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Psicologia Sociale dei gruppi

CORSO da 6 CREDITI 36 ORE di lezione

DOCENTE

Prof. Fridanna Maricchiolo

RICEVIMENTO Luned, 12-13, Via dei Mille 23, stanza 12 MAIL fmaricchiolo@uniroma3.it

Lezioni: giorni, orari e luogo


PERIODO PERIODO 26/10 -- 21/12 26/10 21/12 recupero 9-11-16/01 recupero 9-11-16/01 luned 15-17 luned 15-17 mercoled 13-15 mercoled 13-15

ORARIO ORARIO

LEZIONI LEZIONI SEDE SEDE p.zza della Repubblica p.zza della Repubblica

18 18
luned Aula 4 PII luned Aula 4 PII mercoled Aula 9 PT mercoled Aula 9 PT

Programma del corso


Il corso offre una sintetica panoramica sui concetti teorici della psicologia sociale applicata ai processi di gruppo Verranno approfondite nozioni teoriche e metodologiche di analisi, dello studio dei processi di gruppo Tra gli argomenti principali: Lo studio dei gruppi nella prospettiva della psicologia sociale. Ruoli, norme, status e funzioni nei gruppi. I fenomeni delle dinamiche di gruppo. Potere e leadership. Linterazione nei gruppi e tra i gruppi sociali. Relazioni inter-gruppi e categorizzazione sociale. La comunicazione e i processi di influenza sociale nei gruppi. Comunicazione non verbale.

Libri di testo
Manuale BROWN. Psicologia sociale dei gruppi, Il Mulino, Bologna
Monografia BONAIUTO, MARICCHIOLO. Comunicazione non verbale. Seconda Edizione. 2009. Carocci Editore, Roma. Un articolo di ricerca (in inglese) a scelta tra un elenco che verr comunicato dal docente sul sito

MODALITA DESAME
Prenotazione OBBLIGATORIA STAMPARE LA RICEVUTA DELLA PRENOTAZIONE

Esame orale sui due testi desame e larticolo

Cos la psicologia sociale?

Una definizione
Scientific study of how the thought, feeling and behavior of individuals are influenced by the actual, imagined or implied presence of other human beings" (G. Allport, 1954)

Una definizione
G. Allport ha definito la Psicologia Sociale:

Lo studio scientifico delle modalit attraverso cui i pensieri, i sentimenti , e i comportamenti degli individui sono influenzati dalla presenza, reale o immaginata, di altre persone.

Scientifico Pensieri, sentimenti e comportamenti Individui Presenza di altre persone


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Cos la psicologia sociale?


La presenza di altre persone, le conoscenze e le opinioni che ci trasmettono, i nostri sentimenti nei confronti dei gruppi a cui apparteniamo, sono tutti elementi che ci influenzano profondamente attraverso i processi sociali, indipendentemente dal fatto che siamo soli o in compagnia. Anche percezioni, ricordi, emozioni, motivazioni esercitano una grande influenza attraverso i processi cognitivi (percettivi, interpretativi, valutativi). I processi sociali e cognitivi non sono separati, sono anzi strettamente connessi.

Interazione sociale
La psicologia sociale studia linterazione sociale Linizio di un nuovo corso Un colloquio di lavoro Un appuntamento galante Una riunione Un incontro tra amici Sono tutte occasioni di interazione (agenti e osservatori)

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Interazione sociale
Nei contesti dinterazione sociale le altre persone ci osservano, influenzano i nostri sentimenti e il nostro comportamento. Noi, in genere, cerchiamo di essere allaltezza, di proporre una buona impressione, di cooperare, etc. Ma siamo influenzati dalle nostre motivazioni e sentimenti nel valutare gli altri che interagiscono con noi

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Interazione sociale e processi cognitivi

I processi sociali sono dunque i modi in cui i nostri pensieri, sentimenti, il nostro comportamento sono influenzati dalle persone con cui interagiamo, dai gruppi di appartenenza, dagli aspetti culturali trasmessi con leducazione, etc I processi cognitivi sono invece i modi in cui percezioni, ricordi, emozioni guidano la nostra comprensione del mondo.

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Lobiettivo della Psicologia sociale


In ultima istanza, lobiettivo della psicologia sociale quello di comprendere le cause del comportamento sociale delle persone. Molteplicit di variabili potenzialmente influenti

- Elementi personali (atteggiamenti, valori, motivazioni, etc.)


- Comportamenti e caratteristiche delle altre persone - Variabili ambientali - Variabili socio-culturali - Aspetti di tipo biologico

Livelli di spiegazione in psicologia sociale

Doise (1982) ha individuato quattro diversi livelli in cui lo studio della psicologia si colloca a seconda della natura delle variabili coinvolte nella ricerca: il livello intraindividuale il livello intragruppo il livello intergruppo il livello collettivo

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Il livello intraindividuale: studia le modalit con cui lindividuo analizza la realt e costruisce unimmagine del mondo sociale che lo circonda, sceglie determinati comportamenti. Il livello intragruppo: analizza le dinamiche interpersonali tra pi soggetti che fanno parte di un medesimo gruppo (es. processi di conformismo, devianza, comunicazione e leadership).

Il livello intergruppo: studia le relazioni esistenti tra gruppi sociali differenti (in-group out-group). Il livello collettivo: prende in considerazione i processi sociali legati al contesto culturale e storico in cui gli individui si trovano ad operare.
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Livelli di spiegazione in psicologia sociale

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Kurt Lewin
1890 -- 1947. Equazione di Lewin :

C= f (P, A)

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Stanley Milgram

1933 -- 1984

Gli esperimenti di Milgram sull obbedienza

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Muzafer Sherif

1906 1988

Gli esperimenti di Robbers Cave: interdipendenza e cooperazione

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Henry Tajfel

1919 -- 1982

La Teoria dell Identit Sociale e le relazioni intergruppi

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Come si evoluta la psicologia sociale?

Nel corso del XX secolo la psicologia sociale ha mantenuto la convinzione che lindividuo fosse un essere pensante, capace di generare ragionamenti valutazioni e inferenze.

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Tra gli anni 50 e 60 studiosi come Festinger con la sua teoria della dissonanza cognitiva [1957] e Heider [1958] autore della teoria dellequilibrio propongono una concezione delluomo come ricercatore di coerenza teso a cogliere lequilibrio, da un lato, tra le credenze che possiede, dallaltro, tra il proprio sistema di credenze ed i propri comportamenti.

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A partire dagli anni 70 si afferma una nuova prospettiva che propone una concezione dellindividuo inteso non pi come ricercatore di coerenza, ma come uno scienziato ingenuo (teorie naive)

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Psicologia Sociale e teorie naive


La psicologia sociale spesso pu essere simile al senso comune, perch cerca di spiegare comportamenti quotidiani su cui ogni giorno noi cerchiamo di dare una spiegazione o su cui pensiamo di riuscire a fare delle previsioni. Eppure i risultati delle ricerche molto spesso sono distanti da quello che ci farebbe rispondere il senso comune

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Psicologia Sociale e teorie naive


Supponete che una persona autorevole chieda ad un uno studente di somministrare delle scosse elettriche di forte entit: che percentuale di soggetti arriver a fornire il massimo dellintensit? a) 8% b) 22% c) 65% Se date ad un bambino una ricompensa dopo che ha fatto unattivit che gi gli piace fare, quellattivit poi gli piacer: a) di pi b) di meno c) come prima La ripetizione di esposizione ad uno stimolo (persona, canzone, poster) lo far piacere: a) di pi b) di meno c) come prima Se chiedi un favore ad una persona, a quella persona piacerai: a) di pi b) di meno c) come prima

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Negli ultimi decenni, ci si resi conto che lindividuo, avendo a disposizione limitate risorse cognitive, deve ricorrere a delle strategie di elaborazione delle informazioni, le cosiddette euristiche, che gli consentono di risparmiare tempo e sforzi e, contemporaneamente, di ottenere delle informazioni sufficientemente attendibili su quanto sta accadendo attorno a lui Processi automatici vs. processi deliberativi

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Fino a che punto siamo consapevoli dei nostri pensieri?

Non tutta lattivit della mente umana viene svolta in maniera consapevole. Compiti routinari (ad esempio, la lettura di un breve messaggio) possono essere attuati in maniera automatica con un carico attentivo bassissimo.

I processi controllati, al contrario, presuppongono il controllo flessibile, intenzionale dellindividuo e sono vincolati alla quantit di attenzione attivata al momento (Bargh, 1989).
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Molti comportamenti sono di natura automatica

Spesso nascono come comportamenti pi deliberativi e si evolvono nellarco del tempo come automatici (es. guida automobile) Sono efficienti (nel senso di poche energie spese), poco controllabili, veloci, autonomi, non trasparenti (senza conoscenza dei processi sottostanti), non intenzionali

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Anche nellelaborazione dellinformazione sociale facciamo ricorso a processi di categorizzazione o giudizio sociale che vengono, in buona parte, attivati in maniera automatica, cio indipendentemente dalla nostra consapevolezza

Meccanismi alla base di stereotipi e pregiudizi


Non sempre portano a comportamenti automatici (discriminatori)
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Con quali modalit procede la psicologia sociale?

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Essa si avvale del METODO SCIENTIFICO che si articola nelle seguenti tappe: formulazione della teoria esplicitazione delle ipotesi raccolta dei dati empirici analisi dei dati confronto tra risultati ottenuti e ipotesi eventuale riformulazione della teoria

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Che cos una teoria scientifica?

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Un insieme di leggi espresse in una forma sintetica e sistematica che si basano su osservazioni e vengono mantenute come vere fino a quando non sono smentite da evidenze contrarie

Ci che conferisce ad una teoria il carattere di scientificit consiste nella possibilit della stessa di essere confutata

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A partire dalla teoria sono formulate le ipotesi di ricerca

Affinch unipotesi possa essere sottoposta a verifica empirica essa deve essere operazionalizzata, ossia trasformata in unoperazione empiricamente osservabile

LOPERAZIONALIZZAZIONE consiste quindi nel trasformare dei concetti teorici in variabili, cio in entit rilevabili e misurabili

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Come si misurano gli atteggiamenti?


Atteggiamenti Costrutti non osservabili Inferibili da alcuni indicatori (risposte esplicite e comportamenti)

affermazioni favorevoli o sfavorevoli alloggetto studiato su cui i soggetti devono indicare il grado di accordo o disaccordo Azioni che manifestano favore o sfavore nei riguardi delloggetto di studio

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Le risposte della Psicologia Sociale

Tendono a enfatizzare la A nell equazione di Lewin Sono probabilistiche Sono condizionali: Dipende Sono spesso controintuitive

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La formazione delle impressioni

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Solomon Asch (1946): modello configurazionale nella formazione delle impressioni Le persone sono concepite come unit psicologiche e le diverse informazioni sono ricondotte ad un nucleo interpretativo unificante Esperimento: I soggetti leggevano una lista di aggettivi relativi ad un individuo. Veniva chiesto loro di valutare questo ipotetico individuo Intelligente, abile, lavoratore, freddo, risoluto, pratico, prudente = persona calcolatrice, arrivista Intelligente, abile, lavoratore, caldo, risoluto, pratico, prudente = persona affabile, generosa

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Effetto primacy:

I primi tratti pecepiti sono pi influenti perch sono quelli che attivano e formano la configurazione globale dellimpressione Quando una lista inizia con tratti positivi, i tratti negativi sono interpretati meno negativamente. Questo non avviene se gli stessi tratti negativi vengono presentati allinizio
Processo di elaborazione top down: effetto dovuto al calo di attenzione Processo di elaborazione bottom up: richiede sforzo maggiore di elaborazione rispetto a quello top down

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I due processi possono essere agli estremi di un continuum (Fiske e Neuberg, 1990)
Processo basato su __________________________ Processo basato su informazioni di informazioni appartenenza categoriale individuali (top down) (bottom up)

Ruolo della motivazione nel processo di elaborazione Esempio: Impressione verso uno sconosciuto Inizialmente sono utilizzate informazioni categoriali (sesso, et): impressione quasi automatica, poco sforzo e attenzione. Elaborazione di tipo Top Down: dallunit agli elementi Se la persona diviene rilevante per il raggiungimento di uno scopo: elaborazione pi profonda e maggiore sforzo. Elaborazione di tipo Bottom up: attenzione alle informazioni individuali
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Impressioni degli altri come elementi di scambio comunicativo Tre modalit per conoscere gli altri:

Osservazione diretta del comportamento Ascoltare ci che gli altri dicono di loro stessi Avere informazioni da terzi = formazione della reputazione

Che cosa la reputazione? Giudizio formulato da una comunit su un individuo in particolare che generalmente, ma non necessariamente, appartiene alla comunit stessa (Emler, 1994) - Forma di conoscenza sociale mediata dallesperienza altrui - Prende il via dalla formazione delle impressioni e si costruisce nella comunicazione

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Perch un individuo abbia una reputazione necessario che: Faccia parte di una comunit come membro stabile I membri scambino, nelle conversazioni, informazioni sui suoi comportamenti e qualit I membri siano inseriti in una rete che colleghi chi non si conosce per via diretta A che cosa serve la reputazione? Assicura gli scambi comunicativi: coordina gli sforzi degli individui Controllo sociale: limita laccesso alle interazioni a persone potenzialmente dannose Promuove autocontrollo: lindividuo ha interesse ad avere una reputazione positiva per avere accesso agli scambi comunicativi Di conseguenza: lindividuo agisce attivamente e consapevolmente nella costruzione della propria reputazione

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Percepire le persone e i gruppi I processi che sono alla base della percezione degli individui e della percezione dei gruppi sono gli stessi? Hamilton e Sherman hanno mostrato che le persone percepiscono un certo livello di unit (entitativity) anche nel caso dei gruppi sociali Che cos l entitativity? Percezione che un aggregato abbia natura di entit fornita da una sorta di confine (Campel, 1958). I fattori che creano la percezione di entitativity :

Somiglianza o prossimit fra gli elementi dellinsieme Organizzazione reciproca Interdipendenza Aspettative di comportamenti congruenti

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Gruppi ad alta entitativity (membri di un club esclusivo) come nella formazione delle impressioni individuali le informazioni sono integrate in una rappresentazione ben organizzata (topdown):
Danno luogo a inferenze immediate e spontanee sulle caratteristiche dei membri Danno luogo a maggiori aspettative di coerenza Danno luogo a spiegazioni di tipo causale per comportamenti congruenti con le aspettative

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Gruppi a bassa entitativity (clienti di un negozio) Come nella formazione delle impressioni basate sulle categorie, le informazioni sono rievocate dalla memoria (memory based) e le eventuali incongruenze fra le informazioni non creano problemi di ricomposizione (bottom up) Conclusioni: A parit di aspettative circa lunitariet degli individui o dei gruppi i processi per la formazione delle impressioni sono gli stessi
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Psicologia sociale dei gruppi

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I temi della psicologia sociale dei gruppi

1. Descrizione di gruppo 2. Linterazione nei gruppi 3. Le relazioni fra i gruppi sociali 4. Linfluenza sociale

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I temi della psicologia sociale dei gruppi

Descrizione di gruppo
Storia dello studio dei gruppi Tipi di gruppo Definizioni di gruppo Individuo vs. Gruppo

Linterazione nei gruppi


Struttura del gruppo: status, ruoli, norme La comunicazione nel gruppo Processi di gruppo: potere, leadership Decisioni nei gruppi

Le relazioni fra i gruppi


Comportamenti intergruppi Identit sociale Categorizzazione sociale Discriminazione intergruppi: stereotipi e pregiudizi

Linfluenza sociale
Conformismo e influenza della maggioranza Genesi del cambiamento sociale: influenza minoritaria Condiscendenza e conversione

1. Descrizione di gruppo

Storia dello studio dei gruppi Tipi di gruppo Definizioni di gruppo Individuo vs. Gruppo

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2. Linterazione nei gruppi

Struttura del gruppo Sistema di status I ruoli Le norme di gruppo La comunicazione nel gruppo Processi di gruppo Il potere nel gruppo La leadership: stile di leadership e funzioni Decisioni nei gruppi
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3. Le relazioni fra i gruppi sociali

Comportamenti intergruppi Identit sociale Categorizzazione sociale Discriminazione intergruppi: stereotipi e pregiudizi

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4. Linfluenza sociale

Conformismo e influenza della maggioranza Genesi del cambiamento sociale: influenza minoritaria Condiscendenza e conversione

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I gruppi sociali

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Approcci allo studio dei gruppi

Antropologico Etologico Sociologico

Psicanalitico Psicodrammatico

Psicosociale

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Psicologia sociale dei gruppi: breve storia

2 prospettive (Hogg & Vaughan, 1995):


- Individualistica es. Social Cognition

(le persone si comportano allo stesso modo sia in gruppo che da sole; i processi di gruppo sono processi interpersonali che occorrono tra un certo numero di individui)

- Collettivistica

es. Rappresentazioni Sociali

(il comportamento delle persone nei gruppi influenzato da processi sociali che emergono nei gruppi e da essi si originano)
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Psicologia sociale dei gruppi: breve storia

Nascita dellinteresse verso lo studio dei gruppi: 2 tipi di fenomeni promotori di interesse:

USA, anni 30

- eventi storici di natura politico-economica (crollo della Borsa di Wall-Street, avvento dei regimi totalitari in Europa) - incidenza dei fattori umani nel mondo della produzione; importanza gruppi di lavoro per il comportamento individuale (studi di E. Mayo negli stabilimenti Hawthorne)

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Psicologia sociale dei gruppi: breve storia

Il Centro di Ricerca per le Dinamiche di Gruppo di K. Lewin: il gruppo come totalit dinamica con caratteristiche diverse dalla semplice somma dei componenti. Le propriet dellacqua sono qualcosa di diverso dalla sempice somma di
propriet di 2 molecole didrogeno e una di ossigeno (Asch, 1952)

Anni 60: linteresse della sociale per lo studio dei gruppi si sposta in Europa
Es.: S. Moscovici, linfluenza minoritaria; H. Tajfel, identit sociale e relazioni intergruppi

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Tipi di gruppo - sociologia

In sociologia, si opera una distinzione tra i concetti di:


- Gruppo sociale: numero limitato di individui che interagiscono con regolarit
Esempio: una famiglia, un circolo sportivo

- Aggregato: insieme di individui che si trovano nello stesso luogo e allo stesso momento, senza condividere un legame preciso
Esempio: gli spettatori in una sala cinematografica

- Categoria sociale: raggruppamento statistico; insieme di individui che hanno una caratteristica comune
Esempio: le donne; i vegetariani

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Tipi di gruppo - sociale

Alcune dicotomie
Piccoli gruppi vs. (detti anche ristretti) Gruppi primari (es. Famiglia) Gruppi formali (es. Associazioni) Gruppi strumentali vs. (orientati allo scopo) Gruppi artificiali (creati ad hoc) Grandi gruppi (detti anche estesi) vs. Gruppi secondari (es. team aziendale) vs. Gruppi informali (es. gruppo di amici) Gruppi espressivi (orient. emozionale) vs. Gruppi naturali (pre-esistenti)

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Che cos un gruppo? Definizioni - I

1) Il fattore critico lesperienza di un destino comune (Lewin, 1948;


Campbell, 1958; Rabbie & Horowitz, 1988)

2) La cosa fondamentale lesistenza di una struttura sociale formale o implicita, espressa solitamente attraverso relazioni di status o di ruolo
(Sherif & Sherif, 1969)

3) E necessario che vi sia una interazione faccia a faccia tra i membri


(Bales, 1950; Homans, 1950)

La seconda e la terza definizione possono essere applicate solo a gruppi di piccole dimensioni (massimo 20 membri)

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Che cos un gruppo? Definizioni - II

4) Un gruppo esiste quando due o pi individui percepiscono se stessi come membri della medesima categoria sociale (Turner, 1982)

5) Un gruppo esiste quando due o pi individui definiscono se stessi come membri e quando la sua esistenza riconosciuta da almeno unaltra persona, intendendo per altra persona un singolo individuo o un gruppo di persone che non si definiscono membri di quel gruppo (Brown, 2000)

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Individuo vs. Gruppo - I


Un gruppo pu essere considerato la somma dei suoi individui? Secondo Allport (1924) non esiste una psicologia dei gruppi che non sia fondamentalmente ed interamente una psicologia degli individui. Questo va nella posizione contraria di chi sostiene che, invece, possa esistere una mente di gruppo che induce a fare azioni che, altrimenti, i singoli individui non compierebbero mai (come nel caso delle folle).
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Individuo vs. Gruppo - II


Secondo Allport questa mancanza di consapevolezza dei singoli individui non pu essere sottoposta a una verifica empirica: non possibile osservare la mente di gruppo distintamente dagli individui che lo compongono. Effettivamente, il concetto di mente di gruppo rischia di sfociare in qualcosa di astratto e metafisico Ma, nella sua definizione, Allport riconduce i fenomeni gruppali a processi psicologici individuali (e quindi si ferma a un livello interpersonale: prospettiva individualistica)
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Individuo vs. Gruppo - III


Il concetto di mente di gruppo stato ripreso e sviluppato in modo pi completo da altri autori come Mead (1934), Sherif (1936), Asch (1952) e Lewin (1952): tutti questi autori sottolineano come la relazione tra i membri di un gruppo caratterizzi un gruppo sociale. Quindi il gruppo emerge dalla percezione che le persone hanno di se stesse come membri di una entit sociale e dalle relazioni che intercorrono allinterno di tale entit
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Il continuum interpersonale-intergruppi - I
Come possibile distinguere il comportamento interpersonale dal comportamento di gruppo? Secondo Tajfel (1978) ci sono tre criteri: 1) La presenza o assenza di almeno due categorie sociali identificabili in modo non ambiguo: Es.: uomo/donna 2) Il grado di variabilit (basso/alto) negli atteggiamenti o nel comportamento dei membri di un gruppo: uniforme nei comportamenti intergruppi, gestito dalle differenze individuali nei comportamenti interpersonali: Es. i tifosi 3) Il grado di variabilit del comportamento degli individui nei confronti dei membri di altri gruppi
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Il continuum interpersonale-intergruppi - II
Le polarit intergruppi interpersonale (Tajfel) Comportamento sociale
Comportamento intergruppi Comportamento interpersonale

Linterazione determinata dallappartenenza ai vari gruppi e dalle relazioni tra loro

Linterazione dipende dagli individui, dalle caratteristiche personali e dalle relazioni interpersonali
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Il continuum interpersonale-intergruppi - III

Che cosa pu favorire lo spostamento sullasse ipotizzato da Tajfel? Secondo Turner (1982) necessario fare riferimento al concetto di s e ai cambiamenti nel suo funzionamento. Per Turner il concetto di s formato da: 1) identit personale: le auto-descrizioni basate su caratteristiche individuali: sono un amante dellarte 2) identit sociale: le auto-descrizioni basate in termini di appartenenza a categorie; sono un tifoso del Milan
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Il continuum interpersonale-intergruppi - IV
Come afferma Turner, nel definirsi come membri di un particolare gruppo gli individui si stabilizza unassociazione tra se stessi e i vari attributi/norme comuni che si sperimenta nel far parte di quel gruppo: questo porta ai comportamenti uniformi che caratterizzano i gruppi

Spesso vediamo i membri di altri gruppi in modi stereotipati, e percepiamo noi stessi come relativamente simili con gli altri membri del nostro gruppo
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Il continuum interpersonale-intergruppi - V
La differenziazione tra il comportamento interpersonale e il comportamento di gruppo pu dipendere dal numero di persone coinvolte? Ad esempio: tra un uomo e una donna oppure tra 2 contradaioli di Siena linterazione interpersonale o di gruppo? Quello che caratterizza linterazione come comportamento di gruppo luniformit nelle azioni degli individui che lascia supporre che questi interagiscano in base alla loro appartenenza a un gruppo piuttosto che in base alle loro caratteristiche personali.
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Il continuum interpersonale-intergruppi - VI

La distinzione interpersonaleintergruppi un continuum Ognuno di noi fa parte di pi gruppi, ma si porta dietro una propria storia personale. Viceversa, anche gli scambi interpersonali possono contenere stereotipi inter-gruppi Questo, ovviamente, complica molto lo studio di questo tipo di processi

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Il continuum interpersonale-intergruppi - VI
Il comportamento interpersonale si basa sullanalisi delle differenze tra le persone (differenze individuali, di atteggiamento etc.), ma il comportamento di gruppo si basa sullanalisi delle uniformit tra individui Per cui raramente utile applicare teorie sul comportamento interpersonale a contesti di gruppo Non bastano dunque le teorie individualiste ma sono necessarie teorie della psicologia sociale specifiche dei comportamenti di gruppo

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Il comportamento collettivo: la folla come gruppo - I


Il comportamento delle folle, oltre agli psicologi, ha affascinato la fantasia di scrittori e artisti in genere.

In un primo momento il comportamento delle persone nei contesti di folla veniva spiegato come una regressione a modalit di condotta primitive e istintive (Le Bon, 1895): il fatto di trovarsi in un contesto che garantisca anonimato, la possibilit di essere contagiati e suggestionati, determinano una perdita di razionalit e di identit nei singoli, creando quella che si chiama mente di gruppo.

Il comportamento collettivo: la folla come gruppo - II


Teoria della deindividuazione Zimbardo (1969) ha costruito un modello secondo il quale anonimato, responsabilit diffusa e ampiezza del gruppo conducono alla perdita di identit e a una minore preoccupazione per la valutazione sociale. Il comportamento delle persone, non pi soggetto al controllo sociale e personale, regredisce diventando impulsivo e irrazionale = deindividuazione. Verifiche empiriche: esperimenti di laboratorio
Zimbardo (1969) V.D.: durata media delle scariche elettriche V.I.: grado di deindividuazione (manipolato) V.D.: intensit media delle scariche elettriche V.I.: individui vs. gruppi di 3 persone

Jaffe e Yinon (1979)

Il comportamento collettivo: la folla come gruppo - III

Risultati che disconfermano la teoria di Zimbardo Diener (1976): lanonimato, lappartenenza a un gruppo riduce laggressivit Johnson e Downing (1979): leffetto di mediazione delle norme situazionali rilevanti (indossare luniforme da infermiera in condizioni
deindividuate fa diminuire il livello di scariche somministrate)

Ad ogni modo, la teoria della deindividuazione pone unenfasi eccessiva sulle conseguenze negative dellappartenenza al gruppo, che in molti casi, pu invece favorire il comportamento pro-sociale

Il comportamento collettivo: la folla come gruppo - IV


Secondo Diener (1980) lelemento chiave nel comportamento degli individui nelle folle la perdita dellautoconsapevolezza I fattori che caratterizzano le folle quali lanonimato, la coesione, laumento di attivazione, fanno s che lattenzione si sposti verso lesterno piuttosto che verso se stessi. Questa teoria non esclude di per s il comportamento prosociale: quello che conta sono gli stimoli presenti nellambiente. Che cosa accomuna la teoria di Zimbardo con quella di Diener? Entrambe sottolineano come in situazioni di folla il comportamento tenda a divenire privo di regole: si ha una perdita di identit con una conseguente perdita di autocontrollo.

