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CAPITOLO 1

COME SI PUO’ DEFINIRE LA LINGUISTICA?

La linguistica è lo STUDIO SCIENTIFICO DEL LINGUAGGIO UMANO.

COSA SI INTENDE DICENDO CHE LA LINGUISTICA NON E’ UNA


DISCIPLINA NORMATIVA, MA DESCRITTIVA?

Lo scopo della linguistica non è quello di indicare ciò che si deve o non si deve dire
(come fa la grammatica, che è normativa), ma SPIEGARE CIO’ CHE
EFFETTIVAMENTE SI DICE (spiegare il comportamento linguistico degli esseri
umani).

COSA INDICA L’ASTERISCO POSTO DAVANTI A UNA PAROLA O A UNA


FRASE?

Indica PAROLE O FRASI NON BEN FORMATE, agrammaticali per il palante


nativo di una determinata lingua.

QUALI SONO LE CARATTERISTICHE PROPRIE DEL LINGUAGGIO


UMANO, CHE LO DISTINGUONO DA ALTRI TIPI DI “LINGUAGGI”?

Tutti i linguaggi hanno un elemento in comune: sono tutti sistemi di comunicazione.


Però, solo la specie umana ha la capacità di acquisire il linguaggio umano. Il
linguaggio umano è un sistema altamente specializzato, dotato di proprietà specifiche
possedute solo da esso e dalla sola specie umana. Ha caratteristiche molto specifiche
che lo differenziano ad esempio dai linguaggi animali o informatici. Ovvero, è
DISCRETO (mentre gli altri sono continui) = i suoi elementi si distinguono gli uni
dagli altri per l’esistenza di limiti ben definiti (anche suoni linguistici molto simili,
per noi sono diversi e non esistono entità intermedie nella nostra mente); è
RICORSIVO = continua creazioni di frasi nuove, alla cui lunghezza non c’è un
limite effettivo (in questo gli animali sono limitati, avendo loro un numero finiti di
segni, mentre la lingua umana crea sempre parole nuove); è infine DIPENDENTE
DALLA STRUTTURA = le frasi non sono semplici successioni di parole, in cui il
valore di una parola dipende dalla parola che gli sta più vicina (come succede invece
ad esempio nell’informatica), ma parole possono essere determinate da altre
anche molto distanti tra loro in una frase.

PER QUALI MOTIVI I TENTATIVI DI INSEGNARE ALLE SCIMMIE A


PARLARE IL LINGUAGGIO UMANO SONO SOSTANZIALMENTE FALLITI?

A causa di diversi OSTACOLI. Primo, la nostra ANATOMIA è DIVERSA da


quella delle scimmie, e ciò rende loro impossibile produrre i suoni del nostro
linguaggio. Secondo, le scimmie non possiedono una nostra capacità: la
RICORSIVITA’. Terzo, NON SVILUPPANO SPONTANEAMENTE il
linguaggio, come fanno i bambini, ma solo dopo essere stimolate a farlo.

COSA SI INTENDE, RISPETTIVAMENTE, CON “LINGUAGGIO (UMANO)” E


CON “LINGUA”?

LINGUAGGIO (umano) = capacità comune a tutti gli esseri umani di sviluppare


un sistema di comunicazione dotato di caratteristiche proprie e che lo
distinguono da altri sistemi di comunicazione.
LINGUA = forma specifica che questo sistema di comunicazione assume nelle
varie comunità.

COSA SONO GLI “UNIVERSALI LINGUISTICI”?

Sono gli ELEMENTI COMUNI A TUTTE LE LINGUE. Tra essi abbiamo la


ricorsività, la discrezione e la dipendenza dalla struttura, che sono le tre principali
caratteristiche del linguaggio umano. Una cosa che invece distingue diverse lingue
è l’ordine delle parole, l’ordine degli elementi principali della frase (soggetto, verbo
e oggetto).

CAPITOLO 2

CHE COS’E’ UNA LINGUA?

E’ un SISTEMA ARTICOLATO su più livelli e dunque un “sistema di sistemi”. I


livelli linguistici sono quello dei suoni (fonologia), delle parole (morfologia), delle
frasi (sintassi), dei significati (semantica). Ogni livello ha un carattere “sistematico”,
perché le unità di ogni livello sono interdipendenti.

PERCHE’ IL PARLATO E’ PRIMARIO RISPETTO ALLO SCRITTO?

La linguistica privilegia l’orale rispetto allo scritto per DIVERSI MOTIVI.


- esistono e sono esistite lingue solo parlate e non scritte, mentre non è mai
esistita una lingua naturale solo scritta e mai parlata
- il bambino impara prima a parlare che a scrivere, in maniera naturale
- le lingue cambiano nel corso del tempo, ma cambia prima il parlato e poi in
seguito lo scritto, che registra questi cambiamenti
Inoltre una lingua che non si parla più, come il latino che è solo scritto, è fossilizzata
e ormai morta.
Certo, però lo scritto è importante e lavora col parlato in termini di scambi reciproci.
QUAL E’ LA DIFFERENZA TRA LANGUE E PAROLE?

La distinzione si deve a FERDINAND DE SASSURE.

LANGUE = LINGUA DELLA COLLETTIVITA’, sociale ed ASTRATTA.


L’individuo non può da solo modificare la Langue. E’ il sistema di riferimento
collettivo.

PAROLE = esecuzione linguistica realizzata da un individuo, ATTO


INDIVIDUALE e CONCRETO. E’ attuazione. L’ individuo può realizzare atti di
Parole diversi. Tramite questa gli esseri umani comunicano, ma il suo fondamento è
nella Langue.

E TRA CODICE E MESSAGGIO?

La distinzione si deve a JAKOBSON.

CODICE = è ASTRATTO, un insieme di potenzialità (come la Langue).

MESSAGGIO = è CONCRETO, costruito sulla base delle unità fornite dal codice.

E TRA COMPETENZA ED ESECUZIONE?

La distinzione si deve a CHOMSKY.

COMPETENZA = insieme delle conoscenze linguistiche di un parlante, tutto ciò


che l’individuo “sa” della propria lingua per poter parlare come parla e capire come
capisce.

ESECUZIONE = tutto ciò che l’individuo “fa” (linguisticamente). E’, come la


Parole e il Messaggio, un ATTO DI REALIZZAZIONE, e dunque CONCRETO.

