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Grammatica dellitaliano secondo il modello valenziale

Di Francesco Sabatini

Gli obiettivi e le modalit


In che consiste lo studio della grammatica della propria lingua La scoperta della propria competenza linguistica Studiare grammatica della propria lingua non vuol dire prelevare da un libro classificazioni e regole per applicarle a una lingua informe che abbiamo in mente o addirittura per costruirla: in prima istanza vuol dire, invece, scoprire quelle classificazioni e regole che sono gi presenti nella lingua che possediamo e usiamo. Dalla nascita in poi, pi intensamente nellet infantile, ogni individuo, attraverso processi di cui non si rende conto, acquisisce dallambiente circostante e deposita nella propria mente le singole strutture della lingua (verbi, nomi, aggettivi, preposizioni) e le regole con le quali essa funziona per formare le frasi. La lingua acquisita in questo modo dunque depositata nel suo cervello, come sistema virtuale pronto per luso. Lo studio della grammatica porta a scoprire questo deposito. Stiamo parlando, com evidente, del caso tipico della lingua cosiddetta materna, di solito una sola, ma non si esclude che lo stesso possa avvenire, per lo stesso individuo, anche con unaltra lingua, se si danno le stesse condizioni ambientali. (Altra cosa , invece, lapprendimento delle lingue attraverso listruzione guidata). Che le cose stiano cos ce lo dice il fatto che anche un individuo privo di istruzione scolastica (ad esempio, un dialettofono analfabeta) per parlare delle cose e questioni a lui accessibili usa pienamente, senza incertezze e senza errori, la lingua acquisita dallambiente. Questa

facolt e questa capacit di usare automaticamente la lingua cos posseduta formano ci che chiamiamo competenza linguistica dellindividuo. Se siamo convinti di tutto ci, possiamo accettare laffermazione dalla quale siamo partiti: che lo studio riflesso e volontario della lingua posseduta, quello che comunemente chiamiamo studio della grammatica, non consiste in altro che in una ricerca e scoperta delle sue forme e regole gi esistenti nella nostra mente.

Una situazione ideale? Certamente sorge spontanea, a questo punto, unobiezione: la definizione appena data della natura dello studio della grammatica riguarda una situazione ideale, perch nellordinario processo distruzione degli alunni (almeno di molti di essi) la descrizione della lingua standard si scontra invece con una forma di lingua ben diversa presente nei soggetti. Il rilievo giusto e si comprende lintenzione del docente di servirsi di tale studio per correggere le devianze della lingua degli alunni. Ma sollevando questo problema apriamo lintero fronte dei compiti e degli obiettivi dellazione della scuola nel campo delleducazione linguistica, la quale prevede vari tipi di intervento mirati allo scopo di correggere e migliorare la competenza linguistica dei discenti per avvicinarla allo standard: soprattutto si richiede molta pratica guidata di uso parlato e scritto, senza escludere affatto la ricognizione del sistema della lingua, come apparir da molte attivit didattiche proposte nei singoli percorsi in cui si articola questa unit.

Qui per intendiamo affermare anzitutto quale sia la natura prima dello studio della grammatica, come operazione di riconoscimento (e non di creazione) della lingua che permette di fondare tante altre attivit su una visione basilare della struttura formale e psichica della lingua e del suo meccanismo di funzionamento.

Il termine grammatica Prima di procedere oltre, occorre chiarire il termine grammatica usato fin qui in modo diretto e disinvolto. Innanzi tutto chiaro che in questa sede trattiamo di grammatica descrittiva, la quale descrive le strutture e il funzionamento della lingua, anche se la descrizione stessa acquista, implicitamente, una funzione normativa. Altra cosa la grammatica storica, che confronta stadi successivi della struttura di una lingua, altra ancora la grammatica comparativa, che istituisce confronti di una lingua con altre lingue o dialetti. (Percorsi in tali campi si trovano in altre unit del Progetto).

Bisogna poi anche intendersi sullestensione dellarea coperta dal termine. Nella tradizione scolastica con il termine grammatica si indicano estensivamente le strutture fonologiche, morfologiche e sintattiche della lingua, mentre non sinclude la trattazione del lessico (che finisce cos per essere trascurato). Avvertiamo che questa unit tratta essenzialmente la sintassi dellitaliano (la frase semplice e la frase complessa), come piano sul quale si ricompongono tutti i livelli della struttura della lingua e se ne pu quindi osservare rapidamente il funzionamento. Questa restrizione giustificata anche dal fatto che limpostazione che qui si d allo studio della sintassi riassorbe in s una presentazione complessiva delle strutture morfologiche (parti del discorso), considerate non pi solamente in base alla loro forma e a semplicistici riferimenti al significato, ma per la funzione che svolgono nel dinamismo della sintassi. Va segnalato anche il rilievo che assume il fattore semantico nella spiegazione dei movimenti sintattici. (Fonologia e morfologia, da una parte, e lessico, dallaltra, sono trattati in altre unit del Progetto).

Gli scopi dello studio della grammatica Va ora ripreso pi specificamente largomento, appena sfiorato nel paragrafo precedente, degli scopi dello studio della grammatica. Quali risultati tangibili si raggiungono attraverso il semplice riconoscimento delle strutture della lingua che gi si possiede? Si pu rispondere subito che tale riconoscimento occorre per padroneggiare pi consapevolmente quelle strutture, una condizione necessaria per gli usi pi complessi della lingua, connessi a un orizzonte pi ampio di conoscenze e a situazioni comunicative meno familiari, e soprattutto per luso scritto. Luso scritto della lingua investe, sia nella ricezione (lettura) che nella produzione (scrittura), facolt sensoriali (vista) e aree cerebrali diverse da quelle investite dalla comunicazione orale, facolt e aree che implicano unoggettivazione, un riconoscimento consapevole e pi analitico dei segni linguistici e della lingua nel suo insieme, in una misura che non trova riscontro nella sfera delloralit e della percezione acustica. Gi lelementare trasposizione dei segni fonici nei segni grafici (con il corredo dei segni paragrafematici: accenti, apostrofo, punteggiatura, parentesi) si fonda su unoperazione ineludibilmente consapevole, che solo col tempo si velocizza e, in piccola parte, si automatizza. Subentra poi, a mano a mano, il fatto che la lettura e la scrittura si praticano soprattutto per ricevere ed esprimere conoscenze ed esperienze pi ampie, pi meditate e pi attentamente costruite di quelle solitamente affidate alla comunicazione orale. Si aggiunga che il discorso scritto si stende su una superficie materiale sulla quale locchio del lettore o dello stesso scrivente si muove in pi direzioni per compiere collegamenti di forme e di parole, anche collocate a distanza tra loro, per giungere a cogliere simultaneamente blocchi di discorso, come strutture unitarie e al tempo stesso articolate in parti. Una facolt, questa, tenue nel bambino, ma crescente con let: un progresso che lo studio della grammatica tiene docchio e al tempo stesso deve stimolare.

Linsieme di questi fattori dimostra chiaramente che, per andare oltre il livello delluso orale spontaneo, connesso per lo pi a un ambito cognitivo elementare, e precipuamente per valersi delle risorse della lingua scritta, occorre una capacit di maneggiare consapevolmente le strutture e le regole di funzionamento della lingua. Accanto a queste finalit, che sono indubbiamente di carattere pratico, lo studio della grammatica ne ha altre di tipo cognitivo e culturale generale, interessanti anche nei limiti dellistruzione scolastica. Individuando specificamente varie strutture elementari della lingua (le costruzioni attiva e passiva; i verbi pronominali che hanno valore di medio; i pronomi e gli aggettivi indefiniti; le differenze di tempo, modo e aspetto dei verbi; i nomi di cose numerabili e non numerabili; ecc.) si scoprono dimensioni fondamentali del pensiero umano e visioni della realt, variabili da un tipo allaltro di cultura. Inoltre, una cognizione precisa delle strutture della lingua indispensabile per comprendere la loro evoluzione nel corso del tempo, quindi per fare anche della lingua un documento della storia del popolo che la parla. Sono, questi ultimi, obiettivi certamente pi alti, da perseguire al tempo giusto, quando la mente dellalunno pu coglierli appieno, ma si pu certo cominciare a indicarli per tempo.

Come condurre lo studio della grammatica Fasi e modalit Data risposta a due istanze pregiudiziali affrontate nei paragrafi precedenti, occorre soffermarsi su questioni di programmazione e di metodo nello studio della grammatica.

Un dato da tenere sempre presente che il sistema della lingua di qualsiasi lingua, anche la pi limitata sul piano culturale un oggetto altamente complesso: ha lo stesso grado di complessit delle attivit mentali del parlante, alle quali deve corrispondere. La lingua si compone di una grande quantit di elementi in gioco, molto diversi tra loro ma che fanno un sistema, descrivibile perci necessariamente mediante sia lanalisi che la sintesi: cercando cio di individuare i singoli elementi, ma anche di considerarli presto nelle loro relazioni, perch si possa cogliere lintero che essi formano. Operare con un oggetto complesso comporta che non si perda mai di vista la visione dinsieme, da far crescere via via, delloggetto stesso.

Tracciamo velocemente le fasi del percorso didattico di questo studio. Il punto di partenza obbligato dellanalisi lindividuazione dei singoli elementi del sistema, semplici (a prima vista) da riconoscere e definire: le cosiddette parti del discorso (nomi, aggettivi, verbi, ecc.). ci che di solito si fa nellistruzione elementare con la cosiddetta analisi grammaticale, primo approccio certamente utile ai materiali della lingua, a patto per di tener presenti due aspetti: queste definizioni/classificazioni non hanno nessun rapporto con le capacit duso di quegli elementi (lindividuo di quellet sa gi impiegarli correttamente nella sua produzione); le definizioni che dei singoli elementi si danno in questa fase sono altamente approssimative e a volte fuorvianti, perch date su base formale e arbitrariamente semantica (pensiamo alla canonica affermazione il verbo indica lazione: quando anche moltissimi nomi, come viaggio, lotta, sciabolata, calcio ecc., indicano, nel mondo degli atti reali, azioni). Tutta questa materia acquista maggiore chiarezza e significato solo quando possibile adottare criteri funzionali per comprendere la natura e il funzionamento dei segni linguistici.

Occorre dunque contemperare i due criteri, formale e funzionale, distribuendoli nel tempo con precisa cognizione dei risultati che si ottengono con luno e con laltro e del rapporto tra le operazioni da proporre agli alunni e le loro capacit cognitive. Nellattuale e pi diffusa

prassi scolastica esiste invece molta confusione in questa distribuzione della materia e sui metodi per proporla. Si commette di solito il doppio errore di: a) prolungare lo studio formale degli elementi della lingua negli anni del ciclo secondario, con casistiche dettagliate di forme e paradigmi e con il tentativo di classificare, su base formale e semantica, gli innumerevoli complementi; b) anticipare nel ciclo elementare il riconoscimento della frase su base empirica, tentando cio di far riconoscere la frase semplice e la frase complessa da un minore o maggior numero di elementi non ben classificati. In merito osserviamo quanto segue. Quanto alle operazioni indicate in a), il riconoscimento e la classificazione delle unit del sistema su basi formali rappresentano un approccio provvisorio, che va rapidamente concluso e integrato, appena possibile, con lapproccio su basi funzionali, il quale rivela il ruolo di ciascun elemento nella struttura della frase: operazione che diventa subito utile nel maneggio personale delle strutture della lingua. Anche le reggenze dei verbi e la loro diatesi (attiva, passiva e media1) si comprendono solo nella struttura della frase. Lo scarsissimo rendimento della classificazione formale e semantica dei complementi sar illustrato pi avanti (vedi Che fine hanno fatto i complementi?). Le propriet dei nomi, degli aggettivi, dei pronomi e degli avverbi risulteranno chiare solo se calate nella concretezza di usi testuali pi complessi. Quanto alle operazioni indicate in b), il riconoscimento della frase va compiuto in modo appropriato, perch occorre dare chiarimenti preliminari sulloggetto di studio (non un piccolo pezzo di un testo, ma costruzione-tipo nellambito del puro sistema della lingua) e perch va adottato un modello teorico che spieghi le relazioni interne di quella struttura composita. un passo cognitivamente importante, che richiede gi un minimo di pensiero astratto (nel modello che proponiamo, come vedremo, occorre concentrare lattenzione sul significato del verbo), ma lo sforzo compensato dal costante aggancio di queste osservazioni alla significativit che ormai acquistano le espressioni linguistiche che si trattano.

Il riconoscimento della frase bene soffermarsi sul momento adatto per proporre allalunno preadolescente il riconoscimento della frase.

La diatesi media quella che si realizza con i verbi pronominali.

Questa operazione pu essere pienamente paragonata con quella che lalunno compie nel campo dellaritmetica, quando passa dal riconoscere i segni grafici che rappresentano le unit a riconoscere gli stessi segni usati per rappresentare le decine, le centinaia, le migliaia, e successivamente anche lespressione grafica composita di un calcolo. Al pi tardi intorno agli 8 anni il bambino ha gi imparato a interpretare la cifra scritta 123 non come uno due tre, n come somma di uno pi due pi tre, ma come un tutto che significa centoventitr, perch coglie la relazione presente tra le tre cifre cos disposte; qualche mese dopo coglie il significato anche di unespressione grafica come 3x4. passato dunque dalla percezione/comprensione dei singoli elementi grafici alla percezione/comprensione delle relazioni che li legano e ne fanno un tutto di significato diverso. Ora, nellambito della matematica tutto nuovo per la mente del bambino, che impara contemporaneamente il linguaggio dei numeri scritti e il loro contenuto semantico (la nozione dei numeri prima della loro rappresentazione grafica minima, ed legata alla presenza fisica o allimmagine di oggetti numerabili). Nellambito del linguaggio storico-naturale le cose procedono in modo analogo ma con tempi diversi, in parte anticipati, in parte ritardati. Avendo gi in s la competenza linguistica orale, quando ha imparato a leggere con una certa scorrevolezza il bambino ritrova facilmente in una sequenza di parole scritte il significato globale di un enunciato a lui familiare; ma certamente non sa analizzarlo sintatticamente. Il passo avanti consiste, perci, proprio nellimparare a riconoscere in quelle sequenze non solo gli elementi singoli (attraverso le nozioni sulla loro forma) ma anche le relazioni che corrono tra loro. Guardando a ci che lalunno riesce a fare con i numeri, ipotizziamo che verso la fine della scuola primaria possa compiere lo stesso passo nel campo della lingua: qui il passaggio obbligato quello di riflettere sui rapporti di significato che legano tra loro le parole di diversa forma (come vedremo, si tratta soprattutto di riconoscere il legame tra il significato del verbo e quello dei nomi che gli si stringono intorno). Bisogna pur riflettere, per, sul fatto che la novit e liniziale semplicit del linguaggio dei numeri rendono pi facile quelloperazione per lalunno di quellet, mentre per compiere questa operazione sulle strutture linguistiche lo stesso alunno deve distaccarsi dalluso comunicativo personale della lingua. Pensiamo che questo passo si possa tentare, almeno in molte situazioni, gi nellultimo anno della scuola primaria; in ogni caso, esso deve segnare nettamente lentrata nella scuola secondaria e va in quel momento proposto con decisione. Risultano comunque evidenti due fatti: in qualunque momento la si attui, la transizione dalle operazioni sulla forma e sul significato empiricamente stabilito delle parole allanalisi della loro funzione nella frase va attuata con metodo; il non breve viaggio nella struttura della frase (che compendia il sistema della lingua) va condotto appoggiandosi a un chiaro modello esplicativo che indichi per tutta la durata del viaggio la direzione di marcia.

Raccomandazioni per la scuola primaria Sulla scansione temporale delliter grammaticale aggiungiamo unulteriore considerazione, rivolta in particolare alla scuola primaria. Se in questa non si giunge a far compiere il passo decisivo del chiaro e ragionato riconoscimento della frase, non c da preoccuparsi, perch il tempo giusto viene subito dopo. Gli anni della scuola primaria sono, invece, decisivi e da non perdere per altre impegnative attivit di educazione linguistica, propedeutiche per quelle successive e appropriate alle capacit ricettive degli alunni fino ai dieci anni: la cura della grafia manuale (malamente abbandonata in nome di unassoluta spontaneit della mano, che tra laltro non viene pi bene educata al corsivo, che cede sempre pi al maiuscolo stampatello), la cura dellortografia (con tutto ci che comporta per parare linfluenza delle pronunce regionali), la cura dellordine della scrittura nella pagina (rientri a capoverso, rispetto del rigo, taglio delle sillabe), la cura della prosodia nella lettura a voce (un presupposto molto utile per lanalisi della struttura della frase). Sono tutte attivit che lasciano un segno e non sono adatte e rinviabili a un tempo successivo.

