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Linguistica Testuale e Pragmatica – Appunti

L’intertestualità

Si tratta della proprietà di un testo di instaurare rapporti con altri testi (citati testualmente, evo-
cati mediante un riferimento esplicito: rimandi intertestuali) o presenti nel contesto culturale di
fruizione e, dunque, contenuto nel deposito attivo di conoscenze.
Si tratta di uno dei sette principi della testualità teorizzati da De Beaugrande e Dressler: esso
riguarda il diverso grado di esplicitazione all’interno del testo a seconda del tipo di rimando scelto.
Il grado di esplicitazione del riferimento intertestuale dipenderà anche dal tipo di testo in cui
esso compare (individuazione di alcune caratteristiche definitorie di un tipo testuale).
I linguisti riconoscono a ciascun parlante una competenza innata: gli studiosi di ispirazione
chomskyana la definiscono come l’insieme delle conoscenze e delle regole grammaticali e lingui-
stiche che permettano al parlante di comprendere (competenza passiva) e formare (competenza
attiva) un numero infinito di nuove frasi. I sociolinguisti e gli studiosi di linguistica testuale la
definiscono come la capacità di servirsi di una determinata parte o di un determinato aspetto della
lingua (es. il lessico o l’insieme di testi).
La competenza testuale (oltre a quella linguistica e comunicativa):
➢ Permette di produrre e riconoscere, interpretandoli, dei testi;
➢ Consiste nella capacità di assegnare un testo ad un tipo, ad una categoria, ad una classe
con cui condivide caratteristiche intertestuali;
➢ Consente di comprendere, per esempio, dopo poche battute, se si sta leggendo o ascol-
tando una barzelletta, le previsioni del tempo, un messaggio elettorale…

Tipi e generi testuali

I tipi testuali, che hanno a che fare con le modalità comunicative e le matrici cognitive che i testi
attivano, non coincidono con i generi, che costituiscono un insieme di convenzioni retoriche e
stilistiche maturate nell’ambito di una determinata tradizione culturale. L’individuazione del ge-
nere (narrativo, epico, lirico) – e spesso del sottogenere (romanzo psicologico, storico, giallo) è
un’operazione fondamentale nel processo di interpretazione di un testo. In altri termini, il ricono-
scimento del genere implica l’individuazione di alcuni pattern che vincolano i passi interpretativi
successivi e le scelte nella fase di ricodifica (traduzione – anche intralinguistica).

Funzioni testuali

La linguistica testuale presenta evidenti applicazioni alla teoria della traduzione: la lingua ha vari
mezzi per assicurare la coesione del pensiero al di là della frase e la coerenza testuale. Il traduttore
si basa su di essi per l’analisi del testo che deve partire dall’individuazione della funzione te-
stuale. I testi sono generalmente multifunzionali, tuttavia si può individuare al loro interno una
funzione predominante (es. tipologia testuale). La classificazione di un testo fonte all’interno di
una funzione aiuta il traduttore a identificare le intenzioni comunicative dell’autore per poterne
tenere conto in fase di traduzione (es. traduzione semantica o comunicativa).
Sviluppando il modello tripartito di Buhler, Jakobson (1966) individua sei funzioni, le principali
sono:
➢ Emotiva (mittente, tipica dei telegrammi);
➢ Referenziale (contesto);
➢ Conativa (effetto sul destinatario, tipica del testo giuridico o pubblicitario);
➢ Fatica (canale);
➢ Poetica (messaggio e contenuto, es. uso del linguaggio figurato);
➢ Metalinguistica (codice).
In traduttologia, vengono riprese le prime tre funzioni jakobsoniane con variazione terminologi-
che. Nida (1975) parla di funzioni espressiva, informativa e imperativa e Newmark (1981) parla
di espressiva, informativa e vocativa.
Funzione emotiva/espressiva

Il testo in cui questa funzione è predominante è incentrato sull’autore e sulle sue sensazioni; ad
esempio:
➢ Testi narrativi;
➢ Autobiografie;
➢ Discorsi;
➢ Corrispondenza personale.
In questi testi lo stile di scrittura personale dell’autore e le sue idiosincrasie sono parte costitutiva
del testo per cui devono essere ricodificata nel testo tradotto.

