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Appunti di

LINGUISTICA GENERALE
Alessio Genovese
Lingua e linguaggio
Il linguaggio verbale umano equivale alla facoltà cognitiva innata della specie umana di poter sviluppare
una o più lingue, ovvero la capacità di associare contenuti o espressioni allo scopo di manifestarli. La facoltà
di linguaggio è individuale, mentale e fa parte del nostro DNA.

La lingua è un codice, vale a dire un sistema di segni, che viene trasmesso culturalmente: un insieme di
convenzioni adottate da una comunità di parlanti. Le lingue sono dette anche sistemi simbolici.

Le lingue storico-naturali sono lingue sviluppatesi in natura e in un contesto storico ben preciso (in
contrasto, quindi, con quelle ‘’artificiali’’). Le lingue storico-naturali sono una delle possibili realizzazioni del
linguaggio, sono un prodotto sociale (culturale-ambientale) del linguaggio: le lingue non esistono come
oggetti indipendenti dalle comunità che le usano.

Facoltà linguistica Lingue storico-naturali


È congenita (nasce insieme Sono apprendibili, ma non
all’organismo), ma non apprendibile congenite
È incancellabile Sono cancellabili, si dimenticano
È universale (posseduta in modo Non universali (Oggi sono parlate
indistinto da tutti gli Homo Sapiens) oltre 6.000 lingue, senza contare
tutti i dialetti presenti)
È immutabile (non si è mai evoluta) Sono mutevoli (cambiano
continuamente nel tempo, nello
spazio, nelle situazioni in cui
vengono usate)

Tutti noi possediamo quindi fin dalla nascita una ‘grammatica mentale’, ovvero una competenza basata su
una conoscenza prevalentemente inconsapevole della nostra lingua natia che si sviluppa attraverso un
processo di rielaborazione linguistica (ovvero imitazione attiva di suoni e sillabe esterne). Esistono poi:

 grammatica tradizionale, tassonomia: Il complesso delle norme che costituiscono il particolare


modo di essere di una lingua, cioè il suo sistema fonematico, morfologico, sintattico, considerato
nella sua totalità, come si riflette di volta in volta nelle singole espressioni. Si avvale delle regole
prescrittive: indicano i comportamenti linguistici considerati corretti da una comunità di parlanti
 grammatica scientifica: studio della competenza linguistica e confronto tra le caratteristiche di
altre lingue. Si avvale delle regole descrittive: indicano i comportamenti linguistici osservandone le
caratteristiche senza imporre condizioni di correttezza. A partire da una regola descrittiva si può
cercare di raggiungere un’adeguatezza esplicativa: perché la regola ha la forma che ha?
Comunicazione
Il linguaggio verbale umano è la facoltà di comunicare usando le lingue storico-naturali, le lingue sono
quindi un tipo di comunicazione. Con comunicazione in senso amplio intendiamo qualsiasi forma di
emissione di informazione. Possiamo distinguere tre categorie di comunicazione:

 La comunicazione in senso stretto prevede la presenza di un emittente intenzionale e di un


ricevente intenzionale.
 Passaggio di informazione prevede un emittente non intenzionale e un ricevente intenzionale (es.
comunicazione non verbale umana; orme di animale)
 Formulazione di inferenze prevede nessun emittente, ma solo la presenza di un oggetto
‘’culturale’’, che viene interpretato come volto a fornire un’informazione, e un ricevente
intenzionale (es. deduzioni)

Il segno è l’unità fondamentale che compone la comunicazione, aliquid pro aliquo, qualcosa che sta per
qualcos’altro. Distinguiamo vari tipi di segni:

 Indici: motivati naturalmente (basati sul rapporto causa-effetto) /non intenzionale (un’orma
lasciata nel bosco, una nuvola che indica l’arrivo di un temporale)
 Segnali: motivati naturalmente/usati intenzionalmente (sbadiglio)
 Icone: motivati analogicamente/intenzionale (icone di un telefono); riproducono proprietà
dell’oggetto designato
 Simboli: motivati culturalmente/intenzionali (es. il ramoscello d’ulivo simboleggia la pace)
 Segni (in senso stretto): arbitrari (basati su convenzione) /intenzionali (un segnale stradale)

Nella comunicazione in senso stretto, i segni in senso stretto sono interpretabili dal ricevente grazie al
codice di cui fanno parte, ovvero un insieme di conoscenze e di corrispondenze fissate per convenzione fra
qualcosa (manifestante) e qualcos’altro (manifestato) che fornisce le regole di interpretazione del segno.

Il risultato dell’applicazione di un codice è un messaggio. L’insieme dei segni linguistici costituiscono il


codice lingua.

Bi-planarità
I segni linguistici sono composti da due piani compresenti:

 Significante: piano dell’espressione materialmente percepibile; la natura fondamentale del


significante è di natura fonico-acustica (il suono, le parole); è lineare, i suoi elementi si organizzano
su un asse tempo-spaziale.
 Significato: piano del contenuto cognitivamente rappresentato, trasportato dal significante, ovvero
l’immagine cognitiva associata ai suoni;

Conosciamo scientificamente il significante (oggettivo), ma non il significato (soggettivo). Questa proprietà,


ovvero quella di agire su due piani, rende la lingua BIPLANARE.

Arbitrarietà
Una delle caratteristiche principali del segno linguistico è la motivazione relativa ovvero l’arbitrarietà: il
rapporto tra significato e significante è arbitrario, non è connesso alla natura o alla essenza selle cose, non
è derivabile da un ragionamento empirico, ma dettato da convenzioni.
(Es: nessuno ci dice che il tavolo si debba chiamare tavolo, non ha nulla in sé che ce lo suggerisca, è una
parola scelta arbitrariamente per rappresentare questo oggetto e che due parlanti riconducono allo stesso
oggetto solo perché utilizzano la stessa convenzione linguistica)

Quattro tipi o livelli diversi di arbitrarietà presentati sotto forma grafica del triangolo semiotico:

1. Rapporto tra segno e referente


2. Rapporto tra significante e significato
3. Rapporto tra forma e sostanza del significato
4. Rapporto tra forma e sostanza del significato

Questa proprietà del segno linguistico rende la lingua ARBITRARIA

Doppia articolazione
La doppia articolazione (da non confondere con la biplanarità) consiste nel fatto che il significante di un
segno linguistico è articolato a due livelli nettamente diversi.