SISTEMA E TESTO. Una distinzione fondamentale per procedere con metodo


La differenza tra sistema e testo e tra frase ed enunciato Una separazione (provvisoria) necessaria per lo studio La realt concreta, tangibile e usufruibile, della lingua rappresentata senza dubbio dai messaggi parlati, scritti o comunque registrati e trasmessi, e di qualsiasi dimensione con i quali comunichiamo con altre persone, nelle diverse situazioni e per trattare di qualsiasi materia. E lo scopo primo e pi generale delleducazione linguistica quello di sviluppare a un buon livello la facolt di linguaggio gi presente nellalunno che entra a scuola perch impari a comunicare nel modo pi appropriato ed efficace. Ma sui messaggi prodotti per comunicare davvero (i testi reali), anche quando ne comprendiamo appieno il significato e il senso, non sempre facile lavorare per ricavarne la conoscenza delle strutture grammaticali della lingua. Prendiamo ad esempio tre brani, due da articoli di giornale e uno di saggistica (in materia di scuola): Ritirarsi quando si allapice della carriera. Capita, soprattutto nello sport. Nelle aziende no. Mai. Anzi: [] (in Corriere della Sera, 12.5.1994) Ventidue ore dalle Alpi alla Piramide. Quella Cestia, a Roma Ostiense. Partenza da Bressanone, Alto Adige, alle 14 di gioved e arrivo nella capitale alle 11.50 di ieri tra voli cancellati, treni soppressi, autostrade bloccate. Ecco leffetto che fa, quando si sente il classico titolo Italia divisa in due, a non trovarsi in nessuna delle due, bens inghiottiti dalla voragine che fa da confine. E che, gioved, passava da Verona (in La Repubblica, 5.3.2005). Ed eccoci catapultati, sullonda dei costi pubblici e privati dellistruzione, nel bel mezzo del diritto allo studio. Cio in quellinsieme di interventi e provvidenze, ordinari e straordinari, che dovrebbero rendere effettivo e operante il diritto-dovere dellistruzione, e non della semplice frequenza della scuola. Con la pi scrupolosa attenzione, com logico, per i capaci e meritevoli privi di mezzi (E. Serravalle, Mal di scuola, 1988, p. 79).

Ricavare da questa prosa le regole di funzionamento generale della lingua sarebbe molto arduo: difficile immaginare un soggetto e anche un verbo in molte espressioni; difficile collegare sintatticamente a ci che precede il segmento Con la pi scrupolosa attenzione ecc. nellultimo brano. Eppure si tratta di brani ben comprensibili ed efficaci. Si dir che i primi due sono pezzi di giornalismo ad effetto; ma il terzo un

brano di saggistica molto seria. In ogni caso, non si pu negare che moltissima prosa, specialmente (ma non solo) moderna, ha questo carattere, presenta cio frequenti ellissi di elementi e punteggiatura che spezza le costruzioni. Il fatto che questi brani sono estratti da messaggi reali, o come si dice pi propriamente da testi: sono preceduti e seguiti da altri brani che forniscono le informazioni qui mancanti, oppure fanno affidamento su informazioni che il lettore pu ricavare da solo, da altre fonti o semplicemente dalla propria esperienza. Sono proprio queste le caratteristiche dei testi, a volte molto marcate, a volte meno, ma pur sempre presenti, perch sempre la comunicazione, quella orale faccia a faccia ancor pi di quella scritta, si svolge sulla base di questa regola fondamentale: non tutto si rende a parole, dal momento che il ricevente integra per suo conto degli elementi. (Un caso limite, ma paradigmatico: si pensi a quante parole mancano intorno allavverbio avanti, pronunciato da chi risponde a qualcuno che ha bussato alla sua porta prima di entrare. La comunicazione ha funzionato perfettamente, ma non stata costruita nessuna frase).

evidente che non possiamo servirci di questi prodotti linguistici se vogliamo scoprire come funziona il sistema della lingua, se siamo convinti che questo esista e se davvero riteniamo (per i motivi illustrati in Gli obiettivi e le modalit) che sia importante conoscerlo. Anche se prendessimo in esame un segmento ben preciso di uno di questi brani, o di tantissimi altri, avremmo grosse difficolt a intendere le funzioni-tipo dei singoli elementi, tanto essi sono carichi dei significati particolari che hanno in quel contesto. Basta riflettere su quellincisivo attacco Con la pi scrupolosa attenzione nel terzo brano e sulla difficolt di spiegare bene il valore di tra nel terzo rigo del secondo brano. Il caso pi frequente di tutti, e possiamo dire normale, la mancanza del soggetto in una serie di segmenti di testo, dato che esso stato nominato in un altro segmento, perfino molto lontano. Non infrequente la mancanza del verbo, perch affidato al lettore il compito di immaginarlo. Se ora ai segmenti dei brani citati come esempio paragoniamo espressioni come le seguenti: Piero sbadiglia Mario pulisce i vetri Lo sport giova alla salute Gli amici regalano un libro a Giulia noteremo che ognuna di queste espressioni ha un significato di per s compiuto, per quanto generico e povero ci possa apparire. Ebbene, se puntiamo a scoprire il funzionamento del sistema generale della lingua pi utile servirsi, per un buon pezzo, di espressioni come queste, nelle quali il significato tutto racchiuso nelle parole di cui sono composte (a patto di conoscere gi il significato delle parole impiegate e di comprenderne la combinazione in base alla nostra competenza della lingua), senza dover cercare agganci con altre espressioni o immaginare un contesto particolare in cui sono usate. Per questa via possiamo, dunque, avvicinarci al sistema puro della lingua, detto anche sistema virtuale, cio disponibile per produrre tutte le espressioni possibili.

Fatti questi rilievi, utile, anzi necessario, dare a queste espressioni cos servizievoli un nome riservato: le chiamiamo propriamente frasi, o anche, per essere pi precisi, frasi-tipo, e ne possiamo dare la seguente definizione:

Chiamiamo propriamente frase unespressione linguistica costruita secondo le regole generali della lingua, tale da avere un significato compiuto (per quanto generico) anche senza collegamenti ad altre frasi e senza riferimenti a una situazione comunicativa o ad altri segni che la affianchino.

A questo punto siamo anche in grado di definire quellaltro tipo di espressioni, che sono segmenti di un testo o, addirittura, costituiscono da sole un testo, e possono avere qualsiasi forma perch acquistano significato preciso in quel testo o in un determinato contesto. Bench comunemente vengano chiamate anchesse (specie quando sono di una certa lunghezza) frasi e talvolta, se manca il verbo, frasi nominali, in realt, essendo qualcosa di nettamente diverso, vanno invece indicate con un altro nome, che quello di enunciati (in quanto sono state davvero enunciate, cio proferite, o si immagina che vengano enunciate, per comunicare un determinato messaggio). Ne possiamo dare la seguente definizione:

Chiamiamo

propriamente

enunciato

unespressione

linguistica

comunque formata, compresa tra due stacchi forti (fonici o grafici), che sia parte di un testo o da sola lo costituisca, e che ha senso compiuto perch collegata ad altri enunciati o legata a una determinata situazione comunicativa.

facile anche rilevare che le frasi che costruiamo per scopi di studio esprimono un significato compiuto, ma non rispondono a unintenzione di un determinato emittente rivolto a un determinato destinatario; gli enunciati, invece, collocati in un testo o legati a una situazione comunicativa, sono dotati di intenzione perch sono prodotti da un determinato emittente e rivolti a un determinato destinatario (nella realt vera o nella finzione di unopera scritta).

Unultima osservazione la seguente: un enunciato pu anche essere costruito come una vera frase, completa di tutti gli elementi richiesti dalle regole generali della lingua. In quel caso corrisponder alla forma di una frase, ma la sua natura comunicativa ne fa un enunciato. Il caso si presenta nei testi che puntano allestrema rigidit dellenunciazione: testi normativi, testi di definizione scientifica, testi di istruzione operativa. ( materia trattata in unUnit apposita del presente Progetto). La trattazione svolta rende chiara la distinzione tra la lingua come sistema (virtuale) e la lingua nellatto comunicativo o testo. Alla prima corrisponde come unit di base, per lo studio, la frase, alla seconda, per la comprensione del senso effettivo, lenunciato. La prima oggetto di studio della grammatica; il secondo preso in considerazione per linterpretazione e la caratterizzazione di un vero testo.

I due piani si ricongiungono Separare cos nettamente, nello studio, il sistema dal testo pu apparire unoperazione indebita, perch allontana la nostra mente dalla concretezza della lingua. Si tratta, come dovrebbe apparir chiaro dalle premesse fatte, di una separazione provvisoria, necessaria nella fase di scoperta del sistema linguistico, che altrimenti rischia di restare sempre nascosto dallaspetto specifico dei testi. Daltra parte, solo la cognizione del sistema ci d la possibilit di intendere con molta precisione, poi, la specificit dei singoli testi: viene infatti il momento in cui le due prospettive di studio si ricongiungono e siamo in grado di cogliere le operazioni di manipolazione che lautore ha compiuto sul sistema della lingua, soprattutto sopprimendo passaggi, modificando il significato delle parole e quindi alcune regole di sintassi.

Un esempio, che anticipa la materia del prossimo capitolo, pu dare prova di come i due filoni si ricongiungono. Vedremo presto che i verbi in base al loro significato chiamano a s alcuni elementi primari della frase (gli argomenti): cos, la frase Piero sbadiglia ci mostra che il verbo sbadigliare richiede accanto a s, perch il significato della frase minima sia compiuto, soltanto il soggetto (Piero sbadiglia) e nessun altro elemento necessario. (Diremo che un verbo monovalente). Ma quando un poeta (G. Carducci, nellode Alla stazione in una mattina dautunno) parla di fanali [] che sbadigliano la luce su l fango2, capiremo con molta precisione loperazione compiuta dallautore del testo solo se ci rendiamo conto che il verbo sbadigliare ha acquistato qui il significato di proiettare, diventato cio trivalente (I fanali proiettano la luce sul fango), conservando per tutto il suo significato originario, che richiama un faticoso risveglio e il tedio, che evidentemente sono nellanimo del poeta. Dei fanali aveva detto, nel verso precedente, che erano accidosi, cio pigri, e questo tratto finisce col riferirsi alla luce, evidentemente fioca; si aggiunge levocazione del fango, che rende ancor pi lidea della situazione uggiosa, sgradevole.
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Siamo nella strofa iniziale dellode, che testualmente reca: Oh quei fanali come sinseguono / accidosi l dietro gli alberi, / tra i rami stillanti di pioggia / sbadigliando la luce su l fango! Si tratta dei fanali del viale che conduce alla stazione ferroviaria di Bologna, dove il poeta accompagna la donna amata che parte.

Moltissime volte, sia nel linguaggio letterario, sia in quello comune, lintento comunicativo opera sul sistema della lingua proprio per modificarne i valori: solo la distinzione e poi il confronto tra i due piani ci permettono di capire a fondo il testo.

Il modello valenziale - Il NUCLEO della frase


Necessit di un modello per condurre lanalisi della lingua Un lavoro di analisi come quello indicato, che riguarda pienamente la sintassi (disposizione di elementi collegati) delle espressioni linguistiche, non pu essere svolto procedendo con criteri vaghi ed empirici. Occorre rifarsi a un MODELLO che spieghi in maniera chiara e convincente le caratteristiche degli oggetti che osserviamo e che permetta di cogliere proprio quel rapporto essenziale del tutto con le sue parti. Com noto, in ambito scientifico, sintende per modello uno schema teorico che in un certo campo cerchi di ridurre una variet di fenomeni agli elementi fondamentali e di tali fenomeni dia una spiegazione unitaria. Un buon modello deve essere potente, economico e predittivo, deve cio spiegare con un unico principio il maggior numero possibile di casi noti o prevedibili. Deve, inoltre, avere capacit euristiche: deve favorire anche la scoperta di nuovi aspetti nelloggetto in osservazione3.

Nel campo degli studi grammaticali queste propriet sono state riscontrate, ormai da tempo, nel modello valenziale. La presentazione che ne diamo qui di seguito e le applicazioni che ne realizzano i 7 Percorsi didattici dimostrano che tale modello: spinge fortemente lalunno (e chiunque voglia riflettere sulla lingua) a utilizzare la propria competenza; impegna la mente in un costante esercizio di analisi semantica delle parole in un campo di autonomia dai vari possibili contesti situazionali della comunicazione; offre una spiegazione fortemente unitaria di molti aspetti del meccanismo della lingua e quindi propone traguardi di conoscenza che si sommano progressivamente; mette in pieno risalto le funzioni dei singoli elementi e mostra come a una stessa funzione possano corrispondere espressioni formali diverse, abituando quindi lalunno a servirsi di formulazioni diverse (questa propriet risulter molto evidente a proposito della presentazione, assai precoce, delle frasi completive: vedi Verbi predicativi che acquistano valore copulativo; e si ripresenta in molti altri punti del percorso di studio); si presta per una rappresentazione delle strutture frasali mediante schemi grafici di forte impressivit e che corrispondono allorganizzazione simultanea e intrinsecamente radiale e non lineare degli elementi nella mente del parlante;
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Il modello si costruisce sulla base di ripetute e ordinate osservazioni della realt come un congegno realizzato in laboratorio. Il modello non una copia delloggetto, e spesso se ne allontana decisamente. Proprio per questo, tuttavia, ci permette di isolare alcune propriet che losservazione delloggetto non fornisce direttamente (M. Prandi).

operando continuamente su espressioni linguistiche dotate di senso compiuto, avvicina gradualmente la mente dellosservatore alla dimensione testuale; facilmente applicabile alla descrizione di altre lingue, specialmente di quelle geneticamente pi affini (latino, altre lingue romanze, greco, lingue germaniche) e permette di istituire immediati confronti sul piano delle strutture linguistiche.

Il modello valenziale. Il verbo con le sue valenze chiama a s gli argomenti e forma il nucleo della frase La frase nella prospettiva informativa che parte dal soggetto La trattazione tradizionale presenta la frase come una struttura che si sviluppa partendo dal soggetto (Paolo), come elemento fondamentale del quale il verbo predica qualcosa (dorme; stanco; stato bocciato), e prosegue con altri eventuali complementi (dal complemento oggetto in poi), che si susseguono in una catena che cresce linearmente.

Questa concezione presenta la frase secondo una prospettiva informativa esterna, che mette in evidenza un attore principale e accumula via via altre informazioni sui fatti descritti; ma non fa emergere con chiarezza il meccanismo interno della frase.

La frase come struttura generata dal verbo. Propriet del verbo e formazione del nucleo della frase Per comprendere come si costruisce (o si genera) la frase, bisogna scegliere come punto di partenza lelemento che regola i rapporti sintattici tra i pezzi principali della frase. Questo elemento motore il verbo.

necessario, preliminarmente, comprendere quale carico di informazioni porta con s il verbo. Questo concentra in s molte informazioni, che si possono dividere in due gruppi: a) il significato proprio del verbo, che indica quello che pi genericamente possiamo chiamare levento (avvenimento, fenomeno, modo di essere di qualcosa o di qualcuno, azione, processo mentale, stato danimo); b) i dati relativi a tempo, modo, aspetto in cui poniamo la nostra rappresentazione di quellevento4.
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Tempo, Modo, Aspetto del verbo. Queste informazioni affidate al verbo riguardano rapporti di un ulteriore livello nella costruzione della frase. L aspetto (un tratto di solito trascurato dalle grammatiche tradizionali dellitaliano) riguarda la presentazione di un evento come durativo o puntuale, sentito, nei suoi effetti, come collegato al presente(prossimo) o distaccato dal presente (remoto, dal latino re-motus).

Il significato del verbo coglie lessenza dellevento ed quindi lelemento dinamico che mette in moto, nella mente del parlante, il meccanismo centrale della frase. Conoscendo il significato del verbo nella sua lingua, il parlante sa (per esperienza generale del mondo nel quale vive) quali elementi indispensabili bisogna aggiungere a quel verbo perch si formi intorno ad esso unespressione di senso compiuto, cio una frase.

Inoltre, per potersi collegare ad almeno uno di questi elementi aggiunti, quello che definiamo il soggetto, il verbo dispone (in molte lingue, tra cui litaliano) delle sue varie forme che indicano la persona, il numero e talora anche il genere del soggetto.

Esempi con quattro verbi. Prendendo in esame il verbo italiano sbadigliare, noi sappiamo quale fenomeno esso indica e sappiamo anche che, per fornire uninformazione compiuta, questo verbo deve essere accompagnato soltanto dallindicazione di chi sbadiglia. Risulta costruita (generata) in questo modo la frase, gi autosufficiente, Piero sbadiglia. Prendendo in esame il verbo pulire, conoscendo il suo significato, sappiamo che latto del pulire implica che si indichino chi pulisce e che cosa pulisce. Si costruisce cos la frase Mario pulisce i vetri. Prendendo in esame il verbo giovare, conoscendo il suo significato, sappiamo che esso indica che qualcuno o qualcosa giova a qualcun altro o a qualche altra cosa. Si costruisce cos la frase Lo sport giova alla salute. Prendendo in esame il verbo regalare, sempre conoscendo il suo significato, sappiamo che latto del regalare implica che si indichino chi regala, che cosa e a chi. Si costruisce cos la frase Gli amici regalano un libro a Giulia.

