nel fatto che l’intensità affettiva degli
istrionici è egosintonica mentre quella dei disforici è egodistonica.
La SWAP mette in luce i sentimenti di paura dell’abbandono e la disregolazione emotiva.

DISTURBO NARCISISTICO
DSM
A. Un quadro pervasivo di grandiosità (nella fantasia o nel comportamento), necessità di
ammirazione e mancanza di empatia, che compare entro la prima età adulta ed è
presente in una varietà di contesti, come indicato da cinque (o più) dei seguenti
elementi:
1. ha un senso grandioso di importanza (per es., esagera risultati e talenti, si
aspetta di essere notato come superiore senza una adeguata motivazione)
2. è assorbito da fantasie di illimitati successo, potere, fascino, bellezza, e di amore
ideale
3. crede di essere "speciale" e unico, e di dover frequentare e poter essere capito
solo da altre persone (o istituzioni) speciali o di classe elevata
4. richiede eccessiva ammirazione
5. ha la sensazione che tutto gli sia dovuto, cioè, la irragionevole aspettativa di
trattamenti di favore o di soddisfazione immediata delle proprie aspettative
6. sfruttamento interpersonale, cioè, si approfitta degli altri per i propri scopi
7. manca di empatia: è incapace di riconoscere o di identificarsi con i sentimenti e
le necessità degli altri
8. è spesso invidioso degli altri, o crede che gli altri lo invidino
9. mostra comportamenti o atteggiamenti arroganti e presuntuosi.

Oltre alle caratteristiche già citate la SWAP-200 mette in luce nuclei di fragilità di questi
individui sottolineando che sono persone spesso solitarie che tendono a sentirsi vuote e false, a
pensare che la loro vita non abbia significato, si sentono emarginati e hanno paura di
coinvolgersi in relazioni amorose a lungo termine. Degna di nota è anche la loro tendenza a
ricorrere al meccanismo della scissione degli oggetti, infatti tendono a vedere le persone come
totalmente buone o totalmente cattive. Hanno inoltre una percezione distorta del proprio corpo
che tendono ad usare per catturare l’attenzione degli altri.

IL DISTURBO DISFORICO
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DISTURBO EVITANTE
DSM

A. Un quadro pervasivo di inibizione sociale, sentimenti di inadeguatezza, e ipersensibilità


al giudizio negativo, che compare entro la prima età adulta, ed è presente in una
varietà di contesti, come indicato da quattro (o più) dei seguenti elementi:
1. evita attività lavorative che implicano un significativo contatto interpersonale,
poiché teme di essere criticato, disapprovato, o rifiutato
2. è riluttante nell’entrare in relazione con persone, a meno che non sia certo di
piacere
3. è inibito nelle relazioni intime per il timore di essere umiliato o ridicolizzato
4. si preoccupa di essere criticato o rifiutato in situazioni sociali
5. è inibito in situazioni interpersonali nuove per sentimenti di inadeguatezza
6. si vede come socialmente inetto, personalmente non attraente, o inferiore agli
altri
7. è insolitamente riluttante ad assumere rischi personali o ad ingaggiarsi in
qualsiasi nuova attività, poiché questo può rivelarsi imbarazzante.

Nel DSM i criteri ruotano attorno ad una bassa autostima e al timore di essere criticato ,
rifiutato o valutato negativamente. Gli effetti principali di questi fattori sono l’evitamento delle
situazioni sociali e delle relazioni intime che espongono di più il soggetto.

Nella SWAP viene riconosciuto come STILE DI PERSONALITA’ DISFORICO: EVITANTE


dove ai precedenti vengono aggiunti i criteri di una coscienza morale particolarmente rigida
(tende ad incolparsi per le cose negative che accadono, ha standard irrealistiacmente elevati
ed è intollerante verso i difetti umani, non si concede di provare emozioni forti). Queste
persone sembrano esprimere una gamma limitata di emozioni ed hanno forti difficoltà a
riconoscere ed esprimere la propria rabbia. Appaiono ingenui rispetto a come vanno le cose nel
mondo.

DISTURBO DEPRESSIVO
Un quadro pervasivo di convinzioni e comportamnenti depressivi che si instaura nella prima età
adulta, e si manifesta in una varietà di contesti, come indicato da 5 o + dei seguenti elementi.
1. L’umore abituale è dominato da abbattimento, malinconia, mancanza di allegria, gioia e
felicità.
2. L’idea di sé ruota intorno a convinzioni di inadeguatezza , di scarso valore e di bassa
autostima.
3. Il soggetto è critico, accusatorio verso se stesso, rinunciatario.
4. è meditabondo e incline a preoccuparsi.
5. è maldisposto, critico e tende a giudicare negativamente gli altri.
6. è pessimista.
7. è incline a sentimenti di colpa e rimorso.