 A un primo livello è organizzato e scomponibile in unità minime di prima articolazione portatrici di


significato, dette morfemi (es. parola libro è scomponibile in /libr/ che determina il soggetto
principale /o/ che determina genere e numero)
 A un secondo livello linguistico è organizzato e scomponibile in unità minime di seconda
articolazione prive di significato (non sono più segni), dette fonemi, che combinandosi fra loro
danno luogo alle entità di prima articolazione (l/i/b/r/o)

Le unità minime di prima e seconda articolazione possono coincidere nella loro forma (es. la ‘’o’’ di libro è
contemporaneamente morfema e fonema).

Questa proprietà del segno linguistico rende la lingua COMBINATORIA: elementi finiti privi di significato si
sommano per formare un numero illimitato di elementi dotati di significato.

Trasponibilità del mezzo


Il significante può esser trasmesso via:

 Fonico-acustica (il parlato)


 Grafico-visiva (scritto)

Ogni messaggio parlato è trasponibile in un equivalente messaggio scritto e viceversa. Il canale fonico-
acustico però è il canale primario poiché una delle proprietà del linguaggio verbale-umano è la fonicità.

Priorità del parlato: Priorità dello scritto:


Antropologica: tutte le lingue che hanno una Sociale e culturale: è lo strumento di fissazione
forma sono anche parlate, mentre non tutte le e trasmissione del corpo legale della tradizione
lingue parlate hanno una forma. culturale e letteraria e del sapere scientifico
Ontogenetica (relativa al singolo individuo):
ogni individuo umano impara prima a parlare e
poi a scrivere
Filogenetica (relativa alla specie umana): la
scrittura si è sviluppata molto tempo dopo il
parlato
Linguaggio umano e animale

LINGUAGGIO UMANO: LINGUAGGIO ANIMALE:


Riflessività: la lingua si può usare come Imitativo: può esprimere solo un numero finito di
metalingua, cioè con la lingua si può parlare della significati; un animale può riprodurre messaggi a
lingua stessa. È unica e caratterizzante del cui ha assistito
linguaggio umano
Produttività: con la lingua è sempre possibile il segno non è scomponibile in elementi più piccoli
creare nuovi messaggi mai prodotti prima grazie a (es. la danza delle api permette, alle api, di
un numero finito di elementi di base che può dare comunicare tra loro utilizzando degli elementi
origine a un numero infinito di combinazioni formali che corrispondono a dei significati ma non
(onnipotenza semantica) sono scomponibili)
Ricorsività: uno stesso procedimento è
riapplicabile un numero teoricamente illimitato di
volte. Un’istruzione di procedura per ottenere uno
stesso prodotto è riapplicabile al proprio prodotto
(es. Gianni corre, Mario vede che Gianni corre,
Luisa dice che Mario vede che Gianni corre, etc…)
Complessità sintattica: la lingua non è una
semplice successione di elementi, ma ha rapporti
gerarchici fra essi
Creativa: Può produrre messaggi mai sentiti prima

Differenza tra sistema astratto e realizzazione concreta


 Con langue (De Saussure), sistema (Strutturalismo) e competenza (Grammatica generativa) si
intende l’insieme di conoscenze mentali che costituiscono la nostra capacità di produrre messaggi
in una certa lingua posseduti in egual misura da tutti i membri di una comunità linguistica
omogenea.
 Con parole (De Saussure), uso (Strutturalismo) ed esecuzione (Grammatica generativa) si intende la
realizzazione concreta di un messaggio verbale.

La langue è sociale, trascende l’individuo. La competenza è individuale, esiste nella mente del parlante

Stratificazione linguistica
Ci sono diversi tipi di studio linguistico:

 Diacronia: considerazione delle lingue lungo lo sviluppo temporale nella loro evoluzione storica. La
linguistica diacronica spiega perché le forme di una determinata lingua sono fatte così.
 Sincronia: considerazione delle lingue in un determinato periodo sull’asse del tempo, prescindendo
da quella che è stata la loro evoluzione sul piano temporale. La linguistica sincronica spiega come è
fatta e come funziona la lingua.

Ci sono diversi tipi di stratificazione linguistica:


 Diatopica: Riguarda le differenze geografiche (dialettali)
 Diastratica: Variabili legate alla stratificazione sociale
 Diafasica: Riguarda il livello di formalità, il grado di accuratezza e di controllo con cui si parla a
seconda della situazione comunicativa (il registro)
 Diamesica: Riguarda il mezzo usato per comunicare (scritto, e-mail, etc.)

L’italiano standard è una lingua STATUTARIA, decisa per statuto; diventa lingua ufficiale nel 1999 (Legge
482/1999 DELL’ART. 6). Varietà di riferimento per la società, sovraregionale, codificata da grammatiche e
dizionari, utilizzabile in tutti gli usi, scritti e parlati.

Italiani regionali, varietà coerenti di italiano, molto influenzati dal dialetto, quindi distinte dall’italiano
standard per la presenza di elementi locali.

Con dialetto intendiamo un sistema linguistico usato in zone geograficamente, socialmente e culturalmente
ristrette, divenuto secondario rispetto a un altro sistema dominante, non usato più in ambito ufficiale. Dal
punto di vista strutturale il dialetto è una lingua (come l’italiano, lingua italo-romanza); le differenze sono
esclusivamente di tipo sociale e storico-culturale. Definiti in complementarietà al concetto di lingua: varietà
diatopicamente distinte, sviluppatesi dal latino, ma prive di uno standard codificato e di usi ufficiali.

