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DIZIONARIO

DI Er.UDlZIO>'E

STOrxICO-ECCLESIASTICA

DA S. PIETRO SINO Al NOSTRI GIORNI

SPECIALMENTE INTORNO

AI rRnVCtl'ALI SAM-r, BEATI, MARTIRI, PADRI_, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI

E PIÙ CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARII GRADI DELLA GERARCHIA

DELLA CHIESA CATTOLICA, ALLE CITTA PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E

VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII , ALLE FESTE PIÙ SOLENNI, Al RITI, ALLE CEREMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI, CARDINALIZIE E

PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON

CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC.

COMPILAZIONE

DI GAETANO MORONI ROMANO

PRIMO AIUTANTE DI CAMERA DI SUA SANTITÀ

G

r».

E

G O

Pv

I

O

A OL.

III.

XVI.

IN VENEZIA

DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA

31 D C C C X L.

DIZIONARIO

DI ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESIASTICA

e:-S;S.

A

ARC

A.]

.RCIPRETE delle chiese e ba-

sìliche di Roma. Era la dignità, clic

soprastava agli altri canonici nelle

ARC

liana, di cui vestigio; i5i.

non

v'ha più

16. s.

alcun

ss. Nereo ed Achilleo

Caio,

nel titolo di Fasciola;

ventisei Chiese collegiate, o titoli pres-

ristaurata

da Urbano Vili ; 17. ss.

biterali Cardinalizii, eh' esistevano in

Apostoli;

18.

s.

Sisto nel titolo di

Roma, sino dal tempo di s. Gelasio I

Tigride ;

1 9.

s. Anastasia, detta sub

eletto l'anno 49^- ^on sia discaro

palatioj 20.

s. Ceciha in

Traste-

averne qui come semplice erudizione

vere; 21. s.

Prassede ; 22.

s. Mar-

1' elenco: i. s. Clemente

nel monte

cello; 23.

s. Lorenzo nel titolo di

Celio; 2. ss. Vitale, Gervasio ePro-

tasio nel titolo di Vestina; 3. santi

Pudente e Pudenziana nel titolo di

Pastore; 4-

tevere; 5. ss.

s- Grisogono in Tras- Giovanni e Paolo nel

titolo di Pammachio; 6. s. Ciriaco

nelle Terme diocleziane; 7.

listo e Giulio in Trastevere ;

s. Ca-

8.

s.

Crescenziana. Questa chiesa più non

s. Sabina sopra il monte

Aventino; io. ss. Gabiuo e Susan-

na, titolo appellalo ad duas laurosj

esiste; 9.

II.

s. Silvestro sul monte Esqui-

lino, nel titolo di Eqviizio;

12.

s.

Eusebio nell'Esquilino ; i3. s. Ni- comede, insigne basilica ricordata

nei martirologi di Reda, Usuardo ed

Adone, ora distrulla; 14.

s. Emi-

^ ^

Lucina; 24.

gnese in piazza Navona; 26. s. Teo- doro. F'. Piazza, Gerarchia ec.

Le facoltà estesissime, che aveva-

no gli Arcipreti delle accennate chie-

se, vennero tolte da Innocenzo XII, nel 1692, colla riforma ch'egli fece de'

tribunali, cosicché non altro ebbe-

ro che una paterna economica au-

torità nelle cose appartenenti al ser-

vigio della Chiesa , alla disciplina

s. Marco; 25.

s. A-

ed ai costumi:

anzi

la

stessa di-

gnità di Arciprete col decorrer del

tempo in esse chiese pienamente si

estinse.

Presentemente non hanno in Ro-

ma la

dignità di Arciprete che le

tre patriarcali basiliche Lateranese,

4

ARC

Vaticana e Liberiana. Tal dignità

è coperta sempre da un Cardinale

di

S. R.

Chiesa, e la istituzione di

essa rimonta a tempi assai antichi.

