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Graffi - Scalise Le lingue e il linguaggio

CAP I - CHE COS'E' IL LINGUAGGIO


1. La linguistica, il linguaggio e i linguaggi
Linguaggio: sistema di comunicazione tra emittente e ricevente
I diversi linguaggi (animale, computer, umano...) hanno una struttura specifica. La linguistica cerca leggi generali per questa struttura -->
disciplina descrittiva e non normativa come la grammatica descrive come effettivamente si esprimono le persone.
2. Caratter. rorie !el linguaggio u"ano
Discreto: i suoi elementi si distinguono gli uni dagli altri per limiti !en definiti (lettere distinte ecc). "uello animale (es. api) invece
continuo, cio per cam!iare messaggio non modifiche nette (cam!io lettera) ma sottili e graduali.
Doppia articolazione: pochi fonemi privi di significato proprio formano, se com!inati insieme, un numero altissimo di segni (#entit$ con
significante e significato). %elle api invece ogni piccolo movimento ha un significato, e non composto da piccoli movimenti privi di
significato.
&i creano sempre parole nuove, a differenza che negli animali.
Ricorsivit: frasi sempre nuove inserendo una frase nell'altra --> numero frasi possi!ili infinito. %on c' ricorsivit$ negli animali.
(iscretezza e ricorsitiv$ ci sono invece entram!e nel linguaggio informatico.
Dipendente dalla struttura: complesse relazioni tra gli elementi di una frase, anche non direttamente adiacenti se questi non sono !en
sistemati la rendono agrammaticale. Il linguaggio informatico di solito indipendente dalla struttura, cio ogni elemento determinato solo
da quelli adiacenti )...o.* ma non vero+++,
I tentativi di insegnare un linguaggio umano alle scimmie (usando quello per sordi, dato che l'anatomia non permetteva loro di articolare
parole) sono falliti: comunicano s-, ma non hanno ricorsivit$ e non imparano automaticamente come i !am!ini.
#. Il linguaggio e le lingue
Linguaggio: sistema di comunicazione dotato delle caratteristiche di cui sopra
Lingua: forma specifica che questo sistema assume nelle varie comunit$.
.li umani hanno un linguaggio e tante lingue.
Universali linguistici (#elementi comuni alle varie lingue): ricorsivit$ e dipendenza dalla struttura
(ifferenze tra lingue: ordine delle parole
CAP II - CHE COS'E' UNA LINGUA
La lingua un sistema articolato in pi/ sistemi, livelli linguistici: dei suoni (fonologia), parole (morfologia), frasi (sintassi), significati
(semantica). *gni livello interdipendente con gli altri.
1. Parlato e scritto
La linguistica privilegia la lingua parlata, perch0:
- ci sono lingue parlate e non scritte la scrittura aspetto secondario
- il !am!ino impara prima a parlare, e lo fa in modo naturale, non come per lo scrivere
- la parlata cam!ia pi/ in fretta della scritta, che invece tende a mantenersi
In pi/ gli alfa!eti (che servono a scrivere) sono spesso incongruenti con i suoni (vedi inglese)
2. Astratto - concreto
*gni volta che parlando si ripete una lettera, questa diversa (per durata, altezza...) per1 ogni ripetizione ha qualcosa di 2uguale2 che la
distingue da un'altra lettera.
&u un livello astratto, c' una e una sola 3a3, che si pu1 poi realizzare in n modi diversi su un livello concreto. La distinzione tra 3a3 ed 3e3
linguistica, quella tra le loro concretizzazioni no.
4.5 2Langue2 e 2parole2 (&aussure)
Parole: esecuzione linguistica concreta realizzata da un individuo.
Langue: lingua della collettivit$, sociale e astratta, che l'individuo non pu1 modificare da solo.
La langue necessaria perch0 gli atti di parole siano intellegi!ili, la parole necessaria perch0 la lingua funzioni.
4.4 6odice e messaggio (7a8o!son)
Codice: insieme di potenzialit$ astratto tipo il punto e la linea del codice morse.
Messaggio: atto concreto costruito sulle unit$ !ase fornite dal codice.
4.9 6ompetenza ed esecuzione (6homs8:)
Competenza: ci1 che l'individuo sa della propria lingua, in astratto
Esecuzione: ci1 che ne fa, in concreto
;arole, messaggio ed esecuzione pi/ o meno si equivalgono langue e competenza sono diverse (la prima sociale, la seconda individuale)
#. Conoscen$e linguistic%e !i un arlante
9.5 fonologica
<n italiano sa quali suoni sono della sua lingua e quali no cam!ia automaticamente il suono della c passando da amico ad amici, ecc
9.4 morfologica
<n italiano sa che quasi tutte le parole finiscono in vocale, possiede un certo voca!olario, in grado di formare parole nuove e applicare
suffissi e prefissi, capendo quando non si pu1 fare
9.9 sintattica
6ostruiscono e capiscono senza pro!lemi frasi nuove, capendo quando sono agrammaticali
9.= semantica
>iconoscono il significato, intuiscono la sinonimia e l'antonomia (sinonimi e contrari), interpretano frasi am!igue, colgono relazioni di
significato tra le parole
9.? la grammatica dei parlanti
6ostruita da fattori innati e acquisiti. Il !am!ino non sa regole ma le acquisisce a partire dai dati, costruendosi una grammatica. "uella dei
li!ri un pallido tentativo di descrivere quella grammatica l-+
&. Una lingua non reali$$a tutte le ossi'ilit(
*gni lingua non ha tutti i suoni possi!ili, n0 il lessico per descrivere ogni cosa specificamente, n0 realizza tutte le possi!ilit$ morfologiche
(ad es non tutti i suffissi si possono applicare a tutte le parole), n0 sintattiche (ad es l'ordine delle parole non pu1 essere totalmente a caso)
). Sintag"atico e ara!ig"atico
Rapporti sintagmatici: i suoni sono influenzati da quelli adiacenti. &i hanno tra elementi in praesentia, cio co-presenti.
Rapporti paradigmatici o associativi: esistono tra tutti i suoni che possono comparire nello stesso contesto (ad es stolto, sdoganare, scorta,
sgom!ro...), ma solo in asentia, cio se c' un suono non pu1 esserci l'altro. @utti i suoni che possono comparire nello stesso contesto
hanno qualcosa in comune, ad es quelli elencati formano la classe di suoni occlusivi.
@ali rapporti non ci sono soltanto tra suoni ma anche tra tutti gli elementi che sono reciprocamente condizionati (ad es 2il questo2 non si pu1
dire: o dici il o dici questo, quindi hanno un rapporto paradigmatico in 2il mio li!ro2 le parole hanno un rapporto sintagmatico, perch0 si
influenzano: non si potre!!e dire 2il mia li!ro2).
Le desinenze dei ver!i hanno rapporti paradigmatici tra loro --> formano un paradigma di forme che si possono aggiungere (una ad
esclusione dell'altra) alla stessa !ase.
*. Sincronia e !iacronia
Lo studio del cam!iamento linguistico nel tempo diacronico lo studio di una lingua senza considerare il fattore tempo sincronico.
+. Il segno linguistico
<na parola un segno. <n segno unione di significato e significante. <n segno ha:
- distintivit: !otte si distingue da notte ecc...
- linearit: si estende nel tempo (se parlato) o nello spazio (se scritto) --> quindi c' un prima e un dopo
- aritrariet: l'accordo tra significante e significato convenzionale. Accezioni all'ar!itrariet$ sono le forme onomatopeiche, che fra l'altro
evolvendosi possono perdere l'origine sonora e diventare convenzionali.
I segni possono essere anche non linguistici (cartello stradale...).
Linguistica: studia i segni linguistici
Semiologia o semiotica: studia segni in generale
,. Le -un$ioni !ella lingua
&econdo 7a8o!son, ci sono B componenti necessarie alla comunicazione linguistica. C ciascuna di esse corrisponde una funzione linguistica
secondo questo schema:
parlante - emotiva
referente (ci1 di cui si parla) - referenziale
messaggio - poetica
canale (attraverso cui si comunica) - f$tica
codice - metalinguistica
ascoltatore - conativa
(escr delle funzioni:
- emotiva: si realizza quando il parlante 2esprime2, pi/ che comunicare. &i realizza spt nella lirica.
- referenziale: informare in modo neutro
- poetica: il messaggio costruito in modo tale da costringere a ritornare sul messaggio stesso per apprezzarne il modo in cui formulato
(suoni, parole...)
- f$tica: controllare se il canale aperto (2mi sentiD2)
- metalinguistica: si parla del codice stesso (un li!ro di grammatica)
- conativa: comando o esortazione rivolti all'ascoltatore perch0 cam!i comportamento.
*gni tipo di testo realizza prevalentemente una delle funzioni Ea8o!soniane.
.. Lingua e !ialetti
italiano standard - italiano regionale (%ord-6entro-&ud) - dialetto locale.
In realt$ la stratificazione pi/ complessa: italiano scritto - parlato formale - parlato informale - regionale - dialetto di 8oin0 (regione
dialettale, tipo veneto, lom!ardo...) - del capoluogo di provincia - locale
1/. Pregiu!i$i linguistici
%on c'erano lingue semplici che poi si sono evolute: tutte le lingue hanno sistemi fonologici, morfologici e sintattici complessi.
@utte le lingue hanno una loro logica interna.
I dialetti sono complessi come una lingua (tant' che le lingue nazionali spesso sono dialetti in origine).
Le lingue sono facili o difficili da imparare a seconda della lingua di partenza )...ma va'DDD,

