Sei sulla pagina 1di 34

Semiotica generale

La semiotica è la scienza che si occupa di ogni forma possibile di comunicazione, di


interazione comunicativa e linguaggi, in particolare il nostro linguaggio naturale, parlare,
scrivere e usare le lingue del mondo.

Lezione n.1: Il parlare come interazione simbolica


Argomenti:
1) Un esempio di interazione: questa lezione stessa
2) Definizione di interazione
3) L’interazione sociale
4) L’interazione simbolica
5) L'interazione attraverso i segni

Un esempio di interazione: questa lezione stessa

Questa stessa lezione è un esempio di interazione, questo può sorprendere perché il


docente interagisce su di noi dandoci informazioni tramite la voce e noi apparentemente
subiamo soltanto, ma non è così.

Definizione di interazione

DEF: Una INTERAZIONE è una azione, influenza reciproca tra due o più fenomeni,
elementi o forze, ecc.

Quando parliamo, interagiamo, il nostro parlare è una interazione.

Può sorprendere, ma anche chi ascolta influenza chi parla, magari l’oratore cerca di tenere
conto di chi ha davanti, età, chi sono le persone che sono davanti a lui, quindi anche chi
ascolta interagisce con il docente semplicemente stando in silenzio, ciò potrebbe
significare che la lezione è interessante e che quanto spiegato è chiaro, quindi c’è
un’influenza che esercitiamo su chi sta parlando.

Oppure se l’oratore sa di avere udenti tedeschi avrebbe dovuto parlare in tedesco e quindi
anche chi ascolta ha una influenza su chi parla e quindi agisce su chi parla.

Esistono tanti tipi di interazioni indipendentemente dall’ambito a cui si applica, fisica,


elettronica, ecc.

Ad esempio nell’universo, dal cosmo alle particelle atomiche operano delle interazioni
FONDAMENTALI, CAUSALI e DETERMINISTICHE

Ad esempio una interazione di tipo deterministico in ambito scientifico è quella che dice che
un corpo celeste, un pianeta, non può non esercitare una influenza su un altro corpo
celeste, quindi la legge di newton

Nel mondo biologico esistono altre interazioni deterministiche e causali, ad esempio se do


una spinta a una persona, quella persona si sposta e cade, ma anche interazioni
finalistiche, che intervengono nei processi causali volgendoli ad un fine.

Esempio se prendiamo per un braccio una persona non per fargli male, ma per evitare che
questa persona non finisca sotto una macchina attraversando la strada.

Quindi ci sono interazioni causali finalistiche, ossia azioni volte a un fine e a questo gruppo
fanno parte anche le interazioni sociali.

L’interazione sociale

Le interazioni sociali fanno parte delle interazioni finalistiche. L’interazione sociale è una
locuzione che adoperano sociologi e le persone in generale, per dire:

DEF: L’interazione sociale è la relazione tra due soggetti in cui ciascuno modifica i
propri comportamenti in rapporto a quelli dell’altro, anticipandoli o rispondendovi

Esistono molti tipi di interazioni sociali e a noi interessa in particolare il parlare, ad esempio
chi ascolta impara altre parole e cerca di capire cosa dice l’oratore, chi parla invece cerca
di farsi capire e di essere chiaro.

Quindi il parlare è una interazione sociale

Ci sono però anche altri tipi di interazione sociale, possiamo prendere come esempio il
cambio dei tassi d’interesse e quindi scatenerà una serie di reazioni su larga scala a livello
economico e ciò provocherà una serie di cambiamenti nell'economia e nei modi di
comportarci, perché esistono una serie di catene di interazioni che incidono a vicenda
scatenando una serie di risultati.

L’interazione simbolica

DEF: L’interazione simbolica è un aspetto del comportamento umano secondo cui


l’uomo si distingue per l’infinità di significati simbolici che è in grado di apprendere

Tra i vari tipi di interazione sociali c’è l’interazione attraverso l’uso di simboli o segni,
quindi l’interazione simbolica, è un aspetto del comportamento umano secondo cui
l’uomo si distingue per l’infinità di significati simbolici che è in grado di apprendere.

L’interazione attraverso i segni

Ad esempio il gesto di fare cenno di fermarsi con la mano, è un gesto a cui abbiamo
collegato un azione, quindi ci fermiamo ma non per un effetto fisico di una forza misurabile,
ci fermiamo perché diamo un valore ad un gesto fatto con una mano che è quello di
“fermatevi”, quindi abbiamo collegato un senso ad un gesto fatto con la mano, quindi per
una nostra decisione a seguito di una interazione di un gesto.

Parlare è una forma di interazione simbolica o segnica


LA nostra vita è piena di interazioni simboliche o segniche, ad esempio i semafori, i cartelli
stradali, indicazioni, le parole delle altre persone e quelle che ci scambiamo e in base a
tutto ciò regoliamo i nostri comportamenti e le nostre interazioni, in base alle parole o ai
segni che percepiamo o vediamo.

Quindi parlare è un’interazione sociale molto particolare, che si sviluppa attraverso il


ricorso a simboli da parte di chi li produce e anche da parte di chi riconosce una certa
parola come simbolo, quindi c’è una produzione di un simbolo e una ricezione di un
simbolo ossia quando capiamo quella comunicazione.

Lezione n.2: I Segni e una loro prima classificazione


In questa lezioni ci soffermeremo sulla definizione di segno e parleremo dei segni e di una
loro prima classificazione.

Argomenti

1) le parole simbolo e segno


2) i nomi della semiotica o semiologia
3) Il segno secondo Charles Peirce
4) I segni indice
5) I segni icona
6) I segni-legisegno
7) La semiotica come scienza dei segni

Le parole simbolo e segno

DEF: Parlare è una forma di interazione simbolica o segnica, derivanti dalla parola
simbolo e dalla parole segno

Simbolo è una parola di origine greca “simbolon”, per i greci era qualcosa che si connette a
qualche altra cosa e questa connessione viene sfruttata nelle interazioni sociali e
comunicative, erano anche dei cocci chiamati “ostreca” usati nelle votazioni, chi aveva
diritto di voto riceveva una tessera di coccio che veniva spezzata e per votare questo
coccio doveva combaciare con la metà tenuta dai scrutatori, quindi era un sistema primitivo
di marche con matrice per garantire la sicurezza.

Quindi “simbolon” ossia quel sistema di marche corrisponde nella lingua alla parola, ossia
le parole che noi adoperiamo e il gioco di marca e contromarca è l’analogo della parola e
significato quindi al simbolo/parola “casa” noi attribuiamo solo il significato di casa e non
altri significati.

I nomi della semiotica o semiologia

La parola semiotica deriva dalla parola “semeion”, tra i vari usi della parola semeion vi era
quello dei medici che adoperavano la parola semeion per indicare i sintomi delle malattie e
quindi poterne individuare le cure e che i latini in medicina useranno la parola semiotica per
indicare le tecniche per individuare i sintomi e poter individuare le malattie.

In epoca moderna la semiotica o semiologia è usata per indicare la scienza che studia i
segni di qualsiasi tipo e le forme di comunicazione. Al centro della di questa disciplina vi è il
segno.

Il segno secondo Peirce

Nella seconda metà dell’800 Peirce ha formulato la definizione di segno:

DEF:Definisco un SEGNO come qualcosa che da un lato è determinato da un


Oggetto e dall’altro determinato da un idea nella mente di una persona, quest’ultima
determinazione, che io chiamo l’interpretante del segno, è con ciò stesso
mediatamente determinata da quell’Oggetto

Peirce nella parola oggetto vuole intendere che qualcosa funziona come SEGNO e indica
un Oggetto, con la O maiuscola, perché intende il fine per il quale il segno viene prodotto.
Ad esempio l’oggetto della comunicazione, ossia di che cosa si vuole parlare, l’obiettivo per
cui noi produciamo un segno.

Dall’altro lato è determinato dall’idea che il segno ha nella mente di una persona.

DEF:Il SEGNO non è legato solo a chi lo produce in funzione di un certo contenuto,
ma è legato nella sua esistenza anche al fatto che susciti un’idea nella mente di chi
vede il segno o lo riceve, ma questa idea è determinata dal contenuto che la persona
voleva trasmettere.

Quindi i segni non vivono da soli ma vivono con e grazie a una molteplicità di legami con
oggetti, contenuti da una parte e dall’altra parte con le persone.

Oltre la definizione di Segno, Peirce ci da anche una classificazione dei segni in 3 grandi
categorie

I segni indice, i segni icone e i segni leggisegno

(Definizione di Peirce) I SEGNI INDICE sono quei segni che si trovano in un rapporto
di connessione naturale, non convenzionale e di contiguità fisica con il proprio
Oggetto.

Ossia ad esempio le orme sulla neve indicano che qualcuno è passato sul sentiero, quindi
le impronte per noi sono il segno che qualcuno è passato prima di noi sullo stesso
percorso che stiamo percorrendo, oppure vedendo del fumo associamo la cosa ad un
camino o ad un incendio, tutti questi sono dei segni che hanno un rapporto stretto con il
significato che attribuiamo al segno.

