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De Mauro: La fabbrica delle parole

Capitolo 1

Ricordiamo cosa è il significante e il significato delle parole: significante → la forma


esterna delle parole, il suono e la grafia con cui si realizza la parola; significato → delimita i
contenuti particolari, i sensi che quel segno può avere quando utilizzato nel concreto come
un segnale. Il significante si indica attraverso barre oblique, mentre il significato lo
mettiamo tra doppi apici: <<, >>. Per indicare che si vuole parlare di qualcosa in quanto
segno, si ricorre a scriverlo tra diesis: #3#.
Semiotica → scienza dei segnali, secondo la semiotica il linguaggio è una qualunque attività
di produzione e ricezione di segnali, e la lingua è un codice semiotico.
Le unità di base del linguaggio sono il vocabolario, e la sintassi è l'insieme di regole con cui
tali unità posso essere usate per costruire le “stringhe”, ovvero le frasi.
La lingua ovviamente è un codice doppiamente articolato → le frasi si articolano in parole,
e i significanti delle parole si articolano in lettere → unità distintive asemantiche.
Parleremo di lessico per indicare l'insieme delle parole di una lingua, di vocabolario una
sezione particolare del lessico (il vocabolario di Manzoni, il vocabolario dei pescatori).
Parola qui è = lessema → Unità di base del lessico dotata di un determinato sign.; è un'unità
astratta, che non sussiste di per sé; p.e. in amico si può considerare amic il l., unito al
morfema -o.

L'interesse per le lingue e per il loro confronto nacque nel secondo Settecento in Germania.
In Francia fu Bréal che diede inizio a questi nuovi studi linguistici e propose di individuare
un campo che si occupasse del significato delle parole e suggerì di chiamarlo semantica.
Semantica < aggettivo greco usato da Aristotele semantikós < dal verbo semaíno (faccio
segni per indicare, indico) < sostantivo sema,-tos (segno).
• Connotazione / denotazione: la connotazione è il contenuto generale di una parola, la
denotazione è il significato nascosto di una parola in occasioni e contesti particolari
(come secondo i sentimenti del poeta).
• Accezione: l'uno e l'altro dei significati con cui una parola viene intesa e adoperata.
La pluralità di accezioni del singola lessema tende per lo più a ridursi quando il
lessema è calato in una frase e in un concreto enunciato → Non trovo la chiave.

Capitolo 2
Ricordiamo che con “lessico” intendiamo il numero di parole attestati in una lingua ma
anche i vocaboli possibili, che sono potenzialmente illimitati. Il lessico però è formato
anche da accoppiamenti di vocaboli → le collocazioni, quindi non solo la singola parola
porta, chiudere ma anche chiudere la porta. Non mancano le espressioni polirematiche,
come veder rosso (arrabbiarsi).
Dizionario = rappresentazione del lessico di una lingua.
Sappiamo che l'Italia è patria del latino, poi con la dissoluzione dell'Impero d'Occidente, le
invasioni germaniche e la bizantinizzazione politica di vaste aree, crearono solchi e
differenziazioni nelle varie regioni. La parlata fiorentina tra XV e XVI secolo venne elevata
e fu adottato come lingua scritta e di cultura, anche per la sua prossimità strutturale al latino.
Questa parlata già nel '500 venne definita italiana. L'unificazione linguistica in realtà è stata
molto più lenta di quella politica, soltanto negli anni Novanta si afferma una comune, reale e
diffusa convergenza di tutte le popolazioni del paese verso un medesimo repertorio
grammaticali e linguistico.
De Mauro ha scritto il Grande dizionario Italiano dell'Uso , pubblicato nel 1999 e il
dizionario insiste particolarmente sull'uso di ogni vocabolo, di cui si ha, quando possibile, la
prima data di attestazione e la fonte. Ha considerato italiane tutte le parole attestate dal 1200
in avanti in testi italiani, e sono state incluse a condizione che abbiano avuto nel Novecento
una sopravvivenza nell'uso di natura non puramente erudita o filologica.
Lemmatizzazione: è quando le parole-forma sono ricondotte alle parole-unità lessicali, ad
esempio andrei, andiamo vanno ricondotte al verbo andare. Nel lessico di una lingua quindi
restano esclusi i lessemi potenzialmente possibili e di cui non è presente alcune replica negli
enunziati scritti e parlati. C'è comunque da fare una selezione dei lemmi in uso, ciò che
conta è dichiarare la finalità del dizionario.
Nel Grande Dizionario sono stati inclusi i lessemi in altri dizionari come quello di
Zingarelli, Devoto-Oli, Battaglia, ma anche dei vocaboli usati anche solo dal solo Battaglia,
che sono attestati negli autori e testi canonici dal Trecento all'Ottocento (ricevono la marca
LE= d'uso letterario). Ci sono state delle integrazioni del lemmario, fondate dallo studio di
altri dizionari più recenti, con numerosi neologismi, come il Grande dizionario Garzanti
della lingua italiana (1993). Ovviamente sono escluse parole novecentesche di uso troppo
raro, isolato, tranne che non fossero presenti in testi di particolare importanza.

