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APPUNTI DI LETTERATURA STORIA - Alberto Vipraio Tiberi - 3a T serale 2012/13

Alberto Vipraio Tiberi


Classe 3 T L. B. Alberti

Let umanistica
Storia
La Societ
Economia
Strutture Politiche dellItalia del 400
Riscoperta dellantichit classica
LInvenzione della stampa
Le Esplorazioni geografiche e la conquista dellAmerica
La Riforma Protestante
Il Concilio di Trento
Cultura
Centri di produzione e diffusione della cultura
Lorenzo dei Medici
Poliziano e Boiardo (poema Epico-Cavalleresco)
Leonardo
Rinascimento
Storia e questione della lingua (Pietro Bembo)
Ludovico Ariosto e lOrlando Furioso
Macchiavelli e il suo pensiero politico
Torquato Tasso
Tra Eresia e Utopia
Percorso artistico del Rinascimento

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L'ETA' UMANISTICO-RINASCIMENTALE
Nel corso del 1400 si verifica una vera e propria svolta con mutamenti nella visione del mondo e nelle espressioni letterarie ed
artistiche.
Ha inizio un'et nuova, che nella tradizionale ripartizione storica viene indicata come Rinascimento, e l'Italia ha un ruolo fondamentale in
questa svolta.
Come per ogni periodizzazione, bisogna stare attenti a non contrapporre in maniera troppo semplicistica Medioevo e Rinascimento.
Oltre al grande e dibattuto problema della distinzione tra Medioevo e Rinascimento, esiste anche un problema di periodizzazione
riguardante il Rinascimento stesso.
Si distinguono solitamente la fase dell'Umanesimo (che coincide circa con il 1400 ed l'epoca della rinascita dell'interesse per i classici)
e quella del RINASCIMENTO vero e proprio (che occupa i primi decenni del 1500) che l'et del consolidamento della visione del
mondo dell'Umanesimo e delle opere migliori di questa et.
Anche qui non si pu facilmente distinguere i due periodi (se non per motivazioni didattiche di facilitazione dello studio), dal momento
che entrambi i periodi fanno parte di un movimento culturale fortemente omogeneo; la distinzione comunque giustificata dal verificarsi
di eventi storici epocali:

la grande crisi e la perdita dell'indipendenza da parte degli stati italiani (abbiamo detto che l'Italia ha un ruolo fondamentale
nella nascita e nella diffusione del Rinascimento);

le scoperte geografiche con le loro conseguenze economiche e sociali: lo spostamento dell'asse dei commerci marittimi dal
Mediterraneo all'Atlantico;

la diffusione delle armi da fuoco, anche qui con le conseguenze inerenti;

la diffusione della stampa;

la Riforma Protestante.
STRUTTURE POLITICHE
Si detto come sin dalla fine del Duecento si affermasse in varie citt italiane una nuova forma di governo: la Signoria.
I conflitti tra le fazioni erano divenuti talmente aspri che le istituzioni comunali ne risultarono indebolite e ci aveva consentito a singoli
individui e famiglie di prendere il potere. In altri casi proprio il bisogno di pace aveva indotto i cittadini a consegnare il potere nelle mani
di un signore che riportasse la pace in citt.
Nel corso del Trecento e del Quattrocento le signorie si consolidano e il potere si trasmette ereditariamente di padre in figlio (a meno
che non venga abbattuta, per mettere al potere un'altra famiglia: ad esempio Francesco Sforza assume il potere sottraendolo ai signori
precedenti, i Visconti).
Una eccezione costituita da Firenze, che continua ancora nei primi decenni del Quattrocento a reggersi secondo gli Statuti Comunali,
ma anch'essa nel 1435 passa sotto la signoria di Cosimo De' Medici.
Attorno al signore si crea una corte, di cui fa parte non solo il personale politico che si occupa dell'amministrazione dello stato, ma
anche una serie di intellettuali ed artisti. il cosiddetto fenomeno del Mecenatismo (cos chiamato da Mecenate, il ministro di Augusto
che proteggeva i letterati e si occupava della politica culturale dell'impero) che uno dei fenomeni pi caratteristici del Rinascimento.
Ci comporta una trasformazione dell'intellettuale.
Se infatti si eccettua ancora una volta Firenze, dove come abbiamo detto sopravvive ancora per poco la figura dell'intellettuale cittadino,
che si sostiene con le sue attivit professionali (non di letterato) e si occupa della vita politica della citt si pensi al pi famoso di tutti,
Niccol Machiavelli.
Domina soprattutto l'intellettuale cortigiano, che si colloca nell'ambiente di corte che diventa il suo mondo, l'ambiente che gli permettere
di condurre la vita di letterato e vale anche l'altra alternativa (per coloro che non vogliono entrare alle dipendenze dei principi) della
condizione clericale e che pu implicare vari gradi di impegno, dai voti minori (che prevedevano l'obbligo del celibato) alla vera e propria
carriera ecclesiastica.
Ricordiamo i centri pi importanti:

Ferrara con gli Estensi

Urbino con i Montefeltro

Mantova con i Gonzaga

Milano sotto i Visconti prima e gli Sforza poi.


Tra tutti questi stati, nella prima met del secolo, vi sono guerre feroci. Con la Pace di Lodi del 1454 ha inizio invece un lungo periodo di
pace che dura per mezzo secolo (sino al 1494) . Si stabilisce quindi tra gli stati italiani un equilibrio che permetter lo sviluppo delle arti
che caratterizza il Rinascimento.
Ma proprio questa situazione determiner la debolezza dell'Italia, che rimarr frammentata politicamente e non vedr nascere entit
statali forti come in Francia o in Spagna e questo porter poi alla perdita della sua indipendenza.
ECONOMIA E SOCIET
Il dato pi caratteristico dell'economia di questo periodo una riconversione degli investimenti in attivit agricole, un ritorno alla terra.
Molte famiglie di estrazione mercantile preferirono investire i loro capitali nell'acquisto di propriet terriere, perch l'agricoltura
presentava meno rischi delle imprese mercantili.
Inoltre tutta questa ricchezza permetteva a questa piccola elite di spendere cifre enormi in beni di lusso oppure nella costruzione di
splendidi palazzi e ville.
Si diffonde uno stile di vita che volto all'Edonismo, alla ricerca del piacere, della gioia di vivere e del lusso.
E tutto ci trova conferma nell'esaltazione (tutta laica) della vita terrena che caratterizza questo periodo.
Spesso poi in queste sontuose ville e regge venivano accolti gli intellettuali cortigiani di cui abbiamo detto (del resto tipico di queste corti
la festa, che esprime lo stile di vita di questi privilegiati e che veniva preparata con allestimenti scenici assai fastosi dagli intellettuali
del tempo si pensi ad Ariosto).
CENTRI DI PRODUZIONE DELLA CULTURA
Oltre alla corte, una istituzione nuova, tipica del Quattrocento, l'Accademia. Per gli Umanisti, la cultura non soggetta ad auctoritas
ma nasce dal dialogo tra persone colte e raffinate, nasce dallo scambio di idee proprio come nelle scuole filosofiche dell'antica Grecia,
in particolare l'Accademia di Platone, e proprio da questa antica istituzione traggono il nome questi nuovi centri di produzione della

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cultura, le Accademie appunto.


Questi sono luoghi dove i dotti si incontrano tra di loro per discutere e scambiarsi idee. Le loro riunioni sono spesso ospitate nei palazzi
o nelle ville dei mecenati di cui si detto o presso le corti stesse. Sono comunque un luogo di libera discussione della cultura, mentre
nei secoli successivi cambieranno profondamente fisionomia: non saranno pi liberi luoghi di incontro ma istituzioni ufficiali,
strettamente regolate dal potere, cui si accedeva solo per nomina.
Un'altra istituzione nuova sono le Scuole Umanistiche, nuove in un duplice senso: non solo per il metodo, che guardava allo studente
non come un contenitore da riempire con nozioni ma di cui far emergere a pieno le potenzialit ma anche come luoghi in cui i docenti e
gli studenti facevano vita in comune: elemento che rimasto nei college inglesi. Con la diffusione della stampa, poi, alla fine del secolo,
nasce ancora un altro centro: la bottega dello stampatore, in cui si radunano gli intellettuali (per la stampa delle loro opere) e che quindi
diviene luogo di scambio culturale.
Nel Rinascimento la grande richiesta distruzione e di cultura ebbe come conseguenza laumento della circolazione di libri. Ci fu la
nascita di negozi artigiani dove i copisti trascrivevano i testi e in questo modo si svilupp un vero settore librario delleconomia.
LA STAMPA
Ma la vera svolta si ebbe con linvenzione della stampa a
caratteri mobili. Questinvenzione fu realizzata in Germania
nella citt di Mayence grazie a Gutenberg.
Gutenberg utilizz dei piccoli cubi prima in legno poi in metallo,
sui quali era scolpita in rilievo una lettera dellalfabeto. Verso il
1455 Gutenberg stamp il primo libro intero: la Bibbia.
Con linvenzione della stampa i tempi si erano notevolmente
ridotti in rapporto alla trascrizione a mano, ma si erano anche
ridotti i costi della realizzazione di un libro.
Linvenzione di Gutenberg ebbe una rapida diffusione. Nel
1464 nelle differenti citt tedesche esistevano delle fabbriche
di stampa. Nel 1466 i primi libri furono stampati a Roma e
Venezia, nel 1470 a Parigi, nel 1483 a Londra. Si ricordi a
Venezia la bottega del pi famoso stampatore del periodo,
Aldo Manuzio, uomo colto che divenne ispiratore di una vera e propria accademia: l'Accademia Aldina.
Fino al 1500 i pi importanti centri di stampa si trovavano a Venezia. In seguito il primato pass a Parigi e successivamente ad
Anversa. Circa la met dei libri stampati erano a carattere religioso. Ma successivamente uno spazio fu occupato dalle opere degli
Umanisti. Gli stampatori non erano dei semplici uomini daffari che avevano come solo obbiettivo il guadagno, si trattava di uomini
sapienti che resero le loro botteghe dei centri di riunione culturale.
Tra i centri di cultura cominciano ad assumere peso le biblioteche.
Esistevano gi in precedenza grandi biblioteche di conventi e vescovadi, o di signori e di grandi intellettuali (si pensi al Petrarca) ma
erano istituzioni chiuse, non aperte al pubblico.
Ora nascono le biblioteche pubbliche, che non si limitano a conservare il libro ma lo fanno circolare (anche se ancora in una cerchia
ristretta di studiosi).
Ad esempio a Roma apre la Biblioteca Vaticana e a Venezia quella Marciana.
LA VISIONE DEL MONDO, IL MITO DELLA RINASCITA
Tra la fine del Trecento e l'inizio del Quattrocento si diffonde tra gli uomini di cultura italiani il concetto di rinascita della civilt classica
nella letteratura, nel pensiero, nelle arti. L'idea di rinascita presuppone l'idea di una fine di una civilt , quella medievale e infatti
parallelamente a questa nasce il concetto polemico di media etas, et di mezzo di oscurit che si venuta a porre tra l'et classica e
l'et presente (rinascimentale), in quanto la civilt classica non veniva letta e interpretata in maniera corretta ma fraintendendone il
significato attraverso la rilettura cristiana dei classici.
Tale interpretazione negativa del Medioevo scorretta: non fu una civilt inferiore ma diversa.
IL RAPPORTO COI CLASSICI
Innanzi tutto bisogna chiedersi perch per gli Umanisti
era cos importante rifarsi al passato.
Per capirlo occorre rifarsi agli aspetti di fondo
dellUmanesimo-Rinascimento.
Il Medioevo aveva una concezione del mondo
Teocentrica.
Ora invece si afferma una visione Antropocentrica, in cui
l'uomo pone al centro se stesso come protagonista e
costruttore del proprio destino.
Ci ha dirette conseguenze sulla visione dell'uomo. Nel
Medioevo esso era visto come una creatura fragile, che
conduceva un pellegrinaggio terreno verso la vera
patria, che era il cielo. Ora invece si afferma una visione
ottimistica dell'uomo, capace con le sue capacit di
contrastare i colpi della fortuna.
Non viene pi ritenuto valido il contrasto spirito-corpo
ma si afferma una visione equilibrata tra le due
componenti.
Di qui il concetto di Armonia che tipico
dell'Umanesimo, la capacit di dominare gli impulsi
istintuali grazie alla ragione.

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Di qui l'esaltazione del corpo, che appare evidente, ad esempio, nella scultura.
Questa nuova visione laica e terrena non certamente antireligiosa; il fine ultraterreno della vita non viene negato, ma si afferma il
valore della dimensione terrena, anche nella quale l'uomo realizza se stesso.
Di qui l'atteggiamento edonistico che avevamo gi visto in Boccaccio, ad esempio: la ricerca dei piaceri terreni, vissuti senza sensi di
colpa.
Di qui l'atteggiamento naturalistico, cio di considerare la natura in se stessa e non in maniera allegorica come avveniva nel Medioevo.
Gli Umanisti apprezzano cos tanto i classici, perch essi vedono questi stessi valori gi affermati e realizzati nell'et classica.
Gli Umanisti avevano chiara (a differenza dei medievali) la diversit storica dal passato. Per cui, l'imitazione non doveva essere passiva,
semplice ripetizione di moduli espressivi degli antichi, ma attiva, cio attraverso la ripresa dei classici si deve cercare di affermare se
stessi hic et nunc, qui e ora, nella propria et.
Epica antica: Virgilio
Epica moderna: il Poema Cavalleresco, che da Ariosto viene utilizzato per studiare l'uomo del suo tempo.
Non mancheranno, pi avanti, momenti di stanchezza e di involuzione, in cui il rapporto coi classici diventer sempre pi regolato da
norme (desunte dai testi antichi) e quindi poco o per nulla creativo.
LA FILOLOGIA
Il principio di imitazione esige che si conoscano i classici nel modo migliore possibile.

Innanzi tutto dal punto di vista quantitativo. Nel Medioevo si leggevano i classici ma non si sentiva il bisogno di andare oltre il
canone degli autori pi importanti. Per cui molti testi erano andati persi o giacevano dimenticati nelle biblioteche dei monasteri
e dei vescovadi. Si afferm nell'Umanesimo (ma gi prima era cominciato con studiosi come Petrarca) il desiderio di riportare
alla luce il patrimonio della classicit, per quanto possibile. Di qui la ricerca nei monasteri e nelle biblioteche sparse in Europa.
In pochi decenni furono riportate alla luce opere ormai dimenticate: si pensi al De Rerum Natura di Lucrezio, che il Medioevo
aveva trascurato per il suo carattere ateo e materialista.

Dal punto di vista qualitativo. Innanzi tutto attraverso la conoscenza diretta della letteratura e della filosofia greca. Al riguardo
un impulso decisivo fu dato dalla conquista turca di Bisanzio, che costrinse molti studiosi greci a rifugiarsi in Italia.