Con minoranze linguistiche intendiamo comunità che parlano varietà linguistiche non provenienti da quelle
italo-romanze.

Con comunità alloglotte intendiamo quelle che impiegano una lingua di minoranza (comprendono dialetti e
minoranze linguistiche)

Con repertorio linguistico intendiamo il complesso dei sistemi linguistici che l’individuo o la comunità
impiega.; si parla di repertorio linguistico non solo a livello di comunità, ma anche a livello di individuo. Il
repertorio è composto anche di varietà del repertorio, che dipende dal contesto dell’atto comunicativo: gli
individui appartenenti a una comunità linguistica condividono il repertorio, ma anche le varietà del
repertorio (regole di utilizzazione del repertorio). Es. quale lingua usare, quando, dove e con chi…
Fonetica e fonologia
Si occupano dei suoni del linguaggio, quei e quali suoni vengono usati nelle lingue naturali (non rutti suoni
dell’apparato umano sono usate nell’apparato linguistico):

 Fonologia: studiare i fonemi e i meccanismi sistematici dei suoni dell'italiano (ovvero quale dei
suoni sono capaci di distinguere da soli un significante da un altro). Il fonema non è un elemento
fisico ma un elemento mentale distintivo di significato rintracciabile per opposizione (se al variare
di un suono avviene anche un cambiamento di significato)
 Fonetica: La fonetica studia la dimensione fisica del suono (fono) nelle sue caratteristiche materiali.
Si suddivide in:
1. fonetica articolatoria: la produzione del suono, come viene articolato il suono attraverso il
metodo della trascrizione fonetica: ci si concentra sul segnale acustico e lo si rappresenta
scientificamente
2. fonetica acustica: caratteristiche fisiche del suono e del modo di propagazione
3. fonetica uditivo-percettiva: come arriva al ricevente

Trascrizione fonetica
Mentre nella trascrizione fonematica non si occupa dei casi particolari e
reali ma al modo ideale in cui un suono viene pronunciato, la trascrizione
fonetica cerca avvicinarsi al modo reale in cui un suono viene pronunciato.

La tabella IPA (International phonetic alphabet) descrive un unico metodo di


trascrizione per tutte le lingue del mondo. Un metodo per cui vi è una
corrispondenza biunivoca tra simbolo e suono (a un suono corrisponderà un
solo simbolo, e ad un simbolo corrisponderà un solo suono) al contrario
degli alfabeti normali che hanno delle ambiguità. È internazionale, un
simbolo a prescindere dalla lingua in cui viene utilizzato avrà sempre lo
stesso suono. Nell'alfabeto ipa non si parla di lettere ma di simboli e segni
diacritici che vengono introdotti dalle parentesi quadre per indicare la loro
appartenenza all'alfabeto.

Apparato fonatorio
L'apparto fonatorio comincia con la glottide in su.

I suoni che vengono prodotto attraverso l'emissione dell'aria immessa nel corpo durante il processo di
inspirazione vengono detti egressivi (in altre lingue esistono suoni ingressivi, mediante aspirazione, e
avulsivi, che non prevedono l’ingresso dell’aria)

Una delle cose che ha contribuito alla evoluzione degli uomini fu la divisione evolutiva tra la trachea e
l'esofago. Nella trachea è posizionata la glottide (nella zona della laringe) che contiene le corde vocali, dette
anche pliche vocali (la glottide è il primo luogo in cui viene modificato il suono).

• La laringe, la faringe e e la cavità nasale fungono da cassa di risonanza


• Le corde vocali sono contenute nella laringe e si chiamano anche pliche vocali, durante la normale
respirazione sono aperte e fanno passare l’aria, durante la fonazione si tendono e vibrano al suo
passare
Gli organi mobili toccano varie parti per modificare il suono.
• La lingua è divisa in: radice, dorso, apice (punto estremo), lamina (punto laterale)
• Il palato si divide in: Velo palatino, palato e ugola (che può vibrare)
• Gli alveoli (dove i denti si innestano nel palato), i denti e le labbra

Classificazione dei suoni


I suoni possono essere divisi in 3 classi maggiori:

• Vocali: nella loro produzione, l’aria non incontra ostacoli, fuoriesce liberamente. Le vocali sono
normalmente sempre sonore
• Consonanti: l’aria viene momentaneamente bloccata (es. [b]) o deve attraversare una fessura
molto stretta (es. [f]).
• Semiconsonanti: condividono proprietà sia con le vocali (sono articolate come delle vocali) sia con
le consonanti (non possono costituire il nucleo di una sillaba).

Classificazione delle consonanti


Modo di articolazione: la posizione che gli organi di articolazione assumono = occlusive, fricative, affricate,
nasali (sono sempre sorde), vibranti laterali, approssimanti.

• Nelle occlusive abbiamo una occlusione momentanea dell'aria che poi causa un "esplosione".
• Le fricative avvicinano gli organi senza occludere totalmente creando una frizione.
• Le affricate sono tra occlusive e fricative: occludono totalmente ma il rilascio non è istantaneo ma.
• Le nasali, il velo palatino si abbassa facendo passare l'aria dal canale nasale.
• Nelle laterali la lingua si posiziona contro i denti e l'aria passa lateralmente.
• Le vibranti (r) portano una vibrazione dell'apice (o dell'ugola in altre lingue).
• Nelle approssimanti gli organi vengono avvicinati ma non si toccano, dette anche semi consonanti
o semivocali (perché le consonanti prevedono una costrizione)

Luogo di articolazione: in base all'organo che viene impiegato nel suono= labiali, dentali, labiodentali,
palatali, velari.

• Bilabiali, occlusione di tutte le labbra.