• Lemmatizzazione: oltre 360.000 lemmi e sottolemmi ripartiti in due grandi categorie


→ entrate principali e sottolemmi politematici. Le entrate principali sono divise in 24
categorie (articoli, sostantivi, aggettivi, pronomi, verbi,avverbi, preposizioni,
congiunzioni, interiezioni, fonosimboli, sigle, acronimi, abbreviazioni, simboli,
confissi, prefissi, suffissi, part passati, part presenti, avverbi in -mente, alterati (con -
ino,-one,-accio..), forme irregolari del passato remoto, nomi propri di persona/luogo
componenti di polirematiche, femminili che abbiano un'uscita diversa dal maschile,
espressioni polirematiche/locuzioni.
• Abituale forma di citazione → il singolare maschile per le forme nominali a
distinzione di genere, il plurale dove è possibile solo il plurale, l'infinito presente per
le forme verbali, le singole forme per i pron personali e per le preposizioni articolate.
Omografi → con esponente numerico (¹comune, ²comune). Gli esotismi appaiono
nell'ortografia della lingua d'origine.
• Ordinamento alfabetico dei lemmi: in più ad esempio la lettera minuscola precede la
maiuscola (a, A), la lettera accentata segue la non accentata (a, à), ecc..
• Struttura delle voci → il lemma è in neretto, al lemma segue la trascrizione fonetica
tra barre oblique, dopo la sillabazione, segue la categorizzazione del lemma. Per i
verbi viene riportata tra parentesi tonda la prima persona dell'indicativo presente, nel
caso dei verbi intransitivi segue l'indicazione dell'ausiliare. Dopo la qualifica
grammaticale c'è la marca d'uso, la data di prima attestazione del lessema e
l'etimologia. Poi troviamo la definizione e le diverse accezioni sono distinte con
numeri arabi in neretto. Quando non c'è un distacco netto tra le accezioni viene
ripetuto lo stesso numero seguito da lettere diverse. Gli esempi sono introdotti da due
punti e separati tra loro da virgole o punti e virgola. Il lemma all'interno degli esempi
è indicato con la lettera iniziale puntata. Alla fine delle voce possono trovarsi una
sezione composti, sinonimi e contrari. Seguono in neretto e in ordine alf le
polirematiche (introdotte da ̴ ).
• Rinvii → il rinvio con freccia lo possiamo trovare ad esempio nella definizione degli
esempi, degli accorciamenti, nei sost femminili animati collegati a sostantivi maschili
variabili (lavoratrice → lavoratore), negli alterati per rimandare al lemma non
alterato, nei participi per rimandare all'infinito, nelle definizioni delle preposizioni
articolate, nelle polirematiche.
• La i e la u nei dittonghi sono state trascritte come semiconsonanti o semivocali (j, w).
è indicata anche l'apertura o chiusura delle vocali e, o in posizione tonica (seta /'seta/,
tempo /'tɛmpo/). Per quanto riguarda i verbi, dopo la qualifica grammaticale c'è
scritta la trascrizione della prima personale sing (o terza per le forme impersonali)
dell'indicativo presente, per dai conto dell'apertura o chiusura delle vocali. Apice
preposto alla sillaba accentata → accento nella trascrizione di tutti i lemmi.
• La sillabazione posta tra parentesi tonde segue la trascrizione fonetica. Le sillabe
sono divise da un punto. È assente nei monosillabi, nelle abbreviazioni, sigle,
simboli, nei femminili con rinvio al maschile quando differiscono solo per la vocale
