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Moroni. Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni. 1840. Volume 101.

Moroni. Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni. 1840. Volume 101.

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Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni. Compilazione di Gaetano Moroni romano (1840)


Author: Moroni, Gaetano, 1802-1883
Volumes: 109
Subject: Catholic Church; History; Church history; Biography
Publisher: In Venezia : Tipografia Emiliana
Language: Italian
Call number: AFK-9455
Digitizing sponsor: University of Toronto
Book contributor: Kelly - University of Toronto
Collection: kellylibrary; toronto
Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni. Compilazione di Gaetano Moroni romano (1840)


Author: Moroni, Gaetano, 1802-1883
Volumes: 109
Subject: Catholic Church; History; Church history; Biography
Publisher: In Venezia : Tipografia Emiliana
Language: Italian
Call number: AFK-9455
Digitizing sponsor: University of Toronto
Book contributor: Kelly - University of Toronto
Collection: kellylibrary; toronto

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^ iirAé

DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESIASTICA
DA
S.

PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI

SPECIALMENTE INTORNO
AI PRINCIPALI

SANTI, BEATI, MARTIRI,

PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI

AI VARI! GRADI DELLA GERARCHIA CATTOLICA, ALLE CITTA PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILI!, ALLE FESTE PIÙ SOLENNI, AI RITI, ALLE CERIMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI, CARDINALIZIE E PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NOli CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC. E
più'

celebri

SCRITTORI

ECCLESIASTICI,

DELLA

CHIESA

COMPILAZIONE

DEL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO
SECONDO AIUTANTE DI CAMERA

DI

SUA SANTITÀ PIO

IX.

VOL.

CI.
i/&C^t^

iws&nwrvfc, Pcj,

IN VENEZIA DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA
MDCCCL X.

•^

^-^m

La presente edizione

è posta sotto la salvaguardia delle leggi
la

vigenti, per quanto riguarda

proprietà letteraria, di cui

l'Autore intende godere
relative.

il

diritto, giusta le

Convenzioni

DIZIONARIO
DI ERtJDIZrONE

STORICO- ECCLESIASTICA

VIL
V ILLA VICIOSAoVICOSA, niIne Vicosae.Q\i\^A Nullìus dioecesis cele-

V
duchi
di

I

L

titolo la B.

Braganza presero sotto questo Vergine per speciale loro pa-

bre del Portogallo, provincia d'AIera-TejOjCapoluogodi comarca edicorregidorin, a 5 leghe da Elvas, 8 da Evora, 33 da Lisbona, riaipello a Badajoz. Giace in ame-

trona e protettrice, dedicandole nel detto ducale palazzo, anche sotto l* invocazione di
s.

Girolamo, una cappella regia,
Papi
la

che magnificamente arricchirono quanto
quella di Lisbona. Quindi
i

na situazione di valle fertilissima. Difesa da un'antica e vasta fortezza, circondata di mura, ha vie larghe, diritte e nette, belle piazze, case ben edificate, e fra'belli
primeggia il palazzo reale già de' duchi di Braganza con giardini spaziosi, dove essi facevano V ordinaria residenedifizi

deco-

raronodi molti e singolari privilegi, e^ian•
dio per
la

celebrazione degli

ufiìzi

divini

diurni e notturni.

Paolo HI con breve de' 3 novembre i534, ne aumentò sagri ministri, e con clero come le cattedrali. Il successore Giulio III con breve
i

za, ed al presente

i

re di Portogallo loro

de*

26 novembre i552,

le

attribuì va*

discendenti vanno a passare una parte
dell'

rie rendite ecclesiastiche.

Pio IV a suo
isti-

anno, qual culla di loro augusta cae cappella re-

decoro con bolla de' 12 luglio i56o
tuì un'università nel

sa.

La sua insigne collegiata

gia è tenuta comeunacattedraledel regno,

ed è
gra.

di bello stile architettonico e nobilis*

8imi ornamenti, con iscuola di musica saIl culto deirimmacolala Concezione (V.) in Portogallo, comincialo nella diocesi di Coimbra, ad istanza della regina Elisabetta moglie del re Dionisio del 1279, si propagò per tutto il regno, ma

convento degli eremitani di s. Agostino, ma mai fu portata ad effetto: bensì i duchi di Braganza vi mantennero gli studi minori. Fra di essi il duca d. Giovanni, parente più prossimo e discendente da'monarchi portoghesi, poi re Giovanni IV capostipite della casa regnante in Portogallo e nel Brasile, dalla nazione innalzato al trono nel

pviucipalmeole iu

Villa

Yiciosu,

ove

i

1G40,

si

distinse nella

profonda divozio-

4
ne verso
le la die*
1*

V IL
Immncolata Concezione, che
il

V
nominati
canonici,

I

L
col

collegio di

i4

volle venerala per tulio

regno,

al

qua-

cantori e 2 maestri di musica, o semi-

per patrona e difensore; a tale
in tutte
le città

nario regio pel servizio divino della cappella, ed altri sagri ministri. Il re

effetto

facendo erigere

Giovan-

indelebili

monumenti del suo tenero ossequio verso la gran Madre di Dio. Sotto

VI mentre era principe reggente, di sua madre Maria ottenne da Pio VU
ni
I ,

icui auspiciijil suo figlio Alfonso VI, pres-

so Villa Viciosa a'i 7 agostoi665, aMontesClaroSjViosela hattagliaconlro gli spa-

gnuoli invasori del Portogallo, che lene-

vano assediala

la

la città,

per

la

quale

libe-

nazione dal giogo straniero, e fermò
la

stabilmente

corona nella sua dinastia.
le

Già

altri

Papi aveano accresciuto
di

pre-

rogative della regia cappella di Villa Viciosa,

Pontificuniy de' 18 dicembre 1802, Bull. Rom. cont., t. i, Suppressio archidiaconalus de p. 44^ Regoa nuncupali cathedralis Ecclesiae Portugallensis, ac Cappellaniaruni regiae Cappellae de Villa Vicosa Elborensis dioecesis, illiusque cappellae in CollegiataniEcclesianiy et in ea duae dignitates et cappellaniae Canonicatus
la bolla
1

Ronianorum

che fondala da'duchi

Bragauza
con bolla
i."

nuncupandae de

viginti

ed una

respecti'

continuavasi da loro a nobilitare e dotare di rendite. Gregorio XIII
de* 0.1 oprile i58i, istituì la

dignità

del decano, e con altra bolla degli 8 agosto creò la 2.' dignità del tesoriere, e suc-

cessivamente furono conferite a ragguardevoli e nobili personaggi. ClemenleVlII,

va erectiOy illisque applicatio beneficio' rum utsupra suppressorum. \?eviSiììloP\o VII eresse la cappella regia in chiesa collegiata insigne, con capitolo formalo da* nominati ecclesiastici, cui concesse privilegi e preminenze, come li godevano
quelli delle regie collegiate di
di

Ourem
la

e

ad istanza
ganza, col

di d.

Teodosio duca di Brabreve Expoiiì nobis, de' 3
i

Barcellos, aumentandone
il

mensa.
i

Autorizzò

nuovo

capitolo a formarsi

agosto 1592, Bull. Rom. t. 5, par. i,p. 'ò'jZ'. Indultiun Cappellanis, et ministris
ti

Cappcllae in palatio diicis Bracanae rUlaa Ficoscy ut divina Officia ce-

secondo il prescritto dal concilio di Trento, e concesse la nomina delle due dignità e de* canonici a' duchi di Braganza redi Portogallo. Inoltre Pio
statuti,

nuovi

Ithraiilcs in qualibct alia Ecclesia, ubi

VII per

le

preci dello slesso principe reg-

ipsc

praesens fuerit, vel absens mandavevit, distribaliones dari solilas interessentibus in dieta Cappella tuta
,

Dux

gente colla bolla

Per

inejf'abilem divi-

naeboninatis abundantianifdei'j marzo i8o6, Bull. Rom. cont., t. 3, p. 5
1

:

conscientia lucrari possint.

Lo

stesso

ampliano

privilegiorum, et conJirniaLÌo

Papa

a richiesta del

medesimo duca, col18
set-

providenliaruni

la bolla

Ex

injuncto JYobis^de

tembre 1601, Bull, cit., par. 2,p. 388: Exemptio a quacuwque Ordinarioruni jurisdictione Cappellae s. Hieronymi Oppldi de Fi Ila T icosa ducis Bragantiae, illiusque

captaruni prò incremento decoris regiae Cappellae Villae Vicosae Elborensis dioecesis. Con tale
il

bolla
la

Romanorum

Papa, revocando l'anteriore bolPontificumy nuovamencappella in collegiata
privdegi,
cogli inerenti

te eresse la regia

decani^ cappcllanorum,

insigne e regia,
e

aliorum winislrorum, qui ininiediale subiiciunlur s. Sedi Jposlolicae ej'usque Colleclori. I cappellani intanto da 16 si aumentarono sino a 5o, pel deet

confermando l'esenzione di Clemente Vili, di nuovo totalmente la dichiarò libera e
la

sottrasse dalla giurisdizione del-

l'arcivescovo ò'

Evora

j e
la

formando

il

coro e splendore del divin
colla
I."

culto;
la

cioè

capitolo determinò che

i."

dignità del

dignità del decano e

2." t\^\

tesoriere maggiore, eoa

21 cappelluuide-

decano prò tempore grado episcopale eoo

fosse
lilolc

decorala del
//*

parltbus,

VIL
e
iVì

VIL
consagrare

5

esercitarvi in tutto rordinaria giu-

risdizione, bensì da

doversi

primo eremita^ decano dell'insigne regia coWe^miaM^W Almanacco di Lisbona del
1826, a

vescovo

dall'

arcivescovo d'^i'or/z (onde

p.43è

notata

^illa Ficiosa,

fu considerato quasi qual su (Traganeo, co-

me

notai

ili

queir articolo).

Confermò
stabili

qual vescovato e diocesi separata da Evora così: f^illa Ficiosa, Vescovo di Ne-

la dignità del tesoriere

maggiore,
de' quali

i4 canonici cappellani,
di Coinibra del

4

e

il

tesoriere fossero decorati dall' università

mesi decano della reale cappella, pr. Manuele della Concezione Sobrinìio, della congregazione di s. Paolo. Ed a p.

grado di baccelliere in ulroque jarej tutti con voce attiva e passiva. Aggiunse 16 beneficiati, con un maestro di musica, pel serteologia o in
vizio e canto del coro

573

si

riportano
reale

le notizie

dell' insigne

collegiata e

cappella, col decano
il

vescovo di Nemesi,
nici capitolari,
il

tesoriere,

q cano-

8

beneficiati, altri addetti,

diurno e notturistruiti

seminario
il

col rettore e 12 seminaristi,

no, addetti
ficio

al

seminario, con proprio edii

oltre

per abitarvi

seminaristi
le

lingua latina, di musica, e de'primi elementi della lingua
portoghese, che derivò da un latino barbarizzato,

maestro della

nel canto.

Ed aumentate

rendite, ne

assegnò

i

redditi a ciascuno, e le distri-

come

la

spaglinola, pei ò

ambe-

buzioni quotidiane,

come per

la

manuil

due hanno

tenzione dell'insigne regia collegiata, già
cappella regia, di

nuovo riservando

padronato alla regia casa di Braganza. Finalmente Pio VII ad esaudire le brame di Giovanni VI, colla bolU In su-

Per la singolarissima divozione avuta da Villa Viciosa da tanti secoli all' Immacolata Concezione, non sarà superfluo il notare, che
frasi speciali.

r ordine equestre della
protettrice del

ss. Concezione regno di Portogallo (f^.),

premo AposLoUcae dignitalis apice, 8 5, Bull. Roni. coni., l. 1 4 agosto
1
I

de'
i

porta

1'

aggiunto

di s.

Maria

di Filla

3,

P'iciosa,

come

si

trae da' suoi statuti, e degli ordini equestri,

p.

386; Disineinbratio filine Ficosae

rilevano

gli scrittori

ìiuncupalae in regno Algarhioruni a jurisdictione archiepiscopi Elborensis.

ed io

feci

altrettanto in quell' articolo,

Laonde

a quel prelato tolse in perpetuo

la giurisdizione

episcopale dell'intera

cit-

tà, distretto e territorio di

Villa Vicio-

inclusivamente &\V Almanach de Gotha pour Vannée iSSy, in cui tutti sono descritti Ordre de l" LnniaculéeConccption de Filla licosa. In portoghese: Ordein
:

sa, cogli abitanti ecclesiastici, e laici de'

due
cesi

dismembrandoli dall' arcidiod'Evora, e formandone una separata
sessi,

de N. S. Co'.iceicao de Filla Fico sa. L'istituzione avvenne quando il re di Po r/o^<^//o Giovanni VI, a' 6 febbraio

diocesi Nullius.

Ne

attribuì

l'

ordinaria

1818

fu

coronato

in

s.

Sebastiano oKio
inss.

giurisdizione spirituale, con ampliazione
d' autorità, al prelato

Janeiro imperatore del Brasile {F.),
titolando r ordine cavalleresco della

decano

e

vescovo

in

partibus della regia collegiata della

stessa Villa Viciosa.

Ad

esecutore della

bolla

deputò Antonio Gaetano Maciel-

Concezione di Filla Ficiosa, dal venerarsi in(]uesta città con grandissi(no culto, e per onorare la culla de* suoi maggiori,

Calbeiros arcivescovo di

Lacedemone
patriarca

m
di

come

lo è ilegli

odierni regnanti

partibus, sidiraganeo del

del Portogallo,

Lisbona. Quindi
corati della

i

primi due decani deepiscopale, furono

non meno coM'invocazione della Deipara Protettrice del regno^
la cui cifra del ss.
fa

dignità

Nome

splende e trion-

insigniti de'titoli \escov\\\ in partibui ó\

Zoara
nel 18

e di

Olba
di

;

e

Leone Xll
s.

conferì

ili (pielli

Neniesi(l'\)

al

mini-

Ed io mi glorio' potermene fregiaresin dal maggio i83(i, (jtial civaliere anche di (p>esi'ordiue conell'insegna equestre.
spicuo. Ciò luunifestOj

stro generale

dell'

ordine di

Paolo

uuu per osleuta-

4

6
per
stri,
i

V IL
la

VIL
mondo. Impero cchè secondo
statistici del

zione (che ormnì sarebbe pure ridicola,
deplorabile facilità colia quale in
i

alcuni dati

diversi stali

gradi equesi prodigano ed a chi e perchè meglio lo sandi essi),

1854, l'area dell'impero russo, prima dell' ul time ampliazioni, si

OD contemporanei

ma

per tre-

vanni nell'articolo che lo riguarda, capoluogo dell' ordine slesso, massime dopo la definizione dogmatica, che celebrai col gratuitamente offerto a' benevoli associati, nel voi.

375,413 miglia geografiche quadrate, quella dell'impero cinese si computava di 254, 000, e quella del Brasile di

calcolava a

eguale

a'

147,624. Può quindi aversi quasi 5 sesti della superficie di tutta
nel

quanta l'Europa, essendo

rapporto di
il

LXXIII,

p.

/{T.

e seg.
il

;

e

29 a 46. Ma
stati

se per estensione è
il

3.° degli

perchè non lascio di proseguire
filiale

mio

mondiali,

Brasile per popolazione

ossequio all'opportunità. In que-

sta era

anco dovere;

1*

ultimo de' prece;

occupa un posto assai minore, essendo assai rada e formata di razze diverse. Però possiede ogni

denti omaggi è in Fienna d'Austria ma non sono finiti, e ve ne restano da farsi.
JXella città di Villa Viciosa, oltre la par-

elemento pel suo

ra-

pido accrescimento, e contribuirà al suo sviluppo l'emigrazione dell'Europa. A'

rocchiale,

vi

sono altre chiese ed oratorii

pubblici, 3 conventi di religiosi e 3
nasteri di
di
si

motitolo

monache. La

città

ha

il

i5 novembre i853 mori di parto la reli da Gloria, e siccome i miguelisti pretendevano appartenere la
gina d. Maria
tutela del suo figlio e successore d. Pietro

marchesato. Ne' suoi
di

fertili

dintorni

raccoglie vino e olio in abbondanza, e

V,

a d. Michele qual principe di Braganil

sono argomento

buon

tradìco pe' suoi

za, così

re consorte d. Ferdinando, prin-

circa 4»5ioo abitanti, la sua

comarca con-

cipe di Sassonia- Cobiirgo- Gotha, aa^unse la

iandone quasi 45,000. Nelle vicinanze sono rimarchevoli le case di villeggiatura, precipuamente quella del luogotenente del re, ed a poca distanza è un palazzo da caccia, con parco grandioso di 3
leghe di circuito, pieno di varia selvaggina: altri

reggenza pubblicando un proclama,

in cui

deploiando

la

grave perdila della

sua amatissitna e onoralissima sposa, giurò di mantenere
postolica
la religione cattolica a*
l'

romana, e

integrità

del
la

re-

gno;

d'

osservare e fare osservare
politica della

co-

dicono avere io niiglia di

stituzione

nazione portodi

circonferenza, e chiuso da mura. Terminai r articolo

ghese ed altre leggi del regno, e

prov-

Portogallo, con cenni

si-

vedere quanto meglio potesse
sere generale della

no al i85i, dicendo regnare la regina Maria II (il cui padre d. Pietro IV abdicò in suo favore nel 1826), e lo zio d.

ben esnazione; giurò pure
il

di tenersi fedele al re d. Pietro

V suo a-

Michele

di Braganza ( acclamato re nel 1827, e non nel 1847 com'è detto per

malissimo e rispettato figlio, e di rendergli il governo del regno, tostochè pervenuto all'età maggiore. 11 reggente con-

fallo tipografico
essersi coniugato.

nel voi.

LIV,

p.

274)

fermò
ch'ìOf
lui la
le

il

minisleroche trovavasi in eseri

Aggiungerò alcun'altre parole, per compierne le notizie, non senza rammentare, che descrivendo Ficanati Apostolici^ principalmente per le colonie portoghesi, non poco ragionai del Portogallo^ e anco del Brasile, W quale ultimo impero per vastità di dominio, già appartenente alla monarchia portoghese, tuttora regnandovi l'augusta casa
i

ed

consiglieri di slato

baciata a

mano, si recarono a rendere eguaomaggio alla mano reale di d. Pietro
re minore. Indi a' 19 dicembre
del regno riconobbero
la
i

V

le

ca-

mere
che
la

reggenza.

Narrai nel voi. LXVllI,
in virtìi del disposto
si

i5 e 175, p. da Pio VII, nela'
1

cappella pontificia
1

celebrarono

aprile

854

solenni esequie ^''^ regina

di lìragauza.

si

vuole

il

3." fra gli stali dei

Maria

11,

ad istaoza deicomaieud/ Gior-

VIL
gio Augusto Hiisson da

VIL
Camera,

7
principessa Ste-

mem-

29

aprile

1

858 sposò
religiosa

la

bro del consiglio
fari

di S.

M.

Fedelissima,

fania di liohenzolIern-Sigmaringen, la

consigliere di legazione e incaricato d'af-

cerimonia

celebrandosi
s.

a'

5

presso las. Sede (in conseguenza delgli

maggio

nella chiesa cattolica di

Edvi-

le

analoghe notizie che

piacque veni-

ge a Berlino,

solennemente e con con-

re a chiedermi).

Ho

raccontalo nel voi.

corso straordinario, da mg.' Forster ve-

LXXXII,
lo,
si

col fratello d. Luigi

95, che il re d. Pietro V, duca d'Oporto o Porrecarono a Roma a'26 giugno 1 855,
p.

scovo di Breslavia, che alla nuova regi-

na di Portogallo fece un bellissimo discorso, avendole proposto

come esem-

ricevuti

benignamente dal Papa Pio IX, il
recò poi a visitare
il

pio a seguire sul

trono e qual modello

quale
glio
il

si

re

:

ed a'3

lu-

d'ogni virtù, S.Elisabetta regina di Portogallo, la quale anch'essa avea abbandonato suoi genitori e la patria sua per andare a raggiungere lo sposo in terra straniera. A Lisbona poi si effettuò il matrimonio a* 18 dello stesso maggio. Ma la ben amata giovane regina, scese nella tomba a'17 luglioi859, lasciando inconsolabile il reale sposo, e venendo
i

re ne partì, coll'infante fratello. No-

tai nel voi.

LXXVI,

1 reggenza sino a* qua! giorno fu solennissimamente proclamato re di Portogallo e degli Algarvi d.

25o, che durò la 16 settembre 855, nel
p.

il cui regno annunziò sotto più felici auspicii, in mezzo alla calma de' partiti, le cui agitazioni politiche. erano state con saviezza e abilità pacifìcate dalla prudente amministrazione del re reggente suo padre. In quel giorno mentre a Lisbona s'inaugu-

Pietro V, uscito di minorità,
i

si

pianta dall'universale. Nel ricordato ar-

d.

Portogallo dissi che il principe Michele di Bragauza, figlio di d. Gio» vanni VI e fratello di d. Pietro IV, da
ticolo

rava un tronco di via ferrata fino a Cor-

questi

nominato reggente

di Portogallo,

regado, nello stesso per la i .^ volta a Porto s' illuminava col gas la piazza principale e altre grandi strade della città; e
nelle

poi ne fu proclamato re, e
stretto a partire nel

venne coa'

18 34, ed

24 setAdecat-

tembre i85i sposò

la principessa

due

città si

celebrò l'inizio del nuo-

laide Sofia figlia di Costantino principe

vo regno con

altre fondazioni e

con

isti-

ereditario di Loewenstein, del
tolico

ramo

tuzioni di pubblica utilità.

In

Lisbona,

ìli

per cura del municipio,s'istituì un monte pietà, si fondarono dalle dame del-

Klein-Heubach sul Meno, dal qual matrimonio nacquero le
residente

a

seguenti principesse e principe infanti di

l'alta società,

con

alla testa la
asili

duchessa
e fu
Il

Portogallo e di Algarve. Nel i852 d.

di

Braganza, due
il

d'infanzia,

ampliato

ricovero degl' indigenti.
la

municipio di Porto inaugurò
illuminazione, e
1'

detta

associazione

commerdi pietà

ciale della città stabilì

un monte

e

una cassa

di soccorso pe'negoziauti

ono-

neli853 d. Michele, nel Maria Teresa, neh 857 d. Maria Giuseppa, nel i858 d. Aldegonda. Il Giornale di Roma de'22 maggio 1 858, col Jornal do Coniercio di Portogallo, avea annunziato, che dicevasì trattare
Isabella,

Maria

i855

d.

revoli e disgraziati.

A Goimbra

venne a-

perto un asdo di mendicità e a Villa Reale una casa per le povere partorienti.

all' infante d. Michele di Braganza una pensione, soggetta ad alcune condizioni. Ed aver pubblicato il

per costituire

Di più
cugino

in ogni luogo

si

distribuirono a'
Il

Nacao, giornale
le di Prussia,
il

aiiguelita,

che ciò

si

poveri abbondanti sussidii.
dell'

nuovo imperatore Napoleone

re é
llf,

discuteva a mediazione del principe rea-

quale avea rappresen-

uipote del principe Alberto sposo della

tato la necessità e la convenienza di as-

regina d'Inghilterra, e pronipote di Leo-

sicurare al principe d. Michele mezzi di
sussistenza, che sarebbe riguardato
ili.*'

poldo re del Belgio.

Il

re d. Pietro

V a'

8

VIL

VIL
per torio de teda a legislacao portugiieza conslilucionaly Lisboa i838. L. Camoens, Os Zr/.s/^^^^-, Lisboa 1 663, Paris j832. Parlai di sua tomba nel voi.
o VILLEMUR PonCardinale. Chiamato pure Arnaldo e nato in Villamuro diocesi di Tolosa, divenne insigne nel diritto canonico, ed avendo professato tra'canonici regolari di
zio,
s.

suddito del re d. Pietro V, e cli*era risoluto a ciò fare, senza esigere alcuna condizione politica. » Ecco, dice WNacaoy tulio l'accaduto. Per parte del re
•vi

sarebbe per fermo un atto nobile e
egli
le

generoso, cui
rezza, perchè

può

fare in tutta sicu-

LXXXV, p. 38. VILLAMURO

passioni politiche che

già fervevano al solo

nome

di

don Mi-

guel, sono oggi affatto spente, e opera

somigliante contribuirà più a pacificare
ciò

lita,

che ancor rimane del partito migueche qualsiasi provvedimento d' in-

Agostino, fu eletto priore nel priorato

di
la

tolleranza e d'oppressione".

Ma

lo stes-

Vicodesos nella diocesi di Pamieis, delquale venne fatto vescovo nel i348.

so Giornale di
te

Roma

de' 2 del seguenIl

Pe'suoi meriti, Clemente

VI

a'

giugno pubblicò. «

Diario eh Go-

dicembre i35o
dinale prete di

in
s.

Avignone

lo

17 o 18 creò caral-

herno smentisce uilìcialmente la notizia ripetuta da molli giornali di una transazione, per cui don Miguel rinunziereb* be definitivamente a tutte
le

Sisto, ed ivi

mori

l'improvviso nel i355, e fu sepolto.

VILLA UYoVILLlERSoGROLAJE
Giovanni, Cardinale. Francese e monaco abbate di s. Dionisio di Parigi e di s.
Quintino, attesa l'eccellenza e profondità di

sue pre-

tensioni al trono di Portogallo.

La

tran-

sazione dicevasi fondata sulla restituzio-

ne di

tutti

i

beni al pretendente, con più

sua dottrina, della quale die'saggio
di

una

forte pensione

annua",

il

Papa Pio
s.

nelle sue opere,
fatto vescovo

IX

nel

1859 dichiarò

prolettore della
la

neh 473 Lombes

fu da Sisto
,

iV

e successiva-

nazione portoghese presso

Sede,

il

cardinal Camillo Di Pietro già

nunzio

di Lisbona. A'riportati scrittori sul Por-

togallo e sulla casa di Braganza,si pon-

seguenti. Justificaiion ilo aggiungere de Antonio I roi de Portugal^ touchant la guerre quilfail à Philippe II roi de Castille,lueyòe i585. Girolamo Coneslaggi, De Portugalliae conjunctione cimi regno Castellae^ Francofurti 1602. Francesco Macedo, De jure succedendi
i

mente anche di Condoni, e di Viviers secondo Ciacconio, ma iSammartani nella Gallia Christiana non ne fecero parola. JNel 1477 ^^ Carlo Vili re di Francia fu spedito ambasciatore a Ferdinando V re d'Aragona e alla sua moglie Isabella
la
I

regina di Castiglia
le

,

per stabilire

pace tra

corone

di

Francia e Spa-

gna, con felicissimo successo. Si trovò presente
all' assemblea convocata da Carlo Vili contro il duca d'Orleans, che avea impugnalo le armi a danno del regno, e neh 483 come deputato dal clero di Pa-

in regimi Lusilaniae, Parisiis iG/f-i-

De

Souza, Lusilania liberala ab iujusio Castellano rimi dominio, Lendini 1 645.

rigi

intervenne all'assemblea del clero ain

G. Pinlo Ribero, Discorso dell'usurpa' tione, e ristoratione del regno di PorWgalloj Lisbona 1646. G. B. Birago, IIistoria della disunione del regno di Portogallo dalla corona di Castis;lia, Amsterdam 1647. Giacomo Guglielmo Imhof, Slemma regium Lnsilanicum, Amstelodamiii 708. Exposé des droits de dona Maria iV., et de la (/uestion Porlugaiòc, Parisi 83o. Figueiredo, Zie-

dunala

Tours. P^u eziandio incaricato
la pace con Massimiromani, e poi di quella di

dell'ambasceria in Germania, dove in

Francfort stipulò
liano
I

re de'

ad Aiessandio VI. Fu in questo il Papa a'21 settembre 149^ lo creò cardinale prete di s. Sabina, ed esili incaricò il celebre Buonarroti ancor

Roma

tempo che

giovane

di scolpire la

famosa Pietà o B.

Vergine Addolorala col divin Figho mor-

VIL
lo in seno, per la coppella de* re di
cia,

VI M
Franri, si

veda

il

voi.

XCVI,

p. 1.^2,

9 XCIX,

die

descrissi nel voi.

XII,

p.

274

e

p.

altrove,

perchè

si

ainniira capolavoro

170), del Fescovo, ^^e\V /lhha(e o altro mitrato, che soprappongono alla cotta,

darle
la

nella basilica

Vaticana rimpello

intorno

al collo

e sulle spalle, fer-

al battisterio.

Pagò in Uorua il debito delnatura nel i499? ^^^ ebbe sepoltura

mandola

sul petto

con cappio

di

due

fìt-

tacce di seta bianca, per sostenere
ro Milra^ onde
il

la lo-

nella detta basilica, cir>è nella niemurata

non ombrarla. Importa

cappella de' monarchi di Francia, da lui

ricordare, conie neli.^de'citati articoli
il

elegantemente ornata, e dipoi
tallio.

fu traspor-

notai, che

p.Bonanni,ZLrzGer<3/c/i/tìf eC'

tato nelle grotte Vaticane con breve epi-

clesiaslica considerala nelle vesti^ cap.
Ili
:

Dell' uso di sostenersi dal
^

cauda»
le fi-

VILLEGGIATURA.

F. Viaggio.

tario la veste cardinalizia
la

o coda del-

VILLEGGIATURE
Viaggi
JMA. F.
de' Papi.

DE' PAPI. F.

Sottana e

la

mitra, offrendone

gure, a vverteche anticamente diiferivano

VILLE, Gì ARDINI VILLA.
(s.),

EORTl DI ROdi

i

caudatari de' cardinali

dell'

ordine de'

diaconi e di quello de' preti, da' cauda-

VILMARO
Picardia.

abbate

Samer

in

laii de* cardinali dell'

ordine de' FescO"

Nacque
al

nel territorio di

Boulo-

vi
ri

Suburbicari; imperocché
de' diaconi e de' preti
il

gne

in Picardia, di nobile famiglia, e ri-

caudataportavano la toi

nunziato

mondo

in

verde età,

si riti-

ga (cappa) e

velo pendente dalle spalle

tra'fratelli

conversi della badia di

Hau*

lungo fino

alle ginocchia,

con cui pren-

mont

neirilainaut.
le

Benché

incaricato di

devano

guardare

greggie e tagliare legne ad

uso della comunità, lo spirito di orazio-

quando in alcune sagre funzioni dovevano usarle, allorché le deponevano ; mentre caudatari de*
le

loro mitre,

i

ne lo rese ben presto l'aramirazione del monastero. Ricevette per ubbidienza gli
ordini sagri e
il

cardinali vescovi sulla toga aggiungeva-

no
i

la

cotta

;

ma

al

presente nelle messe

sacerdozio. Prediligendo

solenni (e altre sagre funzioni),
cardinali d' ogni ordine

quando

la vita solitaria, chiese
tirarsi in

ed ottenne
la

di ri-

devono usare

un romitaggio presso
in

mon*
vi

la

mitra, tutti

i

caudatari sopra la toga

tagna di Cassel. Tornalo poi in patria,

ossia

fondò una badia

un bosco appartenen-

cappa paonazza {^o cappuccio deWa Crocia) assumono la cotta, sopra cui
il

te a suo padre, la quale dal

nome

scon-

impongono
il

velo, e assistono col

capo

cialo del fondatore fu appellata di

s.

mer, ed appartiene alla Mauro. Rinchiuso in questa solitudine, in continuo raccoglimento, ed inteso agli esercizi della contemplazione, aspellò il termine de'suoi giorni, che chiuse santaraenie a'20 di luglio 780. Molti miracoli testimoniarono la sua santità e trovasi
,

Sacongregazione di

scoperto. Questo velo l'adopera ancora

prelato decano degli Uditori di

Rota
s.

(F.)^ o quel prelato del

medesimo

tri-

bunale che ne fa le veci, per sostenere la mitra e il Triregno usuali del Papa; mentre le mitre e triregni preziosi ponprocessioni da* si portano nelle Cappellani segreti dtl Papa, e da' Cap» pellani comuni òtWd Cappella ponti/i' cia^ sopra testiere foderale di velluto o damasco rosso, sostenute da cinte di pelle con eguali fodere, le quali da essi si pongono al collo e spalle, e poi durante la messa o altra sagra funzione collocano le testiere colle mitre e triregni
tificii

il

suo
il

nome

in parecchi

martirologi sot-

to

detto giorno.
/'.

VILNA.

WlLNA.
di stola

VIMPA
nelle

o

VIPPA

bianco a guisa
tario {F.) del e

o BIMBA. Velo con frangie d'oro

due estremità, usato dal CaudaCardinale (della vecchia nuova chiesa del collegio de*caudata-

sull'altare papale.

Di tutto trattai ue'raui-

IO
mentati
Felo^
il

V!N
articoli.

V IN
al

Quanto

vocabolo del
al ver-

r erba

delle quali nella

Du

Gange,
Io

G lassar ium^

s'innalza fino ad

8
,

piedi.

bo Fimpla,

E

chiama relum muliebre. Guimpa, Peplum, velum muliebre^ quo etiamnum uluntur
nel

per tutto salubre

ma

prima stagione Il clima è da si fa oltremodo
,

vocabolo

rigido nelle parti boreali

quando
il

spe-

cialmente muggiscono
te le

gli

aquiloni. Tut-

jiionachae,
lo di
s.

quod Guimpe vocant : il veAgata fa chiamato Guimpam,
gallico

biade

vi

crescono,

ma

mais pria*
lati

cipalmente rende un frutto esuberante.

Grimpam.E soggiunge: TVimplafiuimpia,

Vi alligna
golo

il

tabacco,
il

la
,

canape, ne'
trae

Guimple, Gimpie, vel f'Fuimple^ sempre qual velo muliebre,

ex

meridionali
la vite.

cotone

e in qualche an-

Da'boschi

si

quindi applicalo al descritto uso, acciò

il

bustibile, e quantità di
fusto. Gli

molto comlegname d'alto
il

sudore delle mani non ombrasse
tre ed
i

le

mi-

armenti lanuti e cornuti,

be-

triregni.

Il

Cancellieri,

De Se-

stiame cavallino e suino, ne formano la
ricchezza animale.
si

denomina latinamente questo Fimpay Superpellicia^ per so'*'" pì apporsi alla Cotla^ ed a p. 44^^
cretariist

Tranne

le saline,

non

Felo

:

portando
del

i

doni

fatti

da Bonifacio Vili
Vaticana, quan:

ha contezza di miniere. L'industria progredisce attivamente, anche negli ordinari mestieri. I francesi , discendendo il

1294

alla basilica

Wabas,

sul finir del secolo

XVII
le

stabili-

do

n'era canonico, registra fra essi

liem

rono de'posti muniti lungo
sto fiume, e
si

rive di que-

tria Superpellicia

Finipa^ et cortina,
la

associarono facilmente coallo stato

Nell'intimazioni del prefetto de Maestri

gl'indiani proprietari del suolo, che han»

delle ceremonie ponlificiCy per

celei

no mantenuto
diana.
gi a

il

nome
i

d' //z-

brazione delle funzioni papali, in cui cardinali indossano le Fesli sagre e
mitra,
si

Quando

gì' inglesi

nella guerra

la

dell'indipendenza o concitarono

selvagricevet-

Caudatarii induenl vestem violaceam, cum Crocea^ et Superpelliceum cum Felo prò elilegge
:

Forum

danno

degli Stati-Uniti, o
file
,

li

tero ausiliari nelle loro

i

militi di

tra.

Kentuky commisero ne' villaggi e nelle campagne enormi devastazioni, e ricche
prede
rono.
di vittovaglie e

y\Ì!{CEm'E.S(Fincennopolìtan),Cì\.'
tà con residenza vescovile
dell' America

bestiame esporta-

Dopo

la
la

Settentrionale, nell'Indiana, negli Stati-

entrò sotto
niti.

pace del 1783 l' Indiana protezione degli Stati-U-

Unili, capoluogo della contea di
giace sulla sinistra riva del

Rnox, Wabas, ed è

Ma

le

guerre degli anglo-america-

ni

cogl* indiani

cominciarono

appunto

regolarmente
,

Per la sua posie per la comunicazione fluviale zione coir Ohio, acquista iu)portanza sempre
edificata.

dopo quell'epoca

a divenir feroci. Arse-

maggiore. Vi

si

trova stabilita un'acca-

ro molti villaggi degl'indigeni, e il capoluogo degli shawauesi nel 1791 dal general Wilkinson fu totalmente distrutto.

demia
terarie.

scientifica,

La

città è distante

ed altre istituzioni let4o legbe sud-

Le

principali

tribù conosciute, che

nella parte boreale stanziano tuttora, so-

ovest da Indianopoli, città capitale dello
stato d' Indiana, la quale nel

noquellede'Pottawatomy,
nesi,

degli

Shawa-

1822 non

era che
ste

un aggregato

di

4o

case, dispo-

de'Rickapoi, de'Delawari, de'JVIiami, degli Huroni, de* Piankashawi e de'

però con bell'ordine, ai

65 leghe da

M use] ui toni. Tutte appartengono aUa famigliaLennappe,denominata taloraChip. pawais-Delaware, ovvero AlgonquinoMohegane. Sono però tutti avanzi dell'auriche tribù popolose fra di loro confusi,

Washington. Lo stato dell'Indiana, ch'è pressoché la metà occidentale dello stato d'Illinois, possiede estese pianure boschive, e verso
le

rive de'fìumi interni

si

dilatano pingui e verdeggianti praterie,

e rincalzati

sempre

dall' estendersi

1

V
lìelle «ivìlizrfjfe

I

N
,

VIN
alle qunli
il

II

popohizioni

però

si

vaiinooi^nor più collegando. Dal-

comitatn Lasalle, et lane usque ad septcntrionaleni provinciae flneni, adto ut

la lril)ù

de'Rickupoi provennero

loro
terri-

pars occidenlalis lineae provinciae Illincnsispcriineataddioecesini
s.

celebre profeta
bile guerriero

Eyquataway, ed

il

Ludovici^

Tecumseli suo fi alello, che

sovente fece toccare acerbe rotte agli a-

pars vero Orienta lis ad dioecesi m finccnnopolitanani omnino speciet. Quindi lo stesso Gregorio XVI col breve Maxinia inter gravissiniasque curas, de'6 maggio 1834, Bull. cit. p. 579: Eraclio

mericani. Dalla tribù de'Sakis, che cogli

Otlogarni mantennero seoipre costante alleanza co'^ioux, derivò il famoso Ponthiak,
il

più ostinato e temuto nemico
gl'inglesi.
I

Episcopatus Fincennopolitani in India
in foederalis

che abbiano avuto
dell'Indiana
I

progressi

Americae Septenirionalis
tali

hanno

del prodigioso, giac-

provinciis archiepiscopi Balthimorensis

ché nel 795 soltanto gli americani comprarono il terreno dagl'indigeni. Wel 80 l'Indiana ebbe un governo territoriale, ed a'2g giugnoi8i6 fu ammessa fra gli stati e adottò la costituzione, per la qua1

suffraganei, e lo è tuttora. Di
cesi e di

dio-

questa di Vincennes abbiamo:
istoriche

Memorie

ed

edificanti d' un.

missionario apostolico dell' ordine dei predicatori fra varie tribù de' selvaggi
e

le

il

popolo elegge un triennale gover-

natore e suo sostituto. 11 senato poi é eletto parimente in ogni 3 anni, ed una

fra cattolici e protestanti negli SialiUniti d'America, Milano i844- Ne die
il

bella contezza

eh. mg."^

Fabi Montani,
t.

camera annuale dideputali da ogni

esercita

il

po-

negli /annali delle scienze religiose,

tere legislativo. L'autorità giudiziaria è
altra indipendente. Si divideva
,

357. A i.° vescovo di Vincennes, Gregorio XVI nominò nel detto giorno
20,
p.

Indiana in 53 contee ma sono aumentate. Il Papa Gregorio XVI colla bolla Benedictus Deus, de' 17 giugno 18 34,-^"//. Rom. c'o/i/.,t.i9,p. 378: Circumscripiio dioccesiun in Provinciis
lo stalo dell*

tog.' Simone Gabriele Brulé di Rennes. Mg." De Luca ne'suoi encomiali Annalidelle scienze religiose^ 1. 16, p. 124, ne pubblicò l'edificanle Ne,"

6 maggio 1834

crologia

,

egregia Gjenle compendiata e

foederitatis

Americae
al

Septenirionalis.

tradotta dal Calliolic

Almanac di Bai»
nel

E

ciò perla propngazione della fede, e

timore, per l'anno i843. Eccone poche
parole.

per aderire

decretato nel sinodo di Bai-

Nacque il prelato

1779 da

S^"^"

timora, celebrato nell'ottobre 1 833, alla
cui arcidiocesi attribuì nuovi vescovi suffraganei, fra'quali:Z^/oece5W denique Pin-

tiluomo timorato

di Dio,

che colla degna
la prole. Si-

moglie ottimamente allevò

mone
zioni
,

Gabriele, dotato d'ingegno, lo col-

cennopolitana
ciani Indianae

comprehendeù una curii parte

proviliIllinois,

tivò con costante studio ed estese cogni-

fioche

si

dedicò

alle scienze
altri,

mei-

cujus rclUjua pars dioecesi s. Ludovici adjungctur^itaquideni ut utriusqucdioecesis lintites in provincia lllincnsi sia-

diche per far bene agli

consideraU'

dole più tìcconce a esser convertite io

tuanlur hoc modo. Incipieiulo a fiumi' ne Ohio , quod ad meridieni dividet Kanluhy ab llUnois^et proprie ab castello Massae dncatur linea rectaperfines Orientales coniitatuuni Johnson, Francklin, Jefferson^ HJarion, Fayetle, Siici-

slrumento di carità. Collostudioegli progredì in pari passo, anzi con maggior fervore, nell'acquisto della virtù e nella pietà,

mentre

la

Francia col suo terribile ea tutto
i

serapio d'incredulità serviva d'insegna-

mento morale
sua fede provò

il

mondo, onde

la

più duri cimenti. Nel

by,

et

Macon mque ad

nias^na

fhunla

180 3

fu

gradualo dottore a co«ifronto

Jluminis Illinois, quac sunt ad odo milHa passiuun supra oppiduin OlUiwu in

di moltissimi competitori.

Ma

ripatriato

uou ebbe peusieru

di caercilure lu uobil

12
arte, se

VI N
non
a servigio de'poverì e

V
qnal

I

N
il

preso d'angoscia in mirare

vasto

cam-

sli'u»nento di beneficenza, anco divenuto prete e vescovo.

po, le rovine della già florida fede cattolica, e

Chiamalo

alla subli-

me

vocazione del sacerdozio, abl)iacciò
nel

quello stato di maggior perfezione e di

abbondanti grazie, entrando
rio di
s.

seminal'e-

che ogni cosa dovea ricevere cominciamenlo da lui e condursi a compimento con penuria di mezzi. Nondimeno con fermo coraggio si [)ose all' opra
infervorato dalle preghiere che rivolse a

Sulpizio di Parigi. Giàinotlello

di studio nel

mondo,

toslo

divenne

Dio. In

men d'8

sempio

de'Ieviti,

con acceso amore dedi,

vallo mille e

mesi avea corso a capiù miglia, per iscoscesi

candosi alle scienze ecclesiastiche

onde

sentieri, visitando ogni parte di sua este-

poi in esse divenne maestro e guida a lut-

sa diocesi, e

pigliando minuta informale

uomini di lettere negli Stati Uniti d'America, reputandolo vivente biblioteca ambulante di sagra erudizione. Ordinalo sacerdote, si ascrisse alla benemeti

gli

zione di tutte

particolarità che concer-

nevano
in tutto

le
il

missioni da stabilirsi in essa e

rimanentedelle occidentali con-

trade. Ciò fatto, ritornò in

Europa,

visi-

rita

congregazione
al

di

s.

Sulpizio, indi fu

Roma, fu

confortalo da GregorioXVI,

mandalo

seminario

gr»ar teologia, e in

di Rennes a inseAmerica nel 8 o col
i

i

golar slima e benevolettza.

benedettoe accolto con argomenti di sin* In bieve si

\enerando

mg/
s.

Flagel poi vescovo di

guadagnò l'ammirazione
illustri

de' personaggi

Louisville. In Baltimore dettò filosofia
nel collegio di

per dottrina e pietà che popola-

Maria, e nel i8i5 ne
i

fu eletto direttore. Si ritirò nel

8 i8 nel seminario teologico del monte s. Maria presso Emmitsburg ad esercitare u»olteplici e importanti ulìizi , con i>traordinario zelo e accesa industria, insegnan-

no la reinadel mondo cattolico. Recatosi a Vienna d'Austria, espose grandi bisogni di sua diocesi alla società Leopoldina, cotanto benemerita delle cattoliche n»issioni nel settentrione d'America ivi dotti e grandi gareggiarono nell'onoi

:

i

i

do pure molte
vi

scienze, con mirabili e soalutti di

rario.

Da ultimo

rivide l'amata patria,!

modi, modello a

splendide vir;

suoi, la Francia, onorato,

ammirato e
nel

tù,

massime
la

nella carità co'poveri

l'iu-

distinto da tutti. Venti e più «nissionari
dall'

gratiludine viemmaggiorn»ente infiam-

Europa

gli si

fecero

compagni

sua eroica carila, per cui abboni

suo ritorno
del vecchio

in

i\mericai e dalla carità
otleoneconsiderevoli

danti furono

fruiti

che trasse da

si

e-

mondo

semplare

vita infaticabile.

Gregorio

XVI

soccorsi per fondare nel

nuovo scuole,
convenienAl-

dovendo provvedere d'un vescovo la nuova diocesi d» Vincennes, con l'acuto suo sguardo seppe discernere da lontano le

chiese

,

spedali, asili pegli orfani, e per
idi vini misteri colla

celebrare

te dignità.

Ilsuoritoroo

in

Vincennes fa

sopraeminenti qualità del Brute, U (pjale

un

trionfo, siccome veneratoci

tutti.

prescelload Angelo della novella chie-

lora cominciò

una novella sene
tutti
i

di fati-

sa,

piegò

la testa

all'autorevole

comanl'in-

che apostoliche. Visitò

villaggi di

do

e s'avviòalla distante sua diocesi, con

sua estesissima diocesi. In Vincennes era
vescovo, maestro, padre e amico a tutti,
il

quell'abnegazione, zelo e carità che

tijrmavano.
stesso

Fu

consagrato vescovo nello
cattedrale di
s.

benefattore de' poveri. In breve a(MÌ
collegio,

1834
,

nella

Luigi
e

un
la

fondò a sue spese una scuofrequentata da

del Missouri nella festa de%s.

Simone

gratuita

,

80

scolari

,

Giuda

ed accompagnato dal sullodato

mg.' Flaget e da mg.' Purcell vescovo
di Cincinnati, prese possesso di sua sede

congiungendovi un asilo [)egli orfani governalo dalle suore di Carila, a tutto supplendo colle privaaltra per le donzelle,

a'5 del seguente novembre.

Ma

fa coua*

zioni alia slessa sua inferma salute,

li

ve-

V N
I

V
,

I

N
Mg/
ci

i3
Rosati
stati*

srovo,

il

clero,

i

seminaiisli

gli scolari

rabile

ma

difficile

missione in mezzo alle

dfl collegio

occupavano
n'era

lutli la
il

medesi-

vaste foreste di sua diocesi.

ma
gli

casa, e

comune
le

refettorio.

E*
se.

che nel 1843 pubblicò
seguente
la

la

Notizia

non voleva niuna particolarilà per
sua fatiche,
le

stica delle Cnttolicìie miss:ioni^
di

die la

lnin>ense erano
rali

pasto-

Vincennes. Popolazione del-

occupazioni, e pure inviava lunghe
ie

inenioi

sloriche e archeologiche ali'acili

cailemia letteraria

Vincenoes, senza
e

cattolici 25, 000. Lingua che si parla, inglese, francese e tedesca. Seminario diocesano diretto da*

diocesi

885 ,866

,

due
rica.

ìa

rie(|uenle corrispondenza episto-

preti secolari, con

i

7 seminaiisli, vicino
s.

lare con molti paesi

d'Europa

d'Ame-

alla cattedrale. Collegio di

Gabriele ia

Tra
il

le

regoledi sua vita, eravi quel-

Vincennes degli
ri

eudisli,

appena sveglialo! Quando governo di sua diocesi vi trovò un prete, con circa 3 chiese. Alla sua
la di alzarsi

e
i

5o

collegiali.

con 7 professoOltre gli eudisli, eran-

assunse

vi

ly,

s. Giuseppe in Davis Coundove hanno casa con 12 fratelli e una

hatelli di

mui

te lasciò
,

i3 missionari

;

e quasi in o-

scuola; monasteri e case religiose: delle

gui città
laggi
,

oltre a molte stazioni ne* vil-

era surto dal suolo

un tempio

in

onore

di Dio. Disfatto e logoro dall' in-

fermità, lultavolta progrediva nelle sue
pellegrinazioni
,

recando

cousolaiione
,

Alhanto dal male c<jme visse, morì santamente a' 26 giugno 838. La sua morte fu pianta pubblica calamità, e da tulli deplorala amae assistenza a tulli.
1

Provvidenza in Tei're-hauin Vincennes 4 sorelle della Carità, 8 educande di pensionato, 32 esterne, 90 scolare gratuite. Scuole gratuite pe* giovanetti, in Vincennes 7, con 85 scolari, ed una società di temperanza. Più estese sono le notizie che ofsorelle della
le,

con 22 suore;

fre l'ab. Corsi nelle sue iVbf/s/e sLatistì-

che delle Missioni di tutto

il

mondo

di-

ramente, acclamalo per dotto, caritatevole e santo. Cattolici e protestanti d'o-

pendenti dalla

gni grado assisterono alle ceremonie funebri.
vili
Il

maestrato
1'

di

Vincennes,

le ci-

congregazione di Propagandafìde,slai\ì^ale nel 844- ^^ cattedrale è sagra aDio sotto 'nvocazionedi s. Francesco Saverio. L'ab. Corsi riporta
s.
i

l

autorità,

accadeniie scientifiche e

il

titolo dell'altre chiese della diocesi, co*

letterarie della città

rono

i

suoi funerali.

egualmente onoraTulla quanta la poal

nomi
i

de' preti,

e

osserva quanto pro-

ficuo sia alla religione cattolica l'erigere

polazione accompagnò con solennesilenzio la sua

vescovati nell'America, e
il

I*

adidarli a

onorata salma

luogo del suo

vescovi zelanti. Per
di cattolici
,

notabile

aumento
troppo

riposo su questa terra. A' 17 maggio 1839 Gie^orio XVI gli die a successore mg."

la

diocesi riuscendo
a'

vasta

,

il

Papa Pio IX
istituì
il

22 settembre

Celestino de
della diocesi
pel suo zelo

la

Hailandiere, consagrato
i

1857

colla parte settentrionale dello sta-

neir istesso anno, ed allora

sacerdoti
chiese, e

erano 27 e 3o

le

aumentò 7
1

altre chiese,

con

5

altri sacerdoti, le stazioni

Da'3 ottobre 848
rizio

essendo 29. n'è vescovo mg. 'Mau1

vescovato di ForlVincennes ora comprende la parie meridionale di dello stato, conta 75parrocchiee più di 55,5oo
to Indiana

Wayne. La diocesi

di

cattolici.

de Saint- Palais, che neh 85

si

recò

VINCENTI MARERI InmiTO
tonio, Cardinale. Nobile di
Rieti,
a'

Anivi

a Parigi,

degno e pio

su,ccessore del ve-

nerandoe santo, come vien chiamalo,mg.'^
Drutó, occupandosi a reclulare alcuni zelanti ecclesiastici di Francia, la (|uale è

nacque da
I

illustre famiglia

20 gen-

naio 738, sortì dalla natura indole egregia, e ricevè l'educazione civile, religiosa

vera ntiniera inesauribile di uomini apu*
&loilci,

e morale conveniente alla sua conitizioue.

per coudiu vario nella sua

ammi>

Con

successo fece

gli

sludi

,

anche Ut

^Ì4

V
s.

I

N
zinturn
si

V
il

I

N
ats.

gius civile e canonico, e detlicalosi al ser\'igio della

mostrò saggio, prudente ed

Sede

,

riferisce

nella Storia di Pio

FI^
di

1.
1

7, p.

Novaes 82, che
si

tivo, zelante degl* interessi della

Sede,

con soddisfazione
te e

altresì della reale cor-

fu incaricato dell'uffizio di uditore della

nunziatura apostolica
le

Madrid, ove

de'rnonarchi Carlo III e suo figlio Carlo IV, sebbene le condizioni politiche

rese assai accetto e gradito.

Imparo

dal-

de'tempi vieppiù
plicate, ed
siastici.

si

facevano gravi e comle
i

Notizie di
tal

to di

che nel pontificaPapa fece onoievolmente la sua
,

Roma

ottenne ricchi benefizi ecclesue fatiche, Pio

A premiare

VI
lo

carriera,

imperocché ammesso

in prela»

nel concistoro de' 2

febbraio

i

794

tura e dichiarato referendario delle due

creò cardinale dell* ordine de' preti con
bello elogio, riportando
il

segnature e prelato domestico, nel

1775
Ro-

n.

2000

del

fu fatto assessore del governatore di

Diario di Roma^ che
la

il

Papa nominò ab-

ma

nel tribunale e
i

congregazione di con-

legato apostolico a recargli in

Madrid

sulla, enei

776ponentedella medesima, e tale proseguì ad essere sino alla promozione a Commendatore di s. Spiri lo, Wc^q
ripelei in quell'articolo, carica

berretta cardinalizia mg.*^ Francesco

Carafa d' Andria napoletano, suo cameriere segreto
to in rio,

che oonafe 1785,

Roma,

rilevo dal n." 2

soprannumerario. Pvitorna82 del Dia'
i

fatloappariscedalui esercitata dallericor-

dale Notizie di

Roma
e

del

1784

che Pio VI nel concistoro de'28 maggio 1795 gl'impose il cappello cardinalizio colle solite formalità, e nella sera glielo

ove sono

registrati

per commendatori Do-

menico Sampieri
da esse
rilevo,
alla

Francesco Albizi. Benche per la promozione
di

trasmise pel suo guardaroba camerie-

re segreto
il

mg/ Giuseppe Coppari,acui
conferì per titolo la chiesa de'
lo

Madrid Colonna di Stigliano, seguita a' i4 febporpora dal nunzio
braio
I

cardiiialedonò una scatola d'oro.Poscia

il

Papa

gli

785,

il

prelato per

la

sua capacità

ss.

Nereo ed Achilleo,

annoverò

alle

e virtuosa condotta, essendo già sacerdote,

congregazioni cardinalizie de' vescovi e
regolari, di

verme dichiarato nunzio

di

Spagna, e
1

propaganda fide e

di quella

preconizzato nel concistoro degli
le arcivescovo di

1

apri-

della Cina, del concilio, dell'indice, delle

Corinto in partihus e
al soglio pontifìcio, ciò

paludiPontine e Chiane. Mentre
cia rivoluzionata
eserciti

la

Fran-

quindi assistente

avea inondato de' suoi

che conferma

il

n.°io74 del Diario di
credei che Vincenti
al

Roma
colo

di dello

anno. Nel ricordato articardinal Guiil

democratici molti stati italiani, e minacciava pure que' della s. Sede, nel

Commendatore

declinar dello stesso

1790

il

cardinale fu
circostanze
si

succedesse nella carica
di,

credulo degno in

difficili

ma

devesi collocare tra

Sampieri

della legazione di Bologna,

ove

recò, a-

immediato successore del Guidi, e l'Albizi eletto dopo il Vincenti, ciò che si prova colla serie deVitratli de'commendatori esistenti nell'arcispedale di
rito,
s.

vendo per
sini di

vice-legato mg."^ Giacinto

Orl'e-

Gravina.

Non andò

guari che

sercito francese avvicinandosi a' confini

Spi-

dove sotto al suo si legge l'epigrafe: Emus. D. Hippolitus Vincenti Reat. Praeceplor LXXXII. Ah ^z/z. 1784 ad an. 785. Per maggior sicurezza feci flue
1

mostrò di elfettuarne l'ocgoverno papale desiderando di tenersi in pace colla Francia, ebbe cura d'evitare qualunque cosa che potesdella provincia

cupazione.

Il

se servire a' repubblicani di

pretesto a

cortesi ricerche nell'archivio, e

si

trovò

nelle
tori,

memorie de'possessi de'commenda-

rompere guerra al Pontefice, per cui il cardinale a'2 i maggio 1 796 pubblicò un
editto col quale ordinò agli abitanti di

che il Vincenti lo prese a'2 1 gennaio 1784, ed il successore Albizi 3*17 feb-

sua legazione, che

i

soldati francesi fos-

braio 1785. Nei grave uffizio della nuo-

sero per ogni maniera rispettati, e chi

V
so casligo e

I

N
morte.

V
Ma
il

I

?f

t5

avesse arHito olleiuleiii palireVibe rigoro-

francési, e altro relativo all'accennato di

anche

la

tliiet-

sopra. Essendosi

il

cardinal Vincenti ri-

che avea decretato Io spoglio della sovranità pontificia, ordinò a Uonaparle generale in capo l'occupaloiio di Traucia,

tiralo nel suo palazzo in Rieti, a'9
di dello

marzo

anno

il

comandante

di piazza

gl'intimo che nella notte partisse per Civitavecchia accompagnato da

zione delle legazioni dello stato romano,

un

ulliziale

ed
ral

egli

ne cofnmise l'esecuzione
il

al

gene-

francese, altrimenti ve lo farebbe condur-

Augerau,
il

quale colla sua divisione

re prigionieroda'dragoni.

Rimasto

il

carii

passalo

Vo

nel

Mantovano, corse a Bola

dinale co'suoi parenti costernatissimi,

vanguardia francese eutròla sera de' 18 giugno (e non gennaio com'è detto nel voi. V, p. 3o5), e nella

logna

(f^.),

ove

concittadino marchese Gabriele Vincentini col

suo coraggio di cuore
,

li

confortò
il

a

non

desolarsi

e

si

olFri di

seguire

seguente mattina
esercito.
Il

il

resto di (|uel piccolo
le

cardinale per assisterlo e consolarlo, eoatento di subirne
la sorte,

cardinal Vincenti, secondo

istruzioni ricevute
lo

da Pio VI, con
al

edil-

qualifica di nipote

prendendo la onde colorare il suo

de'ig giugno corrispose

proditorio
,

divisamento, e sebbene noi fosse da tale

assalto con atto pacilico e

amichevole

ailettuosamenle operò. Quindi ottenne
dal

dichiarando che terminava

l'esercizio di

comandante

di partire col cardinale

legato apostolico di Bologna (lultavolta

e facendo

la via di
tiffiziale

Roma, ove accompaarrivarono dopo
il

come
di

tale lo trovo

ancora nelle Notizie

gnati dall'

Roma

deli 797,
i

ma

s'intende di solo

Dome), invitando

cittadini al

manteni-

mento dell'ordine,
ed a rispettare
i

della pubblica quiete,

francesi; quindi fu obbli-

galo a partire per
subito tolse

Roma. Poco dopo
,

so-

mezzodì delio. 11 che saputosi dal general Dallemagne , succeduto nel comando di Roma al Berthier, ordinò ad un suo aiutante che subilo facesse condurre il cardinale al già monastero delle convertite in cui avea rilegato altri 6 cardinali. Quivi dunque entro il cardinale, quando colleghi si disponevano a recarsi i detti a Civitavecchia, ove ancor lui sarebbe

praggiunse in Bologna Bonaparle
al

die

Papa

quella città e prò-

vincia a'20 giugno, e con avviso del gon-

faloniere Hercolani dichiarò appartene-

re

il

governo

al

senato bolognese. Dipoi

stato

immediatamente

tradotto.

11

mar-

fu costretto Pio

VI

di

cedere alla Franle

chese Vincenlini guadagnò l'aiulanle con

cia la legazione di ni di

Bologna, e

legazio-

Piomagna e Ferrara. Intanto consumandosi dalla Francia repubblicana
soggiacque tutto
lo

l'intera invasione dell'infelice Italia, alla

promessa di buon regalo, e da esso ottenne nella sera d'essere presentalo al generale. A questi fece un patetico racconto della costernazione d'animo e di cor-

stessa sorte
tificio

stato pon-

eRoma,e dopo democratizzala,

dal
fu

general Berthier a'20 febbraio

1798
in

po che opprimeva lo zio caidinale, quasi grave di età e mal costrutto di corpo. Per tale perorazione, Dallemagne accor-

Pio VI imprigionato
e poi in Francia.
IN

e

condotto

Siena
t.i, p.

dò che

il

cardinale restasse sotto custoforze

ella Rctazio/ie delle

dia militare nel monastero, per riposarsi
e ricuperare
sferirsi a
le

avversità e patimenti di Pio VI,
74, e
t.

onde ancor

lui trail

3, p.

1

I

3,

si

legge

la

narrativa del

Civitavecchia.

Ebbe ancora

l'autore n)g/ Baldassari contemporaneo,

marchese licenza
stodiva, gli riferì
e Aulici

di recarsi a piacere
1'

dal

su quanto fecero
al

i

repubblicani francesi
si
il

cardinale. Intanto

uiiìziale
i

che lo cu-

cardinale,

quando
i

dierono a perseScirro collegio^

come

cardinali Altieri
alla

guitaie furiosau»eule
oltreché riporta

aveanu rinunziato

Porpora

dalcaidmal

iu

due editti pubblicati Bologna per \ix venula de'

(A.)

,

e iu «pieslo
li

modo

eransi liberati

d'ogni muieslia,

loro esempio e se^jua-

2

i6

V

I

N
di

VIN
voro,dal cardinale usate nella nunziatura

tamente quello cì*Anlicl sìlTattamenle Io commosse, che coniinciò a divisarne l'iniitazione. Quindi commise al marchese che insieme a un antico minutante della
segreteria di stato
si

Madrid quando banchettava diplomai

tici;

ed al suo aiutante e a quello di Dallemagoe, tabacchiere d'oro, orologi simili

recasse dall'Antici,

a ripetizione con eguali catenelle, e altre

per conoscere
re
il

il

modo
il

tenuto nel deporl'Antici

cose preziose. Così a*2o

marzo

fu resti-

cardinalato;

che eseguito,

tuita la libertà al cardinale, e gli fu an-

a tutto corrispose e die'copia delie lette-

cor concesso restar tranquillo per qual-

re perciò da lui senile. Indebolito

il

car-

che altro giorno

in

dinal Vincenti nel corpo e turbato nello
spirito, stava per incappare ancor egli

sicurezza tornare in Rieti, ed a

Roma, potendo eoa comodo
Morto

trasferirsi nelle provincie venete.

misera ntenle nel laccio, spogliandosi della sublime dignità cardinalìzia. Ma la
y\ì\\i del

gloriosamente Pio VI nel 1799 '" ^^" lenza, e adunatosi il conclave in Venezia,
il

marchese

lo liberò dal pericogli

cardinale v'intervenne,

come

testi-

lo di

SI

vergognosa caduta, e

apri l'u-

fica

l'Artaud nella Storia di Pio

VII
VII
,

scio della prigione nel

modo

che egual-

e nel

marzo 1800

restò eletto Pio

mente
tornalo

col Baldassari
il

vado a riferire. Rimarchese da Dallemagne, doingegnalo con artificio a rengli

laonde nel suo soggiorno
cellieri,

in quella città

trovo nella descrizione che ne fece Can-

po

essersi

Storia de possessi,
il

il

cardinale

derlo favorevole, francamente
se di acquistare col

propo-

avere ricevuto

Papa quando formal-

denaro

la

liberazio-

mente
r

recossi alla chiesa de'ss. Apostoli.

ne dello
vesse di

ad onta che il generale afresco tuonato con un proclama
zio,

coniro

le

la viilù

repubblicana

pubbliche ruberie. iNondiroeno al suono di premio

Roma, Pio VII nel dicemnominò il cardinale prefetto dell' economia del collegio romano, e nel concisloro de'3 agosto 1807 lo promulRitornati in
r

bre 80

vacillò, e volenlierissimo subito accolse
l'esibizione, a paltò di

profondo segreto,
e vedete di
al

gò vescovosuburbicario di Sabina, avendo dimesso il suddetto titolo. Non andò
guari che per
le

e soggiungendo.
concertarvi col

»>

Andate

pretensioni di Napoleoda'francesi

tal

banchiere romano,

ne

I,

di

nuovo occupati

Ro-

quale significherò mie intenzioni; e co-

ma

e lo slato pontificio, di forza ne fu

me

il

banchiere m'avrà accertato che

l'af-

fare è concluso, porrò tosto in libertà vostro zio cardinale".
Il

marchese ricorse
al

pure per

tale

liberazione

generale

Vial, ed agli aiutanti suo e di Dallema-

gne, a tutti promettendo ricompense pur-

1809. Vita di Pio VIl^ e già notai nella biografìa di quel Papa che tra' cardinali restati desolali in Roma eravi il cardinal Vincenti , ed a tulli a' 5novembre fu intimato da PaRacconta
Pistoiesi

tratto prigione Pio VII nel luglio

nella

,

1

ché

vi

contribuissero.

chiere,

il quale gli molto grande, da pagarsi in oro e argento a Madrid, dove il cardinale godeva copiose rendile ecclesiastiche. Nego-

Andò poi dal bandomandò una som-

rie;i

l'ordine di Di"ot ministro del culto

di recarsi

immediatamente

in quella

me-

ma

tropoli,

ove avrebbero ricevuto

lo stesso

trattamento usato co'cardinali francesi, e
l'annua pensione di So, 000 franchi, come ricavo dal cardinal Pacca, Memorie
istoriche^l. 2, cap. 3. Indi
il

il marchese la riduzione della somma, non senza molli parlari e difficollà l'ottenne limitata a scudi 2000. Questa sbor» sala mediante lettera di cambio per Madrid, si venne a' donativi. Furono dati,

ziò

e

VS dicembre

general Radei, già carceriere del Pa-

pa, per partedelgovernatore Miollis, intimò bruscamente al cardinale e colleghi
di partire entro

al

general Vial alquanti argenti lavorati,

24 ore per

Parigi, seu-

fra'quali 2 gtandi zuppiere d'eccelleulela-

za repliche, e coiriugiuozione di nolifi-

VIN
care
sili
il

V
no.
i

I

IV

f?

suo

nmvo
ili

e abitazione a' mini*
polizia.
1

del cullo e

Quando

l'ira-

Soni natali in Valenza di Spagna, a'23 gennaioiSSy, da genitori ragguar*
de voli per
la loro pietà
i

pei'rtlore

Napoleone
il

celebrò nel 1810

e per la loro

li*

in Parii^i

suo

'2.^

inaliijuonio,

26

de'
alia

beralila verso

poveri.
le

Mostrò fino dalla
felici
il

cardinali

ivi

dimoranti assisterono
il

suu fanciullezza
e
si

più

disposizioni^
e
il

cerimonia
vennero,
p.
I

civile

1.° aprile,

ma
1

nel di

abituò a digiunare

mercoledì

seguente alla religiosa appena 3 interi

venerdì per
ciò

domare più agevohnente

le

quali

enumerai

nel voi. Lill^

sue passioni. In età di 12 anni incominil suo corso di filosofìa, e non ne avea che i5 allorché si applicò alla teologia* Compiuti rapidamente gli studi, e lascia-

44» dichiarando perchè furono delti

rossi, gli altri

denominandosi
11

neriy cioè

quelli

pure

ivi

notali, a' quali

furono
cardinal
del-

interdette le insegne rosse.

to da'genitori in libertà di scegliere quel*'

Vincenti non è nel
le

numero

di

ninna

lo stato

che più

fosse

conforme

al 8uo'

due
fa

categorie,

ma

restando in Parigi
tra'

spirito, deliberò di rendersi

religioso,

e

mi

dubitare che fosse compreso
poiché
i

prese l'abito fra* domenicani di Valenza
nel i374- Propostosi a
istitutore di quel celebre e

rossi,

neri furono proscritti, di-

spersie rilegali, con privazione della concessa pensione,

modello il santo benemerito

e protesta da loro emessa
nelle indicate

ad onta della spiegazione che si legge ,
isloriche.
i

ordine, divenne in breve
le vie

consumalo

nel*

della perfezione, accoppiando alla

Memorie

Il

car-

preghiera ed alle auslerilà delia penitenza, lo studio e la

dinal Pacca sollarito ricorda

cardinali

meditazione de'libri di'

Despuigh,Dugnani,Erskineche con nietesto o reale motivod'infermilà non comparvero a'due grandi alti, che fermarono
l'attenzione dell' iuìperatore: avverte pe-

vini e degli sciitti de' Padri.

Dopo aver

insegnalo filosofìa a Valenza e a BarceU
Iona, e pubblicato
il suo trattato della Supposizioni dialettiche^ fu mandalo al-

rò che
te al

il

cardinal Erskine

si

trovò presen-

la

celebre università di Lerida^ dove con*
ilella

(."Giunto il cardinale all'elùdi 78 anni, morì in Parigi a'2 marzo 181 e1
1

linuò lo studio

scolastica e

le
il

fun-

,

zioni del ministero. Ricevuto colà

gra-

sposlo nell'esequie celebrate in

s.

Tom-

maso d'Aquino sua parrocchia, e sepolto nella chiesa di s. Genovella, come registrano le Notizie di Roma, cioè nel silo
ov* erano stati tumulali
i

do di dottore nel 1884, ritornò in patria, dove espose la s. Scrittura e predicò con
istraordinaria riputazione. I suoi studi, le

sue fatiche, tulle

le

sue azioni addiveni-»

cardinali Ca-

prera edEr>kine, e
grafia del 2.",
ta in Parigi e

lo

rimarcai nella biovi-

egualmente mancali di

vano come una continua preghiera, poiché il suo cuore era sempre intitnamenle unito a Dio) e vigilando sopra suoi
i

ambedue

del

numero

de'

sensi
le
la

con

somma diligenza, reprinìevacol-»
gli

cardinali rossi^ e forse con quella
siuta

mede-

mortificazioni tutti

eccitamenti del*

pompa funebre che accennai in tale articolo. La famiglia del cardinal Vincenti si estinse colla morte del conte Aie^sandrosuo
te
fratello.
11

concupisceuza. Quiudi non è n»eravi*

glia se nel

loro nipote conal

cimento uscì viltorioso dalie d'una rea femmina, come il casto Giuseppe da quelle della moglie di Pu*
insidie
tifare.

Giacinto Sardi aggiunse

proprio

il

Venuto a Valenza

nel

i

890

l'anti*

cognome, perchè ne ereditò le sostanze; laonde nel voi. LVll, p. 2 i 3, a* vendo chiamato il conte Sardi anche col cognoD»e di /^/«cc/i/m/, a questo vanno «oppresse le due ultime lettere. VINCENZO (s.) Febhbri, domenicaloro \0L. CI.

cardinale Pietro de Luna, che recavasi

deirantipapu ClemenVII a Carlo VI, volle che il santo lucconqjagnasse. Ivi pure Vincenzo si adoperò alla conversione de'peccalorii lincile
in Eraiicia legato te
ul

cominciamento del 1394 tornò a V«*

i8
lenza.

VIN
Narrai nel voi.

V
LXXXVII
,

1

N
i

p.

265, che succetlulo de Luna nelT anlipapato col nome di Benedetto XIII a Clemente VII, chiamò Vincenzo in Avignone, lo fece maestro del s. palazzo,
e poi suo confessore. Olire altre

domeniche, anzi mercoledì e veuer dì non prendeva che pane ed acqua, e ciò praticò per ben 4o anni. Doreccettuale
i

le

miva sulla paglia o sopra sarmenti, e passava gran parte del giorno nel confessioTrovandosi nel Delfinalo, intese che Valputa, davansi in preda alle più infami dissolutezze, e per la loro rozzezza e barbarie nessun missionario erasi cimentato di penetrare fra essi. Vincenzo, pronloa lutnale.
gli

notizie

pure riportai, che conosciuto lo spirito dell'antipapa non volle accettare vescovati e il cardinalato che gli
del santo,
ivi
i

abitanti d'una valle chiamala

oiFerse, e preferì di recarsi a fare

il

mis-

sionario apostolico. Partì

dunque da A-

vignone verso la fine deh 898, per ritornare in patria. Predicò in tutte le provincie di Spagna, meno la Galizia, con grandissimo frutto, riducendo a Dio una moltitudine di giudei, di maomettani, d'eretici

to soffrire per la gloria di Dio,

non

esilò

ad esporre la propria vita; ne le sue fatiche riuscirono vane, poiché que* valligiani, instrulti e tocchi dalla sua

predicagli

zione, detestarono

i

loro delitti e

espia-

e di scismatici. Poscia recossi in

Francia, e

si trattenne alcun poco nella Linguadoca, nella Provenza e nel DelfiDato. Passò in Italia, trascorse le coste di Genova, la Lombardia, il Piemonte, la

rono con una sincera conversione. Tale fu il cambiamento che la valle prese il nome di Valpura, ossia valle di purilà, cui porla tuttora. Da Ginevra l* anno i4o3 scrisse Vincenzo al generale del suo ordine una lettera, che ancor
e nella quale
rità
si
si

Savoia; e predicò eziandio in una parte

conserva,

delTAlemagMa verso
Fiandra.
Il

l'alto

Pieno e nella

trovano molte particolale

successo dtlle sue missioni lo

riguardanti

sue missioni. Leggesi
la

fece riguajdare

da Dio.

come un uomo suscitato Enrico IV re d'Inghilterra invi-

in essa,
sa,

che dopo avere cantalo
il

messenza
i

predicava due o tre volle

d'i,

lolloa passar nel suo regno e lo accolse o-

norevolmente. Vincenzo diede buoni consigli al re, sì

avere altro tempo per apparecchiare suoi discorsi, che quello che gli offriva

il

per

la

sua condotta, che per
_,

cammino. Ptacconta
si

di

avere speso tre
le città

medel

quella de' suoi sudditi

e fece delle mis«

nello scorrere

i

villaggi e
la

sioni nelle pi incipali città d'Inghilterra,

Delfinato annunciando

divina parola;

di

Scozia e d'Irlanda.
il

Indi ritornò in

Francia, ed esercitò

suo zelo dalla Pi-

cardia sino alla Guascogna. Pel guasto

che fece lungo soggiorno nelle valli di Lucerna, d'Argeuteia e di Valpula nella diocesi di Embrun , ed ebbe la fortuna
di

prodotlOjComealtrove, specialmente dallo scisma

convertire quasi

tutti
si

gli

eretici

di

sostenuto da Benedetto XIII,

quelle contrade; che
te,

recò nel

Piemonle

era d'uopo d'un apostolo la cui terribile voce valesse a scuotere le coscienze, e ri-

nel Monferrato e nelle Valli, dove

sue fatiche non furono infruttuose, e un

muovere

i

peccatori dalle loro scellera-

gran numero
la in

di valdesi e di altri eretici

tezze. Egli perciò trattava di preferenza

rientrarono nel

grembo

dellaChiesa. Par-

de'giudizi di Dio, dell'inferno, dell'eternilà,

seguito della conversione di molte
ri-

pronunziando

i

suoi discorsi nel più
santità della sua vi-

persone ch'erravano nella fede; della

patetico

modo;

e

la

conciliazione dei guelfi e ghibellini, del-

ta, illustrala dal

maggior forza
i

alle

dono de'miracoli, dava sue parole. Malgrado

viaggi continui e tante apostoliche fa,

quale egli fu mediatore, e della pace generale che avea procacciato alla Lombardia. Aggiunge, che richiamalo nel Piela

tiche

menava austerissima vita , mai mangiava di grasso, digiunava tutti dì,
i

monte da'vescovi

e da^signori del paese,

avea passali 5 mesi nelle diocesi di Aosla^

V
di Tnrantasia, di
s.

I

N
senza di

V

!

N
in

r9
prenella

ne e
scito
alla

di

Giovanni di Matirlen* Grenoble; die a Ginevra era riu-

lamnnca, dove risuscitò un morto

numeroso popolo. Entrò

ad abolire utia testa supeistiziosn, quale il popolo eia assai attaccalo;

sinagoga della slessa citlà col Crocefisso in mano, e vi fece un discorso pieno di
tanta forza, che
vertiti
gli

che stava per recarsi a Losanna per tentare di far avveduti del loro errore uo-

ebrei

commossi

e cone la lo-

domandarono il ballesimo,
il

mini rozzi che adoravano il sole, e un gran numero di eretici ostinati e pericolosi, che abitavano sulle frontiere dell' Aleraagna. Trovasi nelloSpondanoe in altri scrittori, che Vincenzo predicando nella sua lingua materna, era inteso da quelli che ne parlavano una diversa. Ciò è riferito eziandio da Ranzano, secondo il greci, gli alemanni, gli unglieri quale ec. intendevano tutto ciò ch'egli diceva, quando predicava in latino, ovvero nella lingua che si parlava a Valenza. Frattanto l'antipapa Benedetto XIII, ch'erasi recato a Genova, invitò il santo a portarsi colà, promettendogli di rinunziare alle sue pretensioni sopra il papato. Vincenzo, che non si era ancora staccalo dalla di lui Ubbidienza (^'^.), perchè il reame di Valenza, ingannato come tanti ali

ro sinagoga fu parimente cambiata in una
chiesa, che prese
vi

nome

di

s.

Croce. Grai

turbolenze da due anni agitavano

regni d' Aragona, di Catalogna e di

Va-

lenza, per r elezione dell' erede della co-

rona. Per venire a concordia,
decisero che
sari,
si

gli stali

eleggerebbero 9 commis3 per ciascun regno, quali si rai

dunerebbero

nel castello di

Caspe

in

A-

ragona, e che quegli che avrebbe sei voli sarebbe riconosciuto per re. Vincenzo fa

nominato commissario

pel

regno

di

Va-

lenza, con suo fratello Bonif.icio certosi-

no

,

e

Pietro Bertrando. Coinè

n'ebbe
I

intesa la novella, ioterrup[)e le sue missioni per recarsi al castello
di Caspe.

esaminata ponderatamente la questione, dichiararono Ferdinando di Castiglia il più prossimo
commissari quivi
riuniti,

tri stali

e popoli, avea seguito lo

Scisma

parente del defunta

re, e
Il

per conseguennovello
re,

(^.) d'occidente, andò a Genova, e rappresentò all'antipapa uìali che cagionai

za erede della corona.

che

faceva singolare stima di Vincenzo, lo
scelse per suo predicatore e suo confessore; le quali
il

va
ne;

lo scisma,

esortandolo a mettervi

fi-

ma

i

suoi saggi

rono ascoltali.
ti

e trascorse

ammonimenti non fuIl santo dopo un mese pardi nuovo la Francia e la
i

occupazioni non impedirono

santo di fare delle missioni nelle di-

verse Provincie di
vicine.

Spagna

e

nelle isola

Fiandra; indi tornò in Inghilterra nel i4o6, e consumò due anni seguenti nel fare novelle missioni nelPoitou, nellaGuascogna, nella Linguadoca, nella Provenza e nell'Alvergna. Tolse poi a predicare il Vangelo in Granala , nell' Aragona e nella Catalogna; andò a Pisa, a Siena, a Firenze, a Lucca ; e tornato in Ispagna col consueto suo fervore scorse regni di Castiglia, di Leone, di Murcia, d'Andalusia,
i

Dappoiché

tutte le rimostranze,

ch'egli

avea fatto all'antipapa Benedetto
di sottrarsi
alla

XIII, erano riuscite infruttuose, consigliò
il

re

Ferdinando

1

sua

ubbidienza, se non volesse sottomettersi
al concilio di

Costanza, per ristabilire eoa

questo mezzo
seguì
il

la pace nella Chiesa. Il re suo consiglio, e manifestò le sue disposizioni con un editto solenne, in da-

ta

6 gennaioi4i6. Vincenzo

si

adoperò
gli

delle Asturie, e più altre contrade

,

fa-

a tutto suo potere per far entrare

spa-

cendo ovunque molte conversioni e miracoli. Gli ebrei di Toledo abbracciarono il cristianesimo, e trasmutarono la loro sinagoga in una chiesa, che fu dedicata alla D. Vergine. JNeli4 12 recossi a

gnuoli nelle mire del re; e

mandato (U

Ferdinando

I

al

concilio di Costanza,

predicò nella maggior parte de' luoghi
pei quali passò.
I

padri del concilio, che

Sa-

aspettavano

il

suo arrivo con impatieu-

,20
za,

V
non vedendolo
il

I

N
ne,

VIN
nia mostrò un'ammiral)ile rassegna^ioilissima giovialità io

i>iiingere, incaricaro-

no
si

cardinale Aimdjuldi di recarsi a Bi-

gione, oveailora lrovavasi,per consigliar-

eoo

lui.

Sembra nondimeno

clie

sia

sialo sino a

Costanza, checche ne ab-

biano dello alcuni autori. Passalo Vincenzo nel Deriy, spiegò principalmente
il

una singoiar penitenza ed un'amabimezzo a' più grandi patimenti. 1 magistrati temendo che i domenicani, quali non aveano casa a Vannes, lo portassero via, gli fecero domandare in qual luogo amasse meglio
,
i

suo zelo nella

città di

Dourges; ed invi-

di essere seppellito;

ma

egli, qualifican-

tato da

Giovanni

V duca di

Bretagna, a

dosi

recarsi ne'suoi slati, si rese a Vannes, do\e predicò dalla IV domenica di quaresima sino al martedì di Pasquai4i7, ed

un servo inutile ed un povero religioso, cui non ispettava disporre intorno
sua sepoltura, piegò
i

alla

deputati di

pertnettere al priore del più vicino con-

inoltre esercitò

il

ministero evangelico io

vento di domenicani, di prescriverne

il

lulla l'estensione della Drelagna, senza

luogo; indi
la

li

esortò a conservare

dopo

darsi ripoSo
JNello stesso

benché fosse ammalalo. tempo scrisse ai vescovi e a*
,

sua morte quella pace, che nel corso

di sua vita

principali signori di Casliglia,

come puregno duli,

re ad Alfonso, che governava

il

rante

la

minorila di Giovanni

esor-

landoli a riguardare Pietro de
le

Luna quaconcilio di
il

antipapa, e riconoscere

il

Costanza. Eletto nel novembre

Sommo

PonteficeMartinoV, scrisse al santo, mandandogli il celebre teologo Montano per
confermargli
cila
il

avea loro sì forlemenle raccomandata. Il mercoledì innanzi la domenica delle Palme, 5 aprile i4^95 ^P'" rò tranquilla mente, in età di 62 anni, 2 mesiei3 giorni, avendo convertilo alla fede cattolica 25,000 ebrei, oltre un prodigioso numero di peccatori, li duca di lirelagna e il vescovo di Vannes decisero che
si

dovesse sotterrare

il

santo nella catte"
Calisto
111, a

titolo e le facoltà di mis-

drale. INel

i455 Papa
il

cui

il

sionario apostolico, le quel tempo, adec-

santo avea predetto
nizzò;

pontificalo Jo cano-

mento di Enrico V re d'inghdterra, Vincenzo passò in Normandia. Era allora in età di 60 auni , e sebbene rifinito di salute in modo che non poteva fare

ma

la

bolla della canonizzazione

non
11.

fu pubblicata

che 3 anni dopo da Pio
quale era
fosse trai

Gli spagnuoli, avendo inuliimenle doil

mandato, che
sportato a
di
lo

suo corpo,
1

il

un
za

sol passo
il

senza appoggiarsi, allorché
for-

stalo disotterralo fin dal

4^6,

saliva

pergamo parlava con tanta
fosse nel

come

ii)ente

hor degli anni. Fiualvieppiù alhanto dal niale, e consi

Va lenza, deliberarono nel 5go trafugarlo; ma fu nascosta l'urna che
rinchiudeva
,

la

quale scopertasi nel

siglialo a ritornare nella terra natale,

1687, venne

falla
a'

una

2.' traslazione del

pose

in viaggio;

ma

giunto presso a

Van-

sagro deposito

6

di settembre.

Dipoi

nes, volle farsi condurre in questa città,

collocossi quesl'

che Iddio avea scelta per luogo di sua
sepoltura. Ivi apparecchiossi alla morte

urna suU' altare d'una cappella edificata recentemente nellacatledrale, dove sta ancora esposta alla venerazione de'fedeli. La sua festa
si

con raddoppiato fervore e col ricevere i sagramenti, predicendo che morrebbe io dieci dì. Visitato dal vescovo, e da molte personedel cleroedella nobillàdiVannes,
scongiurò a mantenere quello ch'egli avea incominciato fra essi, e a perseveragli

cele-

bra il 5 aprile, sebbene Calisto
prescritto
il

III

avesse

6. S.

Vincenzo Ferreri, mal-

grado

le

sue grandi occupazioni,

se alquanti scritti.

Abbiamo

di lui
,

compouà
:

re nella pratica della virtù, assicurandoli
•che
si ricorderebbe di loro allorché fosse dinanzi a Dio. Kellasua peausissioia ogo-

ovvero dall'uomo interno j un Trattalo sopra Vorazione domenicale; Conforto ntile tentazioni contro lafedej 7 Lettere. \
della vita spiviUiak

Tr aliato

V N
!

V
nome non
pos-

I

N
gli

21
avea lasciato un

^fr/;:on/ stampali col suo

gato

di

1

5oo

lire

che

sono essere

di lui,

come hanno

osservalo

Dopin e Labbé. Gli si allribuisce ancora un Trattalo soprala fine del mondo e sopra V Anticristo. Vg\ suo culto e^indulgenza plenaria concessa ne' 7 venerdì precedenti la sua festa, e degli autori che
scrissero
si

suo amico. Nel tornare a Tolosa per mare, il baslimenlo sul quale egli era fu assalilo

da

tre brigantini africani; restaro-

no

uccisi tre

uomini

e feriti gli altri del-

l'equipaggio, riportando anche Vincenzo

un colpo
tirsi

di freccia, di cui

ebbe a risen-

la

vita di (jueslo
il

Taumaturgo,

per molti anni. Condotto esso cogli
prigionieri a Tunisi, fu
lo rivendette a

può vedere

Novaes nella Storia di
(s.)

altri

Calisto

IH.
DE Paolf, fondatodelti

da un pescatore, che
stillatore,

comperato un

VINCENZO
ri

vecchio medico, gran chimico e gran diil

re della congregazione de* preti o signodella nussione,

(juale

da 5o anni occupavasi
gli

volgarmente

di

a cercare
tollo

la

pietra filosofica. Questi trat-

s. Lazzaro. Nacque nel villaggio di I*oy o Pony-Sur-Daz, dipartimento delle Lande nella Guienna, già della diocesi d' Acqs

con molta umanità, e

promise,
segreti

se

volesse
i

mutar

religione, di lasciargli
i

tutti

suoi beni e d'insegnargli

in

Guascogna,

il

24

aprile

iSyG.

I

suoi

della sua scienza;

ma

Vincenzo

,

paven-

genitori, Guglielmo de Paoli e 15ertranda de Moras, coltivavano colle proprie mani un poderello ilal quale traevano la sussistenza per la loro famiglia, composta di 4 figli e 2 Hglie, che allevarono nella pietà e nei travagli della vita

tando che
i

assai

più

il

pericolo dell'anima sua,

rigori della schiavitù, ricorse all'osi

razione e
tazione.

mantenne

forte contro la ten-

Dopo un anno
i

medico,
nipote,
il

suoi beni passarono ad

cenzo, eh' era

il

terzo

,

campestre. Vindava prove non

quale fu

il

3.°

morto il un suo padrone di Vincirca,
di Nizza

cenzo.

Non andò
,

guari che questi lo ven-

comuni
il

tl'ingegno e di alliludine, per cui
di avviso di farlo studiare, e
a'

dette ad
in

un rinnegato originario
che
lui,

padre fu

Savoia

in seguito convertito

da

lo

diede ad educare Acqs,
i

francescani Cordi-

Vincenzo, fuggi con
diterraneo

valicando

il

Me-

glieri di

quali

aveano cura del-

sopra fragile barca. Giunti

l'educazione della gioventù.
ni,

Dopo 4

angli

essendo in grado di ammaestrare

ad Aigues-Morlesil sBgiugtio 1607, in» di recalisi ad Avignone, il rinnegalo fu
riconciliato

altri,

De Commet avvocalo della città di Acqs e giudice di Poy lo diede per mae;

dal

vice-legato

pontificio

Pier Francesco Montorio vescovo di Nicaslro
;

stro a'suoi figliuoli

e con ciò
i

il

giovine
studi

e l'anno seguente

andò

col san-

de Paoli potè continuare
l'età di
il

suoi

to a Pioma,

dove per

far penitenza en-

senz'essere d'aggravio alla fimiglia. Al-

20 anni

recossi a Tolosa, vi fece
il

corso di teologia, prese

grado

di

bace

celliere; poi ricevette gli ordini sagri

nel

1600

il

sacerdozio. Stimabile per tulle

le virili

che formano un degno ministro
Cristo, non conosceva ancora per

trò nel con vento dei fale-bene-fratelli,che servono gli ammalali negli ospedali. Vincenzo, poiché ebbe soddisfatta la sua divozione, passò in Francia e fermossi a Parigi nel sobborgo di s. Germano, presso r ospedale della Carità, dove sovente
,

di

Gesù

andava a consolare

e a servire gl'inferoii.

altro quella perfetta mortificazione di se
slesso, la (piale sostiene

La

pia regina Margherita, conosciuta la

lutto l'edifizio

di lui virtù, lo fece

suo elemosiniere or-

della santità;
lo

ma

piacque a Dio condur-

dinario. Slava nella corte della regina

un
gli

per

la

via

delle tribolazioni a quel-

dottore, ch'erasi

sempre mostrato zelancontro
,

l'alto
la

grado

di virtù al

quale innalzullo

te della religione e formiilabile

sua grazia. Neli6()5 dovette fare un
le-

eretici e gli

viaggio a Marsiglia per ouuseguire uo

fosse

empi ma Dio permise che assalito da violenti tentui;ioui eoa-

22
Irò la fede.

V

1

N
la

V
santo
,

I

N
La

Vincenzo implorò per esso

protestando pubblicamente che

misericordia del Signore, olfrendo se stesso qual villima di espiazione.

senza questosarebbe andato perduto.
contessa,

La

sua prela

avendo a cuore

la salute spiri-

ghiera fu esaudita:

il

dottore ricuperò

tuale de'suoi vassalli, pregò

Vincenzo di
il

lianquillità dello spirito;

ma

la stessa

ten-

predicare nella chiesa di Folleville

gior-

tazione assalì Vincenzo. Egli ricorse alla

preghiera e alle pratiche della mortificazione, e durò 4 3"»' io questa lotta,

no della conversione di s. PaolodeliGi 6, per istruire il popolo principalmente a fare una buona confessione. Il suo ser-

Hnchè presa
carsi

la

determinazione di dedial servigio
la

mone
ché

produsse

i

migliori frutti, percioctutti quelli

interamente

de'poveri,

egli

non poteva bastare a

dileguaronsi le sue pene, e

pace

di cui

che bramavano mettere
coscienza con

in quiete la loro

godette in appresso fu accompagnata dalle

una confessione generale,

più abbondanti benedizioni.

Un

giu-

dice del villaggio di Sore, che alloggiava
nella stessa casa, essendogli stati involati

per cui fece venire due zelanti sacerdoti da Amiens. La festa della conversione di
s.

Paolo fa per
la

lui

memorabile

in guisa,

4oo
e
ti

scudi, incolpò

Vincenzo
il

di tal furto,

che per tutta

la vita

si

fece a di (la mar lo tra' suoi conoscen-

no

memoria

co'

ne celebrò ogn'aasentimenti della più
i

ed amici. Soffrì

santo per
il

6 anni
delitto,

viva gratitudine, e a sua imitazione
della

preti

questa calunnia; finalmente
dichiarò
al

ladro, es-

missione rendono in

tal


il

umili

sendo stato preso per un nuovo
egli stesso

grazie al Signore per essere stato
in cui la

giorno

giudice di Sore, essere stato

prima volta
la

fu

formato

il

disegno

che avea involalo il denaro, e che il servo di Dio era innocente. Vincenzo slrinseamiciziacolcelebrep.de Berulle, che fu poi cardinale, allora occupalo a stabilire la congregazione dell' oratorio in Francia. Questi concepì

della loro congregazione.
di

Per desiderio
deBerulle,
la-

procurare

maggior

gloria di Dio, e
p.

per consiglio del piissimo
assunse l'incarico di far

sciata in quell'anno la famiglia di

Gondy,
curato

le veci di

grande

a Chàtillon-les-Dombes, e prese per socio
il

stima pel santo, ed impegnollo a trava-

virtuoso sacerdote Luigi Girard.

Le
sic-

anime ed accettare la cura di Clichy, dove operò mollo bene; ma presto dovette abbandonargliare per la salute delle
la

sue fatiche ebbero un felice successo,

ché un gran numero di persone, fra cui il conte di Rougemont, abbracciarono

per incaricarsi dell'educazione de'figli

fervorosamente

le

mortificazioni della pe-

di Filippo

Emanuele Gondy conte

di Joi-

nitenza, e molli eretici rientrarono nel

goy, generale delle galere di Francia.
contessa di Joigny,

La
la

seno della Chiesa.
donogli una

La

contessa di Joigny

commendevole per
gli

somma

di

denaro

,

adinchè
l'i-

sua pietà, fu talmente compresa dalle e-

fondasse una missione perpetua per

minenti virtù di Vincenzo, che

donò
suo

struzione del basso popolo. Quindi pro-

tutta la sua confidenza e lo scelse a

confessore. Trovandosi presso di essa nel
easlellodi Folleville, fu pregato di recarsi

curò colla mediazione del p. ile Berulle d'indurloa rientrare in sua casa, ed ottenne che egli dirigerebbe la sua coscienza fiuch'ella vivesse, e l'assisterebbe nella

a Cannes, villaggio due leghe distante, per confessare un paesano in pericolo di

sua morte. Pertanto desiderando essa

Vincenzo vi si portò senza indugio, ed esaminato lo stalo dell'anima del penitente, gli propose di fare una confesvita.

di contribuire

anche

alla

santificazione

degli altri, risolvette, d'accordo con suo

marito,di stabilire una compagnia di missionari,
i

sione generale. Esso
tieri, e in

vi
si

acconsenlì volen-

quali

si

dedicassero ad
i

ammae-

appresso
la

chiamò fortunato
di

strare

i

loro castaidi e

loro dipendenti.
a

di avere

avuto

vcaluia

parlare al

Proposto questo diseguo

Gian France»

V
SCO di

I

N
i

VIN
."

23

GonJy,

fralello del conte, e
lo

ar-

d'allora

il

disegno d'un ospedale pei ga-

civescovo di Parigi,
le,

accolse lietamen-

prevedendo che doveva venirne mol-

to utile alla Chiesa, e

donò

il

collegio dei

ma non potèeiTettuarche qualche anno dopo. Luigi XI V lo dotò nel 1648 coll'annuo assegnamento
leotti di Marsiglia,

lo

Buoni

fanciulli per alloggiarvi la di cui

nuova

comunità,
nell'aprile

Vincenzo prese possesso 1625, contribuendo pii coni

iugi suddetti considerevole

somma

,

co-

me

narrai, riferendo pure molte notizie

12,000 lire, e divenne unode'più comodi del regno. Dopo la morte della contessa di Joigny avvenuta a' 23 giugno i625,il servo di Dio vi andò ad abitare co* suoi preti; ma soltanto nel £658 diede una
di
,

del santo, nell'articolo Missione, con-

costituzione a'suoi discepoli. Per

quanto
benesi Il

gregazione de sacerdoti missionari di.9. Vincenzo de Paoli, detti Lazzaristi o signori della missione. Subilo dopo il suo ritorno alla casa di Gondy, Vincenzo
imprese a fare una
dannali
se pi
alla galera,
[ioni di Parigi.

riguarda

lo spirito, le regole e le di

merenze
vedere
il

questa congregazione,

può
fer-

citato articolo Missione.

visita a lutti

i

con-

vido zelo di Vincenzo de Paoli non era an£or pago, e ognidì cercava nuovi mezzi

ch'erano nelle diver-

per procurare

al

prossimo

tutti

i

soc-

re nel

Provò acerbo dolo* vedere l'abbandono a cui erano
e progettò di unirli tutti in
;

corsi spirituali e corporali.
la
lai

Quindi

stabilì

confraternita della Carità, di cui parne' voi.

essi ridotti,

X,

p.

35
l'

una

gli
la

sola casa

il

che

gli

venne

fatto

mer-

ed altrove, per

e 36, LXVII, p. 225 alleviamento de* po-

liberalitàdi molle persone pie, ch'ein

avea interessato

questa buona opedispose

veri malati in ciascuna parrocchia, la quale associazione ebbe principio nella

ra.

Dopo aver

così

provveduto a'bisogni
,

Bresse, e
il

si

estese

poi in tutti

i

luo-

corporali di que' sciagurati

li

ghi dove

santo fece delle

missioni.

meglio a ricevere
loro egli stesso od

le istruzioni

che dava
conte

altri sacerdoti. Il

di Joigny, edificato del bell'ordine

che

regnava tra questa gente, risolse d'inlrodurlo eziandio in tutte le galere del regno, e ne parlò al re, facendogli conoscere lo zelo e la capacità di

Questa istituzione si divise in sorelle religiose, ed in sorelle secolari: le prime assistono virtuosamente e con sublime abnegazione gl'infermi d'arabo
i

sessi negli

spedali
i

;

le

seconde visitano
sessi nelle

e soccorrono

malati de' due

Vincenzo
creò caple

proprie abitazioni, portando loro conforti

de Paoli; laonde Luigi XI li
di Francia.

lo

e

consolazioni.
della

La confraternita

pellano regio generale di tutte

galere

delle

Dime

Croce ebbe per oggetconsagrava
al

Tre anni dopo Vincenzo fece un viaggio a Marsiglia e si propose di
, i

to l'educazione delle fanciulle. Altra detta delle

Dame

si

servi-

visitare tutti

forzati di quella città, neldi fare

zio de' malati nei grandi

ospedali, co-

Tintendimento
tutosi in

per

essi

quanto aivi

vea fatto a Parigi. Narrasi che

abbat-

un galeotto
si

ridotto alla dispe-

razione,

sentì tanto
tutti

commosso, che doi

po aver esaurito
eroismo
di carità

tarlo, ottenne di porsi in

mezzi per conforsuo luogo, e con

quello dell' Hotel Dieu di PaQuesta gran capitale non potrà mai dimenticare quanto debba alle cure di s. Vincenzo de Paoli. Fu egli che procurò e diresse gli ospedali della Piein
rigi.

me

tà, di Bicetre, della ciulli esposti.

Salpetriere e dei fan-

ne portò per alcun tempo le catene. Fece quindi (|uatit'era in suo potere per raddolcire la sorte di quegì' infelici, ed inspirare ad essi sentimenti di virtù. Soprattutto gli ferì il cuore il
miserevole stato de' malati, e formò fin

Quest'ultimo stabilimento,

dice l'ab. Boiler, che seguo in questa agiografia, interessa di troppo l'amanilà e
la religione,

perchè

si

debba parlarne un
di fan-

po' a dilungo.
ciulli nati

Un gran numero

o dalla disolutezza, o in seno

"

94
alla miseria,
le

"V

I

N

V

I

N

erano sovenle esposti o sul-

ci.

ciiiese o ne'Iuoghi pubbliL'unico bene che loro si faceva dagli lìffiziali (li polizia era quello di levarli di

porle delle

mantenere l'opera pia, ne più si trattò che di aumentarne anezzi. Si ottennero
i

dal re le fabbriche di Biceireper alloggiare que'fanciulli che

non aveano più biso-

:

a

una vedova
la

e

due serve

fu dappri-

gno di
s.

balie;

ma siccome l'aria vi era trop-

ma

data
a

cura di nutrirli;

ma

presto

si

verme

mancare

di soccorsi, e

una mol-

po acuta, furono trasportati nel borgo di Lazzaro, e se ne commise l'educazione
figlie della Carità. In

titudine di questi bambini periva. Alcuna volta per is[)acciarsene erano fino venduti, o donati a chi li voleva. Vincenzo tocco in sul vivo da compassione, procacciò rimedio a tanto male; pregò alcu-

a dodici

appresso

furono acquistate per essi due case, una nel borgo di s. Antonio, l'altra presso la
cattedrale.
I

re di

Francia hanno in
le

se-

guito accresciuto

loro entrate, e

il

nua

ne dame

della sua società

di visitarli, e

mero

dei fanciulli mantenutivi ascese

quelle pietose sentironsi rabbrividire allo
spettacolo che si presentò a'ioro occhi. i\Ia siccome non si potevano caricare di sì gran numero di fanciulli, si pigliarono

più di diecimila, giusta quanto riferisce
Collet nella Fila dis.
li.

Vincenzo de Paodi
di
s.

Oltre a'mentovati ospedali, Vincenzo

fondò eziandio nel borgo
di Parigi quello del

Lorenzo

nullameno ciascuna la cura di alcuni, e a misura che si aumentavano soccorsi, se ne andava raccogliendo un maggior numero. Da ultimo Vincenzo tenne nel 640
i 1

nome

Ge>ù per

4o poveri
in
i

vecchi, e quello di
nella diocesi di

Borgogna,
si

s. Regina Autun, per

poveri pellegrini malati, che per divo-

un'assemblea di tutte le dame che occupavansi in quest'opera pia, ed esposti nella più forte maniera bisogni di quei

zione

recavano a visitare

la

lotnba di

quella illustre martire. Questo ospedaledi-

venne
anni

assai celebre, ricevendovisi tutti gli

sti

poveri fanciulli

,

fu deciso
di lutti a

unanime-

3oo

o

4oo
vi

malati, e più di
di

20,000

mente d'incaricarsi

modo di pròle

poveri che

passavano

ogni eia, di
11

"va.JNon c'erano altri capitali che le elemo-

ogni sesso e di ogni nazione.

santo fe-

sine di persone caritatevoli,

quali

non

ce de'savi regolamenti per tutte queste
case, e procurò dei capitali sufficienti alle

bastavanoa tante spese ; ma il buon servo di Dio, fidando nella divina provvidenza,

non

si

perdette di coraggio.
la

Le sue

istangli ot-

ciai e

ze presso

regina

Anna

d'Austria

Fu per procacancora piùefìicaci soccorsi ai poveri D)alati, che di concerto con madama Luinecessarie loro spese.
istituì la

tennero dal re 12,000 lire di rendila, lo che sostenne per qualche tempo lo stabilimento. Crescendo il numero de'ragazzi per modo che il loro mantenimento costava 40,000 lire al di, le dame della Carità ne furono sgon)entate, e dichiararo-

gia di Marillac,

Gras,

vedova di Antonio Le congregazione delle Figlie
e meglio

della Carità o Suore grigie. V. Carità
(sorelle della),

Sorella

e

Suovol-

ra, celebrate in tanti luoghi.

Sono

no che
forze.

tale dispendio sorpassava le loro

garmeule chiamate anche Sorelle didla Carità e Sorelle di s. Vincenzo de Paoli.

Vincenzo convocò un'altra assem-

Delle congregfizioni particolari delle

blea generale
si

neh 648,

per deliberare se

Figlie o Sorelle della Carità, ragionai
nelleciltà ove furono istiluile.Devesi

avesse a continuare

la

buona opera;

e

pure

tlopo aver ponderato
riflettere nel

le circostanze, fece

a s.Vincenzode Paoli lo stabilimento delle

ujodo

il

più commovente,

conferenze ecclesiastiche, nelle quali trattavasi dei doveiidella vita clericale.

come

quelle povere creature perirebbero

infallibilmente, se venissero da loro ab-

mero

di quelli
di
vi

bandonate. Alle sue parole T assemblea

crebbe

11 nuche v'intervennero si acmollo, e furono frequentale da

non

rispose qhe qolle lagrime^ e decise di

quaute

erano più

rispettabili

per^pu«

V
animo

liN
1

V
633
clieil

I

N
si

-15

del clero. Fti nel luglio

grande
e co»

ra fu la sua fede, per cui

dichiarò a-

del salilo pose le fondtioienta di

(|iiesl*opera

sommamente

salutare

;

me

intese con es<adi

provvedere
alti

alla

dot-

perlamenle contro l'erronea dottrina di Giansenio e de'suoi seguaci Giansenisti (^.), e combattè con mollo zelo i suoi
errori sulla grazia;

trina e santità del sacerdozio, istruendo

per questo mezzo ne'Ioro

doveri, ed
i

infiammandoli

a

bene

eseguirli, ministri

del santuario, grandissimo fu l'ulde de-

ma nello stesso tempo che rigettava un rigorismo che riduceva alla disperazione, condannava una morale rilassala che apre il varco ad ogni
disordine,
lls.

rivatone alla Chiesa.

Ed

i

personaggi

vescovo Francesco
si

di Sales,

che

celebri per dignità, per potenza e per

avvenutosi in Vincenzo, tosto
ch'egli possedeva
le le

accorse

dottrina fiorivano allora in Francia, aiu-

più sublimi virtù, ed

tarono del loro favore sì bella e sì benefica istituzione. 1 celebenimi cardinali
Ixiclu'lieii e

era alto a scorgere

anime

nella via della
i

perfezione. Perciò lo scelse a

superio-

Mazzanni^
fra

e

poco dopo

i

re delle religiose della ^isilazioney che a-

due
loti

dottissimi vescovi Bossuet e

Féné-

vea
tre

di recente stabilito in

Parigi. Vindi
le

primeggiano

questi

(Essi sono

cenzo fu eziandio superiore

molle alaltre di

espressi col

santo nel quadro egregiaSanclis,
s.

comunità

religiose

,

tra

mente dipinto da Guglielmo de
rappresentante
le

quella delleFiglie dellaProwidenza, ch'era slata eretta nel

Conferenze di

/'in-

cenzo

(ìe

Paoliy eseguito per commissio-

Pollalion,

dopo

la

i643 da madama morte della quale

di
si

ne del Papa Pio IX nel i855, e collocalo nella chiesa de' sacerdoti signori della

dichiarò prolettore di queste pie
e

figlie,

trovò

il

modo

di far sussistere

e ren-

Missione di

Roma, per compiere
essi

la

dere perpetuo questo stabilimento. Nel

decorazione della cappella da
rata.

restau-

Se ne legge

la bella

descrizione del

i658 convocò a s. Lazzaro l'assemblea de'membri della sua congregazione, consegnò a ciascuno la raccolta delle regole ch'egli avea steso, ed esortoili ad osservarle con perfetta esaltezza.
Il

Tommaso Borgogno somasco, nelV Mbuin di Roma, t. 22, p. 233 con incisione). Sorprende che un uomo, il quale non era distinto ne per nascita neper fortuna, e non possedeva di quelle vistose
eh. p.

suo

isti-

qualità che attirano

la

slima e

l'

ammisì

confermato da Alessandro VII e da Clemente X. Ma frattanto la sua salute andava di
tuto fu di
e

nuovo approvato

razione del mondo, abbia potuto fare

giorno in giorno adievolendosi, e benché
avesse un

grandi cose;

ma

crescerebbe vieppiìi

lo

stupore
Je

se

si

esaminassero ad una ad una
gì'

temperamento assai vigoroso, nondimeno le assidue fatiche e le austere. In età di

sue meravigliose azioni, e
ch'egli

innumesoccorsi

rità della penitenza lo fecero

rabili servigi

rese al

prossimo,

80 anni

fu culto da

traendo do Ila carila dei

fedeli

bre,
dici,

gli

accessi della

soccombeuna febquale erano perio-

straordinari a prò dei miserabili. AlFolla-

ma quanto
i

più senlivasi appressare

teda
tavia

tante occupazioni, egli teneva tut-

l'ultimo istante, più raddoppiava di zelo

la sua anima ìntìaiamente stretta con Dio, e nulla poteva turbarne la tran-

neir istruire
a'

suoi

figli

S[)irituali.

Mori
sua Laz-

27 settembre

i6(3o,

anno 85."

di
s.

quillità.

Le umiliazioni erano per
di gioia, e fu

lui

un

vita, e fu sepolto nella chiesa di

motivo

appunto

la

pratica

costante delTumiltà ed interiore mortificazione, in

uno a

quella d'un' assidua

I suoi funerali furono accompagnada immenso concorso di gente, assistendovi il nunzio del l^apa e parecchi

zaro.
ti

orazione, che lo recò a

alto

grado

di

vescovi.
te la

Esaminata
le

a

Roma rigorosamenmolti miracoli ope^

perfezione; quindi inculcò sempre calda-

sua vita e

virtù eroiche, e rico-

mente

a'suoi discepoli questa virtù.

Pu-

uosciulu

lu verità di

2(5
I-ali

V

I

N
I[

VI N
ste

a sua iulercessione, Benedetto XI
i

vere

figlie

e suore della Carità

si

av-

beato nel 1729. Indi nel 787 fu solennemente canonizzalo da Cleineule XII, e la sua festa determinata a' 19
lotlicliiaiò

di luglio.

