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Lettura cristica dellAntico Testamento Paul Beauchamp sj

Nel Nuovo Testamento posta con insistenza una tesi: Gli eventi della vita e della morte di Ges si sono prodotti al fine di compiere le Scritture, parola che designa lAntico Testamento. Il grado di fissit e la ripetizione dei termini permettono di parlare qui di una formula. Chiamiamola formula di compimento1, ben leggibile in Mt 26,56: Tutto ci avvenne affinch fossero compiute le Scritture dei profeti2. Gli esegeti dellAntico Testamento sono invitati come sembra da questa formula, organizzata attorno al verbo compiere, a cercare nel Nuovo Testamento una chiave (non la sola) per linterpretazione dellAntico? Questa lettura, che chiameremo cristica, richiesta dalle Scritture stesse? Il presente articolo non ha altro oggetto3 che di proporre i primi lineamenti di una
La formula coincide solo parzialmente con lErfllungszitat [citazione di compimento]. O accompagnata da una citazione: Mt 1,22; 2,15.17; 4,14; 8,17; 12,17; 13,14.35; 21,4; 27,9; Lc 4,21; 22,37; Gv 12,38; 13,18; 15,25; 19,24.36; At 1,16. Oppure si richiama sia a tutta la Scrittura, sia ad altri insiemi: Mt 5,17; 26,54.56; Mc 14,49; Lc 18,31; 21,22; 22,37; 24,44; Gv 17,12; 19,28.30; At 3,18; 13,27.29.33 (promesse). 2 La determinazione di una formula come qualificazione stilistica pu fare attendere una ricerca di origine (ambiente di catechesi, o di predicazione, ecc.). Non il nostro scopo qui (cf infra, I,4). Aggiungeremo, dunque, segnalando la differenza (cf I,1b), alcuni testi che hanno la medesima portata della formula, ma seguono altri schemi. 3 Il presente articolo ha per base la conferenza che ho pronunciato in occasione del 90 anniversario del Pontificio Istituto Biblico a Roma l8 maggio 1999, con alcune aggiunte e sottrazioni: esso mantiene di questa prima condizione un aspetto programmatico. Inversamente, esso si appoggia anche su realizzazioni gi prodotte e su ricerche mie proprie. Esse hanno avuto la loro origine nel movimento di rivalutazione dellesegesi dei Padri della Chiesa iniziato dai miei maestri di un tempo a LyonFourvire, che sapevano anche situare gli antichi nel loro tempo! In LUn et lAutre Testament. Vol. 2. Accomplir les critures (Paris 1997), ho proposto unesegesi tipologica di Gen 23 (cap. III) e della Pasqua (cap. VII), cos come unesposizione dei suoi princpi (cap. V 7). In Le Rcit, la lettre et le corps (Paris 21992), ho trattato il medesimo argomento da un punto di vista pi teorico ai cap. II e III. Vedere anche Le pentateuque et la lecture typologique, Le Pentateuque. Recherches et dbats. XIVe Congrs de lACFEB, Angers (d. P. HEUDEBERT) (LeDiv 151; Paris 1992) 241-259; Exgse typologique, exgse daujourdhui, Connaissance des Pres de lglise 51 (1993) 19-20; Sens des critures, Dictionnaire critique de thologie (d. J.-Y. LACOSTE) (Paris 1998) 1083-1089.
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risposta a questa domanda. Il campo che essa apre immenso, ci occorrono dunque dei limiti. Mi domander innanzitutto (I), prendendo la suddetta formula come punto focale, qual la natura (significato, autorit) dellinvito che essa comunica e in seguito e pi rapidamente (II) come trovare nel suo contesto neotestamentario delle indicazioni per rispondervi. I Come definire la formula di compimento? Da un punto di vista formale, essa mette in presenza di un fatto della vita di Ges e una parte o la totalit [p. 106] delle Scritture, attribuendo sovente a questo fatto la finalit (affinch) di compiere. Il verbo compiere ( o ) il perno del sintagma. Notiamo innanzitutto che compiere significa: a) realizzare una predizione; b) mantenere una promessa; c) far riuscire un processo. In questa prospettiva, lAntico Testamento dato da esplorare come la predizione da realizzare, la promessa da mantenere, il processo da far riuscire4. Per limitarci, supponiamo scartati i malintesi legati al termine compiere. Il compimento delle Scritture non sopprime il tempo, ma fa entrare nellera nuova, si dispiega nel tempo: il tempo di Dio e il tempo degli uomini non fanno pi che una cosa sola. E il processo non da considerare ingenuamente come un semplice passaggio dal meno al pi. Non solamente nel piano di Dio, ma anche negli umani che lo compiono di epoca in epoca, il termine presente sin dallinizio, senza che il processo possa essere ridotto a un cerchio. Tutto ci secondo una modalit che stata scrutata dalla teologia tradizionale, come essa senza sosta da scrutare da parte della teologia speculativa. 1. Quali dati del Nuovo Testamento sono detti compiere le Scritture? Distingueremo tra la formula stessa e le asserzioni sintetiche della medesima portata. Laffermazione serve, non esclusivamente, ma prioritariamente, a illuminare la morte di Ges sulla croce, al tempo stesso come effetto della

P.-M. BEAUDE, Laccomplissement des critures (CFi 104; Paris 1980). Pour une histoire critique des systmes de reprsentation du sens chrtien (Paris 1990); P. BEAUCHAMP, Accomplissement des critures, Dictionnaire critique de thologie, d.J.-Y. LACOSTE, Paris 1998, 2-3.

