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Riassunto - libro "Linguistica generale" - capp. 1-8

Linguistica Generale (Università degli Studi di Parma)

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LINGUE, COMUNICAZIONE VERBALE E


LINGUISTICA (cp.1)

LINGUISTICO= a livello di significato tale termine indica, genericamente, un


rapporto con la lingua, ma il nesso cambia a seconda del nome a cui si
connette.

Il nome LINGUISTICA si lega all'aggettivo GENERALE a indicare una


prospettiva che mira a spiegare le somiglianze e differenze tra le varie lingue,
giungendo ad un'ipotesi sull'organizzazione e sul funzionamento delle lingue,
le loro parentele e mutamenti (il linguista descrive uno stato di lingua che
confrontato con i precedenti offre info sui possibili cambiamenti).

DATI EMPIRICI E OGGETTO FORMALE

La lingua è oggetto della linguistica, e l'oggetto può essere:


• REALE= si presenta nei dati che suscitano interesse conoscitivo (es.
manoscritto);
• FORMALE= si configura in base a come si guarda l'oggetto reale, da che
punto di vista si osserva (es. paleografia, filologia e linguistica)

-paleografo: stabilisce epoca e storia del


documento;
-filologo: ne restituisce la versione originale;
-linguista: ricava dati utili per descrivere aspetti di
una lingua nell'epoca, nel luogo e nell'ambiente
in cui il testo fu redatto.

La lingua è l'oggetto formale della linguistica perché può assumere


configurazioni diverse.

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IL FENOMENO LINGUISTICO. ORALITA' E SCRITTURA

La riflessione sulla lingua è legata alla tradizione dei documenti scritti: solo a
partire dagli ultimi decenni si riconosce il primato dell'oralità (manifestazione
orale prima di quella scritta).
I sistemi di scrittura furono introdotti per conservare i documenti linguistici
rilevanti per una comunità: nacque così la *grammatica (=tecnica da seguire
per scrivere in modo appropriato).

*impostazione prescrittiva (= come una


lingua deve essere) e descrittiva (=come si
manifesta la lingua).
La linguistica descrive.

DESCRIZIONE E SPIEGAZIONE

La linguistica generale è una scienza emipirica: è legata a fenomeni osservabili,


i suoi dati sono eventi semiotici (=eventi sonori o grafici che rinviano ad altro
da sé, es. aliquid stat pro aliquo, “qualcosa sta per qualcos'altro”).
Lo studioso osserva come da una sequenza di eventi fisici e verificabili si possa
ricavare un messaggio: si tratta di ricavare l'organizzazione interna del fatto
linguistico alla luce della sua funzione, cioè studiare il dato in quanto portatore
di messaggio.
La realtà non osservabile è sostituita dall'ipotesi formulata dallo studioso sulla
base di dati; l'ipotesi andrà poi verificata con osservazioni ed esperimenti e
deve avere un carattere predittivo (=deve spiegare anche altri fenomeni).
L'ipotesi=teoria, la teoria consente di vedere la struttura del reale.

LIVELLI DI ASTRAZIONE
La linguistica ha compiti esplicativi: non descrive solo i dati, ma li spiega
sviluppando un'ipotesi sull'organizzazione del fatto linguistico.

PROCESSI DI ASTRAZIONE

Primo livello: GENERALIZZAZIONE

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• Lo studioso svolge osservazioni, ma anche se ripetute queste non


bastano, occorre dunque generalizzare, ossia astrarre un aspetto
comune ai fenomeni osservati.
• Si avanza un'ipotesi sui fatti osservati per poi continuare le osservazioni
(un'ipotesi è vera fino a prova contraria, ma non è mai vera in modo
definitivo).
• La ricerca deve riguardare i dati pertinenti, e lo studioso non deve
considerare tutti gli aspetti della realtà osservata, ma solo quelli
pertinenti all'ipotesi.

Il ricercatore non può solo affidarsi al proprio giudizio, ma deve verificare le


proprie osservazioni interrogando i native speakers, che riveste il ruolo di
informante.

Secondo livello: IPOTESI SU PROPRIETÀ' NON OSSERVABILI

Il legame che “regge” il dato osservabile non è esibito nel dato: è una
proprietà non accessibile all'osservazione. Lo studioso ne può parlare solo
formulando un'ipotesi su una caratteristica che spiega il dato e costitutiva del
fatto linguistico.

Es. considerare i nomi come “segni” è corretto perché è una realtà non
riconducibile al dato fisico (segnicità non sotto il dominio dei sensi) .

COSTRUTTI= grandezze introdotte dallo studioso per spiegare il fatto


linguistico e sono non misurabili/osservabili, ma utilizzate per spiegare la
lingua sottoposta a esame.

Terzo livello: IPOTESI SU UNA REALTÀ' NON OSSERVABILE

LINGUA= come un'organizzazione complessa di procedimenti che elaborano


strutture foniche o grafiche con carica segnica per la comunicazione umana.

Quest'organizzazione non si vede, quindi è necessaria un'ipotesi che spieghi


come sono fatti i fenomeni osservati.
GRAMMATICA= nucleo di ipotesi sulla
La lingua e la grammatica sono costruzione di una lingua, è un analogo
ricavate dall'astrazione chiamata funzionale, ossia un oggetto che simula il
“ideazione costruttiva” (=costruisce funzionamento di una realtà non osservabile
(grammatica1 appartiene alla lingua,
grammatica2 alla teoria).
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ipotesi su realtà non osservabili il cui funzionamento pone in essere dati


osservabili.

LE LINGUE E LA LINGUA
E' possibile applicare il processo di astrazione ponendosi domande sulle
somiglianze e differenze tra le varie lingue del mondo.
Quest'ipotesi potrà essere sviluppata elaborando una teoria generale (ipotesi
complessa), dove gli aspetti comuni a più lingue siano presentati come una
grammatica universale.

1. NOAM CHOMSKY (anni '50 del '900): grammatica come ipotesi su una
competenza innata nella mente umana (valenza biologica e psicologica).
La competenza è tipica di qualsiasi parlante perché senza competenza
grammaticale nessun umano può parlare, e si manifesta nell'esecuzione
che dà luogo alle manifestazioni linguistiche;
2. Altre ricerche: grammatica universale con valenze semiotiche che
permette alla lingua di funzionare in quanto sistema semiotico condiviso
da una comunità di parlanti.

Linguistica moderna ≠ Linguistica medievale


Elaborazione per Elaborazione “speculativa”:
“astrazione” l'individuo essendo dotato di
ragione è quindi capace di
formulare un pensiero
articolato esprimendosi con
il linguaggio.

Cos'è una lingua?

Un codice che serve per comunicare avente finalità diverse (letteratura,


comunicazione quotidiana, uso orale,..).

insieme di parole con regole per combinarle (significante-significato) con


faccia di acustica e concetto

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Perché le lingue sono diverse?

Sono arbitrarie nel segno e cambiano nel tempo, si distribuiscono nel


territorio, entrano in contatto con altre culture (es. il latino).
Quindi se ci fosse un nesso tra significante-significato si parlerebbe la stessa
lingua.

Il segno è arbitrale e lineare relativamente ad una delle due facce ed è


composto da:
• significato: contenuto, in base alle prospettive
Scrittura,
• significante: aspetto fonico (linearità)
rappresentazione
grafica di un suono, è
l'atto comunicativo
Fonema, al centro del linguismo Suono che salta la
rappresentazione
fonica astratta.
La scrittura è
marginale nella
prospettiva moderna
Il segno è condiviso da tutti i parlanti per comunicare ed è
(da piccoli si parla
riconosciuto dalla comunità.
sempre ma non si sa
scrivere, per questo è
marginale) vd
Atatourk e la Turchia

LA LINGUA E GLI EVENTI SEMIOTICI NELLA


COMUNICAZIONE UMANA
La comunicazione umana è uno scambio intenzionale di segni tra un
mittente e un destinatario.

Classificazione segni:
1. Grado intenzionalità: controllo del soggetto che produce il segno;
2. Grado di motivazione: tipo di rapporto fra il segno e la cosa designata.

INDIZIO o SINTOMO= è un fenomeno naturale, non intenzionale dove la


motivazione è del tipo causa-effetto (es. le voci sono indizio degli stati
d'animo del parlante).

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SEGNALE= è un fatto naturale e intenzionale che richiama il destinatario ad


altro (es. segnale convenuto, di richiamo, ecc.).

ICONA= è una riproduzione che per forma è analoga all'oggetto a cui fa


riferimento (es. uomini stilizzati nei cartelli stradali); vi sono aspetti iconici in
diverse strutture linguistiche (es. plurale formato aggiungendo sostanza
fonica alla forma del singolare).

SIMBOLO= caratterizzato da intenzionalità e motivazione culturale ed è


quindi il risultato di una convenzione adottata entro una comunità.

SEGNI= i segni impiegati nei messaggi linguistici condividono l'intenzionalità


e la convenzionalità che caratterizzano i simboli; la differenza sta nel fatto che
tutti i simboli possono essere descritti mediante segni linguistici, ma i simboli
sono “olistici” (=non scomponibili in singole parti capaci di combinarsi con altri
elementi in modo da costituire ulteriori simboli).

UN MODELLO NELL'ATTO COMUNICATIVO

Gli eventi semiotici prodotti nella comunicazione umana verbale sono in


relazione con tutti i fattori della comunicazione verbale: recano tracce del
mittente e del destinatario, mentre i simboli non linguistici non variano a
seconda di chi li riproduce o recepisce.
Un messaggio, prodotto da un mittente verso un destinatario attraverso il
canale di trasmissione (grafico o fonico), è riferito a un contesto ed è
formulato per mezzo di unità di un codice condiviso.Il messaggio è legato a
tutti i 6 fattori dell'atto comunicativo (mittente, destinatario, messaggio,
contesto, contatto e codice): il rapporto è detto funzione.A volte si riconosce
una gerarchia, con una funzione dominante al vertice e le altre subordinate o
disattivate.

STRUTTURA DELL'ATTO COMUNICATIVO SECONDO ROMAN OSIPOVIC


JAKOBSON

Per Jakobson, le sei funzioni sono costitutive di qualsiasi messaggio a seconda


del quale si organizzano differenti gerarchie.
• La FUNZIONE EMOTIVA è la “traccia” del mittente nel messaggio

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(=atteggiamento del mittente verso il contesto o destinatario);


• la FUNZIONE CONATIVA si ha con la richiesta di una replica verbale,
quando si vuole fare una certa impressione sull'interlocutore o quando si
vuole essere riconosciuti (nel discorso persuasivo prevale su quella
referenziale);
• la FUNZIONE FATICA si ha nel momento in cui il messaggio è orientato
a stabilire o chiudere il canale di trasmissione (gli intercalari);
• la FUNZIONE METALINGUISTICA caratterizza il messaggio che
riguarda elementi del codice linguistico (“se dico x è per dire y”);
• la FUNZIONE POETICA caratterizza il messaggio orientato al
messaggio stesso (gli aspetti formali fanno del messaggio quello che è:
a dare valore al messaggio non è sempre quello che si vuole dire ma come
lo si dice).
Dalle teorie di Jakobson si ricava che la portata comunicativa non si esaurisce
nella funzione referenziale, inoltre ogni caratteristica di un messaggio è
pertinente per lo studioso di linguistica.

IL MODELLO DI KARL BUHLER

Bühler (psicologo e linguista, “Sprachttheorie”, 1934) colloca il segno in un


triplice rapporto con la realtà, il mittente e il destinatario.
Per B. il messaggio è un SEGNO la cui portata semiotica è diversa in base al
fattore a cui è legato (il segno rappresenta qualcosa nel *contesto, è
espressione del parlante e appello del destinatario).

Secondo B. la comunicazione
*Il riferimento al contesto non esaurisce
verbale è pragmatica, è un'azione l'evento semiotico, che esige anche la presenza
compiuta intenzionalmente dai di mittente e destinatario.
soggetti, che si avvalgono di un
sistema di strutture predisposte a
funzionare come segni della
comunicazione verbale.
Se non ci fossero individui non ci sarebbe la lingua che è nella testa delle
persone, il segno non è nell'aria o condiviso, è vivo nella mente di ognuno di
noi per comunicare (visto nella prospettiva di ascoltare e parlare).

XIX-XX secolo visione di Buhler anticipata da Peirce, inventore della


semantica: secondo Peirce il significato in base ai parlanti ha una grandezza

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diversa a seconda anche del vissuto (diverso da Saussure dove il significato è


comune).

Però fare una teorizzazione (=modello interpretativo) non soddisfa mai in tot
ciò che si vuole esprimere.

SINCRONIA E DIACRONIA

SINCRONIA= prospettiva sincronica utilizzata dallo studioso per osservare il


funzionamento della lingua (raccolta e studio di dati per organizzare uno stato
di lingua).

DIACRONIA= attenzione alle dinamiche del cambiamento linguistico.

Entrambe sono autonome e sono modi di osservare e interrogare i dati


empirici.

LEONARD BLOOMFIEL(americano ebreo)

Si allaccia agli empiristi (=danno importanza all'esperienza, azzerando la


dimensione mentale), quindi si ha una dimensione empiristico-
comportamentale (la lingua come l'esperienza è una dimensione
comportamentale, è inutile fare scienza su una realtà che non si può toccare.

