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CAPITOLO 1

LA DIAGNOSI TESTOLOGICA
I test, in psicologia clinica, si usano per valutare quantitativamente e
qualitativamente condizioni momentanee o durevoli di funzionamento psichico
(normale o patologico) o singole funzioni e per rilevare tratti personologici, che
perdurano e sono predittivi di comportamenti o sintomi futuri. I test forniscono dati
utilizzabili per la diagnosi, nonché per l’indicazione o la controindicazione ai
trattamenti. L’affermazione della multicausalità del disturbo psichico ha confermato
la necessità di un’accurata diagnostica che si avvalga di strumenti diversi e sia
finalizzata a individuare gli elementi che possono aumentare l’efficacia dei diversi
trattamenti. I test permettono di individuare cluster di fattori, che hanno un diverso
livello di probabilità di essere associati a quadri psicopatologici. Nel tempo si sono
contrapposte due visioni relativo all’uso dei test nella diagnosi:
- Approccio psicometrico, centrati sul rispetto dei vincoli posti da una corretta
metodologia della ricerca. Si misurano le caratteristiche in cui un individuo
differisce rispetto agli altri (metodo nomotetico).
- Approccio clinico che favorisce un atteggiamento interpretativo e il “qui e
ora” nella pratica clinica. L’attenzione è rivolta all’individuo e si enfatizza il
metodo idiografico o idiotetico.
Quando, alla valutazione dell’intelligenza, si è affiancata la valutazione della
struttura di personalità, si è modificato anche il ruolo del testista, che, da
“rilevatore-misuratore” si è trasformato nel professionista cui è deputato il compito
di fornire una valutazione psicologica complessiva del paziente. Nel tempo il
concetto di testing e valutazione psicologica hanno cominciato sempre di più ad
intersecarsi. La diagnosi psicologica del paziente è un processo di durata variabile,
non definibile a priori. La persona che fa il primo colloquio con il paziente è quella
che si configura come potenziale inviante alla somministrazione dei test. I test
servono sia al clinico sia al paziente. Il clinico chiede una diagnosi testologica
quando ha bisogno di ulteriori dati: vuole capire in che modo il paziente si relaziona
con un'altra persona, rilevare ostacoli non percepiti, risolvere un dubbio
diagnostico, valutare le risorse e gli aspetti deficitari del paziente. I test servono al
paziente perché gli permettono sia nel corso della somministrazione che nel corso
della restituzione di riconoscere alcune modalità di funzionamento sue proprie in
modo più concreto e definito. I test diventano controindicati se il paziente ha
bisogno di una presa in carico immediata o è in una situazione di emergenza.
Un'altra variabile da considerare è l’aspettativa del paziente che è quella che la
situazione si risolva in tempi relativamente brevi, di parlare con il clinico e di essere
avviato immediatamente a un trattamento. Al paziente poco importa che si
misurino le sue funzioni, si elicitino sensazioni e sentimenti, si indaghino i
comportamenti. Il paziente non è convinto dei vantaggi che gli possono derivare dai
test. La spiegazione dell’invio deve essere chiara e adeguata al livello di
comprensione del paziente, avendo presente che la rielaborazione delle
informazioni acquisite è soggetta a fattori di distorsione da parte di ogni persona e
questo avviene in misura maggiore quando le informazioni riguardano la propria
salute.
L’alleanza diagnostica è il risultato di una posizione emotiva e cognitiva specifica del
clinico, contraddistinta da una propria processualità e dalla sospensione di giudizio e
decisione con un obiettivo circoscritto e temporalmente definito. L’alleanza
terapeutica è il rapporto stabile e positivo tra terapeuta e paziente, che mette in
grado quest’ultimo di impegnarsi produttivamente nel lavoro della terapia. Uno dei
problemi principali nella raccolta dei dati testistici è quello di avere un rapporto con
il paziente sufficientemente buono da permettere una corretta esecuzione del
compito che gli proponiamo. Ci si riferisce alla capacità di creare con il paziente un
clima che favorisca una proficua collaborazione.
La somministrazione del test deve avvenire in un contesto adeguato, si devono
seguire determinate procedure e gli interventi del clinico devono essere in qualche
misura codificati. Esistono dei fattori, durante la somministrazione, chiamati non-
test factors che possono modificare la risposta. Sono tutte quelle variabili che nel
corso della diagnosi testologica possono interferire con l’elaborazione della risposta
come ad esempio sul livello di motivazione del paziente, sul suo stato di salute, sulla
qualità della relazione con il clinico. Nell’assessment il clinico deve valutare gruppi
diversi di dati: i risultati al test codificati secondo le procedure indicate dal manuale;
la qualità della relazione che il paziente ha con lui; la reazione al materiale-stimolo
che può essere più o meno strutturato. L’attenzione verso i non-test factors è
maggiore quando si valutano le abilità cognitive, perché questi fattori sono estranei
alla valutazione delle abilità stesse. L’attenzione è maggiore anche da parte degli
autori di strumenti per bambini e adolescenti, poiché è facile che il soggetto arrivi in
consultazione anche se poco motivato. Per costruire questi strumenti ci si è basati
su tre approcci:
- Il primo richiede che l’esaminatore scriva quanto ha rilevato in spazi
predisposti;
- Il secondo prevede la costruzione di brevi checklist o rating scales;
- Il terzo approccio prevede la costruzione di una rating scale che si conformata
con un determinato test cognitivo.
Nei test di ultima generazione sono incluse griglie osservative che permettono di
rilevare il comportamento del soggetto durante la somministrazione.
La somministrazione dei test richiede una posizione emotiva-cognitiva diversa da
quella che il clinico assume nel corso del colloquio e del trattamento e rappresenta
un punto di osservazione del paziente unico, in quanto permette di vedere se il
comportamento si modifica e in quale misura. Se l’operatore che somministra i test
è diverso da quello che conduce il processo diagnostico, le motivazioni sottese al
passaggio del paziente dall’uno all’altro vanno esplicitate. È importante che chi
somministra i test venga avvertito della pericolosità del paziente o se abbia
manifestazioni di aggressività o crisi isteriche.
La scelta del test deve essere fatta in base al tipo di informazioni che si desidera
ottenere e all’obiettivo per il quale si è chiesta una diagnosi testologica, nonché
dalla psicopatologia del paziente. Se si vuole valutare la possibilità di un
decadimento organico bisognerà ricorrere a strumenti ad hoc che indaghino funzioni
specifiche connesse al decadimento; se si deve formulare l’indicazione a un
trattamento in relazione a un quadro sintomatologico è importante misurare il
sintomo e le sue caratteristiche. Ogni test è costruito sul fondamento di un modello
nosografico-descrittivo o interpretativo-esplicativo della personalità o su un modello
specifico di disturbo psichico o su un modello di un costrutto. Un criterio con cui si
selezionano i test di una batteria standard è quello di rilevare dati che riguardano
ambiti diversi e fornire materiale-stimolo rappresentativo di situazioni differenti.
La validità di una batteria però non sempre aumenta con il concomitante aumento
del numero dei test cui si sottopone il paziente. I vantaggi di un approccio focale
dipendono dalle capacità del clinico di trovare gli strumenti adatti per individuare la
risposta ai quesiti posti dall’inviante.
Una diagnosti testologica dovrebbe fornire dati per effettuare una diagnosi
nosografica, formulare ipotesi sul funzionamento cognitivo, emotivo, interpersonale
e intrapsichico, fare una prognosi e una indicazione o controindicazione al
trattamento. Per ognuna delle aree indicati esistono strumenti mirati: MMPI-2 per la
personalità, cosi come il Rorschach o il TAT come proiettivi-reattivi. La diagnosi
testologica è fortemente in relazione con il ragionamento clinico, ovvero con quel
processo in cui il clinico formula le ipotesi e le verifica. Ogni ipotesi formulata nel
corso della somministrazione implica una presa di decisione.
Una relazione diagnostica può essere articolata secondo tre modelli diversi:
- Modello focalizzato sull’ipotesi che si vuole validare, che è il modello più
frequentemente usato quando si risponde al quesito posto dall’inviante;
- Modello focalizzato sulle aree, che si impiega quando l’inviante chiede una
valutazione diagnostica globale del paziente e non di singole funzioni. Implica
un approccio in cui si indicano i punti di forza e di debolezza del paziente. Il
limite è il grande numero di informazioni che essa fornisce;
- Modello orientato sui singoli test, utilizzato dai clinici che si rivolgono a un
inviante che ha già una competenza psicodiagnostica. I vantaggi di questo tipo
di relazione sono da ricercare nel fatto che il lettore è agevolato nella
comprensione delle inferenze e dei dati dai quali esse sono derivate.
Il modo in cui chi somministra i test interpreta il proprio ruolo incide in misura
rilevante sul prodotto finale (diagnosi testistica):
- La relazione deve essere scritta in un linguaggio chiaro e comprensibile per chi
lo legge;
- Quando si scrive la relazione, bisogna aver presente sia il quesito posto
dall’inviante sia la competenza tecnica di quest’ultimo;
- Il materiale presentato deve essere spiegato e rappresenta soltanto un
campione di tutto il materiale raccolto;
- È utile evidenziare le possibili discrepanze e il materiale che comprova
eventuali ipotesi contraddittorie.
Può essere utile comunicare al paziente alcuni risultati dei test, con una
comunicazione orale e con informazioni scelte con cura. La scelta di comunicare o
meno i risultati deve essere fatta in base a valutazioni cliniche che variano da
paziente a paziente. Gli errori più frequenti che possono verificarsi sono: sbagliare
la modalità di comunicazione con il collega, dare un enfasi impropria ad alcuni
elementi, omettere informazioni pertinenti come la diagnosi, prognosi o indicazione
al trattamento. La maggior parte dei problemi è di carattere epistemologico: si fa
una valutazione della personalità con una definizione poco chiara del costrutto; la
personalità e la sua valutazione sono determinate e inficiate dalla cultura; non si è
d’accordo su quali siano gli elementi e la combinazione degli stessi necessari per
comprendere la persona.
Alcune considerazioni conclusive possono essere:

- È ormai accertato il fatto che un singolo test rischia di fornire informazioni parziali e potenzialmente inattendibili;
- I test non sono strumenti asettici che possono essere impiegati ovunque;
- La somministrazione di un test non rappresenta una scorciatoia conoscitiva;
- I test sono strumenti soggetti a modifiche e suggerite dall’esperienza;
- Relazionare sui risultati diagnostici di un test è un operazione che richiede certe capacità e che non è esente da errori.
CAPITOLO 2
ESAME NEUROPSICOLOGICO
La neuropsicologia è la disciplina scientifica che studia le funzioni cognitive, le
emozioni e il comportamento, nel loro rapporto con l’organizzazione anatomo-
funzionale del Sistema Nervoso Centrale. Nella Seconda Metà dell’Ottocento Gall e il
suo allievo ritenevano che le singole funzioni psichiche dipendevano da particolari
zone o aree del cervello. La nascita della frenologia che significa studio della mente,
getta le basi di due postulati: la mente è un insieme discreto di funzioni
sensorimotorie, cognitive, emotive tra loro distinguibili e singolarmente indagabili e
ciascuna di esse dipende da distinte aree cerebrali (principio della localizzazione o
corrispondenza: afferma che esiste una correlazione tra l’organizzazione funzionale
della mente e l’organizzazione neurologica del cervello). Durante gli anni Sessanta e
Settanta, la psicologia sperimentale sfociò nel Cognitivismo aprendo le porte ai
modelli di elaborazione delle informazioni. Il funzionamento della mente fu
assimilato a quello di un software che elabora informazioni (input) provenienti
dall’esterno, restituendo a sua volta informazioni (output) sotto forma di
rappresentazioni delle conoscenze, organizzate in reti semantiche e cognitive. Alan
Turing, postulò che il cervello fosse assimilabile a una macchina, in quanto
elaboratore di informazioni in input restituendo informazioni in output, in quanto
ciascun processo psichico diventa una funzione calcolabile (principio della
modularità).
Oggi la neuropsicologia clinica rappresenta un valido strumento di indagine dei segni
che caratterizzano alcune patologie neurologiche o psichiatriche. Esistono due
differenti momenti della valutazione neuropsicologica:
- L’esame clinico delle funzioni cognitiva, eseguito dal medico specialista
durante la raccolta dell’obiettività neurologica e si basa su compiti che
vengono eseguiti senza difficoltà in soggetti esenti da patologie neurologica.
Sulla base dei risultati dell’esame clinico è possibile costruire un profilo
qualitativo delle funzioni cognitive del paziente. Esistono i test di screening
che consistono in prove tarate e standardizzate che permettono di ottenere in
tempi rapidi e senza l’esigenza di materiale specifico una valutazione
quantitativa dell’efficienza cognitiva. Il test più utilizzato è il Mini-Mental
State Examination, specialmente nell’ambito delle demenze.
- L’esame psicometrico che consiste nella somministrazione di test psicometrici
specifici, da parte di esaminatori esperti.
La valutazione neuropsicologica è un processo conoscitivo a scopo diagnostico che
il neuropsicologo compie partendo dal comportamento, possibilmente patologico,
manifestato dal paziente fino a giungere alla definizione qualitativa e quantitativa
dei deficit che producono detto comportamento. Le fasi necessarie a questo
percorso prevedono una iniziale raccolta dell’anamnesi, che permetta al
neuropsicologo di conoscere chi è il mandante della valutazione stessa, qual è il
quesito posto e quali sono i dati anamnestici o strumentali già noti. Vi è poi una fase
di colloquio con il paziente o con il suo caregiver che permetta di completare la
raccolta dell’anamnesi e di entrare in contatto con il paziente per una valutazione
qualitativa e sommaria. Si passa poi alla somministrazione e alla correzione dei test
psicometrici stessi e infine si interpretato i dati raccolti. Il neuropsicologo deve
assumere un atteggiamento scientifico della falsificazione e rispondere a un criterio
di rigore scientifico in tutte le fasi della valutazione: nella raccolta dei dati
anamnestici, nella somministrazione delle prove e nella formulazione delle
conclusioni. La valutazione neuropsicologica può essere richiesta per scopi molto
diversi tra loro: per la formulazione della diagnosi e della prognosi di un soggetto
con possibili deficit cognitivi o comportamentali, per la formulazione di un progetto
riabilitativo, può aiutare nella progettazione del management cerebroleso, in ambito
legale, scolastico, lavorativo ecc.
Possiamo distinguere diverse fasi nel processo di valutazione neuropsicologica:
- La fase di raccolta dell’anamnesi che corrisponde al momento in cui il
neuropsicologo assume tutti i dati noti sul paziente, che diventeranno
preziosi, sia al fine di formulare delle adeguate ipotesi diagnostiche sia al fine
di formulare le proprie conclusioni. L’anamnesi può essere distinti in:
patologica prossima (che consiste nella raccolta delle informazioni relative
all’attuale condizione del paziente e che ha portato all’esame
neuropsicologico); patologica remota (che consiste nella raccolta di tutte le
informazioni che riguardano la storia clinica del paziente dall’età evolutiva a
oggi); anamnesi familiare (che consiste nella raccolta delle informazioni
relative alla storia clinica della famiglia di origine).
- La fase del colloquio che è essenziale per due motivi: contribuisce a creare un
setting in cui il paziente possa sentirsi a suo agio; permette di raccogliere
informazioni preziose da confrontare con il resoconto dei familiari e con la
prestazione ai test psicometrici. Il colloquio deve sondare diversi ambiti: la
consapevolezza in merito alle proprie capacità cognitive, l’orientamento
personale e familiare, la memoria recente e la capacità di risolvere piccoli
problemi quotidiani. La consapevolezza di malattia può essere valutata
chiedendo al paziente il motivo della valutazione e se egli ha problemi di
natura cognitiva. L’orientamento personale e familiare possono essere
valutati con semplici domande relative ai dati anagrafici del paziente e dei
congiunti.
La raccolta dell’anamnesi e il colloquio iniziale permettono di valutare la presenza di
patologie psichiatriche o anche solo di sintomi di tipo psichiatrico, quali ansia,
depressione.
I test psicometrici sono strumenti atti a indagare specifiche aree cognitive, fornendo
dati di natura quantitativa e qualitativa:
- Le istruzioni fornite al soggetto devono essere formulate con un linguaggio
semplice e chiaro e devono contenere le informazioni sufficienti e necessarie
allo svolgimento del compito;
- La registrazione delle risposte deve essere immediata e oggettiva;
- L’interazione con il soggetto durante la somministrazione dei test deve essere
ridotta al minimo, non deve ricevere feedback sulla correttezza o scorrettezza
delle risposte. L’atteggiamento dell’esaminatore deve essere quindi “neutro”;
Gli strumenti di valutazione utilizzati per una valutazione neuropsicologica sono
diversi:
 Test per la diagnosi di demenza, dove si utilizzano la Wechsler Adult
Intelligence Scale (WAIS) o il Mini-Mental State Examination (MMSE), per
valutare le funzioni cognitive, il linguaggio, le funzioni visuo-spaziali e le
funzioni esecutive;
 Attenzione e Vigilanza, utilizzeremo prove di cancellazione di uno o più
stimoli-bersaglio tra distrattori (test delle matrici attenzionali);
 Linguaggio, utilizzeremo l’Esame del Linguaggio e il Test per L’afasia di Aachen
o le Communicative Abilities of Daily Living di Holland;
 Calcolo, utilizzeremo test basati su un modello di elaborazione
dell’informazione applicato al sistema dei numeri e del calcolo;
 Prassie, tramite test di imitazione di gesti delle dita, della mano e dell’arto
superiore;
 Percezione Visuo-spaziale, tramite test per la discriminazione di forme,
orientamento di linee e riconoscimento di volti non familiari;
 Disegno e Costruzione, tramite la prova di copia di disegni elaborato dal
Centro di Neuropsicologia dell’Università di Milano;
 Cognizione ed esplorazione spaziale, tramite test come il Milner Landmark
Task, che permette di discriminare gli aspetti percettivi e di risposta motoria
dell’emi-inattenzione;
 Memoria, di cui esistono diversi test che misurano le diverse tipologie di
memoria: semantica (test Piramidi e Palme, che consente una valutazione sia
verbale che non verbale delle conoscenze concettuali), retrograda e
anterograda, procedurale ecc;
 Funzioni esecutive, che comprendono prove che vanno da compiti di
astrazione e ragionamento a test che si propongono di valutare aspetti
complessi del funzionamento cognitivo, come il monitoraggio del
comportamento, le capacità di pianificazione e la flessibilità cognitiva. Per il
ragionamento astratto si possono utilizzate le Matrici Progressive Colorate di
Raven o il Wisconsin Card Sorting Test per le abilità di categorizzazione o il
Test Torre di Hanoi.

CAPITOLO 3
LA VALUTAZIONE CLINICA DELLA DEMENZA
Il deterioramento cognitivo o demenza è una conseguenza comportamentale di una
patologia acquisita ingravescente, in cui il declino delle funzioni cognitive
interferisce con le attività quotidiane. Una distinzione da fare è tra:
- Le oligrofrenie, che dipendono da patologie, pre, peri o post natali che hanno
compromesso il normale sviluppo delle funzioni cognitive;
- Lo stato confusionale che è una condizione transitoria, di una certa durata,
che porta o verso il deterioramento dello stato di vigilanza fino al coma o
verso una risoluzione.
Si possono distinguere due quadri generali di esordio: nel primo, prevalgono i
disturbi di memoria, seguiti a breve distanza da deficit di tipo afasico, aprassico e
agnosico (degenerazione nelle regioni temporo-parietali) demenza a esordio
strumentale (Alzheimer); nel secondo quadro, prevale una compromissione delle
funzioni di “controllo”, come motivazione, attenzione, capacità di inibizione (regioni
prefrontali) demenza a esordio disesecutivo (demenza fronto-temporale). Dal
momento che la demenza consiste in un deterioramento globale delle funzioni
cognitive e che la diagnosi, può essere posta solo quando sono stati confermati
deficit in più di un ambito cognitivo, la valutazione deve includere prove che
esplorare le diverse funzioni cognitive, quali la memoria, attenzione, linguaggio,
abilità prassiche, riconoscimento visivo, uditivo e tattile. Esiste un gran numero di
prove di varia complessità che vanno da scale che richiedono 10-15 minuti per
essere somministrate, come il Mini-Mental State Examination (MMSE), a scale più
complesse che possono richiedere circa un’ora. L’anamnesi cognitivo-
comportamentale rimane l’elemento chiave per la diagnosi di demenza. I test che si
utilizzano nella valutazione della demenza sono:
 Il Mini-Mental State Examination (MMSE), il più utilizzato per la valutazione
del deterioramento. Ha il vantaggio di essere breve, facile da somministrare e
di avere un’alta affidabilità fra giudici. La prova comprende 11 sub-test distinti
in 5 sezioni che valutano l’orientamento spaziale-temporale, memoria
immediata, attenzione, memoria a lungo termine, linguaggio e prassia
costruttiva, ripetizione di una frase, comprensione di un ordine verbale. Il cut-
off di normalità è fissato a 24;
 L’Alzheimer’s Disease Assessment Scale (ADAS), è una scala per la
valutazione clinica dei malati con demenza di Alzheimer. La scala è suddivisa
in due parti: la subscala cognitiva che valuta specifiche abilità cognitive
considerate particolarmente sensibili al processo di deterioramento e la
subscala non cognitiva che fornisce una descrizione degli aspetti clinici e
comportamentali rilevanti del paziente. La prima parte misura la rievocazione
di parole, denominazione di oggetti e dita, prassia costruttiva e ideativa,
orientamento, capacità di ricordare le istruzioni del test, abilità verbale,
difficoltà a trovare le parole nel linguaggio spontaneo. La seconda parte valuta
le condizioni cliniche del paziente nella settimana precedente l’esame, sulla
base di informazioni fornite dal paziente o dal caregiver o dall’osservazione
diretta del comportamento del paziente;
 Il Milan Overall Dementia Assessment (MODA), ideato nel 1985 ed ha lo
scopo di completare la descrizione neuropsicologica di pazienti con sospetto
di demenza, per i quali l’anamnesi rimane comunque l’elemento
fondamentale per porre la diagnosi. È diviso in tre sezioni: la prima riguarda
l’orientamento; la seconda è una scala di autonomia nel quotidiano e la terza
è la parte dei test neuropsicologici che misurano l’attenzione, intelligenza e
apprendimento verbale, produzione di parole, comprensione di frasi, abilità
visuo-percettive, agnosia digitale e aprassia costruttiva;
 Il Cambridge Examination for Mental Disorders for Elderly (CAMDEX), è una
batteria con un alto grado di sensibilità e affidabilità che comprende un
intervista strutturata e standardizzata da effettuare con il paziente, un
intervista da effettuare con un familiare o una persona che conosce il
paziente, un breve esame medico e una batteria di test per la diagnosi di
depressione, stato confusionale e demenze. La forma revisionata, breve,
comprende 67 item raggruppati in 8 sotto-scale: orientamento spaziale-
temporale, linguaggio, memoria, attenzione, prassia, calcolo, pensiero
astratto, percezione.
 Il Mental Deterioration Battery, è uno strumento per la valutazione del
deterioramento cognitivo esplicitamente proposto come supporto per la
diagnosi differenziale delle forme iniziali di demenza, in particolare allo scopo
di definirne il profilo neuropsicologico. Comprende 7 test neuropsicologici:
rievocazione immediata e differita delle 15 parole di Rey; fluenza verbale
fonologica; costruzione di frasi; matrici Progressive di Raven 47; memoria
visiva immediata; copia di disegno a mano libera; copia di disegno con
elementi di programmazione. Il criterio per la diagnosi di deterioramento
cognitivo è rappresentato dal numero di prestazioni al di sotto del limite,
considerando come discriminante una soglia di almeno 2 punteggi patologici.
 Il Frontal Assessment Battery (FAB), che è una breve batteria composta da 6
subtest, per valutare le funzioni esecutive da eseguire al letto del paziente,
con la specifica indicazione per le demenze frontali e sottocorticali. Si
somministra in 10 minuti e comprende 6 subtest: somiglianze, fluenza
fonemica, serie motorie, istruzioni contrastanti, prova go-No go,
comportamento di prensione.