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sua obbedienza al Padre e della sua obbedienza alle Scritture (Bisogna: Mt 26,54; Lc 22,37; 24,44)5. Matteo d limpressione di collegare dei fatti puntuali a citazioni particolari, eccetto in 5,17 e 26,54. Lesame approfondito condotto da J. Miler fa vedere le citazioni come elemento essenziale della retorica narrativa6. Ci detto, esse sono state scelte in funzione della loro appartenenza a degli insiemi organici? Sembra, per mantenerci a un caso, che linsistenza sulla discrezione del Servo (Is 42,1-4 in Mt 12,17-21), il fatto che guarisca i mali portandoli egli stesso (Is 53,4 in Mt 8,17) e anche la funzione delle parabole (Is 6,9-11 in Mt 13,14-15) suppone uninterpretazione dinsieme del libro di Isaia7. Questa non avrebbe nulla di forzato, a dire il vero. Lo si [p. 107] dimentica sovente: un profeta la cui missione votata a un fallimento cos radicale che annunciata sin dalla sua chiamata (Is 6,9-10), non saprebbe essere votato a una fine felice! Nellidentificazione fra il profeta chiamato in Is 6 e colui la cui fine descritta in Is 53, tutto naturale, eccettuato il fatto che i due testi siano attribuiti allo stesso autore, donde la domanda pertinente posta in At 8,34: il profeta parla di se stesso o di qualcun altro?. Lo stesso condannato raggiunger le Nazioni (Mt 12,18-21 citando Is 42,1-4). Cancellazione fino allestremo, Passione e apertura alle Nazioni si trovano discretamente connesse dalla scelta di Matteo. In Marco, un solo evento compie (globalmente) le Scritture, ma esso stesso un evento totalizzante: Ges si spoglia della sua libert (Mc 14,49). Tutto Ges nellofferta libera e obbediente del suo corpo e tutto questo atto in tutte le Scritture. Luca estende la referenza alle Scritture a tutti i tratti principali dellevento cristico, ivi compreso il dono dello Spirito Santo e la predicazione del Vangelo alle Nazioni (Lc 24,44).
Il Bisogna/ necessario di provenienza apocalittica (Dn 2,28; cf Ap 1,1). Non che il Padre voglia la violenza dei malvagi, ma vuole non resistere al male. Non lo vuole senza il consenso del suo Figlio e dei suoi discepoli. 6 J. MILER, Les citations daccomplissement dans lvangile de Matthieu. Quand Dieu se rend prsent en toute humanit (AnBib 140; Rome 1999) 349. 7 Ci sarebbe da intraprendere un lavoro per mostrare [...] come Mt sia lettore dellinsieme o di una parte del libro dIs e non del tale o tal altro oracolo preso isolatamente, MILER, Les citations daccomplissement, 356. Mt 13,35, quando rinvia alle cose nascoste fin dallinizio [del mondo] (Sal 78,2), attribuisce a Isaia la sua citazione: questo tema proprio a Is 4048 (soprattutto 48,6-8), cf MILER, Les citations daccomplissement, 192-202. Su Gv 12,37-43, che fa un collegamento fra la vocazione e la passione del Servo, cf infra, n. 15.
