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Studi e Ricerche

Polarit, Dicembre 1989, Vol. 3, No. 3, 247-264

Alleanza con le emozioni nei processi di cambiamento


Pio Scilligo Universit di Roma "La Sapienza" Dipartimento di Psicologia e IFREP

L'articolo inquadra le emozioni come strumento utile nella mani dello psicoterapeuta. Dopo un breve excursus sulla concezione delle emozioni secondo Freud, i modelli psicodinamici e il modello cognitivista - comportamentale, viene presentata una visione umanistico esperienziale delle emozioni. Esse sono viste come forze motivazionali per il cambiamento anzich come energie di cui liberarsi o da coartare. Vengono proposti spunti per una visione integrata delle emozioni e per una metodologia di intervento in ambito terapeutico fondata su accurata diagnosi processuale che suggerisce strategie differenziate secondo una visione umanistica.

Introduzione Le emozioni hanno sempre trovato un posto privilegiato nella spiegazione del disagio psichico soprattutto nei modelli di orientamento psicodinamico. A iniziare dagli anni Sessanta l'attenzione si orientata pi estesamente agli aspetti cognitivi del comportamento umano e la dimensione emotiva ha assunto una posizione di secondo piano rispetto all'aspetto cognitivo negli interventi di natura psicoterapeutica. Oggi, con la presa di coscienza che i modelli cognitivisti non hanno la forza esplicativa che nell'entusiasmo iniziale ad essi si attribuiva, gli aspetti emotivi stanno recuperando una posizione di primo piano. In ambito clinico le emozioni hanno mantenuto una posizione centrale sia come dimensione esplicativa del disagio psichico sia come dimensione

da prendere direttamente in considerazione nelle strategie di intervento. Tale centralit stata occasione di ripensamenti da parte di alcuni teorici in ambito cognitivista, ad esempio Beck; anche servita come stimolo per un'ampia gamma di tentativi di spiegazioni teoriche che danno importanza parallela agli aspetti cognitivi ed emotivi dell'agire umano. Ci ha stimolato la sperimentazione con varie modalit di intervento focalizzate sulle emozioni (Greenberg e Safran, 1987). Inoltre oggi notevoli energie sono rivolte verso il superamento delle spiegazioni settoriali per trovare una visione unitaria del problema della relazione tra emozioni e patologia, emozioni e disagio psichico in generale. La ricerca di una visione unitaria costituisce l'aspetto innovativo oggi pi visibile nella concettualizzazione della relazione emozione - patologia; una visione unitaria apre anche la possibilit di convogliare diversi approcci teorici verso strategie di intervento capaci di scegliere il meglio dai diversi modelli. In questa presentazione sar delineata una visione unitaria di diversi punti di vista teorici tenendo conto dei risultati della ricerca scientifica e della pratica clinica. Saranno esaminate brevemente tre proposte di base che hanno contribuito significativamente a chiarire la relazione emozioni - cognizioni -patologia: la proposta psicoanalitica, la proposta cognitivo -comportamentale e la proposta esperienziale. Saranno quindi derivate alcune conclusioni che prospettano una concezione integrata teorico - applicativa dei diversi modelli, mantenendo la focalizzazione su una visione umanistica delle emozioni. La relazione tra emozioni e patologia dipende in modo decisivo da come viene definito il concetto di emozione e dall'importanza che viene attribuita agli stati affettivi come fonti di disagio o di benessere. Tale relazione inoltre dipende da come si definisce la patologia. Una esplicitazione dei significati di patologia e di emozione e un chiarimento sulla relazione tra i due concetti sono presupposti fondamentali per giustificare e suggerire strategie di intervento. I significati di emozione e di patologia adottati potranno essere desunti dai presupposti che via via verranno esplicitati durante questa presentazione e il raffronto critico dei diversi modelli dar fondamento alle strategie che verranno proposte alla conclusione. Le emozioni dalla prospettiva psicoanalitica Le teorie psicoanalitiche hanno assunto posizioni diverse. Si accenner ad un filone di sviluppo che pu essere considerato centrale e che riassume,

