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La linguistica è il ramo delle scienze umane che studia la lingua.

Questo studio può essere


diviso in 2 campi principali:
- Linguistica generale: si occupa di che cosa sono, come sono fatte e come funzionano
le lingue;
- Linguistica storica: si occupa dell’evoluzione delle lingue nel tempo e dei rapporti tra
le lingue.
Oggetto della linguistica sono, quindi, le cosiddette lingue storico-naturali, ossia quelle
lingue nate spontaneamente nel corso della civiltà umana e usate dagli esseri umani ora o nel
passato.
Tutte le lingue storico-naturali sono espressione di quello che viene chiamato linguaggio
verbale umano, facoltà innata nell’uomo e che è uno degli strumenti e dei sistemi di
comunicazione che egli ha a disposizione. Da questo punto di vista, osserviamo come, da
questo punto di vista, non vi sia alcuna differenza tra lingue e dialetti, entrambi sistemi
linguistici esistenti ed esistiti. La distinzione tra lingue e dialetti è basata unicamente su
considerazioni sociali e storico-culturali , in funzione della distribuzione negli usi
linguistici della comunità e del prestigio dei singoli sistemi linguistici; la sociolinguistica è
quella branca della linguistica che studia appunto le interazioni tra lingua e società.
Per inquadrare il linguaggio verbale umano tra i vari tipi e modi di comunicazione può essere
utile partire dalla nozione di segno, ossia qualcosa che serve per qualcos’altro e serve
proprio per comunicare tale ‘qualcos’altro’[comunicare è appunto “mettere in comune”].
Ora, secondo una concezione molto larga della linguistica, tutto può comunicare qualcosa,
ogni fatto culturale, dunque anche i fatti di natura, poiché filtrati dall’esperienza umana, è
suscettibile di essere interpretato da qualcuno. Ecco che una definizione generale di
comunicazione sarebbe “passaggio di informazione” . tuttavia, in un senso più ristretto,
facciamo riferimento al concetto di intenzionalità : si ha comunicazione quando c’è un
comportamento prodotto da un emittente al fine di far passare un’informazione e che viene
recepito da un ricevente in quanto tale; in caso contrario, si ha il semplice passaggio di
informazione.
Si potrebbero distinguere 3 categorie all’interno del fenomeno generale della comunicazione,
a seconda del carattere di chi produce il messaggio, di chi lo riceve e dell’intenzionalità del
loro comportamento.
1. COMUNICAZIONE IN SENSO STRETTO.
-Emittente intenzionale;
-Ricevente intenzionale
Esempi: linguaggio verbale umano, gesti, segnalazioni stradali…

2. PASSAGGIO DI INFORMAZIONE
-Emittente non intenzionale;
-Ricevente intenzionale
Esempi: parte della comunicazione non verbale umana, quali posture del corpo;
sintomi di condizioni fisiche…

3. FORMULAZIONE DI INFERENZE.
-Nessun emittente (presenza di un ‘oggetto culturale’ che viene interpretato come
volto a fornire un’informazione)
-Interpretante
Esempi: ci troviamo davanti ad una persona che indossa due pullover: “è una persona
freddolosa”.
L’insieme di conoscenze di riferimento che permette di interpretare correttamente
l’informazione decodificando il valore dei segni diventa via via meno forte e rigoroso e più
debole; l’associazione fra un certo segnale e l’informazione che esso veicola è via via affidata
all’attività dell’interpretante e passibile di fraintendimenti.
Dunque, la Comunicazione è la trasmissione intenzionale di informazione.

I SEGNI
Il segno costituisce la singola entità che fa da supporto alla comunicazione o al passaggio di
informazione. Esistono diversi tipi di segni. Una possibile classificazione degli stessi che noi
sfruttiamo è basata sui due criteri di intenzionalità e di motivazione relativa (il grado di
rapporto naturale tra il “qualcosa” e il “qualcos’altro”.
1. INDICI: motivati naturalmente, non intenzionali. Es. starnutisco- ho il raffreddore
2. SEGNALI : motivati naturalmente, usati intenzionalmente. Es. sbadiglio volontario-
sono annoiato
3. ICONE: motivati analogicamente, intenzionali. Riproducono proprietà dell’oggetto
designato. Es. mappe
4. SIMBOLI. Motivati culturalmente, intenzionali. Es. bandiere, colore nero=lutto
5. SEGNI: abitrari, convenzionali ma anche non motivati. Es. comunicazione gestuale,
lingua dei segni
I due fattori che si modificano gradualmente nel passaggio dall’1 al 5 sono:
1. Motivazione: va diminuendo, divenendo sempre più convenzionale
2. Specificità culturale: mentre gli indici sono di valore universale, uguali per tutte le
culture e in ogni tempo, i simboli e ancor più i segni sono dipendenti da ogni singola
tradizione culturale.
I segni linguistici, come la parola “gatto” o la frase “mangio una mela” sono segni prodotti
intenzionalmente per comunicare, essenzialmente arbitrari. Nella comunicazione, c’è dunque
un emittente che produce intenzionalmente un segno per un ricevente. Ciò che mette il
ricevente in grado di interpretare il segno è un codice, l’insieme di corrispondenze tra
l’insieme manifestante dall’emittente e l’insieme manifestato al ricevente. Il codice fornisce
le regole di interpretazione dei segni.

