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IL SEICENTO

UN SECOLO DI CONFLITTI E DI TRASMORMAZIONI IDEOLOGICHE (premessa)


Il Seicento è un secolo di conflitti e di trasformazioni. È in questo secolo che giunge a pieno sviluppo e trova la sua
soluzione lo scontro avviato dal Concilio di Trento, tra controriforma e riforma. È un conflitto di due mondi
incompatibili, di due opposte concezioni della vita. Gli equilibri vengono inclinati o distrutti; dalla crisi delle antiche
certezze emerge una nuova coscienza della realtà, una nuova concezione del mondo.
→ Sul piano politico lo scontro vede contrapposti nella guerra dei Trent'anni l'Impero asburgico, alleato con la
Spagna, e le potenze nazionali: la Francia (con Luigi XIV è presente uno stato laico con una monarchia assolutistica
laica), l'Olanda (governo repubblicano) e Inghilterra (monarchia costituzionale). Il conflitto segna:
 l'ascesa della Francia al ruolo di potenza dominante in Europa e
 il declino del predominio spagnolo; gli Stati italiani dominati dalla Spagna fin dal trattato di Cateau-
Cambrésis, seguiranno lo stesso declino.
Elemento comune a entrambe le aree in cui l’Europa stava per dividersi (quella centro-settentrionale, più
progressista e svincolata dall’egemonia spagnola, e quella meridionale, che rimane legata alla Spagna e per questo
risente di un ritardo nell'evoluzione civile ed economica) è la coscienza della crisi degli antichi modelli, la cui messa in
discussione diviene condizione indispensabile per la formulazione di proposte innovative.
La condanna di Galilei segna in Italia la fine della libertà di ricerca che costituirà la forza dei paesi riformati e dei paesi
che si sottrarranno al controllo diretto della Chiesa di Roma e della Spagna.
→ Nei paesi in cui la Controriforma (Europa meridionale) conquista e mantiene il controllo della vita sociale e
intellettuale ogni proposta di rinnovamento, che implica la messa in discussione del “sistema di conoscenze”
sostenuto e diffuso dalla Chiesa, verrà perseguitata e bloccata sul nascere.
→Nei paesi protestanti (Europa centro-settentionale) il principio di tolleranza religiosa affermato dalla pace di
Westfalia dà origine alla tutela dei diritti dell'individuo che sta alla base della moderna concezione liberale dello
Stato. È in queste condizioni di confronto, di tolleranza e di dinamismo che si svilupperà la ricerca scientifica e
tecnica da cui nascerà la Rivoluzione industriale inglese.
UNA NUOVA VISIONE DELLA REALTA’ E DELLA CULTURA
La nuova poetica del Barocco letterario e la pratica della ricerca scientifica (la scienza nuova di Galilei) fanno
dell'Italia, fino al 1630-40, un paese culturalmente all'avanguardia, affrancato da abitudini intellettuali che duravano
da secoli e avviato alla costruzione di una cultura moderne.
Il seicento non si limita a ridefinire l'intero assetto politico dell’Europa, ma riscrive l'intera carta dell'universo. Grazie
alle scoperte di Galilei, come la presenza dei satelliti di Giove o la scoperta dei rilievi lunari, assesta un colpo definito
alla cosmologia tradizionale.
La letteratura barocca abbandona la divisone tra generi "alti" e " bassi", dando vita a una contaminazione di modelli
espressivi da cui nascono generi misti inconcepibili per il canone letterario tradizionale.
Abbandonando il fine didattico, il Barocco propone inoltre un'arte e una poesia animate dalla ricerca del piacere. di
un'esperienza terrena e soggettiva (edonismo). 
Il modello di un universo eliocentrico, che sostituisce quello geocentrico, comporta il diffondersi di una sensazione di
disorientamento. Quando l’uomo del seicento scopre di non essere al centro dell’universo, perde la fede
rinascimentale di riprodurre sulla terra l’ordine del modello celeste; alcune opere letterarie (es. Adone di Marino)
inseriscono nella loro struttura questa nuova concezione.
Ogni aspetto della vita e della cultura dell'età barocca nasce dallo scontro fra due visioni del mondo: quello della
tradizione, che ha trovato nel Rinascimento l’ultima sistemazione e quello dinamico, aperto all'innovazione,
rappresentato, nel mondo del pensiero scientifico, da Galilei e nel mondo letterario, dall'opera dei letterati
antitradizionalisti.
 STRUTTURE POLITICHE, SOCIALI ED ECONOMICHE
CRISI E RIFONDAZIONE DELL’ORGANIZZAZIONE POLITICA ED ECONOMICA DELL’EUROPA
Le guerre che avvennero in Europa per tutta la prima metà del secolo furono la causa principale di una crisi
economica che durò tutto il secolo, raggiungendo l'apice intorno al 1630 → Carestie e pestilenze furono all'origine di
rivolte popolari. Ciò comportò una trasformazione dei rapporti fra i ceti sociali e il sovrano.
Il termine rivoluzione politica è dovuto alla capacità dei governi di rinnovarsi per superare la crisi politica, economica
e sociale di quei decenni a cui dipese lo sviluppo successivo dei popoli europei.

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La pace di Westfalia sancì la sconfitta degli Asburgo e della controriforma segnando il fallimento di un progetto di
monarchia universale (in cui il potere politico si collega con quello religioso).
La pace gettò le basi per una maggiore tolleranza religiosa e aprì la via all'affermazione della libertà individuali su cui
si fonda l'organizzazione delle società avanzate.
La vittoria della Francia sulla Spagna e lo sviluppo dell’Inghilterra e dell’Olanda spostarono verso le nazioni del Centro
Europa il baricentro politico del continente e dimostrarono la supremazia di nuovi modelli di vita sociale e di
organizzazione politica (si va verso uno stato laico moderno).
UNA DIVERSA GEOGRAFIA POLITICA: GLI STATI EUROPEI
Con il Seicento muta anche la geografia politica del mondo:
→ il centro strategico da cui partivano i più importanti traffici navali si era spostato dal Mediterraneo all'Atlantico. Il
controllo dei porti atlantici assicura le comunicazioni con:
 le colonie del nuovo Mondo, fornitrici d'oro e d'argento,
 con l'Africa e
 con l’Oriente, attraverso la rotta del Capo di Buona Speranza: nazioni fino a quel momento marginali, come
Olanda e Inghilterra, acquistano grande rilevanza strategica.
→ Governo repubblicano olandese: nel 1581 le sette Province unite dei Paesi Bassi proclamano l’indipendenza dalla
Spagna. I mercanti olandesi, la nobiltà terriera e i ceti popolari, danno vita a un governo repubblicano organizzandolo
sul decentramento locale che tutela gli interessi di commerciali e contribuisce a sviluppare l'economia nazionale. In
questo ambiente retto da valori mercantili, la conquista della libertà di religione, si traduce in tolleranza verso le
altre fedi e verso gli ideali individuali.
→ Modello monarchico inglese: Ancor più radicale è la volta impressa all'organizzazione statale in Inghilterra dalla
piccola nobiltà di campagna e dalla classe mercantile. Il governo repubblicano a base parlamentare
e il cancellierato di Oliver Cromwell orientano tutte le risorse del paese verso l'espansione
marittima. In seguito l'Inghilterra restaura la monarchia, ma il potere del sovrano è limitato dal parlamento
(composto da rappresentanti dei ceti emergenti).
→ Francia: l’indipendenza del sovrano. Paese diviso tra cattolicesimo e protestantesimo, la Francia di Luigi XIV
sviluppa uno stato assoluto e centralizzato sul modello della Spagna ma, al contrario di questa, laico. Di fronte alla
minaccia dei ceti popolari, i nobili, i mercanti e i grandi finanzieri si coalizzano con il monarca. Per limitare il potere di
un alleato forte come la nobiltà, il re si affidando a un corpo di funzionari di sua nomina tutte le mansioni che
assicurano l'esercizio del potere statale sul territorio: attraverso questi il sovrano si pone come istituzione
indipendente dalle parti. Il potere in spagna non seppe svincolarsi dal ruolo di garante dei privilegi “patrimoniali” di
una classe feudale incapace di considerare la politica come qualcosa di diverso dalla difesa dei propri interessi.
Alla lunga, la massiccia pressione fiscale esercitata per finanziare le spese militari sottrasse risorse e costituì una
debolezza.
L’ITALIA: DEGRADO ECONOMICO E INVOLUZIONE POLITICA
La vita economica italiana è sempre stata basata sulle attività commerciali e finanziarie, sull’importazione di materie
prime e sull’esportazione di manufatti; quando il commercio è stato spastato dal mediterraneo all’atlantico i
commerci marittimi italiani dovettero limitarsi (durante il Seicento) a esportare prodotti agricoli.
 aumento delle imposizioni fiscali sui manufatti comportò un aumento dei costi di produzione
conseguenze
 determina l’uscita dei prodotti italiani dal mercato: i capitali italiani vennero investiti sull’acquisto di
proprietà agricole
 blocca la circolazione delle ricchezze e scoraggia ogni impulso all’innovazione
 si ampliano le grandi proprietà e aumenta il numero di contadini privi di terra, costretti all’accattonaggio
 la repressione violenta delle rivolte causate dalle disperate condizioni di vita della popolazione più povera
finì per allargare la distanza tra questa e la classe dirigente.
GLI STATI REGIONALI ITALIANI E LO STATO DELLA CHIESA
Genova: essendo uno snodo marittimo condizionato dalla Spagna aveva conosciuto un incremento delle attività
mercantili; con il tramonto di quest’ultima potenza comportò anche la sua decadenza.
Repubblica di Venezia: essa mantenne la propria autonomia; la sua sfera di influenza politica ed economica venne
progressivamente ridotta. Venezia era guidata da un’oligarchia gelosa della propria libertà: gli rimase proprio il
principio di tolleranza ideologica.
Università di Padova: in questo luogo si potevano incontrare grandi intellettuali come Galileo Galilei e Paolo Sarpi;
resta uno dei centri più aperti allo sviluppo del pensiero moderno. Anche l’industria editoriale conservò a lungo il
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primato europeo, assicurando una circolazione di idee. Il nuovo assetto del commercio internazionale impose il
ridimensionamento della potenza economica veneziana.
Ducato di Savoia: questo è uno stato non soggetto al dominio spagnolo, ma sviluppa una politica di alleanze che
comporta gravi rischi: il ducato visse per un lungo periodo in condizioni di quasi vassallaggio nei confronti del regno
di Francia.
Firenze: la rifeudalizzazione limitò nel Granducato di Toscana la portata innovatrice della politica di controllo
razionale delle risorse agricole promossa dai Medici. Perduta l’autorità economica e finanziaria, Firenze si avvia a
perdere anche l’eccellenza in campo culturale, soppiantata da Roma.
Roma e lo stato della Chiesa: Roma durante il Seicento conosce un periodo d splendore e di rinnovamento
urbanistico e architettonico. La decadenza politica seguita alla pace di Westfalia limita il potere dell’intervento
papale nelle questioni europee, dominate da valori estranei alla sfera religiosa. Perduto il suo ruolo sovranazionale,
lo stato della Chiesa si avviò a diventare uno dei tanti Stati italiani.
CENTRI DI PRODUZIONE E DI DIFFUSIONE DELLA CULTURA
La situazione culturale italiana, muta nel corso del Seicento per questo è opportuno distinguere i primi decenni da
quelli successivi, mentre il primo periodo vede svilupparsi, all'ombra delle Corti l'esperienza innovatrice della poesia
barocca, dopo il 1640 si assottiglia sempre di più il margine di autonomia dei diversi stati italiani dall'autorità
religiosa.
LE CORTI:
La perdita di centralità strategica dell'Italia comporta, un ridimensionamento delle risorse destinate alla promozione
della vita culturale. La corte, nel corso del seicento, finisce sempre più per identificarsi come un apparato burocratico
statale; il cortigiano si trasforma nel segretario del principe, esecutore della sua volontà più che consigliere capace di
interpretare in modo saggio la realtà.
Il letterato sviluppa così sempre più competenze diplomatiche, militari e amministrative. Il compito di creare e
diffondere un'immagine positiva del principe viene sempre più spesso affidato al pittore o all'architetto al quale è
affidato il compito di dimostrare l'efficienza e la grandiosità dell'operato del signore.
Solo una piccola minoranza di letterati può ambire a una sistemazione stabile e prestigiosa all’interno della corte;
questa situazione porta i letterati a svincolarsi dalla protezione di un principe in particolare, come nel caso di Giovan
Battista Marino.
Acquista così sempre maggior peso la produzione encomiastica, attraverso la quale il poeta spera di accaparrarsi la
benevolenza del Signore e una sistemazione stabile a Corte in cambio di una sostanziale rinuncia all'indipendenza
del proprio pensiero.
LA CHIESA:
I decenni centrali del secolo vedono crescere il numero dei Chierici.
Essi godono di una maggiore stabilità e sono inseriti in una struttura più prestigiosa di qualsiasi stato regionale.
Il carattere razionale dell’impegno ideologico della Controriforma incoraggia la specializzazione dell'intellettuale e la
frammentazione e la settorializzazione dei saperi. Le verità fondamentali promosse dalla chiesa sono irrinunciabili e
non perfezionabili, e a queste il letterato deve adeguarsi.
Si afferma così una concezione divisa del sapere, di specifica competenza professionale, diffidente nei confronti di
ogni elaborazione filosofica, che rischia di mettere in discussione i principi stessi del sapere e del ruolo
dell'intellettuale come nel caso di Galilei.
Questo atteggiamento di chiusura si manifesta anche nell'opera di propaganda contro il protestantesimo, la chiesa
abbandona presto la pratica delle controversie (tecnica usata per contrastare un’opinione) per limitarsi a illustrare
univocamente le posizioni ortodosse della chiesa.
La conquista di un solido predominio della chiesa in ogni settore della vita culturale permette, di piegare ai suoi
scopi anche quelle espressioni artistiche letterarie che sembrerebbero essere estranee allo spirito Cristiano.
L'EDITORIA: 
Il mercato librario, aveva affiancato il letterato del Cinquecento dalla dipendenza verso i poteri tradizionali.
L'editoria italiana nel corso del Seicento soffre, in particolare per le restrizioni imposte dalla Chiesa che si riserva il
diritto di concedere si ha diritto di proibire la stampa delle singole opere, sia di procedere a tagli e correzioni sulle
opere, inoltre la chiesa non si limita a perseguire gli autori dei libri, che giudica pericolosi, ma stabilisce sanzioni ai
danni degli stampatori e dei librai che disobbediscono alle disposizioni del tribunale dell’inquisizione.