CAPITOLO 4
LA VALUTAZIONE CLINICA DELLE FUNZIONI DI MEMORIA
La memoria è la capacità di immagazzinare informazioni dalle quali attingere quanto
necessario comprendendo processi quali l’apprendimento e il ricordo (rievocazione).
Nel processo di apprendimento possiamo distinguere diverse fasi: la codifica (che è
l’elaborazione iniziale dell’informazione); il consolidamento (che permette di
generare una rappresentazione stabile nel tempo) e l’immagazzinamento (cioè la
registrazione permanente della traccia mnestica). È costituita da numerosi
componenti distinte:
- Memoria sensoriale, dove l’informazione permane per circa qualche secondo;
- Memoria a breve termine o memoria primaria (MBT), che può contenere una
quantità limitata di informazioni, per un tempo assai breve; successivamente
tali informazioni vanno incontro all’oblio. La codificazione avviene secondo le
caratteristiche fisiche dello stimolo;
- Memoria a lungo termine o memoria secondaria (MLT), che può contenere
una quantità di informazioni senza limiti definiti e il ricordo può perdurare per
un tempo molto lungo (mesi, anni). La codificazione è semantica, facendo
riferimento al significato dello stimolo.
Il fenomeno per cui si ricordano meglio le prime parole di una lista prende il nome di
effetto primacy e rappresenta l’output di un magazzino a lungo termine; il
fenomeno per cui si ricordano meglio le ultime parole è chiamato effetto recency e
corrisponde al fatto che gli ultimi stimoli della lista sono presenti nella MBT.
Secondo il modello modale, le informazioni raggiungono la memoria sensoriale, da
cui quelle selezionate dall’attenzione sono trasferite nel magazzino a breve termine
e poi, se consolidate tramite la ripetizione, in quello a lungo termine. Una prima
conseguenza dell’organizzazione multi-componenziale della memoria è, sul piano
pratico-clinico, che l’esame neuropsicologico dei processi di memoria deve essere
completo, cioè interessare tutte le componenti del sistema. Una seconda
conseguenza è che, nella scelta dei test, sono preferibili quelli che indagano singole
componenti della memoria, cioè singole funzioni mnestiche: la MBT distinta dalla
MLT, la memoria episodica distinta da quella semantica. Una batteria minima
adeguata dovrebbe comprendere: una prova di orientamento; prove di span di
memoria immediata per esaminare la MBT verbale e visuo-spaziale; prove di
apprendimento per valutare la MLT verbale e non-verbale; prove di riconoscimento;
questionari per la valutazione della MLT per eventi del passato.
La memoria a breve termine verbale può essere valutata chiedendo al soggetto di
ripetere le sequenze di materiale non strutturato (lettere, cifre, parole, non-parole)
nello stesso ordine di presentazione: la capacità della MBT è definita span. Si
descrivono due prove standardizzate, una che utilizza cifre e l’altra parole
bisillabiche. Nella prova span per cifre l’esaminatore legge sequenze di cifre alla
velocità di una cifra al secondo di lunghezza crescente da 3 a 9, che il soggetto deve
ripetere immediatamente dopo la presentazione. La risposta è corretta se tutti gli
elementi della sequenza sono stati ripetuti nello stesso ordine di presentazione. Lo
span è dato dalla lunghezza della sequenza più lunga ripetuta correttamente. Nel
test ripetizione seriale di parole bisillabiche si presentano 3 sequenze di parole per
ogni lunghezza. La risposta è considerata corretta se tutti gli elementi della
sequenza sono stati ripetuti nell’ordine di presentazione. Se il paziente rievoca
correttamente almeno 2 sequenze su 3 si passa alla serie di lunghezza successiva.
La memoria a breve termine visuo-spaziale viene suddivisa in visiva (che si riferisce
all’aspetto visivo di un oggetto e alla localizzazione di un oggetto rispetto a un altro)
e in spaziale (che si riferisce a un percorso o sequenza di movimenti da una
posizione a un’altra). Per poterla misurare si possono utilizzare due test:
- Il Test di Corsi costituito da una tavoletta di legno su cui sono incollati nove
cubetti, numerati dal lato rivolto verso l’esaminatore. Il compito del soggetto
è quello di toccare i cubetti toccati dall’esaminatore, immediatamente dopo la
presentazione;
- Il Test delle Matrici Visive che è costituito da una serie di cartoncini, numerati
in ordine sequenziale, in cui sono raffigurate delle scacchiere in cui metà dei
quadretti sono anneriti. Si presentano tre matrici per ogni dimensione,
ciascuna su un cartoncino, per 3 secondi ciascuna. Il paziente deve riprodurre
la matrice annerendo i quadretti di una matrice delle stesse dimensioni, ma
vuota.
Per la valutazione della memoria a lungo termine verbale episodica (anterograda)
possiamo utilizzare:
- Il test “Breve Racconto I”, costituito da un brano da 28 elementi che viene
letto per due volte. Vengono registrati gli elementi rievocati immediatamente
dopo la prima presentazione e quelli rievocati 10 minuti dopo la seconda
presentazione del racconto. Il punteggio grezzo è costituito dalla media degli
elementi rievocati dopo le due presentazioni del racconto;
- Il Test di Memoria di Prosa dove il materiale è sempre un breve racconto, ma
vengono valutati in maniera diversa. Vi è un punteggio gerarchico che
attribuisce a ogni evento un punteggio che valorizza il procedimento di
estrazione dei significati principali del testo e poi dei dettagli relativi;
- Il Test di memoria di prosa II, che concerne un unico argomento strutturati in
11 eventi principali, 15 secondari e 25 dettagli. Al termine della lettura il
paziente viene invitato a riferire quanto ricorda del brano ascoltato. Dopo un
intervallo di un’ora viene chiesto un nuovo resoconto del brano, senza fornire
indicazioni per favorirne il ricordo;
- Il Test “Apprendimento di Coppie di Parole I” e “Apprendimento di Coppie di
Parole II” dove si leggono al soggetto 10 coppie di parole. Al termine della
lettura, si ripropone al soggetto il primo membro di ciascuna coppia in un
ordine diverso da quello di presentazione, chiedendogli di rievocare il
secondo;
- Il Test Apprendimento di Tre Liste di parole, dove si legge al paziente una
lista di 10 parole per tre volte consecutive. Dopo un intervallo distraente di 35
secondi, occupato da un compito aritmetico, il paziente rievoca quante più
parole ricorda, in ordine libero. Viene ripetuto per tre differenti liste.
Per la valutazione della memoria a lungo termine episodica visuo-spaziale
(anterograda) si può utilizzare il test “Apprendimento Supra-Span Spaziale I e II”, in
cui l’esaminatore presenta una serie fissa di 8 cubetti, che il paziente cerca di
riprodurre subito dopo ogni presentazione, fino al raggiungimento del criterio di
apprendimento, fino a un massimo di 18 prove. Il punteggio grezzo è dato dalla
somma dei punteggi “informazionali” parziali, ottenuti dal soggetto a ogni tentativo.
Le prove miste valutano una serie diverse di abilità e comprendono:
- L’”Apprendimento Supra-Span Verbale” e la tecnica di Buschke-Fuld, che
valuta sia la MBT verbale che la MLT verbale anterograda. È un testo di
apprendimento di una lista supra-span di parole, condotto secondo la tecnica
della rievocazione selettiva. Si legge una lista di 15 parole e, dopo il primo
tentativo di rievocazione del soggetto, l’esaminatore ripete solo le parole
della lista che non sono state rievocate, mentre il soggetto ha il compito di
rievocare sempre tutte le parole. La procedura viene ripetuta fino al
raggiungimento del criterio di due ripetizioni consecutive esatte, oppure per
18 prove.
- La “Curva di Posizione Seriale” che valuta sia la MBT che la MLT verbale
anterograda. È un test di rievocazione libera immediata, in cui il soggetto deve
rievocare una lista di 12 parole bisillabiche, lette dall’esaminatore, senza la
necessità di mantenere lo stesso ordine di presentazione. La procedura viene
ripetuta per 10 liste, ciascuna costituita da parole diverse;
- L’”Apprendimento di Liste di Parole Correlate e Non Correlate
Semanticamente”, che valuta sia la rievocazione che il riconoscimento e
l’oblio. L’esaminatore legge 16 parole alla velocità di circa una parola al
secondo. Immediatamente dopo la presentazione, al paziente viene richiesto
di ripetere, in qualsiasi ordine, il maggior numero possibile delle parole. La
somma delle parole ricordate nel corso delle 5 prove costituisce il punteggio
di rievocazione immediata;
- Il “Test delle 15 Parole di Rey” che è una prova di apprendimento di 15 parole
che utilizza 5 presentazioni di una lista A, una singola presentazione di una
lista B, che rappresenta una lista interferente, due prove di rievocazione, una
immediata e una ritardata, e una prova di riconoscimento delle parole
bersaglio presentate insieme a dei distrattori. Consente di studiare
l’apprendimento verbale, l’inibizione proattiva e retroattiva, i processi di
ritenzione e di confrontare i processi di codifica versus quelli di recupero e
l’organizzazione soggettiva del materiale da ricordare;
- Il “Test Benton Visual Retention Test” che si tratta di una prova di
rievocazione visiva immediata. Il materiale è costituito da cartoncini su cui
sono stampate da una a tre figure, a cui viene chiesto al paziente una
riproduzione della stessa. Vengono calcolati due punteggi: il numero di
riproduzioni corrette e il numero e il tipo di errori;
- Il “Test della Figura Complessa di Rey-Osterrieth”, usato nella pratica clinica
per indagare le funzioni costruttive visuo-spaziali, la memoria visiva e alcuni
aspetti delle funzioni esecutive. Il paziente viene istruito a copiare la figura
che è stata precedentemente posizionata in modo tale che il lato lungo sia
parallelo al piano orizzontale del soggetto stesso. Quando è stata conclusa la
copia, si toglie il modello e si tiene occupato il paziente con un attività
interferente non visuo-spaziale, al termine della quale viene chiesto di
riprodurre la figura, senza mostrare più il modello originale. Il punteggio viene
calcolato separatamente per la copia e la riproduzione.
Per la valutazione della memoria retrograda utilizzeremo:
- I Questionari di memoria di Eventi Remoti costituiti da 3 liste di 22 stimoli,
una lista per ogni modalità di presentazione: verbale, visiva e sonora. Le
domande riguardano eventi e personaggi pubblici;
- Il Questionario di memoria Autobiografica che valuta la MLT episodica
retrograda (autobiografica) non tenendo conto degli aspetti semantici. Il
questionario comprende cinque domande per ciascuno dei tre periodi della
vita: infanzia, adolescenza fino ai 15 anni, prima età adulta e tarda età adulta;
- L’Autobiographical Memory Interview, che si divide in due sezioni: una valuta
la componente semantica e l’altra quella episodica della memoria
autobiografica. La componente episodica è indagata chiedendo di rievocare
eventi specifici per ciascuno dei tre periodi di vita: infanzia, prima età adulta e
vita recente.
Per la valutazione della memoria ecologica utilizzeremo il Test di memoria
Comportamentale di Rivermead che evidenzia deficit di memoria nel quotidiano e
permette di seguire eventuali modifiche nel tempo dei deficit mnestici, ad esempio
in seguito a un trattamento. È costituito da 11 subtest mnestici, tra cui ricordare un
nome e un cognome, riconoscere figure, ripetere un racconto.
Tutti questi test sono da somministrare a tutti quei pazienti in cui vi sia un sospetto
di deficit in seguito a danno vascolare o a una storia di etilismo cronico o da ipossia
cerebrale in seguito ad arresto cardiaco, soffocamento o traumi cranici. I disturbi di
memoria si possono rilevare anche in pazienti depressi e ansiosi.

CAPITOLO 5
LA GRANDE FIGURA COMPLESSA DI REY-OSTERRIETH E IL
BOSTON QUALITATIVE SCORING SYSTEM (BQSS)
Le figure complesse sono comunemente utilizzate come strumento per valutare le
abilità visuo-spaziali e il funzionamento esecutivo nei bambini e negli adulti. La
figura più diffusa è la Figura Complessa di Rey-Osterrieth ed è una figura
geometrica complessa, costituita da un rettangolo di base, attraversato da due
diagonali e da due bisettrici, all’interno e all’esterno del quale sono collocati diversi
elementi accessori. La procedura di somministrazione implica che il soggetto testato
copi la figura avendola di fronte a sé. Al soggetto è poi chiesto di riprodurre la figura
a memoria, immediatamente dopo o in seguito a un intervallo, che può andare da 0
a 3 minuti dopo la copia (richiamo immediato).
Per lo scoring delle figure complesse esistono due sistemi generali di valutazione,
che sono solitamente utilizzati singolarmente o insieme: il metodo quantitativo e
quello qualitativo. Mentre il primo si focalizza sulla precisione della riproduzione e
sulla disposizione degli elementi della figura, il secondo è centrato sul processo
impiegato per la copia e talvolta per il richiamo. Per individuare il processo
impiegato nel test, Rey propone, in fase di somministrazione, l’impiego di sette o
otto pennarelli colorati, che consentono di ricostruire a posteriori la modalità di
costruzione della figura, mentre Osterrieth fornisce uno schema preliminare di
classificazione dell’approccio al disegno, costituito da sette categorie qualitative.
L’utilizzo del Boston Qualitative Scoring System, quale metodo di somministrazione
e di scoring, prevede che il test sia somministrato in tre fasi successive:
- La Fase di Copia, che richiede che il soggetto copi la figura dal modello con la
maggiore precisione possibile, senza limiti di tempo;
- La Fase di Richiamo Immediato che implica che il soggetto ridisegni a
memoria la figura dopo 3 minuti dalla Copia;
- La Fase di Richiamo Differito, che implica la somministrazione a distanza di
20-40 minuti dalla prima fase e comporta che il soggetto disegni nuovamente
la figura a memoria.
Tale metodo di scoring permette di ottenere una valutazione al contempo
quantitativa e qualitativa (Accuracy e Process), in quanto affianca una stima della
precisione e dell’esattezza degli elementi riprodotti a una valutazione dei processi
impiegati per realizzare le riproduzioni.
Le applicazioni cliniche dello strumento sono molteplici. Può essere utile per la
valutazione di ipotesi specifiche e di numerose funzioni neurocognitive. Il BQSS
fornisce punteggi specifici, tarati in base all’età del soggetto testato, che indicano la
quantità di informazione persa tra una fase e l’altra del test. È indicato nel caso si
vogliano valutare le capacità di pianificazione e di organizzazione e si voglia ottenere
un quadro del funzionamento esecutivo di un soggetto. Questo strumento è adatto
per valutare anche la presenza di un danno organico, in quanto un deficit
neurologico incide in modo significativo sulla performance fornita al BQSS, sia sul
fronte dei punteggi quantitativi sia per quanto concerne le caratteristiche qualitative
della riproduzione. La produzione di un soggetto può differenziarsi dallo stimolo
originale per la presenza di elementi estranei e può manifestarsi come
Perseverazione o come Confabulazione.
L’utilizzo delle Figure Complesse è indicato sia nel caso di bambini e permette di
valutare le capacità visuo-spaziali, apprendimento, il richiamo e il riconoscimento
cosi come il funzionamento esecutivo. È controindicato in soggetti che abbiano
problemi di ordine visivo e che soffrono di disturbi motori di entità tale da
interferire con la prestazione (allucinazioni, dissociazione, ADHD, epilessia nel lobo
temporale).

CAPITOLO 6
IL BENDER VISUAL-MOTOR GESTALT TEST-II
Il Bender Visual-Motor Gestalt Test, nasce nel contesto teorico dei modelli della
Psicologia della Forma (Gestalt), con lo scopo di valutare la funzione gestaltica,
intesa come “una funzione di strutturazione, con cui l’organismo integrato risponde
a una costellazione di stimoli percepiti come un tutto, attraverso un processo di
differenziazione, di aumento o di diminuzione della complessità interna. Lo sviluppo
dello strumento si basa sull’assunto per cui la “funzione gestaltica” è una funzione
fondamentale, associata all’abilità del linguaggio strettamente connessa con
svariate funzioni dell’intelligenza, quali la percezione visiva, l’abilità motoria
manuale, la memoria, i concetti di tempo e spazio e l’organizzazione. Lauretta
Bender trasforma la tecnica visivo-verbale di Wertheimer in un test per valutare le
abilità percettive e quelle visuo-motorie.
Tra i metodi di valutazione si distinguono prevalentemente i sistemi di scoring
quantitativi, che propongono griglie e scale di misurazione della prestazione dei
soggetti nella copia dei disegni, e modelli qualitativi che, a partire
dall’interpretazione delle distorsioni del disegno, descrivono e definiscono le
caratteristiche di personalità del soggetto. Tra i sistemi quantitativi prevalgono due
tipologie di scoring: l’analisi della qualità globale della rappresentazione grafica in
ogni disegno; i modelli di valutazione degli errori commessi dal soggetto nella
riproduzione della figura modello. Koppitz, propone una sistema di valutazione
denominato Developmental Bender Scoring System (DBSS) che indaga lo sviluppo e
la maturazione della Gestalt visuo-motoria, rilevando la presenza di fattori
emozionali e di caratteristiche personali. Tale modello è quello che si è affermato di
più a livello internazionale nell’analisi della performance al test di bambini tra i 5 e i
10 anni. Vi sono anche dei sistemi di scoring che indagano la relazione tra errori
specifici nella riproduzione delle figure e abilità visuo-percettive o caratteristiche di
personalità, tra cui il Modello di Pascal-Suttell che consideravano le deviazioni
nell’esecuzione dei disegni come conseguenze di “disturbi della funzione corticale”.
Oggi è presente la seconda edizione del Bender Visual-Motor Gestalt Test che è il
risultato di un processo di revisione volto a perfezionare le caratteristiche
psicometriche del test e la sua utilità clinica. Tra gli obiettivi della revisione era
prevista l’integrazione dell’analisi della funzione gestaltica con la valutazione delle
abilità di memoria non verbale.
Il Bender Visual-Motor Gestalt Test-II valuta principalmente le capacità di
integrazione visuo-motoria in soggetti da 4 a 85 anni; a partire dai 5 anni,
permette, inoltre, una misurazione delle capacità di memoria. Il test fornisce utili
informazioni ai fini dell’assessment in ambito psicologico, educativo e
neuropsicologico. Esso prevede 16 carte stimolo: alle 9 immagini originali si sono
aggiunte 7 nuove rappresentazioni grafiche da somministrare in base alla fascia
d’età del soggetto. La somministrazione del test si compone di due compiti
principali: durante la fase di copia, il soggetto deve riprodurre i disegni delle figure
stimolo presentate in successione; mentre nella fase di richiamo è richiesto di
riprodurre a memoria il maggiore numero di disegni ricordati. Dopo la fase di
richiamo, è prevista la somministrazione delle prove supplementari di Perception
e Motor test, che intendono indagare in modo rapido e veloce le funzioni
percettive e motorie di base, quali prerequisiti della funzione gestaltica nella
performance del soggetto. Il sistema di scoring utilizzato è il Global Scoring System,
un metodo di attribuzione dei punteggi che valuta la qualità globale di ciascun
disegno su una scala a 5 punti. L’attendibilità e la validità del test risultano essere
molto buoni a causa della precisione dei sistemi di scoring e del campione normativo
di 4000 soggetti.
Per quanto riguarda le applicazioni cliniche, il test può essere utilizzato con soggetti
adulti con disturbi neurologici/psicologici, in ambito scolastico ed educativo per
indagare le diverse fasi dello sviluppo visuo-motorio, è flessibile nell’assessment
neuropsicologico, ed è utile nella valutazione degli esiti di interventi o di trattamenti
riabilitativi o psicoeducativi. Il test, a seguito di diversi studi, sembra non distinguere
per esempio tra le caratteristiche di funzionamento di pazienti con ritardo mentale e
quelle di soggetti autistici, non essendo in grado di identificare il tipo di patologia
alla base della prestazione deficitaria.

