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08/10/2021

Quadro storico
Il regno di Giacomo I
L’opera drammaturgica di Shakespeare abbraccia il regno di Elisabetta e il successore Giacomo IV
di Scozia, con il quale inizia la dinastia degli Stuart, che diventa re d’Inghilterra come Giacomo I
Stuart, nella cui persona si unificano i due regni di Scozia e Inghilterra. Giacomo I sarà il primo
sovrano a parlare di Britannia.
Cosa caratterizza il suo regno?
- Il rapporto tra Corona e Parlamento si fa più complicato anche in virtù del fatto che a
Giacomo I, un re intellettuale, al quale dobbiamo una serie di trattati politici come il
Basilikon Doron, si deve un nuovo modo di concepire la sovranità, che fonda le basi di
quell’assolutismo monarchico che caratterizzerà il regno degli Stuart, la concezione del
diritto divino del sovrano: il sovrano è tale per diritto divino. Questo fondamento
trascendente del potere regale costituisce una base ideologica molto forte per sostenere il
principio dell’assolutismo monarchico.
Questo rapporto antitetico tra Corona e Parlamento che inizia sotto il regno di Giacomo
deflagrerà in maniera drammatica durate il regno del suo successore, Carlo I Stuart,
quando nel 1642 l’Inghilterra sarà teatro di una guerra civile tra le truppe sostenitrici del re
e quelle della sezione del Parlamento, capeggiata da Oliver Cromwell, costituita
fondamentalmente dai Puritani.
- La conflittualità religiosa. Durante il suo regno la Corona d’Inghilterra si trova a dover
fronteggiare una duplice ostilità: quella dei cattolici, che si manifesta con la cosiddetta
Congiura delle Polveri, Gunpowder Plot, organizzata dai cattolici capeggiati da Guy Fawkes,
con l’intenzione di far saltare in aria il Parlamento in presenza del sovrano, ma fu sventata;
quella dei dissidenti protestanti, i Puritani, che desideravano una riforma della chiesa
anglicana in senso più radicalmente protestante. Molti di loro in seguito alle persecuzioni
decisero di lasciare il paese (un viaggio ricordato è quello dei cosiddetti padri pellegrini, un
gruppo di puritani, compiuto a bordo della Mayflower nel 1620, con la quale furono
raggiunte le coste dell’America Settentrionale, dove gli inglesi avevano iniziato a fondare le
prime colonie).
- Giacomo I è un re intellettuale che ha a cuore, come Elisabetta, il patrocinio della arti, in
particolare il teatro. La compagnia per la quale Shakespeare lavorava, The Lord
Chamberlain’s Men, vedrà trasformato il suo nome in King’s Men, perché verrà accolta
sotto il patrocinio della Corona stessa. Durante il regno di Giacomo fiorisce un particolare
genere teatrale che nasce in funzione della celebrazione del potere sovrano, il masque, di
cui l’esponente più importante è Ben Johnson, uno dei grandi drammaturghi dell’età
elisabettiana-giacobiana. Questo genere mostra il ruolo fondamentale che aveva il teatro
come strumento di celebrazione dell’autorità regia.
I masque erano delle rappresentazioni che avvenivano presso la corte e in cui recitavano
membri stessi della corte. Di solito i temi erano di carattere mitologico. Nella Tempesta di
Shakesperare, con una fortissima componente meta-teatrale, il protagonista allestisce un
masque.
Umanesimo
È un fenomeno culturale di lungo periodo.
Il termine Umanesimo, Humanismus, venne usato per la prima volta in Germania nel 1800. Nella
sua versione inglese, Humanism, viene usato per la prima volta da uno dei grandi intellettuali
vittoriani, Matthew Arnold.
Ciò che caratterizza l’Ottocento è che esso fonda un paradigma interpretativo della cultura
umanistico-rinascimentale che larga fortuna avrà per circa un secolo e verrà viene messo in
discussione soltanto dalla storiografia della seconda metà del Novecento, che guarda
all’Umanesimo e al Rinascimento come una vera e propria rottura rispetto alla cultura tardo-
medievale. Questo paradigma interpretativo fonda quindi questo luogo comune, che vede il
Medioevo come un periodo oscuro e il Rinascimento come un periodo di fioritura straordinaria
delle arti e del pensiero, ma la realtà dei fatti è diversa. A rimarcare questa differenza rispetto alla
cultura medievale erano stati sicuramente gli stessi umanisti, come avviene sempre con i nuovi
movimenti culturali.
