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PROGRAMMA DI LINGUISTICA GENERALE

(PROF. FLORIDA NICOLAI)


UNIVERSIT DEGLI STUDI DI PISA
FACOLT DI LINGUE E LETTERATURE STRANIERE
CURRICULUM B
Le Lingue e il Linguaggio
(G. Graffi S. Scalise)
CAPITOLI 1, 2, 4, 5, 7 E 8
CAPITOLO 1
Che cos il linguaggio?
1.1
LA LINGUISTICA, IL LINGUAGGIO E I LINGUAGGI
La linguistica una disciplina descrittiva, o pi esattamente lo studio scientifico del linguaggio.
Tutti i linguaggi sono sistemi di comunicazione, servono cio a trasmettere informazioni da un
individuo (mittente) ad un altro (ricevente o destinatario).
Il linguaggio naturale (o linguaggio umano) ha una struttura largamente specifica e quindi molto
diversa sia dai linguaggi animali, sia dai linguaggi dei computer, quindi la linguistica meglio
definita come lo studio scientifico del linguaggio umano.
Con studio scientifico si intende il tipo di metodologia e di analisi dei problemi che caratterizza
qualunque scienza, le cui caratteristiche sono le seguenti:
Formulazione di ipotesi generali che rendano ragione di una molteplicit di fatti particolari;
Formulazione chiara e controllabile di tali ipotesi.
Anche la linguistica, come le altre scienze, si trova di fronte a una molteplicit pressoch infinita di
fatti e il suo compito quello di ricondurre essi ad alcune leggi generali che governano
l0organizzazione e la struttura del linguaggio umano.
Ci ci chiarisce la ragione per cui la linguistica non sia una disciplina normativa (ossia che indica
ci che si deve e non si deve dire), ma descrittiva, che spiega ci che effettivamente si dice.
1.2
CARATTERISTICHE PROPRIE DEL LINGUAGGIO UMANO
Una caratteristica che distingue il linguaggio umano dai linguaggio di molte specie animali che
esso discreto, ossia i suoi elementi si distinguono tra loro per lesistenza di limiti ben definiti,
mentre nei linguaggi animali, che sono continui, possibile specializzare sempre pi il segnale.
Inoltre nei linguaggi animali linventario dei segni un insieme finito, mentre per il linguaggio
umano esso infinito, poich si creano sempre nuove parole ed possibile creare un numero
infinito di frasi diverse aggiungendo, in una frase data, unaltra frase (per un numero illimitato di
volte sul piano teorico, ma ci non ovviamente possibile sul piano pratico a causa delle nostre
limitazioni di spazio e tempo), grazie al meccanismo della ricorsivit.
Esistono per dei linguaggi, quelli dei computer, che sono anchessi caratterizzati dalla ricorsivit e
dalla discretezza. Essi tuttavia si differenziano dal linguaggio umano poich sono indipendenti
dalla struttura, ossia il valore di ogni elemento determinato solo e soltanto da quelli degli
elementi adiacenti.

1.3
IL LINGUAGIO E LE LINGUE
Con linguaggio si intende la capacit comune a tutti gli esseri umani di sviluppare un sistema di
comunicazione dotato di caratteristiche proprie che lo contraddistinguono dai linguaggi animali e
dai linguaggi dei computer.
Con lingua si intende la forma specifica che il linguaggio assume nelle varie comunit, in modi
differenti, ma entro limiti ben definiti, ossia quelli del linguaggio come capacit umana specifica
(Ruggero Bacone, 1214-1292).

CAPITOLO 2
Che cos una lingua?
INTRODUZIONE
Una lingua un oggetto naturale, poich, in situazioni normali, parliamo senza sforzi particolari,
non dobbiamo riflettere su ci che stiamo facendo e come.
Essa dunque un sitema articolato su pi livelli linguistici (sitema di sistemi), ossia quelli:
Dei suoni (fonologia);
Delle parole (morfologia);
Delle frasi (sintassi);
Dei significati (semantica).
2.1
PARLATO E SCRITTO
Una lingua innanzitutto espressione orale poich:
Esistono lingue che sono parlate ma non scritte, ma non il contrario;
Il bambino impara prima a parlare, senza insegnamento specifico, mentre ne ha bisogno per
imparare a leggere e scrivere;
Le lingue cambiano nel corso del tempo, ma ci che cambia la lingua orale e solo in
seguito la lingua scritta vi si adatta.
2.2
ASTRATTO CONCRETO
Nella lingua parlata vi sono due livelli, uno astratto ed uno concreto. Sul piano astratto ci che
conta, ad esempio, lopposizione tra /a/ ed /e/ (essendovi una e una sola /a/ ed una e una sola /e/).
Sul piano concreto, invece, queste /a/ ed /e/ hanno varie realizzazioni, [a1] e [a2], o [e1] ed [e2]. La
distinzione tra /a/ ed /e/ si dice linguistica.
Ferdinand de Saussure pose alla base del suo Corso di linguistica generale la distinzione tra
langue e parole. Con parole si intende lesecuzione linguistica realizzata da un individuo,
come atto individuale (essa corrisponde dunque al livello concreto della lingua), mentre la langue
la lingua della collettivit, sociale ed astratta, che preesiste agli individui e sopraviver ad essi (essa
corrisponde al livello astratto).
Jakobson distinse, invece, il messaggio dal codice. Il codice un insieme di potenzialit
(codice MORSE), ed astratto, mentre il messagio viene costruito sulla base delle unit fornite dal
codice, ed concreto.
Noam Chomsky fece, infine, la distinzione tra competenza ed esecuzione. La competenza
tutto ci che lindividuo sa della propria lingua (astratta), mentre lesecuzione tutto ci che
lindividuo fa (concreta).
La differenza tra la langue di de Saussure e la competenza di Chomsky sta nel fato che la prima
sociale, mentre la seconda individuale, ma largamente condivisa da chi parla la stessa lingua.
2.3
CONOSCENZE LINGUISTICHE DI UN PARLANTE
Competenza semplicemente linsieme delle conoscenze linguistiche che un parlante ha, per lo
pi inconsapevolmente.
Un parlante sa riconoscere i suoni propri della sua lingua e quelli non propri, cos come le
combinazioni di suoni (competenza fonologica).

