Sei sulla pagina 1di 235

Lo psicologo e la progettazione

Eugenio Rollo

Il concetto di progetto
Tutti noi facciamo tanti progetti: progettiamo le prossime vacanze, gli esami da preparare, il matrimonio,
lo sviluppo di carriera, la serata in compagnia. Cos

come progettiamo

un edificio, un

impianto

o
I'arredamento di lurl''abitazione, lapreparazione di una
cena o il percorso per recarci al lavoro.

Cosa accomuna queste ed altre innumerevoli attivit


che possiamo raggruppare nella categoria "progetto"?

L etimologia ci suggerisce che la parola venga dal latino e sia composta da pro (avanti) e jcere (gettare),
gettare avanti, stessa etimologia di "proiettare". Nel
nostro caso rI pro I'avanti nel tempo, quello che car attenzza il progetto come ATTIVIT PREDITTIVA.
In un progetto, infatti, noi
cerchiamo di "prevedere il futuro", non in senso magico,

owiamente, anche perch


I'iscrizione all'Ordine degli
Psicologi non d diritto a ricevere come gadget I'apposita
sfera di cristallo. La predittivit di un progetto consiste
11

nella valutazione delle variabili che possono intervenire nel condizionare il verificarsi di un evento desiderato e attivare le azioni opportune per raggiungere
un obiettivo posto, con la maggiore probabilit possibile.
Da alcuni il bisogno di progettare visto con sospetto,
come un bisogno di pre-occupazione, di progranmare
la vita e sfidare il fato. Thlvolta dietro questo atteggiamento c' per la pignzi4 mentale e anche un po'
fisica, di mettersi alla prova, la paura di essere smqrftiti dai fatti nelle proprie
I

previsioni.

Un altro approccio interessante stato recentenlente


espresso da Eugenio Scalfari, oggi vivace ultraottantenne, che considera il bisogno di progettare come un
esorcismo (positivo) dell'angoscia di morte:
"Incertezza, angoscia, paura. Sono queste Ie tre parole-chiave
radicate nella nostra mente al cospetto della morte, del suo
incombere lungo tutto l'arco degl anni che ci sovrasta. Per
sfuggire a quell'incubo la sola consolazione, il solo ristoro
quello di dare uno sfondo al mondo-di-qua, d poter mmaginare un mondo-di-l, una luce in fondo aI tunnel, un senso ultimo in mancanza del quale non ci resterebbe altro che Ia rimozione del problema e la sua sublimazione." (Scalfari E.,
L'uomo che non credeva in Dio, Einaudi, Torino 2008, p. 71)

La reazione quindi di proiettare se stessi nel futuro,


continuarsi nell'immaginarsi vivi anche domani, fino
al paradosso di considerare le persone pi vitali come
maggiormente partecipi dell'idea di morte:
"Il vero antidoto alla paura della morte non pu che provenire
dalla vita. Essa un formidabile diversivo, un antidoto che re12

Iu

Lo pslcologo e la progettazione

Eugenlo Rollo

spinge indietro quel pensiero e quella paura. Le persone pi


vitali sono quelle che hanno maggior terrore della morte, e
perc costrette a sfuggirla e a rimuoveme l'incubo moltiplicano gli atti di vita e collocano in essi il senso del quale hanno
bisogno. Un senso che occupa tuttavia solo un segmento della
nostra esistenza, il tempo di concentrare lo sforzo su un risultato, su un obiettivo, su una persona, su un progetto. " (Ibidem,

p.72)

{il

Chiedo scusa per la digressione, ma mi piaceva accostare un approccio filosofico intrigante con la pratica
di chi, come me, lavora per progetti da lungo tempo e,
pur non riconoscendosi nei concetti espressi da Scalfari, ne viene utilmente stimolato, anche per far uscir2--'-'---la tecnica della progettazione dall'eccessivo distacio
che la consuetudine inevitabilmente porta con s.
Tornando ad un approccio pragmatico, la definizione
classica identifica il progetto come il complesso di
attivit correlate tra loro e frnalizzate a creare
prodotti o a rilasciare servizi rispondenti a obiettivi specifici determinati. I criteri di esecuzione, controllo e completamento in termini di tempi, costi e
qualit, sono definiti in un contratto.
Questa definizione pone I'accento sugli elementi costitutivi e sulla gestione del progetto, citando obiettivi
e criteri esecutivi, senza tralasciare un elemento fondamentale: il rapporto tra il progettista ed il committente. Se, infatti, per progetti che riguardano esclusivamente noi stessi il committente, il beneficiario, il
progettista e I'esecutore sono figure che si identifica73

no in noi, nel momento in cui sviluppiamo un progetto per un'Organizzazione dobbiamo tener conto dei
diversi attori che entrano in gioco.

Un'altra definizione, infatti, pone proprio I'accento


sull'aspetto del rapporto tra committente ed esecutore:
il progetto un insieme di attivit coordinate, ese-

guite da un 6ornitore" per produrre un risultato


atteso da un "cliente"(esterno o interno).
Un'ulteriore definizione, certamente di carattere pi
generale, quella proposta dal PMI, Project
Management Institute: un progetto uno sforzo
temporaneo intrapreso per sviluppare un prodotto
od un servizio unico.

In questo caso viene posto I'accento su una caratteristica fondamentale di tutti i progetti: la temporaneit. Accade di frequente, purtroppo, che tale aspetto
)

venga trascurato ed un progetto si trasformi piuttosto


in un processo. La differenza sostanziale: jl-prcrc.e.sso
, operazlonr per svilgerrn rasieme ai

azloni.

attivit

lq uZioi fu r"tstione; un progetto invece ha carttere

Glolidati,

mmai

ha

obiettivi definiti
Tfta con un inizio ed una fine cerTno) del risultato atteit non vuol dire che il progetto debba
essere necessariamente breve, pu durare anche diversi anni, ma tale durata temporale va definita a priori.
nato. ha un ci
tificata dal

14

Lo psicologo e la progettazione

Eugenio Rollo

Pertanto dalle definizioni citate emerge I'articolazione


tipica di un progetto, i cui punti fondamentali sono:

obiettivi: rappresentano le motivazioni fondamentali che stanno alla base del progetto, ne
costituiscono la ragion d'essere e definiscono i
risultati finali da raggiungere, il PERCTIE del
progetto stesso. Questo aspetto appare scontato
e banale, ma mi capitato non di rado di vedere
sedicenti progetti in cui non era definito alcun
obiettivo;

vincoli: sono le inevitabili restrizioni imposte


dal contesto in cui il progetto si svolge ed hanno carattere temporale, economico, organizzatrvo, logistico, normativo. I vincoli vengono evidenziati da un'analisi preliminare della situazione: se, ad esempio, vogliamo realtzzare un
progetto di prevenzione dell'alcoolismo in una
scuola, non possiamo prescindere dalla struttura
organizzativa della scuola, dagli orari e dalla
disponibilit del personale docente e non;

responsabitit: indispensabile che siano ben


chiare le figure di riferimento delle diverse funziom all'interno di un progetto, il loro ruolo e le
rnterazioni tra le diverse responsabilit. Definire o'chi fa che cosa e come", soprattutto nei
progetti ad elevata complessit agevola la chiarezza e I'efficace comunicazione tra le figure
responsabili, evita lo scarico di responsabilit e
favorisce l'orientamento alla soluzione;
15

lll

metodi e strategie: occorre chiarire quale approccio verr utrlizzato nell'attuazione del progetto, non solo dal punto di vista teorico, ma
anche e soprattutto dal punto di vista operativo,
in stretta connessione con i vincoli rilevati e le
risorse disponibili. Dal metodo (come si fa) derivano poi i contenuti delle attivit (cosa si fa) e
la conseguente suddivisione del progetto in fasi;

pianifcazione: definizione dei tempi, delle attivit e delle fasi per raggiungere i risultati. I
progetto va scomposto in diversi segmenti, ciascuno con un obiettivo intermedio, una data di
inizio e fine, la descrizione delle attivit necessarie a raggiungere l'obiettivo intermedio e i risultati attesi (deliverables) per ogni fase. La
pianificazione permette di effettuare le verifiche sugli stati di avanzamento del progetto;
risorse: assegnazione di quanto necessario allo svolgimento delle attivit. Sono pertanto
raggruppati i costi, i tempi, le persone, le attrezzature, i materiali e gli strumenti che servono per il completamento delle attivit. un dato fondamentale che determina il successo di un
progetto: sottostimare o sovrastimare l'impiego
di risorse pu portare al fallimento o al rifiuto
del progetto da parte del committente;

rischi: vanno definiti a priori quali rischi si intravedono all'atto della progettazione. Pi fre16

Lo psicologo e la progettazione

Eugenio Rollo

quentemente essi sono legati alla disponibilit


di risorse, all'organizzazione, alla necessit di
coordinare pi attori, alla nascita di imprevisti
ed emergenze, all'influenza di fattori esterni.
Riflettere sui rischi aumenta le orobabilit di

suqlg*

del progetto, ignorarli

no_n

serve ad

verifca e valutazione: all'inizio del progetto


occorre anche stabilire con quali metodi e strumenti sar verificato il raggiungimento dei risultati attesi, sia durante 1o svolgimento del
progetto (stati dr avanzamento e deliverables),
sia al termine. I criteri di verifica e valutazione
dovranno essere il pi possibile oggettivi e misurabili quantitativamente.

Questi principi generali sulla struttura dei progetti sono naturalmente applicabili anche alle materie psicologiche, sia pur con le dovute specificit.

Non bisogna dimenticare che spesso i progetti in psicologia riguardano realt complesse ed estese, spesso
si svolgono in ambito pubblico, quindi I'attenzione ai
vincoli e alle risorse non va sottovalutata.
Cos come va sempre tenuta in considetazione la molteplicit di attori che intervengono nello svolgimento
di un progetto. Dal committente al project manager,
dal cliente al team di sviluppo del progetto, dal beneficiario al responsabile dell'organizzazione, tutta una
complessa rete di idee, personalit e relazioni si intreccia in un unico contenitore che a sua volta stret17

tamente correlato con altri contenitori ed organizzazioni altrettanto complessi.

Nel progettare, dunque, abbiamo bisogno di adottare


un'ottica sistemica, in grado di analizzare i diversi
punti di vista, di integrare esigenze, attivit, ritmr, nsorse che appartengono ad esperienze e funzioni diverse. Guai a considerare il nostro obiettivo ed il nostro progetto come primari e dominanti: sarebbe un
fallimento certo, in quanto le variabili incontrollate
getterebbero le aziont in balia dell'emegenza continua. Un progetto va invece pensato come armonicamente inserito in un contesto pi ampio, di cui pu e
deve essere parte integrante, con obiettivi realistici e
non confliggenti con il sistema cui appartiene.

18

Lo psicologo e la progettazlone

Eugenio Rollo

Progettazione e proj ect management

Abbiamo gi definito il progetto come una serie di attivit finalizzate al raggiungimento di determinati obiettivi che tenga conto del sistema e dei vincoli presenti, soprattutto in termini di tempi e risorse.
Se un progetto semplice ed implica l'operativit di
una sola persona (ma questo raro) senza coinvolgere
altre strutture, la sua gestione semplice. Pi spesso,

il

progetto implica la collaborazione e


I'interfacciamento di pi persone, settori, risorse, per

tuttavia,

cui la sua gestione complessa ed emerge la necessit


di coordinamento e di strumenti organizzatli adeguati.

Il project management

(utilizzo

il

termine inglese
non per anglofilia ma perch il termine pi frequentemente utilizzato nelle otgatxzzazioni) non altro
che una serie di metodologie e strumenti per la gestione di un progetto, principalmente in ambito aziendale; molti criteri del project management sono
trasferibili nella pratica di diverse discipline, incluse
quelle psicologiche.

In questo testo non tratteremo approfonditamente le


tecniche di project management, non questo 1o scot9

t
po. Tuttavia importante tner cmto di cosa voglia
dire gestire un progetto, in modo da tener conto delle
variabili necessarie nel momento in cui si pianificano
le attivit. I-a pianificazione (o progettazione) il nostro oggetto di surdio: essa costihrisce solo una delle
fasi del project menagement, ma se noi siamo consapevoli delle altre fasi e di cosa il gestore di un progetto sar chiamato a fare, la pianificazione sar di migliore qualit e si abbasseranno i rischi di errore.
Classicamente il project management si articola in diversi tipi di attivit:

1. Analisi e definizione degli scopi e degli obiettivi;

2. Pianificazione del lavoro in funzione degli

o-

biettivi;

3. Individuazione e controllo dei rischi;


4. Valutazione e pianificazione delle risorse necessarie;

5. Allocazione/disallo

6.

cazione delle risorse;

Organizzazione del lavoro e dei processi;

7. Acquisizione

delle risorse umane e dei materia-

li necessari;

8. Assegnazione dei task;


9. Direzione e coordinamento delle attivit;
Mi sur azione dell'

av

anzamento del progetto

0.

l.Analisi dei risultati ottenuti sulla base dei fatti


delle informazioni raccolte;
20

Lo psicologo e la progettazione

Eugenlo Rollo

l2.Definizione e controllo delle azioni coffettive


necessarie e rimettere il progetto in assetto con
gli obiettivi;
13.(Ri)previsioni tempi, costi e altri indicatori del
progetto;

l4.Gestione della qualit;


l5.Gestione e soluzione dei problemi;

l6.Assicurazione della qualit (riduzione al minimo delle non conformit);


lT.Identiftcazione, gestione e controllo delle variazioni di scopo;
l8.Chiusura del progetto e disallocazione delle risorse;

l9.Gestione della accettazione dei risultati prodot-

ti;
2O.Comunicazione dei risultati ottenuti ai committenti.
Solo i primi quattro punti costituiscono I'oggetto della
progettazione, gli altri sono competenza di chi effettivamente gestir il progetto, cio del project manager.
Ma, ancora una volta, vanno definite in fase progettuale i criteri e i metodi con cui le attivit dovranno
essere svolte, nonch gli strumenti di verifica e valutazione.

Analizziamo pi in dettaglio alcuni punti della gestione di progetto.

Nel punto L abbiamo distinto scopi ed obiettivi.


21,

utile chiarire meglio questi


senta il fine ultimo di
un'attivit pro

.\

[o scono
raDDretl
'
nzzazione o di
il prin-

lnvece e un
da
to. armonico rispetto

allo scopo.
Facciamo un esempio: un'azienda sanitaria ha tra i
suoi scopi quello di migliorare i servizi offerti agli utenti. All'interno di questo scopo individua un obiettivo (dimensionare correttamente un servizio psichiatrico tramite la valutazione dell'incidenza della depressione nella popolazione di riferimento) che attua tramite uno specifico progetto.
Non

fondere
volto
rasgiun

al

proJivi,

nell'ambito
Anche questo libro frutto di un progetto. Lo scopo
di contribuire alla professionalit degli psicologi; gli
obiettivi sono di diffondere la cultura del lavoro per
progetti e far accrescere la capacit di progettazione
dei lettori.

Nel punto 2 si definiscono le fasi del progetto, in base agli obiettivi definiti. Pianificare significa individuare, definire e valutare diversi aspetti:

. il contesto: come detto in precederza,

nessun
maniera isolata, occorre te-

progetto va visto in
ner conto del sistema co{uples$ifo ffint"*o
riguarda
del quale-i si
la formazineHfTffirno di unlazienda, occorre

-uffitto
22

Lo pslcologo e la progettazione

Eugenio Rollo

tener conto, ad esempio, degli orari di lavoro


aziendali, dei turni, del ciclo di vita nella produzione e via dicendo, per fare in modo che il
progetto abbia il minor impatto possibile
sull'organizzazione, anche per evitare resistenze e defezioni. Cos come nelle scelte metodologiche non si pdd pfscrrulei clalla tipologia
dell'orsanme e dalla sua mission: caoitato, ad esempio, che un progetto di formazione
outdoor di team building basato sulla fiducia tra
i partecipanti, che in alcune realt aveva avuto
un buon successo e ottimi risultati, si sia mostrato fallimentare in un tipo di organizzazione
(istituto finanziario) i cui criteri normativi erano invece basati sul sospetto ed in cui la fiducia
era assolutamente bandita per scelta aziendale,
per quanto discutibile potesse essere. Pertanto
izio astratun-plqg
teorici,
to basato esclgsMposti
-l

ma UWtt

-s.e

hcando

i al sistema. Un ul-

.__-E_*

timo'Sinpio: se devo progettaFtn-intervento


scolastico, eviter di occupare il secondo quadrimestre della classe che si prepara agli esami,
in cui gli studenti sono concentrati sulla preparazione e gli insegnanti sono "indietro col programma" e si affannano a far divorare pagine e
pagine di testi (a meno che non voglia fare un
progetto per la gestione dell'ansia...);

o il campo dtazione, ovvero ci che compreso


23

'wil|.

o meno nel progetto. Sembra banale, ma facile uscire dal seminato, tanto pi in ambito psicologico. La nostra disciplina, per quanto si
cerchi il pi possibile di dare una struttura precisa, complessa ed interconnessa con altre
materie e nella pratica si rischia spesso di andare fuori tema o di disperdersi in un nugolo di attivit trasversali e di competenza di altre figure
professionaH. pertanto indispensabile definire
con precisione il 'tampo di gioco", le cui linee
di demarcazione non devono essere oltrepassate. Se, ad esempio, il committente un servizio
psichiatrico che richiede di sviluppare un progetto per la diagnosi precoce delle psicosi infantili nell'ambito di tale servizio, devo limitarmi a definire attivit che rientrino nelle competenze del servizio, non posso a priori progettare di coinvolgere, ad esempio, il Comune o i
medici di base, perch uscirei fuori dal campo
d'azione del progetto; tale approccio sarebbe
invece possibile se il committente fosse un ente
con competenze al di sopra del servizio e mettesse a disposizione le necessarie strutture di
coordinamento. I1 discorso necessariamente
semplificato in questa sede, perch in realt un
progetto pu nascere anche dalf input di una
singola struttura per poi essere esteso ad alri

enti, ma qui

mi

preme sottolineare

che
nell'elaborazione di un progetto non dobbiamo
lasciarci prendere la mano dall'entusiasmo, oc-

Eugenio Rollo

Lo pslcologo e la progettazione

corre sempre mantenere un forte senso di realt;

oi

vincoli: abbiamo gi detto come i progetti


debbano tener conto dei vincoli imposti
dall'Organizzazione. In realt nei due punti

precedenti, parlando del contesto e del campo


d'azione, abbiamo gi rilevato una serie di vincoli. Riepilogando, dobbiamo fare i conti con
diversi tipi di vincoli:

-li

committente
definisce i tempi entro i quali il progetto
deve avere termine o i periodi e le fasce
orarie in cui possibile svolgere le attivit;

economici: le risorse finanziarie sono il


pi delle volte il punto pi critico ed il
vincolo pi pesante. La valutazione dei
costi rappresenta un punto estremamente
delicato in tutti i progetti, dai pi semplici ai pi complessi. Il tetto di spesa definito dal committente deve garantire il
raggiungimento del risultato: in fase di
elaborazione progettuale occoffe trovare
il modo di far quadrare i conti o, qualora
non sia possibile, certificare il progetto
come irrealizzabrle;

organizzativi: come citato in precedenza, molto spesso un progetto si inserisce


in un'organizzazione definita e deve integrarsi armonicamente in tali sistemi,

temporali: generalmente

il

non si pu stravolgere l'organrzzazione


(cio I'insieme dei processi) per attuare
un singolo progetto;

logistici: nel caso un progetto si svolga


presso una sede definita e vicina alla residenza dei partecipanti al team di progetto, non ci sono problemi; accade spesso per che il progetto si svolga in diverse sedi, anche lontane tra loro, costringendo le persone a muoversi sul territorio
o a scambiarsi materiali e documenti.
Pertanto I'aspetto logistico pu costituire
un vincolo rilevante, anche perch in caso di spostamenti fisici ha una forte incidenza sui tempi e sui costi. Diverso invece per lo scambio di materiali che possono essere inviati senza difficolt per
via telematica, ma occorre comunque definire le modalit di tali trasferimenti;

normativi: un terreno minato entro il


quale difficile muoversi. Spesso siamo

presi dall'entusiasmo

dall'interesse
professionale, abbiamo una visione orientata al risultato da un punto di vista
psicologico e tendiamo a trascurare il
mondo intricato della normativa. Peraltro
complesso delle leggi in Italia un
groviglio inestricabile, spesso poco chiaro agli stessi specialisti del settore. Purtuttavia nella stesura di un progetto oc-

il

26

Eugenio Rollo

Lo psicologo e la progettazlone

corre accertarsi di essere nel rispetto delle diverse gerarchie normative, a partire
dalle leggi dello Stato, fino alle circolari
ministeriali, alle leggi regionali, alle delibere degli enti locali, ai regolamenti...
Al di 1 della complessit della materia,
comunque, basta farsi aiutare dalle persone che operano nel sistema all'interno
del quale si svolger il problema: ciascuno conosce i vincoli normativi della propria specifica realt;

culturali: altro aspetto da non trascurare


sono i vincoli di carattere culturale. Generalmente si tratta di resistenze al cambiamento (ogni progetto implica un impatto anche minimo sulla quotidianit e
I'abitudine), pignzia intellettuale o posizioni preconcette. Per fare un esempio, se
dobbiamo svolgere un progetto di psicologia sociale all'interno di un gruppo i-

slamico integralista, sar "preferibile"


prevedere che a svolgere le attivit di
progetto siano operatori maschi...

le attivit da svolgere: a questo punto, dopo


aver tenuto conto dei vincoli presenti o posti
dal committente, si passa ad esaminare cosa faperch
re e come.g
gli obietle atttr,tr,eei*silnunto
tivi e i vi
fare, ma
pos'

"Wi, @ffi

sibile fare. In genere


la scelta delle attivit
s
oggetto di conflittualit alf interno del team di
---(e dove il professionista da solo a
progetto
progettare comunque oggetto di conflitto interiore), proprio perch siamo orientati a scelte
che in teoria sarebbero le migliori, ma non
sempre risultano concretamente applicabili.
Magari in una ricerca o in una sperimentazione
si pu (forse si deve addirittura) adottare una
scelta di eccellenza, ma nella pratica, proprio
perch viviamo in un sistema complesso, non si
pu fare la scelta migliore in assoluto, ma la
migliore scelta possibile tenuto conto del contesto. Sono consapevole che questo approccio disincantato pu far storcere il naso a qualche lettore, ma provate solo a pensare ad un piccolo
esempio, abbastanza neutro: un servizio psichiatrico pu avere nelle proprie intenzioni la
creazione di una cartella psicologica informalzzata, ma pu questa intenzione uscire dalla
sfera del desiderio e diventare un progetto se
mancano le risorse tecniche, le competenze,la
disponibilit, la formazione e quant'altro? Certo, un progetto pu prevedere anche di creare
tali condizioni di base, ma ci sono le risorse economiche per poterlo sostenere? Queste domande concrete devono guidare il modo di pensare il progetto, proprio per aver chiari i termini
di riferimento e scegliere le attivit da realizzaeffettivamente attuabili
orientate

re

ed

Eugenio Rollo

Lo psicologo e la progettazione

all'obiettivo;

{i@

le responsabilit:
definire
chi;hcbe"cosa. Mi sono spesso imbattuto in situazioni di progetto in cui c'erano duplicazioni
di attivit e aree scoperte, in cui non era affatto
chiaro chi avesse il ruolo di decidere o semplicemente rispondere alle domande. In molti servizi, soprattutto in quelli distribuiti territorialmente o con competenze non chiaramente definite in cui le attivit si accavallano su pi figure
professionali, anche i progetti risentono di una
mancanza di chiuezza di ruoli. Proviamo a
pensare ad un servizio sociale, in cui spesso il
ruolo dello psicologo, dell'assistente sociale e
dell'educatore sono talmente contigui da risultare confusi e qualche volta indistinguibili.
Come si fa a costruire e a gestire un progetto in
cui non si sa bene a chi sono attribuite determinate competenze? Certo, ci sono riunioni e confronti, ma tali occasioni dovrebbero essere impegnate per dedicarsi alle attivit di progetto,
non per ridiscutere costantemente funzioni e
metodologie.
ne facnon
pensa che siano altri

di respoqpgp1til[e_-c*o-4.fl;{L4ll:iut_e"gro,dellastruttu-

ra-d;buntuat definizione di

"iitTfirnzioni
responsabilit consente una gestione
del progetto chiara e lineare, accresce I'efficacia e
29

q7

I'efficienza, soprattutto aumenta la qualit degli


interventi e favorisce il raggrungimento degli
obiettivi;

la suddivisione in fasi: soprattutto nei progetti


complessi o di lunga durata, le attivit vanno
scomposte in segmenti delimitati nel tempo, in
modo da permettere verifiche dello stato di avanzamento del progetto in itinere ed eventualmente attivare le necessarie correzioni e
modifiche. Per quanto un progetto sia stato elaborato con accutatezza, ci sono sempre variabili
incontrollate e imprevisti per cui, anche se le
stime sono state prudenziali e si cercato di tener conto di una quota di imprevisto, capita di
dover apportare modifiche in corso d'opera.
Accorgersi di difetti di progettazione solo al
tenffi- -illle"" "dtiVitT-ffi"*ai vanificare
lnvece,
aiuta a tenere sotto controllo le attivit e a corregge
ddivisione
in fasi deve anche prevedere i tempi in cui si
prevede che le attivit devono essere realizzate.
In particolare, occorre stimare:

o La durata di ogni fase


o La data di inizio
o La data di termile..
o La sequenza delle fasi
o La contemporaneit delle fasi

Eugenlo Rollo

Lo psicologo e la progettazlone

La valutazione del tempo pu essere fatta solo


da chi ha esperienza nelle attivit considerate o
in attivit similari a quelle citate nel progetto.

A tale proposito, val la pena di citare due strumenti cl as sic amente utiliz zati nella progettazio ne per rappresentare lo svolgimento delle attivit di progetto: il grafico di Gantt e quello di
Pert. Nel Gantt viene riportata la durata delle
diverse attivit come un segmento in corrispondenza del tempo indicato onzzontalmente. In tal
modo il grafico rappresenta la variabile tempo
ed illustra la suddivisione in fasi, evidenzia la
sequenza e la contemporaneit delle attivit e

Esempio di un grafico di Gantt

;'---t--TemPo

r_r___Ir

morto

3
Tempo morto

-f

F-l-

-L_

5
6

l---{

I
10

15

20

Tempo {in giorn)

5t

25

30,

35

permette di mettere in luce i tempi morti: Tramite questo strumento si pu fare facilmente un
confronto tra previsione ed esecuzione. Il Pert
(acronimo di Program Evaluation and Review
Tecnique) ha invece la caratteristica di indiviDiagramma PERT disegnato in scala in funzlone del tempo

Tempo (in giorni)

duare le attivit non tanto nella loro singola durata, quanto piuttosto nella collocazione tempo-

rale all'interno del progetto e soprattutto nella


relazione gerarchica e concatenazione tra di esse. In altri termini il Pert descrive le interazioni
tra attivit ed eventi e Permette di identificare il
percorso critico (le fasi essenziali che devono
essere completate assolutamente alle scadenze
indicate per evitare un ritardo nel portare a ter32

Eugenlo Rollo

Lo psicologo e la progettazione

mine il progetto);

gli obiettivi intermedi: in relazione alla suddivisione in fasi occoffe individuare i relativi obiettivi che si intende raggiungere. La verifica
delle fasi sar orientata a valutare se i risultati
previsti per ogni fase (deliverables) sono stati
raggiunti o meno;

o i risultati che si vogliono raggiungere: al termine del progetto si effettuer una verifica e
valutazione finale. Ma su cosa? Come si misurano gli obiettivi? Al di l degli obiettivi occorre dunque dichiarare i risultati concreti e misurabili da raggiungere. Poniamo che voglia attuare un progetto di intervento per accrescere il
livello di motivazione degli operatori in
un'azienda: questo sar definito come obiettivo,
ma come posso riconoscere di aver raggiunto
tale obiettivo? Dovr quindi fissare criteri che
mi permettano di misurare una variabile connessa alla motivazione, ad esempio la vanazione del livello di assenteismo, la percentuale di
etrore o di scarto dei materiali, la misurazione
del clima aziendale tramite un questionario
somministrato prima e dopo I'intervento, ecc.

La pianificazone rappresenta la parte pi corposa della progettazione e certamente quella pi difficile, in


cui occorre esercitare la capacit di analisi e di visione
di chi progetta. Per quanto una pianificazione possa
essere accurata, tuttavia, sempre esposta a rischi che

vanno il pi possibile individuati a priori, come indicato al punto 3: no3 sufficiente ignorare un rischio
le cause
oer
evitare che si m
lr
pi frequenti di nEffiono legate alla variazione elo
all'indisponibilit di risorse economiche inizialmente
previste, a variabili legate alle risorse umane, al mancato rispetto dei tempi, owiamente ad imprevisti o a
variabili ritenute durante la progettazione meno rilevanti o con livello di rischio accettabile.

l,]ultimo aspetto relativo alla progettazione quello


citato nel punto 4, valutazione e pianificazione delle
risorse necessarie.
Stimare un progetto significa attribuire un valore alle
risorse richieste (ore di lavoro, costi) e organizzare le
attivit tenendo conto di interdipendenze e priorit
economiche, risorse disponibili, scadenze previste. La
previsione deve essere realistica e basata su dati ed
informazioni attendibili, per evitare rischi di sottostimare e sovrastimare il budget.

Le componenti tipiche dei costi sono:

Lavoro: i compensi pagati al personale che lavora al progetto;

.
.

Spese accessorie: oneri sociali e indennit accessorie per lavoratori. Generalmente sono
calcolate in percentuale sul costo del lavoro;

Materiali: il costo di quanto deve

essere acquistato espressamente per essere usato nel proget-

to;

Eugenio

Rollo

Forniture: costo

Lo pslcologo e la progettazlone

di strumenti, attrezzature,

macchine per ufficio. Di solito sono gi in uso


presso I'Organizzazione ed utilizzate parzialmente per il progetto, pertanto seno computate
in proporzione;

. Affitti e noleggi: costi di attrezzature e locali


utilizzati per il progetto;

Spese generali e amministrative: costo della


direzione del progetto e dei servizi di supporto
e amministrazione, spesso computato come una
percentuale sul costo del progetto;

Proftto: se previsto un profitto, il relativo


importo va computato nei costi, generalmente
con una percentuale sul costo del progetto.

Diversamente da quanto comunemente si valuta, la


voce pi significativa dei costi non costituita da materiali e attrezzature, bens dal lavoro, quindi il budget
deve partire dalla stima del tempo di lavoro (ancora
una volta si sottolinea f importanza di un'attenta progr amn:m;zione dei tempi).
Come osservato in precedenza, i punti dal 5 al 20 sono invece specifici dell'attivit di gestione, pertanto
sono da tenere in considerazione per le stime adeguate
in fase di progettazione, ma non saranno trattati analiticamente in questa sede.

Vorrei limitarmi a citare brevemente quelle che sono


le funzioni fondamentali del project management,
nonch il ruolo e le caratteristiche del project

manager.
Per quanto concerne le funzioni, possiamo riassumere
le attivit di gestione in tre categorie:

conoscenza; il capo progetto deve avere competenze specifiche sulle attivit del progetto e
deve conoscere dettagliatamente ed approfonditamente il progetto stesso;

applicazione: il capo progetto deve essere in


grado di gestire diversi aspetti:

direzione: organizzazione delle attivit


delle fasi di progetto;

coordinamento: armonizzazione delle

competenze e dell'operativit delle differenti professionalit coinvolte ;

controllo: verifica degli stati di avanzamento, degli obiettivi e risultati intermedi, dell'utrlzzo dei tempi e costi previsti;

relazione: il capo progetto deve altres essere in


grado di gestire una serie di comunicazioni verso il team di progetto, il committente, gestire i
flussi di relazione, negoziare su forniture e servizi, risolvere le divergenze, relazionare
sull' andamento del progetto.

In questo contesto appare chiaro come la funzione di


un capo progetto sia fondamentale per
prattutto nelle realt complesse.

36

fsilIiltw-"

il

successo, so-

Lo psicologo e la progettazione

Eugenio Rollo

il capo progetto debba avere doti da Superman... Gli si richiede competenza, capacit tecniche ed applicative, visione d'insieme, doti di
Si ritiene che

leadership, capacit di decidere, comunicare, motivare


e coinvolgere, deve essere un buon mediatore, mostrare apertura verso le nuove idee e flessibilit ai cambiamenti, avere capacit di sviluppare il team e le potenzialit dei singoli e di delegare.

Pertanto il project manager si trova al centro di un sistema di rclazioni, attivit, termini di riferimento e
vincoli di cui occoffe tener conto in fase di progetta-

zione, proprio per facilitare il pi possibile il suo


compito e non lasciarlo in balia delle emergenze.

Per finire, citiamo la possibilit di ricorrere, per la


progettazione e la gestione, a software dedicati, primo
ira tutti Microsoft Project@.

Termini di riferimento

nsorse

?medm
lqslqdllt

DIRSMfi

37

Lo psicologo e la progettazione

Eugenlo Rollo

L'elaborazione

di

progetti

in ambito

psicologico
Quanto esposto finora riguarda la progettazione in generale, ma ogni disciplina ha le sue specificit, cos la
struttura del progetto privileger alcuni aspetti piuttosto che altri a seconda del campo di applicazione.

Un progetto in edilizia piuttosto che in astronomia o


in organi zzazione industriale avr caratteristiche differenti da un progetto di riabilitazione. Quindi, restando
valido l'impianto generale dei progetti cos come descritti nel capitolo precedente, occoffe evidenziare la
metodologia applicabile in ambito psicologico.

Il primo

aspetto fondamentale di carattere deontologico: quale che sia la struttura del progetto, abbiamo a
che fare con persone e dobbiamo avere piena consapevolezza che qualunque intervento potrebbe avere
ripercussioni in positivo o in negativo.

Gi nella fase preliminare di analisi, dunque, abbiamo


la responsabilit di svisceare a fondo i diversi aspetti,
per abbassare il pi possibile la probabilit di errore.

Sviluppiamo allora uno schema di progetto che tenga


conto dei principi generali e dei dettagli da esplorare e
che sia pi pertinente all'ambito del progetto in psicologia.

SCHEMADI PROGETTO
1,. II titolo
Sembra banale, ma anche il titolo riveste una sua importanza. Soprattutto con la diffusione dei progetti europei, invalsa la consuetudine di elaborare titoli che
avessero una buona dose di sintesi e creativit, un richiamo mnemonico ai contenuti, spesso un acronimo
di senso compiuto.

Naturalmente non il titolo che d qualit al progetto,


ma contribuisce a dare immagine e ad intuire e ricordare meglio I'argomento. Queste considerazioni riguardano ovviamente i progetti di ampio respiro, non
certo la stesura del progetto per l'Esame di Stato...

2.

Premessa e analisi del contesto

Nella progettazione occorre pragmatismo e sintesi,


tuttavia necessario inquadrare I'ambito nel quale ci
si muove. qulasllutilp-.11g:i!
rale sulla tematica del progeltp con diqhilsazienodegli scopi,
i rifegmq:qli"Jpgricj e oualc.he
ove possiriferimento,
bile. La premessa
non
fondita, altrimenti si rischia che il
lontani dal concreto. Non dobbiamo mai dimenticare

dafnrl

Lo psicologo e la progettazione

Eugenio Rollo

che un progetto deve essere realizzabile, non deve essere un esercizio accademico; deve essere orientato
sul piano pratico, con poche parole, con risultati attesi
e facilmente rilevabili.
Per qpanlo Spncefne

in

preg

1'

a4plisi, flnl;rnntesto, come detto

e reale in
cui.?Ipl9vds'*shs#ika[gggfi gJs,gs,?.fl tJqata-repossibile, si guilanche prevedere un rilevamento p{4ra del

ili

da confrontare

poi c

e"uiffi" if .ont"tto significa ottenere quelle informazioni che consentono di cogliere una serie di caratteristiche dell'ambiente e delle persone appartenenti a
quel sistema. Dalla lettura del contesto si possono cogliere vari aspetti che servono mettere a fuoco variabili importanti per la definizione degli obiettivi e a
contestualizzare le conseguenti azioni. La lettura del
contesto, poi, rende maggiormente sensibili verso
quegli elementi e quegli aspetti che possono facilitare
o ostacolare la nostra attivit.

L'analisi del contesto un processo conoscitivo che


un'organizzazione dovrebbe compiere nel momento in
cui si accinge arcalizzare un intervento che va ad impattare sull'ambiente socio-economico e territoriale di
riferimento nonch sul proprio contesto organrzzativo,
dai quali dipende in modo cruciale il risultato finale
che I'intervento in grado di produrre.
L'analisi del contesto di riferimento, infatti, consiste
in un processo conoscitivo che ha 1o scopo di:
4l

tuazione in

cpstxaad

operare;

stlnqgJtsEuqarnagnte le p.qtg+gl*li interazionl esl


Inel progetto che si intende realizTalffigg*$tolo diretto
sia a titolo in4iretto.

-*-*
L'analisi del contesto non deve dare origine ad un
quadro informativo generico e indistinto, bens ad un
quadro conoscitivo direttamente dipendente dalla strategia generale del progetto da realizzare. L'analisi del
contesto, infatti, costituisce uno dei principali strumenti che consente una corretta declinazione degli obiettivi strategici dell'organizzazione in obiettivi operativi, pertanto deve essere strettamente correlata a tali obiettivi strategici del progetto.

