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agli Amici del Beato


Francesco Paleari
Anno XXXVIII – N. 2
II Semestre 2020

P. Italiane - Sped. in A.P.


«D.L 353/2003
(conv. in L. n. 46, 27.2.2004)
art. 1, c. 2 - D.C.B. TO»
1
AG L I AMICI Spedizione in abbonamento postale
DE L B EATO Anno XXXVIII - n. 2 - II semestre 2020
F R A N CESCO
PA L E ARI
SOMMARIO

– EDITORIALE ......................................................... 3
– LA PAROLA DI PADRE ........................................ 4
In cammino con il Beato Francesco Paleari
FATHER’S WORD ................................................ 5
Direttore Responsabile
don Lino Piano On the journey with Blessed Francesco Paleari
– BEATO ................................................................. 6
Redattore
Don Emanuele Lampugnani
18 Settembre - Beato Francesco Paleari
BLESSED .............................................................. 7
Collaboratori
Don Nicholas Kirimo
18 September - Blessed Francesco Paleari
Don Marco Lattuada – COMMEMORAZIONE . .......................................... 8
Redazione e Postulazione
Omelia alla Messa del Beato Francesco Paleari
Piccola Casa – RIFLESSIONI . ....................................................... 11
Della Divina Provvidenza
Un Dio fatto bambino per me
Via Cottolengo, 14
10152 Torino Facciamoci furbi il paradiso è eterno . .............. 14
Tel. 011-52.25.111 – APPROFONDIMENTI ........................................... 17
causa.paleari@cottolengo.org La pedagogia dell’accompagnamento spirituale
del Beato Francesco Paleari
Il bollettino non ha quota STUDIES . ............................................................. 20
di abbonamento ma è
The pedagogy of spiritual accompaniment
sostenuto con offerte
libere dei lettori: in the ministry of Blessed Francesco Paleari
C.C.P. 20956108
– AREA RELAX ....................................................... 23
intestato a:
Piccola Casa – NEWS . ................................................................. 25
Divina Provvidenza
da Giugno a Dicembre 2020
specificando la causale
del versamento – INTERCESSIONI ................................................... 27

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Carissimi amici del beato Francesco Paleari,

EDITORIALE
sono lieto di presentarvi, assieme a don Marco Lattuada e
don Nicholas Kirimo, il secondo numero del 2020 della rivista del
Beato Francesco Paleari.
Stiamo ancora vivendo un momento difficile e di grandi fatiche
a causa della pandemia; speriamo che la lettura della rivista possa, in
qualche maniera, allietare questo tempo.
Il clima nel quale esce questo numero è quello natalizio, per
questo uno degli articoli preparati dalle sorelle del monastero di
Pralormo (che ringraziamo di cuore per il prezioso e costante aiuto
che ci offrono) è una riflessione del nostro Beato sul mistero del-
l’Incarnazione.
Nella sezione “riflessioni” riportiamo inoltre un altro articolo
del monastero di Pralormo incentrato sugli insegnamenti del Beato
Paleari.
La rivista offre poi una specie di resoconto della festa del Beato
Paleari avvenuta il 18 settembre 2020, riportando le omelie di padre
Carmine e don Paolo Boggio durante le S. Messe alla Piccola Casa di
Torino e a Pogliano Milanese.
Nella sezione “approfondimenti” troverete un interessante
articolo di don Nicholas sulla pedagogia dell’accompagnamento
spirituale negli insegnamenti del beato Paleari.
Per i più piccoli (e non solo!) c’è sempre la zona Relax, preparata
da don Marco, e una breve sintesi della vita del Beato Paleari.
Con gioia abbiamo rilevato che il primo numero della nuova
rivista ha suscitato un certo interesse e un buon senso di “simpatia”,
ci auguriamo che tutto questo possa continuare.

Assieme a don Marco, don Nicolas


e tutta la famiglia cottolenghina auguriamo...

BUON NATALE
E FELICE ANNO NUOVO!
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In cammino con il Beato Francesco Paleari
PAROLA DEL PADRE
Cari Amici del Beato Paleari,
sono lieto di raggiungervi attraverso le pagine del nostro periodico per augurarvi
di vero cuore Buon Natale, unito alla preghiera al Bambino di Betlemme perché doni
a questa umanità così tribolata a causa della crisi pandemica, un po’ di pace, di luce
e di speranza. Durante quest’anno così singolare che tutti ricorderemo per il resto
della nostra vita, in diverse circostanze ho detto che “la notte collettiva” che stiamo
vivendo, piena di sofferenze, di lacrime e persino di morte, non è stata avara di “stelle”,
luci accese nel buio della prova dalla generosità di tanti buoni samaritani, religiosi
e religiose, sacerdoti, operatori della cura e dell’educazione che, senza risparmio di
energie, sono vicini ai malati, agli anziani, ai bambini, ai ragazzi e ai giovani delle
nostre scuole. Davvero la Piccola Casa è una grande famiglia sparsa nel mondo in cui si
condividono gioie e dolori, fatiche e successi. Sostenuti dalla preghiera, in particolare
delle sorelle di Vita Contemplativa, ma anche di tanti devoti che si sono rivolti a
Mons. Paleari per chiedere aiuto e protezione, abbiamo implorato ripetutamente
il dono della fede, certi che il Signore è con noi a lottare contro questo terribile virus.
Ed è questa la realtà, cari Amici, che le circostanze ci offrono per camminare
nella santità. Sono certo che il Beato Paleari ci direbbe: “non sprecate nulla, ma fatevi
furbi e cogliete ogni occasione per farvi santi”. Già, la santità! Ecco lo scopo voluto
dal Santo Cottolengo per la Piccola Casa. Diceva il Beato Francesco Paleari: “In questa
casa vi è tutto ciò che occorre per farsi santi”. La sua stessa vita ha dimostrato la verità
di quanto affermato, così come quella del Beato Luigi Bordino. Una casa di santi,
tutti “da Paradiso” ma alcuni anche “da altare”, come la Serva di Dio suor Maria

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Carola Cecchin, suora Cottolenghina missionaria in Kenya e morta sul piroscafo che
la stava riportando in Italia il 13 novembre 1925 e che papa Francesco ha autorizzato
il 24 novembre scorso, a pubblicare il decreto di Venerabilità.
Cari lettori, davvero siamo grati al Signore per questi doni, sono i più preziosi, quelli
che ci aiutano a guardare oltre il buio della notte e scorgere l’aurora del giorno della
salvezza portata da Cristo Signore. Buon Natale dunque, sia davvero Gesù, il Dio che
salva, il vero protagonista della festa che ci apprestiamo a celebrare.
Padre Carmine Arice