(Definizione di Peirce) I SEGNI ICONA, ancora più importanti per la semiotica, sono
segni che pur senza un rapporto naturale di contiguità con ciò che designa, ha un
rapporto di somiglianza con la realtà denotata.
Ossia le icone cercano di essere conformi a qualche aspetto della realtà che vogliono
ritrarre. L’icona non è mai una riproduzione di un’immagine, ma può essere molto diversa a
seconda di molti fattori, luce, colori, tratti del disegno e c’è un margine di arbitrarietà.

(Definizione di Peirce) I SEGNI LEGISEGNO sono segni di cui forma e senso hanno
un rapporto convenzionale, “legale” con il loro Oggetto diversamente dagli indici e
dalle icone

Ossia i legisegni sono le parole, quindi il legisegno è un segno che si connette al suo
oggetto in base al luogo e all’epoca in cui viene usato quel segno, ossia la parola “cinque”,
ai tempi dei romani era indicato con V, in inghilterra è indicato con “five” ecc e sono
collegati al loro oggetto in base a delle convenzioni che vale solo in determinati epoche o
luoghi.

La semiotica

Quindi dopo quanto detto possiamo dire che la SEMIOTICA è la scienza generale dei
segni.

Lezione n.3: Il Segno e la lingua


Parleremo delle forme e regole astratte che regolano il nostro concreto comunicare nel
parlare e nella produzione di segni

Argomenti:

1) Il segno di Peirce
2) Saussure e il circuito della “parole”
3) il Filosofo Cratilo: il bagno impossibile
4) Concreto e astratto nel linguaggio
5) Dalla concretezza dell’esprimersi alla lingua
6) Significante, significato, segno

Il segno di Peirce

Peirce il padre fondatore della semiotica definiva il segno nel seguente modo:

Definisco un SEGNO come qualcosa che da un lato è determinato da un Oggetto e


dall’altro determina un idea nella mente di una persona, quest’ultima determinazione
che io chiamo l’interpretante del segno, è con ciò stesso mediatamente determinata
da quell’Oggetto

l’OGGETTO sta ad indicare non una singola cosa materiale, ma bensì Oggetto contenuto
della conoscenza e dall’altro lato c’è l’idea e cioè ciò che da un senso e un valore al segno
e l’idea è determinata e legata all’Oggetto.
Un segno non vive da solo, un segno è tale perché c’è qualcosa che vuole dire da una
parte e dall’altra c’è un’idea che suscita nella mente di chi ascolta di chi riceve quel segno.

Quindi, secondo Peirce, il segno ha una serie di dimensioni che lo collegano al contenuto,
alla persona che lo produce e all’idea che genera nella mente di chi ascolta e naturalmente
l’ascoltatore.

Saussure e il circuito della “parole”

Nel corso del 900 questo insieme di relazioni si è andato arricchendo, con Saussure che
nella la sua opera LINGUISTICA GENERALE ha presentato IL CIRCUITO DELLA
“PAROLE” “parole” in francese somiglia a parola in italiano ma ha un significato diverso
perchè in francese significa ESPRESSIONE ossia l’atto concreto dell’esprimersi e del
comunicare.

IL CIRCUITO DELLA PAROLE ossia il circuito della COMUNICAZIONE CONCRETA

Saussure, ha creato un disegno che raffigura il dialogo tra 2 persone, ossia che la parole si
producono e partono dal cervello dell’emittente, passano per la bocca per arrivare
all’orecchio e poi al cervello del destinatario, così che il segno prodotto venga tradotto e gli
venga attribuito un valore effettivo o senso e di conseguenza il destinatario a sua volta
potrà parlare a sua volta e ricomincia il ciclo.

Dobbiamo osservare che il punto di partenza è la testa della persona che parla

Saussure è stato un grandissimo linguista e dopo un periodo di insegnamento è tormentato


e aveva forti dubbi sulle teorie della linguistica del tempo, ragiona molto su questi elementi
tant'è che con il suo libro postumo IL CIRCUITO DELLA “PAROLE” ci trasferirà la sua
visione.
Saussure crea uno schema che raffigura in concreto il circuito della comunicazione verbale

Saussere dice che nel cervello in partenza non c’è l’immagine concreta della parola, c’è un
concetto che governa l’atto di “parole”,Saussere dice che inizialmente c’è un’immagine
acustica che bisogna produrre con la bocca, ossia ci sono 2 entità astratte nel cervello che
danno luogo all’atto concreto dell’esprimersi e nel momento dell’audizione di nuovo il
cervello registra quel suono che la “parole” portava con se e il cervello lo riconduce ad
un’immagine acustica astratta e la ricollega ad un concetto.

Saussere vuole dirci che nel comunicare non ci sono solo elementi materiali udibili o visibili
come i segnali stradali, non ci sono solo particolari concreti, ma ci sono delle regole
astratte e la comprensione avviene riconducendo il particolare a forme astratte.

Cratilo: il bagno impossibile

Eraclito dice che tutto si muove e nulla permane e paragonando le cose esistenti alla
corrente di un fiume, dice che non puoi scendere 2 volte nello stesso fiume.

Cioè voleva dire che nella sua concretezza era in continuo movimento e nell’atto di entrare
in un fiume già il poco tempo necessario per compiere l’atto il fiume è già cambiato è
cambiato il nostro corpo e la nostra mente quindi non riusciamo mai a adeguare con le
nostre parole e i nostri atti il continuo fluire delle cose.
Concreto e astratto nel linguaggio

Con Saussure vedremo come facciamo a dominare il fluire del concreto della
comunicazione

Quando noi parliamo e usiamo il linguaggio verbale non ripetiamo mai esattamente una
parola nello stesso identico modo, ad esempio pensiamo alle infinite varietà di pronuncia
della stessa parola con i dialetti e pronunce per dire gatto.

Ad esempio la parola gatto in ognuno di noi ci fa immaginare una immagine diversa ma che
riconducono ad un significato di ordine generale e qui ci riallacciamo allo schema IL
CIRCUITO DELLA COMUNICAZIONE VERBALE che vuole ricondurci ad un concetto:

DEF:La materialità fisica e fisiologica del parlare e dell’udire non contano da sole e
di per sè, ma come realizzazioni di classi astratte depositate nel nostro cervello.

A questo punto dobbiamo introdurre la teoria delle classi e degli insiemi di Bertrand Russel,
una classe è un raggruppamento di entità che hanno una qualche caratteristica in comune,
un elemento importante delle classi è che una classe non vive mai da sola, ma ha come
minimo accanto a sé la classe complemento.

Esempio, l’insieme delle persone more ha come minimo 1 classe complemento, ossia la
classe delle persone non more.

Con l’introduzione di classe astratta Saussere ci invita a fare un ulteriore passaggio con
una seconda definizione

DEF:La lingua è l’insieme delle classi astratte che permettono di riconoscere e


produrre le parole che diciamo e capiamo esprimendoci nel concreto.

Cioè riconduciamo la varietà delle realizzazioni concrete e idee quando sentiamo una
parola e la riconduciamo a una serie di classi astratte per trovare un significato.

L’insieme di tutte le classi astratte è ciò che chiamiamo una lingua.

Significante, significato, segno

Saussere nel definire una lingua introduce i termini SIGNIFICANTE, SIGNIFICATO e


SEGNO

Cosa sono e cosa significano?

SEGNO= è l’unione di un significato e di un significante ossia l’unione di 2 classi astratte

SIGNIFICATO = classe dei sensi che nell’esprimersi concreto sono espressi dalla
realizzazione di un segno ossia un segno che è una classe astratta, quando noi lo
realizziamo diamo un particolare senso concreto al significato
SIGNIFICANTE = classe dei suoni o grafie che nell’esprimersi concreto realizzano un
segno

SEGNO = SIGNIFICATO + SIGNIFICANTE

con queste classificazioni Sussere ci avvia verso la strada del segno e della comunicazione

I segni linguistici per Saussere sono una categoria del più vasto mondo dei segni

Saussure inizia a vedere quindi che il linguaggio è soltanto una delle forme possibili di
comunicazione segnica, quindi la linguistica è soltanto un capitolo della semiotica secondo
quanto scritto nell’opera di Saussere pubblicata nel 1916

Lezione n.4: Linguaggio, pensiero e realtà


Aula virtuale di Gargani

Lezione n.5: Verso una concezione integrata


della comunicazione

Argomenti:

- Il circuito della comunicazione dopo Saussure


- Le funzioni del linguaggio secondo Karl Buhler
- Le funzioni del segno secondo CHarls Morris
- Lo schema della comunicazione secondo Claude Shannon e Warren Weaver

Il circuito della comunicazione dopo Saussure

Saussure ci da 2 schemi della comunicazione linguistica, il primo è riguarda uno schema


chiamato “Il circuito della parole”, schema concreto che raffigura cosa avviene tra due
persone durante l’atto di esprimersi concreto, ossia l'espressione nasce nella mente del
soggetto A per passare dalla bocca del soggetto A, per poi arrivare all’orecchio del
destinatario o soggetto B e poi alla mente del soggetto B, nel caso il soggetto B risponda il
processo sarà il medesimo del soggetto A.
Sempre Saussure definisce che dopo il concreto c’è l’astratto o meglio le forme astratte
della lingua che regolano la produzione di un segnale e regolano la ricezione e
comprensione di quel segnale

Le funzioni del linguaggio secondo Karl Buhler

Dopo che Saussure ha aperto la strada alla linguistica e alla semiotica con alcune difficoltà
incontrate, le sue teorie sono state supportate da Karl Buhler nel 1934 nel suo libro “Le
funzioni del linguaggio secondo Karl Buhler” un libro molto apprezzato in inghilterra e
germania negli anni 70 anche in Italia.
Buhler era uno psicologo sempre più attratto dal linguaggio umano e i ruoli che ha nella
psicologia umana, Buhler è uno dei primi studiosi a rendersi conto del grande lavoro fatto
da Saussure e dalle sue teorie ed è andato oltre identificando le funzioni del linguaggio.