Il verbo, dunque, si comporta come un elemento chimico che ha una determinata valenza, in base alla quale si pu combinare con altri elementi chimici5. Di questa propriet del verbo possiamo dare la seguente definizione:

Valenze. Il modello esplicativo che fonda la descrizione della struttura della frase sulle valenze del verbo prende il nome di grammatica delle valenze o valenziale. Questo modello stato elaborato dal linguista francese Lucien Tesnire (1893-1954), che part dalla pratica didattica del latino, un campo nel quale tradizionalmente si puntava a individuare il verbo e poi gli elementi che potevano collegarsi ad esso (il soggetto al nominativo, loggetto diretto allaccusativo, ecc.). Ho adottato il modello valenziale, arricchito da ulteriori studi, fin dallelaborazione del mio volume La comunicazione e gli usi della lingua (Torino, Loescher 1984, nuova ediz. 1990); lo stesso modello alla base

La valenza del verbo la propriet che esso ha, in base al proprio significato, di chiamare a s gli elementi necessari e sufficienti con i quali pu costruire una frase di senso compiuto. Viene cos individuata, allinterno di una frase, lesistenza di elementi specificamente legati al verbo perch ne riempiono (saturano) le valenze. Nellanalisi della frase, tali elementi vanno tenuti distinti da tutti gli altri, che giocano altri ruoli. A tali elementi stato dato il nome di argomenti (o attanti)6. Diamone una definizione: Nella struttura della frase si identificano, e si definiscono argomenti, gli elementi strettamente necessari e sufficienti per saturare le valenze del verbo.

Dalle due constatazioni precedenti si ricava facilmente anche la nozione di quella struttura basilare che viene chiamata frase minima o, pi efficacemente, NUCLEO della frase, intorno al quale possono svilupparsi, come vedremo, altre parti della stessa frase.

Prima di passare in rassegna tutti i tipi di verbi e avere il panorama di tutto il repertorio delle valenze, tornando ai quattro esempi utilizzati qui sopra possiamo stabilire che:

della descrizione delle voci dei verbi nel Dizionario italiano Sabatini-Coletti (Firenze, Giunti 1997; poi, in edizioni via via perfezionate, Milano, Rizzoli-Larousse 2003, successivamente Sansoni). Si tenga conto che anche nomi e aggettivi hanno le valenze: un nome come diritto richiede di essere completato da unespressione che dichiari il contenuto di quel diritto (diritto di parola, di voto, di replica, al risarcimento, ecc.); e cos tanti altri nomi, come attesa, concessione, Esempi per gli aggettivi: capace di , adatto a , abile a o in

Argomenti o attanti. Il termine argomenti deriva dalla logica e dalla matematica: indica ci a cui si applica una funzione. In linguistica viene usato anche il termine attante, dal francese actant, col quale si vuole indicare lelemento che partecipa allazione.

sbadigliare ha una sola valenza, pulire e giovare ne hanno due (con un rapporto un po diverso tra secondo argomento e verbo) e regalare ne ha tre; e che perci: Piero sbadiglia, Mario pulisce i vetri, Lo sport giova alla salute e Gli amici regalano un libro a Giulia sono altrettante frasi minime, ossia nuclei portanti di frasi eventualmente pi ampie.

(Mostriamo subito, provvisoriamente, quali ampliamenti potrebbero subire queste quattro frasi, con laggiunta delle parole sottolineate: Piero sbadiglia ripetutamente per la stanchezza e per la noia; Mario pulisce i vetri della sua stanza con molta cura ogni mattina; Lo sport ben fatto giova certamente alla salute di tutti; Gli amici regalano un libro darte a Giulia, brillantemente promossa allesame di maturit. Sono frasi certamente pi ricche di particolari, ma ci non toglie che i loro nuclei siano gi autosufficienti e che siano proprio questi nuclei a sorreggere limpalcatura pi ampia).

Diverso legame tra argomenti e verbo: accordo e reggenza

Tutti gli elementi che si legano strettamente al verbo (cio saturano le sue valenze) hanno funzione di argomenti, ma il loro rapporto con il verbo pu variare. Sempre utilizzando, per ora, soltanto i tre verbi di esempio e i nuclei di frase che abbiamo costruito con essi, possiamo individuare tre diversi tipi di legame: a) con la stragrande maggioranza dei verbi c almeno un argomento che ha un rapporto privilegiato con il verbo, perch (salvo casi particolari) determina la persona e il numero della forma verbale e quindi in accordo morfologico con questa. largomento considerato soggetto del verbo. Lo troviamo in tutte e quattro le frasi di esempio: Piero; Mario; Lo sport; Gli amici; b) con un alto numero di verbi c un secondo argomento collegato con il verbo senza alcuna preposizione. largomento considerato oggetto diretto del verbo. Lo troviamo nella seconda e nella quarta frase di esempio: i vetri; un libro; c) con un numero anche molto alto di verbi si trovano argomenti (uno o due) collegati al verbo mediante una preposizione (o se gli argomenti sono rappresentati da un pronome personale, questo nella forma obliqua). Sono gli argomenti considerati complessivamente oggetti indiretti. Lo troviamo come secondo argomento nella terza frase di esempio, alla salute, e come terzo argomento nella quarta frase: a Giulia (se fosse sotto forma di pronome personale, potrebbe essere a lei o anche le).

Il rapporto tra il verbo e i suoi argomenti, escluso il soggetto, si chiama reggenza, la quale pu essere diretta o indiretta. Come sar chiarito specificamente in Una classificazione generale dei verbi predicativi secondo la loro valenza, i verbi che possono avere un argomento diretto hanno una caratteristica particolare: possono essere volti al passivo (Mario pulisce i vetri > i vetri sono puliti da Mario; ecc.). Tali verbi vengono qualificati come transitivi; tutti gli altri, di conseguenza, sono definibili come intransitivi).

Applicando questa analisi a tutti i verbi della nostra lingua si scopre che i nostri verbi possono avere: zero, una, due, tre o quattro valenze, e li definiremo perci zerovalenti, monovalenti, bivalenti, trivalenti e tetravalenti. Passeremo in rassegna, pi avanti, tutte queste categorie di verbi. Per ora, limitandoci ad osservare i tre verbi campione dei nostri esempi, possiamo cogliere pi chiaramente il rapporto tra quei verbi e i loro argomenti mediante questa rappresentazione grafica:

sbadigliare

pulire

giovare

regalare

In ognuno dei quattro casi, linsieme del verbo con i suoi argomenti forma il nucleo di altrettante frasi. Questi nuclei possono essere racchiusi in altrettanti ovali, per distinguere ciascun nucleo da tutto ci che come vedremo in seguito gli pu stare intorno (a vario titolo).

sbadigliare

pulire

giovare

regalare

Il verbo e i suoi argomenti, che formano il nucleo della frase, vengono chiamati costituenti primari della frase.

La distinzione tra verbi predicativi e verbi copulativi Prima di proseguire dobbiamo segnalare una distinzione che sar precisata e sviluppata pi avanti (I verbi copulativi). I verbi con i quali abbiamo operato fino ad ora appartengono alla categoria dei predicativi (verbi che predicano, cio esprimono un significato specifico), che la pi numerosa.

Accanto ad essi esiste il piccolo gruppo dei verbi copulativi (che funzionano da copula, cio semplice legame, tra il soggetto e un altro elemento che definisce una caratteristica del soggetto stesso), il cui comportamento simile a quello dei verbi predicativi con due argomenti, ma presenta delle peculiarit da considerare a parte.

Una classificazione generale dei verbi predicativi secondo la loro valenza Tutti i verbi possono essere classificati, in base alla loro valenza, in 5 tipi: zerovalenti, monovalenti, bivalenti, trivalenti e tetravalenti. Gli zerovalenti sono quei verbi che (in italiano e in altre lingue) non hanno nemmeno largomento soggetto e sono tradizionalmente chiamati impersonali (non hanno distinzione di persona e numero; sono i cosiddetti verbi atmosferici piovere, nevicare, grandinare e altri, che rappresentano compiutamente i rispettivi fenomeni, senza bisogno di affiancare un soggetto alle forme verbali: piove, nevica, grandina sono espressioni gi di senso compiuto, sono frasi).

Tra i monovalenti, che hanno solo largomento soggetto, abbiamo gi presentato sbadigliare. Altri monovalenti tipici sono: tossire, russare, nascere, morire, vivere (nel senso puro di essere in vita), splendere, brillare, scoppiare, abbaiare, miagolare, vagire, starnutire, I bivalenti, che hanno un secondo argomento oltre al soggetto, si possono distinguere anche in base alla reggenza diretta o indiretta. Verbi come pulire, sporcare, tagliare, amare, odiare, leggere, scrivere, dipingere hanno il secondo argomento diretto. Verbi come giovare, piacere, spettare, andare (nel senso di dirigersi verso un luogo) hanno il secondo argomento indiretto. I trivalenti, oltre al soggetto possono avere un secondo argomento diretto e un terzo indiretto: come regalare, gi visto, e dare, attribuire, dire, dichiarare, inserire, mettere, collocare Ma alcuni possono avere anche sia il secondo che il terzo argomento indiretti: andare (nel senso di muoversi da un luogo allaltro), passare (esempio: passare dalla tranquillit alla disperazione).

I tetravalenti hanno un secondo argomento diretto e due indiretti: tradurre, trasferire, spostare qualcosa da a

Complessivamente si hanno, dunque, 7 classi di verbi predicativi rappresentabili nel seguente quadro, che presenta le classi di verbi e la descrizione del loro comportamento, con i relativi esempi:

zerovalenti

senza alcun argomento

esempio: nevica

monovalenti

con solo argomento soggetto

esempio: Piero sbadiglia

con bivalenti

argomento

soggetto

esempio: Piero pulisce i vetri passivo: i vetri sono puliti da Piero

argomento diretto con argomento soggetto e 1

esempio: Lo sport giova alla salute

argomento indiretto

con trivalenti

argomento

soggetto,

esempio: Ugo da un fiore a Giulia passivo: un fiore dato dagli Ugo a Giulia

argomento diretto e 1 indiretto

con

argomento

soggetto

esempio: Il fiume scende dai monti al mare

argomenti indiretti

tetravalenti

con

argomento

soggetto,

esempio: Ada traduce un romanzo dal russo al danese passivo: i romanzi sono tradotti dal russo al danese da Maria

argomento diretto e 2 indiretti

Osserva ora la seguente animazione.

Nevica

Verbo zerovalente

Piero sbadiglia

Verbo monovalente (verbo + argomento soggetto)

Piero

pulisce i vetri

Verbo bivalente transitivo (verbo + argomento soggetto + argomento diretto)

Lo sport

giova

alla salute

Verbo bivalente intransitivo (verbo + argomento soggetto + argomento indiretto)

Ugo d a

un fiore

Giulia

Verbo trivalente transitivo (verbo + argomento soggetto + argomento diretto + argomento indiretto)

Il fiume scende

dai

monti

mare

Verbo trivalente intransitivo (verbo + argomento soggetto + 2 argomenti indiretti)

russo Ada traduce in cinese


dal

un romanzo

Verbo tetravalente (verbo + argomento soggetto + argomento diretto + 2 argomento indiretti)

Precisazioni sulle valenze Transitivo / intransitivo. La costruzione passiva La classica distinzione tra transitivo e intransitivo si riduce, in effetti, a questa propriet facilmente riconoscibile dei verbi: si definiscono transitivi quelli che hanno un oggetto diretto e consentono la trasformazione della frase dalla costruzione (o diatesi) attiva a quella passiva. Per il riconoscimento dei verbi transitivi, pienamente sufficiente la prova della loro passivabilit. Spieghiamo subito quali sono le forme della costruzione passiva e le funzioni che essa pu svolgere nella impostazione di un testo. Le forme della costruzione passiva in italiano sono due: 1) La costruzione che possiamo considerare normale, nella quale loggetto diretto della frase attiva diventa soggetto, quello che era soggetto diventa agente, mentre il verbo assume la forma della coniugazione passiva (Oggi Mario pulisce i vetri > Oggi i vetri sono puliti da Mario). 2) La costruzione con il si passivante, nella quale loggetto diretto diventa soggetto, ma il verbo, preceduto dal si e concordato con questo soggetto, resta nella forma attiva, e lagente (gi soggetto della forma attiva) normalmente non si esprime (Oggi si puliscono i vetri). Una funzione particolare della costruzione passiva proprio quella di poter omettere lagente (la persona o fatto che consideriamo agente, cio punto di partenza dellevento). Dicendo Oggi si puliscono i vetri diamo importanza alloperazione e non a chi la compie. In molti casi, infatti, o non sappiamo, o non vogliamo o non riteniamo importante indicare lagente: pensiamo a espressioni come la strada stata riaperta, il ponte stato distrutto, lappartamento stato venduto. Nella costruzione con il si lindicazione dellagente non si usa quasi mai, perch risulta addirittura artificiosa (o di stile letterario): in quel mercato si vendono [dai contrabbandieri] le borse contraffatte.

C unaltra modalit per presentare la scena con loggetto (o punto di arrivo) dellevento in primo piano, come nella costruzione passiva: utilizzare la cosiddetta frase segmentata. In questa costruzione (antichissima e usatissima nella lingua italiana, salvo che in testi di particolare formalit) loggetto forma il tema (anticipato o posticipato), che viene ripreso con un pronome nel seguito della frase (detto rema, cio discorso) e il verbo resta nella forma attiva, conservando come soggetto lagente: lappartamento, i signori Rossi lhanno venduto. Con questa costruzione siamo in piena strategia testuale.

Un caso particolare: gli argomenti che indicano misura Abbiamo appena individuato largomento che si lega al verbo direttamente, cio, nella lingua italiana, senza preposizione e lo abbiamo denominato argomento oggetto diretto; e abbiamo segnalato che la presenza di questo tipo di argomento rende il verbo transitivo e quindi dotato della forma passiva. Esiste un piccolo numero di verbi che richiedono un argomento senza preposizione ma che tuttavia non acquistano per questo la forma passiva con lo stesso significato. Si tratta dei verbi come durare, costare, pesare, valere, misurare che richiedono dopo di s unindicazione di misura espressa normalmente con unindicazione quantitativa: Il film dura 2 ore; Quel cappotto costa 1000 euro; Il pacco pesa 2 chilogrammi; Lappartamento vale 1 milione di euro; il lato del palazzo misura 18 metri Questi argomenti senza preposizione sono sostituibili anche con avverbi di quantit indefinita (dura molto; costa quanto il tuo o pi del tuo o costa caro; ecc.), il che dimostra che hanno un valore avverbiale.

Si noti la differenza di significato del verbo pesare, che nellesempio dato significa avere un peso, e in questo significato ha solo un argomento che indica misura; pu per avere altri significati e cio quello di gravare col proprio peso e in tal caso ha un argomento indiretto che indica su che cosa si esercita e si scarica il peso (la cupola pesa sui pilastri; in senso figurato: questo fatto pesa sulla mia coscienza), oppure il significato di compiere la pesatura di un oggetto e in tal caso ha un vero argomento oggetto diretto, che rende il verbo passivabile (questo pacco stato pesato sulla bilancia della dogana). Il verbo distare dello stesso tipo, ma nella sua costruzione di base richiede anche largomento che indica il punto da cui si misura la distanza (dunque trivalente): la stazione dista 3 chilometri dal centro (non sarebbe completa una frase come la stazione dista dal centro, mentre dista 3 chilometri si pu dire solo se sappiamo da quale punto consideriamo la distanza).

Alcuni di questi verbi (valere, pesare, costare, durare) sono usati spesso con significato assoluto (vedi Variando il suo significato, il verbo pu mutare valenza. Luso assoluto) che esprime un alto valore, quindi solo con largomento soggetto: Mario vale; questo vestito costa; questa valigia pesa; il bel tempo dura.

Variando il suo significato, il verbo pu mutare valenza. Luso assoluto La pluralit di significati delle parole un fatto normale nella lingua. Luso spinge a modificare il significato originario, che pu venire sostituito o anche convivere con i nuovi. Questo accade anche con i verbi, i quali, mutando significato, possono anche mutare numero di valenze.