CAP III - LE LINGUE 0EL 1ON0O

Intro!u$ione
L'organizzazione Linguasp!ere ha classificato le lingue del mondo in F ordini di grandezza secondo il numero di parlanti. L'inglese ha pi/
di un miliardo di parlanti ed F l'italiano G. La statistica tiene conto anche di chi parla una lingua come seconda lingua, e parte dal
presupposto che tutti gli a!itanti di un paese ne parlino la lingua (cosa che non vera ad es per gli anziani italiani che parlano solo dialetto).
Cltre classificazioni, pi/ rilevanti dal punto di vista linguistico:
Genealogica: due lingue sono parte dello stesso gruppo se derivano dalla stessa lingua originaria (o lingua madre, che diverso da
madrelingua), ad es le lingua romanze hanno come lingua madre il latino, e fanno parte anche di una linea genealogica pi/ ampia,
l'indoeuropeo, che una famiglia linguistica. <nit$ genealogiche dalla pi/ ampia alla pi/ ristretta: famiglia linguistica - gruppi (o classi) -
sottogruppi (o rami).
"ipologica: due lingue sono tipologicamente collegate se hanno caratteristiche comuni. %on detto che ci sia anche un legame genealogico,
anche se possi!ile.
#reale: affinit$ tra lingue genealogicamente non collegate, ma che si parlano in luoghi vicini e quindi si sono influenzate. Lingue di questo
tipo formano una lega linguistica. Cd es cinese e giapponese non hanno la stessa lingua madre, ma si sono influenzate c' poi la lega
linguistica delle lingue slave, appartenenti a gruppi diversi (pur avendo la stessa famiglia linguistica indoeuropea) ma con caratteri comuni.

1. Classi-ica$ione genealogica2 le -a"iglie linguistic%e
Hamiglie linguistiche principali:
- indoeuropea
- afro-asiatica (cui appartengono fra l'altro egiziano, ara!o, e!raico)
- uralica (finlandese, estone, ungherese...)
- sino-ti!etana (cinese mandarino, ti!etano...)
- niger8ordofaniana (lingue su!sahariane come il sIahili)
- altaica (asia centrale: turco, mongolo...)
6i sono altre famiglie consistenti pi/ alcune minori, le quali comprendono ciascuna poche lingue ( il caso delle lingue amerindiane degli
indiani d'america, molte e non collegate fra loro oppure del !asco in europa).
&i pu1 dimostrare che due lingue sono apparentate, ma non che... non lo sono. "uindi anche lingue finora considerate divise potre!!ero
rivelare una comune origine.

2. La -a"iglia linguistica in!oeuroea
Intorno al 5J9K si dimostr1 che sanscrito (antica lingua indiana) e lingue europee sono collegate --> da ci1 il termine famiglia linguistica
indoeuropea. A' suddivisa nei gruppi:
- indo-iranico: coi sottogruppi indiano (comprendente lingue antiche come sanscrito e vedico, e ancora parlate come hindi e urdu) e iranico,
ulteriormente suddiviso in occidentale (persiano antico e moderno, curdo...) e orientale (afgano...)
- tocario: rappresentato da due lingue estinte chiamate @ocario C e L
- anatolico: lingue estinte, come l'ittita
- armeno
- al!anese
- slavo: diviso nei sottogruppi orientale, occidentale, meridionale
- !altico: lituano, lettone e varie lingue estinte
- ellenico: greco
- italico: suddiviso nei sottogruppi orientale (lingue poi estinte come osco, um!ro, sannita) e occidentale (da cui deriva il latino e quindi le
lingue romanze)
- germanico: suddiviso in orientale (gotico), settentrionale (svedese, danese...), occidentale diviso in anglo-frisone (da cui l'inglese) e
neerlando-tedesco (olandese, nederlandese, afri8aans parlato dai coloni in africa, :iddish dialetto degli e!rei tedeschi)
- celtico: suddiviso in gaelico (irlandese, gaelico di &cozia) e !ritannico (gallese, !retone...)

&i nota che classificazione genealogica e geografica non coincidono.

#. La classi-ica$ione tiologica
;u1 essere morfologica o sintattica.

#.1 3iologia "or-ologica
$solante: quasi totale mancanza di morfologia. I nomi non si distinguono n0 per caso, n0 genere n0 numero i ver!i non hanno differenze di
persona, tempo, modo ecc. ;er indicare le relazioni tra le parole si fa quindi grande uso di particelle. Hunziona cos- il cinese, ma anche un
po' l'inglese (ver!i indeclina!ili...).
#gglutinante: ogni parola contiene tanti affissi (cio forme da legare alla parola) quante sono le relazioni grammaticali che devono essere
indicate gli affissi si 2sommano2 tra loro.
%lessiva: tipica delle lingue indoeuropee. 6aratteristiche:
- le relazioni grammaticali sono indicate da un unico suffisso. A' quel che accade in latino: -i!us indica sia a!lativo sia plurale, mentre una
lingua agglutinante come il turco avre!!e usato un suffisso per indicare l'a!lativo e ci avre!!e attaccato un altro suffisso per indicare il
plurale.
- c' flessione interna: variazione della vocale radicale della parola (esco - uscii). %elle lingue semitiche, a differenza che nelle indoeuropee,
la flessione interna non riguarda solo alcuni ver!i ma tutti, e allora si parla di tipo morfologico introflessivo.
- si suddivide in sottotipo analitico (come in italiano, si possono usare anche pi/ parole per realizzare una relaz grammaticale: uscii3sono
uscito), sintetico (si usa una sola parola, come in latino: eMii) e polisintetico (un'intera frase si pu1 esprimere con una sola parola, come in
eschimese)

Le lingue possono avere alcune caratteristiche riconduci!ili a una tipologia e altre a un'altra.

#.2 3iologia sintattica
Indaga l'ordine delle parole in particolare:
- se ci sono preposizioni o posposizioni (preposizioni messe dopo, es in giapponese si dice 2cena dopo2, non 2dopo cena2)
- la posizione del ver!o rispetto a soggetto e oggetto. I tipi di ordine dominanti sono &N*, &*N e N&*.
- la posizione del complemento di specificazione (indicato dalla . di genitivo) rispetto al nome cui si riferisce
- la posizione dell'aggettivo rispetto al nome cui si riferisce
Asistono correlazioni sistematiche nelle varie lingue tra queste caratteristiche, e si possono riassumere negli universali implicazionali, cos-
detti perch0 si implicano a vicenda:
5) N&*3;r3%.3%C
4) &N*3;r3%.3%C
9) &*N3;o3.%3C%
=) &*N3;o3.%3%C
In generale, si pu1 concludere che la differenza fondamentale tra ordine N* e *N (indipendentemente dal soggetto):
N* preposizionale e mette sia aggettivo che genitivo dopo il nome
*N posposizionale e li mette prima.
6hiaramente una semplificazione (ad es le lingue di tipo = sono *N ma mettono l'aggettivo dopo) ci sono anche lingue che non seguono
nessuno di quei quattro schemi.

&. I siste"i !i scrittura !elle lingue !el "on!o
$deografico (o logografico): come quelli degli antichi egizi o sumeri, oggi dei cinesi. Cd ogni sim!olo corrisponde un concetto. Oa poi
sopraggiungeva un uso fonetico di questi sim!oli (detti ideogrammi): se due di essi, per un caso di omonimia, venivano pronunciati allo
stesso modo, diventavano intercam!ia!ili nella scrittura. (a ci1 nato il sistema silla!ico.
Sillaico: certi segni passano a indicare certi gruppi di suoni. Il numero di segni passa dalle migliaia del sistema ideografico al centinaio.
#lfaetico: ela!orato nella 4P met$ del II millennio a.6. da popolazioni semitiche i Henici non lo inventarono ma lo trasmisero ai .reci. C
ogni suono corrisponde un segno, in teoria in pratica non cos- (ad es in inglese...), perch0 le lingue si sono evolute: una volta anche
l'inglese si pronunciava com' scritto, ma la forma grafica non stata al passo dei cam!iamenti nella lingua parlata.
I .reci adattarono l'alfa!eto fenicio da quello greco derivano l'alfa!eto latino e il cirillico.
Il sistema di scrittura non connesso all'apparentamento fra le lingue: lingue non apparentate possono usare lo stesso alfa!eto e viceversa.

CAP I4 - I SUONI 0ELLE LINGUE2 5ONE3ICA E 5ONOLOGIA

Intro!u$ione
%onemi: suoni che funzionano linguisticamente, andando a formare parole. C volte si influenzano reciprocamente.

1. 5onetica
#rticolatoria: studia la produzione dei suoni.
#custica: studia la natura fisica e la propagazione dei suoni.
Uditiva: studia la ricezione del suono.