Poi per quanto riguarda l'approccio stesso ai classici, il medioevo non aveva coscienza del distacco storico che si era
verificato tra il passato e il presente, perci tendeva ad interpretare con categorie del presente (rilettura cristiana) il passato.
Gli Umanisti hanno invece precisa coscienza di tale distacco, per cui cercano di studiare i testi nel loro senso originario.
Questo implica anche la necessit di ricostruire il testo nel modo pi possibile fedele all'originale, attraverso la collocazione
dei codici, cio il confronto tra i vari codici e la scelta della variante pi corretta.
Con gli Umanisti si afferma la Filologia (anche se avevamo gi visto la sua comparsa gi con Petrarca).
Dal punto di vista delle idee un passaggio importante:

implica l'idea che non esiste un'auctoritas infallibile, che non vada sottoposta al vaglio critico (e lo dicono loro che ritenevano i
classici dei modelli, ma dei modelli da accogliere in maniera critica e riadattandoli nel presente, cio il principio di imitazione
attiva).
Un esempio significativo di questa attivit critica offerta dalla cosiddetta Donazione di Costantino, che Lorenzo Valla cap essere un
falso medievale.
STORIA E QUESTIONE DELLA LINGUA (PIETRO BEMBO)
La letteratura del 200 - 300 aveva segnato il trionfo del volgare sul latino, con la conseguente elevazione culturale del nuovo ceto che
si era affermato, la borghesia.
Il Quattrocento vede invece una netta inversione di tendenza: il culto dei classici determina nuovamente il predominio del Latino.
Gli Umanisti scrivono le loro opere esclusivamente in latino. Il latino che riprendono non pi il latino medievale ma il latino aureo (I
secolo a. C. - I secolo d. C.).
Durante il trionfo del latino umanistico, il volgare viene relegato ad un uso pratico, nelle cancelliere diplomatiche, nei tribunali,
nell'amministrazione. Le opere letterarie che si scrivono in latino sono quelle minori, quelle che hanno un pubblico non dotto, ma
sicuramente pi numeroso.
Verso la met del 1400 si ha una nuova svolta: il volgare comincia a riprendere piede come lingua della cultura.
Il momento della svolta viene segnato dal Certame Coronario del 1441, una gara di poesia volgare ideata da Leon Battista Alberti, con il
patrocinio dei Medici. Il premio non verr assegnato, poich nessuna delle opere concorrenti verr ritenuta degna, ma comunque
significativo perch segna un percorso dal quale non si torner pi indietro.
Del resto era una decisione plausibile, dal momento che il volgare (in particolare quello fiorentino) aveva dato grande prova di s con i
tre grandi classici del Trecento: Dante, Petrarca e Boccaccio.
Tra le varie idee prevalse quella di Pietro Bembo secondo cui la nuova lingua letteraria italiana doveva modellarsi sul fiorentino del
Trecento di Petrarca e di Boccaccio. I versi di Petrarca infatti fornivano lesempio di un linguaggio poetico scorrevole e musicale, inoltre
si prestava facilmente ad essere codificato grazie luso di un linguaggio estremamente selezionato.
Boccaccio usa nel Decameron una struttura pi complessa e spesso introduce elementi del parlato popolare per meglio connotare i suoi
personaggi, Bembo dunque opera una selezione allinterno del testo prendendo come esempi da seguire le novelle tragiche in cui lo
stile pi elevato e selezionato.
Dante viene escluso da questo processo di codificazione della lingua italiana perch la Commedia era un capolavoro non facilmente
imitabile e trasferibile fuori dal contesto in cui era nata, inoltre Dante mescola diversi registri linguistici anche i pi bassi e popolari,
mentre Bembo pensava ad una lingua aulica e selezionata lontana da ogni contaminazione con la lingua parlata.
La lingua voluta da Pietro Bembo risulta in parte frutto di unopera di astrazione ma, ha prevalso sulle altre teorie perch meglio
corrispondeva ai gusti del classicismo rinascimentale.
Sul piano lessicale la teoria del Bembo port alla compilazione del vocabolario della Accademia della Crusca, edito nel 1612 ma
elaborato nel corso del Cinquecento.
Il vocabolario raccoglieva tutti i termini degli autori fiorentini del Trecento con particolare riferimento a Petrarca e Boccaccio ed era la pi
autorevole codificazione del classicismo linguistico.
Il Vocabolario della Crusca esercit un lungo potere fino al Settecento quando gli illuministi rivendicarono lesigenza di una lingua
attuale e viva dando una nuova svolta agli orientamenti della cultura moderna.

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LE SCOPERTE GEOGRAFICHE
Contemporaneamente all'apertura della cultura
grazie all'Umanesimo, si aprirono le frontiere
geografiche. A partire dal 1415/1420 i Portoghesi si
dedicarono all'esplorazione dell'Oceano Atlantico
ed occuparono Madera, le Azzorre e Ceuta in
Marocco. Essi costituirono sulla costa africana
occidentale basi per il controllo del commercio degli
schiavi e dell'oro. Pi tardi i portoghesi si posero un
obiettivo pi ambizioso: circumnavigare l'Africa ed
arrivare alle ricchezze dell' India. L'impresa si
dimostr molto pi lunga e difficile del previsto;
soltanto nel 1487 una spedizione guidata da
Bartolomeo Diaz raggiunse il Capo d'Africa (Capo
di Buona Speranza).
Un progetto alternativo a questo era stato ideato da
Cristoforo Colombo che lo aveva presentato al re
del Portogallo che lo respinse. Tale progetto fu
concretizzato nel 1492 grazie ai sovrani di Spagna.
Il viaggio di Colombo a partire dalle Canarie dur
36 giorni (dal 6 settembre al 12 ottobre del 1492).
Colombo tocc le Bahamas, poi le Grandi Antille
(Cuba ed Haiti), e torn in Spagna convinto di
essere stato in qualche isola del Giappone, isola da lui battezzata San Salvador. Le terre scoperte non erano per le terre di cui ci
aveva parlato Marco Polo; non trov traccia delle ricchezze dell'Oriente, ma solo selvaggi, poveri e nudi.
Nel 1488 il re del Portogallo aveva avuto la prova che si poteva compiere una navigazione continua dall'Atlantico all'Oceano Indiano
attraverso il Capo di Buona Speranza grazie al viaggio di Bartolomeo Diaz. Si trattava ora di preparare una grande spedizione che
compisse l'intero percorso da Lisbona all'India. Dopo il ritorno di Cristoforo Colombo, che aveva annunciato di aver raggiunto le Indie
navigando da ponente, i Portoghesi e gli Spagnoli si preoccuparono di determinare le rispettive zone di influenza. Il 7 giugno 1494 i due
sovrani, con il Trattato di Tordesillas, fissarono una linea di divisione corrispondente a 43 gradi, 30 primi di longitudine ovest. Nella
regione di pertinenza del Portogallo rientravano: Africa, Asia e (in Sud America) solo il Brasile.
L'8 luglio 1497 part la spedizione guidata da Vasco de Gama verso l'India. Doppiato il Capo di Buona Speranza entr in contatto con le
citt mercantili sulla costa orientale dell'Africa, frequentate da Arabi, Iraniani, Indiani e Cinesi; e furono piloti arabi a guidare l'ultima
parte del viaggio. La flotta raggiunse Calicut, uno dei grandi nodi commerciali dell'Oceano Indiano in cui si raccoglievano spezie e
prodotti provenienti da tutta l'Asia. Una sola delle 4 navi di Vasco de Gama fece rientro a Lisbona. Nel marzo del 1500 un'altra
spedizione part da Lisbona guidata da Cabral. La sua flotta, una volta oltrepassato l'equatore, pieg in direzione ovest con una
manovra molto pi ampia del solito; scopr una terra fino ad allora sconosciuta: il Brasile. Quella terra si trovava ad oriente del 43
meridiano dunque i Portoghesi ne presero possesso e fu da allora utilizzata come scalo, cio la prima tappa prima delle Indie.
La spedizione di Cabral dimostr che i Portoghesi non sarebbero riusciti facilmente a farsi accettare come concorrenti dai mercanti
arabi che frequentavano Calicut. Cos una nuova spedizione voleva compiere un atto di forza: partirono infatti 15 velieri armati di
cannoni con 800 soldati. Calicut venne bombardata, molte navi arabe affondate ed il sovrano del porto del Malabar fu costretto ad
accettare rapporti commerciali coi Portoghesi. Una lunga guerra che aveva lo scopo di distruggere le antiche reti del traffico arabo,
permise ai Portoghesi di conquistare il monopolio del commercio delle spezie in Europa.
I viaggi di Colombo successivi a quelli del 1492 dimostrarono sempre pi chiaramente che le isole da lui scoperte non erano le Indie
Orientali. Oltre quelle isole si trovava un intero continente con una storia e delle civilt totalmente autonome da quelle dei vecchi mondi.
Nelle regioni pi densamente popolate e dotate di civilt agricolo-urbane pi evolute si erano succeduti nei secoli diversi sistemi di
dominazione politica. Al momento dell'arrivo degli europei, nello Yucatan esisteva il sistema delle citt dei Maya ; nel Messico gli
Atzechi si erano imposti alle altre popolazioni; nella regione andina l'impero degli Inca era ancora in pieno sviluppo. Dopo i primi viaggi
di Colombo diverse spedizioni furono organizzate per cercare di raggiungere le Indie per la via occidentale. Le dimensioni del nuovo
continente portarono Amerigo Vespucci a tentare il passaggio a sud-ovest, Sebastiano Caboto quello a nord-ovest, mentre una
spedizione spagnola trov il passaggio centrale via terra, fondando sul Pacifico la base di Panama. L'intera circumnavigazione del globo
fu compiuta nel 1519/1522 da una flotta spagnola guidata da Magellano. Gli spagnoli tentarono nel 1517 le prime esplorazioni del
Messico. Una spedizione organizzata da Corts condusse in meno di 3 anni alla conquista degli Atzechi. Un'altra spedizione, guidata da
Pizarro port alla distruzione della civilt degli Inca.
RIFORMA PROTESTANTE
Movimento religioso, politico, culturale che produsse nel 16 sec. la frattura della cristianit in diverse comunit, gruppi o sette.
La Riforma Protestante scatur principalmente da motivazioni religiose dettate dalla riscoperta del Vangelo come annuncio della libera
grazia di Dio, donata al peccatore indipendentemente dai suoi meriti, e dalla critica della degenerazione morale e spirituale della
Chiesa. Data convenzionale di inizio della Riforma Protestante il 31 ottobre 1517, giorno in cui Martin Lutero avrebbe affisso alla porta
della chiesa del castello di Wittenberg le sue 95 tesi contro lo scandalo delle indulgenze, affrontando i problemi della penitenza, del
peccato e della grazia. La dottrina luterana divenne arma di lotta politica dei principi tedeschi, che videro in essa la possibilit di sottrarsi
all'autorit imperiale e di incamerare i beni ecclesiastici. Dopo le diete di Spira (1529) e di Augusta (1530), essi si unirono nella Lega di
Smalcalda (1530) e lottarono contro l'imperatore Carlo V fino alla Pace di Augusta (1555), con la quale si sanc la divisione tra cattolici e
protestanti in base al principio cuius regio, eius religio che imponeva ai sudditi di seguire la religione del loro principe, cattolico o
luterano che fosse. La dottrina luterana si afferm soprattutto in Germania, nei paesi scandinavi e baltici.
Contemporaneamente, a Zurigo, H. Zwingli, con l'appoggio delle autorit locali, aveva attuato un piano di riforme antipapali e anticuriali
(diffuse in Svizzera e in Germania meridionale), ma alla sua morte (1531) il centro della Riforma divenne Ginevra, dove G. Calvino attu
una rigida organizzazione teocratica e codific le tesi riformate, accentuando il tema della predestinazione. La dottrina calvinista (o
riformata) si diffuse in Europa e nelle colonie inglesi in America. In Inghilterra, a seguito della politica antipapale di Enrico VIII (Atto di
Supremazia, 1534), si afferm la Chiesa anglicana, che conserv l'episcopato e forme di culto tradizionali, pur facendo propria la
teologia riformata. Nell'ambito della crisi religiosa del Cinquecento si diffusero anche sette e movimenti di riforma radicale, duramente

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contrastati sia dai cattolici sia dai riformatori. Tra questi gli anabattisti, gli antitrinitari e i sociniani.
Sulla base del principio basilare della Riforma Protestante, ossia la giustificazione per sola fede, la parola biblica (suggellata dai
sacramenti di battesimo ed eucaristia) divenne l'elemento centrale della fede e il fondamento della Chiesa. Il principio d'autorit venne
sostituito dal libero esame e dal principio della responsabilit personale del credente davanti a Dio e al prossimo. Venne inoltre
eliminata la differenza tra clero e laicato nella Chiesa e affermato il sacerdozio universale dei credenti. Fu infine introdotta la distinzione
tra potere civile ed ecclesiastico che avvi il processo di secolarizzazione della societ.
CONCILIO DI TRENTO
Iniziato nel dicembre del 1545 e terminato nel 1563, stato un evento fondamentale nella storia della Chiesa cattolica e del
Cristianesimo in genere. Affermando i principi della dottrina cattolica in risposta al dilagare della Riforma Protestante e riformando a sua
volta la Chiesa di Roma, conferm l'argine formatosi dopo il Rinascimento e con l'inizio della Et Moderna, tra l'Europa cattolica e
l'Europa luterana e calvinista, Europa medievale e Umanesimo, Evo medio ed Evo moderno. La sua portata storica stata immane, se
da una parte si confermavano i principi cardine del dogma cattolico, che diventavano sempre pi rigidi, dall'altra si prendeva atto della
crisi profonda del Cattolicesimo.
Il fallimento nel 1541 degli storici colloqui tra cattolici e protestanti a Ratisbona (nella Baviera tedesca) segn un ulteriore passo verso
l'esigenza di ristabilire i canoni dogmatici della chiesa pontificia e della fede cattolica in generale. Trento fu presto scelta come citt
ideale per ospitare le riunioni del clero pontificio: l'antica arcidiocesi (nata nel IV secolo) della citt di San Vigilio possedeva una lunga
tradizione religiosa e temporale, rappresentata dal governo dei principi-vescovi della libera contea del Sacro Romano Impero. Nel
complesso, la particolare posizione geografica della citt, tra Italia e Germania, il suo status politico, i favori riscontrati tra i regnanti
cattolici di mezza Europa (tra cui lo stesso Carlo V) e la sua anima fortificata, fecero di Trento sito commodo, libero e a tutte le Nationi
opportuno, come si legge nella bolla di convocazione al Concilio da parte del Papa Paolo III il 22 maggio 1542.
Le prime riunioni del concilio, le cosiddette sessioni, si svolsero negli edifici signorili e nelle chiese della citt: Palazzo Thun,
Cattedrale di San Vigilio e Basilica di Santa Maria Maggiore. Il periodo di attivit viene infatti in genere suddiviso in tre fasi:

la prima appartiene al pontificato di Paolo III, va dal 1545 al 1549 e vide la partecipazione di undici nazioni europee. Si
racconta che all'apertura dei lavori le strade di Trento furono invase da una lunga processione di cardinali, vescovi,
arcivescovi, teologi, giuristi, oratori e nobili. In questa prima fase vennero discussi e approvati vari regolamenti e
provvedimenti di natura dogmatica e disciplinare, ispirati ai canoni propri delle Sacre Scritture e alla cosiddetta Bibbia
Vulgata, tradotta dalle versioni greca e bizantina, che divenne l'unica versione autorizzata dalla chiesa (in seguito chiamata
anche Vulgata Clementina, da papa Clemente VIII, soppiantata solo bel 1979 dalla Bibbia Nova Vulgata). Le sessioni della
prima fase furono improvvisamente interrotte nel 1547 per l'avanzare di un'epidemia di tifo nel territorio e per questo trasferite
a Bologna;

la seconda fase del Concilio di Trento prese corpo tra il 1551 ed il 1552, sotto la guida pontificia di Giulio III, che decise di
riaprire i lavori dopo i contrasti sorti tra il precedente Papa, Paolo III e l'imperatore Carlo V. Nell'anno vennero emanati decreti
relativi all'importanza dei Sacramenti dell'Eucaristia, della Penitenza e dell'Estrema Unzione. La seconda fase venne sospesa
per via della guerra tra le truppe di Carlo V e i principi elettori protestanti (elettori in quanto candidati al trono imperiale). Carlo
V (1500-1558) considerato l'ultimo grande imperatore del medioevo, il protettore della cristianit, come egli stesso amava
autodefinirsi. I ricordi delle sue precedenti vittorie sui protestanti nel 1547, in Sassonia, erano ormai lontani e le precedenti
vittorie si dimostrarono del tutto effimere (il riferimento al trionfo nei confronti delle truppe luterane, riunite nella Lega di
Smalcalda, che vedeva la partecipazione di citt come Augusta, Strasburgo, Lubecca e Ulm). Il vero perno della 'questione
religiosa' dell'imperatore fu tuttavia la continua rivalit 'personale' con la Francia, e con Francesco I, cos che l'improvviso
tradimento dell'elettore Maurizio di Sassonia, alleato con il successore al trono francese, re Enrico II, port un duro
contraccolpo all'onore personale dell'imperatore;

la terza e ultima fase del Concilio di Trento inizi, nel 1562, sotto il pontificato di papa Pio IV, ogni speranza di conciliare i
protestanti si affievol sempre pi,
soprattutto in vista del potere che andava
formandosi nelle mani dei gesuiti. Era
infatti nota la fama del nuovo ordine
nell'individuazione dei sospettati di eresia
durante il periodo dell'Inquisizione, contro
tutti i sostenitori di teorie contrarie
all'ortodossia cattolica.