Infatti nella basilica lateranese, sotto

il Pontificato di Bonifacio Vili, il

primo Arciprete Cardinale fu Ge-

Parma vesco-

nel Latera-

vo di Sabina, sepolto

no , quantunque non

opini contarsi prima di

po una tal dignità nel Laterano,

argomentando ciò da vuia lettera di

s. Pier Damiani diretta a Pietro

C. ed Arci-

prete della canonica lateranese. Nel-

la basilica vaticana si crede essere

stata istituita la dignità arcipretale

nell'anno io35 da Benedetto IX, e

Cardinale della S. R.

quel tem-

manchi chi

di

rardo Bianchi

viene indicato da Grimaldo chierico

beneficiato e cronista della basilica

medesima il Cardinal Orso come il

primo che assunse tal dignità. Nella

s indica come il

basilica liberiana

primo Arciprete il Cardinale Matteo, sotto Eugenio III nell'anno 11)3,

e ne' tempi consecutivi vi

con-

si

tano tra gli altri distinti Porporati

di S. R. C, il b. Nicola Albergati

e s. Carlo Bori'omeo. La serie poi

degli Arcipreti delle suddette tre ba-

siliche si riporta ai rispettivi articoli

delle basiliche stesse. I predetti Arci-

preti delle basiliche lateranese e va-

ticana avevano la giudicatura fo-

relativi alle re-

rense per gli alFari

spettive basiliche, ed alle persone ad

esse addette.

Questa giurisdizione venne tolta aU'.Arciprete della vaticana dal pre-

lodalo Iniìocenzo Mi, ed all'Arci- prete lateranese da Pio VII con la

noia costituzione Post diiUurnas.

K da osservarsi, che l'Aiciprctc

della basilica vaticana presiede alla fdihrica, esercita nella basilica me-

desima il potere ordinario, e «piasi

ARC

episcopale sopra i canonici, sul cle-

ro, e sui ministii

zio di essa. Vi sono alcuni che o-

pinano essere derivata l'autorità de-

gli Arcipreti vaticani dai poteri, che

addetti

al servi-

avevano su di essa i

vescovi por-

tuensi dopo l'unione fatta del ve-

scovato di Selva Candida alla dio-

cesi

di Porto.

Gli Arcipreti esercitano alternati-

vamente coi capitoli il diritto di

conferire i benefizii vacanti nelle re- spetti ve patriarcali e chiese unite,

o ad esse soggette, eccettuali i ca-

nonicati ed i benefizii maggiori , e

gli alleiti al Papa, secondo le re-

gole di cancelleria. Gli Arcipreti del-

la basilica lateranese e della basili-

ca vaticana esercitano questo dirit-

to alla pari coi respettivi capitoli

cioè una settimana per ciascuno. Niel-

la settimana spettante al capitolo,

viene esercitato tal diritto dai sin-

anzia-

goli canonici

per turno

di

nità.

L'Arciprete poi della basilica li-

beriana esercita tal diritto col ca-

pitolo nel modo sopraindicato, ma

però con la dilferenza che l'Arci-

prete ha due settimane in

suo fa-

vore, ed una ne ha il capitolo.

L'Arciprete lateranese esercita al- la pari coi canonici il diritto cos\

detto di Difesa delle aeque Mariane,

volgarmente detta Marrana, posta

fuori di porta s. Giovanni.

I predelli Arcipreti sono tenuti,

in forza della costituzione 33, Pn-

storalis q/Jìcii, di Alessandro VII,

ad eleggersi distinti prelati,

che li

rappresentino con la qualità di vi-

in (or/a

della citata costituzione, debbono ri-

lasciare una porzione non minore della mela della prebenda arcipre-

tale, che essi godono nelle rispclti-

vc basiliche.

carii, in lìivore ilei

([uali ,

ARG

ARC

5

Non mancano esempli di destina-

zioni fatte (lei prcdelli \icarii per mo-

tii proprio dei Sommi Ponleliei con

lettere in forma di breve.

predelti viearii hanno in co- ro il primo posto fra i canonici, e

la precedenza nelle processioni, an-

corché i canonici fossero insigniti

della dignità arcivescovile o patriar-

cale.

