Sei sulla pagina 1di 14

lOMoARcPSD|9956491

Introduzione
Studi di analisi del discorso di Schiffrin (1994)
1. Logica e pragmatica filosofica (teoria degli atti linguistici e approccio pragmatico
griceano);
2. Sociolinguistica (analisi variazionista);
3. Sociologia (linguistica interazionale e analisi della conversazione);
4. Antropologia (etnografia della comunicazione).
Funzioni della lingua
 Ideativa, per esprimere il contenuto, il mondo interiore della propria coscienza;
 Interpersonale, per stabilire e mantenere rapporti sociali;
 Testuale, per stabilire legami con la lingua stessa e con le caratteristiche della
situazione in cui è usata.

La lingua è un sistema virtuale di selezioni possibili non ancora realizzate ed il testo è


un sistema attualizzato in cui sono state scelte determinate realizzazione per dar
forma ad una struttura mediante un processo di attualizzazione.

Principi costitutivi e regolativi per un testo con valore comunicativo


 Proprietà del testo
Coerenza, funzione in base a cui le componenti del mondo testuale sono
reciprocamente accessibili e rilevanti;
Coesione, modo in cui le componenti del testo di superficie sono collegate fra di loro.
 Rapporto testo – interpreti
Intenzionalità, atteggiamento del producente testuale che vuole formare un testo
coesivo e coerente per soddisfare le sue intenzioni;
Accettabilità, atteggiamento del ricevente ad attendersi un testo coesivo e coerente;
Informatività, misura in cui gli elementi testuali sono attesi/inattesi o noti/ignoti;
Situazionalità, fattori che rendono un testo rilevante per una situazione comunicativa;
Intertestualità, utilizzazione di un testo dipendente dalla conoscenza di uno o più testi
già accettati in precedenza.

Coesione
Riguarda la presenza fra le parti del testo di relazioni semantiche e tematiche.
Connessità
Riguarda la presenza fra le parti del testo di relazioni formali di rinvio e connessione.
Discorso
Riguarda il linguaggio in uso, si riferisce sia la processo comunicativo, sia al suo
prodotto (oggetto dinamico e processuale).
Testo
Si riferisce al prodotto linguistico (oggetto statico).

Linguistica testuale
Nasce come grammatica transfrastica, ovvero come grammatica della coesione e della
connessità, che descrive le relazioni tematiche e formali interfrasali.

Rel. tematiche
Linguistica Grammatica Coesione
testuale transfrastica Rel. formali
Connessità
interfrasali
lOMoARcPSD|9956491

Senso globale

Ricerca nel testo delle


macrofunzioni attraverso cui
Senso esprimere la struttura di senso
globale

Relazioni fra testo e utenti

Ricerca nel testo delle macrofunzioni attraverso cui esprimere la struttura di senso;
Relazioni fra testo e utenti.

Referenti testuali
Referente testuale
Ogni entità o evento che entra a far parte del discorso in atto e che quindi diventa un
“oggetto” del discorso.
I nomi hanno precipuamente funzione referenziale, ovvero funzione di riferimento a
referenti extratestuali e, quindi, funzione di instaurare referenti testuali.
Elementi modificatori del SN → contribuiscono alla delimitazione della classe id
referenti designata da un’espressione nominale (aggettivi, SPrep. Con valore
attributivo, sub.Rel,..).
Specificatori del SN → segnalano in che modo vada inteso il riferimento del sintagma
stesso (articolo, dimostrativi, indefiniti, numerali,…).

Riferimento e quantificazione
Riferimento generico (quantificazione universale, alla classe, es. La barca a vela è
silenziosa);
Riferimento singolare (quantificazione esistenziale)
Non specifico (ad un individuo qualsiasi della classe, es. Comprerei volentieri una
barca);
Specifico (ad un individuo preciso della classe, Quella barca a vela è silenziosa).

Identificabilità
Capacità degli interlocutori di individuare il referente testuale a cui un’espressione
singolare si riferisce (referente unico nella realtà, es. Il sole, o nella situazione data, es.
La prof di matematica).
La scelta del parlante di segnalare l’identificabilità di un referente è obbligata, non è
sempre obbligata la segnalazione della sua non identificabilità (posso marcare con un
segnale di identificabilità un nuovo referente sconosciuto all’interlocutore, es.
Comprerò il maglione che ho visto in centro).
Attivazione
Status di un referente testuale rispetto all’attenzione degli interlocutori in un
determinato punto del discorso.
Un referente può essere indirettamente attivato dal riferimento ad una situazione, un
frame che lo richiami (es. Appena entrati al ristorante, il caposala ci venne incontro
con fare cerimonioso; il referente “caposala” viene indirettamente attivato dal frame
“entrare al ristorante”, all’interno del quale ci si aspetta che accadano alcune cose ed
esistano oggetti ed individui come il caposala).