• Labiodentali incisivi su labbra inferiori.
• Dentale lingua anteriore tocca incisivi.
• Alveolari la lamina della lingua tocca gli alveoli.
• Palatovelari la lamina della lingua si avvicina agli alveoli (arcuata).
• Palatali (anteriori) la lingua si avvicina al palato.
• Velari (posteriori) la lingua si avvicina al velo palatino

Sonorità: Quando le pliche (pieghe di tessuto membranoso nella glottide) sono congiunte l'aria le fa
vibrare, se sono aperte l'aria entra e non vibrano.

• se le corde vocali vibrano allora parliamo di suono sonoro


• se le corde vocali non vibrano parliamo di suono sordo

Le consonanti si dividono in due gruppi principali:

 OSTRUENTI: formate da occlusive e fricative, possono essere sia sorde che sonore
 SONORANTI: formate da vibranti, laterali (insieme liquide) e nasali, sono sempre sorde

Classificazione delle vocali


Sono sempre sonore, non c'è mai ostruzione da parte di altri organi e quindi c'è bisogno dellle corde vocali
per l'articolazione del suono. L'aria non incontra ostacoli e in base ai movimenti della lingua e ai luoghi di
articolazione il suono all’interno del trapezio vocalico

MOVIMENTI ORIZZONTALI: anteriori (palatali), centrali e posteriori (velari)

MOVIMENTI VERTICALI: alto(chiuso), medio alto(medio chiuso), medio basso(medio aperto),


basso(aperto)

Il trapezio vocalico è lo spazio in cui si articolano le corde vocali per produrre suono. Ai vertici del trapezio
sono poste le vocali.

Ogni vocale ha una variante arrotondante (per l'italiano non è distintivo)


Le semivocali o semiconsonanti j (palatale) e w (velari) sono dette approssimanti: gli organi articolatori
vengono avvicinati ma senza contatto. Possono essere considerate consonanti quando seguite da una
vocale tonica (Jieri, pjede, wovo, consegwuenza, kwadro) creando dittonghi ascendenti, possono essere
considerate vocali quando seguono una vocale tonica (sej, pawsa) creando dittonghi discendenti

Fatti soprasegmentali:
Sono fenomeni che riguardano non solo un suono ma un gruppo di suoni

 Lunghezza: riguarda la durata temporale con cui vengono realizzati i suoni. La lunghezza dipende
dalla posizione del suono nella sillaba
 Accento (riguarda la sillaba)
 Intonazione (riguarda la curva prosodica e quindi l'intera frase, domande o affermazioni)
 Tono (riguarda la sillaba)

La lunghezza
Distinguiamo tra lunghezza delle vocali e delle sillabe.

In certe lingue la lunghezza vocalica è distintiva (es. latino, tedesco): in italiano sono lunghe le vocali
toniche in sillaba aperta non finale e la loro lunghezza non ha valore distintivo. In certe lingue la lunghezza
delle vocali è distintiva.

Per le consonanti la lunghezza può essere distintiva E’ possibile analizzare ogni consonante doppia che
abbia una corrispondente semplice come la ripetizione in contiguità dello stesso fonema, o invece come
fonema a se (soluzione da molti autori preferita). In tal caso le consonati doppie sono considerate lunghe,o
geminate, e quelle semplici sono dette brevi. In questa prospettiva la differenza tra consonanti brevi e
lunghe andrebbe a costituire coppie minime (kane-kan:e)

Nell'alfabeto fonetico internazionale per esprimere la lunghezza sia di vocali che consonanti usiamo il
diacritico (:) (per le affricate [d:z]). Solo per le consonanti si può anche usare il raddoppiamento del simbolo
del suono (per le affricate [ddz o dzdz]).

La lunghezza consonantica è distintiva solo per alcune consonanti

• Non tutte le consonanti dell'italiano possono essere lunghe


• Non è distintiva per le consonanti sempre lunghe quando intervocaliche (ts) (dz) (ʎ) (ɲ) (ʃ)
• Non è distintiva per la [z], che non è mai geminata in italiano

La sillaba
La sillaba è una raccolta di suoni intorno ad un picco di Sonorità, quindi un fatto sovrasegmentale. E uno
delle competenze inconscie degli esseri umani che possediamo fin da bambini perché la sillaba. Gli esseri
umani organizzano i suoni seguendo una scala di Sonorità che ha un centro in una suono massimamente
sonoro che è la vocale (sillabica), più aperto e con una frequenza maggiore. Questo è detto nucleo (punto in
cui si inserisce la vocale).

La sillaba si suddivide in:


Per avere una sillaba c'è bisogno di una vocale, esistono sillabe con solo una vocale, quindi con solo nucleo
(in alcune lingue le sonoranti possono essere nucleo). Poi ci possono essere sillabe con solo un attacco ed
un nucleo (mare) e non avendo coda terminano con una vocale e sono dette aperte, altrimenti è detta
chiusa. Parliamo poi di sillabe che non hanno un attacco (an di antico). E sillabe con un attacco complesso
(tr.o.n di tronco).

In alcune situazioni:

 IATO: una sequenza eterosillabica, vocali in sequenza separate in due sillabe.


 DITTONGO: sequenza entro una stessa sillaba di due suoni vocalici, di cui uno è veramente vocalico
e sta nel nucleo della sillaba, avendo maggiore intensità e accentuazione, l'altro è semivocalico e
diventa coda della sillaba.