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In Giovanni, laffinch si concentra sul momento della croce (Gv 13,18; 15,25; 17,12; 19,28.30.36). Designiamo cos alcuni testi che, senza il verbo compiere, pongono una relazione particolare, in qualche modo immediata, fra un personaggio, un autore, tutte le Scritture, e la persona vivente, singolare, di Ges stesso. Siamo allora, per il contenuto e per la forma, di fronte a un altro schema, che non pi narrativo, ma trans/storico, ontologico. Cos troviamo sulla bocca di Ges: [Mos] ha scritto di me (Gv 5,46; cf 8,56:Abramo ha visto il mio giorno); su quella di Filippo (Gv 1,45):Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mos nella Legge e i profeti; infine su quella dellevangelista: Gv 12,16.41. Veicolato dalla predicazione apostolica, esso conforme alle Scritture: Paolo pretende di avere sempre insegnato senza mai dire nulla al di fuori di quello che i profeti e Mos avevano dichiarato dovesse accadere (passione, risurrezione, annuncio al popolo e ai pagani: At 26,23). Si osserver che questo collegamento (a dire il vero, quanto inatteso!) figura nellultima allocuzione di Paolo. Ora questa , in stile diretto, un sommario delle allocuzioni precedenti. Questa funzione raddoppiata dal fatto che il suo tema riprende, alla fine degli Atti, la lezione di Emmaus, che essa stessa un sommario fatto da Ges dei suoi propri annunci, alla fine del Vangelo. 2. Quali Scritture sono compiute dalla vita di Ges? Ci interesseremo soprattutto alle formule totalizzanti, gi presenti in Mt 5,17 (compiere Legge e Profeti) e 26,54.56, cos come in Mc 14,49. In Luca e Giovanni, le formule totalizzanti sono pi particolarmente favorite: le Scritture (Mt 26,54; Mc 14,49), tutte le Scritture (Lc 21,22; cf At 13,29), la Legge e i Profeti (Mt 5,17; Lc 24,44; Gv 1,45), Mos (Gv 5,46), i Profeti (At 3,18tutti; 13,27). Si sfugge, qui, pi facilmente ancora che per mezzo di citazioni interconnesse, alle contestazioni richiamate dai riferimenti a testi puntuali, che ci sembrano spesso fragili. Ritorneremo sullimportanza e la fecondit delle prospettive cos aperte.

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[p. 108] 3. Quale autorit accordano gli evangelisti a questa relazione dell'evento Ges alle Scritture? Qui la risposta, allinterno della formula di compimento, molto leggibile. La formula si presenta, con una frequenza variabile secondo i Vangeli, sulle labbra di Ges (Mt: 3 volte; Mc: 1 volta; Lc: 4 volte; Gv: 5 volte). Il suo peso si misura non in base alla sua frequenza, ma in base al momento in cui essa pronunciata, al suo sviluppo, al suo carattere pi o meno didattico. In Marco, il rapporto Passione/Scritture pi di un annuncio: un insegnamento (Mc 8,31; 9,31) e proviene da Ges stesso, nel momento in cui decide di dirigersi verso Gerusalemme e di trascinarvi i suoi. Ora, non si vede quale base questo insegnamento del Maestro potrebbe avere, se non le Scritture: si tratta di una lezione di interpretazione dei testi antichi8, attribuita a Ges. Ora, essa troppo spesso confusa con l'esercizio di una prescienza del proprio destino da parte di un profeta. Da qui deriva che i quesiti posti da questi annunci abbiano deviato il pi delle volte verso la pista della loro verosimiglianza. Se vi prescienza, essa riposa sull'esame di documenti facenti autorit, non senza intervento, ben inteso, di una illuminazione divina a beneficio del loro lettore. Stessa osservazione di prima: il laconismo dellindicazione non fa che demoltiplicare la sua forza. In Matteo, la formula di Mt 16,21 (mostr loro), bench meno ovvia, ha lo stesso senso. Linsieme del dispositivo matteano conduce a vedere in questo mostrare unoperazione di tipo discorsivo. J. Miler ha mostrato che la spinta generale del racconto era nell'ordine della conoscenza9; ora, ci appare soprattutto attraverso le citazioni. In Luca fortemente sviluppato il carattere didattico. Lc 24 lega fermamente linsegnamento postpasquale di Ges riguardante le Scritture a ci che ne aveva detto prima della sua morte. Lintenzione particolarmente chiara: le ultime due apparizioni di Ges in Lc sono una transizione fra la catechesi esegetica del maestro (in due tempi) e quella praticata dai discepoli negli Atti. La modalit della catechesi apostolica stata iniziata
Stesso verbo in Mc 8,31 e nelle altre menzioni dell'insegnamento del Maestro nelle sinagoghe e altrove. 9 MILER, Les citations daccomplissement, 315: Il primo vangelo globalmente un racconto gnoseologico (o racconto di rivelazione) (ibidem, 307); il suo intreccio un intreccio di rivelazione (ibidem 357).