Nel DSM questa è solo una proposta del disturbo, i criteri ruotano intorno a sentimenti di
infelicità, inadeguatezza, scarsa autostima , sensi di colpa, pessimismo e tendenza a criticare
se stesso e gli altri.

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Nella SWAP-200 viene identificato con lo STILE DI PERSONALITA’ DISFORICO :
DEPRESSIVO AD ALTO FUNZIONAMENTO in cui molti item indicano disforia cronica (tende
ad incolparsi per le cose negative che accadono, tende a sentirsi incolpa, depresso, apatico,
affaticato). Significativa è anche la paura dell’abbandono. Ma evidenzia anche molte risorse
psicologiche: è articolato, ha elevati standard etici e morali, è empatico, ama le sfide, sa usare
i suoi talenti in modo produttivo, è capace di trovare soddisfazione nell’educare, crescere e
guidare le altre persone, tende ad essere coscienzioso e responsabile, ha intuito psicologico,
tende a suscitare simpatia negli altri ed è capace di riconoscere punti di vista alternativi, sa
mantenere una relazione amorosa, è creativo.

DISTURBO BORDERLINE

A. Una modalità pervasiva di instabilità delle relazioni interpersonali, dell’immagine di sé e


dell’umore e una marcata impulsività, comparse nella prima età adulta e presenti in vari
contesti, come indicato da cinque (o più) dei seguenti elementi:
1. sforzi disperati di evitare un reale o immaginario abbandono.
Nota: Non includere i comportamenti suicidari o automutilanti considerati nel
Criterio 5.
2. un quadro di relazioni interpersonali instabili e intense, caratterizzate
dall’alternanza tra gli estremi di iperidealizzazione e svalutazione.
3. alterazione dell’identità: immagine di sé e percezione di sé marcatamente e
persistentemente instabili.
4. impulsività in almeno due aree che sono potenzialmente dannose per il soggetto,
quali spendere, sesso, abuso di sostanze, guida spericolata, abbuffate).
Nota: Non includere i comportamenti suicidari o automutilanti considerati nel
Criterio 5.
5. ricorrenti minacce, gesti, comportamenti suicidari, o comportamento
automutilante.
6. instabilità affettiva dovuta a una marcata reattività dell’umore (per es., episodica
intensa disforia, irritabilità o ansia, che di solito durano poche ore, e soltanto
raramente più di pochi giorni).
7. sentimenti cronici di vuoto.
8. rabbia immotivata e intensa o difficoltà a controllare la rabbia (per es., frequenti
accessi di ira o rabbia costante, ricorrenti scontri fisici).
9. ideazione paranoide, o gravi sintomi dissociativi transitori, legati allo stress.

Nella SWAP-200 viene accomunato allo STILE DI PERSONALITA’ DISFORICO : CON


DISREGOLAZIONE EMOTIVA ma i due disturbi non coincidono. Nel DSM i pazienti borderline
sono persone con una forte disregolazione emotiva. Nella SWAP le caratteristiche di personalità
borderline sono organizzate intorno a 3 poli:
1. una pervasiva disforia: che li porta a sentirsi infelici, abbattui, preoccupati dalla
morte o dal morire, maltrattati, incompresi, vittimizzati ed emarginati. Questo nucleo
coesiste con dinamiche aggressive manifeste, tendono infatti ad essere arrabbiati e
ostili.
2. disregolazione emotiva: come il DSM a cui è associata la necessità di instaurare
rapporti di dipendenza che hanno anche la funzione di regolare lo stato emotivo.

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3. Stati psichici di tipo post-traumatico: e questo conferma la frequenza di abusi subiti
riscontrata nei pazienti borderline.

