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LINGUISTICA

Cosa si intende per Linguistica?


La linguistica è la scienza che studia descrive e classifica i sistemi linguistici in sincronia.
Inoltre si occupa della loro tipologia, della relazioni strutturali all’interno dei sistemi e
sottosistemi linguistici.
La linguistica si occupa di definire e comprendere le caratteristiche del linguaggio umano. La
linguistica prende in considerazione diversi livelli di analisi del linguaggio. A partire dal principio
di doppia articolazione di Martinet si possono identificare tre livelli, ognuno studiato da un
branca specialistica della linguistica. Questi sono:
1. Unità di prima articolazione (fonemi) - Studiate dalla FONOLOGIA mentre i foni dalla
FONETICA
2. Unità di seconda Articolazione - Studiate dalla MORFOLOGIA
3. Gli Enunciati - Studiati dalla SINTASSI
Quindi le tre discipline principali di cui si avvale la linguistica sono:
1. FONETICA
● Fonetica Articolatoria
● Fonetica Acustica
2. FONOLOGIA
3. MORFOLOGIA
4. SINTATTICA

Cosa si intende per glottologia?


La glottologia studia i mutamenti linguistici in diacronia. La comparazione delle lingue in virtù di
ritrovamenti genialogici. La ricostruzione di protolingue. Inoltre si occupa di Sociolinguistica,
etnolinguistica, dialettologia e etimologia.

SEMIOTICA
Per semiotica si intende la scienza che studia i Segni
Il linguaggio umano è un particolare codice semiotico simbolico.

PIERCE: collected papers


SAUSSURE: semiologie

1) SEGNO
a. Icona: similarità di fatto
b. Indice: contiguità di fatto
c. Simbolo: contiguità istituita. Le sue caratteristiche sono
● Codice/relazione convenzionale
● Biplanarità:Relazione tra SIGNIFICANTE e SIGNIFICATO ● Linearità
● Arbitrarietà
1. Arbitrarietà del rapporto tra significato e significante
2. Arbitrarietà del rapporto tra segno e referente (Triangolo semiotico
di Odgen e Richards)
3. Arbitrarietà del rapporto tra forma e sostanza del significato
4. Arbitrarietà tra forma sostanza del significante

DICOTOMIE DI SAUSSURE
1. LANGUE PAROLE
2. SINCRONIA - DIACRONIA
a. Solo in sincronia si posso individuare i rapporti esistenti tra gli elementi di un
sistema della langue;
b. Quadrato linguistico / figura totale
3. PARADIGMA SINTAGMA
a. I rapporti paradigmatici riguardano i rapporti associativi esistenti tra gli elementi
del sistema delle langue. Sono i rapporti virtuali che creano delle associazioni
con alcuni elementi del sistema con i quali a delle caratteristiche in comune ma
ne differisce per altri.
Ad esempio la flessione di un verbo genera della forme flesse che sono in
rapporto paradigmatico tra di loro, il parlante sceglie a priori quale elemento
utilizzare escludendo tutti gli altri, motivo per cui si dice che i rapporti
paradigmatici vengono considerati in absentia, sono virtuali e riguardano le
associazioni che un termine evoca nella mente del parlante.
Il paradigma è il luogo delle simultaneità, cioè della coesistenza funzionale e
atemporale degli elementi costituenti il sistema.
b. I rapporti sintagmatici vengono istituiti a livello delle parole , in quanto riguardano
i rapporti che gli elementi costituiscono nel continum della catena parlata. Infatti
gli elementi possono acquisire un determinato valore a seconda dell’elemento
che lo precede o lo segue. In rapporti sintagmatici vengono considerati in
praesentia. Quindi il sintagma è lo strumento che produce atti linguistici che
corrispondono al significante nella sua linearità e temporalità.