La parola Umanesimo deriva da un’espressione, humanae litterae.
In un senso più ampio, l’Umanesimo è un movimento culturale, artistico, ideologico, che si
sviluppa in Italia a partire dalla fine del 300. Gli stessi umanisti consideravano come proprio
maestro Petrarca, il quale fu il primo intellettuale europeo ad adottare un nuovo modo di
guardare alla cultura classica. L’Umanesimo si caratterizza per un ritorno, una riscoperta e una
rivalorizzazione della cultura classica, concepita come modello in base al quale fondare una nuova
civiltà.
Nella sua accezione più ristretta il termine Umanesimo definisce prima di tutto un programma
pedagogico, che però è coerente con questa definizione, secondo il quale alle tradizionali
discipline che avevano caratterizzato lo studio nelle scuole e nelle università del Medioevo, del
trivio (grammatica, retorica e logica) e del quatrivio (matematica, astronomia, geometria e musica)
vengono opposte gli studia humanitatis, che si sostanziano nello studio di discipline che
privilegiano la sfera del linguaggio, ovvero grammatica e retorica (latina), storia, poesia e filosofia
morale.
Perché questo programma pedagogico?
Peter Burke a proposito della scelta di questo programma: ‘’Il lettore può legittimamente chiedersi
cosa ci fosse di particolarmente umano, perché retorica, grammatica storia e filosofia morale sono
considerate studia humanitatis, cioè studi dell'umanità, e quindi che cosa ci fosse di
particolarmente umano negli studi letterari. Leonardo Bruni, uno dei primi umanisti e uno dei
personaggi di spicco del movimento, che portò alla rinascita di questi studi, scrisse che erano
definiti in questo modo perché perfezionavano l'uomo. Ma perché questi cinque ambiti del sapere
erano considerati come strumento di perfezionamento dell'uomo? Perché l'idea di base era che
l'uomo si differenziava dagli animali innanzitutto per la capacità di articolare un linguaggio e
conseguentemente per la capacità di distinguere il bene dal male. Senza il linguaggio e la ragione
non c'è possibilità di distinguere bene o male, per questo i campi fondamentali dello studio erano
quelli che avevano un rapporto con il linguaggio: grammatica, retorica, etica e filosofia morale e
tanto la storia quanto la poesia, le altre due discipline che rientrano in questo programma, erano
considerate come una forma di etica applicata che insegnavano agli studenti come seguire i buoni
esempi ed evitare quelli cattivi.
Un programma pedagogico che rientra in un nuovo ideale di cultura, basata sulle arti del
linguaggio e sul modello dei classici, latini, ma anche sulla riscoperta della civiltà greca.
Gli studi humanitatis sono strumento di rinascita dell’antico e rappresentano l’espressione di una
nuova civiltà.
I protagonisti dell’Umanesimo sono:
- Coluccio Salutati, allievo di Petrarca. Muore nel 1406 e incarna un modello di intellettuale
che è quello dominante nella prima fase dell’Umanesimo, ovvero fino agli anni ‘40/’50 del
Quattrocento, un intellettuale impegnato anche nella vita civile e politica della sua città.
Il fenomeno dell’Umanesimo nasce in Italia perchè si erano affermati i Comuni o le Città-
stato, che si autogovernavano ed erano gelose della propria indipendenza. All’interno di
questa situazione si sviluppa una nuova cultura in cui questi intellettuali umanisti
concepiscono il proprio ruolo non solo come pensatori in astratto, ma come pensatori il cui
pensiero si traduce in un impegno civile diretto. È questo il motivo per il quale nella prima
fase si parla anche di Umanesimo civile o civico, il cui modello è la Roma repubblicana.
A Coluccio Salutati si devono una serie di scoperte, fra cui quelle delle Lettere familiari di
Cicerone. Con lui inizia questo movimento, tra i cui protagonisti abbiamo Leonardo Bruni,
anche lui esponente dell’Umanesimo civile, convinto assertore della necessità per
l’intellettuale di impegnarsi nella vita pubblica e critico nei confronti della cultura
medievale, nella quale a contare era soprattutto il peso della tradizione, che rappresentava
un’autorità.