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Queste limitazioni impongono all’editoria italiana una radicale riconversione dei cataloghi, vengono prodotte sempre
più opere di devozione, vita di Santi, libri da messa e catechismi. Il Seicento assiste ad un'inattesa fioritura di opere di
intrattenimento destinate al vasto pubblico, si contano infatti ben 800 edizioni di romanzo in prosa.
L’irrigidirsi della struttura sociale si riflette sempre più in una produzione raffinata ed esclusiva, destinata all'élite
cortigiana e in una produzione rivolta ad un pubblico più ampio.
L'ACCADEMIA:
All'interno delle Corti, gli intellettuali e i letterati vivono una condizione di crescente marginalità.
Le accademie si configurano come piccole corti, assicurando all’intellettuale il confronto di appartenere a un ristretto
gruppo di pari, solidali nel garantirsi  a vicenda una reputazione spesso negata nella realtà esterna.
Ricordiamo alcune accademie:
 Accademia Veneziana degli Incolti, raccolse al suo interno i romanzieri e i novellieri che diedero origine a
buona parte della narrativa in prosa del secolo. La loro licenziosità libertina, di liberi pensatori poco curanti
dell'ortodossia, portò allo scioglimento dell'accademia.
 Accademia della Crusca, sorta a Firenze nel 1582, con lo scopo di separare la “farina” della buona lingua
letteraria dalle innovazioni inutili e dannose introdotte dagli scrittori successivi al Trecento. Il vocabolario
degli accademici della Crusca pubblicato a partire dal 1612 è la prima opera di questo tipo comparsa in
Europa.
 Accademia del Cimento, accademia scientifica che accolse molti allievi di Galileo Galilei.
IL BAROCCO:
In Spagna e in Italia dove la Controriforma controllava la vita civile, l'esigenza di liberarsi da convinzioni e ordini
secolari emerge dalla trasformazione che subiscono la sensibilità e il gusto in campo artistico e letterario,
trasformazione destinata a caratterizzare tutto il secolo che verrà definito il secolo del barocco. Il barocco è un
movimento artistico e letterario, caratterizzato da una curiosità per gli aspetti insoliti e bizzarri della realtà. È una
materia in continua evoluzione che ricerca l’irregolarità dell’anomalia e dell’eccezione. Lo scopo principale del
barocco è suscitare meraviglia e stupore nel pubblico. Il barocco riprende le caratteristiche del manierismo, il
concilio di Trento del 1563 darà particolare sviluppo al barocco. Questo movimento inizierà ad essere contrastato nel
1690 con la fondazione dell’accademia dell’arcadia, che aveva come obbiettivo combattere il barocco per il ritorno al
classicismo.
Etimologia del termine: secondo alcuni studiosi, il termine barocco deriverebbe dal portoghese barocco, una perla
irregolare non sferica. Secondo altri l'origine della parola va ricercato nel vocabolo barocco, usato dagli scolastici per
indicare un tipo di procedimento logico apparentemente corretto, ma che in realtà nasconde  una sottile debolezza
interna.
Il termine barocco iniziò ad essere utilizzato con intento polemico per evidenziare la sua irregolarità e l’amore per il
bizzarro. Oggi l'origine del termine appare significativa, all’opposto dall'età rinascimentale, l'età barocca scopre nel
disegno della natura l'anomalia, l'eccezione e proprio sull’eccezione si concentra la propria attenzione.
IL SENSO DELLA VISTA:
In un mondo che si rivela ogni giorno diverso da come una tradizione millenaria la aveva presentato, non sorprende
che l'intero sistema entri in crisi e il vuoto venga colmato dalla ricerca e dalla sperimentazione.
Per questo non deve stupirci il fatto che l’arte raffigurativa privilegi la finzione; le Chiese barocche presentano volte
affrescate in modo da suscitare la sensazione di uno spazio verticale infinito che si identifica con il cielo.
L’arte e la letteratura del barocco infatti non imitano il concetto di perfezione ma iniziano una ricerca RAZIONALE,
andando così a perdere il principio di imitazione di Aristotele, nasce quindi la necessità di comprendere
razionalmente il mondo. Alcune delle manifestazioni tipiche del secolo si basano proprio sul senso della vita e sulla
consapevolezza che ogni cosa appare diversa da ciò che è, dall’evidenza visiva dipende la dimostrazione fondata
(Galileo Galilei).
ANALOGIA, METAFORA E CONCETTO:
La ricerca delle somiglianze nascoste, dalle analogie che l'occhio e la mente dell'osservatore scoprono tra settori
lontani dal reale, forma una rete originale di collegamenti e permette di tracciare le coordinate di una nuova mappa
del mondo. Queste somiglianze sono fornite dalla metafora e dall'allegoria e permettono all'artista e al letterato di
portare in evidenza quelle somiglianze segrete tra le cose che possono rivelare un significato insospettato e
insospettabile.
Per rendere nel miglior modo questa nuova concezione il letterato ricorre al concettismo, ovvero un accostamento
ingegnose e inconsueto di immagini tratte dalla realtà.
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Lo stesso Galilei quando afferma che la verità è scritta nel libro della natura in caratteri matematici è costretto a
esprimersi in termini inusuali e metaforici.
Attribuire alla matematica il compito di descrivere i fenomeni del mondo fisico è infatti un’innovazione rivoluzionaria
che soddisfa le esigenze dell'età barocca di scoprire una chiave di interpretazione unitaria della realtà materiale.
Il principale strumento utilizzato per creare meraviglia è la METAFORA, vero e proprio strumento di codificazione
della realtà, il lettore è guidato a seguire un ragionamento sottile e acuto che lo porta a riconoscere con stupore il
nesso, colto attraverso la metafora, tra oggetti diversi. L’innovazione barocca coinvolge anche la scelta dei temi, con
un notevole ampliamento della materia poetabile come ad esempio nelle figure femminili.
L'uomo nel 600 ha prospettive diverse dall'umanesimo ( l’uomo è artefice della propria vita) e dal Medioevo (l’uomo trova
tutte le sue risposte in Dio). L’uomo del 600 si sente meno sicuro, non si sente più al centro del mondo (grazie alle
esplorazioni si conoscono nuove culture e nuovi mondi), l'uomo non sa in cosa identificarsi.
L'uomo del Barocco rifiuta i dogmi, rifiuta l'auctoritas perché ha esigenza di conoscere il reale. Questo mette in
contrasto il pensiero dell'uomo del 600 con la chiesa.
La chiesa possiede ancora il controllo della cultura attraverso il tribunale dell'inquisizione e l'indice dei libri proibiti.
La letteratura del Barocco dunque potrà svilupparsi solo attraverso il puro divertimento come ad esempio con
Marino, si presenterà una sovrapposizione di stili, caratteristica fondamentale dell'estetica barocca, e l'illusionismo
che ha lo scopo di creare un'arte che deve essere capita e deve meravigliare.
Il mondo non è più immobile come diceva lo stesso Aristotele e ci propone lo stesso Dante ma diventa un mondo in
continuo movimento e cambiamento. Per capire al meglio il senso nel barocco possiamo osservare il dipinto il senso
della vista, è un dipinto pieno, non presenza non presenta spazi vuoti. In questo dipinto si cerca di tradurre in
immagine un concetto, attraverso una sovrabbondanza di particolari descrittivi da riconoscere e decifrare poco a
poco. L'uomo deve imparare a guardare con meno superficialità le cose e deve osservarle con un punto di vista
nuovo.
LA QUESTIONE DELLA LINGUA:
Uno degli aspetti dominante della cultura del 500 è costituito dalle discussioni linguistiche, che si susseguono per
tutto il secolo; Durante il Cinquecento vengono proposti 3 modelli linguistici:
1) BEMBO: la lingua ideale coincide col fiorentino letterario del trecento, per la poesia il modello è
rappresentato dal Canzoniere di Petrarca, mentre, per la prosa si riprende il modello di Boccaccio
(presentato nella cornice e nelle novelle tragiche). Si tratta di modelli storicamente dati, che esprimono
una lingua pure e selettiva, lontana da quelle parlate nelle varie regioni italiane.
2) BALDASAR CASTIGLIONE: il linguaggio letterario doveva ispirarsi a quello effettivamente parlato nelle
corti dell’Italia, raccogliendo, il meglio dei risultati provenienti dalle varie parti della penisola. Si tratta di
una lingua “astratta”, inesistente, anche se modellata su quelle realmente parlate negli ambienti
cortigiani di tutta Italia.
3) NICCOLO’ MACHIAVELLI: Essa si basa non sul fiorentino letterario, ma su quello effettivamente parlato,
vivacemente espressivo e mutevole. Nemmeno questo progetto poteva avere la forza per imporsi, per il
suo carattere troppo limitato e circoscritto, oltre che per la perdita del ruolo propulsivo, esercitato nei
secoli precedenti, da arte della città.
Una figura di rilievo in queste discussioni su quale dei seguenti modelli letterali fosse il più adatto Leonardo Salviati,
uno dei fondatori dell'Accademia della Crusca. Salviati riprende le posizioni di Bembo accentuandole perché ritieni
che per costruire un modello di lingua perfetta occorrano tutti gli scrittori del Trecento, non solo i grandi ma anche i
minori e minimi.
Nel 600 si afferma una corrente puristica, che vuole stabilire un canone di lingua pura sulla base della tradizione
Fiorentina trecentesca. Tale corrente fa capo all'accademia della Crusca, un'accademia sorta Firenze nel 1583 e che
aveva assunto questo nome in quanto si proponeva di separare la lingua pura da ogni impurità.
La sua funzione principale era stata la pubblicazione del grande vocabolario degli accademici della Crusca nel 1612.
Nel vocabolario erano registrati tutti i termini d’uso Fiorentino trecentesco, sia dei Grandi scrittori che dei minimi.
Il dibattito seicentesco sulla lingua ribadisce le posizioni delineata alla fine del secolo precedente ma si concentra
soprattutto sulla polemica tra cruscanti e anti cruscanti (che non sostenevano il modello dell’accademia).
Tra gli anti-cruscanti va ricordato Alessandro Tassoni, autore del poema eroicomico La secchia rapita che polemizza
la minuziosità del vocabolario.