1) Funzione espressiva: con ogni segno il soggetto che parla rivela se stesso, si
segnala.

Nel linguaggio animale, tale azione, ossia quello di esprimersi, è un segnale di


territorio, Bhuler afferma che quando parliamo e scriviamo segnala la nostra
posizione, rivela la nostra soggettività, dice se siamo calmi o agitati, gentili o
maleducati, colti o analfabeti.

2) Funzione di appello: con ogni segno il soggetto che parla interpella altri
Cioè qualsiasi cosa stiamo dicendo, anche un discorso noioso, ma il solo fatto di
parlare o il produrre un qualsiasi testo o qualsiasi segno, questo fatto implica la
funzione di appello, ossia il soggetto che parla interpella le altre persone, si rivolge
a degli altri, c’è una fondamentale dialogicità della comunicazione, parliamo per
essere capiti da altre persone, volente o nolente interpelliamo gli altri che ci
ascoltano.

3) La funzione di rappresentazione: con ogni segno il soggetto che parla


rappresenta un contenuto, una conoscenza, un'esperienza, un’idea. E’ la più antica
delle funzioni del linguaggio e secondo Bhuler è la funzione fondamentale delle
funzioni del linguaggio

Le funzioni del segno secondo Charles Morris

Nel 1938 scrive una importante teoria sui segni che verrà ripreso in un libro classico
“Segni, linguaggio e comportamento” parla della teoria generale dei segni.

Le funzioni dei segni secondo Morris sono:

1) La funzione semantica: un segno indica qualcosa, ha un suo contenuto


significativo, morris intende non solo un segno linguistico ma anche qualsiasi altra
forma di comunicazione

2) La funzione pragmatica: un segno serve a un soggetto per agire, per


l’interazione con altri, per interagire con altri, ossia noi umani produciamo segni sia
linguistici sia fisici per interagire con altre persone o esseri viventi
3) La funzione sintattica: un segno si connette ad altri con cui coesiste
Questo concetto di Bhuler riprende un concetto di Saussure, il quale ci diceva che un
segno linguistico non vive mai da solo, ma vive necessariamente in rapporto con altri,
perché il segno linguistico unisce 2 classi astratte il significante e il significato

segno = significante + significato

e unitamente alla teoria delle classi, ossia che una classe astratta non sussiste mai
da sola, ma sussiste sempre in relazione ad altre classi, almeno con un’altra classe
ossia la sua classe complemento o meglio la classe di tutto ciò che non fa parte della
classe interessata.

ESEMPIO: La classe dei biondi non sussiste da sola per il semplice fatto che esiste
la sua classe complemento ossia la classe delle persone non bionde

Tornando alla funzione sintattica di morris, ad esempio il segno “gatto” ha un rapporto


con altre parole come gatta, gatti, gattini, miagola, poi ci sono rapporti frequenti con
alcune parole tipo “come gatto e cane”.

La definizione di Morris rispetto alla parola sintassi e sintattico è un po strano, perchè


dietro quest’uso ci sono le elaborazioni della teoria logico matematica dei linguaggi
formali che avviene in polonia e germania nei primi anni 30 prima dell’avvento del
nazismo.

Nell’ambito di queste teorizzazioni sui linguaggi formali di tipo logico e matematico si


elabora la nozione di “sintattico” in contrapposizione a “semantico”.

DEF:E’ semantico ciò che collega un segno o un simbolo al suo contenuto

DEF:E’ sintattico ciò che riguarda la conformazione del segno in rapporto ad


altri segni indipendentemente dal suo significato.

L’obiettivo è quello di costruire linguaggi semanticamente neutri, ossia che abbiano


una forma che non dipenda dal contenuto dei segni e nell’elaborare questo progetto
si da vita alla sintassi logica e sintattico come nozione che riguarda la forma del
segno in rapporto agli altri segni. Morris si rifà a questo uso creando la funzione
sintattica quella che lega un segno agli altri segni di una lingua.
Lo schema della comunicazione secondo Claude Shannon e Warren Weaver

Successivamente a questo grande contributo di Morris, tra gli anni 30 e inizi del 40
sempre sul suolo americano assistiamo all’arrivo di un altro grande contributo ossia
Lo schema della comunicazione secondo Claude Shannon e Warren Weaver,
due fisici matematici e ingegneri impegnati durante la guerra nello studio di come
regolare al meglio i meccanismi di puntamento per colpire un aereo in volo.

Ad un certo punto gli si pone un problema, ossia che durante il puntamento l’aereo si
sposta e va calcolato il tutto, velocità, spazio, vento, ecc quindi le comunicazioni tra i
sistemi coinvolti devono essere veloci e proprio da questo problema nascono le
riflessioni su come funziona in generale la comunicazione ed elaborano uno schema
della comunicazione che è il seguente:

Non compaiono le persone di Seausser ma è uno schema che apporterà in maniera


decisiva molti miglioramenti nella comunicazione e andandolo a guardare
attentamente possiamo vedere le analogie:

1) la fonte dell’informazione è la mente del soggetto A


2) il trasmittente è la bocca del soggetto A
3) la ricevente è l’orecchio del soggetto B
4) destinatario dell’informazione è la mente del soggetto B

E’ importante la distinzione che fanno tra messaggio e segnale, cioè tra la forma del
segno e la sua realizzazione concreta nell’atto di “parole” nell'atto di realizzazione
del segno. Ciò conferma la bontà della distinzione saussuriana tra l’insieme delle
classi astratte che abbiamo nella mente e la “parole” ossia la realizzazione di una di
queste forme ai fini della comunicazione.
Una delle parti importanti dello schema di comunicazione di shannon weaver è il
CANALE ossia il mezzo materiele attraverso il cui viaggia la realizzazione di un
segno.
La parola canale viene dagli studi di comunicazione di canali elettrici (flusso, onda,
segnale, ecc) metaforicamente possiamo pensare ad un tubo di acqua che trasporta
acqua da una sorgente a un rubinetto di casa, oppure nel caso del nostro parlare il
canale è l’aria che propaga le onde e le vibrazioni delle nostre parole prodotte dalla
nostra bocca fino al nostro orecchio e poi al nostro cervello.

Nel percorso che il segnale compie attraverso il canale possono subentrare dei
problemi, dei rumori delle interferenze. Può accadere che nelle comunicazioni
telefoniche possono subentrare rumori, cali di tensione che interferiscono nella
trasmissione del segnale e quindi della comunicazione sia essa audio, video o scritto.

Quindi in ogni comunicazione dobbiamo contemplare eventuali forme di “rumore” o


interferenze.

Lezione n.6: I Segni e i codici


Argomenti:

1) Un segno non vive da solo


2) Le dimensioni del segno
3) Dalle dimensioni del segno alle dimensioni del codice

Un segno non vive da solo

Andando a richiamare il grafico dal concreto all’astratto di Saussure abbiamo il significante


e significato per poi arrivare allo schema della comunicazione di Shannon e Weaver con
messaggio e segnale che viaggiano attraverso un canale.

sono 2 realtà diverse da una parte c’è un programma astratto del segno che si vuole
realizzare e dall’altra il segnale concreto che viene realizzato che viene ricevuto e capito.

Un segnale non vive da solo ma vive perchè alternativo ad altri segnali, se dico la stessa
parola esempio gatto e lo faccio dire a varie persone in italia la stessa parola detta sarà
sempre diversa per ogni persona che la pronuncia, il segno gatto è lo stesso ma la fonte
che lo pronuncia e il risultato della pronuncia sarà sempre diversa.

DEF:Un segnale è tale se si riconduce ad una classe di segnali di stesso significato

Questa è un’acquisizione molto importante da qui in poi.

Un’altra assunzione fondamentale è la seguente: Un segno coesiste con almeno un


altro segno
in quanto come abbiamo visto,in base alla teoria delle classi, sappiamo che una classe ha
sempre accanto una classe complemento, quindi se un segnale si riconduce ad una classe
avremo in automatico uno o più segni facenti parte della classe complemento, ossia la
classe di tutto ciò che non appartiene alla classe che stiamo considerando, poi avrà
accanto a sé anche altri segni diversi con le relative classi.

I segni diversi che coesistono con un segno dato, che possono apparire in alternativa al
primo sullo stesso canale e nella stessa comunità vengono chiamati codici.