Attenzione: LANGUE e COMPETENZA sono DIVERSE. La LANGUE è


SOCIALE (appartiene ad un’intera comunità linguistica), la COMPETENZA è
INDIVIDUALE (è la competenza di un singolo parlante). Invece, Parole, Messaggio
ed Esecuzione a grosso modo si equivalgono.
ORA SCHEMATIZZIAMO IL TUTTO
[ASTRATTO v.s. CONCRETO]

DE SASSURE JAKOBSON CHOMSKY

ASTRATTO LANGUE CODICE COMPETENZA

CONCRETO PAROLE MESSAGGIO ESECUZIONE

CHE COS’E’ LA COMPETENZA LINGUISTICA?

E’ l’INSIEME DELLE CONOSCENZE LINGUISTICHE DI UN PARLANTE.


Queste conoscenze sono tantissime, e per lo più inconsapevoli.
Possiamo parlare di:
- COMPETENZA FONOLOGICA : un parlante conosce i suoni della sua
lingua e sa anche distinguerli dai suoni di altre lingue.
- COMPETENZA MORFOLOGICA : un parlante conosce le parole della
propria lingua, conosce le parole del vocabolario, forma parole nuove e
complesse e costruisce composti.
- COMPETENZA SINTATTICA : un parlante conosce le regole della sintassi
e sa che può formare vari tipi di frase.
- COMPETENZA SEMANTICA : un parlante sa riconoscere il significato
delle parole e delle frasi.

CHE DIFFERENZA C’E’ TRA RAPPORTI SINTAGMATICI E RAPPORTI


PARADIGMATICI?

SINTAGMATICI = rapporti che intercorrono tra più parole all’interno della


frase. I suoni (nell’atto linguistico disposti in una sequenza lineare) si influenzano
l’un l’altro. Rapporti di vicinanza tra unità linguistiche. Qualsiasi unità
linguistica intrattiene rapporti sintagmatici con le forme “vicine”.

PARADIGMATICI (o associativi)= rapporti con unità escluse da una parola, ad


esempio dal suffisso usato. Rapporti in absentia, come diceva Sassure: se realizzo
un suono non posso realizzare gli altri. Rapporti con le unità assenti che potevano
essere realizzate in un dato punto. Qualsiasi unità linguistica intrattiene rapporti
paradigmatici con le unità assenti che potevano essere realizzate al posto di
quelle presenti.
E TRA SINCRONIA E DIACRONIA?

Nel corso del tempo, le lingue possono cambiare. La DIACRONIA studia i


cambiamenti linguistici nel corso del tempo. Un fenomeno diacronico è la
sostituzione di un elemento con un altro nel corso del tempo e concerne i
cambiamenti lungo l’asse temporale.
La SINCRONIA, invece, studia una lingua escludendo il fattore del tempo. Un
fenomeno sincronico è un rapporto tra elementi simultanei, elementi linguistici
coesistenti con l’esclusione dell’intervento del tempo.
Diacronia e sincronia possono essere rappresentati su due assi, uno orizzontale (della
sincronia) e uno verticale (della diacronia).
Attenzione: sincronico non vuol dire presente!

QUALI SONO LE PROPRIETA’ DEL SEGNO LINGUISTICO?

Prima, definiamo il SEGNO LINGUISTICO (parola, frase) : è l’unione di un


SIGNIFICANTE e di un SIGNIFICATO, che sono inscindibilmente uniti.
Significante : è la parola, scritta o pronunciata (esempio: se dico “libro).
Significato : è il concetto al quale si riferisce il significante (esempio: il concetto di
libro, la sua rappresentazione mentale che io ho).

Vediamo le PROPRIETA’:
- DISTINTIVITA’ : un segno si distingue dall’altro.
- LINEARITA’ : un segno è caratterizzato da una “successione”, un “prima” e
un “dopo” (es “al” ha un significato diverso di “la”).
- ARBITRARIETA’ : per convenzione, la società ha deciso che un segno è
arbitrario, ovvero collega un determinato significante ad un determinato
significato.

Attenzione: i segni possono essere sia linguistici che non! Anche un cartello stradale
è un segno, ad esempio. Solo che mentre i segni linguistici sono LINEARI, quelli non
linguistici non lo sono. La linguistica studia i segni linguistici, mentre la semiotica
quelli in generale.

QUALI SONO LE FUNZIONI LINGUISTICHE?

Per spiegarle, va detto che JAKOBSON spiegò che le componenti necessarie per
un atto di comunicazione linguistica sono 6, ovvero:

1- parlante
2- referente (ciò di cui si parla; la realtà extralinguistica)
3- messaggio
4- canale (attraverso cui passa la comunicazione)
5- codice (di comunicazione)
6- ascoltatore

A ciascuna di queste componenti Jakobson fa corrispondere una FUNZIONE


LINGUISTICA diversa. Vediamole!

1- Parlante => FUNZIONE EMOTIVA : si realizza quando il parlante esprime


stati d’animo.
2- Referente => FUNZIONE REFERENZIALE : è informativa, come “il treno
parte alle sei”.
3- Messaggio => FUNZIONE POETICA : si realizza quando il messaggio
inviato è costruito in modo tale da spingere l’ascoltatore a ritornare su quel
messaggio per apprezzarne il modo in cui è formulato.
4- Canale => FUNZIONE FATICA : si realizza quando vogliamo controllare
che il canale di comunicazione sia aperto o funzioni bene, come quando
diciamo “mi senti?”.
5- Codice => FUNZIONE METALINGUISTICA : si realizza quando il codice
viene usato per parlare del codice stesso, il linguaggio per parlare del
linguaggio (ad esempio, la grammatica).
6- Ascoltatore => FUNZIONE CONATIVA : si realizza sotto forma di comando
o invito, rivolto all’ascoltatore, perché modifichi il proprio comportamento.
Esempio, i galatei con le loro prescrizioni.

Jakobson aveva in mente che ogni funzione dovesse caratterizzare un tipo diverso
di testo letterario.

DI QUANTI REGISTRI LINGUISTICI HAI COMPETENZA?