Un parlante conosce le parole della propria lingua, alcuni aspetti della loro struttura e conosce i
meccanismi e le regole per formare parole nuove o complesse (competenza morfologica).
Un parlante no ha alcuna difficolt a costruire e capire un numero enorme di frasi, pur senza averle
mai sentite prima, pu costruire frasi molto lunghe ed ha intuizioni sulla grammaticalit e sulla non
grammaticalit delle frasi stesse (competenza sintattica).
Un parlante conosce i significati delle parole e delle frasi, conosce le relazioni di significato tra
esse, sa distinguere tipi diversi di ambiguit e sa molto pi di quanto si possa discutere (competenza
semantica).
Tutte queste competenze fanno parte della grammatica dei parlanti (conoscenze immagazzinate
nella mente), frutto di un complicato equilibrio di fattori innati biologicamente e di esperienze
acquisite allinterno della comunit linguistica di origine (dati linguistici primari).
2.4
UNA LINGUA NON REALIZZA TUTTE LE POSSIBILIT
Una lingua un codice e, come tutti i codice, costituita da due livelli:
Unit di base;
Regole che combinano le unit.
Le regole combinano le unit pi piccole per formare unit pi grandi, ma non sfruttano mai tutte le
possibilit, n a livello di lessico, n di suoni, o frasi e significati.
2.5
SINTAGMATICO E PARADIGMATICO
In un atto linguistico i suoni vengono disposti uno dopo laltro a formare una catena parlata in cui
i suoni si influenzano lun laltro. Questi rapporti si chiamano rapporti sintagmatici e si anno tra
elementi che sono co-presenti.
Tutti i suoni che possono invece comparire in uno stesso contesto (ad es.: s_o ===> sto / sdo / sco /
sgo / spo / sbo) intrattengono tra loro rapporti di tipo paradigmatico o associativo e, come diceva
Saussure se realizzo [t], non posso realizzare tutti gli altri.
2.6
SINCRONIA E DIACRONIA
Le lingue possono cambiare nel corso del tempo e lo studio del cambiamento linguistico detto
diacronico, ed quindi lo studio di un fenomeno attraverso il tempo.
Lo studio del funzionamento linguistico, invece, esclude il fattore tempo ed perci detto
sincronico.
2.7
IL SEGNO LINGUISTICO
La parola un segno, ossia lunione tra un significante (la forma sonora) ed un significato (la
rappresentazione mentale, il concetto).
Il segno ha varie propriet:
Distintivit (ciascun segno si distingue dagli altri);
Linearit (si estende nel tempo o nello spazio);
Arbitrariet (non esiste alcuna legge di natura che imponga di associare ad un significato un
preciso significante).
I segni possono essere linguistici (orali o scritti) o non linguistici (visivi, figurativi). I primi sono
studiati dalla linguistica, mentre i secondi dalla semiologia.

2.8
LE FUNZIONI DELLA LINGUA
Secondo Roman Jakobson le componenti necessarie per un atto di comunicazione linguistica sono
sei e a ciascuna di queste componenti corrisponde una funzione linguistica diversa.
2. Referente
referenziale
1. Parlante
emotiva