Il significato, che è esplosivo, non può essere


il *concetto perché questo è a livello
mentale e può essere diverso da lingua a
lingua (es. Elefante, ita-indu) a seconda
anche del suo rapporto con l a cultura
Quindi si hanno:
ELEMENTI PROTOTIPICI= *diverso da immagine,
quello che meglio incarna la il concetto è astratto, è
rappresentazione di una l'elemento centrale e
categoria (es. per gli ita essenziale, togliendo
elefanti con le zanne) ciò che è marginale (è
ELEMENTI NON uno schema mentale,
PROTOTIPICI= quando un modo di filtrare
manca di qualche elemento l'esperienza)
(es. per gli ita elefanti senza
zanne) Distribuzione proibita | Scaricato da Susanna Massetti (massetti.susanna@gmail.com)
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Studi di Labov (americano)


Ha preso dei contenitori e ha
fatto scegliere tra una tazza e una
ciotola per dimostrare che nelle
categorizzazioni ci sono elementi
prototipici e non.
La categorizzazione è sfumata
perché alcune cose appartengono
meglio rispetto ad altre (il più
prototipico viene in mente
subito).

STRUTTURALISTI = la lingua esiste in sé a prescindere dagli individui (da


Saussure in poi parleranno di un rapporto tra lingua e pensiero).

COGNITIVISTI = la lingua esiste con il pensiero, studiare la lingua è un modo di


studiare il pensiero in quanto è fatto di ciò: la lingua è pensiero.

JOHN LOCKE

Non guarda gli aspetti teologici e guarda solo il pensiero umano, parte dal
presupposto che l'uomo ha in sé categorie innate vuote, cioè nascendo non
abbiamo conoscenza, impariamo con l'esperienza attraverso schemi mentali
vuoti che organizzano i pensieri.

Tutti hanno le stesse capacità mentali Rapporto culturale, non


per gestire la lingua, l'uomo genetico (il patrimonio genetico
diversamente dal computer ha è comune, ma le lingue non
l'intuizione e gli animali non hanno hanno a che fare con le razze,
questo schema. cit. Saussure).

Problema rapporto lingua-


conoscenza: lingua come
strumento utile per organizzare
l'esperienza, però la conoscenza è
possibile anche senza la lingua
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ETIENNE BONOT DE CONDILLAC (filosofo illuminista francese)

1746, Saggio sulle origini della condizione umana, lo pubblica in Olanda perché
vi era libertà di pensiero e stampa (in Francia vi era la Controriforma dei
Gesuiti).
Condillac,ispirandosi a Locke e Newton, riteneva che l'evoluzione fosse
possibile solo grazie alla lingua, i concetti sono parole e queste sono segni e
quindi condivise a livello linguistico.

“Il nostro scopo primo, che non dobbiamo mai perdere di vista, è lo studio dello spirito
umano, non per scoprirne la natura, ma per conoscerne le operazioni, studiare in qual
modo si svolgano, e come dobbiamo eseguirle al fine di acquistare tutta la conoscenza
di cui siamo capaci. Bisogna risalire all'origine delle nostre idee, conoscerne la genesi,
seguirle sino ai limiti che la natura ha loro imposto, pervenendo così a fissare
l'estensione e i confini delle nostre conoscenze e a riformare radicalmente la dottrina
dell'intelletto umano. Tali ricerche possono aver successo solo se condotte sulla base di
osservazioni.”

CARL AARSLEFF

Pubblicò negli anni '80 un libro che partiva da Locke fino a Saussure

FERDINAND DE SAUSSURE (Ginevra, 1856)

Nato in una famiglia importante, ricca e intelligente, avendo quindi la


possibilità di studiare (a Ginevra in età precoce si era interessato agli studi
linguistici).
Amico di famiglia che porto Saussure ad interessarsi alla
PICTET linguistica ed insieme discutevano di questa materia.

“the history of language went hand in hand with the history


of the material and spiritual being of the people who spoke
it”

Fece studi scientifici ma non essendo soddisfatto passò allo studio della
linguistica a Lipsia.
Nel 1879 pubblica a sue spese un libro di linguistica indoeuropea: “Memoria sul
sistema primitivo delle vocali”.
Dopo si ferma all'università di Parigi dal 1880 per circa 10 anni.
Incontra Michel Bréal (professore ebreo francese studioso di lingue antiche,

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ma anche filologo e glottologo).


Saussure non pubblica altri libri, solo articoli, interessandosi a Condillac tra il
1880-1890 grazie alla sua amicizia con Bréal.

STRUTTURE DELLA LINGUA (cp.2)

Una lingua può essere considerata un sistema organizzato di elementi


destinato alla comunicazione verbale: è un sistema segnico (=strutture
predisposte ad apparire come segni nei testi).

SISTEMA SEGNICO

ASSI PARADIGMATICO E SINTAGMATICO


Ogni elemento che compare nella comunicazione verbale è scelto in una
gamma di possibili candidati per un certo compito e combinato ad altri, scelti
allo stesso modo.

Dinamica rappresentata come


l'intersezione dei due assi
paradigmatico (asse delle ordinate) e
sintagmatico (asse delle ascisse).

PARADIGMA= elementi che si possono trovare sull'asse sintagmatico (asse


delle combinazioni); si equivalgono per gli aspetti generici, ma si oppongono
tra di loro per le caratteristiche specifiche di ciascuno: la scelta non è
indifferente ai fini della comunicazione (paradigma scelto dal parlante in
rapporto alle ragioni della comunicazione).
Al loro interno sono organizzati secondo il principio della negazione: ciò che
viene scelto esclude tutti gli altri elementi che si sarebbero potuti scegliere
(negando affermo il contrario, litote=figura retorica ricavata dal paradigma).
LINEARITÀ, STRUTTURA SINTATTICA E COMPOSIZIONALITA'

L'asse sintagmatico è l'asse delle combinazioni, ma la realtà fisica del suono


non presenta una combinazione di elementi, in quanto i messaggi si
manifestano come un flusso continuo di suoni nel tempo.

Manifestazione linguistica= lineare (un ascoltatore ideale riconosce in un

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evento fisico acustico la realizzazione di una successione di elementi


linguistici: il flusso continuo è ricondotto a unità discrete, cioè segmentabili).

Struttura sintattica= connessione degli elementi sull'asse sintagmatico.

Organizzazione della struttura= non lineare, bensì gerarchica (l'ultimo


elemento influisce sulla scelta del “blocco” di forme che lo precedono).

Composizionalità= manifestata a tutti i livelli linguistici con la sintassi, ed è il


principio che gestisce la combinazione significativa degli elementi linguistici (il
significato dell'intero si costituisce in rapporto al significato delle parti).

DOPPIA ARTICOLAZIONE

Articolazione= segmentazione del dato linguistico in unità minori;


segmentando si riconoscono elementi dotati di significato: sono suoni che
hanno significato o sono significati manifestati tramite suoni.

La componente fonica delle unità della prima articolazione (=sistema


linguistico di suoni e significati) può essere segmentata in unità minori, che non
hanno più portata semantica, ma servono per distinguere tra loro le unità
della prima articolazione.
es. r+a+n+a = r si oppone ad l e così si distingue “rana” da “lana”
La segmentabilità del suono di un elemento linguistico si basa su
considerazioni teoriche, non empiriche.

La seconda articolazione è un repertorio ristretto di elementi distintivi che


permette di costruire un numero assai elevato di unità della prima
articolazione.

RIDONDANZA
Più unità linguistiche ripetono una medesima componente semantica o una
stessa informazione grammaticale.
es. “libro nuovo” = il masch sing è ripetuto in “libro” e “nuovo”
La ridondanza è fondamentale per garantire la ricezione e comprensione del
messaggio.

PERTINENZA SEMIOTICA
Istituisce differenze obbligatorie all'interno del sistema segnico (quindi con

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pertinenza semiotica): un elemento può funzionare solo se si caratterizza


rispetto ad altri elementi.
La pertinenza semiotica è relativa a un sistema linguistico, è una differenza
semantica istituzionalizzata (se la differenza non è obbligatoria si può reperire
nel testo o contesto).

Anisoformismo= assenza di identità di forma (diverso da Isoformismo); le


peculiarità di una lingua si rilevano più facilmente quando si adotta ,a
prospettiva semiotica di un'altra lingua.

MOTIVAZIONE

Un sistema linguistico è anche un'ipotesi interpretativa sull'esperienza umana,


si parla quindi di categorizzazione (=cogliere un modo di essere della realtà, e
il sistema linguistico è un modo per categorizzare l'esperienza).
La categorizzazione si ha in due modi:
1. pertinenza semiotica;
2. formazione di espressioni dalla struttura trasparente, motivata quindi
dall'esperienza (per lo più nomi o onomatopee =imitazioni linguistiche di
suoni non linguistici).

ARBITRARIETÀ'

L'inverso della motivazione, e caratterizza il rapporto tra significato e suono


entro un segno: non vi è alcuna ragione per cui un dato suono sia connesso a
un dato significato.
L'arbitrarietà è impo per il cambiamento del potenziale semantico di un'unità
linguistica: visto che non vi è ragione per legare un dato suono ad un
significato, è possibile attribuire altri significati a quel suono.

SEGNI E STRUTTURE SEGNICHE DELLA LINGUA


La lingua è dunque un sistema di segni: in un sistema segnico non vi sono veri
e propri segni, ma strutture predisposte a funzionare come segni nei
messaggi.

SEGNI COME EVENTI SEMIOTICI


Un segno è fondamentalmente un evento fisico (fonico o grafico) che

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attiva un evento mentale (“significato”).


I soggetti si avvalgono dei segni per riferirsi a oggetti e situazioni del mondo
condiviso entro un'azione comunicativa, i cui scopi variano.
Un messaggio è un segno complesso, articolato in segni di minore
complessità; costruendo un messaggio il mittente realizza una certa
sequenza di suoni (o di caratteri scritti) per suscitare un certo effetto nel
destinatario.
Quindi la lingua non è un repertorio di segni o messaggi, ma è un sistema di
strutture, cioè di strumenti espressivi per costruire messaggi.

SEMIOSI= relazione tra suono e significato nella comunicazione verbale.

STRUTTURE DELLA LINGUA

Per spiegare la semiosi si avanza l'ipotesi della lingua come sistema di


correlazioni fra strategie di manifestazione (significanti, immagini acustiche)
e schemi concettuali.
Tutte le correlazioni sono chiamate strutture (=strumenti per costruire e
interpretare messaggi; è astratta ed è un modello di realizzazione fonica
associato a uno o più schemi mentali).
Nella mente rimane impressa una struttura complessa, in base alla quale si
riconduce la sequenza di un suono a un modello di suono, traducendo
quest'immagine acustica in uno schema concettuale utilizzato per interpretare
il messaggio

UNITA' E PROCESSI

Le strutture sono di due tipi: unità e processi, che formano unità più
complesse.
“Forse” è un'unità semplice, “gatti” è già il risultato di un processo
(formazione del plurale).
I processi sono strutture particolari: non hanno immagini sonore e
partecipano solo indirettamente al piano semantico, organizzando altre
strutture che correlano la rispettiva immagine acustica a una funzione
semantica.

REPARTI ORGANIZZATIVI DELLA LINGUA E COMPETENZA LINGUISTICA

Tra i reparti delle lingue possiamo trovare morfologia e sintassi.

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MORFOLOGIA= costruisce parole e forme di parola che la SINTASSI prevede


di combinare.

I diversi reparti organizzativi possono anche essere considerati una


rappresentazione delle diverse competenze dei parlanti:
• competenza fonetico-fonologica per gestire la produzione e il
riconoscimento dei suoni e della loro funzione;
• competenza lessicale che presiede alla gestione del lessico mentale
(vocabolario come patrimonio mnemonico);
• competenza grammaticale che riguarda i processi morfologici e
sintattici: presiede alla corretta combinazione delle parole e al
riconoscimento delle costruzioni sintattiche;
• altre competenze (es. intonazione).

PROPRIETÀ FONDAMENTALI DELLE STRUTTURE

La lingua è un sistema di strutture intermedie fra il suono e il significato, e si


configurano come correlazioni fra modelli di realizzazione fonetica e schemi
concettuali.

POLIVALENZA

Molteplicità di funzioni collegate tra loro, lasciando così intravedere una base
semantica comune (uno schema condiviso da più valenze).
Lo schema concettuale si caratterizza per incompletezza e indeterminatezza:
sono gli usi nei testi a determinate e completare lo schema, fino a costituire
porzioni di significato: nel sistema linguistico non ci sono concetti, ma schemi
concettuali.

VARIANZA

Una struttura può avere una pluralità di strategie di manifestazione: un caso


particolare si ha in italiano con il verbo essere (sono/fui/stato) e in inglese go (I
went).

PREFERENZIALITA'
E' l'interpretazione più probabile delle strutture che compaiono in un testo

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(carattere di naturalezza, tipicità).

ENDOLINGUISTICITA'

Una struttura appartiene a un sistema linguistico e si caratterizza


distinguendosi da altre strutture del sistema (la struttura sintattica sembra
variare meno da lingua a lingua di quanto varino le categorie morfologiche e
lessicali).

DEITTICI

Essi non dicono com'è la realtà, ma rinviano direttamente a essa, chi non è
presente alla scena non può capire il significato: come unità segniche sono
istruzioni del tipo “lontano dagli interlocutori, vicino a chi parla”.
Il segno rinvia alla realtà: il parlante non dice proprietà di oggetti o situazioni,
ma indica oggetti o situazioni entro un campo deittico legato all'”io” del
parlante (sono strutture deittiche i pronomi personali e dimostrativi).

NOTA SULLA CONCEZIONE SAUSSURIANA DEL SEGNO

1. LANGUE: lingua, si subisce passivamente sistemandola nella mente,


condivisa dalla società;
2. PAROLE: atto comunicativo libero e quindi individuale.
3. Il segno è vivo a livello comunicativo (parole) condiviso dai parlanti
attraverso la “parole”, la realizzazione del patrimonio che il parlante ha
nella mente (langue realizzata con la parole, il segno di vita propria
vive in un iperuranio.
4. Nel significante troviamo:
• suono: parlando si emette un suono
• traccia del suono: astratta, aspetto psichico
• la scrittura non coglie l'essenza della lingua

L'apprendimento della lingua è un atto passivo, il primo adattamento alla


lingua si ha nel grembo materno e con la lallazione.