con un po' di forzature, le altre. Freud (1895) all'inizio concep le emozioni come energia che, per ragioni di cura, doveva essere dissipata mediante l'abreazione: occorreva la catarsi. Il concetto di abreazione fu fondamentale anche per Reich (1949); egli insistette per sistematicamente sulla necessit della interpretazione. Alcune versioni moderne della catarsi, come quella di Janov (1970), accettano una posizione simile, ma danno meno importanza all'interpretazione. Freud in seguito (1910) abbandon il concetto di abreazione e concep le emozione come manifestazione di energia pulsionale in eccesso; le emozioni cos non erano pi le energie da scaricare ma un processo di scarica associato con le pulsioni istintuali. Numerosi psicanalisti moderni conservano questa posizione come si pu desumere da Rapaport (1967). Essi vedono l'emozione come un processo di scarica pulsionale; la persona diventerebbe nevrotica se reprime l'espressione delle emozioni. Secondo questa concezione funzionale, per scopi terapeutici, provocare l'espressione emotiva come sublimazione delle pulsioni: bisogna esprimere le emozioni trattenute per non cadere sotto il controllo delle forze istintuali. Nella concezione psicodinamica di Alexander e French (1946) l'interpretazione del transfert oppure l'esperienza emozionale correttiva con il terapeuta sono i processi curativi necessari per risolvere affettivamente i conflitti patogeni. In altri termini, secondo questa interpretazione psicodinamica, le distorsioni del mondo oggettuale si possono correggere mediante l'esperienza piena di risposte affettive nella relazione terapeutica. Altri orientamenti psicodinamici danno notevole peso ai processi interpersonali e considerano l'affettivit come tendenza motivazionale che serve da congiunzione tra l'organismo e l'ambiente (Basch, 1976; Fairbairn, 1962). Cos l'esperienza e l'espressione affettiva diventano mezzo per riappropriarsi di attivit che sono state escluse e che soddisfanno bisogni profondi (Eagle, 1984; Schafer, 1983). Quindi nella visione genericamente definita psicodinamica le emozioni sono legate alle pulsioni e hanno bisogno di essere scaricate o domate; nella versione interpersonale esse sono viste in termini adattivi e come tendenze orientative. Alcuni arrivano fino al punto di considerare la non manifestazione delle emozioni come un segnale di negazione dell'azione. In ultima analisi si pu dire che questo punto di vista generale considera l'affettivit come patogena se viene repressa o non riconosciuta. Dal punto di vista di verifica sperimentale esistono conferme e disconferme a riguardo della posizione psicodinamica; l'ambiguit dei risultati deriva in parte dalla difficolt di definire in modo chiaro concetti come catarsi e in parte dalla difficolt di trovare una collocazione teoricamente chiara della funzione dei processi espressivi. Anche se la ricerca non ha dato risultati

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coerenti e sistematicamente nella stessa direzione, si riscontrano indicazioni che l'eccitazione emozionale e l'espressione affettiva contribuiscono al cambiamento nella terapia (Nicholas e Zax, 1977); altre ricerche (es. Green e Murray, 1975) tendono a indicare che la catarsi richiede non soltanto l'espressione dei sentimenti ma anche l'interpretazione cognitiva. Un aspetto importante emerso dalle ricerche empiriche che la lettura dei risultati molto complessa: i risultati previsti dal modello psicodinamico dipendono da una serie di variabili moderatrici quali lo stile difensivo del cliente, il tipo di diagnosi, il livello di espressione emotiva durante la seduta terapeutica, il grado di strutturazione cognitiva delle emozioni che si manifestano.

Le emozioni dalla prospettiva comportamentista e cognitivo - comportamentale A differenza del modello psicodinamico che ha ipotizzato la patologia legata alla repressione o al misconoscimento dell'affettivit, la teorizzazione cognitivo - comportamentale ha assunto una lettura negativa degli stati affettivi. Soprattutto alcuni stati affettivi, quali l'ansia e la depressione, andrebbero eliminati. Si riscontrano posizioni differenziate all'interno del modello genericamente chiamato cognitivo - comportamentale. Si possono tuttavia individuare essenzialmente due orientamenti di fondo. Secondo una prospettiva le risposte emotive sono tutte apprese e dipendono dal tipo di esperienza che si instaura nel rapporto con l'ambiente. La seconda posizione sostiene che le emozioni, almeno in parte, sono un dato genetico (Rachman, 1978). In ambedue i casi l'intervento terapeutico orientato verso il decondizionamento oppure verso l'uso di tecniche, come l'implosione e il flooding, allo scopo di eliminare le risposte di fuga dall'emozione o di estinguere risposte di natura affettiva. Chiaramente secondo questa prospettiva, la focalizzazione sull'eliminazione di risposte emotive non adattive. Dal punto di vista delle teorie cognitivo - comportamentali una posizione comunemente accettata che le risposte emotive sono un fenomeno dipendente dalla strutturazione cognitiva, in quanto il significato di un evento determina la sua natura emotiva. Esponenti caratteristici di questo modo di concepire le emozioni sono