finale.
• Qualifiche grammaticali diverse non indicano necessariamente accezioni diverse
• Marche d'uso → FO: fondamentale, tra i lemmi principali di altissima frequenza;
AU: di alto uso, alta frequenza; AD: alta disponibilità, relativamente rari nel parlare o
nello scrivere ma tutti ben noti (questi tre gruppi costituiscono il “vocabolario di
base”. Seguono poi CO: comune, TS: uso tecnico-specialistico; LE: solo uso
letterario; RE: regionale, usati nelle varietà regionali; DI: dialettale; ES: esotismo,
vocaboli avvertiti come stranieri; BU: basso uso; OB: obsoleto. Dopo la marca TS
segue la specificazione dell'ambito specialistico. La marca d'uso che compare
nell'intestazione è quella ritenuta più importante per la voce, se un'accezione ha
bisogno di una marca diversa questa viene introdotta all'inizio dell'accezione.
• Derivati → sono sempre indicati i prefissi e suffissi nelle etimologie di parole i cui
elementi compositivi siano italiani. Lagnoso [der di lagno con -oso].
Tendenzialmente non sono stati lemmatizzati i suffissi antichi e dialettali.
• Confissi → elementi semantici pieni che in genere non hanno esistenza però come
parola autonoma. Ammino in amminoacido. I confissi possono apparire sia al primo
sia al secondo posto del composto, ma anche in posizione centrale.
• Omografi: come ad esempio pèsca, pésca sono distinte fonologicamente.
• Varianti → fonetico-grafiche (macacco, macaco), posizionali (e, ed), adattamenti di
vocaboli di altra lingua (nailon per nylon).
• Etimologie dal latino → le parole latine sono state convenzionalmente indicate
all'accusativo con la consonante m posta tra parentesi tonde. Alcune parole però sono
derivate dal nominativo. Se il latino non è documentato è introdotto da un asterisco.
Voci latine postclassiche (posteriori al IV secolo) c'è l'indicazione lat tardo, lat
mediev, lat mod). Se per un vocabolo c'è un'etimologia italiana e latina, prima si
indica quella italiana poi quella latina. È stata indicata a volte la quantità delle vocali
degli etimi latini per spiegare la collocazione dell'accento, è sempre indicata
nell'infinito dei verbi.
• Etimologie dal latino scientifico → gli etimi sono indicati al nominativo singolare.
• Datazione → in genere compare sempre tranne ad esempio nelle varianti (la cui data
viene indicata sotto la voce principale), i verbi pronominali, i lemmi che non hanno
etimologia in intestazione (femminili alterati, participi, accorciamenti). La data è
scritta in etimologia tra parentesi quadre. Può essere un anno preciso, un arco di
tempo, un secolo, o con ca. (circa).

Ricordiamo che significato è il valore complessivo di una parola, mentre senso è la


determinazione particolare, perfino personale, che una parola ha in una particolare
situazione. L'accezione è uno speciale sottoinsieme del generale “significato” → gruppi
diversificati di sensi = accezioni. Le accezioni sono ordinate secondo un criterio
cronologico.
Alcuni vocaboli sono utilizzati sono nelle polirematiche, in questi casi la definizione è
sostituita dalla formula “sole nella/nelle loc” seguita da un rinvio con freccia. Le
specificazioni di aree geografiche o ambiti d'uso vengono di solito date all'inizio della
definizione (affondo TS sport), lo stesso vale per indicazioni di registro.

