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Psicologo: verso la professione

(Paolo Moderato, Francesco Rovetto) Capitolo 1: PSICOLOGO: UNA PROFESSIONE SCIENTIFICA (Felice Perussia) Nasce in Europa nella seconda met dell800. Nel 900 il suo punto di riferimento diviene la psicologia statunitense. Nasce in Universit come ricerca pura: la pratica clinica, intesa come psicoterapia, compare solo con la prima guerra mondiale (1913 Watson e il manifesto del comportamentismo). Negli stati Uniti: - prima guerra mondiale: sviluppo della psicometria - seconda guerra mondiale: sviluppo della psicoterapia In Italia: - 1905 nascita pubblica della psicologia - Anni 20: decadenza - Anni 50: rinascita grazie alla Liberazione e allo sviluppo di psicofarmaci. - 1978: abolizione della legge Basaglia
Def. Psicologia: 1. 2. 3. 4. un sistema teorico/operativo per rapportarsi al mondo, una chiave di lettura della realt una forma di conoscenza e quindi una scienza una forma di costruzione della propria identit (almeno per gli psicologi), un modo di vivere una professione (regolamentata da leggi, presuppone una formazione)

Capitolo 2: QUALE PSICOLOGIA? QUESTIONI STORICHE ED EPISTEMOLOGICHE DELLA PSICOLOGIA (Maria Armezzani)
Def. Epistemologia: la riflessione sui caratteri di scientificit che informano una disciplina Def. Dizionario: quella branca della teoria generale della conoscenza che si occupa di problemi quali la natura , i fondamenti, i limiti e le condizioni di validit, tanto delle scienze cosiddette esatte, quanto delle scienze empiriche (vedi psicologia); lo studio dei criteri generali che permettono di distinguere le affermazioni di tipo scientifico, dalle opinioni religiose, etiche, etc Parte essenziale della filosofia della scienza.

Ogni stile di ricerca e professionale dipende dalle categorie conoscitive che si sono ammesse (pi o meno esplicitamente) allinizio: si considerano assunte scelte che allinizio erano problematiche. Se lassunzione di modelli diversi non peculiarit della psicologia, qui la frantumazione disciplinare tale che si impone una prospettiva storico-epistemologica per comprendere questo quadro, una delle condizioni di competenza professionale. La conoscenza storico-epistemologica: - rivela le implicazioni dei paradigmi e ne determina le possibilit e i limiti; - allontana il rischio di ideologizzare la propria prospettiva; - esplicita lesistenza e la natura del punto di vista; - rende possibile e favorisce il confronto tra modelli. LA SCUOLA DI LIPSIA La psicologia ha due anime: - sperimentale (processi di BASE) - filosofica (processi SUPERIORI)

Fondatore ufficiale: Wundt, ha fondato a Lipsia nel 1879 il primo laboratorio di psicologia sperimentale. E il primo che decise di applicare la metodologia delle scienze naturali allindagine sulla psiche (da criteri filosofici si passa a criteri sperimentali-quantitativi). Oggetto di indagine: lesperienza umana immediata, ci che reperibile immediatamente nella coscienza soggettiva. Variabili controllate: processi sensoriali semplici (escluse tutto quello che oggi chiamiamo psicologia) Strumento: lintrospezione, resa sistematica da precise regole che tendono ad equipararla allosservazione scientifica Scopo: indagare sulla struttura della mente per scoprirne regole e componenti Accanto a questa psicologia sperimentale, lo stesso W. sostiene la necessit di una psicologia filosofica, vicina alle scienze umane. la psicologia iniziata come scienza della coscienza: proprio lidea di analizzare la soggettivit con criteri empirici, che fonda la psicologia moderna. Le correnti si dividono: In Europa continua la tradizione filosofica, mentre in USA quella sperimentale Correnti in Nord-America: STRUTTURALISMO E FUNZIONALISMO (fine 800, primi del 900) Strutturalismo Fondatore : Cattell, allievo di Wundt, ma d una interpretazione diversa agli studi di Lipsia: i dati ottenuti non sono misura delle sensazioni, ma misura dellentit fisica oggettiva degli stimoli, da misure dellesperienza soggettiva si passa a misure delloggetto che provoca lesperienza. Collabora con Galton e introduce la statistica e i test mentali; linteresse si sposta dal soggetto, alle prestazioni soggettive (e poi alle differenze individuali). Fondatore: Titchener, allievo di Wundt, esclude tutta la parte filosofica dalla sua traduzione dellopera di Wundt e sposta tutto linteresse sulla parte sperimentale, risolvendo cos la contraddizione interna. Vuole indagare la struttura della mente. Alla sua morte il movimento si dissolve. Funzionalismo Fondatore: James, pi le correnti evoluzionistiche: Angell e Carr. Oggetto di indagine: non i contenuti psichici, ma i processi e le funzioni che favoriscono ladattamento dellorganismo allambiente. Metodi: eclettismo, basato sullutilit pratica e sulla capacit di indagare le interazioni delluomo con lambiente naturale (NO laboratorio!) Declino dellintrospezione!

Rif. culturali: teorie di Darwin, Neopositivismo. COMPORTAMENTISMO (manifesto del 1913) Fondatore: Watson, per garantire la scientificit della psicologia, W. elimina come oggetti di studio gli eventi mentali. Oggetto: comportamento osservabile, a prescindere dai rapporti che ha con la coscienza Metodo: sperimentale di laboratorio, che consente di manipolare le variabili indipendenti (ambientali), osservandone gli effetti sulle var. dipendenti (comportamentali) Modello matematico: statistica inferenziale Confermato dagli studi di Pavlov, W. utilizza il modello S-R (stimolo-risposta) che risponde ai criteri di previsione e controllo delle variabili. Oggetto: diventa lapprendimento, con gli esperimenti sul condizionamento (classico e operante), per stabilire le leggi del comportamento. La psicologia immette cos sul mercato i primi strumenti di misurazione psicometrica che offrono garanzie di controllabilit e prevedibilit. Dalla fine degli anni trenta, si introduce il criterio della significativit statistica come ulteriore rassicurazione: si pu generalizzare i risultati come nelle altre scienze naturali. (criterio molto criticato: la significativit un criterio di ordine matematico, che non pu rispondere tout cour a domande di natura psicologica! Anche Hathaway critica il suo stesso test, lMMPI) Le correnti contemporanee conservano la concezione epistemologica, ma valorizzano una visione solistica e attiva del comportamento umano con lintroduzione della nozione di contesto: il comportamento sempre un atto in un contesto che attribuisce i significati e le funzioni agli stimoli specifici dellambiente. rientra il significato!!! COGNITIVISMO (fine degli anni 50)
Def. Cognitivo: indica tutti quei processi che comportano trasformazioni, elaborazioni, riduzioni , immagazzinamenti, recuperi e altri impieghi dellinput sensoriale. Termini [] che si riferiscono a ipotetici stadi o aspetti dellattivit cognitiva (Neisser, 1976)

Fondatori: Neisser (1967) e Miller, Galanter e Pribram, comportamentismi soggettivi(1960) Oggetto: attivit e processi cognitivi non osservabili. Si ripropongono i problemi epistemologici. La teoria non pretende di rispecchiare il reale stato dei fatti, ma di rappresentarlo. E viene utilizzata la metafora del computer: la conoscenza umana una manipolazione di simboli realisticamente rappresentabile con lanalogia con il software. I paradigmi sono storicamente due: - HIP: sistema cognitivo definito come una serie di regole per la trasformazione di simboli (= un processore di segnali) paradigma computazionale simbolico teorizzato da Fodor e Pylyshyn. Le regole sequenziali e il carattere localizzato dellelaborazione non rendono conto di fenomeni quali la riorganizzazione cognitiva, meglio spiegati dal secondo paradigma.

- PDP: connessionista, il sistema cognitivo visto come una rete di interconnessioni auto-organizzato, la metafora con il SNC reale, con i neuroni. Metodi: costruzione di modelli e verifica tramite PC Modello matematico: teoria della probabilit Critiche: - rapporto debole tra modello e esperimento - artificialit dei modelli (situazioni lontane dalla vita quotidiana) - dalla costruzione dei significati, si passati a studiare lelaborazione dellinformazione: di nuovo impersonalit e oggettivit - sono stati esclusi dalle ricerche i processi che poco si adattano alla rappresentazione computazionale: emozioni, creativit, interazioni tra soggetti, ecc. - come nel comportamentismo, il cognitivismo limitato dalla riduzione delloggetto di studio al metodo disponibile. TEORIE COSTRUTTIVISTICHE (anni 80) Autori: Watzlawick Teoria: non esiste un mondo reale pre-esistente e indipendente dallosservatore, ma esistono varie versioni di mondo a seconda del punto di vista. Ogni pensiero/giudizio/percezione unoperazione costruttiva e autoreferenziale dellosservatore. Oggetto: luomo come essere attivo, costruttore di significati e lambiente come universo di simboli e di esperienze possibili. Metodo: rivalutazione dellosservazione nelle situazioni di vita quotidiana, dei metodi qualitativi e di strategie che prevedono uninterazione tra ricercatore e soggetto. Critiche: il cognitivismo aveva enfatizzato il metodo, adattandovi loggetto di studio. In modo inverso, il costruttivismo recupera il significato come oggetto di studio, non avendo per un metodo per studiarlo. Correnti Europee: La psicologia Resta legata alle discipline filosofiche ed ha un carattere pi accademico della psicologia nordamericana, e minore influenza sociale. GESTALT (nascita ufficiale: 1912 Germania) Fondatore: Wertheimer, nel 1912 pubblica un importante lavoro sul movimento stroboscopio che d inizio alla scuola della Gestalt. Gestalt = forma, come totalit significativa, le cui propriet sono conoscibili attraverso un atteggiamento e un metodo fenomenologico.. Oggetto: lesperienza umana immediata (N.B. come Wundt!!!), ma la intendono in modo diverso: lesperienza un campo psicologico organizzato dove il soggetto si lega in modo intenzionale allambiente. Per la Gestalt: - lesperienza diretta il materiale grezzo sia della fisica, come della psicologia;

non esiste osservazione neutra, losservazione sempre prospettica; sia la realt fisica che quella psicologica sono esperienze soggettive, fenomeni. Metodi: esperimenti percettivi Applicazioni: psicologia della percezione, pensiero, memoria, personalit e sociale.

Kohler (1917) def. Insight:ristrutturazione improvvisa del campo percettivo ( apprendimento per prove ed errori di Thorndike) PSICOANALISI (1900) Fondatore: Freud, nel 1900 pubblica Linterpretazione dei sogni: propone uninterpretazione psicologica dei disturbi psichiatrici (N.B. novit assoluta!!)
Def. Psicoanalisi: 1) un procedimento per lindagine dei processi psichici 2) un metodo terapeutico basato su tale indagine 3) una serie di conoscenze sul funzionamento psichico acquisite per questa via

Oggetto: i processi psichici inconsci Metodo: metodo clinico, basato sullinterpretazione. Dopo Freud la psicoanalisi si diversificata anche a causa dellesportazione dal contesto austrotedesco, restando accomunata unicamente dal riferimento alla dimensione inconscia. PSICHIATRIA FENOMENOLOGICA (inizi del 900) Fondatore: Biswanger Oggetto di indagine: l Erlebnis(lesperienza vissuta), il vissuto soggettivo Scopo: pervenire alle forme strutturali della conoscenza, attraverso unanalisi sistematica dei tratti comuni delle esperienze umane. Teoria di rif.: fenomenologia husserliana (cosafenomeno) Metodo: limitazione dellanalisi a ci che reperibile nella coscienza (psicoanalisi), analizzare lesperienza umana per comprenderne le strutture fondamentali che lo mettono in rapporto con lo spazio, il tempo, mettendo da parte ogni distinzione pregiudiziale tra normale e patologico e ogni interpretazione causalistica-meccanicistica (comportamentismo). EPISTEMOLOGIA GENETICA (anni 50) Fondatore: Piaget, detta anche scuola di Ginevra o costruttivismo piagetiano. Oggetto: conoscenza , cos come si sviluppa, nellinterazione organismo-ambiente; la relazione tra il soggetto che agisce e pensa e il mondo che lo circonda, oggetto delle sue esperienze. Metodo: sperimentale e clinico. (osservazioni sui bambini)

Teoria: lattivit senso-motoria determina la costruzione del reale secondo processi alternati di assimilazione e accomodamento combinati tra individuo e ambiente e, attraverso una riorganizzazione delle strutture mentali, determina lo sviluppo ontogenetico del soggetto. Osservazioni sulle diverse scuole: - coerenza e rigore sono comunque attributi della scientificit, in qualunque modo la si concepisca; - nella dialettica tra metodo e oggetto, spesso stato sacrificato luno per laltro senza trovare un giusto equilibrio; - inevitabile operare una scelta di punto di vista, esserne consapevoli e esplicitarla nel lavoro di professionisti. Capitolo 3: CRITERI DI COERENZA TRA TEORIA E PRATICA IN PSICOLOGIA CLINICA (Franco Di Maria e Calogero Lo Piccolo)
Def. Psicologia clinica confusa: 1. definita dal suo oggetto: cio la cura identificazione della psicologia clinica con la psicoterapia 2. definita da un modello di cura definizione dello psicologo clinico come appartenente a una determinata scuola

E in netta ascesa la richiesta di interventi psicologici ma non psicoterapici: richiesta di soluzione di un disagio psicologico ( psicopatologico), formazione professionale, gestione delle risorse umane. La difficolt di def., sta nella mancanza di coerenza tra teoria e pratica: le teorie pi diffuse NON hanno al centro la relazione (ma lintrapsichico), la pratica ha sempre al centro la relazione. Propongono il modello della psicologia Clinica come dell action-research: - perch tiene ben presente il significato di irruzione nel sistema, da parte del ricercatore - si allontana dai criteri di oggettivit intesa come neutralit: trasformiamo la realt nellatto stesso di osservarla e conoscerla. - non scotomizza la relazione, ma la utilizza per i propri scopi: la relazione come metodo di conoscenzaintervento
Ri-def: psicologia clinica = action-research che mira a valutare, comprendere ed trasformare i sistemi relazionali umani, tenendo presente che agire-conoscere-trasformare sono fasi inseparabili.

E importante che ogni professionista faccia della sua tecnica un oggetto di studio, apra una riflessione teorica sul proprio operare.(teoria della tecnica) Lintervento si configura come la costruzione di uno spazio relazionale altro che renda pensabili e osservabili i comportamenti degli attori, anche al di fuori del setting clinico tradizionale. La relazione il metodo di conoscenza-intervento. Analisi della domanda: come analisi di tutti gli aspetti anche fantasmatici della relazione, per la costruzione di un area di senso comune che possa fare da base alla relazione. Distinzione tra set e setting: set : tutti gli aspetti organizzativi che rendono possibile lincontro (orario, frequenza, ecc.) setting: accadimenti emotivi e relazionali dellincontro, spazio relazionale e psichico che si ritaglia allinterno di un set adeguato. Ci che lo psicologo clinico fa usare la propria competenza per cambiare il set in funzione di un setting pi adeguato a riconoscere e pensare le emozioni.

Capitolo 4: CONSIDERAZIONI SUL CONCETTO DI NORMALITA NELLO SVILUPPO COGNITIVO (Silvia Perini) Quesito della ricerca moderna: Normalit e ritardo cognitivo fanno parte di un continuum o di continua differenti? Inizio secolo: bambino come diverso dalladulto, inizia ad interessare la ricerca. Anni 20: Watson in USA e Piaget in Europa spiegano la genesi e levoluzione cognitiva. Anni 60: teorie dellelaborazione dellinformazione Oggi: due correnti di pensiero sullo sviluppo cognitivo Sviluppo cognitivo come struttura/competenza: trasformazione quantitativa che si realizza nel corso di stadi (lo sviluppo = sovrapposizione di strati di diverso livello) Strutture come ogg. di studio dei cognitivisti studiano conoscenza e mente, cio costrutti metaforici non osservabili. Manipolano variabili e attribuiscono le modificazioni del comportamento correlate alle attivit cognitive che si presumono influenzate dalle manipolazioni. ritardo mentale: prodotto da strutture della mente deficitarie. Sviluppo cognitivo come funzione/performance: crescita, vista come incremento quantitativo e continuo. Funzioni come ogg. di studio dei comportamentisti studiano le relazioni osservabili fra eventi ambientali e attivit, in termini di stimoli, risposte ed eventi contestuali osservabili. ritardo mentale: rallentamento nel processo di cambiamento; il ritardo evolutivo.
Def. Teoria: esplicativa e rappresenta un tentativo di organizzare una serie di leggi derivate da dati empirici allo scopo di spiegare e prevedere eventi. Def. Modello: non esplicativo, unapplicazione metaforica della teoria, una rappresentazione della realt, non una descrizione. Non richiede dati empirici su cui basarsi.

Oggetto: sia per la teoria che per il modello, studiare lo sviluppo, significa studiare il cambiamento lungo la dimensione temporale. Teoria Cognitiva (da Piaget al connessionismo): La maggioranza degli studiosi ritiene che larchitettura cognitiva, sia una struttura immutabile dellattivit cognitiva, nel senso che il suo funzionamento non cambia nel corso dello sviluppo. Lattivit dei sistemi cognitivi si pu solo inferire da ci che produce sul piano del comportamento. Un costrutto ipotetico funge da mediatore fra il comportamento e ci che lo determina. Per Piaget si tratta delle strutture che sottostanno al pensiero, mediando le interazioni con lambiente esterno. I processi di assimilazione e accomodamento fanno evolvere e sviluppare sia le strutture cognitive sia le modalit con cui esse fungono da mediatori: prima i riflessi, poi schemi non simbolici, quindi rappresentazioni mentali. - Anni 60: la teorizzazione piagetiana viene influenzata dalle scienze dellinformazione, e vede la mente come un sistema che manipola simboli. il sistema cognitivo elabora i simboli in modo seriale e li finalizza in accordo a regole che si modificano nel tempo.
Limiti dellapproccio seriale dellelaborazione dellinformazione: - qual la natura del sistema di elaborazione, la sua organizzazione e i processi che lo guidano?

Come pu il sistema essere adattato a compiti particolari?

I modelli connessionisti sembrano dare una soluzione: limmagazzinamento e lelaborazione dellinformazione sono visti come processi che avvengono in parallelo anzich in sequenza seriale, grazie a unit che hanno un reciproco effetto facilitante o inibente. Fine anni 70: metacognizione, come conoscenza introspettiva sul proprio funzionamento mentale e sui processi che lo regolano.

La teoria comportamentale: da Watson allanalisi del comportamento L psicologia del comportamento considera lo sviluppo infantile un sottoinsieme della teoria generale: loggetto di studio il comportamento osservabile e il metodo quello delle scienze naturali.
Sviluppo: - interazioni continue tra bambino che si evolve biologicamente e cambiamenti dellambiente - queste interazioni cambiano sia lindividuo, sia lambiente le interazioni si modificano nel tempo in base allet.

Watson: C = f (s), gli stimoli colpiscono gli organi di senso e le risposte sono azioni del corpo. (condizionamento della paura di Albert) Il comportamentismo radicale di Skinner e lintercomportamentismo di Kantor danno forma sistematica alla psicologia del comportamento, dotandola di un chiaro ogg di studio, metodo e rapporto tra ricerca di base e applicata. Skinner: teoria dellapprendimento operante rifiuta il dualismo mente-corpo e ritiene che anche i processi mentali possano essere indagati con metodi delle scienze naturali, in situazioni sperimentali. Diventa importante linterazione tra comportamento e ambiente. Kantor: elabora ulteriormente il concetto di interazione. Privilegia come oggetto di studio la coordinazione dellintero organismo allinterno di un campo. Per spiegare il comportamento umano, non solo funzioni stimolo e funzioni risposta, ma anche eventi situazionali (ci che caratterizza il setting). Anni 60: integrazione dei due modelli ha prodotto paradigmi operanti nella ricerca in et evolutiva e applicazioni in campo educativo in soggetti con ritardo mentale. Capitolo 5: METODOLOGIA DELLA RICERCA IN PSICOLOGIA: PIANIFICAZIONE, CONTROLLO E MISURA (Paolo Moderato e Renato Gentile) Ogni disciplina scientifica caratterizzata, oltre che da affermazioni teoriche specifiche, da una serie di riconoscimenti (assunti) pi o meno espliciti che riguardano: - la filosofia della scienza (assunti metateorici) - i fenomeni da osservare (assunti teorici) - i metodi di ricerca (assunti metodologici) Kuhn ha utilizzato per identificare questi elementi, il termine paradigma. Questo termine viene utilizzato in un senso pi ristretto per definire: - i dispositivi fondamentali usati dal ricercatore per produrre il fenomeno che lo interessa (rif. paradigma di ricerca). La scelta del paradigma dipende strettamente da ci che vogliamo studiare. Quindi ogni buona ricerca deve partire da una buona definizione del proprio oggetto di studio. Considerare un fenomeno, significa formulare delle ipotesi sul processo: su quali sono le variabili e che funzione reciproca svolgono. Va elaborato, a partire dal paradigma, un piano sperimentale (progettazione del disegno sperimentale) che permetta lo studio dei singoli elementi (e la verifica delle ipotesi specifiche) con il minimo possibile di errori. Per cui vanno definite le possibili variabili interferenti (possono minacciare la validit della ricerca).

Un buon disegno deve rispettare due esigenze di controllo(procedimenti utilizzati per eliminare le minacce alla validit della ricerca): - individuare le fonti di errore (funz. preventiva): controllo metodologico - verificare leffettiva influenza delle var. indipendenti che agiscono nellesperimento (funz. diagnostica): controllo statistico CONTROLLO SUL PIANO METODOLOGICO: Il campionamento: ha la funzione di limitare o controllare possibili fonti di interferenza. Il campione deve possedere le stesse caratteristiche della popolazione per poter poi generalizzare i risultati ottenuti a tutti gli altri membri della popolazione. Quando ci possibile, la ricerca ha validit ecologica e i suoi risultati sono facilmente estendibili. Il campione rappresentativo risulter tanto pi selezionato quanto pi numerose saranno le variabili che definiscono la popolazione. Metodo: pretest (accerta lomogeneit dei sogg per una o pi caratteristiche), parallelizzazione tra gruppo sperimentale e di controllo(casuale o in base ai risultati ottenuti al pretest), blocchi randomizzati (2 gruppi omogenei fra loro ma non internamente). Il piano sperimentale 1: il controllo riguarda : le variazioni della situazione. Standardizzazione e taratura Il compito va standardizzato (non ci devono essere differenze nella consegna) e tarato per i soggetti dellesperimento (evitare floor effect livello troppo alto, prestazioni scarse o ceiling effect difficolt bassa, livello massimo di performance). Bisogna ricordarsi che anche le aspettative dello sperimentatore sono una possibile var. interferente (effetto Rosenthal: influenza la condotta dello sperimentatore e la raccolta dati si elimina col doppio cieco). Il piano sperimentale 2: il controllo riguarda: il numero e tipo di variabili. Progettazione del tipo di piano per numero di var. indipendenti: disegni unifattoriali o multifattoriali per tipo di var. indipendenti: disegni intersoggetti (between) o intrasoggetti (within) I disegni unifattoriali: - between-subjects hanno tanti gruppi quanti sono i livelli della variabile, in modo da somministrarne uno solo per ciascun gruppo. - within-subjects hanno un unico gruppo che sottopongono a tutti i livelli della var. (disegni a misure ripetute) prestet (baseline), trattamento e post-test. I disegni multifattoriali sono pi diffusi perch rispettano di pi il contesto naturale dove si danno numerose var. che interagiscono: - quello between-subjects noto come piano fattoriale a gruppi indipendenti - quello within-subjects richiede luso di piani fattoriali a misure ripetute (una variante il disegno a trattamenti alternati). I disegni fattoriali a piani sperimentali combinati: - disegno con pi variabili miste, il disegno fattoriale misto - disegno con 2 variabili, di cui 1 within-subjects il piano a quadrato latino - disegno con pi variabili, di cui 1 within-subjects, il disegno fattoriale split-plot - disegno con pi variabili, di cui 2 within-subjects, il disegno fattoriale split-split-plot Var. interferenti intra-soggettti: - sensibilizzazione: lassuefazione altera la prestazione.(x ovviare: distanziare le prove nel tempo)

- pratica: effetto dellallenamento sulla prestazione (x ovviare: utilizzare disegno between-subjects o controbilanciare lordine di presentazione dei compiti) - carry over: influenza degli effetti dalla prova prima a quella dopo.(Difficile da eliminare. X ovviare: distanziare temporalmente le prove) - effetti relativi allordine e alla sequenza (x ovviare: bilanciare i trattamenti cos che un sogg li riceva in tutti gli ordini possibili nel quadrato latino si controlla leffetto dellordine,ma non la successione) I disegni between-subjects risultano generalmente pi validi (validit interna: la var. indipendente la causa degli effetti osservati sulla var. dipendente) di quelli within-subjects, che invece hanno una maggiore validit ecologica (validit esterna: i risultati sono generalizzabili alla popolazione e a situazioni diverse) ed hanno una pi immediata generalizzabilit dei risultati. CONTROLLO STATISTICO Le analisi statistiche dei risultati di un esperimento si operano a due livelli: - analisi descrittiva : la statistica descrittiva serve a presentare in modo chiaro le informazioni disponibili per favorire la produzione di inferenze. - inferenza statistica : verifica delle inferenze con i test pi idonei. Metodi della statistica descrittiva: - Distribuzioni di frequenza: le osservazioni vengono distribuite in classi ordinate in senso crescente o decrescente, nelle quali si calcola la frequenza delle osservazioni presenti; - Misurazioni della tendenza centrale: media (Sx/N), mediana (val centrale in una distribuzione),moda (val. pi frequente); - Misure di dispersione o variabilit: varianza (scostamento medio delle osservaz. rispetto alla media) e deviazione standard (scostamento quadratico medio) - Forme della distribuzione: la pi nota la curva di Gauss o curva normale. Perch i dati prendano questa distribuzione bisogna che le misure di tendenza centrale coincidano, i dati si dispongano simmetricamente rispetto al punto centrale e la curva deve essere mesocurtica - Correlazione e Regressione: servono rispettivamente per stabilire se c una relazione (il grado di dipendenza funzionale tra i fenomeni) e di che tipo; Metodi della statistica inferenziale: - Stime dei parametri della popolazione: si calcola il valore che con maggior probabilit corrisponde al parametro della popolazione oppure lintervallo entro il quale il parametro oscilla; - Verifica delle ipotesi: verificare, a un certo grado di probabilit, la validit dellassunzione che le statistiche riferite al campione siano indicative anche dei parametri della popolazione. Si sottopone a verifica lipotesi nulla H0: perch possa essere accettata le differenze del campione devono essere dovute al caso con una probabilit superiore a una soglia (0,05 o 0,01). Se la probabilit che siano dovute al caso inferiore alla soglia, allora le differenze saranno significative (p<0,05) o altamente significative (p<0,01) Gli errori possibili sono di due tipi: - I tipo: respingere H0, anche se vera. Si associa a una probabilit - II tipo: accettare H0, anche se falsa. Si associa a una probabilit . La potenza di un test (di respingere H0 quando falsa) uguale a 1-. MISURE E SCALE Nella verifica delle ipotesi si possono usare test parametrici: si devono usare test non parametrici se le osservazioni sono misurate su scala non parametrica o quando le popolazioni di riferimento non sono normali. Test parametrici sono pi potenti dei non parametrici.