Rientra innanzi tutto in questo fenomeno il cosiddetto uso assoluto dei verbi. Se confrontiamo le due frasi Il mio bambino legge una favola e Il mio bambino legge avvertiamo chiaramente che il verbo legge ha qui due significati abbastanza diversi e cio nel primo caso sta leggendo una favola, nel secondo sa leggere, ha imparato a leggere. La stessa differenza troviamo tra Paola dipinge paesaggi e Paola dipinge, Pietro lavora il marmo e Pietro lavora ( un gran lavoratore o al lavoro o ha trovato lavoro). Moltissimi verbi vengono usati con questo significato assoluto (ma al tempo stesso specifico) che non richiede un secondo argomento: diventano, quindi, monovalenti. Si d, naturalmente, anche il caso inverso, di un verbo monovalente che, usato con un significato diverso, diventa bivalente, indiretto o diretto. il caso di un verbo molto importante come vivere. Il suo significato di base essere in vita ed monovalente (Ada vive ); ma passato a significare anche risiedere, abitare in un luogo (Ada vive a Milano) o anche tenersi in vita, sostentarsi (Paolo vive di rendita; e figuratamente Gino vive di ricordi), entrambi casi in cui bivalente con secondo argomento indiretto; o ancora passare con intensa partecipazione attraverso una situazione o impegnarsi molto in unattivit (I ragazzi hanno vissuto una brutta esperienza o vivono lo sport) due significati in cui il verbo vivere bivalente con secondo argomento diretto. Tipico poi il caso dei verbi zerovalenti che, usati in senso figurato, diventano bivalenti e anche trivalenti. Il verbo piovere in senso proprio zerovalente; ma in espressioni come piovono sassi o piovono rimproveri monovalente. Il verbo tuonare in senso proprio zerovalente, ma in unespressione come il direttore tuona i suoi ordini ai dipendenti trivalente.

I verbi copulativi Tutti i verbi rispondono a questo modello di comportamento basato sulla loro valenza, ma ora il momento di tornare sulla bipartizione di fondo solo accennata in Il NUCLEO della frase. Necessit di un modello per condurre lanalisi della lingua.

I verbi che abbiamo utilizzato finora appartengono alla pi vasta categoria di verbi della nostra lingua (e di altre), quelli che hanno un proprio significato specifico (basta la serie campione, che va da piovere a tradurre), i quali cio possono predicare qualcosa di specifico e

per questo sono chiamati verbi predicativi. Sono gli stessi per i quali, nella terminologia tradizionale, si parla di predicato verbale, come per dire che sono capaci di per s di predicare qualcosa di specifico. Esiste poi una ristrettissima categoria di verbi che hanno un significato molto generico, come essere (non nel significato di esistere o di essere situato [in un luogo]), sembrare, parere, apparire (nel significato di sembrare), divenire, diventare, risultare. Anche questi verbi rientrano nel modello valenziale, ma presentano una particolarit: richiedono, oltre al primo argomento (soggetto), un secondo argomento (un aggettivo o un nome) che indichi una caratteristica, qualit, propriet del soggetto e che perci concorda in numero e genere con questo. Esempi: Piero stanco Giulia sembra contenta Le pere diventano mature

A questi verbi si d il nome di copulativi (dal latino copula cordicella, quindi collegamento), perch funzionano da semplice collegamento tra i due elementi (Piero stanco; ecc.), introducendo peraltro nella frase, oltre a questo tenue significato, gli altri valori affidati tipicamente al verbo: le indicazioni di tempo, modo e aspetto. Con questi verbi le informazioni specifiche sul soggetto vengono dunque predicate (fornite) dallelemento nominale che li accompagna; per questo, nella terminologia tradizionale si parla, con questi verbi, di predicato nominale. Tale elemento nominale viene chiamato complemento predicativo del soggetto. ovvio che il complemento predicativo pu a sua volta aver bisogno, talora, di altri completamenti per dire cose pi specifiche: in una frase Luigi abile manca lindicazione dellambito in cui abile; occorre aggiungere in disegno, negli affari, nelle trattative, ecc.; e cos Ugo stato mediatore tra le parti; Luisa stata molto attenta alle mie parole; ecc. La necessit di un simile ulteriore completamento non dipende dal verbo, ma dal significato dellaggettivo o nome che fa da complemento predicativo del soggetto e dal nostro bisogno di specificare il suo contenuto. Per alcuni verbi predicativi che possono avere un uso anche come copulativi vedi il prossimo paragrafo.

Verbi predicativi che acquistano valore copulativo Molti verbi predicativi cambiano alquanto di significato e si comportano come i verbi copulativi. Osserviamo alcuni esempi. Nella frase La sua data di nascita risulta dai documenti il verbo risultare predicativo e significa viene fuori si desume; mentre nella frase Piero risultato

vincitore, il verbo risultare conserva una parte del suo significato predicativo (quel riconoscimento viene fuori da una gara, un concorso), ma include anche il valore tipico del verbo essere, perch Piero vincitore. Altri due esempi, nella cui parafrasi tra parentesi esplicitiamo e sottolineiamo la componente di valore copulativo: Maria andata a casa Rossi (si diretta) Maria andata sposa in casa Rossi ( entrata in una nuova famiglia ed diventata signora Rossi) Paolo ha fatto il concorso da avvocato (ha affrontato il concorso) Paolo fa lavvocato ().

Anche verbi tipicamente predicativi monovalenti, come nascere, vivere, morire, possono assumere valore copulativo e farsi cos seguire da un complemento predicativo del soggetto: nascere ricco (nascere essendo gi ricco), vivere beato, morire povero. Molti verbi usati con significato assoluto (che equivalgono ai monovalenti: vedi Variando il suo significato, il verbo pu mutare valenza. Luso assoluto) hanno lo stesso comportamento (il complemento predicativo spesso preceduto da da, come, in qualit di, ecc.): Sette consiglieri su dodici costituiscono la maggioranza, Ugo fa il buono, e cos fare il furbo, lavorare da falegname, studiare da direttore dorchestra, agire o comportarsi da galantuomo, parlare come esperto, arrivare primo (o ultimo), o anche per primo (o per ultimo).

Verbi che richiedono un argomento arricchito Alcuni verbi predicativi bivalenti richiedono un argomento oggetto diretto arricchito da un altro elemento. Ad esempio, il verbo nominare nel significato di fare il nome di qualcuno o qualcosa richiede il semplice oggetto diretto: Limputato ha nominato il complice. Ma lo stesso verbo pu significare attribuire una carica o un compito a qualcuno e in tal caso loggetto diretto deve essere accompagnato dallindicazione di quella carica o di quel compito: Il sindaco ha nominato Luigi assessore. Questo elemento aggiunto, che pu essere un nome o un aggettivo, si chiama complemento predicativo (vale a dire: elemento aggiunto che predica un requisito o una qualit di una persona o cosa).

Hanno questa caratteristica i verbi cosiddetti: appellativi: chiamare, denominare, dire, ecc. (esempio: Gli amici chiamano Andrea lelefante) estimativi: stimare, considerare, giudicare, credere, ritenere, prendere per (o come), ecc. (esempio: Maria mi considera il suo migliore amico, oppure come un fratello; I cronisti hanno ritenuto falsa la notizia) elettivi: eleggere, nominare, dichiarare, proclamare, scegliere, ecc. (esempio: Gli studenti hanno eletto Giulia capoclasse ) effettivi: fare, creare, rendere, assumere come, ecc. (esempio: La ditta ha assunto Laura come cassiera).

Questi verbi, essendo bivalenti con oggetto diretto (transitivi), possono essere volti al passivo: in tal caso loggetto diventa soggetto grammaticale, il soggetto diventa agente e il complemento predicativo resta riferito a questo: Andrea chiamato lelefante dagli amici; Laura stata assunta come cassiera dalla ditta). La rappresentazione grafica di questo tipo di frasi pu essere la seguente:

argomento soggetto Gli amici

verbo chiamano

argomento oggetto diretto Andrea


lelefante

complemento predicativo delloggetto diretto

Gli amici chiamano Andrea lelefante

argomento soggetto Andrea


lelefante

verbo chiamato

argomento oggetto indiretto agente amici dagli

complemento predicativo argomento soggetto

Andrea chiamato lelefante dagli amici

Verbi pronominali Molti verbi si usano anche, e taluni soltanto, accompagnati dal pronome personale atono (mi, ti, si, ci, vi, si): lavarsi, vestirsi, alzarsi, offendersi, ribellarsi, pentirsi, stupirsi, ricordarsi, addormentarsi, annoiarsi, svegliarsi, allontanarsi ecc. La forma pronominale del verbo indica, in generale, che levento descritto dal verbo coinvolge in modo particolare il soggetto: sia che questo promuova (volontariamente) levento (lavarsi, vestirsi, alzarsi, ribellarsi, allontanarsi ), sia che esso venga raggiunto (pi o meno involontariamente) dagli effetti dellevento (offendersi, pentirsi, ricordarsi, addormentarsi, annoiarsi ). Queste forme realizzano quella che si chiama la ditesi media del verbo, la quale appunto esprime o la ricaduta materiale degli effetti sul soggetto stesso (si parla in tal caso di verbo riflessivo) o lintensa partecipazione del soggetto (anche inanimato) allevento descritto dal verbo. Hanno lo stesso valore le forme pronominali che sincontrano spesso in costruzioni del tipo: mi bevo un caff, mi vedo un film giallo, mi godo la vacanza.

Poich tale forma del pronome aggregata al verbo svolge questa funzione di intensificazione-soggettivizzazione dellevento, essa non costituisce un argomento del verbo, ma parte del verbo.

Verbi accompagnatori Sincontrano spesso forme verbali ed espressioni verbali composte da due verbi strettamente associati tra loro. Di questi due verbi uno esprime un significato specifico e laltro lo accompagna, con varie funzioni. Il caso pi semplice dato dalla presenza dellausiliare (essere, avere e qualche volta andare e venire) che serve a creare le forme composte del verbo (passato prossimo, ecc.). ovvio che questa coppia di elementi costituisce un solo verbo e non si pongono particolari problemi (segnaliamo soltanto che a volte tra lausiliare e il participio passato si inserisce un avverbio o una congiunzione, come per, anche, anzi, perfino, tuttavia, ecc.).

Altra cosa , invece, laccostamento, al verbo di significato principale, di verbi che portano un significato particolare da aggiungere al verbo principale. Si distinguono le seguenti categorie: verbi modali: potere, dovere, volere, sapere, solere (o esser solito). Esempio: Lucio pu partire; Mara deve restare; Piero vuole mangiare; Claudia sa rispond o coere; tutti aggiungono una modalit al concetto espresso dal verbo che li segue: verbi causativi: fare e lasciare. Esempio: Paolo mi ha fatto comprare questo libro; Mara mi ha lasciato decidere liberamente. Questi due verbi indicano che qualcuno induce qualcun altro o permette a qualcun altro di fare qualcosa; verbi aspettuali: sono soprattutto stare, mettersi; smettere, accingersi, prendere a, quelli che indicano che qualcosa sta per cominciare o appena cominciato, sta per finire o appena finito, o perdura. Esempio: sta per piovere; ha cominciato a piovere; lavvocato sta finendo di parlare o ha appena finito di parlare; continua a piovere; Ugo ha smesso di fumare. A prescindere dalle varie regole minute che ne riguardano luso, qui li abbiamo evocati solo per dire che essi formano come un solo verbo e quindi, anche nella rappresentazione grafica, occupano il posto del verbo singolo. Si segnala soltanto che i verbi causativi spesso trasformano il verbo che accompagnano da bivalente a trivalente: il verbo entrare bivalente nella frase Giulio entr nellaula, ma diventa trivalente se preceduto dal verbo causativo: Il professore fece entrare Giulio nellaula.

Le sostituzioni e le trasformazioni degli argomenti nominali. Le frasi completive Badiamo sempre alla funzione, prima che alla forma La funzione di argomenti del verbo svolta tipicamente dai nomi, ma al posto di questi si trovano spesso elementi che hanno altra forma: pronomi, alcuni avverbi o addirittura frasi7.

Il caso dei pronomi come sostituenti del nome o degli avverbi che sostituiscono unindicazione di luogo semplice da intendere: nella frase Paolo chiama Maria al posto del secondo argomento Maria possiamo trovare lei o il pronome atono la; nella frase Piero ha messo le chiavi nel cassetto al posto del terzo argomento nel cassetto possiamo trovare gli avverbi qui (o qua) e l (o l), accettabili quando il luogo visibile o stato gi specificato. Pi articolato, e ricco di aspetti che stimolano la produttivit linguistica, il caso delle frasi che, con determinati verbi al centro del nucleo, possono prendere il posto di un argomento. Diciamo subito che le frasi che funzionano da argomenti, i quali come ben sappiamo completano il nucleo, si chiamano completive. Qui di seguito compiamo una rassegna piuttosto rapida dei vari tipi di completive. Le frasi completive Un primo esempio ci mostra come nel nucleo costruito intorno alla forma verbale assicura, al posto di un nome (con il suo articolo e un aggettivo possessivo) che fa da argomento oggetto diretto si possa trovare, con la stessa funzione, una frase (formata da una congiunzione e un verbo, che ha come soggetto lo stesso soggetto del nucleo):

Non si deve confondere il fenomeno che qui illustriamo con il fatto che qualsiasi parola o espressione, se preceduta da un articolo o da un aggettivo dimostrativo, viene

sostantivata e quindi svolge funzione di nome, come nelle frasi seguenti: il perch di questo fatto mi sfugge; quel ma ha indispettito tutti; i tuoi non lo so sono fastidiosi; il calare della notte pose fine alla battaglia, e cos via.

Franco

assicura

la sua presenza

Franco

assicura

la sua presenza

che sar presente

Franco il soggetto di sar presente

Vediamo ora tutti i tipi di completive, che si distinguono secondo largomento che rappresentano e il modo con cui sono costruite. Le frasi che sostituiscono largomento soggetto sono dette soggettive (I); le frasi che sostituiscono largomento oggetto diretto possono essere di vario tipo: oggettive dirette, interrogative indirette o dirette, dichiarative in discorso indiretto o diretto, imperative (II); le frasi che sostituiscono largomento oggetto indiretto sono dette oggettive indirette (III).

Ecco la serie completa dei relativi esempi.

I. SOGGETTIVE a) Soggettiva formata da che + verbo di modo finito (al congiuntivo):

Il tuo silenzio

rivela

la tua preoccupaz ione

(La soggettiva che si apre con la congiunzione che lesito di unespressione come Il fatto che , in cui fatto il nome capostipite al quale segue unoggettiva).

b) Soggettiva formata da infinito semplice:

Il tuo silenzio

rivela

la tua preoccupaz ione

Che tu rimanga in silenzio

Una passeggiata

distende

i nervi

Una passeggiata

distende

i nervi

Passeggiare

I. SOGGETTIVE

Completiamo lo schema delle soggettive. c) Soggettiva con verbo allinfinito semplice o preceduto da di o con verbo finito (al congiuntivo) preceduto da che, quando il verbo del nucleo uno dei seguenti, nella forma della terza persona singolare: basta, bisogna, capita, succede, piace, dispiace, costa, giova, importa, ; o quando il nucleo imperniato su espressioni come giusto, urgente, bello, sembra giusto, ecc. In tutti questi casi la soggettiva di norma posposta al verbo del nucleo e ci ci fa sentire questo verbo quasi come impersonale:

Laccettazione verbale

basta

soggetto
Laccettazione verbale

basta

soggettiva
La tua accettazione verbale

Accettare verbalmente

basta

Che tu accetti verbalmente

urgente

un intervento

urgente

intervenire

che

tu intervenga

Con verbi come capita, succede, accade, linfinito della soggettiva preceduto da di (mi capita di dimenticare la luce accesa). La soggettiva all'infinito, quando nel nucleo non c' un argomento che indichi un interessato a quel fatto, esprime un soggetto generico: il caso dellesempio basta accettare verbalmente (rispetto a un possibile ti basta accettare verbalmente). Lo stesso riferimento a un soggetto generico si ha con il verbo in forma finita ma impersonale, come ad es. in: basta che si accetti verbalmente. Con sembra, pare e con si dice, si pensa (che ha valore di passivo) si pu avere la soggettiva allinfinito (solo con i verbi zerovalenti) o con il congiuntivo preceduto da che, che in uno stile ricercato si pu anche omettere, anticipando il soggetto del verbo della soggettiva): Sembra piovere o Sembra che piova; Si dice che Andrea sia partito; Andrea pare sia partito.

II. OGGETTIVE 1. Oggettive dirette (in varie forme) o frase autonoma in discorso diretto al posto del nome come argomento oggetto diretto:

notaio al
Mara ha dichiarato

nome
la sua accettazione delleredit

notaio

al nome
Mara ha dichiarato la sua accettazione delleredit

di

accettare leredit

oggettiva introdotta da di

oggettiva introdotta da che

che

accetta leredit
dichiarativa in discorso diretto

:Accetto leredit

Mara ha dichiarato al notaio la sua accettazione delleredit (nome) di accettare leredit (oggettiva introdotta da di) che accetta leredit (oggettiva introdotta da che) :Accetto leredit (dichiarativa in discorso diretto)

Il soggetto dei verbi delle due frasi oggettive e della frase in discorso diretto sempre Mara

2. Oggettiva diretta, formata da che + altro soggetto e verbo di modo finito, al posto del nome come argomento oggetto diretto (il verbo del nucleo bivalente):

nome Paola aspettava il tuo arrivo

nome Paola aspettava che


oggettiva diretta

il tuo arrivo

tu arrivassi

Paola aspettava il tuo arrivo che tu arrivassi

Il soggetto del verbo delloggettiva deve essere espresso (tu) perch diverso dal soggetto del verbo del nucleo (la forma arrivassi da sola pu essere sia di prima che di seconda persona).