Avendo

i

repubblicani nel de-

clinar del secolo decorso distrutta la chies. Lazzaro e rapita la cassa d'argeuche custodiva il corpo del santo, Luigi XVI II provvide d'altra casa signori del-

sa di
io

volgono di continuo fra tanto lezzo, come il raggio dì sole che batte sui letamai senza imbrattarla pura fulgidezza della sua luce ; ed entrano in mezzo a quelle camerate con volto di paradisOjSicure di se, anzi sovrane di quegli animi felloni, che vedendole chinan loro riverenti quegli occhi talvolta
in faccia al
si

i

audaci e temerari perfino
li

la

Missione e

ivi

loro innalzò altra chiesa,
il

giudice che
gli

condanna
vita.

e al

corpo del s. Fondatore nella bellissima urna fattagli dall' arcivescovo di Parigi mg/ De Quelen.
in cui

fu riposto

carnefice che

tronca la


la

sola-

mente fanno da infermiere,
ziale,

ma

da spebassa

da flebotome esercitando

Seguì
la

la

solenne traslazione a'25 aprile

i83o, e Gregorio XYI ne rese perpetua memoria coli' approvarne 1' uliizio di
doppio maggiore. Questo mirabile servo
lui
il

rito

di

Dio ricevè

curando piaghe e ferite. E questo non solamente negli spedali, ma ne' campi di battaglia e fra* pericoli di morte, prodigando le loro cure anco a* nemici, ne badando a religione, se acatchirurgia,
tolici

da

suo spirito. Vero grande

A-

o infedeli, tutti colla stessa carità
soldati russi fatti prigionieri epor-

postolo della carila^ scelse la donna come stromento il più ellicace di sua missione, per portare soccorsi spirituali e

beneficando. Neil' ultima guerra di Tur»
c/iia,
tali
i

a

Costantinopoli,

riceverono

negli

temporali in ogni classe di persone, e

spedali fiancesi da parte delle suore della

contrada del mondo, dove ha con essa perpetuato prodigi della cristiana carila, la più ingegnosa ed eroiin ogni
i

Carità

le

più commoventi cure. Fesanta vocazione, queste rein aiuto dell'

deli alla loro
ligiose

muovono
con

umana
tutta
fra*

ca.

Le

figlie

o sorelle della Carità sono
di Cristo e testimo-

sofferenza

una sollecitudine
distinzione

celebrale
ni dell'

Amazzoni

cristiana, senza mettere

eroismo
dell'

cattolico.

Ad

esse

non

miseri secondo la nazione o la fede

la persona esterimanente è più che virile, e ferve loro in seno un'anima di tempe-

manca

uomo che

professano. Si

che mostrarono ammirabili
i

riore, tutto

il

neir assistere e curare tanto
rodossi
feriti,

russi ete-

quanto

i

francesi.

Per

l'as-

ra

si

gagliarda, di pensieri

si

sollevati e

sistenza accurata prestata

a questi ulti-

sublimij di cuore

che forse non
bastare a' loro

v'

sì fermo ed invitto, ha soldato che potesse

mi, r imperatrice Eugenia visitò in Parigi la

superiora generale nella casa prinfiglie e

duri,

luoghi, faticosi

e

cipale delle

suore della Carità,
passò

con meravigliosa paziente industria e incomparabile abnegazione assistono Pazzi t\ Sordo-Macronaci e le cronache. Ospedaliere tif
svariati uffici. Esse
i i

per ringraziarla vivamente: indi
nella casa di lavoro

per eccellenza, passano
negli spedali fra
il

il

di e

la

notte

tanfo,

lo squallore e

la mestizia di tulle le infermità

che

af-

fliggono r

uomo. Esse

nelle prigioni co'

dove slavano tutte le monache, e poi al noviziato composto allora di quasi 4oo novizie, destinate a reclutare la grande armata della carità. Fermatasi a lungo tra le religiose, le interrogò sui mezzi che adoprano per fare del bene a' fanciulli, a* loro parenti, a*
vecchi, a'poveri, a' soldati, a tutti. Nelle
recenti terribili stragi operate da'crudelissimi

cedi de' bargelli e de' carcerieri
sotto
gli

sempre
corsie

occhi, chiuse nelle

tristi

tra'cancelli di ferro,

udendo

di

continuo

drusi

e da* fanatici

turchi,

de-

lo stridore de'catenacci rugginosi.

E

que-

§r

infelici cristiani della Siria,

trucidati

V
io

I

N
anche consoli,
le

V

1

N

17
casa centrale,

ferocemente e rapinali senza distinzione,

le quali a Parigi, oltre la

uno

agli

6tianieii,

suore fecero prodigi di carità. Quanta eminente parte e quanto sono benemerite della

hanno 68 stabdimenli serviti da 597 suore. 11 numero de' poveri e degl'infermi, visitati negli spedali o a domicilio

pubblica educazione e istruziogiovinette e fanil

dallefigliedellaCaritàascendeai5o,ooo,
e quello de' fanciulli ammessi agli
asili

ne, per ogni clas-^e di
ciulle, in njolli articoli

a

celebrai, inse-

gnando con

pio zelo le

massime fonda-

mentali della religione, della morale e della civiltà; ammaestrando con perizia
nel leggere e nello scrivere, e io qualsi-

20,000. Le figlie e sorelle della Carità sono sparse in tutto il mondo, e ve ne sono da 10,000 distribuite in 840 stabilimenti.

Ogni anno

circa

i65 vanno
ter-

in missione fino all' estremità della
ra,

voglia lavoro donnesco.

alfetluoso e sublime il na che rinunzi alla fiorente gioventù,
alla

Quanto è mai vedere una donfamiglia, alle

specialmente ne Ficariali apostolici (V.)j eziandio contribuendo alla
propag.izione della fede. È inoltre s. Vincenzo de Paoli celebrato Apostolo della Francia^ le cui eroiche azioni furono tulle improntale di quell' eminente spirilo di carità

bellezza, alla propria
d'

speranze
di

uno sposo
fin

e a quelle di ve-

der sé stesse riprodotte ne'figli; che quia-

abbandoni

anco

la patria,

tutti

i

che

lo rese tanto

beneme-

piaceri della vita, per interamente dedicarsi
al servizio del

rito d'ogni età, sesso e condizione di per-

prossimo, ad utile
età e condizione.

sone. Per

la

della società d' ogni

dente consiglio,
si

sua ampiezza di cuore e pruquesl' eroico sacerdote

Sono
rati

sovraumani prodigi opequesti da s. Vincenzo de Paoli, colla sua mondiale e benefica istituzione. Gregorio XYl ne fugrande ammiratore e patrono,
i

die'lutlo a tutti, per rendere tutti salsi

vi; e

fece occhi al cieco, piede al zop-

po, e padre tenerissimo de' poverelli.

La

approvò varie loro

particolari congrega-

sua carità considerata nel suo principio, ne* suoi mezzi, nel suo fine, è quella vera carità che posta in perfetta opposizio-

zionì,e a vantaggio di tutte

emanò
t.

il

breve

Charilas viscerainduentes^ de* 1 4 coaggio 1 833, Bull. Rolli, cont.y

i9,p.

229:

Privilegia concessa Sororibiis Charila-

ne colla moderna sedicente umanitaria filantropia lìtW Uomo (7^.), ha sapulo riportare più nobili e duraturi trionfi.
i

Vincendo a Paulo. Hiporta il n. 191 del Giornale di Roma del i856,che l'ab. Darboy, uno de'
tis

nuncupatis a

s.

vicari generali

di

Parigi,

pubblicò

la

Tutto l'universo saluta il Santo come uno de' più grandi benefattori di tutta quanta l' umanità, tanto nel suo secolo, quanto in quelli avvenire. Merita leggersi
il

Statistica religiosa della diocesi di Parigi^
cesi

Ristretto cronologico della vita^

con molte notizie di tutte le diodella Francia, e dettagli importanti
delle congregazioni religio-

virtù e miracoli di
li

sul
se,

numero
di

s. Vincenzo de Pao» fondatore della congregazione della Missione e delle Figlie della Carità^

e sull'opere di carità di

Parigi.
a 48,

Le
gli

Roma 1837
zione.

centenario di sua canonizza-

comunità
cupati da

donne ascendono
di

spedali e ospizi a 35, abitualmente oc-

20,000 malati

ogni sorte,

tà di

Queslo santo è protettore della Socies. Vincenzo de Paoli il cui pre^

de' quali 12 sono servili da'Iaici e gli altri

cedente
s.

titolo di

Conferenze di Carità di

2 3 da

4^4

munità femminili

Carila. ^o'*® ''^''® le divise in 3

Le

co:

classi

ni della

P'inccnzo de Trto//, è rimasto alle sezìo» medesima, per averlo preso ad e-

quelle che pregano, quelle che insegnano, e quelle che assistono.

La più

consi-

8emplare.lNe'vol.XLV,p. 235, L^p.ifia, xeni, p. i53 ed altrove, feci cenno dell'

derevole è quella delle

figli*

dclluCaiilù,

isliluzioDe #

uti di6si

il

virluoiu e cu-

^8
vita ciisliana
tli

V

I

N
mie
le-tterarie,

V
parlare, sibbene
il

I

N
fosse sufficiente
il

ritalevole scopo, che nella pratica d'una

non

vicendevole esempio e

doversi operare, e dì

consiglio, è informalo dal

sentimentodi
i

esercitarsi nell'opere

che furono

care

pietà e carità cristiana verso
sia nel visitare
i

bisognosi,

a

poveri nelle

loro case,

Vincenzo de Paoli. L'istituzione si estese tosto nelle province della Francia
s.

recando

soccorsi in generi, e dareezian-

e negli altri stati

dioconsolazioni ;sia di adoperarsi in pro-

l'Asia, nell'Africa, nell'America,

porzione delle facoltà e del

teuìpo che

d'Europa; passò nelparanco neir Oceania per lo zelo de' Sicari
Apostolici
i^P^.),

hanno

gli

ascritti,

nelT istiu/ioue ele-

e altri vescovi,

con una

mentare e

cristiana de' poveri fanciulli,

rapidità veramente prodigiosa, favoreggiala dall'insuperabile zelo religioso di

liberi e detenuti; sia di spacciare libri
rali e religiosi
j

mo-

sia di fare

ogni sorte d'oa*

Gregorio XVI. Narra

pera caritatevole proporzionata

mezzi

Roma (le 2^

agosto

1

Giornale di il 852, che la sociedistribuii

d'ogni conferenza,
rità
tri
si

cortipone di

ec. La società di camembri attivi, e di al-

contava già 8oo e più conferenze, e

nel periodo di soli

i8anniavea

che non ponno darsi all'opera ch'essa inculca, Quest' ultimi aiutano per lo meno primi colla loro operosità e col
i

to alle famiglie bisognose L. 5,353,

26.

»

Non
i

è

qui

il

dito di Dio.'' Cosi ne' luoi

ghi

più lontani,

più diversi iper costu-

loro credito: suppliscono colle loro olFerle

mi, per nazionalità, per linguaggio, tu
scorgi
glia

e preghiere alle opere

di

fatto

che non

membri
si

di

questa seconda fami-

ponno

in

niun conio eseguire. Nell'amor
della salute

che
s.

sforzano d'imitare colla stes-

del prossimo, e nello zelo

sa carità

dell'anima è basata ogni conferenza di carità. L'origine della società fu in Pastudenti nel
principio 8 giovani 832, e prese forma nel 1 833, con conferenze per difendere e propudogmi di nostra ss. Religione, gnare
rigi, a cui

diedero
i

gh esempi del loro illustre paVincenzo de Paoli, che cousagiano il loro tempo al soccorrimento de' poveri in nome di Gesù Cristo, e che
trono
a' loro materiali sussidi!
si

studiano di
religiosi
lo spirito ri-

aggiungere continuamente que'
consigli,

i

che ne rinnovano
al

presiedute dal virtuoso

ai."^

Bailly; sces.

chiamandolo

suo cristiano e sublime

gliendo a protettore e insieme modello

destino". Nella ricordata Statistica religiosa della diocesi di Parigi dell' ab.

re, tipo di

Vincenzo de Paoli, dolce e umile di cuomansuetudine e di carità cri-

stiana la più industre.
istitutore
l'

Ne

fu

precipuo

Derboy è detto. La società di carità più numerosa è quella di s. Vincenzo de Paoli,

insigne letterato A. Federico

la

quale nella diocesi di Parigi nel
era divisa in

Ozanam
nella

professore di letteratura estera

so e

Sorbona, cattolico fervente, operozelante da aver pochi riscontri nella
nostro deploraCiviltà Cat-

àtoria, e pochissimi nel

56 conferenze, comquali visitamembri, vano regolarmente 5, joofamiglie. Questa società esiste già in più di 3oo città
i856
poste di 1,800
i

bile teuìpo.

Fu

autore di lodate opere di
la

e borgate di Francia. Nel solo

i854

a-

cui die'conlezza con elogi
iolica, e nella serie 3.',
die' ragguaglio:
t.

vea speso in

buone opere

2, p.

449

*^*

franchi^ di cui Parigi
franchi.

2,248,964 avea dato 240,000
ne*

Della vita di Federico
dell'

In

Ozananiy

Commentario per Enrico
ordine de'

citati voi.

XLV

Roma, come raccontai e xeni, si stabiU la

so-

Domenico Lacordaire
liano

cietà colle sue conferenze nel

predicatori^ recato dal francese in ita-

provata col

1842, apdecreto Perspicientes, de'io

da Alessandro Fantelli, Bologna i858. La società avvisò poi, che invece

aprile del cardinal Patrizi vicario, arric-

chita d' indulgenze e protetta da

Gre-

delle tempestube discussioni dell'accade-

gorio

XVI

con due brevi apostolici del

V
tlel

I

w
con altro breve

V
Papa

I

N

2^
ti

1845^» e poscia lodala

avvenimenlo. A'5 del seguente i855
accolse nella sala
tulli
i

i852 dal successore Pio IX. Appein

del concistoro
delle con-

na
il

Roma

feee conoscere l'islituzione

del Vaticano

membri
il

celebre p.

Francesco Saverio Ravi-

ferenze di Ronia, in occasione che tro-

gnan gesuita, venutovi ad esercitare il ministero apoiìlolico con magndoquenza,
il

vavasi nell'alma cillà
sidente
di
cpjelle

di

Parigi.

romano
il

sacerdote d. Luigi Marchetti,

unitosi a pochi laici, fra' quali

primeg-

Borromeo-Arese fece quanto esse (anno, ed

rammentato preMonsignor una relazione di
Pontefice enco-

il

Marino Torlouia, secondo il desiderio dell' encomialo gesuita francese, nel 184^ stesso aprì una conferenza in alcune camere dal dello duca cortesemente favorite. Si chiamò Italia^
giava

duca

d.

miando r
voli.
IN

istituto, tulli
le

confortò a pro-

seguire con zelo
eli*

loro opere caritate-

istessoanno Pio

IX

noujinò

il

cardinal Roberto Roberti protettore
ìsiSocielà di
s.

deU
del

Fi/ice nzo de Paoli e sue

IUI3

adiilinzione di quella degli Esteri^

dipendenze.

INel

suo

Piaggio

(/^.)

forse

un anno prima fondala nella nazionale Chiesa di s. Luigi de' Fraiiceche nuiodi
Gft.ni

1837,
mise

in

più luoghi benignamente

amin

al

bacio del piede diverse confes.

òi a benelizio di que'forastieri

renze di

Vincenzo de Paoli, come
s.

vono
Cristo

alla

sede del

f icario

Siena nella cappella di
Siena, già sua

Caterina da
i

(f"^ .)

e centro del catlolicismo, e

abitazione,
cillà,

capi

delle
l'i*

dove

valenti oratori,

eziandio vescovi,
il

conferenze di quella
stituzione propagata

per essersi

come
do
in

quello d' Orleans

venerando e
sulla carità a

anche nella Tosca(così in allre città

facondi>simo mg.' Dupanloup, di quan-

na e resa benemerit»
d'Italia,
voi.

quando predicarono
f'aujiglie

come a
il

P^eiiezia^ e lo notai

nel

favore delle
visitale dalla

povere, soccorse e
este-

medesima conferenza

xeni, p. i53, conosca Manuale

ed

in

Genova

di cui
s*

della Società di

ra.

ra

I

Cosa incredibile a dirsi, ma pur veSi cominciò con sì tenue assegnala

Vincenzo de Paoli^ Genova 1832). Ntì quale anno il eh. cav. Adone Palmieri
afferma essere in
re

mento

conferenza italiana di

Roma,

Roma

estesa la società^
istituito

da non oltrepassare la mensile somma di scudi tre. Benedicendola Iddio, venne
insensibilmenlti crescendo sotto
ci
i

contenere i4 conferenze, ed
il

pusua

segretariato

de' poveri,

nella

benefi-

utile e pregevole opera,

Topograjlasta*
i, p.

e autorevoli anspicii di

che non lasciò d' a prò di essa tesori della Chiesa. Raci

Gregorio X V \, incuorarla e versando
p. <ò5^

Ustica dello Stato Pontificio^ par.
78.

Giornale di 1860 riferisce con
Il

Roma
elogi,
i

de'

1

che

7 gennaio la società

contai ne' voi.

LXXllI,

celebran-

conta in Francia circa

400

conferenze,

do

la

definizione dogmatica dell'

Imma-

e fuori di Francia oltre a

colato Cuncepimenlo di
ne, che
cinio
il

Maria Vergi-

contare

220

2,000, senza consigli particolari. Abbias.

Papa Pio IX zelando il patrodella romana società di s. Vincene nella vigilia del

mo;

lìéglenicnt de la Sociélcde

f^iu'

veni de Paul, Paris iniprimérie de E. J.

zo de Paoli, nella basilica Vaticana nel

Bailly 1840. Regolamenti della Sucielcì

1854
CUI

gran giorno in

di

s.

Vincenzo de Paoli in Romaf e

proclamò il detto dogma, comunicò 4oo e più niembri delle conferenze di Roma, fra' quali anco il presidente e vice-presidente di (juelle di Parigi, ed
fidò alle stesse ronjane conferenze
af-

bre^i d'indulgenze concesse alla mcdesi',

I

m^,Roma dalla tipogralia Forense i85a. brevi sono di Gregorio XVI, Roma-

$cudi per dispensarsi

a' [)ovei'i

2,5oo in pane

mini dcccl Ponti/iccm^ de* 10 gennaio 1845; e Quam Socielateni sub auspi^
ciis^ de'

12 agosto i845.
(s.)

e iu carne pel detto suspiiuto e glorioso

ViiNCIiiNZO

DE Paoli, Cungrì-

3o
Vincenzo
(s.)

V1 N
I!

VIN
tiranno,

GAZrONE DELIE FlGLIE DELLA CaRITA. V.

vedendo
il

lo stato

spaventevo-

de Paoli. VINCENZO (s.) DE Paoli. Società E Conferenze. F. Vincenzo (s.) de Paoli. VliNCElNZO (s.) DE Paoli. Congregazione delle Sorelle della Carità F^,
.

le a cui

era ridotto

martire, senza aver
i

potuto vincerlo, fe'cessare tormenti, sperando che con modi più dolci n'avrebbe

Lo esortò quindi ad aver compassione di sé stesso, esagriflcamiglior riuscita.
re agli dei, o che

Vincenzo
ragozza
lenza

(s.)

de Paoli.
(s), martire.

almeno

gli

consegnasse

VINCE LNZO

Nato a Saaltri

le

Scritture de'cristiani, conforme all'e-

in Ispagna,

o secondo

a

Va-

ditto

che comanda

di bruciarle;

ma

Vinegli

oad Osca, ora Huesca,

nel

regno di

cenzo altro non rispose, se non eh'

Granataci vescovo di Saragozza, Valerio,
Jofeceeducare nellosludio dellesanleletteree nelle massime della pietà
sare
ne.
la
j

temeva assai meno qualunque tormento, che una ftilsa compassione. Baciano più
infurialoche mai, locondannòal supplizio del fuoco,
il

indi

w-

dinollo diacono e io incaricò di dispen-

martire invitto fu steso

divina parola, benché assai giovi*

e legalo sopra un letto di ferro, le cui

Sembra che il crudele Baciano, che governava allora la Spagna, ancor prima degli edilli emanali dagl'iraperalori Diocleziano e Massimiano contro cristiani, facesse catturare Valerio e Vincenzo , i quali furono tormentali in Saragozza, ed in seguito tradotti a Valenza, furono l'inchiusi in orrida prigione, dove rimasero a lungo fra'patimenti e la fame. Sperava il proconsole di smuovere con ciò la loro
i

spranghe

fatte a foggia di sega e

guarni-

te di acutissime

punte, erano poste sopra

un ardente braciere. Le parti del suo corpo, che non erano volle dalla parte del
fuoco, furono straziate a colpi di frusta

ed arse con lamine infuocale, e sopra le piaghe gitlavasi del sale. In questa nja*
niera e a di (Ferenti riprese fu tormentato

da tulle
e

le parti:

il

grasso che colava

dal suo corpo, serviva di alimento alle

costanza, e restò stupito allorché,

faltisili

fiamme
re
il

ne accresceva

la

violenza.

Que-

condurre davanti,

li

trovò vigorosi ed

in*

sto orribile supplizio

trepidi. Provò quindi di guadagnarh con promesse e minacce; ma Vincenzo, inca-

coraggio del

sembrava rianimamartire, che quanto più
mostra vasi
ilare e

soffriva, tanto più

con-

ricato da Valerio di rispondere, fece l'a*

lento, ed alzando gli occhi al cielo, in-

pologia della fede, e dichiarò ch'erano entrambi preparati a tutto soffrire per sostenerla. Vincenzo fu messo ad ogni
sorla di torture che

trattenevasi con

Bio per mezzo
Il

d'

una

continua orazione.
disperato, lo

governatore, ormai
in prigione, ordi-

rimandò
i

più raffinala
di esse

può immaginare la crudeltà, e serbò in mezzo
s\

nando

di coricarlo sopra

frantumi

di vasi

rolli, e di mettergli

piedi tra ceppi di
le
il

una tranquillità
gli stessi

inalterabile,

che

legno, che

gli

tenessero

gambe molto
suo servo
:

stordiva

suoi persecutori, e fail

allargale. Iddio consolò

gU
Il

ceva vieppiù infuriare Baciano,
fece frustare
i

quale

Angeli discesi dal cielo vennero a confortarlo e a cantare

carnefici,

sospettando che

con

lui le

divine lodi.

avessero mancato di vigore nel tormentare il martire. Biedero essi di nuovo manoa'tormenlijecon tanta ferocia straziarono tutte le parli del di lui corpo, che in molti luoghi gli si vedevano le ossa e le
viscere.
la

carceriere, che dalle fessure della porta vi-

de il camerotto rischiarato da un vivo lume, e il santo passeggiare cantando degl'inni, colpito da questo prodigio,
si

con-

vertì all'istante e ricevette

il

battesimo.

Ma la grazia divina rendeva forte sua anima a misura che più soffriva il corpo, e la serenità del suo volto mostrava le consolazioni interne ch'egli godeva.

Questa nuova
ti

fece

fremere Baciano di
in

rabbia, non ostante lasciò
re, e
i

quiete il marvisi-

permise
quali

a'fedeli

d'andarlo a

lare,

piangendo baciavano

le ci-

V
catrici delle

1

N

V

I

N
,

3^

sue piaghe, e raccoglievano

Usuo sangue con pannilini, che portavano con divozione alle loro case. 11 santo martire fu in seguilo collocato sopra un e credesi sodice letto, dove tosto spirò che ciò avvenisse il 22 gennaio del 3o4. Baciano fece gettare il suo corpo in un luogo pantanoso, dove un cervo, per vo,

dopo il concilio generale di Efeso che condannò il nestorianismo. Prese di mira
gli eretici del

le

i

nesloriani e

suo tempo, eparticolarmengli apollinaristi, che condella erudizione, va uni-

futa con priucipii generali e luminosi. Ai
pregi dello
stile e

Io in quest'opera

alletta e intenerisce.

un sapore di pietà che Per umiltà celò il

lere di Dio, lo difese dalla voracità degli
uccelli e delle bestie rapaci. Indi gettalo

suo

nome

e prese quello di Pellegrino,

risguardandosi

nel uiare, cucilo in

sestatoa f|uesto
tra
,

un sacco, benché fosattaccala una grossa pie-

terra, e separalo dal

come un forestiero sulla mondo dopo la sua
Il

professione monastica.

dotto ab. Boi-

fu spinto alla riva; e

due

cristiani,
il

ler, nella vita del santo,

dà un sunto di
i

sapulo per divina rivelazione ov'era
gro corpo,
lo raccolsero e

sa-

quest'opera, e conclude che
di

raziocini so-

seppellirono in

che

vi

sono sviluppali hanno prestato e
le

una cappella fuori
za, nel quale

delle
si

luogo

mura di Valenoperarono parecalla
sot-

presteranno sempre

armi più possenti
di

contro
versia
,

gli eretici;
il

né avvi libro

contro-

chi miracoli per virtù delle sue reliquie.

quale rinchiuda tante cose in

Esse furono trasferite verso 1' 864 badia di Caslres in Lìnguadoca per
trarle al furore de'mori, e ne fu data

poche
ri

una
de'
:

porzione

alla

badia

di

s.

Germano

Vincenzo di Lerino modi Teodosio II e di Valenlioiano III, cioè prima del finire dell' anno 45>o. Le sue reliquie sono custocarte. S.
il

sotto

regno

Prati, non che ad alcune altre chiese
bruciale dagli ugonotti verso
secolo
la fine

dite con venerazione a Lerino, e leggesi
il

quelle che rimasero a Caslres furono abdel

suo
di

nome

nel martirologio

romano

a'

24

maggio, ov'è detto prele per dot-

XVI. La
si

festa di
il

questo illustre

trina e santità cospicuo. Giovanni Sati-

martire

22 d« gennaio. VIl>CENZO(s.)LiRiNEN^E. Nato nelle
celebra

nas canonico regolare della congregazio-

ne di

s.

Giovanni
in

in

Lalerano pubblicò nel

Gallie, studiò con successo le belle lette-

lySi

Roma
vi

un'edizione del Comnioil

re e

si diede al mestiere delle armi. Conoscendo pericoli da' quali era circondato, e la vanità delle cose mondane, pensò seriamente a n»etlersi in salvo dali

nitoriuni, su qtiella che ne avea dala

Baluzio, e
zioni.

aggiunse delle

utili

annotaquesto

Non
le

si

deve attribuire

a

santo
grazia.

obbiezioni di un certo Vincenzo
dottrina di
s.

la procella, rifugiandosi nel

porlo della
un'isolelta

contro

religione. Si ritirò quindi in

appartata per investigar e conoscere ciò cheDio far voleva dilui.Gennadioassicura

che questa isolella fu il celebre monastero della congregazione di Lcriiis {^F.).Ai\\iìe di premunire fedeli vacilhtnli o poco
i

compiacenza riproduco qui buona parte di quanto si legge nel Giornale di Roma de'29 febbraio 1860. Con sensi di profonda enjoreligiosa

— Con

la

Agostino circa

la

zìone quanti

vazione de*

amano non solo la consermonumenti che ricordano le

istrutti

contro
il

i

sofismi dell'eresia, che la-

glorie degl* istituti religiosi,

ma

deside-

cerava
gli

grembo della Chiesa,e far aprire

occhi a coloro che aveano avuto la

rano ancora stro, perchè

ch'essi tornino all'antico lula società

continui a sperinostra infelice

disgrazia di lasciarsi sedurre, scrisse con

mentarne

gli eHetli, nella

gran forza
cisione

di

eloquenza, chiarezza

e pre-

epoca di cui tanto abbisogna, sentiranno

un

libro intitolato Coìnìiionilorio
eretici.
l»'t'

che una commissione
rigi

si

è

formala a Pa-

o ylvi'cr ti mento contro gli

Egli

nell'intendimento di raccogliere so-

compose quest'opera

nel

434»

a»ni

scrizioni

ed

olfeite per venire a

capo

di

34
reslitiiire

V

I

N
il

VI N
celebre

ad uso religioso

mo-

vea quivi preparato
la Provv'idcnza j e

il

suo Governo del-

nastero di Lcrìnsj di cui

la

circolale che

invila al pietoso scopo, riferita

òaWA/ni

de la

lùliiiioiì,
Il

notizie.

dà alcune interessanti celeÌ3re monastero fu nel 4'0
s.

fondato da

Onoralo
la

(f^.)y poi arcive-

scovo d'Arles, e divideva con quella
Blarojoutiers
gloria di

di

essere
in

la

più

antica istituzione de'

Monaci

Europa

Eucherio (/''.) vescovo di Lione, s. Cesario e s. Ilaria (^A'.j d'Arles vi si erano ispirati a quella dolcezza d'eloquenza che donò tanta efficacia al loio ministero pastorale. Fatta rosseggiante Lerino dal sangue di piìiche 5oo martiri, durante l'epoca dell' invasione saracena, V isola Santa divenne
s.

(Imperocché, è bene aggiungere, M\viiioutiers, Majtis Monas te riunì, badia
poi dell'ordine di
s.

cosi operosi e cristiani

rossetto d'un cullo universale ne' secoli del medio evo 5
utili

Benedetto, fondala
di

essa seguì tulle le fasi

del risorgi-

da

Martino vescovo
3^
i
,

Tours, presso
coaltri

mento, e non decadde che dopo XIV secoli
sotto
i

tal città nel

e

da

lui abitata, fu

colpi della rivoluzione fatta dalle

chiamala per distinguerla dagli

false idee filosofiche, la

quale

si

trascinò

Monasteri fondati dallo stesso santo, do\e eravi un numero minore di religiosi.
Introdottavi
la

dietro rapidamente
ti.

la

rivoluzione de'fat-

Il

riacquisto dell' isola e del monaste-

regola di

s.

Benedetto,

l'abbazia fu ricolma di beni da' re e da'
signori
;

ro di Lerins, desiderato da lungo tempo dalla pietà de' fedeli e da tutti coloro

ma

i

normanni

la

devastarono

che hanno a cuore

le

grandi riminisceadi

neir 853, e di i4o monaci non iscamparono al loro furore che 24, quali fuggirono portando seco il corpo dis.Mar»

ze sloriche, è stalo teste compiuto a no-

me
te,

di

mg." Jourdany vescovo
Pii

Frejus

e di Tolone.

tolta all'eresia

protestan-

tino, il quale non fu riportato a Tours che neir887. Indi Marmoutiers fu occu-

che da alcun tempo aveane fallo ac-

quisto, r isola de* Santi e de' Martiri,

pala da' canonici regolari, ritornandovi
ì

benedettini cluniacensi nel 980,
fu detto

il

cui

sembra agitarsi nell'impazienza del giorno die spunterà per farla risorgere dalle

abbate

Abbate degli Abbati. Nel
la

sue rovine.

A

Lerins

dunque
i

si

pensa

1641

vi

fu introdotta
la

riforma di

s.

di

fondare una istituzione cattolica che

Mauro; ma
e
la

rivoluzione nello scorso

riproduca possibibnente
ratteristici dell'antico

secolo soppresse pure questo ujonastero,

due traili camonastero solitu:

mensa

fu unita all'arcivescovato di
la

dine per
studio.
!

la

preghiera, solitudine per lo

Tours). Però
seguii

solitudine di Lerins conil

preti ed

sopra l'emula sua

vantaggio non

gliono cercare

nel

anco pii laici, che vomezzogiorno della
i

solo di venir detta la terra de' Sanli\

ma

di essere altresì,

durante
di

il

V

e

VI
la
fii

Fraucia un dolce clima per risloiare la loro salute indebolita, coloro che voglio-

secolo,

un seminario
;

vescovi

per

no trascorrere

la vita nel

raccoglimento

Gallia

e divenir l'ullimo asilo per la

della preghiera,

losofìa e l'eloquenza cristiana,

quando

grandi luminari della Chiesa d'occidente venivano fra' commovimenti e le rovine a cercarvi un ricovero.
ti

potranno trovare nel restaurato monastero di Lerins tutti van» taggi che sono conducenti a farli riuscii

re neir intento.

Fa

là di fat-

VINCENZO

d'Aquila

(b.), frate lai-

che nel

V secolo
le

s.

Vincenzo Lirinea-

se riuniva in alcune pagine del suo

Com-

co francescano. Nato nella città d' Aquila, nel regno di Napoli, si dedicò a Dio neir ordine di
s.

monitorio

armi, che quind'innanzi sa-

Francesco'.

Per preve-

rebbero slate adoperate ne' combattimenti, che l'eresia avrebbe sollevati conilo la fede callolica. Salviauo ancora a-

nire la ribellione de'suoi sensi, praticava
incredibili austerità, nutrendosi soltanla

di

pane ed acqua,

di alcune erbe

crude «

V
di assenzio.
gli

I

N

V N
I

33
di

Fuggiva la conversazione deuomini ed anche ((uella de'suoi reliorazione! giorni e sole notti
si

Nicolo V, La biografia

Vincenzo,
voi.

giosi, e passava in

quale anti-cardinale, la riportai nel IV, p. 167, e non con articolo.
ner.).
la
i

vente
zienza

intiere.

L'umiltà e
in lui,

la

pail

VINCENZO MARIA STRAMBI (veNato
in C/V/tói^<"Cc/AzV7, professò nel-

ammirarono

ed ebbe

dono della profezia. zVnnunziò a Ferdinando I di Aragona re di Napoli, guasti
i

congregazione de' Passionisli, meritò
vescovati di

Macerata
la

e Tolentino,

ed

che Carlo Vili re di Francia avrebbe fatto nel suo regno, e gli predisse la perdila della battaglia che questo principe volle dare all'armata di Papa Innocenzo
Vili.
pi, e

offerta a

Dio

sua vita per quella di

Leone

Jf//(/^.),

gennaio nella Chiesa de*
il f

ma

morì santamente in Ro824, e venne deposto ss. Giovanni e Paolo,
1

Dopo

aver ediQcato co' suoi esem!

Ne
ve,

ragionai ne' ricordali articoli e altro-

chiaro per miracoli, mori nel
s.

Sof,

precipuamente nel

voi.

XLF,

p.

88

e restò sepolto nel convento di

Giulia-

e 89.

Abbiamo

no presso Aquila. Il suo corpo, trovato incorrotto i4 anni appresso, fu dist)tlerralo e riposto in una cassa gueruita di cristalli. Papa Pio VII approvò il cullo
di questo beato, la cui festa
si

vo di Dio, di

questo venerabile sercui si tratta la causa di beadi

celebra

a*

7 di agosto.

mese di Giugno consacraSangue preziosissimo di Gesù Cristo, composto dal vcn. Servo di Dio Vincenzo Maria Strambi vescovo di Macerala e Tolentino^ Torino 185^7.
tificazione: //

to

ù'I

VliNCE^fZO, Cardinale. Pasquale
nel
to,
I r

II

VINCHESTER.
CuiAvi pontificie, e

T\ Winchester.
di
s.

06

lo

creò cardinale vescovo di Porfa carcerato e oltraggiato

VINCOLI. F, Catene
ss.

Pietro,

e col

Papa

Reliquie.

dall'imperatore Enrico

V

nel

1 1 1

i

.

Con

VINDAUSICA.
Vesaissino.

F. Carpentrasso e
abbate
di
s.

generosa costanza

soffrì

molte

e gravi ingli altri

giurie, finche con Pasquale II e

VINEBALDO
di

(s.),
i

Lupo

cardinali fu restituito alla libertà.

vien dire che morisse nell'istesso
nel
il
1

Conanno

Troyes.
del

Ebbe

natali a
di

Senna, nella diocesi

Nogeot sulla Troyes, verso la
un'educaal servigio

1

1

2,

poiché in questo trovasi che
e da Lucenzi

metà

VI

secolo, e ricevuta
,

cardinal Pietro era vescovo di Porlo,
si

zione cristiana

entrò nello stato eccle-

come

ha dai Baronio

,

siastico, e diedesi

interamente

annotatore d'Ughelli.

di Dio. Egli
(ss.).

si

formò

nella propria patria
vita austera e pe-

VINCENZO E ANASTASIO
tane (F.).

una

solitudine, e
11

menò

Abbazia nulliusDioecesis àdÌQ TrcFoa-

VINCENZO DOLIVAC,
le.

Cardina-

suo vescovo Gallomagno, conosciute le virtù di lui, lo pregò di remonacarsi a Troyes. Non molto dopo,
nitente.
i

Arcivescovo di Gae^w^t, fautore del-

ci

di

s.

Lupo
le

lo elessero

abbate. Raddopsi

l'antipapa Felice
sti

V

di

Savoia, da que-

piò allora

sue austerità, e

astenne

fu creato anticardinale.

Dopo

il

penot-

timento del
se al

falso

Papa, Vincenzo ricor-

Sommo

Pontefice Micolò

V a'2

da tutto ciò die avrebbe potuto solleticare i sensi. Le sue abbondanti limosine lo fecero riguardare come d padre do'
poveri. Recatosi verso l'atmo

tobre i447> «bitirò lo scisma, rinunziò
alla

6 14 dal re
s.

pseudo-dignità, co(ne poi fece l'an-

dotarlo

II, lo

riooncdiò con

Lupo

ve*

tipapa, e restò assolto

ddle censure,

re-

stituito pienatnente alla dignità arcivescovile, e dichiarato vero cardinale, (la

scovo di Sens, ch'era slato esiliato nella Normandia. Morì a'6 aprile del 620 ovvero 623, e fu seppellito nel suo monasiero, dal t[U;de fu IrnsporCaio n«dr89'»,

allora essendolo stato ìllegitlìmainenle,

come narra
VOL.

il

Novaes

nella Storia di

essendo stalo

il

monastero ubhrucialo da'
3

CI.

34

V

I

N

VI N
Giacob!)e nelle benedizioni date a* suoi figli, per significare l' abbondanza delle
viti

normanni. Edificslasi poscia una nuova
chiesa, vi furono lìeposle le sue reliquie.

La

sua fesla
A'

si celebra il 6 aprile. INO, Finiim, Mei uni Temetutn.
^

nella parie

disse
te
;

che toccherebbe a Giuda, che legherà il suo asino ad una vi-

Liquore e bevanda

traila

dal raspo o

grappolo, RacemuSj dell'uva, Z/i'tì', frutto della vile, l'^itis, che si coltiva nel

il suo mantello nel vino, suo pallio nel sangue dell' uva. La s. Scrittura per significate un tempo felice,

che laverà

e

il

campo
liSj

e terreno detto vigna, l'inea^ e

dice che allora ciascuno vive in riposo
sotto la sua vile e
ri
il

col quale nella

vendemmia, yiudemiasi

suo

fico.

1

viaggiatosi ti

col cogliere l'uva

fa

il

raoslo,

Ahi-

raccontano, che nella Palestina
di

o-

sfiuìif

che produce, quando è ben puri-

vanoancora de'grappoli
di peso, e
si

ficato,

il vino. L'uva selvatica è il frutto d'una vigna bastarda e selvatica, Lahru-

che

in

io aialibbie quella fertile contrada
la i.*

fanno tre vendemmie all'anno;
ottobre.

scay e
ci

non matura quasi mai.

Gli stori-

nell'agosto, la ^.^ nel settembre, la 3."
nell'

tanto sagri quanto profani concordaa riconoscere ne' tempi più remoli

La

raccolta del frutto della

no
la

vite,

o

come

noi diciamo la

cognizione della coltura delie
i

viti

e la

era accompagnata anche presso

vendemmia, gli Ebrei

scoperta dell'arte di fare
nella Genesi, che

vini. Si legge
la vile

da

feste e

Noè piantò

do-

gnificare

un tempo

po
to

il

diluvio, su di che molti son d'av-

che non

si

da allegrie; ed profeti per sidi calamità dicevano» sarebbero più intese le canzoni
i

viso ch'egli allora fece ciò che avea fat-

ordinarie in

tempo

della

vendemmia. La
il

prima di quell'avvenimento memorando: solamente credono che fin allora
quel patriarca ignorasse
no, ovvero che per lo
sasse,
la forza del vi-

legge di jVlosè non permetteva a colui,

quale piantava una vigna, di mangiarne
il

meno non penlui

che

la

quantità da

bevuta fosse

bastante per ubbrìacarlo. Altri in vece

opinano ch'eravi
del diluvio,

in fallo dell'uva

prima
sol-

fruito se non nel 5." anno, e ciò che produceva ogni y.** anno era pe' poveri. 1 noltre era permesso a'passeggieri e viandanti di mangiare dell'uva delle vigne che Irovavansi lungo la strada, ma non
di portarla via, o per sé
altiesì

ma

che Noè conoscendo
il

o per

allri.

Era

che ne ricavasse il mosto per farne una bevanda da conservare. Allri finalmente sostengono, che l'uso del vino è antico quanto antichi sotanto
il

frutto, fu

i.**

proibito di seminare

altre cose

nelle vigne. Mosè ordinò pure, the nel vendemmiare non si prendessero raspolli o racimolelli d'uva, scampati dalle mai

no
ne
del

i

primi Patriarchi^ e che l'espressio-

ni de'

vendemmiatori,

ma

rimanessero

di cui fece uso

Gesù

Cristo, parlando

qua' piccoli grappoli

pel

forestiero, pel

momento
,

in cui gli

uomini furono

pupillo e perla vedova. Allrellanlo doveasi praticare nella mietitura de' can)pi
di

sorpresi dal diluvio, cioè cdentes et bi-

hentes

dicesi ordinariamenle di coloro che bevono vino. Nella Palestina eravi una grande quantità di belle vigne e di eccellente uva. Se ne può giudicare da'

grano

e altre biade, lasciando loro la

L'uso del vino nell' aulico Testamento era interdetto a' Sacerdoti, quando etano nel servizio attuale del jTtìfspigolatura.

grappoli che tolsero in quella terra pro-

^rr«<7co/o.Questo liquore era
bito a' Nazarei, in

altresì proi-

messa da Dio a Israele, e nel campo di questo portarono óue clfgli uomini man* dati ad esaminale quel paese. Las. Scrittura fra r eccellenti
vili

uno

vanda che potesse
rocché quando
il

qualunque beobbriacare; impea

vino era proibito, cooi-

e vigne eh' era-

prendevasi d'ordinario sotto quella proibizione qualunque liquore capace di pro-

no

nella Palestina parla di

quelle di Se-

bam«

Sabama

e deli' altre di Jazer.

durre l'ebbrezza, ed è espresso nella Voi-

V
gala col

I

N
Quanto
al
ri-

V
pme una

!

N

a5

nome

di sìcera^ o vino di pal-

lua, cnraunissiino in Oriente.

vino

i

Recabili osservavano
il

gorosa astinenza. Si veda
cap. 36.

Cancellieri,

Notizie della notte e festa di Natale:

Se

le

vigne d'

Engaddi pro-

bevanda più anticamente e più generalmente usata. In Egitto se ne fece inventore Osiride, il Bao-, co Tebano. L' uso fu comune nella Grecia, e anche iu parte di Spagna, Francia, Germania, Italia ec., avendo forza
sto la birra è stata la

ducessero fiori e uvCf e le cortecce degli alberi stillassero balsamo? nella notte
della nascita del Salvatore

inebbrianle,

ma

affatto diversa dall'odo-

re e dal sapore del vino. Nel voi.
p.

XCVf,

del

mondo.

289, narrai

l'uso praticato dagli ebrei

di

Engaddi, citlà dellaPaleslina nella tribìi Giuda, era assai fertile in viti di Cipro, e in alberi da cui stillava il balsamo, le cui vigne sono ricordale da Salomone

nello Sposalizio f di gettare in

terra la

tazza col vino; e ciò, dicesi, per rappre-

sentare
la
zi

la

fralezza

umana e la

brevità del-

vita^gittandoin terra e facendo in pezil

«fila sua Crt/2^/c^. Tra gli ebrei, a'delinqnenli condannati a morte si dava a be«

bicchiere di fragile F'etroff^.J.Qaan

in lutti gii

argomenti conviene cominil

re del vino, e fu presentato a
sto,

Gesù

Cri-

ciare dagli ebrei e dalle loro famìglie, le

prima che

fosse attaccato alia croce,
fiele, col la iSyjo/zo-^?^/^.^,

quali sostengono
dell'

i.°
I

rango nella storia
Gentili attribuile finzioni

e dopo, misto con

antiche nazioni.

cioè del vino misto colla mirra: era assai

rono favolosamente, per

mito-

amaro^ e preservava
avessero confessato

dall'

ubbriachezza,

logiche de' poeti, l'onore dell'invenzione
del vino a Bacco, e lo deificarono, cele-

e davasi a'condannati che pubblicamente
il

delitto.

Ne

parla
eccle-

brandogli

le feste

F'indemiali nella sta*

non poco

il

Baronie negli Annali

gione delle vendemmie, eh' è l'autunno,

siastici all'anno 34, n.

94

e seg. a 106.

massime

nel il/e^e d' ottobre.
vi

Durante
iti

Eraviil vinodi libazione, eccellente e puro, che spandevasi sulla r'iitintaneì

queste solennità

erano de' Giuochi
il

Tem-

tutti gli angoli delle vie e ne'viliaggi della

pio del Signore. Molli scrittori, anche

Grecia, e un becco o capro era
si

pre-

moderni, hanno
gitto al
viti

fatto questione se nell'E-

mio che

disputava:

il

principale eser-

tempo degli ebrei eranvi vigne, Erodoto dice espressamente che gli egiziani usavano vino spremuto dall' orzo, non essendovi viti nella cone vino.

cizio consisteva nel saltare
otri unti d' olio.

Presso

i

sopra alcuni romani, il più

grande divertimento
tua del
si

di queste feste con-

sisteva nel portare in processione la sta-

trada

;

e Plutarco assicura, che

i

natu-

Nume Bacco,

di

cantare ebbri ver-

rali del

paese abborrivano

il

vino, con*

burleschi e canzoni licenziose, d' im-

siderandoio

come

il

sangue
gli

di quelli ch'e-

brattarsi di fango, e di attaccare

ad

al-

ransi rivoltati contro
si

Dei.

Nondimeno

cuni pini de* bindoli per dondolarsi uo-

conosce che l'Egitto non era affatto pri* vodi vigne, ed sacerdoti egiziani facevano uso del vino d'uva, probabilmente portato d'altrove, non bastando il prodotto della regione. Ed allerma Dione l'accadei

mini e donne, coil'altalena.
starono culto a 5 Bacchi.
Il

I pagani preBacco Libe-

ro de'poeti, qual padre della libertà (per-

chè

il

vino libera da' tormenti dello spi*

mico, che
del vino,

gli egizi
i

erano beoni e amatori
il

poveri bevendo

prodotto
la

dall'orzo coH'acqùa. Certo è che

birra,

bevanda che

si

compone per

lo

più di

Dio del vino, delle vendemmie e de* bevitori, anco de'banchelti, chiamato da' greci Dionisio, e secondo l'opinione generale figlio di Giove e di Semele figlia di Cadmo re di Tebe in Beozia, ed a querito),

biade fermentate, è grandemente in uso presso que* popoli che ne'loro paesi non

sto

si

attribuiscono

le

azioni di tutti gli

altri

sognati Bacchi, in ispecie d'Osiride
de* primi re d'Egitto, posto Ira'nu-

hanno

vino, o oc

hanno poco, e dopo que-

uno

36
mi dopo gnò agli uoiiiini do di coltivar la

V

I

N
i

VI N
° inseil

la sua morie. Egli pel

rali baccanali.

Tuttavolta anche nell'ani

l'uso del vino, e
vile,

mo-

(ichilà conoscendosi

funesti effetti dei
1'

secondo la fu volosa mitologia. Ebbe Bacco molti nonii^ ed è rappieseulalo sollo la figura d' un bel giovine, con capigliatura inanellata e ondeggiante per le spalle. E coronato o di vite, o di pampini, o di edera, pianta specialmente a lui coiisagrata, sia

vino se ne vietò o

moderò

uso

:

i

piìi

saggi legislatori dell* antichità imposero
l'astinenza del vino. Gli aborigeni avvez-

zavano

i

loro figliuoli a cibarsi di frutta

ed a bere acqua.

Di

fatti

1'

Acqua

di

cbe

Fontana^ di Pozzo o di fiume, in un tempo fu la bevanda preferita sopra ogni
altro liquido; ed
il

fosse ritenuta

come un preservativo consia

vino sebbene per molti
necessa-

tro r ubbriacliezza,
nelle sue foglie
lo

che

si
il

vedesse

omogeneo,
rio,

e per alcuni popoli

sempre verdi

simbodel

slimavasi da altri cosa periiiciosa, se

dell'impassibile giovinezza

nu-

me. Egli tiene in mano un tirso o lancia o dardo ravvolto in pampini o infoglie d'
il

edera che ne celano

la

punta; ed
tirso es-

tirso fu

usato nelle sue feste bacchiche

dalle baccanti.

Fornuto spiegò

il

sere assegnato a'baccauli per indicare che
i

gran bevitori hanno bisogno d' un bail

stone per sostenersi, allorché
loro turbata
la

vino ha

ragione; ed
dalla

i

poeti altriviriti^

bevuto in quantità eccedente. Saturno benché insegnasse a coltivar la vite a'crelesi, ne vietò l' uso alle donne sabine, e Fauno proibì il vino a' ialini. I romani all' esempio de* sabini lo vietarono severamente sino dallo Sposalizio alle loro mogli, ancorché di alta condizione, con pena di ripudio, ed anche di morte, a cui soggiacque la moglie di M. Menenio, o almeno non potevano beverne senza licenza del marito.
sco,
Il

buirono
di vino,
steri di
ti

al tirso

sorprendente

con

Guaos«

esso facendo uscir
li

terra

sorgenti
i

/ Riti funebri

di

Roma pagana,
della

luogo ove celebravansi
si

mi-

serva, che sebbene ne' tempi

re-

Bacco,

disse Baccanale, celebra-

pubblica nascente
altri

il

baciarsi gli uni gli
in uso,

dalleBaccanti, donne e sacerdotesse desi

non era mollo

solamente

i

dicate al suo culto; e Baccanti
gli

dissero

mariti valevansi del bacio per ispiare se
le loro

uomini ammessi

all'

orgie de' bacca-

mogli avessero bevuto vinoj

il

che

nali, coronati di

foglie d'edera,

mesco-

late di corimbi, piccole grane o bacche che nascono a gruppi su quella pianta.

appresso fu costume universale e frequente il baciarsi.
era loro vietato:
in

ma

Ne* primi tempi
sino air età di

Erano
co,

l'orgie le scandalose feste di Bac-

distinte famiglie

che celebravansi con mollo strepito, con tumulto e confusione, abbandonandosi ad ogni turpe licenza sfrenata quelìi che ne prendevano parte. In esse, allorché i baccanti erano riscaldati dal vi* no, si battevano con grossi bastoni in modo da ferirsi gravemente, ed anche da uccidersi, per cui a'bastoni furono sostituiti de'fusli di ferula.

giovani romani delle non potevano bere vino 3 anni. I greci non peri

misero r uso del vino a'giovani, che nelr anno iS.** Da quelT epoca sino al 4o."
si

tollerava temperato con l'acqua, edai
et

40.° in poi, largius

meracius non

ta-

jnen

ad

ebrielaieni,

disse

Plutarco, in

Chela tragedia

e

la

commedia ebbero

orisine dalle ven-

Timaeo. A* giovani persiani non se ne dava giammai, in tutto il tempo che frequentavano le scuole; ed era vietalo a* cretesi nella circostanza medesima. Per
le leggi di

demmie
scrissi

e feste in onore di Bacco, lo de-

Zaleuco, presso

i

locresi epiil

a Teatro, trattando di quelle proIl

zefriani l'uso del vino, eccettuato
di malattia, era

caso

duzioni e rappresentanze.

civilizzatore

generalmente interdetto
di

cristianesimo abolì tale ridicolo e abbo-

sotto

pena

di morte. Gli abitanti

Mivie-

minevole

cullo,

ed

i

vergognosi e imtno-

leto e di Maisiglia

furono paghi di

V

I

N
scrupolizza.
vat.
i^rt/'iVzr.,

VIN
Ma
si

37

tarne l'uso alle donne. Gli antenati de'

moderili francesi non bevevano che

il

vi-

ObserAmstelodamii 1787, ad alattribuisce
i

nel Wesselingo,

no raccolto

nelle loro vigne. Presso

i

mu-

tra
ilei

causa

la

proibizione

sulmuni, seguaci di Maoinctio,\\tx' proibizione rigorosa
(li

vino presso

turchi, cioè al

costume

quell'impostore, è vie*
li'

delle loro stesse antiche nazioni, e nella

tato r uso del vino e quello di altri

disciplina de'Rechabiti.
i

È indubitato che

quoriiuebbrianli. Alcuni pretendono derivato
le
il

divieto dallo slesso motivo e per
ragioni, per cui
il

medesime

legislatore

degli arabi proibì di divertirsi a'giuochi
di Sorte, e

e disordine,

questo per impedire ogni lite come pure per togliere ogni
nell'e-

negligenza che derivarne potesse
cetto

sercizio de'doveri di religione. Questo pre-

Saraceni da' quali trasse origine il sedicente profeta Maometto, erano genti vini penitus ignorantes; anzi l' imperatore Pescennio Negro del 198, riprendendo alcuni de* suoi soldati vinti da'saraceni, loro rinfaccia, che ilU qui vos non vincuntaqiiam bihiint. Pare che questo costume ne* saraceni, e prossimi arabi,
y

negativo fu sempre tenuto
tratto di politica di

come

sia

derivato da'Nabatei, arabi discendenti

un gran

Maometto.

di

Altri vogliono

che quel sagace legislatore

titubasse assai,

prima

di risolversi a

una

Nabajolh primogenitod'lsmaele e pronipote d'Abrarao e di Agar, quali non bevevano vino. Ed in questo furono imii

proibizione assoluta, poiché conosceva be-

tati

da'Hechabiti.
dell'
i

I

ìVabatei abitarono

una
que-

nissimo qualbalsamo fosseil vino, bevuto

porzione
la
st'

Arabia, e particolarmente

con moderazione. Infatti Maometto, appena giunto a Medina, essendo stato interrogalo da Olii man figlio d'Affao, se
si

Petrea e
istesso

luoghi circonvicini.
gli

Da

luogo

antenati de'R.echabiti

trassero la loro origine.

La

famiglia Pieil

poteva bere
spondesse:

il

vino, è tradizione che

ri-

chabilica derivò dalla gente Kenea,
cui progenitore fu Jetro suocero di

di

sono in ciò molti grandi pericoli, ed insieme grandi vantaggi. I musulmani di quel tempo, lanciando a
P^i

Mosè,

sacerdote e principe de' Madianiti, regio-

ne che se nou era
era

l'istessa colia
vici<ia,

INabatea,
si

parte

la

considerazione del
al

pericolo,
gli

si

almeno a quella
lo stesso

ondese
i

os-

attennero

uomini traggono dal vino, e continuarono a berne; ma dopo che Maometto trovò un
vantaggio che

serva l'origine di questi popoli,

Nabatei

sono

che
gli

i

R.eohabiti

Quesl* ultimi furono
stori, e

come

i

e Kenei. Nabatei patali

giorno alcuni fra'suoi seguaci, che riscaldati dal vino e abbandonati con efTrenalezza al giuoco,

come

arabi, e da

paesi

si

trasportarono nella Palestina, dove lasciato Gerico, passarono ne' deserti della

erano venuti

a gravissima

conlesa tra loro, (|uel legislatore

prese

Giudea per avere
essendo
tali

migliori pascoli

;

non

motivo quanto

di
il

proscrivere tanto

il

giuoco,

deserti inospiti e

spogliati)

vino, essendosi prefisso di vo-

ma
se

solo privi d'abitatori e proprio di pa-

lere ne' suoi seguaci

una

cieca ubbidien-

za ed un'assoluta sommissione. Leggesi

quindi

deli! sappiateiu verità,

Alcorano o Corano: « feche il vino, il giuoco e gl'idoli sono abbominazioni suggerite dal demonio; astenelevene chiunque". Siiiatta disposizione non lasciò a'musulmani verun dubbio sulla natura del vino,
uell'

O

Da simile cagione di pasture si mosCheber Keneo a trasportar le sue tende vicino ad Elon Betzaanim. Non si può affermare che Kenei non bevessero vino, ma può dirsi che non coltivarono vi* ti, né ebbero eampi, né erigevano case
stori.
i

per abitar sotto
turale a' popoli
sedi fisse,

le

tende, essendo ciò na-

nomadi, che non aveaao
i

e (juindi fu rilegato nella classedelle cose

come

llechabiti e

i

Nabatei,

immonde, benché nell'odierna Tur' cliia^ su di ciò, come di altro, qud piti si

popoli

tutti

chd abitavano regioni poco

atte alla coltivazione dello viti e alla se-

38
tnenla.

V
Da
questi

I

N
i

VI N
lo-

dunque appresero

quella che

ro discendenti saraceni T islesso tenore di vita. Laonde il costume di non bere Tino
i

avea a tutti gli altri Del, fece dire ad Orazio d'averlo veduto insegnar versi alle Muse, e armalo del grave
si

saraceni e

i

turchi è costume an-

tirso far correre

i

fonti di
il

generoso vino

tichissimo di
altri usi di
stituì

nazione.

Maometto molti

e di

latte,

e stillare

mele da' duri troni

que' popoli approvò, e

co-

per leggi,

come

la

circoncisionee la

chi; canta Arianna, sposala da Bacco, aggiunta alle stelle, e disastri di Penteo
re di

proibizione della carne porcina, cose che
già molto

Tebe, trucidalo dalla propria masue zie invase dal furore di il saggio re ricusato ri-

tempo prima
i

della nascita

di

dre

e dalle

quest'impostore, al riferire di Sozomeno,

Bacco, per avere
conoscerlo per

erano iu uso appresso

saraceni, parlan-

nume

e tenutolo per im-

done più anticamente Solino. Nondevesi negare, che Maometto potesse esser mosso
ancora da altre cagioni a proibire il vino a'suoiseguaci, che accenna nel cap. 2 dell'Alcorano, unendo a questa proibizione ancora quella del giuoco, come dissi, ambedue grandi incentivi di risse, sembrando per altro che non abbia giudicato il \ino come cosa di sua natura cattivo; poiché se fosse stato di tal sentimento,

postore, vietando a' sudditi di rendergli
culto, per vedere che sotto
il

religioso

pretesto d' onorare quel

Dio

novello, le

donne tebane
dissolutezze
si

agli eccessi del

vino e alle
la

abbandonavano: canta

morte del celebrelegislatore Licurgo,che fece recidere tutte le viti, e il domatore
dell'Indo e dell'Oronfe convertito in fiero

leone discacciare

i

giganti; e benché più

atto alla danza e allo scherzo, lo

chiama
I

non avrebbe dato speranza a'fedeli musulmani, che nel suo immaginario Para*
diso, pieno di piaceri brutali, vi sarebbe

arbitro e della guerra e della pace.

van-

taggi del vino sono prodigiosi. JYunc vi-

stata
al

abbondanza d'ottimo

vino,

come
i

fa

cap. 48» ^6 dell'Alcorano.

Oggi

tur-

chi piantano le viti per cibarsi dell' uva.

no pellite ciiras, dice Orazio a Planco; ed altrove consiglia Varo a non piantare altro albero nella sua villa nel Tiburtiuo prima della sagra vite, perchè a quelli
che non bevono vino gli Dei non vogliono che le cose succedano felicemente; uè
in altro

Innumerabili sono panegiristi del vino, massime poeti ; ed Orazio, principe della lirica poesia, di sovente ne fa menzione ne' versi suoi, e specialmente di quello
i

modo si ponno discacciare
Compiange
i

le

cucol

re mortali.

chi

non può

per molti anni

nell'

anfore conservalo,

vino alleggerire
coltiva
gli,
1'

suoi mali,
Il

come

chi nor»

che non avvi circostanza di particolare o di pubblico rallegramento, eh' egli non creda doversi onorare e distinguere eoo mescerne in gran copia, e del più prezioso.

amore.

giocoso Bacco, die' eall'

serve di sprone

ingegno, solleva
i

le

cure de'sapienli, e discopre
la

recondili

arcani; dona
biosa
;

Egli destinò un' intera ode per can-

speranza alla mente dubaggiunge forza e conforto al povei'

tar le lodi di Bacco,

creduto inventore
vite,

ro perchè non tema
lo strepito

ira

de' potenti e

del vino, ed a cui fu consagrata la

dell'armi; ogni cosa

manda
di cui
i

sebbene osservò il Sarnelli, che Noè, il quale ne fu il vero inventore, fiori nelTan-

a

buon
il

esito; discopre la verità,

è

padre, in

maniera che sogliono

DO

del

mondo 167 1,

e Bacco da* greci

si

principi col vino ne' conviti conoscere
veri amici,
i

i

credette comparso nel

272

1 ; i

poeti con»
fiorì

quali discopronsì colla loro

fondono Giano, che egualmente
tardi, con Moè, dicendo:

più

Janus a

vino,

Faecundi calicesqueni non fecere disertum? Tale è la pittura
stessa facondia.

qiiod reperii; unde et prìmiim Jtaliae jwmen Oenotria, a vino. La venerazio-

che fa Orazio de' buoni effetti che produce il giocondo e soave frullo della vite; che tal dicesi per la vitu ch'ella

ne per Bacco essendo quasi maggiore

di

ha e

V
t]<^

I

N
vita

VIN
maestra col descrivere rore di Bacco, che sono
sare
la
gli

3^
gli effetti del
il

iilla

nostra

p»ro
ciisi,

alle

(può essere timalattie e [noilurie una felice

umana

fu-

cieco

amor pro-

uell'abUaltiinenlo delle forze vitali,

prio, la vanagloria, e la temerità di pale-

roeiliante vino generoso e puro;

ma

tal-

arcani della fedeltà che vien celadel vetro:

volta cattivi

elFetti

cagiona ne'corpi uma-

meno

Addis cornua pau*

dannoso e mortale). £ a du* vero non v' ha più. grato e saldo sostegno che il vino preso con modeni infermi, riuscendo

peri, dice Orazio di

razione: accresce vigore

al

nostro corpo,
le

nutre, sostiene, e conforta tutte

nostre

Bacco ; e prima di lui avea scritto Aoacreonte: Calco il tutto colValnia, onde avviene che gli ubbriachi credono che tutto il mondo sia loro. La qual pittura corrisponde a quella che
fa

membra, ond'
il

è che volgarmente dicesi

Catullo nel dipingere
sia

i

furori

delle

vino

la

poppa de' vecchi, e l'Alemanni
il

baccanti, e lo stato di (luell'ubbriachezza

cantò: C/ie alla dehil vecchiezza

vin

che non

mantiene

-

Solo
Il
1'

il

caldo , e l'umor, la
nostri pen-

di cui dice

forza, e l'alma,
e in vita serba.
sieri, risveglia

-

E la toglie al sepolcro
vino eccita
i

animo^ Io spoglia d'ogni vano ed importuno timore. Io riveste

giunta al grado di stupidezza, Dante: Velando g/' occhi, e colle gambe avvolte - A guisa di cui vinoso sonno ^/e^<2. Orazio adunque conosceva e detestava V uso smoderato del
vino; e sicuramente fu uno de'più sobri,
se
si

d' inusitato ardimento. E' sovente d'in-

rifletta
la

che viveva in
di

Roma

dov'era

centivo alle grandi imprese; conforto al
laborioso coltivatore e al
calca
le

recente
fecesi

memoria

quel Torquato che

viandante che

nevi nel piti rigido inverno. Di-

scaccia dal seno la vergognosa pigrizia, e

non

di rado avviene che plachi gli

animi
le

accesi dalie gravi risse,

intrecciando

sue frondi a quelle del pacifico olivo.Tan* lo e meglio celebrò il gradito liquore, il
eh. d."^ Ercole Metaxà, nella DìssertaziO' ne Oraziana del vino, presso gli Atti della Società letteraria f^olsca Feli-

terna, di cui era segretario, t. 3, p. 3o3. Soggiunge quindi. Quando poi si alte lodi profonde ne'suoi ilolcissimi carmi al lieto

Bacco, in cui è personificato

il

vino, inten-

de Orazio
l*

moderato e sobrio uso; perché quando ha voluto descrivere ebrietà con altri colori ne ha
di parlare del

dipinti

i

tristissimi effetti, acciò

ogi\uno

T abborra. Uvìdus, chiama colui ch'è giunto allo sialo d'ubbriachezla detesti e

za,
lo.

che corrisponde

al

madidus

di

Tibul-

Vino dieni celehrent non festa luce madere - Est robor, errantesy et mala ferre pedes. L* ebrietà ha dipinta nella
rissa

chiamare Tricongio dal bere che usualmente faceva 3 misure di tal nome; e d'un figlio di Cicerone, che per egual motivo si fece chiamare Bicongio, togliendo questa lode all' uccìsor di suo padre, il quale dedicò alla sua ubbriachezza una intera opera. Celebrava Orazio col vino i giorni di ricordanza, ed invitava alla sua Villa gli amici, nello stesso tempo che dava precetti di sobrietà, in tempi poco lontani da quelli io cui Cicerone temeva d'esser veduto bere 1' acqua dal censore Lucio Cotta. Finalmente Orazio era poepoeti sono sotto la tutela ta, e dice che di Bacco^ che produce l'estro e facilita il verseggiare; e che nel cantar le lodi di Cesare fu ispirato da questo nume. Se disse più d' una volta di voler bere in onore delle Muse, e cantò soverchie lodi a Bacco, lo fece perchè il poetico Parnaso è sagro a Bacco e ad Apollo; ed imitò io iu questo Anacreonte e Pindaro , come in appresso fecero Catullo, Properzio ed
i

anche

il

Redi,

il

quale dice, col vino:
i

avvenuta pel vino tra* Centauri e i Lapiti,ed in Bacco dannoso a'traci, quai

sollevo^ Sopra

gioghi di Permesso.
i

Mi Ma

mentre Orazio voleva che
te segrete

posteri cre-

li

avidi delle libidini poco distinguono
;

il

dessero ch'egli avesse vedutoBacco in cer-

giusto dall' ingiusto

ed altrove

ci

am*

spelonche in compagnia delle

4o

V

I

N
a cantare,

V
pre cercando che
il

l

N
fosse fornito

Kinfe Baccanli, ed insegnargli

campo

deride coloro che con l'antico Cialiuo

slimano che non ponno piacere
lungaaìenle que'versi che
si

e vivere

d'ottimo vino, avendo barche per trasportarlo dette Schapìia vinaria^ in cui
si

scrivono da

caricavano
di

le

bolli col

vino,

comune-

coloro che non bevono vino, e che dalle lodi che fri Omero del vino { dicendo pure che a

mente
soldati,

legno di varie grandezze,

riusciva gralo al
i

sommo

tempo

della guerra di Troia

il

quali assai

il che giocondo a' bevevano. vasi or-

e

I

vino formava parte del traffico), dee arguirsi che fosse assai bevitore; cooie ancora, che

dinari de' romani per conservare

il

vino
uni e

erano di due specie
di dolia^
i

,

e dicevansi
,

i

gran-

Ennio padre
si

della poe'ìia lati-

piccoli

amphorae

gli

na, Oiui priuìa di bere

accingesse a can-

tare, e coloro l'elfeggia

che avendo ciò

credulo per divenir buoni poel;, lian co iniocialo dal bere dalla mattina fino alla
sera;
se
il

vedono ne'musei, ed anche per ornamento nelle ville. Il vino anticamente si conservava anche
gli altri di

terra cotta. Si

in otri falli di pelli d'animali,

ne

manil

come che quello il quale indossasmanto di Catone dovesse parimenromani usarono del vino come

cano paesi che
stabiliti

se

ne continua l'uso ove

legno none comune. Si attribuisce a'galli

te possedere le viriti di quel censore. Gli

lunghesso

il

antichi

taggiosa di conservare

Po, l'invenzione vandi il vino in vasi
la la
i

d'uno de'sosiegni dell'umana vita, e giunsero persino ad abusarne. I vini di Lesbo, di Scio, il Falerno, il Gecubo, il Massico , e quel di Formio aveano pef più
preziosi, e specialaienle di

legno esattamente chiusi, e di mantenerlo

entro ampie botti a malgrado
di

sua
bollieti

grande fermenlazione. Colossale è
le

Loreto, Gli augurii
i

felici,

quando
li

fossero

giuochi,

Brindisi

(f'.Jy

i

Piva

f'F.j fu-

molla età
,

;

alla

quale

facevano giundi Sigillo^

rono semprecompagni del giocondo Bacco ne' Banchetti (P.), ne Conviti (F.)^

gere
creta
in

conservandoli depurati in vasi di

ben chiusi

e

muniti

ed

uè Pranzi
sti

(^F.j, sino da'
i

tempi remoli e

magazzini

alle volle a cielo scoperto

quasi presso tulli

popoli. Diversi di que-

situati sulla

sommità

degli edilìzi.

Gran

cura posero alla loro conservazione, che giunse all'eccesso, scavando persino profondi pozzi
,

sa

costumavano porre in mezzo alla menun gran Fase pieno dì viiio, e in queil

sto ciascun convitato attingeva

suo va-

e

li

fabbricavano di pietre

so o bicchiere. Si

può vedere Alessandro
:

quadrate a guisa di rotonda cortina, acciò con maggior sicurtà vi potessero ripor i vini, quali coll'audar del tempo venivano a formare una corteccia si dura talmente che vi bisognavano le scuri per romperla, come si trae con analoghe erudizioui nella Disseriazione sopra un'
i

Petronio , Del vivere de' romani , et di conservare la sanità, tradotto in volga-

dal D. M. Basilio Paravicino da Como, R.oma 1 592. Giovanni Manelfi./f/c/isa Romana sive Urbani victus ratio , Piomaei65o. Venanzio Malleij Teatro
re
,

nobilissimo di scalcheria,

Roma

1669.
(

antica tavole tla d'avorio figurata^ espri-

mente 3 soldati in atto di portare vino per empierne l'anfore, d'Angelo M." Bandini, presso il Calogerà, Raccolta d'Opuscoli^ t. Sy, p. 225. Dalla medesima ricavasi la diligenza de'capitani romani acciò non mancasse il vino a'soldati, oltre
il

Cesare E vi la scandalo,// Maestro di casa, il Trinciante, lo iS'c^/co,Roma 606. V. Lanceliolti, Lo Scalco pratico, Ro-

ma
nel

1627. Si bevette a onore degli Dei paganesimo; e in onore di Gesti Cri-

sto e de'Sanli nel cristianesimo, e lo notai nel voi.

provvedere abbondautenienle
bestiame e altro

alle

di,

LV, p. 39. Narra il DerlenDelle Obblazioni, p. 92, che vietata
sotto le

loro necessarie bisogne, apprestando grani, biade) Ciguo,
;

la

comunione

due

specie sagra-

sem-

meutali) di cui più avanti, ia alcuna chie-

,

VI N
sa in

VIN
poril

4i

qualche

festività restò l'uso Ji

te

il

vino

nuovo

,

di
1

che ragionai anco

gersi col calice dall'altare a'fedeli

vi-

nel voi.

XLlii,

p.

85.

Le

primitive
si

/d?-

no benedetto, come in Pavia pei* la festa ili s. Biagio. Crede inoltre il Berleadi che V uso di bere il ^ino benedetto sia una reliquia dell'aulica costumanza de'fedeli, di bere talvolta ad onore de'Santi, benché resa più religiosa mediante la benedizione e
sto
il

gapij discorse in
nel sagro sulla

piti

luoghi,

facevano

Tempio o nel suo Vestibolo^ o tomba iW3Iartiri, ed erano rifocil*
,

necessari alla lun* lamenti esemplari ghezza delle sagre Sinassi e altre Uffìzio! ture

divine^ nelle quali venne poi
il

li-

calice dell'altare. Parlò di (jue-

s. Agostino col biasimarne l'eccesso uelsermontì 2 32<^<? Tciìipore^ che tutta-

bere de' vini a* cantori, per acquistare vigore nel salmeggio e nel canmitalo
to di lunga durata.

Anticamente nelle
(/^.)

sa-

volta è posto fra'dubbi: D'iversis noiiii-

gre pontificie funzioni tìeWeCappelle pontifìcie ^
i

nihus
rulli

i nei

pi uni bibere^
et

non solimi
il

vivo,

Cantori pontificii

per ri-

hominuni y sed
gli

Àn^eLoruni

et

focillarsi

reiiquornin Sancloruin. Ricorda
Jendi

Der-

no,

le

bevevano diverse (jualità di vicui specie nominai parlicolarmen*
119,

autori che ne scrissero, fra'quali
s.

te ne' voi. Vili, p.

LV,

p.

4o> 4^»

quello de'miracoli di
ce:

Udalrico, che di-

46. Inoltre
viti

tali

cantori, ne'solenni con-

In auxiliuni ejus

(y.

Uda Ir ici) fir-

tenuti nel 7r/c/m/o (A^.), ricevevano

mi ter ubique confidtns in ricreationesua prò amore ejus frequenler bibebal, et alios bìbere postulare consueti t. Trovo
uel Cresci mbeni, Storia della chiesa di
s.

dal Papa,

dopo

il

no da
dini

lui

gustata.

canto, una tazza di viQuesto vino dagli Or-

Romani

ed in altre antiche carie,

è cìùamaio opU/nuni, claretuin^
tibus condì tum
,

aroma"

Giovaiiniavaiiti porta Laliiia^
fra le reliquie del
s.

p.

1

52,

che

A postolo ed ELate11

vangelisla già venerate in quella sua chiesa, e poi trasferite oell'arcibasilica

ac decactum; viiiuni factitiuni ydulccy pigmenluni. Ne parlano ancorali medicoAndrea
vinuni melle
^

ranense, eravi
veleno,
.9mtr

il

calice nel quale beve
i

De naturali vinoruin Romae 1622, p. 3io e SSy;
Bacci
,

hisloria

,

ed

il

nocuinentum, secoiìLÌo

Pas-

retti,

Ritus dandi Fresbyleriurn^

Mop. 55 ,

sionari antichi ealtretestiinonianze;altro

simile e di legno trovandosi in
nella chiesa di
s.

Bologna Giovanni del Monte
valse nel
s.

notando che in diversi capitoli e per alcuna festa era distribuito ancora a'canonici. Il

KoóoìlxyDeli'origine del rito gret.

cioè quello di cui

si

Sugrifìzio,

co in /tali a, traila nel

3,p.

246: Delle

onde
P'

sin

da'primi secoli fu costumato di*
s.

nsere

Giovanni col

calice

da cui sorbenediziofesta di
il

funzioni del Sabato santo, Pentecoste e Risurrezione del Signore, che si cele»

ge ilserpe; e ches. Isidoro alìerma d'aver
letto in

bravano nella cappella del Pupa con
lezioni e cantici in lingua greca, nelle

un antico Rituale

la

ue del vino che fucevasi nella Giovanni per servirsene contro
Nelle feste di alcun
s.

s.

quali

si

gustava

il

vino greco. Pertanto

veleno. faceva-

racconta che nel Laterano, dato compi-

Martire

si

no da'primitivi
chiamali

cristiani tnodesti pranzi
,

il

mento alia funzione di tre vesperi , che Papa celebrava nel giorno di Pasqua

Àgapi

ma

poi degenerati in

iu 3 diverse chiese, passava al portico di
8.

pubblici e solenni convili, con crapule e

ubbriachezze, per cui in seguilo furono
abolite.
le

Venanzio , così denominato dal suo tempio eretto dinanzi al battisterio Lu;

Fra

le

più famose e propagaquali
si

teranense

sedeva co'cardinali ne* f.ddi-

furono
la

([uelle colle
s.

celebra-

storii e sedie

preparate

;

ed

i

chierici mi-

va

festa di
i'i
I

Martino

vescovo di
8.", in cui
il

nori e
peti.

i

laici
(.**

giacevano in terra sopra tapetl
i

Tours

novembre con

Il

diacono cardinale,

pri«

popolo suole beverctuUoru eccelsi vumtiu-

miceri davuuu u gustare al

Pupa eu'

4a
cii'costanli

VI N
di

V
il

!

N

buonissimo vino per riauffizi:

versi dalle fatiche sofferte nella celebra-

vino V Elettore dell' ff/ipcro redi Boemia). Quando il Papa beve la i." volta,
tutti gli astanti devono genuflettere, tranne i cardinali e vescovi, che però si alzano in piedi facendo inchino, ed cardinali levandosi pure il berrettino. Anticamente i Papi nel giovedì e venerdì santo, quando cioè somministravano la quotidiana mensa alla Famiglia pontifici a^\x\
i
i

zione de'divini

Deinde descendunt

primates Ecclesiac ad accuhila , invitante suolano s Vice-Domino (^.), et bihunt ter: de graeco semel j de pactis

semel; de procoma semel. il greco, che si produceva
napoletane, dette
abitate da'gieci.
Il

Il i.°

vino era

nelle regioni

Magna Grecia perchè
vino

pac tisi o
il

piutto-

tali

giorni facevano dispensare ad essa solla

sto ;7«r/zy^/, era più denso, grasso e vi-

tanto erbe, pane e acqua. Tojta
sa quotidiana,
i

men-

goroso del greco. Crede
le

Mabillon, che

Papi fecero somministra-

due

sorti di

vino de pactis e de pro-

re a'ioro famigliari, ed a'considerati per
tali,

coma

denominazione da'luoghi dove nascevano le loro viti. Di quetraessero la

dal Palazzo apostolico^ la così detta

parte di palazzo o pan d'onore, com'y^ìeute in pane, ciambelle, vino e altro. Tali

sta solenne

ceremonia, ch'era in uso nel
s.

portico di

Venanzio

ne' giorni

della

parti di

pane e vino, per
l*

le

vicende poli-

settimana di Risurrezione, ne fornisce le prove anche il Panvinio, De septem Urbis Ecclesiis, et

tiche de* tempi,

abolì Pio

VI

col chiro-

grafo dell." luglio 1797, confermato da

de porticu

s,

Fenantii,

In

tulli

i

detti giorni udivansi

l'armonia

delle laudi, salmi e versetti greci. Oltre
le lezioni

to, in

greco

greche e latine del sabato sansi cantava la sequenza o pro-

Pio VII col moto-proprio de'20 novembre 1800. Appena divenuto Papa Alessandro VII, fece incidere nelle tazze in cui beveva la figura della morte, onde aver-

sacrwUf dal primicerio de' cantori, nel tempo che il Papa, i cardivesperi di nali e gli altri ministri dopo Pasqua si rifocillavano colle 3 diverse sorti di vino greco,pactisie procoma. Alcune altre funzioni dell'anno, celebrate dal Papa, aveano il compimento con un
sa Pascila
i

sempre presente. Ne' Possessi de Papi, per segno di pubblica gioia e per rallegrare il popolo, si fece gettare vino dalle
la

Fontane, massime dal senato romano da
quelle de' leoni di basalte o granito nero
laterali

all'ingresso della cordonata di

Campidoglio (anche
natore di
la di

Roma:
,

sobrio bicchiere di vino
la fatica delle Figilie

,

che distribui,

Rienzo

ne' possessi del Seed il famoso tribuno Cofesteggiando il popolo ro-

vasi al clero greco e latino

stanco per

notturne. Si ha da
s.

mano, fece dall' alba nemente uscire dalle
bronzo
di

fino a

nona peren-

narici del cavallo iu

Benedetto canonico
colo

di

Pietro, del se-

Ma re' Aurelio,

allora sorgente

Xil,
s.

la

descrizione della vigilia e
,

innanzi al Patriarchio Lateranense, vi-

festa di

Gio. Battista

in cui

il

Papa

celebrava messa pontificale, e conclude:
JEt

sinistra,

vimim ad poluni omnibus graecis
Banchetti^
se pre-

clericiSf et latinìs. Ne'soleuni

Conviti e jPra/zzide'Papi, a questi lai."
volta versavano
senti,
i

no rosso dalla narice destra e acqua dalla mediante due condotti di piombo , con gran concorso di sbevitori. Nel 1720 pel nuovo gran maestro di Malta Zondadari, la fontana del Mascherone di
via Giulia in

il

vino

i

Sovrani

Roma

fu convertita in vi-

o piti nobili laici , e poscia il cameriere segreto coppiere;* in altri meno solenni, la i." volta versa il vino il coppiere o lo Scalco, indi {'Aiutante di ca-

no, distribuito al popolo sino all'ore 4 della notte.

£

nel

1788 per
al

la

presentazio-

ne della Chinea
delle

Papa, in nome del re

mera

in tutto

il

rimanente del pranzo
i,*

(al

novello Imperatore, la

volta versava

due Sicilie, ne'cantoni del palazzo Farnese due fontane gettarono vino. Altri esempi li riportai a' luoghi loro), co^

V
me
in quelli di

1

N
p.

VI N
4o6. Anch'
la

43
al

trionfale sul

Leone X, pre»o l'arco ponte s. Angelo; di Leone XI,

egli

impugna

gran beil

vitore

qualità di

prelato, e nota

dallo speziale in Banchi, e da' leoni di
leoni, standovi sopra
li,

Campidoglio; d'Innocenzo X, dagli slessi due figure d'Angeaventi due colombe nelle

suo vero nome essere stalo De Fiigger Fu^cr, e non Deuc, come appare dalle

logore lettere, secondo l'antiche reitinerari, e le ragioni

mani

col ra-

lazioni e gli
offre
;

che

mo

d'olivo in bocca, parte del pontificio

non senza

avvertire, che probala
il

slemma. Pel possesso d'Alessandro VII si distribuì gran quantità di pane e vino
nel palazzo apostolico; per quello di Cle-

bilmente scioglierebbe
niele

questione di
libro di

questa storiella o favola,

Da-

mente IX gettarono vino
le

in

gran copia

lontane de' leoni di Campidoglio, oltre
palazzo del senatore; per quello di

altra fontana di vino a pie della scalina*
la del

Guglielmo Mollerò: Disquisitio hi* storica de Bibulo quodam Germanico in oppido Montefiascone niniio vinimusca» telimi pota extìncto, Altdorfiii68o). Sino da'pili rimoti tempi, una delle prina pane e del vino. Ed poeti antichi nel far l'elogio di questo liquore, lo riguardaronocome unpre* sente de'Numi. Omero lo qualificò qual Dio delle bevande, e parla delle diverse
ollrire alla Divinità del
i

Clemente X, lali 3 fontane versarono vino copiosamente; per quello d' Innocenzo XIII, da* due leoni, cioè dalla mattina del possesso sino al principio della ca* valcata, cominciala a ore 8, e dopo passata pel Campidoglio fino alla sera, men1

cipali parti del culto esterno consisteva

tre in

due luoghi poco

distanti gli uHìziali

specie de'vini e delle loro qualità in

capitolini distribuivano gran quantità di

pane al popolo, ec. Anche aef^iaggi de* Papi, diversi luoghi li festeggiarono con fontane di vino, precipuamente, per la qualità eccellente e per abbondarne. Orvieto e Monte Fiascone (nel quale articolo parlai del tedesco

modo che dimostra d'averne sovenlecimentalo gli elfetti possenti, come già indicai.

1 legislatori ei filosofi ne fanno gli stessi encomi, moderandone l'uso. Il patriarca

e

sommo

Sacerdote

dell' Altissimo,

Mei*

chisedecco, odriva a Dio pane e vino ia

Deuc

ivi

morto

Sacrifizio (P^.).G'w. Andrea
plicatio, presso

lrici,/^rfirg-

per aver bevuto eccessivamente quel ve-

menti antiqui lapidis Roniaeejfossi,
il

Ex*

ramente

eccellente vino, da lui qualifica-

Ca\o^ei'a,Raccolta d' O*

to Est, Est, Est, non essendo certo avere ordinalo che
si

puscoli,
Deità.

t.

dovesse versare ogni
barile di vino

nianze, che
le

38, p. 225, riporta testimoil vino non si offriva a tutte
vile

anno

sulla sua

tomba un

La

formò un oggetto imil i

moscadello, e forse fu disposizione d* al-

portante dell'agricoltura de'romani.e Nuroa loro re lenevasi

cun suo famigliare, uso poi rimosso e convertito in opere pie. Di tal beone famoso,

che insegnò a ta-

gliar la vile, e per meglio stabilire
sta pratica
,

que-

che tracannò grossi

fiaschi di

genero-

comandò che
il

il

vino impiepotatu*

so moscadello, e clicesi ripetendo ad ogni bevuta 3 volte Est, e con questo in bocca restò oppresso dall'eccesso del vino, onde il suo cameriere per immortalarne la memoria ad istruzione degli altri, co*

gato ne'sagrifizi, sarebbe

prodotto d'un
la

vigneto tagliato col ferro, cioè
al presente, in diversi

ra. In Italia la vile era coltivata,

come

donata a sé

stessa,

modi: ora abbanora sostenuta da pali

me

osserva

il

Sallusli, Storia delle

sioni, t.i, p. 7, fece incidere sulla

Mistom-

e canne, ora maritata agli alberi. Plato-

ba r

iscrizione, co' suoi

stemmi

laterali

ne mentre biasima lo smoderato uso del vino che fabbricavasi al suo teuìpo, lo ri-

alla testa, e

due

fiaschi.
il

Di che parlò aa,

guarda come
fatto
nio,
il

il

più bel douo che abbia

ancora eruditamente

prof. Oiioli, nelt.

cielo agli

uomini. Dioscoride, Pliil

\Album

di Ro/uaj

l,

20, p. 3 i4j e

Ateneo, Culoue, Marco Vairone,

44
Bncci e
e sur
i

V
alili

i

N
sto

V N
I

hanno

scritto intorno ia vile

processi impiegali a'

tempi loro

Della preparazione de' cliTersi vini.

Semprime

dal congresso accademico di Romct d'agricoltura, arti e commercio per Vanno 'j'Òj sopra il quesito '.Indie are la mal

bra che

gli egizi

comunicassero
la

le

niera di perfezionare

i

vini dello stato

nozioni intorno

cultura della vite eia

pontificio, e di renderli atti alla

naviga-

preparazione de'vini a'popoli della Grefjuali portarono quest'arte ad altiscia,
i

simo grado
ci

di perfezioue,

onde

i

vini gre-

conservino ne* piìc lunghi viaggi, e Carte la pili economica di fare l'acquavite^ i rosolii e altri li'
si

zione in

modo

che

Curono assai famosi ueiranlichilà. Ecco alcuni altri de'suoi molti scrittori. Gio. Ballista Scarlino, Nuovo trattalo della
(inalila t della varietà de viniche vengo-

qnori tanto per gli usi domestici e per

quanto per il commercio, Roma 1793. Giuseppe Torre, Discorso economico sopra la coltura dell'albero della
l'arti,
vite, e la

no a Roma,

tu terza

rima, Iloma i554. ne può 6 1 o, 734- dieadniirandis vini
1
i

maniera

di

Gio. Vittorio Soderini, Coltivazione to-

rosi e navigabili, Iloma 1787.

fare de'vini geneConte Ansulla cultu-

scana delle

viti

e delfrutto che se

nibale Vimercali,

Memoria

ricavare, Firenze 1 600,
tro A. Ganonlieri,

ra delle
1

viti

nel territorio

Cremasco^

De

Venezia 79o.MarcoFassadoai, Qualsia
il

virtiitibus,Aa[uti[)\iìei62'j. Ilozier,

Me-

miglior metodo
vili

da

tenersi nella pota-

moire sur la meilleure manière de fairef et gouverner les vins de Provence soli pour Cusage^ soitpour leur faire passer les /«o/.y,Lausannej 722. Delle vitie vini dì Borgogna, iM emoria d'un monaco cistercicnse tradotta in italiano con brevi
note, 779. Bastiano Piapi, Modo di colti' vare ipialsivoglia genere di vili, Firenze
I

zione delle

sul territorio Trivigiano.
ncli'j^'^. Gervais,

Memoria premiata

1714- Lorenzo
lità perfetta

QdiVi\\3ii\\f

Insegnamento
il

e uso pratico per ricavare

vino di quae corrotte^

dalV uve fr acide

Firenze 17 53. Giovanni Mariti, /^e/i'mo<;/i Cipro, ragionamento, Firenze 1772. Antonio iVlaiani,/l/6'mon^ sulla coltura del-

Opufcule sur la vinification, Montpellier 1820. Huber, Arte di fare il vino, Milano 829: Metodo di fare il vino, Livorno i833. Ignazio Lomeni, Del vino, sua fabbricazione, conservazione e degenerazione. Trattato teorico -pratico, Milano 18 29- 1834. Album di Roma, nel t. 2 p. i33, pubblicò nel giugno 1854: Bisogni attuali. Un secondo, uà terzo, un quarto vino colle vinacce deliuva die hanno servito alla vinificazio/ie.Dice mg.' Nicolai, Memoriesulle Cami

V

I

,

Spagna, e lamanieracome si fa S'aggiunge un discorso sullaconservazìone de'vini, Venezia 1779. Conte
le vili di
il vino.

pagne di Roma, die
cio
il

nello stato pontifile

vino

si

produce meglio, oltre

vi-

Lodovico

Barloli,

Le

vigne e

il

vino di

Borgogna

Venezia 1 747* Ei'aelio Landi, Dissertazione sul quesito se visian mezzi opportuni di migliorare i
in Friuli,
vini

gne romane e quelle de'dintorai di R.oma, nelle provincie di Campagna, del t'atriraonioj della Sabina, dell' Umbria, ed aggiungerò la liomagna e Velletri. Nel
descriverle tultenon mancai rilevarel'ab-

mantovani f e anche ridurli atti alla lunga navigazione, Mantova I78r. Gio. Cosimo Vi llifranclii, frenologia Toscana ossia memoria sopra i vini, ed in
ispecie toscani, Firenze 1783.

boadanza

e la perfetta qualità del vino,
i

così in tutti

luoghi e regioni in cui
i

si

pro-

duce, massime

piìi

famosi e prelibati.

Venne osservalo
d'Europa,
la

nel

1

853, che fra

gli stati

Giovanni ¥abvoiìii Me lodo di conoscere alcune delle pili dannose adulterazioni che sifanno a't^mi,Firenzei785.AdamoFabroni,D/.jseriazione j che ollenim il premio propo-

uionarchia austriaca posviti;

siede la più estesa coltura delle

e

rapporto alla quantità produttiva del vino l'Austria non è sorpassata da nessuno degli stali europei , Iraaue la Francia.

V
Tuttavolta
li
il

I

N
de' vini nazionavizi

VI N
do un uomo ubbriaco incapace
nare e
dosi
il

45

austriaci

commercio non è gran cosa, quantunque
alla coltura delieviti

r ubbriachezza è quella che rende l'uomo più somigliante alle bestie, essendi ragio,

si

debba molta lode

nella monarchia, la quale è

uno de'più

imporlanti rami dell'economia rurale delse

rimpero, per quanto da "Vienna riprodusil Giornale dì lìoina {\e\ìS53 a p.ySo. Piagionando della /'illn,i\e Giardini, i\e-

rendenL'ubbriachezza è un peccalo mortale di sua natura e chiunque si ubbriaca, conoscendo l'effetdi

convivere in società
lutti.

ludibrio di

,

to del vino

bevuto

in

quantità eccessiva,
si

gli Orti, riparlai de'vignaroli collivatori

pecca mortalmente, e
bile innanzi a

rende responsa-

della ^ite e fabbricatori del

Pare che principalmente pel Fiag^ioe[)t\ Pellegrinaggio (/^'.)si erigessero ospizi nelle pubbliche vie , cui successero gli albervino.

Dio

di tutte le cattive con-

seguenze della sua ubbriachezza, come sono le liti, le bestemmie, le quali diventano volontarie nella loro causa. Del resto, per rendersi colpevoli d'ubbriachezza,

ghi, le osterie, le
le

taverne, e descrivendo

Università ariisiuìie di lìonia, ne'paragionai di loro e de'vocaboli relativi.
2." di tali pa»

non è necessario

di

perdere

la
i

ragioquali,

ragrafi albergatori^ Osti e Magazzinieri,

ne, poiché vi sono degli uomini,

per quanto abusino del vino, non ne sen-

Di recente, come narrai nel
ragrafi, fu ripristinala in
silàdegiiosli

tono che pochissimo
la

effetto, a

motivo del-

Roma

Tuniver-

robustezza del loro stomaco e della loro

ecommercìanti de'vinijdella 786 si pubblicarono inRonaa: Statuti dell* università de mercanti di vino detti magazzinieri , stabiliti fin dal 173 I e riformati da Clemente XII Il divieto e l'astensione temporanea o a vita di bere il vino, è una pena corporale, o una Penitenza imposta o volontà^
quale
fin

testa, la

quale però non può non esserealbasta quindi per l'ebrietà
la
il

dali

terata

;

farne

un uso eccessivo.Questa è
l'angelico
s.

dottrina deldice che
il

Tommaso, il quale

.

principio dell'ubbriachezza è
rio troppo ardente del vino,

un

deside-

che spinge l'uomo a degradarsi con farne un uso ec-

cessivo, e
lo.

ria,

o l'osservanza d'un

istituto religioso

che proibisce l'uso del vino. Per divozione alcuni se ne astengono ne'ttmpi di Di'

giuno

e di

f igilia

(/^.).

L'ubbriachezza,
s.

Ebrielas, è deplorala dalla

Scrittura

con orrore, e ne descrive le conseguenze, le quali sono di njettere il disordine e la
discordia nelle famiglie colla perdita de'

comprende il peccalo di scandaun peccalo di gola T uso ini moderalo delle bevande, che porta all'ubbriachezza, col danno eziandio della propria sanila; peggio se s'infrange il digiuno o l'astinenza comandata dalla Chiesa, quanto al bere con eccesso, e produce anche

E

l'impurità e
peccati.
i

la

lussuria

,

che sono

altri

Il

p.

Menochio

nelle Stuoi€S\)\e-

beni temporali, di accorciar

la

vita, di

render l'uomo stupido e

di

commettere

ga seguenti capi. Cent. i.*, cap. 49» ^^^ senso di quelle parole del cap. c^deGiU'
dici:

qualunque

delitto. L'iconologia rappresenta r ULbi iacheiza colle ibrme d' una

Finum

laetificat

Deum,

et

homi'
il

nes. Cent. 3.*, cap. 2 3:

Se avanti

di-

donna

mezza elìi, grassa e veruìiglia, portante una gran misura di vino, di cui sembra aver già bevuto una parte. Essa ride, benché vacillante e vicina a codere. Chiamasi nbbrifico e ubbriacone, Edi

Vuso di bever vinoj e della ubbriachezza di Noè. Cent. 0.", cap. SO: De* mali effetti deltubbriaihezia; cap. 57: Che il vivere temperalo prolunluvio ci fosse
1

ga

la vita.

Il

vescovo Camelli, Lettere
1.
1 ,

briusy colui

il

quale per eccesso del vino

ecclesiastiche,

kit.

1

9, dice
,

che l'ub-

qualche altro lìquoie inebriante ha perdulo la ragione, pel vizio abbominedi

o

briat hezza e la crapula

vietale severa-

mente a'chierici, sono
so
i

in

abbominio presihe
ri-

\cle di bere eccessivamente.

i)i

tutti

i

sagri conoui, sotto gravi pene,

46
i

V
I'

I

N
viti

V

I

N
d'intervenire a'con-

porla. Indi nel t.io,

danni, chiama

89, riferendone eccesso del vino insa*
leti.

vieti agli ecclesiastici,

morte al corpo e all'anima, riproducendo il detto da s. Ambrogio, De Elia^ clJejunio cap. i4:
nabile veleno, perchè dà
la

clamorosi, nel 1569 proibì rigorosamente a'romani che aveano propria abitazione, l'andare all'osterie o bettole per

JPulchre dicilur insanabile j multi enini

mangiare, bere e giuncare, poiché desse erano soltanto istituite pe' forastieri. Nel

reliquorum serpentiumveneno curanad ebrielate j atque haec est causa^ dir vinum non cuìlibet veneno, sed draconum quodest insanabile assituì\ nenio
ììiilatur.

a

Indi soggiunge, fa

domandato

medioevo pubblici giudizi de' Placiti^ non si potevano tenere nel Tribunale se non da' giudici digiuni, cioè innanzi il pranzo, per timore che lo smodato bere del vino potesse tramandar fumi alla
i

Platone,

come

fosse

divenuto cosi sapien-

testa e alterarla.
cia nell'agosto

Francesco

I

re di Franil

Perchè ho consumato più olio nella lucerna, che vino nel bicchiere. E s. Paolo scrisse flc?jE/j^e5., e. 18: Nolile inebriari vino, in quo est lux uria ^ sed implemini Spirita Sanato. Questo deplote, rispose:

i536 emanò

seguente

editto contro

gli

ubbriaconi. «

A

fine di

evitare l'ozio, bestemmie, omicidii e altri

scandali e danni che succedono a cadell' ebrietà, si

gione

ordina che chiun-

rabile stravizzo fu represso da' Papi, da'
conoilii, da' vescovi, e

da leggi suntuarie
i

e di prammatica. Gli epicurei e
loni fecero consistere
ceri nel
il

crapu-

que sarà trovato briaco venga immediatamente arrestato e tradotto in carcere a pane ed acqua per la i." volta ; in caso
di recidiva, oltre
il

massimo de'pia-

suddetto castigo, sia
volta sia fustiga-

mangiare assai e nel bevere vino in abbondanza e di più qualità. Il Papa s. Eulichiaoo del ayS, ordinò che gli ubbriachl, cioè quelli che abusassero del vi-

battuto con verghe o frusta nell'interno
delle prigioni
to
;

per

la 3.^

pubblicamente; e

se si dimostri incor-

reggibile, soffra l'amputazione dell'orec-

co fino

a levarli

di

sentimepto, e perciò

chie e

il

bando

:

se poi

avvenga che per
ubbriaconi

capaci di comnjettere peccati, delitti ed

causa d' ebrietà,

gli anzidetti

escandescenze, incorressero nella scomuDica finché non
s.
si

fossero emendali.

Papa

Zosimodel4i7
del

proibì agli ecclesiastiII

commettino qualche eccesso o delitto, non solo non sia a loro perdonato per tale ragione, ma vengano puniti con la pena ordinaria del loro misfatto, e più colle pene comminate di sopra contro V ebriead arbitrio de' giudici". Nel declinar XVI, narra il prof. Romanin, Storia documentata di Venezia^ t. 6, p. 453. w Rozzo il popolo e manesco dava
tà,

ci

l'ingresso nelle bettole.

concilio di
si

Vannes

465

decretò:

Quegli che

sarà ubbriacato, sarà separato dalla cotiìunione per

3o

giorni,
di

ovvero punito

del secolo

corporalmente". Quello
replicò
il

Agde

del

5o6

canone. Già divenule

le

Agapi

bagordi di ubbriachezze, aveano richia-

motivo a

leggi

sempre più rigorose
;

circa

mato
s.

la

repressione de' vescovi, Ira'quali
di

all'uso dell*

armi

disordini gravi succe-

Agostino nel concilio
a' vescovi

Cartagine fece
aste-

ordinare

ed

a' chierici di

devano, e il concilio de' X qualificando r ubbriachezza (sic) siccome quella dalla
quale derivavano l'abbandono della
glie e de'figli alla

nersi dall' intervenirvi. Nel concilio ge-

mo-

nerale di Laterano

I

V,celebratoda Innoebrietate onines cle-

fame, alla più orrenda
le

cenzo
l5: »

III nel

121

5, fu disposto col can.

miseria,

le

imprecazioni e
i

bestemmie,
sangue,
ri-

A crapula, et

la lussuria e perfino

delitti di

rici diligenter abslineant.

Si quis auteni

correva, secondo l'idee del tempo, al ter-

super bis seculpabdeni cxhibuerit, a beneficio, vel officio suo suspendatur* Papa s. Pio Y, dopo avere rinnovalo i di.

rore delle pene, e condannava l'ubbriaco
alla galera ".

Non

basta però

il

terrore a

contenere

il

delitto^ e

più

assai giova l'è-

V

I

IV

V
recchi anni, che
il
il

I

IV

/f7

ducofione inornie e religiosa: a questa
\iep}>iù rivolse ie sue cure

giusto giudizio di

Dio

governo vegli

flagella l'orgoglio

Delo.Le bettole e le osterie,ossia
di vino a

spacci

umano, privandolo del più gradito frutto della terra, colla terribile e desolante malattia delle viti,

minuto

introdotti nella loro ovi-

rigine per provvedere a'bisogni della
ta, e

lacca la foglia,
sto

il

fiore e

il

frutto, e

che at» que-

per

comodo

della classe

non

possi-

dente, \ennero per successiva e sempre
crescente scostumatezza fatalmente degradali fjno a divenire veri vulcani di disor-

distruggendoè cagione d'incalcolabili conseguenze dannose. Questo flagello finora incomprensibile (agli uomini del se-

dicente secolo de' lumi, che studiano eoa

dini e di delitti.

A

tanti gravi mali, preciil

puamente
ui, e

è fomite

Giuoco
I

di cai te, di

mora, di passatelle esimili.
specialmente
il

saggi gover*

continue nuove invenzioni alla più rapida distruzione della società), che tanti immensi danni ha recato all'economia agricola delle meridoniali contrade dell'Eu-

pontifìcio, di

quan-

do

in

quando emanarono

salutari leggi

ropa, ne'paesi Orientali, in Africa, e persino nell'Asia IVIinore, e del quale speria-

repressive, per impedire ie ubbriachezze

che risultano da que' luoghi di tratteiiìmenti, tranne le dovute eccezioni poiché ivi e dalle lubriche associazioni di uomini
;

mo
Ma

per

la

divina misericordia di vederci
liberati, è stato

ben presto

attentamente

studiato da' dotti delle diverse nazioni.

e

donne scostumate, cbesi fomentano, denon di rado quel dissipamento di denaro a danno d' innocenti famiglie che
riva

ignota n'è tuttora

la

causa. Pel molto

die ne fu pubblicato, ne darò alcuni cenni. L' esperto giardiniere inglereTucker
1 844 ^ meglio nel 1 845» osservò nelle terre di Margale, nella contea di Rent,e ne'vicini vigneti chiusi, che tralci, le foglie e grappoli in parte o interamente coprivansi d'una polvere bianca* stra, e che le uve coperte di quella sostaaza crepavansi, contraevano un sapore spiacevole e si alteravano gradatamente putrefacendosi. Altrettanto si venne a co-

languiscono, reclamanti
stabili e radicali.

darsi per
di

Roma

provvedimenti Quindi merita il ricorl'editto de*3 marzo 824
1 1

negli anni

i

mg.' Bernetti governatore e vice-camerlengo; e le salutari misure prese sullo Impaccio del vino a minuto, dal cardinal
città e pro-

i

Kivarola legato a latereótWa
vincia di

Ravenna, pubblicate nel n. 58 del Diario di Roma del 824. Quelli furono gli energici provvedimenti presi a' nostri giorni d'ordine di Leone XIl^ per
1

repiimere

1'

ubbriachezza, riportati

in

inglese 11 botanico Berckley constatò, con l'aiuto del microscopio, che quella sostanza, la quale in ap-

noscere nel Belgio.

quell'articoloe nel voi.

LXXXIV,

p.iQ^.

parenza sembrava polvere biancastra cenerognola, costituiva una nuova specie di

Ivi celebrai l'apostolo della

Temperanza
irlande-

p.
se,

Teobaldo IMatheW cappuccino

mucedini o vegetazioni parassite pregiudizievoli a diverse piante coltivate, e per

fondatore d'una recente estesa società
li-

proniiltente d' astenersi dal bere ogni

ricordare
gli

il

i.° orticoltore

quore fermentato
alla salute e
1*

e spiritoso, tanto nocivi

die*

il

nome

di

che l'osservò, O'ùJinm Tiicheri. A\'

alla

morale. Egli percorse

Irlanda, ringliillena, parte dell'

Ame-

rica e alti e regioni
statore.
lica

da tiiontante conquila

Non v'ha che

religione catto-

che possa formare

di somiglianti per-

sonaggi, ed eguali eroi d' abnegazione e
di zelo.
di

Passato a ricevere l'eterno premio
la

sue virtù, ignoro se
si

virtuosa associa-

tri dissero l'infezione Crittogama a Crittognmapatia, il cui odore è precisamente quello del fungo; una produzione vegetale di muffa che Linneo [)Ose nella classe óejiinghi. E che siccome la sua prima apparizione ebbe luogo dalla parte del nord del nostro emisfero, il Criltogama sarebbe dunque una produzione setlen-

zione

couservi o progredisca. Sono pò-

Iriouule, Ciipace per conseguenza di resi-

48
stfiie a' nostri

V
i

1

N
rigi<li,

V
quando
zamenti
e fino al

l

N
sui

inverni più

l'acqua fredda ordinaria, mediante sprnze iniez oni sulle foglie,

nostri termometri discendessero a sogradi di Ueaumur. Il botar»ico francese Mollarne, oggi membro d^ll' accadefni.i delle scienze, annunziò nell'aprile i85o V apparizione del fungo parassito sulle vi-

anciìe

rami

cuore del grappolo, con debifn
;

doNC graduatoria

egli diedero

il

notnedi
a
zolfo

specifico Oidifugo.

Ma

poi,

come vado
il

dire, fu trovalo più vantaggioso
in

gne

di Versailles.

Da

quel

momento

l'at-

polvere, e fu sciolto

il

problema che

tenzione pubblica e quella de' dotti fu vi-

colla solforazione a secco, fatta con acconci

vamente
vinifere.

eccitata da'progressi e da'guasti
nelle

soffietti a

diverse i'\\ìi'ese,Voì(liuni vie-

successivi della malattia

contrade
i

ne totalmente distrutto prosperamente.
In Francia
s'

Essa attaccò nel giugno 1848
i

inventò
le

la

scattola a fiocco

giardini di Parigi, ed
capitale dal
tutto
il
1

dintorni di quella

per insolforare
gettito

viti,

quando
al

il

nuovo

849

al

1

85

1

;

si

dilatò per

ha alzato

di circa4tlita, ossia

mezzogiorno e settentrione della Francia, ed invase il Piemonte e di zona in zona il resto d'Italia, la Spagna, la
Svizzera, le sponde, del l\eno,
la Siria e l'Asia
la

a 8 centimetri.
ciato da' prof.

Quanto
e
1

da 7 liquido enunil

Bordet

Martin,
a p. 5
1

GiorolTre

naie di

Roma del 858

9 ne

Grecia^

l'efficaci

esperienze eseguite in Francia

minore. La malattia ebrapidi ne

con

felice riuscita, e se altri

non

l'otten-

be origine
furono
sti

nelle serre o stufe e nelle spal;

nero, fu difetto del metodo, non del far-

liere, e poi si estese ne* vigneti
i

funesti progressi nel

maggiori fece ne' temperatura più limitata. I professori di Marsiglia, Bordel di chimica, e Martin di scienze e lettere, a'24 giugno 18 56 pubblicarono r articolo: Guarigione radicale della malattia delle viti^ riprodotto dal Giornale di Roma a p. 653. Dichiararono, che secondo ogni apparenza questo Crittogama nacque da quelle atmosfere artificiali, caldee umide, che si mantengono entro leserre,ovela produzione
dell'uva è forzata.
1

852, e gualuoghi più umidi di
1

maco perciò ne pubblicò V avvertenze. Non mancarono esempi della naturale
;

cessazione della malattia in luoghi che ne

sono

stati infestati

per

tre,

quattro e più

anni, e con saltuaria azione in una

sima pianta ed

in

restandone illesi,

medeuno stesso fondo, altri benché a venti un'eguale

esposizione e feracità di terra. Per gl'im-

te e varie

mensi danni patiti dalle popolazioni, molfurono le ipotesi, con cui si pro-

varono
e
gli

gli

studiosi delle scienze naturali

agricoltori a gara per ispiegare V oi

rigine, l'indole,

caratteri di questo rovii

semi

di questi

funghi
suc-

noso
mezzi

flagello, e
efficaci

tentativi per iscoprire

parassiti trasportali dal vento

hanno

cessivamente comunicata l'epidemia alle
diverse contrade vitifere dell'Europa. L'i-

naudito concorso di
la

fatali circostanze, analoghe a quelle che dapprima produssero

malattia, cioè

la

straordinaria persisten-

za per oltoo dieci anni d'una
dità,

grande umiaccompagnata da una dolce temperatura, resero endemico il pericoloso parassito e

disseminarono l'enorme prodotil

da porvi riparo. Qii basti notare quanto concordemente fu conosciuto intorno alla natura di questa muffa micidiale, ad allo spediente sicuro a rimediarvi quando s' adoperi colle dovute condizioni. Questa mulfa biancastra (cui altri crede esser un elfetto della malattia, e non già, come pur è veramente, la cagione die^sa), è un vegetale parassito della famiglia de'funghi, benché ancora non
s'accordino Ira loro
questi
al
i

to de' suoi semi. Constatato

male

e anil

botanici, ascrivendo
al

dati in traccia del rimedio, riconobbero

genere crysiphe, quelli

genere

zolfo

sublimato efficace e adottato generalmente, ma criticando il modo cui si ail

oì'diu'Uy

appunto perché
col

dillerisce notabil-

doperava, proposero

zolfo solubile oul-

mente per vari tro. Guai data

cardtleri dall'uno e dall'al-

microscopio scorgesi

V

I

N
do
i

V
fesa
si

I

N
1'

49

composta d'iin^nnumerahile tuoltitudìne clisliuguoili luinutissimi ouliuni. Vi si Do: 1.° certe fila luoglie, arrampicantisi per ogni parte sulla pianta, che s' incrosi diramano sull'epidermide de' sarmenti verdi, delle foglie e de' grappoli, dove (ormano a macchie isolate o contigue un sistema vegetativo, il quale

succhi ajOfluiscono,
squarcia;
i

epidermide ofgranelli deli' uva, tut-

toché fossero già grossi e polputi quanda ne furono tocchi, si fendono, lasciano al
contatto dell' aria
i

cicchiano e

loro granelli e

si

di-

seccano;
tiscono.

i

più piccoli s'mduraoo e aborfoglie
si

Le

corrugano,

si

accar-

tocciano e cadono prematuramente diseccate.