La storia ha conosciuto vari tipi di Inquisizione, oltre


alle famose Inquisizione medievale e Inquisizione
spagnola, allo scopo di combattere pi
efficacemente la Riforma protestante, il 21 luglio
1542 Paolo III eman la cosiddetta bolla Licet ab
initio, con la quale si costituiva l'Inquisizione Romana
(di cui furono vittime, come noto, Giordano Bruno e
Galileo Galilei). Nei documenti De riformatione la
chiesa cattolica condannava la simonia
(compravendita di cariche ecclesiastiche in cambio
dell'assoluzione di peccati e indulgenze), ribadiva

APPUNTI DI LETTERATURA STORIA - Alberto Vipraio Tiberi - 3a T serale 2012/13

l'inammissibilit del matrimonio dei sacerdoti e confermava i principi fondamentali del cristianesimo (come la presenza reale di Cristo
nell'eucarestia, il culto dei santi, la superiorit dell'autorit del pontefice, e cos via).
ERESIA E UTOPIA
Lutopia tende a fiorire nei periodi di crisi o di grandi trasformazioni, che spesso coincidono perch le trasformazioni portano sempre con
s la crisi dei vecchi valori e il sorgere di situazioni problematiche. il caso del Rinascimento, epoca nella quale si coniugano il realismo
politico di Machiavelli e un vero e proprio proliferare degli scritti utopici, che diventano quasi un genere letterario a s. La concomitanza
di visioni antitetiche della politica facilmente spiegabile se consideriamo da un lato le grandi trasformazioni economiche e sociali e la
nascita, tra 400 e 500, della moderna concezione dello Stato, che diviene autonoma dalla religione e dalla Chiesa.
Dallaltro lato, per, proprio queste trasformazioni, in senso borghese-manifatturiero, creano nuove marginalit, nuove ingiustizie sociali
verso le quali lutopia costituisce ad un tempo una risposta e una denuncia. Lelemento costante delle utopie rinascimentali la critica
alla nuova economia, alla ricchezza di pochi che crea povert per molti e la conseguente messa in discussione della propriet privata.
Gli eretici italiani del 500 affrontarono il problema religioso non soltanto su basi astratte, anzi un atteggiamento tipico del loro pensiero
fu quello di offrire aspetti concreti alle loro riflessioni. Pur rispettando lautonomia della vita spirituale, affrontarono problemi dottrinari e
giuridici, politici e sociali, contribuendo profondamente alla formazione del pensiero europeo in genere.
Uno dei tanti paradossi della Riforma protestante sembra essere il fatto che le tendenze di pensiero pi ribelle ebbero origine proprio in
Italia, ossia nel paese dove ebbero meno fortuna e seguito.
Gli eretici italiani, che i riformatori dOltralpe considerarono inopinatamente pericolosi ed astratti, in realt sparsero in Europa i fermenti
della libert. Con il Rinascimento lItalia aveva dato prospettive nuove alla concezione cristiana della vita, al tema della immortalit e alla
coscienza individuale.
Ora con la partecipazione alla Riforma rivelava unemancipazione culturale pi completa che in altre parti, con una forte accentuazione
sociale dei suoi pensatori.
NICCOL MACCHIAVELLI (1469-1527)
Nasce a Firenze nel 1469. La famiglia paterna, nobile ma decaduta, pi volte rappresentata nelle cariche pubbliche (gonfalonieri di
giustizia e priori), non si era arricchita con le attivit mercantili e bancarie, in quanto traeva le sue modeste rendite da piccoli poderi nel
contado. Suo padre comunque faceva l'avvocato. Fu anche per sua esplicita volont che Machiavelli ebbe un'ampia e approfondita
formazione culturale umanistica, pur non conoscendo il greco. La lettura dei classici antichi rester una delle sue occupazioni preferite
per tutta la vita.
Nel 1494 spettatore della discesa di Carlo VIII, re di Francia, con la quale crolla il sistema degli stati italiani basato sull'equilibrio
raggiunto 40 anni prima con la pace di Lodi (che concluse le lotte per la successione al regno di Napoli e al ducato di Milano: lo Sforza
fu riconosciuto signore di Milano; Venezia estese il suo dominio fino all'Adda; l'Aragonese fu riconosciuto signore di Napoli e venne
proclamata la Lega Universale contro i turchi).
Machiavelli rimase estraneo all'ammirazione popolare per il frate domenicano Gerolamo Savonarola, che dopo la cacciata dei Medici da
Firenze (grazie anche a Carlo VIII) e la restaurazione della Repubblica, cerc di realizzare dal '94 al '98 un governo insieme
democratico e teocratico; ma, essendo ostacolato, per la prima forma di governo, dal papato e per la seconda dai partiti politici della
citt, il suo tentativo fall ed egli pag con la morte. Una lettera di Machiavelli indirizzata al Ricci contiene delle valutazioni critiche
sull'operato del Savonarola: gli appare come un "profeta disarmato".
A cinque giorni dall'esecuzione del Savonarola, grazie all'appoggio di Marcello Adriani, capo della prima cancelleria, Machiavelli viene
candidato all'ufficio di secondo cancelliere (o segretario) della Repubblica di Firenze, in sostituzione di Alessandro Braccesi, seguace
del frate domenicano. Per avere l'ufficio occorreva avere capacit diplomatiche e competenze nelle materie umanistiche (conoscenza
perfetta del latino, della storia antica e della filosofia morale dei classici, capacit stilistica e retorica. Di regola questi umanisti fiorentini
non avevano poteri esecutivi).
Nel giugno viene eletto a quella carica e, poich la seconda cancelleria s'occupava soprattutto della corrispondenza relativa
all'amministrazione dello Stato, Machiavelli come capo di questa sezione era anche considerato uno dei sei segretari del primo
cancelliere e come tale viene ben presto assegnato (nel luglio dello stesso anno) al Consiglio dei Dieci della guerra (o di libert e di
bala): il comitato responsabile per le relazioni estere e diplomatiche della Repubblica. Manterr entrambe le cariche sino al 7 novembre
1512. I suoi numerosi viaggi da una citt all'altra, da uno Stato all'altro, saranno tutti di tipo politico-diplomatico.
Di un certo rilievo furono le sue ambasciate (o legazioni) presso il re francese
Luigi XII (da cui il Ritratto di Cose di Francia), che si era alleato con Firenze, in
occasione della guerra contro la ribelle Pisa, la quale, approfittando, in
precedenza, della discesa di Carlo VIII, aveva voluto liberarsi nel '96 della
soggezione a Firenze (resister sino al 1509). I francesi di Luigi XII avevano
conquistato Milano nel 1499: le guerre d'Italia (1499-1559) fanno da sfondo
all'attivit del Machiavelli. Nel maggio 1499 scrive il Discorso fatto al magistrato
dei Dieci sopra le cose di Pisa.
All'inizio del 1500 i francesi avevano mandato dei mercenari guasconi al soldo di
Firenze, ma al momento opportuno essi avevano disertato. Machiavelli fu inviato
per chiedere nuovi aiuti militari, ma in quell'occasione si accorse che la corte
francese non teneva in alcuna considerazione una signoria cos debole, per cui la
missione fall.
Nel 1501 si sposa con Marietta Corsini, da cui avr sei figli, e l'anno successivo
accetta l'istituzione del Gonfaloniere a vita in Firenze, nella persona di Piero
Soderini, che rester in carica per 10 anni.
Nell'ottobre 1502 ha il primo incontro con Cesare Borgia, che, al fine di realizzare
un forte Stato nell'Italia centrale, sta facendo una campagna militare contro i
piccoli signori marchigiano-romagnoli, coalizzatisi nella Lega della Magione. Il
Borgia (ex cardinale) era stato nominato dal padre, papa Alessandro VI, duca di
Romagna e dal re di Francia, duca di Valentinois. Poich stava gi istigando

APPUNTI DI LETTERATURA STORIA - Alberto Vipraio Tiberi - 3a T serale 2012/13

Arezzo e la Val di Chiana a ribellarsi a Firenze, questa si vide costretta a contattarlo. Dopo la seconda legazione presso il Borgia,
Machiavelli scrive Descrizione del modo tenuto dal duca Valentino nello ammazzare Vitellozzo Vitelli, Oliverotto da Fermo, e il signor
Pagolo e il duca di Gravina Orsini.
Nell'estate 1503 scrive Del modo di trattare i popoli della Valdichiana ribellati. Per un momento il Machiavelli credette di ravvisare nel
Valentino il principe che avrebbe potuto imporsi a livello nazionale. In effetti, lo aveva impressionato la volont e la spregiudicatezza con
cui aveva cercato di realizzare i propri scopi, ma presto si accorger che il Valentino era solo un avventuriero assai poco affidabile, in
quanto aveva un'eccessiva considerazione di s per poter durare a lungo, inoltre contava troppo sulla fortuna d'aver avuto come
protettore un pontefice. Per gli riconosceva l'intuito d'aver capito l'importanza di truppe personali e non mercenarie.
Nel 1503 muore Alessandro VI e, dopo un mese, anche il suo successore Pio III. Poich il Borgia sosteneva la candidatura del
cardinale Giuliano della Rovere, convinto di ottenere, se quest'ultimo fosse stato eletto, il titolo di capitano generale dell'esercito papale,
il governo fiorentino decise di mandare Machiavelli ad assistere all'elezione del nuovo pontefice. Della Rovere fu eletto a enorme
maggioranza e prese il nome di Giulio II e, poich quand'era in carica Alessandro VI aveva dovuto subire un esilio decennale, la prima
cosa che fece fu quella di rimangiarsi il patto stipulato col Borgia, esautorandolo di ogni potere.
Nel 1504 Machiavelli, costatato il fallimento delle milizie mercenarie nella guerra contro Pisa, propone di costituire una milizia popolare
che le sostituisca. Il Consiglio Maggiore lo autorizza alla fine del 1505 a cominciare il reclutamento nel vicariato del Mugello. Tuttavia,
poich i ceti borghesi non avevano intenzione di arruolarsi, le truppe erano prevalentemente costituite da contadini. Con queste truppe
regolari i fiorentini nel 1509 riprendono Pisa e Machiavelli partecipa alla soluzione della controversia. Nel 1505 gli spagnoli occupano il
regno di Napoli. Alla fine del 1506 Machiavelli viene nominato segretario del magistrato dell'ordinanza e milizia fiorentina.
Nel settembre 1506 in legazione presso papa Giulio II (1503-1513), che si gi ripreso Perugia, Bologna e altri territori facenti parte
un tempo dello Stato pontificio e che ora ha intenzione di cacciare i francesi dall'Italia: cosa che comincer a fare a partire dal 1510.
Firenze vuole mantenere la propria neutralit e comunque non crede che il papato sia in grado di opporsi alla potenza francese.
Nel 1508 la Lega di Cambrai (papato, Spagna, Francia e Germania) sconfigge Venezia. Machiavelli s'incontra a Innsbruck
coll'imperatore Massimiliano I (alleato del papa), il quale, avendo intenzione di scendere in Italia per farsi incoronare a Roma capo del
Sacro Romano Impero, voleva sapere da Firenze su quale appoggio, anche finanziario, poteva contare (aveva chiesto 500.000 ducati
per coprire tutte le spese). L'imperatore fece al Machiavelli l'impressione di un sovrano totalmente inetto. Massimiliano pensava di
sottrarre a Venezia i porti di Trieste e Fiume, ma non riuscir a farlo.
Da queste missioni il Machiavelli trasse lo spunto per numerosi scritti, nei quali i problemi di fondo erano i seguenti:

necessit di uno Stato unitario moderno, sul modello di quello francese (che aveva una forte monarchia centralizzata), mentre
l'impero austriaco di Massimiliano gli appariva in via di disfacimento: a differenza del re francese, l'imperatore austriaco
poteva imporre la sua autorit solo quando essa non contrastava con gli interessi dei grandi feudatari e delle potenti citt
libere in mano alla borghesia;

incapacit della classe dirigente italiana, che non riesce a superare il particolarismo delle signorie, n ad opporsi all'enorme
potere dello Stato della Chiesa, che impedisce l'unificazione nazionale;

necessit di truppe non mercenarie, ma una leva di soldati da reclutare tra la classe contadina, pi disposta ai sacrifici e a
rispettare un comandante della citt. Scrive Rapporto delle cose della Magna (la Germania) nel 1509, esaltando le comunit
svizzere e tedesche per la loro compattezza e per le forti tradizioni civili e guerriere.

Nuova legazione in Francia nel 1510, in cerca di appoggio militare, poich si teme che Spagna e Papato possano distruggere la
giovane Repubblica. Infatti, l'anno successivo una Santa Lega di papato e Spagna, oltre a veneziani, svizzeri e inglesi, si oppone alla
Francia. Nel 1512 i francesi vengono cacciati da Ravenna, Parma e Bologna, e poich i fiorentini non avevano mai parteggiato per il
papa e non volevano trattare con gli spagnoli, questi occupano Prato e obbligano Firenze, i cui cittadini avevano una scarsa formazione
militare, ad arrendersi. I Medici, cacciati nel 1494, rientrano in citt. Soderini (che Machiavelli considerava un pusillanime) fugge in
esilio. La signoria medicea condanna Machiavelli a un anno di confino presso San Casciano e al pagamento di una cauzione
ingentissima: mille fiorini d'oro, che gli saranno forniti da tre amici rimasti sconosciuti.
Nel 1513 viene sventata una congiura contro il nuovo governo mediceo: sospettato di avervi preso parte, Machiavelli viene arrestato e
torturato. Sar poi liberato in occasione dell'amnistia per l'elezione del nuovo papa Leone X. Provata la sua innocenza, spera di poter
rientrare nelle grazie dei nuovi padroni, ma le sue domande d'impiego rimangono inascoltate.
Intanto la Germania aderisce alla Santa Lega e i francesi vengono sconfitti a Novara. Muore Giulio II e lo sostituisce nel 1513 Giovanni
de' Medici col nome di Leone X. Machiavelli non nutre pi alcuna speranza di tornare alla vita politica attiva. Si ritira nella sua tenuta di
famiglia presso Firenze e inizia a scrivere a Francesco Vettori, ambasciatore di Firenze a Roma. Dal 1513 al 1519 lavora ai Discorsi
sulla prima Deca di Tito Livio, trattato sulle Repubbliche. Scrive Il Principe nel 1513, sperando d'ingraziarsi le simpatie dei Medici, ma
invano. Dal 1514 al 1520 scrive Dialogo intorno alla nostra lingua, L'asino d'oro, La Mandragola, Belfagor, Vita di Castruccio Castracani.
Nel 1515 il re francese Francesco I conquista Milano e sigla la pace con Leone X. Nel '16 e nel '19 muoiono Giuliano, fratello del papa,
e Lorenzo, suo nipote. Dopo la morte di Giuliano, nel 1516, a capo del governo mediceo era il cardinale Giulio, che sarebbe poi stato
eletto papa col nome di Clemente VII. Per caso questi era imparentato con uno dei pi intimi amici del Machiavelli, Lorenzo Strozzi, al
quale negli anni 1519-1520 dedicher Dell'arte della Guerra. Grazie a questa connessione, Machiavelli riesce a essere introdotto nel
marzo 1520 nella corte medicea e alla fine del '20 viene nominato storiografo di corte per la durata di due anni. La composizione delle
Storie fiorentine lo terr occupato per il resto della sua vita.
Viene anche eletto Cancelliere dei Procuratori delle mura di Firenze, per sovrintendere ai lavori di fortificazione della citt contro gli
eserciti imperiali di Carlo V (erede del trono spagnolo e austriaco), che nella battaglia di Pavia (1525) aveva sconfitto i francesi del re
Francesco I, minacciando di occupare l'Italia intera.
Dal 1521 al 1523 vari avvenimenti turbano la vita della chiesa: morte di Leone X, elezione di Adriano VI, congiura in Firenze contro il
cardinale Giulio Medici, morte di Adriano VI, Giulio Medici diventa papa Clemente VII. Alla congiura contro Giulio dei Medici
parteciparono alcuni membri del gruppo d'umanisti e letterati che si ritrovavano regolarmente nei giardini di Cosimo Rucellai, alla