CIRCUITO DELLA COMUNICAZIONE


FATTORI e FUNZIONI (JAKOBSON)

IL LINGUAGGIO UMANO
Il linguaggio umano è un particolare codice semiotico simbolico.
Caratteristiche proprie del LINGUAGGIO UMANO
- Convenzionale (anche di altri codici simbolici)
- Intenzionale (anche di altri codici simbolici)
- Trasponibilità
- Onnipotenza semantica
- Distanziamento e libertà da stimoli
- Produttività illimitata
- Trasmissione Culturale
- DOPPIA ARTICOLAZIONE
- Capacità di fare un uso infinito di mezzi finiti costituisce tratto tipico del linguaggio
umano (VON HUMBOLDT)
- Dipendenza Dalla Struttura

DOPPIA ARTICOLAZIONE:
1. Elementi minimi
a. Prima Articolazione :
i. MONEMA:Secondo Martinet
1. LESSEMI
2. MORFEMI
b. Seconda Articolazione: Fonemi

RICORSIVITA’
Caratteristica del linguaggio umano che consiste nel concatenare elementi dello stesso livello
ottenendo sequenze che appartengono allo stesso livello, anziché uno superiore.

DIPENDENZA DALLA STRUTTURA

L’esistenza di rapporti sintagmatici a distanza dimostra che la struttura sintattica non deve
essere pensata come monodimensionale .
Mentre la catena parlata così come viene prodotta si sviluppa su una sola dimensione, i rapporti
sintattico grammaticali fuoriescono da questa linearità.Le linee che connettono le parti sintattico
grammaticali tra di loro formano l’ALBERO SINTATTICO.

FONETICA ARTICOLATORIA>studia l’articolazione dei suoni


linguistici-fonazione

1. Diaframmi Complessi
a. In simultaneità
i. Labbiovelari
1. [w] di uomo
2. [kw ] di quadro, [gw ] di guanto
b. In successione
i. Glottidalizzate (apertura della glottide dopo la soluzione diaframma
principale)
ii. Aspirate
1. Sonore (diaframma principale avanzato + glottide vibrante che
successivamente si apre leggermente per ottenere effetto fruscio)
(fricativa glottidale aspirata)
2. Sorde (glottide aperta si stringe per ottenere effetto fruscio)
(mormorio)
iii. Palatalizzate (spostamento in avanti del diaframma principale ( da velare
verso palato duro)
iv. Faringalizzate (diaframma principale a livello alveolare o interdentale +
diaframma secondario radice della lingua contro parete posteriore della
faringe) (enfatiche dell’arabo)
2. Tabella IPA (International Phonetics Alphabet) , particolare tipo di trascrizione fonetica
che si pone lo scopo di rappresentare qualsiasi peculiarità peculiarità fonica di qualsiasi
lingua
a. Suoni consonantici Pneumonici
b. Suoni consonantici Non pneumonici
i. Glottidalizzati (eiettivi): pressioine fa alzare la glottide chiusa
ii. Implosive sonore: pressione fa abbassare la glottide chiusa che fa
passare aria e produrre sonorità
iii. Clicks (avvulsivi): (fonemi lingue africane)
1. Labbra
2. Denti (Apicodentali)
3. Alveoli
4. Palato duro
c. Suoni Vocalici (Trapezio vocalico)
d. Tratti Sovrasegmentali (Fenomeni che esulano dalla seconda articolazione):
i. Accento
ii. Altezza
iii. Durata
e. Altri simboli
i. Digrafi delle affricate
ii. Approssimante labbiovelare [w]
f. Segni diacritici, per rappresentare:
i. Trascrizione stretta
ii. Nasalizzate
iii. Vocali desonorizzate
iv. Consonanti con funzione di nucleo sillabico
v. Consonanti con diaframmi complessi in successione
g. Toni e accenti di parola
i. Accento musicale
ii. Toni del cinese
3. FENOMENI DI COARTICOLAZIONE
a. CAUSE
i. Principio del minimo sforzo ii.
Programmazione temporale a livello neuromotorio