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Def. misura: il procedimento mediante il quale le propriet aritmetiche di un insieme ordinato di numeri reali, vengono attribuite a un insieme di eventi empirici (Caracciolo). Si considera che gli elementi dei due insiemi stabiliscano tra loro relazioni analoghe, tale per cui possibile operare sugli eventi come sui numeri. La relazione eventi-numeri chiamata Scala di Misura.

Stevens studi questo problema in psicologia e deline quattro tipi di relazioni eventi-numeri: 1) relazioni di IDENTITA: scala nominale, a classi o categorie omogenee al loro interno secondo un etichetta, il numero ha valore nominale; propriet: equivalenza (riflessiva, simmetrica e transitiva) es. Sistema diagnostico DSM IV 2) relazioni di ORDINE: scala ordinale, a ranghi, i numeri hanno valore di ordine crescente/decrescente; propriet: equivalenza + maggiore/minore di (non riflessiva, asimmetrica e transitiva) es. valutazioni di profitto con voti agli studenti 3) relazione di INTERVALLI: scala a intervalli; scala a 0 arbitrario, quantitativa:, i numeri rappresentano lampiezza delle distanze tra gli elementi e delle differenze tra due gradini qualsiasi della scala; propriet: operazioni algebriche es. scala celsius o fahrenheit 4) relazione di RAPPORTO: scala a rapporti; scala a 0 reale che coincide con lorigine della scala stessa, quantitativa, i numeri rappresentano i rapporti tra gli elementi; propriet: tutte le operazioni aritmetiche. Solo le ultime due scale sono parametriche e solo agli elementi di queste possono essere applicati i test parametrici: ANOVA, t di Student. Capitolo 6: IL METODO SPERIMENTALE NELLE APPLICAZIONI PSICOLOGICHE (Santo Di Nuovo) La ricerca di base tende allincremento delle conoscenze e non si pone obiettivi pratici diretti, mentre la ricerca applicata mira alla soluzione di problemi operativi ed orientata verso decisioni mirate agli interventi: il metodo sperimentale tipico delle scienze naturali dove esiste una netta distinzione tra osservatore e osservatoed stato applicato alla psicologia fin dalle fasi della sua fondazione. Questo metodo non si adatta in quelle aree: - dove importante la relazione soggetto-operatore; - dove la complessit investe sia le relazioni tra variabili che le modificazioni dovute allintervento dello sperimentatore. RICERCA SUI GRUPPI Per risolvere questo tipo di problematiche si utilizza la ricerca-intervento(def. action research proposta da Lewin nel 1948): un tipo di ricerca che al tempo stesso momento di conoscenza scientifica della realt (ricerca di base) e contributo allattivo cambiamento di essa (ricerca applicata): Oggetto di studio: come avviene il cambiamento e in quale misura nel caso in cui avvenga come ipotizzato, quali siano i fattori di ostacolo e quali lo favoriscano quali sono gli effetti del trattamento a breve e lungo termine

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Metodo: - la verifica delle ipotesi e il trattamento avvengono in contemporanea; - i destinatari dellintervento sono coinvolti attivamente nel processo di definizione e verifica degli obiettivi; - processo ciclico ricorrente: formulazione di ipotesi e obiettivi intervento verifica degli effetti aggiustamento delle ipotesi e degli obiettivi. Punti deboli: la necessit, a volte, di modificare il disegno di ricerca in itinere,sia per le variabili sia per il campionamento. Problemi caratteristici dellaction research: - la posizione del ricercatore non neutra; - il punto di vista del ricercatore influenza non solo lo studio delle ipotesi e lanalisi dei dati, ma anche il durante della ricerca; - le capacit relazionali del ricercatore e i suoi valori assumono unimportanza fondamentale. Def. ricerca applicata rappresenta un processo di problem solving, nel quale la situazione-problema pu essere costituita di diverse situazioni (disagio psichico,stato di incompetenza, situazione di rischio di malattia, ecc) Esso un processo in diverse tappe: 1) delimitazione del problema 2) formulazione di un ipotesi diagnostica, mirata alla comprensione dei processi che mantengono il problema e degli aspetti strutturali; 3) definizione degli scopi 4) intervento mirato alla soluzione del problema, inserito in un contesto relazionale e guidato del ricercatore; 5) verifica periodica del cambiamento; 6) follow-up a distanza. attenzione agli aspetti evolutivi e relazionali: c lassunzione dellimpossibilit di scomporre-isolare le variabili di un oggetto che un sistema complesso.(la ricerca di base scompone il fenomeno per studiarlo e ridurne la complessit; laction research non pu farlo!) Nella sperimentazione si usa il massimo controllo delle variabili, usando gruppi di controllo, al fine di ridurre il pi possibile lerrore. Il controllo tra gruppi non usato perch spesso poco affidabile: difficile trovare gruppi confrontabili, o a volte eticamente scorretto, e spesso influenzato in maniera poco prevedibile dal drop-out. Il metodo per garantire lequivalenza la randomizzazione (selezione casuale della pop. di riferimento e assegnazione casuale a gruppi), ma se non possibile, si pu fare il matching dei soggetti tra gruppo sperimentale e di confronto, che hanno le stesse caratteristiche nelle var. da controllare. Se n randomizzazione, n matching sono possibili, si ha un disegno quasisperimentale(il gruppo di controllo non equivalente). La varianza di errore attribuibile a mancato controllo delle variabili diventa uninformazione essenziale sulla diversit dei soggetti e degli effetti: con un campione ampio, anche se non casuale, necessario conoscere le caratteristiche dei soggetti e le variabili osservate per correlarle (disegno correlazionale). Ma anche la correlazione pu essere dovuta a una variabile altra latente, di livello superiore a quelle analizzate. Al criterio di significativit si sostituisce quello di rilevanza in relazione agli obiettivi fissati: il trattamento funziona e i risultati non sono dovuti al caso. La composizione del campione nellaction research, quasi mai ha criteri di casualit o stratificazione tipici dei disegni sperimentali. Attivit fondamentale diventa lassessment: valutazione e monitoraggio degli effetti. Servono strumenti: - che possano essere somministrati in modo rapido; - ripetibili frequentemente;

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- adatti al contesto ( strumenti gi validati, ma in altri ambiti); - adatti al campione con cui si lavora; Esempi: colloquio, lintervista, questionari self-rating e altri strumenti utilizzati invece solo occasionalmente, questo per avere un assessment multiplo che permetta ipotesi diversificate. I disegni applicativi privilegiano misurazioni in fasi successive delle variabili da modificare mediante il trattamento. I dati ottenuti si dispongono in serie temporali (time- series) che permettono lo studio del cambiamento: - Per controllare il fattore tempo, esso pu essere inserito nei disegni fattoriali quale variabile. 1. 2. 3. Disegno a un baseline: misurazione della baseline: si registrano le var. a intervalli regolari; intervento: continuano le misurazioni; verifiche periodiche.

- Disegno a baseline multipli: verificare se gli effetti di trattamenti diversi si verificano in corrispondenza dellintroduzione di questi in momenti diversi. Possono valutare: Var. differenti nello stesso sogg. (fra comportamenti) Stesso var. in sogg. diversi (fra soggetti) Stessa var. nello stesso sogg. In situazioni diverse (fra setting) Questi disegni pongono molti problemi metodologici in aggiunta a quelli che gi si pongono con la baseline semplice. Critiche: il controllo delle var. limitato a una o poche per volta; non vengono considerate adeguatamente le differenze individuali dei soggetti; gli strumenti di assessment spesso hanno effetti sulle var.

RICERCA SU CASI SINGOLI Il soggetto controllo a se stesso e luso di sequenze alternative di trattamenti alternativi fa da controllo logico, per confrontare ipotesi contrapposte nella spiegazione degli effetti di ciascuno di essi. Sono un utile strumento per il controllo e monitoraggio del lavoro quotidiano. Ma hanno scarsa generalizzabilit: si diventa ragionevolmente sicuri del successo/insuccesso del trattamento su quel caso (interesse per il clinico), ma non sul fatto che quellintervento sia valido per altri soggetti (interesse per il ricercatore). Per aumentare la generalizzabilit, vanno ripetuti numerosi interventi su casi singoli (disegno N = 1 alla volta), ripetizione che pu essere sistematica per variabili prese in considerazione. La generalizzazione non pu essere solo su base logica, ma deve avvenire su base empirica con studi di meta-analisi. Capitolo 7: PROBLEMI E METODOLOGIA NELLA RICERCA PSICOSOCIALE (Saulo Sirigatti e Cristina Stefanile) Premessa La ricerca psicosociale accetta una visione deterministica dei fenomeni, per cui il comportamento un oggetto definibile e causato da eventi specificabili. Per questo, il metodo sperimentale quello preferibile. Nel contesto applicativo, dove le var. sono complesse e difficilmente isolabili, vengono utilizzati i disegni cosiddetti deboli come i disegni quasisperimentali, correlazionali, descrittivi.

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DISEGNI: Le minacce alla validit della ricerca sono raggruppabili in 4 categorie: statistica, interna, di costrutto di causa-effetto, esterna. Esaminiamo quindi diversi tipi di ricerca con validit diverse: 1. Pre-test e Post-test con un gruppo (es. progetto sul burn-out) Viene incluso tra gli approcci pre-sperimentali. Si fa un test come diagnosi del quadro iniziale, si applica lintervento, e si fa un test di verifica sugli stessi soggetti. Minacce: - drop-out selettivi (dovuti forse ad attenuazione dellevento indipendentemente al trattamento) - effetti dovuti alla storia (eventi estranei al trattamento,maturazione) - effetto Hawthorne (miglioramento nelle prestazioni dovuto alla consapevolezza nei soggetti di essere studiati) - regressione verso la media (per probabile errore di misurazione) Qualit: disegno snello, poco invasivo e poco costoso leffetto Hawthorne comunque va nel senso del cambiamento cercato

2. Pre-test e Post-test con due gruppi non equivalenti (es. Ed. motoria su bambini e funz. cognitive) E il disegno quasi-sperimentale pi frequente: si effettuano il pre-test e il post-test su due gruppi ma solo su un gruppo si applica lintervento. Minacce: interazione tra elementi come storia, maturazione, ecc. e modalit di selezione diffusione o imitazione del trattamento allinterno del gruppo di controllo (validit di costrutto) impiego di campioni opportunistici (validit esterna) Qualit: disegno snello controlla gli effetti principali: storia, maturazione, effetto Hawthorne

3. Approccio correlazionale (es. anomia e caratteristiche sociali negli anziani) Mira a identificare le possibili relazioni tra due variabili. Non definisce un rapporto di causalit perch non controlla la possibilit di terze variabili latenti che influenzino entrambe le var. prese in considerazione. Qualit: setting naturale acquisizione di informazioni utili sulla popolazione generale utile nelle fasi iniziali di una ricerca

4. Approccio descrittivo (es. questionario sulla scuola x infermieri) Disegno di ricerca finalizzato allillustrazione/rappresentazione, il pi accurata possibile, di eventi che interessano il ricercatore. Ai dati ottenuti, per esempio, attraverso un sondaggio di opinione vengono applicate analisi statistiche descrittive, che danno unidea generale sulloggetto di studio. 5. Ricerca-intervento (vedi Cap. 6)

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Action-research lewiniana, introdotta negli anni 40, si proponeva di applicare sul campo i risultati degli studi sulle dinamiche di gruppo. I punti cardine consistono quindi nellattenzione al cambiamento sociale e nella partecipazione attiva dei gruppi coinvolti. Qualit: procedura flessibile e adattabile durante lesperimento prevede verifica in ogni fase pu produrre profonda conoscenza socioculturale della realt in cui si fa lesperimento consente integrazione tra conoscenza teorica e applicazione Critiche: troppo influenzabile da eventi accidentali validit scientifica insufficiente e risultati poco generalizzabili campioni scarsamente rappresentativi

TECNICHE PER LA RACCOLTA DEI DATI Dopo aver deciso il disegno da usare, si deve decidere con quale tecnica raccogliere i dati. Le informazioni utili al ricercatore in psicologia sociale sono: comportamenti, stati emozionali o mentali, dati riferiti al contesto-situazione. Possono derivare da varie fonti: - informazioni soggettive-verbali acquisite da colloqui, questionari,ecc. - informazioni acquisite dallosservazione - informazioni acquisite da registrazioni di indicatori psicofisiologici Fonti di minacce alla validit delle misure (Webb, Campbell e al.): - soggetti: effetto reattivo alla misurazione, consapevolezza di essere esaminati, stili sistematici di risposta (response set) o scelta di un ruolo per rispondere, la misura pu produrre cambiamento su ci che misura. - ricercatore: aspettative, caratteristiche personali, cambiamenti nella tecnica durante la ricerca - campione: restrizioni che attengono al reperimento dei soggetti, limitazione nellutilizzo di alcune misure (es. saper leggere, disporre della vista,ecc), la popolazione da cui estraggo il campione pu modificarsi nel tempo. Colloquio e Intervista Sono modalit di raccolta delle informazioni che prevedono lo scambio verbale faccia a faccia tra ricercatore e soggetto. Possono essere impiegati in diverse fasi dellesperimento. Sono pi o meno strutturati, duttili e flessibili: lintervista pu essere organizzata lungo un continuum che va da non strutturata (detta anche tematica o in profondit) a completamente strutturata (detta anche standardizzata). Comunque sia, il materiale ottenuto con un intervista spesso molto abbondante e necessita di essere organizzato per poterlo interpretare. Le informazioni vanno codificate per mezzo di griglie per poi procedere ad unanalisi quantitativa. Questionario Tecnica di auto somministrazione che richiede minima partecipazione da parte del ricercatore. E corredato da istruzioni dettagliate, e la somministrazione pu essere individuale o di gruppo. Gli item sono domande o affermazioni, e attengono a svariati argomenti. Diverse forme di risposta: - domande aperte (risposta libera): utilizzato se non si hanno indicazioni circa la gamma delle possibili risposte ottenibili dai soggetti. - domande chiuse (risposta multipla):ampiamente usate, prevedono risposte a livello categoriale(es. diploma, laurea, master,ecc), ma anche ordinale (quando si chiede di mettere in ordine di preferenza)

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Qualit: - strumento rigido e standardizzato comparabilit delle risposte - tempi di rilevazione modesti riduzione dei costi - strumento versatile impiegabile in diversi tipi di ricerche - impiegabile per grandi numeri e garantisce lanonimato Difetti: - resoconto soggettivo: si presta a falsificazioni intenzionali delle risposte - registra quello di cui una persona consapevole (se non capisce la domanda, risponde male) - non registra direttamente il comportamento, ma un resoconto di questo. - scarsa motivazione dei soggetti informazioni poco accurate Focus group Affine allintervista, si caratterizza per il tipo di setting e per le procedure di attuazione. E unintervista basata sulla discussione di gruppo, che produce un particolare tipo di dati qualitativi. Particolarmente usata in psicologia della salute. Lincontro programmato quanto alle linee essenziali e finalizzato alla raccolta di informazioni. La discussione si attiva a partire da uno stimolo che propone il ricercatore. Questa tecnica evidenzia sia le dinamiche di interazione, che i contenuti. Il gruppo deve avere da 6 a 12 persone. La durata di una sessione di 1 o 2 ore. La discussione viene generalmente audio- o videoregistrata. Osservazione diretta Registrazione dei comportamenti verbali e non verbali di alcuni soggetti in una specifica situazione. Di solito implica un osservatore esterno alla situazione che registra; si usa anche losservazione partecipante, nella quale il ricercatore svolge duplice ruolo, prendendo parte attiva alla situazione che osserva. La consapevolezza di essere osservati influenza il comportamento dei soggetti (effetto Hawthorne). Una corretta osservazione volta a ricavare campioni rappresentativi del comportamento e a questo scopo si deve definire prima, chi e cosa osservare, per quanto tempo e in che modo. Il ricercatore pu registrare una vasta gamma di indicatori, vanno definite: - le categorie di osservazione - le unit di comportamento - frequenza delle osservazioni - durata delle osservazioni Il ricercatore si costruisce una griglia di osservazione dove le categorie si autoescludono e coprono tutta la gamma dei comportamenti possibili (registrazione degli eventi) Losservazione considerato un buon metodo nella ricerca sociale, ma piuttosto complesso e impegnativo. Il supporto audiovisivo consente una maggiore affidabilit dello strumento. Diari La tecnica del diario trova utilizzi nella ricerca psicosociale, soprattutto negli ambiti della salute e del lavoro. Registrazione di eventi, effettuate direttamente dalla persona coinvolta, e ancorati a determinati periodi temporali. Possono essere pi o meno strutturati. Nellottica della ricerca-intervento, questa tecnica di auto-osservazione, facilita il coinvolgimento del soggetto che pu favorire il cambiamento desiderato. Pu produrre anche effetti reattivi indesiderati e minare la validit della ricerca. Tecniche proiettive Vari materiali che hanno in comune lambiguit dello stimolo, ampia libert di espressione, lassenza, spesso, di rigidi criteri quantitativi. Permettono di indagare in maniera indiretta vissuti profondi e aree delicate della personalit. Sono stati oggetto di critiche per la loro scarsa obiettivit, e per la supposta

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appartenenza a modelli di riferimento aprioristici. Sono utili e hanno una validit accettabile, se utilizzati nelle fasi preliminari di una ricerca. Tecniche psicofisiologiche Tecniche che consentono di misurare reazioni psicofisiologiche in un soggetto in relazione a un eventostimolo. Il loro impiego richiede apparecchiature complesse e competenze specifiche. Sembra importante evitare di fondarsi su singoli indicatori, ma utilizzare molteplici elementi che consentano di ottenere un ampio profilo di risposta individuale. Tecniche non intrusive Tecniche di osservazione indiretta, registrazione allinsaputa del soggetto di informazioni attuali o passate tratte frequentemente da materiale darchivio. Il problema pi evidente la scelta degli indicatori da utilizzare. CENNI PER LELABORAZIONE DEI DATI Esplorazione di strutture latenti Si ricorre a statistiche come: - analisi fattoriale (es. SPSS) - uso di rotazioni di fattori - analisi dei cluster (raggruppare unit o oggetti simili tra loro) Le ricerche svolta in questo modo spesso danno risultati contrastanti o poco confrontabili per diverso numero di fattori estratti, differente rotazione applicata. Verifica della corrispondenza dei dati empirici ai modelli teorici Procedura statistica complessa: lanalisi fattoriale confirmatoria, si basa su quattro indici: - quadro (bassi valori corrispondono a un buon Fit) - relativi gradi di libert (buon modello = quadro/G.L. 2.0) - indice di Goodness-of-fit (GFI) grado di adeguatezza del modello; si usa per confrontare due modelli (0-1: dove 1 perfetta adeguatezza) - misura dellampiezza media dei residui stimati (RMR) Lesame di differenze tra gruppi La ricerca prevede a volte di accertare le differenze tra gruppi per una caratteristica. Dopo una elaborazione descrittiva (media e deviazione standard) si procede allanalisi della varianza a una via per determinare leventuale significativit statistica delle differenze. Limiti quando si svolgono ripetuti confronti, c la probabilit che alcuni risultino casualmente statisticamente significativi. Inoltre variabili intercorrelate, vengono trattate come indipendenti. Previsione di eventi Un obiettivo importante dato dalla previsione di eventi futuri basato sui dati disponibili. Procedure statistiche sui dati disponibili: - regressione semplice - regressione multipla con il calcolo del coefficiente di correlazione. sono tecniche parametriche e si posso applicare solo su dati parametrici! Analisi di contenuto Nelle indagini psicosociale, spesso si raccolgono dati qualitativi. Per trattarli bisogna predisporre uno schema di classificazione, conosciuto come analisi di contenuto. Vi sono diverse tecniche per la formazione di uno schema di classificazione dei dati qualitativi secondo tre differenti approcci. Lapproccio pu essere:

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- qualitativo: se si vuol comprendere il significato del materiale - quantitativo: per ottenere dati numerici da elaborare in seguito - strutturale: mettere in luce relazioni latenti tra il materiale raccolto. In ogni caso il ricercatore dovr decidere quali categorie impiegare in base ai suoi scopi. Per rendere questa procedura pi attendibili utile utilizzare pi codificatori e poi calcolare un indice di accordo. PROCEDURE RECENTI - Simulazioni al computer reti neurali basate su modelli connessionistici. - Meta-analisi sintesi delle conoscenze acquisite da diversi studi sullo stesso argomento. Capitolo 8: EFFICACIA DEGLI INTERVENTI TERAPEUTICI E PSICOSOCIALI (PierLuigi Morosini e Paolo Michielin)
Def. efficacia: in campo sanitario, la capacit di modificare in senso favorevole il decorso di una malattia o di un problema, o in altri termini, di produrre esiti di salute migliori di quanto non possa avvenire in caso di decorso spontaneo. Occorre inoltre che i benefici siano superiori ai possibili affetti collaterali.

Efficacia sperimentale efficacia nella pratica: la prima riguarda gli studi su soggetti selezionati e in laboratorio, mentre la seconda riguarda le condizioni quotidiane della professione, con soggetti non selezionati.. Fattori che ostacolano lattribuzione di successo di casi singoli alla psicoterapia applicata (var. interferenti): miglioramento o remissione spontanei regressione verso la media effetto placebo fattori aspecifici appartenenti alle varie tipologie di psico-terapie (es. alleanza terapeutica) selezione dei casi soggettivit nellinterpretazione degli esiti.

1. 2. 3. 4. 5. 6.

Principi di valutazione dellefficacia: - Confronto tra pazienti trattati in modo diverso - Confrontabilit dei gruppi a confronto ( i gruppi dovrebbero essere simili per i fattori di significato prognostico, come et, gravit di malattia, ecc) - Confrontabilit delle rilevazioni dei dati: utilizzare stessi criteri di rilevazione per la diagnosi, la prognosi, e lesito, utilizzando il doppio cieco. - Completezza degli esiti: devono essere valutati soprattutto gli esiti importanti per la qualit di vita del paziente e non solo quelli fisiologici. - Completezza del follow-up: valutare gli effetti a lungo termine (benefici iniziali possono tradursi in peggioramenti) - Replicabilit dei trattamenti: devono essere ben descritti, cos da poterli replicare - Valutazione dellimportanza della variabile casualit - Comparabilit tra pazienti trattati (pazienti sui quali si vista lefficacia, devono essere simili ai pazienti sottoposti agli altri trattamenti) - Continuit nel tempo dello studio (valutare eventuali effetti collaterali dopo la fine della terapia) - Costi (a parit di efficacia, quale trattamento costa meno in termini di tempo e soldi?) Disegni di ricerca per la valutazione degli interventi: Si pu operare uno studio di ricerca controllato randomizzato (Trial): se approvato da un comitato etico, i soggetti si assegnano casualmente ai due trattamenti da confrontare.