LE PROPRIETA’ DELLA LINGUA


La lingua presenta diverse proprietà.
1. BIPLANITA’
Essa sottintende il fatto che ci siano in un segno due facce, ossia il “qualcosa”, che esprime il
“qualcos’altro”. Al primo possiamo affibbiare il termine significante, cioè la parte
fisicamente percepibile del segno, quello che cade ai nostri sensi ( la parola “gatto”, nella sua
forma pronunciata o scritta”. La parte che invece non è materialmente percepibile è quella del
significato, ossia l’informazione veicolata dalla faccia percepibile. Il significante è dunque
ogni modificazione fisica a cui sia associabile un significato, un certo stato concettuale o
mentale, vale a dire il contenuto.
In base a queste definizioni, il codice può essere inteso come un insieme di corrispondenze
tra significati e significanti.
2. ARBITRARIETA’
Consiste nel fatto che non c’è alcun legame motivazionale tra il significato e il significante di
un segno. Il significante gatto non ha intrinsecamente nulla che vedere con l’animale felino
vero e proprio: nella natura di un oggetto non c’è nulla che rimandi al suo nome. Questo
concetto non nega i legami tra significante e significato, ma tali legami, che costituiscono un
codice, sono puramente convenzionali. Se i segni linguistici non fossero fondamentalmente
arbitrari, le cose dovrebbero chiamarsi più o meno allo stesso modo in tutte le lingue. Il fatto
che ovviamente non sia così implica che tra la natura di una cosa e la parola che la designa
non c’è alcun rapporto che non sia quello posto dalla convenzione del sistema linguistico.
(arbitrarietà concetto-segno).

