Sei sulla pagina 1di 5

PROEMIO - PG 460-461-462

Tutti gli uomini che desiderano elevarsi al di sopra degli altri esseri umani, devono
sforzarsi con il massimo impegno di non trascorrere la vita nel silenzio come le bestie,
che la natura fece chine e schiave del ventre. Ora tutta la nostra forza risiede nell'animo
e nel corpo: dell'animo ci serviamo come guida, del corpo piuttosto come servo; uno in
comune a noi con gli dei, l'altro con le bestie. Per la qual cosa mi sembra pi giusto
cercare la gloria con la facolt dell'ingegno che con quella della forza e, poich la vita
stessa di cui fruiamo breve, rendere il ricordo che gli altri hanno di noi pi lungo
possibile. Infatti la gloria della bellezza e della ricchezza passeggera e fragile, la virt,
invece, costituisce un possesso illustre ed eterno. Ma a lungo fra i mortali ci fu una
grande contesa, se la gloria provenisse pi dal corpo o dalla virt dell'animo. Infatti prima
di intraprendere necessario decidere, e quando tu abbia deciso, necessario agire
prontamente. Cos entrambe (le cose), insufficenti di per s, hanno bisogno l'una
dell'aiuto dell'altra.
Dunque all'inizio i re - infatti nel mondo fu questo il primo nome del potere - in modo
diverso alcuni esercitavano l'ingegno, altri il corpo: da'altronde a quel tempo la vita degli
uomini trascorreva senza cupidigia; a ciascuno piacevano a sufficenza le cose proprie. Ma
quando (ma poi quando) in Asia Ciro e in Grecia gli Spartani e gli Ateniesi presero a
sottomettere le citt e le nazioni, a ritenere causa della guerra la voglia di dominare, a
considerare la pi gloria nel pi grande potere, allora finalmente nel pericolo e nelle
difficolt si riconobbe che in guerra l'ingegno vale di pi. Che se la virt se la virt
dell'animo di re e di comandanti valesse cos in pace come in guerra, le vicende umane
godrebbero di equilibrio e continuit, e non vedresti tutte le cose essere trasportate di
qua e di l e essere mutate e rimescolate. Infatti il potere si conserva facilmente con quei
mezzi con i quali all'inizio si conquistato. Veramente dopo che il vizio subentrato al
posto della virt, e il capriccio e la superbia al posto della continenza ed equit, la fortuna
cambia insieme con i costumi. Cos il potere passa sempre dal peggiore al migliore. Tutte
le cose che gli uomini arano, navigano e costruiscono, obbediscono alla virt. Ma molti
mortali, schiavi del ventre e del sonno, trascorrono la vita come pellegrini senza cultura e
civilt; per questi, senza dubbio contro natura, il corpo piacere, l'anima un peso. Di loro
io stimo allo stesso modo la vita e la morte, poich di entrambe si tace. Ma in verit mi
sembra che viva veramente e usufruisca della vita soltanto colui che, intento in qualche
occupazione, cerca la gloria di un'illustre impresa o di una nobile attivit.
IL PROEMIO DELLA CONGIURA DI CATILINA: IL BONUM OTIUM - PG 463-464
Ma nella vasta abbondanza di attivit, la natura indica a chi un cammino, a chi un altro. E'
bello giovare alla repubblica, anche non privo di importanza parlare bene; in pace come
in guerra possibile acquistare fama; e tra chi ha compiuto delle imprese e tra chi ha
scritto delle imprese degli altri, molti sono stati lodati. Ma quanto a me, sebbene non pari
gloria segua lo scrittore e l'autore delle imprese, tuttavia in primo luogo mi sembra arduo
scrivere le imprese: primo perch i fatti devono essere uguali alle parole; secondo perch,
se hai rimproverato i delitti, i pi ritengono le tue parole con rancore e invidia, quando hai
narrato della grande virt e della gloria dei buoni, ciascuno accoglier le cose che crede
di poter fare facilmente, le cose che sono al di sopra le considerer false come inventate.
Ma io, da giovane, come molti, fui spinto dalla passione alla politica, e l molte cose mi
furono contrarie. Infatti invece del pudore, della moderazione, della virt, regnavano
audacia, corruzione e avidit. Sebbene l'animo, non abituato a una condotta malvagia,