DISTURBO DIPENDENTE
A. Una situazione pervasiva ed eccessiva di necessità di essere accuditi, che determina
comportamento sottomesso e dipendente e timore della separazione, che compare nella
prima età adulta ed è presente in una varietà di contesti, come indicato da cinque (o
più) dei seguenti elementi:
1. ha difficoltà a prendere le decisioni quotidiane senza richiedere una eccessiva
quantità di consigli e rassicurazioni
2. ha bisogno che altri si assumano le responsabilità per la maggior parte dei
settori della sua vita
3. ha difficoltà ad esprimere disaccordo verso gli altri per il timore di perdere
supporto o approvazione.
Nota: Non includere timori realistici di punizioni
4. ha difficoltà ad iniziare progetti o a fare cose autonomamente (per una
mancanza di fiducia nel proprio giudizio o nelle proprie capacità piuttosto che per
mancanza di motivazione o di energia)
5. può giungere a qualsiasi cosa pur di ottenere accudimento e supporto da altri,
fino al punto di offrirsi per compiti spiacevoli
6. si sente a disagio o indifeso quando è solo per timori esagerati di essere
incapace di provvedere a se stesso
7. quando termina una relazione stretta, ricerca urgentemente un’altra relazione
come fonte di accudimento e di supporto
8. si preoccupa in modo non realistico di essere lasciato a provvedere a se stesso.

Nella SWAP-200 viene identificato con lo STILE DI PERSONALITA’ DISFORICO :


DIPENDENTE – MASOCHISTA in entrambi i sistemi di valutazione il tratto centrale sembra
essere l’eccessiva dipendenza dagli altri, un eccessivo bisogno di essere rassicurati, accuditi e
aiutati anche nelle situazioni quotidiane. un’eccessiva paura di essere rifiutati o abbandonati.
Nella SWAP i pazienti sembrano molto + disturbati, gli item comprendono una serie di elementi
relativi alla difficoltà nella scelta e nella gestione delle relazioni (tendono a coinvolgersi in
relazioni in cui subiscono abusi emotivi o fisici, ad attaccarsi agli altri in modo intenso e veloce,
a scegliere partner inappropriati), diffusione dell’identità, scissione e idealizzazione, difficoltà
nella regolazione emotiva (sono incapaci di calmarsi da soli), difficoltà a riconoscere ed
esprimere la propria rabbia.

STILE DI PERS. DISFORICO: CON ESTERNALIZZAZIONE DELL’OSTILITA’


Questo fattore non trova nessuna corrispondenza nel DSM. Esso include pazienti caratterizzati
da notevoli quote di aggressività e ostilità che, essendo considerate intollerabili, e quindi non
riconosciute, sono proiettate all’esterno o espresse con modalità indirette. Si tratta di soggetti
che tendono ad incolpare gli altri per le proprie difficoltà, sono critici nei confronti degli altri e
vedono i propri sentimenti come inaccettabili negli altri ma non in se stessi.

9 Tende a partecipare agli scontri di potere.


9 Tende ad essere arrabbiato od ostile.
9 Tende ad incolpare gli altri per i propri fallimenti.
9 Tende a sentirsi incompreso, maltrattato o vittimizzato.
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9 Tende ad essere critico con le altre persone.
9 Tende ad avere conflitti con l’autorità.
9 Tende a tenere il broncio.
9 Tende ad esprimere la propria aggressività in modi indiretti e passivi.
9 Tende ad essere oppositivo.
9 È subito portato a pensare che gli altri vogliano danneggiarlo.
9 Tende a sentirsi impotente, alla mercè di forse che sono fuori dal suo controllo.
9 Tende ad essere ostile verso le persone dell’altro sesso.
9 È inibito rispetto al raggiungimento degli obiettivi o in generale del successo.
9 Tende a voler controllare.
9 Tende a reagire alle critiche con sentimenti di rabbia e umiliazione.
9 Tende a vedere i suoi sentimenti e impulsi inaccettabili negli altri e non in se stesso.

PERSONALITA’ SANA AD ALTO FUNZIONAMENTO


Apprezza e sa rispondere all’umorismo, sa usare i suoi talenti in modo efficace e produttivo, è
tendenzialmente responsabile, trova significato nella sua appartenenza e nel suo contributo ad
una comunità, riesce a stringere amicizie intime e di lunga durata caratterizzate da sostegno
reciproco e condivisione delle esperienze, tende ad esprimere sentimenti appropriati alla
situazione che sta vivendo, di solito trova soddisfazione in quello che fa, ha intuito psicologico
con il quale riesce a capire adeguatamente se stesso e gli altri, è creativo e sa affrontare i
problemi in modo originale, ha standard morali ed etici e si sforza di vivere alla loro altezza, sa
mantenere una relazione amorosa caratterizzata da un’intimità autentica, ama le sfide e prova
piacere nel realizzare le cose, è capace di trovare soddisfazione nell’educare o crescere altre
persone e nel perseguire obiettivi a lungo termine, quando è necessario sa essere assertivo, è
capace di riconoscere punti di vista alternativi anche quando si tratta di argomenti che
suscitano forti emozioni, riesce ad ascoltare una notizia minacciosa sul piano emotivo, è
simpatico, sensibile e responsivo verso i bisogni altrui, si sente a proprio agio in situazioni
sociali.