Gli ambiti

e profili

di un processo di analisi del contesto sono molteplici e molto differenti tra loro: infatti,
le forue e le tendenze che sono in grado di influenzare
le attivit o i risultati del progetto sono numerose. Un
strumento utile di supporto all'analisi dello scenario
interno ed esterno costituito dall'Analisi SWOT che
consente di ottenere una visione integrata degli esiti
delle due fasi in cui possibile scomporre I'analisi del
contesto:

L'Analisi SWOT un utile strumento di supporto


all'analisi del contesto (interno ed esterno) entro cui si
colloca un progetto/intervento. Essa, infatti, consente
di visuali zzae contemporaneamente:

Lo pslcologo e la progettazione

Eugenio Rollo

punti di forza (Strenght)

punti di debolezza (Weakness);


opporhrnit (Opportunities)

rischi (Threats)

In

questo modo possibile, in base ad un'ottica sistemica, evidenziare in modo chiaro e sintetico le variabili che possono agevolare oppure ostacolare il
raggiungimento degli obiettivi del progetto, distinguendo tra fattori legati all'ambiente esterno e fattori
legati invece all'organizzazione interna, e consentendo di orientare in modo pi efficace le successive
scelte strategiche ed operative:

analisi del contesto esterno, costituito dall'insieme diforze, fenomeni e tendenze d carattere
generale, che possono avere natura economica,
politica e sociale e che condizionano e influenzao le scelte e i comportamenti di un'organizzazione e indistintamente tutti gli attori del sistema in cui tale organizzazione si colloca.

analisi del contesto interno, costituito da tutti


quegli elementi che compongono la struttura interna della stessa otganizzazione.

A titolo di

esempio, in Appendice riportato uno


schema utilizzabrle per l' analisi dell' organizzazione,
che costituisce un'utile supporto operativo per la guida alla comprensione del contesto.

43

3. Destinatari del progetto


Una peculiarit che distingue

i progetti \n psicologia

dalle altre discipline , come abbpmo detto,

l'attenzione alla persona. Massima cura q\indi va dedicata all'individuazione dei destinatari, cid coloro ai
quali rivolto I'intervento. Generalmente sp opera la
distinzione tra
o bepi
termine a livello
amincremento della spesa nell'educazione e nella salute)
e :k[gEg" (Il
nte e
direttamente influenzato dal prggetto a livello di obiettivo spec.ifigo) in_qWglp.gy
idiun
intervento non ne beneficiano direttamente, ma servo-

g_

Nell'individuazione dei destinatari del progetto occorre tener ben presente le caratteristiche del nostro
target e valutare i suoi reali bisogni espliciti ed impliciti. Ho visto sovente progetti basati non sulle effettive necessit dei destinatari, ma sui bisogni del progetumere Ia conosceza
tista! Pu accadere infatti di
del
non su una
di rilevamento ed
osserv

cialpg-addiriltrua*{uqiraai0np"".di"Jlp.frgBs0*bisogno.
Ci che dobbiamo fare metterci dal punto di vista
del destinatario e contemporaneamente guardare in
termini di sistema la tematica del progetto.

miiiif,

Lo psicologo e la progettazione

Eugenio Rollo

Alcune domande di riferimento ci aiutano a concentrare meglio l'attenzione sulle variabili legate al destinatario (Leone L., Ptezza M., Costruire e valutare i
progetti nel sociale,Franco Angeli, Milano 1999):

."Q
Quali

la
il cambi

one,

le

sono

il

nel quale ci si
numeroso?

caratteristiche

socro-

i cambiamenti ausoicati

itudini
blepro-

sue

de

lo
ma
ge

'.

co3:,

i va-

::-.P,:9.Iq:qTil-qgilsspvelsi sntot

Come si

o c' Jg*g*rrRg"i.g.L+Jgljg.J#k*g*i*

uno
coinvolto indirettamente?Owero il srup nel
quale si desidera ottenere il cambiamento stesso
a't"

Questo approccio, nato in ambito sociologico e pi


applicato nei progetti di intervento sociale, tuttavia
estendibile alle diverse tipologie progettuali in ambito
psicologico, con gli opportuni adattamenti.-n concetto
fondamentale
iori di sapere tutto sui destinatan
consapevol

45

4. Obiettivi generali e specifici e risultati

attesi

Nel capitolo precedente si gi trattato della differenza $a scopo ed obiettivo. Nel nostro caso lo scopo
definito in premessa, mentre in questa fase occorre
definire uno o pi obiettivi generali ed eventualmente
i subobiettivi od obiettivi specifici che generalmente
individueranno anche le fasi operative del progetto.

In realt la definizione di obiettivi, metodologia e attivit procede in genere di pari passo, proprio perch
sono elementi strettamente interconnessi.

Nel definire gli obiettivi dobbiamo tener presente alcuni aspetti:

li obiettivi

devono discendere direttamente i


sui quali verr effettuata la vegetto;

occoffe distinguere obiettivi a lungo e a breve


termine; tipicamente gli obiettivi a breve vengono classificati come obiettivi intermedi;

gli obiettivi

possono essere di natura diversa,


alcuni di carattere tecnico, altri legati a variabili
di visibilit (politici o d'immagine) o di comunicazione: questi aspetti vanno distinti anche
per vedere quali effettivamente hanno impatto
sui destinatarr;

nella suddivisione degli obiettivi, occorre accertarsi che esista una coerenza interna, cio
che gli obiettivi specifici non contraddicano gli
obiettivi generali e viceversa;

Eugenio Rollo

Lo psicologo e la progettazione

non confondere obettivo con attivit! Sembra banale ma non un'eventualit remota. Obiettivo ci che si vuole
iungere, attivit
il mezzo

li obiettivi derivano

devono

ibile.
E fondamentale che tali risultati possano essere poi
rilevati in modo oggettivo, il pi possibile in modo
quantitativo, per consentire una coffetta valutazione
finale. La oomanoa
Irnale.
domanda e:
: come laccro
faccio o
a saDefe
sapere e a dimo,l
srrare che l'obierrivo c
sernpre tutto misurabile,
a volte dobbiamo ricorrere a variabili osservabili ma
non misurabili e questo complica I'aspetto della definizione dei risultati attesi. Riprenderemo questo tema
nella sezione dedicata alla valutazione.
Ultimo aspetto: ancora una volta bene ribadire che
I'obiettivo non va confuso con un sogno o un desiderio: quanto ci proponiamo deve essere concretamente
e con buona probabilit, realizzabile per conservare la
dignit di obiettivo.
essere
\

ws-'_*

sffiqi

@ Stephan Pastis, pubblicato su Linus anno XLIV,

n. 8 (521) agosto 2008, p.

Riportato per gentile concessione di Baldini Castaldi Dalai Editore, Milano

Eugenio

6.

L aspetto

5. Vincoli

della

La vignetta precedente collega I'argomento degli obiettivi a quello dei vincoli. Abbiamo gi ampiamente

il

tema nel capitolo precedente e ben poco resta a aggiungere.


tano vincoli di progetto le
scadenze, il budget, i
ifforse limitate,
nonch i rW
isti. Ricordiamo
distinto sei categorie di vincoli
norma, economlct
i) che sono tutte presenti nei progetti in
psicologia.

trattato

In particolare, rispetto ai vincoli temporali,

brffitasereffioleatd-

vit

riscon-

;*

nel

"
compllmlit di uf-Tase S*fp-ercuote su quelle
@d@.-rl#r

r x-"@*i^Ewuh

d'#+'H

""' +-' "

successive. Ma sono frequenti anche i vincoli di carat''' ry{arqftil*f

=:_'i':W*1'{'r_1

":

r L ! i__

s+ r{r'riiq

-'_xt+

'"'+{'

'

tereogan'zilttYg.!-pfe$.1g.SleICpi_pqgge,t$*vanno
r ealizzatr nell' amb i to de ll a pubb li c a ammini str azione .

Il vincolo

maggiore, tuttavia, resta quello economico.


Intutte1-ialffi 'sTvildlEf ?ilSsino-sd&ddopoco,
ma un atteggiamento estremamente rischioso: il risparmio sacrosanto e gli sprechi vanno combattuti,
ma non si pu correre al ribasso, va rispettato il rapporto qualit/prezzo. Riprenderemo pi avanti il tema
dei costi.

48

logiche:

i[

In ambio
diversi
fermare tr

to di
dame

Uno

Eugenio Rollo

Lo pslcologo e la progettazione

6. Metodologia, attivit e responsabitit


L'aspetto metodologico rappresenta un punto dolente
della progettazione in psicologia, a causa di un vizio
strutturale che da sempre affligge le discipline psicologiche: il conflitto tra posizioni teoriche.

In ambito accademico i promotori e i

supporter dei
diversi approcci teorici duellano spietatamente per affermare la bont delle teorie proprie o che hanno scelto di sposare, ma nella quotidianit il discorso fondamentalmente diverso.
Uno psicologo deve avere la capacit di non farsi rinchiudere nella gabbia di un singolo approccio. Pu
avere certamente un riferimento teorico in cui meglio
si riconosce, ma non pu limitarsi ad esso o ritenere di
possedere la verit rilevata.
Solo in questo modo si acquisisce la necessaria flessibilit che consente una migliore visione di un sistema
nella sua complessit e, contemporaneamente, moltiplica le risorse professionali e consente l'integrazione
delle parti migliori e soprattutto pi adeguate alla specifica realt delle diverse teorie.

Si badi bene, non sostengo la necessit che 1o psicologi sia un tuttologo, mene guardo bene. Ritengo per
che una molteplicit di strumenti di cono scenza, analisi ed intervento permetta di essere pi efficace e realistico.
it di ricercare non gli
avere la
Do
, ma quelli

pi. adeeuatt aila realt

rar"-

*""t" t""""

con

in cui dobbiamo opeel'appfOa"O,

naturalmente.
Occorre sempre partre daTl'analisi che abbiamo effettuato e metterlainrelazione agli obiettivi che ci siamo
posti, ai destinatari ed ai vincoli rilevati.
Creeremo allora un modello di intervento generale, di
stile teorico ed operativo del progetto, all'interno del
quale sceglieremo le attivit da svolgere, ciascuna
correlata agli obiettivi che abbiamo precedentemente
definito.

Leone e Prezza, nel testo citato in precedenza, suggeriscono alcune questioni guida nell'individuazione
delle attivit e la suddivisione in fasi:

. "Q
.

siuggglggli qpi"ttiyi
Le attivit sono
che.
to?

.
o

eo

Perch

e_1_e4ss"g:"1Ig"

p.t"

]"e_

ragati?

gix::gffi pro

et-

si scel

Si sono scelt
lit di raggi;"9,F91*q glr**t"gJtift pggti?
. :J'.d*|'}

fr:'r!,1+fF

probabi-

-9"'l.1s"gl'"9r99.{9911-991-eJI1Il.PP-:"'
o essere accetSi sono scelte attivit che
ncoli e

tet

50

Lo psicologo e la progettazlone

Eugenio Rollo

le risorse considerate nella scelta delle attivit

(costito

o Quali
. Che grado di legittimazione "sociale" ha il procome cu

nte bene mettere in relazione univoca


I'obiettivo con il risultato atteso, I'attivit e la fase in
cui deve essere svolta, secondo uno schema simile al
Operati

seguente:
Obiettivo
generale

Obiettivo
specifico

Risultato
atteso

Fase

/ attivit

Dal punto di vista concreto, si suggerisce di consultare gli esempi riportati nel capitolo successivo, in modo da contestualizzare i criteri qui esposti.
Della suddivisione in fase e delle responsabilit abbiamo ampiamente trattato nel capitolo precedente,
quindi ci limitiamo ad osservare che quanto espresso
si applica pienamente ai progetti in psicologia.

7. Tempi

Il

tempo una variabile molto particolare, indipendente da noi. Alcuni parlano di time management,
cio gestione del tempo, ma noi non possiamo gestire
il tempo, dilatarlo o restringerlo, possiamo piuttosto
51

gestire noi stessi e le nostre attivit nel tempo...

Il

tempo ha un elevato valore sia per la nostra vita che


per i progetti. Abbiamo detto sin dall'inrzio che progettare vuol dire eseguire un'attivit predittiva che
proietta nel futuro una serie di nostre volont ed intenzioni che poi formalizziamo in modo strutturato.
Peraltro il tempo ha un costo molto elevato ed una
risorsa limitata, se teniamo conto che la nostra stessa
vita ha un inizio e una fine.

Lothar Seiwert uno studioso del time management


ed esprime molto bene alcuni concetti sul tempo come
risorsa (Seiwert, L.J., Gestisci tuo tempo, Franco
Angeli, Milano 2007):

il

"Il tempo il capitale pi grande:


. Il tempo non una risorsa abbondante
. Il tempo non si pu comprare

o Il tempo non si pu mettere da parte o immagazzinare

. Il tempo non ha minuti con 61 secondi o giorni


con 25 ore

.
.

Il tempo passa: non possibile fermarlo


Il tempo vita"

Peraltro spesso non abbiamo la capacit di dare un reale valore al tempo: il nostro tempo prezioso, quello
degli altri no; mi disturba se mi interrompono, ma mi
arrabbio se qualcun altro non vuol essere disturbato.

Lo psicologo e la progettazlone

Eugenio Rollo

hiamo

al ra

di pe"rdPJe effisjggfl

pArL,@

I'attivit, non
aenza

efficac[ Sempre Seiwert sostiene: "Tendiamo a confondere attivit con risultati, il movimento e I'operativit
quotidiana con larcalizzazione finale, con il rischio di
perdere di vista gli obiettivi essenziali, aumentare la
frenesia delle attivit. divento talmente occupato da
non aver pi tempo per altro". Spesso non siamo concentrati su quello che stiamo facendo, ma siamo ossessionati da quello che dobbiamo fare, con un inevitabile aumento del livello di stress.
Queste considerazioni generali sul tempo ci servono a
sottolineare quanto sia difficile calcolare i tempi in un
progetto ed allo stesso tempo quanto sia indispensabile farlo correttamente, per evitare di dover lavorare in
emergenza; in quest'ultimo caso, infatti, attueremmo
un atteggi4menlo REATTIVO (facciamo quello che
gfi
bbiamo
biqg
iso e le cose pi
uello che abbiamo

qfg

imoortanti).
*---

Nella progettazione, dunque, dobbiamo tener conto


non solo di quanto tempo sia teoricamente necessario
per svolgere un determinato compito, ma anche di tutti quei "ladri di tempo" (ostacoli, fattori di disturbo,
intemrzioni, emergenze,...) che tipicamente si mani-

ifa
Seneca

po'_ce

un
con

l'ur-tu3iu

" gudlq
999i3mp".

rh

q.4g r"{trj, che ce ne

Una stima prudenziale del tempo necessario a svolgere le attivit ci permette di non correre, ricordando
che velocit e fretta non sono sinonimi!

I criteri

per una corretta programmazione e gestione


del tempo sono riconducibili a:

. rti

competenti (sono
naturalmente pi attendibili, un profano non
pu essere in grado di valutare il tempo per
un' attivit specialistica),

o un

(in un meccanismo

ben definito sono chiare le attivit da svolgere


ed si evitano inceppamenti nelle procedure),
rgqponsabilit definite (saper chi fa che cosa
impedisce scarichi di responsabilit e sovrapposizione di funzioni),

efficace circolazione delle informazioni (condividere le informazioni aiuta a creare un knowhow comune, purch i momenti di scambio siano ben condotti e assicurino efficacia),

Un discorso a parte merita la definizione delle priorir. Fissare le priorit sisnifica decidere ouali sono i
coI
fi s s A*lg"ruiJ*rog*to*( mag ari utilizzando un di agramma di Gantt o un Pert, come illustrato nel capitolo
precedente).

Uno strumento semplice e pratico la griglia della

Eugenio Rollo

Lo psicologo e la progettrazione

decisione inventata dal generale americano Dwight


Eisenhower. efficace quando si deve decidere rapidamente quali siano i compiti prioritari. I criteri per
fissare le priorit sono: URGENZA e IMPOKIANZA.
Dalla combinazione di queste due variabili si compone una griglia con quattro possibilit di valutazione e
realizzazione di un determinato compito:

COMPITI C

COMPITI A

- compiti da ignorare o
cestinare o ridiscutere -

COMPITI B

F
,

URGENZA
COMPITI A: attivit che sono sia urgenti che
importanti, devono essere affrontati immediatamente con un livello di competenza molto elevato;

COMPITI B: attivit che non sono molto importanti ma che sono urgenti, da assegnare a risorse esecutive o comunque portate a termine,
sia pure dopo le altre;

COMPITI C: le attivit

ma non ancora urgenti possono aspettare, per vanno programmate, bisogna stabilire una scadenza ed
essere verificate;

secondo Seiwert i compiti che non sono n urgenti, n importanti vanno cestinati... In effetti
ci sono alcune attivit che sembrano non avere
senso in un progetto: in questi casi pu essere
opportuno riprendere in esame il progetto per
rivalutare o ridiscutere le attivit.

Una corretta stima dei tempi qualifica il progetto e ne


assicura il successo, per il resto vale quanto detto nel
capitolo precedente riguardante i progetti in generale.

Mi

sia consentito terminare queste riflessioni sul tempo con un breve aneddoto, tratto da un testo creativo e

divertente sulla gestione del tempo (Cardaci


cambierebbe 25 minuti?, Bann, Roma 2005):

M, Mi

Un professore di fiIosofia inizi la sua lezione posando sulla


cattedra alcuni oggett. Prese un yaso vuoto e lo riemp con
sassi di 5-6 cm di diametro. poi chiese agl studenti se I vaso
fosse pieno e loro risposero di s.

Allora prese una scatola di piselli, e li vers nel vaso. I piselli


si ffilarono negli spazi vuoti fra i sassi. Il professore chiese
ancora agli studenti se il vaso fosse pieno, e gli studenti risposero ancora

di

s.

Il professore allora tr fuori una scatola di sabbia e Ia vers


nel vaso. La sabbia riemp ogni interstizio.

Ancora una volta il professore chiese agli studenti se l vaso


fosse pieno ed essi risposero che questa volta il vaso era pieno
senza pi alcun dubbio!

A quel punto il professore prese una lattina di birra e la vers


nel vaso inzuppando la sabbia. Gl studenti risero.
"Ora voglio che vo capiate che questo vaso rappresenta Ia
vostra vita" disse il professore. "I sassi sono le cose pi im-

Lo psicologo e la progettazione

Eugenio Rollo

portanti, la famiglia, la salute, gli amici, il lavoro. I piselli sono le altre cose per voi importanti, la casa, l'auto, lo sport...
l-a sabbia tutto il resto, le piccole cose. Se metteste dentro il
vaso per prima la sabbia, non ci sarebbe spazio per i piselli e i
sassi. Prendetevi cura prima di tutto dei sassi, le cose importanti. Fissate Ie vostre priorit: iI resto sabbia!"
Uno studente allora alz la mano e chiese cosa rappresentasse
la birca.

Il professore sorrise:

"Sono contento che me I'abbia chiesto.


La birra rappresenta iI soniso. Per quanto piena possa essere
la vostra vita, c' sempre spazio per un soniso!"

8. Risorse
Abbiamo gi definito nel capitolo precedente quali
siano le risorse da prendere in considerazione per un
progetto: umaneo materiali ed economiche.

Nel determinare

mezzi necessari al progetto dob-

biamo individuare le risorse che servono per portare a


termine le diverse fasi dell'intervento, quindi anche
questa analisi va collegata agli obiettivi ed alle azioni
da mettere in atto. Se il
anche vedere
anche
riso
parzialr4=-g
e quali
i nvece sono da acqu$lr.Q. ex novo.
t:u#'4$*er-'

ntale, comunque, resta che aalla


Il problema fondamentale,
pq cio in
fine tutte le risorse vanno tradotte in

57

i,
l,h

ilfl
[:u

[
I

I
;

Per, al contrario di quanto awiene in ambito aziendale, nella valutazione dei costi di progetto in psicologia non si deve far ricorso unicamente a criteri di
effrcienza. E aperto e acceso il dibattito sul rapporto
costi/benefici in psicologia cos come nella sanit in
senerale. Mentre in ambito industriale relativamente

semplic"e (anche qe qomplesso.dal+Mto di vista mail benefitematico)


pq4ptg utJl-igl4u
rodotto, nel"io
le scienze umane -9 dglf.F.Kazbffi*,Ur:,Rlit la questiond?Ku-me una complessit che al momento non

;Idffifr:*-@*'-

Le posizioni che hanno trasformato le strutture sanitarie pubbliche n "aziende" sanitarie sono partite da
analisi costi/benefici attente alle variabili finanziarie
pi che quelle della salute, ad esempio hanno messo
in relazione il costo sociale di una persona malata, che
quindi non produce, rispetto ai costi delle cure. Cos
come in numerosi servizi pubblici, compresi i servizi
sociali, si tende ad esasperare I'ottica aziendalistica
rispetto all'efficacia del servizio reso e al bisogno della popolazione e degli utenti.

Ma come possibile quantificare dal punto di vista


etico la vita, la salute, il benessere di una persona?
Sono convinto che tutti i servizi in ambito sociale e
sanitario debbano recuperare efficienza, ma nel senso
di evitare gli sprechi, migliorare l'organizzazione,
qualificare gli interventi, non certo mirare al risparmio indiscriminato con il rischio di inficiare lo scopo
stesso del servizio.

Eugenlo Rollo

Lo psicologo e la progettazione

Ci troviamo da un lato a dover incrementare la qualit


dell'intervento, che spesso si traduce in qualit della
vita per i destinatari e dall'altro a dover rispettare i
canoni di efficienza e salvaguardare l'aspetto economico, anche in considerazione che spesso queste risorse sono pubbliche, quindi derivanti dalla collettivir.

Pertanto, nel momento della valutazione dei costi, ci


si pongono di fronte notevoli problemi di valutazione,
talvolta insormontabili, derivanti dallo scontro di due
culture,, quella
dell'attenzione alla persona e quella
rr__
oell afienztone al oanaro.

L'unica possibilit la massima qualificazione del


progetto, in cui si ponga grande attenzione adutrlizzare al meglio (e non sprecare) le risorse disponibili con
i dovuti criteri di efficienza e si dimostri che i vantagdiretti indiretti dell'intervento giustificano
I'investimento economico, purch il committente interlocutore abbia la preparazione e la sensibilit per
cogliere questi aspetti.

gi

Le voci di costo da tenere in considerazione sono le


seguenti:

O COSTI RELATIVI AI

DESTINATARI: ci
possono essere alcune occasioni in cui i beneficiari degli interventi si assentano dal lavoro per
partecipare al progetto (ad esempio nei progetti
di formazione) o ricevono un contributo (in alcuni progetti sociali) o sono coperti da assicurazione;

*'nri;rffitllw

COSTI INIZIALI PRE.PROGETTO:


preparazione e progettazione: sono i costi, generalmente espressi in tempo di lavoro, per l'elabomzione del progetto e predisposizione di aspetti logistici ed organizzativi, contatti preliminari, rilevamenti, ecc. ;
predisposizione di materiali: alcuni progetti richiedono l'elaborazione di materiali
specifici, documentazione o altro. Anche
questi costi vengono espressi di solito calcolando il tempo di lavoro necessario. Sono
da includere anche i materiali necessari per
la fase di verifica e valutazione;

pubblicizzazione: a seconda dei progetti,


si rende necessario dare no1uzia, soprattutto
per i progetti scolastici, di carattere sociale
e sanitario che investano la popolazione o
calcolo in
determinati settori di essa.
questo caso pi complesso perch oltre al
tempo di lavoro occorre tener conto di altri
costi quali, ad esempio, stampe, inserzioni,
manifesti, partectpazione
conferenze
stampa
a trasmissioni radiotelevisive,
ecc.;

Il

formazione del personale: alcuni progetti


richiedono una specifica pteparazione degli
operatori sulle tematiche di progetto. In
questa voce vanno quindi inseriti i costi per
la frequenza o l'organizzazione di corsi

Lo psicologo e la progettazione

Eugenio Rollo

propedeutici alla realizzazione del progetto;

FUNZIONAMENTO E GESTIONE:

Direzione del progetto: sono da computarsi i costi del project manager e del personale di coordinamento del progetto, destinati
non a compiti di intervento, ma al funzionamento generale del progetto;

o Retribuzioni ed oneri del personale interno: nei casi in cui il progetto venga
svolto all'interno di un'Organizzazione,
occorre attribuire al progetto i costi del
tempo per cui gli operatori saranno destinati alle attivit di progetto, nonch eventuali
indennit aggiuntive per la preparazione;

Collaborazioni professionali personale esterno: spesso sono destinati a lavorare al


progetto operatori con contratti a tempo o
liberi professionisti. In questo caso i costi
sono predefiniti e quindi soggetti a minori
rischi di variazione;

Costi del personale amministrativo e di


supporto: in questa voce sono raggruppate
le retribuzioni (in caso di dipendenti gi in
servizio) o i compensi professionali (per esterni) per le attivit di gestione amministrativa, logistica e di supporto generale;

Gestione dei locali: affitti, manutenzione,


6l

pulizia dei locali utrhzzatr dal progetto, in


toto o in quota parte, a seconda se I'uso avvenga in uso esclusivo o sia parte di
un'Organizzazione;

Noleggio e manutenzione attrezzature; analogamente alla voce precedente, con riferimento alle atltezzat:sre necessarie alla
realizzazione delf intervento ;

o Spese di gestione e consumo: rienffano in


questa categoria i materiali d'uso e di consumo (carta, strumenti di scrittura, cartucce
per la stampa, ecc.), le spese telefoniche e
postali, costi per elettricit, clim atizzazone
e cos via. Generalmente questi costi vengono calcolati in percentuale sul progetto o
in modo forfetario;

Spese di trasferta: se il progetto prevede


che gli operatori e/o i destinatari si spostino
fuori sede, occorre computare costi di
viaggio, vitto e alloggio, se si ritiene debbano essere coperti dal budget del progetto.

fondamentale che nel computo dei costi si

tenga

conto di tutte le fasi di progetto, dall'ideazione al follow-up, ricordando che


solo intervento
e che la stessa Drogettazione e la verifica ne

sono oar rntesrantr.


x-f tu
h
iEn4#tils'-

In appendice riportato uno schema per il rilevamento dei costi. Naturalmente, a seconda del progetto, alcuni costi saranno applicabili ed altri no, cos come ci
62

Lo psicologo e la progettazione

Eugenio Rollo

saranno costi fissi e costi variabili: I'importante arrivare a stime attendibili che non vengano smentite in
fase di reahzzazione.

9. Rischi
La gestione dei rischi meriterebbe un discorso molto
approfondito, tanto che nel project management costituisce una sezione a s (Project Risk Management),
con I'uso di strumenti di analisi evoluti.

Pur non scendendo in dettagli tecnici esasperati, mi


sembra importante dedicare attenzione a questo aspetto che, come gi sottolineato, pu essere causa di insuccesso se viene sottovalutato.

I-letimologia della parola rischio deriva dal latino risicum, che indica un evento fonuito sfavorevole, ma
secondo alcuni riceve f influenza dell'arabo ri7q, che
si riferisce a tutto ci che viene da Dio e da cui si pu
trarre profitto.
Cos la parola contiene in s un significato positivo o
negativo, legato comunque allafortuna.In effetti una
minaccia pu trasformarsi in opportunit, come alcuni
rischi possono essere visti come minacce da alcuni e
come opportunit da altri (ad es. una diminuzione del
prezzo del petrolio una minaccia per un petroliere
che ha acquistato una grossa partita al vecchio prezzo,
ma un'opportunit per tutti i consumatori).

effi-

La
cace,

ve essere

reattiva, basata cio


63

non sulla

*.e,,_41r_*_efggqz=q"__f

I pi frequenti

Bg*sjllla previ-

progetto sono, per esem-

pio:
a

I'ambiguit, la scarsa defiv1s10ne

la*sarsa $sqr-abi$ degli obiettivi del progetto, che comporta f impossibilit di riconoscerne
:.rr,-.,"rslr,4!s,,iryrtsrw

del

'-{.4.:.i"tr.

l'inadeguataallocazjgqg*d,ejh-_Lrp'o.Ig_e:risorse
no le
mpstenze**'"risorse,- " "quantitativaments rnqufticienti"pgr Fc,arsa*ap.aeil& di stima
nec. -e-$.$AtiP*-".-Q,Q.

iqiziale;

una non corretta definizione dei requisiti: freti interpretazione


tol
dei bisogni del committente e del beneficiario;

.la

hb_ilit delle" s!rutture di riferimento,


che richiede un continuo assestffilto di ambito ed obiettivi.

In base alla loro origine, i rischi si possono dividere in


due categorie:

oi

rischi interni, che

il

team

di progetto pu

controllare e influen zare;

i rischi esterni, fuori


64

da tale controllo.

Eugenio Rollo

Lo psicologo e la progefiazione

L analisi del rischio si basa sulla valutazione di due


variabili fondamentali :

la probabilit che l'evento a rischio si verifi-

I'impatto sul progetto.

La combinazione fra le due variabili determina il peso


di ciascun rischio che esprime il danno che il rischio
potrebbe provocare e quindi il livello di priorit con
cui va gestito.

Nella gestione dei rischi si ricorre ad una tabella che


ci permette di collocare e valutare il rischio a seconda
della sua gravit.

variabili possono essere espresse in forma statistica, con formule che ci permettono di stabilire il grado
di probabilit ed impatto in termini numerici, oppure
in forma qualitativa, con categorie stimate dal team di
progetto. In questa sede considereremo solo questo
secondo approccio, pi realisticamente attuabile in
ambito psicologico.

I gradi di probabilit (molto bassa = evento quasi


impossibile; bassa = improbabile; media = probabile;
alta = molto probabile; molto alta = quasi certo) si incrociano con i gradi di impatto (molto basso = effetti
trascurabili, conseguenze insignificanti; basso (effetti
fastidiosi ma gestibili facilmente, conseguenze marginali; medio = effetti notevoli, ma non disastrosi, conseguenze critiche; alto = effetti molto pesanti, gestibili
con qualche difficolt, conseguenze molto critiche;
65

molto alto = effetti ingestibili, compromissione del


progetto).

Il risultato

illustrato nella tabella seguente il peso


del rischio valutato secondo le variabili suddette e che
stabilisce il grado di attenzione al rischio e la sua
priorit.

IL PESO DEL RISCHIO IN SCALA QUALITATIVA

L analisi di impatto di un determinato rischio di progetto richiede per un ulteriore approfondimento:


quali obiettivi del progetto verrebbero influenzati e
quale peso avrebbe il rischio su ognuno di essi?
Per esempio un rischio potrebbe avere impatti diversi
su 5 variabili tipiche di ogni progetto quali il tempo, il
costo, la qualit intrinseca, la qualit percepita,

I'efficacia.

A questo punto possiamo prendere il esame il proces66

l$:-*'**''"

Eugenlo Rollo

Lo pslcologo e la progettazione

so di gestione dei rischi (Risk Assessment) che


ste essenzialmente in quattro fasi:

identifcazione dei rischi;

analisi dei rischi individuati;

valutazone in termini di probabilit e impatto,


secondo quanto descritto sopra;

attribuzione delle priorit di intervento.

Il

Project Manager non deve affrontare tale analisi da


solo, ma deve coinvolgere sia tutto il team di lavoro
che tutte le persone, anche esterne al progetto, che
possono dare il loro contributo.

Il risk assessment un processo di tipo iterativo: rimane attivo durante tutto il ciclo di vita del progetto
in quanto alcuni rischi si potrebbero presentare solo
quando il progetto in fase avanzata di esecuzione.
L analisi qualitativa del rischio richiede dati accurati
ed inrTffiIffifi -ffiffi"inutile
lo
sforzo speso per I'analiii.
Uno strumento molto uttlizzato quello delle riunioni

di brainst"*ir_E^_G_
iccoli)
delle intervise"."d*ll,*,sicl": este di lrrer'.sfrfi (adatte
per

pa

plo g glti -dier.andi

dtun-en sion

Un tqrnto-di--\i cta

gene.

)'

rah. i I, ri schi e .dql, nfogetto


direttamente
teq4le alla durata (pi lungo il
progetto,
lso
!empo
di iniiVri
on anto maggiori sono le
ore o le giornate dilayor-qLil_n:f_mero
r.: s.F-*F:q(

gono I team di

umane

schi pi

il numero di

olte.

Una classificazione dei rischi in base al contenuto, ci


fa distinguere:

gli imprevisti di origine naturale o casuale (eventi atmosferici, incidenti non prevedibili, fat-

tori esterni improwisi);

i rischi progettuali (stime di costo errate, pianificazione inadeguata, organizzazione carente);

. i rischi legati alle risorse umane (scelta, formazione, otganizzazione, competenze, motivazione, coesione del team);

oi

rischi tecnici (relativi all'ambiguit delle

specifiche, alf incertezza tecn\ca, alf impiego


di nuove tecnologie, a possibili avarie delle atfrezzature);

. i rischi legati ai destinatari (instabilit delle


persone, rinunce o defezioni, interesse e motivazione, fattori culturali e sociali);

. i rischi legati alla struttura e ai cambiamenti


nell'Organizzazione di riferimento (perdere
I'appoggio del management a causa di mutamenti organizzativi o di interesse, rischio economico finanziario, cambiamenti nella politica
e nella strategia generale, modifiche normative, ecc.)

Eugenlo Rollo

Lo psicologo e la progettazione

Un utile strumento per I'analisi dei rischi in fase di


pogettazione e per il monitoraggio durante la gestione, rappresentato da una checklist che costituisca
una sorta di promemoria per fissare l'attenzione sui
punti critici.
In appendice riportato un esempio di check-list.
10. Verifica e Yalutazione

La parte conclusiva del progetto riguarda la verifica


la v alutazione dei risultati raggiunti.

Una cattiva abitudine tutta italiana ha sempre guardato con sospetto la valutazione, considerandola un atto
censorio o di giudizio. Accade spesso che diverse persone o addirittura intere categorie si oppongano e rifiutino di essere valutate, mentre ci non accade in
altre culture, soprattutto in quella anglosassone.
Ma la valutazione va vista sotto 'tn'aecezione positiva, cos com' realmente, del resto: valutare vuol dire attribuire un valore, stimare, apprezzae. Sono
contento se qualcuno valuta il mio lavoro che sono
convinto di aver svolto con competenza e coscienza.
I problema dell'accettazione della valutazione sta
nella fiducia verso il valutatore, si tende spesso ad avere un atteggiamento difensivo che attribuisce scarsa
capacit a chi ci di fronte.

Al di l di queste considerazioni generali, comunque,


la valutazione una fase fondamentale del progetto, ci
dice se lo sforzo, spesso di tante persone, ha avuto

u"rlllllm|llilrt

successo. Dobbiamo dunque prevedere criteri e metodi attendibili che possano certificare la riuscita del

progetto. Owiamente i criteri vanno scelti in fase di


progettazione, dobbiamo aver chiaro sin dall'inizio
che cosa andremo a verificare.

Nei progetti in psicologia non sempre facile trovare


un sistema oggettivo di valutazione, talvolta le variabili in gioco sono impa$abili e dobbiamo ricorrere a
verifiche indirette.

L obiettivo da perseguire la misurazione quantitativa


dei risultati. Abbiamo gi detto che la verifica avviene
sui risultati attesi, cos come sono stati precisati nella
fase di definizione degli obiettivi.
In pratica dobbiamo avere uno schema, anche semplicemente mentale, che ponga in relazione obiettivo,
risultato e valutazione, analogamente a quanto gi rilevato nel punto 6 di questo capitolo:
Obiettivo
generale

Obiettivo
specifico

Risultato
atteso

Verifica e
valutazione

stessa

Poniamo di avere un progettgsliJonnaziolne rivolto ad


obiettivo di
un gruppo d
conoscere la classificazione delle psicopatologie. In

ilr,

ililtti

Eugenlo Rollo

Lo psicologo e la progettazlone

gu"

cemente la
c on o s c en z a delle
_no ZiSni,qggefi LdeL [r,rcartro formativc;3-6;.
!+-$.-..g-r,r,-:fg-atjrJ$gq9__s-v.qtta su conrenuti
.. rrr:r.&d.in,::$sn.e:3*:e.a-1.tl+-{-:l;!l+-:;-",*;*.-**'**;;:;
- -r,.

no.
Ma

gos linearmente valu-

un-Fffio

faccio
a valutare
senerare
F -!. r'i dd j.tu;*Pi#tr.*@!ffit&.rru\i%u,*,,w"
O
-r: -*,1,.-i
-*l
contrastare il _bUm=p:lf e I'obiettivo specihco auPotrei attendere

io

d'anni

osseryare

se

I'inci
no
alpff igdg-psaesd'nts***msgsnp;gLo;*bfu
tente-accetterebhe un simile criferi d

ilFmir

vz]intq)i;ff

In questo caso occorre liqqrrere a misuruzioni indirette,_che vannqtutl4yia motivate e rnesse in relazione
tra

l.

ne G_og_1fl-..-sgd.

k$g{r-alp__-tgl_ezionale,
cos somministrer queq-tipnari pf]a msuraZine del
r . b*:r.',0;.*q4Aerq"'q$'efkr@*@
clrma e delle relazro.ni-jt9-" prima e dopo il percore"{Ustmza.(l1 tempo con
unfollow=.upchemisr+ri.4a.st#it'f -.arbt"*ieultato.

su*?

In ambito formativo invalso I'uso di utllizzare quet,ig


e del
cer$o,rrla-tali.s*try4.r!91r,Jin_gg,S_,9"11rpf,g*Iggglgqg_qigche

c@;c*|_4gp.g-oJ.A'dl1;rp*Hi,qgdllivello
di co4prensi_og.e_. {el partecipante o della simpatia e
capacit di coinvolgimenro det 6i"";e-i#an ab71

-.

formazioni e

Tornando ai principi generali sulla valutazione, vediamo quali aspetti occorre tener presenti per impostare correttamente il progetto.