DEF:Un “codice” è un insieme di segni coesistenti

Un codice in semiologia è un insieme di segni che regolano il funzionamento di


segnali e di sensi con cui noi interagiamo e che ci permettono di comunicare tra di
noi.

Le dimensioni del segno

Un segno si qualifica perchè abbiamo delle caratteristiche che possiamo collocare su


diverse dimensioni.

Un segno facente parte di una classe astratta, composto da un significante e un significato


i quali possono realizzarsi in tanti modi diversi in una comunità di utenti.

Il gatto miagola

Quando vogliamo descrivere un segno possiamo farlo con diverse dimensioni.

Le dimensioni sono: Realizzazioni, utenti, sensi , altri segni

Le realizzazioni possono essere i vari dialetti dal nord al sud italia, oppure scrivendo gatto
si può scrivere in stampatello o corsivo o in altri vari font tutti diversi tra loro.
Tutte le realizzazioni si riconducono al significante della parola astratta e quindi del
segno “gatto”

La seconda dimensione dei segni è quella degli utenti, ossia di chi adopera la parola
e come la adopera e delle finalità per cui la adopera, ad esempio per evocare
l’immagine di un gatto in un libro di zoologia, oppure per avvertire qualcuno che un gatto
sta attraversando la strada.

La terza categoria è il senso, ossia quindi la parola gatto è legata al colore, razza ecc.

La quarta dimensione riguarda altri segni, ossia la possibilità di far riferimento o di usare
il segno gatto in altre forme, disegnandolo o tramite una icona

Dalle dimensioni del segno alle dimensioni del codice

Da quanto visto le dimensioni del segno che abbiamo illustrato si connettono alle possibili
dimensioni del codice.

Diciamo che in corrispondenza della dimensione del segno ossia quella del senso
troviamo la dimensione semantica di un codice

DEF:la semantica di un codice è il campo di ciò che i suoi segni significano.

Ad esempio: la semantica del codice dei cartelli stradali è l’insieme di sensi che ci
trasmette ad esempio un semaforo ci trasmette segnali con le sue luci verde giallo e rosso.

DEF:La semantica è lo studio sui sensi che i segni di un codice possono trasmettere

Successivamente troviamo la dimensione dell’espressività di un codice,

DEF: L’espressività di un codice è l'insieme delle realizzazioni dei suoi segni, ossia
l’insieme delle realizzazioni dei suoi segni, ossia l'insieme dei significanti che possono
avere i segni di quel codice.

Ad esempio, l’espressività del codice di un semaforo stradale, è appunto l’insieme dei tipi di
colore che possiamo adoperare per realizzare il rosso il verde ed il giallo, che non sono
necessariamente sempre tipi di colore identici, quindi quali sono i limiti di variazione del
significante verde, giallo o rosso entro i quali questi codici può contemplare.

Ricordiamoci che le dimensioni sono 4, abbiamo visto la dimensione semantica, poi quella
espressiva e arriviamo alla terza ossia la dimensione pragmatica di un codice

DEF:La pragmatica di un codice è l’insieme delle finalità interattive cui i suoi segni
sono destinati. ossia significa che ci sono dei codici definiti a comunicarci determinate
cose ben definite ad esempio i cartelli stradali, ci sono dei codici molto semplici con un
pragmatica elementare che servono solo ad una cosa, ad esempio il semaforo serve a
limitare il cammino dei veicoli, è l’insieme delle interazioni di un codice e i suoi utenti,
mentre in una lingua storico-naturale le dimensioni pragmatiche di un segno possono
essere innumerevoli, ad esempio possiamo usare una frase per informare, per istruire, per
avvertire di un pericolo, ecc.

La quarta ed ultima dimensione di un codice è la dimensione sintattica

DEF: La sintassi di un codice è l’insieme delle connessioni tra un segno e gli altri
dello stesso codice, ossia la dimensione sintattica lega un segno agli altri del suo stesso
codice.

Ci sono codici con una sintassi molto semplice, coma una spia accesa o spenta, poi ci
sono sintassi più complicate come al numero di parole di una lingua.

Quindi andando a descrivere i codici, da quelli più elementari a quelli più complessi,
dobbiamo tenere in considerazione di volta in volta le diverse dimensioni, quindi
riepilogando dobbiamo tenere conto:

1) Della loro semantica quindi quello che i codici voglio voler dire e per cui ci servono
2) Della loro espressività e quindi delle loro possibili realizzazioni e variazioni dei loro
significanti
3) Della loro pragmatica e quindi agli usi a cui sono destinati i segni che vengono
realizzati dagli utenti che usano un certo codice
4) Dalla loro sintassi, ossia i legami che ha un segno verso gli altri segni del suo
stesso codice.

Quindi la semiotica ci guida a considerare i rapporti tra il codice lingua e qualcosa di


concreto, ossia il modo in cui in una società viviamo.
Perché parliamo, perchè scriviamo, perchè delle volte non scriviamo, perché gesticoliamo

Andando a chiederci cosa ci dice se due codici sono simili o dissimili? La risposta a questo
possiamo darla in termini semiotici e analitici, perché diciamo ad esempio che la
numerazione romana e la numerazione araba sono simili o dissimili?

Sono simili dal punto di vista della semantica riguardando entrambe quantità numeriche,
però ci sono delle differenze, sul piano dell’espressività sono diverse vediamo subito cifre
romane e cifre arabe, a seguire se le osserviamo meglio vediamo delle differenze la
sintassi è completamente diversa, 13 in arabo si scrive XIII in cifre romane.

Ad esempio andando a prendere in considerazione le spie luminose sono simili o dissimili?


dal punto di vista semantico le spie di una macchina indicano una cosa da accese mentre
quelle di un ascensore quando accese indicano altre cose quindi a livello semantico sono
diverse, a livello sintassi e a livello espressivo sono uguali, mentre a livello pragmatico
sono completamente diverse.
Lezione n.7: Famiglie di codici
Abbiamo visto che tenendo conto nel complesso delle dimensioni ossia semantica,
pragmatica, espressività ed ella loro sintassi possiamo considerare codici diversi in
rapporto alla loro maggiore o minore similarità tra di loro, ossia possiamo avviarci ad una
classificazione dei codici

Argomenti:

1) La tipologia dei codici: classificazioni materiali

2) classificazioni di tipo pragmatico

3) classificazioni di tipo semantico

4) classificazioni di tipo semantico- sintattiche

5) Primato teorico e primato genetico dei criteri di classificazione dei codici

6) definizione di linguaggio

La tipologia dei codici: classificazioni materiali

Sono classificazioni tuttora in uso e che hanno una loro utilità in ambiti diversi, uno in
ambito animale e uno in ambito ingegneristico e della comunicazione

DEF:La classificazione riguarda la materialità con cui si realizzano i segni, quindi un


ingegnere deve tenere d’occhio la natura elettrica di un segnale che viaggia su un canale,
quindi tenderà a raggruppare i codici che potrà usare o con cui può avere a che fare.

Oppure un etologo classificherà i segni vocali o gestuali che le specie viventi utilizzano per
comunicare qualcosa.

Tali classificazioni possono tuttavia avere dei limiti gravi che distorcono da punto di vista
della comprensione dei codici la nostra valutazione dei codici.

DEF:I segni di uno stesso codice possono viaggiare su canali materialmente diversi
e su uno stesso canale viaggiano segni di codici assai diversi

Ad esempio la nostra lingua le parole, le frasi e i messaggi che una lingua ci consente di
progettare, realizzare, produrre e poi ricevere possono viaggiare su canali diversi, ad
esempio possiamo parlare faccia a faccia, possiamo parlare a distanza come al telefono e
quindi una catena complessa di più canali, oppure possiamo scrivere su un foglio o su un
social network, quindi la stesse frase può viaggiare su molti canali.
Altresì sullo stesso canale possono viaggiare codici di segni assai diversi, una frase in
italiano o russo, oppure della musica, oppure segnali con dei fischi, oppure le operazioni
dell’aritmetica, ecc. ecc., sono segni che appartengono ad altri codici.

Classificazioni di tipo pragmetico

Dunque la classificazione materiale è molto utile per ingegneri e zoologici ma rischia di


oscurare la funzionalità che noi dobbiamo riconoscere ai diversi tipi di codici, questo vale
anche per le classificazioni pragmatiche, cioè le classificazioni che tengono conto della
destinazione d’uso dei codici.

Andando a fare un esempio potremmo dire che un semaforo e i cartelli stradali fanno parte
di uno stesso codice, ma se andiamo ad analizzare bene i segni possiamo vedere che non
è così, un semaforo comunica con 3 colori e ci dice quando passare e quando fermarci,
mentre i cartelli stradali ci comunicano molte più cose attraverso molti più segni, ad
esempio obbligo di svoltare a sinistra, oppure obbligo di montare le catene in determinati
periodi dell’anno, divieto di sosta e di fermata, ecc. quindi possiamo suddividere i segnali
stradali i diversi sottogruppi aventi diversa semiotica, tipo segnaletica verticale, segnaletica
orizzontale e segnaletica semaforica.