Funzione referenziale/informativa

I testi in cui questa funzione è predominante sono incentrati sul contenuto. Si tratta tipicamente
di:
➢ Libri di testo;
➢ Resoconti tecnici;
➢ Articoli scientifici.
In fase di traduzione lo stile dello scrittore non deve essere preservato, è il contenuto a dover
essere reso adeguatamente.

Funzione conativa/vocativa

I testi in cui questa funzione è predominante sono incentrati sul lettore, dal momento che il fine
è modificarne il comportamento. Possibili tipologie testuali:
➢ Testi pubblicitari;
➢ Linee guida ufficiali;
➢ Scritti polemici o a scopo persuasivo.
La forma è molto importante, nel senso di rispetto delle convenzioni in uso nella lingua d’arrivo
per ottenere un’equivalenza pragmatica.

La tipologia funzionalistica di Werlich

All’interno di questa tassonomia i testi sono classificati in base e tre variabili principali:
➢ Lo scopo dell’emittente (intenzionalità);
➢ Il destinatario a cui è rivolto il testo;
➢ La situazione entra la quale avviene lo scambio comunicativo.
Werlich distingue cinque tipi testuali:
➢ Narrativo: raccontare un fatto, una storia, es. racconti, articoli di cronaca, corrispondenze
di inviati, relazioni di viaggio, biografie, ecc.;
➢ Descrittivo: delineare le caratteristiche di una persona, di un paesaggio di un oggetto, es.
parti descrittive di opere letterarie, di resoconti di viaggio, di guide ambiente turistiche,
ecc.;
➢ Argomentativo: sostenere una tesi attraverso un ragionamento logico proponendo argo-
menti a favore e confutando le opinioni contrarie, es. arringhe, alcuni saggi scientifici, di-
scorsi politici, articoli di fondo, slogan pubblicitari, ecc.;
➢ Informativo: fornire nozioni utili su personaggi, argomenti o fatti, es. orari dei treni, av-
visi (scritti e orali), saggi divulgativi, ecc.;
➢ Regolativo: indicare particolari norme da rispettare, imporre obblighi e divieti, es. leggi,
regolamenti, statuti, istruzioni per l’uso, ecc.
Tipi co-occorrenti

Un testo può appartenere a un tipo testuale ma presentare occorrenze di diversi tipi testuali. Un
saggio scientifico, ad esempio, può essere sia informativo sia argomentativo (quando l’autore
espone una sua personale teoria). I tipi testuali assoluti sono un’astrazione ed i testi reali sono
praticamente misti perché integrano sequenze diverse. Un articolo di cronaca, ad esempio, oltre a
quelle informative, può contenere sequenze narrative ed argomentative. Un racconto, d’altra
parte, oltre alle sequenze narrative, contiene spesso porzioni descrittive.

Il tipo informativo

Il testo informativo ha lo scopo di arricchire le conoscenze del destinatario su un determinato


argomento, mettendo a sua disposizione dati e notizie di diversa natura. I principali generi che
presentano istanze di tipo informativo sono: manuali scolastici, le voci di enciclopedie, gli articoli
giornalistici, i saggi divulgativi, le guide turistiche. In generale, sono caratterizzati da picchi infor-
mativi che vengono abbassati sia proseguendo nella stesura/lettura del testo, sia focalizzandosi
sul paratesto, es. note a piè di pagina (possono sia innalzare che abbassare il grado di informati-
vità, se sono esplicative abbassano, se aggiungono dettagli innalzano). Essi possono ricorrere al
supporto di paratesto:
➢ Vocaboli e frasi salienti stampati con caratteri diversi (in neretto e in tondo);
➢ Note a margine o a piè di pagine;
➢ Glosse;
➢ Tabelle e grafici;
➢ Schemi;
➢ Elenchi puntati e numerati.

Il tipo argomentativo

Il testo argomentativo si propone di convincere il destinatario della validità di una tesi, impie-
gando una strategia che mira a convincere facendo appello al ragionamento più che a componenti
emotive o irrazionali (persuasione). Generi in cui è predominante il tipo argomentativo sono: le
arringhe degli avvocati, i discorsi politici, alcuni saggi di argomento scientifico o storico, il tema
scolastico. La struttura è facilmente riconoscibile:
➢ Una presentazione del problema;
➢ Una tesi da dimostrare;
➢ Gli argomenti a sostegno della tesi;
➢ Eventualmente: un’antitesi da confutare;
➢ Eventualmente: gli argomenti a sfavore dell’antitesi;
➢ La conclusione in cui si tirano le somme e si dimostra la ragionevolezza della tesi.

