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1 - Arbitrarietà del segno di Saussure

Significante:

parola. Significato: è il concetto attribuito al significante, è l’idea. Segno: è l’associazione del significante al significato . L’arbitrarietà è articolata in 4 livelli:

arb. segno: non c’è alcun legame tra il referente e il segno che gli è stato associato es: è totalmente arbitrario che al significante “gatto” siano attribuiti i foni [gat:o] arb. significante: ogni lingua organizza i foni da utilizzare per articolare le parole secondo i propri criteri fonetici es: [R] [r] in ita, fra e arabo arb. significato: la realtà si può segmentare in modo diverso

es:

arb. significante/significato: non c’è alcun legame tra un significante e il concetto ad esso associato es: è totalmente arbitrario che al significante “gatto” sia attribuito il significato “felino di piccole dimensioni

Eccezioni sono:

BIPLANARITA’

significante significato Segno
significante
significato
Segno

è l’insieme di suoni fisicamente percepibili che unendosi articolano una

maiale – pig / pork (ita-eng)

legno /legna / bosco – bois (ita-fra)

onomatopee:

che richiamano col loro significante il suono associato, possiedono però un certo grado

di

condizionamento dal sistema linguistico associato; ideofoni: espressioni che tentano di imitare i suoni; principio di iconismo: es: pluralità che aggiunge materiale fonico rispetto al singolare; fonosimbolismo: es: i = piccolo (big?)

2 - Triangolo di Ogden-Richards

Detto anche triangolo semiotico. Mentre Saussure prende in considerazione solo significante e significato, Ogden- Richards prendono in considerazione anche il referente, cioè l’oggetto fisico della realtà a cui si fa riferimento.

significato Segno significante referente
significato
Segno
significante
referente

3 - Langue e parole in Saussure / Competence e performance in Chomsky

Saussure è strutturalista (si basa su fatti osservabili per poi ricavare regole precise) ed è definito da Bloomfield come

mentalista. Langue: il codice, la grammatica impiegata presso una certa comunità linguistica; è un fatto mentale. Parole: i singoli messaggi linguistici prodotti dai parlanti; è un fatto concreto. La langue si manifesta attraverso la parole; per studiare la langue si deve partire dalla parole che fornisce dati osservabili da cui ricavare eventuali leggi. Chomsky è un generativista (si basa su fatti astratti e mentali non per forza osservabili (struttura superficiale e struttura profonda)) Competence: il codice, la grammatica fisicamente presente nel cervello del parlante che si acquisisce da bambini Performance: i concreti messaggi linguistici prodotti dai parlanti.

4 - Language Acquisition Device in Chomsky

È un organo apposito nel cervello che rende gli esseri umani capaci di apprendere la lingua in modo innato. Attraverso questo organo il bambino acquisisce dati ascoltando le parole della sua lingua e in seguito comincia a formulare ipotesi (inconsciamente) su come strutturare il linguaggio confrontandole con gli input ricevuti dall’esterno e basandosi sui dati e sulle conoscenze acquisite progressivamente.

Chi dice a un bambino inglese che go went e non go goed? È un puro fattore genetico, un’abilità innata del genere umano. Non c’è bisogno che i genitori insegnino al bambino come parlare, il bambino interiorizza la grammatica da solo e inconsciamente.

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– Rapporti paradigmatici e sintagmatici

Rapporti sintagmatici (strettamente correlato col concetto di linearità): gli elementi sono prodotti in successione lineare nel tempo, quindi non si può capire completamente un messaggio senza aver ascoltato tutti gli elementi che che compaiono nelle posizioni precedenti e seguenti. Inoltre l’uno influenza l’altro. Rapporti paradigmatici (discretezza: i suoni del linguaggio naturale non sono divisi in unità minime e discrete che si possono comporre in vario modo, ma sono un’unica unità): la differenza tra le unità di una lingua è assoluta:

realizzando un suono se ne esclude un altro (es: pollo, bollo han 2 significati distinti, se adotto un fono intermedio tra p e b non avrò un significato incrocio tra pollo e bollo), inoltre non si può intensificare il significato intensificando

il

significante (es: GAAATTOOOO = gatto, non è più grosso).

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- Luoghi/modi di articolazione delle consonanti

I

foni (suoni, unità minima della fonetica) sono realizzati trammite l’apparato fonatorio umano con un flusso d’aria

egressivo. La loro produzione deriva da un meccanismo laringeo che consiste nel viaggio dell’aria che passa attraverso i polmoni e la trachea fino alla laringe dove incontra le pliche laringee (corde vocali) che in posizione rilassata sono separate: a seconda della pressione impressa dall’aria, si tendono e avvicinano generando (o no) vibrazioni che verranno poi modellate dagli organi presenti nella cavaità orale. Le pliche vocali congiunte provocano un fono sonoro.

Le pliche vocali separate provocano un fono sordo. A seconda dell’organo coinvolto nel meccanismo di fonazione si ha un luogo d’articolazione diverso. A seconda del restringimento del percorso dell’aria causato dal movimento degli organi si ha il modo d’articolazione. L’organo più importante in fonazione è la lingua. Luoghi: bilabiale, labiodentale, dentale, velare, alveolare, palatale, uvulare, faringale, glottidale. Modi: occlusiva, fricativa, affricata (prima occlusiva e poi affricata), vibrante, laterale, nasale.

7 - Le vocali e il trapezio vocalico

di natura sonore e si producono senza frapporre alcun

ostacolo al flusso d’aria; si distinguono in base alla

conformazione che assume la cavità orale (protusione) e alla posizione della lingua verticalmente (alte-basse) e orizzontalmente (anteriori-posteriori). Si classificano appunto in base all’arretramento/avanzamento e all’abbassamento/innalzamento della lingua.

Le vocali posteriori sono frequentemente accompagnate da

una maggior protusione

Esistono anche vocali nasali, generate dallo spostamento del velo palatino che comporta un emissione del flusso d’aria contemporanea dal cavo orale e dalla cavità nasale. Esistono infine le semivocali (tra vocali e consonanti fricative) caratterizzate dalla frapposizione di un ostacolo appena percepibile al flusso d’aria.

anteriori centrali posteriori (palatali) (prevelari) (velari) i y u e o ε ɔ æ a
anteriori
centrali
posteriori
(palatali)
(prevelari)
(velari)
i
y
u
e
o
ε
ɔ
æ
a
ɑ

alte

medioalte

mediobasse

basse

8 - Trascrizione IPA e altre trascrizioni

Essendo che non c’è rapporto biunivoco tra foni e grafemi (allo stesso suono possono corrispondere lettere diverse a seconda della lingua e viceversa) è stato creato l’Alfabeto Fonetico Internazionale (IPA) in cui vi è corrispondenza

biunivoca tra fono e grafema di modo che attraverso una rappresentazione fonetica chiunque potesse capire come articolare qualsiasi fono. La trascrizione fonetica si pone fra parentesi quadre [];

: indicano l’allungamento di un fono; l’accento si indica con ‘.

Esistono anche altre tipi di trascrizioni fonetiche in base alla lingua (es: arabo, pinyin)

I simboli diacritici sono dei grafemi addizionali utili a risolvere i problemi di pronuncia riguardo all’interpretazione di particolari grafemi nelle varie lingue o dialetti (es: la t è pronunciata in modo diverso in ita ed eng). Nelle trascrizioni strette sono rappresentati anche i diacritici.

zozzo = [ts]

zorro = [dz]

cielo = [ʧ]

gelo = [ʤ]

9 - Fono / fonema / allofono / variante “libera” Fono: la realizzazione concreta di un suono (unità minima della fonetica). Fonema: unità più piccola non ulteriormente scomponibile dotata di funzione distintiva in una lingua (unità minima della fonologia). Si rappresenta tra slash //. Funzione distintiva: proprietà posseduta dai foni che qualora vengono sostituiti da foni differenti contribuiscono alla variazione del significato.

[l] = “laterale alveolare” ed [f] = “fricativa labiodentale sorda” sono 2 foni diversi [lato] != [fato] /l/ e /f/ sono fonemi dell’italiano poichè hanno funzione distintiva, cioè cambiano il significato della parola in cui son presenti Allofoni: realizzazioni foneticamente diverse, ma prive di valore distintivo. Nave [nave] o [ŋave]

[n] ed [ŋ] sono quindi 2 allofoni di [n]

Varianti libere: sono realizzazioni foneticamente diverse prive di valore distintivo e che possono essere pronunciate liberamente in diafasia, diastratia e diatopia. Il fenomeno delle varianti libere e di come variano a seconda del

contesto, dello stato sociale e del luogo è studiato dalla sociolinguistica. Il fatto che due foni siano varianti libere implica allofonia. Rosa [Roza] o [roza] (ma anche Rosa [rosa] o [roza])

[R] ed [r] sono perciò due allofoni dell’italiano e due varianti libere poichè non hanno valore distintivo; in arabo

invece sono 2 fonemi ben distinti poichè hanno valore distintivo. Ciò che è fonema in una lingua può quindi essere allofono nell’altra e viceversa.

10 - Coppie minime

Si dice che [lato] e [fato] siano una coppia minima: coppia di parole di diverso significato diverse solamente per la

variazione di un fonema.

Le coppie minime sono utili per dimostrare che un fono è fonema in una certa lingua. Es: [nave] - [ŋave] non cambia il significato (ita) [fin] - [fiŋ] cambia il significato (eng)

[n] ed [ŋ] sono allofoni del fonema /n/ in italiano

In inglese invece sono due fonemi diversi e creano una coppia minima. Un fonema però per essere considerato tale deve avere valore distintivo sia all’inizio che in centro che in fine parola. Possono esistere infatti casi di distribuzione complementare quando ci sono posizioni in cui ci può stare solamente un fono e posizioni in cui ci può stare solamente l’altro (es: [nave] - [aŋke] oppure [l] - [r] in coreano) (la distribuzione complementare implica anche allofonia).

11 - Distintivo / ridondante

Il fonema è il più piccolo segmento a cui si arriva nella scomposizione dei segni, tuttavia è possibile scomporlo in tratti distintivi binari che permettono di analizzare e distinguere un fonema.

In fonetica i tratti distintivi sono dei movimenti muscolari degli organi fonatori.

In fonologia i tratti distintivi sono proprietà astratte che si realizzano in simultaneità nei singoli segmenti fonematici. Una dozzina di tratti ditintivi sarebbero in grado di distinguere tutti i fonemi possibili nel mondo.

I tratti distintivi rendono possibile la rappresentazione di alcuni fenomeni fonologici come l’assimilazione. Ciò che non è distintivo si dice ridondante.

/p/

+ occlusivo

+ bilabiale

+ sordo

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- Doppia articolazione

Un significante di un sitema linguistico è scomponibile in unità più piccole ancora portatrici di significato (morfemi) che sono riutilizzabili per formare altri segni linguistici (prima articolazione).

I morfemi (unità minime di prima articolazione) sono ulteriormente scomponibili in unità ormai prive di significato (fonemi). I fonemi sono le unità minime di seconda articolazione. Con un lumero limitato di elementi si può generare un numero illimitato di unità portatrici di significato:

principio di combinatorietà: per formare infiniti segni si possono combinare unità minori. Alla lingua è attribuibile quindi una produttività illimitata. Es: la zia prepara la torta:

prima articolazione: l-a zi-a prepar-a l-a tort-a seconda articolazione: l-a-z-i-a-p-r-e-p-a-r-a-l-a-t-o-r-t-a.

I fonemi si possono poi scomporre in tratti distintivi (terza articolazione).

13 - Parola, problemi di definizione

Per definirla posso ricorrere a vari criteri:

- È un’unità morfologica che può presentarsi come libera in un enunciato ed è costituita da almeno un morfema (bar, ieri, gatto). “La” non può presentarsi da sola in un enunciato, quindi non è una parola.

- Una parola non è interrompibile (es: un bel gatto * un belo gatt)

- L’ordine dei morfemi di una parola inoltre è fisso (es: gatto * ogatt)

- La pronuncia di una parola solitamente non è interrotta.