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Perché in Italia non esiste ancora un modello linguistico unitario?
Perché non è ancora presente un’unità statale e diversamente da ciò che avviene in Germania (grazie alla riforma
protestante), non si diffonde un’unica lingua.
In Italia è ormai consolidato l'uso del Toscano fra i ceti colti ma è un uso prevalentemente scritto, anche i letterati e le
persone colte nella vita quotidiana parlano i loro dialetti regionali, anche negli usi politici-amministrativi non sempre
è presente una lingua unitaria, gelosa del proprio dialetto è ad esempio Venezia dove il dialetto è la lingua ufficiale
delle leggi e degli atti dello Stato.
la Chiesa della Controriforma impedendo la traduzione della Bibbia non agevola lo sviluppo di un’unificazione
linguistica. La chiesa voleva infatti evitare proprio ciò che il protestantesimo sosteneva ovvero che il singolo credente
potesse formarsi liberamente accostandosi direttamente al testo sacro.
Oltre alla Chiesa e alla mancata unificazione dell’Italia un’influenza alla lingua Seicentesca deriva dal che gli stati della
penisola avevano perso da tempo la loro autonomia ed erano sotto il dominio diretto della Spagna o sotto la sua
egemonia in diretta quindi era inevitabile che si diffondessero forme ispirate allo spagnolo.
 LA LIRICA BAROCCA
LA ROTTURA DEL CANONE CLASSICO E PETRARCHESCO
Il manierismo rappresenta l’inizio dello sgretolamento di un sistema di regole nelle quali gli artisti che operavano tra
Cinque e Seicento stentavano a riconoscersi a causa delle mutate coordinate etiche ed estetiche di riferimento.
Il Barocco letterario, che segue il manierismo, nasce e si definisce come volontaria rottura con gli ideali di equilibrio e
composizione sanciti dal Cinquecento dal canone classicista rinascimentale, che riguarda la poesia, dalla lirica
petrarchesca.
→ gli autori sono spinti ad abbandonare le regole proprie del secolo precedente, a causa della crisi delle certezze
umanistiche e il guardare al mondo con sensibilità e meraviglia crescenti.
Già durante il Manierismo gli autori iniziavano a sperimentare; con l’avvio del secolo successivo la polemica tra
difensori della tradizione rinascimentale (classicismo di Ariosto) e innovatori (poetica di Tassoni) mira a demolire il
principio di autorità indiscussa di modelli e obblighi, a favore del diritto all’autonomia e alla varietà espressiva.
Tra i maggiori interpreti della poesia barocca troviamo:
 Alessandro Tassoni che rivendica al poeta il compito di innovare per adeguare i modelli classici alle affioranti
esigenze di maggiore libertà espressiva
 Giovan Battista Marino che rifiuta di subordinare il piacere estetico all’utilità didattica.

IL GUSTO DEL PUBBLICO COME CRITERIO GUIDA DEL POETA (poesia barocco)
Per giustificare le proprie scelte, Marino utilizza la “svogliatezza” del secolo (ossia la stanchezza del gusto causata
dalla ripetività delle convenzioni) che allontana i lettori dai testi tradizionali, spingendoli a prediligere opere più
ardite, all’insegna della stravaganza; le opere di Marino si presentavano con queste caratteristiche.
Nelle sue opere questo autore apprezza dai lettori la quantità e non la qualità (ricerca di successo).
Marino visse nel costante sforzo di affermarsi in un periodo storico instabile perché:
 Essendo poeta di corte il suo ruolo era in pericolo data l’instabilità politica dei Ducati, Principati e piccoli
regni durante il Seicento
 La sua posizione (e quella di tutti i letterati e artisti suoi contemporanei) era vincolata alla decisione e
all’umore dei principi.
Marino seppe distinguersi e acquisire autorevolezza trasformandosi da ripetitore di contenuti tradizionali in
interprete di una cultura in evoluzione.
IL FINE DELLA POESIA E’ MERAVIGLIA
L’obbiettivo della controriforma è quello di reagire alla corruzione con dogmi e norme di comportamento che recano
una serietà e un fervore religiosi vittoriosi sull’edonismo. Marino si oppone a questi dogmi ecclesiastici e subordina il
dovere al diletto.
Meraviglia, ingegno e metafora diventano gli artifici retorici utilizzati per esprimere la nuova sensibilità tipica di
questo periodo. Con la varietà di immagini e oggetti proposti nelle loro opere e le relazioni con cui vengono associati,
grazie ad un uso “spericolato” della metafora, gli scrittori stimolano il lettore al ragionamento sottile, sollecitandolo
alla soluzione di enigmi che suscitano sorpresa e meraviglia.
La meraviglia e il piacere creano legami nascosti tra gli oggetti di una realtà complessa e multiforme: obbiettivo del
poeta è esprimere l’emozione provata nel cogliere significati impliciti e sotterranei.

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LA FUNZIONE CONOSCITIVA DELLA METAFORA
Nel cannocchiale aristotelico, il gesuita Emanuele Tesauro individua nella metafora lo strumento retorico
irrinunciabile ai fini dell’espressione della nuova sensibilità, estendendole le potenzialità di utilizzazione a ogni forma
di comunicazione fino a farne un mezzo di decodificazione di tutto il reale, con significati mobili ma precisi, mai
diretti e referenziali. Giovanni Getto afferma:
“[…] la metafora, prima che un fatto retorico, sembra nell’età barocca una visione della vita, sicché per questa civiltà
si potrebbe addirittura parlare di un “metaforismo” e di un “metamorfismo” [disposizione a cogliere le continue
metamorfosi, trasformazioni, del reale] universali come di essenziali modi di avvertire e di esprimere la realtà.”
 LA LIRICA IN ITALIA
MARINO E I MARINISTI: varietà di temi nella lirica d’amore
La tensione che contraddistingue l’opera di marino gli garantisce un ampio successo di pubblico e la benevolenza dei
mecenati presso le corti più prestigiose d’Italia e Francia, facendo di lui il punto di riferimento di tutta la produzione
poetica del secolo: la maggior parte dei lirici italiani di quel periodo sarà in parte marinista.
Tutta questa produzione è caratterizzata da una varietà di temi; nella poesia d’amore questa innovazione è ben
evidente:
 per le diverse raffigurazioni femminili non più sottostate ai rigidi canoni di bellezza (sono delineate da pochi
tratti stereotipati, come i capelli biondi, gli occhi chiari…) → il poeta barocco celebra anche la donna brutta,
zoppa, vecchia, cieca…
 per la rappresentazione di gesti semplici e banali (precedentemente esclusi nella rappresentazione): es.
annaffiare i fiori, pettinarsi i capelli, nuotare…
 gli oggetti legati alla donna diventano preziosi e l’attenzione del poeta va nel trasformarli, tramite metafore
concettistiche, in elementi del mondo naturale, alludendo a corrispondenze tra la figura umana e gli oggetti
della quotidianità e la multiforme realtà.
→ ONDE DORATE DI MARINO (pag. 33)
LA STRUTTURA DEI CANZONIERI E DEL SONETTO
La “casistica” amorosa” proposta nei canzonieri barocchi è quella del Tasso lirico. Essa non si rivolge a cogliere stati
d’animo, situazioni psicologiche, ma a fissare atteggiamenti esteriori, in una ripetizione di occasioni di meraviglia e di
emozione di fronte alla varietà del reale.
La costruzione tipica del sonetto marinista sviluppa la metafora iniziale in una serie di immagini che alludono ad altre
immagini riferibili a una realtà più ampia per rafforzare il sentimento di sorpresa.
 L’analogia tra realtà diverse è complicata da nuove ipotesi poste dal poeta che non aprono ad una
chiarificazione finale
 La forma restituisce il “metamorfismo” della visione barocca: non c’è speranza di raggiungere un risultato
definitivo
LA POESIA CLASSICISTA
Anche la produzione antimarinista degli autori che si riallacciano all’esperienza dei classici (es. Chiabara) risulta
condizionata dalla tendenza alla meraviglia, tipica del barocco e affine alla lirica marinista.
Marino afferma di guardare al classicismo come solo repertorio di temi poetabili, invece il classicismo riafferma
l’autorità dei modelli del passato individuando in essi i riferimenti formali a cui la libertà del poeta doveva
subordinarsi. La poesia dei classicisti del seicento non poté riprodurre fedelmente gli ideali di ordine ed equilibrio dei
grandi intellettuali del Rinascimento: il classicismo dell’età barocca può considerarsi come una classicità
modernizzata.