Il comportamento collettivo: la folla come gruppo - V


Nella prospettiva intergruppi, in una folla quasi sempre coinvolto pi di un gruppo: Il comportamento delle folle quindi un comportamento intergruppi E dunque pi lecito parlare di acquisizione di una nuova identit (dallidentit personale allidentit sociale) piuttosto che di anonimato o perdita dellidentit e il comportamento risulta pi influenzato dallappartenenza al gruppo piuttosto che da fattori personali o ambientali
Anche la comunicazione via PC favorisce il processo di deindividuazione (Siegel

il contenuto degli scambi via rete dipendono dal grado di importanza attribuito allidentit di gruppo dai membri della rete.

et al., 1986; Rutter, 1987): Ricerca di Spears et al., (1990):

Il comportamento collettivo: la folla come gruppo - VI


In conclusione: Il comportamento degli individui sembra essere regolato anche nelle situazioni di folla, anche se i processi psicologici soggiacenti ai meccanismi di regolazione sono di ordine diverso da quelli individuali. Sembra che le folle si prefiggano bersagli o scopi specifici, sulla base dellidentificazione con una particolare categoria sociale. La prospettiva intergruppi mette laccento sullesistenza di un gruppo altro, che chiamiamo outgroup che fondamentale in ci che accade. Raramente un gruppo esiste isolato e le relazioni con gli altri gruppi ci permettono di analizzare quello che accade allinterno del gruppo stesso

Struttura dei gruppi

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Struttura del gruppo

Diventare membri di un gruppo Differenziazione dei ruoli Sistema di status Norme di gruppo

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Diventare membri di un gruppo - I

Immaginiamo di dover entrare a far parte di un qualsiasi gruppo. Qual la sensazione immediata che possiamo provare? Si tratta sicuramente di una sensazione di ansia. Questa sensazione indipendente dallet e dal tipo di gruppo in cui stiamo per entrare. Da che cosa pu derivare questa sensazione? Pu essere definita come paura dellignoto . E questa potrebbe essere una causa. Ma ci sono anche altri processi, tentativi di ridurre lincertezza di una situazione nuova

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Diventare membri di un gruppo - II


Modello di Levine e Moreland (1994) definito come modello temporale della socializzazione al gruppo, attribuisce unimportanza particolare alla reciprocit dellindividuo e del gruppo, nel senso che non solamente lindividuo a dover affrontare dei cambiamenti quando entra a far parte di un gruppo; anche il gruppo, infatti, deve adattarsi ai suoi nuovi membri. Tra i fenomeni discussi dagli autori: La ricognizione iniziale I cambiamenti nel concetto di s quando si entra a far parte di un gruppo Il processo di iniziazione al gruppo

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Diventare membri di un gruppo - III


La ricognizione iniziale del gruppo il processo che si compie quando si deve scegliere il gruppo (o i gruppi) di cui potremmo entrare a far parte. Questo a prescindere dallappartenenza a gruppi che sono prescritti e che, quindi, non possono essere scelti (sesso, classe sociale, etc.) Quali sono i criteri con cui viene scelto un gruppo piuttosto che un altro? Secondo Levine e Moreland (1994) la scelta avviene in base a un criterio di massimizzazione dei propri vantaggi e minimizzazione dei costi: valutazione costi/benefici (Teoria dello scambio sociale: Homans, 1950) Il criterio , quindi, che cosa pu fare il gruppo per noi e che cosa il gruppo si aspetta da noi in cambio

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Diventare membri di un gruppo - IV


Quali sono i fattori che determinano la percezione individuale dei costi/benefici associata allentrata in un determinato gruppo? Secondo Pavelchack, Moreland e Levine (1986) la maggior parte di informazioni deriva dalle nostre esperienze precedenti con altri gruppi. Verifica empirica: ricerca degli autori con studenti universitari. Focus: relazione tra 1) grado di importanza e soddisfazione dellappartenenza a gruppi durante la scuola; 2) grado di intensit con cui si persegue lappartenenza a gruppi universitari Risultati: relazione positiva significativa, ma debole Secondo Hogg (1992), un fattore rilevante nella scelta la percezione di similitudine con il membro ideale (tipico, rappresentativo) del gruppo: una minore discrepanza permette di preferire un gruppo piuttosto che un altro.

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Diventare membri di un gruppo - V


I cambiamenti nel concetto di s Una delle prime conseguenze del divenire membri di un gruppo consiste in una ridefinizione di ci che siamo, cio un cambiamento nel modo in cui vediamo noi stessi. Nel campo della psicologia del lavoro, soprattutto per predire il commitment (investimento) degli impiegati verso la propria organizzazione, viene somministrato uno strumento (ideato da Khun e McPartland,1954) in cui si esplora la definizione di s attraverso la domanda Chi sono io? Le persone possono dare un massimo di 20 risposte. Nella ricerca di questi autori, la maggior parte dei partecipanti diede pi del 50% di risposte gruppali.

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Diventare membri di un gruppo - VI


Moreland (1985) trov che i nuovi membri di un gruppo tendono a categorizzarsi e ad

essere categorizzati come nuovi rispetto ai vecchi. Questo processo di ridefinizione di s influisce sul comportamento: i nuovi tendono a interagire maggiormente con gli altri nuovi.

La ridefinizione di s che avviene nellentrare in un gruppo pu avere implicazioni anche a livello dellautostima. Un determinato valore o prestigio associato al gruppo deve necessariamente riflettersi anche sul concetto che abbiamo di noi stessi; se interiorizziamo le nostre appartenenze ai gruppi come parte del nostro concetto di s, il successo o il fallimento di un gruppo tendono ad alzare o abbassare i livelli di autostima e autovalutazione personale.

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Diventare membri di un gruppo - VII


Liniziazione del gruppo Abbiamo visto che significato possa avere entrare in un gruppo, i cambiamenti che questo ingresso provoca nel s. Proviamo adesso ad analizzare quale possa essere la risposta del gruppo quando dei nuovi membri si apprestano ad entrare. Pu accadere, ad esempio, che lingresso di un nuovo membro sia teatro di cerimonie rituali, soprattutto nei gruppi stabili o formali (Moreland e Levine, 1982). Questo tipo di rituali e cerimonie possono essere favorevoli al nuovo membro....... ma possono esserci anche esperienze altamente spiacevoli, dolorose o imbarazzanti.

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Diventare membri di un gruppo - VIII


Gli eventi di iniziazione spiacevoli, osservabili in alcuni riti religiosi, possono essere a livello psicologico o fisico (come la circoncisione o il provocare dolore fisico); sono tendenzialmente utilizzati per sottolineare transizioni di status o ruolo allinterno di un gruppo. Altri esempi di gruppi che possono avere riti di iniziazioni spiacevoli: gruppi militari, associazioni universitarie. Qual il senso di queste iniziazioni? Perch lentrata di un nuovo membro deve essere sottolineata cos tanto?

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Diventare membri di un gruppo - IX


Esistono diverse spiegazioni possibili: Le cerimonie svolgono una funzione simbolica sia per il nuovo (facilitano il processo di transizione dellidentit) che per il gruppo (che pu sentire il bisogno di simboli per definire i suoi confini e sottolineare il carattere distintivo del gruppo rispetto agli altri): divise, segni caratteristici, etc. Le iniziazioni servono come una specie di tirocinio per il nuovo, proprio per indirizzarlo verso lapprendimento degli standard normativi del gruppo. Le cerimonie hanno la funzione di suscitare la lealt del nuovo membro (e, in questo caso, si fa riferimento in modo particolare solo alle condizioni favorevoli di iniziazione).

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Diventare membri di un gruppo - X


E qual il senso delle esperienze decisamente negative e spiacevoli? Una spiegazione plausibile (ma un po complessa) stata fornita da Aronson e Mills (1959) sulla base di quella che la Teoria della dissonanza cognitiva di Festinger (1957). Secondo Aronson e Mills raro che lesperienza della vita di gruppo sia totalmente positiva. E questo pu indebolire la coesione del gruppo. Liniziazione spiacevole ci che pu contrastare la perdita della coesione. Questo perch avere una esperienza negativa allingresso non pu essere compatibile con la scoperta che alcuni aspetti del gruppo non sono come avevamo pensato allinizio.

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Diventare membri di un gruppo - XI


La percezione di incoerenza o dissonanza, a livello psicologico, spiacevole e gli individui cercano di ridurla. Quindi una via per ridurre la dissonanza iniziale quella di migliorare la valutazione del proprio gruppo. Il pensiero tipico che pu essere sotteso a un processo simile pu essere: Se ho fatto tutto questo per diventare membro del gruppo, vuol dire che deve essere veramente importante per me. In pratica, pi lingresso difficile, pi il gruppo sembrer attraente. Gli studi in merito hanno dimostrato che, effettivamente, liniziazione difficoltosa o spiacevole rende il gruppo pi attraente, pu servire per esaltarne la lealt e la coesione. Se sia il meccanismo di riduzione della dissonanza o qualche altro tipo di processo questo ancora in fase di studio e discussione

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Gli aspetti strutturali dei gruppi - I

Abbiamo analizzato i processi attraverso cui avviene lentrata di un nuovo membro in un gruppo. Adesso iniziamo ad analizzare quelli che sono gli aspetti strutturali dei gruppi. Gli aspetti strutturali indicano le cose che mostrano una certa stabilit. Possiamo dire che gli aspetti strutturali del gruppo sono la cornice entro cui avvengono i processi di gruppo. Che cosa la struttura di un gruppo? Sherif e Sherif (1969) la definiscono come una rete interdipendente di ruoli e status gerarchici

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Gli aspetti strutturali dei gruppi - II Qual la definizione di status e ruolo? Prima di tutto lo status e il ruolo non si riferiscono a un membro in particolare, ma alla posizione che questo occupa allinterno del gruppo. Quello che differenzia lo status dal ruolo il valore: ruoli diversi possono avere un valore simile, ma questo non accade per lo status, per cui a posizioni di status diverse sono associati valori diversi. Chi ha la posizione di status di valore superiore in un gruppo considerato il leader.

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La differenziazione di ruolo - I Cos il ruolo? un insieme di aspettative condivise circa il modo in cui dovrebbe comportarsi una persona che occupa una certa posizione in un gruppo. La differenziazione di ruolo quindi legata alla differenza di aspettative associate a ciascun membro allinterno del gruppo Esistono ruoli stabiliti formalmente (es. quelli lavorativi o scolastici) e informalmente (es. studio di Sherif e coll., 1961, su un campo estivo di ragazzi). Esistono gruppi in cui pu essere inizialmente difficile evidenziare i confini tra un ruolo e un altro. Tuttavia sembra sempre possibile identificare la differenziazione dei ruoli anche in gruppi apparentemente non strutturati (es. gruppi di amici).

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La differenziazione di ruolo - IIa

Un sistema di ruoli ha origine nella cultura o subcultura di riferimento, che si caratterizza per uno specifico patrimonio di valori, ideologie e rappresentazioni condivise Ricerca di Zimbardo e coll. (1972): la Stanford Prison I risultati di questo esperimento sono andati molto al di l delle previsioni degli sperimentatori, dimostrandosi particolarmente drammatici. Secondo Zimbardo, la prigione finta, nell'esperienza psicologica vissuta dai soggetti di entrambi i gruppi, era diventata una prigione vera.

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La differenziazione di ruolo - IIb

Secondo Bronfenbrenner (1979), le reazioni osservate durante lesperimento della Stanford Prison non sono dovute a caratteristiche di personalit, ma piuttosto a modelli di risposta specifici di ruoli e istituzioni particolari della societ americana: i comportamenti relativi ai ruoli di guardia e carcerato sono legittimati da 2 istituzioni: il sistema carcerario esistente e luniversit (acquiescenza alle istruzioni dello sperimentatore universitario in quanto studenti) Assumere una funzione di controllo sugli altri nell'ambito di una istituzione come quella del carcere, assumere cio un ruolo istituzionale, induce ad assumere le norme e le regole dell'istituzione come unico valore a cui il comportamento deve adeguarsi

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La differenziazione di ruolo - III Uno dei primi studi sulla differenziazione di ruolo quello di Slater (1955). Risultato: distinzione tra specializzazione al compito e specializzazione socio-emozionale, associate ai comportamenti rispettivamente strumentali ed espressivi evidenziati da Bales. Differenze di ruolo importanti sono quelle presenti nel gruppo famiglia. Parsons e Bales (1956) evidenziarono una maggiore efficienza e coesione nelle famiglie in cui i ruoli erano altamente specializzati e distinti secondo le linee di genere (ai padri il ruolo strumentale, alle madri quello espressivo).

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La differenziazione di ruolo - IV

Limiti della teoria di Parsons e Bales basata sullassunzione che le attivit legate al compito e quelle socioemozionali siano sempre incompatibili. Questo si dimostrato non vero, per cui possibile affermare che uno stesso individuo possa svolgere entrambi i ruoli. I compiti strumentali familiari possono essere sia quelli culturalmente definiti come maschili (manutenzione e piccole riparazioni domestiche) sia quelli definiti come femminili (cucinare)

Inoltre la relazione tra differenziazione e coesione familiare non chiara

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La differenziazione di ruolo - V

E forse probabile che le strutture di ruoli troppo rigide creino problemi e limiti in diverse tipologie di gruppi. Ad es., nei gruppi di lavoro, una differenziazione rigida pu impedire ladattamento al cambiamento. Resta il fatto che, in ogni tipo di gruppo, una differenziazione tra i ruoli sembra avere una importanza necessaria alla vita stessa del gruppo.

Ma questo perch?

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La differenziazione di ruolo - VI FUNZIONI DEL RUOLO La differenziazione tra ruoli aiuta la divisione dei compiti e del lavoro e, quindi, agevola il conseguimento dello scopo del gruppo. Questo pu portare a dire che, in taluni casi, la differenziazione contesto-specifica. I ruoli portano ordine nellesistenza del gruppo; da ruoli diversi abbiamo aspettative diverse e anche noi stessi ci relazioniamo in modo differente. I ruoli sono parte della definizione che diamo di noi nel gruppo e della consapevolezza di ci che siamo. Detto in altri modi, il ruolo contribuisce a formare la nostra identit, quando definito.

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La differenziazione di ruolo - VII


A che cosa dunque serve una divisione in ruoli?

Permette una vita di gruppo prevedibile e ordinata; funzionale alla soddisfazione e alla coesione di gruppo (Brown, 1988)
In quasi tutti i gruppi sono identificabili i seguenti 3 ruoli: - leader - nuovo arrivato - capro espiatorio Secondo Wells(1980) il capro espiatorio ha una funzione protettiva del gruppo, in quanto permette agli altri membri di proiettare le parti negative dellimmagine di s.

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La differenziazione di ruolo - VIII Conflitti legati al ruolo

Conflitti prevedibili legati allassegnazione di ruoli determinati a determinate persone Conflitti a livello personale:

Incompatibilit fra ruolo giocato nel gruppo ed altri ruoli sociali Assenza di motivazione a sostenere il ruolo
Conflitti a livello di gruppo:

Assenza di accordo nel gruppo rispetto alla persona che ricopre un determinato ruolo Assenza di accordo rispetto al modo in cui un ruolo viene interpretato

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La differenziazione di ruolo - IX Conflitti legati al ruolo

Jackson e Schuler (1985): i conflitti di ruolo nei gruppi di lavoro

comportano un aumento della tensione e un decremento di produttivit Possibile soluzione: Innovazione e transazioni di ruolo bench a volte il passaggio da un ruolo a un altro pu essere fonte di ulteriori conflitti (Moreland e Levine, 1984)

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Il sistema di status - I

Legata alla struttura dei ruoli, allinterno di un gruppo possibile evidenziare una gerarchia di status. Ma che cosa esattamente lo status? Lo status si riferisce alla posizione occupata dallindividuo nel gruppo, unitamente alla valutazione di tale posizione in una scala di prestigio (Scilligo, 1973)

Il sistema di status il pattern generale di influenza sociale fra i


membri di un gruppo (Levine e Moreland, 1990)

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Il sistema di status - II
Uno status elevato rivelato da due indicatori fondamentali:

Tendenza a promuovere iniziative (idee ed attivit) che vengono continuate dal resto del gruppo (Bales, 1950; Sherif e Sherif, 1964). Consenso sulla valutazione del prestigio connesso alla posizione dellindividuo nel gruppo (Brown, 1988), valutazione o classificazione positiva da parte degli altri nel gruppo (Homans, 1950). Indicatori altamente correlati tra loro, ma distinti

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Il sistema di status - III

Ci sono stati molti studi che hanno confermato lesistenza di gerarchie di status anche nei gruppi informali (es. studio di Sherif e Sherif, 1964, sulle bande di adolescenti). Misura: classificare i membri in base alla capacit di prendere iniziativa efficace nelle attivit di gruppo Correlazioni alte tra risposte date dai membri del gruppo e da osservatori esterni Basse correlazioni tra queste classificazioni e la popolarit dei membri (distinzione tra efficacia nel compito e preferenza)

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Il sistema di status - IV

La definizione di status rimanda a delle unit strutturali solitamente definite come statiche (mentre i ruoli sono considerati la parte dinamica, perch legati agli obiettivi) Tuttavia anche le gerarchie di status possono essere mutevoli, possono modificarsi con: lingresso o luscita di membri del gruppo il cambiamento del contesto o conflitto intergruppi Il cambiamento degli interessi, attivit o scopi del gruppo

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Il sistema di status - IV

A che cosa servono le gerarchie di status? Soddisfano un bisogno di prevedibilit e ordine (in questo caso le aspettative sono di competenza piuttosto che sul tipo di comportamento) Questo facilita lassegnazione dei compiti, la stabilit del gruppo e lefficacia nel raggiungimento degli scopi A volte, pu portare verso quella che viene chiamata come la profezia che si auto-avvera: le persone si adeguano al livello che ci si attende bench le loro capacit possono essere superiori o inferiori. Lo status influenza quindi il comportamento delle persone

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Il sistema di status - V Come si produce un sistema di status?

Due spiegazioni teoriche:

Corrente etologica (Mazur, 1985) Teoria degli stati di aspettativa (Berger et al., 1980; Berger e Zelditch, 1985)

Secondo la corrente etologica, lassegnazione di status avviene in base ad una distinzione iniziale fra ipotetici vincitori e perdenti, effettuata valutando la forza di ciascuno a partire da caratteristiche quali statura, muscolatura, espressione facciale.

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Il sistema di status - VI La teoria degli stati di aspettativa fornisce una spiegazione dellinfluenza dello status sul comportamento.

Secondo questa teoria, quando un gruppo impegnato in un compito, nella maggior parte dei casi i suoi membri hanno gi sviluppato o sviluppano rapidamente aspettative sulle abilit di prestazione dei loro compagni. I membri di status pi elevato avviano le attivit, sono considerati pi influenti; inoltre, sono considerati pi competenti anche in altri settori, anche se non realmente cos (effetto alone) Questo fa s che liniziale gerarchia di status venga rinforzata e amplificata circolarmente.

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Il sistema di status - VII Secondo la teoria degli stati di aspettativa, possibile fare delle inferenze sulle prestazioni anche sulla base di tratti esteriori quali la razza e il genere, per effetto degli stereotipi culturali ad essi associati La diversa percezione di razza e genere nellevoluzione culturale pu contribuire a collocare le persone in modo diverso allinterno della struttura del gruppo. Soprattutto per quanto riguarda le differenze di status tra i sessi, esse si stanno (seppur lentamente) riducendo e, quindi, nel lungo termine possibile ipotizzare che possano scomparire.

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Il sistema di status - VIII


Metodi di studio dello status

Raccolta delle valutazioni dei membri del gruppo:

Ciascun appartenente al gruppo valuta gli altri in termini di popolarit, influenza, competenza Come evidenziato da Sherif (1948) esiste una maggiore concordanza rispetto alle valutazioni dei livelli estremi della struttura gerarchica

Osservazione dei comportamenti verbali e non verbali Le persone con status elevato interagiscono pi frequentemente con gli altri membri, dunque

Maggiori interventi: frequente presa di turno, turni di parola pi lunghi, critiche, comandi, interruzioni frequenti degli interlocutori Maggiori ricezioni di turni: ricevono un maggior numero di comunicazioni da parte degli altri membri

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Indicatori non verbali di status elevato Apparenza (abbigliamento, accessori, status symbol) Maggiori contatti fisici attivi, utilizzo di maggior spazio personale: movimenti verticali movimenti orizzontali "intrusioni" fisiche (contatti, puntamenti) Posture (asse dominanza/subordinazione) pi aperte, rilassate e erette

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Indicatori non verbali di status elevato Maggior numero di sguardi rivolti allinterlocutore mentre si parla rispetto a quando si ascolta (alto visual ratio) Migliore espressivit verbale e non verbale: Maggiori gesti connessi al discorso (contenuto e struttura) Maggior congruenza tra comunicazione verbale e non verbale nellespressione orale (mimica, intonazione, velocit e ritmo deloquio, articolazione chiara delle parole, voce ferma assenza di esitazioni e di errori)

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Le norme di gruppo

Le norme di gruppo - I Ogni gruppo possiede una sua peculiarit che lo distingue dagli altri. Si pu sicuramente dire che ogni gruppo sia unico. Da che cosa data questa unicit? Da sistemi di norme diversi che producono valori e atteggiamenti diversi. Questi sistemi di norme caratterizzano qualsiasi tipologia di gruppo, formale o informale. Linteresse della ricerca si focalizzato sui fattori coinvolti nellacquisizione, interiorizzazione e sviluppo delle norme da parte di un gruppo

Le norme di gruppo - II

Le nome costituiscono scale di valori che definiscono le aspettative condivise rispetto al modo in cui dovrebbero comportarsi i membri del gruppo (Levine e Moreland, 1990); riguardano un set di regole di comportamenti e opinioni cui ci si aspetta che i membri si uniformino Permettono di definire la latitudine entro la quale sono accettate le differenze individuali Non hanno lo stesso carattere di obbligatoriet per tutti i membri: le persone di status elevato sono pi vincolate alle norme centrali Esempi di norme: il look che caratterizza determinati gruppi

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Le norme di gruppo - III ... sono scale di valori che definiscono una serie di atteggiamenti e comportamenti accettabili (e inaccettabili) per i membri di una certa unit sociale (Sherif e Sherif,
1969)

... sono aspettative condivise circa il modo in cui dovrebbero comportarsi i membri di un gruppo (Levine e Moreland, 1990) In altre parole, le norme sono regole che riguardano il come gli individui si dovrebbero comportare e sono la base delle aspettative reciproche tra i membri del gruppo.
Che cosa succede a chi non rispetta le norme? I devianti ricevono pi comunicazioni; questo stato termina quando essi si riavvicinano alle opinioni della maggioranza. Se invece persistono nella posizione assunta, il gruppo finisce per abbandonarli a se stessi

Le norme di gruppo - IV Le norme possono essere... - esplicite, come nei gruppi formali e nelle organizzazioni: regolamento scritto che sancisce ci che permesso e ci che proibito - implicite, non espresse direttamente, ma ugualmente sanzionatorie Si possono distinguere... - norme centrali: si riferiscono a questioni che comportano conseguenze per il gruppo; i casi di devianza sono duramente sanzionati (es.: discipline di partito,
disobbedienza negli ambienti militari e religiosi)

+ il gruppo coeso, + la reazione dei membri unitaria devianza di un membro

in caso di

Le norme di gruppo - V

- norme periferiche: riguardano questioni considerate dal gruppo come marginali al proprio schema di comportamento (es.: hobby privati dei membri) I membri di basso status sono sanzionati con + frequenza rispetto ai superiori se violano le norme periferiche I membri di status elevato sono ancora + obbligati degli altri a seguire le norme centrali (in quanto da esse dipende la sopravvivenza del gruppo e del loro potere al suo interno), mentre sono + liberi di non aderire o addirittura cambiare le norme periferiche (ci spesso non concesso agli altri membri; es.: puntualit agli appuntamenti)

Le norme di gruppo - VI

Opp (1982) distingue 3 tipi di norme, che sottintendono origini diverse.... - norme istituzionali: sono imposte da autorit esterne o dal leader (quindi calano dallalto) - norme volontarie: nascono dalle negoziazioni tra i membri allo scopo di risolvere i conflitti - norme evolutive: si producono quando i comportamenti che soddisfano un membro vengono appresi anche dagli altri, che li diffondono nel resto del gruppo, fino a diventare successivamente prescrizioni
Es.: convivenza di studenti in un appartamento

Acquisizione e sviluppo delle norme - I Studi condotti in college americani sul modo in cui le norme vengono acquisite dai nuovi membri:
Newcomb (1961): in un college dalle norme progressiste che accoglie studenti di famiglie conservatrici, gli studenti agli ultimi anni preferiscono il candidato (alla presidenza USA) progressista in misura significativamente maggiore dei studenti dei primi anni

Siegel e Siegel, 1975: Modalit della VI: Confronto tra una casa dello studente gestita in maniera progressista ed una pi tradizionale Disegno longitudinale (pre, post) - 2 rilevazioni: ad inizio anno, ossia allentrata nellalloggio (pre); e a fine anno (post) Misura entro i soggetti (= VD): grado di autoritarismo Risultato: diminuzione significativa del grado di autoritarismo tra il pre e il post, ma solo negli studenti inquilini dellalloggio progressista, mentre gli altri restano invariati

Acquisizione e sviluppo delle norme - II Studi sul comportamento dei bambini allingresso della scuola materna (McGrew, 1972; Feldbaum et al., 1980) mostrano che esiste una prima fase in cui i bambini osservano giocare gli altri, come se tentassero di capire quali siano le regole di base prima di entrare a fare parte del gruppo Altri studi sullo stesso target (Merei, 1949; Putallaz, Gottman, 1981) evidenziano che, nellammissione come membri di un nuovo gruppo, i bambini pi popolari o i leader sono quelli che allinizio sanno adeguarsi alle norme pre-esistenti (strategia attendista), mentre quelli che tentano subito di mettersi in mostra o di apportare variazioni (strategia interventista) sono poco accettati. Anche negli studi sulle strategie di conquista della leadership negli adulti (Hollander, 1960), il conformismo iniziale alle norme del gruppo risulta vincente.