APPUNTI DI LETTERATURA STORIA - Alberto Vipraio Tiberi - 3a T serale 2012/13

periferia di Firenze: uno fu giustiziato e altre tre esiliati. Machiavelli, pur non aderendo alla congiura, partecip attivamente a quelle
discussioni politiche, tanto che si decise a scrivere l'Arte della guerra e i Discorsi.
Nell'aprile 1526 su proposta del Machiavelli a Firenze si istituisce il magistrato dei Procuratori delle mura e lui ne viene nominato
ispettore. Nello stesso anno muore Giovanni Medici (dalle Bande Nere).
Nello stesso anno si forma la Lega di Cognac (papato, Francia, Inghilterra, Svizzera e Venezia) che vuole opporsi alla Spagna di Carlo
V. Clemente VII incarica Machiavelli di convincere il Guicciardini, diventato Governatore della Romagna nel 1524, a costituire un
esercito romagnolo, non mercenario, per resistere alle milizie di Carlo V, ma l'impresa fallisce. Il sovrano, indignatosi con Clemente VII
che aveva dato la sua adesione alla Lega antispagnola, permette a 14.000 lanzichenecchi mercenari di saccheggiare Roma per quattro
giorni. Clemente VII costretto alla fuga. I repubblicani di Firenze ne approfittano immediatamente per cacciare di nuovo i Medici e
proclamare la restaurazione della repubblica. Machiavelli spera di riottenere la sua vecchia carica, ma, avendo lavorato sei anni coi
Medici, non ottiene alcun incarico dal nuovo governo. Nel giugno si ammala e muore nello stesso anno.
Ideologia Politica
Le opere maggiori del Machiavelli sono il Principe, i Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio, Storie fiorentine e una commedia, La
mandragola. Esso sono il frutto di due interessi complementari:

tentare di modificare concretamente la societ fiorentina e italiana in direzione di una repubblica democratico-borghese
(passando eventualmente attraverso l'esperienza del principato): una repubblica nazionale in grado di resistere alle pressioni
delle monarchie nazionali europee (Francia e Spagna soprattutto);

trarre dalle singole esperienze politico-diplomatiche e militari una teoria generale dell'azione politica (Machiavelli anzitutto
un teorico della politica).

Da questo punto di vista non vanno visti in contraddizione i Discorsi che esaltano la repubblica come forma migliore di governo, e il
Principe che teorizza quel principato che gli pareva il solo rimedio possibile nei momenti in cui le virt civiche non sono sufficienti per
realizzare una repubblica o per tenerla in piedi. I Discorsi (che esaltano la repubblica di Roma antica) vengono interrotti proprio perch
Machiavelli si rendeva conto che col Principe avrebbe potuto contribuire meglio a risolvere la crisi della societ italiana (divisa in tanti
stati e soggetta alla dominazione straniera).
Il Principe un breve trattato di 26 cap., scritto nel 1513, nel quale l'autore analizza i vari tipi di stato che hanno a capo un singolo
signore: i principati, che vengono distinti in ereditari (si mantengono facilmente se il principe non fa conquiste di territori altrui), misti
(quelli in cui nuove conquiste si aggiungono a possessi ereditari: si mantengono con maggiore difficolt) e nuovi (questi si possono
conquistare per virt propria del principe: ad es. Mos, Ciro, Romolo, Francesco Sforza... non il Savonarola "profeta disarmato"; per
fortuna d'altri: ad es. Cesare Borgia, il quale conquist facilmente e altrettanto facilmente fu sconfitto; per scelleratezze, cio per puro
scopo di dominio personale, ma essi non danno gloria); civili, cio acquistati o col favore dei cittadini (e questo il modo pi sicuro) o
col favore di pochi potenti; infine i principati ecclesiastici, quelli retti da istituzioni religiose (difficili da conquistare ma facili da conservare
perch basati su tradizioni secolari).
La seconda parte del Principe esamina la milizia: lo Stato infatti pu essere politicamente forte se lo anche militarmente. La milizia
pu essere mercenaria (indisciplinata e infedele), ausiliaria (pericolosa perch pone il principe in bala dell'aiuto altrui), propria (la
migliore perch permanente, cittadina, pagata con le tasse imposte dallo Stato) e mista. A quel tempo la milizia era quasi
esclusivamente mercenaria.
La terza parte riguarda le qualit del principe:

generoso ma parsimonioso (per evitare di essere fiscale verso i sudditi);

non pietoso ma crudele, perch meglio farsi temere che amare: per evitare d'essere odiato dovr astenersi dalla propriet e
dalle donne altrui;

astuto e forte (volpe e leone) a seconda delle circostanze;

incurante delle critiche ma anche lontano dagli adulatori;

non deve eliminare le opposizioni ma guadagnarsele, promuovendo il progresso morale e materiale dei cittadini;

dedito soltanto alla causa dello Stato, senza vizi n debolezze;

deve circondarsi di segretari valenti e fedeli;

non deve sentirsi vincolato alla parola data se questa, col tempo, danneggia gli interessi dello Stato;

deve evitare la neutralit, per quanto possibile, anche in politica estera.

Gli ultimi capitoli criticano quei principi che hanno perduto gli Stati per aver trascurato l'importanza degli eserciti e del consenso
popolare; esaminano il valore della Fortuna, che, bench arbitra della met delle azioni umane, va combattuta con la Virt, che per
Machiavelli coincide soprattutto con la capacit di sapersi adeguare alla necessit delle cose, da valutarsi di volta in volta, a seconda
delle circostanze, prescindendo da considerazioni di tipo morale. Scopo supremo del Principe governare, salvaguardando con ogni
mezzo e modo l'integrit dello Stato. In questo il Machiavelli dimostra d'essere lontano non solo dalla tradizione del pensiero politico
cristiano, ma anche da quella dell'umanesimo antico (al quale egli pur costantemente si rifaceva) e persino da quella dell'umanesimo a

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APPUNTI DI LETTERATURA STORIA - Alberto Vipraio Tiberi - 3a T serale 2012/13

lui coevo, che di quello classico voleva essere un'imitazione.


Alla fine del libro invita gli italiani a liberarsi dello straniero unificando la penisola. Naturalmente egli spera siano i Medici a porsi alla
testa del movimento nazionale. Il trattato fu dedicato prima a Giuliano dei Medici, poi, morto Giuliano nel 1516, a Lorenzo dei Medici,
che mor nel 1519. Fu pubblicato integralmente solo nel 1532. Infatti la prima circolazione a stampa venne "purgata" - col consenso
dello stesso Machiavelli - da Agostino Nifo.
Punto di partenza del Machiavelli la convinzione che l'agire politico pu essere compreso solo da chi ha il coraggio di guardare in
faccia la realt, senza rifugiarsi nell'utopia. E la realt, per il Machiavelli, soprattutto negativa: gli uomini sono avidi di denaro,
politicamente inaffidabili, assai poco virtuosi... E' da questo pessimismo che nasce la necessit di uno Stato forte e accentrato, grazie al
quale si pu superare il limite dell'individualismo. In questo senso non devono apparire strani i consigli "crudeli" che Machiavelli d al
suo principe, perch solo operando contro chiunque lo minacci che il principe salver lo Stato, bene supremo della nazione.
Il Machiavelli tende a distinguere morale e politica: la politica ha una propria morale che non sempre coincide con quella privata degli
uomini (ad es. la piet verso i vinti pu generare disordini). Ci non significa che il principe sia autorizzato a diventare un tiranno, ma
che i suoi fini giustificano i mezzi usati per ottenerli. Machiavelli ha teorizzato per la prima volta l'autonomia della politica dalla morale e
dalla religione, nonch la laicit dello Stato.
Il principe un male necessario ma transitorio. La sua necessit relativa alla crisi delle molte Signorie. Lo Stato monarchico e
assolutistico indispensabile per giungere alla potenza delle grandi nazioni europee. Nei Discorsi Machiavelli apprezza di pi la
repubblica e, analizzando il rapporto tra le diverse classi sociali romane, egli era giunto alla conclusione che le lotte civili tra patrizi e
plebei avevano fatto nascere le leggi migliori in favore della libert. Nelle Storie fiorentine dir che le lotte che travagliarono Firenze tra
ricchi e poveri (ad es. il tumulto dei Ciompi, la congiura dei Pazzi ecc.) portarono la citt alla rovina perch gli sconfitti venivano o uccisi
o costretti all'esilio, diversamente da quanto accadeva nella Roma repubblicana. Machiavelli era perfettamente consapevole del fatto
che senza un forte consenso popolare nessuna repubblica si regge in piedi.
Il giudizio sulla religione. Nei Discorsi Machiavelli apprezza di pi la religione pagana che quella cristiana. Il cristianesimo gli appare
come una religione effeminata, troppo preoccupata dell'aldil e poco disposta a sacrificare tutto per il bene della patria. Inoltre, mentre il
paganesimo era accettato da tutti, il cristianesimo invece viene imposto dalla Chiesa, che si serve anche dello Stato. Proprio i popoli pi
soggetti all'influenza della Chiesa sono i meno religiosi. La stessa Chiesa non mai stata tanto potente n tanto virtuosa da porsi a
capo della nazione, n tanto debole da non riuscire a mantenerla divisa: pur di conservare il proprio potere temporale, essa stata
anche disposta ad allearsi con lo straniero. Machiavelli non contrario alla religione: anzi ritiene ch'essa - in quanto fede comune obbliga al rispetto della parola data, mantiene vive alcune virt, lega allo Stato. Tuttavia, egli non nutre alcun interesse per la polemica
religiosa che stava maturando in Germania. Il problema per lui non era quello di "migliorare" la religione cattolica ma quello di
"subordinarla" al potere politico del principe.
I concetti di "occasione" e di "fortuna". L'agire umano dipende dalla situazione storica contingente, ovvero l'uomo virtuoso (politicamente
abile) deve saper cogliere l'occasione buona per affermare il proprio ideale (ad es. bisognava che gli ebrei fossero schiavi degli egiziani
perch si rivelasse il genio di Mos). La forza che pu limitare o condizionare l'uomo in qualsiasi momento la fortuna (il caso, in senso
negativo, che pu influire sui destini della vita anche per il 50 per cento), come successe al Valentino, protetto da Alessandro VI. Alla
fortuna per va opposta la virt, non la provvidenza, e la virt si basa sulla forza, sia essa politica o militare o economica, non tanto sul
diritto, n, ancor meno, sulla morale.
Machiavelli il miglior prosatore del '500: la sua prosa viva, mobile, energica, colorita, interessata pi alla cosa da esprimere che non
al modo. La sua commedia pi importante La mandragola. Essa rientra nel teatro comico del '500 ed scritta in un linguaggio vivo e
popolare. Narra di un giovane fiorentino, Callimaco, innamorato di Lucrezia, bellissima e virtuosa moglie dell'anziano messer Nicia, il
quale, con rammarico, non era riuscito ad aver figli. Callimaco, che si fa passare per medico, prescrive a Lucrezia un decotto d'erba
mandragola per vincere la sterilit, per precisa che il primo uomo che giacer con lei attirer su di s il veleno contenuto nella pozione
e morir. Sar dunque necessario trovare per la donna un amante occasionale, ignaro del pericolo. Nicia d'accordo. Lucrezia si lascia
convincere dalla madre e dal suo confessore, avido della ricompensa promessagli da Nicia. Naturalmente sar Callimaco travestito a
entrare nel letto di Lucrezia che, disgustata dalla stupidit del marito, accetter l'amore del giovane anche per il futuro.
Questa commedia si riallaccia al Decamerone del Boccaccio. Il suo significato: Callimaco come un principe che deve rendere felice la
sua patria (Lucrezia); a tale scopo ogni mezzo buono, soprattutto in considerazione del fatto che Nicia s spregiudicato ma sciocco,
corrotto ma stupido (come la classe dirigente). La stessa Lucrezia deve giungere a una decisione, rifiutando i compromessi che la
rendono infelice.
LUDOVICO ARIOSTO (1474-1533)
Nasce a Reggio Emilia nel 1474 da nobile famiglia bolognese. Il padre, Niccol, di costumi abbastanza violenti, era un uomo di corte del
duca Ercole I e svolgeva le mansioni di capitano della rocca di Reggio, al servizio degli Estensi. Ebbe dalla moglie ben 10 figli, di cui
Ludovico era primogenito. Nel 1484 il padre, dopo essere stato prescelto ad amministrare la citt di Ferrara, vi si trasferisce con tutta la
famiglia. Dall'89 al '94 costringe Ludovico a studiare giurisprudenza, al fine di destinarlo alla vita di corte, ma gli interessi di Ludovico per
la letteratura sono cos prevalenti che alla fine il padre deve desistere.
Gi l'Ariosto cominciava a comporre carmi in latino e poesie in volgare, quando nel 1500 gli muore il padre. Deve immediatamente
abbandonare gli studi e pensare a mantenere la madre, a provvedere all'educazione dei fratelli (cui andava insegnata una professione)
e ad assicurare una dote alle ultime due sorelle nubili, rimaste ancora in casa. Inoltre deve sistemare il patrimonio dissestato del padre.
Dal 1500 al 1503 svolge le funzioni di capitano della rocca di Canossa, sempre alla corte degli Estensi. Poi passa al servizio del
cardinale Ippolito, fratello del duca di Ferrara Alfonso I. Ippolito era uomo pi di politica che di chiesa: vescovo a sette anni, cardinale a
14, era di costumi riprovevoli e feroci (fece accecare il fratello don Giulio). Mor a 41 di indigestione. D'altra parte anche il duca Alfonso
non era da meno quanto a ferocia: aveva fatto per esempio assassinare Ercole Strozzi, insigne poeta latino di Ferrara, solo perch
questi aveva sposato una donna che aveva respinto l'amore del duca stesso.
E' costretto a prendere gli ordini minori, che era il minimo richiesto per ottenere dei benefici ecclesiastici. Il cardinale non aveva molta
stima per i lavori poetici dell'Ariosto e preferiva utilizzarlo nelle faccende pi varie, sia interne che esterne alla corte. In pratica faceva le
funzioni del segretario personale e del diplomatico. Il cardinale lo portava con s nei suoi viaggi, sottoponendolo a dure fatiche,
facendogli correre, a volte, spiacevoli rischi. A quel tempo infatti gli Estensi simpatizzavano per i francesi, erano in guerra con Venezia
per questioni di confine e il papato era intenzionato a impadronirsi di Ferrara, ai confini con lo Stato della Chiesa. Il duca Alfonso e suo
fratello vennero persino scomunicati: il primo per la sua politica filofrancese e per lo sfruttamento delle saline di Comacchio; Ippolito