- Poggio Braccialini, uno dei più grandi scopritori di manoscritti contenenti testi della cultura
latina. Durante i suoi viaggi in Europa, nei monasteri di San Gallo e Cluny scopre una serie
di opere, fra cui Le Istituzioni di Quintiliano, le Selve di Stazio e soprattutto il De Rerum
Natura di Lucrezio.
I classici non erano affatto sconosciuti in età medievale, anzi essi ci sono pervenuti
soprattutto grazie all’azione dei monaci che negli scriptoria dei monasteri ricopiavano i
testi degli antichi. Quello che è successo nel medioevo è che si sono tramandate le opere
della latinità; per quanto riguarda la civiltà greca, i testi greci sono stati tramandati, ma non
nella versione originale greca, bensì latina, che spesso erano delle traduzioni delle versioni
in arabo dei testi greci, in particolare di Aristotele (Averroè e Avicenna furono due
pensatori molto conosciuti, traduttori di Aristotele in arabo). Nel Medioevo Aristotele viene
quindi conosciuto non nell’originale greco, ma nella versione latina elaborata a partire dalla
versione araba, il che è abbastanza paradossale perché Aristotele diventa la massima
auctoritas della cultura medievale. L’orientamento di pensiero dominante a partire dal XIII
secolo, la Scolastica, elabora un pensiero che mira a tener insieme religione e filosofia,
dove per filosofia si intende fondamentalmente la logica aristotelica. Nasce il famoso ‘’ipse
dixit’’ (l’ha detto lui, ovvero Aristotele).
Quando un umanista, Pomponazzi, riscopre Aristotele in greco, lo rilegge e fa notare che
forse non aveva mai sostenuto l’immortalità dell’anima, mette in crisi l’intero impianto
della filosofia di San Tommaso.
La cultura umanistico-rinascimentale però non è solo lettere.
- Leon Battista Alberti è una figura del primo Umanesimo che incarna la possibilità di tenere
insieme cultura umanistica e cultura scientifica. La sua azione e produzione intellettuale
avviene su un triplice versante: creazione letteraria, riflessione teorica e applicazione
pratica, in quanto fu anche architetto. Un profilo intellettuale multiforme, scientifico e
umanistico, teorico e pratico, l’unico insieme a Leonardo, che incarna questa possibilità di
integrare i due saperi.
Perché avviene una riscoperta dei classici, se già erano noti?
Si parla di una riscoperta perché la cultura medievale aveva guardato ai classici da una prospettiva
astorica. Il senso della storia è quasi assente, in quanto i classici erano stati letti in funzione
soprattutto della possibilità di individuare nessi con quelle che erano state le rivelazioni del
cristianesimo. Lo studio dell’antichità non avviene per desiderio di conoscenza di una diversa
civiltà, ma ricerca in che modo e cosa quella civiltà ha anticipato ciò che la rivelazione cristiana ci
ha poi detto. Quest’approccio viene rifiutato dagli umanisti in nome della necessità di riscoprire
quei testi cercando di capire innanzitutto quale fosse la versione più vicina alla versione
dell’autore. Gli umanisti si pongono il problema di come ripristinare un testo quanto più vicino
possibile a quello che doveva essere il testo originale. A questa domanda risponde la nascita di una
nuova disciplina, la filologia o critica testuale. Uno dei criteri fondamentali era la comparazione tra
diverse versioni di uno stesso testo, al fine di individuare costanti e varianti, per venire poi alla
redazione di un testo il più vicino possibile all’originale.
- Lorenzo Valla è uno dei padri della filologia, il quale, grazie al metodo filologico, fa una
scoperta destinata a mutare la storia, perché scoprì che la cosiddetta Donazione di
Costantino, un documento del IV secolo d.C. che legittimava il potere temporale della
Chiesa sull’Italia centrale, fosse scritto in un latino molto più tardo, troppo barbaro per
essere del IV secolo e che quindi si trattasse in realtà di un falso storico, di origine
medievale. Valla è anche colui il quale propone il latino di Cicerone come modello da
seguire. Il latino in età umanistica diventa la lingua della comunità intellettuale europea, le
opere, infatti, vengono scritte sia in latino che in volgare.
- Flavio Biondo è uno di coloro ai quali si deve la definizione di Medioevo, parla infatti di età
di mezzo, ed è il fondatore degli studi storici secondo un metodo moderno.