1) Chi valuta? Definire il valutatore utile per


evitare che ci siano confusioni di ruolo pp
ira il
esterne all'e

te un pro

esprlmano

one

vuutiLzlonl

strutturate
che intervengono solo in questa fase finale. Se
questo
puo essere fatta anche da chi ha gestito il progetto, ma
limitando pi possibile interferenze Iegate
all'effetto alone, alle attese e ai giudizi emersi
e consolidati nel corso del progetto.

non
il

2) Cosa si valuta? Come abbiamo gi detto in


pi occasioni, si valutano i risultati che quindi
vanno impostati in forma valutabile gi nella
definizione degli obiettivi. A seconda dei progetti, possiamo valutare, ad esempio:

a) prestazioni ottenute, in termini di competenze acquisite, abilit apprese o migliorate, ecc.;

b) caratteristiche sviluppate, in termini di


72

Eugenio

Rollo

Lo psicologo e la progettazione

comportamento, consapev olezza, stile relazionale, ecc.

c) caratteristiche sociali, in termini di identifrcazione con gruppi di appartenenza, dinamiche intergruppo e intragruppo,
analisi, percezione e comportamento sociale, ecc.

d) sviluppo personale, in termini di attitudini, potenziale, motiva zioni

3) Come si valuta? Le metodologie variano ovviamente a seconda dell'obiettivo definito e


del risultato atteso. Ci sono risultati pi facilmente misurabili ed altri in cui necessaria
un'inferenza statistica o una valutazione qualitativa. Occorre innanzitutto distinguere i criteri
da adottare, che potranno essere:

a) Oggettivi: basati su strumenti di rilevamento consolidati e valutazioni quantitative e statistiche; esempi:


(a) Test;

Ol Questionari di prestazione;
(c) Confronto tra indicatori statistici prima e dopo

il progetto;

(o) Misurazioni strumentali (strumenti ed


esami clinici, biofeedback, ecc.).

b) Strutturati: basati su strumenti gi utilizzatr o creati appositamente, in cui le


73

valutazioni sono espresse in forma mista,


qualitativa e quantitativa, ma con una
struttura definita e condivisa tra diversi
valutatori; esempi:

(b)

Questionari di impressione;
Interviste strutturate ;

(c)

Rilevamento di percezioni.

(a)

c) Soggettivi: basati su valutazioni qualitative, osservazioni libere, il pi possibile


indipendenti, ma comunque con una
struttura e criteri predefiniti; esempi:
1ay

Colloqui;

6y Appunti;
(c) Riunioni di valutazione
Per concludere, tengo a precisare un aspetto che pu
apparire scontato, ma nella pratica quotidiana non 1o
affatto. Partiamo dall'assunto che lo psicologo prima di tutto uno studioso e come tale deve conservare
la curiosit ci comprendere quello che accade nelle
persone e tra le persone.

Ogni progetto costituisce un'applicazione della psicologia (o delle psicologie, come qualcuno ritiene), ma
contemporaneamente una sorta di esperimento, nel
senso pi autentico, fonte di esperaenza. Quando pen-

siamo ad un progetto, lo abbiamo ripetuto fin


dall'inizio, stiamo facendo un'attivit predittiva, ma
nessuno pu avere la presunzione di conoscere il futu74

Lo psicologo e la progettazione

Eugenio Rollo

ro. Dico questo perch vedo troppo spesso valutazioni


tese non a verificare se i risultati attesi sono stati ottenuti e gli obiettivi raggiunti, ma semplicemente a confermare in modo difensivo che il progetto aveva una
sua ragion d'essere.

Possiamo disquisire all'infinito del perch accada


questo, delle storture del sistema che costringe a giustificare ogni atto che compiamo e via dicendo. Per
non dobbiamo dimenticare che siamo professionisti
onesti, pertanto nella valutazione dobbiamo antepone
la curiosit alla nostra vanit e bisogno di conferma,
accettando il rischio che non tutte le ciambelle riescano col buco e che alcuni risultati possano essere differenti dalle previsioni iniziali. Questa iniezione di umilt e contemporaneamente di professionalit ci d
un contributo enorme di esperienza e di crescita personale.

Il

tesoro prezioso da conservare al termine di un progetto sar costituito dal patrimonio di esperienze da
ripetere e da evitare in futuro, oltre ai risultati ottenuti
in quello specifico progetto.

75

Approfondimenti metodologici
Ritengo utile riprendere due concetti fondamentali
nella stesura dei progetti, gi accennati nella trattazione, ma che meritano un posto di rilievo nel momento
in cui ci si accinge a sviluppare un progetto: la valutazionelvalidazione e I'attenzione ai contenuti in relazione al sistema.

l.La

validazione

Abbiamo pi volte trattato il tema della valutazione


degli interventi, ma una buona valutazione non pu
prescindere da un' adegu ata v alidazione.

Per validazione si intende

quare.

il orocesso attraverso il

re consrali stato prodotto. L'attivit di validazione pu pertanto essere defini-

ta come I'insieme delle operazioni attraverso Ie


quali si giudica lo scarto esistente fra gli obiettivi
programmati in sede di progettazione e i risultati
effettivamente conseguiti.
Da tale definizione deriva che gli obiettivi devono es-

Eugenio Rollo

Lo psicologo e la progettazione

sere prefissati in fase di progettazione e devono essere


espressi in termini misurabili. In secondo luogo si do-

vranno predisporre le procedure adatte alla misurazione dei parametri sui dati effettivamente raccolti affinch si possa valutare il conseguimento degli obiet-

Itri termini, perch si

ffettuare

ta

ibilit di validauna situazione iniziale ed


tto.

Nell'approccio sperimentale, ad esempio, esiste la


classica divisione del campione in gruppo sperimentale che partecipa all'esperimento e gruppo di controllo
che invece non viene sottoposto ad alcuna azione. La
misurazione delle variabili rniziali e finali nei due
gruppi d l' idea dell' efficacia dell' intervento.

Nella pratica, per, non sempre possibile ricorrere a


gruppi di controllo. Se nella sperimentazione, infatti,
ci sono situazioni di laboratorio, in cui la ricerca
protagonista, quando dobbiamo strutturare un progetto applicativo non possiamo scegliere di far partecipare alcuni e non altri per creare un gruppo di controllo,
se non altro per motivi etici.
Tuttavia resta l'indispensabilit di una corretta valutazione. Molto spesso capita di trovare progetti in cui si
pretende di valutare I'efficacia semplicemente facendo una misurazione alla fine dell'intervento. Ma come
posso conoscere I'efficacia se non faccio una misurazione inziale?

lila va
h
uesti termini: nel momento in cui elaboro
una vadi pre-

In
cel

un

lut

uesto poil primo e

che la di

il seco

'efficacia.

Come detto in precedenza, non sempre possibile avere una misurazione quantitativa, anche se resta un
fattore di qualit. Talvolta occoffe accontentarsi di rilevamenti qualitativi che, comunque, vanno trasformati in risultati confrontabili per dare una misura di
validit.
2.

I contenuti

Un progetto non deve essere un esercizio accademico,


bens la previsione di obiettivi effettivamente raggiungibili, di azioni attuabili, di costi sostenibili.

Si vedono spesso progetti corretti ed accattivanti da


un punto di vista teorico e metodologico: peccato che
nessuno avr mai la possibilit di realizzarli...
Quando si stende un progetto, 1o abbiamo ripetuto pi
volte, occorre adottare un'ottica sistemica per tener
conto di tutte le variabili in gioco.
Quanto esposto in queste pagine, segue un approccio
pragmatico, pur nel rigore metodologico, proprio per78

Eugenlo Rollo

Lo psicologo e la progettazione

ch altrimenti esiste il rischio concreto di creare dei


bellissimi oggetti da esposizione, senza che vi sia una
reale applicabilit.

vincoli economici sono, ad esempio, un fattore


drammaticamente importante. Siamo tutti d'accordo

che la salute, la vita, il benessere non hanno prezzo,


ma al di l della spinta ideale, a meno che ciascuno di
noi non sia tanto ricco e munifico da finanziare in
proprio un progetto, chi tiene i cordoni della borsa
non sempre ha la stessa sensibilit. Per cui occorre fare i conti non solo sull'efficacia (validit del progetto,
capacit di raggiungere gli obiettivi prefissati), ma
anche sull'efficienza (ottimizzazione delle risorse e
riduzione dei costi).
Connesso ai costi c' anche I'impiego della risorsa
tempo e la sovrapposizione con altri soggetti che agiscono ed interagiscono all'interno del sistema in cui
vogliamo si realizzi il nostro progetto.

Il lavoro di chi sviluppa un progetto, pertanto,

consiste non solo nel corretto approccio teorico e metodologico, ma anche nella capacit di mediare tra la teoria e la pratica, tra i bisogni espressi e quelli impliciti,
tra le intenzioni e la fattibilit. Un progetto sar tanto
pi apprezzato quanto pi sapr rispondere ai bisogni
e sar effettivamente reali zzable.

79

Qualche considerazione conclusiva

Prima di passare agli esempi svolti, mi preme evidenziarc alcuni aspetti irrinunciabili nella stesura di un
progetto:

1)

un progetto non un'opera letteraria, lo scopo


non quello di vincere il premio Fulitzer, ma di
creare uno strumento chiaro e operativo. da evitare quindi il linguaggio aulico e autocompiacente, I'inutile prolissit: basta che il documento sia
scritto in italiano corretto... II linguaggio deve
essere asciutto, conciso e concreto; richiami
teorici
metodologici devono essere non
unoostentazione di erudizione, bens la citazione
appropriata e coerente di riferimenti concettuali
ed esperienziali;

2)

il progetto non pu seguire i contorti meandri delle circonvoluzioni cerebrali di chi lo elabora: de-

Eugenio Rollo

Lo psicologo e la progettazione

ve avere una struttura defnita, metodologicamente corretta, il pi possibile schematica e


non discorsiva, le parti del progetto devono essere facilmente identificabili e le informazioni reperibili, bene utrlizzare la suddivisione in punti e
in paragrafi piuttosto che un testo senza soluzione
di continuit; i concetti devono essere espressi
con chiarezza, senza ambiguit o interprctaziont
contorte: facilitiamo il lavoro del povero project
manager. ..

3) evitiamo

una

concezione progettocentrica
dell'universo: per quanto importante ed utile sia,
un progetto costituisce sempre una parte infinitesimale della realt e va visto e concepito come
inserito in un contesto ampio, ricco di relazioni
e contaminazioni. Occorre quindi seguire
un'ottica sistemica, analizzando i contesti e gli
impatti presumibili, tenendo conto dei diversi
punti di vista, in modo che il progetto possa integrarsi nel sistema cui appartiene (questo abbassa anche notevolmente i livelli di rischio);

4) un progetto non unoutopia: basiamoci su obiettivi e risultati, non su sogni o intenzioni.


Verifichiamo che esistano le condizioni concrete
per realizzae il progetto, lasciamo alla politica
I'esercizio dell'illusione. giusto crearsi degli
ideali e una visione alta, ma un progetto non la
81

via verso il paradiso, uno strumento per realizzare qualcosa di importante per gli altri. Abbiamo
una enorme responsabilit: il nostro operato ha
impatto sul benessere di altre persone ed questo
il fine ultimo da perseguire, tenendo per i piedi
ben saldi per terra. Dobbiamo sempre conservare
la distinzione tra quello che ci piacerebbe, quello
che possibile e quello che effettivamente siamo
in grado di fare.

Per riassumere nemonicamente la struttura definita


di un progetto, in appendice riportato un esempio di
scheda di riferimento per l'elaborazione di progetti.

82

Euger5tr

ti

teorio^

zione c,or
Inoltreur,n:

Esempi applicativi

non cotmll
ce pfoFcrl

dologicur
Pertam,ur

sull'aryr,
Questa sezione dedicata specificamente ai giovani
laureati che devono sostenere I'Esame di Stato per
l' abilitazone all'esercizio della professione di psicologo.
Sono contenuti esempi, alcuni dei quali basati su temi
proposti nelle passate sessioni degli esami di stato in
diverse sedi universitarie, utili per comprendere come
impostare la prova pratica di elaborazione di un progetto. Altro la predisposizione e la gestione di un
piano progettuale da atfuare effettivamente, in cui
I'analisi del contesto, dei destinatari e delle risorse (in
particolare dei costi) devono essere ovviamente strutturate in forma molto pi accurata.

getto,

fu,

impostm
differer
Negli @r
schemi cr:
strumedlgnr
tamentc {nr
conCeF*rurlr
essere

qr

Tengo a ribadire che il progetto non deve essere lo


svolgimento discorsivo di un tema, ma propolre una
struttura di intervento schematica, articolata e sintetica, basata su considerazioni realistiche.
Occorre sempre ricordare che chi sostiene I'esame di
stato non pi uno studente ma un professionista che
viene abilitato ad operare con le persone e le organzzazioni, pertanto non deve meramente ripetere concet-

fi

{j
t

Eugenlo Rollo

Lo psicologo e la progettazione

ti teorici, ffia mostrare le proprie capacit di elaborazione e contestualizzazione di quanto ha appreso.

Inoltre i contenuti riportati non sono la verit rivelata:


non costituiscono cio le soluzioni univoche alle tracce proposte: sono una possibile interpretazione, metodologicamente corretta dal punto di vista progettuale.
Pertanto chiedo al lettore lo sforzo di concentrarsi
sull'aspetto metodologico, di impostazione del progetto, fermo restando che le attivit scelte e la stessa
impostazione teorica delf intervento potrebbero essere
differenti.
Negli esempi presentati di seguito ho inteso utihzzarc
schemi essenziali, riprendendo anche alcuni degli
strumenti proposti, o configuruzioni comunque correttamente strutturate: anche in questo caso, la mappa
concettuale deve essere coerente e corretta, ma pu
essere espressa in forme diverse.

85

{f,tt
'ilil1tl"'r

Esempio n. L
sione

- clinco - prevenzione della depres-

frit

.r

Hr

(ru

Argomento: progetto per la prevenzione della depressione in


un quartiere in cui il tasso di depressione superiore al resto
della ciu.

Titolo: Sursum corda

hhcr
i'flitr

mr

r{ll
[ffiibr

Hr
tu,,flfitnrr

Premessa e analisi del contesto: i dati epidemiologici relativi


ai tassi di depressione rivelano che in un quartiere di una citt
capoluogo di provincia I'incidenza 8 volte superiore a quella
delle altre zone della citt.

h,r
ffil
tfllr
cti

Da un'analisi pi accurata, emerge che la popolazione del


quartiere ha un'et media molto alta, i giovani sono emigrati in
altri quartieri e contesti sociali, le attivit sono scarse, anche

ptffi:

l'edilizia mostra segni di trascuratezza.

reil

Inoltre nel quartiere sono state individuate, in vecchie abitazioni di edilizia popolare, diversi appartamenti adibiti a casefamiglia e a piccole comunit di riabilitazione.

mr.hl

I fattori che sono alla base del livello di depressione appaiono

L'Ml

pertanto essere:

1) I'invecchiamento della popolazione;


2) la mancanza di punti di riferimento, aggregazione e
stimolo alle attivit;

3)

I'incidenza di poli di sofferenza psicologica che aggravano e appesantiscono il vissuto del quartiere come
"deposito" di diversit;

tu

cfllUnr

CllllllilUi

ur

d!

n,,

I'iilhl

m,'
/{)
v
oor-,tbl

":

Lo psicologo e la progettazione

Eugenio Rollo

4) il livello economico medio modesto;


5) la mancanza di progettualit alf interno del quartiere.
Destinatari: la popolazione del quartiere.

Obiettivi: abbassare il tasso di depressione (obiettivo genera1e); creare punti

di riferimento e motivazione; organizzare punti di diagnosi e sostegno; ridefinire le caratteristiche degli interventi sociali effettuati nel quafiere; creare occasioni di coinvolgimento e progettualit che investa I'intero quartiere (obiettivi intermedi).

Risultati attesi: abbassamento del tasso di depressione

a segui-

to del rilevamento al termine del progetto.

Vincoli: risorse economiche; tasso di mortalit; disponibilit


della popolazione.

Metodologia, attivit e fasi: il progetto seguir contemporalivelli di intervento,Wid".

neamente due

punto di vista clinico, sar organizzato un centro per il


fipal
(Jmonitoraggio,

la ricerca, la diagnosi, la prevenzione,

il soste-

gno e la terapia della depressione. Sar pertanto creato un distaccamento della locale azienda sanitaria, con la presenza di
un'quipe costituita da uno psichiatra, uno psicologo, un infermiere specializzato, un assistente sociale, tre operatori sociali/educatori e un addetto amministrativo.

L'attivit clinica sar volta alla ricerca sul campo e a seguire i


casi conclamati di depressione, sia presso il servizio che a domicilio. Compito fondamentale sar anche quello della raccolta
dati per il calcolo del tasso di depressione, che costituir
I'indicatore del successo o meno del progetto.
Dal punto di vista sociale, il centro gestir, oltre l'aspetto clinico, le attivit volte alla iorgarizzazione della vita di quartiere.
In particolare:

creazione

di un cenfro di ascolto permanente, a cui le


87

persone possano accedere liberamente, con orari di apertura di due ore al giorno, alternativamente di mattina
e di pomeriggio;

creazione di spazi di aggregazione su attivit specifiche, a seguito di un rilevamento di interessi sulla popolazione. Tali spazi potranno riguardare attivit manuali
e artigianali, sportive, ludiche, di incontro sociale, artistico-espressive, teatrali, musicali, ecc. ;
I'organizzazione di eventi specifici (cinema, teatro, musica, sport, feste, giochi, gite, ecc.) a cui la popolazione
possa semplicemente assistere o partecipare attivamente;

L'orgutrzzazione di una struttura di volontariato a supporto delle comunit e delle case-famiglia, in modo da
coinvolgere il quartiere, abbassando il livello di rifiuto,
valorrzzando le attivit, responsabilizzando e motivando le persone che avranno obiettivi concreti darealizzare;

stimolare l'amministrazione a rivedere I'a:redo urbano


e orgarizzare tra la popolazione occasioni di riqualificazione urbana (pulizia collettiva di aree dismesse,
concorso per il balcone pi bello, ecc.)

Tempi: 3 anni.
Risorse. Risorse umane: uno psichiatra, uno psicologo, un infermiere specializzato, un assistente sociale, tre operatori socialileducatori e un addetto amministrativo, tutti dipendenti
della locale azienda sanitaria.

Costi: tre anni di lavoro delle persone suddette, oltre ai costi


per la produzione di materiale pubblicitario e stampe; costi di
funzionamento e affitto della sede; costi per I'organizzazione
degli eventi e delle attivit. In totale, per i tre anni, si stima un
fabbisogno economico pari a 965.000 euro.

Eugenlo Rollo

Lo psicologo e la progettazione

Rischi: scarsa pafecipazione della popolazione, indisponibilit


di fondi.

Criteri di valutazione: confronto dell'indice di

depressione
nel quartiere in rapporto alla citt, prima e dopo l'intervento.

89

Esemnio n, 2 - clinico
pazienti psichiatrici

reinserimento sociale di

Titolo: Abitare la vita


Premessa e analisi del contesto:

La qualit degli interventi in pazienti psichiatrici notevolmente alta, anche nei casi in cui i pazienti debbano essere ricoverati in cliniche o reparti specialistici o siano sottoposti a trattamento in comunit.

In ogni caso, resta prioritaria la necessit di reinserirli nel tessuto sociale e di permetter loro di recuperare autonomia nella
vita quotidiana, nel lavoro e nella socialit. Per far questo vengono solitamente elaborati progetti individuali che utThzzano
percorsi residenziali avarzati per soggetti clinicamente stabilizzati, con un buon livello di autosufficienza ed un ridotto bisogno di assistenza sanitaria.
I1 presente progetto vuole essere un riferimento quadro per la
creazione di gruppi-appartamento, in cui gli ospiti possano
gradualmente recuperare autonomia e procedere verso un concreto reinserimento sociale.

Destinatari:

Il

gruppo-appartamento si rivolge a pazienti psichiakici adulti


che stanno gi seguendo un percorso riabilitativo presso una
comunit o una struttura psichiatrica residenziale, o presso le
strutture del Servizio di Salute Mentale inviante.
Si rivolge a due tipologie di pazienti:

prsone di et giovane o adulta autonome, che proseguendo nel percorso riabilitativo pi avat:zato necessitano di sperimentare le proprie capacit sociali e lavora-

tive;

Eugenio Rollo

Lo psicologo e la progettazione

prSote in et adulta o aziana con buona autonomia


residua, che necessitano di effettuare programmi riabilitativi di mantenimento per periodi lunghi, oppure anche
per I'arco della vita.

Obiettivi:
Obiettivo primario resta il reinserimento sociale e I'autonomia
di pazienti psichiatrici al termine di un trattamento residenziale, tramite la promozione del benessere psicofisico del paziente
ed il potenziamento delle sue risorse personali, attraverso la
sperimentazione e lo sviluppo dei seguenti elementi fondamentali:

.
.
.

la costruzione di uno spazio-tempo da "abitare"

larelazione all'interno del "piccolo gruppo"

il rapporto all'esterno con il "sociale"

Metodologia:

Le ammissioni degli ospiti nel gruppo-appartamento sono discusse e concordate con i servizi competenti del Servizio di
Salute Mentale di riferimento dei pazienti.

L'quipe di lavoro si fa carico di:

redigere un progetto personalizzato per ogni paziente


inserito

strutturare un regolamento interno (spesa, gestione del


denaro, assunzione della terapia farmacologica, ecc.)

effettuare il sostegno terapeutico-farmacologico, psicologico, sociale previsto dal progetto terapeutico individuale

.
.

monitorare il percorso di ogni ospite


organizzare periodiche riunioni con

gli ospiti, per con-

frontarsi e affrontare eventuali problemi e necessit che


possono sorgere all'interno del gruppo

organizzare riunioni di confronto tra gli operatori per


verificare I'andamento del progetto e rinforzare la collaborazione reciproca

nell'emergetua per problematiche varie previsto il


temporaneo reinserimento presso le strutture da cui i
pazienti provengono, in conseguenza di un'apposita
convenzione che viene stipulata fta il gruppoappartamento e la struttura all'inizio del progetto.

STRUTTURA ORGAI\ IZZATIY AE RISORSE


Descrizione architettonica.

auspicabile la creazione di una struttura abitativa costituita


da 4 alloggi situati in un'unica palazzina.
2 di tali alloggi possono ospitare 4 persone ciascuno, gli altri
due accolgono 2-3 ospiti ciascuno. La capacit ricettiva totale
delle unit abitative pertanto di 14 persone.
Gli alloggi sono costituiti da un soggiorno con angolo cottura o
cucina indipendente, un bagno e camere a due letti.
D

esc

rizio n e or ganizzativa.

L' organizzazione del personale operante nei gruppiappartamento flessibile ed mirata ai bisogni individuali e variabili
nel tempo degli ospiti inseriti.

Si individuano diverse tipologie di operatori necessari al funzionamento della strutfura:

2 Infermieri Professionali, che forniscono assistetua per 4 ore


la settimana ciascuno ed assicurano comunque la reperibilita
diurna e notturna in caso di necessit
2 Educatori, che lavorano a tempo pieno e si turnano in modo
da assicurare la presenza in orario diurno per tutta la settimana;

4 Operatori Socio Sanitari (OSS), che giornalmente aiutano

illlllililM-

Lo psicologo e la progettazione

Eugenio Rollo

pazienti nelle attivit quotidiane: aiuto domestico alberghiero,


intervento igienico-sanitario e di carattere sociale, supporto
gestionale e orgarizzativo. Lavorano a tempo pieno in turni ed
assicurano la presenza di almeno un operatore 7 giorni su 7, in
orario diurno e notfurno;

1 Psichiatra e 1 Psicologo per 8 ore la settimana ciascuno, i


quali forniscono il necessario supporto terapeutico ai pazienti
inseriti nei gruppi-appartamento.

I bisogni sanitari dell'ospite, relativi alla cura di concomitanti


patologie internistiche ed eventuali eventi morbosi intercorrenti, sono affrdati al Medico di Medicina Generale del S.S.N., il
quale ha una presenza almeno settimanale in Comunit.
Tempi:

Il

progetto viene attivato in via sperimentale per 12 mesi, poi


sottoposto a verifica e valutazione.

Risorse:

I costi relativi agli affitti degli alloggi sono agevolati, in quanto


si utilizzano costruzioni di propriet comunale messe a disposizione dall'Amministraz ione a pr ezzo contenuto.
Le risorse umane impiegate, riepilogando, sono cos distribuite:

I Psichiatra, 8 ore settimanali


I Psicologo, 8 ore settimanali
2 Infermieri Professionali, 8 ore settimanali a testa
bilit
2 Educatori a tempo pieno

4 OSS a tempo pieno


1

impiegato amministrativo per 4 ore settimanali

93

la reperi-

il

COSTI ANNUALI DI FUNZIONAMENTO E GESTIONE

Qualifica

Retribuzioni
personale
professionale

interno

Personale

amministrativo
interno

compenso

n. ofe

1 Psichiatra

80

8 ore/sett

33.280

I Psicologo

50

8 ore/sett

20.800

2Infermieri

30

8 ore/sett*

24.960

reperibilit
2 Educatori

30.000

1 anno

60.000

4 OSS

24.000

anno

96.000

4 orex52

2.496

qualifica

compenso

I Ammini-

l2

n. ofe

strativo

sett

Materiale di consumo
Spese

2.000

di gestione e consumo(compresi affitti

uten-

32.000

ze)
Spese di trasferta

1.000

TOTALE GENERALE

272.536

Calcolando 14 ospiti in struttura, il costo pro-capite pari a


19.467, in linea con i costi di inserimento in comunit terapeutica.

94

Lo psicologo e la progettazione

Eugenio Rollo

Rischi:
Burn-out del personale, rischi di intemrzione del periodo previsto di inserimento per emergenze, rinunce o rifiuti.
Validazione, verifca

valutazione:

Misurare la validit dell'inserimento risulta difficile, in quanto


ci sono variabili intervenienti di diffrcile controllo.

Tuttavia, considerando che obiettivo del progetto favorire


anche I'intervento di dette variabili ed il relativo beneficio od
ostacolo, comunque Ia validazione suggerita pu essere messa
in relazione con I'attuazione del progetto nel suo intero, pi che
sui singoli interventi che sons pi di accompagnamento che
terapeutici.
Pertanto si proporranno test psicodiagnostici in fase di ingresso
e si ripeteranno a 6 mesi e I anno, per verificare le variazioni
intervenute.
Sar inoltre proposto a cura dello psicologo un'intervista strut-

turata, all'inizio dell'inserimento e ad I anno, per valutare il


grado di soddisfazione, autonomia, consapevolezza e capacit
di rntegrazione degli ospiti.

95

Esempio n. 3 - clinico - proeetto di affido familiare

Argomento; progetto per I'inserimento di un bambino in una famiglia ffidataria.


Premessa: il progetto si svolge a cura di un Centro per I'Affrdo
presso il Settore Sociale della locale azienda sanitaria.

Mario un bambino di 6 anni. La sua famiglia stata valutata


inadeguata a soddisfare i suoi bisogni educativi dal Tribunale
dei Minori. La madre, 25 anni, tossicodipendente, attualmente in trattamento presso una comunit terapeutica. Mario nato
da una relazione fugace tra la mafima ed un giovane coetaneo,
anch'egli tossicodipendente. Gi nei primi mesi di gravidanza
il padre ha interrotto i contatti con il bambino e sua madre, attualmente all'estero, ma non ha riconosciuto il figlio, n ha
dato pi notizie di s.

Durante i primi due anni emezzo di vita del bambino, la madre


lo ha tenuto con s. Lavorava saltuariamente come operaia ed
bambino a volte ai vicini di casa, a volte ad
affidava
un'amica, non potendo contare su altri (i suoi genitori sono entranrbi deceduti alcuni anni fa). In seguito ha perso il lavoro
per negligeza e ha ricominciato a frequentare ambienti malsani e, sembra, ha spacciato eroina e cocaina, oltre a farne consumo.

il

Dumnte questo periodo si rivolta ai servizi sociali per un aiuto ed emersa la sitr,razione di degrado in cui Mario era costret-

Lo psicologo e la progettazione

Eugenio Rollo

to a vivere, per cui il Tribunale dei Minori, su segnalazione dei


servizi, ha allontanato il bambino inserendolo in una comunit
per minori, ipotizzandone I'adottabilit. Attualmente la madre
vede il bambino presso la comunit, un pomeriggio ogni due
settimane. Tuttavia, poich i servizi sociali hanno ritenuto che
la madre potesse recuperare il suo ruolo dopo opportuno trattamento, il decreto di adattabilit stato sospeso. Perdurando il
periodo trattamentale, tuttavia, si scelto di procedere ad un
affido familiare, pi consono rispetto alla permanenza di Mario
in comunit, in attesa di valutare le effettive possibilit di recupero della madre o, in caso contrario, di dichiarare il bambino
adottabile.

Mario si presenta come un bambino socievole, sta volentieri


con gli adulti, gioca con i coetanei, ricerca spesso il contatto e
I'approvazione dei pi grandiceth. vivace ed attento, di statura e corporatura normali per la sua et. obbediente, non fa
capricci, si comporta sempre come l'adulto gli richiede: a tavola composto, si veste da solo, gioca senza far rumore, molto
autonomo. Qualche volta tende ad isolarsi.
Emergono alcuni problemi durante la notte: ha un sonno agitato, spesso si sveglia urlando per aver fatto brutti sogni che per
dice di non ricordare. Persiste una forma costante di enuresi
notturna, tanto che tutte le notti deve portare il pannolino. A
volte piange nel sonno, senza svegliarsi.

situatio

Considerata Ia
getto di affido fqq4i*",d"llu
si-Vdfuteranno le
I' af f i do,TFri en trare--ll

Il progetto tiene conto naturalmente

un proal termine del


chiedere al
del bambino _e,fornisce la

ne;effiTffi"inafndo,

mentie"Iil'ffiaiffi;ili$gilffiTflT4ffiffifritiir ui inserita e
dal servizio socile te*ryiqgride-

Destinatari: Mario, la famiglia affidataria.

Obiettivi: offrire al bambino una vita familiare equilibrata

soddisfacente, assicurare alla famiglia affidataria la necessaria


assistenza.

Risultati attesi: benessere generale del bambino, superarnento


dei sintomi notturni, inserimento percepito positivamente sia
dal bambino che dalla famiglia affidataria.

Vincoli: individuazione di una famiglia, eventuali provvedimenti del Tribunale dei Minori.

Metodologia, attivit e fasi: poich I'intervento awiene a pi


livelli, occoffe individuare diversi momenti nella progettazione
e nella successiva gestione.
La prima fase di abbinamento consiste nel trovare la famiglia
affidataria in cui il bambino possa essere inserito con successo.
Occorre dunque avere una scheda di segnalazione relativa a
Mario e alla sua famiglia di origine, contenente:

o
o

i dati anagrafici del minore;

i dati anamnestici di tre generazioni (bambino, genitori,


nonni) e la costruzione di un genogrrmma familiare;

i principali indicatori di rischio relativi al bambino e alla famiglia d'origine;

r
o

i problemi sanitari;
gli interventi attuati finora;
I'individuazione del tipo di affido ritenuto utile (nel nostro caso, certamente un affido residenziale, possibilmente con il consenso della madre e, in caso contrario,
con il prowedimento del Tribunale dei Minori);

analisi del contesto affettivo del bambino;

il contesto accuditivo;

Eugenio Rollo

o
.

il contesto educativo
il

Lo psicologo e la progettazione
e dell'apprendimento;

contesto relazionale.

Le informazioni cos strutturate saranno confrontate con i profili delle famiglie affidataria presenti in banca dati,
Le famiglie avranno gi seguito un percorso di formazione e di
valutazione secondo le procedure del Centro, quindi saranno
pronte a valutare f ipotesi di affido sulla base delle specifiche
esigenze.

In particolare tali profili dovranno contenere:

i dati anagrafici e la composizione della famiglia affidatana:


le motivazioni all'affido, riferite e rilevate dagli operatori;
I'idoneit e le preferenze per le diverse tipologie di affido;

il percorso di formazione e valutazione effettuato;

eventuali problemi sanitari

eventi significativi nella storia della famiglia;

analisi del contesto affettivo, accuditivo, educativo (in


presenza di figli), relazionale.

Nella seconda fase si valuter assieme alla famiglia individuata 1' effettiv a realizzabilit dell' inserimento. Si organizzeranno
dge o tre colloqui di approfondimento per propore il caso alla
failfrE'nililffifa:e la concreta e contingente disponibilit, affrontare problematiche, timori e aspetti organizzativi e procedurali.
Nella terza fase si inizier un breve percorso conoscitivo prodromico alf inserimento. La famiglia affidataria conoscer il
bambino presso la comunit p":du: ggggH:i, poi inviter il

bambino a cena, poi a trascorre un pomeriggio in casa, poi un


weekend. Durante questi momenti la famiglia ed il bambino
sarnno costantemente assistiti e monitorati. Al termine di questa fase si decider I'inserimento definitivo.
Contemporaneamente il bambino sar gradualmente preparato
dallo psicologo, in collaborazione con I'educatore della comuuna famiglia come
nit, considerare I'ingresso
un'opportunit importante di crescita e di benessere, sempre
valutando positivamente il rapporto con la madre naturale.

in

La quarta fase consiste nell'affido vero e proprio. Mario si


trasferisce in casa della famiglia affidataria e ne condivide i
tempi e gli spazi.
Numerose sono le attivit da organizzarein questa fase:

l)

il bambino avr incontri settimanali


con lo psicologo, nel primo periodo di affido e fino a
quando lo psicologo lo riterr necessario; tali incontri saranno orientati ad esplorare i vissuti del bambino, sostenerlo nell'esperienza di affido, monitorare I'evoluzione,
approfondire gli aspetti problematici, soprattutto quelli
legati all'enuresi ed ai risvegli noturni;
assistenza a Mario:

2) assistenza alla famiglia affidataria: la famiglia avr a disposizione tre tipologie di servizio:

il primo mese di
affido, lo psicologo e I'assistente sociale saranno a
disposizione per eventuali esigenze della famiglia
settimanalmente o anche pi di frequente, se la famiglia o gli operatori 1o riterranno necessario; successivamente gli operatori incontreranno la famiglia
ogni mese o pi frequentemente al bisogno;

1.

sostegno psicopedagogico: durante

2.

sostegno logistico e organizzativo: I'assistente sociale gestir tutti gli aspetti legati al contatto con g1i
enti esterni (contatti con il centro, con la scuola, il
100

Lo psicologo e la progettazlone

Eugenio Rollo

medico di base, il territorio, ecc.); inoltre gestir il


contatto con la madre e le visite quindicinali, che
saranno mantenute inizialmente presso il Centro alla presenza di un educatore, successivamente le
modalit di visita potranno essere concordemente
riviste, se si creeranno le condizioni;

3.

sostegno di gruppo: le famiglie parteciperanno con


frequenza mensile ad incontri di sostegno e confronto con altre famiglie affidatarie, sotto la guida
dello psicologo e dell'assistente sociale, per condividere le esperienze, evidenziare problematiche,
trovare soluzioni comuni, approfondire in generale
le tematiche connesse all'esperienza di affido.

La quinta fase il termine dell'affido. Sulla base degli elementi raccolti durante il periodo di inserimento, occorrer valutare quale futuro prospettare, con tre possibili indicazioni:
richiedere l'adottabilit al Tribunale dei Minori, qualora nel
frattempo la madre non abbia fatto significativi progressi nel
trattamento; proseguire con I'affido, se la madre avr dimostrato buoni progressi ma non ancora sufficienti a riprendere il
bambino con s; rientro di Mario con la madre, qualora siano
state completamente superate le

difficolt.

Tempi: 30 giorni per le prime due fasi (abbinamento e valutazione di dettaglio); 15 giorni per la fase di reinserimento; un
anno di affido.
Risorse: uno psicologo, un assistente sociale, un educatore,
personale amministrativo per le ore necessarie alla gestione del
progetto. Le attivit venanno svolte presso i locali del Centro
per I'affido.
Costi del progetto: costo degli operatori, quota di gestione dei
locali, contributo mensile alla famiglia affidataria, materiali di
consumo:

101

ffiffiffiEffil
Wi"l:..*i-\l:Hr,:,t...,,

xiT

1,ffi

*.

::::l:]::::::::,..:::\\ti

400.00

t2

4800.00

20.00

t2

240.00

240.00

25.00

70

1750.00

psicologo

30.00

70

2100.00

educatore

25.00

50

r250.00

*ffi
ffi
,j,,.K

30.00

Fill*it|

::j:

::

t!|11

/ri1i,irl.it1{lt\!,-\.\\.:..,}-i

assistente

sociale
Hl'4U.e 696.1q

I\N{r-ir|:'.!:::l:l:;:,:r=:l

i,r.-9.4

:.\\:srr!:1' -i.1:;r::;r;:::::::

impiegato

20.00

::

200.00

10
lfi.ll

300.00
10.880.00

Rischi: rifiuto del bambino e della famiglia nel corso


dell'affido; conflittualit o insufficiente fra enti ed attori del
progetto.

102

Lo psicologo e la progettazione

Eugenio Rollo

Criteri di valutazione: la

valutazione preliminare per

l'abbinamento sar effettuata su schede strutturate, comunque


avr caratteristiche qualitative. Le successive valutazioni,
compresa quella finale, saranno a carattere clinico.

103

Esempio n. 4 - clinico riabilitativo


dell'alimentazione

disturbi

Argomento: progetto sul trattamento dei disturbi


dell'alimentazione.
Titolo: mangiare per vivere.

Prrcmessa: disturbi dell'alimentazione, generalmente riconducibili ad anoressia e bulimia, si stanno diffondendo in modo
preoccupante e sempre pi le strutture sanitarie pubbliche e
private si stanno atfiezzando per accogliere il trattamento dei
pazienti con disturbi alimentari.

Il

presente progetto esplora lo stile e la metodologia di intervento con un gruppo di pazienti all'interno di una casa di cura
per patologie psichiatriche, ipotizzando la pianificazione di un
cicli di terapia psicologica da affrancare alle cure farmacologiche e dietologiche.

tr titolo del progetto richiama I'attenzione sullo scopo generale,


cio ricondurre i pazienti a considerare I'alimentazione nella
sua accezione reale, come modo di nutrizione, non come sostituto dell'affettivit o come sintomo di altri disagi: non vivere
per mangiare o vivere senza mangiare, ma mangiare,per vivere.