Allo stesso modo, se i segni linguistici non fossero arbitrari, parole simili nelle diverse lingue
dovrebbero designare cose o concetti simili, cosa che non avviene. Ad esempio, l’italiano
bello non ha nulla a che vedere con l’inglese bell, ossia campana. (arbitrarietà segno-
concetto).
La questione dell’arbitrarietà è piuttosto complessa e necessita di un’ ulteriore spiegazione,
affidandoci ai quattro tipi diversi di arbitrarietà di Hjelmslev, che possiamo comprendere
solo attraverso il cosiddetto triangolo semiotico, il quale vede 3, e non 2, entità che entrano
in gioco nel funzionamento dei segni linguistici: ai vertici di questo triangolo vediamo:
1. Significante
2. Significato (che media il significante)
3. Referente (elemento della realtà esterna a cui si riferisce il significante).
In questo schema, il rapporto tra significante e referente non è diretto, ma è mediato dal
significato.
Tenendo presente questo schema, possiamo presentare i 4 tipi diversi di arbitrarietà.
a. È arbitrario il rapporto tra segno e referente, ossia non c’è alcun legame naturale tra
un elemento della realtà esterna e il segno a cui questo è eventualmente associato; ad
esempio, tra l’oggetto sedia e il segno sedia.
b. È arbitrario il rapporto tra significante e significato: il significante sedia non ha nulla
a che vedere con il significato “oggetto che serve per sedersi”.
c. È arbitrario il rapporto tra forma (struttura) e sostanza (materia, insieme di cose
identificabili) del significato. Ogni lingua ritaglia, infatti, in un modo che le è proprio,
un certo spazio di significato, distinguendo e rendendo pertinenti una o più unita. Ad
esempio, in italiano bosco/legna/legno sono riconducibili a diversi significati, ma ad
essi corrisponde la parola francese bois, che racchiude i 3 significati a cui fanno
riferimenti le parole italiane citate.
d. È arbitrario il rapporto tra forma e sostanza del significato: ogni lingua organizza
secondo propri criteri la scelta dei suoni pertinenti, distinguendo in una certa maniera
le entità rilevanti della materia fonica. Un esempio di identica sostanza fonica
organizzata in maniera diversa in lingue diverse può essere dato dalla quantità delle
vocali in parole simili.
Al principio dell’arbitrarietà radicale dei segni linguistici esistono alcune eccezioni. Vi sono
dei segni linguistici che appaiono almeno parzialmente motivati. Questo è il caso delle
onomatopee, che riproducono o richiamano nel loro significante caratteri fisici di ciò che
viene designato. Tali parole imitano nella loro sostanza di significante il suono o il rumore
che designano, presentando, dunque, un aspetto nettamente iconico. Va tuttavia notato che
anche le onomatopee possiedono un certo grado di integrazione nella convenzionalità e una
loro specificità che le rende almeno in parte diverse da lingua a lingua, nonostante il referente
rimanga identico.
Più strettamente iconici sembrano invece i cosiddetti “ideofoni”, ossia espressioni imitative
che designano fenomeni naturali o azioni, frequentemente usate nei fumetti, anche se è
dubbio che essi appartengano effettivamente al lessico della lingua italiana.
Dunque, sulla presenza di caratteri icinoici nel linguaggio verbale umano hanno comune
posto l’accento diversi e nuovi concetti che tendono a ridurre l’importanza assoluta
dell’arbitrarietà, notando come anche nella grammatica delle lingue esistano meccanismi
chiaramente iconici, dunque non arbitrali.
si è quindi sostenuto che questo fatto obbedirebbe ad un principio di iconismo: ad esempio,
l’idea di pluralità, che implica più cose, sarebbe evocata o riprodotta nella lingua dal fatto che
la forma plurale contiene più materiale fonico. La lingua riprodurrebbe, quindi, la realtà con i
suoi mezzi propri. È il caso dell’inglese child/children e del francese, scritto, enfant/enfants.
Si noti, tuttavia, come ciò non accade in italiano, in cui avviene un’alternanza di desinenze
nella forma bambino/bambini.
Un’altra prospettiva che tende a vedere nei segni linguistici più motivazione di quanto
solitamente si creda è quella che sostiene l’importanza del monolinguismo, affermando che
certi suoni avrebbero per la loro stessa natura associati a sé determinati significati. Ad
esempio, il suono della i , vocale chiusa e fonicamente piccola, sarebbe connesso con ‘cose’
piccole, tra cui piccino e little. Affermazioni del genere conoscono tuttavia contro esempi con
le parole massiccio e big.
In conclusione, nonostante esistano eccezioni, per lo meno parziali, al principio
dell’arbitrarietà totale della lingua, esse non sono così cruciali da mettere veramente in crisi
lo statuto dell’arbitrarietà come una delle proprietà più importanti del linguaggio verbale
umano.
3.DOPPIA ARTICOLAZIONE
È una proprietà molto importante del linguaggio verbale umano e che consiste nel fatto che il
significante di un segno linguistico è articolato a due livelli nettamente diversi.
 PRIMA ARTICOLAZIONE: A un primo livello, il significante di un segno
linguistico è organizzato e scomponibile in unità che sono ancora portatrici di
significato e che vengono riutilizzate per formare altri segni. Es. gatt-o .
Tali pezzi o elementi costituiscono le cosiddette unità minime di prima articolazione e
non sono ulteriormente scomponibili in elementi più piccoli.
Ogni segno linguistico è in linea di principio analizzabile, scomponibile in unità
minime di prima articolazione. Esse sono chiamate morfemi e costituiscono i segni
più piccoli.
 SECONDA ARTICOLAZIONE: a questo secondo livello, le unità minime di I art
sono scomponibili in unità più piccole che, a differenza delle prime, non sono più
portatrici di significato autonomo e che, combinandosi insieme in successione, danno
luogo alle entità di prima articolazione. Tali elementi, chiamati fonemi, costituiscono
le unità minime di seconda articolazione. Ogni segno linguistico è analizzabile,
scomponibile in unità minime di seconda articolazione.
La doppia articolazione costituisce una vera e propria cardine del linguaggio verbale
umano, secondo cui si sviluppa tutta la sua struttura generale. Essa consente alla
lingua una grande economicità di funzionamento: con un numero limitato di unità di
seconda articolazione si può costruire un numero illimitato di unità dotate di
significato.
Di conseguenza, è anche molto importante nella strutturazione della lingua il
principio di combinatori età: la lingua funziona combinando unità minori prive di
significato per formare un numero indefinito di unità maggiori (segni) che permette
alla lingua la produttività illimitata.