3. Messaggio
poetica
4. Canale
ftica

6. Ascoltatore
conativa

5. Codice
metalinguistica
1. Il parlante una nozione intuitiva. La funzione emotiva si realizza quando il parlante
esprime stati danimo, ossia quando il parlare pi inteso ad esprimere che a comunicare.
2. Il referente ci a cui latto linguistico rimanda. La funzione referenziale una funzione
informativa e si verifica, ad esempio, nellannuncio di un orario ferroviario.
3. Il messaggio la concretizzazione del codice. La funzione poetica, forse la pi complessa
delle sei, si verifica quando il messaggio tale da costringere lascoltatore a ritornare sul
messagio stesso per capire come fatto.
4. Il canale il mezzo attraverso cui spazia latto linguistico. La funzione ftica si realizza
quand vogliamo controllare se il canale aperto e funziona regolarmente.
5. Il codice linsieme delle potenzialit di una lingua. La funzione metalinguistica si realizza
quando il codice viene usato per parlare del codice stesso.
6. Lascoltatore anchesso una nozione intuitiva. La funzione conativa si realizza sotto forma
di comando o esortazione rivolti allascoltatore perch modifichi il suo comportamento.
Secondo Jakobson, con questo schema era possibile caratterizzare ogni testo letterario, ma non
escludeva che ciascun testo potesse realizzare diverse funzioni. Ogni testo realizza quindi
prevalentemente una delle funzioni jakobsoniane.
2.10
PREGIUDIZI LINGUISTICI
Nonostante vi siano pregiudizi secondo i quali esistono lingue primitive e lingue pi logiche di
altre, tutte le lingue hanno sistemi fonologici, morfologici e sintattici complessi e non esistono
lingue logiche o illogiche, ma tutte hanno una loro logica interna.
Un altro pregiudizio prevede che le lingue siano sistemi pi evoluti dei dialetti, ma ogni dialetto ha
sistemi fonologici e sintattici complessi come tutte le lingue e, daltra parte, le lingue nazionali sono
spesso dialetti allorigine.
Non esistono infine lingue belle o brutte, poich ci soggettivo, n lingue facili o difficili, poich
non si tiene conto del punto di partenza di ciascun parlante.

CAPITOLO 4
I suoni delle lingue: fonetica e fonologia
INTRODUZIONE
Di tutti i suoni che un essere umano in grado di produrre, solo una minima parte sono suoni che
fanno parte di una lingua in senso stretto.
Ogni lingua ha un suo inventario di suoni che funzionano linguisticamente (fonemi) e regole proprie
per combinare insieme questi suoni in sillabe e parole.
4.1
FONETICA
Vi sono tre tipi di fonetica:
Fonetica acustica (natura fisica del suono e sua propagazione);
Fonetica uditiva (recezione del suono da parte dellascoltatore);
Fonetica Articolatoria (produzione dei suoni).
Un suono viene normalmente prodotto dallaria che viene emessa dai polmoni, sale lungo la
trachea, attraversa la laringe (sede delle corde vocali), supera la faringe, giunge alla cavit orale e
da qui fuoriesce dalla bocca (o dal naso).
Per classificare un suono sono necessari tre parametri, ossia:
Modo si articolazione (vari assetti che gli organi assumono nella produzione di un suono);
Punto di articolazione (punto di modificazione del flusso daria nella produzione di un
suono);
Sonorit (vibrazione/non vibrazione delle corde vocali).
I suoni possono essere classificati in tre classi maggiori:
Vocali (laria non incontra ostacoli / sempre sonore);
Consonanti (laria viene momentaneamente bloccata o deve passare per una fessura molto
stretta / sia sonore che sorde);
Semiconsonanti (condividono propriet sia delle vocali, sia delle consonanti).
Le sonoranti sono tutte sonore e il flusso daria necessario per produrle fuoriesce piuttosto
liberamente (vocali, semiconsonanti, liquide e nasali).
Nelle ostruenti, invece, il flusso daria incontra ostacoli di varia natura.
4.2
I SUONI DELLITALIANO
Ogni lingua fa delle scelte tra tutti i suoni delle lingue del mondo. Litaliano ne seleziona circa una
trentina.
I sette modi di articolazione che concorrono alla produzione di consonanti sono:
Occlusive (occlusione momentanea dellaria, seguita da unesplosione); [p, b, t, d, k, g]
Fricative (laria passa attraverso una fessura stretta, producendo una certa frizione);

[f, v, s, z, ]
Affricate (iniziano come occlusive e terminano come fricative);
[ts, dz, , ]
Nasali (laria passa anche attraverso la cavit nasale);
[m, , n, , ]
Laterali (la lingua si posiziona contro i denti e laria fuoriesce lateralmente);
[l, ]
Vibranti (vibrazione dellapice della lingua o dellugola);
[j, w]

Approssimanti (gli organi articolatori vengono avvicinati, ma senza contatto).

I sette punti di articolazione che concorrono alla produzione di consonanti sono:


Bilabiali (occlusione di entrambe le labbra);
[p, b, m]
Labiodentali (gli incisivi superiori si appoggiano al labbro inferiore);
[f, v]
Dentali (la lamina tocca la parte interna degli incisivi);
[t, d]
Alveolari (la lamina tocca o si avvicina agli alveoli);
[s, z, ts, dz, n, l, r]
Palato-alveolari (la lamina si avvicina agli alveoli ed ha il corpo arcuato);
[, , ]
Palatali (la lingua si avvicina al palato);
[, , j]
Velari (la lingua tocca il velo palatino);
[k, g, w]
I parametri per classificare le vocali sono:
Altezza della lingua;
Avanzamento o arretramento della lingua;
Arrotondamento o meno delle labbra;
Alte (chiuse)
Medio-alte (semi-chiuse)
Medio-basse (semi-aperte)
Basse (aperte)

Anteriore
i
e

Centrale

Posteriore
u
o

Esistono regole anche per le combinazioni di suoni.