5.5 L'apparato fonatorio
&e l'aria esce solo dalla !occa si producono suoni orali, se anche dal naso suoni nasali.

5.4 6lassificazione dei suoni
&econdo tre parametri: modo di articolazione (come si posizionano gli organi della fonazione), punto di articolazione (dove si modifica il
flusso d'aria: sulle la!!ra, denti, palato...), sonorit$ (se le corde vocali vi!rano il suono sonoro, altrimenti sordo).
&u questi parametri si !asa l'alfa!eto fonetico internazionale.

5.9. 6lassi di suoni
&ocali: l'aria esce senza incontrare ostacoli. &ono sempre sonore.
Consonanti: l'aria o momentaneamente !loccata o attraversa una fessura stretta. &ono sia sonore che sorde.
Semiconsonanti: articolate come le vocali e sempre sonore, hanno anche caratteristiche delle consonanti (ad es non fanno nucleo di silla!a).
Sonoranti: raggruppa vocali, semiconsonanti, liquide e nasali. &i tratta di fonemi tutti sonori, il cui flusso d'aria esse a!!astanza
li!eramente. @utti gli altri suoni sono ostruenti in cui il flusso d'aria incontra ostacoli.

2. I suoni !ell'italiano
Nedi schema pag GF.
4.5 6onsonanti dell'italiano
Nedi pag JK-J5 )non riesco a trascrivere i sim!oli fonetici,
4.4 Nocali dell'italiano
&ono sette )vedi schema pag J5-J4,
&i classificano secondo la posizione della lingua che le pronuncia, che pu1 essere:
alta o !assa rispetto al palato
anteriore o posteriore
con la!!ra arrotondate o no
4.9 6om!inazione di suoni
'essi consonantici: com!inazioni di consonanti. 6i sono delle restrizioni (tipo in italiano se una parola inizia con tre consonanti, la prima
per forza una s)
Dittong!i: com!inazioni di vocali e approssimanti (cio semiconsonanti3semivocali). ;ossono essere ascendenti (approssimante seguita da
vocale accentata) o discendenti (vocale accentata seguita da approssimante)
$ato: com!inazione di due vocali appartenenti a silla!e diverse (idea, !eato)

#. Suoni e gra-ia
<n sistema grafico coerente quando a un suono corrisponde un solo segno e viceversa. In italiano ci sono alcune incoerenze:
- due sim!oli diversi per un suono: cuore3(uando
- due suoni scritti con lo stesso sim!olo: sera3rosa, razza3mezzo, cera3carta
- due o tre sim!oli si uniscono per rappresentare un solo suono: legno, esci, c!e, aglio ecc.
- sim!oli solo grafici, cui in quella parola non corrisponde alcun suono: la i in .iorgio o in scienza, la !

&. 3rascri$ione -onetica
I suoni possono essere semplici o geminati (#raddoppiati, anche per le vocali).
La lung!ezza si indica con : (i due punti) messi dopo il suono da allungare (nel caso delle affricate, che si scrivono foneticamente con due
segni affiancati, : va messo dopo il primo segno).
L'accento si indica con ' (l'apice) messo prima della silla!a accentata. &ui monosilla!i si pu1 non indicare.
Le maiuscole e gli apostrofi non si indicano.

=.5 6onfini
C volte si indicano i confini di silla!a (con un punto .), morfema (Q) e parola (R a inizio e fine parola).

). 5onetica e -onologia
%onetica: studia l'aspetto fisico dei suoni
%onologia: studia la funzione linguistica dei suoni, indagando:
- quali sono i fonemi di una lingua, cio se a un diverso suono corrisponde un diverso significato (ad es in italiano pronunciare la r o la >
moscia non cam!ia il significato della parola)
- come si com!inano i suoni fra loro
- come si modificano com!inandosi


?.5 6ontesto
Distriuzione di un suono: certi suoni possono comparire solo vicino a certi altri. 6lassi di suono simile hanno distri!uzione simile.

?.4 Honi e fonemi
%oni: suoni scelti da una lingua per usarli nel linguaggio articolato. Sanno valore linguistico se sono distintivi (differenziano il significato
delle parole)
Coppie minime) coppie di parole differenziate per un solo suono nella stessa posizione (premo3tremo)
%onemi: segmento fonico con:
- funzione distintiva
- non scomponi!ile in altri segmenti con funzione distintiva
- definito solo da caratteri che a!!iano valore distintivo
I fonemi (indicati tra !arre o!lique) sono unit$ astratte, che si collocano a livello di langue, di competenza essi si realizzano nei foni (tra
parentesi quadre), che sono invece al livello concreto di parole, di esecuzione*
Suoni intercamiaili: possono trovarsi nel medesimo contesto (ad es 3p3 e 3!3 lo sono: pare e are...)

?.9 Le regole di @ru!ec8oE
&ervono a sta!ilire se due foni a!!iano valore distintivo e siano quindi fonemi di una certa lingua.
);er la definizione rigorosa delle tre regole vedi pag JF-FK,
;rima regola: se due suoni usati nello stesso contesto cam!iano significato alla parola o la rendono irriconosci!ile, sono realizzazioni di
fonemi diversi.
&econda regola: ...viceversa TT
@erza regola: se due suoni simili a livello articolatorio non si possono mai trovare nelle stesse posizioni, sono varianti com!inatorie dello
stesso fonema

La linguistica statunitense ha preferito i concetti di:
distriuzione contrastiva (si ha quando due foni nello stesso contesto danno vita a parole di significato diverso --> e allora sono
realizzazione di due diversi fonemi)
distriuzione complementare (quando due foni non possono mai ricorrere nello stesso contesto, e tuttavia sono foneticamente simili -->
allora sono due allofoni dello stesso fonema)

?.= Cllofoni
Il fono )s, pu1 esserci solo in un certo contesto (iniziale di parola prima di vocale, finale di parola, prima di consonanti sorde), e )z, a sua
volta solo in un contesto diverso da quello di )s, (tra due vocali o prima di consonanti sonore). &ono due foni che non possono ricorrere
nello stesso contesto, per1 sono simili: ecco realizzate le condizioni di una distri!uzione complementare. &i dir$ allora che c' un solo
fonema, 3s3, che a seconda del contesto si realizza come )s, o )z,.
Cnalogamente, n velare e n la!iodentale possono stare solo in contesti diversi e sono perci1 allofoni del medesimo fonema 3n3.

?.? Narianti li!ere
&arianti liere: due foni possono trovarsi nello stesso contesto e non cam!iano il significato della parola.

)molto utile schema pag F4,

?.B *pposizioni fonologiche
!a -are6

*. 3ratti !istinti7i
+inarismo: teoria di 7a8o!son secondo cui ogni fonema si pu1 definire dicendo se ha o meno un certo tratto distintivo, quindi per scelte
!inarie.
Le caratteristiche considerate sono elencate a pag F?.

+. 8egole -onologic%e
Hanno cam!iare un suono in un altro a seconda del contesto (ad es la c che diventa velare o affricata a seconda della vocale che ha dopo).
&i scrivono: C --> L3UUU6, cio: il suono C diventa il suono L quando vicino a 6.
(escrizione strutturale: la parte di regola che descrive la situazione esistente prima che si verifichi il fenomeno
6am!io strutturale: la parte di regola.... dopo il fenomeno

G.5 ;arentesi
%ella scrittura delle regole fonologiche, le parentesi:
tonde: racchiudono una condizione facoltativa, ad es se scrivo g(:) intendo 2il suono g o il suono g raddoppiato...2
graffe: racchiudono pi/ suoni fra i quali si pu1 scegliere, tutti ugualmente !uoni per applicarci la regola in questione

G.4 >egole fonologiche espressi in tratti !inari
Le regole si possono esprimere indicando direttamente i fonemi coinvolti, ma anche scrivendo fra parentesi quadre un tratto distintivo che
ne accomuna diversi. &e il tratto c' si fa precedere dal Q, se no dal -.

,. 5eno"eni -onologici e tii !i regole
Le regole possono cam!iare tratti distintivi, inserire o togliere segmenti (metatesi) o cam!iarne l'ordine.

J.5 Cssimilazioni
"otali: il segmento assimilato sparisce (ad es inQragionevole --> irragionevole)
Parziali: il segmento cam!ia (ad es inQpro!a!ile --> impro!a!ile).
L'assimilazione poi progressiva se il segmento che la provoca prima di quello che viene assimilato, altrimenti regressiva.
6i sono assimilazioni diacroniche, avvenute nell'evolversi delle lingue (ad es nel passaggio dal latino all'italiano: factum --> fatto).
Dissimilazione: processo inverso all'assimilazione.
Metafonesi: assimilazione che coinvolge due segmenti non adiacenti.
#rmonia vocalica (c' anche quella consonantica): in turco e ungherese, l'assimilazione avviene anche tra parole vicine.