4. TRASPONIBILITA’ DI MEZZO
Il significante dei segni linguistici, oltre ad essere doppiamente articolato, possiede un’altra
proprietà molto importante, ossia può essere trasmesso sia attraverso il mezzo aria , il canale
fonico acustico sottoforma di sequenza di suoni prodotti dall’apparato fonatorio, sia
attraverso il mezzo luce, il canale visivo-grafico, sottoforma di segni tracciati su un supporto.
A tale proprietà si dà il nome di trasponibilità di mezzo.
Anche se i segni linguistici possono essere trasmessi o oralmente o graficamente, il canale
orale è prioritario rispetto a quello visivo: esso appare, per varie ragioni, il canale primario.
Difatti spesso si dice che una delle proprietà del linguaggio verbale è la fonicità.
Il parlato è anzitutto prioritario antropologicamente rispetto allo scritto; tutte le lingue che
hanno una forma e un uso scritti sono (o sono state) anche parlate, mentre non tutte le lingue
parlate hanno (almeno ancora) un uso e una forma scritti, come accade in molte lingue
africane e dell’Oceania.
Inoltre, l’importanza che risulta avere oggi per noi la scrittura è di data piuttosto recente,
nello sviluppo storico dell’umanità. Ancora, il parlato ha anche nelle nostre culture moderne
una netta prevalenza statistica: nella vita quotidiana normalmente noi parliamo molto di più
di quanto scriviamo.
La lingua parlata è impiegata in una gamma più ampia e differenziata di usi e funzioni che
non la lingua scritta.
C’è una priorità ontogenetica: ogni individuo umano impara, per via naturale e spontanea,
prima a parlare, poi a scrivere.
Abbiamo anche una priorità filogenetica: nella storia della nostra specie, la scrittura si è
sviluppata certamente molto tempo dopo il parlare. Il primo tipo di scrittura ideato è quello
cuneiforme dei Sumeri, ideato nel 3500 a.C. circa. La scrittura alfabetica, quella che darà
luogo al nostro alfabeto attuale, nasce probabilmente presso i Fenici attorno al 1300 a.C.
Dalla scrittura fenicia derivano nel corso del primo millennio a.C. l’alfabeto ebraico, quello
aramaico e l’alfabeto greco, da cui evolveranno l’alfabeto cirillico e quello latino.
SISTEMI DI SCRITTURA
Distinguiamo anzitutto sistemi semasiografici (ad esempio, le pittografie) e sistemi
glottografici, i quali si suddividono ulteriormente in non fonetici e fonetici.
I non fonetici non hanno, se non parzialmente, basi fonetiche e fanno riferimento a unità di
significato e non di significante e , più nello specifico, a unità minime di prima articolazione,
ossia i morfemi.
I fonetici rappresentano invece i suoni del linguaggio, facendo quindi riferimento a unità di
seconda articolazione; più in particolare, si richiamano all’inventario fonematico di una
lingua.
Qualunque sistema, di tipo logografico o fonografico, potrà poi fornire una rappresentazione
più o meno completa di tutte le unità rilevanti per la propria lingua di riferimento.
Logografia: ogni carattere sta per un morfema. Sono sistemi di scrittura con componenti
logografi che, tipo il cinese, che ha più del 90% dei cararatteri che combina la
rappresentazione di significati e di suoni.
Sillabografia: ogni carattere sta per una sillaba. Ogni carattere rappresenta una combinazione
di fonemi diversa, quindi una sillaba diversa. Un sistema di scrittura con componenti sillabo
grafiche è il giapponese, che usa un sistema di scrittura misto, che comprende logogrammi
cinesi e sillabogrammi.
Abjad: ogni carattere sta per una consonante. È un sistema di scrittura che tendenzialmente
non segna le vocali, anche se molti sistemi di questo tipo si sono dotati nel corso del tempo di
segni di vocalizzazione, come l’arabo.
Alfabeto: ogni carattere sta per una consonante o per una vocale. Sono notate
obbligatoriamente entrambe. Il primo alfabeto della storia è stato quello greco, da cui
discendono quello cirillico e quello latino.
Grafia dei tratti: ogni carattere rappresenta una certa conformazione articolato ria e sta per il
fono o i foni prodotti da tale conformazione, come il coreano hangul.

