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ITALIANO - 2

Giovanni Pascoli, Tre impressioni.

Le tre poesie che ho presentato toccano, a mio avviso, le cime più alte della poesia ottocentesca
e aprono, anticipando, i toni novecenteschi (soprattutto Montale). Sono come tre quadri impressionisti,
colgono il temporale nella sua violenza, nella sua essenza visiva e uditiva istantanea. Una delle
caratteristiche della poesia pascoliana consiste nelle descrizioni paesaggistiche realizzate attraverso
tocchi suggestivi che lo avvicinano ai coevi pittori impressionisti.
Il movimento Impressionista, nato in Francia negli anni Sessanta dell'Ottocento, tentava per la
prima volta di trasferire sulla tela la mutevolezza della natura: per far questo si lavorava en plain air,
“all'aria aperta”, dove, a differenza dell'atelier, le differenze di luce e di colore potevano essere colte e
riprodotte immediatamente attraverso rapide pennellate. Allo stesso modo Pascoli, lavorando sui suoni
della lingua (onomatopee) e sulla sintassi (per lo più eliminando il verbo) riesce a creare particolari
suggestioni ed emozioni.

Iniziamo con Temporale

Un bubbolìo lontano. . . A

Rosseggia l’orizzonte, B
come affocato, a mare: C
nero di pece, a monte, B
stracci di nubi chiare: C
tra il nero un casolare: C
un’ala di gabbiano. A

Iniziamo l'analisi da cose semplici e meccaniche, che non richiedono cioè uno sforzo
interpretativo.. Tutti i versi sono settenari. Il componimento è organizzato in due strofe (la prima di un
solo verso, la seconda di sei, quindi una sestina). Anche se ancora non l'abbiamo affrontato possiamo
dire che questa poesia, come gli altri due componimenti che andremo a vedere, metricamente è una
ballata di settenari (perché tutti i versi sono settenari, se fossero endecasillabi sarebbe una ballata di
endecasillabi). Per quanto riguarda le rime abbiamo il seguente schema, riportato anche accanto al testo
ABCBCCA.

Il secondo passo che è utile fare è riscrivere la poesia in prosa. Questa è una violenza che
facciamo alla poesia, ma ci serve per capire se abbiamo realmente compreso il testo e ci rende evidenti
alcune ambiguità e ambivalenze che, di solito, sono presenti in ogni poesia. Riscrivere in prosa un testo
poetico si chiama parafrasi.

Parafrasi:
Un rumore di tuono lontano... l'orizzonte si accende di rosso, come se fosse di fuoco, infuocato
(affocato), verso il mare. Verso le montagne è il cielo è nero come la pece e vi sono delle sottili nubi
bianche. Tra l'oscurità del paesaggio c'è un casolare che assomiglia a un'ala di un gabbiano.

Come si vede la parafrasi non rende minimamente la bellezza della poesia.


Per quanto riguarda le figure retoriche la poesia si apre con una delle figure predilette da Pascoli:
una onomatopea, bubbolio.

Onomatopea: riguarda parole (nomi o verbi) o gruppi di parole che suggeriscono o


ripropongono suoni, rumori o versi di animali. In questo caso il bubbolio indica il brontolio del tuono.

Un'altra figura di suono che possiamo incontrare nei primi due versi è l'alltitterazione della
vocale o.

Allitterazione: consiste nella ripetizione degli stessi suoni all'inizio o all'interno di due o più
parole vicine. In questo caso, nei primi due versi si ripete la vocale o:

Un bubbolìo lontano. . ./ Rosseggia l’orizzonte,

L'allitterazione si riconosce meglio con le consonanti. Prendiamo, per esempio i versi finali del
sonetto di Foscolo che abbiamo incontrato prima.

E mentre io guardo la tua pace, dorme / Quello spirto guerrier ch'entro mi rugge.

La ripetizione della r diventa quasi ossessiva.

Abbiamo una similitudine “Rosseggia l’orizzonte, /come affocato, a mare”

Un'altra figura retorica che possiamo notare è la metafora: “nero di pece” che ci comunica la
sensazione di oscurità e “stracci di nubi” che ci comunica tristezza.

Metafora: basandosi sul principio del paragone, questa figura stabilisce un rapporto immediato
tra due termini legati da un elemento di significato che passa dall'uno all'altro. L'espressione “il postino
è veloce come un fulmine” è una similitudine. Ma se io dico “il postino è un fulmine” ho fatto una
metafora: la qualità della velocità del fulmine viene metaforicamente attribuita al postino.