Il tipo descrittivo

Ha lo scopo di rappresentare un oggetto, un ambiente, una persona, una situazione. Non è auto-
nomo, infatti si parla più di sequenze descrittive presenti in quasi tutti gli altri tipi di testo. Si fon-
dano essenzialmente sulla dimensione spaziale e ciò determina l’uso ricorrente (in particolare
nelle descrizioni di ambienti e paesaggi) di indicatori spaziali (deittici spaziali). Sono caratteriz-
zati da una sintassi semplice, articolata in frasi brevi, i tempi verbali sono il presente e l’imper-
fetto: entrambi esprimono azioni durative e non puntuali e si prestano dunque a rappresentare
scene. Il lessico è ricco e vario, ma allo stesso tempo preciso (nelle descrizioni di tipo tecnico-
scientifico è frequente il ricordo a termini settoriali). Vi è l’uso di similitudini, il livello di soggetti-
vità variabile dipende dal grado di tecnicità e specializzazione del testo.
Il tipo regolativo

Il testo regolativo fornisce norme, prescrizioni o istruzioni e richiede che il destinatario riconosca
l’autorità dell’emittente. In genere è costituito da porzioni gerarchizzate; nei casi dei testi più for-
mali tali sezioni sono anche numerate o siglate, in modo da essere facilmente reperibili (parate-
sto). L’estensione si qualifica implicitamente come dotato di autorevolezza perché esperto o per-
ché ne detiene l’autorità. L’emittente può rivolgersi direttamente al lettore attraverso l’uso della
seconda persona verbale (in una ricetta: prendete due etti di burro e fatelo sciogliere in pentola)
o adottare le soluzioni più distaccate costituite dall’infinito o dalla costruzione impersonale. Nei
testi legislativi vi è la tendenza al ricorso a un registro formale e a uno stile impersonale.

Il modello di Sabatini

Il modello di Sabatini prevede che si debbano tenere in considerazione due elementi fondamen-
tali:
➢ La materia di base, cioè l’insieme di informazioni attorno alle quali si incentra il testo, i
dati ed i fatti di cui si predica qualcosa;
➢ Il genere del discorso, ovvero il costrutto estetico attraverso il quale l’emittente decide
trattare e di rappresentare la materia di base.
Alla base di questo modello sta la convinzione che esista un’interpretazione più corretta di altre:
quella rispettosa:
➢ Delle intenzioni comunicative dell’autore;
➢ Della cultura in cui è stato creato.
Proposta di classificare i testi in base al loro grado di rigidità/esplicitezza ed alla funzione per cui
sono stati prodotti. Sabatini suddivide i testi in tre categorie:
➢ Testi con discorso molto vincolante (anche massimamente espliciti, es. ricetta, testi di
legge, fogli illustrativi);
➢ Testi con discorso mediamente vincolante;
➢ Testi con discorso poco vincolante (anche minimamente espliciti).

Esplicitezza e rigidità

Alla definizione di esplicitezza e rigidità di un testo concorrono:


➢ La struttura del testo;
➢ La coerenza logica;
➢ L’uso di legamenti;
➢ L’uso della punteggiatura;
➢ La struttura del paratesto.

