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Giuseppe Sergi – l’idea di medioevo, fra storia e senso comune I.

il problema La
convenzione cronologica di medioevo è un concetto che si è andato consolidando nel
corso del tempo, gli si è data un’immagine buia, senza tenere conto che spesso il passato
più lontano è stato migliore del passato prossimo. Vi sono molti luoghi comuni sul
medioevo e soprattutto sul concetto di feudalesimo,il quale è vittima di una deformazione
prospettica. Che cos’è il sistema feudale? Quello abbattuto dalla rivoluzione francese. E
com’era quel concetto allora abbattuto? Un residuo medievale. E qual era allora la
caratteristica del medioevo? Aver prodotto l’organizzazione feudale del potere. E com’era
quest’organizzazione del potere? Simile al sistema feudale ancora vivo nel 700. Il
feudalesimo originario è stato con il tempo inventato ma è ben diverso da quello che fu in
realtà; esso è tuttavia il periodo che segnò la nascita della parola “feudo” e del concetto
stesso di feudo. Ai nostri giorni il medioevo è visto come un “altrove”, sia esso negativo
(pestilenze, povertà, fame, disordine politico) oppure positivo (tornei, vita di corte, elfi e
fate, cavalieri fedeli e principi magnanimi). Dunque il medioevo odierno risponde alle
esigenze di cultura e psicologia collettiva, è essenzialmente tre- quattrocentesco, cupo o
luccicante a seconda di chi lo evoca. II. medioevo: definizione e limiti cronologici Nel
1150 lo storico dell’arte Vasari iniziò a tripartire la storia in periodi: età antica, medioevo,
età moderna; “periodizzare” è un’operazione finalizzata ad una migliore comprensione
storica. I limiti cronologici più consueti del medioevo sono: 476 – deposizione di Romolo
Augustolo, ultimo imperatore di Roma 1492 - scoperta dell’America 410 – saccheggio di
Roma da parte dei Visigoti 1453 – conquista di Costantinopoli da parte dei turchi
musulmani Altre date presenti sono il 1485 (avvento dei Tudor in Inghilterra), 1494 (inizio,
in Francia, delle conquiste di Carlo V, in Germania). In Italia distinguiamo “alto medioevo”
(dal secolo V all’anno mille) da “basso medioevo” (dall’anno mille al XV secolo) . III.
formazione e sviluppo di un concetto storiografico Fin dall’inizio il concetto di
medioevo ebbe una connotazione negativa, dal punto di vista culturale fu accusato di non
aver prodotto nulla, quanto piuttosto di essersi permesso di produrre. Tra il 600 ed il 700
venne riconsiderato positivamente ma tornò ad essere concepito negativamente con
l’illuminismo, per tornare ad una concezione positiva nell’800 della restaurazione e del
romanticismo. Dai tedeschi fu scelto il periodo più “germanico” da prendere in analisi, si
affidarono ai documenti per ricostruirlo, sostenevano che l’Europa sarebbe stata migliore
se i germani non fossero dovuti scendere a patti con una civiltà così diversa dalla loro.
Marx ed Egels, teorici del socialismo, usarono gli studi medievistici del loro tempo senza
analizzare l’orientamento degli autori e, come è noto, ogni elemento della storia umana ha
manifestazioni diverse in base all’ambito di società nel quale si realizza. Ne conseguì che,
per i due socialisti, il comunismo germanico si trovò valorizzato nelle opere anziché
mantenere le sue teorie di superiorità di una razza. L’Europa è essenzialmente denotata
come germanica, dato che si formò progressivamente nel medioevo. Gli storici però hanno
sgombrato la storia da tutti questi luoghi comuni. IV. secoli non solo germanici né solo
romani In seguito all’arrivo dei franchi nella Gallia meridionale si iniziarono a celebrare
matrimoni misti fra aristocrazia galla- romana e germanica; l’integrazione riuscì e fu un
successo, con la dinastia Merovingia prima e in seguito con i Carolingi; l’incontro con la
cultura germanica e quella latina fu un successo. Il nuovo ceto dirigente aveva saputo
dare un carattere ibrido alle strutture sociali ed alle istituzioni. Il conosciuto “impero” iniziò
ad essere chiamato “regno” ed il titolo di imperatore divenne simbolica. V. l’equazione
medioevo-feudalesimo VI. il medioevo come infanzia dell’Europa Del periodo
medievale c’è un forte disinteresse per quanto riguarda i periodi negativi e disordinati, e
sono i secoli che coraggiosamente Robert Fossier definisce “infanzia d’Europa”. Europa
significa “Occidente”, è la vasta sede dei discendenti di Jafet e trae grande fortuna nel
periodo carolingio, negli anni di Carlo Magno si contano fino a 30 attestazioni; il termine
“Europa” venne usato in questo periodo anche come sinonimo di “dominazione di Carlo”.
La soluzione ad un problema del medioevo fu la realizzazione positiva di una convivenza
fra stili di vita diversi: quello tribale-militare del mondo germanico e quello culturale-
ecclesiastico del mondo latino. Due stili di vita che furono non solo accostati dai franchi ma
bensì anche promossi a simbiosi.