Funzioni delle norme - I


La costruzione delle norme di gruppo assolve ad almeno 4 funzioni (Cartwright e Zander, 1968) ... Avanzamento del gruppo: le norme, ad esempio le pressioni verso luniformit, sono necessarie affinch il gruppo raggiunga i suoi obiettivi Mantenimento del gruppo: le norme , come ad esempio le richieste per incontri regolari, preservano il gruppo dallestinzione Costruzione della realt sociale: sviluppo di una concezione comune della realt che serve come riferimento, soprattutto nellinterpretazione di situazioni ambigue per lautovalutazione individuale

Definizione delle relazioni con lambiente sociale: consenso sulle relazioni


con gli altri gruppi che costituiscono lambiente esterno e stabilire quali gruppi siano alleati o nemici

Funzioni delle norme - II Quali possono essere le funzioni che svolgono le norme a livello individuale? Sono strutture di riferimento tramite le quali possibile interpretare il mondo Sono una serie di costrutti a cui sono associati valori che servono per dare ordine e prevedibilit a quello che ci circonda Permettono, inoltre, di capire come possiamo comportarci in una situazione nuova o ambigua

Esempio: lesperimento di Sherif (1936) sulleffetto autocinetico: dalla norma individuale alla norma di gruppo

Funzioni delle norme - III Quali sono, invece, le funzioni che svolgono le norme a livello sociale? Regolano lesistenza sociale e, di conseguenza, aiutano a coordinare le attivit dei membri del gruppo Le norme, inoltre, sono legate agli scopi del gruppo; una volta stabilito lobiettivo, le norme servono per orientare i membri del gruppo verso il suo raggiungimento Possono servire per migliorare lidentit del gruppo (questo soprattutto il caso delle norme gergali o di abbigliamento)

Variazioni delle norme - I

Ogni norma ha una sua ampiezza di accettazione (Sherif e Sherif, 1969): la gamma di comportamenti accettabili pu essere pi o meno ristretta a seconda della norma (+ o saliente per lesistenza del gruppo) e della posizione del membro allinterno del gruppo (+ o status) Dunque, laccettabilit dei comportamenti varia a seconda dellimportanza delle questioni a cui le norme si riferiscono; la tolleranza inversamente proporzionale allimportanza. E importante anche la posizione che gli individui hanno nel gruppo: solitamente, i membri di status superiore hanno la possibilit di deviare in misura maggiore rispetto ai subordinati. Questo, per, non vale per le attivit fondamentali del gruppo e nelle relazioni con loutgroup (si deve essere membri modello)

Variazioni delle norme - II


Un altro fattore da prendere in considerazione quello temporale: le norme possono variare a seconda delle diverse circostanze che il gruppo deve affrontare

Ricerca sulla variazione delle norme di gestione in unazienda (Coch e French, 1948): un esempio di come un cambiamento a livello inter-gruppi ha un effetto intra-gruppo Due gruppi partecipano al programma di cambiamento, un altro viene solo informato. Risultati: 1. aumento della produzione solo nei gruppi coinvolti; 2. le norme dei gruppi coinvolti divergevano di circa il 50% rispetto al gruppo non coinvolto

Ad ogni modo, non tutte le norme sono soggette a cambiamenti: esistono delle norme gruppali stabili, riferite soprattutto ad abitudini e tradizioni.

Potere e leadership nel gruppo

Il potere nel gruppo

Ruoli, status e norme mettono in evidenza che i membri possono essere centrali o periferici

I rapporti di dominanza-sottomissione sono aspetti strutturali del gruppo, ma anche processuali

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Il potere nel gruppo


Definizioni

Capacit di influenzare o di controllare altre persone (Levine e Moreland, 1990). Secondo French e Raven (1959), il potere costituisce una influenza potenziale di O su P (French e Raven, 1959)
E necessario tenere in considerazione

nella realt, il potere raramente deriva da ununica fonte; le relazioni fra O e P sono caratterizzate da molte variabili, ciascuna delle quali pu essere una base di potere.

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Forme del potere (French e Raven, 1959)


Il potere di ricompensa: si basa sullabilit di O di dare o promettere ricompense, materiali o simboliche, a P. Aumenta con lampiezza delle ricompense. Il potere coercitivo: la base del potere nella minaccia o attuazione di sanzioni punitive di O su P. Il potere legittimo: P ha interiorizzato norme che stabiliscono che O ha il diritto legittimo di influenzare P, ad esempio in base a una designazione sociale (elezioni). Questi tipi di potere possono indurre al conformismo esteriore, ma non adesione autentica del dominato rispetto al dominatore

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Forme del potere (French e Raven, 1959)


Il potere desempio: o potere di riferimento, si basa sullidentificazione di P con O. Pu dipendere dal prestigio di O. Spesso inconsapevole per P. Il potere di competenza: P ritiene O un esperto in un determinato ambito, ed ha fiducia che O dica la verit. Pu essere limitato ad unarea specifica Questi tipi di potere possono indurre alla conversione autentica da parte del dominato rispetto al dominatore Critiche: la tipologia di French e Raven non considera n i rapporti economici, n le motivazioni di chi accetta la fonte di influenza (es. processi persuasivi, controllo delle informazioni)

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Leadership - I
Il leader colui che: - ha lo status pi elevato allinterno di un gruppo - propone idee e attivit - influenza i membri del gruppo fino a modificare il loro comportamento. Influenza non sempre sinonimo di potere: persuasione vs. acquiescenza Influenza sociale e potere sono processi alternativi di modificazione del comportamento altrui Linfluenza un tratto distintivo del leader

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Leadership - I
Ma visto che linfluenza sociale un processo reciproco, si pu dire in modo pi specifico che il leader colui che pu influenzare gli altri membri del gruppo pi di quanto sia influenzato lui stesso. Sono molti i modi tramite cui un leader pu emergere: elezione, nomina, usurpazione, emergere spontaneo. Quali sono i motivi che rendono alcune persone in grado di influenzare gli altri?

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Leadership - I
Teorie che hanno cercato di rispondere al quesito: Teorie della personalit (Stogdill, 1974): grande uomo, leader naturale Teorie del Comportamento del leader (Bales e Slater, 1955): stili di leadership Approccio situazionale (Argyle e Little, 1972): natura del compito, competenze diverse Modello della contingenza (Fiedler, 1964): corrispondenza tra stile e controllo della situazione Modelli transazionali: relazione bidirezionale di influenza tra leader e membri Credito idiosincratico (Hollander, 1982): conformit iniziale alle norme, scelta del gruppo, competenza, identificazione

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Leadership - II
Teorie della personalit Molte teorie sulla leadership tendono a definire i leader come individui che hanno determinate caratteristiche di personalit che li rendono diversi dalla gente comune. In realt, se pensiamo ai grandi leader, ci si rende conto che possono essere persone estremamente diverse luna dallaltra, per cui gli aggettivi con cui vengono definiti sono abbastanza vaghi: carisma e genio sono i pi accreditati e i pi utilizzati per cercare di spiegare il successo di questi individui. Non si mai trovato un riscontro empirico forte che spiegasse il successo del leader in questi termini.

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Leadership - III
Una rassegna di vari studi (Stogdill, 1974) ha evidenziato che gli unici tratti almeno in parte attendibili e correlati con il leader sono che questi individui sono un po pi intelligenti, sicuri di s, dominanti, socievoli e orientati verso la riuscita degli altri. In opposizione alla teoria sui tratti di personalit, ci sono studiosi (ad es., Bales, 1950; Sherif et al., 1961) per cui i leader pi efficienti sono quelli che riescono a guidare il gruppo verso i propri obiettivi. Questo implica che in momenti e contesti diversi, qualcun altro pu emergere come leader (studi: cambio di obiettivo, cambio di leader). Anche lapproccio situazionale, per, non riesce a spiegare bene quali fattori sono implicati nellemersione di un leader

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Leadership - IV
Dal momento che i tratti di personalit non giustificano il potere del leader, si iniziato a pensare che il successo di questi individui potesse derivare dal loro stile di comportamento (Lippit e White, 1943). Secondo Lippit e White, il leader avrebbe la funzione di creare un clima sociale nel gruppo: lo stato danimo e lefficienza del gruppo dipenderebbero proprio dalla natura del clima prodotto. Esperimento con bambini frequentanti il dopo-scuola. Analisi di 3 modalit di comportamento del leader: - autocratica (direttiva e distante del gruppo, orientamento al compito) - democratica (coinvolgimento del gruppo, scelta dei compagni) - permissiva (gruppo libero, intervento minimo del leader)

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Leadership - V
Le 3 persone addestrate ad agire come leader restavano 7 settimane nello stesso gruppo, poi cambiavano due volte gruppo e stile di comportamento. Dunque, qualsiasi effetto osservato nei gruppi poteva essere attribuito allo stile di comportamento e non alla personalit. Risultati: lapproccio democratico era il preferito da parte dei membri dei gruppi latmosfera dei gruppi democratici era + amichevole, centrata sul gruppo e discretamente orientata al compito

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Leadership - VI
i membri dei gruppi autocratici erano + aggressivi e dipendenti dal leader (in assenza del leader, i membri smettevano di lavorare) e pi egocentrici i leader permissivi suscitavano molte richieste di informazioni ed erano nel complesso graditi, ma i gruppi tendevano a giocare piuttosto che a lavorare produttivit: gli autocratici sono i + alti, ma solo se presente il leader, nei permissivi aumenta quando non c il leader, i democratici sono poco influenzati dalla presenza/assenza del leader

Gli autori approvarono lo stile democratico per autonomia, morale, efficienza complessiva

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Leadership - VII
La teoria sulla leadership di Bales (1950), attraverso lanalisi dei ruoli identifica due specializzazioni: una legata al compito e una socio-emozionale. Bales e Slater (1955) distinguono due tipi di funzioni del leader: - leader socio-emozionale: presta attenzione ai sentimenti dei membri del gruppo; teso ad assicurare armonia nel gruppo - leader centrato sul compito: concentrato sulla realizzazione del compito e sullorganizzazione del lavoro di gruppo Secondo i due studiosi, i due ruoli sono complementari e difficilmente possono essere svolti dalla stessa persona Lo specialista del compito colui che viene percepito come meglio attrezzato per aiutare il gruppo nellesecuzione del compito.

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Leadership - VIII
Da un punto di vista comportamentale, questi individui partecipano di pi alle attivit del gruppo e il loro comportamento si concentra nelle categorie dellinterazione relativa al compito (forniscono idee, opinioni, soluzioni) Confrontando la teoria di Bales con quella di Lippit e White, emerge che la dicotomia di Bales (compito/socio-emozionale) simile alla distinzione di Lippit e White tra leader autocratico e leader democratico. Anche altri studiosi (Fleishman, 1973; Stogdill, 1974) hanno fornito evidenze empiriche su questa dicotomia allinterno di un programma di ricerca dellOhio State University.
Furono valutati il comportamento e lefficienza del leader attraverso valutazioni fornite da alcuni membri di gruppi di militari e industriali nei confronti dei loro leader. Le valutazioni evidenziavano 2 caratteristiche principali: 1) linteresse a dare origine a una struttura; 2) la considerazione degli altri.

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Leadership - IX
La differenza con la teoria di Bales che i ricercatori dellOSU vedono le 2 dimensioni come indipendenti, mentre per Bales sono due estremi di un continuum. Quindi, statisticamente, Bales si sarebbe aspettato fattori inversamente correlati, mentre il gruppo dellOSU ha mostrato tramite analisi fattoriali che essi sono ortogonali (e quindi un leader potrebbe avere valutazioni elevate in entrambi i fattori). Dunque, secondo il gruppo OSU il leader migliore lindividuo che viene valutato sopra la media in entrambi gli attributi: leader capace di organizzare le attivit del gruppo, ma sensibile a opinioni e sentimenti dei membri.

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Leadership - X
Alcune ricerche interculturali (Smiths et al., 1989) hanno confermato la dicotomia di Bales, ma le specifiche condotte associate ai 2 stili variavano da cultura a cultura (occidentale vs. orientale) L approccio situazionista, invece, si fonda sullidea che in situazioni diverse il leader deve assolvere funzioni diverse. Tale ruolo pu quindi essere assunto da diversi membri del gruppo, caso per caso Esperimento di Carter e Nixon (1949): variando il tipo di compito, persone diverse emergevano come leader Fattori situazionali collegati allemergere di un leader: natura del compito, presenza nel gruppo di un membro con esperienza di leader, grandezza del gruppo, stabilit ambientale.

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Leadership - XI
Critiche allapproccio situazionista: - trascura troppo le caratteristiche delle persone con ruoli di leader - la definizione della situazione (centrata sulle richieste relative al compito) riduttiva e considera poco elementi importanti come la storia, la struttura, le risorse del gruppo In anni recenti alcuni studiosi hanno anche ripreso il concetto di carisma, concepito in termini di una caratteristica di una relazione particolare tra il leader e i seguaci, pi che di un tratto di personalit (Bass, 1985). Il leader carismatico infonde al gruppo qualche forma di ispirazione che trascende gli obiettivi normali di prestazione e promuove limpegno nellinteresse collettivo

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Leadership - XII
Bass chiama questo stile trasformazionale. Secondo Bass lo stile trasformazionale efficace in ogni occasione, ma particolarmente quando c una crisi o un cambiamento. Ma pu essere utile anche in situazioni stabili; ed percepita come molto efficace dai membri Quali possono essere i limiti di questa teoria? - le ricerche di Bass sono prevalentemente correlazionali, per cui non possibile fare inferenze sulle relazioni causa-effetto. - le correlazioni potrebbero riflettere le teorie ingenue dei membri del gruppo sullidentit e le caratteristiche del leader di successo.

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Leadership - XIII
Leadership trasformazionale - Offre una visione significativa e positiva della realt - Presta attenzione individuale alle persone, ai loro bisogni, desideri, atteggiamenti - Promuove apprendimento - Incoraggia lazione creativa, la risoluzione dei problemi, il coinvolgimento - Comunica aspettative di elevata prestazione - Sviluppa energie, propositi, progetti di innovazione

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Leadership - XIV
Altri studi (Howell e Frost, 1989) hanno dimostrato lutilit di una leadership trasformazionale e carismatica, in quanto: - stimola maggiormente la prestazione del gruppo - sembra che il leader carismatico tenga maggiormente fede ai propri impegni (studi longitudinali). Il carisma resta pur sempre il prodotto di una relazione tra leader e membri Resta comunque che il fatto che nella teoria della leadership carismatica c una certa indeterminatezza dei fattori implicati (quali sono gli ingredienti che creano il carisma nella relazione leader-gruppo?) e il concetto rischia di essere circolare (solo a posteriori si pu verificare se il leader carismatico oppure no).

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Leadership - XV
Modello della contingenza (Fiedler, 1965) Fiedler (1965) rilev che lapproccio degli stili di comportamento non spiegava perch in taluni casi erano + efficienti le leadership orientate al compito, in altri le leadership socio-emozionali Approccio interazionista: lefficienza del leader dipende dalla corrispondenza fra stile adottato e controllo della situazione Stile di leadership misurato mediante punteggio LPC (Least Preferred Coworker): descrizione su scale bipolari (collaborativo / non collaborativo; amichevole / ostile) del collaboratore con cui la persona trova pi difficile lavorare (il meno preferito) da parte di aspiranti leader - Alto Lpc = leader centrato sulle relazioni - Basso Lpc = leader centrato sul compito

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Leadership - XVI
Il punteggio LPC rispecchia per Fiedler una caratteristica di personalit relativamente stabile nelle diverse situazioni e nel tempo. 3 dimensioni (dalla + alla importante) che determinano la favorevolezza o meno della situazione per il leader: 1. Qualit dei legami leader-membri 2. Livello di struttura del compito (es.: chiarezza delle procedure per il raggiungimento dello scopo) 3. Potere del leader (es.: grado di controllo di sanzioni e premi, formalizzazione della ledership) Valutando ogni situazione di leadership come alta o bassa rispetto a questi 3 fattori, derivano 8 combinazioni di favorevolezza (2X2X2)

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Leadership - XVII
Se la situazione molto favorevole (positiva per tutti e 3 i fattori), i leader non hanno bisogno di sprecare tempo preoccupandosi del morale dei membri del gruppo e hanno mezzi e potere per essere direttivi Se la situazione molto sfavorevole (negativa per tutti e 3 i fattori), accade che i leader non abbiano niente da perdere ad essere autocratici A livelli intermedi, il leader pu compensare un compito mal definito o uno scarso potere con uno stile orientato alla relazione

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Leadership - XVIII
Una meta-analisi di 178 studi (Strube e Garcia, 1981) conferma sostanzialmente la validit del modello di Fiedler, individuando comunque degli aspetti critici riguardo la sua completezza. Nonostante ci, il modello della contingenza ha sollevato alcune controversie. Innanzi tutto, il modello implica che lo stile del leader non venga influenzato dalle circostanze e che, di conseguenza, sia dato e non immutabile. Ci si basa su una definizione di personalit basata sui tratti che considera gli individui coerenti nel tempo e nelle situazioni. La facilit con cui gli individui possono essere addestrati ad agire un determinato stile (es.: Lippit e White, 1943) sembra contraddire la presenza di tratti stabili e invarianti.

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Leadership - XIX
Inoltre, nella realt delle organizzazioni lavorative, gli individui vengono formati in modo specifico per interpretare il ruolo di leader in una certa maniera. Unaltra prova contro la stabilit dei tratti fornita da Rice (1978), che ha riportato unattendibilit test-retest relativamente modesta della scala LPC Unaltra critica riguarda lordine degli 8 tipi di situazioni, che per Fiedler rappresentano un continuum ordinato di favorevolezza dove ogni ottante (combinazione delle 3 dimensioni) ugualmente distante dal successivo. Ma lordine dei 3 fattori situazionali era stato stabilito in modo arbitrario da Fiedler e, cambiandone lordine gerarchico, cambia il continuum tra le 8 combinazioni e, dunque, cambia lordine di ampiezza di correlazione tra LPC ed efficacia.

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Leadership - XX
Singh e coll. (1979) hanno inoltre rilevato che lordine di importanza dei 3 fattori nel determinare la favorevolezza della situazione diverso da quello prescritto da Fiedler: su 4 studi, solo in 2 il legame leader-membri era considerato il + importante, mentre negli altri 2 il + importante era il grado di potere, il quale complessivamente emerso come il + importante in assoluto. Un ulteriore limite riguarda il fatto che ogni leader pu essere categorizzato solo in modo dicotomico (alto vs. basso LPC) : lapplicazione in campo formativo del modello scarta ca. il 20% di punteggi (cio gli intermedi, n alti, n bassi). Quanto sarebbero stati efficaci?

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Leadership - XXI
Il punto base della teoria di Fiedler, vede la prestazione del leader come contingente alla situazione. Esistono altri due modelli che valutano gli aspetti contingenti della leadership:
- il modello della leadership situazionale (SLT) di Hersey e (1993) - Il modello della contingenza di Vroom e Yetton (1973) Blanchard

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Leadership - XXII
Secondo il modello della leadershIp situazionale (Hersey e Blanchard, 1993) i leader devono adattare il loro stile alla prontezza dei membri del gruppo ad affrontare il compito. Per prontezza gli autori intendono una combinazione di capacit, disponibilit e sicurezza dei membri nellaffrontare un dato compito. Se gli individui sono poco motivati e poco abili, il grado di prontezza basso, e il leader dovrebbe avere un approccio orientato al compito. Se gli individui sono motivati e sicuri, il grado di prontezza alto, e il leader avr un approccio meno orientato al compito perch pu e deve delegare compiti al gruppo (qui non si parla di un cambiamento in senso socioemozionale).

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Leadership - XXIII
A livelli medi di prontezza, il leader dovrebbe avere un orientamento prevalentemente socio-emozionale (che comunque considerato indipendente dal grado di orientamento al compito) Somiglianze e differenze con la teoria di Fiedler: Per entrambe lefficacia della leadership dipende dallintegrazione tra il leader e la situazione, ma per la STL i leader devono avere le capacit di adattare il comportamento al cambiamento dei contesti, mentre per Fiedler lo stile di leadership relativamente stabile per la STL sono salienti la motivazione e la competenza dei membri e c maggiore attenzione alla relazione tra essi e il leader, mentre per Fiedler la relazione tra membri e gruppo solo un aspetto della situazione utile per identificare lo stile di leadership pi efficace

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Leadership - XXIV
Il modello della leadership situazionale molto utilizzato in ambito formativo nei contesti organizzativi, ma ha avuto ad oggi scarse verifiche empiriche. Una delle poche (Vecchio, 1987) non ha confermato la validit del modello.

Il modello della contingenza di Vroom e Yetton (1973). prende in considerazione solo laspetto della decisione nel gruppo e cerca di definire il processo al quale si dovrebbe richiamare il leader in diversi contesti di decisione. In altre parole, il modello cerca di definire il grado di consultazione e di partecipazione di gruppo che il leader dovrebbe incoraggiare per giungere alle decisioni pi efficaci.

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Leadership - XXV
Nel modello della contingenza la scelta del processo migliore (cio quello che produce una decisione efficace) dipende dalla natura del compito di decisione. Gli autori inizialmente ipotizzarono lesistenza di 7 attributi che consentirebbero al leader di scegliere tra 5 processi decisionali (dal + autocratico al + democratico) Es. tentare di arrivare a una decisione senza consultare i membri del gruppo (+ autocratica) Es. cercare la partecipazione del gruppo per arrivare a una decisione consensuale (+ democratica)

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Leadership - XXV
Gli attributi sono sotto forma di valutazioni condizionali a cascata e che prendono la forma di un diagramma di flusso. Sono, quindi, valutati attraverso domande. Es.: attributo importanza della qualit della decisione. Quanto conta prendere la decisione giusta? Domande a cui rispondere s o no portando a una sequenza processuale. Alla fine si giunge allindicazione sui processi consigliati di decisione, che alla fine viene confrontata con il processo realmente utilizzato per verificare se il leader ha aderito o meno alle prescrizioni del modello.

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Leadership - XXVI
Il leader (o laspirante tale) risponde alle domande circa i attributi in sequenza, cos da sapere quali sono i processi decisionali consigliati per quella situazione. Il punto di forza del modello dato dalla possibilit di avere uno schema (vademecum) che orienti il leader. La verifica empirica della validit del modello fornisce prove a favore, ma anche alcuni problemi (ad es., il processo + partecipativo risultato + efficace, a prescindere dalle situazioni)

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Leadership - XXVII
In realt le indicazioni hanno alcuni limiti, in quanto ladesione alle prescrizioni non garantisce lefficacia e laccettazione sociale di una decisione. Una versione + complessa del modello (Vroom e Jago, 1988) prevede 12 attributi e alternative di risposta tipo Likert (in luogo delle dicotomiche), rendendo il modello stesso meno maneggevole al fine di migliorarne il potere predittivo dellefficacia del leader

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Leadership - XXVIII
La leadership come processo Dinamica processuale: il leader pu influenzare i membri del gruppo, e questi ultimi possono influenzare, con le loro aspettative e le loro richieste, il leader stesso. perci riconosciuto un ruolo pi attivo dei membri del gruppo
Ricerca di Merei (1949) in una scuola materna. Bambini pi grandi, introdotti in un gruppo esistente, divennero leader solo se prima di introdurre innovazioni di gioco furono capaci di adattarsi alle norme, al comportamento ed alle tradizioni del gruppo esistente.

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Leadership - XXIX
Nella Teoria della Leadership di Hollander (1978),la sequenza di adesione iniziale alle norme del gruppo e di successiva introduzione di idee nuove riveste un ruolo centrale Viene introdotta la nozione di credibilit idiosincratica, che il leader deve conquistare nei contatti iniziali con il gruppo 4 fonti di legittimit che favoriscono la credibilit del L:

- conformit iniziale alle norme di gruppo - essere stato scelto dal gruppo - competenza rispetto agli scopi del gruppo - identificazione con il gruppo

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Leadership - XXX
La controparte dellidentificazione del leader con il gruppo rappresentata dalla percezione del leader come rappresentante o membro prototipico del gruppo. Secondo Hogg (1996) questo aspetto svolge un ruolo importante nel momento in cui il leader deve essere accettato dal gruppo, soprattutto in contesti intergruppi. Connesso alla legittimazione il modo in cui il leader esercita la sua autorit nel gruppo (Tyler e Lind, 1992). Secondo questi studiosi il leader pu... - sforzarsi di acquisire risultati positivi ed equi per i membri del gruppo (criteri di giustizia distributiva) - sottolineare la correttezza delle procedure utilizzate per distribuire i redditi (criteri di giustizia procedurale)

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Leadership - XXXI

Il rispetto dei due criteri permette al leader di conquistare il gruppo; se le procedure sono percepite come imparziali, il gruppo maggiormente disposto ad accettare un leader anche se non d loro qualcosa che aspettavano da tempo. importante sottolineare che gli effetti che entrambi i criteri di giustizia esercitano sono dipendenti dal contesto in cui hanno luogo, in particolare se intra-gruppo o inter-gruppi.

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Leadership - XXXII

Situazione sperimentale di Platow et al. (1997) in cui i leader distribuivano somme di denaro. 2 variabili manipolate: - tipo di distribuzione (equa/non-equa) - contesti (intra-/inter-gruppi) Misura: grado di approvazione del leader dai membri Risultati: i leader equi ricevevano + approvazione dei non-equi, ma leffetto era minore nel contesto inter-gruppi. Ma il dato pi importante che in alcuni contesti inter-gruppi, il leader che era poco equo nei confronti dellaltro gruppo era + approvato di quello che era equo.