Destinatari: un gruppo di pazienti (da 8 a 12) ricoverati nella


struttura con diagnosi di disturbo dell'alimentazione.
e ristrutturare il concetto di alimentazione;
far acquisire consapevolezza ed affrontare i reali problemi alla
base del disagio psicologico, rafforzare le capacit di proattivi-

Obiettivi: ridefinire
t dei pazienti.

Vincoli: tempi di ricovero dei pazienti.


Metodologia attivit e fasi: per una maggiore efficacia e per
aggredire la patologia su pi fronti, si intende utilizzare una
104

rt1po""""""""""'" "
ilfrl*ltt,,

""'

Lo psicologo e la progettazione

Eugenio Rollo

metodologia mista, che faccia uso di principi e tecniche dinamiche, sistemiche e comportamentali integrate.
Pertanto la struttura delf intervento prevede:

1)

psicoterapia individuale con i pazienti, un'ora la settimana, con impostazione prevalentemente dinamica, volta
all'esplorazione della struttura della personalit, di eventuali traumi o comunque problemi nello sviluppo e di
quanto necessario per la comprensione e I'elaborazione
profondi connessi
disturbo
dell'alimentazione;

di motivi

2)

al

incontri di gruppo settimanali, due ore di durata, condotti

dallo psicologo con I'ausilio

di un

osseryatore.
L'approccio sar prevalentemente sistemico relazionale,
volto ad esplorare le dinamiche interpersonali e le regole
di comunicazione utbzzate, a condividere elaborazioni,
considerazioni ed esperienze, a sviluppare insieme la
consapevolezza di gruppo, ad acquisire modelli idonei a
superare il disagio;

3)

tecniche di condizionamento, desensibilizzazioneo riabituazione per contrastare l'abuso alimentare.

Tempi: ciclo terapeutico di 3 mesi.


Risorse: uno psicologo senior per la conduzione dei gruppi,
uno psicologo junior in funzione di osservatore; risorse professionali della struttura per le riunioni di coordinamento.
Rischi: intemrzione improvvisa del ciclo da parte dei pazienti.

Criteri di valutazione: risultati a test psicodiagnostici, osservazione del comportamento alimentare.

105

Esempio n. 5 - clinico
condazione assistita

assistenza psicologica e fe-

(parte della premessa e della metodologia tatta dall'intewento di Stefono Bernardi, dagli Ani del Primo Congresso Regionale Sezione Sicilia della
Societ ltaliana di Psicologia Medica: "La Psicoterapia nelle Istituzioni
Oggi", Messina,2003)

Argomento: progetto di assistenza psicologica in un percorso


di fecondazione assistita

hemessa e analisi del contesto


Con I'evolversi delle tecniche di procreazione medicalmente
assistita, sempre pi coppie giungono nei Centri specializzati
pieni di speranze: la fecondazione assistita viene vista come
soluzione miracolosa. Sottoporsi a tali pratiche "emotivamente costoso". fn base a queste considerazioni si pensa sia importante una collaborazione tra tecnici della salute.
Si stima che in Italia circa 20-30.000 coppie all'anno si rivolgano al medico per un presunto problema di sterilit e che solo
nella met dei casi sia possibile emettere una diagnosi certa di
sterilit. Tra le cause pi annoverate si evidenziano i fattori organici, I'et del concepimento, fattori idiopatici e, in misura
inferiore, problematiche psicologiche e sessuali. Ppr p goppia
generare un figlio pu esprimere la volont _di costruire una
S btessi e di avere un'altra
possibilit
di
vita.
La
coppia
uare nel bambino il
r
--___**_
mezzo per raggiungere un'armonia pi completa. La diagnosi
di sterilit irrompe gravosamente nella vita della coppia ponendola in una condizione di forte sofferenza emotiva. Essa
acquista connotazioni di morte, di diniego della continuit familiare, di angosce di svuotamento, di castigo, di solitudine e
di vergogna. Le persone che si confrontano con questa realt si
percepiscono come corpi malati, a cui stato sottratto il diritto
di procreare. Si vedono caratterizzati dalIa perdita di qualcosa,
che pu essere di un prestigio personale, di un senso di sicuezz^, di una fiducia in se stessi, dell'autostima. Il tutto in mo106

Lo psicologo e la progettazione

Eugenio Rollo

do pi o meno sfumato a seconda delle caratteristiche personali


equilibri di coppia.

e degli

Tutto ci non induce solo un cambiamento a riguardo della


funzione riproduttiva, ma investe completamente la persona.
La scoperta e consapevolezza della sterilit diviene causa di
aherazione della vita della coppia, motivo di sofferenza e di
angoscia.

Nella
me

S nello spazio si espri$r@azione._il


spgqiqlq senso di comp-lEtilzza che la fa sentire in

iu.Ino

trattenerq respingere e infine di


cqe"-Spp.e-tt?4d.q.itt*1gl*ryg& jt+roDriomandatomaterno.
prova del permanp.re dellafamiglia ne llclE@--la*re alizzazione de I la"eoufuuita del S nel tempo. La coppia sterile sente che le
prectuil*HlbGlbiliH' d entrare nel ruolo di genitori.
L'immagine di s che si sviluppa una immagine personale
negativa, caratteruzata da un flusso di emozioni difficilmente
governabili. Le persone si trovano a vivere ambivalenti sentimenti di vergogna e di invidia verso chi ha avuto la possibilit
di procreare. Si disprezzano e si sentono disprezzati per questa
loro incapacit a procreare.
La coppia awerte in principio un vero e proprio shock, a cui
non era preparata. Ci mette in crisi il loro sistema di valori, le
loro convinzioni, i progetti e le speranze. Successivamente in
loro si sviluppa un sentimento di perdita, che per certi aspetti
risulta simile a quello che viene provato quando ci si trova in
una situazione di lutto vero e proprio.
Nelle
assistita si possodi lutto: uello stabile e uello ricorrente.
osservare
Con I
che
reclude
si
gra4loc[_CAggglle_rq, .99nt9.lerg.

ste qqelle cop_p:e*.php.,f.i"-"S*gtq-*Ug


copple
presso
ottenuto
un
insuccesso
un
tr
nbercano
subiche
to un altro, non si fermano nemmeno un minuto per tentare di

1,07

capire, per riflettere, sono prese dall'accanimento di provare


nuove terapie e quando decideranno di fermarsi si troveranno
di fronte ad un dolore ancora pi forte. Con lutto stabile ci si
piangere
riferisce ad un lutto vero e proprio, in cuiGffi
sul
pepona che poteva ess@
figlio, che
paradossalmente si staglia con una fortissima presenza, che viveva nei progetti, nei sogni, si piange la perdita di colui che
aveva gi un nome. Questo lutto comporta un dolore difficile
da gestire, perch non permette i vari riti consolatori che generalmente accompagnano la perdita di una persona cara. Non ci
sono funerali, non ci sono veglie, non ci sono lapidi che in
qualche modo mantengono vivo nella memoria il defunto.
Il dolore di questo lutto pertanto, oltre a coinvolgere i vari sentimenti di perdita, coinvolge anche quel bambino che non c',
quel bambino che viene definito immaginario. Il bambino che
riecheggia nella mente, costituito dai primi desideri di maternit e di paternit. Desiderio che nel corso degli anni si arricchito nella mente delle persone di fantasie, di aspirazioni, di
proiezioni. Lu d
e pertanto anche
il@rio.
Occorre ricollocarlo nella mente per
posto
nuova
esperienza
di vita, ad una nuova creatifar
ad una
vit.
Si osservato che la coppia posta di fronte ad una diagnosi di
sterilit si trova in balia di molteplici emozioni, che non solo
interessano il singolo, ma che investono anche la coppia, nei

suoi aspetti sociali, relazionali ed anche

sessuali.

Si riscontra che la sessualit pu diminuire di intensit ma, ancora pi importante, si scevra di quelle caratteristiche ludiche e
relazionali che la distinguono, perch la finalit dell'attivit
sessuale la sola ricerca della gravidatza.
A seguito di una diagnosi di sterilit la coppia pu andare incontro ad una diminuzione dei rapporti sessuali o viceversa ad
un sostanziale aumento, ma come riportato sopra i soggetti vivono questi rapporti in maniera ftnalizzata al concepimento.
108

Lo psicologo e la progettazione

Eugenlo Rollo

Contemporaneamente la coppia rischia di cadere vittima della


cultura della colpa in cui attribuzione di colpe al partner per
l'incapacit di procreare si alterna a senso di colpa profondo. Il
tutto influisce nella stabilit della coppia e ne altera gli equilibri.

Destinatari:
coppie con infenilit che seguono un percorso di fecondazione
assistita

Obiettivi:
Sostenere e accompagnare le coppie nel percorso
zione assistita.
Attenuare gli effetti degli insuccessi.

Risultati attesi:
Maggior consapevolezza e serenit nell'affrontare
con una riduzione del livello di ansia.
Minore incidenza di traumi in caso di insuccesso.

di feconda-

il percorso,

Vincoli:
Disponibilit delle coppie
Tempi del percorso

Metodologia:
L'opera dello psicologo consiste nel creare uno spazio emotivo
che permetta: accoglienza, ascolto, contenimento e sostegno
per la coppia che si sottopone alle tecniche di fecondazione.
Un'ipotesi di lavoro potrebbe essere quella di affiancare
l'quipe medica offrendo ai pazienti la possibilit di effettuare
incontri con 1o Psicologo. Con la consulenza, lo psicologo pu
svolgere un'attivit di informazione per la coppia, favorendo la
comunicazione e permettendo l'acquisizione delle varie procedure mediche. Cosicch la coppia viene informata su tutto ci
che dovr affrontare : conoscer I'iter terapeutico delle pratiche
109

di procreazione, il perch dei vari esami specialistici a cui sar


sottoposta e le loro finalit, sar in grado di comprendere il tipo
di tecnica utilizzata ( FIVET, IPL ICSI) e le varie percentuali
di successo, ma anche le difficolt e i pericoli in cui si potr
incorrere. Quando la comunicazione si awiata si pu svolgere un'attivit di supporto per le coppie che lo necessitino. Difatti si riscontra che :le coppie vivono la sterilit e I'infertilit
come,l'gspsrienza
vita; livelli
del-l'ansia sono
sterilit della
procreazione assistita;
si ha un

pi@
co

t"m4gup a,t

colarmente

intbir k*a

_g vari protocolli da
dei livelli dell'ansia; le coppie
itesi ad ac-

cc.mmr@eefisiche.

i,

Con il colloquio di sostegno si svolge un supporto che mitiga


gli effetti degli insuccessi, che tende a ridurre I'ansia, che attenua gli stati depressivi, la solitudine e il senso di perdita di
controllo. Gruzie a questi colloqui, si possono evidenziare aspetti emozionali profondi, che riguardano il desiderio di avere
un figlio e la conseguente frustrazione del desiderio stesso. Lo
psicologo che cammina con la coppia sterile deve accogliere e
riconoscere quei sentimenti di rabbia, frstezza che la coppia
sta vivendo e ci restituisce alle persone quel senso di dignit e
di integrita, di cui 1o stato di sterilita li ha privati. La rielaborazione di queste emozioni pu indune un miglioramento sia da
un punto di vista psicologico che da un punto di vista fisiologico.

Infine, ma non per importarua) pu permettere alla coppia la


rielaborazione del lutto.

Attivit e fasi:
Il progetto avr una fase di sperimentazione di un anno, dopodich, sulla base delle valutazioni emerse, si potr decidere di
110

Lo psicologo e la progettazione

Eugenio Rollo

attivare a regime un servizio psicologico di supporto.


La sperimentazione prevede che sia individuato un gruppo sperimentale e un gruppo di controllo.
Per ogni ciclo (ogni 4 mesi) saranno sottoposte a trattamento 8
coppie per il gruppo sperimentale ed altrettante faranno parte
del gruppo di controllo. Nell'intero progeffo di durata annuale
pertanto saranno suppofate 24 coppie.
Al gruppo sperimentale verr fornito il servizio di supporto secondo quanto indicato, mentre al gruppo di controllo saranno
somministrate solo le prove al termine del percorso. I risultati
saranno quindi confrontati tra due gmppi, per verificare
I' efficacia degli interventi.

il gruppo sperimentale:
colloquio informativo e conoscitivo inziale, prima di
attivare il percorso;
colloqui di gruppo con le coppie che partecipano al
percorso, con frequenza settimanale per tutta la durata

Fasi dell'intervento per

del trattamento;

colloqui quindicinali con la coppia durante il trattamento, per monitorare I'andamento e I'impatto del percorso
sull'aspetto emotivo e relazionale della coppia;
colloqui quindicinali individuali, per elaborare il vissuto dei singoli;
comunicazione dell'esito della fecondazione;
PROVE PSICODIAGNOSTICFIE per la valutazione
del livello di stress, ansia e depressione (DA SOTTOPORRE A GRI.JPPO SPERIMENTALE E GRUPPO
Dr CONTROLLO);
in caso di successo dellafecondazione:
o colloquio informativo sui passi successivi
o follow up a 1 settimana, poi con cadenza mensile per la durata della gravidanza
o a 1 mese: PROVE PSICODIAGNOSTICFIE per
la valutazione del livello di stress, ansia e de111

il

pressione (DA SOTTOPORRE A GRUPPO


SPERIMENTALE E GRUPPO DI CONTROLLO);
o eventuali colloqui su richiesta
in caso di insuccesso:
o colloquio di sostegno ed elaborazione del lutto,
consulenza sulle eventuali decisioni future
o a 1 mese: PROVE PSICODIAGNOSTICFIE per
la valutazione del livello di stress, ansia e depressione (DA SOTTOPORRE A GRUPPO
SPERIMENTALE E GRUPPO DI CONTROLLO);
o follow up a 1 settimana e 1 mese, per sostenere
la coppia ed aiutarla ad orientarsi
o eventuali colloqui su richiesta

Risorse:
1 psicologo a tempo pieno
1 saletta per colloqui individuali e di coppia presso
I sala per riunioni di gruppo presso il Centro

'WFD-I

il Centro

FUNZIONAMEIflfO E GESTIWIE "'.'i'r1'*-, --,-;


i?-1F

psicoloso

40

ffitf

l$$ffifrSffiif

segreteria

1,2

w#ff

:fi1ffi

Hfffiff].K

TOTALE GENEI
r12

1.500

60.000

:l.i::1::Y.:\,i'.n!".' jr:.:,ii\.:

,{G,i-,:Se-:.iiril,:#;

400

4.800
12.000
12.000
600

',:

2.500
91.900

Eugenlo

Rollo

Lo psicologo e la progettazione

Rischi:
Imprevisti ed emergenze durante il trattamento
Abbandoni

Rifiuti
Validazione, verifica e valutazione:
Lavalidazione awerr tramite il confronto dei risultati ottenuti
alle prove diagnostiche su stress, ansia e depressione a cui saranno sottoposti tanto il gruppo sperimentale che quello di controllo. Inoltre i due gruppi saranno suddivisi in casi di successo
ed insuccesso. Nafuralmente sar data maggror attenzione ai
risultati dei due gruppi in caso di insuccesso.

t13

"$rllilllt!illnililllilltfllnfll1u;ilm]

",r-

Esempio n. 6 - clinico sociale - sostesno a famiglie


con bambini malati
Argomento: progetto per una serie di incontri di sostegno alle famiglie di bambini con un disturbo fisico
e cromco.

Premessa e
analisi del
contesto

Olne la malattia: le potenzialit delle persone


al di 1 dei loro limiti
Un figlio costituisce per un genitore l'ideale
prolungamento di s e di proiezione futura. Le
patologie croniche, siano esse fisiche o psichiche, interrompono questa percezione e creano vissuti di ansia e angoscia che incidono
negativamente anche sulle possibilit riabilitative o comunque terapeutiche del bambino
stesso, in un circolo vizioso che alimenta gli
aspetti critici.
Pertanto I'impostazione che si intende dare al
progetto basata da un lato sul sostegno ai
genitori che devono affrontare questa situazione, ma contemporaneamente sulla ristrutturazione della loro visione catastrofica, lasciando intravedere le potenzialit dei loro
figli, al di l delle limitazioni imposte dalla
Famiglie di bambini con disturbo fisico cronico

114

Lo psicologo e la progettazlone

Eugenio Rollo

Obiettivo generale: migliorare la percezione

Obiettivi
(generale

specifici)

Risultati attesi

Vincoli

Metodologia

Attivit

e fasi
(in relazione
agli obiettivi)

della situazione patologica, accettare la malattia ed accrescere il livello di fiducia e motivazione sia nei genitori che nei bambini.
Obiettivi specifici:
1) abbassare il livello di ansia nei genitori
2) aumentare le attese positive e realistiche dei genitori
3) aumentare il livello di prestazione nei
bambini in attivit di base
4) sottolineare I'evoluzione e i progressi
dei bambini
1) risultati positivi ad un test di ansia
2) valutazione positiva delle potenzialitt
dei bambini da parte dei genitori
3) miglioramento dei risultati a test di
prestazione da parte dei bambini
4) capacit dei genitori di esaminare e riconoscere i prosressi dei fisli
Motivazione iniziale dei partecipanti. Preparazione specifica degli operatori.
Incontri di formazione in gruppo, volti alla
condivisione di esperienze e a coreggere le
percezioni totalmente negative della malattia,
sempre conservando il piano di realt. Incontri
con le singole famiglie per prendere in esame
il caso soecifico.
Fase 1: analisi e progettazione di dettaglio sulla base degli utenti potenziali, individuazione
e costruzione degli strumenti di verifica.
Fase 2: formazione degli operatori. Si suppo-

ne che gli incontri vengano condotti

da

un'quipe costituita da uno psicologo, un medico, un educatore ed un tecnico della riabili


tazione. La formazione sar svolta in tre gior115

nate, dedicata alla conoscenza reciproca dei


membri dell'quipe, alla condivisione di conoscenze ed esperienze, all'analisi degli utenti
potenziali, allo sviluppo di tecniche e tematiche di intervento specifico e sulla conduzione
del gruppo.
Fase 3: incontro preliminare con le famiglie
per illustrare obiettivi e contenuti degli interventi e somministrare la verifica iniziale.
Fase 4: serie di 6 incontri di gruppo, alternati
a 3 incontri con le singole famiglie. Negli incontri di gruppo i conduttoi analizzeranno le
analogie e le differenze fia le diverse famiglie,
terranno sotto controllo il setting per evitare
che le ansie si autoalimentino e si amplifichino e restituiranno alle famiglie ipotesi di soluzioni da discutere, valorizzando aspetti positivi e potenzialit, ridimensionando gli aspetti
critici. Tale intervento va attuato sia affrontando tematiche tipicamente psicologiche e
relazionali, sia di carattere sanitario ed educativo. Negli incontri con le singole famiglie,
I'impostazione sar orientata a raccogliere
elementi specifici ed intervenire sulle problematiche caratteristiche della famiglia.
Fase 5: verifica e valutazione.
L'impostazione degli incontri avr uno stile
sistemico-relazionale, ffio senza preclusioni
verso l'utilizzo di tecniche e interpretazioni
derivanti da altri approcci teorici.
Lo psicologo dell'quipe ha la responsabilit
di seguire e coordinare I'intero progetto. Gli
Responsabilit
altri operatori avranno la responsabilit di seeuire le aree di comDetenza specifiche.
Temoi
Fase 1: 2 siornate ad inizio Drosetto.
1t6

Lo psicologo e la progettazione

Eugenio Rollo

Fase 2:
15

3 giomate consecutive, a distanza di

giorni dalf inizio.

Fase 3: incontro di due ore, dalle 17.30 alle


19.30, circa 30 giorni dopo I'inizio del progetto.
Fase 4: tutti gli incontri di gruppo si terranno
nella fascia oraria tardo pomeridiana con cadenza quindicinale, gli incontri con le famiglie su appuntamento. Durata totale della fase:
3 mesi.
Fase 5: prima verifica entro 15 giomi dal termine degli incontri, follow-up dopo sei mesi.

FASI

MESI

2
3

4
5

Risorse umane:
n. 1 psicologo
n. l medico
n. 1 educatore
n. I terapista
n. 1 amministrativo a supporto
Sede, materiali e attrezzafixe:
idoneo locale per accogliere un gruppo
di persone, se possibile presso la sede
dell'azienda sanitaria, attrezzato con
tavoli, sedie e lavagna a fogli mobili;
materiale di consumo vario (penne,
fogli, pennarelli, fogli per lavagna);

.
o
.
o
o

Risorse

o
o

117

'ritF

i ,il
i,,ii
lirfir
:::,i'

[lr

118

Lo psicologo e la progettazlone

Eugenio Rollo
: (l Uillll.tlitlll

.f.i,

111inis\$ffi

inm*no

l51$rltfirfttNilil'-;

a:a,:aa

psicologo

30.00

50

1500.00

educatore

25.00

50

1250.00

HHiift*ffif

illlffi

i'iihi Strffi Slill llllll,rl|Jl

20.00

assistente

ii

ilt==.G===-!=E=

20

400.00

.trl.illt',il:,f,:,t:-+.,:)

IW

=,*i{I!E===

ffi

100.00

400.00
50.00

10.630.00

Rischi

Verifica

valutazione

Mancanza di finanziamenti; sospensione della


frequenza agli incontri da parte di alcune famiglie; mancanza di sufficiente intesa tra le
fizure orofessionali coinvolte nel orosetto.
Tutti gli strumenti utilizzati di seguito vanno
somministrati prima delf intervento, al termine e nel follow-up. Una variazione del punteggio rilevato nei singoli e nella media del
gruppo definisce il raggiungimento degli o-

biettivi:

1)

2\

somministrazione di un test per rilevare il livello di ansia (B.A.I.);


questionario sulla valutazione delle

It9

potenzialit del bambino da parte dei


genitori;
3) prove di prestazione da proporre ai
bambini (da costruire nella prima fase
sulla base degli utenti potenziali);
4) questionario sulla valutazione delle
prestazioni del bambino da parte dei

tz0

Lo psicologo e la progettazione

Eugenio Rollo

Esempio n. 7 - clinico/lavoro
to ospedaliero

counseling in ambi-

Argomento: counseling e rete di supporto ai dipendenti ospedalieri

Titolo: Benessere psicologico

e lavoro

in ospedale

Premessa e analisi del contesto: chi lavora in ambito ospedaliero sottoposto a stimoli emotivi di notevole entitr, rini di
lavoro stressanti, a volte scarso riconoscimento delle competenze e delle attivit svolte. Il rapporto con il paziente e con il
pubblico in generale non sempre facile e spesso mancano le
gratifrcazioni necessarie, con conseguente calo di motivazione,
tensioni personali e interpersonali, alto livello di burn-out.

Nasce quindi la necessit per I'azienda ospedaliera di creare


una rete di supporto per i dipendenti, per far fronte a disagi relazionali, psicologici e sociali emersi in pi ambiti.

Destinatari: tutto il personale dipendente dell'Azienda ospedaliera.

Obiettivi: aumentare il livello di benessere psicologico dei dipendenti, migliorare il clima diminuire il burn-out

Risultati attesi: diminuzione dell'assenteismo, aumento del


livello di motivazione, miglioraIento della qualit nel rapporto
tra i dipendenti e con il pubblico.

Vincoli: disponibilit delle persone, organizzazione per il personale turnista.

Metodologia:
Senizi Aziendal convoki

t21

. Unit Operativa di Psichiatria


. Servizio di Psicologia Clinica
. Ufficio Relazioni con il Pubblico

it
I
I

Modalita' e Ambit di intprvento ..


Organizzazione di uno Sportello dascolto di primo livello per
accogliere e raccogliere attraverso idonea modulistica le istanze di disagio e effettuare una prima valutazione dei casi presentati e pianificare un eventuale percorso di cura. In questa fase si
effettueranno azioni di tipo prepsicoterapeutico.
I casi ritenuti "fragili" saranno inviati al secondo livello. Al
fine di monitorare il fenomeno e per la programmazione annuale i dati raccolti con idonea modulistica dovranno essere
inviati entro il giorno 20 dr ogni mese all'Ufficio Qualit Percepita dell'U.R.P.
L'U.R.P., ogni sei mesi presenter alla Direzione Generale una
relazione riepilogativa sui dati per le opportune valutazioni.
Sportello counseling psicologico-clinico di secondo livello necessario per avviare terapie individuali o di gruppo da effettuarsi da parte del Unit Operativa di Psichiatria in collaborazione con il Servizio di Psicologia Clinica.
Rilevamento a cura del Servizio di Psicologia Clinica in rapporto con i responsabili di settore e di reparto per rilevare eventuali azioni di mobbing in essere. I casi dove si evidenziano
situazioni di disagio psichico derivato dal mobbing vengono
inviati allo sportello di secondo livello per valutazione e/o presa in carico.

PERCORSO PROGETTUALE
Prima fase: formazione degli operatori. Il personale da impiegare nel nuovo servizio seguir un corso di counseling d 24
ore e una formazione sul team working di altre 24 ore.
Seconda fase: sensibllizzazione nei reparti attraverso incontri
dipartimentali con particolare attenzione nei servizi in cui
stato riscontrato un elevato grado di burn-out. I tempi e i modi
122

Lo psicologo e la progettazione

Eugenio Rollo

delf intervento saranno concordati con i Direttore e Coordinatori delle risorse umane.
Terza fase: costituzione gruppi di discussione gestiti dallo
sportello di primo e secondo livello volto a individuare e ad
affrontare i diversi problemi di relazione tra operatori e tra operatori epazienti.
Quarta fase: apertura a regime dello sportello per la durata del
progetto

ATTIVITA'
Interventi individuali presso lo Sportello d'Ascolto:
a) interventi di counseling filosofico intesi come filtro prepsicoterapico autonomo ed eventualmente propedeutico a interventi pi specialistici;
b) interventi di counssling psicologiceclinico costituiti da approfondimenti psico-diagnostici, colloqui psicologico-clinici e
psicoterapici brevi sul problema emergente.
Sono programmabili interventi di sostegno a lungo termine.
O

RGAM ZZAT,IOI{E DELLO S FORTELLO

- Luned, mercole e vener dalle l5 alle 19. Mafed, gioved


e sabato dalle 9 alle 13.
- Possibilit di appuntamenti fuori orario.

Tempi:
3 mesi per le fasi preliminari e I'orgarizzazione dei servizi.
Quindi inizio della fase sperimentale della durata di un anno.
Monitoraggio in itinere e valutazione al termine del progetto,
per una durata totale di 15 mesi.
Risorse:
Per l'attivit di formazione: 48 ore di formazione di gruppo
nell'arco di un mese.
Un centro di riferimento per lo sportello, costituito da tre locali, uno per la segreteria e la gestione organizzativa, gli altri due
123

''n$tllfriilmGilllri

per i servizi di counseling, riservati agli specialisti coinvolti.


Due psichiati (12 ore settimanali ciascuno), di cui uno con
funzioni di coordinamento, due psicologi (12 ore settimanali
ciascuno), un impiegato amministrativo a tempo pieno.

124

Lo psicologo e la progettazione

Eugenio Rollo

Rischi:
Tempi di apertura inadeguati alle esigenze. Resistenze da parte
del personale.

Validazione, verifica e valutazione:


Questionario sul clima e il burn-out, elaborato durante la fase
di formazione, da somministrare prima dell'apertura dello
sportello e un mese prima del termine. Questionario di soddisfazione da somministrare ad un campione rappresentativo di
utenti, all'inizio e un mese prima del termine del progetto.
Indicatori da considerare: tasso di assenteismo, livello di soddisfazione degli utenti, variazioni nel turn{ver, livello di motivazione, scala di stress, soddisfazione dei dipendenti.

125

Esempio n.

I-

clinico / sociale

- percorso benesse-

(tratto dal progeno realiuato presso I'Az. USL di Piacenza - UU.OO. Assistenza Prtmarta Piacenza, Val Tidone e Montagna, direzione scientifica
dr. Cirillo Carta)

Argomento: percorso benessere donna


zazioe

- progetto di riorganiz-

SCENARIO DI RIFERIMBNTO :
La tutela della salute, in arnbito materno-infantile, uno degli
obiettivi sanitari prioritari dell'OMS a livello mondiale e costituisce un impegno di valenza strategica dei sistemi sociosanitari per il riflesso che gli interventi in tale ambito hanno sulla
qualit del benessere psicofisico della popolazione generale.
Negli ultimi anni in tutti i paesi industrializzaf\sisono verificati notevoli cambiamenti relativi alla dinamica demografica e
alle condizioni socioeconomiche, di conseguenza sono state
emanate leggi e normative per operare e disciplinare il conseguente e coerente processo di trasformazione strutturale dei
servizi riguardo anche alla definizione dei livelli assistenziali.
ione delle attivit
toriali con I'
:estione frammenrelative alla tute
salute femminile attraverso la realizzazione
i e codifi6 e non alla
richiesta di sinsole orestazioni.
-4
La modalit dell'accesso e le sue caratteristiche di qualit, in
ogni percorso, sono fondamentali e determinanti per il conseguimento di quest'obiettivo.

CRITICITA'

Nella nostra azienda I'attuazione di queste disposizioni legislative ancora incompleta, il processo di coordinamento dipartimentale dei servizi consultoriali, la loro integrazione ai diver126

Lo psicologo e la progettazlone

Eugenio Rollo

si livelli operativi, la definizione di percorsi specifici del benessere donna e delle rispettive interfacce con i repafi ospedalieri sono in fase iniziale.
Le modalit di accesso, le facilitazioni per utenti con particolari problematiche, la gestione della richiesta di prestazione urgente sono differenti da distretto a distretto.
In particolare al Centro Salute Donna di Piacenza a differenza
degli altri distretti, I'accoglienza gestita dal personale amministrativo con conseguenze negative sulla fruibilit del servizio
e sulla tempestivit e appropiatezza della presa in carico.
SVILUPPO PROGETTUALE:
DESCRIZIONE DEL PROGETTO :
Dall'analisi della situazione esistente e delle criticit emerse,
attraverso il confronto con le disposizioni contenute nel PSR si
proceduto a delineare una modalit di accesso omogeneo in
tutti i distretti che garantisca:
1. L'appropriatezza-del7' accoglienza al fine di decodificare e valutare la richiesta
2. Latempestivit della presa in carico
3. L'fficacia e l'fficienza degli interventi atfraverso la
valonzzazione del consultorio come luogo di consulenza e di governo dei percorsi e non come centro erogatore di visite specialistiche
4. Lafruibilif in particolare per le categorie di utenti con
specifiche problematiche (giovane minorenne, cittadino
non residente
Il lavoro del gruppo si cos articolato:
stesura della procedura relativa
Definizione
all'accesso di routine e dei relativi indicatori
stesura della procedura relativa
Definizione
all'accesso nei casi urgenti e dei relativi indicatori

e stesura delle procedure di accesso


all'approfondimento diagnostico e di collegamento e
dei relativi indicatori.
Dall'analisi della situazione esistente e delle criticit emerse,
Definizione

t27

attraverso il confronto con le disposizioni contenute nel psR si


proceduto a delineare una modalit di accesso omogeneo in
tutti i distretti che garantisca:
1. L' appropriatezza_dell'accoglienza al fine di decodificare e valutare la richiesta
2. Latempestivit dellapresa in carico

3. L'fficacia e l'fficienza degl intervenrtattraverso la

Il

valoizzazione del consultorio come luogo di consulenza e dt governo dei percorsi e non come centro erogatore di visite specialistiche
4. Lafruibilir in particolare per le categorie di utenti con
specifiche problematiche (giovane minorenne, cittadino
non residente
lavoro del gruppo si cos aficolato:

1. Definizione e stesura della procedura

relativa

all'accesso di routine e dei relativi indicatori

2. Definizione e stesura della

procedura relativa
all'accesso nei casi urgenti e dei relativi indicatori

stesura delle procedure di accesso


all'approfondimento diagnostico e di collegamento e
dei relativi indicatori.
1) Accesso di routine
Al fine di garantire i fattori di qualit menzionati e in particolare I'appropiatezza e la tempestivit della presa in carico, fattori indispensabili in casi specifici, per l'efficacia degli interventi, si stabilito che I'operatore pi adeguato e competente per

3. Definizione e

effettuare I' accoglienza I' ostetrica.


In questo modo ni"n" pri@iaccesso diretto che favorisce una maggiore fruibilit dei servizi per le categorie di utenti
con specifiche problematiche (giovane minorenne, cittadino
non residente) per le quali sono stati anche definite facilitazioni
di orario declinate per distreffo.
Nei consultori con bacino di utenza maggiore dei distretti Val
Tidone e Val d'Arda sono programmate una o pi aperture
pomeridiane con presenza del ginecologo/a e dell'ostetrica fino
128

Eugenio Rollo

Lo pslcologo e la progettazione

alle ore 17 con accesso libero; nel distretto urbano previsto


l'ampliamento dell'orario del consultorio giovani e le attivit
del Centro Salute Donna da dicembre '06 sono articolate sulla
fascia oraria 8,30-18,30 da luned a venerd, sabato mattina
dalle 8,30 alle t2,30, con spazi pomeridiani giornalieri per
I'accesso diretto e 1'accoglienza
Sono stati individuati i casi in cui necessario a una presa in
carico tempestiva con i relativi indicatori
E' stata quindi condivisa e redatta una procedura relativa
all'accesso di routine uniforme nei distretti.
2) Accesso nei casi urgenti
Successivamente si analizzato il significato di prestazione
urgente nei consultori, differenziandola dall'smslgsnza e intendendo per criterio di
trqla severitiella condizione e il heneficio ^tt...' d^;'n temioP
ne.

Cidfiseguentemente stata redatta una procedura differenziando


le situazioni con necessit di una prestazione urgente di tipo
consultoriale e quelle in cui doveva essere attivato, con urgenza,vnraccordo con il P.O.
3l Accesso aI secondo livello
E' stato infine definito il profilo della presa in carico intesa sia
come processo integrato e continuativo che come governo di

un insieme articolato e coordinato di interventi finalizzati alla


promozione della salute e alla cura in situazioni cliniche definite.

Essa si cotcretizza pertanto attraverso la realizzazione di percorsi con facilitazioni di raccordo tra i diversi servizi interessati, favorendo la continuit terapeutica e garantendo la coeenza
complessiva dell' intervento.
Per favorire ci, nei percorsi gi standardizzati (assistenza alla
gravidanza fisiologica, consulenza e cvra per I'IVG) e nel percorso di specialistica ginecologica, viene fissato contestualmente alla visita, se necessario, I'appuntamento successivo. I
129

collegamenti alle prestazioni di approfondimento diagnostico.(inteso come ogni indagine biofisica o biochimica che non
pu essere effettuata durante la visita e che indispensabile per
una corretta diagnosi e terapia), sono stati definiti nei seguenti
percorsi:
-assistenza alla gravidanza fisiologica
-consulenza e cura per TVG,
-consulenza e cura per problematiche ginecologiche
-screening K portio
E' stato individuato inolfre un percorso specifico in caso di necessit di approfondimento diagnostico e di consulenza di II
livello urgente.
E' stata quindi condivisa e redatta una procedura di accesso al
secondo livello uniforme nei distretti e si sono individuati i relativi indicatori.
Gli approfondimenti diagnostici in ambito ostetrico ginecologico possono essere effettuati presso i consultori di II livello
(CSD) e/o nelle U.O. ospedaliere. Considerata la presenza, \n
questa azienda, di un solo consultorio di tr livello, si ritenuto
indispensabile evidenziare nella stesura della procedura alcune
differenze tra i distretti, mirando comunque alla massima omogeneit complessiva.

MBTODOLOGIA ADOTTATA :
. gruppi di lavoro con i professionisti referenti delle
UU.OO.coinvolte

OBIETTIVT PREYISTI :
1. Riorganizzre e definire il percorso di accesso della
donna ai servizi offerti differenziandolo per tipologia

2.
3.

(percorso nascita, percorso per problematiche ginecologiche, percorso IVG) e per livello di offerta (1"e 2o)
Codificare le modalit di gestione dell'urgenza
Sperimentare i percorsi di accesso definiti e di trasferimento e raccogliere i dati relativi ai risultati
130

Eugenlo Rollo

Lo psicologo e la progettazione

OBIETTIVI REALIZZATI:

1.

2.
3.

Riorganizzazione e definizione del percorso di accesso


differenziato per tipologia e per livello di offerta
Codificazione della modalit di gestione dell'urgenza
Non stata effettuata la sperimentazione dei percorsi di
accesso e di trasferimento definiti

INDICATORI PER LA VALUTAZIOI{E DEI RISIJLTA.

TI:

Procedure di accesso, di collegamento alle attivit di approfondimento diagnostico, di gestione della prestazione urgente uniformi nei consultori aziendali (all.)
Tempestivit di presa in carico:
appuntamenti per 1o visita in gravidan-a entro 10 giorni
dalla richiesta
appuntamenti per visita per IVG entro sette giorni dalla
richiesta
riduzione del 20 Vodegh accessi impropri per prestazioni di ostetricia e ginecologia al PS del P.O. di PC: codici bianchi
Appropriatezzaed efficacia delle modalit di presa in carico
90Vo delle gravidanze a termine seguite dai consultori
con presa in carico (almeno sei visite effettuate presso i
consultori)
lEfficienza e efficacia dei raccordi tra I e Il livello
807o delle colposcopie prenotate direttamente
807o delle ecografie di II livello prenotate direttamente

o
.

.
.
.