Cancellazione: eliminazione di un segmento in certi contesti, ad es quando:
- si aggiunge un suffisso a una parola e la vocale che lo precede viene cancellata.
- la vocale finale cancellata sotto influsso della parola seguente (lo al!ero...)
- troncamento: cancellaz facoltativa di una )e, o una )o, a fine ver!o (andar..)
$nserzione (o epentesi): pi/ rara della cancellazione, ad es in spagnolo davanti a sc si aggiunge una e (2escuola2)

Riduzione) un segmento diventa meno forte, ad es per
- degeminazione
- coalescenza)fusione di due segmenti in uno unico, spesso per semplificare la strutt silla!ica.
- inde!olimento consonantico come la c toscana...
Rafforzamento: diventa pi/ forte, ad es per
- geminazione
- dittongazione) crea un dittongo da una vocale.
Le silla!e non accentate tendono a su!ire fenomeni di riduzione, quelle toniche di rafforzamento.

.. La silla'a
(ef fonetica: 2unit$ prosodica di foni agglomerati attorno a un picco d'intensit$2
(ef fonologica: vede una correlaz tra silla!a e parola
In italiano formata da un nucleo sillaico (costituito da una vocale o un dittongo), eventualmente preceduto da un attacco e3o seguito da
una coda. %ucleo Q coda formano la rima.
A' aperta se non ha coda, altrimenti c!iusa.
#plologia: cancellazione di una silla!a quando due parole si uniscono a formarne una unica, quindi per composizione (cavalliQleggeri -->
cavalleggeri)

1/. 0alla arola ai tratti !istinti7i
)schema inutile a pag 5K9,

11. 5atti soraseg"entali
Hinora a!!iamo considerato fenomeni fonologici legati a segmenti, cio fonemi. Oa ce ne sono altri:

55.5 Lunghezza
(urata temporale dei suoni. In italiano la lunghezza delle vocali non tratto distintivo (com'era in latino), quella delle consonanti s-.
55.4 Cccento
;ropriet$ delle silla!e e non dei segmenti. In italiano non ci sono regole che rendano prevedi!ile dove va l'accento. 6' qualche regola ma di
tipo morfologico (ad es i ver!i al passato remoto 9P persona cant1 lod1...). %elle lingue con accento fisso, questo non pu1 essere
ovviamente un carattere distintivo.
&e una parola ha pi/ accenti, il primario indicato con l'apice e il secondario col pedice.
55.9 Intonazione
Le dichiarative hanno curva melodica con andamento finale discendente, le interrogative ascendente. In italiano le interrogative si
distinguono solo grazie all'intonazione.
55.= @ono
<na silla!a si pu1 pronunciare ad altezze diverse. In cinese tratto distintivo.

L'accento pu1 cam!iare
nella derivazione (un primario pu1 diventare secondario).
per l'esigenza di alternanza ritmica: come nel caso di aritmie, che si formano:
affiancando due silla!e toniche (torner$ s/!ito --> t1rneras/!ito)
affiancando troppe silla!e atone (non so se te lo dar$ --> non s1 se t lo dar$)
%eutralizzazione: D+D+D+D+D

=.G 'aturalezza: un fenomeno fonologico presente in molte lingue pi/ naturale di uno sporadico.


12. Il siste"a -onologico !ell'inglese
)...io propongo di ignorarlo.,

1#. 0i7ersit( -onologica tra le lingue
)idem,

CAP ) - LA S38U33U8A 0ELLE PA8OLE2 1O85OLOGIA

Intro!u$ione
Morfologia: studio delle parole e delle forme che possono assumere. Le parole possono essere semplici, ad es )capo,, o complesse (divise in
prefissate )eM-capo,, suffissate )capetto,, composte )capostazione,). Antram!e possono essere flesse per genere, numero...

1. La no$ione !i arola
<nit$ del linguaggio. %on possi!ile trovarne una definizione univoca, perch0 incerte lingue ci sono lunghissime parole composte, frasi
concentrate in una parola unica... dove parola s'intende elemento tra due spazi !ianchi - ma questa definizione vale solo per le lingue che
hanno una scrittura+
Parola fonologica (tutto ci1 che si raggruppa attorno a un accento primario), morfologica e sintattica sono diverse (ad es capostazione
morfologicamente una parola, fonologicamente due perch0 ha due accenti...).
<na possi!ile definizione considerare parola quell'unit$ che non pu1 essere interrotta dall'inserimento di altre unit$.

5.5 @ema, radice e forma di citazione
Lemma o forma di citazione: forma che si trova sul dizionario, non flessa.
<n ver!o ha una desinenza flessiva, tolta la quale resta il tema, che suddivisi!ile in una radice e una vocale tematica.

2. Classi !i arole
%ome, ver!o, aggettivo, pronome, articolo, preposizione, avver!io, congiunzione, interiezione. Clcune classi sono variaili, altre
invariaili alcune c!iuse (non si potranno aggiungere altri elementi), altre aperte.
%ome e ver!o sono parti del discorso universali, ci sono in tutte le lingue le altre no.
Le parti del discorso si possono definire, pi/ che secondo criteri semantici, secondo pi/ precisi criteri distriuzionali, cio su come si
2distri!uiscono2, si associano alle altre parti del discorso: non si possono mettere insieme a caso nomi, ver!i, articoli ecc.

4.5 6ategorie e sottocategorie
6ome nella fonologia, anche qui si possono distinguere tratti per distinguere ulteriormente in sottocategorie le parti del discorso (ad es
nome: umano, comune, numera!ile, animato, astratto). C ogni sottocategoria sono associa!ili solo determinati suffissi.

#. 1or-e"a
A' la pi/ piccola parte di una lingua dotata di significato. A' un segno linguistico, dotato di significante e significato. @ale significato pu1
essere:
lessicale: che non dipende dal contesto ad es lir- un morfema lessicale che significa insieme di fogli stampati
grammaticale: esprime una funzione grammaticale e riceve significato anche dal contesto ad es la -i di li!ri significa 2plurale2 la
preposizione di ha funzioni diverse a seconda del contesto.

9.5 Oorfemi li!eri e legati
Lieri: possono stare da soli in una frase
Legati: devono aggiungersi ad altre unit$ (ad es i morfemi flessivi, i suffissi, i prefissi)

9.4 ;arola e morfema
Le parole possono essere mono, !i, trimorfemiche e oltre.

9.9 Oorfema e allomorfi
#llomorfo: rappresentazione concreta di un morfema, che un'unit$ invece astratta. (i solito a ogni morfema corrisponde un allomorfo, ma
in certi casi pi/ di uno: ad es gli articoli i e gli sono due allomorfi, la cui distri!uzione determinata dal contesto fonetico.

&. 5lessione, !eri7a$ione e co"osi$ione
Derivazione: avviene con l'aggiunta di un affisso (prefisso, infisso o suffisso).
Composizione: forma parole nuove a partire da due esistenti.
%lessione: aggiunge alla parola di !ase informazioni su genere, numero, caso, tempo, modo, diatesi, persona.

). 1or-ologia co"e rocesso
<na categoria lessicale pu1 nascere come tale o diventarlo a partire da una parola che faceva parte di una categoria diversa (centro (nome)
--> centrale (agg)). 6i si pu1 chiedere come avvengono i processi di derivazione o di composizione.
6omposizione: com!ina due forme li!ere.
(erivazione: com!ina una forma li!era e una legata.
;refissazione: aggiunge un morfema a sinistra della parola, di norma non ne cam!ia l'accento n0 la categoria lessicale
&uffissazione: aggiunge un morfema a destra, di norma cam!ia l'accento e la cat. lessicale: da nome a ver!o o aggettivo (o a volte resta
nome), da ver!o a nome o aggettivo, da aggettivo a nome o ver!o o avver!io.

?.5 Cltri processi
Conversione: cam!iamento di cat. lessicale senza aggiunta di infissi (ad es vecchio --> il vecchio)
Reduplicazione: raddoppiamento parziale o totale (di un segmento o di tutta la parola) pu1 avvenire in varie lingue in fase di composizione,
derivazione o flessione.
Parasintesi: ver!ale o aggettivale, unisce a una parola sia un prefisso sia un suffisso, ma la sequenza prefissoQ!ase o !aseQprefisso, da sole,
non hanno significato.

*. Allo"or-ia e suleti7is"o
Suppletivismo: c' quando in una serie morfologicamente omogenea si trovano radicali diversi, con evidenti rapporti semantici ma non
formali (ad es vado - andiamo). ;u1 essere:
- forte: l'intera radice diversa
- deole: c' una !ase comune riconosci!ile
L'allomorfia si esprime attraverso un'alternanza motivata fonologicamente, il suppletivismo no. *vvero: c' una regola per cui 2corretto2
diventa 2correzione2 e si deduce dal fatto che ci1 vale per molti altri aggettivi simili: perfetto-perfezione, distratto-distrazione... perci1
2corretto2 e 2correzione2 sono due allomorfi. Invece il passaggio da 2Crezzo2 a 2aretino2 tipico solo dei nomi etnici, non rappresenta una
regola generale perci1 si pu1 dire che un caso di suppletivismo (de!ole).

+. Parole se"lici e arole co"lesse
Semplici: non derivate n0 composte altirmenti sono complesse.

,. Parole su--issate
6lassi di suffissi:
Deverali: formano nomi d,azione o deverali astratti che rappresentano l'atto espresso dal ver!o (ammirare --> ammirazione) in certi casi
diventano concreti (costruire-->costruzione) prendendo il nome di nomi risultato. <no stesso nome pu1 essere astratto e concreto a seconda
del contesto.
#gentivi: giornal-aio, post-ino...
&alutativi: accrescitivi, peggiorativi, vezzeggiativi...
Clcuni suffissi prediligono legarsi a certe !asi piuttosto che ad altre.