Allorché gli Arcipreti invitano il sacro Collegio per assistere alle sa-

cre funzioni nelle respetti ve basili-

che, essi senza riguardo all'anziani-

tà prendono l'ultimo posto fra i

Cardinali, quindi nello stesso ordine

di staUi seggono il prelato vicario

ed i canonici. P^. Andrea Girolamo

I

naie di s. Nicolò in carcere, donde

passò al titolo Y'i'csbiterale di s. Su-

sanna. Poco godette il nostro Ales-

sio della sua dignità, imperciocché

dopo alciuii mesi di Cardinalato, ter-

minò la

1189.

sua

mortai carriera nel

ÀRCIPRIORE. Titolo che fu

dato talvolta al maestro

plari.

dei tem-

ARCIPRIORESSA. Cosi chiama-

vasi

la superiora delle religiose di

Lancarro in Borgogna.

ARCISUDDIACÒNO ( Jrchi.mb-

(liaconus). Capo de' suddiaconi, of-

ficio antico della Chiesa romana, di

cui si fa spesso menzione nell' Ordi-

ne romano. L' Arcisuddiacono si tro-

Andreucci, lyaclatus canonìco-theo-

va anche

in altre chiese,

come ad

logicus j De vicariis basilicaruni ur-

esempio

in

quella di Capua, dove

bis, Rom;c i744-

Gli stessi Arcipreti delle menzio-

nate principali basiliche nella ri("or-

renza del Giubileo vengono desi-

gnati

e

es-

se esistono, meno quella della Va-

ticana che viene aperta e chiusa dal

legati

a Intere per aprire

in

chiudere le Porte sante che

Papa.

SANTA.

V.

A-^xo SANTO

e

Porta

ARCIPRETI (degli) Alessio, Car-

dinale. Nacque nell'Umbria dalla fa- miglia degli Arcipreti, delta poi di

Pietra, che il Torrigio dice parente

di Anastasio IV, e il \incioli sup-

pone essere della nobile famiglia pe-

ordinato

rugina della Penna. Fu

suddiacono della Chiesa romana, e

poscia venne inviato da Alessandro

III nella Scozia in qualità di legato apostolico, afllnchè componesse le con- troversie insorte tra il capitolo del-

la metropolitana eli s. Andrea ed il re Guglielmo, a motivo della elezio-

e quin-

di fu da Clemente- HI, a' ventuno

marzo ii88, creato diacono Cardi-

ne del nuovo arcivescovo ;

egli ci era, dice IMichele IMonaco, nel

Santuario Capuano, citalo da Du-

cangc. Il Borgia, nel tomo II. pag.

174 delle sue Memorie, parla del-

l' Arcisuddiacono nella chiesa Bene-

ventana, e ne porta vm documento

del 971, in cui evvi

la sottoscrizio-

ne d' un Arcisuddiacono

capo dei

suddiaconi della detta metropoli-

tana.

ARCIVESCOVATO. Provincia, o

diocesi posta sotto la giurisdizione spirituale di un prelato, al quale so- no soggetti dei sulfraganei. Tuttavia

ve ne hanno senza vescovati dipen-

denti, come sono gli arcivescovati

di Amalfi, Chieli, Cosenza, Cran^

ganor, Leopoli, Lucca, Naxivan,

Rossano, Scopia, Smirne, SpoletOy

ce. Le chiese arcivescovili in pnrti~

bus, che egualmente sono prive di

sulfraganei, sono le seguenti: AlcppOy

Adana, Anchiala, Acrida, Arcadio- poli, Baruto, Calccdonia , Cona ^

Corona, Emessa. , EHopoli , Farfa:

o

Farsalia ,

Irenopoli , Marcui-

nopoli ,

Naziaazo f Nicca , ISico-

6

ARC

ARC

sia, Nisibij Palmira, P'irgi, Sa- talia. Siila, Sdivrea, Sion, Sergio-

Trabi-

poli ,

Sinopoli , Teodosia ,

sonda, Teflis.