• Dopo la sezione derivati c'è la sezione composti : se il lemma compare all'interno di


un composto in una sua forma flessa, si indicano tutti i lemmi nei quali la forma
appare; se il lemma compare in seconda posizione i suoi composti sono segnalati in
forma abbreviata (veicolo … Comp auto-. Moto-).
• Sinonimi → assoluti sono quelli che in ogni contesto hanno tutti gli stessi sensi,
diciamo sinonimo senza altra specificazione quei vocaboli che solo in contesti
particolari hanno uno stesso senso. Se i sinonimi valgono per due accezioni o per più
accezioni non consecutive, queste si indicano con i loro numeri separati da virgola.
• Contrari → può seguire questa sezione, anche dei contrari si fornisce solo la forma
principale con esclusione delle varianti (come per i sinonimi)
• Al termine della voce compare, tra parentesi tonde, un rinvio numerico a un quadro
grammaticale. Nella tavola dei quadri sono fornite informazioni sulla morfologia e
talvolta sull'ortografia delle voci. All'indicazione dei quadri segue l'eventuale sezione
Grammatica (ad esempio informazioni relative alle declinazioni irregolari di
sostantivi).
• Polirematiche → intesa come unico elemento lessicale, tende a non ammettere
variazioni lessicali e strutturali interne. Si ha quando c'è un sovrappiù semantico; a
volte non c'è un sovrappiù semantico ma fanno parte di linguaggi tecnico-
specialistici (particella elementare). Se sono costituite da locuzioni verbali sono
lemmatizzate con verbo all'infinito. Chi va là = si è cristallizzata in una locuzione
nominale. Anche dopo la polirematica segue la qualifica gramm e la marca d'uso.
Non hanno trascrizione fonetica, talvolta anche la prima datazione. Mail box =
esotismi, qui c'è un rinvio ai lemmi che la compongono perché la polirematica è
formata da lemmi.
• Verbi → la maggior parte sono transitivi, quelli sia transitivi che intransitivi hanno in
intestazione le due qualifiche “v.intr e tr.”; alcuni invece di uso generalmente tran o
intrans possono avere anche un'accezione intransitiva (o rispettivamente transitiva)
per lo più obsoleta e letteraria. Nel caso dei verbi intran dopo la qualifica
grammaticale è indicato l'ausiliare. I verbi hanno di norma il rinvio al quadro di
coniugazione o l'indicazione della coniugazione irregolare nella sezione Gramm.
• Verbi impersonali → hanno l'indicazione della forma del presente e del passato
remoto alla terza persona.
• Verbi procomplementari → come svignarsela, avercela , sono verbi che si usano con
delle particelle, dotati di significato proprio, quindi hanno lo stesso trattamento degli
altri verbi. Hanno il rinvio al quadro del verbo non procomplementare corrispondente
(sbrigarsela [der di sbrigare]).
• Verbi pronominali → si combinano nella coniugazione con almeno un pronome,
come i verbi riflessivi, adirarsi, amarsi e possono essere sia transitivi che
intransitivi.
• Passati remoti → figurano a lemma tutte le forme irregolari del passato remoto, con
rinvio all'infinito, non hanno però etimologia, quadro e qualifica d'uso. Anche alcuni
participi presenti, come assillante , affinché siano dotati di sovrappiù semantico,
molto cristallizzati nell'uso e dotati di una valenza sostantivale. Sono stati
lemmatizzati anche tutti i participi passati.
• Sostantivi → generalmente si indica il maschile singolare, la forma plurale se esiste
solo la forma plurale, il femminile dei sostantivi animati variabili (operaia,
poliziotta). Dentista : è sia maschile che femminile, ha infatti “s.m e f.”. se un
sostantivo ha più accezioni, s.m e s.f sono separati da una virgola. Se un sostantivo è
usato solo al plurale compare “s.m.pl”. Se un sostantivo può essere usato anche in
funzione aggettivale in una o più accezioni, ciò viene indicato all'interno di queste
con “in funz. agg” (base). Sostantivi femminili animati: non hanno trascrizione
fonetica, tranne quelli che finiscono in -trice, -essa, l'etimologia viene riportata solo