.. Parole re-issate
&oprattutto nomi e aggettivi, seguiti dai ver!i. Clcuni sono specifici di am!iti particolari (scientifici...).

1/. 1or-ologia e signi-icato
C significati diversi possono corrispondere suffissi diversi altre volte lo stesso suffisso si usa per significati diversi (tipo -aio in genere chi
vende qualcosa, ma orologiaio costruisce anche orologi...).
La semantica di una parola complessa composizionale quando il suo significato pu1 essere tratto dall'analisi degli elementi che la
compongono. C volte non possi!ile, se magari la parola nel lessico da molto tempo e ha assunto significati idiomatici non pi/ desumi!ili
dai suoi componenti.

11. Co"osti !ell'italiano
In italiano la composizione forma essenzialmente nomi, tranne quando il composto formato da:
- due aggettivi
- un agg di colore pi/ un nome (giallo oro...)

55.5 @esta dei composti
A' il costituente che condivide col composto la cat. lessicale e i tratti sintattico-semantici (il significato, il genere...). Cd es campo un
nome, camposanto un nome anch'esso, allora campo la testa capostazione un capo, non... una stazione, quindi capo la testa.
55.4 Cncora sulla testa dei composti
In alcune lingue si identifica a seconda della posizione. In italiano di regola a sinistra, ma in casi di calchi dall'inglese, residui latini e
regole non pi/ produttive si trova anche a destra.

55.9 6omposti e sintagmi
&i distinguono dal fatto che:
- un composto una parola, quindi non ci si pu1 inserire nulla in mezzo un sintagma no.
- i componenti di un composto sono invisi!ili alla sintassi, che invece considera tutto il composto nell'insieme (per cui ad es nella frase non
ci si pu1 riferire con un pronome a un componente del composto da solo)

55.= Cltri tipi di composti
'eoclassici: due forme legate di origine greca o latina.
$ncorporanti: si forma un ver!o composto, il cui primo elemento il complemento oggetto (ad es to !a!:sit)
Sintagmatici: ad es 2a pipe and slipper hus!and2, 2un marito pipa e pantofole2. A' una costruz pi/ sintattica che morfologica, infatti si
possono inserire altri elementi in mezzo
Reduplicati: composti costituiti dalla stessa parola ripetuta.
"roncati: composti il cui primo elemento viene troncato.

55.? 6omposizione e flessione
A' difficile prevedere la flessione di un composto, ci sono possi!ilit$ diverse tutte realizza!ili (capistazione, ma capogiri e capimastri).

55.B 6omposti endocentrici, esocentrici e dvanva )..o.* ma che cazzo +++,
Endocentrici: composti che hanno una testa.
Esocentrici: senza una testa riconosci!ile (ad es dormiveglia non n0 un dormire n0 una veglia...).
Dvanva: tipici del sanscrito ma ci sono anche in italiano, hanno due teste (ad es cassapanca: una cassa, ma anche una panca, ed entram!i i
nomi concordano con cassapanca)

12. 8egole !i riaggiusta"ento
"uando in un composto ad es qualche suono viene cam!iato o eliminato.

CAP 4I - LESSICO E LESSICOLOGIA

Intro!u$ione
6' un lessico dei parlanti e uno dei dizionari.
I morfemi (le parole semplici) di una lingua devono essere memorizzate per essere usate, non si deducono le parole in gran parte si
memorizzano e un po' si producono, le frasi si inventano seguendo regole.

1. Il lessico "entale
I parlanti hanno conoscenza di un proprio dizionario mentale di parole, del loro funzionamento (declinazione dei ver!i ecc) e di come si
traducono i suoni in segni alfa!etici.
%on si sa !ene se le forme flesse siano sempre derivate tramite regole o in parte memorizzate come sono (spec. le irregolari)

2. 0i$ionari
<n dizionario si pone a livello della langue* A' formato da lemmi. &i costruisce a partire da corpora scritti (ad es tutto ci1 che ha scritto
(ante). <n parlante non ne conosce tutte le parole, ma ne conosce altre che nel diz non ci sono.

4.5 <n esempio: la preposizione 2a2
)paragrafo inutile,

4.4 Lessicalizzazioni
Aspressioni il cui significato non desumi!ile dalle parti che lo compongono, ad es le espressioni idiomatiche, che infatti sono spiegate sul
dizionario. @ale processo trasforma un gruppo di parole in un'unit$ lessicale che si comporta come una parola sola.
Grammaticalizzazione: una parola perde il suo significato lessicale per assumerne uno grammaticale (ad es -mente da nome diventa
suffisso)

4.9 &igle e a!!reviazioni
#cronimo: formato dalle iniziali di ciascuna parola
Parole-macedonia o incroci: ad es polfer da polizia ferroviaria

9. &tratificazione del lessico
In ogni lingua il lessico ha diversi strati, ad es l'italiano ha uno strato di parole di origine latina, uno di origine greca, inglese, ecc.. 6erti
affissi preferiscono legarsi a parole di certi strati e non ad altri. C volte strati si mescolano in forme miste (ad es epato!iliare, dal latino e dal
greco).
9.5 &tratificazione dell'italiano
Calc!i: interferenza tra sistemi linguistici diversi per cui, nel passaggio da una lingua all'altra, di una parola viene riprodotta la struttura
morfologica, sintattica o semantica
Prestito: come il calco, ma la riproduzione pi/ centrata sul significante. ;u1 essere:
- adattato: entrato nell'italiano in epoca remota, non pi/ riconosci!ili come straniere. A' possi!ile formarne composti.
- non adattato: non possi!ile formarne composti
I dizionari distinguono anche stratificazioni di uso e registro stilistico (antico, dialettale, letterario...) alcuni segnano le parole anche come
fodamentali (4KKK parole frequentissime), ad alta disponiilit (legati a oggetti quotidiani) e ad alta fre(uenza.

&. 0i$ionari stilistici
6i sono dizionari monolingui, !ilingui, plurilingui, etimologici, sinonimi e contrari...
=.5 (izionari elettronici
)paragrafo inutile,
=.4 .iochi
)paragrafo inutile,
=.9 (izionari inversi
*rdinano le parole in ordine alfa!etico non secondo la lettera iniziale, ma quella finale --> si ottengono liste di parole che terminano con lo
stesso suffisso.
=.= (izionari di frequenza
Lif: lessico di frequenza della lingua italiana contemporanea, mette le parole in ordine di frequenza, specificandone la frequenza nei diversi
tipi di testi (teatrali, romanzi, cinematografici...). ;u1 servire per le lingue straniere, per privilegiare lo studio delle parole pi/ usate.
Lip: come il lif, ma raccoglie campioni di parlato di = citt$ italiane. %e emerge che le parole pi/ usate nel parlato sono quelle pi/ radicate
nell'italiano, piuttosto che gli esotismi.
=.? 6oncordanze
Liste di testi in cui una parola appare.

CAP 4II - LA CO19INA:IONE 0ELLE PA8OLE2 SIN3ASSI

Intro!u$ione
6i sono frasi grammaticali e non. (%on detto che una frase grammaticale a!!ia anche senso). La sintassi cerca i motivi per cui una frase
suona 2!en formata2 e un'altra no anzi, il suo oggetto non solo la frase, ma anche le altre possi!ili com!inazioni di parole (discorsi e testi,
oppure sintagmi, cio gruppi di parole).

1. La 7alen$a
La valenza di un ver!o il numero di elementi a cui quel ver!o deve essere associato affinch0 a!!ia senso. @ali elementi si chiamano
argomenti. 6i sono ver!i:
- avalenti: senza nessun argomento (es piovere)
- monovalenti (es i ver!i intransitivi, cui !asta il soggetto)
- ivalenti (es transitivi)
- trivalenti: ver!i 2di dire2 o 2di dare2
*ltre al ver!o e ai suoi argomenti, in una frase ci sono elementi facoltativi detti circostanziali. C differenza degli argomenti, la loro
collocazione nella frase pi/ li!era.

2. I grui !i arole
6riteri per riconoscere un gruppo di parole (o sintagma):
- movimento: le parole si spostano insieme
- enunciailit in isolamento: hanno senso anche non in una frase completa, se messi nel contesto opportuno.
I sintagmi hanno una testa, ad es in 2a mezzanotte2 la testa a, in 2il poliziotto2 poliziotto. C seconda della testa, si distinguono sintagmi
di tipo preposizionale, nominale, ver!ale, aggetivale.
Coordinailit: gruppi di parole di tipi diversi non sono coordina!ili.
);er rappresentazione sintagmi in diagrammi ad al!ero e parentesi etichettate, vedi pag 5BJ-5BF,
I sintagmi sono i costituenti della frase, e possono essere sudidvisi in altri sintagmi pi/ piccoli, fino ai costituenti ultimi.