b. MODALITA
i. REGRESSIVA(fono che precede)
ii. PROGRESSIVA (fono che segue)
c. TIPO
i. Dovuti al contesto
1. Nasali labbiodentale (es. inferno, invidia ) [ ɱ]
2. Nasali velare (es. panca , pongo ) [ ŋ]
3. Occlusiva labbiovelare sorda/sonora (diaframma
complesso in simultanea) (es. quando, guanto) [kw] , [gw] ii.
ASSIMILAZIONE
1. Foni contigui non dello stesso fonema (e. un figlio)
2. Foni distanti
a. Metafonesi (la vocale accentata assimila timbro della
vocale finale)
b. Armonia vocalica (tutte tutte avanzate o arretrate, tutte
procheile o ortocheile a seconda della vocale accentata )
iii.NESSI CONSONANTICI
1. Due occlusive (1^ implosiva , 2^ esplosiva: 1^=2^)
2. Due consonanti continue sonore 1^=2^ [rn] diventa [nn] oppure
[n]; iv. CASI
PARTICOLARI
1. Diaframma velare: occlusiva velare [k] seguita da vocale arretrata
o avanzata va avanzare o arretrare il luogo diaframmatico
2. Occlusiva sorda seguita da vocale: VOT (ritardo attivazione
vibrazione laringea)
v. ALTRI FENOMENI
1. Indebolimento delle articolazione: occlusiva bilabbiale sorda tre
due vocali massima apertura;
2. Dissimilazione: consonanti continue identiche stesso
lessema
(Es: r...r = l...r)

FONETICA ACUSTICA
1. Il suono
a. Sorgente sonora
b. Altezza (frequenza) (Es. Note diverse)
c. Intensità (Altezza Massima dell’onda sonora) (Es. Forza del suono arriva più
lontano)
d. Timbro (Struttura fisica della sorgente sonora) (Es. timbri diversi provenienti da
Piano e chitarra)
e. Frequenza di risonanza:
f. Armoniche
i. Armonica fondamentale
ii. Spettro
2. Risonatore di Helmoz
a. Area foro di uscita
b. Volume della Cavità
c. Lunghezza del collo di bottiglia
3. Banco dei filtri
a. Inviluppo spettrale
b. Spettro discreto: onda periodica complessa
c. Spettro continuo: onda aperiodica (Rumore) 4. Modello a sorgente e filtri
5. Formanti vocaliche:
a. Conformazioni cavità sovraglottidali e foni vocalici;
b. Relazione tra proprietà articolatorie e formanti vocaliche;
i. F1: direttamente proporzionale al grado di apertura delle vocali, se la
lingua si abbassa la frequenza di F1 aumenta;
ii. F2 direttamente proporzionale all’avanzamento della vocale, se la lingua
avanza la frequenza di F2 aumenta;
iii. Procheile abbassa la frequenza di entrambi le formanti;
c. Causa per cui in alcune lingue non esistono voli arretrate ortocheile;
6. Normalizzazione del condotto vocalico;
7. Caratteristiche fonospettrografiche delle vocali
8. Caratteristiche fonospettrografiche delle consonanti (modo articolatorio)
9. Caratteristiche fonospettrografiche delle consonanti (luogo diaframmatico) - transizione
formantica
10. VOT: Voice Onset Time
FONOLOGIA
La fonologia è la scienza che studia la funzione dei suoni linguistici in un sistema
linguistico. Lo scopo della fonologia è quello di rilevare quali aspetti della fisiologia
dell’articolazione avessero rilevanza per il sistema linguistico astratto.
Tra le questioni fondamentali:
1. Quali variazioni della pronuncia sono rilevanti e quali possono essere trascurati.
2. In base a quale principio si può stilare un repertorio di suoni di una certa lingua.
3. Come confrontare suoni di lingue diverse (peculiarità del sistema fonologico-
TRUBECKOJ).
Differenza tra fonologia e fonetica:
1. La fonologia si deve occupare di studiare i suoni del linguaggio umano nella
misura in cui essi svolgono una funzione all’interno del sistema linguistico e
determinare quelle che sono le differenze significative tra gli elementi. La
fonologia quindi descrive i rapporti paradigmatici tra i suoni quindi a livello della
langue.
2. La fonetica si occupa degli aspetti concreti e fisiologici dei suoni, del modo in cui
vengono prodotti e di quello in cui vengono percepiti. La fonetica descrive i
rapporti Sintagmatici esistenti tra i suoni adiacenti quindi a livello delle parole.