se ha un antecedente latino autonomo rispetto alla forma maschile (figlia < filiam).
• Aggettivi → la qualifica grammaticale comprende anche le ulteriori specificazioni
della categoria aggettivale. Se il lemma ha il duplice valore di aggettivo e sostantivo
animato vi è un'unica definizione e il rinvio al quadro: abbagliatore.. agg.,s.m che,
chi abbaglia (30). se può riferirsi sia a persone che a cose e ha anche funzione di
sostantivo inanimato, allora si distinguono le accezioni e doppio rinvio al quadro. Gli
aggettivi del vocabolario di base e comune hanno nella sezione Gramm l'indicazione
del superlativo, se questo esiste. Non esiste un’apposita sezione alterati, compaiono
solo i sostantivi e aggettivi dotati di sovrappiù semantico rispetto al significato
derivabile dalla base e dal suffisso e tutti i verbi alterati consolidati dall’uso
(scribacchiare, canticchiare). Viene indicato anche il tipo di alterazione (accr, dim,
spreg..)
• Avverbi  la maggior parte degli avverbi sono quelli in -mente, altri sono derivati da
aggettivi.
• Preposizioni  a lemma figurano sia quelle semplici che quelle articolate nelle
diverse forme maschile, femminile, singolare e plurale.
• Abbreviazioni  come ad esempio sign. Quando un’abbreviazione si può usare per
due lemmi diversi, c’è una spiegazione dei diversi scioglimenti (avv abbr. 1
avvocato 2  avverbio). Non hanno trascrizione fonematica e sillabazione
• Sigle  a differenza delle abbreviazioni hanno l’articolo; sono registrate di norma in
maiuscolo e senza punti. Hanno trascrizione fonematica e sono seguita dalla qualifica
“sigla”.
• Simboli  sono le abbreviazioni assunte a tale funzione in ambiti tecnici; come le
abbreviazioni di sostanze ed elementi chimici, quelle di unità di misura. Registrati
senza punto e con la lettera maiuscole o minuscole a seconda dell’uso
• Acronimi  termini con una o più sillabe di altre parole e che conservano l’aspetto
di un nome (Alitalia). Hanno trascrizione e sillabazione
• Accorciamenti  come ad esempio tele , hanno il rinvio al lemma d’origine. Hanno
trascrizione, sillabazione, qualifica grammaticale e d’uso. Possono essere dotati delle
sezioni dedicate a composti, derivati e polirematiche (foto: Der fotina, Comp
fototessera, tele- , foto di gruppo, foto ricordo..)
• Esotismi  lemmatizzati di norma nella grafia della lingua d’origine; figura la marca
“Es”. La trascrizione è riferita alla pronuncia adattata all’italiano, la pronuncia
originale viene riportata all’interno dell’etimologia, dopo la citazione del lessema
straniero. Non sono esotismi i nomi di animali, piante, di unità di misura, di monete
nazionali, considerati termini internazionali.
Capitolo 3
 Olre 250.000 lemmi  la più ampia fonte per la conoscenza del complessivo lessico
dell’italiano, colto e popolare, scientifico e letterario, standard e regionale (nel Novecento).
Dà del lessico italiano una grande quantità di lessemi che nel Novecento sono per la
maggior parte della comunità linguistica sono strumenti di uso ricettivo, di chi ascolta o
legge, più che di uso produttivo. 6 volumi usciti nel 1999, volume di supplemento del 2003.
 Ricordiamo che compaiono le parole che, risalendo a secoli diversi, è sopravvissuta fino
all’ultimo secolo. Lemmi privi di datazione storica sono ad esempio confissi, prefissi,
suffissi, participi presenti, passati remoti, nomi propri, le varianti con semplice rinvio al
lemma, abbreviazioni…
Quando Dante iniziò a scrivere la Divina Commedia il vocabolario fondamentale è già costituito al
60% La Commedia lo fa proprio, e con il suo sigillo lo trasmette fino ai giorni nostri. Alla fine del
Trecento il vocabolario fondamentale è completo all’81,5 %. Circa 2.500 parole sono di “alto uso”,
ricorrono nei testi e discorsi fino a coprire il 5 o 6 per cento. Anche il vocabolario di alto uso del
Novecento ha le sue basi per il 66% per cento nei primi secoli fino al Trecento.