II. OGGETTIVE Completiamo lo schema delle oggettive. 3. Oggettive dirette (in varie forme) o frasi autonome in discorso diretto al posto del nome come argomento oggetto diretto (il verbo del nucleo trivalente):

Ugo

ha chiesto

mi

di
prestargli la bicicletta oggettiva introdotta da di

Ugo

ha chiesto

mi

di

prestargli la bicicletta

oggettiva introdotta da di

che
gli prestassi la bicicletta

oggettiva diretta introdotta da che

: Mi presti (/presteresti) la bicicletta?

interrogativa diretta

: Prestami la bicicletta

imperativa

Ugo mi ha chiesto di prestargli la bicicletta (oggettiva diretta introdotta da di) che gli prestassi la bicicletta (oggettiva diretta introdotta da che) o se gli prestavo la bicicletta (interrogativa indiretta) : Mi presti (/presteresti) la bicicletta?(interrogativa diretta) : Prestami la bicicletta (imperativa)

Il soggetto dei verbi delle frasi oggettive e della frase interrogativa indiretta qui sopra riportate non lo stesso del verbo del nucleo, ma non va espresso perch si ricava dallargomento indiretto mi. Il soggetto del verbo delle frasi in discorso diretto chiaramente la persona che riceve la richiesta di Ugo.

III. OGGETTIVE INDIRETTE 1. Oggettiva indiretta, con verbo bivalente, formata da che + altro soggetto e verbo di modo finito, al posto del nome come argomento oggetto indiretto:

nome
Giulia si compiace

del

tuo successo

nome Giulia
si compiace

del che

tuo successo

oggettiva indiretta
tu abbia avuto successo

Giulia si compiace del tuo successo (nome) che tu abbia avuto successo (oggettiva indiretta)

Come si vede, loggettiva indiretta, che prende il posto di un argomento indiretto, ha la stessa forma di unoggettiva diretta. Sia sulloggettiva diretta sia su quella indiretta occorre fare unosservazione importante. Le frasi oggettive hanno il verbo talora allinfinito, talora di modo finito (indicativo o congiuntivo, secondo il significato del verbo reggente). Infatti: loggettiva si pu costruire con linfinito quando questo ha il suo soggetto nascosto in un elemento precedente: o nel soggetto del verbo principale (Paolo mi ha promesso di venire: lo stesso Paolo che verr) o nelloggetto indiretto, con i verbi che attribuiscono a questo termine un compito, una condizione e simili (Paolo ha chiesto a Luigi di venire: il venire riguarda Luigi). Loggettiva con linfinito viene detta implicita, quando non si hanno le condizioni dei due casi precedenti, occorre loggettiva con il verbo di forma finita, che ha un suo soggetto evidente (anche se espresso solo morfologicamente): Paolo sa che (tu) verrai; Paolo vuole che tu venga. Loggettiva di questo tipo viene detta esplicita. Da ricordare, infine, che con il verbo al congiuntivo presente singolare il soggetto di questo congiuntivo va specificato (vedi sopra: tu abbia avuto ), perch il verbo da solo non distingue le tre persone.

III. OGGETTIVE INDIRETTE Terminiamo lo schema delle oggettive indirette.

Il contratto

obbliga

linquilino

al
pagamento delle spese di riscaldamento

Il contratto

obbliga

linquilino

al

nome
pagamento delle spese di riscaldamento

a
pagare le spese di riscaldamento

oggettiva indiretta

Il contratto obbliga linquilino al pagamento delle spese di riscaldamento (nome) a pagare le spese di riscaldamento (oggettiva indiretta)

Il soggetto del verbo delloggettiva diverso da quello del verbo del nucleo, ma non va espresso perch si ricava dallargomento indiretto (linquilino).

Le oggettive che dipendono dai verbi di percezione uditiva e visiva I verbi come sentire, ascoltare, vedere, guardare, osservare richiedono spesso un elemento aggiuntivo allargomento, quando devono dare uninformazione specifica su questultimo. Questo elemento aggiuntivo pu essere espresso da elementi nominali (di solito unespressione preposizionale), ma pi spesso con unoggettiva. Notiamo la differenza tra

Paola

ha visto

la nave

Paola

ha visto

la nave

la nave arrivare

arrivare la nave

che
la nave arrivava

che
Paola ha visto la nave la nave arrivare arrivare la nave che la nave arrivava che arrivava la nave

arrivava la nave

Nella prima frase Paola ha visto la nave, si dice solo che Paola ha visto solo la nave, nelle altre frasi linformazione specifica data dallarrivo e questo particolare espresso con maggiore efficacia dalloggettiva.

Le oggettive che dipendono dai verbi causativi Con i verbi fare e lasciare usati come causativi largomento oggetto diretto rappresentato tipicamente dalloggettiva, pi spesso di tipo implicito, ma talvolta anche di tipo esplicito. Il solito schema grafico della struttura del nucleo mette bene in evidenza il funzionamento di questi verbi, che sono trivalenti:

Se consideriamo come un tuttuno il verbo causativo e il verbo delloggettiva lo schema non cambia:

Giuliana

ha fatto

riparare lautomobile

al
meccanico

Il custode

ha lasciato

entrare museo

al

i turisti

Giuliana

ha fatto riparare

lautomobile

al
meccanico

Il custode

ha lasciato entrare

al

museo

i turisti

interessante notare che al (o dal) meccanico e i turisti funzionano da soggetti delle oggettive implicite col verbo allinfinito riparare ed entrare; ci appare chiaro con loggettiva esplicita che abbastanza frequente con il verbo lasciare: ha lasciato che i turisti entrassero al museo.

Le oggettive che dipendono da nomi o aggettivi Anche molti nomi e aggettivi, che hanno dentro di s un significato simile a quello di verbi corrispondenti, possono essere seguiti da unoggettiva, implicita o esplicita: Desidero averti vicino Ho desiderio di averti vicino il mio desiderio che tu mi sia vicino desideroso di averti vicino

Speravo che Anna tornasse Avevo speranza che Anna tornasse fiducioso che Anna tornasse

Che fine ha fatto il predicato? In tutta lesposizione svolta finora, parlando di verbo, soggetto, oggetto diretto e oggetto indiretto, non abbiamo avuto alcun bisogno di usare il termine predicato. Questo invece abituale nella grammatica tradizionale, nella quale viene definito come ci che si dice intorno al soggetto: predicato (latino praedicatum) il participio passato di predicare nel significato antico di annunciare, bandire informazioni. Se ne distinguono due tipi: si ha un predicato verbale, se in questa parte della frase che d informazioni sul soggetto troviamo un verbo, appunto, predicativo, cio di per s ricco di significato specifico (vedi I verbi copulativi); si ha un predicato nominale, se il verbo, invece, copulativo e la specificazione di significato viene dallelemento nominale che accompagna il verbo.

Per quanto riguarda il predicato nominale, la definizione appena data non dice nulla di pi di quanto dica il modello valenziale. Per quanto riguarda il predicato verbale, la definizione che lo identifica col solo verbo dice di meno del modello valenziale, perch questo va oltre il verbo e segnala se e quali altri elementi (gli argomenti) devono legarsi al verbo per avere una scena completa da riferire al soggetto (ci che fa, subisce, o lo riguarda in qualsiasi modo). Solo nel caso dei verbi monovalenti si pu dire che il predicato costituito dal solo verbo (Piero sbadiglia; il mare si agita). Dunque, se si vuole conservare il termine e il concetto di predicato, bisogna estendere (come altri giustamente fanno) i suoi confini a comprendere gli argomenti (se ce ne sono) diversi dal soggetto: solo cos si individua nella frase il blocco di informazioni da riferire al

soggetto. Ma in questo modo siamo arrivati esattamente al quadro che ci fornisce il modello valenziale, con la differenza che questo spiega lintero meccanismo generato dal verbo e permette cos di inquadrare lintera scena in cui immerso il soggetto stesso, mentre la separazione tradizionale tra soggetto e predicato mira soltanto a individuare il soggetto e a raccontare che cosa gli capita. Questa separazione mette certo in evidenza lo speciale rapporto (concordanza di forma) tra il soggetto e il verbo e aiuta a tenere in risalto il soggetto, ma si propone una prospettiva informativa sui fatti, non una spiegazione del meccanismo della frase. Con il modello valenziale, che pure distingue il soggetto, indicandolo come primo argomento o argomento soggetto che d la persona al verbo, si ottiene il quadro dellintera famiglia di compagni del verbo. Infine, la definizione del predicato come ci che si dice intorno al soggetto lascia fuori i verbi impersonali (zerovalenti) che non hanno soggetto.

Dov lanalisi logica? Analisi logica una parola chiave dei libri di grammatica. Giustamente si vuole, nello studio della lingua, da una parte utilizzare il ragionamento logico per interpretare la lingua e dallaltra utilizzare lanalisi della lingua per sviluppare le capacit logiche. Naturalmente, questo doppio esercizio va condotto con metodo. Appoggiarsi a una logica elementare (empirica, spontanea) per entrare nel meccanismo della lingua indispensabile ed quanto stiamo facendo anche con questo percorso di riflessione. Per quanto riguarda la direzione inversa, proprio la guida di un modello ben individuato e seguito consapevolmente nel condurre lindagine che fa crescere le capacit logiche.

Ora, il modello valenziale porta a scoprire continuamente le funzioni delle parole nella frase, costruendo e maneggiando frasi pienamente comprese dal discente sulla base della competenza linguistica gi posseduta: questo il pi autentico percorso di analisi logica. Anche la ben nota etichettatura dei complementi (causa, fine, colpa ecc.), che costituisce un ampio capitolo nelle trattazioni tradizionali, un esercizio del genere, ma porta con s un doppio errore: 1) propone un riconoscimento di valori semantici e non di funzioni, essenziali invece per comprendere larchitettura della frase; 2) non tiene conto della relativit delle possibili interpretazioni dei valori semantici (vedi Che fine hanno fatto i complementi?).

Le prime aggiunte al nucleo della frase. I CIRCOSTANTI del nucleo


Come si pu ampliare la frase Al nucleo, come labbiamo fin qui individuato, si possono aggiungere molti elementi, per arricchire di informazioni la frase. Tali aggiunte si dividono in due gruppi ben distinti; vi sono:

- elementi che si collegano specificamente ai singoli costituenti del nucleo, e li chiameremo circostanti del nucleo; elementi che si affiancano liberamente al nucleo nel suo insieme, cio senza un legame sintattico specifico con i suoi costituenti, e li chiameremo espansioni del nucleo.

I circostanti del nucleo Sia il verbo, sia i singoli argomenti possono essere specificati da elementi che si legano direttamente ad essi, Alla forma verbale piove possiamo aggiungere lavverbio fortemente, o le espressioni avverbiali a dirotto, a catinelle; alla forma verbale funziona, riferita per esempio a un congegno, possiamo aggiungere gli avverbi bene o male o espressioni avverbiali come alla perfezione o a mala pena. A loro volta, anche gli argomenti possono essere forniti di elementi che li specificano. Nelle due frasi, che gi conosciamo: Mario pulisce i vetri Gli amici regalano un libro a Giulia possiamo aggiungere una serie di informazioni direttamente legate ai vari argomenti: Il bravo Mario pulisce i vetri della finestra della sua stanza Gli amici del quartiere regalano un libro di storia dello sport, splendidamente illustrato, a Giulia, vincitrice della gara

Il bravo

Mario

pulisce

i vetri

della

finestra

della
sua stanza

Il bravo Mario pulisce i vetri della finestra della sua stanza

gara

della

vincitrice

Giulia a Gli amici quartiere del dello sport regalano un libro di storia

splendidame nte illustrato

Gli amici del quartiere regalano un libro di storia dello sport, splendidamente illustrato, a Giulia, vincitrice della gara.

Come si vede, ognuno degli elementi aggiunti si lega a uno dei costituenti primari del nucleo. Questi ultimi formano un insieme, racchiuso in un ovale, che abbiamo tratteggiato proprio per lasciar passare le linee di collegamento tra i costituenti primari e le loro appendici: Queste sono collocate al di fuori del vero e proprio nucleo, lo circondano tuttintorno e per questo possono essere definite come i CIRCOSTANTI del nucleo. Intorno allintera figura abbiamo tracciato un secondo ovale in linea continua, per separare tutto il contenuto di questa figura (nucleo e circostanti) da ci che ancora si pu aggiungere in una terza fascia (sono le espansioni di cui si parla in Oltre il nucleo e i suoi circostanti: le espansioni. Espansioni di tipo avverbiale o nominale).

Occorre qui unavvertenza. Il termine circostanti usato per indicare proprio la posizione periferica al nucleo di questi elementi: nel senso che ognuno di questi elementi fuori del nucleo ristretto (che infatti, per esprimere un concetto minimo compiuto, non ha bisogno di quegli elementi aggiunti). Il termine non va confuso con quello di circostanziali, che viene usato, da taluni, per indicare gli elementi (nominali o frasi dipendenti) che aggiungono informazioni sulle circostanze in cui avviene ci che detto dal nucleo: quegli elementi che noi chiamiamo espansioni, e descriviamo in Oltre il nucleo e i suoi circostanti: le espansioni. Espansioni di tipo avverbiale o nominale. (Altri ancora li chiamano avverbiali).

Tipi di circostanti Una rassegna completa Come si gi visto con gli esempi proposti, gli elementi aggiunti direttamente ai costituenti del nucleo possono essere di varia forma. Compiendo una rassegna completa elenchiamo: avverbi o espressioni avverbiali, come circostanti che si legano al verbo; aggettivi (e articoli), participi, nomi, espressioni preposizionali, frasi relative, come circostanti che si legano agli argomenti di tipo nominale (nomi o pronomi).

Il modo di collegarsi dei circostanti ai costituenti vario e va esaminato distintamente con riferimento ai verbi e agli argomenti.

I circostanti dei verbi Avverbi ed espressioni avverbiali si affiancano direttamente al verbo; baster rendersi conto che le preposizioni che si trovano allinizio di espressioni come a dirotto, di corsa, a precipizio, allistante, in ritardo, di soppiatto, ecc., non sono elementi di congiunzione dellespressione al verbo, ma elementi costitutivi dellespressione stessa (formatasi in quel modo allinterno di contesti verbali ormai dimenticati).

Che queste espressioni siano una specificazione del significato del verbo si dimostra anche col fatto che linsieme di un verbo e della sua specificazione spesso si pu sostituire con un altro verbo che sommi i due tratti di significato: piovere a dirotto si pu sostituire con diluviare; andare di corsa con correre; andare a precipizio con precipitarsi; preparare allistante con improvvisare; mettere in atto con attuare; metter gi con deporre; metter dentro con includere o incarcerare; mettere alla pari con pareggiare; fuggire di soppiatto con svignarsela; parlare a bassa voce o con un filo di voce sostituito con sussurrare; e cos via. Lo stesso si pu dire per gli avverbi bene e male aggiunti a verbi generici: andar bene si pu sostituire con funzionare o progredire, andar meglio con migliorare, andar peggio con peggiorare; ecc. Una trasformazione analoga si pu fare perfino con espressioni di paragone di questo tipo: fugg come un gatto = sgattaiol (ma vedi I margini). la stessa operazione che spesso fanno, con maggiore ardimento semantico, gli scrittori, quando sostituiscono locuzioni come disse supplichevolmente con supplic, disse con voce tonante con tuon, chiese umilmente con piat, e simili. Un caso particolare riguarda luso dellavverbio di negazione non. fin troppo evidente che il non che accompagna un verbo non pu essere in nessun modo staccato, n semanticamente, n materialmente dal verbo, perch la sua presenza serve a creare come un nuovo verbo con significato opposto o comunque al negativo: Giulia non ha accettato linvito equivale a Giulia ha rifiutato linvito (opposto); Il presidente non ha ricevuto il ministro equivale a Il Presidente ha schivato il ministro. Lo stesso si osserva con i verbi copulativi, il cui complemento predicativo pu essere formato con aggettivi preceduti dal non o da aggettivi di significato contrario (non possibile = impossibile; e simili; tenendo presente che a volte al non +aggettivo non corrisponde un opposto: non alto non vuol dire basso ma di media statura). Per le indicazioni di tempo e di distanza (Il decreto ha prorogato di due mesi il termine di scadenza; Il progetto ha allungato di 100 metri la pista), che ora sembrano specificazioni del verbo, ora invece sembrano stare a s, si veda quanto diciamo in Un primo passo verso la linearizzazione.