Un altro elemento decisivo per l’affermazione della cultura umanistica sono gli studi greci, la
scoperta della civiltà greca, grazie soprattutto a un fenomeno che subisce un’accelerazione
significativa dopo che Costantinopoli cade nelle mani dei turchi nel 1453, ovvero l’arrivo di
intellettuali bizantini da Costantinopoli in Occidente, soprattutto in Italia. Sono proprio loro che
contribuiscono a far conoscere la cultura greca classica in occidente.
Secondo gli umanisti anche i testi latini classici erano stati per lungo tempo male interpretati,
quando non erano andati completamente perduti. Naturalmente la riscoperta dei classici costituì
un evento emozionante nella vita di studiosi come Petrarca, Coluccio Salutati, al quale serve
appunto la scoperta delle epistole di Cicerone, e Poggio Braccialini. Si scoprì che differenti
manoscritti dello stesso testo contenevano letture, cioè interpretazioni, dei medesimi termini
fondamentali diverse, e su questa base furono messe a punto tecniche di critica testuale volte al
recupero di quello che l'autore aveva originariamente scritto, prima che la catena dei copisti
alterasse il senso dei testi classici.
Questo approccio filologico viene applicato anche alle Sacre Scritture: si studia nell'originale greco
il Nuovo Testamento e la Bibbia non più nella vulgata di San Girolamo, la versione latina, ma
nell’originale ebraico.

Il pensiero dei due pensatori verrà conosciuto e diffuso anche in Inghilterra e eserciterà una
profonda influenza su molti intellettuali del Rinascimento inglese:
- Marsilio Ficino è probabilmente il pensatore più rilevante della cultura umanistica. Il suo
nome si associa alla cosiddetta filosofia neoplatonica. Nel 1473 si fa prete e grazie alla
protezione di Lorenzo de Medici fonda un’accademia a Firenze, neoplatonica, che
eserciterà una vastissima influenza sulla cultura europea e rinascimentale.
L’obiettivo del suo progetto culturale è di conciliare religione cattolica e filosofia, in
particolare platonica. A Ficino dobbiamo una particolare concezione della filosofia, come
pia filosofia, alla quale da voce in un testo, ‘De christiana religione’, Sulla religione
cristiana, nel quale sostiene l’esistenza di una pia filosofia, ovvero dimostra come i misteri
della rivelazione in realtà trovino il loro fondamento in una sorta di religione naturale
universale che accomuna tutti gli uomini, a prescindere dal tempo e dal luogo, ma che in
virtù del tempo e del luogo si manifesta secondo riti, credenze e formule diversi - esiste
comune a tutte le religioni una sorta di sostrato, un sentimento naturale, comune a tutti gli
uomini che prescinde dalla storia, ma che si cala nella storia e si manifesta in rituali,
credenze e formule diversi.
La sua opera più importante è ‘La teologia platonica’, il cui titolo esemplifica il progetto
culturale dell’autore, in cui Platone viene riletto anche attraverso figure come quelle di
Plotino, pensatori antichi che erano ritornati a Platone. L’opera ha segnato non solo il
rinascimento italiano, ma la cultura europea in toto. In essa viene ripresa la concezione
della catena dell’essere, secondo la quale la creazione del creato ha una struttura
gerarchica: il vertice è Dio, poi ci sono le intelligenze angeliche, l’anima razionale, l’uomo,
ovvero l’essere nel quale spirito e materia si fondono, la vita vegetativa, il regno animale e
infine quello minerale. L’uomo è l’unico essere a partecipare di una doppia condizione, è
sia corpo che anima. L’essere umano viene collocato in una posizione di centralità in questa
catena dell’essere, è l’elemento di congiunzione di queste sfere, è copula mundi. È in
questo che risiede la dignità dell’uomo. Il concetto della dignità dell’uomo è tutto
rinascimentale.
Citazione della teologia platonica, Ficino spiega in cosa consiste la grandezza dell’essere
umano.
