Grammatica Linguistica
Grammatica Linguistica
La grammatica, nelle scienze del linguaggio, e in particolare nella tradizione iniziata da Noah
Chomsky nella metà del secolo scorso, forma insieme al lessico la competenza linguistica e
consiste nell’insieme di conoscenze, in larga parte non consapevoli, responsabili del fatto che
ogni essere umano senza difetti neurologici parli la lingua a cui è stato esposto.
Con grammatica si intende l’insieme delle regole e delle informazioni di natura diversa,
appartenente a moduli diversi, che permettono al parlante ascoltatore di usare la propria lingua.
Chiamiamo questa cosa grammatica, ma anche il suo studio. Il termine grammatica, nel senso in
cui lo studiamo noi, non va confusa con la norma grammaticale che prescrive le forme giuste o
sbagliate, ma per grammaticale noi intendiamo qualcosa che fa parte della competenza del
parlante natio. La grammatica è regolata da principi universali e inviolabili e da parametri, cioè
modi sistematici in cui le lingue possono variare a esclusione di altra variazione logicamente
possibili, ma inesistenti. La grammatica deve anche rendere conto di come si impara la
madrelingua.
Ci stiamo riferendo all’aspetto della lingua interna. Essa è divisa in moduli, sistemi separati e
gestite da aree diverse del cervello La grammatica è una capacità mentale e come tale
corrisponde alla facoltà di linguaggio. Le componenti della grammatica sono:
- La Sintassi costruisce le frasi, è componente generativo poiché genera, crea, produce, prende
le parole e le unisce. La semantica e la fonologia sono invece componenti interpretativi, che
traducono.
- Fonologia: i suoni sono degli oggetti sici prodotti dall’articolazione fonetica e portati al di fuori
dal sistema motorio. Quello che si mette in azione quando ascoltiamo il parlato è un sistema
percettivo. Sono entrambi sistemi presenti nella biologia umana e nalizzati prioritariamente ad
altre funzioni, però i suoni fanno al linguaggio.
- Lessico, che fa parte del linguaggio ed è un componente diverso rispetto agli altri. È a dato
alla memoria a lungo termine. Si tratta di un sistema aperto (possiamo imparare o dimenticare
parole nella nostra vita) in cui possono entrare o uscire cose. Se ci ri ettiamo, sintassi e
fonologia non sono aperti. L’altra di erenza fondamentale è che se le di erenze fra sintassi,
fonologia, semantica sono pressoché uguali in tutti, la di erenza di lessico può variare da
persona a persona. Il lessico interagisce con gli altri componenti: con la sintassi crea frasi, con
la semantica usa le parole correttamente e dalla fonologia prende i suoni delle parole.
Questi moduli sono in connessione tra di loro, come mostrato da questo schema:
1
fi
fi
ff
fi
fi
fi
ff
fi
fl
ff
fi
ffi
fi
Bisogna inserire in questo schema la morfologia, ossia la costruzione che le parole assumono. La
morfologia si occupa delle forme delle parole non sono nella costruzione del loro plurale, ma
anche in un altro senso: per esempio dalla parola cane posso derivare canile. Il parlante sa che
sono due parole connesse, costruite da un processo di derivazione, che serve per costruire
parole. Perciò possiamo sottoscrivere la morfologia al lessico, ma anche alla sintassi, dal
momento che il fatto che io usi il plurale per un verbo in una certa situazione dipende da un
meccanismo sintattico.
Fonologia
Mentre la semantica interagisce con i concetti, che stanno all’interno della mente, la fonologia
interagisce con i suoni, onde sonore che stanno nell’aria, all’esterno della mente , perciò questa
parte è anche detta esternalizzazione.
L’esternalizzazione orale utilizza i suoni linguistici, che hanno una duplice natura:
• Da un lato sono entità siche, nel senso proprio del termine: onde sonore che si propagano
nell’aria e sono osservabili e misurabili
• Dall’altra parte sono anche delle entità mentali, astratte che stanno nella mente dei parlanti.