- ITALIANO STANDARD : quello che si parla in Italia


- ITALIANO REGIONALE : i tre grandi sono quello del nord, centro e sud
- DIALETTO LOCALE

Ampliamo con i seguenti:

- ITALIANO SCRITTO : la forma più austera della lingua


- ITALIANO PARLATO FORMALE : lo usiamo nelle occasioni formali
- ITALIANO PARLATO INFORMALE : con amici e famiglia, spontaneo
- ITALIANO REGIONALE : intermedio tra italiano standard e dialetto
- DIALETTO DI KOINE’ : di regione dialettale, come il veneto
- DIALETTO DEL CAPOLUOGO DI PROVINCIA : dialetto di Venezia
- DIALETTO LOCALE : la forma più stretta, quella di quartiere
QUALI SONO I PREGIUDIZI LINGUISTICI?

- L’idea che ci siano o ci siano state lingue primitive con sistemi poco
sviluppati e che da queste si siano poi evolute le lingue complesse come le
conosciamo oggi.
- Idea che ci siano lingue per eccellenza logiche, spesso credute il latino e il
greco (cosa errata, visto che non esistono lingue logiche e lingue illogiche).
- Si pensa che la lingua sia più evoluta dei dialetti.
- Certe lingue sono considerate belle, altre brutte.
- Certe lingue sono considerate facili, altre difficili.

CAPITOLO 3

QUALI SONO LE LINGUE DEL MONDO CON IL MAGGIOR NUMERO DI


PARLANTI?

Le lingue più parlate del mondo sono:

1- cinese mandarino
2- inglese
3- hindi + urdu
4- spagnolo
5- russo
6- bengali
7- arabo
8- portoghese
9- maleo – indonesiano
10- giapponese
11-francese
12- tedesco

IN BASE A QUALI PUNTI DI VISTA SI POSSONO CLASSIFICARE LE


LINGUE?

Da un punto di vista linguistico, abbiamo tre diverse classificazioni…

- GENEALOGICA : due lingue fanno parte dello stesso raggruppamento


genealogico se derivano dalla stessa lingua originaria (lingua madre). Sono
genealogicamente apparentate se fanno parte della stessa famiglia (es. lingue
indoeuropee). La famiglia è l’unità genealogica massima.
- TIPOLOGICA : due lingue sono tipologicamente correlate se presentano una
o più caratteristiche comuni. Non devono essere per forza genealogicamente
imparentate.
- AREALE : riguarda quelle affinità che si creano tra lingue che sono
genealogicamente irrelate o solo lontane parenti, ma che hanno sviluppato
alcune caratteristiche comuni in quanto sono parlate in una stessa area
geografica. Le lingue in questione formano una lega linguistica (es. lingue
balcaniche).

QUALI SONO LE PRINCIPALI FAMIGLIE LINGUISTICHE?

- la famiglia INDOEUROPEA (es. latino e greco)


- la famiglia AFRO-ASIATICA (es. arabo ed ebraico e anche lingue estinte)
- la famiglia URALICA (es. finlandese)
- la famiglia SINO-TIBETANA (es. cinese mandarino, + parlato al mondo)
- la famiglia NIGERKORDOFANIANA (es. lo swahili)
- la famiglia ALTAICA (es. mongolo e turco)

QUALI SONO I GRUPPI E SOTTOGRUPPI IN CUI SI SUDDIVIDE LA


FAMIGLIA LINGUISTICA INDOEUROPEA?

- gruppo INDO-IRANICO => due sottogruppi : indiano e iranico. Iranico =>


diviso in : lingue iraniche orientali ed occidentali (es. persiano antico e
moderno)
- gruppo TOCARIO : rappresentato da due lingue estinte, dette Tocario A e
Tocario B e scoperte in testi trovati in una regione cinese
- gruppo ANATOLICO : lingue oggi estinte che erano nell’Anatolia (Asia
minore, odierna Turchia). Lingua esempio: ittita, del popolo degli ittiti
- gruppo ARMENO : rappresentato da una sola lingua, l’armeno
- Gruppo ALBANESE : rappresentato anch’esso da una sola lingua
- Gruppo SLAVO => tre sottogruppi : slavo orientale, occidentale e
meridionale
- Gruppo BALTICO che comprende lituano, lettone (della Lituania e della
Lettonia) e varie lingue estinte
- Gruppo ELLENICO : rappresentato solo dal greco
- Gruppo ITALICO => due sottogruppi : italico orientale e occidentale
(l’orientale si è estinto, l’occidentale comprende il latino che ha dato origine
alle lingue neolatine o romanze, come sappiamo)
- Gruppo GERMANICO => tre sottogruppi : germanico orientale,
occidentale (ne fa parte anche l’inglese) e settentrionale (o nordico, che
comprende le lingue nordiche, come lo svedese e il danese)
- Gruppo CELTICO : lingue parlate un tempo. => due sottogruppi : gaelico (la
sola lingua irlandese) e britannico (es. il gallese)
QUALI SONO LE CARATTERISTICHE DEI TIPI “ISOLANTE, AGGLUTINANTE,
FLESSIVO E POLISINTETICO”?

Classificazione tipologica => tipologia morfologica => tipi morfologici (isolante,


agglutinante, flessivo e polisintetico). Normalmente una lingua presenta fenomeni
di più tipi diversi e mai di un solo tipo. Ma ora vediamo questi TIPI:

ISOLANTE : caratterizzato da una mancanza quasi totale di morfologia. Non c’è


distinzione di caso, genere, numero nei nomi. I verbi non presentano differenze
di persona, numero, tempo o modo. È importante l’ordine delle parole.
Es. “io ti picchio” diventa “io picchiare tu”, come in cinese.

AGGLUTINANTE : una parola contiene tanti affissi quante sono le relazioni


grammaticali che devono essere indicate. Si carica di tanti affissi quante sono le
informazioni grammaticali da fornire. Un esempio è il turco.

FLESSIVO : un unico suffisso esprime le diverse relazioni grammaticali, ci dà


più informazioni grammaticali sulla parola. Un esempio è l’italiano.

POLOSINTETICO (o incorporante) : una sola parola può esprimere tutte le


relazioni che in italiano sono espresse da un’intera frase, come accade
nell’eschimese. Una sola parola, insomma, esprime un concetto che normalmente noi
esprimeremmo in una frase.

COSA VUOL DIRE CHE UNA LINGUA USA “POSPOSIZIONI” ANZICHE’


PREPOSIZIONI?

Il discorso fa parte della tipologia sintattica, che osserva l’ordine e le relazioni delle
parole nella frase.
Un esempio è il giapponese, che è “speculare” all’italiano. Noi diciamo “dopo cena”,
loro “cena dopo”. Noi usiamo le preposizioni (Pr), mentre i giapponesi le
posposizioni (Po).
Si tratta di COMBINAZIONE SINTATTICA DELLE PAROLE ALL’INTERNO
DELLA FRASE.

