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CAP.

2 FONETICA E FONOLOGIA
(G.Berruto, La Linguistica. Un corso introduttivo)

Il significante o mezzo fisico della lingua è di carattere fonico-acustico, cioè è composto da


suoni/rumori che si propagano per mezzo dell’aria.
La FONETICA è lo studio del modo in cui i suoni di una lingua sono prodotti, del modo in
cui si propagano e come vengono percepiti.
In base a questo abbiamo tre campi della fonetica:
• La Fonetica Articolatoria: studia il modo in cui organi dell’apparato fonatorio si
articolano per la produzione dei vari foni/suoni;
• La Fonetica Acustica: studia i suoni/foni in quanto onde sonore che si propagano per
mezzo dell’aria;
• La Fonetica Uditiva: studia il modo in cui il sistema acustico percepisce suoni e il modo in
cui le aree preposte del cervello le elaborano.

APPARATO FONATORIO E MECCANISMO DI FONAZIONE.


L’apparato fonatorio è l’insieme degli organi e delle strutture anatomiche che sono preposte
alla realizzazione sonora della lingua, produzione che avviene durante l’espirazione (parliamo
quindi di flusso d’aria egressivo).
L’aria espiratoria parte dai polmoni e attraverso i bronchi raggiunge la trachea e la
laringe.
La laringe è il luogo in cui si realizza la “voce”.
Nella laringe si trova la glottide al cui interno ci sono le pliche/corde vocali, pieghe della
mucosa laringea collegate alle cartilagini laringee (cartilagini aritenoidi), che attraverso cicli
veloci di apertura e chiusura della rima vocale (spazio tre le due pliche) in reazione al flusso
d’aria producono delle vibrazioni sonore tipiche del linguaggio umano; tale meccanismo di
vibrazioni prende il nome di Meccanismo Laringeo.
In base al numero di cicli vocali è possibile calcolare la frequenza fondamentale che
determina voci acute e basse, misurandole in Hertz (Hz) al secondo: le voci femminile sono
acute e hanno una frequenza di circa 200 Hz,mentre le voci maschili sono più basse e hanno
una frequenza di circa 100 Hz.
Superata la laringe l’aria espiratoria giunge nella faringe, dove troviamo l’ugola, e da lì passa
per la cavità orale o per le cavità nasali.
Nella cavità orale (bocca) sono presenti organi importanti per l’articolazione vocale come il
palato molle/velo palatino, il palato duro, gli alveoli, i denti (solo gli incisivi partecipano), la
lingua (organo mobile per eccellenza) e le labbra.

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La lingua è composta di tre parti: radice, dorso e apice; il palato duro è una struttura
ossea a forma di cupola che precede gli alveoli, cioè le gengive posteriori e il palato molle
o velo palatino è la parte posteriore del palato che si abbassa e si alza per bloccare o
permettere il passaggio dell’aria alle cavità nasali.
Nel tratto tra la glottide e le labbra possono presentarsi configurazioni articolatorie che
creano degli ostacoli al passaggio del flusso d’aria egressivo, creando diversi suoni.
Quindi distinguiamo modi e luoghi di articolazioni.
Con i modi di articolazione si indica il modo in cui gli organi creano un ostacolo; i luoghi
di articolazione invece sono il tratto in cui gli organi fonatori si avvicinano o si toccano per
ostacolare il passaggio dell’aria.
Con i modi di articolazione distinguiamo vocali e consonanti: le vocali sono prodotte senza
alcun ostacolo e con la presenza di vibrazione laringea; le consonanti sono prodotte in
presenza di ostacoli al flusso e può esserci o meno vibrazione, se non c’è vibrazione avremo
consonanti sorde, nell’altro caso avremo consonanti sonore.

CONSONANTI.
Le consonanti si distinguono in base al modo di produzione, per cui avremo: consonanti
occlusive se queste sono prodotte da un’occlusione totale e breve del canale fonatorio e si
produce in seguito un suono esplosivo (t/d/p/b); se invece il passaggio dell’aria avviene con
leggero sforzo e rumore di frizione parleremo di consonanti fricative; se il suono
consonantico si attua come un’occlusiva e termina come una fricativa avremo consonanti
affricate. Le consonanti affricate sono dette anche consonanti composte.
Quando l’avvicinamento degli organi articolatori non è tale da riuscire a produrre una
frizione parliamo di consonanti approssimanti, dette anche semivocali e semiconsonanti.
Avremo consonanti laterali quando la lingua si avvicina ad un altro organo creando un
parziale ostacolo all’aria che esce dai lati della lingua; se invece il contatto tra la lingua è
continuo avremo consonanti vibranti (mono o poli-vibranti); infine se l’aria passa dalle
cavità nasali produrremo consonanti nasali.