La “Proposizione 22” definiva quale scopo della fonologia quello di distinguere quali
foni avessero rilevanza linguistica e funzionale. Solo ciò che ha funzione è rilevante.
Altre obbiettivi della “Proposizioine 22” sono:
1. Il superamento dell’antinomia Diacronia Sincronia(i mutamenti avvengono in
funzione del sistema che li subisce);
2. Il teologismo dei mutamenti linguistici (il mutamento diacronico è orientato verso
un certo fine);
3. Il carattere binario delle opposizioni;
4. L’importanza dello studio delle correlazioni in fonologia.

Funzione dei suoni linguistici (TRUBECKOJ)


a. Funzione espressiva
b. Funzione demarcativa
c. Funzione distintiva
i. definizione di fonema: ogni fono linguistico che in una data lingua crea
delle differenze significative. Il fonema è l’insieme delle particolarità
fonologicamente pertinenti richieste da un immagine fonica.
1. Fono è un suono dal punto di vista articolatorio, acustico e percettivo
2. Fonema è un’unità teorica attribuita a un certo sistema linguistico.

DIFFERENZE SIGNIFICATIVE (TRUBECOJ)


METODO DELLA COMMUTAZIONE: trovare le differenze significative. Ogni tratto articolatorio
coinvolto in opposizione funzionale diventa un tratto pertinente del fonema.
1. Tre regole di TRUBECKOJ
a. Prima regola: Parole diverso significato = due fonemi diversi;
b. Seconda regola: Parole stesso significato = varianti libere;
c. Terza regola: foni uguali dal punto di vista articolatorio e fonico ma che si usano
in contesti diversi = varianti combinatorie/allofoni.

DIFFERENZE NON SIGNIFICATIVE (BELARDI)


Studio delle differenze di pronuncia non significative fatte da altri linguisti tra cui BELARDI, il
quale classifica le varianti in base alla loro funzione linguistica e semiotica. E che comunque
rappresentano un fenomeno sistemico del sistema linguistico in considerazione.
1. Varianti combinatorie: forme che il fonema assume in certi contesti sintagmatici. Lo
stessi fonema assume dei coefficienti diversi in base alla vocale che la segue, che per
esempio gli fa cambiare il luogo diaframmatico. La variante combinatoria non ha
funzione distintiva ma funzione presegnalatrice quindi no forma coppie minime.
2. Varietà fonologiche: Varietà sociali dialettali stilistiche che comunque fanno parte del
codice. Svolgere la funzione espressiva perché fornisce informazioni sul parlante
3. Variabili quelle che non dipendono dal contesto e quelle che non dipendono dal parlante
ma che comunque sono codificate dal sistema quindi non genera coppie minime.
NEUTRALIZZAZIONE e ARCIFONEMA

Tra le opposizioni può verificarsi che questi non si verifichino in alcuni contesti fonologici. Tali
contesti vengono chiamati CONTESTI di NEUTRALIZZAZIONE. Due foni caratterizzati da
un’opposizione fonologica che in una determinata posizione si neutralizzano creano
l’ARCIFONEMA.
L’arcifonema può realizzarsi i diversi modi:
1. Il fono non è nessuno dei due foni in opposizione; (flapping rule inglese americano)
2. Il fono può essere uno o l’altro dei due foni in opposizioni, ed è determinato dal contesto
(dipende dalla caratteristica del fono che segue); (Es. [s] e [z] in italiano)
3. Il fono è identico ad uno dei due membri dell’opposizione, e non dipende dal contesto
(regola interna del fonema) (Es. neutralizzazione di sonorità in finale di parola).
4. Il fono in una determinata posizione di neutralizzazione appartiene ad un membro
dell’opposizione in un’altra posizione di neutralizzazione appartiene all’altro, non
determinata dal contesto.
CLASSIFICAZIONE DELLE OPPOSIZIONI