Consonanti:
Combinazioni possibili e non possibili [pr, tr, fr] *[fts, gv];
Combinazioni possibili ad inizio parola [pr];
Combinazioni possibili in posizione interna [pr, rp];
Se la parola inizia con tre consonanti, la prima deve essere una [s].
Vocali + Semi-vocali:
j+V (fienile);
w+V (questo);
V+j (ai);
V+w (cauto).
Una combinazione di vocali sono dette iato (follia, idea, beato).
4.3
SUONI E GRAFIA
In italiano si riscontrano le seguenti incoerenze del sistema grafico:
due simboli per un solo suono
cuore/quando [k]
due suoni diversi scritti con lo stesso simbolo
sera/rosa
[s]
[z]
razza/mezzo [ts]
[dz]
cera/cara
[]
[k]

due/tre simboli per uno stesso suono


legno
[]
esci
[]
egli
[]
che
[k]
mangia []
mancia []
aglio
[]
sciocco []
4.4
TRASCRIZIONE FONETICA
I suoni possono essere semplici o geminati. La lunghezza si indica con due punti ([g:], [k:]).
Laccento viene indicato collocando [] prima della sillaba accentata.
In IPA non esistono maiuscole.
Esistono tre tipi di confine e ciascuno viene indicato con un simbolo specifico:
confine di morfema
[+]
confine di sillaba
[.]
confine di parola
[#]
4.5
FONETICA E FONOLOGIA
La fonetica si occupa dellaspetto fisico dei suoni (foni), mentre la fonologia si occupa della
funzione linguistica dei suoni (fonemi).
La fonologia studia:
quali sono i fonemi di una data lingua e se a differenza di suono corrisponde una differenza
di significato;
come i suoni si combinano insieme;
come i suoni si modificano in combinazione.
Un suono ha una sua distribuzione (contesti in cui pu e non pu apparire).
I suoni sono anche detti foni ed hanno valore linguistico quando sono distintivi; in questo caso sono
detti fonemi (un fonema non ha significato in s ma contribuisce a differenziare dei significati).
I fonemi sono segmenti fonici che:
hanno funzione distintiva;
non possono essere scomposti in elementi pi piccoli con le stesse caratteristiche;
sono definiti solo dai caratteri che abbiano valore distintivo.
Essi sono unit astratte che si realizzano in foni e vengono rappresentati i primi tra barre oblique / /
e i secondi tra parentesi quadre [ ].
Le regole di Trubeckoj:

1. Quando due suoni ricorrono nelle medesime posizioni e non possono essere scambiati fra
loro senza con ci mutare il significato delle parole o renderle irriconoscibili, allora questi
due suoni sono realizzazioni fonetiche di due diversi fonemi. (distribuzione contrastiva)
2. Quando due suoni della stessa lingua compaiono nelle medesime posizioni e si possono
scambiare fra loro senza causare variazione di significato della parola, questi due suoni
sono soltanto varianti fonetiche facoltative di un unico fonema e si definiscono
VARIANTI LIBERE.
3. Quando due suoni di una lingua, simili dal punto di vista articolatorio, non ricorrono mai
nelle stesse posizioni, essi sono due varianti combinatorie dello stesso fonema e si
definiscono ALLOFONI. (distribuzione complementare)

Suoni Intercambiabili?

si

no

Cambiano Il Significato?
si

no

fonemi diversi

varianti libere

varianti combinatorie
allofoni

I fonemi di una lingua intrattengono fra loro dei rapporti di opposizione. Opposizione che pu
essere:
bilaterale
/p/
occlusiva
bilabiale
sorda

/b/
occlusiva
bilabiale
sonora

o multilaterale;
/p/
occlusiva
sorda
bilabiale

/k/
occlusiva
sorda
velare

/t/
occlusiva
sorda
dentale

privativa
/p/
occlusiva
bilabiale
non sonora

/b/
occlusiva
bilabiale
sonora

o equipollente.
/p/
occlusiva
sorda
bilabiale

/k/
occlusiva
sorda
velare

/t/
occlusiva
sorda
dentale

4.6
BINARISMO
Roman Jakobson ha sfruttato le opposizioni privative come base per la sua teoria fonologica nota
come binarismo, in cui ogni elemento viene differenziato dagli altri per una serie di scelte binarie.
Sillabico
Consonantico
Sonorante
Sonoro
Continuo
Nasale
Stridente
Laterale
Arretrato
Anteriore
Ril. Ritardato
Coronale