La parola non è definibile, per definirla si fa ricorso al lessema: insieme i cui elementi sono le diverse forme flesse in

cui può comparire una stessa parola (gatto, gatta, gattino); la forma più semplice è detta lemma (gatto).

- Il lemma coinciderebbe quindi con una parola (nei vocabolari si cercano i lemmi).

Tuttavia esistono dei problemi nell’applicazione dei vari criteri. Ad esempio in tedesco con abfahren:

Um wieviel Uhr fahrt der Zug, nach Berlin ab? Posso dire che abfahren è una parola dato che è stata interrotta? Una parola è la minima combinazione di morfemi che possa costituire autonomamente un segno linguistico compiuto o comparire come unità separabile.

14 - Morfema / allomorfo / morfo

Morfema: unità minima di prima articolazione ancora portatrice di significato con precise funzioni e quindi riutilizzabile per la composizione di nuove parole (produttività, composizionalità della lingua). es: in-content-abil-e (4 morfemi) Morfo: è un morfema inteso come significante es: content Allomorfo: è ciascuna delle varie forme in cui si può presentare lo stesso morfema. [iŋ]contentabile [ir]reprensibile [im]bevibile [iŋ], [ir], [im] sono allomorfi del morfema {in} perchè esprimono negazione (non), si può spiegare la loro presenza per motivi fonologici causati dalla consonante successiva.

Il significato di una parola è determinato dalla somma dei significati dei vari morfemi che la compongono; il parlante arrriva a capire il significato di una parola in maniera innata. Si riesce a capire se più morfi sono allomorfi di uno stesso morfema se si trovano nella medesima posizione nella struttura di una parola e portano lo stesso significato.

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- Allomorfia e suppletivismo

Si parla di supplettivismo quando non esiste una precisa regola fonologica in grado di spiegare l’utilizzo di diversi allomorfi in una situazione piuttosto che un’altra. Ad esempio il verbo andare può avere radice vad- o and-; non esiste una regola fonologica che spieghi la loro alternanza. L’allomorfia invece è fonologicamente determinata.

16 - Tipi di morfema: lessicale/derivazionale/flessionale

Classificazione dei morfemi funzionale (in base alla loro funzione) Esempio: gatt-in-o Morfemi lessicali: sono il lessico di una lingua e sono una classe aperta (arrichibilie di nuovi elementi) {gatt} Morfemi grammaticali: sono i morfemi derivazionali e flessionali e sono una classe chiusa Morfemi derivazionali: trasformano parole semplici in parole derivate {in} Morfemi flessionali: definiscono genere, numero e caso delle parole {o} Articoli, pronomi, preposizioni sono classi grammaticali chiuse e non rientrano in alcuna categoria Le modifiche/prestiti riguardano principalmente i morfemi lessicali ed eventualmente morfemi derivazionali. La flessione è obbligatoria Prima si applica la derivazione e poi la flessione (i morfemi flessionali sono spesso più lontani dalla radice rispetto ai morfemi derivazionali).

17 - Morfema libero, morfema legato

Morfema libero: morfema che può comparire da solo (ieri, bar) Morfema legato: morfema che necessita sempre di altri morfemi (morfemi grammaticali)

18 - Infissazione, circonfissazione, transfissazione

Classificazione dei morfemi posizionale (in base alla loro posizione) I morfemi grammaticali possono essere chiamati affissi (morfemi combinabili con una radice) Prefissi: affissi che stanno prima della radice {s}-content-o Suffissi: affissi che stanno dopo la radice s-content-{o} Infissi: affissi che stanno dentro alla radice sahaman = accompagnare s-{in}-ahaman = ha accompagnato (tagal.) Circonfissi: affissi che stanno prima e dopo la radice {ge}-sag-{t} (ted) Transfissi: affissi che si incastrano all’interno della radice k-{i}-t-{a}-b (arabo-struttura a pettine) (apofonia) Esistono inoltre morfemi non isolabili (o sostitutivi) che consistono in mutamenti fonici della radice:

Ad esempio: f-{oo}-t f-{ee}-t Fuß Füße f-{i}-nd f-{ou}-nd Apofonia: cambiando le vocali cambia la categoria morfologica Metafonia: spostamento vocalico dovuto all’adeguamento di una vocale a quella della desinenza (ted) La [u] (vocale posteriore) di Fuß diventa [y] (vocale anteriore) in Füße dato che [e] è una vocale anteriore. La [u] viene quindi anteriorizzata a [y]. Armonia vocalica: è il contratio della metafonia e accade ad esempio in turco, nel quale non ci si limita a uno spostamento vocalico, ma si arriva alla sostituzione totale della vocale interna in base alla vocale finale. Ad esempio: adam-lar ev-ler /lar/ e /ler/ sono allomorfi dello stesso morfema: variano in base alla vocale che li precede: quindi la [a] di /adam/ ha causato l’adeguamento della [a] in /lar/ e la [e] di /ev/ ha causato l’adeguamento della [e] in /ler/

19 - Regole di Formazione di Parola: morfologia come processo, parole semplici e parole complesse

La composizione e la derivazione sono le principali regole di formazione di parola

Si possono generale parole composte (morfema libero + morfema libero) Si possono generale parole derivate (morfema libero + morfema legato)

La derivazione ha luogo principalmente tramite la suffissazione (cambia la posizione dell’accento nella parola e la categoria lessicale), la prefissazione (non cambia la categoria lessicale). [dùbita] V [[dubità] V bile] Agg [in[[dubità] V bile] Agg ] Agg [[in[[dubita] V bil] Agg ] Agg mènte] Avv Può capitare che si passi da un significato all’altro senza aggiungere apparentemente alcun morfo, in tal caso si aggiunge un ipotetico morfo 0 (derivazione 0) Es: italiano città (sing) città (plur) [[città] S +0] Pl

Es: inglese

Le parole possono essere primitive (mano), alterate (manona), derivate (maniglia), composte (corrimano), plurilessematiche (mano morta). Tutte queste sono parole complesse, perchè sono ulteriormente scomponibili, le parole semplici sono i lemmi di base, non derivati e non composti.

stop (sost.) stop (v.bo)

[[stop] N +0] V

20 - Categorie lessicali – parti del discorso

I morfemi flessionali non modificano il significato della radice su cui agiscono e si applicano solo sulle parole variabili;

si dice che il morfema flessionale costituisca la marca di un particolare valore grammaticale.

Le categorie lessicali (o parti del discorso) sono: sostantivo, verbo, aggettivo, pronome, articolo, preposizione,

congiunzione, avverbio, interiezione.

Le categorie grammaticali:

che operano sui nomi: genere (il genere marcato in italiano è il maschile), numero, caso (morfema che attribuisce un ruolo sintattico alla parola) che operano sugli aggettivi: grado (comparativo, superlativo) che operano sui verbi: modo, tempo, diatesi (attivo, passivo), persona Per individuare le categorie lessicali posso ragionare in termini semantici: (verbi azioni; nomi oggetti; aggettivi qualità)

O in termini morfologici (vedi sopra) però in arabo i verbi sono caratterizzati anche dal genere! E poi ci sono i casi di

derivazione 0 in cui una parola può essere sia nome che verbo a seconda del contesto! Nel costruire un enunciato inoltre entra in gioco un meccanismo denominato accordo, che prevede che gli elementi suscettibili alla flessione assumano le marche relative all’elemento a cui si riferiscono.

21 - Composti: struttura

Nel caso delle parole composte la testa è l’elemento che dà le proprietà categoriali all’intera parola.

camposanto N

capostazione N

[+animato]
[+animato]

[+animato]

campo N

santo A

[+maschile]

La testa è “campo” poichè “camposanto” è un sostantivo

è “campo” poichè “camposanto” è un sostantivo capo N stazione N [+animato] [-animato]

capo N

stazione N

[+animato]

[-animato]

[+maschile]

[-maschile]

La

testa

è

“capo”

in

questo

caso

 

per

individuarla

 

si

è

fatto

ricorso ai tratti distintivi

portalettere N

[+animato]

[+maschile]

[-plurale] porta V?N? lettere N [-animato] [-maschile] [+plurale]
[-plurale]
porta V?N?
lettere N
[-animato]
[-maschile]
[+plurale]

Non si capisce quale sia la testa; inoltre “porta” è verbo presente, verbo imperativo o sostantivo?

pellerossa N

[+animato]

[+maschile] pelle N rossa A [-animato] [-animato] [-maschile] [-maschile]
[+maschile]
pelle N
rossa A
[-animato]
[-animato]
[-maschile]
[-maschile]

Non si capisce quale sia la testa

Tuttavia nelle varie lingue la produttività di nuove parole può essere bloccata da un blocco semantico, che può aver luogo quando:

la parola derivata genera lo stesso significato della parola da cui si deriva (es: glorioso *gloriosità)

la parola derivata genera qualcosa che nel lessico esiste già (es: bello *imbello: esiste già brutto)

certi suffissi / prefissi sono affiancabili solamente a certe categorie grammaticali (-zione va solo dopo un verbo)

22 - Grammaticalizzazione: mutamento di categoria lessicale in diacronia

Le influenze tra le lingue riguardano innanzitutto i morfemi lessicali e col tempo quelli derivazionali; i morfemi flessionali variano difficilmente e si può dire che lessico riguardante i numeri, la parentela e le parti del corpo sia praticamente invariabile. Grammaticalizzazione: si possono avere casi in cui dei morfemi lessicali sono stati acquisiti da una lingua e col tempo sono stati trasformati in morfemi grammaticali (tipico delle lingue creole).

Ad Haiti infatti il morfema /te/ indica passato. Questo morfema è tratto dal verbo francese était che indica 3° pers sing del v.bo etre al passato.

23 - Caso

Relazione che un elemento ha con altre parole della frase in cui è situato. Queste relazioni esistono universalmente e

in

alcune lingue prendono forma con le flessioni del caso (es: tedesco).

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- Sintassi

È il livello di analisi che si occupa delle strutture delle frasi e come si combinano i vari componenti in essa.

La sintassi è data dalla combinazione fra lessico e semantica. Ad esempio:

Gianni guarda la luna

La luna guarda Gianni

Il lessico è lo stesso, la sintassi però varia

La frase è l’unità di misura della sintassi ed è un unità in grado di costituire un messaggio autosufficiente:

solitamente contiene una predicazione, ma esistono anche frasi nominali (senza verbo)

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- Principio di dipendenza dalla struttura.

La

sintassi non analizza le parole ad una ad una, ma prende in considerazione gruppi di parole (sintagmi) combinate

secondo precise regole sintattiche. Il sintagma è la minima combinazione di parole dal senso compiuto. John is in the garden is John in the garden? -Scambio i primi 2 elementi

A unicorn is in the garden *unicorn a is in the garden? / is a unicorn in the garden?

-Scambio appena arrivo al verbo

A unicorn that is eating a flower is in… *is a unicorn that eating a…? / Is a unicorn that is eating a flower in

Quindi is [a unicorn that is eating a flower] in the garden? Sono 2 sintagmi diversi. (Questo ragionamento potrebbe essere svolto inconsciamente da un bambino nella fase di apprendimento della

lingua).

Di conseguenza l’analisi in costituenti immediati non è sempre valida, in quanto molto spesso i sintagmi non sono

contigui, ma si trovano in posizioni distaccate!

?