I circostanti degli argomenti di tipo nominale Il tipo pi semplice di circostante di un argomento che sia un nome dato dagli aggettivi, che si concordano in genere e numero con il nome: Il bravo Mario , e cos via. Come si vede, presente anche larticolo, qui insieme con laggettivo, altrove senza aggettivi (i vetri; Gli amici ). questo il momento di precisare che anche gli articoli non sono altro, per natura e per funzione, che aggettivi. Per natura, per la loro origine da aggettivi latini (un, uno, una continuano laggettivo numerale latino unus, una, unum; il, lo, la continuano laggettivo dimostrativo latino ille, illa, illud), e per funzione, perch la loro funzione quella di qualificare la persona o cosa (di qualsiasi tipo) come non ancora nota (indeterminata) oppure gi nota (determinata) nellambito del discorso che si sta facendo8. A rigore, quindi, larticolo va staccato dal nome a cui si riferisce e messo tra I circostanti.

Come gli aggettivi si comportano anche i participi passati, che si concordano con il nome a cui si riferiscono: Il pacco, ben confezionato, arrivato a destinazione. Dopo il gruppo degli aggettivi e elementi assimilabili, vengono, tra i circostanti, i nomi usati come apposizioni (composte da un solo nome o da pi elementi) a un altro nome: Luigi, ingegnere, ha risolto il problema; Da bravo ingegnere, Luigi ha risolto il problema, nostro cruccio da tanti anni. Frequentissime, come circostanti, sono le espressioni preposizionali, che specificano aspetti vari della persona o cosa indicata dallargomento: Gli amici del quartiere hanno regalato a Giulia un libro di storia dello sport; Paolo ha mangiato un panino con salame; I miei cugini di Milano verranno a trovarmi; Luisa abita in una casa sul mare.

La qualificazione della persona o cosa come non ancora nota o gi nota un dato continuamente ricorrente nellambito di ogni discorso e per ci questo tipo di aggettivo andato generalizzandosi davanti ai nomi che usiamo, fino a cristallizzarsi nella forma di articoli (piccolo arto). Ma ci non toglie che funzioni esattamente come un aggettivo. Per comprendere bene i concetti di non ancora noto e gi noto basta riflettere su un possibile avvio di una notizia del genere: Ieri, in Piazza Venezia, un agente di polizia ha acciuffato un ladro. Lagente era in borghese, il ladro si era travestito da frate. Allinizio del racconto i due personaggi vengono introdotti per la prima volta, sono quindi nuovi nel discorso e perci sono indicati con larticolo indeterminativo. Subito dopo quei personaggi risultano gi noti al lettore, e quindi se ne parla usando larticolo determinativo. (Se si volesse volgere questo brano in latino, la prima volta si dovrebbe usare quidam e la seconda ille). Esistono cose gi note in generale, che perci si indicano con larticolo determinativo anche alla prima menzione: i corpi celesti (il Sole, la Luna, ), gli elementi naturali (laria, il mare, il vento, ), le specie viventi (lUomo, il cane, il cavallo, ; il faggio, lulivo, la vite, ), alcune entit generiche (lamore, la pace, il popolo, la storia, ).

Infine, facile rendersi conto che funzionano come circostanti anche le frasi relative, collegate a un nome mediante il pronome relativo. Nella frase di esempio analizzata in precedenza Gli amici del quartiere regalano un libro di storia dello sport, splendidamente illustrato, a Giulia, vincitrice della gara possiamo trasformare lespressione di storia dello sport in che tratta di storia dello sport, lespressione splendidamente illustrato in che splendidamente illustrato e lespressione vincitrice della gara in che ha vinto la gara. Potremo anche avere frasi del tipo libro del quale avevano parlato i giornali oppure al quale lei teneva molto. Queste espressioni sono vere e proprie frasi, con un proprio verbo, ma hanno esattamente la stessa funzione e la stessa posizione di unespressione preposizionale, di un aggettivo o di un sostantivo che formava unapposizione. (Va segnalato che la frase relativa ricavata da unespressione preposizionale pu avere il verbo allindicativo o al congiuntivo secondo il significato del verbo della frase principale: da abita in una casa sul mare si passa a abita in una casa che sul mare; mentre da desidera una casa sul mare si passa a desidera una casa che sia sul mare La relativa col congiuntivo si chiama relativa restrittiva, perch pone delle condizioni).

Precisazioni sui circostanti Argomento o verbo con pi circostanti. I circostanti a catena facile comprendere che ogni singolo costituente primario del nucleo (verbo o argomento) pu avere pi circostanti. Basta la rappresentazione grafica a spiegare come si collocano simili costellazioni di circostanti legati a un singolo costituente. Una frase come Io ho visto il bellissimo anello di brillanti di Maria rappresentata in questo modo:

Maria

di
anello

(io)

ho visto

di
brillanti

il bellissimo

mostra che allargomento anello sono collegati indipendentemente i circostanti il, bellissimo, di brillanti, di Maria (ovviamente questultima espressione si collega ad anello e non solo a brillanti). Questo altro esempio presenta pi circostanti dello stesso verbo: Piero entr lentamente e silenziosamente nello studio (ma vedi, anche I margini). facile anche comprendere che un circostante pu fare da capofila a una catena di altri elementi che specificano ulteriormente il circostante stesso. Si osserva il caso nella frase seguente (con verbo copulativo): Il lampione sul marciapiede del viale della stazione pericolante.

pericolante Il lampione

sul

marciapiede

del

viale

della

stazione

Le unit politematiche Prendiamo espressioni come ferro da stiro, treno merci, mobile bar, fine settimana, carta di credito, sala da pranzo, scarpe da tennis, stato civile, busta paga, monte premi, alta moda, sosta vietata, pronto soccorso, pubblica sicurezza, carta didentit, guardia del corpo, ecc.: evidente che queste espressioni, formate da pi parole, indicano un unico oggetto o contengono ununica idea, e quindi sono come una sola parola. Che queste espressioni siano inscindibili ce lo dice il fatto che, se dobbiamo accompagnare ad esse un aggettivo, questo non possiamo metterlo nel mezzo, ma solo davanti o dopo: il nuovo mobile bar o il mobile bar nuovo, ma non il mobile nuovo bar; la vecchia carta didentit o la carta didentit vecchia, ma non la carta vecchia didentit, e cos via. Queste espressioni si chiamano unit polirematiche, termine che vuol dire semplicemente che sono unit formate da pi parole. (In altre lingue, come linglese o il tedesco, che hanno altre regole per formare le parole, spesso queste espressioni formano davvero una sola parola anche per iscritto: esempio inglese weekend, in italiano fine [della] settimana; in tedesco Kreditkarte, in italiano carta di credito).

Sono affini alle unit polirematiche anche espressioni un po meno compatte come riva del mare, cima del monte, porta di casa, fondo del mare, foglio di carta, ecc. Ai fini della definizione degli argomenti possiamo considerarle un tuttuno, anche se sono spesso separabili tra loro (possiamo dire: riva ghiaiosa del mare, foglio bianchissimo di carta). Ebbene, anche nel rapporto con il verbo e con qualsiasi altra parte della frase questa specie di parole composte si comportano come ununica parola. Nei nostri schemi grafici dovranno entrare intere nei cerchi predisposti: cos risulter evidente la loro conformazione e si vedr chiaro il punto di attacco dei legami con gli altri pezzi della frase.

Lina

ha messo

un mobile bar

salotto

Tutto questo materiale pu trovarsi anche nelle espansioni Abbiamo concluso la rassegna di tutti i possibili pezzi nomi, espressioni preposizionali, avverbi ed espressioni avverbiali, aggettivi, nomi in funzione di apposizioni, frasi relative, unit polirematiche che possiamo trovare nel nucleo o attaccati intorno al nucleo. Il prossimo capitolo dedicato allultimo tipo di ampliamenti della frase, ad elementi aggiunti che ci porteranno fuori dellarea del nucleo e dei suoi circostanti e che chiameremo espansioni. bene sapere che anche il materiale presente in questo altro mondo della struttura della frase fatto degli stessi pezzi; ma, attenzione, vedremo che essi giocano l unaltra partita, perch non hanno nessun legame sintattico (di significato invece s) col nucleo e con i suoi circostanti! Almeno fino a quando non entreranno in campo altri verbi, che vogliono legarsi (come dipendenti) al verbo principale, e si torner allora a parlare di altri nuclei (ma, a quel punto, sar una storia nota). Intanto, per chiudere davvero il discorso sul nucleo e sui circostanti dobbiamo compiere due ultime osservazioni.

I margini Anche con laiuto dei nostri schemi grafici abbiamo potuto delimitare con sufficiente chiarezza larea del nucleo ristretto (entro lovale tratteggiato) e la fascia dei circostanti (entro un primo ovale a linea continua). Questi ultimi, lo ripetiamo ancora una volta, sono ben attaccati ciascuno a un costituente primario del nucleo, per specificarlo e non hanno quella autonomia che spetta, come vedremo tra poco, alle espansioni. Eppure ci sono dei casi in cui un elemento che ha funzione di circostante pu assumere, visto da unangolatura un po diversa, valore di espansione.

Prendiamo la frase Luigi ha pulito accuratamente i vetri: se quellaccuratamente ci sembra descrivere solo i movimenti ripetuti della mano che puliva i vetri, lo sentiamo come una specificazione del verbo pulire; ma se abbiamo in mente tutta una preparazione della pulitura e un atteggiamento generale di cura nelloperazione, allora ci sembrer che quellaccuratamente ci richiami una circostanza pi ampia, uno sfondo, e allora lo sentiremo come unespansione. Basta poco, infatti, a spostarci veramente nella sfera delle espansioni: se sostituiamo quellavverbio con lespressione con cura, con grande cura, ci accorgiamo che siamo passati davvero nella sfera delle espansioni. Ce lo dice il fatto che queste altre espressioni possiamo staccarle decisamente dal verbo: Con grande cura, ieri, Luigi ha pulito i vetri. Come per dire che loperazione stata preparata e accompagnata da molta cura.

Altri due esempi. Nella frase Il treno arrivato alle 7,30 in stazione, noi abbiamo il verbo arrivare che bivalente: per generare una frase ha bisogno soltanto dellargomento soggetto (il treno) e dellargomento oggetto indiretto (in stazione); lorario di arrivo unaltra circostanza.

Ma in questa formulazione pare di sentire che lindicazione dellora strettamente legata allevento dellarrivo; potrebbe equivalere a puntualmente o in orario (se quello era lorario stabilito); quindi la frase potrebbe significare che il treno stato puntuale (nellarrivo in stazione). Lindicazione dellora, allora, non sarebbe staccabile dal significato del verbo. In questo altro esempio con lo stesso verbo, Il pacco arrivato sano a destinazione, sentiamo che laggettivo sano essenziale in questa comunicazione. chiaro che frasi del genere presentano queste oscillazioni perch cominciano a colorarsi del carattere di messaggi in situazione. La verit che, per quanta freddezza possiamo usare nellesaminare il meccanismo puro della lingua, questa, specialmente quando accostiamo pi parole, trasmette sempre delle sfumature di significato che vanno oltre le parole stesse, Per questo dobbiamo ammettere che il nucleo (stretto o arricchito di circostanti) ha dei margini qualche volta sfumati, che si colorano in modo diverso secondo la prospettiva psicologica dalla quale li consideriamo. La lingua, non arretriamo, alla base un sistema, una macchina: ma una macchina costruita dalla mente umana, attraverso infinite situazioni reali, attraversate da stati danimo. (Quando poi questa macchina viene messa in movimento per compiere davvero un lavoro, un viaggio, allora sar il pilota lautore del testo a farle fare prodigi).

Un primo passo verso la linearizzazione

Finora abbiamo lavorato molto con gli schemi grafici, i quali ci fanno vedere il verbo al centro e tante altre parole che gli stanno intorno, legate in un modo o in un altro (e altre ne vedremo collocate in unorbita pi larga). Forse proprio cos che i pezzi della frase, quando stiamo per costruirne una, affiorano nella nostra mente (immenso archivio di parole, o diciamo memoria elettronica di altissima potenza!), richiamandosi luna con laltra, ora per via di sintassi, ora per via di semantica, talora solo per somiglianza di forma (le assonanze, le rime). Ma per fare uscire questa frase dalla nostra bocca o per metterla per iscritto nei modi usuali, le parole devono essere messe in fila: soprattutto quando parliamo o ascoltiamo esse appaiono inesorabilmente luna dopo laltra. Per iscritto si potrebbe ricorrere a collocazioni diverse, un po come facevano i poeti futuristi: sar suggestivo, ma non questo il modo di scrivere comunemente accettato; anche sulla pagina le parole devono essere messe in fila.

Ebbene, in questa disposizione lineare, che si chiama appunto linearizzazione, per comprendere bene il senso di una frase noi dobbiamo ritrovare quei collegamenti che vanno da un punto allaltro della rete di parole: dobbiamo, con abilit, distinguere tra costituenti del nucleo (verbo e suoi argomenti) e parole che si attaccano come code particolari ai singoli costituenti e ad altre parole ed espressioni (come stiamo

per vedere) che sinfilano un po dappertutto, creando una gradazione di zone pi luminose e zone dombra nei periodi pi ampi e complessi. Come far emergere con chiarezza, parlando o scrivendo, da una rigida sequenza di parole questa rete di collegamenti e di corrispondenze, per comprendere con precisione il significato e il senso di un periodo e poi di un brano intero?

Nella produzione orale intervengono le intonazioni e le pause, ed altri effetti di voce, a far distinguere i vari segmenti della frase che appartengono alle diverse aree della struttura frasale. Nella produzione scritta bisogna imparare a distribuire nel modo migliore i singoli pezzi e segmenti e a separarli con i segni di punteggiatura e affini (parentesi, trattini) opportuni. Abbiamo voluto anticipare questo discorso a questo punto, perch c gi materia sufficiente, e non troppo ingombrante, per cogliere il processo della linearizzazione. Lo riprenderemo quando avremo a disposizione anche il materiali che ci offrir lo studio delle espansioni (nominali e frasali).

Oltre il nucleo e i suoi circostanti: le espansioni - Espansioni di tipo avverbiale o nominale


Le espansioni

Alla frase come labbiamo costruita e analizzata fino ad ora, formata dal suo nucleo e dai suoi (eventuali) circostanti, possibile aggiungere ancora altri elementi, diversi dai circostanti. Partendo dalla frase ridotta al puro nucleo Mario pulisce i vetri siamo passati, aggiungendo dei circostanti, alla frase Il bravissimo Mario pulisce i vetri della finestra della sua stanza gi pi ricca di dettagli. Ma ad essa possiamo aggiungere ancora altre informazioni, che riguardano, ad esempio, quando Mario compie questa operazione e quali accorgimenti usa per eseguire questo lavoro. Potremmo dunque ampliarla cos (sottolineiamo le nuove aggiunte): Tutti i giorni, alle prime luci del mattino, il bravissimo Mario, con molta cura e abilit, su un alto sgabello, pulisce i vetri della finestra della sua stanza.

I nuovi elementi, come si vede, si inseriscono bene, concettualmente, in questo discorsetto: collocando il fatto in un determinato tempo, ne precisano la ricorrenza, indicano gli strumenti usati (lo sgabello che serve a Mario per arrivare pi in alto) e laccuratezza delloperazione. Ma se li osserviamo attentamente, vediamo che essi sono semplicemente affiancati alla struttura preesistente, senza alcun punto di collegamento specifico con gli elementi di tale struttura. Infatti, possiamo spostarli e metterli in ordine diverso e vedremo che il significato della frase non cambia e non ne soffre: Il bravissimo Mario, alle prime luci del mattino, su un alto sgabello, tutti i giorni, pulisce i vetri della finestra della sua stanza con molta cura e abilit oppure: Su un alto sgabello, tutti i giorni, il bravissimo Mario, alle prime luci del mattino, pulisce, con molta cura e abilit,i vetri della finestra della sua stanza

oppure ancora Con molta cura e abilit, il bravissimo Mario, su un alto sgabello, alle prime luci del mattino, pulisce, tutti i giorni, i vetri della finestra della sua stanza e cos via. Questa grande libert di collocazione dei nuovi pezzi aggiunti ci conferma che ognuno di essi non ha legami sintattici con tutti gli altri, ma si lega a tutto il resto per il significato che ha. Potr sembrare che, almeno per alcuni di questi nuovi pezzi, il collegamento sia realizzato dalle preposizioni, semplici o articolate, su, alle, con: non cos, perch queste servono a formare quelle espressioni con quel significato, non a collegarle con ci che le precede o le segue. Poich la loro funzione quella di allargare la scena, a questi pezzi possiamo dare il nome di ESPANSIONI, Possiamo vederne meglio la posizione sistemandoli in uno di quegli schemi che conosciamo, in una fascia ovviamente esterna al secondo ovale: alle prime luci del mattino

su un alto sgabello

Mario
Il bravissimo

pulisce

i vetri

della

finestra

della sua stanza

tutti i giorni

con molta cura e abilit

su un alto sgabello

tutti i giorni

Mario
Il bravissimo

pulisce

i vetri

della

finestra

della sua stanza

alle prime luci del mattino

con molta cura e abilit

Su un alto sgabello, tutti i giorni, il bravissimo Mario, alle prime luci del mattino, pulisce, con molta cura e abilit,i vetri della finestra della sua stanza

con molta cura e abilit

su un alto sgabello alle prime luci del mattino

Mario
Il bravissimo

pulisce

i vetri

della

finestra

della sua stanza

tutti i giorni

Con molta cura e abilit, il bravissimo Mario, su un alto sgabello, alle prime luci del mattino, pulisce, tutti i giorni, i vetri della finestra della sua stanza

Le quattro espansioni sono collocate in quattro punti diversi, ma quella non una posizione obbligata: sono come quattro satelliti pronti a girare intorno al nucleo e ai suoi circostanti. Baster provare a leggere la frase su questo schema variando linserimento delle espansioni come abbiamo fatto nelle tre versioni date precedentemente. Possiamo anche ripetere lesperimento con questaltra frase: In veranda, mia zia Paola, con passo cadenzato e ampi gesti, al calar della sera, in mezzo ai fiori, declama versi del suo amato Pascoli, sullonda dei ricordi liceali. La sua sistemazione nello schema grafico sar la seguente:

In veranda

con passo cadenzato e ampi gesti

Paola
mia zia

declama

i versi

del

suo amato

Pascoli

in mezzo ai fiori

sullonda dei ricordi liceali

In veranda, mia zia Paola, con passo cadenzato e ampi gesti, al calar della sera, in mezzo ai fiori, declama versi del suo amato Pascoli, sullonda dei ricordi liceali

In attesa di vedere (in Dalle espansioni alle frasi dipendenti. La FRASE COMPLESSA (o multipla o periodo) che cosa succede se facciamo esplodere le espansioni in nuove frasi (di vario tipo), possiamo chiudere, come abbiamo gi fatto nei due schemi precedenti, la terza fascia di elementi in un ovale a linea continua e segnare cos (finalmente) lestremo confine della frase semplice.