p
+
+
-

b
+
+
+
-

f
+
+
+
+
-

v
+
+
+
+
+
-

t
+
+
+

d
+
+
+
+

ts
+
+
+
+
+

Sillabico
Arrotondato
Alto
Basso
arretrato

dz
+
+
+
+
+
+

s
+
+
+
+
+

i
+
+
-

z
+
+
+
+
+
+

e
+
-

k
+
+
-

+
+
-

g
+
+
+
-

a
+
+
+

+
+
+
+

+
+
+
+

+
+
+
+
+

+
+
+
+

o
+
+
+

u
+
+
+
+

m
+
+
+
+
+
+
-

n
+
+
+
+
+
+
+

+
+
+
+
+
-

l
+
+
+
+
+
+
+
+

+
+
+
+
+
+
+

r
+
+
+
+
+
+
-

j
+
+
+
-

4.7 / 4.8
REGOLE FONOLOGICHE / FONEMI FONOLOGICI E TIPI DI REGOLE
Una regola fonologica collega una rappresentazione astratta (fonematica) ad una rappresentazione
concreta (fonetica).
Le regole fonologiche possono:
cambiare dei tratti;
[+] > [-]/__[+]
inserire segmenti;
A/__B
cambiare lordine dei segmenti;
AB BA
cancellare segmenti.
A /__B
Lassimilazione un fenomeno molto rilevante in tutte le lingue del mondo. Essa pu essere:
totale regressiva;
i[n+r]agionevole  i[rr]agionevole
parziale regressiva;
in+probabile  improbabile
totale progressiva;
want to  wanna
parziale progressiva;
dog+[s]  dog[z]
4.9
LA SILLABA
La sillaba, foneticamente parlando, rappresenta ununit prosodica costituita da uno o pi foni
agglomerati intorno a un picco di intensit.

w
+
+
+
+
-

Fonologicamente parlando, invece, essa vista come una unit prosodica di organizzazione dei
suoni.
Ecco la struttura interna della sillaba ():

attacco

rima
nucleo
a
a
o
o
a

m
c
tr

coda
(a)
(ma)
(con-durre)
(tron-co)
(an-tico)

n
n
n

Una sillaba si dice aperta o libera se priva di coda e finisce dunque in vocale, altrimenti detta
chiusa o implicata. Lunico componente obbligatoriamente presente in una sillaba il nucleo;
lattacco e la coda possono non essere presenti.
4.10
DALLA PAROLA AI TRATTI DISTINTIVI
livello della parola

cane

livello della sillaba


livello dei fonemi
(o livello segmentale)
livello dei tratti distintivi

ca
k

ne
a

[-sill]
[-ant]
[-son]

[+sill]
[-ant]

n
[-sill]
[+cont]
[+nas]

e
[+sill]
[+ant]

4.11
FATTI SOPRASEGMENTALI
La fonologia basata sui segmenti viene definita segmentale. Vi sono per anche dei fenomeni
soprasegmentali, quali:
la lunghezza (durata temporale dei suoni / in alcune lingue essa distintiva);
laccento (una sillaba accentata o tonica prominente su una sillaba atona nelle lingue con
accento non fisso, esso a funzione contrastiva e distintiva);
lintonazione (altezza dei suoni ad es.: in italiano viene usata per formare le interrogative);
il tono (altezza di tono dei suoni in alcune lingue come il cinese ha funzione distintiva).

CAPITOLO 5
La struttura delle parole: morfologia
INTRODUZIONE
La morfologia lo studio delle parole e delle varie forme che la parola pu assumere, ossia:
semplici;
[capo]
complesse:
o derivate:
 prefissate;
[ex-capo]
 suffissate;
[capetto]
o composte.
[capostazione]
5.1
LA NOZIONE DI PAROLA
La parola una unit del linguaggio umano istintivamente presente ala consapevolezza dei parlanti.
Nel definire la parola, per, si presenta il seguente problema:
Ci che conta come parola in una lingua non detto che valga anche per le altre lingue.
Possibili (ma incorrette) soluzioni:
parola ci che compreso tra due spazi
parola quellunit della lingua che pu essere utilizzata da sola per formare un enunciato
parola quellunit che non pu essere interrotta
Pertanto, non cercheremo oltre una definizione di parola, ma assumeremo che nella maggior parte
dei casi un parlante nativo abbia intuisioni corrette su cosa siano le parole e che sappia identificarle
in un discorso.
La forma di citazione di una parola (cos come si trova sul vocabolario) detta lemma. Essi non
sono forme flesse e loperazione che porta una forma flessa al suo lemma di origine si chiama
lemmatizzazione.
Prendendo in esempio il lemma amare si dice che ama il suo tema, formato da am che la
radice e a che la vocale tematica.
5.2
CLASSI DI PAROLE
Le parole di una lingua vengono tradizionalmente raggruppate in classi o parti del discorso o
categorie lessicali. In italiano esistono le seguenti categorie lessicali:
Nome
Verbo
Aggettivo
Pronome
Articolo
Preposizione
Avverbio
Congiunzione
Interiezione