Tipi di vocaboli dal punto di vista della loro origine:


1. Patrimoniali, appartenenti ad una lingua sin dalla prima origine
2. Esogeni, acquisiti dalla lingua nel corso della sua storia (prestiti adattati e non adattati,
calchi)
3. Neoformazioni endogene, quelli che a partire dai primi due gruppi si formano secondo i
procedimenti di formazione di parole (accorciamenti, derivazione, composizione)
La tripartizione in inglese è netta, ad esempio nel New Shorter Oxford English Dictionary troviamo
il 10% di parole patrimoniali, 76,5 % di parole esogene, 13,5 di parole endogene (bathroom). Nelle
lingue romanze la divisione non è così netta  il latino è fonte per il lessico patrimoniale e come
fonte “dotta” di prestiti adattati, come fonte esogena. In spagnolo ad esempio è chiara la divisione
tra parole patrimoniali con le innovazioni fonologiche e gli esiti dotti. Nell’italiano  derivante dal
fiorentino  i dialetti toscani, specie i centrali e in fase antica, hanno la massima conservatività
fonologica rispetto al latino > non è sempre facile distinguere l’innovativo pieve dal dotto plebe. La
prossimità del toscano al latino c’è stata una sempre più larga latinizzazione del lessico italiano e ha
creato strutture derivazionali parallele. L’italiano poi non è solo riconducibile nè al solo latino
classico nè al solo latino volgare, ma si offre in una varietà di aspetti:
 Latino “classico”, antico scritto
 Latino antico e tardo, ricostruito, postulato però come vivo nel parlato
 Latino tardo ed ecclesiastico
 Latino medievale scritto
 Latino moderno
Il complesso di lessemi di origine latina  14,07% sui 250.000 lemmi; nel solo voc di base
l’eredità latina è del 52,20 %. Un secolo di intensa latinizzazione è il XX  afflusso di tecnicismi
del latino scientifico. L’86 % dei latinismi si sottrae alle leggi fonetiche per molta parte e si presenta
più conservativo. Il latino cristiano ed ecclesiastico è una fonte però assai meno influente del latino
moderno, di scienziati, filosofi. Il latino dell Chiesa si è perpetuato alla latinità orale, poi
avvicinandosi alla pronuncia tarda del latino. Moltissime parole derivano dal latino medievale.
Latinità postclassica, medievale e moderna  interfaccia unitaria di un mondo plurilingue, attivo
crogiuolo di neoformazioni, che con i prestiti investivano ogni ambito della vita e non restavano
relegate alle classi colte. Il latino fornì anche gran parte di espressioni correnti, resta il tramite
generale per l’immisione di grecisimi nell’italiano, l’eredità latina non si esaurisce al “latino
popolare” e al “latino dotto”, sono importanti anche i dialettalismi, regionalismi e gli apporti di altre
lingue.
 Fonti etimologiche esogene  degli oltre 6.000 vocaboli marca Es, esotismi non adattati,
oltre 4.300 sono marcati anche Ts  forte spinta dei linguaggi tecnici e specialistici.
1. Greco  dal latino spesso vengono i grecismi che il latino stesso aveva assimilato (ampolla,
antro, bagno); anche molti vocaboli di origine tecnica (apostolus, philosophia) e delle
comunità cristiane. Ci sono anche parole di origine greca senza attestazione latina, come
cosmo. Come per il latino, vediamo l’aumento di grecismi nell’Ottocento e Novecento, per
lo sviluppo di terminologie tecnico-scientifiche.
2. Dialettalismi e regionalismi  sono state considerate tutte le aree dialettali e regionali.
Alcuni elementi lessicali, anche nati dialettali, si sono poi affermate in varietà regionali,
sono successivamente diventati standard, comuni, smarrendo ogni connotazione regionale.
3. Lingue romanze  molte parole sono entrate del francese, come gioia, coraggio. Solo il
greco supera il francese nell’aver dato parole profondamente inserite nella lingua italiana.
4. Lingue germaniche  il contatto tra il lessico delle parlate d’Italia e le parlate germaniche è
antichissimo. Alcuni germanismi penetrano già nel latino d’età classica e si insediano quindi
nel lessico patrimoniale. Non siamo in grado però di specificare la particolare lingua
germanica di provenienza: gotico, longobardo, alto tedesco? In molti casi però indizi interni
ed esterni ci permettono l’individuazione: soprattutto longobardo. Moltissimi prestiti
vengono dall’inglese, l’inglese a sua volta è la lingua più latinizzata  parole inglesi
derivano da neoformazioni latine medievali sensuale < ingl sensual < lat mediev sensualis.
5. Altre lingue  sono oltre 250 le lingue di cui l’italiano è debitore; in primo luogo il russo,
molte voci sanscrite, l’arabo con oltre 450 tra esotismi e prestiti assimilati e l’ebraico. Molte
parole però vengono dal cinese e dal giapponese, alcune sono anche comuni: chimono, judo,
karate.