MATERIALI PRODOTTI :
procedure relative a
1. Accesso di routine
2. Gestione della prestazione urgente
3. Accesso al II livello e collegamento alle attivit di approfondimento diagnostico

t31

ALTRI OUTPUT
DIFFICOLTA' TNCONTRATE:

Omogeneizzazione dell'accesso al II livello ospedaliero per la presenza di due differenti reparti di ostetricia e
ginecologia

ELEMENTI DI INNOVAZIONE RAGGIUNTI :


Real\zzazione di un percorso di accesso ai servizi consultoriali
omogeneo in tutti i distretti e differenziato per tipologia di intervento e per livello.
Acquisizione da parte del gruppo degli operatori consultoriali
di metodologie di lavoro di tipo progettuale con verifica dei
risultati raggiunti attraverso il rilievi dei dati degli indicatori di
appropriatezza e di efficacia degli interventi

TRASFERIBILITA' DEI RISI]LTATI RAGGIUNTI :


CAMPI I]LTERIORI DI SVILUPPO :
. Sperimentazione dei percorsi di accesso e di trasferi-

mento definiti e raccolta dei dati relativa ai risultati


Implementazione e condivisione di linee guida per la
definizione di gravidanza a rischio e collegamenti con il
tr livello ospedaliero.

t32

Lo psicologo e la progettazione

Eugenio Rollo

Esempio n. 9 - clinico / sociale / evolutivo


zione alimentare

Educa-

Argomento: educazione alimentare nella scuola primaria

media inferiore
Premessa e analisi del contesto:
Un'alimentazione quantitativamente e qualitativamente correfta
garantisce una buona crescita e previene I'instaurarsi di malattie cronico-degenerative (metaboliche, cardiovascolari, neoplastiche, ecc.) in costante aumento nelle societ del benessere.
In Italia circa il l47o deibambini fra i 4 e i l4anni in eccesso
ponderale: il bambino obeso si mantiene obeso da adulto dal 30
al607o dei casi con un rischio tanto maggiore, quanto maggiori
sono il suo sovrappeso e la sua et.
E da pi parti segnalata I'importanza di una prevenzione precoce aI fine di modificare quanto prima quegli errori alimentari
che, non corretti, possono essere mantenuti per tutta la vita.
nelle giovani generazioni
la
udini alimentari le-

gati'in-uooq-,par-tiE)las**dbrsqSiJ[e$,--tgstrittive,all'abuso
aliment#,
condutEYeri
e propri
*-*"'**disturbldeico,[-r.pg$gg*qgdiment-aff
La sensibilit e I'attenzione verso i problemi legati all'alimentazione non sono mai stati cos vivi come oggi. Il crescente interesse dovuto principalmente alla conoscenza della correlazione esistente tra nutrizione e qualit della vita.
La promozione alla salute necessita dell'azione coordinata di
diversi attori sociali: scuola, aziende di ristorazione e produzione alimentare, autorit locali.
Ne consegue che la promozione alla salute agisce attraverso
azioni concrete ed efficaci nello stabilire priorit, prendere decisioni, pianificare strategie ed implementarle per costruire,
133

raggiungere e mantenere uno stato di salute ottimale personale


e sociale.
Nell'et evolutiva questo dovere a carico principalmente della
famiglia, della scuola, della societ. In questo processo determinante ed essenziale il ruolo della scuola in quanto comunit organizzata e competente. La scuola come creatrice e promotrice di cultura rappresenta il luogo ideale per fare educazione alimentare, ha quindi la grande opportunit, se non il dovere, di affivare comportamenti promotori di salute soprattutto
in una fascia di et in cui i ragazzi sono particolarmente recet-

tivi.
Infatti nella scuola, dove esistono idonee esperienze, indispensabili sono i percorsi educativi e didattici che possono offrire
I'opportunit di raggiungere ed interagire con bambini ed adolescenti per un arco evolutivo dai tre ai quattordici anni.
Importanti sono inoltre le attivit informative ed educative che
devono assumere una funzione costante, volte a migliorare le
conoscenze, gli atteggiamenti e i comportamenti della popolazione o di gruppi di essa, in campo nutrizionale.
Oltre ad una continua e sistematica informazione di tipo istituzionale, ideata e sviluppata negli interessi dei consumatori, occorre dare maggiore rilevanza all'att;.tazione di interventi pi
specifici di educazione alimentare.
Tali percorsi debbono essere completati con un programma
integrato di ristorazione scolastica a sfondo educazionale.
Gli interventi saranno condotti da un gruppo plurispecialistico
comprendente insegnanti, dietisti, nutrizionista, biologo, medici scolastici e psicologi con I'intento di promuovere abitudini
alimentari corrette e una coscienza nutrizionale che possa sviluppare scelte alimentari consapevoli.
Al termine del percorso previsto un confronto tra la popolazione scolare oggetto dell'intervento ed un gruppo di controllo
che non ha partecipato all'iniziativa.
Ai genitori richiesto un loro attento coinvolgimento rispetto
agli obiettivi del progetto, nel rispetto della diversit dei ruoli,
134

Lo pslcologo e la progettazione

Eugenlo Rollo

ma anche nella complementarit delle funzioni che essi svolgono. Essi debbono esprimere aspettative ed esigenze, partecipare al monitoraggio e alla valutazione del percorso formativo
di educazione alimentare. Infatti la famiglia va considerata
come una potente alleata, in quanto costituisce il necessario
raccordo tra realt interna della scuola e il territorio.
Gli studenti, da parte loro, vengono ad assumere un ruolo importante e, dall'essere utenti/fruitori di un servizio erogato, diventano interlocutori privilegiati ed in parte protagonisti delle
scelte che caratterizzao il progetto stesso.

Destinatari:
Alunni delle classi quinte della scuola primaria e delle classi
prima, seconda eterza della scuola media inferiore..

Obiettivi:
L'obiettivo primario favorire la consapevolezza sulla corretta
alimentazione e i suoi vantaggi, conoscere a fondo i rischi di
una cattiva alimentazione, contribuire all'educazine alimentare attraversolaqeazione di abitudini alimentari corrette e consapevoli.

Risultati attesi:

conoscenza dei principali e diffrrsi prodotti alimentari,


dei principi nutrizionali, di rischi e vantaggi legati
all'alimentazione ed alle conseguenze sulla propria salute
capacit di assaporare cibi diversi, di non assumere abitudini rigide e di saper variare la propria alimentazione
acquisizione uno stile alimentare equilibrato e consapevole, come buona abitudine e regola di vita, non come
imposizione

Vincoli:
Resistenza da parte delle famiglie
135

Variabili di personalit
le

il

e relazionali che influenzano

in genera-

comportamento

Metodologia:
Si adotter una metodologia di intervento sistemica, integrando
le diverse competenze degli operatori, che saranno volte a:
. SensibTlzzare i ragazz\, attraverso I'informazione e la
discussione, sulle problematiche connesse con I'alimentazione, sulla prevenzione di comportamenti nocivi per
la salute, sulle credenze scoffette inerenti I'alimentazio-

o
.
.
.
.

ne;

Effettuare un intervento di prevenzione che stimoli una


considerazione di Se'quanto piu' armonica e globale;
Saper creare il giusto collegamento tra la scuola e il
vissuto quotidiano e il territorio;
Sviluppare comportamenti autonomi e consapevoli
(non condizionati da pubblicit);
Comprendere ed apprezzae il legame tra qualit del cibo e dell'ambiente;
Promuovere una discussione sull'argomento e permetterc airagazzi di identificare punti di riferimento stabili a
cui rivolgersi.

Attivit e fasi:
I temi di una sana alimentazione, dell' anatomia e fisiologia
della nutrizione vengono trattati in pi riprese dal corpo inse-

gnante all'interno della loro programmazione didattica, successivamente ripresi ed approfonditi da tecnici (medici e assistenti
sanitarie della medicina scolastica, dietisti, medico nutrizionista ospedaliero e psicologi) in un alternarsi di incontri teoricopratici in cui si prevede I'uso di audiovisivi, attivit ludiche, di
laboratorio, nonch momenti di verifica dei risultati raggiunti.
.+-Non meno importante il ruolo dello psicologo nello "smitizzare" f impottanzadi alcuni modelli,la cui estrema accentuazione
cos profondamente radicata ed enfatizzata nella cultura occi-

'

136

Eugenio Rollo

Lo psicologo e la progettazione

dentale , nei soggetti vulnerabili, pu dare le premesse di disturbi del comportamento alimentare (anoressia,Srrlimia). In
queste et comincia ad essere considerato valore la magrezz4
soprattutto correlata alla stima di s, ed fondamentale spostarc I'attenzione verso valori pi importanti dell'aspetto fisico al
di l delle pressioni pubblicitarie.
screening auxologico fatto dalla medicina scolastica per il
-,Uno
rilevamento di situazioni a rischio di obesit potr consentire,
in accordo con il pediatra di famiglia che ver informato e
coinvolto nel progetto, la presa in carico del bambino da parte
del nutrizionista ospedaliero per una valutazione specialistica.
a4attivazione di uno sportello-centro di ascolto per I'obesit,
condotto dal nutrizionista ospedaliero e dai dietisti, sar a disposizione delle famiglie dei ragazzt non compresi nel progetto
educazionale.
,,JJna sorta di "osservatorio nutrizionale interdisciplinare" finalizzato alla prevenzione e al rilevamento di situazioni di rischio
che possono essere conette prima che si stabilizzino nel tempo
e diventino patologia.
Il programma sar costituito da una serie di incontri da tenersi
in locali idonei ad accogliere le classi pafecipanti.
Airagazzi saranno somministrati questionari e materiale vario.
Gli incontri verteranno sui vari temi:
1. Screening auxologico;
2. Questionari sulle abiturlini alimentari, conoscenza generule
sui principi dell'alimentazione, attivit fisica nel tempo libero;
3. Le basi culturali dell'insoddisfazione corporea e della ricerca
dellamagrezza;
4. Modi di pensare e atteggiamenti psicologici che predispongono ai disturbi dell'alimentazione;
5. Effetti fisici e psicologici della dieta
6. I disturbi dell'alimentazione, cosa sono e chi colpiscono: segnali d'allarme;
7. Come evitare di sviluppare un disturbo dell'alimentazione;
8. Mangiare per piacere, per dovere e per nutrirsi.
137

Tempi:
Il progetto ha la durata di un anno scolastico. Al termine ne
verr valutata l'efficacia e I'eventuale riproposizione per gli
anni successivi, con eventuali correzioni e modifiche.
Risorse:
In questa fase non possibile effettuare un'analisi di costi, in
quanto non esistono stanziamenti specifici per il progetto e non
si in grado di stimare il livello di partecipazione deiragazzi.
Dal punto di vista strutturale saranno utLizzati spazi all'interno
della scuola, senza aggravi economici per I'amministrazione.
Analogamente il team di lavoro, costituito dagli insegnanti che
aderiranno, 2 dietisti, 1 nutrizionista, 1 biologo, 2 medici scolastici e 2 psicologi, sar reclutato tra il personale in servizio
nella scuola e negli enti collegati che metteranno a disposizione il proprio personale.

Validazione, verifica e valutazione:


La validazione del progetto avverr tramite il confronto dei risultati tra il gruppo di rugazzi che avr partecipato al progetto
ed un gruppo di controllo omogeneo.
Ad entrambi i gruppi saranno proposti, all'inizio e al termine
del progetto, appositi questionari che esplorino:
conoscenze alimentari e nutrizionali;
consapevolezza dei vantaggi di una sana alimentazione
e dei rischi di una cattiva nutrizione;

abitudinialimentari.
La valutazione dell'efficacia sar legata ai progressi raggiunti
dal gruppo sperimentale e dalle differenze evidenziate nei risultati tra gruppo sperimentale e gruppo di controllo.

138

Eugenio Rollo

Esempio n. 10
sanitaria

Lo psicologo e la progettazlone

- sociale - progetto di prevenzione

Argomento: progetto di rtcerca -interttento per la


prevenzione del contagio da HIV nelln popolazione
giovanile (da Preua, vedi bibliografta).
SINTESI DEL PROGETTO

La notevole e crescente incidenza dell'infezione da HIV il


fenomeno che si intende contrastare con il presente progetto di
ricerca-intervento. Il target scelto la popolazione di adolescenti e giovani non studenti del Comune di Bologna, individuata dalle ultime indagini epidemiologiche come fascia maggiormente minacciata dall'esposizione al contagio.

Il gruppo integrato interistituzionale composto

da professionisti

dell'Ausl della Citt di Bologna (Spazio Giovani e Dipartimento di Prevenzione), dal Dipartimento di Scienze dell' Educazione dell'Universit di Bologna e dalla LILA (Lega Italiana
lotta contro I'Aids) - sede di Bologna -, ha elaborato uno specifico progetto di ricerca-intervento per la prevenzione del rischio di nuovi contagi da HIV a danno della popolazione di
riferimento e per la promozione del benessere psico-fisico e
sociale della stessa.

Tre sono le macro-fasi entro le quali si articoler, lungo un arco di tre anni, il progetto qui proposto:

1.

Fase di ricerca e documentazione preliminare sulle caratteristiche della popolazione target (I anno).

2.

Fase informativa, formativa e di educazione frnalizzata


all'aumento del livello d'informazione sul fenomeno
HlV, quindi dell'empowerment individuale e di comunit (II anno).
139

3.

Fase di verifica e comunicazione. Mira a valutare e divulgare I'efficacia dei risultati ottenuti (trI anno).

ANALISI DEL PROBLEMA


Si inteso intervenire sul fenomeno preoccupante consistente
nella diffusione del virus dell'HIV tra gli adolescenti e i giovani non studenti, identificati dai riscontri epidemiologici e dalle
ricerche empiriche effettuate sui comportamenti sessuali a rischio, come fascia sociale particolarmente vulnerabile alla contrazione della malattia. Gli aspetti che determinano la maggiore
esposizione al contagio sono principalmente:

o disagiopsico-sociale
. carenzenelbackgroundculturale
o disinformazione sulla natura del problema
o credenze erronee ( )
o pregiudizio
o messa in atto di diversi comportamenti a rischio
Un problema che colpisce in prima istanza il nostro target, che
si ripercuote sui contesti d'appartenenza e sulle istituzioni generando problematiche ulteriori legate alla salute (gravidanze a
rischio), alla sfera sociale (discriminazione sociale e lavorativa), alla vita della comunit (aumento della spesa pubblica, sovraccarico delle strutture socio-sanitarie).
La proposta di attuazione del progetto di ricerca-intervento in
linea con il contenuto della delibera regionale per la prevenzione dell'infezione da HIV, che finanzia progetti d'intervento
destinati alla popolazione di adolescenti e giovani non studenti.
Per la stesura e conduzione del progetto stato costituito un
guppo integrato di professionisti del settore socio-sanitario.
140

Lo psicologo e la progettazlone

Eugenlo Rollo

SCOPI E OBIETTIVI GENERALI

L'obiettivo finale della nostra ricerca-intervento estendere


l'azione di prevenzione dell'HIV al pi alto numero possibile
di adolescenti e giovani non studenti, attraverso un lavoro
d'integrazione tra le strutture presenti sul territorio e gli stessi
attori coinvolti nel processo di cambiamento.

SOTTOOBIETTIVI ED OBIETTIVI SPECIFICI

2.

Raccolta informazioni sul target ampiezz1 costumi


(vita sociale, sentimentale, sessuale, gnrppale), principali comportamenti a rischio (mancato uso del preservativo), atteggiamento verso la malatti4 strategie di
coping e problem solving, conoscenze possedute su origine e natura del problema...

3.

Modificazione delle credenze erronee sulla malattia,


attraverso:

o
r

Aumento delle informazioni dei giovani sulle caratteristiche del problema


Incremento delle conoscenze degli adulti di riferimento
sul tema

4.

Modifcazione degli atteggiamenti, tramite:

Eliminazone del pregiudizio sugli individui sieroposi-

tivi

Incremento del contatto diretto dei giovani con la malattia e collegamento diretto del tema a quello pi ampio delle esperienze affettive

5.

Riduzione dei compoamenti a rischio, per la tutela


della vita propria ed altrui, perseguita attraverso un

aumento della consapevolezza della gravit del problema e della rischiosit delle proprie condotte sessuali
141,

interventi trasformativi sulla relazione individuogruppo, mirati alla rielaborazione di valori, credenze e

di

gruppo che promuovano maggiormente


concetto di auto-efficaciain situazioni di rischio.

norme

il

BENEFICIARI DELL' INTERVENTO

Il

progetto intende rivolgersi, agli adolescenti d'et compresa


lra i t4 e i 18 anni e ai giovani tra 19 e 25 anni, appartenenti
alla categoria dei non sfudenti, del Comune di Bologna.

E' conseguente

che I'efficacia di tale intervento abbia ripercus-

sioni positive su pi attori sociali coinvolti e/o colpiti dal fenomeno dell' HIV (famiglia, strutture socio-sanitarie. . . ).

MODELLI D'INTERVENTO E ATTTVITA'


Si convinti della necessit che I'intervento implichi non solo
un coinvolgimento passivo del target, ma debba coinvolgere i
giovani in forma attiva, rendendoli "attori" degli interventi a
loro diretti.

Di conseguenza, i modelli di educazione alla salute che carattefTzzetato e guideranno I'intervento sono:

a. Il modello del fornire informazioni (per la trasmissione


di nozioni utili per contrastare il livello di disinformazione della fascia bersaglio)

b. Il modello del self-empowerment

(teso al rafforzamento
dell'autostima, di auto-efficacia e delle capacit decisionali rispetto alla propria salute)

c. I modelli di sviluppo della comunit (peer-education,


metodologia che si avvale del gruppo e della comunicazione tra pari come strumento di promozione della salute)
t42

Eugenlo Rollo

Lo psicologo e la progettazione

Ci si orienter intorno ad attivit di informazione dei giovani


sull'HIV-AIDS e le modalit di prevenzione, formazione degli
adulti di riferimento (educatori, istruttori, tutor...), educazione
alla salute, tramite le metodologie dei modelli sopra esposti),
avvalendosi delf integrazione di strutture differenti, operanti
nella comunit sulle problematiche legate ail'Hfv.
Inoltre nella fase finale del progetto prevista la divulgazione
dei risultati raggiunti dalla ricerca attraverso la loro presentazione entro canali di differente portata mediatica

Ci si prefigge di svolgere ogni attivit all'interno di percorsi di


lavoro in grado di suscitare e mantenere elevati interesse, motivazione, collaborazione e paftecipazione, utilizzando canali
privilegiati (musica, cinema, informatica...).
MONITORAGGIO E VALUTAZIONE

Il

gruppo di progetto effettuer un'opera continua e sistematica


di monitoraggio sull'andamento del lavoro, in ottica di circolarit di processo e di disponibilit di rielaborazione e calibratura
delle azioni a qualsiasi livello processuale.

Il progetto di ricerca-intervento

terminer con la valutazione


dei risultati del lavoro svolto in termini di dimensioni ed efficacia.

FATTORI DI IMPREVEDIBILITA' DURANTE LA STESURA DEL PROGETTO


momento della stesura del progetto, il gruppo non aveva
previsto la difficolt nel raggiungere la popolazione target. Infatti, gli adolescenti e i giovani non inseriti in percorsi scolastici (dropouts) rappresentano una categoria difficilmente raggiungibile tramite indagini empiriche.

Al

Altro limite rappresentato dalle pochissime ricerche empiri143

che che hanno approfondito il rischio HIV nella popolazione


giovanile. Pertanto poteva essere difficile reperire dati direttamente informativi sull'argomento da trattare. Infatti, alla caeza informativa si supplito con dati provenienti da ricerche
atrini (ad es. disagio).

Altro elemento di problematicit rappresentato dalla difficolt a valutare I'efficacia dell'intervento, che non pu awalersi
della possibilit di ricontattare i partecipanti.
Infine, al momento della stesura del progetto, non si poteva
prevedere una continuit dell'interyento riguardante iniziative
come I'ideazione del cd o la creazione della pagina web, dato
che queste stesse imziative sono state ideate in fase di implementazione del progetto. Quindi, ci si resi conto successivamente che solo uno sforzo integrativo da parte delle strutture
del territorio poteva garantire la continuit di queste stesse iniziative.

ELEMENTI PREVEDIBILI IN FASE DI STESURA


Era probabile e necessario uno sforzo integrativo intenso da
parte dei vari attori sociali (enti, LILA, Comune, servizi socio
sanitari) affinch il lavoro potesse risultare completo e potesse
presentarsi come frutto delle sinergie presenti sul territorio. In
breve, il fattore che ha potenziato I'intero intervento stata la
collaborazione e l'unit di intenti perseguita dagli attori sociali.
Quindi, solo una coerenza di intenti poteva favorire la buona
riuscita del progetto.

144

Eugenio Rollo

Lo pslcologo e la progettazione

(ispirato al progetto realizzato a cura dell'Ufficio Politiche Sociali del Comune di Mogliano Veneto - TV)

Argomento: costruzione di una rete sociale di famiglie per


l'accoglienza

Titolo: A BRACCIA APERTE


Premessa e analisi del contesto
Negli ultimi anni emerso un bisogno, manifestato da pi parti, di attivare forme di accoglienza presso singoli e tamiglie del
territorio. Le tipologie dei soggetti per quali I'accoglienza
presso singoli e famiglie potrebbe risultare opportuna in termini di efficacia educativa sono le pi differenti: da minori, a vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale, a donne vittime
di violenza psicologica elo fisica domestica, a soggetti che esprimono disagio mentale, ad altri in difficolt.
Nel territorio ci sono molte pi famiglie e singoli di quello che
comunemente si potrebbe pensare, disponibili ad accogliere chi
si trova in una condizione di difficolt o sofferenza.
Il progetto rappresenta la sfida da lanciare nel territorio. Si
tratta in sostanza di "reclutare" singoli e famiglie della collettivit che gi si sono attivate con forme di accoglienza ed altre
che sono sensibili, curiose, interessate dall'ipotesi di diventare
soggetti accoglienti. Queste famiglie diventano il soggetto attivo, la rete comunitaria oggetto e soggetto delf intervento.
Si possono ipotizzare famiglie: attive, che lo sono state, che lo
vorrebbero essere, che sono interessate
vari modi
all'accoglienza, cio disponibili ad accogliere ora e/o pi avanti o non disponibili per ora ma interessate ugualmente. Owiamente la disponibilit in termini temporali cio le famiglie
possono aderire alla rete senza mai accogliere, accogliere costantemente per lunghi periodi, accogliere solo per un periodo

in

145

temporale. ln sostanza per far parte della rete sufficiente la


disponibilita a confrontarsi su questo tema con altre famiglie.
Ci permette di costituire una comunit di famiglie che si interroga sul tema delle difficolt e delle sofferenze umane e quindi
sulle cause delle stesse e sul tipo di risposta della comunit e
dei servizi.
Il progetto si caratterizzaon per definire specifiche categorie
di soggetti da accogliere (ad esempio solo minori o soggetti
con disagio mentale), ma per potenzialmente accogliere qualsiasi tipologia di persona. Inoltre, chiede alla comunit di famiglie accoglienti di offrire disponibilit molto diverse che impegnino anche solo per poche ore la settimana.
Ovviamente la comunit di famiglie accoglienti funge da ambito privilegiato di supporto analisi e confronto tra le famiglie
rispetto I' esperienza di accoglienza.
Le famiglie saranno a loro volta strumento di promozione e
reclutamento per altre famiglie e sono e vanno considerate in
termini paritetici nei programmi di accoglienza cio hanno pari
dignit nel definire il progetto di accoglienza.Il presupposto
che la famiglia o il singolo che decidono di accogliere siano
soggetti competenti.

Destinatari:
Famiglie disponibili o interessate ai temi dell'accoglienza

Obiettivi:

1.

Riattivare un tessuto sociale capace di conoscere, capire


e farsi carico dei problemi del territorio.
2. Promuovere nei singoli, nelle famiglie e nella comunit
locale la disponibilit all'accoglienza di soggetti che
per diverse contingenze personali necessitano di accoglienza temporanea o duratura.
3. Costituire una rete di famiglie capace di collegare formare e sostenere le famiglie e i singoli del tenitorio disponibili ad attivare accoglienze di soggetti terzi.
r46

Eugenio Rollo

4.

Lo pslcologo e la progettazione

Costituire una rete di famiglie che sia in grado di:


- coltivare le motivazioni alla base della propria
scelta di accoglienza;
- diventare un gruppo in cui i membri interagiscono
e si aiutano;
- apprendere nuove competenze e stmmenti di accoglienza;
- elaborare le esperienze che si vivono attraverso il
confronto, il reciproco sostegno e la formazione;
- saper interagire con altre figure all'interno di un
progetto d'accoglienza;
- diffondere la cultura dell'accoglienza nel territorio.

Risultati attesi:
Strutturazione di una rete orgarizzata di famiglie per
I'accoglienza, facente capo ai Servizi Sociali competenti per
territorio.
Coinvolgimento di 24 famiglie, 8 per ciascuno dei tre cicli previsti.

Vincoli:
Disponibilit delle famiglie
Metodologia:

Il progetto consister essenzialmente in attivit di sensibilizzazione, progettazione e realizzazione della rete, utilizzando risorse interne alle amministrazioni pubbliche locali, consulenti
estemi e strutture di volontariato, attivando percorsi di formazione generale specifica in relazione al target dei soggetti accolti dalla rete. Spetta invece ai servizi comunali e socio sanitari del territorio che seguono i soggetti accolti la supervisione,
I'accompagnamento e il supporto di chi sta accogliendo o che
vuole accogliere.

147

Tipologie di accoglienza individuate


BUON VICINATO
Azione di sostegno verso un'altra persona o nucleo familiare
che si trova in una situazione di bisogno (per esempio: fare la
spese ad un anziano, fare assistenza ospedaliera, portare un
bambino a casa da scuola, prendere i figli a scuola, tenere i figli mentre una persona va a fare la spesa o qualche visita ...).
CITTADINO E FAMIGLIA D'APPOGGIO
Si tratta di essere vicini ad una persona o ad un nucleo familiare che necessitano di essere accompagnati o sostenuti nello
svolgimento di alcune attivit della vita quotidiana o per raggiungere alcuni obiettivi educativi (per esempio: aiutare a
svolgere i compiti ai figli, aiutare a cercare lavoro preparando
il curriculum e/o accompagnando ad appuntamenti e uffici,
aiutare a conoscere i servizi e le possibilit offerte dalla citt,
gli sport per i figli accompagnandoli, tutti aiuti in cui si d coraggio ad affrontare qualche difficolt).
SOSTEGNO DIURNO/PARZIALE - AFFIDO DIURNO
La persona viene affidata per una parte delle giornata o della
settimana ad un soggetto/nucleo familiare (per esempio: tenere
i figli per tutto il pomeriggio uno o due giorni a settimana). Si
pu configurare con il centro per I'affido competente per territorio la strutturazione formale di un affido diurno.
OSPITALIT A TEMPO PIENO
predisposta per un soggetto che temporaneamente privo di
un ambiente familiare idoneo o per il quale si ritiene efficace
I'inserimento in altro contesto da quello di provenienza sia esso la famiglia, il servizio sociale, la comunit....(stranieri in
cerca di casa e di lavoro, o che si trovano in Italia con il permesso di studio). Anche in questo caso l'ospitalit sar strutturata e codificata in forma di affido residenziale a cura del centro per I'affido.

CONWYENZA EDUCATIVA
Si tratta dell'accoglienza nella propria abitazione di soggetti o
nuclei familiari (esempio: mamma con bambino, donna separa148

Lo psicologo e la progettazlone

Eugenio Rollo

ta sola che ha bisogno di aiuto per breve periodo...) che necessitano di un accompagnamento e di un supporto educativo per
un periodo definito (ad esempio: fine settimana, alcuni mesi,
vacanze...). In questo caso si pu stipulare apposita convenzione con il servizio sociale del territorio o ricorrere ad una
formula di affido madre-bambino.

PRONTA OSPITALITA
Disponibilit immediata ad accogliere nella propria abitazione
persone che, per gravi motivi, si trovano a vivere situazioni di
emergenza e che necessitano di allontanarsi per un breve periodo di tempo dal nucleo familiare o dalla realt in cui vivevano. necessaria una formalizzazione tramite convenzione
con i servizi sociali ed eventualmente il placet dei competenti
organi giudiziari.

Attivit e fasi:
L'attivit si svolge in tre fasi:

1) pubblicizzazione

e reclutamento: occorre che il progetto sia adeguatamente reso noto alla popolazione di riferimento e che sia stimolato il senso di accoglienzanelle
famiglie. Questo awiene tramite opportune azioni di
informazione e s ensib lizzazione:
a. produzione di materiale illustrativo stampato;
b. collegamento con le associazioni di volontariato, le parrocchie, le organizzazioni e i gruppi in
genere presenti nel territorio;
organizzazione di eventi di interesse generale,
all'interno dei quali siano presenti o vengano citati temi dell'accoglienza (spettacoli teatrali,
musicali o cinematografici, convegni, giornate
di sohdariet, presenza con stand o materiali in
sagre, eventi sportivi, manifestazioni e simili).
Nel corso di tali occasioni si prowede ad incontrare e
raccogliere le prime adesioni delle famiglie, a fornire i
recapiti per successive adesioni o manifestazioni di in-

c.

149

teresse.

Gli eventi saranno orgarizzati a cura del coordinatore


di progetto in collaborazione con I'intera quipe e con
le or ganzzazioni presenti sul territorio.
2) formazione delle famiglie: le famiglie che durante gli
eventi orgatzzati hanno manifestato il loro interesse,
vengono invitate a partecipare ad incontri di sensibilizzazione e formazione, in cui saranno trattati temi
dell'accoglierLza, secondo le tipologie descritte sopra.
Si chiariranno compiti e formalizzazioti, bisogni diversi, disponibilit richiesta, ecc. A questi seguiranno incontri di formazione di gruppo, volti ad approfondire i
livelli di disponibilit, a cui seguiranno incontri periodici di confronto e scambio di esperienze, tenuti da uno
psicologo e un assistente sociale, secondo il seguente
schema:
a". 2 incontri di informazione generale con le famiglie interessate, con la metodologia della formazione d'aula. Durata: 2 ore ciascuno;
b. 1 incontro con ciascuna coppia interessata per
chiarimenti specifici, della durata di 1 ora;
c. 3 incontri di formazione di gruppo, della durata
di 2 ore ciascuno;
3) orientamento: le famiglie che hanno portato a termine
la fase di formazione, incontreranno l'quipe per esaminare per quale tipo di accoglienza risultano essere
maggiormente disponibili o idonei. Questa azione si
svolger in due incontri con la coppia e due individuali
con i singoli componenti.
Al termine di questa fase, le famiglie potranno partecipare ad una sorta di autoformazione permanente, consistente in una serie di incontri di gruppo, con cadenza
quindicinale, autogestiti ma coordinati da due membri
dell'quipe;

1s0

Eugenlo

Rollo

Lo psicologo e la progettazione

Tempi:
Il progetto avr la durata di un anno, durante il quale saranno
realizzati tre cicli progettuali (pubblicizzazione lformazione I
orientamento).
I primi tre mesi saranno destinati all'organizzazione generale e
alla presa di contatto con le altre organizzazioni presenti sul
territorio.
Dopodich i cicli progettuali avranno una durata di tre mesi
ciascuno.

Risorse:

locali saranno messi a disposizione dall'Amministrazione

Comunale.

Materiali didattici e supporti strumentali saranno reperiti tra le


disponibilit degli Enti coinvolti.
Stampe e produzione di materiali originali: da sviluppare.
Produzione di spettacoli: su base volontaria o con contributi di
sponsorizzazione.
Personale necessario:
1 Coordinatore part time
1 Psicologo a tempo pieno
1 Assistente sociale a tempo pieno
p:

Ft*

,ffiffi

iiffi,mffi

40

r.2w

30

100

3.000

0,50

3.000

1.500

1,50

200

300

30
1?7IIffi

ifiRffi$ffi
I
?R

i.{
depliant
Fascicoli
illustrativi
151

Verifica e valutazione:
Gli indicatori di successo del progetto sararno:

effettiva creazione

di una rete stabile di

famiglie per

I'accoglienza

'

adesione delle famiglie nel numero previsto (24)

partecipazione attiva alle iniziative proposte


realizzazione di accoglienze in numero superiore a quanto
rilevato prima del progetto

r52

Eugenio Rollo

Esempio n. L2 - sociale

Lo psicologo e la progettazione

violenza intrafamiliare

pnposto dal Comune di San Donato Milanese nell'amhih della pmgettaanno


2005 lege 285 / 1997: diritti ed opportanit pel I'infar,<ia c
$one
(progetto

I'adolevenqa)

1.

ARGOMENTO: violenza intrafamiliate

TITOLO DEL PROGETTO


Awio di un percorso integrato di presa in carico del minore
2.

vittima di violenza e della sua famiglia


3. ENTE PROPONENTE

Comune di San Donato Milanese, Ente Capofila Distretto Sociale Sud Est Milano
4. RESPONSABILE DEL PROCEDIMEhITO

Responsabile Ufficio di Piano Distretto Sociale Sud Est Milano

La responsabilit progettuale posta in capo ad un Comitato


Scientifico, stante la natura interistituzionale del progetto proposto.
5. SEDE

DEL PROGETTO

Denominazione: Centro Socio-Sanitario


nato Milanese

Comune di San Do-

6. SOGGETTI CO.PROGETTANTI

Pubblici
Ente

Tipologia di accordo/putecipazione

Distretto Sociale Sud Est Milano

Convenzione Intercomunale in
atto

i
I

i
:

Comuni afferenti

ASL

MI2

Protocollo d'Intesa

153

Privato sociale o privato profit


Ente

Tipologia di accordo/partecipazione

Coop.Soc. Crinali-donne per


un mondo nuovo

Convenzione

7.

ULTERIORI AGENZIE ED ORGANIZZAZIONI

COINVOLTE
Pubbtici
Ente

Tipologia di accordo/partecipazione

Comuni afferenti al Distretto


Sociale

Convenzione intercomunale in
atto

Dirigenze Scolastiche afferenti Accordo di collaborazione


al Distetto Sociale
Oratori ed agenzie di prossimi- Accordo di Collaborazione
t afferenti al Distretto Sociale

Privato sociale o privato profit


Tipologia di accor-

Ente

do/partecipazione

Rete Acco glienza Minori


concessionario Distretto So-

Contratto di diritto pubblico

ciale

154

Lo psicologo e la progettazione

Eugenio Rollo

8. CONTESTO
La presente p

IN CUI SI COLLOCA IL PROGETTO


di quanto

agli ig[terventi di prevenzione, di q-optrrulg;[Jfg1gepo e Oi


ridg-4ione del danno in ordine alla-violenza-sui.bambini e sulle
bambine,assumendoladef inizione_-.9-qt[f UAt"rellg*e"o=Uvenratif,cata in legge n"l76ldel
..b4at

r'

,'-.-.*'-.*.

*o

Nello specifico configura un avvio di attivit sperimentale, clinica e scientifica, che consenta il concreto recepimento territoriale - con riferimento al territorio del Distretto Sociale Sud
Est Milano, ambito tenitoriale n" 2 dell'ASL MI 2 - dt quanto
disposto nel merito dalla normativa nazionale specifica (L.
1761199l, L. 47611998, L.1711993, L.18411983 c.c.m. dalla
L.I491200I,L. 15412001), dalla normativa quadro sanitaria e
socio-sanitaria (L. 83311978 c.c.m. da D..Lgs 502/ 1992 e
D.Lgs. 22911999;- DPCM I4l2l200l "atto di indinzzo e coordinamento in materie di prestazioni socio-sanitarie" - DPCM
29 ltl l200l "definizione dei livelli essenziali di assistenza') e
sociale (-.32812000 "Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali"), e soprattutto da
quanto recentemente legiferato e deliberato in merito dalla Regione Lombardia.

La recente approvazione della I-egge regionale n" 34, recante


'?olitiche regionali per i minori", e della deliberazione di
Giunta Regionale n' VIV20100 " Linee guida per il riordino e
l'orientamento dei servizi dedicati alla tutela dei minori vittime di v\olertzt' interrogano un contesto organizzatvo, degli
Enti ed Istituzioni e dei servizi allo scopo dedicati, che sta uscendo da un periodo di profondi rinnovamenti e ripensamenti
or ganizzativi e di responsabilit.

L'applicazione dei dispositivi previsti dalla citata L. 328/2000,


con la realizzazione della prima pianificazione di zona dei servizi socio-assistenziali a cura dei Comuni associati per ambito
155

territoriale, ha trovato coincidenza con il nuovo assetto di pianificazione, amministrazione e controllo delle ASL lombarde
(secondo il Piano Socio Sanitario 2002-2004, approvato con
D.C.R. n'YW46212002).

Nel triennio che sta per arrivare a conclusione sono dunque


coincise I'assunzione di responsabilit associate di programmazione degli Enti Locali con il necessario abbandono delle
modalit di "delega" di servizi e funzioni alle ASL, prevista
dallaL.3Il97.
Nello specifico campo dei servizi di sostegno alle crisi familiari e di protezione istituzionale dei minori dalle varie forme di
violenza intra-familiare, i Comuni hanno omogeneamente riassunto le responsabilit relative e la titolarit condivisa di servizi dedicati.
La pianificazione zonale ha quindi contemplato I'attivazione di
servizi specifici dedicati, concentrandosi - per necessit organizzative e di risposta al bisogno immediatamente emergente sugli aspetti di rilevazione e di protezione del minore, di diagnostica psico-sociale, anche in collaborazione con l'Autorit
Giudiziaria competente.

Il Distretto Sociale

Sud Est Milano ha attivato un servizio minori e famiglia, che assommasse le competenze preventive e
promozionali a quelle di sostegno familiare e protezione in caso di disfunzione relazionale o violenza intrafamiliare, composto da figure professionali specialistiche di servizio sociale professionale, di psicologia clinica e di pedagogia; nell'ottica di
superare una immagine di tali competenze e servizi di tipo specialistico e sconnesso alle realt territofiali, soprattutto alle attivit e servizi di prossimit a bambini e famiglie e di prevenzione primaria, ha disegnato un'organizzazione per quipe territoriali dedicate (3 Poli), che insistessero con continuit su segmenti di popolazione, identificati in comunit locali singole o
aggregate per numero di popolazione.
156

Lo pslcologo e la progettazione

Eugenlo Rollo

Contemporaneamente ha aricchito tali offerte di servizio con


interventi specifici di Assistenza Domiciliare Minori, integrati
nelle 3 quipe territoriali.