ARCIVESCOVO. Prelato, detto

eziandio metropolitano, che ha pa-

recchi vescovi per suffraganei , dei quali egU è capo. E desso il primo

vescovo di una ecclesiastica provin-

cia. Renchè Arcivescovo e metropo-

litano suonino al medesimo, non

tutti gli Arcivescovi dir si possono indifferentemente metropolitani: dac-

ché in ItaUa, ed anco nelle parti

degl' infedeli , trovansi Arcivescovi

che non hanno vescovi suffraganei.

J^. Arcivfscovato.

Arcivescovi o

risalire fino ai

L' origine

metropolitani

degli

si

fa

tempi apostolici. Leggiamo che l'A-

postolo aveva data la soprainten-

denza

di tutte

le chiese

di Creta

al suo discepolo Tito, e quella della

provincia dell'Asia a Timoteo [S.Jo.

in

Tinioth. ). Nel concilio di Antiochia

del 264 troviamo chiaramente no-

minati i metropoliti, come anche la

loro autorità.

Chrys.

sten.

I.

in

Tit.

et

I.

Eccone il

decreto :

Episcopos, qui sunt in unaqiiaque

provincia, scire oportet, episcopuni

qui priecst metropoli , etiani curani

suscipere totius provincice , co quod

in melropolim nndequaque concur-

runt

omnes ,

qui liahent negotia.

(Cfl!«. f) apud Labhceum, tomo II.).

Sulla origine degli Arcivescovi e inclropnlitani si possono vedere 1 Us-

serio [De orig. episcnp. et metrop.)j

De Marca ( Concord,

sacerdot. et

iniper. lih.

VI cap.

i n. 3); Ma-

macchio {Orig. et antiq. Christian.

lih.

IV,

cap.

4

§ '>» num. 4)> Da

principio qualcuno degli Arcivescovi

di univer-

sale j

fece espressa proibizione. L' nppel-

ma IVlagio II, del ^78, ne

dava

anche

il

tilolo

lazione poi di Papa era comune ad ognuno di essi. Ciò fu rigorosa- mente vietato da Gregorio VII nel 1076. Gli Arcivescovi, oltre la giu-

risdizione che tengono sulla propria

diocesi, come gli altri vescDvi, ebbero

sempre una giurisdizione sopra dei vescovi suifraganei, cioè non esenti,

Tale potestà

della loro provincia.

da principio era vasta per modo,

ch'essi nelle cose di grande impor-

tanza nulla potevano decidere senza

il loro

aveva tanta autorità nella elezione

dei vescovi ,

che nessuno poteva

esservi instituito, se prima egli non

lo decretava.

Era proprio cjuindi

dell'Arcivescovo l'esaminare gli e-

letti in vescovi, conseci-arli , istruir-

li , e vegliare sui loro costiuni. Da

qui l'Arcivescovo era chiamato pa-

dre, maestro, giudice dei vescovi;

da qui il giuramento di fedeltà che

il suffragaueo deve al metropolita.

assenso; anzi 1' Arcivescovo

P^. Thomass. de

vet.

et iiov.

Eccl.

disc.

1.

I

e.

4*^-> Van-Espen Sur.

Eccl. p.

Tanta

I,

19, e. 2. giurisdizione

tit.

venne poi

regolata e circoscritta dai Sommi

altri privilegi

Ponlelici.

Tra

gli

venne tolto quello di eleggere, con-

fermare , esaminare e consecrare i

vescovi suifraganei ( Thomass. loc.

cit. e. 48)- Clemente V riservò alla

Sede Apostolica le chiese, i vescovi

delle quali morivano in curia ( Extr.