Validità della tassonomia empiricamente derivata


Abbiamo creato per ciascun fattore Q, una descrizione composita Q-sort dei pazienti che la
compongono come prototipo diagnostico, vi abbiamo poi correlato le descrizioni della SWAP-
200 con un coefficiente di correlazione per valutarne il grado di somiglianza. La correlazione è
altamente positiva.

Discussione
Questo nuovo sistema di classificazione evita molti problemi concettuali ed empirici dell’attuale
tassonomia dell’Asse II:
1. La comorbidità troppo elevata.
2. L’artificiale dicotomizzazione di variabili continue.
3. L’assunto che la patologia della personalità è categoriale.
4. L’impossibilità di attribuire ai criteri pesi diversi a seconda del loro valore diagnostico.
5. Il trascurare gli aspetti sani del funzionamento psicologico.
6. La mancanza di fedeltà ai risultati provenienti dagli studi basati sull’analisi fattoriale.

Questi risultati ottenuti, per essere validi, devono essere replicati:


• Il risultato principale è stato l’emergere del fattore-Q DISFORICO che non è riconosciuto
dal DSM e include i pazienti attualmente diagnosticati come dipendenti, evitanti,
depressi, auto-frustranti e borderline.
• È emersa una categoria SCHIZOIDE modificata che include i pazienti attualmente
diagnosticati come schizoidi, evitanti e schizotipici.
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• Anche la categoria istrionica appare modificata includendo item del disturbo istrionico e
borderline.

La SWAP-200 aiuta a colmare il divario tra l’approccio clinico e quello empirico e fornisce sia
categorie diagnostiche che descrizioni narrative, infatti utilizzando la SWAP-200 la
formulazione del caso e la diagnosi diventano parte della stessa procedura.

Commenti sulla formulazione del caso


Ci sono 3 punti degni di nota:
1. Con la SWAP-200 diagnosi e formulazione del caso sono parte dello stesso processo.
Inoltre il vocabolario standard della SWAP assicura che clinici diversi descriveranno lo
stesso paziente nello stesso modo.
2. La costellazione di qualità apparentemente contraddittorie che compongono la
descrizione di vari pazienti con la SWAP-200 viene formulata in modo sistematico.
3. La SWAP-200 può essere usata per fare distinzioni più sottili tra pazienti che
appartengono alla stessa categoria diagnostica.
4. Questi risultati se replicati, potrebbero essere usati per revisionare l’Asse II del DSM V.

5. VERSO IL DSM - V
I problemi dell’Asse II
I ricercatori sono d’accordo sul fatto che l’asse II ha bisogno di una revisione dalle
fondamenta. Elenchiamo alcuni dei principali limiti dell’asse II:
1. Le categorie dell’asse-II sono spesso in contraddizione con i risultati empirici.
2. per massimizzare la coerenza interna e minimizzare la comorbidità, i gruppi di lavoro
hanno dovuto manipolare i criteri senza tener conto né dell’osservazione clinica nè dei
dati empirici.
3. la comorbidità dei disturbi dell’asse II è elevata.
4. i criteri non discendono da alcun modello teorico degli ambiti di funzionamento che
costituiscono la personalità..
5. I criteri si sono ristretti nel tempo e si sono sviluppati come indicatori comportamentali
multipli di un singolo tratto e non come descrizioni di sindromi della personalità
sfaccettate.
6. L’asse II non è abbastanza comprensivo.
7. Lasse II utilizza un approccio diagnostico di tipo categoriale, mentre sarebbe più utile
considerare la patologia di personalità su un continuum che va da assente a moderata a
grave.
8. Le soglie per determinare i disturbo sono arbitrarie.
9. Gli strumenti attualmente in uso per fare diagnosi di disturbo della personalità si basano
su domande dirette e si presuppone che persone con disturbo della personalità abbiano
poca conoscenza di sé, quindi questo li rende inaffidabili.