Le classi che assumono diverse forme (nome, verbi, aggettivi, articoli, pronomi) sono dette
variabili, le altre sono dette invariabili.
Le classi a cui possono sempre essere agginti nuovi membri (nome, verbi, aggettivi, avverbi,
interiezioni) sono dette classi aperte, le altre sono classi chiuse.
Questa classificazione, per, non accettabile per tutte le lingue (forse le uniche classi universali
sono il nome e il verbo).
5.3
MORFEMA
Il morfema la pi piccola parte di una lingua dotata di significato. Anchesso, poich segno
linguistico, costituito di un significante e un significato.
Esistono due tipi di morfemi, la cui frequenza nei testi si avvicina al 50%:
morfemi lessicali (hanno un significato lessicale che non dipende dal contesto);
morfemi grammaticali (esprimono funzioni grammaticali ed ricevono significato dal
contesto in cui compaiono).
Anche se pu essere costituito da un solo fonema, generalmente un morfema costituito da pi
fonemi. Esistono inoltre morfemi:
liberi (in italiano sono le parole);
legati (flessivi ed affissi).
In italiano, generalmente, i nomi e gli aggettivi sono bimorfemici, mentre i verbi sono trimorfemici.
La rappresentazione concreta del morfema lallomorfo. In genere ad un morfema corrisponde un
allomorfo, ma vi sono casi (come il plurale inglese o larticolo italiano) in cui ad un solo morfema
corrispondono pi allomorfi.
5.4
FLESSIONE, DERIVAZIONE, COMPOSIZIONE
I processi morfologici pi comuni sono:
la derivazione
o prefissazione (ex+marito)
o infissazione (cant+icchi+are)
o suffissazione (dolce+mente)
la composizione (capo+stazione, dolce+amaro)
la flessione (bello  belli, amare  amava)
5.5
MORFOLOGIA COME PROCESSO
Attraverso i processi morfologici di derivazione, composizione e flessione, possibile spostare
un morfema da una classe lessicale ad unaltra (nome  verbo / centro  centralizzare).
Esistono inoltre altri tre processi morfologici atti a tale scopo:
conversione (cambiamento di categoria senza aggiuta di un affisso manifesto);
reduplicazione (raddoppiamento parziale o totale di un segmento);
parasintesi (prefisso+base+suffisso, dove n prefisso+base n base+suffisso sono parole
dellitaliano).
5.6
ALLOMORFIA E SUPPLETTIVISMO

Si ha supplettivismo quando si trovano radicali diversi che intrattengono evidenti rapporti semantici
senza evidenti rapporti formali. Si parla di supplettivismo forte quando vi completa alternanza di
radici (vado / andiamo) e di supplettivismo debole quando vi una base comune (Arezzo / aretino).
5.7
PAROLE SEMPLICI E PAROLE COMPLESSE
Si definiscono parole semplici quelle parole che non sono scomponibili in segmenti pi piccoli di
senso compiuto (parole non derivate o composte). Si definiscono parole complesse quelle parole
che sono scomponibili in segmenti pi piccoli di senso compiuto (parole derivate e/o complesse).
5.11
COMPOSTI DELLITALIANO
Un composto costituito da due o pi costituenti. Il costituente che appartiene sia alla stessa
categoria lessicale, sia alla stessa categoria sintattico-semantica del composto si dice testa del
composto.
Esistono tre tipi di composti:
composti endocentrici (uno dei costituenti la testa);
composti esocentrici (nessuno dei costituenti la testa);
dvandva (entrambi i costituenti sono teste del composto).

CAPITOLO 7
La combinazione delle parole: sintassi
INTRODUZIONE
Non tutte le combinazioni di parole sono possibili. La grammaticalit di una frase indipendente
dal suo senso, ossia una frase pu essere ben formata o meno, che essa sia logica o illogica.
7.1
LA VALENZA
Determinati verbi debbono essere accompagnati da un numero determinato di altre parole
(argomenti). Esistono infatti verbi:
avalenti o zerovalenti (non sono accompagnati da alcun argomento / verbi meteorologici);
monovalenti (un solo argomento);
bivalenti (due argomenti);
trivalenti (tre argomenti / verbi di dire e di dare).
Gli elementi facoltativi presenti in una frase sono detti elementi circonstanziali.
7.2
I GRUPPI DI PAROLE
La funzione di argomento e/o elemento circostanziale pu essere svolta sia da ununica parola, sia
da un gruppo di parole o sintagma.
Esistono varie classi di sintagmi:
nominali (in cui la testa un nome);
verbali (in cui la testa un verbo);
aggettivali (in cui la testa un aggettivo);
preposizionali (in cui la testa una preposizione);
7.3
LE FRASI
Una frase generalmente un gruppo di parole che esprime un senso compiuto, ma:
1. non tutti i gruppi di parole che chiamiamo frasi esprimono un senso compiuto;
2. non tutte le espressioni di senso compiuto sono gruppi di parole.
Solo le frasi, e non i gruppi di parole, sono composte di soggetto e predicato. Il rapporto tra questi
due elementi un rapporto di dipendenza reciproca, ossia ciascuno esiste solo e soltanto perch
esiste anche laltro.
Dunque possono essere frasi:
espressioni di senso compiuto che sono gruppi di parole;
espressioni di senso compiuto che non sono gruppi di parole;
strutture predicative che non esprimono senso compiuto.
Le frasi possono essere:
semplici o complesse (COMPLESSIT):
o coordinate;
o subordinate;