E COSA INDICANO LE SIGLE SVO, SOV E VSO, FACENTI SEMPRE PARTE


DELLE COMBINAZIONI SINTATTICHE DELLE PAROLE?

Stanno ad indicare l’ordine del Soggetto, Verbo e Oggetto nella frase dichiarativa.
Ci sono bel 6 diverse combinazioni, ma solo i primi 3 sono dominanti (SVO, SOV,
VSO).
E NG E GN?

Sempre combinazione sintattica. Questa volta si tratta dell’ordine tra Nome e


Genitivo (complemento di specificazione). In italiano abbiamo prima il nome e poi
il genitivo (NG), mentre in giapponese è il contrario (GN).

E NAE AN?

Ancora combinazione sintattica. Si tratta qui dell’ordine tra Nome e Aggettivo. In


inglese si mette prima l’aggettivo e poi il nome (AN), mentre in italiano il contrario
(NA).

COSA SONO GLI “UNIVERSALI IMPLICAZIONALI”?

Sono le formule che si creano con le sigle viste qui sopra, che sono in correlazione tra
loro. Sono, secondo i logici, delle implicazioni, dei “se…allora”.

COME SI PUO’ RISOLVERE IL PROBLEMA RAPPRESENTATO DAL FATTO CHE


ALCUNE LINGUE OV PRESENTANO UN ORDINE AN, MENTRE
ALTREPRESENTANO UN ORDINE NA?

La differenza tipologica fondamentale è quella tra lingue OV e lingue VO. Quelle


Verbo Oggetto sono preposizionali e collocano l’Aggettivo (come pure il Genitivo)
dopo il Nome. Le lingue Oggetto Verbo sono posposizionali e collocano Aggettivo
(come pure Genitivo) prima del Nome.
Però, alcune lingue OV, posposizionali e con Genitivo prima del Nome, collocano
comunque l’Aggettivo dopo il Nome. A questo propositi sono stati fatti vari studi. Si
conclude che possono benissimo esistere lingue che, pur presentando il Genitivo
prima del Nome, hanno l’Aggettivo dopo il Nome.

QUALI SONO I PRINCIPALI SISTEMI DI SCRITTURA E QUALI NE SONO LE


CARATTERISTICHE?

Ideografico, sillabico e alfabetico.

IDEOGRAFICO (o logografico) : ad ogni simbolo (ideogramma) corrisponde un


concetto, concreto o astratto. Simbolo => concetto (esempio un disegno di mucca
indica quel determinato animale).

SILLABICO : determinati segni non indicano più un concetto, ma un gruppo di


suoni, ossia determinate sillabe. Questo grazie all’utilizzo fonetico del simbolo.
Segno => (gruppo di suoni) sillabe.
ALFABETICO : i Fenici inventano il sistema alfabetico, passandolo ai Greci tramite
il commercio marittimo. Mentre nel sistema sillabico ad un segno corrisponde un
gruppo di suoni, nel sistema alfabetico ad un solo segno corrisponde un solo suono.

CAPITOLO 4

COME SI CLASSIFICA UN SUONO?

Sono necessari tre parametri :

1- MODO DI ARTICOLAZIONE = i vari assetti che gli organi assumono nella


produzione di un suono
2- PUNTO DI ARTICOLAZIONE = sono i punti dell’apparato vocale in cui il
flusso d’aria che serve a produrre un suono può essere modificato (es. labbra).
L’italiano utilizza sette punti di articolazione.
3- SONORITA’ = è data dalle vibrazioni delle corde vocali. Se vibrano, avremo
un suono sonoro, se non vibrano sordo.

Abbiamo tre classi di suoni :

- Consonanti (sorde o sonore)


- vocali (sempre sonore)
- semiconsonanti (o approssimanti) (sempre sonore, condividono proprietà sia
delle vocali che delle consonanti e sono articolate come delle vacali)

QUALI SONO LE CONSONANTI DELL’ITALIANO?

In base ai diversi modi di articolazione, abbiamo:

OCCLUSIVE = il suono è prodotto tramite una occlusione momentanea dell’aria


cui fa seguito una specie di “esplosione”. Sono dette anche momentanee o
esplosive. Es. P, B, D, K, T.

FRICATIVE = l’aria passa attraverso una fessura piuttosto stretta producendo


così una certa “frizione”. A differenza delle occlusive, sono suoni che si possono
prolungare nel tempo e per questo sono dette anche continue. Es. F, S, V, Z.

AFFRICATE = suoni che iniziano con un’occlusione e terminano con una frizione.
Es. “TS” , “DZ”.

NASALI = il velo del palato si mette in una posizione che permette il passaggio
dell’aria nella cavità nasale. Es. M, N.
LATERALI = la lingua si posiziona contro i denti o si avvicina col dorso al
palato (rispettivamente, avremo una laterale dentale e una laterale palatale) e l’aria
fuoriesce dai due lati della lingua stessa. L’italiano ha due laterali, una liquida
dentale e una liquida palatale. Es. L (che è una liquida laterale dentale).

VIBRANTI = si ha una vibrazione dell’ugola o dell’apice della lingua. L’italiano


ha un’unica vibrante, R (polivibrante perché realizzata tramite più vibrazioni).

APPROSSIMANTI = suoni in cui gli organi articolatori si avvicinano ma senza


contatto. Le approssimanti dell’italiano sono le semiconsonanti J e W (nei dittonghi
ascendenti), a metà strada tra vocali e consonanti.

In base ai diversi (sette) punti di articolazione, abbiamo:

BILABIALI = suono prodotto dalla chiusura (occlusione) di entrambe le labbra.


Es. P, B, M.

LABIODENTALI = il suono attraversa una fessura che si forma poggiando gli


incisivi superiori al labbro inferiore. Es. V, F.

DENTALI = la parte anteriore della lingua (la lamina) tocca la parte interna
degli incisivi. Es. T, D.

ALVEOLARI = la lamina della lingua tocca o si avvicina agli alveoli (es. S, Z,


TS, DZ, N, L.

PALATO-ALVEOLARI = la lamina della lingua si avvicina agli alveoli ed ha il


corpo arcuato.

PALATALI (o anteriori) = suoni prodotti con la lingua che si avvicina al palato.


Es. J.