FASCI DI CORRELAZIONE
1. I tratti pertinenti possono appartenere a due fonemi ma anche a più fonemi dello
stesso sistema linguistico. Questi insieme di fonemi sono caratterizzati da una
correlazione fonologica, dove il tratto pertinente comune e detto marca di correlazione. I
fonemi che anno una stessa marca fonologica e che si differenziano per il luogo
diaframmatico creano una serie. Mentre quelli che sono caratterizzati dallo stesso luogo
diaframmatico creano un ordine (Es. ordine delle articolazioni dentali).
Ogni lingua è caratterizzata da delle correlazioni morfologiche che formano un fascio di
correlazioni. I fasci di correlazioni rispondo al principio di economia di MARTINET (si
può aumentare il numero dei foni senza dover aumentare il numero delle peculiarità
articolatorie).
2. FONEMI DI UNA LINGUA NON INTEGRATI IN UNA CORRELAZIONE MORFOLOGICA
( CASELLA VUOTA): rappresenta un instabilità dal punto di vista diacronico che può
volgere nel seguente modo:
a. Eliminazione del fonema
b. Integrazione nel sistema linguistico del fonema con marca in opposizione
(procedimento altamente economico) ( se possibile, vedi asimmetria degli organi
articolatori).
c. Integrazione del fonema in un’altra fascia di correlazione
d. Eliminazione della correlazione.

BINARISMO DI JAKOBSON

JAKOBSON aveva già accennato al carattere binario delle opposizione nella “Proposizione 22”.
La teoria del binarismo di Jakobson va in contrasto con la fonologia praghese. In quanto
Jakobson considerava i tratti distintivi non peculiari per ogni lingua ma applicabili a tutte le
lingue, a differenza dei praghesi che non li consideravano in assoluto.
Le caratteristiche del Binarismo di JAKOBSON erano:
1. I tratti distintivi rappresentavano un patrimonio chiuso e universale applicabile a tutte le
lingue.
2. I tratti distintivi dovevano essere considerati dal punto di vista acustico e articolatorio.
3. I tratti distintivi dovevano essere di natura privativa, cioè assenza vs presenza di una
determinata caratteristica.
4. I tratti distintivi si dovevano applicare indistintamente alle vocali e alle consonanti.

Il binarismo di JAKOBSON inzia dopo l’esperienza americana e l’utilizzo del fonospettrogramma


con il quale può avere delle conferme oggettive agli assunti teorici del funzionalismo.
Secondo il binarismo di JAKOBSON le lingue del mondo organizzano il proprio sistema
fonologico attingendo ad una serie chiusa e ristretta di possibili tratti distintivi.
Egli divide i tratti distintivi in:
1. tratti prosodici, propri dei dei fonemi acrosillabici, che sono:
a. Tono;
b. Intensità;
c. Quantità
2. 12 tratti intrinseci a loro volta divisi in:
a. 9 tratti di sonorità;
i. Vocalico - non vocalico;
ii. Consonantico - non consonantico;
iii. Compatto- diffuso;
iv. Teso - Rilassato
v. Sonoro - non sonoro
vi. Bloccato - non bloccato;
vii. Stridulo - morbido
viii. Nasale - orale
ix. Continuo discontinuo
b. 3 tratti di tonalità;
i. Greve - Acuto
ii. Bemolizzato (velarizzzione) - Non Bemollizato
iii. Desizzato (palatizzazione) - Non desizzato
3. BINARISMO DOPO JAKOBSON
a. CHOMSKY e HALLE:
i. sostituiscono il tratto (vocalico - non vocailco) con (sillabico - non
sillabico), per evitare di confondere aspetti sintagmatici con aspetti
paradigmatici.
ii. Tratto (sonorante - ostruente)
1. Sonoranti: vocali, glides,liquide, nasali
2. Ostruenti:occlusive, fricative, affricate