In questa veste funzionano nel linguaggio: i parlanti/ascoltatori le riconoscono come unità
costitutive del signi cante delle parole.
Prendiamo per esempio la parola Cane: osserviamo il signi cante, fatto di una sequenza di
quattro suoni, nella nostra mente rimane astratto. Diventa concreto quando lo realizzo con dei
suoni udibili.
La parte della competenza linguistica che usa i suoni in quanto entità siche è la fonetica. La
competenza fonetica è un ingrediente fondamentale per la capacità dell’uso della lingua.
I suoni linguistici in quanto entità astratte che stanno nella mente dei parlanti e formano i
signi canti sono trattati dalla fonologia.
Naturalmente fonologia e fonetica sono in rapporto fra loro: la fonologia da indicazione alla
fonetica quando pronunciamo suoni.
La fonetica possiamo de nirla un po’ meglio prendendo in considerazione tre aree tematiche:
2. Fonetica percettiva, quel sistema che permette agli utenti di una lingua di mettere in atto i
processi che servono a percepire e riconoscere i singoli suoni linguistici. La percezione dei
suoni linguistici richiede dei processi mentali che sono, prima di tutto, riconoscere i suoni
linguistici da altri suoni presenti nell’ambiente (studi hanno dimostrato che gli umani hanno
una predilezione per questo, tendono a prediligere il suono linguistico prima di qualsiasi altro
stimolo), e riuscire a segmentare gli enunciati, individuare i singoli suoni anche in un ambiente
alterato.
3. Fonetica acustica, una disciplina scienti ca applicata ala fonetica linguistica che, con l’ausilio
di strumenti, studia analizza e rappresenta le caratteristiche siche dei suoni linguistici.
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fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
Fonologia
La competenza di una lingua parlata consiste nella capacità di usare i suoni, che formano parole e
frasi, per trasmettere signi cati. Nel parlato i suoni si susseguono in un usso ininterrotto,
segmentato soltanto da pause. I gruppi più o meno lunghi di parole compresi fra paese sono detti
enunciati.
La fonologia è il componente che si attiva per tradurre in suoni il prodotto della combinazione
sintattica, ossia quello che la sintassi ha generato.
Nella comprensione accade l’inverso: percepiamo dei suoni, stabiliamo a quali signi canti
appartengono e stabiliamo la sequenza per cui la sintassi la comprende.
La frase è fatta di parole disposte in sequenza, le parole sono fatte di suoni messi in frequenza
uno dopo l’altro.
Se i parlanti conoscono i suoni che compongono le parole della sua lingua, si potrebbe pensare
che la competenza fonologica consista semplicemente in questo, ma non è cosi semplice. Ci
sono delle cose in più che i parlanti devono fare per usare una lingua orale usando la loro
competenza fonologica oltre al riconoscimento dei suoni:
1. Restrizioni fonotattiche, che si riferiscono al fatto che i suoni non sono disposti in modo
casuale all’interno della parola.
I suoni possono essere messi in sequenza rispettando determinati limiti. I signi cati di una lingua
sono molto vari, ma tutti rispondono a dei principi generali.
Fonotattico vuol dire che le restrizioni riguardano l’ordine dei suoni. Alcune restrizioni sono
condivise fra molte lingue e perciò dette restrizioni fonotattiche universali, per esempio tutte le
lingue tendono ad alternare nella sequenza C e V.
In nessuna lingua le parole possono contenere una serie illimitata di consonanti non interrotta da
[Link] alle tendenze generali ci sono delle regole speci che di una lingua, ad esempio:
Italiano inglese
Attore actor
Gatto cat
L’italiano non ammette una sequenza di ct, dunque è più restrittivo rispetto ai gruppi di
consonanti che possiamo trovare. Inoltre le parole in italiano niscono prevalentemente per
vocale: l’italiano ha una resezione forte di avere una consonante a ne parola, non come in
inglese.