CAPITOLO 7
REATTIVI CROSS-CULTURAL, CULTURE-REDUCED E
CULTURE-SPECIFIC PER LA VALUTAZIONE
DELL’INTELLIGENZA
La cultura è lo stile abitudinario appreso di interazione con se stessi e con
l’ambiente. I primi passi compiuti nell’ambito della misurazione dell’intelligenza, si
può dire che tutti i test interculturali, al momento della loro costruzione che una
validazione corretta è stata completamente trascurata o compiuta in modo
inadeguato. Il procedimento fu quello di individuare prove comuni a molte culture e
validare il reattivo risultante, in rapporto ai criteri locali di culture diverse come
l’IPAT Culture-Fair Intelligence Test. Ci sono i Test Culture-Fair di Cattel che
funzionano meglio con soggetti che non siano particolarmente svantaggiata e si
raccomanda un loro utilizzo in culture diverse solo dopo un accurata validazione
all’interno di ciascuna di queste, cosi come per le Matrici di Raven.
Nel tempo si è passati ad una identificazione di un continuum fra le diverse tipologie
di test, modulato dalla presenza/assenza di materiale verbale, suggerendo una sorta
di principio di uguaglianza tra test non verbali e test culture-reduced (cross cultural).
Elementi quali l’interesse intrinseco del soggetto per il contenuto della prova, la
capacità di interagire con l’esaminatore, la volontà di eseguire una buona
performance, sono influenzati da fattori macro-culturali (come vivere negli Stati
Uniti o in una tribù africana), ma anche micro e sub-culturali (vivere in città o in
campagna). Sono stati proposti anche dei test culture-specific, come il Black
intelligence Test of Cultural Homogeneity, il Relevant Aspects of Potential per la
valutazione di candidati all’istruzione superiore, scelti in gruppi di basso livello
socioeconomico e fra le minoranze. L’habitat naturale-culturale di un individuo o un
gruppo al quale si riconnette la “rappresentatività ecologica” del campione di
comportamento valutato da un test, dovrebbe includere anche una riflessione sul
significato culturalmente determinato che il soggetto che si sottopone a
quest’ultimo attribuisce al fatto di essere giudicato e messo nella condizione di
dover seguire passivamente indicazioni delle quali può non comprendere il senso.
CAPITOLO 8
STRUMENTI NON VERBALI PER LA VALUTAZIONE
DELL’INTELLIGENZA
È cresciuto l’interesse per lo sviluppo e l’uso di strumenti non verbali per
l’assessment delle abilità cognitive, in quanto è aumentata la necessità di valutare
persone appartenenti a minoranze culturali o a gruppi culturali relativamente isolati.
I test non verbali possono essere classificati in base al format di presentazione degli
stimoli oppure alla complessità e al numero delle prove previste. Le istruzioni
possono essere date verbalmente oppure con gesti: in entrambi i casi la risposta
richiesta è sempre non verbale. Possiamo distinguere:
- Test di performance usati per i loro compiti materiali concreti e richiedono
che il soggetto risponda in maniera non verbale, ma le istruzioni sono date
oralmente;
- Test di non linguistici che sono completamente non verbali sia nelle
istruzioni, sia nei contenuti, sia nelle risposte e valutano le abilità collegate al
pensiero analogico, alla formulazione di categorie e al ragionamento
sequenziale.
Si suddividono anche in: unidimensionali (brevi, composti da pochi subtest e
prevedono prove non verbali, solitamente le matrici); multidimensionali (con più
subtest combinati tra loro per ottenere diversi punteggi). L’uso di strumenti non
verbali presenta però diversi problemi tra cui il fatto che non si usano parole nella
formulazione della prova e non ne richiedono e in secondo luogo la
rappresentatività del costrutto misurato. I test non verbali riducono i rischi connessi
a un inappropriato assessment delle competenze cognitive di soggetti con ridotte
capacità/competenze linguistiche, ma portano a sovrastimare le abilità del soggetto
testato quando questi si deve confrontare con un ambiente inevitabilmente
permeato dal linguaggio.
Nel 1917 sono stati utilizzati i primi test mentali nell’esercito (Army Alpha e l’Army
Beta, il primo con un contenuto verbale simile a quello della Stanford-Binet e il
secondo non verbale da somministrare a soggetti analfabeti o di origine straniera).
Intorno alla Seconda Guerra mondiale cominciano a comparire le Matrici
Progressive PM 39, composte esclusivamente di materiale non verbale, mentre
Cattel poneva le premesse teoriche per i test culture-free (IPAT).
Tre test utilizzati per la valutazione dell’intelligenza, non verbali sono:
 Il BETA III, che permette una valutazione solo di alcune abilità cognitive
ristrette, quali processamento delle informazioni visive, velocità di
elaborazione, ragionamento spaziale, ragionamento non verbale, intelligenza
fluida. È uno strumento unidimensionale e viene utilizzato per uno screening
iniziale. È rivolto a soggetti tra i 16 e gli 89 anni, per individui che non parlano
la lingua inglese, analfabeti o con livelli di istruzione bassi, per pazienti con
difficoltà nella comprensione o produzione linguistica. Si compone di 5
subtest che devono essere presentati in un ordine preciso: Coding; Picture
Completion; Clerical Checking; Picture Absurdities; Matrix Reasoning. È
prevista una somministrazione individuale e di gruppo con un tempo tra i 25 e
i 30 minuti. La gestione del tempo prevede: un periodo dedicato alla
spiegazione del compito; un periodo per eseguire gli item di prova; un periodo
per l’esecuzione dei compiti che compongono il test. Per lo scoring dei
risultati si utilizza un apposita Scoring Key, che permette una correzione del
test rapida e veloce, quantificando le prestazioni del soggetto nell’esecuzione
degli esercizi, ottenendo un QI;
 Il Comprehensive Test of Nonverbal Intelligence (CTONI), una batteria
unidimensionale di 6 subtest che misurano diverse abilità intellettive non
verbali in correlazione tra loro. Può essere somministrato a soggetti dai 6 ai 90
anni di età. È composto da 6 subtest che devono essere presentati in un
ordine preciso: Analogie di Illustrazioni e di figure geometriche; Categorie di
Illustrazioni e Categorie di figure geometriche; Sequenze di Illustrazioni e
Sequenze di figure geometriche. Ogni subtest prevede 25 item. Il tempo varia
dai 40 ai 60 minuti. Il modello teorico del test consiste in una matrice che
interfaccia due aspetti dell’intelligenza non verbale collegati alla valutazione:
le abilità che dovrebbero essere misurate e i contesti nei quali misurarle. I
costrutti alla base dello strumento sono: la performance ottenuta è
fortemente correlata all’età cronologica del soggetto testato; i suoi risultati
sono in grado di differenziare gruppi di persone con una prestazione nella
media e individui sotto la media rispetto all’abilità intellettiva. La
somministrazione può essere orale o tramite pantomima (gesti). Il CTONI
calcola 3 quozienti: quoziente di Intelligenza Non verbale; quoziente di
Intelligenza non verbale con Illustrazioni di oggetti; quoziente di Intelligenza
Non Verbale con Figure Geometriche.
 L’Universal Nonverbal intelligence Test (UNIT), una batteria
multidimensionale non verbale che misurano diverse abilità intellettive in
correlazione tra loro, somministrabile a soggetti di età dai 5 ai 17 anni. È
composto da 6 subtest, di cui i primi 3 valutano la memoria e gli ultimi 3 il
ragionamento: Symbolic Memory; Spatial memory; Object memory; Cube
Design; Analogic Reasoning; Mazes. Si propone di valutare il funzionamento
secondo un duplice modello dell’intelligenza: l’esecuzione e la riuscita nelle
prove richiede sufficienti capacità di memoria o ragionamento e una tra due
possibili strategie organizzative (simbolica o non simbolica). Si basa sul
modello gerarchico che postula alla base della piramide le due abilità ampie di
memoria e ragionamento e all’apice l’abilità generale intelligenza o fattore g.
La somministrazione prevede 3 diverse forme: la somministrazione di solo 2
subtest; di 4 o di tutti e 6, utilizzata più nei casi di disturbi
dell’apprendimento. Si ottengono diversi punteggi nello scoring: Full Scale
Score; Memory Quotient; Reasoning Quotient; Symbolic Quotient;
Nonsymbolic Quotient. Le strategie interpretative utilizzate sono l’analisi
normativa e ipsativa dei dati.
L’uso clinico degli strumenti non verbali per la valutazione dell’intelligenza è
eterogeneo. Sono utili in persone che incontrato difficoltà nel linguaggio o in compiti
che sono basati su attività fino-motorie. Si possono utilizzare per la valutazione di
minoranze etniche, di soggetti con una limitata conoscenza della lingua locale,
bambini bilingui e special groups. Possono essere utilizzati nella valutazione
dell’intelligenza finalizzata all’inserimento scolastico di alunni stranieri.

CAPITOLO 9
LA SCALA LEITER-R
La Leiter International Performance Scale-Revised è un test multidimensionale per
la valutazione dell’intelligenza tramite item non verbali. Si basa su un modello
gerarchico dell’intelligenza che riprende la teoria fattoriale di Horn e Cattel. Il
modello prevede all’apice il fattore g di intelligenza generale, un secondo livello
costituito da tre fattori ampi (Intelligenza cristallizzata, Intelligenza fluida e
Visualizzazione generale) e un terzo livello costituito da abilità cognitive più
specifiche. Il modello è di tipo gerarchico e include una serie di fattori la cui
complessità aumenta in base all’età e in relazione al numero dei subtest disponibili.
Lo strumento viene pubblicato nel 1929 e successivamente viene sottoposto a ben 5
revisioni, fino ad arrivare alla revisione del 1997, che aveva lo scopo di dare una
migliore attendibilità e validità, nonché una identificazione precoce dei ritardi
cognitivi e una misurazione dei piccoli miglioramenti nell’abilità cognitiva.
È una scala per la valutazione delle funzioni cognitive in soggetti di età compresa tra
i 2 anni e 0 mesi e 20 anni e 11 mesi e prevede una somministrazione individuale.
Viene utilizzato per misurare in modo completamente non verbale un’ampia gamma
di abilità intellettive. La Leiter-R è composta da 20 subtest suddivisi in due batterie: i
primi formano la batteria Visualizzazione e Ragionamento (VR) che misurano i
costrutti tradizionali dell’intelligenza (ragionamento, visualizzazione e soluzione di
problemi); gli altri 10 costituiscono la batteria Attenzione e Memoria (AM). La
somministrazione è non verbale e di circa 90 minuti. La valutazione dell’abilità
intellettiva globale può essere fatta con due modalità: Scala breve di QI, composta
da 4 subtest della batteria VR; Scala completa di QI, composta da due serie di 6
subtest della batteria VR. La batteria AM è utile per considerazione di carattere
neuropsicologico e per la valutazione dei deficit cognitivi nei disturbi di
apprendimento e nei disturbi da deficit di attenzione. La struttura della scala
prevede tre tipi di item per tre differenti modalità di risposta: posizionamento dei
cartoncini di risposta; disposizione delle forme in spugna per la risposta; indicazione
con il dito sulle figure-risposta del leggio. Ogni subtest prevede un item di
addestramento che può essere ripetuto fino a 3 volte. La maggior parte degli item
non prevede limiti di tempo. La regola dello stop è stata formulata in modo che il
soggetto non debba sbagliare molti item prima dell’interruzione della
somministrazione. La scala fornisce punteggi a 5 livelli, che permettono
un’interpretazione gerarchica del funzionamento cognitivo non verbale: punteggi di
Qi non verbale; punteggi di crescita; punteggi composti; punteggi ponderati dei
subtest; punteggi diagnostici speciali della batteria. La lettura dei risultati prevede 6
fasi distinte:
- Interpretazione della stima globale dell’intelligenza non verbale,
rappresentata dal Qi della scala completa e dal Qi breve della batteria VR;
- Interpretazione dei punteggi di crescita;
- Interpretazione dei punteggi composti delle batterie VR e AM;
- Interpretazione delle differenze di punteggio;
- Interpretazione dei punteggi diagnostici speciali della batteria AM;
- Interpretazione dei punteggi composti e delle sottoscale delle scale di
valutazione.
La Leiter-R può fornire una baseline del funzionamento cognitivo generale, rispetto
alla quale effettuare confronti con prove standardizzate relative all’apprendimento
scolastico. Può essere utilizzato nel caso di disturbi di apprendimento valutando
l’incidenza del carico linguistico sulla performance cognitiva. È principalmente
indicato lo strumento per soggetti con difficoltà di apprendimento e soggetti
stranieri, grazie al ridotto carico culturale. Tra le principali controindicazioni
troviamo quelle comuni agli altri test cognitivi e cioè la presenza di condizioni
psicopatologiche acute, la mancanza di alleanza diagnostica e l’uso dello strumento
al di fuori di una batteria testistica più ampia.

CAPITOLO 10
EVOLUZIONE STORICA DELLE SCALE WECHSLER
Nel corso del tempo sono stati descritti diversi modelli dell’intelligenza:
 Il modello psicometrico che ha descritto l’intelligenza come un'unica abilità
(fattore g), poi come due abilità (verbale e non verbale) e solo ultimamente
come l’insieme di molteplici abilità. La necessità di quantificare le abilità e
differenziarle tra gli individui coesiste con il bisogno di definire il costrutto.
Spearman sostiene l’esistenza di un fattore generale dell’intelligenza e misura
le abilità mentali con i metodi di analisi fattori da lui creati. Thurstone
sostiene l’esistenza di diverse abilità mentali che possono essere dipendenti o
indipendenti, prevedendo non un fattore generale ma fattori specifici (parla di
un modello multidimensionale fondato su 9 Abilità Primarie). Cattell sostiene
che l’intelligenza è composta da due fattori: intelligenza fluida (Gf,
rappresenta l’aspetto biologicamente determinato del funzionamento
cognitivo) e l’intelligenza cristallizzata (Gc rappresenta i concetti, abilità e
strategie acquisite grazie all’istruzione e all’ambiente culturale). Carroll
propone un modello tripartito delle abilità cognitive: i fattori o le abilità sono
differenziati in tre strati o livelli. McGrew propone un modello unificato
denominato Cattel-Horn-Carrol Theory of Cognitive Abilities (CHC), che
include 9 abilità ampie: Comprensione/Conoscenza; Elaborazione visiva;
Conoscenze quantitative; Abilità di lettura e scrittura; Memoria a breve
termine; Ragionamento fluido; Velocità di elaborazione; Immagazzinamento a
lungo termine e rievocazione; Elaborazione uditiva. È stato ideato il Cross-
Battery Assessment (XBA) con lo scopo di misurare singole abilità ampie, non
valutando il fattore g.
 Il modello di elaborazione dell’informazione dove l’attenzione del clinico si
sposta dall’analisi del contenuto all’analisi del processo di elaborazione
dell’informazione. Questi modelli specificano le aree in cui avvengono
l’elaborazione e l’integrazione delle informazioni (memoria a breve termine,
loop fonologico).
All’inizio del XX secolo Alfred Binet concepisce l’intelligenza come una capacità di
ragionamento generale che dipende dallo sviluppo normale dei processi mentali
superiori più che da una concatenazione casuale di capacità innate di basso livelli.
Nel 1905 la Scala di Binet-Simon è il primo strumento di valutazione delle abilità
cognitive realizzato al fine di individuare soggetti in età evolutiva con ritardo
mentale. Il punteggio che si ottiene è un Quoziente intellettivo di rapporto che
deriva dal rapporto tra Età mentale ed Età cronologica. Più avanti, sulle riflessione
degli autori precedenti, Wechsler definisce l’intelligenza come “la capacità
dell’individuo di agire in modo propositivo, di pensare razionalmente e di interagire
in modo efficace con il proprio ambiente”. Nel 1939, pubblica la prima scala la
Wechsler-Bellevue Intelligence Scale Form I (W-B I), uno strumento per la
valutazione di soggetti tra i 10 e i 59 anni. Comprende 11 prove diverse per
contenuto e tipo di operazione mentale richiesta. I subtest sono raggruppati in una
scala verbale e una di performance. La Scala permette di calcolare tre tipi di
punteggi: Quoziente intellettivo Totale (QIT); Quoziente di Intelligenza Verbale (QIV,
considerato un indice della capacità di comprensione verbale del soggetto) e il
Quoziente di Intelligenza di Performance (QIP, considerato un indice delle capacità
di organizzazione percettiva e del grado del contatto non-verbale del soggetto con
l’ambiente). Viene calcolato un QI di deviazione e non di rapporto com’era nella
scala Standford-Binet. Nel 1955, pubblica la Wechsler Adult Intelligent Scale
(WAIS), rivolta a soggetti di età compresa tra i 16 e i 75 anni, che aumenta il numero
degli item fino a 257 e con variazioni in alcuni subtest come quello del Vocabolario.
Nel 1981, viene (WAIS-R), rivolta a soggetti tra i 16 e i 74 anni. Essa comprende 11
subtest, di cui 6 compongono la Scala Verbale (Informazione, Memoria di cifre,
Vocabolario, Ragionamento aritmetico, Comprensione e Analogie) e 5 la Scala di
performance (Completamento di figure, Riordinamento di storie figurate, Disegno
con cubi, Ricostruzione di oggetti e Associazione di simboli a numeri). L’iter
interpretativo dei punteggi procede attraverso l’analisi di tre categorie di valori, di
cui le prime due, il QI Totale e i due QI parziali, sono già presenti nelle precedenti
versioni, mentre la terza rappresentata dai Quozienti di deviazione fattoriale (QDF),
che permette di rilevare la discrepanza statisticamente significativa tra due o più
valori (QI verbale e QI di performance).
Nel 1991 Kaplan et al pubblicano la Wechsler Adult Intelligent Scale-Revised as a
Neuropsychological Instrument (WAIS-R NI), che è il primo strumento che cerca di
integrare le valutazioni delle abilità cognitive secondo il modello psicometrico e di
elaborazione delle informazioni, con l’obiettivo di comprendere il processo che ha
portato il soggetto a formulare la risposta e misurare l’abilità specifica. I principali
cambiamenti riguardano: la somministrazione (che comportano il non rispetto della
regola dell’interruzione e dei limiti di tempo); le modifiche al materiale-stimolo (del
format dello stimolo e nella modalità di presentazione); la registrazione (che diventa
molto dettagliata); si analizzano gli errori e le strategie; il calcolo dei punteggi
aggiuntivi che permette di differenziare miglio il livello di prestazione del soggetto.
Nel 1997 venne pubblicata la Wechsler Adult Intelligence Scale Third Edition
(WAIS-III), somministrabile a soggetti di età tra i 16 e gli 89 anni e 11 mesi, I subtest
sono raggruppati in una scala verbale e una di performance e si ottengono i tre
Quozienti di intelligenza (QI Totale, Verbale e di Performance) e l’iter interpretativo
si basa sull’analisi delle discrepanze. Comprende 14 subtest, di cui 3 sono nuovi:
Sequenze di lettere e numeri, Matrici e Ricerca di Simboli. Cambia l’ordine di
somministrazione delle prove, anche se viene mantenuta l’alternanza tra subtest
verbali e di performance. Nella WAIS-III il clinico può selezionare i subtest da
somministrare in base ai punteggi che decide di ottenere: i Quozienti Intellettivi, gli
Indici oppure entrambi. La struttura dello strumento è stata valutata attraverso
analisi fattoriali esplorative e confermative, che hanno evidenziato
un’organizzazione a quattro fattori: Comprensione verbale, Organizzazione
percettiva, Memoria di lavoro e Velocità di elaborazione. Nell’iter interpretativo il
clinico valuta la discrepanza all’interno di ciascun cluster di punteggi e, se questa
non risulta statisticamente significativa, interpreta il significato dei valori.
I precursori della WAIS-IV sono strumenti rivolti a soggetti in età prescolare e
scolare: la Wechsler Preschool and Primary Scale of Intelligence (WPPSI-III) dai 2
anni e 6 mesi ai 7 anni e 3 mesi e la WISC-IV per soggetti dai 6 anni ai 16 anni e 11
mesi. In entrambi sono stati aggiunti i subtest Ragionamento a parole e
Concetti/figura (queste due prove permettono di valutare l’intelligenza fluida). È
stato aggiunto il subtest supplementare cancellazione per migliorare la valutazione
della velocità di elaborazione. La WISC-IV misura cinque abilità ampie CHC:
Intelligenza cristallizzata (Gc); Memoria a breve termine (Gsm) e Velocità di
elaborazione (Gs); Intelligenza fluida (Gf) e di Elaborazione visiva (Gv).
Nel 2008 vien pubblicata la Wechsler Adult Intelligence Scale Fourth Edition (WAIS-
IV), rivolta a soggetti tra i 16 anni e i 90 anni e 11 mesi. Comprende 15 subtest, di cui
12 sono i medesimi della WAIS-III e tre sono nuovi: Puzzles visivi, Cancellazione e
Figure Weights. Vengono calcolati quattro indici:
- Indice di Comprensione verbale (Analogie, Vocabolario, Informazione e
Comprensione, che è supplementare);
- Indice di Memoria di lavoro (Memoria di cifre, Ragionamento aritmetico e
Sequenza di lettere e numeri, che è supplementare);
- Indice di Velocità di elaborazione (Ricerca di simboli, Associazione di simboli
a numeri e Cancellazione, che è supplementare);
- Indice di Ragionamento percettivo (Disegno con cubi, matrici, Puzzles visivi,
Completamento di figure e Figure Weights, che sono supplementari).
Nella somministrazione vengono alternate prove di natura differente e si inizia con
Disegno con cubi. Si ottengono due tipologie di punteggi: punteggi compositi (che
derivano dalla struttura fattoriale degli indici di Comprensione Verbale,
Ragionamento percettivo, Memoria di lavoro, Velocità di elaborazione e il Quoziente
Intellettivo Totale) e punteggi di processo (che permettono al clinico una valutazione
più puntuale del modo in cui il paziente elabora le informazioni).