On the journey with Blessed Francesco Paleari


Dear Friends of Blessed Paleari,
I am pleased to reach you through the pages of our magazine to wish you a merry
Christmas, united in prayer to the Child of Bethlehem so that he may give to this
humanity so much troubled by the pandemic crisis, some peace, some light and some
hope. During this year so peculiar that we will all remember for the rest of our lives, in
different occasions I have said that we are living “collective night”, full of suffering, of
tears and even of death, but it has not be stingy with some “stars”, light in the darkness
of trial, lighted by the generosity of many good Samaritans, religious men and women,
priests, health care workers and educators, who without sparing energies, are near the
sick, the elderly, the children and young people in our schools. Indeed, the Little House
is a large family spread out in the world wherein joy and sorrow, fatigue and successes
are shared. Sustained by prayer, in particular that of the Contemplative Life Sisters, but
also by that of the devotees who turned to Mons. Paleari to seek help and protection,
we have implored repeatedly the gift of faith, certain that the Lord is with us in the
fight against this terrible virus.
It is this reality, dear Friends, that the circumstances offer us to walk in holiness.
I’m certain that the Blessed Paleari would tell us: “do not waste anything, but be
astute and welcome every occasion to become saints”. His own life has shown the truth
FATHER’S WORD
affirmed above, just like that of the Blessed Luigi Bordino. It is a house of saints, all “in
paradise” but even some on “the altar”, just like the servant of God Sister Maria Carola
Cecchin, Cottolengo missionary sister in Kenya who died onboard while travelling back
to Italy on 13 November 1925 and that Pope Francis has authorised the publication of
the decree of her venerability on 24 November 2020.
Dear readers, we are indeed grateful to the Lord for these gifts, they are the most
precious, the ones that help us to look beyond the darkness of the night and discover
the dawn of the day of salvation brought by Christ the Lord. Merry Christmas, may Jesus,
God who saves, be the real protagonist of the feast that we are about to celebrate.
Father Carmine Arice

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18 SETTEMBRE
BEATO
BEATO
FRANCESCO
PALEARI

Francesco Paleari nacque a Pogliano


Milanese nel 1863. Il suo parroco scor-
se in lui la vocazione sacerdotale e per
superare la povertà della famiglia lo
fece entrare nel seminario alla “Piccola
Casa della Divina Provvidenza”.
Diventato prete decise di restare nella congregazione dei preti Cottolenghini.
Come san Giuseppe Cottolengo, era chiamato “il Canonico buono”;
la gente diceva: “È il prete che sorride”, un sorriso inconfondibile, mite, segno
di una bontà che lo faceva amare da tutti.
Era anche chiamato “angelo della Piccola Casa” aveva una predilezione
per le persone povere, piccole e bisognose con le quali “si fermava a lungo
come l’angelo di Dio”.
Lavorava in modo instancabile; la sua cordialità era di grande conforto
per le persone che incontrava, soprattutto per quanti stavano attraversando
momenti di difficoltà.
Il Beato Francesco Paleari era anche uomo di grande fede, dissero di lui:
“La sua celebrazione della Messa era una mezz’ora di Paradiso per lui e
per noi”, “la fede gli sprizzava da ogni poro e la preghiera aveva il profumo
della fede viva e operante”.
Ebbe diversi incarichi anche dalla diocesi di Torino per la cura dei semi-
naristi, dei sacerdoti, dei religiosi e delle religiose.
Diceva spesso: “Tendiamo alla santità soprattutto con l’umiltà e la
pazienza”, “Facciamoci furbi, il Paradiso è eterno!”, “rompete tutto ma
lasciate intatta la carità”, “Fate del bene, fatene tanto...”.
Morì nel 1939. Viene proclamato beato il 17 settembre 2011 nella chiesa
della Piccola Casa della Divina Provvidenza – Cottolengo – di Torino.

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18 SEPTEMBER

BLESSED
BLESSED FRANCESCO PALEARI

Francesco Paleari was born in Pogliano Milanese in 1863. His parish priest
saw in him the priestly vocation and to overcome the poverty of the family
made him enter the seminary of the “Little House of Divine Providence”.
He became priest of remain in the Congregation of Cottolengo priests.
Like St. Joseph Cottolengo, he was called “the Good Canon”; people
usually said, “He is the priest who smiles”, un unmistakable smile, meek, sign
of a goodness that made him loved by all.
He was also called “Angel of the Little House” who had a predilection for
poor people, the little ones and the needy with whom he “stopped for a long
time like the angel of God”.
He worked tirelessly; his friendliness was of great comfort to the people
he met, especially for those who were going through difficult times.
Blessed Francesco Paleari was also a man of great faith, they said of him:
“His celebration of Mass was half an hour of Paradise for him and for us”,
“faith was came from every one of his pores and prayer had the scent of
a living and active faith”.
He also held various positions from the Diocese of Turin for the care of
seminarians, priests, men and women religious.
He often said: “Let us tend towards holiness above all with humility and
patience”, “Let us be astute, Heaven is eternal!”, “break everything but leave
charity intact”, “Do good, do so much...”.
He died in 1939. He was proclaimed blessed on September 17, 2011 in the
church of the Little House of Divine Providence - Cottolengo - of Turin.

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Omelia alla Messa del Beato Francesco Paleari
COMMEMORAZIONE
(trascrizione dal parlato)

Se ci chiedessimo“cosa ha fatto di speciale Francesco Paleari per essere stato


dichiarato Beato, che opera ha compiuto?”, sarebbe difficile rispondere, o meglio
sarebbe difficile rispondere secondo una certa mentalità per la quale bisogna fare cose
straordinarie per essere apprezzati, visibilmente notati e dunque ricordati dalla storia.
Una volta è venuto a me un regista che si occupa di girare i film di santi e mi propose
di farne uno sul Paleari; al di là del preventivo economico, unasomma importante, ho
detto cheera difficile pensare a una sceneggiatura della vita di quest’uomo.Con questo
non voglio sminuire l’opera, la figura e la vita del nostro Beato quanto più piuttosto
vorrei sottolinearne tutta la forza profetica in un tempo com’è il nostro nel quale chi
non appare nellecronache per aver fatto qualche cosa di straordinario, conta poco.
La vita di Monsignor Paleari la possiamo veramente riassumere con un’espressione
che troviamo anche nella lettera che il Papa ha scritto sulla santità: un uomo, un prete
che ha vissuto il Vangelo in pienezza in tutte le circostanze liete e tristi e nel suo stato di
vita che era quello presbiterale, e questo non è poco! È un bel augurio che ci possiamo
fare oggi per intercessione del Paleari: vivere il Vangelo in pienezza fino ad essere
talmente conformati a Cristo da essere Santi.
Detto questo, però, a uno sguardo più approfondito, leggendo anche le testi-
monianze ai processi, ascoltando i racconti di coloro che lo hanno conosciuto, leggendo
le sue omelie noi possiamo vedere alcuni tratti caratteristici, potremmo dire insistenti,
della sua figura e che possiamo guardare con ammirazione chiedendo la grazia
dell’imitazione. Lo sappiamo bene: i Santi tali vengono dichiarati per due motivi:
primo per essere mostrati come esempio, testimoni della fede e poi per chiedere la loro