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APPUNTI DI LETTERATURA STORIA - Alberto Vipraio Tiberi - 3a T serale 2012/13

perch s'era impossessato con la forza dell'abbazia di Nonantola. Due volte l'Ariosto rischi di morire dopo essersi recato a Roma,
presso il papa Giulio II, in qualit di ambasciatore. Ripetutamente l'Ariosto chiedeva di svolgere incarichi meno gravosi, ma il cardinale
Ippolito non ne voleva sapere.
Nel 1513 si reca a Roma dal Papa Leone X, che, quand'era stato cardinale aveva mostrato d'essergli amico e ammiratore, per
chiedergli un ufficio pi tranquillo (mirava a essere nominato vescovo), che gli permettesse di dedicarsi agli studi, ma non ottiene nulla.
Al ritorno, facendo sosta a Firenze, conosce e ama Alessandra Benucci, gi moglie di un ferrarese, che per due anni dopo morir.
L'Ariosto, che gi aveva avuto due figli da due donne diverse (una fu Orsolina Sassomarino che nel 1509 gli aveva dato Virginio, cui fu
molto attaccato), sposer segretamente la Benucci solo nel 1527, perch lei non perdesse l'usufrutto del patrimonio del primo marito, di
cui erano eredi i figli. I due non si separeranno mai.
Nel 1516 pubblica a Ferrara L'Orlando Furioso, che il suo capolavoro. Fu dedicato al Cardinale Ippolito, il quale per, pur pagando
l'edizione, ne rimase alquanto insoddisfatto. L'anno dopo, allorch il cardinale venne nominato vescovo di Buda in Ungheria, l'Ariosto si
rifiut di seguirlo, perdendo alcuni benefici che aveva gi maturato.
Nel 1518, costretto da necessit economiche, passa al servizio del duca Alfonso, il quale, evitando di affidargli missioni al di fuori di
Ferrara, gli permette, in un primo momento, di studiare e rivedere il suo poema. Tuttavia, nel 1522, avendogli il duca sospeso lo
stipendio a causa della guerra contro il papato, costretto ad accettare il governatorato della Garfagnana, sull'Appennino toscoemiliano, una regione assai ribelle agli Estensi che da poco l'avevano sottomessa. L'incarico era onorifico e lucroso, ma difficile e molto
lontano dalla sensibilit e dagli interessi del poeta. E comunque l'Ariosto si dimostr all'altezza della situazione, governando con molto
senso pratico e onest (ad es. intercedeva a favore dei sudditi colpevoli di reati commessi per ignoranza o per misere condizioni di vita,
anche se chiedeva continue milizie per reprimere i rivoltosi).
Dopo tre anni di governo torna a Ferrara, dove, per amore di tranquillit, rifiuta il posto di ambasciatore presso la Santa Sede (era
pontefice Clemente VII), ed acquista coi propri risparmi una casetta, sulla facciata della quale fa incidere un'iscrizione in latino, che
diceva: "Piccola ma adatta a me, non soggetta ad alcuno, comprata finalmente col mio denaro". Rimase l sino alla morte, avvenuta nel
1533, leggendo i classici, coltivando l'orto e correggendo per la terza volta il Furioso. Si assent solo nel 1532, per presentare il suo
poema all'imperatore Carlo V, che si trovava in quel momento a Mantova: nell'occasione gli venne conferito il titolo di poeta laureato.
Ideologia e poetica
Senso concreto e realistico dell'esistenza: si piega alle esigenze economiche dei suoi familiari; cerca un compromesso coi "potenti"
(laici ed ecclesiastici) per avere non solo di che vivere, ma anche per ottenere il riconoscimento del suo valore artistico (che in effetti si
verificher nei circoli letterari borghesi). Non infierisce sui vinti quand'era governatore in Garfagnana, anche se non lo si vede mai
opporsi alla volont dei suoi superiori (l'unico caso quello in occasione del trasferimento a Buda del Cardinale Ippolito).
Rapporto di amore-odio verso la corte: di "amore" perch, anch'egli, in quanto intellettuale di origine nobiliare, faceva parte di quegli
ambienti: poi perch sperava di ottenere buoni uffici, incarichi e riconoscimenti letterari; di "odio" perch si sentiva strumentalizzato, non
valorizzato come intellettuale ma solo come diplomatico; inoltre non gli piacevano le corti che si combattevano tra loro, disposte persino
ad allearsi con lo straniero, senza tener conto degli interessi nazionali. Infine era consapevole dei valori superficiali delle corti, anche se
non riteneva di aver la forza sufficiente per opporvisi: lui stesso dir d'aver scritto il Furioso per il divertimento dei Signori. L'Ariosto non
pens di scrivere un poema che servisse a una causa ideale o politica: sapeva benissimo che i suoi lettori non sarebbero stati capaci di
recepirla. Egli in un certo senso dava per scontato che la classe borghese, pur ricca sul piano economico e potente su quello politico,
non aveva molto da dire su quello ideale.
Interesse per ogni aspetto della vita degli uomini: rispetta e comprende i sentimenti dell'uomo, che mette sempre al centro delle sue
preoccupazioni e della sua produzione letteraria. Contesta gli aspetti deteriori della sua epoca: attivismo frenetico, culto della ricchezza
e amore per il lusso, ambizioni sfrenate e sete di potere, mercato delle cariche e corruzione ad ogni livello. Rifiuta gli atteggiamenti da
eroe e da moralista: piuttosto guarda con ironia e indulgenza i difetti propri e altrui.
Naturalismo: nella sua concezione di vita l'uomo domina la vita con le sue passioni e il suo spirito d'avventura. come nei cicli carolingi e
bretoni, ma senza l'importanza della religione.
Estetismo: non gli interessa l'arte per la vita (come in Dante), ma l'arte per l'arte, cio non vuole insegnare qualcosa ma divertire;
sviluppa il meraviglioso nell'immaginazione, senza particolari collegamenti al presente, anche se considera un grave errore non aver
fatto nulla per unificare la penisola e aver lasciato che Francia e Spagna se la contendessero.
Ironia: ha consapevolezza della vanit della vita dei cavalieri erranti e tende a ricondurre le avventure verso un finale ove domina il
senso pratico delle cose.
Ariosto il primo a comporre commedie regolari in volgare del teatro italiano, ma ispirandosi a temi antichi, quelli delle commedie latine
di Terenzio e Plauto. Non originale dal punto di vista artistico: non raggiunge mai il livello della Mandragola di Machiavelli.
Le sette Satire, che sono epistole poetiche, dirette a parenti ed amici, furono pubblicate postume, poich contenevano aspetti
autobiografici e critici del suo tempo.
Orlando Furioso
La prima edizione del 1516, la seconda del 1521, la terza (con un aumento di sei
canti) del 1532. La differenza sta nello stile e soprattutto nella lingua, in quanto
nell'ultima sono state tolte le espressioni emiliane e gli elementi dialettali, sostituiti con
i modelli toscani, sulla lezione del Bembo. Con l'Ariosto, in pratica, la toscanit
comincia ad imporsi anche nell'Italia settentrionale.
E' un poema cavalleresco, in quanto la materia narrativa tratta dalla tradizione epicocavalleresca (romanzo cortese, cantri, chanson de geste...: tradizione, questa,
ripresa dal Boiardo con l'Orlando innamorato). Le fonti del poema vanno ricercate
anche nei poemi classici (Iliade, Eneide, ecc.: ad es. la pazzia d'Orlando ricorda l'ira di
Achille). I tre contenuti fondamentali sono: epico (lotta tra cristiani e musulmani),
erotico (la passione d'Orlando per Angelica) ed encomiastico (Ariosto fa discendere la
casa d'Este dall'amore di Bradamante e Ruggero).
L'Ariosto riprende il poema del Boiardo laddove questi l'aveva lasciato, quando Carlo
Magno, preoccupato delle rivalit che Angelica accende tra i cavalieri cristiani,
sottraendoli cos alla difesa di Parigi assediata dai musulmani, la affida al duca Namo
di Baviera, perch la custodisca, promettendola a chi (fra Orlando e Rinaldo) si fosse
distinto di pi nella battaglia imminente. Ma Angelica, approfittando della confusione
che segue alla sconfitta dei cristiani, fugge, sicch i cavalieri ricominciano a cercarla,
imbattendosi in varie avventure.
Nell'Orlando Furioso le avventure sono pi complicate ed difficile riassumerle. I filoni
narrativi principali sono tre: 1) epico (guerra tra pagani e cristiani): la battaglia intorno a
Parigi, che poi si sposta in Africa e si conclude con la vittoria dei cristiani (l'eroe

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APPUNTI DI LETTERATURA STORIA - Alberto Vipraio Tiberi - 3a T serale 2012/13

Orlando); 2) erotico (passione di Orlando per Angelica): Angelica, fuggita dal duca Namo di Baviera, viene inseguita dai cavalieri
cristiani e saraceni, invaghiti di lei, che per sceglier di sposare un giovane soldato saraceno (Medoro) ferito in battaglia e da lei
curato. Orlando, accortosi del fatto, impazzisce dal dolore e distrugge, percorrendo Francia e Spagna, tutto ci che gli si para davanti;
finch il cavaliere cristiano Astolfo, salito con l'Ippogrifo (cavallo alato) sulla Luna - dove erano raccolte tutte le cose che gli uomini
avevano perso sulla Terra-, vi prende il senno di Orlando racchiuso in un'ampolla che far poi annusare ad Orlando, restituendogli la
ragione. Cos Orlando pu tornare a combattere contro i saraceni determinando la loro definitiva sconfitta. 3) encomiastico (esaltazione
della Casa d'Este): la storia di Orlando viene spesso interrotta dal poeta con l'inserimento del terzo filone narrativo: l'amore di
Bradamante, sorella del cavaliere cristiano Rinaldo, per l'eroe saraceno Ruggero. Bradamante, dopo una serie di fantastiche avventure,
riesce a sposare Ruggero, che intanto si era fatto cristiano. Il poema infatti si chiude con la vittoria in duello di Ruggero contro il
saraceno Rodomonte. Da questa coppia sia il Boiardo che l'Ariosto fanno discendere gli Estensi.
Orlando, il paladino casto e severo dei poemi medievali, qui diventa pazzo d'amore. Ma gi nel Pulci e nel Boiardo era stato
rappresentato sempre meno cristiano. Soccorre i deboli, punisce i violenti, combatte il nemico, ma anche lui diventa violento, impulsivo
e persino folle.
Rinaldo, il paladino dipinto come ribelle negli antichi poemi, qui invece meno accecato dalla passione, anzi saggio (il Pulci l'aveva
rappresentato come brigante).
Angelica rappresenta la seduzione: volubile, capricciosa, ma anche astuta, scaltra, sfugge per caso o per magia a tutti gli spasimanti,
ma con Medoro diventa donna di piet e di amore (dal 29 canto scompare).
Astolfo il cavaliere della provvidenza, che risolve tutti i guai.
Bradamante, sorella di Rinaldo, saggia e forte. Sposando il saraceno convertito al cristianesimo, Ruggero, fa nascere gli Estensi.
Caratteristiche del poema
Stilisticamente raffinato, cio senza dialettismi ma anche senza enfasi drammatica, senza ricerca del sublime. La variet delle vicende
notevole. Gli eventi sono intrecciati in maniera magistrale: nessun personaggio viene sacrificato a vantaggio di altri, nessuna
situazione resta incompiuta. Le vicende danno l'impressione di poter continuare all'infinito. Si alternano continuamente, per evitare che
un tema narrativo prenda il sopravvento, il tono drammatico con l'idillico e il comico, l'amoroso con l'avventuroso, il realistico col
fantastico, le scene di forza con quelle di tenerezza. Non esiste un luogo fisso: l'azione sempre dinamica e mutevole.
Vi un quadro estremamente vario della psicologia umana: passioni e sentimenti si avvicendano di continuo, senza che mai uno
prevalga sull'altro (amore, eroismo guerriero, gusto dell'avventura si armonizzando perfettamente). Tuttavia, nessun personaggio
presenta un complesso sviluppo psicologico individuale, cio un contrasto interiore di bene e male (ad es. Bradamante impersona la
fedelt e solo questa), bench l'Ariosto eviti con cura la figura dell'eroe invincibile, sovrumano. La stessa donna non pi un angelo o
un demone (come nel Medioevo), ma un essere umano. Tuttavia i personaggi restano individualistici, generalmente incuranti
dell'interesse generale.
Non esiste un riferimento ideale particolare: l'Ariosto esclude dalle vicende terrene ogni intervento provvidenziale o divino. La religione
non mai vista come fonte di dissidio interiore n come guida dell'agire umano. Essa piuttosto una condizione che influisce
esteriormente su alcune situazioni (ad es. Ruggero deve convertirsi al cristianesimo per sposare Bradamante). I personaggi si muovono
sulla base dei loro istintivi impulsi vitali. I caratteri sono naturali, a volte volubili (ad es. Angelica da fredda e altera diventa dolce con
Medoro; l'eroe forte e avveduto Orlando diventa pazzo d'amore).
Vi sono anche alcuni temi pessimistici: l'amore non apprezzato e non corrisposto, i desideri perseguiti con affannosa tensione e mai
appagati, l'inutile correre degli uomini dietro le proprie illusioni (vedi ad es. il castello di Atlante, ove viene rinchiuso Ruggero per
impedirgli di sposare Bradamante. Qui i cavalieri vengono attratti dalla falsa immagine - suscitata dal mago - di un bene a lungo cercato,
come ad es. una persona amata, ma una volta entrati nel castello l'immagine subito scompare, per ricomparire appena essi ne escono).
La pazzia, la vanit, le illusioni dimorano stabilmente sulla Terra, mentre la ragione sulla Luna. Infine prevale la "fortuna" (caso) sulla
capacit dell'uomo di dominare il proprio destino. L'Ariosto guarda con ironia, cio con distaccata superiorit le assurde vicende degli
uomini, vittime delle loro illusioni e delle loro passioni: per un'ironia comprensiva non sprezzante.
Vi sono anche elementi di critica politica: contro il malgoverno e la follia dei principi italiani che, lottando tra di loro, facevano entrare gli
stranieri in patria: cosa peraltro che impediva di combattere i turchi, che allora erano molto potenti.
L'umanesimo dell'Ariosto
Chi scrive un grande poema deve per forza essere un "grande personaggio" (come ad es. Dante con la sua Commedia)? Alcuni storici
della letteratura rischiano, in tal senso, di lasciarsi sedurre dal culto della personalit.
In fondo che significa "grande personaggio": un uomo impegnato in politica? L'Ariosto non lo era e molti di quelli che, ai suoi tempi, lo
erano, difficilmente potrebbero essere definiti dei "grandi personaggi" sul piano umano. La politica, allora (come oggi d'altronde), era
solo un mezzo per far carriera o quattrini, per aumentare prestigio e potere personale.
Forse perch l'Ariosto ha rifiutato - seppur moderatamente - questo tipo di politica, noi non possiamo accettare ch'egli abbia potuto fare
un "grande" poema? Perch alcuni critici si lamentano che la sua vita non stata niente di particolare?
Se vogliamo, l'Ariosto, sul piano umano, stato un "grande personaggio", poich riuscito a conservare la propria dignit umana (come
meglio ha potuto) in mezzo agli intrighi delle corti, alle lotte tra le signorie, alla corruzione del papato e della borghesia. E' vero, ha
accettato molti compromessi, ma chi li accetta non pu forse scrivere grandi capolavori?
Da un uomo che ha rischiato di morire ucciso pi di una volta, che stato usato come diplomatico e ambasciatore per tante difficili
missioni, che ha svolto addirittura funzioni politiche, amministrative e militari, come quando fu capitano della rocca di Canossa e
governatore della Garfagnana, che cosa si vuole pretendere?
In fondo l'Ariosto vissuto in un periodo di decadenza, in cui la borghesia non credeva pi nella possibilit di nazionalizzare i propri
ideali di libert e autonomia, di laicit e razionalismo, di umanesimo e naturalismo, di scientificit e tecnologia (per non citare il problema
dell'unificazione linguistica). La borghesia portava avanti questi ideali restando divisa fra le molte e rivali signorie. Per un intellettuale
umanista doveva essere molto difficile sopportare la contraddizione tra l'affermazione teorica dei valori rinascimentali e la loro ambigua
realizzazione pratica.
LORENZO DE MEDICI - il Magnifico (1449-1492)
Il politico
Lorenzo fu anzitutto un politico, un uomo di Stato, signore assoluto di Firenze e arbitro della vita politica italiana. Si preoccup di
conservare alla citt di Firenze l'egemonia sull'intera Toscana. Scampato alla congiura che la famiglia dei Pazzi aveva ordito contro di
lui, impresse una svolta decisamente autoritaria al suo governo, e fu cos spietata la vendetta del suo partito sugli avversari che il
papato e il regno napoletano pensarono di approfittarne per coalizzarsi in una guerra contro Firenze. Ma il Magnifico riusc a convincere
il re di Napoli a staccarsi dall'alleanza col papa, ottenendo cos la possibilit di accrescere il prestigio di Firenze. A partire da questo
momento, Lorenzo per 11 anni sar il realizzatore di un accorto programma di equilibrio e di pace fra i vari Stati della penisola. Solo
dopo la sua morte si riaccenderanno forti discordie fra i prncipi: cosa che favorir le invasioni straniere di Francia e Spagna.