CAPITOLO 11
USO CLINICO DELLA WAIS-R
La letteratura psicometrica dei dati che si ottengono dalla WAIS-R può essere
articolata in diverse fasi, che prevedono la valutazione e l’interpretazione dei tre
Quozienti di intelligenza (QI Totale, QI Verbale e QI di Performance) e tre Quozienti
di Deviazione Fattoriali (QDF). La lettura dei risultati prevede che il clinico formuli
ipotesi su due diversi tipi di dati: i valori che si ottengono dal calcolo del Qi Totale e
dei due Qi Verbale e di Performance, e i valori che si ottengono dal calcolo dei
Quozienti di deviazione fattori. Se si segue la valutazione “standard”, gli steps
interpretativi sono:
- Interpretare il QI Totale;
- Interpretare il QI Verbale e il QI di Performance, valutando se la discrepanza
sia significativa;
- Interpretare i Quozienti di deviazioni fattoriali, valutando se la discrepanza sia
significativa;
- Fare un analisi ipsativa o del profilo, che permette di individuare i punti di
forza e di debolezza del soggetto e di costruire un profilo del suo andamento
cognitivo.
Il modello CHC, attraverso il Cross-Battery Assessment (XBA), permette di valutare
specifiche abilità ampie, mentre il modello di elaborazione dell’informazione
consente di valutare in quale modo il paziente elabora le informazioni. La
valutazione trasversale con la Cross-Battery Assessment, permette di valutare
alcune abilità cognitive che non sono del tutto misurate dai test di intelligenza
attualmente disponibili sul mercato. Secondo il Cross-Battery Assessment (XBA), la
somministrazione “standard” della WAIS-R permette di valutare in maniera
adeguata le abilità ampie di Intelligenza cristallizzata (Gc) e di Elaborazione visiva
(Gv), la Memoria a breve termine (Gsm) e la Velocità di elaborazione (Gs). Il valore
totale che si ottiene è una misura di due specifiche abilità ampie che la scala misura
in maniera adeguata. Secondo il XBA, un’abilità è misurata in maniera adeguata
quando nella Scala sono presenti almeno due subtest che valutano due diverse
abilità ristrette, sottese all’abilità ampia. Nella WAIS-IV due abilità sono misurate da
un numero di subtest superiore a quello richiesto da una valutazione CHC:
l’intelligenza cristallizzata e l’elaborazione visiva. Il XBA propone di considerare
unicamente i subtest di Informazione e Vocabolario, in quanto valutano un’unica
abilità ristretta e di conseguenza hanno una maggiore validità empirica. Se si
valutano abilità ampie con due strumenti che misurano due abilità ristrette diverse e
si ottiene un risultato discrepante, i due risultati si collocano in due fasce normative
differenti, oppure hanno una differenza maggiore di 15 punti, ed è necessario
somministrare un terzo subtest che valuti l’abilità cognitiva ristretta risultata più
deficitaria.
In sintesi, per applicare il Cross-Battery Assessment alla Scala WAIS-R, il clinico può
scegliere di:
- Somministrare ugualmente tutta la Scala, anche se la valutazione secondo il
XBA richiede solo la somministrazione di 6 subtest;
- Somministrare solo quei subtest che valutano le abilità ampie, non calcolando
i Quozienti di intelligenza.
Un modo alternativo per valutare le prestazioni del soggetto alla WAIS-R e il Boston
Process Approach (BPA), che prevede delle modifiche in diversi ambiti del test:
- Nel Subtest Riordinamento di storie figurate che consistono nel non rispetto
della regola del limite di tempo;
- Modifiche nella registrazione, valutando la correttezza o meno del
riordinamento realizzato dal soggetto, i tempi di latenza, i racconti fatti dal
soggetto, il tempo impiegato ecc;
- Nell’analisi delle strategie e degli errori, in particolare delle strategie di
pianificazione, o gli errori commessi dal soggetto dovuti alla scarsa attenzione
dei dettagli oppure derivanti da errori percettivi. È utile verificare la presenza
di discrepanze tra ricostruzione e comprensione.
Nel caso in cui l’esaminatore abbia dubbi rispetto al possibile significato del valore
ottenuto, può ricorrere alla valutazione di alcuni punteggi aggiuntivi:
- Punteggio ottenuto dal soggetto indipendentemente dal limite di tempo o
dalla regola dell’interruzione, da confrontare con quello ottenuto nella
somministrazione standard;
- Punteggio sequenziale;
- Indice Sequenziale;
- Indice di dispersione intrasubtest dei riordinamenti operati.
Il modello CHC (Cattel-Horn-Carrol Theory of Cognitive Abilities), distingue le abilità
cognitive in ampie e ristrette; intelligenza non solo come “fattore g” ma insieme di
abilità molteplici. Tale modello permette di identificare e misurare diverse abilità:
- Ragionamento o intelligenza fluida (Gf): che concerne le operazioni mentali
utilizzate da un individuo nell’affrontare un compito relativamente nuovo che
non può essere eseguito in modo automatico. Nella WISC-IV prove che la
misurano sono: concetti illustrati; ragionamento con le parole; ragionamento
con le matrice; ragionamento deduttivo e induttivo. Nel caso di un
ragionamento fluido basso (Gf), la persona ha difficoltà ad interpretare
l’informazione visiva o ad operare previsioni basate su tale tipo di
informazione; in questo caso si potrebbe fornire del materiale di
manipolazione durante la dimostrazione o l’introduzione di concetti
matematici o fornire informazioni ed indicazioni esplicite e concrete.
- Intelligenza cristallizzata (Gc): che fa riferimento all’ampiezza e alla
profondità della conoscenza di una cultura acquisita da una persona e
all’utilizzo efficace di tale conoscenza. Tale magazzino di conoscenza
principalmente verbale o basata sul linguaggio rappresenta quelle abilità che
si sono sviluppate in gran parte attraverso l’investimento di altre abilità
durante le esperienze educative e di vita generale. Essa comprende: la
conoscenza dichiarativa (statica), conservata nella memoria a lungo termine
e viene attivata quando nella memoria di lavoro si opera su informazioni
collegate di carattere fattuale, comprensione, concetti, regole e relazioni e
quando l’informazione è verbale; la conoscenza procedurale (dinamica), che
concerne il processo di ragionare sulla base di procedure precedentemente
apprese al fine di trasformare la conoscenza. La conoscenza dichiarativa
corrisponde al “sapere qualcosa”, mentre la conoscenza procedurale al
“sapere come fare qualcosa”. La Wisc-IV misura l’intelligenza cristallizzata
attraverso l’indice di comprensione verbale, conoscenza lessicale, memoria a
lungo termine. In caso di bassi punteggi, bisognerebbe utilizzare e insegnare
strategie mnemoniche che facilitino il recupero delle informazioni e
organizzare il materiale in categorie o formare una storia che connetta tutti gli
stimoli da ricordare, fornendo una traccia mnemonica facilmente
memorizzabile.
- Memoria a breve termine (Gms): che corrisponde alla capacità di recepire e
mantenere informazioni nella coscienza immediata e di utilizzarle entro pochi
secondi. Si tratta di un sistema dalla capacità limitata poiché la maggior parte
degli individui può trattenervi solo sette elementi di informazione alla volta. In
tale modello essa include il costrutto della memoria di lavoro che è
responsabile dell’immagazzinamento e dell’elaborazione temporanea
dell’informazione. Nella Wisc-IV viene misurate nel sub-test “riordinamento di
lettere e numeri” valutando lo span di memoria. In caso di bassi punteggi è
opportuno incoraggiare il bambino a creare un dizionario di immagini che
possa servire da rubrica delle parole chiave e concetti e introdurre nuovi
concetti secondo un approccio top-down e poi le parti componenti.
- Elaborazione visiva (Gv): che è la capacità di creare, percepire, analizzare,
sintetizzare, immagazzinare, recuperare, manipolare, e pensare relativamente
a modelli e stimoli visivi. Tali abilità vengono frequentemente misurate da
compiti che richiedono la percezione e la manipolazione di forme,
generalmente di natura figurativa o geometrica, come il disegno con i cubi
nella Wisc-IV o il completamento di figure. In caso di bassi punteggi si
potrebbe ricorrere ad accorgimenti visivi, ingrandire i caratteri delle dispense
scritte e dei fogli degli esercizi, ridurre al minimo la quantità di informazioni di
natura visiva riportate su una pagina.
- Velocità di elaborazione (Gs): che rappresenta l’abilità di eseguire compiti
cognitivi in modo fluido ed automatico, soprattutto sotto la spinta a
mantenere focalizzate l’attenzione e la concentrazione. Nella Wisc-IV viene
misurata attraverso le prove “cifrario”, “ricerca di simboli” e “cancellazione”.
In caso di bassi punteggi si potrebbe diminuire il numero di item da
completare e di domande alle quali rispondere, prolungare i tempi, offrire
frequenti opportunità per esercitarsi per aiutare a sviluppare una certa
automaticità in specifiche aree di abilità di base, prestare attenzione all’orario
della giornata nell’assegnare compiti che richiedono una rapida elaborazione
mentale.

CAPITOLO 12
IL TEST DI RORSCHACH
Hermann Rorschach pubblica il suo test nel 1921, sottolineando che si tratta di un
metodo per identificare eventuali relazioni tra lo stilo percettivo impiegato nella
decodifica degli stimoli proposti e il funzionamento di personalità. Nel Rorschach
sono presenti due approcci teorici: quello clinico/idiografico e quello di
ricerca/nomotetico. La proposta di lettura qualitativa/idiografica nasce in ambito
psicoanalitico e utilizza un approccio allo strumento di tipo top-down, per cui teorie
di riferimento sovraordinate influenzano la lettura dei dati raccolti. L’orientamento
nomotetico/quantitativo predilige un approccio empirico di tipo bottom-up, basato
sulla raccolta di dati normativi che diventano benchmarks per l’interpretazione dei
protocolli. Dal punto di vista psicoanalitico, David Raraport ha sottolineato la
rilevanza di una modalità clinica di somministrazione del reattivo, cercando di
delineare il ruolo dei processi percettivi e associativi nel processo di risposta. Roy
Schafer, più avanti, fu tra i primi autori a sistematizzare l’analisi del contenuto e dei
processi difensivi del Rorschach, elaborando dei criteri per valutare la validità delle
interpretazioni. Robert Holt, sviluppò degli indicatori per la valutazione del processo
primario e secondario, degli impulsi aggressivi e libidici e della regressione adattiva.
Sul versante empirico-psicometrico troviamo Beck, Hertz e Klopfer che
strutturarono degli studi di standardizzazione sul test in ambito evolutivo,
specificando alcuni meccanismi favorendo una migliore comprensione del
framework concettuale del Rorschach.
Intorno agli anni 70, Exner iniziò alcuni degli studi empirici finalizzati alla valutazione
dei sistemi Rorschach esistenti. Nel 1974, nasce il Sistema Comprensivo di Exner,
ovvero un filtro preliminare su ogni affermazione, rappresentato dalla
giustificazione empirica. Grazie a questo sistema, il Rorschach è diventato uno
strumento che cerca di rispettare le caratteristiche di validità e fedeltà. Lui riconosce
la presenza di due meccanismi principali alla base della risposta: la parte cognitiva e
quella associativa. Secondo lui i meccanismi cognitivi sono primari rispetto a quelli
associativi, in quanto rappresentano la base sulla quale si possono inserire dei
“fenomeni particolari” che diventano le dimensioni proiettive del materiale del test,
vale a dire quei fenomeni che non sono riconducibili alle caratteristiche percettive
degli stimoli. La proiezione può verificarsi in due momenti all’interno del processo di
risposta: nelle prime fasi dello scanner dello stimolo; oppure nelle ultime fasi del
processo in cui il soggetto, abbellisce e personalizza i percetti rivelando aspetti della
personalità che sono al di fuori della sua consapevolezza. L’approccio di Exner,
quindi è più orientato sul versante nomotetico/quantitativo o approccio
strutturale/ateoretico cercando di dare maggiore affidabilità e fedeltà allo
strumento.
Il Sistema Comprensivo di J.E. Exner è un metodo in cui principi e regole sono
interconnessi con le evidenze empirico ma è costantemente passibile di
modificazioni. Ad oggi sono apparse quattro diverse edizioni, ognuna delle quali
presenta diverse varianti, che riguardano somministrazione, codifica e
interpretazione. Sono stati ideati diversi strumenti di lettura per l’analisi dei
contenuti dei protocolli Rorschach di stampo psicodinamico:
- Borderline Interpersonal relation Scale, ideata per valutare i disturbi nelle
relazioni oggettuali di pazienti borderline;
- Mutuality of Autonomy Scale, riconducibile alla teoria della separazione-
individuazione della Mahler, suddividendo le risposta del Rorschach in 7
categorie;
- Aggressive Content Scale, che propone un indagine dell’aggressività
egosintonica, degli impulsi aggressivi intrapsichici, della violenza
interpersonale e delle relazioni oggettuali;
- Rorschach Oral Dependency Scale, che si rifà al modello freudiano, per il
quale la dipendenza è collegata agli eventi che hanno avuto luogo durante lo
stadio orale.
Lerner, più avanti, tenta di unire le due visioni contrapposte della psicoanalisi e del
sistema psicometrico comprensivo di Exner, individuando 3 step:
- Step 1: Revisione dei significati interpretative di alcune siglature specifiche
sulla base di concetti classici della teoria psicoanalitica;
- Step 2: Revisione delle procedure che si devono seguire nell’interpretazione
dei protocolli Rorschach, codificati secondo le linee guida del Sistema
Comprensivo;
- Step 3: Favorire l’integrazione tra il Sistema Comprensivo e gli approcci
psicoanalitici, mantenendo però i due punti di vista nettamente separati. Il
primo approccio è impiegato per l’analisi degli aspetti formali del protocollo,
in modo da valutare le componenti strutturali della personalità del paziente,
mentre i criteri psicoanalitici sono applicati al contenuto per valutare le
componenti dinamiche del funzionamento psicologico.
- Step 4: la nascita di un metodo innovativo che è l’Ego Impairment Index (EII-
2) e la Reality-Fantasy Scale che derivano dal modello teorico della
psicoanalisi dell’Io e dal costrutto di spazio potenziali di Winnicott. Vengono
utilizzati come indice di valutazione dei disturbi del pensiero, della regolazione
difensiva e del livello di deficit delle funzioni dell’Io o manifestazioni di un
“danno psicologico”.
Il Test di Rorschach è composto da 10 tavole che possono essere impiegate per la
comprensione del funzionamento psicologico, sia con soggetti in età evolutiva sia
con adulti. L’obiettivo generale è valutare la personalità, intesa come un insieme
dinamico di diverse funzioni. Exner articola questo costrutto attraverso
l’identificazione di alcuni cluster: capacità di controllo, percezione di sé, percezione
interpersonale, funzionamento cognitivo e affettivo. Il Sistema Comprensivo implica
una rigorosa somministrazione del test, che fa si che il clinico debba fare riferimento
a un insieme corposo di regole relative alla somministrazione, alla siglatura e
all’interpretazione dei dati raccolti.
La fase di somministrazione comprende:
- L’introduzione al test, cercando di stabilire una collaborazione attiva con il
paziente;
- La Collocazione, non disponendosi faccia a faccia, ma fianco a fianco per
ridurre i suggerimenti involontari e non richiesti da parte del clinico e per
avere una visuale migliore del materiale e controllare meglio la
comunicazione verbale e non verbale;
- La modalità e l’ordine di presentazione delle tavole;
- La Consegna che deve essere molto breve e concisa e abbastanza ambigua da
mettere in moto processi sia di tipo percettivo sia associativo;
- L’Inchiesta, in cui il clinico deve comprendere con il paziente come e perché
abbia dato un certo tipo di risposte. L’inchiesta ha come obiettivo
fondamentale l’individuazione delle tre componenti di base necessarie per
siglare una risposta: la Localizzazione (il clinico deve capire dove sia stato
visto l’oggetto); le Determinanti (il clinico deve capire cosa lo faccia sembrare
cosi); il Contenuto (il clinico deve capire che cosa e come sia l’oggetto).
All’interno del Sistema Comprensivo assume importanza il concetto di “Parola
Chiave”, intesa come qualsiasi espressione che abbellisce o personalizza la
risposta.
I criteri di validità del protocollo sono 3:
- Numero di risposte fornito (R): protocolli con meno di 14 risposte sono
difficilmente interpretabili;
- Almeno due risposte alla tavola I: questo criterio è legato alla possibilità di
insegnare al soggetto il compito;
- Nessun rifiuto: in quanto ogni tavola rappresenta una situazione di problem-
solving nuova che deve essere affrontata per avere maggiori informazioni.
Suddividiamo i protocolli del Rorschach in:
- Protocolli brevi che contano meno di 14 risposte e sono limitati dal punto di
vista psicometrico dell’affidabilità;
- Protocolli lunghi dove i soggetti tendono a fornire anche 5-6 risposte per ogni
tavola.
Viene definito Protocollo l’insieme delle risposte e dell’inchiesta fornite al soggetto.
Il test di Rorschach fornisce un protocollo che appare sotto forma di dati qualitativi e
narrativi, perciò le risposte devono essere siglate e categorizzate rispetto a diverse
variabili nominali. Le variabili di riferimento per siglare una risposta (Scoring) sono:
- Localizzazione: si identifica la parte della macchia che il soggetto ha utilizzato
per dare la risposta;
- Qualità Evolutiva (DQ): permette di considerare la modalità con cui si
struttura la risposta in termini di organizzazione percettiva;
- Determinanti: si propongono di individuare quali aspetti della macchia hanno
contribuito alla formulazione della risposta;
- Qualità Formale (FQ): riguarda il grado di adeguatezza formale dei percetti
riportati, rispetto all’area della tavola in cui vengono codificati;
- Contenuti: si riferisce allo specifico oggetto;
- Popolari (P): sono le risposte fornite alle tavole con elevata frequenza;
- Attività organizzativa (Z): riflette la complessità con cui il soggetto mette in
relazione i diversi percetti che identifica nella macchia;
- Siglatura Speciali: rivelano la presenza di caratteristiche peculiari nelle
verbalizzazioni o nei contenuti delle risposte.
Alla fine si forma il Sommario Strutturale che è la rielaborazione qualitativa-
quantitativa della codifica delle risposte al Sistema Comprensivo rispetto a una
complessa serie di punteggi derivati dalla codifica stessa. È formato da tre parti:
Parte Superiore (riporta un primo riassunto rispetto alle variabili utilizzate per la
codifica); Parte Inferiore (sono presentati i sette cluster principali); Riga Finale (in
cui sono riportati i principali indici psicopatologici). La parte utile per
l’interpretazione è quella che contiene i cluster, che rappresentano insiemi di
variabili raggruppate per somiglianze strutturali che supportano le ipotesi generate
dal clinico su specifiche funzionai di personalità. Questi cluster sono: Controllo e
gestione dello stress; Processing; Mediazione; Ideazione; Affetti; Percezione di sé;
Percezione interpersonale. L’approccio basato sui cluster fornisce una terminologia
generalmente condivisa consentendo di formulare valutazioni psicodiagnostiche del
funzionamento della personalità. Exner ha proposto una strategia interpretativa che
prevede una lettura guidata delle variabili del Sommario Strutturale secondo
l’identificazione di una Chiave d’ingresso (Key variable), una variabile che
rappresenta il punto di inizio del ragionamento interpretativo. Vengono raggruppate
in tre categorie: 1) presenza di psicopatologia o potenziale disorganizzazione
(depressione, disturbi del pensiero, stati di crisi acuta o cronica); 2) stili di
personalità; 3) variabili terziarie.
La forza clinica dello strumento si basa sulla possibilità di valutare la personalità
integrando le diverse dimensioni che la compongono:
- La modalità di percepire, organizzare e modulare le proprie esperienze e i
propri vissuti;
- Bisogni, atteggiamenti, conflitti, preoccupazioni e fantasie sottostanti
l’apparentemente semplice processo percettivo;
- Strategie di problem-solving e di decision-making, che possono essere
desunte dal comportamento del soggetto in relazione con il clinico e con il
materiale del test;
- Indizi sulle fonti di stress, che incidono sul funzionamento psicologico del
soggetto, il tipo e l’efficacia delle difese o dei meccanismi di coping impiegati.
Il Rorschach ha diversi ambiti applicativi:
- Diagnosi clinica, nella fase di assessment, aiutando il clinico nella
formulazione di una diagnosi psicopatologica o di personalità;
- Nella pianificazione e valutazione degli esiti di un trattamento;
- Identificazione di punti di forza e di debolezza nel funzionamento
psicologico del soggetto.
Si può applicare in qualsiasi ambito sia opportuno valutare le caratteristiche di
personalità: ambito della psicologia forense, nell’ambito della selezione del
personale, nella ricerca longitudinale di pazienti in psicoterapia.