‘’Non si sforza l'anima di diventare tutte le cose come l'uomo; essa vive la vita delle piante
nella funzione vegetativa, la vita dei brutti nell'attività sensibile, la vita dell'uomo quando
con la ragione tratta di affari umani, la vita degli eroi investigando le cose naturali, la vita
dei demoni nelle speculazioni matematiche, la vita di Dio facendo per grazia divina tutte
queste cose. Il genere umano nel suo complesso tende a diventare il tutto perché vive la
vita del tutto. Perciò ebbe ragione Trismegisto (filosofo dell'antichità che Ficino avrebbe
riscoperto) di chiamare l'uomo un grande miracolo. Egli si serve degli elementi, misura la
Terra, scruta la profondità del tartaro, il cielo non gli sembra troppo alto né il centro troppo
profondo, gli intervalli dei tempi e dei luoghi non impediscono di correre dappertutto, in
qualunque tempo nessuna parete gli impedisce di sentire, nessun confine gli basta; dunque
si sforza di comandare, di essere lodato, di essere eterno come Dio.’’
L’altra sua opera fondamentale è il commento al Convivio di Platone noto, come Simposio,
il dialogo dedicato all’amore. Ficino scrive un commento al Simposio in cui offre una
concezione dell’amore ispirata al pensiero di Platone, proponendo una concezione
dell’amore come atto cognitivo per eccellenza, che avrà larga fortuna nella cultura
rinascimentale. Il canzoniere shakespeariano deve molto a questa concezione dell’amore
platonico, cosi come proposto da Ficino nel suo commento.
Citazione – ‘’L’anima purgata degli strumenti dei sensi per mezzo della disciplina, si desta
alquanto e in questo lume naturale, una volta spogliata del peso dei sensi, comincia a
risplendere e l'ordine naturale delle cose ricerca, cioè è spinta a conoscere, a interrogarsi su
quale sia l'ordine naturale delle cose, nella quale investigazione si avvede essere un
sapiente architettore del mondano edifizio. Interrogandosi su quale sia l'ordine naturale
delle cose, l'anima comprende che questo ordine è il frutto di una mente, la mente del
sapiente architetture del mondano edifizio, che è Dio. A questo punto, compreso questo,
l'anima esso fruire desidera, cioè desidera il contatto con Dio. Questo architettore, solo con
soprannaturale lume può essere inteso, il lume della ragione, e però la mente
dall’inquisizione della propria luce a recuperare la luce divina è mossa e allettata, cioè la
mente, la ragione, che si interroga su quale sia l'ordine del mondo, nel momento in cui
comprende che quest’ordine è il frutto di una mente, di Dio, una mente ordinatrice,
desidera entrare in contatto, conoscere Dio. Quindi questo architettore solo con
soprannaturale lume può essere inteso e però la mente dall’inquisizione della propria luce a
recuperare la luce divina è mossa allettata e questo allettamento, questo desiderio, è il vero
amore. Il vero amore è la possibilità di cogliere anche nella sfera del fenomenico i segni
della volontà ordinatrice di Dio’’.
Il Fair Youth che Shakespeare ama, non lo ama solo in virtù della sua bellezza singolare, ma
perché attraverso quella bellezza si manifesta l’idea stessa della bellezza, come essenza, la
possibilità attraverso l’uso della ragione di arrivare alle essenze; i fenomeni non sono altro
che la manifestazioni di essenze immutabili, alle quali la mente indagatrice dell’uomo è
rivolta. Questa concezione si diffonderà in tutta Europa. Tutta la filosofia di Ficino pone
l’accento sulla dignità dell’uomo, che risiede in questa possibilità, che è solo dell’uomo, di
tenere insieme i diversi livelli della gerarchia dell’uomo.
- Giovanni Pico della Mirandola è un pensatore che avrà molta popolarità in Inghilterra e
che anch’esso svilupperà il concetto della dignità dell’uomo. Visse solamente 29 anni, fu un
uomo di straordinaria cultura, visitò le università di tutta Europa e fu autore dell’orazione
‘De hominis dignitate’, in cui sostiene che l’uomo è il compendio, riprendendo e
rafforzando l’idea ficiniana dell’uomo come compendio del creato, addirittura immaginato
da Dio, perché vi fosse qualcuno in grado di intendere la ragione di un’opera cosi grande,
di amarne la bellezza e ammirarne l’immensità. Dio ha bisogno di qualcuno che comprenda
il senso della creazione, l’uomo. In Ficino la dignità dell’uomo è sancita dalla sua essenza
dinamica di mediatore e riformatore universale; tale dinamismo trova una sottolineatura
ulteriore nella concezione di Pico, per il quale la dignità dell’uomo risiede nel libero
arbitrio, la sua capacità di autodeterminarsi. Il dibattito sul libero arbitrio si svilupperà poi,
qualche decennio dopo, quando con la riforma Martin Lutero scriverà il ‘De servo arbitrio’,
sostenendo l’assenza del libero arbitrio da parte dell’uomo.