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intercessione essendo stati dichiarati vicini a Dio, partecipi della vita del cielo. Di questa
vita vissuta in pienezza sottolineo brevemente quattro tratti che mi paiono davvero
significativi, tratti che ci narrano una eloquente fedeltà al Vangelo.
Il primo lo definirei così: il suo sguardo soprannaturale che ci richiama la virtù della
fede. Nelle testimonianze dei processi si legge che il Servo di Dio era dotato di una
vivissima fede e questo lo dimostrava non solo con la perfezione della sua vita ma
dal fatto che vedeva tutte le cose dall’alto. In questo è davvero un figlio spirituale del
santo Cottolengo. Infatti nei processi di canonizzazione del Cottolengo, diverse suore
riportano del santo di Bra la medesima testimonianza sottolineando che egli non solo
vedeva le cose in Dio ma anche da cose da Dio. Quanto è importante avere questo
sguardo quando incontriamo i nostri fratelli, le nostre sorelle quando incontriamo la
sofferenza, la malattia degli altri e la nostra, quanto è importante avere questo sguardo
nei momenti di prova, quando ci sentiamo feriti da qualcosa o da qualcuno, quanto è
importante avere uno sguardo dall’alto sulla Piccola Casa, su quello che facciamo, sulla
missione che stiamo portando avanti.
Un secondo tratto caratteristico del Paleari: essere Sacramento della presenza di
Dio, privilegiando le relazioni. Se si legge la biografia di Monsignor Paleari ci si rende
conto che egli è stato straordinariamente attento ai rapporti personali, alle relazioni,
dando molto del suo tempo all’ascolto, ad accogliere coloro che andavano da lui per
sfogarsi, per chiedere un consiglio, per la confessione. Ci dicono i testimoni al proces-
so di canonizzazione che la caratteristica di questi incontri era il sentirsi da lui profon-
damente amati e compresi. Quanto è importante in un tempo com’è il nostro la cura
delle relazioni, perché proprio attraverso di essenoi siamo Sacramento di della presenza
di Dio! Non solo l’Eucaristia è il Sacramento della presenza di Dio ma, in un certo senso,
lo possiamo essere anche noi, anzi, lo dobbiamo essere anche noi. Con la cura delle
relazioni noi possiamo dire all’altro che incontriamo “Tu sei importante per me e tanto
più lo sei per Dio”. Quando non offriamo buone relazioni interpersonali, oltre a fare del
male, diamo una cattiva testimonianza della presenza di Dio del quale vogliamo essere
un segno. Tutta l’azione pastorale, infatti, potremmo in qualche modo riassumerla in
due parole: nel nome del Signore dire “ci sono” e così stare accanto ai fratelli, ai malati,
a chi soffre. In questo Monsignor Paleari è stato un maestro.
Un terzo tratto lo abbiamo considerato nella Colletta all’inizio della Messa: la sua
capacità, mediante relazioni sane e significative, di farsi tutto a tutti nella concretezza
della Carità. È vero che nella biografia del Paleari non si leggono fatti eclatanti però
è anche vero che in quella biografia si leggono tanti gesti concreti di carità che lo hanno
portato addirittura ad essere considerato “un confondatore” all’origine di congre-
gazioni religiose. Ne cito una per tutti: i Missionari della Consolata. Quando 9 anni
fa c’è stata la beatificazione del Paleari era presente tutto il Consiglio Generale dei
Missionari della Consolata perché, come mi ha riferito un consigliere, se l’Allamano è
stato quello che è stato è perché ha avuto come consigliere proprio Monsignor Paleari.

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Ma la sua carità non è stata meno generosa nel prendersi cura, per esempio, di
giovani in situazioni morali difficili o di indigenza, spinto dalla Carità di Cristo. E qui
oltre a ricordarci il motto paolino caro al Cottolengo, Caritas Christi urget nos, fa eco la
sua massima più famosa: “non per forma ma per amore, o meglio per forza d’amor.
Infine una quarta dimensione, veramente importante per la vita della Piccola
Casa di sempre, ma oggi e in futuro in particolare: la sua passione pastorale. Facendo
eco alla prima lettura ascoltata, possiamo dire che Mons. Paleari è stato per tutta la
vita soprattutto un grande pastore per il quale la preghiera, l’annuncio della parola
di Dio e la celebrazione dei sacramenti eranomomenti essenziali del suo ministero.
La cura pastorale, come la centralità della vita sacramentale è essenziale per la vita
della Piccola Casa per essere se stessa! Noi celebriamo la memoria del Beato Paleari il 18
di settembre perché anniversario della sua ordinazione sacerdotale e questo proprio
per ricordare questa sua volontà di essere, come diceva lui stesso, sempre prete e prete
del Cottolengo.
Concludendo: c’è una storia altisonante che fa rumore, talvolta dura per un periodo
di tempo molto breve, poi finisce; qualcuno la ricorda, altri no. Poi c’è una grande
storia quella scritta dallo Spirito Santo, quella scritta attraverso la vita dei Santi come
il Beato Francesco Paleari, magari non così rumorosa ma estremamente feconda per
sé e per coloro che incontrano Il Beato amava dire che in questa Casa c’è tutto quello
che è necessario per farsi Santi e anche in questo fa eco al santo Cottolengo: caro don
Franceschino dacci questi occhi per vedere e agire in sintonia con quello che tu hai visto
e detto e sostienici nella nostra fedeltà al Vangelo.
Padre Carmine Arice

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Un Dio fatto bambino per me

RIFLESSIONI
Tra i suoi appunti per la predicazione don Paleari annotava: “Segreto d’estasi: Dio bambino
per me!!!” (1).
Estasi: sogno antico nel cuore dell’uomo: uscire da sé, superare ogni limite, essere come Dio...
Sappiamo che “ecstasy” è oggi il nome di una droga! Nel Natale invece è Dio stesso che esce
da sé, consegnando se stesso a noi, venendoci incontro, “anzi nel cuore, in forma di Bambino” (2).
“Gesù avrebbe potuto comparire sulla terra uomo adulto, perfetto come fece il primo Adamo...
invece volle farsi bambino... un bambino intenerisce le pietre, ammansisce le fiere... costringe
i cuori... Chi fece questo? L’amore. L’amore trionfa di Dio.” (3), meditava don Paleari. Dio esce da
se stesso per mostrarsi a noi in modo da suscitare la nostra tenerezza. E noi abbiamo paura
della tenerezza? di fronte a tanti drammi non ci sembra qualcosa da superare, non una risposta,
ma qualcosa di poco concreto? Tutti intuiamo come vivere con sensibilità ci renda più umani
e in modo misterioso ci avvicini a Dio, ci aiuti a non considerarci autosufficienti, ma bisognosi
di aiuto, di amore, di perdono. La nostra durezza di cuore, il nostro peccato comincia a incrinarsi
quando la nostra sensibilità è toccata e il nostro cuore di pietra diventa un “cuore di carne”.
Molte volte la Bibbia ci presenta Dio che risponde al pianto dell’uomo: è il caso di Agar,
allontanata da Abramo (Gen 21), di Ezechia ammalato (Is 38), di Maddalena di fronte alla
tomba vuota (Gv 20 ). Dio stesso, il Dio grande, immenso, trascendente vuole farsi cogliere
al nostro livello. Così rifletteva don Paleari: “Io, disse il Verbo, mi farò uomo affinché gli uomini,
che non mi amano come Dio, mi amino almeno come uomo. Se i sensi sono le porte dell’amore...
io mi farò sensibile; gli uomini potranno vedermi coi loro occhi, udirmi con le loro orecchie,
palparmi con le loro mani” (4). “E la tenerezza è il segnale proprio della presenza di Gesù
(nel cuore dell’uomo). Quell’avvicinarsi al prossimo per camminare, per guarire, per aiutare,
per sacrificarsi per l’altro” (5).
Don Paleari traduceva la tenerezza verso Gesù Bambino in attenzione verso le “storie
di passione” che toccano tanti bambini, e che sono di attualità oggi più che mai: bambini che
non sono voluti, che sono percepiti come seccatori, che sono oggetto di violenza anche domestica
oppure privati della vera guida dei genitori che si relazionano con loro come amici invece che
come padri e madri. Per non parlare degli orfani di guerra e di tante situazioni tragiche.
“Don Paleari per 38 anni fu confessore amatissimo delle orfanelle della Piccola Casa. Nei primi
anni del suo sacerdozio, assistendo un’orfanella moribonda, questa gli diede una piccola crocetta
di metallo giallo per suo ricordo. Il servo di Dio le promise di tenerla sempre con sé. La tenne
davvero. E a chi la vedeva ricordava con le lacrime agli occhi la piccola donatrice defunta” (6).