Dato
Referente già presente nell’universo di discorso al momento considerato.
lOMoARcPSD|9956491

Nuovo
Referente che viene introdotto per la prima volta nel discorso.
Sono collegati da alcuni fenomeni morfosintattici.

Definitezza
Gamma di opzioni che una lingua mette a disposizione del parlante perché questi
scelga come strutturare ed esprimere lo spazio complesso di relazioni fra i valori di
quantificazione, identificabilità e attivazione propri di ogni referente testuale in ogni
momento del discorso (specificatori dei SN, che indicano opposizioni tra riferimento
generico/singolare, es. Gli/Degli insetti hanno 6 zampe, tra identificabile e non, es. Ho
conosciuto la/una ballerina, ecc…).
Articolo zero
Inglese → Riferimento generico/specifico → I don’t like (the) ginger biscuits
Italiano → Numerabili plurali/non numerabile singolare → Non compro mai biscotti/tè

Gradi di attivazione di un referente testuale


Attivo: al centro dell’attenzione;
Semiattivo (accessibilie): presente nelle conoscenze;
Inattivo: presente nella memoria a lungo termine.
Scala di accessibilità di un referente testuale
In focus: al centro dell’attenzione;
Nell’universo di discorso: disponibile all’interno dello stesso;
Accessibile: inferibile;
Inaccessibile: totalmente nuovo.
Accessibilità di un referente testuale
Possibilità di essere univocamente identificato con un’entità precisa, motivata da
fattori di diversa natura, sintattici, semantici o pragmatici (clitici, nomi propri, rapporti
metonimici come uova-tuorli, riferimenti come la portinaia, frame).

Anafora
Relazione fra due elementi linguistici in cui interpretazione di uno, detto anaforico,
richiede in qualche modo l’interpretazione dell’altro, detto antecedente (es. Carla i lo
amava. Leii era completamente scema).
Un legame anaforico si manifesta anche attraverso l’ellissi, ovvero l’omissione di un
costituente già menzionato (es. Carla prende i la margherita, Sandra Øi la napoletana).

Incapsulatori anaforici
Nomi che fungono da parafrasi riassuntive di intere porzioni di testo (es. Missirì e
l’uomo snocciolano il tradizionale saluto: come va? Bene, e la casa? Bene, e la
famiglia? Bene..).
Relazioni fra antecedente e anafora
Le anafore sono anche considerate come segnali lasciati all’interprete sul fatto che il
riferimento a uno degli elementi del testo corrente va cercato nel co-testo precedente.
Marcatori
Morfemi dal valore “proximate” → segnalano un referente centrale nel discorso
Morfemi dal valore “obviative” → segnalano un referente periferico nel discorso
Alcuni sistemi marcano sul co-testo il mantenimento o meno del ruolo sintattico o
semantico rispetto alla o alle espressioni coreferenti (stesso/diverso soggetto).
Lazy pronoun (karttunen) → Tra anafora e antecedente c’è identità non di significato
ma di senso; c’è un rapporto di co-significanza (es. L’uomo i che ha dato la busta-pagaii
alla moglie è stato più saggio di quelloi che l’ii ha data all’amante).
lOMoARcPSD|9956491

L’anafora rinvia al significante e non al significato (es. alla sua natura di accrescitivo,
Giorgione era chiamato così per la sua mole).

Deissi
Fenomeno linguistico per cui determinate espressioni richiedono, per essere
interpretate, la conoscenza di particolari condizioni contestuali che sono l’identità dei
partecipanti all’atto comunicativo e la loro collocazione spazio-temporale.
Anche la deissi rinvia al significante e non al significato, assumendo anche le marche
morfologiche di genere e numero.
Campo indicale
Insieme delle conoscenze contestuali (identità dei parlanti, coordinate spazio-
temporali) necessarie per l’interpretazione dei riferimenti deittici di un determinato
discorso.
Origo del campo indicale → parlante

Rinvio anaforico
Qualunque atto di interpretazione che richieda il ricorso ad un elemento interno al
testo.
I campi indicali relativi alle due diverse origo restano indipendenti (ricorso a segni di
interpunzione, fenomeni prosodici e strategie paralinguistiche; es. “Spero che non
vengano” disse Jeanne, le origo sono il narratore e Jeanne, che diventerebbero
un’unica origo se il discorso fosse indiretto).