Classificazione delle patologie di personalità


Alcuni tra i problemi + importanti:
DISTINGUERE L’ASSE I DALL’ASSE II
1. L’asse I specifica cosa la persona ha, codifica condizioni o stati che possono andare
incontro a remissioni; mentre l’asse II specifica chi la persona è. Ma questa distinzione
non può essere del tutto ridotta a quella tra asse I e asse II, per molti pazienti infatti, il
disturbo è ugualmente descrittivo di ciò che sono e di cosa hanno.
2. Un’area di confusione connessa a questa riguarda la distinzione tra i costrutti di
sindrome e personalità. La sindrome può essere trattata senza modificare l’intera
struttura complessiva dell’organismo, mentre la personalità è la struttura complessiva
dell’organismo psicologico. Questo significa partire dal presupposto che le sindromi
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esistano indipendentemente dalle personalità che le ospitano. Ma ciò viene a cadere
poiché l’ospite e il fattore patogeno in ambito psicologico non possono essere distinti in
modo così chiaro.
3. Alcune delle caratteristiche che definiscono le condizioni di asse II sono incluse nell’asse
I e c’è un’elevata comorbidità tra i due assi.
4. Un’altra fonte di confusione è la nozione che l’asse I sia + biologico mentre l’asse II +
psicosociale. Ma anche questa distinzione non regge perché molti disturbi di asse I
hanno eziologie multiple.

2 soluzioni:
1. Far ordinare asse I e asse II dai rispettivi ricercatori e affrontare in seguito il problema
della relazione tra i due assi.
2. Scegliere una delle attuali distinzioni tra gli assi e usarla come base per una distinzione
+ chiara.

DIAGNOSI CATEGORIALE O DIMENSIONALE?


Prima di tutto bisogna chiedersi se le caratteristiche di personalità sono in natura variabili
continue o categorie.
In secondo luogo bisogna capire qual è il livello di complessità ottimale per la descrizione della
personalità.
Bisogna valutare se un sistema diagnostico ci fornisce un metodo per descrivere la
psicopatologia è clinicamente utile.

Pensiamo che la migliore soluzione sia quella di sviluppare un sistema ibrido che tragga i
vantaggi sia della diagnosi categoriale sia di quella dimensionale.

Come selezionare i criteri, le categorie e le dimensioni


Prima di tutto si potrebbe sviluppare un sistema di classificazione empiricamente + fondato di
quello attuale.
Se scegliamo di lavorare usando come unità di analisi tratti relativamente circoscritti, l’analisi
fattoriale può aiutarci. Se invece scegliamo di lavorare usando sindromi di personalità + ampie
allora possiamo utilizzare l’analisi Q.
Dobbiamo inoltre riflettere sul modo in cui bisogna generare gli item o le variabili che saranno
raggruppate i fattori o cluster e su chi dovrebbe fornire tali dati che secondo il nostro approccio
sono i clinici esperti.

Un approccio alla patologia della personalità basato sulla comparazione dei prototipi
Questo metodo ha seguito una procedura diversa dagli a altri poiché abbiamo:
• Utilizzato un metodo psicometricamente rigoroso per quantificare le ossevazioni dei
clinici esperti.
• Ampliato tecniche statistiche di aggregazione dei dati che risultavano dalla procedura
precedente per identificare dimensioni e categorie che fossero clinicamente significative.

Sviluppare una tassonomia dei disturbi di personalità clinicamente ed empiricamente


fondata
Il punto fondamentale di questo approccio sta nel chiedere ai clinici esperti di fare quello che
sanno fare meglio, cioè osservare.
Gli item della SWAP-200 derivano da + fonti:
• I criteri diagnostici delle varie edizioni del DSM
• La letteratura clinica ed empirica sui vari disturbi della personalità
• Gli input che ci hanno dato centinaia di clinici che hanno utilizzato lo strumento nelle
varie versioni.
• La ricerca sui tratti della personalità normale.
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• L’esperienza clinica.

I dati della SWAP-200 predicono:


le diagnosi cliniche categoriale e dimensionali dei disturbi della personalità.
Gli indicatori oggettivi delle disfunzioni della personalità come i tentativi di suicidio.
La VGF
Molte variabili evolutive e relative alla storia genetica

L’analisi Q ha dato come risultato 7 cluster.

6. LA PATOLOGIA DELLA PERSONALITÀ IN ADOLESCENZA


Il DSM da una guida limitata per la diagnosi in adolescenza e ammonisce sul formulare una
diagnosi di personalità in questa fase del ciclo vitale, ma tale avvertimento è basato sulla
mancanza di dati, studi recenti infatti suggeriscono che i disturbi della personalità possono
essere diagnosticati già dall’adolescenza e mostrano una sostanziale continuità nel tempo.