Le origini del linguaggio sono molto più antiche del sistema di scrittura. A prescindere dalle
diverse ipotesi, tutto porta in paleontologia a far risalire molto indietro lungo l’albero
genealogico degli ominidi l’origine del linguaggio verbale, sotto forma parlata. È ipotizzabile
infatti che qualche forma embrionale di comunicazione orale con segni linguistici fosse già
presente nell’homo habilis e homo erectus. Sembra infatti che nel processo evolutivo della
specie umana già presso i nostri lontani progenitori di molte centinaia di migliaia di anni fa
esistessero i prerequisiti biologici necessari per il linguaggio verbale.
il canale fonico-acustico e l’uso parlato della lingua presentano una diversa serie di vantaggi
biologici e funzionali:
1. Possono essere utilizzati in qualsiasi circostanza, purché vi sia presenza d’aria,
consentendo la trasmissione anche in presenza di ostacoli tra mittente e ricevente.
2. Possono essere utilizzati in concomitanza con molte altre prestazioni fisiche e
intellettive;
3. Permettono la localizzazione della fonte di emittenza del messaggio;
4. La ricezione è contemporanea alla produzione del messaggio;
5. L’esecuzione parlata è più rapida di quella scritta;
6. Il messaggio può essere trasmesso simultaneamente a un gruppo di destinatari diversi
e può essere colto in ogni direzione;
7. Il messaggio ha dissolvenza rapida, lascia subito libero il passaggio ad altri messaggi.
Da questo punto di vista, il canale visivo è più efficace, in quanto fa permanre il
messaggio nel tempo e nello spazio;
8. Il parlare è concomitante con la respirazione e ne può essere considerato, entro certi
termini, un sottoprodotto specializzato. Non assolve alcun altro compito fisio-
biologico che quello della comunicazione.
Nelle società moderne, lo scritto ha tuttavia una grande priorità sociale: ha maggiore
importanza, prestigio e utilità ed è lo strumento di trasmissione e fissazione del corpo legale.
La realizzazione parlata e quella scritta dei segni linguistici non sono puramente diretta
rappresentazione l’una dell’altra. Lo scritto nasce come fissazione del parlato, per poi essersi
sviluppato con caratteri ed aspetti propri. Dunque, parlato e scritto non sono semplicemente
la traduzione l’uno dell’altro su supporti fisici diversi: la diversità del mezzo crea in parte dei
caratteri strutturali diversi e irriducibili, che conferiscono sia all’uno che all’altro una certa
quota di peculiarità.

5. LINEARITA’ E DISCRETEZZA
Ulteriore priorità dei segni linguistici è la linearità, ossia il significante viene prodotto, si
realizza e si sviluppa in successione nel tempo e nello spazio. Tale successione lineare è tale
che non possiamo decodificare i segno e capire completamente il messaggio se non dopo che
siano stati attualizzati l’uno dopo l’altro tutti gli elementi che lo costituiscono.
L’ordine in cui si susseguono le parti del segno è inoltre pertinente in maniera fondamentale
per il significato del segno medesimo. (Gianni chiama Maria non è uguale a Maria chiama
Giovanni).
La linearità implica anche la monodimensionalità del segno, poiché il significante si sviluppa
in una sola direzione.
Sempre relativa al significante è la proprietà della discretezza, con cui intendiamo il fatto che
la differenza fra gli elementi della lingua è assoluta, ossia le unità della lingua non
costituiscono una materia, senza limiti netti al proprio interno, ma c’è un confine preciso fra
un elemento e l’altro, che sono distinti e ben separabili l’uno dall’altro.
Una conseguenza interessante della discretezza è che nella lingua non possiamo intensificare
il significante per intensificare anche il significato GATTOOO ha lo stesso significato di
gatto). Nella lingua, insomma, il significato non varia in proporzione al variare del
significante, né viceversa.
6. ONNIPOTENZA SEMANTICA
Essa consiste nel fatto che con la lingua è possibile dare espressione a qualsiasi contenuto e
con essa si può parlare di tutto. Poiché però risulta difficile provare che con la lingua si possa
veramente dire tutto, si preferisce usare il termine plurifunzionalità, come proprietà tipica e
spiccata della lingua, con cui si intende che la lingua permette di adempiere ad una lista
molto ampia di funzioni diverse. Le principali funzioni a cui serve la lingua sono:
- Espressione di pensiero;
- Il trasmettere informazioni
- L’instaurare e il mantenere i rapporti sociali;
- Il manifestare i propri sentimenti;
- Il risolvere problemi;
- Il creare mondi possibili.
A questo punto occorre fare riferimento ad un modelli di classificazione molto noto in
linguistica, quello di Jakobson, che identifica 6 funzioni sulla base di un modello generale
dell’evento comunicativo. L’instaurarsi della comunicazione implica la presenza di 6 fattori,
a ciascuna delle quali può fare rifeimento una funzione.
Ogni funzione sarebbe incentrata su uno dei sei fattori, che costituisce anche il criterio di
riconoscimento della funzione:
- MESSAGGIO CHE ESPRIME SENSAZIONI: funzione emotiva (emittente)
- MESSAGGIO CHE SPECIFICA ASPETTI DEL CODICE: funzione
metalinguistica (codice).
- MESSAGGIO CHE FORNISCE INFO. SULLA REALTA’ ESTERNA: FUNZIONE
CONATIVA (ricevente)
- MESSAGGIO CHE SOTTOLINEA IL CANALE DI COMUICAZIONE: funzione
fatica (canale)
- MESSAGGIO CHE ESPLICITA E SFRUTTA LE POTENZIALITA’ INSITE NEL
LINGUAGGIO STESSO: funzione poetica (messaggio)