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Perch lo studio sia ben condotto necessario: - mascheramento della randomizzazione - doppio cieco - scelta degli esiti importanti e completezza- sufficiente durata del follow up - considerazione della var. casuale Questo il miglior strumento a disposizione, ma ha il limite della ricerca sperimentale: in centri di terapiaricerca applicata, con pazienti non selezionati e poche risorse, non detto che si avrebbero gli stessi dati. Un altro disegno la meta-analisi: studio sistematico delle ricerche effettuate su un determinato argomento e loro confronto al fine di ottenere evidenze di vari livelli. Solo una piccola parte degli interventi psicosociale nel mondo stata oggetto di valutazione rigorosa dellefficacia. Si sa che spesso sono efficaci anche interventi brevi, interventi cognitivo-comportamentali e interventi gruppali, che hanno un ottimo rapporto tra costi e benefici. Capitolo 9: IL PRIMO COLLOQUIO NELLASSESSMENT CLINICO (Ezio Sanavio) Assessment valutazione iniziale che uno psicologo clinico svolge in rapporto alla possibile presa in carico di un paziente, al fine di: - ricostruire meccanismi che sottendono i problemi lamentati - concordare obiettivi immediati e a lungo termine - identificare un trattamento adeguato - decidere per la presa in carico Vengono formulate ipotesi su relazioni tra disturbi e situazioni, ipotesi di ordine eziopatogenetico, ipotesi sulle strategie di approccio e sulle tecniche di trattamento: lassessment procede quindi per falsificazione di ipotesi. Il primo colloquio un sottoinsieme dellassessment. Nellassessment si usano tre classi di indici: - indici soggettivi (autoriferiti dal sogg) cognitivo-verbale - indici motori e comportamentali (dallosservazione esterna del sogg) comportamentale-motorio - indici fisiologici (con strumenti di registrazione) psicofisiologico Il primo colloquio non autonomo, ma si inserisce in un assessment multidimensionale (comunemente lassessment iniziale prevede 2-3 colloqui) e tende a stabilire una relazione collaborativi col paziente. Attraverso ridefinizione e riformulazione del problema, il colloquio termina con un avanzamento conoscitivo da parte del paziente. Topografia dei colloqui iniziali: - presupposti il colloquio reso possibile da un contesto motivazionale - Fase dei preliminare convenevoli e richiamo degli eventuali antefatti (invio da parte di altri) - Apertura qual il problema? - Specificazione del problema ottenere descrizione del problema - Ipotesi di mantenimento esaminare eventuali stimoli che elicitano i disturbi - Allargamento specificare problemi attuali oltre al problema di base - Storia dei problemi ricostruzione dellinizio del disturbo e formulazioni di ipotesi eziopatogenetiche - Storia personale tralasciando problemi e patologia, cenni storici sul paziente - Aspettative di trattamento approfondire le aspettative del paziente - Ipotesi di trattamento precisazione di obiettivi di trattamento possibili - Formulazione conclusiva e chiusura restituzione delle informazioni raccolte dai colloqui ed esami

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Capitolo 10 IL COLLOQUIO IN PSICOLOGIA CLINICA (Franco Del Corno, Margherita Lang)


(Wiens) Def. Il colloquio un processo interattivo che ha luogo tra almeno due persone, diverso dalla conversazione in quanto linterazione finalizzata al conseguimento di un obiettivo predeterminato.

Il paziente che si autoinvia da considerare che c differenza tra un paziente che si rivolge per la prima volta a un terapeuta ed uno insoddisfatto della diagnosi di un altro. Il paziente inviato dai familiari capire perch i familiari lhanno inviato e cosa pensa il paziente. Il paziente inviato da un collega capire perch lo invia e come il pz ha vissuto linvio Il paziente inviato da altre figure se linvio corretto bisogna differenziare lapproccio tra pz volontario o coatto. Dopo aver stabilito unalleanza diagnostica, bisogna rilevare elementi informativi diretti o inferiti, in modo da farsi un quadro del paziente. E fondamentale indagare anche il funzionamento emotivo, il funzionamento mentale, le sue modalit di interazione ed eventualmente, se necessari, si possono interpellare familiari che chiariscano i punti oscuri. Capitolo 11: VALUTARE E SCEGLIERE UN TEST (Luigi Pedrabissi e Alessandra Romito) Qualit di un test Il significato del costrutto Bisogna che sia chiaro il significato del costrutto a cui si interessati e vedere se corrisponde a quello del test. I significati espliciti sono riportati nel manuale, ma i significati impliciti si possono ricavare solo dallanalisi degli item e vanno quindi verificati. Vanno controllate le affermazioni dellautore del test in riferimento agli scopi e alluso del test. Attendibilit Grado di ripetibilit dei punteggi ottenuti con un test (necessaria ma non sufficiente per la validit di un test). Le fonti di errori sistematiche sono eliminabili. La fonte di errore sempre presente la casualit, quindi un certo margine tollerato (maggiore lerrore casuale, minore la coerenza dello strumento). Punteggio ottenuto = punteggio reale + quota di errore Si pu testare un gruppo di sogg e utilizzare medie e DS dei punteggi del gruppo per derivarne le stime dellattendibilit. Questa stima sui gruppi si calcola come: - fedelt test-retest (correlazione tra risultati del test in due tempi diversi: maggiore la correlazione, maggiore lattendibilit) - coerenza interna, cio dellomogeneit degli item (metodo dello split-half, alfa di Cronbach) - coerenza tra forme diverse (coerenza tra punteggi in forme parallele di test) Validit Posto che un test ha punteggi ripetibili (ed quindi attendibile), ci si chiede se i suoi item hanno indagato davvero il costrutto che volevamo. Intesa tradizionalmente come: - validit di costrutto (detta anche di contenuto) gli item rappresentano il costrutto? - validit predittiva il punteggio predice il comportamento? - validit concorrente relazione con punteggi di altri test che misurano la stessa cosa - validit discriminante relazione col punteggio di altri test che misurano cose diverse

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Il campione normativo Deve essere rappresentativo della popolazione e corrispondere alle caratteristiche del soggetto. Importante la metodologia di selezione, lampiezza e lattualit del campione. Item Chiari come formulazione privi di bias Essere a una sola dimensione rappresentare solo un comportamento, concetto. Rappresentare il costrutto indagato

Questioni pratiche Somministrazione Le istruzioni devono essere chiare ed assicurare linterpretabilit di tutti i punteggi: item omessi, tempi, livello di abilit necessarie,ecc. Scoring Metodi di calcolo dei punteggi: - Modello cumulativo pi alto il punteggio, pi presente il costrutto nel sogg - Modello di categorizzazione inserisce la persona in classi,categorie a scopo predittivo - Modello ipsativo valuta se la prestazione del sogg diversificata rispetto a certe variabili Costi I costi di un test sono economici o sociali. Le informazioni importanti devono essere esplicitate nel manuale. Altre fonti di informazione sono: le revisioni critiche e le ricerche pubblicate su quel test. Per lutilizzo responsabile di un test psicologico, bisogna avere competenze: - specifiche sulluso del test - relazionali ( attenzione per le minoranze) - psicodiagnostiche Capitolo 12 IL PROCESSO DIAGNOSTICO IN PSICOLOGIA CLINICA (Francesco Rovetto) Nosografico/descrittivo : la classificazione basata sulla descrizione del quadro patologico osservato Sistema Interpretativo /esplicativo: la diagnosi si riferisce a un modello epistemologico che ritiene le patologie espressione di cause sicuramente identificate e descritte. [se si facesse unicamente riferimento a tale sistema, la comunicazione tra operatori di diverso indirizzo sarebbe impossibile e assumerebbe aspetti paradossali] Nessuna classificazione dei disturbi mentali pu avere un numero sufficiente di categorie specifiche per comprendere tutti i casi clinici immaginabili. Pertanto ogni operazione diagnostica, per quanto corretta e accurata, costituisce una forzatura, un limite e non solo un vantaggio per la comprensione del paziente in quanto individuo. In psicologia clinica non esistono i casi puri e lineari, nonostante ci bisogna cercare di collocare il quadro patologico del paziente in un sistema nosografico, per potersi intendere con i colleghi. Bisogna evitare

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impulsivit diagnostica ed eccessivo tecnicismo: utilizzare test per confermare o respingere le ipotesi costruite sulla prima impressione. E anche vero che una precoce e puntuale diagnosi consente di fare riferimento alla esperienza della comunit scientifica, di comunicare quanto si fatto, di esprimere una prognosi o valutare i rischi di trasmissione ereditaria o le possibili evoluzioni di un quadro patologico. Il sistema multiassiale oltre a consentire di identificare in modo universale le patologie tiene conto di alcuni dei principali aspetti della vita e dellesistenza del paziente (DSM IV) La diagnosi viene emessa solo quando i sintomi superano il valore di soglia sia per durata che per intensit, diventando cos invalidanti.
Def. La diagnosi un ragionamento plausibile e utile che mette ordine tra i fenomeni psicopatologici osservati, utilizzando un minimo di inferenze.

I disturbi mentali sono spiegati partendo da diverse prospettive e da diversi concetti: 1. lo stress (es. disturbo acuto da stress) 2. lalterato controllo (es. disturbi del controllo degli impulsi) 3. la menomazione e la disabilit (es. demenza) 4. mancanza di flessibilit (es. disturbi delladattamento) 5. quadro sindromico, sintomatologico e comportamentale presentato (es. DCA, disturbi sessuali) 6. eziologia (es. disturbi dansia, disturbi da sostanze) 7. deviazione statistica (es. disturbi di personalit, ritardo mentale) Se la diagnosi corretta si tratta della migliore ipotesi fattibile in quel momento. A essa deve seguire un costante tentativo di validazione. Landamento nel tempo del caso e la risposta alla terapia possono fornire occasione per una conferma, una modificazione o una smentita della diagnosi. Finalit diagnostiche: 1. indirizzare la scelta terapeutica 2. facilitare la comunicazione tra operatori 3. rendere possibili le indagini epidemiologiche ed eventuali studi genetici oltre alla stesura di statistiche sanitarie 4. rendere possibile una prognosi in base allandamento tipico di pazienti con patologie 5. valutare lefficacia di un trattamento farmacologico psicoterapeutico. 6. facilitare la reperibilit su mezzi informatici 7. facilitare la formazione di gruppi omogenei di pazienti sui quali c0mpiere ricerche 8. fornire un chiarimento lo stesso paziente che pu sentirsi rassicurato nel vedere che la sua patologia nota ed esistono realistiche possibilit terapeutiche 9. fornire i concetti base necessari per formulazioni teoriche i ambito scientifico Il processo diagnostico, soprattutto se mal condotto e mal utilizzato, presenta notevoli rischi. La diagnosi una previsione che spesso tende ad autoavverarsi [ETICHETTATURA]. La persona deve essere vista come un tutto senza dimenticare che i disturbi psicopatologici variano nel tempo, per cui la diagnosi ha una sua validit limitata nel tempo Una sindrome un insieme di sintomi che, di solito, si manifestano in concomitanza. Dopo aver identificato un sintomo, per esempio una condizione di tristezza, il passo successivo consiste nellanalizzarlo pi approfonditamente. La tristezza pu essere un sintomo isolato o la punta di un iceberg. Se affiancata ad altri sintomi accuratamente descritti pu consentire la diagnosi di disistima o depressione. Una volta identificato il sintomo primario si va quindi alla ricerca di eventuali sintomi correlati.

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La diagnosi multiassiale secondo il DSM-IV Asse 1: disturbi clinici e altre condizioni che possono essere oggetto di attenzione clinica. Asse 2: disturbi di personalit e ritardo mentale. Utilizzato anche per annotare meccanismi di difesa maladattivi che non raggiungono la soglia per un disturbo di personalit. Asse 3 : condizioni mediche generali Asse 4: problemi psicosociali e ambientali. Sullasse IV si riportano i problemi psicosociali ed ambientali che possono influenzare la diagnosi, il trattamento e le prognosi dei disturbi mentali. Asse 5: Scala per la valutazione globale del funzionamento (VGF): Questo tipo di informazione utile per pianificare il trattamento o misurare il suo impatto e per predire lesito. Il VGF pu essere utile per misurare i progressi clinici. Il VGF riguarda il funzionamento psicologico, sociale e lavorativo.

Nel DSM-IV per la descrizione di ogni classe patologica sono descritte: - Caratteristiche diagnostiche; - Sottotipi e/o specificazioni; - Procedure di registrazione; - Manifestazioni o disturbi associati; - Caratteristiche collegate a cultura, et e genere; - Prevalenza; - Decorso; - Familiarit; - Diagnosi differenziale. I sintomi, per diventare indicatori di patologia, devono essere quantificati, valutati, posti in relazione con le condizioni di vita del paziente , con le sue condizioni fisiche e con la sua cultura di riferimento. La diagnosi secondo il modello multimodale di Lazarus Lazarus propone di prendere in considerazione 7 dimensioni in ciascun paziente : BASIC ID B = comportamento A = processi emotivi S = sensazioni e funzionamento degli organi sensoriali I = immaginazione C = cognizioni I = rapporti interpersonali D = aspetto organico (farmaci e dieta) La diagnosi in ambito cognitivo comportamentale Il modello legato alla diade S-R non mai stato applicato fuori dallambito sperimentale. Negli ultimi anni si usata l analisi funzionale e la strategia diagnostica, definita come formulazione del caso: non specifica una diagnosi, ma mette a fuoco le condizioni che precedono la comparsa del problema, compresi gli schemi cognitivi appresi in et infantile e rinforzati dallabitudine. Oltre agli aspetti motori vengono compresi aspetti affettivi e fisiologici. Particolare importanza viene attribuita alle dinamiche individuali e sociali di induzione e mantenimento del quadro patologico.

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Capitolo 13 PSICOFISIOLOGIA SPERIMENTALE E CLINICA (Daniela Palomba, Luciano Stegagno) Def. Interessi primari della psicofisiologia clinica sono lo studio e la comprensione di quei meccanismi di anomala reattivit dellindividuo: la relazione reciproca tra eventi mentali, comportamento e disfunzioni somatiche o psichiche lelemento centrale di studio. La psicofisiologia clinica ha limpianto concettuale e metodologico della psicofisiologia dalla quale deriva ed ha due elementi fondanti: - la psicologia sperimentale (da cui prende il metodo di studio) - la fisiologia (da cui prende gli strumenti dindagine e le basi funzionali) es. patologia coronaria (correlazione tra personalit e modificazioni fisiologiche) La psicologia clinica, la medicina e la psichiatria possono quindi ricorrere alla psicofisiologia clinica per lindagine dello stato funzionale di apparati fisiologici, risposte endocrine, ecc e per la correlazione delle modificazioni osservate con eventi mentali e comportamentali. Lassessment psicofisiologico: Lassessment si riferisce alla raccolta di tutte le informazioni necessarie per inquadrare il disturbo del paziente, per stabilire unipotesi patogenetica e per impostare un intervento: laccertamento pu riferirsi sia alla fase diagnostica, che alla fase di verifica dellandamento del disturbo durante il trattamento. Caratteristiche dellaccertamento psicofisiologico: Il requisito fondamentale deve includere componenti soggettive (resoconto del paziente) e oggettive (alterazioni fisiologiche e comportamentali) Strumenti principali dellassessment psicofisiologico Gli strumenti indagano il disturbo a tre livelli: - soggettivo-cognitivo valutazione della condizione psicofisica e del proprio stato emotivo da parte del paziente comportamenti manifesti o situazioni sociali che precedono, si - comportamentale-espressivo associano o conseguono al sintomo - fisiologico modificazioni somatiche correlate al sintomo-malattia. Viene valutato in condizioni basali e di attivazione. Criteri metodologici: I dati devono essere decifrati e interpretati in modo da costituire elementi informativi utili alla diagnosi e al trattamento. Per far ci bisogna: - effettuare misurazioni di base ripetute (baseline) e replicare laccertamento in condizioni diverse (es. al lavoro) - eseguire laccertamento ai tre livelli, soggettivo, comportamentale e psicofisiologico - tentare una valutazione quantitativa della sintomatologia (in modo da confrontarla con il posttrattamento) % di miglioramento = valore di baseline valore post-trattamento x 100 valore di baseline Laccertamento psicofisiologico utile se inserito in un programma pi ampio che preveda tre aspetti: ricerca(es. stress sul lavoro), prevenzione (es. prevenzione cefalea) e inquadramento diagnosticotrattamento (es. disturbi dansia).

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Capitolo 14: APPRENDIMENTO (Paolo Moderato e Maria Lea Ziino) Lapprendimento prima di tutto uno strumento di adattamento delluomo verso lambiente come levoluzione: Darwin per primo mise in evidenza come levoluzione e lapprendimento interagiscano. In termini pi moderni: la trasmissione genetica e lapprendimento non sono fattori antagonisti, ma processi che interagiscono in funzione di un miglior adattamento delluomo al suo ambiente. Def. apprendimento: quella modificazione comportamentale che consegue a, o viene indotta da, uninterazione con lambiente ed il risultato di esperienze che conducono allo stabilirsi di nuove configurazioni di risposta alle situazioni-stimolo esterne. Ogni organismo percepisce le variazioni dellambiente in cui vive: queste variazioni sono chiamate stimoli o evento-stimolo. Il cambiamento ha come oggetto la risposta, intesa come forma diversa di comportamento. Le modalit di produzione di risposte dono due: - risposte elicitate: conseguono automaticamente alla presentazione dello stimolo, sono reazioni psicofisiologiche in reazione al perturbamento di un sistema che le attiva in funzione di ritrovare lomeostasi; - risposte emesse: comportamenti tendenti a modificare lambiente, sono molto variabili, dalle pi semplici alle pi complesse, praticamente comprendono lampia gamma delle manifestazioni umane. La relazione stimolo-organismo influenzata (acquista significato e rilevanza differente) da una terza variabile, il contesto: definibile come linsieme di eventi situazionali che fanno da sfondo a una particolare situazione. Vi sono anche cambiamenti non imputabili allapprendimento: - dovute a fattori fisiologici (es. crescita), oppure patologici - fenomeni come lassuefazione (diminuzione della risposta di fronte al ripetersi dello stimolo) e la sensibilizzazione (es. fuga davanti alliniezione) si estinguono rapidamente I cambiamenti dovuti allapprendimento hanno perlopi valore adattivo: La sopravvivenza della specie assicurata dallapprendimento e dalla selezione naturale. Misure del cambiamento in psicologia: 1. la forza della risposta (in senso analogo a quello fisico) 2. lampiezza della risposta (misura quantitativa: es. salivazione nel paradigma pavloviano) 3. la latenza della risposta (tempo tra stimolo e risposta) 4. la durata (periodo durante il quale il comportamento appreso attivo) 5. la frequenza (numero di volte in cui un comportamento viene attuato in una situazione) 6. numero di tentativi o prove che vengono effettuate prima che un soggetto abbia appreso un comportamento APPRENDIMENTO E CONDIZIONAMENTO: PAVLOV Pavlov era un fisiologo russo che mise a punto, con la pubblicazione del 1927 di Riflessi condizionati , il paradigma del condizionamento classico o rispondente. Pavlov studiava lattivit digestiva dei cani, e not che la salivazione compariva anche in presenza del solo sperimentatore senza cibo.

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Salivazione in presenza di cibo = risposta incondizionale (RI) Cibo = stimolo incondizionale (SI) Associando per un certo numero di volte uno stimolo neutro (SN) come una luce, al cibo (Si), si assisteva alla comparsa del riflesso condizionato (RC). Un evento neutro acquista valenza di evento-stimolo perch associato (associazionismo) a un eventostimolo. Si (carne) Ri (salivazione) Si (carne) + Sn (luce) Ri (salivazione) Sn (luce) Rc (salivazione) APPLICAZIONI DERIVATE DAL PARADIGMA PAVLOVIANO Il paradigma pavloviano, non riguarda solo gli animali, ma interessa molti fenomeni umani: su questi si basa la tecnica del bio-feedback per leliminazione della paura e delle fobie. Se si ha paura di uno stimolo non pericoloso, essa non adattiva e quindi significa che si instaurata una fobia. Watson, negli anni 20, descrisse il caso del Piccolo Albert: W. condizion Albert sperimentalmente alla paura di una cavia bianca (associandola ad un forte rumore improvviso). Albert generalizz la sua paura ad altri stimoli percettivamente simili. W. voleva spiegare la genesi delle fobie e le possibili soluzioni terapeutiche tramite lestinzione sperimentale o il ricondizionamento. Lapplicazione delle conoscenze sperimentali sullapprendimento, prende il nome di terapia del comportamento. Il decondizionamento della paura per mezzo di uno stimolo competitivo gradito (rilassamento progressivo), si diffuse solo trentenni dopo, grazie a Wolpe, con il nome di desensibilizzazione sistematica. Negli ultimi anni si sono proposte nuove interpretazioni del condizionamento classico, in particolare con Rescorla (1988) che ha pubblicato un celebre articolo Its not what you think it is dove sostiene che lapprendimento avviene allinterno di un contesto, lassociazione non condizione necessaria e sufficiente per stabilire il condizionamento. Lorganismo visto come dotato di preconfezioni e attivo: utilizza relazioni logiche tra eventi per costruirsi una visione del mondo sempre pi sofisticata. APPRENDIMENTO E CONDIZIONAMENTO: LA TRADIZIONE SKINNERIANA Questa concezione prende in considerazione gli effetti del comportamento sullambiente e di questi, in retroazione, sullorganismo: le conseguenze di un comportamento aumentano/diminuiscono la probabilit che questo avvenga successivamente. Esponenti: Thorndike e Skinner Thorndike mise i gatti in una situazione di problem solving: una gabbia da cui si poteva uscire premendo su un chiavistello, dallaltra parte cera del cibo (scatole problema). Studi il comportamento dei gatti: la soluzione compariva per caso e poi lanimale gradualmente eliminava i comportamenti inutili e sviluppava sempre pi precisamente la risposta. Chiam questo comportamento: apprendimento per prove ed errori. E formul la legge delleffetto: leffetto (satisfaction) di un comportamento che determina la maggiore/ minore probabilit dellassociazione S-R . Sulla base degli studi di Thorndike, Skinner costru il paradigma del condizionamento operante. I comportamenti sono di due tipi: - rispondente (r. elicitate) risposte condizionali o incondizionali provocate da stimoli conosciuti che precedono il comportamento

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- operante (r. emesse) sullambiente

risposte emesse liberamente e rafforzate dalle conseguenze che producono

Metodo: Skinner box (gabbia con un operante programmato per emettere cibo). Defin gli elementi della sua teoria: - operante: classe di comportamenti funzionalmente simili la cui emissione influenzata dalle conseguenze che hanno sullambiente; - sono le conseguenze prodotte dal comportamento che determinano la probabilit di comparsa; - lo stimolo discriminativo: indica le occasioni in cui le conseguenze sono in atto. Il processo mediante il quale un comportamento viene influenzato dalle sue conseguenze detto rinforzo. Positivo: quando si aggiunge alla situazione (es. cibo), negativo: quando viene a mancare (es. rumore che cessa). Il concetto di rinforzo non opposto a quello di punizione: lapprendimento che ne consegue minore come intensit e durata, non seleziona un comportamento vincente. La punizione determina comportamenti di fuga o evitamento: molto resistenti (forse collegati al piacere di unimmediata caduta dellansia). Thorndike Skinner: - la situazione di Sk. non problemica, in Th. s - in Th. c nesso tra compito e meta: uscire dalla gabbia vuol dire avere cibo, in Sk, no. - in Th. c associazione S-R (stimolo risposta) in Sk. c associazione R-R (risposta rinforzo) - in Th: punizione = cancellazione dellapprendimento in Sk: punizione = apprendimento a non fare APPRENDIMENTO E VARIABILITA Il contesto muta costantemente, come far fronte a questo? Generalizzazione capacit di reagire in modo simile a stimoli simili. Implica la capacit di categorizzare. Discriminazione capacit di reagire in modo differente a stimoli simili, ma differenti 1- loperante pu essere sia un comportamento osservabile, sia non direttamente osservabile. 2- Il comportamento produce delle conseguenze che hanno qualche effetto sul comportamento stesso. 3- Le relazioni ambiente-comportamento sono di tipo contestuale (non meccanicistico) e funzionale (non deterministico) APPRENDIMENTO E COGNIZIONE: LANALISI DI BANDURA Def. modellamento: quel tipo di apprendimento che entra in gioco quando un comportamento di un organismo che osserva si modifica in funzione di un altro organismo assunto come modello. Bandura ha chiamato in causa fattori cognitivi e esperienze senza contatto diretto. Ha messo in evidenza come le aspettative proprie e altrui influenzino la valutazione degli effetti e quindi lapprendimento. Non conta solo il successo, ma anche lattribuzione delle cause del successo: - causa interna aspettative maggiori e motivazione allimpegno - causa esterna aspettative minori