è

come

la radice dell* oì'diuni, e
2.''

da'bota*

nici

ha nome ruycelium;

filaraenla

appassite

Le cortecce de' sarmenti verdi, come se fossero state lungaeccessivo,
si

cortissime, semplici, articolate, che sor-

mente esposte a calore
cono ad uno
torcere

ridu-

gono dalla parte superiore del AMycd/m/;j, e chiamano steli ; questi nonsouoiu realtà ahi più che un granello di farina, oa« de nasce quell'aspetto polveroso della fòglia infetta
ti
;

slato filamentoso
la

da potersi

come

canape. Gli organi erba-

cei della pianta

o cessano al tutto o mal
i

ponno elaborare
questa perde
la

succhi nutritivi, sicché

3."

ceni corpuscoli somiglian-

sua virtù di germinazione

ad ovicini, delti perciò spore, che semfar le parti di semi, e

brano

non sono

al-

fruttifera, s'illanguidisce a grado a grado, ed anche perisce. Ecco nelle sue cause,

tro che le varie articolazioni degli steli

uè' suoi indizi e nelle sue conseguenze la

ingrossate e mature, perciò cadute; queste,

malattia delle

viti.

Secondoildiversomo*
divisarono molteplici

portate da'venti sopra alte piante ia
al

do con

cui credevasi poter spiegare la nasi

condizioni favorevoli
si

loro germinare,

tura del morbo,

sviluppano e propagansi con portentosa rapidità; 4*°^^*^'^^'"^^ ^'^''' corputeuuissimiche
in certi casi

spedienti per ripararvi,

che

tutti

ridu-

consi a metodi di cura preservativa nella

scoli

formausi

coltivazione speciale della vite, o a
di di
diuìii

metooi'-

nelle

spore

stesse, e

perciò appellati spodi facoltà

cura esterna contro

il

parassito
I

mie, e credonsi dotale
tiuno
i

germi-

già manifesto e dilfuso.

primi,

native. Inoltre se le spore e le sporule

che riuscirono quasi sempre

inefticaci;, si

propagalori di ({uesto parassito a
si

ristringono in una concimazione renduta

d'stanza, esso pure
tiplica per

riproduce e

si

mol-

stimolante con l'aggiunta di materie saline^

ogni particella del suo iiiyce-

che assorbite dalla pianta

la rinvi-

Unni.

Quando
vi si

Vouliuin trova sopra una
al

vite condizioni favorevoli

suo nutri-

umori guasti, onde credevasi generato il morbo; in pu«
gorissero

ad

espellere gli

mento,

stende assai presto e la coferite,

lire le radici

d'ogni loro parte

meu

sana,

pre di tante

che riesce in^possibile a condurre a maturità verun fruito. Sulle prime,quando vi attecchì da poco tempo,

mondare accuratamente gì' intermedi de'tralci; io sottrarre umore alle vili cou
e
incisioni nel tronco;in^isfrondarledi
si

qua^
i

busta

un leggero sfregamento per

tutte le foglie; in coricarne per terra

rimanga traccia d'alcun danno; ma quando ha vegetato per alcun tempo, cominciano a mostrarsi al di solto certe macchie brune, violacee
farnela sparire senza che

tralci,

o sorreggerli a piccolissima distane

za dal suolo, ec.

Qualche
i

utile invece st

ricavò da'mezzi diretti a distruggere Voi"

dium, immergendo
le

grappoli e lavando

o nerastre.
si

Il

fondo

di (jueste è

duro, ru-

foghe in soluzioni innocue alla vite u

goso, crivellato di punture, che direbbon-

capaci di disorganizzare V oidluni^ e co»

con un sottilissimo ago. Queste punture, che non attraversano mai fuor fuori r epidermide, bastano a produrre uegli organi alterazioni gru vissime.QauQ*
fatte

prendo grappoli d'un velo di sostanze alle ad impedire che il germe oulico vi potesse germinare. Quindi la lavatura dell' uve, il pulirle cou morbide spuizor
i

VOL.

CI.

4

So
le,

V

I

N
presto a tutte
le

VIN
temperature superiori a

l'immersione in soluzioni di lisciva, in acido solforico diluitissinio, in decozioni
di materie oleose, in infusioni di tabacco, in latte di calce, in soluzioni di
€c.

16 gradi.

Nell'estate,
si
i

quando

pel calore

solare Y oidiiun

diffonde con

maggior

gomma,

potenza, anche

vapori sulfurei sono più

Ma

spesso

tali

mezzi fugavano per po-

abbondanti

;

e se
,

una

vile sia

spolverata

chi giorni VoYdiunij ed arrecavano irre-

parabile

danno

all'uva^ ovvero tornava-

no troppo costosi e impraticabili. Finalmente si tentò l'uso del zolfo, e di là onde venne il male, venne pure il rimedio. Fin dal 848 Ryle in Inghilterra comini

come immersa in un'atmosfera di vapori solforosi, che durano finché sulle foglie e sui traldi fiore di zolfo

essa trovasi

ciò a valersene, guidato a tale scoperta

avvi un tenue velo di polvere di zolfo. Quindi è agevole inferire come debbasi doperare questo specifico per la cura delle viti. In prima bisogna ridurlo allo staci

dal sapere

chegiàneli8[oGiuseppe Hlicon gran vantaggio
la

to di

massima
;

divisione e polverizzarlo
le

me adoperava
Nel i852
ti

lo zol-

ben fino

aspergerne egualmente tutte

fo in polvere per distruggere gl'insetti.

parli della vite;e per questo occorre prov-

De
ha

Vergne, ripensando
il

al-

vedersi di soffietti mollo ben acconci
tal

a

l'uso che vi

di

bruciare zolfo nelle boi vino dalla muffa, im-

uso; eseguire tale operazione a

tempo

per preservare
di

asciutto, caldo e sereno ad aria tranquilla; reiterare

maginò
"viti,

bruciarne pure sotto alcune

più volte l'insolforamento,
le

coprendole prima d' un velo che vi mantenesse attorno l'atmosfera d'acido
solforoso svolto dalla combustione. L'effetto coriispose otti«namente
,

scegliendo a ciò

ore d'un bel mattino.

È
i

poi necessario ripetere l'insolforamen-

to tre o quattro volle, cioè

come prima

e con ciò

nuovi pampini
quelli verso

(si
il

osservarono più interreno) cominciano

era scoperta non pure
fo,

l'efficacia del zol-

fetti

ma

eziandio
il

la

maniera con cui esso
di adoperarlo.

ad

allargarsi, sul finire di

agiva e perciò

modo

Le
le

2." volta

quando

il

maggio; poi una maggior numero de'
farsi
le

sostanze organiche e minerali che forma-

grappoli sono in fiore, e questa dee
più copiosa e su tulle
la pianta;
dell'

no

spesso

una

specie di crosta

sopra

parli verdi del-

parti aeree delle piante, sono
sta da'vapori solforosi

decompo^

per combinazioni

chimiche; onde le foglie esercitano più rigorosamente le loro funzioni e provve-

una 3.* volta quando gli acini uva cominciano ad avere una mediocre grossezza; e la 4-^ da ultimo quando grappoli sono in sul colorire. Se poi
i

dono meglio all'alimentazione
te.

delle pian-

nell'epoche intermedie apparisce indizio
di o'idium^

Oltre di che l'acido solforoso è mor-

conviene ripararvi senza indi zolfo,

tale per

Y o'ìdìum. Cosi ottenevasi e di
il

dugio con pronta diifusione

mas-

rinforzare la vegetazione della vite e di

distruggere
i?!
,

parassito.

Ma coaìe

riuscir-

sime quando una forte pioggia avesse lavate le foglie della precedente aspersione.

senza ricorrere alla combustione del
i

Fu

detto che
si

il

vino prodotto da uve

zolfo sotto

veli,

cosa evidentemente co-

insolforate
glia

guasta, o per lo

meno

pi-

stosa assai e quasi impossibile a praticarsi nel massimo numero de'casi? 11 vapore solforoso dovea essere non troppo denso, poiché avrebbe così potuto nuocere

gusto cattivo e fetore spiacevolissidi gas solfidrico.

mo
si

Ciò non avviene se
siasi in-

lasci

l'uva sulla pianta finché

alla vite;

ma appunto

perchè debole do-

teramente pulita o per l'azione dell'aria o del calore,o per pioggia, del zolfo ond'era
aspersa.

"vea essere

continualo per alcun tempo.

Ma quando

ciò

non

si

potesse,

il

Lo

zolfo ridotto in Qiinulissima polvere

fetore contralto dal vino per

le

reazioni

possiede in
richieste.

sommo
si

grado

le

qualità a ciò

del zolfo nella formazione del mosto, svanisce iuterameute travasando alcuna voi-

Esso

volatilizza ptii

meno

y

V
ta
te.
il

!

N
uà' altra hot»

V

I

N
il

5r
quale l'ha
di
II

fino

6te<;so cV iinn in

continuerà fino a che Colui
glidica: fermati e basta.

Solo allora sembra dovei* persistere,
si

quaiulo invece di zolfo puro
sciogliendo
bollente,
zolfo in

fosse

ado-

mandato, come ministro M

sua giustizia,

rimedio dob-

perato un polisoifuro dì calcio, otteoulo
il

biauio cercarlo da Dio, non dalla scienza.

un

latte

di calce

come alcuni usarono eoa loro danno. Io mi sono giovato liberamente
anche del dotto e ragionalo
la

Gettiamo intorno di noi e in noi stessi uno sguardo, e nella mancanza della fede e nel disprezzo pe'doveri eh'
pone, troveremo tulle
le

ella

im-

articolo delt.
1

cause de'fiagelli

Civillà Cattolica

,

serie 3.^,

1, p.

che devastano
gli

le vigne.

Ricorriamo dun-

609: UO'ìdium Tiikeri e t insolfora' mento delle viti, avvertendo che per una pììiampia contezza si può leggere WRìassunto della Coniniissione per lo studio
della inalatila delle
dell'I. R. Istituto
viti

que con amore e
elementi,
,

fiducia al Signore de-

all'

arbitro sovrano de* no-

stri destini

a chi atterra e suscita:
s'

non

mai dimentichia(no, che
giudice, è anche
il

egli

è nostro

del

M. E.

e vice-

nostro padre".

Quan-

segretario Giulio Curioni, presso

gli

^Hi
gli

to a'periodici, ricorderò solo alcuno
gli articoli

Lombardo di scienze
governi eccitarono

del

deGiornale di Roma. Nel

lettere

e orli.

I

gennaio
lo di

scienziati a studiare la malattia delle vi-

Spagna «e'primi deli 854 premio di 25,ooo duros 25,000 lire) all'autore del metodo più ( sicuro, più efììcace e nello stesso tempo di facile ed economica applicazione per curarla radicalmente. L* Eptacordo di Roma nel 1860 a p. 80 riprodusse due Lettere al compilatore della Gazzetta
li,

e quello di
il

i854a p.i 35 pubblicò l'articoDe Nerkaux: Sul nuovo metodo pel taglio e potatura delle vili. A p. 535
Malattia delle
vili.

olfr'i
I

vistoso

offre l'articolo di mg."^
ni:

Francesco PentiFu pure impres-

so a parte.

Opinò

esserne causa

un

inset-

to che appartiene al genere de' vermi, pre-

cis<imente ad
le

una qualità
anelli
,

di tenia di quel-

formate ad

riprodotta in imla

menso numero, ed avente insieme
ratterislica filatoria, quasi

ca-

uffìziale di P^enezia, scritte

da Vicenza

interamente

nell'ottobre da Francesco Trissino.

Con

consimile a quella de'bozzoli.

A

distrugil

queste cortesemente notificò a pubblico vantaggio, avere alcune esperienze dimostrato
utilissimo r astenersi dalla
viti
;

ger

tali

micidiali insetti, propose

taglio

de'tralci al principiar della parte legnosa

con-

e

il

loro bruciamento, da rinnovarsi ogni

sueta potatura delle

poiché sebbelasciò

anno

sino all'intera disti uzione.
il

A p, 682

ne

la

micidiale crittogama, in poca quan-

tità,
illesi

si
i

attaccò

al

dorso de'

tralci,

grappoli dell'uva, non puntoguasta

dalla

comune

malattia. Se

si

raccogliesse*

metodo di Catay, che propose di togliere Voidium con pennello a forma di mezzaluna. Il Giornale del iS55 col n. I 12 esibì il metodo preservativo
riprodusse

ro in!»ieme

tutti gli articoli

deGiornah\
gli

sperimentato con
l'uva
cipio_,

successo dal tirolese
la

esami e le proposte stampale intorno al grave argomento, si avrebbe materia per una biblioteca da potersi dedicare a Bacco malato, come lepidamente si espresse altrove
la

le dissertazioni, le

memoi ie,

Franocsco Vulcan, contro

malattia del-

benché già
che
le

affetta,

basato sul prin-

piante parassite

non

si

sof-

fermano sopra sostanze animali, cioè l'iin* mersionede'grappoli in acqua fredda bollita con la colla comune de' falegnami. L'Enciclopedia contemporanea di Fano nel settembre 1 856 ci die'diPietroMaserali: Malattie cagionate alle piante da

lodala Civiltà Cr^/Zo/Zr^i, encomianlo studio
1

done
ziò in

innocente e

utile.

Tulla-

volta nel

853 gravissime parole pronunargomento il cardinal Donnei arcivescovo di Bordeaux. Egli disse: Il (la*
gello delle viti continua
il

suo corso, e lo

nuove Crittogame. Si prova clie VOì'dìuni Tuckeri della vile non colpisce altri ve-

f

S-i

V

I

N
di questi

V
non han prelese. De*
i

I

N
,

getabili,ele

CnUognnie

ta le meraviglie della sapienza

onnipo-

che fare con quello, corae si gii opuscoli mi limiterò a ricorJare seguenti. Due discorsi sulla malattia dell'uva di d. Felice Priore di Pratif^lione, Firenze 1 8 54- La Civiltà Cattolica che ne dà ragguaglio, m'istruisce nella 2/ serie, t. ro,p. 688, ch'essi confutano la ridicola opinione diffusa tra' villici toscani, che la malattia dell' uve venisse cagionata dal vapore delle vie-ferrate, quindi imprecazioni contro di queste e minacce per impedirne l'esercizio Essenza d'uva in e1

tenza e carità sua infinita. Per sostenta-

mento

di nostra

Corpo del Signore (F.)
nione (^.),
sa
si

anima, riceviamo il ss. nella ss. Conni'

così

comunica
ed

a'cristiani

chiamala perchè con esil Coi pò e Sannel pellegrinaggio di

gue del Piedentore,
questa vita
,

in

forma

di

ss.

Fialico

(F.) nel nostro passaggio all' eternità. Il pane e il vino olferto dal sacerdote Melchisedecco in Sagrifizio (/^.) pacifico, in rendimento di grazie per la vittoria riportata da

Abramo
si

,

fu

viva

immagine
il

stratto

conserva per vantaggiare i mosti e migliorare i vini d'ogni specie nelle loro qualità piii de"
in

ed essenza d'uva

delle specie sagramentali, sotto cui nella
ss.

Eucaristia

contiene
innanzi

il

Corpo ed
11

Sangue di Gesù
lore del

Cristo (F.).
la

Salva-

siderale e richieste
re j odore e colore ^

come sapore e vigodurata e salubrità con un' Appendice riguardante gli ammorbamenti ed infettazionide vasivina" ri, ed un rimedio risanatore di qualsiasi
infezione delle botti togliendone
il fetore

mondo

sua Passione,

alla vigilia di sua

morte, nell'ultima Ce'

na cogli /^poi-Zo/nsliluì la ss. Eucaristia. Tenendo in mano del Pane lo benedì,
Prendete^ lo spezzò e die'loro dicendo mangiale, questo e il mio Corpo. Parimenti distribuendo ad essi il Faso (F.) detto Calice [F.) , col Fino, disse loro: Bevete di questo tutti, imperocché questo e il Sangue mio del nuovo Testa^
:

pili

incomportabile ed impartendo loro

invece la migliore

fragranza vinosa

e

permanente, del prof Geminiano Griìnellij Modena i856. La decozione dei Cece (Cicer Arietinus) contro la malattia delle uve,

Memoria del

prof. Pietro

Peretti comunicata alla Corrisponden-

za

scientifica di

Roma dalV eccelso
Sulla

pon-

tificio

ministero del commercio e de' la-

mento il quale sarà sparso per molti per la remissione de' peccati. Queste sono le divine e portentose parole usale dal Sacerdote [F.) nella Messa ( t'^.) al punto della Consagrazione delle due specie
,

vori pubblici,

Roma 1857.

effica-

sagrauìenlali, cui segue la loro Ostensio"

cia dello zolfo per guarire la malattia delle viti, e del modo d' amministrarlo

ne (F.) prima
to, nel

coli'

Ostia sagra
le

(

F.) e poi

col Calice, L'Eucaristia è

con sicurezza di pieno successo, Memoria del prof cav. Paolo Savi, Pisa
1857.
Gesìi Cristo scelse sopra tutte le produzioni della terra il Pane (^.)e il Fino,
le

quale sotto

un Sagramenspecie del pane e del

vino

si

contiene veramente, realmente e

sostanzialmente l'adorabile Corpo e San-

gue

di

Gesù

Cristo, istituito

da

lui stesso

per alimentare colle sue grazie V anime
nostre, com'Egli
ci

sublimò e nobilitò col farne

la

ma-

ha promesso. In ve-

teria delle specie sagraraenlali della divi-

na ss. Eucaristia (P.), ch'èil mistero più augusto e ineffabile di nostra ss. Religione (P\) cattolica, il ss. Sagramento (/'.) più venerabile della Chiesa [F.) cattolica,
il

non mangiate la Uomo (F.) e non bevete il suo Sangue, non avrete la vita in voi, C/li mangia la mia Carne e beve il mio Sangue ha la vita eterna, ed
rità io vi dico, che se

Carne del Figlio

dell'

dono più prezioso che Dio abbia

io lo risusciterò nel
la istituzione di

giorno estremo.
di

iNel-

uomini , nel quale a pio loro sorpreudenlemeule ha compendiato tutfatto agli

questo sagramento aven-

do Usalo Gesù Cristo pane

grano e

vi-

V
no
di vite,
stoli di

I

N

V

I

N

sr

ed nvendo ordinalo agli Apofure quello ch'Egli avea fallo, ne

(^.) o senza lievito de'Iatini (si può vedere Giovanni Mabillon, De Pane Eu-

viene che
cie
tal

il pane e il tino di queste spesoiamenle sono materia valida di un sagramento, e che le parole da Lui

pronunziale nel porgere tali cose agli Aposloli, ne sono la forma. Qualunque altra materia e altre parole, o l'allerazio-

ne sostanziale delle sopraenunciate, non varrebbero a fare questo Sagramento (U
BeiìeiKWfDcll'obblazioni all' altare yli-at'
ta del vino necessario pel sagrifizio del-

messa, e di sua qualità scelta, ottima e ben depurato, come pure dev'esser l'acqua con cui quello deve mischiarsi. Fula

charisdco Azynio ac Fermentato Lutetiae Purisiorum 674), siccome non importa mutazione sostanziale, così non va contro la validità. Solo è comandato che ciascuno si attenga all'usodella sua Chiesa, sia orientale o occidentale, ed ministri d'un tanto sagramento sono esclusivamente Vescovi e Sacerdoti {^V,) da essi validamente ordinati. Per dispensarlo poi solamente, anche Diaconi{V.) una volta erano ministri ordinari;uso da mol,
1

i

i

\

i

rono piantale apposite vigue e
trarne
ri
il

viti

per

vino per

la

messa; ed a*cavaliedissi in quell' arti-

della Spica,
,

come

colo

fu prescritto la coltura
le ostie

per fabbricare
Piiizza, nel

del grano da consagrarsi. Il

do

della festa della Trasfigurazione a'
si

Menologio Romano^ parlan6
consari-

agosto, dice che in quel giorno

grava vino nuovo nella messa; e non

trovandosene,
calice

si

un poco

di

spremeva nel vino del mosto dall'uve; perdi*
il

Però ancora popermesso del vescovo o del parroco, in caso ch'egli non potesse portarlo, né farlo portare da un sacertlote ad un infermo per Viatico (Scrisse Dionisio Petavio, Diatriba, de potestatc consecrandi etsacriflcaadiSacerdotibiis a Deo concessa, Parisiis 639. Osserva il Piazza ntW Enierologio di Roma a* o luglio, festa di s. Pio l, aver questo Papa ordinato che fosse punito il sacerdote, per cui colpa o negligenza fosse
ti

secoli affatto abolito.

trebbero distribuirlo col

1

I

notare coli tale cereuionia
rioso di

regno gloCristo figuralo nel vino nuovo,
il

caduta nel sagriflzio qualche goccia di sangue; cioè se cadesse in terra facesse la
penitenza col digiuno

/p
la

giorni; se so-

medesimo Salvatore dicendo: Non hiham a modo de hoc geni' mine vkis^ iisqiie in dieni illum, ciun il' liid biham vohisciim novum in regno Fa-

come

l'attesta

pra V Altare, 3; se sopra

l^ovaglia su-

periore, 4; e se nella seconda,

g

;

se fosse

penetrato fino airultimatovaglia,2o giorni
;

ed ovunque cadesse, se

si

potrà racrada, o
,

tris

mei.

E

nello stesso giorno
si

si

bene*

cogliere,
lavi
;

lambisca; se no,

si si

diceva l'uva nuova, e da'greci va
la vigilia di
s.

digiuna-

tuttociò che sarà lavalo o raso
la
il

delta festa. Dicendo poi

bruci, e
rio. Cita
tai

di quella di

Tommaso

apostolo

ni

i

cenere si riponga nel SacraBreviario Romano. Però no-

dicembre, narra che nella sua vigilia, finito il vespero, il vescovo di Edesia an-

altrove col Novaes, ciie questo decre-

to

non

si

trova in autore antico). In for-

dava
to
il

suo sepolcro, ov'era stalo portasuo corpo, con gran concorso de'feal

za delle parole della
ta altrimenti la

Co nsagr azione, delforma di questo sagraGesù

deli

veneralo pe' uìiracoli che
secco di vite, e
la

ivi

operara-

mento, che un sacerdote legittimo pronunzia
in

vn> ed apertolo ponevagli in

mano un

mo
lo

mattina seguente

ne o
tutta

sul vino, è di lede
la

to bastava per ispremere
rio per

trovava verde e con tanta uva, quanil vino necessa-

Cristo, sul pache nell'istante sostanza del pane e del vino sì
di

nome

consagrare nella messa)» La diiferenzii fra il Fané fermentato o con lie\ilo,

che

si

usa da'greci, e fra ['Àzzimo

Corpo e Sangue di Gesù Cristo, il quale realmente vi rimone vìvo, impassibde, glorioso com'è in cielo; e ciò e quaulu dire, che dulia so-

mula

nella sostanza del vero

54

VI

N
Il

V

1

N

slauza del pane costituita dalla farina e

nell'acqua mescolala, assodata e cotta, e
della sostanza del vino, cioè del naturale

simbolo e senso Eucaristico delle 7 sporte di pane viene confermato da una
pittura esprimente

una mensa
,

a treppiepavi-

umore

della vite, nulla alFalto rimane;
la

de

,

con 3 pani e un pesce

e sul

ma

solamente
le

specie o accidenti o apil

parenze,

quali sono la forma,
il

coloreale

Qiento 7 sporte del pane nuracoloso. E poiché il treppiede co' pani e col pesce
significa
il

re, l'odore,

sapore.

La mutazione
Cristo, è ciò

sagnfìzio del

Corpo

e del

San-

e sostanziale del pane e del vino nel Cor,-

gue
sa;

di
il

Cristo, e però l'Eucaristica

men-

pò e Sangue
la di

di

Gesù

che

la

Chiesa chiama Transustanziazione. Nulpiù espressivo per indicare
la

mala

figurare 7 idrie dell'acqua trasforin vino, può anco simboleggiar lo

la

mu-

Spirilo Santo che viene a dimorare nel-

tazione di tutta

sostanza d'una cosa in

l'anime di coloro, quali degnamente pari

tutta la sostanza d'un'allra, cliequesta pa-

tecipano della sagra mensa. Siccome
in vino cotanta forza

il

rola

Trans usi anziazione. Non
sia

iu)

porta

miracolo della lrasforn»azione dell'acqua
re la virtù infusa
ria

che il vocabolo
nii secoli.

stalo sconosciuto ne'pri-

La

Chiesa quando ha dovuto

fissare con chiarezza e con precisione l'idea vera d'un dogma, per difenderlo dagli errori, non ha avuto la difficoltà di comporre una parola espressiva , e non ha guardato alle regole della grammatica e della lingua (Questa da'primilivi cri-

ha di rappresentada Cristo nella matee nella forma de' Sagramenli , assud'

mendole a islrumenti
rituale, e nel

una grazia

spi-

più augusto di

essi trasfor-

mando altresì la materia del pane e del vino nel suo vero Corpo e nel suo vero
Sangue; così
nel
il

senso allegorico nascosto

stiani fu simboleggiata

ne' loro

monu-

monumento che illustra, potrebbe

an-

menti, in argomento di loro ferma credenza.
11

cora esser quellodi rappresentare agli occhi e insieme rivocare alla

p.

Garrucci gesuita, nella dotta

mente deTc

opera, l^ctri ornati difigure in oro trovati ne' Cimiteri de' cristiani primitivi di

deli la grazia de' 7 Sagranienti'x'ìixiyx'KÙ

lìoma, raccolti e spiegati a p. 2 3 parla delle sporte o ceste di pane raccolto dopo saziate le turbe nel deserto, da quello miracolosamente moltiplicalo da Gesù Cristo, con che della trasmutazione da lui fatta nelle nozze di Cuna del* r acqua in vino collocalo ne' vasi detti idrie , presso gli ebrei anche in uso per
^

da Cristo. L' idrie dunque del vino miracoloso, ne'raonumenli cristiani, eseguo

memorativo

e mistico senso della l^ranj

sustanziazione

e in generale de* sagra-

menli. Iddio, per intercessione de'suoi veil miracotramutare l'acqua in vino, e l'ho riferito a'ioro luoghi). Per quanto attendendo unicamente alla- forza delle paro-

nerabili servi, più volte operò

lo di

le purificazioni, per notare la differenza che passa tra esse e panieri, del qual vino miracoloso squisito ne fu il sapore.
i

le della

consagrazione, sotto
si

la

specie del
di

pane non

trovi

che

il

Corpo

Gesù
il

Cristo, e sollo la specie del

vino che

Inoltre osserva, che tale trasformazione

preziosissimo suo Sangue, perchè questo
è ciò che solo

dell'acqua canjbiata in vino e
plicazione de' pani
,

la

molti-

esprimono quelle parole

;

per siukboli

ponno prendere del sagramento Eucaristico;
si
i

tuttavia è di fede che

Gesù

Cristo è lutdette specie

to intiero sotto ciascuna di
fra loro distinte,

facendo pure notare, che ss. Padri rilevando il miracolo dell'acqua cambiala
io vino, all'intento di confermare
de' credenti
nella
la

per

la

gran ragione, che

fede

dopo la gloriosa risurrezione sua Egli è sempre vivo, impassibile, immortale. E
cosa chiara che per
la
il

Transustanziazione

necessaria conco-

Eucaristica, è pure allegalo da loro
argotiitìiito d(ili

come

mitanza delle
te

parli,

corpo d'un viven-

ouuipolente

vii

lU divina.

non può

esser separato dal sangue^

V
il

I

N
nozze di
vuole,

V IN
Cana
in Galilea nella

55
sostanza

sangue dal corpo. Laonde si tenga fermo che neiriìucaristia ciò che non segue
ili

del vino; così nell'Eucaristia, siccome lo
il

forza

(.Ielle

parole consagrati ve,

immanpane

pane ed

il

vino

si

mutano

nella

cabilnieiite avviene per l'indicata conco*

sostanza dei suo

Corpo

e del

suo San-

niitanza

,

e così sotto
vi

la
il

specie del

gue. Quindi noi crediamo, al

momento
e ia

insieme col Corpo
Id divinità di

è

Sangue, l'anima,
vi

che
role

il

sacerdote per
di

comandamento
pane non
sia
il

Gesù
la

Cristo; sotto la specie

nome
,

Gesù

Cristo proferisce le sue pail

del vino insieme col

Sangue
di

è

il

Cor-

che subito
il

più pa-

po, l'anima,
la

divinità, tutta

insomma
Cristo, co*

ne, ne

vinosia più vino,

ma

veroCor-

Persona adorabile
definì
il

Gesù
sess.

po e
cui
la

il

vero Sangue di Gesù Cristo vivo

me

Tridentino,
la slessa

i3,cap. 3,

e glorioso, in quel

modo

precisamente in

can. 3. Per

ragione che

Gesù

Chiesa ha definito rapporto a questo

Cristo iu questo sagra mento è vivo, impassibile, glorioso, dividendosi la specie

chia ecclesiastica fidi^. 1

pane e quella del vino non si divide, ne si fanno più parti del prezioso corpo di Lui, ma Egli re^)ta tutto intiero iu
del
,

domma(Riferisceilp.Bonanni,LaGer<2rSi cerca quaw do e da chifosse dato principio dopo Cristo alla consagrazione del Pane e del
1
:

A7rto. Esaminò

la

questione

il

p.Raynaud,
stati fat-

ciascuna parte visibile di quelle specie.

e asserì, che
ti

gli

Apostoli essendo

Gesù Cristo
nella
ss.

trovasi reaicnente presente
,

sacerdoti dal Salvatore,

quando

disse

Eucaristia

finché

le

specie

si

conservano incorrotte, perchè sotto quelle specie sensibili, per quanto ad esse non
aderente, tutta
Cristo
vi si la

Quotiescunque feceritis hoc facile in nieani commemorationem,sebbene poloro:

sostanza del Corpo di

tevano celebrare e offrire simile sagrifizio al Padre Eterno, subito che risorse alla
vita
il

contiene, in quel modo appunprima vi si conteneva la sostanza del pane laonde al momento iu cui per qualsivoglia motivo segue nelle speto, in cui
:

lorodivin Maestro,

nondimeno dif-

ferirono sino alla

venuta dello Spirito Santo loro promesso dal Salvatore, e vollero disporsi a questa

grande funzione con

cambiamento, che a giudizio de' questo sensi non si potrebbe più dire sembra pane, questo sembra vino cessa
cie tal
, ,

il medesimo Spirito divino avrebbe loro com-

aspettar

la

pienezza di grazia che

partito.

Che

poi nel giorno della Pente*

dì essere sotto di esse la divina reale pre-

coste fosse celebrata lai.^ messa, l'affer-

senza,
to

il

mistero dell'Eucaristia è
di

l'elfet-

mano

molti

ss.

Padri e gravi autori.

Da

delTiramensa carità
la

Gesù

Cristo ver-

so di noi, e

muove pure da
determinazione

carità
di farsi

pru-

due sentenze stimano s. Giacomo vescovo di Gerusalemme, ma è più
chi lo fu,
credibile quella che dichiara
s.

dentissima

no-

Pietro, ca-

stro cibo nascosto sotto la specie del pa-

ne. Imperocché Egli ha rimossa così la ripugnanza e il ribrezzo che avremmo naturalmente avuto, se mangiar dovevamo

visibilmente le sue ss. Carni, e ha dato la più opportuna occasione d' accumular

po e principe del sagro collegio apostolico nel Cenacolo, mentre allora s. Giacomo non era ancor vescovo di Gerusalemme ; non che capo della Chiesa e Fica^ rio di Gesti Cristo, da questi costituito, e perciò denominalo dagli antichi dotlori

grandi meriti con V esercizio della fede.

Questo mistero finalmente non è solo un miracolo, ma un complesso di miracoli, e con tutta ragione si appella Mistero della Fede. E un mistero che si opera da Dio, il quale può far tultociò che vuole.

et

Radix ìiierarchiae ccclesiasticaef Fons ordinis sacerdofalis. Una 3." sen,

tenza vuole, che
frire
il

s.

Pietro fu ili.° ad of-

sagrifizio della legge

nuova, congli al-

correndovi nella medesima azione
tri

Apostoli.
il

E

fu facile cosa allo Spirito
tutti gli

Egli cambiò,

come

dissi,

l'acqua nelle

Sauto

tnoderure e ordinare ia

S6
Apostoli
la

V N
I

V
fìel-

I

N
effetti

Ja consagrazione,

pronuncia della forraola onde niuno precorressi

dell'

Eacarislia dagli

sensibili di

questo cibo restano stupendamente
nifestali. Infatti

ma-

se nel dirla, e tutti

accordassero in mo-

do, che colla pronuncia di tutti unifor-

me si
pane

adempisse la transustanziazione del
e del vino, nel

siccome il pane e il vino al corpo si imiscono cosi intimamente, da divenire con esso lui una cosa medesima,
a
lui

Corpo

e

Sangue

del

conservano

la vita e la

sanità

^

ar-

Redentore. Ne contro quest* ultima sentenza troTQsi obbiezione alcuna, ma sem-

restando un germe

di

morte

e di distru-

bra molto probabile e conveniente, che il capo degli Apostoli s. Pietro celebrasse,

e che tutti gli altri, avuta facoltà di

zione, somministrandogli nuovi spiriti che portano vita, sanità e moto in tutte le parli, ove si distribuiscono, lo fan crescere e aumentano il suo vigore e le sue forze per
sostenersi nelle fatiche, per reggersi

celebrare dal Salvatore, l'esercitassero in

ne-

compagnia

di lui).

I

sacerdoti celebrando

gl'inciampijnon altrimenti opera l'Eucaristia

il divin sagrifìzio prendono le specie del pane e del vino: sebbene per questo ricevono due volte GesùlCristo, non ricevono però nulla piìi de'laici che si comU' nicano sotto le specie del pane solamen' te, perchè Gesù Cristo è il medesimo per tutti, non essendo necessaria la comunione sotto le due specie per ricevere tutti gli effetti del sagramenlo, né è comandala dal Redentore, non ostante le parole; Prendete tutti di questo^ imperocché questo e ilìuìo Sangue. Volendo Gesti Cri-

spiritualmente e meravigliosamen-

te

rapporto all'anima co'suoi preziosi ef-

fetti.
si

L'ampio

e

grave suo argomentosvole negli altri che

ne' ricordati articoli

rammenterò, tultavolla
li,

fin qui discorso, sulle specie

trovai a proposito di

punto di vista sagramentagiovarmi dell'aual

rea opera del vescovo Bronzuoli, Istitu-

zioni Cnttolicìie, ed aggiungervi l'erudile parentesi. Quancomunione sotto le due specie sagramentali del pane e del vino, notai ne' voi. Lì, p. 1 3, e LXI, p. 35, che ss. Pie-

zioni che racchiusi fra
to alla

pto per eccesso di carità a noi lasciare in

I

i

cibo

le

sue Carni e in bevanda
simboli che

il

suo Sanvino;

tro e

Paolo

ne'ritratti

furono rappresendell'

gue,poteva certamente sceglierealtra materia, altri
il

tati col

labbro superiore tosato o assai ac-

pane e

il

corcialo, per
della
ss.

maggior decenza
il

uso

ma
i

la

sua infinita sapienza trovò questi

Eucaristia sotto le due specie,

più conformi a'sentimenli dell'immenil

particolarmente per prendere
tato

Sangue
tuttora

sa sua carila, e perchè

pane e

il

vino

senza [)ericolo. Per evitarlo fu poi adotil

è

il

cibo de'grandi e de'piccoli, de'ricchi
i

cannello o Fistola

(^^.)

,

tempi, in tutti paesi (non meritano credenza que'che scrissero, avere Innocenzo Vili
e de'poveri, perchè trovasi in tutti
i

usata dalPapa ne'pontiflcali,secondo l'antica disciplina.
lice del

Non bevevano però dal
i

ca-

popolo
il

principi,

ma

in altro, co-

concesso alla Norvegia di consagrare
calice senza vino, a
si

il

me riferisce
ravi anco
il

Berlendi.Anziavverte,ch'e«

motivo

di

non poter-

costume, a fine di non con-

conservare a cagione degli estremi fred-

sagrare molti calici, o di non fare nel

me-

di, la

confutando l'asserzione il I^Jovaes nelStoria d' Innocenzo FUI, poiché in
si

quella regione

conserva benissimo e se

ne fa abituale uso. Oilrechè il Papa non deroga mai a'sagramenti, il vino è onni-namente necessario ed essenziale alla consagrazione del calice
,

escludendosi quatutti

desimo sagrifìzio molte consagraziooi, di mettere una piccola porzione di pane consagrato in un calice di vino non consagrato, e cos'i porgevasi a'comunicanti. Di questa mescolanza abbiamo molti esempi di varie chiese sì d'Occidente e sì d'Oriente; dalla qual mescolanza, se pure il
vino restasse consagrato, diversi furono
i

lunque altro liquore), mescolasi con
gli altri cibi,

e perchè gli

effetti invisibili

pareri degli antichi,

ma

il

comune

sea*

V IN
lìmento « che il Stigrato, e solamente santificalo. Tanto
rispose
gli (la
s.

VI N
no,
lo tflcevfino
fiele del

57
principe delle

vino non restasse con*

tenebre e creato dal demonio. Questa prescrizione
fedeli, e

nernardo,
il

un abbate,

dubbio propostoquale avendo profeal

rite le

la sola
lice,

parole della coiisagrazione sopra acqua, posta incautamente nel caRvea preteso col metter del vino e

aggiungervi una particella d'Ostia coosagrata, di supplire all'invalidità della già
fatta consagrazione.
,

non fu estesa all' universale de' durò quanto quell'eresia. R.ipullulata e moltiplicata, Papa s. Gelasio I del 49*^ rinnovò in Pvoma l'ingiunzione, per conoscere tali eretici. E siccome anticamente In comunione sì amministra^va eziandio «'bambini e «'fanciulli,
si

tro-

Vi era pure

altra co-

vò meglio

il

farlo

ad

essi col

solo sangue

stumanza cioè d' infondere in un vaso grande di vino, una piccola parie del vi-

no consagrato,
va a bere
la

e così

mescolato

si

porge-

consagralo. Indi si tornò alla comunione con una sola specie, e l'uso della comunione del C<tZ/ce(^'^) insensibilmente an-

a'fedeli, la

quale infusione nel-

Chiesa romana facevasi dall'arcidiacono. Neir altre chiese e luoghi ciò non fa-

dò cessando, anco per ripugnare a'fedeli di bere in un medesimo calice Ministeriale e di succhiare
il

vino consagrato

non quando il puro Sangue consagrato non fosse bastevole al numero di
cevasi se
quelli ch'erano per comunicarsi,e in quantità

con una

stessa fìstola

o cannello, Tun do-

po

l'altro,

principalmente in tempi di con-

tagi e pestilenze.

Vi erano nelle chiese
si

secondo

il

bisogno
il

;

ma non
come

perciò

più
sava

colici
il

MinisierialeSf ne'quali

ver-

restava tutto

vino consagralo,

come
il

vino a mezzo d'un colatoio o pic-

dichiarò Innocenzo III,

poi riten-

colo cucchiaio d'argento con sottilissimi
fori,

ne

la

scismatica Chiesa greca, poiché

o altro strotnento di simil figura det-

contatto

può santificare non consagrare. J fedeli si comunicavano ne'primi secoli della Chiesa sotto le due specie del pane e del vino, e sotto l'una o l'altra, non essendovi
se
in tale

to Sion, acciò

non

vi si

mescolasse qualdi

che insello e lordura,
colo

che era vi perila

quando ciascuno portava
s.

sua por*
fece

zione di vino alla chiesa in oblazione.

epoca alcun precello né
il

L'arcivescovo di Reims

Remigio
i

divino oèecclesiastico,

quale costringessotto

ìncidereìn un calice ministeriale

seguen-

comechè
le specie

sia alla

comunione
mai

amso-

bo

o sotto una solamente, senfosse
la

za che per questo lesa

stanza del sagramento, e l'integrità de*
suoi santissimi
effetti. Special

menle agl'infacilità

fermi
ristia

si

permetteva d'intingere l'Euca-

nel

Sangue per maggior

ti suoi versi. Hauriat hi e populus vilani de Sanguine sacro - fniceto, aclernus quenìfudit vulnere Cliristus. - Remigius reddit Domino sua vota saccrdos. Alcuni antichi scrittori sono d'avviso che il nome di Cnlicc derivi da caUdus perchè in esso si beveva caldo giusta I* uso
^

d' inghioltii la.

E

intrinseco

il

tener pre-

di que' secoli.

Cassiodoro nel Psalnt.

1

5,

sente l'articolo CoMUNioivn, specialmente
i

§§

II.

Comunione soUo

le dite specie.

IV. Comunione dé'fanciull'. VII. Delle ceremonie ed usi antichi della Comunione. Di passaggio solo qui dirò, che la

parlando del calice consagralo nel sagrifìzio della messa, così si esprime: Calix a calida dictusestpotionCy quoniani
sicut
ita et hic

aia cor hominis exhilarai hibilusj sanctas nninias perpetuo jnhau<ita. Ne'priuùlivi
si

comunione
data a'fedeli
so
il

sotto

le

due specie
s.

fu

coman-

cundal

tempi della
(/''.)

laici in certi

tempi, cioè verl,

Chiesa non
del calice;
tal

faceva V h2levazÌQne
il

44^^

*'*

l^flpa

Leone

che loro
eretici
il

ma

diacono alzava un poco
il

prescrisse di riceverla

pubblicamente per
gli

vaso sagro, mentre
:

sacerdote intuo-

iscoprire in

Ilooia e altrove
i

nava

/Vr omnia saecida saeculoruni.
l'antica

Manichei (F.),

quali abborrendo

vi-

Forse l'impedì vn

forma della Pia-

5S

V

I

N
il

V
Doughte,

l

N

neia (F.)? Si può leggere
stiaiiorum,

sente assaggia solo le ostie.

E

per

la

co"

De CalicihusEucharisùcis ve ter uni CluiCremaci 694. Oitlinò la comunione sotto le due specie neliogS, Papa Urbano II nel concilio di Cleimoul,
per eliaiinare l'enorme abuso d'alcuni che amministravano l'Eucaristia col Cor* pò del Signore tinto nel Sangue del meilesinio; divieto

munione
zioni,
l.

del
2, p.

Papa

Novaes, Disserta' 71 e 72. Avverte l'Ortiz,
il

Descrizione del viaggio di Adriano FI, descrivendo il convito di sua cop. 77
,

ronazione co'cardinali,
viti

i

quali erano ser-

in bicchieri separati da'loro

maestri

di

camera con
forse cosi

vini propri e particolari:
si

rinnovato dal successore

M Ciò

faceva, perchè dalla speil

Pasquale II: in alcuni luoghi tuttavia si permise agl'infermi, perfacililar lorod'inghiottirla, secondo le testimonianze esibite dal

rienza constava^ che

veleno più frequen-

Garampi
p.187
1

nelle

Memorie ecclesia-

temente si dava a bere mischiato al vino o con altri liquori, che non col cibo. Quindi è, che questo costume di operare cosi
ne'convili, inviolabilmente
si

stiche, a

e

509. Attesta

mg/

Bel-

osserva ia

lenghi,ó^/(//e antiche custodie dellas.

Eu»

Roma
la

(cioè a que' tempi)

senza veruna

carislia^ p.

6, che nel

Tabernacolo del-

ingiuria della persona che invita atavo*

la

ss. Eiicariitia(l^.),c\iìaudo eravi l'uso

(Gio. Jacopo Bosio scrisse: Dissertatio
i

di comunicarsi colle due specie, in esso

depotionihits morliferis, Lipsiae 736)".

conservava sotto quelle del pane e del "vino, il quale uso fu poi dimesso si pel
si

Nel secolo

XV
i

pretesero

la

comunione

rischio di spargersi
l'ischio di

Sangue, come pel putrefarsi. Nel secolo XIII la
il

boemi eretici Z/^^my/^.J, accordata dal concilio poi conciliabolo di
colle duespecie

Basilea, errore seguito òa Calicisli(F.)^
altri eretici;

comunione sotto le due specie generalmente si restrinse a' preti latini, perchè
ì

onde quando Nicolò

V

co-

greci e altri orientali la continuavano e
i

ronò imperatore Federico III, questi nella comunione si astenne dal vino consagralo, per

osservano tuttora

laici.

In seguito

i

PaA-

non sembrare d'approvare
l'

i

pi, oltre a\V Imperatore nella

sua Coro-

loro errori: tornato

nazione, ne concessero
Q.\jiv\\

il

privilegio ad

Sovrani ,tdi
s.

ii

i>a^\'\

ministri delle bain certe so-

imperatore in Roma nel pontificato di Paolo lì, questi nel pontificale pel detto motivo lo comunicò

die di

Dionisio e

di

Cluny
il

soltanto colla specie del pane,

ordmando

lennità.

E

nel pontificale del
le

Papa

par-

a'propri assistenti diacono e suddiacono,
di astenersi dalla specie del vino (Riferisce

tecipano

ambo

specie

cardinal diaco,

no

e

il

prelato suddiacono

assistenti e

ministranti. Riparlai della

comunione del

Papa

ne'pontificali, nel voi.
dell'

XV,

p.

i

io,

premesso prima
grisia del

OJfertorio dal Sal'assaggio o pregu-

Papa (V.)
,

Menochio, Stuore,\..i,CGui. 3.', IH non beve mai vino in vita sua per la grande avversione chene a vea, onde bramava d'esser imilato anche dalla moglie imperatrice Eleoil

p.

cap. 23, che Federico

stazione delle Ostie

e dal credenziere

nora, benché per la
sigliata

pontifìcio quello dell'acqua e del vino, azioni dette
p.

sìua sterilità fosse conda'medici a beverne.Saputosi que-

Prole

e descritte nel voi. IX,

sto

dal

marito, disse, che preferiva

la

ed altrove. Imperocché narrai a'suoi luoghi, che fu propinato il veleno nel calice a littore II del io55 e
e seg.,
illeso;

22

sterilità

all'ubbriachezza delia consorte.
dell'

Ma

noterò ch'essa fu madre
I
,

impe-

ratore Massimiliano

e di

Cunegonda

miracolosamente nerestò

ed a Pit-

sposata al duca di Baviera).

A
i

Pio

iV

tore III, che ne perì nel 1087. Si

può

cedere ilCancéllieri,Z)eiSecre/ari7.y; Pr^egustatio Panis et fini in sacris Ponti-

domandarono tedeschi il permesso della comunione anco col caliislaalemenle
ce
,

e gliela accordò ad istanza pure de*

ficum a Sacrista praeslanda.

Ma al pie-

principi, previa protesta

che confessasse»

V

I

N
i

V

I

N

59

die Tullia specie il ro, contenere sì vero Corpo di Cristo; ma successori imniediali s. Pio V e Gregorio Xlll rivol'aiia

sarli,pe'raolivi riferiti.

Qui aggiungo che Clemente IX del 1667 finalmente colle

caroiio

la

concessione.

Abbiamo

l'opera:

sue esortazioni ottenne da Jacopo patriarca dell'Armenia maggiore, di mettere in uso
il

Les motìfs dt la su.>pens'ion àe l'espece vin dans la Comuniou da pciipte par Etne. Gandoii pièlrCy Paris 693. A poco a poco dunque fu tralasciata la cociti
1

rito della

Chiesa rom-ina

nella mescolanza dell'acqua nel vino del
s.
il

Sagrifizio.
calice

Fa a proposilo che ricordi, anticamente nel tempo della mes-

munione
rono
i

colle diie specie, e

si

contentala

sa

fedeli di

comunicarsi sotto

spe-

non si poneva dietro dell'ostia, comesi costuma al presente, ma dal lato destro,
per dinotare
lo

cie di pane,

di Costanza, di Basilea e di

siccome ordinarono i concilii Trento; essen-

spargimento di Sa/.^

le

e acqua usciti dal lato destro del Salva-

do solamente in qualche chiesa restato l'uso, rammentato nel precedente paragrafo, di porgersi in alcune festività dall'altare a' fedeli
il

tore nel cruento sagrifizio del Calvario,

quando Longino
costalo.
I

colla

Lancia

gli ferì il

greci osservano ancora (piest'anIl

calice

con vino bene-

lico rito.

vescovo Sarneiii, Lcitare ect.

detto, equivalente all'auliche Eulogie, le

clcisiaslirhe,

9, leti.

1

non erano particole della sagra comunione, ma una semplice loro rappresentanza, ma pane benedetto olferto all'altare. Se ne facevano 3 divisioni, una
quali
pel celebrante, l'altra pe'comunicanti, e
l'altra nel
si

zione dell'acqua die

si

3: Della benedi' mescola col vino
:

nella

al quesito Se dovendo il sacerdote celebrar 3 messe, debba in ciascuna benes.

lUessaj risponde

nel dì del Natale

dir la slessa

acqua che
il

si

deve mescolare
nel sagra-

line della messa

dislribuiva-

col vino nel calice; e la ragione di dubita-

a

que'che non volevano o non poteva-

re

si

è,

che

Rituale

romano

no comunicarsi, rappresentando così la comunione frequente praticata per l' innanzi da'fedeli. Anticamente laici che si comunicavano con una sola specie,in molte chiese ricevevano dopo la comunione la purificazione o abluzione di acqua o
i

dove parla della benedizione del sale dice: Deinde Sacerdos benedicaC sale/a, qui semel bene'

menlodel battesimo

dictiis

alias

ad eundem usum

dtscrvire

potest. Così la slessa

acqua benedetta una

volta, puòservire in appresso, senza

nuocol

di vino,

come

si

trae dal citalo Gararapi

va benedizione. Quindi

il

Sarneiii opina,

a p.

1

qua
lo;

col vino nella

88. Bisogna mischiare un poco d'acmessa per consagrar-

che

si

debba V acqua da mescolarsi
sia la stessa già
si

vino, tante volte benedire, quante volte
si

ma

altro,

questo mescuglio d'acqua none secondo alcuni, che un precetto ecfondato sul fatto da Gesù Cri-

adopera, benché
la

bene-

detta; e

ragione
in
il

ricava dal mistero.

clesiastico,
sto, dri.

L'acqua che
no, significa

come

E

sia di

ha dalla tradizione de'ss. Pamolto probabile, quantunque non fede, che l'acqua si cambi, come il
si

3 stille si mescola col vipopolo fedele vialore, che

per mezzo della grazia
sto,
si

\ino, nel

Sangue

di Cristo;

ma

questa è

si unisce con Cricotne appare dall'orazione, che allora recita, ed averne egli già parlalo nel t.

questione da lasciarsi a'teologi,epiiji sotto
riferirò
il

3, leu.

4i' Cl^^

le

specolazionijilosofi'

parere del dottissimo Sarneiii.

Si può vedere l'articolo Acqua del vino per la messa, ad esempio di Gesù Cristo. Et notai che gli armeni consagravano ia solo vino, onde il concilio di Firenze ini-

che nulla importano alla pratica della Chiesa. cìie l* acqua, che si mescola

E

col vino nel sagro Calice,

prima

si tra-

smuti nel vino,

ch'i;

la materia delta ss.

Eucaristia. Conviene che l'acqua nella
detta quantità mescolata col vino, colla

pose loro d'infontlere alcune gocce d'ac-

qua, sempre ricusandosi

i

P^ipi di dispen-

cousagraziunu

si

converte im media lumeu'

6o
te nel

V
Sangue

I

N
non
il

V
calice, e

ì

N

di Cristo, altriraenli

verrebbe a significare, che il popoJo cris' incorpora con Cristo significato dal vino, il quale essendo 7 volle maggiore nella quantità dell' acqua, questa asstiano

sorbe esi tramuta in vino, equesto si tran-

Sangue di Cristo, come riprima che nel secolo XII nascessero le due opinioni riferite da Innocenzo III nel cap. Cuni Marthac.
sustanzia nel

tennero

gli

antichi,

,

Ozi il popolo tante volte si benedice, quante si umilia al sacerdote, precisamente al

vescovo cui spetta benedire; e per»

ciò essendo assistente alla
il

messa solenne, suddiacono domanda al vescovo, che benedica l'acqua, che si ha a mescolare
col vino, e

non ad offrire l'ostia ? Quan« tun(jue il Gavanto di ciò non rechi alcuna ragione, pure si potrebbe dedurre, che secondo il rito romano ciò si faccia, prima perchè il diacono infuse il vino nel calice, secondariamente perchè il diacono era un tempo quello che amministrava il ss. Sangue al popolo, secondo il detto da s. Lorenzo martire, bramoso del martirio, a s. Sisto II Papa del 261: Quo Sacerdos Sane fé sine Diacono properas? numqiiid degenerem me probasti P experire ulrum idoneum Minislrum elegeriSf cui commisisii Dominici Sanguinis digpensationem. L'offertorio ricorda
l'anti-

non

al

sacerdote celebrante.
il

Ed

è così certo, che significhi

popolo

che Oblazioni [F.) che faceva il popolo di pane e di vino, per la celebrazione della messa, dette Oblatc(F.)e Eidogie (F.)

che nelle messe di Requiem non si benedice il popolo; e neppure l'acqua, che significa il popolo, ancorché si reciti
fedele,

l'orazione; ed anco per denotare che

il

po-

o Pane benedetto nella quale si comufedeli nello Sposalizio nicavano tutti (V.) si davano a'novelli sposi le Presaw tiflcate [F.) ^(\t\\e quali anco nel voi.
,
i
:

polo dell'anime purganti già
il

slajin grazia;

XCVI,
le ostie

p.

288, cioè

si

comunicavano

col-

mistero del sale è altro, e giusta
la

Du-

consagrale ne* giorni precedenti,

rando denota
condisce
l'acqua
i

sapienza cristiana che

o

col

pane benedetto, invece del consa-

fedeli.

Sicché denotando quelsi

grato. Notai nel voi.

il

popolo
Il

ribenedice
si

,

come

il

popolo più e più volte
qui
il

benedice. Sia

LXXI V, p. 27, ch'è meglio ritenere essere stale poste nella Sepoltura co'morti le Eulogie, piuttosto

Sarnelli.

sacerdote nell'0//er/o«
in quella di Reiras e di

770 (Anticamente in varie chiese era rito
particolare,

che la ss. Eucaristia, come altri vogliono. Racconta il p. Chardon, che nella dedicazione delle chiese
si

come

muravano
si

nell'alta-

altre metropolitane di Francia, che nelle

re 3 particelle dell'Ostia cousagrata, con
calcina.

lecilavano stando

messe con ventualii sacerdoti cantavano o weW Jinhone o Pulpito

Le oblazioni ora

fanno soltan-

to nella consagrazionedel

Fescovo

{^F ."^^

tutta la messa fino

aW Offertorio, come
abbati sulle loro cat-

ianno
tedre,

i

vescovi e

gli

egualmente con pane e vino, oltre la cera; e nella Canonizzazione de Santi [F.)^
di

quando

pontificano.

Lo afferma

il

pane, vino e altro. In queste col pane,
d'ogni sorla di cibo,
si

alartene.
e. 4)j

De

anliq.
olire
il

EccL

ritibus, lib. i,

come simbolo

al-

mentre
il

calice fissa gli occhi
fa

lude ad ogni specie di virtù praticate da'
santi per giugnere alla gloria; e col vi-

verso

Crocefisso, perchè

del soavissimo odore del prezioso
di Cristo, e in

menzione Sangue

no, esprimendo
santificante,
si

il

simbolo della grazia
la

questo nelle nìesse solenni viene coadiuvalo dal diacono, ciò signi-

vuole intendere

conse-

guita

abbondantemente

da'santi e

man-

ficandocome Cristoa mezzo del suo Sangue promulgò il P" angelo. Dice il Diclich nel Dizionario sacro-liturgico: Si ricerca perchè il diacono nella messa solenne concorra assieme ai celebrante ad oifi ire

tenuta ne'loro cuori. All'oblazione del vi-

no, alcuni pretesero andar unita quella
dell'acqua, figura delle tribolazioni sosle-

m»fe dalie virtù de' santi. Anticamente

V Oblazionario (F.) riceveva l'oblazioqi

V
de'fedeli, cioè
eli

I

N
a cui
si

V
perdeva
la

I

N

61

qt>e,l!i

talo l'oIlVirle, e le

non era viepresentava aWArcidia'
:

maio per mescolallo
Il p.

coirinchiostro, tosto

specie del vino consagrato.

cono.

I

principi ancora facevano le loro
le

oblazioni e io vasi preziosi
loro tuttora
si

oblazioni

(anno nella Coronazione
[f^.), e nella

dcgl' Imperatori

Coronazìo*
l'ac-

Chardon, Storia de' Sagramenli^vaigionandone nel t. i,p. 817, tuttavia osserva. » Simili avvenimenti, per quanto singolari appariscano, non devono biasimarsi temerariamente.
I

ne de' Re (/'). P'asì que nella messa sono

pel
le

vino e per

santi,

che ope-

Ampolle

(^.), e

rarono

devono
lice. Il

essere

tli

P'elro {F.) o cristallo,
e il Cacomunione, fa

come un tempo furono la Patena
celebrante,

dopo

la

V Abluzione (F.)
fine di purificare
ta.

col vino e coll'acqua, afil

calice e le proprie di-

Del

rito di purificarsi col vino

dopo

la

comunione, trattano

gli scrittori ricor»

avevano senza dubbio le loro ragioni, ed altronde in ciò noi noa veggiamo cosa, che sia opposta al rispetto dovuto a questo divin Sagraraento '*. Soggiunge, non so poi se si possa dir lo stesso d' un altro uso dell'Eucaristia, di cui fi» velia il can. 5del concilio di Worins. «Accade soventemente che vengono comin tal guisa,
1

dati nel voi.

XV,

p.

i

og. Si giurò toc-

messi da'latrocini ne'monasleri, e che gli autori dì talifurli non
ciò
si

candola ss. Eucaristia. L'innocente s. Gregorio VII a giustificarsi dalle colpe imputategli dal perfido Enrico IV, presa l'Eucaristia, s'imprecò subitanea morte da quel Dio che teneva nelle mani, se fosse stato reo: il che Enrico IV non volle
fare,

conoscono. Peri

comandiamo, che ({uando frati sa^ ranno obbligati alle Purgazioni (F.) di
la

questo sospetto, l'abbate o alcun altro di suo comando, celebri
za della comunità,

messa

in presen-

ed

alla fine tutti rice-

quantunque provocato.
il

Un
del

vesco-

vo

di

Ijenevento recatosi in Inghilterra a

vano la comunione gue di Cristo, per

del

Corpo

e del

Santal

far conoscere in

tempo del re Canuto
gue

Grande

i

o

i

5,

modo

la

loro innocenza'. Questa
i

atfermò con giuramento sul Corpo e Sandi Cristo, essere di s. Bartolomeo il

ra di scoprire

latrocini

manienon pare molto
di
i

canonica

al p.

Chardon, perchè era sog,

braccio che recava.
ghilterra e
les,
il

Odoardo
II

ili re

d'In-

getta a grandi inconvenienti

cui
rei

il

suo

figlio

principe di Galre di Francia a-

principale era quello di esporre
pericolo di
crilcgiOf se
di
le
le,

contro Giovanni

vendo guerreggialo, giurarono l'osservanza de' palli con lui conclusi a Calais in

a commettere un orribile Sa^ non a veaiio abbastanza timor
il

Dio per riconoscere
occasione;
il

loro lallo in tapili

questi termini.»)
e

Promettiamo leahnente giuriamo sopra il Corpo di Cristo e sui
condanna,
di

che tanto

era temibi-

Vangeli". Molli scrissero che talvolta fu
solloscritla la sentenza di

Scomunica
retici,

e di deposizione contro gli e-

ed

altri alti

solenni, colla
il

intinta nel calice contenente
Cristo,

Penna Sangue di

erasi stillato

ovvero intinta nel calamaio in cui il divin Sangue, per ispiratulli
i

re

un santo orrore per
che allerano
il

dommi

per-

quanto io confessandolo si esponevano non solo alla vergogna di confessarlo, ma eziandio a rigorosi castighi. Nondimeno osserva il p. Dernardo da Venezia, annotatore del p. Chardon, che quantunque non possa commendarsi tal uso, pure vedendolo comandato da un concilio bisogna dire, che il gran rispetto che nel medio evo nulrivasi verso 1* augusto Sagramento, forse
die'

versi

sagro deposito della
alti

confidenza al

si-

fede^ e per dare agli

una tremenda autorità. Ne riparlai ne'vol. LXI, p. 35, LXII, p. 2 5, LXX.I V, p. 26 e 27, non
1

nodo

di far tale decreto,

persuadendosi

che niun monaco, per (juanto fosse trasportalo dalla passione, avrebbe avuto
coraggio di connmicarsi (pialora
seulilu culptìvoltì
,

senza rilevare con gravi scrittori, che se
&i i'usite

si

fosse

sldlalu

il

diviu

Sangue

nel cala-

e COSI dal hào rifiuto

62
tltrlla

V

I

N
stenle nel

V

I

O

comunione si sarebbe senz'altre con-

fessioni scoperta la sua reità.

U Acqua'

santa o benedetta ( V.) Episcopale o Gregoriana, di CUI anco ne'vol. LXXIII, p.
369, XCVI, p. 4<^, da* greci si mescola con vino particolare, e si usa per la consagrazione delle Chiese e degli Altari (F.).

museo Vaticano, incontransi ad ogni passo sui monumenti cristiani, come in questo, e se ne trova facilmente
la spiegazione nel Vangelo, dicendo Gesù Cristo: E;^o suni ifitis verace la vite è simbolo della Chiesa sua leggendosi nella tribuna della chiesa di s. Clemen,

La Lavanda

degli Altari (f^.)

si fa

col

te:

Ecclesiam Christi Fid Siniilahinms

Mino e coll'acqua nel giovedì santo, anco per ricordare l'acqua e il sangue che usci»

Isti.

E
di

la

vendemmia simboleggia
il

la

press

sarà
le

questo mondo, de' patimenti, delrisultato sim-

rono dal costato del Redentore. Si può Francesco Oril domenicano p. landi: Duplex lavacruni in Coena Domini fidclthus exhibitum , allerum ex Chris ti mandato de sacra pedani lotiovedere
ìiCf

penitenze^ e di queste
il

boleggiato nel vino è
le

frutto
si

che

se

ne ricava. Quindi
i

immortavede eoa
i

allcruni

ex
il

velcri Ecclesiae discipli,

quanta convenienza cristiani avessero scello questo simbolo per fregiarne loro monumenti, e perchè vedesi egualmente nella volta del

na de expiandis altarihus
j

Florentiae
l.

sepolcro e nel sarcofago,
i i

7

I

o.

Narra

p.

Lupi, Dissertazioniy

\ \0,Cardinale.hìj(ìnceino\l(}c\
lo creò cardinale prete del titolo di

256, che si ornarono le pareli de* sagri Templi con frondi e frutta a festoni, rappresentanti anche uva e melagra*
I, p.

s.

3o Loal-

renzo

in

Damaso.

Il

Gardella

muove

cuni dubbi sul suo cardinalato, a moti-

nate,

ambo
i

simboli de*inarliri, a'cui se-

vo del

titolo in

quel poulificato occupa-

polcri solevano scolpirsi.

Rappresentano
il

to da altri cardmali.

pure
ics.

fedeli,

perchè

di essi disse

Sal-

VIO

o

GAETANO
patria,

o

CAJETA^O

vatore:

Ego

sani vitis vera^ vos palmi'

Tommaso, Ct2/YZm^/e;DenominatoGaetano da Gaeta sua

K

della

perchè la moltitudine de* granelli melagrana simboleggia l'unione delrappresen*
martìri.
ss.

uomo dottissimo

nella sagra letteratura, fino da'suoi primi

le nazioni diverse alla Chiesa,

anni die'chiari contrassegni di quella gravità e illibatezza di costumi,

lano

i

1

Padri fecero allusiocol

che

gli
il

fu poi

ne

a'uìarliri

anche

mosto premuto, e

indivisibile
di

di vigne e di vino.

Il

Buonarroti, Osserspiega l'Eucaristia

compagna per tutto sua memorabde vita. Poiché

corso

fin d'al-

vazioni sui vasi antichi di vetro trovati
ne'ciniileri di

lora dedicatosi con fervore agli studi, su-

Roma,

simboleggiala nella miracolosa moltiplicazione del pane di grano e delle 7 sporte. 11 ]\]arangoni, Delle cose gentilesche
e profane trasportale
to delle chiese, dice

però colla penetrazione dell* ingegno di gran lunga suoi compagni; nemico de*
i

sollazzi e divertimenti propri de'giovani,

fu dedito alla divozione, fieqaente nella
visita delle chiese,

ad

uso e ornamenle viti

ove con edificante atla

che

e

le

uve

tenzione ascoltava
di

divina parola.

Quinappi-

furono espresse più volle per significare
laiS"//2(7g:o^i7,eil

non

è meraviglia, se ad onta de'genisi

popolo

piti

caro ed eletto
dell'

tori

che avrebbero voluto che

a Dio. E'
stia le
"Va,

comune simbolo
i

Eucari-

gliasse allo stalo
si

matrimoniale, obbligosdi

spiche di grano, ed
si

grappoli d'u-

a

Dio con volo

perpetua verginità,

ornano gli arredi e vesti sagre massime quelli da usarsi pel ss. Sagramenlo. Gli emblemi della vendemco' quali
,

e in età dii5 o 16 anni vestì l'abito de*

domenicani nel convento della propria patria, donde sforzandosi^enitori di ritrarlo, fu da'supeiioii

raia, osserva tica, p.
il

Nibby,
,

Roma, parte
il

1.' An-

mandato
di

segreta-

541

descrivendo

Sepolcro e
usi-

mente
nico,

a Napoli nel

convento

s.

Domegli

sarcofago di porfido di Gostanza

dove Iraltenutosi alcun tempo,

V
fti

1

o
Padova, e poi
in

V
turco;

I

O

63
il

imposto

(li

recarsi a

a prendere unitamente T armi contro

Pavia e altri luoghi, dnpperlullo dando prove d'ingegno e singolarmente nella solenne disputa da lui sostenuta innanzi al capitolo generale dell'ordine tenutosi in Ferrara, nella quale con gran spirito e
valore difese
le

come ancora per

ridurre l'eresiar-

ca Lutero, da'perniciosi suoi errori, alla

purità delle cattoliche verità. Disperata

ormai

la

conversione di quell' ostinalo e

empio apostata, quantunque per conseguirla usasse tutta la moderazione verso
di lui,

sue

tesi

contro

il

famoso

Pico della Mirandola, che prese ad argo-

non pertanto

e

come

osserva

il

mentare con Tonnnaso alla presenza del duca e senato di Ferrara laonde quel dottissimo uomo, supplicò il generale del>
;

Zaccaria nel XùiSloria del concìlio di Trcif
to del Pallavicini, a torto fu tacciato d'a-

sprezza imperiosa nel suo tratto, € d'imperizia nell'erudìzioni ecclesiasliclie; alle

l'ordine, a voler accordare ai novello can-

didato

la

laurea e

1'

insegne di dottore.

quali insulse dicerie, con sode e convincenti ragioni,
si

Dopo

aver insegnato con somma lode in molte università d'Italia, chiamato a Rodal cardinal Oliviero CaralFa protet-

scagliò tale illustre scritto-

re per giustamente difenderlo. L'
lista

anna-

ma

Rinaldi riferisce, che fu pure inca-

tore dell'ordine, ottenne
l'università
fatto
la

una cattedra

nel-

ricalo di riconciliare colla Chiesa le reli-

romana,

e fu quindi da lui

quie degli

eretici ussiti
il

boemi, e di conre di

procuratore generale e vicario deldi

citare contro

turco

il

Danimardie' l'in-

sua religione, e poi nell'età

3o anni

ca e Norvegia, e l'amministratore del re-

eletto

maestio generale della niedesima.

gno

di Svezia.

Warra pure, che

Nel nuovo ministero mostrò quanto fosse costante e ben radicata nel suo cuore

segne del cardinalato all'arcivescovo di

dappoiché nel corso di io anni in cui presiedè al governo dell' ordine, die'sempre luminosi e preclari esempi di zelo, prudenza, sollecitudine, giustizia, ca* ritàe pietà, onde fu detto da alcuni ch'era comparso un nuovo s. Donienico a reggere e governare il suo or<iine. Essendosi adoperalo e scritto un libro conti o gli scismatici, arso da loro, per impedu'e il
la virtù,

Magonza ; che fece un' orazione, colla quale mostrò, esser a gran torto la Chiesa

romana accagionala

d' avarizia dagli

eretici, e le

decime non dover essere odiose; che chiamato Lutero in giudizio,
questi vi
si

recò con salvacondotto a di-

fendere
dannarli
di

i

suoi errori, ed invece di con-

come gì' impose il cardinale, usò modi per ingannarlo. Indi d'ordine
Clemente VII
gli

scrisse un'eccellente o-

conciliabolo di

Pisa e poi pel suo scio1 1

pera contro
futò

errori de'lulerani.
gli

Con-

glimento, intentato contro Giulio

;

non

chiaramente
Nella dieta di

errori di

Enrica

che
cilio

alTiiticato

per

la

celebrazione del con-

Vili, e in favore della regina Caterina.

ecumenico

di
;

Laltrnno
narra
il

V

(^.), e
nell'o-

Francfort contribuì

sua prohuigazione

Flavio

non poco

all'elezione di Carlo

V

all'im-

razione poi recitata ne' funerali di questo

cardinale,chequel Papa di proposito pensava sollevarlo all'onore della porpora,

ma
X,

prevenuto dalla n)orte ne
nella strepitosa

lasciò l'ef-

fettuazione al successore. In

dinali,

Leone promozione di 3i carneli.° luglioi5i7 lo creò all'imfatti
s.

non potè mai ottenere il possesso della chiesa di Palermo, conferitagli da Leone X, per l'opposizione del regio senato di Sicilia, e fu invece neliSig proujosso al vescovato di Gaeta sua patria. Da Adriano VI,
pero, e tornato a
al cui

Roma

conclave fu presente, venne spedi-

provviso cardinale prete di gato di Germania,
in

Sisto, e le-

lo legato in

Ungheria,

in

luogo del car-

luogo del cardinal
principi

dinal Pon»peo Colonna che
te se

modestamen-

Faracse impedito da infermila, aillnchè
licUtt dieltt

ne scusò, per giovare colle

somme

d'Augusta eccitasse

i

inviate dui iVipa, colia sua prudenza e

64
consigli,
il

vio
giovane re Luigi
il

V IR
II

irapegna*

80 la porla maggiore. Delle molle opere

lo nella guerra contro

turco. Però arsolo trovò tutta

rivalo troppo tardi,
la

non
,

composte da questo cardinale, puscula ow/2WjLugduni 577
1 i

si
;

ha One
leg-

se

sua armata disfatta

ma
il

lo stesso re

perito niiserHmenle tra

fango d* una

ge l'esatto catalogo presso pp. Quietif ed Echard, Degli scrittori dell'ordine di
s.

palude. Tullavolta

1'

Ortiz nelle notizie

Domenico,
epoche
di

e ne illustrarotio le princi-

d'Adriano VI riferisce , che il cardinole giunse in Ungheria prinaa della fatale battaglia seguita nel 1 524, e che le sue fatiche, siccome inesperto delle cose guerresche, riuscirono ijuasi inutili.

pali

sua

vita.

scritta dal correligioso p.

Questa poi fa Antonio Fonse-

ca portoghese.

Abbiamo pure, O ratio et Carmen de vita ss. Firi, maximec/ue reXysti^ alidore Jo. Bapt. Flavio Aqui-

Clemente
serȓ del-

verendi d. Tliomae de FioCajetani card,
s,

VII

l'ebbe in gran conto, e

si

l'opera sua nel governo della Chiesa. Nel

laiio^ ejusdeni

a

secretis

familiari ^ Ro«

furioso sacco dell'esercito di
se gravissimi rischi, e
le

Borbone cor-

niae.

Il

celebre cardinal Federico Borro-

estrema povertà e miseria, che

venne ridotto a tase Garavesse dato

meo

vico Sforza

narra del cardinal Vio , che Lodoil /I/oro duca di Milano, aman-

2Ìa

Manriquez non

gli

una

tissimo dell'ordine de' predicatori,

onde
al

veste per cuoprirsi, non avrebbe potuto

nella sua capitale gli compartì grandi e

comparire
to in

in pubblico;

dappoiché cadudo-

segnalati benefizi, portatosi

un giorno

mano

di quella peste di soldati,

convento loro

delle Grazie, in cui

Tette ricuperare la liberiti collo sborso di

5ooo

scudi che prese ad imprestilo per,

va di conversare co' religiosi di grato aspetto, essendosi incontralo col p.

amabuono e

chè non ricco

oltre

1*

averlo spogliato

Vio

di piccola e spregievole statura, rigli disse:

di tutto. Si ritirò quindi alla sua sede di

volto al priore

E

perchè voi

te-

Gaeta, nella cui fortezza fu portalo

il

cafu-

nete in questo convento
loli?

silf.ttli

uomicciat-

davere

di

Borbone per salvarlo dalla
la

A

cui quel savio religioso placida-

ria de'romanijOnde vivervi con grau par-

simonia e raccogliere

detta

somma

per

farne restituzione agli amici che grazio-

samente

gliel'

aveano improntata. Que-

st'amplissimo cardmale,alla profonda dottrina congiunse

mente rispose. Signor duca, //;5e/ècfV/i0.y, et non ipsi nos. Conosciuta in appresso il duca la virtù e vasta sapienza del p. Vio, fece più slima di lui solo, diedi tutti i frati di quel convento. Il p.Menochio nelle Stuore^ tratta: Dell'esteriore aspetto e sembiante, ediquelio che avvenne al cardinal de Vio, ed a Filopemene capitano

un ardente

zelo

per

la

religione, meravigliosa sobrietà, ed eroi-

co disinteresse, detto perciò a ragione La-

me della

cui elezione

Chiesa da Clemente VII, alla non potè intervenire essene negli ultimi del
in
1

greco per
ro
la
t.
:

la

sparutezza della presenza lo-

do in Ungheria, pon liticato compì
te
i

suo

Roma
*^''

gloriosamen-

Se la bellezza corporale sia segno del bontà de* costumi ? Ed il Sarnelli nel 3 delle Lelt. eccL, ragiona: Se la bre-

suoi giorni nel

534

^5 anni o &6^
a'

vità della statura sia

avendo predetto

1'

ora di sua morte

propri famigliari, e lasciato le sue sostanze a'poveri che dichiarò eredi.
to al

compresa ne'dilelti che inducono l'irregolarità? VIRGA RUBbA. r. Maestri OsTiAM
Vacabilisti, Verga, e
il

Fu

sepol-

voi.

XCVI

,

p.

manco
s.

lato del vestibolo della chie-

242

e 243.
(s.),

sa di

Maria sopra Minerva, ed a tenoscolpito sopra la lapide sepol-

VIRGILIO

vescovod'Arles. Nac-

re di sua testamentaria disposizione, col
solo

nome

crale, a cui fu

aggiunto un magnifico

e-

que nell'Aquitania, sotto il regno di Clotario I, e tosto che fu in grado di disporre di sé ritirossi nel monastero di Leriuo. Fatto sjiipcriore d'una casa di chic-

logio, che

si

legge fuori della chie>a pres-

V
rie!

I

R
nel

V

1

R

65

ad Aulntì io Borgogna, ne sostenne santamente l'incaiico, e meritò
religiosi

consenl'i tuttavia alla sua consagrazione

d'essere elevalo alla sede vescovile di Arles nel 588. li Papa s. Gregorio 1 Magno nel5g5gli mandò il pallio, accompagnato con una lettera nella ({uale encomia la

te la chiesa del

yGG.Fece rifabbricare magnificamenmonastero di s. Pietro di
,

Salisburgo
di

del quale era stato abbate
,

per alcun tempo
s.

e vi trasferì

il

corpo

Piuperto, fondatore della sua sede.

sua carità e

le

virtù episcopali
la

,

e

lo

esorta a sbandire interamente

siino-

Battezzò Chelimaro e Vetuoo, che furono poscia duchi di Cariolia, e mandò in
quel paese de'missionari,che sotto
dotta del vescovo Modesto
vi
la

nia, sopprimei'e le venalità delle dignità
ecclesiastiche, allontanare dagli ordini sa-

con-

piantaro-

gri
gli

i

novelli convertiti, e distruggere tulli

no
la

la

fede.

Regolale

le

cose della sua

abusi che sformavano la Chiesa gallilo fece

chiesa, che arricchii sontuosanjente, visilò

cana. Nello stesso incontro
della
s.

vicario

Carinlia, e penetrò fino alle frontiere

Sede
le

nel regno di
la

Borgogna ed

Auslrasia, per

qual qualità poteva giu-

dicare

cause maggiori in prima istan-

ed altro. Volle inoltre Agostino apostolo dell'Inghilterra ricevesse la sagra unzione da
za, tener concilii,
il

Papa che

s.

dove la Orava metDanubio. Poco ten)po dopo il suo ritorno, cadde ammalalo, ed apparecchiatosi con santo fervore al passo dell'eternità, mori il 27 novembre del 780, o secondo altri del 784. Nel dello giorno è
degli unni, ovvero fin
te nel

Virgilio, cui poi

raccomandò

i

missionari

segnata

la

sua

festa.

colà spediti.

Il

santo vescovo passò dì

VIRIDIANA

(beata), dell'ordine di
la

s.

questa vita verso l'anno 6i4> secondo Mabillou, o verso il 624^1 dire di Daillel;

Francesco. Passò

sua giovinezza con
la

grande innocenza, meritando

pubbli-

ma

pare che

ambedue

siansi ingan-

ca stima colla perfezione delle sue virtù.

nati,

te del santo sia ilio ottobre
si

mor610^ come può dedurre da due lettere del Papa
e che la piti certa data della
d* ^Vrles, l'altra al re

Dopo

essere stata provala con
s.

dure pene

interne,

Francesco

d* Asisi la visilò, la

consolò, e le diede l'abito del terz' ordine, ch'egli avea di recente ristabilito.
°

Bonifazio IV, l'una indirizzata a Floria-

La
il

no vescovo

Teodo-

serva di Dio morì con santa allegrezza

rico, riportate dal Buller. S. Virgilio fu

sepolto nella chiesa di

s.

Genesio, detta

febbraio 242, ed è onorata lo slesso mese.
I
1

il 1

3 del-

ancora di

s.

Onorato o

di

Nostra

Donna

delle Grazie, la quale è a

qualche distan-

mano
bina
^

VIRILI Luca ANTowm, Cardinale. Roe originario di Castel Nuovo di Saapprofonditosi nello studio della
laurea. Appresa quindi nella pa-

za da Àries. Celebrasi la sua festa a Lerino a'5 di marzo, e a* io d'ottobre nella diocesi d' Arles.

giurisprudenza, di 21 anni neliSgo ne
riportò
la

VIRGILIO

(s.),

vescovo di Salisbur-

tria la pratica della curia nello studio di

go. Nato in Irlanda, resosi rispettabile per

virtù e sapere, passò in Francia sotto

il

regno di Pipino, il quale lo tenne in grande stima, né volle che si dipartisse da lui finché non l'ebbe fallo porre sulla sede di Juvava, della poi Salisburgo
(/'.).

Francesco Pegna decano degli uditori di Rota, come Lelio suo padre si die' a patrocinare le cause, e col favore de'suoi
prolettori e di detto prelato che ne esalta-

va

il

merito alle
presto
si

stelle, non

checolla sua a-

bilità,

acquistò fama d'eccellente

Atterrito dalla gravità de'suoi doil

avvocato. Paolo

V

lo fece

luogotenente

ci-

veri, incaricò

vescovo Dobda, che avea
d' Irlanda, di fare le

vile dell'uditore della

camera Spinola, e
soprintendente al-

condotto seco
per se

fun-

Gregorio
la

XV

lo volle

zioni episcopali per
ì\

due anni, riservando

sua casa Ludovisi.

Urbano Vili
5

l'as-

ministero della predicazione. AcVOL. CI.

segnò per (uaggioidomu u macsiiudi cd-

66
mera

V

l

R
si

VIS
nominarono Fiscontesse. Non
il

del nipote cardinal Fiaucesco Bar-

solo

si

berini, e quindi lo promosse a segretario
de' memoriali, e poi successivamente a

die*

titolp di visconte

a'governatori di

presidente d' Urbino, vice prefetto della segnatura, e uditore di Rota. Finalmente
a*

qualche caslello,ma anche a' jPo^é?stó(/^.), massime delle terre Estensi. La voce Fis~
conte deriva dal Ialino FiceComitìs gC'
rens.
io
il

iq novembre 1629
s.

lo

creò cardinale

prete di

Salvatore in Lauro, e protet-

tore de'minimi, ascrivendolo alle principali

Questo titolo, molto stimato, fu da» prima al Luogotenente del Conte (F.)^ quale incaricato in pari tempo del codegli eserciti e dell'amministra-

congregazioni con

tal
vi

plauso della
fu chi

mando

curia romana, che

non

non

lo

zione della giustizia,

abbandonò

quest'ul-

predicesse e riguardasse successore d'Ur-

bano Vili. Ma

passati pochi mesi

nella

porpora, la sua salute cominciò poco a poco a declinare in modo, che dopo /[.o e pochi più mesi di caidiualato , videsi
ridotto alla

tima parte alle cure de* visconti, che diventarono come tanti Governatori {F,). In Francia alcuni visconti erano nominati dal re, nelle città,
le

come

custodi del-

contee

,

e altri

vi

erano collocati da*
provincia. In appres-

tomba

in

Roma neh 634
Piocio,

^^

Duchi o Conti della
so
li
i

65

anni, ed ebbe sepoltura nella chiesa
ss.

duchi e

i

conti essendosi impossessai

della

Trinila sul

Monte

dove

de'loro governi,

visconti seguitarono

Del 2.° pilastro al destro lato di que\ tempio, alle sue ceneri fu eretto

un esempio ch'era loro

favorevole. Gli

avello col suo busto in

un elegante marmo, con ouoCardella nelle
lo dice

uni dovettero l'infeudazione de'loro ufiici al re, gli altri la dovettero a' duchi e
a'conti.

revole iscrizione postavi dal fratello Pier

Molti visconti divennero signori
visconti di Segur, di

Cipriano
dio, nella

,

al

riferire

di

sovrani de'loro feudi. In Francia furono
cospicui
di
i

Memorie storiche de' Cardinali. SperanSabina sacra,
p.

142,

sepolto nella chiesa abbaziale di Farfa e

Comboin, Ventadour e

della
altri

Abbusson, Torre o Turrena, di
poiché questo titolo
ne' loro figli

;

ne riporta la lapide; e Marocco ne Monumenti dello siato pontificio afferma, che fu tumulato nella chiesa di Castel Nuovo. Su questo contrastato luogo della sepoltura del cardinal Virili, per le in-

con qualche feudo passava
e discendenti.
a' conti

Era

inoltre a' visconti
il

ed

assegnalo

godimento
il

d' alcuni

poderi. Antico era

titolo di

Fisconte
itnperato-

in Italia, essendo adoperato da'più anti-

dagini che ne

feci, si

può vedere

il

voi.

chi nostri scrittori. Corrado
re

II

LX,
il

p.

68.
Giovanni, Cardinale.

nelio38

nel creare

logone vescovo di
,

VIRINO

Fedi

Modena

conte della città

gli

concesse

voi. Ili, p.

23l.
Vice

VIRZBURGO. F, V^urtzburg. VISCONTE oVICE-COiNTE,

Cowie^.Nome didignità egrado,che ha dominio e giurisdizione sul Fiscontado o
Fiscontea
Fisconteria, signoria di terre
feudali decorate di tale titolo, ed anche ca-

omnia, quae vocata sunt publica, fìscaHa Comitalia^ aut Fice-Coniitalia. Nel Fassallo {F.) 1 046 il visconte Alberto, di Bonifacio duca e marchese di Toscana e per lui governatore di Mantova,

donò 200
stupito a

astorri

eioo

cavalli all'impe-

ratore Enrico III disceso in Italia, che

stellaneriae podestaria, Fice-Coniitalìa;

magnifico regalo esclamò:

dicendosi Comìtatus lutto

il

territorio,con

terre, ville e castella sottoposto al

comangoverno e alla giurisdizione del conte, nome che derivò da' Comes loro

Qui vir hahet serwos, quales Bonifncius ? Anche in Italia passava in eredità il titolo di visconte, attaccato a

do

,

al

qualche feudo.

In Piacenza fu
vole
la

sommamente ragguardedonde derivò 27 i.Era quel-

E come le loro mogli furono dette Contesse^ così quelle de' visconti
governatori.

famiglia de' Visconti,

Papa

G7Tg^o//oA'(/^'.)deli

^

VIS
la famiglia dirersa dall'altra insigne de*

V
sono
di

l

S
Asti e poi
li

67
ìq

de'Viscontijderivaloda Bernabò, nell'uc"
cisione di questi fuggì iu

signori di

Milano;
il

altri

opposto

avviso.

Dubbio è

Papa Gregorio

XI

Fiandra, ove Leopoldo
roni dell'impero

I

fece hberi baSi

(T\), nipote del nominato. Alcuni preten-

romano germanico.
1

dono, cbe
Osserva
conti
il

restò per

cognome
sia

alla delta

ponno
iati s

vedere: Giorgio Merula, Antiqui-

polente e nobilissima famiglia Visconti.
Muratori, o

flceconiiUiniy Mediola ni 629. Pao-

che questi Vise luogote-

lo

Giovio, Vite de

XII Fisconli che

si'

una volta

fossero vicari

nenti del conledi Milano, oppure governassero con tale titolo qualche tratto di
paese, di cui fosse conte l'arcivescovo di

gnoreggiarano R]ilano^ tradotte^ da Lo" dovìco Dornenichij Milano iG^Sy con figure. Giuseppe Volpi , Dell' istoria de*
l'^isconti e delle cose d' Italia
,

Napoli

Milano, certo è che Landolfo fa menzione d'un Eriprando Visconte, il Fiamma d'un Ottone Visconte, dal Merula e dal Giovio annoverati tra'Visconti milanesi. « Chi grandediventa oggi, facilmente trova chi il fa tale anche ne'precedenti secoli! *'Talestirpe Visconlea, che vanta procedere dalla stirpe Angela Flavia di Costantino
1

1787. Pietro Azario, Chronicon de gè* stis principimi Ficeconiituni ah anno i25o ad xZjo: De Bello Canepiciano, Omnia edita a Muralorio^ mine emen' datiora^ et auctiora in lucem proferiin'
tur cuni notis. Addita Dissertai io de Vice-Coniilum nomine ^ dignità le et munere,

il

Grande^ secondo

altri

<\<i

Il-

Mediolanii77 r. Nel Festarario di s. R. Chiesa del Galletti^ è un documento spettante al territoriodiPiieti del
sottoscritto:
1

debrando discendente

dalla 9.* generazio-

028, in
il

cui è

ne di Desiderio re de'longobardi, che da

^ Dodo Ficecotnes
il

testis.ìa

Enrico IV nelio56 fu fatto i.° visconte di Milano, che però prese il cognome di Visconti pri«»cipescajnente cominciò a
,

Francia era conosciuto

titolo e

gra-

do di /^zVco^^e sino dair8i9,
ghilterra questa qualifica

ma

^^ '""

principiò ne!

signoreggiare Milaiw^V.) nel 1277 col titolo di signori, poscia con quello di cone finahnente con quello di duchi, l'ultimo de'quali Filippo Maria Visconti duca di Milano, neli43i adottò per figlio Francesco Sforza (^.), dopo promessagli in isposa Bianca sua figlia, e lo innestò nella famiglia Visconti, donandogli
ti,

i43o. Non è ben certo se col nome di Ficari^ nominati nell'antiche leggi, s'abbiano a intenderei vice-conti; pare non»

dimeno che
cario, di
aliri
i

dosi in quasi tutti

Imperocché danuffizi un viquesti abbisognavano piti degli
fosse così.
i

pubblici

conti governatori delle città, sicco-

me personaggi,
chè chiamati

che o per malattia, o percorte, non

Castellazzo, Bosco e altre terre nell'Ales-

alla

potevano

sandrino.

Dopo

quel tempo non solo as-

sempre

sunse Francesco l'arma Visconti, ma anche il cognome, usandolo sempre nelle sue
soscrizioni:

governo; laonde conveniva che avessero uu luogotenente osassistere al

sia vicario,

Francìscus Sforila P^icecovieppiù consoil

ossia Fice-Contey

mes.

Un

tale innesto restò

quello di
scovi e
gli

chiamato ^evc\o Fice-Conics nome che poi passò ia Fisconti, Aveano anche
i

Fc

lidato

dopo seguito
i

matrimonio con

Bianca, e l'usarono

discendenti conti di

Abbati^ possessori di signorie e Regalie (F.), o governatori regi, i loro
vicari o vice conti,
ti

Santa Fiora sino a Bosio II, il quale cominciò a tialasciare il cognome Visconti, benché dagli Sforza si conservi anche
oggidì
la

perchè anch'essi crea-

conti secolari, ne' loro castelli signo'

rili

memoria

dell'unione di lor

fa-

miglia a quella de' Visconti duchi di Milano, portando due Liscie intorno alla
lo-

città, e per metzo di essi vi rendevano ragione, con giurisdizione su tati luoghi e loro territorìi. Trovasi menzione de'vice-conti fin da' tempi di s. Gre-

ro

arme

gentilizia. Si vuole

che uu rainu

gorio

I

del

5^0

,

scrivendo ad Agnello

68

VIS
tori,

VIS
donala dall'imperatore s. Enrico II adEberardo vescovo di Como. Cosi il MuraDissertazioni sopra V amichila
ila-

Teseo vo di Terracino: Scripsimus aiitem et Mauri Ficecomiti^ utfralernitati vestrae in hac re debeai aclhibere solatia.

Carlo Magno nelle Leggi Longobardiche ordinò che non si possano vendere gli
schiavi, se

lianey Dissert. 8." De* Conti e

Fice Conti

de* secoli barbarici. Iodi nella Disserta-

non

alla presenza del vescovo,

zione 63.^ tratta

:

Degli Avvocati delle
i

vel Coniilis sint vendita^ a ut archidiaconiy

Chiese, e de* Fisdomini,
tai,

quali,

come

no-

etcentenarii.aut Ficedoininì^aut Vi11

furono dilFerenti da' Fisconli.

Il d.*^

cejudiciSf vel Ficeconiitis.
scia la voce

Bai ozio

la-

Plcrcomilis

,

e legge Fice-

Del Bue, DeW origine dell' Araldica, óopo avere ragionato del titolo di Co«^e, che
in origine significava

domini aitt
Estense
si

Jiidicis Comitis,nìa nel mss.

compagno de'duchi
il

legge veramente Ficecomilis.

e governatori delle provincie, nelle quali

si devono confondere co' visconti il Fice Domino e il F isdomino (F.). Nella vita di s. Mauro abbatejmorto nel 584> attribuita al contemporaneo Fausto, legPraedictus deniqiie vir Florus gesi quuni in omni regno Theodeberti regis summani obtineret potestateni, ac FiceComitis in Andecavensi eo tempore fungerei pago. Se realoìente fu scritta da tal monaco, la carica de* vice-conti sarebbe ben antica. Non è ben certo se piti d'un vice-conte avessero una volta conti, cerio è solamente che con questo nome s'in:

Non

accompagnavanli, donde derivò

voca-

bolo Coniitatus , per compagnia e corteggio di gente inferiore al principe, e così ri

fecero

i

conti ne'viaggi degl'imperato,

,

romani da essi chiamati Coniiles et amici, formando parte del loro consiglio
privato, e perciò costituiti in dignità; passa a trattare:

Del

titolo

di Fisconte o Fi-

ce-Conte, e lo definisce. Quegli a cui un

tempo
la

il

padrone

della contea

commet-

teva le proprie veci, e rappresentandone

i

persona amministrava
il

ce che

la giustizia. DiMenestrier intendeva per vis-

tendeva
città,

il

luogotenente del conte

nella
vi-

conte, in generale, colui che occupasse

che nel territorio. L'elezione del

ce-conte apparteneva allo stesso conte,
lo dimostra il Baluzio. Ed allorché erano assenti i conti, uffizio era de' viceconti r assistere nel Tribunale alle liti

come

luogo d'un conte. Quasi Fice Comites o Ficem-Coniitis gerens, titolo che certamente presso gli antichi romani era
il

giudiziali óe' Piacili (F.) pubblici,
,

mas-

sime a tutela de'poveri, de'pupilli degli orfani e delle vedove: sembra che però da'vice conti non si decidessero se non le
cause
lievi

criminali. Varia poi fu

la
i

for-

tuna de'vice-conti:
ti
i

coll'essere cessa ti
città,

con-

ma che, secondo esso, non cominciò ad esser usitato che io Francia, ove fece risalirne 1' istituzione fino alla I.' generazione di que're, cominciata nel 4i8 se deesi computare da Fararaondo, o nel 4^r se da Meroveo i.° della razza Merovingia. Siccome, verso la fine della dettai.' stirpe de're franchi , i duchi e
sconosciuto,
i

governatori delle

cessarono anche
co-

conti s'erano impadroniti del loro gover-

vice-conti, e particolarmente nell'Italia
quell'uffizio era

no,
la
gli

i

visconti, a loro

esempio, facevano

dove

anticamente
i

spicuo.

Ma

o

sia

che

conti rurali aves-

medesima cosa, e se ne infeudarono uffizi, come quelli de'duchi e de'couli.
gli altri

sero o destinassero de' loro luogotenenti

Gli uni furono infeudali dal re, e
da'conli,
tari.

con

titolo di vice-conti

;

ovvero che

gli

divenendo

quelli poscia

eredivisconti

antichi vice-conti possedessero qualche castello

Per

lo passato in

Francia

i

o

villa di lor

patrimonio o feudo;
il

erano que'signori,
relle in viscontee,

le cui terre fossero e-

certo è che in seguito
si

titolo di vice-conti

ma

presentementeconDel Bue
di par-

La metà Ficecomilaius de Falle Tellina fu nel 1006
converti in Fisconli.

servasi lo slesso titolo senz'essere annes-

so a feudo.

Non manca

il

1

V

1

s

VIS
naie della Boiacche seguendo
nio Io confonde con
/^^/z,altro cardinale di
il

69
Ciaccod' A-

lare degli uffizi e delle prerogative de'visconti, già discorse, ed alquanto del riferito dal Muratori.
11

Ugo o Ugone

Mastrillo

chiama

il
i

Fìsconley nome d'ufficio, dicendo che primogeniti de'conti godevano la slessa dignità, e in assenza de'geniloii nella contea n'erano
i

cono

di

s.

Maria

in

Pasquale li e diaVia Lata. Gelasio 1[

gli die' l'incarico di

presiedere alla custo*

dia della città di Benevento,

come uomo

luogotenenti.

Il

titolo di vis-

sagace, senza rimuovere

il

rettore Stefa-

conte fu pure considerato
re tuttavia dell'altra di

come una

di-

gnità minore di quella di conte, maggio-

Barone

(^.), es-

governava per desti11, continuandola ad amministrare insieme con Ugone, il quala

no diacono che

nazione di Pasquale

sendo ereditaria, feudale e regale. 11 Paradisi osserva, che un tempo de'visconti
Irovavansi un

le

però faceva lai.^ figura; e perciò egli

solo intervenne al concilio di

Benevento

numero
i

esorbitante in Lin-

guadoca e nel Poitou. Il principato di Bearn ebbe a signori visconti, e CentuUo fu il ." investitone da Lodovicol neir82o:
I

i

successori furono bellicosi, e prestaroa're di

le incursioni de' saraceni.

Navarra contro Pel matrimonio dell'ultima erede del contedi Foix, i due feudi vennero riuniti nel 1290, e seguendo i vari destini della Guienna, ri-

no sovente aiuto

10 marzo 19 dall'arcivescovo Landolfo. 11 cardinale nella cronaca di Falcone si chiama reggente di Benevento, e Stefano rettore. Essendo in que* tempi fra loro in continua guerra Giordano conte d'Ariano e signore di altri luoghi , e Rainulfo conte d'Avellino e di Caiazzo, principali
provinciale 3.°
1
,

celebrato

a'

fra'baroni

normanni
il

vicini a

Benevento

;

e coltivando

cardinale l'amicizia del

masero
alla

in fine

da Enrico IV incorporati

conte Giordano, è senza dubbio d'attribuirsi alla sua destrezza e prudenza,
la città

monarchia. Quanto ^lia Lombardia, soggiunge il Del Bue, fatta osservazione sullo stampalo Elenco de* Nobili di Lornhardia^ cunferinati nell'antica nobiltà o creati di nuovo, non trovò riscontro del titolo di visconte, per cui convien credere che in essa

che

non ne

risentisse alcun male. Sic-

come

R.ainulfo era fomentato da

Rober-

to zio di

Giordano,

il

cardinale interven-

non abbia invalso
i

l'uso del

ne alla pacificazione di questi due ultimi, e poscia per sua opera, col rettore e l'arcivescovo, pose in concordia due coai

detto titolo. Bensì ritiene, che

duchi di

ti

ancora. Fece costruire nella sua patria

all'Inghilterra, alcuni sostengono
titolo di visconte fu introdotto
ò'\

Milano fossero dapprima Visconti. Circa che il

di

una chiesa, che dedicò a Dio in onore s. Filippo apostolo, e dopo avere sola rettoria o meglio reggenza della città di Benevento, nel
1

neh 439

stenuta con decoro

di

Enrico VI nel conferirlo a Giovanni Deauinont; ma già era stato concesso

120

Calisto

11 lo

alleggerì di tal carico;

a

Roberto Brent da Enrico 11 deli i54> Continuò l'uso di questo titolo tra gl'inglesi,

e volendolo adoperare in piti gravi biso-

gni e profittare dell' opera sua, nelT au-

so
Id

come oggigiorno, costituendone esaltro di nobiltà in quel regno. Anche Scozia, la Spagna ed altri stati ebbei

tunno dell 121
glia a fine di

lo

condusse seco

iu
II

Pucon-

persuadere Ruggero

te di Sicilia, a desistere dalle ostilità negli stati te,

ro

loro visconti.
1

del duca

Guglielmo
li

di lui nipoaffari alla

Cardinale. Da Pisa e cappellano pontificio, da Pasquale 11

V SCONTI Ugo,
1099

che partito per importanti
alla

volta di Costantinopoli,

avea

lasciati

del

fu creato cardinale prete de'ss.
11

raccomandati

protezione del Papa.

XII Apostoli.

Borgia,
t.

che di Benevento,

3, p.

Memorie storia 4^> 'o chiama

Durante
mità
1

tale legazione per
i

grave infer-

fini
14

suoi giorni nel declinar del

Ugoue,

e corregge Beraiuo,

Od

TriOu'

12

ed

il

suo

nome

Irovatiì registrato

yo
sio II, oltrecliè in

V

l

S
ratificò l'elezio-

V

I

S

nella serie de'carcìioali elettori dì Gela-

Roma

avvenuta io Clugny. Fu riputatissioio cardinale , ed in molti incontri die' belle riprove di senno e di

ne

di Calisto II,

ne conobbero rabìlilà, e si prevalsero efficacemente e con vantaggio di lui, inviandolo sovente da Trento a Roma per
affari

gravissimi
in

dello

slesso

concilio.

Quindi

ricompensa de'suoi meriti e

valore.

delle fatiche sostenute per la Chiesa uni-

VISCONTI Ugo
le.

d'Alatri, Cardina-

versale. Pio

IV

a'

12 marzo

1

565

lo

creò

F. Ugo d'Alatri.

cardinale prete del titolo de'ss. Vito e
desto, e
la

Mo-

VlSCOiNTl Giovanni, Cardinale. Dì
Piacenza e nipote di Gregorio X, fu da questi nel concilio generale di Lione II e
nel 12,75 creato cardinale vescovo di Sa-

dopo 4 mesi amministratore delsede di Monte Feltro, e non già di Fé*

renlino

come

pretesero Ciacconio e Ar-

gelati. Di corta

durata però fu

il

fruito

bina.

Come

porporato di gran dottrina,

de'meritati onori, poiché dopo 8 mesi di
cardinalato,
in
1'

fu deputato per giudice insieme con
altri cardinali nel
la

due

inesorabile

morte

lo rapi

1276, per

la

causa del-

postulazione fatta dal capitolo di

Monmenel

Roma, con slesso 565 e
1

universale dispiacere, nello
nella florida età di

4^ annon

reale nella persona di

Giovanni vescovo

ni.

Fu

sepolto nella chiesa titolare, e

di I*otenza, in arcivescovo di quella

altrove

come errando
gli

scrissero Ughelli e
lato dell'altare

tropolitana. Lasciò di vivere in

Roma

Marchesi, dove

al destro

1277 o

ne! 1278.

maggiore
Del-

tu eretto

un semplice

ma

VISCOiNTl Carlo, Cardinale.
di

elegante avello col suo busto espresso da

l'inclita e nobilissima famiglia Visconti

mano maestra
lo

in

candido marmo, e fredispacci
italia-

Milano^ al quale articolo, nella bioe altrove la celegrafia di Gregorio Vite brai (si può vedere il Domenichi

gialo di magnifico elogio postovi da Car-

X

suo nipote. Le metnorie e
iu francese nel 17

i

,

del cardinale furono

stampati in

de*

XII

Fisconti di Milano

,

Venezia

no e
Il

19 ad Amsterdam.
il

1549), chiaro egualmente per dottrina che prudenza. Inviato dalla citta di Milano, dov'era senatore, neli56o a Filippo
II re di

citato Argelali riporta
il

catalogo di

sue opere;

Crescimbeni fallò con dirlo morto nel 1 65o;e ne'monumenli Vaticani, nella serie

Spagna

e

duca

di

Milano

in

de'cardinali di Pio

IV

,

è

qualità di pubblico oratore, ottenne da

dipinto

uomo
le

d'aspetto tetro e raelanco^

quanto desiderava la sua patria. Non debbo tacere che al riferito con l' autolui

nico, mostrandosi inadatto a gravi alfa*
ri.

Però

azioni illustri
tal falsa

del

porporato

rità

delCiacconio, contraddicono l'ArgeBiblioteca degli scrittori Miil

smenliscono

opinione; l'invidia,

lati nella

poco critico Marchesi, Del Protonotariaio^ìquaW atfermano cheCarlo fu da Pio IV neli56o spedito nunzio
lanesi^ ed

che al dire di Ciacconio lo perseguitava da prelato, non mancò d'aflìlare la maledica sua lingua anche nel grado eminente di cardinale.

a Filippo

II.

Promosso

nel

i56i
tal

al

vela

VISCONTI

Alfonso, Cardinale. Del-

scovato di Venlimiglia, con

carattere

prosapia antica e famosa di Milano, aapplicato allo studio delle leggi in
la

al concilio generale di Trendove perorò innanzi all'augusto consesso de'padri. Siccome però era prelato di profondo giudizio e assai circospetto, e nato a grandi imprese, cosìi non vi fu negozio arduo e spinoso di cui egli con l'attivila de'suoi talenti non ne venisse a

intervenne

vendo con incredibile trasporto e paripro»
fitto

to,

Pavia, dove ne riportò

laurea, se ne
gli

andò a Roma, dove

i

suoi rari talenti

ottennero da'Papi splendidi carichi. Gregorio XIII lo spedì collettore apostolico in Portogallo, e nel tempo slesso lo decoi
rò col carattere di vice legato presso
il

capo.

I

legali e padri del coneilio presto

V
regno per
la

I

s

VIS

7t

cardinal Alberto d'Austria, che io quel

tà di viceré. Sisto

Spagna sosteneva la digniV lo promosse a luo-

restituendo completainente la quiete a quella provincia, dove con sensibile ram-

gotenente deir uditore della camera, ca-

da

molta applicazione e fatica, e che con tal valore, onde Gregorio XIV, di cui era congiunto di sangue, lo destinò nunzio all'imperatore Rodolfo II a Vienna, e nel 1391 nominò vescovo di Cervia, iodi nunzio a Filippo
rica di
lui fu esercitata
II re di

marico della repubblica cristiana e del Papa finì di vivere in Macerata nel 1608 d'anni 56, come rilevasi dal suo epitaffio. Trasferito a Loreto, fu sepolto in quella

veneranda

basilica

con magnifico elogio,

postovi dal nipote Onorato. Contribuì col

suo suffragio

alle elezioni di

Leone XI e

Paolo V.

Spagna, nunziatura che per la morte del Papa non ebbe elTetto. Il sagro

collegio gli die' la prefettura del concla-

VISCONTI Vitaliano, Cardinale, Chiaro non meno per nobiltà di prosapia milanese , che per la specchiata sua
pietà e dottrina, appresa
la

ve e della Città Leonina, e l'eletto Innocenzo IX gli aflìdò ii governo di Romagna. Clemente Vili dopo essersi prevalso di sua opera per estirpare gli assassini
e banditi dal territorio di Norcia, lo de-

giurispruden1

za nell'università di Bologna, fu nel

644

aggregato nel collegio de'giureconsulti di

si

duca di Transilvania e Vamolto giovò col consiglio e con l'opera nella guerra contro il turco.
stinò nunzio al
,

Milano. Abbracciato lo stato ecclesiastico, trasferì a Roma dove venne subito occupato nel governo delle città e proviosingolarmente in quella
dell'Umbria. Quindi a

lacchia

cui

cie pontificie, e

nome di

Alessan-

In tale occasione

si

condusse
del

alla corte di

Polonia, dove a
re

nome
III

Papa

trattò col

dro VII recò le Fasce benedette (F.) all'infante di Spagna, primogenito di Filippo IV, nella quale occasione

Sigismondo

gravissimi affari spet

tanti alla cattolica religione.

Tornato

in

gnò talmente

l'affetto di quel

si guadamonarca^

Roma
ta,

e reso ottimo conto di sua condot-

ebbe [' incombenza di accogliere col grado di nunzio apostolico a'confini dello stato ecclesiastico, Margherita arciduchessa d'Austria destinala sposa di Filip-

che concepì vivo desiderio di averlo alla sua corte per nunzio ordinario. Nel suo
ritorno a

Roma
di lui

nel

1660,
e

minò uditore di Rota,
pagnato
gato
lità di
il

il Papa lo nodopo aver accom-

nipote cardinal Chigi

le-

po III, e d'accompagnarla a Ferrara, ove Clemente Vili solennemente ne beuedì le nozze. Restituitosi il Papa in Roma, con universale applauso a'3 marzo 1599
lo creò cardinale prete di
s.

a Intere

alla corte di Parigi, in

qua-

datario della legazione, fu spedi-

Gio. a Porta

nunzio apostolico a quella di Madrid per appagare Filippo IV, e vi rimase 6 anni. Alessandro VII in premio di sua
to

Latina^ e l'annoverò quasi a tutte le congregazioni cardinalizie, colla protettoria

carriera onorevole, a*

1

4 gennaio 1664

lo

creò cardinale prete, lo pubblicò a'7 marzo 1667, e per titolo
di
s.

neh 601 lo tra da Cervia al vescovato di Spoleli. L'avea pure designato a levare al sngro
de* minori conventuali, e
sferì

gli

conferì la cliiesa

fonte in suo
figlio

nome

il

Delfino di Francia

d'Enrico IV,

to per la

che non ebbe effetmorte del Papa. Paolo V appelo

na eletto nel i6o5 lo spedì legato nella Marca d'Ancona e nell'Umbria, sconvolte e infestate da immensa raolliludine di
facinorosi,
i

Agnese fuori le mura. Se non che rimosto mal provveduto di rendile ecclesiastiche dal Papa, invocata la protezione del re di Spagna, fu nominato al ricco arcivescovato di Monreale in Sicilia, chiesa che appena potè governare 12 mesi,

poiché

ivi

all'improvviso sorpreso dal-

la
1

morte, dovè colla porpora lasciarla nel
,

quali colla sua prudenza e va-

671

e fu

lore

prese e punì a

norma

delle leggi,

na. Intervenne a'conclnvi di

tumulato nella metropolitaClemente IX

72 Clemenle X, fa principe affabile, benigno e geoeioso, e dotato d'una certa maee
stà nella persona,

VIS

VI
tare della

S
L'Ar-

Madonna

deirAlbero, col solo

nome inciso
lanesi ,
ci

sulla lapide sepolcrale.

superbia non
di

lo

che sebbene sembrasse era affatto, come rimarcò

gelati nella Biblioteca degli scrittori

Corraro nella sua relazione della corte

misomministra il catalogo delle opere composte dt\l cardinale. Il Battaglini, negli

Roma.