Semplificazione e facilitazione

Per quanto concerne la riscrittura vi sono due modalità: semplificazione e/o facilitazione; la
semplificazione concerne delle azioni che si compiono a livello linguistico (es. gestione del lessico,
la morfologia, la sintassi, la morfosintassi e la testualità), mentre la facilitazione concerne l’appa-
rato testuale, ossia, serie di interventi volti a rendere più accessibile il testo dal punto di vista
dell’articolazione (es. uso di blocchi, di espedienti grafici, il font, la macrostruttura, il paratesto,
ecc.).
La semplificazione vede l’eliminazione degli elementi di complessità linguistica, mentre la facili-
tazione vede la gradazione, la scomposizione delle difficoltà senza eliminarle dal testo; di conse-
guenza, la semplificazione agisce sul piano della readability mentre la facilitazione agisce sul
piano della legibility.
Semplificare significa riscrivere il testo secondo le caratteristiche proprie dei criteri di semplifi-
cazione (la scrittura controllata, riscrittura). I criteri per una scrittura controllata sono stati ela-
borati da Tullio De Mauro e dal gruppo di ricerca del Dipartimento del Linguaggio dell’Univerisità
La Sapienza di Roma e dal CNR per la reazione di testi ad alta leggibilità, in particolare per la rea-
lizzazione della rivista Due parole; i criteri sono:
➢ La brevità dei testi;
➢ La semplicità delle frasi;
➢ La semplicità delle frasi;
➢ La scelta delle parole più comuni della lingua italiana;
➢ Una organizzazione logico-concettuale dei testi molto curata.
Piemontese, definisce un testo a scrittura controllata come un materiale redatto operando
un’azione continua di metariflessione su:
➢ I destinatari: occorre individuare il punto critico di leggibilità e comprensibilità del pro-
dotto in relazione a chi è rivolto (accettabilità);
➢ I contenuti: organizzazione delle informazioni (chi, che cosa, perché, dove, quando, come,
con quali messi): coerenza, coesione e informatività;
➢ Gli scopi: gli obiettivi del testo berranno esplicitati, proprio per facilitarne la compren-
sione (intenzionalità).
La facilitazione si basa su:
➢ Rielaborazione dell’organizzazione dei contenuti (si sovrappone, in parte, alla sempli-
ficazione);
➢ Esplicitazione: uso di tecniche quali glosse, evidenziazione, sottolineatura, scansione in
sottoparagrafi titolati, aggiunta di materiali iconici a supporto dell’informazione verbale
(strumenti extralinguistici e paralinguistici);
➢ Contestualizzazione dei concetti o degli elementi di complessità linguistica per favorirne
la comprensione in situazione con minor grado di astrazione.
I testi soggetti a semplificazione e facilitazione sono tutti quelli che hanno come obiettivo la co-
municazione istituzionale, dunque, un’inclusione sociale:
➢ I testi scolastici in contesti di classi plurilingue o con alunni con deficit cognitivi (es. stu-
diare una L2);
➢ Testi legislativi;
➢ Testi di informazione medica (es. foglietti illustrativi);
➢ Testi amministrativi rivolti alla cittadinanza (basso grado di scolarizzazione e diversi pro-
fili socioculturali).

Accessibilità e democraticità

Il burocratese è una sorta di antilingua, ossia, una lingua scarsamente accessibile. Galileo Galilei
affermava che «parlare oscuramente lo sa fare ognuno, ma chiaro, pochissimi». Parlare chiaro si-
gnifica avere consapevolezza metalinguistica, degli effetti che la lingua produce.

Semplificazione (plain language) e tecniche di scrittura amministrativa e giuridica