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Il luogo della causa ha un effetto particolarmente forte sui sentimenti di stima e orgoglio: lattribuzione interna porta a credere nella stabilit e controllabilit delle proprie prestazioni e ad aspettative pi positive (teoria della self-efficacy), che diminuiranno lansia da prestazione. APPLICAZIONI DELLA TEORIA DELLAPPRENDIMENTO La pi nota la behavior therapy, un approccio psicoterapico che spiega la maggior parte dei disturbi psicopatologici come il risultato di pattern di risposta appresi inadeguati e disadattivi. Le tecniche concernono lapprendimento di nuovi comportamenti adattivi, eliminazione-riduzione di risposte disadattive, potenziamento di comportamenti gi presenti. Esempi di tecniche comportamentali: - desensibilizzazione sistematica: per ansia e fobie - training di assertivit: mira ad aumentare le abilit sociali dellindividuo, per risolvere problemi relazionali Esempi di tecniche comportamentali-cognitive: - ristrutturazione cognitiva: riformulazione dello stile cognitivo del paziente - modificazione immaginativa: si addestra il pz a interrompere le fantasie ansiogene e sostituirle con fantasie piacevoli. - Modeling: la persona impara osservando il comportamento del terapista (es. coaching) COMPORTAMENTO GOVERNATO DA REGOLE Def. comportamento governato da regole: esiste una classe di eventi-stimolo precedenti, detti regole, che influenzano il comportamento attuale. La regola una descrizione verbale che indica quale comportamento eseguire in quale determinata circostanza. La regola permette di apprendere gli effetti di un comportamento senza averne fatto esperienza. Reese (1989) distinse: - regola come generalit: cosa che accade regolarmente - regola come prescrizione: descrive ci che dovrebbe accadere Il comportamento governato da regole insensibile alle proprie conseguenze empiriche, o sensibile indirettamente, sotto mediazione verbale (es. soldato che non fugge di fronte alla guerra). E stato ipotizzato che il comportamento istruito tenga conto di conseguenze collaterali di tipo sociale IMPARARE AD APPRENDERE Pu succedere che la successione di due attivit faciliti lapprendimento o lesecuzione dellultima di esse, o comporti per la stessa qualche difficolt. Questi effetti di interazione si chiamano transfer: sperimentalmente consiste nelleffetto (positivo o negativo) giocato da un apprendimento su un altro che lo segue o lo precede temporalmente. Per transfer di generalizzazione si ha il learning set, ossia la capacit che si verifica come risultato di precedenti esperienze con problemi dello stesso tipo. Capitolo 15; MEMORIA (Gesualdo Zucco) La memoria associativa sembra essere la forma pi primitiva di memoria e lultima a spegnersi. Def. memoria: il prodotto di tre distinti momenti: 1. acquisizione: fase in cui ai soggetti vengono presentati gli stimoli da apprendere

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2. ritenzione: fase durante la quale avvengono i cambiamenti nelle tracce mestiche (che non dato rilevare direttamente) 3. recupero: fase corrispondente alla riproduzione del materiale. Primi studi: Ebbinghaus (1885): usa s stesso come soggetto sperimentale, nel suo laboratorio. Us solo trigrammi senza senso, e osserv che lapprendimento di due serie (una originale e una derivata) era tanto pi semplice quanto pi simili erano le serie: questa era una dimostrazione semplice e d efficace che la memoria procede per associazioni. GLI STUDI IN AMBITO ASSOCIAZIONISTA (1940/60)

Presupposti del concetto associazionista sono: - legame tra tracce e concezione delluomo passivo di fronte alla informazioni; - riduttivismo e ricerca di unit elementari della funzione del ricordo; - visione della mente umana come tabula rasa sulla quale lambiente imprime le modificazioni. La visione associazionista porta a studiare la memoria come un semplice contenitore. Metodi: Presentazione seriale Consiste nel presentare ai soggetti lettere, numeri, parole in serie, con un ritmo costante. E poi nellinvitarli a riprodurli nellordine esatto. Fenomeni studiati: - Risparmio: se, dopo un certo periodo di tempo, si invitano i soggetti a imparare la serie fino alla prima ripetizione corretta, si riducono sia il tempo, che il numero delle prove necessarie. - Esercizio: solo la pratica che favorisce lapprendimento - Span di memoria: capacit individuale, intesa come numero di elementi ricordati Apprendimento per coppie associate Consiste nella presentazione di coppie di parole con linvito ad apprenderle. Successivamente si presentano al soggetto i primi elementi di ciascuna coppia e si chiede di rievocare i secondi. La rievocazione pu essere: seriale o libera (senza vincoli di ordine). Fenomeni studiati: - Interferenza: influenze tra i vari apprendimenti, proattiva (effetti deleteri derivanti da apprendimenti precedenti) e retroattiva (derivata da apprendimenti successivi). Gli item centrali sono sottoposti a tutti e due i tipi di interferenza, e quindi sono i meno ricordati. Linterferenza massima per materiali simili. - Transfer positivo: facilitazione nellapprendimento di una serie, dato dallapprendimento di una serie precedente. Riconoscimento Consiste nel riproporre ciascuno degli item oggetto di studio insieme a uno (r. binario) o pi item nuovi (r. multiplo) e nel chiedere ai soggetti di individuare litem originale. Nel riconoscimento occorre confrontare una traccia mestica con uno stimolo. Nella rievocazione occorre una ricerca attiva della traccia mestica in assenza di indizi, per cui sono due compiti diversi. - Teoria della detezione del segnale: si presentano 20 parole ai sogg, poi le si mischia con altrettante parole nuove. Si mostrano ai sogg gli stimoli uno ad uno. I sogg possono riconoscere uno stimolo della serie originale (Hit), rifiutare correttamente uno stimolo non appartenente alla serie originale (Correct rejection), non riconoscere uno stimolo della serie originaria (Missing) o riconoscere uno stimolo che non fa parte della serie originaria (False alarm).Su questi dati si calcola lindice d, che rappresenta la capacit di discriminare tra uno stimolo nuovo e uno gi presentato.

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Categorizzazione e organizzazione Bousfield (anni 50) osserv che in compiti di rievocazione libera di elementi posti in serie in modo casuale, i soggetti tendevano a raggrupparli per categorie semantiche. Tulving (1962) osserv che i legami non erano solo oggettivi, ma riflettevano anche caratteristiche personali dei soggetti. Osservarono anche che item eterogenei, in categorie omogenee, si ricordano meglio. Questa osservazione era gi stata fatta da Von Restorff ed in modo pi sistematico. Recentemente stato nominato distintivit dello stimolo . LE INDAGINI SULLA MEMORIA A BREVE TERMINE (anni 50/60, in Gran Bretagna) Due ipotesi sul perch si dimenticano le informazioni a breve termine: ipotesi del Decadimento dellInformazione: solo per il passaggio del tempo Esperimento di Peterson & Peterson: 1. Presentazione di trigrammi senza senso 2. compito di disturbo per impedire il rehearsal (ripetizione subvocalica) Osservazione: la probabilit di rievocare il trigramma funzione quasi lineare dellintervallo di ritenzione conferma dellipotesi di decadimento. ipotesi dell Oblio per Interferenza: per interferenza con apprendimenti successivi Al di l delle conferme sperimentali, lipotesi che gode pi credito. Esperimento di Waugh e Norman (1965): Metodo: tecnica del digit probe. 1. Presentazione di una lunga lista di numeri con uno stimolo che si presentava due volte: in posizione casuale e alla fine della lista. 2. Consegna: rievocare il numero che segue litem critico (probe). Gli autori spostavano la posizione dellitem critico in modo da aumentare/ridurre linterferenza retroattiva. Osservazione: maggiore linterferenza, minore il ricordo conferma della teoria delloblio per interferenza. Per la teoria dellinterferenza la distinzione MBT MLT non aveva molto senso, invece lo aveva per la teoria del decadimento. Attualmente, in modo curioso, si sostengono le ipotesi: - teoria dellinterferenza - MBT distinta da MLT Gi allora cerano prove a favore di questa distinzione: 1) Miller nel 1960 pubblic un lavoro sul magico numero sette 2 , che testimoniava come la MBT avesse una capacit inferiore alla MLT; 2) Nei compiti di rievocazione libera si osserva che il ricordo degli item nella serie ha una distribuzione a U: si ricordano meglio i primi e gli ultimi (effetto di primacy e recency). Il rehearsal sposter i primi item in MLT , e gli ultimi staranno in un magazzino a capacit limitata, cio la MBT. 3) Le prestazioni dei soggetti in compiti di memoria, sono influenzate dal tipo di materiale: in MBT sono influenzate da somiglianze acustiche tra gli item, in MLT semantiche. 4) Osservazioni di pazienti con danni neurologici dimostrano che i danni sono selettivi per MBT e MLT. LA RICERCA MANIACALE DEI MODELLI DI MEMORIA (inizi anni 60)

La psicologia cognitivista si impose sul panorama scientifico, scalzando quello associazionistacomportamentista, con: - ritorno dello studio sui processi interni e invisibili della mente (es. memoria, pensiero, ecc)

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- concezione delluomo come soggetto dinamico e attivo (interviene sulle informazioni e le elabora a differenti livelli) Ci fu un proliferare di modelli. H.I.P. (Human Information Processing) Atkinson e Shiffrin (1968) presentano un modello di memoria che diventer popolarissimo. La memoria non era pi un contenitore inerte, ma una funzione mentale attiva. Videro nel PC un modello della mente: Il modello per la memoria si componeva di tre stadi corrispondenti a rispettivi magazzini: 1. registro SENSORIALE catturare linformazione in entrata 2. MBT informazione trasferita dal reg. sensoriale 3. MLT informazione trasferita da MBT La trasmissione: 1: modalit preattentiva e precategoriale 12: attenzione 2 3: rehearsal La perdita avviene: in 1 per decadimento in 2 per interferenza e per decadimento in 3 per interferenza Il formato: in 1 copia rudimentale dellinput in 2 fonetica in 3 semantica Capacit: in 1 illimitata in 2 variabile: 72 in 3 illimitata Durata della traccia: in 1 millisecondi in 2 fino a 30 secondi in 3 illimitata Recupero: in 1 non recuperabile in 2 favorito da indici fonetici in 3 favorito da indici esterni riguardanti il contesto - Componenti strutturali: i tre magazzini - Processi di controllo: le operazioni svolte consapevolmente per facilitare limmagazzinamento e il recupero, strategie di memoria (es. reiterazione, immaginazione e categorizzazione). Atkinson e Shiffrin utilizzarono solamente materiali visivi e verbali: non hanno mai confermato la validit del loro modello per altri tipi di materiale. Critiche ruolo del rehearsal: stato dimostrato che non sempre la ripetizione libera produce apprendimento. A. e S. hanno ipotizzato due tipi di rehearsal: superficiale e profondo (se si bada al significato delle parole), solo il secondo produrrebbe apprendimento. Sperling (1960, 1963) nel tentativo di spiegare il riconoscimento di stimoli presentati al tachistoscopio, scopr il registro sensoriale. Dai suoi studi emerse con chiarezza lesistenza di un magazzino sensoriale dalla capienza illimitata, ma in cui le tracce restano un tempo brevissimo. S. chiam questa memoria iconica . Rilev che pre-categoriale e pre-attentiva, poich non consente il riconoscimento del materiale in entrata che avviene solo in MBT.

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TEORIA DELLA PROFONDITA DI CODIFICA Esperimento di Hyde e Jenkins (1969) 1. presentazione di stimoli nella situazione di apprendimento incidentale. 2. richieste diversificate nella situazione di orientamento, stabilire: - grado di piacevolezza ( analisi semantica) - frequenza duso nel linguaggio comune - presenza di una determinata vocale - il numero di lettere 3. rievocazione Osservazione: gli stimoli sottoposti a analisi pi profonda (semantica), sono pi facilmente rievocabili. Craik e Lockart (1972) Influenzati dagli esprimenti di H e J, formulano la teoria della profondit di codifica: la durata della traccia presente nella memoria dipende dalla profondit con cui lo stimolo stato elaborato in fase di codifica. Ipotizzarono tre livelli di elaborazione: 1. strutturale 2. fonetico 3. semantico Craik e Tulving (1975) Approfondirono e sistematizzarono le osservazioni e il metodo di Hyde e Jenkins, inducendo con domande precise una codifica: strutturale, fonetica o semantica. Osservazioni: - a unanalisi pi profonda corrisponde un tempo di reazione pi elevato - laccuratezza di riconoscimento e rievocazione strettamente connessa alla profondit di codifica - tutto ci indipendente dal tempo dedicato allelaborazione Questo modello funziona anche per il riconoscimento dei volti. Critiche: - non chiaro perch un compito di natura semantica deve condurre a prestazioni migliori - se i suggerimenti in fase di recupero corrispondono al livello di elaborazione in fase di codifica, il ricordo pu essere buono anche per livelli superficiali di elaborazione - nelleseguire elaborazioni semantiche le risposte di tipo s erano ricordate meglio dei no, e non si sa perch - lesistenza di una sequenza ordinata e lineare di stadi sperimentalmente stata contraddetta. Gli autori risposero: - il codice semantico superiore per complessit di elaborazione e distintivit (effetto von Restoff): gli altri livelli sono meno elaborati e meno specifici. TEORIA DELLA SPECIFICITA DI CODIFICA Tulving e Thomson (1973) Le operazioni che si svolgono allatto della codifica di un particolare materiale, possono essere un valido suggerimento (cue) per il recupero (es. codifica a livello fonetico, seguita da suggerimento a livello fonetico) Spiega: - la differenza tra risposte s e risposte no - il miglior ricordo se i suggerimenti sono compatibili con la codifica - come suggerimenti apparentemente sganciati, sono utili se collegati tra loro in fase di codifica (es. Cappuccetto e antico) - il rapporto influente tra tono dellumore e ricordo

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Questa teoria si dimostrata utile, per la rievocazione di ricordi da parte di testimoni. ALTRI FERMENTI COGNITIVISTI (1970 / 80) Memoria di lavoro Baddeley e Hitch nel 1974, proposero il concetto di Working memory. La memoria di lavoro un sistema dove vengono mantenute delle informazioni mentre stiamo svolgendo un altro compito (per es. decidere, ragionare) La memoria di lavoro fornisce il sostegno cognitivo necessario allo svolgimento di prove che coinvolgono limmagazzinamento a breve termine di svariate informazioni. La centrale esecutiva sovrintende ai compiti di ragionamento e decisione, e supervisiona i due servomeccanismi (sottoinsiemi verbale e visivo): processo articolatorio centrale esecutiva magazzino visuospaziale (articulatory loop) (per materiale visivo)
immagazzinamento ed elaborazione verbale attraverso immagazzinamento ed elaborazione visuospaziale

magazzino fonologico (per materiale verbale) Larticulatory loop ha la funzione di mantenere attive e disponibili le informazioni verbali: rehearsal. Il magazzino visuospaziale ha la funzione di Taccuino per appunti per materiale visivo. Miller: capacit limitata a 72 elementi o chunk Spiega le interferenze selettive (per compiti dello stesso tipo): questi compiti impegnano uno stesso servosistema, che si satura. Compiti di tipo diverso si distribuiscono su due servosistemi. Le ipotesi di Baddeley vennero poi confermate appieno da numerose ricerche successive: esiste una memoria di lavoro ( MBT intesa come contenitore) che consente lo svolgimento di operazioni in parallelo, e appare plausibile la sottodivisione in due sistemi verbale-visivo. Memoria dichiarativa e procedurale Tulving nel 1972, propose una interessante distinzione nella memoria a lungo termine, a seconda dei contenuti: Memoria dichiarativa semantica episodica

Memoria procedurale

Conoscenze di tipo dichiarativo (o proposizionale): consentono di definire gli eventi per proposizioni. Si divide in: - Episodica: autoconsapevole (autonoetica), connotativa, contraddistinta da chiari riferimenti spaziotemporali, spesso autoreferente (es. ieri marco mi ha detto del suo divorzio) - Semantica: rigida, simbolica, impersonale, denotativa, consapevole (noetica), non ha riferimenti spazio-temporali ed esprime le nostre conoscenze del mondo (es. il burro si ricava dal latte) Questa distinzione stata confermata a livello neuroanatomico: dagli studi su pazienti amnesici, e da studi effettuati con la PET. Tulving ha inserito la memoria autobiografica allinterno del sistema episodico. Conoscenze di tipo procedurale: sono le conoscenze che abbiamo sul come si svolgono le attivit (es. andare in bici). Sono conoscenze anoetiche (non sappiamo quando e come le abbiamo apprese).

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Anche qui si sono trovate prove sperimentali di una divisone neuroanatomica. Lattenzione e la consapevolezza hanno un ruolo differente nei vari tipi di memoria: importante per episodica, meno importante per semantica, nullo per procedurale. Memoria e immaginazione Il cognitivismo ha riacceso linteresse per lo studio delle immagini mentali. Le ricerche hanno dimostrato che la mente si crea immagini che hanno particolarit proprie rispetto agli altri tipi di rappresentazioni: possono essere esplorate, ruotate e modificate, come gli oggetti esterni. Una delle pi note teorie quella del doppio codice sviluppata da Paivio nel 1971 e poi perfezionata. Lautore sostiene che le informazioni sono codificate ed elaborate da due sistemi distinti: verbale e nonverbale. Codifica verbale processo sequenziale Codifica per immagini analisi globale e parallela Spiega il fenomeno sperimentale per cui: figure e parole concrete ad alto valore di immagine vengono codificate dai due sistemi e ricordate meglio di parole astratte. Trovate sperimentalmente analogie tra immagini concrete e mentali: studi sullo scanning (ispezioni mentali) hanno dimostrato che vi analogia tra le operazioni svolte nella realt e quelle rappresentate mentalmente. Kosslyn (1980) ha dimostrato che il tempo che si impiega mentalmente per spostarsi da un punto di un immagine a un altro funzione sia della distanza, sia degli oggetti che si frappongono, i tempi seguono le leggi della percezione . Shepard (1971) ha dimostrato che il tempo per decidere se due figure geometriche orientate in modo diverso sono uguali oppure no, funzione direttamente dellangolo di rotazione. Processi automatici e controllati Hasher e Zacks (1979)hanno ipotizzato che alcuni attributi degli stimoli, nel processo di memoria, sono esenti dallinfluenza di strategie di memorizzazione o dalla volont di apprendere. Tali attributi vengono quindi codificati in forma automatica. Prendendo una serie di item, gli attributi pi importanti sono: - frequenza (es. serie di parole e figure presentate in una lista: quante volte la parola x comparsa?) - posizione spaziale (es. cartoncini con parole agli angoli: in che angolo era la parola x?) - ordine temporale di comparsa I primi due sono stati sottoposti a rigorose prove sperimentali. Le autrici definiscono il processo di memoria automatico quando il ricordo non influenzato: - dalle istruzioni - dalla pratica con il materiale da apprendere - dalluso di strategie - dal carico cognitivo (simultanea esecuzione di pochi o pi compiti) - dalle caratteristiche individuali e psicofisiche (stress, stati alterati) La ricerca non concorda sulle conferme/disconferme di questa teoria. La rappresentazione delle conoscenze Vi accordo tra i ricercatori nellaffermare che: nella MLT le conoscenze sono organizzate in reti gerarchiche in base al loro significato. Unorganizzazione ad albero per categorie semantiche sovraordinate (es. animali), intermedie (es. pesce) e sottordinate (es. trota), collegate da nodi.

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Esperimento di Collins e Quillian (1969) Presentazione: item (affermazioni) in serie Consegna: Giudicare VERO/FALSO il pi velocemente possibile Osservazione: tempi pi lunghi per affermazioni che implicavano lappartenenza a categorie sovraordinate (la trota un pesce era pi veloce di la trota un animale). Conferme alla teoria. Critiche: il modello non spiega due fenomeni 1. maggiore rapidit con cui si risponde agli animali tipici di una specie (es.una trota un pesce? pi veloce di un orca un pesce?) 2. la struttura gerarchica non sempre collegata con i tempi di reazione. (es. la balena un mammifero? richiede pi tempo di la balena un animale?) Successiva specificazione/modificazione del modello: Collins e Loftus (1975) Teoria della propagazione dellattivazione: lassociazione non lineare/gerarchica, ma procede per tutti i possibili collegamenti-associazioni di un concetto: - nodi semantici (non solo categoriali) - nodi potenti (effetto tipicit es. penna pi connessa a carta, rispetto ad albero) Questo modello spiega le precedenti anomalie. Fu ripreso ed esteso da Anderson (1976) con il concetto di priming semantico : facilitazione prodotta da uno stimolo nellelaborazione del successivo (es. si riducono i tempi di reazione se si chiede la trota ha le branchie? e poi la trota un pesce?, perch appartengono alla stessa categoria semantica) INTELLIGENZA ARTIFICIALE E MODELLI CONNESSIONISTI ( dal 1960) Idea sostanziale: la mante umana opera in modo analogo a un calcolatore, riceve informazioni, codifica, elabora, decide, fornisce un output. Da qui il pensiero intelligente pu essere riprodotto-simulato tramite un calcolatore. In sintesi: modello: analogia mente-computer metodo: simulazioni dei processi cognitivi applicazioni: programmi utili alla soluzione di svariati problemi: decisioni in campo economico, progettazioni di manufatti, diagnosi mediche. I programmi per PC che simulano il ragionamento umano sono composti da due tipi di elementi: - euristiche: strategie generali e creative che consentono di affrontare situazioni nuove - algoritmi: regole specifiche e rigide che favoriscono la soluzione in automatico di microproblemi allinterno di quello generale. Nel 1986 Rumehlart e Mc Clelland supplicano il volume: Parallel distribued processing che diffonde la teoria delle reti neurali. Fanno riferimento alla teoria pionieristica di Lashley (1929), per cui le informazioni non sono disposte in punti precisi, ma distribuite su regioni (come la corteccia associativa). Queste informazioni possono essere elaborate da pi unit che lavorano simultaneamente la distruzione di alcune parti delle aree su cui sono depositati i ricordi non da luogo alla perdita totale delle informazioni. La metafora della mente stavolta il cervello come organo, ed il PC diventa lo strumento per elaborare simulazioni.