Abbiamo, in fine, un'analogia: tra il nero un casolare:/un'ala di gabbiano

Analogia: è l’accostamento immediato di due immagini, situazioni, oggetti tra loro lontani di
somiglianza, basato su libere associazioni di pensiero o di sensazioni piuttosto che su nessi logici o
sintattici codificati. La suggestione dell'analogia è dovuta alla sua illogicità associando elementi
totalmente dissimili.

In tutta la poesia il verbo compare una volta sola, al secondo verso. Possiamo quindi dire che
nel componimento vi è un costante ellissi del verbo.

In questo caso sono accostate tra loro in modo impensato e sorprendente due realtà tra loro
remote, eliminando tutti i passaggi logici intermedi. Tra il casolare e l'ala di gabbiano vi è un rapporto di
somiglianza dovuto al colore bianco, e al fatto che entrambi si stagliano sul cielo.

Bene, come abbiamo visto in un testo di soli sette versi possiamo trovare tantissime figure
retoriche. Questa però è “meccanica”, sono strumenti che possono aiutarci a svelare artifici retorici, ma
che non ci dicono molto sul messaggio contenuto nel testo. Per analizzare il contenuto di una poesia
non vi è nessuna regola se non quella di leggerla. Una cosa che mi sento però di dirvi è un consiglio che
ho avuto, a mio tempo, da un grande professore con cui passavo i pomeriggi a leggere poesie: va bene
ogni interpretazione purché fondata sulle parole presenti nella poesia. Sembra un'ovvietà, ma spesso
non leggiamo realmente le poesie. Abbiamo informazioni precostituite sull'autore, sappiamo la sua
biografia e quello che alcuni illustri critici hanno scritto su di lui. Demandiamo al “già detto” le nostre
intuizione e ci priviamo quindi della libertà di pensiero. Per questo motivo non vi ho parlato di Pascoli,
della sua vita etc... vorrei che leggessimo questa poesia liberi da preconcetti. Possiamo interpretare a
dire cavolate, ma chi decide poi cosa è o non è una cavolata? Basta fondare le nostre affermazioni sul
testo e sulle parole che lo compongono. Dopo potremo integrare con altre informazioni (e per capire
alcuni poeti è importante sapere tante cose su di loro), ma per ora sentiamoci liberi di interpretare
prima di tutto il testo.

Se dovessi interpretare questa poesia direi che il temporale viene visto dal poeta come un evento
naturale dall'incredibile potenza (e forse violenza): bubbolio, rosseggia, affocato, nero di pece, stracci di
nubi. Anche se la poesia di apre con un elemento acustico (il rumore del tuono in lontananza), vi è una
preponderanza di “pennellate”, di elementi visivi: il cielo che rosseggia infuocato verso mare e, per
contrasto, si fa oscuro verso il monte con stracci di nuvole chiare. Tutto il componimento è come un
susseguirsi di inquadrature, di immagini, di scene improvvise e veloci. Questa velocità è sottolineata
dalla costante ellissi del verbo. Insomma, siamo davanti a tanti quadri en plain air.
L'analogia finale poi, affiancando al casolare l'immagine di un'ala di gabbiamo, è come se
portasse all'estremo il contrasto tra il nero dell'ambiente naturale e il bianco del casolare. Crea un
simbolo. Potremmo, infatti, vedere in questo contrasto da un lato la violenza (o meglio la potenza) del
mondo “esterno”; dall'altro la pace (il bianco) che il poeta trova nel casolare (cioè nella società umana o
nella vita familiare) che, nonostante tutto, si staglia sul paesaggio oscuro con la sua bianchezza. Questo
temporale potrebbe giustamente essere interpretato anche come uno stato d'animo: il mondo esterno
che impazzisce e scatena la sua furia e la casa, la famiglia, come unico riparo in grado di resistere. Oltre
non andrei senza attingere alla conoscenza di altre poesie e di altre informazioni sul poeta.
Cercherei di focalizzare la mia attenzione su come questa descrizione trasformi un evento a cui
siamo abituati, un temporale, in un evento straordinario. Capacità di ogni poeta è quella di riuscire a
osservare le cose con occhi diversi, nuovi, quasi come fosse un alieno appena arrivato sulla terra o
(come affermerà lo stesso Pascoli) quasi fosse un bambino che vede le cose per la prima volta.
La seconda poesia che andremo ad analizzare è Il lampo.

Anche per questa poesia iniziamo dall'analisi metrica e rimica.