(1) Scritti, Vol XXI, 77 (4) Scritti, Vol. XXI, 76


(2) Lettera 16 dicembre 1927 a Nicolina (5) Udienza di Papa Francesco 30 settembre 2020
(3) Scritti, Vol. XXI, 75 (6) Positio p.357

11
Presentandosi come Bambino il nostro Dio ci ha svelato la condizione necessaria per entrare
nel Regno di Dio, condizione che i bambini sempre ci ricordano: tutti siamo figli. La vita non ce la
siamo data, ma l’abbiamo ricevuta. A volte rischiamo di vivere dimenticandoci di questo, come se
fossimo i padroni della nostra esistenza, mentre siamo radicalmente dipendenti. È motivo di grande
gioia per noi in ogni età della vita, in ogni situazione, in ogni condizione sociale, guardare a noi
stessi come a coloro che rimangono figli. Così riusciamo a renderci disponibili agli altri senza dare
troppo peso a quanto ci distingue da loro, in fatto di importanza sociale, di capacità o ricchezze.
Don Paleari conosceva questa gioia e la comunicava con la sua carica di simpatia e ironia.
“Un giorno una signora di Baggio (Milano) venne alla Piccola Casa per visitare una sua
parente e il suo parroco l’aveva pregata d’informarsi se erano vere le notizie circa le mansioni
affidate a don Paleari presso la Curia di Torino. Richiestone egli rispose in dialetto milanese:
“Gli dica che prima ero un topolino, adesso sono un rospetto” (7).
Estasi è il movimento dello Spirito che vuole condurci a distaccarci, a uscire da noi stessi
sempre di più per amare di più. “Il piccolo Signore cerca i piccoli... Se qualcuno è piccolo venga
a me. La vera nostra grandezza è imitare la piccolezza di Gesù Bambino, anzi la nostra felicità
eterna dipende dal farci bambini anche noi per umiltà” (8).
Anche della sua piccola statura don Paleari cercava di approfittare per confondersi tra
i piccoli. “In occasione del Congresso eucaristico tenutosi a Moncalieri egli volle parteciparvi
nella giornata per i bambini, perché diceva anch’io sono piccolo... Scese solo soletto dalla villa
Major e si confuse in mezzo alla moltitudine di gente. Il Cardinale avendolo visto lo chiamò a sé
e lo riportò in macchina alla Villa (era già malato)” (9). Nell’esercizio delle sue mansioni, per quanto

(7) Positio, p. 195 (8) Scritti, Vol. XXI,79 (9) Positio p. 274

12
importanti, si considerava l’umile servo di tutti. “Sì, come sacerdote devo servire, cioè non fare
la mia volontà, ma quella del padrone, del Signore. Non si può essere sacerdote buono se non
si è operaio in fatto. Il sacerdote deve procurare la salute del prossimo” (10).
Estasi per chi crede è il movimento dello Spirito di Dio che di fronte al male, alla sofferenza
propria e di tanti fratelli e sorelle, di interi popoli, cerca di suscitare in noi la fiducia nell’amore
di Dio, non secondo un facile ottimismo, ma nella speranza che non delude. Dio ha già assunto
tutto quello che è nostro, è entrato nella nostra storia e vi ha impresso il dinamismo di un
cammino verso di Lui. “Ma come può dire il Signore che gli uomini sono la sua delizia? Sì, scrive
san Tommaso, Dio ama tanto l’uomo come se l’uomo fosse suo Dio e come se egli senza l’uomo
non potesse essere felice” (11).
Ora lo Spirito agisce nel segreto, ravvivando in noi la memoria delle opere di Dio, in questo
tempo natalizio il suo essersi fatto Bambino per noi. Con questa fiducia nel cuore ci prepariamo
a un Buon Natale! Auguri!

Dio si consegna a noi diventando un bambino.


Nel Natale Dio supera il fossato che separa Creatore e creatura, diventa creatura Lui stesso
e la creatura diventa Dio. Il sogno originario dell’uomo si compie: uscire da sé, superare ogni
limite, essere a tu per tu con Dio, sprofondare nel mare del divino. Dobbiamo di nuovo riflettere
su questa grandezza. Dio ci ha interpellato, Dio ci vuole. Se tralasciamo questo il nostro cristia-
nesimo diviene troppo modesto e l’umano troppo piccolo. La causa di tutte le disperazioni del
presente in fin dei conti sta nel fatto che ci siamo disabituati a pensare a Dio, e tanto meno a
considerarlo come realtà. Ma quel che resta è troppo poco. Il sollevare lo sguardo a Dio che
agli uomini di oggi sembra cosa tanto inutile, non può essere eliminato dal Natale né dalla
nostra vita.
Dio si consegna a noi diventando un bambino Che significa? Significa che Dio si appella
alla nostra umiltà, alla nostra semplicità, al nostro amore. Senza ritorno alla semplicità, alla
fiducia, alla bontà non c’è accesso a Dio. Se vogliamo diventare come Lui dobbiamo assumere
come misura quel bambino. Da qui dovrebbe derivare il nostro grande rispetto per tutti i poveri
e i semplici di questo mondo. Sono più vicini a Dio dei potenti, dei colti e sapienti.
Dio è diventato uomo e solo se entriamo in ciò che è comune a tutti nella natura umana
ci troviamo dove umano e divino si toccano. Ciò significa che posso avere Cristo solo se
desidero la comunione con tutti gli uomini, se rifiuto ogni orgoglio razziale e ogni odio di classe
(Cardinale Ratzinger, Omelia S. Natale 1979).
MONASTERO COTTOLENGHINO
“ADORATRICI DEL PREZIOSISSIMO SANGUE”