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Leadership - XXXIV
Riassunto dei principali approcci allo studio della leadership Approccio dei tratti di personalit Approccio degli stili di comportamento (Bales, Lippit & White, Bass) Approccio situazionista (Carter & Wright) Approccio interazionista (Fiedler, Hersy & Blanchard, Vroom & Yetton) Approccio transazionale (Hollander, Tyler & Lindon)

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Ruoli, relazioni e processi nel gruppo


Potere = potenzialit di influenzare laltro Dominanza = rapporto con la persona influenzata Controllo = comportamento di chi ha potere Status alto = posizione ricoperta da chi ha maggior controllo Leadership = status pi alto nel gruppo

Comunicazione nei gruppi

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Comunicazione nei gruppi - I La comunicazione uno degli elementi costitutivi di un gruppo in quanto implica uno scambio di significati, che determinano una finalit e atteggiamenti comuni, la coesione gruppale, le relazioni interpersonali, gli accordi o i disaccordi, la collaborazione o la competizione (Flament, 1965) Tutti i processi di gruppo (es. coesione, cooperazione/competizione, influenza sociale, devianza, polarizzazione) hanno a che fare con la comunicazione Il fenomeno della discussione: un rito di comunicazione che riunisce i membri di un gruppo in un luogo idoneo secondo regole prescritte (Moscovici e Doise, 1991)

Comunicazione nei gruppi - II La discussione il contesto privilegiato sia per lemersione del conflitto, sia per la ricerca del consenso Come sosteneva Festinger (1950), la costruzione di una realt sociale condivisa allinterno del gruppo avviene tramite gli scambi comunicazionali di idee e opinioni Una discussione di gruppo pu essere influenzata da... - tipo di atmosfera (calda/fredda) - grado di spontaneit (spontanea/vincolata) - tipo di partecipazione (consensuale/normalizzata)

Comunicazione nei gruppi - III Latmosfera della discussione e gli scambi comunicativi sono influenzati dagli attributi del setting fisico-spaziale: grandezza della stanza, arredi, aspetto globale del luogo (familiare, solenne, asettico, ecc.), lay-out, disposizione di sedie e tavolo Alcuni studi mostrano come sia gli aspetti fisico-spaziali + micro (sedersi in cerchio vs. sedersi allineati), sia i + macro (stessa disposizione micro, ma in differenti contesti) creano differenze di atmosfera che si ripercuotono nei processi che avvengono nel gruppo Il grado di spontaneit di una discussione legato alla presenza o meno di vincoli temporali o procedurali: + la discussione spontanea, + si verificano partecipazione diffusa di tutti i membri e fenomeni di influenza sociale

Comunicazione nei gruppi - IV Partecipazione consensuale vs. normalizzata - nella p. consensuale tutti i membri del gruppo possono dire la loro senza preoccupazioni di status e senza vantaggi per la maggioranza (rispetto alle minoranze) - nella p. normalizzata le possibilit di accedere alla discussione sono regolamentate dalla gerarchia di status Nelle discussioni a p. consensuale gli scambi sono accesi, c alto coinvolgimento dei membri, emergono punti di vista divergenti e conflitti Nelle discussioni a p. normalizzata gli scambi sono ordinati, non emergono punti di vista conflittuali, i membri di status basso (o di una minoranza) non contraddicono i membri di status alto (o la maggioranza), il coinvolgimento dei membri scarso, le decisioni sono + scontate e determinate dalla leadership

Comunicazione nei gruppi - V Tre principali oggetti di studio sulla comunicazione nei gruppi: Festinger (1950) e Schachter (1951): analizzano i processi comunicativi in rapporto ad altri fenomeni di gruppo. Esempio: studi sulle comunicazioni (persuasive) verso i devianti x ristabilire la coesione gruppale Bales et al. (1951): studiano le strutture di comunicazione nei gruppi di discussione; evidenziano che la quantit di comunicazioni date e ricevute riproduce la gerarchia di status Esempio: in una struttura centralizzata il leader riceve e trasmette pi comunicazioni di tutti Bavelas (1950) e Leavitt (1951): propongono un modello di descrizione delle reti di comunicazione che riprende lidea lewiniana di rappresentazione del campo psicologico mediante mappe topologiche

Comunicazione nei gruppi - VI Flament (1965) che concettualizza la distinzione tra rete di comunicazione e struttura di comunicazione La rete di comunicazione linsieme di canali presenti in un gruppo, i quali rendono possibile il passaggio di informazioni La struttura di comunicazione invece linsieme di comunicazioni che si sono effettivamente scambiate allinterno di un gruppo In altre parole, la rete una possibilit di comunicazione, laddove la struttura una realt di comunicazione

Reti di comunicazione - I

Se pensiamo che i membri di un gruppo sono in relazione tra di loro attraverso dei legami di comunicazione, possibile comprendere quali possano essere gli effetti sul gruppo di reti di comunicazione differenti. Secondo Bavelas (1950) e Leavitt (1951) la cosa pi importante non il grado di vicinanza fisica tra i membri, ma piuttosto lorganizzazione topologica dei legami e per questo hanno operazionalizzato indici quantitativi per mezzo dei quali possibile descrivere diversi tipi di reti

Reti di comunicazione - II Situazione sperimentale di Leavitt (1951) Gruppo di 5 persone sedute ad un tavolo e separate da pannelli: possibile comunicare solo tramite messaggi scritti. Il passaggio dei messaggi controllato dallo sperimentatore, che tiene aperte (o chiuse) le finestrelle dei pannelli. Verifica delleffetto di 4 tipi di rete (= VI) su un compito di individuazione di un simbolo comune tra i 5 cartoncini (1 ciascuno) dato ai partecipanti. Misure rilevate (= VD): - rapidit temporale - concisione (numero di comunicazioni scambiate) - precisione (grado di correttezza della decisione) - morale del gruppo (grado di soddisfazione individuale verso il svolto) - grado di popolarit di ogni membro (tramite indici sociometrici) lavoro

Reti di comunicazione - III I 4 tipi di reti di comunicazione studiati da Leavitt (1951)

A
B = rete a Y C = rete a catena

A = rete centralizzata o ruota

D = rete decentralizzata o cerchio

Reti di comunicazione - IV

Due indici quantitativi per descrivere i diversi tipi di rete:

Indice di distanza = numero minimo di legami di comunicazione che un individuo deve attraversare per comunicare con un altro Indice di centralit = la misura in cui un flusso di informazioni nel gruppo centralizzato in una persona oppure distribuito tra i membri
Indice di centralit... + elevato = ruota - elevato = cerchio

Reti di comunicazione - V Risultati Rete + centralizzata (ruota) = + rapidit + concisione + precisione, ma - morale. Il + popolare il membro in posizione centrale, che ha anche il + alto morale (mentre i membri pi periferici hanno il morale + basso) Rete + decentralizzata (cerchio) = - rapidit - concisione - precisione, ma + morale, che anche simile tra i membri. Nessuno emerge come + popolare di altri

Reti di comunicazione - VI Studi successivi (es.: Shaw, 1964) hanno mostrato che in realt questi risultati si hanno per compiti semplici, mentre per compiti pi complessi (problemi logico-matematici, discussioni, ecc.) le reti centralizzate sono rapide e precise delle reti decentralizzate. Questo perch... - il leader delle reti centralizzate sono sottoposti a un sovraccarico cognitivo, mentre nella reti decentralizzate c una maggiore distribuzione del carico - il morale + alto tra i membri delle reti decentralizzate si traduce in una + alta motivazione al lavoro e, quindi, ciascun membro desidera fornire il proprio apporto allesecuzione del compito Dunque, la natura del compito modera la relazione tra tipo di rete e prestazione del gruppo

Reti di comunicazione - VII Riassumendo, il tipo di rete di comunicazione influenza...

- lefficienza di gruppo nella risoluzione di compiti

La natura del compito una variabile fondamentale: i gruppi centralizzati risolvono pi rapidamente compiti semplici, i gruppi decentralizzati i compiti complessi
- la soddisfazione o il morale dei membri del gruppo

Nelle reti decentralizzate il morale medio del gruppo pi elevato; nelle reti centralizzate la persona in posizione centrale pi soddisfatta.
Critiche: Questi risultati, ottenuti con studi di laboratorio, sono poco applicabili alla complessit dei gruppi naturali

Valutazione di s e Confronto sociale

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Valutazione di s e confronto sociale - I Le norme e i ruoli nonch le differenze di status ci aiutano a conoscere e valutare noi stessi Ma come valutiamo noi stessi?

Teoria del confronto sociale (Festinger, 1954) dinamiche di gruppo Secondo Festinger esiste una motivazione umana universale che ci spinge a valutare le nostre opinioni e le nostre capacit. Questa affermazione si basa sulla convinzione che sarebbe difficile (se non impossibile) vivere senza un modo che ci permetta di valutare le nostre capacit. Esempi: la guida dellauto o le scelte della scuola e della professione

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Valutazione di s e confronto sociale - II Come possiamo ricavare questo tipo di conoscenza?

Il modo pi ovvio quello di trovare degli strumenti oggettivi di valutazione (es.: capacit atletiche), ma spesso essi non sono disponibili. Dunque, dobbiamo ricorrere allaiuto di altri per ottenere informazioni sulle nostre capacit: anche le misure oggettive sono rapportate a quelle ottenute da altri. Ma chi sono gli altri con cui deve avvenire questo tipo di confronto? Chiaramente non possono essere altri generici, ma individui che sono simili a noi, altrimenti non potremmo ricavare molte informazioni.

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Valutazione di s e confronto sociale - III Il fatto di poterci confrontare con nostri simili ci permette di fare previsioni e guidarci verso i nostri possibili risultati A questo punto pi facile comprendere limportanza della gerarchia di status: d ai membri del gruppo una classificazione delle competenze su vari attributi e permette, quindi, di scegliere altri confrontabili al fine della valutazione del s. Lipotesi della somiglianza di Festinger sembra di tipo circolare: scopro le capacit di un altro individuo in modo tale da poter fare inferenze sulle MIE capacit; ma se sappiamo gi che quella persona simile a noi, qual il senso del confronto?

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Valutazione di s e confronto sociale - IV Secondo Goethals e Darley (1977) cerchiamo altri simili a noi in attributi che sono in relazione con la capacit che ci interessa. Esempio: si cerca il confronto con persone della propria et, sesso, etc. Quindi la posizione di status nel gruppo funziona da attributo associato generale: deduciamo la nostra competenza in un determinato campo confrontandoci con qualcuno di status simile al nostro in tale campo.

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Valutazione di s e confronto sociale - IV Questi confronti su attributi comportano alcuni svantaggi Es. Studio di Major (1994): I soggetti svolgevano compiti diversi per cui ricevevano una retribuzione Alla fine si chiedeva di quale gruppo volessero conoscere la retribuzione media (cos da poter fare un confronto con la propria) Il 63% sceglieva come termine di confronto la paga media di retribuzione del proprio sesso nel proprio stesso compito (sono il 21% sceglieva la media di retribuzione dei due sessi nello stesso compito) Le persone percepivano il genere come variabile pertinente al principio di equit retributiva

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Valutazione di s e confronto sociale - V


Quali conseguenze pu avere a livello affettivo il confronto sociale? Prima di tutto le conseguenze del confronto ricadono sullautostima. E ovvio che la nostra autostima aumenta quando facciamo bene qualche cosa. Questo potrebbe portare a pensare che si debba ricercare il confronto solo con i membri del gruppo che hanno una posizione inferiore alla nostra per evitare un esito spiacevole che abbasserebbe la nostra autostima.191

Valutazione di s e confronto sociale - VI

Ma la nostra presupposta superiorit, quando facciamo un confronto con persone gerarchicamente inferiori a noi, funziona solamente se possiamo assumere un loro impegno nella prova pari al nostro. Inoltre, se lesito del confronto non fosse a nostro favore, linferenza di inferiorit risulterebbe molto pi evidente (e quindi dannosa) che non quella che deriva da un confronto con un superiore.

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Valutazione di s e confronto sociale - VII


Secondo Festinger (1954) il valore occidentale della prestazione migliore spinge gli individui a tentare di superare i risultati degli altri. Questo dato da una pulsione verso lalto che ha 2 effetti sulle relazioni di status: Porta instabilit nel gruppo in quanto i membri del gruppo sono portati a competere per la posizione Determina la tendenza a fare confronti con le persone di posizione pi elevata al fine di migliorare la propria.

1.

2.

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Valutazione di s e confronto sociale - VIII


Alcuni studi confermano che i confronti avvengono con i membri del gruppo percepiti come leggermente migliori di noi (e quindi molto somiglianti; es. un gradino pi in alto in una graduatoria) Questo vero per quando si ha conoscenza della gamma delle capacit del gruppo. Wheeler e coll. (1969) hanno visto che, se non si conosce la gamma, la maggioranza vuole conoscere in primis il punteggio migliore, poi il punteggio peggiore. Esistono anche occasioni in cui c proprio una tendenza a confrontarsi verso il basso: una di queste il caso in cui le persone si trovino in circostanze negative (il conforto di sapere che c chi sta peggio di noi)

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Valutazione di s e confronto sociale - IX


Secondo Wills (1991) il confronto verso il basso funzionale alla salvaguardia di unautostima minacciata. Le prove empiriche a sostegno di questa tesi sono contraddittorie (es. pazienti con cancro al seno vs. disabili). Viceversa, Taylor e Lobel (1989) sostengono che, anche in situazioni difficili, il confronto pu volgersi verso lalto: il confronto verso il basso rafforza il s di persone che si sentono minacciate solo in superficie, mentre quello verso lalto pu dare speranza e prospettive di miglioramento (anche io come loro, un giorno).

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Valutazione di s e confronto sociale - X


Quali sono gli effetti del confronto sociale sulla prestazione effettiva degli individui? Secondo Festinger (1954) gli individui hanno la tendenza a migliorare la loro prestazione soprattutto in rapporto a coloro che sono simili o immediatamente superiori a loro. Diversi studi confermano che allinterno di un gruppo il miglioramento complessivo dei risultati legato principalmente ad un aumento della prestazione dei membri pi deboli; mentre c un peggioramento in caso di membri molto simili o troppo diversi tra loro.

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Valutazione di s e confronto sociale - XI


Pur riconoscendo limportanza del confronto sociale per spiegare il processo di valutazione di s, Albert (1977) sottolinea anche limportanza del confronto temporale, ovvero il confronto della propria prestazione attuale con quella passata o futura. Il confronto temporale pu essere + usato se i confronti sociali generano esiti sfavorevoli per il s (es. Gibbons et al., 1994: gli studenti universitari + abili usano + confronto sociale, i abili + confronto temporale) Ricerche hanno mostrato che i confronti sociali prevalgono tra adolescenti e adulti, mentre quelli temporali prevalgono tra bambini e anziani

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Valutazione di s e confronto sociale - XII


In altri casi le persone possono utilizzare come elemento di confronto qualche standard astratto, seguendo un orientamento autonomo (Hinkle e Brown, 1990) Ad ogni modo, la teoria del confronto sociale ha almeno altri 3 punti deboli: trascura (anzi, Festinger la ritiene una cosa molto improbabile) la possibilit che i confronti possano coinvolgere anche i membri di altri gruppi di status differente ritiene che i processi di confronto sociale siano generali, dunque simili in tutti gli individui; in realt, alcuni studi mostrano differenze intercategoriali e interpersonali (es.: alcune persone sono pi interessate di altre a ottenere informazioni che possono derivare dal confronto sociale)

1.

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Valutazione di s e confronto sociale - XIII


3. Afferma lintenzionalit dei processi di confronto sociale, secondo una strategia che permette di ricavare le informazioni + utili per lautovalutazione e trascurare altri possibili confronti meno informativi. Alcuni studiosi (Gilbert et al., 1995) hanno invece mostrato che i confronti avvengono in modo meno consapevolmente controllato e con chi capita (il confronto viene automaticamente annullato nel caso in cui si riveli inappropriato per la nostra autovalutazione).

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Produttivit di gruppo

Produttivit di gruppo - I Gi dai primissimi studi condotti in laboratorio si cercava di valutare se e in che modo la presenza di altri influenzasse la prestazione individuale. Esperimento di Triplett (1898) con bambini 9-12 anni
Compito: avvolgere mulinelli di canne di pesca. Condizioni: 1. da soli, 2. in situazione competitiva Risultato: tendenza dei soggetti a lavorare pi velocemente se si trovavano in una situazione competitiva piuttosto che individuale.

Allport (1924) replic la procedura di Triplett, togliendo per lelemento competitivo nella condizione sociale. Compiti: semplici (moltiplicazioni, cancellazioni
di vocali) e complessi (sviluppo di contro-argomentazioni logiche) Risultato: la presenza di altri migliorava la prestazione nei compiti semplici, ma la peggiorava nei compiti complessi

Produttivit di gruppo - II

Il miglioramento nella prestazione indotto dalla presenza di altre persone un fenomeno definito facilitazione sociale Leffetto moderatore della natura del compito sulla relazione tra condizione di svolgimento del compito (solitaria vs. sociale) e prestazione stato confermato in oltre 200 esperimenti (Bond e Titus, 1983) Zajonc (1965) ha tentato di spiegare questa differenza, osservando che anche nel mondo animale avvengono cose simili.

Produttivit di gruppo - III

Secondo Zajonc la presenza di altri membri fa aumentare il livello di attivazione ( o pulsazione, secondo schemi di risposte adattive) a predisporre lorganismo allazione, in linea con la teoria classica dellapprendimento (Spence, 1956), secondo la quale lattivazione aumenta il manifestarsi di riposte apprese o abituali, ma limita la probabilit di risposte nuove o non apprese in modo adeguato. Dunque, anche per gli esseri umani, i compiti semplici mettono in gioco solo poche attivit consolidate (per cui lattivazione facilita la prestazione), mentre quelli complessi necessitano di strategie cognitive pi complesse (per cui lattivazione ostacola la prestazione).

Produttivit di gruppo - IV

Presenza degli altri

Attivazione fisiologica

Compito facile +

Compito difficile

Altri studiosi hanno tentato di dare spiegazioni pi complesse dei motivi per cui la presenza degli altri induce laumento dellattivazione fisiologica Secondo Cottrell (1972) lattivazione pu essere connessa con la preoccupazione di essere valutati dagli altri.

Produttivit di gruppo - V

Secondo Guerin e Innes (1982) lattivazione deriverebbe dalla difficolt di controllare un individuo della stessa specie potenzialmente imprevedibile. Secondo Baron (1986) lattivazione dipenderebbe dal fatto che lanimale deve fare attenzione contemporaneamente al compito e allaltro membro. Ad ogni modo, che cosa rende questo approccio abbastanza riduttivo per quanto riguarda gli esseri umani? ...non tiene in considerazione i processi cognitivi, di attenzione e neppure il significato sociale e psicologico della presenza dellaltro.

Produttivit di gruppo - VI Secondo Sanna (1992) un elemento-chiave costituito dal processo di confronto sociale, per cui la prestazione in un dato compito determinata in modo congiunto da: - aspettative su di s - valutazione di s in relazione agli altri. Dunque, i compiti pi semplici avranno maggiori aspettative di riuscita amplificate dal confronto sociale e, viceversa, i compiti pi difficili avranno aspettative di riuscita minori, ulteriormente abbassate nelle situazioni di confronto con gli altri. Quindi, il livello di aspettativa di riuscita (derivante dal confronto sociale) influisce sulla prestazione

Produttivit di gruppo - VII La ricerca sulle prestazioni di gruppo ha posto fin dal suo inizio diversi problemi, primo tra tutti quello di riuscire a confrontare le prestazioni degli individui con quelle dei gruppi. La letteratura di ricerca presenta diversi tipi di confronti: - confronti diretti tra la prestazione di individui isolati e prestazione di un gruppo (il che porta sempre a rilevare che un gruppo ha prestazioni migliori degli individui) - confronti tra la combinazione di prestazioni di individui isolati, come se fossero un gruppo, e prestazioni di un gruppo reale che interagisce (ossia: confronto tra gruppi statistici e gruppi reali) - confronti tra le prestazioni dei membri migliori dei gruppi statistici e prestazioni di un gruppo reale

Produttivit di gruppo - VIII Molte ricerche hanno utilizzato come misura la soluzione a problemi di logica. Nel complesso, i gruppi reali ottengono risultati superiori allindividuo medio, ma inferiori ai gruppi statistici (e soprattutto rispetto ai loro soggetti migliori) Nel caso di compiti che richiedono capacit di pensiero divergente, ossia creativit e immaginazione (ad es. il brainstorming: Osborn, 1957), il risultato emerso da una ricerca (Taylor et al., 1958) contro-intuitivo: si evidenziata una prestazione nettamente migliore dei gruppi statistici rispetto a quelli reali. Dunque, questa tecnica sembrerebbe pi utile se eseguita prima in privato, usando il gruppo come luogo di discussione a posteriori per combinare e valutare le idee prodotte dai singoli

Produttivit di gruppo - IX Quello che emerge dalla valutazione di questi studi una situazione abbastanza confusa. Un tentativo di dare ordine stato fatto da Steiner (1972) con la sua teoria dei processi e della produttivit di gruppo. Secondo Steiner la prestazione osservata di un gruppo determinata da: - le richieste del compito (quello che serve per il suo svolgimento) - le risorse del gruppo - il processo per mezzo del quale il gruppo interagisce per risolvere il compito

Produttivit di gruppo - X

In merito alla natura del compito, Steiner individua alcune dimensioni in accordo alle quali ciascun compito pu essere classificato come: divisibile (in sottocompiti svolti da singoli individui) o unitario (che pu essere svolto solo in toto dal gruppo) massimizzante (per cui si deve raggiungere una quantit o velocit massime) oppure ottimizzante (per cui si deve avere corrispondenza con qualche standard predeterminato) additivo (i contributi sono semplicemente aggregati), disgiuntivo (selezione del miglior contributo), congiuntivo (tutti devono terminare il compito) o discrezionale (i gruppi possono decidere come eseguire il compito).

Produttivit di gruppo - XI

Steiner definisce produttivit potenziale la condizione ideale per cui le risorse del gruppo corrispondono esattamente alle richieste del compito. La produttivit potenziale dipende dalla natura del compito: - per i compiti additivi, basta sommare i contributi individuali massimi. - per i compiti disgiuntivi, la produttivit potenziale equivalente alla probabilit che nel gruppo ci sia qualcuno in grado di risolvere il compito.

Produttivit di gruppo - XII

Secondo Steiner, la produttivit effettiva di un gruppo non pu raggiungere quella potenziale, in quanto i gruppi non sono in grado di usare al massimo le loro risorse. Le perdite di produttivit sarebbero dovute a processi imperfetti che impediscono ai gruppi di sfruttare al massimo le proprie potenzialit. Dunque lequazione di Steiner : Produttivit Effettiva = Produttivit Potenziale Perdite dovute a processi imperfetti Questi processi imperfetti possono essere dovuti a: - problemi di coordinamento, magari dettati dalla problematica del condividere spazi con altre persone; - dinamiche sociali quali il confronto sociale, che pu portare anche a percepire limbarazzo nel sentirsi valutati.

Produttivit di gruppo - XIII Steiner (1972) prende in considerazione anche fattori motivazionali: quando gli individui sono in gruppo non si impegnano allo stesso modo di quando sono da soli Latan e coll. (1979) trovarono risultati analoghi e definirono questa diminuzione di impegno come social loafing (inerzia sociale), spiegabile sulla base della dispersione tra i membri della fonte dinfluenza degli esperimenti, cio le istruzioni dello sperimentatore, che hanno invece uninfluenza massima nella situazione di coppia sperimentatore-partecipante Dunque, pi grande il gruppo, pi linfluenza dispersa tra i membri e quindi diminuisce per ogni singolo membro. Secondo questa teoria, dunque, lo sforzo allinterno di un gruppo non pu mai superare quello che si pu esprimere individualmente.

Produttivit di gruppo - XIV Unanalisi di 78 studi di confronto tra situazioni di lavoro individuale e lavoro collettivo (Karau e Williams, 1993) mostra che nell80% dei casi presente il social loafing. La stessa analisi mostra per che in alcune condizioni il social loafing non compare, ma piuttosto si manifesta il fenomeno opposto, il social labouring (laboriosit sociale) I fattori che favoriscono il social labouring sembrano essere: - limportanza del compito - la salienza del gruppo agli occhi dei membri - leventualit per il gruppo di essere valutato quindi possibile ipotizzare anche lesistenza di guadagni di processo (Shaw, 1976), dunque il gruppo potrebbe superare la sua prestazione potenziale nel caso in cui i guadagni di processo sopravanzino le perdite di processo

Produttivit di gruppo - XV

Sia Steiner che Latan esprimono una concezione abbastanza individualistica della produttivit in contesti gruppali Steiner usa la prestazione di un individuo isolato come termine di confronto per misurare la condotta nel gruppo Latan concepisce lindividuo come economizzatore di sforzo, ossia intento a investire il minimo per raggiungere un livello sufficiente di prestazione di gruppo Le motivazioni e gli incentivi individuali sono certamente importanti per alcuni compiti di gruppo, ma non si pu trascurare limportanza del gruppo come entit capace di produrre sia motivazioni ai membri, sia schemi cognitivi non prevedibili a livello individuale.

Produttivit di gruppo - XVI

Le ricerche che hanno fornito evidenze sulle perdite nella produttivit di gruppo hanno utilizzato compiti troppo semplici o, comunque, non coinvolgenti per i partecipanti, ed erano compiti additivi o massimizzanti. Alcuni studi (es.: Lorge e Solomon, 1955; Shaw e Ashton, 1976) hanno evidenziato dei vantaggi del gruppo rispetto ai singoli in compiti che costituivano una sfida per il gruppo e richiedevano lintegrazione dei singoli contributi: i membri del gruppo tendono a facilitare la prestazione reciproca Se i membri percepiscono che la prestazione delle persone che collaborano con loro meno brillante della propria possono essere motivati a superare il proprio sforzo individuale per compensare (nel caso di un compito percepito come significativo).

Produttivit di gruppo - XVII Quando in un gruppo ci sono dei membri percepiti come poco abili e deve avvenire un processo di compensazione in quanto il compito importante per il gruppo, il membro pi abile a impegnarsi maggiormente (Williams e Karau, 1991). Pu anche essere che sia la prestazione del membro meno abile a migliorare, raggiungendo un livello simile a quello degli altri compagni, forse secondo un processo di confronto sociale (Stroebe et al., 1996). Questo vero nella misura in cui le differenze non sono troppo grandi: se c una disomogeneit o una omogeneit troppo grande, la probabilit che avvenga un simile effetto diminuisce.

Produttivit di gruppo - XVIII Se vero che, grazie ad attivit cooperative significative, la prestazione dei membri pi deboli pu migliorare, chiaro come questo possa avere delle ripercussioni in campo educativo (ad es. persone con difficolt di apprendimento). E importante notare il fatto che i gruppi di laboratorio usati per queste ricerche erano semplici aggregati artificiali di persone, in cui non vi era la possibilit di rendere saliente lidentificazione. Secondo la prospettiva teorica dellidentit sociale (Tajfel e Turner, 1986), lappartenenza a un gruppo significativo d alle persone una parte importante legata alla concezione di s, della propria identit e del proprio valore.

Produttivit di gruppo - XIX

E chiaro che un gruppo psicologicamente importante per un individuo motiver i suoi membri a fare s che la prestazione in diversi compiti migliori, anche al fine di mantenere uno status prestigioso o di migliorare quello esistente. Le ricerche effettuate in merito (Harkins e Szymansky, 1989) hanno utilizzato una procedura sperimentale che consisteva nel rendere saliente lidentit di gruppo magari attraverso un ipotetico confronto intergruppi, alla luce della teoria sullidentit sociale.

Produttivit di gruppo - XX

A sostegno degli effetti positivi dellidentificazione sociale sulla prestazione, sono state condotte altre ricerche come quelle di Worchel e colleghi (1998) i quali hanno messo a confronto gruppi impegnati in un compito abbastanza banale (la costruzione di catene di carta) rendendo saliente, nei gruppi sperimentali, lidentificazione con il gruppo. I risultati evidenziarono un aumento della prestazione individuale a sostegno del gruppo. Questo ovviamente in contrasto con le previsioni fatte sulla base dei modelli individualistici.

Produttivit di gruppo - XXI

Per quanto riguarda la verifica interculturale di questi risultati sono state evidenziate differenze tra culture collettiviste e individualiste: i cali di prestazione, nelle prime sono, chiaramente, un evento eccezionale. Nelle culture collettiviste, infatti, c un forte attaccamento ai gruppi cui gli individui appartengono.