Riferimento deittico (o esoforico)


Uso di un’espressione linguistica come indice di un referente nella realtà.
Riferimento anaforico (o endoforico)
Uso di un’espressione linguistica come indice di un’altra espressione linguistica
presente nel testo la quale, a sua volta, fa riferimento ad un referente nella realtà.

Deissi testuale (o logodeissi)


Campo indicale costituito dal testo stesso, non riferito ai contenuti extratestuali
presenti e che ha come origo il punto del testo in cui il lettore si trova (es. Con questo
capitolo iniziamo a discutere del riferimento).

La distribuzione dell’informazione nel testo


Livelli di significato di un enunciato
Contenuto proposizionale, rappresentazione concettuale del fatto a cui l’enunciato fa
riferimento;
Valore informativo, contributo che l’enunciato dà al discorso in cui è inserito e dipende
dallo stato di conoscenze degli interlocutori al momento in cui l’enunciato è proferito.

Grado di dinamismo comunicativo


Misura relativa in cui un elemento contribuisce allo sviluppo ulteriore della
comunicazione.

Analisi della struttura informativa


Si occupa:
Da un punto di vista concettuale, di descrivere lo statuto informativo che gli enunciati
e le parti di enunciato assumono o possono assumere nel discorso;
lOMoARcPSD|9956491

Dal punto di vista dell’espressione linguistica, di descrivere le diverse opzioni di cui il


parlante di una fata lingua dispone per esprimere uno stesso contenuto proposizionale
in diversi contesti discorsivi.

Allofrasi
Varianti della stessa frase (dal punto di vista semantico, avente identico contenuto
proposizionale) richieste da diversi contesti discorsivi.

Livelli di strutturazione dell’enunciato


Functional Sentence Perspective
Struttura grammaticale della frase, concerne le relazioni formali intercorrenti fra i
costituenti grammaticali;
Struttura semantica, che concerne il tipo di relazioni semantiche intercorrenti fra i
componenti semantici;
Organizzazione dell’enunciato, che concerne la distribuzione dell’informazione.

Principio di rilevanza di Sperber e Wilson


La ricerca della rilevanza, della pertinenza dell’informazione che viene fornita per il
discorso in atto, guida l’attenzione dell’ascoltatore nell’interpretazione, e la
segnalazione della rilevanza guida la costruzione del discorso da parte del parlante.
Prospettiva che il parlante attribuisce al proprio enunciato: presentare un referente
come topic, che è l’indirizzo mentale sotto il quale il parlante invita l’ascoltatore a
rubricare le informazioni.
Test per identificare il valore topicale
“Quanto ad x o per quanto riguarda x”

Topic
Costituente topicale che ha un legame sintattico con la frase.
Tema
Costituente topicale che non è connesso sintatticamente alla frase di cui fa parte.
Secondo Lambrecht, un costituente deve essere in qualche misura accessibile per
poter costituire il topic di un enunciato; quanto più è accessibile, tanto meno sforzo
cognitivo richiederà il fatto di costruire la nuova informazione a partire da esso.

Giudizio categorico (Aristotele)


Giudizio con il quale si predica o si assegna una proprietà (predicazione) ad un’entità
(soggetto) (es. C’è un cane che corre, solo comment).
Giudizio tetico
Giudizio con il quale si asserisce o si nega un fatto (es. Il cane corre, topic-comment).

Focus
Unità informativa, che spesso coincide col picco accentuale degli enunciati, e che
porta l’informazione più rilevante dell’enunciato. Realizza il massimo grado di
dinamismo comunicativo (fornisce maggior mole di informazione).
Ciò che non è focus viene detto background.
Test per individuare il focus
Costituisce focus la porzione attorno a cui verte l’interrogativo immaginario cui
l’enunciato risponde.
Un enunciato è una proposizione aperta P(x) in cui il focus è l’elemento che colma la
variabile (nuova relazione che il focus intrattiene con la predicazione).
lOMoARcPSD|9956491

Focus completivo (ampia)


Svolge discorsivamente la funzione di accrescere l’informazione.
Focus contrastivo
Non introduce semplicemente nuova informazione, ma modifica o precisa
un’informazione parzialmente già data.
Scala di contrastività di Dik
Focus contrastivo-alternativo (precisa)
Precisa quale alternativa completi effettivamente l’informazione;
Focus contrastivo-contropresupposizionale (smentisce, ristretta)
L’informazione fornita smentisce o corregge informazioni precedenti.