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da Ges stesso: lui che ha inaugurato la lettura biblica della sua stessa vita. Il dispositivo voluto da Luca ha per effetto di mostrare due cose: da una parte, la lezione proviene da Ges (cf Lc 4,21; 18,31; 22,37; 24,44: un sommario); daltra parte i discepoli hanno applicato effettivamente questa lezione. La tesi di una lezione di Scritture data da Ges si mantiene dunque attraverso i tre sinottici. In Giovanni, lattribuzione di questa ermeneutica a Ges mantenuta ma con molto meno insistenza e solamente in alcuni casi (testi particolari: 13,18; 15,25; evento particolare: 17,12). Le potenti affermazioni, del tipo [Mos] ha scritto di me (5,46), non si presentano come legittimazioni di un insegnamento apostolico. A questa categoria si collegherebbero piuttosto gli annunci del dono, da parte dello Spirito Santo, di una [p. 109] comprensione nuova non solamente delle parole di Ges, ma anche delle Scritture10. 4. Conclusione: due livelli La proposta di illuminare i due Testamenti luno mediante laltro attira dunque lattenzione per la sua estensione e per la sua intensit. La conclusione minimale sar che essa rappresenta unimportante ipotesi di lavoro. La sua messa in opera si pu fare a due livelli. importante distinguere il livello storico e il livello teologico, senza ignorare la loro prossimit o anche la loro interpenetrazione. Livello storico. Tutti, che siano storici o no, possono ammettere che ci che dato come la chiave delle Scritture (centrate sulla Passione e la Risurrezione) appaia dopo che esse siano compiute. Piuttosto che interrogarsi su ci che fu linsegnamento esegetico di Ges, il cui aspetto individuale ci difficilmente accessibile, lo storico si domander se gli

Gv 20,9 (Essi non avevano ancora compreso che, in base alle Scritture, egli doveva risuscitare dai morti) suppone e insegna che una luce proveniente da un segno (i lini piegati) inferiore a una luce che non ancora venuta, quella delle Scritture, luce che ogni discepolo pu ricevere dopo gli eventi, come l'anno ricevuta gli stessi Pietro e laltro discepolo, ma solamente (non ancora ) dopo il segno della tomba vuota, dove i lini piegati mostrano che il corpo non stato derubato. Si noter inoltre che la rilettura postpasquale delle parole di Ges associata in Gv 2,22 a quella delle Scritture. Da accostare a Lc 24,44, che offre questo raddoppiamento: i discepoli sono illuminati al tempo stesso sulle Scritture e su ci che Ges aveva detto delle Scritture, essendo le due cose rimaste velate.

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indizi che una interpretazione paragonabile delle Scritture sia stata fatta dai contemporanei di Ges sono rilevabili prima del compimento in Ges. Non si faranno altri confronti allinterno di questo periodo se non con i testi di Qumran (Inni11 e Commento di Abacuc12) i quali evocano la persecuzione del Maestro di giustizia. Il contesto (soprattutto quello del Commento) fortemente escatologico, ma il personaggio sofferente, qualunque sia la sua importanza e bench la sua sorte sia messa in relazione con versetti isolati o anche con tutto il libro di Abacuc, non appare come il centro delle Scritture e non il salvatore del suo popolo. Si riconoscer, daltra parte, che ci sono poche possibilit che un popolo e i rappresentanti di unistituzione, dovunque sia, abbiano atteso che la salvezza del loro popolo venisse da un personaggio condannato e umiliato a morte. Ges ha potuto scoprire egli stesso questo senso alle Scritture, ha potuto fondare in questa scoperta la sua decisione di affrontare Gerusalemme, al momento della svolta principale della sua vita (Mc 8,31p.)? Albert Schweitzer se ne mostrato certo: secondo lui, la figura detta del Servo Sofferente ha determinato la decisione di Ges. La fecondit di questa proposta proviene dal fatto che Is 52,1353,12 non un frammento erratico, ma si situa in mezzo a un insieme il cui tema principale linsieme delle rivelazioni divine, in modo che al livello stesso della raccolta isaiana, il Servo pu essere detto compiere tutti i profeti anteriori13. Lo storico fondato a dire [p. 110] che questa posizione di Schweitzer resta una congettura. Tuttavia, un fattore pu levare in parte questa riserva. Noi beneficiamo oggi di unilluminazione supplementare e decisiva, poich disponiamo della chiave dellintreccio del racconto biblico totale dopo la sua conclusione. Nella misura in cui questa chiave efficace per convincere noi quando la applichiamo, ci diventa pi facile ammettere che essa non sia sfuggita allattore principale! Tuttavia le condizioni di partecipazione a questa scoperta devono essere accuratamente valutate, poich sentiamo il pericolo che essa si riduca a un ragionamento deduttivo. Ora, bisogna dire
La mia lingua si attacca al mio palato [...] il mio pane cambiato per me in litigio e la mia bevanda in un avversario che penetrato nelle mie ossa (1QHa XIII [V] 31-35). 12 La spiegazione di ci riguarda il Sacerdote empio, che ha perseguitato il Maestro di Giustizia, inghiottendolo nellirritazione del suo furore... (1QpHab XI 4-5). 13 Per comprendere come il suo segreto gli [a Ges] fu rivelato dalla Scrittura, bisogna collocare limmagine del Servo sofferente di Dio nel grande quadro in cui essa appare [...] Is 4066 non era niente meno che la rappresentazione profetica degli eventi della fine dei tempi in mezzo ai quali egli sapeva di essere (A. SCHWEITZER, Le secret historique de la vie de Jsus, Paris 1961, 179-180; or. tedesco: Das Messianitts und Leidensgeheimnis. Eine Skizze des Lebens Jesu, Tbingen 1901, 19563).