VELARI (o posteriori) = suoni prodotti con la lingua che tocca il velo del palato.
Es. K, G, W.

QUALI SONO LE VOCALI DELL’ITALIANO?

Le vocali si classificano in base all’altezza della lingua, al suo arretramento o


avanzamento e all’arrotondamento o meno delle labbra.
Abbiamo, in base all’altezza della lingua:

- vocali alte (chiuse)


- medio-alte (semichiuse)
- medio-basse (semiaperte)
- basse (aperte)

In posizioni della lingua (avanzamento o arretramento):

- anteriore (o palatale)
- centrale
- posteriore (o velare)

Combiniamole con l’arrotondamento o meno delle labbra:

- i alta, anteriore (o palatale), non arrotondata (es. vino)


- e medio-alta, anteriore, non arrotondata (es. eroico, sapore)
- e medio-bassa, anteriore, non arrotondata (es. elle)
- a bassa, centrale, non arrotondata (es. amo)
- o medio-bassa, posteriore (o velare), arrotondata (es. otto, però)
- o medio-alta, posteriore, arrotondata (es. amico)
- u alta, posteriore, arrotondata (unico, luna)

Attenzione: i e u nei dittonghi discendenti sono chiamate semivocali.

QUAL’E’ LA DIFFERENZA TRA FONO E FONEMA?

I fono è il suono del linguaggio, studiato dalla fonetica. Il fonema, invece, viene
studiato dalla fonologia, che si occupa della funzione linguistica dei suoni. Un fono
ha valore linguistico quando è descrittivo, ovvero contribuisce a differenziare dei
significati, come avviene nelle coppie minime, che sono coppie di parole che si
differenziano solo per un suono nella stessa posizione (es. premo/tremo, ripa/Rita).
Due fonemi, dunque, sono foni che hanno un valore distintivo. Il fonema non ha
significato in sé, ma contribuisce a differenziare dei significati. I caratteri con valore
distintivo si dicono “pertinenti”. Il fonema è un’unità astratta che si realizza in foni,
quindi fa parte della langue, mentre i foni si collocano a un livello concreto e dunque
di parole. Un fonema si rappresenta tra barre oblique, mentre un fono tra parentesi
quadre.

COSA SONO LE VARIANTI LIBERE E LE VARIANTI COMBINATORIE?

Per spiegarle facciamo riferimento alle REGOLE DI TRUBECKOJ (uno dei padri
della fonologia), create per stabilire se due foni hanno valore distintivo e sono quindi
fonemi di una determinata lingua.
Prima regola:
prediamo due parole come “casco” e “basco”. La C e la B ricorrono nelle stesse
posizioni, ma se le scambiamo otteniamo parole irriconoscibili o che mutano di
significato, dunque C e B sono fonemi dell’italiano. Insomma, siamo in presenza di
fonemi se abbiamo due suoni che occupano una stessa posizione in due parole e se
scambiamo questi due foni il significato delle parole come minimo cambia.
Seconda regola:
prendiamo ancora due suoni di una lingua che occupano la stessa posizione in due
parole. Questa volta “rema” e “Rema” (r alveolare e R uvulare). Se scambiamo questi
due suoni il significato delle parole non varia, quindi questi due suoni sono solo
VARIANTI LIBERE di un unico fonema. Quindi, se abbiamo due suoni che
scambiati non variano il significato delle due parole, allora i due suoni non sono
diversi ma sono due varianti facoltative di uno stesso e di un solo fonema.
Terza regola:
se abbiamo due suoni simili dal punto di vista articolatorio che non ricorrono mai
nelle stesse posizioni in due diverse parole, allora essi non sono due diversi fonemi,
ma VARIANTI COMBINATORIE di uno stesso fonema. Insomma, suoni simili in
posizioni diverse in due diverse parole sono varianti combinatorie di uno stesso
fonema.

Nota bene: se due suoni foneticamente simili si trovano nello stesso contesto, ci sono
due possibilità: 1- danno luogo a due parole con significato diverso (abbiamo quindi
due fonemi diversi in queste due parole) 2- il significato non cambia (i due suoni
quindi non sono due diversi fonemi, ma due VARIANTI LIBERE).
Insomma, abbiamo varianti libere o combinatorie in presenza di due suoni
foneticamente simili. Le varianti combinatorie, a differenza dalle varianti libere, non
si trovano nelle stesse posizioni.

COS’E’ UNA REGOLA FONOLOGICA?

Una regola fonologica collega una rappresentazione astratta (fonematica) ad una


rappresentazione concreta (fonetica). Può essere considerata come un’istruzione a
cambiare una data unità con un’altra unità in un determinato contesto. “A diventa B
nel contesto C” è la spiegazione della sua formula. Es. l’alternanza amico/amici.

QUANTI TIPI DI ASSIMILAZIONE CONOSCI?

Totali, parziali, progressive o regressive. Spieghiamole!


TOTALI: il segmento che causa l’assimilazione rende il segmento assimilato
totalmente uguale al primo. Es. in+ragionevole=>irragionevole.
PARZIALI: se il segmento che causa l’assimilazione cambia l’altro segmento solo
parzialmente. Es. in+probabile=>improbabile.
PROGRESSIVE: quando il segmento che causa l’assimilazione è a sinistra del
segmento che si assimila (ovvero, lo precede).
REGRESSIVE: se il segmento che causa l’assimilazione è a destra del segmento che
cambia e dunque si assimila (ovvero, lo segue).
CAPITOLO 5

COME SI PUO’ DEFINIRE LA PAROLA?

Unità del linguaggio umano istintivamente presenti alla consapevolezza dei parlanti.

QUALI CATEGORIE LESSICALI CONOSCI?

Intanto, le categorie lessicali sono le classi, o parti del discorso, in cui sono state
tradizionalmente raggruppate le parole di una lingua.
Le parti del discorso o categorie lessicali, secondo le grammatiche scolastiche
italiane, sono:
NOME
VERBO
AGGETTIVO
PRONOME (lo, ci)
ARTICOLO
PREPOSIZIONE (di, a, da, in, con, su, per, tra, fra)
AVVERBIO (lentamente, subito)
CONGIUNZIONE
INTERIEZIONE (ahi!)

COME SI PUO’ DEFINIRE IL MORFEMA?