VISCONTI FEDERico,Ctì[r£/mfl/e.Nacque
in

logio.

Tenne

Annali^ fece di lui il seguente eil governo di sua chiesa 12

Milano dalla nobilissima

stirpe de'

anni con
di

somma

lode e pari edificazione
,

precedenti cardinali, e quantunque severo nell'aspetto e ruvido nel tratto, riuscì
discreto e gentile.

quel numeroso popolo
le

pasciuto eoa

tulle

specie de'cibi ch'è tenuto
il

sommi-

Compiuto con

succes-

nistrare al gregge

buon

pastore; cioè ci-

so

il

corso degli studi nell' università di

bo d'esempio

,

cibo di parola, e cibo di
al

I*avia, riportata la laurea didottore, ven-

sngramenti: coU'eserapio innalzò

pro-

ne adottato

nel

i

644

"^' collegio deg'i av-

spetto del clero una vita incontaminata

vocati di Milano, e
la dignità di

dopo i anni ottenne

primicerio di quella metro-

de'parenti,in luogo de'quali

da passione, e specialmente dall'amore chiamò poi

foco dopo portatosi a Roma, fu dipoi da Innocenzo XI ammesso tra gli avvocati concistoriali; indi venne occupalo ne'governi di parecchie città de'domipolitana,
dìì

veri alla partecipazione delle rendite di

sua mensa; col cibo della parola sermo-

temporali della

s.

Sede, ed

in seguito
r

fatto uditore di Rota, e

neh 68

fu pre-

coni^zato arcivescovo di sua patria Milano. Trascorsi 5 mesi, lo stesso Innocen-

neggiando nel pergamo ogni domenica; de'sagramenti fu indefesso noa solo in amministrarli, ma con preuìurose riforme del clero acciò fossero degnamente somministrati. Da qualche contecol cibo
sa in fuori,

ch'ebbe

colla nobiltà

per

il

zo

XI

neli.° settembre lo creò cardinale
s.

cerenroniale, godè tutto l'affetto del popolo, che pianse alla sua sepoltura.

prete del titolo di

Alessio.

Governò

la

sua chiesa con instancal)ile zelo, avendo più volte visitato l'ampia arcidiocesi, e celebrato il sinodo, nel quale stabili prudentissime leggi pel bene del suo popolo
e del clero, ne scrisse
colle
gli

le,

atti

e pubblicò

Antonio Eugenio AnnibaCardinale. Nobilissimo e di antica e illustre prosa,pia de'marchesi del suo nome, nacque inMilano 3*28 dicembre 7 i3, 1 suoi genitori posero tutta la cura per
i

VISCONTI

stampe. Procurò

altresì di ripristi-

educarlo
ze,

alla pietà, alla virtù e alle scien-

nare nel seminario maggiore

di

Milano

ed egli colle doti di cui l'avea fornito
vi

le cattedre di filosofia e teologia, istituite

natura,

corrispose con lode, e meritò

dal predecessore cardinal Federico Bor-

d'essere annoverato nelT ordine
lioiitano.

Gerosos.

romeo

e poi restate soppresse, conferen-

Avendo

risoluto di dedicarsi al-

dole ad uomini dottissimi, per addestrare in quelle facoltà
chiericato.
i

lo stato ecclesiastico, e di servire la

Se»

giovani destinati al
le

de,

si

recò in

Roma, ove compi

i

corri-

Quindi rivolse

sue cure al
gli altri

materiale de'sagri templi, e tra
Ja

spondenti studi sotto la direzione dello zio mg.' Gio. Battista Visconti, che dal 1735
era uditore di Rota, incominciando
la

metropolitana fu da

lui ridotta a

son-

sua

tuosa magnificenza, e ne sperimentò sopratìutli la sua munificenza.
volte fatto
il

carriera prelatizia nel pontificato di Be-

Avendo due
per conin

viaggio di

Roma
nel

dursi a'conclavi d'Alessandro VII! e In-

nocenzo XII, intraprese
lano quello per

1698

Mi-

XIV. Questo Papa lo ammise romana prelatura, neli745 '^ ^^^^ ponente del buon governo, nel 748 ponente di consulta, e nel 17 54 segretario
nedetto
nella
i

l'elei uità,

d'anni 76J e fu
l'al-

della congregazione dell'indulgenze e sa-

sepolto in quella inetropolilaoa avanti

gre reliquie

,

come

ricavo dalle Notizie

VI
(li

s

VIS
Papa neliySS
ne<:;li

73
s.

Roma. Inlanlo

eletto

del GonciHo, de'riti, dell' indulgenze e
reliquie, e della disciplina regoliire,

Clemente Xlll, vieppiùsi avanzò
iiori e nelle cariclie,iri)perocchè

o-

non

quel Papa
l'e-

aininirando

la

sua saggia condoUa e

lice altitudine agli alfari dell'ecclesiasti-

ca diplomazia, nel concistoro de'28 gen-

che protettore della chiesa earciconfratemila de'ss. Ambrogio e Carlo della nazione milanese, tutto riportandosi dalle Notizie di Roma. Si legge ne' Diari di

naio
feso,

i

760

lo preconizzò arcivescovo

d'E-

Roma
le

del

1788 ne'n.ii374,

1376^378
morte
le

quindi nominò nunzio apostolico del
di l^olonia,

seguenti particolarità sulla

di

regno

come

si

legge in dette
1

questo rispettabile porporato. Per
abituali indisposizioni,

sue

Nolizìc.

Apprendo

dal n.

rio dì /?owirtdeli76o,
a*

665 del DiaclieClemeuleXlI!

accompagnate talin

volta in leggiere febbri che ne estenuava-

I 7 febbraio nel palazzo apostolico Quirinale gli compartì l'episcopale consagra-

no

le

forze,

il

male degenerò

un cro-

nicismo e in etesia senile con progressivo

zione, con altri prelati pure destinati
zi,

nun-

aumento
ricolo.

di febbre,

non senza grave pela

e

a'20

di tal

mese l'ammise
al

tra gli ar-

Ad

intercedere da Dio

sanità a

ci vp^^covi

assistenti
la

soglio ponlinoio.

Meritandosi
ia

soddisfazione non

meno

del Papa, che del re

Augusto III e delnazione polacca, dopo avere assistito
Clemente XIII
lo

degno cardinale, furono fatte preci eoa l'esposizionedelss. Sagramento nella collegiata di s. Marco sua parrocchia, nella chiesa titolare, in

quella di

s.

Carlo,

all'elezione dell'ultimo re nazionale Sta-

ed
ne.

io quella della

Madonna

de' Monti,

nislao Pouiatowski,

alla

promosse

alla

nunziatura di Vienna, va-

quale professava particolare divozioAggravandosi il male, invocò l'apobenedizione in arliculo morlis,
i

cata a'26 settembrei766 per l'elevazio-

stolica

ne alla porpora del nunzio VitalianoBorromeo, di cui in tanti luoghi celebrai le magnanime azioni, come a Seminario

ricevè

ss.

e nella notte de*3

Sagramenli con edificazione, marzo 1788 rese l'ani-

ma
di

al

creatore in
Il

Roma

d'anni

Romano. Pertanto
tare la
s.

si

recò a rappresen-

due mesi.

suo corpo colla

solita

74 e più pom-

Sede presso l'imperatore Giule

seppe
sti

II,

e per

novità religiose che que-

Carlo

pa funebre fu portato nella chiesa di s. al Corso, ove gli si celebrarono l'etale elFelto

macchinava di portare alla disciplina ecclesiastica, fu d'uopo al prelato d'usaregrande prudenza. Disimpegnatosi con
savio xiccorgimento, Clemente

sequie secondo

dal Papa il disposto a superbamente apparala a lut,

to con bel disegno. Nella cappella papale

XIV

nel

concistoro de' 17 giugno 1771 ne premiò i meriti creandolo cardinale dell'ordine
de'preti, e

che messa

vi fu
il

tenuta, celebrò

la

solenne

cardinal Pallottacaraerlengadel
le

sagro collegio. Terminate

sagre cere-

siccome lo riservò in petto, poi Io pubblicò in quello de* ig aprile 773. Gli rimise la berretta cardinalizia pel suo cameriere segretosoprannumerario mg.'
i

monie,
lite

il

cadavere fu racchiuso nelle so-

casse d'albuccio,di cipresso e di

piomiu

bo, e colle stanghe del palazzo apostolico
nella sera fu trasferito in
s.

Croce

Ge-

Maico
morte
nel

Serbelloni milanese, che drchiarò
in

ablegato apostolico, Tornato
del

Roma, per

Papa entrò

in conclave senza

evenne sepolto nel luogo dal cardinale destinato mentre era vivente, nel mezzo della chiesa poco di-

rusalemme suo

titolo,

essere ornato del titolo cardinalizio, che

stante dal suo ingresso. L'onorevole la-

1775 gli

conferì l'eletto Pio VI,
la

il

qua-

pide gliela posero

gli eredi,

decorata dello
della

le gli

Croce in Gerusalemme. Indi loannoverò alle congregazioni cardinalizie di propaganda //V/c,
assegnò
chiesa di
s.

stemma
lizio di

gentilizio e col cappello cardina-

marmi

colorati

,

non che
lato
vi

croce gerosolimitana. Per capriccio artìstico sullo

di cui poi lo fece prefello

duirecouomia

j

slumuia da

uti

sono

74 due
re,

VIS
croci astate ciascuna con

V
due sbarvidi

I

S

VISEU

(n^en.). Città con residenza

e dall'altro un pastorale, il che non senza sorpresa. L'iscrizione lo

vescovile del Portogallo, nella provincia
dell'alta Beira, di cui e della sua

cele-

comar-

bra piosinodagl'incunnaboli, fornito d'ingegno e letterato. Con testamentaria disposizione, oltre l'aver lasciata erede di
tulle le sue sostanze la di lui

caècapoIuogOjdistanteiy leghe daCoimbra e 56 da Lisbona. Giace con irregolari costruzioni

sopra

un terreno

eleva-

famiglia,
si

to o monticello, fertile e coperto di olivi e di altri alberi fruttiferi, in

dispose de'seguenti legati, cbe prima

amena

e sa-

pubblicavano da' Diari di Roma, e servirà a prendere un'idea de' testamenti de'
cardinali del secolo passato, generosi e an-

lubre situazione

,

sita nohilibus referia

eslaediflcala^ atqiie ah
libiis

inhabitatur incolis^

odo ci rei ter mi Lcome leggo nelsono
assai

che

in

grado

di poterlo fare.

Al titolo una

l'ultima proposizioue concistoriale. Cinta di

pianeta rossa ricamata d'oro, co'relativi

buone mura, gli
;

edifìzi

be-

paramenti

;

alla

chiesa di

s.

Carlo due

ne fabbricati

è sede del governatore, e

piviali e pianeta
i

bianchi ricamali d'oro

dell'altre autorità della provincia.

La

con tutti finimenti, e tutti gli arredi di sua cappella domestica; al monastero delle domenicane della ss. Annunziata, una pianeta paonazza ricamata d'oro co'suoi finimenti; al cardinal Herzan, un Crocefisso d'avorio; al cardinal Corsini,

eminente della città, è antica e magnifica, sormontata da due torri di costruzione romana, una delle quali serve di campanile. Si gloria d'essere intitolata alla B. Vergine
cattedrale posta sulla parte più

un

ser-

Assunta
ss.

in Cielo, e di
:

venerare diverse

vizio di porcellana

da cioccolata e
al

caffè,

altro al principe Corsini, altro alla

duduca

chessa di Bracciano;

cardinal Zelada,

due quadri
di

;

a d. Livio Odescalchi

Bracciano e suo esecutore testamentario, la propria croce di smeraldi e anello
simile; a mg.' Paolo Luigi Silva, la croce

Malta in brillanti, di cui era decorauna berlina e un paio di finimenti; a mg.' Berretta vescovo di Lodi, il pastorale d'argento dorato; a mg." Erba Odescalchi suo cugino, un camice nobile e un rocchetto; al marchese Visconti suo nipote, due tomi di stampe in rame, frandi to,

ha il battisterio colla cura parrocchiale, amministrata da due parrochi. Il capitolo, anticamente regolare, sex recensebat anteactìs annis dignitàteSf plures canonicos ac ministrosj i^ero ab temporum vicìssitudines valde ininiiniitumtribas in praescntiarum conflatur dignitatibus^ quarum post Pontijicalem prima Decanatus, aliisqne canonicis et
Reliquie

presbyteris divitio addictis servitio. Si

componeva
siastici.

1'

antico di 7 dignità, di

33

canonici, dii

i

prebendati e di

altri eccle-

L'episcopio, antico e convenien-

te edifizio, è

alquanto distante dalla cat-

che

di porto; al

marchese

d.

Alfonso Vis-

tedrale, poiché è nella

suburbana

villa di

conti altro nipote,

una scatola d'oro con ismalto rosso; al marchese d. Francesco Visconti altro nipote, altro tomo di stampe pur franche
;

Fontelli.

Le

altre chiese parrocchiali so-

al

confessore due colte

di cioccolata; all'avv.

Trenca suo uditore

e altro esecutore testamentario,

un

anelfi-

no 5, parte in città e parte fuori, ne mancano altri sagri templi. In Viseu vi è un monastero di monache, il seminario , le confraternite del 3.° ordine di s. Francesco e di s. Maria del Carmine, l'ospedale
della Misericordia, e altri benefici istituti,

lo con rubini contornato di brillanti;

nalmente dispose
luigliarì.

legati

per

altri suoi fa-

oltre quelli d'istruzione, fra' quali

il

collegio.

Erano

distinte

in

passato
s.

due

VISDOMINL F. Vice-Domino. Pe' visdomini della repubblica di Venezia,vediil vobXCII, p. 69, i35e 680.

badie, in oggi soppresse, cioè di

Cristo-

vano d'Alafoens, dell'ordine cislerciense, e quella delle benedelliue di Ferreira de

V

I

s
seguenti. Nel

VIS
la piìi

75

Aves. Grandi e belle sono le piazze ed ì passeggi , e in una ili quelle si liene nel

1741 Giulio Francesco de
Francesco

Oliveira di Lisbona, della congregazione
dell'oratorio. Nel 17 70

settembre una
ci

fiera

che passa per

Mendo

considerabile del Porlogallo, ricca di mere di bestiame.
lati gli
I

Trigozo, di Macaens diocesi di Lisbona.
Nel
1

fiumi

ga, a'due
selvose

scorrono

Mondegoe Venvicini. Le più

res, di

779 Giuseppe Antonio Barbosa SoaLordel diocesi di Braga. Nel 1783
fr.

campagne aggiacenli nutricano mandrie di maialile somministranomolle castagne. La comarca comprende cir' P'iseu o Prisco o ca 55,000 abitanti.
1

da

slalo

Lodovico del Marignano vi fu traGiuseppe del Bambino Gesù carmelitano scalzo , di Minai da Jacobina
s.

diocesi

di

s.

Salvatore nel Brasile. Nel

Fizeii, riseiuiiy risensis Urhs^ fu occu-

pato da'mori saraceni. Ma dipoi guerregcon ostinato valore da Ferdinando 1 il Grande re di Casliglia e di Leon, logiati

1791 Francesco Montiero Pereira di Azevedo di Rezende diocesi di Laraego. Pio VII nel 1820 elesse Francesco Alessandro Lobo di Beja, gran teologo e pro,

ro

la tolse

per

la 5.* volta

e

liberò per

fondo canonista, eminenlenell'umanelettere,
il

sempre a'25
lo,

luglio

vile fu istituita al

1057. La sede vescopiù tardi nel VI seco-

i.°

dotto del paese alla sua epoca.

Gregorio
naio

XVI

nel concistoro de'

19 gen-

sulTraganea della metropoli di Braga,

e lo è tuttora,

vantando quella chiesa a
per vescovo
i

fondatore
lo
,

s.

Giacomo Maggiore Apostos.

1846 preconizzò mg/ Giuseppe Gioacchino de Moura, di Alfandega da Fé nelTarcidiocesi di Braga, licenziato in
jus canonico, giudice de'matrimoni di

che

vi

lasciò in essa

E-

Pietro de Rates, e perciò

portoghesi la

vora e di quella metropolitana decano
dignità, e
poi vicario capitolare, dotto

credono più antica di tutte le Spagne, ed ebbe diritti primazinli nella provincia
i

e prudente; indi dal Papa Pio

IX

a'

16

di

Lugo

al

tempo

de'vescovi svevi.

Il

più

giugno 1 856
di detto

trasferito a Braga, di cui è
a'

antico vescovo che si conosca è Remisol, che sottoscrisse al 2.° concilio provinciale di Braga neli." maggio 563 contro gli eretici priscillanisti; ed il vescovo Sinoia intervenne al 3.° concilio di Tole-

arcivescovo. In sua vece

18 settembre

anno vi Iraslalò da Braganza e Miranda mg. Giuseppe Emanuele de Lemos, di Treviscoso arcidiocesi di Braga,
"^

dottore in

s.

teologia, nella qual facoltà

58g. Dopo 3 secoli dacché sussisteva il vescovato, Viseu fu crudelmente occupata da'mori maomettani,
do, verso
il

fu professore e vice-rettore dell' università di

Coimbra,

vicario generale del ve-

quindi restò soppressa

la

sede vescovile.

scovo e decano della cattedrale; già per la sua probità e scienza nel i854 fatto

Liberata
stabilita.

la città dagl'infedeli,

venne

ri^

vescovo
lo stesso

di

Braganza e Miranda. Quindi
1

Tra* suoi vescovi più illustri e rinomali ricorderò. Lodovico portoghese, che intervenuto al conciliabolo di Bail

silea, die*

vofo nel

14^9 per

l'elezione

IX a*27 settembre 858 lo Coimbra che governa. E nel concistoro de'i5 aprile 1859 dalla sede di Beja, che dal 1849 >'eggeva, trasportò
Pio
trasferì a

dell'antipapa Felice

V

di

Savoia, che nel

a questa Todierno pastore mg."^

Giuseppa

1444

^^ ^''^^ anticardinale: parlai di lui

nel voi. IV, p. 167. Nel i523 il cardinal Alfonso di Portogallo (F.). Nel i539 o

Saverio Carveira e Sonia, di Mogofóres diocesi di Coimbra. Già dottore in s. teologia,

i54i

il

cardinal Michele de Silva {l\).
il

Tersità di

parroco ottimo, professore nelTuniCoimbra, per la sua gravità

Indi ne fu amministratore
dinal Alessandro
di

celebre car,

dottrina, prudenza e altre virtù,
rio

Grego-

Farnese

(/^.)

nipote

Paolo

Ili,

essendo ricco vescovato. Le

a'22 gennaio 1844 l'o^ea promulgato vescovo di Funchal, donde poi
nel concistoro di Portici

XVI

annuali Notizie di

Roma

registrano

i

de'28 settembre

76 1849

VIS
era passalo airalira diocesi.

VIS
Ogni
costrinse a ripassare in Asia.

E

i

Getich'e-

nuovo vescovo è tassalo iie'libii della camera a postolica io 600 fiorini, per ascendere le rendite della mensa a scudi 3, 000 rontani a qiiihnsdam juribus ac posses1

ransi misti agli Scili di alleanze, di costu-

mi,

di vesti e spesso

anche del nome, sta-

bilironsi anch'essi nel

IV

secolo avanti

Cristo

al di là
il

sionihits obvenientia.

La

diocesi è

molto

sandro
cia,

quando AlesGrande venne a domar la Tradel Danubio,

vasta, contiene molli luoghi, è divisa in

per cui l'abbandonarono rifugiandosi

circa

i5 arciprelure, ha 2i3 parrocchie, eoa 190,000 anime. VISIGOTI, iSieo-Go/Zi/c/. Popolo ve-

nelle solitudini de'raonti,

ma

poi disfeceil

ro Zopirione suo capitano. Morto
quistatore
,

con-

toccò la Tracia a Lisimaco,

nulo dalla Scandinavia, oraiVb/vegw(/^.) .), formante parte della nazione de' 6rOf/(/'.), nominavasida prima
e Svezia (/

che Toile vendicar quell'onta,
darsi per vinto; tuttavolta
il

ma
re

fi;uicoQ

Dromi-

chite strinse amicizia con
principe, la gloria de'Geti

lui.
si

Dopo quel
eclissò per

J^Vestcrgoloo Goto-Occidcnlalc, dal che

per corruzione fu chiamato Visigoto^ per abitare originariamente la Svezia dai la*
to delia Danimarca.
le tradizioni, soli

quasi due secoli, soggiacendo

a'

Bastami,

finché
la
le

il

re Berebisto

seppe riaccendere

Le antiche

poesie e

loro antica virtù e reseci Geli

una del-

elementi di storia d'ole origini delle

più possenti e

civili

nazioni del
i

mondo
il

gni popolo rozzo, sono lungi dalToffrire

barbarico. Questi infatti sono

medesimi
felice in-

chiarezza nel ricercare

na-

Geli che indi circa a 3 secoli, secondo
celelire

zioni settentrionali o barbare, che preci-

Troya,

il

più profondo e

puamente

nel

V

secolo invasero l'Euro-

vestigatore dell' origini barbariche
la

nel-

pa, secondo Jornandes,

De rebus
i

Gelicis.

sua Storia d' Italia

f

con lieve

infles-

Tra queste primamente
fossei'o gli slessi

Goti, sia che

sione di

nome chiamaronsi
i

più sovente
no-

che dagli antichi chiamai

Goiiy da cui uscirono nel
stra era

V secolo di

ronsiGeti, o que'che

Romani

conoscevafosse-

famosi regnatori à' Italia j àeX'
xnQ{'\à'\o\\di\Qei\é\i\Spagna[F,),
i

no

col

nome

di

Quadi, oppure che

UGallia

ro degli Sciti,Tarlari, Sarmali, popoli del-

Parte della nazione getica erano

Daci O

Tarlarla ^ Lituania Livonia (^.), vengono essi dalla più parte degli
la Scizìay
^

storici supposti popoli originari

dellaScan-

Davi o Dai, posti tra il Pruth e ii Danubio, parlando il medesimo linguaggio trace, e avendo medesimi costumi e la stesi

dinavia,cieduta isolalo que'tempi, e chia-

sa

religione.

Era questa

1*

antichissimo

mala la Madre de popoli, per la quantità di que'che l'abitavano; donde o perchè accresciuti di numero, o per desiderio di
emigrare, mossero su alquante navi verso
il

cullo insegnalo loro dal trace Zimolxijdi
cui precipuo

domma

era l'immortalità
in

dell'anima destinata a godere
giorrji beati,
i

eterno

paese A^' Vandali
il

e

le

(^'.), la Pomerania Mecklemburg, ambo regioni riparla* la .' descrivendo la Svezia e la Prusr

sia, la 2." nel voi.

XCVIII, p. 68, ed ove dimora novella. Quanto a'Ge* li, oriundi di Tracia (F.)e abitanti fra il Danubio, l'Emo e l'Eussino, acquislaronoraaggior fama e potenza. Gli Sciti arrivarono fino alle sponde del Danubio,
stabilirono

premio dei loro valore. Perciò Geli denommavansi ^V Immortali, e spregiando (a morte anelavano di ricongiungersi con Zunoixi. Parte della nazione ricevette da Deceneo il nome di Chiomati j nome che fu in grande onore
pressoi Dacogeli, celebrato nelle loro can-

zoni e illustralo dalle gesta de'guerrieri. Egli scrisse inoltre un corpo di leggi, dette

Btllaginiy insigne per sapienza, e da
ii

quando

Indatirso loro scolola o re, vinto
di Dario, stancandolo

cui trassero poscia
gi da'

loro principio le leg-

l'immenso esercito

Flsigoli e degli Ostrogoti in Ispain Italia (1

per gl'iolermiuati deserti della Scizia, lu

gua e

Goti stabiUli

di là

del

V IS
Danubio, furono chiamali Ostrogoti ossia Goti Orientali f per distinguerli da quelli ch'erano passati nell* Occidente e nella Pannonia. L' antica Pannonia ora
corrisponde
sa
alla bassa /lustria, alla basil

VIS
terrore de* vìnti suppone nati dal

77 com-

mercio delle jy^eg/te cù'Denìonii, abbau-

donando
in

le triste

e squallide rupi poste
la

mezzo
il

tra

il

Caucaso,

Palude Meo-

tide e

mar
i

Caspio, ove solo nel

mon-

Ungheria^

alla

Schiavonia. L'Ostro-

gozia, antica provincia della Svezia ^ è la

do eransi credute, vennero a discoprire che oltre propri confini stavano pure e
terre ed uomini. Sì che desiatosi in esse
il

Gozia-Orientale o Oesler-Goelland, prefettura di Linkoeping.
tale o

La Gozia OccidenWestrogozia o Wester-Goetlandè
I

desiderio d'occupar nuovi

siti,

e alcun
,

vantaggio recare alla loro esistenza

il

altro antico paese della i^tez/rt, prefettura di Skaraborg.

breve Bosforo Cimmerio

,

o stretto di
e
si

Goti

si

fanno discende-

Coffa o Teodosia, valicarono,

preci-

re da'Geti, e dagli abitanti della Gozia o

pitarono ferocemente sui Goti. Atterriti
costoro dall'impeto inopinatodi tanto ne-

Gothia o Goetland, contrada meridionale della

vincie

,

Svezia j in antico divisa in 9 profra le quali le dette due Gozie).

mico, chiesero

e ottennero

dall'imperatore

Dice Grozio Prolegomeni in hist. golic. , la bonarietà de'costuoii assai semplici etneo
Altri scrìvono, sull'origine de*Goti.
,

Valente del 364> oltre Cibales nella Pannonia, in asilo la Dacia e la Mesia sulla diritta sponda del Danubio; ebbero pure facollà libera di provvedere al loro vivere ne'mercali imperiali,

aspri degli altri popoli boreali, e la ospitai cortesia
il

sagra e inviolabile tra loro,

carono

in

numero

di

onde colà traslo200,000 le loro fa-

nome

gli

meritarono

di Gotif

poiché

mìglie, cui indi a poco tennei o dietro inlernìinabili stuoli.

Goten o Gulen significa buono nel loro idioma. Tale nome modificarono rispettivamente alle regioni occupate, onde airOrieole Ostrogoti^ all'Occidente Féstrogoli o risigoti
taliani quest'ultimi
81

Ma sedi gravissimo er-

rore fu notato Valente in dare ricovero

ad ospiti così pericolosi, maggiore fu certamente quello di trasandare necessari
i

appellarono; e

gl'i-

mezzi per

la

loro sussistenza.

1

Goti

j)rivi

precipuamente chiamarono ^/V/g'o//. Reggeva gli Ostrogoti e sopra ogni altra famiglia era ragguardevole, la nobilestirpedegli AmalijOssia de'

Moldavia e dell' Ucrania, obbligati a comprare ad altissimo prezzo luttcciò di cui abbisognavano, ande'vasti pascoli della
gariati

Divini, a cui apparteneva Teodorico, che
a sua

da avanie, e messi nell'alternativa di morire nell'inedia, o vedersi schiavi per un meschino alimento, s'ammulinarono nel 25o, e cominciarono le loro

voho signoreggiò
i

l'

Italia.

Erano

d'altronde
ti

Veslrogoli oVisigoti domina,

dalla famiglia de' Baiti

ovvero degli

terribili incursioni, cioè

secondo alcuni,

Arditi, dinastia
li ;

meno

illustre degli

Ama-

e

da questa discendeva Alarico, che
i." die'
il

nell'impero pel

sacco a

Roma,

sorpresa a tradimento. Scorsi erano molti

propriamente gli Osliogotio iGoti orien> tali, Romani che tardi tentarono di contenerli furonodebellati; e Valente medesimo, dopo averli "vinti nel 869, dipoi in
i

secoli, e quest'incognite genti, talvolta

in

guerra colle legioni della romana

re-

uno scontro ch'ebbe con essi, perì vittima dell'imprudenza commessa a' 9 agosto
378,
nelle

pubblica, poscia con quelle de'Cesari, se

fiamme

co'suoi udiziali, nella
1

non vittoriose, indomabili, posavan sicure avendo a schermo gli orrori del silo e del climo; quando foltissime masse d' un
popolo selvaggio, molto più sconosciuto
dianzi, a cui dettero

casa ove ferito erasi ritirato.

Visigoti e-

ziandio, che congiuntamente agli Ostrogoti erano stati per qualche ten»po alleati

de'Romani,poco paghi d'una paceche per
niun conto era loro vantaggiosa, passa-

Alani,

nomi di Unni (f\), Avaii, liunyure Ul?yngur, e the
i

rono

il

Dunubioe fecero grandi guuslisul*

78
le terre

VIS
dell'impero. Teodosio
I
il

V
Granre-

I

S

bona
lai.''

(F.)^ capitale della provincia delta

de

gli

sgominò compiutamente, egli
si

JNarbonese, e che insia d'allora ot-

spinse al di là della Tracia nel Syg.
alla perfino eglino

Ma

credettero tanto pos-

senti, a

cagione de' popoli che rannoda*
essi,

ronsi con

e

si

formidabili pel

nume-

ro loro, che senz'ostacolo penetrarono insino neir Italia nel ^oZ. Essi erano i
"Visigoti o Goti-occidentali, di religione

A'

rianay
la

in origine partiti dal

mezzodì

dei-

il nome di Seititnlana, perchè comprendeva 7 città o distretti. Evarico o Enrico segnalò il suo regno con vaste con • quiste nelle Gallie e nella Spagna^ che soggiogò nella maggior parte. L'annalista Baronio riporta all' anno 47 3 la discesa degli Ostrogoti in Italia sotto il duce Vin demiro, essendosi dall'altra parte rivolto

tenne

-

larico
rarsi

Norvegia e Svezia, e guidati dal re AI. L' imperatore Onorio per libe-

il

loro re

Teodomiro
I

a predare l'Orien-

da

immenso

stuolo di nemici,

lo-

che gli successe nel 47^;> nel493divenneredegliOstrogoli in Italia
te

(Teodorico

ro cedette una parte delle Gallie e della

e della regione, ove

i

re successori regna-

Spagna. Alarico a'24 agosto 409 s'impadronì di Roma e la depredò, con istrage. Morto nel 4' i> Ataulfo suo cognato che gli successe, cominciò il regno de'Visigoli nell' Aquilania e nella Gullia Narbonese. Ataulfo passò nella Spagna
(altri

553). Ma appena Vindemiro entrò in Italia morì, lasciando suo suc-

rono fino
cessore
ro,

al

il

figlio

chiamato pure Vindemi-

che

fu dall'imperatore Glicerio
di ricchissimi

man-

dato a forza
lie, le

doni nelle Gal-

fanno cominciare

regno de* Visigoti di Spagna nel 869 da Atanarico, a cui nel 382 successe Alarico I), ove fu ucciso nel
il

bari,

quali erano afflitte da diversi barcheslavanoloro d'intorno, ed unissi

a' Visigoti da'quali originava.

Evarico nel

484 ebbe
Alarico
II,

a successore

il

proprio figlio

a Barcellona da uno de' suoi schiamentre che Armenerico, guidando gli Svevi, dopo aver desolate molte provin-

4i5

che nel 507 fu ucciso da Clo-

vi;

doveo

I

re de'franchi. Quella

morte po-

se fino al
sistito pel
lia

ole della Gallia

si

stabilì nel

Portogallo
Sigerico che

che avea suscorso d'89 anni, dopo che Valdi Tolosa,
città in capitale de'

regnò

e nella Galizia.
i

Nondimeno

avea eretto quella

avea forzato Visigoti ad eleggerlo a loro re, non regnò che 7 giorni e in suo luogo fu dello Vallia o Wallia, cognato
,

suoi dominii. Si può vedere Nicola Bac-

di Ataulfo.

Questo principe avendo

fallo

guerra nella Spagna per Onorio, l'imperatore gli abbandonò tutta V Aquilania

da Tolosa
la città

(/^.) insino
tal

airOceano,equel-

Historiae Septimianae , ^omae 1724. Per tal modo la Francia fu liberata dal flagello de' Visigoti, che si mantennero per pili lungo tempo nella Spagna (/^.) dove dominarono sino all'inva* sione araba de'mori l'ultimo re fu Vitcello,
:

divenne in

modo
4 18.

la

capitale

terico,

del suo piccolo regno. Egli

distrusse la

ba

II.

morto Prima

nel

6

1

o, successore di Liu-

del regno del predecessore

nazione degli Alani nel

Vallia

non
i

di questi Piecaredo

avendo

lasciato che

un

figlio, nel

4^0

Visigoti diedero lo scettro a Teodorico

l,

I, suo fratello s. Ef' menegildo (^.), per aver abiurato l'arianesimo e abbraccialo il cattolicismo, nel

che perdette la vita nella battaglia di Chalons, guadagnata da Ezio sugli Unni nel 45» I. Torismondo suo primogenito e suo successore, fu ucciso nel 4^2 da suo
fratello

585
dal

586 era stato fatto martirizzare comune padre Leovigildo, che l'avea
Recaredo
s.

associato al regno.
imitarlo^
si

I

volle tosto

fece cattolico e trasse tutta

U

Teodorico H, che perdette a

vi-

genie visigota alla

cenda
"vea

la vita nel

4^^

P^i'

ternani di E-

\arico, suo altro fratello. Teodorico 11 a-

Fede, e con tanto fervore che non permise militasse verun eretico nel suo reame. Fu nel concilio di

aggiunto a'suoi

stali la città di

Nar'

Toledo

del

589 che

i

Visigoti riprovali

i

V
loro errori,
tolica. Si
si

I

s
la
gli

VIS
Spagauoli
i

79
il

riuoirono alla Chiesa cat-

metropolitana di Toledo una cappelquale
si

chiederà perchè
al

la nella

celebrasse

rito, la

mes-

ch'eransi validaroeùle difesi contro

Re-

sa e l'uHlziaturà mozzarabica, e ne fece

mani
ri

si

soggettarono

giogo de'barba-

d'Occidente, e a'devaslalori dell'OrienEgli è che la Spagna era composta di

te?

cittadini, allorché fu assalita dagli eserciti

roraani

,

ma

sotto

il

giogo de' suoi
ef-

conquistatori, essa non fu più popolata

che da schiavi, maltrattati da'padroni
feni minati.
la
Il

coraggio erasi dileguato collibertà, e i popoli del settentrione, più

stampare il messale neliSoo e il breviario nel i5o2; e siccome ne furono impres« se poche copie, vennero ristampati in Roma nel 1755 per cura del p. LelHée gesuita, con note e ampia prefazione. Questo dotto editore dice in essa, che la liturgia mozzarabica fu stabilita in Ispagna , fino dal tempo degli Apostoli, da que'medesimi che vi portarono il Vangelo;

forti e più agguerriti,

ne fecero un

facile

per cui

i

fratelli

s.

Leandro

e

s.

Isigli

conquisto. Erano restali nella Spagna al-

doro vescovi
autori,

di Siviglia,

non ne sono

cuni principi

visigoti,

che forse erano

ri-

come

altri scrissero,
vi

ma

la

rese-

caduti neir eoipia ariana eresia,

ma

di

ro soltanto più corretta e

aggiunsero

1081 inviarono un'ambasceria a Papa s. Grego-

nuovo

convertiti alla fede, nel

qualche nuovo
scrisse egli

ufTizio.Il p.
la

LeBrun, che

pure
t.

Storia del rito

Moz-

rio VII,

il

quale

si
li

rallegrò della converricevè nel

zarahico, nel

3, p.

272, osserva, che nel

sione de'Visigotr,
s.

grembo

di

messale del cardinal Ximenes quel rito

Chiesa, e die'agli ambasciatori diversi

importanti ammaestramenti. Dopo la conquista della Spagna fatta dagli Arabi, i
Visigoti e gli altri cattolici conservarono
la loro religione e le
il

non è assolutamente tale, com'era nel sevuoti, colo VII , ma che a riempirne quel gran cardinale vi aggiunse alcune
i

rubriche e molte preghiere
sale di

tolte dal

mes-

suo esercizio,

sia nel-

Toledo,
in

il

quale non era puro roal

montagne della Castiglia e di Leon, dove molti si rifugiarono, sia in alcune città, dove ottennero essi per capitolazione
il

mano, ma
dal vero
col

alcune cose conforme

mes-

sale Gallicano. Distingue quell'addizioni

privilegio del

libero esercizio del

cattolicismo.

E

siccome abbracciarono
i

questa molti arabi maomettani,
ni si dissero

cristia-

Mozzarabo e paragona questo Gallicano nella loro Liturgia. Il p. Lefflée, che fece il medesimo confronto, pensa che il i.° sia più antico: il p. Mabily

Mozzarahiy MiizarahioMo-

lon che pubblicò
stiene
il

la liturgia

Gallicana, so*
il

starali
il

y

cioè inisLi cogli

Arabi j quindi

contrario, e

sembra che

p.

Le

che continuarono a seguire fu detto Mozzarahico (^.), con alcune particolarità, introdotte dagli Spaguuoli,dopo
rito
le

Brun sia dello stesso avviso. Riparlai dell' argomento ne' voi. LXXVI, p. 247,
p. 290, 3o4 e seg. Scrisse Jornandes,De Getarum^sive Golhor uni origine et rebus gestis. Isidori Chronicon

LXXXII,

conversioni de' Visigoti dairaiianesiuio

e de'mori dal

maomettismo.
e
il

Ma
VI

s.

Gre-

gorio VII l'abolì circa ilt074i e persuase gli
virsi

Gothoruin. Procopii, fragmenta depri-

Spagnuoli

re Alfon>o

di ser-

nuovamente della Liturgia e Uffìzio romano; indi Urbano II nel 1090 lo tolse alTatto da per tutto, tranne in 5 parrocchie di Toledo e nella coppella
,

Gothorum, Jornandes de regnoruntcttcni' poruni successione, et de literis, et Un*
scis sedibus^et migrationibus

accessit

glia

Gotìioruni, cuui notis

f^ulcanii,

del chiostro della cattedrale di
ca. Per togliere

Salamanil

però dall'oblio

rilomoz-

Lugduni RHtavorum 1607. VISION li Twa/zi. Maniera diversa colla quale il Signore si manifestò a Pa,

^arabico

,

nella
il

primaziale della

Spa-

triarchi, a' Profeti, a' Santi,

ed

agli altri
fus*

gna, dipoi

cuidiuul Xiniciics fondò ucl-

Servi di

Dio

(A',), sia

chele visioni

8o

VIS
sia

V \S
che
si

SCIO puramente inlelleltuali,
facessero in qualche

questo divino fanciullo;
te

gli fece

parimen-

maniera
le

sensibile.

comandare che

lo

trasportasse in

E-

Visione, prendesi per

Profezie scritte,

come

vedesi in principio e nel testo de*

libri de'profeti.

Visione dicesi dell' istru-

zioni contenute ne'cap.

3o

e 3i

de'Pro-

madre, per sottrarlo dalla crudeltà di Erode, e poi ritornare nella Giudea. Non si conosce se quando s. Paolo fu rapito nel 3.° cielo, abbia appreso
gilto colla sua

verbi. Visione significa talvolta un'appa-

de' futuri avvenimenti.

Neil' Apocalisse,

renza, cioè che pare a* sensi. Visione dicesi
ri:

Dio fece conoscere a
lo
le

s.

Giovarmi aposto-

anche delle vane profezie de'visionasi

ed evangelista delle verità occulte, e delrivoluzioni che in

e Fisionario è quello che
le

figura le

progresso doveano

cose, e

crede

come

se le avesse
s.

avute
Scrit-

succedere. Iddio a mezzo degli Oracoli

io visione. In alcuni passi delta

(F.) parlò a Mosè, al
a' profeti e

sommo

sacerdote,

tura, visione vuol significare gli spettri

ed

i

fantasmi che spaventano di cotte. Vii

Beati (F.) vedono Dio in Paradiso {F.). Della questione, se le anime del Purgatorio (F.)y entrate nel cielo, godessero prima
sione beatifica è l'azione con cui
del giorno finale la vista chiara di

Dio,

ad altri. Gli oracoli de' falsi pagani numi, Dio permise per punire cheli consultavano. Si ha di Antonio Veneri, De Oracnlis et Divinalionihus aaliquortini, Venetiis 1624. H p- Ruinart negli Atti sinceri de*primi martiri della Chiesa cattolica oltre il riportare un bel
i

j

parlai in queU* articolo.

Visione è pure
tal-

numero
se,

di visioni e rivelazioni

miracoloquelli del-

Y Apparizione (F.) che Dio manda
gno,sia realoaente. Ragionando della
perstizione {F.)^
dissi

osserva che non se ne
altri principii se

può giudicare
umiltà e

volta a*suoi profeti ed a'santi, sia in so-

con

non con

Sw

la fede; e ch'è richiesta

somma

pure de'sogni, no-

prudenza evangelica per non essere ingannato. Dice pertanto essere certissimo, che le vie di Dio non sono le vie degli uomini, e eh' è somma e sacrilega temerità ed empietà il dire, questa o quell'altra cosa è indegna dello Spirito Santo, co-

tando che
ti

i

sogni misteriosi

vanno

distin-

dalle y^y[7^tìrr/zzowf, dalle Fisioni, e dal-

le

Rivelazioni (F.). Ne'Iibri santi e presgli scrittori ecclesiastici la

so

visione pro-

fetica significa

una rivelazione che viene

da Dio,in cui ne la fantasia, ne alcuna causa naturale ha potuto avere parte, o che

me
s.

scrisse

il

Basnagio; e questo per

1'

u*

nica ragione, perchè a

me nou
^

piace.

La

un uomo

l'abbia ricevuta in sogno, o alla

Scrittura, la Tradizione

il

giudizio

trimenti. Perciò è chiamata visione

co-

del

romano Pontefice
furono
le

e delia Chiesa cat-

gnizione che Dio dava a'suoi profeti degli

tolica

regole del giudicare vele ri-

avvenimenti futuri, perchè Dio avea

race delle cose divine; e le visioni,
velazioni
,

loro fatto vedere l'avvenire, e molli posero questo titolo alle loro profezie.

Ma
o

ogni visione non è profetica. Dio sovente rivelò a'suoi santi delle cose passate

maniera di Miracoli, ove non si mostri che in qualche modo si oppongano alla Scrittura, oalla Tradie ogni
zione, o alle definizioni de' Papi, e alla

presenti, di cui

non erano

istruiti,

ed

al-

dottrina

comunemente

ricevuta

dalla

cune verità, che naturalmente non poleTano conoscere, e loro comandò delle azioni che da sé stessi non avrebbero fatto. Così Dio fece rivelare da un Angelo a s. Giuseppe, mentre dormiva, la purità di Maria, il concepimento di Gesli in essa
per opera dello Spirito Santo,
la prossi-

Chiesa cattolica, nou ponno censurarsi

come

cose indegne dello spirito del Si-

gnore, e del braccio onnipotente dell'Altissimo, perchè
giosi censori.

non piacciono
i

agi' irreli-

Chi vuole con orgogliosa
giudizi di Dio,

presunzione investigare

resterà oppresso e inabissato dalla
infiuita

loro

ma

redenzione del

mondo da

operarsi da

maestà; esiccome è necessario nei^

VIS
1*

V
per giudicare
il
coìì'i

I

S
lui.

nomo

Io spirito

umano

zione e ogni colloquio con esso

Di*

dell'opere dell'
(il

uomo,

solo iìpirito

Dio può giudicare dell'opere divioe. Eusebio uella sua storia oflVe l* eslrallo
scrittoti

cevano e dimostravano, che non solamente non si erano verificate le predizioni profetiche fatte da'raontanisli; ma che
di più era dipoi

d'alcuui dottissimi
11 e

cattolici del
gli e-

Hi secolo, che itnpug»jai'ono
Niuuo mai
di

trario di quello eh* essi

sopravvenuto tutto il conaveauo prenuu-

relici ilIoritanisLi (^F.), e le

loro pareslasi
loro

ziato.Di che svergognali e disperati

Mon-

e diaboliche «isioui.

tano e Massimilla
la, e s'erano

,

primari inventori di
stessi,

uon tenue

il

metodo

del protestante

snagio, né disse: queste visioni

Basono da

quella setta, s'erano impiccali per la go-

morti da sé

terminanAltri
visio-

ine riputate indegne dello Spirito Santo,

do

di

vivere
li

come Giuda.

senza più. Mostrarono in primo luoalla
s.

nari eretici
INotò
il

riprovai ne' loro articoli.

go essere contrario
dottrina e
a' giudizi

Scrittura, alla

Luchini traduttore e commentail

solenni della Chiesa
e quella pazzia fu-

tore del Ruinart,

Signore anche nelle

quel
riosa,

dementamento
che
i

vere visioni

,

e nellai contemplazione in-

montanisti riconoscevano uè*

fusa, la«cia che l'anima pensi e operi

eoa

loro profeti: che contrarissime alla Scrit-

quelle debolezze e imperfezioni che sono

tura e alla Tradizione, e a'giudizi della

proprie dello stato e della miseria delPuo-

Chiesa erano
sti fèujalici

le

doti rine predicate

da que-

mo

viatore. Nella via presente
al

impostori: e che contrarissimi

camminare
tolgono,

lume

della fede.

dobbiamo Le rive-

alla

fede, alla ragione e alla pubblica

lazioni e le profezie

veramente di vineuou
le rivelazioni,

tranquillità erano gli effetti delle visioni

ma

perfezionano la fede. Gl'ine sole

fanatiche di costoro, operati e nelle loro

creduli deridona tulle

persone e in quelli che credevano alle loro dottrine. A prova di ciò entravano
a fare

no empi; non pochi

cristiani

stimano
si

rivelazioni e le profezie del Signore,

ma

uu

ritratto de'principali inipostori
vi*

non per quelle
vanità

ragioni che

deve, e
la

de'montaoisli, che tutti vivevano una
ta

con questo pascolano d'ordinario
,

loro

sommamente

infcime, e dediti alle era*
al-

e ne restano spessissimo confusi

pule, alle ubbriachezze, alle disonestà,
l'avarizia la più sacrilega,
le
all'

iniinicizie
tutti
i

più dannose

,

in

una parola a

vizi.

Riferivano, che alcuni de'principali

da Dio. Le rivelazioni della s. Scritturi sono da credere di fede divina, ed é incredulo ed empio chi le discrede. Quelle ri velazioni,chesono approvate dallaChiesa,

predicatori de'moutanisli pe' loro delitti
eranostati da'pubblici governatori impri-

come sono
si

quelle de'primi 3 secoli a
sinceri di que*

noi rimaste

ne'monumenti

gionati e morti; che per far cosa grata
a'genlili,

tempi,
e
si

vogliono e pregiare e riverire,
sicu-

anche senza essere richiestti, aveano negalo e bestemmialo Gesù Cristo; che non pertanto essendo slati morti

rezza di

ponno e scrivere e leggere con buon effetto; e lo stesso è

delle

rivelazioni e visioni approvate dalla Chie-

come

pubblici e dannosissimi malfatto-

sa ne'santi canonizzati; delle rivelazioni
delle persone viventi ne

erano da' montanisti predicati e onorati come martiri. Dicevano, che tutti i
ri,

dovrebbouo par-

lare que'soli

,

che sono ministri deputati

tuonlanisti s'erano ribellati alla necessaria e

dovuta soggezione a'ioro vescovile che perciò erano dovunque esecrati da
tutti
i

cattolici; e che, se ((ualche marti-

re di

Gesù

Cristo

s'

stare nelle prigioni
uista, fuggiva ogni

incontrava a dover con qualche monta-

qualunque comunica-

da Dio per mezzo di chi ha egli messo al governo della su^t Chiesa, a provare questi spiriti, se siano dal Signore. Qiesta è una materia, che pasce la vana curiosità di non pochi oziosi , i quali con questo fomentano uu'occultasuperbia, e s*espougouo a gran pericolo d'illusioni gruvi&À*

\0L.

CI.

6

S2

VIS
che anco
l'es-

VIS
sìonì ciò

i«e, e l'esperienza mostra,

sere stati cento volte smentiti

dal fatto

non pertanto, almeno le due ul« lime specie, ponno avvenire sì nella ve-

con evidenza, non basta a ravvedere questi vani curiosi, quali di più per giusto giudizio del Signore si vedono pur troppo tanto più ostinati nel loro inganno volontario , quanto più ogni dì il fatto gli
i

glia

come nel sonno. Se nella veglia, si chiamano contemplazioni, rivelazioni, vipropriamente dette; e succedono sempre con astrazioni da' sensi esteriori ia
persone, per lo più, in luoghi e tempi di quiete e di solitudine, ove
gli esterni so-

sioni

smentisce della loro imprudenza e ceci' tà. 11 dotto preposto Antonio Riccardi,

no meno occupati, e

i

sensi interni

più

Storia de' santuari più celebri di Maria ss. sparsi nel mondo cristiano nel ragionamento preliminare premelteio ca,

disposti nel raccoglimento o nell'orazione

pitoli, fra'quali:

Nozioni teologiche sulle

apparizioni e le visioni: Scienza e filo' sofia de miracoli: Storia delle apparizioni e

mente, che introducono alle visioni. Se occorrono mentre si dorme, essendo anco questo un tempo di quiete, e di vacanza da ogni altro operare, e però atto alle visioni inalle elevazioni, all'estasi, a'ralti di

de miracoli

:

Critica polemica

teriori
riosi,

,

allora

si

sulla storia delle apparizioni e de* mi-

de'quali

si

chiamano sogni mistehanno molti esempi nela' sogni,

racoli: F^ani pretesti contro le appari-

le

divine Scritture e nelle storie sagre.

miracoli: Consolazioni ed affetti più salutevoli delle apparizioni e
zioni e
i

E' proibito di credere
l'eccezione:

ma

col-

de'santuari. Ricaverò poche parole dal
r.° de'

cenando non siano mandali dall'Altissimo per visitarti; perchè difatti

nominali capi. La visione e l'apsi

Dio

rivelò più volte nel sonno. Ri-

parizione

distingue T una dall'altra,

sebbene Tuna partecipi qualche volta dell'altra, e nel comune linguaggio si confonda spesso l'una coH'altra. Lai.' ossia

furono sonno ad Adamo, ad Abramo, a Giacobbe, a'R.e Magi, a s. Paolo ec. Tanto nel sogno, quanto nella visione l'anima
velazioni piene di misteri divini
fatte nel

na: la

una rappresentazione interl'apparizione è una oianifestazione esterna. La i." ora è puramente
la visione è

è trattenuta dalle rappresentazioni,
se fossero

come

2/ o

intellettuale
ia

,

e rivela alla
i

mente

di chi

contempla più alti misteri^ senza figure che li rappresentino. Sebbene anche questa sia sempre accompagnata da qualche rappresentazione immaginaria, poiché in questa vita senza fantasmi s'in-

immagini e similitudini delle cose, ma le cose medesime. La 2.^ o l'apparizione propriamente detta succede sempre nella veglia , e si comusolo

non

nica a'sensi esteriori di quello che
sceglie a questi favori
;

il

cielo

e consiste

gene-

ralmente nel presentarsi una persona e

una figura,

nel risuonare

una voce, nel

può tuttavia di sua natura essernesenza. Ora è puramente immaginaria,
tende,
cioè colorita d'immaginazioni e di figure

balenare uno splendore, nel comparire

un se^no o un
so,

fallo inusitato meraviglioil

che mostra
spirito.

concorso o
di

la

presenza

che qualche cosa significano di misterio-

d'uno
la

Lungi

avvenire,

come
una
testi-

non si ricorra ad un interprete superiormente ispirato, o se non si attenda da' successi lo schiarimento. Ora è immaginaria e al
so,
se

ma

che non s'intende,

visione, nell' astrazione de' sensi,

stessa

apparizione ha bisogno della

l'occhio

monianza di più sensi; e per giudicare se ha visto realmente, si attende an-

tempo

stesso intellettuale, cioè presenta
i

all'immaginazione

simboli, e manifesta
i

che l'udito e il tatto, come per esser certi di aver udito si consulta egualmente il
tatto e la vista. Distinte così le visioni e

all'intelielto la verità,

misteri,

gli

av:

Tenimenti che
questa è

in quelli

sono indicati

e

l'apparizioni, viene l'idea di sapere
chi e iu che

^

da

la specie

più comune, Queste

vi-

modo

poi sieno operale, Ec-

V
celluala la visione
le,

I

s

VIS
modo
pienza di Dio.

83
il

puramente inlellellua'

nato alla cognizione dell'uomo, perchè

che non può essere contiafTalta, le altre potrebbero esser cagionale talvolta ancor dal demonio con «iodi e forze preternaturali, odairillusionede*sensi interni ed esterni per disposizioni a qualità na-

resta invisibile e riservalo alla sa-

Ma

l'incredulo spesso vuol

sapere ciò che non può né importa conoscere, e ricusa di

ammettere

ciò

che noa

ma qui non parliamo che di quelche sono da Dio, riservandoci a dare più avanti segni che le distinguono dalle illusioni diaboliche o naturali. Però
turali;
le
i

potrebbe ragionevolmente negare. Così la curiosità de'modi non è che un pretesto all'incredulità de'fatli. L'utilità di queste
manifestazioni è un segno più principale

per distinguere
sioni che

le

vere comparizioni e vi-

trattando piò specialmentedeirapparizionijche sono l'oggello principale della storia del Riccardi,

supposta sempre appavuol tuttavia

rizione divina,

si

re se Dio stesso, se
ria, se

Gesù

risca

un Angelo, in personalmente , e
a'

domandaMasomma chi compaCristo, se
in

che

modo

si

vengono da Dio, dall'apparenti e insidiose, che ponno muovere dall'illusioni del proprio spirito, o da quelle dell'angelo delle tenebre il Demonio: mentre le prime sono sempre per cose utili e pie;le seconde al contrario ponno cominciare con una certa apparenza di bene,

manifesti

nostri sensi. Di tutto

ragione.

Qui a me

rende precìpuamente imporne farò
si

ma

finiscono presto nella vanità e nel-

ta dire delle visioni; tuttavia poi

alcun isfuggevble cenno. Dio

comuni-

ca agli uomini con visioni, rivelazioni e

apparizioni di varie maniere,

ma

tutte

incomprensibili, né ha voluto spiegarle

Però si vogliono senza più rigetcondannare tra le illusioni, o colle più empie imposture, quelle visioni o apparizioni che non tendessero ad ispirare l'amor di Dio e della virlù, a confermare le verità della fede, a promuovere le
l'errore.

tare e

appunto perchè fossero meravigliose. La s. Scrittura non ci descrive come Dio facesoie udir la sua voce ad Adamo nel paradiso terrestre, come per l' uso deli* Ephod (V.) facesse sapere a Davide sei

buone pratiche
inoltre che
l'

e

il

vero spirito della pie-

tà e della religione cattolica.

Avvertendo

angelo stesso delle tenebre

Satana si copre talvolta proponendo alcun bene per impedirne un maggiore, invitando ad un'opera buona.

greti dell* avvenire, così al

sommo

sacer-

Come

suc-

dote a mezzo dell'
Gli angeli or
si

£/"/vV;i

e Thuniiniin(f^ .).

cedono
sti

le

apparizioni? Lungi dalle cele-

te a'patriarchi e a'profeti;

presentavano visibilmenora senza aple visio-

visioni, certe

più strane e
le

meno moconvulsioni
,
i

deste perturbazioni, lungi
discorsi esaltati o
le

parire formavano ne'Ioro animi
ni e le rivelazioni

e gli atteggiamenti alfeltati e ridicoli
,

che

si
il

festare. Così riferisce
le verità

volevano maniprofeta Zaccaria
lui,

imprudenti le noie e allegrezze smodate; non sono questi i
I

che

gli

erano insegnate dall'An-

segni ordinriri del santo Spirito.
stessi e le figure, sotto le

simboli

gelo,

il

quale parlava non fuor di

ma

quali

si

manife-

Chi potrà discoprire come formassero que'segni misteriosi di cui Dio si è tante volte servito per far coin lui stesso.
si

slauo, sebbene l'opere di

Dio non ponno

essere in questa parte assoggettate trop-

po rigorosamente
ni, in

al

pensare degli uomi-

noscere

i

suoi voleri

? S.

Paolo è trasporegli

generale tuttavia devono compari-

tato al 3.° cielo; egli vede ed ascolla cose

re

mirabili;

ma non

sa

pur

il

questa operazione meravigliosa. tesa dunque abbiamo noi di saperne di

modo di Che pre-

degne della santità e nobiltà de'celesti; però la forma dell'apparizioni degli angeli è

più? Non sarà mai lecito di rigettare il fatto che si manifesta sensibile e avvici-

sempre 1* umana; dove quella de' demonii é molteplice e varia; umana sovente anche sotto sembianze d' angeli e
santi, di

Gesù

e di Maria,

ma

spesso aa*

84
che

V
di animali e di

I

s

V

I

S
s,

deformi figure.

Uq

medesima. Quanto
da
tro
lei,

alle rivelazioni di

che dislingue tulle l'apparizioni è quello d'un primo senso d'allegrezza, che passa ben presto alla tristezza nelle false,

modo poi

Caterina di Bologna, non furono scritte

ma

da persone che
,

le slesero
si

diesoil

tali

relazioni

delle quali

può

e di un

religioso sbigottimento,

spettare; essendo anche troppo facile

cui tosto succede la
•veie;

calma

e la gioia, nelle

cadere
voi.

in
s.

gravi sbagli in simili specie d'o-

Dio

sulle

imperocché quelle che vengono da prime conturbano, e spesso an-

pere. Di

Brigida
I

di

iS*i'cz/(2,

riparlai uè'
p.

che spaventano, ma si rischiarano tosto e consolano restituendo la tranquillità e la
fìtlucia dello spirito; le altre al contrario,

seg.

LX, p. 3i La Civillà
:

e seg.,

LXXl,

i4o e

Cattolica^ serie 2.^,1.3,

che vengono dall'angelo cattivo, produ-

cono una prima impressione lusinghiera, ma portano presto al turbamento e alla confusione, giacché non avvengono che
per confondere e ingannare. Questi segni
più generali, sono indispensabili anche
al

p. g4, sulle visioni, dà ragguaglio del libro Delle cose dii'ine e specialmente degli ultimi tempi del mondo. Ammonimenti dì Giovanna Le Royer\ poscia suo,

ra della Nativitài Rovigoi852.
prova
il

Il

libro

risorgimento dello spirito catto-

lico, di

cui era informata la religiosa che

in esso parla.
ta,

Verità del racconto desun-

discernimento di
cioè la qualità e

tutti gli altri
il

miracoli,

sentimento delle per*

non da documenti autentici ma dalla critica, potendo fornire un pascolo piace*
vole a quell'anime divole, le quali senza

soue col di cui mezzo viene operato il prò* digio, il motivo e il successo per cui vie*

credere articoli di fede tutte
rivelazioni,

le

privale

ne operato, il modo onde viene operato. Il dotto annotatore dell'ab. Butler, J^ile
de* Santii in quella dis.

Caterinasev^mQ
fa

badessa delle Clarisse di Bologna,
quali segni

av-

sanno rispettare nella bontà divina il diritto ch'ella ha di comunicarsi agli uomini anche a'iempi nostri, e non gettano subito dispettosamente un libro,
perché favella
alla natura.

vertenze sulle visioni e rivelazioni, e da

dun

misticismo superiore

conoscono quelle che vengono da Dio. Dice pertanto che fu pubsi

Tutte

le

materie

si

riducono

a contempla£Ìoni sulla Divinità, o ad an-

blicato

un

libro delle

rivelazioni della
i,

santa a Bologn?< nel i5i
le, egli

ma

in

generale

nunzi di que'castighi, de'quali sentiamo colpi, oa'vaticiaii de'giorni estremi. Suli

crede doversi diffidare di tutte

la visione ideale, la

Civiltà Cattolica va-

storie di visioni e rivelazioni, le quali

non

siano state esaminate secondo
stabilite per lo
ti;

le

regole

gionò nel citalo voi. a p. 353: L' Autocrazia dell' Ente. ÌSozxonì sul misticismo,

discernimento degli spirisi

poiché senza di ciò

corre facilmente

mesmerismo, sul magnetismo, nambulismo le ho riferite qua
sul
,

sul son-

e là in

rischio di cadere in ftmtasticherie,

come
San.'

più luoghi. L'annalista Rinaldi offre uu
bel

dice Benedetto
ctor.i
t.

XIV, De Canoniz,
p. 7 i5.

numero

di avvenute apparizioni e vi-

3, e.

5i,

Di
se

piìi

ancora
quescritte

sioni.

vuoisi

andar cauti

in prestar fede a
,

VISIR. F. Turchia.

ste visioni e rivelazioni

sono

VISITA,

Fisitaiio. L'alto del visita-

non da

chi le ha avute,

ma

da

altri.

De-

re, l'andare a

vedere altrui per

ufficio di

esaminare , se quelli che l'ebbero, furono costantemente in fama di profonda umiltà, di consumata spe\esi eziandio

carità o d'affezione o d'osservanza, /^i-

sitare, Fisere,

Il

Morcelli latinizza

il

vo-

rienza e di perfetto discernimento degli

spiriti.Tutlequesle condizioni, dice Bene-

cabolo Fisitare, colle parole Adeo, Lu~ stro, Lustrandus^ Fiso, Plsendi^Fisendus. E l'andare a visitare, Convenio, InvisOf Invise/iSf Invisendus.
sita

detto

XiV,

si

trovano nelle
s.

visioni e nellei

La

parola

vi-

le rivelazioni di

Teresa, scritte da

preudesi aucora per

la s.

Congrega-

V

I

s

VIS
Romezil

85

«ione dell» Fisitfi apostollcn{F.) in

Oìa;per quella che depula

Papa

a

zo d'un Fisiialore /4pò sto lico (^.), per un vescovato, per una chiesa, peiiinhio-

Templi^ delle QuarantorCy del 8. Sepol* ero nella Settimana Santa, de Santuari col Piaggio iW siìQv'iPellegrinaggi^óe Li'

mina Apostoloruni,

della

Scala Santa,

go
cesi

pio;

per

la

Fistia Pastorale (F.) del

delle principali Sette Chiese di

Roma,

di

vescovo o altro ordinario nella sua dioper la visita óeW arcidiacono nel ; suo arcidiaconato, per la visita del Parroco nella sua parrocchia, e simili. Nella
s.

quelle nell*y^/2/20^^z/i;o assegnate pelG/*MbileOf

ed altre

visite

per lucrare

le ss. //z-

dulgenze. Sono

visite di amicizia e di os-

sequio quelle del giorno anniversario del

Scrittura in molti luoghi prendesi
in significato di

il

Natale o del
della
s.

Nome

^

e per le solennità
s.

vocabolo visita
tare

visila-

Pasqua

e specialmente del

Na»

rCf ora di misericordia, e ora per
il

deno-

tale del Signore. Quest'ultime l'odierna
società in
tarle

tempo

della vendetta del Signore,

che
tro
si

esercita o minaccia d'esercitare coni

con

buona parte ha voluto commuvisite del primo dì deWAnno^

peccatori. Altresì

il

visitare
s.

prende-

in parecchi luoghi della

Scrittura, per

secondo il praticato da'gentili, ovvero dispensandosi da sé stessi in modo curioso,
per
qtìi

le

meraviglie che Dio opera per segnalagli

non
il

dir di peggio,

avendo

già de-

re la sua misericordia verso
nel senso di fare
ri

uomini;
fare e

plorato

pressoché abbandonato e più

vista

d'un esercito, d'un
il
il

lodevole costum»i ne* voi.

LXIX,

p.

261,

gregge

ec.

;

significando pure

LXX, p.

restituire le visite di civiltà,

d'amicizia,
di visite vir-

95. Del qual costume parlai ancora ne'vol. XLll, p. 100, LX, p. 3oo e
1

di dovere. Delle

molte specie
altri

3oi. Le
cristiani
,

visite
si

per lettere degli antichi

tuose di condoglianza, di pietà, di amicizia, di

appellavano lettere festive,

ossequio o per

motivi, ra-

colle quali l'un l'altro pregavasi

da Dio

gionai in vari orlicolj: qui non ricorderò

prosperevoli
in

le

Feste ^ e molte trovansi
scritte in diverse sagre fe-

che
ni.
gli

gli

appartenenti ad alcune
di misericordia
^\\

visite, ri-

Teodorelo,

levandoli in corsivo equivalenti a citazio-

ste.

Anche

i

prelati le scrivevano tra loro

Sono opere
Ospcdalij
(\q\V

il

visitare

nelle feste solenni, e

chiamavansi lettere
il

Oiy;/zi benefici (Innoe condi .Ro-

sagre.

Fa

a proposito

riprodurre un
negl'inizi
t.

cenzo XII

magnanimo benefattore
Ospizio apostolico

elegante e morale articolo del eh. mg.'

fondatore

Vincenzo Anivitti, pubblicato
dell

ma,

nel suo decenne pontificato lo visitò

855 neWJlbum
:

di Ronia^

2(, p.

sessanlaquattro volte,

come

si
1

trae dal n.
i

3o2

V Etichetta
d'
gli

287
veri,

del

Diario di Roma del 8o3); Poei colpiti da disgrazie; gl'infermi,
il

Buon Capo

Buone Feste, e il Anno. Le buone e belle
y

le

maniere, onde
di

uomini

si

avvicendano
furono det-

a* quali

Medico

è tenuto di ordinare

certi atti di rispetto e certe significazioni

la
il

Confessione e gli altri Sagranienti, e parroco di confortarli e vegliare per

amore, con

assai sapienza

te da'nostri

maggiori ef/Wie//^ (costumanAlberti
nel

somministrarglieli,

massime

il ss.

Fiali-

za precisa; stile esattissimo e minuto: definizione dell* ab.

ioj
tiy
li

in

tempo

di Fjutto'x parenti

òedrfiin-

Grande

o per unirsi ad e>si onde accompagnaralla Sepoltura; \e Pr/^'fo/i/, alle quali
visite

Dizionario italiano-francese. L*etimologià del Bazzarini,

Ortografia enciclopc'

accedono con

provvide anche l'auvoi.

dica universale, suona: Quasi diminutiva di etica y dal greco cthoT-^ costume, la
scienza de* costumi, altrimenti filosofia

torità governative,

diche riparlai nel

XCIX,p. 120 eiy
il

tornando a celebrare benetnerenlissicno ricegerciite di RoI,

morale. Costumanza precisa o formalità
delle Cortij e per estensione dicesi
delle

ma

mg.' Scanarolo. Sono opere di
le visite

reli-

anche

giosa pietà e divozione,

Ue'sagri

Cerenéonicivo^^o precisecUesi pra-

y

86

VIS
Che
in falli

VIS
un
tu, te, iwo, quando e per qual cagione introdotto), dava sempre al discorso un tuono o troppo alto

licano da alcune persone).

gìone del

fo/,

vostro per

codicetlo di piccoli costumi non è in pratica

men

necessario dell'alta morale, che

con greca voce appellasi etica j e si può ben credere che certe convenienze, come ledìcono, dell'umano consorzio sienoqua-

ed eroico, o troppo^ familiare e plebeo. E da osservarsi la differenza grandissima che
le convenienze epistolari ed orapaganesimo, e quelle del cristianesimo: quel dilecte in Christo, quel di-

corre tra
torie del

una derivazione di quelle dottrine che informano le regole del ben vivere. E una parte poco studiala della civiltà cristiana pare che questa sia ; la influenza
si

lectissimiy quel fraternitas charitas ve-

stra (sono a vedersi

Caro

e

Carissimo

della fede sociale nel galateo (Galateo^

Diletto e Dilettissimo^ Fratello e
ierniià),

Fra'

ovvero de' CCS turni fFìreuzei 56 Oy è
tissimo e

il

no-

sono impareggiabili espressioni

commendevole libro di mg/Gio-

di rispetto e di

vanni della Casa fiorentino, uno degli scrittori più eleganti del XVI secolo. N'è come il supplemento: Degli uffizi comuni tra gli amici superiori e inferiori. Quest'opera viene reputata dal celebre segretario Francesco Parisi, utilissima al Se-

amore a confronto ancomea, e ùeWanimae dimidium meae. Quanto non dice a questo proposilo, più che il freddo vale romano, o il vocabolo greco, quel nostro semra del desideria

pre addio!
to cristiano;

Ad Deuml Saluto (F.) affati

gretario e a qualunque persona che presta altrui
il

suo servizio, oltre

il

purissiil

mo di lui Galateo, donde
til

non

solo

genper-

onde nostri maggiori in Dio fermavano l'amicizia, la parentela, l' iacontro, il congedo , la vita e la morte; nella cara fede di trovare in Dio solo la
sorgente e
il

costume, che rende altrui grata

la

termine

di tutti gli affetti;

*

sona,
stile
,

ma

anche

la

nettezza e

il

leggiadro

sapevano

essi e

e vero genio della lingua toscana
i

me
que

é di noi,
si

non vergognavano, siccoprofessarlo: che per quantun-

potranno apprendere segretari, meglio forse che da alcun altro libro). Imperocché, ammesso che il galateo non sia né più né meno che la morale applicata agli usi del conversare; ne passa legittima l'affinità fra esso e una Religione che tanto ha
purificalo e perfezionato
to operare. Certo che
la

dica statti bene, coraggio, ci rivei

dremoj

nostri augurii e le nostre spe-

ranze sono un bel nulla ove non salgano fino a Dio. /4d Deuni ! Che non potrebbe
dirsi altresì di

quel

Deo

Grtì!f/tì!.y( 7^.),

tan-

to usato da'nostri avi nella vece d'un, è

scienza del ret-

permesso ?

in presenlarsi a casa,

o

a ca-

il

principio della
i

mera
a

altrui, in

carità dovette insinuarsi presso

popoli

cristiani in tutte le cose atte a legare gli

scorta

animi, e a mantenere anche

i

vincoli seal pre-

radunanze di un pensiero di religione Ed era questo l'uno che potesse santificare anche
!

sopravvenire a colloqui e onest'uomini. A tutto era

condari della società. Quindi è che

certi riguardi di pratica

educazione. «
,

valere del cristianesimo scomparve quel trattar crudo che generalmente presen-

gidì

si

vive e

si

tratta
li

Ogcome dicono, da

spregiudicati.

Eh!

tempi gentileschi^ salvo il caso dell' adulazione, e dell' amore o affettalo o inonesto. Quantunque anche in ciò quel-

tano

i

no

di certe

epoche.

gliono dire con
tes??!,

E s' ciò. Ma
è tanto

complimenti non sointende che voogni allodi cor-

credo

io,

e lo crederà ogni persona

formola singolare del tu a preferenza può vedere ilvol. LXVI, p.io4 eio5 l' encomiato Parisi, Istruzioni per la gioventù, impiegata nella sela

di

buon senno,

morale e

cristia-

del no&troi'oi(si
:

no, se intendasi nel vero senso d'un leale

ossequio, e testimonio d'affelto, che

il

mancarvi accenna pessime
a cui taulo bene
si

le disposizioni

greteria
brai; nel

,

di cui tanto
t.

mi giovai
1

e cele-

dell'animo, specialmente nella gioventù,

3, p. 4;

^^;

14> iL'Gode ra*

addice un' aria di

ri-

VI
spetto e

s
e die tanto

VIS
meno
fetto,

87

un

bel fare

,

riverenza e stima, per ricordargli

può

essere scusala

distrazioni di lettere o di negozi.

da molteplici cure e Ah non
a certi doveri, ansi
1

la

disposizione in cui siamo di servirlo,

per felicitarlo nel suo arrivo dopo lungo
viaggio, o per altro fausto accidente.
tali

VOI rei che

mancando
,

In

che

di etichetta

si

desse indizio che

occasioni

si

soleva

mandare anche un
i

manca di religione e di costumatezza Poiché presso noi né anco quella era da separare dalla fede dominatrice un tempo di tutte le nostre parole e di tutte le nostre anche più piccole azioni E però un fatto che 1' incivile trattare di questi
!

gentiluomo accompagnato con credenzia li, il che massime praticarono spesso cardinali,

che aveano alcuna dipendenza da'

principi, nell'arrivo de'loro ambasciato»

ri,a'qualiessi spedivano

un

loro famìglia-

re in qualche distanza da

Roma,

per

com-

giorni data dal difetto di religiosa virtù.

plimentarli^ e per esibirsi a ciò che loro
potesse occorrere.

Uomini empi con Dio, poco o non lealmente e perfettamente possono essere cortesi col prossimo! Non vogliamo intanto rinunziare persino a quelle buone feste
che
la
ci

Lo
:

slesso Parisi ragio-

ricordano

la

salute delle genti, e

na così nel cap. 27 De' Biglietti. Chiamasi 5/g://d/^o Viglietlo[ F.)quella specie di lettere da noi inviale a quelli che abitano nella stessa città o luogo ove noi
siamo. Presso
celli
i

pace agli uomini del buon volere! E' cosa chiara che se presso gli uomini del

latini

si

Codicilli^ EpisloUa, Pugillares

denominavano (il Mor-

mondo
r^no

libero

la

in uso, ciò

avviene perchè

buonefeste non sono più essi non ispe-

li disse: Tessera^ Tabella: altri, Sc/lcdula^ Libellus). Sono frequentissimi nel-

la felicità dalla religione,

ma

dalle

la società,

ed

il

Parisi insegna

i

precetti

rivoluzioni. Altri

non le danno più, semplicemente perchè non le credono più di
fosse in potere di certi

come

si

devono

scrivere, fra'quali disap-

moda; quasi che
contro tutte
le

scioli dettar leggi alla società, e dettarle

norme
le

sagrosante, scaltro

pur nou

vi fosse,

per consuetudine.

E

qui

ricordiamoci che
ciò

consuetudini antiche
la

distinguono anche

nazione, e che per-

riuunziandovi

si

sforma

il

carattere

tradizionale e proprio di certi popoli. Menomale che non passa all'ulto dimenticato un buon augurio per Tanno nuovo! Ma an-

prova il fare la risposta ne' margini de* medesimi, e rimandarli segnando nella soprascritta: Con risposta. Poiché Taziano, Orai, ad GraecoSy p. 189, ne riprovò il costume, pel motivo, che essendo la lettera della specie di quelle cose, che si mandano come in dono all' amico è cosa incivile il rimandarla indietro. Trovo nel Dizionario delle origini, chenegVi scrittori de'bassi tempi s'incontrano frequenlemenle i vocaboli di Billeta e Bil,

che qui è da pregare
in voce
il

i

cortesi che tornino
^

Ictus, iu significato

precisamente di Bi'

buo/i

capo d^ anno
si

(or mula cara

glietlo o Figlietto.

e sensata de* padri nostri. è frase d'altre genti; uè

Il

buon anno
il

quello di Billaf
colla qual

Nomi procedenti da tratto da Libellus^ come
piccola

confà con quella
Tare

molti avvisano, anziché dal sassone Bille^

espansione
italiano.
Il

di aifetli

che distingue

voce iadicavasi una

buon capo d'anno d'altronde

è assai filosofico nell'espressione medesichi
11

scheda,e talvolta qualunque pìccolo scritto autografo. Tuttociò riportai, per intro-

ma: cUniidiunifacli qui bene cepìl habet: ben comincia è alla metà dell'opra".
Parisi tratta nel
t.

durmi a parlare ì\q* Biglietti di 'visita costume per gT italiani nou molto antico,
^

2, cap.

20

:

Delle

e pare derivato d'oltremonte. In princi-

lettere

dì rtòita^ Civiltà , Buone feste. Egli quindi dice. Si visita con Lettere Epistoluri (A.) un assente, per aver nuova
di sua salute') per tcstilìcargli
il

pio

si

adottò da' personaggi costituiti iu

dignità e di grado nobile,

ma ormai

si

è

reso eccessivamente troppo
li

comune, e tul-

uuslru uf-

gli

estremi souo sempre difettosi. S\n\-

m

VIS
però
gi

V

I

S
bianca alquanto

za pai-iare de'biglietti

o indirizzi de*com' mercianti e manifatturieri,! biglietti propriamente di visita certo presentano nel

glieltl di visita di carta

erta e levigata, semplicissimi.
di eleganti

Ve

ne sono
-

per ornamenti d'aurei fre
filettati di
il

complesso un aiuto, un comodo, un di»
cietà

e di rilievi a secco. Coloro che sono in

simpegno, un ripiego alla civiltà della somoderna. Servono ad accompagnare con semplicità e pulitezza

lutto, gli

usano

nero. Nel
titolo,
il

mezzo
e

de'biglietti di visita è
il

nome

un

donati-

cognome

di quello cui appartiene, fatin rilievo a sec-

vo, una dimostrazione graziosa, e preci-

to

con incisione, laUolta

puamente suppliscono
rsi'i

alle visite, lascian-

co, tal altra colla penna. Talora

sono so-

do sicura testimonianza
felicitazioni, affari

della visita ch*e-

taluno recato a fare per cortesia o o altro, senza averla

una corona blasonica, altri da un lato vi hanno impresso inciso o a secco lo stemma gentilizio. Ne mancano di
vrastati da
quelli che

potuta effettuare, o per non aver trovato in casa o impotente di ricever!a la per»

non contenti della corona

sul-

l'arme,

la

replicano sul nome! Allo stem-

sona

cui era diretta.

Con

tal

mezzo

si

ma
loro

delle signore, qualche volta è asso-

evita la dimenticanza o la negligenza de'

ciato quello del marito. Altre signore a*
titoli,

domestici, non
eli

meno

equivoci di

nomi

e

nome

proprio e cognome del
iV".,

parole, nel lasciare un'ambasciata. Si
inoltre di portare
i

consorte, aggiungono naia

ossia

il

co-

fisa

biglietti di visita

gnome

paterno. Ciò

si

pratica anco da

alle abitazioni,

quando per alcun riguarla

do non

si

vuole incomodare

persona a

cui è diretta;

ma

però

si

voglia fare atto

alcune persone particolari, ma non sembra plausibile, per ogni riflesso ch'è facile a farsi. Di più vi sono signore, che nel
biglietto

di dimostrazione di ossequio e di felicita-

adoperano

il

cognome

patroni-

zioni, sia per le

po d'anno,
stico, sia

sia

buon caper l'anniversario onomafeste

buone

o

il

mico, ed aggiungono vedova N., cioè il cognome del defunto sposo. Vi sono biglietti di visita,
i

per congratulazioni,

sia

per con-

quali ne'4

lati

estremi

doglianze, ed ancora per congedarsi in-

nanzi d'intraprendere un viaggio, o an-

nunziare il ritorno da esso, ovvero per ringraziamento d'alcuna gentilezza ricevuta, e finalmente per esprimere azioni
di grazie e qual restituzione alla visita ri-

hanno queste parole: Per visita: Per felici tazioni : Per q/fari : Per congedo. Quindi si ripiega la parola corrispondente allo scopo a cui è indirizzala la visita.

Gli altri biglietti poi che sono senza

tali

parole indicative, queste talvolta vengo-

cevuta. Si pratica pure, in luogo de'biglietti

no supplite

col lapis

stampali d'invito che fanno
gli

i

ma-

per esempio:

o colla penna, come Con mille ringraziamenti:

gnati,

ambasciatori e

rata, o per partecipazione di

che va a celebrarsi, o di d'alcuno della famiglia. La classe civile, cui non convengono certe forme signorili,

ad una sematrimonio avvenuta morte
altri,

Co*pili sinceri augiirii d'ogni vero bene:

Per prender congedoj e via dicendo, secondo cas», anco per notificare la cami

biata abitazione. Alcuna volta questi biglietti
si

mandano con
i

sopraccarta, in cui

per

gli

accennati casi, si serve de'bigliet,

è scritto l'indirizzo a chi sono destinali.

ti

di visita

aggiungendovi manoscritto
il

Adottarono
altri altri

biglietti di

visita

,

oltre

i

cognome, l'oggetto pel quale ìi manda, evitando cosi bila diceria de' biglietti stampati. Se
in breve, sotto

nome

e

principi e altri nobili, gli ambasciatori e

diplomatici,
prelati,
gli

i

cardinali,

i

vescovi ed

i

glietti di visita

si

portano in persona, nel-

e persino qualche religioso graduato. Ciascuno de'
ecclesiastici

l'atto dì
to,
il

consegna si ripiegano da un lache non si fa se sono mandati da
proprio come. Si formaDO
i

nominati

vi

usa
il

i

propri

titoli, le
I

cariche,

ed

i

vescovi

vescovato.
il

cardinali or-

altri nel

bi-

diuariameule usano

solo Litote della di-

VI s^
gnith carcKnalìzia e
il

VIS
io

89
articolo tulle via*

cognome;' taluno
Leo-

non pretendo

fare

nn

agginngela carico.
i

I

cardinali adotlarono

site,
nitt

d'altronde ragionate

luoghi loro,

l)ii>Iietli (li

visita nel pontificato di

solo indicare dove parlai di

quelle

ne XII: prima
avanti
e
al

se

non volevano scendere

del

Papa

e

de Cardinali, con opportu-

dalla cario72<t facevfino fermare questa

ne giunte. pa
s.
il Rinaldi all'anno 2q4> ^^^^ P^' Caio si recò nella casa di sua nipote Susanna, ove prostratisi gli astanti, dis-

palazzo di chi volevano visitare,
sala

JNarra
s.

n>andavano nella

un servo per

fa-

re registrareil proprio le visite.
stre, lo

nome

nel librodel*

Qualche

insignito d'ordineeqnese

se loro:

In nomine Domini con-^tantcs

esprime nel biglietto, e
da essa pende
la

usa l'ar-

estote, e fece questa orazione.

Oremus,

me
ne.

gentilizia

decorazio-

Kè mancano
la

di quelli cui piace di riil

Domine Deus Pater Domini Nostri Jesu Chris ti qui omnibus ad saluteni et
^

portare

liratera de'ioro titoli, e

no-

S'ita

m

aeterna ni misisù

Dominum

ISo'

me

delle decorazioni cavalleresche di cui
fregiati.

sono

Alcun professore
lo

di scienze,

belle lettere o linguista,
biglietto, ed

dichiara

nel

anco

in

quale pubblico liceo
la

strum Jtsum ChrisVuu^ ut nos e mundi tcnehris erueretj danohis servis lai s constantiamjidei, quia tu regnas insaecula saeculorum. Tutti risposero: Àmen. Pare che queste fossero
le

insegna, ed a pie del biglietto altresì

consuete preci del
egli visitava

propria abitazione. Egualmente
sori di arti liberali

i

profes-

Romano

Pontefice,
i

quando
s.

aggiungonoquelleche
del proprio stu-

esercitano, e
dio.

la

località

veduto biglietti in cui è detto a quale unica accademia, e non prioìaria, si appartiene! Tutte le cose, ancorché

Ho

Caio fece un sermone, e Massimo conte rei privatae^ che l'udì, gli baciò piedi e abbracciò la
ed esortava
fedeli. Indi
i

fede con fervore.

Prima recandosi

il

Pa-

pa alla
nel
alla

visita (Ielle chiese, e così nella prin-

buone, hanno
la lo

i

loro difetti, e

mostrano

cipale de'luoghi ove passava o

vanità e
i

la

leggerezza dell'uomo e del-

donna: biglietti di visita ne olFrono non pochi esempi. biglietti di visita si soI

si fermava Viaggio (^.), ed anche per assistere funzione d'alcuna Cappella pontifi-

cia, sul limitare della porla gli veniva data a

gliono raccolti tenere esposti in qualche

baciare la Croce e veniva incensato;

grazioso recipiente nelle camere di ricevi-

quindi egli coll'acqua santa segnava e benediceva
i

mento; ed alcuni

vi

circondano

gli

specchi

presenti. Tali

ceremonie

sol-

diminuendone
fia

la

luce!

Orache

lafoiogra-

tanto adesso hanno luogo nell'arcibasilica Lateranense pel Possesso del

rapidamente si é perfezionata e diiìusa, qualcuno volle usare per biglietto di visita
il

Papa.
in cui

Del resto
si

egli visita

alcuna chiesa

proprio ritratto fotografico
la

dell'in-

solennizzano

feste,

tera persona, senza alterare

minima
I

Sagramento; visita
nache, luoghi
pii,

o vi è esposto il ss. pure monasteri di moistituti scientifici, sta-

forma
si
ti

del biglietto stesso; e quindi di esbigliet-

se

ne formarono degli Jlhunì.
si

bilimenti artistici

;

talvolta

gli

ospedali

di visito

custodiscono ne' portafogli
in piccoli

e le prigioni; tSbiT^Mi e sovrane,
veri» ricevuti nella visita dì

tascabili, e

puranco

e apponiti

dopo aUdienza nel

portafogli detti Porta -Biglie Iti ^z\\t le signore usano eleganti, come d'argento traforati, d'avorio e in altre foggie.
riuscì trovare se altri

Iato

Non mi

Palazzo apostolico, introdotti dal preMaestro di Camera (ne'quali articoli di ciò tenni proposito), dopo averli
fatti

ragionò de'biglietti

onorare^ e anticamente

distinti

anE'

di visita,

ne occupai per dirne alcunché; s* è poco, questo è meglio che niente, di cosa divenuta di tanto uso co-

onde

me

co con Ingressi solenni in
a vedersi
il

Roma

(/'.).

vol.LXVII,p. 257, ove

dissi

ancora delle
il

visite de'cardinali a'sovrani,

nine

,

e utile alla

civiltà

sociale.

Ora

cardinal

Decano

avvisandoli se debbo-

A
\
ijo farle in

VIS
gorio

VIS
moria della duplice
visita ricevuta

unione del Sagro Collegio^ oindividualmenle, in abito cortod'abbate,ese regolari in soltana, fascia e ferraioIone, ossia F'este [F.) talare; e ciò a se-

daOre-

XVI

nella sua villa

Tusculana, co-

conda dell'istruzioni della segreteria di anche pe'principi e principesse reali. 11 Papa nel ricevere queste sovrane visite, nel vestiario die usa, ordinariamenslato,
te,

è diverso quello co'quali riceve
il

i

prin-

dissi nel voi. XXVII, p.i 65, illustradottamente dal celebre cav. Canina con opera splendida intitolala Descrizione de II* antico Tusculo^ un esemplare della quale Sua Maestà si degnò donarmi col mio indirizzo stampato sulla medesima, ed accompagnata da un onorevo-

me
la

:

cipi reali, così
to,

graduatori© trattamen-

non meno quello dell'incontro e dell'accompagno, del Maggiordomo (/^.),
del

le autografo dell'encomiato cheologo e architetto. Altre

sommo

ar-

marmoree
cos\

iscrizioni

ricordano
altri

le pontificie visite,

Maestro

di

Camera

{F.) e di

altri.

quelle di

sovrani. Piimarcai nel voi.

Gregorio XVI nel ricevere gl'iufanti d. Giovanni ed. Ferdinando, tìgli did. Carlos di Spagna, era vestito colla sottana di panno, con fascia co'fiocchi d'oro, e scarpe di panno rosso, essendo Avvento. Sedeva sulla sedia usuale: ed due principi
i

LVI,

p.

76, che Gregorio

XVI

per ispe-

cialè distinzione essendosi recato a visita-

re l'arcivescovo di Colonia mg." Droste,

sederono sopra due poltroncine
doralo,
fratello

di

legno

foderate di

damasco

rosso nei
il

cuscino e nella spalliera. Cosi accolse

V Atanasio de'nostri giorni, il proprietario della casa a perpetuare l'avvenimento, pose in essa una lapide commemorativa. A' 18 marzo 1845 Gregorio XVI ricevè la visita di Ferdinando II e di Maria Teresa re e regina delle due Sicilie,
e del fratello deli.° principe Luigi conte

cugino del re di Prussia, e nel

di-

cembre 1841 il principe ereditario di Monaco. A'5 aprilei842 Gregorio XVI fu visitato dalla granduchessa di Toscana Maria Ferdinanda Amalia di Sassonia vedo va di Ferdinando III, colla figlia di questi arciduchessa Maria Luisa. Era vestito di rocchetto e mozzetla
:

d'Aquila e sua consorte d. Januaria del
Brasile. Gli accolse sotto
il

baldacchino

camera d'udienza, vestito di rocchetto e mezzetta, ed il re incedeva in montura. Le sedie del Papa, del re e della redella

gina erano eguali, ossia poltrone grandi
camerali;
il

le ricevette,

principe e la principessa sie-

poi sedendo alla consueta sedia avanti lo
scrittoio,

ed

alle principesse die'a

sedere

nelle dette
si

due poltroncine. Quindi a'i4

derono in poltroncine. Eguale trattamento a'24 di detto mese die' il Papa alla regina vedova e madre del re^ Maria Isabella. Il re volle

recò

al

palazzo di Firenze a restituir

ritornare la sera del

i5

pel

due principesse. E poi passò ad egualmente restituire la visita di congedo alla regina di Sardegna Maria Crila visita alle

congedo, vestito
di

in abito corto, colla re-

gina, e l'altro fratello principe Francesco

Paola contedi Trapani.

Il

Papa era

in

stina vedova di Carlo Felice, alla quale

sottana e fascia con flocchi d'oro. Le sedie furono regolate
te visita.
11

avea pure restituito
taj visita

la visita

nella

venu-

come

nella preceden-

che

la

regina volle espressa con
olio dall'esi-

/l/f2g^g^zbrtì?omo

invece d'incon-

inaguifico

quadro dipinto a

trare
all'

i

reali

personaggi a pie delle scale
si

miocav. Cavallero e parlato nel voi. XLI, p. 146, con ritraiti al naturale del Papa,
della regina e de'principali delle loro corli ivi

apertura delio sportello,

trovò io

sulla porta della sala.

E

il

Maestro di

camera

invece d'incontrarli sulla detta

presenti. Inoltre la regina con iscri-

porta, Irovossi sull'altra dell'anticamera

zione monumentale: Tu Adventu Grego-

d'onore. Notai nel voi.
nelle vigile che riceve
sce a'sovrani,
il

XVI,

p.

169, che
restitui-

rìiX Fluiti

siiaTuscidana cominora/ts eie, volle rendere duratura la mef'ìlla

Papa,

deve trovarsi presente an*

V
co
il

I

s
s.

VIS
congregazione
il

9r

Segretario ihlhi

della Cerenionialey per regolare
nooniale. Rilevai nel voi.

cere-

XLl,p. i46,che
il

aDticameute quando

i

Papi visitavano soprelato
il/f/ela visita

vrani e cardinali infermi,
j/ro <//r«m^r<7 durante

avea giu-

Giornale di Roma db 12 dicembre 1857. Fino dal giorno 5 novembre il duca Antonio Alfredo di Gramont, principe di Bidache, ebbe l'onore di presentare in privata udienza al Pnpa Pio IX le lettere sovrane di Napoleone 111
Riferisce
il

risdizione suiranlicamere, facendole pre-

cedentenrjente guarnire dalla

Camera sei

greta ecclesiastica e secolare. E nel voi. LXXXII, p. 53, notai die Papi non

usavano restituire
biliti

le visite

a'sovrani sta-

inRonia,tuttavolta l'eseguivano co-

imperatore de'francesi, colle quali veniva accreditato suo ambasciatore presso la s. Sede. In detto giorno poi, l'ambasciatore accotnpagnalo da tutti membri della legazione, in forma pubblica, con grande treno (e scortato da un picchetto di
i

me

in

un passaggio dal
alla visita

loro

palazzo.

gendarmi della guarnigione francese

di

Quanto

di cardinali

infermi,

Roma),

si

condusse

al

palazzo Vaticano,

recenti esempi ne die'

regnante Pio il IX, visitando ne' loro palazzi nel i853 il cardinal Macchi decano del sagro collegio, e nel i855 il cardinal Fransoni. Tutto viene descritto dal Giornale di

ove col ceremoniale proprio degli
sciatori, ricevuto a pie delle scale

ambada un

cereraoniere pontifìcio, venne introdotto

Eoma,
col
n.

nel i853 col n. 102, nel i855 62. Inoltre, come dissi nel voi.
p.

da mg."^ maestro di camera negli appartamenti del Papa, che lo ricevè in udienza colle formalità che sogliono aver luogo in sifTalle circostanze. Dopo questa visita,

LXXUl,
i854;

69, Pio

IX

visiiò mg.""

Bounel

l'ambasciatore passò col suo seguito
il

\ìev vescovo di

Le Mans moribondo

a complinienlare

cardinal Antonelli se-

e mg.' Darbolani patriarca

d'An-

gretario di stalo, da cui fu ricevuto cogli

tiochia ed elemosiniere segreto nel 1857, pure gravemente infermo. I diversi ceremoniali riportai ne'rammentati articoli, precipuamente in quello di Udienzay nel

onori dovuti all'alta sua rappresentanza.
Indi
si

condusse nella patriarcale basilica

Vaticana, a venerare la tooiba di s. Pietro M e poneva termine alla ceremonia
colle altre foi malilà che sogliono praticarsi

quale ragionai ancora del ricevimento de^\\Jnihasciaiorióell'\ d' Ubbidienza^ F.),

in simili atti solenni". E' intrinseco

perchè da'Ioro sovrani accreditati presso la s. Sede e pel riferito in quell'articolo, ove sono erudizioni analoghe. Gli ambasciatori, per questa formale visita, onde spiegare il lorocaraltere, mediante la presentazione al
ziali

io
al

che aggiunga, principalmente cella visita cardinal decano del sagro collegio de*
per assenza o
al cardinal

cardinali, o in sua vece,

impotenza,
delia

sotto-decano del

medesimo; come
basilica,

praticò,

dopo

la

visita

Papa

delle lettere creden-

col

cardinal Mattei (ora

de'loro sovrani, se

non l'hanno
si

fat-

to in altra privata udienza, vi

recano

stia e Velletri), d.

con treno nobile; ed eseguila la visita, ne fanno altra al cardinal Segretario di Stato,

però divenuto decano, e vescovo di OAntonio de los Riosy-Rosas ambasciatore di Spagna, ilo-

e quindi visitano la basilica Vaticana.

Della formale visita al cardinal
lai di siifatte visite, e di

Decano

po la quale tornò al palazzo di Spagna, secondo il riferito dal Giornale di Jioma del 1° febbraio 1859. Ivi pur si legge, aver nello stesso

del sagro collegio dirò più avanti. Riparquelle solenni di

giorno visitato

il

congedo degli ambasciatori della repub* Venezia con altre notizie sugli ambasciatori, ne' voi. L, p.i88, XCII, p, G82 e seg., 697, XCIX, p. 32 1 e seg.
blica di
,

Papa, il cardinal Antonelli, la basilica Vaticana e il cardinal Malici, d. Giovanni Campillo inviato straordinario e miniSiro plenipotenziario in missione speciale,
della repubblica e confederazione d'Ar-

V

1

S
a)
il

V
Papa le lettere suo governo Tacil

I

S
cioè per
la

gentina; presentando
credenziali collequali

due annue visite graziose,
sta ricorrenza del
s.
i

fau-

Natale e per l'anno
loro

credifava presso
fìi

la

s.

Sede, e
il

personale

nuovo, umiliando
ro felicitazioni di

omaggi e

le lo-

Giornale di Boma de'24 aprile 1860, che fin da'28 settembre dei precedente anno, il barone
sua lef^azione. Narra

tali

augurii, e per l'an-

niversario della creazione e coronazione
del Papa, ciascuno ricevuti in separata e

Ales«androdeBacb ambasciatore di Francesco Giuseppe I imperatore d'Austria, ebbe V onore di presentare in privata udienza al Papa le lettere del suo sovrano, che lo accreditavano in tale distinta qualità

particolare udienza, in diversi giorni. Si-

no

al secolo

passato aveano luogo ^V In-

gressi solenni in
tori,

presso

la s.

Sede. Indi

a'

23
i

aprile

1860, accompagnato da

lutti

membri
nonché

Roma degli ambasciacon C<^zi'/7/c<t^rt, partendo dalla f^il^ la di Papa Giulio (A^.), ricevuti dal Papa in Concistoro j sedente in Trono (l^.)Wel citato articolo ricordai ove ne feci le
descrizioni.

dell'imperiale e reale ambasciata,

Ora

passo a dire delle visite
i

da'due prelati uditori di Rota austriaci nog/ Nardi e mg/ Uellegarde, egualmente che dal principe Odescalchi e dal conte

che ricevono e ftinno

cardinali e

il

Sae

gro Collegio
seg.,

(V.). Ne' voi. IX, p.

176

309

e seg.,

LXXIX,

p.

276

e seg.,

Gozze cioraberlano dell'imperatore,

si

2 79eseg.,
p.

LXXXl,p.)20 eseg.,XGVI,

portò con nobile treno e in glande forBoa pubblica al palazzo Vaticano, ove ri-

226

e seg., e negli articoli che vado a

ricordare, con diffusione e particolarità

cevuto a
della
bile
i."

])iè

delle scale

da

urt

ceremola

narrai

come

i>iere pontifìcio,

ossequialo all'ingresso
tulli
i

no

le visite

Cardinali novelli ricevoappena tali promulgati dal
i

sala

da

componenti

no-

anticamera pontifìcia, fu introdotto )iegli appartamenti di Sua Santità da tY)g/ maestro di camera, la quale lo ricevè in solenne udienza cogli onori e le formalità che sogliono compiersi in tali
circostanze.
re, col suo fitare
il

Papa, e le speciali formalità delle visite che loro fanno nella camera del Trono^
i

Patriarchi^

i

Prelati di fiocchetti,
i

gli

Ambasciatori^
glio,
i

Principi assistenti al soil

Principi romani, oltre

Senato-

re di

Dopo

di essa,

l'ambasciatoa vi-

accompagnamento, passò

Roma. Se avviene la Promozione neWAvvcnto o nella Quaresima y^uo\e A Papa dispensare dal potere nuovi cari

cardinal Antonelli segretario di

dinali ricevere tulle

le

visite d'
il

ossequio

da cui fu ricevuto con tutta la distinzione che all'alta sua rappresentanza
stato,

e di gratulazione. Riporta

Giornale di

Boma
sa del

M conveniva.
Fabbrica
di
s.

Kecossi
al

indi

alla

basilica

degli 8 marzo 853. Previa dispenPapa Pio IX, pel tempo quaresi1 i

Vaticana, e poscia

palazzetto della rev.

male,
di

nuovi cardinali Recanati, Savelli,
le la

Pietro a complimentarne

Calerini e Santucci ricevettero

visite

iVrciprele cardinal Mattei, qual sotto-de-

pubblica congratulazione, per

loro

cano del s. collegio, accolto colle consuete dimoslranze d'onore. Per ultimo l'ambascialore
si

promozione
la

alla dignità cardinalizia, dal

sagro collegio, dal corpodiplomatico, dalprelatura, dalle guardie nobili^ dall'uffizialilà delle milizie

restituì collo

stesso treno alla

sua residenza.
dirò poi; però
il

Come
la

il

cardinale riceve e

francese e pontifìcia,
e

restituisce la visita degli ambasciatori, lo

dalla nobiltà
gli allri

romana
1*

estera, e da-

restituzione della visita

consueti. Per

assente cardinal
il

cardinale la fa dopo che l'arabascia-

IMorlot, ricevè le visite
nej{al

conte de

Reyla

lore

ha

visitato tutti
la

i

cardinali, che alia

ambasciatore

di

Francia presso

loro volta

restituiscono. Oltre l'udienze
affari, gli

s.Sede.

Avvenne
al

talvolta

per trattare
nistri e altri

ambasciatori,
al

i

mi-

mosso

cardinalato, fu

che alcuno proimpotente o per

Diplomaùci fanno

Papa

essere infermo, o per sopravvenuto tuale,

V
non
recarsi dai

I

s
anco a
lo
la

V
ad
nello stesso
,

i

S

93

solo a rìceveie le visite, ran

Papa a ricevere

promozione, nelristrettezza assoluta del tempo accudì
assisterlo nella sua
il

giorno
le

la

Berretta cardinalizia

l'iinposizionedella
y

dopo Mazzetta di Cardina-

alle sue proposizioni, per averlo

prela-

to incaricato di procurare

un

plausibile

e prendersi

zio.

il Berrettino cardinaliAccennai l'ultimo caso, verificatosi

temperanienlOjChe non portasse completa

alterazione alle consuetudini della cu-

5 marzo i858 nella persona dell'anconitano cardinal Giuseppe Milesi-PironiFerrelti del titolo di s. Maria d' Araa'i
coeli, poi legato

romana. Pertanto fu provvedalo con deputare il cardinale a rappresentarlo l'illustre parente mg.' Camillo Narducci
ria

apostolico di Bologna,

ed ora abbate conìineudalario delle Ire Fontane^ nel voi. XCVI, p. 227, dicendo in breve che il Papa Pio IX deputò delegato apostolico, per V io)posi«
eione della mezzetta e della
berretta,
l'ese-

Boccaccio commendatore di s. Spirito. Laonde questo prelato colla pontificia
,

annuenza e

in abito prelatizio, sulla so-

glia della nobile auticaiuera del cardinal

Wilesi, tenne le sue veci,
stretti

unilamenle agli

congiunti del neo-por[)orulo, in ri-

monsignor Lodovico Jacopini, che
guì essendo
to,
il

cevere e debitamente corrispondere alle

cardinale giacente in letil

pubbliche dimostrazioni
tina delia seguita

di

rallegramea-

recandogli anche

berrettino cardiri-

to e osservanza, coruinoiando d dia

oalizio, e promisi in quest'articolo di

matpromulgazione. Nelle

tornare sull'argomento, e descrivere
si

come

ore pomeridiane dello stesso giorno, pri-

suppij alla rappresentanza del pubblico
visite anteriori e

ma che gli
ro
la
sii si

altri novelli cardiuHli ricevesse-

ricevimento delie
riori,

poste-

berretta dalle

mani

del

Papa, daque-

qual caso alquanto raro e perciò importante da segnalarsi. Imperocché negli anteriori, descritti

recò mg.' Narducci per dimostrarsi

riconoscente nell' aver annuito alla sua

a'Ioro luoghi,

non

rappresentanza, ed altresì per rassegnare
profondi ringraziamenti
in

erasi per

anco verificalo quello

d' istao*

nome

del cai*,

tanca sopraggiunta infermità, almeno a

dinaie infermo, anche dell'onore ch'erasi

memoria
si

e cognizione de'vi venti,

praticò nell'assoluta
visite;

cevimento delle
la

quauto impotenza del rimentre pel cardi*
in

degnato impartirgli per

la

delegazione afl'

fidata a mg.' Jacopini per

invio

delU

berretta e berrettinocardinalizi; indi passò dal cardinal Antonelli segretario di stato, ad ossequiarlo del cardinal Milesi.

Dal Capaccini, allora uditore generale del-

camera apostolica
i

,

siccome

istato

di deplorabilecoodizione,

Gregorio XVI,

egualmente in nome Tornato al palazzo
Al-

nel pubblicare a'2

aprilei

845

d'averlo

di questi, attese l'ablegato apostolico.
la

creato e riservato in petto cardinale a'22

sua volia

vi si

recò l'ablegato in for-

gennaio del precedente anno, già
to.

lo

avea

ma

pubblica, con frullone palatino, cor-

dispensato dalla pubblicità del ricevimen-

teggiato da'palafreuieri pontificii a piedi,

D'altronde

il

prelato mg.' Milesi mibelle arti, industria,

nistro del

commercio,

ed accompagnato da mg.' Pietro Sabatini sotto-guardaroba del Papa, il cjuale
portava in un bacile d'argento
ta e
lo.
il

agricoltura e lavori pubblici, in giovanile
e florida condizione, era stutu assalito da

la

berret-

berrettino ro>si, coperti da un ve-

acuta malattia reumatica inasprita nella precedente notte con febbre, onde il medico nella stessa maltina ordinò un salasso e rigoroso riguardo. Istruito
il

Ricevettero mg.' delegalo: a pie delle
i

scale,
al

servitori,

il

decano,
i

i

camerieri;
alla

ripiano di esse,
il

cappellani, un gendi

Papa

tiluomo,

maestro

camera; ed
il
l'

dell'evenienza, per

le

zelanti cure di a)g.'

porla della sala, un gentiluomo,
inoniere e mg.' Narducci. Quimli

cere-

Antonio Cataldi maestro delleeeremonie
pontificie^ e scelto dall'eucomialo prela-

able*

gaio fu iulrodultoddl maestro di carne*

^

9i
ceva nel
presentò
cardinale
letto
il

V

1

S
rigli
Il

V
d'averlo fatto 3*17

I

S

la del cardinale, nella stanza in cui gia-

Principe degli Apostoli.

Mi compiaccio

porporato, ed a lui

volta breve ed accoucia allocuzione,
le le

dette insegne cardinalizie.
toccò colla

mano

destra, le

fece consegnare al proprio maestro di celemonieje rispose adequate parole di ringraziamento al cumulo degli onori elargiti,

maggio 1824, colla virtuosa e diletta mia consorte Maria Clementina Verdesi romana, che Dio lungamente prosperi e conservi. E questo strettamente si rannoda al detto nel voi.

LXXXVIII,

p.

237, celebrando

il

Fa-

ticano, che meritò poi d'esser segnalato

per distinguerlo, dalla pontificia cle-

dall'eloquentissimo p. Bresciani, nella Civiltà Cattolica^ serie

menza. Indi il cardinale fatti uscire dalla camera tutti presenti al seguito atto, rimase coU'ablegato in breve colloquio, e
i

4/»

t'i> p.

iSr, nel

Edmondo de costumi del popolo romano: La Fede Romana. Intendo risuo
cordare
il

lo presentò di nobile e ricco donativo.

Il

battesimo, presso
a cui disse

al

sepolcro

delegato riconoscente, presa licenza, parli

del Principe degli Apostoli, riparlato nel
voi. LXIV, p. 97, Ego aaiem rogavi
il

accompagnato sino

alla sala

IVarducci, dal ceremoniere e da

da mg/ un gensi

Signore:

tiluomo
restituì

,

e dalla corte nobile e di sala

tua.

11

non deficiat fides sentimento d'amore e di riverenut
s.

del cardinale ov'era^stalo ricevuto; e

za de'romani a

Pietro è sublime sopra
il

privatamente
al

al

Vaticano, a dar

ogni dire, poiché
ivi ollVe
il

padre del battezzato
il

contezza

Papa

dell'eseguita missione.

suo nato a Dio e alla Chiesa
di
s.

IVella sera e in quella

seguente, in cui
illuminazioni nel-

per

mano

Pietro,

quale nella sua

ebbero luogo
siclie

le solite

viva e sfolgorante fede gridò al divia

Tinterno e nell'esterno, insieme alle
innanzi al palazzo,
altri
rag."^

mu»

Narducci,

Maestro: Tu e? Christus Filius Dei vivi, » Questa è fede che non iscrollaj peroc-

congiuntamente agli
dinale, proseguì
i

parenti del car-

ricevimenti io abito

corto d'abbate, fregiato delle decorazioni equestri

da cui è

insignito.

In abito

prelatizio poi, accolse e corrispose alle visite delle

ché Dio dee accettare quell'offerta per le mani di s. Pietro in odore di soavità. E in vero dee uscire da quella tomba tanta luce a inondare quell'anima, che non fia mai che la tenebra delle passioni la
cancelli nell'adolescenza, nella virilità e nella vecchiaia". Inoltre torna a proposito

due mattine
la

di tali successive

sere. Migliorata

salute del cardinale,
ri-

potè recarsi

al

concistoro pubblico a
il

che

io

qui aggiunga.

I

novelli Fescoi^i pre-

ceveredallemani del Papa
zioni.
Il

cappello car-

senti in

Roma,

nell'ore

pomeridiane del
si

dinalizio, e fare le altre consecutive fun-

giorno in cui sono preconizzati in concisloro, quasi collegialmente
visita della basilica di
il

descritto ceremoniale, concerta-

recano alla

to preventivamentecon mg.' prefetto delle

s.

Pietro, e quindi

ceremonie

pontifìcie,

fu in tutto approvato dal
tersi applicare

da mg."^ Gataldi, Papa, onde porinnovasse
il

cardinal decsno del sagro collegio, o

in

sua vece

il

più anziano degli
,

altri

car-

quando
il

si

ca-

dinali vescovi suburbicari

col

quale ia

so.

I

nuovi cardinali, ricevuto in conci-

precedenza concertano l'ora a mezzod'ua

storo dal

Papa

Cappello cardinalizio

Gentiluomo. Poscia
soli

i

medesimi vescovi,
alcun altro vesco-

poscia nella stessa mattina, o più

nemente

nel pomeriggio, in

comuTreno si re-

o in compagnia

di

vo, visitano ogni cardinale.