IL LAMPO

E cielo e terra si mostrò qual era: A

la terra ansante, livida, in sussulto; B


il cielo ingombro, tragico, disfatto: C
bianca bianca nel tacito tumulto B
una casa apparì sparì d'un tratto; C
come un occhio, che,largo, esterrefatto, C
s'aprì si chiuse, nella notte nera. A

Tutti i versi sono endecasillabi piani, quindi nella divisione in sillabe ogni verso ha 11 sillabe. Come la
precedente poesia, questa è una ballata di endecasillabi con schema rimico ABCBCCA. La ballata è
composta da due strofe, la prima di un solo verso, la seconda una sestina.

Parafrasi:
E il cielo e la terra si mostrarono per quel che realmente erano. La terra ansimante (come se respirasse
con affanno), livida (di un colore plumbeo), in sussulto; il cielo pieno di nuvole, tragico (cupo), disfatto.
Improvvisamente nel silenzioso rumore una casa bianchissima apparì e poi, subito dopo, sparì.
Quest'immagine sembra un occhio che grande, atterrito, si apre e si chiude nel buio della notte.

Passiamo adesso alle figure retoriche.

La prima figura retorica da segnalare si chiama Zeugma: se guardiamo bene il primo verso contiene un
“errore” grammaticale. E cielo e terra si mostrò qual era. Essendo due i soggetti, cielo e terra,
avremmo dovuto avere mostrarono e quali erano.

Lo zeugma consiste nell'usare una parola (di solito un verbo) riferita a due termini, mentre si adatta ad
uno solo dei due.

Eempio:

Ma se le mie parole esser dien seme


che frutti infamia al traditor ch'i' rodo,
parlare e lagrimar vedrai insieme.
(Dante, Inferno, XXXIII, 7-9)

In questo esempio dantesco dovremmo, a logica, trovare udirai parlare e vedrai lagrimare. Invece
vedrai regge tutto.
Allitterazione: soprattutto della lettera r.

E cielo e terra si mostrò qual era:


[...]
il cielo ingombro, tragico, disfatto:
[...]
una casa apparì sparì d'un tratto;
come un occhio, che,largo, esterrefatto,

Ma è possibile notare, per esempio, la ripetizione di lettere doppie o della lettera t.


[...]
la terra ansante, livida, in sussulto;
il cielo ingombro, tragico, disfatto:
[...]
una casa apparì sparì d'un tratto;
come un occhio, che,largo, esterrefatto,
s'aprì si chiuse, nella notte nera.

Climax: il climax deriva da una parola greca che significa 'scala'. Può essere definito come una
sequenza di parole che stabiliscono una graduale progressione ascendente del loro significato .
Ad esempio: camminare, trottare, correre. Ciò può avvenire anche anche con gli aggettivi: difficile,
complicato, impossibile. In questi esempi il climax è detto ascendente, perché si va da una gradazione
ad un'altra più forte. Vi è anche la possibilità di fare il percorso opposto, creando un anticlimax o
climax discendente. Es: uragano, tempesta, pioggia.

Nella poesia Il lampo abbiamo un climax ascendente:

la terra ansante, livida, in sussulto;


il cielo ingombro, tragico, disfatto:

Gli aggettivi intensificano il senso di spaventosa minaccia che incombe sul cielo e sulla terra.

Anastrofe: se prendiamo i versi “bianca bianca nel tacito tumulto / una casa apparì sparì d'un tratto”,
possiamo notare come bianca bianca ma siano poste lontano dal nome a cui si riferiscono “casa”.
L'anastrofe altro non è che l'inversione dell'ordine naturale delle parole all'interno del verso.

Enjambement: Enjambement è una parola francese che significa “inarcatura” e consiste nella
continuazione di una frase al verso successivo, annullando così la pausa di fine verso.
Con l’enjambement la pausa ritmica di fine verso non coincide con una pausa logica perciò la frase si
spezza a fine verso per concludersi al verso successivo.

In questo caso ne abbiamo due: ai vv. 4-5 e 6-7.


Paronomasia: Consiste nell’accostare due parole che presentano suoni simili con un significato diverso,
ma che a volte hanno anche un legame etimologico.

In questo caso al v. 5: apparì sparì.

Un altro esempio ci arriva da Dante che utitlizza volte accostandolo a volto (cioè rivolto, voltato)

I’ fui per ritornar più volte volto.


(Dante, Inferno, Canto I, v 36)

Antitesi: sempre la stessa sequenza di parole “apparì sparì” può essere considerata come un'antitesi,
cioè l'accostamento di due parole o concetti di senso opposto, per lo più senza segno di punteggiatura.