Etsi in temporaliuni de Prcvben.) j

Benedetto XII aggiunse altre riser- ve [Extrav. ad regimen. de pnrb. ) ;

e finalmente dopo la pubblicazione

delle regole della cancelleria, fu in

generale riservata al Romano Pon-

tefice la elezione e la collazione di tutte le chiese cattedrali. Sopra di ciò

per altro

debbono attendere i

concordati. Ma essendo rimasta c-

gualmenlc di troppo estesa la giù-

si

ARC

ri'jdizione de' metropolitani , venne

diminuita dal concilio di Trento ;

tuttavia in forza del diritto nx-tro- politico, l'Arcivescovo può invigilare

i sulfraganci, e se fossero negligenti,

riclùamarli al dovere e supplire alla loro negligenza nei casi permessi dai sacri canoni ; giudica in caso di appello dalle sentenze degli Or-

dinarii ; secondo

il

Earbosa ,

ed

altri autori,

dei suffi'aganei

è giudice ordinario

nelle

cause

civili a

forma degli antichi canoni ; ma a sentimento del Lottario e del Petra,

non può esercitare tale facoltà nei

sufl'raganei , che non vi acconsento-

nei casi permessi dal

diritto. Attribuiscono ancora i cano-

nisti all'Arcivescovo l'esercizio della

sua giurisdizione fuori della dio- cesi , ma nei limiti della provincia,

no , se non

nei seguenti casi: i.° IS'ell' obbligare i vescovi suffraganei ad osservar

nella celebrazione degli oflìcii divini

il medesimo rito, che si pratica dal-

2." nel

costringere i vescovi suffraganei a cx'ìehrare i sinodi diocesani ; 3.° nel-

l'obbligarli ad osservare i sacri ca-

noni in materia di simonia; wel-

edifichino il se-

r impor loro, che

la chiesa metropolitana ;

minario ;

5." nel comandare

che

istituiscano degli arcipreti di cam-

pagna.

Oltre

a

ciò 1' Arcivescovo pviò

anche convocare i suoi vescovi sul-

fraganei ad un concilio provinciale

( Conc. Trid. sess. 24 e. 2 de refor.);

può obbligarli alla residenza nelle

rispettive diocesi

( Trid.

sess.

2 3

e.

I

de reform. ) ;

ed in caso che

essi non vogliano risiedere ,

senza

una giusta ragione, può ascrivere i frutti del loro benefìzio alla fabbri-

ca della

cliiesa ,

ovvero ai poveri ;

e

nel

caso di maggior resistenza

può anche denunziarli al Sommo

ARC

7

Pontefice (Trid. ibid.). L'Arcivesco-

vo può eziandio stabilire dei vicarii

capitolari, pel governo delle diocesi

vacanti delle loro provincie, se en-

tro otto giorni di sede vacante, non

ne nomina alcuno il capitolo della

chiesa ( Trid.

sess.

24 cap.

1 6 de

reform. ) ; può obbligare i suffraga-

nei alla consecrazione di un altro

sulfraganeo, può giudicare della in-

giustizia della sentenza di scomunica

fulminata da un suffiaganeo.

Esistendo un forte motivo, l'Ar-

civescovo può sospendere i suoi suf-

fraganei , interdirli , scomunicarli ;

egual-

ciocché ha

mente il vicario dell'Arcivescovo,

se questi fosse lontano, o mancasse. Ma benché l'Arcivescovo, secondo

il diritto comune, abbia autorità di

infliggere le censure contro a' suf-

fraganei, pure deve procedere con

gran cautela, perchè le censure non si possono infliggere senza colpa; e la

cognizione delle colpe dei vescovi non è soggetta al metropolitano. Quin-

di o la può esercitare soltanto nel

sinodo provinciale, o nel dichiarare

una censura inflitta dal diritto co-

facoltà di

/'ar

mune, o tutto al piìi,

se

ganeo manca in

officio,

il suffira-

in

im at-

to relativo al diritto metropolitico.

Parimenti per giusto motivo può scomunicare il vicario o l'officiale

di un vescovo suffiaganeo. Le giuste

cause per cui può scomunicare

il

suffraganeo, son le

vicario

di un

seguenti: i. se il vicario impedisce

al vescovo;

r appello della causa

2. se manca nell' addossatogli offi-

cio; 3. se abusasse della propria giu-

risdizione;

4- s^ "SÌ

della giurisdi-

zione datagli dal vescovo scomuni-

5. se non osserva i privilegi

della sede A postofica; 6. finalmente

cato;

se sia di mal costume, ovvero incor-

reggibile.