CAPITOLO 13
IL THEMATIC APPERCEPTION TEST (TAT)
Sono conosciute come Thematic Apperception Techniques quelle tecniche utilizzate
nella valutazione della personalità che richiedono la narrazione di storie in risposta a
tavole che rappresentano situazioni sociali e rientrano nei metodi proiettivi. Il
Thematic Apperception Test (TAT) di Morgan e Murray nel 1935 è il più popolare
set di figure designate a elicitare la produzione di storie. Si tratta di tecniche che
richiedono al soggetto di confrontarsi con un compito preciso che gli permette di
esprimere la propria individualità nel modo di percepire il compito stesso e di
organizzare la risposta. L’utilità del TAT risiede nella sua capacità di rivelare aspetti
della personalità di cui il soggetto potrebbe non essere consapevole o che potrebbe
essere riluttante a rendere manifesti.
Il TAT è stato pensato per essere somministrato in un contesto interpersonale in cui
il soggetto risponde verbalmente alle tavole presentate dall’esaminatore. Le
risposte dovrebbero essere trascritte per intere o registrate insieme a note sul
comportamento tenuto dal soggetto durante la somministrazione del test:
esclamazioni, pause, grado di coinvolgimento, cambiamento nell’inflessione della
voce.
Il materiale del test include 31 tavole (30 in bianco e nero e 1 tavola bianca). Le
tavole sono riproduzioni di dipinti, fotografie e opere d’arte. Le tavole sono
numerate in modo da poter somministrare a ciascun soggetto 20 tavole, che variano
in funzione del sesso e dell’età.
Dal punto di vista della consegna è fondamentale che le storie raccontate siano
caratterizzate da:
- La situazione attuale: nel senso di ciò che sta accadendo;
- Gli eventi precedenti: nel senso di ciò che ha condotto a quella situazione;
- Il vissuto dei personaggi: cosa pensano e cosa sentono;
- L’esito finale.
Il prodotto finale consisterà nella produzione di storie caratterizzate da un passato,
un presente e un futuro. L’inchiesta va condotta al termine dell’intera
somministrazione del test. Solo con i bambini può essere condotta al termine di ogni
storia.
Il TAT appare per la prima volta nel 1935, ma la versione attuale del test è stata
pubblicata nel 1943. La personalità, secondo Murray, è la risultate di forze
biologiche, sociali e ambientali che danno luogo alla complessità del
comportamento. Lui ha indagato il concetto di “bisogno” che viene definito come
quella tensione dominante che deriva dalla percezione conscia o inconscia di uno
specifico stato interno o di specifici eventi esterni. Le “pressioni” derivano invece
dai fattori ambientali che con la loro “forza” determinano specifici comportamenti. Il
tema è una piccola unità di comportamento formata da uno specifico intreccio di
bisogni e pressioni che dà vita a temi complessi. Il metodo di Murray per l’analisi del
contenuto delle storie del TAT si fonda dunque sull’individuazione delle:
- Forze provenienti dal protagonista, ovvero i bisogni dell’eroe;
- Forze proveniente dall’ambiente, cioè sulle pressioni in rapporto con le
reazioni emotive del protagonista, individuando alla fine il “tema”, cioè la
combinazione tra le due;
Bellak, cominciò a occuparsi del TAT all’inizio del 1940, creando un sistema di
scoring e interpretazione del TAT che fosse standardizzato e comprensivo. Il Modulo
Bellak del TAT e il Foglio di Analisi rappresentano un sistema di scoring semplice, che
può essere utilizzato facilmente e che dà la possibilità di raccogliere i dati più
importanti di un esame completo del TAT in circa mezz’ora. Vengono analizzate
diverse categorie di registrazione: Tema principale, Protagonista, Atteggiamento
verso il protagonista, Modi di appagamento dei desideri.
Possiamo identificare quattro grandi filoni teorici all’interno dell’evoluzione del test:
- I contributi che pongono l’accento sulla manifestazione delle tendenze
inconsce nel contenuto delle storie;
- I contributi che considerano le storie elaborate a partire dalle tavole del TAT
come un prodotto cognitivo privilegiando l’analisi formale;
- Il contributo di Vica Shentoub, che sintetizza la storia del TAT come un
compromesso tra le pulsioni inconsce e le capacità di controllo dell’Io;
- I contributi di Cramer e Westen che si servono del TAT per valutare
dimensioni specifiche del funzionamento psicologico.
Le storie del TAT, secondo Holt, sono generate in risposta a un’esigenza proveniente
dall’esterno in presenza di un preciso materiale raffigurativo anch’esso imposto
dall’esterno e in quanto tali sono essenzialmente un prodotto cognitivo, risultato
dell’azione del processo secondario ed espressione della capacità adattiva del
soggetto esaminato e dalla sua capacità di neutralizzare l’energia delle pulsioni.
Vica Shentoub, ha introdotto il concetto di “buona distanza” intesa come
l’investimento a buona distanza del fantasma evocato dalla presentazione della
tavola. Tale concetto fu importante perché spostò l’attenzione dalle funzioni dell’Io
alla dialettica tra il lavoro svolto da quest’ultimo e la pressione del fantasma
rievocato dal contenuto latente della tavola. In questo senso, la storia era
considerata come l’esito del compromesso originario risultate dagli scontri tra
imperativi consci e inconsci. Lei inoltre valuta la qualità dell’oscillazione dal processo
primario al processo secondario nella costruzione della storia permettendo la
comprensione di come il soggetto vive la stimolazione della tavola.
Gli psicologi clinici, nel corso del tempo, hanno individuato la possibile presenza di
meccanismi di difesa individuabili nell’analisi della storia raccontata. La proiezione è
utilizzata per aggiungere o attribuire una serie di qualità o motivazione a oggetti o
persone che in realtà non li possiedono. Poiché i meccanismi di difesa sono processi
mentali complessi, è molto probabile che essi possano rivelarsi in campioni di
comportamento verbale, come la narrazione di una storia, perciò il TAT è perfetto
per rilevarli. Secondo Cramer, i meccanismi di difesa identificabili tramite il Defense
Mechanism Manual (DMM) sono tre nelle storie del TAT:
- Il Diniego, che può manifestarsi attraverso componenti differenti tra cui
l’impossibilità di vedere che esiste la realtà o il ritiro psicologico e fisico da una
situazione dolorosa o un esame della realtà alterato, o la costruzione di
fantasime personali (daydreams) che permettono al soggetto di costituire una
realtà alternativa che viene poi sovrapposta alla realtà esterna;
- La proiezione, che si riferisce alla possibilità di collocare fenomeni del mondo
interno e nel mondo esterno. Il modo estremo attraverso cui la proiezione si
può manifestare è l’allucinazione, alterazione o dispercezione della realtà;
- L’identificazione che implica il divenire simile a un altro individuo o una
differenziazione fra sé e l’altro; o la relazione con i cambiamenti che
avvengono nella struttura dell’Io come risultato dell’internalizzazione di
regole, sanzioni e interessi degli adulti significativi nella vita del bambino.
Westen ha ipotizzato il sistema interpretativo per la valutazione delle relazioni
oggettuali e delle social cognitions (SCORS), sulla base delle storie del TAT. Si
propone di indagare la relazione esistente tra le rappresentazioni mentali e i
comportamenti interpersonali e il modo in cui questa relazione si declina nei casi
specifici. La SCORS è composta da quattro scale tese a valutare dimensioni diverse
delle relazioni oggettuali e delle social cognitions:
- Complessità delle Rappresentazioni degli Altri: che misura il grado di
chiarezza con cui il soggetto distingue la prospettiva di sé e quella degli altri;
- Tono Affettivo dei Paradigmi Relazionali: che misura la qualità affettiva delle
rappresentazioni delle persone e delle relazioni;
- Capacità di Investimento Emotivo nelle Relazioni e negli Standard Morali:
che valuta la misura in cui gli altri sono trattati come fini piuttosto che come
mezzi;
- Comprensione della Causalità Sociale: che misura il grado in cui le
attribuzioni delle cause delle azioni, dei sentimenti e dei pensieri delle
persone sono logiche, accurate, complesse e riflettono una mentalità
psicologica.
Essi consentono di ottenere una misura indicativa del funzionamento caratteristico
del soggetto per ogni singola dimensione valutata.
Diversi autori ritengono che l’esaminatore debba tener presente una serie di regole
fondamentali, quando si utilizza il TAT:
- L’interpretazione è un processo di generazione e verifica di ipotesi;
- Ciò che nelle risposte dei soggetti è unico e inusuale fornisce informazioni più
utili di ciò che può essere considerato come convenzionale e stereotipato;
- L’interpretazione implica l’attento esame e scoring di ogni storia;
- Il TAT non è un test diagnostico, cioè non è un testo che permette di fare
diagnosi descrittive come quelle del DSM;
- Basare la previsione di un comportamento sulle informazioni provenienti dal
TAT è un’impresa rischiosa.
L’aspetto più criticato del TAT è la mancanza di un sistema di scoring e di
interpretazione unitario e consensualmente accettato. I clinici scelgono le tavole da
somministrare sulla base della loro ipotizzata utilità nell’elicitare materiale
psicologicamente significativo per quel caso specifico. Per diversi motivi, si auspica
l’uso di una sequenza standard di tavole, perché offre il vantaggio di aiutare i
valutatori non esperti a sviluppare un proprio database dei temi tipici elicitati da un
certo set di tavole.

CAPITOLO 14
L’OBJECT RELATIONS TECHNIQUE (ORT)
L’Object Relations Technique (ORT), è stato sviluppato negli anni 50, allo scopo di
analizzare le rappresentazioni di sé e degli altri, fornendo ampie informazioni sullo
stile relazionale individuale. Nella costruzione dello strumento Phillipson fa
riferimento alla teoria delle relazioni oggettuali e del pensiero di Melanie Klein e
Fairbairn, che assumono che la modalità di un individuo di relazionarsi con il mondo
interno ed esterno è il riflesso di un processo di apprendimento che deriva
principalmente dal rapporto con i primi oggetti dell’infanzia. L’assunto di base
dell’ORT è che la narrazione di una storia sulla base delle diverse tavole-stimolo
rispecchia i processi dinamici con cui l’individuo esprime e regola le forze consce e
inconsce, attive nelle sue relazioni oggettuali.
Le tavole che compongono l’ORT sono 13, suddivise in tre serie composte da quattro
tavole, cui si aggiunge una tavola bianca presentata per ultima. Le tre serie (A, B, e
C) si riferiscono a diversi gradi di contenuto di realtà e di contesto emotivo
attraverso una differente modulazione sia del chiaroscuro sia della vaghezza delle
silhouettes. Ciascuna serie presenta i quattro fondamentali tipi di relazioni
oggettuali: una sola persona, di coppia, tre persone, di gruppo. Nella serie A le figure
umane sono raffigurate come vaghe silhouettes in controluce; nella serie B le figure
e la disposizione ambientale sono raffigurate con un chiaroscuro più netto, che
sottolinea il contrasto bianco/nero; nella serie C è incluso il colore. L’ORT è
stato sviluppato per essere utilizzato con pazienti adolescenti a partire dai 14 anni e
con pazienti adulti. Alla conclusione del racconto della prima storia, il paziente può
essere esortato a completare la narrazione nel caso in cui abbia lasciato delle lacune
o vi siano incertezze nello sviluppo della trama. La consegna è “Le mostrerò delle
tavole e lei dovrebbe raccontarmi una storia con un inizio, una parte centrale e una
fine; si prenda tutto il tempo che le è necessario”. Dopo le narrazioni si procede con
l’inchiesta formulando, il clinico, delle domande al paziente avendo in mente a priori
le aree di indagine della griglia per l’analisi dell’ORT.
La consegna dell’ORT richieste due capacità fondamentali:
- La capacità narrativa che si applica principalmente nell’ambito del
ragionamento e del discorso quotidiano e trova il suo luogo naturale di
impiego nel mondo sociale. Il pensiero narrativo è fondamentale per costruire
storie e attribuire un senso alla proprie esperienza. Non ci si limita a una
semplice descrizione della tavola come nel TAT, ma si lavora sulla narrazione;
- Il problem-solving, in quanto la richiesta di costruire una storia a partire da
uno stimolo figurale richiede una serie di abilità percettivo-cognitivo,
narrativo e sociale. Il soggetto deve identificare le persone protagoniste nel
racconto, identificare la questione o problema del racconto, collocare gli
eventi lungo una dimensione temporale, comprendere e attribuire credenze e
desideri ai personaggi identificati, porre i personaggi in relazione e identificare
una soluzione o un finale.
Nel corso del tempo sono stati sviluppati diversi metodi di interpretazione dell’ORT:
 Il metodo di H.Phillipson, dove le storie prodotte dal soggetto vengono
analizzate seguendo quattro dimensioni relativa ai processi instaurati nella
loro produzione: 1) percezione del contenuto di realtà e dell’informazioni
presentata, comprensiva del contenuto emotivo (Percezione); 2)
appercezione del tema e delle relazioni presentate (Appercezione); 3)
contenuto delle storie in termini di relazioni oggettuali (Contenuto delle
relazioni oggettuali); 4) struttura e organizzazione della storia prodotta dal
soggetto (Struttura della storia).
 La Bagby Adaption e il metodo di M.A. Shaw, indirizzata a quattro aree di
indagine: soggetto dell’azione; caratteristiche dell’azione; oggetto verso cui è
diretta l’azione; risultati dell’azione, che includono gli affetti generati e le
difese. Viene effettuato un sistema scoring articolato in 5 passaggi: riduzione
di ciascuna storia a una singola frase che ne catturi il nodo essenziale;
suddivisione di ciascuna frase in una o più sequenze che rispondano a
specifiche domande (Chi? - Fa che cosa? - a Chi? - Con quali risultati?);
estrazione degli schemi finali; scoring degli affetti e delle difese di ciascuno
schema; scoring della varianza dello stimolo.
 La griglia di A. Lis et al, che rispetta i cluster di variabili indicati da Phillipson
analizzando 5 dimensioni: 1) aspetto narrativo; 2) aspetto percettivo; 3)
elementi strutturali relativi alle relazioni; 4) descrizione dei contenuti; 5)
aspetti psicodinamici. L’uso della griglia avviene a due livelli: il primo è
ateoretico e consente di adattare le variabili a molteplici modelli di lettura
della personalità; il secondo orienta il clinico a un interpretazione che risente
della teoria di riferimento;
 La griglia di F. Del Corno e M. Lang, focalizzata sul significato delle relazioni
oggettuali per la diagnosi e l’eventuale indicazione al trattamento. La griglia
rileva come elementi clinici discriminanti per la diagnosi: chi sono i personaggi
del racconto; le diverse modalità in cui si declina la relazione, quando il
racconto del soggetto ce ne rivela la presenza; il tipo e la qualità dell’azione
come elementi aggiuntivi di integrazione e di verifica.
L’ORT può essere utilizzato nella valutazione diagnostica come punto di
osservazione privilegiato rivolto alla comprensione del mondo interpersonale del
paziente, alle sue modalità cognitive e affettive di rappresentare se stesso e gli altri
e di percepire le relazioni umane. Esso consente di rilevare particolari condizioni del
Sé come il disturbo dei confini o la derealizzazione o meccanismi che rimandano ai
disturbi precoci della relazione oggettuale. L’ORT può risultare utile nella
pianificazione del trattamento terapeutico, valutando l’andamento della terapia,
attraverso un re-test, fornendo anche dati affidabili circa l’efficacia del trattamento
in termini di costi e benefici (evidence-based).

CAPITOLO 15
LE BLACKY PICTURES
Il test di Blacky è una tecnica proiettiva che rientra nel gruppo dei reattivi narrativi o
di contenuto. Il test richiede al soggetto di raccontare delle storie a fronte di stimoli
raffiguranti situazioni strutturate. Le Blacky Pictures si differenziano da altri test
proiettivi narrativi in quanto il materiale-stimolo è maggiormente definito e
strutturato: le tavole sono costituite da disegni in bianco e nero, che rappresentano i
personaggi in diverse situazioni, introdotte dall’esaminatore con una consegna
esplicita. Le vignette sono state pensate come una diretta traduzione dei costrutti
classici dello sviluppo psicosessuale e rappresentano ciascuna una fase ritenuta
critica all’interno della teoria di riferimento. Il test è stato ideato da G.S. Blum e
appare per la prima volta sulla scena clinica nel 1949. Nel 1956 venne pubblicato la
Blacky Defense Preference Inquiry, che prevedeva un'inchiesta basata su domande
finalizzate a ricercare i seguenti meccanismi di difesa: evitamento, formazione
reattiva, proiezione, regressione e intellettualizzazione.
Secondo la tecnica classica di G.S. Blum, la somministrazione del test prevede tre
diversi momenti: una prima fase spontanea, un’inchiesta strutturata e una fase di
scelta tra le tavole positive e quelle negative. Nella fase spontanea il soggetto è
chiamato a fornire una storia rispetto alle 11 vignette, presentate dall’esaminatore
con un titolo diverso per ogni tavola. Nell’inchiesta strutturata vengono rivolte delle
domande a scelta multipla. Dopo l’inchiesta si chiede al soggetto di dividere le
tavole che aveva trovato gradevoli da quelle reputate meno piacevoli.
L’interpretazione dei racconti spontanei ha un impronta dinamica e si riferisce a
contenuti latenti più che a quelli manifesti, prendendo in considerazione: l’intensità
emotiva, i meccanismi di difesa dell’Io, i blocchi, evasività, simbolismo, artificiosità,
lapsus significativi. L’esaminatore deve verificare se la preferenza della tavola
indicata si rivela discrepante o meno con i racconti spontanei e con le risposte alle
domande a scelta multipla. Con il passare del tempo ci si è orientati verso un
apprendimento meno rigido e si sono sostituite spesso le domande a scelta multipla
con domande aperte strettamente legate alla verbalizzazione spontanea del
paziente. L’analisi delle risposte del test con modelli diversi da quelli della teoria
pulsionale ha permesso di esplorare altre aree di grande interesse clinico: la qualità
della relazione primaria; gli stati primitivi del Sé; la qualità della rabbia e la gestione
della stessa a fini evolutivi; le caratteristiche delle identificazioni primitive; analisi
del clima emotivo primitivo; qualità della colpa; qualità del Super-Io; ideale dell’Io.
Barbarotto Moso, modifica la somministrazione del test eliminando la fase di
inchiesta strutturate e proponendo al paziente delle domande, che sono di volta in
volta formulate dall’esaminatore. L’autrice pone una maggiore enfasi sulla fase di
scelta delle tavole, chiedendo dapprima al paziente di dividere quelle simpatiche da
quelle antipatiche, spiegandone i motivi.
Le teorie delle relazioni oggettuali propongono una diversa chiave di lettura del
materiale testistico, in quanto gli stimoli offerti dal test si prestano a fornire
indicazioni sul percorso interno dall’autismo alla separazione-individuazione e su
tutta la fase dello sviluppo del Sé che precede la relazione triangolare edipica.
Un'altra analisi del testo può essere basata sulle funzioni di pensiero, cioè è da
intendersi anche come un test di contenuto, nel senso che porta alla luce tematiche
importanti in termini di bisogni e sentimenti inibiti o inconsci del soggetto,
attraverso il contenuto delle produzioni. Secondo Nosengo e Xella, gli stimoli del
test possono rappresentare una possibilità di indagine dei livelli evolutivi, non solo
in termini pulsionali, ma riferita anche alle dimensioni che costituiscono l’identità.
Anche per il test di Blacky sono stati fatti dei tentativi per migliorare le conoscenze
su dati empirici più solidi, attraverso la costruzione e la validazione di una griglia di
lettura capace di conciliare un approccio quantitativo e volto alla ricerca, con la
flessibilità e la sensibilità verso particolari costrutti necessarie alla clinica. È stata
ideata una somministrazione modificata del test costruendo un nuovo protocollo
con un inchiesta formata prevalentemente da domande aperte, cui aggiungere delle
risposte a scelta multipla. Le fasi della somministrazione diventano:
- Presentazione del test secondo la consegna classica, parzialmente modificata;
- Fase spontanea, in cui ciascuna tavola viene presentata con una frase di
introduzione prestabilita e si chiede al paziente di raccontare una storia a
partire dalla vignetta;
- Inchiesta aperta, dove vengono poste al paziente alcune domande aperte, il
cui contenuto può variare e adattarsi al racconto spontaneo;
- Inchiesta con domande a scelta multipla, indagando quali siano gli stati
d’animo che il paziente attribuisce ai personaggi attraverso delle domande
aperte e di passare a proporre delle alternative riguardanti le emozioni da
conferire ai protagonisti. Si presenta al paziente una lista di aggettivi stampata
su cartoncino, da cui egli può operare una o più scelte;
- Preferenze per le vignette, in cui si chiede alla fine al paziente di suddividere
le vignette tra quelle che gli sono piaciute e non.
Per quanto riguarda la lettura dei protocolli attraverso la griglia standardizzata, le
aree rilevate sono:
1) Riconoscimento della situazione rappresentata;
2) Stato emotivo di Blacky;
3) Qualità dell’azione attuale e tendenza all’azione futura;
4) Caratteristiche della relazione di accudimento e delle figure di riferimento;
5) Qualità della minaccia percepita.
L’esperienza nell’utilizzo clinico del test suggerisce due aree fondamentali in cui il
Blacky fa emergere informazioni significative: la sfera emotiva/affetti dominanti e la
qualità della rappresentazione delle relazioni con le figure del contesto famigliare e
di accudimento. Alcuni cluster individuati possono essere: capacità di riconoscere e
verbalizzare gli stati emotivi; intensità dei vissuti legati alla rabbia; tendenza a
gestire le emozioni nel mondo interno; capacità di pensarsi come agenti attivi nel
futuro; qualità delle rappresentazioni della figura materna e paterna; presenza di
indicatori di vissuti persecutori.
CAPITOLO 16
IL MINNESOTA MULTIPHASIC PERSONALITY INVENTORY-2
(MMPI-2)
Il MMPI-2 è un questionario di personalità autosomministrato composto da 567
item dal contenuto eterogeneo, che prevede risposte dicotomiche del tipo
Vero/Falso. Esso è una revisione aggiornata dell’MMPI di Hathaway e McKinley, che
credevano che potesse rivelarsi utile nell’assessment diagnostico di routine. Gli item
che componevano le scale del questionario furono determinati empiricamente con
l’obiettivo di selezionare un numero adeguato di item capaci di differenziare diversi
gruppi di soggetti. La ricerca successivamente mise in evidenza l’esistenza di forti
correlazioni fra le diverse scale cliniche del questionario che di fatto avevano in
comune numerosi item. Nel tempo coloro che utilizzavano il MMPI hanno
cominciato a utilizzarlo per scopi diversi, iniziando a identificare i correlati
comportamentali associati a ciascuna scala. L’MMPI-2 nasceva dall’esigenza di
migliorare lo strumento e di renderlo più attuale rispetto anche ai cambiamenti
sociali e culturali. Questa revisione si proponeva di sostituire gli item obsoleti o di
difficile comprensione; ottenere dei dati normativi che fossero più recenti;
mantenere una certa continuità con le scale cliniche e di validità originali. Sono state
aggiunte delle Scale di Contenuto e sono stati presentati nuovi gruppi di scale tra cui
la Personality Psychopatology Five Scales e la Restructured Clinical Scales.
La struttura del MMPI-2 è composta da 13 scale standard, di cui 3 correlate alla
validità e 10 correlate a indici clinici o di personalità:
- Le scale di validità comprendono la scala Lie (L), la scala Infrequency (F), la
scala Correction (K). Nella nuove versione del test sono presenti anche la
Variable Response Inconsistency (VRIN), la scala True Response
Inconsistency (TRIN), la scala Back F, la scala Infrequency Psychopathology e
la scala Superlative Self-Presentation (S). Abbiamo scale che valutano una
modalità di risposta non legata al contenuto degli item (Scale VRIN e TRIN);
scale che valutano una modalità di risposta legata al contenuto degli item
(Scala L, Scala F, Scala Fb, scala K).
- Le scale cliniche che sono state costruite empiricamente utilizzando il metodo
dei gruppi di contrasto. Le elevazioni dei punteggi ottenuti sulle diverse scale
cliniche possono essere interpretate in riferimento ai correlati
comportamentali messi in evidenza dalle numerose ricerche empiriche. Le
scale presenti sono: 1) Scala Ipocondria (Hs); 2) Scala Depressione (D); 3)
Scala isteria (Hy); 4) Deviazione Psicopatica (Pd); 5) Mascolinità-Femminilità
(Mf);6) (Sc); 9) Scala Ipomania (Ma); 0) Scala introversione sociale (Si).
Harris e Lingoes hanno costruito delle sottoscale per 6 delle 10 scale cliniche
standard. Sono state costruite in modo razionale, esaminando il contenuto degli
item appartenenti a ciascuna scala clinica e raggruppando gli item che sembravano
avere un contenuto simile o che si riteneva potessero riflettere uno specifico
atteggiamento/tratto. I punteggi alle sottoscale forniscono informazioni sul tipo di
item responsabili dei punteggi ottenuti sulle scale cliniche. Esse possono aiutare il
clinico a comprendere perché una persona ottiene un punteggio elevato su una
specifica scala clinica e possono essere utili quando i punteggi alle scale cliniche
sono solo moderatamente elevati. Nel 1969 Jerry Wiggins lavorò allo sviluppo delle
scale di contenuto, ovvero 13 scale che valutano: comportamenti sintomatici interni,
le tendenze aggressive rivolte all’esterno, l’autopercezione negativa e i problemi
generali. Un importante funzione delle scale di contenuto è la capacità di migliorare
e chiarire i significati delle scale cliniche e consentono di estendere l’interpretazione
e le implicazioni cliniche dei punteggi ottenuti alle scale cliniche. Infine sono
presenti diverse scale supplementari in modo tale da rendere più attendibile e
valido il test.
L’MMPI-2 è indicato per persone adulte dai 18 anni in su. Gli item che sono disposti
nella prima parte del fascicolo del test sono quelli utilizzati per la valutazione delle
originali scale di validità e delle scale cliniche standard. È possibile perciò valutare
queste scale somministrando solo i primi 370 item. In genere, per le persone che
hanno un’intelligenza media o al di sopra della media, con buone capacità di lettura
e senza disagi emotivi significativi, il tempo medio di completamento del
questionario è di un ora, un’ora e mezza. Bisogna fornire istruzioni chiare e coerenti,
assicurarsi che la consegna sia stata compresa dal soggetto, fornire una adeguata
supervisione e assicurarsi che il setting sostenga la concentrazione limitando il
rumore o le potenziale interruzioni.
I punteggi grezzi relativi alle scale del MMPI-2 sono ricavati manualmente con l’uso
di griglie trasparenti o tramite un programma di scoring computerizzato. Questi
punteggi poi sono riportati su 3 fogli di profilo: per le scale di base, di contenuto e
supplementari. L’MMPI presenta diversi sistemi di scoring informatizzati, utilizzando
nella pratica clinica il computer ed evitando l’incidenza della soggettività durante il
processo di lettura e interpretazione dei risultati emergenti dal test. Uno dei sistemi
di scoring informatici più recenti è quello della Pearson Assessments o “Il rapporto
narrativo di Gonzalez-Gomez”.
L’interpretazione prevede in primo luogo la valutazione della validità del protocollo
attraverso l’analisi dei punteggi ottenuti sulle scale di validità. I due maggiori sistemi
di codifica utilizzati per facilitare l’interpretazione sono quello di Hathaway e Welsh,
che si fondando sull’identificazione di un codice, in modo tale da individuare
ciascuna scala clinica o categorie diagnostiche. Sono presenti precisi cut-off per
ciascuna scala di validità e clinica (come per esempio la scala TRIN dove i punteggi
grezzi sono compresi in un range che va da o a 23) che danno indicazioni sulle
tendenze di personalità e sulla validità del test (per esempio elevati punteggi nella
scala clinica 1 “Ipocondria” mostrano un eccessiva preoccupazione per il proprio
corpo e per il proprio stato di salute; T maggiore di 80). Durante l’interpretazione il
clinico deve necessariamente tener conto delle diverse variabili demografiche del
soggetto, in quanto sono correlate con le scale del MMPI (età, sesso, etnia, luogo di
residenza, intelligenza, educazione e status socio-economico).
Nel tempo sono state sviluppate delle nuove scale con l’intendo di superare alcuni
limiti posti dalle scale cliniche originali e di migliorare la loro interpretazione:
- Le Restructured Clinical Scales (RC) di Tellegen in cui è presenta una scala
generale etichettata come Demoralization, individuando dei marker come
l’ansia o la depressione all’interno delle scale cliniche originali, preservando le
proprietà esistente delle scale cliniche ma incrementandone le informazioni
peculiari e specifiche;
- La Personality Psychopathology Five Scales (PSY-5), costruite per valutare
tratti della personalità che risultano rilevanti sia nel funzionamento normale
sia in situazioni in cui vengono evidenziati problemi clinici. Il modello teorico è
simile al five-factors model of personality. Sono state individuate 60
caratteristiche di personalità arrivando ad analizzare cinque costrutti:
Aggressiveness (AGGR, indica aggressioni prevalentemente offensive e
strumentali); Psychoticism (PSYC, che misura il grado di distacco dalla realtà
attraverso la presenza di opinioni non condivise, sentimenti atipici e
percezioni inconsuete); Disconstraint (DISC, la tendenza a un comportamento
fisicamente rischioso e all’impulsività); Negative Emotionality/Neuroticism
(NEGE, comprende la preoccupazione, auto-critica, sensi di colpa e attesa);
Introversion/Low Positive Emotionality (INTR, la tendenza nel godersi la vita
e nell’esserne positivamente coinvolti).