L' accento
Dal punto di vista fonologico il punto della parola in cui vi è la massima intensità, lunghezza e altezza
tonale. Dal punto di vista fonetico In Italiano l'accento è mobile (in alcune lingue, l’ungherese, è fisso), ha
un valore distintivo perché permette di creare coppie minime di significato (non in tutte le lingue) ed è
detto per questo contrastivo

 Sillabe toniche: accentate, maggiore lunghezza, si distinguono per sonorità e forza di articolazione
 Sillabe atone: non accentate

Le sillabe possono essere classificate in base alla cadenza dell’accento. Per una ragione fonologica si conta
dall'ultima sillaba:

 tronca (o ossitona): l'accento cade sull'ultima sillaba: an.dò


 piana (o parossitona): l'accento cade sulla penultima sillaba: cu.sci.no
 sdrucciola (o proparossitona): l'accento cade sulla terzultima sillaba: al.be.ro
 bisdrucciola: l'accento cade sulla quartultima sillaba: con.si.de.ra.no, man.da.me.le
 trisdrucciola (solo per parole composte con pronomi clitici): l'accento cade sulla quintultima sillaba:
fab.bri.ca.me.ne

Il tono
L'altezza dei suoni nelle frasi non è uniforme, ci sono dei picchi e degli avvallamenti che producono un
effetto sonoro detto intonazione. L’intonazione è chiamata anche melodia, curva melodica o contorno
intonativo. È fondamentale tra le frasi dichiarative (finale discendente) e interrogative (finale ascendente)

Anche le sillabe non hanno un'altezza tonale uniforme, ma in Italiano questo non comporta un
cambiamento di significato. Le lingue in cui questo accade sono dette lingue tonali
Morfologia
La morfologia è l’area della linguistica che studia la struttura e la formazione delle parole che vengono
tipicamente analizzate come sequenze di uno o più morfemi.

 Lessema: entità astratta del nostro lessico mentale, connessa con un concetto (quindi con un’entità
non strettamente linguistica)
 Parola / forma: realizzazione concreta del lessema; uno stesso lessema può avere diverse
realizzazioni concrete.
 Forma di citazione: forma concreta che viene indicata arbitrariamente come esemplare e inserita
nei dizionari.

La nozione di parola varia da lingua a lingua. In italiano è definita da alcune caratteristiche:

 Confini di parola: Può esserci una POTENZIALE pausa (non ci sono necessariamente, esistono
teoricamente e ortograficamente)
 Enunciabilità in isolamento: un elemento può essere pronunciato in modo assestante
 Coesione interna: Ordine specifico nella struttura della parola
 criterio fonologico: unità prosodica con un unico accento primario

Il morfema è l’unità minima di prima articolazione, minima associazione di un significante e un significato;


una sequenza di segmenti fonici ben identificabile, che ha almeno una funzione non fonologica (quindi
semantico-sintattica).

 Morfema: minima unità di significato farm er s


 Morfo: minima unità di significante coltivare persona che plurale

Le parole si organizzano in famiglie di parole. Si può distinguere un nucleo, una stessa base da cui si
formano parole lessemi diversi. La formazione di una nuova parola può avvenire mediante tre
procedimenti:

 Flessione: Attualizzazione dello stesso lessema nel contesto strutturale aggiungendo una
componente morfemica flessionale che specifica ma non cambia il significato della parola (genere,
numero, tempo…). La flessione è obbligatoria per le basi lessicali che la prevedono, ovvero le parti
variabili del discorso (da libr- a libro, libri)
- Flessione concatenativa: i morfemi flessionali occorrono in sequenza e sono segmentabili
rispetto la radice (con caten zion e)
- La flessione non concatenativa: le categorie grammaticali sono espresse all'interno della
radice e non sono segmentabili rispetto ad essa (foot - feet, f ee/oo t)
 Derivazione: formazione di un nuovo lessema aggiungendo una componente morfemica
derivazionale che cambi il significato e/o la categoria lessicale della parola (da libr a libreria,
libraio).
- Conversione: è presente un morfema derivazionale invisibile che indica la categoria del
morfema (Crescendo (gerundio) si impara; Il crescendo (sostantivo) dell'allarme)
- Derivazione a suffisso 0: assenza di un morfema di derivazione, ma aggiunta diretta alla
base di un morfema flessivo che è sintomo di un cambio di categoria ( zitto – zittire;
ricovero – ricoverare)
- Parasintesi: costruzione di un lessema verbale a partire da un aggettivo o un nome,
facendolo precedere simultaneamente da un prefisso introduttivo e seguire da una
flessione verbale (are,ire). I due infissi sono inseparabili per il significato del lessema come
se costituissero un circonfisso (ingrassare: in + grass + are, non esisite grassare)

 Composizione: formazione di un nuovo lessema sommando due lessemi or morfemi lessicali


autonome (asciugamano, capostazione, maleducato). Uno dei due morfemi lessicali costituisce la
testa del lessema orientando le categorie grammaticali ad esso legate. In italiano sincronicamente
la testa del lessema si trova a sinistra ma si trovano dei casi particolari.
- Composti endocentrici: la testa si trova all’interno del lessema
- Composti esocentrici: la testa si trova all’esterno del lessema che si autoregge
- Composti dvandva: non c’è rapporto di subordinazione, entrsmbi i lessemi possono essere
testa

Classificazione dei morfemi

Classificazione per funzione:

Lessicali Grammaticali
descrittivi, referenziali, Non rimandano ad un referente, permettono di esprimere
rimandano ad un referente una categoria grammaticale (es. libr-aio)
(es. libr-aio) Non sempre dipendono da una base lessicale (ma, ieri)

Derivazionali Flessivi
formano parole complesse non modificano la categoria
nuove, cambiando la grammaticale della base a cui
categoria della base da cui vengono aggiunti, e non ne
derivano e/o aggiungendo cambiano il significato. Si
un significato nuovo alla limitano ad aggiungere una
parola informazione di tempo, modo,
(es. libr-ai-o) numero, genere
(es. libr-ai-o)

Classificazione per posizione:

Transfisso Circonfisso
Si applicano all’interno Si applicano prima e dopo
Prefissoa della radice la radice Suffiesso
(es. Arabo: KTB scrivere (es. Tedesco: ge-seh-en
KATABA scrisse MAKTABA ‘visto’, ge-mach-t ‘fatto’)
biblioteca)