L’ESPERIENZA ISOLATA DI TOMMASO CAMPANELLA


All'ambito barocco appartiene anche la poesia del frate Tommaso Campanella. L'intento etico e il rigore intellettuale
con cui Campanella persegue la costruzione di un mondo nuovo, in cui realizzare un cristianesimo radicale capace di
superare egoismo, superstizione e violenza, si realizza in uno stile denso di metafore, personale, che trova
precedenti solo nella Bibbia e in Dante.
Cerca di fare in modo che la parola si riappropri delle cose che rappresenta, per questo non esita a ricorrere a voci di
estrazione popolare. Questi elementi contribuiscono a far della poesia di Campanella un prodotto originale del
seicento.

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LA LETTERATURA DEL BAROCCO EUROPEO
Le esperienze che riflettono più nel profondo il carattere tumultuoso tipico della poesia barocca sono quelle nate e
sviluppatesi proprio nei paesi in cui possiamo notare il maggior mutamento sociale, politico e culturale in particolare
in Spagna e in Inghilterra.
La poesia lirica spagnola:
La poesia lirica in Spagna divenne una delle forme privilegiate per esprimere la crisi in atto e la percezione che gli
autori hanno sempre più drammatica della distanza che intercorre tra la realtà concreta della vita di ogni giorno e i
valori della morale e della bellezza.
I principali poeti della lirica barocca furono Luis de Gongora y Argote e Francisco de Quevedo, essi si sono spinti a
trasportare nell'operazione creativa tutto il peso del disinganno sperimentato di fronte alla realtà concreta delle
cose. Agendo sul livello dei significati, alla ricerca di un effetto di meraviglia, i due poeti finiscono per affermare
l’autonomia della poesia da qualunque altra regola estranea.
La poesia per loro è capace di rappresentare una realtà più profonda e più vera di quella concreta delle cose e
questo spiega la forza delle immagini e delle composizioni dei due poeti.

La poesia lirica Inglese:


l’Inghilterra, offre con la poesia di John Donne e dei suoi seguaci, i cosiddetti poeti metafisici, una delle esperienze di
punta della letteratura barocca. I metafisici forno così definiti dai loro contemporanei per aver introdotto nelle liriche
una più energica presenza di temi intellettuali anche se non è corretto definire la loro poesia intellettualistica ma
piuttosto una originale fusione di pensiero e di sentimento.
Nella poesia di Donne è forte la tendenza a instaurare un collegamento sistematico tra gli oggetti dell'esperienza
sensibile e il mondo della riflessione intellettuale e morale intorno ai grandi temi dell'esistenza umana quali l'amore,
la morte, il tempo e il divino, alla luce anche delle recenti scoperte scientifiche.
MARINO:
Giovan Battista Marino nasce a Napoli nel 1569 e a vent'anni abbandona gli studi legali per dedicarsi interamente
all'attività letteraria. Marino viene incarcerato varie volte e nel 1600 evase dalla prigione e si riparò a Roma.
La pubblicazione delle rime avvenuta a Venezia nel 1602 gli valse un impiego a partire dal 1604 presso il cardinale
Pietro Aldobrandini, nipote di Papa Clemente VIII. 
Con il Cardinale fu a Ravenna, dove entrò in contatto con un gruppo di poeti e pittori bolognesi particolarmente
innovativi, poi a Torino alla corte di Carlo Emanuele I.
Un panegirico (discorso) in lode del Duca di Savoia, che valse a Marino il titolo di Cavaliere dell'Ordine dei Santi
Maurizio e Lazzaro, questo riconoscimento suscitò le invidie del segretario del Duca, il poeta genovese Gasparo
Murtola.
L’aspra contesa tra i due poeti portò ad un acceso scambio di versi polemici e  satirici da cui Marino uscì vincitore,
guadagnandosi nel 1610 il posto alla segreteria ducale (al posto di Murtola).
Marino dopo essere stato in carcere dal 1611 al 1612, nei due anni successivi si dedico alla cura della sua raccolta di
liriche, che fu pubblicata nel 1614 con il titolo di LIRA.
Nel 1615 Marino venne accolto alla corte parigina di Maria De Medici.
Osannato come il più grande poeta vivente Marino ottenne una ricca pensione che gli permise di dedicarsi
pienamente a rivedere le numerose opere iniziate negli ultimi anni.
 La Galeria: raccolta di componimenti dedicati ad una collezione ideale di disegni, stampe, dipinti e statue.
 La Sampogna: raccolta di dodici idilli mitologici e pastorali:
 l’Adone, vastissimo poema di argomento mitologico e di impianto lirico.
Marino nel giugno del 1623, rientra in Italia, portando con sé 12000 volumi della biblioteca personale e una vasta
collezione di opere d'arte. Egli trascorse gli ultimi anni della sua vita a Napoli e morì nel 1625.
LE RAGIONI DEL SUCCESSO DI MARINO:
La straordinaria rapidità con cui Marino percorse i gradi della sua carriera poetica cortigiana, che gli consentì di
passare da poeta provinciale quasi sconosciuto a esponente più ammirato e criticato della nuova maniera politica è
dovuto ad una serie di fattori di diversa natura.
In primo luogo Marino seppe conquistarsi il primato di poeta di riferimento, grazie soprattutto alla sua indiscutibile
e ben indirizzata ambizione.
I mezzi che adottò per perseguire i suoi scopi si possono individuare nell’amministrazione della propria abilità,
nell'uso perspicace delle relazioni strette con i maggiori esponenti della letteratura vecchia e nuova e in una

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straordinaria capacità di far mantenere su di sé l'attenzione dell'intero mondo letterario attraverso una serie ben
calcolata di polemiche, scandali e spregiudicate affermazioni sulla sua personalità.
L’opera di Marino però non avrebbe riscosso tanto successo e non avrebbe esercitato un'influenza tanto vasta e
profonda se non avesse risposto con straordinario tempismo alle mutate esigenze sociali e civili che si andavano
affermando nel 600.
Il merito obiettivo di Marino consiste nell'abilità con cui raccolse e fece proprie tutte le spinte innovative che si
esprimevano nello sperimentalismo contenutistico e formale a cui la materia poetica tradizionale veniva sottoposta
nei decenni di passaggio dal 500 al 600.
Marino diede luogo a un volontario e consapevole processo di rinnovamento stilistico e tematico che si concretizza
nella proposta di un'opera esemplare. L'opera rimane una delle più significative testimonianze di quella impazienza
di innovazione che gli intellettuali del secolo vissero come urgenza, a fronte di una realtà che si stava trasformando e
che perdeva progressivamente i punti di riferimento della tradizione.
Marino è il cantore del mondo del lusso e della Lussuria, di una civiltà che trova la sua massima manifestazione nel
godimento raffinato e consapevole del piacere, quasi unico punto fisso dell'esistenza e fondamento di una vita
minacciata dalla consapevolezza che ogni cosa è in continua e perenne metamorfosi e che il trascorrere del tempo
impone a ogni realtà umana un inevitabile processo di deterioramento.
La chiesa, cogliendo il carattere materialistico della poesia di Marino cerca di impedire la pubblicazione dell’Adone,
inserendo l’opera nel 1627, all’interno dell'indice dei libri proibiti.
Marino, caposcuola indiscusso della nuova generazione di autori barocchi, procede ad un radicale rinnovamento
stilistico e tematico della poesia, mostrando una straordinaria attenzione ai dettagli e ai particolari.
Marino è principalmente un poeta cortigiano che scrive una poesia celebrativa del signore con lo scopo di
meravigliare il pubblico. Caratteristiche delle opere di marino:
 superamento del petrarchismo
 parcellizzazione della donna
 uso gnoseologico delle metafore
 tecnica del rampino
È straordinario l'utilizzo che Marino fa dei materiali tratti dalla produzione lirica dettata da un gusto e da una scelta
del tutto personale, in questo modo Marino pone al centro dell'operazione poetica non un processo di imitazione dei
modelli tradizionali ma un processo di variazione ingegnosa tesa a riutilizzare tutto il materiale letterario disponibile
per inglobarlo in una nuova opera.
Marino per questa sua attenzione e ispirazione a testi di vari autori viene accusato di plagio, ma come lui stesso
afferma nel 1620 in una lettera all'amico Achillini, lui si ispira a testi di vari autori ma li usa per esprimere le proprie
opinioni; oggi potremmo definirla come contaminazione. (tecnica del rampino)
Dalla lira all’adone:
L'opera di Marino è frutto di una collezione di un catalogo di immagini, di sensazioni e termini preziosi, una rassegna
di cose e parole mosse da congegni retorici perfettamente dominati dal loro autore. L’opera di Marino non conosce
una sua evoluzione interna.
L’adone, opera composta da 20 canti in ottave, comprende circa 40000 versi (è il poema più lungo), lontani
dall’ideale cinquecentesco. L’uomo in quest’opera è sottomesso all’amore.
Marino si dedico a quest’opera del 1596 al 1623.
La storia della poesia di Marino è la storia dell’acquisizione sempre più sicura dei temi e delle tecniche legate a
diversi generi che il poeta sperimenta.
La lira, è una raccolta di poesie amorose, encomiastiche e sacre, raccolte secondo criteri tematici e metrici.
I dodici idilli mitologici e pastorali della Sampogna hanno invece per oggetto esperienze eroiche tramandate dal mito
alla letteratura. La Galeria raccoglie invece i componimenti poetici dedicati all’arguta descrizione di quadri e sculture.
CIRO DI PERS
Ciro di Pers, nasce nel 1599 nel castello di Pers, in Friuli, studia filosofia e dopo una grave delusione d’amore entra
nell’Ordine dei Cavalieri Gerosolimitani a Malta. Dopo una spedizione Militare contro i Turchi, rientra in Friuli dove
morì nel 1663. Ciro di Pers, è un esponente del Marinismo. Ciro di Pers compose due opere principali:
 una tragedia: L’umiltà esaltata ovvero Ester regina
 una raccolta di poesie, che rappresenta una delle esperienze di poesia più notevoli del secolo per la
profondità e la coerenza con cui l’autore seppe affrontare temi fondamentali della sensibilità barocca.
All’interno delle sue opere Ciro di Pers, tratta la caducità dei beni terreni, lo scorrere del tempo e la sua fugacità.