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Il modello di una rete PDP (Processi Distribuiti e Paralleli) concepisce: un organizzazione delle informazioni in rete un certo numero di nodi (informazioni) connessioni potenti tra i nodi e che agiscono in due sensi: eccitatorio (+) e inibitorio (-) organizzazione molto flessibile: la rete si riadatta continuamente per i nuovi apprendimenti le informazioni si trovano in pi punti e non si cancellano se un nodo viene danneggiato

Critiche: le pi importanti da Edelman - incapacit di tenere conto delle differenze individuali (biologiche, di storia personale, di contesto) - il cervello non dotato di generalizzazioni rigide precostituite - il modello non gestisce le novit e gli imprevisti della vita reale Capitolo 16: PROCESSI COGNITIVI (Marta Olivetti Belardinelli) Cognitivismo e Scienza Cognitiva Con lintroduzione del HIP, la rivoluzione concettuale operata dal nuovo cognitivismo che si presentava con caratteristiche compiute di corrente, sembrava risolvere il problema fondamentale della psicologia, generato dalla interconnessione tra oggetto e metodo. Il successo del cognitivismo era dovuto alladozione dellimpostazione modellistica centrata sullanalogia mente-computer. Dalla met degli anni 70, il cognitivismo si scinde in due impostazioni, che attribuiscono a questa analogia un diverso valore: - Normann, Neisser, Pribram sottolineano i limiti e il valore simbolico dellanalogia - Newell lanalogia diviene connotativa dellidentit tra mente e computer, come due esempi distinti del medesimo sistema. La scienza cognitiva ha prodotto,oltre a ipotesi generali sui processi cognitivi, anche una molteplicit di ricerche. La crisi sembra investire le radici stesse del cognitivismo, quando Neisser dichiara di non ritenere pi possibile una teoria unificata dei processi cognitivi (processi costruttivi di pensiero processi percettivi) Negli anni 80, si assiste al recupero della considerazione qualitativa dei fenomeni psichici. La nuova corrente del connessionismo emerge alla fine degli anni 80 con ricerche sullelaborazione massiva distribuita in parallelo nelle reti neurali: le reti neurali sono capaci di simulare tutti gli aspetti del pensiero. Concetti e categorizzazione Per la scienza cognitiva, lo studio dei concetti nodale, essendo questi considerati come le componenti fondamentali del pensiero, oltre che del linguaggio e delle rappresentazioni mentali. Fino alla met degli anni 70, la ricerca psicologica si occupata dello studio dei concetti e della loro formazione. Solo con gli studi della Rosch, lorientamento naturalista viene ad essere applicato anche allo studio dei concetti e delle categorie. Linteresse maggiore della psicologia centrato sui processi di categorizzazione e sui concetti come prodotti di questi processi: la formazione della prima categoria (madre buona), che si costituisce a causa della frattura dellidentificazione primaria madre-bambino, rappresenta il modello di tutte le categorizzazione successive. Con il progredire dellesperienza, lidentit identificata dal linguaggio si costituisce in una categoria socioculturale la quale facilita i seguenti comportamenti adattivi. Il problema della categorizzazione si innesta su quello della memoria, grazie agli sviluppi dell Intelligenza Artificiale, della teoria degli schemi dei frames, degli scripts. Pensiero, ragionamento e teorie della mente Il pensiero da sempre un tema focale della psicologia, anche se ha posto difficolt ai diversi approcci che se ne sono occupati. Le difficolt sono riconducibili a tre ordini di problemi: - la complessit del pensiero come attivit connessa e condizionata da motivazione, emozione, percezione, memoria, apprendimento e linguaggio. - la ricerca sul pensiero deve richiamarsi ad una specifica teoria della mente

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la ricerca sul pensiero caratterizzata da intrinseche difficolt metodologiche (coincidenza oggetto e metodo) Nellultimo decennio, la ricerca sul pensiero distinta in un approccio che considera il pensiero come ragionamento guidato da regole di inferenza (come il linguaggio) e un approccio che caratterizza il pensiero come ricerca euristica che procede attraverso il cambio di operatori. Questa dicotomia risale allantica dicotomia tra il pensiero accompagnato da rappresentazioni e pensiero senza immagini. Lintelligenza e il comportamento di soluzione dei problemi Il comportamento di soluzione problemica fa parte della definizione stessa di intelligenza, poich essa pu essere solo inferita come costrutto, attraverso losservazione di un comportamento che non n abitudinale n istintivo. Per ragioni di ordine metodologico, gli associazionisti di Wundt ritennero le attivit cognitive superiori non indagabili sperimentalmente e focalizzarono il loro interesse sulla percezione. I gestaltisti furono i primi ad indagare lattivit di modificazione del rapporto organismo-ambiente, posta in essere dal soggetto, considerando il pensiero produttivo un buon esempio dellattivit strutturante dellorganismo. Nascono cos i problemi di insight, caratterizzati dal fatto che solo alcuni dei passi che bisogna compiere per giungere alla soluzione sono cruciali. Una volta risolti, la soluzione segue rapidamente, sempre che non subentri una fissazione funzionale, che ostacola la ristrutturazione produttiva. Il comportamentismo escluse totalmente limpiego della metodologia di tipo soggettivo: la ricerca adott come argomento privilegiato di indagine il problem solving. Lavvento del cognitivismo frantuma lo stretto nesso deterministico fra stimolo e risposta, accentuando il ruolo dei processi di elaborazione dellinformazione, a proposito dei quali si possono formulare solo dei modelli di funzionamento (HIP) La regolazione affettiva della cognizione Possiamo classificare gli argomenti relativi alla vita affettiva come pertinenti a: - definizione-descrizione dei costrutti allorigine della determinazione affettiva del comportamento - individuazione-definizione dei sistemi di controllo direzionale del comportamento - individuazione-classificazione degli scopi del comportamento affettivamente regolato - interazione-interferenza di fattori cognitivi e affettivi nella regolazione del comportamento - origine-evoluzione-modificazione dei processi di regolazione affettiva. O principali costrutti che si collocano allorigine del comportamento cognitivo, sono motivazione ed emozione, anche se ne sono stati indicati altri (pulsione, istinto, tendenza, affetto, impulso) Negli anni 90, tra i due costrutti, stata svolta maggior ricerca sulle emozioni. I processi cognitivi di comunicazione Lo sviluppo storico delle ricerche psicologiche sulla comunicazione stato enormemente accelerato dallaffermarsi dellimpostazione cognitivista: tutti i processi psichici vengono considerati come processi di elaborazione di uninformazione comunicata in input al sistema elaboratore, il quale a sua volta comunica al termine del processo, in output, la risposta. Centrali per lattuale scienza cognitiva sono le ricerche sul linguaggio: il linguaggio un sistema oggettivato di categorizzazione interrelate, passibile di manipolazioni sperimentali. Al fine di ottenere indicazioni sulla struttura e le modalit di funzionamento della mente i cognitivisti hanno individuato un altro linguaggio specie-specifico, quello musicale. Capitolo 17: MOTIVAZIONE E REGOLAZIONE DELLE EMOZIONI (Pio Enrico Ricci Bitti e Roberto Caterina) Il comportamento di un sogg orientato alla realizzazione di un certo numero di scopi e alla soddisfazione di determinati bisogni mediante azioni e attivit coordinate. Lattivit cognitiva e lattivit comunicativo-espressiva fanno parte integrante del processo che porta allattivazione dellorganismo per il conseguimento di determinati obiettivi. In questottica, si tende a esaminare in maniera congiunta motivazione ed emozione (ruolo di mediazione tra esigenze ambientali e individuali).

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Motivazione ed emozione rappresentano due facce della stessa medaglia: - studio della motivazione perch un comportamento viene attivato (non verificato) - studio dellemozione analisi del come viene attivato.(sottoposto a controllo e verifica) Il collegamento tra emozione e motivazione risiede nella potenzialit che hanno le emozioni di modificare la relazione tra organismo e ambiente. Concezione tradizionale: lemotivit era connessa a uneccitazione disorganizzata e disfunzionale, la motivazione a uneccitazione organizzata e finalizzata a uno scopo. Adesso si tende a evitare distinzioni cos nette: si visto che emozioni moderate aumentano la capacit di raggiungere obiettivi. Le emozioni di paura e angoscia sono del tutto adeguate alla situazione e predispongono lorganismo ad agire con la massima celerit; vi sono invece nella psicopatologia emozioni non legate a situazioni di emergenza o in cui la reazione non adeguata alla situazione. Esiste quindi una quota dellesperienza emotiva che pu risultare non funzionale per il conseguimento di determinati scopi da parte dellorganismo. Soggetto Ambiente Bisogni ( e ) Obiettivi Attivit Comunicativo-espressiva Attivit Cognitiva Azioni Sistema motivazionale-cognitivo-emotivo Modello proposto dagli autori Bitti e Caterina: Questo sistema pu situarsi a tre livelli gerarchici, a cui corrispondono vari pattern di combinazione degli aspetti (motivazionale, cognitivo ed emotivo): - motivazionali - emotivi - cognitivi - comunicativi - strutture cerebrali prevalenti - apprendimento Intervengono in modo interdipendente fattori interni, interpersonali e sociali, e la sfera motivazionale e quella emotiva sono viste come processi che interagiscono. Livello in termini di filogenesi Livelli della motivazione (ontogenesi Aspetti emotivi dalla nascita alla maturazione) I. livello dellesistenza riflessi, istinti Risposte biologica: gli animali fisiologiche con strutture cerebrali adattamento poco evolute (arousal) II. livello della vita sociale motivazioni primarie Emozioni in gruppo: animali fondamentali organizzati in gruppi III. livello dellacquisizione motivazioni secondarie Emozioni del linguaggio: uomo secondarie

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I livelli della motivazione: Riflessi Prime forme di attivit dellorganismo biologico. Sono risposte automatiche e non apprese. Istinto Pulsione Listinto: sequenza di comportamento automatica e diretta verso una meta. Dotazione genetica.

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Pulsione: forza interna (es. fame e sete) senza essere correlato da comportamenti di soluzione, questi devono essere appresi. Motivazione primaria e secondaria Bisogno = pulsione con un oggetto concreto (es. fame bisogno di cibo) Maslow (1954) propone il modello a livelli gerarchici di classificazione dei bisogni: - Bisogni primari: (1)bisogni fisiologici e (2)di sicurezza - Bisogni sociali: (3)bisogni di amore e appartenenza, (4)di riconoscimento e rendimento - Bisogni del S: (5)di realizzazione di s. si potrebbe aggiungere il bisogno di trascendenza. I bisogni appartenenti a un gruppo superiore richiedono sempre lesistenza di quelli propri del livello inferiore. In situazioni di emergenza, i bisogni superiori possono venire meno. (es. mangiare cibo senza chiedersi se inquinato) Teoria sulla motivazione La differenza tra bisogni primari e secondari implica anche una differenza tra pulsioni primarie e secondarie. Miller (1948), attraverso gli studi sul condizionamento, cerc di legare gli stimoli appresi a pulsioni secondarie (anche esse apprese). Gabbia bianca con scossa --- collegata a --- Gabbia nera senza scossa Dopo un po i ratti fuggivano dalla gabbia bianca anche se il fondo non era elettrificato. Si era creata un nuova pulsione appresa (da pulsione evitamento del dolore a pulsione paura del colore bianco). Questo non dimostra per che tutte le motivazioni secondarie siano frutto di apprendimento e di trasformazioni di pulsioni primarie. Allport (1961) le pulsioni secondarie non sono trasformazioni di quelle primarie. Alla base del comportamento umano ci sono una serie di azioni ripetute e legate a dei successi: la ripetizione e il consolidamento di queste azioni producono abitudini. Queste danno vita a nuove motivazioni autonome, le ricompense si trasformano in nuovi bisogni (es. lavoro per vivere provo soddisfazione perch faccio bene il mio lavoro Nuova motivazione: Motivazione al successo). Critiche: - non tutte le azioni ripetute diventano abitudini - non evidente lautonomia dalle motivazioni primarie Con il cognitivismo, le motivazioni sono viste come concetti dinamici, che mutano in rapporto al numero di informazioni provenienti dallambiente, che lorganismo in grado di elaborare. Le informazioni in entrata provocano una continua ristrutturazione dei piani progettati per il conseguimento degli obiettivi. Critica: non in tutte le motivazioni c unimportanza fondamentale delle funzioni cognitive (es. fame e sete). Freud (1911) nella sua teoria dei due principi dellaccadere psichico, ipotizza due tipi di motivazione: il principio del piacere (primaria) e il principio di realt (secondaria). I processi primari sono orientati dal principio del piacere. La necessit di dover agire sullambiente comporta la rappresentazione a livello psichico di ci che reale. Lapparato psichico si ispira quindi al principio di realt. Il passaggio da uno allaltro comporta conseguenze in termini di ristrutturazione cognitiva. Il primo non annullato dal secondo , ma gli cede il passo per un migliore adattamento alle richieste interne ed esterne.

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I processi di base interagiscono con la motivazione, per esempio la percezione: vedere un oggetto intensifica il desiderio di averlo, quando lo stimolo ambiguo sono le motivazioni a influenzare la percezione (vedi Test proiettivi). Applicazioni: - psicologia del consumatore Si studia con metodi che mirano a individuare le motivazioni inconsce: interviste in profondit, tecniche proiettive - motivazione al lavoro Tre tipi di approcci in linea con i bisogni di Maslow: razionale-economico (incentivi economici), sociale (bisogno di affiliazione), di autorealizzazione (promuove un arricchimento qualitativo del lavoro). La leadership pi funzionale diversa per ogni approccio e anche i compensi pi motivanti. EMOZIONE Nello studio si soni intraprese due direttrici: - emozioni nel rapporto tra lessere umano, i suoi simili e il mondo esterno, che segnano in maniera duratura lesistenza individuale; - analisi dei singoli episodi emotivi e delle manifestazioni espressivo-motorie. Le emozioni hanno indicatori: - verbali: consentono di comunicare lesperienza emotiva e rifletterci - non-verbali: in particolare le espressioni facciali, trasmettono in maniera diretta e efficace le emozioni. Le emozioni hanno differenti componenti: - cognitiva: valutazione cognitiva degli stimoli ambientali - fisiologica: salivazione, battito cardiaco, ecc - espressivo motoria: postura, tono di voce, ecc - motivazionale: predispongono lorganismo ad agire, per soddisfare bisogni e raggiungere scopi determinati - soggettiva: consentono lattribuzione di significati e nomi specifici a stati emotivi Per DUrso e Trentin (1998) esistono quattro prospettive teoriche abbastanza delineate: 1) filone di studi che inizia con James e definisce le risposte fisiologiche; 2) la prospettiva evoluzionistica darwiniana con gli studi sulle emozioni fondamentali; 3) la prospettiva cognitivista con la concezione dellemozione come informazione da elaborare, come uno dei processi inseriti nellinterazione individuo-ambiente; 4) il costruttivismo sociale con limportanza data dal contesto sociale nella determinazione dellespressione e del significato delle emozioni. Teoria di James-Lange (1884) Affermava che gli elementi valutativo-cognitivi non precedono le risposte motorie-espressive, ma sono determinate da queste ultime (es. si tristi xch si piange). Esperimento di Hohmann (1966) su pazienti con aree estese del corpo paralizzate: linsensibilit corporea era correlata con una diminuita capacit a provare emozioni intense. Teoria di Cannon (1927) e Bard (1934) Sosteneva una contemporanea attivazione del sistema espressivo-motorio e del sistema cognitivovalutativo, dal momento che entrambe dipendevano dallattivazione del talamo. Cannon rilev una certa indipendenza dei due sistemi.

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Esperimento di Schachter e Singer (1962) Indussero mediante iniezione di adrenalina delle reazioni fisiologiche tipiche di arousal. Alcuni soggetti erano stati informati correttamente, un altro gruppo fu informato in modo sbagliato, un terzo gruppo informato per nulla. Gli ultimi due gruppi si lasciarono coinvolgere pi facilmente da uno sperimentatore in compiti emotivi e attribuirono alle emozioni le modificazioni dellarousal. Critica: arousal indotto arousal spontaneo Ma risulta valida la conferma dellipotesi di Darwin e James che lattivazione pu essere fonte della valutazione cognitiva. Oggi si tende a ridimensionare il peso di queste contrapposizioni e a considerare i rapporti tra sistema cognitivo e sistema espressivo-motorio variabili a seconda del tipo di emozione e del tipo di stimolo. Non sempre gli aspetti espressi dalle diverse componenti concordano tra loro (anche perch possono essere inibiti-controllati in quantit diverse). Piuttosto che di primato, si parla di relativa autonomia tra le singole componenti. Aspetti applicativi Nel 1990 Salovey e Mayer proposero il concetto di Intelligenza Emotiva, reso famoso dal libro di Goleman (1995) con lo stesso titolo. Goleman riprende la concezione di Gardner e sostiene che esiste un tipo di intelligenza a carattere emotivo che permette di vivere meglio e spesso pi a lungo. Riguarda: - la consapevolezza delle proprie emozioni - la capacit di controllo e regolazione - la capacit di sapersi motivare - lempatia (riconoscimento delle emozioni altrui) - capacit di gestire le relazioni di gruppo Goleman vede lapplicazione di training per lapprendimento emozionale in vari ambiti: scuole, lavoro, ecc FORME DI CONTROLLO DELLE EMOZIONI Controllo cognitivo Modello di Scherer (1987) Le emozioni sono insiemi di informazioni che entrano in contatto con un individuo. Lindividuo come un computer attua una serie di controlli sullinput. Questi controlli hanno unorganizzazione gerarchica e hanno una funzione di valutazione dello stimolo: I) grado di novit II) piacevolezza/spiacevolezza III) compatibilit con i fini ritenuti prioritari dal soggetto IV) riguarda la possibilit di comportamento nei confronti di uno stimolo (confronto con le proprie capacit potenziali) V) compatibilit dello stimolo con le norme sociali e il concetto di S Controllo delle risposte fisiologiche Le risposte emotive implicano unattivazione del Sistema nervoso centrale, del sistema nervoso autonomo e del sistema endocrino. SNC: il suo ruolo collegato: - allelaborazione cognitiva, - alle modificazioni dellattivit corticale - allattivazione dei muscoli volontari (soprattutto facciali) deputati allespressione delle emozioni

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SNA: causa molteplici cambiamenti corporei: osservabili (sudore, arrossamento, modificazioni del diametro pupillare, del ritmo respiratorio) e rilevabili solo con apparecchiature specifiche (modificazioni nella conduttanza cutanea, pressione sanguigna,ecc). Sono tutti fenomeni involontari ed estremamente difficili da inibire. SNE: la produzione da parte delle surrenali di Adrenalina e Noradrenalina essenziale per lattivazione del SNA. Ma esiste un vero e proprio profilo ormonale collegato allattivit emotiva, ed particolarmente evidente nelle manifestazioni di ansia e stress. Aspetti motivazionali Le emozioni sono una forma di risposta orientata allazione, reazioni di fronte al turbamento di un equilibrio tra elementi pulsionali-cognitivi-esperienziali di un individuo. Frijda (1986) ha indagato i rapporti tra processi cognitivi e azione. Ha elaborato il concetto di precedenza del controllo: spesso lazione ha la precedenza sullelaborazione cognitiva, per le emozioni primarie esistono schemi di azione che vengono valutati in blocco e spingono verso la loro esecuzione in tempi brevi (tanto da interrompere atti che si stavano compiendo). Altre emozioni funzionano in un altro modo, sono altri elementi che vengono valutati: per es. Emozioni Affetti: tramite il passaggio da una valutazione primaria (che tiene conto dellarousal) a una secondaria che considera il proprio sistema di valori e il contesto relazionale-sociale. Lespressione facciale delle emozioni Darwin sostenne luniversalit dellespressione facciale delle emozioni, tanto che reperibile anche nei primati superiori. Numerose ricerche vanno in senso opposto. Ekman e Friesen (1969) effettuarono uno studio molto importante: sottoposero al giudizio di un gran numero di giudici provenienti da molte nazioni e di aree socioeconomiche diverse, delle espressioni facciali da loro prodotte. Poi studiarono i giudizi di individui provenienti da due societ primitive della Nuova Guinea. Produssero un gran numero di dati che confermarono laccordo di giudizio e quindi luniversalit ipotizzata da Darwin. Unipotesi che tiene conto delle differenze culturali quella che le differenze stiano nelle regole che governano lespressione delle emozioni (es. societ orientale). Esperimento di Ekman: ha dimostrato che soggetti giapponesi controllano di pi le espressioni facciali rispetto a soggetti americani, e soprattutto se sono in presenza di compatrioti. Lespressione/mascheramento delle emozioni un importante indicatore clinico dello stato psichico di un paziente: la stereotipia nellespressione indice di patologia. Importanti sono anche i gesti e la postura. Molte ricerche hanno dimostrato come linibizione della comunicazione emotiva (soprattutto in conseguenza a eventi traumatici e luttuosi) abbia importanti ripercussioni sulla salute degli individui a lungo termine, a breve termine pu aiutare a attenuare il dolore. Capitolo 18 LINGUAGGIO E COMUNICAZIONE (Guglielmo Gulotta) Il concetto di comunicazione viene utilizzato in svariati ambiti: dalle relazioni umane, al pi generale contesto delle relazioni sociali, al mondo della tecnologia. In ambito psicosociale, lattenzione si focalizzata sulla comunicazione nei termini dellinterazione sociale.

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La comunicazione non un processo lineare da un emittente e un ricevente. La comunicazione crea un punto di contatto, apre un processo dinamico che vive degli apporti dei due comunicanti e usa canali e strumenti appropriati al ruolo di ciascuno. Si parla di circolarit di sistema. I processi comunicativi devono tener conto di alcuni elementi: - elementi linguistici, nel senso di segni - strutture che appartengono allatto del linguaggio, come parlare/comprendere Negli studi si sono assunti opposti punti di vista: - posizioni centrate sulla struttura vs posizioni centrate sulla funzione - linguaggio-pensiero vs linguaggio-comunicazione - linguistica del codice vs linguistica dellinferenza Nei primi ambiti prevalso lo studio dei processi cognitivi, nel secondo la dimensione di azione. Il problema attuale quello di conciliare queste due posizioni, come si propone di fare la prospettiva conversazionale. Storia: Modello tecnico di Shannon e Weaver (1949) Linguaggio come passaggio di informazioni da una fonte a un destinatario, mediante codifica dei segnali di natura binaria (corrispondenza significante-significato) Modello linguistico Si riconosce limportanza del contesto e del partecipante come soggetto sociolinguistico Modello psicosociologico di Anzieu e Martin (1971) Comunicazione come rapporto tra locutore e allocutario, finalizzato alla produzione di significati attraverso registri verbali, non-verbali, paraverbali e prossemici. Modelli a interlocutori Comunicazione come interazione, come luogo di fondazione dellintersoggettivit in un rapporto di reciprocit e cooperazione. La comunicazione ha una dimensione contrattuale dove la posta in gioco la persuasione e gli attori sono enunciatario-comunicante e enunciatario-interpretante. COMUNICAZIONE E INTERAZIONE La comunicazione pu essere studiata come: - sintassi: in relazione alla teoria dellinformazione (codici, canali,ecc) - semantica: in relazione al significato come convenzione tra individui - pragmatica: in relazione alla capacit di influenzare il comportamento altrui. Nella prospettiva pragmatica, secondo Watzlawick ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e uno di relazione, in modo tale che il secondo determina il primo ed quindi metacomunicazionale. La natura di una comunicazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione tra i soggetti, cio dallordine causa-effetto che i sogg danno alle loro azioni e controreazioni. Gli esseri umani comunicano: - per parole, cio nomi convenzionalmente legati alloggetto (numerica) es. mi sono tagliato un dito - per immagini, che sono simili alloggetto e legate ad esso da nesso specifico (analogica) es. esprimere il taglio a gesti o urlando Gli scambi sono, rispetto alle relazioni tra interlocutori: - simmetrici - complementari (up / down) Le relazioni duali impostate secondo gli scambi simmetrici, tendono a essere competitive: avviene unescalation simmetrica dove uno vuole essere sempre pi uguale allaltro.

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Le relazioni complementari, tendono a incrinarsi quando sono troppo rigide. Le manovre comunicazionali sono risposte che mirano a definire o ri-definire un rapporto e consistono in richieste, suggerimenti, istruzioni allaltra persona, ecc. Le strategie sono invece definite come metodi sottili, ma sleali, per raggiungere il controllo del comportamento altrui e modificarlo in modo favorevole per se stessi. Le strategie disorientano linterlocutore consistono nelluso di artifici dialettici che hanno la caratteristica di essere paradossali: es. io mi sbaglio sempre, io scherzo sempre,ecc. Frequenti sono le prescrizioni paradossali, caratterizzate da uningiunzione che richiede un comportamento da parte dellaltra persona, che pu essere attuato soltanto disobbedendo allingiunzione stessa. Es. sii spontaneo!, dovresti amarmi,ecc. Le prescrizioni possono investire la sfera sessuale: diventano strategie per infrigidire e/o castrare. Ci sono poi strategie per colpevolizzare e possono essere di tipo introiettivo (fare la vittima) o proiettivo (dimostrare la colpevolezza dellaltro). Vi sono poi strategie per imbarazzare e per irritare. COMUNICARE PER INFORMARE La funzione essenziale della comunicazione quella sociale: essa il frutto di un gruppo di individui, ne modifica la realt soggettiva, lo strumento di contatto. Essenziale quindi la funzione referenziale: lo scambio di informazioni tra interlocutori su un oggetto (referente). Luso del linguaggio come di ogni altro strumento condizionato dalla competenza, in questo caso, linguistica. Il concetto di competenza deriva dagli studi di Chomsky (1965): indica linsieme di conoscenze che un parlante ha della lingua che impiega, cio delle regole che usa per produrre e comprendere potenzialmente un numero infinito di frasi. Competenza Esecuzione la conoscenza della lingua il modo concreto di usare il linguaggio in una determinata situazione.

Assunti chomskyani: - esiste una grammatica universale: tutti i linguaggi sono tagliati sullo stesso modello profondo - le regole del livello profondo sono innate e non apprese e forniscono una base generale per lapprendimento del livello superficiale Austin e Searle (1969, 1974): Parlare agire, il fenomeno linguistico equivalente a unazione. Distinguono tra enunciati performativi indicano il fare allinterno di un contesto (es.mi dimetto) constatativi (o referenziali) sono usati per affermare proposizioni delle quali ci si pu chiedere se siano vere o false. Nellatto linguistico ci sono tre aspetti: - locutorio: attivit fisica necessaria per dire qualcosa e la conoscenza del codice grammaticale - perlocutorio: dire qualcosa con l intenzione di procurare effetti su chi ascolta - illocutorio: significato convenzionale dellatto linguistico in un determinato contesto es. verr da te domani pu essere promessa o minaccia) Esistono indicatori di forza illocutoria, come postura o tono di voce, che aiutano nella decifrazione. Searle ha proposto lanalisi degli atti linguistici indiretti, cio di quegli atti che appartengono a una classe, ma hanno lo scopo illocutorio di unaltra. (es. e se tornassimo a casa? sono domande che per richiedono azioni) Un altro fenomeno studiato ladattamento allinterlocutore (Orsetti, 1983): quando parliamo con individui con ridotte capacit linguistiche (o et inferiore, status sociale,ecc.) tendiamo a adattare la nostra produzione al suo livello di comprensione.