disprezzasse queste cose, tuttavia la debole et tra tanti vizi, era tenuta corrotta
dall'ambizione; e, sebbene dissentissi dai malvagi costumi degli altri, non mi tormentava
meno lo stesso desiderio di onore che tormentava gli altri con la maldicenza e l'invidia.
Dunque, dal momento che l'animo trov sollievo fra tanti tormenti e pericoli e decisi di
trascorrere il resto della vita lontano dalla politica, non pensai di consumare il prezioso
tempo libero nella pigrizia e nell'inerzia, n intendo certamente trascorrere l'et
praticando l'agricoltura o cacciando, attivit da servi; ma, dopo essere tornato alla stessa
passione e interesse dal quale la mala ambizione mi aveva distolto, decisi di scrivere le
gesta del popolo romano in monografie, cos come ciascuna mi sembrasse degna di
memoria, tanto pi che a me l'animo era libero da speranze, timori, passioni della
politica. Dunque tratter brevemente della congiura di Catilina con quanta verit potr;
infatti ritengo questo evento prima di tutto memorabile per la novit del crimine e del
pericolo. Devono essere esposti pochi costumi di questo uomo prima che io inizi a
narrare.

CONFRONTO TRA CESARE E CATONE - PG 482


Dunque essi furono uguali per nascita, per et e per eloquenza, per grandezza d'animo, e
anche la gloria, ma ognuna diversa dall'altra. Cesare era considerato grande per
onorificenza e generosit, Catone per integrit di vita. Quello era diventato (si era fatto)
illustre per bont e misericordia, questo aveva aggiunto dignit e rigore. Cesare aveva
raggiunto la gloria donando, soccorrendo e perdonando, Catone non concedendo nulla. In
uno c'era rifugio per i miseri, nell'altro rovina per i malvagi. Quello lodato per
l'indulgenza, questo per la costanza (fermezza). Infine Cesare si indusse nell'animo di
lavorare, di vigilare; di non preoccuparsi delle attivit degli amici intento nelle sue, di non
rifiutare nulla che fosse degno come dono; a s desiderava un grande impero ed esercito,
e una guerra nuova, nella quale potesse splendere la virt. Catone era impegnato (aveva
inclinazione) nella modestia, nel decoro, ma moltissimo nella severit; non gareggiava
per le ricchezze con il ricco, n per la faziosit con il fazioso, ma per la virt con il
valoroso, per il pudore con il modesto, per l'integrit con l'innocente; preferiva essere che
sembrare buono: cos, quanto meno cercava la gloria, tanto pi veniva seguito da quella.
CATILINA, L'EROE NERO - PG 477
L. Catilina, nato da nobile stirpe, fu di grande forza sia d'animo che del corpo, ma
d'ingegno malvagio e disonesto. A costui dall'adolescenza furono grate guerre intestine,
stragi, rapine, discordie civili, e in queste spese la sua giovinezza. Il corpo era resistente
alla fame, al freddo e alla veglia, pi di quanto sia credibile ad alcuno (sopra ogni
immaginazione). L'animo audace, subdolo, mutevole, simulatore e dissimulatore di
qualsiasi cosa possibile, avido dell'altrui, prodigo del suo, ardente nelle cupidigie; di molta
eloquenza, di poca saggezza. L'insaziabile (il vasto) animo desiderava sempre le cose
immoderat, incredibili, e troppo alte. Questo, dopo la dominazione di L. Silla, era invaso
da una grandissima cupidigia di prendere il potere; e non aveva alcuno scrupolo di quali
modi avrebbe seguito, pur di procurarsi il regno. Sempre di pi nei giorni l'animo feroce
veniva agitato dalla povert delle cose familiari e dalla consapevolezza dei delitti, che
entrambe erano aggravate dai vizi che ho ricordato sopra. Lo incitavano, inoltre, i costumi
di una cittadinanza corrotta, che erano tormentati da mali pessimi e diversi tra di loro, la
lussuria e l'avarizia.

UN RITRATTO FEMMINILE: SEMPRONIA - PG 479-480


Ma fra di queste c'era Sempronia, che aveva commesso spesso molti crimini di
un'audacia virile. Questa donna fu molto fortunata per la nascita e la bellezza, inoltre per
il marito e i figli; esperta di lettere Greche e Latine, nel suonare, nel danzare pi
elegantemente di quanto fosse necessario a un'onesta, e di molte altre arti, che sono
strumenti di lussuria. Ma a lei furono sempre pi care tutte le cose del decoro e della
pudicizia; non distingueresti facilmente se avesse minor riguardo per il denaro o per la
fama; una passione cos ardente, che cercava pi spesso gli uomini di quanto era cercata.
Ma spesso prima aveva tradito la sua fiducia, aveva negato il prestito, era stata complice
in un delitto: era caduta in rovina (praeceps abierat) per la lussuria e la povert. In verit
il suo ingegno non era spregevole: poteva fare versi, muovere scherzi, fare discordi o con
decoro o con mollezza o con procacia: insomma erano in lei molto spirito e molta grazia.