principali o dipendenti (DIPENDENZA);


dichiarative, interrogative, imperative o escalmative (MODALIT):
o interrogative polari (risposta si/no);
o interrogative wh- (risposta aperta);
affermative o negative (POLARIT);
attive o passive (DIATESI);
segmentate o non segmentate (SEGMENTAZIONE):
o dislocate, a tema sospeso, topicalizzate o scisse;
 a sinistra o a destra.
7.4
SOGGETTO E PREDICATO
Il soggetto viene definito in vari modi, tutti per appaiono insoddisfacenti:
la persona o la cosa che fa lazione, o, nelle frasi passive, che la subisce (senso
semantico agente);
la persona o la cosa di cui parla il predicato (senso comunicativo  tema).
Diremo dunque che in senso sintattico il soggetto quellargomento che ha obbligatoriamente la
stessa persona e lo stesso numero del verbo.
Il predicato esprime lazione compiuta o subita dal soggetto e viene chiamato:
azione (senso semantico);
rema (senso comunicativo).
7.5
CATEGORIE FLESSIONALI
Le desinenze delle parti del discorso variabili esprimono le diverse categorie flessionali (genere,
numero, persona, tempo, modo, caso). Due parole che appartengono ad una stessa categoria
flessionale si dicono in accordo, diversamente di parla di reggenza.
Litaliano ha due generi, indicati non solo nella testa del sintagma, ma anche negli altri elementi,
che devono accordarsi con esso:
maschile;
femminile.
Litaliano ha due numeri, indicati non solo nella testa del sintagma, ma anche negli altri elementi,
che devono accordarsi con esso:
singolare;
plurale.
Litaliano ha tre persone, indicate non solo nella testa del sintagma, ma anche negli altri elementi,
che devono accordarsi con esso:
prima persona (colui che parla);
seconda persona (colui a cui ci si rivolge);
terza persona (colui di cui si parla).
Le persone possono essere singolari o plurali. Nel caso della prima persona plurale (noi), esistono
due casi:
noi inclusivo (parlanti + ascoltatori);
noi esclusivo (solo parlanti).

Il caso indica la relazione che un dato elemento nominale ha con le altre parole della frase in cui si
trova. Lesistenza di queste relazioni universale; non cos, invece, per la loro realizzazione
mediante una categoria flessionale, poich essa si ha solo in alcune lingue (latino, tedesco).
Il tempo va distinto in due categorie:
tempo cronologico (presente, passato e futuro);
tempo grammaticale (nellindicativo italiano ne esitono otto).
I tempi dellindicativo italiano:
presente (scrivo);
passato prossimo (ho scritto);
passato remoto (scrissi);
imperfetto (scrivevo);
trapassato prossimo (avevo scritto);
trapassato remoto (ebbi scritto);
futuro semplice (scriver);
futuro anteriore (avr scritto).
Ora bisogna distinguere tra momento dellenunciazione e momento dellevento.
Il momento dellenunciazione sempre il presente.
Per i tempi passati il momento dellevento precedente al momento dellenunciazione, mentre per i
tempi futuri il momento dellevento posteriore al momento dellenunciazione. Per il presente il
momento dellenunciazione e quello dellevento coincidono.
In alcuni casi presente anche un momento di riferimento diverso da quelli dellenunciazione e
dellevento.
Limperfetto si riferisce a qualcosa di non ancora finito, a differenza del passato remoto, prossimo e
dei trapassati.