La pubblica amministrazione si serve di molti termini mutuati dal linguaggio giuridico a cui si
somma la terminologia del settore di competenza: ad esempio termini giuslavoristici, medici, po-
litico-economici (ovviamente si possono avere anche altri termini che appartengono ad altri am-
biti, es. medico).
Nella prefazione del Codice di Stile del 1993 del Ministro Sabino Cassese si afferma che «un’ammi-
nistrazione che non si fa comprendere e non sa esprimersi. Atti, moduli, bandi che respingono
(invece di aiutare) il cittadino. Espressioni fuori dall’uso. Anche queste sono cause di quella frat-
tura tra cittadino e Stato, di cui si discetta, in termini altisonanti, senza porvi rimedio. E per portvi
riparo, bisogna cominciare anche dal linguaggio e dallo stile che gli uffici pubblici adoperano, nel
comunicare con i loro clienti abituali. Accade, così, che chi sia chiamato a contribuire, con il paga-
mento delle imposte, alle spese dello Stato, e sia richiesto di riempire moduli rompicapo, abbia
l’impressione di pagare due tasse: una palese, e una occulta, costituita dalle ore trascorse nel riem-
pire il modulo e dall’esercizio di pazienza impostagli. Ecco, dunque, perché occorre anche aggior-
nare lo stile amministrativo».
L’attenzione nei confronti dell’esigenza di semplificare i testi amministrativi e normativi emerge
anche in altri documenti:
➢ 2001: circolare della PCM, Guida alla redazione dei testi normativi;
➢ 2002: Direttiva sulla semplificazione del linguaggio dei testi amministrativi (Dipartimento
della Funzione Pubblica, Fattini > esempi di riscrittura).
Nel 2002 viene emanata la Direttiva sulla semplificazione del linguaggio dei testi amministrativi
del Ministro per la Funzione Pubblica (8 maggio 2002) che contiene una serie di indicazioni per
ottenere la chiarezza degli atti amministrativi, già richiesta dall’art. 8 intitolato Il linguaggio della
Direttiva sulle attività di comunicazione delle pubbliche amministrazioni (07 febbraio 2002): «la
comunicazione delle pubbliche amministrazioni deve soddisfare i requisiti della chiarezza, sem-
plicità e sincerità e, nel contempo, garantire completezza e correttezza dell’informazione».
I testi del 2001 e del 2002 anticipano e insieme avviano un’operazione di revisione, ma al tempo
fu definita semplificazione, del linguaggio amministrativo destinata a incidere profondamente
sulla comunicazione istituzionale. Introducono, inoltre, una nuova raccomandazione per moduli,
prestampati e tutti quegli atti destinanti a essere completati in un secondo momento da persone
di ambi i sessi, dove è opportuno lasciare la scelta tra il genere femminile e il genere maschile (es.
il sottoscritto/a, l’abbonato/a, ecc.).

Interventi a correzione del burocratese

Sul piano lessicale, ad esempio, parole e locuzioni di uso tipicamente burocratico (es. Signoria Vo-
stra, S.V.) viene sostituito da sinonimi più familiare (es. lei), che ne preservano il significato di
partenza. Le modifiche solitamente non agiscono sui tecnicismi e sui termini di dominio, infatti si
cerca di mantenere la correttezza del messaggio originale.
Le modifiche si fanno sentire sul piano sintattico:
➢ Riduzione della lunghezza media della frase;
➢ Maggior esplicitazione dei soggetti che compiono le azioni: le forme impersonali diven-
tano personali (es. si fa presente > le ricordiamo);
➢ Trasformazione del passivo in attivo;
➢ Lo scioglimento delle nominalizzazioni in particolari contesti sintattici (es. per inabitabi-
lità > quando un immobile viene dichiarato inabitabile).

Verso un linguaggio inclusivo

Diversamente da quanto successo in altre realtà, in Italia le iniziative per promuovere il linguaggio
inclusivo non hanno mai assunto un carattere sistematico, ma sono rimaste sporadiche e basate
sulla volontà di singoli operanti in istituzioni a livello di regione, provincia, comune. Numerosi
sono ancora gli stereotipi attraverso i quali viene codificata la normalità dei ruoli maschili e fem-
minili; gli stereotipi che mentre assegnano ai primi funzioni attive nella sfera pubblica, relegando
le seconde nei circuiti delle relazioni familiari ed affettive che inibiscono le capacità di elaborare
forme alternative di identità.

Polite

A tal proposito, un’importante iniziativa sul piano istituzionale è rappresentata dal progetto Polite
(Pari opportunità e libri di testo), realizzato dagli editori in collaborazione con il Ministero delle
Pari Opportunità. Il progetto nasce dalla necessità di valorizzare la differenza di genere nella cul-
tura scolastica, al fine di consentire alle nuove generazioni una maggiore consapevolezza delle
identità di genere per favorire nuove relazioni fra uomini e donne. Il progetto mira ad un’educa-
zione dei giovani alla parità dei sessi in una prospettiva di uguaglianza delle opportunità.