Classificazioni semantico-sintattiche

Nel raggruppare i segni quindi dobbiamo tener conto delle classificazioni semantico-
sintattiche che cercano di darci conto contemporaneamente delle dimensioni sintattica e
semantica di un codice.

Un esempio è quello dei sistemi di cifrazione dei numeri interi naturali per semplicità
soffermiamoci solo su 2 sistemi di numerazione (numerazione romana I,II,III,IV, ecc) e la
numerazione araba (1,2,3,4,5,6,ecc), a prima vista hanno delle similarità, anche se le due
numerazioni hanno delle enormi differenze oltre che del segno anche nel significato e nella
semantica e nella sintassi. Ad esempio il simbolo II in romano indica anche “secondo”, oltre
questo dettaglio nella cifra romana manca anche lo zero e questo si ripercuote in maniera
pesante su tutto il codice e sulla sua usabilità.

Quindi ci troviamo dinanzi a modi diversi dal punto di vista sintattico di rappresentare i
numeri.

A qualcosa di simile potremmo trovarci quando guardiamo gli ideogrammi cinesi, i quali
non usano delle lettere ma usano degli ideogrammi o meglio detto logogramma il quale è
costruito in modo che ogni ideogramma è completamente diverso da tutti gli altri
ideogrammi con cui sono rappresentate le 100.000 parole cinesi. Nei tardi anni 40 sia in
cina che in giappone è stata adottata la norma di drastica limitazione degli ideogrammi per
limitare a 3000 gli ideogrammi.

DEF:Una buona classificazione dei codici deve tenere conto sia della semantica dei
codici sia della loro sintassi
Primato teorico e primato genetico dei criteri di classificazione dei codici

Quando siamo neonati non apprendiamo il linguaggio capendo la semantica e la sintassi


della lingua storico naturale, ma riceviamo dei segnali vocali che ci vengono trasmessi dai
genitori, parenti e persone che ci circondano e reagiamo a questi segnali con dei sorrisi o
movimenti, quindi reagiamo con l’espressività e la pragmatica.

Come un essere vivente apprende il linguaggio (vedi libro)

Definizione di linguaggio dal punto di vista semiotico

DEF:Un linguaggio è una famiglia di codici omogenei dal punto di vista semantico-
sintattico

Quindi nel classificare le famiglie dei codici non terremo conto delle tipologia espressiva e
pragmatica.

Un linguaggio è una famiglia perché sia se lo scriviamo su un foglio, o su una tavoletta di


legno, sia se lo parliamo utilizza gli stessi segni.

DEF: Il linguaggio per eccellenza è il linguaggio verbale, cioè il linguaggio che


adopera le parole (verba) delle lingue storico-naturali.

Verbale non vuoldire orale ma sta a indicare l’uso di parole sia scritte che parlate quindi
fatto di parole.

Il linguaggio verbale è una delle tante famiglie di linguaggi esistenti, ma sicuramente è il più
importante dato che è composto di centinaia di migliaia di parole e infinite frasi componibili
quindi a livello semantico ha una potenziale infinito, tale da non riuscire a stabilire quali
siano le cose non spiegabili con una lingua, mentre altri linguaggi come ad esempio i
numeri possiamo lavorare sulle quantità numeriche ma di nient’altro, oppure con la tabella
periodica degli elementi possiamo indicare solo alcune cose di chimica e null’altro.

Lezione n.8: I linguaggi della certezza


Argomenti:

1) Codici a numero : un codice limitato di segno


2) Economizzazione dei segni e il segno zero
3) Segni e codici meno economici:la ridondanza
4) La potenza semantica dei codici
5) I codici seriali
DEF: Un linguaggio è una famiglia di codici omogenei dal punto di vista semantico-
sintattico

Applicando questo criterio semantico sintattico dei codici e i codici più semplici sono i codici
con un numero limitato di segni, ad esempio la numerazione Araba che va da 0 a 9 e
combinando questi numeri possiamo costruire infinite combinazioni e quindi di segni.
Questo vale anche per le lingue storico-naturali e quindi utilizzando l’alfabeto italiano con
21 lettere possiamo costruire potenzialmente infinite parole.

Economizzazione di segno: il segno zero

DEF: Il segno zero ha un significante costituito dal permanere di uno stato inerziale
del canale, reso significativo dal contrapporsi a significanti realizzati da
un’espressione concreta

Il segno zero sfrutta il segno di inerzia di un canale, ossia ad esempio una spia della
benzina si accende e ci dice “attenzione il carburante sta per finire”, ma esiste anche il suo
segno zero ossia se è spenta e apparentemente non ci sta dicendo nulla, invece ci sta
comunicando comunque qualcosa, ossia “puoi proseguire a camminare con l’automobile
c’è carburante a sufficienza”.

Anche nelle lingue sfruttiamo il segno zero, ad esempio in alcune lingue come il russo o il
latino in alcune frasi viene omesso il verbo essere ossia il verbo che lega il soggetto al
predicato, ad esempio in latino per dire “Un lupo è una bestia pericolosa” di diceva “triste
lupus stabulis” si omette il verbo essere ma è sott’inteso.

Oppure in inglese l’assenza dell “s” finale si sottintende che è singolare

I codici a segno zero sono codici molto economici

I Segni e codici meno economici: la ridondanza

UN caso di ridondanza possono essere 2 luci una a destra e una a sinistra su una nave si
usano 2 luci una verde e una rossa.

DEF: La ridondanza semiotica è la sovrabbondanza dei significanti rispetto alle


necessità minime di distinzione dei significati previsti.

La ridondanza esiste anche in altri codici, una forma elementare di ridondanza in una
lingua è una ridondanza materiale, ad esempio se urlo troppo è anch'essa una ridondanza.
Anche a livello semantico-sintattico come ad esempio “GLi antichi romani erano bellicosi”
stiamo marcando la pluralità, marcando 5 volte il plurale indicando i romani, mentre in
inglese nella stessa frase “Ancient Romans were bellicose” viene marcato solo 2 volte,
infatti la lingua inglese è una lingua più economica anche se non è del tutto vero.

DEF: la ridondanza semiotica è funzionale alla ricezione e comprensione dei


destinatari

Ossia aumentiamo i segno e quindi le parole per far capire meglio le cose al ricevente
La potenza semantica di un codice

DEF:La potenza semantica di un codice è data dal numero di significati che esso
permette di distinguere con i suoi segni

Il crescere del numero dei segni è un fattore di crescita della potenza semantica di un
codice ma non è l’unico fattore.

I codici seriali

Un modo per accrescere la potenza semantica dei codici è mettere in serie un certo
numero di segni

Ad esempio i segni zodiacali sono 12 segni ordinati in base alle stagioni dell’anno, in 12
segni vengono categorizzate molte caratteristiche delle persone

Lezione n.10: La sinonimia


Argomenti:

1) Distinzione tra significato e senso


2) Segni con significati in rapporto di esclusione o di comunanza
3) Eguale, diverso, approssimativamente uguale
4) La riformulabilità dei segni

Distinzione tra significato e senso

Nel parlare comune adoperiamo entrambe le parole, ossia chiediamo in che senso o cosa
significa

DEF:Significato lo adoperiamo per le entità più astratte di un codice, mentre


indichiamo con senso per indicare la realizzazione concreta di un significato

ESEMPIO: 12 è un segno della numerazione vuole dire un insieme di 12 unità e questo è il


suo significato, mentre adoperando il 12 per dire 12 pere o 12 stelle per indicare un caso
particolare in cui quel valore si realizza e questo è il senso.

QUindi un segno ha un suo significato generale e poi nel parlare assume tanti sensi diversi.

Segni con significati in rapporto di esclusione o di comunanza


Ad esempio le 10 cifre della numerazione decimale, osservandola capiamo subito che
ciascuna ha un valore completamente diverso dai valori delle altre cifre, quindi quello che
indica 2 non può essere indicato da nessuna delle altre cifre.

Ci sono altri codici simili ad esempio i 12 segni zodiacali che hanno le stesse
caratteristiche, per cui in questi casi parliamo di segni che hanno un rapporto di
esclusione, ossia nessun senso incluso nel significato di un segno può essere
inclusi nel significato di un altro segno.

Invece nel linguaggio dei gesti usato negli aeroporti troviamo dei segni con dei sensi in
comune

DEF:Due segni sono sinonimi se possono avere qualche senso in comune

e ci sono altri linguaggi che sono ricchi di segni sinonimi, ad esempio molte nostre parole
sono di significato diverso e veicolano lo stesso senso

ad esempio casa o abitazione

DEF: Diamo quindi codici con sinonimia quelli i cui segni, tutti o in parte, possono
essere tra loro sinonimi.

Eguale, diverso, approssimativamente uguale

Tratteremo le sinonimie introducendo i concetti di eguale, diverso, approssimativamente


eguale

3+4=7

3+4 diverso 8

In semiologia tali simboli ci aiutano a indicare codici con sinonimia implicita (esempio
segnaletiche) e codici con sinonimia esplicita (esempio l’aritmetica) in cui ci sono segni
espliciti che ci indicano se è uguale, diverso o approssimativamente eguale.