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Beck (1976, 1978) ed Ellis (1962). Tra gli eventi della vita e le risposte emotive si ipotizzano strutture cognitive come pensieri automatici, convinzioni irrazionali e dialoghi interni. L'intervento terapeutico in questi casi punta essenzialmente a correggere le strutture cognitive attraverso confronti razionali; esempi tipici sono mettere in evidenza le incongruit tra schemi mentali diversi o fornire competenze di gestione del dialogo interno. La ricerca ha dato risultati positivi sull'efficacia delle tecniche dell'implosione e del flooding nel trattamento delle fobie (Mylar and Clement, 1972). Si potuto verificare che nei procedimenti adottati per ridurre reazioni affettive di paura si ottengono risultati migliori se ci avviene in uno stato di eccitazione emotiva (es. Michelson, Mavissakalian e Marchione, 1985). Nelle ricerche fatte seguendo questo orientamento emersa chiara la necessit di evidenziare i processi coinvolti nel cambiamento terapeutico e di non limitare l'attenzione agli effetti finali. In ambito cognitivo - comportamentale oggi c' molto fermento: diversi assunti tradizionali riguardanti la relazione tra cognizioni ed emozioni sono criticati da studiosi di varia appartenenza teorica, come si pu desumere da autori come Greenberg e Safran, 1987, Liotti, 1987, Guidano 1987, Scilligo, 1986; essi stanno esplorando la funzione delle emozioni nel sistema umano come gestore di informazione.

Le emozioni dalla prospettiva esperienziale umanistica Nella concezione esperienziale umanistica le emozioni hanno un ruolo radicalmente diverso da quello delle due precedenti posizioni teoriche. Le emozioni di base non sono l'espressione di pulsioni istintuali e neppure risposte apprese; esse sono un sistema orientativo che fornisce all'organismo informazioni adattive. Due esponenti collocabili all'interno di questa concezione sono Carl Rogers (1959), il creatore del modello della Terapia Centrata sul Cliente e Fritz Perls (1951), il creatore del modello della Terapia della Gestalt. Nella terapia della Gestalt, nonostante la scarsezza di concettualizzazioni teoriche esplicite, le emozioni sono l'esperienza immediata, diretta e valutativa, della relazione organismo - ambiente, che culmina nella consapevolezza di ci che importante per l'intenzione e per l'azione. Si creano condizioni patologiche nel grado in cui si interrompono i processi affettivi prima che entrino nella consapevolezza, come strategia per evitare sentimenti spiacevoli ed emozioni indesiderabili. Per Rogers importante il

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contatto con quello che avviene dentro l'organismo, essenzialmente i sentimenti, definiti come unit cognitivo - affettive costituite da esperienze aventi carica emotiva e significato cognitivo. Il benessere psicologico della persona si raggiunge riportando nella consapevolezza sentimenti che sono stati negati in precedenza o sono stati distorti. Nella posizione esperienziale umanistica i sentimenti e le emozioni non sono qualcosa di cui bisogna disfarsi o che deve essere scaricato, ma qualcosa di cui bisogna prendere consapevolezza per coglierne il significato e la tendenza all'azione. Uno degli esercizi elementari nella Terapia della Gestalt mette bene in evidenza la posizione teorica assunta. L'esercizio consiste nell'invitare il cliente a reagire a tre domande: Cosa senti? Cosa vuoi? Cosa fai? In questo modo possono essere colti i sentimenti, l'intenzione che da essi emerge e la tendenza all'azione implicata nel processo della consapevolezza. Nell'intervento terapeutico si adottano diversi procedimenti attivi che vanno dal rispondere empaticamente (Rogers) al suggerire esperimenti (Perls) che stimolino il cliente ad accorgersi delle emozioni come informazioni orientative nel contatto tra l'organismo e l'ambiente. La ricerca scientifica ha dato diverse conferme sulla funzione dell'esperienza emotiva. Ad esempio dall'analisi sistematica della letteratura scientifica fatta da Orlinsky e Howard (1978, 1986) risulta che un elevato livello di esperienza emotiva correlato con risultati positivi nella terapia. L'esperienza emotiva emerge come la variabile pi sistematicamente capace di predire gli effetti positivi nella terapia. Risultati simili, anche se meno sistematici, sono stati riscontrati dall'analisi di ricerche pi recenti (Klein et al. 1986); in particolare essi fanno notare che gli effetti positivi sono pi evidenti negli esperimenti che campionano le sedute finali della terapia piuttosto che quelle iniziali. Questi esperimenti nel loro insieme tendono a suggerire che sia importante stabilire e scoprire in quali momenti della terapia sia utile una profonda esperienza emotiva e che sia importante vagliare criticamente ogni affermazione categorica che l'esperienza emotiva abbia effetti positivi nell'intervento terapeutico. De Luca (1989) propone riflessioni e criteri pertinenti a queste conclusioni.