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Il mecenate
Lorenzo accolse nella sua corte filosofi, letterati e artisti, realizzando nella sua
persona la figura ideale del principe rinascimentale. Diede nuovo impulso al
volgare, rivalutando la tradizione stilnovistica e trecentesca di Firenze, e
sostenendo la superiorit del toscano sugli altri volgari. Il fine era anche quello
di accrescere il proprio peso politico in Italia attraverso il primato culturalelinguistico di Firenze.
La personalit poetica. Molteplici sono gli aspetti della sua attivit letteraria:
vari i generi affrontati, le tecniche... Egli stesso si compiace di descriversi
come un raffinato dilettante, incline a intendere l'esercizio letterario come
evasione dalle faccende politiche quotidiane. Questo carattere
sperimentalistico della sua produzione in realt tipico di tutto il '400,
specialmente di quegli scrittori che preferivano scrivere in volgare. Lorenzo,
nelle sue opere, si appropria del mondo degli interessi e dei gusti di tutte le
classi sociali che compongono il dominio della sua signoria: contadini, ceto
borghese, intellettuali e aristocratici. Per ognuna di queste classi egli mostra di
avere la giusta considerazione, rafforzando il proprio prestigio di signore
preoccupato del bene dei sudditi.
Opere
Nencia Da Barberino. Lorenzo immagina che un pastore-contadino canti
l'amore per una pastora, Nencia, di cui esalta le bellezze prosperose, ma a cui
rimprovera il carattere duro e freddo: di qui la struggente malinconia del
contadino, che s rozzo e incolto ma non volgare. Lorenzo sorride nel vedere
le manifestazioni di certi sentimenti, ma sa anche scorgere, dietro quelle
manifestazioni ingenue e rozze, una sofferente e spontanea umanit.
Canti Carnacialeschi (canzoni a ballo). Lorenzo s'ispira alla tradizione popolare e buffonesca del carnevale, ingentilendo per i contenuti
e la forma, rinnovando i metri e facendo comporre da musici nuove arie che accompagnassero i testi. Queste composizioni venivano
cantate su carri addobbati, da compagnie di uomini mascherati, rappresentanti il trionfo di divinit pagane o di virt allegoriche o delle
arti (corporazioni). Altri temi comuni: esaltazione della vita gioiosa e del diletto sensuale, il motivo della bellezza fuggitiva, l'invito a
godere la breve stagione della giovinezza. Nel Trionfo di Bacco e Arianna, Lorenzo invita i propri sudditi a godere del presente,
lasciando da parte le civili preoccupazioni, che si sobbarca la signoria sollecita del bene di tutti. Qui il corteo trionfale mitologico,
concentrato sulla figura di Bacco (dio del vino e della frenetica gioia).
ANGELO AMBROGINI - il Poliziano (1454-1494)
Avendo grandi capacit intellettuali, il Poliziano viene assunto, giovanissimo, da Lorenzo il
Magnifico, come precettore dei suoi figli. Alla corte medicea svolge anche mansioni di cancelliere e
segretario di Lorenzo. Sia questi che Piero de' Medici si affidarono a lui per le "relazioni pubbliche"
anche fuori d'Italia. Scrive versi greci, latini e volgari. Difende Lorenzo dall'accusa di tirannide, ma
per i contrasti con la moglie di lui, che gli contesta il metodo pedagogico, troppo laico e umanistico
per lei, Poliziano si stabilisce in altre corti emiliane, lombarde e venete. In seguito si riconcilia con
Lorenzo e torna a Firenze, esercitando l'incarico di insegnante di letteratura greca e latina.
Possiede un tale bagaglio culturale che vengono ad ascoltarlo anche dall'estero. Grazie soprattutto
a lui, Firenze diventa il pi prestigioso centro di irradiazione umanistica del '400 europeo.
L'uccisione di Giuliano de' Medici nella Congiura dei Pazzi comporta l'interruzione di quella che
diventer la sua opera pi famosa -le "Stanze"- cominciata proprio per celebrare la Giostra del
1475 vinta dallo stesso Giuliano. Poliziano dovr allontanarsi da Firenze ed esiliare in citt come
Venezia, Verona, Mantova. Poi riprender il suo posto di "principe della cultura", accanto a
Lorenzo. Sar questo il periodo degli studi filologici sui testi aristotelici e degli studi sulla poesia
latina. Con lui praticamente nasce la scuola filologica. Suo principio fondamentale che
nell'imitazione dei classici non bene scegliere un solo modello, ma cercare il meglio ovunque
esso sia, senza discriminare fra scrittori e periodi letterari. il maggior poeta lirico italiano del XV sec.
Opera maggiore: Stanze Per La Giostra, poemetto dedicato a Giuliano dei Medici (fratello di Lorenzo). Motivi dominanti:
rappresentazione idillica della campagna, esaltazione della bellezza, ansia per la giovinezza che passa, evasione dalla realt di ogni
giorno (avvertita come fastidiosa) per trasferirsi in un mondo di sogni, dove domina il valore della bellezza. Questo mondo viene
percepito come effimero, destinato a scomparire di fronte all'impatto con la realt.
MATTEO MARIA BOIARDO (1440 - 1494)
Nato nel 1440 a Scandiano (Reggio Emilia) nel feudo di famiglia, si trasferisce ancora bambino a
Ferrara, insieme alla madre e l viene allevato nel culto delle lettere classiche, della poesia e delle
arti.
Una serie di lutti a catena: il padre (quando Matteo aveva 10 anni), il nonno (quando ne aveva 16) e
lo zio paterno (quando ne aveva 20), lo costringono ad occuparsi personalmente della gestione del
feudo. Nell'affrontare aspre controversie coi parenti, che volevano impadronirsi dei suoi beni, rischia
persino di morire avvelenato da parte di una zia. Soltanto a seguito dell'intimazione del duca Ercole
I d'Este le liti si concluderanno con la spartizione definitiva dei beni.
Cresciuto all'ombra della corte estense, Boiardo tenuto in gran conto dai duchi che gli
conferiscono vari incarichi di rappresentanza. Nel 1476 si trasferisce stabilmente a Ferrara, quale
familiare stipendiato di Ercole d'Este.
Egli comunque si sente pi incline agli studi letterari e a comporre poemi ispirati dai sentimenti
d'amore, dai piaceri dell'avventura e da quelli della vita di corte. Il suo poema pi celebre infatti
l'Orlando Innamorato, che il poeta comincia a comporre intorno al 1475, terminando le prime due
parti nel 1482 (la terza, che gli prender oltre dieci anni di tempo, rester incompiuta al nono canto

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della terza parte, a causa della discesa in Italia di Carlo VIII, i cui soldati occuperanno anche le terre del letterato). Il poema, prima di
essere dato alle stampe, fu recitato dallo stesso autore alle dame e ai cavalieri di corte, perch a loro era destinato.
Una grande passione amorosa giovanile per la gentildonna Antonia Caprara gli ispir i versi del Canzoniere (1469-76), il cui titolo latino
Amorum libri tres: tre infatti sono i libri in cui composto: 1. gioia ed esultanza di amore ricambiato; 2. gelosia e smarrita tristezza per
l'amore tradito; 3. rimpianto e religiosa contrizione. Composto di 50 sonetti e 10 componimenti di metro diverso, il poema rivela uno dei
maggiori lirici d'amore del Quattrocento. Suo modello il Petrarca, ma, a differenza di questi, il Boiardo esprime una carica vitale e
gioiosa decisamente originale. Di argomento politico oltre che amoroso le terzine della Pastorale.
L'Orlando Innamorato, poema cavalleresco in ottave, considerato, a torto, la prosecuzione in tono minore dei grandi cicli cavallereschi
bretone e carolingio. In realt di diverso c' lo spirito con cui stato composto. Il poema infatti nasce da un festoso amore per la
costruzione di favole sentimentali e d'avventura, in cui i protagonisti, le dame e i cavalieri compiono le loro imprese di guerra e di
passione. Gli intrecci ordinari e straordinari, naturali e soprannaturali si allacciano e si sciolgono per l'incanto di fonti magiche, di anelli
fatati, di mostri e personaggi misteriosi, mentre un costante tono di arguta e maliziosa festevolezza avvolge gradevolmente il poema. Le
donne non hanno altra consistenza che il meraviglioso incanto della loro bellezza, in perpetuo movimento da un'avventura fiabesca a
un'altra. Qui, in sostanza, si in presenza del gusto del racconto fine a se stesso, che non si attiene a precise regole architettoniche e
che rifiuta la consequenzialit della logica compositiva.
Sul piano stilistico ed espressivo Boiardo, in questo poema, non raffinato come l'Ariosto, ma semplicemente perch gli interessa
esprimere l'energico, il primitivo e non l'eleganza armoniosa. La sua lingua infatti vuole essere schietta, rude, ibrida (accosta a un fondo
padano elementi idiomatici di varia provenienza). La sua originalit in fondo sta proprio in questa scelta formale, che il poeta riteneva
consona a esprimere delle vicende spontanee, al di fuori degli schemi scolastici.
Aprendosi con una giostra bandita a Parigi da Carlo Magno, con grande magnificenza, il poema resta interrotto in pieno dramma
cavalleresco con Angelica affidata in custodia da Carlo al duca Namo e promessa a chi combatter pi valorosamente i saraceni, che
minacciano la capitale.
Nel 1480, a un anno di distanza dal matrimonio con una nobildonna di Novellara, Boiardo viene nominato governatore di Modena; sette
anni dopo passa al governo di Reggio, e qui muore nel 1494.
LEON BATTISTA ALBERTI
Si segnala nel panorama della letteratura italiana per aver promosso, come gi accennato, la ripresa del
volgare nella prosa, partecipando al Certame coronario, gara di poesia tenutasi a Firenze nel 1441.
Nato a Genova nel 1404, dimor in varie citt italiane, specialmente a Firenze e a Roma, dove fu a servizio
dei papi e ivi mor nel 1472. Il suo spirito eclettico si manifest in numerose discipline: fu architetto illustre,
teorico di arti figurative, fisico e scienziato, rappresentando un esempio tipico dell'uomo nuovo
dell'Umanesimo. Come umanista dotto si impegn nella stesura di opere in latino, le Intercoenales e il
Momus, romanzo mitologico e allegorico.
La sua produzione in volgare gli valse grande fama. In primo luogo si ricordano i quattro libri del trattato
Della famiglia, composto tra il 1433 e il 1441, nel quale si affronta il problema dell'educazione dei figli, del
matrimonio, dell'amministrazione oculata dei beni familiari, dell'amicizia. Nelle altre opere come il Teogenio,
Della tranquillit dell'anima, De iciarchia, l'Alberti ripropone i temi fondamentali dell'Umanesimo: la dignit
dell'uomo, l'esaltazione per il lavoro e l'ingegno umano, la capacit di opporsi alla fortuna.
Dalla sua produzione letteraria traspare una concezione borghese della societ nella quale la prosperit
economica si accompagna alla virt e all'intelligenza dell'individuo diventa strumento per arginare i capricci
della fortuna.

LEONARDO DA VINCI
Ancor pi di Leon Battista Alberti, Leonardo (Vinci,
1452 - Cloux, 1519) incarna l'uomo dell'Umanesimo
aperto a tutte le esperienze. Accanto all'attivit pittorica
svilupp interessi per la scultura, per la matematica e
per la fisica. Fu curioso indagatore di tutte le scienze,
dalla meccanica all'anatomia, fino alle scienze naturali.
Non pubblic mai opere compiute, ma dei suoi
molteplici studi ci rimangono numerosi manoscritti e
schizzi di soggetti animali, caricature umane, disegni di
meccanica, di idraulica, di anatomia, oltre a brevi
racconti e a riflessioni morali.
Tutto questo materiale fu raccolto dal suo discepolo
Francesco Melzi che lo riorganizz nel Trattato di
pittura e negli scritti letterari come i Pensieri, le Favole,
le Facezie, le Profezie, il frammento sul Primo volo, le
Lettere.
Sebbene Leonardo non avesse un'educazione
umanistica e si definisse omo sanza lettere, tuttavia la
sua visione della vita si armonizza con i dettami dell'Umanesimo nell'esaltazione delle capacit dell'individuo come mezzo per
risollevarsi dalla propria condizione animale. Ne deriva un atteggiamento nei confronti della natura che si traduce nella contemplazione
quasi religiosa dei suoi misteri e, al tempo stesso, nel desiderio di indagarli per conoscerli a fondo.
Per Leonardo l'universo animato da forze tumultuose che si compongono armonicamente per una sorta di disegno divino,
incomprensibile alla mente umana. Il culmine della conoscenza raggiunto con l'esercizio della pittura, responsabile di riprodurre la