La riformulabilità dei segni

Entro lo stesso codice con i segni sopra possiamo dire se i segni sono sinonimi o meno e
possiamo riformilare i segni aventi lo stesso senzo

3x8 = 12+12 = 23+1


Ci aprono la via a petr riformulare un segno con altri segni

Ad esempio “ho lavato la mia auto” è sininimo di dire “ho lavato la mia automobile”

Oppure Totti e Del piero SONO calciatori quindi stiamo dicendo che sono uguali o
approssimativamente uguali

Detto ciò, CALCOLI e LINGUE sono entrambe codici a segni articolati, con strutture
profonde, con segni sinonimici, con sinonimia esplicitamente affermabile o negabile

Lezione n.11: Calcolare e parlare


Analizzeremo meglio i rapporti tra calcolare e parlare tra contare e raccontare

Argomenti:

1) Le frasi e i calcoli, entrambe rappresentazioni di contenuti


2) Il contenuto del calcolo: è dato da operazioni su quantità
3) Sette requisiti del calcolo
4) Sette differenze tra calcoli e lingue
5) Calcolabile e non calcolabile nelle lingue

Le frasi e i calcoli, entrambe rappresentazioni di contenuti

3+7=10 rappresenta le operazioni da fare tra 2 insiemi

frasi “come questo tavolo è più grande di quello”

sia la frase sia l’operazione rappresentano dei contenuti

Il contenuto del calcolo: è dato da operazioni su quantità

nel caso dei calcoli vale la seguente definizione Il contenuto del calcolo, il suo
significato è dato da operazioni che il calcolo rappresenta su delle quantità per
essere tale un calcolo deve avere 7 requisiti:

Sette requisiti del calcolo

1) chiusura delle unità di base significative di quantità: intendiamo che un buon


calcolo aritmetico possiamo trovare numeri della numerazione decimale araba o i
segni delle operazioni o segni matematici, non possiamo trovare una stella o
simboli stravaganti e ciò creerebbe confusione sia nell’uomo sia un calcolatore
2) Chiusura delel unità di base significative di operazioni sulle quantità o
operatori o operatori o vocabolario sintattico. Vi sono diversità tra gli operatori
aritmetici che sono (+ - x / e =) e i numeri, quindi da una parte abbiamo dei simboli
portatori delle operazioni che faremo sui numeri di collegamento e dall’altra segni
portatrici di significato

3) Rapporto biunivoco tra significanti e significati delle unità, cioè una quantità
numerica può essere indicata solo da una cifra e quindi il significato del 3 è indicato
solo dalla cifra 3 e questo vale anche per gli operatori aritmetici, quindi l’operazione
anche se contiene più simboli può avere solamente un risultato senza possibilità di
errore
4) L’indifferenza dei significati di unità e stringhe rispetto ai loro possibili sensi,
ossia la cifra 12 può indicare un insieme di 12 entità e queste possono essere,
pere, mele, cappelli, elefanti e questo vale per le unità che compongono una stringa
di calcolo vale ugualmente per tutti gli utilizzi che se ne fa o a qualunque oggetto vi
si riferisce
5) Infinità potenziale delle stringhe e unicità del piano del contenuto esprimibile
(campo neotico o dicibile) potenzialmente le addizioni possibili sono infinite, per
quanto infinite possano essere mi riferisco sempre a quantità numeriche, ma non
posso esprimere con un calcolo i sentimenti o come è fatta una persona, l’aritmetica
e i calcolo parlano solo di operazioni su quantità. il campo dicibile nel calcolo è un
campo rigorosamente limitato.
6) Sono ammesse solo stringhe ben formate cioè no accetta delle stringhe che
abbia degli elementi non previsti dal calcolo normale
7) Spiegare un calcolo: linguaggio oggetto, metalinguaggio, esclusione di ogni
autoriferimento: come spieghiamo un calcolo? una addizione? noi l’abbiamo
imparato con le parole della nostra lingua come dovevamo fare. sembra una ovvietà
è particolare dal punto di vista semiotico e ci porta a ripercorrere le strade che nei
secoli hanno portato gli studiosi a capire e definire un linguaggio e un
metalinguaggio

Il metalinguaggio è un linguaggio capace di descriverne un altro, ad esempio


utilizziamo la nostra lingua per descrivere un segnale di svolta a sinistra e quindi la
nostra lingua fa da metalinguaggio anche all’aritmetica.

L’aritmetica invece non può fare da metalinguaggio alla nostra lingua, i calcoli non
possono mai spiegare se stessi in quanto è escluso dal calcolo l’autoriferimento.

Sette differenze tra calcoli e lingue

1) Chiusura del vocabolario contro l’apertura del vocabolario, il vocabolario che il


calcolo aritmetico adopera è chiuso riconducibile solo alle 10 cifre della
numerazione araba, il vocabolario della nostra lingua non ha limiti riconoscibili ha
un numero aperto
2) CHiusura degli operatori sintattici verso apertura nel caso delle lingue, se
pensiamo alle preposizioni nella lingua sono moltissime, possiamo esprimere un
rapporto in molti modi utilizzando varie preposizioni e parole e siamo lontani dalla
chiusura degli operatori aritmetici ben definiti
3) Esistenza di rapporto biunivoco tra significanti e significati verso rapporti
plurivoci, nelle lingue non ritroviamo ciò che troviamo nei calcoli, nelle lingue
abbiamo rapporti plurivoci ossia possiamo avere una parola che possiamo usare
per dare alla frase vari significati
4) Indifferenza rispetto ai sensi concreti con cui si realizza un valore di un
segno, mentre nelle frasi di una lingua vi è una sensibilità dei sensi e situazioni di
un valore di un segno

Ad esempio il verbo suonare, dicendo suonano può voler significare molte cose a
seconda a cosa ci rivolgiamo, “i musicisti suonano” oppure “suonano al
canmpanello” hanno 2 sensi completamente diversa, ciò non può avvenire nei
calcoli

5) Unicità del piano del contenuto contro la pluralità di piani delle lingue: Nel
caso dei calcoli il contenuto è rappresentato solamente da operazioni su quantità,
nel caso delle lingue non possiamo avere una determinazione del genere,
possiamo parlare di tutto, non abbiamo un limite di cose di cui la lingua non può
parlare.
6) Ammesse solo stringhe ben formate contro uso di frasi non ben formate: nei
calcoli sono ammesse solo stringhe ben formate, mentre nelle lingue possiamo
usare anche frasi non ben formate, tipo coniugazioni errate, ma noi nel contesto
capiamo cosa si vuole dire.
7) Esclusione di autoriferimenti contro usi epilinguistici e metalinguistici
riflessivi: ossia nel calcolo è escluso al linguaggio auto esplicativo, per spiegare un
calcolo abbiamo bisogno di un metalinguaggio tipo la lingua italiana.

Calcolabile e non calcolabile

Una lingua può avere sia frasi descrittive oppure può anche avere delle frasi tipo le
preghiere ci sono frasi pieni di significato ma non riducibili a cose pratiche della vita.

Lezione n.12: Che cosa una lingua non è


Argomenti:

- Similarità tra lingue e altri linguaggi


- Analogie di funzioni tra frasi e altri segni
- Differenze salienti tra lingue e altri codici
Similarità tra lingue e altri linguaggi

Ciò che rende simili le lingue e il linguaggio verbale ossia fatto di parole, verbale significa il
linguaggio che adopera i verba in latino ossia le parole.

Tra i diversi tipi di interazione sociale troviamo il parlare, ossia una forma di interazione
simbolica o segnica, le interazioni simboliche si svolgono adoperando diversi tipi di segni e
simboli. ci possono essere dei segni che secondo Peirce sono indici ossia che sono
prodotti dall’evento fisico che noi ricostruiamo dall’indice o indizio, ad esempio le tracce
sulla neve lasciate da un uomo che cammina oppure il fumo di un incendio.

un’altra categoria è quella delle icone ossia un’immagine che abbia una valenza simbolica,
ad esempio un quadro con sopra dipinto un toro stilizzato, la croce come simbolo del
cristianesimo.

e poi ci sono i leggisegni che sono segni legali legati a ciò che significa da un rapporto
convenzionale che vale all’interno di una comunità o società e può non averne in altre.

DEF: Le parole sono fondamentalmente dei leggisegni, cioè segni in cui forma e
senso hanno un rapporto convenzionale “legale” con il loro contenuto ossia la forma
del significante è del tutto indipendente dal senso

DEF: Un segno è l’unione di un significato e di un significante e abbiamo detto che


significato e significante sono classi astratte:

Il significato è la classe dei sensi che nell’esprimersi concreto sono espressi dalla
realizzazione di un segno, un segno ha una potenzialità di significato generale ad
esempio il segno “gatto” è generale ma quando diciamo “guarda quel gatto che attraversa”
il senso generale di fa concreto

Il significante è la classe dei suoni o grafie che nell’esprimersi concreto realizzano


un segno, ad esempio il segno o parola “gatto” può venire pronunciato in vari dialetti ma
c’è una forma o meglio una grafia a cui tutti i dialetti riconducono

Ciò ci ha portato alla conclusione che La materialità sifica e fiosiologica del parlare e
dell’udire non contano da sole e di persè ma come “realizzazioni di classi astratte
depositate nel nostro cervello”, il nostro cervello comanda la produzione di suoni o
percepisce questi suoni e li traduce in base a delle classi che abbiamo creato e imparato
nel tempo.

