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Con questa espressione disegniamo il longevo periodo della storia britannica del regno della Regina Vittoria (1837-

1901). Un periodo che per certi aspetti risulta essere contraddittorio, remota sotto molti aspetti, per altri si proietta verso
l’attualità.
Eppure, immediatamente alla fine di questo periodo, essa verrà fortemente ridimensionata dagli autori inglesi modernisti,
che denunceranno la sua ipocrisia e il conformismo dei ceti dirigenti, oltre che la progressiva volgarizzazione della
cultura gettata in pasto alle masse semi illetterate.
L’Orlando di Virginia Woolf rappresenterà questo periodo come profondamente tetro, buio e sterile dal punto di vista
spirituale, opprimente soprattutto per le donne.
Anche le figure intellettuali che attraverseranno questo periodo sono ideologicamente piuttosto contraddittorie. Da
Charles Dickens a Karl Marx, dai primi ministri Gladstone e Disraeli agli intellettuali sovversivi come Oscar Wilde.
Eppure, i protagonisti per eccellenza di questo periodo rimangono le masse proletariato degli opifici e relegate in
quartieri squallidi (slums) delle grandi città industriali.
È infatti in corso il processo della II rivoluzione industriale, che si rivelerà essere lento ma anche altamente traumatico
e si tradurrà in una serie di fenomeni e di mutamenti socio economici di enorme portata , per cui la massa che popola
l’universo rurale si mette in cammino verso le grandi città. Il processo di industrializzazione comporta la progressiva
espansione della produzione tessile, metallurgica e del carbone, mentre si affermano nuovi settori industriali stimolati
dalle conquiste della tecnologia e da una massiccia politica di investimenti

La rivoluzione industriale aumenterà la popolazione ma anche la mortalità infantile e porterà alla nascita di un nuovo
ceto, il proletariato. D’altra parte, la nobiltà terriera cede sempre più il posto alla borghesia mercantile ed
imprenditoriale, che stabilisce una collaborazione fruttuosa com la stessa nobiltà, in concomitanza con l’alternarsi dei
governi tory e whig.

La realtà istituzionale di questo periodo è piuttosto complessa.


Sono presenti le tendenze protezionistiche e monopolistiche della borghesia e anche un tentativo portato avanti dal tory
Disraeli di alleanza tra l’aristocrazia e i ceti umili. Sia conservatori che liberali sono favorevoli alla necessità di
estendere il diritto al voto, come dimostra l’emanazione di ben 3 Reform Bills. Emerge anche una fitta rete di misure
legislative mirate al miglioramento delle condizioni dei lavoratori: il sovraffollamento urbano costringe i governi
britannici a intervenire con le LEGGI SUI POVERI, non sempre in grado di migliorare la situazione, come accade per
l'istituzione delle workhouses, a metà tra i penitenziari e gli ospizi , molto spesso istituiti dalle sette religiose e attraverso
lo spirito filantropico borghese.
Tuttavia, rimane irrisolto il problema della emancipazione femminile.
In questi anni si manifesta, inoltre, in modo pressoché minaccioso la protesta dei sostenitori di una nuova carta
costituzionale (Charter), tra i cui principi radicali troviamo il suffragio universale maschile e altri provvedimenti mirati
al miglioramento del diritto al voto. La sua approvazione non viene raggiunta.

Continuano gli sforzi per il raggiungimento di riforme di miglioramento dell’esistenza e lavoratori e della rappresentanza
parlamentare, in particolar maniera, nel corso dell'Ottocento, si rafforzano le organizzazioni sindacali delle Trade
Unions che ottengono pieno riconoscimento nel 1871.
Altro elemento cardine del riformismo degli intellettuali socialisti di questo periodo consiste fu la Fabian Society, che
proponeva di modificare le istituzioni dall’interno e di preparare il terreno per la nascita del Partito Laborista.

La popolazione inglese tende a ringiovanire sempre più. Nel 1851, più di metà della popolazione vive nelle città.
In questo periodo il panorama culturale tiene gli occhi ben aperti davanti a tali trasformazioni sociali, nascerà quello
che Raymond Williams definisce “struttura del sentimento", cioè la percezione e la rappresentazione della realtà di cui si
fanno protagoniste le opere letterarie del tempo, per cui il fenomeno dell’espansione cittadina diviene grande spunto di
riflessione per gli intellettuali vittoriani.
La realtà britannica appare essere piuttosto frammentata. Ad esempio , la Scozia è ancora un territorio piuttosto
marginale, sebbene possegga un’autonomia in diversi settori, soprattutto quello culturale e dell’istruzione. L'Irlanda,
invece, a causa della carestia delle patate, principale elemento di sussistenza della popolazione, perde buona parte della
sua demografia tra morti e migrazioni.