26 - Analisi in costituenti immediati

Partendo da una frase si scompone in frasi più semplici ma dalla struttura simile, fino ad arrivare alle singole parole:

Gianni ha mangiato una mela verde Gianni ha mangiato | una mela verde Gianni | ha mangiato | una mela verde Gianni | ha | mangiato | una | mela | verde

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- Criteri di costituenza

Ci son vari criteri per individuare se un sintagma è il costituente di una frase, un criterio può comunque fallire, ma ciò

non implica che il sintagma non sia costituente:

criterio del movimento:

Gianni è tornato [nella sua città natale] [Nella sua città natale] Gianni è tornato

La frase è comunque grammaticale: [nella sua città natale] è un costituente.

criterio di coordinazione:

Gianni è tornato [nella sua città natale] e anche Pippo è andato [nella sua città natale] [nella sua città natale] è ripetibile in vari contesti e quindi è un costituente.

criterio della sostituibilità:

Gianni ha dormito dentro il sacco a pelo Gianni ha portato [dentro il sacco a pelo] Dentro il sacco a pelo Gianni ha dormito *Dentro il sacco a pelo Gianni ha portato [dentro il sacco a pelo] è costituente per la prima frase, ma non per la seconda. criterio della proforma:

Gianni è andato [in Francia] e anche Pippo ci è andato (in Francia)

Ci è una proforma e sostituisce tranquillamente [in Francia] che è quindi un costituente.

criterio dell’ellissi:

Gianni guarda la luna e Marco anche (guarda la luna)

Il costituente si può sostituire, [guarda la luna] è quindi un costituente. criterio della frase scissa:

Ho incontrato il padre [di Piero e Maria]

È il padre [di Piero e Maria] che ho incontrato

È [di Piero e Maria] che ho incontrato il padre

Le frasi sono tutte grammaticali, [di Piero e Maria] è un costituente.

Verbo e oggetto sono più legati e quindi più inclini a generare costituenti

28 - Sintagma (costituente)

È la minima combinazione di parole che funzioni come un’unità all’interno di una frase e che sia grammaticale.

I sintagmi sono costruiti attorno a una testa, dalla quale prendono il nome: la testa è l’elemento che anche da solo può costituire il sintagma. Sintagma nominale (NP): la testa è un sostantivo Sintagma verbale (VP): la testa è un verbo Sintagma aggettivale (AggP): la testa è un aggettivo Sintagma avverbiale (AvvP): la testa è un avverbio Sintagma preposizionale (PP): la testa è una preposizione

29 - Indicatore sintagmatico (grafi ad albero)

Il metodo di rappresentazione più diffuso in sintassi è quello attraverso grafi ad albero, ogni nodo costituisce un sottolivello di analisi della sintassi. Ogni albero è l’indicatore sintagmatico di una frase.

il bambino mangia una mela:

Corro: S NP VP Ø corro
Corro:
S
NP
VP
Ø
corro

S

NP VP art n v NP art n il bambino mangia una mela
NP
VP
art
n
v NP
art
n
il bambino mangia una mela

30 - Ambiguità strutturale in sintassi

Struttura superficiale: la forma dell’enunciato così come si presenta. Struttura profonda: l’organizzazione strutturale astratta che sta dietro ad ogni frase permettendone la reale interpretazione attraverso i rapporti semantici e sintattici. Può capitare però che a un enunciato costituito da un’unica struttura superficiale, corrispondando 2 strutture profonde! Ad esempio:

{le ragazze e le signore col cappellino} può essere interpretato in due modi:

{le ragazze e le signore} + {col cappellino} (sia le ragazze che le signore hanno il cappellino {le ragazze} + {e} + {le signore col cappellino} (solo le signore hanno il cappellino) Con gli alberi è possibile rappresentare le 2 diverse strutture profonde (pag. 87 Berruto). L’ambiguità strutturale non si ferma comunque solo alla sintassi, può coinvolgere anche le parole, ad esempio:

{ieri ho piantato una vite} l’albero o la vite col filetto??

31 - Lingue ricorsive a destra/a sinistra (Testa – Modificatore/Modificatore – Testa)

L’italiano è una lingua SVO (Sogg-V.bo-Ogg.)

però ha anche tratti da lingua OV solitamente in frasi marcate

(Si ragiona quindi in termini di tema-rema)

Si nota come le lingue VO siano accomunate dalla disposizione di certe categorie grammaticali come N-Agg, N-Gen

Mentre in lingue OV (come il cinese) ricorrano strutture come Agg-N, Gen-N

L’italiano ha un certo numero di tratti anche da lingua OV (Avv-N, Art-N).

In italiano (come in arabo) sono possibili le dislocazioni a sinistra (ma anche a destra) Farò un bel regalo a Gianni

A Gianni farò un bel regalo (dislocazione a sinistra topic-prominent)

Struttura ad albero di una lingua VO:

es: Gianni mangia la mela (subject-prominent)

es: la mela l’ha mangiata Gianni (topic-prominent)

VP es: la mela l’ha mangiata Gianni (topic-prominent) PP V° O P° N Struttura ad albero di

PP es: la mela l’ha mangiata Gianni (topic-prominent) VP V° O P° N Struttura ad albero di

O

N

Struttura ad albero di una lingua OV:

VP VP PP V° O P° N Struttura ad albero di una lingua OV: O V° PP

O

PP V° O P° N Struttura ad albero di una lingua OV: VP O V° N P°

N

32 - Teoria X-barra

Questa teoria di Chomsky prevede alberi che hanno solamente ramificazioni binarie. Tutti i sintagmi hanno la stessa struttura, cambiano solo gli elementi al loro interno. Struttura generale di un sintagma:

x” yP x’ x° zP
x”
yP
x’
zP

Dove x° è la testa. Più sono gli apici, più il sintagma è dotato di sottolivelli ed è quindi complesso. La struttura profonda viene rappresentata spostando i vari elementi in ciò che si crede sia stata la struttura originaria della frase.

33 - Valenza - ruoli argomentali

Il modo in cui i sintagmi son distribuiti son governati da vari principi che interagiscono fra loro, ci sono 3 principi

fondamentali:

ruoli sintattici:

il

ruolo assunto dai sintagmi all’interno della frase, importante è il concetto di valenza di un verbo:

la

valenza di un verbo è il numero di sintagmi che devono essere associati al verbo.

Esistono verbi con valenza 0:

piovere: piove Verbi con valenza 1:

correre: Gianni (sogg) corre Verbi con valenza 2:

difendere: l’esercito (sogg) difende la trincea (ogg) Verbi con valenza 3:

dare: Gianni (sogg) gli (c. term - circostanziale) ha dato dei soldi (ogg)

e cosi via

Le lingue pro-drop sono lingue che possono lasciar cadere il soggetto (es: italiano); in inglese, anche con verbi a valenza zero serve comunque un soggetto (anche se privo di referente) es: it rains. ruoli argomentali (o semantici):

la frase è vista dal punto di vista del significato in cui i vari elementi sono come attori che interpretano una scena. Agente: entità che compie l’azione Paziente: entità che subisce l’azione In una frase attiva: Gianni (agente-sogg) picchia Pippo (paziente-ogg)

Nella versione passiva: Pippo (paziente-sogg) + picchiato da Gianni (agente-c.agente) I ruoli semantici rimangono invariati mentre i ruoli sintattici variano Sperimentatore, beneficiario, strumento, destinazione sono altri ruoli semantici ruoli pragmatico-informativi:

riguarda l’articolazione di tema-rema, del qualcosa che parla di qualcos’altro e il focus. Tema: entità intorno alla quale si predica qualcosa. Rema: la predicazione che viene fatta. nelle frasi non marcate il soggetto tende a coincidere col tema e l’agente:

[Il gatto] TEMA insegue [il topo] REMA con le dislocazioni a sinistra si manda a tema l’oggetto:

[il topo] TEMA [lo] CLITICO insegue [il gatto] REMA Altri metodi per spostare i costituenti sono la dislocazione a desrta (lo vuole un caffè?) e la frase scissa (è il gatto che insegue il topo) Focus: il punto sul quale si concentra maggiormente l’interesse dell’acoltatore e che contiene più informazioni:

Carla al mattino prende [il caffè] Gianni corre per addirittura [2 ore di fila] È [Gianni] che al mattino prende il caffè

il focus può essere contrastato: prende il caffè, non la cioccolata! il focus è evidenziato da particelle dette focalizzatori (solo, anche, il focus è determinato anche dalle frasi scisse

)

34 - Scoperta delle leggi fonetiche Per scoprire delle leggi fonetiche è innanzitutto necessario esaminare il lessico fondamentale delle lingue sotto esame. In seguito si cercano dei tratti in comune, dei legami tra le 2 lingue, magari nella pronuncia di più foni. Se la pronuncia di un fono di una lingua corrisponde sempre alla pronuncia di un fono (magari con tratti distintivi simili) dell’alltra lingua è possibile enunciare una legge fonetica. Bisogna inoltre tener conto che le lingue tendono diacronicamente a un impoverimento fonologico e morfologico, infatti vi è una certa tendenza a perdere le consonanti finali non pronunciate, come nel caso dell’italiano e del sardo:

Verbo cantare:

ita standard: io canto, tu canti, egli canta latino: cantad sardo: cantu, cantada, cantasa col tempo si è quindi persa la d dato che non si pronunciava, in sardo la consonante è sopravvissuta al tempo grazie alla presenza di una vocale successiva che faceva così pronunciare anche la consonante

(Un importante manoscritto che permette di osservare il mutamento lessicale in diacronia per l’italiano è l’appendix probi)

35 - Legge di Grimm

In certi casi esistono delle vere e proprie leggi fonetiche che han mutato la pronuncia delle lettere nel tempo:

la legge di Grimm enuncia che il germanico ha traformato le occlusive sorde del sanscrito in fricative sorde. sanscrito germanico

Legge

di

Grimm

p

k

f

h

(da questo si può dedurre che esista un certo legame di parentela tra 2 lingue). La legge di Grimm si è persa però col tempo, con l’introduzione di una grande quantità di parole con la p e con le altre lettere di importazione latina.

t

θ

36 - Prestito linguistico

Può capitare che 2 lingue geograficamente vicine, col tempo si influenzino a vicenda: solitamente le influenze riguardano morfemi lessicali, più difficilmente si assisterà a variazioni flessionali e ancora più raramente (se non mai) a variazioni dei morfemi grammaticali. Questo è un caso di variazione flessionale:

Tedesco: Garten

Francese: jardin -arius -ier jardinier

Italiano: giardino

giardiniere (il suffisso –iere deriva dal francese)

37 - Nascita della linguistica moderna (ricostruzione dell’indoeuropeo e del protoromanzo)

La linguistica moderna nasce dalla constatazione che il sanscrito e le lingue europee (in particolare le lingue germaniche che sono a loro volta imparentate con le lingue romanze) presentavano delle somiglianze nel lessico.

Nell’800 Rénouard pensava che il provenzale francese derivasse direttamente dal latino e fosse la lingua madre delle lingua romanze, in realtà il provenzale è una lingua figlia del latino volgare (derivato dal latino) alla pari dell’italiano, del rumeno e delle altre lingue romanze. Rénouard: latino----provenzale-------italiano, francese, rumeno In realtà: latino----latino volgare----italiano, francese, provenzale, rumeno Schlegel affermava che dal sanscrito provenissero lingue come il latino, il greco e il germanico, in realta sono tutte e 4 lingue sorelle che provengono da un antenato comune.

Schlegel:

sanscrito--------------latino, greco, germanico

In realtà:

antenato comune---latino, sanscrito, greco, germanico

Per quanto riguarda l’italiano, i dialetti italiani non sono dialetti generati dall’italiano (lingua madre), ma sono lingue

vere e proprie, sorelle dell’italiano e derivate dal volgare alla pari dell’italiano. L’italiano è semplicemente
vere e proprie, sorelle dell’italiano e derivate dal volgare alla pari dell’italiano.
L’italiano è semplicemente una lingua tetto, derivata dal fiorentino e adottata come standard.
Schematicamente:
antenato comune
italiano
sanscrito
germanico
latino
greco
latino volgare

provenzale

francese

rumeno

spagnolo

piemontese

sardo

fiorentino
fiorentino

friulano

38 - Metodo storico-comparativo

La linguistica storico-comparativa cerca di invididuare le relazioni di parentela tra più lingue esaminando una lingua

in diacronia e comparandola con altre lingue, cercando le somiglianze e quindi eventuali relazioni di parentela fra le

lingue somiglianti. Il riconoscimento della parentela fra più lingue avviene principalmente comparando il lessico fondamentale: i numeri fino a deici, le parti del corpo, i fenomeni metereologici, le azioni elementari quotidiane, ecc dato che sono gli elementi lessicali meno soggetti a variazioni diacroniche. Attualmente sono riconosciute 18 famiglie linguistiche ben separabili più 4 o 5 lingue isolate.