Viste tutte queste assunzioni possiamo vedere ora il prossimo argomento

Analogie di funzioni tra frasi e altri segni

Nella realizzazione dei segni di una semiotica e in particolare nelle frasi che diciamo, i
segni adempiono a diverse funzioni
1) La prima funzione è la funzione espressiva: con ogni segno il soggetto che
parla rivela se stesso, si segnala, rivelano qualcosa di noi “dimmi come parli e
ti dirò chi sei”
2) La seconda funzione è la funzione di appello o funzione pragmetica: con ogni
segno il soggetto che parla interpella altri è la funzione che peirce non aveva
individuato e che successivamente individuò Bhuler,
3) La terza funzione è la funzione di rappresentazione semantica: con ogni segno
il soggetto che parla rappresenta un contenuto, una conoscenza,
un’esperienza, un’idea

questi funzioni servono per classificare i codici e i segni, non tanto dal punto di vista
materiale ma piuttosto dal punto di vista semantico e sintattico di un linguaggio

DEF:Un linguaggio è una famiglia di codici omogenei dal punto di vista semantico-
sintattico

Tra tutti i linguaggi il linguaggio per eccellenza è il linguaggio verbale, cioè il linguaggio
che adopera le parole (verba) delle lingue storico-naturali

Differenze salienti tra lingue e altri codici

Abbiamo visto “i linguaggi della certezza” ad esempio le 10 cifre della numerazione araba
da 0 a 9, un codice molto economico che con sole 10 cifre possiamo costruire infiniti
numeri e calcoli, mentre una lingua non è un codice della certezza a numero finito di
segno a causa del numero oscillante dei vocaboli e della potenziale infinità delle
frasi

Abbiamo poi visto l’analogia tra l’aritmetica elementare e le lingue che sono esempi di
codici semiotici articolati combinatori, che prevedono stringhe di numero
potenzialmente infinito

Altra analoga è quella che nelle frasi di una lingua, come nella numerazione araba o
len calcolo aritmetico, la lettura di significanti che in superficie sono gli stessi
differisce a seconda delle strutture profonde, ossia un una divisione il divisore e il
dividendo hanno funzioni, significati e ruoli diversi così come nelle lingue nella frase Paolo
picchia Simone, Paolo è il soggetto, Simone è il complemento oggetto e hanno funzioni
diverse in base alla posizione.

Al di là delle analogie sorgono molte differenze tra una lingua e il codice dei numeri arabi

1) La non chiusura del vocabolario


2) La non chiusura degli operatori sintattici, ossia pe preposizioni sono varie e non
definite mentre nei calcoli gli operatori aritmetici sono ben definiti.
3) Mancanza di rapporto biunivoco tra significanti e significati, ossia una parola
può essere usata come sinonimo di un’altra in modo imprevedibile e quindi non c’è
mai una serie di significanti e dei significati uniti da un rapporto biunivoco come
quello che unisce le quantità numeriche verso i numeri arabi, ossia il segno 3 non
ha un sinonimo che può indicare il 3.
4) I sensi di una frase sono sensibili al variare delle situazioni, ossia in aritmetica
3+4=7 e ciò vale sia se la persona che lo dice è arrabbiata o triste, il significato non
cambia, mentre nelle lingue a seconda dell’umore della paerosna che pronuncia la
frase può cambiare il senso stesso della frase.
5) Una quinta differenza è quella della non unicità del piano del contenuto, ossia
prendendo come esempio il codice degli elementi naturali possiamo vedere che
parla solo degli elementi naturali e delle loro molecole, nel linguaggio dei calcoli
numerici si parla di numeri e di calcoli, quando ci spostiamo alle frasi di una lingua
vediamo che con essa possiamo parlare di tutto e di cose differenti.

6) Sesta differenza è uso di frasi non ben formate, ossia nel caso dei codici numerici
o sono completi o non valgono ad esempio 3+3+-=3 non significa niente, mentre in
una lingua se diciamo “te possino...” possiamo immagginare come va a finire come
te possino ammazzatte o altre deduzioni ma anche se la frase non è completa noi
capiamo bene il significato

7) Usi epilinguistici e metalinguistici riflessivi, uso epilinguistico ci riferiamo a


parole “cioè” e “piuttosto” o “intendevo dire che” invece gli usi metalinguistici
riflessivi mentre riflettiamo su una parola o cerchiamo un’altra definizione con altre
parole della stessa lingua, mentre negli altri codici conosciamo i metalinguaggi ma
dobbiamo utilizzare una lingua storico naturale e quindi non possiamo spiegare
come funziona l’addizione usando le operazioni dobbiamo utilizzare l’aritmetica.

Le differenze ci fanno capire la potenza e l’importanza del linguaggio verbale o meglio una
lingua storico-naturale

Lezione n.13: Che cosa è una lingua


Argomenti:

1) La lingua: codice semiologico con segni articolati potenzialmente infiniti


2) La lingua: codice semiologico creativo
3) I bilanciamenti della creatività linguistica

La lingua: codice semiologico con segni articolati potenzialmente infiniti

La lingua è un codice semiologico con segni articolati potenzialmente infiniti, è un codice


semiologico perchè è un codice che regola il funzionamento dei segni con cui realizziamo
interazioni simboliche nel linguaggio verbale e i suoi segni sono segni articolati perchè
sono segni decomponibili in parole, decomponibili quindi in unità più piccoli della frase e
sono potenzialmente infiniti per le sue possibili combinazioni con disposizione con
ripetizione, con disposizione perché in una frase è significativo l’ordine in cui in una frase
appaiono per l’attribuzione del significato della frase.
All’analisi le frasi ci si rivelano articolate in parole e le parole, a loro volta, si rivelano
composte da unità significative più piccole che chiamiamo morfi, termine tecnico della
linguistica.
Con morfi intendiamo parole composte da vari elementi, e ciascun elemento è affidato a
piccoli segmenti che possiamo individuare nella parola.

Esempio: correvamo = corr-”correre” + -ev-”passato imperfetto” + -amo “1a persona


plurale”

Questo ci fa intravedere il meccanismo delicato che le lingue hanno nel costruire la forma e
il significato delle loro parole a partire dai morfi

Andando ad analizzare anche altre parole come vedevate, vedevamo, correvate, corro ecc
ci rendiamo conto che nella loro grande varietà le parole che troviamo nei testi di una
lingua si riconducono a 2 tipi di elementi:

uno che porta il significato della parola che chiamiamo morfi lessicali nell’esempio
l’elemento “corr”

poi ci sono i morfi grammaticali che qualificano il morfo lessicale nell’esempio “ev” e
“amo”, sono desinenze, suffissi, ecc e sono di numero di numero inferiore.

Dunque in una lingua troviamo le frasi costituite da parole e le parole costituite da morfi
che si distinguono in morfi lessicali e morfi grammaticali

Le parole oltre ad essere composte da morfi, esse si raccolgono o raggruppano in


sintagmi

DEF: Un sintagma è un gruppo di parole che grazie alle strutture profonde di una
lingua ha un determinato valore

esempio, il cavallo bianco del capitano corre sul prato verde = sintagma soggetto +
sintagma predicativo, il cavallo bianco del capitano è il soggetto della frase + corre sul
prato verde è il sintagma predicativo e ci dice cosa fa il cavallo bianco del capitano.

Quindi detto ciò la lingua è un codice semiologico i cui segni sono articolati e sono di
numero potenzialmente infinito essendo disposizioni con ripetizione.

La lingua: codice semiologico creativo

Creatività in logica e semiotica significa variabilità, ossia variabilità delle unità


costitutive di base, variabilità delle singole unità di base e i loro significati.

DEF: La “creatività” delle lingue si manifesta nella variabilità del numero e del
significato delle parole e nella incalcolabilità delle sinonimie

Variabilità del numero delle parole, le parole in una lingua sono di numero sterminato come
nell’italiano, francese russo, sicuramente milioni, in generale una lingua ha un numero
aperto e oscillante di parole e soprattutto varia il significato delle parole anche nella stessa
comunità in base al dialetto e tale variabilità del significato può cambiare anche nel tempo,
pertanto è impossibile calcolare il numero delle sinonimie che tali fattori generano.

Cosa nasce dalla creatività che riconosciamo nelle lingue rispetto ad altri codici
semiologici?

Una prima conseguenza è il carattere locale dei processi di comprensione di una


lingua, cioè il valore preciso che qualcuno vuole dare alla frase che usa, ci risulta corretta
solo se guardiamo quella parola o frase nel contesto in cui viene usata, ossia il significato
generale di una frase può variare di molto se usata in altri contesti o situazioni.