CAPITOLO 17
GLI INVENTARI DI PERSONALITA DI MILLON
La personalità, secondo Theodore Millon, è un organizzazione strettamente
intrecciata di attitudini, abitudini ed emozioni. È un tessuto complesso e altamente
contestualizzato di caratteristiche psicologiche che si esprimono automaticamente
nella maggior parte delle modalità di funzionamento. I disturbi di personalità
rappresenterebbero i diversi stili di malfunzionamento adattivo che possono essere
ricondotti ai deficit, agli sbilanciamenti o ai conflitti inerenti alle possibilità della
specie di rapportarsi all’ambiente in cui si trova. Il funzionamento sociale umano è la
risultante della combinazione di quattro principi evolutivi e biologici: esistenza,
adattamento, riproduzione e astrazione. Ai primi 3 di questi principi corrispondono
tre polarità rispetto alle quali ciascun individuo trova una collocazione differente:
- La polarità “piacere-dolore” che deriva dal principio dell’esistenza e indirizza
il comportamento degli individui in maniera tale da ricercare esperienze
piacevoli ed evitare esperienze spiacevoli;
- La polarità “sé-altro” che deriva dalle strategie di riproduzione ed è correlata
all’attitudine a compiere azioni egoistiche, in contrapposizione alla tendenza a
compiere azioni altruistiche;
- La polarità “attivo-passivo” che deriva dalle strategie di adattamento
all’ambiente e alle due estremità troviamo la tendenza ad adattare se stessi
all’ambiente vs la tendenza a utilizzare strategie più attive, che prevedano di
modificare l’ambiente per renderlo più adatto a se stessi.
Ne deriva un modello polare, in cui la psicopatologia è l’espressione di un’assenza di
equilibrio, della presenza di un conflitto o di un’inversione in una o in entrambe le
polarità (per esempio un conflitto nella polarità piacere/dolore porterebbe a una
predisposizione per la personalità sadica o masochistica).
Millo distingue nel suo modello fra:
- Stile di personalità: ciò che proviene prevalentemente dall’interno
dell’individuo, senza induzioni particolari dall’esterno o stimolazioni
scatenanti;
- Disturbi sintomatici: rappresenta un interazione fra caratteristiche
dell’individuo e situazioni ambientali/esterne, cui il soggetto appare
particolarmente vulnerabile;
- Reazioni di aggiustamento: risposte patologiche a eventi ambientali/esterni
di gravità considerevole, cui chiunque reagirebbe in maniera patologica,
poiché fortemente discoste dall’ambiente medio e prevedibile con cui
l’individuo è preparato a confrontarsi.
Queste tre variabili si collocano lungo un continuum fra individuo e ambiente e si
caratterizzano progressivamente per il peso che quest’ultimo esercita nel
determinare il comportamento di risposta dell’individuo e per il diverso grado di
transizione fra caratteristiche individuali e connotazioni ambientali in interazione fra
loro.
Il Millon Clinical Multiaxial Inventory (MCMI), è un inventario di personalità self-
report. La prima versione deriva da un’intervista strutturata alla quale sono seguite
due versioni: il MCMI-II del 1987 e il MCMI-III che venne pubblicato nel 1994.
L’MCMI-III è composto da 175 item dicotomici (Vero o Falso) che costituiscono 28
scale; può essere utilizzati in svariati contesti clinici con soggetti minorenni, con una
scolarità di almeno 8 anni. Le 11 scale, che vanno dalla 1 alla 8B, permettono un
inquadramento diagnostico rispetto all’Asse II del DSM-IV (disturbi della
personalità); Le 3 scale S, C e P misurano Stili di personalità particolarmente rigidi e
disadattivi. Le scale dalla A alla R sono pertinenti alla misurazione di alcune sindromi
cliniche dell’Asse I. Le restanti 4 scale (X, Y, Z e V) formano il gruppo degli indici di
modifica e forniscono informazioni sulla validità del protocollo. Tutte le scale sono
espresse in punteggi Base Rate (BR), la cui distribuzione riflette la prevalenza del
disturbo nella popolazione. Le scale del MCMI-III sono:
- Scala 1: Schizoide; Scala 2A: Evitante; Scala 2B: Depressiva; Scala 3:
Dipendente; Scala 4: Istrionica; Scala 5: Narcisistica; Scala 6A: Antisociale;
Scala 6B: Sadica-Aggressiva; Scala 7: Ossessivo-compulsiva; Scala 8A:
Negativistica (Passiva-Aggressiva).
- Scala S: Schizotipica (orientamento cognitivo disfunzionale e una modalità
relazionale ritirata); Scala C: Borderline (disregolazione affettiva con
instabilità e labilità dell’umore); Scala P: Paranoide (Ipervigilanza, rigidi
rispetto a critiche e menzogne attribuite ad altri). Scala A: Ansia; Scala H:
Somatizzazione; Scala N: Bipolare in senso maniacale; Scala D: Distimia;
Scala B: Dipendenza da alcol; Scala T: Dipendenza da sostanze; Scala R:
Disturbo Post-Traumatico da Stress. Scala SS: Disturbo del pensiero; Scala
CC: Depressione maggiore; Scala PP: Disturbo delirante. Scala V: Validità;
Scala X: Apertura; Scala Y (Desiderabilità); Scala Z: Autosvalutazione.
Il MCMI-III rispetto alle versioni precedenti presente diverse modifiche: la scala
relativa alla personalità depressiva è stata aggiunta alle 13 scale; Il disturbo post-
traumatico da stress è stato aggiunto tra le sindromi cliniche; alcune modifiche sono
state fatte nelle procedure di correzione degli effetti di distorsione; il sistema di
peso relativo attribuito agli item è passato da 1 a 3 punti; i test per l’interpretazione
sono stati estesi e affinati allo scopo di seguire il generale miglioramento delle
conoscenze nell’ambito dei disturbi della personalità, nonché il sistema diagnostico
di riferimento; un piccolo insieme di item chiamati Noteworthy Responses, che
contengono item che indagano diverse aree: preoccupazione per la salute e abuso
infantile.
L’inventario clinico multidimensionale Millon Adolescent Clinical Inventory (MACI)
di Millon è uno strumento di tipo self-report ed è una revisione dell’inventario di
personalità Millon Adolescent Personality Inventory. Il MACI può essere usato per
valutare le caratteristiche di personalità e il disturbo psicopatologico degli
adolescenti. È stato sviluppato specificatamente per l’uso in ambito clinico,
residenziale ed educativo. La sua utilità è soprattutto evidente sia per la valutazione
diagnostica di adolescenti con psicopatologia, che per la progettazione di piani
d’intervento a favore di minori. È composto da 160 item dicotomici (vero o falso) e
31 scale cliniche divise in 4 sezioni: a) 1 scala di validità e 3 indici di cambiamento;
b) 12 scale sui pattern di personalità; c) 8 scale sulle preoccupazioni più comune
espresse dagli adolescenti; d) 7 scale che fanno riferimento alle sindromi cliniche.
L’inventario viene applicato ad adolescenti d’età compresa tra i 13 e i 19 anni. Il
modello teorico su cui è impostato il MACI è lo stesso del MCMI-III ovvero la teoria
della personalità di T. Millon.
Dopo una breve introduzione sullo scopo del test, viene consegnato al soggetto il
libretto con gli item e il foglio delle risposte. La durata della somministrazione è di
circa 20-30 minuti. L’assegnazione dei punteggi al MACI avviene manualmente:
determinazione dei punteggi grezzi di ciascuna scala; conversione dei punteggi
grezzi con l’uso di apposite tavole; applicazione degli indici di adattamento su alcune
scale per ottenere i punteggi finali ponderati. Le procedure d’interpretazione
comprendono: validità e attendibilità del test; misurare il livello di gravità del
disturbo (attraverso i valori di cut-off); valutare i pattern di personalità; valutare le
sindromi cliniche; integrare i risultati ottenuti con altre informazioni a disposizione
del clinico.
Sono stati presi in considerazione 12 stili di personalità sulla base del modello
teorico:
- Scala 1: Introversivo; Scala 2 A: Inibito; Scala 2B: Triste; Scala 3: Sottomesso;
Scala 4: Teatrale; Scala 5: Egocentrico; Scala 6 A: Sregolato; Scala 6B: Forte;
Scala 7: Conforme; Scala 8 A: Oppositivo; Scala 8B: Auto-frustrante; Scala 9:
Tendenze Borderline. Sono presenti altre 8 scale che indagano le
preoccupazioni espresse in diverse aree della vita, sulla base della percezione
che l’adolescente ha di se stesso, attraverso il confronto coi pari, la
valutazione delle proprie capacità e la consapevolezza dei propri problemi. Le
ultime 7 scale riguardano aree prettamente cliniche e di rilevanza per un
intervento terapeutico (tendenza all’abuso di sostanze, disturbi alimentari,
ansia, depressione, tendenze suicidarie ecc).
Alcuni punti di forza dello strumento possono essere il fatto che si fonda sulla teoria
di Millon o il fatto che il campione normativo su cui è stato standardizzato il MACI è
molto ampio; il tempo di somministrazione è di 20-30 minuti; gli item sono
facilmente comprensibili e chiari all’adolescente. Punti di debolezza possono essere
il fatto che alcuni adolescenti hanno ridotte capacità di insight e consapevolezza dei
loro problemi; il MACI non valuta la gravità della patologia in Asse I; i risultati non
sono poi cosi oggettivi perché gli item si basano sull’interpretazione del soggetto;
assenza di Noteworthy Responses.

CAPITOLO 18
BATTERIA CBA-2.0
Il Cognitive Behavioural Assessment (CBA), analizza l’autoreferto del paziente e
può essere integrato con il colloquio clinico e con tecniche di analisi osservativa e
di registrazione psicofisiologica. L’assessment che utilizza il CBA è
multidimensionale e strutturato gerarchicamente. Esso esplora il soggetto lungo uno
dei suoi piani di analisi: il piano della propria autovalutazione e autodescrizione
soggettiva. Essa viene utilizzata all’interno di un assessment psicologico che non è
una passiva raccolta di informazioni ma un processo attivo, sostanzialmente simile a
un processo di problem-solving e decision-making.
La Batteria CBA-2.0 comprende due tipi di scale:
 Scale primarie che vengono presentate tutte a ciascun soggetto,
caratterizzate da una cartella autobiografica, che guida il paziente lungo una
ricostruzione della storia personale e dei problemi psicologici attualmente
lamentati. Esse tendono a individuare eventuali aree disfunzionali nella
situazione di vita del soggetto.
 Scale secondarie, che vengono selezionate sulla base di una prima
elaborazione delle informazioni raccolte attraverso le Scale Primarie e quindi
presentate solo ai soggetti che necessitano di determinati approfondimenti.
Esse raccolgono informazioni più specifiche circa le capacità e le risorse del
soggetto che potrebbero dispiegarsi durante una psicoterapia o nel corso di
un programma di intervento mirato. Esse assolvono 3 compiti principali:
approfondimenti, allargamento e prognosi di trattamento.
 I Pattern di approfondimento si ricavano dall’analisi delle Scale Primarie e
Secondarie e sono un insieme di eventi che hanno luogo nelle risposte del
soggetto alle Scale Primarie.
L’interpretazione è automatica attraverso scoring e interpretazioni in forma cartacea
e tramite programmi computerizzati che si sono sviluppati man mano.
La Batteria CBA-2.0 ha conosciuto due principali modalità e finalità d’impiego:
somministrazione nelle fasi finali dell’esame psicodiagnostico per operare una
valutazione psicologica ad ampio spettro preliminare (assessment clinico);
somministrazione ripetuta più volte a distanza di tempo per valutare l’evoluzione
del caso o di un intervento psicologico/psicoterapico (valutazione del
cambiamento). Essa offre ipotesi e misurazioni e offre informazioni per reperire una
o più linee di base, rispetto alle quali confrontare i progressi (follow-up).
Gli ambiti d’impiego della Batteria CBA-2.0 sono la psichiatria, la psicologica clinica e
la psicoterapia. È stata impiegata nella clinica psicosomatica e nello studio delle
caratteristiche psicologiche in patologie diffuse come le cefalee, ipertensione
arteriosa, distonie focali. È stata utilizzata nella ricerca psicofisiologica e
farmacologica e in ambito medico e chirurgici con soggetti con infezioni da HIV o con
asma bronchiale. Infine è stata utilizzata nella psicologia della saluta e nella
medicina preventiva e del lavoro, valutando la soddisfazione e altri fattori protettivi
e di rischio.
Due ulteriore forme della CBA sono:
- La Batteria CBA-Forma H (Hospital) che viene utilizzata con molteplici
patologie e problematiche ospedaliere, composta da 147 item a risposta
Vero/Falso;
- La Batteria CBA-Forma GIOVANI volta ad approfondire problematiche
peculiari della tarda adolescenza e della prima età giovanile (composta da 447
item organizzati in 16 argomenti di contenuto omogeneo) e la Forma CBA-
SPORT, specificatamente dedicata all’ambito sportivo.

CAPITOLO 19
LE RATING SCALES
L’uso delle rating scales e gli inventari/questionari di personalità nella ricerca clinica
si è sviluppato alla fine degli anni 50, in concomitanza all’introduzione degli
antipsicotici e degli antidepressivi. Negli ultimi vent’anni, l’impiego delle rating
scales si è incrementato per valutare l’andamento di sintomi specifici ma anche di
condizioni psicopatologiche più complesse oppure il funzionamento globale del
soggetto. Le rating scales comprendono diverse scale tra cui:
 Le scale di valutazione multifattoriali che si propongono di esplorare in
maniera estensiva lo stato psichico del paziente esaminato, in modo da
fornire un quadro il più possibile completo del disturbo. Sono costituiti da
elenchi abbastanza lunghi di sintomi o di comportamenti di cui si deve
valutare la presenza/assenza o per cui la loro applicazione richiede un tempo
adeguato. La Symptom Check-list 90 – Revised (SCL- 90-R), è la più nota tra
quelle multifattoriali create per l’autovalutazione della psicopatologia
generale. Gli item sono raggruppati in 9 cluster e il questionario fornisce tre
indici: il General Symptomatic Index, il Positive Symptom Total e il Positive
Symptom Distress Index. Da questo strumento deriva il Brief Symptom
Inventory (BSI), composto da 53 item con l’obiettivo di monitorare i pazienti
in relazione al livello di gravità e intensità di tre sintomi primari, valutati in
base allo stato di salute psichica dell’ultima settimana.
 Le scale di valutazione unidimensionali tra cui la Brief Psychiatric Rating
Scale (BPRS) una scala etero-compilativa per la valutazione dei disturbi
psicotici e di sintomi quali allucinazioni, disorganizzazione, ostilità,
depressione e ansia. Contiene 18 item e prevede 4 sottoscale: Disturbo del
pensiero; Ritiro/Ritardo; Ostilità/Sospettosità; Ansia/Depressione. È utile per
valutare anche l’efficacia di un trattamento nelle patologie psicotiche gravi e
moderate. La Scale for the Assessment of Thought, Language and
Communication Disorders (TLC), è stata costruita per studiare i disturbi
cognitivi dei pazienti schizofrenici, attraverso l’esplorazione di 18 categorie di
disturbo del pensiero. Il presupposto teorico è che si possano distinguere due
tipi principali: positivo (SAPS) e negativo (SANS), fra cui la povertà di
linguaggio e la povertà del contenuto del linguaggio. La Positive and Negative
Schizophrenic Symptoms (PANSS), è una scala di 18 item della BPRS e 12 della
PRS. Permette di cogliere gli elementi sintomatologici positivi e negativi della
schizofrenia, grazie alla descrizione analitica degli item.
Possiamo distinguere diverse rating scales:
 Scale per i disturbi dell’umore, tra cui la Beck Depression Inventory (BDI) e la
Hamilton Depression Rating Scale (HAM-D) che studiano rispettivamente i
correlati cognitivi e fisiologici della depressione. La caratteristica principale del
BDI è rappresentata dal fatto che i criteri di quantificazione sono ben definiti
per ogni item. Comprende 21 item i cui sintomi sono raggruppati in tre classi
di fattori: tristezza, auto-accusa, disturbo somatico. Il BDI-II valuta la gravità
della depressione in pazienti già diagnosticati e rileva il rischio depressivo. È
efficace nel discriminare pazienti affetti da depressione clinica e pazienti
psichiatrici non depressi. La Hamilton Depression Rating Scale è stata costruita
per misurare la gravità dei sintomi depressivi ed è una check-list composta da
21 item;
 Scale per i disturbi alimentari, tra cui l’Eating Disorder Inventory (EDI), che è
uno strumento auto-somministrato per la valutazione degli atteggiamenti, dei
comportamenti e dei tratti clinicamente rilevanti in un disturbo alimentare. È
composto da 64 item che indagano l’anoressia e la bulimia nervosa descritte
nel DSM. Oggi è presenta la terza versione (EDI-3) di 91 item ed è articolato in
12 scale di cui 3 specifiche per i disturbi alimentari (Impulso alla magrezza,
bulimia e insoddisfazione per il corpo) e 9 scale psicologiche generali.
 Scale per la valutazione dei disturbi d’ansia come la State Trait Anxiety
Inventory (STAI), valuta l’ansia di stato (sensazioni transitorie di paura e di
preoccupazioni) e di tratto (tendenza relativamente stabile degli individui che
rispondono in modo ansioso a episodi stressanti). La forma STAI-Y è di 40 item
valutati dal soggetto in termini di intensità.
 Scale per la valutazione dei disturbi dell’attenzione negli adulti, tra cui la
Conners Adult Attention Rating Scale-Revised (CAARS) che valutano i sintomi
di ADHD ne soggetti con più di 18 anni (Wender Utah Rating Scale e
Attention Deficit Disorder Scales). Valutano anche l’Organizzazione e
l’attivazione nel lavoro o il sostentamento della concentrazione/attenzione.
 Scale di valutazione di tipo globale, cioè strumenti di etero-valutazione, che
hanno come oggetto la gravità del disturbo, indipendentemente dalla sua
complessità psicopatologica. Un esempio è la Health-Sickness Rating Scale
(HSRS), una scala a 100 punti che assume, come criterio di giudizio, il
combinarsi di diverse competenze con la gravità dei sintomi, il grado di
malessere e di sofferenza e le conseguenze sull’ambiente. Oggi tale strumento
utilizza un nome diverso a causa di diverse modifica denominata Global
Assessment Scale (GAS) che prevede 10 anchor point che prendono in
considerazione il funzionamento psicosociale e lavorativo del soggetto,
collocandolo lungo un ipotetico continuum che va dalla salute mentale al
disturbo psichico gravissimo con rischio di morte. L’asse K è uno strumento
che si basa sulle informazioni che il clinico raccoglie abitualmente sul paziente
e si compone di 7 sottoscale che riguardano il livello di funzionamento globale
dell’individuo durante l’ultima settimana. Esso descrive tutte le principali aree
cliniche ed è utile per stilare un elenco dei problemi per ciascun caso, per
pianificare il trattamento, per misurarne l’impatto e i risultati, oltre che
predirne gli esiti;
 Scale per la valutazione della personalità, tra cui la Batteria
multidimensionale per la valutazione della personalità (adattiva-disadattiva
- BMVP), che permette al clinico di arrivare a una valutazione affidabile e
articolata dei disturbi di personalità secondo i criteri del DSM, ma anche di
collegare alla diagnosi categoriale un profilo di personalità che integra: gli
aspetti connessi alla regolazione emotiva e la definizione individuale e sociale
del Sé; la valutazione della regolazione della stima e dell’immagine di sé; lo
stile dell’attaccamento adulto; il controllo e la pianificazione del
comportamento, sia in termini generali che per quanto riguarda le condotte
aggressive.