Verso una concezione integrata della relazione emozioni - cognizioni Se la persona viene concepita come un complesso sistema capace di autoregolazione finalizzata, cio un sistema avente intenzioni e guidato da

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valori (Scilligo, 1986; Pugh, 1977) allora segue naturalmente che abbia anche regole relativamente stabili nel creare scopi, nell'organizzare segnali e interpretare stimoli per arrivare a decisioni relative a preferenze e priorit (Deutsch, 1951). L'efficienza di tale sistema dipende da un processo valutativo che in parte geneticamente dato e in parte si sviluppa e si complessizza col procedere della maturazione biologica e psicologica; il sistema persona si organizza gradualmente in maniera olistica con capacit valutative per fare scelte e risolvere conflitti. Si pu concepire che raggiunti adeguati livelli di maturazione esso operi sulla base di due subsistemi valutativi: il subsistema dei valori strumentali e il subsistema dei valori terminali (Rokeach, 1979); mediante tali subsistemi valutativi si possono creare priorit tra obiettivi e mezzi per raggiungerli. Sono soprattutto tre i problemi di regolazione della persona ai quali il sistema di valutazione deve far fronte (Ford, 1987, p. 458): a. regolare il funzionamento interno di natura biologica, affettiva e cognitiva per mantenere coerenza e unit funzionale; b. regolare i rapporti con l'ambiente per mantenere stati stabili di natura fisica, sociale e interpersonale allo scopo di creare conseguenze intenzionali; c. regolare le relazioni tra gli stati interni e le relazioni comportamento ambiente in modo che ci sia coerenza nel comportamento della persona e che possa funzionare come unit. Diversi processi sono stati sviluppati per affrontare i problemi di autoregolazione.

Tre processi di autoregolazione nella persona La persona come sistema vivente ha sviluppato tre metodi fondamentali di regolazione tra loro correlati: regolazione attraverso il feedback biochimico, regolazione affettiva che include le emozioni e regolazione cognitiva. L'organismo umano cos organizzato da mantenere un equilibrio complesso, che Canon chiama omeostasi, tra numerose variabili. Weinberg (1965) descrive bene cosa si sa oggi della complessa regolazione omeostatica di natura biochimica a livello cellulare e molecolare. Talora la persona crea nuovi equilibri mediante nuove strutture, le strutture dissipative (Prigogine, 1977; Scilligo, 1986) implicanti processi che

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inizialmente sono destabilizzanti. Sembra che valori innati provvedano a mantenere le deviazioni biologiche entro confini ragionevoli chiamati stati stabili e allo stesso tempo diano anche all'organismo una spinta omoresica verso nuovi livelli integrativi del sistema persona. In alcune situazioni la presenza di stress nella vita altera gli stati stabili fino a livelli cos elevati che, per ristabilire l'equilibrio o per creare supporto nei momenti di transizione a nuove strutture, occorrono interventi esterni all'organismo anche di natura chimica come l'assunzione di psicofarmaci. In questa presentazione la focalizzazione limitata essenzialmente alla regolazione affettiva nei processi di stabilizzazione e destabilizzazione degli equilibri omeostatici della persona attraverso processi informativi.