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ELEMENTI DI FONETICA E DI FONOLOGIA


La FONETICA è lo studio delle caratteristiche dei suoni della lingua.
I modi di analisi sono 3:
1. analisi percettiva, riguarda i complessi meccanismi della sensibilità
auditiva e considera la ricezione di un fenomeno acustico
interpretandolo come elemento linguistico (possono essere decisivi
anche indizi che l'ascoltatore desume dalla voce, come l'intonazione);
2. analisi acustica, concerne il mezzo di propagazione dell'onda sonora, e
considera i fenomeni acustici come fenomeni fisici (fonetica acustica
strettamente legata alla fisica);
3. analisi articolatoria, riguarda l'apparato della fonazione e descrive la
genesi dei suoni (il parlante può controllare le proprie produzioni
foniche).

FATTORI DELL'ONDA SONORA

Essa corrisponde infatti a una compressione seguita da una depressione


nell'atmosfera, dovute alla deformazione di un mezzo materiale.
FREQUENZA= numero di vibrazioni (ogni vibrazione ha una fase di
compressione e depressione) prodotte in un'unità di tempo.

PERIODO= tempo impiegato per compiere una vibrazione.

LUNGHEZZA DELL'ONDA= distanza percorsa dall'onda in un periodo


(raddoppiando la frequenza, si dimezza il periodo e la lunghezza dell'onda).

AMPIEZZA= dipende dalla pressione esercitata: essa diminuisce man mano


che l'onda si allontana dalla sorgente del movimento.

Ecco i caratteri di un'onda semplice.


es. un'onda con 4 vibrazioni complete nell'arco di un secondo ha una
frequenza di 4Hz.

Spesso si hanno però onde complesse, con più vibrazioni


contemporaneamente: quando un corpo o una massa d'aria vibra, vibrano
tutte le sue parti. Se la vibrazione è periodica, ciascuna delle due metà vibra ad
una velocità doppia rispetto all'intero corpo, e un quarto del corpo vibra a una
velocità quadrupla.

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La vibrazione del corpo intero dà luogo alla frequenza fondamentale: è la


frequenza di ripetizione dell'onda complessa originaria. Le vibrazioni delle
parti che hanno frequenze multiple della fondamentale sono chiamate
armoniche.
In un'onda complessa la fondamentale determina la frequenza dell'onda, il
numero e la forza delle armoniche determinano la forma dell'onda.

IL CORRELATO AUDITIVO DELL'ONDA: IL SUONO

Frequenza della vibrazione e ampiezza dell'oscillazione appartengono al


fenomeno dinamico delle onde sonore. Si trasferiscono nel fenomeno
acustico come altezza e intensità.

Ampiezza dell'oscillazione
Si distinguono suoni bassi con
un numero basso di periodi al
secondo, e suoni alti con un
numero elevato di periodi al
secondo (frequenza).

La vibrazione ondulatoria varia a seconda della conformazione del mezzo


materia, degli ostacoli e interferenze incontrate (es. gli strumenti musicali
vibrano in modo diverso a parità di frequenza e intensità).

TIMBRO= dà luogo alla concreta diversità tra i suoni.

La durata della vibrazione ondulatoria si trasferisce nella durata del suono.

International Phonetic Alphabet (IPA)= i simboli di questo alfabeto


rappresentano i suoni; le parentesi ad angolo racchiudono i grafemi e servono
per distinguere, quando necessario, la grafia della pronuncia.

L'ARTICOLAZIONE DEI SUONI

Per la riproduzione dei suoni l'apparato fonatorio si comporta come la corda


sottoposta a pressione.
1. I polmoni e la trachea durante l'espirazione producono una corrente
d'aria che esercita pressione sulle pliche vocali;
2. La pressione d'aria allontana le pliche;

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3. Uscendo un po' d'aria, la pressione diminuisce e le pliche si


ricontraggono, chiudendo di nuovo lo sbocco alla corrente d'aria.

Apparato fonatorio: cavità


La successione di più cicli di nasale, palato duro, alveoli,
chiusura e apertura della glottide palato molle (velo), apice
costituisce il meccanismo della lingua, dorso della
laringeo (chiamato anche lingua, ugola, radice della
vibrazione delle pliche vocali), lingua, faringe, epiglottide,
che determina la frequenza false pliche vocali, pliche
dell'onda. vocali, faringe, esofago e
trachea.

La frequenza è inversamente proporzionale alla larghezza della laringe (dove


si trovano le pliche vocali e dove l'aria trova ostacoli): più la laringe è sottile,
più la frequenza è maggiore (per questo le voci femminili sono più acute).

1. All'intensità corrisponde dunque l'energia impiegata nell'espirazione da


polmoni e trachea;
2. l'altezza è il correlato dell'apertura e chiusura delle pliche.
3. La cavità orale, le fosse nasali e le cavità fra denti e labbra costituiscono
il tratto vocale o risuonatore.

Meccanismo laringeo Non attivo= suoni sordi

Attivo= suoni sonori

USI DELLE DIFFERENZE DI INTENSITÀ, DI ALTEZZA E DI DURATA

L'intensità caratterizza il fenomeno dell'accento, che comporta anche


variazioni di altezza, di durata e di timbro.
ACCENTO= picco di intensità che pone in rilievo un momento del flusso fonico
(un accento di parola evidenzia una sillaba in una parola e all'interno della
sillaba raggiunge il picco sulla vocale)
• In italiano la vocale della sillaba con l'accento più intenso ha solitamente
maggiore durata delle altre vocali della stessa parola;

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• Nell'ungherese e nel ceco vi è un accento di intensità nella prima sillaba


della parola, nelle sillabe dopo vi possono essere vocali lunghe o brevi,
quindi l'accento non è un fenomeno di durata.

Fenomeno fisico che può variare a


seconda del suono ed è detta
misurabile (=determinata da proprietà
fisiche del suono), o funzionale (=si
differenzia la durata per distinguere
vocali brevi o lunghe).

Le lunghe si distinguono
dalle brevi anche per il
timbro e per la tensione dei
muscoli.

L'altezza è impo nelle lingue orientali come il cinese mandarino


“puntonghuà” dove si distinguono 4 toni melodici rappresentati su una scala
di cinque gradi, i quali suddividono in 4 intervalli uguali la differenza teorica
fra il grado massimo e il grado minimo di elevazione (a ciascun grado si
assegna un numero).
Si osserva dunque come le differenze melodiche servano a distinguere le
parole: i toni sono interessanti non per la loro forma ma per la funzione(i
fattori del suono interessano in quanto hanno un compito nell'organizzazione
della lingua).

DIFFERENZE TIMBRICHE *I continui si distiunguono


in:
Modi di articolazione: tipo di ostacolo che si frappone -fricativi= detti anche
all'uscita dell'aria, e sono 4: “spiranti”, [f,s,v];
1. occlusivi (ostacolo totale, [p-t-b-d]; -liquidi=si classificano in
2. continui*(ostacolo parziale); vibranti (serie di occlusioni
3. nasali (velo palatale alzato, cavità orale chiusa e l'aria ed esplosioni, [r]), laterali
esce dalle fosse nasali): (occlusione centrale del
4. vocali (quando l'ostacolo è nullo, [a-e-u]; la vocale è il canale e aperture laterali,
suono che dà autonomia alla sillaba (le vocali non [l]), e approssimanti
vocaliche non nucleo di sillaba si chiamano (intermedie tra fricative e
vocali, [j-w]).
”dittonghi”, [ai],[au]).

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Nelle lingue slave (russo, polacco, etc..), le occlusive, fricative, liquide e nasali
possono essere palatalizzate (=realizzate con un innalzamento della lingua
verso il palato).

Luogo di articolazione: a seconda della parte interessata si hanno bilabiali,


labiodentali, dentali, alveolari, prepalatali, palatali, post-palatali, velari, uvulari
e laringali.
Se la lingua interviene nel luogo di articolazione si parla di apicali o dorsali
(apicopalatali, dorsodentali, e via dicendo).
Nei suoni ad ostacolo nullo il luogo di articolazione si configura come grado e
direzione d'innalzamento della lingua verso il palato; per le vocali si considera
anche l'arrotondamento e il grado di apertura delle labbra.

Apporto del meccanismo laringeo: quando è operativo si hanno suoni sonori,


al contrario si hanno suoni sordi (sonorità spontanea nelle vocali e nelle
continue non fricative).

Tensione/rilassatezza dei muscoli: un'occlusiva sorda è tesa, una sonora è


rilassata.

VOCALI

1. Per il grado d'innalzamento della lingua si hanno vocali basse (grado


minimo di innalzamento, come [a]) e alte (grado massimo di
innalzamento, come [i-u]); si possono avere anche le medio-alte ([e] di
peso, [o] di botte), e le medio-basse ([ε] di vento).
Si deve tener conto anche dell'apertura della bocca: le vocali alte sono
chiuse, le vocali basse sono aperte (medio-basse semiaperte e medio-alte
sono semichiuse);
2. Labializzazione: vocali arrotondate [o-u], vocali non arrotondate [e-i];
3. Direzione dell'innalzamento della lingua: se si innalza verso il palato la
parte anteriore si hanno le vocali anteriori (o palatalizzate, [e-i]), se si
innalza la parte posteriore si hanno le posteriori (o velari, [o-u]); se la
lingua forma una conca abbassando la parte mediana si hanno le vocali
centrali [a].
4. Se il velo palatale viene teso, si ha l'apertura delle fosse nasali e le
vocali sono articolate con risonanza nasale (es in francese).

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Serie vocaliche

I fattori sopra descritti possono essere combinati, dando luogo alle serie
“preferenziali” o “naturali”.

Anteriore + non arrotondata= [e] [i] come in venti, vinti


Posteriori + arrotondate= [o] [u]
Anteriori arrotondate= si trovano per esempio in francese e tedesco (la
medio-bassa di soeur, la medio-alta di peu, la alta di mur)
Posteriori non arrotondate= rappresentate dalla vocale medio-bassa inglese
di “cut”, “run” ([triangolino])
Centrali non arrotondate= ad esempio troviamo la medio-bassa inglese di
“sofa” ([a rovesciata])
Centrali arrotondate= la medio-alta olandese di “gulden”

OCCLUSIVE

• [b] è la bilabiale sonora (banca), [p] è la bilabiale sorda (panca)


• [d] è l'alveolare sonora (dare), [t] alveolare sorda (tare)
• [g] è la post-palatale sonora (gara), [k] la post-palatale sorda (cara)
Nelle lingue germaniche le occlusive sorde si trovano spesso a inizio parola, e
se dopo sono seguite da un suono aspirato si parla di “aspirate” (fenomeno di
coarticolazione).

FRICATIVE

• [v] labiodentale sonora


• [f] sorda
• [z] dentale sorda (rosa, sbiancare)
• [s] sorda
• “jeu” post-alveolare sonora
• “sciame” sorda

NASALI

In italiano si ha una labiale [m], una labiodentale [nn] (anfora, tranvia), una
dentale [n] (naso), una palatale [n allungata dietro] (gnocchi), una velare [n
allungata avanti] che è seguita da un'occlusiva post-palatale sonora (angolo)
oppure sorda [k].

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Nelle altre lingue le nasali sono alveolari, mentre nelle germaniche possono
essere all'interno di una parola, in finale o in posizione intervocalica.

APPROSSIMANTI

Collocate tra le fricative e le vocali, sono delle semiconsonanti come [w]


(approssimante velare, articolata con un movimento delle labbra), [j] (palatale
non arrotondata), in italiano “uomo, ieri”.

LIQUIDE

Le liquide sono vibranti [r](vibrante alveolare)/ [R] (vibrante uvulare), o


laterali [l] (alveolare).

AFFRICATE

Sono suoni complessi, che si producono articolando una occlusiva e una


fricativa quasi contemporaneamente (devono essere entrambe sonore o
sorde), ma l'attacco è occlusivo.

COARTICOLAZIONE E POSTULATO DI SEGMENTABILITA'

La percezione e l'interpretazione del suono sono importanti: i suoni prodotti


effettivamente nella catena del parlato sono ricondotti dall'ascoltatore a tipi, a
suoni ideali del sistema linguistico.
L'analisi articolatoria ha la pretesa di avvicinarsi alla descrizione di queste
rappresentazioni foniche, viste come “istruzioni per l'uso”, rivolte più al
parlante che all'ascoltatore.

L'uso di “articolare” presuppone l'idea del suono some “catena” di segmenti,


ma nella realtà del parlato i suoni non sono come anelli di una catena, non
hanno confini precisi, bensì momenti di un continuum fonico (si può
rappresentare come un'articolazione di unità discrete);i movimenti impiegati
per produrre una vocale o una consonante non si sovrappongono
perfettamente.

Il suono di una parola è rappresentato come “i suoni” di quella parola, la


fonologia studia le proprietà individuali dei foni, individuati con la
segmentazione e classificazione.

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ELEMENTI DI FONOLOGIA

La fonologia si occupa anche di studiare la funzione dei suoni in una lingua,


orientandosi al paradigma: il compito è l'inventario delle differenze foniche tra
le lingue.

OPPOSIZIONI FONICHE E FONOLOGICHE

Nell'analisi fonologica si studiano quei tratti che, distinguendo un fono da un


altro, distinguono anche un fonema da un altro.
Un'opposizione fonica è fonologica quando è pertinente, ossia quando serve
per distinguere parole, quindi è necessario verificare la funzione/pertinenza
entro il sistema per stabilire se è un'opposizione fonica o fonologica.