LA DISFATTA DEI CATILINARI - PG 486-487


E quando, controllate tutte le cose, Petreio da il segnale con la tromba, ordina alle corti di
avanzare lentamente; fa lo stesso l'esercito dei nemici. Dopo essere giunti in un luogo da
dove poteva essere cominciata la battaglia dai ferentari, corrono con il massimo clamore
e con le insegne spiegate; tralasciano le lancie, si combatte con le spade. I veterani,
memori dell'antica virt, incalzano violentemente da vicino, quelli senza timore resistono:
si combatte moltissimo. Intanto Catilina con la truppa leggera si dava da fare in prima
linea, soccorreva quelli in difficolt, sostituiva i feriti con i sani, provvedeva a tutte le
cose, combatteva moltissimo lui stesso, spesso feriva i nemici: eseguiva allo stesso
tempo il compito di un valoroso soldato e di un buon comandante. Petreio, quando vede
Catilina, contrariamente a quanto aveva creduto, combatte con grande forza, conduce la
corte pretoria nel mezzo dei nemici e uccide quelli, sconvolti, e gli altri che resistevano
altrove. In seguito attacca gli altri da entrambi i lati. Manlio e Fiesolano cadono per primi
combattendo. Catilina, dopo che vide le truppe che cadevano e s stesso rimasto con
pochi uomini, memore della stirpe e della sua antica dignit corre verso dove i nemici
sono pi stretti e dove lottando trafitto. E terminata la battaglia, allora avresti visto
veramente quanta audacia e quanta forza d'animo ci fossero state nell'esercito di
Catilina. Infatti quasi tutti quelli che da vivi avevano occupato il luogo combattendo, ora
senza l'anima, lo occupano con il corpo. Pochi poi, che la corte pretoria aveva devastato
nel mezzo, giacevano poco pi lontano, ma tutti tuttavia con ferite frontali. Catilina
invece fu trovato lontano dai suoi tra i cadaveri dei nemici, respirava ancora un po' e
teneva in volto la fierezza d'animo che aveva avuto da vivo. Infine, di tutte le truppe, n
in guerra, n nella fuga, fu catturato nessun cittadino ingenuo (libero cittadino): cos
ciascuno aveva risparmiato la sua vita ugualmente al nemico. N tuttavia l'esercito del
popolo Romano aveva ottenuto una vittoria lieta o incruenta. Infatti quelli pi valorosi
erano caduti in battaglia o erano tornati gravemente feriti. Molti poi, i quali erano usciti
dall'accampamento per vedere o per fare bottino, volgendo i cadaveri nemici, trovavano
chi un amico, chi un ospite, chi un parente; ci furono allo stesso modo quelli che
riconobbero nemici personali. Cos variamente per tutto l'esercito si agitavano letizia,
dolore, lutto e gioia.