FONOLOGIA SOVRASEGMENTALE
LA SILLABA

La catena parlata è un continum. L’ascoltatore segmenta questo continum in unità più piccole i
fonemi detti segmenti. Ma ci sono unità più grandi di un fonema detto sillaba. La sillaba e la più
unità pronunciabile della catena parlata. Essa corrisponde ad un unico impulso neurofisiologico
e respiratorio.
La sillaba è formata da un numero di elementi variabile (dipende dal sistema linguistico) e delle
regole per determinare i propri confini.
La sillaba può essere formata da uno o più elementi, il principale dei quali viene chiamato apice
o nucleo, il quale non può mancare.
Il nucleo sillabico solitamente è formato da una vocale o dalle consonanti SONANTI [r,l,m,n].
Oltre al nucleo abbiamo la coda (elementi che lo seguono e la testa elementi che lo precedono.

MORFOLOGIA

La Morfologia è la scienza che studia il livello intermedio dell’analisi del linguaggio, quindi a
livello delle Unità di Seconda Articolazione.
Essa studia la formazione, la modificazione e le proprietà grammaticali delle parole.
1. Parola Grafica
2. Parola Fonologica
● Segnalatori di Confine (Grenzsignal- TRUBEKOJ)
- Accento
- Fonemi
- Fenomeni fonologici contestuali (NEUTRALIZZAZIONE e
ALLOFONIA) - Segnalatori di confine negativo 3. Parola Morfologica
(eventuali limiti) - (pag. 208).
● Integrità lessicale (eventuali limiti)
4. Parola Sintattica
5. Parola secondo la definizione di Edward SAPIR

MORFEMA
Unità minima a livello morfologico definita da BLOOMFIELD, come unità a livello astratto
indivisibile che abbina un certo significato ad una rappresentazione fonologica.
BLOOMFIELD divide il morfema nelle seguenti categorie:
1. MORFEMA LESSICALE
2. MORFEMA GRAMMATICALE
● MORFEMA FLESSIONALE: Servono per formare le varie forme della stessa
parola. I morfemi che si ottengono sono una variabile morfologica del lessema
partenza. L’appartenenza lessicale non cambia È soggetta ai criteri di
Grammaticalità
● MORFEMA DERIVAZIONALE: Sono i morfemi che servo per derivare una parola
a partire da un’altra.I morfemi si ottengono tramite un processo morfologico. La
forma che si ottiene è differente da quella di partenza. Non è soggetto ai Criteri di
Grammaticalità

CATEGORIE GRAMMATICALI
1. PAROLA intesa come:
● FORMA FLESSA = TEMA + FLESSIONE/ DESINENZA ovvero TEMA/RADICE
+MORFEMA DERIVAZIONALE o MORFEMA FLESSIONALE
● LESSEMA
● Lessemi invariabili (caso verificabile)
2. Un Lessema è formato da un numero di Forme Flesse che dipendono dal numero di
Categorie Grammaticale e dai Valori Categoriali di ogni Categoria Grammaticale.
3. CRITERI DI GRAMMATICALITA’: Servono per definire le categorie grammaticali e
segnare la distinzione tra forme flesse e forme derivazionali. I criteri di grammaticalità
sono:
a. Obbligatorietà della scelta;
b. Possibilità di errore:
c. Uniformita semantica;
d. Generalità della distribuzione:
e. Regolarità formale.