4.5 .li indicatori sintagmatici e lo 2schema V-!arra2
!a -are6

#. Le -rasi
9.5 Hrasi e gruppi di parole
"ual la differenza tra frasi e gruppi di paroleD Le frasi hanno un soggetto e un predicato, il cui rapporto di dipendenza reciproca (se c'
uno serve l'altro e viceversa). Invece tra la testa del gruppo di parole e gli altri elementi (modificatori) non c' dipendenza reciproca. "uelle
che genericamente chiamiamo frasi sono:
- espressioni di senso compiuto che sono gruppi di parole con struttura predicativa (soggetto e predicato)
- espressioni di senso compiuto che non sono gruppi di parole e non hanno strutt. predicativa
- strutture predicative senza senso compiuto
Proposizione: frase con struttura predicativa.

9.4 @ipi di frasi
Semplice: non contiene altre frasi, viceversa complessa (o periodo). La frase semplice si pu1 classificare secondo il punto di vista della:
- dipendenza: una frase semplice pu1 essere principale o dipendente la principale pu1 essere o meno indipendente (se ha senso compiuto da
sola).
- modalit: dichiarative, imperative, interrogative (suddivise in interrogative s--no e interrogative Ih, cio quelle che rispondono alle Ih
questions..), esclamative.
- polarit: affermative e negative
- diatesi: attive e passive
- segmentazione: in una frase segmentata, un sintagma messo in rilievo rispetto agli altri (ad es 2questo signore, (io gli ha toccato il
cuore2)
)utile schema pag 5GF,

9.9 >elazioni tra frasi di tipo diverso
"rasformazioni: corrispondenza sistematica tra frasi di tipo diverso, per cui a una dichiarativa corrisponde un'interrogativa che ne differisce
solo per l'intonazione a un'affermativa una negativa che differisce solo per il non ecc..
.razie alla ricorsivit$ in teoria possi!ile costruire frasi con moltissime su!ordinate frasi del genere per1 appartengono alla competenza
del parlante pi/ che all'esecuzione concreta.
Livello di rappresentazione: a un livello astratto, i vari sintagmi si trovere!!ero in una certa posizione, poi tramite un movimento
arrivere!!ero dove li percepiamo )vedi esempio =F' pag 5J5,

9.= @ipi di frasi dipendenti
#rgomentali: frasi che rappresentano argomenti del ver!o della frase principale. Niceversa sono circostanziali.
Hrasi circostanziali: temporali, causali, concessive, finali, condizionali, concessive, comparative
Hrasi argomentali: completive (oggettive e nominali (costituiscono l'argomento di un nome e non di un ver!o: il fatto che....) ), soggettive,
interrogative indirette
Hrasi relative: restrittive (indica, nell'insieme a cui si riferisce, il sottoinsieme da considerare) e appositive (aggiunge informazioni).
)utile schema pag 5J=,
6onsiderando non la dipendenza ma la forma, le frasi si distinguono anche in esplicite (contenenti un ver!o di modo finito) ed implicite.

9.? >appresentazione formale della struttura di una frase
!a -are6

&. Soggetto e re!icato
Le definizioni tradizionali sono corrette, ma parziali: non distinguono i diversi livelli di analisi della frase (sintattico, semantico e
comunicativo).
C livello sintattico)
- il soggetto quell'argomento che ha o!!ligatoriamente stessa persona e stesso numero del ver!o.
- il predicato il ver!o pi/ i suoi argomenti, ovvero il sintagma ver!ale
C livello semantico:
- meglio non parlare di soggetto ma di agente: 2colui che compie l'azione2
- non si parla di predicato ma di azione (o di stato, se la frase non esprime un'azione)
- il soggetto sintattico chiamato esperiente
C livello comunicativo)
- non si parla di soggetto ma di tema, nel senso di tema da svolgere
- al posto di predicato si dice rema

). Categorie -lessionali
.enere, numero, caso, tempo, persona e modo.
#ccordo) se due parole hanno le stesse categorie flessionali.
Reggenza: se una parola ha una certa cat. flessionale perch0 le stata assegnata da un'altra parola, che ha cat. diversa (ad es un nome in un
determinato caso perch0 retto da un certo ver!o)

?.5 .enere, numero e persona
Genere: non c' corrispondenza col sesso. Oolte lingue hanno pi/ generi. %elle lingue romanze c' accordo di genere tra nomi, aggettivi e
predicati.
'umero: in certe lingue c' il duale e il triale. In italiano tutti gli elementi di un sintagma sono accordati in numero con la testa del sintagma
stesso.
Persona: sono tre e si ripetono per ciascun numero (sing e plur in italiano). Il noi pu1 essere inclusivo o esclusivo del parlante, e in certe
lingue le due forme sono distinte.

?.4 6aso
Indica la relazione tra un elemento nominale e le altre parole della frase. Asiste in tutte le lingue, ma solo in alcune si esprime
morfologicamente con una categoria flessionale (e allora si parla di casi morfologici). Il numero di casi morfologici varia a seconda della
lingua.
Il genitivo (espresso come caso morfologico o con preposizioni) esprime la relazione di un nome con un altro pu1 essere soggettivo o
oggettivo )vedi esempi pag 5F?,

?.9 @empo e modo
Il tempo cronologico diverso dal grammaticale (ad es in inglese si usano parole diverse, time e tense) e non c' per forza corrispondenza.
Momento dell,enunciazione (quando si dice una cosa) e momento dell,evento (quando avvenuta3avverr$) sono diversi a volte c' anche un
momento di riferimento, quello della frase principale, distinto dagli altri due (as es in 2quando gianni era gi$ partito da tempo, ;iero
finalmente arriv12 si distinguono i 9 momenti).
#spetto: pu1 essere imperfettivo (se il tempo imperfetto o trap pross, indica azione incompiuta) o perfettivo (pass pross e remoto, trap
remoto, azione compiuta). Oa va precisato che pass pross descrive un evento passato i cui effetti si sentono ancora nel presente (si dice che
compiuto), il pass remoto non ha pi/ rapporto col presente (quindi aoristico).
Modo: atteggiamento del parlante rispetto all'evento descritto dal ver!o:
Oodi finiti:
- indicativo: constatazione
- congiuntivo: desiderio o augurio
- imperativo: ordine
- condizionale: possi!ilit$ o irrealt$
Oodi non finiti (perch0 non distinguono le persone)
- infinito, gerundio, participio

CAP , - IL SIGNI5ICA3O E L'USO 0ELLE PA8OLE E 0ELLE 58ASI2 SE1AN3ICA E P8AG1A3ICA

Intro!u$ione
Semantica: studia il significato delle espressioni linguistiche.
Pragmatica: studia il loro uso.
6os' il significatoD (efinirlo come 2segmento di realt$2 cui una frase si riferisce sare!!e parziale, perch0:
- ci sono differenze nel modo in cui ogni lingua definisce la realt$ - eppure quella realt$ la stessa. Cd es, in inglese Iood significa sia
legno che !osco, ma non che un inglese non sappia distinguere i due concetti.
- esistono relazioni di significato interne alla lingua, al di l$ del rapporto di una frase con la realt$: 2.ianni scapolo, ma sposato2 si
identifica su!ito come una contraddizione, anche se non sappiamo come sia effettivamente .ianni.
- si usano spesso frasi in senso non letterale.

1. Signi-icato, !enota$ione e ri-eri"ento
Significato: modo di indicare la realt$ attraverso espressioni del linguaggio.
Riferimento: realt$ denotata da tali espressioni. Clcuni parlano di denotazione (il lessema in quanto tale) distinta dal riferimento (ci1 a cui
concretamente ci si riferisce in quella tal frase). Cd es le definizione del dizionario di 2gatto2 ne indica la denotazione, il 2gatto2 della frase
2il gatto sta sulla poltrona2 il riferimento.
Il linguaggio umano si pu1 riferire non soltanto alla realt$, ma anche a mondi possi!ili e inesistenti, cui noi possiamo riferirci come se
esistessero allo stesso modo, esistono parole astratte, di cui per1 si parla come di oggetti concreti.

2. Se"antica lessicale
4.5 Cm!iguit$ del significato: omonimia e polisemia
Lessemi amigui: hanno pi/ di un significato. &i pu1 trattare di:
- polisemia: se i significati sono in qualche modo collegati (collo umano e di !ottiglia, mano fisica e di vernice...)
- omonimia: i significati non c'entrano nulla (spesso come frequentemente o grosso, vite che si avvita o plurale di vita...)

4.4 Cncora sulla polisemia
!a -are6

4.9 Astensioni del significato, metafora e metonimia
Metafora: uso traslato di una parola
Metonimia: estende il significato di una parola a un altra connessa al prima da 2contiguit$2

4.= >elazioni di significato: sinonimia, antonomia, iponimia, iperonimia
Sinonimia: stesso significato
#ntonomia: significati opposti, che possono essere proprio contrari (nero3!ianco) o contraddittori (scapolo3sposato)
$ponimia: un significato contenuto nell'altro: uccello iponimo di animale
$peronimia: un significato contiene l'altro

4.? Cnalisi del significato in tratti semantici
!a -are6

#. Se"antica -rasale
Principio di composizionalit: il significato di una frase dipende dalla com!inazione dei significati delle parole che la formano. 6i1 non
vale sempre, ad es nel caso delle lessicalizzazioni.