Possiamo osservare un importante corollario dell’onnipotenza della lingua, ossia che con la
lingua si può parlare della lingua stessa, ossia la lingua si può usare come metalingua. A tale
proprietà viene spesso dato il nome di riflessività.
La riflessività è fortemente caratterizzante del linguaggio verbale umano: non sembra che
esistano altri codici di comunicazione che consentano di formulare messaggi su se stessi.

7. PRODUTTIVITA’ E RICORSIVITA’
Con produttività su intende al fatto che con la lingua è sempre possibile creare nuovi
messaggi, mai prodotti prima, e parlare di cose nuove e nuove esperienze o anche di cose
inesistenti. Più precisamente, con la lingua è possibile produrre messaggi sempre nuovi,
ma è anche possibile associare messaggi già usati a situazioni nuove, non prodottesi
prima.
La produttività è resa possibile anzitutto dalla doppia articolazione, che permette una
combinatorietà illimitata di unità più piccole. La produttività prende la forma di quella
che è stata chiamata creatività regolare, ossia una produttività infinita basata su un
numero limitato di principi e regole.
Abbiamo poi la ricorsività, che significa che uno stesso procedimento è riapplicabile un
numero illimitato di volte, se sono date le condizioni strutturali in cui questo si applica.
Tale applicazione è in teoria illimitata: il limite fa sì che effettivmente non si costruiscano
parole o frasi al di là di un certo grado di lunghezza e complessità. Oltre un certo grado di
lunghezza e complessità, il segno non sarebbe più economicamente maneggiabile,
provocherebbe grossi problemi nella memorizzazione, elaborazione e processazione del
messaggio.

8. DISTANZIAMENTO E LIBERTA’ DA STIMOLI


Un’altra proprietà del linguaggio verbale umano è appunto quella del distanziamento,
proprietà di notevole importanza, soprattutto in rapporto alla differenza tra il linguaggio
umano e i sistemi di comunicazione animali. Infatti, con distanziamento intendiamo la
possibilità della lingua di poter formulare messaggi relativi a cose lontane, distanti nel tempo
nello spazio o ad entrambi.
Il distanziamento consiste essenzialmente nella possibilità di parlare di un’esperienza in
assenza di tale esperienza. Con questo, la nozione di distanziamento coincide
fondamentalmente con un altro aspetto, ossia quello della libertà di stimoli, che consiste nel
fatto che i segni linguistici rimandano ad un’elaborazione concettuale della realtà esterna e
non solo degli stati dell’intermittente. In questo senso, diciamo che la lingua è indipendente
dalla situazione immediata.
Anche la libertà da stimoli è un criterio importante che distingue il linguaggio umano da
quello degli animali. Nell’emissione di messaggi nel linguaggio verbale umano non c’è alcun
aspetto deterministico, proprio della comunicazione animale.