Fonti endogene 
1. Derivazione  tra i lemmi dei Dizionario oltre 90.000 derivati. La maggior parte sono
derivati deverbali a suffisso zero (abbozzo < abbozzare, abbraccio < abbracciare). Prefissi
più comuni: a-negativo, a-, ab-, ambi-, ana-, anfi- ... I derivati prefissati sono poco più di
17.000, moltissime voce escluse dal lemmario sono costruite continuamente con prefissi
come post, sopra, sotto, iper. Prefissi greci  a-, an-, ana-, anti-, anti- ; latini non
patrimoniali  anti-, circum-, contra-, latini patrimoniali  ad-, ambi-, con-. L’insieme
suffissale è quasi tre volte maggiore di quelle prefissale: suffissi nominali  -acchia, -
acchione, -accia, -accino, -aco,-ade... ; verbali  -acchiare, -are, -azzare, -ecchiare...
Importante la portata latina patrimoniale. Alla latinità dotta risalgono suffissi come -aggine,
-ario, -ale.
2. Composizione  oltre 30.000 composti; confissi più comuni  auto-, micro-, metro-,
poli- ... (confisso = elemento morfologicamente autonomo, di origine per lo più greca o
latina, che si trova in posizione iniziale o finale).
3. Locuzioni polirematiche  in parecchi ambiti tecnici e specialistici prevalgono le
polirematiche sui singoli termini.

Semantica lessicale  quando si formano dei composti, ad esempio automobile, notiamo che c’è
stato uno sdoppiamento della base, perché auto valeva “da sè” , ha trascinato questo confisso verso
un altro valore, e così accanto ad 1 auto “da sè” riconosciamo un 2 auto “automobile”. Artista in
antichità era un membro delle artes medievali; poi nella parola restò dominante il significato di
creatore d’opere e trascinò ars nella direzione estetica. I lessemi sono collegati anche da numerose
connessioni sinonimiche e antonimiche. Sono oltre 50.000 le parole con più di un’accezione; il
legame tre le accezioni è possibile in alcuni casi ricostruirlo storicamente, è necesarrio però fare
attenzione anche alla lessicografia sincronica. Molte accezioni nascono per ampliamento metaforico
o per estensione analogica.