I suffissi con valori flessionali


(es. Arabo: KTB
si chiamano anche desinenze
Classificazione per statuto: scrivere KATABA
scrisse MAKTABA
 Morfemi liberi sono quelli che possono stare da soli (virtù, ma, a, di, mai, città, tutti i sostantivi
biblioteca)
inglesi in singolare)
 Morfemi legati sono quelli che hanno bisogno di essere accostati (tutte le parti varibili del discorso
su cui sia applica flessione
brava oscarica
derivazione)
il
telefono non mi vedo
un film che mi vedo e
a scelta consigli 5
giorni fuori 5 giorni
fuori vedi ti
Altri morfemi
Il morfema 0 indica che la flessione è distinta dall'assenza del morfema (Inglese: assenza di -s plurale nel
singolare). In italiano è presente in parole invariabili nel genere o nel numero (città)

Allomorfo: ciascuna delle forme diverse in cui si può mostrare un morfema mantenendo lo stesso
significato

 Allomorfia alla radice: modifica della radice a causa della flessione (es: ven-/ venn-/veng-/vien-/
ver-; dev-/dov-/dobb-/debb-)
 Allomorfia fonetica: a causa di un processo di assimilazione fonetica lo stesso morfema assume
forme differenti (es. Italiano: In-utile/ I-logico/Ir-razionale/Im-probabile; Inglese: plurale in [-s] in
[kæts] cats, in [-z] in [ho:sz] horses, oppure in [-z] in [dogz])
 Supplentivismo: Sostituzione della radice con un'altra quando riesce ad indicare lo stesso
significato. Non c'è modo di ricondurre queste parole ad una radice comune poiché hanno una
derivazione linguistica diversa, sono due parole diverse (es. acqua/idrico, gatto/felino,
fegato/epatico, andiamo/ vado)
 Metafonia: nei dialetti, forma di assimilazione a distanza, ovvero modificazione di una vocale
interna per effetto della vocale finale (es. Napoletano: [ˡnirə] dal lat. NĬGRUM, [ˡnera] dal lat.
NĬGRAM)

La questione del genere


“In italiano l’assegnazione semantica è possibile solo nelle prime due classi, -o/-i maschile e -a/-e
femminile, e, ovviamente, per i soli nomi designanti esseri animati. In questo caso, vi è di norma una
corrispondenza tra genere grammaticale e genere inerente“ ... “se in una frase si incontra maestro invece
che maestra o ragazzo invece che ragazza, non si tratta della variazione di una stessa parola secondo il
contesto, ma quelle forme hanno significati diversi (un maestro non è una maestra) e richiamano referenti
diversi. Si tratta quindi di parole diverse [= lessemi diversi]. In questo senso, la categoria del genere pare
distribuirsi in più direzioni all’interno del componente morfologico. Mentre è fuori discussione la sua natura
flessiva in rapporto agli aggettivi e ai modificatori del nome (come gli aggettivi, per i quali la commutazione
di genere è semplicemente un adattamento meccanico al nome a cui si riferiscono), nei nomi lo statuto del
genere varia in rapporto al valore assunto dal tratto [± animato]. In presenza del tratto [+ animato], si è
visto, esso pare configurarsi come prossimo alla derivazione. Al contrario, quando il nome base si
contraddistingue per il tratto [– animato], il genere si accosta alla flessione; in questi casi, vista l’assenza di
un fondamento semantico, la commutazione è impossibile.”
Sintassi
La sintassi è il livello di analisi che si occupa della struttura delle frasi. La frase è l’unità di misura della
sintassi ed è l’entità linguistica che funziona come unità comunicativa, cioè costituisce un messaggio
autosufficiente contenente una predicazione, cioè un’affermazione riguardo qualcosa. Siccome il valore di
predicare qualcosa è tipico dei verbi, ogni verbo autonomo coincide con una frase; ci sono però delle frasi
senza verbo, dette frasi nominali (“buona questa torta”). Generalmente abbiamo una frase quando è
presente un verbo. Le frasi che hanno una composizione più complessa si dicono proposizioni.

Le parole si combinano in frasi seguendo leggi strutturali che sono l’oggetto dello studio della sintassi.

La sintassi può essere analizzata da più prospettive

 Configurazionale
 Sintattica
 Semantica
 Pragmatica informativa

Sintassi configurazionale
La prospettiva configurazionale studia le concatenazioni e le dipendenze fra gli elementi della frase,
scomponendola in pezzi più piccoli: si effettuano dei “tagli” che individuano i costituenti di ogni sottolivello.
Il più importante dei sottolivelli è il livello dei sintagmi. Un sintagma è la minima combinazione di parole
che funziona come un’unità della struttura frasale (della sintassi). I sintagmi(S) sono costituiti attorno una
testa in base alla quale vengono classificati. La testa (T) è la classe di parole, minimo elemento che può
costituire un sintagma (nella frase “la copertina blu”, ’’copertina’’ è la testa. In generale possiamo dire che
tutte le categorie lessicali di parole piene possono essere T di un S. I sotto-costituenti dei vari S, ovvero
elementi che si possono attaccare alla T, possono dare vita a S anche complessi. I ranghi di complessità di
un S vengono individuati dalla ‘’teoria X-barra’’: secondo tale teoria ogni S è composto da una T e da un
modificatore della testa (Spec). Ogni T può a sua volta coincidere con un altro S (composto a sua volta da T
e Spec). Ogni apice indica un sottolivello di crescente complessità.

Il metodo di rappresentazione più diffuso è quello degli alberi etichettati, in cui ogni nodo rappresenta un
sottolivello. Gli elementi che stanno al termine di ogni singola diramazione, collegati allo stesso nodo, sono
costituenti fratelli. Possono comparire i determinanti, ossia tutti gli elementi che occorrono davanti un
nome e svolgono la funzione di determinare il referente da esso indicato (gli articoli sono una sottoclasse
dei determinanti).
Funzioni sintattiche
Ruoli che i sinragmi assimo nella struttura sintattica della frase: soggetto, oggetto, complementi.