(10) Sermoni al Clero, Vol. VII, 351. 340


(11) Scritti, Vol. XXI,84

13
Facciamoci furbi il paradiso è eterno

In ogni giorno che passa qualcosa rimane: il senso del nostro stare al mondo, la forza
con cui abbiamo riconvertito per noi e per gli altri il dolore in speranza, in una parola quello
che abbiamo potuto donare. Per noi credenti questo significa “farsi furbi”, fare di ogni circostanza
un’opportunità di bene. E questo è impossibile senza la forza della speranza. L’invito alla
furbizia era abituale sulla bocca di don Paleari: il Dio della vita non ci abbandona alla forza
distruttiva delle difficoltà e apre una via alla nostra impotenza e alla nostra incapacità di darci
un futuro. Dio ce l’ha promesso, con la risurrezione di Gesù ci ha promesso la vita del paradiso,
che ha una qualità molto diversa da quella presente: è eterna e nello stesso tempo ha una
continuità con il presente: sarà una vita di amore.
Don Francesco nei suoi interlocutori rianimava la speranza e l’energia nel fare il bene e
nell’affrontare le difficoltà. “Con una parola ci rincuorava, pareva che quando lui era al corrente
dei nostri fastidi tutto fosse risolto” (1). Diceva anche: “Non bastano il pensare, il sospirare il
Paradiso: “Non chi dice Signore, Signore... ma chi fece: fare e patire. “Siate solleciti per le
buone opere” (2 Pt 1,10). Occorre amare il patire perché il gaudio del cielo è nascosto nel patire,
come il fiore nella semente” (2).
La speranza non ci esonera dalla lotta, ma sostiene la fiducia in Colui che ci ama e a volte ci
dà la capacità di donare quello che non ci sembra di avere. Così di fiducia in fiducia, il nostro
cuore fragile e debole trova una via per avanzare. Don Paleari aveva una gioia non comune e
una volta gli sfuggì questa confessione: “Non ho mai avuto tentazioni di diffidenza”, ma questa
gioia l’aveva conquistata a caro prezzo, come lui stesso diceva, e poteva perciò trasmettere anche
agli altri la certezza che c’è un Dio che realizza sempre i suoi disegni e non abbandona nessuno.
“Un direttore di banca in preda alla disperazione per un rovescio di fortuna, messo a contatto
con altri sacerdoti, non desisteva dai propositi di suicidio. Vicino a don Paleari entrò in più riposati
consigli e a poco a poco adorò la Provvidenza di Dio ritornando a una pratica cristiana” (3).
L’alternarsi di gioie e dolori ci prepara a quella gioia eterna che non riusciamo nemmeno a
immaginare. “Strana felicità quella del cielo: più si vede e più resta da vedere. Più si ama e
più resta da amare. Più si gode e più resta da godere. Il beato deve godere e sapere di godere e
essere certo che non perderà mai il suo gaudio. Un minimo timore, un sospetto cambierebbe
in amaro tutto il dolce del Paradiso” (4).

(1) Sig. na Flaminia Marchisio, Positio p. 44) (3) Don Bechis, Positio p. 216
(2) Scritti, Vol. XXIV,228 (4) Meditazioni ai Chierici, Vol. IX, 264

14
La meta dell’eternità deve dare al nostro quotidiano il carattere
di un’esperienza aperta a un compimento, non simile al lieto fine
di una favola, ma di intima trasformazione del nostro modo umano
di essere, di vivere. Il senso più profondo della nostra vita è incon-
trare il Dio che ci ha creati e dopo aver goduto della Sua presenza e
averla cercata nascosta in tutti gli eventi lieti e tristi della nostra vita,
poter accedere ad essa, faccia a faccia.
Don Francesco diceva: “I beati avranno un’unione non solo affet-
tiva, ma reale con Dio. Come? non so. Vedrò Dio senza velo, amerò
Dio senza interruzione, godrò Dio senza sazietà, possederò Dio senza
timore. “Saremo sempre con il Signore”(1 Ts 4,17). Il cuore avrà tutto
quello che vorrà e niente che non vorrà. Il saper per certo che
la felicità celeste sarà eterna e immutabile aumenterà, confermerà,
suggellerà la beatitudine” (5).
In effetti nessuno sa come sarà il Paradiso, ma la visione di Dio trasformerà ciascun figlio
di Dio in modo che con i suoi stessi occhi, la sua stessa mente, il suo stesso cuore, ma potenziati
dalla grazia di Dio, dalla luce di gloria, potrà vedere per sempre Dio.
Questa prospettiva di bellezza ci riempie di entusiasmo per la missione, per l’annuncio
della fede. Siamo missionari con quello che siamo, per come viviamo, per l’intuizione che ci abita.
Molti, anche tra i giovani, pensano oggi che il morire sia la conclusione della vita. In realtà
siamo fatti per la vita eterna, “siamo nati e non moriremo più”, diceva Chiara Corbella e lo
dobbiamo annunciare.
L’esperienza incancellabile e non ancora conclusa di questo tempo di pandemia, con centinaia
di morti ogni giorno, ha riacceso la sensibilità verso la morte e gli interrogativi su cosa ci attende
dopo. La morte è come un ladro, perché ruba tutto, e separa dalle persone care, è un momento
speciale che nessuno dovrebbe e vorrebbe affrontare da solo. Invece di considerare la morte una
cosa inevitabile, don Paleari la guardava come un traguardo, pensava che la morte ci introdurrà
nella vera felicità, lavorava per il Paradiso, ci pensava con desiderio perché “il pensare al Paradiso ce
lo fa acquistare” . “In Paradiso si ama Dio. Qui in terra si può conoscere Dio senza amarlo, perché ci
resta la triste libertà di preferirgli un bene finito, ma in cielo la visione di lui faccia a faccia eserciterà
tale attrazione sulla nostra volontà che non potrà separarsi da Dio sommo Bene” (7).
“Facciamoci furbi, il Paradiso è eterno!” ci ripete anche oggi don Paleari, nell’anniversario della
sua memoria liturgica e ci aiuta a raddrizzare la mira: “eternità di mira. Eternità nella mente:
noi viviamo nel tempo, ma per l’eternità. Tutta la vita di Gesù fu per meritarci l’eternità.
Eternità nel cuore: In alto il cuore! una sola cosa ho chiesto al Signore, questa cerco, abitare
nella casa del Signore. Eternità nelle opere: quando poni mano ad un’opera pensa: questo che

(5) Scritti, Vol. XXIV,221 (6) Scritti, Vol. XXIV,223 (7) Scritti,Vol. XXVIII, 54

15
cosa fa per l’eternità? Quando dovrai patire pensa con S. Paolo: “Non sono paragonabili le soffe-
renze di questo tempo alla gloria futura”. Nelle tempeste di questa vita getta l’ancora in cielo.
Nelle consolazioni pensa che questa non è che una briciola, una stilla di quel torrente di gioia
in cui andrò naufrago lassù nel seno di Dio” (8).

All’improvviso ho sentito che tutto era speranza e che l’Amore vinceva sulla morte.
Ho sorriso, ho pianto di gioia, ho corso su un campo arido che è diventato verde e carico di fiori.
Ho riscritto la mia vita. Ho colorato di cielo i miei giorni. Non ha scampo il dolore. Qualunque
esso sia. Qualunque sapore abbia. Il dolore non ama, ma tu ama! Tu puoi amare. Tu devi amare.
Sopra ogni cosa, l’Amore ama (Fabio Salvatore).