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realt circostante, quasi come in una seconda creazione. Dalla partecipazione intensa alle fasi della sua ricerca nasce una prosa in
volgare di grande efficacia espressiva, sebbene non rispettosa dei canoni stilistici imposti dalla retorica.
TORQUATO TASSO (1544- 25 aprile 1595)
Nasce a Sorrento nel 1544. Nobile napoletana la madre, che per perde all'et di 8 anni; il padre, che discendeva da una nobile famiglia
bergamasca, era un apprezzato uomo di lettere al servizio, come segretario, del principe di Salerno, Ferrante Sanseverino. Quando i
Tasso si trasferirono a Salerno, seguendo sempre i Sanseverino, vi fu una sollevazione popolare contro il tentativo del vicer
d'introdurre nella citt l'Inquisizione. Il Sanseverino si schier dalla parte del popolo e, con lui, il padre di Torquato. Per ragioni di
sicurezza il padre trasfer Torquato a Napoli, mandandolo a scuola dai gesuiti. Ma gli eventi precipitarono e i Sanseverino, coi loro
fedeli, furono costretti ad abbandonare il regno, trasferendosi a Ferrara, poi a Bergamo, in Francia e a Roma.
Nel 1556 Torquato raggiunge il padre a Urbino, presso la corte dei Dalla Rovere, dove viene educato secondo il modello del perfetto
cortigiano stabilito dal Castiglione: culto delle lettere, della musica, delle arti, esercizio delle virt cavalleresche. Nel 1560-61 frequenta
l'Universit di Padova, seguendo gli studi di legge, filosofia e lettere. Intraprende col padre una lunga serie di viaggi presso varie corti e
centri culturali d'Italia: Urbino, Venezia, Bologna, Mantova. Pubblica il Rinaldo nel 1562 dedicandolo al cardinale Luigi d'Este. A Bologna
coinvolto in una vicenda goliardica, con strascichi giudiziari, per aver scritto versi satirici che alludevano ai bassi natali e
all'effeminatezza di alcuni studenti e professori. costretto a lasciare in fretta e furia la citt.
Nel 1565, grazie alla fama procuratagli dal Rinaldo, entra nella corte estense di Ferrara come gentiluomo del Cardinale Luigi d'Este, con
una provvigione di 4 scudi d'oro al mese: suo compito era quello di comporre il poema annunciato col Rinaldo.
Dal 1572 entra a far parte, come cortigiano stipendiato, del seguito del duca estense Alfonso II. Compone poesie per feste e matrimoni,
madrigali che omaggiano dame e personaggi di corte. Ottiene un sempre pi ampio riconoscimento delle sue qualit di letterato e
intellettuale e viene nominato socio dell'Accademia ferrarese. Nel 1573 compone la favola pastorale Aminta. Nel 1575 porta a termine il
Goffredo, iniziato nell'adolescenza (il poema diverr famoso col titolo di Gerusalemme liberata). Tasso per indebolito e spossato,
forse l'attivit letteraria troppo intensa: viene assalito da forti febbri e comincia a manifestare i primi sintomi dello squilibrio interiore che
lo tormenter sino alla morte.
Avendo dei dubbi sulla conformit dell'opera alle regole aristoteliche (unit di spazio, tempo e azione) e sull'ortodossia religiosa del
contenuto, egli sottopone la Gerusalemme liberata al giudizio di letterati considerati allora insigni, i quali per, influenzati dal riflusso
conservatore dell'epoca, investono il Tasso di aspre critiche di forma e di merito. Egli cos decide di rivedere la stesura di tutta l'opera e
nel 1577 chiede addirittura di essere esaminato dall'Inquisitore di Ferrara, per dissipare ogni dubbio sull'ortodossia cattolica del suo
pensiero. Viene assolto, ma non si sente soddisfatto, per cui intenzionato a recarsi presso gli inquisitori di Roma e denunciare
addirittura le tendenze filocalviniste di alcuni Estensi. Il duca Alfonso II, temendo che il papato potesse approfittarne per occupare la
signoria, lo fa vigilare.
Un giorno, sentendosi spiato da un servo mentre conversava con la sorella del duca, gli lancia contro un coltello ferendolo: per questo
motivo il Tasso viene rinchiuso, come malato di mente, in una stanza del palazzo e poi liberato. Dopo altre manifestazioni di follia, viene
rinchiuso in un monastero, da dove per riesce a evadere rifugiandosi presso la sorella, a Sorrento. Dopo qualche tempo riprende la
vita errabonda e avventurosa, recandosi a Ferrara, Mantova, Padova, Venezia, Urbino, Torino.
Nel 1579, vinto dalla nostalgia per la sua citt, chiede il perdono del duca e torna a Ferrara. Vi giunge mentre si stava celebrando il
terzo matrimonio di Alfonso. Non riuscendo a farsi accordare udienza, si abbandona in pubblico a violente accuse contro di lui. Questa
volta viene segregato come pazzo nell'ospedale di S. Anna. Vi rester dal '79 all'86. Durante questi anni continuer a soffrire di
allucinazioni e complessi di persecuzione, ma scriver anche molte lettere ad illustri personaggi (soprattutto per ottenere la libert),
molte poesie, i Dialoghi filosofici, nei quali parla della sua sottomissione alle verit della religione, nonch della sua concezione della
politica, arte, letteratura, amore, bellezza ecc., risentendo molto della filosofia platonica.
Nel 1580, mentre era ancora in carcere, alcuni disonesti editori pubblicano a sua insaputa la Gerusalemme: il Tasso, per il quale il
poema non corrispondeva pi ai suoi criteri, ne fu molto addolorato. Tuttavia, quella pubblicazione determin un acceso dibattito sul
valore dell'opera, soprattutto perch veniva messa a confronto con l'Orlando Furioso dell'Ariosto. I suoi sostenitori proclamarono che
solo il Tasso, fedele alle leggi aristoteliche, aveva saputo dare il poema epico all'Italia; i denigratori invece lo accusavano di avere usato
delle "impurit" dialettali e straniere, venendo cos meno alla superiorit della lingua toscana. Il Tasso stesso entr nel dibattito
pubblicando un'Apologia della Gerusalemme.
Nel 1586 ottiene la libert per intercessione dei principi Gonzaga di Mantova, che lo vollero presso la loro corte. Qui compone la
tragedia Torrismondo. Tuttavia, alla notizia che per l'incoronazione di Vincenzo Gonzaga sarebbero giunti a Mantova Alfonso e
Margherita d'Este, fugge anche da questa citt.
Le sue ultime peregrinazioni riguardano citt come Loreto (dove scioglie un voto), Napoli (dove cerca di recuperare la dote materna),
Firenze (dove riceve grandi onori dai Medici), Roma (dove il papa gli promette una pensione vitalizia e un solenne riconoscimento del
suo valore letterario: l'incoronazione in Campidoglio di poeta laureato, ma la cerimonia non
avr mai luogo). Egli conclude la nuova redazione del poema, che intitola Gerusalemme
Conquistata. Colpito da una grave malattia, muore a Roma nel 1595.
Ideologia e poetica
Il Tasso un poeta di transizione tra il Rinascimento e la Controriforma, tra lo splendore delle
corti e l'inizio della servit politica italiana, tra Ariosto e Marino. Egli non possiede gli strumenti
conoscitivi per comprendere la crisi del suo tempo, caratterizzata dal declino della cultura
umanistica e rinascimentale, e dall'affermarsi di nuove correnti letterarie, artistiche e religiose
(Manierismo, Barocco, Controriforma).
La sua formazione intellettuale e umana si svolge ancora in ambito cortigiano e aristocratico,
ma senza la fiducia e l'ottimismo della prima met del secolo. Il Tasso anzi molto preso
dagli scrupoli di ortodossia religiosa, dalla preoccupazione di adeguarsi alle regole
aristoteliche, dalla concezione della letteratura come attivit privilegiata di una minoranza

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libera dalla necessit di lavorare, tendenzialmente contrapposta alle esigenze delle masse popolari. Per il Tasso la corte il luogo dove
s'incontrano gli spiriti eletti, superiori, in un clima di raffinata eleganza, per ottenere fama e gloria.
In realt il Tasso, che spese tutta la sua vita a ricercare una corte del genere, non la trov mai, n avrebbe potuto trovarla in quella
generale decadenza che caratterizzava gli stati italiani sopravvissuti all'egemonia spagnola in Italia. Il vero problema del Tasso fu quello
di non capire il motivo della decadenza delle signorie. Egli si ostinava a pretendere dalle corti quel "gusto della vita" (inteso come
godimento della natura, dei sensi, dell'arte, dell'avventura...) ch'esse non erano pi in grado di dargli. Gli spagnoli e la Controriforma
imponevano un mutamento di mentalit cui il Tasso avrebbe potuto adeguarsi solo con molta fatica.
Il suo esordio letterario avviene col poema epico-cavalleresco, Rinaldo. L'opera mediocre, ma servita al Tasso come esercizio
stilistico. Vi si cantano le imprese giovanili del paladino Rinaldo di Montalbano che, bramoso di amore e di gloria, imita Orlando,
riuscendo a conquistarsi con duelli e gare di abilit, tutti gli strumenti del perfetto cavaliere (cavallo, scudo, lancia e spada). Rinaldo si
invaghisce della principessa Clarice, sorella del re di Guascogna, e, dopo un'avventura appassionata ma passeggera con la giovane
Floriana, la sposa.
Autentico capolavoro invece l'Aminta (1573), una favola pastorale drammatica in cinque atti (metro: endecasillabi e settenari), in cui si
narra l'amore non corrisposto del pastore Aminta (il Tasso stesso?) per la ninfa-cacciatrice Silvia (Leonora d'Este?). La coppia di
giovani assistita da due "esperti" d'amore, Tirsi (lo stesso Tasso?) e Dafne, che, a seconda dei momenti, li incoraggiano e li
rimproverano. Aminta si uccide quando viene a sapere che Silvia era stata sbranata dai lupi: notizia che poi si riveler falsa. Pentita e
commossa nel vedere un amore cos esclusivo e integrale, Silvia sente fortemente di amare Aminta e vuole uccidersi anche lei: mentre
sta per farlo, le giunge la notizia che Aminta era stato miracolosamente salvato da un fascio di sterpi, quando si era buttato dal dirupo.
Alla fine si sposano.
L'ambiente che caratterizza questi personaggi la natura, ma il Tasso vi proietta l'atmosfera della corte: ninfe-pastori-satiri raffigurano
allusivamente, nella favola, i personaggi reali della corte estense. Il Tasso per, nel suo dramma, s'immagina una corte "ideale" in cui i
rapporti sono semplici e genuini, cio appunto naturali, senza i formalismi o le falsit della corte "reale". L'amore (anche sensuale) e la
bellezza vengono percepiti senza quel senso di colpa-rimorso-angoscia esistenziale che caratterizzer l'opera posteriore. Tirsi, come
poeta, si muove tanto nel regno rustico-pastorale che in quello di corte, ed afferma che emulando l'eleganza e la perfezione del suo
protettore (il duca Alfonso), ha acquisito nuova eloquenza per cantar le lodi della sua selvatica terra nata. Quindi un certo equilibrio
regna tra la libert della campagna e le formalit della vita cortigiana.
Al polo opposto dell'Aminta il Torrismondo (1586), re dei Goti che sposa senza saperlo la propria sorella. Scoperta la cosa egli si
uccide dopo il suicidio di lei. La trama ricorda da vicino Edipo re di Sofocle. Torrismondo rappresenta il momento della delusione del
poeta, del suo sentimento di sconfitta e solitudine. La sensualit dei protagonisti, infatti, s forte ma anche accompagnata da una
profonda angoscia, perch avvertita come colpevole. L'uomo si rivela fragile di fronte alla sua passione. Da sottolineare che con
quest'opera il Tasso voleva dare all'Italia la "tragedia" (secondo i precetti di Aristotele), che ancora mancava, ma il tentativo fall per
diverse ragioni: 1) manca la dinamica dei sentimenti contrastanti (la trama fredda); 2) il motivo del "fato" non ha pi nell'epoca
rinascimentale la potenza di orrore che aveva nella tragedia greca.
Opere letterarie
La Gerusalemme Liberata
Stesura conclusa nel 1575. Esperienza precedente del Tasso, nell'ambito del genere cavalleresco: il Rinaldo. Scopo dell'opera:
conciliare i valori rinascimentali con quelli del cristianesimo cattolico-romano, contro l'islam e il protestantesimo. L'Europa di quegli anni,
sotto la minaccia dei Turchi, ricordava con nostalgia l'entusiasmo religioso con cui aveva partecipato alcuni secoli prima alle Crociate.
Peraltro lo spirito crociato sembrava essere risorto nella grande battaglia di Lepanto (1571), vinta dai cristiani, con cui la chiesa romana
mirava a ostacolare non solo gli "infedeli" extraeuropei, ma anche gli assai pi pericolosi riformatori del vecchio continente.
Il poema, dunque, trae spunto, per i suoi argomenti, dalla storia religiosa (l'Ariosto invece aveva puntato di pi sulle avventure
romanzesche), senza per possedere la compatta architettura ideologica della Commedia dantesca. In tal senso la libert d'invenzione
del poeta sembra spesso sfidare l'autorit ecclesiastica, come quando al termine del poema mette in bocca alla pagana Armida le
parole della Vergine: "Ecco l'ancilla tua". Proprio la maga Armida, bellissima seduttrice dei cavalieri cristiani e amante di Rinaldo,
rappresenta il piacere sessuale che attrae ma va combattuto. Il suo lussureggiante giardino nelle Canarie, al di l delle Colonne
d'Ercole, lontano dagli scontri politico-militari, il luogo dove si rinnova l'et dell'oro, dove un esotico pappagallo esalta l'immediatezza
del godimento.
Inoltre, volendo dare all'Italia un poema epico o eroico, che si ricollegasse al poema epico greco-latino (Iliade-Odissea di Omero,
Eneide di Virgilio), seguendo le regole aristoteliche (che l'Ariosto aveva tralasciato), il Tasso mira anche a superare la fama dell'Orlando
Furioso dell'Ariosto. A tale scopo egli si serve anche di uno stile e di un linguaggio enfatico, retorico, artificioso, alla ricerca di un effetto
che colpisca il lettore. Comunque i suoi modelli preferiti restano Virgilio e Petrarca.
Il Tasso sceglie come argomento le vicende conclusive della Crociata in Palestina. Fonte principale del poema l'opera di uno storico
vissuto a Gerusalemme nel sec. XII, Guglielmo di Tiro.
In conclusione, la materia trattata dal poema incredibilmente varia, ricca di eroici cavalieri, di amori, di magia bianca e nera, di
repentini capovolgimenti, epico e lirico, drammatico ed elegiaco, mortuario e sensuale, religioso ed erotico Il Tasso ha una
grandissima capacit di creare scenari naturali improvvisamente sconvolti da tempeste e tuoni provocati da potenze infernali; di
descrivere l'arsura che soffoca uomini e animali seguita da una pioggia ristoratrice; di fissare (secondo il collaudato modello
petrarchesco) l'eterna primavera del giardino incantato; di rappresentare la ferocia degli scontri militari con la precisione di chi conosce
anche i trattati di arte bellica. (Si veda la sua opera Discorsi dell'arte poetica).
Il poema in 20 canti, ha come metro l'ottava rima (che narrativa per eccellenza, facilmente memorizzabile) ed dedicato al duca
Alfonso II d'Este. Il linguaggio spesso ellittico, concentrato, spezzato (l'enjambement fa la parte del leone), fatto di coppie di antitesi e
di anafore, di fraseggio sia prezioso che prosaico.
Trama
Goffredo di Buglione, duca di Lorena, accetta l'esortazione di Dio, fatta tramite l'arcangelo Gabriele in un sogno, a riprendere la lotta
contro i saraceni, cercando di espugnare Gerusalemme. Durante l'assedio della citt, una piccola schiera di saraceni capeggiata da