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DISSOLUZIONE DEL POEMA TRADIZIONALE:
Nel pieno Rinascimento Ariosto aveva consacrato il genere del poema cavalleresco, incentrato sulla molteplicità di
avventure di numerosi eroi, in cui il poeta proiettava le passioni e le aspirazioni degli uomini del suo tempo.
La rigorosa organizzazione della materia rispecchiava la fiducia tipicamente rinascimentale di poter comporre il caos
e le contraddizioni del reale in strutture letterarie limpide e ordinate.
Di contro al modello del poema cavalleresco, nel secondo Cinquecento, Tasso, con la Gerusalemme liberata, vuole
restaurare il poema epico tradizionale rifacendosi alle opere classiche di Omero e Virgilio e alle regole aristoteliche.
Tasso abbandona la materia romanzesca traendo l’argomento del suo poema dalla storia, mira a conferire al poema
una struttura rigida e chiusa, contro la molteplicità, la dispersione e l’infinita apertura delle avventure cavalleresche,
vuole inoltre caricare l'opera di intenti celebrativi, e ideali religiosi imposti della Controriforma.
Tuttavia, all’interno dell’opera si manifestano profonde ambivalenze, che cominciano a mettere in crisi la struttura
epica tradizionale, la sublimità dello stile si stempera in musica o nella ricerca dell’indefinito suggestivo.

Si tratta di contraddizioni non solo personali ma proprie di tutta l'epoca, di una civiltà, quella tardo-rinascimentale
coinvolta in un tormentato processo di transizione, (di cui lo stesso Marino fa parte) in cui le certezze del passato
cominciano a vacillare in cui si affacciano inquietudini nuove.
Il bifrontismo interno della Gerusalemme Liberata che problematizza il poema epico tradizionale classico, sia nei
temi sia nell'organizzazione formale è la più chiara manifestazione di questa crisi.
La crisi si aggraverà nel Seicento, dando origine a un rinnovamento profondo del poema epico.
Il Seicento presenta una ricca produzione di poemi eroici modellati sulla Gerusalemme Liberata:
 La Croce racquistata o La Rochelle espugnata di Francesco Bracciolini
 Il Conquisto di Granada di Girolamo Graziani
I modesti risultati delle opere citate denunciano la progressiva e inarrestabile decadenza del modello tassiano.
I poemi di questi due autori classicisti sono infatti attraversati da concezioni al nuovo gusto del tempo tali da renderli
sostanzialmente estranei alla tradizione a cui vorrebbero rifarsi.
È però con Alessandro Tassoni e Giovan Battista Marino che l'epoca barocca sancisce il definitivo abbandono e
superamento del poema epico eroico.
Nel caso di Alessandro Tassoni attraverso un genere ibrido con il poema eroicomico.
Nel caso di Giovan Battista Marino con la costruzione di un monumentale poema lirico che perde ogni legame
tematico e stilistico con il genere della tradizione.
Alessandro Tassoni, nel poema La Secchia Rapita ricorre ancora alla narrazione epica, fondata sul fitto intrecciarsi e
susseguirsi delle azioni dei personaggi che le animano, allo scopo, però, di svuotare il senso originario per immettervi
altri elementi parodici e insolenti a denuncia della crisi di una società che non trova più nella fede, nell'eroismo e
nell'amore una sua giustificazione etica e morale. Giovan Battista Marino, nella sua opera l’Adone, giunge invece a
dissolvere del tutto l'elemento principe dell'epica vale a dire la narrazione delle azioni. Il suo poema può definirsi tale
solo se lo si considera dal punto di vista della vastissima struttura, divisa ancora in canti e in ottave.
Ma il tema, di chiara marca edonistica, perde ogni legame con la tradizione e l'azione si dissolve nella descrizione
minuta e ricchissima di sensazioni, supportate da una fitta rete di concetti e metafore d’ispirazione mitologica, tinte
dalle più disparate fonti della classicità e della produzione lirica del passato o contemporanea.
ARIOSTO TASSO MARINO e TASSONI
- Struttura aperta - Struttura chiusa Vogliono modificare dall’interno il poema.
- Esprimene il - Squilibrio del manierismo MARINO: TASSONI
meraviglioso - Manifestazione del Perde ogni legame con Poema eroicomico
- Espressione tipica bifrontismo la tradizione. Elementi parodici
rinascimentale (tradizione, rispetto della Ricco di descrizioni e
controriforma e delle regole metafore ispirate alla
aristoteliche CONTRO la libertà mitologia
personale e lo sviluppo di
ideale ancora edonistici)
- Storia religiosa
- Scontro cielo e terra
- Sono presenti molte
digressioni
- Visione dualistica

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ALESSANDRO TASSONI
LA VITA
Di nobile famiglia, nacque a Modena nel 1565. Studiò filosofia, legge e retorica a Bologna, Pisa e Ferrara. Entrò al
servizio del cardinale Ascione Colonna, che seguì in Spagna come primo segretario. Successivamente divenne
segretario dell'ambasciata di Carlo Emanuele I di Savoia a Roma; il rapporto di collaborazione con esso non si
sviluppò come lui desiderava quindi si ritirò a vita privata. Dopo un periodo passato a Roma al servizio del cardinal
Ludovisi rientrò Modena, restando alla corte Estense fino alla morte.
LE OPERE
Al 1602 risale la stesura delle considerazioni sopra le rime del Petrarca, la prima espressione della rivolta secentesca
contro la riproduzione del modello petrarchista e il dogmatismo degli aristotelici, elaborato a metà del secolo
precedente sulla base di una lettura della poetica del filosofo greco.
Notevoli risultano poi i Pensieri diversi completati nel 1620 da un decimo libro in cui si propone un argomento che
conoscerà uno sviluppo nella polemica sugli antichi e moderni.
Dall'insieme dell'opera, che tratta di fisica, metafisica, astronomia, morale, letteratura, politica emerge un
atteggiamento polemico nei confronti delle autorità tradizionali, attaccando Aristotele, Petrarca e Omero, Tassoni
afferma la superiorità dei tempi moderni sugli antichi.
Bersaglio delle orazioni intitolate Filippiche è il "mostruoso ciclope dell'impero spagnolo" di Filippo II. Attraverso
queste operette Tassoni si rivolge al signor duca di Savoia per incitarlo a liberare l'Italia dallo straniero.
LA SECCHIA RAPITA
È un poema eroico-comico; esso venne creato in due versioni: una destinata al papa e una per il vasto pubblico
(fedele alle scelte originarie dell’autore).
Lo schema dell’azione ripropone l’impalcatura del poema eroico di Tasso (es. all’interno del poema è presente una
guerriera donna come in Tancredi e Clorinda), ma Tassoni inserisce sulla materia epica e sul modello “alto” anche
elementi destinati a sminuire il significato più nobile di quei valori eroici (è consapevole che il mondo descritto da
quei valori non è più presente, la realtà è in continuo mutamento quindi cerca di creare nuove prospettive per
adattarla)
→ DISSOLUZIONE: i valori che gli eroi dovevano trasmettere vengono rovesciati: Tassoni sperimenta una nuova
costruzione letteraria con lo scopo di diletto “l’autore compose questo poema […] per passatempo e per curiosità di
vedere come riuscivano questi due stili mischiati insieme, grave e buffonesco”.
La storia raccontata è di carattere storico, ma Tassoni si prende la libertà di invertire la cronologia di alcuni
avvenimenti (il furto della secchia, che nel poema da l’avvio alla guerra, avvenne in realtà alcuni secoli dopo i fatti
che nell’opera concludono il conflitto) e l’inserimento di elementi magici e divini (come gli dei dell’olimpo)
→ Tratta di una guerra medioevale tra Modena (Ghibellini) e Bologna (Guelfi) scatenata dal furto di una secchia; il
vincitore della guerra, il conte di Culania, ottiene la mano di una donna (come in Ariosto); questo personaggio
rappresenta il rovesciamento dei valori: è un cavaliere scorretto e sleale.

Giovan Battista Marino: l’ADONE


Il pieno distacco dai modelli tradizionali della narrazione epica si attua con l’Adone di Marino, l'opera che forse
meglio di ogni altra porta in evidenzia le caratteristiche salienti della letteratura barocca, l’opera viene scritta in
Francia e dedicata a Luigi XIII. L’Adone tratta in più di 40000 versi l'esile favola mitologica degli amori tra Venere e
Adone, la stessa storia narrata da Ovidio nelle metamorfosi in 73 versi.
Già il titolo dell’opera ci permette di capire la tipologia del poema, Adone, era nel mito di Ovidio, l’uomo più bello e
si innamora di Venere, suscitando l’invidia e la gelosia di Marte. Per questo Marte farà assalire Adone da un cinghiale
ferendolo a morte. Adone non compie grandi imprese, è un ANTI-EROE.
Va da sé inoltre, che l'estensione dell'Opera da 73 versi a più di 40000 comporta una serie di episodi accessori e
digressioni, che creano un gioco complicato di una reazione secondarie che portano alla dilatazione del poema e
permettono di capire l'esplicito disinteresse dell'autore a portare in evidenza la concatenazione logica del racconto.
Del poema epico tradizionale nell’opera di Marino rimane ben poco:
- L’avventura d’amore (tra Venere e Adone)
- Il tipico viaggio con inserti di magie (il cinghiale con cui Marte fa ferire Adone)
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- Le peripezie (che affronterà Adone prima di morire)
- I funerali dell’eroe
Marino inserisce alcuni elementi quali:
 Nuova visione di conoscenze
 Nuova visone dei 5 sensi, visione sensistica della vita
 Messaggio pacifista di Adone, non usa la guerra ma la bellezza
 Creazione di un poema EROICO, MITOLOGICO, LIRICO
L’elemento di unione all’interno del poema tra le varie vicende e le continue digressione è la voce del poeta che
evoca una realtà raffinata e preziosa in cui l'unica forma di azione possibile è la sessualità e il piacere delle
esperienze materiali e sensuali. L'esperienza è ridotta a sensazione, la realtà sembra esistere soltanto per essere
colta e goduta attraverso i sensi (visione sensistica della vita).
Con quest’opera Marino sconvolge del tutto i presupposti del poema epico; Marino fa di Adone non un eroe di
avventure gesta eroiche ma un beneficiario di sensazioni.
Il tessuto connettivo non è più dato dall'azione che lega un evento all'altro, ma va ricercato sul piano formale e
linguistico, il vero protagonista è il linguaggio con cui vengono rappresentate le sensazioni.
L’Adone è un’opera che rappresenta l’apice della lirica barocca e tratta del lusso e della lussuria dell’uomo. Il testo
verrà inserito all’interno dell’indice dei libri proibiti in quanto considerato licenzioso.
L'opera l’Adone, sarà oggetto di severi giudizi della critica settecentesca, diventando per il lettore dell'Ottocento
quasi il simbolo e la  conferma della corruzione morale e intellettuale introdotta nella tradizione italiana dalla
dominazione spagnola e dalla controriforma.
A questo giudizio liquidatorio si contrappose una ripresa di interesse da parte della storiografia letteraria attenta a
spiegare l'opera in relazione alla condizione storica in cui viene sviluppata.
Le letture sistematiche condotte negli ultimi decenni rivelano una scoperta di volontà da parte dell'autore di
teorizzare una visione del mondo basata su presupposti materialistici che rinviano alle tradizioni di Epicuro (non
esiste nulla di spirituale, nulla sopravvive, visione materialistica del mondo).
Questa critica recente presenta un‘interessante parallelismo con il pensiero europeo sempre più accentuato verso
tendenze materialistiche e sensistiche che riconducono ogni atto del conoscere all'esperienza dei sensi.
Se la critica non è giunta ad un giudizio concorde sulla serietà dell'adesione di Marino a una visione materialistica del
mondo, è certo che l’Adone costituisce la punta più avanzata nella costruzione di un universo poetico retto da norme
assolutamente opposte a quelle con cui si svolgeva garantire l'ordine tradizionale.