Tutto ciò ha spinto un grande studioso di psicologia del linguaggio, Eric Lenhberg ha
stabilire che “per parlare abbiamo bisogno di intese sul campo” ossia di accordi
supplementari da rinnovare di volta in volta per capire cosa ci sta dicendo qualcuno o per
scegliere parole adatte alla comprensione di qualcuno o per farci comprendere q quindi è
necessario un rapporto collaborativo.

Un’altra conseguenza della creatività è la estensibilità imprevedibile che possono avere i


significati di parole e frasi che noi diciamo, ad esempio ai giorni nostri vi sono esempi di
parole che rapidamente hanno cambiato il loro significato, ad esempio la parola
“macchina”, in italiano la macchina è sinonimo di automobile. Ciò è qualcosa che fa parte
della vita delle parole nelle lingue. Questo aspetto è rilevante perché con le parole
facciamo fronte alla necessità di comunicare e capire tante nostre esperienze e queste
caratteristiche ci portano a riconoscere nelle lingue una caratteristica importante nelle
lingue, ossia la mancanza di limiti, questa è una vera e propria capacità delle lingue ossia il
suo universalismo.

Una lingua ci da modo di esprimere e far comprendere sempre esperienze nuove senza
limiti, ciò rappresenta l’universalismo di una lingua e un’altissima adattività rispetto ad altre
specie viventi.

La specie umana trova nella creatività delle lingue lo strumento più adatto per poter dare
corpo alle esperienze più diverse che la persona conosce nella vita e nel tempo.

La lingua: codice semiologico creativo

Naturalmente nella creatività possono esserci dei rischi, ossia che a volte le persone pare
che usino le parole dandogli un senso che a noi sfugge, oppure usano parole troppo
complesse e ne risente il nostro comunicare, quindi la creatività comporta un rischio di
dissociazione del nostro parlare . Le lingue stesse offrono dei bilanciamenti alla creatività,
ossia ci offrono degli strumenti da usare per evitare la dissociazione:

Quali sono questi bilanciamenti:

1) La metalinguisticità riflessiva: ossia possiamo, mentre stiamo parlando, spiegare


un termine complesso o una frase formulata male, oppure se stiamo ascoltando
possiamo chiedere spiegazioni oppure se stiamo leggendo un testo possiamo
prendere un vocabolario per cercare il significato di parole che non conosciamo o
andare a cercare informazioni su internet o altri canali.

2) Collegamento frase-contesto: collegando la frase ad un contesto ci aiuta a capire


la frase o l’espressione, la lingua italiana ci offre strumenti come ad esempiola
possibilità di usare i pronomi dimostrativi.
3) Grammaticalità: le lingue ci offrono un apparato complesso di strumenti che
facilitano l’ancoraggio di una frase ad una determinata situazione, le persone del
verbo, i modi del verbo ci aiutano a capire cosa stiamo dicendo.

“Il cane abbaia” può essere inteso come notizia data da uno studioso di zoologia
che intende dire che la specie animale cane emette un suono che identifichiamo
come abbaio.

Ma può anche essere usata per dire ad un vicino che il suo cane sta abbaiando e
che da fastidio e qui ci può aiutare la grammatica per inserire altre parole che ci
evita di creare malintesi o dubbi e ci aiuta ad argomentare e migliorare la
comprensione delle frasi che pronunciamo o scriviamo.

Lezione n.14: Discorsi e testi: una tipologia


Argomenti:

1) Il parlato corrente e la scrittura ordinaria


2) Discorsi formali e testi scritti formali
3) Testi informativi e argomentativi
4) Testi di istruzioni e normativi
5) Testi letterari

Il parlato corrente e la scrittura ordinaria

DEF: NEll’uso parlato corrente dominano le esigenze dell’immediata interazione


comunicativa.

Cosa comenda nel rivolgerci ad una persona? COmanda l’esigenza di arrivare al nocciolo
di ciò che vogliamo dire e sfruttiamo le risorse di una lingua per raggiungere ad un buon
risultato della comunicazione interattiva, ma nel fare ciò ci sono delle differenze tra la
comunicazione parlata e quella scritta.

DEF:Nella scrittura anche corrente affiorano esigenze di distacco dall’immediatezza


comunicativa

CHi non ha gande abitudine nello scrivere fatica a rendersi conro che quando scrive dei
contenuti non può farlo con la stessa immediatezza con cui fa questa cosa nel parlare
faccia a faccia.
Nel parlare possiamo riferire un fatto molto velocemente e semplicemente, ma scrivendo
una lettera a una persona che non è con noi dobbiamo studiarci di adoperare le risorse di
una lingua per farci capire e quindi dobbiamo fare dei preamboli o introdurre delle
circostanze per farci capire dalla persona che legge, quindi il contenuto della lettera o dello
scritto deve adattarsi all’interazione a distanza e quindi più distaccato dalla forma parlata.

Italo Calvino ad esempio raccomandava ai suoi amici scrittori di stare attenti a questo
aspetto della comunicazione scritta e di guardare sia a chi stiamo scrivendo sia a cosa
stiamo scrivendo.

Discorsi formali e testi scritti formali

Anche nel parlato e soprattutto nello scrivere siamo sospinti a staccarci dall’immediatezza
della comunicazione e a procedere sulla via di una maggiore cura formale per ciò che
stiamo dicendo in funzione delle esigenze di comprensione e di apprezzamento verso chi
riceve il nostro discorso e il nostro testo

DEF: Chiamiamo testi e discorsi formali quelli che si distaccano dall’immediatezza e


massimizzano le risorse sintattiche

quindi in qualsiasi enunciato coesistono diverse funzioni, e dobbiamo mettere ordine agli
usi più formali di una lingua.

Le funzioni sono:
Funzione pragmatica o di appello: Un enunciato cerca di stabilire un rapporto tra noi che
lo produciamo e un possibile interlocutore, è un richiamo per l’interlocutore perchè ci stia
ad ascoltare e palesando la nostra intenzione di interagire con lui trasmettendogli un
qualche contenuto attraverso le nostre parole.

Funzione di rappresentazione: qualsiasi enunciato seppur povero trasmette comunque


qualcosa

Funzione espressiva: Qualsiasi cosa diciamo noi riveliamo noi stessi puntando
all’espressività puntiamo al nostro io e mostriamo sempre e comunque qualcosa di noi
stessi, qualsiasi enunciato e portatore ad un nostro modo di esprimerci

Funzione sintattica: qualsiasi enunciato che voglia essere comprensibile è fatto con le
parole di una lingua secondo le regole di una lingua, ossia non può non connettersi al
patrimonio di forme, di regole sintattiche proprie di una lingua.

Quindi tenendo a mente queste 4 funzioni possiamo dire che nei testi formali si accentua
l’importanza del modo a cui ricorriamo al patrimonio di una linguia per massimizzare il
risultato, costruendo dei discorsi che valgono al di là del contesto immediato per cui li
abbiamo prodotti, pertanto a seguito di queste necessità vediamo che vengono a formarsi
diversi tipi di discorsi e testi formali.

Testi informativi e argomentativi


SOno testi con cui miriamo a dare informazione mirata su un determinato argomento, come
ad esempio un articolo di giornale e andiamo anche oltre argomentando e collegando
l’informazione che stiamo dando a altre informazioni stabilendo relazioni tra informazioni
diverse e ragioniamo su dei fatti, a mettere i fatti in un certo ordine e a darne
un’interpretazione.

I testi informativi e argomentativi sono testi formali in cui dominano le funzioni


sintattica e semantica

Testi di istruzione e normativi

I testi d’istruzione sono i testi di avviso banali fino ad arrivare agli avvisi al pubblico dati da
un comune o testi leggislativi o la produzione di altre norme, sono testi informativi ma che
vogliono orientare il nostro comportamento e quindi sono testi che hanno una dominante
funzione pragmatica, quindi i testi si istruzione e normativi sono testi formali in cui
domina la funzione pragmatica.

Un esempio perfetto di questo testo è la Costituzione Italiana, negli articoli è intrinseca


l’indicazione di come ogni cittadino o ente pubblico “devono” comportarsi verso determinati
argomenti e quindi ha una forte componente pragmatica per orientarci fortemente verso
quanto indica, appunto in maniera pragmatica.

Testi letterari

Un testo letterario è un testo è un testo formale in cui domina la funzione espressiva,


quindi siamo in presenza che si distaccano dall’immediatezza del linguaggio con
lintenzione di durare nel tempo come ad esempio chi scrive un romanzo o una poesia non
vuole parlare oggi agli immediati destinatari, ma spera di ottenere letture numerose nel
tempo anche verso persone che nasceranno domani e quindi riuscire a suscitare interesse
che il testo può avere.

Italo Calvino ad esempio ci ricordava che un classico è un testo che solo attraverso il
tempo e letture e riletture si consolida la sua qualità.

Nei secoli si sono costituiti vari generi di testi letterari, narrativa, prosa, teatro drammaturgia
ecc ma in tutti questi generi troviamo un fattore comune ossia che sono testi formali in cui
domina la funzione espressiva, ossia che chi li produce sta attento non solo alla sintattica e
alla semantica ma soprattutto alla modalità espressiva ossia al ritmo con cui esprime la
narrazione, alle emozioni che una parola appositamente scelta può offrire al lettore.