Processi di presa di decisione nei gruppi

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Decisioni di gruppo
La decisione di gruppo una forma di prestazione di gruppo Secondo i modelli matematici: un gruppo arriver alla risposta corretta se almeno due membri sono in grado di farlo (uno la trova e un altro la riconosce) Non sempre per i gruppi devono prendere decisioni su risposte corrette (oggettivamente verificabili) o risultati migliori Spesso devono confrontare opinioni e giudizi e arrivare a ununica valutazione (es. scelta di un candidato a nuovo membro) Studi sulla relazione tra opinione individuale e valutazione consensuale espressa dal gruppo

Decisioni nei gruppi

Secondo il senso comune, i gruppi sono luogo di ricerca del compromesso: sono perci poco efficaci nella presa di decisioni Effetto di normalizzazione (Sherif,1935): le risposte di gruppo in una prova di giudizio tendono a concentrarsi attorno alla media dei giudizi individuali Stoner (1961), sulla base di evidenze empiriche inattese, propone una posizione molto diversa: le decisioni prese in gruppo sono decisamente pi rischiose delle decisioni che i singoli prenderebbero individualmente Decisione rischiosa = decisione in cui si mette in gioco qualcosa di acquisito, rischiando di perderlo, in vista dellottenimento di qualcosa di molto pi rilevante

Metodologia utilizzata da Stoner


Tre fasi:
Decisione individuale Subito dopo, formazione di gruppi e decisione di gruppo Nuova decisione individuale dopo alcune settimane

Esempio di problema usato da Stoner: Il capitano di una squadra universitaria di calcio, negli ultimi secondi di una partita, giocata contro i pi accaniti tra gli avversari dellistituto, ha la possibilit di scegliere fra due tecniche di gioco: una che quasi certamente porterebbe al pareggio e laltra che in caso di successo porterebbe ad una vittoria completa ma, in caso di insuccesso, alla totale disfatta Richiesta del compito: valutare la probabilit minima di riuscita considerata accettabile nel consigliare al personaggio principale della situazione di scegliere lalternativa pi rischiosa

Risultati ottenuti da Stoner


12 gruppi su 13 modificarono la decisione iniziale presa individualmente, verso un maggior rischio. Come interpretare questo spostamento nelle decisioni di gruppo verso la direzione rischiosa? Diffusione della responsabilit: discutendo con altri, un individuo si sente meno direttamente responsabile (Wallach, Kogan e Bem, 1964). Tuttavia, la stessa interpretazione era stata in precedenza avanzata per spiegare perch i gruppi appaiono conservatori nelle loro decisioni Familiarit: la discussione di gruppo aumenta la familiarit dei singoli rispetto a problemi delicati Rischio come valore: nel corso della discussione di gruppo, diventa saliente un valore proprio della cultura americana, ossia lapprezzamento per chi sa correre dei rischi (Brown, 1965)

Limiti riscontrati alla teoria di Stoner


Effetto storia: E possibile costruire storie che spingono a scelte orientate verso la cautela invece che verso il rischio Ogni storia utilizzata mostra uno spostamento di intensit e direzione caratteristico E possibile prevedere la direzione e lintensit dello spostamento a partire dal pattern dei giudizi ottenuto nella fase di decisione individuale. Dopo la discussione di gruppo:

gli item con punteggio iniziale in favore del rischio mostrano uno spostamento consistente verso il rischio; gli item con punteggio iniziale in favore della cautela mostrano invece uno spostamento consistente verso la cautela

Effetto polarizzazione
Moscovici e Zavalloni (1969): Gli effetti della discussione di gruppo sono limitati alle situazioni di assunzioni di rischio? O sono in rapporto ad un processo psicologico pi ampio? Replica dello studio di Stoner, utilizzando un tradizionale questionario di atteggiamenti invece di dilemmi alla Stoner. Risultato: gli atteggiamenti del gruppo sono pi estremi di quelli dei singoli individui che ne fanno parte. Lestremizzazione non indifferenziata Polarizzazione degli atteggiamenti = incremento dato dal gruppo ad un orientamento gi presente nei singoli componenti

Polarizzazione
Dubbi sul processo di polarizzazione evidenziato in questi studi: Studi basati su gruppi ad hoc di laboratorio e le soluzioni erano ipotetiche (non coinvolgevano personalmente i membri o il gruppo) In gruppi di lavoro reali invece la decisione del gruppo simile alle valutazioni medie degli individui In gruppi di valutazione reali invece pi polarizzata Di solito i gruppi reali gi strutturati sono pi conservatori nelle decisioni Probabilmente la polarizzazione si verifica negli stadi iniziali del gruppo o se si affronta un problema nuovo La polarizzazione comunque un fenomeno importante e si cercato di conoscerne i processi sottostanti

Polarizzazione
Le spiegazioni fornite al fenomeno della polarizzazione sono tre: la teoria del confronto sociale, la teoria degli argomenti persuasivi e la teoria dellidentit sociale.

Polarizzazione tramite confronto sociale Il fenomeno di polarizzazione viene spiegato a partire dalla teoria del confronto sociale di Festinger (1954), ripresa da Sender e Baron (1977). Secondo questi autori, il fenomeno avviene in quanto a ogni argomento di discussione vengono assegnati dei valori sociali che, congiuntamente, faranno preferire un risultato a un altro.

Polarizzazione
In altre parole, c una specie di competizione tra i membri del gruppo ai fini di sostenere le opinioni che sono socialmente pi desiderabili per migliorare la propria immagine. La discussione di gruppo mette in risalto tali valori e pu accadere che qualche membro scopra che la propria percezione iniziale di essere gli unici portatori di tali valori non era corretta (scoperta che avviene osservando altri soggetti che approvano posizioni che sono ancora pi vicine al polo socialmente valorizzato rispetto al loro) Affinch questo accada, necessario che le posizioni dei membri del gruppo siano note a tutti. Secondo alcuni studi (ad es. Teger e Puitt, 1967; Myers, 1978) pu bastare la semplice conoscenza delle opinioni degli altri (effetto esposizione) per produrre la polarizzazione, il ch sminuisce il ruolo della discussione.

Polarizzazione
Effettivamente questo vero, anche se la polarizzazione dopo la discussione pi forte rispetto alla polarizzazione per semplice conoscenza. Ulteriori studi hanno dimostrato che pi il valore sottostante al fenomeno viene reso esplicito, pi lo spostamento verso il polo valutato positivamente ampio (Baron e Roper, 1976).

Polarizzazione tramite persuasione La prima spiegazione si focalizza sulla relazione tra i membri, mentre il contenuto dellargomento irrilevante ai fini dello svilupparsi del fenomeno di polarizzazione. Secondo questo approccio, invece, proprio il contenuto persuasorio del messaggio a provocare polarizzazione

Polarizzazione
La discussione di gruppo promuoverebbe la scoperta di ulteriori argomenti soprattutto nella direzione della posizione media dei membri, e dunque i membri sposterebbero verso lestremo di tale direzione il proprio punto di vista, come previsto dal fenomeno di polarizzazione. Burnstein e Vinokur (1973; 1977) hanno dimostrato con alcuni esperimenti la validit di questo approccio e tentarono anche di invalidare quello basato sul confronto sociale. Si tent di dimostrare questo sostenendo che se la cosa importante il contenuto persuasivo della discussione, il fenomeno debba aver luogo anche in quando i membri non possono inferire le opinioni degli altri; se largomento non persuasivo, poco importa che i membri inferiscano le opinioni degli altri.

Polarizzazione
Se le ricerche condotte dal Burnestein e Vinkour hanno confermato quasi totalmente le ipotesi in merito al fenomeno, ulteriori studi non hanno evidenziato molti risultati a favore della polarizzazione mediante persuasione, ma sembrano risentire i modo pi marcato degli effetti provocati dal conoscere le opinioni degli altri. Ci sono anche dei dubbi riguardo il fatto che siano argomentazioni nuove a creare in modo pi diretto il fenomeno di polarizzazione, ma osservazioni effettuate anche in campo lavorativo sembrano andare in unaltra direzione. Infatti, sembra che i gruppi si concentrino sulle informazioni che hanno in comune piuttosto che su quelle non condivise o nascoste (Stasser et al., 1989; Stasser e Steward, 1992).

Polarizzazione
Polarizzazione tramite differenziazione intergruppi
Se la teoria sugli argomenti persuasivi fosse vera in modo assoluto, vorrebbe poter dire che la fonte da cui proviene la discussione non ha importanza. Questo sembra un po improbabile se si pensa alla realt quotidiana. Il terzo approccio prende in considerazione un punto totalmente diverso dai primi due e prende in considerazione lidentificazione sociale e la teoria dellautocategorizzazione di Turner (1987). Facendo riferimento a questa teoria, un gruppo subisce il fenomeno di polarizzazione in quanto i membri si adeguano al proprio in-group e alla posizione prototipica che detta le norme gruppali.

Polarizzazione
Il fenomeno sar ancora pi evidente nel caso in cui un gruppo si confronti con un altro: ci sar una maggiore necessit di distinguersi dallout-group e, quindi, una maggiore polarizzazione. Makie e Cooper (1984) evidenziarono cambiamenti di atteggiamenti dopo aver ascoltato le discussioni dellingroup piuttosto che delloutgroup (e, quindi, dopo questo ascolto nel caso dellout-group, non veniva evidenziato il fenomeno di polarizzazione). Successivi esperimenti di Makie (1986), evidenziarono che questo avviene anche quando non c un confronto intergruppi: basta che ci siano individui esterni. Che conclusioni possono essere fatte riguardo questi tre approcci?

Polarizzazione
Tutti e tre sono presenti nei processi di presa di decisione dei gruppi: la prevalenza di uno sullaltro sembra essere situazionale.

Quando una pi efficace dellaltra? La teoria del confronto sociale spiega meglio la polarizzazione nel caso in cui ci sono poche occasioni di scambio e di discussione, ma comunque possibile avere informazioni riguardo un modo di comportamento socialmente adeguato La teoria degli argomenti persuasivi sembra essere efficace nel caso in cui non si abbiano molte informazioni sugli altri membri del gruppo

Polarizzazione
La teoria della polarizzazione come differenziazione intergruppi sembra avere maggiore forza nel caso in cui si abbiano informazioni sulla struttura normativa del gruppo, e sia resa saliente lappartenenza a quel gruppo, il ch porta gli individui a spostarsi in quanto lappartenenza al gruppo ha un ruolo fondamentale nella costruzione dellidentit sociale.

Processi decisionali di gruppo Riuscire a valutare la qualit delle decisioni prodotte da un gruppo non una cosa semplice: non esiste una misura che ci permetta di stabilire quanto il risultato sia buono o giusto. Janis (1982) ha tentato, allora, di fare una valutazione di qualit del processo decisionale che alla base della decisione raggiunta dal gruppo. Analizzando, tramite ricerca di archivio, alcune decisioni che erano state prese negli USA tra il 40 e l80 su tematiche di politica estera, arriv a formulare 5 punti centrali nel caso in cui i risultati dei gruppi non erano stati positivi e, quindi, gli americani erano stati danneggiati.

Group think (Janis, 1972)


Cosa succede quando nei gruppi il conflitto totalmente assente? Analisi di decisioni disastrose prese da gruppi di esperti: ad es., il tentativo americano di invadere Cuba nel 1961

Caratteristiche del processo decisionale

Forte coesione di gruppo Isolamento del gruppo rispetto a informazioni esterne Pressione a decidere in tempi brevissimi Quasi sempre, presenza di un leader molto direttivo
Conseguenze:

Forti pressioni alla ricerca dellaccordo; autocensura; fiducia nella moralit interna del gruppo Percezione di unanimit; decisione disastrosa, imperfetta

Pensiero di gruppo

Il pensiero di gruppo pu provocare diversi effetti: - pressioni sui devianti, implicite o esplicite - illusioni di essere un gruppo che raggiunge decisioni in modo unanime e, quindi, corretto - formazione di stereotipi negativi sullout-group

Ci sono diversi fattori che, comunque, possono intervenire nei processi decisionali e portare a una decisione pi o meno buona. La possibilit che il leader assuma un ruolo meno direttivo e pi aperto verso punti di vista divergenti e critici, secondo Janis, permette di procedere in un modo migliore verso una decisione, diminuendo anche la possibilit di sbagliare.

Critiche alla ricerca di Janis Esclusiva centratura sui processi psico-sociali a scapito dei fattori sociali e politici. Inoltre, la ricerca di archivio non permette spesso di avere una visione obiettiva degli eventi. Unaltra critica viene fatta a proposito della coesione del gruppo: in altre ricerche il pensiero di gruppo emerge maggiormente in gruppi poco coesi (Tetlock et al., 1992; Peterson et al., 1998; Flowers, 1977). Dalle successive ricerche emerge in modo particolare che non la coesione quanto piuttosto lo stile direttivo adottato dal leader: uno stile pi aperto e democratico permette al gruppo di produrre pi soluzioni.

Processi decisionali Sembra, quindi, che possano essere delineate delle linee guida per permettere ai gruppi di decidere in modo migliore: - non demandare le decisioni a un individuo singolo: la divisione del lavoro sembra assumere un valore essenziale anche nei processi decisionali. - integrare le idee dei membri al fine di superare stereotipi e pregiudizi - scegliere uno stile di leadership adeguato alla situazione - adottare la coesione come sintomo di sicurezza e non come risultato di conformismo - far s che le informazioni vengano condivise e che non restino nascoste, patrimonio solo di chi gi le conosce.

Influenza sociale nei gruppi

Influenza sociale - I

Che cosa indica la presenza di norme in un gruppo? Una certa uniformit degli atteggiamenti e/o nei comportamenti dei membri di un gruppo.

Sembra che gli individui, non appena si trovano in situazioni collettive, sono disponibili a conformarsi alla maggioranza abbandonando le credenze e le opinioni personali. http://www.youtube.com/watch?v=ge6wmDfsHXA Come viene spiegato il conformismo?

Influenza sociale - II
Il caposaldo costituito dalla teoria del confronto sociale di Festinger: non si confrontano solo le proprie capacit con quelle degli altri individui, ma anche lesattezza delle nostre credenze. Il consenso sociale la chiave che ci permette di percepire che la nostra visione corretta, e quindi il conformarsi al resto del gruppo avrebbe questa funzione. Per molti anni i fenomeni di influenza sociale nei gruppi sono stati sinonimo di conformismo nei confronti della maggioranza. Pi di recente, partendo dagli studi di Moscovici, divenuta oggetto di studio anche linfluenza delle minoranze nel produrre cambiamenti di opinioni nella maggioranza.

Il potere della maggioranza - I Il conformismo e la pressione delle maggioranze sono evidenti nella vita di tutti i giorni. Ci sono diversi fattori che possono influire su questo processo, tra esse le relazioni di status, la personalit degli individui coinvolti e la complessit del compito che deve affrontare il gruppo. Gli esperimenti di Asch (1955; 1956) sul conformismo, considerati come pietre miliari della psicologia sociale (dei gruppi) hanno cercato di tenere sotto controllo questi fattori Procedura: reclutamento di partecipanti a un presunto esperimento su giudizi percettivi

Il potere della maggioranza - II Contesto: stanza dove il partecipante arriva e si siede insieme ad altri (che in realt sono confederati) Compito: identificare quale di tre linee verticali uguale ad una linea-target e rispondere a turno ad alta voce Situazione sperimentale: dalla terza prova, i confederati danno tutti la stessa risposta sbagliata per i 2/3 delle prove http://www.youtube.com/watch?v=iRh5qy09nNw Risultati: nelle prove a risposta sbagliata, i dei soggetti ingenui si conformarono allerrore almeno una volta. La percentuale di risposte sbagliate in tali prove stata di circa il 36 %

Il potere della maggioranza - III In una condizione di controllo, in cui i partecipanti fornivano le risposte da soli, la percentuale di errore era tendente a 0. La natura non ambigua e la facilit del compito (era palese quali fossero le risposte esatte) mette in luce che le persone tendono a negare levidenza per conformarsi alla maggioranza Sulla base di successive interviste con i partecipanti, Asch concluse che la percezione sbagliata di una cosa evidentemente vera (come la differenza di lunghezza delle linee) per alcuni individui potrebbe derivare da una scarsa fiducia nei propri giudizi, mentre altri si conformano solo per non essere diversi.

Il potere della maggioranza - IV 1. 2. Questi risultati porterebbero a distinguere due tipi di conformismo: Un conformismo che implica un cambiamento percettivo o cognitivo Un conformismo del tipo andare con gli altri, che condiscendenza a livello di comportamento o pubblica Il primo tipo di conformismo caratterizzava i soggetti dellesperimento di Sherif (1936) sulleffetto autocinetico (la norma di gruppo persisteva anche quando lindividuo veniva posto alla prova da solo) Il secondo tipo caratterizza maggiormente gli esperimenti di Asch

Il potere della maggioranza - V In esperimenti successivi sono stati cambiati alcuni aspetti in modo da esplorarne gli effetti sul conformismo alla pressione della maggioranza. Un primo fattore esplorato fu lampiezza della maggioranza (costituita dai confederati). Emerse che - con un solo complice il conformismo trascurabile - aumentando il numero di complici aumenta anche il conformismo, fino ad una certa soglia numerica (intorno a 5-6 coll., poi resta invariato) - risultato inatteso: con 15 collaboratori si otteneva un conformismo leggermente inferiore a quello che veniva provocato da 4 collaboratori (un esperimento che non stato pi replicato).

Il potere della maggioranza - VI

In generale, quindi, si parla di una correlazione diretta ma non molto marcata tra conformismo e dimensione della maggioranza. Una ulteriore variante introdotta fu quella di spezzare il consenso prodotto dalla maggioranza dei complici. - quando ad affrontare la maggioranza dei complice cerano 2 soggetti ingenui, il conformismo diminuiva (risposte errate: 10% circa). - aggiungendo un complice che fornisce la risposta corretta, il conformismo scende ancora (risposte errate: 5% circa).

Il potere della maggioranza - VII Questi risultati sono dovuti alla rottura dellunanimit, pi che alla presenza di un alleato. Questo fu dimostrato addestrando il complice a fornire risposte diverse dalla maggioranza, sia come via di mezzo, sia ancora pi sbagliate: in entrambi i casi c riduzione di conformismo, soprattutto nel secondo caso. Importanza del dissenso per ridurre il conformismo I risultati di questi esperimenti si sono dimostrati stabili nelle repliche e in altri contesti culturali (maggiore conformismo nelle culture collettiviste vs individualiste)

Il potere della maggioranza - VIII Quanto dimostrato con gli esperimenti sembra accadere anche nella vita reale: la forza della pressione sociale produce atteggiamenti e comportamenti allineati alla maggioranza, non solo su aspetti secondari (argomenti meno importanti come moda, musica, ecc.), ma anche su aspetti che riguardano i valori fondamentali. Negli esperimenti di Milgram (1964; 1965), la presenza di altri (complici) induceva i soggetti ingenui a seguire le loro istigazioni, sia quelle prosociali, sia quelle anti-sociali, in termini di intensit di scosse elettriche fornite ad altri individui. Ma perch in una situazione gruppale gli individui si conformano e le risposte dei membri di un gruppo risultano uniformi?

Il potere della maggioranza - IX Secondo Festinger (1950) esistono due processi che spiegano perch gli individui subiscano le pressioni della maggioranza. Costruzione sociale della realt. Questo processo nasce dallimportanza di verificare le nostre credenze e le nostre teorie con cui agiamo e interpretiamo gli eventi sociali. Non avendo possibilit di misurarne oggettivamente la correttezza, ricorriamo al confronto con gli altri; il fatto che gli altri siano in accordo con noi ci rassicura. Tali pressioni aumentano nel caso di situazioni nuove o ambigue, poich mancano elementi oggettivi che guidino le nostre credenze (ad es.: leffetto autocinetico). Il consenso sociale ha pi valore quando le nostre decisioni hanno conseguenze importanti.

1.

Il potere della maggioranza - X 2. La presenza di uno scopo di gruppo importante. Se il gruppo ha uno scopo definito e importante e il raggiungimento di questo dipende dallunione delle forze dei membri, ci sar una tendenza alluniformarsi. Chiaramente ci deve essere un accordo sullo scopo e sui mezzi per raggiungerlo. Lewin (1965) ha dimostrato invece che lesistenza di un obiettivo nuovo nel gruppo capace di produrre un cambiamento di atteggiamento nei membri di un gruppo. Deve, comunque, sussistere una condizione: che il gruppo eserciti una certa attrazione iniziale sui suoi membri. Pi i membri sono considerati importanti, pi il gruppo sar coeso e incline al conformismo.

Il potere della maggioranza - XI Ad ogni modo, il conformismo emerso negli esperimenti di Asch non spiegabile sulla base dei 2 processi ipotizzati da Festinger: in quel caso non cera una situazione ambigua (che avrebbe favorito lancoraggio a una costruzione sociale condivisa) e non cera uno scopo di gruppo (ma solo individui che rispondevano sulla base delle risposte della maggioranza) Deutsch e Gerard (1955) proposero allora una ulteriore spiegazione al conformismo ,che chiamarono influenza normativa, in opposizione all influenza informativa postulata da Festinger. Influenza informativa: la forza che spinge un individuo isolato ad accettare le informazioni degli altri come prova circa la realt Influenza normativa: la forza che spinge un soggetto, in quanto membro di un gruppo, a rispondere alle attese positive di uno o pi membri del proprio gruppo

Il potere della maggioranza - XII

Linfluenza normativa si basa sul fatto che, se non nutriamo simpatia per chi non in accordo con noi, possiamo prevedere che gli altri possano provare antipatia nei nostri confronti se le nostre opinioni sono troppo differenti dalle loro. Dunque, ci si conforma per apparire simpatici. In virt di questa teoria, il conformismo dovrebbe diminuire se le opinioni vengono espresse in privato.

Il potere della maggioranza - XIII


Ricerca di Deutch e Gerard (1955): impianto sperimentale simile a quello usato da Asch con alcune varianti Condizioni sperimentali 1. uguale a quella di Asch (3 complici che rispondevano sbagliato) 2. uguale a quella di Asch, ma i soggetti non si vedevano e le risposte erano quindi anonime 3. introduzione di uno scopo di gruppo: il miglior gruppo avrebbe ricevuto un premio 4., 5. e 6. tre condizioni di compromissione (2 di impegno privato, 1 di impegno pubblico): scrivere le risposte prima di conoscere quelle degli altri e di fornire le proprie (ufficiali) In tutte le condizioni, in met prove i soggetti rispondevano quando gli stimoli erano scomparsi (maggiore ambiguit del compito)

Il potere della maggioranza - XIV


Risultati - la proporzione di errori (= grado di conformismo) + alta nella condizione scopo di gruppo ( dunque dimostrata lipotesi 2 di Festinger) - la proporzione di errori aumenta se le risposte sono date quando gli stimoli non sono pi presenti (situazione + ambigua, quindi dimostrata lipotesi 1 di Festinger) - la proporzione di errori diminuisce nella condizione di anonimato (in virt del venir meno del bisogno di accettazione) - la proporzione di errori + bassa si ha nelle situazioni di compromissione (scrivere prima la risposta), ma, anche nei casi di chiarezza della situazione e di anonimato, il grado di conformismo non era praticamente nullo come nella condizione di controllo di Asch (probabile influenza residua della presenza dei complici).

Il potere della maggioranza - XV Turner (1987, 1991) ha fornito una spiegazione diversa per cercare di risolvere questo problema: secondo questo studioso, lappartenere a un gruppo fornisce agli individui una identit sociale, tramite la categorizzazione di s stessi come membri e la conseguente associazione di s alle norme e agli attributi percepiti del gruppo. In altre parole, avviene un adattamento cognitivo di se stessi con le caratteristiche percepite del gruppo (lauto-stereotipo) che spiegherebbe il conformismo. Tra le condizioni di anonimato o compromissione di Deutsch e Gerard e la condizione di controllo di Asch il risultato differente perch nel 1caso i soggetti credevano di far parte dello stesso gruppo (= studenti), contrariamente allesperimento di Asch. Questo tipo in influenza stato definito da Turner come influenza informativa referente.

Il potere della maggioranza - XVI Questo dovrebbe suggerire che gli individui percepiscano maggiormente la pressione che deriva dal proprio gruppo (in-group) piuttosto che quella di un gruppo altro (out-group). Alcuni esperimenti condotti su gruppi di studenti universitari (Abrams et al., 1990) hanno confermato questa ipotesi. Sono state, inoltre, condotte molte ricerche in prospettiva evolutiva che hanno mostrato un picco nella tendenza al conformismo nella prima adolescenza: la pressione del gruppo dei pari Anche la socializzazione di genere provoca una pressione alla conformit, fin da bambini, quando lo stare con compagni dello stesso sesso ha la funzione di sviluppare lidentit di genere (che implica un insieme di comportamenti e atteggiamenti accettabili per le norme del gruppo dello stesso sesso)

Il potere della maggioranza - XVII

Molto spesso la maggioranza interviene in maniera diretta per esercitare pressioni su coloro che manifestano opinioni diverse, cio che deviano dallopinione prevalente. Festinger (1950) riteneva che i membri della maggioranza in un gruppo rivolgono la maggior parte degli scambi comunicativi ai membri con opinioni devianti al fine di persuaderli a cambiare opinione. Maggiore la distanza di posizione della minoranza, maggiore la frequenza di comunicazioni da essa ricevuti. Nel caso in cui gli scambi non abbiano effetto (e quindi nel caso in cui la minoranza non cambi opinione), i membri della maggioranza rifiutano i devianti attraverso manifestazioni di antipatia o, in casi estremi, escludendoli dal gruppo.