CERVANTES
Un altro esponente della crisi dell’eroe epico è il Don Chisciotte di Miguel de Cervantes.
A differenza dei poemi precedenti il Don Chisciotte è scritto in prosa, e questo permette all’opera pur partendo dalla
polemica nei confronti della produzione cavalleresca, di andare oltre questa intenzione, per aprire nuove prospettive
di conoscenza, proponendo una visione alternativa nei confronti della realtà.
Il Don Chisciotte è un romanzo che apre alla modernità, con visioni polifoniche, dove vari punti di vista si
sovrappongono, è presente un plurilinguismo e una mescolanza di generi (comico (la follia invade la mente a tal

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punto da non distinguere la realtà dalla finzione) e serio). Inoltre il lessico, essendo in prosa, permette all’autore di
adattare il lessico anche al personaggio, per alcuni è molto basso mentre per altri utilizza un lessico più elevato.
Quest’opera rappresenta il trapasso dalla prosa di tradizione letteraria, alla piena consapevolezza della necessità di
una rappresentazione del mondo non più retta dai valori che l’epica cavalleresca aveva reso immortali e immutabili e
per questo inadeguati a interpretare una società in repentina trasformazione come quella che si affacciava al nuovo
secolo. La condanna che esegue Cervantes con l’opera, non colpisce il genere cavalleresco in se, ma piuttosto la
confusione tra letteratura e realtà (aspetto che verrà affrontato anche da Galileo Galilei).

TEATRO EUROPEO
Durante il seicento il teatro conosce un grandissimo sviluppo, perché è la forma artistica che rispecchia meglio la
visione del mondo dell’epoca.
Infatti in seguito alle scoperte geografiche, scientifiche e astronomiche, l'uomo si trova inserito in un universo
infinitamente grande complesso, la realtà dunque, non corrisponde più a certezze e verità, ma è soltanto apparenza.
La funzione sociale del teatro è rispetto alle altre arti molto più immediata e per questo imprescindibile per via
dell’evidente coinvolgimento che si instaura tra spettatori e scena. Chi scrive per il teatro non può non pensare al
fatto che le sue parole verranno pronunciate da un attore su una scena è di fronte a un pubblico.
Lo sviluppo della scrittura drammatica comporta la costruzione di strutture pubbliche permanenti e la nascita di
spettacoli a pagamento. I casi di Shakespeare e Molière sono emblematici, la loro scrittura è intrida da ciò che li
circonda, dalla loro contemporaneità.
La lingua, i temi e la struttura delle loro opere sono un tutt'uno con la pratica  spettacolare.
L’arte scenica e la letteratura drammatica compongono, la rappresentazione artificiosa della realtà in cui sono calate,
nel tentativo di trovare significati possibili, nella  tensione costante di conoscerla per comprenderla.
Durante il Seicento si pongono le basi teoriche del Teatro Moderno. 
Il teatro europeo barocco, soprattutto nel caso di Italia, Francia, Spagna e Inghilterra svilupperà caratteristiche e
tendenze diverse a seconda di come il linguaggio letterario drammatico e quello scenico si sperimenteranno per
rappresentare i conflitti culturali, sociali, religiosi e politici che animano le singole nazioni.
TEATRO IN ITALIA:
Il teatro italiano del Seicento, per quanto riguarda i generi di derivazione classica (tragedia e commedia), non
produce opere significative.

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La commedia, infatti, è sottoposto a un rigido processo di censura ecclesiastica e viene praticamente abbandonata.
Nell'ambito della tragedia invece possiamo ricordare Federico Dalla Valle che mette in scena una profonda religiosità
e la fragilità della condizione umana.
In Italia nel 600 si passa da un teatro di corte ad un teatro professionista, grazie all'atto notarile del 1545 con il
quale i membri di una compagnia si suddividevano i compiti tra chi scriveva e chi rappresentava l'opera.
In Italia per questo si svilupperanno la commedia d'arte e il melodramma
La forma più innovativa del Teatro del Seicento Italiano è la Commedia dell'Arte che presenta le seguenti
caratteristiche:
 la recitazione che non si basa su un testo scritto, ma sul canovaccio che fornisce una traccia narrativa. È
tutta improvvisazione, viene sottolineata la presenza costante di professionalità. La recitazione che non si
basa su un testo scritto ma sul canovaccio che fornisce una traccia narrativa, è tutta improvvisazione
 gli attori  devono saper improvvisare e per farlo attingono a vasti repertori di battute, monologhi e scenette
comiche
 vengono messi in scena tipi fissi, che rappresentano categorie umane o sociali, non c'è diversificazione, c'è
un ripetersi delle caratteristiche tipiche dei personaggi e delle caratteristiche sociali del tempo.
 I personaggi stereotipati tranne gli innamorati sono identificati grazie alla maschera che indossano e alla
parlata regionale
Il melodramma invece si sviluppa a partire dal 1580 grazie alla Accademia dei Bardi, che tenta di collegare il testo
poetico con un accompagnamento musicale grazie al lavoro di perfezionamento di Claudio Monteverdi, nasce così
un nuovo genere teatrale il melodramma che mette in musica favola pastorali e testi drammatici.
 IL TEATRO IN SPAGNA, FRANCIA E INGHILTERRA
SPAGNA: il teatro religioso
Già nel cinquecento in Spagna è presente un’attività teatrale particolarmente intensa: anche la Chiesa si serve del
teatro come strumento per riaffermare la propria autorità e contrastare la diffusione della Riforma protestante. Le
forme più praticate sono la comedia de santos (commedia dei santi), e gli atti sacramentali che offrono al pubblico
una rappresentazione allegorica del mistero dell’eucarestia. In seguito, il successo ottenuto dal teatro sacro spinge
alcune confraternite, ossia organizzazioni benefiche cattoliche, ad allestire spettacoli teatrali nei cortili dei propri
edifici: nasce così il teatro dei cortili, a cui assistono i membri dell’intera comunità cittadina.
Gli autori principali
Gli autori del teatro del Seicento spagnolo sono:
 Felix Lope de Vega y Carpio, commediografo di enorme successo, autore di quasi cinquecento commedie,
che propone una riforma del teatro volta a una maggiore adesione alla vita reale, con la mescolanza di
tragico e comico.
 Tirso da Molina, che nel dramma Il beffatore di Siviglia e il convitato di pietra crea il personaggio di Don
Giovanni, più volte ripreso dalla letteratura
 Pedro Calderon de la Barca, autore di testi destinati a essere rappresentati a corte e di una grande qualità di
atti sacramentali, messi in scena a Madrid
FRANCIA: il teatro della monarchia
All’inizio del Seicento in Francia il teatro non gode di una buona reputazione: l’attore è una figura disprezzata su cui
grava la condanna per immoralità da parte della chiesa.
A partire dal 1630, grazie all’azione del cardinale Richelieu, ministro di Luigi XIII, che vuole servirsi della cultura e del
teatro, in particolare, per restaurare l’autorità monarchica, la situazione inizia a cambiare. Nascono alcune
compagnie teatrali stabili, gli spettacoli sono sovvenzionati dalla corte e il pubblico inizia ad essere formato anche da
aristocratici. Proprio in seguito al cambiamento dell’estrazione sociale degli spettacoli, gli autori sono indotti ad
abbandonare gli eccessi tipici del barocco per proporre uno spettacolo più raffinato.
Nella seconda metà del secolo viene elaborata una nuova estetica, in seguito definita “classica”, fondata
sull’equilibrio, sulla misura, sulla razionalità. Pertanto, la produzione teatrale assume le seguenti caratteristiche:
 Il genere principale è quello tragico
 Vengono rispettate le tre unità aristoteliche (di tempo, di luogo e d’azione)
 Gli autori cercano la verosimiglianza e il rispetto delle buone maniere

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 La commedia prende le distanze dalla comicità grossolana e volgare della farsa

Gli autori principali


L’iniziatore del teatro classico francese è Pierre Corneille, la sua produzione pone al centro delle vicende un eroe
“politico”, che sacrifica la sua felicità in nome del dovere, dell’interesse comunale e della gloria.
La potenza della tragedia è presente nelle opere di Jean Racine, nelle quali l’azione è ridotta al minimo mentre il
conflitto interiore lacera l’animo dei personaggi, segnati dal peccato e in grado di salvarsi soltanto attraverso la grazia
che Dio concede ad alcuni personaggi. I protagonisti sono incapaci di sottrarsi alla forza delle passioni che li trascina
verso la catastrofe.
La commedia ottiene una propria dignità di genere grazie a Moliere che accanto alla comicità farsesca mette in scena
la riflessione della società del suo tempo. Il principale obbiettivo di Moliere è divertire il pubblico, formato dalla
buona società dell’epoca, portatrice di valori quali il buon gusto e il senso della misura. Per questa ragione, nelle
commedie di questo autore i protagonisti sono messi in ridicolo quando contravvengono alle regole morali e sociali
delle persone “perbene”. I personaggi di Moliere non sono mai stereotipati, ma sempre caratterizzati da tratti
realistici e psicologicamente complessi.
 INGHILTERRA: i nuovi edifici teatrali
In Inghilterra nella seconda metà del cinquecento, durante il regno di Elisabetta I, iniziano a sorgere i primi edifici
costruiti per ospitare esclusivamente rappresentanti teatrali: la struttura richiama quelle dei cortili signorili, con un
palcoscenico circondato su tre lati dagli spettatori. La scenografia è quasi inesistente e tutto si basa sulla parola e
sulla gestualità degli attori. I teatri e le compagnie sono protetti dalla Corona: a corte spesso sono allestiti spettacoli
che fanno del teatro elisabettiano un teatro “nazionale” e trasversale, in grado di unire la tradizione popolare con
quella colta.

Gli autori principali


 William Shakespeare affianca all’attività di attore quella di drammaturgo: è autore di una produzione molto
vasta e sperimenta generi diversi.
 Christopher Marlowe scrive opere ce segnano il distacco dalla tradizione delle rappresentazioni medievali di
vizi e virtù personificati con intenti moralisti. Infatti, mette in scena personaggi graziosi dominati da passioni
estreme e totalizzanti.
 Ben Jonson è autore di un teatro più realistico rispetto a quello delle commedie fiabesche di Shakespeare ed
è l’ideatore della “commedia degli umori”, in cui i personaggi incarnano un vizio, una passione, una mania.

