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Il Decadentismo è il termine che utilizziamo per indicare una nuova corrente artistico-

letteraria che riflesse la nuova sensibilità nata negli ultimi anni dell’Ottocento,
periodo in cui è possibile assistere al declino del Positivismo filosofico a seguito del
periodo negativo che l’economia delle più potenti nazioni europee stava vivendo.
Il Decadentismo, per questo, si oppose prima di tutto al filone filosofico e artistico del
Positivismo, negando completamente la sensibilità ottimistica alla vita. Al contempo,
rivalutò nuovamente il singolo individuo e la sua diversità, al di là della “logica del
profitto”, opponendosi anche, per questo motivo, alla mentalità borghese che
mercificava le opere artistiche.
Il termine decadente deriva dal francese e fu coniato per la prima volta dal poeta
Verlaine, che lo utilizzò per rimarcare la percezione negativa di moltissimi intellettuali
dell’epoca di un’epoca ormai al tramonto, come era avvenuto per l’Impero Romano a
partire dal IV secolo con l’avvento delle popolazioni barbariche. Per quanto i critici lo
sfruttassero per indicare in senso dispregiativo gli artisti che nelle loro opere
rappresentarono quest’atmosfera malinconica e triste nei riguardi e della storia e della
vita, furono gli stessi poeti a coniarlo per esprimere la propria individualità ed
estraneità rispetto alla società borghese, promotrice di valori liberali e con una
sensibilità più ottimista della vita.
È difficile indicare, inoltre, l’inizio di questa nuova stagione letteraria, basata, come già
detto, sul rifiuto della tradizione letteraria precedente. I critici sono soliti indicare il
periodo di nascita con gli ultimi due decenni dell’Ottocento. Molti indicano, invece, i
primi anni del secolo successivo come periodo di fine, altri ancora lo individuano nel
dopoguerra.

A differenza del Naturalismo, il Decadentismo non si pone alcun intento. Quest’ultimo


infatti non mira certo al miglioramento delle condizioni sociali denunciandone gli aspetti
negativi (ciò lo contraddistingue anche dal Verismo), ma ho come obiettivo quello di
riflettere l’individualità artistica e il sentimento di marasma del tempo.

Per esprimere la libertà artistica del singolo esponente, molti rappresentanti decadentisti
non aderirono a movimenti ben definiti, tra cui si distinsero comunque il
Parnassianesimo, il Simbolismo e l’Estetismo in Francia, il Preraffaellismo in
Inghilterra. Diversi furono i manifesti del Decadentismo.
-La rivista francese “Le Décadent”, fondata da Baju a Parigi.
- I fiori del male di Baudelaire;
- A ritroso di Huysman
- Il Ritratto di Dorian Gray

Possiamo identificare 6 elementi alla base del Decadentismo:


1. La denuncia al mondo borghese. La borghesia era stata, nell’Ottocento, la
principale causa della spersonalizzazione e della mortificazione dell’arte.
Incentivando l’industrializzazione, che ha avuto come conseguenza lo sviluppo
del Capitalismo, anche le opere artistiche sono state mercificate. Perciò, negli
ultimi decenni dell’ottocento, molti artisti e letterati si ribellano a questo
sistema, alla mentalità borghese, alle sue convenzioni e valori. Già Baudelaire
aveva utilizzato l’espressione “perdita dell’aureola” per indicare la mercificazione
dell’artista e delle sue opere e la perdita della sua sacralità, una critica che diverrà
sempre più spinta e rilevabile nelle opere decadenti di fine Ottocento.
2. L’anticonformismo nelle scelte di vita e nei comportamenti. Come già detto, il
Decadentismo rivaluta l’eccezionalità dell’artista, motivo per cui quest’ultimo
assume atteggiamenti sempre più estremi e poco convenzionali. L’artista
decadente unisce l’arte con la propria esistenza. La continua ricerca del bello
artistico si traduce, allora, nella perenne ricerca del godimento, che induce
l’artista, quindi, ad affidarsi ai “paradisi artificiali” della droga e dell’alcolismo.
3. Il rifiuto del positivismo. L’ultima fase dell’Ottocento è segnata da una crisi
epistemologica, causata dalla consapevolezza dei limiti della conoscenza
scientifica che non può né spiegare completamente la realtà col metodo scientifico
e la triade del Determinismo (secondo cui le scelte e i comportamenti umani si
fondano sul fattore ereditario, il contesto storico e l’ambiente) né offrire una
soluzione ai problemi sociali del tempo. Di conseguenza, la crisi del Positivismo
si riversa nel Decadentismo con la scelta di cogliere la realtà non più con la
logica, bensì con l’irrazionalità. L’intellettuale scientifico muta perciò in
“veggente”.
4. Il rifiuto di un intento civile/morale nelle opere. Come abbiamo visto, il
Decadentismo si oppone anche ai movimenti narrativi che attingono al
Positivismo, tra cui il Naturalismo, che si offriva di dare un intento civile nelle
opere. Secondo gli artisti del Decadentismo, tale intento era sempre voluto dalla
logica del profitto borghese, motivo per cui rivalutano il ruolo dell’arte per l’arte.
Ossia, l’arte ha un valore assoluto. Spoglio di qualsiasi fine politico o civile, l’arte
è lo strumento che permette l’avvicinamento con l’Assoluto, motivo per cui il
ruolo dell’artista è quello di un sacerdote dotato di facoltà oracolari.
5. L’eccezionalità dell’artista. Egli per distinguersi dalla gente comune, ricorre
all’arte per affermare la propria diversità. Nascono quindi diversi atteggiamenti:
- Veggente. Analizza la realtà in maniera irrazionale e profonda
- Esteta. Che pratica il culto dell’arte
- Superuomo. Che tenta, attraverso l’arte, di affermare completamente se stesso.
6. Il “metodo soggettivo”, ossia la soggettività è implicata per la rappresentazione
della realtà, dando quindi spazio all’interiorità e all’intuizione.
Da questi aspetti, deriva una sensibilità più analogica e simbolica della parola,
soprattutto nella lirica, genere fortemente rivalutato proprio in quest’epoca.

Il Decadentismo tratta anche diversi temi.


1. L’interiorità del singolo. Viene rivalutata la percezione soggettiva della realtà in
contrapposizione a quella analitica e scientifica promossa dal positivismo
2. La morte e la malattia, che rappresentano uno stato privilegiato dell’esistenza che
consacra l’uomo un essere superiore.
- La morte gli permette di alienarsi dallo stato di degrado
- La malattia gli permette di avere una visione alterata della realtà di
straniamento dal grigiore della vita.
3. Il Vitalismo. Vale a dire l’esaltazione della vita quando essa è libera dai freni
imposti dalla morale. Ciò scaturisce o dal desiderio da parte dell’uomo di
dominare la natura (parliamo della figura del superuomo) o di identificarsi con
essa, estraniandosi dalla realtà giornaliera (panismo).
4. Il sogno, maggiore espressione di irrazionalità.
5. L’esotismo, o il “vagheggiamento” in epoche e paesi lontani. In particolare, si
guarda con ammirazione al periodo tardo impero, massima espressione della
decadenza nella storia.

È possibile distinguere anche diverse figure tipiche del decadentismo:


1. L’artista maledetto, che si oppone alle convenzioni della sua epoca, assumendo
talvolta atteggiamenti trasgressivi e conducendo una vita spericolata. È il caso dei
famosi poeti maledetti francesi e di Oscar Wilde, il celebre romanziere inglese
dalla personalità fortemente eccentrica e provocatoria.
2. L’esteta, cui emblema è Dorian Gray di Oscar Wilde, si identifica nel personaggio
aristocratico che ama circondarsi di oggetti preziosi e raffinati.
3. Il superuomo, che fa di tutto per affermare se stesso talvolta mediante
atteggiamenti turpi e violenti, al fine di infrangere le regole.
4. Il malato, ossia colui che rinuncia a vivere guardando l’esistenza con malinconia.
È un inetto, incapace di adattarsi alla vita, solitamente debole. Il classico esempio
di malato decadente è Zeno Cosini
5. La femme fatale celebrata soprattutto da D’Annunzio.