39 - Protolingua.

La protolingua non è altro che l’antenato comune alle varie famiglie linguistiche, si può tentare di ricostruire un’ipotetica protolingua tenendo conto delle leggi fonetiche e fonologiche e tenendo conto di eventuali decadimenti

morfologici e fonematici e degli inevitabili prestiti e scambi lessicologici tra le varie lingue dovuti alla loro vicinanza e

al

rispettivo prestigio.

40

- I Neogrammatici: leggi fonetiche e analogia

I neogrammatici affermano che ci siano delle leggi fonetiche fisse che caratterizzano ogni lingua, in realtà certe modifiche fonetiche sono casuali o ricorrono all’analogia. Infatti ci son casi, come la legge di Grimm, in cui esiste una precisa legge fonetica che ha governato il mutamento diacronico dei foni che ha subìto una lingua (rispetto alla lingua orginale dalla quale aveva acquisito quei foni).

Ci son casi però che non sono spiegati dalle leggi fonetiche, ma dall’analogia:

è jε ε dècem pèctus dieci petto
è
ε
dècem
pèctus
dieci
petto
ò wɔ ɔ nòvus nòcte nuovo notte
ò
ɔ
nòvus
nòcte
nuovo
notte

o

ɔ

novitàte

novìssimus

novità

novissimo

Quindi come si vede dai primi due casi se la vocale è accentata può dittongare se seguita da una sola consonante, oppure rimanere tale se seguita da due consonanti. Se invece la vocale non è accentata non dittonga (terzo caso). Ma allora perchè in italiano si utilizza {nuovissimo} e non {novissimo}? Perchè in certi casi (come la costruzione dei superlativi) spesso si ricorre all’analogia, cioè:

Chiaro : chiarissimo = nuovo : x Dove x per analogia sarà {nuovissimo} Da notare che in passato infatti si utilizzava novissimo! Ovviamente il ricorso all’analogia non è sistematico, ad esempio Gioco: giochiamo = muoio : y Dove y per analogia sarà {*muoiamo}

In

realtà è {muoriamo}, non {*muoiamo}

41

- Classificazione genealogica/Classificazione tipologica

Per quanto riguarda la classificazione genealogica si cerca di raggruppare le lingue in famiglie o macrofamiglie a seconda che siano presenti o meno elementi lessicologici in comune e quindi del loro grado di parentela (esempio in p.to 38): esistono lingue madri, lingue figlie e lingue sorelle. La classificazione tipologica invece accomuna le lingue in base alla somiglianza della loro struttura morfologica e sintattica senza tener conto dei gradi di parentela.

42 - Lingue romanze

Sono le lingue neolatine, ossia tutte quelle lingue che derivano dal latino volgare. Sono situate tipicamente nel continente europeo, ma anche nei territori colonizzati come America latina e Africa. Esempi di lingue romanze sono:

italiano, spagnolo, provenzale, francese, piemontese, calabrese, siciliano, rumeno, slavo, portoghese, ecc.

43 - Lingue indoeuropee

Sono le lingue neolatine (p.to 42) e insieme alle lingue germaniche (inglese, tedesco, svedese), le lingue baltiche (lituano, lettone), celtiche (gallese), indo-arie (hindi) e iraniane (persiano, curdo) e all’albanese, l’armeno e il greco sono tutte derivate da un antenato comune. Sono situate in ogni continente.

È il più alto livello di parentela riscontrato dalla linguistica storico-comparativa per questa (macro)famiglia linguistica.

44 - Lingue semitiche

Fanno parte della famiglia afro-asiatica. Sono arabo, ebraico, maltese, tigrino, amrico, ecc. Le lingue semitiche sono lingue sorelle delle lingue cuscitiche (somalo) e delle lingue berbere.

45 - Penetrazione dell’elemento neolatino nell’inglese.

Radice del Lo si trova in terza verbo essere potens (potere) persona Latino: pot es
Radice
del
Lo
si
trova
in
terza
verbo essere
potens (potere)
persona
Latino:
pot
es
t
Inglese:
able
is
he

Da qui si può inoltre notare come lingue che un tempo erano agglutinanti (latino) possano in seguito diventare flessive (inglese).

46 – Sincronia/diacronia

Entrambi i termini, in linguistica, riguardano l’approccio dello studioso verso le lingue sull’asse temporale. Sincronia: se ci si approccia alle lingue in termini sincronici le si studiano considerandole in un determinato momento (solitamente contemporaneo allo studioso )a prescindere dalla loro evoluzione temporale. Diacronia: se ci si approccia alle lingue in termini diacronici le si studiano considerando la loro loro evoluzione storica nel tempo.

47 – Sostrato

Se ci sono 2 lingue che convinvono può capitare che la lingua dotata di maggior prestigio domini l’altra fino ad arrivare all’estremo di far sparire la lingua debole; questa lingua debole però lascerà delle tracce nella lingua prevalente: le tracce di sostrato, riscontrabili in prestiti lessicali o in espressioni o accenti.

Ad esempio in Italia, sono rimaste delle tracce di sostrato riscontrabili nella pronuncia

Ita standard

milanese

[stret:o]

[strεt:o]

[bεne]

[bene]

[pεtto]

[pεtto]

di

alcune vocali: ciò è dovuto alle influenze di pronuncia lasciate dai dialetti in seguito

al

grande esodo da sud a nord.

Tutto questo spiega la presenza di accenti diversi e di parole diverse (più o meno simili

in scrittura o pronuncia a quelle di altre lingue) a seconda del dialetto.

48 - Tipologia morfologica

È possibile classificare le lingue, non in base alla famiglia ma in base alla morfologia e alla struttura della parola.

Si distinguono 4 tipi morfologici principali:

lingue isolanti:

le parole sono tendenzialmente costituite da un solo morfema, sono quindi quasi del tutto prive di morfemi flessionali. Ciò che nelle altre lingue è determinato dalle flessioni, in questo tipo di lingua è determinato dalla rigida struttura della sintassi (non è però detto che lingue con sintassi rigide siano isolanti, come il tedesco). Tipica lingua isolante è il cinese; lingue agglutinanti:

le parole sono formate una catena di morfemi (anche lunga) facilmente individuabili. La parola è quindi facilmente

scomponibile in tanti mattoncini, tra i quali vi è una radice. Queste lingue presentano quindi un alto indice di sintesi

e la loro grammatica è piuttosto regolare con rari fenomeni di allomorfia e omonimia. Tipiche lingue agglutinanti sono il turco e il giapponese; lingue flessive:

le parole sono composte da più morfemi (tra cui la radice) che si presentano come affissi e può capitare che un solo

morfema contenga più informazioni, i morfemi sono più difficilmente individuabili e scomponibili. Queste lingue

hanno un indice di sintesi inferiore alle lingue agglutinanti e presentano vari fenomeni di allomorfia ed irregolarità.

Al loro interno si possono individuare anche lingue introflessive, nelle quali la flessione avviene dentro la radice

lessicale (arabo).

Tipiche lingue flessive sono l’italiano, il tedesco, il latino e il russo; lingue polisintetiche:

le parole hanno una struttura molto complessa: all’interno di esse possono comparire più morfemi flessionali e

grammaticali (come per le lingue flessive), ma anche più radici lessicali. Esse possiedono quindi un elevatissimo indice di sintesi (più delle lingue agglutinanti): spesso ciò che in una lingua isolante corrisponde a un’intera frase, qui può essere rappresentato da una sola parola. Tipiche lingue polisintetiche sono le lingue schimesi, e quelle australiane.

49 - Tipologia sintattica

È possibile classificare le lingue in base alla sintassi, ovvero alla disposizione dei 3 costituenti principali di una frase:

soggetto (S), predicato verbale (V) e complemento oggetto (O).

Le

lingue possono quindi strutturarsi: SVO, SOV, VOS, VSO, OVS, OSV.

La

metà delle lingue ha struttura SOV (latino), poi scalando SVO (italiano), poi VSO (arabo) e infine VOS. Le altre due

tipologie sono quasi inesistenti (OVS, OSV). Questo perchè esistono due principi principali nella sintassi delle lingue: in ordine di importanza:

principio di precedenza: il soggetto è l’elemento su cui si incentra una frase, quindi ha la precedenza; principio di adiacenza: verbo e oggetto tendono a essere contigui dato la loro stretta relazione sintattico-semantica.

50 - Universali implicazionali

Sapendo se una lingua è VO o OV è possibile prevedere con una certa sicurezza la loro struttura sintattica:

le

lingue VO tendono a costruire a destra: NAgg, NGen, VAvv,

le

lingue OV tendono a costruire a sinistra: AggN, GenN, AvvV,

Ovviamente per ragioni storiche e di variabilità, in ogni lingua vi è una certa incoerenza tipologica: ad esempio in italiano, tipica lingua VO, si dovrebbe costrire a destra (come di fatto accade), ma in realtà non sono rari i casi di costruzione a sinistra: ArtN, AvvA, PossN, senza contare le frasi marcate con le loro dislocazioni a destra/sinistra.

51

- Linguistica testuale

Ci

sono degli fenomeni appartenenti alla struttura sintattica che possono venire esaminati solo a livello testuale:

bisogna cioè andare a vedere il contesto in cui degli elementi sintattici vengono enunciati per capire appieno la loro funzione (si deve andare oltre la frase). Anafora: sono fenomeni che rimandano ad elementi enunciati in precedenza:

l’enunciato “anch’io lo faccio!” a livello sintattico non singifica nulla, bisogna vedere cosa ci sta prima:

Ogni giovedì sera vado in piscina. Anch’io lo faccio! Deissi: particolari segni linguistici sono in grado di far riferimento a fatti extralinguistici:

ieri, domani, là, tu, qui dipendono tutti dal contesto in cui l’ascoltatore e il parlante si trovano. Ellissi: consiste nell’omissione di alcuni elementi linguistici senza però compromettere il senso del testo:

Dove vai? (vado) A casa

A casa da solo infatti non significherebbe niente.

Segnali discorsivi: allora, senti, no?, anzitutto, ecc Anafore e segnali discorsivi conferiscono una certa coesione al testo.

52 - Semantica componenziale

Si tratta di scomporre il significato dei lessemi in una matrice di tratti semantici binari, (come per la fonologia in tratti distintivi). La questione comincia a farsi difficoltosa quando si vanno ad esaminare i nomi astratti. I tratti semantici sono legati da certi rapporti d’implicazione, ad esempio [+umano] implica [+vivente] Anche i tratti semantici sono utili a spiegare l’utilizzo di certi affissi (es: /-iera/ si utilizza con elementi [-astratto]).

53 - Omonimia-polisemia

Omonimia: sono omonimi i lessemi che hanno lo stesso significante ma significati diversi Polisemia: sono polisemici i lessema che hanno lo stesso significato ma significanti diversi (solitamente sono però presenti leggere sfumature di significato o sociologiche).

54 - Atto locutivo, illocutivo, perlocutivo (semantica frasale)

Gli enunciati sono dei veri e propri atti linguistici; esistono 3 tipi di atti linguistici differenti:

atto locutivo: l’atto di formare una frase così com’è; atto illocutivo: l’intenzione con la quale si pronuncia la frase, dipende molto dall’intonazione e dal contesto; atto perlocutivo: l’effetto che si provoca nel destinatario, anch’esso dipende dal contesto. Ad esempio:

L’atto locutivo {il cane è in giardino} potrebbe illocutivamente essere pronunciato con l’intenzione di dare una mera affermazione o come un ordine, o come una richiesta d’aiuto, quindi perlocutivamente il destinatario potrebbe

recepirla come un {che facciamo?} o come {caccialo!} o come {aiuto!}.