Prova di commutazione (vd appunti)


Fatta per verificare la pertinenza dell'opposizione entro un dato sistema:
l'opposizione fonologica ha una funzione distintiva (la distinzione di foni serve
come distinzione di parole, si tengono in considerazione solo i tratti distintivi).
Gli estremi di un'opposizione fonologica sono detti unità fonologiche,
complesse o semplici (semplici perché non ulteriormente segmentabili, e sono
dette fonemi).
Due parole come “pena” e “lena”, o “bere” e “pere”, che fonologicamente
differiscono solo per un fonema nella stessa sede costituiscono una coppia
minima. Lo studioso si serve di coppie minime per studiare l'inventario delle
lingue.
Procedimento per individuare i fonemi:
1. le opposizioni foniche sono date dalle differenze tra i foni;
2. entro le opposizioni foniche vi sono opposizioni pertinenti;
3. le opposizioni foniche pertinenti sono dette fonologiche;
4. gli estremi di una opposizione fonologica sono chiamati unità
fonologiche;
5. le unità possono essere semplici o complesse;
6. le unità fonologiche semplici sono chiamate fonemi.

VARIANTI LIBERE E VARIANTI DI POSIZIONE

Si parla di “variante” perché rappresenta una realizzazione non standard del


fonema, ed è libera perché la sostituzione è sempre possibile; le varianti

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legate sono imposte dalla combinazione dei suoni in una lingua: es. due parole
casa e chiesa, entrambe anche se hanno un'opposizione fonica, realizzano il
fonema /k/ che non può essere preceduto dalla post-palatale; il contesto
fonetico-fonologico determina la scelta di una variante a scapito dell'altra, per
questo si parla di varianza combinatoria.

UNA CLASSIFICAZIONE DEI FONEMI

Il fonema non si definisce per la sostanza fonica, ma per il contenuto


fonologico, cioè per i suoi tratti distintivi.

NIKOLAJ TRUBECKOJ= la classificazione di Tubeckoj mette in luce una


particolare concezione del fonema come fascio di tratti distintivi (fonema
come matrici di tratti distintivi binari).

1-CLASSIFICAZIONE IN BASE AL RAPPORTO FRA GLI ESTREMI


I tratti distintivi di un fonema sono rilevati ricorrendo a coppie minime.

es. /p/
pare;fare (occlusiva vs. fricatica)
pere;bere (sorda vs sonora)
pane;tane (labiale vs. dentale)
Questa serie di coppie minime è sufficiente per individuare il contenuto
fonologico di /p/ come “occlusiva, labiale, sorda”.

Opposizioni privative= opposizioni fonologiche i cui estremi si caratterizzano


per la presenza o assenza di un tratto distintivo.
Opposizioni graduali= secondo Trubeckoj se gli estremi della coppia
oppositiva si distinguono per il grado di presenza di un tratto si hanno
opposizioni graduali (nelle lingue indoeuropee riguardano le vocali).
Nelle privative e graduali gli estremi si distinguono per il valore stabilito in
rapporto ad un tratto (gli estremi si equivalgono per il loro valore che è
sempre positivo).
Opposizioni equipollenti= né privative né graduali.

2-CLASSIFICAZIONE IN BASE AL RAPPORTO TRA LE OPPOSIZIONI

Classificazione in base agli elementi condivisi


Si considerano gli estremi dell'opposizione per il contenuto fonologico

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(insieme dei tratti distintivi) comune a entrambi, ossia per la base di


comparazione.
• Una opposizione fonologica che non condivide la base di comparazione
con alcuna altra opposizione fonologica è chiamata bilaterale (/b/ e /p/
sono entrambe occlusive e labiali, ma non ci sono altri fonemi così in
italiano);
• Una opposizione che condivide la base di comparazione con altre
opposizioni fonologiche è chiamata multilaterale.

Classificazione in base al tipo di opposizione

Quando in più opposizioni si riscontra il medesimo rapporto tra gli estremi:

es.in /b/:/p/ c'è l'opposizione sonora/sorda che si trova anche in =/d/:/t/=/g/:/k/

Opposizione proporzionale= Una coppia oppositiva che presenta un rapporto


identico a quello di altre coppie oppositive è un'opposizione proporzionale.
Opposizione isolate= nessun'altra coppia oppositiva presenta la medesima
relazione reciproca.

Classificazione in base alla forza distintiva

Opposizioni costanti o neutralizzabili= quando le opposizioni bilaterali


privative in posizione finali non sono operanti, ovvero i due estremi hanno lo
stesso fono (es. in tedesco Rad, ruota e Rat, assemblea).
• sul piano fonetico si parla di sincretismo;
• sul piano fonologico si parla di arcifonema (= l'estremo dell'opposizione
privo della sonorità rappresenta l'intera coppia oppositiva, e può essere
marcato o non: es. la neutralizzazione dell'opposizione /d/:/t/ dà luogo
all'arcifonema /T/).

CORRELAZIONI

La correlazione è una serie di coppie correlative caratterizzate dalla stessa


marca di correlazione (quando due estremi si oppongono per lo stesso tratto
sonoro).

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UNITA' E PROCESSI NELLA MORFOLOGIA (cp.4)

I fonemi hanno anche una funzione distintiva: non hanno significato, ma


contribuiscono a distinguere significati individuando parole diverse (la e di
vela la distingue da vola).
Ma in una sequenza come “cani e gatti” la “e” ha proprietà semantiche: da
sola è capace di significare, in questa prospettiva non è più un fonema.

Prima articolazione della lingua= catena fonica come articolazione di


elementi significativi, e le unità che vi compaiono hanno due facce: un lato
fonetico-fonologico e un lato semantico.

Seconda articolazione della lingua= i fonemi che vi appartengono sono unità


con un versante solo.

Le strutture linguistiche sono tali in quanto sono predisposte a significare e


hanno caratteristiche di polivalenza, varianza, preferenzialità e
endolinguisticità, e possono essere stratificate: una struttura può significare in
via diretta, con funzioni semantiche, oppure mediata con funzioni sintattiche
le quali a loro volta hanno funzioni semantiche (es. “libri vecchi” è semantico in
libri perché serve a riferirsi alla realtà ma è sintattico in vecchi perché
manifesta il legame con libri).

Nella prima articolazione, il lessico e la morfologia organizzano le parole e le


forme di parola.

es. Terra e Terram Struttura semplice e complessa con


Sono forme diverse della stessa parola. Esse alcune caratteristiche:
appartengono a un paradigma: si tratta del -per la fonologia è articolata in uno o
paradigma delle forme nelle quali si più piedi a loro volta articolate in
manifesta una stessa parola. sillabe;
Per ogni parola vi è una forma di citazione e -per la morfologia si articola in
in un vocabolario le forme di citazione componenti disposti in un certo
vengono impiegate per indicare i lemmi (=le ordine che non può essere modificato
voci registrate e definite come vocaboli di “pena la distruzione della parola”;
una lingua). -per l'ortografia si caratterizza come
La parola come unità del vocabolario è elemento isolato da spazi nella
chiamata lessema, e può essere semplice o scrittura;
strutturato (=ottenuto da altri lessemi). -nel discorso, i confini della parola
I lessemi, in quanto strutture con potenziale sono punti di pausa potenziale.
semantico, appartengono al lessico della
lingua.
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CLASSI DI PAROLE: NOZIONI PRELIMINARI


La morfologia è chiamata a descrivere:
• i processi di formazione delle parole;
• la flessione delle parole (dei sostantivi, articoli, aggettivi, pronomi e
verbi; le parole prive di forme flessionali sono preposizioni, congiunzioni,
avverbi e interiezioni, ovvero le parti del discorso).
La flessione dei verbi è detta coniugazione; quella delle altre classi
lessicali è detta declinazione.

Criterio sintattico= in base a questo criterio un verbo si caratterizza come


predicato; il nome è nucleo del sintagma nominale che può essere soggetto
oppure oggetto di un predicato; un aggettivo è un attributo nel sintagma
nominale, è invece predicato quando legato a una copula; un avverbio può
assumere diversi ruoli.

Criterio semantico
• un verbo è predisposto a significare eventi (ciò che accade): azioni,
processi, o stati;
• un nome comune è fatto per riferirsi all'esistenza di entità che hanno un
certo modo di essere (una categoria, una caratteristica comune a più
entità che possono essere fisiche, manufatti, etc..); i nomi possono
essere anche astratti, in quanto predisposti a significare per proprietà
ed eventi;
• un aggettivo è fatto per significare caratteristiche di entità;
• un avverbio è correlato alle circostanze che caratterizzano un'azione.

I criteri semantici raggruppano i lessemi che condividono aspetti generici del


loro potenziale significativo: per questo le parti del discorso possono essere
definite come classi del lessico.
Il ricorso a criteri morfologici e sintattici tiene conto della struttura interna e
del comportamento delle forme di parola nella frase: alle parti del discorso si
possono riconoscere funzioni grammaticali.

MORFEMI
Il morfema indica una struttura semplice della prima articolazione: in quanto è

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struttura è caratterizzata da biplanarità semiotica e in quanto semplice non si


compone di altri morfemi (è possibile che più morfemi si manifestino in un
medesimo significante).

Classificazione formale= rileva la posizione dei morfemi nella forma di parola


e distingue radici, affissi e desinenze.

Classificazione funzionale= considera il ruolo dei morfemi entro il processo di


formazione delle parole e nella flessione delle forme delle parole.
Si possono distinguere tre tipi di morfemi:
1. morfemi lessicali, sufficienti per costruire lessemi elementari che si
manifestano senza flessione (es. avverbio bene); se il lessema richiede la
flessione, il morfema lessicale rimane uguale nelle diverse forme;
2. formativi lessicali, impiegati nei processi di formazione dei lessemi
strutturati (parole);
3. morfemi flessionali, responsabili delle diverse forme di una medesima
parola, sono quindi l'elemento variabile che si combina con l'elemento
stabile.

SOMIGLIANZE E DIFFERENZE TRA TIPI DI MORFEMI

I 3 tipi di morfema sono picchi di un continuum di unità morfologiche.

Le 3 grandezze scalari

1-CHIUSURA DEI PARADIGMI

• Il massimo grado di chiusura si ha con i paradigmi dei morfemi


flessionali: le unità del paradigma sono in numero ridotto e stabile.

es. in italiano, il tempo verbale del modo indicativo ha 6 morfemi (presente,


passato, passato prossimo, etc..).

Un paradigma morfologico tende a cambiare solo nel lungo periodo, mentre i


paradigmi del lessico sono più predisposti al cambiamento e quindi hanno un
grado di chiusura minimo.
Tale criterio viene applicato anche alle classi lessicali: quanto maggiore è la
chiusura, tanto minore sarà il numero di elementi che lo compongono.

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• I formativi flessionali sono meno chiusi dei morfemi flessionali.

2-SISTEMATICITÀ DI APPLICAZIONE

La sistematicità caratterizza i morfemi flessionali e i formativi lessicali, ossia le


unità che operano sui morfemi lessicali.

Sistematicità= regolarità tendenziale con cui si svolgono determinate


operazioni nella morfologia flessionale o nella formazione delle parole.
Correlata ad essa vi è la produttività, ovvero la vitalità di un processo
morfologico in un certo periodo storico della lingua.

L'intervento dei formativi lessicali consente di associare a un morfema


lessicale una famiglia di parole: per esempio, il morfema di neve si presenta
nelle parole neve, nevoso, … che costituiscono il campo lessicale del morfema
(la sua configurazione non si può prevedere).

Il grado di sistematicità è massimo con i morfemi flessionali che sono


obbligatori per le relative parti del discorso, ed è minimo con i formativi
lessicali, in quanto intervengono come costituenti di un gran numero di
lessemi strutturati e tendono così a costituire sottoclassi di parole (grado di
apertura diverso in base al formativo).
Il grado non si applica nel caso si semantica discreta (segmentabile), ovvero
quando della proprietà si può indicare la presenza o assenza (vivo può
equivalere a non morto).

3-CONCRETEZZA E GENERICITÀ'

L'area semantica di un morfema lessicale presenta valenze (=predisposizioni


all'uso) più “concrete” rispetto all'area di un morfema flessionale.

es. i due morfemi libr- e -o


Il primo è lessicale, e tutti i suoi usi sono fatti per veicolare un significato
“immaginabile” come oggetto concreto, mentre è più arduo descrivere il
semantismo di -o.
Il semantismo del morfema flessionale si precisa in rapporto al
semantismo di un morfema lessicale.
Anche i formativi sono di varia “concretezza”, e anch'essi tendono ad

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appoggiarsi al morfema lessicale.


Il morfema lessicale appare come elemento semanticamente fondamentale
per la costruzione delle parole. Vi sono infatti parole senza morfemi flessionali
(es. congiunzioni), oppure con flessionali e senza fomativi (gatto, tavolo,..) ma
non vi sono parole senza morfemi lessicali (spesso accompagnati da suffissi).

Morfemi lessicali, formativi e flessionali presentano dosi diverse di chiusure


del paradigma, sistematicità e concretezza del semantismo.

POLIVALENZA DEL MORFEMA FLESSIONALE: IL CASO DEL


SINGOLARE
Anche i morfemi flessionali si caratterizzano per la polivalenza, ad esempio il
caso del singolare dei sostantivi.

SINGOLARITÀ= è la valenza preferenziale del singolare, e rimanda al fatto che


il singolare non concerne al significato che rimanda: attiva un uso “non
numerabile” che serve per denotare la sostanza, ma anche una razione o una
porzione (“Ho mangiato un panettone” può significare un panetto intero o solo
la propria porzione).
Il semantismo del singolare morfologico è dunque assai vario, e analoghe
considerazioni possono valere per il plurale (usato per significare “grandi
quantità” di una sostanza nello spazio, o i sentimenti al plurale non significano
sempre pluralità, ma intensità: nei Dolori del giovane Werther vi è uno stato
d'animo costante e intenso).

ASPETTI DELLA MORFOLOGIA FLESSIONALE


I morfemi flessionali sono organizzati in classi: in italiano vi sono classi
morfematiche come il genere grammaticale, il numero, il caso, la voce, il
modo, il tempo, e la persona: indicano la categoria generica di cui un dato
morfema è un'istanza specifica; un'unità si caratterizza in rapporto alle altre
unità della stessa classe.