Principi generali di regolazione affettiva Per la regolazione affettiva si possono distinguere due livelli: il feedback affettivo sensoriale e corporeo e il feedback affettivo legato alle diverse emozioni. Zajonc (1980) sostiene che l'esperienza affettiva sensoriale ed emotiva, data la sua qualit di immediatezza, preceda la valutazione cognitiva e si distingua da essa nel modo di operare. I giudizi cognitivi riguarderebbero qualit che risiedono nello stimolo mentre i giudizi affettivi sarebbero indicatori dello stato dell'osservatore dell'oggetto del giudizio. La regolazione affettiva deriverebbe da un sistema parallelo indipendente da quello dal quale deriva la regolazione cognitiva; un indicatore di ci sarebbe l'immediatezza con la quale avviene la reazione, che si verifica anche sotto l'impatto di stimolazione minima. Questo potrebbe essere interpretato secondo il modello percettivo di Gibson, come un processo simile alla percezione diretta di oggetti ed eventi. Si potrebbe giustificare in questo modo la presenza di un sistema innato di valutazione preconcettuale nei bambini. In seguito, con la maturazione, si strutturano cognizioni sul sostrato delle percezioni dirette e un poco alla volta esse confluiscono nelle unit cognitive e di memoria che possono assumere una funzione di regolazione delle attivit nella persona. Tali unit col tempo possono diventare automatiche e funzionare in modi simili a quelli predetti da Zajonc. Lazarus sostiene che i processi cognitivi sono un necessario antecedente delle emozioni; tale posizione sembra sostenibile se la prospettiva dalla posizione della persona evolutivamente progredita che abbia gi creato le unit automatiche alle quali si appena accennato. La posizione di Lazarus secondo noi non esclude quella di Zajonc. Zajonc non sarebbe in errore se si

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assume la prospettiva della persona che agli inizi del suo sviluppo e maturazione psicologica e non ha ancora sviluppato in modo complesso gli schemi cognitivo - emotivi. La sua posizione potrebbe spiegare come si comportano i bambini molto piccoli; Lazarus spiegherebbe meglio come si comportano gli organismi maturi. Va anche notato che Lazarus ammette reciprocit di condizionamento tra emozioni e cognizioni. Tutte e due le posizioni sono sostenibili e non sono necessariamente contraddittorie secondo le teorizzazioni di quegli studiosi delle emozioni come Ekman (1972), Izard (1977) Tomkins (1962), Plutchik (1980) che hanno una concezione evoluzionistica delle emozioni e sostengono che esse hanno una funzione adattiva. In accordo con queste posizioni Lang (1985) definisce le emozioni come disposizioni ad agire. Integrando queste diverse posizioni le emozioni si possono considerare motivazioni immediate ad agire che nell'adulto possono essere mediate da processi informativi di livello superiore. Plutchik esplicito nel collocare le emozioni (1984). Esse sono meccanismi di comunicazione e sopravvivenza fondati su adattamenti evoluzionistici. Alcune di esse sono date geneticamente e altre sono apprese. Nella forma di complesse catene di eventi con anelli di feedback stabilizzanti producono omeostasi comportamentale. Plutchik enumera otto emozioni di base programmate nell'organismo umano geneticamente e le propone come emozioni polarmente opposte: gioia - tristezza, rabbia - paura, accettazione - disgusto, sorpresa - anticipazione. Tali programmi neurologici di natura emotiva si mescolano con altre esperienze di vita da cui emergono emozioni pi complesse come l'amore, l'invidia, l'umilt. A livello emotivo l'organismo umano risponde all'ambiente in modo immediato e riflesso ai fini di sopravvivenza biologica e psicologica senza mediazioni concettuali. Tuttavia le persone, dall'esperienza di vita, creano depositi mnemonici di immagini come mappe mentali dell'ambiente, degli stati emotivi, delle tendenze all'azione e delle interpretazioni cognitive precedenti; tali mappe sono continuamente rielaborate. Se l'individuo presta attenzione a informazioni che riflettono sufficientemente tali mappe prototipiche, esse vengono riattivate in modi complessi con riflessi a pi livelli del sistema di mappe gerarchizzate. Questa ulteriore elaborazione di Plutchik da un lato conferma la nostra definizione conclusiva di emozione, ma mette anche in risalto la possibilit di complicazioni che possono emergere durante il processo di crescita psicologica.