Le crociate, nel medioevo, svolsero una funzione contraddittoria; conferirono compattezza
ad un’Europa astratta e sottolinearono l’idea di un limite oltre il quale Europa non è più. Si
può dire che, globalmente, i secoli XI ed XIII furono un periodo in cui l’idea europea ebbe
particolare successo: entrò in gioco il “timor tartarorum”, una paura verso i mongoli che
mutò in paura per i turchi in seguito all’affermazione selgiukide nel mondo islamico e
dall’attitudine espansionistica degli stessi. Questo secolo fu anche una stagione d’oro per
la cartografia: si iniziarono a delineare i continenti. Il concetto di Europa più simile a quello
odierno si ebbe, però, nel corso degli ultimi due secoli di medioevo (300-400). Secondo
Smith l’origine etnica è un elemento reale, egli sviluppò un concetto di “mythomoteur”
ossia “mito politico costruttivo”, basato su memorie condivise da comunità più o meno
grandi. Il medioevo nel corso degli anni si è rivelato il contenitore ideale di mythomoteur;
esso è, in conclusione, valorizzato per la propensione all’integrazione etnica. VII. i secoli
della presunta economia “chiusa” e “naturale” Dal punto di vista economico il periodo
dell’alto medioevo era sicuramente difficile da vivere: guerre, carestie, pestilenze; si ebbe
un drastico calo della popolazione europea (nel VIII secolo si contavano 15-20 milioni di
abitanti, contro i 30 milioni ai tempi dell’impero romano) le regioni settentrionali (odierna
Germania/paesi slavi) furono colpiti meno dalla crisi. L’incolto era in prevalenza, insieme
alla foresta: i villaggi (con annessi i loro campi coltivati) erano come degli insediamenti
all’interno di essa. La foresta veniva battuta raramente, per la caccia. Non erano da
confondersi le terre Allodiali (di proprietà) da quelle beneficiarie: con il feudalesimo erano
divise in dominicum (o pars dominica, di possedimento signorile) e massaricium (o pars
massaricia, di proprietà del popolo) e tutti i rapporti feudali erano regolati dal Capitolare de
Villis. I coloni del massaricium pagavano l’affitto in denaro o beni coltivati, ed offrivano
giornate di lavoro sul dominicum (corvées, prestazioni d’opera). Non ci fu un ordinato
procedere tra la storia dell’economia naturale a quella monetaria. Il dominicum si cominciò
con gli anni a restringere, il massaricium si allargò, una volta avviati questi processi non si
fermarono più. VIII. il medioevo cristiano Soffermandoci sull’universo cattolico è bene
fare chiarezza su un po’ di lessico: ecclesiastico → tutto ciò che ha a che fare con le
chiese religioso → ha un significato più generico ed ampio enti ecclesiastici → sedi
vescovili, pievi, parrocchie, cappelle con altare, fonte battesimale chierici → sacerdoti preti
→ anch’essi sacerdoti monastero → centri di vita monastica abbazia → centri con un
proprio abate frati → ordini mendicanti di predicatori (es: domenicani / francescani)
canonici → fedeli che conducono una vita comune obbedendo a regole canoniche plebes
→ ripartizioni territoriali ecclesiastiche interne alla diocesi cardinali → ecclesiastici che
hanno ricevuto un affido una “chiesa cardine” papa → è il vescovo di Roma, il più
importante Fino all’avanzato XI secolo il papa era sì una figura importante, ma solo dal
punto di vista simbolico: non governava la chiesa. Le forme di vita dei vescovi e dei
chierici erano al centro del mirino dei fedeli, in alcune regioni i chierici potevano prendere
moglie ed in alte i vescovi potevano combattere; la simonìa (compravendita di cariche
ecclesiastiche) era combattuta insieme al nicolaismo (concubinato dei chierici), le chiese
private erano oggetto di discussione. Con papa Gregorio VII si mirò ad una riforma con
successo nel XI secolo. Molti vescovi tentarono di opporsi ma la vicenda si chiuse nel
1122, con il concordato di Worms tra papa Callisto II e l’imperatore Enrico V, i quali si
riconobbero i reciproci poteri. Tra l’amministrazione civile e quella ecclesiastica si creò un
grande intreccio e i vescovi furono sempre personaggi di fiducia del re, godevano di
immunità; la teoria dei vescovi-conte fu smentita, godevano di privilegi ma non
possedevano la carica di conte. Sui monaci vi sono numerosi luoghi comuni: un esempio è
la necessità di demistificare il detto “ora et labora” in quanto i monaci non credevano nella
funzione purificatrice dell’attività manuale e non amavano il lavoro, lo accettavano solo
come condizione indispensabile alla preghiera; l’opulenza era segno di disciplina
spirituale: più un monastero era ricco → più fedeli possedeva → più donazioni riceveva.
Ed i monaci si preoccupavano della società forse meno di quanto facciamo noi. IX. il
medioevo comunale fra mito e realtà È da correggere la credenza errata che “età
comunale” rappresenti il superamento dell’ “età feudale”; in tutta Europa si può parlare di
comuni ma solo in Italia e nella Francia meridionale si parla di città-stato. La civiltà del
tardo medioevo risulta essere più urbana ma non bisogna associare le città-campagna
conil significato di arretratezza-progresso.
Gli sviluppi politici dei diversi comuni erano condizionati dalla diversa origine; molto
raramente però il popolo rurale li accettò come un forza liberatrice rispetto all’oppressione
della signoria di banno, spesso anzi li temevano. Il XIII secolo fu una grande stagione di
mutamenti, vivacità sociale e tendenze razionalizzatici. X. l’immagine buia di medioevo
che finisce Del medioevo si ha spesso un’immagine buia, certo le carestie hanno influito
su questo giudizio fino a spingere a creare un’immagine peggiore di ciò che fu in realtà; il
300 conobbe carestie, pestilenze, guerre, avventurieri privi di legittimazione che si presero
il potere…eppure diminuì il bellicismo, i commerci non si fermarono ed erano numerose le
aperture verso il mondo nuovo, si progettavano esplorazioni, si arricchivano la scienza e
l’arte. XI. l’età della sperimentazione