E

tutto fan-

cano alla visita della basilica Vaticana (Noterò cbe in Roma seguito lo Sposalizio^ anche di nobili, nuovi coniugi, se amano il pio, lodevole e antico costume,
i

no

a!

modo

detto nel ricordato arlicolo),

é*quindi passano a visitare ilcardinal

De-

cano del Sagro Collegio {F.),
la visita.

il

quale

poi restituisce a ciascuno con formalità

anch'essi visitano la tooiba preziosa del

Nella sera di detto giorno, mg.*"

V

I

s
visitalo

V
avrà
il

I

S

9^
il
il

Cameriere segreto del Pupa e guardaroba, porla ad ogni nuovo cardinale il Cappello cardinalizìOy nella quale circo*
stanza sono rallegrati
visite di altri cardinali,
ailetti
ì

gna. Nella camera del ricevimento, se
diritto di tenere

trono,

cardinali

dalle

vi farà sedere il cardinale, ed egli sederà ad una sedia senza bracciuoli econcusci*

da loro
cioè

invitati.

personaggi e ben Quindi ciascuno

de'novelli cardinali comincia a restituire
le visite
,

mandano un gentiluomo

da

tutti

i

cardinali nel seguente giorno,

damasco rosso alla sinistra del carun poco di fianco. Se poi nell'appartamento non avrà il Irono, riceverà il cardinale in una camera nobile, ove nel posto più degno vi sarà la sedia dorata
ni di

dinale,

per prendere l'ora in cui ciascuno voglia
riceverli in abito,

ma

tutti

ringraziano.
sa-

Dopo
pere

di che,

i

cardinali

nov^i fanno

al

cardinal decano l'esaurita con-

venienza, e questi allora per un gentiluo-

mo

stabilisce
il

con ciascuno
fatta,

di essi separa-

tamente
la visita.

giorno e l'ora per restituirgli
ogni nuovo cardilasciargli vxwFi-

con cuscini di velluto rosso pel cardinale, ed il visitato sederà come si disse in una sedia dorata con cuscini di damasco e senza bracciuoli. Alla parete ove sarà la sedia del cardinale, si avverta che non vi sieno altre sedie, ancorché poste per semplice ornamento". Sino agli ultimi
del secolo scorso dinali assenti da
i

Questa

personaggi creati carnel recarvisi, pra-

nale suole passare da'cardinali più confi*
denti e visitarli, o

Roma,

almeno

ticavano quanto
cevuti in privata

dissi nel voi.
il

IX,

p.

1

82
ri-

glielto di l^ìsita [r'.),co\\a dichiarazione

e seg., nel portarsi a visitare

Papa,

del portatore tSert'O^ che
rasi
la

il

suo padróne e-

Udienza (^.),

indi fa-

portato a restituire

la vìsita.Neli

856

cevano, dalla Pilla di
il

Papa

Giulio [F.),
descritto nel

s.CongregazioiieCeremonìale^pev uni-

solenne ingresso in

Roma

formità di procedura, pubblicò colle slampe:

Cercmoniale da tenersi da un nuovo Cardinale nella sua promozione alCar»
le

XXXV, p. 192, con nobilissima Cavalcata de' Cardinali per prendere il
voi.

Cappello rosso (F.). Ora
rato ne' luoghi indicati.
a'
1
"^

si

pratica

il

nar-

dìnalato. Diversi capitoli riguardano
visite

Il

Papa Pio

IX

che ricevono e quelle che fanno, anco alla basilica Vaticana e al cardinal decano; ed il cap. xiii: Restituzione della K'isila da farsi dal nuovo Cardinale a* Patriarchi, Ambasciatori, Prelati di Jìocclietti e Principi romani. » Se peri

19 dicembre 853 creò cardinale e riservò in petto mg. Camillo Di Pietro ro* n»ano, arcivescovo di Berito e nunzio di
Portogallo, indi
1

lo pubblicò a' 16 giugno 856,dichiarandolo pronunzio della me-

sonaggi suddetti
formalità
al

hanno

fallo la visita di

nuovo cardinale,
il

questi deil

na sino nunciò

desima monarchia, e rimanendo a Lisboa! 1859. Restituitosi in Roma, anil

ve

restituir loro la visita. Si

manda

deca-

lo slesso

n. 29 del G iemale u(l]cìiì\e delanno che nella mattina de' 7
,

no ad avvertire
tino pel

personaggio suddetto

febbraio

il

cardinal Di Pietro, recatosi in
al

nella sera perla mattina,

oppure nel matdopo pranzo. Deve il nuovo caril

grande formalità
di slato al

Vaticano, venne pre-

sentalo dal cardinal Antonelli segretario

dinale usare l'abito cardinalizio del colore prescritto a seconda del tempo, ed

vasi riceverlo nella
il

Papa Pio IX, che compiacecamera del trono. Ivi
il

treno di gala con due carrozze. In vicinanza del palazzo, si manda un servitore ad avvertire l'arrivo. Il visitato, chiunque sia insieme con tutti suoi famigliari e
,
i

cardinal Di Pietro espresse con breve
la

discorso

sua riconoscenza verso

Som-

mo

Pontefice pel segnalato onore a lui

concesso coll'insignirlo della sagra rom<iversi anni

colla

corte nobile

,

vestito dell' abito di
il

formalilàchegli appartiene, riceve
dinale olla currozzLtj ed
ivi lo

car-

na Porpora, dopo di essere stalo per dinunzio della s. Sede presso S.

riacoump.i-

M. Fedelissima^

inviatovi dulia gì. me.

96
di

VIS
io prelatizio,

V

I

S

Gregorio XVI. Il Papa degnossi rispondere con parole di benevolenza e di gradimento; indi ammise il cardinale in
particolare udienza.

da un cere.'noniere pontifi-

cio in mantellone, e dal caudatario vestito di sottana e fascia paonazza, col ferra-

Dopo di

questa
il

il

por-

iolone nero. Seguito l'incontro,

il

cardi-

porato passò a complimentare
Antonelli. Riferì poi lo stesso
col n. 38, che
il

cardinal

Giornale^

Entrato il cardinale nel proprio appartamento, condunale
si

prende

la destra.

Papa

a'i ^ di detto febil

ce l'ambasciatore nella sala del trono,

ed

braio nel concistoro pubblico impose

ambedue
il

soli ivi

siedono in sedie eguali,
la

cappello cardinalizio all'Em." Di Pietro,

cardinale ora cedendo

destra all'aca-

che poscia
u.

si

recò a visitarlo

nelle

sue

basciatore.

stanze, ricevuto in privata udienza; e col

basciatore
sentargli
i

Dopo breve colloquio, l'amdomanda al cardinale di prealtri addetti all'amil

85, che
I

il

Papa

nel concistoro segre-

^retarle

5 aprile susseguente, chiuse e apr\ la bocca al cardinal Di Pietro, gli assegnò per Titolo la chiesa di s. Giovanni a Porta Latina, gli die' l'anello cardito de'
lizio,

basciata, e questi introdotti,
li

cardinale

conduce coll'ambasciatore
si

in altra ca-

mera.Dopo alquanto trattenimento, l'ambasciatore
licenzia co'detti personaggi,

e poi

gli

assegnò

le

Congregazioni

ed

il

cardinale ponendosi alla di lui sini-

Cardinalizie, e fece presidente del consiglio di slato,

stra, seguito da'prelati e dal

suo corteg-

non che protettore della nazione portoghese presso la s. Sede. Le
nozioni pratiche per
la di questi di
la visita

degli

am-

accompagna l'ambasciatore sino alla carrozza. Apre lo sportello il decano del cardinale, ed un gentiluomo di questi sugio,

basciatori al cardinal decano, e per quel-

restituzione, sono le sed'

bentra a sostenerlo. Entrato l'ambasciatore nella carrozza co'prelati o altri d'ac-

guenti.

11

prano, presso

nuovo andjasciatore la s. Sede, dopo

un
il

so-

compagno, il gentiluomo consegna
te dall'

al car-

visitatoli

dinale lo sportello, per chiuderlo. Esegui-

Papa

e la basilica Vaticana, visita

car-

ambasciatore
senza

le visite

a lutti gli

dinal decano del sagro collegio, o se assente o impedito
di tutti
i

altri cardinali,

le

dette formalità,

il

sotlo-decótuo, e quinle

lo

partecipa al cardinal decano, o se sup-

cardinali; eseguite

quali ul-

plisce per lui al sotto-decano,

ed allora
la

time

visite Io fa
il

sapere

al

cardinal che
,

questo o quello

si

porta a

restituire

rappresenta

sagro collegio

ed allora

visita, collo slesso corteggio del ricevi-

da questi riceve la visita di restituzione, come sono andato dicendo. L'ambasciatore recasi alla visita in treno, coll'accom'

mento, praticandosi
e recesso
il

in lutto nell'accesso

medesimo ceremoniale,
lo stesso

cioè

l'ambasciatore usa
già ricevuto,
lare
E'

Irallamento

pagnameuto
dendo

della sua corte, e de' segre-

ma

il

cardinale suole por-

tari e altri addetti all'

ambasciata, ince-

nella propria carrozza

due

prelati

due prelatij uno de' quali vescovo. da notarsi, che cardinali ricevendo
i

in vesti prelatizie,

ovvero due dell'amba-

di sera

visite a*

private di altri carTtinali
patriarchi e prelati di fioc-

sciata stessa.

del cardinale,
alla

Giunto innanzi al palazzo si portano ad ossequiarlo
i

(non però

chetti, ambasciatori, ministri plenipotenziari e principi), in sala

sua carrozza

servi di sala col deca-

durante

la visita

no, e l'anticamera col maestro di camera.

in apposito

arnese

si

tiene accesa
i

una

Apre

lo

sportello
Il

un famigliare delcapo di suo ap-

torcia di ceia; nel partire poi
S(^no

cardinali,

l'ambasciatore.

cardinale in vesti car-

accompagnali

nelle stan/.e

da un da

dinalizie r incontra ali.° o al 2.°
scale,

cameriere con due caudeliieri con candele

secondo l'altezza in cui é il partamento: egli è accompagnalo da 4 prelati, due de'quali vescovi, tulli in ahi-

accese

,

e dalla sala alla carrozza
torcie di cera accese.

due Servi con
ste torcie
si

Que-

usano ancora per accoaipa-

V IS
gnflre
tesi.
i

VIS
la

97

personaggi nominati tra
si

paren-

mera

di udienza.

La

famiglia vestita di

Quanto

pratica dalla

pontifìcia nell' Udienze e visite dei

pa, lo dissi nel voi.
riferirò

Famìglia PaLXXXII, p. 48. Ora

lutto, parimenti non incontrava né accompagnava alcuno, uè anco cardinali,
i

restando nell'anticamera; ne
la

alcune notizie ed erudizioni generiche in argomento, massime antiche.
11

Looigo, che nel 1623 pubblicò, Deldella dignità cardinalizia, tratta a p, 53 Delle visite attive, ed a p. 54 Delle visite passive. Comincia dalle x'esti
:

suonava venuta o partenza del cardinale, com'era costume(noa però ne'palazzi apostolici, ove non poteva
si

Campanella [F.)

nella

tenersi da' cardinali che l'abitavano, e

dove non

si

può alzare

il

baldacchino, né

:

le

prime, con dire che nelle
di stretti parenti,

visite di scor-

incedere col rocchetto scoperto); onde in più luoghi narrai, che ogni palazzo di
cardinale, ambasciatore, principe, oltre
quelli del senatore e conservatori di Pio-

ruccio o Lutto per condolersi nella morte
i

cardiViali visitanti

usavano

(V-) paonazze, per mostrare l'interna mestizia, anche nel tempo pasquale. Tultavolta il Lonigo dichiaPresti

ma

,

per privilegio aveano una-<:ampail tetto del palazzo o nel corsuonandosi anche nelle uscite con

nella sopra
tile,

ra lodevole l'astenersi da

tali visite

nelle

treno, e nel ricevere le visite di formalità degli altri

Pasqua, Pentecoste e Natale, dell'Ascensione, del Corpus Domini, e
3
feste

di

cardinali

,

ambasciatori e

principi. Negli altri lutti

meno

stretti,

i

in

altre solennità principalissirae

(Il

Se-

cardinali uscivano a ricevere e poi
i

accom-

stini dice

che

i

cardinali, volendo visita-

re un
di

altro cardinale
di

per

condoglianze

pagnavano cardinali, più o meno secondo la qualità dello scorruccio. Nel ricevere
cipi
le visite

morte, vestivano

paonazzo).

Alle

de'cardinali nuovi, de'priu,

visite de'cardinali

nuovi, de'grandi prin-

grandi

e di ambasciatori venuti a
s.

cipi e di

ambasciatori venuti a dare Ubbidienza al Papa, che si ricevevano in
concistoro pubblico,
i

prestare ubbidienza alla

Sede apostoi

lica e ricevuti in concistoro pubblico,

cardinali

antichi

cardinali ricevevano

i

visitanti vestiti di

solevanoandarvi
visite degli

in abito cardinalizio dei

sottana e mozzetta conforme al
corrente, col Rocchetto scoperto.
ricevere
nori, che
le visite d'altri
si

tempo

colore proprio del giorno corrente. Alle

Ma

nel

Papa

si

ambasciatori minori, che dal ricevevano in udienze private, e
i

ambasciatori mi-

ricevevano dal Papa in udiensoltana e mozzetta
nulla dicendo del

anche in concistoro segreto , cardinali potevano condursi in sottana , mozzetta e fÌ2rraiolo conforme al tempo corrente. I
cardinali visitanti, nelle visite d' altri cardinali o

za privala o in concistoro segreto, vesti-

vano egualmente

la
,

del colore corrente

rocchetto, che per naturale conseguenza

principi

grandi e grandissimi,
la

prendevano sen)pre

mano

destra, os-

la

sia il luogo di superiorità e precedenza , facendo qualche resistenza ne! riceverla co'cardinali e con que'principi a'quali con

dovea esser scoperto, non assumendosi Mantelletla. Giunto il cardinale nuovo alla presenza del visitato, questo gli
Irarlo (acciò anch' esso avesse
il

faceva levare la IlJanielletta nell'incon-

rocchet-

cavalcata incontrava tulio
gio nel recarsi a
visite passive,
il

il

sagro

colle-

to

,

il

che

si

pratica tuttora da

ambo

i

Uoma. Passando
Lonigo
il

alle

cardinali), ed a pie delle scale, nel [)arti-

riferisce de'car-

re

,

gliela faceva rimettere.

Le

visite de*

dinali osservanti

morte de' parenlijSpecialuienle se avvenuta con violutto per

cardinali Legati, reduci da legazione, e
ricevuti in concistoro pubblico,
si

faceva-

lenza e inopinata, che nel ricevere le visite non incontravano cardinali, né )i accompagnavano, se non fuori della cai

no
ti

active et passive, a'cardinali, parimen-

come sopra
sì al

quanto

al

colore delle
ri-

vesti e

rocchetto scoperto. Nel

VOL.

CI.

7

98
cevei e le visite,
i

V'^''
,.
la
.

VI
non badestra non
,

S
egli sola*

cardinali visitali
iriano

drone

di casa,

poiché restando

ciavano a veruno
agli ambasciatori,

mente

col rocchetto scoperto

mostrava

non

a'principi

sebbene

superiorità sui colleghi porporati,

o

al-

grandissimi,

ma

soltanto a' cardinali ed

meno
condo

questi riprendessero la mantelletdi

a que'principi a' quali nel loro ingresso in Roma competeva l'incontro del sagro
collegio
in cavalcata; e ciò
la

la innanzi
il

rimontare

in carrozza, se-

praticatoco'cardiuali nuovi.Nari

per ricevere
destra nel-

ra poi che

cardinali nel fare

le visite in-

da'medesimi principi
principi

mano

cedevano
guili dal

in soltana,

mezzetta e ferraiolo stra-

l'incedere, nel visitarli ne'loro palazzi.
li

Tai

lo del colore proprio della giornata, se-

erano gl'imperatori e
i

le

impefiil

caudatario per sostenere

ratrici Ialini e greci,
gli

re e

le

regine,

scico della sottana,

primogeniti de're
di

laici e legittimi,

ad auguiare

le

massime se recavansi buone feste; il quale stradalla

Venezia (come fu osservalo io Ancona a tempo di Pio 11). Altri di sangue veramente regio come fratelli e

doge

scico veniva preso da' prelati di casa del

cardinale visitalo, allorché usciva
I.'

,

camera

nel partire, e lo sostenevano

altri figli di re, figlie e sorelle di re e di

regine, non erano incontrati collegial-

fino al cocchio. Al Lunadoro sarebbe giustamente piaciuto, che cardinali sempre
i

mente

da'cardinaii,

ma

si

soleva

mandar
col-

procedessero colle dette vesti, massime
nelle feste principali, e

loro incontro

due
si

cardinali,

nomine

Itgì^ e l'istesso

faceva co'nipoti legitti-

dere

in

Z im a rraj poiché

mi

de' re (e.liam

pralicossi al

ex primogenito) ^ come tempo d'Alessandro VI, con

ghese, poi

non lasciarsi veil cardmal BorPaolo V, sempre vesti Tabi-

Io talare, ed in abito cardinalizio costan-

Ferdinando principe diCapua, figlio d'Alfonso primogenito di Ferdinando I re di Napoli. INolò per ultimo il Louigo,che x^eX\e Vìsìle (ex qitacuw(/ue causa) o di principi

temente era inceduto il cardinal Medici , suo antecessore Leone Xi ; cosi i cardinali Baronio e Bellarmino , splendore e ornamento di quel secolo. Visitato

grandi e grandissimi, ecclesiastici e
secolari,

un cardinale da un

principe serenis-

non

ancorché

figli

primogeniti

simo, con rocchetto scoperto l'incontrava
e accompagnava sino al cocchio,comepraticavasi cogli altri cardinali; se

dei re, tanto visitando, quanto ricevendo
visite,

mai

i

cardinali
,

mano

destra

ma
i

doveano dar loro la sempre ritenerla per
de're erano cardi-

non che,

asceso

il

principe nel cocchio, innanzi che
si

loro, tranne se
nali. Il

figli

partisse,

ritirava

il

cardinale, per

non

contemporaneo cav. Lunadoro, laeWaRelationedellaCorlediRomajBiacciano 1646, ragionando delle vesti cardinalizie colle quali
ì

equipararlo nel trallamenlo a quello usato co'cardinali.
11

duca

di

Parma

e Pia-

cenza RanuccioFarnese, feudatario della
s.

cardinali

andavano
il

Sede, giunto in

Roma

fu alloggiato nel

nellecongregazioni temile da altro cardinale, cioè in abito completo, dice che

palazzo apostolico, e poi sposò la proni-

poti di Clemente Vili. Visitò

i

cardinali

cardinale l'incontrava a capo delle scale

con gran corteggio
I

di prelati e baroni,
il

con

con rocchetto 8coperlo,e dal proprio maestro di

co cocchi d'acccmpagno,

suo essendo
suoi stadieri

camera faceva levare
la

a ciascuno

circondato dalla guardia svizzera e da 12
palafrenieri del Papa, oltre
i

de'cardinali

mantclletta, restando essi
,

in rocchetto e mozzella

qual segno di

e

20 paggi
il

,

vestili di livree

ricchissime

giurisdizione; e terminala la congregazio-

cariche d'oro', un paggio portando alla
portiera

ne, nella saia ov'erasi tenuta, ogni cardi-

cappello del duca. Ciascun cargli restituì
i

nale dal suo maestro di camera riceveva
la mantellelta
;

dinale con gran corteggio
visita.

la

il

Lunadoro proponendo
il

Con

rocchetto scoperto
le visite degli

cardiuah

dovesse fare allreltanlo

cardinale pa-

ricevevano pure

ambascia-

VIS
(ori, e gli altri cardiuali di

VIS
ritorno dalle

99
li

era bene che
do.

gli

dasse da sedere; bensì
li

legazioui.

Essendo

pi

il

caidinali a visita-

facesse coprire, e

ricevesse passeggian-

re altro cardinale, nei partire tutti insie-

me,

il

cardinale padrone di casa nell'ulgli

timo luogo
dosi a

accompagnava,

licenzian-

poco a poco da'prinii che montain

vano

cocchio, e sussegiientemenle coIl

gli altri.

dar da sedere

in caniera, l'edif-

ruditissimo
fìcil

Lunadoro

lo

trovava assai

giovando più la pratica che la teorica. Dice che al cardinal forastiere o visitante si dovea metter la Sedia in faccosa,
cia alla porta, e

I cardinali non poter dar mai la mano dritta , tanto in sua casa che fuori, neppure nel proprio cocchio, se non ad altri cardinali neanco ad un arciduca, precedendo cardinali soltanto re. Il Lunadoro eziandio avverte, che quando il cardinale deve ricevere visite, il suo Maestro di camera faccia prima assettare le sedie nel modo che vanno, massime se devono riceversi cardinali, onde le
, i

i

rimpelto quella del car-

dinal padrone di casa; e se erano più cardinoli, le sedie doversi mettere in linea e

sedie sieno eguali nell'altezza, come nel colore e nella materia; appartenendo a*

gentiluomini più graduati della casa, vestiti

tutte guardanti la porta, a questa voltan-

d'abito corto,

il

porgerle a'cardinali

do

le spalle

il

cardinale visitato.
si

Un
il

dui."

ca serenissimo

faceva sedere in linea col

per .sedere, dovendo ogni sedia avere il suo gentiluomo, supplendo loro al nume"
ro
i

cardinale
luogo, ed
la

visitato, questi pigliando

camerieri. Durante

la visita,

il

car-

ambo

situate

le

sedie incontro

dinal padrone doversi guardare di esercitare atti di superiorità co'suoi,

porta per fianco, altrettanto praticancardinale riceveva sedendo rimpet-

dosi con altri personaggi grandi. Gli altri
poi,
il

rendo alcuna cosa incombeva

gno de'cardinali

visitanti

ed occorpiù desuonarti camal

to la porta, e volgendo le spalle a questa
il

panello, che aireffetto ponevasisu nobile
scabello a destra di detto cardinale, a cui

visitante.

I

cardinali

vivente, se per

tali riconosciuti,

Ncpoti del Papa non da-

vano mai da sedere agli anibasciatori di Bologna e di Ferrara^ oè ad alcun agente

apparteneva pure peli." a parlare. Se un cardinale riceveva in visita o ad udienza un ambasciatore altro personaggio, il

o residente di principi serenissimi, in-

elusivamente degii arciduchi d'Austria,

dando loro udienza passeggiando ed il medesimo facevano con mg.*^ governatore di Roma Ficecamerlengo, e con ogni altro ministro o prelato. Ogni allro car,

campanello dovea collocarsi presso il cardovendo questi usarlo prima della voce per alcun bisogno. Ricevendo un cardinale visite di altri cardinali, non doversi portargli l'ambasciala per altri che volessero visitarlo, ad eccezione di alcun
dinale,
altro cardinale e di personaggi distinti;
il

dinale dover dare da sedere a

tutti

i

no-

minati
lo

,

ed anco a

lutti

i

GtnùUioniini

(allora tutti essendo realmente tali, per

più signori

titolati

decaduti, aloieno

nobili, per le loro onorevoli attribuzioni, e

camera dovendo riferire Tauibasciata in modo da sentirsi da tutti, e non piano all'orecchia del suo padrone, e in sua mancanza suppliva il cameriere.
maestro
di

dovendosi

di

frequente trovare a
;

^el dare udienza doversi avvertire, che a

contatto con ogni specie di personaggi

persone qualificate, per onorarle,
tiere alzate darsi
te [)er

si

deve

non mai impiegati, o
che botteghe o
di

assistenti a publ)li-

tenerla a portiere calate: l'udienza a por-

olllcine darli odi spaccio merci)mandati da cardinali, ambasciatori e simili, massime dopo il desinare, perchè nella mattina si poteva prendere scusa col passeggiare. Ma ad un cardinale principe di nascita, a' gentiluomini non

quando
atfari
,

vi

è molta gen-

negoziare
o portiere,

e dicesi udienza

pubblica. Spettare a un aiutante di ca-

mera

l'

alzare o attaccare al

fe.rro la portiera.

Clemente Vili, da car-

duir^le e

da uditore di Rota, iodevolmen-

100
con portiere

VIS
dame
l'

VI
d'ogni rango
i

S

le clava udienza alle
alzale:

segretari del

inaitarono
i

cardi-

gozi

di

Papa e soprintendenti a'nestato. Venendo di fuori un cargli altri,

Nel caso che cardinali, gli ambasciatori o altri personaggi sieno in visita per complimento o per negozio,
nali suoi nipoti.

dinale, era visitato da tutti

cui

poi alla sua volta restituiva
Liegi fu stampato: //

la visita, cia-

scuno vestito come sopra. Kel i634 in

e

si

faccia notte, al
il

suono

dell*

Ave Ma-

Maestro di Ca-

maestro di camera del cardinale visitato deve far portare lumi, cioè due o quattro candeliieri d'argento con candele di cera accese, premesse riverenze di
ria,
i

mera di Francesco Sestini , censuralo da Scipione Amati. Ma il Manni nella
Lettera al Mazzucchelliy presso
il

Ca-

chi
di

li porla, a'visitandi e al padrone;quiadeve farne collocare due in ciascuna

ìo^ev-dyRaccolta d* Opitscoliji. 44>P« 5io5, lo dice ristampato in Firenze nel 1689
corretto col ceremoniale

delle altre stanze, e

due o quattro cano came-

i653 (posseggo

l'edizione del

dele smorzate nell'anticamera, per portarsi da' gentiluomini, scudieri
rieri,

averla copiata, e

romano, e nel i634 per quella di Venezia 1664

premessi inchini, avanti a'visitandi
di cera bian-

impressa dal Brigonci) coll'aggiunta delV Abito Cardinalizio del Looigo. E sic-

nel partire sino alia sala de' palafrenieri,

ove già ardeva una torcia
ca
;

come fu impugnato dall'anonimo: L'Anti-Matstro di Camera^ il Manni crede
autore della. critica l'abile ceremoniere
Nicola Aldini, di cui offre
le

e da

dove con

simili torcie, da'paggi

da'palafrenieri, erano

no

al

accompagnati sicocchio, due per personaggio; i

notizie

;

ma

palahenieri

cardinal padrone in sala
sino alla

accompagn andò quindi il donde gen, i

non conobbe l' edizioni del i634 e del 1664. Qui nelle parole che mi propongo riportare, preferisco l'edizione veneta per leggervi Di nuovo ricorretto, secondo il Ceremoniale Romano. L'opera in 42 capitoli è esclusivamente dedicata a illustrare tutto quanto riguarda il Cardinaie di s. Romana Chiesa, ìaóìgmlhy le
:

tiluomini co'candellieri fanno altrettanto

camera in cui die' udienza, il Lunadoro volle esortare gentiluomini
i

e altri cortigiani, di eseguire

tali

azioni

senza guanti, grave errore in cui cade-

vano
farsi

i

novizi delle corti

,

e di

non mai

vesti,

il

lutto, le cavalcate, le principali

vedere da* padroni con in

mano
Uscen-

funzioni ponlificie cui interviene. Gap.

guanti, manizza o manichino o roanicut*
lo, fazzoletto,

29

:

Delle

visite,

e tutti

i

seguenti tratricever le vi-

corona e

uffiziolo.

tano: Del far
site.

le visite.

Del

do

di notte
la

un cardinale, doveano pre-

Dell' ambasciata. Dell'incontrare.

cedere

carrozza 2 torcie a vento, e
partire da

4

di

cera bianca laterali alla testa de'cavalli.

re.

Del dar da sedere. Dell'accompagnaDel render le visite. Dell* accende-

Volendo un cardinale

B.oma

per recarsi in paese lontano, dovea prima visitare il sacro collegio, la qual cortesia

poteva estendere agli ambasciatori
le visite

re i lumi. Delle Congregazioni. Delibidienza del Papa. Del fermare il cocchio. Del modo che sogliono usare iCardinali legati di qualche città e provincia

e altri personaggi di suo piacere; facen-

do però

con un cocchio solo, in
:

ne II' incontrare e accompagnare principi tanto ecclesiastici come secolari. Della precedenza. L' opera cosi corretta è

vesti di soltana,

tale cardinale

mezzetta e ferraiolo a veniva poi nel ritorno a

Roma

restituita la visita
i

da

tutti

i

car-

pregevole, completa, ordinata ed esatt.i, già di necessità quando il ceremoniale si

dinali, tranne

Papa vivente, perché essi non rendevano mai le visite a nessuno, se non per mera gentilezza,
nipoti del

osservava rigorosamente. Oggi diminuisce l'importanza nella parie pratica, so-

cioè que'uipoti insigniti delle cariche di

ziose osservanze delle

lamente peressersi semplificate le minuceiemonie, auco

VIS
per ragione delle notabili modincazìonì
delle corti cardinalizie, o

VIS
Famìglia de
la

IDI
salutino insieme

to scoperto, al cardinale visitante levare

mantelletta, acciò

si

Cardinali (^.),
bile necessario
:

ristrette all'indispensa-

ambo
to
il

col rocchetto scoperto, ch'è l'abi-

languida idea d'un ma-

più degno e segno di gmrisdizione,
si

gnifico passato, che le deplorabili vicen-

come

de politiche del declinar del secolo passalo fece tramontare. Gli argomenti che
contiene
col
il

stolica

vede in tempo della Sede apO' Vacanteeàt\ Conclave [x\t\y\ìà\\ che ricevono e
Collegio (r.)
i

articoli descrissi le visite

libro

,
li

già

li

toccai di sopra

fanno

i

cardinali, e le udienze che conil

Lunadoro, e

svolsi ne'molteplici ar-

cedono) ,in cui

Sagro
ed

ticoli

analoghi e diretti

dinali

nuovi e sì

riguardano carvecchi, ed anche pro:

i

esercita giurisdizione,

cardinali l'u-

porzionatamente

gli

ambasciatori, secondi detta

do

i

sistemi che

prima

epoca

e-

sano sempre scoperto. Ora il cardinale che ha da ricevere una tal visita, dovendo usar r abito il più degno , eh* è il rocchetto scoperto, per onorare tanto più
quello che viene a visitarlo, e convenen-

rano in vigore. Laonde non mi rimane che sfiorarlo d'alcun cenno, di cose cioè
in quest'artìcolo
rite,

non del

tutto

ben chia-

per evitare ripetizioni, o di qualche

do mostrare d'usarlo solo per quest'effetto , e non per giurisdizione o autorità ,
ch'esso pretenda avere in casa propria

il sapere, cioè quanto solamente alle visite. L'autore comincia prima del capitolo delle visite con dichia-

nozione che giova

come luogo
tosto
la

di

suo dominio,
gli

ma

che piut-

voglia cedere al cardinale visifa

rare anzitutto.
rare, o in
si

Le

visite

si

ponno

conside-

tante, a questo

dal suo maestro di

quanto si fanno, o in quanto ricevono, o io quanto si rendono, onde
sorli
:

camera levare
gni cosa

la

mantelletta, e poi io o-

prime, cioè quelle che si fanno, e l'ultime, cioè quelle che si rendono.Lesecondejcioè quelle che si ricevono, dannoalquanlediflìcoltà, e fanno dubita-

sono di 3

le

gli dà la precedenza. I cardinali nuovi dopo aver visitato in abito tutti i cardinali, solevano visitare ancora qualche dama delle principali, ma vestiti di

sottana, fascia, mozzetta e ferraiolo, ed
alle
la

re que'maestri di
pratici, a

camera che non sono ben
:

dame davano sempre,
come

in casa e fuori,
il
i

4

capi raggirandosi le loro pre-

precedenza, così nel fermare
dissi, la

coccar-

cipue ingerenze nelle visite
l'ambasciata, l'incontrare,

cioè

il

fare

chio, sebbene
dinali

destra

dare da sedere, l'accompagnare. Tutte le visite che le fanno i cardinali nuovi, cioè si fanno, chenon hanno piti visitato, o le fanno tutti
il

cedono che a're. Con detto ultimo abito ed una carrozza, cardinali facevano le visite fra loro ( ed ora con

non

la

i

quello corto detto d'abbate

)

per affari,

iiidilferenlemente, ossia che

hanno

visi-

tato altra volta.

Giuntala carrozza

in-

per augurii di buone fesle,per congratulazioni, per condoglianper complimenti
,

nanzi alle scale del cardinale da visitarsi,
il

ze, e

per altre occorrenze,

come per

far

coppiere gentiluomo del cardinal

visi-

viaggio, o partire per legato d'alcuna provincia.

tante, gli presenta la berretta, e ne rice-

Se partivano per legatile late^
quest'ultimo caso facevano
le vi-

ve
di

il

cappello, che consegna all'aiutante

re

,

in

camera o cameriere per custodirlo scoperto ; mentre in tempo delle cappelle
ponlificie e cardinalizie, dei concistori o
1'

site coiriiitere

Festi cardinalizie^ e eoa
1

comitiva di più cocchi.
vi

cardinali nuo-

ricevevano

le visite in

abito e col roc-

congregazioni,

aiutante di camera so-

chetto scoperto, eziandio da'duchi serenissimi, e dagli

leva custodirlo involto in

una tuiretlà del due carcolore dell'abito. Innanzi che dinali s'incontrino, deve il maestro di
i

ambasciatori regi resiVenezia,

denti, cioè dell'imperatore, di Francia,
di

Spagna, e

di

all'

epoca cioù

camera

del visitalo

,

eh* è col

rocchet-

in cui scriveva l'autore, lo sottnua,fascia

102
e fT»oz7.eUa
i

VIS
cardinali nuovi ricevevano

VIS
stiluivano
la

visita a* cardinali legali

de

le visite degli

ambasciatori

di

Toscana e

lalere^ in abito cardinalizio e treno, do-

di Savoia,

non che

de' baioni, e altri rag-

po

il

ritorno; ed ai cardinali legali delle

guardevoli personaggi. Gli altri cardinali ricevevano in abito col rocchetto scoperto le visite de' cardinali Jegati ritornati a

Provincie, reduci da (jueste, vestiti disol^

tana e fascia, mozzelta e ferraiolo. JNelle

de lalerc^
re-

Roma;

e gli

ambasciatori

gi, e gli ambasciatori ancora di principi e repubbliche venuti in Roma a rendere Ubbidienza alias. Sede, dopo averla resa al Papa nel concistoro pubblico,

congregazioni cardinalizie tenute da un carduiale nella propria casa , al giungere di ciascun cardinale faceva suonare
la

campanella, e levar loro

la

manlellet-

in

nome
i

dei loro sovrani e nazioni. Inol,

sedendo nell'ultimo luogo. Sedevano tutti in sedie coperte di velluto o altro drappo; il segretario presso il cardita, egli

tre

cardinali io soltana
gli

fascia e

moz-

nal padrone della casa sopra sgabello;
prelati e consultori dietro
i

i

zelta ricevevano

ambasciatori

dell'ira-

cardinali, in
p.

peratore di Francia, di Spagna (l'autore

sedie coperte di corame.

11

Bonanni,

non nomina
alla loro
di

il

Portogallo, perchè al-

Gerarchia ecclesiastica considerala nelle vesti

lora, invaso

dagli spagnuoli, era incor-

sagre e

civili, ptdjblicata nel

i

730

porato
di

monarchia),

di

Venezia,
ba-

Toscana,

Savoia, ed altri ResideiUi.
tutti
i

con figure, fu da me adoperato nel descriverle, per cui solo credo notare, che
i

Nello stesso n»odo ricevevano
roni e altri personaggi che
li

cardinali per qualche

visita privata

o
zi-

visitavano.

per assistere a qualche funzione domestica (accademie ,sposalizi ec), usavano l a

E

perchè quest'abito di sottana, fascia e mezzetta era l'ordinario del cardinale in sua casa, solevano que' che amavano il decoro della dignità , con questo me-

marra

nerae il lungo mantello paonazzo (anche rosso secondo il colore cortalare
i

rente e
ta

casi), col

cappello rosso; talvol-

desimo abito ricevere qualsivoglia sorte
di

persone

(

ora per

1*

ordinario

i

car-

dinali ricevono le visite e

danno udienegregiamenmaestro di ca-

za in zimarra

).

Si diffonde

te l'autore nell'uffizio del

mera nel portare l'ambasciata, avvertendo dover subito introdurre dal cardinale,

ancorché

stia
il

personaggi,

con altri cardinali e alti Cursore apostolico {^'^•),
cappelle pontificie ed
i

per intimare
zioni

le

anco con veste rossa talare e siitiile mantello, detto pure ferraiolone, e ne offre la figura. L'abito che ora diciamo d'abbate allora adoperato da' cardinali in qualche visita anìichevole o per camminare in alcuna villa o fuori le porte di Roma, il p. Bonanni lo chiama di sottana e mantello nero lungo olire le ginocchia, con cappello nero e fiocco o cordone d 'oro. Si può aggiungere con calze e collare
, ,

concistori. Interessanti sono le

graduasull'incontrare e l'accompagnare il
i

rossi, oltre
le

il

berrettino di

tal

colore, ta-

abito essendo filettato di rosso. Si ponle

cardinale
te
i

visitanti. INel

rendere

le visi-

no vedere

seguenti opere. Sigismondo

cardinali nuovi a' duchi serenissimi

Sigismondi, Pratica cortigiana morale

e agli ambasciatori regi, incedevano inabito cardinalizio e treno
,

ed economica,nellaquale si discorre

de*

ma non

si

le-

ministri che servono in corte d'un car-

vavano
to
il

la

manlelletta

,

restando coper-

dinaie j Ferrara 1 604. Avviso de' favoriti
e dottrina de' cor tigiani, tradotto in
ita.'

rocchetto. Si recavano poi dagli

am-

basciatori di

Toscana e

di Savoia, in sot-

liano

da V. Bandi, Venezia 5441

Pel-

tana e

fascia,

mozzetta e ferraiolo; e cosi

legrino Grimaldi Robio, Discorsine^ quali

vestiti la

restituivano agli altri ch'era Con-

si

ragiona di quanto jar debbano

i

suelo di rendere. Altrettanto praticava-

gentiluomini ne' servigi de' loro signori

no

co'

nominati

gli

altri cardinali.

Re-

per acquistarsi la gratia

loro^ Venezia

VIS
544. S. Refuge, Trattato della Corte, Venezia 1621. D. Graziano, Z^'mowo di
1

VIS

io3

CortCy

Roma

i

700. P. Rosello, Del mo-

do di

conoscerei ^fa'^ ^^ scelth d'un seri'itore, e delV ufficio suo; della vita de*

che dovea ricevervi il cappello cardinali^ zio, recavasi nel convento di s. Maria del Popolo, contiguo all'anzidetta porta urbana, vestito dell'abito cardinalizio del
colore conforme
raozzetta e
la

al

tempo.

Ivi

deposta

la la

cortigiani intitolata Pazienza, Venezia

mantelletla, assumeva
e recavasi a

1549. Rileverò per ultimo, sulle

visite

Cappa paonazza
scale a ricevere
i

pie delle

discorse, alcune particolari circostauzeav-

cardinali che lo favorirecarsi al concii

venute, che registrai ne' Qì'\e\Es tratti niss.
della collezione de' Diari di

vano d'accompagno per
nel cortile del convento

Roma.
se

I

storo pubblico in cavalcala,

quali già

personaggi

creati cardinali

,

assenti

da

Roma dopo mente facevano
,

esservisi recati privatala

preso

la

aveano anch'essi cappa paonazza, dando loro iu

solenne entrata o in-

tutto la precedenza.

Era

la

cavalcata pre-

gresso nella medesima, con recarsi nella
f"'illa

di

Papa

Giulio, fuori della Porta
la

ceduta da'genliluomini degli ambasciatori, de'cardinali che non intervenivano alia

del Popolo cli'è

principale.

I

vi

il

cardi ua-

cavalcata,

Je ricevea le visite di

complimento de'geu-

aiutanti di

^e della nobiltà romana: camera de'cardinali che

gli

ca-

tduomini de'cardinali,corpo diplomatico,
prelatura, baronaggio
le

romano

e di altri,

carrozze de' quali tirate da

mute

a

6

cavalli

formavano

il

suo corteggio nel

re-

valcavano, precedevano a cavallo ciascuno colla Alazza Cardinalizia {^f.) d'argento dorato (insegna d'autorità, sospesa pe'molivi narrati anche nel voi. LX, p.
176), sopra j'arcionedella
nella visita di
sella. Nel 172 i congedo dell'ambasciatore

carsi a fare la i.\visita al
le

Papa. Assunte
il

Vesti d'abito viatorio,

cardinale a-

scentleva nella carrozza tirata da

muta

a

cesareo conte Kiuski, inviato al conclave,
al

6

cavalli, a lui inviata dal cardinal segre-

cardinal decano, questi era vestito di
il

tario di stato, o dal cardinal

nipote del
in

sottana e mozzetta, mentre

cardinal setal visita

Papa. Giunto nel palazzo apostolico,

gretario di stdto nel ricevere

di

una stanza

di detto cardinale

o in altra
il

congedo, avea pure
stituirgli la visita
il

il

rocchetto. Nel re-

delle congregazioni cardinalizie,

cardi-

cardinal decano era

nale deponeva Pabito viatorio, ed assu*

vestito di sottana, fascia,

mozzetta e fer-

meva

il

cardinalizio di colore paonazzo,

raiolo, senza rocchetto. In detto

anno In-

e veniva condotto dal

Papa per

la scala
(il

segreta, o dal cardinale menzionato
del colore corrente, e se
la

quale era vestito con abito cardinalizio

meno anziano nel-

nocenzo XI li creò cardinale il fratello Conti e gli die' il cappello nella mattina dell'S.' del Corpus Domini: il cardinale visitò la basdica Vaticana, prima della
sua processione
suoi colleghi
visitare
il
,

nuovo cardinale , questi prendeva la precedenza), o da due ceremonieri pontificii. Ammesso dal Papa al bacio del piede e della mano, ed all'am*
dignità del
plesso, lo faceva sedere sopra sgabello, e

,

poi

si

uni a questa co'
ore

e

dopo

le

cardinal decano. Nel
i

24 audò a 1794 Pio
dopo
il

VI dispensò
sto
il

cardinali, cui avea impo-

cappello, di poter visitare
la basilica

coprire di berretta. Eseguito

il

ringrazia-

concistoro
farlo nel

Vaticana, invece dì
,

mento
za
il

di sua

promozione, dopo l'udiena*

pomeriggio
il

ma

iu esso bensì

cardinale tornava alla sua casa con

visitarono

cardinal decano. Nel

1747

treno senza Hocchi
vere ricevuto
il

Cavalli

('^^v

non

a-

Benedetto
real

XIV
di

creò cardinale Enrico
al

cappello cardinalizio), e
Nella mattina del
il

duca

Yoik,
il

quale nel pome-

nel d\ seguente cominciava a ricevere le
visite dette di calure.

riggio fece visita in abito di sottana, fascia e

mantello

cardinal decano, e così
i

concistoro pubblico,

nuovo cardinale

iu altri giorni tutti

cardinali,

i

quali iu

8

io4
abito corto
si

VIS
recarono a far
visita

VI
graIII.

S
popolate
di ve-

to e nelle visite minuziosi ceremoniali, le
corti de'cardinali essendo

tulatoria al di lui genitore
i

Giacomo

D'ordine del Papa, conservatori e priori del popolo romano fecero solenne visita al real

scovi e altri prelati, di nobili, di scienziati,
di letterati*e di eruditi.

Le

veritiere ra-

porporato, col corteggio del-

carrozze de'cardinali,del corpo diplomatico, della prelatura, della nobiltà ec. 11 cardinale li ricevè in abito senza berle

retta,

stettero

ed egualmente col capo scoperto rappresentanti de* romani. III.''
i

con eleganza erudita, l'espose il eh. p. Bresciani nel suo Edmondo o de co stU' mi del popolo romano: Il Vecchio e il Nuovo, presso la Civikà Catlolica, serie 4.', t. 4j « Noi non possiamo imP* 39. maginare a'dì nostri l'opulenza e la magioni,

conservatore Curti pronunziò un'allocuzione in latino, cui rispose
il

gnificenza di
coli

cardinale,

Roma a que'giorni (ne' seXVI eXVII, anco nel XVIII); la soil

e quindi cuoprironsi

tutti

il

capo, s fu ser-

lennità delle feste; la maestà della corte
pontificale;
ta

vito lautissimo rinfresco. Questo ha pure

fasto e la

pompa

sfolgorail

luogo nelle

visite al

cardinal decano del

dell'ambascerie de'raonarchi;

decore e

cardinale nuovo, e di questi a quello. An-

ro onorando de'principi dolla Chiesa. Allora ogni cardinale era figliuolo di

ticamente anche
visita

gli altri

cardinali nella
il

servivano di rinfresco
il

cardinale

gran dinasti della

nuovo; ed

simile questi praticava con

quelli nel riceverli.

Clemente XI

nel

1

7

1

ovvero la Chiesa e le corone gareggiavano ad esaltarli, secondo la somma dignità del sagro
cristianità,

passando avanti

il

palazzo del cardinal

senato apostolico; laonde ogni palazzo di
cardinale era una reggia, e avea una guardia di lancieri a pièeacavallo (cioè
dinali ^ro/e/tort tielle corone,
i
i

Panciatici, voleva smontare per visitarlo,

ma

essendo agonizzante

si

recarono ge-

car-

nuflessi ailo sportello della carrozza a pre-

cardinali

garlo di astenersene,il maestro di camera eilgentiluomodelcardinale,ondeilPapa
gli

ministri di esse, ed
telli

i

cardinali

figli

o fra-

di sovrani)

,

e fimiglia

numerosa

mandò

la

benedizione apostolica in

tutta vestita a un'assisa, e tanti cavalli

arliculo mortis.

Lo
il

stesso

Papa

nel

1719

quanti non ne bau ora

le

regie stalle del

volendo visitare

cardinal Acciaioli graal

vemente infermo,

suo portone fu rin-

graziato per trovarsi

moribondo però
;

il

che sono in Cavalcate q per le numerosissime Carrozze). Si legge che il solo
lutti
le
i

Papa con

cardinali

Roma

(per

cardinale fece domandargli

la pontifìcia

cardinale Ippolito à'EsLe,

quando andò
piti di

benedizione.

Con frequenza Benedetto

legato in Francia avea seco
cavalli
;

4oo

XIII ed anco Benedetto
visitare
i

XIV

solevano
il

e

si

narra come un miracolo di

cardinali malati:

quando

2.°

visitò nel

1748

il

cardinal dùca di York,

povertà e umiltà, che il ven. cardinal Bellarmino non avesse nella sua casa che 3o
famigliari.
basciatori,

fu ricevuto alia carrozza dal re suo padre.
Il
1

Ad
i

ogni oratore di principi,
lo piti gli

cardinal Archinlo morì d'un col-

camera del cardinal Feroni Ferroni malato, ch'era andato a visitare. I parenti del Papa erano visitati nell'anniversario di sua coronazione, da
nel
nella

po

758

amCorona, e molti altri signori e principi romani mandavano loro incontro a uno e due miglia
che cosi allora diceansi per
cardinali della

da

Roma

i

loro cavalli riccamente bar-

tutto
ni, in

il

sagro collegio per congratulazio-

dameutati,Go'genlil uomini di camera, con

abito di ferraiolo e con treno in
j

fiocchi

non meno che dal corpo diplomatico e dalla nobiltà romana. Non è a
rpera vigliare, se sino a tutto
il

una brigata di staffieri e palafrenieri vestiti a una taglia e colie divise del casato; il che faceva un corteo mirabilmente
splendido e fastoso. Gli oratori de' principi

secolo paslut-

sato

si

osservavano eoa precisione iq

tepean corte anch'essi, milizie^ iusQr

V

I

s
Pei'

VIS
esaminare se
si

!o5

goe, e aTeon giurisdizione ne'Ioro palagi
(con deplorabili Franchigie d' Immu?iità) e procinti

osservi ^ecc^esiaslica
:

disciplina dal clero secolare e regolare
se
i

né più

n<i

meno come

i

sagri Ti^mpli sono

convenientemente

monarchi

come

il

nella loro reggia. Ora pensate popolo romano nel secolo XVI,

forniti degli occorrenti Utensili, Festi e

Fasi sagri

{F.), idonei all'esercizio del
la

alla vista di tante

grandezze

,

sontuosità

divìn cullo; lo splendore e
stà di questo.
11

piena maeReliquie,

ed eleganze dovea
finare
i

rigenlilir i'animo, afi

decoro delle
11

ss.

pensieri, illeggiadrire
i

suoi modi,
...

e la loro autenticità.

riconoscimento

render più dolci e soavi
Nel secolo

suoi costumi

delleconcesse indulgenze. La revisionedi
tutti
i

XVII
di

colla gentilezza delle sue

registri di obblighi, di rendile, d'in-

pompe; col ia dimora
(/'.) in

lusso de'principi romani; col-

Cristina
;

reina di Svezia

Roma

cogli sfarzi degli

ambapo-

sciatori; colla moltiplicità delle feste

polari; col lustro de'ouovi ediflzi sagri e

profani;

coli'

abbondanza
la città

e

la

ricchezza
la

die felicitavano

eterna,
d'i

plebe

Per rimuovere gì' insorti abusi qualunque specie, con utili provvedimenti e prescrizioni di decreti. Per richiamare in vigore Comandamenti di Dio e della Chiesa. Per illuminare le Dienti, da' nuovi pestiferi errori. E' una Fisita Pastorale {F.), sempre provvida
ventarii.
di
i

romana spogliava ogni
parte dell'antico scoglio;

meglio gran
tuttavia
l'a-

e paterna ne*moltepliciscopi^ sempreutile e salutare

ma

neTecondi
nelle

elfetli,

non solo

nimo serbava fiero non sapea rattenersi

e caldo, che spesso
nelle sue foghe; laon*

spirituali

conseguenze anche temporali. Talvolta il Papa, secondo il
,

ma

de non di rado avveniano buglie sanguinose co'raasnadieri (o bravacci prepotea*
li)

bisogno, deputa un particolare visitatore apostolico straordinario,

per

l'

enunpii sta-

spagnuoli, francesi, portoghesi e tede-

cialo scopo,

ad uno de'memorati

schi delle famiglie degli ambasciatori, ogni qual volta volessero, sotto I' ombra

bilimenti o chiesa, assoggettandoli a tale
visita apostolica straordinaria e parziale,

de'loro padroni, commettere qualche soverchieria ne'popolani.!

tanto in

Roma

quanto

nell'altre diocesi.
de'citali articoli.

La mollezza

del

Di che ragionerò neli.°

secolo

XVIII

rarificò in

Roma ma non
romana

ispense l'impeto subitaneo della

escovo, di siccome è dovere d'ogni fare la Fisita Pastorale di sua diocesi,

E

F

fierezza (mista a generosità, a nobiltà d'a-

altrettanto eseguisce

il

Sommo Pon-

nimo).
vi

ancora aveano lor brane' Palazzi di Roma (^^.)".
1

patrizi

i

tefice nel principio

del suo pontificato,

VISITA APOSTOLICA,
nis Apostolicae.
ria

Fisìtatio-

condo

qual Fescovo di Roma {F.), anche seregolamenti del concilio di /ioi

È

la visita

straordina-

jJia{F.)de[i'j25, con aprire fbrmalmeale egli slesso,

che

il

Papa commette ad un Visitaa più visitatori adi di-

tore Apostolico [F.)
postolici, d'

la

tranne qualora non sia staancora chiusa quella dal predecessore
la visita

un Fescovalo [F.) o

aperta, ossia
naria per
la

generale straordi-

Tersi vescovati, cioè delle loro Chiese ^

Al-

tari privilegiati. Cappelle o
legi,

Oratorii,

Roma e suo distretto. Per l'adempimento poi de*
propria diocesi di
pii legati, sia di

ConventiyMonastcri, Consers'atorii, CoL Seminari, Ospedali Orfanotrofi,
,

celebrazione di messe, di

anniversari, che di tull'altro, di

Roma

e

Ospizi, Monti di pietà, Sodalizi, e dì tulaltri FU luoghi per riconoscerne l'andamento, l'iuterna disciplina, l'ademli gli

suo

distre'tto,
la

nell'alma

città esiste per-

manente
tuita

sagra Congregazione cardi'

nalizia della Fisita apostolica [F.),hli-

pimento
sari e
pie, e

de'pii legati di

Messe, Anniver-

neli592 da Cleu)enle Vili,
la
il

di cui

altri

obblighi derivali da lascile

ogni Papa iiliene

prefeltura, e n'è sem-

per sindacarne ramminisli'Qzione,

pre presidente

cardmol Ficario gene*

^

io6
rate dì
si

V
Roma
di
1

I

S
in

VIS
osservanza da Pio VII con rescritto de*
il

del P{jpa{f'.). Questa ora
2 altri cardinali, del pre-

coQipone

29 marzoi8oi,
se,

segretario alza Tribule

lato Segretario della Fisita apostolica,
dell'assessore, del sostituto, di
tori
,

nale privativo per

materie contenzionotifi-

6 consul-

e tiene l'udienza ne' giorni che stabi-

commissario con suo come una delle Segreterie della s. Sede^ risiede nel palazzo del Vice- Cancelliere di s. Chiee del fiscale

lisce

ad arbitrio; che a tenore della

coadiutore.

La

segreteria,

ficazione pubblicata dal procuratore
scale, e

sa (V')' Nel descrivere tale congregazione, parlai pure e feci la distinzione di essa visita apostolica ordinaria, dalla straor

commissario della medesima s. congregazione, li 1 6 luglio 1 8 4, erano il mercoled'i d'ogni settimana dueore avansegreteria della visita. ti mezzodì nella
1

A'26 novembre 1844
della visita apostolica,

"^S*'
s.

Alberto Bar-

dinaria Visita

«/:?o.9/o//crt

generale, e dissi

bolani segretario della

congregazione

de'Papi che l'intrapresero, serbando per
quest'articolo

pubblicò V Editto
pii legati

ceremoniale dell'apertura, che riferirò più avanlij e notando quali facoltà esercita la congregazione menil

sopra

le notizie

che devono darsi degli

obblighi delle messe
8ottO!»critto

ed altri

tre è
la

aperta

la visita

generale, e che ha
la s.

da lui, dal commissario e fiscale della s. congregazione della visita
apostolica, e dal notaro dell'A. C. e delle
s.

comulativa con questa
Pietro {V.),

Congrega-

zione cardinalizia della Rev. Fabbrica
di
le la
s.

Congregazioni. Comincia dal ricordare,
l'editto

sia nella
pii,

riduzione del-

che

pubblicalo
di Pio

a'

3 aprile

1816
enuncon-

messe, che sui legati
s.

ed altro. Del-

con oracolo
ri,

VII, ordinava a'nota*
ivi

congregazione della
il

visita apostoli-

a'parrochi e ad altre persone

ca trattano ancora:
suita
,

p.

Plettemberg ge-

ciate di esibire

al segretario della

s.

Notitia Congregationwn

Curiae

gregazione della

visita apostolica entro

Eonianae, Romae iGgS. Gap. 28: De Congregatione Visitationis ApostoUcae. L'avv. V illetti, Pratica della Curia Ro' mana, Roma 181 5, t. 2, cap. 7: Della Congregazione della Visita. Fra le altre cose, dice che ogni chiesa di Roma e suo
distretto,

termini perentorii le notizie delle disposizioni contenenti obblighi di messe perpetui,

a lungo tempo, o anniversarii. Ag-

giunse, che avendo Gregorio

XVI

cono-

sciuto che di tale editto se n'era da molti

trascurata l'osservanza, avea ordinato colla

deve tenere

la tabella

approvadi detta

sua viva voce di rinnovarne

la

pub-

ta dal segretario

prò tempore

blicazione eoo altre prescrizioni imposte,

congregazione nella sagrestia, ove siano
descritti gli obblighi di messe,
ri

per

la

denuncia

di pii legati e altre pie di-

anniversalibri in

sposizioni, obblighi di
ri,

messe e anniversacongregazione, en-

e altri

pii legali,

ed aver pure
si si

contenute ne* contratti o testamenti^
s.

cui quotidianamente

notino

gli

adems.

alla segreteria della

pimenti;
\isita

i

quali libri

esibiscono ogni

principio d'

anno

alla segreteria della

termine d'un mese, onde porsi la regola; scorso il qual tempo, contro queltro
il
li

per collazionare ciascun legato col-

che non avessero ubbidito
si

alle prescri-

le tabelle originali
la segreteria stessa,

che

si

conservano

nel-

zioni dell'editto del 18 16,

procedereb-

da approvarsi da mg."
congregazione, de-

be all'applicazione delle multe e penecom-

segretario se in regola, altrimenti perle
facoltà

che gode
il

la

s.

minate nel medesimo , applicandosi le multe per Una metà a vantaggio de'poveri luoghi pliche piacesse al

cretare

sequestro del fondo inaudita

^^rfe, e prenderlo in amministrazione per

signare, e r altra

l'adempimento del legato. In forza delle
facoltà accordateallas. congregazione dalle costituzioni

Papa di demetà a favore del denunciante da tenersi segreto. I tenuti a
le

dare

notizie

,

sono oltre

i

notari ed
i

i

apostoliche^ e richiamate

parrochi secolari e regolari,

confessori,

Y
sacerdoti
,

l

S
ordine
coti-

VIS
testatori fossero
te.

,07

religiosi di qualsivoglia

e istituto, di cjuaUin(|ue

monastero,

E

scrupolosamente eseguiquantunque con tali mezzi siasi ot-

vento, ospizio o chiesa di
i

Roma; non die
delle basiliche

tenuta maggiore esattezza, tanto nel dare
l'assegna delle
pii,

camerlenghi e
,

ulliziaii

patriarcali

delle basiliche e delie colle-

nuove istituzioni de'Iegati quanto nell'adempirli, non per quevennero emanate, e che

giate di

Roma;

e lutti

i

superiori, soprin-

sto erasi tutto raggiunto lo scopo per cui
tali leggi

tendenti, rettori, sagrestani e cappellani
di qualsivoglia chiesa, tanto regolari che
secolari; monasteri di

noti

si

avessero tuttora a deplorare in
da's. canoni.

gelosa

monache econserguardiani, prov

materia degli abusi altamente riprovati

Tatorii; tutti

i

prefetti,

Fra questi

si

rimarcava

il

veditori e altri superiori di confraternite,
oratorii,

dali e altri luoghi

adunanze, congregazioni, ospepii secolari, ancorché

raodoirregolared'alcunichierioi da'quali si presume devenireal possesso della C^^-

nazionali, non ostante qualunque privilegio ed in qualsivoglia modo nominati, benché eretti in chiese e case religiose, cui confidenzialinente bre\^'unano^ o per privata scrittura fosse stata consegnata o lasciata^ o in vita o in morte qaalclie somma di denaro contante, a qualche
stabile^ credito o qualsiasi capitale coi peso di celebrazione di messe perpetue a a lungo tempo, che oltrepassi il decennio. Le pene e le multe a'conlrawentori

pellania ecclesiastica sulla semplice presentazione de'rispetti vi patroni, senza darsi

carico di riportarne la canonica istitu-

zione, ossia l'approvazione delTOrdinario:

dal che ne viene, che
il

sempre incer-

to e precario rendasi

preso possesso,

mancando

il

titolo legale dell'istituzione

che lo garantisca, accadendo inoltre, che per mancanza di esatte notizie ne'patroni sulla qualità de* soggetti, sieno

nati alle cappellanie persone
voli,

nomiimmerite-

o incapaci di provvista ecclesiastica.

dell'editto del

1816

sono, se

laici

o eca5,

Altro abuso essere quello riprovalo sotto
stoliche

clesiastici secolari, la

multa
di

di scudi

se regolari colla privazione della voce at-

pena d'interdetto dalle costituzioni apoche cioè superiori rettori di
,
i

,

tiva e passiva

:

ed in caso

recidiva

,

i

chiese e confraternite,
cettare
i

si

fanno

lecito d'acdi

contravventori saranno puniti col doppio
della multa, e

pii legati

ed obblighi

messe,

anche

colla sospensione
Il

o

senza implorare anlecedenteaiente

privazione del loro uffizio.

Giornale
la

di

Roma

deli

85

1

pubblicò nel n. 3i
s.

le opportune facoltà; per cui,o si tralasciano alfatto , o almeno non si usano tutte le

Notificazione della

congregazione del-

diligenze per accertarsi dello stalo o valore de'capitali che

la visita apostolica deli." febbraio, sottoscritta dal cardinal Patrizi vicario di

Ro-

di de'Iegati pii e cappellanie,

ma e

presidente della medesima, da

mg/

minano bene

le

assegnano per fonné se ne esarendite per conoscere se
si
i

L. Fausti prò segretario, e da Pietro Amici fiscale e commissario della stessa, e

sono capaci a sostenere pesi che si assumono; e quindi ne nasce che le fondazioni
zioni
si

firmata ancora da

13.

Romani notaro A.
visita a-

facciano senza

le

debite assicura-

C.
to,

e delle

s.
s.

Congregazioni. In essa è det-

che

la

congregazione della

con grave discapito delle chiese, e probabile futuro deperimento dello stesso
legato pio.

postolica, vigile

sempre

e sollecita dell'epii

Ad

oggetto dunque

di richia-

satto

adempimento

de' legati

ed ob-

mare

alla

più esalta osservanza V accenla
s.

blighi di fuesse, avea piii volte

emanato
cosi
,

nate leggi e disposizioni,
gosto i85o,

congrega-

leggi e disposizioni, dirette a regolarizzare

zione nella generale adunanza de' ai a-

quanto ha rapporto ad un punto
essenziale
di
ecclesiastica

dopo matura deliberazione
le

disciplina
le

e

credè adottare
tificazione.

misure

riferite nella

no-

provvedere insieme perchè

volontà de'

Esiccorae nella stessa odunnii*

io8
za
si
si

VIS
trattò delìequestioni, che

Vf
muovean*
ro A. C. ossia

S

òeW Uditore della Carne-

da molli noltiri di Roma sul diritto privativo di rogare istromenli d'islituzio

ray qual notaro delle s. congregazioni, venne riservato il diritto privativo di rogarsi
i

ni ed erezioni di Bene.ficii e
nie^

Cappella-

suddetti istromenli, che

si

stipo-

che asseriva avere il notaro delle s. congregazioni , così vennero parimente
colla notificazione pubblicate le risoluzioni prese in proposito, colle quali
il s.

lasserò di ufiìcio. Di più s'ingiunse a questo e agli altri notari, di consegnare fra
I

5

giorni alla segreteria della congregas.

con-

zione della

visita,

copia semplice d'ogni

sesso credette porre

un termine

a siffatta

stipulazione, e in caso d' omroissione dola multa di scudi 25 doveano esser d'oro, al dire del Questa doversi erogare parte

vertenza. Tutte

le

risoluzioni furono pie-

ver pagare

(e

prima
depo-

namente approvate dalla suprema autorità del Papa Pio IX, prescrivendone l'esatta osservanza; e

Villetti).
al

,

benignamente accorla

nente e parte a cause

pie. Si

richiamarodisposi-

dando
le

l'intera sanatoria a'possessori del-

no

in

pieno vigore

le surriferite

cappellanie per

sola presentazione

de'patroni,ed assolvendo dall'ecclesiastiche censure comminate da Urbano Vili e Innocenzo XII, rettori esuperiori delle chiese che per inavvertenza o ignorani

Gregorio XVI nel 844- Pc*" ultimo si ordinò, che in calce della particola del Testamento (/^.) o
zioni
1

emanate d'ordine

di

di altro atto, sia designato

il

nome, conon che
il

gnome

e domicilio dell'erede, o di chi al-

za accettarono di loro autorità legati perpetui, dichiarando sanata qualunque otn-

tro sia onerato del legato pio,

nome

e

cognome

dell'esecutore o esecu-

missione e difetto; a condizione però d'uniformarsi alle disposizioni emanate dalla
s.

tori testamentari,

quando ve ne

fossero,
s.

cose tutte che alla congregazione della
visita

congregazione. Queste sono relative
obblighi inerenti
a*

agli

nominali

alle

cappellanie, a cui fu imposto enlro4 mesi

di riportare la patente dal vicariato, se
di

non muniti
passati
i

canonica istituzioncj ed

a'

futuri di prendere questa entro 2 mesi,
quali, decaduti dalla

onde possa occuparsi dell'esalto adempimento delle pie istituzioni. Lo stesso Giornale di Roma del 1 85 1 col n. 5o offre il Regolamento per gli affari da trattarsi innanzi la sagra Congregazione della falesser manifeste,
, 1

debbono

nomina,

il

cardinal vicario liberamente disporrà delle cappellanie.

Sono pure

inerenti a'supe-

riori delle chiese tanto del clero secolare,

quanto del clero regolare, a' quali nuovamente s'ingiunse, dopo la canonica
accettazione del pio legato, doversi registrare nella tabella degli oneri da tenersi
affissa nelle sagrestie

E.mi e R.mi signori Cardinali componenti la medesima nell'adunanza generale del giorno 5 giugno 1 85 1 , er? approvalo dalla Santità di N. S. Papa Pio IX nelt udienza del giorno 7 del suddetto mesità Jpostolica^ ordinato dagli

je.E' firmato dal cardinal presidente, dal
pro-segretario, dal fiscale e commissario,

de'due

cleri,

pren-

e dal notaro e cancelliere delle
gazioni, e contiene

s.

congre-

dere l'iscrizione ipotecaria, e darne partecipazione alla segreteria della s. congregazione della
visita,

34

articoli
la

solamente. Gli

affari

innanzi

o §§. Dirò s. congreo
si

altrimenti soggiaces-

gazione della
gli

visita apostolica,

trat-

sero alle pene ecclesiastiche prestabilite.

tano economicamente
semplici suppliche o

giudizialmente:

A ciascuno de'

pubblici Notari di
il

Roma
gl'i *

venne riservato

diritto di

rogare

economici sono introdotti a mezzo di memorie corredale

stromenti d'istituzione ed erezione deh^nefjcii e cappellanie,

di allegali analoghi alla

domanda. Mg."
ne
il

ne
la

si

faccia

purché la stipolazioinnanzi a mg.' segretario dels.

segretario,

esaminato

l'affare,
,

fa

rela-

zione al cardinal presidente
lo risolve,

quale o

congregazione della

visita.

Al oola-

o ordina

di portarsi

BWVdien"

V
za
(lei

I

s
dersi
il

VIS
tiero,'con

109
al

Papa, ovvero di trattarlo nel congresso adìucliè venga deciso col volo de* R.mi consultori, a forma del cap. 2 del breve di Pio IX, Beati Pelri^ de'2 dii

benefìcio della restituzione in ìn-

memoria diretta

cardinal pre-

sidente,
s.

il

quale rimetterà tale istanza alla

congregazione per memoriale.
le

La

s.

cembre 847- Emanata
1

la

risoluzione del

congregazione esercita pure
zioni di

attribudi cui nel

congresso

,

se

la

parte credesi gravata,

Segnatura per

le

cause

può

ricorrere al giudizio della

piena

s.

sce altresì

congregazione cardinalizia. Questa conogli affari economici, che dal
o dal cardujal presidente
rimessi.
gli

o del suo Regolamento. Le sentenze della s. congregazione sono sottoscritte
§
I

dal cardinal ponente, colla

Papa
gono

ven-

Le cause

giudiziali di

com-

condanna del soccombente alle spese. La tassa di queste si fa da mg/ segretario per via d'ordinanza, osservatele
leggi.
Il

petenza

ilella s.

congregazione, sono de-

norme

delle vigenti
si

grado di giurisdizione da mg/ segretario, e secondo il valore delle medesime saranno trattale e giudicate colle norme prescritte nella 1/ parledel §1 707 del Regolali} e rito giudiziario di Gregocise ini."

reclamo, se ha luogo,

fa
il

istanza avanti allo slesso prelato^
le lo rimette, e

con qua-

quindi con voto consultis.

vo

lo riferisce alla

congregazione. Si
Jnler gravissimas,
set-

può vedere W
entanatu dalla
toscritto

tì^'cieìo
s.

rio Xrij pe' Tribunali di Roma (A^.). Kon sono ammessi ad agire se non que'

congregazione de'20

ten)brei85i, confermato dal Papa, e
ctus
(sic),

sot-

procuratori ^che siano autorizzali a comparire innanzi gli altri Tribunali di Ro-

ma.

Mg/

segretario terrà l'udienze ordi-

narie in un giorno di ciascuna settimana

da destinarsi da
teria. Ne' casi

esso, tranne

il

tempo

del-

da C. Cardi Ficarius Praefepresso V Osservatore Romano del i85i a p. 884. Abbiamo: Giuseppe Crispino, Decreti della Fisila apostoli" ca, Monte Fiascone i6o4- Francesco A.
Mostazzo,
in specie:

le ferie giusta l'elenco alTisso nella segre-

De

causis piis in generale, et

d'urgenza il prelato potrà destinare un'udienza straordinaria, previo il suo perrne'fso. Si può da lui interporre appello a qualunque sentenza, purché dall'attuali leggi di procedura non
sia

Jdditio de Sodali tiis, et de Ficario Jpostolico^ auclore J. B. Basso^
Venetiis 1735.
Pii

tornando alla

visita
i

generale e straor-

dinaria che aprono
del loro pontificalo,

dichiarata inappellabile.

Il

giudizio

Papi nel principio prima o dopo il loro
nel voi.

grado d'appello è sempre deferito alla piena congregazione la parte che vuol
io
,

Possesso neir arcibasilica Lateranense,
ne riportai un bel
p.

numero

XVl,

proseguirlo

promovendo
il

istanza ad

uno

285, 286, 287, 288, cioè parlando
debita distinzione.

de'cardinali dtlla congregazione in figura di ponente^

della discorsa congregazione, per farne
la

quale

fa

poi

la

relaziola

Tra

le

provvidenvisita

ne

alla

piena congregazione. Se

sen-

ze da' Papi emanate per

la

apotutti
i

tenza

di

quella di

questa fosse confermatoria di mg.' segretario, nascerà la cosa
tali

stolica generale delle chiese e di

luoghi

pii di

Roma,

giova di meglio di-

giudicata. Se poi

sentenze fossero

dif-

chiarare quelle d' Innocenzo
ri le

XI 1,
p.

e rife-

formi, avrà luogo

un nuovo sperimento
congregazione a istan-

nel Bull. Roni.^

t.

avanti

la stessa s.

297, co'seguenti brevi

289 a p. ^m^\o\\c\. Agnini
9, da
i
i

za della parte cui interessa ne'modi e for-

TJniversalis Eccle.siae, degli

gennaio

ma

stabiliti nell'art.

1

4

del

Regolamento

in discorso. [Nel caso poi
la cosa

che fosse nata

1693: Indicilur Fisitatìo Apostolica Ecclesiarum, ci Locorum Piorum Ur^
bis

giudicata per la conformità delle

cum

expositione

ss.

sentenze, ovvero per l'appello

non

inter-

indulgcniia plenaria.

— Cani

Sacramenti^ et
in Pasto-

posto ne'lerraiui pereulorii, potrà richie-

rali Fisilatione, de* 16 gennaio

iGqS:

no
cessariaCf
tur.

VIS
Fisitaiionis

V

I

S
Ecclesiaruni,

Conceduntur Cardinalihus VisitationU
Jpostolicae Vrhis^facidtalesomnes neeisqne

omnium

Mo-

nasteriorunij et Locoruni Pioriwi Al-

— Fenerabiles ìTalres

nonmdla

inj'ungun-

Nostri^ de'

viae Urbisj necnon Orationis Quadraginta horarum cuni indulgentiarum elargitione

16 gennaio iGgS: Conceditur Cardinalihus Fisitaiionis Jposlolicae Urbis^ ficalia in omnifacidlas exercendi Ponti
bus Ecclesiis.
P'enerahiles Fratres
Nostri^ de' 16 gennaio iGgS:

prò recla dictae

Fisitaiionis

direclione. Col

breve Cupientes in hac nostra pastorali Ecclesiarum Urbis
Fisitatione, de'

Concedi-

cit., p.

24 marzo 1624, Bull. 200: Scquitur mandatum visi-

tur Cardinalihus Fisìlalionis ApostolicaeUrhis^facultasterminandiquascumque causas lani civiles quani criniinaFenerabiles Fratres Nostri, de* les. 1 6 gennaio 698 Conceditur Cardina-

tandi in parochialibus Ecclesiis infir-

mos, eisque elecmosynani elargiendi. Vi deputò visitatori apostolici, eh' erano
i

un arcivescovo

e

cinque vescovi di die
in partibus.

1

:

verse chiese residenziali

lihus

Fisitaiionis

Apostolicae

Urbisj

facullas
rihus.

ad

se

avocanda causas pen-

Col breve Quonia/ìi in prosequendo munere Fisitaiionis, de' 29 marzo 1624,
Ball, cit., p. 200 Scquiturfacullas cognoscendi causas quascunique etiani criminales ahsque irregularitatis \incnrsu. Col breve Offlcii Nostri esi^ de*
:

denies, et transferendi Missas ab alla-

quae in Fisitatione, de* febbraio iGgS Deputatur Judcx cau7 sarum^et exequutor decretorum Fisitaiionis Jposlolicae, qui dependeat a AliasNosnonnulvoto ^^isìlatoruni. Conceditur /o.9j dell'i febbraio 1693
ea,
:

— Ut

29 marzo 1624, Bull, cit., p. 201 Sequi tur indulluni Fisitaiorihus exercen:

I

:

di ubique Poniificalia. Col breve
in pastorali Fisitatione^ de'

Cum
alia-

Fisitalorihus, et Jiidici Fisitaiionis

A-

3o marzo

poslolicae Urbis^ facullas adìilbcndiji'

162/^, Bull,

cit., p.

202: Sequitur

dein simplici indi cationi Scripturarum,

rum facultatum
1

concessio. Col breve

ac d. Judici procedendi voto FisitatO' rum. Innanzi di riparlare della funzione
d'apertura della
guita da
s.

Visita apostolica ese-

Leone Xil (fimzione che deve qualunque altra funzione), e dalla quale non si può prendere norma, siccome mi diceva un
essere affatto separata da
illustre professore di

Rerum, quae Nobis cordi sunt, de* So marzo 624, Bull, cit., p. 2o3 Deputa' tio Secrelarii, cioè uno di delti vescovi. Più tardi, col breve Ut in prosequendo
:

Fisitaiionis, dell' 11 luglio 1624, Bull.
cit., p.

toribus

2o4: Sequitur facullas P'isilaavocandiad seqnascumque cau-

liturgia e prefetto

sas occasione d. Fisitaiionis in aliis Tribuiialibus, el corani aliis Judicibus an-

dellecerimonie pontificie; ed aggiungendo, che quel Papa, strettamente par-

tea coeptas, vel instructas,
in

landò, non fece alcuna azione d' apertura. Se dessa fu realmente tale, lo giudicherà
il

quo reperiuntur.

dell'aprimento della
ta colla

ac in statu^ Però la funzione vìsita da lui intima-

lettore; e

come
si

se ciò possa as-

ricordata bolla, già
1
I

solularaenle dirsi, lo

vedrà nelle descrizioni che riporterò, cioè dopo aver

l'avea eseguita a*

Urbano Vili 4 aprile 624 domenica

premesso l'operato da Urbano Vili, nelr apertura della visita straordinaria da
luì fatta,

cominciando dall' arcibasilica Lateranense. Vi si condusse in carrozza, e disceso alla porla grande fu ricevuto dalin Alhis, l'arciprete cardinal Leni, dal cardinal Millini

con alcune

riflessioni.

Abbiamo

VOrdo

Fisitaiionis Apostolicae,Viomde

vicario di

Roma, dal card inai FranceIl

1724. Urbano Vili colla bolla Miliianlem Ecclesiani^ de* 27 marzo 1624, Bull, lioni. t. 5, par. 5, p. 198 IndicUo
:

co Barberini suo nipote, e dal capitolo.

Papa

sul limitare della porla della chiesa

genuflesso baciò la CroGe,presenlalagli dal

VIS
cardinal arciprete, da cui pure fu incensalo,

V
zione pe* defuDli
la
1'

I

S

ili

dopo aver posto
lui

incenso nel luaspersorio del-

riboiu^e dopo aver l'acquasanta, pur da
so se
e
i

coli*

commise a Raffaele vescovo di Zanle, uno de' visitatori apostolici deputati, che l'eseguì immediatamente. A*

presentalo, asperi

4

in^gg'O. 4*'

domenica do-

circostanti.

Frattanto

cantori

po Pasqua, Urbano Vili

visitò la basilica

cantavano l'antifona Ecce Saccrdos Ma griiis^ e poi i' inno 7e Deum. Il Fapu
visitò subito le
ss.

Vaticana, praticando l'operato nella Lateranense, anzitutto venerando regolar-

Teste de'

ss.

Pietro e

mente

il

ss.

Sagramento,

al cui altare

il

Sagramento esposto in forma e per 1' orazione di Quarnntore ( conviene dire the il Papa entrò per la porta grande del portico laterale, piò
Paolo, e poi
il

ss.

vicario della basilica recitò le suaccennate preci.
Il

Papa

visitò poi l'allaie della
la

Confessione, e quindi celebrò

messa

bassa in quello della cappella del coro, in
fine della

frequentato

dell* altro principale, ojassi-

quale
di

il

sagrista pubblicò i'io-

non era stato reso più magnifico colla nuova sontuosa facciata, poiché dovendo il Papa prima
allora

me

che per anco

dulgenza
rantene.
sitò di

io anni e altrettante quaallocuzione
al clero, vi-

Dopo r

nuovo

l'altare del ss.

visitare

il

ss.

Sagraniento, forse per non

e incensandolo; e visitato
slerio,

Sagramento anche il batti»

tornare irulietro, preferì visitare anzitutto le reliquie de'ss. Apostoli
:

ovvero per-

a

chè due volle dovea portarsi al suo aitare, come dirò. Altri esempi analoghi l'ho riferiti a suo luogo. In breve quelli d'un
altro P;ipa sono:
ficale di
lica
ss.

commise 1' assoluzione pe'defunti un vescovo visitatore, e tornò al palazzo apostolico. Farò osservare, che nelle
anco da'Papi, ha luogo quanto è prescritto dal ceremooiale di esse, e praticato nella Visita pastoralcyneì quale articolo l'esibisco, né
dideriscono
le

visite apostoliche, eseguite

Clemente XI Pasqua 17 j8, adorò
le ss.
:

nel pontinella basi

Vaticana

Reliquie prima

del

cerimonie nella sostanza
da* Papi', e con ragione

per l'Ascensione e nella basilica Laleranense venerò prima le ss.
e
il

Sagramento

da quelle
giacche
ne,
il

fatte

Pontificale
il

Romano

in origiillustra-

Tesle,e poi

Santissimo; altrettanto

fa-

come ben prova
i

suo dotto

cendo per la cappella di s. Gio. Battista. Probabilmente ciò sarà avvenuto, quanto
alla

toreGiorgi, fu compilato
tefici,

da'Sommi Ponriti

quali (ad eccezione d' alcuni
essi,

Vaticana, per evitare pe' suoi incolo

propri soltanto di

onde ritenere per
a tulli
i

modi
se,

scendere ed ascendere

alla sedia

quanto

si

potè qualche cosa dell' antica

gestatoria, e così

quanto

alla

Laleranen-

disciplina) lo resero

comune

ve-

smontando
Il

alia porta della sagrestia

scovi, ailìnchè questi fossero uniformi col

e

recandosi direttamente all'altare pavicario della basilica

pale).

parato
i

di

vescovi.

piviale bianco recitò sul
e le orazioni,
il

Papa

versetti

come

nel Poiiliflcale. Indi

capo supremo della Chiesa, col .° de' E noterò pure, che se nell'apertura della visita d* Urbano Vili vi fu alcuna diderenza da quanto prescrive i(
i

Papa assunse
s.

le vesti

missali e celebrò
Iella, nel

Pontificale

Romano^ che abbiamo da
avvenne, perchè

lui

il

Sagi

iflzio

con messa
ss.

mede-

stesso approvalo, ciò

la

simo altare del che si condusse

in

Sagramento. Dopo di sagrestia, ove alla prefece

visita apostolica egli l'aprì neli.'^annodel

suo pontificato, e
del Pontificale

la

sua approvazione quindi non

senza de* cardinali

un'allocuzione
al clero,
il

seguì quasi nell' ultimo
e
si

propria della circostanza
le

qua-

aunodel medesimo;

può
fe-

l'udì genuflesso.

Urbano Vili ritornò
e

tacciarlo di contraddizione,

da quanto

quindi nella basilica, e visitò l'altare del
s»,

ce a quanto poi approvò. lQ)perocchc tra
le

Sagramento,

il

ciborio ec,

dopo

si

due epoche occorse

la

correzione da lui

restituì al

palazzo apostolico. L' assolu-

ordinala del Pontificale^ e iUseii per con-

1

I

l

2

V

I

S
l'

VIS

segticnza ritenere

che

eseguito nella

e dalla religione del

funzione da Urbano Vili, fosse secondo le regole allora in vigore. Corretto poi ed

popolo; e infìammali a seguirne l'esempio. Siccome per

altro le

ardue cure del Pontefice non
di tutte le cose a

emendalo, con bolla ne prescrisse

l'osser-

ponno permettere che
tal visita

vanza, nbbidila e seguita tuttora dall'universa Chiesa. Ecco poi il praticato a'nostri

inerenti personalmente s'incarile

chi

,

con

necessarie facoltà e istruzioni

giorni

da

Leone XII. Colla

bolla

pose a parte delle principali fatiche e

Cam priniwn divina Provìdenlia^ de'3 maggio 1824, Bull. Rom. conLft. 16,
p.

deputò
visita,

in

suo aiuto

il

cardinal Zurla

vicario di

Roma, qual
i

presidente della
prelati
riferiti

61:

mores

cleri

OrdinaLÌones ad reforniandos saccularis Àlniae Urbis
et

ed

convisitatori

proposilae,

Indicdo generalis

P^isila-

XVI, p. 287 e 288, ove ommesso mg. Perugini vescovo
nel voi.
"^

essendo
di

Por-

tionis. L'indirizzò:

D

i leali

filiis

univerinami-

firio e sagrista,

qui lo reintegro. Di più,
R.rai pp. d. Diodato cassinese e abbate di s.
i

so Clero et pepalo
iiente celebrazione

Romano^
dell'

nel!'

colla bolla incaricò
Galleffi

Anno

Santo,

monaco
fr.

promulgalo

a'

27 dello
le

slesso mese.

Con

Paolo,

Lodovico da Frascati

(poi carfr.

questa bolla Leone Xll notificò
apostolica per tutte
j3Ìi

la visita

dinal Micara) generale de'cappuccini,

chiese

e

luoghi

Giuseppe M.^ Velzi vicario generale dell'

di

Ptoma. la essa dopo aver detto,
primi momenti
di

ordine de* predicatori (poi cardinale),
clau-

che

fin da*

sua assun-

e d. Prospero Duelli barnabita di unire

zione

al pontificalo (seguita
:

a'28 settem-

r opera loro perciò che concerne
strali

i

bre 1828 dopo essere stato vicario generale di lloma), comprese esser necessario
rinnovare
lo spirito del clero
la

dell*

uno
le

e dell' altro
altri

sesso;

e

si

propose scegliere anche
getti,

idonei sog-

e

popolo

quando

circostanze l'esigessero.

romano, porzione
ge
gior alacrità

più scelta del greg-

allìda togli, acciò

scorrendo con magil

Dichiarò inoltre volersi prevalere dei consigli degli E. mi Cardinali della s. congregazione della visita apostolica
;

le vie di giustizia,

buon

ordinan-

odore
essi

di Cristo dal centro
si

di

unità da

do che

a questa deferiscasi la cognizione

abitato per ogni dove
se

diffondesse,

degli affari di

maggior importanza, acciò
attentamente discussi, mail

come
il

ne diffonde

la verità.

Manifestò
lai

dopo

averli

suo proposilo di aprire

egli slesso
la

nifestasse a lui

proprio parere. Affini

visita nella basilica

Lateranense

dopos-

chè a quest'opera
favorevoli,

divini auspicii fossero

menica della

ss.

Trinità, in occasione di

comandò che

nelle basiliche
si

colà trasferirsi a prender solenne

patriarcali e altre chiese
ss.

esponesse

il

sesso, per poi proseguirla in tulle le chiese patriarcali, collegiate e parrocchiali, e

Sagramento, concedendo l' indulgenze che avrebbe pubblicato il cardinal vicario.
11

ne'loro capitoli e persone;

come anche

in

resto della bolla
il

tende a patere popolo che

qualsivoglia monastero e convento d'ogni

namente esortare
santa opera in

clero

ordine

di

uomini e donne, ospedale,
luoghi
pii

col-

contribuissero all'esito fausto di

questa

legio e confraternite laicali; nel
di pietà, e in tutti
i

monte comun-

modo, che

al

cospetto di

tutte le genti faccia testimonianza della
lor fede; e a

quedenomioali.E
giunse
di

a tale intrapresa sog-

render pubblica
il

la

sua fer-

sentirsi

viemmaggiormente

ma

fiducia,

che

Padre

celeste visiterà
la

spronato dalla vicinanza del Giubileo j a motivo del quale portandosi a Pioma
i

egli slesso la

vigna che con
il

sua desti-a

piantò; e che

patrocinio della gran

Ma-

cristiani

da remote

parli,

potranno

ri-

dre

tornare alle lor patrie edificali dalla

mae-

Dio dal romano popolo con tenero affetto venerata, de' ss. Pietro e Paolo e
di

stà del culto e splendore de'sogri templi,

degli altri Apostoli custodi della città, e

V
gue loro
terrà che
fezioni
il

l

s
i

VI
quali col santrasferì alla

S

ii3
dove

dell'esercito de' Marlin,

sagrestia canonicale,

romano

suolo inadiarono, ot*
perlui

Padre delle misericordie da se medesimo l' opera da
il

con fervore cominciata. Narrai nella biografia di questo gran Pontefice la solenne
funzione del possesso preso nell'arcibasilica Lateranense nel pomeriggio de'
1

pronunziò analoga allocuzione. Assunta la cappa, si portò con tutti gli altri processionalmente al s. Fonte battesimale, e avendo a' lati i due canonici, dopo breve orazione avanti quell'altare di Mapoi
ria ss.,

deposta

3 giu-

pontificali neri

la cappa e vestito di abili con mitra bianca, intuo-

gno 1824. Entrato
cappella del
ss.

in essa,

si

recò nella
il

nò a

cortili EpìstolaeVanMxiovMì.

funebre,

ss.

Crocefisso a venerare
i

Sagramento, ove dopo che cantori ebbero cantato il ;i^. 7d ergo quatsumas dell'inno Ambrosiano e questo terminato, il cardinal Della Somaglia arcicantò
i

Siiniquilales j e recitatosi io comune il salmo De profundis, fece le consuete assoluzioni sulle tombe.

Cantato da que'
si

musici
di al

il

]|.

Qui Lazarwìiy
li

passò infecero as-

contiguo cimiterio, e

ivi si

prete della basilica nel lato dell' Epistola

soluzioni consimili. Di
basilica,
si

rientrati nella

versetti

e l'orazione:

Dtus
stes-

condussero
il

all'

altare del

ss.

omnium
della
s.

i'isitator, relativi

all'apertura

Sagramento; ed

cardinale spogliatosii
i

visita

generale intimata dallo
tal

dei paramenti neri, e presi
piviale, ingiunse al

bianchi e

il

so

Papa per

giorno. Passalo
le ss.

quindi

Bev.° parroco di ail

od orare avanti

Teste de' Principi
po-

prire

il

ciborio, osservalo

quale dentro

degli Apostoli, ed eseguite le funzioni dei
possesso, benedetto

e fuori, come

anche

la pìsside

con

le

sagre
il

solennemente

il

Particole,

dopo

le solite

incensazioni e

polo dalla gran loggia, colla sedia gestatoria

canto del

Tantum e/'g^o, compartì
assunta
la

la trina

Leone XII

fu portato nella stanza
al

Eucaristica benedizione. Deposto subilo
il

de'paramenti, dove commise
rio cardinal

suo vica-

piviale ed

mozzetta, assi-

Zurla presidente della s. visita apostolica, il proseguimento degli atti dell* apertura della medesima e deposti
;

gli abiti pontificali, riassunse

il

Papa

gli

da due canonici, tornò il cardinale al s. Fonte battesimale, per visitarlo, unitamente a'prelati convisitatori, presente il parroco ;e avendo fatto ritorno io chiestilo
sa, visitò gli

usuali e fece ritorno al palazzo apostolico.

Olii santi, e

in fine le ss.

Riporta

il

n.

49

del

Diario di

Roma
il

Teste de'

ss.

Apostoli Pietro e Paolo, e

del 1824» che nella seguente mattina

altre venerabili reliquie.

Dopo

di

che

il

cardinal Zurla

si

portò alla patriarcale

cardinale ripresa

la

mantellella, ricopren-

Lateranense co' mg.ri Della Porta vicegerente e ]VIattei,ambo patriarchi, e mg.'
Sala, convisitatori, oltre mg.'Fornici ce-

do

così

il

rocchetto, uscì dalla porla della

sagrestia, e partì nel

venuto
sa del

;

avendo
s.

così

modo con cui era termine (|uesta funPa-

remoniere
zi,

pontificio.

Scese

il

cardinale

zione di

visita apostolica nella 1." chie-

dalla carrozza al

suono

di que'sagri bron-

mondo

cattolico e cattedrale del

ricevuto dal
il

R.mo

capitolo e clero,

pa. Indi
«05<rrt,

scoperto

rocchetto (assunto in questa

circostanza, poiché (|ual

monaco camal-

cont.y

l.

Leone XII emanò il breve Quae de* 18 giugno 1824» Bull. Roin, G, p. 70 FacuUales conccssae
I
:

dolese non ne avea l'uso), ricevè l'aspersorio e fece
le

Visitatoribus Apostolicis proen explen-

consuete aspersioni colle
ss. Sagramento, messa votiva dello

da

in Urbe. Diviso in 18 §§, è diretto ai

sagre acque lustrali. Quindi dopo aver

cardinal Zurla vicario generale nello spirituale di
te

orato innanzi l'altare del
su di esso celebrò
e dal ceremouiere
.

Roma
s.

e

suo distretto, presiden-

la

Spirilo Santo, assistito da
:

due canonici
si

ed a* f^encrabilihus fralribus Antixùtibus ne diUcLis Jilns
della
visita,

teriuiuata la quale

Romauuc Curiac Pradaùs pio
8
(hi^ìi f«'.

riaita'

YOL.

CI.

ii4

VIS
V altare ad es

VIS
benedizione. Passò in wguito a venerare le sagre ceneri di 6. Leone I Papa, avanti

tione Ecclcsiaruin et

Locorum Pionim Alrnae Urbis aNohis instituta, spedali ter deputatis. Notificò poi il n. 54 del
Diario di

o dedicato;

e così soddisì

Roma

del 1824, che

Leone
Inglio,
trasferì

sfatta la propria divozione,

restituì ne*

XII, nella mattina di domenica
dalie sue stanze del Vaticano
alla
ivi
si

4

suoi apparlamenli,commettendo al cardi-

propinqua

basilica di

s.

Pietro, ed

nalZaria presidente,la continuazione degli atti di s. visita da esso in tal modo cominciata nella basilica Vaticana. Il D/tìtr/o
c?«7?o/72tì[, nella

aprì las. visita apostolica, colla sagra
n.

funzione che descrisse nel

5^.

Il

Pa
car-

riprodotta descrizione,nulnelle dette azioni asIl

pa

in

mezzetta e

stola,

preceduto dalla

la dice se

Leone XII

Croce

pontificia, e

accompagnalo dal

sunse

gli abili sagri.

n.

Sj

del medesi1

dinal Zurla presidente della visita stessa,

mo narrò. Nella
glio,

domenica mattina
si

1

In-

da mg. Lorenzo Mattei convisitatore e segretario, da mg.' Groppelli e da mg.' Sala assessore. col corteggio di sua fami
"^

Leone XII
ivi

trasferì alla basilica Lila visita apostoli

beriana,per
ca,
il

aprire

mentre

vi si

trovavano ad attenderlo
\\

glia.

Tutto

il

li.mo capitolo Valicano
il

ri
il

cardinal Naro arciprete della stessa,

cevè sul limitare della porta

Papa,

cardinalZurla presidente della

visita, rag.'

quale genuflesso baciò

il

Crocefisso pre-

Mattei segretario e mg.' Sala assessore.

sentatogli dall'arciprete cardinal Galleffi.

Occupato
le

il

i.°

ingresso del tempio per
si

Quindi levatosi

in piedi,

pose nel tu-

riparazioni che
il

facevano a'dannidel
la

ribolo l'incenso roinistralO"li dal

mede-

soffitto,

Papa

vi

entrò per

porta della
inginoc-

simo porporato, che quindi gli presentò pure r aspersorio con l'acqua benedetta, e il Papa segnato s€ con essa, ne asperse
gli astanti, e

sagrestia, e nell* ingresso baciò

chioni

il

Crocefisso, asperse

il

popolo, e

fu dal cardinal arciprete incensato.

Ac-

ricetè
i

le

incensazioni dal

compagnato quindi da'due
propria corte, recossi
del
ss.
il

cardinali e se-

cardinale, njenlre
l'antifona:

musici cantavano Ecce Sacerdos Mngnus. Intuonatosi in seguilo da' medesimi il Te Z)c«m, quest'inno fu terminalo nella cap pella del ss. Sagramento, ove si recò il Pa-

guilo da'due prelati convisilatori, e dalla

Papa

all'

altare

Sagramento, dove dopo il canto del Te Deurn^ ònX cardinal arciprete si
recitarono
le solite p^reci.

Passòdipoi alla
prò-

pa,e sul quale dal cardinal Galleffì furono recitate le preci presciille dal Potilificaie Romano: Ordo ad visitandcs Parochìas.Dò^oài\ ciò, preceduto il Papa processionalmerite dal capilolo Valicano, intanto che si cantava l'inno, De

cappella Borghesian?^ invece dell'altare
papale, allora in restauvazione, ed
ivi

seguì

la

funzione. Tutto

si

eseguì colle
quali voile

consuete ceremonie, dopo
il

le

Papa passare

nella cappella Sistina, e

vi

coralnx,
cio

si

portò avanli l'altare pontifi-

venerò il corpo del Pontefice s. Pio V. Portatosi in seguilo nella sagrestia,
al

o Confessione, dove inginocchiossi. In-

ammise
resse
te

bacio del piede l'intero capito-

di intonatasi l'antifona de'Principi degli

lo (di cui

Apostoli, ascese su dello aliare, e vi re
citò l'orazione analoga, e data la benedi-

al quale diultimo un tenero e commovendiscorso, per mostrargli la propria sod-

era slato arciprete),

in

zione pontificale
dinai arciprete.
alla

aj

popolo, concesse

l'in-

disfazione pel zelo e

impegno con

cui

si

dulgenza di 5o anni, pubblicata dal carIl

prestava

all'

uffiziatura divina, ed esor-

Papa tornato
ss.

allora
fece

tarue gl'individui a gareggiare tra loro

cappella del

Sagramento,

V assoluzione de'defunli ; e visitati i vasi sagri contenenti la ss. Eucaristia, compalli con essa racchiusa nella pisside la

per decoro della casa di Dio,, in oggetto degno, non solo perchè questo era proprio loro dovere,

ma anche
si

j'cr edifica-

zione de'fedeli,

i

quali

sarebbero reca-

-

V
ti

I

s
prossimo an«
gì' illustri

VIS
ove a quell' epoca monaci l'uffizialura, ed ivi
grestia,
si

11^
faceva da*
gli

in

Roma

in occasione dei

no santo. Paitì
capitolari

poi per la sua residenza

del Vaticano, lasciando tutti

bacio del piede. Intanto, per

ammise al comando del

pieni di giubilo e di rispetto.
la visita

Volendo Leone XII proseguire
conta
1

apostolica nelle basiliche patriarcali, racil

Papa, il cardinal Zurla co'3 convisitalori continuò la visita del 8. Fonte battesimale e degli Olii santi. Dipoi il Papa
p^irli

n.

59

del

Diario di

Roma

del

per restituirsi

al

Vaticano.

Final-

824, essersi portato nell'ore pomeridiane della domenica a' 8 di luglio in quella di s. Paolo fuori le mura, trovandosi ad attenderlo il presidente cardinal Zurla co' 3 con visitatori mg. ri Matlei,Sini1 i

mente Leone XII col breve Quod erat maxime optandum,de i^ g'^g"*^ '827,
Bull. fìom. cont., t.i7,p. yS: Noifa indie tio .tacrae Visiiationis Ecclcsiarum^
et

baldi e Sala.

Le rovine

di

quel celebre

LocorumPiorum Jltnae Urbisadurgendam executionem dccrelorum edilo-

tempio, crollalo per l'incendio del prece-

dente anno, impedirono

al

Papa

l'ingres-

so principale. Vi entrò pertanto per quello

runi a Convisilatoribus Jpostolicis. Nel 1825, anno seguente all'istituzione di questa s.Visita, le annuali Nolizic di Ro-

che mette

alla sagrestia, e

da an lato su-

ma

cominciarono a riportare, oltre

la s.

periore della chiesa, dove fu ricevuto da
tutta quella monastica famiglia cassinese.
Ivi

congregazione della Visita apostolica ordinaria, tra le congregazioni cardinalizie:
risila

genuflesso baciò

il

Crocefisso, presen-

apostolica

straordinaria
di

per
a-

tatogli dal p. ab.

Gallefiì inginocchioni,

tutte le chiese e luoglii pii

Roma

dal quale venne incensato,

dopo aver
il

il

perla nella basilica Lateranense in occasione delV
tità,

Papa asperso

il

popolo. Intonatosi

Te

Anno Santo

da.

Sua San-

Deiini da'cantori pontificii,

andò ad ado-

rare il ss. Sagramento, dov* ebbe termine l'inno, e furono dai detto p. abbate
recitate le preci e le orazioni prescritte.

deve fare la relazione di tutiocio che concerne la Fisita medesisi
i

a cui

ma. Seguono nomi
ri
;

del presidente, se-

gretario, assessore, giudice e convisitatoe ciò
si

Traversando
sol

il

Papa

la chiesa dalla

meo
un

ripetè per tutto

il

rimanente
S'intrala-

tovata parte superiore, e rivedute in

del pontificalo di

Leone XII.

colpo d'occhio l'imiiiense e desolanti
il

sciò quindi in quello di Pio Vili,
la s. Visita

benché

mine, nell'esternarne
manifestò
riedificare
la

più vivo dolore,

straordinaria non fu chiusa

sua

magnanima determina*

zione di far porre quanto prima
il

mano

a

tempio, almeno nella parte
si

superiore, nella quale
(e
il

venera

il

sepolcro

che per decreto del successore Gregorio nel i83r, egli alti furono deposti nell'archivio della s. congregazione della s. Visita apostolica ordinaria. Carlo Bar-

XVI

Corpo) del
ss.

s.

Apostolo. Passò all'al-

tare del

Crocefisso, riandando perconla

alla visita

tolomeo Piazza,chepiù volle fu deputato AeWtChiese di Roma, nel proedell' -C/^ie/o/o^'io

durvisi alcuni passi entro

pubblica stra-

mio

di

Roma

avvertì,
visi-

da da dove allora soltanto potevasi entracantata da'pontifit:ii cantori Tanti* fona propria di s. Paolo, tu dal Papa detre. Ivi

che Sisto

V

ordinò ne'registri della
si

ta apostolica

notassero tutte
le ss.

le ss.

In-

dulgenze e tutte

Ketiquie possedute

ta l'orazione, e

quindi data

la

benedizio-

ne apostolica, e conceduta l'indulgenza di 5o anni. Fece poscia, secondo il ceremoniale, l'assoluzione de'defunti^e
l'altare del
gli atti
ss.

dalle romane chiese, e le tabelle di esse devono essere autenticate dalla medesi-

ma

8.

Visita.

tornò alvo

VISITA.

PASTORALE,
(/'.)

Fisitaiionix

Sagramento per eseguirvi

Pastoralis. La Fisita

che

il

Fesco

della visita; e data colla sagra Pis-

{V^

side la trina benedizione, pausò nella sa-

dd

o altro Ordinario è tenuto fare suo Fescovato (F.) o Diocen^ dal

Ji6

VIS
Templum prò potèIl

V
pula
i

!

S

Morcelli lalinizzara:

state praesens invisìt.

vocabolo deri-

molti adari relativi alla visita pastorale. Un

visitatori apostolici, e traila

ga

va da P<75/ore( /^.), come l'insegna o ^erepiscopale, eia Pastorale lettera (nel

tempo V Arcivescovo (F.) Metropolitano [F.) poteva a suo piacimento visitare le
diocesi de'suoi 'Sujfraganei (F.)j o^^\ lo

quale articolo rilevai que* vescovi che preferirono ad essa
il

recarsi
il

prontamente

può
la

soltanto,
si

dopo che

nel

Sinodo [F.)

nella diocesi; lettera che

nuovo vescovo

provinciale

è conosciuta e approvata

indirizza al clero e popolo di sua diocesi,

ragione; e quanto

può

fare lo notai in

i»a capila da pochi per essere scritta in
latino,

quegli articoli. Parlando del Priniatc,c\\e,
sovrasta a'metropolitani di più provincie,
ricordai pure
le

pastorale ha

come rimarca il Parisi. La visita il medesimo religioso scopo
Fisita apostolica

dignità equivalenti della
le

e fine salutare della

gerarchia ecclesiastica orientale, e

loro

(F.) delle Chiese e Pii Luoghi d'ogni

prerogative. Superiore a tulli è ilP^tifWrtr-

nome

e d'ogni specie, e per rimuovere qualunque abuso insorto^ tanto nel clero quanto nel popolo, oltre quanto di particolare e speciale dovrò dire. Già della vìsita pastorale del Vescovato o Diocesi^
dissi
1

ca
si

di giurisdizione, ed

il

complesso de'veessi

scovati e arcivescovati a lui soggetti dice-

Patriarcato^ nel quale

hanno una
le

ispezione generale, che abbraccia

pro-

vincie ecclesiastiche dalle quali viene for-

alquante parole nel voi.

XCV

,

p.

mato.

11

vescovo Sarnelli, Lettere ecclet.

e 1 43, suH'obbligo personale del Féscovo o altro Ordinario di farla ogni an-

4

siastichct

5,lett. 20:

Della ìnsita Pastesso

storalCf comincia dal dire, che lo

no, o almeno, se non basta, in due anni deve esser compita, egli atti doversi conservare nell'archi viojdovendosi tener presente
il

nome

di

Fescovo

significa FisitatorCy

&

questo a

lui ricorda l'obbligo della visita

della diocesi e della sua gregge, da farsi

riferito a p.

i5i e

seg.

E dichiao Ordì-

personalmente, de jure divino^ dicendosi

rando
si

le

prerogative nella propria diocealti

aeProverbìyC.i^iDiligenteragnosce val-

ed

i

doveri del Vescovo o

ium pecoris
ra.

tuiy

tuosque greges considc'

narioy nel voi.
seg.,

XCVI, p. 23 e seg., 46 e 5i, 54, 57 eseg.,60, uno de'prinessendo
,

Non

dice fac agnoscere.

Ed

il

conci-

cipali

la visita

personale della

pure della promiscuità di esse in un medesimo Vescovato (FI), e che il vescovo deve avere iu tulle le chiese, privilegiate o no di Esenzione (F.), di sua diocesi, ili.° luogo; e che dopo la
diocesi
dissi

ci, dichiara: Cuni praecepto divino tuandatum sit omnibus, qiiibus animaruni cura conimissa est,
liodi Trento, sess. 23,

visita

debbono

(are la relazione dello sta-

to della diocesi alias.

Congregazione car(/^.), della

dinalizia del Concilio

quale

anche nel voi. LXIII, p. 270, col metodo da questa prescritto, ed al cui esame si deve sottomettere, per riferirlo al Papa. Devono ciò pure quicumqiie jurisdictionem quasi Episcopalein liahenteSy e
di portarsi in

ovessuas agnoscere. Nell'Extra vag. Sai' vator, de praebend. inter coniniunes^ si legge che PapaGiovanniXXIl, fra gli altri motivi ch'ebbe di dividere il vescovato di Tolosa in più città vescovili, uno fu, perchè singuloruni vulius nequibat (ut condecet) unicus Pastor inspicere. E pure quegli è il buon Pastore (F.), che sa chiamare a nome le sue pecorelle, come Ciro i suoi soldati. Disse s. Giovanni, e. i o: Bonus Pastor proprìas oves vocat nominatini.

E

sebbene

il

Tridentino,

sess.

Roma

alla visita de'ss.

Li-

mina Apostolorum^ per prestare riverenza al Sommo Pontefice. La s. Congregazione deFes('0\'i e Regolari ('^.) approva gli alti delle visile apostoliche, de^

24, cap. 3, prescrive: Patriarchae, Priniates et Metropolitani Episcopi pròpriani Dioecesini per se ipsos^ aut
si le-

gitime inipeditifuerin t, per suum genera-

lem Ficarium^ aut risitatores,si quo*

VIS
tanni s totant propter ejus IntUudineni
visitare

VIS
di udir la sua causa,
:

117
la ri'

ad un vicario

non potcntnl, salleni mdjoreni

ejnspnitem^ita tamenntlolo biennio per se, vt'l Fisilatores suo ^ conipleatur visi'
tara non praeterniillant. Quindi grave-

mise, esclamando Sed prò le ipse pugnavi detcxitque inipressas cicatrices.
y

E

però

s.

Pietro

,

discepolo di

buou

Maestro, destinò

in

Roma
,

suoi Ficarix

mente esclama il Sarnelli: « Chi è, che non avendo vero e legitlimo impedimento,

vescovi Lino e Cleto
egli altrove visitando.
la

per potere andar

E

s.

Paolo

visita-

consegnerà

alla fede, studio e

zeiod'un

Antiochia, dov'era stalo

mandato con
si

sostituto, /'7cnri(?, ^/.9/7fl/oreo allro,quel

Barnaba, Giuda e Simone, subito
tò a visitare altri

poril

ministero della visita delle anime col San-

luoghi, a predicare
il

gue preziosissimo del Redentore ricomperate? " Se Dio medesimo nella prima visita che fece del nostro progenitore Adamo nel Paradiso terrestre volle farla in propria sua persona (veramente la s. Scrittura non ci dice come Dio ivi gli fece sentir la

Verbo
nio,

demofrapponeva impedimenti perchè noQ
di Dio; di

che invidioso

visitasse

i

fratelli.

Or

essendo

i

vescovi

succeduti in luogo degli Apostoli, spetta
al

loro ministero esser solleciti o visitar

le diocesi,

tanto più che

vanno

a spese

sua voce; bensì
il

Adamo

ed

Eva

udi-

de'visitati; e la

procurazione (sul qual voil

rono

Signore che camminava nel giarritiratisi

cabolo può vedersi
degli arlicoH
to,

voi.

XGVIl,

p.

35:

dino sulla sera; e

per vergogna,

nozioni analoghe alla mensa vescovile, e

Dio

li

chiamò

e sentenziò).

E

nella

disi

scussione dell' enormità di Pentapoli,

dichiarò descendani et vidtbo^ onde per

che trattano d'ogni provensono nel voi. XCV, p. io5 e seg.) dovuta per ragione della visita, non è pre-

bocca del suo profeta Ezechiele diceva

:

scrittibile da' sudditi,

come

si

ha dal
i

e.

E^o

ipse reqnirani oves meas, et visitaet

cum ex offlcii de praescript.j onde
cilii

coo-

bo eas,

liherdboeas. Quindi Ira

gli

an-

zelarono questo punto di tanta im-

Legge vecchia, eranvi visitatori, quali avean cura della legge e de'divini misteri. Giuseppe fatto viceré d' Egitto: Egressus est ad terram
tichi giudei nella
i i

portanza.