Tale struttura di servizio ha all'ogg capitalizzato pensiero ed


esperienza professionale, nonch trovato adeguato dimensionamento e condivisi protocolli operativi: contmporaneamente
sono stati affivati un servizio affidi familiari (congiuntamente
al Distretto Sociale di Paullo) ed una rete di amglienza eterofamiliare per minori, in partnership con soggetti di privato sociale.

A tre anni da quella spinta associativa e riorganizzativa i Comuni del Distretto Sociale hanno dunque maturato e costruito
un sistema di interventi e servizi nel campo delle garanzie integrative e sostitutive dei nuclei familiari - ivi compresi i peculiari bisogni ed interventi nel complesso settore della rilevazioilo, segnalazione, protezione e diagnostica, collegati
alf insorgere della violenza intrafamiliare in ogni sua forma e
manifestazione - che appare garantire un'adeguata copertura
territoriale dei bisogni, sia marcatamente socio-assistenziali
che psico-sociali in funzione di prima diagnostica e di sostegno
e controllo.
Su specifiche necessit di collaborazione o prestazione - intese per singola situazione problematica - nel tempo risultato
attivabile il sistema sanitario pubblico o privato accrditato:
non si per determinata la definizione di politiche aziendali
condivise e di costruzione di percorsi e processi metodologici e
di risposta comune, che stanno alla base di un sistema integrato
di contrasto, soprattutto a quei fenomeni di violenza che richiedono l'attivazione "di connessioni sistematiche e stabli tra
i servizi dell'area sanitaria e socio-sanitaria, dell'area sociale
e dell'area educativa in diretto e costante collegamento con
157

l' Aut o rit Giudi zi a ri a"

Va

sottolineato che tale carenza ha soprattutto rilevato


nell'area specializzata di prevenzione terziarra (valutazione di
recuperabilit e trattamento), con conseguente ricorso - da parte del servizio minori e famiglia del Distretto Sociale - a erogatori terapeutici privati, con comprovata competenza ma non
coinvolgibili in una co-costruzione territoriale dell'oggetto di
lavoro e nella co-costruzione di senso.

L'onerosit economica di detto ricorso, inoltre, ha presumibilmente inibito o indotto a surrogare necessit di pronta valutazione e trattamento, necessari in questi casi per contestualizzare in termini di tempo e di investimento la recuperabilit dei
nuclei familiari in relazione ai bisogni ed al benessere assicurabile al / ai minore/i coinvolti e/o vittime di violenza.

Il

presente progetto intende quindi riservare particolare attenzione, e destinare specifiche risorse, alla costruzione di una
cornice condivisa che consenta la sperimentazione di procedure e metodologie di integrazione fra funzioni sociali e sociosanitarie, esplicitamente richiamando quanto previsto dalla citata DGR n" VIV2100-2004 nonch dal Documento di Programmazione Territoriale delle attivit progettuali licenziato
per 2005 dal Consiglio di Rappresentanza dei Sindaci
dell'ASL MI 2.

il

Nel contempo prefigura un laboratorio attivo e con forte territorialit in merito alla lettura del particolare bisogno, alla predisposizione di protocolli operativi e di collaborazione,
all'individuazione di un continuum metodologico fra le differenti fasi di intervento a contrasto, prevenzione, riduzione e
risoluzione del danno derivante da comportamenti di violenza
intrafamiliare.
Su queste esigenze si individua la peculiarit di trovare e connettere risposte adeguate anche per le famiglie ed i bambini
158

Eugenio Rollo

Lo psicologo e la progettazlone

nella particolare condizione della migrazione o delle radici culturali minoritarie, anch'essi sempre pi spesso coinvolti in patologie relazionali violente, ma che discendono da contesti culturali e assiomi relazionali non assimilabili a quelli maggioritari della popolazione italiana: in questo senso si ritiene assicurare una presenza clinica specialistica all'intero percorso progettuale.

9. DESTINATARI ED ANALISI DEI BISOGIYI

Destinatari specifici e diretti del progetto risultano i bambini e i


relativi nuclei familiari, residenti o domiciliati sul territorio del
Distretto Sociale Sud Est Milano, coinvolti/a rischio di insorgeza delle 5 categorie di violenza assunte dall'OMS nel rapporto su Violenza e Salute dell'anno 2002, ed in specifico:

./
,/
,/
,/
,/

ttasctxatezza
maltrattamento fisico
maltraffamento psicologico

abuso sessuale
violenza assistita
Nel corso dell'anno 2004

il

servizio minori e famiglia ha com-

plessivamente affrontato 296 situazioni familiari connesse


all'intervento dell'Autorit Giudiziaria minorile; si stima intorno al40%o I'incidenza di indicatori di rischio o di conclamate
forme di violenza secondo le categorizzaziori soprariferite.
Circa I'8 Vo dei destinatari target presenta nazionalit o origini
straniere, dell'intero nucleo o di uno dei genitori.

Di tali situazioni non tutte rilevavano opportunit o necessit di


interventi clinici psicoterapici per il nucleo familiare (in relazione alle risorse professionali attivate/attivabili ed alle specifiche di recuperabilit o di trattabilit); sono comunque attivi
16 interventi clinici esterni al sistema dei servizi distrettuali.
Destinatari indiretti risultano

gli

159

operatori pi direttamente

coinvolti nella responsabilit istituzionale di protezione, tutela,


contrasto, recupero, riparazione parziale o totale del danno: la
costante sollecitazione professionale, i livelli emotivi e di senso, la necessit di alta specializzazione e di continuo confronto,
aggiornamento e formazione, la non sempre socialmente riconosciuta valenza della funzione - cozzante con pregiudizi e
credenze diffusi in molti strati sociali e spesso anche fra i portatori d'interesse comunitari ('ladri di bambini") - rende necessario un forte investimento nella creazione e nella "marutenzione" di un gruppo di lavoro e di elaborazione stabile e
motivato, che possa avvalersi di spazi e tempi riconosciuti per
una definizione professionale e specialistica di processo e di
metodologie.

Infine, stante il carattere sperimentale delf iniziativa, le Istituzioni e organzzazioni coinvolte risultano terzi destinatari, sul
terreno ,all'oggi inesplorato e non sperimentato, di una nuova
formula di integrazione socio-sanitaria, che coniughi la ricerca
di un percorso stabile e condiviso - al posto dell'erogazione di
singole prestazioni - con la ricerca di sostenibilit economica e
delle risorse in campo e con I'applicazione scientifica di indicatori di efficacia e di risultato, riproponibili in protocolli sperimentati e validati e successivamente estensibili alf intero territorio dell'ASL MI2.

10.

OBIETTWI DI PROGETTO

Il

presente progetto assume come obiettivi primari quelli di


metodolo gia organiz zativ a, modello or ganizzativo e formazione degli operatori riportati all'allegato A della gi citata DGR

vlv2100.

In tal senso si colloca come territoriale percorso applicativo,


nella ricerca di un modello originale, co-costruito, confrontato
e confrontabile, che possa poftafe alla costituzione stabile di un
servizio dedicato.
160

Lo pslcologo e la progettazione

Eugenio Rollo

In tal senso si richiama la futura e prevista attivit di accreditamento di servizi specializzati da parte della Regione Lombardia.

1.1.

ATTTVITA' PREVISTE

Meglio se suddivise in fasi

1.

costituzione del gruppo di lavoro e di un Comitato scientifico con compiti di sintesi istituzionale, elaborazione di sistemi informativi, indicatori e processi di valutazione ex
ante, in itinere ed ex post
Si ritiene congrua una composizione del gnrppo di lavoro
come di seguito

Distretto Sociale

ASL MI2 (*)

3 coordinatori di
quipe servizio minori e famiglia

Specialisti in terapia
o trattamento familiare individuati dal
Dipartimento ASSI

Terzo settore
1 specialista del
servizio di clinica
transculturale assicurato dalla Coop.Soc. Crinali

1 specialistadella

A.S. con funzioni


successive di raccordo, di rilevazione del bisogno ed
analisi della domanda di trattamento
1

rete di accoglienza
etero-familiare mi-

nori

(*) ci si attiver per il coinvolgimento di professionisti afferenti anche all'Azienda Ospedaliera


e del comitato scientifico come

161

di seguito

Distretto Sociale

ASL

MI2

del servizio mi- 2 responsabili di servizio appositamente individuati


nori e famiglia
1 coordinatore

Responsabile ufficio di piano

2.

attivazione di sostegno/facilitazione tecnica specialistica al


lavoro di gruppo, atffaverso incarico ad hoc per 6 interventi
di mezza giornata ciascuno

3.

valutazione/condivisione attivit formative personali e di


gruppo pregresse o in atto

4.

Predisposizione formazione specifica ad affivarsi con il


Piano formativo della Provincia di Milano, in connessione
con il Progetto TRAM, a valere sulla medesima Legge
2g5r97

5.

Formazione specifica nel campo transculturale ad attivarsi


con il Piano formativo della Provincia di Milano

6.

definizione specialistica comune delle fasi del processo di


"presa in carico del fenomeno della violenza sui minori",
con riferimento alle attivit
- trasversali @revenzione primaria, prevenzione se-

condaria)
specializzate (valutazione e trattamento)
ed alle fasi di

riduzione del rischio


rilevazione
segnalazione
denuncia/segnalazione
protezione
t62

Lo psicologo e la progettazione

Eugenio Rollo

valutazione
trattamento terapeutico e sostegno

7.

Individuazione da parte del Comitato scientifico di adeguati indicatori di monitoraggio e di valutazione

8.

Attivazione servizio di valutazione specifica di recuperabilit e di trauamento / terapia familiare, con il concorso di
personale specialrzzato sanitario, e parallela attivazione di
servizio di consulenza transculturale e mediazione culturale, a supporto nelle varie fasi di cui al punto 5 - funzione di
servizio sociale professionale dedicata al raccordo ed
all'attivazione dei singoli interventi

9.

Individuazione di metodologie di contatto, coinvolgimento,


informazione e formazione operatori/educatori della fascia
di servizi di prossimit (asili nido, scuole, oratori,
CDR.....), a realizzarsi dai componenti il gruppo di lavoro
e dagli operatori del servizio minori e famiglia sui propri
territori di competenza. Nel corso di precedenti progettualit 285 si sono 91 reaTzzate inizative in tal senso - oltre a

formazioni specifiche per gli operatori sociali e


dell'accoglienza - ma si ritiene opportuno richiamare
l'attenzione ed il coinvolgimento sulle modalit orgarizzative e metodologiche territoriali che si andranno a individuare.
10. Realizzazione di 3 incontri pubblici sul tema della violenza
ai minori e di presentazione della DGR e delle modalit attuative territoriali

di strategie stabili di connessione fra attivit


prossimit,
di servizi di
attivit socio-assistenziali di rileva-

11. Individuazione

163

zioe, protezione, controllo e sostegno, attivit

socio-

sanitarie di valutazione specialistica e trattamento

e individuazione delle possibilit/opportunit


di messa a regime degli interventi e servizi sperimentati

12. Y alutazione

12 .

RISULTATI ATTESI

Individuazione di un percorso condiviso socio-sanitario della


in carico e del trattamento delle forme di violenza sui
minori

presa

Territorializzazione degli interventi e costruzione di un modello distreffuale effi cace/efficiente/sostenibile


Riconoscimento/sviluppo delle professionalit speci alizzate nel
campo

Attivazione di competenze specifiche inter e transculturali e


sviluppo di tali competenze/sensibilit anche da parte degli operatori coinvolti dal progetto
Riconoscimento degli specifici bisogni di mediazione culturale
per le famiglie ed i minori stranieri vittime di violenza
Condivisione di senso e di riconoscimento del fenomeno (a livello macro ed a livello del benessere del singolo bambino) da
parte degli operatori/servizi di prossimit
Concretizzazione opportunit di servizio specialistico pubblico
territoriale accreditabile (ai sensi della DGR VIV2100 e delle
future disposizioni regionali)

Formulazione metodologie organizzative e protocolli riproducibili territorialmente

1,64

Lo psicologo e la progettazione

Eugenio Rollo

13 .

INDICATORI DI RISULTATO

Per le caratteristiche interistituzionali del progetto si ritiene


coerente demandare al Comitato Scientifico f individuazione di
indicatori adeguati, anche in considerazione delle differenti
partiture economico gestionali coinvolte, nonch delle differenti modalit di rilevazione e dei differenti sistemi inforrrativi.
Data la caratteristica incrementale del progetto questi dovranno differenziarsi in indicatori di processo ed indicatori di esito.

14 .

METODOLOGIE INDIVIDUATE

Co-costruzione del percorso:

,/
,/
'/

metodologie di facilitazione e di costruzione di linguaggi


matrici di senso comuni e condivise
formazione specialistica del personale
logica incrementale

Attivit clinica:

,/
./
./

trattamento familiare

di

epistemologia sistemico-

relazionale
se rilevassero risorse professionali adeguate e disponibili,
trattamenti individuali e di coppia di epistemologia dinamica
consulenza e collaborazione di clinica transculturale

Attivazione operatori di prossimit e delle comunit locali:

,/

informazione/formazione, empowerment, promozione


pubblicizzazione mirata

165

ELBMENTI DI TRASVERSALITA TERRITORIALE


E FRA AREE DI INTERVENTO

1.5.

Auspicabile la ricerca di connessioni con I'area delle pi estese


politiche di promozione dei diritti dell'infanzia, di benessere e
sostegno comunitario alle famiglie nei compiti di cura ed accudimento, contrasto all'emarginazione ed alle povert.
Connessione con il lavoro di rete solidale e comunitaria per
I'accoglienza e 1'affido familiare in atto nel Distretto Sociale.

16 . PIANO FINANZIAMENTO

BUDGET COMPLESSIVO PROGETTO, con esclusione degli


oneri di personale sanitario:
.40.898,50

FINANZIAMENTO COMPH,SSWO PREVISTO: . 19.100


CO-FINANZIAMENTO PREVISTO, con esclusione degli
neri di personale sanitario:
.21.798,50

166

Lo psicologo e la progettazione

Eugenio Rollo

16.a descrizione analitica (in euro)


Tipologia di

Voci analiti-

spesa

che

Quota finanziamento

Quota co-

TOTALE

finanziamento

RISORSE

Non detta-

UMANE

gliabili, personale prove-

niente da Isti-

tuzioni differenti e non


ancora destinato
Interne

Membri del
gruppo di
lavoro

2.000 Indicativamente 4 ore


(apporto di/settimana del
pendenti Cotempo lavoro

2.000

muni coinvolri)

16 ore
/settimana +
quipe bimensile di 4
ore ed a turno

Psicoterapeuti
(prestazioni
sanitarie)

attivita di
accesso ed

analisi della
domanda

Attivit amministr. e di

2.498

2.498

segreteria
4 ore settima-

nali
@istretto
Sociale)
Esterne

4.800

A.S. speciali-

4.800

sta Der rac167

cordo / analisi
domanda

4 ore settima-

nali
Spese di co-

ordinamento
Quote orarie
personale

Comitato
scientifico

coinvolto
Distretto Sociale ed ASL

MI2

l,
I

o." indivi-

lduali /mese
Prestazioni di

servizi / con-

tratti

collaborazioni

Clinica tran-

3.800

3.800

5.200

5.200

sculturale

Attivazione
opportunit di
consulenza su
singoli casi e

partecipazione gruppo di

lavoro
Clinica transculturale

Fornitura
mediatori
culturali per

colloqui, incontri protetti,


terapie in atto

Lo psicologo e la progetazione

Eugenio Rollo
Suppor-

1.800

1.800

500

s00

to/facilitazion
e specialistica

lavoro di
gruppo
Supporto preparazione e

svolgimento
incontri pub-

blici
Acquisto beni

il

il

il

il

e attrezzatue
Spese di Ge-

stione

Forniora sedi
di incontro
guppo di
lavoro e di

3.000

svolgimento
anivit clinica

(ASLMI2

Distretto Sociale)
500

Cancelleria e
materiale a
supporto

800

Telefonia

Altro
Materiale
informativo e
pubblicizzazione

TOTALI

1.000

1.000

19.100

r69

-F

17. CO-FINANZIAMENTO

Ente o Otgantzzazione

Distretto Sociale

tipologia

Quota prevista

Membri del gruppo di

13.284,80

lavoro

Attivit amministrativa
di segreteria

Comitato scientifico

1.715,70

Fornitura sedi di incontro gruppo di lavoro e di


svolgimento attivit clinica

Cancelleria e materiale
supporto

Telefonia

ASLMI2

2.498

1.000

s00
500

Membri del gruppo di


lavoro
Psicoterapeuti

(prestazioni sanitarie)
Comitato scientifico
Fornitura sedi di incontro gruppo di lavoro e di
svolgimento attivit clinica

Telefonia

2.000

300

170

Eugenio Rollo

Esempio n. 13
lastica

Lo psicologo e la progettazlone

evolutivo-sociale - dispersione sco-

Argomento: progetto di intervento per la prevenlione

riduzione della dispersione scolnstica


un' e sp erienza ffittiv ament e realizzata).

(dn

Titolo: dispersione scolastica.


La dispersione scolastica un fenomeno complesso determinato da una pluralit di cause interne ed esterne, e pu manifestarsi in svariati modi, come: mancati ingressi, evasione
dell'obbligo, abbandoni, bocciature, frequenze irregolari. Pu
emergere in aspetti pi celati come malessere e disadattamento
scolastico o ancora nei mancati progressi individuali. Possono
essere rintracciate cause soggettive e oggettive che riguardano
gli abbandoni scolastici. Tra le prime, si rintraccia un disagio
nelle situazioni familiari, che non forniscono motivazioni alla
riuscita o livelli di aspirazione alti. In questi casi si rileva uno
scarso capitale culturale in loro possesso, per cui tali soggetti
rinunciano ad accedere a livelli pi alti di istruzione o si rivolgono a tipi di istruzione che offrono minori opportunit di formazione. Tra le cause oggettive troviamo, invece, i limiti e le
insufficienze del sistema scolastico, I'assenza di un reale ed
effettivo coinvolgimento delle famiglie e del mondo esterno e
la diffusione del lavoro minorile.
Questo fenomeno cos complesso non va per interpretato secondo leggi causa-effetto, va invece analizzato tenendo conto
delle interazioni tra cause oggettive e soggettive, tra condizioni
interne ed esterne alla scuola, che si intrecciano alle problematiche dei vissuti giovanili. Oggi il concetto di dispersione scolastica viene affrontato con una sensibilit nuova, non pi
considerato come una responsabilit esclusiva del discente
comprendendo la possibilit di affrontarlo dentro e attraverso
171

la scuola. Da una logica compensativa per cui venivano presi


in carico solo gli svantaggiati, si passati ad interventi diretti a
tutti gli studenti, cercando di coinvolgere le famiglie e le altre
situazioni locali e facendo in modo che la comunit educativa e
sociale agisca su tutto il territorio, attraverso la collaborazione
e I'integrazione intra e inter-istituzionale tra pi figure professionali.

FINALITIt'
Questo progetto mira alla prevenzione e al recupero della dispersione scolastica e alla riduzione della marginalit sociale
degli alunni soggetti all' obbligo scolastico.

OBIETTIVI SPECIFICI
aumentare la motivazione al lavoro scolastico, scoprendo nuovi modi di "fare" scuola
sensibilizzare le famiglie aumentando la loro partecipa-

zione al percorso formativo dei frgli e promovendo la


comunicazione tra queste e le altre agenzie educative
rcal\zzarc un lavoro di rete, promovendo la collaborazione tra 0 agenzie educative e sociali in 0 iniziative

BENEFICIARI

Diretti: studenti (specificarne numero

e composizione)

Indiretti: famiglia, scuola, comunit locale


METODOLOGIA D' INTERVENTO
Metodologia attivo-partecipativa, che prevede I'impiego del
gruppo quale strumento privilegiato di lavoro che permette di
awiare il processo di integrazione tra i vari protagonisti del
progetto, grazie all'uso di circle time, brain storming ed altri
172

Lo psicologo e la progettazione

Eugenio Rollo

lavori di gruppo. Tra le metodologie attive rientra anche la


scelta di effettuare laboratori, in cui possono essere promosse
la pafecipazione degli studenti e delle famiglie e la possibilit,
per gli studenti di "apprendere facendo".

AITIVITA'E TEMPI
Brainstorming e circle time durante 2 incontri pomeridiani precedenti all'awio delle attivit laboratoriali al fine di decidere,
in presenza di alunni e genitori, la tematica della rappresentazione teatrale e la suddivisione dei ruoli alf intemo dei laboratori. I laboratori sono stati ideati con I'intento di coinvolgere i
destinatari diretti e indiretti di questo progetto, permettendo la
socializzazione e l'integrazione tra questi e prevedendo la presenza di alunni, genitori e docenti in ogni laboratorio. Inoltre in
ognuno di essi sono stati attivati lavori di gruppo volti alla vaIonzzazione della cooperazione e del rispetto reciproco. I laboratori vengono suddivisi in diverse aree:

creativit: per la creazione della locandina (1 incontro a


sett. x 3 ore)
musica: per la scelta delle musiche (1 incontro a sett. x
3 ore)
scenografia: per l'organizzazione della scena (1 incon-

troasett.x3ore)
costumi: per la creazione dei vestiti di scena (1 incontro

asett.x3ore)
drammatzzazione: per la scelta degli attori (1 incontro

asett.x3ore)
RISORSE UMANE
1 esperto di informatica

I
I

insegnante di musica
insegnante di educazione fisica
173

esperto di scenografie

1 sarta
1 esperto
1

di drammatizzazione

psicologo per la conduzione di lavori di gruppo

RISORSE STRUMENTALI
aula multimediale

supporti didattici di vario genere (pennarelli, matite, block notes)


sistema audio
una palestra (quella della scuola)

cartoni (per la creazione delle scenografie)

colori acrilici
stoffe

I'aula magna della scuola per la rappresentazione


VALUTAZIONE
progetto preveder una valutazione in itinere, che accompagna la messa in atto del progetto, con I'intento di verificare se:

I1

l'intervento raggiunge e coinvolge i partecipanti alle attivit


- se le risorse previste sono sufficienti
Tale valutazione permetter di effettuare aggiustamenti in
itinere o rimodellamenti nel caso in cui ci sia un'eccessiva distanza tra il piano e la real\zzazione.
Per far ci saranno utilizzati sffumenti come diari di bordo per
rilavare alcuni indicatori sulla partecipazione dei beneficiari
(numero presenti alle attivit, ad esempio) o questionari sulla
soddisfazione rispetto all' intervento.
174

Lo psicologo e la progettazione

Eugenlo Rollo

Un secondo momento di valutazione riguarder quella che viene definita ex-post, che awiene a conclusione del progetto e
che indica la sua capacit di raggiungere gli obiettivi prefissati,
i cambiamenti che apporta (e non strettamente collegati agli
obiettivi), la sua efficienza (rapporto costi-benefici), la sua trasferibilit.
Tale valutazione sar effettuata a partire dai risulta raggiunti,
(il pi operativo) ovvero la rappresentezione teatrale e dalla
pubblicazione di 1 opuscolo che riassuma le attivit svolte
all'interno del programma al follow-up, a distanza di anno
sulle stime della dispersione scolastica in questo istituto.

t75

Esempio n. L4 - evolutivo / sociale - interculturalit


(ispirato al progetto "Compagni di mondo" del
di Collegno)

Iil

Circolo Didattico

Argomento: integrazione di banrbini di culture diverse a scuola

Titolo: Tutto il mondo

paese

Premessa e analisi del contesto:

Da Paese di emigrazione, qual era nel secolo scorso, l'Italia


diventa sempre pi Paese di immigrazione, con tutto quanto ci
comporta in termini di opportunit e rischi. Mentre gli oppositori dei fenomeni migratori si concentrano sui rischi di una
immigrazione non controllata ed alimentano la nascita o il rafforzamento di pregiudizi, chi impegnato da un punto di vista
sociale e professionale nell'area evolutiva sa quanto
I' integrazione autentica possa portare vantaggl sociali.

Contrastare il pregiudizio e permettere a culture diverse di incontrarsi e mettere in comune il meglio di ciascuna diventa obiettivo primario per gli operatori che vedono quindi nella
scuola, luogo di evoluzione personale e sociale per eccellenza,
I'interlocutore privilegiato per un'azione educativa forte ed efficace.

I temi su cui lavorare sono quelli in cui si valorizzano differenze culturali non soggettive. La scelta pi felice sempre quella
che privilegia argomenti in grado di destare interesse in tutti e
offrire ad ognuno pari opportunit di successo: tutti i bambini,
qualunque sia la loro originaria appartenenza etnica, avranno
modo di confrontarsi e di raggiungere traguardi positivi che
aumenteranno la loro autostima.

dovere della scuola evitare, per quanto possibile, che le diversit si trasformino in difficolt di apprendimento e in probtemi di comportamento, poich ci quasi sempre prelude a
fenomeni di insuccesso e di dispersione scolastica e conse176

Eugenio Rollo

Lo psicologo e la progettazione

guentemente a disuguaglianze sul piano sociale e civile.

Destinatari:
Alunni, genitori e docenti della scuola primaria

Obiettivi:

Il progetto ha come obiettivo la promozione della conoscenza e


il dialogo costruttivo tra culture diverse attraverso l'apertura
della scuola come un luogo d'incontro e di mediazione fra cul-

ture diverse creando occasioni concrete di integrazione dei


bambini provenienti da paesi stranieri.

Vincoli:
disponibilit delle famiglie

Metodologia:
Basato sui principi della cittadinanza attiva,
coinvolgimento di diversi attori:

il

progetto vede

il

la scuola primaria, con il suo personale direttivo, do-

I'Amministrazione Comunale ed il personale della Biblioteca Civica;


le Associazioni di volontariato presenti sul territorio;
le famiglie che hanno bambini a scuola, in primo luogo
le famiglie immigrate;
esperti e consulenti esterni coinvolti su attivit specifi-

cente e non docente;

che.

Attivit e fasi:
Azione

Biblioteca

Obiettivi: Costruire un progetto formativo integrato con il territorio anche attraverso il ricorso alle nuove tecnologie.

Offrire un servizio apefo ad una fascia d'utenza pi ampia, a


177

tutti i bambini ed adulti del territorio. Tessere momenti di sensibilizzazione e di tramite per arrivare alla fruizione della Biblioteca Civica di Collegno.
Attraverso la lettura cogliere i valori umani fondamentali comuni alle varie culture rispettando la diversit.

Attivit: Appuntamenti mensili in orario extrascolastico nei


locali della Biblioteca, nel corso dei quali le mamme straniere
racconteranno le tradizioni, i giochi, le fiabe e le leggende del
proprio paese d'origine.
Apertura della Biblioteca al quartiere con servizio di consultazione, fotocopie, informazione bibliografica, assistenza per lo
sviluppo di abilit d'informazione e animazione alla lettura.
Allestimento di uno spazio lettura.
Soggetti coinvolti: Alunni di tuue le classi della scuola primaria, insegnanti, genitori, associazioni del tenitorio, persone interessate alf iniziativa.

Azione2-Mammeascuola
Obiettivi: Yaloizzare le varie culture. Promuovere la conoscenza reciproca e

il dialogo costruttivo

Attivit: Incontri tra mamme e insegnanti in orario extrascolastico per organizzare le attivit.

in orario

scolastico di mamme e insegnanti sulle


classi o con gruppi di alunni in verticale.

Interventi

Costruzione

di una fiaba multilingue in

collaborazione tra

maurme, insegnanti, alunni


Pubblicazione e distribuzione della fiaba

Soggetti coinvolti: Le mamme di origine straniera, gli alunni e


le insegnanti della scuola, in collaborazione con le associazioni
di volontariato.
178

Lo psicologo e la progettazione

Eugenio Rollo

Azione 3 - Teatro

Obiettivi: Sviluppare il senso di accoglienza e di integrazione


tra alunni stranieri ed italiani.
Potenziare modalit espressive di comunicazione tra i soggetti
partecipanti favorendo la condivisione di esperienze culturali
diverse.

Attivit: Creazione di un breve testo teatrale sul

tema

dell'accoglienza e sua rcalizzazione e rappresentazione


Soggetti coinvolti: Alunni e insegnanti, con la collaborazione
di esperti esterni
Azione 4 - Musica

Obiettivi: Portare i bambini a scoprire e conoscere canti, musiche e danze di culture diverse.

Attivit: Ascoltare, memorizzare, riprodurre e produrre suoni e


canti attraverso l'uso della voce e di strumenti. Sviluppare
I'espressione del movimento e della comunicazione corporea
attraverso la danza spontanea e strutturata.
Soggetti coinvolti: Alunni e insegnanti, con la collaborazione
di esperti esterni
Azione 5 - Lingua italiana per stranieri

Obiettivi: La scuola avverte la necessit di attivare forme di


comunicazione e sostegno alle famiglie degli alunni, nella consapevolezza che, senza un rapporto significativo tra scuola e
famiglia, l'ntegrazione parziale. Si ritiene pertanto opportuno
rispondere all'esigenza di istituire un corso di lingua italiana
per i genitori dei bambini stranieri che frequentano la scuola, in
modo da abbattere il pi possibile la barriera di comunicazione
linguistica

Attivit: brevi corsi monografici di cultura italiana, non limitati


179

all'apprendimento linguistico, ma estesi ad elementi di vita


quotidiana: regole stradali, uffici pubblici, sistema sanitario
nazionale, diritti e doveri dei cittadini, educazione civica, festivit, usi e costumi, ecc.
Soggetti coinvolti: Famiglie degli alunni stranieri e insegnanti

Azione 6 - Laboratorio di cucina multiculturale

Obiettivi: Per contribuire ad una maggiore consapevolezza


delf integrazione, si ritiene importante proporre momenti di
socializzazione incentrati sulle diversit dei cibi nei diversi Paesi

Attivit: Creare momenti di socializzazione attraverso la scoperta di cibi tradizionali. Durante feste od occasioni specificamente organzzate, le famiglie italiane e straniere preparano
cibi della tradizione che vengono poi messi in comune ed assaggiati, con scambi di ricette incrociati. Se possibile, si utilizzer una cucina alftezzata o un centro cottura per preparare insieme ed insegnare reciprocamente la preparazione dei piatti.

Soggetti coinvolti:alunni e genitori, con I'eventuale collaborazione di personale esterno

Azione 7

- Sportello di ascolto

Obiettivi: Vivere nella comunit del quartiere spesso comporta


problemi di comunicazione e di relazione ai quali si pu rispondere cercando di capire meglio noi stessi e gli altri

Attivit: Offrire alle famiglie I'opportunit di consultare uno


psicologo per poter risolvere eventuali problematiche nei rapporti scuola famiglia e pi in generale nel percorso di integrazione della famiglia e del bambino
Soggetti coinvolti: genitori di famiglie straniere, psicologo, eventuale mediatore culturale
180

Lo psicologo e la progettazione

Eugenlo Rollo

Azione 8 - Oltre la scuola

Obiettivi: favorire I'integrazione sociale dei gruppi famiglia,


oltre che I'integrazione scolastica dei bambini

Attivit: Incontri periodici nel territorio per promuovere una


maggiore conoscenza reciproca e sensibilizzazione ad una cultura del rispetto e del dialogo. Organiz.zezione di eventi, feste,
momenti di aggregazione durante sagre ed altre occasioni,
convegni su tematiche di interesse interculturale.

Soggetti coinvolti: cittadini italiani e stranieri, associazioni,


parrocchie.

Tempi:
In via sperimentale il progefio aw la durata di un anno.
Risorse:
Insegnanti della scuola primaria.

Psicologo

Mediatori culturali, al bisogno


Esperti esterni di anivit espressive

Un assistente tecnico di cucina, nel caso si utilizzi un centro


cottura
Personale dell' Amministrazione Comunale

Componenti di Associazioni e Parrocchie del territorio

Materiali di consumo e locali saranno di propriet della scuola


o dell'Amministrazione Comunale
Per quanto concerne i costi, considerato che gli insegnanti e gli
altri operatori svolgeranno attivit esclusivamente durante
I'orario di servizio, non sono individuati costi aggiuntivi.
181

Altre figure coinvolte svolgono la loro attivit volontariamente.


Le voci di costo aggiuntive da prevedere riguardano la stampa
del testo con la favola multilingue e I'apporto di consulenti esterni, per un totale stimato di 30.000
Rischi:
Resistenze da parte della popolazione

Valutazione:
Poich non esiste un dato di confronto ed appare improponibile
effettuare una indagine preliminare "a freddo" che potrebbe
creare resistenze e risultare controproducente per la realizzazione del progetto, non possibile eseguire una validazione
corretta.
Pertanto la valutazione sar effettuata esclusivamente alla fine
del progetto, tramite questionari di soddisfazione e percezione
della devianza, da elaborare con un'analisi statistica multivarj.ata.

r82

Eugenio Rollo

Esempio n. L5
sull'alcool

Lo psicologo e la progettazione

evolutivo - progetto scolastico

Argomento: progetto scolastico per ln prevenzione


dell'uso di alcolici.
Titolo: alcool? No, grazie!
Premessa e analisi del contesto: il progetto viene richiesto da
una scuola media superiore che richiede la sensibilizzazione
degli studenti delle classi terze, quarte e quinte, a seguito di
numerosi incidenti stradali verificatisi nella zona in tempi recenti e che hanno visto protagonisti giovani neopatentati o minori alla guida di ciclomotori.

La scuola un piccolo istituto professionale in un paese di


provincia, con quattro sezioni. Gli alunni provengono prevalentemente da famiglie di classe media o medio-bassa, collocate in un tessuto sociale e produttivo povero di stimoli. U area
geografica caratterizzata da piccole imprese artigiane e agricole. Le attivit extrascolastiche a disposizione dei giovani sono estremamente limitate: c' una discoteca e qualche bar in
cui ci si ritrova, le attivit parrocchiali sono poco organizzate e
frequentate, i servizi comunali per favorire l'aggregazione sono
assenti. Per avere alternative, occorre andare in citt, distante
circa 15 chilometri.

La scuola attiva, i docenti sono motivati e la loro et at di


sotto della media nazionale. Il dirigente laureato in pedagogia
e particolarmente sensibile ai temi di sviluppo dei giovani.

Destinatari: circa 300 ragazzi frequentanti le classi teze,


quarte e quinte dell'istituto committente, di et compresa tra i
16ei20anni.
183

Obiettivi: prevenire l'uso di alcolici, in forma razionale (consapevolezza) e in forma emotiva (omologazione/identificazione).

Risultati attesi: maggiore informazione sull'alcool e sui suoi


effetti. Identificazione con modelli sociali virtuosi.

Vincoli: orario e calendario scolastico; poich le attivit di


progetto si svolgeranno durante l'orario scolastico, alcune ore
saranno dedicate al progetto anzich alle lezioni. I ragazzi delle
classi quinte devono preparare gli esami, quindi occorre scegliere un periodo che non crei loro problemi. In ogni caso, anche per le altre classi, occorre tener conto nell'articolazione
delle attivit dell'orario per non incidere quantitativamente sulle lezioni e qualitativamente per non penalizzar:e alcune materie rispetto ad altre. Inoltre occoffe verificare che non ci siano
resistenze da parte dei docenti coinvolti.
Metodologia, attivit e fasi: il presupposto di partenza che
non ci si pu limitare ad elaborare un progetto basato esclusivamente sull'informazione, ma occorre agire principalmente
sugli aspetti emotivi. Il ricorso all'alcool nei giovani e nei minori avviene per noia, per sentirsi protagonisti, per un meccanismo di trasgressione/identificazione, per provare sensazioni
forti, per sfuggire da una realt inaccettata. Pertanto
I'intervento va agito a due livelli: uno razionale per sviluppare
la conoscenzae la consapevolezza dei rischi connessi all'uso di
alcolici ed uno emotivo, in cui contrastare i modelli legati
all'alcool e vissuti come attraenti con modelli altrettanto efficaci ma sani o per 1o meno innocui.
Prima dell'intervento con gli alunni, indispensabile una formazione delle persone, in sessioni di autoformazione, in cui gli
operatori si incontrino tra loro per condividere idee, informazioni e competenze.

Quindi sar organizzato un incontro con gli insegnanti coinvolti nel progetto, per condividere principi, obiettivi, impostazio184

Lo psicologo e la progettazione

Eugenio Rollo

ne, metodologia e contenuti del progetto.

questo punto, anche prendendo spunto dall'esperienza dei


docenti, saranno individuati ed elaborati i materiali da utrluzare nell'intervento con gli alunni.

Si suggeriscono tre tipologie di intervento parallele e contemporanee:

1)

informazione: incontri classici d'aula in cui un esperto


indichi in modo semplice ed efficace i meccanismi di
azone dell'alcool, i tipi di alcolici ed i loro effetti, piacevoli e dannosi, a livello fisico e psichico;

2)

elaborazione: incontri di gruppo guidato con discussione di esperienze dirette ed indirette, analisi di casi, esempi, presentazione di documenti e filmati;

3)

posizione attiva: laboratorio di gruppo in cui gli alunni


elaborano materiali per convincere i coetanei a non far
uso di alcolici. Questo approccio porta i ngazzi da una
posizione di ascolto passivo ad uno di produzione attiva, con il risultato di permetter loro di interiorizzare
concetti e sensazioni legate alla negativit dell'uso di
alcool; essi si trasformano da discenti a docenti, aumentando cos il senso di responsabilit.

Fasi: per ciascuna classe, si propone una struttura legata alle


attivit esposte in precedenza:

1)

due incontri informativi di due ore ciascuno, condotti


da un medico competente del locale servizio di alcologia, affiancato da un insegnante di riferimento della
classe;

2) due incontri di gruppo,

di due ore ciascuno, condotti da


uno psicologo e da un educatore, sempre in compresenza co I'insegnante di riferimento;
185

3)

tre sessioni di laboratorio, sempre di due ore ciascuna,


condotti da un uno psicologo e da un educatore, in
compresenza con I' insegnante di riferimento.