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Clorinda esce dalle mura e ingaggia un duello coi cristiani guidati da Tancredi. Questi, dopo essersi accorto che Clorinda era una
donna, se ne innamora. Clorinda per viene ferita da un altro cristiano. Tancredi sospende il duello e insegue il feritore. Intanto un
concilio di diavoli, capeggiato da Plutone, cerca di ostacolare i cristiani con vari inganni. Argante, il campione dei turchi, sostiene con
Tancredi un aspro duello, che s'interrompe di notte senza vincitore. Tancredi resta per ferito. Erminia, principessa di Antiochia,
vorrebbe curarlo, avendolo amato quando in precedenza era stata fatta prigioniera dai cristiani, ma i cristiani la scoprono e la
inseguono: lei si rifugia presso una comunit di pastori. Tancredi la cerca, pensando che fosse Clorinda (poich Erminia ne aveva
indossato l'armatura), ma viene fatto prigioniero dalla bellissima maga Armida, anch'essa musulmana. Argante intanto vuole riproporre il
duello a Tancredi, il quale, essendo assente, viene sostituito con Raimondo di Tolosa, la cui uccisione a tradimento, per opera di un
altro saraceno, scatena una mischia generale dalla quale i cristiani si salvano a fatica, ritirandosi nell'accampamento. Qui giunge la
notizia che Solimano, capo dei predoni arabi, ha sbaragliato una guarnigione cristiana uccidendone il capo, Sveno principe di
Danimarca. Un'altra notizia (questa per falsa) annuncia la morte di Rinaldo, un grande cavaliere. Italiani, Inglesi e Svizzeri sospettano
che l'autore sia stato lo stesso Goffredo. Questi per riesce a domare la rivolta.
Solimano intanto attacca i cristiani nell'accampamento e ne fa una gran strage. Tancredi, con 50 cavalieri, aiutato dall'angelo Michele,
impedisce all'ultimo momento una disfatta totale. Ripreso vigore, i crociati decidono di assalire le mura della citt. A tal fine costruiscono
una grande torre mobile. Clorinda interviene ferendo Goffredo di Buglione e incendiando la torre, ma non fa in tempo a rientrare in citt.
Tancredi, senza riconoscerla, la ferisce mortalmente. Prima di morire Clorinda chiede e ottiene da lui il battesimo.
I crociati per non riescono a ricostruire la torre perch un mago saraceno ha incantato la selva. Una grande siccit sembra piegare le
loro forze, ma una provvidenziale pioggia li salva. Goffredo, in sogno, si sente indotto a far ricercare Rinaldo, anche lui tenuto
prigioniero dalla maga Armida, di cui per si era innamorato. Rinaldo si convince a riprendere guerra contro i turchi. Spezza
l'incantesimo della selva, permettendo cos la costruzione di nuove macchine da guerra. I crociati entrano finalmente a Gerusalemme.
Argante viene ucciso da Tancredi, Rinaldo uccide Solimano, Raimondo uccide Aladino, Armida accetta di farsi cristiana, convinta da
Rinaldo.
Interpretazione.
Vi una netta contraddizione nel Tasso tra l'aspirazione a mostrare da un lato un mondo perfetto e ideale, fatto di sentimenti raffinati e
generosi, di personaggi superiori alla media, e dall'altro un profondo senso di delusione, di sconfitta, che si nota laddove egli tende a
esasperare le situazioni sentimentali, ponendo in rilievo gli inganni della vita. Cio da un lato il Tasso afferma l'esigenza di una idealit
superiore (i suoi eroi hanno tutti un grande coraggio, fierezza, energia, lealt...), dall'altro afferma l'impossibilit di realizzare questi
ideali (in quanto l'amore e la felicit vengono avvertiti come un "peccato").
Le grandi storie d'amore del poema sono tutte impostate sulla fatale incomunicabilit, sulle dolorose separazioni: Erminia e Tancredi,
Tancredi e Clorinda, Armida e Rinaldo... La passione si mescola con l'amarezza. L'amore pi un desiderio-dolore che un piacere o
una certezza. Esso sembra rivelarsi solo in prossimit della morte.
Nei suoi personaggi vi un forte destino di solitudine, una tormentata psicologia che li rende incapaci di comunicare i loro sentimenti. Il
fato o la fortuna dominano molte vicende umane (vedi ad esempio gli interventi degli angeli e dei demoni). Tutti sembrano cercare
nell'amore un diversivo alla guerra, ma come se inseguissero un fantasma, dato che non riescono mai a realizzare i loro desideri. Il
famoso combattimento fra Tancredi e Clorinda rimasto nel subconscio di tutta la letteratura europea come un simbolo della felicit
impossibile. La conquista finale di Gerusalemme un aspetto irrilevante rispetto alla drammaticit di tutto il resto.
Fra i personaggi maschili, Goffredo appare troppo perfetto per essere vero; Rinaldo l'eroe vero della Crociata (lo strumento della
giustizia divina): egli ha sete di gloria, ma il suo carattere un po' volubile; Tancredi (che rappresenta il dovere religioso) l'eroe della
cavalleria e dell'amore segreto e infelice: innamorato fino alla disperazione: egli coglie la sua inafferrabile felicit (Clorinda) solo sul
punto di morte; Argante l'eroe violento e impulsivo, ma non privo di nobile generosit.
Tra i personaggi femminili, Armida la seduttrice, che diventa sedotta, quando s'innamora di Rinaldo; Erminia l'eroina dell'amore
timido e infelice; Clorinda l'eroina enigmatica, poco femminile, anche se l'episodio della sua morte preannuncia alcuni motivi lirici del
Romanticismo.
La Gerusalemme liberata per tre secoli tenne banco nella cultura europea, tra i ceti colti e tra quelli popolari. Tradotta continuamente, fu
amata dai poeti barocchi, da Rousseau e Baudelaire, ispir Goethe (che scrisse una tragedia intitolata Tasso), fu esaltata dai Romantici
(Leopardi, a Roma, and addirittura a piangere sulla sua tomba), che costruirono il mito del martire perseguitato dalla societ e dalla
chiesa Ha ispirato anche tanti pittori e incisori come nessun'altra opera dopo la Divina Commedia.
PERCORSO ARTISTICO NEL RINASCIMENTO
Nel 1400 nacque un nuovo modo di intendere e fare arte, basato su diversi elementi che rinnovarono tutte le espressioni artistiche:

la nascita della prospettiva e dei colori sfumati;


ricerca di proporzioni perfette;
studio approfondito della figura umana, applicato anche come regola di bellezza e perfezione.

La pittura, la scultura e larchitettura saranno fortemente influenzate dal nuovo ideale filosofico antropocentrico e si svilupperanno
attorno a queste tre regole artistiche.
Possiamo scomporre il Rinascimento in due particolari datazioni: il 400 e il 500. Nel 1400 si sviluppo in Italia e in particolar modo a
Firenze, Mantova, Urbino e Ferrara, mentre nel 1500 a Roma e Venezia. Solo verso la fine degli anni 20 del 1500 si poterono
percepire i primi mutamenti nelle opere artistiche, quei cambiamenti che avrebbe poi portato al manierismo.
Larte che germoglia a Firenze e si espande in Italia e poi in tutta Europa, non sar pi chiamata arte italiana, ma arte
rinascimentale. Col termine Rinascimento sintende dare risalto a come larte torna a una percezione estetica molto vicina a quella
dellet classica di greci e romani.
Le Signorie (come Strozzi, Pitti, Medici e Visconti), e non solo, si trasformarono in veri focolai di cultura. Signori, duchi e papi facevo
a gara nel farsi abbellire i palazzi, quale simbolo di prestigio, investendo in arte e sui migliori e pi famosi artisti come, per
menzionarne qualcuno, Brunelleschi, Donatello e Masaccio. Di questi, forse il pi ingegnoso fu Filippo Brunelleschi. A lui dobbiamo
linvenzione della prospettiva e linvenzione dellarchitettura rinascimentale.
Fino al 1450, ci che pi colpiva erano le leggi della prospettiva, non tanto le regole di razionalit che ne erano alla base. Solo dopo
la met del 1400 il nuovo stile rinascimentale trov critici pi accorti alle novit di questa espressione.
La fase di transizione
Come detto, il Rinascimento non si diffuse omogeneamente nello scenario artistico italiano: trascorsero diversi decenni prima che questi

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divenne uno stile accettato da tutti. Firenze ne era il fulcro e fece da diffusore verso il resto dellItalia: prima al centro e al nord, poi verso
il sud.
Alcuni pittori assunsero il compito di traghettare la societ verso le nuove dottrine artistiche, perch le novit, per essere capite e
condivise, necessitano di compromessi e di diverso tempo. Questi pittori, che iniziarono con lintroduzione nei loro dipinti di alcune delle
novit messe a disposizione dai primi artisti rinascimentali, non si staccarono comunque dalla loro connotazione stilistica ancora tardo
gotica.
Questo tramite evidente in molti artisti, in particolare fiorentini, che furono attivi intorno alla met del secolo, come Paolo Uccello,
Beato Angelico, Domenico Veneziano, Filippo Lippi, Andrea del Castagno. In loro era evidente laccoglienza dello stile rinascimentale,
principalmente per lintroduzione nei loro dipinti della prospettiva. Questa, frequentemente, nemmeno capita del tutto nei suoi codici, ma
utilizzata con libert interpretativa. A fianco alla prospettiva, per, troviamo una sequenza di componenti tardo gotici, come lamore per il
dettaglio minuzioso, le tessiture lineari, la preferenza per le curve.
Ogni artista mise insieme uno stile personale, ma in tutti rest regolare ancora la posizione a met tra i due linguaggi. La questione
della coesistenza stilistica tra rinascimento e gotico si prolung per tutto il XV sec. . In alcuni esponenti dellarte dopo la met del 1500,
che la tradizione storica ha collocato tra gli artisti rinascimentali, possibile ancora rinvenire componenti stilistici tardo gotici. Il caso pi
vistoso quello di Sandro Botticelli, artista rinascimentale, nel quale ogni tanto spuntano ancora riferimenti tardo gotici.
Il culmine del Rinascimento
Gli anni tra la fine del 1400 e i primi del 1500 hanno segnato il momento culmine dello splendore del Rinascimento. Roma divenne il
centro della cultura italiana, principalmente per il fatto che la prosperosa corte pontificia accolse i pi prestigiosi pittori, architetti e
scultori: Leonardo da Vinci, Raffaello Sanzio, Michelangelo Buonarroti e Donato Bramante (architetto) solo per citare i pi famosi al
mondo. Da questo punto gli stessi criteri che avevano in precedenza guidato larte furono profondamente trasformati.
La fine del Rinascimento
La fine del Rinascimento arriv col disfacimento economico e politico in Italia, quando si estinsero le energie creative che gli avevano
dato sicurezza e prosperit. Le infelici vicende politiche della penisola oscurarono la cultura, larte e lo studio per il classico. Con le
nuove insicurezze si dissolse la persuasione nelle capacit dell'uomo, tornarono il divino, il senso di provvisoriet, mentre lidea politica
rifiutava la chiarezza di Macchiavelli. Verso il XVI sec., prendeva il sopravvento lo stato d'animo della Controriforma.
La Pittura
Nella cultura artistica del Rinascimento la pittura ha avuto un compito importante: le innovazioni si sono espresse proprio nella diversa
concezione di spazio e colore, terreni fertili per la pittura.
Lo spazio ora rappresentato attraverso una prospettiva lineare, mentre nei secoli prima le immagini pittoriche erano complanari,
appiattite sulla stessa superficie del quadro. Non erano percepibili le distanze tra figure in primo piano e in secondo piano. Nel
Rinascimento, invece, lartista si dedica alla costruzione dello spazio, per dare alla composizione una prospettiva pi umana,
esattamente come il nostro occhio vede in realt. Le regole della prospettiva donano distanza fra gli elementi, li collocano nel posto
giusto. Alcuni artisti usarono meravigliosamente la prospettiva, anche per rappresentare ambienti reali o spazi terreni a contorno delle
rappresentazioni religiose. Alcuni furono ossessionati dalle regole prospettiche, tanto da divenire il loro tema principale nella ricerca
figurativa. Paolo Uccello, per esempio, nellopera Scena del miracolo dellostia profanata, us la prospettiva per far emergere le giuste
distanze tra le figure in primo piano e quelle nei successivi piani, donando un senso di profondit.
Dal 1400 lutilizzo della prospettiva ebbe una rapida diffusione fino a divenire un minimo comune denominatore tra le opere dei grandi
artisti. Alla pari di Paolo Uccello possiamo ricordare Fra Angelico, Antonio Pollaiolo, Piero della Francesca, Andrea Mantenga, Tiziano
Vecellio, Sandro Botticelli, Giovanni Bellini e altri.
Presto il movimento rinascimentale si diffuse in Europa, grazie anche ai continui viaggi dei pittori italiani che esportarono le ultime
dottrine. Tra i grandi artisti stranieri che fecero proprie le regole della prospettiva, possiamo menzionare Albrecht Drer e i fiamminghi
Hubert e Jan van Eyck, che diffusero il nuovo movimento tra le culture dei loro popoli, permettendo nuovi sfumature e dando cos
origine a opere molto originali.
Gli artisti analizzavano con minuziosit la realt, al fine di apprendere dal mondo naturale. Fu cos che poterono notare come il colore di
oggetti e persone muta al mutare della luce, dellatmosfera e dellombra. Per questa ragione luso del colore divenne pi sofisticato, pi
vicino al reale, alle sfumature e alle varie tonalit nelle diverse condizioni.
I veneti, quali Mantenga, Bellini, Carpaccio e Vecellio, si adoperarono pi di altri in questa attenta ricerca, tanto che acquisirono grande
maestria, che poi affascin e influenz col tempo il modo di numerosi altri artisti sia italiani sia stranieri.
Nuovi materiali e innovazioni tecniche accompagnarono questo periodo: si pass dal supporto quale la tavola in legno alla tela, con il
grande vantaggio di permettere opere di dimensioni pi grandi in quanto pi leggere e trasportabili (e anche pi durature). Tra i nuovi
materiali troviamo i pastelli, la matita a sanguigna, fino alla pi importante delle novit: la tecnica a olio. Questultima fu inventata nei
Paesi Bassi, attorno alla fine del 1400. La tecnica a olio permise una maggiore flessibilit cromatica, grazie alla morbidezza
dellimpasto. Inoltre la tavolozza si ampliava di colori e sfumature, cos da permettere una migliore rispondenza alle esigenze degli
artisti nella ricerca minuziosa di emulare la realt cromatica che li circondava.
Lolio permise anche una maggiore diffusione del tema del ritratto, oltre che migliorare notevolmente i paesaggi a cielo aperto.
Nella prima met del 1400 il ritratto era molto richiesto dalla borghesia: per sottolineare il prestigio, per valorizzare la personalit, per
idealizzare i lineamenti del viso e per cogliere gli aspetti interiori.
A sua volta il paesaggio, sempre rappresentato con prospettiva, divent via via elemento onnipresente, tanto da essere affrescato sulle
pareti e sui soffitti di palazzi e chiese, per espandere gli spazi interni, come a prosecuzione dello spazio naturale.
I temi sacri pi calcati sono stati: la Nativit, le Vergine e i Santi, la Vergine con il Bambino, la Crocifissione e la Resurrezione, il
Giudizio Universale, lUltima cena e la Deposizione.
Masaccio (1401-1428) fu il primo tra gli artisti figurativi a rinnovare la pittura del Rinascimento. Egli part dagli studi di Giotto, per inserire
le figure dei sui dipinti in ambienti dove era palese un rapporto armonioso tra persone e oggetti. Purtroppo destino volle la sua morte a
soli 27 anni, pertanto sono poche le sue opere rimaste: la Pala daltare della Madonna col Bambino e SantAnna, la Crocifissione, la S.

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Trinit e gli affreschi della Cappella Brancacci in S. Maria del Carmine a Firenze. In questultima Masaccio esperimenta per la prima
volta in pittura la tecnica della prospettiva. Nellopera Il Tributo le figure in primo piano sono posizionate in uno spazio che circondato
da paesaggio e sono dipinte con minuzioso chiaroscuro, che conferisce allopera realismo e profondit. Nella Cacciata di Adamo ed Eva
dal Paradiso Terrestre, la luce arriva da unangolazione e punto ben focalizzato, colpendo in modo marcato le figure rendendone
lespressione dei volti molto drammatica.
La Scultura
Finalmente nel Rinascimento la scultura torn allindipendenza rispetto allarchitettura. Ripetiamolo, la figura umana era tra i soggetti
preferiti: ben studiata anatomicamente e spesso in espressioni dinamiche. Altri stereotipi in uso erano: la tomba con la statua, le fontane
da piazza o da giardino, i portali con scene in bassorilievo e i monumenti equestri.
Anche luso dei materiali benefici delle innovazioni: per i grandi monumenti si torn alla fusione in bronzo, in particolare equestri. Con
la terracotta dipinta si realizzavano sculture policrome (Luca della Robbia) e con il marmo si raggiunsero i massimi livelli di raffinatezza
e potenza espressiva (Michelangelo).
Anche nella scultura, come nella pittura, si affront il tema della luce e dello spazio. La luce doveva contribuire a dare risalto ai soggetti
rappresentati, attraverso larricchimento di ombre ben posizionate nellopera.
Con Donatello (1986-1466) luomo divent il soggetto preferito della scultura e fu rappresentato sia a bassorilievo sia a figura piena. I
gruppi scultorei avevano sempre un elevato potere espressivo e emotivo.
Ai bassorilievi, sorprendentemente realistici come il Festino di Erode, Donatello affid prospettiva e luce, per ottenerne profondit. Nel
Festino, rilievo molto vario, il movimento pronunciato, con diversi piani via via lontani.
Lorenzo Ghiberti nei suoi rilievi, per esempio La storia di Giuseppe (Formella della Porta del Paradiso, Battistero del Duomo Firenze),
riporta allidea di spazio. Con una costruzione ampia e profonda dellambiente, riesce a valorizzare figure che sporgono poco dal piano.
Alla fine del 1400 troviamo mutamenti anche nella scultura, che diventa pi autorevole, pi sostanziale nel suo innalzarsi da sola senza
la necessit di elementi a contorno della figura principale. I monumenti, i ritratti, le fontane sono pi definite per consentire i giochi di
luce e ombra, facendo cos risaltare i dettagli e sottolineando lespressivit data da questi. Tra queste opere possiamo nominare il
monumento a Bartolomeo Colleoni di Andrea Verrocchio, o lintramontabile David di Michelangelo
Fonti:
www.homolaicus.com
www.treccani.it
santelli.altervista.org
www.artistiinrete.it