Comandò quello di Tours: Deannuis viQibus ab Episcopo

crevinms^ utantiquae consuetndinis ordo
serve tur y et

dioeceses visitentur.
2.° concilio di

Lo

stesso ordinò

il

Aegyptiy et circuivit omnes regiones.
viceré in persona
se.

andava

in visita del pae-

Samuele non risparmiando fatica, ne incomodo di stagione o di viaggio: ibat per singulos annos circumiens Bethel, et Gàlgala^ et lUasphat]^ et judicabat
Israeleni.
Il

re Giosia in

persona

visi-

tando

il

suo dominio, ne tolse generosa-

Braga e ne die' a* vescovi le regole; così quello di Chàlons sur Saone, quello d'Arles ed altri. Nel 4«° concilio di Toledo furono per parte de' popoli esposte querele, che alcuni vescovi esigevano la procurazione, e non curavano di visitare le diocesi, contro la regola di s. Paolo: Si'quis non vidt operar i^ nec manducet.

abbominazioni degridoli. il Figlio di Dio non mandò un Angelo, un Arcangelo, un Serafino, ma è venuto egli in persona , Visitavit nosoriens ex alto^ a ricercare
tutte le

mente

Onde

il

concilio dichiarò col cano-

Wel nuovo Testamento,

ne 5: Quae duplex infamia negligentiae, etavaritiae s. Synodo magne fuit horrori. Statuit itaque ne quis ultra exer»
ceat id cupiditatis ingeninm, et ut solliciliores sint

le pecorelle

smarrite, a costo di tante pe-

ne e

fatiche, sudori e sangue, e

morte

di

visiiandis.
di

Croce, per ridurle all'ovile celeste. Egli
così Crocefisso

Episcopi de suis gregibus così mg."* Bosio vescovo Novara, che per la salute del suo greg-

Non

potrebbe ripetere assai me-

ge, ne'disagi delle visite pastorali termi*

glio a chi fa altrimenti,

quanto un

sol-

la vita;

morte invidiata dall'arcives.

dato rispose a Cesare, quaudo ricusaodo

scovo di Miluuo

Carlo, che uè celebrò

ii8
I

VIS
Il

V
romana, prima-

I

s

funerali.

Sommo Pontefice, come med'Occidente, oltie-

Iropolila (della provincia
te d'Italia e patriarca
clȏ

della greggia de'fedeli),

Pastore de'Pr/^/or/ e padre comune vacando qualche f'escovato nella sua diocesi detta Urhile visite

inducer e^ bonos mores tuerì, pravos corrigerc, et popuhan exhorlalìonibus ad religìonem^ palìenliam^ innocentia ni q uè rtcce«f/ere. Però , soggiunge il Sarnelli,
dev'esser amorevole,

come
s.

la

Visitazio-

ne della B. Vergine a

Elisabetta (V.);

cnrla, delegala subito

a'vescovi

come

la visita

degli amici e parenti;

come

più

vicini, e lo stesso

faceva nelleio prò*

la visita de'roedici agl'infermi; degli agri-

vincie,
lia,

similmente dette Urbicarie d'Itaspeciale metropolita di quelle;
di

coltori a'ioro poderi; de'pastorialla greggia:
sess.

come

onde morto il vescovo

Palermo, s. Gregorio I delegò la visita a Barbaro vesco* vo di Benevento nel 6o3 qua propter visilalionis deslilutae Ecclesiae fraternilati lucie opera/n soleniniter delegaìtius. Morto parimente Festo vescovo di Capua, scrisse il detto Papa a Gaudenzio:
:

onde il s. concilio avvisò nel cap. i, i3: Illud primuni eos advionendos
,

censet, ul se Pastores

non percussores

esse meminerintjatque ila praeessesubdilis

oporlercy ut non in eis dominentur^
illos

sed

taniquam

filiosy

etfratres di-

ligant^ laborentque, ut hortando^ et

mo'

nendo ab

illudtis deterre ant^

ne ubi de-

cedas.

Ul memoralae Ecclesiae Fìsitator acCos'i essendo morto il vescovo di Catania, Papa Pelagio II nel 58o mandò visitatore Eucarpo vescovo di Messina.

linquerinl, debitìs eospoenis coercere co-

ganturj quos tamen si quid per humanani fragilìtatsm peccare contigerit^ illa Apostoli est ab eis serranda praeceptiOf ut illos

Lo
i

stesso in tutto l'Occidente fu prai

arguanty obsecrenty increet

ticato da' metropoliti,

quali destinava-

peni in omni bonitate^

patientia^ cuni

no
s,

vescovi visitatori alle chiese vacanti

delle loro proviucie,

come

dichiarò

Papa

saepe plus erga corrigendos agal benevolentia, quam austeritasj plus exhortat/Of quam commina tic; plus charitas, quam potestas. Sin autemob delicligra-

Gregorio \.Ad Mctropolilum spedasse vacanti Ecclesiae Fisitalorem Episcopurn desl'inare^ ad queni pertinehai
electuni Antistilem consecrare.

vitateuì virga opusjuerit;
^

iunccum man-

E

si

fac-

suetudine rigor cuni misericordia j udì-

cia l'elezione del successore coirassisleo-

za del vescovo visitatore, detto pure In/erce.5Jor,argoraento svolto nel vol.XG V,
p.

259
il

eseg., ragionando dell'elezionedel

Vescovo.
cesse

A

questi vescovi visitatori suc( /^.),

cium, cuni lenitale severitas adhibenda Perchè nella visita non si fa strepilo giudiziale, e le cose gravi si faranno con maturità nella città vescovile, secondo l'ordine loro. Inoltre la visita deve farest, etc.
si colla dovuta diligenza, non disgiunta da celerità, per non gravare diocesani con lunga dimora, come prescrive il Trii

f^ icario capitolare

come

af

ferma
si

mg/

iNicolai

vescovo di Capaccio:
voi.

può tener presente il riferito nel XCVl, p. 67 e seg. In quanto poi

alla

dentino

,

cap. 3,

sess.

1^. Fatta

dunque

maniera di procedere nella visita pastorale, benché il Tridentino dia al vescovo odierno in visita maggiori facoltà della podestà ordinaria, dichiarandolo in molte cose delegalo della
s.

dal vescovo la visita locale, reale e per-

sonale in un luogo, tosto
tro.

si

passi all'al-

Termina
devono

il

Sarnelli la Lettera della

Visita Pastorale^ con avvertire, che per
essa

Sede, sicché reo-

servire di specchio

due gran
8.

de

gli

ordinari in

visita pari co'delegati,
il

cardinali della Chiesa di Dio, e pastori

ad ogni modo, dice
fine della visita è
concilio, sess.
il

Sarnelli, perchè

il

dichiarato da quel
3:

s.

24,

e.

Sacrani^ orUiodo-

xamque doelrinain

expulsis haeresiùus

Carlo e Orsini arcivescovo di Benevento poi Benedetto Xlll (che rilenendo da Papa i'ard'amplissime arcidiocesi
,

cioè

Borromeo arcivescovo

di

Milano

^

V IS
cidiocesì
il

VIS
la

119
si

da PiOina intraprese due volte Fiag^io per la visita pastorale) de*
,
:

sua presenza, e se non

giustificano,

o se cadranno, saran puniti canonicamen*

ad imitazione del i.°, senza mai stancarsi, ogni anno faceva il giro per r arcidiocesi, non riitparmiando fatiche, non curando disastrosi viaggi, non sentendo gl'incomodi della salute. Di cui si
quali
il

a.°,

le".

Il

vescovo Compagnoni,

Memorie
t.

della chiesa e de vescovi d' Osìnio,
p.

5,

170 e

seg., riporta la disciplina segui-

ta nel

secolo

XV

nelle

visit;;

pastorali de*

potè dire ciò che

Plinio

il

Gio\'ane

at-

tribuì nel suo panegirico a Traiano: Félorissìtni sydcriSj more, omnia iiiviiere, omnia audire, etundequaque invocaliim, statini veliti Niunen ade.ssct,et assislere. Ecco alcuni canoni corrispondenti dì con
cilii.

frammenti di quella del vescovo Zacchi nel 1462. Entrava ne* luoghi processionalmente, con
vescovi, ricavata da alcuni
vesti pontificali, tra gl'inni e
i

cantici, e
i

visitando

le

chiese interpellava

rettori

e pievani sulla loro condizione; cosi face*

va nelle confraternite e spedali co'priori,

Can.

I

del concìlio di Braga del
le

5'j'i.

amministrando
to delle

la

cresima o Conferma'
se pagati;

»

1

vescovi visitando

loro chiese, esai

zione in ogni luogo. Si faceva render con-

mineranno primieramente
sapere

chierici per
il

prebende, e de'censi
1*

ed

come amministrino
la

battesimo,

esaminava
Jrtgre,

idoneità delle Suppellettili
tali ec.
si

come

celebrino
Il

messa e

gli altri ufiizi

multando se non eran

Gl'in-

ecclesiastici.

vescovo radunerà un altro

ventari che in tale circostanza

olirono

giorno
giuro,

il

popolo per istruirlo a fuggire

o
vi

si

compilano, preteutarono

la

hugalii

l'idolatria, l'omicidio, l'adulterio, lo speril

tà e miseria di quell'epoca, in cui

vesco-

falso testimonio, e gli altri pecca-

solevano fare registrare in
le suppellettili

essi

non sole

li mortali; a credere la Risurrezione, e al giorno del Giudizio universale , ossia la seconda entità del iVessìa {F.). Indi passerà ad un'altra chiesa*'. Can.iG del concilio di Cbàlonssur Saone. » I vescovi

no

sagre,

ma

eziandio

profane d'uso domestico.
Il

f

visitare sovente la propria diocesi è

stato tenuto
cipali
ti

mai sempre per uno de'prinInfat*'

doveri annessi all'episcopato.

nelle

loro

visite

si

asterranno non pur

dalle esazioni illecite,

ma

da luttociò che

può esser d'aggravio, e cagionar delloscan dalo". Can. 4 del concilio d' Arles del 9 3.
1

»

I

vescovi nella visita pastorale
i

avran-

deve un vescovo o altro ordinario fur le parti di pad<e e di pastore verso la greggia alla sua cura commessa, egli deve altresì mostrarsi sollecito', per quanto e in sé, di visitarla a fine di mantenere in
se

no gran cura d'istruire preti, che ordì* neranno per le parrocchie, vale a dire curati. Can. 6. Avran cura che canonici e monaci vivano ciascuno secondo il loro istituto. Can. 17. Ogni vescovo visiterà la sua diocesi ogni nono, e prenderà in protezione poveri oppressi". Can. 3 del concilio generale di Laterano IV nel 1 2 5. *» Ogni vescovo visiterà almeno
i

essa

la

sana dottrina, di purgarla dagli

errori, qualora

ne fosse

infetta, di accen-

i

derla con Predica di esortazione, e colle

i

i

ammonizioni alla religione e alla pace, di provvedere a'suoi bisogni,edifareinsoai* ma tutlociò, che giovar possa al suo spirituale profitto. Quindi si legge nelle storie ecclesiastiche, fino
la

da'primi secoli deli

i

Chiesa, che
i

i

patriaichi,

metropolile lo-

una
dove

volta l'anno in persona, o per altri

tani e

vescovi
le

spesso visitavano

•soggetti idonei, la parte della
si

sua diocesi,

ro diocesi^

toro provincie, le loro par-

dirà che

delle persoiieche
licole,

vi sono degli eretici, o tengono segrete conven*

rocchie; laonde,
cilio di
Tiiat.f

come

già notai,

il

8.

con-

o che menano una

vita singolare,
;

Trento nella ses». 24» de Rejbr* e. 3, impose a ciascun di essi di viimpediti, por mezzo del loro

e diversa dal

comune

de'fcdeli

avrà cu-

sitare in persona, ovvero, essendo legitli*

ra d'iudicarneli; far venirgli accusati al*

mameulc

I20

V

1

S

V IS
gioia vi annunziarao,.o
figli

Plcnrio generaley o speciale l^sUafors, tutta quanta la loro diocesi ogni anno, o al più ogni due anni, qualora non basti uno per visitarla interamente. Annunzia*

carissimi. Sa-

rà dessa aperta nel giorno

6

del prossimo

gennaio

alle

ore 3 pomeridiane nella no-

stra chiesa cattedrale.

A

tanto

cj

parve

no alla diocesi la visita pastorale che si propongono effettuare con Notificazione per la sagra visita. Riprodurrò per bello e dotto esempio quella dell'odierno arcivescovo ve';covod'/^/7CO/zrz
ricavandola dal
e

proprio un

tal

che ricorda il a noi suona manifestazione , riconosci' mento. In questo il nostro Dio Redentoil nostro Padre celeste, si fe'per tale riconoscer dagli uomini; e in questo di-

quello, , siccome mistero delTEpifania, che

giorno

Umana caV'
Ossen>atore piacque al

re,

dinal Antonio M." Benedetto Antonucci,
n.
1

1

dell'

stintamente

la

Chiesa mostrerassi a voi

Romano deh 852.
Gerarca supremo,
re,

«
al

Quando

Madre

pietosa

chiamandovi

a se per far-

nostro Sovrano e

vi ricchi

de'suoi tesori celesti. Miei cari,
il

Pontefice, richiamarci al carico di Pasto-

seguiamo
lenne.
sto

mistero di questo giorno sostella

fidando a nostre cure questa gregge
,

Una

pe'Magi fu guida a CriR.eligioae, ch'è
alle

elettissima

noi

abbenchè

già

da mollo
ci

divezzati da qUell' ufficio

si

laborioso,

bambino; e la lucente di mezzo
vi

un astro

tenebre del

mondo

togliemmo con gaudio l'onorevole ministero nella certa conoscenza, che una fimiglia ci era commessa buona, docile, affettuosa. E quest'affezione, questa bontà
del cuore voi la palesaste, o
figli carissi*

corrotto,

guidi in quest'opera salutare,
nella loro risolu-

cristiana. Dessi fermi

zione pietosa non fecero conto degli scherni

mondani, ne intimidirono

all'ira

d'uà

tiranno crudele, e voi nella vostra pietà
colo,

mi, nella schietta esultanza, ne' modi a-

morevoli, con che poco innanzi
glieste tra voi. E' ora debito del

ci

acco-

vostro

non guardate alle beffe de'seguaci del senon invilite agli assalti del nemico d'inferno. Doni preziosi da quelli furono
presentati a Gesù; somiglievoli offrirle voi pure porgete al Signore. La Fede sia l'oro, l'Orazione l'incenso, la Mortificazio-

padre ricambiarvi del dono, e tutta

mo-

strarvi la sua gratitudine e tenerezza. Ri-

pensando però

sul

modo di darveoe

va, e facendo attenzione,

proche mentre son

ne dello

spirito

tenga luogo alla mirra.
vi

Padre^ a voi sono in pari tempo Pastore, niun altro più adatto ce ne ha suggerito
il

Con quest'apparecchio
lute e di grazia.
Il

tornerà a gran

profitto, vi accerto, questo

tempo
il

di sa-

nostro cuore, che quello di aprire la
Visita, la quale, se sguarda
il

nostro Pastore Divino,

s.

primamen-

che venne

in terra a visitare

suo po-

te

vostro bene spirituale, intende non
al vostro
si

polo, ed a portargli salute, lasciò a' suoi
successori nel ministero santissimo del co-

meno
questa

temporale vantaggio. la
d'afifetti,

fa
il

luogo a confidenza

mein appresso

a rinnovare

si

a^sse quel'o-

io questa

ge

,

il

Pastore riconosce il suo gregPadre si fa vicini suoi figli , ne
i i

st'opera pietosa cristiana. Egli a tutto

razione premise; e noi fedeli
detto giorno
della nostra
gitori celesti

al

suo esem-

apprende bisogni, ne asciuga le lagrime, ne minora l'angustie. In questa si snebbiano dall'errore le menti, si ammolliscono
^al
i

pio faremo capo da questa, aprendo nel
la s.

Visita sotto gli auspicii

cuori indurali ne'vizi,gli sviati
sentiero richiamansi,
i

Patrona e de' nostri Proteginvocando l'aiuto di Quello,

buon
al

timorosi

sono

bene incorali,

i

fervorosi confor-

de.

tati nel
ti,

meglio. Consigli,

ammaestramen-

quanto è in somma d'un cno* re paterno, tutto si adopera in questo tempo aecettevole. Questa pertanto aoi nella
soccorsi,

da cui quanto è bene nel mondo proceEsortiamo pertanto tutti del nostro Clero amatissimo a decorare della loro presenza la sagra funzione, ed associarsi alle nostre preghiere. Il popolo, che pren-

de da'suoì

sagri Ministri la

norma, dal-

V

I

s
lo riguarda
il

VIS
Digiurw,
il

ut
rispetto al

resempioguìdato correrh cUvoloesso pure a giunger forza a' nostri voli caklissi^

No-

ma

augusto
stiva

di

Dio, della Fergine e de*

mi.

dell'

Ordiniamo inolile a lutti Sacerdoti un Clero e dell'altro, che si nella
i

Santi

nostra cura primiera.

Gemda

IMessa,e

nelleBenedizioni aggiungano al:

ultimo nella sua pietà tornò la gioia agli afflitti, la speranza a'sfiduciali, a* travagliati la pace, e noi nella nostra

l'allre l'orazione

Deus qui corda fide-

debolez-

lium; e

Messa parrocchiale e convenluale invochino l'aiuto celeste con l'inno: Feiii Creator Spirìtusj l'orazionella

za, col consiglio e con l'opera, a tutti sa-

remo
forto.

di soccorso, di

Rimane

ora, o

giovamento e configli carissimi, che

ne sopraccitata, e quella de'ss. ProtettoCristo Gesù si ri. Forte neir orazione trascelse compagni all' impresa santissima; e noi a maniera dell' Eterno ]M«e,

non

riceviate invano, siccome dice l'Apo-

stolo, questo benefizio Divino,
te al

ma

v'unia-

Pastore nell'opera santa, e a Lui
pienezza di grazia per ripor-

preghiate dal Cielo lume, fortezza, consiglio, a voi

slro,

chiameremo
si

a soci delle nostre fa-

tiche degni ed eletti Ministri. Egli caldo
di zelo celeste
fé'

tarne profitto. Lo speriamo dal vostro cuore docile, affettuoso, cristiano; e
così dolce fiducia vi
lieti

dentro

al

suo

Temprofaa-

ia

pio e lo purgò delle sozzure, e lo tornò
nell'onore primiero cacciandone
natori sacrileghi; e noi d'ugual
i

modo
la

vrenio a primo pensiero visitare
del Signore
gli
,

Casa
f^asi^

osserveremo
Reliquie

i

sagri
gli

Arredi^
il

le ss.

y

Altari, e

comparliamo la Pastorale benedizione. Data dalla nostra residenza in Ancona questo dì 3 gennaio i852. Antonio Benedetto ArcivescoK>o e Vescovo ". Nel Dizionario sacro-liturgico, del benemerito veneto sacerdote Di il seguente articolo, che nel riprodurre fjròlra parentesi alcune avvertenze. « Visita Pastorale del Vescovo alle Chiese della sua diocesi, rito e cerc-

fare che

Culto divino

sia nel

suo pieno
por-

clich, vi è

splendore, nella sua maestà. Sarà prima
in questo la nostra Cattedrale. Ci

teremo
nori
si

in appresso alla Collegiata, alle
l'altre

Chiese parrocchiali, e a tutte
diocesi.

mi-

monie. Inlimatasi dal prelato
Si avvertirà
elfetli,
il

la visita: r.

interne, che esterne della nostra

popolo intorno

alle cause,

Visiteremo
i

nasteriy

vate

,

gli

Seminario /i lìloConservatorii^ le Cappelle priOspedali , e quanti Pd luoglii
il

e suo rito, leggendo

dopo l'Evanla

gelo della Messa parrocchiale

Lettera

Pastorale, se

vi

fosse. 2. S' inviterà alla

sono

alla

nostra giurisdizione soggetti.

confessione sagramenlale, onde ricevere
la ss.

Cristo nel

tempo

della

sua visitazione

Eucaristia per

mano

del vescovo

.

santissima, pose ogni cura a combattere
le false

dottrine de'boriosi dottori, a por-

re in luce,

sia farisaica,

mordere e fulmitiare l'ipocriad ispiegar la sua legge, ad
Lui porremo
gli

appurecchieranno quelli che sono ancora da cresimarsi. 4- Si ecciterà il popolo col suono preventivo e frequente del3. Si
le

campane.

5.

Si

adornerà a

festa

la

inculcarla, diffonderla e metterla nell* a-

Chiesa. 6. Si appronteranno tutte quelle

more

di tulli; e noi dietro

cose, che fossero da benedirsi e da consagrarsi. 7.
carsi verso

l'opera nostra a rimuovere

errori, che

Per
il

le

ceremonie da pratisi

pur troppo a questi giorni tristissimi si van propagando, a conìbnltere que'funesti priucipii che da'cnaeslri dell' empietà sotto falsi colori sono disseminati a ri,

vescovo

apparecchierà.
ve-

a) L'ombrellino o baldacchino da portarsi da'nobili del

luogo nel ricevere

il

scovo, b)
gliela

chiamar

nel vigore l'inosservanza de' diss.

Una Croce senz'asta per darda baciare, e) Un tappeto e un cu-

vini precetti, e dellaChiesa nostra

Ma-

scino di color paonazzo, d)
colla navicella, e)
Il

Un

turibolo

dre. L'osservanza delle h\s(e, l'astinenza
da'cibi di grasso ne'gioriii vietatile (pian*

vaso dell'accpia be11

nedetta coU'asper^urio. f)

piviale e iu

,

122
Si

VIS
breviario,
lie di
il

V
qualche
s.

I

s
TomePrnl
il

ola dì color bianco pel rettore della chie-

calendario, la Bibbia,

g) Uo genuflessorio con tappeto e cuscino di color paonazzo innanzi \* aitar
sa,

Padre,

catechiimo roin

mano

e altri simili ([la

Gavanto

maggiore, e dove
h)

vi

è

la ss.

Eucaristia.

xi Cornp.
luoghi poi

Fisit. Civit. et

Dioecesis.).

Una

sedia vescovile sopra 3 gradini,

con baldacchino sopra in cornii Ei^angelìi. i) Tutto quello che può esser necessario pei ramminisirazionedelsagiamenfo della cre!«ima. k)
la

per propria giurisdizione dal P^escovo sono i seguenti,
visitarsi
I.

da

La Chiesa

cattedrale. 2.

Le

collegiate

Le confraternite delsessi, l)

dottrina cristiana de'due

Sei

cerei sull'altare

maggiore,

w) Due

torcie
si

servienti a vari usi. 8. In Scigreslia

e-

Le parrocchiali colle abitazioni de'parrochi. 4- Le benefiziale. 5. Gli oratorii dove si celebra, e ove non si celebra messa. 6. I monasteri di monache soggette all'ordinario. 7. Le
colle case canoniche. 3.

sporranno con ordine le sagre suppelietlili. g. Ivi pure si esporranno libri destuiali ad uso delia chiesa, come sarebbero messali, breviarii, antifonarii e rii

chiese de'monaci o regolari dove
ra di

vi sia

cu-

tuali, io.

Un

indice delle

ss.

Reliquie coli

le rispettive loro

approvazioni,

i.

I

do-

anime, come vuole il concilio di Trento (sess. 1 5, cap. 5). Veduto quanto si deve apparecchiare per la detta visi ta^ venghiamo all'ordine da tenersi nel ricevere il Fe.'icovo (accompagnalo da*
convisitalori).
i.

cumenti dell'Indulgenze
vilegiato.
I

e dell'altare pri-

INe'Iuoghi insigni

si

rice-

2.

Un

in

ventario de'dirilli, de'

verà processicjnalmente sotto baldacchino, e mai fuori delle porte della città, se-

privilegi, e dell'obbligazioni della chiesa.

i3. L'inventario delle suppellettili. 14.

condo

il

Cere/noniale de* Vescovi
si

(lib.

1

L'inventario de'beni slabili e rendite della chiesa, delle

cap. 2, D. 8). Ne'iuoghi minori

riceve-

decime e

dell'offerte. i5.
si

Un

indice de'benefizi che

trovano in

cio della

rà col rocchetto e colla mozzetta, col baCroce alla porla dejla chiesa, e
vestito di piviale di color bianco. L'ordi-

quella parrocchia. 16. Similmente delle
chiese, degli oratorii e delle cappelle colle loro obbligazioni, esistenti nel circolo

colTincensazione del più degno del clero

ne poi da tenensi sarà

il

seguente,

i

.

Al-

della parrocchia

^-Similmente delle confraternite ede'monasteri si di uomini, come di donne. 18. Similmente del clero di
i

l'avvicinarsi del prelato alla chiesa

si

suo-

nerà l'organo eie campane solennemente. 2. Si accenderanno le candele dell'altare maggiore, e degli altri altari, se ve

quella chiesa. 19. Similmente de'laici che servono negli uliizi divini e ne' funerali. 20. Suiiilmente un indice delle Messe ri-

ne

fossero. 3. Si porterà

il

clero alla por-

ta della chiesa
accoliti,

cevute, e da celebrarsi e celebrate. 2

1

.

Si*

con due ceroferarii e due uno col vaso dell'acqua benedetturibolo e colla navicella;

ujilmeute de'Iegati eseguiti e da eseguirsi, per cause pie e lasciali. 22. Si abbia-

ta, e l'altro col

no

in

pronto

i

registri

parrocchiali de'

il rettore (0 il più degno del clero) in piviale bianco col Crocefisso.

indi susseguirà

battezzali, de'contermali, de* coniugati e

Giunto

il

de'defunti,

2 3. Si

non che lo stato dell'anime. debbano apparecchiare da quaorfa-

genufletterà sopra

prelato alla porta del tempio, il cuscino posto nel
e
il

mezzo d'un tappeto,

il

rettore gli olFrigli

lunque del clero gl'islrumenti degli dini sagri e de'benefizi, come pure le

Crocefisso da baciare; indi

porgerà

l'aspersorio epoi la navicella col cucchia-

coltà date per ascoltare leconfessioni, per

rino per porre l'incenso nel turibolo, che
si terrà aperto dall'accolito, e datagli la benedizione (dopo che il vescovo avràcoll'aspersorio segnato sé, ed asperso quindi
il

predicare e per celebrare in qualche oratorio privato la s. Messa. 24. òimilmenle
i

libi

i

personali,

che

si

sogliono prescri-

vere agli

ecclesiastici,

come

il

uiessalc,

il

clero, e poscia

il

popolo dentro

lu chie*

V
sa e

I

s

VIS
meDivina legge e de'precelli
sa, e

laS
di

dopo quello

esisteiile fuori della

«.Midre Chie-

desima, reilituentio 1' aspei&orio), il rettore incenserà con 3 tiri il vescovo, fallogli

per levai e

gli

abusi, (|uando ve ne
la

fossero.

Ciò detto darà

sulenne benedi'
si

prima e dopo una profonda inchii

zione

al

popolo

(e

quindi

pubblicherà

nazione. Nell'entrare cl/egli farà in chiesa, se sarà la prioia volta
tori

l'indulgenza concessa dal vescovo a'presenli).

che visita, candiranno l'antifona: Sacerdos et Poti ti/ex j et virtutum opifex'y Pastor bone in

Si avvertirà poi
il

che celebrando

messa
la

prelato,

il

detto discorso potrà

aver luogo dopo l'Evangelo. Deposta poi

populo^ sic placuisti
:

Domino; e

dipoi in-

cappa vescovile,

si

vestirà

d'

amitto,

luooeranno l'inno P^eni Creator Spiritns, ovvero il Te Deiun laudamusj ma non essendo la prima visita, si tralascerà la detta antifona, e solamente si canterà il Veni Creator Spiriius; venendo frattanto condotto
il

stola e piviale di color violaceo o nero, e
di

mitra semplice, e stando presso
il

l'alta-

re verso

popolo, farà una generale as-

soluzione pe'defuuti, dicendo l'antifona:

Si iniqui tates; e
ripetendosi

il

salmo:

De profundis^
Kyrie
l'

prelato all'altare del

ss.

la stessa

antifona, e poi dirà:
e-

Sagramento, ove orerà un poco. Terminato
il

Kyrie

eleison, Christe eleison,

detto inno,

il

rettore stando sulla
dell* altare,

Irison: Pater noster.K pigliato l'aspersorio, aspergerà 3 volte, indi posto
in-

predella in

cornu Epistolae

verso

il

prelato che sarà genuflesso, dirà

censo nel turibolo colla benedizione, incenserà

ciò che segue: f. Prolector nosler aspi-

come

al solito,

e poi dirà

:

f.

et Deus. ^. Etrespice infacictn Chris ti ini. ^. Salvimi fac servimi tuum. %.

ne nos inducas in tentationem. j^. libera nos a malo. ^. In memoria
terna erunt justi.
]|.

Et Scd
cte-

Deus nieiis speranteni in te. f. 3Jilte e/, Domine, auxiliimi de sanato. ]§. Et de
Sion
tiiere euni.
f^.

Ab

auditione

y. Niliil proficial

ini-

Et filius inìquitatis non ei. ^. Domine, exaudi oratìoneni meani. i§. Et clamor meits
ìnicus in eo.

non timebunt. jf. A porta inferi. riie, Domine, ani mas eorum. f. Requiem aeternam dona eisy Domine. ]§. Et lux
perpetua luceat eis. jtf. Domine exaudi oralionem meam. ]§. Et clamor meus ad te veniat. f. Dominus vobiscum. ^. Et Clini spirita tuo. Oremus: Deus, qui inter Apostolicos Sacerdoles famulostuos
Pontificali fecisii dignità te vigere, prae»

mala ]§. E'

apponat nocere

ad
Et

te veniat. f. Dominus vohiscum. ^. cimi spirita tuo. Oremus: Deus ha-

milium

visitator,

qui eos paterna dde-

ctione consolarisj praetende societati no-

strae gratiam iuam, ut per eos, in qui-

bus habitas tuum in nobis sentiamus advenlum. Per Christuni Dominimi nostrum. Amen. Dopo si canterà l'anlifona del Sanlo titolare della chiesa col jlf cor,
.

eorum quoque perpetuo aggregentur consortio. Per Chri^ stimi Dominimi nostrum. Amen. Dipoi col vaso dell* acqua benedetta, col turista^ qurjesumus, ut

bolo, co'ceroferarii, colla Croce, e col cle-

rispondente, e tratlanto

il

prelato ascen

ro innanzi, cantandosi
-

derà

l'aliare, e lo bncierà nel

mezzo,

e

ri

rum

resuscitasti,
vi

si

il ^. porterà

Qui Laza*
il

prelato al

tiratosi in

cornu Epistolae, stando volto

cimiterio (se

è, altrimenti gira per la

verso l'altare, canterà l'orazione del pre

chiesa aspergendo
tulli e
i

detto Santo, poscia sedendo nel faldistorio,

o in una sedia vescovile (o nel trono) con baldacchino sopra, apparecchiata in cornu Evanf^elii farà un breve discorso
(poi in breve ne esibirò

un esempio)

sul-

l'obbligo che Ud
si

di visitare la sua dioce-

per animare tutti all'osaervunia della

le sepolture, avendo in due casi sempre la Croce astala fra due candellieri e il clero avanti), dicendo co'suoi ministri T antifona: iV/ mi» quitatesj e il salmo De profundis; e quando sarà nel mezzo del cimiterio, si canterà il i||. Libera me, Domine; e dopo rie cUison, Christe eleison. Kyrie elei'

Ky

1

^4

VIS
jlf.

V
dino
dell'altare,

I

S
al rettóre

Et ne nos inducas in tentationem. $. Sed libera nos a malo, f. In memoria aeterna erunt fusti etc, come sopra. Oremus: Deus, qui inter etc. E poscia: Deus veniae largitor, et hmnanae salutis amalor, qnaesumus
son: Pater no s ter.

impone

o parl'in-

roco, che deve essere in colla e stola, di

aprire

il

ciborio.

Questo aperto, pone

censo nel luribolo), e dipoi ne farà l'incensazione (dopo la quale s' intuona il

Tantum
il

ergo.

Appena cominciato,
all'

si

alza
fa

clementiam tuam^ ut nostrae Congrega^ tìonisfratres, propinquos, et henefactores, qui ex hoc saeculo transieruntj B. Maria semper Firgine intercedente ^cum

vescovo, ascende

altare,

cava o

astrarre dal ciborio la

s.

Pisside o la sca-

tola dell'Ostie coosagrate, e

pone

tutto so-

pra

il

corporale, già preparato e disteso.
il

omnibus Sanclistuis, ad perpetuae beaiitndinis consortium pervenire concedas.

Esamina
regola
la

ciborio dentro e fuori; se è in
la

serratura e

chiavetta, che lo

DeuSyCujus miseralione aniniaefl' delium requiescunt,famulis et famulabus tuis omnibus hie et ubi q ne in Christo quiescentlbuSf da propitius veniam
Indi:

chiudono. Poscia poste le s. Particole o sopra il corporale o dentro altra Pisside,
questa esamina in uno alla scatola; indi

ripone in esse
i

le

Particole, e ne raccoglie

peccatorunif ut cnnctis reatibus absoluiisy

frammenti, se

vi

sono. Se occorre,
le

si

pu

-

tecum sine fine laelentur. Per eum-

riflca le dita,

per avere toccato
la s.

specie

dem ChristumDominum nostrum. Amen.
f. Requiem aeternam dona eis. Domine. ]§. Et lux perpetua luceat eis. f. Reqiiiescant in pace. ^. Amen. Frat*
ttinlo fila per ogni

sagramentali, e pone indi
l'altare,

Pisside sul

co rporale.Discende immediatamente dalturibolo, ed incensa

pone nuovamente l'incenso nel il ss. Sagrameulo. Si

parie del ciriiiterio

un segno di Croce (aspergendo e incensando le 4 parli, prima del j. Et ne nos inducas in tentationem: e dopo terminato {'Oremus farà il segno di Croce nelle
ec). Ritornando alla chiesa col medesimoordine, sirecilerà il salmo: Miservre mei Deus (cantando, e dal vescovo

cuopre del velo umerale, ascende all' altare, e coperta con esso la s. Pisside, dà la benedizione al popolo. Intanto si canta:

Genitori, genitoque, e

si

termina, poi

-

che cantala
zio nel

lai.' strofa, erasi fatto sileo
il

-

dette parti

tempo che

descritte ispezioni.
colla
s.

Data

vescovo eseguiva le la benedizione
discende dall'altale tovaglie, la

Pisside, questa ripone, insieme al-

sotto voce co'suoi ministri); e giunto

il

prela

la scatola, nel ciborio,

lato innanzi l'altare maggiore, deposta

re, e

si

spoglia de' sagri paramenti. Indi

mitra, dirà:

Kyrie

eleison, Chris te elei-

risale sull'altare,

esamina
il

san. Kyrie eleison: Pater noster.

ne nos inducas in libera nos a malo.

Et tentationem. ^. Sed
jf. ;^.

pietra sagra e la mensa, investigando se
vi

sono irregolarità;

che fjpure co'can-

A porta inferi etc.

dellieri e tabelle dell'altare

medesimo.

Il

Oremus: Absolvc, quaesunius Domine,

vescovo è accompagnato da'più degni del
clero, e da' coovisitatori e dal parroco).

animasfamulorumfaniularumque tuarum ab omni vincalo delictorumy ut in
resur ree tionis gloria inter SancloselElectos iuos resuscitali respirent.

Indi visiterà

il

battislerio,

i

sagri Olii (e
i

loro custodia),

le ss.

Reliquie (ed

loro re-

Per Chrifat-

liquiari e sigilli),
te incensate,

che verranno parimen-

stum
to, e
i

Dominum
deposta

nostrum. Amen. db
e
il

come

la stola

piviale, assunti

v,nilo nella sua

prescrive il citato GaPraxis Compendiaria,
si

paramenti
il

di color bianco (cioè la stola

§ 7, n.

I

I.

Similmente

porterà alla videlle ss.

e

piviale, per
si

cominciare

le

visite), il

sita degli altari, delle cappelle,

prelato
rislia,

porterà a visitare

la ss.

Buca*
il

precedendo due torcie accese e
(e

I»nmagini (de' confessionali), della sagrestia e delle coufraternile (per osservare se
tutto trovasi ia regola; e oellu sagrestia

turibolo

prostrato sul cuscino nel gra-

V
esamina
!e vesti

\

s
i

VIS
pRnnilinì sagri,

iiS
Giosafat,
la

sngie,
i

de*

due famosi
la

re

Salomone e
de'popoli,

tutte ie liìoiiclierie,

vasi sagri.

Passa

al

che

vera

(islicità

quiete e

cimiierio per vedere se ha
(]ual(

bisogno di
il

la tranquillità

de'regni, lo splendore e la

he cosa da riformare/ Poscia
la

ve-

gloria de'regnanli,

scovo polla amminislrare
cjuelii

cre>.io»a

a

che ne saranno apparecchiali, prepotrà eziandio benedire
eccJesiaslici, se
le

non consistono già neldominio di vaste Provincie, e nel godimento de* pial'acquisto di gran tesori, nel
ceri di

intllendo una qualche ailenuosa aotmoitizioue
;

que^la terra,

ma

si

bene

nel culto

gli or-

e nell' ossequio del vero Dio, nell'osser-

namenti

ve ne fossero di
si

vanza de'suoi divini precetti, e nel

testi-

nuovi, e deposte

sagre vesti,

tralter-

monio

della

buona

coscienza. Passa quin-

là col clero e co'fyhbricieri,onde esami-

di a di» e,

nale

le

amminìstiazioiii spirituali e temchie>-.a

porali d« quella

(Tulle
il

le

accen-

che sebbene non abbia a far con persone, cui convenir possano o la tarda confessione di Salomone, per eccitai le al

nale cose, o alcune di
visitarle a suo
la

esse,

vescovo ptiò

disprezzo de'beni terreni, o

i

sag-

visita

comodo, o commetterne a'convisitatoii. Deve osse» vare
i

gi

piovvedinienti di Giosafal, per ricou-

duile sul sentiero della virtù e della religione;

hbii pariocihialijSia de'baltezzali,sia óe
defunti,
sia dfgli

pure

il
il

suo pastorale

ufllcio esige,

sposalizi; gli obblighi

ch'egli visiti
tagli dalla

campo
di

e la gregge affida,

delle messe e degli anniversari ed altri
legati pii; e

divina Provvidenza

poicliè
il

quanto concerne

la fcibbiica
le
si

non

vi

è

campo

eletto frun)ento,

delia chiesa e sue pertinenze, e
te e spese della

rendiporte-

quale non richiegga un' incessante cura
dell'agricoltore, affinchè

medesima). Indi

la alia visita della scuola della dottrina
cristiana, e

sieme con esso l'erbe
zizzania, nèovile
re,
il

inutili, e la

non crescano innemica

prima

di partite, nel

suo

a-

chiuso di scelte peco-

bilo prelatizio soltanto, faià ritorno all'

quale non abbisogni d'una contintia
vi

altare maggiore, e

m

ccr/.u Epistolae
:

vigilanza del suo pastore, affinchè col fa-

verso di esso dirà l'antifona
ialesjìì salmo
rie eleison,

Si inìqui'
e

vor delle tenebre non

s'

introduca un

De profundis j
f
.

Chi iste
]^.

dopo Kyckisou^ Kyrie elei-

qualche vorace lupo a farne strage. »> Questo adunque, egli conclude, sarà l'oggetto della n)ia
visita,

son: Pater iioster.
in lenta tioneuì.

Et ne nos inducas Sed libera nos a malo. ^. A porta inferì t\c. Oremus: Deus^ cujus miseratione etc. come sopra". Disvolere produrre un' idea del discorso che pronunzia il vescovo nell' apertura
si

acciocché non abbia

a sentire anch'io que'iimproveri, che fe-

ce un
le

tempo

il

Signore a'Paslori d'Israe-

per bocca d'Ezechiele 34: ^ <3r^ PaslO" rilus Israel, quipascehanl semetipsos ...

della

s.

Visita, e T estraggo dal
ì

Discorso

di

mgJ

ìncenzo Mei uni vescovo di Ti-

voli nell' incominciar la visita della sua

diocesi a'dì i o luglio i ySS,

Boma

1

785.

Piomosso
voli, a'

il

prelato al vescovato di Ti-

i4

di

febbraio di dello anno, ìd
così

adempimento d'un dovere
lante
di
,

in^porla visita

quodinfirnìumfuìtnon consoluiaslis, et quod aegrotum non sanaslis^ et quodpc1 ierat non quaesistisj e quindi incorre nello slesso tenibile giudizio: Ecce ego ipse super Pastores requìram gregem meum de wanu eoruni*. Dello stesso illustre prelato abbiamo: Istruzione sopra le sagre ordinazioni di mgJ I ìncenzo
JÌJa/mi vescovo di Tivoli al clero della

tosto volle inti

aprendere

sua diotebi,con premelteie ad essa l'indicalo discorso, pieno veramente di quel
pastorale sollecitudine,
((»rnilo

sua

diocesi^ Roma 1785. Terminata dal vescovo o altro ordinario la s. Visita, e
tulli gii alti a(|uesta

zelo e di (|uella
di cui

appartenenti,

si

por-

dev'esser

un vescovo. \i
coli'eHinpio

tela

il

visitatore alla chiesa

ove l'avea a-

Diostia pelò egli da

puma,

pti la, e senza pai aiueuli bagri, tua in v««

126
sii

VIS
sul villo

V
che
gli
ii

f

S
quali in quest'oc-

cornu BfÀatvLief e guardando 1' aliare maggiore dice il salmo: De profundis, li ^jìf jC poi \'0prelatizie, iiatnìo in

de»e sonuniniglrare. 6vescovo, in ciascun

Sopra

l'altre funzioni, le
il

casione deve fare

remiis:

Deus cujus

miseratione, coinè nel
In questo vi è

luogo della
risce
il

diocesi.

Tutte discute e chiasegue.

Pontificale Roinanuni.

dolio
I

De Luca, come

Quan

VOrdo

adrecipienduni processionaliter

lo alla

."

ispezione sul
parti;

Praelatunij e
ro vìùas.

VOrdo ad visitandas PaDe Luca,
il
1

tiene

due

modo, questa conuna cioè che si debba far

la visita della diocesi

Ora

col cardinal

// Vescovo

sé stesso, per la ragione

prrt^/co, compenclieiò

sita della diocesi, e di

debba fare
casione

il

cap. 3: Della viquel che in questa vescovo. con questa oc-

personabnentee per che il pastore deve cogli occhi propri vedere lo stato delsue pecorelle, e conoscere

le

come

i

pa-

E

stori

o ministri inferiori

le trattino,

egli

si parla de'pesi delle messe e degli anniversari, e della loro riduzione.

somministrino buoni e salutiferi pascoli, e le curino nell'infermità. Sentendo ancor da esse colle proprie orecchie, sincera-

11

concilio; di

Trento rinnovando

le

di-

sposizioni de'canoni ede'concilii antichi

mente

i

richiami e

gli

aggravi, che rice-

pel

buon governo
il

della Chiesa vescovile,
i

voìio da'parrochi, da'vicari e dagli altri
ministri,

incaricò slrettatnenle
cose, fra le quali

vescovi di molle
stessi

mentre per altri
palliati.

si

portano semacciò
le
la

dovere da per sé

pre alterati e

Ed anche

visitare tutta la diocesi in ciascun

anno,

medesime
ne
di

pecorelle abbiano

consolazio-

ovvero
sita sia

al più che dentro due anni la vicompita, quando l'ampiezza del-

vedere la faccia del maggiore loro

pastore, e lo riconoscano. Ricevendo an-

la diocesi noij

comporti che ciò
e

si

possa

co da esso que'pascoli spirituali, che non

fare in

un annoj proibendo

condannan-

do

l'esazione della procurazione, e d'o-

gni altro eojolumento, ancorché colorito dal vocabolo di Cattedratico (V.) o
mili,
si-

ponno avere da'curati e dagli altri operai; come r amministrazione della cresima, la consagrazione delle chiese e degli
altari, e quant'altro spelta all'ordine ve-

non ostante qualsivoglia consuetuin contrario
,

scovile. L'altra parte riguarda

il

doversi

dine

(prova

il

JXardi,

Dtpari

far la visita colla

maggior

possibile

mo-

roclii, cap.

22 che anticamente preti rurali doveano pagare il cattedratico). Bensì concesse al vescovo mentre visitala
diocesi alcune prerogative, cioè che qual delegato apostolico possa far molle cose,
le quali forse

destia, compatibile col decoro della dignità, cioè

famiglia che
zio, e

portando seco solamente quella àia necessaria pel suo servilusso,

non per

con due canonici o

dignità della cattedrale, quali

compagni
notare

non potrebbe fare solamensi

o aiutanti
gravare

in questa funzione, col

te colla

sua ordinaria podestà, e che dalle
dia alcuna appel-

o cancelliere.
il

E ciò per Tal tra ragione d'agpossibile
i

sue provvisioni non
lazione sospensiva.

meno

diocesani sud-

JN'e

molti dubbi da tali gua bene questa funzione, ch'è tra le n)aggiori e le più importanti, onde esattamente eseguirla
.

seguono in pratica decreti, ed acciò se-

diti dalle spese di vitto e de'vialici (delle

diverse specie di Sussidio, Cattedratico
e 6mo/^tìf«co, oltre l'averli trattati in quegli articoli,
li

ricordai ne* voi.
p.

XCVI,

p.
il

modo

in

occorrono 6 ispezioni: i Sul da farsi per sé stesso. 2. Sul lemcui deve eseguirsi. 3. Sul soggetto

62, XCVII, portar seco

38). Avvertendo, che

i

due canonici o dignità, è
il

piuttosto consiglio che precetto; sicché

della visita, cioè in chi quella deve cade-

re.4.Sullemaggioriprerogaliveela maggior podestà che in tale allo ha il vescovo.
5. Sulla procurazione, e rispettivamente

vescovo quando stimi poterne fare a meno, e che bastino ii suo Vicario generale o altro ministro, il cancelliere o il segretario^ farà

bene a non condurli

,

per

V
meno
gravare
i

I

s
i

VIS
curazionì,
la,

117

sudditi, e questo dentro

soli limiti

del bisogno In caso poi che per

emolumenti e donativi, che si sogliono fare, come per un'annua entra-

ovvero altro legittimo impedimento, non possa ciò fare in tutto, o pure in parte per sé slesso, o che stimi meglio di non furio per maggior sollievo
cottiva salute,

ma

si

faccia pel bisogno e per l'utile

de'sudditì.

La

3."

ispezione sul soggetto
specie, personale e
le

della visita è di
locale.

due

La personale riguarda
i

persone,

de' sudditi,

come

se di

luoghi piccoli e

non solo

circa la loro vita e costumi,
titoli

ma

poveri, e incomodi nel viaggio,
ri di

mano,

in tal caso

si

come fuopohà e dovrà

ancora circa

supplire per mezzo del vicario generale,

ovvero uffizi che posseggano e amministrino. In ciò la regola generale assiste il vescovo, che
de'benefizi,

ovvero del suo uditore, o di qualche canonico cattedrale, o altro soggetto di sperienza, abilità e bontà, sempre dovendosi aver per fine il servizio di Dio e il buon

può
si,

visitare tutti

i

chierici e le

persone ec-

clesiastiche, viventi

dentro

la

sua dioce-

quando

privilegio particolare

esenti dalla visita.

non gli Però richiede questa e-

governo della Chiesa. Circa la 2.' ispezione del tempo, ancorché dnl concilio venga ordinato che la visita debbasi fare ogni anno o al più in ogni biennio, quando lo richieda l'ampiezza della diocesi; nondimeno ciò deve intendersi, secondo
lo spirito e la

senzione una speciale menzione, sicchènon

venga sotto l'esenzione generale dalla podestà e giurisdizione ordinaria, per
legata aggiuntavi dal Tridentino.
la

de-

per conseguenza può inquìrire sulla vita e costumi di ciascuno, e se vi sia il concubinato o altra mala pratica, o diramazione, a rimediarvi.

E

ragione per

la

quale ciò

sia
si

ordinato, pel fine cioè che
trascurino, e perchè
gli

le

cose non
si

Può ancora esamii

abusi non

au-

nare

i

preti e chierici sulla letteratura, e

mentino o prendano vigore, dovendosi conoscere se furono eseguite
te
le

cose statuiil

neir ultima

visita.

Quando

vescovo

creda opportuno
vietato

visitar tutta la diocesi

o

parte di essa anche dentro l'anno, non è
,

i

sudditi

ponno opporsi. Al
la diocesi

sulle ceremonie sagre, ed confessori, sebbene parrochi; riconoscere le bolle de'benefizi e uffizi, con altre cose che stimi opportuno; sempre però a buon fine e pel zelo pastorale, e non per inqtiirire e processare, aflìne d'estorcere multe o composizioni,
le

contrario, e particolarmente se

o per esigere emolumenti per bol-

è piccola e non
essere

vi sia

bisogno, perchè

può
al-

o decreti, per interesse e non per zelo,

facilmente informato dello stalo

E

quanto

a'chierici e altre

persone eccle-

delle cose da'ministrì,
tra occasione
si

ovvero che per

siastiche secolari o regolari, le quali siano

a ricreazione e per

casione d*

cammini per la diocesi quamutar aria, o in ocincontrare o accompagnare

esenti

anche dalla
al

visita,

queste

si

poimo

visitare in quelle cose o parti nelle quali

siano soggette

vescovo; di che

il

De Lus'è-

qualche personaggio, o perchè fosse invitato a quel luogo per alcuna festa o casi simili, ne potrà e d<ivià farne di me-

ca tratta espressamente nel cap. 20: Orila podestà e della giurisdizione del
esenti per accidenlCt

scovo co* regolari, e co* chierici secolari

no ancorcliè scorrano più
chè tutte
siste nel
le leggi

anni.

E ciò

per-

come

i

commissari

sono ordinate per fine

patentati esistenti nella diocesi. La sog-

onesto e ragionevole.

Insomma
si

lutto con

gezione generale

al

vescovo degli esenti,
la

finepelqnale

faccia l'atto, cioè

precipuamente riguarda

fede, la re-

che
te

il

precetto del concilio non serva di

ligione cattolica, l'osservanza de' digiuni

pretesto per fare ogni

anno puntunlineula

e degl'inlerdelti generali de'Iuoghi, alme-

questa formalità ceremoinale, pel Ciwe
diocesi a spese
pi

«l'andare a spasso per

de'poveri sudditi,

per esigei cquelie

o-

no pubblicamente. Gii esenti particolarmente si ponuo visitare (|uando esercitano la cura dell' anime, che compreude

128

VIS
ss.
si

V IS
amministra
al

r?immlnislrazione del battesimo, della
unzione; o amministrano

popolo suo suddito, non-

Eucaristia, del matrimonio, dell'estrema
la

dimeno

l'altra

penitenza co-

pratica e più approvala dalle

opinione è più ricevuta in congres.

me confessori al clero e popolo secolare, con licenza e autorità del medesimo vescovo, poiché in questa parte
gli altri esenti si
i

gazioni cardinalizie.

Laonde

la visita

si

restringe solamente alle persone per
tro
to

l'al-

regolari e
del velicenza

sagramento
che
il

della penitenza,
le

ad

effet-

rendono sudditi scovo, soltanto potendo senza sua

vescovo

possa esaminare sul-

confessare tra loro e gl'inservienti conviventi nel loro

come
da
Ile
la

talvolta

i

monastero o convento. Sicvescovijper quanto riguar-

ed anche possa conoscere il loper vedere se convenga o no permettergli quest' amministrazione e il modo col quale essi la fanno.
l'idoneità,

ro

modo

di vivere,

cura dell'anime e l'amministrazio*
podestà più del dovere, e

Ed anco

per obbligarli ad intervenire

a-

de'sagramenti, vogliono ampliarecjueali in-

gli esercizi delle

conferenze de'casi della
s.

sta loro

teologia morale, e della lettura della
Scrittura.
Il

contro gli esenti cercano di restringerla
più possibile,
il

al

concilio di

De Luca

chiarisce l'argoil

ancora
i

la facoltà di
,

Trento concesse visitare ed esaminare
secolari;

mento
do
vile

acciò ciascuno conosca

suo, on-

notari

ancorché

però questa
la

de evitare controversie, anco per riguara' prelati inferiori

specie di visita è forse rara in pratica,

IVullius godenti

decisione dipendendo dall' osservanza e
pratica de' paesi e diocesi. Altrettanto dicasi circa l'altra visita personale de'secolari, pel

qualche giurisdizione ecclesiastica vesco,

di questa

ragionando
facendo

nel cap. 35,

insieme

alla giurisdizione d'alcuni vescola

vi in altre diocesi;

debita di-

spirituale, o dell' usura, o della

concubinato o incesto carnale o bestemmisto foro, diciò dall'esercizio di questa giu-

stinzione della cura d'anime giurisdizio-

mia, o

d' altri delitti del

nale esagraraeotale, quest'ultima soggia-

pendendo
risdizione,

cendo

alla visita del

vescovo

si

locale e

si

personale. Spetta alla visita personale,
l'abilità o istruzione degli esenti,
i

ca nel cap. 1

argomento svolto dal De LuDella giurisdizione del 1
:

loro
al

vescovo e sue diverse specie, con quali

costumi che non siano pregiudizievoli
popolo. Appartiene alla locale,
visitare l'altare in cui
si
il

poter

conserva

il ss.

Sa-

gramenlo, il battisterio, il luogo ove si conservano gli Olii santi, confessionali,
i

persone e in quali cause e in qual modo si possa esercitare. E quanto all'altra specie di visita locale, parimente al vescovo assiste la regola generale che pos^

sa visitare tutte le chiese, le cappelle e

i

il

cimilerio o sepolture,

i

libii

de'battez-

luoghi ecclesiastici della diocesi, ogni volta che non si mostri privilegio speciale d'esenzione espresso, ovvero implicito o

zali,de'malrimoniede'defunti,equant'altro spelta alle funzioni parrocchiali. Ri-

guardo

poi air allra specie dell'

ammini-

strazione de' sagramenti, volontaria e di

divozione, questa è più di elezione che di

presunto, il quale si possa allegare io vigore del possesso imraemorabde, o centenario legittimo, e non vizioso. Sotto questa

obbligo,

come l'amministrazione della
altri
ss.

ss.

specie di

visita

locale

cade ancora

Eucaristia negli

tempi, fuori del preViatico, ed annell' ascoltare

cetto pasquale, e del

quella de'benefizi ecclesiastici e dellecappetlanie, per conoscere se i possessori

che quello della penitenza
le confessioni,

non soggiace alla visita locale. Poiché sebbene un'opinione crede, che il vescovo possa anco nelle chiese esenti

l'hanno con titolo legittimo; e se adempiano i pesi, e il di più che riguarda la loro amministrazione, non che per informarsi e riconoscere pie disposizioni, per
i

legati pii e le altre

visitare quell' altare nel
il

quale
la

si

con-

gli etfetti
1

de'quali
:

il

fcerva

ss.

Sagrameuto, per

ragioue che

De Luca

ragiona nel cap, 3

Dell' est'

VIS
cuzìone e commutazione delVullìme voIonia. Tutta volta, anclie per rispetto delle cliiese e tle'Iuoghi, o corporazioni ecclesiastiche esenti, vi

.29 ponno dire quasi persone ecclesiastiche ma non religiose. Laonde corre notabile differenza tra una specie
nò, per cui
si

VIS

cade quella stessa tuo*

e l'altra, e perciò doversi regolare colla

derazione, toccala di sopra nelle persone

consuetudine, qualora non
voli

vi

siano gravi

che per la cura d'anime e Tamunnistrazione de'sagramenli è necessaria in ragione
di parrocchialità, di

inconvenienti, per evitare le pregiudizie-

conseguenze delle novità,

in

che

ri-

onde

si

possa far
altri

la visita

chiedesi la prudenza del vescovo nel re-

queste chiese e degli

luoghi sagri,

golare

il

suo zelo. Quanto alle opere de*
si

in quello

però che riguarda queste parli solamente e non in altro, come se sono
la ss.

luoghi o corporazioni pie,

deve proil

cedere con)e sopra. Ancorché
lio di

conci-

tenuti colia dovuta decenza
ristia,
il

Euca*
il

Trento, stabilisca
visita,

la

regola gene-

batlisterio,

i

confessionali,

cì-

rale affermativa a favore del vescovo,
così
al

miterio; in

somma quanto

riguarda
in

la

nella

come

nell' assistenza

cura e

la

parrocchialità e

non

altro. se
al

Quando cade il dubbio sull'esenzione, non appare espressamente, in tal caso
vescovo basta l'assistenza della legge,

fin-

rendimento de' conti degli amministratori, e nel di più che riguardi la buona amministrazione; tuttavia in ciò noa ovvi regola certa e uniforme applicabile
a
tulli
i

ché
xe,

la

pretesa esenzione sìa dimostrata

paesi, a tutti

i

casi

per diverse
concilio,
l'

colla regiud icata o

con 3 conformi sentendovendosi intanto mantenere il vescoesercizio di sua giurisdi*

limitazioni date dal
cioè

medesimo
sotto

quando siano luoghi

imme-

vo nel possesso ed

diata protezione regia; ovvero ancor vi-

zione e podestà, e con ciò in rispetto della visita locale e personale.

Le maggiori
i

va e amministri lo stesso fondatore, ovvero che diversamente disponga la legge
espressa della fondazione, o quella legge

didicoltà in questa specie di visita locale

sono circa
quali

i

luoghi e

le

corporazioni,

presunta,
e

la

quale nasce da un legittimo

non siano veramente
pii

ecclesiastici,

non

vizioso possesso

immemorabile o
si

ma

siano

governati e amministrati da
gli

centenario; e molto più quando

pre-

secolari,

come sono
i

spedali,

i

monti
con-

tenda in contrario per

la

consuetudine geneluogo, e che

di pietà, le fabbriche delle chiese, le

rale di quel principato o
le

donne e simili. Quanto a'couservatorii, il De Luca nel cap.ig: De Monasteri delle mona che de Conservatorii e delV altre adunanze delle donne che vivono all'usanza delle religiose benché noi siano, quali donne secolari , dice non esservi regola
fraternite laicali,

conservatorii di

circostanze de* casi
fatta dal

non

gli osti la

deroga

Tridentino
il

alle

consueze«

tudini contrarie. Perciò

prudente e

^

lanle vescovo dovrà in ciò regolarsi se-

^

condo le circostanze de'casi, e procedere con matura circospezione, che senza trascurare l'ufiizio suo non faccia innova»
zioni, per evitare rotture
laici

certa e generale applicabile da per tutto; poiché
al

co* magistrati

sebbene
la

il

Tridentino concede
siffatti

e pregiudizievoli. Presupposta que-

vescovo

facoltà di visitare, di correg-

sta facoltà di visitare,
visita
si

uou basta che
i

la

gere e di governare

luoghi e aduin

faccia

nanze, tuttavia l'osservanza de'Iuoghisuole essere diversa; anzi

le chiese e gli

materialmente visitando luoghi, ma altari, ovvero
si

anche

una

stes-

sa città o

luogo trovasi diversità

pe'dilFele

renti conservatorii, perchè in

alcuni

deve fare la visita formale, cioè sulla buona amministrazione dell'entrale e de* capitali, e sul ben reprincipalmente
golato ordine e udempinìento dell'opere pie, secondo lu volontà de* fondatori,

donne vivono da
bito e nel vivere

secolari, in altii nell'a-

non dilferiscono dalle monache, benché veramente tuli non sia*
VOL. CI.

ovvero sccoodo

le

leggi e statuii de'iuo-

9

ì39

VIS
suiraclempimento celebrazione delle messe e degli rinc-ipiloli

VIS
contrario, anche
1*

ghi, eparticolarnienle
tlellii

ordinalo e decretato

in visita soggiace all' appellazione, e alla

niversaii, e degli allri divini ulìizi e pesi

podestà e giurisdizione del tuelropolita-

che abbiano
di frequen't

i

o

cleri,

o

alili cor-

pi universali,
si

ed

i

beneficiati.

E

perchè

il

no e degli allri legittimi superiori, di cui De Luca traila nel cap. 36: Del Metropolitano e degli altri superiori del

con^mellono

in ciò

man-

camenlì notabili, col prelesto delle dimivescovi nella vinuite entrate, quindi
i

Vescovo.

Il

maggior punto

di questa

ispezione è quello della 5.' ispezione, cioè
dell' interesse del

sita

solevano fare riduzioni, non senza
essi ta-

vescovo circa
alimenti e

la

pro-

abusi e inconvenienti, fu tolta ad
le

curazione, ossia

gli

altri

emoil

facoltà e fu liserbata alla

s.

congrega-

lumenti

;

onde pare che questo
la

sia

re-

zione del concilio, onde in simili occor-

golatore maggiore di tutta
la visila, e di so.

materia del-

lenze ad essa

con l'informaaccordano o negano; colla distinzione se il peso derivi da ultima volontà o per contralto, concedensi

ricorre, e
si

zione de'vescovi

quanto di sopra si è discorImperocché sebbene il Tridentino ha cercalo di provvedervi col dannare ec;ol
sotto 'titolo di pro-

togliere tutte le aìale usanze nell'esigere

dosi la riduzione più facilmente nel i,"

emolumento alcuno

taso, dovendosi esaminar la causa delle
smi.nuile rendile.

curazione, ovvero di calledratico, o alilo qualsivoglia, ordinando precisamente
i

La

4.' ispezione riguar-

da
ri

maggiori prerogative e le maggiofacoltà cl»e il vescovo abbia in tempo
le
j

soli

moderati alimenti,

le

sagre con-

gregazioni del concilio e de' vescovi pru-

di visita

ed

in ciò corre tra' vescovi

un

denlen»ente approvarono quell' oneste
composizioni,
le

concetto o opinione, che mentre sono in
visita

quali se fossero fatte sui

ponno

far

da Papa, sicché

sia loro

detti alimenti, cioè

che

il

clero

di cia-

lecito di

operare dispoticamente, senza

scun luogo debba dare

al

vescovo,ovve-

che

si

possa appellare al nielropolitano

ro a qualche suo ministro una certa som-

e agli altri superiori, e che
tutto.
3Vla

ponno

fare dì

ma

io ciò
il

lunga, perchè

s'inganuano di gran concilio di Trento, le coi

delle spese,

denaro proporzionala all'importo mentre in tal modo si provvede meglio all' indennità, e alla soddi

slituzioni apostoliche

decreti delle
a'

s.

disfazione d'

ambo

le parli,

si

ovvia a

congregazioni concedono
l'atto della visita

vescovi nel-

molte fraudi
to,

e sci;dacqui.Q)uindi esegui-

qualche maggior pode-

the forse in alcune diocesi di fatto
gli

stà delegata, in que' casi, a'quali pe'privilegi

siano ritornali

antichi abusi, in

modo

oper

altri rispetti

non arrivasse

la

che

loroordinaria,ma però ne'limitidel giusto edelToneslo, e per quantosi estenda l'autorità del vescovo,

non può derogare
si

a*

assegnamento a queste somme ogni anno, come ad un capo fermo d'entrata, sicché a'suoi tempi non si tralascia la visita, benché niun bisogno ve
si

fijccia

canoni,
riori.

a* concilii e altre leggi de*

supe-

E circa al

punto che non

dia ap-

pellazione a'ioro decreti
ciò

cammina
la

fiolamente

in quel

o provvisioni, che ri-

ne sia, ma per questo solo fine, ricevendo anche il vitto. Ed alle volte si manda a visitare per il vicario, ovvero per

un

altro ministro
1'

,

il

quale io

guarda

corruzione de' costumi, e in

sostanza vada a fare
si*

esattore di que-

quell'allre cose che

abbiano bisogno d'u-

entrala, forse senza pensiero di visi(sic).

na sommaria e pronta provvisione, ma non già nell'altre cose con enti e ordinarie, le quali devono esser trattate co' modi soliti, legali e giudiziali. Laonde,
tranne icasi ut quali
siasi

tare

in certi

Anzi tempi

alle volte taluo vescovo,
dell'

anno, pel

beneficio
in al-

dell' oria,o altra occasione,

dimora

cuni luoghi della diocesi per notabile tempo, ed anco

provvisto io

per uu* iotera stagione; e

e

V
nondimeno non
per questa
si si

I

s
ordinario,

VIS
come avviene
de
il

i3i
co' regolari, ca-

parla di vìsilasma che
di proposito in altro
gli

vada

dubbio

se la facoltà del vescovo di

emolumeobiasimo quando si fali; cosa degua di cesse (forse a'iempi del De Luca vigevano
teiupu pel Hne d'ottenere
gli

visitare sia alternati va

con quella del provisitare l'al-

prio prelato, sicché visitando ovvero aven-

do
sia

visitato uno,

non possa

abusi che deplora:

al

presente

pare

tro, colla prevenzione tra essi;

ovvero che

che sieno rari). Finalmente circa la 6.' e ultima ispezione sulle funzioni ecclesia*
stiche da farsi dal vescovo per la diocesi
in occasione della visita, la
ria è

cumulativa,

laonde avendo visitato
visitar l'altro colla do-

uno, possa anche

vuta compatibilità.

E' più

probabile e

più ordina-

quella

della

cresima,

come

cosa
i

più ricevuta questa seconda parte, e ciò per la ragione, che quanti più visitatori
soprintendenti avrà
ra, tanto
la

pontificale,

non convenendo

far venire

vigna o altra ope-

fanciulli e gli altri alla

cattedrale, o io

più

gli

operai saranno diligenti
ufficio loro, e la

altro luogo, per le lontananze. Vi è an-

e faranno

bene

1'

vigna

che
la
ri,

Ifi

consagrazione d'alcuna chiesa^ ne-

sarà ben coltivata. Purché l'una e l'altra
visita sia indirizzata allo stesso fine

cessaria da farsi in quel

luogo, mentre consagrazione delle pietre degli altasecundo il bisogno, si suol fare nella
distribuirsi

o sopro-

pra cose diverse.
prio prelato e

Ma

non già che

il

inferiore possa correggere
il

cai tediale per

per tutta
si

la

moderare
gli atti

fatto dal

vescovo in quelle

diocesi.
ta di

£

nel rimanente

quando

trat-

cose spettanti all'ufficio di questo. Si de-

luoghi grandi e popolati, ne* quali

vono

della visita diligentemente

convenga, per far la visita bene, trattenersi qualche tempo proporzionatamente, conviene per consolazione de' popoli e per altri buoni elletti farvi le funzioni solile celebrarsi nella cattedrale, anche
pontificalmente; così nel

pel notaro registrare in

apposito libro,

da conservarsi nell'archivio vescovile, acciò nelle visite seguenti si possa conoscere, se gli ordini e
i

difetti della

passata

siano

stati eseguiti e

corretti rispettivafacile

predicare

pei*

mente.

Ed

ancora per prova più

se stesso, nell'ascoltare le confessioni e io
altro.

del possesso di visitare, e per l'altra pro-

Della
il

visita de'

monasteri di

mo-

va dello itato delle chiese e de* benefizi,
e per altri buoni
effetti.

nache,

De Luca
1

discorre nel ricordato

Quanto

si

è det-

9, di cui sono più interessanti i §§: Della giurisdizione del vescovo ne'mo-

capitolo

to di sopra io proposito della visita, ap«

partiene al vescovo
rituale;
diocesi

come

superiore spi-

nasleri esenti circa la clausura, e le licente di

ma

se

il

caso porti che dentro la
il

andare a parlare. Dell'altre giurisdiesenti, e di quelli di

o fuori,

vescovo in ragione di

zioni del vescovo ne'delti monasteri esenti.

baronia, ovvero di principato abbia ancora
il

Distinzione di

dominio temporale d'alcuni luoli

padronato del principe. De* monasteri

ghi, in tal caso se

vorrà visitare, sarà

non

esenti, e quali
la
i

cose

il

vescovo non

cosa ben fatta e degna di lode per rico-

possa fare senza

licenza apostolica.

Se

noscere

come

i

sudditi sono trattati. Pe<
visita uifutlo di-

dtbba ammettere

secolari nella clausu-

rò questa e una specie di
versa, nella quale
il

ra in occasione della visita o altro. Della

vescovo viene consi-

podestà del vescovo di castigare quelli che

derato
lo

come principe o signore, laonde so-

vanno
putare

a

parlare alle

monache senza
a>Itri

li-

cenza. Della diligenza del vescovo nel dei

procede con regole e termini diversi, non é di dovere che nel tempo di questa
visita

confessori e

ministri ne'

debba

il

clero somministrargli

il

monasteri e conservotoriì. Quanto a'monastéri ed alle chiese, luoghi e persone
esenti^

vitto e altro di suo bisogno.
di
te,

L'mtervento
cattedra-

due canonici o dignità

ilclla

che abbiano

il

proprio prelato

accennato di so^ia, suol dare occaso-

,

i32
ne
li

VIS
precedenza co* capitoeia

V IS
con
in ispeclale

di dispute sulla

Commissione depuPresso
il
»

delle collegiate della diocesi.

Però cousingolari,

tare altro giudice o tribunale.
nostri maggiori
si

siderandosi esse
e

come persone

è dubitato, se

capi-

Io cattedrale,

non rappresentando il corpo del capitonon potranno pretendere la
i

lolo in sede vacante del

Fescovo (F.)t

abbia
re
il

la

facoltà e giurisdizione di visita-

te,

precedenza sopra capitoli delle collegiaper la ragione che ogni corpo univer-

sale precede le persone particolari.

Vi è

ancora una specie di visita straordinaria, che il vescovo con delegazione parti* colere della s. Seàe^ ovvero della s. congregazione de' vescovi o di quella del concilio,

Vescovato (F.)y però è piti ricevuCiò segue a mezzo del Vicario Capitolare (F.) deputato secondo le disposizioni del Tridentino laonde non può il capitolo deputare un
ta l'affermativa.

visitatore particolare.
sita
si

Ma

quando

la vi-

faccia

dal

vicario capitolare,

o

come più
i

vicino, suol fare di que'

luoghi
to e

quali siano di territorio separa-

anche dal Vicario generale, non perciò si potrà esigere quella somma, che
fosse solita

denominato Nidlius dioecesis^ riparlalo nel vol.XCV,p. i5r,ovverodel' la diocesi confinante in tempo delia vadi sua sede.

pagarsi

al

vescovo in luogo

del vitto, per la suindicata composizione,

canza

Questa specie di

visita

mentre non vi bisogna tanta spesa. Però dovrà ottenere solamente il vitto moderalo a proporzione della sua persona,
e della famiglia necessaria molto minore
di quella del vescovo, e
il

non ha regole

certe,

almeno all'epoca

del

De Luca, dipendendo

dall' accidentale e

straordinaria delegazione, co' quali limiti
devesi eseguire. Inoltre avvi altra specie
di visita del

di piti
si

sarebbe
la vi-

estorsione. In alcune diocesi

costuma,

metropolitano

in

tutta

la

quando
sita, di

il

vescovo vuol cominciare
editti penali

provincia, ovvero in qualche diocesi di essa, negli altri paesi fuori d'Italia.

emanare
i

per invita-

Poiché

re tutti

preti e chierici

d'un luogo, an-

in questa regione sia per la frequenza de'

vescovati e eroi vescovati, sia per la vici-

che semplici e non beneficiali, a recarsi in ora determinata a dare ubbidienza,
altrimenti
si procede contro di essi alle pene comminate, non ostante si trovas-

nanza

di

Roma,

al cui ricorso

ed a quelil

lo delle sagre congregazioni facile è
volgersi, essendosi sperimentato

ri-

che ne nascevano inconvenienti, questa specie dì
visita

sero assenti, senza licenza

del

vescovo.

non

si

pratica facilmente, senza la
s.

partecipazione della

congregazione de*

vescovi o di quella del concilio, dalle quali

a

te

si

misura del bisogno e dell'oppòrtuniprovvede. Anzi il Papa come vescodi

vo particolare
si

Roma^

della sua dioce-

Però questo suole essere uno degl'illeciti pretesti di estorsione, poiché può il vescovo fare la visita personale anche de'preti e de'chierici semplici non beneficiati, sicché quando siano citati per tale effello, debbono comparire e ubbidire, ma non avendo obbligo alcuno della residenza,
l'assenza li deve scusare, e il fare altrimenti é abuso e cosa mal fatta. E siccome nell'Italia, particolarmente nel regno
delle

e distretto, usa quella visita a

mezzo

della congregazione della visita apostoli-

ca generale straordinaria.
:

Il De Luca ragionando nel cap. 36 Del Patriarca^ del Primate j del Legalo del Me tropo^

due

Sicilie, vi
i

sono degli albanesi
rito
i

e altri orientali,

quali vivono col
il

litanOy

ed

altri superiori

deTescavi^ diUditore della Congregazioni

greco, deve perciò

vescovo in
quello

lutti

ce chei superiori de' vescovi in Italia so-

tempi, particolarmente io
visita, invigilare in

della

no

il

metropolitano,
si

il

legalo apostolico
l'

più cose. Primierasia

a

laiere, ove

trovi,

mente, se

il

rito

greco

ben praticato
mistura

camera^QÌ Papa, e le Cardinalizie^ quando

s.

co' sentimenti cattolici, senza la

al

Papa non

piac-

d'alcuni abusi scismatici. Secoudariamea-

VI
te

s
si

VIS
suole da essa deputare
(f^.)i
il

i35

deve procurare a tutto potere d'introil

durvi

rito latino,

non già per

forza,

apostolico

un Visiiaiore come fece Urbano Vili
a
visitate

solamente colle persuasioni auiorevoii, che peiò farà cosa lodevole se deputerà de'parroné usando alcuna violenza,
chi e de* chierici diversi, cioè dell'uno e
dell' altro rito, acciò a

ma

che depulò
le diocesi di

camerinese Andrea Pier-

benedetti vescovo di Venosa

Lecce, Bilonto, Ariano,

Co-

senza, Catanzaro e molle altre del ragno
di Napoli.

poco a poco nel
s'in-

Termina

il

cardinal

De Luca

progresso del tempo iuseasibilmenle

troduca in lutto

il

popolo

il

rito latino,

conforme

in molli luoghi

sotto

vescovi

con ricordare, che sebbene in Lloma vi è la Congregazione della s. Vìsita ApO' slolica^ nondimeno questa è deputata per
l'ordinaria
e diocesi,
visita particolare della città

ha insegnalo. E terzo, che quelli quali vivono con il rito latino, si astengano da alcune cose permesse dal greco e non s'induca la mistura e confusione de'due riti. Deve ancora il vescodiligenti la pratica
i

compreso il suo dislrello. Scrissero suH'argomento: Gradarini, Regolamenti per la s. Fìsita da farsi da' vescovi, Foligno.

Francesco Nicolai vesco-

vo ia questa funzione della
d*

visita parti-

vo

di

Capaccio, poi arcivescovo di Co-

colarmente, coQie più esposta a pericoli

senza, e dedicata a Clemente XI: Dis-

impegni e di resistenza di fatto, camminare con molta circospezione, e deve usare una gran prudenza nell'impegoarsidi persona ad atti tali, ne'quali da quelli

serta tio historìco -canonica, de Episco-

po

Fisitatore, seu de antiquo regimine
1

Ecclesìae vacanlis, Roraae 7

r

o.

Barto-

visita, se gli

che pretendono non esser soggetti alla possa fare qualche resistenPer-

lomeo Gavanto, Enchìridion, seu Ma^ nuale Episcoporum prò decretis in PIsitatione, Venetiis 1769. Giovanni Diclich,

za, e se gli possa perdereil rispetto.

Ordo

in Episcopali

visitatione

ciò

deve maturar bene
si

il

tutto, e

quando
di

di ciò

possa dubitare, sarà

meglio di

servandus, Venetiis i836: Fisita Pastorale del K^escovo alle chiese della sua
diocesi,

fare alcuni atti preparatorii per
rainistri, acciò

mezzo

Venezia i836:

Fisita Pasto»

trovando resistenza, possa
s.

rale del vescovo alle chiese della sua
diocesi, coli*

con

gli

ordini della

congregazione

e di

altri superiori

far dipoi la visita in

mo-

aggiunta d'un importante Prefazione e di alcune liturgiche osser-

do che
ai

si

ottenga l'intento, senza esporsi

pericolo del perdimento di rispetto a

vazionij in caratteri rossi e neri, aduso dì Rituale per tale pontificale sagra

pregiudizio di sua dignità.
di

E

ben degno
operato

lode

il

zelo,

ma

dev' esijere

funzione, Venezia 184^. Trattato della Fisita Pastolare di mgJ Giuseppe Crispino vescovo d'Amelia, Venezia 171
1.

all'opportunità, e con diicrezione
giore dell'ordinaria.

magten-

A

tale efTetto
s.

«i

ga presente l'avvenuto a

Carlo Borro-

meo,

nella visita della chiesa della Scala

Questo eccellente trattato fu ripubblicato per impulso di Benedetto XIII, quindi molto lodato da Benedetto XIV. Nel

degli Umiliali (F.). Si trova ne' canoni

1844
rale di
e ciò

'o

riprodusse

la

stamperia

Came-

un'altra specie di visita,
cia dal
li

la

quale

si

fac-

Roma,

per essersi reso rarissimo,
la

metropolitano delle diocesi
;

le

qua-

anche per
il

sua molta importanza,

siano nella sua provincia

però a tem-

come

po del
sita

De Luca

la

pratica di questa vi-

più classico e più completo ia questa materia. Trattato della Fisita

era rara, per essersi provvisto, nell'I-

talia

particolarmente, che non
s.

si

possa
soli-

fire senza licenza della
la

Saie, non

Pastora/e di mg.* Giuseppe Crispino, compendialo e annoiato pe' sacerdoti napoletanì P, Signorìello, e G. D. Fiorel'
//,

concederla senza causa urgente, meo*

Napoli

i855

presso l'uffizio della Bi-

Ire

quando

si

conosce esservi

il

bisogno

blioteca Cattolica.

La

Civiltà Cattolica

i34

VIS

VIS
sitatori apostolici cardinali, vescori e altri

encomiò iloompendlo,t1ichiarfintìo nulla scapilmne il pregio dell'opera originale,
anzi rutilila fu accresciuta dalle giunte,

prelati, ed ecclesiastici tanto del clero secolare quanto del regolare. Visitatori a-

note e istruzioni, onde meritò pib edizioni.

postolici residenziali er«noi prelati inquisitori di

VISITATORE E CON VISITATO.
UE.
f^.

Malta (F.). li CoUtMio, Nofifia Cardi naia tus^ et dtRomanae A ulae Offì
prò Contultationibiis Episcopoet aliorunì

Visita, Visitatore Apostolico,
Fi-

cialibus, dice ragionando della Congre-

Visita Pastorale.

gatio

VISITATORE APOSTOLICO,
alla

rum^

Praelatorum,

poi

i

iu-

sitalor Apostolicus. Quello ch'è preposto

nitaalla Congregalio prò Gonsultationì'

Fisita straordinaria d'una Diocesi^

di

una Chiesa^ d*un Pio Luogo o istituto qualunque, anche insegnante, ed eziandio d'un Ordine Religioso o Congregazione regolare d'anabo
i sessi, per depulazionedelSommoPQnlefice.Que«taro^/iniissione chiamasi Fisi tn Apostolica (^f'.)

bus Regnlariuni da Sisto V nel iSBy: Cui qiàdeui Congregationi facultalein
^

attribuii Patriarcharuni, Archiepiscoporurn, Primatum, Episcoporunt, Ordìnarioruni^ et quoruincumque etìatn infe-

riorufn,

non tanien Regulariuni^ posHi-

lata audiendi et cognoscendi. Propositis
diffìcultatìbus^ quaeslionibus, et controversiis^ aliisque
,

ed ha per precipuo fine e scopo,

di piedi tul

namente ricouojcere l'andamento
stica ede'parziflli statuti,
il

super quìbus consulta

to, l'osservanza della disciplina ecclesia-

fuerit^ etiani per lilerasy sedulo^

huma-

procedere delgli

l'amministrazione economica, onde rior-

niterque respondendi. Dubia, rationes, eicausas Ecclesiaruni^ earumque dignità tis^ j'urisdictionis, exemptionis^ ìmniunitatisy iuriuni, privilegiorum, et

dinare ogni cosa alterata, .rimuoverne
dimenti. Equivale alla
le

abusi, e decretare gli opportuni provve-

Fisila Pastora'

biliuni consuetudinuni

(^.),

il

quale col precedente articolo,
parti-

viarie

f

laudaconcementessunisimpliciter^ et de plano cogno-

com penetrandosi e rannodandosi con questo,

scendi^ et tani

ex partiuni petitione, quani

sarebbe ripetizione superflua
le

il

colareggiarne
tato. Si

azioni e altro in essi tratvisitatori apostolici

deputano

an-

, et opportumini videbiturf componendi. Causas etianij et controversias inter eosdem Prae-

ex

officio

,

prout honestutn

cora per comporre questioni e dilferenze
insorte fra'dignitari, corporazioni e altri,

per giurisdizioni
controversie.
quelli

,

preminenze ed
si

altre

E

Convisitatori

dicono

che

si

danno

in aiuto e cooperatori
i

latos de iurisdictione^ aliave de causa exortas , nec non inter Capitala , aut obtinentes Dignitates^ac inter quascunique siugulares personas, et, Uniyersitatesy aut Locorum in leniporalibus domi'
nos, exceptis ÙV,

a'visitatori.

Hanno

visitatori apostolici

quae concila Tridenti-

facoltà
se

amplissime pontificie, loro conces-

ni interpretationenty vel ordineni exigunt
iudiciariuntt re ipsa requirendiy exanii-

dinato

con l'autorità di brevi apostolici; e rioril reggimento della diocesi, delia

nandi
si ita

,

et aniicabiliter
,

desuper compoetiani

chiesa, di qualsivoglia pio istituto,

ema-

nendiy ac transigendi

per

alios,

nati gli opportuni decreti, la vìsita apo-

consultuni indebitar, extra Dioece-

Congregazione de* con approvazione del Papa suole nominare i visitatori apostolici, ed anco F icari Apostolici (A^.), secondo bisogni, e poi esamina e conferma gli atti della visita apostolica, con ratifica pontifìcia. Sono vistolica
si s.

chiude. La

Fescovi e Regolari [F.)

,

i

i

sim quoque curandi. Pr aeterea ad Ecclesias visitandas ubique locorwn , in quibus Christiana viget Religioj Fisilatoris Suinnio Pontifici praesentare ut exemplo s. Leonis /, s. Gregoriì f, et a,

lioruni

i

Swnmoruui Ponliflcuni, cuui in Domino expediri vidcbitur destinare
,

VIS
vnleat.
culli

VIS
messi dalla
s.

i35

Qnih as quidem risflatoribus^ut

Sede

ne* vescovati vacanti.

spIrilualiJructUf et fuItLium aedi-

fica tione iminus smini impleaty

for mani

praescrihat, negociornni
tionis
si

omnium tracia-

Contumelioso di Riez fu tolto dal vescovato da Papa s. Agapito 1 circa il 53 j, il quale vi mise un vescovo visitatore. Il
concilio di

modwn

assignel^ et negligentiam,
crii,

Trento

fu

un

sole,

che cambiò
la

quando opus

emendet. Insiiper,
usii, et

la faccia alle cose, e fece

sparire
al

Simo-

uhi necessitas postnlaverit^ viros

nia,

il

concubinato contrario

Celiba-

dcclrina idoneos^ rectos, et Deuni timeu' /e<f, qui lìlerarum JposloUcaruni aneloritale suffuUi
liei

lo, la ^ìxxvàWVA

iW Benefizi ecclesiastici;
Seminari,
tutti gli ordini
la discipli*

fece rifiorire
ecclesiastici,

i

taiiquam Ficarii Apollo

il
il

buon costume,

Dcnlque Cardinale! huic congregationi praeposiEcclesiali regant, deliganf.

na. Pei*chè
venisse,
sitatori
i

frutto che se ne aspettava

li

Immuni tatis

Ecclesìaruni defensores,

Papi mandarono de* vescovi vida una diocesi all'altra, perchè vi
pratica
s.
i

et

ad

ipsoruni Praelatorum personas^

fossero messi in
liari.

decreti conci*

bona quaecumque tuenduniy Ecclesiarum iura ab omnium iniuriis^ etoppressionibus adversus quoscumque quareSy et
vis auclorilale

Cominciò
il

Pio

V

del

i566,

rife-

rendo

Galena, f^ita del gloriosissimo
/^, ch'egli
la

Papa Pio
le,

mosso dal suo pagregge universa-

praefulgentes vindican-

storale ufficio sopra
e di togliere
il

da,Jinnissimuni sint propugnaculuni ... E quanto a'regolari: AposloUcae P^isiiationis iussa^ et Consùiuliones a Sunimis Pontificibus in ipsos Regulares editas exequìy et in usuni deduci curenl. f^isitatores Regulares

gli

abusi nella cristianità,

fu

primo

a (bir principio alle visite a-

posloliche de'vescovati e de'Iuoghi relr*
giosij

cocninciando dal regno di Napo'i,

lauda lae vitae

,

zelo

dove mandò con ampia auto» ita per visilatore apostolico Tommaso Orsino o Orfini

DeifSalutis aniniarum^et prudenlia spiriluspraeditos, institutorunique Regulariunì j
et

nobile di Foligno,

il

(juale fin dal i.*

giorno del suo pontificato avea fallo chia-

laudabiliuni consueludinwn pe-

mare

in

Pioma, deputandolo con

altri vi-

ritissimos pro\^ideant, qui, cuni necessitas exegerit, sui Ordinis Provinciae, re-

sitatori alla

riforma della
lui fallo

città,

siccome
di

prelato dotto, integro e intrepido per la
fede.

veptisabipso Ponti/ice
,

literis,

ad Omni-

Questi da

vescovo

Slron-

potends Dei laudeni et Locorum utUitatcm salubriler visitare valeaut. 1 Papi
e la
lari

goli, visitò le chiese, levò gli abusi, e dati

congregazione de* vescovi e regosogliono pure deputare a visitatori
s.

ordini opportuni pervenne a Napoli, ove dal viceré essendogli detto che pigliasse il bavaglio del Regio Exequatur
gli

apostolici di ordini regolari

o congrega-

(A*.) pel

suo breve apostolico, ricusò cofarlo,

zioni religiose,

ovvero

di un'abbazia,

mo-

stantemente di

dicendo

sé esser

man-

nastero o convento, religiosi d'istituto diverbio dal visitato;

ed a'iuonasteri ancora

dato dal P^icario di Gesù Cristo (/^.),che non ha bisogno di colali licenze, pretese
da'secolaii, tanto

di religiose
lici,

visitatori apostoper l'osservanza della regolare per terminare dilFerenzeinterue, e per l'ainsi
,

deputano

meno

ne'suoi feudi, es-

roinìslrazione economica.

11 Nardi, De' Parrochif cap. 3i, ragionando dell'ele-

sendoledue Sicilie supremo dominio della Chiesa Ilomana, ne di lettere coniiocndalizie nelle (piali si contenevano parole
quasi equivalenti
il

i\\V

Exequatur
si

^

le

(|uaU

zione de* l'^esco^iy ricorda che sino dal
principio della Chiesa la loro deposizione

viceré

gli

olfiiva per gli ullìciali del re-

gno.

Due

leggenti di Napoli
al visitatore

opposero
,
i

era riservala al Papa, ed

abbiamo cento
destituiti

arditamente

Orfini

(piali

esempi nell'anlichilà di vescovi

da'Papi, « sino di paUiurdii, e di altri

poco dopo essendo morti, incussero salutare spavento agli altri. Finalmente, im-

1

36

V

I

S
vesse giudicare
le

VI
E

S
la

pelrando con umiltà il viceré grazia da Pio V, che si scrivesse ai re Filippo li
su questo punto e intanto
se, cosi
si

zione particolare di cardinali,
diflìcoltà

qualedoa'

che nascessefare nelle

soprassedesla

ro in

tal

materia.

per dare esen)[)io

fu fatto.
il

Ma tardando

risposta,

vescovi di quello che

doveano
stesso

e dicendo

Papa che questo era un abu-

loro residenze
visita

,

egli

intrapresela

so che non voleva in niuo modo tollerale, posto da banda il disputare sulle generalità
la

apostolica de' numerosi spedali di
il gran zelo di Greriforma generale de'

Pioma. Proponendosi
gorio XIII, per
la

óeWExequatur^ qual piaga
il

del-

Chiesa, restrinse

fatto a

termine più

costumi, di far anch'agli con diligenza
ghi
di tutta

vi-

facile,

dicendo

fra l'altre queste

podero-

sitare possibilmente tutte le chiese e luopii

se ragioni. «

Che molto

più era lecito al
i

quanta

la cristianità,

per

Papa, ch'è capo di tutti vescovi, il visilare, che non è a'propri ordinari, i quali

cominciare dalle più

vicine, 7 vescovi

man-

visitatori apostolici per l'Italia in varie

pur

visitano le loro diocesi senza

I'

Exe-

parti,

riservando

l'

altre visite a più co-

guatar**. Pertanto commise all'Orfioi di
seguitar la visita, e
al viceré,
il

modo tempo:
l'articolo,

negli stati di

Venezia (F.)
in

re Filippo II scrisse

trovò quelle diilicoltà che narrai

quel-

che

l'ufficio suo.

Papa lasciasse eseguir Furono dunque senza VEjceal

però superate dalla costanza del

qualar

visitate le chiese vescovili di

Ca-

ri.

Papa, e dalla saggia condotta de'visitaloSuccessivamente inviò per ogni dove
in

labria, di

Terra d'Otranto,
,

di Bari e le
la

visitatori apostolici

Germania

,

nella
a' ri-

altre appresso

specialmente
il

città di

Spagna,
sino al

in

Malta ove die'principio
in

Napoli, nella quale

visitatoreapostolico

cordati stabili visitatori apostolici, durati

lìon solo fece visitare le chiese e le perso-

1793,

che

l'

isola ^a

tolta da*

ne

ecclesiastiche soggette all'arcivescovo,

francesi all'ordine Gerosolimitano. Altri
visitatori apostolici

ma

eziandio

i

cappellani dello stesso vi\*

Gregorio XIII mannella Bosnia, in Pe-

ceré, che

pretendevano
trasse

Esenzione (^.).


sa,

a

Monte Libano,

Dal che
sale, e
il

si

gran frutto nell'univerriprislinamento della dovuta ri8.

ra di Costantinopoli, in Aleppo, in

Ragu-

a Scio, neU'Iiliria, nella Lusazia, nelTirolo, in Fiandra, nella

verenza in que'paesi all'autorità della

la Carintia, nel

Sede apostolica^
stata poco

la

quale per l'addielro
annullata.

Polonia, nelle Valli della Savoia, in Dal-

dalle prepotenze de' magistrati laici era

mazia, ue'Cantoni della Svizzera. Visitatori apostolici die'agli ordini Gisterciense,

meno che
il

E

fu meil

raviglioso

vedere,

dovunque andava
il

PremostratenseeBasiliano. Di tultequeste visite apostoliche

visitatore apostolico,
li,

concorsa de'popo-

ne dà contezza

il

p.

gareggiare d'ogni sesso, età e condizio-

Mafìei gesuita negli Annali di Gregorio.

ne per vederlo, onorarlo e gettati genuflessi innanzi a lui domandargli la benedizione, qual

XIIL E
si

siccome

i

molti privilegi conces,

da

s.

Pio

V

a' regolari

cagionavano

mandato dal

Pontefice. A.v.

frequenti contese co' vescovi, Gregorio

venne
cia, in

altrettanto nella Spagna, in Fran-

tà,

Germania, ed in tutta la cristianidove s. Pio V mandò visitatori apo-

XIII per togliere motivi alle liti, decretò che le controversie si riducessero alia
ragione comune e oitlinaria, ed a'decreli
del Tridentino. Talvolta furono dichiarati

stolici

con altrettanto felice risultato. Riformò s. Pio V il palazzo apostolico, la
clausura delle monache, e
giosi, a
gli

visitatori

apostolici

gli stessi

Nunzi

ordini

reli-

apostolicij o facoltizzali a deputarli, negli
stati

mezzo

di visitatori apostolici.

Con-

ov'erano accreditati presso

le rispet-

tinuò

le visite

apostoliche Gregorio XIII
1

tive corti sovrane.

che

gli

successe nel

tutta la cristianità istituì

5/2, e per quelle di una congrega-

Paolo
offìcii

V

col

Eccone un eserapip. breve Onerosa Pastoralis
^

curai ^^'^

aprile 16 18, diretto al

-

V
mmzio
se,
tìi

I

s
2^1; Alanvisite

V!S
sitalori apostolici,
[>•

187

Savoia Pielro vescovo Saotien*
t.

onde profvccìervi con
ab-

Bull. Rom.f

5, par. 4,

apostoliche straordinarie, parlale in

(lattir

Nuucio j4pos(olìro apiid SahauEpiscopiun Gè-

diversi articoli, di diverse delle quali

ffùie Ducerli^ ut clcpittet

biamo stampate

le relazioni,

i

decreti e

benncn. in risìlatorem gencralem Ecclesiarum, et Monastcrioruniy et alio-

rum Locorum Piorum
Sabtìiuìiae.

in foto

Ducato

vra e d'

Era A miei y

allora vescovo di Gineil

glorioso

s.

Francesco

di Sales. Celebre fu la visita apostolica inviata da Ciemeule XI ne' Ficariati Apostolici (F.)
la Cinti.

di altre anegualmente discorse a' rispettivi luoghi. Leone XII inviò in Sardegna {V.) un visitatore apostolico, per la cui morte altro ne surrogò. Molli visitatori apostolici deputòGregorioXVf,

leapprovazioni pontificie; così

teriori e posteriori,

come

pe'cisterciensi

d'Allacomba, pe've-

deW Lidie

Orientali e del-

scovati di Naxos, del

Perù,

di

Smirne, di

Clemente XIII mandò un visitatore apostolico nella Corsica (/^.), col breve Inter caeteras curas de' 18 settembre 1759, Didl. Roni. cont. t. i, p.
^

Tunisi ec; pe' regolari del Messico, del Piemonte, de'domenicani di Dublino, del

convento
ec.
;

di

s.

Pietro Montorio di

Roma
Tur-

pe'canonici di Berna, Argovia e

233: Deputa tio Visitatoris

Jpostolici in

govia nella Svizzera; del collegio di Trevi
s.

quibusdam
sis in

locis

dioecesum Jlevìensis^
Il

nell'Umbria, dell'Ospizio apostolico di

Marianensis^ etAcciends, atqueNcbieninsula Corsìcae.

Michele di

Roma ec. ec.

riferiti nel ^^/J/.
I)a

Papa dopo aver
lunghe calamiil

Rom.
li

continuaiio. Altri finalmente ne
il

deplorato igravi mali e

in cui

le

nominali
al

Papa che regna. Tra'cardinail

da cui era afllilta l'isola, e si trovavano le anime, a
il

pericolo

presente è visitatore apostolico

car-

volerli

cu-

dinal MarioMallei decano del sagro collegio e vescovo d'Ostia e Velletri, in tempo-

rare e sanare, scelse a visitatore apostolico

vescovo di Segni, per

la

sua inte-

ralibus dell'abbazia dìGrottaFerrafajè
inoltre visitatore apostolico della congre-

grità,
ti

prudenza, pietà

e zelo. Gli

comparfa-

ogni solita, necessaria e opportuna

gazione monastica de' Sih'estrini. Sono

coltà, costituendolo e

deputandolo apos.

stolico visitatore a beneplacitodella

Se-

de'Luoghi Pii de Caiecumeni e Neofiti, cardinali Mattei,Cavisitatori apostolici
i

de

nell'isola di Corsica e suoi vescovati

giano,ec.

Il

cardinalPatrizi loèdell'y^rd-

di Àleria,

Mariana^ JccieNehhio;n\xi

torizzandolo eziandio a comporre
sidii fra 'regolari
i
,

dissi

confraternitadi s. Rocco.W cardinal Cagiano,'della congregazione de' C/i/e/'zW^ficolari delia Dottrina cristiana, e della
confraternita de'Cocchieri^di cui nel voi.

d'ogni istituto, compresi mendicanti che egualmente sottopose alla sua piena giurisdizione. Impose per ^irtìi di santa ubbidienza di ubbidirlo, riverirlo e onorarlo a'vescovi (non è nominalo quello d* Ajaccio, che ora è l'u-

LXXXIV,
retta nella
tevere.
Il

p.io8.

Il

cardinal Barberini,
ss.

della confiaternita del

Sagramento
in

e*

Chiesa di

s.

Maria

TraS'

cardinal Tosti, dell' Ospizio a-

anco a'vassalli di dette diocesi, sotto pene ecclesiastiche; cos'i ogni convento, monastero, ospedale, confraternita ed altri luo-

uico), a' capitoli, cleri e popolo, ed

postohco di s. Michele. Il cardinal Clarelli, del monastero deW Oliale de' Sette
dolori.
Il

cardinal Lucciardi, della Pia as.

zienda di

Maria

al

ponte del Melauro,
pii

ghi

pii.

Pio VII

al
si

principio del presente

deirOspedalelto e luoghi
la diocesi di

annessi nel-

secolo,
sale

quando

usciva da qiiell'univer-

sconvolgimento politico di cose, che lami e gravissimi danni apportò alle diofondazioni
,

della

Fano. Il cardinal d'Andrea, chiesa di s. Croce e s. Bonaventura
Il

de* Lucchesi.

cardinal Recanati, delle
s.

cesi e pie

trovò opportuna e

monache Clarisse di
ccra.
Il

Gio. Battista di iVb-

jpdispeusabile la deputazione di molli vi-

cardinal Reisach,

deWArcicon^

i38
fraternità della
grinì.

V

I

S
Trinità eh' Pdle^

VIS
adjus visitOJìdìornnes Eclesias cujusque
suae rispectivae Dioecesis, cap.

ss.

cardinal Gaude, ora defunto,
chiesa e confraternita di
s.

Omnes

10 era della

Gio. Battista de' Genovesi, della pia ca-

Basìlicae,i^, q. y; cap. Conqiierente de Offlc. Ordinarli, 6\. cap. Romana, i de

Orfani e del monastero de' ss. Quattro Coronati, il cardinal Bofondi, dell* ospedale della B. Lucia in Narni.
sa degli
11

Censibus in G ; et Conimunis Doctorurn. Eguale autorità ordinaria hanno nelle
proprie diocesi
sede vacante,

cardinal

Roberti, degli esposti di

s.

Francesca romana in Viterbo. Le ceremonie per l'apertura e chiusura della visita apostolica de'visitatori apostolici

Vicario Capitolare ia Vicario Apostolico nel Vicariato Apostolico (V.). Questi e i ve*
il

il

scovi

deputano ancora ad eseguirla il Vi'
altri

cario generale o

visitatori.
i

Simile

poco diversificano da quelle della Visita Pasiorale (f^.), lìolauóo il Cere,

in

autorità ordinaria

hanno

Prelati,

Abpre-

bati e altri Ordinarii, Nullius Dioece-

moiiiale Episcoporwn: Fisitalor
sloliciis^

Apoin

sis^epev
lati
i

essi

i

loro vicari generali.

I

quo loco sedeat. Quo ordine
i

nullius neWe loro diocesi esenti,

come

Missa solenini debeat thurificari. Sono ordinari visitatori Pastoriyanzi il i.** di essi supremo Gerarca^ e ragionando della Visita Pastorale, (\hi\
vescovo Sarnelli, l'etimologia del
col

vescovi,

sitatori,

senza
i

Questi e

non ponno deputare speciali vilegittimo impedimento. vescovi ponno farsi coadiuvail

re da'convisitatori:

gran

s.

Atanasio so-

nome

leva fare la visita della diocesi

accompai

Vescovo

(

l^.)

essere

appunto Visitatore.
dell' antica legge

gnato da molti

ecclesiastici.

Talvolta
s.
,

Ivi parlai de'visilatori

vescovi sono dal

Papa o

dalla

condesti-

degli ebrei, nella

nuova essendo

stato

il

gregazione de* vescovi e regolari
vati,
ri,

Salvatore e
sti

gli
i

A postoli; e siccome a quevescovi
,

nali visitatori apostolici, tanto de'vesco-

succc'^sero

a loro spetta

il

ministeio della visita dellediocesi, col diritto della
"vitto.
ì

nel

quanto delle diocesi nullius viciniotempo della sede vacante o per
I

procurazione o compenso pel

straordinarie occorrenze.
de'Ioro Su/fraganei

primati e

medi-

Ne'primi secoli della Chiesa avere Papi pe'loro Vescovati [f.) Urbicari
i

tropolitani sono pure visitatori delle diocesi
,

secondo

il

deputati

vescovi viciniori per visitatori

sposto dal Sinodo provinciale, o per disposizione del

de'vescovati vacanti; altrettanto

avendo

Papa o
i

di detta

s.

congreprela-

fattoi metropolitani nelle loro Provincie
ecclesiastiche; a'quali visitatori successe-

gazione.
ni
ti

I

ÓM/^er /or/ generali degli ordiProvinciali, e
altri

Regolari,
religiosi,

ro

Vicari Capitolarli^ ^.). Dichiarai pure nel detto articolo, come deve procedersi da'visitatori nelle visite, dovendosi soltanto da' vescovi deputare per vero e legittimo impedimento, ad altri idonei la visita pastorale, perla sua grave importanza. Il Patriarca, il Primate, \'ArcivescovOy il Vescovo (V.) pel jus ordinai

hanno ordinaria giurisdizione
proal-

di visitare tutto l'ordine o la propria

vmcia, ne'monasteri, conventi e ogni
tra specie di ciaustro, del proprio

ordine

o congregazione, secondo
e
le

i

loro statuti e

costituzioni apostoliche.

Le Religio'

se e

rio

hanno

l'autorità ordinaria di visita-

che non sono soggette alla Clausura,Uaì\no visitatrici nelle loro case e monasteri, sia nella superiora gene,

Suore

tore e di fare la Visita Pastorale di lo-

rale, sia in altre

religiose

costituite in
le

ro rispettive diocesi,

Patriarcato sia Arcivescovato, sia Vescovato ; cap. Romana, i de Censibus in 6; Concil. Trisia
,

caricheche
visite.

le

abilitano a intraprendere
già,

Dissi

che talvolta

i

Papi dee
sessi,

putano

visitatori

speciali agli ordini
i

dent. sess. 7.Z

de Reforniat. cap. 3; ita ut habeanl ìnlentionein fimdatani quo

congregazioni religiose d'ambo

ed

anche ad un solo monastero, cooveuto o

V
le riferite.

I

s
le,

V
anche a

I

S

139
facevano da
,

badìa: quella vkila è altillo diversa ckl'

visitar la diocesi;

mente

si

Tornaiido a' vescovi, antica disse InUrveiitor Ititercessor^
^

vicari del

vescovo fuori della città
i

cui

successero

risitator

,

il

vescovo destinato dal me-

erano

stati

Vicari Foranei (V.). Essi sostituiti a* Corepiscopi (F.)^

tropolitano nelle diocesi vacanti,

ma non
chiesa
il

diversi però da'periodeuti, vicari foranei

poteva sedere nella

cattedra vescovile,
la

de'vescovi, con maggiori facoltà, talora
col carattere episcopale:

ne fare sagre ordinazioni per vedova governava hi chiesa
:

governavano

le

fra

de
p.

chiese rurali e
e visitavano
il

i

loro beni, presiedevano

funto e

il

successore

,

alla cui

elezione

loro distretto, sopraslando
sessi nel

presiedeva.

Ne

parlai nel voi.
Il

XCV
,

,

pure a'monasteri de'due
lai di

mede-

i5S i^Q
y

e altrove.

Magri

Notizia

simo, ed aveano de'vicari minori. Riparloro nel voi.

de vocaboli eccltsìaslìciy

in quello di

Pe-

XCV,

p.

255, 258 e
i

riodeutiSf Periodeutae^ o Periodeutì, lo

altrove.

Sopra
si

i

visitatori

ed
:

visitatori

dice voce greca, che significa Visitatore^

apostolici

ponno vedere

Ferrari

,

che va intorno j poiché a quesl' urtìzio ecclesiastico apparteneva il visitare ìefllle e altri luoglii piccoli della diocesi, in-

Prompta Bihliotheca:
talio
,

in Visitare^ Visi'
,

Visitator. L. A. Resta

Director

riunì

Visitatorum ac Vìsitandoram ^Vvosiimil

vigilando sui costumi de'fedeli.
ficio istituito nel concilio di

Fu

l'uf-

maei 593. Gaudenzio de Janua, De Visitatione
stici, et

Laodicea nel

IV

secolo, perchè essendo la dignità e

maestà vescovile molto ragguardevole, non conveniva ordinar vescovi nelle ville
o

cujuscumque Praelati ecclesiade jurisdictione ejusdem^ extra aduni visi laudi, Roraae 1748.

solamente nelle città principali. I periodeuta sono chiamati dal sinodo diCostantinopoli, Fiatores^óa Gre
castella,

ma

VERGINE A
istituita in
ss.

VISITAZIONE DELLA BEATA. S. ELISABETTA. Festa
memoria
della visita

che hi

Vergine Maria

fece a S.Elisabetta, dal

gorio di Tessalonica

Àmhulatorcs da Balsamone, £'x^rr/ì/, il quale ultimo vocabolo restò nella Chiesa greca, la quale
, y i i

Morcelli latinizzata: Sollemnia

quodhoc

die Virgo Sancta Elisahelhen cagna la/n

chiama Exarchi visitatori spedili dal costumi, patriarca, non per riformare

puerpera caussa invisit : Sollemnia ab menioriam Mariae hospitae. Da che
l'Angelo Gabriele nel ministero dell'/^^-

come prima, ma per
le
ì

raccogliere denari e

nunziazione

in
il

Nazareth
,

(/'.) disse alla

decime. Errò Salmasio asserendo, che
periodeuti fossero così denominati non

IMadrediDio
del

mistero dell'Incarnayione

dal girare e visitare,

ma

dal curare

come
col

medici, giacche
fica

la

voce greca non signivisitatore.

Verbo (V.) e 1' ebbe pure rivelato che la sua cugina e cognata s. Elisabet* ta, moglie di s. Zaccaria sacerdote, avea
per miracolo concepito, ed era anzi
al 6.'
la

curatore
il

,

ma
fu

Forse

tempo
dici,
i

nome

pure attribuito

ai /l/c-

mese

di sua

gravidanza; e sebbene
alla

B.
la

quali girano per visitare gl'inferi

Vergine, per effetto d'umiltà, nascose
dignità sorprendente

mi. Altri dicono
la

periodeuti ministri delcittà dove Erano una specie andavano da un luoi

quale veniva

Chiesa greca
i

stabiiiti nelle

ad innalzarla
entro
al

1'

Incarnazione del

Verbo

mancavano
go

vescovi.

suo purissimo seno; pure com*
colla

di decani rurali,che

presa di giubilo e di gratitudine, volle

all'altro visitando

fedeli,

ed esortan-

andare a congratnlarsene

sua pa-

doli

all'adempimento de'loro doveri. Nella Chiesa latina periodeuti si dicevano preti Missalcs o Episcopales , decani e arcidiaconi minori ^ autorizzati da' vei

ten\.eenìin\ì'ei\ìs.GiovauniBatiista(/'.);
e ciò fece per ispirazione dello Spirito
to,

San-

onde

si

compissero

i

divini disegni sul
(/'.)

Precursore del Messia
nato.

ancora non
s.

•covi a predicare

uqTìcì

(/'.) e nelle vii

Dimorava

s.

Elisabetta con

Zac*

^

i4o

VIS
gi del

VIS
mondo,
di

una delle cillà della tribù di Giuda, e sembra che fosse Hebron o Ebron (^.). distante 25 o 3o leghe da Nazareth: essa era sterile, ed ambo in avanzatisiìiraa età. Ma mentre Zaccaria stava adempiendo al suo uffizio sacerdotale nel tempio del Signore, eragli comparso lo stesso Angelo Gabriele, e gli avea annunziato che avrebbe avuto un figlio. Siccome non volle subito credere alcaria suo marito in

due gran Matrone, Tuna

di sterile divenuta feconda, l'altra di vergine divenuta madi'e : ambedue madri,

i'uoa del maggior de'Santi, l'altra (lelSanto de'Santi; insieme

con due gran padri,
il

Giuseppe e Zaccaria,
d'Israele,

fiore della santità

l'angeliche parole, Gabriele dichiarò, che
in punizione di sua incredulità

sarebbe
della

il medesimo medesima mensa degli stessi cibi. La s. Scrittura altro non dice, che: « Maria partì dunque, e andossene in fretta nel paese montagnoso, in una città della tribù di Giuda; ed en-

vivendo

tutti sotto

tetto, pasciuti sulla

divenuto mulo fino
predizione che
di Zaccaria
gli

al

compimento
la
il

trata in casa di Zaccaria, salutò Elisabetta".

era stata allora fatta
lingua
subli-

Dopo
si

questo saluto,

il

bambino Pre seno di

per parte di Dio. Verificatosi,
si

cursore

scosse saltellando nel

sciolse,

per cantai re

Elisabetta; questa ripiena dello Spirito

me

cantico: Benedictus

Dominus Deus

Santo, e nel trasporto

di

sue meraviglie,

Israel^ in cui annunziò molte circostanze della venuta del Messia, ond'è veneralo tra'profeti, e da'greci a*5 settembre an-

esclamò:
tre.