Problemi
1. Esiste la personalità in adolescenza? Anche se alcuni teorici hanno sostenuto che la
personalità degli adolescenti è abbozzata e instabile, altri sostengono che invece questa
mantenga una sostanziale continuità nel tempo. Alla luce dei nuovi dati si può
presumere che si possa parlare di personalità in adolescenza, ovviamente questa non
rimane immutabile nel tempo.
2. La personalità in adolescenza: conflitto o continuità? I dati empirici sostengono che in
adolescenza crisi e conflitti sono normali e anche necessari allo sviluppo. Altri dati però
sostengono che tali crisi sono l’eccezione e non la regola nell’adolescenza. Uno dei
motivi sottostanti al diverbio tra modello della crisi e modello della continuità è la scelta
del campione, infatti gli studi sulla continuità si sono basati su campioni normativi,
mentre gli studi della crisi su campioni clinici.
3. la terza problematica riguarda la personalità in sé: quali sono le aree della personalità e
i cambianti che avvengono in queste aree durante l’adolescenza.

Per comprendere cosa cambia e cosa va storto nello sviluppo della personalità in adolescenza
si rimanda alla descrizione della personalità secondo Western pag. 8 del presente documento,
che evidenzia 3 sfere importanti della personalità:
1. DESIDERI, PAURE, CONFLITTI, ATTRIBUZIONI DI VALORI: da un punto di vista psicoanalitico, il
risultato di conflitti tra valori, paure e desideri è in genere una formazione di
compromesso che soddisfi + spinte motivazionali possibili.
2. RISORSE ADATTIVE: si tratta delle risorse cognitive, affettive, comportamentali e di
regolazione del sé di cui l’adolescente dispone per affrontare le richieste interne ed
esterne. A livello cognitivo avvengono profondi cambiamenti che sembrano riflettere,
almeno in parte, la maturazione dei lobi frontali. Si assiste ad uno sviluppo progressivo
del pensiero astratto, della capacità della memoria di lavoro, della velocità con cui
vengono processate le informazioni e della metacognizione. A livello affettivo si assiste
ad una maggiore labilità. Quando lo sviluppo procede in modo relativamente tranquillo,
gli adolescenti mostrano una maggiore capacità di fare esperienza di emozioni
ambivalenti. Un’altra caratteristica dello sviluppo dell’adolescente è la maggiore
capacità di regolare gli stati d’animo.
3. ESPERIENZA DI SÉ E DEGLI ALTRI E DELLE RELAZIONI: Si prendono in considerazione gli aspetti
intrapsichici e quelli interpersonali. Si prende in esame la natura delle relazioni
oggettuali. Teorie:
a. BLOS = l’adolescenza è il periodo della seconda individuazione, gradualmente gli
adolescenti devono ridefinire le loro rappresentazioni di sé in relazione ai genitori
separandosi e individuandosi da loro in modo + completo.
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b. ERIKSON = l’identità di un individuo corrisponde ad una percezione + stabile di
sé, dei propri valori e ideali.
Alcune ricerche sostengono che una formazione dell’identità in adolescenza ha un
impatto durevole sulla personalità dell’adulto.

La patologia della personalità in adolescenza: dati empirici


Tra i risultati principali:
Il primo è che il disturbo borderline di personalità è effettivamente diagnosticabile in
adolescenza e presenta solo lievi differenze con quello dell’adulto.
Il secondo è che l’eziologia e la fenomenologia del disturbo sono simili a quelle dell’adulto
mentre si è riscontrata una sostanziale differenza con il quadro dell’infanzia.
Il terzo è che adolescenti e adulti borderline presentano un’elevata percentuale di traumi
sessuali subiti nell’infanzia.
Il quarto è che adolescenti e adulti borderline mostrano disturbi simili nelle relazioni oggettuali.
Il quinto è che adolescenti e adulti borderline hanno in comune una depressione di qualità
simile caratterizzata da un’affettività negativa diffusa, da labilità affettiva, da un senso di
malvagità o cattiveria interna e da una tendenza ad essere scossi dagli eventi percepiti come
abbandoni e dalla solitudine.

Percorsi di sviluppo dell’Io in adolescenza


Hauser e collaboratori hanno seguito un gruppo di ragazzi clinici e non per 20 anni e hanno
delineato 6 percorsi di sviluppo dell’Io:
1. ARRESTI PROFONDI DELLO SVILUPPO: tendenza a vedere il mondo in bianco e nero, a vedere
se stessi ad un livello minimo di complessità e a formulare i problemi morali intermini di
“come possiamo farla franca”.
2. CONFORMISTI STABILI: sono ampiamente guidati alle norme del gruppo di appartenenza,
sembrano in qualche modo frenati dalle loro preoccupazioni relative all’accettazione e si
confondono con gli altri.
3. PROGRESSIONE PRECOCE: iniziano l’adolescente con una visione del mondo concreta e un
forte bisogno di gratificazione immediata, ma giungono poi a riconoscere ed accettare le
Percorsi caratterizzati da cambiamenti dello

aspettative e le norme del gruppo. Passano quindi dal primo al secondo percorso.
4. PROGRESSIONE AVANZATA: si spostano da una posizione + conformistica al riconoscimento
sviluppo nello sviluppo dell’Io

e alla valorizzazione della complessità.