GALILEO GALILEI
Galileo Galilei nasce a Pisa nel 1564 da una nobile famiglia Fiorentina, il padre fu uno dei più autorevoli autori della
Camerata Fiorentina. Il giovane Galilei studiò nel convento fiorentino di Santa Maria di Vallombrosa e
successivamente all'università di Pisa nel 1580, proprio a questo periodo risalgono i suoi scritti di critica letteraria
con cui l'autore partecipa alla polemica tra sostenitori del poema cavalleresco di Ariosto e quelli che sostengono il
poema eroico di tasso. È soprattutto a Pisa, che Galilei conduce studi scientifici applicandosi prima alla medicina, poi
alla matematica e successivamente alla filosofia naturale.
Nel 1585 Galileo Galilei abbandonò l'università di Pisa senza aver concluso alcun corso di studi regolare, per rientrare
successivamente nel 1589 come docente di matematica, e si trasferì nel 1592 a Padova dove nel vivace ambiente
intellettuale della città, riuscì ad entrare anche nell’arsenale di Venezia, dove potè costruire i suoi oggetti (in
particolare il cannocchiale).
Protetto dalla tolleranza assicurata agli studiosi della Repubblica veneta entrò in rapporti di amicizia con lo
storiografo e trattatista politico Paolo Scarpi e con Giovan Francesco Sagredo e avviò corrispondenze epistolari con
grandi personalità stranieri; gli anni che Galilei trascorse a Padova furono i migliori della sua vita.
Dopo molti anni di studi Galilei si trasferì a Firenze dove ottenne l’incarico, nel settembre del 1610, come primo
matematico e filosofo del Granducato di Toscana. Questa scelta, non si rivelerà molto astuta in quanto la Repubblica
fiorentina è molto legata alla chiesa e di conseguenza al tribunale dell’inquisizione.

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Galilei dopo aver superato lo scetticismo degli astronomi della compagnia di Gesù nei confronti dei rivoluzionari esiti
dei suoi studi che, grazie al perfezionamento del cannocchiale riuscì a scoprire i satelliti di Giove e dall’irregolarità
della superficie lunare riuscì a percepire le fasi di Venere.
La carica ottenuta nel 1610, presso il Granducato Toscano permise a Galilei di dedicarsi esclusivamente alla ricerca
scientifica, il titolo di filosofo inoltre gli consentì di pronunciarsi ufficialmente su questioni NON strettamente
tecniche. Purtroppo però, le sue scoperte scientifiche, ebbero notevoli ripercussioni in ambito teologico, l’appoggio
di autorità come Cristoforo Claudio (Accademia dei Matematici del collegio romano) e gli studiosi dell’Accademia dei
Lincei, non furono sufficienti per questo Galilei decise di sostituire il latino al volgare nei suoi scritti, questo gli
permise un pubblico di lettura più vasto, che non comprendeva più solo studiosi e tecnici.
Nel 1615 Galilei fu denunciato dei domenicani dell'Inquisizione, e nel febbraio del 1616 la teoria eliocentrica fu
condannata come incompatibile con la Fede Cristiana e l’opera di Copernico, fu sospesa in vista di un eventuale
ritrattazione, inoltre Galilei fu ammonito dal Tribunale del Santo uffizio.
Galilei avrebbe accettato secondo il verbale, di sottomettersi al volere dell'Inquisizione, pur di evitare la condanna
pubblica e ufficiale.
Nel 1623, Galilei pubblica il Saggiatore, dedicato a Papa Urbano VIII Barberini.
Nonostante la malattia che lo colpì, lo scienziato non rinunciò mai all’idea di persuadere il mondo, e in particolare il
mondo ecclesiastico, con la veridicità della nuova visione scientifica dell'universo, pur consapevole dei rischi che
comportava una tale perseveranza.
LA CONDANNA E L’ABIURA:
L’elezione nel 1623 al consiglio pontificio di Papa Urbano VIII, Cardinal Barberini, un uomo dalla mente aperta, aveva
avuto molti dialoghi con Galilei e la sua elezione a papa, fece sorgere in lui nuove speranze e lo indusse a portare a
termine un’opera a cui lavorava da anni, il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo.
L’opera venne scritta nel 1632, in volgare e in uno stile piano e lineare che rendeva il testo accessibile anche al largo
pubblico, inoltre, proponeva il contrasto tra le opposte testi cosmologiche tolemaica e copernicana.
Papa Urbano VIII, tuttavia, spinto dalla politica interna e internazionale che premeva nel reprimere ogni posizione
sospettata di riuscire a far vacillare l’istituzione ecclesiastica, per questo il pontefice lasciò che i Gesuiti
condannassero le tesi esposte da Galilei nel Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo.
Galileo, vecchio e ammalato, fu costretto a presentarsi nel febbraio del 1633 davanti al tribunale dell’inquisizione, di
fronte al quale il 22 giugno 1633 decise di ABIURARE, ovvero di rinunciare pubblicamente alle proprie tesi, che
venne così condannato al carcere formale perpetuo (cioè gli arresti domiciliari)
Galilei sottoposto alla sorveglianza continua del tribunale e tenuto in condizioni di quasi assoluto isolamento,
trascorse i suoi ultimi anni di vita segregato nella propria dimora (prima nella villa Medici a Roma e poi ad Arcetri,
vicino a Firenze). Galilei, ormai indebolito dall’età e dalla prematura scomparsa della figlia Virginia, non rinunciò alle
sue ricerche e eludendo la sorveglianza del Tribunale dell’Inquisizione, riuscì a far pervenire in Olanda il frutto delle
sue ultime ricerche.
Galilei morì nel 1642.
Galilei vive ancora in una società che accorda tutti i principi nella fede, Galilei invece sostiene una realtà nuova,
aperta a nuovi confronti, per lui la verità è EMPIRICA, ovvero sperimentale, che porta alla formazione di leggi valide
per tutti. Galilei vuole cercare un accordo tra:
Verità di fede (assioma indipendente da Verità empirica
dimostrazioni)
Principi di autorità (bibbia e Aristotele) Metodo sperimentale:
è su questo che si scontra con la chiesa. Di fronte
all’evidenza si nega la verità e si accetta l’auctoritas (caso
delle tavole anatomiche di Aristotele )
Rispetto dei dogmi Libertà di pensiero
LE TAPPE DELLA RICERCA
L’evoluzione del pensiero scientifico galileiano inizia dalle opere di Euclide e Archimede. La frequentazione
dell’Arsenale di Venezia, che al tempo conteneva la massima innovazione tecnologica, rafforza in Galilei la
consapevolezza delle possibilità di collaborazione tra ricerca accademica e sperimentazione tecnica, finalizzata alla
costruzione di strumenti pratici più precisi e affidabili (es. compasso geometrico e militare e il cannocchiale).
Nonostante gli ostacoli che le opere, dal Siderius nuncius al Saggiatore, incontrano a causa dell’avversione della
chiesa, Galilei proseguì le sue ricerche dedicandosi agli studi di meccanica: ne propose una sintesi nei Discorsi e

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dimostrazioni intorno a due nuove scienze. Questa opera, che contiene gli stessi interlocutori presenti nel Dialogo,
pose le basi su cui si svilupparono la fisica e la scienza moderne. Essa rappresenta il punto di raccordo di tutte le
ipotesi proposte da Galilei e consolida l’efficacia del metodo sperimentale.

OPERE DI GALILEO GALILEI:


 IL METODO GALILEIANO E LE EPISTOLE
Le ricerche di Galilei (nell’astronomia, nella meccanica, nella fisica…) vanno intese come un passo verso la modernità
per l’atteggiamento metodologico che la caratterizza. Il metodo galileiano è un ragionamento matematico (da cui il
nome “Scienza Nuova”, perché per la prima volta la matematica diventa strumento di interpretazione della realtà
naturale) e sperimentazione concreta. Fu questo principio metodologico a suscitare l’opposizione della Chiesa, la
quale rifiutava l’ipotesi di poter attribuire ad una nuova disciplina, coltivata come ancella della teologia, il compito di
descrivere e definire le strutture del mondo.
Per fare un esempio, lo scienziato sosteneva la veridicità della teoria eliocentrica di Copernico, mentre la Chiesa era
disposta a riconoscerne la validità e coerenza interna, a patto che la teoria non pretendesse di proporsi come
spiegazione veritiera della realtà.
Con Galilei tutta la realtà sensibile passa attraverso:
1. Osservazione diretta del fenomeno
2. La sua trascrizione in termini scientifici ottenuti dall’analisi matematica
3. Elaborazione dei dati sulla base di una dimostrazione matematica
4. Creazione di un esperimento che confermi il risultato riscontrato dall’esperienza
In un primo tempo Galileo sceglie come luogo letterario per sostenere la verità delle proprie posizioni la
corrispondenza epistolare. Le lettere furono per lo studioso occasioni in cui intratteneva rapporti con i colleghi
scienziati, con gli allievi o con nobili protettori, per metterli a conoscenza delle dispute filosofiche e teologiche che le
sue opere suscitano nel mondo culturale.
Le epistole sono state scritte tra il 1613 e il 1615 e vanno a formare le lettere copernicane (in cui lo scienziato vuole
che si distingua tra la verità di fede e la prova scientifica) e teologiche che Galilei concepisce, oltre che per ottenere
sostenitori (sia laici che religiosi) delle sue opere, come occasioni per una pubblica difesa delle sue idee: la sua
missione era quella di eliminare i pregiudizi secondo cui le sacre scritture potevano confutare la nuova visione
cosmologica copernicana. :)
Per fare un esempio nella lettera a frate Benedetto Castelli (sostenitore indiretto della teoria copernicana) l’autore
afferma che i testi sacri vanno visti e analizzati solo dal punto di vista religioso (afferma un’autonomia della scienza).
Un’altra cosa che si può dedure da queste lettere è il fatto che Galileo affermi che la scienza è in continuo sviluppo,
le conoscenze, nel tempo, vengono continuamente ampliate, invece per la chiesa tutto quello che si può conoscere è
già stato scritto.