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Se le emozioni sono in parte un complesso dato genetico e per un'altra parte sono anche il risultato di complessi processi di esperienza e apprendimento, si possono instaurare problematiche, anche gravi, che richiedono interventi specialistici allo scopo di riequilibrare il sistema persona. Il tipo di problematiche che possono insorgere possono essere riassunte nelle seguenti categorie: a. Problemi possono sorgere dalla incapacit dell'organismo di sintetizzare alcune reazioni espressivo - motorie e alcune percezioni appartenenti essenzialmente alla programmazione genetica. b. Altri problemi possono sorgere dall'azione automatica di alcuni schemi emotivi che entrano in azione prima che l'organismo possa prestare qualsiasi attenzione volontaria o prima che riesca a vagliarli completamente a livello consapevole: tale automaticit di reazione pu produrre inspiegabili stati di disagio psichico. c. Altri problemi ancora possono sorgere dai conflitti tra livelli diversi della programmazione concettuale o tra la programmazione concettuale e le reazioni automatiche di natura motorio - espressiva o di natura schematica. d. Infine problemi possono sorgere che riguardano conflitti tra particolari reti schematiche di natura inconscia (Scilligo, 1986; Greenberg e Safran, 1989, p. 23). Se si mantiene la focalizzazione sulle emozioni secondo la nostra concezione genetico - evolutiva e sui problemi che si possono rilevare secondo tale lettura dei fenomeni, occorre inventare una tecnologia di intervento che dia allo psicoterapeuta la possibilit di comprendere in modo differenziato i processi in atto nel cliente e di adottare una tecnica di intervento efficace dati i processi rilevati.

Interventi focalizzati sulle emozioni Greenberg e Safran (1989, 1987) basandosi su principi teorici simili a quelli appena accennati e sulla base di esperienza clinica di intervento con individui e coppie suggeriscono una serie di modalit di intervento che valorizzano l'apporto di diversi modelli terapeutici. Viene assunta prima di tutto la posizione che diverse classi di emozioni vanno viste come alleate nel processo di cambiamento anzich aspetti negativi da mortificare o escludere nel cliente. Sulla base delle classi di problemi gi accennati si possono individuare cinque diverse classi di intervento (Greenberg e Safran, 1987) che richiedono caratteristiche procedure e implicano diversi processi di cambiamento.

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Riportiamo schematicamente le cinque classi e poi daremo una breve spiegazioni di ognuna: a. Sintetizzazione: sintetizzare e contattare reazioni emotive precedentemente ignorate allo scopo di diventare consapevoli della loro natura informativa per scopi adattivi; b. Intensificazione: richiamare e intensificare le emozioni allo scopo di stimolare nuovi comportamenti; c. Ristrutturazione: ristrutturare le emozioni, cio stimolare le reti di schemi cognitivo - emotivi che alcune risposte problematiche sottendono allo scopo di ristrutturarle; d. Ridefinizione: reperire convinzioni di base legate a condizioni esperienziali particolari. e. Correzione: modificare le reazioni emotive controproducenti. La sintetizzazione. Questo intervento implica la presa di coscienza di reazioni emotive rimaste sepolte e fuori della consapevolezza. Vanno ricontattate tendenze all'azione che sono state escluse perch legate a certi modi di sentire non approvati o temuti. Lo scopo di riappropriarsi degli stati affettivi relativi a tali tendenze all'azione rimaste disattese. Poich il feedback emotivo importante per la regolazione adattiva dell'organismo, necessario prendere atto di una emozione per coglierne le implicanze rispetto all'azione e intraprendere un'azione costruttiva. L'esercizio delle tre domande usato negli interventi di gruppo nella Terapia della Gestalt a cui stato accennato riguarda questo tipo di intervento. Il nome sintetizzazione stato usato volutamente perch si presume che l'emozione che si contatta sia esistita consciamente. L'emozione pu essere ricontattata riportando nella consapevolezza informazioni ad essa pertinenti, come modi inconsapevoli di muoversi, di tendere i muscoli, richiamo di schemi mentali dimenticati. Il procedimento implica che il cliente in terapia molte volte deve lasciare entrare nella consapevolezza alcuni modi di organizzare l'esperienza che riteneva inaccettabile e cogliere l'emozione ad essa legata. Accogliere come propria l'emozione scoperta permette di scoprire verso quale azione essa orienta. In questo modo possibile simbolizzare probabili conseguenze, esplorare le implicanze e trovare espressioni costruttive. L'espressione costruttiva dell'emozione di solito d un grande senso di sollievo. La intensificazione. Si richiamano e si intensificano delle emozioni che sono state indebolite allo scopo di cambiare il modo di agire. Si pu intensificare la rabbia per promuovere il comportamento assertivo, si pu