5. PROGRESSIONE DRAMMATICA: passano dall’esperire il mondo in bianco e nero e dalla
tendenza a esteriorizzare le difficoltà personali al riconoscimento della complessità degli
altri.
6. SVILUPPO ACCELERATO: sono fin dall’inizio adolescenti maturi che spesso si intrattengono
piacevolmente con gli adulti, comprendono le relazioni interpersonali complesse,
riescono a tollerare e persino a valorizzare l’ambiguità e i paradossi.

L’attaccamento in adolescenza
Un’altra area di enorme rilevanza è lo studio dei pattern di attaccamento.
Bolwby ha teorizzato lo sviluppo dell’attaccamento nei bambini, ma studi successivi hanno
sviluppato delle interviste (AAI) per valutarlo anche negli adulti e negli adolescenti.
L’attaccamento insicuro e la classificazione irrisolta sono di grande rilevanza come fattori di
rischio per lo sviluppo di patologie in adolescenza.

Verso un sistema di classificazione della patologia in adolescenza


Alcuni studi si sono soffermati sulla classificazione della patologia in adolescenza, bisogna però
verificare se i criteri del DSM-IV sono utili per tale classificazione. Bisogna quindi tener presenti
alcune questioni:
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1. la tendenza dei disturbi a sovrapporsi
2. l’inadeguatezza delle categorie e dei criteri attuali
3. una mancanza di utilità clinica
4. problemi di misura

la SWAP-200 A è l’adattamento della SWAP-200 per gli adolescenti, la quale ha portato alla
classificazione di due fattori ad alto funzionamento (stili di personalità) e a 5 disturbi di
personalità:

STILE DISFORICO AUTOCRITICO

Tende ad essere timido e riservato, autocritico, a provare vergogna e imbarazzo, a sentirsi in


colpa, ad essere ansioso, ad accusarsi delle cose negative che accadono ed ad essere
perfezionista. È coscienzioso, empatico ed ha standard morali ai quali cerca di avvicinarsi.

STILE DISFORICO OPPOSITIVO

Tende a sentirsi infelice e a cadere in spirali emotive che sfuggono al proprio controllo, a
partecipare a scontri di potere con gli adulti, a sentirsi inadeguato, inferiore, ad essere ribelle,
ad essere arrabbiato e ostile, a sentirsi annoiato, ad esprimere la propria aggressività in modo
passivi e indiretti. Sa apprezzare e rispondere all’umorismo, è articolato e suscita simpatia
negli altri, trova soddisfazione nel guidare, educare o prendersi cura degli altri ed ha standard
morali ai quali cerca di avvicinarsi.

Gli altri fattori rappresentano configurazioni assai simili al costrutto adulto di disturbo della
personalità.

DISTURBO DELLA PERSONALITÀ ANTISOCIALE-PSICOPATICO

Tende a partecipare a scontri di potere con gli adulti, è ribelle e insolente ed esprime rabbia
intensa e inappropriata, può essere oppositivo ed agisce in modo impulsivo senza considerare
le conseguenze delle proprie azioni, accusa gli altri per i propri fallimenti, reagisce alle critiche
con rabbia e umiliazione, è inaffidabile e irresponsabile. Tende ad accrescere la propria
autostima se considerato cattivo o duro, ad avere emozioni che sfuggono al proprio controllo, a
cercare il brivido, la novità e l’avventura, a rompere le cose e diventare aggressivo, a sentirsi
incompreso, maltrattato e vittimizzato. Simile a psicopatia.

DISTURBO DELLA PERSONALITÀ CON DISREGOLAZIONE EMOTIVA

Assomiglia al disturbo borderline. Tende ad avere emozioni che sfuggono al proprio controllo, a
sentirsi inadeguato, a diventare irrazionale di fronte a emozioni forti, a sentirsi infelice, ad
essere abbattuto e ad avere paura dell’abbandono, non riesce a calmarsi se stressato, si sente
disperato e impotente, e sente che la vita non ha significato. Reagisce alle critiche con rabbia e
umiliazione, sembra avere la tendenza a volersi punire, è autocritico e considera i problemi
come irrisolvibili e li combatte con dei veri e propri desideri di suicidio.