Da questi

casi però

si

8

ARC

ARC

ercellnn, 5P il vicario mancasse fuori

ilt'l

suo

()iìi(Mo :

nllora

non è sog-

gollo alla i;iuiis{lizio)ic del metro-

politano, se

non nei

casi

espressi

nel diritto ; ma l'esame ed il gastigo

della colpa appartiene al suo vesco-

vo ,

il

quale ,

siccome qualunque

altro magistrato, ha la (iicoltà a ju-

re di punire un suo olliciale.

L' Arcivescovo può assolvere il

suddito di ini sulTraganeo, che egli,

senza legittima causa non vuol as- solvere, osservando però il modo

prescritto dai sacri canoni special-

mente nel capo Ad reprimcìulum

etc.

de

qfficiis judicis oidiiiarii.

Quando una qualche dispensa di-

venta necessaria, ed

nega, può l'Arcivescovo concederla. IV'ondinieno tale facoltà da molti

il vescovo la

gravi canonisti gli vien negata, an-

corché si trattasse della sola dispen-

sa dai voti. Veggasi Suarez tom.ll,

lib. VI, de Volo. Sauchez lib. IX,

num. ii-ic>

in Decalog. cap. 38,

Da

altri

però

è

limitata al

solo

caso in cui può esservi appello. Se

i benefizii soggetti

ad mi

vescovo

sudraganeo restano vacanti per ne-

gligenza di lui, l'Arcivescovo può

allora supplirvi] anzi quando tale

vacanza prolungata fosse ad un se-

mestie, la collazione, per diritto, sj)ctta all'Arcivescovo. Se il vescovo

suIlVaganeo per negligenza non con-

ferisce il benefìzio ad una persona

presentala dal giuspatrono,

fo.sseio scorsi due mesi l' Arcivesco-

giuspatrono può fare

e

se

vo ,

cui

il

incorso, ha

il

diritto d" istituirlo.

{Plus V.

Const. in Confi rendis i6

mail

1 5Q'j ). Se il vescovo è negli-

gente nellobbligare un suo suddito

ad esibire un (jualche testimonio l'Arcivescovo j)uò obbligare il ve-

anche il suddito a

scovo .stesso ed

produnu la Icslimouianza. Se il vc-

scovo fosse negligente ncU' eseguire

r ultima volontà ad cnsus ])ius dei

può r Arcivc.NCOvo a-

suoi sudditi ,

dempierla. Per supplire noudinuino

a tale mancanza sono state concedu-

te speciali facoltà alla con giega /.ione

Cardinalizia della reverenda fabbrica

di s. Pietro.

iSe' voti e nei giuramenti dei ve-

scovi sullraganei, l'Arcivescovo può

dispensare.

Se i sudditi

di un suf-

Iraganeo hanno poderi nella diocesi

dell' A rei vescovo, questi,

nel caso che

a lui si dirigano , può giudicare le

loro eause. Un tempo TArcivescovo poteva a suo piacimento visitare le

diocesi dei sullraganei ; oggi lo può

soltanto dopo che nel sinodo pro-

vinciale si è conosciuta ed approva-

ta

la

ragione ( Trid. Se.ss.

24 de

visita la sua

provincia , può ascoltai'e le confes-

sioni dei sudditi dei sullraganei, as-

solverli, ed impor loro salutevoli pe-

nitenze: questo stesso può far an-

che per mezzo di un suo rappresen-

tante ; né dall'assoluzione sono esclu-

si i casi riservati ai sullraganei, per-

chè quando l'Arcivescovo visita una

diocesi sullraganea , dessa viene ri-

guardata come sua, ed egli siccome

il .superiore di essa. La giurisdizione

dell'Arcivescovo si estendeancctra, giu-

.sta i canonisti, ad altri casi. Gli è le-

cito istituire processo contro i cano-

nici di un sullraganeo, quando non

rcforrn. ). Mentre

egli

osservino le

censure date dal loro

vescovo. Ha l'autorità di so.speiidere

qualcuno dalla predicazione in tutta

la provincia, quando ne sia imme-

ritevole. Può esiliare da

tutta

la

provincia quegli, che ha commesso

un

delitto nella diocesi di

lui.