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intensificare la tristezza per stimolare il contatto e la ricerca di conforto, si stimola la paura o la vulnerabilit per indurre comportamenti meno aggressivi. Quello che si fa tipicamente intensificare un'emozione per scoprire quale sia la tendenza all'azione mancante nel cliente e che sembra opportuno instaurare per alleviare il comportamento stressante che mette in atto. Si usano allo scopo diverse tecniche, inclusa la musica, picchiare i cuscini, muoversi, fantasticare, alzar la voce, e altre modalit verbali o non verbali. Nell'Analisi Transazionale si usa spesso la tecnica delle due sedie per attivare comportamenti propri del Bambino Libero. La ristrutturazione. Nella ristrutturazione emotiva si presuppone che esista un programma di cui il cliente non consapevole, lo si ricontatta, lo si rivive e si ristruttura la sequenza cognitiva - affettiva - comportamentale. Tipicamente si creano degli stimoli atti a ripescare schemi mnemonici passati, come ad esempio pensare ad una scena infantile spiacevole; si ricontatta l'emozione legata alla scena e l'emozione di solito ripesca uno schema caratteristico; in stato emotivo si rivedono gli aspetti cognitivi e motori e si introducono nuovi elementi cognitivi o nuovi movimenti corporei e cos si ristruttura lo schema mentale che stato richiamato alla consapevolezza. Questo il processo alla base del modello ridecisionale dei Goulding (Goulding e Goulding, 1979). La Ridefinizione. Per ridefinizione emotiva intendiamo il ricontattare esperienze emotive prima non accessibili in modo che una volta ricontattate diventa possibile ricostruire gli schemi cognitivo - affettivi sbagliati che sono presenti. Si tratta di ricontattare stati emotivi forti per scoprire gli schemi mentali che li accompagnano e travisano l'esperienza per capire come sono sorti e come stravolgono l'esperienza. Tali schemi vanno cambiati radicalmente. Anche questo tipo di intervento richiede ridecisioni radicali e ristrutturazioni radicali. La Correzione. Per correzione qui si intende la modificazione di risposte emotive di natura primitiva. Talora risposte emotive primitive di natura genetica sono diventate controproducenti a causa di contesti traumatici; sono risposte di questa natura, ad esempio, le reazioni di rabbia ai segnali di affetto o le reazioni di paura a stimoli innocui. Tale travisamento di risposte emotive primitive insorge soprattutto attraverso esperienze relazionali nell'infanzia di elevato tono affettivo, positivo o negativo, che modificano la rete espressivo - motoria e la valutazione primitiva data geneticamente in direzioni non funzionali alla sopravvivenza. Nel ricontattare questo tipo di emozioni travisate, il cliente rivive le

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situazioni, spesso in stato regressivo, e attraverso l'interazione con il terapeuta risperimenta la situazione. Di solito una situazione relazionale di rifiuto e incomprensione che viene rivissuta con una nuova esperienza realistica di accettazione, di comprensione e di guida da parte del terapeuta. In effetti nel nuovo processo relazionale in vivo si mira a sostituire all'esperienza negativa passata una nuova esperienza emotiva ricostitutiva. Quando il cliente esce dalla scena realistica passata e dallo stato regressivo insieme al terapeuta riesamina come osservatore di s adulto sia la scena arcaica che fu occasione del programma controproducente, sia l'esperienza ricostitutiva, allo scopo di fissare cognitivamente la nuova esperienza e le nuove possibilit di reazione assertiva. Rientrano in questo tipo di interventi i lavori nella Terapia della Gestalt in parziale regressione durante i quali si risperimentano relazioni correttive seguite poi da integrazioni cognitivi una volta usciti dalla regressione (vedi Scilligo, 1982).

Procedimenti per gli interventi focalizzati sulle emozioni Quando il terapeuta si orienta verso un intervento di natura emotiva, sulla base dell'orientamento teorico gi esplicitato, si possono formulare alcuni principi per guidare l'azione. a. Prima di tutto il terapeuta intraprende una diagnosi processuale per scoprire che tipo di processo il cliente mette in atto. b. Completata la diagnosi, si individuano i nuovi processi che vanno attivati perch il cliente raggiunga gli obiettivi concordati con il terapeuta. c. Il terapeuta interviene attivamente, senza passivizzare il cliente, con strategie che permettono di modificare i processi diagnosticati in processi funzionali per gli obiettivi concordati. Per un intervento differenziato pu essere importante tener presenti quattro categorie di espressione emotiva: a. emozioni primitive di natura adattiva; b. emozioni secondarie; c. emozioni strumentali; d. emozioni primitive non adattive. Le emozioni primitive: sono emozioni di natura adattiva ed entrano nei problemi che abbiamo chiamato di sintetizzazione. La persona si informa sul tipo di risposta da dare in una data situazione. Ad esempio tipicamente scopre che la paura indica pericolo e quindi pu essere informazione per la