Nei Beati la natura umana resta unita a Dio indissolubilmente per mezzo del «lume
di gloria». Se riflettiamo sulla vera natura del «lume di gloria», ci rendiamo conto ch’esso
costituirà per la nostra povera natura umana un vero grado di deificazione. Infatti il lume di gloria
non sarà come la luce del sole, esterno a noi e agli oggetti, per rendere questi visibili e noi vedenti,
ma sarà invece una capacità visiva inerente alla sostanza spirituale dell’anima nostra, una nuova
facoltà mentale di comprendere in un modo nuovo. Sarà il potere di vedere e godere Dio come
si vede e si gode Lui stesso. Quale fortuna inconcepibile! L’anima nostra, anche rapita in questo
sconfinato godimento sovrumano, conserverà intatta la sua intelligenza e la sua volontà, la quale,
con tutta l’intensità di cui è capace, vorrà Dio, Bene assoluto, per sempre perché non è più libera
di non volerLo. Il nostro «io umano» deificato continuerà a esistere intatto, anima e corpo,
e a funzionare con i mezzi propri della sua natura umana, però potenziati. Noi non scompariremo
in Dio, ma coesisteremo insieme.
Tu dunque, o Dio, ricevendoci nella tua felicità, ci tirerai, ci circonderai e ci stringerai colle
tue braccia, anzi ci compenetrerai, ci riempirai di divino fin nel più intimo di noi stessi. Sarà il tuo
spirito ad animarci, la tua sostanza a vivificarci, il tuo essere stesso a darci consistenza.
Introducendoci nel tuo gaudio compirai in noi una seconda creazione, la creazione della perfezione
che, assorbendo ogni nostra debolezza o deficienza umana innata, ci farà essere come altrettante
perfezioni divine partecipate e sussistenti, e come altrettanti utenti e fruenti dell’unica beatitudine
infinita, che è la sua stessa natura.
Signore, quando realizzerai final-
mente un disegno così stupendo?
(P. Gnarocas, L’aldilà stupenda realtà)

MONASTERO COTTOLENGHINO
“ADORATRICI
DEL PREZIOSISSIMO SANGUE”

(8) Esercizi al clero, Vol. IV, 826-832 passim

16
La pedagogia

APPROFONDIMENTI
dell’accompagnamento spirituale
nel ministero del Beato Francesco Paleari
Introduzione
Nella cura delle anime, in primis c’è la consapevolezza del primato di Dio. Quindi la
missione della persona che accompagna è di agevolare il cammino perché un’altra possa
cercare, trovare e fare la volontà di Dio ed essere in grado sia di ordinare la propria vita, sia di
prepararsi per la scelta giusta dello stato di vita o, in certi casi, per superare alcuni momenti
di incertezza o crisi personale. Non vi è dubbio che la vita del beato Francesco Paleari era
illuminata dalla Parola e resa capace a sua volta di illuminare quella degli altri. Vediamo, sia
pur brevemente, quali siano gli elementi importanti del suo modo di procedere che l’hanno
reso un padre spirituale ricercato. La maturità personale dell’accompagnatore spirituale
incide in modo forte sulla sua capacità di trasmettere valori e educare alla verità. Quindi tra
la cura dell’interiorità personale e l’accompagnamento spirituale c’è un nesso fondamentale.

a) La profezia della disponibilità


Il Beato Francesco Paleari visse questa missione con coerenza fino alla fine, facendosi
“tutto a tutti” (1) affinché i suoi figli spirituali potessero usare gli strumenti adeguati ad
approfondire la vita di preghiera; imparare un metodo di contemplazione; essere in grado
di discernere gli spiriti o di superare i momenti di difficoltà che si presentano nella crescita
spirituale. Il suo mandato consisteva nel rendere possibile questi elementi per i suoi figli
spirituali. Per poter farlo, aveva imparato a curare la sua relazione con il Signore; uno dei
testimoni nel processo della beatificazione affermava: “Ritengo che il Servo di Dio nella sua
direzione spirituale fosse favorito di speciale illuminazione per conoscere le necessità delle
anime, come appariva dalla brevità delle sue risposte.” (2)

A dare conferma al suo amore per Dio, si legge dalla positio:
Dimostrò la sua carità verso Dio con la grande cura che poneva nell’adempimento dei suoi
doveri. Si dimostrò sensibilissimo nei confronti del peccato. L’intensità del suo sentimento
nei confronti del Signore traspariva dal suo atteggiamento con accenni di profonda commo-
zione, in grado tale da apparire a livello estatico. Continuamente egli si alimentava con la
preghiera, alla presenza di Dio. (Informatio, 159).

(1) Cf. 1 Cor 9, 22-23: Mi sono fatto debole per i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto
per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno. Ma tutto io faccio per il Vangelo, per diventarne
partecipe anch’io. (Il brano è stato scelto poi come la lettura della sua memoria liturgica.)
(2) L. CRIVELLI, Il Venerabile Francesco Paleari, Cinisello Balsamo (MI), 2001, P. 97.

17
In questo senso, la passione per la cura delle anime trovava il suo fondamento nell’amore
fecondo che il Signore versava nel suo cuore, amore che si era trasformato nella profezia di
disponibilità, di attenzione verso i bisogni degli altri.
Il Paleari mostrò una grandissima disponibilità nei confronti dei bisognosi per i quali si pro-
digò, vedendo in ciascuno di loro Gesù Cristo! Si prodigò al confessionale, senza mostrare
mai stanchezza o repulsione, sempre con dolcezza e amabilità. ... anche nei suoi ultimi anni
di vita, pur malato, egli seppe dimostrare grande sollecitudine per i bisogni del prossimo
(informatio, 162-163).

b) Dare ordine alla vita


Altro compito decisivo vissuto con eroicità dal nostro Beato era quello di identificare
e togliere le affezioni disordinate, riconoscere e chiamare il peccato per nome e, a volte,
aiutare a superare alcuni problemi collegati con la maturità umana o affettiva. Sembra che
addirittura, abbia dovuto intervenire nelle crisi nei rapporti personali e comunitari, ed in
qualche situazione di crescita nella vita apostolica. Il modo in cui ha portato avanti questo
compito di direttore spirituale emerge nel suo carteggio. Ad esempio, scrisse ad una sua
cugina suora che assieme a due altre erano in servizio nell’asilo di Quincinetto:
Lasciami dire tutto quello che penso, giacché non poso mai vedervi a quattr’occhi.
Io sono sempre col timore che voi altre non vi amiate da buone sorelle che stentiate a tirare
avanti proprio per difetto di mutuo compatimento. Se indovinassi il vostro stato, sarebbe
molto meglio chiudere l’asilo e tornare qui a fare un po’ di vita separata ma tranquilla e
guadagnarvi il paradiso. Dillo pure anche alla buona cugina che se lo sapessi che voi altre
non mantenete la promessa, fattami le scorse vacanze di amarvi come sorelle, di soppor-
tarvi a vicenda, vado da Signor Padre e gli dico che spianti pure cotesto asilo…. Perdonami
se scrivo così forte e amaro, ma il cuore mi dice che forse avete bisogno di una scossa proprio
energetica.(3)
La sua funzione come direttore spirituale era principalmente pedagogica perché
sapeva smuovere le coscienze e allo stesso tempo fornire gli strumenti adatti alla crescita
del singolo. Applicava questi strumenti secondo un criterio tramite esercitazioni concrete.
Da questa lettera si deduce che aveva aiutato la suora a fare un proposito, una promessa
“fattami le scorse vacanze”, che a questo punto stava verificando con strumenti di discerni-
mento che permettano di individuare il cammino fatto. Infatti nella lettera scrisse, “avevo
intenzione di scriverti solo per dirti degli esempi edificanti di quella Santa Carolina di cui
già ti scrissi”, il che svela il fatto che usava gli esempi dei santi per esortare un desiderio di
crescita spirituale. Da buon medico delle anime, sapeva ricavare medicinali di effetto sicuro
della farmacia spirituale del Vangelo e della tradizione della Chiesa.

(3) L. CRIVELLI, Il Venerabile Francesco Paleari, Cinisello Balsamo (MI), 2001, P. 95-6.