CAPITOLO 8
Il significato e luso delle parole e delle frasi: semantica e pragmatica
INTRODUZIONE
Allo studio del significato delle espressioni linguistiche si d il nome di semantica, mentre allo
studio del loro uso si d il nome di pragmatica.
Con significato di una parola si intende il segmento di realt cui la parola in questione si
riferisce. La semantica dunque consiste in un rapporto di denominazione tra il linguaggio e il
mondo: le parole sono etichette di categorie della realt e le frasi sono descrizioni di frammenti
della realt, se sono vere, mentre non descrivono nulla, se sono false.
In realt il significato non semplicemente un rapporto tra linguaggio e realt, ma qualcosa di pi
complesso ed indiretto. Infatti, ogni lingua si riferisce alla realt in un modo diverso, ma la realt
sempre quella e quella soltanto.
Vi sono poi frasi che risultano illogiche se prese letteralmente, ma hanno un significato
pragmatico; proprio di questo si occupa la pragmatica.
8.1
SIGNIFICATO, DENOTAZIONE E RIFERIMENTO
Il modo di indicare la realt mediante il linguaggio dunque detto significato, mentre la realt in
quanto significata detta riferimento. Inoltre, secondo alcuni studiosi, necessario distinguere
denotazione (il lessema in quanto tale) da riferimento (il suo uso in una determinata frase).
8.2
SEMANTICA LESSICALE
Alcuni lessemi possono essere ambigui, ossia avere pi di un significato. Bisogna distinguere due
diversi tipi di ambiguit:
polisemia (vi una certa relazione tra i due valori del lessema);
omonimia (il lessema si riferisce a due cose molto diverse tra loro, prive di relazioni).
Spesso allorigine di una ambiguit stanno dei procedimenti considerati propri della retorica, ossia:
la metafora (uso traslato di una parola sulla base di una parziale somiglianza tra il significato
fondamentale e quello traslato);
la metonimia (estensione del significato di una parola ad un altro significato connesso al
primo per contiguit).
Inoltre esistono altre relazioni di significato:
sinonimia (pi lessemi con uno stesso significato);
antonimia (espressione di due significati opposti da parte di due lessemi):
o significati contrari (bianco nero);
o significati contradditori (sposato scapolo);
iponimia (inclusione di un lessema nel significato di un altro lessema);
iperonimia (inclusione di un altro lessema nel significato del lessema in questione).
8.3
SEMANTICA FRASALE

Il principio di composizionalit dice che, dato che le frasi sono gruppi di parole, il significato di
una frase sia il risultato della combinazione dei significati delle parole che la compongono. In
realt, tale principio risulta spesso restrittivo poich:
1. le frasi del linguaggio umano risultano a volte contenere qualcosa in pi rispetto al
significato dei singoli elementi che le compongono;
2. alcune combinazioni di parole hanno un significato che non ricavabile da quello delle
singole parole da cui sono costituite (lessiclizzazioni o espressioni ideomatiche o espressioni
polirematiche).
Esistono cinque tipi di frasi che possono essere considerate vere o false su base puramente
linguistica:
1. frasi contradditorie (Oggi piove e non piove);
2. frasi tautologiche (Oggi piove o non piove);
3. frasi analitiche (verificate non solo dal connettore ma anche dai lessemi in esse contenute);
4. presupposizioni (frase che deve essere vera perch le frasi che la presuppongono possano
avere un valore di verit).
5. frasi contenenti i quantificatori (tutti, nessuno, qualche, ogni, uno) e i pronomi;
8.4
GLI ATTI LINGUISTICI (John R. Searle)
Luso del linguaggio umano consiste nei seguenti atti:
1. pronuncia di determinate parole e sintagmi (atti locutori o di enunciazione);
2. riferimento a determinate entit e predicazione di determinate propriet in merito ad esse
(atti proposizionali);
3. constatazione, consiglio, ordine, promessa (atti illocutori);
4. tentativo di produrre un determinato effette sullinterlocutore (atti perlocutori).
Lunico atto che non sempre si verifica latto proposizionale.
Un tipo particolare di atti illocutori sono quelli contenenti i cosidetti verbi performativi (dallinglese
to perform = compiere, eseguire), quali promettere, dichiarare, scusarsi, ossia quei verbi nel
pronunciare i quali non ci si limita solo a parlare, ma bens si compie unazione (promettere,
dichiarare, scusarsi). Quando per questi verbi sono usati al tempo passato (o futuro), allora si
parla di uso constatativo.
8.5
USO LETTERALE E USO NON LETTERALE DELLE ESPRESSIONI LINGUISTICHE
Un caso tipico di uso non letterale del linguaggio quello degli atti linguistici indiretti.
Spesso ci si interrogati sul motivo per cui due parlanti di una stessa lingua riescano a
comprendersi anche in situazioni in cui non usino le espressioni linguistiche nel loro senso letterale.
A tale domanda ha risposto dal filosofo inglese Paul Grice, che ha mostrato come gli scambi
comunicativi siano guidati da quella che egli definisce la logica della conversazione.
La conversazione regolata da massime, date come raccomandazioni al parlante, che egli raggruppa
in quattro categorie:
1. massima della quantit:
fornisci linformazione necessaria, ossia n troppa n troppo poca.
2. massima della qualit:
sii veritiero, in base alle prove in tuo possesso.
3. massima della relazione:
sii pertinente, ossia fornisci soltanto informazioni pertinenti alla conversazione che
stai svolgendo.

4. massima della modalit:


evita oscurit ed ambiguit; sii breve ed ordinato.
I partecipanti ad una conversazione si comportano, inconsciamente e tacitamente, secondo queste
massime. Talvolta per alcuni di essi sembrano violarle. Nel caso in cui vi sia effettivamente una
violazione, la conversazione destinata a fallire. A volte, per, tale violazione solo apparente,
poich il parlante non ha voluto utilizzare le espressioni nel loro significato letterale, bens ha
voluto attribuir loro un altro significato. In tal caso si realizza una implicatura conversazionale.