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risolutamente che esso renderebbe invalida la scoperta! Non il minimo paradosso della via esegetica cos aperta, ma anche il suo centro di vita, la sua linea di verit. Livello teologico. Lo storico pu ben esitare ad attribuire a Ges stesso questa interpretazione dellAntico Testamento. Apporter delle sfumature: essa fu improvvisa e non costante durante il suo percorso. Si ispirer a Luca (24,44), che unisce finemente, quindi distingue, lilluminazione postpasquale e il ricordo delle esegesi del Ges terreno. Ma lesegeta, se condotto da una visione teologica, riconoscer nel rinvio a Ges (e specialmente al Ges storico) dellesegesi apostolica delle Scritture, lintenzione degli evangelisti. Se cos, linterpretazione cristica dellAntico Testamento ha, per lesegeta teologo, valore normativo14. Ma non ci siamo dati il compito di tracciare qui una deontologia dellesegesi. Non sono delle norme che possono essere il fondamento di unesegesi n di una teologia viventi. pi importante trovare a queste una motivazione, che non sia estrinseca, come lo un precetto. Eccone una: allinterno e nel pi profondo della relazione di Ges alle Scritture, i Vangeli ci fanno scoprire la sua obbedienza. Essa prende la forma dellaccettazione di un Bisogna (Mt 26,54; Lc 22,37; 24,44), mediante la quale egli si unisce al Padre. Alla luce dellintelligenza che illumina per lui le Scritture, si aggiunge dunque una disposizione intima della volont che lo fa comunicare al Padre non solo direttamente, ma attraverso lintermediario del Libro. Senza ci non sarebbe completamente solidale alla storia degli uomini. Ci deve guidarci sul cammino delle modalit attraverso le quali accessibile a noi stessi una simile esegesi dellAntico Testamento. II 1. Principi di esegesi derivanti dal Nuovo Testamento stesso Troviamo nel Nuovo Testamento non solo un invito a camminare, ma anche unilluminazione sulla strada da seguire per una lettura cristica dellAntico? Non si tratta pi qui di una tesi, ma del modo in cui il suo esercizio fu messo in opera. Qual lo stile neotestamentario, [p. 111] (forma, modalit epistemologica) della lettura dellevento cristico attraverso lAntico Testamento? Alcune indicazioni, chiamate a guidare la
Ricordiamo qui che non solo linterpretazione cristica dellAntico Testamento non pu essere esclusiva di altre letture, ma non deve esserlo.
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nostra esegesi, ci sono fornite su questo argomento dai testi stessi. Bisogna che lasciamo da parte lo studio delle citazioni dellAntico Testamento prese in particolare o classificate e di ci che possiamo cogliere della loro pertinenza: esso non saprebbe essere affrontato in un solo articolo15. Si immagineranno tre tipi di modalit: argomento dautorit (Ges ci insegnava che...), dimostrazione razionale, esperienza implicante la sensibilit. Anche se dato come essenziale che il modello e il contenuto generale dellinterpretazione risalgano a Ges stesso, laffermazione non si trasforma in precetto. Donde una discrezione che, anche nellesplicitazione lucana, molto espressiva. Sono rappresentate soltanto, almeno formalmente, le due ultime possibilit, le quali toccano il polo razionale e il polo affettivo. Il posto tenuto dalla ragione importante. In Lc 24,25, Ges chiama i discepoli stolti per non averlo saputo riconoscere nelle Scritture, che egli interpreta. Egli mostra loro come comprenderle. A Damasco, Paolo discute e rafforza la sua interpretazione (At 9,22). A Tessalonica (At 17,1-3) argomenta, spiega e comprova il senso cristico del Libro (cf At 18,24: Apollo). Questa insistenza sullargomentazione attestata al tempo di Ges da Filone16. Lesegesi dei terapeuti presenta secondo lui due caratteristiche. 1) Essa praticata con , dal pi anziano e pi versato nella dottrina (De vita contemplativa, 31). 2) Il pasto servito per la grande festa dei cinquanta giorni accompagnato da un commento prolungato delle Scritture (ibidem 75-76). chiaro che l una qualit dellintelletto che rientra nellordine noetico, ma Sap 19,18, situato molto vicino allera cristiana, ci porta uninformazione pi completa. Lautore qualifica egli stesso come accurata o esatta () la sua interpretazione del racconto dellEsodo. Il lettore di oggi, da parte sua, la trova eccessivamente libera e ardita allestremo17! Ma ci che lautore vanta con questa parola, la stessa di quella di Filone, non nientaltro che