Ancora sulla linearizzazione Se facciamo un confronto tra la dislocazione dei pezzi delle due frasi negli schemi grafici con la loro scrittura normale, possiamo tornare a riflettere sui problemi della linearizzazione che abbiamo gi presentato in I margini. Limitiamoci alla prima delle due: le quattro versioni diverse che ne abbiamo dato ci fanno vedere come possiamo giocare con questi pezzi, per ottenere leffetto di luci e ombre che ci piace di pi. Ma possiamo osservare anche quanto siano opportune le virgole che isolano le espansioni.

Nelle nostre versioni lineari le abbiamo messe in tutti i punti possibili; qualcuna si potrebbe anche togliere, senza creare confusione, ma se nel primo esempio togliamo la virgola tra alle prime luci del mattino e su un alto sgabello, almeno a prima lettura sembrer che le luci del mattino illuminino lalto sgabello; e se nellultima versione la togliamo tra pulisce e tutti i giorni, si rischia di legare il pulire con tutti i giorni (come fosse un oggetto diretto). Se poi le togliamo tutte, ecco il risultato che avremmo: Su un alto sgabello tutti i giorni il bravissimo Mario alle prime luci del mattino pulisce con molta cura e abilit i vetri della finestra della sua stanza.

Non si pu dire che scritta in questo modo la frase sia un modello di chiarezza! Occorre proprio riconoscere le espansioni, distinguendole da tutto il resto. E nel parlato, dove non si vedono i segni grafici di separazione? Il parlato si serve della prosoda (cambiamenti di intonazione e brevissime pause) per far cogliere larticolazione sintattica della frase.

In conclusione, chiarita la diversa funzione dei pezzi distribuiti sui tre livelli della struttura della frase, ci rendiamo conto della struttura complessiva di questa e troviamo anche la chiave per luso della punteggiatura.

Quali tipi di parole troviamo tra le espansioni? Tutti i tipi, tranne i verbi, a meno che non siano in una frase relativa. Molto spesso le espansioni sono espressioni nominali semplici o preposizionali (basta cercarle negli esempi dati), dentro le quali possiamo trovare aggettivi, pronomi, frasi relative (alle prime luci del mattino potremmo anche cambiarlo in alle prime luci che annunciano il mattino); spesso sono avverbi ed espressioni avverbiali (ad es. sempre, immancabilmente, di solito, allimprovviso, ecc.). Insomma, le espansioni possono essere anche molto ricche di elementi (e in tal caso appesantiscono la frase), ma non cessano di essere quello che sono, ognuna chiusa in s stessa. Possono tuttal pi unirsi a coppia (vedi sopra: con passo cadenza e ampi gesti).

Richiamiamo lattenzione su un valore particolare che possono assumere alcune parole (avverbi, locuzioni avverbiali) usate come espansione. Se uso frasi come le seguenti: Sinceramente, Mario un gran lavoratore Francamente, il tuo comportamento mi dispiace Veramente, Luisa non mi ha detto niente Piero ha aiutato te, praticamente Politicamente, Filippo non ha pi alcun peso

si vede chiaro che quegli avverbi non fanno parte della frase nucleare, ma stanno un po per proprio conto. Questi avverbi isolati (si trovano allinizio, alla fine o anche in mezzo alla vera frase) hanno valore di unintera frase, che esprime un giudizio di chi parla o il richiamo a un determinato punto di vista: equivalgono a frasi dipendenti del tipo se devo esprimerti sinceramente la mia opinione, ti dico che ,se devo parlarti francamente, ti dico che, A dire come stanno veramente le cose, , se consideriamo gli aspetti pratici di questa faccenda, , se ci mettiamo dal punto di vista della politica, . Lavverbio usato in questo modo riassume in s una piccola frase e si chiama perci avverbio frasale.

Il concetto di frase semplice (o singola) questo il momento di fissare il concetto di FRASE SEMPLICE. Partendo dalla presentazione delle propriet del verbo, passando a presentare i suoi argomenti, che insieme al verbo formano il nucleo, e poi i circostanti del nucleo e infine le espansioni, abbiamo sviluppato interamente, anche con una certa ampiezza, il nostro modello di frase. Osservando tutti gli esempi che abbiamo via via costruito e analizzato, troveremo che ognuno di essi si regge su un solo verbo centrale, con il suo nucleo: possiamo con ci confermare che davvero un verbo, specialmente se di tipo predicativo (vedi I verbi copulativi), pu fare da pilastro unico a unintera frase. questo il prototipo di frase che abbiamo messo davanti a noi per studiarlo da tutti i punti di vista. A questo prototipo possiamo dare il nome di FRASE SEMPLICE, volendo con questo termine indicare non che la frase formata con poche parole, ma che ha un solo verbo che la regge. Laggettivo semplice ha qui il significato del latino simplex fatto di un solo componente, in contrapposizione a duplex, triplex, Potremmo anche chiamarla, perci, singola, ma ormai invalso laltro termine.

Aver fissato questo termine, e il relativo concetto, ci utile per paragonare, tra poco, la frase costruita con un solo verbo centrale con il tipo di frase che ha anche altri verbi, ma, come vedremo in Dalle espansioni alle frasi dipendenti. La FRASE COMPLESSA (o multipla o periodo), in periferia. Unapparente eccezione. Una frase del tipo Da due mesi, ormai, mio cugino di Milano, con mio grande piacere, dorme, mangia e beve a casa mia, ha dentro di s ben tre verbi, eppure chiaramente unitaria in tutto il resto della sua struttura, come se avesse un solo verbo (ad es. dorme). evidente che tutto il resto della struttura va riferito a ciascuno dei tre verbi, vale cio a completare (con argomenti, circostanti ed espansioni) ognuno di essi. Questa frase, insomma, vale per tre frasi coordinate tra loro: Da due mesi, , dorme a casa mia; Da due mesi, , mangia a casa mia; Da due mesi, , beve a casa mia. Si tratta, pi precisamente, di una frase composta (come quelle che descriviamo in Dalle espansioni alle frasi dipendenti. La FRASE COMPLESSA (o multipla o periodo) risultante da tre frasi, che hanno messo in comune, perch identico, tutto il resto che ruota intorno a ogni singolo verbo.

Che fine hanno fatto i complementi? Si sar notato che, pur avendo completato lintero percorso che descrive la struttura della frase semplice, non abbiamo avuto occasione di parlare della numerosa schiera di complementi che costituiscono un pezzo forte della tradizionale analisi logica. Il termine complemento labbiamo usato soltanto a proposito del complemento predicativo del soggetto o delloggetto, per indicare quegli elementi che con certi verbi devono completare il significato di questi due argomenti (vedi Verbi che richiedono un argomento arricchito). In altre occasioni abbiamo parlato di verbi che richiedono argomenti che indicano il luogo (in cui si sta o verso cui si va o da dove si viene, o attraverso cui si passa) o una misura (leggi Un caso particolare: gli argomenti che indicano misura). Ma non c stato bisogno, in molti altri punti della frase, di stabilire se le espressioni usate indicavano causa, tempo, fine, et, colpa, pena, prezzo, materia, qualit, abbondanza e privazione, esclusione, ecc.

Infatti, per individuare le funzioni dei singoli pezzi nel meccanismo della frase stato sufficiente utilizzare espressioni il cui significato si comprende benissimo sulla base della nostra competenza linguistica, senza dover appiccicare etichette a quelle espressioni. Costruendo una frase come Piero uscito a passeggio con sua moglie, chiunque capisce che uscito in compagnia di sua moglie. E ancora, nella frase Gino ha realizzato un bel disegno con la penna, capiamo perfettamente che la penna stato lo strumento con cui Gino ha lavorato. Insomma, ai fini dello studio del meccanismo della frase il significato (il valore semantico) delle singole espressioni non viene trascurato, ma viene riconosciuto dalla nostra competenza. E tanto basta per quello scopo.

Letichettatura tradizionale di singole espressioni come complementi di causa, tempo, ecc., porta con s un duplice errore di metodo: 1) non mira a far riconoscere le funzioni di quelle espressioni nella frase (vera operazione logica da compiere in grammatica), perch non spiega se quelle espressioni completano il significato del verbo (e quindi costituiscono il nucleo della frase: come, ad esempio gli argomenti che indicano il luogo con i verbi di stato o di movimento) o occupano, invece, unaltra posizione nella frase (limmagine della frase quasi sparisce quando si classificano i complementi); 2) non tiene conto delle ambiguit che spesso si presentano nel cercare di riconoscere il valore semantico delle espressioni in questione. La causa e il fine sono spesso connessi, come nella frase Il ladro ha commesso il furto per il bisogno di curare la madre. Nella frase Dalla finestra della mia camera vedo il mare lespressione dalla finestra si pu intendere: a) come stato in luogo, perch chi guarda in quel punto; b) come moto da luogo, perch figurativamente il mio sguardo parte da l;

c) come moto a luogo, perch in realt il verbo vedere indica la ricezione di unimmagine e dunque con quella frase dico che limmagine del mare arriva al mio occhio quando sono l. Non si dimentichi che letichettatura dei complementi era nata per fornire un ausilio pratico nello studio delle lingue classiche, e cio per cercare di trovare le corrispondenze tra espressioni della lingua materna ed espressioni dellaltra lingua, in entrambe le direzioni di manovra di chi traduce. Un ausilio appena appena utile e molto povero, dato che fossilizza le espressioni delluna e dellaltra lingua e ritarda limmersione nei valori testuali. In conclusione, si consiglia di tentare, con le dovute cautele, la classificazione dei complementi quando si studia il lessico e la semantica. Nella sintassi molto pi utile esercitarsi, sulle espressioni proposte, a trasformarle in altre espressioni e costruzioni equivalenti, estratte dalla competenza dellalunno o suggerite dal docente. Un invito a ci viene anche dalla materia che trattiamo in Dalle espansioni alle frasi dipendenti. La FRASE COMPLESSA (o multipla o periodo).

La FRASE COMPLESSA (o multipla o periodo) Trasformazioni delle espansioni in frasi dipendenti Ci resta da compiere lultimo passo per completare la spiegazione delle strutture sintattiche della frase. Le espansioni, che finora abbiamo osservato nella loro forma nominale (di solito espressioni preposizionali) o avverbiale (avverbi o locuzioni avverbiali), possono essere trasformate, quasi sempre con molta facilit, in frasi dipendenti, ora esplicite (con verbo di forma finita retto da una congiunzione), ora implicite (con verbo allinfinito preceduto da preposizione o al gerundio). Proviamo con un esperimento pratico sulla frase costruita nel paragrafo precedente, nella quale si riconoscono la frase di base e le espansioni (sottolineate): Tutti i giorni, alle prime luci del mattino, il bravissimo Mario, con molta cura e abilit, su un alto sgabello, pulisce i vetri della finestra della sua stanza. Leggiamo ora questa versione: Quando sopraggiunge ogni nuovo giorno e si accendono le prime luci del mattino, il bravissimo Mario, salendo su un alto sgabello, pulisce, mettendoci molta cura e abilit, i vetri della finestra della sua stanza. Il contenuto certamente lo stesso (anche se nella nuova formulazione la frase pi lunga e molte informazioni sono diventate pi precise o un po meticolose). Quel che cinteressa qui notare che alla frase di base, rimasta immutata, si sono aggiunte quattro nuove brevi frasi (ci sono i verbi!), nate chiaramente da una trasformazione delle espansioni precedenti.

Osserva gli schemi.

Tutti I giorni

alle prime luci del mattino

Mario
Il bravissimo

pulisce

i vetri

della

finestra

della sua stanza

con molta cura e abilit

su un alto sgabello

Tutti i giorni, alle prime luci del mattino, il bravissimo Mario, con molta cura e abilit, su un alto sgabello, pulisce i vetri della finestra della sua stanza

quando sopraggiunge ogni nuovo giorno

si accendono le prime luci del mattino

Mario
Il bravissimo

pulisce

i vetri

della

finestra

della sua stanza

salendo su un alto sgabello

mettendoci molta cura e abilit

Il bravissimo Mario, quando sopraggiunge ogni nuovo giorno e si accendono le prime luci del mattino, pulisce, salendo su un alto sgabello, i vetri della finestra della sua stanza, mettendoci molta cura e abilit

Per mettere in evidenza che le quattro nuove entit sono delle frasi, che hanno una certa loro autonomia, possiamo disegnare uno schema nel quale le nuove frasi sono collocate allesterno del terzo ovale grande, e raggiunte da una freccia che parte dal punto in cui erano le precedenti espansioni. Con questa rappresentazione appare molto chiaro limpianto dellintera struttura, che quella di una frase reggente (detta anche principale o sovraordinata) e di quattro sue frasi dipendenti (dette anche secondarie o subordinate). Una struttura abbastanza ampia, sulla quale possiamo compiere varie osservazioni. La frase reggente si riconosce perch ha tutti i pezzi necessari per avere significato compiuto e per reggersi da sola, mentre le altre presentano condizioni diverse. La prima delle dipendenti (quando sopraggiunge ogni nuovo giorno) ha significato compiuto (verbo monovalente, in uso assoluto e in forma finita, e suo argomento soggetto) e si potrebbe anche reggere da sola, ma si apre con la congiunzione quando che aspetta di agganciarsi a qualcosa di stabile. Lo stesso si pu dire della seconda dipendente (si accendono le prime luci del mattino, con verbo pronominale monovalente in forma finita e suo argomento soggetto), di significato compiuto, ma anchessa, attraverso la e, allacciata al quando iniziale e quindi da agganciare a un punto stabile. Le altre due presentano i verbi nella forma non finita del gerundio (salendo, mettendoci) che bisogna riferire a un soggetto, da trovare nella frase reggente (Mario).

A una frase cos sviluppata, che comprenda una frase reggente e una o pi frasi dipendenti, diamo il nome di FRASE COMPLESSA. Badiamo al fatto che non il numero o la lunghezza delle frasi dipendenti che conta: basta la presenza di una sola dipendente perch si possa dire che la frase complessa, termine usato nel senso etimologico di abbracciato, messo insieme (dal latino complecti abbracciare) e non nel senso comune di complicato, aggrovigliato. Nei nostri discorsi soprattutto nello scritto, meno nel parlato facciamo molto uso di frasi complesse, per collegare pi idee in una stessa costruzione sintattica. Lespressione frase complessa va messa infatti a stretto confronto con lespressione frase semplice. (La semplice labbiamo chiamata anche singola, e perci la complessa potremmo chiamarla anche multipla, specialmente quando contiene pi frasi dipendenti). Alla frase complessa, specialmente quando ha una certa lunghezza, si d anche il nome di PERIODO, termine usato per lo pi per parlare di brani di prosa; ne derivato anche il verbo periodare costruire periodi. In definitiva, anche un solo esempio basta a dimostrare che le espansioni di tipo nominale o avverbiale si possono trasformare in frasi dipendenti; naturalmente si pu sperimentare anche il movimento inverso, di frasi dipendenti trasformate in espansioni avverbiali o nominali. (Si noter che a volte le due forme sono davvero equivalenti, altre volte, invece, no: certo preferibile dire tutti i giorni anzich quando sopraggiunge ogni nuovo giorno, che ne la frase corrispondente, in teoria accettabile, anche se non preferibile). un altro

fenomeno importante, che scopriamo verso la fine del nostro percorso di scoperta del meccanismo che regola la formazione delle frasi nel sistema della lingua. Anche in questa fase la rappresentazione grafica rende tutto molto evidente e, collocando topograficamente tutti i pezzi della frase in posizione radiale con il verbo principale al centro, illustra bene la validit, e la potenza, del modello che fonda la spiegazione del funzionamento della lingua sul riconoscimento delle propriet del verbo.