Nei

casi spettanti alla sua giuri.sdizione

ha diritto di mandare editti per tut-

ta la provincia. Come deN'g.ilo «Iel-

[>oterc di

la Selle Aposlolia»,

ha il

ARC

obbligare gli abbati ed i prelati re-

golari negligenti, affincbè sia fatta la

spiegazione del vangelo nelle par-

rocchie, che dipendono dai moniste-

ri nullius dioecesisj ma però esisten-

ti nella sua provincia : cos'i pure ha

il gius di portare la croce inalbera-

ta

in tutta la estensione

della sua

pi'ovincia ecclesiastica, ed anclic nei

non siavi il

luoghi esenti, qualora

legato Pontifìcio, o un Cardinale, o

un nunzio colla potestà di legato a

Intere [sacr. Rie. Coiigr. in Taiirin.

t) niarlii

i5c)3, et i octohr. iGoi^.

Ha la giurisdizione di benedire il popolo nella sua provincia, tanto so-

lennemente che privatamente , ed

anche nei luoglii esenti (Bened. XIV,

t.

2 const. l\.o).

Che

se poi vi è il

legato, o il nunzio apostolico, l'Ar-

civescovo benedirà soltanto, avutane

la licenza da lui (S. R. C. vit supra).

Può usare del rocchetto, della moz-

ARC

9

dopo aver pronunciato in appello

non può ingerirsi per la esecuzione

delle sentenze; non può scomunica-

re i sudditi del

solvere

quelli,

.sulB-aganeo, né as-

che

da esso

furono

scomunicati, fuori che in caso di ap-

pello, il quale di regola deve avere

una causa sufficiente e legittima; in

questo caso deve prima rimetterlo

al suo Ordinario, affinchè da esso lui ne riporti l'assoluzione, ed osserva-

re il decreto della S. C. de' vescovi

e i-egolari, dato a' 16 ottobre 1600,

approvato da Clemente Vili , non- ché la costituzione di Benedetto XIV,

Ad militantis Ecclesiae etc. Non può

concedere ai sudditi dei suffi'aganei

in prima istanza alcuna esenzione,

non prendere ingerenza nelle mate-

rie che concernono osservanza di fe- ste; non può scomunicare il popolo

del suffi-aganeo, né ricevere denaro

o

sudditi ;

doni

dai

anzi

se ne

7.etta

e

del pallio in

tutta la pro-

riceve è tenuto a restituire

il dop-

vincia,

anche nei luoghi esenti (S.

pio .

Non

gli

è

permesso

1' ob-

E C. ut supra). In quali funzioni

debba egli usare del pallio, V. Pallto.

Tutte le accennate attribuzioni

non sono presentemente in piena os-

servanza, se si eccettuino gli appelli,

e rari son divenuti ancora i sinodi

provinciali. Peraltro nell'America set-

tentrionale [Vedi) gh Arcivescovi, per

ispeciale annuenza della Santa Sede,

hanno delle ingerenze particolari nel formare la terna dei soggetti da pre-

sentarsi al Sommo Pontefice per la deputazione de' vescovi e dei loi'O

coadiutori. Tali ingerenze si eserci-

tano ancora da2;li Arcivescovi dell' Ir-

landa [Vedi). I principali casi però,

in cui l'Arcivescovo ha ristretta la sua

giurisdizione, sono i seguenti: A te-

nore della sess. 24 del Trid. e.

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de refovin. , non può ingerirsi nel- le cause, che sono ventilate in prima

istanza innanzi il vescovo, ed anche voL. m.

bligare i sudditi di un suffi-aganeo