MORFEMI FLESSIONALI VARIABILI E MORFEMA FISSO

Il genere grammaticale è un aspetto morfologico che dipende dal lessema


(es. libro, che è un lessema semplice, e interessamento, lessema strutturato, è

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selezionato il maschile). Il morfema del numero invece non dipende dal


lessema.
Il lessema può determinare un comportamento morfologico irregolare della
parola rispetto al numero, mentre la scelta del numero, espressa da morfemi
variabili, avviene in rapporto alla semantica; la scelta del genere avviene
dentro al sistema (morfema fisso).

MORFEMI INTRINSECI E MORFEMI ESTRINSECI

Il morfema flessionale del genere è fisso nel sostantivo e variabile


nell'aggettivo (es.alto/alta), infatti il genere viene introdotto con il nome, non
con l'aggettivo.
Nell'aggettivo, il morfema del genere serve per manifestare il legame
sintattico con il sostantivo.

• il sostantivo ha solo morfemi flessionali intrinseci (genere e numero);


• il verbo ha morfemi flessionali intrinseci (modo e tempo) ed estrinseci
(persona, numero e genere) che ai fini della concordanza sintattica
riprendono quelli intrinseci del nome;
• l'aggettivo ha morfemi flessionali estrinseci (genere e numero) e un
morfema flessionali intrinseco (grado).

GERARCHIA DEI MORFEMI FLESSIONALI (dei verbi)

In italiano vi è la seguente gerarchia di classi morfematiche:


modo>tempo>persona; modo>numero, e dato il modo si determinano i vari
tempi verbali, dato “modo+tempo” si determinano le persone, ed infine dato il
modo si determina la presenza o assenza del numero.

MORFEMI E MORFI FLESSIONALI

Il rapporto fra il morfema flessionale e la sua manifestazione (il suo


significante, morfo) è complesso.

Amalgama= un morfema flessionale può manifestarsi in amalgama insieme


ad altri morfemi in un medesimo morfo (es. -o in italiano rimanda è
significante sia del singolare che maschile).
Le lingue ugrofinniche sono agglutinanti: i morfi si applicano
progressivamente, secondo un certo ordine, alla componente lessicale.

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Sincretismo= morfemi flessionali in opposizione (vi è all'interno della stessa


classe) tra di loro possono manifestarsi nel medesimo morfo.

Allomorfia (o varianza)= quando un morfema disponde di più morfi, ovvero di


più strategie di manifestazione.

ALTRE STRATEGIE DI MANIFESTAZIONE DEI MORFEMI FLESSIONALI

I morfemi flessionali sono “discreti” in quanto si possono individuare e


segmentare entro una forma di parola, e si tratta di morfi che si presentano
come desinenze.
Vi sono anche morfi più complessi che si articolano in più desinenze, e si parla
di morfi discontinui.
Formativi lessicali e morfemi flessionali si avvalgono di strategia di
manifestazioni simili per la forma ma con funzioni diverse: gli uni producono
forme di parola, gli altri intervengono nella formazione di lessemi strutturati.
Altre strategie di manifestazione:
• Flessione interna= alternanze fonologiche che modificano la radice (es
sing-sang-sung);
• Apofonia qualitativa= realizza forme diverse di parola mediante
alternanza vocalica nella radice, e nel caso qualitativo si basa su
opposizioni timbriche;
• Apofonia quantitativa= si basa sull'opposizione di durata (es. e breve di
venio, e lunga di veni);
• Metafonia= un cambio del timbro vocalico indotto dalla vocale di un
morfo suffissale o desinenziale che a sua volta è caduta dopo aver
terminato il cambio vocalico (es. foot-feet).
Nelle lingue romanze e germaniche il passivo è manifestato non da morfi
singoli, ma da costrutti perifrastici che si collocano al confine tra morfologia
flessionale e sintassi.

ALLOMORFIE E SUPPLETIVISMI
Anche i morfemi lessicali e i formativi possono avere più strategie di
manifestazione.
• Un'allomorfia (più morfi, più strategie di manifestazione) particolare si
traduce nel fenomeno dell'amalgama di strutture: in italiano
caratterizza le cosiddette preposizioni articolate, dove articolo e

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preposizione si fondono in un segmento unitario non scomponibile.


• Paradigmi suppletivi= si costituiscono ricorrendo a morfi lessicali simili
semanticamente, ma non foneticamente: in italiano andare costituisce il
suo paradigma facendo alternare il morfo and- e vad-.

PROCESSI DI FORMAZIONE DELLE PAROLE: TIPI


FONDAMENTALI

La lingua recepisce i bisogni comunicativi della comunità; la lingua si avvale


anzitutto di una serie di processi di formazione che sfruttano i lessemi già
esistenti e ne producono di nuovi.

COMPOSIZIONE E COMBINAZIONE

Composizione= quando i due lessemi si combinano producendo una nuova


struttura: il risultato è univerbato, cioè viene trattato come una sola parola.
Si dice che i composti sono determinativi in quanto il lessema di base stabilisce
la classe lessicale del risultato; in altri casi hanno rapporto di coordinazione e la
classe lessicale del composto non è predicibile dai suoi componenti (es.
saliscendi, calzamaglia, ..).

Composto sintagmatico= es. mulino a vento: ha caratteri del sintagma perché


le due componenti mulino e vento sono legate da “a” e sono prese in
autonomia, inoltre il significato viene afferrato come un'unica
rappresentazione (sviluppo di usi metaforici).
La sua struttura di base è: “nome base+a+nome modificatore”.

Combinazione= vi è un rapporto meno forte ed è una sequenza lessicalizzata


di parole che conservano una parziale autonomia (es. usa-e-getta, uomo-
radar,..).

COMPOSIZIONE E RIDUZIONE DI STRUTTURE

La combinazione è sfruttata nelle lingue slave e nel tedesco, mentre l'italiano


predilige la composizione sintagmatica.

Parole macedonia (mots valise)= più morfemi lessicali in un amalgama dove i


confini tra le parti sono sfumati, e si considerano più le parti componenti del

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risultato (es. smog= smoke+fog).

La riduzione delle parole si ha anche nelle sigle, dove si parla di “lessemi


canonici” (es laser, radar, ..).

PREFISSAZIONE

In italiano i prefissi danno luogo a parole che per lo più appartengono alla
stessa classe lessicale di base (es. verbi, la classe formata da accorrere,
percorrere, decorrere, …).
I prefissi non danno ulteriori informazione sulla classe lessicale, ma sono i
morfemi flessionali a dare queste informazioni (negli aggettivi troviamo in-,
come inutile; nei sostantivi pre-, post- come precorso, postappello).

DERIVAZIONE

La derivazione è un tipo di formazione che incrementa la base lessicale,


trasferendo di solito la parola in un'altra parte del discorso.
Varie strategie:
• Uso di suffissi, come -os- che forma aggettivi (ventoso), -ion- che forma
sostantivi dei verbi (accensione), -ezz- che forma sostantivi da aggettivi
(altezza, bellezza); un suffisso è capace di individuare la parti del
discorso cui appartiene una parola e nel caso dei sostantivi stabilisce
anche il genere grammaticale del lessema;
• Derivazione zero, quando non intervengono formativi lessicali e il
lessema riceve le proprietà flessionali della classe di arrivo, ma se il
cambio di classe lessicale non comporta una modifica della fonologia
della parola si parla di conversione;
• Retroformazione, riducendo o togliendo un formativo lessicale che
compare in un lessema strutturato, e può anche non comportare il
cambio di classe lessicale;
• Formazioni parasintetiche, combinazione di un prefisso con una
derivazione zero (innevare da neve, con aggiunta di in- e passaggio dalla
classe dei sostantivi a quella dei verbi); si ha il cambio di classe lessicale,
che per prodursi ha richiesto l'intervento di un prefisso;
• Apofonia, variazione della vocale nella radice (es sing, sang, sung in
inglese).
La derivazione non si applica a tutta la portata semantica di un morfema
lessicale; a volte per derivare semanticamente si cambia la base lessicale ma

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non lessicalmente (es. femminile è aggettivo derivato semanticamente da


donna).

ALTERAZIONE

Gli alterati dell'italiano sono solitamente classificati in diminutivi, vezzeggiativi,


accrescitivi e peggiorativi.
Nei diminutivi si possono trovare i formativi come -er- e -c- (fuocherello,
cordicella) chiamati interfissi antesuffissali: non significano direttamente, ma
in via mediata in quanto connettono il morfema lessicale al suffisso alterativo.
I diversi formativi degli alterati possono poi combinarsi fra loro (casettina,
fiorellino), è possibile anche intensificare l'alterazione (libriccino ino ino).
Il senso dell'alterazione può variare a seconda dell'uso.

SULLA DERIVAZIONE COME EREDITA' STORICA. LESSEMI


LATENTI

Un lessema strutturato rappresenta la continuazione di una parola costituita


in epoche diverse: es. l'aggettivo affidabile è un derivato di affidare, ma può
derivare anche dall'inglese reliable.
Nei verbi come erogare, derogare, arrogarsi vi è il morfema lessicale -rog-, non
è costitutivo di un lessema elementare, che invece sussisteva in latino, però e
necessario in italiano per la formazione di verbi: -rogare è un lessema latente
(questi si trovano anche negli aggettivi, come eff-).

SINTEMI
I composti sintagmatici sono motivati: il significato complessivo è costruito
grazie ai significati delle parti e può ricevere un uso idiomatico.

Composizionalità= per quanto riguarda l'aspetto semantico, il significato del


tutto dipende dal significato delle parti. Invece i sintemi (sono un “tutto
solidale”, mentre il sintagma si può sostituire con elementi aventi la stessa
funzione), sono unità lessicali complesse dove i costituenti hanno autonomia
semantica in altri contesti, ma portatori in quella combinazione di un
significato unitario, non riconducibile alla somma dei significati degli elementi
costitutivi (es. coda di paglia non significa l'oggetto, ,ma l'atteggiamento).
Sintema e sintagmi sono gli estremi
opposti nella scala di lessicalizzazione
dei rapporti sintagmatici: nel sintema
la lessicaliz è massima, nel sintagma è
minima.
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TRA LESSEMA E SINTAGMA: FUNZIONI LESSICALI

Le funzioni lessicali sono relazioni che descrivono in generale il rapporto di


una parola X con una combinazione di parole f(X), dove f sta per qualsiasi
funzione lessicale .

Varianti legate= diverse espressioni della funzione lessicale di intensificazione,


nella traduzione si dovranno rendere non i lessemi, ma il senso veicolato dai
lessemi.

Una funzione lessicale è l'elemento generico di più lessemi specifici, e


costituisce un paradigma di unità che servono a esprimerne la portata
semantica: es. prestare, trarre rientrano nel paradigma legato alla funzione
“porre in atto”.

LESSICO DA CONTATTI INTERLINGUISTICI

La condizione naturale di esistenza di una lingua storica è quella del contatto


con altre lingue, soprattutto le classi aperte del lessico (sostantivi, aggettivi e
verbi) recepiscono elementi di altre lingue.
L'influsso si può osservare soprattutto nei prestiti: la parola di una lingua
costituisce il modello di costruzione di una parola in un'altra lingua (es.sport è
una parola italiana costruita su modello inglese, ma la pronuncia nelle lingue
cambia, e diverso è il sistema delle opposizioni fonologiche di coppie minime
di cui sport è l'estremo).

INTEGRAZIONE DEI PRESTITI RECENTI

L'adattamento è condizionato dalla conoscenza della lingua modello; quando


il modello presenta fonemi che nella lingua di arrivo non esistono,
l'integrazione può essere di vario modo: vi può essere un arricchimento
fonologico con un nuovo fonema, o una nuova distribuzione di un allofono (es.
snob, sport, raid, hanno una consonante occlusiva in finale e ciò in italiano non
esiste), oppure manca il fonema e il fono straniero è sostituito da un fono
indigeno , che realizza un altro fonema.
• Nella lingua di arrivo il prestito può ricevere trattamenti grammaticali

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diversi: l'inserimento della parola in una categoria lessicale


corrispondente (integrazione grammaticale, e si usano i morfemi
flessionali della lingua di arrivo);
• una redistribuzione (l'aggettivo big diventa in italiano un sostantivo, “il
big”;
• la riduzione dei composti (night club in night);
• casi di adattamento grafico (nylon in nailon) al criterio fonetico proprio
dell'italiano.
Il genere grammatico può essere scelto in base a criteri diversi: es le parole
inglesi che terminano in -tion sono “filtrate” in italiano come femminili.
Ha importanza anche la presenza, nella lingua di arrivo, di un vocabolo
contiguo, e se questo manca il prestito viene recepito come maschile (genere
grammaticale non marcato).

I CALCHI

Calco semantico= quando una parola già presente nella lingua acquista un
ulteriore senso.

Calco strutturale= la struttura lessicale di un'unità di una lingua è il modello di


costruzione di una nuova parola in un'altra lingua ( è detto perfetto quando vi è
uno stretto legame al modello; è imperfetto quando l'imitazione è
approssimativa).

Il calco tanto più è perfetto quanto più la lingua mutuante tende a riprodurre
la struttura della lingua che offre il modello.

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DALLA LESSICOLOGIA ALLA LESSICOGRAFIA


(cp.5)

I lessemi sono connessi fra loro anche mediante rapporti basati sul senso
(=una delle valenze possibili del lessema).
Si dice iperonimo un lessema di senso generico, al quale si collega un lessema
di senso specifico detto iponimo (es depauperare è iperonimo di disinfettare e
disinquinare).