9. TRASMISSIBILITA’ CULTURALE
Dal punto di vista antropologico, ogni lingua è trasmessa per tradizione all’interno di una
società e cultura. Le convenzioni che costituiscono il codice di una determinata lingua e il suo
patrimonio lessicale passano da una generazione all’altra per insegnamento spontaneo, non
per trasmissione genetica. Ogni essere umano impara e conosce almeno una lingua, e può
apprenderne sempre per trasmissione un’altra o più altre. Noi impariamo la lingua che è
propria dell’ambiente in cui cresciamo.
Questo, tuttavia, non vuol dire che il linguaggio verbale umano sia un fatto unicamente
culturale. In esso vi è infatti una componente culturale-ambientale e innata, che fornisce
proprio la facoltà di linguaggio.
L’interazione fra componente culturale e quella innata fa sì che abbia un ruolo particolare nel
processo, molto complesso, di acquisizione della lingua fa riferimento anche al periodo della
prepubertà linguistica, un’età particolarmente consigliata per imparare un’altra lingua.
10. COMPLESSITA’ SINTATTICA
Consiste nel fatto che i messaggi linguistici, a differenza dei messaggi in altri codici naturali,
possono presentare un alto grado di elaborazione strutturale, con una ricca gerarchia di
rapporti di concatenazione che danno luogo ad una fitta trama plurima, percepibile nella
sintassi del messaggio.
Fra gli aspetti che hanno rilevanza nella trama sintattica ci sono:
a. L’ordine degli elementi contigui
b. Le dipendenze
c. Le incassature
d. La ricorsività
e. La presenza di parti del messaggio che danno informazioni sulla strutturazione
sintattica (e, ma, perché…)
f. La possibilità di discontinuità nella strutturazione sintattica. Le costruzioni
ammesse dalla lingua possono ammettere che elementi o parti strettamente dal punto
di vista semantico e sintattico non siano linearmente adiacenti, come nel caso del
tedesco o del latino.

11. EQUIVOCITA’
Diciamo che la lingua ,in quanto codice, cioè insieme di corrispondenze e di regole che
associano significanti fonico-acustici e significati concettuali, è un codice tipicamente
univoco, ossia un codice che pone corrispondenze plurivoche tra gli elementi di una lista e
quelli della lista associata. La lingua pone corrispondenze doppiamente plurivoche tra la lista
dei significanti e la lista dei significati, per cui a un unico significante possono infatti
corrispondere più significati (esempio è la parola carica).
L’equivocità è quindi una proprietà importante della lingua, che non costituisce un difetto,
bensì un vantaggio: contribuisce a consentire l’eccezionale flessibilità dello strumento
linguistico e la sua adattabilità ad esprimere contenuti ed esperienze nuove.

12. LINGUA: SOLO UMANA?


E’ largamente prevalente la considerazione che la facoltà verbale do esprimersi attraverso
sistemi comunicativi quali le lingue sia specifica dell’uomo e che sia maturata come tale nel
corso dell’evoluzione. Nello specifico, solo l’uomo possiede le precondizioni anatomiche e
neurofisiologiche necessarie per l’elaborazione mentale e fisica del linguaggio verbale, vale a
dire:
1. Adeguato volume del cervello: consente la memorizzazione, l’elaborazione e la
processazione di un sistema neurologicamente e cognitivamente complesso come il
linguaggio
2. Conformazione del canale fonatorio ‘a due canne’: consente, in compresenza delle
corde vocali, le sottili distinzioni articolatorie e sfumature nella produzione fonica
necessarie per la comunicazione orale.
In nessuno, tra i vari sistemi di comunicazione animale, si sono riscontrate tutte o anche solo
una gran parte delle proprietà che ritroviamo nella lingua.
È possibile, date queste varie nozioni, confermare la teoria di Chomsky, il più noto linguista
contemporaneo, secondo cui il linguaggio è una capacità innata ed esclusiva della specie
umana.
Tale prospettiva appare confortata dagli studi recenti sui rapporti tra biologia e linguistica.
E’ stato dimostrato come nell’esecuzione di compiti verbali concernenti la morfologia e la
sintassi vengano attivate aree specifiche della corteccia cerebrale. È noto da tempo che, nella
localizzazione delle diverse funzioni, principalmente nell’uno o nell’altro emisfero cerebrale
(divisione definita lateralizazione del cervello), particolarmente coinvolta è l’area di Broca.
Molti sono concordi nell’affermare che i caratteri salienti del linguaggio verbale umano non
siano semplicemente il frutto di adattamenti, ma rappresentino una sorta di
transadattamento, iniziando a svolgere una funzione diversa rispetto a quella che aveva
precedentemente.

In base a quanto abbiamo detto, possiamo definire la LINGUA come un codice che
organizza un sistema di segni dal significante fonico-acustico fondamentalmente
arbitrari ad ogni loro livello e doppiamente articolati, capaci di esprimere ogni
esperienza esprimibile, posseduti come conoscenza interiorizzata che permette di
produrre infinite frasi a partire da un numero finito di elementi.