9.5 @autologia, contraddizione, analiticit$, presupposizione
)@autologia e contraddizione si sa cosa sono,
#naliticit: si presenta in frasi la cui verit$ o falsit$ determina!ile solo sulla !ase del significato dei connettivi frasali (e, o...).
Presupposizione: frase che deve esser vera perch0 le frase conseguenti a!!iano un valore di verit$. Cltrimenti, esse non sono n0 vere n0
false, ma inappropriate.

9.4 Hrasi con quantificatori e pronomi
-uantificatori: tutti, nessuno, qualche, ogni, uno...
Portata del quantificatore: se ad es un pronome si riferisce a qualcuno che dentro al gruppo indicato dal quantificatore, allora nella sua
portata.
In 2ogni ragazzo ama la sua ragazza2, 2sua2 pu1 rientrare o meno nella portata di 2ogni2: se ci rientra, s'intende che ogni ragazzo ama la
propria ragazza se no, sua riferito a una persona al di fuori dell'ogni, la ragazza di qualcun altro. %el primo caso 2sua2 legato, nel
secondo liero.
<n pronome personale non pu1 essere legato entro la frase semplici in cui si trova, un pronome riflessivo invece deve esserlo. In 2.ianni lo
ha ingannato2, lo pu1 riferirsi a chiunque in 2.ianni ha ingannato se stesso2, si pu1 riferire solo a se stesso.

&. Gli atti linguistici
=.5 @ipi di atti linguistici
Locutori: pronunciare parole e sintagmi
Proposizionali: riferirsi a determinate entit$ e dirne le propriet$
$llocutori: constatare, ordinare, consigliare, promettere, ecc
Perlocutori: tentare di produrre un effetto sull'interlocutore (convincerlo...)
In ogni atto linguistico questi atti sono compresenti l'unico che non si realizza sempre il proposizionale. Le varie forme di atti illocutori
non fanno confuse col le diverse modalit$ assunte da una frase: una domanda non per forza una frase interrogativa... in questi casi si parla
di atti linguistici indiretti.

=.4 I performativi
6erti atti illocutori contengono ver!i performativi, cio che, nel momento stesso in cui si pronunciano, compiono un'azione (ad es
2prometto che...2)

). Uso letterale e non !elle esressioni linguistic%e
&econdo .rice, la conversazione regolata da massime, cio raccomandazioni al parlante, di = categorie:
(uantit: fornisci l'informazione necessaria, non scarsa n0 superflua
(ualit: sii veritiero
relazione: sii pertinente alla conversazione
modalit: evita am!iguit$, sii !reve ed ordinato.
C volte queste regole sono violate dal parlante: in certi casi per1 la violazione solo apparente, perch0 il parlante voleva usare certe
espressioni in modo non letterale, realizzando una implicatura conversazionale. 2"ualche studente ha superato l'esame2 avre!!e come
implicazione logica che qualcuno, ma anche tutti, ha superato l'esame invece l'implicatura che solo qualcuno l'ha superato, qualche altro
no: infatti questa la conclusione che meglio segue la massima della quantit$.
Cltre implicature ci sono quando si parla ironicamente o metaforicamente.

CAP . - SOCIOLINGUIS3ICA E 0IALE33OLOGIA

Intro!u$ione
&tratificazione della lingua:
Diastratica (o verticale): differenze tra strati sociali.
Diatopica (o orizzontale): differenze dialettali.
Diafasica: differenze di formalit$.
Diamesica: differenze legate al modo di comunicare (lettera, email..).

1. Linguistica teorica e sociolinguistica
La prima si occupa di 2idealizzazioni2 e studia il linguaggio come capacit$ la seconda considera l'uso effettivo della lingua.

2. Sociolinguistica
Oentre la linguistica pone particolare attenzione alla distri!uzione contrastiva (ad es quella di )p, e )!,), la sociolinguistica si fonda
sull'ipotesi che la variante li!era (ad es )r, e )>, moscia) non esista, perch0 tutte le volte che esistono due modi diversi di dire una cosa,
significa che c' una scelta, e tale scelta pu1 essere correlata a fattori sociali.
I modi diversi di dire una cosa non riguardano solo la fonologia, ma tutti i livelli linguistici )vedi esempi pag 44?,
4.5 6entralizzazione a Oartha's Nine:ard
!a -are6


4.4 6omunit$ linguistica

@utti quelli che parlano una certa lingua ma non omogenea, !ens- stratificata.
4.9 >epertorio linguistico
Insieme di codici e variet$ che un parlante sa padroneggiare. "uando un parlante dispone di pi/ variet$ (ad es italiano standard e regionale)
pu1 passare da una all'altra: il code s.itc!ing.
4.= 6ompetenza comunicativa
6apacit$ dei parlanti di usare la lingua nei modi appropriati alle varie situazioni. A' un fatto individuale, non sociale.
4.? Hunzione di presentazione
;arlando trasmettiamo inconsciamente informazioni su di noi (attraverso l'accento ad esempio)

#. Sociologia !el linguaggio
&tudia la societ$ in rapporto con la lingua, su una scala pi/ ampia rispetto alla sociolinguistica: ad es si occupa di favorire o meno il
!ilinguismo in un'area, determina gli atteggiamenti verso le lingue minoritarie, le riforme ortografiche ecc..

&. Etnogra-ia !ella co"unica$ione
A' una sottodisciplina della sociolinguistica, in quanto si occupa di una particolare relazione tra linguaggio e societ$: si fonda sull'ipotesi che
l'interazione ver!ale sia il luogo principale della trasmissione di schemi culturali, quindi studia queste interazioni nella vita quotidiana.
*sserva ad es chi apre e chiude una conversaz, cosa rappresenta il silenzio, come ci si scusa, ecc..
=.5. I pronomi del potere e della solidariet$
6i sono pronomi di cortesia (lei, voi) e di solidariet (tu) se entram!i gli interlocutori usano lo stesso c,/ simmetria, altrimenti asimmetria.
C seconda dei paesi ci sono a!itudini diverse, tipo in *landa all'uni si danno tutti del tu.

). Lingua e !ialetto
6i sono numerosi criteri per distinguerli, ma non sempre danno soluzioni univoche ci sono dialetti che vorre!!ero essere riconosciuti come
lingue.
La differenza tra lingua e dialetto non 2di sistema2: sono entram!i sistemi linguistici a tutti gli effetti. La diff potre!!e stare nell'ampiezza
lessicale, ma anche quella amplia!ile.

?.5 (ialettologia e geografia linguistica
&tudio dei dialetti che si divide in:
dialettologia diacronica: evoluzione, ad es, del latino in un certo dialetto
geografia linguistica: produce atlanti linguistici, spiegando come si dice ogni parola in ciascun dialetto.

*. 0ialetti in Italia
(ante fu il primo a individuarne 5=, nel De vulgari elo(uentia. *ggi la suddivisione in dialetti:
settentrionali, divisi in gallo-italici (nordovest e emiliaromagna) e veneti (nordest)
toscani
centromeridionali0 tutti gli altri tranne i meridionali estremi (salentino, cala!r. meridionale e siciliano).
)I fenomeni che li caratterizzano sono elencati a pag 49?,
#lloglossia: si parlano lingue straniere, ad es nelle zone di confine o immigrazione

+. 9ilinguis"o e !iglossia
+ilinguismo: tutti gli a!itanti della zona padroneggiano le due variet$
Diglossia: le variet$ sono usate in modo complementare, e una variet$ ha uno statuto socioculturale pi/ 2alto2 dell'altra.
Le due situazioni possono esserci:
entram!e: ad es sai !ene sia italiano che dialetto, ma li usi in am!iti diversi
solo diglossia: solo una parte della popolaz sa l'italiano, il resto solo il dialetto
solo !ilinguismo: sai italiano e dialetto ma non ne dividi gli am!iti
nessuna: molto impro!a!ile che si verifichi, perch0 ci sono sempre differenziazioni interne a una comunit$.

,. Lingue i!gin e lingue creole
Pidgin: lingua occasionale che nasce tra due gruppi di lingue diverse, che o!!ligati a comunicare ne inventano una che riprende lingua
indigena e lingua sovraimposta (ad es da un colonizzatore), creando codici molto semplificati.
Creole: lingua della nuova generazione nata da quelli che parlavano un pidgin. &i sta!ilizza e si crea delle regole.

CAP 1/ - LA 38AS5O81A:IONE 0ELLE LINGUE2 LINGUIS3ICA S3O8ICA

Intro!u$ione
Linguistica storica: studia il mutamento delle lingue nel tempo. &viluppatasi dai primi anni dell'JKK, cerca di ricostruire i suoni originari,
alla !ase delle lingue poi sviluppatesi, col metodo della comparazione tra le lingue. <manisti pre-ottocenteschi credevano che la lingua
cam!iasse solo per cause esterne (tipo invasioni !ar!ariche), tranne (ante che sosteneva che il tempo fosse sufficiente a cam!iarle: la
posizione riconosciuta tutt'oggi come vera. *gni !am!ino che impara la lingua dai genitori ne sviluppa una competenza propria, quindi
diversa differenze cos- lievi, sommandosi nelle generazioni, provocano cam!iamenti forti.