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LINGUAGGIO La comunicazione umana un importante strumento per coinvolgere pi individui, per portare parlante e ascoltatore in uno stesso schema interpretativo. E un insieme complesso di segni e simboli, che ci servono anche a interpretare il nostro ruolo sociale secondo un copione che noi stessi scriviamo. Robinson (1978) il linguaggio copre tutta la gamma dei rapporti interpersonali, cio: - area operativa: domanda e offerta (es. chiedere o dare suggerimenti, giudizi, informazioni,ecc) - area socioemotiva positiva: manifestazioni di solidariet, ridere, comprendere, ecc. - area socioemotiva negativa: manifestazioni di dissenso, odio, tensione, ecc. Queste funzioni possono essere raggruppate in un ordine pi elevato: analisi del problema, soluzione del problema, sintesi della soluzione. Queste funzioni vengono utilizzate per risolvere specifiche situazioni interattive. Principali funzioni: Funzione di eteroregolazione Per realizzare la regolazione del comportamento altrui abbiamo a disposizione diverse forme, dalle pi dirette (es. dammi il libro) alle pi sfumate (es. bisognerebbe comprare il pane) - Regolatoria la prima funzione e consiste nellintenzione del soggetto di far passare uninformazione per esercitare uninfluenza. Richiama la capacit di codifica e decodifica. - Riproduzione corrispondenza tra messaggio e mezzo di comunicazione che si intende usare. Caratterizzazione del Ruolo Il ruolo linsieme di comportamenti prescritti o attesi da una certa persona che occupa una determinata posizione sociale (es. differenti comunicazioni dal vicino di casa e dal capoufficio). Alcuni ruoli richiedono forme linguistiche precise (associati verbali), in particolare riguardo agli allocutivi (es. dare del TU o del VOI). Luso degli allocutivi regolati da norme secondo le relazioni di ruolo: - differenze di status - differenze di et - differenze di status occupazionale Brown (1965) enuncia due regole fondamentali: - norma di status: ci si rivolge a tutte le persone di status basso in modo informale, e elevato in modo formale, indipendentemente dal grado di intimit; - norma di solidariet: si usa la forma educata con tutte le persone con le quali non si in confidenza, quella informale con i partner, a prescindere dallo status sociale. Caratterizzazione del parlante Il linguaggio rivela caratteristiche del soggetto: sociodemografiche(es. lavoro, istruzione,ecc) e di personalit. La funzione metalinguistica Una volta intrappolati in una certa formulazione verbale che abbiamo dato al problema, pu diventare difficile vedere le cose diversamente watzlawick dice che le persone possono restare intrappolate dalle stesse soluzioni che danno ai loro problemi. COMUNICAZIONE NON VERBALE E considerata un linguaggio di relazione, che sostiene e completa la comunicazione verbale fungendo da canale di dispersione in quanto, essendo meno controllabile del linguaggio verbale, lascia filtrare contenuti profondi. Classificazione: - linguaggio dei segni: tutte quelle forme in cui parole, numeri e punteggiatura sono costituite da gesti - linguaggio dellazione: tutti i movimenti che non sono usati esclusivamente come segnale (es. bere comunica che ho sete)

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linguaggio degli oggetti: esibizioni intenzionali e non di cose materiali che ci circondano (auto, vestiti, cellulare,ecc)

Il linguaggio non verbale stato chiamato linguaggio silenzioso, e ne sono stati classificati vari tipi: a) Apparenza fisica: la bellezza un importante fattore che facilita i rapporti sociali; b) Abbigliamento: come dato visibile, ancora prima in senso di distanza dellespressione facciale; c) Postura: manifesta il diverso grado di accessibilit consentita allaltro; d) Orientamento spaziale: posizioni reciproche che le persone assumo nello spazio; e) Mimica facciale e sguardo: per rinforzare ci che viene detto e fornire feedback allaltro; f) Distanza interpersonale: intima (0-35cm), personale(da 35 cm a 1 mt), sociale (da 1 a 3 mt), pubblica (da 3 mt in su). Studi sullimportanza dei fattori nellattribuire il significato ai messaggi, hanno indicato che: - le parole 10 % - il tono della voce 40% - comportamento non verbale 50% Se il tono di voce e il comportamento non verbale contraddicono le parole, il messaggio non passa o passa solo parzialmente, mentre leffetto massimo quando i canali si rinforzano tra loro. COMUNICARE PER PERSUADERE Sembra che le variabili che correlano con lefficacia della persuasione siano: - Attendibilit: se la fonte attendibile, veniamo influenzato da messaggio che altrimenti ci lascerebbero indifferenti. Effetto latenza: dopo un mese aumentano gli effetti del messaggio poco attendibile e diminuiscono gli effetti del messaggio attendibile, perch linformazione viene scissa dalla fonte. - Attrattivit fisica: si ascolta di pi una persona piacevole da guardare - Affinit tra emittente e destinatario: affinit per stile di vita,atteggiamenti,etnia, religione,ecc. - Presunte Intenzioni: il messaggio acquista pi rilevanza soprattutto se si considera il mittente disinteressato La disposizione ad accogliere varia in rapporto inverso con lautostima del destinatario bassa autostima del destinatario, lo porta a credere a ci che sente) Perelman (1981) Chi comunica deve tenere conto di: - tesi delluditorio (da utilizzare come aggancio allargomentazione) - area di accettazione e rifiuto Gli individui tendono a rifiutare le comunicazioni che sollecitano un eccessivo cambiamento datteggiamento (errore della petizione di principio). Quando la discrepanza elevata, il messaggio non viene accolto. Lascoltatore inoltre refrattario ad accettare il messaggio se si considera personalmente coinvolto. Festinger (1973): Teoria della dissonanza 1. ognuno di noi tende alla coerenza con s stesso 2. conoscenze discrepanti creano disagio 3. la pressione per eliminare la dissonanza funzione dellimportanza data alle componenti in gioco 4. la dissonanza pu essere appianata trasformando gli elementi cognitivi o aggiungendone di nuovi Il bisogno di coerenza influisce sulla prima impressione, che condiziona il modo in cui le informazioni seguenti saranno percepite ed organizzate. Allo stesso bisogno si ricollega leffetto alone (Asch 1946): la tendenza a raggruppare i tratti in modo che siano tutti positivi o tutti negativi (teoria implicita della personalit). Asch propose due liste di tratti che differivano per un solo tratto: caldo freddo. Questo tratto modific tutto il prospetto di personalit fantasticato. Le nostre percezioni tendono a essere uniformi e a raggrupparsi attorno a dei tratti centrali.

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I ricordi risentono della sequenza di apprendimento dei dati: effetto primacy (la prima informazione pi importante delle altre) ed effetto recency (lultima informazione ha maggior rilievo delle precedenti) La psicologia sociale ha individuato fattori paralinguistici che aumentano la persuasivit del linguaggio: la velocit del linguaggio aumenta la persuasivit e lattendibilit. Norton (1983) ha studiato gli stili comunicativi: - dominante e rilassato comunica fiducia - sottomesso e nervoso comunica insicurezza - drammatico influenza positivamente la percezione, lattrattiva e laffidabilit della fonte - animato enfatizza e sottolinea aspetti del discorso La combinazione d luogo a vari effetti. Lefficacia della comunicazione aumenta con uno accorto delle interrogazioni, che stimolano lattenzione. Nella comunicazione persuasiva quindi entrano in gioco diversi fattori riconducibili a un doppio canale: centrale (variabili di tipo logico) e periferico (elementi analogici: tutto ci che fa da contorno al discorso). Toulmin (1979) ha studiato come deve essere strutturata unargomentazione per essere efficace: - Devono essere esposte in modo chiaro le asserzioni - Devono essere supportate in modo attendibile da dati e fatti rilevanti - Deve essere esplicitato il diverso grado di certezza o probabilit delle asserzioni - Devono essere espresse riserve riguardo a circostanze eccezionali che potrebbero falsificare le asserzioni Anche la persuasione considerata attualmente un processo interattivo tra persuasore e persuaso. La scelta del tipo di tattica dipender di conseguenza dalluditorio e dal contesto. Capitolo 19 LINTELLIGENZA (Ornella Andreani) Def. popolare: appare chiara, intuitiva, un concetto duso comune per valutare una persona in molteplici contesti in cui necessaria una definizione di funzioni e ruolo oppure una previsione di successo nella carriera (scolastica o lavorativa). Def. scientifica: criteri di misura frequentemente criticati come selettivi, poco affidabili, intrisi di pregiudizi di razza, cultura, classe sociale. E un argomento trasversale a tutta la psicologia. STUDI PSICOMETRICI I primi studi risalgono ai primi del 900 e si basavano sullanalisi delle differenze individuali in abilit (talvolta specifiche e irrilevanti, talvolta pi legate ai processi di base che ai processi superiori). Ebbero per un forte sviluppo perch rispondevano alle esigenze della societ industriale di allora (selezione per scuola o lavoro). Due linee principali nella costruzione dei test: - Indici globali che differenziano diversi livelli di et (es. Scala di Binet) o di posizione rispetto alla media dello stesso gruppo di et (Scala di Wechsler) Nella scala binet, lEt Mentale (EM) presuppone un parallelismo tra maturazione cronologica e sviluppo intellettuale che non lineare e non c dopo i 15-18 anni, mentre le scale Wechsler colgono degli aspetti di esperienze e conoscenze, piuttosto che potenzialit intellettuali. - Metodi analitici (test di Thurstone) che misurano diverse dimensioni non correlate tra loro e permettono di costruire un profilo dellindividuo confrontabile con i profili tipici del gruppo di riferimento (classe o gruppo professionale) il valore predittivo dei test fattoriali minore rispetto a quello degli indici globali

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Metodi fattoriali Def. lanalisi fattoriale un metodo statistico basato sullanalisi delle correlazioni tra vari test mentali e prove, con cui si cerca di scoprire le unit funzionali : - di tipo cognitivo abilit - di tipo comportamentale tratti oppure i fattori che stanno alla base di fenomeni associati tra loro. I metodi fattoriali non partono da una definizione precisa e aprioristica dellintelligenza (come le scale wechsler o Binet), ma partendo da un largo numero di osservazioni empiriche (misurazioni effettuate con uno o pi test) fatte su larghi campioni di soggetti, calcola le correlazioni e cerca di identificare: - la struttura fattoriale sottostante - il peso dei singoli fattori - attribuire ai fattori un significato I fattori ripetutamente evidenziati sono di tre tipi: 1) Fattore generale, chiamato anche G di Sperman: corrisponde alle capacit di ragionamento misurate dal Q.I., spiega la correlazione trovata pi o meno tra tutti i test; 2) Dal fattore G derivano per effetto delleducazione e della cultura due grandi fattori di gruppo: verbale-numerico e percettivo-spaziale, spiega la correlazione tra test a contenuto simile; 3) La scuola americana (inglese) segnala lesistenza di fattori specifici, le abilit mentali primarie, presenti solo in un compito determinato, come la percezione, la memoria ecc. da cui deriverebbe in seconda istanza il fattore G. Forse questa differenza dovuta alla diversa impostazione delle scuole americane dove la specializzazione precoce. I modelli pi recenti hanno cercato di dare non solo una descrizione, ma anche una spiegazione: - Guilford (1950) Pensiero divergente e convergente Ipotizza una struttura dellintelligenza a tre dimensioni (operazioni, contenuti e prodotti) con funzioni di pensiero convergente (lineare e conformistico) e divergente (creativo). Critica ai test dintelligenza di misurare, con risposte predeterminate, solo il pensiero convergente. Cattell (1950/60) Intelligenza fluida e cristallizzata Distingue lintelligenza potenziale, dallintelligenza frutto dellinterazione con il contesto educativo, sociale, culturale (quella misurata dai test). E introduce la distinzione tra lintelligenza fluida (che si basa su abilit percettive, di ragionamento, di apprendimento) e cristallizzata (che si basa sulle conoscenze). La seconda con la vecchiaia non decade, e in alcuni casi addirittura migliora.

Queste due distinzioni sono molto importanti, ma spesso sfuggono alle misurazioni testistiche e alle valutazioni sul peso che hanno sui risultati. Entrambi gli autori hanno costruito questi modelli utilizzando informazioni provenienti da test costruiti per verificare altre ipotesi e sottoponendoli ad analisi fattoriale. Le applicazioni dei test psicometrici per lintelligenza vanno dal campo clinico a quello della psicologia del lavoro. I fattori trovati attraverso lanalisi matematica non hanno una realt psicologica, ma servono per semplificare la descrizione della mente e per costruire dei modelli che possono essere usati per scopi molto diversi. I fattori isolati attraverso operazioni matematiche non hanno una realt psicologica, ma funzionano come modelli: - descrivere il funzionamento di un individuo rispetto a un gruppo - per comprendere il funzionamento - per delineare le strutture FATTORI EREDITARI E AMBIENTALI Negli anni 60 / 70 si accese un dibattito attorno al problema dellimportanza dei fattori ereditariambientali e delle modalit educative (uguaglianza delle opportunit scolastiche) Due blocchi ideologici: - teorie che accentuano il peso dei fattori genetici e chiedono uneducazione tesa a valorizzare le differenze individuali

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teorie che accentuano limportanza dei fattori acquisiti e chiedono uneducazione completamente egualitaria. Tra le conseguenze pi radicali: un attacco di Jensen nel 1969 ai programmi di educazione compensatoria per bambini svantaggiati. J. Port dati a favore dellinferiorit razziale dei negri e afferm linutilit di questi programmi. Recentemente Herrnstein e Murray (1994) hanno portato dati provenienti dallanalisi di molti studi che attribuiscono un Q.I. medio diversificato per razze: - Giapponesi: 105 - Bianchi: 100 - Negri: 84 I risultati mostrano uninferiorit delle classi pi basse e anche che in certi casi i programmi compensatori non sono stati molto utili perch lintervento non ha cambiato le dimensioni veramente importanti dellambiente che influisce anche sugli aspetti biologici (malnutrizione, malattie,ecc) oltre che psicologici. In quasi tutti gli studi sulle differenze individuali l effetto razza viene confuso con l effetto classe sociale. Le ricerche pi recenti hanno messo in dubbio non solo il peso dei fattori, ma anche la loro interazione e evidenziato lesistenza di modelli individuali di sviluppo e la plasticit dellintelligenza soprattutto nel caso di interventi precoci. Lambiente: - esercita uninfluenza pi forte nelle prime e nelle ultime fasi della vita - agisce gi a livello prenatale aumentando i fattori di rischio a svantaggio delle classi povere Lintelligenza molto pi plastica di quanto si credeva (aumento di 10/15 punti di QI nei bambini adottati da classi di livello socioculturale pi alto). Agli effetti dellambiente sulla biologia dellorganismo e sul bagaglio culturale, vanno aggiunti: - effetto cumulativo dei deficit di esperienze culturali e di linguaggio sullo sviluppo delle operazioni logiche - effetti delle esperienze di successo/insuccesso nel formare limmagine di S, - effetto dellambiente sui valori culturali e quindi sulla motivazione al rendimento intellettivo(curiosit, bisogno di competenza). genetico non vuol dire che non cambia Il QI misurato in et adulta abbastanza stabile, ma varia molto in et di passaggio, anche nelladolescenza dove le influenze emotive sono molto importanti e possono influenzare in un senso o in un altro la prestazione a seconda di come sono gestite. STUDI SPERIMENTALI Nel periodo dal 1920 al 1950 si afferm il behaviorismo e gli studi sperimentali sullintelligenza. Linteresse era centrato soprattutto : - sullosservazione del comportamento intelligente - sui processi di apprendimento - lassociazione stimolo-risposta - il ruolo dei rinforzi esterni Nel 1956, Bruner e coll. Pubblicarono un interessante lavoro sulle strategie del soggetto per il problem solving e per la decisione: linnovazione era lo studio di processi non direttamente osservabili. Negli stessi anni, nascono gli studi di psicolinguistica di Chomsky che elabora il suo modello della Grammatica Generativa. Nel 1958 compaiono i primi lavori di Newell e Simon sullIntelligenza Artificiale. Nel 1960 , Miller, Galanter e Pribram pubblicano Piani e strutture del Comportamento e danno lavvio al Cognitivismo.

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In Europa: la scuola della Gestalt che si occupa dellintelligenza e si applica il concetto di ristrutturazione unitaria del campo percettivo (insight) anche ad ambiti pi vicini allintelligenza come la memoria e il problem solving. INTEGRAZIONE TRA STUDI SPERIMENTALI-COGNITIVI E RICERCHE PSICOMETRICHE E un approccio recente, che nasce dalla convenzione che un errore separare lo studio dei processi cognitivi dallo studio delle differenze individuali. Hunt (1994) insieme con altri autori ha fatto unanalisi dei possibili modelli teorici che spiegano le differenze individuali (risultati delle analisi fattoriali). Esiste un unico fattore G o multipli? Emergono tre possibilit: 1. G = fattore (abilit) generale secondo il modello di spearman T1 e T2 sono compiti di base che comprendono una parte di G e una parte specifica; 2. G = un piccolo numero di processi indipendenti (abilit multiple) T1 e T2 misurano sottoinsiemi di abilit specifiche, che fanno parte di G. 3. G = largo numero di abilit non separabili T1 e T2 misurano sottoinsiemi inscindibili di G Kyllonen (1994) Si basa sulle ricerche della recente psicologia cognitiva e ipotizza che lIntelligenza sia un processo dellelaborazione dellinformazione che si basa su quattro componenti: A. Capacit della memoria di lavoro B. Velocit di esecuzione dei sistemi di elaborazione C. Ampiezza delle conoscenze dichiarative D. Ampiezza delle conoscenze procedurali Sperimentalmente, una batteria di test costruita su questo modello rende conto di circa la met della varianza individuale Metodo genetico e Meccanismi di sviluppo: Piaget La teoria costruttivista: per Piaget, lintelligenza un caso di adattamento individuo-ambiente. Vi sono delle funzioni del pensiero costanti (invarianti funzionali): organizzazione e adattamento. Ladattamento ottenuto attraverso processi di assimilazione e accomodamento. La spinta allorganizzazione determina le strutture attraverso cui il pensiero organizza se stesso. Lattivit intellettuale nasce dal bisogno di conoscere che una motivazione primaria. Le operazioni mentali astratte si sviluppano da quelle concrete attraverso il processo dellinteriorizzazione . La molla interna il bisogno di equilibrio che va sempre riorganizzato e si dispone in configurazioni chiamate stadi. Una critica fatta al modello piagetiano proprio che non spiega i fattori della transizione tra stadi. Dal modello piagetiano sono derivati molti e interessanti studi recenti che tendono a recuperare limportanza del contesto culturale, dei metodi educativi e dellinterazione fra pari nel senso di favorire lemergere dei processi di pensiero superiori. LA CONOSCENZA E LA TRASMISSIONE CULTURALE Esponenti importanti sono due autori sovietici: Vygotskij e Lurija che considerano determinante il ruolo dellinterazione sociale nellemergere delle funzioni psichiche superiori. Per Vygotskij (1930) il linguaggio non serve solo per comunicare, ma per trasformare e guidare i processi di pensiero. Per Lurija (1976) la formazione dei processi di pensiero pi alti avviene tramite linterazione sociale nelle relazioni tra adulti e sottolinea come la maturazione individuale riflette la storia dellumanit. IL COGNITIVISMO E LELABORAZIONE DELLINFORMAZIONE Fondatore Neisser che nel 1967 pubblic: Cognitive Psychology, ma le basi erano gi presenti nellopera di Miller, Galanter, e Pribram. Lo studio riportato ai processi interni: si usa la metafora del Computer per la costruzione di modelli, la misura dei tempi di reazione e le simulazioni per produrre le prove sperimentali.

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Si studiano non solo i risultati del comportamento intelligente, ma i processi e le strutture che lo compongono. Si sentono le influenza di Chomski e dellI.A. Attualmente il pi importante esponente Sternberg (1988 1996) che ha proposto un modello di intelligenza triarchico. Tre processi fondamentali: 1. metacomponenti:processi esecutivi che pianificano e controllano lelaborazione dellinformazione; 2. componenti di performance: che eseguono le strategie pianificate; 3. componenti per lacquisizione delle conoscenze. Questa teoria cerca di spiegare lintelligenza secondo tre subteorie: - contestuale: adattamento allambiente esterno - componenziale: adattamento allambiente interno - esperienziale: che riguarda sia lesterno che linterno Il comportamento intelligente in quanto ha funzione di adattamento allambiente, oppure di selezione e modellazione dello stesso. Ha il grande merito di integrare lo studio dellIntelligenza con lo studio della Personalit, ma non si adatta facilmente a tutte le realt: i soggetti pi dotati sono quelli che riescono di pi a modificare lambiente e ad affrontare compiti nuovi, attraverso una combinazione di processi automatizzati e di adattamento alle novit, che riguardano abilit di ragionamento, problem solving, verbali e sociali. IL PENSIERO CREATIVO E LA PERSONALITA Gardner (1983, 1985) ha formulato la teoria delle Intelligenze Multiple. Sostiene che vi sono molte forme particolari di Intelligenza, che vengono sviluppate in culture diverse e vengono sviluppate in particolar modo in individui in cui il talento coincide con i valori della cultura che lo circonda, dalla quale riceve il sostegno. Esempi: lintelligenza sociale (riguarda abilit interpersonali), lintelligenza personale (valorizzazione di s attraverso forme di arte espressiva). Gardner ha studiato casi di plusdotati e ha confermato che ogni persona un sistema unico e particolare tra abilit innate e ambienti favorevoli, in cui le abilit si sono sviluppate in anni di lavoro durissimo. LIntelligenza creativa : - curiosit - apertura verso il nuovo - anticonformismo - amore per il rischio - capacit di risolvere tensioni interne ed esterne Lo studio dellintelligenza si sposta quindi anche con Gardner verso lo studio della personalit. Capitolo 20 PERSONALITA (Gian Vittorio Caprara e Concetta Pastorelli) La Psicologia della personalit affronta tematiche che riguardano i nessi tra natura e cultura, mente e corpo, individuo e societ. Questi temi hanno una tradizione antica di riflessioni, ma una storia recente di studi sistematici. Persona = termine latino che significa maschera dellattore, evoca sia lapparenza individuale, sia lappartenenza a un ruolo sociale che pu essere interpretato da molti. Gli interrogativi recenti concernono le radici e le espressioni di quanto vi di condiviso e unico nel modo di presentarsi, agire, sentire di un individuo. Def. personalit: unorganizzazioni di modi di essere, di conoscere, di agire, che assicura unit, stabilit e coerenza e progettualit alle relazioni dellindividuo con il mondo.

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La personalit si muove tra i due poli: - struttura (come la personalit si presenta e si identifica nei tratti dellindividualit) Tratti: sono disposizioni ad agire relativamente stabili rispetto al variare delle circostanze. E un concetto centrale nella psicologia della personalit Carattere: termine usato come sinonimo di personalit, o in alternativa al concetto di personalit con unaccentuazione delle componenti valutative-morali. Rimane controversa la tematica relativa alla natura e al numero dei tratti: alcuni li considerano espressioni del patrimonio genetico ( genetisti), altri espressioni fenotipiche che risultano dallinterazione con lambiente. La configurazione dei tratti d lelemento strutturale dellindividuo. Temperamento: aspetti che concernono caratteristiche energetiche e temporanee dellindividuo: la reattivit, lirritabilit, pi collegate al substrato biologico, rispetto ai tratti. Tipi: costellazioni di tratti o mega-tratti riassuntivi. Dinamica: il funzionamento della personalit come sistema autoregolatore, autoconsapevole, capace di riflettere su s stesso e interagire con lambiente in modo da perseguire delle mete. In particolare si riferisce ai processi che presiedono alla costruzione del S, della propria identit, alla messa in atto di strategie appropriate.

La Psicologia della Personalit mira a svolgere una funzione di giuntura tra gli studi degli aspetti di base e le applicazioni nei contesti operativi. Spesso in contesti applicativi si dovuto sopperire con lintuito alle lacune date dallimpossibilit di sperimentare in questi campi. Recentemente si affermata la posizione che la personalit una costruzione che avviene nel corso dello sviluppo e alla quale lindividuo pu contribuire attivamente. TAPPE DI SVILUPPO DELLA PSICOLOGIA DELLA PERSONALITA La psicologia della personalit si spesso intrecciata con la vecchia psichiatria tassonomica, con la psicoanalisi, con la psichiatria clinica di Janet, con la tradizione delle differenze individuali. Nellottica di una distinzione, negli ultimi 70 anni, la psicologia della personalit si sviluppata nel nordamerica e pu essere distinta in tre fasi: - Una prima fase di ricerca delle definizioni in cui la psicoanalisi porta un modello criticabile, ma non prescindibile, di concezione delluomo e dello sviluppo e di cosa possa essere la psicologia della personalit. Tra gli anni 40 e 70: dopo aver creduto nella possibile integrazione di varie discipline (sociologia, antropologia e psicologia) e di vari indirizzi (comportamentismo, Gestalt e psicoanalisi), viene meno questa convinzione e si rafforzano le scissioni tra: - studio del comportamento individuale vs studio dei movimenti sociali e culturali - le diverse prospettive vs. principi della psicologia scientifica. La psicologia della personalit sempre pi confinata allo studio delle differenze individuali. Sembra quindi inevitabile rinunciare ai grandi temi e ripiegarsi su problemi meno ambiziosi: proliferano le micro-teorie.