Responsabilit: il project manager responsabile dell'organizzazione e della conduzione del progetto, nonch delle relazioni con f istituto scolastico; gli operatori sono responsabili di
sviluppare e proporre il materiale, in coordinamento con il project manager; la direzione dell'istituto e i docenti sono responsabili del livello di partecipazione degli alunni e della loro disciplina.

Tempi: l'applicazione dell'intervento prevede 14 ore di attivit


in ciascuna classe distribuite nel primo quadrimestre. In totale
le ore di intervento sugli alunni di 168 ore (14 ore per 12
classi).

Risorse:
Risorse umane: uno psicologo, un medico, un educatore, docenti della scuola, un amministrativo di supporto.
Risorse materiali: spazio per le attivit all'interno delf istituto
scolastico, aula inform atica, videocamera, videoproiettore, materiali di consumo.
Costi (in Euro):

'

#**.

:' ,,.i,.

it.i,x,:;i.::::::::i?l

!I.

.e..,-$H##ffi,:

30.00
i:j-::i..:

T2

360.00

i:,1S*

30.00

10

600.00

30.00

720.ffi

186

Lo psicologo e la progettazione

Eugenio Rollo

ffiffiffiffi
fli

llr,,. ;#/,,,.1#r,il.::::-1,-lil,.,:.::

t+in.=ii1"'r-=
lriiilirr
l::::ii:s\7.tlt'.::.it7,

*dCI

:lr..I

project

30.m

manager

50

1500.00

"s".;li\\r\\-.,..

quaftfua .1. comeoso


insegnanti

30.00

r68

5040.00

psicologo

30.00

r20

3600.00

medico

30.00

48

1440.00

educatore

25.00

t20

3000.00

coadiutore

20.00

20

400.00

di classe

Wffi
{\\\\

Lr,l

:::::.:::::::::::::::::::::::::::::::::::l@

;a;ffi:rtRf,#=

irf lt{$S$S\t-ir'i

#',"4-'

Mt difu,j"*r$S

- fil*R::r

400.00
17060.00

Rischi: rifiuto da parte degli alunni, resistenze degli insegnanti.

Criteri di valutazione: questionario appositamente elaborato,


proposto all'inizio e al termine delf intervento.

t87

Esempio n. 16
la lesalit

- evolutivo - progetto scolastico sul-

Argomento; progetto d prevenzione ed educazione aI


rispetto delle norme in una scuola di Palermo (riportato dagli atti d un progetto reolmente attuato in una
scuola media).
Titolo: Educare alla legalit
Analisi del contesto
Osservando i dati relativi alla quantit di reati e di denunce di
minori sul territorio italiano, si notato un allarmante aumento
dopo un periodo di relativa stabilit durato alcuni decenni. Il
fenomeno solitamente ricondotto alla strategia delle organizzazioni criminali, tese ad atilizzare manodopera non imputabile
e quindi penalmente non perseguibile.
Realt come il disagio giovanile, il disadattamento familiare, lo
sfruttamento da parte degli adulti, la disoccupazione, la cultura
dell'omert allontanano i nostri giovani dalla via della legalit,
che bruciano irrimediabilmente il sogno di una vita normale
rendendoli terreno fertile per la devianza e la delinquetza.

E' necessario quindi offrire un'alternativa, una possibilit per


un orizzonte esistenziale diverso, basato, innanzitutto, sul rispetto per se stessi e per gli altri. Educare i giovani al rispetto
per se stessi e per gli altri, ai valori della solidariet e dell'altruismo, alla partecipazione ed alla responsabilit del vivere fa
parte dell'originale missione della scuola nella societ Un vero
e proprio processo di educazione civile deve cominciare tra i
banchi di scuola e nei luoghi di aggregazione.
L'accostarsi a comportamenti illegali e devianti, ha la sua radi188

Lo psicologo e la progettazione

Eugenio Rollo

ce in disposizioni e in atteggiamenti che si forrrano precocemente nel giovane: perci I'educazione e le esperienze di vita
positive sono molto importanti per contrastarle.
Per la scuola cos si pone una dura sfida nel dare fiducia ai
giovani promuovendo iniziative che permettano loro di esprimersi liberamente, di comunicare , di star bene assieme senza
soprusi o violenza

L'efficacia delle iniziative proposte risiede tutta nel rapporto


sinergico che si verr a creare fra tutti i soggetti che nella scuola agiscono (docenti, genitori, alunni): la possibilit di operare
"in rete" consentir l'utilizzo e lo scambio delle risorse esistenti (umane e materiali) attraverso una serie di servizi e di interventi forrnativi che mirino alla costruzione di una cultura della
legalit.

L'iniziativa intende in particolare ridurre fenomeni di criminalit, di disagio ed emarginazione sociale rafforzando le basi
culturali della convivenza civile, sviluppando una maggiore
coesione sociale e la sicurezzanel territorio.

Analisi della domanda:


L'incarico della progettazione dell'intervento stato commissionato da una scuola media di un quartiere a rischio di Palermo. L'analisi della domanda stata effettuata da due psicologi
attraverso colloqui con gli insegnanti ed il dirigente della scuola, con i genitori dei ragazzi che la frequentano e sull'analisi
statistica dei dati relativi al fenomeno della devianzaminorile a
Palermo in generale ed in particolare rispetto alla zona
d'azione della scuola.

I1 progetto nasce dall'esigenza di favorire alf interno della


scuola, attraverso processi di rinnovamento e di trasformazione
metodologiche e didattiche, la formazione di una forte cultura
civile che porti al rispetto delle regole e all'assunzione spontanea di comportamenti legali.
189

Destinatari dell tintervento :


-Alunni di tutte le classi della scuola media committente.

Operatori:
- due psicologi con competenze di conduzione di gruppi ogni
50 studenti;

- poliziotti e vigili urbani ecc.. che si renderanno disponibili


per la realizzazione delle attivit sopra esplicitate;

- due giuristi in qualit di consulenti per I'attivit di studio della Costituzione;

- uno psicologo esperto nella valutazione di interventi nel sociale.


Obiettivi generali
- educare ad modelli di prevenzione elo ridurre atteggiamenti
e/o comportamenti votati alla criminalit o illegalit;

- promuovere e favorire lo sviluppo di una coscienza civile

democratica.

Obiettivi specifici
- Aumentare
te;

il

- Promuovere
lidariet;

senso di rispetto di s, degli altri e dell' ambien-

il

senso della partecipazione, cooperazione e so-

- Favorire la consapevolezza della differenzatra comportamento legale, illegale e scorretto;

Metodologia dtintervento
Modello teorico
190

Eugenlo Rollo

Lo psicologo e la progettazione

Il

grado di responsabilit dei giovani in situazioni panicolari


(percezione del rischio di illegalit, grado di fiducia nell'intervento delle forze dell'ordine e della magistratura, interventi
personali per affrontare e risolvere con senso di responsabilit
"casi difficili", a scuola, per strada) fondamentale nella progettazione di un intervento che agisca sullo sviluppo del senso
di legalit.
L'educazione socio-affettiva che trova il suo riferimento nelle
teorie umanistico-esistenziali (Maslow; Rogers) e nella psicologia di comunit,rappresenta uno strumento in grado di facilitare I'acquisizione di competenze sociali e lo scambio relazionale tra il giovane e tutti gli attori coinvolti nel suo processo di
crescita.
Essa propone relazioni basate sull'empatia e sull'autenticit in
modo da favorire in classe la comunicazione,lo scambio di esperienze ed emozioni in un clima di accettazione e rispetto

reciproci. Si basa su alcune modalit operative per favorire


rapporti e comunicazione e stimolare I'auto-empowerment (autostima, auto efficacia, problem solving ecc.).
Metodo particolarmente utilizzato quello del Circle Time,
all'interno del quale un adulto ha il ruolo di facilitatore con il
compito di stabilire insieme ai partecipanti le regole da osservare per il buon andamento del "tempo del cerchio", di facilitare la comunicazione e I'ascolto e di lasciare il giusto spazio a
tutti.
Un altro adulto svolge il ruolo di ombra con il compito di osservare e formulare una sintesi finale di quanto emerso dal
gruppo, affinch ai partecipanti sia restituita una definizione in
positivo dell'esperienzain cui riconoscersi e su cui riflettere.
Tale approccio,che stato proficuamente utilizzato in diversi
interventi e con effetti distinti sui seguenti ambiti mira sia a
promuovere lo sviluppo dei sentimenti dr accettazione e di siaxezza e di fiducia in s sia a favorire lo sviluppo di compor191

tamenti e atteggiamenti di collaborazione che si ritiene dunque


possano essere strumento efficace per l'attivazione di un dialogo tra la scuola, la societ civile e le istituzioni per fornire un
contributo alla promozione e alla diffusione della legalit democratica e della solidariet .

Attivit
Le attivit saranno cos implementate:

-Al fine di aumentare il senso di rispetto di s, degli altri e dell'


ambiente e di partecipazione, cooperazione e solidariet, verranno condotti Circle Time, all'interno dei quali verranno proposte attivit di role playing, con gruppi di discussioni.
In tal modo si offrir uragazzile uno spazio rassicurante e positivo per intraprendere un confronto e una riorganizzazione
delle conoscenze sul tema della legalit, del rispetto e della non
violenza. Tali attivit saranno svolte in gruppi di massimo

quindici studenti e condotti da uno psicologo-operatore.


- Ai fini di aumentare la consapevoLezza della differenza tra
comportamento legale, illegale e scorretto, verranno implementate le seguenti attivit:

a) Lettura di alcune parti della costituzione italiana, della convenzione sui diritti dell'uomo e della convenzione sui diritti dei
minori. Il percorso educativo, mirato allo studio della Costituzione, serve a trasmettere il messaggio che la Costituzione non
un processo finito, ma contiene in s gli strumenti democratici per perfezionarsi.

L'attivit permette di acquisire maggiore consapevolezza dei


propri diriui e doveri
b) Irttura critica di fatti di cronaca. Tale attivit verr svolta
durante le ore di educazione civica, per un totale di 15 ore,
dall' insegnante della classe.

t92

Lo psicologo e la progettazione

Eugenio Rollo

Tempi e fasi

Il progetto avr una durata complessiva di un anno scolastico.


Sar articolato in due fasi:

1. Realizzazione dei contatti con i rappresentanti delle Istituzioni e predisposizione del materiale necessario. Questa prima
fase avr la durata di un mese (met settembre-met ottobre).
2. Realzzazione delle attivit direttamente rivolte ai destinatari. Attivit di valutazione finale

Determinazione mezzi e risorse e costi


Luogo: Tutte le anivit veffanno condotte nelle ore pomeridiane, nei locali della scuola, con incontri settimanali della durata
di tre ore ciascuno
Apparecchiafure: computer con collegamento ad intemet e tutti
software necessari (word processor, grafica ecc), con relative
Iicenze; materiale di cancelleria; telefoni, fax e fotocopiatrice.

Strumenti: questionari e test per la valutazione dell'intervento.


risorse necessarie
per la realizzazione dell'intero progetto.

I costi saranno strettamente dipendenti dalle

Valutazione di processo

La valtazione in itinere si baser sull'analisi di specifici indicatori:


*Presenza dei partecipanti agli incontri

*Interazione

e partecipazione attiva dei ragazzi attraverso


l'osseryazione strutturata .
Valutazione di esito
Si prevedono momenti di valutazione per ognuno degli obiettivi specifici:
1,93

- il livello di rispetto di s, degli altri e dell'ambiente e il senso


della partecipazione, cooperazione e solidariet sar valutato
attraverso la Scala del Comportamento Prosociale di Caprara
G.V., Alcini P.,Mazzotti E., Pastorelli C. (1988) prima e dopo
I'intervento;

- Il livello di informazione e di

consapevolezza rispetto alla


differenza tra comportamento legale, illegale e scorretto sar
valutato attraverso la somministrazione di questionari di baseline prima e di apprendimento dopo I'intervento

194

Lo psicologo e la progettazlone

Eugenio Rollo

Esempio n. L7 - evolutivo
di apprendimento

prevenzione difficolt

(tratto dal progeuo elaborato dal Filo di Arianna per Ie scuole di


Numana e Sirolo)

Argomento: PREVENZIONE DELLE DIFFICOLT DI


APPREI\DIMENTO

PREMESSA

Secondo recenti indagini epidemiologiche i disturbi


delltapprendimento scolastico riguardano il 5 - lOTo della

popolazione in et scolare. In media in ogni classe ci sono uno


o due bambini con queste difficolt.
Gli apprendimenti scolastici fin dalle prime classi richiedono
l'integrazione di numerose funzioni cognitive e percettivomotorie: visione, udito, motricit, lateralizzazione, memoria,
elaborazione delle informazioni, processi associativi, ecc. Nei
casi in cui il rendimento scolastico sia deficitario, si pu presumere che si possa trattare di disturbi che riguardano specificamente le capacit di apprendimento e non semplicemente di
poca e inefficace applicazione allo studio.
Tali disturbi rappresentano un fattore di rischio primario per la
dispersione scolastica e possono incidere complessivamente
salben-essere delTa persona comportando, quindi, non solo
uno svantaggio scolastico, ma anche ripercussioni sulsociale del bambino, la perdita
1o sviluppo emotivo
delltautostima e della motivazione a studiare.
L'importanza di rilevare precocemente e tempestivamente la
mancata acquisizione di specifiche abilit di base e dei prerequisiti ormai un principio acquisito scientificamente, al fine
predisporre adeguate strategie di prevenzione con lo scopo

di limitare lo strutturarsi
to nella scuola elementare.

di difficolt di

1,95

apprendimen-

IL CONTESTO
La scuola delltinfanzia rappresenta il luogo elettivo per cogliere le modalit di espressione delle difficolt di apprendimento; il terreno pi fecondo per la prevenzione e la progettazione di interventi educativi e didattici strettamente legati alle
specifiche problematiche individuali.
Il coinvolgimento delle insegnanti della scuola dell'infanzia
permette di fornire un primo bagaglio informativo sui cosiddetti prerequisiti delltapprendimento, vale a dire lo stato di sviluppo delle fondamentali e specifiche abilit di base. L'ut\lizzo
di uno strumento di indagine rappresenta il primo contatto
formativo per chi lavora quotidianamente nella scuola
delf infanzia.
Nella scuola elementare il bambino si avvia al processo di
apprendimento della letto-scrittura, quindi importante individuare i processi che caratterizzano queste acquisizioni e le problematiche ad esse inerenti, quali: disgrazia, disortografia, dislessia, discalculia.
Gli insegnanti, grazie alla relazione quotidiana con i bambini,
sono in una posizione privilegiata per poterli osservare, sia
perch li conoscono, sia perch non sono portati ad alterare il
loro comportamento normale e spontaneo.
L'ambiente scolastico, inoltre, appare particolarmente adatto
per le possibilit che offre di poter programmare e svolgere
attivit che evidenziano le capacit dei bambini, non limitandosi ad una diagnostica centrata solamente sul deficit.

I PIJNTI DI DEBOLEZZA
I bambini "a rischio", sono quelli con maggiori probabilit di
incontrare difficolt nell'acquisizione degli apprendimenti scolastici di lettura, scrittura e calcolo. Prima viene attivato un
intervento, maggiori sono le possibilit di recupero in virt della pi elevata plasticit del sistema nervoso. Talvolta i livelli di
196

Lo psicologo e la progettazlone

Eugenio Rollo

prevenzione sono ancora spostati anagraficamente troppo "in


alto"; non sempre essi sono tarati in maniera adeguata e condivisi con gli operatori educativi della scuola; infine, le successive azioni di recupero non vengono attivate con sufficiente celerit.
La rilevazione precoce delle difficolt non pu, perci, limitarsi alla segnalazione o all'attribuzione di etichette diagnostiche (con tutte le conseguenze negative che potrebbero derivarne), costituisce, piuttosto, il primo passo per la progettazione e
la realizzazione del prograrrma di recupero riabilitativo e adeguamento delle strategie didattiche al fine di attivare
le risorse del bambino.
Il presente progetto si propone di programmare un approfondimento diagnostico articolato su tutti i bambini dell'ultimo
anno della scuola dell'infanzia e del primo anno della scuola
elementare.

GLI OBIETTIVI
In sintesi:
o Valutazione dei precursori critici o prerequisiti per
I'apprendimento con particolare attenzione alla lettura,
scrittura e calcolo;
o Intervento di recupero tempestivo e mirato;
o Informazione e formazione degli insegnanti della
scuola dell'infanzia e della prima elementare verso:
o l'affinamento e la padronanza nel gestire attivit
di osservazione e segnalazione;
o acquisizione di strategie di recupero didattico
integrandole con la normale programmazione
scolastica;

A livello generale, ci si propone:


o Limitare I'impatto dei problemi e del disagio per
1,97

il

recupero del ben-essere.


Controllare e contenere il rischio di dispersione scolastica.
Favorire la continuit didattica tra Scuola Materna
ed Elementare attraverso I'arricchimento del primo portfolio del bambino e continuando il monitoraggio anche in prima elementare.
Attivare sinergie con i servizi del territorio con particolare attenzione all'Unit Multidisciplinare per I'Et
Evolutiva competente.

DESCRIZIONE DELL'INTERVENTO

Il

progetto di prevenzione rivolto, specificamente, ai bambini dell'ultimo anno della scuola dell'infanzia e della prima
elementare. A quattro anni, infatti, le competenze si trovano
ancora in una fase emergente dello sviluppo, cos che osservazioni pi approfondite non rappresenterebbero attendibili previsori di rischio. Nei bambini di cinque anni, invece, tali abilit dovrebbero essere gi acquisite e I'immaturit rispetto ad un
apprendimento si va a catattettzzate come una condizione stabile, piuttosto che come spontaneamente compensabile.
Tale progetto si articola in 7 fasi:

1. Incontro con gti insegnanti della

scuola

dell'infanzia e della prima elementare. Questa prima fase prevede un'attivit informativa di due ore. Lo
scopo di fornire indicazioni e spiegazioni necessarie
ai docenti in vista dell'osservazione e della prima va-

lutazione riguardo alle abilit e i comportamenti indagati dal questionario. In questo modo viene garantita un'uniformit di somministrazione per una maggiore attendibilit del questionario stesso.

198

Lo psicologo e la progettazione

Eugenlo Rollo

2.

Incontro con i genitori. Questa fase permette di in-

contrare i genitori per la presentazione del progetto e


per fornire loro informazioni sulla problematica dei

disturbi dell' apprendimento.

3.

Screening generale. Questa fase prevede I'utilizzo


del Questionario Osservativo IPDA -Identificazione
Precoce delle Difficolt di Apprendimento- che va
compilato dagli insegnanti per tutti i bambini
dell'ultimo anno della scuola materna. L'utilizzo di
questo strumento consente di individuare in modo agile e veloce una fascia di soggetti "a rischio" di difficolt di apprendimento.
Gi altre ricerche, sia in Europa sia negli Stati Uniti,
hanno, infatti, dimostrato che i questionari osservativi
compilati dagli insegnanti possono essere strumenti
altamente predittivi rispetto alla possibilit di successive difficolt di apprendimento. L'ambiente scolastico risulta, inoltre, adatto per programmare e svolgere
le attivit che stimolano e migliorano le capacit dei
bambini. In base alle diverse esigenze, possibile

supportare

il lavoro degli insegnanti con

I'osservazione di psicologi e pedagogisti.


Le aree indagate riguardano:
Aspetti comportamentali

Motricit
Comprensione linguistica
Espressione orale

Metacognizione
Altre abilit cognitive (memoria, prassie, orientamento)
- Pre-alfabetizzazione
- Pre-matematica
Oltre all'IPDA sar somministrato a tutti i bambini un
protocollo osservativo, elaborato appositamente, che
t99

andr ad incrementare i dati dell'IPDA.


Nella scuola primaria si utilizzeranno altri protocolli
osservativi come I'MT Cornoldi e il test PRCR 2, che
saranno somministrati a tutti i bambini per un primo
screening.
4.

Approfondimento mirato. Questa fase rivolta al


gruppo di bambini "a rischio" individuato atffaverso

il questionario e l'osservazione. Integra e approfondisce la valutazione attraverso l'applicazione di altre


prove sui prerequisiti degli apprendimenti scolastici
di base. Gli strumenti utllizzati e i risultati ottenuti
dall'osservazione sono facilmente traducibili in parametri didattici, comprensibili ed utilizzabili anche
all' interno del contesto scolastico.
lnfine prevista la presentazione agli insegnanti della
valutazione funzionale dei "casi a rischio" e la successiva riconsegna ai genitori per l'eventuale proposta di
invio ai Centi Specialistici presenti sul territorio.
5.

Intervento di potenziamento. I profili emersi dagli


esiti delle prove di approfondimento consentono
I'identificazione di piani di lavoro mirati per ciascun
bambino. La finalit di potenziare le risorse e di ridurre le difficolt e I'impatto dei deficit, in vista sia
dell'inserimento nella scuola elementare, sia di coloro
che frequentano il primo anno della scuola primaria.
Specificamente questa fase pu essere suddivisa in
due momenti di lavoro:

a)

b)

Restituzione ai genitori di quanto osservato in


classe, con proposte educative varie e, se necessario invio al Tenitorio, per il bambino;
Restituzione alle insegnanti ed indicazione di interventi da attuare con il singolo e con il gruppo
classe.

200

Eugenio Rollo

Lo psicologo e la progettazione

6.

Valutazione dell'intervento attuato. Questa fase


prevede la valazione delf intervento messo in atto
con i bambini che risultavano nella fascia "a riscltio".
importante verificare se essi hanno recuperato e in
che misura lo svantaggio rniziale. Tale valutazione
sar condotta atftaverso la somministrazione della
batteria completa di approfondimento per ottenere
un Profilo iassuntivo finale del bambino oppure
semplicemente replicando le prove iniziali. La valutazione dei prerequisiti verr effettuata a settembre e
alla fine dell'anno scolastico.

7.

Continuit. Questa ultima fase prevede

il costante

monitoraggio dei bambini "a rischio" anche nel primo


anno della scuola elementare.
RJSORSE
I1 progetto curato del team degli operatori che si occupano di
ricerca e formazione sui disturbi del linguaggio e dell'apprendimento, in collaborazione con il personale docente della scuo-

la.

Il

personale scolastico collaborer al progetto in orario di servizio, senza aggravio finanziario per I'Amministrazione.
Gli oneri economici per materiali, test e compensi di consulenti
ed operatori estenri ammontano a circa 30.000.

CRONOPROGRAMMA
I

Attivit
I incontro

il Tempi

di

formazione

direalizzrztone

Novembre

insegnanti

ffi

lNovembre

20't

Elaborazione del questionario IPDA

Attivit di approfondimento
nei vari plessi (somministrazione dei protocolli osservativi ai bambini della

Novembre / Dicembre

scuola matema e PRCR 2 ai


bambini della prima elementare):

I Incontri con gli insegnanti


I p"t elaborazione di interI venti educativi in classe
Incontri con i genitori per la
presentazione dei risultati
emersi ed eventuale invio al
territorio.
Rivalutazione dei casi a rischio con relativi approfondimenti osservativi e testistici.

Ulteriod incontri con gli


insegnanti e genitori per la

Maggio/Giugno

restituzione dei casi.

202

Eugenlo Rollo

Lo psicologo e la progettazione

Esempio n. L8 - evolutivo
genitori in et adolescenziale

dipendenza fisli-

Titolo: Scappo di casa... se mi accompagni

Premessa e analisi del contesto:


ormai assodato e condiviso che, per lo meno nella realt italiana, il fenomeno della cosiddetta "adolescenza lunga" stia
portando danni nello sviluppo della persona, della coppia e della famiglia. Quarantenni che aspirano pateticamente a restare
ventenni, che non riescono ad uscire dalla loro condizione di
single e restano eternamente figli, con I'aspirazione totalmente
ideale di creare una propria famiglia di cui tuttavia temono
I'impegno.
Questa alterazione dei ritmi naturali si gradualmente aggravata negli anni, da un lato perch i genitori amano considerare i
loro figli come oggetti da proteggere e tenere con s per sempre, dall'altro perch figli non riescono a conquistare
un'autonomia reale, al di l del lavoro, e restano nel ruolo filiale, un po' per paur4 un po' per comodo.
Emerge pertanto la necessit del lavoro di separazione dalle
immagini genitoriali infantili e di acquisizione dell' identit di
adulti, compiti di sviluppo specifici dell' adolescenza, che
comportano per i genitori una profonda messa in discussione
del loro ruolo ed una sicura modificazione delle relazioni.
progetto si propone di favorire
processo di conquista
dell'autonomia, in modo sano e responsabile, agendo a due livelli: con i genitori e, separatamente, con i figli.
Il percorso per i genitori progettato come un'esperienza di
supporto alla genitorialit, per favorire la comprensione e
I'elaborazione delle ansie e della sofferenza ingenerate dalla
trasformazione dei propri figli nel divenire adulti. Si propone,
attraverso il lavoro in gruppo, di accrescere la capacit riflessi-

Il

il

va e contenitiva delle ansie e di aumentare le competenze narrative, cio le capacita di esprimere in parole e di dare significato alle proprie vicende familiari, per accompagnare i frgli nel
transito adolescenziale.
Il percorso coniragazzi, invece, intende far acquisire la consapevolezza del passaggio dalf infanzia all'et adulta attraversando il tunnel dell'adolescenza. Si tratta di far scoprire non
solo i vantaggi della libert agognata, ma anche il dovere e il
piacere di assumersi responsabilit di scelte adulte; la capacit
di programmare, di immaginare il futuro, di sognare con entusiasmo e vivere con realismo, di preparare, in altri termini, un
futuro sano e concreto a livello razionale, emozionale e relazionale.
Accettare la contraddizioni tipiche dell'adolescenza, favorire
l'autonomia riducendo i rischi, dare ai ragazzi gli strumenti per
fare le proprie scelte in modo consapevole e responsabile: questi sono i temi che investono, ciascuno per la sua parte, genitori
e

figli.

Destinatari:
Alunni diterza media e dei primi due anni della scuola superiore e rispettivi genitori.

Obiettivi:

rassicurare i genitori sui processi evolutivi nell'adolescenza e metterli in condizione di accettare e favorire
il progressivo distacco dei figli
fornire ai ragazzi gli strumenti cognitivi ed emotivi per
intraprendere il percorso di acquisizione di un'autonomia responsabile

Risultati attesi:

maggior flessibilit e disponibilit dei genitori all'autonomia dei figli;

Lo pslcologo e la progettazione

Eugenio Rollo
I

diminuzione del livello


processo di separazione;

di

ansia dei genitori verso

il

aumentata consapevolezza nei ragazzi del proprio ruo-

lo;
sviluppo della capacit di effettuare scelte responsabili
e autonome e di progettare il proprio futuro in modo realistico.

Vincoli:
Disponibilit delle farniglie
Metodologia:
Livello genitori:
- offrire ai genitori uno spazio di riflessione e di confronto, in guppo, sull'esperienza della genitorialit con figli preadolescenti e adolescenti
- Incrementare nei genitori la capacit di comprendere gli
aspetti di sviluppo e le difficolt specifiche della famiglia nella fase di svincolo adolescenziale dei figli.
- Individuare le strategie pi efficaci per sostenere il processo di crescita dei propri figli.
Livello figli:
- Stimolare il confronto tra adolescenti sulle tematiche
relazionali ed emotive.
- Far supeftre le barriere di sospetto relazionale e condurre il gruppo ad affrontare temi che vadano al di l
dell' aspetto superficiale
- Far conoscere ed apprezzare la libert intesa non come
anarchia ma come assunzione di responsabilit e capacit di effettuare scelte consapevoli.
- Creare modelli positivi di sviluppo orientati verso
I'autonomia, l'essere protagonisti della propria vita,
I'aggregazione, la proattivit, le attivit associative costruttive.

205

Attivit

fasi:
ORGANTZZAZIONE:
- 2 incontri di preparazione con i Referenti degli Istituti
interessati al progetto, per concordare modalit e tempi
dt rcalizzazione del progetto ;
LIVELLO GENITORI:
- quattro incontri con i genitori, della durata di due ore, a
cadenza quindicinale, condotti da uno psicologo. In tali
incontri silanno affrontati temi inerenti il progetto, ma
verranno anche condotte esercitazioni, role playing e
e

giochi psicologici non solo per

assicurare

I'apprendimento razionale, ma anche per consolidare i


concetti attraverso esperienze di vissuto. Le tematiche
trattate saranno le seguenti:
o Compiti di sviluppo in adolescenza: separazione, individuazione, ricerca dell' autonomia
o I comportamenti dei figli adolescenti: risonanze
e (contro-agiti) risposte dei genitori
o La relazione educativa: le funzioni emotive che
sostengono lo sviluppo
o Comportamenti a rischio e stili di consumo dei
giovani

LIVELLO FIGLI:
- conduzione

di gruppi di lavoro e ricerca sui temi


dell' autonomia, della responsabilit, dei comportamenti
a rischio, della struttura del tessuto sociale, dei meccanismi decisionali (4 incontri di due ore ciascuno a cadenza quindicinale)
esperienze di dinamica di gruppo, condotte da uno psicologo specializzato, per sperimentare vissuti di espressione, relazione, emozione e far emergere le contraddizioni che sono alla base del processo di crescita in
et adolescenziale (quattro incontri di due ore ciascuno
a cadenza settimanale);
realnzazione di un filmato che racconti una storia scrit-

Eugenio Rollo

Lo pslcologo e la progettazione

ta dai ragazzi, opportunamente guidati sul piano compositivo e tecnico (impegno complessivo: 80 ore in orario extrascolastico)
Tempi:

Il progetto si svolge nel corso di un intero


- un mese per la fase di organizzazione

anno scolastico:

- due mesi per I'intervento con i genitori


- parallelamente si svolge il percorso coniragazziper un totale
di sei mesi

Risorse:
Docenti di riferimento (attivit in orario i lavoro, senza aggravio di oneri finanziari)
Consulenti esterni: uno psicologo, un tecnico esperto in realizzazione di filrnati
I locali, i materiali e le atftezzatare utllizzate saranno in dotazione delle scuole, quindi non comporteranno ulteriori oneri
finanziari.

Validazione, verifca e valutazione:


All'inizio del percorso saranno somministrati tanto ai genitori
che ai figli questionari inerenti i temi trattati durante il progetto
e test di ansia specifici, naturalmente differenzat tra gli uni e
gli altri.
Al termine saranno somministrati analoghi strumenti per valu-

tare

le

eventuali differenze che daranno una misura

dell' efficacia del progetto.

Esempio n. L9 - lavoro - formazione aziendale

Argomento: progetto di formazione sul team building


in un'azienda.

Titolo: Formazione attiva per un team vincente.


Premessa: Aumenta in tutte le migliori orgatizzazioni la consapevolezza di quanto sia indispensabile la formazione al lavoro di gruppo. Lo scopo di creare un "winning team", il gruppo vincente che affronta insieme le situazioni strategiche, organizzative, operative, con il necessario coinvolgimento personale, emotivo, con convinzione, senso di appartenenza, spirito
di corpo.

La conflittualit o semplicemente la cattiva gestione della comunicazione nelle imprese va ad incidere direttamente sulla
produttivit, quindi sulla redditivit. Favorire lo spirito di
gruppo significa incidere profondamente in termini di efficienza ed efficacia, favorisce la circolazione delle informazioni
creando un know-how che non sia patrimonio di singoli ma
dell'azienda, contribuisce a creare flessibilit ed ottimizzazione
nell'utilizzo delle risorse umane. una soluzione vincitorevincitore, in cui l'azienda trae vantaggio in termini di produttivit ed il dipendente trae vantaggio in termini di soddisfazione
penonale e professionale, motivazione e benessere.

Tutto questo tanto pi utile quanto si rivolge a figure di responsabili che si trovano a gestire servizi, contatti commerciali
o comunque con clienti, gruppi di persone. Attraverso
I'esperienza i partecipanti acquisiranno lo stile e le competenze
per gestire meglio il lavoro in team e la sensibilit relazionale.

Eugenio Rollo

Lo psicologo e la progettazione

Destinatan: 12 partecipanti con divene funzioni aziendali, che


lavorano in team o che gestiscono gruppi di lavoro.

Obiettivi: favorire nei partecipanti la consapevolezza della


forza del gruppo e delle potenzialit che possono esprimersi
tramite un'attivit coordinata, in cui ciascuno sia protagonista
ma in relazione agli altri.

Risultati attesi: miglioramento del clima aziendale e della percezione di benessere nei dipendenti coinvolti dal progetto e nei
loro collaboratori pi vicini.
Vincoli: orario aziendale, cicli di produzione, disponibilit delle persone.

Tempi: una giornata di definizione dei dettagli di progetto,


comprendente I'analisi del contesto e un focus-group con i partecipanti, 3 giornate consecutive per La formazione a distanza
di circa 2-3 settimane dall'incontro introduttivo, mezza giornata di follow-up dopo circa tre mesi.

Metodologia

e attivit: Dalle esperienze

condotte, appare
chiaro come la formazione sul team working richieda non (o
non solo) un'informezione sul tema, bens la possibilit di sperimentare le dinamiche del gruppo. Per questo nel progetto sar
opportuno insistere sull'altemanzatra aspetti teorici ed aftivit
pratiche, anzi privilegrare queste ultime, secondo la metodologia della "formazione attiva".
Ipotizziamo in alternativa alcuni tipi di percorso che hanno in
comune I'obiettivo e la metodologia di base, ma si differenziano per le tipologie di attivit. Potremo individuare il percorso
pi adeguato sulla base delle scelte aziendali o addirittura a
seguito del focus group iniziale, in modo da adeguare il progetto sulle carafferistiche dei partecipanti:

percorso basato su esperienze sensoriali e sulla consapevolezzadi s;


un gioco basato sulla ricerca della soluzione, per arriva-

re alla consapevolezza che alcuni problemi possono essere risolti solo con la collaborazione;
percorso basato sulle tecniche del teatro d'impresa, volto a favorire I'espressione e la comunicazione;
percorso basato sul gioco di squadra, per integrare competizione, collaborazione e benessere personale.

Fasi del progetto: I'articolazione delf interyento la seguente:

1) una giornata iniziale di definizione dei dettagli di progetto, comprendente I'analisi dettagliata del contesto e
un focus-group di circa due ore con i partecipanti in cui
vengano messe a punto le personal\zzazioni delle tecniche formative e vengano fomite le informazioni necessarie sul percorso di formazione;

2) dopo circa 2-3 settimane dall'incontro introduttivo, si


svolgono le 3 giornate di formazione, in situazione outdoor in montagna;

3)

mezza giornata di follow-up dopo circa tre mesi, di cui


due ore di focus-group per commentare l'esperienza e
1o stato dell'arte e due ore di incontro con la direzione
per la valutazione dei risultati.

Responsabilit: il project manager responsabile della conduzione di tutte le fasi progettuali; la direzione dell'azienda responsabile del rispetto dei tempi e delle condizioni concordate.
Risorse:

risorse umane: un project manager che ricopre anche il


ruolo di formatore senior, coadiuvato da un formatore
junior; una persona di area amministrativa a supporto;

risorse materiali: a seconda del progetto, attrezzature


specifiche legate ai giochi ed alle attivit derivanti dalla
progettazione di dettaglio; un PC, videoproiettore, lavagna a fogli mobili, materiale di consumo;

costi (in Euro):


210

Lo psicologo e la progettazione

Eugenio Rollo

ffi

Wffi

*ry

:::,,:::

\.*.N

m&'..'.

**==

HN.
t2
:1ti

28

30.00

10080.00

:','...=,:.-=.=..=

,,:..::,i.t)/ .r.i::i;ts-jii=:=::::5a;.;';1;t;;:,t-l=:.--=--.=:..-===--.-.-g.j=*=.ri]=',.ili"'*,1=".iigj$f.:;;

, ,..
,

$iin"P$'SE
I
=g.pg,|q!

t2

360.00

r80.00

180.00

50.00

28

1400.00

30.00

28

840.00

30.00
lP''"
=::::::::.*ia!-=

30.00

ff34$iz
project

30.00

manager
..

formatore
senior
formatore

junior

"R.XSt4$&;

"1'=+,,qffi

coadiutore

20.00

200.00

10

500.00
150.00

400.00

Spp,$f*d

{pferaii

, "M ,'W -.i

100.00

.'- ",..,,,

,,,,g

3500.00
17890.00

Rischi: periodi critici per I'azienda o di intensa produttivit,


imprevisti legati al periodo di mercato, rinuncia dei partecipanri.

Criteri di valutazione: questionario sulla valutazione del clima e del benessere aziendale, da proporre all'inizio
delf intervento (prima del focus-group iniziale), al termine delle giornate di formazione e dopo il follow-up. I1 questionario
va proposto sia alle persone che partecipano al progetto che ai
loro collaboratori pi vicini.

272

Lo psicologo e la progettazione

Eugenio Rollo

Esempio n. 20

- lavoro - orcposta di miglioramen-

(progetto effenivamente presentato e in fase di attuazione)


RIUNIONE CON LA DIREZIONE

INTRODUZONE
In data xx xxxxxx xxxx si svolto un incontro con la Direzione Generale, ralrpresentata dal dr. Xxxx xxxx, ai fini di analizzare la situazione attuale dell'azienda in un'ottica di miglioramento continuo e di apporto/supporto alla nuova strutturazione
che il Management intende dare all'orgarizzazone.
I-lincontro si focalizzato su alcuni punti chiave:

o
o
o
o
o

la stnrmrra organizzatva
I'organigramma

I'analisi SWOT
i ruoli, le competenze ele relazioni

il fabbisogno formativo

Di seguito si riassumono i risultati dell'analisi e si suggeriscono alcuni interventi che Studio xxxxx in grado di condurre
per conto di xxxxxxxxxxxxxx , per gli obiettivi che la Direzione Generale si proposta di raggiungere.