Le restrizioni fonotattiche non sono semplicemente dei limiti che determina la forma possibile
delle parole di una lingua. Esse sono delle regole che fanno parte della competenza dei parlanti.
tecnico te[nn]ico
Il cn è la violazione di una violazione di una regola fonotattica, esso è un grecismo, una parola
dotta che entra nel linguaggio bypassando le restrizioni.
gas ga[sse]
La s in posizione di parola non si può avere, perciò nel orentino la pronuncia è adattata.
Contrariamente a quanto si può credere, la di coltà di pronuncia non è causa di questi
adattamenti, si tratta solo di applicazione di regole
2. Cambiamenti segmentali
La parola segmenti sta a indicare il singolo suono, individuabile nella sequenza del parlato. Quello
che si osserva in tutte le lingue, è che vi sono dei fenomeni per cui i suoni che compongono le
parole possono subire dei cambiamenti, che sono vari anche se non a caso. Possiamo individuare
difatti delle tendenze che emergono in questi cambiamenti nelle varie lingue.
3
fi
ffi
fi
fi
fi
fi
fl
fi
fi
Chiamiamo questi cambiamenti regole fonetiche, poiché sono regolari e si presentano in
determinate condizioni.
Per esempio:
Fiorentino porto [n]otizie—> [n] scempia portò [nn]otizie—> [n] doppia o geminata
Viene rappresentato il raddoppiamento fonosintattico: nel sistema fonologico c’è una regola che
dice che se ho due parole in sequenza e la parola uno nisce con una vocale accentata allora la
consonante iniziale della parola due si allunga.
Ci possiamo chiedere in cosa consiste la competenza linguistica che riguarda i suoni, includendo
tanto la fonologia quanto la fonetica.
I parlanti devono inanzitutto imparare a segmentare, ossia individuare i suoni nel continuum
sonoro che forma l’enunciato per poter riconoscere le parole stesse. Non ci sono indizi fonetici
che dicono dove nisce un segmento e ne inizia un altro. C’è invece un e etto collaterale
dell’articolazione dei suoni che fa si che i suoni siano fusi uno con l’altro, scambiandosi delle
caratteristiche in una certa misura.
C’è una competenza non percettiva, ma articolatoria: i parlanti devono saper produrre i suoni la
cui produzione richiede degli organi dal controllo motorio ne, in modo da produrre sequenze
sonore grammaticali e riconoscibili.
Bisogna conoscere
-i segmenti della propria lingua, il suo inventario segmentale
-le restrizioni fonotattiche (regole statiche)
-i vari cambiamenti segmentali (regole dinamiche) che si applicano nella parola e fra parole.
Inventario segmentale
L’utilizzo di una lingua parlata, tanto nella comprensione quanto nella produzione, richiede la
capacità di controllare singolarmente i suoni, detti anche segmenti. Individuare i segmenti come
unità distinte è indispensabile, perchè un suono messo al posto di un altro può cambiare
signi cato alla parola, e quindi anche all’intera frase. Un singolo suono non ha signi cato, ma
determina il signi cato della parola in quanto è distintivo, cioè di erenzia una parola dall’altra.
L’inventario segmentale è l’inventario dei suoni che ciascuna lingua utilizza per formare le parole.
Se ci mettiamo in un’ottica di confronto fra le lingue i suoni linguistici pronunciabili e riconoscibili
dall’udito umano i suoni non sono in niti. Le lingue ritagliano un sottoinsieme di tutti questi suoni
(generalmente una lingua utilizza fra 20/40 suoni) che possono essere articolati dall’apparato
fonatorio e che sono osservabili. Acquisire l’inventario segmentale di una lingua signi ca arrivare a
possedere una rappresentazione mentale di tutti i suoni distintivi che formano le parole di quella
lingua.
Attraverso l’acquisizione della fonologia un parlante arriverà a conoscere la propria lingua.
I bambini hanno un udito particolarmente potente, predisposto ad acquisire tutti i suoni linguistici,
poi quando imparano la loro lingua un po’ perdono la capacità di riconoscere tutti i suoni, mentre
invece dal punto di vista dell’articolazione non sono bravi da appena nati poiché hanno bisogno di
un controllo motorio che non c’è ancora.