Con gli anni 80, si apre una nuova fase, si afferma il paradigma socialcognitivo: - nuova curiosit per le differenze individuali - rinnovato interesse per la ricerca su casi singoli - nuove tecniche di elaborazione Il funzionamento e lo sviluppo della personalit concepito come un processo triadico di reciproche influenze: persona ambiente condotta (che risulta dagli scambi tra ambiente e persona e li condiziona a sua volta). Il dualismo eredit-ambiente si risolve con il concetto di interazione: sin dal concepimento linterazione ambiente-eredit determina ci che una persona .

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INDIRIZZI E STRATEGIE DI RICERCA Diverse scuole o correnti di pensiero: quelle che si fondano sul metodo clinico: di ispirazione psicoanalitica e fenomenologia; quelle che utilizzano il metodo correlazionale: studi sullindividuazione dei tratti e ricerca della struttura di personalit; quelle fedeli al metodo sperimentale: che mirano a trovare leggi generali che regolano i vari aspetti della personalit. Psicologia del profondo Freud: la psicoanalisi ha posto al centro dellinteresse la teoria del conflitto tra le istanze psicologiche profonde: conscio-inconscio, pulsioni-strutture adattive, affetti-cognizioni-comportamento. E stata sempre maggiore limportanza riconosciuta alle prime esperienze e alle relazioni affettive nello sviluppo della personalit. Le pulsioni sono le determinanti psichiche: forniscono lenergia e la motivazione allazione. La personalit unorganizzazione articolata su tre strutture (Io Es SuperIo) che deriva dalla necessit di soddisfare i bisogni dellorganismo, tenendo conto delle istanze ambientali. Gli anni dellinfanzia acquistano unimportanza particolare. Adler: psicologia individuale, in cui acquista maggiore importanza la sfera della consapevolezza, si accentua limportanza delle relazioni interpersonali e delle condizioni sociali e la tendenza dellindividuo allautorealizzazione. Jung: psicologia analitica. La personalit appare il risultato di una storia personale, di una storia collettiva e di unistanza che spinge allautorealizzazione del S. La libido diventa energia psichica e linconscio si divide in personale e collettivo. La personalit risulta dalla combinazione di quattro funzioni psicologiche fondamentali: - pensiero - sentimento - sensazione - intuizione e di due orientamenti: - introversione - estroversione Sviluppi post freudiani: - Anna Freud: Psicoanalisi dellIo - Klein e Winnicott: Psicoanalisi delle relazioni oggettuali - Bion: studio dei gruppi Psicologia umanistica Gli indirizzi fenomenologico-esistenziali hanno sottolineato soprattutto il valore dellesperienza soggettiva, e il diritto di ogni uomo a realizzare un proprio progetto di vita. Le fonti di disagio psichico sono le limitazioni poste dagli altri a questo progetto. C una decisa lotta al riduzionismo psicologico che penalizza lindividualit. Psicologia dei tratti Alla base c la convinzione dellesistenza di una struttura latente di tratti (o disposizioni) che rende ragione della diversit delle manifestazioni psicologiche. Spesso implicita la convinzione che questa struttura sia innata e radicata nella biologia dellindividuo. Hanno usato sistematicamente lanalisi fattoriale. Allport ha definito i tratti come sistemi neuropsichici generalizzati e focalizzati, capaci di rendere molti stimoli funzionalmente equivalenti, e capaci di iniziare e guidare coerenti forme di comportamento adattivo ed espressivo.

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Altri autori: Cattell e Guilford Le ricerche attuali convergono sostanzialmente su 5 tratti fondamentali, i cosiddetti Big Five: 1) Estroversione/Introversione 2) Amicalit 3) Coscienziosit 4) Stabilit emotiva/Nevroticismo 5) Intelletto Il Modello Big Five si basa sullipotesi lessicale che assume che il vocabolario naturale contenga le parole per descrivere la personalit, pi importanti sono le differenze individuali e pi probabile che vengano espresse con singole parole. Da qui il Big Five Questionnaire (BFQ). Situazionismo (Comportamentismo) Quello che caratterizza le teorie dellapprendimento in psicologia della personalit, oltre agli elementi che valgono anche in altri ambiti, lattenzione al contesto. La personalit corrisponde a una gerarchia di abitudini e di apprendimenti consolidati da rinforzi. Recentemente la diffidenza verso il mentale si stemperata e lerede la teoria cognitivo-sociale di Bandura. Social-Cognition Autore fondamentale Bandura. Lambiente ha ancora una grande importanza ma svolge la sua influenza su un apparato mentale strutturato, i rinforzi sono esterni, ma anche interni e la personalit si configura come un sistema attivo. La personalit riflette, assimila e trasforma le influenze del mondo esterno. Concetto di Autoefficacia percepita: la fiducia nelle proprie capacit di organizzare una serie di azioni al fine di raggiungere uno scopo. Nasce da specifiche condizioni che ha un soggetto sulle proprie capacit di far fronte a specifiche prove. E di conseguenza, una misura del controllo che un soggetto ha sullambiente. Si modifica con le esperienze, la persuasione verbale, losservazione di modelli. LInterazionismo Ha avuto due fasi: il primo interazionismo era meccanicistico, mirava alla spiegazione delle differenze individuali impiegando lanalisi della varianza. Una seconda generazione dinamica ha studiato i rapporti di causalit reciproca tra gli individui come soggetti attivi con lambiente. Linterazionismo non si pone il problema di stabilire il primato tra strutture e situazione, ma di capire come avvengono le influenze tra i due sistemi. La ricerca longitudinale il metodo privilegiato. Da questi studi emerge la stabilit nel tempo dei tratti, non come comportamenti, ma come stili di condotta personali. Capitolo 21 PERCEZIONE (Walter Gerbino) Funzioni della visione Il mondo percepito non una rappresentazione completa e veridica del mondo fisico di cui luomo fa parte. Generalmente per questa rappresentazione adeguata. Le anomalie sono dette illusioni visive, sono un insieme eterogeneo di effetti accomunati dalla sorpresa del soggetto per le aspettative tradite. Dipendono: - dai meccanismi di registrazione dellinput ottico (e costituiscono una fonte di conoscenza di questultimo) - dai meccanismi di codifica dellinput sensoriale da parte del sistema rappresentazionale-visivo

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Nel quotidiano, la scena visiva appare come un mondo internamente coerente, con strutture e attributi integrati in un unico codice linguistico. Sintesi: La funzione del sistema visivo assicurare una rappresentazione adeguata del mondo esterno. Per farlo il sistema ricorre a regole di funzionamento. In situazioni di input visivo ridotto, si assiste a fenomeni (illusioni) di instabilit percettiva o ambiguit che rivelano le regole di funzionamento del sistema visivo e il peso dato alle varie fonti di informazione. La scienza della visione ha dei limiti strutturali riguardo alla conoscenza: lesperimento di pensiero noto come Inversione dello spazio dei colori (due individui con davanti colori diversi ai quali danno lo stesso nome) dimostra come non ci dato di conoscere i qualia (natura qualitativa degli elementi) dellesperienza visiva, ma solo i rapporti reciproci fra gli elementi. Abbiamo solo prove di tipo comportamentale che confrontano la percezione (appunto!) ma non i qualia. Possiamo comunque rassicurarci di stare studiando un insieme di rappresentazioni equivalenti allo spazio dei colori per esempio, e essere sicuri che la struttura del nostro sistema e di quello esterno non varia. Koffka (1935): Why do things look as they do? La risposte del senso comune sono di due tipi: 1. realismo ingenuo: perch il mondo reale cos, ma a volte questa ipotesi non regge 2. adattamento: lindividuo si adattato alle circostanze prevalenti nel suo ambiente (anche su base culturale) Nella scienza della visione la posizione quella del realismo critico: il mondo percepito un modello del mondo fisico, elaborato a due livelli (input sensoriale, rappresentazione visiva). La rappresentazione deve essere: - adeguata agli scopi dellazione e della descrizione verbale del mondo fisico (adeguatezza della rappresentazione) - aderente allinput sensoriale (allinformazione ottica). Catena psicofisica: Mondo fisico informazione ottica input sensoriale (1) (2) Il primo passaggio un mappaggio distruttivo (confusione tra componenti che nel mondo fisico son ben separate e riduzione da 3 a 2 dimensioni), il secondo passaggio un mappaggio ricostruttivo (il sistema visivo cerca di recuperare le propriet del mondo fisico, perse). FENOMENI ACROMATICI L indeterminazione fotometrica: la quantit della luce che raggiunge locchio : L (luminanza) = r (riflettanza) x I (illuminazione)

Da questa equazione risulta impossibile stabilire dalla luminanza direttamente la riflettanza (propriet delloggetto).

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Questa conclusione formalmente corretta, ma errata. Esperimento Gelb (1929): Apparecchiatura: proiettore, stanza buia, cerchio di cartone. Un cerchio grigio appare bianco, ma se mettiamo accanto un cerchio pi chiaro, appare bianco questultimo e grigio laltro. In condizioni quotidiane prevale la costanza del colore acromatico, ma se mancano le condizioni per la determinazione fotometrica (sotto illuminazione localizzata), si verificano grossolane illusioni. Conclusioni: il sistema usa, per determinare il colore di superficie, non la luminanza locale, ma i rapporti tra le varie luminanze e prende come riferimento la luminanza pi elevata. Esempi: Luna, neve/bianco delle case. Contrasto simultaneo: il grigio su sfondo bianco appare pi scuro del grigio su fondo nero. Viene attribuito a: - un meccanismo fisiologico: linibizione laterale, che accentua il contrasto ai bordi, - al filling-in: fenomeno di riempimento delle zone delimitate da bordi (vedi Anello di Benussi-KoffkaWertheimer) Prove sperimentali ulteriori suggeriscono che pi che il contrasto locale, sia importante lappartenenza alle varie unit: - che danno luogo a fenomeni di luce/ombra (il contrasto si accentua se disposto sulle facce di un cubo in prospettiva) - che creano effetti di trasparenza/sovrapposizione (effetto di tessuto scozzese) Lintero sfondo ( zone di confine) circostante una determinata zona fa da schema di riferimento: fenomeno dell ancoramento al contesto. PROPRIETA GEOMETRICHE E PERCEZIONE Nel caso dell indeterminazione radiale la stessa grandezza pu corrispondere a differenti distanze, e la stessa forma a diverse inclinazioni rispetto allasse visivo. Da qui derivano due principi della rappresentazione visiva: - invarianza forma/inclinazione - invarianza distanza/grandezza Regioni identiche sul piano pittorico assumono diversa forma/grandezza, se sono disposte in un contesto a distanze e inclinazioni diverse . Questi criteri rispondono a unesigenza di coerenza dellimmagine visiva con il mondo fisico, nel quale le grandezze rimangono costanti anche a dispetto di informazioni ottiche molto diverse. Come queste costanza vengano ottenute, non ancora chiaro. L indeterminazione occlusiva: gran parte dei corpi nel mondo fisico, non lasciano passare la luce, quindi occludono parti di s o parti di altri oggetti e determinano il problema dellorganizzazione figura/sfondo. Rubin dal 1921 studi questi fenomeni, prendendo in causa il principio di minimo o di economia. Dimostr alcuni effetti: - Area minore: a parit di altre condizioni, tendono a diventare figure le regioni pi piccole - Costanza di larghezza: a parit di altre condizioni, tendono a diventare figure le parti a larghezza costante (segno del mulino a vento) - Orientamento gravitazionale: tendono a diventare figure gli oggetti coerenti con lorientamento gravitazionale (nella parte bassa del campo visivo) - Organizzazione duale: se la configurazione complessiva lo consente il sistema visivo ammette lesistenza di un bordo anche se non segnato. Pu essere: 1. stratificata: una figura davanti a unaltra 2. non-stratificata: due figure adiacenti

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La stratificazione comporta la creazione di contorni: - modali: che si vedono - amodali: dati dallinterpolazione delle zone occluse, non si vedono Petter (1956) ha dimostrato che la tendenza generale quella di minimizzare i contorni modali (figure). Un caso speciale di organizzazione duale sono le figure anomale, delimitate dai contorni illusori: la pi famosa il triangolo di Kanisza. E un caso speciale perch il bianco si scinde in due parti: una fa da sfondo e una da figura. Il completamento amodale un fenomeno tipico e molto diffuso: ha la funzione di costruire e mantenere lidentit degli oggetti. OGGETTI Wertheimer fu il primo a occuparsi delle condizioni per la formazione degli oggetti fenomenici intesi come totalit indipendenti dalle propriet degli elementi che li formano. Formul una serie di leggi, molto eterogenee e ancora oggi non chiara la loro sistematizzazione. Principi di Wertheimer: - Prossimit Il sistema visivo collega gli elementi pi vicini tra loro. - Articolazione senza resti Il sistema tende a formare unit in modo che non rimangano elementi isolati, senza significato. - Somiglianza E un concetto complesso anche in ambito filosofico: vanno definiti i criteri che usa un sistema per rendere operativo il concetto di somiglianza. Esperimento di Beck: sotto attenzione focale, la somiglianza tra le strutture pi importante della somiglianza di orientamento es. le T sono pi simili) se lattenzione distribuita: prevale lorientamento sulla struttura. Capitolo 22 LO SVILUPPO SOCIOCOGNITIVO NELLINFANZIA (Paola Di Blasio ed Elena Camisasca) Gran parte delle teorie attuali sullo sviluppo sociocognitivo nellinfanzia si fondano sulla genesi sociale e interattiva dei processi psichici e sullidea che tali interazioni vadano intese come attivit coordinate in un insieme unitario e significativo. La psicologia dellet evolutiva tradizionale non considera questi aspetti, centrandosi di pi sullambiente esterno e sui processi ad esso impliciti, come lallevamento, le modalit di nutrizione, ecc. Si necessita per di un paradigma che tenga conto dellinterattivit per comprendere meglio aspetti del genitore e del bambino. La relazione non un obiettivo dello sviluppo, ma una condizione presente da subito, resa possibile dalla predisposizione dei neonati alla vita sociale. Nella relazione con ladulto e poi coi pari, si realizza un costante scambio-adattamento che modifica le risposte del bambino e dei genitori-coetanei. Le competenze cognitive e sociali precoci Fin dalle prime settimane di vita il bambino influenza la vita degli adulti ed ad essi strettamente coordinato. Pu identificare una sorgente odorosa e al sesto giorno pu riconoscere lodore della madre. Fin dalla nascita sensibile al gusto, tanto da manifestare preferenza per sapori dolci. E predisposto a ricevere ed elaborare informazioni che provengono dallambiente, soprattutto se provenienti da voci e volti umani. Ha preferenza per il volto umano del quale scopre prima i contorni e poi i dettagli interni. Ha sensibilit percettiva per le espressioni dei volti e a tre mesi, le distingue, rispondendo in modo appropriato. Ludito, alla nascita, risulta particolarmente sensibile alla voce umana: la voce materna era nota gi dalla vita intrauterina. Si presuppone lesistenza di unorganizzazione temporale endogena, che gli permette di apprendere regole dellinterazione sociale, come lalternanza dei turni.

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Nei primi mesi si assiste alla coorientazione visiva, come premessa di ogni interazione; seguono gli pseudodialoghi e infine, verso i 10 mesi, dialoghi veri e propri. Inizia a stabilirsi quindi una relazione con il caregiver. nel periodo postatale lobiettivo principale consiste nel regolarizzare i processi fisiologici fondamentali per renderli compatibili con le richieste ambientali. Dai 6/8 mesi, i bambini iniziano a dimostrare timore per lestraneo: M. Ainsworth ha studiato in strange situation lattaccamento. Le reazioni del bambino allestraneo variano in concordanza con la modalit interattiva e sono modulate in base alle caratteristiche dellambiente circostante. I genitori maltrattanti accentuano emozioni negative e influenzano negativamente lo sviluppo della competenza emotiva dei figli, che presentano difficolt a regolare e comprendere le emozioni proprie e altrui. Teorie della mente e comprensione delle intenzioni Ricerche recenti sulla teoria della mente, negli anni 80, hanno contribuito a spiegare sia gli stati di coscienza (es. credenze, pensieri), sia gli stati intenzionali (es. emozioni, intenzioni) Def. Originale: teoria della mente capacit di attribuire stati mentali agli altri, dove stati mentali sono sia le esperienze soggettive emotivamente ricche (es. desiderare qualcosa), sia condizioni pi astratte (es. pensare, credere, ecc) Secondo Wellman (1990) un bambino: - a 2 anni psicologia del desiderio Riescono a rappresentarsi correttamente i desideri e la loro funzione nel modulare il comportamento umano. - mentre dai 3 in su psicologia del desiderio-credenza Cominciano a riferirsi agli stati cognitivi, di ci che loro od altri sanno, pensano o ricordano. Non si tratta di rappresentazioni adulte e quindi vere o false, ma di copie fedeli della realt. - 4-5 anni il bambino in grado di rappresentarsi laltro, come un soggetto con desideri e credenze, vere o false, rispetto alla realt esterne e differenti dalle proprie. E in grado di risolvere il False belief task paradigma sperimentale di Perner (1983), basato sul compito di preveder il comportamento di un attore o in base alla sua credenza o in base al dato di realt. E a questet che si arriva quindi a formulare una teoria della mente e a capire come diverse percezioni, possano indurre le persone a interpretazioni diverse. Dunn (1990) sostiene che la natura dei rapporti intrafamiliari solleciti lo sviluppo delle capacit di intuire sentimenti e intenzioni delle persone, rapporti di potere e principio di giustizia nei rapporti coi fratelli che i bambini vivono a 2-3 anni le esperienze sociali pi intense, comprendendo sentimenti e intenzioni altrui. A questet capiscono che le regole si applicano in modo diverso a persone diverse. Perner et al. hanno ipotizzato dagli studi di Dunn, che sia il numero di fratelli presenti in una famiglia, sia la loro differenza di et, possa favorire la capacit di comprendere i pensieri e sentimenti altrui. poich i figli unici danno uguali prestazioni, si pensa che le variabili cruciali siano le sollecitazioni fornite dallinterazione con gli adulti. Stili di attaccamento e competenze metacognitive e sociali nei bambini Le relazioni sociali e i modelli mentali del bambino si organizzano a partire dalle prime esperienze affettive con le figure di accudimento (madre). La rispondenza emotiva tra adulto e bambino sembra laspetto che maggiormente condiziona la qualit del legame tra i due partners. Ainsworth et al. sono tra i primi esponenti della teoria dellattaccamento ed hanno individuato tre stili diversi, presenti gi nei bambini di 1 anno: - attaccamento sicuro rassicurante fiducia nella disponibilit e nellappoggio delladulto: separati dalla madre, dimostrano sconforto, ma poi esplorano lambiente madre che richiede il contatto solo quando vuole e non - attaccamento ansioso-ambivalente secondo i bisogni del bambino: separati dalla madre, piangono inconsolabili, non esplorano lambiente e quando la madre torna, dimostrano rabbia e aggressivit. - attaccamento ansioso-evitante madre completamente insensibile ai segnali del bimbo, che scoraggia e rifiuta il contatto fisico quando il bimbo sta male: separati dalla madre, anche se

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hanno paura, non dimostrano sconforto. Esibiscono eccesso di autonomia e concentrazione sul compito. Al ritorno della madre, sono distaccati ed evitano il contatto. - Attaccamento disorganizzato o disorientato presentano modalit comportamentali particolari. Si riscontra in bambini maltrattati fisicamente e/o trascurati, in cui la madre depressa gravemente o che soffre di lutti irrisolti. Strutturazione e mantenimento degli stili di attaccamento attraverso i primi scambi con le figure di attaccamento significative, lindividuo forma dei modelli operativi interni (working models) sempre pi complessi, sia delle figure di attaccamento, sia di s stesso. Queste rappresentazioni interne indirizzeranno poi lindividuo nella interpretazione delle informazioni del mondo esterno e guideranno il suo comportamento nelle situazioni nuove (es. A. evitante immagine di s come di non degno damore e della figura dattaccamento, come di colui da cui non aspettarsi nulla) Tali aspettative verranno poi estese a tutte le figure affettive nel corso della vita e determineranno i comportamenti indirizzati ad esse. Studi recenti hanno evidenziato come la sensibilit del caregiver, influenzi la capacit del bambino di attribuire stati mentali a s o agli altri. Rifacendosi a ci, alcuni autori hanno cercato di individuare le connessioni tra sicurezza nellattaccamento e sviluppo delle capacit cognitive il caregiver sensibile, fa comprendere al bambino che il suo comportamento pu venir meglio capito se fatto risalire a sentimenti ed idee. Il bambino visto quindi come avente un proprio stato mentale. Nella formazione del s riflessivo (Fonagy), ovvero del s che comprende la consapevolezza dei propri stati mentali, decisiva la capacit del caregiver di catturare gli aspetti dellattivit del bambino e aggiungervi una intentional stance. Bambini di 2-3 anni con attaccamento sicuro, rispetti a quelli con attaccamento insicuro, sono pi socievoli e fiduciosi, competenti nel risolvere problemi o conflitti sociali e si appoggiano efficacemente agli insegnanti usandoli come risorse. Gli insicuri-evitanti non mostrano il loro stato emotivo, soprattutto quando ne hanno bisogno, sono isolati e ostili e dimostrano una crescente prudenza verso gli altri e la tendenza a percepire le relazioni sociali come minacciose. Risultano essere pi timorosi di subire privazioni, pi sensibili a critiche e ironia, permalosi e con atteggiamenti di vittimismo verso gli altri. Negli incontri con pi figure di attaccamento, i primitivi working models evolvono nel tempo, anche per la necessit di integrare nuove esperienze relazionali. Il comportamento Prosociale Gi nei primi due anni di vita compaiono quelle capacit empatiche (precursori dellaltruismo), che consentono di percepire il disagio altrui e reagirvi con risposte tese ad alleviare la sofferenza. Con laumentare dellet si suppone che si affini nel bambino la comprensione dei bisogni altrui, favorendo la tendenza a condividere e prestare aiuto. La connessione tra et e comportamento daiuto sembra per meno forte di quella tra et e generosit. Il comportamento daiuto richiede infatti una serie di operazioni complesse, che possono interferire con lattivazione dellazione altruistica. Ricerca di Staub tendenza dei bambini a non rispondere alle invocazioni daiuto: forse perch laltruismo entra in conflitto con le paura della disapprovazione delladulto. Tra le condizioni che possono favorire o inibire il comportamento prosociale il positivo valore dato alle pratiche educative, alle esperienze familiari e allatteggiamento dei genitori: uno stile educativo basato sulla tendenza a dare spiegazioni, a usare il ragionamento, pi che le punizioni, costituisce un fattore facilitante il comportamento altruistico e la comprensione delle esigenze altrui. La relazione con i coetanei Fin dalla prima infanzia i bambini dimostrano di avere preferenze nella scelta dei compagni, che si consolidano in vere e proprie amicizie, caratterizzate sia dalla ricerca di prossimit, condivisione e reciprocit, sia da conflitto (sul possesso e uso degli oggetti) e competitivit. Gli amici di 2-4 anni tendono a stabilire un contatto fisico, mentre i bambini pi grandi, un contatto verbale. Il comportamento prosociale tra amici tende a produrre azioni positive pi consistenti, come donare, condividere e produrre gesti di intimit: quindi solo alcuni tipi di azione (aiuto e conforto) possono essere considerati tipicamente prosociale, poich gli altri (dare e gesti dintimit) sono indicatori di amicizia.