Se invece consideriamo il luogo di articolazione distingueremo ulteriori suoni consonantici: se


vi è un contatto delle labbra avremo consonanti bilabiali; se il labbro inferiore sfiora gli
incisivi superiori produrremo consonanti labiodentali; quando la lingua sfiora i denti, gli
alveoli o il palato parliamo di consonanti dentali, alveolari e palatali; quando il dorso
della lingua si avvicina al velo palatale abbiamo consonanti velari e consonanti uvulari
quando il dorso della lingua va verso l’ugola.
Ci sono poi consonanti faringali e glottidali/laringali dove la radice della lingua si
avvicina alla parte posteriore della faringe nel primo caso, mentre per le glottidali avremo

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suoni consonantici prodotti all’interno della glottide; infine ci sono le cosiddette consonanti
retroflesse/cacuminali tipiche di varietà dialettali come il siciliano.

VOCALI.
Come già detto i suoni vocalici si producono senza ostacolo al passaggio dell’aria e vibrazione
laringale, infatti tutte le vocali sono foni sonori.
Le vocali si classificano in base alla posizione assunta dalla lingua all’interno della cavità
orale: la lingua nella cavità orale si muove in avanti o indietro (movimento orizzontale), e
verso il basso o verso l’alto (movimenti verticali).
Con i movimenti orizzontali si hanno vocali anteriori, centrali e posteriori; con i
movimenti verticali le vocali saranno alte/chiuse, medio alte/semi chiuse, medio
basse/semi aperte, basse/aperte.
L’insieme di queste posizioni è rappresentato in linguistica dal trapezio vocalico.
Altro modo di classificare le vocali è in base alla posizione delle labbra: se protruse parliamo
di vocali arrotondate/procheile/labializzate e queste sono di solito le vocali posteriori,
se in posizione distesa parliamo di vocali distese/aprocheile/ non labializzate e sono
solitamente vocali anteriori.

TRASCRIZIONE FONETICA.
Per ovviare al problema delle incongruenze della grafia alfabetica, i linguisti hanno creato un
sistema di trascrizione fonetica che si è materializzato nell’IPA (International Phonetic
Alphabet) o API (Alphabet Phonetique Internationale).
Questo alfabeto fonetico permette di trascrivere i foni/suoni di tutte le lingue.
La trascrizione fonetica si realizza tra parentesi quadre.

CONSONANTI.
In base alla classificazione IPA avremo Consonanti Occlusive che possono essere:
Occlusive Bilabiali come la p di pollo [p] e la b di bello [b]; rispettivamente sorda e sonora;
Occlusive Dentali come la t di topo [t] e la d di dente [d];
Occlusive Velari come la c di cane [k] e la g di gatto [g];
Occlusive Uvulari come la q araba in Iraq [q];
Occlusive Glottidali come il suono tedesco [ʔ];

Le fricative si articoleranno in:


Fricative Bilabiali come la p sorda toscana in tipo [ɸ] e la b spagnola in cabeza [β]

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Fricative Labiodentali come la f in filo [f] e la v in velo [v];
Fricative Dentali come la s sorda di sale [s] e la z sonora di sbaglio [z];
Fricative Alveolari come la th di think [θ] e la th di that [ð];
Fricative Palatali come la sc di scia [ʃ] e la j di jour [ʒ];
Fricative Velari come la ch tedesca di buch [x] e la g spagnola di agua [ɤ]
Fricative Uvulari come la kh sorda araba di shayck [χ] e la r francese di jour [ʁ]
Fricative Faringali come la i sonora araba in Iraq [ʕ]
Fricative Laringali/Glottidali come la sorda h inglese in have [h].

Le Affricate si articolano in:


Affricate labiali come la pf tedesca in apfel [pf];
Affricate Dentali come la zz in pazzo [ts] e la sonora z in zona [dz];
Affricate Palatali come la cc in faccia [tʃ] e la sonora g in gelo [dʒ].