Il potere della maggioranza - XVIII Schachter (1951) test la veridicit di questa ipotesi attraverso un impianto sperimentale che prevedeva gruppi di discussione di studenti che dovevano risolvere un problema di relazioni familiari
Nei gruppi di 8-9 persone erano presenti 3 confederati, ciascuno con un ruolo specifico: - il deviante, che assumeva una posizione deviante quando un opinione del gruppo cominciava ad emergere - lo slider, che era deviante allinizio, ma poi si allineava gradualmente - il mode, che si adeguava al gruppo fin dallinizio Risultati: il deviante ha totalizzato un numero di scambi ricevuti + alto degli altri, ma nella prima fase lo slider ha totalizzato un risultato simile (per poi essere quasi ignorato), mentre il mode non ha ricevuto alcuna attenzione I dati sociometrici raccolti sulle preferenze per i vari membri del gruppo dimostrano che i devianti sono anche quelli che ricevono il punteggio + basso

Il potere della maggioranza - XIX Un vasto studio interculturale condotto dallo stesso studioso e da alcuni colleghi (Schachter et al., 1954) ha confermato la scarsa popolarit dei devianti allinterno del gruppo in varie culture. Ulteriori studi (Mann, 1980) hanno dimostrato una correlazione forte tra tendenza alluniformit e rifiuto del deviante. Alcune ricerche hanno mostrato che il grado di tolleranza ai devianti dipende anche dalla fase in cui il gruppo: + basso sia nelle prime fasi, quando il gruppo sta costruendo una sua identit e coesione (Worcher et al.,1991), sia in prossimit della presa di decisione (Kruglanski e Webster, 1991), in quanto rallentano e minacciano il raggiungimento dello scopo

Il potere della maggioranza - XX

I fenomeni di devianza sono inoltre + tollerati nei gruppi pi aperti rispetto ai gruppi pi chiusi Un elemento importante in appoggio al deviante quello di poter contare su un sostegno sociale allinterno del gruppo, il ch pu rompere la tendenza alluniformit (come successo anche negli studi di Asch) Un risultato sorprendente dello studio interculturale di Schatcher et al. (1954) fu che, su 95 gruppi utilizzati, ci furono ben 26 gruppi che cambiarono opinione adeguandosi al deviante. Sembra, dunque, che possano esistere condizioni in cui una minoranza deviante riesce ad avere influenza sulla maggioranza. INFLUENZA MINORITARIA

Influenza minoritaria

Linfluenza delle minoranze - I

Secondo le ipotesi prodotte dalla teoria di Festinger, linfluenza sociale sarebbe un processo unidirezionale (lindividuo subisce le pressioni del gruppo). In realt, secondo Moscovici (1976) NON esattamente un processo di tipo unidirezionale. Moscovici parte ponendosi la questione di come i gruppi possano cambiare (nel senso di valori e norme) se tendono sempre alluniformit (come sostiene Festinger). La risposta dei sostenitori del processo unidirezionale che i gruppi cambiano rispondendo a circostanze esterne nuove.

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Linfluenza delle minoranze - II

Questo per non spiega esempi storici di cambiamento, ad esempio, nella comunit scientifica come quello prodotto dalla teoria dellevoluzione di Darwin (1859) che, tra laltro, non era ritenuto un personaggio con una personalit carismatica ed era malvisto dalla comunit scientifica dellepoca. Moscovici ipotizza che la cosa fondamentale, in un caso come questo, stata la strategia di promozione della teoria: un affermazione continua e costante della sua validit anche di fronte ad attacchi continui.

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Linfluenza delle minoranze - II

La minoranza riesce ad avere effetti perch, secondo Moscovici, in ogni gruppo esistono divisioni latenti. I devianti agirebbero proprio rendendo esplicite queste divisioni consentendo lemergere di nuove norme a partire dal conflitto.

http://www.youtube.com/watch?v=If-LfgnTUlU http://www.youtube.com/watch?v=UULh1C8R8yk http://www.youtube.com/watch?v=gRfh7vrKXts

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Linfluenza delle minoranze - III Per fornire prove empiriche di questa posizione, Moscovici et al. (1969) hanno condotto alcuni esperimenti, modificando la procedura sperimentale di Asch: utilizzo di una maggioranza composta da soggetti ingenui e di una minoranza di complici dello sperimentatore In luogo della valutazione della percezione delluguaglianza o differenza di linee, il compito consisteva nella valutazione del colore di alcune diapositive di colore blu. I risultati hanno dimostrato che esiste una minoranza deviante (bench minima) che influenza la maggioranza riuscendo a modificare non solo il comportamento manifesto (quindi il comportamento pubblico), ma anche la cognizione dei membri.

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Linfluenza delle minoranze - IV Le ricerche sullinfluenza sociale delle minoranze mostrano che la minoranza sembra avere effetti marcati in senso indiretto, cio: - a distanza di qualche tempo - su dimensioni dellatteggiamento o del comportamento connesse a quelle espresse dalla fonte di influenza ma non necessariamente coincidenti con esse. Questo potrebbe dipendere dal fatto che le minoranze agiscono come catalizzatori di cambiamento provocando linsorgenza di conflitto cognitivo nella maggioranza.

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Linfluenza delle minoranze - V

Oppure pu essere anche che la dissonanza cognitiva creata dalla minoranza abbia bisogno di tempo per essere risolta e che, quindi il cambiamento si realizza solo in modo occulto. Dunque, sembra che il potere della maggioranza abbia effetti immediati, mentre quello della minoranza richiede pi tempo. E stato analizzato anche il caso in cui si discuta di due temi di cui il secondo risulta poco connesso con il primo (che la questione principale del messaggio della minoranza). Lipotesi, testata attraverso diversi esperimenti (Alvaro e Crano, 1997), che le minoranze abbiano la capacit di stimolare riflessioni su tematiche che sono oggetto di discussione.

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Linfluenza delle minoranze - VI

Questo pu portare allo sviluppo di argomentazioni contrarie al messaggio della minoranza che difficilmente hanno rilevanza rispetto a temi diversi e che, pertanto, sono suscettibili di cambiamento rispetto a questi temi (debolmente connessi) e non a quello focale. Questo stato il pilastro di una tecnica di persuasione: trovare un tema debolmente connesso alla questione focale e concentrare la propaganda su questo. La maggioranza opporr resistenza su questo argomento ma si pu trasformare la mentalit rispetto alla questione cruciale.

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Linfluenza delle minoranze - VII

Moscovici ha definito gli attributi salienti che una minoranza deve possedere per influenzare e persuadere la maggioranza: consistenza (coerenza e tenacia, in senso sia sincronico fra i membri della minoranza sia diacronico nel corso del tempo) autonomia (indipendenza da legami esterni) investimento (coinvolgimento e disposizione al sacrificio) flessibilit (stile di negoziazione aperto e non dogmatico) equit (guardare a posizioni diverse con imparzialit)

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Linfluenza delle minoranze - VIII Una meta-analisi su circa 100 studi (Wood et al., 1994) dimostra che, pur avendo uninfluenza minore della maggioranza, le minoranze hanno un effetto persuasivo se confrontate con condizioni in cui sono assenti fonti di influenza E possibile quindi sostenere che la minoranza ha un effetto sul gruppo, anche se restano predominanti gli effetti della maggioranza (fatta eccezione per le misure indirette). Questo cambia la teoria proposta da Festinger che vede linfluenza come processo monodirezionale: gli individui devianti possono, infatti, essere considerati come bersagli e come fonti di persuasione. Ad ogni modo, in molti casi linfluenza delle minoranze limitata.

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Linfluenza delle minoranze - IX

Le risposte negative rivolte dalla maggioranza alla minoranza deviante comprendono: rifiuto esplicito e totale (il deviante dice il falso) rifiuto parziale (si pensa che il deviante dica il vero, ma meglio non parlarne pubblicamente) disconferma (apparente indifferenza, il deviante ignorato per neutralizzarlo) ridicolizzazione naturalizzazione (attribuzione della posizione deviante a cause endemiche naturali dellindividuo: paranoico, comunista)

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Linfluenza delle minoranze - X Quali possono essere le cause per cui una minoranza fallisce? Lintensit di investimento personale della maggioranza nel mantenimento della propria visione. Quando le questioni non sono importanti, sembra che la maggioranza abbia meno interesse e che, quindi, sia pi disposta a fare concessioni alla minoranza. Alcune minoranze hanno effetto a differenza di altre a causa del clima di opinione prevalente nel gruppo (o nella cultura) coinvolto. Se si avvisano sostegni al cambiamento, una minoranza che esprima questa visione contro una maggioranza che vi si oppone, pu avere pi successo.

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Linfluenza delle minoranze - XI Gli individui che esprimono una posizione di minoranza, oltre ad essere in disaccordo con la maggioranza, vengono categorizzati come out-group. Secondo la teoria dellautocategorizzazione (Turner, 1991) le persone gravitano attorno a coloro che fanno parte del proprio in-group (e particolarmente attorno a coloro che sono membri tipici) e si discostano dallout-group. Questo ragionamento si pu applicare anche allinfluenza delle minoranze (nel senso di subire linfluenza di minoranze che riteniamo appartenere alla nostra stessa categoria)

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Linfluenza delle minoranze - XII I risultati di vari studi sembrano dimostrare che sono i messaggi che provengono dallin-group a modificare gli atteggiamenti. Anche in questo caso, la maggioranza esercita gli effetti immediati mentre gli effetti dei messaggi della minoranza si manifestano dopo qualche tempo. Se lopinione minoritaria in una posizione deviante e poco rappresentativa dellout-group talvolta pu essere pi efficace, cos come pu accadere che membri di un out-group possano essere ricategorizzati come in-group temporaneamente (magari per una specifica questione)

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Influenza maggioritaria vs. minoritaria - I I processi psicologici soggiacenti allinfluenza maggioritaria e minoritaria sono gli stessi? Secondo Moscovici (1976) tra le due forme di influenza esistono differenze qualitative, sia nei fattori che le originano, sia negli effetti che producono. Dunque, sono ipotizzati 2 diversi processi di influenza. Esistono poi teorie mono-fattoriali (es.: Latan e Wolf, 1981) secondo cui le differenze tra le due forme di influenza sono differenze di grado e sono guidate dagli stessi processi di fondo.

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Influenza maggioritaria vs. minoritaria - II La visione duale sostiene che il conformismo provocato dalle maggioranze prima di tutto un fenomeno pubblico (compiacenza: dipendenza sociale o informazione sulla validit delle proprie credenze), mentre quello che esercitano le minoranze portano a cambiamenti privati (conversione, dovuta ai conflitti e alla ristrutturazione cognitiva prodotta dalle idee devianti) Dunque, secondo la visione duale... - linfluenza maggioritaria porta a condiscendenza, cio:

- un cambiamento a livello manifesto (sociale) - raramente a un cambiamento a livello profondo


- linfluenza minoritaria porta a conversione, cio:

- un cambiamento a livello latente - qualche volta a un cambiamento a livello manifesto

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Influenza maggioritaria vs. minoritaria - VI Ad ogni modo, secondo la visione duale, la maggioranza e la minoranza esercitano uninfluenza che innesca reazioni socio-cognitive diverse. Linfluenza minoritaria si traduce in cambiamento interiorizzato (privato), mentre quella maggioritaria si traduce in unadesione di facciata (pubblica). Altre ricerche (es. De Vries et al., 1996) hanno invece riportato che la modifica di un atteggiamento maggiore nellinfluenza maggioritaria, sia sulla questione principale, sia su una questione collegata. Comunque, alcuni (es. Nemeth, 1986) ritengono che linfluenza della minoranza agisca su modalit di pensiero differenti da quelle della maggioranza, nel senso che la prima produce un pensiero + divergente e creativo, mentre la seconda produce un pensiero + convergente e focalizzato.

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Influenza maggioritaria vs. minoritaria - VII Per quanto riguarda la teoria mono-fattoriale (Latan e Wolf, 1981) la differenza tra influenza maggioritaria e minoritaria risiede nel fatto che nella prima il numero di fonti di influenza maggiore rispetto alla seconda. La teoria di riferimento sostiene infatti che limpatto degli stimoli sociali aumenta in base al loro numero, ma con unaccelerazione negativa (simile a quanto riscontrato con la manipolazione dellampiezza della maggioranza negli esperimenti di Asch) Anche se difficile sostenere la presenza di una demarcazione netta tra le due modalit, sembra che le differenze qualitative che le distinguono sul piano degli antecedenti e degli effetti supportino una distinzione teorica tra di esse

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Conflitto intra-gruppo - I La maggior parte dei conflitti allinterno dei gruppi sono da ricondurre alla dinamica delle influenze maggioritaria e minoritaria I conflitti intra-gruppo possono avere conseguenze... - negative (ostilit interpersonali, prestazioni scarse, disintegrazione del gruppo) oppure - positive (aumento di creativit nel problem solving, soluzione di ordine e qualit superiore che soddisfano tutti i membri) Solitamente i gruppi vedono il conflitto come una minaccia sia al raggiungimento dello scopo, sia allarmonia e alla coesione del gruppo stesso, con conseguenti perdite di morale e motivazione, e virata verso interessi personali

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Conflitto intra-gruppo - II Le strategie di evitamento del conflitto messe in atto nei gruppi possono risolversi in un effetto boomerang: lappiattimento delle posizioni e la repressione delle contrariet possono provocare il disinvestimento o, addirittura, labbandono da parte di alcuni membri. I conflitti dovuti a una divergenza dopinioni possono essere evitate tramite il controllo del pensiero, sia proprio sia degli altri membri (Levine e Thompson, 1996) Il controllo del proprio pensiero si esprime in 2 modi: - tenersi per s le proprie opinioni in caso esse siano divergenti da quelle maggioritarie (e quindi minacciose per lunione del gruppo) - modificare le proprie opinioni nella direzione di quelle maggioritarie

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Conflitto intra-gruppo - III Il controllo e la manipolazione del pensiero degli altri si esprimono tramite: - controllo dei comportamenti verbali (porre vincoli sui contenuti e sui tempi) - introduzione di regole decisionali di tipo autoritario - interpretazioni distorte dei disaccordi per sminuirne limportanza e quindi ridurne il potenziale disgregante - adozione di compromessi La ricerca del compromesso definita da Moscovici (1976) normalizzazione, un processo di mutua influenza tra i membri per raggiungere una posizione media accettabile per tutti

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Conflitto intra-gruppo - IV Il processo di normalizzazione avviene quando la posta in gioco non saliente per i membri, che quindi sono motivati ad evitare il conflitto e a negoziare sulle rispettive posizioni, mediante reciproche concessioni Secondo Moscovici e Doise (1991) la propensione al compromesso negativamente associata a una presa di decisione di qualit e/o innovativa: il raggiungimento di un consenso reale e autentico viene infatti ottenuto solo con il confronto acceso tra le varie posizioni attraverso la discussione e, eventualmente, il conflitto Anche altri (Johnson e Johnson, 1989) sottolineano limportanza della controversia come situazione di apprendimento

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Conflitto intra-gruppo - V Gli scambi di opinioni tra i membri provocherebbero dapprima incertezza e conflitto, ma successivamente subentrerebbero nuove curiosit conoscitive e un aumento della capacit di adottare la prospettiva dellaltro. Questo porta sia ad una riconcettualizzazione del problema per arrivare ad una soluzione comune, sia ad un aumento di positivit delle relazioni tra i membri. Alcuni studi condotti con bambini (es. Doise e Mugny, 1984) hanno messo in luce limportanza del manifestarsi del conflitto socio-cognitivo, che produce scambi comunicativi in grado di ristrutturare le modalit di soluzione di un problema gruppale. In questi casi, la soluzione non il frutto di un imitazione o di un compromesso, ma piuttosto il risultato della costruzione di nuove conoscenze derivate dallinterazione sociale

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Conflitto intra-gruppo - VI Dunque, levitamento del conflitto sembra avere pi svantaggi che vantaggi per i membri di un gruppo. Ad ogni modo, anche da considerare la natura del conflitto, che pu essere distruttiva o costruttiva (Deutsch,1969) Il conflitto distruttivo caratterizzato da un graduale incremento e allargamento della conflittualit, fino al punto che essa permane anche quando vengano rimosse o dimenticate le iniziali cause scatenanti Il conflitto costruttivo caratterizzato invece dallimpegno dei membri in direzione di una riconsiderazione della situazione in senso cooperativo, ricostruttivo e di una reciproca soddisfazione.

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Conflitto intra-gruppo - VII Quando il conflitto gi emerso, spesso i gruppi mettono in atto strategie di riduzione del conflitto, per riportare larmonia e raggiungere lo scopo senza ostacoli. La riduzione del conflitto pu manifestarsi nei seguenti modi: - la maggioranza impone la sua visione e isola (o espelle) i devianti - la minoranza impone la propria visione e la maggioranza si adatta - fenomeni di negoziazione in cui, a partire da posizioni divergenti, c uno scambio di informazioni e comunicazioni tra le posizioni per raggiungere una decisione consensuale che soddisfi tutti - votazioni, mediante un criterio condiviso che soddisfi tutti i membri

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I processi scismatici - I Cos uno scisma? Il termine scisma si riferisce al processo di divisione di un gruppo in sottogruppi e alla secessione finale di almeno uno dei sottogruppi del gruppo originario (Sani e Reicher, 1998) Worchel et al. (1991) sostengono che la nascita di un nuovo gruppo da uno precedentemente esistente avviene dopo un periodo di malcontento di alcuni membri e un successivo evento scatenante, che genera il distacco. Secondo Sani e Reicher (1998) ciascuna fazione ritiene che laltra (o le altre) stia violando lessenza (ossia gli aspetti centrali alla base dellesistenza del gruppo) dellidentit del gruppo.

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I processi scismatici - II A questo punto si arrestano i processi di negoziazione tra le parti e il conflitto intra-gruppo diviene irrisolvibile, dunque avviene lo scisma. Studio sulla scissione del PCI in PDS e RC (Sani e Reicher, 1998)
Metodo: interviste a militanti e leader di PDS e RC sulle rappresentazioni riguardo a PCI, PDS e RC. Analisi del contenuto delle interviste. Risultati Rappresentazioni del PCI: - argomentazioni comuni ai 2 gruppi (es. Il PCI era comunista ma non acritico nei confronti dellURSS)

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I processi scismatici - III


- argomentazioni unilaterali (es. PDS: Il PCI era pluralista, Il PCI era indebolito dal purismo ideologico; es. RC Il PCI era un partito di classe) - argomentazioni asimmetriche (es. PDS Il PCI era diviso in fazioni pragmatiche e dogmatiche; es. RC Il PCI era diviso in fazioni comuniste e non-comuniste) Rappresentazioni del PDS Sono solo asimmetriche (es. PDS Il PDS unefficace forza nuova della sinistra; es. RC Il PDS una forza politica liberale non di sinistra) Rappresentazioni di RC Sono solo asimmetriche (es. PDS RC anacronistica e dogmatica; es. RC RC il partito che capisce che si possono aiutare le classi lavoratrici solo combattendo il capitalismo)

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I processi scismatici - IV Secondo gli autori dello studio, lanalisi delle argomentazioni mostra che ciascuno dei 2 sottogruppi vedeva la posizione dellaltro come incoerente rispetto alla natura e allidentit del PCI. Con lapertura del dibattito sul cambiamento di simbolo e nome del partito (evento scatenante) e la successiva trasformazione da PCI a PDS viene avallata dalla maggioranza, avviene il processo scismatico della minoranza, che va a costituire un nuovo gruppo. Sani (1998) individua alcune condizioni necessarie perch avvenga un scisma: - percezione di minaccia allidentit di gruppo - percezione di mancanza di entitativit del gruppo

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I processi scismatici - V - accentuazione delle differenze tra sottogruppi e delle somiglianze entro il proprio sottogruppo (ingroup-outgroup) - impermeabilit allinfluenza sociale dellaltro sottogruppo - simmetria rispetto allattribuzione di sovversivo allaltro sottogruppo Laccadere di un processo scismatico dipende anche dalle relazioni di status tra le fazioni e dal contesto sociale inter-gruppi di riferimento: ad es. lo scisma del PCI spiegabile solo se si tiene conto anche della crisi del comunismo a livello internazionale (caduta del muro, crisi dellURSS, ecc.)

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I processi scismatici - VI

A differenza delluscita individuale da un gruppo (quando i livelli di impegno del gruppo e dellindividuo scendono sotto-soglia, cfr. Levine e Moreland, 1994), nello scisma luscita dal gruppo operata da un sottogruppo di membri, dunque in una situazione intra-gruppo si verificano dinamiche di relazione inter-gruppi. La scarsa attenzione mostrata dalla psicologia sociale ai processi scismatici dovuta probabilmente alla difficolt di studio di tali processi, difficilmente riproducibili in situazioni sperimentali di laboratorio

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Relazioni intergruppi

Identit sociale e relazioni inter-gruppi - I Allinterno della psicologia sociale attuale, e in particolare della psicologia sociale europea, la Teoria dellIdentit Sociale (Social Identity Theory, SIT: Tajfel, 1978, 1981; Tajfel e Turner, 1979, 1986) e i suoi sviluppi successivi, come la Teoria della Auto-categorizzazione o Categorizzazione del S (Self Categorisation Theory, SCT: Turner, 1985; Turner et al. 1987), rappresentano uno dei paradigmi teorici ed empirici dominanti. La SIT e la SCT hanno avuto un considerevole impatto sulla ricerca in psicologia sociale negli ultimi due decenni.

Identit sociale e relazioni inter-gruppi - II Il contributo della SIT e della SCT stato particolarmente rilevante soprattutto per ci che concerne la comprensione dei processi cognitivi e motivazionali che regolano il comportamento degli individui nei gruppi e le relazioni tra i gruppi allinterno delle strutture sociali, e pi in generale per ci che riguarda il complesso sistema di relazioni tra individui, gruppi e societ, che rappresenta in un ultima analisi il focus centrale della psicologia sociale stessa come disciplina (Abrams e Hogg, 1990; Brown, 2000; Capozza e Brown, 2000). Attraverso il processo di autocategorizzazione noi scegliamo di appartenere a determinati gruppi piuttosto che ad altri.

Identit sociale e relazioni inter-gruppi - III Lidentit sociale concettualizzata come il legame psicologico tra il s e il collettivo che emerge attraverso il processo psicologico di categorizzazione. Come afferma Tajfel (1978), lidentit sociale la parte del concetto di s individuale che deriva dalla consapevolezza di essere membro di un gruppo sociale (o pi gruppi) con i valori e il significato emotivo che comporta questa appartenenza Dal momento che lidentit sociale parte del concetto che lindividuo ha di s come membro di un determinato gruppo, losservazione che se ne ricava pu essere senza dubbio che meglio avere una visione dellin-group positiva.

Identit sociale e relazioni inter-gruppi - IV

Teoria dellIdentit Sociale (Tajfel, 1978)


Punti salienti:

Il confronto intergruppi attiva negli appartenenti un bisogno di specificit positiva del proprio gruppo rispetto allout-group. Attraverso il raggiungimento di tale specificit positiva, il gruppo contribuisce a fornire ai suoi membri unidentit sociale positiva Identit sociale: linsieme degli aspetti del concetto di s che derivano dallappartenenza ad un gruppo

Identit sociale e relazioni inter-gruppi - V Competizione sociale: il conflitto fra gruppi pu essere la conseguenza di una competizione non solo per risorse materiali, ma anche di una competizione per il prestigio Tre processi fondamentali in gioco nella competizione sociale:

la categorizzazione sociale: permette di costruire una rappresentazione semplificata del mondo sociale che comporta unaccentuazione delle differenze fra categorie e una riduzione delle differenze allinterno di ciascuna categoria lidentificazione sociale: definizione di s delle persone come membri di un gruppo il confronto sociale: permette di determinare il valore relativo dei gruppi rispetto a dimensioni di confronto rilevanti, in riferimento alle quali raggiungere o mantenere una specificit positiva del gruppo di appartenenza

Identit sociale e relazioni inter-gruppi - VI Teoria della Categorizzazione di S (Turner et al., 1987) Obiettivo: spiegare gli antecedenti e le conseguenze della formazione psicologica di un gruppo, partendo dal processo cognitivo di categorizzazione Differenze fra teoria della Categorizzazione di S (SCT) e teoria dellIdentit Sociale (SIT): - la SIT considera lidentit sociale come un aspetto di S derivante dallappartenenza di gruppo; per lSCT essa costituisce un livello di astrazione della rappresentazione cognitiva del s la SIT distingue fra agire nei termini del S ed agire nei termini del gruppo; la SCT considera comportamento individuale e di gruppo come un agire nei termini del S, un S che opera a diversi livelli di astrazione

Identit sociale e relazioni inter-gruppi - VII Tre livelli fondamentali di categorizzazione di s:

livello sovraordinato: S come essere umano (identit umana) livello intermedio: S come membro di un gruppo (identit sociale) livello subordinato: S come individuo unico (identit personale)
Conseguenze della categorizzazione di s a livello intermedio:

accentuazione del carattere prototipico e stereotipico del gruppo depersonalizzazione della percezione di s, che comporta un incremento della somiglianza percepita fra s ed i membri del proprio gruppo

Identit sociale e relazioni inter-gruppi - VIII Quali categorie sociali saranno salienti in una determinata situazione?

Modello Accessibilit per Fit (corrispondenza): la categorizzazione sociale utilizzata sar quella che massimizza linterazione fra accessibilit della categoria (rispetto alle intenzioni presenti ed allesperienza passata) e la corrispondenza fra stimoli e specificazioni categoriali Principio del metacontrasto: la categorizzazione saliente sar quella che minimizza le differenze intracategoriali e massimizza le differenze intercategoriali
Critiche: difficile predire con esattezza quale categorizzazione di s sar saliente in contesti in cui le categorizzazioni possibili sono numerose (Hogg e McGarty, 1990)

Identit sociale e relazioni inter-gruppi - IX Secondo Tajfel e Turner (1986), confrontando il mio con altri gruppi ne stabilisco il prestigio che, secondo la teoria, avr conseguenze anche sulla mia stessa autostima (equivalente della teoria del confronto sociale di Festinger a livello di gruppi) C, quindi, una ricerca diretta al fine di valutare positivamente il mio in-group. Quello che accade quando si ha un confronto intergruppi la possibilit che emergano confronti di tipo discriminante e di bias a favore del proprio in-group.

Identit sociale e relazioni inter-gruppi - X Un altro processo che si pu verificare quello della ricategorizzazione, quando un precedente out-group viene inserito nellin-group in contrapposizione ad un altro outgroup (ad es.: film Niente da dichiarare) I gruppi reali pi osservati per studiare i processi di identit sociale e il bias verso lingroup sono i gruppi di lavoro. I primi risultati degli studi effettuati sui gruppi lavorativi Brown, 1978; van Knippberg e van Oers, 1984) hanno dimostrato che il perseguire una distintivit positiva avviene in modo diverso e seconda dei diversi contesti in cui si effettua il confronto intergruppi.

Identit sociale e relazioni inter-gruppi - XI I gruppi usano i diversi linguaggi o i diversi dialetti per distinguersi (il dialetto rimanda a un particolare gruppo etnico e, quindi, anche alla nostra identit sociale) e comunicare in un certo modo con lout-group. Inoltre, il linguaggio pu servire per esprimere il pregiudizio di un gruppo nei confronti di altri. Secondo Giles et al. (1981) la differenziazione linguistica pu servire nei casi in cui lidentit in pericolo (caso in cui, ad esempio, si commenta o insulta un membro dellout-group nel linguaggio dellin-group).

Identit sociale e relazioni inter-gruppi - XII Anche la descrizione del comportamento altrui pu essere diversa a seconda se loggetto un membro dellin-group o un membro dellout-group (es. Linguistic Category Model). La discriminazione linguistica sembra avere la funzione di mantenere una immagine positiva dellin-group (e quindi di protezione dellidentit): comunque il pregiudizio linguistico sembra essere favorito anche da altri fattori quali le diverse aspettative in-group/out-group e la preferenza per le associazioni di valori positive con lin-group e lallontanamento di valori negativi associati allout-group. I gruppi sociali non hanno tutti lo stesso status; quello che accade da parte dei gruppi di status e potere inferiore, una ricerca di una distinzione positiva

Identit sociale e relazioni inter-gruppi - XIII I gruppi di status elevato hanno una posizione di superiorit rispetto ad altri gruppi che sono presenti nella societ. Questa superiorit data dalloccupare posizioni privilegiate e dirigenziali nella societ. Questo implica che i membri che appartengono a questi gruppi, hanno una percezione di s tendenzialmente positiva. Con i gruppi di status elevato, il confronto avviene in quanto i membri continuano a marcare la superiorit del proprio in-group, molto pi di quanto non facciano i gruppi di status inferiore (Mullen, Brown e Smith, 1992).