Cf P. BEAUCHAMP, Lecture et relecture du quatrime chant du Serviteur. DIsae Jean, in J. VERMEYLEN, ed., The Book of Isaiah. Le livre dIsae. Les oracles et leurs relectures. Unit et complexit de louvrage, BEThL 81, Louvain 1989, 325-355. 16 A Qumran, la lettura comune della Bibbia prescritta in 1QS VI 6-8 una sera su tre. Il testo segue immediatamente ci che riguarda il pasto, ma non fa il legame fra la lettura e lo stesso. 17 Essa ci nonostante molto lontana dallo stile di Filone. Cf P. BEAUCHAMP, Sagesse de Salomon et repas rituel, in M. QUESNEL, ed., Nourriture et repas dans les milieux juifs et chrtiens de lantiquit. Fs Charles Perrot, LeDiv 178, Paris 1999, 53; Quelle typologie dans lptre aux Hbreux?, Cahiers Ratisbonne 2 (1997) 10-32.
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la sua fedelt a una tradizione ermeneutica che favorisce unacutezza che va molto al di l della lettera. Se il gruppo farisaico giunse ad affermare la risurrezione dei morti, fu forse richiamandosi a una tradizione orale, ma questa non pot che influenzare la lettura dei testi sacri, letti secondo l di cui si appena discusso. sorprendente una cosa: si trova qualche comunanza fra i terapeuti con Sapienza da un lato e dallaltro il Nuovo Testamento con Apollo. Egli insegnava con esattezza ( : At 18,25), poggiato precisamente sulla sua [p. 112] conoscenza delle Scritture (ibidem). Le vie esegetiche dei primi gruppi cristiani furono sicuramente variegate. Ma tutte dovettero comportare una larga parte di argomentazione che aveva coscienza di essere razionale. Di fronte a questo, il polo affettivo si scopre in tutta la sua forza con lepisodio di Emmaus e la metafora del fuoco (cuore ardente: Lc 24,32). Gli spiriti senza intelligenza e i cuori lenti nel credere sono diventati cuori ardenti. Questo racconto apparentato con un episodio del Talmud di Gerusalemme (Hag 2,77b)18. Mentre due rabbini si dedicavano allesegesi passando dalla Tr ai Profeti e dai Profeti agli Agiografi, un fuoco dal cielo, simile a quello del Sinai, li circond: esso lambiva le parole delle Scritture. Era leffetto del procedimento del collegamento a collana (hzyzx) delle tre parti della Scrittura (Legge, Profeti, Scritti), quello che pratica Ges in Lc 24. Concretamente, ragione e sensibilit, ragione e affetto, non sono separati, ma uniti. Il loro collegamento ben realizzato nel modo di procedere al quale At d il nome di persuadere (Paolo: At 17,4; 18,4; 19,8; 28,23). Nei termini della retorica antica, la persuasione riesce soltanto mediante una certa confidenza instaurata fra linsegnante e lallievo. Nella retorica di Aristotele, F. Marty traduce il termine con fattori di confidenza, strumenti di persuasione. Utilizzando la similitudine che parla allesperienza, la parabola diventa unoccasione per il pensiero, dando confidenza per condurlo e per dirlo19. La chiave delle Scritture della medesima natura della chiave delle parabole. Nelluso dei testi della Scrittura orientati verso la fede in Ges come Cristo, lesperienza e la relazione giocano un ruolo decisivo. Non si tratta mai di un procedimento, che la precisa identificazione dei dati e il rigore del ragionamento basterebbero a convalidare.
Testo citato e commentato in P. LENHARDT M. COLLIN, La Torah orale des Pharisiens. Textes de la tradition dIsral (CEvSup 73; Paris 1990) 23-26. 19 F. MARTY, Parabole, symbole, concept, Les paraboles vangliques. Perspectives nouvelles (d. J. DELORME) (LeDiv 135; Paris 1989) 178.