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La relazione amicale rappresenta un fattore determinante che attiva facilmente una sensibilit emotiva pi spiccata e interventi prosociale pi frequenti. Capitolo 23 LA VALUTAZIONE DELLO SVILUPPO (Marta Montanini Manfredi e Paola Corsano) La valutazione un processo attraverso cui si descrive il cambiamento nel tempo di un individuo rispetto a una dimensione evolutiva. Il punto di partenza costituito dalla definizione precisa degli obiettivi da perseguire: - obiettivi di tipo normativo stabilire la normale progressione dei cambiamenti nel tempo per individuare, rispetto alla popolazione standard, quali comportamenti sono caratteristici di unet. Metodologia: ricerca logintudinale (stesso sogg nella crescita) o trasversale (gruppi di et diverse ma equivalenti per altre variabili). Si possono unire entrambi gli approcci, analizzando gruppi di et differenti in modo sequenziale. - obiettivi di tipo applicativo in questo ambito c maggior diffusione della valutazione dello sviluppo: deve essere basata su un esame in profondit effettuato sul caso singolo. Metodologia: pu avvalersi di metodologie collaudate, come losservazione diretta e indiretta, i test e gli strumenti standardizzati. Una volta definiti gli obiettivi della valutazione, bisogna individuare gli strumenti. Esiste una relazione tra ipotesi teoriche sullo sviluppo in generale e le rispettive modalit di valutazione di esso: - prospettiva organismica-contestuale (piaget e neopiagetiani) uomo organismo attivo e competente che si costruisce ed costruito. Si pu usare losservazione, il metodo sperimentale o il colloqui clinico piagetiano. - prospettiva ermeneutico-comprendente (teorie psicoanalitiche) lindividuo costruisce una sua storia, dalla cui interpretazione si pu estrapolare un racconto tipico e costruire una casistica. Si possono usare il colloquio clinico psicoanalitico, ma soprattutto losservazione psicoanalitica. Parallelamente alle varie prospettive teoriche, c una divergenza sullo sviluppo come processo continuo o discontinuo. Quale sviluppo? Lo sviluppo un processo interattivo e multifattoriale che si svolge nel tempo e che si estende dalla nascita fino alla morte. La recente prospettiva life-span ha individuato in ogni fase del ciclo di vita la possibilit di sperimentare cambiamenti positivi. Non tutte le et sono state ugualmente indagate: linfanzia stata privilegiata, insieme allaspetto cognitivo. Negli ultimi anni sono state condotte numerose ricerche sul temperamento e sul periodo neonatale. Per lo sviluppo fisico o cognitivo pi facile individuare una progressione continua, anche se per salti, con una quota innegabile di discontinuit, nella direzione di una sempre maggiore maturit (livelli diversi di sviluppo quantificabili). Per le dimensioni evolutive di tipo sociale invece non sempre agevole la misurazione: questo tipo di valutazione non mira a quantificare o collocare un soggetto rispetto alla sequenza considerata normale, ma di comprendere come i diversi fattori individuali, relazionali e culturali si combinano nella competenza sociale. Valutazione del neonato Uno strumento di valutazione neonatale dovrebbe avere elevato potere diagnostico e prognostico e dovrebbe consentire di monitorare tutte le situazioni definite a rischio: subito dopo la nascita vengono effettuate diverse procedure finalizzate a valutare lo stato di salute del bambino (indice Apgar). Per una valutazione neurologica del neonato lo strumento pi usato lesame di Prechtl e Beintema. Le scale neurocomportamentali comprendono prove sia neurologiche sia comportamentali. La pi utilizzata quella di Brazelton, nota come NBAS, somministrata nel primo mese di vita: valuta le abilit interattive del neonato, il suo comportamento sociale e di sollecitare nel caregiver uninterazione adeguata. Intelligenza: come valutarne lo sviluppo? Permangono modalit differenti di considerare e valutare lintelligenza:

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modello piagetiano cerca principi generali, lapproccio qualitativo e privilegia la discontinuit dello sviluppo (es Scale ordinali di Uzgiris e Hunt, EPL e BAS) - modello psicometrici cerca differenze individuali, lapproccio quantitativo e interessato a rilevare la continuit evolutiva (es WAISS) Sono moltissimi i test costruiti a partire dalla scala di Binet e Simon, per valutare lintelligenza. Vengono classificati in due gruppi: - misurano unabilit mentale generale (fattore G dellintelligenza) WAISS - misurano una serie di abilit specifiche, individuate mediante lanalisi fattoriale Negli ultimi anni Sternberg cerc di spiegare lintelligenza tramite il modello triarchico (1984): tale approccio supera la divergenza tra continuit e discontinuit nello sviluppo, individuando la prima a livello di prestazioni (componenti) e la seconda a livello delle funzioni di controllo (metacomponenti). I tre distinti processi possono essere valutati con test che valutano le prestazioni dei soggetti in relazione al contesto e alla precisa situazione in cui lindividuo si trova i soggetti si differenziano rispetto alla loro capacit di utilizzare dati offerti dal contesto ed elementi della propria esperienza. La valutazione della personalit e dello sviluppo socioaffettivo Si sta affermando un nuovo approccio allo studio della personalit che rivaluta la nozione di temperamento e che tenta di valutarlo. La definizione pi credibile di temperamento in termini di stile comportamentale differenze individuali nel comportamento del bambino, caratteristiche presenti dalla nascita, permettono di ipotizzare stili comportamentali diversi che influenzerebbero fortemente le modalit allevanti della madre o del caregiver. Uno sviluppo positivo del bambino garantito dalla goodness of fit e cio, una perfetta concordanza tra le caratteristiche del bambino e le aspettative e le risposte dellambiente. Le dimensioni rispetto alle quali i bambini differiscono gi alla nascita sono: livello di attivit, regolarit delle funzioni biologiche, ritirata o approccio a stimoli nuovi, adattabilit, soglia sensoriale, umore prevalente, intensit delle reazioni, distraibilit e persistenza. Queste dimensioni permettono di individuare tre categorie di temperamento: bambino facile, bambino difficile e bambino lento a scaldarsi. Oltre ai test e questionari, nella ricerca viene usata losservazione. Capitolo 24 LA MEMORIA : PROCESSI, MECCANISMI E FATTORI DELLO SVILUPPO (Olimpia Pino) La memoria che presuppone lintenzione di ricordare chiamata: strategica; quella che si verifica senza intenzione: automatica. Con il processo evolutivo dovrebbero evolvere le strategie e quindi evidenziarsi differenze solo nella memoria strategica e non in quella automatica (questa distinzione molto popolare, anche se dubbia). Riferimento al modello di Memoria di Tulving, in particolare alle relazioni tra memoria e consapevolezza: Episodica Autonoetica gestisce la ritenzione di episodi o eventi specifici, sperimentati personalmente Semantica o generale Noetica conoscenza del mondo posseduta da un soggetto (Procedurale Anoetica) Tulving (1985) ha insistito molto sulla differenza tra ricordare (esperienza autonoetica) e sapere (esperienza noetica). Perlmutter (1988) distingue tra: a) conoscenza epistemica (conoscenza del mondo: semantica ed episodica)* b) conoscenza operativa (procedure, abilit e strategie, anche di memoria) c) conoscenza metacognitiva (conoscenza sul funzionamento della memoria)* * bambini avranno prestazioni pi scarse rispetto ai sogg adulti, poich non possono correlare gli eventi a esperienza personale. Memoria: retrospettiva: che si riferisce alle cose fatte prospettica: che si riferisce alle cose da fare

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Questa distinzione di interesse recente, perch interessa abilit e fenomeni della vita quotidiana pi che del laboratorio. Memoria implicita ed esplicita: Memoria autobiografica: assume unimportanza soprattutto applicativa, in psicologia giudiziaria, per questo importante attualmente. a- Diverse forme di memoria, se veramente distinte, richiedono procedure diverse di indagine e sollevano problemi metodologici diversi: le memorie prospettica e autobiografica pongono problemi metodologici per quanto riguarda lo studio con i bambini, per questo sono poco studiate. b- Alcune forme di memoria hanno guadagnato maggior interesse da parte degli studiosi, come la memoria strategica, episodica e retrospettiva. Negli anni 70 e 80, la memoria stata descritta in base a due deficit nei bambini: deficit di mediazione e di produzione. Quindi si sono molto studiate le strategie, il loro sviluppo e il modo di migliorarle. Negli anni 90 si sono ampliati gli studi a carattere ecologico e si giunti a considerare lo sviluppo della memoria un processo interattivo, di adattamento allambiente, che considera come fattori determinanti per la prestazione: il contesto, lo stato del soggetto, il livello di sviluppo, le differenze individuali. Strategie e base di conoscenza: che cosa si sviluppa? Def. strategie: attivit cognitive o comportamentali, appropriate al compito, attivate sotto controllo intenzionale e consapevole del soggetto, al fine di migliorare il ricordo. Esistono anche processi automatici e inconsapevoli che aiutano il ricordo! C un sostanziale accordo tra i ricercatori sul fatto che nellinfanzia le strategie, quando ci sono, sono limitate: il comportamento mnesico abitualmente manifestato dai bambini non strategico, e pu diventarlo solo se il contesto favorisce la messa in atto di strategie. Si ritiene che lo sviluppo aumenti l efficienza di elaborazione , per tre ordini di fattori: 1. aumentano le abilit di codifica che influenza il grado di accessibilit dei concetti; 2. emerge lorganizzazione automatica degli stimoli(individuare relazioni tra eventi); 3. aumenta la capacit di utilizzare le strategie mnesiche. Lorganizzazione degli eventi-stimoli nellinfanzia si basa su tre classi di relazioni, che compaiono in modo diverso al variare dellet : Relazioni associative: - due o pi eventi che spesso si presentano insieme - per lo pi automatiche - si formano dallesperienza diretta. Memoria Autobiografica Relazioni schematiche: - gli eventi si collocano in successioni causali o spazio-temporali - gli eventi sono associati per appartenenza al medesimo script o routine - si formano dallosservazione dellesperienza Memoria Episodica Relazioni categoriali: - gli eventi sono membri della stessa categoria tassonomica - gli eventi si associano per relazioni orizzontali di generalizzazione - si formano dalle generalizzazioni sulle conoscenze del mondo attraverso etichette Memoria Semantica Sembra che lo sviluppo consista nellaumento della facilit con cui queste categorie sono attivate.

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Negli ultimi 10 anni, considerato particolarmente importante per lo studio dello sviluppo della memoria, il concetto di contesto ambientale, diviso in: - contesto esterno allorganismo caratteristiche del materiale e del compito sperimentale - contesto dellorganismo (stato) es. ritardo mentale, demenza senile, ansia e depressione Sono scarse le conoscenze sulle origini delle strategie, particolarmente negli anni prescolari. Schneider e Sodian (1991) hanno studiato le origini e lo sviluppo delle strategie, con uno studio quasi longitudinale: due misurazioni a 4 e a 6 anni. Gli aiuti di memoria interni non bastano a spiegare tutti i possibili comportamenti strategici della vita quotidiana (anche in un adulto!). Gli autori hanno dimostrato che le strategie esterne(es. indicare, toccare) giocano un ruolo fondamentale nello sviluppo cognitivo e che possono essere i precursori delle strategie interne. Lo studio della metamemoria si distinto in due direzioni di ricerca: - esaminare la relazione diretta della metamemoria con la memoria - esaminare le differenze evolutive nei contenuti della metamemoria E degli anni 90 lo studio della memoria quotidiana (everyday memory) in contesti naturali, ma con lattenzione al rigore del metodo sperimentale. Sono emersi tre importanti aspetti della memoria autobiografica: - vi sono lacune di conoscenza (che non sempre si coprono con luso di strategie) - non si pu sfogliare: lorganizzazione dei dati non disposta linearmente nel tempo - lapparente oblio di determinati episodi superabile con suggerimenti adeguati I ricordi colmi di emozione sono percepiti come pi vividi, ma non detto che siano pi completi o chiari, spesso sono ricostruiti sulla base di inferenze logiche. Memoria autobiografica nei bambini: - alcuni autori sostengono che i bambini in tenera et posseggono maggiormente conoscenze generali che non episodiche - non discriminano tra eventi immaginati ed eventi reali (carenza nellesame di realt) - lamnesia infantile rende inaccessibili i ricordi dei primi anni di vita, forse perch i bambini preverbali hanno un vissuto che non pu essere agganciato dai meccanismi di recupero mnesico di un adulto. La maggior parte delle reminescenze autobiografiche sembra attendibile se ci si limita a ricordare gli eventi generali (non essendoci intenzionalit nel ricordare, non c precisione dei dettagli). La relazione tra emozioni e ricordo stata studiata facendo ricorso soprattutto ai modelli a rete: le emozioni corrispondono a nodi, che con il tempo sviluppano connessioni. Unesperienza emotiva pu legarsi a un evento (che avviene nello stesso momento) connotandolo. La possibilit di ricordare un evento pu dipendere quindi anche dal contesto interno dellindividuo. Questa teoria spiega: - perch la coerenza tra stato danimo nel momento dellapprendimento e nel momento del recupero facilita il ricordo: lemozione fa da cue per il recupero (teoria della specificit di codifica) - perch la memoria facilitata se il significato emotivo degli eventi coincide con lo stato danimo del soggetto.

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Capitolo 25 INVECCHIAMENTO BIOLOGICO E PSICOLOGICO (M e G Cesa-Bianchi, Pravettoni) Per invecchiamento o senescenza si intende il processo attraverso il quale si diventa vecchi, modificandosi in alcune caratteristiche personali. Dal punto di vista biologico non possibile stabilire un dato che contrassegni linizio dellinvecchiamento (la cessazione dellattivit riproduttiva troppo variabile). Il sistema nervoso stato maggiormente studiato allo scopo di scoprire quali modificazioni intervengono nel processo di invecchiamento: - diminuzione irreversibile del numero di neuroni - rallentamento nella produzione di certi neurotrasmettitori - funzionamento meno efficace dei meccanismi di regolazione - aumento progressivo delle cellule gliali - comparsa di placche - progressivo irrigidimento nelle pareti dei vasi sanguigni Le esperienze individuali facilitano la conservazione di determinate funzioni e lattenuazione di altre: sono conservate le funzioni maggiormente utilizzate nel corso della vita, mentre decadono quelle scarsamente esercitate. Percezione Nellinvecchiamento c una progressiva diminuzione delle abilit visive e acustiche. Facilitano un buon funzionamento in vecchiaia della percezione visiva: - teoria del campo percettivo la percezione si realizza come espressione di un campo collocato nel nostro cervello in cui operano forze di coesione e freno. Un aumento delle forze centrali di coesione rispetto a quelle periferiche di freno, rende la percezione migliore, poich pi espressione del cervello e meno delle sensazioni. - persistenza della costanza percettiva capacit di non modificare la percezione visiva anche se variano le modalit fisiche con cui loggetto viene presentato. - Teoria del filtro fra le migliaia di stimoli che pervengono agli organi di senso, possono raggiungere i centri del cervello solo alcuni, che riescono a bypassare il filtro. In vecchiaia, il filtro diviene pi selettivo, quindi passano meno stimoli, ma risultano pi precisi. Nellanziano peggiora la percezione dei particolari, ma non la percezione globale di un oggetto. Attenzione Le caratteristiche che la contraddistinguono sono: - arousal livello di soglia - capacit dei meccanismi attentivi quantit di informazione elaborabile in parallelo - capacit di essere selettivi ignorare alcune informazioni e considerarne altre Il nostro sistema di elaborazione limitato. Studi sulleffetto Stroop dimostrano che esso aumenta negli anziani a causa di una ridotta efficienza del sistema percettivo. Studi sullattenzione fluttuante, indica difficolt negli anziani, dovuta allincapacit di mantenere in standby uno stimolo. Linguaggio E una delle funzioni che risente meno dellinvecchiamento. Sono pi frequenti errori sintattici e grammaticali, specialmente in frasi complesse che richiedono un maggior uso della memoria a breve termine. La comprensione lessicale risulta conservata, cos come la comprensione superficiale di un brano. Affettivit e adattamento Vi una riduzione dellintensit soggettiva dellaffettivit, che corrisponde a una diminuzione della sua espressivit, riconducibile allaccresciuta capacit di rappresentazione simbolica degli affetti. La vita affettiva si viene caratterizzando da minori emozioni positive. Il disadattamento in et senile (fra i 60 e 70 anni) pu essere scatenato da un pensionamento forzato e condurre a depressione e isolamento. Sessualit e Creativit

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Pu essere mantenuta, soprattutto la psicosessualit. In media lefficienza sessuale, in persone sane, mantenuta fino a 70-75 anni, a meno che non intervengano condizionamenti culturali e sociali, che inibiscano tale funzione. Lo svolgimento di unattivit creativa pu facilitare e regolare landamento dellinvecchiamento. Capitolo 26 I PROCESSI COGNITIVI NELLINVECCHIAMENTO NORMALE E PATOLOGICO (Amoretti) Le ricerche psicologiche sullinvecchiamento sono iniziate con lo studio del rapporto tra et e intelligenza e sono state favorite dallapplicazione su larga scala dei reattivi, durante la prima guerra mondiale in USA. Modello del declino intellettuale globale: Yerkes confrontando i risultati tra gruppi di et diversa sostenne che il declino intellettuale inizia a partire dai 30 anni di et. Le ricerche di Wechsler confermarono il modello. Le prime critiche al modello giunsero dallapplicazione delle tecniche di analisi fattoriali ai reattivi e dal riconoscimento dellimportanza del fattore istruzione nelle prestazioni dei test cognitivi. Intelligenza fluida e cristallizzata Una rettifica alla teoria del declino intellettuale globale giunse dalle ricerche di Horn e Cattel e dalla loro ricerca su intelligenza fluida e cristallizzata: - Intelligenza fluida riguarda i processi base dellinformazione e della soluzione di problemi (es. velocit di organizzazione, memoria associativa, ecc) - Intelligenza cristallizzata collegata alla dimensione socioambientale e culturale ed influenzata da fattori educativi La senescenza caratterizzata da un deterioramento delle abilit fluide e da una sostanziale stabilit di quelle cristallizzate. Il contributo degli studi longitudinali Il modello del declino intellettuale globale stato messo in dubbio anche da Arenberg: utilizzando compiti tradizionale di problem solving esamin soggetti compresi tra 24 e 87 anni a intervalli di 6 anni. Con confronti trasversali emerse un aumento degli errori con lavanzare dellet. Analizzati longitudinalmente si osserv un declino solo a partire dai 70 anni. Ha sottolineato limportanza, nello sviluppo delle attivit cognitive, della dotazione intellettuale di partenza. Il Seattle Longitudinal Study (Schaie e coll.) diede il via a rinnovamento nella ricerca sullinvecchiamento fondatori della life-span psychology, hanno sviluppato modelli di studio dellinvecchiamento inteso come processo di cambiamento. Un filone di ricerca sviluppatosi negli anni 70 costituito dalle ricerche-intervento: si distinguono in training cognitivi e training non cognitivi. Una grossa mole di dati ha dimostrato sostanziali differenze interindividuali nello sviluppo (es. istruzione, anno di nascita, ecc) e una considerevole variazione nei ritmi di crescita e declino delle singole abilit i cambiamenti involutivi dellet sono legati a complessi eventi ambientali (senescenza biologica = processo discontinuo e individualizzato). Denney suddivide le abilit intellettive in due gruppi distinti: abilit poco esercitate e abilit ottimizzate. Entrambe raggiungono lapice del loro sviluppo nella prima et adulta per poi iniziare a declinare. Baltes e col. Sostiene che lintelligenza ha due aspetti: - uno meccanico-psicometrico (formale) risolvere i problemi svincolati dai contenuti appresi - un aspetto pragmatico (di contenuto), chiamato expertise abilit acquisite e capacit di rispondere con efficacia ai problemi concreti e specifici. La memoria Lo studio dellapprendimento e della memoria iniziato con Ebbinghaus, ma le ricerche sullet delle capacit mestiche hanno origini recenti. I motivi di questo ritardo sono: - predominio della teoria del declino intellettuale globale - avvento dellorientamento HIP

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Non esistono oggi teorie dinsieme che si riferiscano allo sviluppo mnestico nel corso della vita: i dati sono contraddittori e variano secondo il materiale usato. Linvecchiamento caratterizzato dallaccentuarsi di una serie di cambiamenti che interessano il sistema nervoso centrale. Fra i 20-25 anni c il massimo sviluppo delle abilit mestiche, che cominciano a declinare con la terza decade. E stata proposta anche lipotesi del massimo adolescenziale con un picco massimo delle abilit tra i 13 e i 20 anni. Welford ipotizz che il declino mestico fosse dovuto alla mancanza desercizio, al disuso delle funzioni mestiche. Postul anche lipotesi di interferenza (interferenza proattiva sulla memoria a breve termine che ne causa deficit) Gli studi degli anni 70 si focalizzarono sullimportanza della velocit allungando il tempo di prestazione e di risposta, le prestazioni di soggetti di qualsiasi et vengono migliorate. La maggior parte delle ricerche non ha messo in evidenza riduzioni significative delle capacit del registro sensoriale: la memoria iconica sarebbe pi persistente nellanziano. La tendenza degli anziani a fornire prestazioni analoghe ai giovani nei compiti di riconoscimento data dal fatto che le difficolt mnestiche degli anziani sono a livello di recupero dellinformazione e non a livello di codifica. anziani sono meno abili dei giovani nelluso spontaneo di strategie efficaci di Deficienza di produzione memorizzazione. Questa teoria stata formulata in due versioni: - deficit di ricerca: anziani hanno difficolt nella formulazione spontanea di strategie efficaci - profondit dellelaborazione: gli anziani non raggiungono la codifica profonda (semantica) Il ruolo delle conoscenze metamnestiche determina le differenze giovane-anziano: nellanziano, lesperienza di fallimenti, pu dare origine a convinzioni di impotenza e caduta dellautostima. Il contributo di fattori affettivo-motivazionali al deficit mnestico negli anziani stato rilevato sia sperimentalmente che con metodi ecologici: avere fiducia e alta motivazione sono connesse con buona conservazione della memoria. Il deficit mnestico senile spiegabile ipotizzando che linformazione passi per tre fasi: acquisizione: lo stimolo deve essere percepito (la vecchiaia ha difficolt percettive) la ridotta velocit senile, determina una riduzione del materiale acquisito lattenzione selettiva non sembra declinare con let codifica riduzione della capacit di working memory difficolt strategiche problemi metamnestiche recupero ridotte prestazioni della MLT ridotta quantit di materiale appreso problemi nel ricordo soprattutto dopo i 70 anni Per ci che concerne linvecchiamento patologico, la senilit pu essere caratterizzata da demenza. La demenza si divide in sottocorticale e corticale. Capitolo 27 CAMBIAMENTI EVOLUTIVI IN ADOLESCENZA (Cigala, Zammuner) Verso la fine dell800 emerge unidea biologica di adolescenza: Hall sostiene che il rinnovamento totale della personalit che avviene in questo periodo determinato biologicamente ed quindi indipendente da variabili culturali e ambientali. A questo si aggiunta la prospettiva antropologica che evidenzia il ruolo determinante della cultura e studi di derivazione sociologica. Con la psicoanalisi, la psicologia si focalizzata pi sui cambiamenti interiori delladolescente. Un altro contributo viene dalle teorie cognitive, che provano a spiegare le modalit di pensiero e acquisizione della conoscenza. In ultimo lapprendimento sociale di Bandura ha evidenziato i meccanismi attraverso i quali in

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adolescenza lo sviluppo condizionato da stimoli ambientali. I cambiamenti nel pensiero delladolescente permeano lo sviluppo affettivo e sociale delladolescente: secondo Piaget lintelligenza una forma di adattamento allambiente, che si modifica nel tempo organizzandosi in strutture pi complesse. Autori neopiagetiani reinterpretano le teorie piagetiano alla luce delle teorie dellelaborazione dellinformazione gli individui sono solutori di problemi che elaborano le informazioni per mezzo di piani mentali attraverso cui si rappresentano una soluzione problematica. Erikson compito principale delladolescenza acquisire unidentit autonoma. I cambiamenti spingono lindividuo a una ridefinizione del proprio s rispetto agli altri. Si passa da uno stato di diffusione dellidentit (sperimentazione e identificazione) a uno di acquisizione dellidentit. I cambiamenti che vive ladolescente con la loro conflittualit, si esprimono nella famiglia: separazione reciproca, individuazione correlata rinegoziazione delle distanze interpersonali. Capitolo 28 PSICOLOGIA DELLA FAMIGLIA (Cusinato) Vengono utilizzate nellapproccio alle famiglie, due prospettive teoriche: - scuola umanistica, cognitiva e comportamentale individuo il centro della realt familiare. - metafora dei sistemi ogni membro influenzato da ogni altro membro della famiglia. Studiamo quindi le relazioni allinterno di una famiglia, cio come ciascun membro si relaziona alla famiglia e al terapeuta. ci Si indagano gli antecedenti della relazione disfunzionale familiare (es. figlio malato, madre depressa) sono effetti multidirezionali (feedback loop) fra i membri della famiglia, dove ognuno ha influenza ed influenzato da ci che ogni altro dice o fa. LAbate costruisce una teoria evolutiva delle relazioni familiari riassumibile in: - continuum sentire dentro-esprimere da come le informazioni vengono elaborate ed espresse in casa, possiamo capire se la famiglia funziona o no. Le informazioni percepite vengono gestite lungo un continuum a cinque modalit: - emotivit competenza della famiglia di trattare i sentimenti - razionalit uso della famiglia delle proprie competenze cognitive e logiche per elaborare lemotivit - attivit quanto una famiglia sia attiva o passiva nellesprimere ci che ha ricevuto - consapevolezza modalit correttiva di cambiamento determinata dal livello di coscienza e ammissione circa ci che la famiglia disposta e capace di rivelare - contesto modalit con cui la famiglia interpreta il problema, caricando pi o meno la famiglia stessa della responsabilit La buona stella permette di evidenziare la dimensione degli aspetti. - livelli di analisi: - 1. va valutato come un individuo funzioni, come influenzi e come sia influenzato dagli altri - 2. Valutazione della diade (padre-figlio,fratello-fratello,ecc) - 3. Valutazione della dimensione delle propriet di gruppo 8come ogni membro influenzato e influenza gli altri) - 4. Valutazione parentale: famiglie di origine - 5. Valutazione di comunit: come la famiglia si comporta con parenti e vicini. - livelli di interpretazione livello descrittivo (presentazione e fenotipico), livello esplicativo (genotipico e storico) - continuum di somiglianza tre modalit relazionali che rappresentano ci che viene scambiato fra i membri della famiglia: essere (come una famiglia attribuisce importanza ai suoi membri e quanto siano

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intimi fra loro), Fare (quante informazioni e servizi vengono scambiati in famiglia) e avere (come il denaro e i beni sono procurati valutati e tenuti in famiglia).

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