Focus secondo Rooth


Parte di enunciato che oltre ad essere dotata del proprio valore semantico (dipendente
da tratti semantici intrinseci associati al suo significato), è dotata di un valore
informativo che è funzione dell’insieme dei possibili elementi alternativi ad esso (es.
Focus: in centravanti; L’arbitro ha ammonito il portiere/trequartista/difensore, ecc…).

Topic: elemento dato, collocato in prima posizione e marcato come oggetto sintattico.
 Non è individuabile senza una conoscenza del contesto discorsivo;
 Tende a correlare proprietà pragmatiche e semantiche, pertanto assurge più
facilmente al ruolo di topic un elemento saliente, accessibile e dato;
 Non può essere un referente del tutto indeterminato;
 È esterno alla portata della negazione;
 Tende a correlare con proprietà formali specifiche, come la prima posizione di frase
o il costituirsi come soggetto sintattico, anche se non esiste una coincidenza fra
queste proprietà.

Focus: elemento nuovo, non inferibile, collocato in posizione finale, marcato da un


accento.
 Non è individuabile senza una conoscenza del contesto discorsivo;
 Tende a correlare con alcune proprietà pragmatiche, come l’essere un elemento
nuovo e non inferibile, anche se non esiste una coincidenza fra queste proprietà;
 È interno alla portata della negazione;
 Tende a correlare con proprietà formali specifiche, come la posizione finale di frase
o il possedere accento prosodico, anche se non esiste una coincidenza fra queste
proprietà.

Coincidenze tra topic e focus


1. Enunciati in cui il topic è di nuova introduzione nella frase (es. c’era una volta una
bambina di nome Cappuccetto Rosso);
2. Enunciati in cui è in corso una “trattativa” riguardo all’elemento che costituisce il
topic (es. (Ti ha telefonato, il segretario?) Il presidente mi ha telefonato op. È il
presidente che mi ha telefonato).

Strutturazione della lingua su base pragmatica: basata su categorie pragmatiche come


quella di topic (es. cinese e giapponese sono lingue a topic, topic-prominent).
Strutturazione della lingua su base sintattica: basata su categorie formali come quella
di soggetto (italiano, inglese, francese ecc sono lingue a soggetto, subject-prominent).

Dislocazione a sinistra
lOMoARcPSD|9956491

Tipo diffuso di topicalizzazione, consiste nell’estrazione in posizione iniziale, esterna


alla frase vera e propria, del costituente posto come topicale; tale costituente è poi
ripreso sul verbo da un clitico.
Struttura del tema libero (o yiddish-movement)
Il costituente topicale è collocato ad inizio frase, in un nucleo intonativo autonomo,
privo di preposizione reggente o di altre marche che ne segnalino il ruolo sintattico; il
costituente posto come tema libero può anche non avere un ruolo sintattico nella frase
(es. le vacanze, bisogna cominciare ad organizzarsi).
Dislocazione a destra
Struttura simmetrica alla dislocazione a sinistra, ma il topic inserito presenta alcune
peculiarità:
secondo Berretta, si tratta di un “topic di ripensamento”, ovvero un topic già
introdotto che viene ribadito in coda all’enunciato.

Test di frasi presentative


Hanno la funzione di introdurre nel discorso un referente testuale e di porlo
immediatamente a topic di una predicazione.
Esserci x che… (es. C’è un giovane scrittore, Ian Rider, che si sta occupando di questo
fenomeno).
Non è possibile invertire verbo e soggetto con i verbi transitivi e con i verbi con più di
un argomento espresso (senza ulteriori aggiustamenti intonativi).
Focalizzazione contrastiva
Collocazione del focus in posizione iniziale e fortemente marcata da accento (es.
Proprio questo vorrei sapere).
È possibile mettere in rilievo contrastivo anche singoli valori semantici del costituente
stesso (es. valore lessicale/temporale/di polarità di un verbo).

Ogni tipo testuale assolve a funzioni specifiche. Ad esempio, un testo narrativo ha


come principio strutturante la narrazione di eventi concatenati in successione e
pertinenti ad uno stesso o più protagonisti legati fra loro.
Foreground
Frasi che assolvono alla funzione principale e seguono un determinato principio
strutturante. Le frasi che assolvono a funzioni complementari sono frasi di
background.
Marcature (secondo Hopper)
Perfettivo: sequenze di foreground;
Imperfettivo: sequenze di background .
In russo:
Perfettivo: topic più prototipici, più salienti;
Imperfettivo: topic meno prototipici;
Fenomeno di subordinazione (collocazione di un evento in background, es. Cadde
→Cadendo si ferì i polsi).