• Sinonimia= somiglianza parziale di senso, limitata ad alcuni aspetti di


senso (quella “completa” è rara) e limitata dal dominio d'uso (registro
della conversazione, stereotipi, etc..) di un lessema; una parola può
appartenere a un lessico specialistico oppure alla lingua d'uso comune
(cloruro di sodio-sale da cucina).
La sostituzione è un carattere decisivo per verificare la sinonimia.

• Connotazione= gli effetti degli atteggiamenti (emozioni, valutazioni)


assunti dal mittente verso la realtà messa a tema nel discorso (sbirro ha
una connotazione negativa rispetto a poliziotto).

A volte i sensi di un lessema possono legarsi tra loro in vario modo: senso
proprio (=concreto e letterale), e senso figurato (= come interpretazione di
un'altra esperienza per mezzo delle categorie di senso proprio, e si parla anche
di estensione del senso: con il senso figurato ci si allontana dal senso proprio).

• Omonimia= due o più strutture si avvalgono della stessa strategia di


manifestazione.

Può avvenire che la medesima parola nel corso della storia sviluppi sensi
molto distanti tra loro, le aree semantiche si scindono e si danno le condizioni
per attribuire al nuovo senso un lessema autonomo, e questo è il compito dei
lessicografi (=compilatori dei dizionari).
Il fatto che un lessema possa avere più sensi diversi è collegato alla loro
polivalenza, e per coglierlo è spesso sufficiente considerare il rapporto con gli
altri lessemi nel testo (i lessemi sono fatti per lavorare insieme nel testo).

TIPOLOGIA DIZIONARI
Vd. da 85 a 91.

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ELEMENTI DI SINTASSI (cp. 6)


COMBINAZIONE SIGNIFICATIVA DELLE PAROLE

La parola sintassi deriva dal greco syntagma (=disposizione, ordinamento).


Nell'ambito della sintassi rientrano le combinazioni significative delle forme di
parola, e la combinazione è retta da composizionalità (=due espressioni
significative o sintagmi costituiscono un sintagma maggiore che assume un
determinato valore di insieme in funzione dei valori delle sue parti).

La sintassi studia principi e


La sintassi mira ad individuare:
procedimenti di costruzione
• sintagmi che costituiscono la frase; di sintagmi complessi, tra i
• le relazioni fra i sintagmi; quali emergono le frasi,
• la struttura interna dei sintagmi. ovvero le costruzioni
A questo scopo si considerano due tipi di legami: sintattiche autonome,
• gerarchie di dipendenze tra elementi; predisposte a funzionare
• le relazioni fra singola parte e intero, che come testi minimi (una frase
stabiliscono i costituenti di una struttura è organizzata in vista del
sintattica. compito testuale che dovrà
svolgere ). La sintassi studia
la frase come insieme
organizzato di elementi.

COSTITUENTI E DIPENDENZE
Si dice costituente un elemento che appartiene ad un'unità maggiore.

Costituenti immediati (dell'unità superiore)= costituiscono una


combinazione che si può articolare ulteriormente, mettendo in luce una
gerarchia di rapporti (ogni rapporto nella gerarchia è una relazione binaria che
costituisce una totalità); i costituenti immediati sono gli estremi. Tutti insieme
formano i costituenti dell'unità massima.

Un'altra rappresentazione della struttura si ha con l'albero delle dipendenze,


dove si considerano solo le connessioni fra le parti: emerge con maggiore
chiarezza la dimensione gerarchica della struttura, caratterizzata da

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asimmetria fra gli elementi posti in connessione: l'elemento al vertice è il nodo


dominante (se è un verbo si dice “verbale”).

Nell'analisi logica (o sintattica) il termine soggetto è usato sia con valenza di


costituente (soggetto della frase), sia con quella di nome dipendente dal verbo
(oggetto): l'analisi tradizionale non tiene distinti i due tipi di relazione, mentre
l'analisi per costituenti immediati non esplicita l'asimmetria nei rapporti tra
elemento dominatore e elemento dominato.

SINTAGMI
Sulla base dell'analisi per costituenti, ogni costituente immediato ha lo statuto
di sintagma.

es. La cassa rurale aiuta la piccola azienda.


3 sintagmi maggiori: 1) la cassa rurale, 2) aiuta, 3) la piccola azienda.
Il significato intuitivo porta ad escludere ulteriori combinazioni come *cassa
aiuta la. Quindi si dice che 1) e 3) sono combinazioni significative e dunque
sintagmi. La sostituzione di più elementi con uno solo mette in luce la
somiglianza funzionale tra combinazione e l'unità minima che ne prende il
posto (al posto di 1) e 3) possono comparire Luigi e Piero).

La somiglianza, sulla quale si basa la sostituibilità, ha due aspetti:


• permette di ricondurre il molteplice al semplice (cassa rurale simile a
luigi);
• mette in luce una categoria generica, che si manifesta nei casi specifici.

Sintagmi:
• sintagma nominale, le sue proprietà sintattiche sono determinate dal
nome che ne costituisce il nucleo, mentre gli altri elementi sono
modificatori (aggettivi come attributi, frasi relative, sintagma
preposizionale; sono fatti per aumentare l'intensione, restringendo
l'estensione)del nucleo o determinanti (articolo determinativo o
indeterminativo, e la loro presenza mette in luce la destinazione
semantica del sintagma nominale: individuano o quantificano
l'estensione del riferimento) della struttura complessa formata da
nucleo e modificatori*;
• sintagma verbale*;

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• sintagma aggettivale;
• sintagma avverbiale (sintagma minimo)
• sintagma preposizionale* (preposizione + sintagma nominale, e
organizzano tutte le strutture complesse).
*costituenti principali delle frasi

RAPPORTI FRA LE PARTI


Entro i vari tipi di sintagmi vi è sostituibilità fra una forma minima e
un'espressione complessa, tranne nel sintagma preposizionale (di non può
sostituire di legno).
La sostituibilità è utile per individuare le unità funzionali (riducendo il
complesso al semplice) ma non serve per descrivere la struttura interna di un
sintagma (ovvero i ruoli).
In generale, le espressioni complesse sono sintagmi quando costituiscono
espansioni di nucleo (libri si può espandere in libri nuovi).

Iterabilità dei modificatori= il nucleo nominale può essere espanso e il


risultato può essere sottoposto a un'ulteriore espansione e così via
(modificatore di un sintagma nominale, di un modificatore di un sintagma
nominale, modificatore di un modificatore di un sintagma nominale).

A volte la successione lineare delle forme di parole non fa emergere il ruolo di


un sintagma nella frase. Per risolvere l'ambiguità, si può ricorrere allo
spostamento (= riformulare la frase in una struttura del tipo “è che X che P”,
ovvero una frase scissa che circoscrive un costituente: es. è Piero che..).

VERBO, VALENZA E DINAMICA DELLA SINTASSI

La valenza caratterizza un modello della sintassi che privilegia un pdv


dinamico sul fenomeno linguistico: la sintassi è mettere vita in una massa di
parole stabilendo tra loro connessioni (un verbo transitivo assomiglia ad un
atomo che deve riempire due posti vuoti).
La valenza è innescata dal lessico e deflagra nella sintassi, mentre ha le sue
radici nel significato; il verbo è il vertice sintattico e anche semantico (un

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predicato, e rappresenta lo schema di un evento: nella struttura di un evento


vi sono i partecipanti che si pongono come argomenti del predicato).

Verbo monovalente= esige un solo argomento (es dormire).

Verbo bivalente= esige due argomenti, come i verbi transitivi con oggetto
diretto (costruire, salutare), o come i verbi che significano azione reciproca
(litigare).

Verbo trivalente= richiede anche un oggetto indiretto (dare, promettere).

La valenza può caratterizzare anche aggettivi e nomi, infatti un nome che


deriva da un verbo può conservare gli argomenti di quest'ultimo.

Attanti= il numero di argomenti per un verbo può cambiare in base alle


ragioni della comunicazione: compaiono dunque altri argomenti, non
obbligatori per la sintassi, ma necessari per la semantica.

Circostanti= l'argomento è detto circostante perché funziona come un


avverbio modificatore del verbo e serve per collocare un vento in rapporto al
luogo, al tempo, al modo o alla causa.

L'ordine degli argomenti è ripreso nella struttura sintattica dalla gerarchia


delle relazioni che i sintagmi nominali intrattengono con il verbo (l'oggetto
diretto e indiretto sono “dominati” e sono complementi del sintagma verbale;
il soggetto è un costituente immediato della frase, alla pari di quello verbale).

FRASI NOMINALI E VERBALI


Predicato nominale=Verbo essere (copula=collega il soggetto al predicato e
trasferisce al nome o aggettivo i morfemi flessionali del genere e numero) +
nome o aggettivo qualificativo (frase nominale)

Predicato verbale= il vertice sintattico è un verbo (frase verbale).

VERBI IMPERSONALI
Tipicamente significano eventi atmosferici (piove, nevica, ..). In russo la

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struttura è bimembre (Cade pioggia, cade neve). Dai verbi impersonali si


distinguono gli usi impersonali dei verbi come “dicono che in siberia faccia
molto freddo”.

RUOLI SEMANTICI DEGLI ARGOMENTI NOMINALI DI UN


VERBO
Ruoli semantici d'agente= il ruolo è il profilo che un'entità riveste in una
scena, il soggetto di una frase attiva ha un ruolo d'agente, mentre l'oggetto è
paziente (=ciò su cui ricade l'azione).

I verbi sono considerate parole che significano azioni, i bivalenti (transitivi)


hanno sia il soggetto “agente” che l'oggetto “paziente”.

Costruzioni segniche della frase (=strutture per esprimere schemi di evento


della realtà):
• schema dell'azione;
• Esistenza, è uno stato, mette in relazione un'entità con un modo di
essere (C'è del marcio in Danimarca);
• Avvenimento, coinvolge un oggetto in un processo (la pentola bolle);
• Esperienza, categorizza esperienze mentali (pensare, sapere, volere) e
sensoriali (vedere, udire), e si richiede un individuo nel ruolo di
sperimentatore;
• Possesso, come primo partecipante vi è il possessore (umano o oggetto);
• Movimento, è lo schema “origine-percorso-meta” (Il libro è caduto dalla
mensola sul tavolo)
• Trasferimento, schema attivato con il verbo dare: un “agente” è il primo
partecipante, poi vi è un “beneficiario” e un “paziente”.

COSTRUZIONE PASSIVA COME STRUTTURA LINGUISTICA


Le costruzioni sintattiche sono strutture di una lingua, e dunque sono
caratterizzate da polivalenza, endolinguisticità e preferenzialita.

Costruzione con verbo finito passivo= è polivalente, può servire per lasciare
implicito l'agente oppure cambiare la struttura comunicativa associata alla
frase attiva (omissione dell'agente è una funzione preferenziale: Luigi è stato
promosso).

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Le funzioni semantiche del passivo si caratterizzano diversamente a seconda


delle lingue (es. in tedesco vi è un passivo processuale e un passivo risultativo).
UNA TIPOLOGIA DELLE DIPENDENZE
Il soggetto è argomento del verbo: questa struttura emerge nelle lingue
dotate di una morfologia flessionale (infatti concorda con il verbo).
Nelle connessioni fra le parti si riconoscono 3 tipi di dipendenza:
1. Bilaterale: vi è interdipendenza tra i due costituenti (caso del legame tra
sintagma e verbale e soggetto, o il nesso tra una preposizione e
sintagma nominale), uno implica l'altro, ed è bilaterale se l'argomento è
un attante;
2. Unilaterale: il nucleo non richiede il modificatore, mentre quest'ultimo
richiede il nucleo;
3. Coordinativa: vi è un rapporto fra i due nuclei e nessuno dei due ha
bisogno dell'altro per comparire nella struttura sintagmatica.

MANIFESTAZIONI NEL NESSO SINTATTICO:


CONCORDANZA, REGGENZA, GIUSTAPPOSIZIONE
Le dipendenze sono legami tra gli elementi che per manifestarsi si avvalgono
di diverse strategie:
• Concordanza= quando un elemento trasferisce i propri morfemi
flessionali a un altro: nel sintagma nominale (il nome stabilisce genere e
numero di aggettivo e articolo), e anche il verbo ha un morfema
estrinseco (il numero viene imposto dal soggetto);
• Reggenza= quando i morfemi che compaiono in un sintagma sono
determinati da un altro sintagma (modalità che caratterizza lingue con
la declinazione nominale, come greco, latino, russo e tedesco), ed è
determinata da sintagmi che per nucleo hanno un verbo, un nome, un
aggettivo o una preposizione;
• Giustapposizione= impo nelle lingue povere di flessione (es. inglese),
l'aggettivo precede il nome ma lo segue se domina a sua volta altri
elementi (a town rich in monuments).

RELAZIONI INTERFRASTICHE E TIPI DI FRASE

Paratassi= vi sono dipendenze coordinative, e può manifestarsi con

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congiunzioni coordinative o per asindeto (=senza congiunzione).


Ipotassi= dipendenze bilaterali e unilaterali, dove una frase è subordinata
all'altra.

Per la struttura interna si distinguono frasi con verbi di modo finito (introdotte
da congiunzioni, es. “che credono..”, pronomi relativi o interrogativi), oppure
indefinito (il verbo può avere forma di infinito, gerundio o participio).
Le subordinate introdotte da congiunzioni o preposizioni sono connesse alla
frase dominante da una dipendenza bilaterale: una frase implica l'altra (la
dominante non può sussistere senza la subordinata).

Frasi iussive= presenza di un verbo all'imperativo


Frasi interrogative= possono essere generali (=stessi sintagmi di una
dichiarativa), o particolari (contengono uno o più sintagmi interrogativi,
caratterizzati da un lessema interrogativo come aggettivo, pronome o
avverbio).