Un morfema è la più piccola parte di una lingua dotata di significato. È un segno


linguistico ed è quindi costituito da un significante e un significato. Una unità è un
morfema se ha un significato. Un morfema può essere così piccolo da essere
costituito da un solo fonema. Generalmente, però, un morfema è costituito da più
fonemi.

CHE DIFFERENZA C’E’ TRA PAROLA E MORFEMA?

Le parole sono composte da morfemi. Sono bimorfemiche se composte da due


morfemi, ad esempio, come tavol+o e carin+o. in inglese invece le parole semplici
sono monomorfemiche, come boy.

QUANTI TIPI DI PAROLE CONOSCI?

Parole semplici: monomorfemiche (inglese) e bimorfemiche (italiano). Sono quelle


non derivate e non composte. Sono “date”, costituiscono il lessico e il dizionario dei
parlanti.
Parole complesse: possono essere trimorfemiche ed oltre (es. ferroviario,
dolcissimamente). Sono quelle formate tramite regole morfologiche, in pratica
derivate o composte.
COME SI POSSONO CLASSIFICARE I MORFEMI?

MORFEMI LIBERI: quelli che possono ricorrere da soli in una frase (es. bar) . quelli
dell’italiano sono parole.
MORFEMI LEGATI: quelli che non possono ricorrere da soli in una frase e che per
poterlo fare devono aggiungersi a qualche altra unità (es. la s di boy+s, la i di libr+i).
quelli dell’italiano sono quelli flessivi, tutti i suffissi e tutti i prefissi.

CHE COS’E’ UN ALLOMORFO?

La distinzione è come quella tra fonema e allofono.


Il morfema è un’unità astratta, mentre l’allomorfo (o morfo) rappresenta il morfema a
livello concreto. Così come in fonologia l’allofono rappresenta a livello concreto il
fonema.

Fonologia Morfologia
Livello astratto fonema morfema
Livello concreto allofoni allomorfi

DIFFERENZA TRA FLESSIONE, DERIVAZIONE E COMPOSIZIONE?

Modifiche che subiscono le parole semplici. Questi tre sono i processi morfologici
più comuni. Spieghiamoli!

DERIVAZIONE: aggiunta di un affisso (forma legata) ad una forma libera.


COMPOSIZIONE: creazione di una parola nuova unendo due esistenti, come
capo+stazione=capostazione.
FLESSIONE: aggiunge alla parola informazioni relative a genere, numero, caso,
tempo, modo, persona… es. bello/bella che sono rispettivamente maschile e
femminile.

COSA SONO I COMPOSTI ENDOCENTRICI,ESOCENTRICI E “DVANDVA”?

ENDOCENTRICI: tutti i composti che hanno una “testa”.


ESOCENTRICI: un composto che non ha testa.
DVANDVA (o di coordinazione): composti che hanno due teste, come “cassapanca”
che al plurale cambia in tutte e due le teste e diventa “cassepanche”.

CHE COS’E’ IL SUPPLETIVISMO?

Si ha suppletivismo quando in una serie morfologicamente omogenea si trovano


radicali diversi che intrattengono evidenti rapporti semantici senza evidenti rapporti
formali, come nella flessione del verbo “andare”: “vado”, “andiamo”…si alternano le
radici a seconda delle forme del paradigma flessivo.
Questo fenomeno si trova in tutto il dominio della formazione delle parole e può
essere sia forte che debole.

CAPITOLO 6

CHE COSA SI INTENDE CON “LESSICO MENTALE”?

Si intende un sottocomponente della grammatica dove sono immagazzinate tutte le


informazioni (fonologiche, morfologiche, sintattiche e semantiche) che i parlanti
conoscono relativamente alle parole della propria lingua. Si intende non solo la
conoscenza delle parole prese una ad una, ma anche le conoscenze relative al
funzionamento delle parole e dei complessi rapporti tra le varie parole ecc.
Basti pensare che noi sappiamo fare, ad esempio, una lista di nomi: questo constata
l’esistenza di un lessico mentale.

COSA VUOL DIRE “LEMMATIZZAZIONE”?

Vuol dire lemmatizzare le parole. Es. forme verbali come “amato, amerò” vanno
ricondotte al lemma “amare”.

COSA VUOL DIRE “LESSICALIZZAZIONE”?

È un’espressione il cui significato non è desumibile dalla somma dei significati delle
parti. Sono dette anche costruzioni polirematiche. Es. espressioni idiomatiche come
“tagliare la corda” ma anche “nontiscordardimè”.
Il processo di lessicalizzazione fa sì che un gruppo di più parole si trasformi in una
unità lessicale che si comporta come una parola sola indipendentemente dalla sua
struttura interna.

COSA VUOL DIRE CHE IL LESSICO ITALIANO E’ “STRATIFICATO”?

Vuol dire che è caratterizzato da vari strati, come quello di ogni lingua. In italiano è
per la maggiore dovuto da prestiti e da calchi, entrambe forme di interferenza tra
sistemi linguistici diversi.

CHE OPERAZIONI DI RICERCA PERMETTONO I DIZIONARI ELETTRONICI?

Ci sono diversi tipi di dizionari.


Quelli elettronici permettono: ricerca di lemmi, trovare sinonimi e contrari,
sillabazione dei lemmi, ascoltare la pronuncia delle parole, possibilità di creare
dizionari personalizzati.
COM’E’ COSTITUITO UN DIZIONARIO INVERSO?

Mentre in un dizionario normale l’ordine dei lemmi è dato dall’ordine alfabetico,


quello inverso ordina le parole a partire dall’ultima lettera. Insomma va al contrario
di quello normale.

CHE COSA SONO LE CONCORDANZE?

Non sono propria mente dei dizionari. Sono le liste dei contesti in cui una determinata
parola appare. Una volta si facevano a mano, oggi con sistemi elettronici. Lo si è
fatto anche per la Divina Commedia.

CAPITOLO 8

COSA SIGNIFICANO I TERMINI “SEMANTICA” E PRAGMATICA”?

SEMANTICA: studio del significato delle espressioni linguistiche.

PRAGMATICA: studio del modo in cui l’uso del linguaggio influisce sul significato
di queste espressioni.

COSA SI INTENDE CON “SIGNIFICATO”, “DENOTAZIONE” E


“RIFERIMENTO”?

SIGNIFICATO: modo di indicare la realtà mediante le espressioni del linguaggio.

RIFERIMENTO: realtà denotata da queste stesse espressioni.