Modello della Quaestio (Klein e Von Stutterheim)


Ogni tipologia testuale è strutturata secondo modalità specifiche dipendenti dal tipo di
informazione prevalente che il testo trasmette e, quindi, dal tipo di “domande
astratte” cui esso risponde.
Main sequences: sequenze che rispondono alle domande relative al tipo di testo (es.
testo narrativo, Chi? Ha fatto cosa? Quando?).
Side sequences: sequenze che rispondono a domande di sequenze diverse (es.
domande di carattere descrittivo in un testo narrativo).
lOMoARcPSD|9956491

L’indicazione temporale può essere un elemento tematico (scene setting, in posizione


iniziale) o elemento focale, in posizione finale.
Oggetto → theme
Riferimento spaziale → relatum
Movimento referenziale
Regole per la segnalazione dello status dei referenti testuali.
Introduzione
Prosecuzione mantenimento
modifica
sostituzione
Struttura topic-comment
Anafore zero(non necessito di ripetere il personaggio principale).

Frase, proposizione ed enunciato


Significato di una proposizione
Insieme delle condizioni alle quali essa è vera (analisi vero-condizionale del significato
di una frase).

Atto linguistico (Austin e Searle)


Atto eseguito attraverso l’uso della parola.

Tipi di enunciati (Searle)


Atti rappresentativi: impegnano il parlante nei confronti della verità della proposizione
espressa (es. asserire, concludere, ecc…);
Atti direttivi: con cui il parlante tenta di indurre l’interlocutore a far qualcosa (es.
richiedere, interrogare, ordinare, ecc…);
Atti commissivi: impegnano il parlante a fare qualcosa nel futuro (es. promettere,
minacciare, offrire, ecc…);
Atti espressivi: esprimono uno stato psicologico (es. ringraziare, scusarsi, lamentarsi,
ecc…);
Atti dichiarativi: provocano cambiamenti immediati in uno stato di cose istituzionale
(es. scomunicare, licenziare, battezzare, ecc…).
Non si sa se gli atti sopracitati siano esaustivi di tutte le tipologie logicamente possibili
o se siano culturalmente determinate.
Per una corretta realizzazione dell’atto linguistico, si tenga conto delle condizioni di
felicità dello stesso.

Riuscita di un atto linguistico


Atto linguistico correttamente eseguito come tale (indipendentemente dalle
conseguenze che riporta nella realtà, che in tal caso sarebbero promesse insincere).
Un atto linguistico è una dichiarazione di assunzione di responsabilità da parte del
parlante nei termini indicati dalla condizione essenziale.
Enunciati performativi → analizza in termini di condizioni di felicità;
Enunciati constatativi → asserzioni, analizzate in termini di condizioni di verità.

Asserzioni
Atti linguistici attraverso i quali il parlante si impegna sulla verità del contenuto
proposizionale che enuncia.

Regole costitutive (regolano cosa sia una promessa)


lOMoARcPSD|9956491

Regole che permettono l’esistenza stessa dell’atto linguistico, il quale senza di esse
non potrebbe esistere.

Struttura di un atto linguistico


Atto enunciativo (locutorio): atto di proferire suoni e parole;
Atto proposizionale (locutivo): atto di riferimento ad entità e predicazioni;
Atto illocutivo: intenzionalità comunicativa.
Esiste una traducibilità interlinguistica degli atti linguistici.

Enunciato
Atto linguistico nella sua completezza e nelle sue specifiche circostanze di occorrenza
ed uso.
Frase
Espressione linguistica.

Indicatori di forza illocutiva


Elementi lessicali (es. pure, già magari);
Elementi morfosintattici (es. flessione verbale, che torni/torna);
Elementi prosodici (es.?);
Verbi performativi, che hanno come valore semantico il riferimento ad un atto
linguistico (es. ammettere, asserire, domandare, promettere, richiedere, salutare,
ecc…).
Si tratta di enunciati che nello stesso tempo eseguono l’atto linguistico che evocano,
sono intrinsecamente veri e si autorealizzano.

Ipotesi performativa
Ogni enunciato ha nella propria struttura profonda una marca di forza illocutiva,
rappresentabile con un verbo, di cui l’enunciato sarebbe l’argomento (es. Vi prometto
che non ripeterò la proposta → prometto (io, tu (io non ripeterò la tua proposta))).