PUNTO DI VISTA GENERATIVO E GRAMMATICA UNIVERSALE

La sintassi muove la grammatica generativa, studiata dal linguista americano


del Novecento Chomsky, secondo il quale il generale si realizza nelle lingue,
facendosi domande sul rapporto lingua-mente umana: come si acquisisce il
“sesto senso” per la struttura?.
Si avanza l'ipotesi di un organo preposto all'acquisizione di qualsiasi lingua: un
bambino nei primi anni di vita è esposto a una serie di stimoli che attivano una
capacità innata di riconoscere e produrre espressioni “ben formate”;
scartando le “mal formate”. Quest'organo mentale è la grammatica, una
realtà non osservabile che produce dati osservabili (frasi concrete), ed è anche
la descrizione esplicita della competenza implicita che ogni essere umano
acquisisce nei primi anni di vita.

Grammaticalità= l'intuizione della struttura, è implicita e viene sostituita da


una descrizione esplicita della struttura, cioè da una generazione; tenta di
spiegare il patrimonio genetico che permette al bambino di interpretare certi
suoni come “esperienza linguistica”, inoltre spiega le differenze/somiglianze
tra le lingue.

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Deduzione= (la matematica è la materia deduttiva per eccellenza),


procedimento che parte dalla realizzazione generale e non tiene conto dei
fatti, ma viene verificata con essi: si prendono i fatti e si cerca una formula che
li spieghi (la sintassi viene sostituita con l'intuizione, e si parla dei descrittivisti
americani*).

Nella teoria si distinguono: *DESCRITTIVISTI (Ipotesi Sepir


1. Principi: requisiti obbligatori che una Worf)
qualsiasi lingua deve soddisfare (sono ciascuna lingua è diversa, anche la
uguali in tutte le lingue, ciò che cambia è struttura riflette modi diversi di
il modo in cui si manifestano). Un pensare (diverso da Chomsky); Worf
analizza la morfologia di certi verbi
principio è ad esempio l'endocentricità
di tribù africane e riflettono il modo
(=ogni sintagma SX deve avere una testa
diverso di pensare:le lingue possono
X dello stesso tipo); avere un aspetto immaginario
2. Parametri: grandezze che ricevono valori diverso e contribuiscono al fatto che
diversi a seconda della lingua. Un ci formiamo certe immagini. Il
parametro ad esempio è il “pro-drop” lessico riflette le necessità
(=omissione del pronome soggetto, in comunicative (es. dani-colori),
lingue come francese, tedesco e inglese senza scordarsi la funzione
non è consentito). comunicativa della lingua.

3. Principio di proiezione lessicale: ogni sintagma parte da una categoria


lessicale che proietta le proprie caratteristiche su un livello superiore,
quindi la struttura sintattica è il risultato della proiezione del lessico sui
livelli di astrazione crescente (SN categoria meno “concreta” di N, che a
sua volta è meno concreta del singolo lessema).

La sintassi è fondata sulle informazioni fornite dal lessico. Informazioni sulla


flessione, sulla compatibilità tra lessemi, le valenze del verbo selezionano i
singoli argomenti e ogni argomento ha una posizione precisa: queste
proprietà della struttura sono “gestite” dai singoli moduli della grammatica tra
loro collegati.
La sintassi è il livello intermedio tra la forma fonetica (interfaccia con il suono)
e la forma logica di Chomsky: quest'ultima permette di collegare una frase al
significato.

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LINGUA E COMUNICAZIONE (cp.7)

le strutture di una lingua servono a costruire eventi semiotici nella


comunicazione: è semiotico un evento fisico, orale o scritto che è fatto per
significare e che si costituisce entro un'azione.

Cooperazione= due o più soggetti cooperano quando condividono gli


obiettivi.
Interazione= è un altro tipo di interazione comunicativa: un soggetto
persegue un obiettivo e si avvale della collaborazione di altri soggetti,
ciascuno con obiettivi propri che però si integrano con l'obiettivo del primo
soggetto.

Eventi semiotici come questi appartengono


all'esperienza della realtà quotidiana dove
le parole costituiscono rapporti sociali e
fanno la storia degli incontri fra le persone.
La componente non verbale esplicita è la
realtà data come ostensione: i soggetti
assumono un atteggiamento, mentre le
conoscenze che derivano dall'esperienza
condivisa dalla comunità costituiscono la
componente implicita.

Enunciati= espressioni che per la sintassi hanno di solito il rango di frasi e che
per il loro apporto alla comunicazione si configurano come testi minimi.
Danno importanza alle proposizioni, che sono le descrizioni di una situazione
nella realtà.

DALLA SEMANTICA ALLA PRAGMATICA


Gli enunciati possono avere:
• Significato letterale= significato ricavato soltanto dalle parole che
compongono l'enunciato, senza contesto e viene studiato dalla
semantica;

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• Significato contestuale= componenti che non rientrano nel significato


letterale e sono legate all'uso, e viene studiato dalla pragmatica
(=indaga la compresenza del contesto nell'uso della lingua).

Composizionalità= individua il significato ed è la combinazione degli elementi


in un intero maggiore (“il risultato dell'intero è funzione del significato delle
parti”).

Per parlare della realtà è necessario che vi sia un predicato semantico e tanti
argomenti quanti sono quelli richiesti dal predicato (il predicato è una
proprietà o una relazione che caratterizza una o più entità in senso lato). La
semantica studia anche le relazioni tra proposizioni.

Quantificazione= delimita la quantità di individui per cui vale il predicato: il


quantificatore universale è rappresentato da tutti/e; il quantificatore
esistenziale è espresso da qualche, alcuni/e.

Proposizioni contraddittorie= quando si oppongono per la polarità (una


negativa e una positiva), e per la quantità (una universale e l'altra particolare):
l'universale affermativa è la contraddittoria della particolare negativa.
Proposizioni contrarie= quando si oppongono per la polarità, ma non per la
quantità (restano universali).
Le proposizioni particolari sono dette subcontrarie: se ne affermo una, non
nego l'altra (qualche torta è buona e qualche torta non è buona).

PROCESSI DI TESTUALIZZAZIONE

Una struttura linguistica ha una gamma di usi possibili chiamati valenze o


funzioni. Una struttura ha una valenza preferenziale, ovvero l'uso che prevale
statisticamente o psicologicamente, e viene impiegata per dare il nome alla
struttura stessa (es. futuro, tempo di forme verbali come capirai, vedrai,…).
In lessicografia le valenze diverse di un lessema sono detti sensi: quando un
lessema entra in un testo non lo fa con tutto il suo potenziale semantico, ma
con un senso, che si attiva anche grazie ai lessemi con cui si combina.
Il significato si manifesta nella dimensione testuale (le strutture per funzionare
devono essere sottoposte a una serie di processi di testualizzazione).

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DISAMBIGUAZIONE

La disambiguazione opera sull'omonimia e sulla polisemia. L'ambiguità può


essere:
• lessicale= omofoni non omografi (spirito di vino vs. spirito divino),
omofoni omografi (non abbiamo più riso);
• ambiguità nella manifestazione della struttura sintattica;
• quando interviene sulla struttura polisemica (con più valenze), attiva
una valenza, escludendo le altre.
La disambiguazione tende a rendere univoco un elemento che nella storia di
una lingua ha accumulato un deposito di valenze disparate, spesso prive di
legame fra loro.

PERTINENTIZZAZIONE

Essa mette in rilievo un aspetto del senso, mentre altri restano sullo sfondo: i
caratteri esclusi dalla pertinentizzazione non sono cancellati, ma restano
disattivati (non rilevanti nella comunicazione in atto).
Il testo viene scomposto in tratti (sono proprietà semplici, cioè non
ulteriormente scomponibili), così la linguistica può scoprire somiglianze e
differenze semantiche tra i lessemi. La loro presenza o assenza in una
configurazione di tratti caratterizza un senso lessicale, e descrivono un senso
tipico dei rispettivi lessemi, limitatamente agli usi prevalenti, senza
considerare la probabilità che alcuni tratti restino in primo piano e altri sullo
sfondo.

SPECIFICAZIONE

E' un processo che mette in luce la bidirezionalità della testualizzazione. Nella


specificazione il testo si manifesta come un andirivieni tra esperienza e lingua,
perché noi sappiamo che l'”essere rosso del vino è diverso da quello del sole,
della rosa, …”.

SINONIMIA, DENOTAZIONE E CONNOTAZIONE

Per verificare la sinonimia si può ricorrere alla sostituzione (=criterio operativo


utile per stabilire un gran numero di serie sinonimiche nella lingue dell'uso
comune, ma non può essere applicato ovunque, soprattutto nelle valutazione
dei linguaggi specialistici).

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Combinando sostituibilità e distribuzione si possono cogliere i segmenti


testuali associati tipicamente ai diversi sensi di una parola.

Denotazione= attribuita alla semantica, annovera le componenti del senso


che descrivono entità o situazioni nel contesti: significato “cognitivo” o
“referenziale” perché conterrebbe informazioni “oggettive” e non valutazioni
“soggettive”.

Connotazione= attribuita alla pragmatica, riguarda l'atteggiamento del


soggetto verso il contesto (significato “emotivo”).

PARADIGMI, COMPATIBILITÀ E INCOMPATIBILITÀ

Se la sinonimia studia la somiglianza, l'antonimia indaga le differenze tra


coppie di lessemi, e anche in questo caso si considerano i sensi, non tutto il
potenziale semantico dei lessemi.

L'antonimia impone alla lingua le ragioni della realtà ed è di vario tipo, e si


distinguono solitamente i contraddittori e contrari:
• Aggettivi contraddittori= un elemento esclude l'altro e non vi sono stadi
intermedi né gradi diversi per qualità (se si nega uno si afferma l'altro);
• Aggettivi contrari= la qualità è dosabile, graduabile, stanno in
opposizione ma si possono avvicinare.

PREDICATI E ARGOMENTI TRA MONDO ATTUALE E MONDO CONDIVISO

Predicato= è la qualità che la ragione riscontra come aspetto comune a più


entità: con i predicati si classificano le entità e le situazioni colte
nell'esperienza direttamente o mediamente.

I confini tra credere e sapere sono mediati dalle persone con le quali viviamo.

Mondo attuale= il mondo delle conoscenze e delle credenze correlato a un


parlante/ascoltatore.

Mondo condiviso (common ground)= mondo condiviso dagli interlocutori, e


se dopo la comunicazione cambia vuol dire che l'atto comunicativo ha avuto
un effetto.

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Il mondo, sia attuale che condiviso, è un insieme di fatti, entità e relazioni fra
entità. I predicati sono i modi di essere colti nell'esperienza e letti per mezzo
delle strategie messe a disposizione dalla lingua.

Nel nome, un predicato indica un'entità dicendone il modo di essere . In


simboli, se x indica l'argomento e P il predicato, la struttura sarà:
x:(Px), “qualcosa tale che ha la proprietà di P”
P sta per tutte le caratteristiche impiegate dal parlante nel suo mondo attuale
per individuare l'argomento x.

es. acqua fresca


Predicati interni= caratterizza l'argomento e stabilisce come deve essere una x
qualsiasi per essere “acqua”.

Predicati esterni= quando al nome si combina un aggettivo, e la x può essere


argomento del predicato esterno solo se soddisfa quello interno
x:(Px) → (Qx),
“qualcosa che avendo le proprietà di P ha la proprietà di Q

Verbi atelici= significano solitamente stati o attività colte senza un termine


(es. dormire, ridere).
Verbi telici= predisposti ad indicare azioni momentanee (arrivare, svegliarsi) o
continuative (cadere, salire).

SINTAGMI NOMINALI E RIFERIMENTO

I nomi comuni hanno la capacità di riferirsi a classi di entità nel mondo, e il


riferimento può essere attivato dai parlanti che si servono dei sintagmi
nominali entro un testo. Il testo può essere di minimo, ovvero una frase.

Joint activity= anche nel monologo e nella lettura di un testo scritto il


destinatario unisce le forze a quelle del mittente per costruire il rapporto con il
mondo del testo.

Molti sintagmi manifestano descrizioni: il parlante vincola un'entità a una o


più caratteristiche che la individuano rispetto ad altre entità. Punto di
partenza è il denotato di un nome o di un'espressione formata da un nome e
da uno o più modificatori.
• Nella descrizione definita, si applica una *determinazione

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individuante, che si manifesta nell'uso dell'articolo determinativo.


• Altre descrizioni servono per riferirsi all'individuo che abbia una
caratteristica data (es. Il fortunato vincitore è atteso alla cassa): si parla di
uso attributivo, non referenziale, della descrizione.

INDETERMINATO SPECIFICO E NON SPECIFICO

Le descrizioni definite sono ottenute mediante *determinazione


(=individuazione di un'entità specifica entro un ambito più ampio, nel quale si
è mosso il riferimento).
Il riferimento non noto né al mittente né al destinatario e la ripresa anaforica
(verso l'alto, diversa da cataforica, verso il basso) non impiega un sintagma
determinato (articolo determinativo con uso specifico), ma il pronome indefinito
uno.
Un sintagma nominale può non riferirsi ad un individuo, ma a una categoria
nel suo complesso: si ha così la descrizione del concetto, usando l'articolo
determinativo al singolare (il plurale se l'articolo esprime il quantificatore
universale: i leoni=tutti i leoni).

QUANTIFICAZIONE

Essa delimita il campo di applicazione dei predicati: quantificatore universale


(tutti) e quantificatore esistenziale (alcuni, qualche).
• Tutti, ogni/ognuno, entrambi indicano totalità; alcuni non la indicano.
• Con i nomi di massa al singolare si possono usare molto, poco, e vi sono
anche i nomi di massa astratti.
• Ciascuno, qualche hanno uso distributivo (“uno alla volta”); ciò non vale
per tutti, alcuni.
• I numerali cardinali sono specifici; la quantità non è specificata in tutti,
alcuni.
• I numerali ordinali sono detti scalari (non è scalare quando si indica un
insieme di elementi).
Dai quantificatori si distinguono le espressioni che si applicano a nomi di
massa per renderli nomi di entità individuali.
Contenitori e quanta possono essere quantificati, i quantificatori numerali
possono essere combinati con articoli determinativi, dimostrativi o possessivi.