DENOTAZIONE: per alcuni studiosi è come usare il termine “riferimento”. Per altri,
invece, sono due concetti distinti, e mentre “denotazione” riguarda il lessema in
quanto tale, “riferimento” indica il suo uso in una frase determinata.

DIFFERENZA TRA OMONIMIA E POLISEMIA?

Alcuni lessemi hanno la proprietà di essere ambigui, cioè di poter avere più di un
significato.

OMONIMIA: più significati che non hanno relazione (es. “vite” che è sia la pianta
che la vite per avvitare).

POLISEMIA: più significati collegati l’uno all’altro (es. la parola “esecuzione” come
condanna a morte o come atto, ma entrambi sono comunque atti quindi hanno
qualcosa che li unisce).
COSA SI INTENDE CON SINONIMIA, ANTONIMIA, IPONIMIA E IPERONIMIA?

SINONIMIA: come uno stesso lessema può avere più significati, così più lessemi
diversi possono avere lo stesso significato. La relazione tra questi lessemi è detta
sinonimia. Ad esempio “sovente” e “frequentemente” sono sinonimi dell’avverbio
“spesso”.

ANTONIMIA: fenomeno opposto alla sinonimia. Cioè l’espressione di due


significati opposti da parte di due lessemi, come il bianco rispetto al nero, caldo
rispetto a freddo.

IPONIMIA: relazione che si stabilisce tra lessemi inclusi nel significato di altri
lessemi, come “uccello” include il significato di “animale”, mentre è incluso nel
significato di “airone”.

IPERONIMIA: lessemi che includono il significato di altri lessemi. Riprendendo


l’esempio qui sopra, “uccello” e “airone” sono in relazione di iperonimia. “Uccello” è
incluso nel significato di “airone”.

COS’E’ L’ANALISI A TRATTI SEMANTICI?

Un’analisi che cerca di rappresentare in modo esplicito le relazioni di significato


come quelle iperonime, ad esempio, mediante un sistema di simboli che fa uso della
nozione di tratto semantico. Insomma, dice se due lessemi condividono gli stessi
tratti. Però i tratti semantici sono sempre identici ai lessemi.

COSA SI INTENDE CON TAUTOLOGIA, CONTRADDIZIONE, ANALITICITA’ E


PRESUPPOSIZIONE?

Parole come “e” “o” “se” sono delle congiunzioni, cioè combinano frasi o parole.
Sono dette “connettivi proposizionali” (o frasali). Il significato di questi connettivi è
illustrato dall’effetto che essi hanno sulla verità o la falsità delle frasi complesse che
contribuiscono a formare.

TAUTOLOGIA: “oggi piove o non piove”. Una frase complessa formata dal
connettivo “o” è vera solo se almeno una delle farsi semplici da cui è formata è vera.
La frase dell’esempio quindi è vera. Attenzione: questa verità è puramente
linguistica: non si basa sulla realtà e magari non sappiamo nemmeno se fuori piove o
non piove.

CONTRADDIZIONE: “oggi piove e non piove”. Le frasi complesse con connetivo


“e” sono vere solo se tutte e due le frasi semplici che le compongono sono vere. In
questo esempio, oggi piove e oggi non piove non possono essere entrambe vere,
altrimenti sarebbe una contraddizione. Dunque questa frase è falsa, ma solo in senso
letterale (infatti in senso reale potrebbe stare a significare che pioviggina o piove a
tratti).

ANALITICITA’: la verità o falsità di una frase è determinabile unicamente sulla base


sel significato dei connettivi frasali e dei lessemi in esse contenuti. Es. “Titti è un
canarino ed è un uccello”/ ”Titti è un canarino e non è un uccello”.

PRESUPPOSIZIONE: “l’attuale re di Francia è calvo” / “l’attuale re di Francia non è


calvo”. Sono frasi in contraddizione l’una con l’altra, quindi non possono essere
entrambe vere. Ma si potrebbe dire che sono entrambe false visto che attualmente non
c’è nessun re di Francia. Però, sia la frase che dice che il re è calvo sia quella che dice
che non lo è presuppongono entrambe la verità di “attualmente c’è un re di Francia”,
frase che è presupposizione delle altre due sulla calvizie.
La presupposizione è quella frase che deve essere vera perché le frasi che la
presuppongono possano avere un valore di verità.

QUALI SONO I TIPI DI ATTI LINGUISTICI?

ATTI LOCUTORI (o di enunciazione): consistono nell’emissione dei suoni.

PROPOSIZIONALI: consistono nel riferirsi a ciò di cui parliamo, predicare


determinate proprietà a proposito di determinate entità.

ILLOCUTORI: consistono nel formulare una domanda.

PERLOCUTORI: consistono nel farci dare una risposta dal nostro interlocutore.

Attenzione: “Vuole uscire?” è un atto linguistico indiretto, perché la domanda, quindi


l’atto illocutorio, in realtà è una richiesta. Lo stesso vale per “mi passi il sale?”, dove
io faccio una domanda ma in sostanza dico “passami il sale”.

QUALI SONO LE MASSIME DI GRICE?

Paul Grice ha mostrato come gli scambi comunicativi siano guidati da quella che egli
chiama la LOGICA DELLA CONVERSAZIONE.

Secondo Grice la conversazione è REGOLATA DA MASSIME, raccomandazioni


date al parlante, che egli raggruppa in quattro categorie:

- quantità: fornisci l’informazione necessaria, né troppa né poca


- qualità: sii veritiero, in base alle prove in tuo possesso
- relazione: sii pertinente (fornisci informazioni pertinenti alla conversazione)
- modalità: sii breve e ordinato, senza essere ambiguo
I parlanti e gli ascoltatori di una conversazione seguono inconsciamente e tacitamente
queste massime. Ma a volte VIOLANO alcune di queste massime, facendo rischiare
di far FALLIRE la conversazione. Se la violazione non è grave ma il parlante non si è
espresso bene, abbiamo una IMPLICATURA CONVERSAZIONALE.
Esempio. “Qualche studente ha superato l’esame?” non implica che qualcuno non lo
abbia superato ma ci viene naturale concludere e intuire che qualcuno lo ha superato
e qualcuno no.

CAPITOLO 9

DIFFERENZA TRA COMPETENZA LINGUISTICA E COMPETENZA


COMUNICATIVA?