18
c) Il punto fermo di riferimento.
L’aiuto che offre l’accompagnatore dell’esperienza spirituale è volto a far vivere alla
persona accompagnata, in modo intimo, un’esperienza diretta con Dio. Il Beato Paleari
aiutava i suoi figli spirituali a modellarsi su Dio stesso. Il suo genio, a mio parere, è
proprio nel sapere individuare sempre il riferimento ultimo, quello fondante: Gesù Cristo.
Ai suoi figli spirituali doveva comunque proporre l’impegnativa consegna di Gesù:
“Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro” (Lc 6,36). Sapere fare riferimento
a Dio dell’amore misericordioso è quello che ordina e sistematizza tutto.
Questa era la rettitudine di coscienza con la quale il beato Paleari agiva nella cura
delle anime. Si legge dalla Positio:
“La grande fede del Paleari si manifestava attraverso il fatto che egli vedeva tutte le cose
sotto il profilo spirituale ed a tale prospettiva improntava tutte le sue azioni. Meditava
profondamente i misteri della fede e sapeva trasmettere agli altri la commozione che
scaturiva in lui dalle sue profonde intuizioni. Tale conoscenza ispiravano la direttiva
della sua vita pratica.” (Informatio, 130).
Anche la fede nella possibilità della comunicazione diretta con Dio non deve
supporsi, come qualcosa di implicito, ma deve esplicitarsi, non solo in chi dà modo e
ordine, ma anche nella persona che chiede l’aiuto. In questo caso, il nostro Beato
come guida operava come un esperto nella lettura spirituale dei movimenti interiori
non tanto per fornire ricette da consumare in fretta o risposte troppo formaliste,
ma come un vero aiuto a cogliere nell’ambiguità dell’esperienza storica i segni che
puntavano alla vera crescita. In questo senso era un vero maestro spirituale, capace di
discernere ciò che avveniva nel cuore della persona e in grado di offrire uno sbocco
efficace a partire da quella situazione.

CONCLUSIONE
Nel rendermi conto cosa ho presentato qui, vorrei riprendere tre parole chiavi per
approfondire il modo di procedere del nostro Beato nell’accompagnamento spirituale
dei suoi figli spirituali: profezia, ordine, e riferimento. Oggi si usa parlare di ordo
amoris quale capacità di sintesi inerente nella vita di chi sa amare Dio sopra ogni cosa.
Il beato Paleari con la sua vita autenticamente orientata verso Dio ha saputo dare ordine
alla sua vita ed aiutare gli altri a trovare il riferimento in Dio e quindi a loro volta dare
ordine alla propria vita. Il Paleari, educatore delle anime, sia ancora oggi il nostro
maestro nel cammino di crescita spirituale.

Don Nicholas Kirimo S.S.C.

19
The pedagogy
STUDIES
of spiritual accompaniment in the
ministry of Blessed Francesco Paleari
Introduction
In the care of souls, first of all there is the awareness of God’s primacy. Therefore,
the mission of the accompanying person is to facilitate the journey so that the other can
seek, find and do God’s will and be able both to order one’s life, to prepare for the right
choice of the state of life or, in some cases, to overcome certain moments of uncertainty or
personal crisis. There is no doubt that the life of Blessed Francesco Paleari was enlightened
by the Word and made capable of illuminating that of others. Let us see, albeit briefly,
what are the important elements of his way of proceeding that made him a sought-after
spiritual father. The spiritual director’s personal maturity has a strong impact on his ability
to transmit values and educate to the truth. So, there is a fundamental link between the
care of personal interiority and spiritual accompaniment.

a) The prophecy of availability


Blessed Francesco Paleari lived this mission consistently to the end, making himself
“all things to all“ (1) so that his spiritual children could use the appropriate tools to deepen
the life of prayer; learn a method of contemplation; be able to discern spirits or overcome
the moments of difficulty that arise in spiritual growth. His mandate was to make these
elements possible for his spiritual children. In order to do so, he had learned to take care
of his relationship with the Lord as one of the witnesses in the beatification process
affirmed: “I believe that the Servant of God in his spiritual direction was favored with
special enlightenment in order to know the needs of souls, as it appeared from
the brevity of his answers”. (2) To confirm his love for God, we read from the positio:
He demonstrated his charity to God with the great care he placed in the fulfilment of his
duties. He proved to be very sensitive to sin. The intensity of his feeling towards the Lord
was seen from his attitude with hints of deep sentiments, capable of appearing ecstatic.
Continually he nourished himself by prayer, in the presence of God. (Informatio, 159).

(1) Cf. 1 Cor 9, 22-23: To the weak I became weak, to win the weak. I have become all things to all
people so that by all possible means I might save some. I do all this for the sake of the gospel, that
I may share in its blessings. (The passage was then chosen as the reading of his liturgical memorial.)
(2) L. CRIVELLI, Il Venerabile Francesco Paleari, Cinisello Balsamo (MI), 2001, P. 97.

20
In this sense, the passion for the care of souls found its foundation in the fruitful love
that the Lord poured into his heart, love that had turned into the prophecy of availability,
of attention to the needs of others.
Paleari showed a great availability towards the needy for whom he worked, seeing Jesus
Christ in each of them! He worked on confessional, never showing tiredness or revulsion,
always with sweetness and amiability.... even in his last years of life, even though he was
ill, he was able to show great concern for the needs of his neighbour (informatio, 162-163).

b) Ordering one’s life


The other decisive duty carried out heroically by the Blessed was the identification and
gradual elimination of disordered affections, recognizing and giving a name to every sin and,
somethimes to help the directee overcome problems related to human or affective maturi-
tuìy. It seems actually that he had to intervene in crisis of interpersonal and communitarian
relationships, and in some situations in the area of apostolic life. The way he undetook his
role as a spiritual director emerfe in some of his correspondences. For instance he wrote to
one of his cousins a nun who together with two other sisters were at service in the kinder-
garten at Quincinetto:
Let me say everything that comes to my mind, now that I cannot see you with my own eyes. I
have always this fear that you do not love one another like good sisters and that you attempt
to go on exactly by mutual suffering. If I guess correctly your state, it would be better to close
the kindergarten and return her to live a separated but peaceful life and to earn yourselves
paradise. Tell this to the cousin too that if I knew that you do not keep the promise given to
me during the previous vacations, to love one another like sisters, to bear with one another,
I would go to the General Father and tell him to do away with that kindergarten…. Forgive
me if I am writing in such a strong and bitter way, but my heart tells me that probably you
need an energetic shake.(3)
The function of the spiritual director was principally a pedagocial one because he knew
how to awaken cosciences and at the same time offer instruments adapted for growth
of each individual. He applied these means according to a criterion of concrete exercises.
From the lettere above, we can deduce that he had helped the sister to make resolution, a
promise “done during the previous vacations”, which through this letter he was evaluating
with means of discernment that allow to find out the journey accomplished. In fact, in the
letter he wrote: “I had the intention of writing to you to give you edifying examples like
St. Carolina on whom I already wrote to you”. This reveals that he used examples of
the saint to exort them to desire spiritual growth. As a good doctor of the souls,
he knew how to extract medicines with a good effect from the spiritual pharmacy of
the Gospel and the tradition of the Church.

(3) L. CRIVELLI, Il Venerabile Francesco Paleari, Cinisello Balsamo (MI), 2001, P. 95-6.