1. Il "eto!o co"arati7o e la ricostru$ione !elle lingue originarie
5.5 6aratteristiche del metodo comparativo
%on vanno confrontate parole a caso per dimostrare che due lingue hanno un antenato comune, perch0 spesso le somiglianze sono dovute a
prestiti. A' meglio confrontare parole 2native2, come quelle che indicano numeri, parti del corpo o nomi di parentela.
Lisogna cercare corrispondenze sistematic!e tra fonemi e morfemi in una certa lingua, ovvero scoprire che a determinati fonemi e morfemi
in una lingua ne corrispondono certi altri in un'altra. 6os- si potr$ dimostrare che anche parole apparentemente molto diverse hanno la stessa
etimologia: il caso di piede e foot.
Le corrispondenze devono trovarsi in molte parole native va poi ricostruito il cammino che ha portato la parola a trasformarsi.
Oentre per le lingue romanze a!!iamo moltissimi scritti nella loro lingua originaria, il latino, per quelle germaniche non ne a!!iamo
nessuno, e tuttavia si pu1 ipotizzare una lingua originaria proto-germanica (o germanico comune).
Le corrispondenze si cercano tra morfemi e fonemi, non tra parole.

5.4 L'al!ero genealogico delle lingue indoeuropee
6onfrontando le lingue pi/ strettamente apparentate, si ricostruisce una lingua originaria (tipo il germanico comune) confrontando le lingue
orig. ricostruite per i vari gruppi linguistici si risale alla lingua orig. dell'intera famiglia (tipo indoeuropeo).
&e ne pu1 disegnare un al!ero genealogico alcuni lo criticano perch0 non prevede contatti tra i rami dell'al!ero in pi/ un gruppo potre!!e
avere alcune caratteristiche comuni con un gruppo C e altre comuni con un gruppo L.
6os- stato ideato un altro modello, la teoria delle onde: alcuni fenomeni linguistici arrivano fino a un certo punto, altri si incrociano, ecc.,
come le onde. Le linee che li delimitano si chiamano isoglosse.
L'al!ero utile a sottolineare le differenze tra i sistemi fonologico e morfologico di un gruppo di lingue inoltre presenta l'indoeuropeo
come lingua omogenea
Le onde rappresentano meglio l'estensione dei fenomeni in una famiglia, anche in senso cronologico, e distingue l'indoeuropeo in dialetti.

5.9 <n esempio di ricostruzione
)paragrafo inutile,

2. Il "uta"ento -onetico e le ;leggi -onetic%e;
Great &o.el S!ift: 2grande mutamento vocalico2 nella lingua inglese, avvenuto all'inizio del '?KK, che ha segnato il passaggio dal middle al
modern english. La grafia dell'inglese non ha seguito quasi mai i mutamenti fonetici questi, operando con assoluta regolarit$, sono stati
definiti come legge fonetica.
@ra fine JKK e inizio FKK, i %eogrammatici sostennero che il mutamento fonetico fosse privo di eccezioni, perch0 queste ultime (che c'erano
sempre) erano comunque dovute ad altri fattori anch'essi spiega!ili. *ggi si conferma questa posizione.
<na legge pu1 presentare eccezioni per motivi riassumi!ili in due gruppi: o fattori esterni alla legge fonetica in questione, o dal contatto con
altre lingue.

)>iassumo qui in un paragrafo unico i par. dal 4.5 al 4.?,

Hattori del primo gruppo:

- Affetto di un'altra legge. Cd es, secondo una legge fonetica, il lat. vinco, lingua, familia doveva in italiano trasformare la 3i3 !reve in 3e3.
Oa secondo il fenomeno dell'anafonesi, la 3e3 tonica italiana diventa 3i3 davanti a nasale velare e a laterale palatale.
- 6ontesto fonetico. &e certi fonemi sono adiacenti a certi altri, su!iscono determinati cam!iamenti diversi da quelli previsti dalla legge
generale.
- #nalogia: un meccanismo che crea forme nuove sul modello di forme esistenti - quindi un fenomeno morfologico, ma crea apparenti
eccezioni a leggi fonetiche. Cd es 2io amavo2 dovre!!e essere 2io amava2 dato che deriva da ama!am, ma ha preso la desinenza o per
analogia col presente 2io amavo2. La forza dell'analogia sta nell'amalgamare le varie forme in un'unica regolarit$ - e le lingue tendono
sempre a regolarizzarsi, tranne che per le forme irregolari di uso molto comune.
- Contaminazione: gli elementi di una forma si mescolano con quelli di un'altra, ma dove l'elemento di una non corrisponde a quello
dell'altra in modo cos- preciso come nell'analogia pi/ una mescolanza.
- Cssimilazione e dissimilazione v. cap IN
- Oetatesi: cam!ia l'ordine dei segmenti, ad es crocodilus --> coccodrillo
- Cplologia v. cap IN par F

Hattori del secondo gruppo (contatto tra lingue):

;restiti linguistici tra lingue:
- culturalmente e cronologicamente sullo stesso livello: ad es. l'inglese pa: dovre!!e essere fa: secondo le leggi fonetiche, ma cos- in
quanto prestito dal francese paier.
- una morta e una parlata. &ono tantissimi in italiano i prestiti da latino e greco. #llotropi: coppie di parole italiane derivanti dalla stessa
parola latina, ma una entrata in italiano secondo un mutamento fonetico 2regolare2, l'altra di 2derivazione dotta2, cio presa a prestito dagli
eruditi in epoca successiva. Cd es dal ple!em latino derivano l'italiano pieve (conforme a tutte le leggi fonetiche) e ple!e, preso a prestito
nel (ue-@recento.
- un dialetto e una lingua standard.

4.B 6onclusione sulle leggi fonetiche
%on sono state trovate reali eccezioni alle leggi fonetiche, ovvero casi in cui un suono C mutato, in una stessa lingua, a volte in L a volte
in 6 quando avviene per i motivi sopra spiegati.
C differenza di quelle scientifiche, tuttavia, le leggi fonetiche hanno validit$ limitata nel tempo e nello spazio: sono corrispondenze
sistematic!e tra suoni in fasi storiche diverse di una stessa lingua.
"ualunque ricostruzione etimologica che implichi corrispondenze diverse deve essere giustificata o dall'individuazione di un'altra legge, o
da un particolare contesto fonetico, o da particolari fattori o dall'entrata nella lingua di prestiti.

#. Il "uta"ento "or-ologico
#nalogia (da 2sviolinare2 posso inventare 2sviolinatore2 per analogia con le parole che terminano in -tore)
Retroformazione: fenomeno per cui L sem!ra derivare da C, ma in realt$ C che deriva da L. &pesso la confusione accade perch0 la vera
parola !ase ha un suffisso in pi/ rispetto alla derivata.
Grammaticalizzazione: un lessema si trasforma in un morfema legato. Cd es -mente in origine era l'a!lativo di mens, e 2sincera mente2
significava 2con mente sincera2 poi mente ha cominciato ad essere percepita come suffisso.
Ricategorizzazione: per il passaggio dai tre generi latini ai due italiani. (i solito i neutri diventano maschili anche grazie al fatto che accusat
neutro e maschile sono uguali ma a volte no, come per 2foglia2.

&. Il "uta"ento sintattico
%e sono esempi il passaggio dal latino in cui c'era solo il perfetto agli italiani passato prossimo e remoto la nascita degli articoli in inglese,
la divisione tra ver!i lessicali (quelli... normali) e i modali (come can).
Il latino una lingua prevalentemente *N (oggetto-ver!o) anche se l'ordine delle parole non sempre fisso e non possiamo chiedere a un
antico romano quale ordine gli sem!ri pi/ normaleTT. Le lingue *N dovre!!ero avere altre caratteristiche, come l'essere posposizionali, ma
questo per il latino non del tutto vero, ha piuttosto molte preposizioni quanto all'ordine %C, non certo fisso, anzi. L'italiano, invece,
una lingua N* e ne possiede regolarmente tutte le caratteristiche.

). Il "uta"ento lessicale e se"antico
Outamento semantico: in !ase alla definizione di significato, un mutamento semantico sar$ un cam!iamento nel modo di indicare la realt$.
Il cam!iamento pu1 avvenire per:
restringimento del significato: ad es il fortuna latino significava sorte, in italiano solo !uona sorte
ampliamento del significato: ad es virtus indicava le qualit$ dell'uomo maschio, in italiano in generale qualit$ positiva
metafora: capire viene da capere#afferrare, quindi la metafora afferrare con la mente
metonimia: contiguit$ col significato precedente: da !uccam#guancia a !occa
sineddoc!e: parte per il tutto: l'inglese stove#stufa viene da stu!e che indicava stanza riscaldata
iperole: da un significato pi/ forte a uno pi/ de!ole
litote: da un significato pi/ de!ole a uno pi/ forte
degenerazione: parola che indicava una cosa di livello elevato passa a indicarne una di livello !asso: facchino deriva dall'ara!o faqih,
originariamente 2giureconsulto2
innalzamento: il contrario.
passaggio da significati concreti a astratti (l'inglese understand#staresotto
passaggio da nomi propri a nomi comuni (il tedesco Waiser#imperatore viene da 6aesar)