Atto linguistico indiretto


(per distinguere tra intenzioni reali e superficiali)
Atto che attraverso le strutture superficiali di un tipo di forza illocutiva, mira a scopi
propri di un altro tipo di forza illocutiva (es. Che caldo! Davvero.).

Verbo potere
Accezione deontica (es. non si può fumare);
Accezione dinamica (es. puoi/riesci a farlo?).

Modalità epistemica di asserzione


Variazione del grado di certezza sulla verità dello stato di cose espresso (es.
asserzione di certezza/probabilità; è scoppiato un petardo/forse è scoppiato un
petardo).
Modalità evidenziale di asserzione
Variazione del tipo di prove (evidence) che il parlante è in grado di addurre a garanzia
della verità dello stato di cose proferito. Si distingue il valore di personale assunzione
di impegno da quello di deresponsabilizzazione attraverso il riferimento ad altra fonte.
(es. Giornalista: sarebbero sette gli avvisi di garanzia).

Inferenze
lOMoARcPSD|9956491

L’asserzione di un enunciato suggerisce o sottintende anche la verità di proposizioni


collegate ad essa; queste sono dette inferenze (es. la Triestina torna in serie A
sottintende che essa sia una squadra di calcio, che la A è la massima serie del
campionato, ecc…).
Alcune inferenze sono solo supposizioni favorite dall’asserzione.
Altre inferenze sono invece obbligatorie, e vengono definite implicazioni o
conseguenze (es. la Triestina torna in serie A implica che ora non lo sia).

Presupposizioni
Inferenze che non vengono intaccate dalla negazione di un enunciato, cioè che si
producono sia a partire da un’asserzione sia dalla sua negazione (es. il Torino
giocherà/non giocherà in serie A l’anno prossimo non elimina le inferenze Il Torino è
una squadra e Il Torino giocherà l’anno prossimo).
A differenza delle inferenze:
le presupposizioni non sono cancellate da una smentita o da un’asserzione negativa
(es. *Il Torino giocherà in serie B l’anno prossimo e non esiste nessuna squadra che si
chiami così);
le presupposizioni sono cancellabili dall’insieme di inferenze qualora il contesto lo
suggerisca (es. Il Torino non giocherà in serie B l’anno prossimo e anzi, non esiste
nessuna squadra che si chiami così).

Presupposizione di esistenza del referente → afficiendi se confermata sia dalla


proposizione che dalla sua negazione, efficiendi in caso contrario.
Verbum afficiendi: presuppone l’esistenza del referente del sintagma complemento in
quanto l’azione del verbo è svolta relativamente al referente complemento ma non ne
coinvolge l’esistenza;
Verbum efficiendi: implica l’esistenza del referente nel sintagma complemento,
l’azione stessa del verbo produce l’esistenza del referente complemento (in una
proposizione negativa l’implicazione del referente complemento viene cancellata).

Verbi implicativi
Verbi che implicano la verità (o non verità) della proposizione complemento (es.
permettersi positivo, dimenticarsi negativo).

Verbi fattivi
Verbi che presuppongono la verità dell’evento espresso dalla proposizione
complemento (es. sapere).
Verbi controfattivi
Verbi che presuppongono la non verità del fatto subordinato (es. ereditare).
Verbi non fattivi
Verbi che non attivano alcun tipo di interferenza sulla verità della proposizione
complemento (es. credere, verbi di opinione).

La conversazione
 Teoria griceana della logica della conversazione
 Fondamenti dell’analisi della conversazione di Sacks e Schlegoff
Questi filoni di studio mirano a ricostruire aspetti della competenza comunicativa dei
parlanti, ovvero descrivere la capacità dei parlanti di usare il linguaggio in modo
appropriato alla situazione comunicativa.
lOMoARcPSD|9956491

Significato non naturale: un’espressione x significa y se con l’espressione x un


parlante A intende indurre in un interlocutore B la credenza y attraverso il
riconoscimento da parte di B di tale intenzione.
Ci sono usi convenzionali e usi non convenzionali delle espressioni linguistiche (es.
purtroppo usato in tono ironico).

Implicature conversazionali
Inferenze cancellabili che scaturiscono dal supposto rispetto da parte dei parlanti delle
massime conversazionali di Grice.