L’ultimo quarto di secolo è caratterizzato da un certo declino, la carta vincente è costituita dal rafforzamento della classe
dirigente e dall’elemento colonialista. Il dominio dell’impero inglese consiste in una vasta porzione di territorio
mondiale , in particolare comprende le Indie e una gran parte dell’Africa, cosicché, all’inizio del Novecento, si delineava
un’entità politica sovranazionale all'insegna dell’Union Jack.

Sebbene gli studiosi propongano diverse periodizzazione dell'epoca vittoriana, vi è una condivisione circa
l'importanza del 1851 (anno dell’Esposizione Universale, in cui vennero presentate le meraviglie della tecnica della
scienza accostate alla bellezza estetica dell’arte) come una sorta di spartiacque.
Questa “seconda" epoca vittoriana è caratterizzata da un significativo risveglio della coscienza del mondo scientifico ad
opera del biologo Charles Darwin e della sua teoria circa l’evoluzione della specie, rivoluzionandone la concezione e
capovolgendo quella biblica e provvidenziale.
Questa idea, inoltre, che inizialmente suscitò uno scandalo incredibile, fu travasata, in ambito filosofico, all’interno del
filone profondamente ottimista del Positivismo tramite la figura di Spencer, che pose la dottrina di Darwin alla base
dell'establishment britannico, riuscito a porsi come realtà altamente all'avanguardia a discapito delle restanti europee.
Ricordiamo, inoltre, che la stessa teoria fu utilizzata come pretesto per giustificare, alla fine del secolo, il predominio
dell’uomo bianco sulle altre razze.

Il 1870 consiste in un ulteriore spartiacque tra il medio e il tardo periodo vittoriano, in quanto è l’anno della guerra
francoprussiana, dunque l’Inghilterra deve confrontarsi anche con una nuova realtà europea in espansione, l'Impero
Prussiano.
È il periodo che vede, inoltre, l'approvazione della Education Act, che diffonde in maniera capillare l’istruzione
elementare accelerando l’alfabetizzazione della massa; questo processo incoraggia anche la diffusione della letteratura di
evasione, di cui ricordiamo l'opera di Harriet Stowe, Uncle Tom's Cabin.

Inoltre, con gli anni ’70 si accentua la diffusione dei periodici, presenza vitale di tutto il periodo vittoriano il cui impatto
è sempre più massiccio in questo momento, quando viene abolita la Stamp Tax.
Titoli che vale la pena ricordare sono The Times e News of the world, eredi degli almanacchi settecenteschi e precursori
dei classici tabloid inglesi novecenteschi. Altri titoli degni di nota sono il Daily Telegraph, il Daily Mail e il Daily
Express.
C’è da dire che in questo periodo Londra diviene la capitale della stampa, che perciò limita la diffusione della stampa
inerenti a notizie del mondo rurale. Essa si preoccupa di diffondere le grandiose imprese coloniali e invita a partecipare
ai fasti della monarchia e dell’aristocrazia.

La diffusione del movimento decadente alla fine del secolo è lo specchio del declino del tempo vittoriano, momento in
cui si fa nuovamente strada il problema irlandese.
È il momento in cui, accanto alle Trade Union, comincia a farsi sentire “l’esercito di donne" in marcia, in modo tanto
reale quanto metaforico, verso i posti di lavoro.
 Working Class: queste donne sfruttate nella totale assenza di servizi assistenziali, chiedono paghe uguali agli
uomini
 Middle class. Queste donne rinnegano la visione generale della donna come “nullafacente".
La situazione inizia a mutare con i Married Women's Property Acts del 1870, che consentono alla donna coniugata di
conservare i propri guadagni.
Il fronte delle new women diviene, negli anni Novanta, oggetto di scherno e di parodia, provocando forti reazioni
antifemministe anche da parte delle donne.
Ecco che in questo periodo il vecchio e il nuovo coesistono e si scontrano.