Identit sociale e relazioni inter-gruppi - XIV La differenziazione intergruppi, inoltre, sembra assolvere funzioni diverse. Per i gruppi di status superiore, la differenziazione pu servire a mantenere la propria posizione dominante. Per i gruppi di status simile, pu servire per differenziarsi. Questa ultima ipotesi non ha avuto molto sostegno dai dati empirici; infatti, alcune ricerche (Brown e Abrams, 1986) hanno evidenziato una predisposizione maggiore verso gruppi con atteggiamenti simili a quelli dellin-group.

Identit sociale e relazioni inter-gruppi - XV

Inoltre si evidenziava un bias moderato nei confronti dellin-group quando i soggetti credono di rapportarsi a un gruppo di status simile al loro. Quello che accade dopo aver attraversato una certa soglia di somiglianza, la percezione di una minaccia che deriva dalla vicinanza psicologica delloutgroup; questo porta a un aumento del bias a favore dellin-group.

Identit sociale e relazioni inter-gruppi - XVI Per quanto riguarda i gruppi di status inferiore, secondo la teoria dellidentit sociale, la necessit di ovviare a uno svantaggio sociale porter a una serie di confronti che potrebbero avere un esito negativo (ed essere quindi deleteri per lautostima). Quello che pu accadere in questi casi labbandono del proprio gruppo per passare a uno di status superiore (Tajfel e Turner, 1986). Questo, per difficile prima di tutto quando lappartenenza a un gruppo non si scelta, ma ascritta (per esempio, etnia o genere); in secondo luogo, pu accadere che esista un forte attaccamento con il proprio gruppo che ne impedisce labbandono.

Identit sociale e relazioni inter-gruppi - XVII Nel caso in cui uscire dal gruppo impossibile, le strategie possono essere diverse: - circoscrivere i confronti solo verso gruppi di status simili o, addirittura, inferiori (che pu portare a una distintivit pi positiva per lin-group) - cercare dimensioni valoriali diverse di confronto (ad es., i gruppi di contestazione giovanile) Quando i gruppi di status inferiore non riescono a immaginarsi delle alternative, il confronto con un gruppo superiore non avverr. Questo contribuisce a mantenere delle situazioni sociali in cui prevalgono ingiustizie.

Identit sociale e relazioni inter-gruppi - XVIII Secondo Tajfer e Turner (1986) esistono tre fattori che sembrano incoraggiare lo sviluppo delle alternative cognitive che possono portare al confronto con gruppi di status superiore: La presenza di confini relativamente valicabili tra i gruppi La presenza di differenze di status relativamente instabili La percezione dellillegittimit di queste differenze e dellinequit dei principi su cui si reggono. In situazioni di consapevolezza di ingiustizia nei confronti del proprio gruppo, quello che pu accadere una forma collettiva di protesta: questo accade sia in gruppi di status alto, che in gruppi di status basso.

1. 2. 3.

La categorizzazione sociale - I Una delle principali caratteristiche del comportamento intergruppi quella di percepirsi reciprocamente in termini categoriali come membri di uno o pi gruppi. A che cosa serve questa tendenza alla categorizzazione sociale? Una risposta generale che la categorizzazione un modo indispensabile con cui semplifichiamo e ordiniamo il mondo. Riconducendo gli stimoli (fisici e sociali) a categorie basate su somiglianze e differenze, possiamo affrontare gli eventi in modo + efficiente e adeguato alla nostra (limitata) capacit cognitiva. In altre parole, il processo di categorizzazione ha una valenza di sopravvivenza per la specie umana.

La categorizzazione sociale - II Il processo di categorizzazione ha punti di contatto con il pensiero scientifico, che usa sistemi di classificazione per ridurre la complessit degli oggetti di studio ad un numero gestibile di categorie. La categorizzazione , inoltre, alla base di processi vitali quali la comunicazione: il sistema linguistico quello che ci permette di riferirci a classi di oggetti e persone senza la necessit di descrizioni minuziose Se la categorizzazione ha lo scopo di dare ordine, necessario che le categorie siano ben distinguibili cos come gli oggetti e le persone che ne fanno parte; dobbiamo riuscire a capire subito chi appartiene o meno a una categoria. Gordon Allport (1954) nella sua opera sul pregiudizio afferma: Le categorie sono nomi che tagliano a fette il mondo sociale

La categorizzazione sociale - III Il primo a fare esperimenti su questo aspetto fu Campbell (1957) che, attraverso un semplice esperimento, riusc a dimostrare che la categorizzazione aumenta il contrasto.
Esperimento delle sillabe senza senso: compito soggetti: memorizzare la collocazione spaziale di sillabe senza senso presentate su una linea orizzontale sempre nella stessa posizione. stimoli:
sillabe aventi la e come lettera centrale collocati sulla sinistra sillabe aventi la x come lettera finale collocati sulla destra sillabe casuali al centro

risultati: errori nel ricordare la posizione delle sillabe al centro. I soggetti tendevano a separare con precisione la posizione spaziale delle 2 categorie di stimoli.

La categorizzazione sociale - III 1. Tajfel (1959) riprese questa conclusione e da qui svilupp due ipotesi: Se imponiamo categorie esistenti a una serie di stimoli (fisici o sociali) il risultato sar un rafforzamento delle differenze tra le categorie. Le differenze interne a ogni categoria di attenueranno

2.

La categorizzazione sociale - IV Queste due ipotesi sono state verificate attraverso diversi esperimenti (Tajfel e Wilkes, 1963; Doise, 1976; Eiser, 1971; Mc Garty e Penny, 1988). A che cosa pu servire questo processo? Permette di rafforzare le differenze tra gruppi diversi e di ridurre le differenze allinterno del proprio gruppo, in modo da facilitare cognitivamente il processo di risposta (che sar diverso a seconda se il ricevente nellin-group o nelloutgroup). Da cosa dipende luso di una specifica categorizzazione piuttosto che di altre possibili? Secondo Bruner (1957) le persone usano le categorie pi accessibili e pi integrate con la situazione attuale.

La categorizzazione sociale - V

1. 2. 3.

Secondo Campbell (1958) esistono tre fattori con cui gli individui vengono percepiti come gruppi. Questi fattori sono: di natura fisica: la prossimit (lessere fisicamente vicini). di natura socio-culturale: la somiglianza (il condividere caratteristiche comuni quali linguaggio, stile di vestiario, ecc.) di natura psicologica: il destino comune (il fare qualcosa assieme o avere esperienze simili)

La categorizzazione sociale - VI Non tutte le categorie sono equivalenti da un punto di vista psicologico: non apparteniamo a tutte le categorie. Secondo la teoria dellautocategorizzazione, la categoria che verr probabilmente adottata nel caso specifico quella che minimizza la differenza tra s e il membro tipico della categoria di appartenenza e massimizza la differenza tra il membro prototipico dellin-group e il membro prototipico dellout-group. Questo principio pu essere rappresentato da un rapporto definito rapporto di metacontrasto.

La categorizzazione sociale - VII

Rapporto di Metacontrasto

Differenza inter-categoriale media = Differenza media tra s e un altro membro dellin-group

una formula situazionale, per cui basta che diventi saliente una diversa identit di gruppo per cambiare il rapporto di metacontrasto

La categorizzazione sociale - VIII Integrazione categoriale Campbell (1958) parla di entitativit percepita per indicare il fenomeno per cui la percezione di un insieme di persone come membri di uno stesso gruppo dipende dal modo in cui esse stanno in rapporto luna con laltra Lentitativit, per Campbell, ha in s i tre criteri di prossimit, somiglianza e destino comune Un altro fattore che influenza la scelta delle categorie la distintivit degli stimoli: sembra, infatti, che per tale motivo le minoranze numeriche siamo fonte di attenzione per le maggioranze (Kanter, 1977; Taylor, 1981)

La categorizzazione sociale - IX Accessibilit categoriale Oltre alle propriet dello stimolo, deve essere presa in considerazione a quello che ognuno porta nella situazione. Questo facilita o ostacola la facilit o la difficolt di accesso alle categorie. Viene riconosciuta limportanza di tre fattori: La natura degli eventi immediatamente precedenti (per cui probabile che, se accade qualche evento che porta a una categorizzazione, possibile che gli eventi successivi vengano interpretati alla luce di queste categorie. Questo fenomeno conosciuto come effetto di priming)

1.

La categorizzazione sociale - X

2.

La disposizione personale dellosservatore e linfluenza che questa esercita sulla tendenza a utilizzare certe categorie piuttosto che altre Il compito o lobiettivo attuale della persona che effettua la categorizzazione nostra

3.

PRIMING = attivazione categoriale (spesso al di fuori della consapevolezza) provocata da uno stimolo preliminare Il priming viene utilizzato spesso per stimolare una determinata categorizzazione anche a livello subliminale

La categorizzazione sociale - XI

Esempio degli effetti del priming su risposte valutative


Effetto della presentazione preliminare di aggettivi e simboli, tra cui alcuni evocatori della categoria malato mentale, sul ricordo e la valutazione di una persona descritta in una breve storia (Skowronski et al., 1993) Risultati: Il gruppo di SS esposti alla presentazione preliminare ricordava un numero maggiore di caratteristiche stereotipiche della persona descritta e ne dava una valutazione + negativa

La categorizzazione sociale - XII In realt, studi effettuati successivamente sugli effetti di priming sulla categorizzazione, suggeriscono leventualit di prendere in considerazione aspetti che dipendono da fattori relativi alla disposizione personale del soggetto. Ad esempio, uno studio (Devine,1989) che mostrava come il priming provocasse categorizzazioni etniche in base a stereotipi negativi, non aveva tenuto conto del livello di pregiudizio iniziale dei soggetti (Lepore e Brown, 1997). Alcune categorizzazioni hanno una maggiore accessibilit per alcuni, ad esempio quelle di natura etnica sono in varie situazioni le + accessibili per coloro che hanno pregiudizi etnici. Il tipo di categorizzazione pu anche variare a seconda delle richieste del compito.

La categorizzazione sociale - XIII

Se la categorizzazione un processo cos importante per gli individui, dovremmo aspettarci che possa esistere anche nei bambini. In effetti, sembra che i bambini siano sensibili alle divisione degli stimoli presenti nellambiente che li circonda fin dalla pi tenera et Sembra, inoltre, che non sia un processo rigido di catalogazione, ma che risenta del contesto peculiare in cui si trovano i bambini.

La categorizzazione sociale - XIV Alcuni studi condotti su bambini americani da Horowitz e Horowitz (1938), hanno dimostrato che esistono delle categorie pi o meno salienti nel mondo infantile. La categoria pi saliente era quella dellappartenenza etnica (bianco-nero), seguita dal genere (maschio-femmina) e dallo status socio-economico. Anche se questi risultati sono stati riscontrati anche in altri contesti culturali, una ricerca condotta Davey (1983) I compiti che, di solito, vengono presentati ai bambini, consistono in semplici raggruppamenti di fotografie con soggetti che variano per sesso, etnia, et, abbigliamento.

La categorizzazione sociale - XV Davey introdusse un nuovo criterio: chiese ai bambini chi giocherebbe insieme con chi. Questo nuovo criterio fece s che fosse pi saliente il genere dellappartenenza etnica. I risultati mostrano una maggiore accessibilit della categorizzazione di genere rispetto a quella etnica se saliente la dimensione comportamento di gioco Sono state, inoltre, effettuate numerose ricerche in contesti con diverse minoranze etniche ed emerso che la salienza delle categorie nei bambini contesto-dipendente (Bennet, et al., 1991)

La categorizzazione sociale - XVI A questo punto, i ricercatori hanno iniziato a chiedersi se basti la categorizzazione di un individuo in un gruppo a far emergere la discriminazione intergruppi. E facile, infatti, evidenziare dei pregiudizi a favore dellingroup. Ad analizzare questo problema per primi furono Rabbie e Horowitz (1969). Tramite alcuni semplici esperimenti basati su ricompense, emerse chiaramente un favoritismo nei confronti dellin-group piuttosto che delloutgroup anche quando i membri di un gruppo non si conoscono; basta che sia nota lappartenenza a quel determinato gruppo per favorirlo.

La categorizzazione sociale - XVII Ricerca di Rabbie ed Horwitz (1969): quali sono le condizioni minime sufficienti a generare discriminazione intergruppi?
Procedura sperimentale: divisione di scolari estranei fra loro in Blu e Verdi, seguita o meno da unesperienza di destino comune di gruppo (informazione di ricompensa o non-ricompensa vs. nessuna informazione). Ai soggetti era chiesto di valutare i membri dellin-group e delloutgroup rispetto ad alcune caratteristiche quali cordialit, sincerit ecc. Risultati: lesperienza di un destino comune (condizione di interdipendenza), positivo o negativo, la condizione necessaria e sufficiente per osservare favoritismo verso il gruppo di appartenenza

La categorizzazione sociale - XVIII

Ricerca di Tajfel, Billig, Bundy e Flament (1971): basta la semplice

categorizzazione in gruppi, in assenza di conflitti oggettivi di interessi o di interdipendenza del destino, per provocare favoritismo verso lin-group? Paradigma sperimentale dei gruppi minimi

divisione dei partecipanti in due gruppi su base arbitraria assenza di interazioni faccia a faccia anonimato di tutti i membri dei gruppi assenza di interesse personale nelle risposte dei soggetti

La categorizzazione sociale - XIX


Compito sperimentale: Distribuzione di risorse ad un membro dellin-group e dellout-group mediante matrici, strutturate in modo tale per cui ad una certa somma per il membro dellin-group ne corrisponde unaltra per il membro dellout-group Strategie di scelta possibili: Massimo profitto comune: scelta della casella corrispondente alla somma pi alta da estorcere allo sperimentatore Massimo profitto per il gruppo di appartenenza: massimo punteggio per il membro del gruppo di appartenenza Massima differenza a favore del gruppo di appartenenza: scelta che massimizza la differenza anche se questo implica un guadagno relativamente minore rispetto a quello massimo possibile Equit: punteggi uguali o simili per i due destinatari

La categorizzazione sociale - XX
Risultati:

preponderanza di scelte di massimo profitto e soprattutto di massima differenza a favore dellin-group rilevanza della scelta di equit Conclusioni: la categorizzazione sociale di per s sufficiente per produrre discriminazione intergruppi Secondo Tajfel et al. (1971) le scelte dei partecipanti riflettono un compromesso fra due norme sociali: una norma di equit ed una norma centrata sul primato del proprio gruppo, in base alla quale appropriato favorire i membri del proprio gruppo a discapito di gruppi esterni

La categorizzazione sociale - XXI Il paradigma dei gruppi minimi ha ricevuto grande successo, accompagnato da una serie di critiche (interpretazione focalizzata + sulla norma dellin-group bias che sulla norma dellequit, mancanza di validit esterna ed ecologica del paradigma, specificit dellinteresse economico, ecc.) Per esempio, quando si tratta di ricevere ricompense emerge un maggiore favoritismo in-group rispetto a quando si tratta di sottrarre denaro o dare uno stimolo negativo allin-group o allout-group: in questultimo caso il favoritismo in-group ha livelli inferiori (Hewstone et al., 1981)

La categorizzazione sociale - XXII Secondo Rabbie et al. (1989) anche i risultati dei gruppi minimi possono essere spiegati alla luce di una percezione di interdipendenza del destino, basata sulla credenza che i membri di ciascun gruppo tenderanno a favorirsi tra loro. Dunque, secondo questa interpretazione, avallata da alcuni studi, il favoritismo in-group da attribuire alla salvaguardia di un interesse personale (massimizzazione del proprio utile): se la fonte di ricompensa (o nonricompensa) lout-group (= interdipendenza con i membri dellout-group), allora diminuisce il favoritismo in-group e in alcuni casi si ha favoritismo verso lout-group (Rabbie et al., 1989)

La categorizzazione sociale - XXIII Ad ogni modo, altre ricerche (Gagnon e Bourhis, 1996) mostrano che anche quando non c alcuna condizione di interdipendenza possibile (ad es.: soggetti ricompensati a prescindere dalle scelte degli altri membri in-group e out-group) esiste qualche forma di favoritismo in-group (e quindi di discriminazione inter-gruppi) Dunque, la percezione di interdipendenza sembra incrementare la discriminazione inter-gruppi, ma non sembra necessaria per provocare questo tipo di risposta

La categorizzazione sociale - XXIV Un altro aspetto focale della categorizzazione sociale la percezione di omogeneit dellout-group: i membri dellout-group tendono ad essere percepiti in modo pi omogeneo rispetto ai membri dellin-group. Una prima ipotesi che questo effetto percettivo nasca dalla differenza di quantit di informazioni che ha losservatore rispetto ai due (o pi) gruppi (Linville et al., 1989). Una seconda ipotesi sostiene limportanza della natura della categoria: lingroup percepito come pi variabile e articolato perch, come concetto, pi importante e concreto in quanto contiene il s

La categorizzazione sociale - XXV La prima ipotesi non ha avuto supporto dai dati empirici. Inoltre, anche usando il paradigma dei gruppi minimi di Tajfel (in cui praticamente non si hanno informazioni sui gruppi) si pu osservare leffetto di percezione di omogeneit dellout-group. E da sottolineare, comunque, che lout-group non necessariamente sempre percepito come eterogeneo. Uno dei fattori pi importanti che influisce sulla percezione di omogeneit la dimensione relativa del gruppo (Simon e Brown, 1987). E stato dimostrato, infatti, che quando lin-group minoritario, possa avvertire il bisogno di difendere la propria identit dal gruppo di maggioranza: questo capovolge la situazione precedentemente descritta.

Conflitto inter-gruppi - I Come si pu definire il pregiudizio? ...il mantenimento o lespressione di atteggiamenti dispregiativi, emozioni negative o condotte discriminatorie nei confronti di membri di un gruppo esterno; tali fenomeni sono motivati dallappartenenza di questi membri al gruppo esterno (Brown, 1995). Teoria della frustrazione-aggressivit (Dollard et al., 1939): la presenza di un comportamento aggressivo presuppone sempre lesistenza di frustrazione, cos come lesistenza di frustrazione porta sempre a un comportamento aggressivo Dato che spesso laggressivit non pu essere rivolta alla vera fonte della frustrazione, allora viene spostata su unaltro obiettivo (ad esempio: un gruppo di minoranza).

Conflitto inter-gruppi - II Esempi storici (1): Dollard et al., 1939 frustrazioni causate dal crollo delleconomia tedesca

popolarit delle idee antisemite di Hitler Esempi storici (2): Hovland e Sears, 1940 fase di recessione economica (= alto prezzo del cotone)

numero di neri linciati

Conflitto inter-gruppi - III Esperimento in un campo estivo per giovani di Miller e Bugelski (1948): la frustrazione per i vincoli posti dai responsabili del campo viene sfogata verso due gruppi minoritari (= aumento atteggiamenti negativi), mentre un gruppo di controllo (che non sperimenta la frustrazione) non mostra tale aumento. Punti di debolezza della teoria della frustrazione-aggressivit: - quale gruppo (o individuo) sar scelto come capro espiatorio? - la frustrazione non n necessaria n sufficiente a provocare laggressivit (Berkowitz, 1962; Bandura, 1973)

Conflitto inter-gruppi - IV Teoria della frustrazione-aggressivit rivisitata da Berkowitz (1962; 1989): - il gruppo (o individuo) scelto come capro espiatorio stato gi in passato fonte di conflitto o antipatia - la frustrazione non causata semplicemente dallinterferenza oggettiva con una risposta diretta allo scopo, ma anche da un ostacolo alla soddisfazione delle aspettative degli individui - la frustrazione solo una delle possibili esperienze spiacevoli che provocano aggressivit negli individui: anche altri eventi avversi (es.: percezione di dolore, calore, freddo) possono favorire laggressivit (es.: le rivolte popolari sono + probabili con alti livelli di calore e umidit)

Conflitto inter-gruppi - V Limiti dellapproccio frustrazione-aggressivit: - un approccio individualistico in quanto... * presuppone che unesplosione di scontento accade in quanto i membri di una folla sperimentino nello stesso istante uno stato emotivo negativo che viene poi scaricato da tutti verso lo stesso bersaglio * il pregiudizio visto come un fenomeno irrazionale dovuto allaggregazione di stati emotivi individuali, dunque non ci sarebbe una premeditazione verso uno specifico gruppo esterno - non in grado di spiegare i comportamenti positivi (amicizia e cooperazione) tra i gruppi, in quanto lassenza di frustrazione implica solo lassenza di aggressivit, non leventuale spinta a collaborare

Conflitto inter-gruppi - VI Teoria della deprivazione relativa (Runciman, 1966): - le persone manifestano scontento quando percepiscono una discrepanza tra quanto hanno e quanto ritengono di dover avere (scarto tra aspettative e risultati: + alta, + la probabilit di scontento) Runciman (1966) distingue tra: - deprivazione egoistica (insoddisfazione rispetto ad aspettative personali) - deprivazione collettiva (insoddisfazione rispetto alla deprivazione del proprio gruppo rispetto a uno standard desiderato) Misurazione della deprivazione relativa: differenza di punteggio tra soddisfazione verso la propria vita reale e aspettativa verso la vita ideale (Cantril, 1965)

Conflitto inter-gruppi - VII

Le ricerche di Gurr, 1970 (correlazione tra deprivazione relativa e tumulti in varie nazioni) e di Crawford e Naditch, 1970 (correlazione tra deprivazione relativa e atteggiamenti verso Potere Nero e le sommosse dei neri a Detroit) forniscono evidenze empiriche a favore di questa teoria. Cosa determina le aspettative degli individui? Un fattore importante lesperienza passata Secondo Davies (1969) pi probabile che le rivolte avvengano non dopo una deprivazione prolungata, ma dopo un periodo di prosperit relativa (= aumento di aspettative verso il futuro) che ha ricevuto un brusco freno

Conflitto inter-gruppi - VIII Davies sostiene infatti che le + famose rivolte storiche (rivoluzioni francese e russa, guerra civile americana, avvento del nazismo in Germania) sono state precedute da 20-30 anni di prosperit, prima di un brusco arresto socioeconomico. La tesi di Davies stata confermata solo in parte Un altro fattore ipotizzato come antecedente laspettativa il contatto con altri gruppi Alcuni studi mostrano che il pregiudizio inter-gruppi legato alla deprivazione collettiva, non a quella egoistica (es.: sostegno dei neri a Potere Nero, sostegno dei francofoni agli indipendentisti del Qubec)

Conflitto inter-gruppi - IX Pi recentemente sono stati portati almeno 4 ulteriori elementi in grado di migliorare il modello di predizione dello scontento sociale sulla base della deprivazione relativa il ruolo dellidentificazione di gruppo: una forte identificazione dei membri sembra favorire la percezione di deprivazione collettiva che porta allazione di gruppo la credenza dei membri che la protesta di gruppo possa favorire il cambiamento sociale la natura dellingiustizia che provoca la percezione di deprivazione relativa: la percezione di uningiustizia distributiva (inequit di distribuzione) sembra potente nel provocare deprivazione relativa rispetto a uningiustizia procedurale (inequit di metodo) il termine di confronto scelto (ossia il gruppo oggetto di paragone)

1.

2. 3.

4.

Conflitto inter-gruppi - XI Dallanalisi delle cause psico-sociali dello scontento sociale in termini di deprivazione allo studio del conflitto tra interessi gruppali: la teoria del conflitto realistico di Sherif (1967) Gli atteggiamenti e il comportamento inter-gruppi tenderanno a riflettere gli interessi oggettivi di ciascun gruppo nel confronto con gli altri gruppi: se tali interessi gruppali sono in conflitto, aumenta la competitivit (e lostilit) intergruppi, se invece gli interessi coincidono, aumenta lo sforzo collaborativo (Sherif, 1967)

Conflitto inter-gruppi - XII In quali condizioni si genera animosit fra i gruppi? necessario considerare le conseguenze dellappartenenza di gruppo sugli individui (Sherif et al., 1961) Le ricerche dei campi estivi (Sherif e Sherif, 1953; Sherif et al., 1955; 1961) Partecipanti: adolescenti americani, non consapevoli di partecipare ad una ricerca, che trascorrevano due settimane in un campo estivo diretto da Sherif e collaboratori Procedura: introduzione di diverse fasi, nel corso delle quali i ricercatori concentravano lattenzione su aspetti diversi del gruppo e del comportamento intergruppi

Conflitto inter-gruppi - XIII


Fase I: le attivit riguardavano tutti i partecipanti Fase II: dopo una settimana, divisione in due gruppi distinti, Rossi e Blu, apparentemente al fine di organizzare le attivit del campo * * Separazione degli amici pi stretti. Fine delle attivit comuni Evoluzione delle abitudini e delle gerarchie intra-gruppi

Fase III: introduzione di competizione fra i due gruppi * Rapido deterioramento delle relazioni inter-gruppi, caratterizzate formazione di stereotipi negativi dellaltro gruppo * Forte coesione allinterno di ciascun gruppo situazioni * Le tensioni inter-gruppi non cessavano nemmeno al termine delle competitive da ostilit e

Fase IV: introduzione di uno scopo sovraordinato per i due gruppi * Diminuzione dellostilit e della tensione fra i gruppi

Conflitto inter-gruppi - XIV Cosa ci dicono le ricerche dei campi estivi?

i risultati sono interpretabili sulla base di dinamiche inter-gruppi e non di dinamiche inter-personali o intra-personali il conflitto di interessi, anche rappresentato da giochi competitivi, allorigine del conflitto inter-gruppi il gruppo premiato mostra maggiore favoritismo per il proprio gruppo (in-group bias) e discredito dellout-group rispetto al gruppo non premiato, contraddicendo la teoria della frustrazioneaggressivit scopi sovraordinati conducono a cooperazione fra gruppi

Conflitto inter-gruppi - XV

I risultati delle ricerche dei campi estivi (in particolare il fenomeno dellingroup bias) hanno ricevuto conferma anche da altri studi sperimentali Studio di Black e Mouton (1962): 24 coppie di gruppi (48 gruppi) che competono per la risoluzione di un problema organizzativo. Risultati: 46 gruppi valutano meglio la soluzione del proprio gruppo, 2 danno un giudizio di parit, nessun gruppo valuta la soluzione dellaltro gruppo come migliore Indagine etnografica di Brewer e Campbell (1976) su 30 gruppi tribali dellAfrica orientale: la valutazione dellin-group e di vari out-group sulla base di diversi indici mostra unin-group bias + accentuato nel confronto con i gruppi + vicini (forse per una maggiore competizione su risorse comuni, es. film Niente da dichiarare)

Conflitto inter-gruppi - XVI

La faziosit in direzione del proprio in-group (e i suoi prodotti) rispetto alloutgroup, in caso di competizione o conflitto di interessi, facilmente riscontrabile anche negli eventi socio-politici storici e di attualit

Secondo Sherif (1967), in linea con i risultati delle sue ricerche, la riduzione del conflitto e linduzione di sforzi cooperativi possibile solo con la presenza di scopi sovraordinati, cio scopi desiderati da entrambi i gruppi il cui raggiungimento non possibile con il solo impegno del proprio gruppo

Conflitto inter-gruppi - XVII

Alcuni studi (Ryen e Kahn, 1975; Turner, 1981; Brown e Adams, 1986) mostrano che, dopo che i gruppi hanno vissuto situazioni cooperative, diminuisce il favoritismo per lin-group, pur senza scomparire del tutto

Altri studi hanno individuato dei limiti nella strategia degli scopi sovraordinati Ad es., un punto importante sembra essere lesito degli sforzi cooperativi

Conflitto inter-gruppi - XVIII Esperimento di Worchel et al. (1977): coppie di gruppi lavorano insieme su un compito con esiti positivi oppure negativi - I fase pre-prova: alcuni gruppi lavorano in competizione, altri in cooperazione, altri ancora in
indipendenza Risultati della rilevazione pre-: * atteggiamenti verso lout-group + negativi nei gruppi che hanno lavorato in competizione, - negativi nei gruppi che hanno lavorato in cooperazione, intermedi negli altri; viceversa per il favoritismo verso lin-group * maggior coesione nei gruppi che hanno lavorato in competizione - II fase prova: esiti positivi o negativi Risultati della rilevazione post-: * a prescindere dallesito, stabilit del favoritismo in-group e miglioramento dellatteggiamento verso lout-group in tutti i gruppi, eccetto quelli che avevano avuto esito negativo nella prova e nella I fase avevano lavorato in competizione

Conflitto inter-gruppi - XIX Altri studi suggeriscono che gli scopi sovraordinati sono efficaci nel promuovere atteggiamenti positivi verso lout-group soprattutto se ciascun gruppo mantiene parte della sua identit di gruppo nellattivit congiunta (ad es., in termini di distinguibilit del contributo del proprio gruppo) Limiti della teoria del conflitto realistico nello spiegare le relazioni inter-gruppi: - il favoritismo per lin-group e gli atteggiamenti negativi verso lout-group non scompaiono con la cooperazione - non sempre necessario un conflitto esplicito di interessi per produrre favoritismo per lin-group e atteggiamenti negativi verso lout-group - il focus solo sui conflitti reali, mentre non contemplata limportanza del conflitto percepito (importanza delle credenze del gruppo) o della competizione rispetto a beni intangibili (ad es. il prestigio sociale)

Gli stereotipi - I Come si pu definire il concetto di stereotipo? In linea generale, possiamo affermare che uno stereotipo dato dalle inferenze, dalle immagini mentali che abbiamo quando richiamiamo una certa categoria. Nel processo di categorizzazione con cui ordiniamo e semplifichiamo la realt, le persone vengono inserite in categorie; il contenuto di queste categorie costituito, appunto, dagli stereotipi.