55 - Presupposizioni

È il significato non detto, ciò che non viene esplicitato attraverso il significato letterario, ma viene fatto capire implicitamente da come viene detto o da ciò che si dice. Es: andiamo al cimema? Ho mal di testa {ho mal di testa} è un chiaro no, ma ciò non è esplicitato, è presupposto.

56 - Tema/rema (topic/comment)

Tema (topic): entità intorno alla quale si predica qualcosa. Rema (comment): la predicazione che viene fatta. nelle frasi non marcate il soggetto tende a coincidere col tema e l’agente:

[Il gatto] TEMA insegue [il topo] REMA

57 - Dislocazione a sinistra

con le dislocazioni a sinistra si manda a tema l’oggetto e il focus cambia:

[il topo] TEMA [lo] CLITICO insegue [il gatto] REMA La dislocazione a sinistra è possibile anche in arabo.

58 - Focalizzazioni

Focus: il punto sul quale si concentra maggiormente l’interesse dell’acoltatore e che contiene più informazioni. Per individuare il focus è possibile effettuare un test di negazione: il focus è l’elemento che può essere negato.

Gianni la mattina prende il caffè

Negazione: Gianni la mattina prende il caffè, non la cioccolata! Il focus è quindi il caffè. Il focus, e quindi l’attenzione dell’ascoltatore, può essere manipolato in vari modi:

Carla al mattino prende [il caffè]

il focus può essere contrastato: prende il caffè, non la cioccolata!

Gianni corre per addirittura [2 ore di fila]

È [Gianni] che al mattino prende il caffè

Il focus dipende inoltre dall’intonazione che si dà alla frase.

il focus è evidenziato da particelle dette focalizzatori (solo, anche, il focus è determinato anche dalle frasi scisse

59 - Frasi scisse (cleft sentence)

La frase scissa è caratterizzata dalla struttura e

Ho incontrato il padre Gianni

È il padre di Gianni che ho incontrato

che

ed è in grado di modificare il focus di una frase

)

60 - Sociolinguistica/Sociologia del linguaggio

Sociolinguistica: scienza che studia le variazioni della società in rapporto alla lingua: ossia come le lingue interagiscono all’interno di una società facendola variare, poichè gli atti linguistici hanno un valore socio-culturale e variano a seconda della zona geografica, della classe sociale e del prestigio. Sociologia del linguaggio: scienza che studia le variazioni della lingua in rapporto alla società: ossia come la parlata varia in base a fatti sociali di vario tipo (un sociologo del linguaggio è Labov).

61 - Comunità linguistica

Una comunità linguistica è composta da tutti quei parlanti che si considerano consciamente parlanti di una data lingua e che interagiscono attraverso segni linguistici e valori normativi condivisi.

62 - Repertorio linguistico

È l’insieme di tutte le varietà linguistiche con tutte le regole che le governano, riconosciute possedute da una

comunità linguistica in tutti i suoi livelli e strati sociali.

63 - Varietà – dialetto – sottocodice – registro

Varietà: insieme degli item linguistici con distribuzione sociale simile. Dipendono principalmente dal luogo geografico e dallo stato sociale. Dialetto: varietà linguistica parlata localmente, non è considerato una lingua standard perchè sottoposto a una lingua tetto, non ha quindi l’ufficialità di una lingua standard. Sottocodice: codice linguistico ristretto a una certa sfera di significati (es: tirare=applicare una forza di trazione o lanciare, nella sfera calcistica (sottocodice) tirare= dare un calcio al pallone). Registro: modo di esprimersi del parlante a seconda del contesto in cui si trova (diafasia).

64 - Lingua franca

Lingua utilizzata come mezzo di comunicazione comune all’interno di una comunità composta da parlanti con

diverse lingue materne.

65 - Gergo

Varietà di lingua impiegata da specifici gruppi sociali (es: i giovani). Il gergo mantiene la struttura grammaticale cambiando principalmente il lessico.

66 - Rete sociale

Gruppo di persone connesse fra loro da legami sociali. Utili per osservare i mutamenti linguistici dovuti ad esempio alla classe sociale.

67 - Prestigio

È il grado di riconoscimento di una lingua all’interno di una comunità linguistica: determinato dal peso politico della

nazione che parla tale lingua, dal suo grado di utilizzo in situazioni formali, dalla presenza o meno di una tradizione

letteraria e dal suo ruolo nella società del passato. Una lingua più prestigiosa favorisce una maggior identificazione

dei parlanti in essa e ad una maggior disponibilità ad essere riconosciuta dai parlanti come lingua ufficiale in virtù della sua ampia tradizione letteraria e del suo celebre passato. Una lingua prestigiosa è meno suscettibile a presititi linguistici da altre varietà ed è più disposta a prestare termini lessicali ad altre lingue.

68 - Diatopia-diastratia-diafasia-diamesia

Diatopia: utilizzo di una particolare varietà linguistica a seconda del luogo. Diastratia: utilizzo di una particolare varietà linguistica a seconda dello stato sociale. Diafasia: utilizzo di una particolare varietà linguistica a seconda della situazione. Diamesia: utilizzo di una particolare varietà linguistica a seconda del mezzo impiegato (scritto, orale).

69 - Labov e dialettologia urbana (analisi sociolinguistica delle varianti “libere”)

Labov è un sociolinguista che fece una ricerca sulla dialettologia urbana, ossia prese in considerazione delle variabili linguistiche di vario tipo (morfologiche, fonetiche, sintattiche) all’interno di una località linguistica ed andò ad esaminare quali classi sociali utilizzavano una variabile piuttosto che un’altra. In particolare studiò la situazione di Boston, nella quale si pronunciava la [r] in un modo simile all’inglese, che chiameremo [0] e vide come la pronuncia di tale lettera in certe occasioni si avvicinasse di più o di meno a quella proveniente dall’entroterra che chiameremo [R]. Labov si recò in 3 centri commerciali diversi: il Sak’s del ceto alto, il Macy’s del ceto medio e il Klein del ceto basso, in tutti e 3 i centri fece una domanda a vari inservienti e poi se la fece ripetere di modo che la risposta fosse “fourth

floor”. Facendo ripetere l’informazione all’inserviente Labov lo costringeva implicitamente a ripeterla nel modo ritenuto inconsciamente più accurato dall’inserviente. Per studiare questo fenomeno Labov costruì un grafico del tipo:

% pronuncia [R]
% pronuncia [R]

Variabilità in diafasia

ceto alto

ceto medio

ceto basso

Dai dati ricavati da tale grafico rilevò che:

- la pronuncia di [R] era più marcata in Sak’s e Macy’s rispetto a Klein, la pronuncia di [R] è quindi più prestigiosa;

- i lavoratori più a contatto con il pubblico tendevano a pronunciare maggiormente [R] rispetto a quelli non a contatto del pubblico;

- nella risposta alla seconda domanda, i lavoratori del Macy’s tendevano a enfatizzare la pronuncia di [R] in una

maniera che era ancora più corretta rispetto a quelli del Sak’s: si parla quindi di ipercorrettismo, causato dalle aspirazioni di ascesa sociale del ceto medio che vuole (anche inconsciamente) imitare il più possibile il ceto alto, che dal canto suo non deve imitare nessuno e pronuncia quindi tranquillamente [R] in una maniera meno corretta;

- in conclusione a Boston la pronuncia di [R] era più prestigiosa della pronuncia di [0], ciò vuol dire che è in atto un processo di mutamento fonetico della pronuncia di tale lettera a favore di [R] e a discapito di [0].

70 - Presupposizioni e lingua dei media

Le presupposizioni sono implicazioni espresse nell’enunciato che garantiscono che il destinatario riceverà un’informazione senza che l’emittente lo affermi dichiaratamente. L’esigenza di impiegare una presupposizione è quella di non assumersi la responsabilità di ciò che si sta dicendo e di “far passare” sullo sfondo delle informazioni senza che il destinatario possa contestarle. Ad esempio la presupposizione è molto utilizzata in pubblicità:

Es: la freschezza di Jocca contiene solo il 7% di grassi Ciò che passa è che la Jocca è fesca, può invece essere contestato il fatto che in realtà la Jocca ha l’8% di grassi. Per capire se è stata fatta una presupposizione è possibile effettuare un test di negazione:

La freschezza di Jocca non contiene il 7% di grassi: la presupposizione è comunque valida: la Jocca è comunque fresca. Per sviluppare delle supposizioni si può far ricorso ai verbi fattivi (disapprovare, rimpiangere, credere, comprendere, ecc) che asseriscono ad un atteggiamento del soggetto verso qualche evento, dando per scontato che l’evento sia verificato. Es: Mi dispiace che Gianni sia un inetto Questo presuppone che Gianni è un inetto, l’attenzione è incentrata sul fatto che io sia dispiaciuto.

Altri verbi utili alla presupposizione sono i verbi di cambiamento di stato, avverbi e verbi iterativi (continuare, finire, smettere, cominciare, ancora, anche, soltanto, reipetere, ritornare, per l’n-esima volta ecc). Es: L’inter continua a perdere inesorabilmente

Si presuppone che l’inter ha già perso svariate partite in precedenza.

Es: Gianni è ancora in malattia / è in malattia per l’n-esima volta Questo presuppone che Gianni è spesso in malattia. Nel linguaggio giornalistico serve per dar per scontato certi parametri che si ritengono condivisi anche se in realtà non lo sono. Nelle pubblicazioni scientifiche serve per mantenere un certo grado di distacco da ciò che si dice, per dare un senso maggiore di oggettività alla propria tesi (dalla quale però si prendono allo stesso tempo le distanze).

71 - Metafora concettuale - metafora linguistica nella lingua dei media

La metafora è una figura retorica che fa parte del linguaggio figurato: quel linguaggio che per essere compreso richiede un certo “sforzo” interpretativo da parte del destinatario per ricavarne il senso implicito e di conseguenza un senso d’appagamento che aumenta con lo sforzo. La metafora è in grado di concettualizzare eventi particolarmente astratti in termini noti e di vedere aspetti della realtà sotto una diversa luce incrementando il livello di informatività di un’espressione: la vaghezza del messaggio lo rende di fatto molto più efficace.

Essa è inoltre dentro la lingua di tutti i giorni ad esempio: “la discussione è una guerra” ha risvolti sui termini lessicali comunemente impiegati per descrivere una discussione: devi usare strategie persuasive, ha attaccato la sua ipotesi,

la tua posizione è debole, ecc.

La metafora può essere la spia di un orientamento ideologico che è molto sfruttato nel discorso mediale a livello consapevole o inconsapevole pervadendo anche i resoconti più imparziali. es: “l’UE è un viaggio” (facciamo un passo dopo l’altro, via libera, remare insieme) “l’UE è una costruzione” (accelerare la costruzione, paesi fondatori) “l’UE è un gioco d’azzardo” (la partita la giocheranno alla convenzione, stiamo facendo un gioco al rialzo).

72 - Uso della diàtesi attiva/passiva (e della nominalizzazione) nella lingua dei media

La rappresentazione mediale privilegia la componente verbale dei testi: una rappresentazione coinvolge attori,

oggetti, eventi e circostranze che vengono realizzati attraverso le forme verbali, sintagmi nominali e avverbiali.

Si possono così evidenziare eventi, attori e circostanze in misura diversa in quanto la costruzione della realtà è

sempre parziale e prospettica: la forma grammaticale dell’enunciato contribuisce a modificare l’intorno cognitivo e quindi la conseguente interpretazione.

Ci son vari tipi di processo a cui currispondono i ruoli dei partecipanti:

azioni: implicano un azione attiva e un oggetto su cui si compie l’azione; eventi: rappresentano un fenomeno senza bisogno di alcun agente; processi mentali: sono percezioni di un soggetto riguardo a un certo fenomeno; processi verbali: esprimono un’azione di tipo verbale.

A seconda del tipo di processo e dei partecipanti coinvolti, la realtà viene illustrata sotto prospettive diverse: un

modo per oscurare la realtà è agire sulla transitività dei verbi (attivo passivo) o ricorrere alla nominalizzazione (frasi

verbali frasi nominali). La differenza sta nel precisare o meno chi ha fatto cosa.