La cultura umanistica e rinascimentale si fonda su questa forte idea dell’umano, che è la creatura
che tutto può. Di lì a poco l’idea verrà messa in crisi da una serie di fattori, tra cui il venir meno
della concezione tolemaica dell’universo, secondo la quale la terra è al centro del creato, e
l’avvento del pensiero di Copernico e poi di Galileo, che contribuì fortemente a mettere in crisi
l’idea della centralità dell’uomo, fortemente sostenuta da questi intellettuali umanistici. Dire che
la terra è solo uno dei tanti pianeti che gira attorno al Sole o, come dirà Giordano Bruno, che
esistono forse infiniti mondi e noi siamo un nulla in un infinito, ha generato un cambio radicale di
prospettiva. Il passaggio dall’ottimismo della cultura primo-rinascimentale alla crisi del tardo
Cinquecento e del primo Seicento è dovuta alle nuove scoperte scientifiche e una mutata
concezione dell’universo affiora nelle opere di Shakespeare, soprattutto nelle grandi tragedie.

Umanesimo in Inghilterra
L’Umanesimo si diffonde in Inghilterra attraverso i viaggi che gli umanisti italiani fanno verso gli
altri paesi europei e i viaggi verso l’Italia da parte degli intellettuali di altri paesi. Molti giovani
europei venivano in Italia a studiare discipline come giurisprudenza e medicina, a Padova e
Bologna. Ma l’Umanesimo si diffuse in Inghilterra anche grazie all’invenzione della stampa nella
metà del 1400 ad opera di Gutenberg.

- Thomas Linacre, uno degli esponenti dell’Umanesimo inglese, si laurea a Padova in


medicina, ma qui ha l’occasione di approfondire lo studio del greco sotto la guida di un
importante personaggio, Poliziano, uno dei grandi esponenti della letteratura umanistica.
- William Grocyn ebbe un’analoga esperienza, il quale tornato in Inghilterra insegnò greco
ad Oxford.
- John Colet fu uno dei più importanti umanisti del tempo. Amico di Erasmo, tradusse la vita
di Pico della Mirandola scritta dal nipote, e fondatore della St. Paul’s School a Londra, in cui
veniva attuato il programma umanistico. L’altra grande figura è
- William Lyly fu autore di un’importante grammatica latina, che diventerà il testo di studio
della lingua latina in Inghilterra, redatta insieme a John Colet. Fece conoscere i pensatori
italiani a Thomas More, che non fu mai in Italia e conobbe Pico attraverso Colet, il quale
ebbe un lungo carteggio con Marsilio Ficino.
- Erasmo da Rotterdam, Erasmus Desiderius lo pseudonimo latino, è tra le grandi figure
dell’Umanesimo europeo, che ebbe un’amicizia importante e un sodalizio intellettuale con
Tommaso Moro. Intellettuale olandese, incarna il modello umanistico-rinascimentale
dell’intellettuale cosmopolita che si muove attraverso l’Europa e concepisce la cultura
come esperienza aperta e cosmopolita. Erasmo, come ogni umanista, aveva grande
interesse per i classici, ma a partire dai trentanni si dedica allo studio delle Sacre Scritture,
secondo il metodo umanistico, attraverso gli strumenti della critica testuale. Anche nel suo
caso, il progetto culturale era di sintetizzare cristianesimo e classicità.
Erasmo fu grande amico di Tommaso Moro, e la sua opera più importante, ‘Encomium
moriae’, Elogio alla follia, è anche nel titolo un tributo alla figura di Tommaso Moro. Si
tratta di un’opera di straordinaria erudizione, scritta in latino come uso del tempo, in cui si
manifesta ciò che è definito lo spirito erasmiano: passa in rassegna vizi e virtù dell’umanità
utilizzando la figura della follia, facendola parlare e guardare gli usi e i costumi degli uomini
prendendosene gioco, con una forte dimensione ironica. È un compendio di umorismo,
ironia ed erudizione in cui la follia sorride dei vizi e i limiti dell’uomo, ma allo stesso tempo,
pur stigmatizzandoli, ha uno sguardo tollerante – grande ideale etico che Erasmo sostiene,
la tolleranza.

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