4. Le Categorie Grammaticali di un lessema sono previste dalla sua Classe Lessicale


● Le categorie grammaticali rappresentano lo spazio entro cui si attuano le
variabilità delle forme flesse appartenenti ad un lessema. Le desinenze possono
essere raggruppate secondo tali categorie ed essere rappresentate in tabelle
(Paradigmi Flessionali o Tabelle Paradigmatiche ).

4. Paradigmi flessionali ( caratteristiche)


● Completezza ( NO = paradigmi difettivi)
● Distintività ( NO = sincretismo)
● Predicibilità ( NO = ALLOMORFIA)
● Univocità ( NO = SOVRABBONDANZA)
5. Classi lessicali = “Parti del Discorso”: sono i sottoinsiemi in cui una lingua suddivide i
propri lessemi. Nella stessa Classe Lessicale vengono raggruppati tutti i lessemi che
ammettono la stessa Categoria grammaticale cioè hanno la stessa struttura
paradigmatica. Le classi lessicali vengono definite con: ● Criterio Morfologico
● Criterio Semantico
● Criterio Sintattico

6. Le classi lessicali sono sottoinsiemi che raggruppano le varie forme flesse di un


lessema che ammettono la stessa categoria grammaticale cioè che hanno la stessa
struttura paradigmatica. Al’interno delle classi flessionali si possono formare delle classi
di accordo, dove il controllore dell’accordo impongono ai target dell’accordo un certo
valore categoriale. All’interno delle classi d’accordo possono essere distinguibili delle
classi flessionali cioè allomorfi non contestuali.

7. Tipo e posizione di Morfema

7. Rapporti grammaticali tra le parole che costituiscono un enunciato


● Accordo
a. Classi di Accordo
● Reggenza
a. Casi Grammaticali
● Posizione Sintattica
8. ALLOMORFIA : Una delle peculiarità del paradigma ideale è la predicibilità . Nel caso in
cui si verifica una variabilità regolare nella formazione della forma flessa da inserire nella
cella della “Tabella Paradigmatica” si verifica un ALLOMORFIA.
● Allomorfi condizionati dal contesto Fonologico
● Allomorfi condizionati dal contesto Morfologico
● Allomorfi non condizionati da contesto fonologico e morfologico
- Lessemi appartenenti a Classi Flessionali diverse
a. Coniugazioni (verbi);
b. Declinazioni (nomi, aggettivi, pronomi).

9. ZERO MORFOLOGICO: lo zero morfologico è un particolare Allomorfo.


Si manifesta quando un’informazione grammaticale necessariamente espressa in una
lingua è occasionalmente non espressa.
Un morfema che ha come suo contenuto un valore grammaticale obbligatorio e come sue
espressione una sequenza fonologicamente nulla.

CLASSIFICAZIONE e TIPOLOGIA DELLE LINGUE


SINTASSI

La sintassi studia i legami semantico-sintattici esistenti tra le parole che fanno parte di un
enunciat. E’ lo strumento complesso delle lingue per tenere legate le parole in una frase. Indaga
sui questi legami partendo dalla disposizione lineare delle parole all’interno degli enunciati, il
raggruppamento delle parole in sintagmi o costituenti, e la trasformazione a cui sono soggetti i
sintagmi.
Lo studio della sintassi può avvenire su tre diversi livelli:
1. Livello Semantico
2. Livello della struttura comunicativa
3. Livello sintattico-grammaticale

SAUSSURE
1. Padre della Linguistica Generale con il Course de Linguistique Generale - CLG
2. Semiologie
3. Strutturalismo di Saussure
● Natura differenziale del Sistema
● Carattere Oppositivo dei segni in un sistema
4. Dicotomia LANGUE - PAROLE
5. Dicotomia SINCRONIA - DIACRONIA
● Quadrato linguistico / figura totale
6. Dicotomia PARADIGMA / SINTAGMA
7. Biplanarità del segno linguistico
8. Altre Caratteristiche del Segno linguistico
● Linearità
● Arbitrarietà
9. Frase di SAUSSURE “la lingua è una forma non una sostanza”

PEIRCE
Definizione di semiotica nel “Collected Papers” scienza che doveva occuparsi di qualsiasi tipo di
segno.