La variazione linguistica nell’italiano delle leggi


Eurolect Observatory Project analizza le varietà legislative (giurilinguistica) che si formano a li-
vello europeo, cercando di notare le eventuali convergenze linguistiche (condizioni per cui si af-
fermano dei tratti comuni, sempre considerando le differenze linguistico-tipologico tra le lingue);
il progetto comprende:
➢ Prima fase: 2013-16;
➢ Seconda fase: 2017-20.
Il progetto considera 12 lingue: finlandese, francese, greco, inglese, italiano, lettone, maltese, olan-
dese, polacco, spagnolo, tedesco, ungherese. Comprende 30 studiosi e studiose coinvolgendo 22
Università europee: Austria, Belgio, Italia, Finlandia, Francia, Greci, Lettonia, Malta, Olanda, Polo-
nia, Svizzera, Ungheria.
L’idea è che ci fosse un’azione esercitata da una variabile principale, il contesto, considerando
l’asse diafasico, considerando il contesto sovranazionale (europeo) e nazionale, in cui i testi si
vanno ad inserire. Nei testi legislativi europei si evidenzia l’azione di due forze opposte: da un lato
l’esigenza di semplicità e chiarezza a livello redazionale, dall’altro la necessità di armonizzare cul-
ture giuridiche diverse.
I testi legali dell’Unione Europa non hanno un autore riconoscibile come altri testi che apparten-
gono allo stesso genere e non hanno nemmeno una lingua fonte in un senso convenzionale, visto
che tutte le versioni linguistiche dello stesso testo hanno un’egual forza legale. Piuttosto, essi sono
il prodotto di un processo di revisione/traduzione multilaterale di un testo maestro in accordo
con il principio di egual autenticità di ogni lingua dell’Unione. I testi devono essere facilmente
allineabili: si tiene conto del fatto che quei testi devono essere tradotti in 23 lingue: un testo non
vive in isolamento o come se fosse un testo fonte in senso stretto; esso deve essere messo in rela-
zione ad altri testi, che faranno ugualmente fede.
La revisione del testo è operata dai giuristi-linguistici, figure cardine all’interno del processo di
redazione delle leggi europee; essi sono prima di tutto giuristi, ma sono esperti anche di diverse
lingue; verificano e controllano che non ci siano termini ed espressioni che potrebbero dar adito
ad un dubbio interpretativo all’interno di un contesto nazionale.
I testi giuridici dell’UE vedono 24 versioni ufficiali, che fanno fede ugualmente e sono redatte at-
traverso la traduzione; in generale, l’UE prevede una sovranazionalità del diritto, i testi ufficiali
non hanno una vera e propria traduzione. Le due lingue che costituiscono due famiglie di diritto:
inglese e francese. La traduzione legale multilingue della legislazione europea è il risultato di un
grande sforzo e compromesso spesso reso in modo da ottenere una armonizzazione sociale, poli-
tica e legale attraverso l’uso di una lingua il cui motivo è predominantemente prescrittivo: le leggi
sono scritte in lingua la cui funzione non è solo di esprimere o trasportare conoscenza e informa-
zione.

Che cos’è l’euroletto?

Goffin nel 1994 parla di eurolècte ed è il primo a ipotizzare la presenza di caratteristiche non solo
sul piano lessicale. Mori parla di euroletto, che viene utilizzato per riferirsi a una varietà legislativa
distinta da quella nazionale con varianti co-occorrenti a diversi livelli. L’analisi condotta a partire
dall’Eurolect Observatory Multilingual Corpus prova quantitativamente la sua esistenza. Si descri-
vono le caratteristiche di nove euroletti: finlandese, francese, greco, inglese, italiano, neerlandese,
polacco, tedesco, spagnolo, polacco.
I fenomeni condizionati dal contesto UE:
➢ Europeismi: nuovi concetti e referenti introdotti dalla partecipazione a una realtà sovra-
nazionale come quella UE;
➢ Neologismi europei (es. comiatatologia);
➢ Europeismi sintagmatici (es. procedura di codecisione, principio di proporzionalità, Com-
missione europea, etc.);
➢ Europeismi semantici (es. armonizzazione, adesione, direttiva, comunitario, europeo);
➢ Acronimi europei (es. CEE, TUE, COREPER);
➢ Metafore europee (es. pilastri dell’unione, mercato interno, casa comune europea).
Caratteristiche indotte da contatto

Considerando vs considerato (nel preambolo della legge), conformemente vs in conformità, concer-


nente vs riguardante. Vi sono calchi sintattici: e/o, contro+N (contro la discriminazione), non+Adj
(non discriminatorio).

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