Il soggetto è il sintagma nominale dominato direttamente dal nod F.

La reggenza esprime tutti i processi in cui la teste ne sceglie un altra, un verbo sceglie la forma e il valore
semantico del suo complemento. Il verbo essendo la testa del suo sintagma può decidere il ruolo.

La valenza linguistica
Le funzioni sintattiche vengono assegnate a partire da schemi valenziali che configurano il quadro minimale
della frase. Ogni verbo stabilisce il numero e la natura logica degli argomenti minimi ad esso implicati in
base al proprio significato. Gli argomenti possono anche non essere esplicitamente presenti all’interno
della frase. La maggior parte dei verbi sono:

 Zerovalenti (es. piovere): piove


 Monovalenti (es.dormire): IO dormo
 Bivalenti (es. amare): IO amo TE
 Trivalenti (es. dare): IO do a TE QUESTO
 Tetravalenti (es. spostare): IO sposto QUESTO da QUESTO a QUESTO

Anche se ci sono casi in cui verbi bivalenti (es. lavare) possono comportarsi come uno zerovalente (es.
l’inserviente lava, stira e dorme), come già detto la valenza si riferisce al significante logico e generico del
sintagma (quindi l’inserviente laverà sempre qualcosa anche se nella frase è omesso per rendere la frase
generale). In questi casi parliamo di valenza omessa. Una valenza effettivamente realizzata invece esprime
tutti gli argomenti effettivamente legati al verbo.

Ad eccezione dei verbi metereologici che sono sempre zerovalenti (piovere), tutti i verbi hanno almeno una
valenza che coincide con il primo argomento, ovvero il soggetto (unico argomento per i monovalenti). In
lingue come l'italiano l'omissione del soggetto è sistematica quando il riferimento del soggetto è
rintracciabile comunque nel contesto. Anche se omesso il soggetto continua ad influenzare gli argomenti di
cui è testa. Le lingue in cui il S può essere omesso si chiamano pro-prodop

Nei verbi transitivi la seconda valenza coincide con il complemento oggetto. I Monovalenti non sono verbi
transitivi ma possono diventare bivalenti in alcune situazioni particolari (es. Ha dormito un sonno profondo;
Gianni corre la maratona). In questo caso è presente un complemento detto oggetto interno, espande il
significato del verbo ed è interno allo stesso. È un particolare caso effettivo e non modifica la valenza.

Il sistema valenziale organizza i sintagmi in base a come riempiono le valenze, non come ma quali
argomenti si uniscono al verbo.
Mentre gli argomenti sono costituenti frasali obbligatori dal punto di vista semantico (perché legati al
significato del verbo), i circostanziali sono opzionali a livello logico, non sono necessari al significato del
verbo.

Bivalente intransitivo (ha due valenze ma la seconda viene realizzata in modo indiretto, con lausilio di una
preposizione )

I ruoli semantici
I ruoli semantici determinano il modo in cui il referente di ogni sintagma contribuisce e partecipa all’evento
rappresentato dalla frase intesa come rappresentazione di una scena in cui i diversi elementi interpretano
dei ruoli in termini di ciò che accade. Questi ruoli vengono dette funzioni semantiche.

 Agente: chi compie volontariamente l’azione


 Paziente/Tema: Entità che subissce l’azione
 Esperiente: entità che sperimenta uno stato fisico o psicologico
 Comitativo: Entità che partecipa all’attività svolta dall’agente
 Fine/Beneficiario: entità che trae beneficio o a vantaggio della quale si compie l’azione
 Strumento: entutà per mezzo della quale l’azione viene compiuta
 Locativo: luogo in cui avviene l’azione
 Provenienza: luogo da cui un’entità si muove
 Destinazione: luogo verso cui un’entità si muove
 Dimensione: indica una misura una grandezza

La tipologia linguistica
Metodi di classificazione delle lingue:

 Cronologica: riconosce la continuità di una lingua in vari stadi nella storia di una lingua
 Genealogica: famiglie linguistiche, studio delle lingue in base alla loro etimologia, confronto tra più
lingue per ricavarne l'"apparentamento" (famiglie: indio-europee, caucasica, afro-asiatica... Rami:
germanico, romanzo, slavo...)
 Geografica: dove una lingua è parlata (lingue europee, anatoliche) ATTENZIONE:diverso da lingue
indo-europee. (es. Nelle lingue europee sono comprese le lingue uraliche che non sono indio-
europee)
 Tipologica: studio della struttura. Lingue molto diverse e lontane possono avere strutture

La tipologia linguistica studia gli schemi strutturali che ci permettono di distinguere le lingue in tipi. 6.000
lingue ma solo 4 tipi principali dal punto di vista della formazione delle parole. È un modo per studiare la
variazione linguistica, la lingua è un prodotto del linguaggio che è a sua volta un prodotto biologico, uguale
per tutta la specie. Si occupa di individuare che cosa c’è di uguale e che cosa c’è di differente nel modo in
cui, a partire dai princìpi generali che governano le ‘lingue possibili’, le diverse lingue storico-naturali sono
organizzate e strutturate, attuando scelte tra loro compatibili nella realizzazione di fatti o fenomeni
universali che ammettono più soluzioni. La tipologia è dunque strettamente connessa con lo studio degli
‘universali linguistici’, proprietà ricorrenti nella struttura delle lingue.

Le lingue possono essere suddivise in tipi linguistici indentificando:

 Gli universali linguistici sono proprietà ricorrenti nella struttura delle lingue (es. tutte le lingue
hanno le vocali). Un universale può essere:
- assoluto: la presenza o l’assenza di una proprietà è enunciata senza fare riferimento a
connessioni con altre proprietà della lingua
- implicazionale: hanno la forma: ‘se x, allora y’ (implicazione logica): pongono in relazione
due o più proprietà, subordinandone una all’altra
 Caratteristiche variabili, che definiscono la somiglianza tra lingue classificata dalla vicinanza
tipologica
 Caratteristiche morfologiche: le lingue hanno modi diverse di fare le parole. In unico suono
possiamo riconoscere più segmenti, il numero di segmenti che compongono un suono e le loro
funzioni distinguono le lingue.