IL DISCORSO DI CESARE - PG 489-490-491-492

Tutti gli uomini, padri conscritti (senatori), che deliberano su cose dubbie, devono essere
liberi da odio, da amicizia, da ira e misericordia. Non facilmente l'animo scorge la verit,
quando quelle lo ostacolano, e nessuno serve inseme passione e utilit. Quando tendi
l'ingegno, esso forte; se la passione prevale, essa ti domina, l'animo non vale nulla. Mi
grande abbondanza di memorie, padri coscritti, in cui i re e i popoli presero cattive
decisioni spinti da ira e da misericordia. Ma io preferisco parlare di quella che i nostri avi
presero contro la loro passione d'animo correttamente e regolarmente. Nella guerra di
Macedonia, che combattemmo con il re Perseo, la citt dei Rodiesi grande e magnifica,
che era cresciuta con l'aiuto del popolo Romano, fu a noi infida e avversa. Ma dopo che,
finita la guerra, si decise sui Rodiesi, i nostri avi, affinch non si dicesse che la guerra era
stata intrapresa a causa delle ricchezze piuttosto che delle ingiurie, li lasciarono impuniti.
Ugualmente in tutte le guerre Puniche, bench spesso i Cartaginesi avessero commesso,
sia in pace che durante la tregua, molti crimini nefasti, mai questi fecero tali cose
all'occasione: cercavano pi ci che era degno di loro, piuttosto che ci che potesse
essere fatto giustamente contro quelli. Ugualmente voi dovete provvedere a questo,
padri coscritti, che non valga presso di voi l'offesa di P.Lentulo e degli altri pi della vostra
dignit, e non pensiate pi alla vostra ira che alla fama. Infatti se si cerca una pena
degna per le azioni di quelli, approvo un nuovo consiglio; ma se la grandezza del delitto
supera ogni immaginazione, ritengo che bisogna servirsi di quelle (pene) che sono
procurate dalle leggi.
E molti di loro, che dissero prima di me le sentenze, hanno commiserato la sventura dello
Stato compostamente e magnificamente. Quale sarebbe la crudelt della guerra, quali
accadono ai vinti, hanno passato in rassegna: le vergini, i fanciulli rapiti; i figli strappati
dalle braccia dei genitori; le matrone delle famiglie che sono sottoposte alle voglie dei
vincitori; i templi e le case spogliate; accadono incendi, uccisioni; poi tutte le cose sono
invase da armi, cadaveri, sangue e lacrime. Ma, per gli Dei immortali, a cosa mirava
quella orazione? Forse a farvi ostili verso la congiura? Certo, chi non stato turbato da
una cosa cos grande e atroce, verr infiammato da un discorso. Non cos, e a nessuno
dei mortali sembrano piccole le loro ingiurie, molti le stimano pi gravi del giusto. Ma ad
altri non sono lecite le stesse cose, padri coscritti. Coloro che, sprofondati nell'oscurit,
hanno vita, se commettono reati con ira, pochi sanno, la fama e la fortuna di loro sono
pari; quelli che, provvisti di grande potere, vivono in un tempo eccelso, tutti i mortali
conoscono le loro azioni. Cos pi grande la fortuna, meno lecito; e non conviene
favorire n odiare, e ancor meno adirarsi; quella che presso gli altri si dice ira, nel potere
si chiama superbia e crudelt. Certamente io credo, padri coscritti, che tutti i supplizi
siano minori dei loro crimini. Ma molti mortali si ricordano le ultime cose e negli uomini
empi discutono della pena dimenticandosi dei loro delitti, se questa fosse un po' severa.
Certo so che D.Silano, uomo forte e coraggioso, disse ci che ha detto con amore della
repubblica, e che in una situazione cos grave non ha manifestato grazie o inimicizie:
conobbi i costumi e la modestia di quell'uomo. In verit la sua sentenza non mi sembra
crudele - cosa infatti si pu fare di crudele a questi uomini? - ma estranea alla nostra
repubblica. Infatti certamente o il timore o l'ingiuria ti spinsero, o Silano, console
designato, a decidere un genere nuovo di pena. Del timore superfluo discutere, dato
che soprattutto per la diligenza del famosissimo uomo del console ci sono tanti presidi in
armi. Della pena posso certamente dire, ci che sono le cose, che nel lutto e nelle miserie
la morte, riposo degli affanni, non una tortura; dissolve tutti i mali dei mortali; e oltre
non c' luogo di preoccupazione n di gioia. Ma, per gli Dei immortali, perch nella
sentenza contro di loro non hai aggiunto che comunque prima venissero puniti con le

verghe? E perch la legge Porcia lo vieta? E altre leggi ugualmente ordinano che non sia
tolta l'anima ai cittadini condannati, ma che sia permesso l'esilio. E perch pi grave
frustare di uccidere? Ma cosa pu questa essere troppo dura e grave in uomini convinti
dei tanti crimini? Se perch lieve, come convieni temere la legge in un punto minore,
mentre la violi nel maggiore? Nostri avi, padri coscritti, non furono mai privi n di
consiglio n di audacia; e la superbia non impediva a quelli di imitare istituzioni straniere,
solo se erano buone. Le armi difensive e militari le presero dai Sanniti, e dagli Etruschi la
maggior parte delle insegne della magistratura. Infine, ci che sembrava idoneo presso
gli alleati o i nemici, con grande amore lo applicavano in patria: preferivano imitare
piuttosto che invidiare il buono. Ma nello stesso tempo, imitando il costume della Grecia,
punivano con le verghe i cittadini, infliggevano ai condannati il sommo supplizio. Dopo
che la repubblica crebbe e per la moltitudine dei cittadini presero valore le fazioni, si
oppressero gli innocenti, si iniziarono a fare altre di queste azioni, allora la legge Porcia e
altre leggi furono promulgate, con le quali leggi fu permesso l'esilio ai dannati. Credo
prima di tutto, padri coscritti, che questa sia la grande causa per la quale dobbiamo
prendere la nuova decisione. Ugualmente la virt e la sapienza furono maggiori a quelli, i
quali fecero da cos pochi mezzi un cos grande impero, rispetto a noi, che conserviamo a
stento i beni presi da loro. Propongo forse che vengano dimessi e che aumentino
l'esercito di Catilina? No di certo. Ma cos propongo: che vengano confiscate le ricchezze
di loro, che essi siano tenuti in vincoli nei municipi, che godono di grandi mezzi; e
nessuno poi parli ancora di questo in Senato e non ne parli con il popolo, chi avr fatto
diversamente, il Senato lo ritenga contrario alla repubblica e alla salvezza di tutti.