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Ci detto, lesegesi attuale, o piuttosto quella del XXI secolo, pu o deve tirare delle conclusioni da questa tesi del Nuovo Testamento nella sua esegesi dellAntico? Se s, attraverso quali mezzi? Ma, prima di tutto, attraverso quali ostacoli? 2. Gli ostacoli Linteresse per lermeneutica20 si sviluppato solo tardivamente presso la maggioranza degli esegeti, almeno laddove gli studi di teologia e quelli di filosofia si svolgevano separatamente. Il termine storico-critico non apparso nelluso degli ambienti esegetici prima di una data relativamente recente, per una semplice ragione: ci contemporaneo a una presa di coscienza che lesegesi non si riduce tutta a questa dimensione. Fino a quel tempo, lespressione esegesi storico-critica avrebbe fatto pressoch leffetto di un pleonasmo! La rivendicazione di una certezza di tipo scientifico prendeva spesso la forma di un certo indurimento. La libert della lettura cristica [p. 113] si esercita su un altro terreno rispetto alla conoscenza scientifica universitaria: essa ha tutto il vantaggio di nutrirsi di questa e lo stretto dovere di praticarla. Tuttavia, esattamente come ogni altro potere di questo mondo, bisogna sapere che la scienza reclama pi di quanto le si possa accordare, cio tutto. Senza un cambiamento epistemologico, che dia accesso al rischio personale, laffermazione che lAntico Testamento e il Nuovo si illuminano in modo tale da far nascere la fede in Ges non potrebbe avere tutta la sua pertinenza. Per trarre vantaggio da una tesi affermata con forza e chiarezza in tutte le parti del Nuovo Testamento, la prima condizione di evitare certi ostacoli. Nessuno, tuttavia, pi efficace di quello che appena stato menzionato. Malintesi terminologici. In gran parte dellAntico Testamento, il senso letterale anche un senso spirituale. Per questo senso spirituale letterale, lesegesi detta storico-critica sufficiente, ammettendo che vi si leghi normalmente, come in ogni ricerca storica, un certo grado di intuizione e di empatia. In altri termini, che la scienza e larte si congiungano. Ma il senso cristico un senso spirituale non letterale. Se dunque si usa lespressione senso spirituale, bisogna evitare lequivoco, per non

M. VAN ESBROECK, Hermneutique, structuralisme et exgse. Essai de logique krygmatique (Paris 1968); J.-Y. LACOSTE, Hermneutique, Dictionnaire critique de thologie (d. J.-Y. LACOSTE) (Paris 1998) 527-531; E. BRITO, Schleiermacher, Ibid., 1069-1071.

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sminuire il senso letterale, facendo dimenticare che che esso non il senso carnale. Tutte le parti dellAntico Testamento non devono [per forza] essere interpretate da unesegesi tipologica e questultima non sufficiente per nessuna di esse. Ci detto, ricordiamo che la tipologia non un procedimento platonico, che essa non allegorica (nel senso moderno del termine), perch essa parte dalla res dellAntico Testamento nel suo rapporto alla res del Nuovo21. La tipologia ci che collega una realt del passato a una realt futura che la compir donando un senso pieno, debordante, imprevedibile, alle parole che la descrivevano. Per esempio, il Cantico non allegorico, ma tipologico, perch la res dellunione delluomo e della donna nella quale presente il mistero del Cristo e della sua Chiesa. Una lettura ispirata da questo principio non ha alcun bisogno di sottigliezze! Intendiamo pure qui per senso cristico quello che riguarda il mistero del Cristo nel suo insieme. Dissociazione fra i diversi sensi della Scrittura e i metodi che li esplorano. Un punto fa senza sforzo lunanimit di tutti gli esegeti: lesegesi storico-critica ora integrata alla tradizione della Chiesa cattolica. Aggiungiamo che fare lesperienza di questa esegesi scoprire che lesegesi dei Padri della Chiesa pu ispirarci, ma non ripetibile. Bisogna al tempo stesso superare questa base. In questo senso, lautocritica dellesegesi storico-critica largamente intrapresa! Essa accetta sempre pi di entrare in dialogo con lermeneutica22. Il suo ritardo su questo punto le d una energia supplementare. [p. 114] 3. La modalit della lettura cristica La lettura cristica dellAntico Testamento quella che ha per finalit di aprire lintelligenza (Lc) alla fede nel mistero di Cristo. La scienza rigida. Lesegesi cos concepita non lo : si noter la discrezione della
Cf sopra, n. 3. A.M. PELLETIER, Lecture du Cantique des Cantiques. De lnigme du sens aux figures du lecteur (AnBib 121; Rome 1989) illumina la storia dellinterpretazione con lermeneutica, in particolare quella di P. Ricoeur. Vedere, a titolo di informazione, A Dictionary of Biblical Interpretation (d. R.J. COGGGINS J.L. HOULDEN) (London 3 1994); S.E. MCEVENUE, Interpretation and Bible. Essays on Truth in Literature (Collegeville 1994) chap. 4: Theological Doctrine and the Old Testament: Lonergans Contribution.