CAPITOLO 20
LA VALUTAZIONE DELL’ATTACCAMENTO NEL BAMBINO E
NELL’ADULTO: STRANGE SITUATION E ADULT
ATTACHMENT INTERVIEW
L’attaccamento si è dimostrato un costrutto teorico molto importante per la ricerca
in età evolutiva, per la valutazione clinica e per il trattamento dei bambini. La teoria
dell’attaccamento di Bowlby ha fornito ipotesi precise e verificabili e ha proposto
paradigmi di ricerca e metodi di valutazione per verificarle. Il concetto di
attaccamento comprende altri quattro significati:
- Comportamenti di attaccamento: che si riferiscono al dato osservabile
postulato dalla teoria e sono quei comportamenti o pattern comportamentali
che hanno la funzione di favorire la vicinanza con la figura di accudimento
come la vocalizzazione o il pianto, per ottenere un avvicinamento dell’adulto.
- Sistema comportamentale: che si riferisce a uno dei quattro sistemi di
controllo comportamentale che regolano il comportamento del bambino
(attaccamento, esplorazione, affiliativo e di paura-attenzione). Secondo
l’autore in situazione di incertezza e di pericolo viene inibito il sistema
comportamentale del bambino che regola l’esplorazione del mondo esterno e
viene attivato il sistema di attaccamento, che organizza e coordina la messa in
atto degli specifici comportamenti di attaccamento. Tale sistema ha
l’obiettivo esterno di ricercare la vicinanza con la figura di riferimento e
l’obiettivo interno di motivare il bambino alla ricerca della sicurezza. Fa parte
del corredo biologico.
- Relazione di attaccamento: che fa riferimento alla relazione madre-bambino
che implica l’offerta, da parte dell’adulto, della propria disponibilità affettivo-
emotiva e, da parte del bambino, la ricerca di vicinanza, contatto fisico,
protezione e conforto, quando ne sente bisogno.
- Legame di attaccamento: che fa riferimento ai sentimenti di affiliazione e al
legame affettivo che si sviluppa rispetto alla figura di riferimento.
Queste premesse teoriche hanno portato a:
- Osservare il bambino e la madre in interazione tra loro, sia in situazioni
naturalistiche, sia in specifiche situazioni osservative di laboratorio come la
Strange Situation, permettendo di elicitare artificialmente diversi
comportamenti;
- Ipotizzare che vi sia una sostanziale stabilità dell’attaccamento nel tempo e
quindi cercare diverse modalità di osservazione e di valutazione
dell’attaccamento a seconda dell’età, partendo dall’infanzia per giungere
all’età adulta (Adult Attachment Interview o Attacchment Q-sort per i
bambini). Sono presente interviste semistrutturate che valutano i Modelli
Operativi Interni (MOI), nati dalle esperienze interattive avute all’interno
delle relazioni di attaccamento e che influenzano il successivo
comportamento di interazione;
- Indagare la relazione esistente tra attaccamento della madre, valutato tramite
l’Adult Attacchment Interview e attaccamento del bambino in diverse fasi
dello sviluppo.
La Strange Situation è una procedura osservativo di laboratorio ideata da Mary
Ainsworth, usata per la valutazione del tipo di attaccamento del bambino al
genitore durante la prima infanzia (a partire dai 12 mesi fino ai 18 mesi). La Strange
Situation è stata ideata per attivare e intensificare il comportamento di
attaccamento del bambino e per tale ragione è predisposta una serie di 8 brevi
episodi che sottopongono il bambino a uno stress moderato e crescente dovuto a
due separazioni dalla madre, alla presenza di una persona estranea e alla situazione
non familiare. La procedura è formata da 8 episodi della durata di 3 minuti ciascuno,
presentati secondo un ordine fisso, durante i quali il bambino è sottoposto a uno
stress moderato e crescente, dovuto a due separazioni dalla madre, alla presenza di
una persona estranea e alla situazione non familiare.
STRANGE SITUATION: si basa su una serie di sette situazioni che hanno luogo in una
condizione non familiare ma confortevole, sotto l’osservazione di un ricercatore. 1)
/2) Le situazioni prevedono che la madre, o un caregiver primario, e il bambino
stiano insieme, con o senza un estraneo. 3) /4) Prevede inoltre l’allontanamento
della madre in presenza e in assenza dell’estraneo; 5) / 6) e il ritorno della madre
con o senza estraneo. Questa procedura è stata condotta su bambini di 2 anni, per
poter individuare i comportamenti critici dell’attaccamento individuando i diversi
tipi di relazione di attaccamento con il proprio caregiver.
Dalla Strange Situation è possibile individuare quattro stili di attaccamento:
 Attaccamento Insicuro-Evitante (A), in cui il bambino mostra un notevole
evitamento della prossimità o dell’interazione con la madre negli episodi di
riunione, senza alcun tentativo di ricerca di vicinanza o contatto con la madre;
 Attaccamento Sicuro (B), dove il bambino vuole la vicinanza e il contatto
fisico o l’interazione con la madre e li cerca attivamente, specialmente negli
episodi di riunione. Si mostra amichevole con l’estranea e tende a non
opporre resistenza al contatto fisico con la madre e nemmeno a evitarla negli
episodi di riunione;
 Attaccamento Insicuro-Ambivalente (C), in cui il bambino mostra un chiaro
comportamento di resistenza al contatto e all’interazione, in particolare
nell’ultima episodio, ma allo stesso tempo, ricerca la vicinanza e il contatto
fisico. Negli episodi di riunione il bambino non ignora la madre né la evita ma
mostra un comportamento poco adattivo, in particolare tende a essere più
arrabbiato dei bambini degli altri gruppi oppure essere molto passivo;
 Attaccamento Disorganizzato-Disorientato (D), caratterizzato da una
contraddittorietà nelle intenzioni, nei piani comportamentali del bambino,
nelle espressioni e diverse stereotipie o movimenti anomali/asimmetrici.
L’attendibilità e la fedeltà psicometrica della Strange Situation sono confermate
dagli studi condotti in diverse nazioni e culture ed è basata sulla corrispondenza
dimostrata tra le sue classificazioni e le modalità interattive madre-bambino,
osservate a casa sia nel periodo stesso della procedure che precedentemente. Un
limite è che è applicabile senza modifiche a una fascia d’età piuttosto ristretta.
L’Adult Attachment Interview (AAI) è uno strumento di valutazione
dell’attaccamento che ha portato uno spostamento dell’attenzione dalle esperienze
oggettive dell’infanzia alla loro rappresentazione mentale nell’adulto e dai contenuti
delle memorie autobiografiche alla forma con cui l’esperienza viene presentata e
narrata. È un sistema per valutare l’attuale stato della mente del soggetto rispetto
all’attaccamento ed è basato sull’assunto che il discorso rifletta la modalità con cui
le esperienze di attaccamento sono state organizzate nella mente del soggetto.
L’Adult Attacchment Interview è un’intervista semistrutturata sviluppata per
indagare quali siano state le esperienze infantili di attaccamento del soggetto
adulto, ma soprattutto per osservare come esse siano ricordate e narrate. È
composto da 18 domande che vengono rivolte con un ordine fisso e sono previste
specifiche domande aggiuntive di approfondimento se il soggetto non risponde.
Dopo alcune domande vengono chiesti cinque aggettivi per descrivere la sua
relazione con ciascun genitore durante l’infanzia. Successivamente viene chiesto a
quale dei due genitori si sentiva più vicino e perché.
Il sistema di codifica porta a individuare 5 categorie di attaccamento nell’adulto,
corrispondenti a stili narrativi associati e paralleli alle diverse modalità
comportamentali di attaccamento del bambino:
 L’Attaccamento Autonomo o Sicuro, quando la loro presentazione e
valutazione delle esperienze collegate all’attaccamento è coerente e
consistente e le loro risposte sono chiare, rilevanti;
 L’Attaccamento Distanziante, ovvero le persone che durante l’intervista
sembrano mettere in atto un tentativo di allontanare o limitare l’influenza che
le relazioni ed esperienze di attaccamento hanno avuto sul loro modo di
pensare, sui sentimenti e sulla vita attuale;
 L’Attaccamento Preoccupato, cioè quelle persone che mostrano un
coinvolgimento confuso, passivo o arrabbiato rispetto alle figure di
attaccamento. La forma del discorso appare difficile da seguire con numerose
violazioni delle massime della coerenza;
 L’Attaccamento con Traumi o Lutti non risolti, in cui è presente un trauma o
un lutto non risolto che predispone l’individuo a uno stato mentale
disorganizzato o disorientato rispetto a un esperienza di perdita o traumatica;
 L’Attaccamento Inclassificabile, quando gli elementi del discorso sono così
complessi da non essere collocabili in nessuna delle categorie precedenti.
Main e Goldwyn propongono una serie di scale graduate di valutazione della
trascrizione, che aiutano a focalizzare l’attenzione sugli elementi fondamentali e il
giudice deve assegnare un punteggio da 1 a 9. Le prime 5 scale si riferiscono alla
qualità dell’atteggiamento parentale durante l’infanzia del soggetto: Scala
dell’amorevolezza da parte del genitore; Scala del rifiuto da parte del genitore; Scala
del coinvolgimento o inversione di ruolo; Scala della trascuratezza da parte del
genitore; Scala della spinta al raggiungimento del successo. Il secondo aspetto della
codifica è costituita dalle Scale dello Stato della Mente che valutano lo stato
mentale del soggetto al momento attuale in riferimento alle rappresentazioni di
esperienze collegate all’attaccamento e all’organizzazione delle informazioni
rilevanti rispetto ad esso. Le scale sono 9: Scala della coerenza della trascrizione;
Scala dell’idealizzazione dei genitori; Scala sull’insistenza circa l’incapacità di
rievocare l’infanzia; Scala della rabbia coinvolta o coinvolgente; Scala della passività
del discorso; Scala della paura della morta del bambino; Scala della svalutazione
attiva dell’attaccamento; Scala del monitoraggio metacognitivo; Scala della coerenza
della mente.
L’AAI presenta una notevole fedeltà e validità discriminante con una stabilità a lungo
termine del costrutto teorico e una buona capacità predittiva dello strumento,
anche nel contesto italiano.

CAPITOLO 21
I QUESTIONARI AUTOSOMMINISTRATI PER LA
VALUTAZIONE DELL’ATTACCAMENTO ADULTO
L’età adulta, nella prospettiva del ciclo di vita, è considerata in stretta interrelazione
con le altre fasi evolutive: l’indagine dovrebbe essere in grado di cogliere gli aspetti
di continuità e i fattori contestuali, di cambiamento, focalizzandosi su relazioni
diverse da quella primaria. Nella valutazione dell’attaccamento adulto è importante
considerare l’influenza sia dei legami infantili sia di quelli attuali, interni ed esterni al
nucleo familiare, nello sviluppo affettivo e relazionale del soggetto. Si sono
sviluppati nel tempo due linee di ricerca relative alle due principali tipologie di
rapporti adulti:
- Da una parte il legame con i genitori è stato approfondito trame le interviste
tra cui l’Adult Attachment Interview (AAI), o la Couple Attachment Interview
e l’Attachment Style Interview.
- La seconda linea di ricerca, focalizzata sull’indagine dei rapporti di coppia, è
stata affrontata principalmente in ambito psicosociale, tramite i questionari
autosomministrati.
I questionari autosomministrati costituiscono un metodo per la valutazione
dell’attaccamento adulto che rappresenta una possibile alternativa ad altri
strumenti più complessi, come le interviste o i metodi proiettivi. Il vantaggio di
questi strumenti consiste nella loro maggiore agilità e semplicità di impiego, dal
punto di vista sia della somministrazione e della codifica, sia della formazione
richiesta all’esaminatore. In questi strumenti il costrutto relativo all’attaccamento
viene definito in una duplice accezione: si fa riferimento all’indagine sulle modalità
di rielaborazione delle relazioni infantili, tramite il focus sui modelli operativi interni
basati sul legame con i genitori; l’attaccamento è considerato in riferimento alle
rappresentazioni delle relazioni sentimentali e la valutazione è rivolta al rapporto
con il partner all’interno di una relazione di coppia attuale.
Alcuni strumenti prototipici possono essere:
 L’Adult Attachment Styles (AAS) di Hazan e Schaver, in cui la valutazione
dello stile di attaccamento si basa sulla percezione del soggetto relativa alla
sua somiglianza con alcune brevi autodescrizioni che corrispondono ai
differenti pattern di attaccamento. È volto a classificare i soggetti all’interno
di uno dei tre stili: Sicuro, Evitante, Ansioso/ambivalente. È il primo
questionario creato per l’indagine delle autopercezioni relative alle relazioni
sentimentali. Lo strumento è suddiviso in due parti: vengono presentate tre
brevi autodescrizioni relative a situazioni di relazioni sentimentali e viene
chiesto al soggetto di indicare quanto ogni situazione sia rappresentativa del
proprio modo di concepire il rapporto di coppia e dei vissuti sperimentati al
suo interno, su una scala a 7 punti, da “fortemente in disaccordo” a
“fortemente d’accordo”. I risultati dell’AAS sono stati messi in relazione con le
descrizioni dei soggetti relative all’attaccamento infantile, dimostrando che gli
individui Sicuri tendono a raccontare relazioni supportive con i genitori,
descritti come amorevoli e disponibili nei loro confronti, mentre i soggetti
classificati come Evitanti riportano atteggiamenti rifiutanti da parte dei
genitori e gli Ansiosi/ambivalenti spesso descrivono i propri padri come
ingiusti. La sicurezza dell’attaccamento rappresenta una caratteristica che
tende a mantenersi nelle diverse relazioni, lungo il ciclo di vita, grazie alla sua
adattività.
 Il Relationship Questionnaire (RQ), di Bartholomew e Horowitz, consiste
nella presentazione di brevi autodescrizioni. Gli autori riprendono le ipotesi di
Bowlby: la qualità, positiva o negativa, delle rappresentazioni di sé e dell’altro
determina le caratteristiche dei Modelli Operativi Interni (MOI). L’RQ
permette di discriminare tra due differenti tipologie di attaccamento Evitante:
nello Stile Timoroso, l’evitamento della relazione è dovuto alla paura del
rifiuto, che porta il soggetto a sperimentare un conflitto tra desiderio e paura
dell’intimità; il Distaccato/Svalutante si sottrae al legame, negando la sua
importanza, per mantenere un senso di invulnerabilità e autosufficienza,
mettendosi in questo modo al sicuro dal rischio di una eventuale delusione. La
valutazione dello stile di attaccamento si basa sul profilo globale che emerge
dalla considerazione dei punteggi assegnati alle quattro possibili scelte. La
caratteristica innovativa dello strumento consiste, nella possibilità di
differenziare tra soggetti appartenenti allo stesso prototipo, sia in base al
grado di rappresentatività a esso attribuito, sia in base ai punteggi dati agli
altri stili, evitando cosi il rischio di sovrastimare le analogie e sottostimare gli
aspetti che distinguono soggetti classificati nel medesimo stile, che poterebbe
a un eccessiva semplificazione.
Gli strumenti multi-item indagano lo stile di attaccamento sulle risposte dei soggetti
a un ampio numero di item:
- Il Parental Bonding Instrument (PBI) di Parker è formato da 50 item con
risposta su scala Likert a 4 punti, volto a indagare retrospettivamente la
percezione del soggetto relativa alla relazione con i genitori durante l’infanzia,
Vengono valutate due dimensioni dell’attaccamento: le componenti affettive
di accudimento (Care) e il grado di controllo da parte dei genitori
(Overprotection).
- L’Egna Minnen Betraffande Uppfostran – My Memories of Upbringing
(EMBU), un questionario di 81 item realizzato sulla base dei Modelli Operativi
Interni, finalizzato all’indagine dei vissuti relativi alle esperienze
dell’allevamento e dell’educazione ricevuta dai genitori, con risposte relative
sia al padre sia alla madre. I punteggi sono organizzati in quattro sotto-scale:
Rejection, Emotional Warmth, Over-Protection e Favouring Subject.
- Il Questionario sull’Attaccamento Attuale (QAA-L), che indaga il rapporto con
il partner nelle relazioni adulte, in riferimento alle due dimensioni di Cura e
Controllo. È formato da 20 item, di cui 12 riferiti allo stile di attaccamento e 8
al rapporto di coppia;
- Il Reciprocal Attachment Questionnaire (RAQ), finalizzato all’indagine delle
caratteristiche dell’attaccamento adulto all’interno delle relazioni attuali. I
risultati portano all’assegnazione dei soggetti a quattro categorie, basate sulle
modalità di attaccamento Insicuro: ricerca di cure compulsiva; fiducia in se
stesso compulsiva; compulsività nel prestare cure; ritiro rabbioso.
- L’Individual Parent and Peer Attachment (IPPA), che indaga la valutazione
della qualità delle relazioni da parte degli adolescenti (12-19 anni) verso i
genitori e i pari. I punteggi sono ricondotti a tre dimensioni: fiducia,
comunicazione e alienazione.
- L’Attachment Style Questionnaire (ASQ), uno strumento per la valutazione
delle differenze individuali nella qualità dell’attaccamento, costituito da 40
item, in cui il soggetto deve esprimere un giudizio su una scala a 6 punti.
L’analisi fattoriale ha portato alla ripartizione degli item in cinque scale:
Fiducia; Disagio per l’intimità; Bisogno di approvazione; Preoccupazione per le
relazioni; Secondarietà delle relazioni. Nel caso di un utilizzo categoriale, gli
autori suggeriscono di disporre i soggetti all’interno dei quattro quadranti
definiti dalle dimensioni latenti Ansia (definita dalle scale Fiducia, Bisogno di
approvazione e Preoccupazione per le relazioni) ed Evitamento (Disagio per
l’intimità e Secondarietà delle relazioni).
- Il Questionario di attaccamento fra adulti (QAA-SC), formato da 56 item con
risposta su scala Likert a quattro punto e che derivano da più questionari;
- Il Ca-Mir che è un self-report, in formato Q-sort, proposto come metodo
intermedio tra il questionario e l’intervista. Questo strumento si basa su un
approccio alla valutazione dell’attaccamento di tipo rappresentazionale,
focalizzato sulle strategie di regolazione emotiva, o “strategie di controllo”:
quando il soggetto sperimenta una situazione come angosciante, metterà in
atto alcune strategie finalizzate ad attivare o disattivare il sistema di
attaccamento. La valutazione riguarda la situazione presente e passata, lo
state of mind e le rappresentazioni generalizzate relative ai bisogni affettivi e
alla genitorialità. I 72 item, organizzati in 13 scale, si riferiscono ai pattern
sicuro, distaccato e preoccupato, alla mancata risoluzione dei conflitti e alle
rappresentazioni delle relazioni familiari.
- L’Experiences in Close Relationships (ERC) che nasce dal proposito di
integrare i differenti strumenti esistenti in un singolo questionario. L’ECR si
basa sulla combinazione delle dimensioni di Ansia ed Evitamento, da cui
derivano i quattro stili: Sicuro, Preoccupato, Timoroso e
Distaccato/Svalutante. È formato da 323 item, organizzati in 60 sottoscale
relative a differenti costrutti teorici. Successivamente è stata sviluppata la
versione revisionata la ERC-R, in modo da valutare le due dimensioni
dell’Ansia e dell’Evitamento. Per entrambe le dimensioni sono stati selezionati
i 18 item con maggiore capacità discriminativa.
- L’Attachment Movie Test (AMT), che consiste nella presentazione di 9 filmati
su tematiche relative alle relazioni familiari infantili, al rapporto con i genitori,
a esperienze intime e sessuali, a situazioni di solitudine e di pericolo, a episodi
di separazione e di perdita, ad aspettative future. È finalizzato a una
valutazione dimensionale tramite la distribuzione dei punteggi in 9 scale:
affetti negativi del sé, coinvolgimento/distanziamento, prospettiva
cognitivo/emotiva, punto di vista degli altri/del sé, rappresentazione
positiva/negativa del sé e degli altri, disagio nelle relazioni, tristezza-
depressione, riflessione.
I self report possono essere impiegati a condizione che si considerino con attenzione
alcuni criteri di scelta:
1) Verifica delle caratteristiche psicometriche;
2) Considerazione dello specifico aspetto cui si rivolge lo strumento;
3) Distinzione tra gli strumenti che si propongono di misurare il comportamento
e quelli che valutano lo stile di attaccamento;
4) Considerazione della tipologia di relazione valutata, dell’aspetto temporale e
delle differenti variabili che ne influenzano la percezione;
5) Soprattutto per l’uso clinico, considerazione delle variabili relative al soggetto,
alla circostanza e agli obiettivi dell’indagine, al fine di adottare uno strumento
adeguato.