Dipendenti in parallelo e a catena. I verbi tirano i fili della rete

Nellesempio che abbiamo costruito per ultimo alle dipendenti possiamo ancora attribuire il posto con molta libert, perch sono in parallelo tra loro rispetto al nucleo (e suoi circostanti). Basta fare il solito esperimento, spostando le dipendenti in questaltro modo: Il bravissimo Mario, quando sopraggiunge ogni nuovo giorno e si accendono le prime luci del mattino, pulisce, salendo su un alto sgabello, i vetri della finestra della sua stanza, mettendoci molta cura e abilit

Ma se aggiungiamo altre frasi dipendenti, di vario genere, allora comincia ad esserci la necessit di dare loro un certo ordine, perfino nella rappresentazione grafica, perch non sorgano confusioni, specie nella lettura filata. Se, per esempio, vogliamo indicare la causa che costringe Mario a quelloperazione sistematica e lo scopo che persegue, bisogna aggiungere altre tre frasi dipendenti. Lintera frase potrebbe presentarsi cos (sono sottolineate tutte le dipendenti, quelle nuove sono in neretto; tutte le dipendenti sono numerate; la reggente con i suoi circostanti in rosso): 1) Poich abita vicino a una fabbrica dai fumi molto inquinanti, 2) bench risultino consentiti dalla legge, 3) quando sopraggiunge ogni nuovo giorno 4) e si accendono le prime luci del mattino il bravissimo Mario, 5) salendo su un alto sgabello pulisce 6) mettendoci molta cura e abilit i vetri della finestra della sua stanza

7) perch vi entri pi luce. Almeno due delle nuove frasi dipendenti hanno una posizione vincolata: la frase 2 deve restare vicino alla 1 che parla dei fumi (molto inquinanti, eppure ammessi dalla legge): una dipendente della dipendente. La 7 deve restare vicino a stanza, circostante dellargomento vetri, perch altrimenti non si capirebbe che cosa in questa debba accadere (deve entrarci pi luce).

Un esame integrale della frase ci fa capire che questa frase, nonostante il gran numero di dipendenti che si susseguono in essa, risulta chiara perch di ogni singola frase dipendente si rintracciano il soggetto e gli altri eventuali argomenti dei rispettivi verbi: la numero 1 manca dellargomento soggetto, ma questo si rintraccia nella frase reggente, Mario, che concorda in numero con abita, un verbo che per di pi richiede come soggetto un essere vivente, preferibilmente umano; vicino a una fabbrica largomento oggetto indiretto richiesto dallo stesso verbo, che bivalente; la numero 2, che dipende dalla prima e ha il verbo alla terza plurale, trova nella prima il suo argomento soggetto adatto, i fumi, e poich costruita al passivo (risultino consentiti9) completata dall argomento agente (dalla legge) richiesto dal verbo consentire; le numero 3 e 4 hanno gli argomenti soggetti dentro di s (posposti): sopraggiunge riferito a giorno; si accendono riferito alle luci; entrambi sono verbi monovalenti; le numero 5 e 6 hanno i verbi in forma non finita, i gerundi salendo e mettendo, i quali rintracciano subito il loro argomento soggetto in Mario (perch vicino e quelle operazioni si addicono a un essere umano) e sono seguiti dagli altri argomenti: salendo, da salire bivalente, completato da su un alto sgabello (argomento oggetto indiretto); mettendo, da mettere trivalente, completato dallargomento oggetto diretto molta cura e abilit e dall argomento oggetto indiretto condensato nella particella avverbiale di luogo ci (= nelloperazione che compie); la numero 7, una frase gi completa, con il verbo bivalente entrare alla terza persona singolare, il suo argomento soggetto, pi luce, posposto, e l argomento oggetto indiretto nella particella avverbiale di luogo vi, che richiama la stanza.

In questa combinazione il verbo risultare ha valore copulativo e quindi pu essere utilizzato per formare la costruzione passiva.

Di passaggio ricordiamo che le frasi con il verbo finito si definiscono esplicite e quelle con il verbo di forma non finita (allinfinito e al gerundio) si definiscono implicite: una distinzione che avevamo gi fatto a proposito delle frasi completive (vedi Badiamo sempre alla funzione, prima che alla forma).

Segnaliamo anche che molto spesso anche nelle dipendenti, come tra i circostanti del nucleo, sincontrano le frasi relative, le quali si attaccano a catena a una parola precisa di una dipendente e quindi creano leffetto a catena. Ad esempio, nella prima dipendente della frase di campione, lespressione appositiva dai fumi molto inquinanti, che appartiene a fabbrica, si pu trasformare in che emette fumi molto inquinanti. Ora, quando noi costruiamo parlando o ascoltiamo una lunga frase come questa, non ci rendiamo minimamente conto di tutta questa rete di collegamenti; ce ne accorgiamo certamente un po quando leggiamo e dobbiamo rendercene conto molto di pi quando scriviamo: certo che, anche quando non ce ne accorgiamo, questa rete c (se il brano ben costruito) e, ancora una volta, sono i verbi che tirano i fili della tessitura.

Torniamo di nuovo sulla linearizzazione: suoi svantaggi e vantaggi Le analisi della nostra frase di esempio sono state finora condotte avendo presente soprattutto la posizione dei pezzi in una costellazione radiale, quella rappresentata nei grafici, anche se non sempre li abbiamo disegnati. Ma abbiamo gi segnalato che, quando una frase ci esce dalla bocca (per entrare nelle orecchie di qualcuno) o la mettiamo per iscritto nei modi usuali, le parole si mettono inesorabilmente in fila: la frase viene linearizzata.

Ebbene, ora che abbiamo ampliato di molto il corpo della frase (sempre frase-tipo), ci rendiamo meglio conto che nelle parole a voce o in quelle scritte la rete di agganci tra tutti i pezzi deve essere davvero ben disegnata e congegnata, perch lorecchio in un caso, locchio nellaltro caso, colgano quei collegamenti, tanto pi perch nella comunicazione effettiva non abbiamo frasi-tipo, ma enunciati, tagliati in moltissimi modi diversi. Perch questo avvenga conta molto la pratica, sia orale che scritta. Non ripetiamo ci che abbiamo gi detto in proposito nei due punti segnalati. Ma utilizziamo lultima frase di esempio per far vedere come una struttura che finora abbiamo visto disporsi progressivamente su tre piani (del nucleo, dei circostanti, delle espansioni o frasi dipendenti) e articolarsi chiaramente in segmenti ben distinti, si appiattisca su un unico livello e ci scorra davanti come un treno di tante carrozze. Ecco lesempio in scrittura assolutamente linearizzata, dotata solo di punteggiatura:

Poich abita vicino a una fabbrica dai fumi molto inquinanti, bench consentiti dalla legge, quando sopraggiunge ogni nuovo giorno e si accendono le prime luci del mattino, il bravissimo Mario, salendo su un alto sgabello, mettendoci molta cura e abilit, pulisce i vetri della finestra della sua stanza, perch vi entri pi luce.

Non resta che salire sul treno e fare buon viaggio; e per non scendere alla stazione sbagliata, sar bene studiare lorario ferroviario, cio conoscere luso della punteggiatura. Argomento trattato specificamente in unaltra Unit del presente Progetto, ma sul quale possiamo qui fermarci almeno per poche righe. Senza riconoscere la natura di costituenti primari, circostanti o espansioni degli elementi della frase non si pu disporre con chiarezza tutti questi elementi nella realizzazione lineare della frase, soprattutto per evitare contiguit di segmenti che possono apparire di una categoria invece che di unaltra, pericolo al quale si ripara solo collocando appropriate virgole separatorie. Si noti come nelle due frasi seguenti, i quattro segmenti inizianti, rispettivamente, con la preposizione a e con la preposizione in, hanno funzione completamente diversa che solo la separazione mediante le virgole rende evidente: Ugo, a casa mia, ha telefonato a Luigi, a mezzogiorno, a un mio cenno. In mia presenza, Giulio ha messo, in stato di confusione mentale, in un baleno, il denaro in tasca.

Qui vogliamo concludere con qualche altra osservazione generale su svantaggi e vantaggi della linearizzazione. La rappresentazione nei soliti schemi grafici ha il vantaggio di mettere bene in evidenza lappartenenza dei singoli elementi alluno o allaltro o allaltro livello della struttura della frase e il tipo di collegamento (sintattico o semantico) tra i vari elementi e segmenti, cosa che labbiamo appena detto non si vede cos bene quando la frase linearizzata. Ma la linearizzazione, che richiede un ordine sequenziale, ci spinge a fare una scelta di ordine: in tal caso, oltre che ai criteri di maggiore chiarezza, possiamo badare a mettere in primo piano alcuni elementi o segmenti e quindi a creare zone di maggior luce e zone pi in ombra in quello che vogliamo dire.

Per esempio, nella solita frase si pu anticipare la menzione del bravissimo Mario dopo le prime due dipendenti, per far vedere la sua figura prima ancora che si parli dellarrivo del nuovo giorno, e si pu mettere al penultimo posto la dipendente mettendoci molta cura e abilit, accostandola cos allo scopo (favorire la luce).

Precisazioni sulle frasi dipendenti La frase reggente importante strutturalmente, ma non sempre informativamente Si potrebbe pensare che la frase reggente sia quella che contiene linformazione pi importante nel discorso che si sta facendo. Non necessariamente cos. Lequivoco pu nascere dal fatto che spesso la chiamiamo anche principale e dal fatto che non stiamo attenti a distinguere tra struttura della frase secondo le regole del sistema della lingua e informazioni che ci interessa dare in un discorso reale. Quando si comunica davvero, c sempre unintenzione specifica dietro le parole: ad esempio, se si aspettava che venisse a un dato incontro una persona, che per non venuta, nel darne spiegazione a qualcuno, che sa gi di questa assenza, cominceremo il discorso con la frase reggente Franco non venuto, ma diventa pi importante la spiegazione espressa nella frase dipendente, ad esempio, perch ha perso il treno, che magari pronunceremo con voce pi forte. Insomma, limportanza strutturale (che deriva dalla funzione che una frase ha perch si regga tutto lorganismo della frase) tuttaltra cosa dallimportanza informativa, che dipende dalla situazione in cui si comunica.

Questo secondo aspetto riguarda quelloggetto concreto al quale abbiamo accennato allinizio di tutto questo percorso e che va analizzato con altri criteri.

Precisazioni La classificazione delle frasi dipendenti Da quanto abbiamo appena detto, a parte la questione della maggiore o minore importanza informativa in una situazione comunicativa reale, risulta chiaro che le frasi dipendenti aggiungono una serie di informazioni che precisano il contorno di ci che dice la frase reggente. Queste informazioni di contorno possono riguardare tipicamente cause, fini, circostanze di tempo, modalit, superamento di impedimenti, limitazioni, conseguenze, confronti. Per questo le frasi dipendenti si possono qualificare come causali, finali, temporali, modali, concessive, limitative, eccettuative, consecutive, comparative, ipotetiche.

Il riconoscimento del loro valore avviene sulla base del significato che esprimono, a partire dal significato specifico che ha la congiunzione (o locuzione con giunzionale) che le introduce: poich, giacch, dato che sono tipiche congiunzioni che indicano una causa; quando, allorch sono tipiche congiunzioni che indicano una circostanza di tempo, ecc. (Qualche grammatica ne fa un abbondante elenco). Le frasi dipendenti

introdotte da una congiunzione sono tipicamente esplicite. Ma si tenga presente che le frasi dipendenti sono altrettanto spesso di tipo implicito: in tal caso possono essere introdotte da una preposizione seguita da un infinito (per indica sia la causa, con i verbi al passato, sia il fine) o anche presentarsi con il gerundio, che potr indicare modo, tempo, o altro ancora. Il senso che la dipendente esprime basta il pi delle volte a farcela qualificare. Di ogni tipo, per, resta da studiare la composizione interna, specialmente per quanto riguarda il modo dei verbi: quando sia stabilmente lindicativo, quando il congiuntivo, quando si affaccia il condizionale. Sono questioni non strutturali, ma semantiche, da trattare in altra sede.

Le frasi composte

Abbiamo appena terminato la rassegna dei vari aspetti che presenta una frase complessa, che si pu anche considerare come una mamma incinta di pi figli che, appunto, dipendono da essa. Ma possiamo anche avere una frase di pi frasi che stanno luna accanto allaltra in un rapporto di parallelismo (o, continuando la metafora, di fraternit). Si tratta, in pratica di frasi ognuna pu essere di per s semplice o complessa che si affiancano luna allaltra legandosi con una congiunzione coordinante, che mette in parallelo, e non subordinante (che sottopone una allaltra). Le congiunzioni che tipicamente realizzano questo affiancamento sono e e ma. La e crea il pi semplice affiancamento, come il nellesempio seguente: Sono stato a Milano e ho visto il Duomo Il ma crea una contrapposizione, che per di due tipi, perch pu avere due valori: quello oppositivo di bens, invece, che contrappone due termini sullo stesso piano, escludendo la validit del primo, che infatti preceduto da un non. Es.: oggi non luned, ma marted (si esclude che sia luned); quello limitativo di per, tuttavia, che non nega il primo termine, ma fa presente che se questo non ha valore sotto un certo punto di vista, lo ha invece da un altro punto di vista. Esempio: oggi freddo, ma una bella giornata. La frase afferma che dal punto di vista della temperatura la giornata di oggi sgradevole, ci che vero, ma dal punto di vista della luminosit splendida. Le frasi coordinate, di questo tipo estremamente ridotto, ma anche di maggiori dimensioni, formano con il loro insieme una frase unitaria che viene chiamata COMPOSTA.

Si pu chiamare frase composta anche quella che risulti per affiancamento senza la congiunzione, cio per giustapposizione. Esempio: io ridevo, lui piangeva; oppure: Io volevo parlargli, Marco era partito per Genova.

Conclusione
La grammatica per il testo Lo sforzo che abbiamo compiuto per penetrare nel meccanismo della frase, cio per seguire il processo mediante il quale la nostra mente aggrega singoli elementi di significato e forme linguistiche per giungere alla rappresentazione, con le sole parole, di un concetto compiuto, rende pienamente evidente la differenza tra i due oggetti gi presentati allinizio della nostra riflessione: la frase, appunto, unit concettuale autosufficiente che permette di conoscere il sistema della lingua; lenunciato, frammento carico di significato concreto, ma strappato da un intero tessuto o abbarbicato alle cose materiali che ci circondano, e dunque elemento di un testo. Questi due oggetti sono, di solito, molto diversi nella forma, come abbiamo gi mostrato presentando alcuni brani di testi (nella Lezione Prima). Di fronte ai testi, e ai loro enunciati, la nostra mente continua il suo lavoro: ricorre alla grammatica che ha in s per ricondurre silenziosamente ogni frammento incompleto alla sua struttura completa soggiacente. Dove manca il soggetto, o il verbo, o un argomento, o dove c un improvvisa interruzione di una costruzione unitaria, la nostra mente lavora intensamente per rintracciare lelemento nascosto, scegliendo in una serie di possibili candidati, o riagganciando segmenti separati. in questo lavoro, visto dalle due parti, di chi emette e di chi riceve il messaggio (e ne diventa, a sua volta, larbitro), che si realizza la comunicazione. qui la chiave di tutto il processo comunicativo. I modi diversissimi in cui la mente, gi padrona del sistema linguistico, lo utilizza per creare un testo, risentono molto del rapporto comunicativo che intercorre tra lemittente e il ricevente. Tale rapporto regolato da un criterio molto variabile di vincolo interpretativo imposto dallemittente al ricevente: quanto pi rigido questo vincolo, tanto pi il testo sar tessuto di enunciati vicini alle frasi propriamente dette (in cui tutto detto a parole secondo regole codificate); quanto pi il vincolo elastico, tanto pi il tessuto lascer buchi che il ricevente riempir a suo modo. Abbiamo, cos, richiamato lintero ventaglio di testi che va da un testo di legge a un articolo informativo a un saggio critico a un racconto a una poesia. Ridotta nei termini veramente essenziali, questa la prospettiva che ci deve guidare sia quando redigiamo, sia quando interpretiamo testi, con una consapevolezza che si basa sulla conoscenza della grammatica. tutta materia che si apre davanti a noi in un altro campo della linguistica, la linguistica pragmatica, o testuale, che ha al centro il concetto di testo e utilizza modelli di tipologia dei testi. Come abbiamo anticipato fin dallinizio di questo discorso sulla grammatica.