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fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
ff
ff
fi
fi
Ben presto il bambino arriva a selezionare e riconoscere i suoni della propria lingua, ignorando gli
altri. Perde la capacità di riconoscere e discriminare tutti i suoni, tralasciando le di erenze fra
suoni che non sono usate nella propria lingua.
Il parlante adulto ha competenza seminale assoluta dei suoni della madrelingua, mentre la
capacità di riconosce e articolare i suoni non nativi è assai più debole.
I suoni che si susseguono negli enunciati (in ambito fonetico/fonologico la sequenza di suoni
ininterrotta compresa fra due momenti di silenzio, due pause) sono oggetti sici, onde sonore che
presentano caratteristiche variabili. Le onde sonore, sono oggetti variabili, perchè quando noi
parliamo e pronunciamo un suono o dei suoni in frequenza, non li riproduciamo mai perfettamente
identici.
La serie di movimenti per produrre una “A” non è mai identica a sé stessa, ma presenta momenti
di diversità che poi potranno ad un suono con elementi di diversità.
I suoni concreti sono sempre diversi, quindi questo fa si che si pone un problema: questi oggetti
che sono variabili per natura, come fanno a esprimere un signi cato in modo costante?
MA
Il usso delle consonanti e vocali che compongono gli enunciati è costituito da suoni concreti,
che sono oggetti sici. Ciascuno di questi oggetti è detto fono.
In linguistica il fono, è rappresentato gra camente fra parentesi quadre: [p], [b], [u]…
Ciascun fono corrisponde ad un’unità astratta, cioè una rappresentazione mentale del suono che
fa parte della competenza linguistica. Il dominio dei foni è la fonetica.
Nella pronuncia delle parole, il parlante traduce la rappresentazione mentale in un suono reale.
Nella percezione il parlante riconosce il suono reale e lo riconduce alla rappresentazione mentale.
La rappresentazione mentale di ogni suono si chiama fonema.
Il fonema è rappresentato gra camente fra barre: /p/, /b/, /u/…
Il dominio dei fonemi è la fonologia.
FONO: usso di vocali e suoni concreti he FONEMA: rappresentazione mentale di ogni suono
costituiscono gli enunciati
I fonemi sono suoni che ciascuna lingua utilizza in funzione distintiva, cioè per portare signi cati.
I parlanti di una lingua hanno lo stesso invetario di fonemi.
I suoni in sé non portano signi cato, ma portano signi cato poiché all’interno delle parole hanno
una funzione distintiva. I suoni linguistici portano signi cato per di erenza, cioè distinguendosi gli
uni dagli altri. A un fonema corrisponde una molteplicità di realizzazione fonetiche. Ciò non
dipende solo dalle piccole variazioni nell’articolazione dei segmenti, ma dal contesto fonologico,
cioè la vicinanza con altri suoni. Spesso infatti, nella transizione fra due segmenti perdurano gesti
articolati del segmento precedente o sono anticipati gesti articolati del segmento successivo.
Questo fenomeno, detto coarticolazione, fa si che certe caratteristiche di un suono possono
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fl
ff
fl
ff
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
fi
ff
fi
ff
fi
trasferirsi a un suono adiacente. Tale e etto rientra nel fenomeno più generale dell’assimilazione e
può manifestarsi in modi diversi e essere più o meno coscientemente percepito da parlanti vari.
Non solo il fonema è un’entità astratta, che i parlanti hanno mentalizzato, ma ha anche capacità
distintiva.
Ci può essere il caso in cui due suoni diversi in realtà non costituiscono un contrasto: sono diversi
ma non hanno capacità di distinguere una parola. Si dice perciò che questi due suoni non hanno
funzione distintiva.
La di erenza tra due suoni non porta signi cato, cioè non è distintiva, se i due suoni non
corrispondo a due fonemi diversi, ma sono due foni, due varianti dello stesso fonema.