21
c) A point of reference
The help given by accompaniment in spiritual experience is geared towards helping
the person live in an intimate way, a direct experience with God. The Blessed Paleari
was helping his spiritual children to model their lives on God himself. His genius,
from my point of view, was in knowing how to direct them to the ultimate point of
reference: Jesus Christ. To his spiritual children he had to give the involving mandate
of Jesuus: “Be merciful, just as your Father is merciful.” (Lk 6:36). Knowing how to refer
to the God of merciful love is what orders and systematizes everything.
This was the rectitude of conscience with which Blessed Paleari acted in the care of souls.
From the Positio we read:
The great faith of Paleari was manifested through the fact that he saw all things
through a spiritual profile and to such a prospettive he organised all his actions.
He meditated profoundly on the mystery of faith and knew how to transmit the
sentiments that emerged from his deep intuitions. Such knowledge inspired the direction
of his practical life (Informatio, 130).
Even faith in the possibility of communicating directly with Gd should not be
presupposed as something implicit, it should be expressed not just in the one who helps
others order their lives, but also in the ones seeking help. In this case, Blessed Paleari as a
guide operated like an expert in the spiritual reading of interior motions not just to provide
recipes to be quickly consumed or formal responses, rather to give real help in finding out
among the ambiguity of the historical experience signs of spiritual growth. In this sense
he was a real spiritual master, capable of discerning what was going on in the heart
of the person and was able to offer a pathway to get out of a difficult situation.

Conclusion
In recaping what I have presented here, I would like to take three key words emerging
from the way of dealing with the spiritual children: prophecy, order and point of reference.
Today, we talk of ordo amoris that capacity of synthesis inherent in the life of the
one who loves God above all else. The Blessed Paleari with his authentic life oriented
towards God knew how to put order in his own life and to help other find their point
of reference in God thereby ordering their own lives. May Paleari, educator of souls,
be even today our master in the journey of spiritual growth.
Don Nicholas Kirimo, ssc

22
9

SEI PREPARATO?

AREA RELAX
1

2 11

12

6 10 4

“la soluzione sul prossimo numero”


ORIZZONTALE
1. Abbigliamento aggiuntivo del 2020
5. Furono teatro dello storico sacrificio di Leonida
7. Materiale edile vulcanico usato fin dall’antichità Soluzioni N. 1/2020
6. Può essere generale, plastica, bariatrica ecc.. numero precedente:
8. Si eseguono per allenare certi muscoli
1. Trinità
3. Complesse disavventure
2. Furbo
VERTICALE 3. Pazienza
4. Imprimatur
9. Compagno di avventure di Asterix 5. Angelo
2. Affianca Tizio e Caio 6. Beatificazione
11. Angolo più ampio di quello retto 7. Cottolengo
8. Geografia
12. Athos, Porthos e ....
9. Ottobre
10. Antica repubblica marinara 10. Tommasini
4. Il suo Regno comprende anche la Groenlandia 11. Francesco

23
raggiungi
il centro

unisci i puntini
e colora

24
Giugno 2020

NEWS
Domenica 14 giugno al Cottolengo
di Torino nella preghiera per i Vespri
della Solennità del Corpus Domini,
il padre Generale della Piccola Casa,
don Carmine Arice ha annunciato il
tema pastorale dell’anno 2020-2021
per tutta la Piccola Casa della Divina
Provvidenza: “Collaboratori dell’Opera
creatrice di Dio! Il lavoro nella Piccola
Casa”.

Luglio 2020
Il presidente della Cei, cardinale
Gualtiero Bassetti, sabato 18 luglio
in occasione dell’incontro di proget-
tazione del Servizio nazionale per la
Pastorale delle persone con disabilità,
coordinato da suor Veronica Dona-
tello, riunito a Perugia dal 17 al 19
luglio, ha espresso al padre generale
della Piccola Casa, don Carmine Arice,
componente del gruppo di sette esper-
ti del Servizio, il desiderio di recarsi
in visita al Cottolengo di Torino per
incontrare la famiglia carismatica cot-
tolenghina.

Settembre 2020
Tutta la Piccola Casa presente nel mondo venerdì 18 settembre ricorda il beato
Francesco Paleari, sacerdote cottolenghino (1863-1939), nella festa liturgica.
Presso la Chiesa Grande del Cottolengo di Torino (via Cottolengo 14) si sono svolte
due Celebrazione eucaristiche, alle 7 e alle 17. All’interno di questo numero della
rivista vi sono ulteriori notizie.

25
Ottobre 2020
Mons. Antonio Crameri, cottolenghino, Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi di Gua-
yaquil in Ecuador, nella prima settimana di ottobre è in visita alla Piccola Casa
di Torino per rendere grazie con la famiglia cottolenghina della sua ordinazione
episcopale avvenuta lo scorso 29 febbraio.
Domenica 4 ottobre alle ore 7 in chiesa Grande ha presieduto la Celebrazione
eucaristica e alle ore 17 ha guidato la processione in onore della B.V. Maria del
Rosario e al termine ha presieduto i Vespri solenni in chiesa Grande.

Novembre 2020
Il 1 novembre, solennità di tutti i
Santi, durante la s. Messa, il chierico
Alessandro Kock emette alla presenza
del padre Generale della Piccola Casa,
la promessa di obbedienza perpetua,
entrando a far parte della comunità
dei sacerdoti cottolenghini in attesa
di ricevere il ministero del Diaconato e
del Presbiterato.

Dicembre 2020
Il 7 dicembre, vigilia della solennità
dell’Immacolata Concezione di Maria,
il chierico Alessandro Kock, alla pre-
senza di sua eccellenza Mons. Cesare
Nosiglia, vescovo di Torino e Susa, ac-
cede al primo grado del sacramento
dell’Ordine ovvero il Diaconato. In at-
tesa che possa presto ricevere presto il
sacerdozio gli auguriamo un fecondo
ministero.

26
INTERCESSIONI
PREGHIERA AL BEATO

O Dio Padre misericordioso,


che hai reso il Beato Francesco Paleari, sacerdote,
capace di farsi tutto a tutti,
concedi a noi per sua intercessione di imitare generosamente
la dedizione apostolica di cui rifulse la sua vita.
Per Cristo nostro Signore. Amen

Il «DEO GRATIAS» riconoscente

La nostra RIVISTA «AGLI AMICI DEL BEATO PALEARI» viene inviata


gratuitamente a quanti ne fanno richiesta. Saremo grati ai lettori che vorranno
inviarci indirizzi di persone che gradirebbero la pubblicazione.

Per la relazione di “Grazie ricevute” o richiesta di immagini, biografie e ricordi


indirizzare a: Via Cottolengo, 14 -10152 TORINO - Tel 011.52.25.111
(chiedere di don Emanuele) Email: causa.paleari@cottolengo.org
Per offerte: c/c postale intestato a Piccola Casa della Divina Provvidenza n. 20956108
causale: per la causa “Beato F. Paleari”
Bonifico intestato a: Piccola Casa della Divina Provvidenza
presso: INTESA SANPAOLO spa - P.zza P. Ferrari n. 10 - 20121 Milano
IBAN: IT52 X030 6909 6061 0000 0062 850 - causale: per la causa “Beato F. Paleari”

27
«Non per forza,
ma per amore,
o meglio:
per forza d’amore»

Reliquiario contenente il cuore


del Beato Francesco Paleari

Impaginazione e stampa: Daniele Meriano (Riva presso Chieri / Trofarello) • e-mail: info@danielemeriano.it

28