Ecco un esempio di Petrarca:

Vano error vi lusinga:


poco vedete, et parvi veder molto,
ché 'n cor venale amor cercate o fede.
(F. Petrarca, Italia mia, benché 'l parlar sia indarno, vv 23-25)

Per certi versi collegata alla figura dell'antitesi vi è quella dell'ossimoro che in questa poesia troviamo al
v. 4: tacito tumulto.

Ossimoro: la traduzione del termine greco oxymoros è, letteralmente, “acuto e sciocco”. Si ha un


ossimoro quando vengono accostati termini dal significato contrario o contraddittorio l'uno rispetto
all'altro.

In realtà se mi segnalate ossimoro anche “apparì sparì” ve lo conto giusto. Come abbiamo visto spesso
delle parole possono creare più figure retoriche.

La ripetizione del termine “bianca”, al v. 4 conferisce al termine il valore superlativo di “bianchissima”.


La ripetizione

Abbiamo inoltre, tra le figure retoriche già incontrate:

Similitudine: v. 6 “ come un occhio”


Metafora: vv. 2-3: “ la terra ansante, livida, in sussulto”; “il cielo ingombro, tragico, disfatto”. In
questo caso però potremmo aggiungere che vi è una personificazione, cioè gli elementi naturali
assumono tratti umani.

Commento:

Siamo nuovamente davanti a un quadro impressionista, una poesia fortemente simbolica in cui
domina il senso visivo. Questa volta però, a differenza di Temporale, i verbi svolgono un grande lavoro:
ne abbiamo cinque, più altri aggettivati. Questa grande presenza suggerisce un'azione. Più di una
fotografia o di un quadro, sarebbe allora opportuno parlare di una sequenza di fotografie (certo
brevissima, ma una sequenza): una GIF.
L'azione si svolge in due istanti. Improvvisamente la luce di un lampo illumina il paesaggio,
mostrando al poeta la violenza della natura e la fragilità, davanti a tanta potenza, dell'umanità
(rappresentata dalla casa). Al termine del lampo tutto sprofonda nuovamente nell'oscurità notturna.
Qualcuno potrebbe interpretare il tutto come una metafora della brevità e precarietà della vita
umana. Il cielo e la terra, legati dalla congiunzione e al primo verso, dopo l'apparizione del lampo sono
nettamente scissi. Tra questi due elementi vi è, bianchissima, una casa. Possiamo ormai dire che il colore
bianco in Pascoli è associato alla casa. Ci azzardiamo a dire questo perché abbiamo un riscontro in
Temporale. Senza quel riscontro non avremmo potuto fare questa affermazione con tanta certezza.
Dunque, come nell'altra poesia vi era un grande contrasto cromatico, tra il nero della notte e la luce del
lampo che ci permette di vedere la bianca casa. Essa viene paragonata ad un occhio che si apre e si
chiude per ricevere una tragica realtà, e mostra lo stupore ed il timore per la natura.
Il valore simbolico è evidenziato dalla personificazione degli elementi naturali: la terra è ansante;
il cielo è tragico. Gli aggettivi utilizzati ci fanno capire come l'autore proietti le sue reazioni fisiche e
psichiche di paura sul cielo e sulla terra.. Il climax ci mostra il passaggio ad una condizione sempre più
disperata.
Anche la casa è umanizzata, la bianchezza estrema potrebbe richiamare il pallore di un volto in
preda alla paura, e la similitudine con l’occhio, degli ultimi due versi, rende l’idea dell’attonito sgomento
degli esseri viventi di fronte alle tempeste della vita.
Passiamo all'analisi dell'ultima poesia di Pascoli. Avendo già parlato di come fare l'analisi saremo più
schematici, soffermandoci su eventuali nuove figure retoriche.

Il tuono

E nella notte nera come il nulla, A


a un tratto, col fragor d'arduo dirupo B
che frana, il tuono rimbombò di schianto: C
rimbombò, rimbalzò, rotolò cupo, B
e tacque, e poi rimareggiò rinfranto, C
e poi vanì. Soave allora un canto C
s'udì, di madre, e il moto d'una culla. A

Schema rimico: ABCBCCA


Come la precedente, si tratta di una ballata di endecasillabi divisa in due strofe, la prima di un verso, la
seconda una sestina.

Parafrasi:

E nella notte nera come il nulla ad un tratto, come il frastuono di una rupe che frana dall’alto, il tuono
rintronò risuonando, facendo eco e rotolando nella notte smise. Poi, nuovamente, rumoreggiò lontano
nella notte come un’onda di mare che si infrange sopra gli scogli finché svanì nuovamente. A quel
punto si sentì il dolce canto di una madre, ed il rumore del dondolio della culla del suo bambino.