In alcuni casi, il contesto in cui il segmento viene a trovarsi determina un’alternanza evidente e
sistematica fra foni diversi, che compaiono in contesti diversi. In questi casi, i due o più foni si
trovano in distribuzione complementare, nel senso che dove sta uno non può stare l’altro e sono
detti allofoni o varianti di posizioni. I suoni che sono in rapporto di allaofnonia non sono in
opposizione, cioè pur essendo diversi, non di eriscono in modo utile a distinguere signi cati.
Se prima di [k] metto una parola che nisce con una vocale, questo suono cambia e diventa [h].
Se prima c’è una consonante il cambiamento non avviene.
Questo fonema, in certe situazioni (in questo caso la posizione intervocalica), cambia. Posso dire
che [k] e [h] in orentino NON HANNO CAPACITÀ distintiva, quindi non sono due fonemi. Sono
due suoni diversi che non realizzano due fonemi diversi. Sono due varianti: un fonema si può
realizzare concretamente in due modi diversi a seconda della posizione. Dunque sono due foni.
Siccome ci sono due o più foni che realizzano lo stesso fonema si parla di allofoni. In questo caso
i foni si dicono allfoni e la situazione allofonia.
Si dice che i due allofoni sono in distribuzione complementare, ossia la loro posizione è
determinata dal contesto.
Chiamiamo coppia minima una coppia di parole che si di erenziano per un solo suono come:
Pale pare /l/, /r/ che evidenzia come /l/, /r/ siano due fonemi diversi
Non è detto che sia sempre dimostrabile l’esistenza di fonemi con la coppia minima:
Due suoni simili possono essere sostituiti senza che il signi cato venga intaccato.
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ff
fi
fi
fi
ff
fi
ff
fi
ff
fi
fi
L’alternanza fra due foni non produce una coppia minima:
L’Allofonia è la situazione in cui un fonema viene realizzato da due o più foni, che sono
selezionati in base al contesto. Contesto vuol dire intanto quali suoni ci sono accanto al pezzo di
parola che analizziamo, se è in mezzo a vocali (intervocalico) o se è dopo una consonante
(postvocalico).
I suoni possono essere in distribuzione complementare e quindi non producono mai contrasti fra
parole.
Non hanno potere distintivo, quindi non sono fonemi e neanche allogeni.
Esercizio
Una lingua inventata: osservando la distribuzione, cioè il contesto in cui compaiono, possiamo
stabilire se [k] e [g] siano foni o allofoni di uno stesso fonema.
[pik] tavola
[piga] sedia
[tik] uomo
[tigu] tigre
[lugap] zebra
[tagok] lingua
[logan] succo
[sagat] veloce
[tugu] mangiare
[kat] trovare
[punku] ragazzo
[askap] cappello
Non ho coppie minime, però posso fare un ragionamento indiretto. Devo scoprire se questi due
suoni sono in distribuzione complementare, perchè se lo sono non sono due fonemi diversi, o
meno. Se non sono in distribuzione complementare, tutti e due possono comparire nello stesso
contesto
K G
[pik], [tik], [tagok], [kat], [askap] [piga], [tigu], [lugap], [logan], [sagat], [tugu]
Fonetica Articolatoria
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fi
L’articolazione è il meccanismo che serve a produrre i suoni. La fonetica articolatoria si
occupa dei meccanismi per la produzione dei suoni. Ma prima di questo dobbiamo
prendere in esame l’alfabeto fonetico.
L’alfabeto fonetico è uno strumento che serve a scrivere i suoni per le nalità e gli scopi
che hanno come necessaria la scrittura dei suoni. Nell’alfabeto fonetico il rapporto fra
suoni e simboli gra ci è biunivoco, mentre nell’alfabeto standard non vi è mai perfetta
corrispondenza. L’italiano ha un buon livello di corrispondenza fra scrittura e suoni.
Suoni kc
Italiano
Lettere c ch carta chilo
Suoni k
Oppure è possibile che per scrivere un suono siano necessarie più lettere:
Gn gl-gli sc sci ch gh
Gli alfabeti fonetici sono vari, ma da un po’ di decenni è invalso nell’uso generale
l’International Phonetic Alfphabet.
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fi
fi