DISTURBO DELLA PERSONALITÀ SCHIZOIDE

Tende ad essere passivo e poco assertivo, ad apparire inibito rispetto al perseguimento dei
propri obiettivi. Ha difficoltà a riconoscere la propria rabbia, ha una gamma di emozioni

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limitata, si sente annoiato, è privo di capacità sociali, è verbalmente poco articolato, si sente
debole è disattento e facilmente emarginato.

DISTURBO DELLA PERSONALITÀ NARCISISTICO

Tende a voler essere perfetto, e pensa in termini intellettualizzanti e astratti. È competitivo e


critico verso gli altri, controllante, tende a sentirsi privilegiato e pensa di avere tutti i diritti, è
articolato, arrogante e cerca di esercitare potere sui pari, si vede come una persona logica e
razionale, si crede + virtuoso degli altri e tende a fare il moralista. È autocritico e pensa di
doversi unire solo a persone di status elevato.

DISTURBO DELLA PERSONALITÀ ISTRIONICO


Fantastica di trovare l’amore perfetto, si attacca agli altri in modo intenso e veloce, esprime le
proprie emozioni in modo teatrale ed esagerato, cerca di essere al centro dell’attenzione, è
suggestionabile, eccessivamente provocante e deduttivo, bisognoso e dipendente, le sue
relazioni interpersonali sono caotiche e instabili e i propri partner sessuali sono inadeguati per
età o status.

7. UN NUOVO LINGUAGGIO PER LA DIAGNOSI PSICOANALITICA


A volte sembra che tra psicoanalisti e ricercatori si apra un abisso incolmabile. Le obiezioni
psicoanalitiche nei confronti della ricerca sono 3:
1. E IMPOSSIBILE: probabilmente chi sostiene questa obiezione aveva inizialmente
accolto la ricerca con entusiasmo ma ne è rimasto deluso. Da ciò che non è stato fatto
hanno tratto la conclusione che non è possibile farlo.
2. NON E’ NECESSARIA: viene da quegli analisti che ritengono che il metodo
psicoanalitico è di per sé necessario e sufficiente a generare, verificare e revisionare la
teoria psicoanalitica.
3. E’ IRRILEVANTE: è sostenuta da analisti che sostengono che le regole della sienza
empirica non vanno applicate alla psicoanalisi.

Al di là delle obiezioni ci sono altre difficoltà pratiche, come ad esempio il temperamento molto
diverso dei 2 professionisti. I processi per diventare ricercatore i psicoanalista sono molto
lunghi e pochi si specializzano in entrambi i campi.

Cosa non funziona nella ricerca empirica


La garanzia della ricerca è la replicabilità dei risultati, nello sforzo di ottenerli i ricercatori
hanno cercato di dipendere il meno possibile da giudizi clinici e inferenze (logica del DSM).
Facendo ciò i ricercatori escludono proprio ciò che è di maggiore interesse psicologico. Gli
strumenti di valutazione che ne derivano non catturano aspetti dinamicamente importanti della
vita mentale.

Un nuovo linguaggio per la ricerca psicoanalitica


Se vogliamo capire se gli analisti fanno le stesse osservazioni, dobbiamo assicurarci che parlino
lo stesso linguaggio e prestino attenzione allo stesso spettro di fenomeni clinici. La SWAP-200
è uno strumento di valutazione progettato per ottenere questo risultato, fornisce un
vocabolario comune con il quale esprimere le proprie osservazioni e inferenze sul carattere e
sulle patologie di personalità.
Le affermazioni della SWAP-200 possono essere combinate in configurazioni praticamente
infinite per esprimere concetti sottili e sofisticati. La SWAP-200 permette la replicabilità dei
risultati clinici.
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Applicazioni
La SWAP-200 può essere utilizzata nella formulazione di casi clinici e nelle supervisioni. Dato
che valuta la struttura della personalità permette di valutare, empiricamente, i benefici della
psicoterapia.

Verso il DSM - V
Alcune differenze tra i due approcci:
1. le categorie diagnostiche e i criteri della SWAP sono empiricamente derivati, entre
quelle del DSM sono l’opinione di commissioni che possono essere influenzate da
dinamiche di gruppo.
2. la SWAP considera i disturbi di personalità come un continuum e non come categorie
discrete.
3. la SWAP incorpora fattori intrapsichici e dinamici come motivazioni, fantasie,
rappresentazioni oggettuali, conflitti e difese, laddove il DSM da importanza solo ai
sintomi manifesti.

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