Le nasali si articolano in:


Nasali Bilabiali come la m in mano [m];
Nasali Labiodentali come la sonora n in invito [ɱ];
Nasali Dentali come la n di naso [n];
Nasali palatali come la gn in bagno [ɲ];
Nasali Velari come la n in fango [ɲ].

Le laterali sono:
Laterali Dentali come la l di lana [L]
Laterali Palatali come la gl di coniglio [ʎ]

Le vibranti saranno:
Vibranti Dentali come la r in riva [r] e la r spagnola in toro [ɾ];
Vibranti Uvulari come la r tedesca in rot [R].

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FONOLOGIA.
FONI, FONEMI, ALLOFONI.
Come abbiamo visto, i foni sono la realizzazione concreta dei suoni della lingua e la
base di studio della fonetica.
Ogni fono può indicare la realizzazione di un singolo suono o indicare la classe di suoni che
condividono determinate caratteristiche articolatorie.
Invece con il termine fonema si indicano dei foni che hanno valore distintivo in una data
lingua, cioè foni in grado di generare parole distinte per significato.
I fonemi sono l’unità minima di seconda articolazione del linguaggio umano e le unità
minime della fonologia.
LA FONOLOGIA STUDIA L’ORGANIZZAZIONE E IL FUNZIONAMENTO DEI
SUONI NEL SISTEMA LINGUISTICO.
ES: mare = [m a r e] 4 foni, se sostituiamo il fono [m] con il fono [p] o [k] o [f], otterremo
parole diverse per significato: [p a r e] [k a r e] [f a r e] e questa è la loro trascrizione fonetica;
In fonologia i fonemi si rappresentano tra le barre oblique: /m/, /a/, /r/, /e/ per capire
quali tra questi foni ha valenza di fonema, cioè un fono in grado di distinguere una parola da
un’altra in una data lingua, bisognerà confrontare il fono scelto in opposizione ad altri,
nell’esempio su citato opporremo il fono [m] a [p], [k], [f] e poiché si otterranno così tre
distinte parole diremo che in italiano /m/, /p/, /k/, /f/ sono fonemi.
Questo confronto per opposizioni si chiama PROVA DI COMMUTAZIONE, che avviene
sempre tra vocale e vocale o tra consonante e consonante.
In dettaglio diremo allora che un fonema è una classe astratta di foni, dotata di
valore distintivo, in grado di opporre una parola ad un’altra in una
determinata lingua.

Esistono poi in ogni lingua dei foni che non hanno valore distintivo ma sono semplici
variazioni fonetiche di un fonema, questi prendono il nome di ALLOFONI.
In Italiano ad esempio il fono [n] ha diverse realizzazioni fonetiche: [ɲ] [ɱ] per cui diremo
che questi due sono allofoni del fonema /n/.
Questi allofoni di /n/ sono condizionati dal contesto, dalla vicinanza ad altri foni e dunque
parliamo di ALLOFONI/VARIANTI COMBINATORIE.

Se invece siamo in presenza di una coppia di parole che differiscono solo per un fonema
parleremo di COPPIA MINIMA; ogni coppia minima identifica sempre due fonemi.
[p a tts o- p e tts o- p i tts o- p o tts o] ad esempio sono coppie minime perché differiscono tra
loro in opposizione i fonemi vocalici /a/, /e/, /i/, /o/.

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FONEMI E TRATTI DISTINTIVI.
Come detto i fonemi sono la più piccola parte in cui si può scomporre il significante di un
segno linguistico.
Ma anche i fonemi possono essere classificati in base ad alcune caratteristiche articolatorie
che si verificano in simultaneità.
Le caratteristiche articolatorie diventano in fonologia proprietà per analizzare e rappresentare
i fonemi in combinazioni possibili di TRATTI DISTINTIVI, con la quale si indica la teoria
con cui i fonologi cercano di rappresentare in maniera economica tutti i fonemi come un
fascio di tratti distintivi con valore + o -.

In italiano standard si contano 30 fonemi, o 28, e 45 se si considerano le consonanti lunghe.

CONSONANTI LUNGHE.
In italiano standard sono SEMPRE LUNGHE/DOPPIE/GEMINATE quando sono tra
vocali le: affricate dentale [ts- dz], la fricativa palatale [ʃ], la nasale [ɲ] e la laterale palatale
[ʎ] e si trascrivono raddoppiando l’occlusiva nelle affricate e raddoppiando il simbolo nelle
altre.