Applicazioni della teoria di Grice


“Rasoio di Occam” → laddove si possa parlare di ambiguità pragmatica a proposito del
significato di un enunciato, non si ponga un’ambiguità semantica.
Scale di Horn → es. quantificazione esistenziale (alcuni, certi) e quantificazione
universale (tutti, ogni).
Evoluzione semantica → acquisizione di valore avversativo da parte di congiunzioni
temporali con valore di contemporaneità come mentre/while.
Implicatura conversazionale (mentre cong. temporale) → implicatura convenzionale
(mentre cong. avversativa).
Conseguenze:
Il costrutto produce come implicatura convenzionale tanto il primo quanto il
secondo valore;
In alcuni contesti produce il primo valore, in altri il nuovo, in altri entrambi;
In ogni contesto produce il nuovo valore.

Problemi del modello di Grice


 Non tiene conto di interazioni verbali in cui non vige il principio di cooperazione (es.
dibattiti);
 C’è una mancata precisazione dei diversi compiti assegnabili a parlante ed
ascoltatore nel discorso (la chiarezza che ritiene di aver adottato il parlante magari
non corrisponde a quella dell’ascoltatore);
 Il comportamento razionale degli interlocutori proposto dal modello può non aver
luogo non solo per cattiva volontà ma anche per incapacità degli interlocutori a
seguirlo (incapacità oratoria);
 Modello troppo generale e conflitto fra più massime (es. massima della quantità e
del modo);
(Sperber e Wilson osservano come la massima della pertinenza giustifica il
comportamento comunicativo; per risolvere i problemi hanno ridotto, ridistribuito e
gerarchizzato le regole);
 Le massime potrebbero risultare non universalmente valide ma appartenenti a
culture specifiche.

Analisi della conversazione (Sacks, Schlegoff e Jefferson)


Mira ad individuare le unità minime e le regole basilari di combinazione di tali unità
negli scambi comunicativi. Ricostruisce la competenza comunicativa dei parlanti
riguardo all’interazione. Utilizza un metodo empirico ed induttivo, basato su scambi
comunicativi reali. Sono i parlanti stessi, mediante l’interazione, a costituire le
categorie che ne regolano il funzionamento.

Turno
Porzione di discorso pronunciata da un parlante compresa fra le parole di un parlante
precedente ed uno successivo.
lOMoARcPSD|9956491

Casi di interruzione e sovrapposizione di manifestano in casi limitati (es. nei gossip da


“betoneghe”).

Punti di rilevanza transizionale


Punti in cui un nuovo parlante può iniziare il proprio turno.
Le interruzioni involontarie o sovrapposizioni, sono dovute ad ipotesi errate sulla fine
di un turno.
La sintassi della conversazione sembrerebbe in ultima analisi governata dalla sintassi
linguistica degli enunciati.
Osservazioni:
 Esistenza di una struttura semantica-pragmatica soggiacente che informa la
conversazione genera aspettative sui turni successivi che non si basa sulla forma
linguistica degli enunciati (es. mimica gestuale);
 Possono essere non verbali anche i meccanismi di feedback su cui gli ascoltatori
fanno affidamento per controllare la corretta gestione della turnazione e del canale
comunicativo (solo per via verbale, non in chat ad esempio).

Il contenuto delle azioni o mosse comunicative nell’interazione potrebbe essere


espresso in termini di atti linguistici.
Lo stesso atto linguistico però può essere realizzato nell’interazione in modi diversi, ed
è difficile determinare un numero limitato di tipologie di forza illocutiva esprimibili con
una mossa comunicativa.
Inoltre, la teoria degli atti linguistici si occupa delle intenzioni comunicative e non di
tutta l’attività interazionale.

Mossa conversazionale
Procedure rituali confrontabili con altre forme di comportamento non verbale. Una
mossa conversazionale non coincide con un turno (es. Marco? Riconoscimento Sono
Paola identificazione, ciao! saluto).
Una determinata mossa comunicativa può avere un insieme di potenziali repliche
attese.

Sequenze complementari
Mosse comunicative che si susseguono in modo preferenziale.
Esistono mosse preferenziali non marcate e mosse non preferenziali, evidenziate da
strategie di segnalazione (es. esitazione, Vieni? Eh sì non so ancora…).
È possibile che una sequenza sia incassata in un’altra o che sia assorbita in un unico
turno, generando un ordine non canonico.

Disparità (o asimmetria) di potere interazionale


Si ha quando “non si realizza fra gli interagenti una parità di diritti e doveri
comunicativi, ma i partecipanti si differenziano per un accesso diseguale ai poteri di
gestione dell’interazione”(Orletti, 2000).
Un chiaro esempio è quello di un’intervista:
Dominanza quantitativa, relativa al numero di parole e di turni a disposizione;
Dominanza interazionale, relativa alla possibilità di compiere mosse forti nel controllo
delle sequenze intenzionali;
Dominanza semantica, relativa alla possibilità di controllare gli argomenti e di imporre
un punto di vista.
lOMoARcPSD|9956491

Eccezione: in un’intervista nativo-non nativo la dominanza quantitativa può


appartenere all’intervistatore.