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fuga, la rabbia indica violazione e prepara alla difesa e alla lotta, la tristezza indica lutto e aiuta a recuperare ci che stato perduto. Le emozioni secondarie: sono emozioni di natura reattiva, spesso sono problematiche perch implicano processi difensivi di ripiego non pi funzionali nella situazione attuale e che hanno quindi a che fare con problemi di ristrutturazione e ridefinizione. Esempi sono la rabbia in sostituzione della tristezza o viceversa. Questo tipo di processi emotivi reattivi poggiano di solito su processi cognitivi scarsamente informati sulla realt. Tipicamente le emozioni secondarie non si intensificano nella terapia ma al pi si esplorano per cogliere i sottostanti processi cognitivi da cambiare. Le emozioni strumentali: sono processi di reazione emotiva tesi a manipolare gli altri per scopi funzionali, riguardano soprattutto problemi di ristrutturazione e spesso anche di ridefinizione. Ad esempio usare la rabbia per dominare gli altri o piangere per farsi compatire. Queste emozioni tipicamente vengono confrontate o interpretate ed inutile contattarle per esplorarle e differenziarle con l'intento di cogliere informazioni adattive; contattarle significherebbe di solito riattivare e rafforzare processi controproducenti e per nulla funzionali e mantenere il cliente nei processi copionici gi familiari e probabilmente egosintonici anche se non funzionali. Il cliente deve sostituire le emozioni strumentali con relazioni di natura diretta e assertiva. Una tecnica comune di lasciare triste nell'angolo la persona che con tale comportamento vuole commuovere e muovere a piet i componenti di un gruppo terapeutico. Le emozioni primitive non adattive: sono reazioni emotive immediate in contraddizione con le esigenze della realt: ad esempio reazione di paura a stimoli innocui o rabbia a stimoli di attenzione e calore. Si tratta soprattutto di problemi da noi chiamati di correzione. Queste emozioni facilmente sono instaurate nelle situazioni infantili particolarmente negative o come reazione a situazioni traumatiche. Spesso la correzione avviene attraverso un'esperienza relazionale espressiva rivivendo in termini positivi relazioni traumatiche del passato. Le quattro categorie possono guidare il terapeuta per decidere come intervenire. Ad esempio le emozioni primitive adattive e non adattive vanno contattate, ma per ragioni diverse: quelle adattive per potenziarle perch danno informazioni orientative, quelle non adattive per modificarle e ristrutturarle. Le emozioni secondarie e strumentali sono ignorate, confrontate, interpretate o spesso neutralizzate per recuperare processi funzionali di

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gestione dell'esperienza mediante riprogrammazione di schemi cognitivo emotivi. In generale tutte queste modalit di intervento implicano tipicamente i seguenti passi (Greenberg e Safran, 1987): a. Contatto con l'esperienza intrapsichica; b. concentrazione sull'esperienza intrapsichica; c. concentrazione sul presente; d. analisi dell'esperienza nel presente; e. intensificazione dell'esperienza; f. simbolizzazione dell'esperienza; g. chiarimento delle intenzioni. Dalle distinzioni fatte appare chiara l'importanza di accurate diagnosi dei processi emotivi in atto per non intraprendere interventi inutili o controproducenti. Conclusione Riteniamo fondamentali alcuni punti chiave che via via sono emersi nella presentazione delle idee sul lavoro integrato con le emozioni. Nel modello umanistico esistenziale, per l'intervento con tecniche derivanti da diversi modelli di obbligo la conoscenza dei processi implicati nell'uso delle tecniche, di qui l'importanza della diagnosi processuale e la relativa indifferenza nei riguardi della diagnosi categoriale. Sono dunque importanti le conoscenze dei risvolti teorici delle tecniche che si usano e la conoscenza precisa dei processi sui quali si intende intervenire. Dalle riflessioni fatte emerge anche un interrogativo: ha senso usare un solo modello? Lo scrivente si posto questa domanda molti anni fa e la sua risposta fu negativa: non possibile essere efficaci e realisti seguendo un solo modello teorico. La soluzione operativa adottata dallo scrivente si pu desumere da quanto stato esposto in questo scritto: assume importanza l'orientamento verso una concezione umanistica empiricamente e scientificamente informata, con l'accettazione scomoda di una continua dialettica tra il soggettivo e l'oggettivo e l'abbandono della certezza sia oggettiva sia soggettiva. Bibliografia citata Alexander, F., French, T. (1946). Psychoanalytic therapy. New York: Ronald.

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