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formula lucana: aprire lintelligenza (Lc 24,45). Nessuno si stupir, ci nonostante, data la natura della fede, che questa esegesi debba restare un procedimento di tipo cognitivo, con la sua esigenza di rigore, pur restando un esercizio di libert. Questa doppia esigenza le dettata dalla sua modalit, che allocutrice: quid credas, quod agas, quo tendas: non si sono abbastanza evidenziati questi tu, queste seconde persone del verbo. Allocutrice: ci implica il rispetto del destinatario, nella discrezione dello stile che non pretende di dimostrare sensu stricto, ma solamente illuminare23. Il s o il no o il forse che rispondono eventualmente a questa esegesi sono, in ultima analisi e tenuto conto del tipo di relazione, della medesima natura che il s o il no o il forse che rispondono alla proposta della fede. dunque soltanto lanalisi dellatto di fede, su basi bibliche che facciano emergere le sue componenti di ragione e di cuore, che pu andare fino al fondo della struttura ermeneutica di unesegesi cristica dellAntico Testamento24. Lispirazione ultima di questa lettura cristica si trova nella disposizione di obbedienza e di libert che fu quella di Ges. Latto di interpretazione che guida la lettura cristica resta personale e libero: seguire delle regole non lo ostacola. Il Nuovo Testamento stesso vi induce. In particolare, i programmi di lettura che propongono solamente tutta la Scrittura, la Legge e i Profeti o altre formule totalizzanti, ci esprimono energicamente che esso non di cammino tracciato danticipo in insiemi cos vasti. Ne segue che pi linterpretazione libera, pi modesta e rispettosa, sapendo che essa si perderebbe se volesse dedurre dallAntico Testamento il mistero cristiano. Ma lesperienza apprende quanto efficace e insostituibile questo dischiudere un mistero che non aleggia al di sopra della storia degli uomini, poich esso questa storia. Conclusione
Notiamo che cos compresa essa non ha, in principio, un effetto negativo nel dialogo giudeo-cristiano, perch noi non offendiamo unaltra religione esponendo serenamente, almeno se la relazione instaurata lo domanda, quali sono le nostre ragioni del credere. Essa non dunque da evitare sistematicamente. Lostacolo non daltronde nella tipologia stessa, non estranea al giudaismo, ma nella designazione del mistero del Cristo come antitipo. Cf M. FISHBANE, Biblical Interpretation in Ancient Israel (Oxford 3 1986) 350-379. G. DAHAN, Lexgse chrtienne de la Bible en Occident mdival. XIIeXIVe sicle (Paris 1999) 368-376, riconosce meno posto alla tipologia nellesegesi giudaica. 24 Ci proponiamo di condurre pi a fondo questa riflessione in un prossimo studio. Si troveranno gi le aperture necessarie in A. THOMASSET, Paul Ricoeur. Une potique de la morale (BEThL 124; Leuven 1996).
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Quanto precede ci aiuta, spero, a intuire anche se non ci possibile svilupparlo ora quale atmosfera teologica debba accompagnare, circondare lesegesi cristica dellAntico Testamento. La caratterizzeremo sommariamente con due tratti, la dimensione estetica e la dimensione etica. [p. 115] Questa teologia accordata alla Bibbia far tutto posto allestetica. Lesegesi di cui parliamo non relega in secondordine gli argomenti detti di convenienza, che appartengono a questo territorio dellestetica, alla quale indispensabile la considerazione degli insiemi. Questa non affatto inconciliabile con unargomentazione, comune allesegesi giudaica e alla prima esegesi cristiana, che sembra svolazzare di versetto isolato in versetto isolato. Nella misura in cui essa si porta allincontro dellatto cristico di compiere, in tanto quanto esso atto di obbedienza, questa esegesi accordata a una teologia il cui asse principale la ricerca di ci che, nel basamento delletica, la fonda. proprio della natura della verit che si manifesta nellordine etico di non costringere la libert, ma, al contrario, di assicurarla ponendole unobbligazione, per la quale ho pi volte proposto il termine di intimazione. comunque certo che la lettura cristica ha per orientamento ultimo di raggiungere latto di obbedienza di Ges che riconosce la volont del Padre nelle Scritture. Ma ci non contrario alla dignit della ragione, dati i legami che, nel pi profondo della struttura umana, riuniscono comprendere e acconsentire. Originale: Paul BEAUCHAMP, Lecture christique de lAncien Testament, Biblica 81 (2000) 105-115. Traduzione : Francesco FAVARETTO (16 maggio 2007)