L’italiano standard è ovviamente la base di riferimento per la trascrizione, ma dobbiamo


tenere a mente che tutte le trascrizioni fonetiche, i fonemi, le consonanti doppie, le vocali
medio-alte e medio-basse e il raddoppiamento fono-sintattico sono influenzati dalle varietà
regionali.

SILLABE E FATTI FONOTATTICI.


Tutti i foni hanno proprietà fonotattiche cioè sono condizionati dalla loro posizione nella
catena del parlato, per cui in base ai foni che precedono o seguono ci saranno variazioni
articolatorie nella produzione fonetica.
Nella costituzione delle parole di una lingua esistono combinazioni minime di fonemi che
funzionano come unità pronunciabili: le SILLABE.
In italiano queste sono sempre costruite intorno a una e solo una vocale che funge da nucleo
fonico e ha un picco sonoro detto appunto NUCLEO DELLA SILLABA; quindi in
italiano una vocale da sola può costituire sillaba.
Detto questo va da sé che la struttura fonica delle parole è un susseguirsi di suoni più chiusi e
poco sonori (consonanti) e suoni più aperti e sonori (vocali).
Ogni lingua poi elabora delle strutture sillabiche canoniche (ita: CV) anche se poi si
ammettono altre strutture.

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RICORDIAMO CHE IN ITALIANO LE VOCALI DELLA SILLABA TONICA
SONO SEMPRE LUNGHE SE LA SILLABA È APERTA (finisce per vocale) E NON
FINALE.

In ogni sillaba individuiamo un nucleo (la vocale), una parte che lo precede detta TESTA/
ATTACCO e una parte che lo segue detta CODA.
Se le sillabe terminano con una coda sono CHIUSE, se terminano senza coda saranno
APERTE.
Il NUCLEO+ CODA formano la RIMA, che determina il PESO della sillaba (sillabe
pesanti=coda; sillabe leggere= senza coda)

I DITTONGHI.
I dittonghi sono una combinazione di vocali e approssimanti;
se abbiamo la combinazione VOCALE + APPROSSIMANTE (V+Appr) avremo
DITTONGHI DISCENDENTI [aw] detti anche SEMIVOCALI; se invece la
combinazione è APPROSSIMANTE + VOCALE avremo un DITTONGO
ASCENDENTE [je] detti anche SEMICONSONANTI.

FATTI PROSODICI/SOPRASEGMENTALI.
Con fatti soprasegmentali si indicano la serie di fenomeni fonetici e fonologici della catena
parlata e concernono l’aspetto melodico e l’andamento ritmico della catena.
Accento, tono, intonazione e lunghezza sono i fattori determinanti, ma anche il ritmo e il
tempo (velocità di eloquio).
ACCENTO.
Con l’accento individuiamo la forza e l’intensità di pronuncia ad una sillaba in relazione alle
altre sillabe (successione di sillabe toniche e atone).
In italiano abbiamo accento dinamico/intensivo: aumento del volume della voce; in altre
lingue abbiamo invece accento musicale.
La POSIZIONE dell’ACCENTO può essere libera o fissa (fissa:francese, libera: italiano).
L’accento in italiano è libero e può cadere su una qualunque delle sillabe (la posizione più
frequente è sulla penultima sillaba), e su parole di quattro o più sillabe abbiamo anche accenti
secondari.
Inoltre in italiano l’accento ha valore distintivo.
RITMO.
Il ritmo è dato dalla successione di sillabe toniche e atone (in fonologia unità ritmica si
chiama PIEDE).

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TONO.
Con tono e intonazione si distingue l’ALTEZZA MUSICALE.
Il tono si riferisce all’altezza di pronuncia sillabica (data da velocità delle vibrazioni
corde sonore); il tono ha valore distintivo nelle cosiddette Lingue Tonali (cinese mandarino);
l’intonazione è l’andamento melodico con cui si pronuncia un gruppo tonale/ritmico: è
una sequenza di toni che conferisca melodia all’emissione fonica e ha valore pragmatico, cioè
serve a distinguere affermative, interrogative, esclamative, etc…
LUNGHEZZA.
La lunghezza dei foni riguarda la durata temporale con cui sono prodotti foni e sillabe:
breve o lungo.
La quantità vocalica e consonantica può avere valore distintivo (in italiano è così per le
consonanti e in inglese per le vocali).
In italiano parliamo di vocali lunghe solo in riferimento all’individuare l’accentazione (vocali
in sillaba tonica aperta sono lunghe).

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