Siate benedetta tra le donne,
il

e benedetto sia

frutto del vostro ven-

co per martire: nel martirologio de'Iatini
è menzionato a'5 novembre. Maria Ver-

Donde mi viene questo bene, che la Madre del mio Signore venga verso di me! Poiché come prima la vostra voce
ha percosso
si

gine si presume che partisse a'26 marzo, giorno seguente oW* Annimziazione ^ e
giungesse a'3o ad
Zaccaria. Secondo

le

mie orecchie,

il

mio

figlio

è scosso di gioia. Voi siete beata d' avi

Hebron
il

nella casa di
s.

ver creduto, perchè tutto quello, che

sentimento di

A-

è stato predetto dal Signore, succederà".

gostino, successe la visita qualche giorno

Fu

allora

che Maria Vergine sentendosi

avvenuta 1' Annunziazione, in un viaggio insieme con s. Giuseppe di 19 leghe da Gerusalemme ad Hebron,

dopo

essere

lodare, discese nell'abisso nel suo nulla,
e quasi a stornar quelle lodi, riferendo a

,

città di

Giuda e abitazione
la
s.

de'sacerdoti,

ov'era

casa di Zaccaria. Della felicità

Dio tutti doni della grazia, isfogò il suo amore, la sua gratitudine, la sua umiltà, col pronunziare il pio, ammirabile e glo •
i

della quale, esclamò

Bonaventura:

O

rioso cantico,

Magnificat anima mea Dola

qualis Do/nus, qUalis
LecLiis^ in

Camera,

qiialis

miaum

(^.), che

Chiesa ripete quotiSi osser-

qua comniorantur,

et requie-

dianamente nell'£/^3iO Divino.
va da' sagri espositori, che
s.

scunt tales Matres , talihus Filiis foecundatae ? Maria ^ et ELisabelhj Jesus

Elisabetta
l'

seppe per rivelazione tuttociòche

An,

Joannesl sunt autem ibi magnifici senesy Josephy et Zaccariasj quid quaeso jucunditalis defuit s. Joseph, sive duni novani conj ugem in itinere coniitaturjsiet

gelo del Signore avea detto a Maria

e

comprese
le,

l'ineffabile

mistero dell'Incarfor-

nazione. Dipoi con parte delle sue paro-

pronunziate pure da Gabriele,
la

si

ve

dum in obsequioElisabeth demoratur?
quell insigne dottore della Chies.

Salutazione Angelica
il

(

^.). Elisa-

Prima di

betta aggiunge, che
figlio fu

movimento

del

suo

sa latina, altro dottore della greca,

Gio-

vanni Damasceno, con faconda eloquenza avea celebrato
si

un saltellamento di viva gioia ; dunque non fu movimento naturale, co-

felice

albergo, in cui

me

alcuni protestanti pretesero e spaccia-

trovarono a un tempo in due ventri
i

rono.

beati rinchiusi

due maggiori personag-

Adunque il Precursore nel seno di sua madre fu illuminato d'una luce divi*

V \s
na, e fu
sonttfìcato nel

VIS
materno
utero,

i4r
proruppe nel
ii

w7,come aveogli

prescritto l'Angelo, e to-

ebbe anticipalo 1' uso della ragione, effello del gaudio e della pietà, per la presenza del

sto riacquistata la loquela,

ricordato cantico Benediclus,

quale e-

Verbo incarnalo
(Si

nel

seno di

gualmenle come
fa
sa. Altri

l'altro della B.

Vergine,

Maria Vergine
B. Vergine
si

legge nella JVoiena
di cui in fine,

parleogni giorno dell'ufllzio della Chiedicono, che nell'imposizione al

della f'isitazionc^

che

la

porlo dalla cugina, onde
il

avendo

nel seno

Verbo

di

Dio

fatto

neonato del nome di Zaccaria, sua madre rispose che il di lui nome era Giovanni.

carne, sciogliere dalla colpa originale e
santificare
sta
ii

Fu

poi soT^vatìDom'ìiìalo Ballista,

Precursore Giovanni). Queil

per parte sua lodò
il

Signore nello
la

siile
lo

più sublime con cui superò quel-

che ùaliezza, perth'egli predicava il battesimo della penitenza, e battezzava coloro che si presentavano a lui. Il Baronio
pel

de'proleli, e u»oslrò l'umilia

più

fece inserire

ii

profonda; richiamò pure la memoria delie grandi cose cl)e Dio avea fallo in fa* vore del suo popolo, l'infinita sua misericordia, e riconobbe in sé l'adempimento delie promesse, the
il

betta nel Martirologio

nome di romano
s.

s.

Elisa-

a*

5 nos.

vembre,
caria,
il

in cui è

pure registrato
riferisce

Zac-

quale,

come

Epifanio,

fu fallo uccidere

Signore avea

fat-

nascondere

il

da Erode, perché fece liambino Giovanni, acciò
nella strage de'ss. In-

te ad Al)rarao e alla sua posleiilà. Eli-

non
di

fosse

compreso

sabetta nell'esprimere

la

ventura, che

la

nocenti; e per essere sacerdote, fu tolto
il vestibolo e l'altare, rimamacchie del suo sangue sulle selci, sino al tenipo di Tertulliano, che lo narra; altri dissero, senza fondamento, essere slato ucciso per avere annunziata la venuta del Messia. Quanto all'avven-

Madre

suo Signore erasi degnala vesapeva bene d'aver essa concepito per miracolo; ma Maria avea concepito rimanendo /"ergerne, e' per operadel

vita tra
le

nire da

lei,

nendovi

zione dello Spirilo Santo; quegli ch'ella

avea concepito era il maggior de'profeti; ma Maria diveniva la Madre del Figlio
eterno di Dio, vero Iddio egli slesso. Giovanni Ballista si servì poi d' una somigliante esclamazione, per esprimere isen-

turosa casa abitata da'ss. Coniugi, la

i."

onorata esantifìcata dal Verbo fatto carne, e perciò segno di benedizioni, di recente nel
nel
l.

1854 pubblicò alcune

notizie

limenli della sua profonda umiltà, quan-

do Gesù Cristo
cevere
ria
il

si

presentò a

lui

per ri-

21, p. I 78 (\e\Vj4lbum di Romay ii eh. cav. Pietro Galli medico in Gerusa-

Batlt^sìmo dalle sue mani.

Ma-

Vergine dopo essere stata per

circa 3

mesi colla sua cugina e cognata, ritornò a Nazareth, poco prima della nascila del Precursore, secondo gli uni, e poco tem-

lemme. Egli narra, non lungi da Gerusalemme esiste un paesello nominalo s. Giovanni in ^lontana, ov'ebbe culla il
Battista, ed

ove

la ss.
s.

Vergine

si

tratten-

ne

tre

mesi con

Elisabella sua diletta
fal-

po dopo secondo

gli altri;
i

imperocché

vi

cognata. Giace questo villaggio sulle

sono alcuni scrittori quali sono d'avviso che la B. Vergine a' 24 giugno assistette al parlo di
s.

de d'alcuni
il

colli,

nel cui fondo serpeggia
,

torrente di Terebinto

e dove Saulle

Elisabella

,

e fu

te-

vide sorgere quell'ultima alba, nella quale le falangi de'filislei

stimonio delie meraviglie che succedettero alla nascita del suo
figlio,

distrussero la sua

poiché

al-

casa

,

e furono fiaccate

non guari dopo

lorquando, secondo

la

legge, nell'S." giorsi

dall'armi di David. Celebrato da stori-

no

fu circonciso, ili." luglio, egli
il

metpain
e

teva
dre,

nome

di Zaccaria,
si

come suo
oppose
,

ai

che reminiscenze, il luogo che die' vita l^ecursore del Salvatore, e da laute

questi consultato

reliquie della redenzione del
fre allo

mondo,

of-

iscritto volle

che fosse chiamalo Cio^'an-

sguardo dei pellegrino uu oiibto

i4^
di

VIS
di

V
clic

I

S
«otto quella spe-

sublime e

tenero sopra ogni dire
in

vengono designati
Il

singolare.
se

Come

un concavo

di pietro

ciale protezione.

leujpio tutto addob-

montagne una mirabile vegetazione
fino al torrente,

di

bato riccamente, e con molteplici ardenti

ulivi e di vigne sopra le valli

dono

non

si

che scenpuò con con-

cerei illuminato, fa risplendere l'eccle-

siastico rito, e

risuonando

le

volte de'cou-

facenti parole farne la descrizione, tanto

centi ritratti dall'organo, fan
la

mostra che

è vaga, ridenlxi, bella e doviziosa. Sulle vette però de'monti una desolata solitu dine circonda quelle prospere terre. Pelò non mancano luogUi ombrosi per maprache si vedono dall'alto, costituiscono il nominato paesello, co'piè nella verdura e col capo
gnifici alberi ontani,
fi'ulta, fiori e
ticelli.

casa di Dio è casa d* orazione e di laude.

Quanto

all'istituzione della festa della

Visitazione, leggo nel Zaccaria, Disserta-

zioni italiane,
ste istituite

t.

2, dissert.

Alcune masse

di pietre

ad onore

di

gli orientali a*

a luglio

5* Sulle feMaria ss., che celebrano la De-

posizione della ^es te della

Madonna nel

iia'ruderi de'colli.
gli

Formano

le case

de-

abitanti,

mucchi
il

di vilissime pietre in-

crostate di terra e calcina.

In

mezzo a
de' trance

queste signoreggia
scani,

convento

tempio della Madonna in Blachernis, la quale veste mandò a Pulcheria imperatrice, Giovenale vescovo di Gerusalemme. Il Magri, Notizia de'vocaboli ecclesiastici, in quello di f^isitatio

nel seno
le
si

quadrato di forma, che racchiude una magnifica chiesa, nella quail

B. F., di-

ce che Blacherais era

accoglie

santuario mirabile del

luogo ove nacque s. Gio. Battista, così santamente conservato e difeso dagli
sguardi dell'infedele per mostrar solo
cattolici
il

a'

prezioso suo tesoro^

come una

perla nascosta nel cavo della conchiglia
la produce. Non lunge e suU' erto ù' un'altra collina, evvi la casa di s. Eli-

che

sabetta, e

si

conserva tuttavia quella staasanta cognata gridava nel
il

23 ove sostava Maria nella sua Visitazio-

ne, donde
tile

la

vederla giungere, quanto riporta

gen-

un luogo di Costantinopoli, ov'era fabbricato un sontuosissimo tempio alla gloriosa Madre di Dio. Trovo aeWEfncrologio diRonia del PiazEaa'a luglio, che secondo il computo dellastoria Evangelica, non dovea essere celebrata la festa in questo dì, costumando siri nel loro rituale di solennizzarla da più antico te.aipo nel mese di dicembre, pocoprima dellaNalività delSignore. Nondimeno latini celebrano della visita a 8. Elisabetta, non l'arrivo, ma il ritorno a Nazareth, dopo la dimora di 3 mesi presi
i

Girolamo Torniello

nelle sue canzo-

so la cognata.
ripiglia
il

Ma

il

più degli occidentali,

nette.
esiste

£

finalmente in luogo più deserto
s.

Zaccaria, che ne tratta

pure

ancora quella grotta nella quale
scelta

ueir Onomasticon Rituale, verbo Fisi'
tatio B. /^., celebrano la festa a'2 luglio,

Giovanni avea

dimora per

isfuggi-

re l'insidie della tiranna Erodiade. Alle

dopoché
il

i

francescani cominciarono a soIl I

piante delle rovine, che attestano
sa di Zaccaria, scorre

la ca-

lennizzarla.

°

che pensò

a stabilirla fu

una limpidissima
festa deli

generale di quell'ordine

s.

Bonaventu-

fonte, unica in que* contorni e tanto ne-

cessaria

a'viliici.
s.

A'24 giugno,
Precursore,
di
ss.

la natività del

religiosi

con decreto emanato nel i 263 nel capitolo generale diPisa,ingiungendo doversi osservare in tutte le chiese de'frati mira,

festeggiano solennemente quella ricor-

nori. Nel secolo

seguente, lacerando la

danza felice. I cattolici corrono a fruire della
quel santuario, e
vi

Gerusalemme
Eucaristia in

Chiesa di Dio il funestissimo gran Scisma (F.) d' Occidente, il Papa Urbano VI
estese questa festa a tutta la Chiesa^ sta-

è costume, a
i

me^zo

d'apposita funzione, di radere

capelli a

bilendo un giorno dopo l'ottava di

s.

Gio.

forma

di croce sulla fronte de' fanciulli

Battista d' ogni aono, aggiuntavi la vigi-

VI
lìa

s
la

V
B. Verla

I

s
i

143
fedeli

e

il

digiuno; e ciò, siccome

glio,

e

si

studiassero d' indurre

a
la

giue

si

degnò
s.

visitare e consolare
i

pa-

digiunare

la vigilia della slessa festa.

rente

Elisabetta, così
tal

fedeli

suppli-

alcuni luoghi in altri tempi fu celebrata
in giorni diversi, così a Parigi

cassero in

giorno, peicbè quale avvosi

cata de'cristiani

degnasse aiutare e con-

gno, ed a Reìms
oliava.

1'

8

luglio,

a'27 giucon vigìlia e
lunla

solare
di

1'

uillitta

e tribolala sua Cbiesa, e

Ma

per

la fatale divisione del

conservarne V unione. Osserva Lodovico Agnello Anastasio, Storia degli Antipapiy
t.

go

e pertinace scisma che afilisse
il

Chie-

sa, riferisce

Zaccaria, gran parte del
ricevette la festa, per-

2, p. 187, che Natale Alessanla

cristianesimo

non

dro dichiarò,
fallo

miglior cosa che avesse
a suo luo-

Uibano VI; nondimeno
pure dall'Anastasio.
ci'
il

chè diviso dall' Ubbidienza romtma, e seguendo quella degli antipapi d' Aviguone,il concilio di Basilea nella
la
la
1

go
ri,

narrai, che ordinò cose anche migliorilevate
Il

sess.

48,

Novaes

nella Storia

Urbano Fly

scrive aver

rinnovò nel .° luglio i44* P^»' l"lta Chiesa, parimente ordinando che per
celebrazione fòsse fissato
il

decretato che

2 luglio fosse consagrato

la

alla Visitazione della B.

Vergine in tutta la Chiesa con rito doppio, con vigilia e oliava, e coH'ufììzio composto dall'inglese Adamo Eslon vescovo di Londra e becedeltino, già da lui crealo cardinale nel

luglio,
la

il giorno 2 che fece credere ad alcuni che B. Vergine fosse parlila dalla casa di
il

Zaccaria
di
il I

giorno dopo

la circoncisione
dissi fu fatta

s.

Gio. Ballista, che
di luglio, cioè

come

iSyS.

Cilando

il

INovaes

il

cap.

Maier 24
all'annoi

eie stnl.
il

Ejlcohì.^ in 6, § L/

Alma Fé

slivilaLìhus^ e

ginn Cronìcon Belgico

389, p. 35o. Morto Urbano VI a'i5 ottobre 1889, fu impedito pubblicare questi decreti, i quali furono confermali e proutulgali 3*9 novembre dell'anno stesso dal successore Bonifacio IX.
In
p.
falli

8 giorni dopo la sua nascila. Tuttavia essendo quel sinododeplorabile divenuto conciliabolo scismatico, ninna autorità ebbe il suo decreto, in esso non facendosi neppur menzione del suo onlipapa Felice V di Savoia^ perchè da molti principi non era riconosciulo.La festa era slata confermata anche da'patriar.°

chi orientali nel concilio generale di Firenze,

trovo nel Bull. Roni.y
la
I ."

t.

3, par. 2,

opposto
il

al Basileese

da Papa Eugenio

878,

bolla di Bonifacio IX, Su-

IV. Ed

successore di questi Nicolò

V,

perni benignitas conditoris, emanata in
dello giorno: Instiluliofestivitatis Visitaticnis
j'uliif

colla bolla

Romanorum
:

gesta Pontifi-

B. Mariae Virginis prò die 1 cani adhortatione ad j'ejuninm vi-

cum, de*26 marzo i45> i, Bull. Rom., l. 3, par. 3, p. 67 Bonifacii PP, IX Literas super Festa fisitatìonis
g'mis Mariae confirmat. Narra
negli
il
il

ss.

Fir-

giliae; Indiilgentiisquepro inter essentibus Offlciis dictae festività tis^ ex conslitutione
il

Rinaldi
france-

Annali

ecclesiastici^

che

Urbani FI.

In essa dice averla
la

scano Sisto
vino contro

IV
la

nel i475>

onde ottenere

predecessore islituila per tolta

Chie-

per l'orazioni della B. Vergine l'aiuto ditirannia de' nemici del
i

sa, col consiglio de' cardinali,

fra' quali

egli era, colla vigilia, l'oliava e l'uflìzio,

nome

cristiano,
la

quali

si

sforzavano dr

concedendo varie indulgenze a quelli che al mattutino e all'altre ore canoniche di
esso uQizio intervenissero, cioè quelle da

opprimere

Chiesa, rinnovò la

memola festa

ria del mistero della Visitazione, e otdi^

nò che ogni anno
con

se

ne facesse

Urbano IVaccordale perla festa del Corpus Domini. Per ultimo comandò all'Episcopato e ad altri prelati, che facessero ogni anno celebrar la festa e l'unizio della

uffizio particolare e ottava.

Questa
con
|>or-

festa fu consolidala
la nel

da

s.

Pio

V

Breviario romanOf e da Clemente
1'

Vili con riformarne

ufiìzio,

a

mezzo

Visitazione della

Madre di Dio

a'2 lu-

del p. Iluiz della Visitazione de'mìoiuii.

i44
Nota
fatti
il

VIS
Piazza, che questa

.

V
festa fa

1

S

ap-

provata da Dio con molti miracoli; in eoa successo la Cliiesa uè sperimea*

i

80, 169, i8f, già di s. Andrea de Incaricdnisj voce corrotta da Aqnariciarii^
sive

de Piscaloribus^ ed anche de CereBelle notizie
si

benefìci effetti,

quando

ricorse

eoo

larorani.

leggono

nel

fiducia nelle sue calaojilà a questo miste-

Fonseca,

De

basilica

s.

Laurenlii in

Imperocché sebbene la sua istituzione non sia antica nella Chiesa latina,
ro.

dessa è peiò conf^jrtne allo spirito del
cristianesimo, eh' è di richiamare soven-

Daniaso^ p. 4o8, di cui era filiale; e nel Fea, Pro-Memoria per la ven. Ckiesa di s. Mar in della Pace^ Roma 1817), anco con 8.^ cosi ad altre chiese, fra le
quali in quella di
s.

temente

alla

mecnoria

le

principali cir-

Elisabetta dell'

Ula

costanze de* misteri

della

nostra

felice

niversità arùslica de' foroari
di cui nel voi.

tedeschi,

redenzione. La

13. Vergine stessa ce ne ha dato l'esempio, poiché essa celebra nel suo bellissimo cantico benefìzi che Dio avea accordati al suo popolo, ma che non sono d' un pregio sì grande come
i

LXXXIV,
le feste

p.

i32.

Ma

vigilia della festa della

Visitazione

andò
ri-

in disuso,

e

tra

di precetto

dotte da
sta. Si

Urbano Vili, non trovo que-

legge nel Giornale di

Roma del
di

quelli con cui

volle ricolmarci coli' In-

i85o
darsi,

a p. 624. Tutto forse potrà scor-

carnazione del suo divin Figliuolo. Nel

non mai

la

liberazione
la

/lO-

i54( Paolo

111

approvò con indulgenze
f^ ergine

ìna

(^/^.^ dall'

anarchia, che

tiranneg-

V Arciconfraiernita della B.
bilita col consiglio di
s.

giava con scettro di
sconfitta
così

ferro, e

che dovè

della Visitazione degli Orfani (V.)^ staIgnazio in

elremanle
città

esulare, e rispettar

Roma,

una

cuièsì costantemente pro-

Chiesa di s. Ilaria in Aqidro (/^.), per gli uomini, e nella Chiesa de ss. Qnatiro (^.), per le donne. Non esnella

Maria la Deipara, sempre Vergine Immacolata, e due Principi degli Apostoli. Questa liberazione ebbe il suo efpizia
i

sendoci stato più perfetto di quello nel quale gli ufiìzi della vita attiva sono santificati

fetto a' 2 luglio

1849, giorno sagro

alla

memoria
tettori

della Visitazione e 3.° nell' ot-

da quelli della

vita

contemplativa,
;

tava dell'anniversaria festa di que* Pro-

come prova s. Tommaso d'Aquino di questo abbiamo un bell'esempio nella
Vergine fece a s. Elisabetta sua parente. Questa è osservazione di s. Francesco di Sales, come rileva r ab. Butler: La Fisilazìone della ss. f ergine y a' 2 luglio; il quale santo da
visita
la ss.

dell'alma

città.

Quindi non potelasciar passare

va
il

la

gratitudine

romana

che

suo giorno anniversario, senza cele-

brarlo con apposite ecclesiastiche funzioni.
alla

Laonde

il

clero

ss.

lieligione, al
si

romano, così fedele supremo Gerarca,
s.

come
Maria

quello che

dà precipua continua
magnifica chiesa di
il

questo mistero prese il pose alle religiose da
della

nome
lui

ch'egli im-

cura di rendere
della

la

fondate, cioè
le

Pace

centro di quotidiane
si

Fisitazione o Salesiane (V>),

utilissime divozioni, ed ove nella sera

quali, secondo la loro regola primitiva,

raccoglie

il

popolo
l'

di voto, e lo pasce colla

erano destinate a visitare e servire
lati. Il

i

aia-

divina parola, e

impegna

alla pratica

Piazza che pubblicò

l'

Eineroloil

di tutti gli spirituali esercizii; perciò volle in
si

gio di

Roma

nel

i

7 ig, riporta

novero

questo tempio manifestarvi
cattolici nel miglior

i

suoi senil

delle chiese che in tal città ne celebrava-

modo

possibile,

no

la festa

e con indulgenza, precipua-

uaenle in s. Maria in Aquiro, dalle monache della Visitazione, nella Ckiesa di
s.

quale fu eretto e ampliato da^Papi Sisto IV e Alessandro VII principalmente,

memori

tutti

Maria

della Pace (riparlala in tanti
voi.

Potentissima avea salvato

che T intercessione della la Chiesa dal
ri-

luoghi e per ultimo nei

XCIX,

p.

furore degli scismi e delle guerre, e

V
ccndotta e annodata
secolari, era

1

s
la

VIS
pace
fra^ principi

145

ro di sua Visitazione

a

s.

Elisabetla
tribolazio-

un insigne ricordo
festa se

dei pote-

da farsi in preparazione alla sua festa,
ed
ne,

re e dell'amore di Maria, e di tanto benefìcio

in circostanza di grave

con annua

ne solennizza-

Fermo

tipografìa Paccasassi iSSg.

va

la

bella

memoria
forma
in

nel dì della Visita-

zicoe, che

la principal festa di det-

NA

VISITAZIONE DELLA MADONo SALESIANE, Ordine di reli-

ta chiesa, e

quell'anno con maggior

gione. Ordinis

pompa
cui
il

ecclesiastica e trìduo solenne, di

Monialium Fisitationis Beatae Mariae P'irginis Immacula*
tae, sub Inslituto
s.

offre la descrizione. NoLUI, p. 226, che il Papa Pio IX, emulando nella divozione al mistero

Giornale

Francisci Salesii.
della
carità, zelo

tai

nel voi.

Monumento perpetuo
e sapere di
s.

s.

e Pio VII, emanò il decreto Orhis: Quam Sanctissimus, de'3i maggio i85o, col quale innalzò

Pio Urbis

V

Francesco di Sales (F.), vescovo e principe di Ginevra (F.), della

et

quale anco nel voi.

LXXII

p.

Sgeseg.,

e di

Annecy

(f'.)i
s.

e delle più belle ed

a doppio di

2.''

classe

il

rito della festa

eroiche virtù di

Giovanna France^

della Visitazione di

Maria Vergine,
s.

e ciò

pel suo patrocinio sperimentato nell'acerbità de' tempi contro la

pel principato temporale
tuito. 11

Sede insorti, e ad essa resti-

sca Fremiot di Chantal (F.). Dopo essere slato s. Francesco qualificato da Clemente Vili in concistoro i* Apostolo del Chablaisy quando lo promulgò vescovo,

decreto fu pubblicato negli

An-

onde

fu consagralo vescovo di Nico-

nali delle scienze religiose compilali dal prof. Arrighi^ t. 8, p. 444- ^* ^^-

poli in partibusy qual coadiutore del ve-

nunziò pure dipoi il n. iSy del Giornale di Roma del i852, nel dichiarare
che
ria
la

scovo d'Annecy, V antica Geneva di cui era stato preposto, a'17 settembre 1602
successe in quel seggio episcopale della

memoria

della Visitazione di

Ma-

Savoia.

Trovo discrepanza
il

di date nella

Vergine, già celebrata da parecchi

sua consagrazione, poiché
gistra

Novaes

la reil

ordini religiosi, fu estesa da
a tuttoil
di
s.

Urbano VI
ricono-

V8 dicembre 1602, mentre

Di-

mondo
della

cattolico

;

e che la chiesa

ma
ca.

dice vacala la sede alla suddetta epo-

Maria

Pace
la

di

Roma
le

Intraprese la visita della diocesi, e
regolare disciplina io tutte le

sce in quella la titolare sua festa, giacché

ristabilì la

Sisto

IV per

ottener

pace fra

ultime

case religiose; fondò alcune
nità claustrali,

nuove comunella

ire dell' antiche fazioni a

Maria consagrava per votojl bel tempio, siccome ad
apportatrice di salute e benedizione alla
casa di Zaccaria. Pertanto la pia unione
di p.
s.

come

de'foglianti

badia

Paoloy

di cui

anco nel

voi.

XCVil,

Abbondanza, e de' barnabiti ne'collegi d* Annecy e di Thonon. Quindi istituì una congregazione di eremiti, sulla montagna di Voeron nel Chadell'

29

e 3o, che tiene cura di quella

blais, sotto

il

titolo della

Visitazione del'

chiesa, e del centrale oratorio notturno,

la

Madonna,

affine di ristabilire l'antica
ss.

a che è pure destinata, celebrò anche in detto anno e con più pompa la consueta festa a' 2 luglio assegnala all' Occidente.

divozione in quel luogo dedicato alla

Vergine;

die' loro la figura
le

dell' abito,

e prescrisse
tina

costituzioni.

Finalmente
di

Sovrastando alla s. Sede e al suo dominio temporale furiosa e subdola guerra,
anzi contro la nostra
tro la libertà della
ss.

nel 16 IO risolvette di dare alla Chiesa

nuova congregazione

spose di

Religione, conil

Gesù

Cristo, a cui diede altresì

Chiesa, e contro

della Visitazione della

il nome Madonna, per

Sicario di Gesti Cristo (r.), fu laudata
opera di ristampare e propagare
VOL. CI.
la

venerazione

al

mistero della Visitazio-

No-

vena in onore di Maria SS. nel miste-

ne della B. Vergine a s, Elisabetta (V.). Egli ne avea concepito il disogno 10

i46

VIS
in occasione

VIS
che
il

fino dal i6o4|ÌD cui essendo stato pre-

di

lei

padre e

il

suoce*
i

gato dai maggiore e dagli scabini, magistrati di Dijon, di predicare nella loro città, volle, secondo il suo costume, per prepararsi a quest'azione e per farlo più comodamente, ritirarsi nel castello di Sales lungi

ro a lui

la

mandarono per

ascoltarne

sermoni. Altri vogliono ch'essa da perse si recò in patria sapendo che il santo dovea predicarvi, e vedendolo ne restò edificata e sorpresa, perchè anch' essa vi ri-

3 leghe d'Annecy, feudo di sua
nella Svizzera, luogo di

famiglia con titolo di contea, nel canto-

ne

di

Ginevra

sua nascita e posto nella sua diocesi, ove secondo gli storici della sua vita fu da

conobbe l'uomo che le apparve durante le sue orazioni, e le sembrava che fosse il direttore cui cercava da mollo tempo, onde senz'altro la baronessa si affidò alla di lui direzione. E prendendo il santo da essa
si,

Dio favorito con una visione riguardante Tordineche poi fondò. Si racconta pertanto che stando in orazione e pregando

congedo, per ritornare
le disse
il

alla

sua dioce-

sembrargli che Dio approvaslui

se

disegno da

formato, di assumersi

Dio

col

suo

solito fervore,

che
gli

si

degnasrivelasse

la di lei

direzione, restandone egli ogni dì

se di renderlo utile alla sua

gloria e alla

salute dell'anime, Iddio
l'istituzione,

sempre più convinto; ma che non bisognava precipitare, mentre non voleva
che niente d'umano
quest' affare.
si

che dovea seguire per opera
di
religiose, le

frammischiasse ia
il

sua, d'

un nuovo ordine
d'

La

baronessa, secondo

quali collo splendore della loro virtù sa-

Boiler, in Dijon fece a'piedi del santo la

rebbero

Chiesa, e tramanderebbero
nella posterità
il

un grande ornamento alla sempre vivo
suo spirito,
le
i

confessione generale di sua vita,
il

p.

suoi senti*

dio,

la quale Helyot pretende eseguita a s. Clauove il santo erasi trasferito colla con-

menti e

le

sue massime. Si aggiunge, che
principali perio

tessa sua
il

avendogli Dio mostrate
sone, che

vero

si

madre Francesca di Sionas (ma è che a' 6 giugno 6 o, festa di
1
1

dovevano aiutarlo

questo

s. ss.

Claudio, in cui ricorreva
Trinità,

la festa della

suo disegno, ne rimase in lui si vivamente impressa l'immagine, che arrivasse poi a ravvisare la baronessa di Chantal,

come dovrò

dire,

cominciò
le

Io stabilimento dell'ordine),

ed allora

die'un

metodo da

lui scritto

acciò le ser-

per quella che Dio destinava per

i.^

visse di

regola per ben vivere. Dipoi la

religiosa di questo

predicando nella
egli la

nuovo ordine. In fatti Quaresima in Dijon,
ricordò

baronessa di

Chantal essendosi portata
Francesca,

in Sales a visitar la contessa

notò

tra' suoi uditori, e si

della visione avuta nel castello di Sales.

Seppe poi dall' arcivescovo di Bourges Andrea Freraiot di Dijon, suo intimo amico e uno de* più dotti prelati del suo tempo, eh' era sua sorella vedova dal 1602 di Cristoforo Rabutin barone di
Chantal, ucciso in iscarabio alla caccia,

con cui avea contratta amicizia, il santo prelato che vi si trovò le disse meditare una grande impresa, per la quale Dio si sarebbe servito della di lei opera. Do-

mandò
santo
si

la

baronessa

spiegazioni,

ma

il

contentò risponderle, che vole-

va prima seriamente riflettere sulla cosa,

siccome preso per una

fiera, e

che avea

starle, se

per cui nulla ancora poteva manifenon passato un anno; la prele di lei

fatto voto di castità vedovile, non usando indi innanzi che abito modesto ad una vera pietà e sincero affetto alla reli:

gò intanto a unire
sue, ed

orazioni alle

a raccomandar l'affare col più
1'

tenero fervore a Dio. Scorso
scrisse eh' era necessario
si

anno,

le

gione, univa r esercizio delle virtù, ed in

portasse io

questa allevava

i

suoi

4

figli

viventi de'6

da

lei

partoriti, cioè

3 femmine e un ma-

schio. Egli

dunque parlò a questa dama,

Annecy, per comunicarle il suo disegno. Quivi le narrò, che dopo aver posatamente esaminata avanti a Dio la risola*

VIS
zione da
lasciare
il

VIS
propostagli, di
Io sta-

i47
sua parola di Chantal, ed avea
la

lei

tante volte

quale avea impegnata
unirsi a

mondo, per abbracciare
,

madama

di

to religioso
difiìcollù,

vi

ma

avea incontrato molte che finalmente era tempo

convenuta la compra della casa in cui dovevano radunarsi, trovando quest'impresa al di sopra di sue forze, ritirò la

Le propose dunque di prender l'abito religioso di s. Chiara, indi di suora nell* ospedale di Beaune,
di darle risposta.

sua parola.
stò
la

Il s.

vescovo pertanto acquii

e finalmente di carmelitana. Acconsenti

vedova a tutte queste proposte con che sembrava avesse riposto tutto il suo volere nelle mani del santo, e che non fosse questo un affare, in cui si trattava d' impegnarla in uno stato, dal quale altro che morte poteva liberarla.
la 5.

una cappella, luoghi una comunità, e dispose ogni cosa per celebrarvi laceremocasa^ vi fece

regolari propri per

tal docilità,

nia della fondazione nel dì della
nità a'6

ss.

Tri-

giugno 1610. In questo madama di Chantal e le sue compagne, colla direzione di s. Francesco di Sales, diedero principio allo stabilimento
8.

dell' ordiIl

Allora
fetta

il

s.

prelato, incantato di sua perle

ne della Visitazione della Madonna.
vescovo,

sommissione,

svelò

il

gran dise-

dopo averle
le

confessate e co-

gno

di stabilire l'ordine della Visitazio-

municate, diede loro

regole che do-

ne; e benché ella vi trovasse delle grandi difficoltà, a tutte

nondimeno

il

santo

suo ragionare soddisfece; laonde ambedue confidando più nella divina Provvidenza, che negli umani
col

pienamente

vevano osservare. Ad esse non ingiunse la clausura, che per 1' anno del noviziato ; non cambiò la figura dell'abito, che
vestivano nel

mondo; ma
la

fu

contento

d'ordinare che fosse di color nero, e che
in esso rilucesse
stia.

soccorsi,

determinarono
la

la

fondazione

più esemplar

mode-

dell' ordine, e di dargli principio in

An-

necy, dopo aver

santa maritata

la

mag
Tho-

giore delle sue figlie al barone di

rens, fratello del già vescovo di Ginevra Claudio de Granier d' Yenne: un'altra figlia morì poco dopo, e la 3.^ si maritò al conte di Toulonjon. Superò gli osta-

ad un* austerità troppo rigida, avendo riguardo alle persone inferme, che potevano accettare, dovendo supplire a questa coll'interna mortificazione, e distaccamento
le

Non

volle obbligare

di tutte le terrene cose.

La

dolcezza ine la

tanto, la santità de' loro costumi,

che vi frapposero il di lui padre, il suocero e lo stesso figlio nel dividersi.
coli

perfetta carità cristiana, che tra di loro

regnava, v'attirò in poco tempo un gran

Ma

ella seguì

letteralmente

il

consiglio
fi-

numero

di donzelle.

La

santa

Giovanna

del Vangelo; passò sul corpo di suo
glio,

era disteso a traverso
le

che per intenerirla e trattenerla si la porta dalia quadovea essa passare il che successe non
:

Francesca Fremiot di Chantal ne accettò nel suo noviziato IO, indi moltiplicandosi il numero in guisa^ che la casa più

non era capace

di contenerle, essa
Il
s.

pensò
vi si

senza dolore e lagrime,

ma

trionfandola
le

cambiare abitazione.

prelato che le

sua virtù. Varie madamigelle furono

dirigeva s'adoperò per cercarla,

ma

prime compagne
tal, cioè

di

madama

di

Chan-

Nivernese,

di buona famiglia del Faure figlia del i.° presidente di Savoia, due altre pure di Savoia e del Chiablese, e Fichet di Folligny. Essendo

Brechart

oppose il pubblico, e non approvandolo Carlo Emanuele 1 duca di Savoia, tutti
contro
le religiose si

sollevarono;

s.

la

co-

stanza però e

la

prudenza

France-

sco di Sales, s'aprì la strada in

quindi preparato
la

il

tutto per la solenni-

questi ostacoli, ed

mezzo a ebbe finalmente la

tà della Pentecoste, giorno destinato al-

consolazione di veder cominciato e finito
il

nuova

istituzione, fu necessario difle-

i.°

monastero d'Annecy. La fama del-

l'irla

per alquanti giorni.

Una dama,

la

la santità delle religiose della Visitazio-

i48
ne,
si

V

I

s

VIS
ma
era
a*

sparse fin d'allora io molti luoghi:

da

Diolle città furono richieste,

impossibile in que'principii soddisfare
di Lione, Dionisio

compagoata dalla Ijenedizione di Dio, poiché dopo molle conlraddizionij Papa Paolo V deputò la stesso s. Francesco di
Sales acciò erigesse questa congregazione
in ordine religioso
sotto la regola di
le
s.

loro desiderii; né altri che l'arcivescovo

Simone de Marque-

nwnt, poi cardinale, ottenne dal santo queste religiose, stimolato ancora dalla divozione di madama di Auxerre, la
trice,

Agostino, con tutte
vilegi

prerogative e pri-

goduti dagli

altri ordini regolari.

quale non solo volle esser loro fondama ancora aggregarsi a loro con
altre

Ciò fu fatto dal s. vescovo nel 1618, il quale scrisse per V istituto della Visita-

due

che a

lei si

unirono. A'25 gen-

naio i6i5 parti

s. Giovanna-Francesca da Annecy, giunse a Lione il i.°di febbraio, con alcune religiose, ed andarono esse ad albergare nella casa che madama d'Auxerre fondatrice avea preparato in Belle-Court. L' arcivescovo Marquemont fece la ceremonia della fondazione con solenne apparato, e madama d' Auxerre cominciò nello stesso giorno

appromorte da Urbano Vili nel 1626. Osserva il Novaes nella Storia di Paolo ^ dicendolo approvatore dell' ordine della Visitazione, che per formarne le regole il s. vescovo di Ginevra percorse tutte le altre de'diverle

zione

costituzioni, che furono
la di

vale dopo

lui

V

si

ordini religiosi, e

si

regolò particolar-

mente su quelle mirabili della veneranda Compagnia di Gesù, di cui egli ammirava la saviezza, l' esattezza e la prodigiosa provvidenza, colla quale nulla
si

suo noviziato. Da principio questa fon. dazione fa sottoposta a molle contraddizioni, le quali furono sedate dalla pru»
il

ommette che

possa contribuire al

man-

denza e dolcezza della santa, la quale di* moro per 9 mesi in questa casa ; vi accettò 7 fanciulle, e vedendola bene stabilita, lasciatavi per superiora la madre Faure, ritornò ad Aunecy. Fin qui le religiose della Visitazione aveaco fatto
solamente voti semplici, non osservavano clausura, si esercitavano io opere di
carità, visitavano
li
i

tenimento della pietà io un ordine tutto quanto occupato alla salute del prossimo
in tante differenti utilissime funzioni. Iodi fu trattato, se fosse stata cosa

conve-

niente assegnare un capo, cioè una superiora generalessa o superiore generale

all'ordine della Visitazione, oppure sot-

toporlo alla giurisdizione de* vescovi locali,

e degli ordinarli
della
s.

de' luoghi,

oltre

poveri e

gì'

infermi,

r autorità
di

Sede. Alcuni furono

consolavano, somministravano loro de'

ristori e soccorrevanli io tutte le necessi-

tà; ed è
lite

appunto per queste visite, stabi* Francesco di Sales, io memoria della Fisiiazione della B. Vergine a s,
da
s.

parere che loro si desse un capo, pretendendo mantenere in questa maniera l'unione tra le diverse membra, che com-

pongono
ligiosi.

i

corpi politici, ecclesiastici e res.

Ma

Francesco di Sales fu di

Elisahelta^ ch'egli all'istituto die' tal no-

contraria opinione; per cui fu ordinato,

mir arcivescovo Marquemont, ammirato per le sue virtù dal s. fondatore, giudicò spediente, che questa congregazione fosse canonicamente eretta in ordine regolare e con clausura, per molte ragioni suggeritegli dalla sua prudenza e pietà, come dice lo stesso s. Francesco

me, e pose

sotto gli auspicii di quel

chei monasteri della Visitazione fossero
soggetti al
dinarli, ciò

stero.

Ma

governo de' vescovi e altri orche certamente non impedì, che non siasi tra di loro mantenuta una
perfettissima unione, soccorrendosi
ne*

loro bisogni, l'abbondanza degli uni sup-

plendo
stituto,

all'

indigenza degli

altri.

Questo
nell' i-

notabile

cambiamento succeduto

di Sales nella prefazione delle sue costituzioni.

da Paolo

V

eretto in ordine rei

Fu

questa determinazione aG«

ligioso, anziché

arrestare

di lui

prò-

V
gressi,

I

s
sempre seguente 1619 una

VIS
dopo aver convertito
alla fede

,49
cattolica

non

servi che a renderli

maggiori. Si fece nel

fooììazìoue in Moulins. Inoltre le

mona-

come
to,

collesue prediche 70,000 eretici,© 72,000 vuole il p. Booanoi. I miracoli da
lui operati

che furono domandate dalle città di Grenoble e di Bourges, e sarebbe stato una ingiustizia negarle a questa seconda, di cui era arcivescovo il sunnominato Freroyot, l'amico di
della
letta
s. s.

mentre viveva, e dopo moril

mossero

clero di Francia

neh 625
Urd'intro-

e nel

i645

a fare grandi istanze ad

bano Vili e ad Innocenzo

X

,

madre

di Chantal, la

Francesco e fratello quale fu e-

per effettuare queste fondazioni.

durre la causa di sua canonizzazione. Si cominciò il processo sotto Innocenzo X, ed il successore Alessandro VII, che da
prelato l'avea conosciuto nel viaggio da Siena a Roma, predicendogli il pontificato, e poi essendo vicino a morire dal mal
di pietra,
gli

Sperava l'arcivescovo di Bourgea di poter per questo mezzo goder della conversazione di sua sorella per più anni,

ma

dopo 6 mesi le convenne partire, per dar principio ad un'altra fondazione in Parigi. Vi giunse ella nello slesso 1619,6 fondò un monastero nel sobborgo s. Giacomo, e fu il i." destre che V ordine istituì

quand' era nunzio a Milaster, apparve e lo guari sul momento col-

la

sua benedizione, con breve dato nel-

l'anniversario della

morte

del santo, a*
la

28 dicembre i66r, ne decretò
fìcazione, e fu la
la
i

beati-

nella
s.

capitale

della
di

Francia. Fece

.*

solenne celebrata dal-

quivi la

madre

Chantal un lungo

soggiorno, poiché non ne parti che nel

febbraio 1622, per passare a Dijon a fon-

dar un' altra casa, ove la presidente Le Grand, tuttoché di 75 anni, fu del numero di quelle che presero l' abito dell'ordine. Il s. vescovo di Ginevra mandò delle

Chiesa nella basilica Vaticana. Quiaad istanza del re e della regina di Francia, del duca di Savoia, dell' ordine de* minimi, a'quali unì le sue suppliche l'ordi

dine della Visitazione, Alessandro VII lo canonizzò colla bolla Ecclesiae Catholiil Bull. Rom.y t. 5, p. 4 j6, a* 19 aprile i665; decretando che la festa si celebrasse a' 19 gennaio, giorno anni-

cae, presso

monache

in altri luoghi per fare altre

fondazioni, per

cui mentre viveva

ebbe

la consolazione di
steri dell'ordine.

veder

eretti

1

3 mona-

versario in cui nel

1623

fu trasportato

il

Nello stesso 1622, aven-

sagro suo corpo da Lione ad Annecy nel

do ricevuto ordine dal duca Carlo Emanuele
I

monastero
ne.
Il

della Visitazione

i.''

dell'ordi-

di portarsi in

avea risoluto recarsi
gi

Avignone, ov' egli a complire il re Lui-

Papa concesse indulgenze a que*
tal

che in
cro
;

giorno ne visitassero
1

il

sepolper-

XIII

,

che ritornava vittorioso dalla
i

e con breve de'
il

4

luglio

1662

guerra contro

fanatici e crudeli eretici

miseche
to la
gnifica

ugonolli, parli d'Anoecy

disposto di salute, e
lo

8 giorni in ove volle essere ricevuto

quantunque indopo essersi fermaAvignone, andò a Lione,
nella casa

beato corpo fosse collocalo sotmensa dell'altare maggiore, in ma-

urna d'argento.

Il

suo cuore, chiuBellecour a
in re»

so in iscatola di piombo, fu portato alla chiesa della

del

Visitazione di

giardiniere delle religiose della Visitazione. Passò alcuni giorni ne'soliti suoi esercizi di pietà,

Lione

stesso; indi

venne collocato

liquiario d'argento, e poscia in

uno d'oro
il

predicando e facendo delle

regalato da Luigi XIII. Mella deplorabile

conferenze spirituali|fìno a'27 dicembre,
nel qual giorno celebrata la messa,
tre

rivoluzione di Francia fu rubato

re-

men-

liquiario d'oro,

onde

le pie

monache

del-

si preparava per tornare in Savoia, venne meno, e colto da un accidente d'a-

la Visitazione lo

chiusero iu altro d'ar-

gento, e cercando rifugio fuori delia loro

poplessia, morì nel seguente giorno di 55 auui compitilo appeoacomiociato il 56.",

sconvolta patria, piene di fiducia nel lo-

ro istitutore, seco recurouo l'iusiguc

reli-

i5o

VIS
Abbiamo
dell'asco-

V

I

S

quia a Venezia, ove tanto tesoro si venera nella chiesa e monastero dell' ordine
di quella metropoli.

vrebbe esercitata la carica di superiora con questo titolo. Fu poi obbligata portarsi a Moulins per urgenti aiìari, quali
terminati felicemente, recatasi
stero di
al

Jano d. Domenico Cappello: Conlexlus
jicloruni

monaa

omnium
s.

in

BeatificationeeiCa-

Lione

,

mandò alcune

sorelle

nonizatione

maei 665. Il leasandro VII^ offre un elenco degli
tori di

Francisci de SaleSy RoNovaes aeWa Sioriadi A'
scrit-

piantare

una fondazione

in Marsiglia, a-

vendo a
di

se riservata l'esecuzione di quella

Chambery, che

dal principe

Tomma-

sua vila, e di diverse edizioni. Di

so di Savoia veniva
siderata.

recente fu pubblicata

la l'ila di s. FranCesco di Sales vescovo e principe di Gi-

premurosamente dePortatasi a Chambery, vi dimo*
,

4

niesi

accettò molte donzelle
la

,

e vi

nevra fondatore dell'Ordine della Fiùtazione di s. Maria , scritta dal can. d. Giacinto Gallizia^ lioma, tipografìa delle

Belle Arti
il

sotto

1 856. Restò l'ordine tutto governo della s. fondatrice, tro-

madre Fichet. Indi restituì al suo monastero d' Annecy si poco avanti la Pentecoste del 1624, al qual tempo avea intimata un'assemblea
lasciò superiora

generale delle madii dell* istituto. Con-

vandosi
trista

ella in

Bellay
il

quando ebbe

la

gregate che furono, esaminarono con mi-

nuova cbe

s.

prelato avea reso

nute ricerche quanto avea detto e opera»
lo
il

l'anima a Dio, e tosto prese tutte le misure per far trasferire il di lui santo cor-

s.

fondatore, per

la

perfezione del-

l'istituto.

Raccolte e

scritte,

ne formaro-

po da Lione in Annecy, e dopo aver elette le nuove uflìziali pel monastero fondalo in Bellay, partì per

no il libro cui intitolarono Coutumìer, Costumanze^ contenendo il direttorio, il
ceremoniale,
il

Annecy per

rice-

formulario, ed
la religiosa

altri utili

vere

le

spoglie del

s.

fondatore. Passanfu offerta

avvertimenti per

perfezione,

do per Chambery,
dazione
;

le

una fon-

dispose tutto per farla,
,

ma

ne

rimise T effettuazione

dopo che avesse

soddisfatto agli ultimi doveri con S.Fran-

cesco di Sales. Nelle vicinanze d'Annecy, molti amici di quello e del monastero, si

aderendo in tutto a'ricordi e alle pratiche dal s. prelato lasciate o stabilite nel monastero d'Annecy. I miracoli che seguivano ogni giorno al sepolcro di S.Francesco di Sales, gran consolazione recava-

no

recarono ad incontrarla, ma tanto essi, quanto la santa, oppressi dalla violenza

alla s. madre di Chantal, la quale non mancò di contribuire alle spese dell'infor-

roazionijche furono fatte d'ordioedelPapa

non poterono proferir parola , e spargendo gran copia di lagrime, con quel mesto silenzio dimostrarono il profondo comune rammarico per sì preziosa perdita; lagrime e sospiri

del dolore,

Urbano Vili,
di
lei

il

quale per

le

premurose

istanze fin dal

1623-24 deputò a

tale effetto

vescovo di Ginevra

per commissario, apostolico il Gio. Francesco di

che si raddoppiarono giunta che fu al monastero. Nel dì seguente ella fece preparare il necessario per la funebre

Sales, parente del santo. Passò quindi la
s,

fondatrice con al cune sorelle a fare una

pompa, ch'ebbe

fondazione in Thonon, e poco dopo altra in Rumilly. Scorso qualche tempo andò

luogo da Lione alla loro chiesa, collocandosi provvisoriamente vicino alla grata.

Temendo
nunziare

le

monache d'Annecy, che
s.

l'uri-

miltà della

fondatrice la portasse a

al governo, prima del suo arrivo l'aveano eletta superiora perpetua; ina non volle accettare, e rinunziò in piePO capitolo, protestando che giammai a-

Pont-a-Mousson per istabilirne altra, da cui partì a'27 aprile 1626, e passò per Besancon, ove cittadini vivevano bramosi d'aver una casa dell'ordine. Nel seguente anno morì il figlio della s. madre,
a
i

Luigi XI

Benigno barone dilChanlal, al servigio di li, mentre s'opponeva alio sbar-

co che gl'inglesi cogli ugonotti pretende-

VIS
vano fare all'isola del
Ja

VIS
Ascollò

i5£
si

Re o Rhé.

onorevolmente, ed ove tuttora
nella stessa chiesa in cui riposa

venera,

nuova di quest'infoituaio con cuor di madre veramente cristiana, sottomessa interamente a'divini voleri, e con non minor virtuosa costanza accolse la nuova della morte della baronessa di Chantal
sua nuora, Maria di Coulanges, lascian-

cesco di Sales, già suo direttole e
stro. Il p.
ligiosif
t.

FranmaeHelyol, Storia degli Ordini Res.

4, cap.

43

e 44* ^^^^c Religio-

se dell* ordine della Visitazione della

do una figlia (si maritò poi ad Enrico marchese di Sevigné, e si rese celebre colle sue LeLitrt nelle quali ammirasi la la delicabellezza dell' immaginazione
,
,

Madonna^ colla vita di s. Francesco di Sales loro istitutore^ e la vita di s, Gio'
Vanna Francesca Fremiot di Chantal^ fondatrice e prima religiosa di quest'ordinCf col quale precipuamente procedo, afferma che alla morte della santa, com1 3 stabiliti viventi il santo vescovo, contava l'ordine 87 monasteri; ma dopo

tezza del gusto, la solidità del giudizio,

uno
so.

stile

naturale, facile, gaio e dignitosotto
il

presi

i

Altre pubblicate

suo

nome

non sono

sue, in quel

genere essendo ce-

si

dilatò in guisa che giunsero a piti di

lebrala modello); e quella del conte di

Toulonjon suo genero governatore di Pinerolo, e da lei amato, ambo morti nel i633. Senza dire tutte l'altre fondazioni da lei fatte, di altre parlandosene nella biografìa, come quella di Toriuo nel i638, ed viaggi intrapresi per propagare il suo ordine, il cui intero governo posava sopra di lei; mi limiterò ad accennare l'uliimo suo viaggio neli64i ult'"»o di sua vita. Era superiora d'uno de'monai

le monache somraavanoa più di 6,600, propagandosi non solamente in Francia, e nella Savoia ove nacque, ma in Italia, in Germania, in PoIonia ed in altre regioni. Siccome la traduzione del p. Helyot la pubblicò il p. Fontana nel 1738, il numero de' monasteri e quello delle monache pervenne a

i6o,ne*quali monasteri

cifra assai

maggiore, menomata dal cata*

,

clismo della rivoluzione francese. S. f^in-

cenzo de Paoli era stato scelto das. Francesco di Sales a direttore delle religiose,
e per
1

sterid'Annecy, quando

domandò

a gran-

de istanza d'esserne esonerata, e fu consolata; però poco dopo fu eletta superiora da tutte le sorelle di Moulins. Senz'accettare la carica, partì a'28 luglio da Annecy per Moulins, ove appena giuntajfe*
ce eleggere altra superiora. Indi passò a

4^ ^^^^
in

eseguì T incarico sino al

660

che

salì al cielo.
s.

In Parigi fu pue

re confessore della

madre,

dopo

il

suo

transito fu avvertito in visione ch'ella go-

deva

in paradiso la gloria de'beati,di

che
la

fece parte all'arcivescovo di

Parigi e a

avea pianmonastero del suo ordine nella contrada o sobborgo di s. Antonio. Dopo alquanto trattenimento, si restituì a Moulins, ove 5 giorni dopo il suo arrivo fu assalita da mal di petto, che la travaParigi, in cui alcuni anni avanti

molte altre persone ragguardevoli per
di essi

tato

il

2.°

loro pietà e dottrina. Scrisse per consiglio

un

processo verbale di ciò eh' era

avvenuto,
fatta, di

ma non

vi

parlava che in terza
la

persona. Se trasgredì
straordinarie che

legge

,

eh' erasi
le

non mai manifestare
gli

grazie

gliò per

5

giorni, e le cagionò la
di circa

morte
in
il

a'i3 dicembre 16^1
lore

70 anni,

erano accordate da Dio, fu unicamente per rendere testimonianza dell'esimia santità della

giorno di venerdì. Inesprimibile fu

do-

madre

di

non meno di

tutte le religiose del «uo

Chantal.
la

Il

Butler, che ciò riporta, narra
la

ordine, che di quanti ne
virtù

ammiravano le oaveauo sperimentato gli effetti di sua carità. Sebbene le monache d'Aunecy temerono che
iitusse in
il

segueute visione,

quale venne ricoseppe dalle

nosciuta nella bolla di canonizzazione della

serva di Dio. Allorché

si

suo sagro corpo re*
vi

pubbliche voci
Cbuulal,
s.

la malattia della

madre di
mise
iu-

Francia, tuttavia

fu condotto

Vincenzo de Paoli

si

1

i5a

VIS
agosto.
te
Il

V \S
Novaes nella Storia di ClemenXlIIf riporta un bel numero di scrittori e di edizioni della sua F'ita, e da ultimo furono pubblicate le seguenti opere.

ginocchioni , a fine di pregare per lei. Com'ebbe finita la sua orazione, egli vi-

de come un piccolo globo di fuoco levarsi da terra, e andare ad unirsi nella re* gione superiore dell'aria ad un!altro globo più grande e luminoso. Questi due quali unendosi tornarono a un globi|, solo, continuarono a salire in alto , e si
i

Memoria
s.

virtù di

intorno alla vita ed alle Giovanna Francesca di Chan-

tal fondatrice dell'ordine della Visita*

zione di

perdettero in un terzo, ch'era
e assai più brillante degli altri.

immenso Allora una
il

voce interna disse a Vincenzo, che

i.°

globo era T anima della ven. madre di Chantal, il 2.° quella del beato vescovo
di Ginevra, e

s. Maria , raccolte dalla madre Francesca Maddalena di Chaugny sua nipote e segretaria, pubblicata dal' l'ab. J. /?., traduzione dal francese, Bologna 856, tipografia Volpe e Sassi. Vi1

ta della venerabile

Madre Giovanna

TEssenza divina. Alcuni giorni dopo s. Vincenzo udì la morte della madre di Chantal. Credette d'ail

3."

Francesca Fremiot di Chantal, fondatrice dell'ordine

dellaVisitazione di Ma-

ver inteso neir ultime conferenze, da sé

avute con
gli

lei,

certe parole, per le quali
ella

commesso un peccal'avesse mai sempre riguardala come una gran serva di Dio, pregò per lei con fervore. Nel mepareva aver
lo veniale. Perciò,

sebbene

composta dal p. d. CarV Antonio Saccarelli de chierici regolari ministri degV infermi. Prima edizione milanese fatta sulla seconda romana riveduta e corretta dalV autore, Milano 18 56, presria
,

so Giacinto Agnelli.

Noterò che

lai." e-

dizione del Saccarelli è del 1732, la 2."

desimo

la slessa visione.

ebbe per la seconda volta Allora non ebbe più verun dubbio, che la madre di Chantal non fosse nella gloria del Signore. Molti miistante,

deli74j,
in

la 3." deli

751,

la

4' deli767,
stampate

Le Lettere

della santa furono

Roma

nel 1730. Alcuni scritti dalla

da Dio per intercessione della santa fondatrice, essendo stati giuridicamente provati. Benedetto XIV la beatificò solennemente a' 2 1 novembre
racoli operati

santa lasciati alle sue religiose, sono pieni di celeste dottrina, e di quell'eminen-

che avea appreso meglio da s. Francesco di Sales, e eh' ella avéa procurato sempre di cote spirito di carità e di dolcezza

Cu/n sex io decimo de* Maga. t. 18 , p. 243, e permise che a*2 1 agosto se ne facesse l'uffizio e messa in tutto l'ordine della Visitazione, in Dijon dove nacque, ed in Ànnecy dove riposa il suo corpo nella
1

75 1

,

colla bolla

t

municare
sempio.

agli altri colla

voce e

coli'

e-

i3

di tal mese, Bull.

,

Anticamente

le

monache

della Visita-

zione aveano in alcune città la cura delle donne penitenti o convertite, come in Parigi delle

Maddaleniìtte presso
il

il

Tempio,

chiesa delle sue religiose. Dipoi

il

succes-

di cui assunsero

governo nel 1629,

ma

sore ClementeXlII con decreto de'9 mar-

dipoi lo lasciarono.

Furono

ricevute in

zo 1766 ne approvò due miracoli, e con
altro de' 12 del seguente ollobre dichia-

Polonia a condizione che avessero cura
delle penitenti, voluta nel contratto dalla

rò potersi con sicurezza procedere alla sua canonizzazione,
la

regina Luisa M." Gonzaga;

ma

giunte a
e l'obzitel-

quale decretò colla

Varsavia, ove

si

fece lai.^ fondazione nel

bolla FortìtudOf de' 16 luglio 1767, presso il Guerra, Epitom, Bull.j 1. 1, p. 81,

1654,
le,

la

regina

mutò sentimento
le

bligò soltanto ad istruire

povere

e celebrò nello stesso giorno. Clemente

ed a quest'effetto a mantenere 6 por-

XIV
la

che

gli

successe, prescrisse a tutta

tinaie, destinale a farequest'istruzioni,

ed

Chiesa

l'ufiìzio

e messa di

s.

Giovanna

a visitare

i

poveri malati e

gli altri

pove-

Francesca Fremiot di Chantal, pel dì 2

ri della città, sì

per far loro sooimiaisUa-

t

VIS
reque'soocorsi, di cui bisognavano, oonae

VIS
i

i53

ancora per dispensar loro le droghe e medicamenti necessari per la cura de'Iol'ornali. La regina volle ancora obbligarle ad accettare 12 fanciulle senza dote, dopo che la fabbrica dei monastero fosse

fuerini confessi^ei sacra Communionere' fecti, nec non peculiares indulgentiae^ et

gratiae assignanturMonialibus ejusdem

Ordinis pariter in perpetuimi. Nell'ordine fiorirono molte religiose illustri per natali

e santità di vita, fra cui le seguenti. La

interamente compita, condizione che fu da queste religiose di buona voglia accet*
tata; poiché oltre le

duchessa di Montmorency. Maria Felice
Orsini, figlia di Virginio duca di Braccia-

somme

considerabili

di

denaro che die'loro la regina, Fece assegnare a questo monastero 22,000 lire d'entrata, e iu tempo di pace il fondo ne fruttava più di 3o,ooo. Del monastero di

Roma

parlerò iu fine, degli altri

lo feci ne' luoghi

ove sono. Narra

il

^o-

1757 Ferdinando VI re di Spagna, confidò a queste monache il governo d'una comunità sul modello delTaes, che nel
l'illustre casa di
s.

no, la quale dopo la tragica morte del duca suo marito, sepolto nel monastero della Visitazione di Moulins nel Boibonese, ove gli fece innalzare un magnifico mausoleo, si ritirò nello stesso monastero a piangerne la perdita, ed in esso 25 anni dopo ne vestì l'abito, morendo superiora del medesimo a' 5 giugno 1666 in età
d'anni 66, in concello di santità. La ven. suor Margherita M.' Alacoque, di cui do-

Ciro

in

Francia. Cle-

vrò riparlare, nata
cesi

in

Lauthecourt dio-

mente XIII
cont.
t.

colla bolla

Saneti mo ni ales

Firgtnes, dell'B luglio 1 765, Bull. Iloni.
tio erectionis

approbaMonasterii monìaliuni ordinis Fisitationis B. MariaeFirginissub regula, et instilulo s. Francisci Salesii
3, p. 74j Confirniatio, et

1647: di 23 anni vesti l'abito religioso, e morì a* 1 7 ottobre 1690 nel monastero di Paray-le-Mouial , che avea tanto edificato colle sue virtù, spe-

d'Autun

nel

cialmente colla tenerissima divozione all'adorabile

Sagro Cuore di Gesìi

,

nel

Ge«w«e.Essendo protelloredel monastero delia Visitazione di Koma il cardinal duca di Yorls., lo slesso Clemente XIII a «uà istanza emanò questi due bi'evi.i." Omnium saluti paterna chariitìf/e, degli 1 1 uovQmhvei'] 5(^^ Bali. Rom. coni., 1. 1, p. 262: Revocata quacwnq ut
in civilate

quale articolo ricordai l'opera ricavata

praecedenii concessione Altaris privUegiati^ aliud in

perpeiuum concedi ab Ordinario una vice tantum designanduni^ prò imaquaque Ecclesia Monia,

liuni Fisitationis

B.Mariae Firginis

Ini-

viaculalae^ sub inslilutos. Francisci Salesii^peculiaribus indicatis diebus^ etcasibus queis praesens indulluni tribuilur.
2.°

noFrancesco di Sales ne fu tanto acceso, che cliiamava le sue religiose deila Visitazione, dette per lui anche Salesiane, figlie del Cuore di Gesù. Abbiamo di G. Languet arcivescovo di Sen% Fita della ven. Margherita Maria ^4 lacoque della FisitazionCj JXomaìS/i.o. Il p. Helyot dice essere in quesl* ordine tre sorli di religiose: le prime sono dette roriste , le seconde associate o consorelle^ le terze dimestiche o domestiche o serdalla sua vita, pe'veneratori di esso, e
tai

che

s.

venti.

Le

coriste

sono destinate a cantar
le

i'uilizio in

coro;

associate e

le

dimesti*

Coelestium

munerum

(hesauroSy de'
cit., p.

20 novembre 1759,
IndulgentiaCf

Bull,

263

:

che sono tenute soltanto a recitare un determinato numero di Pater ed Ave. Le
coriste

et spiriluales

gratiae per»
c/irìstifìdelì-

ponno

esercitare tutti gli

ulliii

petuo conctduntur singulis

dei monastero, e le associate ancora, tran-

h US y s tallitisdieb US visitantibus Ecclcsias

Monasteriorum Monialium Ordinis Fisilalionis B. Mariae Firginis Imniaculct'
tae^ subinstituto
s.

ne quello di assistente, di cui il principale impiego è la direzione dell' ullizio in coro; poiciìè quando le associate sono superiore, fauno luUociòche appartiene al-

Francisci Salesii^ qui

i54
la

VIS
l'uffizio

VI
dovendone
la-

S
,

loro carica, a riserva di quello che ri-

re con ogni semplicità

fedeltà e confi-

guarda
le

del coro,

denza anche
re.

il

più segreto del loro cuovolte
il

sciar tutta l'ispezione all'assistente, la

qua-

Orano mentalmente due
la

gior-

deve essere sempre una sorella corista. Le diuiesliche s' impiegano nella cucina e negli altri uffizi che riguardano la co*

no, per un'ora

mattina, e per mezz'ora

dopo compieta. Si osserva indispensabilmente ne' loro monasteri rigoroso silenzio dali.

une come le altre ùoo ponnumero di 33, tra le quali \i saranno per lo meno 20 coriste, gas* socia te e 4 dimestiche, se però per qualmunita. SI
1'

segno di mattutino sino a pri-

no passare

il

ma

del seguente giorno, dal

tempo delal

la ricreazione della

mattina fino

vespe-

ro, e

sempre che mangiano,

sia la

mat-

che giusto motivo
superiora, e
il

il

padre spirituale,

la

tina o la sera; ed acciocché la povertà

capitolo

non giudicassero

espedieotel'accrescerequesto
la dispensa dell'ordinario.

numero colle

servata,

A vendo S.Francolle

venga da tutte colla maggior esattezza os devono ogni anno mutare camera, ietto, Croce, corona, immagini e altre cose simili d'uso ordinario.
Il

cesco di Sales istituito quest'ordine per
fanciulle e

loro abi-

donne inferme, non ha

to dev' esser nero e semplice al più possibile.

sue costituzioni iroluto obbligarle a mortificazioni

Le

vesti

sono

fatte a foggia di sacco,

oltre

i

ed austerità singolari , laonde digiuni prescritti dalla Chiesa, non
vigilie
ss.

assai larghe, sicché cingendole facciano

sono tenute a digiunare, che nelle
delle feste dell'Ascensione, della
nità, del

Tri-

ed io quelle della Madonna e di s. Agostino, ed in tutti venerdì dalla festa di s. Michele sino a Pasqua. Negli altri venerdì dell'anno, la sera fanno semplice astinenza, la quale consiste in non mangiare, che una sola pietanza con del pane. Non può alcuna digiunare, flagellarsi o afflìggersi con al,
i

Corpus Domini

maniche toccano l'estremità delie dita, e sono assai larghe, onde ponno nascondere le mani; il loro velo è di stamina nera senza fodera , e pende sulle spalle; cingono la fronte con una
delle pieghe, le
fascia nera (lo dice
il

p.

Helyot,

ma
il

il

p.

Bonanni meglio descrive
golo:
lino,
il

la fascia e

sog-

volto è circondato da

un bianco

che si stende sul petto, avanti di cui sempre pende dal collo l'immagine d'argento del Crocefisso; il p. da Latera, se-

tre austerità corporali senza licenza della

guendo certo
lyot, scia

la

descrizione del p.
la
s.

He-

superiora; e se molte di loro
to licenza di far
ia tutte

hanno avula disciplina, debbono fur-

rappresenta

fondatrice colla fa-

insieme nel venerdì per lo spazio d'un y^ve Maris stella^ acciò in ogni
cosa
si

religiosa)

nera sulla fronte, e tale descrive la un soggolo o gorgiera , hanno
e portano in petto

di tela bianca senz'alcuua piega o incre-

osservi al possibile l'ordine della

spatura

,

una Croce
pure tor-

comunità. Quelle che sono destinate per cantare l'uffizio io coro, sono tenute soltanto
al

d'argento.

Le

portinaie, dette

riere esterne, vestono

piccolo uffizio della
,

Finita la ricreazione

che

si si

fa

Madonna. dopo il

come

le secolari,

parimente di nero, ed hanno ancor loro una

pranzo

,

tutte le religiose
,

presentano

alla superiora

la

quale ordina loro in
ricreazione della sera,

qual cosa vuole che stiano occupate fino
a sera; e finita
di
la

Croce d'argento come l'altre religiose, e sono tenute come loro alle medesime osservanze dell'ordine, fanao due anni di quali sono unite ali ornoviziato, dopo dine, non per la professione solenne, che
i

nuovo si fanno avanti alla superiora perchè assegni ad esse in che impiegarsi
all'

fanno
11

le monache, ma per mezzo d' uà voto semplice d' ubbidienza e oblazione.

fino

ora del pranzo del dì seguente.
alla su-

p.

Ogni mese debbono render conto
periora del loto iuteruo, ed a
lei

ligiosi espressi

Bonanni, Catalogo degli Ordini recon immagini e spiegali:

scopri-

Delle vergini

a Dio

dedicale,

t.

a, p.

99,

V
GÌfi9 la figura della

l

s
compimento
che
vi

VIS
delle fd>briclie, e le

x^S

monaca della Visitazioue della Madonna e la rappresenta al modo descrillo, con una Croce in mauo. Ha quest'ordine per islemma un Cuo,

la'principessa Borghese contribuirono al

mona-

re sopra cui è

il

nome di Maria

in cifra,

entrarono nel 1673 coli' autorità di Clemente X. Dipoi ne fu benefico Benedetto XIV; ed il loro proiettore car-

sormontato da una Croce, e il tulio circondato da una corona di spine. 11 p. Anuibali da Latera, Compendio della storia degli Ordini regolari, riporta questo, senza dubbio ricavalo dal p. Helyol, colle immagini del s. fondatore e della s.
fondatrice nella par. 3, a p. J^, cap. 3: Delle Religiose della Visitazione della
i
i

dinal duca di

York, avendo cooperato

all'ingrandimento e ornato della chiesa, la consagrò nel 1768. Le salesiane vi restarono fino
loro
la

al

1793, perchè Pio VI
s.

die*

chiesa e monastero di

Anna

de*

funari o falegnami, uscendone a*23 gennaio le Benedeltine (^.), per riunirsi a

quelle di
la

Campo Marzo. Le monache del,

Madonna.

Rileva

il

Novaes, che siccome

Visitazione

dalla loro antica chiesa
s.

le religiose, figlie della Visitazione,

dopo

trasportarono in
ti

Anna que'monumen-

l'introdotta clausura

non ponno più precosì

sagri

che

descrissi; e poscia la chiesa'e

slare a'poveri colle visite, quel servizio

monastero
ti

alla

Lungara furono acquista-

che

in esse loro

rendevano,
le

sono

te*

dal pio Masturzi, per islabilirvi sotto

unte ad ammettere

donzelle inferme
le ina-

l'invocazione ^t\Y Addolorata, e non più

e deboli, le vedove, le vecchie, e
bili all'ingresso negli altri
si.

co'precedenti nomi,
del

ordini religiola

le Ser\^e di Maria (F.) dette le Mantellate. Riferisce il n.

Ed

altri
s.

aggiungono, che
le

prima

77

Diario di

Roma

del 1806, che la
s.

\ista di

Francesco re quest* ordine per

di Sales fu d'istitui-

pia unione sotto

il

glorioso titolo di

inferme, per cui
ficazioni, e
la

donne e le zitelle prescrisse poche morti-

Francesco di Sales^ avendo ottenuta

la

pochi digiuni, oltre quelli delChiesa, come pur^dissi col p. Helyot.
salesiane,
i

canonica erezione e approvazione delle regole dal cardinal Della Somaglia vicario di

Roma,

fino da'20 agosto di detto

Le monache
rilerilo

come più

volte
si

ho
oc-

descrivendone

monasteri,

anno incominciò a congregarsi nella chiesa della Visitazione di Maria Vergine delle

cupano ancora dell'educazione civilee religiosa delle donzelle a mezzo di educaudati, e taluno

monache

salesiane

,

sotto la direzione

Quanto

anco colle scuole esterne. monastero della Visitazione o Salesiane di Roma, ne ragionai, correggendo gli altrui abbagli, ne' voi. IV;, p. 3o6, L, p. 28, LIX, p. 168, LXIV, p. 195 e seg.i laonde qui appena ne darò
al

Lorenzo Mattei, poi cardinale, soprintendente della medesima e prelato deputato del monastero. Tale unione si compose di 56 persone, per ogni ceto di
di mg.*"

ni

memoria ed onore de* 56 anche s. Francesco di Sales visse in terra. Per inft^rvorare sempre più gli ascritpersone, in
ti

spigliosi, nel

un fugace cenno. Papa Clemente IX Ro1669 chiamò da Torino alcune religiose dell'ordine, per istabilirle anche nella metropoli del cattolicismo,
ordinando che si edificasse per loro la chiesa di s. Maria della Visitazione e di s. Fiaocesco di Sales, con contiguo monastero alle falde del Giaoicolo presso
via Lungara, ed
il

a questa unione, alla pratica dell'ope-

re di cristiana carità, sermoneggiò in tal

circostanza con molto zelo d. Gio.

Fran-

cesco Pacini beneficiato Lateranense, esortandoli vivamente a seguire gli egregi

la

esempi del sauto vescovo modello e graa maestro di spirito. Dovrò riparlarne (A questa pia unione fu ascritto il vene-

nipote cardinal Jaco-

po Rospigliosi somministrò 4)000 scudi. Morto poco dopo il Papa , il priucipe e

rando cardinal Cappellari, che tosto si pose al collo la Croce d'argento della pia uoioue stessa , e couliouò a portarla io

5

i56
tulio
il

VIS
pODlificalo sul petto, cioè sopra
il

V
si

1

S

le vesli interne,

perchè non usava

la

Croce pettorale, se non nelle sagre funzioni in cui si deve onninamente assumere. Mi si dice , che fu tolta al suo sagro cadavere, per appagare la divozione del cav. Gioacchino Spagna maestro di casa
de*ss. Palazzi Apostolici, a cui fu

29 gennaio sì celebrò nella chiesa dell' Umiltà delle monache della Visitazione, la festa di s. Francesco di Sales loro fondatore.
fri
il

narra. A*

Il

Papa Pio VII

vi of-

divin sagrifìzio, e passato quindi nel
la religiosa

monastero ammise

comunità

e altre ragguardevoli persone al bacio del
piede. Mg.' Frattini vicegerente vi cele-

data per

pia

memoria
di
s.

del gran Pontefice).

Le

sa-

lesiane restarono nella chiesa e monaste-

brò il solenne pontificale, accompagnato da scelta musica. Nel pomeriggio il p.
Rezzi gesuita disse con eloquenza ed erudizione
le lodi

ro

leone
cio,

sino aliSio, in cui Napocheavea invaso lo stato pontifìcon decreto de'3 maggio a vendo sop-

Anna

I,

del

s.

la cattolica religione,

Vescovo, eroe deled esempio d'ogni

presso
sessi,

lutti gli

ordini religiosi
il

d'ambo

i

virtù; e poscia

il

cardinal Della Somaglia
die'Ia trina benedizione

a'7 detto con altro fece

simile con

vicario di

Roma,

que'di

Roma

e suo dipartimento, al

mo-

col Santissimo. »

La

riferita festa è stata
ivi

do

riferito nel voi.

LIX,

p.

60. Le sale-

celebrata dalla pia congregazione
retta.
ti

e-

siane nel partire recarono seco que* raonuiiienli sagri descritti ne'luoghi citati,
i

E

questa composta di
degli anni vissuti

5Q
da
il

sacerdos.

(numero

Fran-

quali poi collocarono nella chiesa che va-

cesco di Sales), ili." de'quali è
te

regnan-

doa dire. Ritornato Pio VII gloriosamente nel 8 4 alla sua sede, come accennai
1
1

Sommo
IV

Pontefice; di

5Q
il

cavalieri, fra*

quali enumerasi S.

M.

re Carlo

Ema-

nel voi.

XLIX,

p.

78, con editto del car-

nuele

(di

Sardegna); e di

56 dame".

dinal prefetto de' vescovi e regolari de'i4

Nella novena che precede

la festività, ve-

agosto, ripristinò le corporazioni religiose,

scovi e cardinali diedero la benedizione

ordinando

la restituzione
il

delle loro
alle

chiese e case. Quindi
salesiane
di
s.

Papa diede

chiesa il vasto monastero e la Maria dell'Umiltà alle faldedel Quirinale, già delle domenicane, la quale in ogni quadriennio riceve dal Senato Romano l'oblazione d'un calice con patena

Sagramento. Lo stesso Pio V^II nel la chiesa e monastero di s. Anna, già delle salesiane, 9\V Ospizio di s. Maria Assunta in Cielo, detto di Tata Gioi'anni (da ultimo con notevocol
ss.

18 15 concesse

le

dispendio

ingrandito dal Papa

re-

gnante, mediante l'acquisto dell'annessa

d'argento e

4

torcie di cera.

Trovo detto

nel Diario di

Roma

de'7 gennaio 18 15
devasta-

di,

M che a fronte
tavano
la

degli ostacoli, che presenil

non che beneficato in più moanco con aumento di redditi, per mantenervi un maggior numero di fanciulli
fabbrica,

vendita, lo spoglio e

poveri e orfani, ed eziandio amorevol-

mento de'monasteri
la zelante
nistri, destinati dal

e conventi di

Roma,

mente

visitato; e tutto

questo pel narra-

congregazione de'prelati e mi-

to nel ricordato articolo). Inoltre Pio

VII

Papa

al riparo di tali

ritornò nella chiesa dell' Umiltà a celela messi nella suddetta festa; desmonastero furono pure visitati da* successori, e più volte da Gregorio XVL Descrive \\ n. 53 del Diario di Roma del 1846, che celebrandosi dalle salesiane a'2 luglio la festa solenne del loro ti-

ruine, ed al sollecito ritorno delle sagre

brarvi
il

vergini e de' religiosi ne' loro rispettivi
chiostri, è giunta nel giro di pochi

sa e

mesi

a ripristinare quasi
nasteri e conventi di

tutti gli antichi

mo-

Roma. Le

salesiane

vivono ora tranquillamente nell'ampio locale, capace di molte educande, nomi-

tolo della Visitazione della
s.

Madonna,
si

in

nato dell'Umiltà". Quindi nel Diario di
t\x>nia del
i

Maria dell'Umiltà,

il

Papa Pio IX dal
recò

."

febbraio del uiedesi mo 1 8

1

palazzo apostolico Quirinale vi

V \s
improvvisamente a
la

piedi, dalla porta del-

Dataria apostolica, seguito da una parsua nobile corte.
Il

VIS 157 Dio suor Margherita Maria Alacoqiie^ cosicché poteva passarsi all' esame
(li

te della
trizi

cardinal Pa-

compiuto il s. Sagriflzio, lo ricevette. 11 Papa udita la s. Messa del cardinal de Bovicario di Ron)a,cheallora avea

di tre miracoli necessari per ottenere la di lei Beatificazione, Mg."^ Arnaldi a no-

me

dell'ordine, e specialmente delle
di

mo-

nache
role

Roma,

rese le dovute azioni di
il

nald arcivescovo di Lione, indi egli

slesla

grazie al Papa;

quale con benigne pa-

so fece altrettanto, dispensando ancora
s.

animò

le religiose all'esercizio delle

Comunione
s.

a* fedeli

ivi

accorsi.

Udì

virtù operate dalla venerabile, ed all'eSBtto disimpegno dell'istituto, inculcando

quindi altra

Messa

letta

da uno de'

suoi cappellani segreti, e poscia accoDd-

loro specialmente di

pagnato da'cardinali entrò nel monastero, ed

che
ti

tutti quelli

i

quali

domandare a Dio, s' impegnano nelanimae da
al

ammise

al

bacio del piede l'esul-

l'istruzione della gioventù, siano

tante religiosa famiglia, a cui comparti

da un vero
i

spirito di carità
il

Narra il n. 68 del Diario di Roma del 1 846, che il Papa
l'apostolica benedizione.

santo

zelo. Indi

Papa ammise

bacio

del piede
i

personaggi circostanti d'ambo

Pio lX,dopoaverel'i
Quirinale,
nali
li,

i

agosto ascoltato in

sessi,

e tutte lemonache,colle quali s'in-

generale adunanza nel palazzo apostolico
il

trattenne in benigni discorsi, accordan-

voto de'consultori e de'cardis.

componenti la

congregazione de'ri-

suli* eroico

esercizio delle virtù della

ven. serva di
ria

Dio suor Margherita Madopo aver inDio, onde in affare di
,

do ad esse varie grazie spirituali e ricolmandole di pio giubilo. Nello scendere le scale fu al Papa di grata sorpresa il vedere già collocata una lapide, nella quale
si

Alacoque, religiosa professa dell'ore

ricordava e

la

degnazione avuta a'2

dine della Visitazione
giunto preghiere a

luglio di celebrare nella chiesa, e l'altra
di aver pubblicato nel

monastero

il

par*

alto rilievo

degnasse illuminarla,
1'

si

lato decreto. Si portò indi alla contigua

decise di pronunziare
nella

analogo decreto

chiesa a venerare

il

ss.

Sagramenlo (Sendel

domenica 28 agosto. Scelse questo giorno, perchè era fra r8/ della festa di s. Giovanna Francesca Fremici di Chantal fondatrice con s. Francesco di Sales
dell'anzidetto ordine.

za rientrare nell'argomento, qui aggiungo. Si legge nel n.

206

Giornale di

Peonia del 1 859,che a'6 settembresi tenne
la
s.

congregazione

de'rili

per quella antii

A

tale effetto

con

preparatoria onde discutere
perati

miracoli o-

treno di città
l'Umiltà,

si

recò nel monastero delnel voi.

come accennai

XLl,

p.

i4i5 ricevuto alla porta dal cardinal Patrizi, e da mg.*^ Gio. Battista Arnaldi superiore del monastero (e ora arcivescovo di Spoleto). Entrato nella clausura, trovò genuflesse tulle le monache, che benedisse, e quindi
rata,
si

da Dio a intercessione della ven. Alacoque sì nota per la mirabile cura che nudrì sempre in propagare il culto
,

dell'adorabile

premura

del can.

Sagro Cuore di Cesìi. S. Domenico Borghi pos.

stulatore della causa, in varie chiese di

Boma

e specialmente io
la

Maria della
s.

portò alla sala prepa-

Pace, ov'è
ria in

congregazione primaria del

ove

assisosi sul trono, coH'assistenza

sagro Cuore di Ge&ù, eretta già in

Mapub-

del prefato cardinale qual ponente della

Cappella, pel narralo nel volume

causa e di mg.*^ Arnaldi postulatore della

LXXXIV,

p.i44 e
11

seg.,

si

fecero

medesima^

si

fece
s.

da mg." Fatati

se-

bliche preghiere pel felice riuscimento
della causa).

gretario di detta ra del decreto
si
,

congregazione

lettu-

Papa ritornò
la festa di

alla chiesa
a'

col quale

solennemente

dell'Umiltà dal Quirinale a piedi

29

dichiarò, che constava dell'eroico eser-

gennaio 1848, per

s.

France-

cizio delle virili tutte

della ven. serva

sco di Sales, a celebrarvi e poi ascoltarvi

1

58
8.

VIS
Messa, quiuiii rallegraiulo
le religio-

VI

S

la

rendi indulgentias^etgratiasaliìsConfra
ternitalibus ejusdeni ins tituti prò officialibusj et confratribus piae

se coita sua presenza,

ammettendole al
ai

bacio del piede, e benedicendole,

rno-

Unìonis sa-

do narrato

Roma,
entrati

io della Gazzetta di Notai nel voi. XGVIII, p.'29, che
nel o.
francesi in

cri Cordis B.

Mariae

f^irginis erectae
s.

in Ecclesia parochiali
bis)
,

Eustachii Uretfetlo.

849, per liberarla dall'anarchia, presero quartiere eziandio nel monastero dell'Umiltà,
i

Roma a'a

luglio

i

ma

il

contralto non ebbe

Narrai inoltre, che invece subentrò nell'acquisto l'altro nuovo seminario americano pegli Stati-Uniti, egualmente stabilito in

le monache salesiane essendo provvisoriamente passale in quello delle Cisterciensif propinquo alla Chiesa di s. Su-

Roma

per muniHcenza del Pi^pa

Pio IX; onde descrissi

come venne
il

ri-

satina j e poscia nel

1

856

acquistata per

dotto

il

locale e la chiesa,

suo slato
si

3o,ooo
da, sul
si

scudi

la Prilla

Mills [f^.y.^ìa Spae
in quella casa

attuale, e quali sagri

monumenti

por-

Monte Palatino, ne partirono

tarono seco

le salesiane.

E

siccome fra

adattarono alla meglio

questi vi è la miracolosa

angusta, ed ora l'architetto conte Virgi-

nio Vespignaoi,
il

ivi sta loro fabbricando monastero e poi v'innalzerà la chiesa. IVella parte interna e più alta del can-

immagine della MadonnadiGuadalupe,che sarà collocata nella chiesa quando sarà costruita, cogli altri memorali monumenti, e per esserrai
proposto parlarne in quest'articolo, conviene che r effettui. Il Bombelli nella

cello della villa, è quest'iscrizione:

Bc-

nedicto

XIF Pont. Max.- Quod - Has
-

Raccolta delle Immagini della B. Vergine,
t.

Aedes Villam Hortos - Singulari beneficentia inviserit Augusta pr aesenti a
ornaverit'

4, p- i65,oirre le seguenti noli-

zie, colla

venerabile effìgie dipinta in

te-

Vxorem

natosqiie Apostoli-

la, alta

7 palmi, larga
il

4 e mezzo,

tratte

ca Benedictio ne dita^erit Petrus Comes Magnanius - A cubiculo Pontìficis ornatuS'Hoc clementiae Optimi Principia - Monumentuni aeternwn- Stare jUSsitToi.

dall'autentica relazione fatta dalla città
del Messico y ov' è
tal

celebre santuario di

Diexx/ul. Anno 74^. Raccontai ne* LXXXV, p. 202 e 204, XCVIII, p.
1

congregazione de'riti, e stampala in Roma nel 1681. Gio. Diego contadino di semplici costumi e pieno di
alla
s.

nome,

timore

di Dio, abitava

un

villaggio

poco
al-

26

e seg., che

le

monache

della Visitail

lungi dalla città di

Messico, ove costu-

zione nel

1854 venderono

bel

stero e la chiesa deirUmiltà al

monanuovo se,

mava
la
ss. si

recarsi ogni sabato

ad assistere

solenne messa che in onore di Maria

minario francese

stabilito in

Roma

di

celebrava nella chiesa parrocchiale

cui pure nell'ultimo citato voi. a p. 25,
della congregazione delle missioni stra-

niere di Parigi delie Colonie, sotto

l'

in-

S.Giacomo. Nel fare questo cammino a mezza via incontrava un monticello dello Tepejacac, in cui fu già un tempio
di

vocazione dello Spirilo Santo e del Sagro Cuore di Maria (anche qui avverto,

degli idolatri messicani, eretto alla sedi-

cente
a'

che

tale illustre regolare congregazio-

Madre de' Numi. Or mentre egli 9 dicembre i53i passava la falda di

ne non va confusa coU'otnoniraa primaria secolare eretta da Pio VII cauonica-

quell'altura, udì

e vide sulla

menle

nel
s.

1807

nell'insigne chiesa colledi

giata di
sistente

Eustachio

Roma,

già pree-

come

pia unione di giovanetti;©

quindi col breve

Exponi nobis, de'20 di-

un'armonia soavissima, cima bianca nuvoletta circondata dall'iride. Vagheggiando lo spettacolo, s' intese chiamar per nome, da una bella voce, che usciva dal centro della nuvola. Ubbidì con avvicinarsi alla
nuvola, e con meraviglia
nel

cembre i8o8,5«//./i'o/«.co/zM.i3,p.3o5,
concesse: Facultas aggregandi, et conje-

ammirò posare
e coronata di

mezzo maestosamente

V
luce,

I

s
to partì
il

VIS
contadino,

,59
giunto
alla

vaghissima e venerabile donzella: era Maria ss., la quale dolcenaente gli disse: « Figlio dove vai? Penetrato Gio.

ma

sua

casa

la

trovò in costernazione, per es-

ser stato colpito lo zio

Gio.Bernardinoda

Diego da mille soavi afFelli, rispose VadOf Signora mia^ ad assistere alla Messaj che cantano i ministri di Dio^ in onore diMaria Vergine. Rispose la Madonna *S1, gradisco la tua divozione,
:

pericolosa febbre.

nare

al

Nondimeno volle tor^ monte per altra via, quando si
la

vide innanzi

B. Vergine,

la

quale Tassi*

curò che

lo zio già era guarito.

Tranquilscese

:

lato e lieto, le

domandò

il

segno richiesto

mi piace

la tua umiltà^ e

ti

amoy per-

dal vescovo, ed allora

la

Madonna

chè sei umile.

Or

sappia che io sono

con

lui

fino alla radice del
il

monte, ove

quella Vergine, che tu credi Madre delV unico e vero Dio, e voglio che mi si alzi in questo luogo un tempio, dove

poi fu eretto
di gli

magnifico tempio, e quìaa risalire
il

comandò
sterilità.

monte

e rac-

cogliervi rose e fiori, ad onta di sua

com-

mi mostrerò madre pietosa
nazionali, e

di

te,

de*

pleta

Il

contadino sbalordito

tuoi in

di tutti coloro che

dallo stupore, ne raccolse in
za, e la stessa ss.

abbondanpose nel

invocheranno con fiducia ne' loro bisogni. Va dunque al vescovo, ed a lui riferisci da mia parte e quanto hai veti

Vergine

glieli

lembo
vo,

del mantello. Portatosi dal vesco»
i

con prodigio

fiori alta vista e all'o-

ho detto. Il pio contadino sì recò prontamente dal vescovo a riferirgli l'avvenuto. Governava allora quella chiesa, con molta lode, il virtuoso fr. Giovanni Zumarraga francescano,
duto, e quanto

dore sembravano veri, ma al tatto pa» revano dipinti sul mantello, dove inoltre

apparve impressa
tal

1*

immagine

della

Madotma,
monte,

quale

l'

avea

veduta sul

rappresentante
Il

T Immacolata
si

quale con attenzione ascoltò il racconto, senza dargli concludente risposta.
il

Concezione.

vescovo co' famigliari
mantello,
si

prostrarono, compunti di tenero pianto;

Partì sconsolato
al

il

contadino, e tornato

ed

il

prelato tolto

il

lo

sospese
il

monte trovò la
le

B. Vergine collo stesso

nella sua cappella, finché

erigesse
il

sembiante, e

espose confuso

il

poco

tempio. Sparsosi per
di tanti miracoli,

la città

successo di sua commissione, concluden-

generale fu

la

cumulo commoIl

do che ad ottenere l'intento dal vescovo occorreva un personaggio. Ma la Madre di Dio tornò a insistere, di replicar esso r inchiesta, promettendogli premio. Il
fece; ed
il

zione e r entusiasmo religioso.

vescosi

vo nel dì seguente col contadino
alla falda del

recò

monte,dove
il

incei toGio. Die-

go d'indicare

sito preciso io cui

U Ma-

vescovo riflettendo

alle circosi

donna

a veagli parlato la4-'*volta,in esso al-

stanze, e

mosso

dalla

sua
e di*

ingenuità,

l'improvviso spiccò una sorgente d'acqua,

a questa Signora da parte mia, che ti dia un se* gno, onde io sia sicuro esser Lei che ti manda, ed esser questa la sua volontà;
contentò dirgli:
che io son pronto
la risposta,
il

Va,

che poi
sto

riuscì

salubre agl'infermi, e que-

portento tolse ogni dubbio. Si volle
la

verificare

guarigione di Gio. Bernar-

dmo,
la

e questi raccontò essergli apparsa

ad ubbidirla.
si

Lieto del-

B. Vergine, e nel risanarlo avergli imla

contadino

restituì al

monlo

posto dire al vescovo, che

chiesa nella
1*

te;

ma

il

saggio vescovo, ad osservarlo^gli
essi

quale

si

sarebbe collocata
s.

immagine
si

spedì dietro due famigliari;

però

impressa nel mantello del nipote,

fosse

perderono

di vista,
il

onde

lo

presero per
rifei ite alia
s*

chiamala
ss.

stregone. Intanto

contadino,

Maria Immagine fu ad

di

Guadalupe. La
del

istanza

popolo
'^

Madonna
a dire

le

|)aroledel vescovo,

intese

portata nella chiesa principale alla pubblica venerazione, e fabbricato

che tornasse nel dì seguente e avrebbe un meraviglioso segno. Couten-

tempio nel monte Tepejacacj compilo che fu, vi
il

i6o
si

VIS
Il

VIT
sande'

collocb con solenne traslazione.

e !7a.

Le njonache
dono
il

della Visitazione eb-

tuario divenne tosto T asilo
bisognosi, e
il

comune

bero

in

miracoloso quadro da

fonte perenne delle mise-

ricordie a' popoli del Messico. Quelli nel

Benedetto XIV, che l'avea ricevuto dal Messico quando ne accrebbe il culto, cioè

1695

riflettendo^ che

i

grandi benefizi
fabbrica d'nn

una copia
Il

tratla diligentemente dal pro-

esigono corrispondente riconoscenza, intrapresero nella capitale
la

digioso originale e della stessa misura.
nel riceverla dal p. Gio. FranLopez gesuita, contemplando la ss. Immagine, esclamò nell'udirne l'accen-

Papa

nuovo tempio,
compita
il

la cui

sontuosa mole fu
colla spesa di

cesco

in

i4 anni

^jS

mila scudi. La solenne dedicazione seguì

nata storia:
tioni.

Non fecit
con

taliler ornai
di vota

na*

maggio 1 709, colla traslazione della prodigiosa ss. Immagine, collocata in una
I

°

Le

religiose

gioia ri-

nicchia

trono d'argento del valore di
scudi. Proporzionate furono le
le

78 mila

magnifiche suppellettili sagre, e
giata e suo abbate e canonici.

rendi-

te assegnate al divin culto, per la colle-

ceverono il sagro donativo, e lo collocarono in proprio altare nella chiesa alla Lungara, e quindi in detto giorno 12 dicembre ne fecero festiva raemoria.Passando nelle chiese di s. Anna e dell' Urailtà, ivi la

Fu

dichia-

trasportarono, ed ora

la

ve-

rata Patrona di tutto

il

regno della nuo-

nerano

sul Palatino, per

decorosamente

va Spagna, e Benedétto XIV nel 1754 approvando, concesse la messa e l'uffìzio proprio con rito di i.^ classe e 8." J)rivilegiata ; e ad istanza del re di Spagna l'estese con rito doppio maggiore a
ciò
tutti
i

esporla in apposito altare, in quella del-

l'Umiltà essendovene copia,

come

farandi
di

no
s.
s.

quadro esprimente il transito Giuseppe, e col gruppo marmoreo
col

Francesco

di Sales coli'

Angelo.

regni della montirchia.

La Madondi tanti

na

di

Guadalupe, collo strepito
portenti,
oltre la

straordinari

somma

venerazione e gratitudine degli americani,
gli
si

Sede vescoviledellaBizala metropoli d'Hadramito. IlMorcelli,^'ic^ Chr.^ 1. 1, p. 357, registra due vescovi. S.
i7e.

VITA, A

cena, nell'Africa occidentale, sotto

procacciò ben presto lo stesso co*

PapinianooPampiniooPampiniano, visse a'

europei, gareggiando in onorarla ansodalizi,

tempi
il

di

Genserico re de'vandali, e
s.

co con

Madrid con molte

città

patì

martirio con

Mansueto, altro
Chiesa latina o*
a'

italiane, e dello stato papale,

come Bo-

vescovo africano, tormentati con lamine
di ferro arroventate: la

logna, Imola e Ferrara, celebrandone
l'apparizione con indulgenze concesse da

nora

la

loro

memoria

28 novembre,
propugna-

Pio VI. Pioma poi sempre prediletta da Maria, e ad essa fra le altre città distinta pel singolare ossequio, in
pivi

per a ver difesa

la fede cattolica nella perstessi vandali,

secuzione degli

chiese

tori dell'eresia ariana,

ma non però, come

introdusse

la ss.

Immagine

alla

pubbli»

vogliono alcuni, dopo aver assistito nel

ca venerazione, precipuamente nella pri-

484 allaconferenza di Cartagine convocata dal re

mitiva delle salesiane^ con solenne

pom-

Unoerico. Imperocché
celebre successore

altri

dico-

pa onorandola ogni anno a' 12 dicembre, come in s. Giovanni della Malva de' Ministri degl'Infermi. Propriamente la

no con venne

pili
il

ragione, che a questa inters.

Vittore,

il

quale fu avvolto nella persecuzione de*
f^andali(F.)m^c\iai3i nel
nerico contro
stretto
i

1/ copia introdotta in Roma, e dipinta dalp.Gìovanni Correa di Murcia, fu posta nella chiesa de' ss. Giacomo e Udefonso degli agostiniani scalzi spagnuoli,
della quale parlai

4B3 dal re Unsi

cattolici.

Egli

vide co-

ne* voi.

LXXVl,
1

p.

26 1

,

LXXX,

p.

3o6,

LXXXI V, p. 69

d'abbandonar la sua sede, e si ritirò, secondo alcuni, a Costantinopoli, secondo altri nell'Epiro ; e meglio fu esiliato da Uuuerico. Durante il suo esilio

1

V IT
scrisse la storia di

V IT
nache e Suore (F.)^ ovvero
fu

i6r
imposta anche di

questa persecuzione^

della

quale storia lodata parlai nei cita-

da' fondatori di nuovi istituti,

to Di'ticolo. S'ignora l'epoca di sua
te,

mor-

congregazioni di sacerdoti secolari,
rilevai ue'rispettivi articoli.

come

ed è onorato per confessore nel Mar-

tirologio

romano a'sS

agosto.

Abbiamo:
Japsensìs,

Vi fu la congregazione de* CUerici della Fila Co-

Ficloris f'iiensisy

et Firgilii

provinciae Bizacenae Epìscopo rum: O-

mune (F.)i e siccome vìventi con tale re* gola così chiamati. Nel secolo XVI furono
s.

pera^ Petrus Chìffleiius Diviene 1664.

iiolis illustrata^

istituiti

i

Chierici Regolari
di essi,
il

(F.\

Q

Gaetano fondatore
Teatini (F.)^ n'è

denomina-

VlTACA^ONlCAOCOMU]NEDE'
CHIERICI, Fila Communis,
Eegula canonica
ni vita.
Il

ti

patriarca.

in

Cano-

sciplina regolare consiste nel

La dimodo di viubbiisti-

nica rcgularìter vivere^ Regularis vita,
disciplina in

vere in comune, vincolato da* tre Foli
religiosi (F.) di povertà, castità e

commudormi-

vivere in

comune

degli Eccle*

dienza, al fine della perfezione io

uu

siastici (F.), cioè d* abitazione,

tuto approvato dalla Chiesa. Osservano
)a vita

torio e mensa, colla somministrazione eziandio del vestito e di quanto abbiso-

comune

alcuni Monaslerij Conil

venti e altri Chiostri, sebbene

proprio
l'osser-

gna

a*

conviventi in perfetta comunità

ordine o istituto in generale non
vi. Il

I\egolare(P\).'Da questa vita coro une del
clero, ne
utile,

concilio di

Trento coirerezione de*

provenne e proviene alla Chiesa decoro e molti vantaggi.Felici erano certamente que* tempi, ne' quali non

Seminari (F.)
te l'antica vita

^tvìio rinnovare in par-

comune
mi

de' Chierici.

A-

vendo
darli,

svolto

il

grave e ampio argomenlimiterò a ricor-

si

ammetteva alcuno

alla

partecipazione

to in molti articoli,

de' sagri ordini, almeno maggiori, se
si

non

fosse obbligato all'assiduo attuale ser*

^igio di qualche chiesa, che veniva perciò ad essere
le {F.).

come suo Titolo Clerica'
si

Non

contentarono di questo

i

nostri virtuosi maggiori,
si

ma

dappoiché
utilità

con alcune giunte, e cosimi terrò dispensato di dare uu articolo completo. Tale vita comune cominciò sin dal nascere della C/i7e5tìf,nel C/ero,per quanto in quest'artìcolo dissi, a motivo d'essere stata in pratica insegnata da Gesìt
Cristo convivendo co' suoi depostolij e
fu osservata dal clero anco tra le
giori Persecuzioni, cosi

sperimentò quale e quanta
le

pro-

veniva dal convitto claustrale de'chierici,

mag-

mire de' più santi pastori e de' pii principi furono dirette a stabilire questa regolare o canonica Vita in tutte
tutte
le chiese, e

per tutti

i

chierici, acciò l'e-

punto diversa dalla monastica. Case canoniche
slerior
di vivere

forma
le

non

fosse

si

dissero

abitazioni de' canonici

vi-

venti con vita comune. Diversi concilii

proibirono

di affittare a' secolari le case

pure nelle case delle Pievi, più tardi anche delle Parrocchie, e da' Fescovi nel loro Episcopio o Canonica (F.)', sagrì pastori som* ministrando a' Canonici [F.) e altri ecclesiastici il necessario e completo mantenimento di vitto e vestito, e ne riparlai nel voi. XCV, p. 100 e seg. Il clero si raccoglieva sino da' tempi apostolici,
i

canonicali, principalmente alle femmi-

neir osservanza eziandio de' consigli di
perfezione, e teneva lo stato religioso, aì-

ne. Colla coabitazione del clero col ve-

scovo presso sagri templi, avea luogo pure con esso l'iulervenlo n\V lljjìzìatura (F.) notturna. Decaduta la Disciplii

meno f/uoad substantiani
onde

et

esscntiam,

poi quelli che continuarono a vi-

vere così s'intitolarono Canonici Rcgo*
lari (/
.),

na Regolare

(F.)y

la vita

comune rimaOrdini
Ileli-

de* quali

riparici ò.
.),

La Renfutlo di

se in osservanza in alcuni
S'Osi, di Religiosi e di

dita ecclesiastica (/

avendo

Religio òc,

Mo'

mano

in

mano

diminuire
1

lu vita

comu-

VOI.

CI.

i62

V

I

T
la

VIT
sua origine e
il

ne, occorre accennare

te delle chiese

e de* Monasteri^ de* ve-

progresso. Pel maoteninoenlo del clero De* primi secoli servivano le volontarie

scovi e de' chierici,

non meno

delle loro

Oblazioni (V) de' fedeli, le quali diedero origine alle Decime ecclesiastiche (V.)t anch'esse in principio parimente
spontanee, ed in seguilo per prescrizio-

Regalie (F.), concesse loroin progresso di tempo, vi furono i Difensori (F.) e i Fisdoniini(F.). Woo ostante, ne* secoli barbari, alla morte de* vescovi e de' beneficiati,

non mancarono usurpatori
i

de'

Canoni (F.), pel necessario mantenimento della Chiesa o Tempio, e de'sagri Ministri. Di poi per mezzo di pie donazioni e acquisti si formarono i Patrimonii delle Chiese (F.) co' Beni
ne de*
sagri

loro Spogli Ecclesiastici (F.) e delle lo-

ro rendite; per cui

vescovi e Papi procurarono frenarne l'abuso, ed in seguito siifalti spogli divennero un diritto de*vei

scovi,

e della

Camera

apostolica, la
rendite de*
i

di Chiesa

(F.)^

rendita

ecclesiastica

quale deputò Succollettori(F.), per vegliare su
tali

ch'ebbe quadrupla divisione: cioè una la sussistenza del Fescovo e pel Palazzo vescovile, altra pel sostentaparte per

spogli, e sulle

vescovati e benefizi vacanti. Chiamati

canonici a divider
vita

le

cure pastorali, nella

mento

del ClerOf altra

per la fabbrica
pe* Pel-

comune

regolare,

conforme

a' tre

e manutenzione della Chiesa e pel Culto
dii'ino, altra in fine pe' Poveri,

consigli di perfezione, e nella vita sepa-

rata a cui poscia

si

diedero;

la vita

cos.

legrini

e

per

gli

Ospedali, Da* beni

mune

de' canonici

ebbe a

ristoratori

poi delle chiese assegnali io porzioni

o

Sportale (F.) individualmente a'chierici

Eusebio nella sua diocesi di Fercelli(F.), s. Agostino in Jppona suo vescovato e

divino, a quelli cioè che
ta

per stipendio dal vescovo pel Servizio non facevano vi-

t\V Àfrica^ e

Papa

s.

Gelasio

1

del

492

V

introdusse nel Laterano (F.)
il

presso

comune

cogli

altri,

dette anche Prei

l'abitazione de'Papi,

che recò a* ^e^co-

bende (F.)y originarono
clesiastici (F.),
i

Beneficii Ec-

vati (F.) amplissima utilità.

Da

essa, co-

quali

riuscirono pre-

me
il

da lungo

tirocinio, usciva per lo più

giudizievoli alla vita canonica e
de' chierici,

comune
sotto.

futuro vescovo,

come

dalla vita

comula

come deplorerò

piii

ne del detto Patriarchio Lateranense
sorsero tanti celebri Papi.

Cessò la forma del vivere monastico, con emanciparsene molti chierici, donde poi
il

Per

vita

comune
fiorenti
rici

in ogni

Capitolo (F.)
alle quali

si

man-

clero

si

distinse in secolare e regolare.

tennero copiose Biblioteche e Librerie^

L* origine delle rendite ecclesiastiche de*

Scuole

i

giovani chie-

Monaci (F.)
per
le

coii\\\enì.'ì in vita

comune,

chiamati in Sorte dal Signore venis-

derivò dui lavoro delle proprie mani, e
oblazioni e donazioni della pietà
de' fedeli. Dipoi
religiosi

sero in ogni maniera di sludi inslituiti
(oltre la nobiltà delia diocesi, poiché

non
le

fondarono gli ordini Mendicanti (F.) che vivono óe\si

solo

s*

insegnavano

le

sagre,

ma

anco

profane lettere,

come

nelle Università),

V Elemosina e di Questua, pev praticare la Povertà evangelica. Ve ne sono

sotto la vigilanza del canonico Scolasti-

co (F.); cosi anticipandosi da' canonici
il

che posseggono beni, ma per privilegi pontificii sono considerati ordini mendicanti e ne godono le molle prerogative. Parlando degli eretici Fraticelli, e de* Frati della vita povera, non che
tuttavia
nel voi.

viventi

in
il

religioso

consorzio presso

vescovo,

benefìcio inestimabile delle

scuole vescovili, dette poi seminarii.

dimeno

la vita

comune dovè

nel

Nonmedio

XXVI,

p.

88

e 89, ragionai della

eeclesiastici,

controversia della povertà di Gesù Cristo e degli Apostoli.

evo piegarsi allo spirito secolaresco degli che a poco a poco se ne venivano allontanando. I Papi però, oltre
continuarne l'osservanza nel loro

A

tutela delle rendi-

il

Pa-

VI T
Famiglia pontificia (/^'.), massime a mezzo de' loro legati, furono sempre aperti protettori
lazzo apostolico (V.)
colla

VIT
denza nel XII e seguenti
di tale rilassamento, le
secoli.

,63
Cagioni quali derivarono
del clero,

talvolta da' vìzi e delicatezza

del

vivere
ii

comune
piti

de* canonici, sem-

talvolta dalla poca vigilanza de' pastori,

brando

confacevole alla custodia
all'

e talvolta ancora da violenza di guerre,
e di pubblici o privati infortunii; e dispersi

della vocazione ecclesiastica,

unifor-

mità dell'ordine, all'esercizio del culto, al vicendevole esempio, e perchè permetteva

una

volta

i

canonici, anche senza

loro colpa, dal chiostro,

non ebbero poi

mantenimento d'un maggior numero di canonici. Laonde nel venire, benché di malgrado, condiscendendo a
il

bastante zelo per tornare a riunirsi insieme, per aver gustati comodi della vita
i

privata e secolaresca: talvolta

si

sospese

simile separazione, cercarono di ritenere

almeno or Tuna or

l'altra delle

comuni

per mancanza di àufficienti reudite lavila comune, alla quale poi ritornare, cessato
il

osservanze, e alcune vestigia si trovano anche ne' tempi a noi più vicini. I canonici allora

bisogno, pareva troppo malage-

vole cosa; e cosi molte canoniche regolari

che ricusarono
si

di darsi alla vi-

divennero a poco a poco
a'

secolari.

ta separala,

restrinsero vieramaggior-

Non per questo erano però
convitto claustrale, che
colari

sciolte dal

mente

e con più solenni religiosi voti, e

canonici

se-

con più minute osservanze si diramarono per tutti i popoli in 36 congregazioni
principali di Canonici Regolari^ che tutte più o
si

da tutti i canoni era ingiunto; poiché anco questi cominciarono per le
il

stesse ragioni a lasciare talvolta

comuriservò

meno

allo spirito di

s.

Agostino
da-

ne refettorio,

il

quale al più
dal

si

riferivano, e

come prima avevano

soltanto in alcuni tempi o solennità
giori dell'anno
si
:

mag-

to la vera forma della vita del clero, così

comune

dormitorio,

senza abbandonarla, vi aggiunsero quella di molte monacali discipline. A s.
si

passò alle proprie celle; dalla pernottazione e residenza continua personale nel

Agostino

attribuisce

il

ristabilimento

dello sproprio apostolico nel clero d' Ip-

pona, ossia il privarsi delle cose proprie, e che fece rifiorire all'esempio de' primi credenti la comunità de'beni, Secundiim

chiostro, si venne a dispensarne per qualche mese dell' anno; finché a poco a poco decadendo la disciplina, in un modo o nell'altro, si giunse finalmente a perdere affatto ogni vestigio di quella cano-

Regulam sub ss. Jposlolis constiUitam. La forma della vita clericale però maned il diritto canonico ne aaimaestra quante volle i Papi li associno a'privilegi ed usi
tiene gran parte nel loro
istituto,

nica vita e claustralità, che con tanto
profitto del clero già
si

osservava. In

al-

cuni luoghi sussiste ancora

l'edificio del-

degli ecclesiastici

secolari, e riguardino

la canonica e antico chiostro, servendo per privata abitazione di alcun canonico, ma senza la comune cooventualità,

questa istituzione

come un monumento
la

che per

l'

addietro

si

praticava,

come

anche oggi superatile, e che
stodisce, della vita

Chiesa cuIl

presso le basiliche Lateranense, Vatica-

dell'antico clero.

na

e

Liberiana in

Roma. Ristabilimento
i

Garaavpi nelle Mt morie ecclesiasliche, traila nella Dissertazione IX: Sopra i
progressi e decadenza della vita clanstrale

e vicende accadutene! XII secolo, in cui
rifiorì la vita

lanti vescovi

canonica, riduceudo zecon voto canonici all'osseri

di' chierici o canonici, specialin Italia.

vanza della regola di

s.