 L’ANTICA COSMOLOGIA ARISTOTELICO-TOLEMAICA E IL SISTEMA COPERNICANO (microsaggio)


LA TEORIA GEOCENTRICA IN ARISTOTELE
Per duemila anni la nostra civiltà è stata diretta e orientata dalla cosmologia elaborata da Aristotele, che poneva al
centro di universo ordinato la terra. In questa visione il globo terrestre è attorniato dai corpi celesti, incastonati in
sfere concentriche di cristallo in perenne e costante movimento; l'ultima sfera segna il confine del mondo
immaginato chiuso e sospeso nel vuoto. La terra e l'uomo sono posti al centro della macchina di questo sistema
cosmico. Oltre il cielo della Luna è collocata la sfera immutabile ed eterna; nella sfera che va dalla luna al centro della
terra vige la legge della trasformazione continua e del divenire; ogni fenomeno terreno si spiega attraverso la
mescolanza di quattro elementi.
DA EUDOSSO DI CNIDO A TOLOMEO
Aristotele non è l'inventore della teoria geocentrica: essa risale, in forma di ipotesi matematica, ad Eudosso di Cnido,
ma il filosofo greco contribuì a dare a quest'ipotesi il valore di spiegazione compiuta della realtà fisica dell'universo;
l'interpretazione aristotelica fu l'unica a proporre una descrizione razionale del mondo attraverso una spiegazione

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dei fenomeni fisici. Il pensiero cristiano medievale accolse di buon grado questa visione dell'universo, poiché
costituiva una conferma razionale alla persuasione espressa nella genesi del fatto che l'universo fosse stato creato in
funzione dell'uomo.
Nel II secolo d.C. l'astronomo Tolomeo fece propria la teoria epiciclica inserendola in una visione cosmologica estesa
a tutto il sistema astronomico fino ad allora conosciuto. L'osservazione sistematica dei pianeti richiese
costantemente l'introduzione di nuovi epicicli a causa delle continue “anomalie” riscontrate durante le varie
osservazioni. :)
LA RIVOLUZIONE COPERNICANA
La rivoluzione cosmologica copernicana si prefisse di offrire una spiegazione meno macchinosa delle anomalie
riscontrate. L'astronomo Niccolò Copernico giunse ad un sistema che vede al proprio centro il sole, intorno al quale
ruota di pianeti. La terra, ridotta a pianeta, gira intorno al sole secondo un'orbita circolare e contemporaneamente
ruota intorno a se stessa. Per Copernico, l'universo continuava a essere chiuso e finito.
IL COMPROMESSO DI BRAHE
Con Tycho Brahe si ebbe un'ulteriore svolta nella direzione del superamento delle antiche credenze cosmologiche.
Con le sue osservazioni dimostrava come il mondo celeste potesse ospitare esperienze di nascite di morte; ma
neppure lui osò citare l'ipotesi copernicana come rappresentazione fedele della realtà. Propose una soluzione di
compromesso: la terra resta immobile; intorno a essa ruotano luna e sole, intorno al sole gli altri pianeti.

 SIDERIUS NUNCIUS:
Il Siderius nuncius è un trattato, redatto in latino, nel 1610 Galilei annunciò al mondo le sconvolgenti scoperte
effettuate con il telescopio e con il cannocchiale.Galilei scielse come lingua il latino in quanto lingua veicolare e
lingua della scienza, necessaria per comunicare con tutti gli scienziati.
Il siderius garantì allo scienziato fama e rinomanza internazionale. Le scoperte fatte da Galilei furono sensazionali:
 I 4 satelliti di Giove denominati pianeti “medicei”, in onore del granduca di Toscana, Cosimo II de’ Medici
 Le macchie della Luna e l’irregolarità della superficie
 Le fasi di Venere, determinano la sua rotazione intorno al Sole
Il Siderius Nuncius, non contradiceva semplicemente la cosmologia tradizionale, ma ne mirava inesorabilmente le
fondamenta, poiché risultava evidente che il modello tolemaico tradizionale dell’universo non sarebbe valso a
spiegare le nuove realtà rivelate all’osservazione. L’obbiettivo con il quale Galilei pubblica quest’opera infatti è
proprio quello di meravigliare e persuadere.
FRONTESPIZIO:

 IL SAGGIATORE (il saggiatore è il bilancino di precisione degli orefici)


La comparsa di tre comete nel 1618 fu l’espediente per uno scontro tra Galilei e i Gesuiti. Lo scontro viene
brillantemente risolto a favore di Galilei attraverso l’epistola scientifica Il Saggiatore.
L’opera è particolarmente importante per le considerazioni riportate da Galilei all’interno dell’opera sulla
metodologia della ricerca scientifica.

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In particolare Galilei sostiene, che lo scienziato nelle sue indagini deve attenersi all’esperienza derivata dai dati
sperimentali (Galilei li definisce nella favola dei suoni “Libro della natura”).
L’opera può essere definita sia un’epistola scientifica che un dialogo, in quanto è una risposta ad un testo di Orazio
Grassi, opera dal titolo La Libra (grande bilancia= sottintende ragionamenti grossolani, non precisi), che una lettera
indirizzata a Virgilio Cesarini. La risposta all’opera di Grassi da parte di Galilei è particolarmente ironica in quanto già
dal titolo si percepisce l’ironia, il saggiatore era una bilancia di precisione usata dagli orefici e sottintende
ragionamento sottili e precisi
L’opera è scritta in VOLGARE, in quanto gli permetteva di trattare argomenti scientifici staccandosi da termini
prefissati dalla chiesa e riesce a rivolgere l’opera ad un pubblico più vasto di persone.
Galilei all’interno dell’opera tratta:
 la natura delle comete (Galilei noi oggi sappiamo che non aveva raggione, perché pensava fossero gas)
 combatte con IRONIA l’opera di grassi
 distingue tra qualità OGGETTIVE e SOGGETTIVE:
o oggettive: di carattere quantitativo e quindi misurabili, sono le uniche ad avere valore per la ricerca
scientifica
o soggettive: di carattere soggettivo, non possono essere utilizzate per raggiungere una verità
scientifica.
Dal punto di vista della strategia espositiva Galilei utilizza l’inserimento di una FAVOLA, che rende più gradevole e al
tempo stesso più convincente l’esposizione dei fondamenti del metodo scientifico. Inoltre all’interno della favola,
Galilei inserire delle citazioni letterali tratte dalla Lira (l’opera di Grassi) e questo gli permette di trasformare
l’esposizione della propria ipotesi sulla natura delle comete in un dialogo, contrapponendo due voci, quella
dell’autore e quella di Grassi, con questo procedimento Galilei, finisce per opporre alla rigidità della teoria sostenuta
dai gesuiti, la sua agile e pungente ironia, affermando così la sua teoria. Citando scrupolosamente le parole di Grassi,
l’autore dimostra inevitabilmente l’inattendibilità scientifica dell’opera di Grassi.
 DIALOGHI SOPRA I DUE MASSIMI SISTEMI DEL MONDO
GENESI, STRUTTURE E CONTENUTI
Galilei terminò la composizione dei dialoghi sopra i due massimi sistemi del mondo nel 1630; ottenne l’approvazione
della loro approvazione dal pontefice Urbano VIII, al quale aveva sottoposto la struttura e i contenuti del Dialogo,
accettando di proporre le due tesi e di mantenere nell’esposizione un atteggiamento di neutrale equidistanza. Il
poeta finì per fare di quest’opera la più efficace dimostrazione dell’inconsistenza scientifica delle posizioni dei
tradizionalisti.
Il Dialogo, suddiviso in quattro giornate e ambientato a Venezia (luogo che nel tempo di Galilei rappresenta il centro
della vivacità culturale e della libertà di pensiero). Qui, come nel Saggiatore, Galileo assume anche il punto di vista
dell’avversario per confutarlo dall’interno, sfruttando le potenzialità teatrali implicite nella forma dialogica. La
contrapposizione dialettica delle due opposte tesi:
1. È una forma coerente con i presupposti fondamentali del suo pensiero
2. Si rivela strumento funzionale alla dimostrazione della validità del metodo e degli atteggiamenti posposti dai
personaggi incaricati di esporre la teoria di Copernico.

I PERSONAGGI
Gli interlocutori sono veri e propri personaggi, ciascuno con una personalità ben definita:
 Simplicio, sostenitore della teoria aristotelica/tolemaica → personaggio di finzione, quando viene messa
all’inquisizione l’opera, il personaggio di Simplicio viene paragonato al papa.
 Sagredo, mediatore propenso per la teoria copernicana
 Salviati, sostenitore della teoria copernicana (rappresenta l’opinione di Galilei)
SAGREDO: L'inserimento del nobile veneziano Sagredo, che media tra il sostenitore della copernicana e il difensore
delle dottrine aristoteliche, permette all'autore di sfumare la disputa e offre a Salviati un'occasione per trasportare
sul terreno dell'esperienza quotidiana (facendo esempi vissuti in prima persona), comune a Sagredo e ai lettori,
l'esposizione dell'ipotesi copernicana e del metodo Galileiano. Sagredo, interlocutore “neutrale”, è animato dalla
naturale curiosità di sapere e desidera formarsi un'opinione personale e coerente sulla questione; ciò induce il
lettore in una reazione di simpatia, che lo spinge a identificarsi con il personaggio e a schierarsi dalla parte di Salviati.
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L'accumularsi della tensione porta a momenti di alta intensità drammatica, nei quali il lettore è spinto a prendere
posizione per Sagredo, sollecitato da ragioni razionali ed emotive.
SIMPLICIO: Simplicio soccomba alla forza dei ragionamenti contrari, e le sue stesse argomentazioni non trovano mai
uno sbocco credibile, la superiorità dell'intelligenza di Galilei si rivela nella decisione di non fare di lui una marionetta
comica. Simplicio è un personaggio tragicomico (tragico perché si trova di fronte alla difficoltà di vincere contro i
suoi interlocutori, ma non sarà mai in grado di rinunciare all’auctoritas; non concepisce un mondo senza la guida di
Aristotele, quindi sottolinea l'aspetto tragico comico del personaggio), manifesta un vizio profondo di personalità: la
paura di crescere e affrontare l'ignoto con le proprie forze, il rifiuto di maturare in sé il coraggio necessario ad
affrontare l'esperienza della vita e della conoscenza.
La rinuncia alla grandezza relativa che l'uomo può raggiungere sfruttando il dono divino della ragione preclude di
ogni possibilità di apprendimento in chi, come lui, si chiude nell'esercizio ossessivo della memoria tesa a ricordare i
passi salienti degli scritti aristotelici nel tentativo di costringere la realtà multiforme del mondo nei limiti di un libro
antico (in altre parole, cercare di ricordare tutto per adattarlo a tutti i problemi della vita, facilmente risolvibili con
l’osservazione diretta del fenomeno e la sua spiegazione in termini matematici/scientifici).

La scelta di proporre l'avversario come uomo limitato ma non del tutto privo di qualità (Simplicio è tanto intelligente
e leale da dichiararsi battuto) dimostra come la vera battaglia non si combatta semplicemente sul piano intellettuale
ma anche su un livello ideale, e cioè tra due visioni del mondo contrapposte e inconciliabili.

LO STILE
Galileo fu un lettore dei poeti della classicità ma per lo stile delle sue opere non può dirsi debitore nei confronti di
nessun modello.
La grande innovazione formale di Galileo risiede nel ricorso ad una lingua vicina all'uso comune, accessibile perché
non tecnicistica e in grado di avvicinare un ampio pubblico ad una materia fino ad allora d'interesse esclusivo dei
dotti; lo stile di un modello a cui molti autori della modernità guardarono.
La scelta del volgare segna tutta l'opera del poeta, fatta eccezione per il trattato Siderius Nuncis; in latino la lingua in
uso nella trattistica scientifica di tradizione scolastica, mentre l'italiano ricorreva solo negli scritti destinati alla
tecnica e all'arte, le cosiddette scienze applicate. Galileo conferisce all'italiano la dignità destinata al solo latino.

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