La competenza linguistica riguarda ciò che il parlante sa della propria lingua, quindi
aspetti puramente linguistici, mentre la competenza comunicativa riguarda la
capacità che i parlanti hanno di utilizzare la lingua nei modi che sono
appropriati alle varie situazioni. La competenza comunicativa non è un fatto
sociale, come la Langue, ma individuale.

Attenzione: mentre la linguistica studia il linguaggio umano come “capacità”, la


sociolinguistica studia l’uso effettivo della lingua nelle diverse situazioni
comunicative. La sociolinguistica, a differenza della linguistica, studia parlanti reali
in situazioni reali e diverse.

IN COSA CONSISTE IL FENOMENO DELLA CENTRALIZZAZIONE DI A


MARTHA’S VINEYARD DESCRITTO DA LABOV?

Il campo di studio è l’isola di Martha’s Vineyard. Il fenomeno osservato è stato


chiamato CENTRALIZZAZIONE di [a] e riguarda la pronuncia “centralizzata”
di /a/, cioè invece di [haus] di house si cominciava a sentir pronunciare dai parlanti
dell’isola, tra cui pescatori anglofoni e immigrati portoghesi e indiani, una [a]
realizzata più verso il centro del triangolo vocalico.

CHE COS’E’ LA FUNZIONE DI “PRESENTAZIONE”?

Parlando noi “presentiamo” noi stessi. Diamo, senza esserne consapevoli, un gran
numero di informazioni su di noi. Di questa fase non siamo consapevoli.
Riveliamo il nostro sesso, ma anche la nostra età, ad esempio. Ma anche la nostra
nazionalità (la nostra provenienza geografica).
Si affianca alla funzione di rappresentazione, che invece riguarda l’intenzione di
comunicare con il nostro interlocutore.
CHE DIFFERENZA C’E’ TRA LINGUA E DIALETTO?

La differenza tra lingua e dialetto non è una differenza “di sistema”: le lingue e i
dialetti sono sistemi linguistici a tutti gli effetti. La differenza potrebbe consistere
nella RICCHEZZA LESSICALE.

COME SI SUDDIVIDONO I DIALETTI IN ITALIA?

La prima classificazione si deve a Dante che nel De Vulgari Eloquentia distingue 14


dialetti (volgari, nella sua terminologia) divisi grosso modo dalla linea appenninica:
sette ad est e sette ad ovest.

Anche le classificazioni dialettali contemporanee sono di tipo geografico, ma se


Dante divideva l’Italia longitudinalmente, oggi la divisione è tra NORD, CENTRO e
SUD e si distingue tra DIALETTI SETTENTRIONALI, TOSCANI e CENTRO-
MERIDIONALI.

CHE COS’E’ IL BILINGUISMO?

BILINGUISMO = due varietà linguistiche in una stessa area. Tutti i parlanti


padroneggiano le due varietà.

DIGLOSSIA = queste due varietà in una stessa area sono usate in maniera
complementare e una ha uno statuto più alto e una più basso.

DIFFERENZA TRA LINGUA PIGDIN E LINGUA CREOLA?

Sono state a lungo considerate lingue marginali. Ora si è capito che il loro studio è
molto importante.

LINGUA PIGDIN = lingua OCCASIONALE che nasce tra due gruppi che devono
comunicare e che non hanno una lingua comune. Di solito derivano da fusioni di
elementi indigeni e di lingue come inglese e francese. Hanno un lessico ridotto e sono
semplificate visto che hanno un ristretto ambito di funzioni a confronto con le lingue
naturali. Molte di queste lingue pigdin si estinguono con la fine dei rapporti di lavoro
che le hanno fatte nascere (indigeni a lavoro per costruire una diga agli inglesi, ad
esempio).

LINGUA CREOLA = nasce quando i rapporti commerciali o di lavoro si estendono


nel tempo e vi è una nuova generazione che ha come lingua madre quel pigdin.
Questo pigdin dovrà rispondere ad una allargata serie di necessità comunicative.
L’afrikaans parlato in Sud Africa ne è un esempio.
CAPITOLO 10

PERCHE’ LA SOMIGLIANZA DI PAROLE NON E’ UN CRITERIO ADEGUATO


PER DIRE CHE DUE LINGUE SONO APPARENTATE GENEALOGICAMENTE?

“CORRISPONDENZA SISTEMATICA” TRA FONEMI DI PIU’ LINGUE?

CHE COS’E’ UNA “FORMA RICOSTRUITA” E COME SI INDICA?

CHE COS’ E’ L’ALBERO GENEALOGICO DELLE LINGUE INDOEUROPEE?


QUALI SONO I VANTAGGI E I LIMITI DI TALE IMMAGINE?

È la ricostruzione della storia di una famiglia con numerosi rami fino ad arrivare ad
un antenato comune.
Dà un’immagine abbastanza fedele della parentela tra le varie lingue appartenenti alla
famiglia indoeuropea.
Il primo a proporre questo albero genealogico fu Schleicher, a metà ‘800.
Però i rami dell’albero non si incrociano, né hanno punti di contatto di qualsiasi tipo,
come se non ci fossero stati contatti tra le varie lingue dell’albero dopo la loro
separazione dalla lingua originaria indoeuropea. Allora è stato sperimentato un
metodo oltre l’albero: la TEORIA DELLE ONDE: i vari fenomeni linguistici si
distribuirebbero, all’interno delle lingue indoeuropee, come le onde in uno specchio
d’acqua, in modo che alcuni fenomeni linguistici si stenderebbero fino ad un certo
punto, altri fino ad un altro, altri si incrocerebbero fra loro e così via.
Però da decenni l’albero e le onde sono considerate due immagini complementari.

QUALI SONO LE CORRISPONDENZE FONETICHE DESCRITTE DALLA


“LEGGE DI GRIMM”?

QUALI SONO I MOTIVI CHE POSSONO CAUSARE “ECCEZIONI” ALLE


“LEGGI FONETICHE”? QUESTE LEGGI FONETICHE POSSONO ESSERE
CONDIDERATE ANALOGHE ALLE LEGGI DELLE SCIENZE NATURALI?

COSA SI INTENDE CON RETROFORMAZIONE, GRAMMATICALIZZAZIONE E


RICATEGORIZZAZIONE?

IN BASE A QUALI FATTI SI PUO’ DIRE CHE NELLA TRASFORMAZIONE DAL


LATINO ALL’ITALIANO SI E’ RAFFORZATO L’ORDINE VO?

QUALI SONO I TIPI PRINCIPALI DI MUTAMENTO SEMANTICO?