Dominanza interazionale
Possibilità di compiere mosse interazionalmente forti, cioè mosse che vincolano una o
più mosse successive.
Dominanza semantica
Riguarda la selezione degli argomenti e l’imposizione di un punto di vista.
Dominanza
Fenomeno di disparità nel comportamento interazionale che può ricorrere all’interno di
singole sequenze interazionali o permeare interi scambi comunicativi ed è solitamente
una manifestazione dell’asimmetria di potere interazionale.

Faccia
Rispetto della propria e altrui identità sociale.
Gestione della faccia
1. I partecipanti ad un’interazione intendono salvare la propria faccia;
2. L’attenzione alla faccia dell’altro dipende dal potere relativo;
3. L’attenzione alla faccia altrui può danneggiare la propria.
Procedure:
 Rituali di evitamento, mirano a preservare una distanza dall’interlocutore;
 Rituali di presentazione, attraverso cui i parlanti attestano le proprie posizioni.

Cortesia (politeness)
Insieme di strategie e procedure che mirano alla salvaguardia della propria e dell’altrui
faccia soprattutto attraverso il rispetto della distanza dall’interlocutore, ovvero
l’attenzione ad evitare di porre l’interlocutore in una situazione costrittiva e per questo
intrinsecamente aggressiva.
Massima di cortesia di Lakoff: “sii cortese”.

Sequenze di riparazione
Sequenze che intervengono nel momento in cui un particolare evento rischia di
compromettere la faccia di uno dei partecipanti allo scambio comunicativo.
Possono essere rituali di richiesta e soddisfacimento della stessa (es. Scusi, passo.
Prego!);
gli scambi riparatori possono essere innescati anche dall’offeso (Es. Mi scusi! Non si
preoccupi).
Manifestazioni di dissenso sono non preferenziali, e sono segnalate da esitazioni e
giustificazioni.

Particelle discorsive (avverbi o connettivi pragmatici)


Elementi linguistici di articolazione e di strutturazione che non esprimono relazioni al
livello degli eventi evocati dagli enunciati, ma relazioni fra elementi del testo stesso,
cioè fra enunciati o fra atti di enunciazione (es. Oddio, comunque, ehm, esagero, visto
che, pure).
Trasformazione in coppie dialogiche (es. Perché è nervoso? Perché ha fame/Perché
sono arrivate le pizze).

Frase
lOMoARcPSD|9956491

Ha valore a livello semantico, relativo agli eventi a cui l’enunciato fa riferimento; a


questo livello ci sono modificatori relativi allo “stato di cose” e al valore di verità di
una proposizione;
Ha valore di tipo pragmatico, relativo alla funzione che l’enunciato ha nel discorso; a
questo livello ci sono modificatori dell’enunciato e dell’enunciazione, ovvero
dell’attolinguistico come evento in sé (connettivi pragmatici).

Connettivo pragmatico
Funzione i cui argomenti sono unità di discorso e il cui valore è un’unità di discorso.
Le particelle discorsive si caratterizzano per non contribuire al valore di verità della
proposizione; in senso positivo, qualificano e connotano i livelli dell’enunciato e
dell’enunciazione. Sono polifunzionali, assolvono a diverse funzioni comunicative.

Modificatori di enunciato
Modificatori di forza illocutiva, detti particelle modali, attenuano la forza di un atto
linguistico direttivo o di un’asserzione (es. Diciamo, magari, pure, un po’);
Connettivi o avverbi testuali che danno istruzioni sullo statuto testuale di ciò che
segue (es. voglio dire, in altre parole, cioè di riformulazione, ad esempio, poniamo,
facciamo di esemplificazione).
Segnali di presa e cessione di turno (senti, allora, ecc..) e di controllo della ricezione,
comprensione e accordo (eh?, no? Sì, già, ecc..), fatismi (segnalano la coesione
sociale) e riempitivi (mantengono la parola in caso di difficoltà di pianificazione del
turno) svolgono la funzione di scansione del testo.
I modificatori di un atto linguistico segnalano l’atteggiamento del parlante verso
l’enunciazione e svolgono funzione metacomunicativa.(es. detto in confidenza,
francamente → detto in modo franco, ecc…).
Le particelle con funzione pragmatica hanno spesso anche una funzione di modificatori
frasali di tipo semantico.

Potrebbero piacerti anche