Gli stereotipi - II Tajfel (1981): gli stereotipi costituiscono prodotti peculiari del processo cognitivo di categorizzazione.

Gli stereotipi sociali hanno le seguenti caratteristiche:

vengono condivisi da molte persone allinterno di gruppi o istituzioni sociali costituiscono immagini semplificate al massimo di una categoria sociale, unistituzione o un evento consentono la spiegazione di eventi complessi, la giustificazione di azioni progettate o commesse verso altri gruppi; permettono la differenziazione positiva del proprio gruppo rispetto agli altri gruppi

Gli stereotipi - III

Distinzione concettuale fra stereotipo e pregiudizio

stereotipo sociale = immagine semplificata di una categoria di persone o un evento, condivisa nei tratti essenziali da molte persone; si accompagna in genere al pregiudizio pregiudizio = giudizio o opinione a priori, in genere con connotazione negativa, verso persone, gruppi o altri oggetti sociali salienti

Gli stereotipi - IV 1. 2. 3. Secondo Brown (2000) esistono tre fattori connessi agli aspetti sociali degli stereotipi che, quindi hanno a che fare con la relazione intergruppi. le credenze legittimanti le aspettative le profezie che si autoavverano

Gli stereotipi come credenze legittimanti Che funzione hanno gli stereotipi? ...servono per semplificare e ordinare la realt percepita. In alcuni casi, sono la giustificazione ideologica per alcuni eventi sociali. Gli stereotipi di gruppo, generalmente, sono condivisi dai membri dello stesso gruppo o della stessa societ

Gli stereotipi - V Questo evidente confrontando gli stereotipi di gruppi o societ. Se lo stereotipo fosse individuale, sarebbe possibile osservare una serie di credenze stereotipiche che varia da persona a persona, mentre in realt la maggior parte di tali credenze (per es. stereotipi di genere o etnici) sono condivisi da ampie maggioranze. Gli stereotipi, inoltre, sono soggetti a cambiamenti quando si modificano le relazioni intergruppi (es., attribuzioni stereotipiche negative al nemico in caso di conflitto: percezione occidentale degli arabi). A volte sono aspetti della realt sociale ed economica a far nascere degli stereotipi; questi, bench spesso non veri, vengono utilizzati per legittimare il mantenimento delle disuguaglianze (es. percezione stereotipa negativa degli extracomunitari: poco di buono, tolgono il lavoro ai locali, socialmente pericolosi).

Gli stereotipi - VI Vari studi mostrano come, sulla base della sola appartenenza categoriale degli individui, vengono inferite e associate altre caratteristiche che fanno parte dellimmagine stereotipa di quella categoria

Gli stereotipi come aspettative Gli stereotipi possono agire influenzando le aspettative e le valutazioni dellosservatore riguardo il gruppo, o di un suo membro Le valutazioni, in generale, vengono influenzate sia dalle informazioni generali che si hanno su un individuo, sia dalle aspettative create dallo stereotipo (ad es. lappartenenza ad una o allaltra classe sociale pu influenzare la valutazione accademica).

Gli stereotipi - VII Ci sono casi in cui le persone non usano gli stereotipi senza riflettere, ma piuttosto li utilizzano come ipotesi da sottoporre a verifica, quindi possono essere confermate o smentite dalla realt dei fatti (Darley e Gross, 1983). Questo, in verit, non accade molto spesso: la tendenza generale quella di considerare le informazioni che confermano le aspettative e a sottostimare le informazioni incongruenti con esse. Alcune ricerche (Hamilton e Rose, 1980) hanno dimostrato che gli stereotipi influenzano anche la memoria del passato (si ricordano maggiormente le associazioni pi stereotipe)

Gli stereotipi - VIII

Ad es., uno studio di Hamilton e Rose (1980) mostra che il termine attraente + ricordato in associazione alla categoria hostess piuttosto che alla categoria venditore. Le aspettative verso i diversi gruppi fanno riferimento al sistema di valori dellosservatore: allin-group sono di solito associati molti tratti positivi e pochi tratti negativi, mentre la percezione dellout-group inversa (anche se lassociazione di tratti + debole) Le aspettative stereotipe possono talvolta operare in modo automatico, al di fuori della consapevolezza dellindividuo (Perdue et al., 1990)

Gli stereotipi - IX Gli stereotipi come profezie che si autoavverano Il processo di stereotipizzazione bidirezionale, nel senso che ogni soggetto (o gruppo) ha un determinato stereotipo nei confronti di un oggetto che non statico, ma reattivo. La reazione delloggetto, paradossalmente, rinforza lo stereotipo, creando la situazione cosiddetta di profezia che si autoavvera. Se penso che una donna non sia in grado di fare un determinato lavoro prettamente maschile in quanto la categoria viene stereotipata come troppo emotiva, molto probabilmente accadr che i membri di questa si possano irritare. Lirritazione percepita come dimostrazione di emotivit...e lo stereotipo viene chiaramente rinforzato.

Gli stereotipi - X
Il processo, anche in questo caso, pu essere automatico. Es. studio di Bargh sullattivazione subliminare dello stereotipo; studi sulle scuole: aspettative delle insegnanti In tutte le ricerche, di laboratorio o sul campo, colui che innesca la profezia che si autoavvera sempre la persona che manifesta lo stereotipo (cio questa che provoca con unazione il comportamento confermativo della persona bersaglio). Pu accadere anche che se le persone che sono oggetto di un pregiudizio ne sono consapevoli possano percepire quella che viene definita come minaccia stereotipa innescando la profezia che si autoavvera (Steele e Aronson, 1995). Praticamente, lo stereotipo viene interiorizzato nella concezione che una persona ha di s in quanto membro di quella categoria (es: prestazioni degli studenti neri ai test accademici).

Conflitto inter-gruppi - I Come si pu definire il pregiudizio? ...il mantenimento o lespressione di atteggiamenti dispregiativi, emozioni negative o condotte discriminatorie nei confronti di membri di un gruppo esterno; tali fenomeni sono motivati dallappartenenza di questi membri al gruppo esterno (Brown, 1995). Teoria della frustrazione-aggressivit (Dollard et al., 1939): la presenza di un comportamento aggressivo presuppone sempre lesistenza di frustrazione, cos come lesistenza di frustrazione porta sempre a un comportamento aggressivo Dato che spesso laggressivit non pu essere rivolta alla vera fonte della frustrazione, allora viene spostata su unaltro obiettivo (ad esempio: un gruppo di minoranza).

Conflitto inter-gruppi - II Esempi storici (1): Dollard et al., 1939 frustrazioni causate dal crollo delleconomia tedesca

popolarit delle idee antisemite di Hitler Esempi storici (2): Hovland e Sears, 1940 fase di recessione economica (= alto prezzo del cotone)

numero di neri linciati

Conflitto inter-gruppi - III Esperimento in un campo estivo per giovani di Miller e Bugelski (1948): la frustrazione per i vincoli posti dai responsabili del campo viene sfogata verso due gruppi minoritari (= aumento atteggiamenti negativi), mentre un gruppo di controllo (che non sperimenta la frustrazione) non mostra tale aumento. Punti di debolezza della teoria della frustrazione-aggressivit: - quale gruppo (o individuo) sar scelto come capro espiatorio? - la frustrazione non n necessaria n sufficiente a provocare laggressivit (Berkowitz, 1962; Bandura, 1973)

Conflitto inter-gruppi - IV Teoria della frustrazione-aggressivit rivisitata da Berkowitz (1962; 1989): - il gruppo (o individuo) scelto come capro espiatorio stato gi in passato fonte di conflitto o antipatia - la frustrazione non causata semplicemente dallinterferenza oggettiva con una risposta diretta allo scopo, ma anche da un ostacolo alla soddisfazione delle aspettative degli individui - la frustrazione solo una delle possibili esperienze spiacevoli che provocano aggressivit negli individui: anche altri eventi avversi (es.: percezione di dolore, calore, freddo) possono favorire laggressivit (es.: le rivolte popolari sono + probabili con alti livelli di calore e umidit)

Conflitto inter-gruppi - V Limiti dellapproccio frustrazione-aggressivit: - un approccio individualistico in quanto... * presuppone che unesplosione di scontento accade in quanto i membri di una folla sperimentino nello stesso istante uno stato emotivo negativo che viene poi scaricato da tutti verso lo stesso bersaglio * il pregiudizio visto come un fenomeno irrazionale dovuto allaggregazione di stati emotivi individuali, dunque non ci sarebbe una premeditatazione verso uno specifico gruppo esterno - non in grado di spiegare i comportamenti positivi (amicizia e cooperazione) tra i gruppi, in quanto lassenza di frustrazione implica solo lassenza di aggressivit, non leventuale spinta a collaborare

Conflitto inter-gruppi - VI Teoria della deprivazione relativa (Runciman, 1966; Gurr, 1970): - le persone manifestano scontento quando percepiscono una discrepanza tra quanto hanno e quanto ritengono di dover avere (scarto tra aspettative e risultati: + alto, + la probabilit di scontento) Runciman (1966) distingue tra: - deprivazione egoistica (insoddisfazione rispetto ad aspettative personali) - deprivazione collettiva (insoddisfazione rispetto alla deprivazione del proprio gruppo rispetto a uno standard desiderato) Misurazione della deprivazione relativa: differenza di punteggio tra soddisfazione verso la propria vita reale e aspettativa verso la vita ideale (Cantril, 1965)

Conflitto inter-gruppi - VII Le ricerche di Gurr, 1970 (correlazione tra deprivazione relativa e tumulti in varie nazioni) e di Crawford e Naditch, 1970 (correlazione tra deprivazione relativa e atteggiamenti verso Potere Nero e le sommosse dei neri a Detroit) forniscono evidenze empiriche a favore di questa teoria. Cosa determina le aspettative degli individui? Un fattore importante lesperienza passata Secondo Davies (1969) + probabile che le rivolte avvengano non dopo una deprivazione prolungata, ma dopo un periodo di prosperit relativa (= aumento di aspettative verso il futuro) che ha ricevuto un brusco freno

Conflitto inter-gruppi - VIII Davies sostiene infatti che le + famose rivolte storiche (rivoluzioni francese e russa, guerra civile americana, avvento del nazismo in Germania) sono state precedute da 20-30 anni di prosperit, prima di un brusco arresto socioeconomico. La tesi di Davies stata confermata solo in parte Un altro fattore ipotizzato come antecedente laspettativa il contatto con altri gruppi Alcuni studi mostrano che il pregiudizio inter-gruppi legato alla deprivazione collettiva, non a quella egoistica (es.: sostegno dei neri a Potere Nero, sostegno dei francofoni agli indipendentisti del Qubec)

Conflitto inter-gruppi - IX Ma la percezione di deprivazione collettiva che provoca il sostegno alla ribellione oppure la partecipazione ad azioni collettive che favorisce la percezione di deprivazione? Alcune ricerche sembrano dimostrare che la direzione della relazione quella propugnata dalla teoria della deprivazione relativa Pi recentemente sono stati portati almeno 4 ulteriori elementi in grado di migliorare il modello di predizione dello scontento sociale sulla base della deprivazione relativa il ruolo dellidentificazione di gruppo: una forte identificazione dei membri sembra favorire la percezione di deprivazione collettiva che porta allazione di gruppo

1.

Conflitto inter-gruppi - X 2. la credenza dei membri che la protesta di gruppo possa favorire il cambiamento sociale la natura dellingiustizia che provoca la percezione di deprivazione relativa: la percezione di uningiustizia distributiva (inequit di distribuzione) sembra potente nel provocare deprivazione relativa rispetto a uningiustizia procedurale (inequit di metodo) il termine di confronto scelto (ossia il gruppo oggetto di paragone)

3.

4.

Conflitto inter-gruppi - XI Dallanalisi delle cause psico-sociali dello scontento sociale in termini di deprivazione allo studio del conflitto tra interessi gruppali: la teoria del conflitto realistico di Sherif (1967) Gli atteggiamenti e il comportamento inter-gruppi tenderanno a riflettere gli interessi oggettivi di ciascun gruppo nel confronto con gli altri gruppi: se tali interessi gruppali sono in conflitto, aumenta la competitivit (e lostilit) intergruppi, se invece gli interessi coincidono, aumenta lo sforzo collaborativo (Sherif, 1967)

Conflitto inter-gruppi - XII In quali condizioni si genera animosit fra i gruppi? I fenomeni inter-gruppi non possono essere spiegati invocando esclusivamente problemi di personalit o frustrazioni individuali. necessario considerare le conseguenze dellappartenenza di gruppo sugli individui (Sherif et al., 1961) Le ricerche dei campi estivi (Sherif e Sherif, 1953; Sherif et al., 1955; 1961)
Partecipanti: adolescenti americani, non consapevoli di partecipare ad una ricerca, che trascorrevano due settimane in un campo estivo diretto da Sherif e collaboratori Procedura: introduzione di diverse fasi, nel corso delle quali i ricercatori concentravano lattenzione su aspetti diversi del gruppo e del comportamento intergruppi

Conflitto inter-gruppi - XIII


Fase I: le attivit riguardavano tutti i partecipanti Fase II: dopo una settimana, divisione in due gruppi distinti, Rossi e Blu, apparentemente al fine di organizzare le attivit del campo * * Separazione degli amici pi stretti. Fine delle attivit comuni Evoluzione delle abitudini e delle gerarchie intra-gruppi

Fase III: introduzione di competizione fra i due gruppi * Rapido deterioramento delle relazioni inter-gruppi, caratterizzate formazione di stereotipi negativi dellaltro gruppo * Forte coesione allinterno di ciascun gruppo situazioni * Le tensioni inter-gruppi non cessavano nemmeno al termine delle competitive da ostilit e

Fase IV: introduzione di uno scopo sovraordinato per i due gruppi * Diminuzione dellostilit e della tensione fra i gruppi

Conflitto inter-gruppi - XIV Cosa ci dicono le ricerche dei campi estivi?

i risultati sono interpretabili sulla base di dinamiche inter-gruppi e non di dinamiche inter-personali o intra-personali il conflitto di interessi, anche rappresentato da giochi competitivi, allorigine del conflitto inter-gruppi scopi competitivi conducono a conflitto inter-gruppi il gruppo premiato mostra maggiore favoritismo per il proprio gruppo (in-group bias) e discredito dellout-group rispetto al gruppo non premiato, contraddicendo la teoria della frustrazioneaggressivit scopi sovraordinati conducono a cooperazione fra gruppi

Conflitto inter-gruppi - XV I risultati delle ricerche dei campi estivi (in particolare il fenomeno dellingroup bias) hanno ricevuto conferma anche da altri studi sperimentali Studio di Black e Mouton (1962): 24 coppie di gruppi che competono per la risoluzione di un problema organizzativo. Risultati: 46 gruppi valutano meglio la soluzione del proprio gruppo, 2 danno un giudizio di parit, nessun gruppo valuta la soluzione dellaltro gruppo come migliore Indagine etnografica di Brewer e Campbell (1976) su 30 gruppi tribali dellAfrica orientale: la valutazione dellin-group e di vari out-group sulla base di diversi indici mostra unin-group bias + accentuato nel confronto con i gruppi + vicini (forse per una maggiore competizione su risorse comuni)

Conflitto inter-gruppi - XVI La faziosit in direzione del proprio in-group (e i suoi prodotti) rispetto alloutgroup, in caso di competizione o conflitto di interessi, facilmente riscontrabile anche negli eventi socio-politici storici e di attualit

Secondo Sherif (1967), in linea con i risultati delle sue ricerche, la riduzione del conflitto e linduzione di sforzi cooperativi possibile solo con la presenza di scopi sovraordinati, cio scopi desiderati da entrambi i gruppi il cui raggiungimento non possibile con il solo impegno del proprio gruppo

Conflitto inter-gruppi - XVII

Alcuni studi (Ryen e Kahn, 1975; Turner, 1981; Brown e Adams, 1986) mostrano che, dopo che i gruppi hanno vissuto situazioni cooperative, diminuisce il favoritismo per lin-group, pur senza scomparire del tutto

Altri studi hanno individuato dei limiti nella strategia degli scopi sovraordinati

Ad es., un punto importante sembra essere lesito degli sforzi cooperativi

Conflitto inter-gruppi - XVIII Esperimento di Worchel et al. (1977): coppie di gruppi lavorano insieme su un compito con esiti positivi oppure negativi - I fase pre-prova: alcuni gruppi lavorano in competizione, altri in cooperazione, altri ancora in
indipendenza Risultati della rilevazione pre-: * atteggiamenti verso lout-group + negativi nei gruppi che hanno lavorato in competizione, - negativi nei gruppi che hanno lavorato in cooperazione, intermedi negli altri; viceversa per il favoritismo verso lin-group * maggior coesione nei gruppi che hanno lavorato in competizione - II fase: prova Risultati della rilevazione post-: * a prescindere dallesito, stabilit del favoritismo in-group e miglioramento dellatteggiamento verso lout-group in tutti i gruppi, eccetto quelli che avevano avuto esito negativo nella prova e nella I fase avevano lavorato in competizione

Conflitto inter-gruppi - XIX Altri studi suggeriscono che gli scopi sovraordinati sono efficaci nel promuovere atteggiamenti positivi verso lout-group soprattutto se ciascun gruppo mantiene parte della sua identit di gruppo nellattivit congiunta (ad es., in termini di distinguibilit del contributo del proprio gruppo) Limiti della teoria del conflitto realistico nello spiegare le relazioni inter-gruppi: - il favoritismo per lin-group e gli atteggiamenti negativi verso lout-group non scompaiono con la cooperazione - non sempre necessario un conflitto esplicito di interessi per produrre favoritismo per lin-group e atteggiamenti negativi verso lout-group - il focus solo sui conflitti reali, mentre non contemplata limportanza del conflitto percepito (importanza delle credenze del gruppo) o della competizione rispetto a beni intangibili (ad es. il prestigio sociale)

Gli stereotipi - I Come si pu definire il concetto di stereotipo? In linea generale, possiamo affermare che uno stereotipo dato dalle inferenze, dalla immagini mentali che abbiamo quando richiamiamo una certa categoria. Nel processo di categorizzazione con cui ordiniamo e semplifichiamo la realt, le persone vengono inserite in categorie; il contenuto di queste categorie costituito, appunto, dagli stereotipi.

Gli stereotipi - II Tajfel (1981): gli stereotipi costituiscono prodotti peculiari del processo cognitivo di categorizzazione.

Gli stereotipi sociali hanno le seguenti caratteristiche:

vengono condivisi da molte persone allinterno di gruppi o istituzioni sociali costituiscono immagini semplificate al massimo di una categoria sociale, unistituzione o un evento consentono la spiegazione di eventi complessi, la giustificazione di azioni progettate o commesse verso altri gruppi; permettono la differenziazione positiva del proprio gruppo rispetto agli altri gruppi

Gli stereotipi - III

Distinzione concettuale fra stereotipo e pregiudizio

stereotipo sociale = immagine semplificata di una categoria di persone o un evento, condivisa nei tratti essenziali da molte persone; si accompagna in genere al pregiudizio pregiudizio = giudizio o opinione a priori, in genere con connotazione negativa, verso persone, gruppi o altri oggetti sociali salienti

Gli stereotipi - IV 1. 2. 3. Secondo Brown (2000) esistono tre fattori connessi agli aspetti sociali degli stereotipi che, quindi hanno a che fare con la relazione intergruppi. le credenze legittimanti le aspettative le profezie che si autoavverano

Gli stereotipi come credenze legittimanti Che funzione hanno gli stereotipi? ...servono per semplificare e ordinare la realt percepita. In alcuni casi, sono la giustificazione ideologica per alcuni eventi sociali. Gli stereotipi di gruppo, generalmente, sono condivisi dai membri dello stesso gruppo o della stessa societ

Gli stereotipi - V Questo evidente confrontando gli stereotipi di gruppi o societ. Se lo stereotipo fosse individuale, sarebbe possibile osservare una serie di credenze stereotipiche che varia da persona a persona, mentre in realt la maggior parte di tali credenze (per es. stereotipi di genere o etnici) sono condivisi da ampie maggioranze. Gli stereotipi, inoltre, sono soggetti a cambiamenti quando si modificano le relazioni intergruppi (es., attribuzioni stereotipiche negative al nemico in caso di conflitto: percezione occidentale degli arabi). A volte sono aspetti della realt sociale ed economica a far nascere degli stereotipi; questi, bench spesso non veri, vengono utilizzati per legittimare il mantenimento delle disuguaglianze (es. percezione stereotipa negativa degli extracomunitari: poco di buono, tolgono il lavoro ai locali, socialmente pericolosi).

Gli stereotipi - VI Vari studi mostrano come, sulla base della sola appartenenza categoriale degli individui, vengono inferite e associate altre caratteristiche che fanno parte dellimmagine stereotipa di quella categoria

Gli stereotipi come aspettative Gli stereotipi possono agire influenzando le aspettative e le valutazioni dellosservatore riguardo il gruppo, o di un suo membro Le valutazioni, in generale, vengono influenzate sia dalle informazioni generali che si hanno su un individuo, sia dalle aspettative create dallo stereotipo (ad es. lappartenenza ad una o allaltra classe sociale pu influenzare la valutazione accademica).

Gli stereotipi - VII Ci sono casi in cui le persone non usano gli stereotipi senza riflettere, ma piuttosto li utilizzano come ipotesi da sottoporre a verifica, quindi possono essere confermate o smentite dalla realt dei fatti (Darley e Gross, 1983). Questo, in verit, non accade molto spesso: la tendenza generale quella di considerare le informazioni che confermano le aspettative e a sottostimare le informazioni incongruenti con esse. Alcune ricerche (Hamilton e Rose, 1980) hanno dimostrato che gli stereotipi influenzano anche la memoria del passato (si ricordano maggiormente le associazioni pi stereotipe)

Gli stereotipi - VIII

Ad es., uno studio di Hamilton e Rose (1980) mostra che il termine attraente + ricordato in associazione alla categoria hostess piuttosto che alla categoria venditore. Le aspettative verso i diversi gruppi fanno riferimento al sistema di valori dellosservatore: allin-group sono di solito associati molti tratti positivi e pochi tratti negativi, mentre la percezione dellout-group inversa (anche se lassociazione di tratti + debole) Le aspettative stereotipe possono talvolta operare in modo automatico, al di fuori della consapevolezza dellindividuo (Perdue et al., 1990)

Gli stereotipi - IX Gli stereotipi come profezie che si autoavverano Il processo di stereotipizzazione bidirezionale, nel senso che ogni soggetto (o gruppo) ha un determinato stereotipo nei confronti di un oggetto che non statico, ma reattivo. La reazione delloggetto, paradossalmente, rinforza lo stereotipo, creando la situazione cosiddetta di profezia che si autoavvera. Se penso che una donna non sia in grado di fare un determinato lavoro prettamente maschile in quanto la categoria viene stereotipata come troppo emotiva, molto probabilmente accadr che i membri di questa si possano irritare. Lirritazione percepita come dimostrazione di emotivit...e lo stereotipo viene chiaramente rinforzato.

Gli stereotipi - X Il processo, anche in questo caso, pu essere automatico. In tutte le ricerche, di laboratorio o sul campo, colui che innesca la profezia che si autoavvera sempre la persona che manifesta lo stereotipo (cio questa che provoca con unazione il comportamento confermativo della persona bersaglio). Quello che accade che se le persone che sono oggetto di un pregiudizio ne sono consapevoli possano percepire quella che viene definita come minaccia stereotipa innescando la profezia che si autoavvera (Steele e Aronson, 1995). Praticamente, lo stereotipo viene interiorizzato nella concezione che una persona di s in quanto membro di quella categoria (es: prestazioni degli studenti neri ai test accademici).

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