PRINCIPI GENERALI PER L’ANALISI DELLA LINGUA


1. DISTINZIONE TRA SINCRONIA E DIACRONIA
Questi due termini vengono utilizzati per indicare due diverse condizioni con le quali si può
guardare alle lingue e ai fatti linguistici in relazioni all’asse del tempo.
DIACRONIA: la considerazione delle lingue lungo lo sviluppo temporale, nella loro
evoluzione storica.
SINCRONIA: la considerazione delle lingue guardando a come esse si presentano in un
determinato momento agli occhi e all’esperienza dell’osservatore, nel loro stato presente.
L’etimologia di una parola, ossia, trovare la parola normalmente in un’altra lingua
precedentemente esistente da cui essa deriva è un’operazione tipicamente di linguistica
diacronica; descrivere il significato che hanno oggi le parole in italiano o studiarne la
struttura sintattica sono operazioni tipicamente sincroniche.
Nei fatti linguistici concreti è impossibile separare la dimensione sincronica da quella
cronica: un qualunque elemento della lingua in un certo momento è quello che è sia in
rapporto alle relazioni che intrattiene con gli altri, sia in rapporto alla sua storia precedente.
La distinzione tra considerazione diacronica e sincronica è comunque uno dei fondamenti
metodologici principali con cui ci si accosta alla lingua.
2. LANGUE E PAROLE
Questa distinzione fa principalmente riferimento al sistema astratto e sistema concreto,
distinzione che viene espresso tramite diverse terminologie:
- langue e parole
- sistema e uso
- Competenza ed esecuzione.
Con il primo della coppia di termini si intende all’incirca l’insieme di conoscenze mentali, di
regole interiorizzate insite nel codice lingua, che costituiscono la nostra capacità di produrre
messaggi in una certa lingua. Con il secondo termine, invece, si intende l’atto linguistico
individuale , la realizzazione concreta di un messaggio verbale in una certa lingua.
Allora, diciamo in sintesi che la lingua come sistema si manifesta nell’esperienza fattuale
sotto forma di atti di parole. In linea di principio, ciò che interessa al linguista è la langue: per
studiare e svelare la langue, tuttavia, il linguista deve partire dalle parole, che gli fornisce i
dati osservabili da cui eventualmente ricavare le leggi del sistema.
Porre al centro dell’attenzione del linguista la langue significa porre l’astrazione e
l’idealizzazione come momento necessario dell’analisi scientifica sulla lingua.

3. PARADIGMATICO E SINTAGMATICO
Tale distinzione è altrettanto importante, in quanto dà luogo alla diversa distribuzione degli
elementi della lingua, permettendo di riconoscere le classi di elementi che condividono le
stesse proprietà distribuzionali all’interno delle frasi, in opposizione a quelli che hanno
distribuzione diversa.
E’ una distinzione che riguarda un duplice instaurarsi di rapporti nel funzionamento del
sistema linguistico e nella produzione di messaggi verbali.
Ogni attuazione di un elemento del sistema di segni in una certa posizione nel messaggio
implica una scelta in un paradigma di elementi selezionabili in quella posizione: l’elemento
che compare effettivamente esclude tutti gli altri elementi che potrebbero comparire nella
medesima posizione.
All’interno dello schema che esplica tale principio, l’asse paradigmatico riguarda le relazioni
a livello del sistema, mentre l’asse sintagmatico riguarda le relazioni a livello delle strutture
che realizzano le potenzialità del sistema.
La dimensione paradigmatica fornisce i “serbatoi” da cui attingere le singole unità
linguistiche, mentre la dimensione sintagmatica assicura che le combinazioni di unità siano
formate in base alle restrizioni adeguate per ogni lingua.

4. LIVELLI D’ANALISI
Fondamentalmente, esistono nella lingua 4 livelli di analisi, stabiliti in base alle due proprietà
della biplanarità e della doppia articolazione, che identifiano 3 stati diversi del segno
linguistico:
 Lo strato del significante come significante, a cui fanno riferimento fonetica e
fonologia.
 Lo strato del significante come portatore di significato, a cui fanno riferimento la
morfologia e la sintassi.
 Lo strato del significato, a cui fa riferimento la semantica.
Vi sono due sottolivelli secondari, ossia la grafematica e la pragmatica.
Di questi livelli di analisi la fonetica/fonologia e la semantica rappresentano i livelli più
esterni, in quanto sono le interfacce del sistema linguistico con la realtà esterna.
Morfologia e sintassi rappresentano invece i livelli interni, in cui il sistema si organizza
secondo i principi che governano la facoltà di linguaggio in quanto competenza specifica
dell’uomo.