BUHLER
1. Circuito della comunicazione
● Emittente - Contesto - Percipiente
● Funzioni linguistiche nel circuito della comunicazione

JAKOBSON

1. Circuito della Comunicazione


● 6 fattori = 6 funzioni linguistiche
2. Sistema linguistico di Jakobson - Differenza con Saussure
3. Circolo di Praga
4. Binarismo (fonologia)

TRUBECKOJ
1. Circolo di Praga
2. Funzione dei suoni linguistici a. Funzione espressiva
b. Funzione demarcativa
c. Funzione distintiva
3. Prova della commutazione (tre regole di TRUBECKOJ)
4. NEUTRALIZZAZIONE e ARCIFONEMA
5. Classificazione delle Opposizioni
6. Peculiarità del sistema fonologico

KARCEVSKIJ
Circolo di Praga - Trasmise lo spirito della linguistica Saussuriana ai componenti del Circolo di
Praga

MATHESIUS
Circolo di Praga

BELARDI
1. Circuito della comunicazioni
● Obiezioni a JAKOBSON
- Abbinamento esclusivo tra fattori e funzioni
- Le categorie grammaticali svolgono più funzioni
- Il termine funzione non è abbastanza esplicito
1. Classificazioni delle varianti che non creano delle differenze significative (FONOLOGIA).
2. Opposizione al binarismo di Jakobson.
a. Le opposizioni del binarismo di jakobson non sono di carattere privativo, in
quanto ci sono dei livelli intermedi.
b. Alcuni entità fonologiche soddisfano entrambe le alternative (le liquide [r,l]
sarebbero vocaliche e consonantiche , i glides (approssimanti) sarebbero non
vocalici e non consonantici

CHOMSKY

Sistema linguistico di Chomsky - Differenza con quello di Saussure


Scuola grammatico generativo - trasformazionale (Studio della costruzione sintattica degli
enunciati).

HJEMSLEV
1. Quattro tipi di arbitrarietà a partire dalla definizione di SAUSSURE
● Arbitrarietà del rapporto tra significato e significante
● Arbitrarietà del rapporto tra segno e referente
● Arbitrarietà del rapporto tra forma e sostanza del significato ● Arbitrarietà tra
forma sostanza del significante

SAPIR
1. Definizione di Parola
● La parola è un'unità formale e non funzionale .All’interno delle singole lingue e
possibile determinare dei criteri linguistici che delimitano le parole (fonologiche,
morfologiche, sintattiche o combinazione di esse), ma la funzione da esse svolta
differisce per ogni lingua.
2. METODO di SAPIR per definire unità minima dal punto di vista morfologico.
● LETTERA MAIUSCOLA :elementi lessicali;
● Lettera minuscola : elementi grammaticali;
● ( ) : elementi legati;
● (0): zero morfologico;
3. TIPI DI PAROLE individuate da SAPIR
● A: (parola invariabile) elementi lessicali, indica un lessema che ha una certa
autonomia
● A + (0)
● A + (b)
● (A) + (b)
● A+B
4. Classificazione morfologica di SAPIR - (Classificazione tipologica delle lingue)

MARTINET
1. Doppia Articolazione;
2. Principio dell’economia di MARTINET
a. Genericità del Segno

WILHELM von Humboldt


Capacità di fare un uso infinito di mezzi finiti costituisce tratto tipico del linguaggio umano

TESNIERE
Strumentalista francese, tra i primi ad iniziare a studiare i legami semantico-sintattiche tra le
parole presenti all’interno di un enunciato. Ideatori dei i principi base per la costruzione di una
frase.
Le sue Teorie furono abbracciate dai Funzionalisti, principale alternativa alla scuola
Grammatico generativo- trasformazionale

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