Figure retoriche:

Iniziamo con due nuove figure retoriche: la sinestesia e l'enumerazione.

Sinestesia: consiste nell'accostamento di termini che appartengono a sfere sensoriali (vista, olfatto,
udito, tatto, gusto) diverse, ad esempio “colore caldo” (l'impressione visiva di colore è associata a quella
tattile) o “urlo nero” la sensazione uditiva è associata a quella visiva.

In questo caso al v. 4 vi è l'associazione della percezione uditiva a quella visiva: “rimbombò, rimbalzò,
rotolò”. Questa sequenza dà anche un ritmo incalzante e veloce.

Enumerazione: questa figura consiste nel raggruppare una sequenza di parole come un elenco,
coordinandole per asindeto (senza congiunzioni) o per polisindento (con congiunzioni).

In questa poesia abbiamo tutti e due i tipi di enumerazione.

Enumerazione per asindeto: fra “rimbombò”, “rimbalzò” e “rotolò” che dà un ritmo


incalzante e veloce, senza interruzioni, come un treno.

Enumerazione per polisindeto: “e tacque, e poi rimareggiò, rinfranto e poi” che rende più
lento il ritmo quando il fenomeno sta per finire

Inoltre, se guardiamo le parole in rima C, schianto, rifranto e canto, possiamo osservare come vi sia un
anticlimax, o climax discendente con passaggio dal negativo al positivo

Di seguito l'elenco delle figure retoriche che già conosciamo.


Allitterazione: per consonanza in “n” (v.1);
Paronomasia: fra “nella” e “nulla” che da un senso d’attesa iniziale (v.1);
Allitterazione: per consonanza in “r” e per assonanza in “u” ed “o” (v.2);
Allitterazione: per consonanza in “r” e per assonanza in “o” che riproduce il suono del tuono (v.4);
Allitterazione: in RIMB - RIM con funzione onomatopeica
Onomatopea: “il tuono rimbombò di schianto: rimbombò, rimbalzò, rotolò cupo”.
Similitudine: “nera come il nulla” paragonando il colore nero come l’ assenza e il vuoto;

Commento:

Si tratta del quadro conclusivo del trittico proposto. Dopo il temporale (un quadro), il lampo
(una specie di GIF animata) adesso abbiamo il tuono che potremmo considerare la registrazione audio
(l'mp3) dell'evento. Come possiamo intuire a un primo sguardo, a differenza delle altre due poesie, qui
prevale l'elemento sonoro e uditivo. Finalmente entreremo dentro quella casa che avevamo intravisto
nella priva poesia e visto abbastanza chiaramente nelle seconda.
Come negli altri componimenti, anche in questo, la natura è vista come un elemento ostile e
sconvolgente. La notte e la sua oscurità appaiono al poeta come il nulla, che potrebbe anche essere
inteso come il simbolo della morte. Tuttavia questa poesia, a differenza delle altre, pur partendo da toni
cupi, tende ad aprirsi e a concludersi positivamente (e l'effetto è dato anche dall'anticlimax). Dopo la
violenza del tuono, che pur essendo percepito nel suo estremo fragore, viene anche “visto”, quasi fosse
un dardo scagliato dal cielo contro la terra, cala il silenzio. Ma proprio da questo silenzio emerge un
suono tenue, debolissimo rispetto al tuono esterno, proveniente dall'interno della casa: una culla che,
dondolata, cigola. La culla ci porta immediatamente nel campo semantico della famiglia e dell'amore
materno. Questo ci conferma l'idea, che nelle precedenti poesie avevamo ipotizzato, di quanto la casa
indichi un rifugio amoroso per il poeta, terrorizzato dalla violenza del mondo esterno (identificata in
questi tre componimenti con la forza di un temporale).

Queste sono tutte informazioni che è possibile ricava dalla sola lettura di questi testi.
Se poi volessimo, incuriositi, andare a leggere della vita e della biografia del Pascoli, scopriremmo che,
effettivamente, Pascoli per tutta la vita ha cercato di ricostruire intorno a sé un “nido”, una famiglia, di
cui era stato privato fin dalla giovane età. Il padre era morto assassinato in circostanze misteriose e, ben
presto, altri lutti avevano segnato la vita del poeta. Tutto questo è facilmente riscontrabile. Ma la poesia,
per essere tale, non deve fermarsi all'autobiografismo. Altrimenti non potrebbe continuare ad
affascinare anche le generazioni posteriori al poeta. La biografia può aiutare, ma è più importante
leggere e appassionarsi delle poesie piuttosto che delle biografie.