Capitolo 4
Parole nuove  sono parole che si diffondono tra i parlanti e che non sono più semplici tecnicismi
usati da un gruppo ristretto di persone  circolare di una parola oltre gli iniziali impieghi limitati. Il
settimo volume aggiunge circa 3400 nuovi lemmi semplici e circa 500 polirematiche italiane e
straniere, prevalentemente dall’inglese informatico e finanziario.
Il Grande Dizionario Italiano dell’Uso è al momento la più grande fonte lessicografica italiana  il
fine è consentire a chi legge e consulta di accertare in modo appropriato l’utilizzabilità e il senso di
parole magari inizialmente ignote, in cui tuttavia ci si imbatte non solo nelle conversazioni, ma
anche in articoli, trasmissione radiotelevisive, riviste, libri, norme legislative…
Una parola non è isolata, ha rapporti con le altre parole nella frase, con le parole affini, con i suoi
sinonimi e contrari, viene indicata la qualifica grammaticale, la marca d’uso (strati di frequenza) 
ricordiamo che parole dell’uso = circolano nell’uso italiano degli ultimi decenni fuori di ambiti
particolari. Selezione delle parole in base al loro ricorrere e perdurare nel tempo  parole nuove sì
ma che siano di ormai sicura circolazione in ambiti ampi.
Termini recuperati e inseriti  agnologia, gnomologo, perfettismo ; ma anche espressioni correnti,
formule di saluto d’altra lingua  adieu, au revoir, enchanté ; colloquialismi come appendino,
farlocco.
Nuovi e vecchi confissi  compaiono a lemma soltanto i confissi che appaiono in composizione in
almeno tre parole, negli ultimi anni però hanno continuato ad essere produttivi composti e derivati
con confissi e prefissi  derivati con tele (ben 109), altri hanno almeno 10 nuovi derivati, come
super-, auto-, anti-, neo-, baby- .
Nuove polirematiche, regionalismi, esotismi  tra le nuove polirematiche la maggior parte sono
francesismi e anglicismi (la belle étoile, clip art, private banking), quindi molti sono anche
tecnicismi  inglese tecnico internazionale. Molte polirematiche italiane sono di nuova formazione
come banca virtuale, crimine contro l’umanità. Spesso esiste l’originale polirematica inglese e non
l’equivalente italiano perché quella inglese è più ricorrente. Internet è stata una fonte importante per
verificare l’estensione dell’uso e a volte anche la data di prima attestazione di molti lemmi come
autolicenziamento, crack, e-book… Compaiono tra i nuovi regionalismi oltre 40 lemmi 
sgnacchera, sgroppino, friariello. Esotismi  ben 940 nuove parole.
Linguaggi tecnico-specialistici  molte parole vengono dall’area medica (165), informatica (146),
economica (87), politica (75), ecc… Le grandi aree di innovazione nel lessico sono “tecnologie
della comunicazione”, “scienze mediche”, “studi e processi economici”, “politica, diritto”…
Dobbiamo aggiunger anche alcune parole di “basso uso”  80, e alcune parole obsolete.
Alcune nuove parole del lessico comune: biodegradatore, doposisma, controdimostrazione,
demolitorio, bomba umana, dopopasto, iperconsumo  in tantissimi settori.

L’italiano sta bene, gli italiani un po’ meno  la minaccia sono gli italiani che parlano italiano
perché l’Italia assai di più di altri paesi di pari sviluppo soffre di bassi livelli di cultura intellettuale
e di istruzione. C’è un divario tra quanti usano l’italiano, 95 % , e quanti dalla scuola e dalle letture
hanno ricevuto e sanno usare gli strumenti necessari a un buon uso della lingua. Secondo
un’indagine condotta nel 2001, soltanto un terzo della popolazione adulta mostra una buona
capacità di lettura, produzione scritta e calcolo.