Es transitività:

La polizia ha ucciso un manifestante (la polizia è colpevole) Un manifestante è rimasto ucciso (si sa solo che il manifestante è stato ucciso) Nel secondo caso l’agente può essere omesso e la frase è comunque valida, ciò che non deve mancare è il soggetto! Es nominalizzazione:

In Africa ci sono molti poveri (in Africa ci sono delle persone che sono povere)

La povertà nell’Africa (l’Africa è un continente povero, non le persone)

Il processo viene oggettivato e reso più astratto, più distante, la responsabilità delle persone in tale processo è

messa in secondo piano. È molto utilizzato nelle pubblicazioni scientifiche per dare un senso di sinteticità e imparzialità.

A giocare un ruolo importante nella manipolazione della realtà rappresentata, sono tema e rema che in italiano possono essere disposti in maniera diversa tramite dislocazioni e frasi scisse.

Es:

Gianni guarda le ragazze Cosa sta succedendo?

Le ragazze, guarda Gianni

Guarda le ragazze, Gianni È Gianni che guarda le ragazze

Il tema guida quindi il destinatario nell’interpretazione della frase, fa focalizzare l’attenzione su un elemento

piuttosto che su un altro. Nel caso di una frase attiva/passiva

I commercianti hanno aumentato i prezzi

I prezzi sono stati aumentati dai commercianti

nel primo caso l’attenzione del lettore è incentrata sul fatto che sono stati i comemrcianti ad aumentare i prezzi;

nel secondo caso il tema va ad occupare una posizione secondaria e l’attenzione è meno incentrata sui

commercianti, a favore del fatto che i prezzi sono aumentati, i commercianti vengono così decolpevolizzati. Altro esempio di decolpevolizzazione:

la polizia uccise i ribelli i ribelli furono uccisi dalla polizia i ribelli furono uccisi durante lo scontro con la polizia

i ribelli fuoro uccisi

si vede come la polizia passa da soggetto, a complemento d’agente, a sintagma preposizionale, alla totale assenza.

Ponendo a tema ciò che era rema nella frase precedente è possibile strutturare una certa progressione dell’informazione che garantisce coerenz e coesione nel testo. Il gatto ha mangiato il topo. Creatura dolce ed inerme In questo modo nel secondo enunciato vengono aggiunte informazioni/opinioni sul topo, che essendo rema nella prima frase sembra essere un elemento sullo sfondo; in realtà l’informazione che passa (in modo meno esplicito) è che il topo è una creatura dolce ed inerme. La posizione del tema è inoltre sfruttata per enfatizzare opinioni e valutazioni sui vari elementi di un enunciato. Pesanti, i disastri provocati dalla folla di ultras lo scorso

Chi guarda Gianni? Cosa fa gianni? Chi è che guarda le ragazze?

73 - Lingue pidgin e creole (e relativo ruolo della grammaticalizzazione)

La lingua pidgin è una lingua occasionale che nasce tra 2 comunità linguistiche che non hanno una lingua in comune.

Queste lingue derivano dalla mescolanza di elementi indigeni e della lingua sovraimposta. In genere le lingue pidgin si estinguono con la fine dei rapporti commerciali o di altro tipo; se invece i rapporti rimangono stabili nel tempo, nascerà una nuova generazione che avrà come lingua di socializzazione promaria la lingua pidgin, tale lingua verrà allora chiamata lingua creola.

74 - Differenza fra lingua e dialetto, origine dei dialetti italiani, concetto di dialect

Un dialetto è una lingua parlata regionalmente sottoposta a una lingua standard, inoltre non possiede il grado di ufficialità conferito alla lingua: la lingua è riconosciuta dalla legge di uno stato, il dialetto no. Inoltre una comunità linguistica percepisce spontaneamente la lingua come una lingua comune costituente l’identità nazionale, invece il dialetto è semplicemente una variante locale parlabile in contesti informali. Un dialetto potrebbe tranquillamente

diventare una lingua nazionale per quanto riguarda le potenzialità linguistiche intrinseche, ciò che gli manca è

appunto l’ufficialità e il riconoscimento sociale.

I dialetti italiani si sono sviluppati direttamente dal latino volgare, non dall’italiano standard. L’italiano standard non

è altro che una delle varie lingue derivate dal latino volgare (il fiorentino) che grazie alla sua prestigiosa tradizione letteraria è stata scelta come lingua tetto da adottare come lingua standard dell’italiano.

I dialetti in italiano sono quindi delle vere e proprie potenziali lingue a cui però è stato negato il grado di ufficialità che invece è stato conferito al fiorentino. Per quanto riguarda la linguistica anglosassone il dialect è invece una mera variante della lingua standard, parlata regionalmente.

75 - Lingua tetto

La Dachsprache è una lingua utilizzata in forma orale e scritta, ufficializzata e impiegata nei rapporti formali e amministrativi in quanto dotata di un prestigio sociale superiore a quello dei dialetti regionali. Una lingua tetto possiede inoltre un sitema scolastico atto ad assicurarne l’insegnamento ai parlanti.

76 - La lingua nell’ancien régime (+ esempi)

Oggi sembra naturale che il concetto di lingua implichi anche quelli di stato e nazione, nel passato non era così. Nel medioevo a garantire la coesione all’interno di uno stato era la figura dell’imperatore: nell’ancien régime l’imperatore infatti incarnava il volere di Dio: le regole imposte dalla religione coincidevano quindi con quelle dello

stato, di conseguenza un popolo era unito per il volere di Dio, cioè dell’imperatore.

In quei tempi infatti non esisteva alcun legame linguistico tra le persone che vivevano dentro un determinato regno,

addirittura si arrivava all’estremo che lo stesso imperatore non parlava la lingua del suo popolo e magari nemmeno quella della propria corte. A livello locale regnava il plurilinguismo, spesso grammaticalmente scorretto e limitato al

lessico di base utile a garantire la sopravvivenza del singolo: ogni lingua era buona per comunicare, era un semplice mezzo tecnico per relazionarsi agli altri. Esisteva comunque un valore simbolico della lingua che spesso denotava la provenienza e lo stato sociale dell’individuo.

77 - La “lingua dello Stato” a partire dalla Rivoluzione francese (+ esempi)

Successivamente alla rivoluzione francese e all’illuminismo, la figura dell’imperatore-dio cadde e il concetto di

religione si staccò quindi da quello di stato, si affermarono i diritti individuali di scelta della propria confessione religiosa: la religione non era più imposta dall’alto ma era un mero valore spirituale. Di conseguenza svanisce quel collante che garantiva l’unione dei popoli, che era il volere divino incarnato nella figura dell’imperatore. Allora si dovette cercare un nuovo collante che unisse i popoli sotto un’unica bandiera e venne trovato nella lingua: la medesima nazione parla una lingua comune, quindi nazioni diverse parlano lingue diverse: i diversi parlano lingue diverse: la lingua è il simbolo della nazione e in seguito dello stato.

A questo punto si deve cercare una lingua che possa essere impiegata in tutti i campi e che possa quindi essere

riconosciuta a livello nazionale, la si trova nelle corti, che la dotavano automaticamente di un certo prestigio e perchè la lingua parlata nelle corti possedeva una certa tradizione letteraria (sempre portatrice di prestigio). Come insegnare la lingua ai cittadini? Attraverso l’istruzione e la leva militare: si sviluppò così un sistema scolastico sempre più articolato che implicò anche la necessità di parlare correttamente una lingua poichè parlare male una ingua diventava un’offesa alla nazione.

Da un lato inoltre vi era la borghesia conservatrice che privilegiava la lingua standard denigrando le varietà dialettali parlate solitamente dai contadini aumentando così il divario tra le classi sociali; dall’altro vi era la borghesia liberale che spingeva ad un insegnamento globale della lingua di modo che tutti i cittadini potessero accedere al linguaggio amministrativo e partecipare alla vita politica.

I vari stati reagirono in modo diverso a questa situazione:

Regno Unito: ogni diritto, anche quelli linguistici, è personale, ognuno può parlare la lingua che preferisce senza che

questo sia considerato slealtà nei confronti dello stato; l’inglese si afferma progressivamente grazie al suo prestigio economico e sociale. Attualmente son state create delle leggi a tutela del gallese nei vari ambiti.

Svizzera: ha 4 lingue ufficiali: francese, italiano, tedesco e romancio, è divisa in 26 cantoni ed ogni cantone ha una propria costituzione e parlamento, quindi può autonomamente scegliere la/e lingua/e da adottare in ambito amminsitrativo, la scuola insegna la lingua adottata dal cantone. Francia: la politica principale di questo stato è stata “uno stato, una nazione, una lingua”: il francese è la lingua dello stato in tutti gli ambiti e tutti i dialetti sono da eliminare. Ultimamente sono state prodotte delle leggi a tutela dei dialetti regionali che permettevano alle scuole di insegnare il dialetto regionale per qualche ora alla settimana. Grecia: vi è una sola lingua ufficiale utilizzata in ogni ambito protetta dalla costituzione, tutte le popolazioni non greche e non ortodosse sono state espulse nel tempo a fronte della forte pressione nazionalista del governo; il governo greco arriva a negare l’esistenza di minoranze linguistiche nel proprio territorio e sono in atto forti movimenti di grechizzazione delle minoranze. Le poche scuole non greche esistono solo perchè tutelate dalla UE. Turchia: la lingua di questa nazione è stata modernizzata attraverso la latinizzazione dell’alfabeto e prestiti linguistici dalle lingue europee; l’estremismo nazionalista di tale nazione ha portato addirittura al genocidio (armeni, curdi). Attualmente sono state inserite delle norme a tutela delle minoranze linguistiche come requisito fondamentale posto alla Turchia per entrare nell’UE. Un avvenimento storico che segna un’ulteriore svolta nella storia delle lingue (per quanto riguarda buona parte dell’Europa dell’est) è la rivoluzione russa con l’affermazione del pensiero socialista di Marx: lo stato socialista si regge su una condivisa accettazione di questa ideologia da parte della nazione che fungerà appunto a nuovo collante della società: bisogna staccare il concetto di lingua da quello di nazione, la nazione russa è del popolo e il popolo parla varie varietà, quindi non esiste una lingua nazionale unitaria: la lingua nazionale è ogni varietà paròata dal popolo e ognuno ha il diritto di riconoscere la lingua madre che più gli aggrada (di conseguenza ogni lingua avrà accesso all’ambito amministrativo e necessiterà di un’appropriata traduzione). Solo col tempo si assisterà a una progressiva e naturale omologazione della lingua. Per rendere stabile quest’ideologia socialista occorre indottrinare il popolo attraverso l’alfabetizzazione e quindi la scuola: ognuno avrà così un facile accesso all’ambito amministrativo e politicoMezzo fondamentale di indottrinamento del popolo. Si avvia così un colossale processo di standardizzazione di tutte le varietà linguistiche favorite anche dalla propaganada e dalla televisione. Purtroppo però col nazismo la nazione russa si ripiegò su se stessa e cominciò ad adottare politiche panrusse che incontreranno rivolte e opposizione da parte dei popoli delle varie regioni. Con il crollo del muro, la disgregazione dell’impero russo portò gli stati orientali ad adottare politiche linguistiche simili al modello francese e gli stati occidentali alla creazione di entità sovranazionali che, insieme alla progressiva globalizzazione e alla prepotente affermazione dell’inglese a livello internazionale (favorito dall’informatica), condussero per contro a un sentimento di avvaloramento delle minoranze linguistiche e ad una rinascità del senso di identità nazionale. Ecco come reagirono gli stati parti dell’Unione Sovietica e l’Unione Europea:

Ucraina: l’attuale Ucraina non fu mai nella storia uno stato unitario: fu sempre diviso tra i vari imperi. Nel periodo zarista l’Ucraina venne battezzata come Piccola Russia e pian piano vide affermarsi sempre più sentimenti nazionalisti di differenziazione storico-culturale fondati sulle tradizioni, sulla letteratura popolare e sulla storia in contrapposizione con quelle russe. I letterati cominciarono così un’opera di standardizzazione dell’ucraino come lingua tetto dei vari dialetti parlati e sotto la dominazione russa venne effettivamente favorita la diffusione di questa nuova lingua. Tuttavia con l’avvento del nazismo e delle politiche panrusse la situazione mutò radicalmente: vennero annullati i sentimenti di identificazione nazionale e presi provvedimenti contro l’insegnamento e la diffusione dell’ucraino con il risultato che nel 1991, anno dell’indipendenza dell’Ucraina, si riscontra una situazione di bilinguismo con il russo (affermato come varietà alta nell’intera nazione) e particolarmente diffuso nelle regioni nord-orientali; tuttavia da quell’anno furono rilegittimati gli insegnamenti dell’ucraino ad ogni livello scolastico con una rapidissima ripresa di terreno di tale lingua anche se la lingua principale nella vita di relazione e commerciale è ancor’oggi il russo. Estonia: dopo aver ottenuto l’indipendenza prese come modello la politica linguistica francese: la lingua nazionalein ogni ambito era l’estone, con il risultato che nei territori orientali, dove la popolazione era tipicamente russofona, vi erano sindaci di lingua estone e quindi non rappresentativi della maggioranza della popolazione. Quest’esclusione sociopolitica della minoranza russa furono motivi di frizione fra i 2 stati. L’ingresso dell’Estonia nell’UE fu subordinata

ad una mutazione della sua politica linguistica che virasse verso un pieno godimento dei diritti politici della minoranza russofona. Unione Europea: in favore delle minoranze linguistiche venne redatta la Carta europea per le lingue regionali e le minoranze” e varie iniziative a favore della diversificazione culturale e linguistica. Tale carta prevede, se ratificata, di rispettare un numero minimo di paragrafi scelti a discrezione dello Stato ratificante e che sono strutturati in 3 livelli che vanno dal mero riconoscimento di una minoranza linguistica all’interno del territorio dello stato, all’insegnamento per qualche ora alla settimana della varietà di minoranza nei vari livelli scolastici, alla vera e propria integrazione della varietà nell’amministrazione locale.

78 - Kloss: Abstandsprachen/Ausbausprachen (+ esempi)

Abstandsprache (lingua per distanziazione): varietà linguistica che per la sua struttura interna si differenzia da ogni altra lingua circostante (sardo-italiano). Ausbaussprache (lingua per elaborazione): varietà linguistica che ha una struttura interna simile a quella delle lingue circostanti, ma che per motivi storico-politici si reclama indipendente (friulano-italiano). Kloss esamina le tappe che una lingua in via di promozione deve percorrere; di particolare importanza è l’affermazione sempre maggiore dell’uso scritto della la lingua in questione e l’alfabetizzazione. Kloss individua 5 gradi di affermazione progressiva della lingua più un primo stadio preliminare in cui la lingua è ancora nella fase gergale. Il pianificatore linguistico dovrà tener conto di questi stadi per riuscire a far affermare una varietà come lingua tenendo conto che non è possibile saltare uno o più stadi, pena il netto rifiuto della lingua dalla comunità di parlanti. Questi gradi vanno dall’utilizzo della varietà nel dialogo e in campi umoristici, alla progressiva affermazione nel campo teatrale e artistico e nei giornali, ai libri di testo, alle emissioni divulgative e alla costruzione di una grammatica, all’uso specialistico e di ricerca scientifica, all’uso ufficiale nello stato e in tutti i campi del sapere.

79 - Status/Funzione di una lingua all’interno di una comunità

Funzione: ciò che si fa effettivamente con una lingua all’interno di una comunità Status: il potenziale di una lingua, ciò che con essa si potrebeb fare in virtù della sua ufficialità. Lo status di una lingua si può incrementare aumentando le sue funzioni, di conseguenza aumenterebbe anche il prestigio della lingua.

80 - Diglossia/dilalia

Importante per definire questi due termini è la distinzione tra varietà alta (L H ) e varietà bassa (L L ): la varietà alta è

quella più prestigiosa che può coincidere con la lingua ufficiale ed è dedita ai rapporti amministrativi e ufficiosi, quella bassa è quella meno prestigiosa che può coincidere con i dialetti regionali o semplicemente con altre lingue ed è impiegata in contesti informali e famigliari Diglossia: la varietà alta è percepita come artificiosa e quindi è impiegata solo in contesti politico-amministrativi, in tutte le altre situazioni si utilizza la varietà bassa. Dilalia: la varietà alta è impiegata in ogni aspetto della vita sociale di un individuo, la varietà bassa la può tranquillamente affiancare, ma solo in contesti informali.

81 - Funzione comunicativa/funzione simbolica della lingua

Funzione comunicativa: quella che permette alla lingua di essere veicolo di informazioni. Funzione simbolica: quella che conferisce l’identità di un gruppo e di una persona in quanto parlanti di un’unica lingua.

82 - Minoranze linguistiche in Italia

Minoranza nazionale: varietà che coincide con la lingua di uno stato confinante (tedesco, francese, slavo). Minoranza linguistica: varietà parlata localmente (tutto il resto, tra cui il friulano (diventato lingua ufficiale) e il sardo

(ultimamente impiegato anche a livello amministrativo)).

le minoranze storico-culturali e quelle comportate dall’immigrazione non sono tutelate.

Val d’Aosta: l’8% della popolazione parla francese nei rapporti famigliari, italiano e francese sono fortemente integrati; nel sistema scolastico il ruolo rilevate è affidato al francese, il franco-provenzale non è stato tutelato per niente. Friuli: gli sloveni delle province di Trieste e Gorizia sono state riconosciute come minoranza nazionale e godono di un sistema scolastico proprio e della possibilità di impiegare lo slavo nei rapporti d’amministrazione locale. Trentino: è stata adottata una politica linguistica di tipo separatista: un bambino può andare ad una scuola totalmente tedesca (con italiano come L2) e in una scuola totalmente italiana (con tedesco come L2), fino a livelli universitari. Il problema è che se una conoscenza di base dell’italiano è sufficiente per relazionarsi con l’altra comunità, per quanto riguarda il tedesco è richiesta una conoscenza molto più avanzata. In Trentino è presenta anche una comunità ladina che però non ha problemi a rapportarsi con le comunità germanofone e italofone in quanto trilingue. La legge del 1999 ha ribadito l’ufficialità della lingua italiana riconoscendo però le varie minoranze linguistiche. È alle minoranze linguistiche che spetta di affermare il loro status per autorivendicazione e che devono gestirsi da sè eventuali attività di corpus planning per riuscire a impiegare una varietà linguistica anche nell’ambito amministrativo.

83 - Definizione di Pianificazione linguistica

Il language planning ha lo scopo di intervenire nei rapporti tra le lingue in un determinato territorio tutelando le

minoranze e agendo sulla struttura delle varie varietà di modo che possano essere impiegate nell’ambito dell’amministrazione e della politica come una vere e proprie lingue ufficiali.

Il language planning distingue principlamente le attività di corpus planning, riguardanti la pianificazione della

struttura della lingua in tutti i suoi livelli (fonetico, morfologico, sintattico) di modo che possa essere impiegata in ogni ambito sociale e quelle di status planning, riguardanti l’ufficializzazione della varietà e la sua promozione sociale volta ad incrementarne il prestigio. Fanno parte del language planning anche operazioni di language revitalisation, di language reversal e di language renewal.

84 - Politica linguistica

È l’effettivo impiego di una lingua che in questo modo promuove una varietà che potrebbe essere stata pianificata in

precedenza. È politica linguistica la scelta di un operatore pubblicitario di utilizzare un determinato linguaggio

piuttosto che un altro; oppure la pubblicazione su un articolo di giornale delle nuove tendenze linguistiche giovanili;

o ancora l’atteggiamento dell’opinione pubblica; ma soprattutto è l’intervento delle istituzioni statali a favore della lingua da diffondere.

85 - Corpus planning: scelta del corpus, alfabeto, ortografia, lessico (+ esempi)

Il corpus planning è il lavoro che si compie su un certo codice per renderlo in grado di svolgere funzioni amministrative, scolastiche e culturali. La creazione di uno standard può andare dall’adozione di una lingua tetto unica, alla creazione di un codice che sia sentito come la somma di tutti gli altri, all’adozione di uno standard abbastanza ampio da soddisfare tutte le varianti locali. Codice: occorre scegliere la varietà di lingua da ristrutturare: in certi casi la lingua da scegliere è “indicata” dalla situazione storico-culturale della comunità su cui si va da agire, in altri bisogna scegliere arbitratiamente una lingua e ciò può essere un’operazione particolarmente delicata in quanto la scelta di una varietà comporta il decadimento di tutte le altre e ciò può portare a contrasti di vario tipo. Vi sono poi casi in cui la varietà si è sviluppata dall’ambito letterario, altri in cui è scaturita da una fusione di vari dialetti, altri in cui si è affermata per il suo elevato prestigio e altri ancora in cui è stata imposta. Italia: nel 500 vi era il latino come L H , il dialetto come L L e la lingua da pianificare come varietà media: Bembo prese come modelli Boccaccio e Petrarca (scartando le ipotesi cortigiane e fiorentine). Nell’800 la situazione restò all’incirca immutata col latino e alcune varietà prestigiose come L H , innumerevoli dialetti locali come L L e l’italiano letterario di

Bembo condiviso da tutta la popolazione nella dimensione intermedia. Al momento dell’unificazione dell’Italia si adottò questo italiano letterario che dovette essere pianificato in quanto: era un codice solo scritto, mancava di terminologia tecnica, era insegnata come L 2 nelle scuole ed era in competizione con altre varietà alte amministrative (francese). Questo nuovo italiano si affermò gradualmente come L H in un regime di diglossia e grazie all’omologazione industriale più tardi si affermò come vera e propria lingua statale in una situazione di dilalia. Norvegia: in Norvegia non si arrivò mai ad uno standard comune, è un paese bilingue in cui oralmente si parlano i dialetti locali e per iscritto si impiegano il bokmal: danese parlato alla norvegese, o il nynorks: lingua sviluppatasi dalle regioni dell’ovest e modernizzata. Si è poi assistito a vari rimaneggiamenti linguistici comuni a entrambe le lingue volti a renderle più simili. Per quanto riguarda l’amministrazione locale è previsto che entrambe le lingue siano presenti in almeno il 25% dei documenti ed ogni distretto può dichiararsi di una lingua o dell’altra o neutrale (lo stesso vale per la scuola). Alfabeto: la scrittura conferisce un certo prestigio alla varietà da pianificare: è con la scrittura (insieme alla realtiva ortografia) che il dialetto cessa di essre considerato tale e diventa una lingua; di conseguenza per i parlanti ha un alto valore simbolico e di identificazione. La scelta dell’alfabeto, di fatto, è fortemente influenzata dall’ideologia e dalla religione della comunità coinvolta, ma anche da parametri geografici e culturali (latino cattolicesimo; cirillico ortodossia e socialismo; arabo islamismo). Se vi sono casi di digrafia solitamente si è in una situazione transitoria che vedrà o l’affermarsi di uno dei due alfabeti, oppure la disgregazione della comunità linguistica in due stati. Attualmente vi è una certa tendenza a latinizzare il globo, infatti quando viene attribuito un alfabeto ad una lingua di nuova alfabetizzazione si tende ad adottare il latino, sia pure con qualche adattamento. Un fattore che influenzò particolarmente la scelta dell’alfabeto latino fu l’informatica che privilegava lingue dai caratteri facili come l’inglese. Ortografia: bisogna scegliere la corrispondenza tra grafi e foni tenendo conto delle eventuali tradizioni precedenti e soprattutto che l’ortografia non sia troppo difficile da apprendere; il problema si complica se si vogliono stabilire delle regole che siano in comune con i dialetti, spesso incompatibili facendo attenzione al fatto che variazioni ortografiche anche minime comportano significative differenziazioni identitarie. Il pianificatore ha 3 possibilità:

adottare un’ortografia fonetica in cui ad ogni fono corrisponda un suono (italiano): questo implica facilità di scrittura ma difficoltà nell’individuare forme flesse anche molto semplici (es: amiko, amici); adottare un’ortografia etimologica che evidenzi le derivazioni e gli apparentamenti diacronici (francese): questo però comporta non pochi problemi di scrittura; adottare un’ortografia mista tra i 2 metodi che sia anche un po’ vaga e facile da scrivere. Bisogna inoltre tener conto vari fattori, ad esempio un’ortografia vaga può ovviare a problemi di un alfabeto troppo difficile e inoltre un parlante di una varietà non si ritroverà mai completamente nella lingua standardizzata, quindi bisogna fare in modo di accontentare il più possibile il maggior numero di varietà linguistiche e infine l’ortografia deve essere stabile e coerente nella sua struttura. Siccome l’ortografia ha un fortissimo risvolto simbolico bisogna conferirgli qualcosa di unico, che sia esclusivo di tale lingua, come i flag characters: caratteri o combinazioni di lettere o segnetti particolari che siano unici di quella lingua, o comuni ad altre lingue imparentate, in cui i parlanti possano identificarsi. Turchia: la Turchia impiegava un alfabeto arabo, ma nel XX secolo con Ataturk, assistette a una modernizzazione del linguaggio e al repentino cambiamento dell’alfabeto che sarebbe diventato l’alfabeto latino con una perfetta corrispondenza 1:1 tra grafia e pronuncia e con gli appropriati flag charachters. Malta: è una varietà di arabo, ma venne codificata attraverso l’alfabeto latino, questo a causa della religione cattolica, il continuo contatto con lingue latine e simbolicamente come volontà di ribadire l’appartenenza all’Europa. Africa est: la scrittura araba dello swahili venne rimpiazzata dallo swahili, per motivi di semplicità amministrativa in quanto è un territorio colonizzato dagli inglesi. Bosnia: venne adottato l’alfabeto arabo per scrivere il serbo-croato, nella direzione dell’affermazione di una nuova lingua bosniaca indipendente. Territori arabi: tendenzialmente le lingue di nuova alfabetizazione impiegano l’alfabeto arabo per ribadire simbolicamente l’unione della comunità araba nella religione islamica e nel corano.

Morfologia: se esiste già una lingua di un certo prestigio la morfologia non dovrà far altro che adattarsi ad essa, se lo scritto supporta diverse realizzazioni fonetiche la morfologia può variare localmente, altrimenti si può arrivare addirittura all’accettazione di forme alternative come corrette. Ladino: la morfologia è stata costruita attingendo dai vari criteri: un po’ quello dell’originalità con varie irregolarità, un po’ quello di regolarità e quello di maggior diffusione, tutto a favore di una maggior indentificazione simbolica, tenendo però conto che una lingua troppo difficile può venir accantonata dalla comunità linguistica.

Sintassi: solitamente non c’è molto da fare in questo livello d’analisi, se per caso vi sono variazioni di sintassi nell’area coperta dalla lingua standard bisogna sceglierne una tenendo conto di quale struttura è maggiormente dffusa, della sua chiarezza, regolarità e trasparenza e dell’originalità della struttura sintattica rispetto a quelle delle lingue circostanti. Ladino: il criterio di distanziazione ha fatto prevalere le strutture sintattiche più antiche e meno diffuse, di modo che il ladino potesse distinguersi meglio sia dal tedesco che dall’italiano e le loro rispettive varietà locali. Lessico: come per l’ortografia e l’alfabeto è uno degli aspetti più a diretta portata del parlante e quindi con maggiore valore simbolico; solitamente si vanno a creare dei lessemi per il linguaggio amministrativo (perchè è in genere portatore di status alto ed è meno soggetto a sentimenti di forte identificazione simbolica), mentre quelli per i campi artistici e personali si lasciano formare da sè. Importante è avanzare semplici proposte lessicali (contenute magari in testi non letterari e dizionari specialistici) senza alcuna imposizione e che possano essere riconosciute gradualmente dai parlanti, i quali devono sentirsi liberi di parlare la “loro” varietà, pena, l’irreversibile riconoscimento dei nuovi termini o ancora peggio il fallimento dell’intera opera di pianificazione. Il lavoro sul linguaggio pubblico e amministrativo si rifletterà poi gradualmente anche negli altri ambiti. Nella creazione del lessico bisogna tener conto della loro adeguatezza dal punto di vista fonetico, ortografico e morfologico; inoltre bisogna stare attenti ad eventuali rapporti di sinonimia e significati metaforici che siano congrui

a quelli già esistenti. Si può attingere da varianti locali in cui magari esistono già i termini in questione, ma che

devono solo venire standardizzati oppure si può ricorrere a prestiti da altre lingue, adattandoli comunque alla lingua destinataria.

Infine bisogna tener conto dell’aspetto sociolinguistico, ossia delle tendenze linguistiche dei parlanti, del loro grado

di

preparazione, del prestigio dei mezzi di diffusione del nuovo lessico, dell’appartenenza ad un caprticolare registro

e

della lontananza da connotazioni peggiorative.

Corsica: da alcuni anni il corso ha ottenuto un riconoscimento amministrativo: si vuole creare una lingua standard polinomica con una forma scritta che ricopra tutte le varietà presenti sull’isola, nessuna esclusa. Svizzera: il romancio conosce almeno 5 varietà locali all’interno del cantone dei Grigoni, ciò ha portato col penalizzare ogni varietà a favore del tedesco. Per ovviare a questo problema Schmid creò una grammatica, denominata rumantsch grischun, che fungesse da Dachsprache per la comunicazione tra i vari tipi di romancio. Tuttavia i parlanti l’hanno percepita come una lingua artificiale: un’entità a sè stante, e sono restii ad acquisirla e ad insegnarla a livello scolastico lamentandosi dell’ammontare di troppe lingue da insegnare agli scolari. È da notare che in realtà questa lingua si discosta molto meno dalle varietà romance locali rispetto a quanto il tedesco di discosti dalla variante alemannica locale; questo perchè il tedesco e la varietà alemannica sono ormai assimilate nella percezione dei parlanti, mentre il rumantsch grischun no. Standard orale: è l’elemento con maggiore attaccamento simbolico da parte del parlante: un parlante che si sente proporre una nuova varietà da parlare nell’uso privato si sente in qualche modo attaccato, la vede come un’imposizione dall’alto e potrebbe rigettarla totalmente; è quindi consigliabile impiegare il nuovo standard dapprima per l’uso amministrativo, diffondendolo poi gradualmente nei media, insegnandolo a scuola e promuovendo il suo utilizzo nelle situazioni formali.

86 - Status planning

Lo status planning è l’apparato normativo volto a rendere effettivi i diritti linguistici di una popolazione.

Diritto linguistico: le norme linguistiche vigenti nel territorio. Diritti linguistici: i diritti acquisiti dai parlanti rispetto alle varie varietà.

Ultimamente si sta diffondendo l’opinione che fra i diritti dell’uomo ci sia anche il diritto di ciascun individuo di

esprimersi nei rapporti amministrativi nella propria lingua di socializzazione primaria. Tali diritti linguistici possono essere, nei casi più avanzati, codificati nel diritto linguistico per regolare i rapporti tra cittadino e stato in questione: può accadare che venga tutelato il plurilinguismo, oppure che le altre varietà non siano accettate o addirittura represse, o ancora che sia avvantaggiata una varietà piuttosto che un’altra. Questi principi possono essere applicati agli ambiti dell’educazione e dell’amministrazione; l’ambito meno permeabile è quello giuridico dato che le legislazioni sono solitamente monolingui. Personalità del diritto linguistico: possibilità teorica dei cittadini di impiegare la propria lingua su tutto il territorio. Territorialità del diritto linguistico: lo spazio geografico nel quale i cittadini possono parlare la loro lingua. Solitamente il principio prevalente è quello di territorialità: il caso più semplice è quando a uno stato corrisponde una sola lingua su tutto il territorio (Francia);

ci

son casi in cui più lingue sono riconosciute e ogni regione amministra la questione da sè (Svizzera);

il

caso più comune è l’esistenza di una lingua tetto riconosciuta per tutti gli ambiti a cui si affiancano localmente le

varietà con differenti gradi di riconoscimento giuridico (Italia);

il caso più avanzato fu quello dell’Impero austroungarico in cui in ciascuno stato ognuno aveva diritto all’istruzione

nella propria lingua indipendentemente dal territorio in cui si trovava, la lingua amministrativa poteva inoltre variare

a seconda del mutamento della composizione demografica dello stato.

Jugoslavia: la Jugoslavia era composta da 6 repubbliche federate nelle quali si parlavano principalmente 3 lingue a seconda della composizione etnica (sloveno, serbocroato, macedone); tuttavia questi gruppi etnico-linguistici rappresentavano meno dei ¾ della popolazione totale: le altre nazioni non disponevano di una propria unità amminsitrativa, però le minoranze, solo se significative (apparte il serbo-croato che godeva di una situazione di vantaggio), potevano usare nei loro territori la propria varietà accanto a quella ufficiale ed avevano diritto ad un insegnamento nella propria lingua (come risultato si impiegavano più di 9 lingue). Una situazione del genere, per reggersi in piedi, aveva bisogno di una fiorente economia e di una tradizione storica e religiosa piuttosto compatta: in realtà era il contrario e ciò portò alla disgregazione della Jugoslavia negli anni 90 in 6 stati: l’area serbo-croata si vide così spezzettata in 3 parti. Si dovette allora ricorrere ad un’ampio programma di pianificazione linguistica per sviluppare 3 lingue con il relativo sentimento d’identificazione nazionale quando in realtà la lingua di provenienza era praticamente una sola. Tutt’oggi infatti le differenze tra serbo e croato e i vari dialetti sono davvero esigue, quello che varia sono semplicemente le scelte lessicali e l’utilizzo dei tempi verbali nelle varie situazioni: i vari dialetti sono tagliati e ricuciti in modo arbitrario nelle lingue nazionali, la cui divisione politica non rispetta per nulla quella linguistica.

87 - Legislazioni linguistiche I vari sistemi giuridici regolano la vita linguistica in modo diverso: andando dalla totale assenza ad un capillare regolamento possono privilegiare una lingua a scapito di altre oppure possono stabilire una sostanziale parità; esiste poi una vera e propria gerarchia linguistica in base alle varie denominazioni che vengono attribuite alle lingue:

lingua nazionale: è la lingua della nazione costitutiva dello stato, ha un alto valore simbolico; lingua ufficiale: lingua a cui viene convenzionalmente attribuito il ruolo di veicolo di comunicazione, ha meno valore

simbolico;

lingua amministrativa: lingua da impiegare nei rapporti con le istituzioni; lingua legislativa: lingua che deve essere impiegata per la formulazione delle leggi; lingua propria: lingua riconosciuta a livello regionale, ha un forte valore simbolico; lingua regionale: lingua limitata a una parte del territorio dello stato; lingua in situazione di minoranza: lingua che può essere molto diffusa a livello internazionale, ma che a livello nazionale è presente in zone molto limitate;

lingua minoritaria: marca la distanza da “lingua nazionale”: ha meno diritti della lingua nazionale e spesso la si cerca

di preservare

lingue meno diffuse: lingue di minoranza che necessitano di una certa tutela.

Esempi di status planning che hanno dotato politiche differenti sono quello della Catalogna e della Finlandia: il primo Stato ha adottato politiche di integrazione e tutela della minoranza linguistica con vere e proprie norme che vanno a regolare i rapporti tra catalese e castigliano; il secondo Stato ha riconosciuto una situazione di bilinguismo separatista che ha portato alla crescita e allo sviluppo di due comunità linguistiche conviventi ma di lingua diversa che sono arrivate a convivere all’interno della stessa città in due sfere linguistiche e sociali totalmente distaccate l’una dall’altra.

by Claudio Orifiammi