CAPITOLO 22
LA VALUTAZIONE DELLE INTERAZIONI TRIADICHE
FAMILIARI
La letteratura è in grado di fornire valutazioni attendibili dell’impatto che gli scambi
comportamentali e affettivi, esperiti fin dalle primissime fasi della vita, possono
avere sulla strutturazione del mondo affettivo-relazionale della persona e sulle sue
competenze in vari ambiti dello sviluppo. La definizione di disturbi relazionali implica
una visione della psicopatologia come manifestazione sintomatica di modelli
relazionali disturbati. Il disagio psichico è da intendersi come l’espressione di un
fallimento dell’ambiente globale delle cure.
In questa nuova prospettiva alcuni punti chiave sono:
- Il vero paziente, nel processo diagnostico, non è l’individuo ma il sistema
interattivo che insieme le persone stanno costruendo.
- L’enfasi sulla necessità di comprendere l’interazione dinamica tra le
caratteristiche dell’uno e dell’altro nella relazione e le conseguenze che
questa può avere sul funzionamento individuale e relazionale. La scala
International Classification of Functioning (ICF) classificando i fattori
ambientali e i livelli di partecipazione del singolo indipendentemente dalla
situazione biologica del soggetto, sposta l’interesse clinico verso il polo
relazionale nella sua semeiotica positiva.
- La definizione di un nuovo paziente, la qualità della relazione che implica
entrare nel sistema bambino-genitori.
La teoria, la ricerca e l’intervento sulla qualità delle interazioni e delle relazioni
precoci si sono mossi all’interno di una prospettiva “diadica”. L’impostazione diadica
ha caratterizzato i paradigmi psicoanalitici/psicodinamici, la psicologia dello sviluppo
e la teoria dell’attaccamento di Bowlby, facendo nascere il concetto di triade,
ovvero una condizione interattiva tra il bambino e la madre rispetto a un oggetto o
evento esterno, in cui viene effettuata una sorta di combinazione tra i dati derivati
dall’interazione della diade e quelli derivati dall’interazione con l’oggetto.
Dal punto di vista teorico il riferimento è un approccio sistemico-familiare, secondo
cui la triade madre-padre-bambino viene definita come un sistema co-evolutivo non
riducibile alla somma dei sistemi diadici e individuali che la compongono. Il modello
evolutivo sottostante è quello dell’intersoggettività primaria di Stern secondo cui
nel corso dello sviluppo, il bambino costruirebbe schemi di appartenenza a una
triade, che implicano l’esperienza ripetuta di interazioni di cui madre, padre e
bambino sono protagonisti. I punti critici risultano essere:
- Studiare la famiglia in quanto unità, in contrapposizione allo studio della
famiglia considerata come un insieme di diadi;
- Studiare la famiglia come gruppo reale in interazione piuttosto che
privilegiare il piano delle rappresentazioni mentali familiari;
- Considerare la triade familiare in interazione, nei suoi processi di
triangolazione, come una condizione evolutiva della famiglia, piuttosto che
una problematica.
Il Lausanne Triadic Play è una situazione semi-standardizzata di gioco che coinvolge
contemporaneamente madre, padre e bambino, secondo uno schema principale che
prevede 4 parti:
1) Uno dei genitori gioca con il figlio mentre l’altro resta semplicemente
presente, in posizione di terzo;
2) Il genitore, che nella fase precedente giocava con il bambino, ora assume la
posizione di terzo restando semplicemente presente;
3) I tre partner, padre, madre e bambino, giocano insieme. I genitori si trovano
in posizione simmetrica rispetto al figlio;
4) Il bambino resta in posizione periferica mentre i genitori conversano tra loro.
Alla famiglia si chiede di giocare come fanno abitualmente a casa, senza l’ausilio di
giocattoli, ma utilizzando le proprie competenze interattive. Madre, padre e
bambino sono collocati nella stanza di registrazione sui vertici di un ideale triangolo
equilatero a una distanza tale tra loro da consentire l’interazione faccia a faccia e il
gioco; il bambino è posto su un seggiolino appositamente ideato, che può essere
ruotato e inclinato in modo da facilitare l’interazione della famiglia. La procedura
può essere somministrata in gravidanza ai due genitori con l’ausilio di una bambola
al posto del bambino e successivamente, a 3-4 mesi e a 9 mesi di vita del bambino.
La qualità delle interazioni triadiche osservato attraverso la procedura LTP viene
valutata attraverso uno schema di codifica costituito da una serie di variabili di
osservazione graduate su una scala Likert, differenti per le versioni pre-natale. Il
punteggio ottenuto su ognuna delle variabili viene sommato a costituire un indice di
Alleanza Familiare, definita come il grado di coordinazione interattiva che la triade
raggiunge nelle situazioni di gioco. La procedura post-natale viene codificata
attraverso la griglia di Valutazione Triadica del Centro di Studi della Famiglia che
descrive diverse variabili: Partecipazione (valuta se tutti i partecipanti sono inclusi
nell’interazione oppure se qualcuno ne è escluso); Organizzazione (valuta se tutti i
partecipanti svolgono il proprio ruolo); Attenzione condivisa (valuta se tutti i
partecipanti condividono un comune focus di attenzione nell’attività di gioco in
corso). Questo processo permette un raggruppamento dei punteggi in 4 categorie
dell’Alleanza Familiare: Alleanze Cooperative; Alleanze in Tensione (dove i genitori
incontrano difficoltà quando devono aiutare il bambino a regolare l’attenzione e lo
stato affettivo); Alleanze Collusive (che appaiono in difficoltà rispetto alla variabile
dell’organizzazione); Alleanze Disturbate (in cui si verifica una violazione di tutte le
variabili considerate nell’interazione, per cui l’obiettivo del gioco a tre non può
essere raggiunto.
Il Lausanne Triadic Play pre-natale (LTP) è una situazione semi-standardizzata di
role-play, costruita sull’impianto metodologico dell’LTP post-natale, che coinvolge
contemporaneamente madre, padre e un bambolotto. La procedura può essere
somministrata ai due genitori a partire dal V mese di gestazione. Il bambolotto
utilizzato ha le caratteristiche, le dimensioni e le forme di un neonato: ogni coppia
potrà attribuire al bambolotto caratteristiche attese o conosciute del proprio
bambino che nascerà, calandosi più agevolmente nella parte di fare il genitore. Lo
sperimentatore prepara la coppia al gioco dei ruolo facendo calare il partner nella
situazione. Lo sperimentatore invita la coppia a rimanere entro la durata di 5 minuti.
Lo schema di codifica proposto dagli autori è costituito da una serie di 5 variabili
osservative:
- Vivacità ludica: valuta la capacità dei futuri genitori, come coppia, di costruire
un gioco condiviso;
- Struttura del gioco: valuta la struttura temporale del gioco organizzato dalla
coppia;
- Comportamenti intuitivi genitori: valuta la quantità e la qualità dei
comportamenti “genitoriali” di ognuno dei partner;
- Cooperazione di coppia: valuta il grado di cooperazione che i due partner
raggiungono durante lo svolgimento del gioco;
- Clima affettivo: valuta le manifestazioni esplicite d’affetto e di tenerezza
manifestate dai partner nel corso della procedura.
Tale procedura valuta la qualità della coordinazione degli scambi interattivi che gli
adulti mettono in atto nello svolgimento del ruolo genitoriale nella relazione con il
bambino, ossia la loro “co-genitorialità”. La qualità della cooperazione genitoriale è
una funzione che nasce e si evolve già a partire dalla gravidanza. In questo contesto
si inserisce il concetto di rappresentazioni agite, cioè una serie di comportamenti
anticipatori che i due partner possono mettere in atto in fasi precedenti alla nascita
del figlio e che rispecchiano la loro capacità interattiva e di cooperazione, una volta
divenuti genitori, con il bambino reale. La LTP pre-natale si propone di osservare, a
partire dalla gravidanza, la qualità delle rappresentazioni agite dei partner relative
alla genitorialità e alla futura interazione con il bambino. Un interazione di gioco in
assenza del bambino reale sembra connessa alla capacità di attivare alcune
caratteristiche del loro mondo interno affettivo-relazionale, allo scopo di co-
costruire sul piano interattivo la messa in atto delle proprie rappresentazioni
genitoriali.
Le ricerche hanno riscontrato una buona stabilità nel tempo della qualità
dell’Alleanza Familiare valutata nel corso del primo anno di vita del bambino e fino
ai 18 mesi. Entrambe le versioni della procedura LTP, pre-natale e post-natale,
posseggono adeguati livelli di attendibilità interna e buone correlazioni per ciò che
concerne il punteggio totale. La procedura LTP si è rivelata uno strumento che può
essere utilizzato nella valutazione dell’intervento clinico con bambini, adolescenti e
famiglie. In ambito clinico, la possibilità di utilizzare una situazione strutturata e
integrata in un contesto che faciliti la crescita e il cambiamento costituisce
un’importante strategia di osservazione e valutazione delle interazioni familiari,
favorendo l’interesse per i comportamenti agiti da parte della famiglia praticante.
L’utilizzo del video-feedback fornisce ai soggetti una doppia prospettiva sul loro
funzionamento, ossia l’interazione esperita in tempo reale e successivamente
rivissuta a distanza. Alcuni settori di applicazione sono: l’ambito della consultazione,
l’ambito della valutazione terapeutica della triade familiare.
L’università di Padova ha proposto un Servizio per una sintomatologia del bambino
definito “Servizio per la Genitorialità” è caratterizzato da due principali specificità:
ottica dinamico-relazionale centrata sulla valutazione e sull’intervento sulla
funzione genitoriale; e la lettura della psicopatologia evolutiva e la comprensione
dei suoi significati all’interno della rete di relazioni familiari e sociali in cui il piccolo e
le sue figure di riferimento primarie sono inseriti.
La LTP ha provocato lo spostamento del focus dell’attenzione da una semeiotica negativa a
una positiva che pone lo sguardo sulle possibilità protettive presenti nella persona e nel
suo contesto di crescita. La metodologia si propone di effettuare un’osservazione in
condizioni non stressanti per il bambino e i genitori, in un contesto che enfatizza le
capacità di costruzione di un gioco da parte dei componenti del sistema piuttosto che porli
in una situazione conflittuale. Gli indicatori tratti dall’applicazione della LTP in fase
diagnostica possono risultare fondamentali punti di riferimento per la presa in carico e
costituire una modalità di comprensione delle dinamiche interattive della famiglia, che il
clinico può utilizzare nell’ambito di un intervento. Accanto al sintomo individuale di un
componente, viene dato rilievo al contributo di tutti alla costruzione delle interazioni e
della storia relazionale familiare.

CAPITOLO 23
IL TESTING AUTOMATIZZATO
La proliferazione dei metodi di assessment computerizzato è in atto da circa 40
anni. Il progresso tecnologico ha permesso di affinare notevolmente i metodi di
costruzione dei test informatizzati e ha consentito di definire obiettivi di assessment
sempre nuovi. Il testing automatizzato ha permesso di velocizzare e semplificare la
procedura di scoring, ridurre il numero di errori e la soggettività nell’attribuzione dei
punteggi, nonché elaborare una cospicua mole di informazioni. La letteratura ha
registrato due orientamenti differenti fra i sostenitori dell’automatizzazione del
testing psicologico: alcuni ritengono che si debbano automatizzare, quanto più
possibile, i test già esistenti; altri pensano che si debbano sviluppare test
radicalmente nuovi, nella cui costruzione si integri, come elemento essenziale,
l’impiego degli strumenti informatici. In questa direzione si possono identificare tre
linee di ricerca.
- La prima riguarda la messa a punto dei cosiddetti adaptive test, nei quali ogni
item presentato al soggetto è funzione delle precedenti risposte di
quest’ultimo, cosicchè il test si costruisce, praticamente, in progress,
adattandosi al livello delle prestazioni dell’esaminato. Test costruiti in questo
modo sono efficienti per la misurazione dell’intelligenza, delle attitudini e del
profitto. Le procedure per la costruzione degli adaptive test sono
sostanzialmente tre: si possono organizzare item ad albero, in modo che
ciascuno di essi conduca a un item successivo scelto fra più altri; si possono
raggruppare item in differenti fasce di difficoltà; si possono classificare gli
item secondo una serie di parametri, fra i quali, vengono privilegiati il livello di
difficoltà e la capacità discriminante. L’insieme di item su cui si fonda un
adaptive test è l’item bank.
- La seconda linea di ricerca mira a sostituire la presentazione di un set
prefissato di item con la presentazione di item generati di volta in volta da
specifiche regole;
- La terza linea di ricerca riguarda la misurazione di abilità o caratteristiche non
altrimenti rilevabili. È il settore dei test dinamici.
I test sulle abilità intellettuali sono in genere difficili da automatizzare, in parte
perché il materiale di base è spesso complesso e anche perché i tipi di risposta
possono essere più variati e talvolta non si prestano a un’analisi effettuata
attraverso il computer. Il materiale che serve da stimolo è presentato sul monitor e i
soggetti rispondono usando dei tasti specifici sulla tastiera, toccando apposite aree
del monitor, oppure adoperando una light-pen. Alcuni esempi di strumenti sono:
Mindstreams (batteria per l’assessment del funzionamento cognitivo, che
comprende diversi subtest di performance continua e una forma dello Stroop Test);
CNS Vital Signs (CNS VS) (una batteria di screening per eventuali deficit cognitivi);
Reading Span Test (uno strumento per l’assessment della memoria di lavoro
verbale). Un test adattivo è il Picture Matching Test per i pazienti psicogeriatrici e
costruito in modo da somministrare al soggetto differenti subtest in rapporto al suo
livello di performance. Il Fluid Intelligence Test per la valutazione dell’intelligenza
fluida; il Computerized Test of Executive Functioning per la valutazione di
attenzione, programmazione e pianificazione, inibizione delle risposte, memoria di
lavoro e flessibilità cognitiva. Negli inventari di personalità computerizzati, le
domande vengono presentate sul monitor, insieme all’indicazione dei tasti che
devono essere impiegati per le risposte. Il computer attribuisce automaticamente i
punteggi e memorizza i risultati di ciascun soggetto. Nell’ambito dell’assessment
automatizzato di personalità, lo strumento maggiormente utilizzato è il
MMPI/MMPI-2. Per le scale psichiatriche la Hamilton Depression Rating Scale e il
Beck Depression Inventory.
Il metodo dell’intervista è utilizzato nell’assessment comportamentale e si presta a
essere integralmente informatizzato. I punti di forza attribuibili al computer
riguardano l’attendibilità, la diminuzione dell’effetto di desiderabilità sociale e la
possibilità di tener conto di una mole enorme di informazioni. L’obiettivo principale
di molte delle prime interviste computerizzate era quello di stimare il rischio
suicidario. L’Intelligenza Artificiale ha come obiettivo la messa a punto di
programmi informatici in grado di replicare caratteristiche umane, quali
comprendere, apprendere, ragionare e prendere delle decisioni. Un particolare
settore di questa area di studi è rappresentato dai sistemi esperti, che mirano alla
simulazione dei processi di decision-making. Spiegel e Nenh hanno messo a punto il
prototipo di un sistema esperto che affianca lo psicologo nel processo di
generazione di ipotesi diagnostiche in ambito psicopatologico. Altri due autori
hanno testa la validità di un sistema esperto il TRAUM, costruito per assistere i clinici
nella diagnosi e nel trattamento di deficit neurologici, riscontrando buoni indici di
validità e attendibilità.
La caratteristica fondamentale del testing automatizzato è costituita
dall’interazione paziente e computer. L’utilità di questi programmi è riconosciuta
nella possibilità di elaborare referti diagnostici indipendenti dal bias relativo
all’esaminatore. Il computer interviene per elaborare automaticamente l’eventuale
psicogramma e stilare un report narrativo (per esempio nel Rorschach). Nella rete
sono disponibili diverse tipologie di strumenti Internet-based: dopo aver effettuato
la registrazione il clinico ottiene via e-mail il link per utilizzare i software predisposti
e può indirizzare i pazienti verso i siti web di interesse per svolgere la prova. Un
aspetto critico è il fatto che le norme utilizzate possono risentire di problemi relativi
alla rappresentatività dei campioni utilizzati e la validità e attendibilità di questi
strumenti non sempre sono le stesse dei test carta e matita. Tra le considerazioni
etiche troviamo:
- Il fatto che il clinico dovrebbe accertare che sussistano nel paziente le
condizioni emotive, fisiche e cognitive che permettono un’interazione efficace
con il materiale testistico;
- È importante che ogni professionista operi esclusivamente nella propria area
di competenza, consapevole delle proprietà psicometrici degli strumenti
utilizzati e dei limiti dei test impiegati;
- I clinici devono considerare con attenzione l’atteggiamento del paziente verso
i PC e l’eventuale ansia suscitata da quest’ultimi.

CAPITOLO 24
METODI DI VALUTAZIONE PSICOLOGICA
COMPUTERIZZATA IN ITALIA
In Italia, l’uso del computer in psicologia clinica e in psichiatria risale ai primi anni 70.
La diffusione di questi programmi distribuiti, se da un lato può consentire una
maggior accuratezza del processo diagnostico e una netta riduzione dei tempi,
dall’altro rischia di far passare in secondo piano un aspetto sicuramente
determinante per la qualità della valutazione, ossia la competenza del clinico.
Lockshin e Harrison distinguono per tutti i programmi di diagnosi e di testing
computer-aided, fra l’approccio basato sull’impiego di modelli statistico-
probabilistici (clinical-actuarial) e quello basato sulla decisione logica e l’uso di alberi
decisionali (clinician-modeled). Il primo utilizza algoritmi per predire l’appartenenza
di un paziente a un determinato gruppo diagnostico. Il secondo emula il
procedimento diagnostico generalmente seguito da un clinico. Tra i prodotti
disponibili oggi troviamo:
- Il TALEIA-400 A che indaga gli aspetti psicopatologici della personalità tramite
la somministrazione di un questionario che può essere compilato
direttamente a video oppure su carta (17 e i 65 anni);
- Il CAPIRE, una checklist di comportamenti e conoscenze organizzati in modo
sequenziale per l’assessment e il monitoraggio dei profili di apprendimento. È
di 401 item che raccolgono informazioni relativamente a diverse aree di
interesse clinico (motricità, competenze verbali, cognitive e scolastiche).
- Il SESAMO, uno strumento utile per chi deve tracciare un profilo idiografico o
eziodisfunzionale della sessualità del paziente.
- Il CD-ROM, il ben-essere psicosomatico indagando l’ansia situazionale e
caratteriale, i sintomi di panico, i sintomi di disturbo post-traumatico da
stress, l’anoressia, la bulimia, i sintomi di natura psicosomatica;
- Il CD-ROM “sexual fireworks kit”, e il kit comprende una serie di software
inerenti diversi aspetti problematici della sfera sessuale.
Il Sistema Comprensivo di Exner si affidano per lo più a programmi come RIAP e
RORSCAN. Un software per l’archiviazione completa del protocollo Rorschach e
SIGLAROR, un programma con banche di dati di interpretazioni. Il MMPI è stato uno
dei primi strumenti, in Italia, a essere automatizzato. Il report è generato a partire
dai punti T ottenuti al test e offre un profilo di personalità. Un altro programma è il
MMPI-2 Panda. Altri test proiettivi tra cui 5 software per la somministrazione e
l’elaborazione di altrettanti test proiettivi sono: Disegna una Persona, Disegna una
Casa, Disegna un Albero e Disegna una Famiglia. Il quinto è il software I.A.S.
(Indicatore di Abuso Sessuale): nato dall’integrazione di esperienze informatiche,
forensi, statistiche e psicologiche, analizza disegni proiettivi e fornisce
un’indicazione circa eventuali abusi subiti dall’autore del disegno. Il Test per l’Esame
dell’Attenzione (TEA) è una batteria computerizzata che comprende 12 test: allerta,
memoria di lavoro, movimenti oculari, esame del campo visivo, attenzione divisa,
test Go-NoGo, incompatibilità spaziale, confronto intermodale, flessibilità di
risposta, spostamento dell’attenzione visiva, vigilanza visiva ed esplorazione visiva. Il
Mini-Mental State Examination (MMSE) viene utilizzato per monitorare la salute
psichica dell’anziano.
Nel 2003 è stata pubblicata la SWAP-200, un innovativo strumento per la
formulazione di diagnosi dimensionali e categoriali, costruito integrando la
classificazione dei disturbi di personalità proposti nell’Asse II del DSM-IV. Dopo aver
effettuato almeno cinque colloqui, il clinico deve formulare dei giudizi sul paziente
(lo strumento utilizza il metodo Q-SORT e il compito dell’esaminatore è quello di
indicare quanto le affermazioni descrittive si adattino al soggetto in questione).
L’Object Relation Technique di Phillipson (ORT) è presente su un CD-ROM un
software che permette di codificare i protocolli del test seguendo la griglia proposta
dagli autori e di ottenere un profilo riassuntivo del paziente secondo le aree: dati
percettivi, tipo e qualità dell’azione, tipo e qualità della relazione e clima emotivo. I
testing-online sono questionari autosomministrati che indagano aspetti relativi
all’ansia, alla depressione o alle fobie. I test clinici disponibili sono: 16PF-5; ASK (test
di pensiero inferenziale e creativo); BFQ (Big Five Questionnaire); CLAVES (test di
valutazione delle capacità di ragionamento deduttivo e flessibilità cognitiva); CRS-R
(Conners’Rating Scales Revised per la diagnosi di ADHD).