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INTENSIONE ED ESTENSIONE

Intensione= l'intensione di un'espressione caratterizza le entità che


appartengono alla sua estensione, indicandola direttamente: l'intensione è
data dalle descrizioni diverse impiegate per riferirsi ad un individuo,
oggetto,... (es. Napoleone è un nome proprio, non ha intensione, ma solo
estensione). L'intensione non è riducibile alla denotazione, intesa come
potenziale di riferimento caratteristico di un lessema.
Due espressioni con la stessa estensione ma con diversa intensione, non sono
sinonime.

ATTI LINGUISTICI E INFERENZE


Vi sono altri aspetti per i quali un testo non descrive la realtà ma la pone in
essere.

Testi performativi= dopo il proferimento, la realtà non è più la stessa (es.


formule proferite dal sacerdote).
Secondo lo studioso di Oxford John Austin, il proferimento di un enunciato è
un atto di comunicazione verbale, o atto linguistico, costituito da più
componenti, ciascuna delle quali ha la caratteristica di un atto:
• Atto locutivo, articolato in un atto fonetico (la pronuncia dei suoni), un
atto fàtico (che abbraccia fonologia, grammatica e lessico) e un atto
rhetico (“verbo,predicato”, si riferisce sia all'entità sia all'insieme a cui
appartiene; Austin vi fa rientrare la denotazione e il riferimento);
• Atto illocutivo (o illocuzione), compiuto mentre si proferisce
l'enunciato, infatti viene fatto mediante le parole e all'illocuzione è
connesso uno scopo.
Il successo o l'insuccesso è valutato guardando il risultato dell'atto
mettendolo in rapporto con l'illocuzione: se l'illocuzione funziona, il
risultato realizza lo scopo pragmatico;
• Per Austin il risultato è considerato parte dell'atto linguistico e viene
chiamato atto perlocutivo: enunciato visto come mezzo per giungere a
un certo risultato.
Per descrivere la relazione tra una frase e una relazione pragmatica viene
usato il termine “tipicamente”: significa che, di per sé, qualsiasi frase può
servire per qualsiasi funzione.
Anche un solo gesto può bastare per compiere una direttiva o una minaccia.

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Non sempre la forza tipica di una struttura si realizza in un'illocuzione


concreta prodotta quando l'enunciato è proferito: è il caso della domande
retoriche, che non sono affatto domande, ma atti linguistici indiretti di
asserzione.

Atto linguistico indiretto= uso retorico di una frase interrogativa: l'illocuzione


non è quella suggerita dalla struttura linguistica, bensì deve essere individuata
considerando le circostanze concrete della comunicazione.

Atti indiretti convenzionali= atti che seguono una precisa convenzione: per
esempio in italiano la combinazione tra la forma verbale “potresti” e la frase
interrogativa si usa per formulare una richiesta gentile.

Atti indiretti non convenzionali= un'espressione come “la finestra è aperta” si


usa per fare una richiesta o un rimprovero: bisogna quindi far intervenire una
serie di fattori che non sono linguistici, ma costitutivi dell'atto di
comunicazione.

Inferenza= chi interpreta correttamente un atto linguistico collega una


struttura linguistica ad un'illocuzione; questo collegamento, diretto o indiretto,
convenzionale o non convenzionale, richiede l'elaborazione di informazioni
ricavate dal contesto (azione che va posta dentro ai processi del
ragionamento che presiedono alla comprensione dei testi).
Nel processo di comprensione il destinatario deve tener conto del contesto e
deve scegliere l'interpretazione pertinente con i fattori non linguistici della
comunicazione.

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ELEMENTI DI LINGUISTICA DEL TESTO (cp.8)

Un testo non si riduce a una combinazione di parole, ma è un evento semiotico


all'interno di un'azione comunicativa: vi è diversità qualitativa tra le strutture
linguistiche , e possono variare anche per dimensione e tipologia o abbiamo:
• testi parlati o scritti;
• monologici o dialogici;
• verbali o semanticamente misti.

La dimensione transfrastica (oltre i confini della frase) è studiata dalla


linguistica testuale a partire dagli anni '60 del Novecento.
Ambiti della testualità:
• manifestazioni grammaticali e lessicali delle connessioni trasnfrasiche;
• le relazioni semantiche;
• le tipologie testuali.

Contesto= comprende la situazione comunicativa (le circostanze) e il mondo


del testo.
Co-testo= è invece impiegato per riferirsi alle sequenze testuali che
precedono o seguono la sequenza presa in considerazione.

CRITERI DI TESTUALITÀ'
Secondo Dressler, i criteri che consentono di attribuire la caratteristica di
testo a una produzione linguistica sono coerenza e coesione, intenzionalità,
accettabilità, informatività, situazionalità e intertestualità.

Coerenza= connessione semantica fra le componenti del testo mediante


strutture linguistiche (coerenza grammaticale o coesione); la coerenza è
recuperata dalle conoscenze del mondo del testo: coerenza semantica.

ASPETTI DELLA COESIONE


STRATEGIE DI RIPRESA

Coreferenza= riferimento di più espressioni allo stesso elemento nel contesto,

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non è un fattore di coesione ma di coerenza semantica. E' corretto dire che le


strategie coesive di ripresa e di rimando anaforico o cataforico sono strumenti
per manifestare la coreferenza:
• Un elemento può comparire identico nel co-testo;
• Si può ricorrere alla sostituzione lessicale, con elementi che si
assomigliano per il senso (sinonimia co-testuale);
• Si possono usare pronomi (o il termine pro-forme): se rinviano a un
elemento successivo si dicono catafore, ad uno anteriore anafore. Un
sintagma preposizionale si può sostituire con forme avverbiali.
• Un sintagma nominale indefinito specifico si può ripetere sostituendo
l'articolo indeterminativo con quello determinativo.
• La ripresa può attuarsi inoltre mediante condense semantiche: un
elemento riassume una descrizione articolata anche in più sequenze del
co-testo anteriore. I nomi astratti sono adeguati allo scopo.

COMMENTI METATESTUALI E ALTRI FENOMENI DI COESIONE

Commenti metatestuali= il mittente esplicita il legame fra le sequenze del


testo; sono molto importanti anche i connettori (=elementi che legano gli
enunciati). Tra i connettori vi sono le strategie correlative (=articolate in più
componenti, le quali attuano più legami fra sequenze di testo).

Ellissi= vive nella coesione e contribuisce ad essa; solo nella dimensione


transfrastica è possibile interpretare una struttura ellittica recuperandone le
componenti taciute. Fenomeni come l'ellissi mettono in luce la
complementarità tra coesione e coscienza (l'interpretazione può richiedere
precisazione o riferimenti al contesto).
Ellissi semantiche= riguardano le componenti del significato che non sono
verbalizzate perché gli interlocutori possono ricavare dal contesto, in quanto
sono prevedibili o attese.

ASPETTI DELLA COERENZA TESTUALE


La coerenza semantica non si manifesta linguisticamente, ma è stabilita e
compresa in forza del riferimento a individui o situazioni che appartengono al
mondo condiviso dagli interlocutori. Sono però possibili altre interpretazioni
in base al contesto e co-testo.

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PRESUPPOSIZIONI, FRAMES E SCRIPT

Per la coerenza sono decisive le PRESUPPOSIZIONI= un sapere implicito la


cui validità è condizione per la realizzazione del testo. Quelle pragmatiche o
contestuali riguardano conoscenze relative al mondo e sono attivate a ridosso
della componente verbale.
Il presupposto pragmatico è strumento di coerenza testuale: esso mette in
luce il nesso semantico fra due situazioni che non sono legate da elementi
coesivi.

La connessione tra conoscenze contestuali ed elementi testuali si ha con:


• Frames= conoscenze legate ad uno scenario: sono organizzate in modo
statico;
• Scripts= sono conoscenze procedurali, ovvero tipi di attività che
riguardano l'esperienza.

Presupposizione esistenziale= compaiono solitamente nei sintagmi nominali


riferiti ad entità. Il riferimento comporta la presupposizione di esistenza di un
individuo o di una cosa nella realtà del testo. La presupposizione di esistenza
è ereditata nel co-testo successivo
Presupposizioni fattuali= si rilevano quando il testo introduce il riferimento a
una situazione che viene presentata come un fattore scontato.

COERENZA E COOPERAZIONE FRA INTERLOCUTORI

Nei testi dialogici la coerenza è ricostruita grazie alla cooperazione tra gli
interlocutori.

Principio di cooperazione (o di buona volontà/di carità)= vi è un'apertura di


credito reciproca fra gli interlocutori.

HERBERT PAUL GRICE


Categorie e massime della conversazione secondo Grice (vd tabella pag.140).
Grice inoltre parla di una comunicazione verbale quotidiana, che è intrisa di
rimandi a conoscenze non verbalizzate.
Quando il principio di cooperazione è operante vi è sempre coerenza testuale
e l'intenzione comunicativa è implicita e deve essere recuperata mediante una
inferenza a partire dal contenuto esplicito.

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SII PERTINENTE E LE FUNZIONI DI TEMA E DI REMA

La pertinenza dipende dallo sguardo di colui che comunica: è un punto di vista


su una realtà. Il parlante/scrivente invita il destinatario a condividere questa
prospettiva in un atto di condivisione della realtà da comunicare. Il contenuto
può avere aspetti diversi in base al “peso” degli elementi testuali:l'asserzione è
pertinente se il fatto descritto è davvero “meritevole di asserzione”.
Per indicare le funzioni delle componenti nella sequenza vi è una terminologia
varia: gli americani parlano di topic (argomento) e di comment, considerato
l'elemento in posizione di focus (=elemento messo in rilievo nella prosodia); la
tradizione europea parla invece di tema (argomento) e rema
(predicato=componente del senso, è l'elemento con il massimo rilievo
prosodico e compare dopo le componenti tematiche e quindi è doppiamente
segnato).

Frasi scisse= sono costrutti con la scrittura è X che p, dove X è rematico,


mentre p indica il resto della proposizione, che è tematico.

Dislocazione= può avvenire a destra (L'ha letto Luigi, il libro), o a sinistra (Il
libro, Luigi, lo legge): un elemento è sintatticamente dislocato dalla struttura
della frase.

Ci presentativo= introduce un rema articolato in due momenti: il primo è un


“rema cataforico” e annuncia il compimento di rema; si utilizza soprattutto
quando il soggetto ha un articolo indeterminativo, e come tale introduce un
elemento nuovo per il destinatario.

INFORMATIVITA', INTENZIONALITA' ACCETTABILITA',


SITUAZIONALITA', INTERTESUALITA'

Informatività= capacità di un testo di aggiornare il mondo attuale del


destinatario e può essere misurata in base al tipo di testo e agli interlocutori
coinvolti.
Intenzionalità e accettabilità= criteri complementari, il primo riguarda il
mittente che ha la volontà di costruire un testo ben articolato in rapporto ad
uno scopo; il secondo concerne il destinatario, che manifesta la disponibilità a
recepire la produzione verbale del mittente, riconoscendogli le caratteristiche
del testo. Una successione di parole è un testo solo se la volontà degli

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interlocutori cooperano in tal senso.


Situazionalità= legata all'ostensione (=al ruolo del contesto situazionale): es.
non hai freddo? È sensata se rivolta ad un amico che circola in maglietta in
inverno.
Intertestualità= insieme dei rapporti che legano un testo ad altri testi, con
rimandi interni o esterni all'opera.

PROGETTO TESTUALE FRA ORALITÀ E SCRITTURA


Proposte di classificazione dei testi, tre aspetti fondamentali:
1. la materia, cioè la conoscenza dei fatti, le ipotesi che si mettono a tema
nel testo;
2. le dinamiche di svolgimento testuale (descrittivo, narrativo,
argomentativo e testuale);
3. il tipo testuale, la classe in cui rientra un testo concreto.

PIANIFICAZIONE E FRAMMENTAZIONE. DISTANZA E COINVOLGIMENTO

Differenza fra scritto e parlato:


• Lo scritto richiede più tempo dell'orale con una pianificazione del testo,
verifica e integrazione (più subordinate del parlato);
• Scrittori e lettori non sono in contatto fra loro, per questo l'autore è
distaccato rispetto al pubblico dei lettori e verso l situazione (nel parlato
c'è maggiore coinvolgimento);
• è diverso anche il rapporto con la situazione: nel parlato gli individui che
interagiscono lo fanno anche con la loro fisicità quindi comunicano per
mezzo anche di altri segni.

DINAMICHE DI SVOLGIMENTO TEMATICO

L'andamento narrativo si caratterizza per la presentazione, lungo l'asse


temporale, di un intreccio di eventi caratterizzato da fatti preliminari,
complicazione, sviluppo e risoluzione. La dimensione privilegiata è la
spazialità.
Nell'andamento descrittivo (tipico per le presentazioni di discipline) la
descrizione è subordinata a una “dominante” narrativa.
Gli sviluppi argomentativo ed esplicativo si assomigliano: il primo è
caratterizzato da connessioni di tesi e prove, o argomenti e conclusioni; il
secondo invece prende le mosse da un dato di fatto e si dà un resoconto.

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TIPI DI TESTO E VINCOLI INTERPRETATIVI

Nelle interpretazioni sincere di un testo, il destinatario si preoccupa di


recuperare l'intenzione comunicativa e i rapporti del testo con il mondo
attuale dell'autore (cioè il contesto)

Vicolo iterpretativo= più i vincoli del mittente sono maggiori, più si avrà
chiarezza e precisione delle sue componenti semantiche e per l'univocità della
manifestazione linguistica.

Si ritiene così possibile collocare lungo la scala, ai cui estremi si pongono il


grado massimo e il grado minimo di vincolo interpretativo.

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