UANALISI E I RISULTAII
La struttura
213

xxxxxxxxxxxxxx una societ del settore xxxxxxxxxxxxxx


presente sul mercato dal 1968 ed opera prevalentemente in
ambito regionale, con sporadiche commesse sul resto del territorio nazionale.
La tipologia di clienti comprende imprese e privati.
Guidata e gestita dalla propriet, grazie anche all'introduzione
del Sistema Qualit e alla certificazione ISO 9000, I'azienda ha
vissuto un notevole sviluppo qualitativo, pur con dimensioni
contenute. Attualmente conta circa xx addetti per un fatturato
che si aggira intorno ai xx.000.000 di Euro.

Gli addetti sono cos suddivisi:

1 dirigente/titolare (per le decisioni strategiche condivide le


responsabilit con un socio non operativo in azienda);
3 impiegati di cui un impiegato tecnico e due impiegate amministrative;
11 persone operative, di cui
nutenzione.

nell'installazione e 2 nella ma-

La propriet risulta molto presente nella direzione dell'azienda


in modo attivo e preponderante. La volont e l'esigenza sono
quelle di riservare alla propriet un ruolo pi strategico che operativo, aumentare e migliorare il processo di delega, responsabilizzare le risorse umane e valoizzne e motivare il personale.

li

organigramma

La propriet ricopre le funzioni di direzione generale.

Non vi sono altri dirigenti in azienda.LaDfuezione affiancato


in staff per le funzioni tecniche da un impiegato, collaboratore
tecnico.
presente un responsabile del settore installazioni che coordi214

Eugenlo Rollo

Lo psicologo e la progettazione

na il lavoro nei cantieri e dirige quattro squadre costituita ciascuna da due persone, un caposquadra e un tecnico.

La

manutenzione

ha una squadra

autonoma, costituita

anch'essa da un caposquadra e da un tecnico.

In amministrazione c' una responsabile ed un'impiegata.

La Direzione aspira a far crescere il responsabile della manutenzione per ritagliare un ruolo di maggior responsabilit in
area tecnico-cornmerciale.

Esiste inoltre I'esigenza dt anahzzare e possibilmente risolvere


un conflitto in atto tra il responsabile installazioni ed un caposquadra, nonch a ridefinire alcune funzioni in area amministrativa.

L analisi

or gani z.zativ a

Con la direzione si cercato di condurre anche un'analisi volta


ad evidenziare i punti di forza,le aree di miglioramento, le oppornrnit e i rischi di xxxxxxxxxxxxxx nei confronti del proprio mercato di riferimento.

Nella tabella che segue sono riportati


mersi dall'analisi.

dettagli dei risultati e-

In questa sede sottolineiamo alcuni elementi che ci sembrano


di rilevante impofanzaper meglio comprendere ed indiizzare
le future strategie dell'azienda e per propone un intervento mirato ed efficace.

punti di forza di xxxxxxxxxxxxxx sono relativi al servizio


offerto, all'esperienza acquisita sostenuta da una costante ricerca di rinnovamento, grazie all'attenzione rivolta alle nuove
tecnologie, all'assistetua tecnica di eccellente livello, alla capacit di investimento. Anche il clima generale tra le persone,
salvo poche eccezioni, buono, ma migliorabile per creare un
pi intenso spirito di squadra.
215

Del resto emergono alcuni aspetti critici, quali l'incompleto


processo di delega,la sovrapposizione di funzioni e alcune aree

gngie nella definizione dei ruoli, l'organizzazione di pi efficaci strategie commerciali.

Punti di forza

Punti da migliorare

Affidabilit e regolarit nei


tempi di consegna./erogazione

comunicazione e clima interno

dei servizi

presenza di alcune risorse


arrtpiezza della gamma di servi- umane in conflitto tra loro

senso

atftezzatarc e mezzi tecnici

di

responsabilit di

alcune risorse

capacit di adattare prodot- spirito di squadra parzialtilservizi alle esigenze di merca- mente interiorizzato
to

processo di delega

capacit di investimento

elevati standard di qualit


rapidit e capillarit nella distribuzione dei prodotti/servizio

comunicazione esterna, immagine aziendale, propositivit commerciale

capacit di innovazione
assistenza tecnica

Opportunit

Rischi

nuove politiche energetiche

tensioni conseguenti

sformazioni dell' azienda

aggiornamento tecnologico

cambiamenti in genere

propositivit commerciale
216

tra-

Lo psicologo e la progetftEione

Eugenio Rollo

PROPOSTADI INTERVENTO

Alla luce di quanto rilevato, emerge l'esigenza aziendale di


intervenire su alcuni aspetti, come gi citato in precedenza:

o
o
r

sviluppodell'attivitcommerciale;
miglioramento del processo di delega;
miglioramento della struttura organizzativa e definizione di ruoli;

o
o
o

sviluppo di un maggior spirito di squadra;


evoluzione personale e professionale delle figure chiave;
sviluppo della motivazione e del senso di appartenenza.

Di seguito si riportano in dettaglio gli interventi suggeriti.


Obiettivo
Sviluppo

dell'attivit
commerciale,
miglioramento
del processo di
delega e
dell'organtzzazi
one interna

Obiettivo

Azione
Consulenza per la selezione di personale
commslsiale,lo sviluppo di strategie marketing adeguate,
I'organi77a2,ione e la
funzione dirigente

Azione

Destinatari

Tempi

responsa-

2 gior-

bile com-

nate al
mese
per un
anno

merciale,
direttore
generale

Destinatari

Formazione outdoor su
Comunicazione e team
comunicazione e
working. Sviluppa la
lo spirito di
Tutti
capacit di comunicare
gruppo, gestire i
efficacemente e di colconflitti
laborare.

Tempi

Migliorare la

21,7

3 gior-

ni

Formazione su Time
management

Migliorare la
capacit personale di organizzarsi e gestire il
tempo

Consente al personale
di tutti i settori di riconoscere I'importanza
della variabile tempo,
del suo valore e
dell' indispens abilit
della sua gestione per

I'efficienza
I'efficacia

Tutti

gior-

nata

Corso di customer care

E'utile che le risorse


Migliorare le
metodologie di

tecniche e commerciali
che hanno contatti con
clienti e utenti finali
siano consapevoli delle
conseguen ze, in positivo e in negativo, che lo
stile di comunicazione
comporta

Risorse di
area tecnica e commerciale

U2
giornata

Destinatari

Tempi

Tramite opportuna mesi valuteran- Responsatodologia


Esplorare il potenziale di figure no le caratteristiche del bile manuresponsabile della ma- tenzione
chiave
nutenzione in funzione
di una sua crescita in
area tecnicocommerciale

giorna-

relazione con
cliente

Obiettivo

il

Azione
Valutazione del potenziale

u2

ta+
screeni

nge
repor-

ting

Lo psicologo e la progettazione

Eugenio Rollo

Le proposte sopra elencate vanno valutate e contesfuahzzate,


per stabilire priorit, dettagli, destinatari ed ogm altro elemento
utile a sviluppare aziom operative e piani formativi che contribuiscano alla crescita aziendale.
Questo documento rappresenta una base di partenza, su cui costruire progressivamente un piano operavo concreto.

INVES TIMENTO EC ONOMICO

Riportiamo di seguito I'investimento economico previsto per le


azioni suddette:

Azione

Consulenza
direzione

di

organizzazione

Durata

Prezzo

24 giomate

12.000,00
formazione

Formazione outdoor su Comunica2 giornate


zione e team working

1.600,00
trasferta

2.000,00
Formazione su

1 giornata

800,00

Corso di customer care

1 giornata

800,00

Valutazione del potenziale

Il2 giornata
+ screening

500,00

Time management

2t9

reporting

Argomento: fusione societaria e scelta di figure direttive e dirigenziali


Titolo: L'unione fa la forza
Premessa e analisi del contesto: in programma la creazione
di una nuova banca attraverso la fusione di tre istituti di credito
esistenti: necessario pertanto rivedere la struttura gerarchica
delle funzioni direttive e dirigenz\ali e scegliere chi dovr ricoprire i ruoli di responsabilit nella nuova organizzazione. In
particolare, si dovr individuare un direttore generale, tre direttori per le aree nord, centro e sud ltalia, il direttore commerciale.

L'operazione avviene in un contesto del mercato che favorisce


e quasi obbliga le banche ad accorparsi, mentre penalizza le
realt pi piccole o limitate tenitorialmente. Questo intervento
presenta indubbi vantaggi dal punto di vista finanziario, in
quanto aumenta la massa critica degli istituti di credito, garantisce una distribuzione territoriale pi capillare e contemporaneamente consente di recuperare efficienza accorpando filiali
in alcune zone dove sono gi presenti due o tre sportelli delle
banche interessate alla fusione. Il tutto si traduce in un notevole risparmio e in un servizio pi qualificato e distribuito, anche
perch mette in comune alcuni servizi generali di gestione,
quali la direzione, il marketing, la gestione dei flussi informatici, che rappresentano un notevole costo di struttura.
Per contro, occorre ben gestire le azioni di accorpamento, sia
per non generare insicurezza o sospetto nella clientela, sia per
garantire l'efficienza dei servizi nella fase di transito, sia per

Lo psicologo e la progettazione

Eugenlo Rollo

superare senza traumi la fase di scelta di coloro che dndranno


ad occupare i ruoli direzionali e dirigenziali nella nuova struttura. Infatti, I'accorpamento della direzione vuol dire che ci
sar un solo direttore l dove attualmente ce ne sono tre, quindi
ci sar un recupero di efficienza ma contemporaneamente occorrer prevenire I'insorgere di dinamiche conflittuali o di sfiducia durante la scelta di chi dovr occupare i posti maggiormente qualificati.
Questo progetto destinato esclusivamente alla scelta del personale dirigente. In questa sede, pertanto, saranno solo citate le
sezioni generali del progetto complessivo legato alla comunicazione e alle risone umane, ma sar trattato solo il progetto
relativo all' individuazione delle figure dirigenziali.

Target: si individuano tre target per il progetto generale: 1) i


clienti; 2) il personale delle banche; 3) i dirigenti. Destinatari
del presente progetto saranno gli attuali dirigenti delle tre banche da accorpare

Obiettivi:
1) rassicurare

2)

3)

la clientela e far percepire i

vantaggi
dell'operazione di accorpamento (progetto generale);
motivare i dipendenti verso la nuova struttura (progetto
generale);
scegliere i dirigenti migliori che saranno incaricati
di dirigere la nuova organizzazione (progetto presente).

Risultati attesi:

1)

2)
3)
4)

aumento dell'efficienza trarnite una riduzione di costi


(progetto generale);
soddisfazione della clientela (progetto generale);
clima aziendale sostenibile in una prima fase, buono a
regime (progetto generale);
efficacia nel ruolo dei dirigenti scelti (progetto presente).
221

Vincoli:

1) tempi legati all'operativit logistica ed informatica;


2) pressioni esterne sulla scelta dei dirigenti.
Metodologia:
L'orientamento dell'intero progetto sar volto a far percepire
gli aspetti positivi, smorzando le paure e stimolando reazioni di
fiducia. L'area di attivit estremamente delicata e frutto di
equilibri raggiunti nel corso degli anni, quindi occorrer adottare un'ottica di sistema per evitare la nascita di sfiducia, conflittualit, timori, reazioni irrazionali.
Ciascuna attivit ricorrer quindi a metodologie di approccio
specifiche, comunque ispirate dall'attenzione alla persona e ai
meccanismi di relazione. Si adotter la politica dei piccoli passi, ma senza che vi siano intemrzioni o rallentamenti nel processo. A livello di comunicazione occorrer adottare uno stile
sereno ma fermoo in grado di dare sicurezza e di garantire la
serenit delle scelte.

Attivit e fasi:
1) AZIOM VERSO LA CLIENTELA (progetto

2)

genera-

le):
Produzione di materiale illustrativo e pubblicitario cartaceo, otganizzazione di uno sportello aperto per approfondire dubbi e attese, produzione di spot pubblicitari
su larga scala;
AZIONI VERSO I DIPENDENTI (progetto generale):
a. Illustrare i vantaggi della fusione tramite azioni
informative sia documentali (materiale illustrativo) sia con incontri diretti (riunioni per zona).
b. Azioni di formazione per gruppi di operatori
provenienti dalle tre diverse banche, allo scopo
di condividere le esperienze e di creare un nuovo team.

Eugenio Rollo

Stimolare il senso di apparteneua e la responsabilizzazione, ascoltando gli operatori, accogliendo i loro suggerimenti, creando un brand
interno attraente;
d. Attivare un piano di incentivazione sui risultati
per stimolare la motivazione;
e. Studiare formule di accompagnamento per i dipendenti in esubero, favorendo il prepensionamento o altre forme di buonuscita.
AZIOII YERSO I DIRIGENTI (progetto presente):
scegliere i dirigenti migliori che saranno incaricati di
dirigere la nuova organizzazione.
Fase 1: analisi. Con i responsabili del progetto generale
si individuernno i dirigenti da sottoporre al processo di
valutazione. Sar definito il numero di risorse da sottoporre a selezione, il numero di risorse che si intende
promuovere nel nuovo ruolo, quale collocazione prevista per gli altri dirigenti (mantenimento del posto in
altro ruolo, prepensionamento, esubero, buonuscita, trasferimento o eventuali altri criteri di ricollocazione.
Sviluppare il programma di dettaglio relativo alle diverse fasi.
Fase 2: illustrazione del progetto agli interessati. Saranno organizzati specifici incontri con i dirigenti interessati per vagliare la disponibilit, le attese, ridefinire eventuali timori, predisporre il clima utile per
I'attuazione del progetto, se possibile in modo concertato e partecipato.
Fase 3: attuazione del programma di valutazione. I dirigenti saranno sottoposti ad un assessment center costituito da prove oggettive, test, colloqui, prove in basket
volti ad analizzarc le competenze ed il potenziale, nei
tre ambiti: applicativo, relazional e, organizzativo.
Fase 4: report dei risultati ai responsabili del progetto e
valutazione comune degli elementi emersi.
c.

3)

Lo psicologo e la progettazione

Responsabilit:
I responsabili di progetto opereranno la scelta sulla base degli
elementi forniti dal team di psicologi che avranno condotto il
progetto.
Il coordinatore del team avr la responsabilit di organizzate e
armonizzarc gli interventi.
Il team avr la responsabilit di condurre il progetto secondo il
programma di dettaglio prestabilito, di sottoporre dirigenti
alle prove, di elaborare i risultati e collaborare alla valutazione
finale.

Tempi:
Fase 1: 120 ore/uomo nell'arco di 1 mese.
Fase 2: 40 ore/uomo nell'arco di 1 mese.
Fase 3: 200 ore/uomo nell'arco di 3 mesi.
Fase 4: 80 ore/uomo nell'arco di 1 mese.
In totale 440 ore/uomo nell'arco di circa 6 mesi.

Risorse:
1 coordinatore e 3 psicologi componenti il team di progetto.
Materiali per assessment center (test, questionari, materiali diversi)
Sale a disposizione per le riunioni e lo svolgimento delle prove
(di propriet delle banche interessate)
COSTI:
- sale: costi non rilevati, in quanto di propriet del
c ommittente e ammort izzati;
- materiali: costo stimano di test e materiali di
consumo ed intervento: 8.000,00
- personale specializzato (team e coordinatore):
44.000,00
- COSTO TOTALE STIMATO: 52'000,00

Rischi:

Lo psicologo e la progettazlone

Eugenlo Rollo

Resistenza da parte dei dirigenti sottoposti a valutazione.


Interferenze da parte dei responsabili del progetto generale.

Validazione, verifica e valutazione:


Analisi degli indicatori di efftcienzanormalmente adottati dalle
banche, confrontati prima e dopo I'intervento.
Produttivit individuale dei dirigenti prescelti.
Follow-up su efficien7l s slima aziendale a distanza di un anno.

225

Esempio n. 22 - lavoro

- prevenzione

del burn-out

Argomento: prevenzione del burn-out in un'azienda sanitaria


locale

Titolo: Ricominciamo
Premessa e analisi del contesto:
La sindrome da burnour (o pi semplicemente burnoar) I'esito patologico di un processo stressogeno che colpisce le persone che esercitano professioni d'aiuto (helping profession), qualora queste non rispondano in maniera adeguata ai carichi eccessivi di stress che il loro lavoro li porta ad assumere.
L burnout interessa educatori, medici di base, insegnanti, polizotti, poliziotti penitenziari, vigili del fuoco, infermieri, operatori assistenziali, psicologi, psichiaffi, assistenti sociali, fisioterapisti, anestesisti, medici ospedalieri, studenti di medicina,
responsabili e addetti a servizi di prevenzione e protezione aziendali, operatori del volontariato, ecc. Queste figure sono caricate da una duplice fonte di stress: il loro stress personale e
quello della persona aiutata.
Ne consegue che, se non opportunamente trattati, questi soggetti cominciano a sviluppare un lento processo di "logoramento" o "decadeza" psicofisica dovuta alla mancanza di energie
e di capacit per sostenere e scaricare lo stress accumulato
("bumout" in inglese significa proprio "bruciarsi"). In tali condizioni pu anche succedere che queste persone si facciano un
carico eccessivo delle problematiche delle persone a cui badano, non riuscendo cos pi a discernere tra la propria vita e la
loro. Caratteristici del burnoul sono anche I'esaurimento emozionale, la depersonalizzazione, un atteggiamento spesso improntato
ridotta autocinismo
un sentimento
lsaliz.zazione. Il soggetto tende a sfuggire I'ambiente lavorativo
assentandosi sempre pi spesso e lavorando con entusiasmo ed

al

di

?'

Eugenio Rollo

Lo psicologo e la progettazlone

interesse sempre minori, a provare frustrazione e insoddisfazione, nonch una ridotta empatia nei confronti delle persone
delle quali dovrebbe occuparsi. L'abuso di alcol, di sostanze
psicoattive ed il rischio di suicidio sono elevati nei soggetti affetti da burnout
Per misurare il burnout ci sono diverse scale ma da ricordare
la scala di Maslach: un questionario dt 22 items, ossia domande, atti a stabilire se nell'individuo sono attive dinamiche psicofisiche che rientrano nel burnout. A ogm domanda il soggetto
interessato deve rispondere inserendo un valore da 0 a 6 per
indicare intensit e frequenza con cui si verificano le sensazioni descritte nella domanda stessa.
La prevalenza della sindrome nelle varie professioni non ancora stata chiaramente definita, ma sembra essere piuttosto elevata tra operatori sanitari quali medici e infermieri (ad esempio, secondo un recente studio olandese in Psychological Reports, non meno del40Vo dei medici di base andrebbe incontro
ad elevati livelli di burnout), insegnanti e poliziotti.
Le fasi del burnout
Negli operatori sanitari, la sindrome si manifesta generalmente
seguendo quattro fasi.
La prima, preparatoria, quella dell'entusiasmo idealistico che
spinge il soggetto a scegliere un lavoro di tipo assistenziale.
Nella seconda (stagnazione) il soggetto, sottoposto a carichi di
lavoro e di stress eccessivi, iniza a rendersi conto di come le
sue aspettative non coincidano con la realt lavorativa. L'entusiasmo, I'interesse ed il senso di gratlficazione legati alla professione iniziano a diminuire.
Nella terza fase (frustrazione) 1I soggetto affetto da bumout
awerte sentimenti di inutilit, di inadeguatezza, di insoddisfazione, uniti alla percezione di essere sfruttato, oberato di lavoro
e poco apprezzato; spesso tende a mettere in atto comportamenti di fuga dall'ambiente lavorativo, ed eventualmente atteggiamenti aggressivi verso gli altri o verso se stesso.
Nel corso della quarta fase (apatia) I'interesse e la passione per

il

proprio lavoro si spengono completamente e all'empatia subentra I'indifferenza, frno ad una vera e propria "morte professionale".
Il soggetto colpito da burn-out manifesta sintomi aspecifici (irrcquietezza, senso di stanchezza ed esaurimento, apatia, neryosismo, insonnia), sintomi somatici (tachicardia, cefalee, nausea, ecc.), sintomi psicologici (depressione, bassa stima di s,
senso di colpa, sensazione di fallimento, rabbia e risentimento,
alta resistenza ad andare al lavoro ogni giomo, indiffererrza,
negativismo, isolamento, sensazione di immobilismo, sospetto
e paranoia, rigidit di pensiero e resistenza al cambiamento,
difficolt nelle relazioni con gli utenti, cinismo, atteggiamento
colpevolizzate nei confronti degli utenti). Tale situazione di
disagio molto spesso induce il soggetto ad abuso di alcool o di
farmaci.
Gli effetti negativi del burnout non coinvolgono solo il singolo
lavoratore ma anche I'utenza, a cui viene offerto un servizio
inadeguato ed un trattamento meno umano.
Dagli studi presenti in letteratura e multifattoriale a determinare quale conconono: variabili individuali, fattori socioambientali e lavorativi.
Per I'insorgenza del burnout possono avere importanza fattori
socio-organizzativi quali le aspettative connesse al ruolo, le
relazioni interpersonali, le caratteristiche dell' ambiente di lavoro, I'organizzazione stessa del lavoro.
lnoltre sono state studiate le relazioni tra variabili anagrafiche
(sesso, et, stato civile) e insorgenza del burn-out. Tra queste
I'et quella che ha dato luogo a maggiori discussioni tra i diversi autori che si sono occupati dell'argomento. Alcuni sostengono che l'et avanzata costituisca uno dei principali fattori di rischio di burn-out mentre altri ritiene invece che i sintomi
di burnout sono pi frequenti nei giovani, le cui aspettative sono deluse e stroncate dalla rigidezza delle organizzazioni lavorative.
Tra gli specialisti quelli pi a rischio per il burn-out sono quelli

il

Eugenio Rollo

Lo psicologo e la progettazione

che operano nell'ambito della medicina generale, della medici-

na del lavoro, della psichiatria, della medicina interna

dell'oncologia.
I risultati sembrano quindi indicare una polarizzazione tra
"specialit a pi alto burn-out", dove spesso ci si occupa di pazienti cronici, incurabili o morenti, e "specialit a pi basso
burn-out", ove i malati hanno prognosi pi favorevole.
Burnout e stress lavorativo caratteizzano in modo sempre pi
preoccupante i contes lavorativi aziendali e professionali in
genere. Arginare i fattori di rischio che conducono a tali situazioni di disagio, significa conoscere e implementare fattori di
benessere che contrastino con quelli di rischio e promuovano
un clima lavorativo efficace. Tra i primi fattori protettivi dello
stress lavorativo, vengono riconosciute alcune capacit relazionali trasversali come la capacit comunicativa, di negoziazione dei conflini, di problem solving di condivisione delle risorse ecc. Oltre a queste un' organizzazione funzionale del
gruppo di lavoro, con una leadership distribuita rispetto a ruoli
e funzioni, un altro fattore fondamentale che pu prevenire
f instaurarsi di situazioni di disorganizzazione e di mancanza di
strategie. Saper strutturare gruppi di lavoro significa conoscere
i principi che sottendono I'efficacia degli stessi e non affidarsi
al buon senso o alle pressioni contingenti. I principi della cooperazione, individuati da numerosi ricercatori americani, italiani, israeliani, sembrano rispondere in maniera appropriata a
questa esigenza di efficacia. I teorici che hanno analizzato 1l
funzionamento dei gruppi sostengono che la capacit di organizzare in modo efficace un gruppo di lavoro tende a svilupparsi maggiormente quanto pi il gruppo stesso in grado di
auto-organizzarsi in modalit cooperativa. Questa prospettiva
implica il saper mettere insieme i lavori individuali, le specializzaziom e le competenze, prendendo atto del fatto che gli obiettivi di sviluppo richiesti implicano I'orgarizzazione di una
molteplicit di risorse. Il presente progetto, rivolto alle giovani
imprese o a coloro che intendono ottimizzare il clima organiz-

zativo della propria azienda, intende inserirsi in un'ottica di


promozione di fattori protettivi dello stress lavorativo, proponendosi, nello specifico, di favorire I'acquisizione di strategie
di costruzione e organ\zzazione efficace del gruppo di lavoro.
Destinatari:

Un gruppo di L2 operatori

socio-sanitari all'interno di

un' azienda sanitaria locale.

Obiettivi:

Il

progetto intende ptomuovere fattori protettivi dello stress


lavorativo, ridare benessere e motivazione agli operatori, voglia di ricominciare il loro lavoro con giusta carica ed entusiasmo, attraverso la sperimentazione di strategie comunicative
efficaci, tecniche di team-building e team-working, benessere e
motivazione.

Risultati attesi:
Diminuzione dei segru e dei sintomi legati alla sindrome di
burnout

Metodologia:
La metodologia utilizzata a carattere pratico-esperienziale: a
brevi introduzioni teoriche, seguono attivit a piccoli gruppi
cooperativi che favoriscano la sperimentazione delle strategie
proposte, seguite da sessioni di debriefing per valutare ed elaborare l' esperienza condotta.
I partecipanti avranno la possibilit di conoscere e sperimentare:
tecniche di comunicazione efficace
strategie efficaci di costruzione di un gruppo di lavoro
tecniche efficaci dilavoro di gruppo
benessere e motivazione personale
Per la rcahzzaz\one del progetto, anzich la classica formazio-

o
o
r
o

ne d'aul4 si scelto

di adottare la formula dell'outdoor

Lo psicologo e la progettazlone

Eugenio Rollo

training, che permette maggiormente di sperimentare il vissuto


e non solo la mera conoscenza teorica, quindi di interiorizzare,
stabilizzarc le esperienze e dare maggior efficacia
all'intervento.
Lontano dagli assilli quotidiani, con i cellulari spenti, si pu
pensare in modo pi efficace, essere concentrati, recuperare
vigore e benessere, riconoscere I'imporlanza di collaborare,
accorgersi che gli altri sono in azienda come noi e con gli stessi
obiettivi, che al di l dei moli esistono persone che hanno
grande valore e con cui possiamo andare d'accordo, ovare
soluzioni nuove ed originali a vecchi problemi, riflettere sulla
propria vita in azenda con spirito costruttivo e positivo, recuperare entusiasmo ed energia.
Ispirato ai principi della psicologia positiva, questo percorso
diretto al recupero delle energie, dell'ottimismo, della spinta
per il raggiungimento degli obiettivi. Con riferimento a metodologie di evoluzione personale e relazionale, incentrato sul
gruppo e sul piacere di vivere le emozioni, da soli e in compagnia. basato sul recupero delle energie ed il controllo delle
emozioni. Si tratta di intelligenza emotiva, tecniche di rilassamento, pensiero positivo. Il percorso formativo si realizza attraverso attivit ludiche e sportive diversificate.

Attivit e fasi:
Fase 1: viene somministrata la scala di Maslach per la misurazione del burnout a due gruppi: uno sperimentale che parteciper al programma di formazione ed uno di controllo, omogeneo al primo.
Fase 2: focus group con gli operatori che parteciperanno al
progetto per illustrare la metolodologie, conoscere i partecipanti, evidenziare bisogni, motivazioni e criticit
Fase 3: progettazione di dettaglio. Sulla base del focus group
veranno messe a punto attivit specifiche dautilzzare nel percorso di formazione.
Fase 4: realizzazione di tre sessioni di lavoro, a distanza di un
231

mese I'una dall'altra. Ciascuna sessione sar costituita da un


weekend, dal venerd alla domenica, in cui i partecipanti si trasferiranno in una sede idonea in montagna per partecipare alle
attivit. Le giomate saranno orgatizzate in esercitaziottr e debriefing, a seconda delle tematiche oggetto del programma
formativo.
Fase 5: follow-up. A distanza di un mese dall'ultima sessione
sar organizzato un incontro con i partecipanti per una valutazione comune dell'esperieza.In tale occasione sar somministrata nuovamente la scala di Maslach che verr proposta contestualmente al gruppo di controllo.

Tempi:
Tutto il progetto si svolger nell'arco di cinque mesi, secondo
la tempistica illustrata nelle fasi.
Risorse:
Struttura alberghiera idonea ad accogliere le attivit del progetto.
Materiale per le esercitazioni
Due psicologi formatori specializzati nelle tematiche e metodologie formative del progetto.

Lo psicologo e la progettazione

Eugenio Rollo

Validazione, verifica e valutazione:

La validazione viene effettuata tramite i risultati della scala di


Maslach sul burnout, somminis6316 all'inizio e alla fine
dell'intervento al gruppo dei partecipanti ed al gruppo di controllo, come illustrato precedentemente.

233

Appendice L - SCHEMA Dl ANALISI DEL CONTESTO


Questo strumento stato concepito come una guida
all'intervista di una o pi figure di riferimento all'interno
detl'Organizzazione da anaiizzare. utilizzabile sia per
strutture aziendali che per Organizzazioni pubbliche di
elevata complessit.

una guida di riferimento, quindi le voci previste possono essere integrate od omesse a seconda delle necessir.

Data:

Intervistatore:

Persona intervistata:

Posizione nell' organi zzazione z

Anagrafca
Denominazione dell' Organizzazionez

SedeLegale:
Indrzzo:
Te\etono:

Fax:
e-mail:

236

Eugenio Rollo

Lo psicologo e la progettazione

Altre sedi:

Anno di costituzione:

Territorio di riferimento:

Annotazioni:

237

Generalit
Numero addetti totale:
Numero dirigenti:
Numero professionisti

Numero impiegati:
Numero produttivi:
Settore di intervento

e attivit specifiche:

Ltorganigramma
Esiste un organigrarma ufficiale?

Descrizione e rappresentazione grafica dell'organigramma

238

qtc,','

Eugenio

Rollo

Lo psicologo e la progettazione

L'analisi oreanizzativa (SWOT)


Quali sono i punti di forza e di debolezza della organizzazione rispetto agli standard di mercato?

tr

affidabilit e regolarit nei tempi di erogazione dei servizi

Punto di debolezza

Punto di forza

arrpiezza della gamma di servizi offerti

Punto di debolezza

Nella media

Nella media

Punto diforza

attrezzature e mezzi tecnici

Punto di debolezza

Nella media

Punto diforza

El capacit di adattare servizi alle esigenze di mercato


Punto di debolezza

Nella media

Punto diforza

capacit di investimento

Punto dr debolezza

Nella media

239

Punto di forza

E comunicazione

e clima interno

Punto di debolezza

Nella media

Punto di forza

comunicazione esterna e immagine

Punto di debolezza

Nella media

Punto di forza

El elevata aderenza agli standard di qualit


Punto di debolezza

Nella media

Punto di forza

Nella media

Punto di forza

E flessibilit organico
Punto di debolezza

EI capacit di innovazione

Punto di debolezza

tr

Nella media

Punto di forza

qualit e competenzane\ servizi

Punto di debolezza

Nella media

240

Punto di forza

Lo psicologo e la progettazaone

Eugenio Rollo

tr

rapidit e capillarit nell'erogazione del servizio

Punto didebolezza

Nella media

Punto drforza

Nella media

Punto di forza

Nella media

Punto di forza

E rapporto prezzolqualit
Punto di debolezza

E altro (specificare)
Punto di debolezza

Quali sono Ie opportunit?

Quali sono i rischi?

Esiste un mansionario?
Sono sempre chiare le responsabilit e i ruoli?

241

Quali elementi hanno influto principalmente sui modelli


organizzativi?

tr

ampliamento dei mercatilutenti di riferimento

E
E
E
E
E
E
E
E

diversificazione delle strategie

tr

altro (specificare)

diversificazione delle tecniche di erogazione


diversificazione di servizi

fusioni, acquisizioni, incorporaziori


introduzione di processi di qualit
introduzione di sistemi di informatizzazone
mutamento del gruppo dirigente

variazioni di propriet

La progettazione dei cambiamenti organizzativi


lizzataz

stata rea-

E solo con risorse inteme


E con il supporto di consulenti esterni
E soprattutto con consulenti esterni
introdurre 3 cambiamenti alltinterno
dell'organizzazione per migliorarla, la Direzione sceglieSe dovesse

rebbe:
a)

b)
c)

Appendicez - SCHEMA PER LA pREDtSpOStZtONE


DEL BUDGET

*t".:5,
*"

"..
.

,,,-*

l[$!$l:r,:ftR,{4

;Fretrrizib I
".: l

-:i-,-

-"r

"'".;

.[n$gc[ffirzreng]::::

ffiu=-l

R-_

nr,r!rM!r!$$$n]!!!J!!iiltffi

i\ss\\\**5ida!:::

r rr.ru:.!{ii+_:rr.tl;u{
ffiw HDO "-'r;

:::::::::11::::!]:W

d&i

244

'"'rlta"S[e*F-

Lo psicologo e la progettazione

Eugenio Rollo

ru...q!*

*!?

=.=t.n:W

,i*g,gali.R$Si

-rr

cw$

..

ts
:i

lL0f

l.o_{&

'l

Appendice 3 - ESEMPIO Dl CHECK-LIST PER


UIDENTIFICAZIONE DEI RISCHI DI PROGETTO

1.

L'ambito del progetto ed

il

contesto generale sono ben

chiari e definiti?

Le attese dei destinatari sono sufficientemente stabili

consolidate o potrebbero mutate improwisamente?

i risultati attesi sono ben chiari

definiti?

3.

Gli obiettivi

4.

Le esigenze del committente sono ben chiare e definite o


sono molto complesse e difficili da esplicitare?

5.

I requisiti

sono sufficientemente stabili o probabile che


vengano variati in corso d'opera?

In base a come sono stati raccolti le informazioni, che


probabilit c' che vi siano errori, omissioni o fraintendimenti?
7.

La definzione dei ruoli e delle responsabilit ben chiara, compresa e nota a tutti?

In

particolare

il Project Manager pu contare

sull'appoggio del committente da un lato e del suo team


dall'altro?
9.

La composizione del team, in termini di quantit di risorse, di loro disponibilit nel tempo e di competenze adeguata?

10.

All'interno del team vi sono risorse critiche rispetto al


know-how richiesto dal progetto?

11.

Il team ha potenzialmente un buon livello di efficienza o


ci possono essere persone con una performance molto
bassa?

12.

h,

Il

team di lavoro localizzato tutto nella stessa sede o


distribuito sul territorio?

Rollo

Eugenio

Lo psicologo e la progettazione

t3. Il team utilizza ed abituato adutilizzare metodologie di


lavoro standardiz zate?

la. Il Project Manager in grado di condividere gli obiettivi


con il team e di coinvolgere le persone?
15.

Le Risorse Umane che compongono il team sono impiegate in modo offimale rispetto alle loro competenze e alle
loro esperienze professionali?

16. Spazi, strutture, strumenti, saranno disponibili nei tempi


previsti dal piano?
17.

Vi

sono incertezze sull'effettiva disponibilit delle Risorperiodi previsti dalla pianificazione?

se Umane nei

ls. Ci potrebbero essere problemi di turnover del personale


dedicato al progetto?
19.

Il

20.

n Project Manager, il

21.

22.

Project Manager ha una buona esperienza nella conduzione di progetti dello stesso tipo e/o dimensioni?

suo team e le persone messe a disposizione dall'Organizzazione hanno una buona conoscenza dell' area di competenza del progetto?

processi e le informazioni trattate sono formalizzate e


sono conosciute dai principali attori in gioco?

personale interno assegnato al progetto interamente


dedicato, o ha anche altri compiti (es. altri progetti, attivit prioritarie nell' Org anizzazione)?

23. La fonte di finanziamento del progetto ben chiara, definita e presente nelle varie fasi o sfumata e latitante?

24.

Il

committente forte e incisivo oppure passivo e poco

presente?
25.

progetto

coerente con 1o scopo e le strategie

dell'Organizzazione?
26.

E' stato fatto un accurato studio di fattibilit del progetto?

27.

Il progetto

28.

Il progetto autonomo o dipende al massimo

29.

La stima dei costi stata fatta in modo correffo o sottostimata pur di riuscire a farsi assegnare il progetto?

prevede significativi cambiamenti nelle procedure inteme, nell'organizzazione del lavoro e nelle politiche dell' O r ganizz azione?
da un altro
progetto (affidato ad un altro team) oppure in stretta relazione con pi progetti esterni?

La pianificazione dei tempi realistica o estremamente

"trratt'?
31.

La data di termine del progetto tassativa o

ammette

qualche slittamento eventuale?


32.

Le date di completamento sono chiare, raggiungibili

frutto di stime non solo di alto livello?


33.

Nella stesura del progetto si tenuto conto adeguatamente


delle fasi precedenti o connesse al progetto?

34.

La metodologia utilizzatanel progetto consolidata e ben


nota nell'Organizzazione o del tutto nuova e mai sperimentata prima?

35. Oppure, al contrario, la metodologia che si intende impiegare obsoleta e potrebbe portare ad un cambio in corso
d'opera?

Il

progetto ut\lizza infrastrutture tecnologiche? Se s, le


Risorse Umane coinvolte nel progetto sono in grado di utilizzarle?
31. La qualit dei dati che il progetto si trover a gestire

36.

buona?
I

L
,*,

38.

Vi

39.

Vi

sono incertezze sulla capacit di gestire i vincoli?

sono all'oizzonfe possibili mutamenti politici, governativi, legislativi che potrebbero incidere sul progetto?

40. I-e risorse finanziarie messe a disposizione sono sufficien-

Eugenio

Rollo

Lo psicologo e la progettazione

ti?
41.

Vi

sono vincoli rigidi nelle date previste nelle diverse fa-

si?

42. Iprezzi dei materiali e di quanto in genere viene acquistato esternamente sono stabili?
43. Gli effetti del rischio, indipendentemente dalla loro gravit, sono isolati o per "effetto domino" scatenano ulteriori
rischi?
44.

E' stato predisposto un piano di gestione dei rischi?

249

-F-

Appendiee 4 - SCHEDA RIASSUNTIVA Dl PROGETTO


Titolo
Premessa e
analisi del
contesto

Beneficiari o
tarset
Obiettivi
(generale e

specifici)

Risultati attesi

Vincoli
Metodologia

Attivit

e fasi
(in relazione
aeli obiettivi)

Responsabilit
I

Tempi
Risorse

Rischi

Verifica

valutazione
Note

250