Tipologia morfologica
Dal punto di vista morfologico le lingue differiscono in 4 famiglie o tipi:

1. Isolanti: isolano i singoli morfemi, le parole sono tendenzialmente monomorfemiche e


coincidono tendenzialmente con i morfemi stessi. Non esiste la morfologia (i nomi non si
distinguono per caso, per genere, per numero; i verbi non presentano differenze di persona, di
numero, di tempo o di modo…). Per indicare le relazioni tra parole si impiega lo stesso ordine nel
susseguirsi di vari elementi e alcune particelle per tempo, numero… (es. cinese mandarino,
vietnamita)
2. Polisintetiche o incorporanti: impiegano tanti morfemi in una singola parola, spesso i morfemi
coincidono con quelle che in altre lingue sono intere frasi. Sono presenti molti casi di
incorporazione, viene espresso il verbo e lo oggetto su cui agisce con un unico morfema (es.
siberiano, chukchee)
3. Flessivo-fusive: anche altre lingue hanno la flessione, ma queste lingue fondono le informazioni
grammaticali in un unico esponente. In alcuni casi le flessioni possono interessare anche la radice
(anche le lingue semitiche sono flessivo-fusive impiegando la “flessione a pettine”). Sono dotate
di Morfemi cumulativi, morfi in cui non c’è una corrispondenza biunivoca tra morfema e morfo:
possono portare più tipi di informazioni grammaticali (es. o di gatto, contiene sia genere che
numero). In alcuni casi particolari, detti amalgami, non si possono distinguere i morfemi originali
che hanno generato il morfema presente. Si suddividono ulteriormente in:
- Flessive-sintetiche: le relazioni grammaticali si realizzano in una sola parola (Latino: feci, exii)
- Flessive-analitiche: le relazioni grammaticali si realizzano anche con più parole (Italiano: feci/ho
fatto, uscii/sono uscito)

4. Agglutinanti: Ogni parola contiene tanti affissi quante sono le relazioni grammaticali che devono
essere indicate. (es. turco)

Tipologia sintattica
Da un punto di vista sintattico le lingue del mondo si distinguono in base :

ordine dei costituenti

 SVO (testa-complemento)
 SOV (complemento-testa)
 VSO
tipi di marcature

 marcatura sulla testa


 marcatura sul complemento
 doppia marcatura

marcature sintattiche

 nominativo-accusativo
 ergativo-assolutivo
Pragmatica informativa
Il piano della pragmatica informativa si occupa della funzione comunicativa della frase. Ci possono essere
vari modi di collocare i costituenti della frase per esprimere un informazione(frase dichiarativa,
interrogativa, esclamativa e imperativa). L'intento comunicativo viene influenzato dalla partizione della
frase in fattori pragmatici informativi. Distinguiamo tre diverse opposizioni:

 tema e rema. Il Tema è ciò di cui si parla, mentre il rema è ciò che si dice su ciò di cui si parla, la
predicazione che viene fatta attorno al tema. Tutta la comunicazione mette generalmente prima il
tema e poi rsema. Ogni frase è rematica ma esistono frasi atematiche (Prendi la valigia)
 Dato e nuovo. dato è ciò che nella frase è noto, già precedentemente espresso nella frase o facente
parte di una conoscenza comune. Il nuovo è l’informazione non nota.
 In rilievo e in sottofondo. In rilievo è ciò che nella frase viene evidenziato rispetto a ciò che
costituisce un informazione di meno valore che viene posta invece in sottofondo. La rilevanza viene
posta grazie al focus, l’elemento che nella frase ha maggiore carico informativo. Il focus può essere
informativo quando introduce una nuova informazione oppure contrastivo, quando corregge o si
oppone ad un’affermazione precedente

Spesso questi tre fattori coincidono tra loro e con i ruoli sintattici. Infatti la maggior parte delle lingue del
mondo tende a inserire il tema nella parte iniziale della frase e il rema nella parte successiva. Altrettanto
diffusa è la tendenza a far coincidere il tema con il soggetto, seguito poi dalla parte rematica composta dal
verbo e dall’oggetto: in “Gianni mangia la mela”, Gianni è S, tema, dato e quindi in sottofondo.

Una lingua dispone anche dei meccanismi strutturali che consentono di mutare l’ordinenon marcato dei
costituenti per otte nere determinati effetti informativi.

 Dislocazione a sinistra: si manda a tema un costituente rematico disponendolo nella parte sinistra
della frase, mentre accantio al verbo viene posta una particella clitica anaforica (pronome che
rimanda che si riferisce ad un costituente precedentemente espresso) “il televisore lo spegne
elena”
 Dislocazione a destra: si rende tema un costituente rematico spostandolo nella parte destra della
frase, accanto al verbo si pone un clitico cataforico (pronome che fa riferimento ad un costutuente
successivamente espresso nella frase “Elena lo spegne, il televisore”
 Rematizzazione a sinistra: Maria volevo salutare. Mettere in rilievo un elemento mettendelo
all'inizio. Tipica struttura meridionale (MONTALBANO SONO)
 Tema sospeso: viene messo in rilievo il tema della frase spostandolo a sinistra e dividendolo dal
resto della frase. Non è mai presente la marca sintattica(Elena, le avevamo chiesto un favore) e
spesso neanche il clitico (elena, avevamo chiesto un favore)
 Frasi scissa è la frase in cui c'è la formazione e x che x. È la mela che mangia gianni non la pera.
Usare la frase scissa mette in risalto il focus, la mela. In questo caso la frase è contrastiva, corregge
e contrasta l'informazione precedente. La frase originale è: Gianni magia la mela.
 Enunciati: non dividono tra tema e rema. Arriva il treno