Agostino, beuché
si

mente

Avendone parlalo altrove, mi contenterò rammentarne sommi capi. Esempi della vita claustrale de' chierici del IX, X e XI secolo. Sua decai

poi tornò a ricadere, e

ridussero final-

mente
ni.

i

canonici nelle proprie abitazio-

Vita regolare introdotta in più luoFirenze,

ghi e specialmente in Gubbio,

i64

VIT
zione della

VIT
comune mensa
capitolare, cosi

Todi, Verolì, Perugia, Città di Castello. I canonici secolari furono ridotti al chiostro in Lombardia, Verona, Argenta,
Pavia, Siena, Civita Castellana, Viterbo, Terracina, Anagni, Arezzo, Orvieto,
Cagli, Urbino,

me

in più luoghi tuttavia

costuma,

al-

meno

nel secolo decorso, in cui scriveva

quel dotto cardinale. Ordinariamente Tabilo de' canonici era nero, ed
della
vita
i

canonici

Rimini, Cesena, Rieti,

comune

secolari

ricevevano
;

Roma

e specialmente nella basilica

ticana, nella

VaLateranense e nella Libe-

riana. Nel secolo

XIV
vita

non mancarono
conia

anche fuori

d' Italia de' zelanti del

un annuo assegnamento pel vestiario anche le cappe erano negre. Termina il Garampi con osservare, che la regola d'Aquisgrana, per non aver potuto vei

vitto canonico e

comune, come
claustrali,

scovi, a
pi,

cagione
ridurre

dell* infelicità
il

de'

tem-

Maguelona, Barcellona,
ghi di Francia.

Alet, e altri luo-

solo

clero

all'

abitazione

Le

case

che

del chiostro, permetteva

la

propria porla

tuttavìa sussistono presso
cattedrali,

danno chiaro

indizio,

molte chiese che la
ì

zione di rendita, e questa fu

cagio-

claustrale vita dovesse essere a tutti

ca-

ne intrinseca per cui la vita canonica non poteva avere lunga e permanente
sussistenza.
te, ossia
Il

nonici

comune. Questo era
la

\\

vivere se-

legare

ì

canonici fissamen-

condo
eilii

regola canonica, giusta le pre-

incardinarli alle chiese,

comeveclau-

scrizioni de' canoni,

specialmente de'con-

ro loro titolo f con obbligarli
stralità, e

alla

d'Aquisgrana del 789 e dell'8 1 6. Ve n'erano altri, che astringendosi a'voti di povertà e ubbidienza, professavano la regola di s. Agostino, e che perciò assunsero il nome di Canonici Regolari^ per
distinguersi da quelli, che

do

il

non al voto Garampi, fu lo
in

di povertà, seconstesso
il

che intro1*

durre
se;

questi convitti

fonte d' ogni
interes-

disordine, eh' è la proprietà e

equivalente a tener insieme chiusa la

abbandonand'A-

porla per cui discacciarne gl'inosservanti.

do anco

le discretissime disposizioni

Imperocché troppo male

si

quìsgrana, cominciavano a lasciarle case
canonicali, per abitare nelle

tra loro vita claustrale e proprietà,

accordano dove
i

paterne e

non

vi è facile l'uscita pei cattivi,

quali

proprie; e siccome queste erano situate
io

mezzo
tali

al secolo, così fecero acquistare
il

con piccolo fermento in breve corrompono tutta la massa. Ed è per questo che
o riformatori degli ordini o v'imposero il gran vincolo de' voti dell* ubbidienza e povertà, o se permisero la proprietà, lasciarono insieme agi' inosservanti tutto il campo per 1' ugì' istitutori

a

canonici

nome
il

di

Canonici Sefa la di-

colari. In più luoghi

Garampi

religiosi,

stinzióne fra'canonici regolari e secolari,

essendovene viventi non però in
fettamente comune,

vita per-

ma

colla divisione

delle prebende, dette ancora canoniche^

scita; e ciò,

ordini e benefizi^ onde dicevasi osservare vita regolare anco que' canonici che
a' secolari.

non facevano voto di povertà, equivalenti Donde nacque la distinzione
Regolari,
e
cioè consagrati

secondo il Garampi, si è il motivo per cui veggiamo tuttora mantenersi con somma religiosità tanti ecclesiastici convitti, benché non astretti a voto di povertà. Che se da principio si
contentarono
to e vestito,
i

e divisione de' canonici, in

canonici del semplice
la

vit-

all'osservanza delia re;

ammessa

proprietà, bisorendite,

gola, e a'voti di povertà e ubbidienza

gnò

poi

loro assegnare pingui

in Secolari^ che tutto al piìi osservavano
il

che prebende fanonie, ordini (mono anche appellate; donde poi il nome di Ordinario si attribuì ad ogni canonico. Bisognò provvederli di benefizi e chiese parrocchiali; il che faceva grande maa-

comune

refettorio e

la

coabitazione

nel chiostro, prescritta dal concilio

d'Ale

quisgrana,

amministrando ognuno
ricevendo
la

proprie prebende,

sua por-

VIT
cameoto
trice,

VIT
Chiesa malà;

i65

a* divini uHìzi della

non potendo lungamente accordarsi

generava discordia fra'caoouici per

conseguire
volta
il

medesime, ed usciti una dal chiostro, perdevano poi tutto
le

insieme proprietà e claustralità,dov*è preclusa r uscita pe' raalcontenli e inosservanti.
Il

vescovo Sarnelli, Lettere ecclel.

zelo della regolare
riflettè

osservanza,

come

siastiche,

I, leti. 4.",

Dell'origine della
al

bene
te e

Alessandro IV nella bolla

voce Canonico^ osserva che dessa,
d'alcuni,
si

dire

IVìrnis, ut accepinius, diretta all'arcipre-

fa

derivare in parte da'

Ctìf;20«t

capitolo di Perugia e riportata dal

cui la vita di certi chierici determinarono
sotto stabilita regola^ o meglio da Carione, secondo altri, per essere in quello registrali
i

Garampi, deplorando il sommo rilassamento della regolar vita de'canonici. Finalmente le pingui prebende furono cagione, che
lenti,
si

chierici,

per cui quando erano

ambissero da' nobili e poispirito di vocazio-

deposti o scomunicali venivano dal ca-

non sempre per

none

aboliti, e

precipuamente da'canoni
ri-

ne

religiosa.

Onde

poi

non volendosi

le-

della vita

comune, provandolo con
dice,
si
i

gare all'osservanza del chiostro, pretesero di poter tenere nello slesso tempo più
benefìzi residenziali, soddisfacendo al più

produrne molti; quindi
sì si
i

che fino dal
Chierici e

principio del cristianesimo

con sostituire de* vicario cappellani, de*
quali frequente

Laici vivevano in comune. I chierici sostentavano colle sole offerte a imita-

menzione

si

trovano, spe-

zione di Cristo^ che nel

tempo

di sua

cialmente nelle chiese oltramontane, fin
da* tempi d' Innocenzo III,

predicazione fu solilo vivere co* suoi di

Onorio

III

e

Gregorio

IX

nelle loro

lettere;

quando

regolarmente non doveano permettere tali vicari, che neil' assenza studioruni
vel alia

quanto veniva somministralo da* fedeli. Crescendo poi il numero de' cristiani, e non essendo più praticabile la vita co-

mune
cime, e
ni^

fra' laici,

restò fra' chierici,

che
ve-

causa probabili. Ecco

tulle le

vissero colle oblazioni, e quindi colle dele

funeste conseguenze dell'

prietà nella vita claustrale.
il

ammessa proVero è, che

rendile delle possessioni,
le

i

scovi facendone
rico secondo
i

suddescrilte

4 divisio-

ricevere

i

potenti e nobili nelle chiese
nella condizione di
la

fu

anche

necessità,

que* miseri tempi, ne' quali
la violenza de*laici,
i

rapacità e

mal

sicuri
i

rendevano

provvedendo ogni mese ciascun chieil introdotti suo bisogno poi benefizi e le prebende, con permissione di Papa s. Simmaco nel 5o2, i ve:

patrimoni de' poveri e

beni consagrati
nunistri.

scovi solo in 3 parti distribuirono delle chiese. Inoltre
il

i

beni
t.

a Dio, e

all'uso de' suoi

Per
della

Sarnelli nel

io

questo motivo Innocenzo

IV

fu costretto

ragiona nella

lelt. io.":

Da

quando, e

ad approvare
chiesa di

la

secolarizzazione

Cahors. Oltre di che grande
i

vantaggio recano alle chiese
di religione

nobili e

perche siano detti i chierici secolari. Risponde, da quando lasciarono la vita comune, a distinzione de' Regolari, i
quali continuando

grandi, ogni qual volta per vero spirilo
si

ad osservare quella
1'

consagrino

al servizio delle

regola canonica furono così appellali, 1$*^-

dersi

medesime; sul quale argomento può vequanto giudiziosumenle ne scrisse il p. Girolamo Lombardi, Notizie inlorito al capitolo di Verona. Tutte le quali cose ben dimostrano, conclude il Garampi, che poco sussistente sarebbe sempre
vi
lu

colari dicendosi quelli che

aveano ab-

bandonata.
ro non

I

Papi ed

i

vescovi dal canto lodiligenza pel

ommisero ogni

man-

tenimento della vita comune,nondimeno fu tralasciata, come dice d'aver dilFusa-

mente

trattato

nel suo libro: // clero

cluustrul vita de' chierici, qualora

secolare nel suo splendore,

Roma

1688.

siano ordinali a titolo di benefìcio ec*

In esso asserisce d* aver provato, che a

clcsiuslico

perpetuo, stuza volo di pò ver-

tempo

di

Roberto

li

ic di

Francia del

i66

VIT
circa^
si

VIT
dolarono nuoquali
riparlai
lo slesso Leone X, nella coPater Aeternus^ de* 19 dicembre i5i6, fa menzione de' chierici secotati sunt.

996

fotìdarono e
(/^.),

E

ve Collegiate
nel voi.

delle

stituzione

XCV,

p.

100, affatto secolari.
i

Nondimeno continuarono
la dal cardinal

Papi e

i

ve-

scovi a sostenere la comunità, caldeggia-

vescovo
j

s.

Pier Damiani,
11.

§9: Inhibentes in virtute sanctae obedientiacy et sub poenis, et censuris infradicendisy omnibus^ et sìngulari nel
lìs

De

i^ìta

communi con
il

Alessandro

U

Christi fldelibus,

tani laicis,

quam

Saroelli ricorda

precello del
il

Signore

clericis saecularibus^ et

quoruhwis or-

a* Leviti (/^.) d'abitare presso

Taber-

dinuni^ etiam mendicaniiuni Regularibus. Nel concilio poi di
altro,

nacolo
al

benché dalla legge obbligati matrimonio, deplorando la ripugnan(/".),

za de'chierici d'abitare presso la Chiesa^

Trento non vi è che Canonici Secolari, Clero Secolare j Chiese Secolari^ a fine di di-

ditare

dove tanto più divotamente ponno mela divina parola, quanto più quietamente. Loda, con s. Pier Damiani, la disciplina primitiva apostolica, nella qualegliAposloli aveanoun cuor solo e un'anima sola, ne dicevano aver cosa veruna di proprio, ma tutto tenevano comune. Quindi ripete le stesse parole di quel santo dottore. » Ed in vero, come si può dir canonico chi non è regolare? Vogliono essi avere
il

stinguerli dai Piegolari.

Onde Adamo

ca-

nonico regolare premostralense scrisse: Si Canonici quomodo Saeculares ? si
estOf

Saeculares qua ratìone Canonici? Sed nec ipsum culpemus usum loquen-

di, sit,

quid

sic appellentur,

non quia

criminibus saeculi, ipsi saeculo confirmali implicentur ; sed prò eo, quod iani

nome

di

canonici,

arctum vivendi propositum non ampiectuntur^ quam illi tenere videntur, quid Hegulares appellantur. E questo nome
Secolare, aggiunge
il

cioè di regolare, aia

non vivono regolardi dividersi
;
i

Sarnelli,

si

è tal-

mente.

Ambiscono

beni

mente attaccalo
rimettino
i

al clero,

comuni ma sprezcomunemente abitare presso la Chiesa". Ristorarono la vita comune de*
della Chiesa, che sono

chierici in

che sebbene si vita comune, pure

zano

di

chierici,

con ogni studio dopo
II,

la

metà del

secoloXI,^'icolò
s.

Alessandroli,il gran

Gregorio Vile Urbano 1 1 ; ma nel secoseguente molle chiese abbandonarono quel tenore di vita, e quindi avvenne, che il nome di Clero Secolare e di Canonici
lo

sono chiamati comunemente Secolari. La ragione è per distinguerli daque'/iegolari che fanno voti solenni. Ed Innocenzo XI, nella bolla Creditae nobis, de'y giugno 1680, avendo approvato una sorte di vita comune in Germania, v'inserì: Constituliones Clericorum Saecula-

rìum
bosa,

in

communi

viventiuni.

Termina
il

il

Secolari prendesse vigore tra il volgo. Però tale titolo non trovasi nelle costituzioni apostoliche fino al Papa Gregorio XII dei i4o6, il quale nella sua i.=» costituzione, Ulis ^Mfife, die'
tio
il

Sarnelli
lib.

con riprodurre quanto

Bar-

De

Canon., disse degli antichi
II

canonici e chierici. ^g\V Eusevologio Ro-

mano,
detti

il

Piazza nel trattalo
:

discorie

titolo: Inslitu-

nel cap. 17

Dell* istituto de sacerdoti

Canonicorum,

et

larìiim in Ecclesia

s.

Clericorum SaecuGeorgii in Alga^
Dioecesis. Di
voi.

viventi in

comune. Comincia dal

descrivere quello istituito in

Germania
propagato

Veneliarum Casiellanae
questa congregazione

dalservodi Diop. Bartolomeo Hostizhauser della diocesi d'Augusta, e

riparlai nel

XCI,

585. INè si trova ne'concilii sino al generale Lateranense V sotto Leone deli5i3, dove si dice: JVe Canonicorum filii Canonici fiant in saecularibus Eccltsiis^ in quibus eoruni patres instip.

ne' vescovati di quella regione, a disposizione

X

de' vescovi, principalmente per provvedere a'bisogni delle parrocchie va -

cantij oltre altri pii scopi a vantaggio de'
fedeli; e

fondalo del tutto sulla vita co-

VIT
tnuoe; e ad istanza dell'imperatore Leopoldo I, veone approvato e lodalo da In-

VIT
la città,

167

queste preziose reliquie per arricchirne la
chiesa che avea fatto fabbricare in quel»

nocenzo XI, poiché è lo stesso suindicato dal Sarnelli, trovandolo coofurme alle canoniche regole de'concilii di Calcedonia, di Nicea,

e della quale

il

santo arcivescovo
Il

fece egli stesso la dedicazione.

marti-

d'Aquisgrana e del Lalerastampati

nense IV,
in

i

cui statuti furono

Roma

nel

1684.
a

tore della vita
stici secolari,

Lo celebra restauracomune per gli ecclesianorma pure
delle prescri
ss.

menzione de'ss. Vitale ed Agricola a* 4 di novembre. VITALE (s.), martire aRavenna. Nacque a Milano e fu condotto dalla provvidenza a Ravenna, mentre un cristiano di nome Ursicino, condannato a morte
rologio
fa

romano

«ioni del Tridentino, de'
sagri canoni. Sì

Padri e de'
:

per

la fede,

pareva che

alla vista del

sup-

Cesare ponno vedere Benvenuti da Crema, Discorso sioricocronologico-critico della vita
de* chierici

plizio fosse per apostatare. Vitale, spa-

ventato dal pericolo che correva
lo,

il

fratel-

comune

senza badare a quello cui esponeva se

de primi

sei

secoli della

stesso, vola in soccorso di lui e lo

confor-

Chiesa. Seconda edizione^ con l'aggiunta di altri sei secoli ^ e di alcune curiose
ricerche appartenenti al medesimo soggetto,

ta efiìcacemenle a noja perdere l'occasio-

ne di meritare una corona immortale.
Ursicino prende animo e riceve generosa-

Roma

1728. Beato Giuseppe M."
vita

mente
sporta

il

colpo mortale; e Vitale ne tra-

cardinal

Tommasi, Sulla

comune
marti-

il

corpo e

lo seppellisce.

Il

giudi-

religiosa^ Napoli i833.

ce Paolino, inteso l'avvenuto, fece tosto
(ss.),

VITALE ED AGRICOLA
ri.

arrestare Vitale,

il

quale dopo essere sta-

Agricola era un gentiluomo di Bolo
il

lo disteso sul cavalletto ed aver sofferto
altre torture, fu abbruciato vivo. Leggesi

gna,

quale per

le

sue virtù facevasi a-

mare sinoda'pagani tra'quali viveva. E gli ammaestrò nella religione Vitale suo schiavo, ed ambedue furono presi, secondo la più probabile opinione, nella persecuzione del 3o4. Vitale fu martoriato

ne'suoi atti, che Valeria sua moglie, ritornando daRavenna a Milano,fu messa a morte da una turba di contadini per aver

ricusato di unirsi a loro nella celebrazio-

primo, e fra'tormenti lodò sempre Iddio, finché ridotto agli estremi lo pregò
il

di dargli la corona che

un angelo aveaIl

gU mostrato,

e rendette lo spirito.

suplu-

plizio di Agricola fu differito per la

ne di un'empia e licenziosa festa. S. Vitale, che secondo gli stessi atti era padre de'ss. Gervasio e Protasio, è il principale protettore di Ravenna, ove si venerano le sue relìquie nella magniHca chiesa a lui dedicata, che fu eretta dall'imperatore Giustiniano
I

singa che cambiasse proposito;

ma

anzi

nel

547, e

poi appar-

l'esempio di Vitale accrebbe
stanza.

la

sua coil

tenne ad una celebre abbazia di benedettini.

Quindi

fu confitto in croce, e

La sua

festa

si

celebra a'

28

di a-

suo corpo venne forato da una sì grande quantità di chiodi, che le sue piaghe

prile.

VITALE,
1099

Cardinale. Pasquale

II

del

erano assai più delle membra. Sant'Ambrogio, che parla de' due martiri nel suo libro Exhort. ad Firginit., e. 1 2, scoprì viaggio che fece a Boloi loro corpi nel gna nel 893 , e prese un po' di sangue
che rimaneva ancora in fondo alla tom*
ba, colla croce ed
gli
i

l'elevò a questa dignità nell'ordine
s.

de'preti e col titolo di
glio di
s.

Sabina

,

o me-

Balbina a tenore di quanto troconcilio te1

vasi registrato negli atti del

nuto da Pasquale
a cui col
toscritto.

chiodi ch'erano stati
Agricola.

Laterano nel i i 2, titolo di s. Balbina trovasi sotColla forza anche da lui l'impe*
II

in

stromenti del martirio di

Giuliana vedova di Fiorenzo gli domandò

ratoreEnrico V, nemico della Chiesa, estorse il giuramento dì conferma ni pri-

i68

VIT
seguo
te
la
il

VI T
Novaes. Promosse ardentemenecclesiastica,
la

vllegio ottenuto con violenze suirinveslìliire ecclesiastiche.

disciplina

Cardinale. Cardinale vescovo d'Albano, visse nel pontificato di Pasquale ll,e intervenne
to da quel
al concilio

VITALE,

gandola per tutta
la

Chiesa, e

si

promuladope-

rò virilmente per togliere lo scisma dal-

celebra-

Chiesa orientale.
i

A

tale effetto spedi

Laterano nel 1 1 12; indi contribuì neh 1 18 col suo suffragio
in

Papa

subito

suoi legati airimperatore Costan-

te II, colla

sua epistola sinodica o profes-

all'elezione di Gelasio II e poi a quella

sione di fede, per dargli parte di sua e-

uno de* vescovi deputaambedue. Sottoscrisse alle bolle d'Onorio II nel i laS pel privi* legio del monastero di Clugny, e delia chiesa di Ravenna. Approvò l'elezione di
d'Onorio
li

11, e fu

lezione
eretici

,

e pregarlo di

abbandonare

gli

a consagrarli

monoteliti che proteggeva, e sgridò

Calisto

II,

e pose

il

suo

nome

alle bolle

de' vescovi di Corsica.
risse nel
1

Sembra che mo-

125.

VITALE,
de'ss.

Cardinale. Prete del titolo
sottoscrisse la bolla

con vigore apostolico Pietro patriarca di Costantinopoli. L* imperatore gli accolse onorevolmente, e dopo di aver confermato i privilegi della Chiesa romana, per riacquistare il demeritato affetto de* romani, die' loro per la basilica Vaticana un magnifico libro dell'Evangelo coperto d'oro e tempestato di

XII Apostoli,

gem-

da Innocenzo IV spedita in Lione nel J247, e riportata dal Cornaro nel l. i, p. 58, e^elle Chiese del dominio P^eneto^ parlando di quella di Torcello. VlTALE,C^r^z/2flf/f^Diacono di s. Eustachio, fiori nel pontificato d'Innocenzo
1

me,il quale fu ricevuto dalPapa con dimostrazioni di

sommo amore e

liete

speran-

ze di riunione colla Chiesa d' Oriente, e

verso Costante

IV, sottoscrisse col precedente cardinale per Torcello, ed altra dal Papa emanata nel 252 in Perugia a favore delle monache di s. Spirito della città di Penne, che si legge nel 1. del Bollano Francescano. VlTALIAWO(s.), Papa LXXVIII.
la bolla
1
1

Figliuolo di Anastasio Pontrazio di Se-

gni

(f'^.)i citta

della provincia della

Cam-

pagna di Roma o Prosinone, ove si accenna ancora per tradizione il luogo delcasa in cui nacque, sebbene altri lo pretendano di Svernia castello dell* Abruzzo. Per la sua dottrina, per le sue grandi virtù ed eccellenti qualità, per morte di s. Eugenio I meritò d'essere eletto Papa Ti i agosto del 657. Il Ricchi nel Teatro degli uomini illustri de\'olsci, riconoscendo questo Papa propriamente
la

II benché eterodosso. Nel 663rimperatoresirecòin Roma, incontrato a*5 luglio da s. Vitaliano pomposamente con tutto il cIero,colsenatoe popolo romano per 6 miglia fuori della città, per renderlo favorevole a se e alIaChiesa romana, dimenticando il sacrilego autore del Tipo (f^-), e il persecutore di Papa s. Martino I, per guadagnarsene la benevolenza anco a vantaggio della religione cattolica da lui avversata. Costante li dimorò in Roma 12 giorni, ne' quali r imperatore pranzò col Papa nell'oratorio eretto in Laterano dal Pontefice Vigilio, fece oblazioni di gran do-

nativi alle basiliche,
fizi

ma

spogliò gli edi-

antichi delle statue e de' loro ornadi bronzo, inclusivamente alle teil

menti
la

gole dorate chericuoprivano

tetto del-

Chiesa di s. Maria

ad Martyres,

per

trasportarli in Costantinopoli,

come ab-

di Segni, col Baronio, lo dice elevato al

pontificato nel

665 erroneamente.

L* e-

biamo^da Paolo Diacono, Hist. Longoh., lib. 5, cap.i i,e da Anastasio Bibliotecario, in Fitae s. Vitalianì. Il citato Ricchi aggiunge che la riprovevole e sagri-

poche discrepanti sulTelezione, sono pure quanto al giorno di detto mese e anno 657, cioè il 3 e il 3i agosto; ma io

lega cupidigia dell'indegno imperatore
si

estese eziandio

ad

altri preziosi

orna-

V

liT
za della

VIT
s.

,69

menfi delle chiese. Opinano alcuni the s. Vitaliano abbia inlrotloHo l'uso del-

noni. Essendosi sottratto dall'ubbidienStf\{i

l'orgoglioso

Mauro
il

arcil'in-

r Orbano (V.) pneumatico o da ne
riparlai a

fiato,

vescovo di Uaveuna (F.)^

Papa

Delle chiese per gli Uffizi Divini [F.) e

vitò con monitorio a presentarsi in

Ro-

Vespero
t.

(Si

può vedere
t.

la
1 :

ma

per giustificarsi, ed egli rifiutandosi
ch'era passato ioSiracusa, l'im-

Civiltà Cattolica, serie 3.%

4> P- 2
:

venne scomunicato. Anzi ricorrendoa Costante
II,

Musica Musica

religiosa;

9, p.

208

della

religiosa e delle questioni ine:

peratore in onta del

Papa

lo dichiarò in-

remi j p. 472 Istruzioni teorico-pratiche per l* organo); ma quanto veramente su ciò sembra più probabile ritenersi, lo dichiarai nel primo de' ricordati articoli. Certo pel da lui operato, la scuola romana del Canto Ecclesiastico (V.) ricevè mollo incremento, e ne
fu benemerito, per cui lo celebrai an-

dipendente colla sua chiesa da qualun-

que giurisdizione ecclesiastica,
le ribellione tratta

della
nell'
s.

Zaccaria

quaAntiVita-

Febbronio,

t.

3, p.

i43. Avendo

97 vescovi (fra quelli che consagrò vi fu s. Teodoro di Cantorhery)y 22 preti eio diaconi, e
liano creato in

4

ordinazioni

governato assai lodevolmente laChiesa

ìx-

Cantori pontificii, a Musica SAGRA, a Inghilterra per avervi spedito Teodoro e Adriano che v'insegnarono il canto ecclesiastico, contribuendo pure all' ulteriore propagazione della religione
cora a
cattolica in quella regione, ripristinando
l'antico fervore ch'erasi diminuito.

niversaiei4c'Q>^>}6 incsi ci 7 giorni, si riposò nel Signore 3*27 gennaio del 672.

Fu
si

sepolto nella
il

basilic^j

Vaticana

,

ove
la

venera

suo corpo, celebrandosene

festa nel giorno del

e ne descrive

le

suo bealo transito, sante geste Bollando,
Il

An-

Acta Sanctoré ad diem ij Januarii.
suo

che a Francia notai che s. Vitaliano vi mondò Giovanni cantore romano, perchè insegnasse o restituisse in quel re-

nome da Giovanni
il

patriarca di

Co-

stantinopoli fu registralo ne* sagri dittici

gno
do

il

canto

romano
s.

al

modo come
I.

lo

avea ridotto
la

Gregorio

Inoltre zelandi

che da Onorio I del QtiS in poi più praticalo cogli altri Papi. Nell'erudizione era egli degno di paragogreci,

non

erasi

purità della fede
i

nella chiesa

narsi a'più illustriPontefici romani,a'quali

Francia, ne invitò
in concilio,

vescovi ad adunarsi
a

non

fu

che celebrarono

Nantes nel

lo indefessodi
tolica, e nel

neppure inferiore nello studioe zepropagare la religione catcoraggio di difenderla. Si han-

660,
sata
la

e vi fecero

20

canoni. Si consolò nel-

l'apprendere che in Inghilterra era cesla

divergenza sulla celebrazione del-

Pasqua, ricevendo nel 665 solenne ambasceria di Oswrio re di Norlhumberland e di Egberlo re di Rent, con molti vasi d' oro e d'argento perdonarsi alla
basilica di
s.

no di lui 7 epistole, di cui la 6." indirizzala a'monaci di Sicilia sembrò dubbia al Baronio e ad altri. Nell'abbazia di Sta velo si conservava un suo diploma, col quale confermò la donazione fattale da re Sigeberto. ^e.\V Album di

Roma,

t.

2 3, p.

Pietro. Poscia

il

Papa conpaterna
sinodo

892, ne ha pubblicato,
il

coll'eHìgie, un'e-

segnò
lettera

agli
di
ss.

ambasciatori

una
nel

ruditissima, copiosa e critica biografia,
eh. prof. d. Alessandro Alti: S, /'ita-

ringraziamento, col dono di
Picliquie.
11

varie
di

Papa

liano
la

Papa da

Segni. Egli egregiamente

Roma, che

celebrò nel
di

tuì alla sua chiesa

667, restiLappa vescovo
il

(jiovanni, che a

lui

aveu a[)pelhito dal-

termina con queste parole:» La patria che va a diritto lieta e superba di avere un figliuolo asceso a tanta gloria e ne serba
gelosa qualche reliquia, allettuosameutc

l'ingiusta de[)osizione

con cui l'avea op-

presso Paolo suo metropolita

,chedns.

l'onora per suo amorevole comproteltore".

Vitaliano fu ripreso per violatore de'ca*

La s.Sede vacò 2 mesi

e

24

giorni.

I70
vane

VIT
più giodi

V IT
re
il

VITBURGA (s.), vergine. La
delie figlie di
si

ss.

Sagramento

dell' Eucaristia t poi

Anna

re degli angli

nel voi.

XCVn,p. 275,

avvertii col ve-

orientali,

consagrò

al servigio

Dio

fino dalla sua giovinezza, e condusse vita
ritirata e penitente a

Holkara, nella conla

scovo Sarnelli non convenirglisi, secondo la sua opinione) Servo di Dio, per tramandare con durevoli monumenti, grandi e ionuraerabili modelli di meravigliose azioni
,

tea di INorfoik.

Dopo

padre,

si

trasferì a

morte del re suo Derehaoi, dove radufondamenle
il

e delie più splendide e

stu-

nò molte

vergini, e vi gettò le
cui

ta d'un monastero,

compimento

deve poi maggior gratitudine e ammirazione a tali Scrittori Ecvirtù. Si

pende

fu dalla morte impedito, poiché chiuse la

clesiastici (F.) se sono. laici, pel rilevato

sua santa vita a'7 di marzo ^^3. Fu seppellita nel cimitero di Derehara, e dopo

con Benedetto
cardi,
ne' voi.

XIV
p.

e col preposto Ric-

nomi che comprendono più

elogi,

5

anni

il

suo corpo ,' trovato incorrotto,

LXX,

io6j

XG,
si

fu trasportato nella chiesa.

Le

sue reli-

ticolo SAjyTr, col

quale

212, L'arrannoda il prep.

quie furono riunite nel
le

974

a quelle del-

sente, è intrinseco tenerlo davanti, per a-

rata

due sue sorelle, ch'erano ad Ely. E onoil giorno 8 di luglio. VITE DE'S\^T\,ntae Sanctorum.
delie sorgenti dell'ecclesiastica

ver

ivi

discorso de'più noti e antichi

com-

positori e raccoglitori di vite de'Santi, leg-

gendari, sanlilogi,
tri

atti

de*3Iartiried al-

Una
ria

StO'

agiografi, oltre gli scrittori del loro cul-

(f^,), ossia del

Cristianesimo (P^ .) e
i

to,

venerazione e in vocazione, eziandio di

de'suoi innumerevoli eroi. Questi sono

quelli dell'antico

Testamento j non che

/Generabili (F.) Servi di
i

Dio

(F.)^ pre-

come sono

qualificate la storia e le vite

cipuamente Martiri^ F.)e ahr'i Sanli{F,)^ ed Beatì(F.)^ d'ambo sessi, d'ogni condizione e slato, sia di Fermine (F.) e %\9. di Fedovo (F.)f Chierico Religiosa, Religioso o Laico (F.). La Santità è il piìi sublime titolo di gloria che abbia la stirpe umana, è un genere d'eroismo sovraumano, per quanto dissi nel voi. XC, p. 186, ove feci la distinzione tra la biograjìa^ ch'è la Storia (nel quale articolo notai esempi dì quelli che scrissero la propria) della vita di qualcuno, e Vagiograi

de'Santi. Ricordai, che nell'articolo

Leg-

i

gendario parlai

di diversi scrittori di leg-

gende delle
to

stesse vite de'Santi.
il

Tra'moil

^

derni, altamente celebrai

grande e dotsacer-

benemerito agiografo

inglese,
i

dote Albano Butler, ed
eruditi traduttori e

ed commentatori, non
suoi valenti

sieme dichiarai

^/^^nobiiissimo

ramo della letteratura cri-

degno nipote continuatore; ed inla mia riverente gratitudine per giovarmene largamente io questo mio Dizionario, di preferenza agli altri agiografi, per reputarlo se non forse il migliore, certo il più confacente al mio
il

meno

stiana e de Fasti della Chiesa {F.).

A-

erudito e studioso lavoro, tanto pel suo
sistema compendioso, quanto per la molteplice erudizione di cui è doviziosa l'oclassica. Laonde mi gode vivamente l'animo, in veder progredire con utilità maggiore e decoro di questi stessi tipi, come la sua i.^ edizione che meritò pieno esaurimento, la 2.' egualmente da essi intrapresa di sì eccellente opera,reclamata giustamente dall'universale e intitolata: Fite de* Padri^de^ Martiri e te

giografia e Biografiasono due voci greche, da cui prendono nome gli scrittori

ed biografi. Si dicono agiografi, da Santo o Sagro e Scrivo: si dicono biografi, da Fita e Descrizione. Gli agiografi sono gli scrittori delle vite Ae Santi e de* Fenerabili Servi di Dio. I biografi sono scrittori della vita di qualcuna o più persone.Sommaraente benemeriti sono gli storici d'ogni Fenerahidi esse, gli agiografi
i

pera ampia e

le

(sebbene dissi in quest'articolo,comunecosi appellarsi,

degli altri principali Santi, trat-

mente

per eccellenza, pu-

dagli atti originali e da'piic aulenti-

V IT
ci

monumenti^ con note {storiche e critiche j opera dell abbate Albano Butler,
sulla
libera

,71 mente, ed è ormai giunta al mese di no* vembre, sicché n'è vicino il termine.Ne fecero plauso
i

VIT

volgarizzata

traduzione

periodici di letterarie effeme-

francese

dell'

abbate

Gìo. Francesco

ridi, ed eccone

Godescard. Seconda edizione veneta,
riordinata e notabilmente accresciuta^
"Veoezia

gistrale,

il competente giudizio maanche dell'opera originale, della

Civiltà Cattolica, manifestato nella serie 3.*,
t. 6, p. 61 3. » L'opera del Butler volgarizzata ed ampliata dal Godescard

presso

la

tipografia Emiliana

1857. La
delle

tipografìa, proprietaria uuica
edizioni,
le

riordinare

si propose nella 2/ di Vite^nx impresse, collocando al posto conveniente quelle che alla 1/ formano appendice; di farne tradur-

due

e dal

Marie ricomparisce ora per

la 2.'

volta co'lipi dell'Emiliana con veste italiana in Venezia. Fra le opere cristianamente istruttive, edificanti, varie e al tempo stesso amene, poche ve n'ha che ugua-

re ben altre duecento pubblicate uell'ulnia edizione francese; di aggiungere
te di que'Sanli di cui
si

le vi-

glino questa del Buller.Essa è istruttiva
al

celebra in giorno

sommo, presentandoci
quante
vile qui

la pratica

della

assegnatola
talia, e

festa dalle singole diocesi
il

particolarmente di tutto

dMregno

moralecristiana io tante centinaia di Santi,

compendiosamente

si

Lombardo-Veneto, non che
Tonor
cini,

di quegli e-

roi della Chiesa che furono sollevati al-

informandoci de'ritijde'costumi e della disciplina della Chieraccontano, e di
piti

degli altari ne'tempi a noi più
s.

vi-

sa cristiana, e
te da' dottori

finalmente dell'opere
venerabili

scrit-

Sede confermato il culto immemorabile. Per venire a capo di questo più regolare disegno, le giovò assai raccogliere da pure
o de' quali venne dalla
fonti le necessarie modificazioni.

non meno per
si

santità che per sapienza. L'utilità spiri-

tuale che da quest'opera

ritrae è tanto

Fu quiu

maggiore di altri libri ascetici, quantol'esempio è più persuasivo del consiglio. Ne
Id lettura dell'opera, quantunque così

di per essa notevole aiuto e guida sicura

va-

Congregazione de'Rili,che la provTide graziosamente di autentiche note intorno la canonizzazione dì molti Santi, la beatificazione di molti Beali, o Tappro\azione del loro culto; ne venne manco al bisogno la generosità di spettabilissimi quali or additarono italiani prelati ,
la s.
i

sta ingenera sazietà,

perchè cangia a un
il

piccolo tratto
to,

il

soggetto, varia
la

raccon-

mutasi, direm quasi,

scena, e le

im-

pressioni che se ne ricevono sono ad ogni
tratto diverse. Infine l'opera è dilettevole

i

per chiunque ama quel soave compiacimento che suole destare la contempla-

nomi

di alcuni Santi propri delie loro

zione delle vie così differenti segnate dalla

diocesi, or trasmisero narrazioni di vite

Provvidenza
lei

alle varie età, condizio-

non prima conosciute, e talvolta eziandio si compiacquero d'aggiungervi documentate illustrazioni.

ni,

nature, educazioni e circostanze di uo-

mini da

chiamati a improntarsi della

Per tutto questo, l'ope-

rassomiglianza col divino modello de'Santi

ra laudata dell'insigne agiografo Butler,

Cristo Redentore. Questi pregi, propri

acquistò singolarissima importanza, e senza dubbio divenne superiore a tutte le
altre di siffatto genere che In precedettero;

dell'opera originale, vennero accresciuti
dalle fatiche de 'due traduttori francesi

accennati innanzi.

La

presente edizione

riuscendo quindi degna degli autorevoli
auspicii dell' Ange lo della
s.

veneta è più ricca per l'aggiunta fattavi
di

Chiesa di

Z7<i?/-

quante
Maria
la

vite trovasi

nelle

due

edizioni
le vite

ne (^.),

l'illustre,

dotto e virtuoso

mg/
di

di Versailles e di di
ss.

Besanron, e per

arcivescovo Giuseppe Luigi Trevisauato,
a cui fu intitolata.

e di

un gran numero

di Santi

La pubblicazione

venerati in Itolia, appositamente scritte.

questa nuova edizione progredì alacre-

Come

versione è generalmente accu-

172
rata
,

VIT
così è lodevole
l'

VIT
edizione falla io

tnmmodo scnplurarum singularis pracrogatila j ut eis cuncta vera, inconcussa,

caratteri chiari e a , con doppia colonna. Auguriamo airedilore che trovi facile e numeroso concorso in Italia , siccome sappiamo che V edizione francese che va ora pubblicandosene nel Belgio con nuove aggiunte e aumenti,

carta da tino

,

della lettura delle
stessa

trova numerosi soscriltori". Dell'utilità Fite de Santi, nella

opera del Buller, discorrono le pre-

fazioni del traduttore italiano e deli' au-

tore inglese. Degli scrittori delle Pits de

Santi inoltre
prefazione,
il

essi

ragionano,

il

i.° nella

E negli Annali Ec3o2, n. t o4, scrisse il medesimo Baronio: caeterum eandem Romanam Ecclesiam non sicut Evangeliuni (c/uod et Gelasius monuit) legere consuevisse, et legenda proponere quaelibet Sanctorum Acta^sedpotius ea cuncta Apostolica illa lance libranda relinquere: Omnia probaie quod bonum est tenete. Questo però appartiene non a ciascuno,ma a'censori destinati dalla stescertaqne narrentur.
clesiastici, an.
,
,

2.° nel

suo discorso preliI .' :

sa Chiesa. Gelasio

I

Papa

nel concilio ro-

minare.

Il

vescovo Sarnelli, Lettere ect.

clesiastiche,

9,

lelt.

Della crìtica

con 70 vescovi dichiarò quali Libri erano ricevuti dalla Chiesa, quali no
distinctione 1 5, can.
clesia.

mano

:

in genere, e della Ecclesiastica,

Dopo
signi-

aver detto, che

il

vocabolo è greco,

Ed

il

fica giudiziose chi

ha da giudicare deve

dini salutari

Sancta Romana Ecconcilio di Trento diede orintorno alla stampa nel de-

avere autorità, scienza e giustizia; poiché senza autorità il giudizio sarebbe usurpalo, senza scienza sarebbe inconsiderato,

creto de Editione^ sess. 4, ed ordinò Vindice de libri proibiti [P^.) da compilarsi

da'deputati dello stesso concilio nella
1

sess.

senza giustizia sarebbe perverso.

Do-

8.

Il

Ga vanto, Comment. in Rubr. Bre12, dice che furono
i

po aver detto, che
tica è
il

nella letteratura la cri-

viarii, sect. 5, cap.

una parte della grammatica, anzi fior dalla medesima, che chiama ad erigoroso
le scritture e
i

deputati da Clemente Vili
nali

ven. cardi-

same

libri.

Dopo

aver dichiarato, che il censore o critico dev'esser uomo buono, dotto e prudente, giacche chi naviga nel mare degl'inchiostri,

Baronio e Bellarmino ad emendare le seconde Lezioni { V.) del Breviario[f^.) sopra le storie de' Santi, qui rejecere ea omnia quae jure merito revocari potè,

rant in dubium

:

qua

in re perdiffìcile

non può non urtare

negli scogli

visum

est illis

ad historiae veritatem

bo-

d'una rigorosa critica. Riferisce la sentenza Chi non compatisce gli altrui scritti o è maledico, o mal pratico dell'esercizio
:

Sanctorum LectioneSy indeque minima, quae fieri poterit, mutationej imo quae controversa erantalifide reslituere

na

di

comporrei Quanto

alle storie delle vi-

te de'Santi, scritte ne'tempi remoti,

quan-

suffulta et

cujus tamen gravis Auctoris testimonio aliquam haberent probabili-

do non era tanta copia di libri , quanti ne ha dati l'arte meravigliosa della Stani'
pa, dice quel prudente, ch'era il ven. cardinal Baronio, in Notis ad Martirolog,

tatem retenta sunt eo modo quo erant, cumfalsitatis arguii non possint, quamvis fortasse altera sentenlia sii a pluribus recepla. Imperocché trattandosi di
cose, che

Roman, die^oc/obrislil.h: Quodsiab
Sanctoruni invenlum catterà ejuae remanent , fide carere dixerinms , projecto omnes Sanclorwnviias in maximum discrinien inducinms: cum pene in omnihus aliqua notaripossil, quodcorrigcnerrorem^vcl allcrum in
,

promuovono

la

pietà de'fedeli,

unum

vitis

da'quali sono costantemente credute, se

sono innocenti non debbono porsi in discredito, e andar cercando come suol dirsi
il

pelo nell'uovo, e

la
1

ragione

la

ripor-

Melchior Cano, lib. 1 de Locis: Signa nonnulla, et prodl^ia Sancti quo^
ta

dum

videalur, sitque

Canonicarum

fan-

que memoriae prodiderunt

,

non quod

I

VIT
ea lihenter credidìsstnt^ seti ne deesse
fìdeliiim votis viderentur^ qiiod ìntelleta".

V T
Propose quindi
a'savl,

173
onde ben me-

ritare della Religione e dello Stato, di
fare altrettanto con quanto di meglio sia degnissimo di pubblicazione, prima che giunga acerte mani che imbrattano ogni cosa che toccano ; e dall'erbe ancora più salubri han l'arte di spremere veleni più
i

xerunt aucioribiis nohìlissimis placuisS€f veram historiae legem\esse ea scrilere, quae vulgo vera haberentur e pei* liberarsi da ogni scrupolo v'interposero quelle solile clausole: si dicessi crede:^riiir, ajiintf traditum est. E però ordinano le leggi ecclesiastiche che libri da stamparsi pi ima si sottopongano alla censura di uomini buoni, dotti e prudenti, acciocché la soverchia libertà e licenza degli scrittori, trasportata da passioni o da errori dell' intelletto, non partorisca aborti mostruosi d'opinioni false, contrae rie alle verità cattoliche , o pregiudizievoli a'buoni costumi. Merita che ioqui ricordi, quanto ulteriormente dissi sulla censura de'libri, nel voi. C, p. 44^4^' Fa pure a proposito ripetere il riferito
,
,

micidiali! valendosi d'inediti
ti

monumen«
;

i

in servigio della
di loro
all'

loro causa e a sosteanzi ser-

gno

malvagie dottrine

vendosi
Santi,

uopo

delle stesse opere de'
l'

come

di recente fece

illustratore

d'un'opera, co'suoi principi! alterandola,

iscambiandone
ge
la rivista

i

sensi, e di cui se

ne leg-

nella stessa Civiltà Cottoli'

ca, serie 4•^

*• 8, p. 3 1 8. Sia per ultimo suggello autorevole a quest'annotazione,

la

magnanima ed

energica notificazione,

dalla Civiltà

Cfl/ZoZ/rtìr, serie 2.*, t.8, p.

320, sull'ardore che da molti anni mostrano
gl'italiani nel trarre dalla

polvere

i

1 860 in Orvieda quel venerando arcivescovo vescovo mg.' Giuseppe M.'de'conti VespignanijContro libri già proibiti, e contro tutti cattivi libri e slampe recentijdannosi alla

pubblicata a* 1 3 dicembre
to

i

degli archivi e delle biblioteche tuttociò

fede ed a'costumi; oltie

le

manifestazioni

che può gettar lume sopra
dole con
si

le

vicende

ita-

analoghedegli altri vescovi dellostatopontificio,

liane dell'età di mezzo, quindi pubblicanillustrazioni
in

che
del

si
1

ma

le

vecchie

Boma

ammirano nel Giornale di 860-6 Avvicinandosi il va1 .

pergamene

mano
in

de'mestatori politici

gheggiato termine di questa voluminosa

conversero

armi da lanciare contro

mia opera
te

e

imponente collezione

di eru-

l'autorità de'PrincipiedellaChiesa.Della

dizione, conviene che io pure solennemen-

qual cosa rende indubitata testimonianza certo jérchivìo storico assai celebra-

formuli una protesta^ adottando

la

se-

to

;

nel quale gli accorti editori per

mez-

zo d'introduzioni e

di proemii, di osser-

guente che traggo dal pio ed eruditissimo Carlo Bartolomeo Piazza , e da lui premessa al suo sagro Emerologio di Roma
cristiana f ecclesiastica e genti le, dedica'
to a

vazioni e di note, di schiarimenti e d'illustrazioni fan dire agli scrittori di tre o

Clemente
le feste

X 1, e

principalmente connelle sue chiese, col-

quattro
loro

secoli

addietro certe sentenze che
pel capo.

tenente

de'Sanli che celebransi o-

non erano mai passate
certe

Con

gni giorno in
le

Roma

sì fatta industria

malvagie dottri-

ne non tollerate pure in que'paesi dove si lasciava alla stampa più libero il freno, penetravano sicure eziandio colà dove sopiavvegliava una censura non sol cauta,

ss. ReEcco la protesta che qui faccio mia. M Degli uomini illustri inconcetto di santi tà^ o segnalati di opere virtuose non

loro notizie, inclusi vamente alle

liquie.

intendo
quella,

,

che si presti maggior fede di

ma

sospettosa
il

;

e così venivasi propii

ch'i'

fondata neWautorità uma^

nando

veleno agi* inesperti,

quali at-

tingevano da quelle opere, quasi senza avvedersene, avversionealla Chieda, odio
a'

s. Sede /apostolica Romana tuttociò che ho narrato in questa mia opera, alLi qua*

na: sottoponendo al giudizio della

Principi

,

amore

di libertà disfi

toa-

le spelta la

qualificazione delle azioni

174

da

essifalle.

VIT E perciò mi prolesto di nb'
a' decreti pubblie della
,

V
la slessa

I

T
hanno relazione
e

Civiltà Cattolica, ricordando in
vi

bidìre e

conformarmi

corsivo articoli che

cati

da Urbano Vili,
1

5.

Roma-

na universale Inquisizione negli anni 1225, 63 1 e i634"- E siccome in questo mio Dizionario per essere quasi enci,

ponno vedersi: »» La ogni tempo e presso

vita degli eroi fu ia

tutte le nazioni bard'

bare o colte soggetto d'amore inesausto. Ad
grali
i

ammirazione e
furono consaTradizioni,

essi

clopedico, ho dovuto^colla
in lutto liatlare da per

mia pochezza
solo d'ogni

canti della Poesia, le pagine più
le
i

me

splendide della Storia,
trofei e le

materia, per l'ampiezza e universalità del
concetto, sebbene sia costante
il

memorie più care
i

de* popoli,

mio pro-

ponimento, quale Scrittore ecclesiastico (T^') precipuamente, la maggior gloria di Dio, quella della s. Sede Apostolica ( F.), e di propugnare la morale e l'ordine, co-

siccome quelli che nelle loro geste rappresentavano più gloriosi fasti della lor
patria. Nobile e lodevolissimo istinto
la

cui radice era nella natura stessa dell' C/b-

mo. L'amore innato

del meraviglioso, la

me replicatamente
te di coscienza

protestai in tutto

il

de-

gratitudine de'benefizi ricevuti, l'ingenita
riverenza della virtù,
eroica e

corso dell'opera, a perfetta e piena quietuttavia slimo

opportuno
il

e doveroso d'aggiungere un'altra formale protesta, simile a quella

massimamente se sovraumana, l'entusiasmo del sublime, e quell'arcana compiacenza di doleredità nostra
la

che

dottisvi-

ce orgoglio, con cui sogliamo riguardare

simo mg.*' Francesco I3ronzuoli prima
cario generale e poi

come dote ed

grandez-

vescovo di Fiesole,

za di chi ha con noi

qualunque attinen-

espresse nel fine di sua piefazione alle di
lui

za di sangue o di patria o di professione

applaudite Istituzioni Cattoliche per

uso di Catechismo, àt\\Q quali liberamente mi giovai. « Infine come figlio ubbidieniissimo e affetiuosìssimo della san
ia Chiesa Cattolica Apostolica

o di checchessia, per quel riverbero dì gloria che da loro sopra noi si riflette, tutto dovè concorrere a promuovere quella la

specie di Culto e Feste (riparlate nel-

Romana^

Traslazione
Reliquie,

di esse: circa al culto delsi

altamente e solennemente protesto di volere che questa mia dottrina neppure in,

le ss.

può vedere
t.

il

vescovo
:

Rocca, Opera omnia,
Reliqiiiae

i,

cap. 18

An

un apice dissoni da quella di Lei^ e per quanto jlo confesso ingenuamente , io abbia usalo tutta la diligenza e V attenzione per non discostarmene in minima partCf non ostante se alla mia insufficienza,
,

novae ab Ecclesia nonduni approbatae,absqne expressa Suinnii Fon.tificis

concessione, puhlice, vel privatini

venerari qaeant?), che l'uomo, come la storia dimostra, ha sempre professato verso que'grandi che tra' mortali apparvero

che ben conosco esser grande, fuggitofoS'
se alcun che, intendo di ritrattarlo". Ac-

più che mortali. Se non che questo nobilissimo istinto
t'altre
se, a

cedo intieramente e pienamente
proteste:

alle

due
li

non tardò,

al pari

di tan-

Gaetano Moroni. Roma

i6

propensioni belle per sé e virtuoantichi {'Idolatria,

settembre i86o.

tralignare in vizio. Dalla sua corrugli

Magnificamente e dottamente

scrisse la

zione nacque tra
la

Civiltà Cattolica, nel mirabile trattato

che pubblicò in due eruditissimi articoli, col titolo: Agiografia antica e moderna: Agiografia moderna e iBollandisii. Si leggono nella serie 3/, t. 7, p. 146 e 4oo. A volerne dare qui del i .° un sugoso estrallo, e del 2.° qualche sfuggevole

V

V

agli eroi onov'i Dirubò a Dio quel supremo culto a cui Egli solo ha diritto incomunicabile. Inoltre, siccome in essi andarono misti so*

quale attribuendo

vini

venie a grandi virtù grandi

vizi,

l'occhio

pagano non seppe o non
gli

volle discernere

uni dalle altre

,

e fece di questi e di

e generico cenno,

comiocieiò dal dire col-

quelle indistinta apoteosi

(come ora pre-

-

V T
1

VJT
ta la vita è

175

tendono
libri,

farla

ì

due rìpioTeTolì ed empì
t.

un eroismo contìnuo^ trasfor-

virilmente confutati dalla Civiltà
8, p.

Cattolica^ serie 4-'»
titolati:

72

e seg., in-

1 3Jartiri della libertà italiana
ali S^Sj

matosi in essi quasi in seconda natura, né mai lor si cinge l'aureola di gloria se non sono stati eroi fino all'ultimo respiro della vita.

daliyqi
Atto
ì

Memorie

raccolte

da

Le

gloriose loro geste, la

Terza edizione accresciuta e corretta Firenze, Le Monnier Martirologio italiano dal 1 792 1 860 fl/i 847, libri dieci di Giuseppe Ricciardi, Firenze, Le Monnier 1860. Quindi la
annucci.
,
.

narrazione della loro vita è descritta daU
l'agiografia,
rì fin
la

quale cominciò e tosto

fio-

rì la

da'primordi della Chiesa, come fioSantità di essi , e per tutti secoli
i

seguenti fu coltivala con più

meno splen-

Civiltà Cattolica pubblicò cello stesso
to

dore
l'eia

,

86 / morti per la Chiesa a Dra^onara il io53 e nel Piceno il 1 860, Bióccntro storico. Usandoper temo,
a p.
1
:

senza che mai venisse

sempre con amore indefesso, meno anche nelpiù barbare e oscure, in cui le letche
si

ma

tere profane parvero del tutto estinguersi. 11

sto l'auree parole

dell'

allocuzione del
:

deve a quell'altissimo concet-

Papa Pio IX, de' 28 settembre 1860 Gloriosam prò Ecclesiae causa morie

obierunt). Anzi, falsando
il

al tutto le

idee morali,
sino a

Paganesimo giunse
irizio

per-

indiare lo stesso

e collocò
i

tra* Numi e adorò con riti nefandi più abbominevoli mostri d'orgoglio, di

sempre tenuta nelmenti de'fedeli, e a quell'assiduo zelo, con cui la Chiesa fu sempre sollecita e di onorare Santi rendendo alle loro eroiche virtù il debito culto, e d'incitare alle medesime virtù suoi fedeli, proponendo lor dinanzi qua' sublimi esempi. Irato, in cui la santità fu

le

i

i

tirannia

,

di brutale violenza, d'ubbrialascivia in

porta

il

rammentare quanto
3:

ci

diede

il

chezza

,

di

e di ogni altra soztal

dotto agoittiniano vescovo Rocca,

Opera

zura
"vo e

:

torcendo

guisa a incenties-

omnia, 1. 1 ,cap. 1

Dubiaseptem, sacros

scuola di vizio quel che dovea

Uitos concernentia, resoluta, et declarataj videlicet : Cur Sanclorum, et Sanctarum Obitus, Dies Natalis, vel Dorrai tio in Sancta Dei Ecclesia vocitetur ? L'agiografia è un genere di letteratura tutto cristiano, non solo pel soggetto che in essa trattasi, raa eziandio per la forma
del trattarlo, che vuole essere tutta pro-

ser sprone e modello di alle virtù.

Qual
paga-

meraviglia è quindi che

il

mondo

no cadesse in quegli orrendi eccessi di depravazione che tulli sanno? " Al Cristianesimo di cui è universale carattere il purificare ed elevare eolla grazia quanto è di buono nella natura, era serbato di purgar V uman genere anche da questa
,

corruttela e di ricondurre

il

culto dell'e-

cata colle

roismo non solo alla purezza naturale ch'ebbe ne'principii, ma di elevarlo ad una nuova altezza li'oidine soprannaturale. Anthe il ciistianesimo ha suoi ei

ne dee quindi venir giudidella letteratura o dell'estetica profana. Se vuoisi conoscere i più eccellenti modelli delle forme agiografiche, e imparare da'migliori maestri
pria e sagra,

norme

le

regole e l'arte, conviene leggere

le vi-

roi,

degni di

tal

nome, ne'quali
si

la

natu-

te

che

i

Santi scrissero di altri Santi. L'e-

ra salì a maggior eccellenza, o

avvicinò

loquenza del narratore agiografo dev'esser

più dappresso a quell'archetipo sovrano

mossa dal fervore dello

spirito e

de*

d'ogni grandezza e perfezione eh' è Dio.
Gli eroi del cristianesimo sono

nuovo nome
fatto al
tichi

di cosa

mondo

i Santi : nuova, e ignota afgentilesco. Negli eroi an-

una

sola impresa,

un

sol atto

bastò

Verbo divino, anziché dettata da umano artificio: essa non vuole vane pompe e ornamentì)ma candore, seropli* citù, unzione; non cerca d'abbarbagliare con immagini splendide gli occhi del lei*
rivata dal
tore,

sovente ad immortalarli} ma ue'Santi tut-

ma sì di

legarne con soave fascino

ìi

176
cuore
,

VIT
e colle gagliardissime allratlive

V
La
2." è l'età

I

T

deiresempio invaghirlo delle virtù e rapirlo dalle terrene bassezze a' sublimi e
iaefFabili

amori del cielo. Tale è Teloquenquali sono iu questo genere
i

za che spira dalle pagine di que'sauli agiografì,
i

modelli

classici,

corae

s.

Atanasio,

s.

Gi-

IV sepuò condursi sino al XVI, e abbraceia ampiamente lutto il periodo del Medio Evo. La 3." è l'età moderna^ la quale non accade distinguere con nome speciale; tanto più che ancoi nomi delle due precedenti non si vogliono prendere in
/Monastica, che dal
colo

rolamo, s. Gregorio I Magno, il cardinal s. Bonaventura, il ven. Beda e tanti monaci piissitni che
ci

senso esclusivo e rigoroso,

ma

solo in

hanno

lasciato le vite

de'Padri. Ella è e doveva essere lult'altra

dall'eloquenza che splende nelle biografìe e negli scritti di

Plutarco o di Dioge-

ne Laerzio o
gli eroi del

di

Cornelio Nipote, e altri

insigni biografi degli

uomini illustri o depaganesimo. La grandezza de'

quanto che rappresentano il carattere agiografico dominante di quell'età. Neh.** periodo del cristianesimo, che fu tutto di Persecuzioni e di Sangue^ di combattimenti e di trionfi, siccome la santità non andò quasi mai disgiunta dal Martirio, così fasti agiografici non sono quasi ali

tro che fasti di Martiri.

E

la

Chiesa fin
raccogliere
eseoa-

quali deve in gran parte ascriversi alla

dal principio
e serbare a

fu sollecita

Idi

nobiltà delle penne che

li encomiarono: laddove ne'Santi tanto é lo splendore proprio delia loro virtù, che non solo non abbisogna di lustroestraneo, ma lu rifug-

memoria perpetua ed
fasti

pio perenne de'fedeli questi
si.

prezio-

Papa s. Clemente 1 del 93 stabilì la Iloma sette notari, con ufficio di scrivere
gli atti sinceri

ge,

comparendo
i

assai

più bello e divino

ne'xiv rioni della città
Martiri che
si

de*

pura semplicità delle sue forme celesti, che sotto pomposiabbeliimenti dell'arte umana. Il VangclOy ch'è la divina
nella

andavano ogni

dì vieppiù
i

moltiplicando, da'qualiderivarono

Pro^

(onotari apostolici^ cui furono aggiunti
altrettanti

biografia di Gesìi Cristo^ nella sua
plicità

semil

è

il

più sublime ed eloquente libro
lecito

te ricerca, di

Suddiaconi^ per farne diligenche tratta pure il libro Ponquesti poi
si

del

mondo; così, per quanto è
le

padi

tificale.
ti

A

aggiunsero

gli at-

ragone,
ornati e

biografìe de' Santi, imitatori

proconsolari, ossia de'governatori del-

del divin Maestro,

non han bisogno

le

Provincie^ ch'erano

i

processi ufficiali

pompe

di stile per apparire elo-

della

condanna de'Martiri, specialmente

quenti e sublimi più che ogni libro profano.

Le

vite de'Santi

delizia de'cristiani pii

furono sempre la e ferventi; ed moni

dopo che la conversione di Costantino [, avvenuta nel 3 12, ebbe aperto a'cristiani più libero l'accesso de'pubblici
lari e archivi.
rie

tabul'im-

dani, divoratori di libri insipidi e leggeri,

Questo

zelo per le

memo-

da

cui oggi fatalmente è inondata la so-

de'Martiri, dalla Chiesa
l'altre

romana

cietà, colle attrattive del
gli stessi

romanzo, e que-

pararono
raccolse e
lezione di

Chiese, inclusivamente

anche più tiepidi, quando per poco volessero volgersi alla lettura dell' agiografie de'Santi, non tarderebbero
a trovarla pascolo saporoso e gradilo.

a quelle d' Oriente, ciascuna delle quali

tramandò a'posteri copiosa coltali

documenti.

A

rendere cosi

mune

a tutte tanto tesoro, da ciascuna

Quindi passa
tica

la

Civiltà Cattolica ad ad-

usò di trasmettere scambievolmente per

ditare leprecipue fonti dell'agiografia an-

e recente.

La

storia

dell' agiografia

da' primi tempi del cristianesimo fino a
noi, presenta 3 fasi principali e

mezzo di Lettere Enciclichey le relazioni autentiche de'Martiri e con esse la venerazione de' Martyres consumniati o coronati ^ ed eziandio vindicali ossia riconosciuti dall'autorità ecclesiastica per veri

può

di-

stinguersi in 3 età. Lai." è l'età de'Martiri, la

quale stendesi fino

al

IV

secolo.

Martiri e come

lalh proposti al

pub-

VIT
blìco culto deYedeli. Nondifflenola Chiesa

VIT
sempre
a
solleciti di

177 mantenere scevri dao*

Romana,

eh' era al teoipo stesso e la

più feconda di Martiri e la Maestra su-

gni corruzionegli attide'Marliri,destinati tal solennelettura; perciò nel celebreCa-

prema

di tutte le Chiese

,

fu

sempre

il

none ecclesiastico di
lasio

s.

Damaso
e

I

edi

s.

Ge-

principal centro, a cui d'ogni parte ve-

Ijdopoi

libri dell'antico

nuovo ZL'-

nivano e da cui diSondevansi d'ogni par* papaie le memorie autentiche de' trionfi de' Martiri.
te suggellate dall'autorità

stanientOy sono inseriti e raccomandali gli
atti sinceri de'Martiri,

ed

esclusi que'j,'di

mano
fu
il I

eretica o viziati e adulterati.
°

Tale

Qui vennero a consultarle
della
s.

negli
il

Archivi

Sede,

s.

Egesippo

più antico

storico della Chiesa,

come

si

ha da Eu-

periodo dell'agiografia nella Chiesa latina; e tale parimente nella greca, la quale in que' primi secoli per lei fiorenlissimi lasciò un'infinità di questi

sebio ne\\\llist. Eccl.y Giulio Africano e
altri.

mose

Qui ebbero principalmente origine quelle tavole ecclesiastiche oF^^i/o ìl/<2-

numenti: e più aucpra ne avremmo,
l'invidia del
lati

tempo non ne
,

avesse invo-

tricolao Dittici sagri o ecclesiastici^ don-

parecchi
la

tra' quali

merita special

de si compilarono poscia i Calendari^ i Martirologi, i Passionarle i Leggendariy

ne'quali la

memoria

e

gli elogi

de'glo-

riosi

campioni

di Cristo distribuiti per cia-

gran raccolta fatta da Eu* sebio, di cui non si conoscono che alcuni frammenti. Tale fu pure l'agiografia dell'altre Chiese orientali', e nelle 3 lingue

menzione

scun dì dell'anno, vengono con perenne
ricorrenza presentati alla divozione de* fedeli. D* ordine e cura di s. Damaso f,

precipue da esse usale , cioè la siriaca, l'armena e la copta. Nella siriaca s. 3Ia' ruta vescovo di Tagut o Tagrito 3Iar'
iiropoli ossia città de'Martiri, lasciò nel

Papa

del
il I

867,

s.

Girolamo compose
i

in

Roma
le

.*'Martirologio,raccogliendo daldagli atti
titoli

suo Menologio àe* Martiri d'Adiabene e

Catacombe e

sparsi

de'Martiri e coordinandoli ad uso della Liturgia. La qualeopera diffusasi per tutta le

di Persia nella persecuzione di Sapore II, la più antica e importante collezione
di tal genere
l'
,

pubblicata in parte dal-

Chiese, dipoi s'imitò a accrebbe ne'

secoli susseguenti
di Martirologi
,

da

altri illustri
il

autori

Generabile Reda, Adone vescovo di Fitnna, Usuardo monaco di s. Germano de'Prati, Floro di
Lione, Rabano Mauro, Wandelberto di Prum, Nolkero di s. Gallo. Ditmaro ve-

come

Assemani, come può riscontrarsi nel voi. Ili, p. 64 e 65, ed anche nel voi. LX VI I, p. 32. Ma de' Martirologi siriaci la parte

scovo di Mersburgo e
della

altri.

Da Roma

gli

apostoli dell' Inghilterra,

deWIrlanda,

che andò perduta o giace tuttora occulta è troppo maggiore di quella a noi pervenuta; ed anco recenti tesori cheil Curzon e altri eruditi inglesi disotterrarono da' monasteri di Levante, e trovansi ora a Londra nel museo Rritannico, sono tuttavia lontanissimi dall' uguagliare quel

e d'altre contrade d'Ocprendendo colla missione dell'apostolato anche libri sagri e liturgici, non ommettevano di portare tra questi alle future Chiese loro anche gli alti de*
cidente,
i

Germania

Martiri. Questi^ ebbero tanta venerazione,

che i fedeli dopo

le 8.

Scritture non aveva-

no

libro più prezioso. Si leggevano nelle

che possedeva, per non dir altro, la celebre biblioteca d'Edessa, in cui conservavansi gli atti di ben 16^000 martiri. Laddove r armena assai più feconda e illustre possiede tesori d'agiografia, che da* tempi di 8. Gregorio V Illuminatore, fio* rito ne* principii del IV secolo, si vennero accrescendo fino a* dì nostri per

case e

radunanze private,e nelle pubbliche
Pulpito^

unt

chiese dal Lettore (\q\V Ambone

lunga
Eliseo,

mano
il

d'insigni scrittori, tra'quali

lestando il popolo infiammato di sunto entusiasmo e fervore; ed i Papi furono
VOL. CI.

la storia della

Senofonte armeno, che scrisse persecuzione di Vurtaoe;
12

lyS
Rakich abbate

VIT
del
fica di

VIT
que* tempi, divenuta poi
il

monastero d* Adoo, autore del leggendario armeno; il patriarca Gregorio H il Fcghajazer oV Amico de 3far tirit che tradusse un gran nume»
ro de* loro
?fersele di
atti dal

come

la

fonte e
le

modello Fitae Patruni

di tutte le altre, cioè
,

di cui nel voi.

L

,

p.

126
tanta

e altrove. Questa preziosa raccolta
il

greco e dal siriaco;

che ottenne in tulio

mondo

cattolico

Lampronio, che die'all'Armenia le File de' Padri; il p. Ignazio Caciador mechitarista morto nel 1780, che dagli antichi M enologi compose un ricco
e accurato Martirologio , accresciuto e grandemente illustrato dall'erudite cure
del p. Gio. Battista Aucher, altro illustre

fama e autorità, e produsse in ogni tempo incredibili frulli di edificazione,
contiene in io
libri

(secondo l'edizione

più compiuta fattane nel 1627 dal pio e dotto agiografo p. Eriberto Rosweyde
gesuita d' Utrecht
,

Fita

Patriini,
,

scia

de
ceni

vita et vtrbis senioruni
,

libri

de-

mechitarista, con

UFies de touslesSaìnls

da Calendrier

yJrnihiien, pubblicale nel

181014
\edere
il

con note e rami, ini 2 volumi
voi.

corrispondenti a'mesi dell'anno. Si può

LI,

p.

3o3
,

e

33i. Dopo
pace della

l'eroica età de'Marliri

il I

cristianesimo,
la

compiectens; e riprodotta dal valoroso e benemerito editore ab. Migne, nel suo magnifico stabilimento tipografico di Petit-Montrouge, presso la barriera d'Enfer di Parigi, col Coiirs compiei de Palrologie, Oli

Historìam Ereniiticam

ottenuta da Costantino
in

Bibllothcque iiniverselle^ coniet

Chiesa nell'impero romano, entrò

come

plete^

commode
,

économiqne de tona
et ccrivains eccld-

una nuova fase di vita; e la santità che avea trionfalo con tanta gloria nell'arene degli anfiteatri, riparlati ne'vol. LXXIII, p. 240 e 247 , XCVII, p. 1 1, scelse un nuovo campo e con Disciplina Regolare prese a sede favorita le solitudini delT^renio e
il

les ss. Pcres,

docteurs

siastiques

tant grecs que latins, tant

d*Orienl que d' Occidentj rcproduclion. chronologique et intégrale de la Ir adi'
tion calholique
siecles

silenzio del Cenobio. Infatti

i

monaci Solitari che popolarono da

pri-

ma

i

deserti dell'Oriente, e poi per opes.

ra specialmente di

Martino
s.

di

Tours
tutto

e del gran patriarca
culla di

Benedetto, dalla

Subiaco
il

diffusero per

pendant les XTIprenùers de V Eglise eie.) le vile, precetti e gli esempi de'più gran luminari del deserto, cominciando da s. Paolo primo Eremila e da s. Antonio patriarca de'cenobiti, e seguendo per una lunghissima serie di altri Anacoreti e Cenobiti. Gli autori che le scrissero, o gl'interpreti che
i

l'Occidente, con Fila

Comime, empiro-

le volsero

dal greco in latino

,

per esser
tra'

no

tosto

mondo

colle meraviglie della

greche
illustri

la

maggior parte

,

sono

più

loro viriti e delia loro vita più celeste che

umana. Fu
piì>

ne* Monasteri che fiorirono la gran parte de'santi del medio-evo, come da' monasteri uscirono più di que' Fescovi e Pastori che meglio illustrarono colle loro virtù la Xhiesa di Dio. Ani

che a'ioro tempi fiorissero per santità o per dottrina, come s. Girolamo, s. Atanasio, s. Efram siro, Rufino d'Aquileia,

Sulpicio

Severo, Cassiano, Leons.

zio di Napoli,

Giovanni Damasceno,
s.

s.

Anfilochio vescovo d' Iconio,
patriarca di

Sofronio
ve-

che l'agiografia prese dunque un nuovo aspetto, ed entrò in quel lungo periodo

Gerusalemme, Palladio

denominato Mb«r7s;/co
/o//ctìr,

dalla Civiltà Caile

scovo d'Elenopoli, Teodoreto vescovo di Ciro, Giovanni Mosho, Dionigi Esiguo,
Anastasio Bibliotecario e
ti.

perchè e
la

i

Santi

cui vite ella racle

altri

somiglian-

colse, e gli agiografi

che

compilarono,

I

romani Pontefici

fin

dal principio le

appartengono
nacale.
Il

più parte all'ordine mo-

sancirono colla loro autorità, iscrivendole ne!

qual carattere risplende subilo

Canone

e

raccomandandone

a'fe-

nella i.^'e più illustre collezione agiogra-

deli la lettura; es.

Benedetto incuican*

VIT
dola nella regola a'suoi

VIT
monaci non poessi

,79

co giovò a fare che in Occidente

e-

mulasseio
in
ti

le

virtù de'Padri orientali.

Ma

Oriente

la

Chiesa cattolica co 'suoi San-

rono grandissima voga anche neirOrieate. Contengono le mirnbili virtù di molti vescovi e monaci d'Italia, massime benedettini. Il 2.° col libro. De sdtis Sanctoritm Patrttm,
fa altrettanto de' Pad ri

e co* suoi agiografi,

dopo

esser fiorita

con tanto splendore, cadde a poco a poco in quella misera oscurità in cui giace tuttavia. L^eresie che infettarono e corruppero tanta parte anche
ne'primì
secoli

VI

più

illustri delle Gallie.

À

questi

due gran

luminari dell* agiografia tien dietro una

lunga serie di narratori e raccoglitori delle
vitede'Snuti,i più rinomati e illustri essen-

del

monachismo,

poi

il

furore de' Sara-

do
si

i

seguenti. S. Venanzio Fortunato vedi Poìtiers,

ceni che desolarono quelle nohili contrade, l'empietà degl* Iconoclasti, persecutori

morlalissimi delle ss.

Immagini

e del-

morto verso il 609,3 cui composto l'inno ì'exil' la regis prodeunt, ed alcuno lo crede puscovo
attribuisce aver
re autore dell'altro,
rìosi.

le ss.

Reliquie de' Santi, e finalmente lo
di

Pange lingua

glo'

Fozio consumato dal Cerulario, tutto cooperò a scemare da prima e poi a spegnere ogni luce di santità, e con
essa
i

Scisma

Un

secolo più tardi fiorì in Inghil-

terra

il ven. Beda , che scrisse le vite di que'Padri, ammirate oggidì ancoda'pro-

fasti

dell'agiografia destinati a ce-

lestanli.

Secondo a

lui

per età e fama,

lebrarla. Tra' quali

V ultima

cosa

che

successe in Inghilterra Alenino Fiacco^
il

merita ricordanza è la Leggenda o le compilazioni del pio Simeone detto Metafraste, cioè chiosatore e traduttore del

favorito maestro di Carlo

Magno,

cui

si

il

titolo di beato, eccellente

agiogra-

fo;
si

ed alla sua scuola appai tengono di vergli atti

Leggendario ,)^ev quanto

dissi in

que'due

agiografi contemporauei,comes.iCM^^e-

articoli, eie parafrasi de'suoi imitatori ne*

ro vescovo di Mùosler, che scrisse
degli Apostoli della

bassi tempi. In Occidente al contrario l'a-

Germania,

il

b. Pia-

giografia crebbe e fiorì più splendida che

nel

mai, e tanto fu l'ardore del coltivarla, che medio evo, quando veonpro meno

suo discepolo e biografo Rodolfo, Almanno di Haut-Villers, Ai-

bano Mauro,

col

mone,

s.

Pascasio Radberto e

s.

Bene-

tanti altri

rami

di letteratura sagra e pro-

fana, questo rimasequasi l'unicooìl principale, per cui
i

detto d!Aniano. Coetaneo ad Alcuino, ed eguale al Beda, come agiografo e storico,
fu in Italia Paolo
°

dispregiatori di quell'età

usuarono chiamarla quasi per istrazio reta
delle leggende.
le, lo

d'Aquileia, fiorilo nella 2.'
secolo; egli fu
il
i

Che non

fu

dichiarai in più luoghi

solamente ta, anche col
de*

Warnefrido diacono metà dell' Vili biografo di s. GregoBenedetto e Vescovi

rio X, e scrisse le vite de'ss.

p.Battini, che lo provò
secoli

coW Apologia

Scolastica, di altri Santi e de'ss.

Barbari. Le

vite de'

Padri dell'O-

riente furono presto seguite dalle vite de*

Padri deirOccidente,scritte anch'esse ben sovente per mano di Santi e con quell'impareggiabile unzione che solo
ì

di Metz, forse quelle pure de' vescovi di Pavia, oltre \aStoria de Longobardi, del cui ultimo re Desiderio fu segretario, in*

di

Santi

c<i-

te secolo

monaco di Monte Cassino. Nel seguenIX fiorirono parimente in Italia
insigni biografi
:

noscono. Primi e quasi capitani in questa
nobile schiera d'agiografi s'incontrano
s.

due

tecario della Chiesa
ni dicono cardinale,
K'itis

romana

Anastasio biblioche alcu,

Gregorio 1 Magno e s. Gregorio di Tours fioriti nel declinar del VI secolo, ili." col libro Dialogoruni: De vita et miraculis Palrum Italicoruni et de aelernilate animarum^ che tradotti in greco dall'altro Papa 8. Zaccaria del 741, acquista-

tro
lo

De Romanorwn Ponli/ìciun a l. PeApostolo ad Nicolaum Ij ed Agnelautore eziandio,

civescovi di

Ravennate, scrittore delle vite degli arRavenna. Può aggiungersi Papa s. Nicolo 1 il Grande^ perchè or-

i8o
dlnò
in

VIT
due tomi
il

V
,

I

T
li

Lezionario

o libro

desiar
ti

le

meravìglie degli odierni letterail

delle iCezzo/2/, gì ecolatiuo, per le feste de*

quando
la
I

dotto Magnien

trasse in lu-

Santi di ciascun giorno dell'anno; ma di questo prezioso monumento agiografico

ce

non si conosce che qualche indizio slorico accennato dal p. Oldoino nelle addizioni al p. Ciacconio, Vitae^ et res gestae
PontificumRomanorum^et S. R. E. Cardinalium, t.i, p. 649- A tale perdita può esser d'alcun compenso Taltro monumento insigne del Leggendario di Wolfhardo monaco d' Hasern in Baviera, ch'é il
I

du Théapuò vedersi ì\ Monachismo e Leggende di Tullio Dandolo, ove reca
."

volta nel iS3g,Orìgìnes

tre en Europe:

in volgare diversi bei tratti di Rosvita.

Alla stessa età appartengono, Goscelino

monaco

°

saggio conosciuto

dell'

Anno cristia-

no, essendovi divise in 12 mesi e distri*

buite per tutti

i

giorni dell'anno le leg-

di s. Berlin, che nulli post Bedani secundus innunieras Sancloruni vi* tas sfyloextulitjs. O/^o/ie abbate di Giugni, autore di parecchie vite, dove splende un' elevatezza di pensieri degna del grand'uomo eh' egli fu; Luilprando vescovo di Cremona, che scrisse le vite de* Papi da s. Pietro fino a Formoso; s. Pier

gende de'Santi; monumento tuttora inedito, tranne le prefazioni di diversi mesi

Damiani^ cardinale
sa
,

e dottore di

s.

Chie-

tra le cui molte e preziose opere vi

pubblicate dal p. Pez nel pregevolissimo suo Thesaurus novissimus. Seguono ora
due* secoli più oscuri e ro2zi del medioevo, cioè
il

sono le vite di diversi Santi; e finalmente, per tacer d'altri nomi meno illustri,
l?apa Fi ttorel II dei
te in dialoghi

10S6
i

lasciò descrit-

X

e r XI, ne'quali in

mgzzo

alcune vite di Santi. Dal

all'universale barbarie, deplorata in piti
articoli, sì

Xll secolo cominciano
sempre più risplendendo
ti ;

primi albori di
ne'secoli

vede spenta quasi ogni luce di

quella civiltà rinascente, che venne poi

scienze e di lettere: tanto rari vi s'incon-

seguen-

trano

gli

scrittori, e tanto

sono rozze

le

e col rifiorire che fecero a poco a pogli studi e le Ze^?ereZ>e//e,

forme de'Ioro scritti. Tuttavolta 1' agiografia può vantare sorte men trista, anzi
fu
il

co

sagre e pro-

fane,

precipuo studio e decoro di quell'in-

felice età.

Le leggende

di quel

tempo

so-

no per
\a

lo

più in metro, ossia quella pro-

sa rimata che correva per poesia e servi*

anche l'agiografia, che pure non era mai venuta meno, prese maggior vita, e con essa nuove forme; le quali però non furono sempre più vantaggiose, io quanto che il loro artificio più studiato e con-

che le recitavano o alle veglie e a' cori delle scene del Teatro, nelle cui rappresentaal canto de'trovatori

forme
cilà,

a'vezzi del secolo, fece perdere so-

sulle piazze

vente queir aurea e tutta biblica setnplie svanire quell'olezzo di santità, di
cui gli agiografi più antichi,
lo

zioni l'agiografìa in que'secoli di fede a-

Tea spesso gran parte.

Il

più celebre de'

più di

somma

pietà e virtù

uomini per aveauo
,

poeti agiografi del secolo

X fu

Frodoaril

do canonico

di Reinis,

il

quale in un poetrionfo

saputo mirabilmente condire le loro vite. Ma questo difetto, che venne purtrop-

ma
uno
de'

enciclico di

19

libri celebrò

de' Martiri, e splende in quell'età

come

po crescendo col tempo e nell'età moderna si è fatto più sensibile appena può
,

de' più dotti scrittori: di sua storia
in versi esametri, continuata dal

scorgersi in que' primordi della cosi detta rinascenza delle lettere.

Papi

Ne' quali ben-

cav. Ferrucci, riparlai nel voi.

XCVII,
la

p.

89. Accanto a

lui

vuol collocarsi

poenel-

tessa Rosvita badessa di

Gandersheim

rAnnover,donnadi mirabile ingegno,che
scrisse parecchi

comincia ad apparire il vigore degli studi rinnovato nella crescente mole delle collezioni agiografiche e monastiche. Tra queste sono principalmente da ricordare
i

poemetti e drammi agiomaestria ed eleganza da

lavori di

Arnodulfo e di Ruggero
il

grafici

con

tal

monaci

di Fulda, che scrissero

primo

VI T
sei, l'altro
ti;

V
Opera recata
fani, Pratoi854-

I

T
die'contezza
l.

,8i

dodici volumi di vite di San-

in italiano da Pietro

Fan*

le vile di

molli Santi della Bretagna,

Ne

la sles-

che Baldrico di Dole aggiunse al suo libro

Gesta DeiperFrancos; gli atti e le memorie de'Santi raccolte dal monaco Edmondo, biografo di s. Anselmo; la celebre Cronaca di lìlonte Cassino^ di Leone O sliense; gli scritti di Guglielmo di Malmesbury; le Cronache di Sigeberto monaco
altre
di

3o5. Michele de Matthias, Disquisizione sto^ rico -filologie a : Se sia vero che non si studiavano da' religiosi le lettere profU' ne non solo, ma neppur le sacre a tem6,p.

sa Civiltà Cattolica, serie 2.',

po di

s.

Francesco di Assisi per ordine

di quel Serafico, e se sia vero altresì,

Gembloux

nel Belgio, e troppe

cronache e leggende latine di cui que'tempi abbondarono, per non dir nulla delle volgari in prosa e in rima, che in

che ci voleva per gli studi anche teologiuno speciale permesso del Patriarca, che lo concesse molto ristretto a s. Antoci

quelle origini delle lingue

moderne furo-

no

il

maggiori.

precipuo pascolo e diletto de'nostri A quest* incrementi dell* agio-

grafia diedero poi

pulso nel secolo XIII

nuovo e gagliardo imdue grandi istituti
i

sopra alcune parole del G. J. Montanari, Lucca 1 858. Dopo avere il eh. De Matthias provato, anche col Segneri, che s. Francesco amava la letteratura, desiderava gli scenzianio. Rijlessioni eh. prof.
li
,

e faceva di tutto per ricevere

i

dotti

Francescano e dt Predicatori) popolando la Chiesa di Dio^di nuovi Santi e rinfervorando universalmente l'amore delle
lettere sagre e ascetiche, rese

ne'suoi conventi, ed egli stesso comincia-

va le sue prediche con bellissimi versi e
poesie, termina l'y^yy^e/zc^/ce saviamente

da loro an-

con dichiarare: Che se
tanari
egli
si
il

il

lodato prof.

Monad

co più accessibili al volgo col trattarle in volgare. Sono gemme vaghissime di nostra lingua
s.
i

recasse altre più potenti ragioni,

confessa docilissimo, applicando

Fioretti e
le

Francesco,

Fi te

Leggenda di de' ss. Padri d'i fr.
la

esso

testo di Cicevone: facillime in no*

Domenico Cavalca, e \o Specchio della vera ^ewiVensrt del Passa vanti (libro di pre-^ celti ascetici, che pel gran numero d'eserapi e leggende, tratte dalle vite de* Santi

mine tuo acquiesco, et quia te habeo aequissimum eoruni studioruni, quae mi' hi, communia tecum sunt, aesliniatorern etjudicem). Però la maggior parte dell'opere agiografiche, continuò per lungo

ond'ètullo fiorito,appartiene all'agiografia.

tempo

a scriversi in latino, e

non più

ia

Avverte

la Civiltà

Cattolica, che chi

quel si rozzo e barbaro de'secoli bassi,
riforbito

ma

vuol conoscere quanta parte abbia avuto
l'agiografia nell'auree scritture del nostro

trecento, legga

il

Catalogo di opere vol-

alquanto e più acconcio al nuovo lustro cheandavan pigliando le lettere. Tale è la vita di s. Francesco, scritta
s.

gari a stampa de' secoli XIII e XI F, da ultimo pubblicato a Bologna dal eh. filologo Francesco Zambrini, dov'è registrato colle varie loro edizioni

dal più dotto de' suoi discepoli

Bona-

ventura. Tra'domenicani poi trovasi fino
dali.° loro secolo

ampie

collezioni agio-

mero

di vite, leggende, fiori

nue fioretti, da
bel

un

grafiche,

le

quali levarono gran
la

fama e

furono come

sorgente, da cui attinse-

porgere larghissimo e squisito pascolo di
lettura). Esse

ro a que' di molti scrittori di agiografia.
lo SpecuUunhistoVincenzo di Beauvais, e la Le» genda aurea del b. Giacomo da Fora* gine, dicui anco nel voi. LXI, p. 69. Que-

furono quasi

le

primizie, con

Le più celebri furono

cui que'due novelli ordini religiosi

comin-

rialc, di

ciarono ad arricchire a un tempo stesso
la

letteratura e l'agiografia ilaliana(Quan-

lo all'ordine

francescano trovo opportu:

sta 2."

ampliala e rifusa nel secolo

XIV

no aggiungere

A. F.

Ozanam, / Poeti

da Bernardo Guidone, autore dello Spc*
culuni SuncloraU;\vixiÌ[x%a o imitala uel-

Francescani in Italia nel secolo

XIIL

4

iSi

V

I

T

VI T
suo Snnctilogiuni Servorum Dei mnins et miniiSj chiamato volgarmente la Storia

XoSpeculum Magnimi exemplorumj nella Siirnma hìstorialis di s. Antonino arcivescovo di Firenze; nel Catalogo de
Santi, raccolto da Pietro de' Natali vescovo d'Equilio e Gesolo, del quale pure
nel voi. XCIllj p.
di
1

d'oroj opera lodatissima

dall' Usse-

rio, dallo

28; nel Sanctuarìiim^
in al-

Bonino Mumbtizio milanese, e

tre opere simili; tradotta in tutti! volgad' Europa, stampata con più edizioni appena inventata la stampa, ebbe fino a
li

Spelman,dalDugdale,dalWarthon e dal Cave. Finalmente non sono da tacersi nel secolo XV nomi del camaldolese Ambrogio fiorentino, dell' agostiniano Giovanni Capgrave inglese, del cei

lebre abbate benedettino Giovanni Tritemio alemanno, e di Bartolomeo Sacchi
italiano detto Platina,
fici
i

noi strane vicende di fortuna

,

di lodi e

cui lavori biograin

di censure, di accuse e di apologie, di gloria e di

e storici appartengono in tutto o

abbandono. Sia comunque de' suoi difetti, dovuti in gran parte a* tempi io cui fu scritta e alle
di

interpolazioni

gran parte all'agiografia, dovendosi avvertire sulle File de Pontefici quanto notai ne' luoghi ove di lui ragionai. Col secolo
si

mani imperite, egli nondimeno è certo ch'ella ha grandissimi pregi e dev'essere annoverata fra l'opere più memorabili dell'agiografìa.

XV

si

chiude

il

medio

evo, ed apresi

Vetà moderna.

E

con esso pure

ter-

mina

la 2.' di quell'età, in cui la
la storia

Civiltà

Col fresco zelode'nuo-

Cattolica divide

dell'agiografia,

vi

ordini regolari, seguiva intanto e ga-

come
grafo.
I

dissi nel

principio di questo parala 3,"

reggiava r antico e indefesso studio de'

monaci e principalmente de'benedettini, a'quali l'agiografìa del medio evo deve la massima parte de'suoi tesori. In Italia si
segnalò sopra
lutti nel secolo
s.

3 secoli seguenti abbracciano

età, in cui Tagiogiafia
gtiesi dall' antica

moderna

distiu-

XIV GuRoma, che

de'tempi,
riguardo.
^di

ma
Il

eziandio pel

non solo per la ragion nuovo aspetto

glielmo abbate di
dalle opere del

Paolo

di

e carattere ch'ella presenta sotto più d'un

memorato

Bellovacense,

cinquecento fu secolo di gran-

da' vari Martirologi, da parecchie raccol-

anonime, come il Collectariiini ss, Monachoruni e il Sanctilogium^ e dalle leggende che facevasi trasmettere d'ogni parte d'Europa, compilò nel 1872 un ampio Calendario Benedettino, quasi preludendo in tal guisa a'dottissimi lavori, con cui in tempi più recenti il ó'Achery^ il Blate

sventure alla Chiesa, ma insieme di grandi glorie. Senei Settentrione d'Europa ella fece lagrimevoli perdite, n'ebbe
largo

compenso

nelle conquiste dell' In-

die Orientali^
l'

à^W America ,(S\
Europa

parte del;

Africa, e dentro

stessa

colla

Propagazione della fede e coll'islituzione di nuovi Fescovati o Vicariati Apostolici,
i

billonj

il

B-uinart parlato in tanti luoghi,
i

guasti gravissimi della sedicente
{[xroì\o pareggiati

e

il

Bulteau illustrarono
,

fasti del

loro

riforma àt Protestanti
in

ordine

così fecondo di Santi e illustre

per dottrina. In Francia Guido di Castres

abbate
libri.

di

s.

Dionigio, aggiunse al Mar-

tirologio di

Adone una

ricca glossa di

1

gran parte da'beni che produsse la vera riforma cattolica, promossa con tanto zelo da'Sommi Pontefici e dal venerando concilio di Trento. Imperocché la gran
lotta

Gilemanno canonico regolare compilò un ricchissiNelle Fiandre Giovanni

mossa AdAV Eresia contro

il

Catto-

licismo servi mirabilmente a rinvigorire
in questo gli antichi spiriti e le splendide

mo numero
quali
si

di biografìe di

Santi, delle
il

giovò poi
,

lu Inghilteira

sommamente Surio. Giovanni di Tiumoulh
,

virtù de' suoi tempi più

belli.

Alle tene-

monaco
le vile

di

s.

Albano

raccolse e ordinò

bie degli errori e de' vizi, onde l'eresia sfurzavusi d'ingombrare più che mai non
avesse fatto la terra e perdere
i

de'Sanli dell'isole britanniche nel

popoli,

V
la

I

T
gioie di santità

VIT
primi della Chiefecondo
d'illustri

i83

Chiesa cattolica oppose allora una lu-

ce straoi'diuaria di saolità e dottrioa; laon-

sa, fu

de oiun secolo, dopo per avventura

i

e

gran Santi,

come

il

XVI, chiamato
il

dal

teiJ.

cardinal Bellarmino

Secolo de

che sotto quella ruvida corteccia erano pure ascose. Che se in ciò essi trasandarono sovente come soverchio delicati o schizzinosi, non può negarsi però che avessero qualche ragione, e che la ruvidezza della lingua, dello stile e delle forme non sia sempre di qualche sfregio e discapito come ad ogni al-

Santi^ e niun'elà, dopo quella de'Padri,
gittò tanto splendore di scienza ecclesiastica,

concilio

come quella che seguì dappresso al di Trento, quando gl'ingegni
,

tro libro, così alla biografia de'Santi.

La

quale rifugge bensì

le

vane pompe e

l'af-

cattolici

specialmente in

Italia e

nella

Spagna
arti,
si

,

lasciate le profane vanità della

coȓ detta rinascenza delle lettere e delle

volsero con incredibile ardore a'

fettazioni, ma nondimeno vuol dignità e decenza conforme al soggetto. Ma peggioi* di questo era un altro difetto, mescolando in alcune leggende di Santi, alle cose

severi e solidi studi della scolastica, della

vere e autentiche, falsità e immaginazio-

dogmatica, delle controversie, dell'ermeneutica, della patristica, della storia, della critica e di tutte le altre parti

di

sa-

gra dottrina

,

ciascuna delle quali ebbe

cultori e maestri valentissimi. In questo

menti credule, necontaminava non forme solo ma la sostanza medesima, e col falso ed incerto scemava fede anche al vero. Laonde con eloquenti querele Melchior Cano, De Locis theologìcis, si
ni di
le

nuovo
potè
le

lustio di santità e di dottrina

non

dolse altamente che Laerzio e Svetonio

che anco l'agiografia, la quaha coll'una e coll'altra così intime atfallire

avessero scritto con assai più severità, esallezza e integrità le vite de' Filosofi e
de' Cesari,

tinenze,

non

ricevesse incrementi e splensecoli e

che non

certi cristiani le vite

dore oltre a quanto da parecchi
rale avvenuto.
te
il

de' Santi, infardate da essi di
e finzioui,
stri eroi,

menzogne
de'uosé tanto

E

così fu in fatti.

secolo

XVI,
gli

e meglio poi

Durannel XVII,
scemarne

mentre
diceva

le glorie veraci

egli,

sono per

allorché, posati alquanto, collo
il

bisogno

,

ardori colla controversia
il camùeWErudizione^ con nuovo zelo,

belle e sublimi che all'altezza de'fatti viene meno l'ingegnojcd a questo l'eloqueu-

co'protestanli,fu rimasto più libero

za per ben trattarli. Questi difetti però,

po

alle pacifice indagini

l'agiografia fu coltivata

arricchita di nuovi tesori, ripurgata dalle

non è da credere che fossero così gravi e comuni, come li rappresentano le censure del Cano, del Vicelio, di Lodovico Vives, e

macchie che

tra la rozzezza de' secoli

più ancora quelle di Erasmo;

a'

precedenti avea contratte, e condotta, spe-

quali forse

nou eran ben

cialmente per opera de' benemeriti Boilamlisii^ ad un grado di perfezione che

rissimi tesori di
te accennati,

puagiografia, superiormennoti tanti e
in luce
il

che furono messi

più
loro

per l'inuanzi non avea mai
to.

piti

raggiun-

tardi; e però quelli

formavano

A ben

intendere questi progressi delagiografia, la Civiltà Callole

giudizio sopra certe opere di seconda e
allora aveano più corso erano tanto più guaste quanto più lontane dalle prime loro fonti. Sia comunque di ciò, certo è che fin dal cinquecento gli agiografi più illustri cominciarono a porre special cura sia nello sceverare con sana critica il vero dal fa-

la

moderna

terza

mano che

//'c*^,

anzitutto volle dichiarare
i

condi-

nel volgo, ed

zioni dell'antica e
sti

suoi difetti.
la

Tra que-

in

primo luogo nota

rozzezza e

barbarie dello

stile, in cui molte leggende del medio evo erano scritte , barbane che a' cinquecentisti avvezzi alle eleganze redivive del secol d' oro met,
,

voloso e r autentico dall' incerto, sia nel
rivestire di nubili e decenti

teva

troppo in

fastidio

e dispregio

le

furmu

le

biu-

i84

VIT

VIT
quel che prima era stato cosa pressoché
impossibile, e nel cinquecento
tro che abbozzata, nel secolo

grafie de'Santi, purgandole dalla barbara ruggine de* secoli precedenti. Nella qual opera utilissima alla Chiesa, si segnalarono sopra tutti nel secolo XVI Luigi Lippomano vescovo di Verona con vite de' Santi, raccolte 7 gran volumi di

non fu XVII,

alla

dall'antiche fonti latine e greche,

il

cui

Dio mercè, venne felicemente recata ad effetto con plauso e ammirazione di tutti. Ciò fu il raccogliere in un gran corpo di agiografia universale te memorie e gli at*
ti

nipote Girolamo neli56o pubblicò
voi.

l'S.**

di tutti

i

Santi della Chiesa cattolica,

che trovò già preparato; e l'ascetico Lorenzo Surio certosino, il quale meglio
del precedente, nella solitaria certosa di

attinti dalle
beli'

prime

fonti, distribuiti in

ordine, esaminati e pesati sulle bi-

lance di severissima critica, illustrati eoa
tutti
i

Colonia, dopo aver voltato in elegante
latino
i

presidii dell'erudizione e della scienivi

pili

insigni

maestri di spirito,
altri,

za sagra e profana, in guisa che
in

come

Taulerio, Rusbrochio, Susoue ed
lutto applicossi alle

un

vasto e magnifico santuario cou>

vite de' Santi e
i

ne
di-

sagrato alla gloria di Dio ne' suoi Servi,
la

pubblicò 6 volumi dal
stribuite

^70 al 1 575,

santità splendesse in tutto

il

lustro del*

secondo

il

calendario romano,
la

la verità

e bellezza. Intendo parlare de'

ed inoltre migliorò

collezione del Lip-

Bollandisli^ e de* loro immortali

Acta

pomano,
tinuata

nella critica, nell'ordine, nella
stile.

Sanctorum: opera
di

classica,

gigantesca

lingua e nello

La qual opera, conaccresciuta

mole e celebratissima di^emioente prei

poi, ritoccata e

da

gio presso tutti

dotti, alla
alti

quale bastino

Mosauder e da

altri certosini,

produsse

diverse edizioni eh' ebbero grandissima

voga, e volgarizzate ne* vari idiomi europei dal Ribadineira, dall'

Hendorts, dal

Vellers, dal

dal

Laemmel, dall'Engelgrave, Duval, dall' Arnaud d'Andilly, cortitoli

sero sotto diversi
tutti.

per

le

mani

di

Oltre r eleganza e
saggio e Surio,
dell*

la critica, di cui

fecero

buon Lippomano
ascrive

gì' insigni

scrittori

encomi di due sapienti Papi Alessandro file Benedetto XIFj il i." de*quali non dubitò pronunziare: Uùlius opus et Eccle.siae Dei gloriosius nidlunt edituni esse a quocwnque nec etiani incaeptumj e il 2.° attestò Magnani semper sibiftasse opinioneni de ingenti opere Acta Sancto* nini nuncLipatOyqidd optimo Consilio super ogni altro
gli
:

felicemente ini-

sceptuni et incredibili labore continuatunifuit. Benedetto

ziando r era
si

agiografia

moderna

,

XIV, tanto versato

purea

loro gran

lode l'am-

nel vasto argomento, per le sue opere,

piezza e l'universalità del concetto,
tre abbracciarono

men-

nelle

loro collezioni

tutto quel più eh' essi poterono

adunare

de' fasti agiografici della Chiesa universa

massimesuUa Beatificazione e Canonizzazione de' Servi di Dio, e sulle Feste di Gesìi Cristo^ della B. tergine e di alcuni Santi di Bologna sua diocesi e
patria, oltre altri

f impresa fino allora intentata, non avendo gli agiografi pih fecondi dell' età
parziali

encomi e

insigni favori

onde onorò

i

Bollandisti, volle eziandio

precedenti fatto altro che scrivere vite
fare speciali collezioni de' Santi
classe o epoca

che venissero loro comunicati da
tutti gli atti di beatificazione

Roma

e di cano-

di

del rimanente pareva

o nazione; e impresa troppo malagevole a tentarsi in que' secoli che r invenzione della stampa non era per anco venuta ad agevolar la diffusione delle scritture e a mettere in pubblica
luce
i

una certa

nizzazione de'Santi. R.iparlai óe' Bollan*
disti, e del gesuita p.

Giovanni Bollanappellati gli
ne* voi.

do, col qual
altri

cognome furono

gesuiti suoi
p.

continuatori,
e

XXXVII,
zione nel

298

299, LXI,

p. rj^ e al-

trove, rilevando

l'interrotta continua-

codici nascosti nelle biblioteche.

Ma

1794

io Anversa, per le vicea-

V

I

T
verio, del d*

V

I

T
del

185

de poliliche de' tempi, e la riassunta da altri gesuiti oeliSSy in Brusselies, colla quale hanno pubblicato alcuni volumi del mese di ottobre. L'opera Boilandiana nel giro arapissimo del suo disegno

Degubernatis; dell'ordine de'/^/e<://6W/or/, delMalvenda, del Mamachi, del Corsi ec. la storia de' Teatini, di Del Tufo vescovo d'Acerra ; gli Annali Ae Servi di Maria,
;

Aremberg,

non
evo,

solo abbraccia e contiene tulli

i

te-

sori dell' agiografìa

antica e del

medio

ma

va continuamente assorbendo
1'

del Giani ; le storie della Compagnia di Gesù, ossia de' Gesuiti, sia le latine dell' Orlandini e de' suoi continuatori fino
al

e incorporandosi tullociò che
fia

agiogra-

Cordara,

sia le italiane del Bartoli;

ed

moderna a mano
cui ella è

a
il

mano
piti

produce.

altre di altri ordini e congregazioni religiose, delle quali e

Per
pi

non solo

gran lavo-

come

degl' indicati

10 agiografico che siasi intrapreso ne'tem*

moderni

e antichi,

ma

vale ella sola

e contiene tutti
lare di essa, e
tolica^

gli altri.

Quindi

il

par-

come

feccia Civiltà Cat-

può dispensare'dal rendere speopere moderne. Riguardo alle quali essa si concificato ragguaglio dell' altre

Quindi de'Bollandisti la Civiltà Cattolica dà di essa e della laudata opera minuta contezza, ma io debbo in parte far sosta, sebbene mi sarebbe dilettevole il riportare non solo
parlai a'Ioro articoli.
le origini,
la

ma
i

la storia, la

costituzione e

natura,

disastri e le
la

fortune di que-

tentò d'accennare,

come

oltre l'innume*

st'opera singolare,
pio,

quale non ha esera-

revoli vite de'Santi scritte alla spicciolata

ne riscontro

in tutti gli annali della
j

in tutte le lingue viventi e da ogni

mapiù

niera d'autori

;

ed oltre

le collezioni

o meno copiose e pregevoli

fatte

per l'uso

de'fedeli dal Baillet in Francia, dal Butler

tanto più che non é solo un rinfrescar la memoria di quel che fu, ma un descrivere quel eh' ella è tuttavia e che
letteratura sagra e profana
i!

parlar di

lei

in Inghilterra, e in Italia da'pp. Massini

vuol essere per l'avvenire; egli sarebbe
il

e Micheli preti dell'oratorio ossia
ni di
si

filippi-

parlare d' un fatto vivo e presente, e

Roma,

e da altri

;

oltre a queste,

d'
le
il

una egregia
cui opere

istituzione, la cui vita e

trovano tesori copiosissimi d'agiografìa ne' grandi scrittori di storia ecclesiastica, dal

come hanno sempre ottenuto
il

favore de' buoni e de* dotti in tutto
cattolico, così
al

al

Baronio principe di tutti fino recentissimo Rohrbacher, e ne' fasti
il

mondo
Italia,

hanno ragione

di

sperare anche

presente, soprattutto in

degli ordini religiosi e negli storici di essi,

dove
s.

a sua

gran ventura essendo
il

come

p.

Helyot, tra'quali,

come

dis-

posta la

Sede e

centro del culto catgloria de'
caldissi-

s^ dell'età

precedente, così vuoisi ripetere

tolico, di cui fu tanta parte la

anche

della

moderna,

fiorì

la

maggior
la

Santi, non

può non incontrare

parte de' Santi che

hanno

illustrata
^

mo

favore un'opera che alla gloria de*

Chiesa. Notala Civiltà Cattolica quanto
a' fasti degl* istituti regolari, gli

Santi é tutta consagrata.
miti appena a darne
cetto dell'

Tutlavolla di
li«

y4n-

volo è almeno indispensabile che mi

nali de Benedettini del

Mabillon, del
i

Ruinart, del Bucelino ec;
parlati nel voi.

fasti

Carnai-

conActa Sanctoriini nacque nelIl

un cenno.

dolesif del Costadoni e del Mittarelli, ri-

l'animo del già lodalo fiammingo p.Ros-

XCI, p. 5196 seg.; de' Cisterciensi, del Le Nain e del Manriquez ; degli eremiti Agostiniani^ di Torelli; òe*^Carmelitanit di Ermanno da s. Barbara; i voluminosissimi Annali de' Francescani del Wadingo, da ultimo continuali; fasti At* Cappuccini^ del Bo»
i

weide

gesuita, di vasta dottrina e di più

vasti pensieri,ad eseguirei quali fu

troppo
più ge-

corto lo spazio di

60 anni

ch'egli visse in
il

operosissimi sludi. Fra questi

niale ed assiduo fu l'investigare e raccogliere le

memorie

de'Santi, di cui le bigli

blioteche di Fiandra

fornirono gran-

^86
dissima dovizia
carle e
;

VI T
e poi illustrarle, pubblilutto potere l'amo-

V
Gesù
li

I

T
ef-

del suo gran disegno e de'materia-

propagarne a

che atea preparato per condurlo ad

re e

il

cultOj sostituendo questo cullo co-

fello.

Ed
a

ella

sobbarcatasi di

buon ani-

me

tanto più nobile e

cattolici a quella

da

lui

degno d* uomini chiamata Palcoil

mo

alla pia e dotta

impresa, destinò a
un'eletta di suoi reli-

mano
la fiuo

mano

per condurla e continuard'i

lalriaj con cui

secondo
tutto

vezzo di quel

a questi

tempo, non

al

spento nel nostro

giosi, parecchi de' quali lasciarono di sé

molli folleggiavano dietro
tichità.

specialmente in fatto di Ipatriottismo^ le profane an-

Tra

le

molte opere eh' egli lasciò

gran fama nel mondo letterario. Primo tra questi è Giovanni Van Bollànd, così chiamato dal villaggio ove nacque vicino
a

fìammiughe, la maggior parte appartengono all'agiografìa, di cui la più
latine e

Julemont
a tutta

nel

me

1'

opera
il

insigne è la sullodala delle P'itae
trurn,

Pa-

essendo stato

Limbourg, che die'il none fu ben degno, ; e ." i se non a concepirla,
forme ch'ella
poi

ottima fra quante
il

si

conoscono.

certo a recarla in essere e in vita, ed a
stabilirla in quelle

Merita special menzione

famoso Prone' suoi

sem-

dromo che

nel

1607 pubblicò

pre conservò. Di 33 anni, alla morte del

M

Fasti Sanctorurriy dove espose il disegno della grand' opera da lui meditata, tracciandone quasi le linee maestre ricerca* re cioè da tutte le pMli del mondo quan:

Rosweide, fu chiamato da Malines ad Anversa per continuarne l'impresa, cop.

me

attissimo a tal opera pe' suoi vasti e

profondi studi, potenza d'ingegno, meravigliosa capacità di

te

sono

vite di

Santi note o sconosciute,
;

memoria, qualità
vi si

in

edite o inedite

riscontrarle co'mss., co'

cui crasi già segnalato. Egli

applicò

codici, co'libri più antichi; reintegrarne
le parti e lo stile originale, illustrarle

eoa

note, spianarne tulle le difficoltà e cor-

redarle con ricche dissertazioni filologiche, storiche, liturgiche,

con incredibile ardore, cambiando anzitutto r ordine del disegno del Rosweide, e lo ingrandì; poi veduta la gran massa de' materiali die tuttavia mancavagli ad
eseguirlo,
si

cronologiche,

die' a cercarli d'

ogni parte
confratelli

geografiche e di ogni altra maniera. Egli

del

mondo

a

mezzo

de* suoi
:

prometteva di compiere il suo diseguo in 17 gran volumi in foglio, de' quali dà
SI

sparsi per ogni paese

per tal

modo

in

breve acquistò immense dovizie agiografiche d'ogni genere, ch'egli dispose, e co-

la partizione,

e di eseguirlo egli stesso

nel giro di
riusci

non molti anni.

Ma

il

fatto

minciò de

il

lavoro secondo

il

suo disegno.

ben altrimenti. Sì narra che il cardinal Bellarmino gesuita, com'ebbe letto
il

Aucb'egli promette vasi
pirla

di bastar solo a tant'

Prodromo

del confratello,

domandò
egli

di

prima
il

di

il Rosweiopera e di commorire, sperando ancora,

come

che età

fosse l'autore; e rispostogli ch'e:

dopo

termine, nella sua vecchiezza
le vite
il

ri-

ra in sui 4o> rispose

Or
200

pensa
anni
1

dunqui
la

cavarne da tutte

sugo più squide'Santi,e pa-

que, di vivere

altri

E

sito della dottrina ascetica

Civiltà Cattolica ricorda l'opera: Etuiles

scerne deliziosamente lo spirito.Tanto era

sur laCollection des Actesdes Saints

lontana allora alla sua antiveggenza la futura mole dell' opera.

par Ics RR.PP.JésuitesBollandisles eie. par le R. P. Doni. Pitra, moine Bènedectin de la congrégalion de France^
Paris i85o.

E fu

COSI fosse, perchè alU'imente

ventura che né a lui né

a niun altro sarebbe forse bastato l'animo
d' intraprenderla.

E

dichiara

:

Da

questo bel

Dopo 5
il

anni, allesti-

lavoro dell'erudito benedettino noi ab-

to per la

stampa

mese

di gennaio,

ne

biamo

tratto gran parte di queste notiIl

zie agiografiche.

p.

Piosweide mori nel
la

1629, lasciando erede

CompaguiiI

di

mise in luce i primi fogli. Ma allora vieppiù sentì la necessità d' aver un compaguo all'opera, trovandolo opportuno nel

V
oià
il

I

T
tulle le parli del
fioriti in

V
la

suo scolare
1

p.

Golifredo Heiischen,
sua

quale nel

635 cominciò
il

camegli alti

dottrina

I T 187 mondo, co* più illustri da due secoli in qua io

ra agiogr